ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 18 novembre 2016

FENOMENI DI VULCANISMO RESPONSABILI DEL RITIRO DI ALCUNI GHIACCIAI OCCIDENTALI DELL'ANTARTIDE


Alcuni dei ghiacciai dell Antartide occidentale che si trovano direttamente sopra il West Antarctic Rif lungo 5.000 miglia una continua fonte di calore geotermico si stanno ritirando dal basso a causa del calore geotermico.

-La massa di ghiaccio complesso e la portata della massa glaciale dell'Antartide è aumentata per 35 anni.
-Altri vicini ghiacciai antartici occidentali sono in crescita.
-Alcuni ghiacciai dell'Antartide occidentale che non sono sulla parte superiore del acqua dell'oceano sono anche qui in ritiro dagli strati inferiori.
Questo indica ancora una volta che qualche altra forza naturale è in gioco in regioni localizzate dell'Antartide occidentale.

Prendendo uno sguardo più da vicino a questa immagine si può osservare qualcosa di molto interessante. C'è un complesso vulcanico appena a est dell'area il cui si verifica un parziale ritiro dei fronti glaciali.
Molto probabilmente i fronti glaciali in ritirata si trovano sopra quelli che possono essere definiti dei "Campi Flegrei Antartici."

La figura sopra mostra un taglio trasversale del lago Vostok, un lago subglaciale forato e ricercato da numerosi gruppi scientifici.
È importante sottolineare notare che il fondo glaciale del lago Vostok è classificato con "attività geotermica" che si estende lateralmente per 26 miglia.
C'è una quantità assolutamente impressionante di informazioni geologiche che conferma la Antarctic Fault / Rift West System emette calore geotermico e acqua riscaldata sulla base dei ghiacciai dell'Antartide occidentale sovrastanti.

In primo luogo, ci sono 61 vulcani attivi o semi-attivi lungo il sistema di Rift dell'Antartico occidentale.
E' chiaro che il ritiro di alcuni di questi fronti glaciali in questa regione è causato da fenomeni di vulcanismo secondario, presenti del continente più freddo della terra.

Fonte:http://climatechangedispatch.com/west-antarctic-glacial-melting-from-deep-earth-geological-heat-flow-not-global-warming/

mercoledì 9 novembre 2016

IDROTERMIA


Spesso gli effetti del vulcanismo sottomarino e i suoi effetti sulle temperature oceaniche a livello globale non sono mai stati presi troppo sul serio dalla maggioranza della comunità scientifica, eppure se calcoliamo l'estensione del vulcanismo sulla Terra scopriremmo che la più vasta percentuale di esso e dei suoi fenomeni, circa l'80% con un calcolo di almeno 3 milioni di vulcani, si trova in enormi concentrazioni nelle profondità oceaniche, il che lo rende un potenziale incriminato candidato nell'influenza delle calde correnti oceaniche.
Il movente dell'accusa si tratta effettivamente la scoperta incredibile che durante il periodo di clima freddo e di bassa attività solare della Piccola Età del Ghiaccio, fu testimone di un potenziamento, anziché di un indebolimento, di una calda corrente ciclica che si forma ad est dell'Oceano Pacifico, denominata El Nino.
Definito "il battito cardiaco della Terra" El Nino è un fenomeno atmosferico che si sviluppa e scatena ogni 3-7 anni, quando un'area di alta pressione collocata sopra l'Isola di Pasqua si indebolisce.
Partorito da un'area marina di 150 metri di profondità che si riscalda di 8 gradi più del normale, percorre 13.000 chilometri lungo l'equatore coprendo un'area equivalente a quella degli Stati Uniti.
L'evaporazione di questa massiccia massa di acqua calda forma immense formazioni nuvolose cariche di pioggia.
Gli alisei dell'Oceano Pacifico, che di solito soffiano da est verso ovest, si attenuano o cambiano direzione.
Questo potente fenomeno determina le precipitazioni nell'area del Pacifico nord-occidentale fino all'altezza di Seattle, causando a volte piogge 20 volte più forti della media in alcune parti del mondo con inondazioni in California, e siccità in Africa e Australia.
Molti climatologi sostengono che questo fenomeno sia di origine puramente atmosferica, le cui temperature atmosferiche sono a loro volta condizionate dall'insolazione solare.
Un fatto che sembra contraddire questa teoria è proprio il periodo della Piccola Età del Ghiaccio.
Durante tale periodo, dal 1300 al 1850, si ebbe un declino delle temperature globali innescato principalmente da un profondo declino dell'attività solare, nonostante ciò però questi fenomeni non si comportarono come avrebbero dovuto comportarsi con la teoria dell'origine atmosferica di questo evento ciclico, ma esattamente il contrario.
Anziché diminuire di intensità di rinvigorirono.
Da dove si sprigionava tutta questa energia termica?
Sappiamo che durante la Piccola Età del Ghiaccio le correnti oceaniche cambiarono e infatti alcuni modelli prevedevano proprio che cambiando le correnti oceaniche a partire da quella del Golfo, nell'Atlantico settentrionale, l'Oceano Pacifico avrebbe potuto diventare effettivamente più caldo.
Ma come abbiamo visto in precedenza questi modelli non sono stati calcolati sulla base di un eventuale fase di estrema bassa attività solare, come l'attuale, cominciata nel 2008, inoltre negli ultimi anni nonostante effettivamente la Corrente del Golfo sia cambiata, le temperature dell'Oceano Pacifico negli ultimi anni hanno mostrato più una tendenza record al raffreddamento anziché al riscaldamento, il che sembra smentire queste previsioni precedenti.
Un fattore però viene dall'attività vulcanica, la quale sappiamo che durante la Piccola Età del Ghiaccio incrementò di intensità.
Quindi rifacendo i calcoli, se consideriamo che l'80% del vulcanismo sul nostro pianeta si trova nelle profondità degli oceani mentre il restante 20% si trova sui continenti, non resta che considerare l'ipotesi idrotermica.
Aumentando il vulcanismo terrestre, quello sottomarino deve essersi comportato allo stesso modo alterando in modo significativo la temperatura degli oceani.
Uno studio del NOAA (National Oceanic and Atmospheric Administration) ha rivelato che metà del riscaldamento degli oceani avviene tra i 300 e i 3000 metri di profondità.
"E' importante notare" dicono gli studiosi del NOAA "che il riscaldamento delle profondità oceaniche precede quello delle temparature di superficie."
Questo sembra un'evidente fattore che dimostra come metà del calore dell'oceano sia di origine geotermica.
Allo stesso modo le aree in cui si forma il fenomeno di El Nino corrispondono a punti tettonici delle placche in cui l'attività sismica e vulcanica sono estremamente attivi.
Durante un'eruzione sottomarina nelle isole Tonga, nel marzo 2009, una superficie oceanica delle dimensioni dell'Islanda venne scaldata più del normale.
Se la violenta eruzione di un vulcano in prossimità della superficie oceanica può fare tanto, catene di vulcani attivi disposti nelle profondità oceaniche devono avere una significativa influenza sul riscaldamento degli oceani, sulle correnti e probabilmente anche sull'acidificazione di queste enormi masse d'acqua, con conseguente diminuzione del plancton, morie di pesci e anche favorendo la vita ad altre specie più idonee.
L'acidificazione degli oceani è stata anch'essa erroneamente attribuita all'aumento di anidride carbonica di origine umane e ai cambiamenti climatici, seppur simili cambiamenti non siano riscontrabili nei fiumi e nei laghi di acqua dolce.
D. James Baker, sottosegretario del NOAA, in seguito alle più recenti ricerche ha affermato che il vulcanismo sottomarino "è una delle forze più potenti e meno conosciute del pianeta, che provoca un'aumento delle temperature dei mari pari a 3000 grandi reattori nucleari."
Anche la formazione delle tempeste tropicali negli oceani sembrano essere strettamente connesse al vulcanismo sottomarino.
Uragani, tifoni, cicloni, cambia il nome a differenza della regione con cui vengono chiamati, si formano in aree dell'oceano soggette a intensa attività vulcanica di origine tettonica o dette "Hot Spot".
In geologia, un Hot Spot è un punto della superficie terrestre interessato da un'anomala risalita del mantello verso la superficie terrestre e che presenta attività vulcanica da un lunghissimo periodo di tempo; è il caso, per esempio, delle isole Hawaii o dell'Islanda.
Questi punti determinati da intensa attività vulcanica, potrebbero essere responsabili di un'anomalo riscaldamento di limitate aree dell'oceano, le quali esalando grandi quantità di vapore acqueo potrebbero diventare la base per nuove perturbazioni, le quali spostandosi in acque più calde daranno origine a depressioni che a loro volta condensando umidità ed energia dalla calda superficie dell'oceano si evolveranno in tempeste tropicali o anche in tempeste cicloniche.
Durante le forti fasi del fenomeno di El Nino questi fenomeni si accrescono diventando più frequenti e aumentando di intensità.
Il vulcanismo sulla superficie infondo agli oceani sembra essere a sua volta condizionato dalle correnti convettive del mantello che periodicamente, a causa delle variazioni del campo magnetico terrestre, ciclicamente si intensificano sotto lo strato della crosta terrestre in tutto il mondo aumentando in questo modo l'attività tettonica con forti scosse di terremoto e a fenomeni eruttivi principalmente sul fondo degli oceani e lungo le dorsali oceaniche, alle quali seguono in un secondo tempo le eruzioni dei vulcani terrestri, i quali trovandosi più in alto sui continenti rispetto al fondale degli oceani, si attiveranno in un periodo di tempo maggiore, a seconda del tempo impiegato dal volume del magma di risalire fino alla superficie continentale.
Analizzando le periodiche fasi eruttive che avvengono a Montserrat, Alaska, Islanda, Indonesia e in Giappone con le cicliche fasi di El Nino, sono giunto alla conclusione che buona parte di questi fenomeni eruttivi presentano una notevole corrispondenza con lo svilupparsi di questo fenomeno.
Il che sembra confermare che i fenomeni che generano questo fenomeno a livello globale, innescato dal vulcanismo sottomarino, hanno origine in realtà da un'esteso fenomeno a livello globale nelle profondità del mantello.
Anche le eruzioni delle isole Galapagos, che si trovano proprio nelle principali aree in cui ha origine El Nino, presentano una notevole corrispondenza eruttiva con lo svilupparsi di questo fenomeno.(Di questo parlerò nel dettaglio nel capitolo successivo)
Anche l'Oceano Artico e l'Antartide non sono essenti da fenomeni di vulcanismo sottomarino.
L'area del Mar Artico che si mantiene sgombra dal ghiaccio a est della Groenlandia corrisponde con la Dorsale Atlantica, in Antartide invece le porzioni della Penisola Antartica che si stanno riscaldando e manifestano un considerevole ritiro del ghiaccio corrispondono con fenomeni di vulcanismo nell'area.
Durante la Piccola Età del Ghiaccio fenomeni di vulcanismo sottomarino portarono ad un maggior riscaldamento degli oceani, specialmente l'Oceano Pacifico, l'enorme quantità di vapore elargita dalla superficie oceanica andò ad aumentare la percentuale di umidità nell'atmosfera che si tradusse in un grande aumento delle precipitazioni, le quali favorite dal clima freddo andarono ad alimentare l'avanzata dei fronti glaciali delle catene montuose ed ad accrescerne il volume.
Cos'ha causato le vere e proprie glaciazioni?
Molto probabilmente una estensione estremamente maggiore dello stesso fenomeno oceani più caldi e clima gelido, favorito o da una bassa attività solare o più facilmente da intensi fenomeni di vulcanismo continentale che andarono ad eclissare la luce del sole per decenni, portando ad una costante nel fenomeno.
Il fenomeno delle Piccole Età del Ghiaccio funziona su scala minore e così ha fatto e continuerà a farlo per milioni di anni.
Risaputo che l'attività solare è ai minimi storici, cosa stà accadendo proprio ora infondo ai nostri oceani?
Nell'arcipelago della Canarie, nell'Atlantico centrale, a ovest del nord Africa, nell'ottobre 2011 dopo un lungo periodo di sciami sismici, sul fondo oceanico al largo dell'isola vulcanica di El Hierro una prolungata serie di forti eruzioni sottomarine ha portato ad un'enorme moria del pesce e reso l'acqua torbida in un'area estesa chilometri intorno all'isola, accompagnata dalla risalita in superficie di pomice incandescente e aumentando in modo significativo le temperature dell'acqua.
In profondità, dopo mesi di eruzioni, con l'accumularsi del materiale lavico, si era formato un nuovo cono alto 80 metri.
La sua ultima eruzione risaliva al 1783.
Se proviamo a immaginare quanto avviene nelle profondità oceaniche scopriremmo che questi fenomeni sono assai più frequenti e di anche maggior intensità.
Questi e altri fenomeni di vulcanismo sono alla base del riscaldamento degli oceani.
Flussi lavici lungo le dorsali oceaniche avvengono quotidianamente, e il fatto che l'eruzione di El Hierro sia avvenuta a 200 anni di distanza dalla sua ultima eruzione, e la stessa cosa vale per il vulcano islandese nel 2010 che ha eruttato anch'esso dopo 200 anni si quiescenza, mentre il Grismvotn nel 2011 ha avuto la sua eruzione più potente da 100 anni, è sintomo che qualcosa stà innescando un'aumento di queste eruzioni e dell'attività sismica.
Indubbiamente anche il vulcanismo sul fondo degli oceani deve essere sottoposto ai medesimi cambiamenti e se consideriamo la sua estensione a livello globale, tutto ciò non può che influire sia sulle temperature che sulla composizione chimica degli oceani.
Per comprendere l'estensione del fenomeno di cui si stà parlando è lecito farne un quadro globale.
Nel 1994 un gruppo di geofisici marini a bordo del Melville ha scoperto la presenza di 1.133 vulcani, mai prima rilevati, a circa 1000 chilometri dell'isola di Pasqua, le cui cime di innalzano per 2500 metri dal fondale oceanico, tra normali montagne e vulcani sono raggruppati in un'area di 90.000 chilometri quadrati, le dimensioni di New York.
Molti altri ne sono stati scoperti molto più a nord, uno di questi a ovest dell'Oregon in piena attività.
Catalogato come vulcano Coassiale si trova in una frattura sottomarina lunga 6 chilometri a 2500 metri di profondità, assieme a frequenti attività sismiche da un cratere erutta lava incandescente mentre dall'altro acqua bollente.
Nel 1996 ne venne scoperto un'altro in una frattura del fondale lunga una decina di chilometri e al largo di New Port, nell'Oregon.
Nel 1949, il professor M Ewing, dell'Università del Columbia, pubblicò un rapporto su una ricerca eseguita nell'Oceano Atlantico, specialmente lungo la dorsale medio-atlantica, che taglia l'oceano da sud verso nord formata sia da una gigantesca catena montuosa che lo attraversa, sia da fenomeni eruttivi vulcanici, recenti e antichi.
Furono raccolte rocce di tipo igneo, quindi di origine vulcanica, sia lungo i fianchi della dorsale sia nella parte alta di essa, a testimonianza di passate attività vulcaniche e flussi lavici:
"E' probabile che tutta la dorsale sia di origine vulcanica e che probabilmente esistano migliaia di sorgenti laviche così come vulcani attivi ed estinti sparsi per tutta la sua lunghezza."
E non solo la dorsale ma sono stati scoperti picchi di origine vulcanica sparsi in tutto l'Oceano Atlantico.
Nell'area delle Azzorre la spedizione scoprì un complesso vulcanico di 2500 metri con diverse stratificazioni di cenere vulcanica, fino ad allora sconosciuto, oltre invece venne scoperta una caldera che sprofondava per 3300 metri, come se un tempo vi si fosse annidato un vulcano.
Sempre nel 1949 un'altra spedizione oceanica svedese lasciò Goteborg con la nave Albatross, per un aviaggio di 15 mesi intorno al mondo con lo scopo di studiare i fondali marini lungo una rotta di 17.000 miglia.
Le scoperte furono interessante per l'argomento di cui stiamo parlando, in molti punti al largo delle costa della Svezia, il fondo oceanico risulta costituito da un letto lavico di recente costituzione geologica.
Qualcosa di simile venne scoperto anche nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano Indiano che presentano particelle di materiale vulcanico,a testimonianza di importanti vulcanismi nelle storia geologica sottomarina.
Secondo un'indagine molto apprezzata in precedenza dallo scienziato Rodey Batiza, la placca dell'Oceano Pacifico è costellata di vulcani sottomarini, una ragione altamente instabile che da sola conta un numero che va dai 22.000 ai 55.000 con almeno 2000 dei quali attivi.
In tutto il mondo negli ultimi anni è stato scoperto un numero sempre maggiore di vulcani sottomarini, il che ci ha dato un chiaro quadro di quale calore infernale abbia riscaldato gli oceani durante le glaciazioni e aumentato le temperature oceaniche durante la Piccola Età del Ghiaccio.
Nel maggio del 2009, gli scienziati hanno scoperto un'enorme vulcano sottomarino al largo della costa occidentale dell'Indonesia, a 330 chilometri a ovest di Bengkulu, alto 4600 metri, la montagna alla sua base raggiunge le 30 miglia e si trova a 1300 metri sotto la superficie dell'oceano.
Questo colosso era più alto del monte Rainer negli Stati Uniti, e non sapevamo che era lì.
Non si sa se il vulcano sia attivo ma il geologo marino Surachman Yusuf ha detto che se eruttasse sarebbe "molto, molto pericoloso."
Nel 2005, ricordandoci che fu un'anno di intenso El Nino e intensa attività solare, come abbiamo visto nel primo capitolo, oltre a segnare un record di uragani il quotidiano indiano riportava due segnalazioni di cui si parlava di centinaia di vulcani sottomarini in eruzione in tutto il mondo, sopratutto intorno alla Cintura di Fuoco dell'Oceano Pacifici.
"Vulcani sottomarini sono in eruzione in Australia, Grecia, Nuova Zelanda e molti altri paesi, tra i quali l'americano nord-ovest, che stà vivendo un livello senza precedenti di vulcanismo sottomarino.
Andaman Nicobar stà vivendo un periodo di intenso vulcanismo sottomarino, sia nell'Oceano Indiano che il Golfo del Bengala."
Movimenti tettonici sono stati osservati in diverse aree negli ultimi 9 mesi, dicevano i geologi, tanto che essi non avevano abbastanza sistemi di monitoraggio per tenerne traccia.
Nell'ottobre 2005 invece, rocce di origine vulcanica prelevate dal fondo del Pacifico hanno rilevato più vulcani sottomarini al largo del Messico settentrionale, le rocce prelevate al parere dei geologi messicani e statunitensi sembravano provenire da un vulcano piuttosto giovane.
In quello stesso anno, nel mese di luglio, erano stati scoperti ben 75 vulcani sottomarini tra la Nuova Zelanda e le Isole Tonga, i quali secondo il geologo australiano Richard Arculus potrebbero rappresentare una seria minaccia tsunami.
Allo stesso modo, anche nel 2008, nell'area tra le isole Figi e Tonga, vennero scoperti almeno un migliaio di altri vulcani sottomarini, molti di essi attivi.
Stesso periodo (2005), in Giappone, a sud-est di Tokyo, l'acqua si tinse di un color rosso mattone mentre un'enorme colonna di vapore si sollevava per mezzo miglio sopra la superficie dell'oceano, guardacaso proprio a causa di un'eruzione sottomarina e in un'anno di El Nino.
Due mesi prima invece, nel periodo di maggio, gli scienziati in una spedizione per osservare il Vailulu'u, un vulcano sottomarino scoperto nel 1999, vicino alle isole Samoa, hanno osservato un'altro vulcano secondario crescere nella caldera del primo.
Crescendo ad un ritmo di 20 centimetri al giorno ha raggiunto i 300 metri d'altezza e gli scienziati sostengono che potrebbe continuare a crescere molto più in alto.
L'anno prima, nel maggio del 2004, un'altro vulcano sottomarino era stato scoperto sulla punta più settentrionale dell'Antartide.
Draghe a bordo della nave di ricerca Lawrence M. Gould hanno recuperato abbondanti quantità di basalto fresco.
Nessuna forma di vita era stata ritrovata intorno al vulcano stesso, indicando che la lava fino a poco tempo prima ancora scorreva.
Anche il Mar Mediterraneo ci riserva le sue sorprese.
Nelle sue profondità un titanico vulcano, al largo di Riposto, Sicilia, è stato scoperto con un diametro più esteso dell’Etna la cui estensione supera di tre volte quella del vulcano siciliano, possiede una caldera di 20 chilometri di diametro.
Attualmente non presenta imminenti segnali di attività sebbene si sospetti la risalita di fluidi caldi.
Il vulcano si è sviluppato in un'area tettonicamente attiva e presenta tracce di vulcanismo tardivo, con anche tracce di collassi provocati da importanti fasi eruttive del passato.
Sempre nel Mediterraneo, nel 2007, è stato scoperto sotto le Eolie quello che sembra essere un vero e proprio campo vulcanico.
I ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica, grazie al rilevamento delle anomalie magnetiche affermano che lo studio servirà a predire meglio le zone dove in futuro potrebbe riprendere l'attività vulcanica.
"La realizzazione della mappa ad alta risoluzione della anomalie magnetiche"-spiega il direttore del progetto Massimo Chippiani " ha permesso di rilevare la presenza e la profondità dei corpi vulcanici, antichi centri eruttivi sepolti e strutture nascoste..Lungo queste strutture è plausibile la riattivazione dell'attività vulcanica."
Se andiamo più a nord invece, al centro del Mari Tirreno, una ciclopica struttura vulcanica ci evidenzia il pericolo tsunami che in futuro potrebbe sconvolgere i mari italiani.
Lungo 70 chilometri, largo 40, con un diametro di 50 e un'altezza di 3000 metri, il vulcano Marsili è uno dei pochi vulcani attivi sommersi che viene costantamente tenuto sotto osservazione in quanto future eruzioni potrebbero sconvolgere l'assetto del complesso vulcanico causando così un imponente maremoto che minaccerebbe seriamente le coste di: Calabria, Sicilia, Campania e Sardegna.
Allo stesso modo la stessa minaccia è rappresentata da un buon numero di crateri secondari collocati lungo i suoi fianchi, che potrebbero entrare in eruzione in qualsiasi momento.
Nel Mediterraneo meridionale invece, dalla parte opposta della Sicilia, un'altro collosso lavico sommerso detto Empedocle, a soli 8 metri sotto la superficie del mare, potrebbe presto risvegliarsi di nuovo diventando un'isola come fece in passato nel 1831 eruttando per poi finire nuovamente eroso dalle onde e sommerso sott'acqua.
Si tratta di un'enorme apparato vulcanico a forma di ferro di cavallo con una base di 25x30 chilometri, con differenti coni secondari, a testimonianza di diversi fenomeni eruttivi nel suo passato geologico.
Un fatto che ha dell'incredibile è che i vulcani sottomarini semrano essere di gran lunga più grandi di quelli sulla terraferma, ce lo conferma anche un vulcano scoperto di recente nell'Atlantico settentrionale, non distante dall'Islanda.
Al largo della penisola di Reykyanes, in Islanda, si trova un enorme complesso vulcanico che sembra avere le dimensioni della penisola stessa, la sua caldera misura un diametro di 10 chilometri e si trova a 1500 metri di profondità.
Secondo gli scienziati, la scoperta di un simile collosso lascia esterrefatti in quanto un simile vulcano non dovrebbe esistere in un'area simile del pianeta.
Il vulcanologo Armann Haskudsson, dell'Università dell'Islanda, afferma che " dalle prime ricerche eseguite possiamo affermare che il vulcano è attivo e poiché da secoli o millenni non ha prodotto eruzioni c'è da aspettarsi che ne arrivi una abbastanza vicina a noi nel tempo."
Spostandoci all'estremo nord, sotto i ghiacci marini dell'Oceano Artico, scopriamo che le profondità del polo nord contengono molti più vulcani sospettati in precedenza ed evidenziano un'intensa attività idrotermale maggiore di quanto gli scienziati sospettassero.
La catena Gakkel è una mastodontica catena vulcanica che si estende per 1800 chilometri sotto l'Artico, dal nord della Groenlandia fino alla Siberia.
Se come è stato osservato in Nuova Zelanda un vulcano può scaldare un lago di montagna di 108 C°, oppure un'eruzione sottomarina alle isole Tonga può scaldare più del normale una superficie oceanica delle dimensioni dell'Islanda, immaginiamo cosa potrebbe fare una simile catena vulcanica sotto l'Oceano Artico.
Periodicamente la banchisa marina dell'Oceano Artico, si sgombra dai ghiacci più del solito sia durante l'estate che durante l'inverno e questo ha fatto sorgere il sospetto che il Riscaldamento Globale, prodotto dalle attività umane, ne fosse la causa principale.
In realtà l'enorme numero di fattori non presi in considerazione sull'influenza di questo fenomeno ci fanno capire che questo fatto non è stato ancora scientificamente provato.
Cambiamenti della salinità e delle correnti oceaniche, variazioni dell'attività solare e un'incremento dell'attività vulcanica sottomarina ci fanno capire quanto il fenomeno abbia una più probabile origine naturale senza andare a incriminare le attività umane di ogni possibile cambiamento che avviene nell'atmosfera e negli oceani del nostro pianeta.
Proprio il fatto di non considerare l'attività vulcanica sottomarina come un potenziale fattore che condiziona le temperature degli oceani e il clima stesso è uno dei fattori autolimitanti nella scienza del clima.
Una prova lampante risale al 1957. Così scrivono alcuni ricercatori di una base scientifica sul pack ghiacciato, che la mattina del 24 novembre di quell’anno, a seguito di uno sciame sismico durato tre giorni, “si registrarono emissioni di anidride solforosa, movimenti della massa oceanica e profonde fratture nella banchisa, con formazione di enormi icebergs”.
Questo è il racconto di un membro dell’equipaggio a bordo della USS Skate che navigava al Polo Nord nel 1959 e in numerose altre località artiche durante le missioni del 1958 e 1959: “Il sottomarino Skate ha trovato il mare aperto sia in estate che nell’inverno successivo. Noi navigammo in superficie in prossimità del Polo Nord durante l’inverno attraverso il ghiaccio sottile inferiore a 2 piedi di spessore. Il ghiaccio si muove dall’Alaska all'Islanda e il vento e le maree causano il mare aperto appena il ghiaccio si scioglie.."
Si supponeva che il ghiaccio non si fosse mai prima liberato dal ghiaccio marino, eccezione fatta durante il periodo estivo, mentre l'attuale maggiore porzione dell'Oceano Artico che si mantiene sgombra dal ghiaccio durante il periodo invernale è stata attribuita anch'essa alla responsabilità del Riscaldamento Globale, sebbene come abbiamo appena evidenziato lo ha già chiaramente fatto in passato e questa tendenza naturale indubbiamente si ripeterà anche in futuro senza nessuna influenza da parte nostra.
All'estremo sud del pianeta, anche l'Antartide possiede un'elevata concentrazione di vulcani sottomarini.
Gli studiosi del British Antartic Survey hanno recentemente scoperto un'enorme catena di vulcani sottomarini nell'Oceano Antartico, al largo delle isole Sandwich.
Sono 12 e molti di essi attivi e con un'altezza di 3000 metri.
"Sono molto grandi e se fossero stati sulla terraferma sarebbero stati davvero notevoli" ha commentato Philip Leat, della British Antartic Survey.
Nel 2013, invece, un mostruoso colosso lavico sottomarino è stato scoperto nell'Oceano Pacifico, ad est del Giappone, ponendolo come uno dei più grandi centri eruttivi del sistema solare, denominato Tamu.
Questo massiccio vulcano è come il Monte Olimpo su Marte, la sua superficie è l'equivalente di quasi la dimensione del Giappone.
Il Massiccio Tamu e la sua catena montuosa era nota già da molto tempo.
Finora, tuttavia, si riteneva che questa catena vulcanica fosse il risultato di diverse eruzioni violente sul fondo del mare.
Questa ipotesi, i ricercatori presso l'Università di Houston, l'hanno smentita con le loro indagini.
L'inchiesta ha dimostrato che vi è un unico grande vulcano a scudo.
La lava e i campioni di roccia sono stati analizzati e studiati in questa regione sismica.
I vulcani sottomarini sono per lo più stretti e alti.
Il vulcano è costituito principalmente da colate di spessore oltre a centinaia di metri dalla vetta del vulcano e sparse verso l'esterno.
Il gigante ha 650 km di lunghezza e 450 km di larghezza.
Provate a immaginare l'eruzione di un vulcano delle dimensioni del Giappone.
Le eruzioni di Tamu, viste le sue proporzioni, dovevano essere letteralmente sufficienti a riscaldare la superficie oceanica in un raggio di centinaia di chilometri.
Sempre nel 2013, altre concatenazioni di vulcani sottomarini furono scoperte sia a sud che a nord dell'Islanda.
Ármann Höskuldsson, vulcanologo e leiðangursstjóri, dicono che sono rimasti molto sorpresi di vedere quanto l'attività vulcanica è al di fuori dell'isola stessa.
Ci sono un sacco di crateri al di fuori dalla terraferma che potrebbero eruttare.
La cresta Reykjanes è una vasta catena montuosa che si estende per 900 miglia dalla penisola Reykjanes.
Vi è una forte attività vulcanica a causa del hotspot dal mantello collocato direttamente sotto l'Islanda.
L'effetto si fa sentire sempre più lontano nell'Oceano Atlantico.
Così possiamo dire che l'Islanda si allunga sempre più a sud nell'Atlantico.
La spedizione ha trovato vulcani di più di mille metri di altezza, formati in modo insolito, rispetto a quello che si aspettavano.
Più a nord, oltre l'Islanda, una gigantesca catena composta da centinaia di vulcani, circonda letteralmente la Finlandia.
I risultati unici sono stati scoperti nelle acque norvegesi, lungo una serie lunga 1500 km di complessi vulcanici sottomarini, che si estende da Jan Mayen allo Stretto di Fram tra Svalbard e la Groenlandia.
- Prima di queste macchie bianche sulla mappa, non sapevamo nulla di quello che c'era. Ma usando strumenti tecnologici siamo stati in grado di mappare il fondo dell'oceano. L'ultimo vulcano è stato trovato a soli 20 metri sotto il livello del mare, - dice Rolf Birger Pedersen, professore presso il Centro per la Geobiologia (UiB).
Scoprendo Castello di Loki, come la zona è chiamata, oggi i ricercatori di UiB possono osservare la sconosciuta catena vulcanica sottomarina nel mondo con le altre migliaia di vulcani sottomarini e le varie fonti di calore che si trovano sotto l'oceano.
Qualcosa di ancora più interessante è stato rinvenuto nelle profondità dell'Oceano Indiano.
Un enorme flusso idrotermale trovato nell'Oceano Indiano serve a ricordare che i vulcani sottomarini probabilmente giocano un ruolo importante nel plasmare i sistemi oceanici della Terra, affermano gli scienziati.
Il pennacchio, che si estende per circa 43,5 miglia (70 chilometri) di lunghezza, sembra essere attivo su una scala mai vista prima.
"In poche parole, questa cosa è almeno 10 volte o forse 20 volte più grande di qualsiasi cosa di questo genere sia stato visto prima", ha detto Bramley Murton del National Oceanography Centre britannico.
Gli scienziati l'hanno riferito in occasione della riunione della American Geophysical Union (AGU) a San Francisco.
Le sorgenti idrotermali sono hotspot vulcaniche che emettono gas e minerale arricchito di acqua calda come 760 ° F (400 ° C).
Il calore da queste bocchette supporta ecosistemi unici dove le creature sopravvivono utilizzando l'energia termica e chimica al posto della luce del sole.
I megapennacchi di acqua calda come quella che si trovano nell'Oceano Indiano sono probabilmente causati da eruzioni vulcaniche sottomarine.
"Una volta formati possono eventualmente rimanere in atto per anni", ha detto Murton. Il calore di tali eventi potrebbe avere un effetto drammatico sulla circolazione oceanica, che gioca un ruolo nel determinare il clima della Terra.
"Il contenuto energetico è un ordine di grandezza maggiore di pennacchi ordinari, e la potenza termica può essere di molti ordini di grandezza più grande", ha detto Murton.
"Un normale sfogo idrotermale potrebbe produrre qualcosa come 500 megawatt, mentre questo sta producendo 100.000 megawatt. È come una bomba atomica laggiù."
Recenti studi hanno tentato di fattorizzare il calore da note creste idrotermali del mondo nei modelli di circolazione oceanica.
"Alcuni studi stimano che per il Pacifico, il riscaldamento termico sul fondale potrebbe aumentare la circolazione oceanica fino al 50 per cento", ha detto Murton.
I campi idrotermali regolari mescolano l'acqua per poche centinaia di metri (circa mille piedi) sopra il fondo dell'oceano. "Ma questi mega pennacchi possono raggiungere una colonna di 1.000 a 1.500 metri (3280 a 4.920 piedi)" ha detto.
Ma anche quelli dell'Oceano Indiano potrebbero esserlo rispetto alle più grandi eruzioni sottomarine che sono finora passate inosservate.
"Al momento quelle che abbiamo visto sono venute da piccole eruzioni nel più ampio schema delle cose" ha detto.
"Ma sappiamo quando guardiamo il fondo dell'oceano che ci sono state eruzioni molto più grandi, in modo che possiamo solo speculare su ciò che la grandezza di pennacchi di evento sarebbe venuto da quelli."
I nuovi dati sui campi idrotermali e i megapennacchi sottolineano il fatto che l'attività vulcanica sul fondo dell'oceano rimane un fenomeno in gran parte misterioso.
"Il novanta per cento di attività vulcanica della Terra avviene sott'acqua", ha detto Murton. "Solo perché non possiamo vedere non significa che non ci sia."
Tuttavia a contribuire al riscaldamento e all'acidificazione degli oceani non si tratta solo di questi enormi fenomeni lavici, ma anche strutture secondarie come i "vulcani di asfalto".
Ne sono stati scoperti nel Golfo del Messico nel 2003, e anche nel 2007 al largo di Santa Barbara, California.
Il più grande di questi vulcani si trova ad una profondità di 213 metri.
Le strutture sono più grandi di un campo da calcio e raggiungono un'altezza di un'edificio di sei piani e sono tutti composti da asfalto eruttato e solidificato vomitato dalle surriscaldate profondità delle crosta terrestre.
Questi fenomeni eruttivi emettono grandi quantità di gas metano e assieme a numerosi altri fenomeni sono la causa di ipossia degli oceani.
Sommati al fenomeno del vulcanismo sottomarino su scala globale questi sono uno dei principali motivi per la quale spesso enormi banchi di pesce morti vengono rinvenuti galleggianti nelle più disparate aree degli oceani e allo stesso modo il motivo per cui sul lungo termine vaste porzioni degli oceani si stanno riscaldando.
Se come abbiamo osservato nel capitolo precedente stiamo attraversando una fase di maggior vulcanismo da 500 anni, e l'80% del vulcanismo sulla Terra si trova infondo agli oceani, questo spiegherebbe perché il fenomeno di El Nino del 1998 fu il più intenso della storia.
Le acque degli oceani si riscaldarono a tal punto che si generarono devastanti cicloni tra i quali Guam, i cui venti raggiunsero i 370 Km/h, la più alta velocità mai registrata finora.
A giugno il fumo degli incendi scoppiati in Messico meridionale e Guatemala impregnava ormai l’atmosfera in Texas,a migliaia di chilometri di distanza.
Il clima era di un opprimente grigio-metallico,si respirava un odore acre e il sole a mezzogiorno appariva rosso.
Nel medesimo periodo, una serie di tornado avevano colpito gli Stati Uniti dove era stata osservata una tromba d’aria con venti che superavano i 500 km/h, una velocità che ancora una volta batteva tutti i record.
Inoltre è avuto un notevole aumento delle epidemie e malattie in tutto il mondo,portate principalmente dal diffondersi di insetti e altri animaletti favoriti dal cambiamento del clima portato da El Nino.
A causa di questo clima particolarmente estremo nell'aprile è stato annunciato che una violentissima invasione di batteri stava uccidendo i coralli dei Caraibi.
In tutto il mondo la cosiddetta “Sindrome degli Stagni Malati” stava decimando le popolazioni di rane,rospi e salamandre.
A causa delle elevate temperature portate da El Nino la popolazione di zanzare ha conosciuto un esplosione in tutto il mondo.
Dopo che il Kenya è stato colpito dalle piogge che siano mai state registrate dal 1961(imputate anch’esse a El Nino) migliaia di persone hanno contratto la febbre della Rift Valley che ha causato morte di 200 persone.
La Russia, dopo diciotto mesi di caldo insolito, ha conosciuto una grave epidemia di tubercolosi proprio mentre si trovava in una situazione di disordine sociale che ha ostacolato il contenimento dell’epidemia.
Considerando gli effetti su scala globale di questa calda e ciclica corrente oceanica ci viene facile dedurre che si tratti di uno dei più grandi fenomeni idrotermici a livello globale.

Riferimenti:

http://www.newscientist.com/article/dn12218-thousand-of-new-volcanoes-revealed-beneath-the-waves.html
Not by Fire, but by Ice, Robert W. Felix
http://www.co2science.org/journal/2003/v6n34c1.htm
"Warming of Ocean", Science 24 marzo 2000, VOL 287, pp 2225-29
http://wattsupwiththat.com/2009/03/19/undersea-volcanic-eruption-in-tonga/
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/18536730
http://www.iceagenow.com/Acid%20Oceans%20Due%20to%20Underwater%20Volcanoes.htm
http://news.stanford.edu/news/2010/april/prehistoric-mass-extinction-042710.html
Not by Fire, But by Ice. Robert W. Felix
http://m.daltonsminima.altervista.org/?m=20110221&wpmp_switcher=mobile
http://it.wikipedia.org/wiki/Punto_caldo
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http://wattsupwiththat.com/2008/01/22/surprise-theres-an-active-volcano-under-antarctic-ice/
http://www.periodistadigital.com/canarias/el-hierro/2011/10/29/el-nuevo-volcan-de-el-hierro-nacio-en-un-valle-submarino-.shtml
http://en.wikipedia.org/wiki/2011-2012_El_Hierro_eruption
Seattle Times, 14 febbraio 1993
Journal American, Believe, 20 agosto 1993
King 5 Tv, Seattlem 14 marzo 1996
Earth in Upheaval, Immanuel Velikovsky
http://williamsfamilyfirstfleeters.blogspot.it/2010/04/global-warming-and-acid-oceans.html
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http://www.lastampa.it/2008/06/20/societa/mare/ambiente/migliaia-di-vulcani-sottomarini-trafigi-e-tonga-z2GPcHBQFdRa5iFQyT10JN/pagina.html
http://www.theregister.co.uk/2005/07/04/volcano_eruption/
http://www.pnas.org/content/103/17/6448.full
http://www.sciencedaily.com/releases/2004/05/040527235943.htm
http://korkomapennino.fotoblog.it/archive/2009/11/24/vulcano-sottomarino-alle-porte-di-casa-nostra.html
http://www.ingv.it/ufficio-stampa/stampa-e-comunicazione/archivio-comunicati-stampa/Comunicati%202007/fotografie-magnetiche-per-comprendere-il-profondo-delle-eolie/
http://it.wikipedia.org/wiki/Marsili
http://www.meteoweb.eu/2012/08/il-vulcano-sottomarino-empedocle-nascosto-nei-fondali-del-canale-di-sicilia-intervista-al-suo-scopritore-domenico-macaluso/146537/
http://expianetadidio.blogspot.it/2009/12/el-nino-e-il-nuovo-minimo-di-maunder.html
http://news.nationalgeographic.com/news/2008/04/080422-iceland-volcano_2.html
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http://www.iceagenow.com/Sea_Ice_Shrinking.htm
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http://daltonsminima.altervista.org/?p=17750
http://www.juskis-vulkannews.blogspot.de/2013/10/der-koloss-im-pazifik.html
http://www.ruv.is/frett/island-teygir-sig-lengra-sudur
http://www.tnp.no/norway/tech/3893-norwegian-scientist-have-found
http://news.nationalgeographic.com/news/2005/12/1212_051212_megaplume_2.html
http://news.nationalgeographic.com/news/2010/04/100426-asphalt-volcanoes-domes-california-underwater/
The Coming of the Global Superstorm, Art Bell, Whitley Strieber

venerdì 26 febbraio 2016

GLI SCIENZIATI STANNO OSSERVANDO UN'ESTESA QUANTO INTENSA ATTIVITA' VULCANICA IN NICARAGUA


Esperti di vulcanolgia provenienti da Stati Uniti, Regno Unito, Costa Rica e geologi locali stanno osservando l'attività di quattro picchi attivi in ​​Nicaragua, dopo la raffica di esplosioni recenti.
Il più grande e più attivo, è l'enorme stratovulcano di 1.297 metri Momotombo, vicino alla città di León.
Il Momotombo, a nord del lago di Managua a 25 miglia dalla capitale del Nicaragua, Managua, ha eruttato per la prima volta in 110 anni a dicembre, ed è attivo da allora.

Gli abitanti del villaggio fuggono in quanto un'altro vulcano rischia di eruttare nei prossimi giorni.
Uno degli esperti ha dichiarato "In effetti, c'è stata tanta attività sismica e vulcanica in Nicaragua ultimamente che gli esperti provenienti dagli Stati Uniti, il Regno Unito, Nicaragua e Costa Rica stanno accuratamente studiando e osservando la situazione."
I geologi della scorsa settimana dello US Geological Survey hanno annunciato che stanno studiando e valutando i rischi del Momotombo e gli altri vulcani attivi nel paese.
Sia Telica e Masaya hanno ricominciato a eruttare, allo stesso tempo come il Momotombo, e continuano a farlo.
Nel frattempo, Cerro Negro, che finora non ha eruttato, ha registrato raffiche di attività sismica dalla scorsa settimana.
La rivista Tico Times ha aggiunto; "Ad oggi, il Momotombo non ha posto alcun pericolo ai residenti nelle vicinanze, ma questo non vuol dire che non possa farlo.
"Nel 1610, un'eruzione del Momotombo costretto i residenti della città allora spagnola di Leon a trasferirsi a 30 miglia a ovest."
La rete di sismologia del Nicaragua, ha dichiarato: "Il pericolo di questa attività sismica è perché è da eruzioni pliniane, che sono caratterizzate da un elevato livello di esplosività."
Gli scienziati dicono che il mondo è attualmente in una stagione vulcanica e storicamente sono anche più probabili da novembre ad aprile nell'emisfero settentrionale.
Preoccupante, gli scienziati di ricerca affermano che nel corso degli ultimi 300 anni di attività vulcanica mostrano che siamo attualmente in una "stagione di vulcani", nel senso si prevede un aumento dell'attività.
La ricerca ha detto che il mondo dovrebbe aspettarsi una grande eruzione vulcanica catastrofica nei prossimi 50 a 80 anni, ma siamo tristemente impreparati per la ricaduta,


Fonte:http://www.express.co.uk/news/science/646744/Experts-sent-in-to-monitor-volcano-hotspot-as-THREE-more-magma-mountains-blow-their-tops

giovedì 19 novembre 2015

SCOPERTO VULCANISMO ATTIVO SU PLUTONE


I geologi hanno fatto una scoperta eccezionale sul complesso dal nome informale Wright Mons analizzando le nuove immagini scaricate da New Horizons della NASA.
Hanno combinato le immagini della superficie di Plutone per la produzione di mappe 3D che mostrano due montagne, Wright Mons e Piccard Mons, che sembrano essere vulcani di ghiaccio, ciascuno di più di 160 km di larghezza e alto quattro chilometri.
A differenza dei vulcani sulla Terra che seruttano roccia fusa, i vulcani di ghiaccio di Plutone si pensa siano in eruzione con un impasto fuso di sostanze come acqua ghiacciata, azoto, ammoniaca e metano.
Gli scienziati di New Horizons sottolineano che l'interpretazione della squadra di queste caratteristiche vulcaniche è ancora provvisoria.
"Si tratta di grandi montagne con una grossa caldera nel loro vertice, e sulla Terra generalmente significa una cosa - un vulcano", ha detto il dottor Oliver White, uno scienziato del Centro di Ricerca Ames della NASA a Moffett Field, in California.
La depressione al vertice si sarebbe probabilmente formata attraverso il collasso della superficie sovrastante quando il materiale esplose da sotto.
La strana consistenza corrugata dei fianchi della montagna si pensa si tratti di colate vulcaniche che hanno scivolato giù dalla vetta sulle pianure al di là.
La scoperta di vulcani recentemente attivi su Plutone ha sollevato importanti interrogativi sull'evoluzione geologica e atmosferica del pianeta nano.
Gli scienziati stanno cercando di determinare ciò che sta generando il calore necessario per consentire la recente attività geologica su Plutone.
Anche se Plutone e la sua luna più grande, Caronte, orbitano una intorno all'altra come un sistema binario, gli scienziati calcolano che le forze di marea gravitazionale non è abbastanza forte da portare i ghiacci interni a sciogliersi e eruttare.
Ora sospettano che il decadimento di elementi radioattivi presenti in natura nel centro di Plutone possano essere la fonte di calore per continuare l'attività geologica del pianeta nano.
La prova di cryovolcanismo è stata vista in altri mondi in tutto il sistema solare, tra cui su Enceladus, un satellite di Saturno, e i vulcani di azoto sulla luna di Nettuno, Tritone.
New Horizons è diventato la prima sonda a visitare il sistema di Plutone il 14 luglio.


Fonte:http://www.abc.net.au/news/2015-11-16/ice-volcanoes-discovered-pluto-kuiper-belt/6938648

mercoledì 26 agosto 2015

STATI UNITI, WYOMING: ANOMALO RISCALDAMENTO DELLE SORGENTI TERMALI UCCIDE DUE CANI E USTIONA GRAVEMENTE UNA PERSONA


Un uomo che faceva escursioni a piedi attraverso una foresta nazionale in Idaho ha subito gravi ustioni e i suoi due cani sono rimasti scottati a morte quando entrambi i cani si sono immersi in una sorgente calda e lui è saltato dietro a loro per cercare di salvare i suoi animali.
L'incidente si è verificato la scorsa settimana strano nei Panther Creek Hot Springs, un luogo popolare nel tentacolare Salmon-Challis National Forest, circa 50 miglia (80 km) a nord-ovest della città turistica di Salmon nel centro-est Idaho.
Le temperature a Panther Creek, solitamente abbastanza miti per fare il bagno umano 'geotermicamente riscaldate", erano aumentate di pericolosità al punto da ustionare uomini e animali.
L'escursionista, che non è stato identificato pubblicamente, era fuori a piedi attraverso le montagne con i suoi cani, quando entrambi gli animali domestici sono balzati nelle sorgenti calde a gravi spese.
Il secondo cane è morto in seguito alle sue ustioni dopo essere stato preso dai veterinari per il trattamento di emergenza.
Mentre i visitatori della foresta sono invitati a verificare la temperatura delle sorgenti di acqua calda prima di immergere se stessi, l'escursionista infortunato ha agito d'istinto nel tentativo di salvare il suo animale domestico.


Fonte:http://www.nbcnews.com/news/us-news/hiker-burned-dog-dies-after-leaping-idaho-hot-spring-n416026

giovedì 20 agosto 2015

CAMPI FLEGREI: L'AUMENTO DEL MAGMA SOTTERRANEO HA CAUSATO IL SOLLEVAMENTO DEL SUOLO DI DIECI CENTIMETRI


La scoperta di Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Consiglio Nazionale delle ricerche (Cnr) a proposito dei Campi Flegrei, il vulcano universalmente riconosciuto come il più pericoloso d'Europa, è inquietante: il sollevamento del suolo avvenuto nell'area tra il 2012 ed il 2013 è stato causato dalla ripresa delle attività del supervulcano.
Pubblicata sulla rivista Scientific Reports, la ricerca parla di 10 centimetri di sollevamento, dovuti ad un magma risalito a 3 km fino a costituire un lago sotterraneo di lava. Ingv e Cnr sono giunti alle loro conclusioni attraverso dati satellitari e Gps. Secondo i ricercatori, il lago di lava potrebbe raffreddarsi rapidamente, e quindi è meno capace di produrre eruzioni.
Il suolo si sollevava anche in passato, ma la situazione ora è diversa: il sollevamento bradisismico degli anni '80 era legato all'immissione di fluidi idrotermali (acqua e gas) nelle rocce della caldera, e non all'attività del magma. Negli ultimi 10 anni il fenomeno è arrivato a quota 30 centimetri circa.
La risalita e l'intrusione del magma all'interno del lago sotterraneo – spiegano dall'Ingv – potrebbe essere il normale ciclo di vita delle caldere”, e non si esclude fosse già “attivo durante le crisi bradisismiche degli scorsi decenni”.

Fonte:http://www.thedayafterjournal.com/2015/08/campi-flegrei-un-lago-di-magma-ha.html

martedì 18 agosto 2015

RUSSIA: GIGANTESCO VULCANO DI FANGO BOLLENTE SULL'ISOLA DI SAKHALIN


Questo bizzarro pezzo di terra può sembrare un gigantesco occhio dal cielo - ma è in realtà un vulcano in eruzione di fango bollente.
La rara fiammata recentemente è avvenuta sul vulcano di fango Pugachevsky ad est dell'isola russa di Sakhalin.
Dall'alto sembra che il centro del vulcano sia la pupilla, che è circondata da una fangoso iride marrone.
Mikhail Mikhailov, che scattò il colpo sorprendente, ha detto: "Non ho mai visto niente di simile prima.
"Ci sono un sacco di vulcani di fango nel mondo e questo è ben noto. Ma non ne ho mai visti come un occhio.
"E 'stata una forte eruzione, il fango stava uscendo da un punto, ma si espandeva intorno in modo uniforme.
"E 'sicuramente un fenomeno raro."

Fonte:http://leemoranyahoo.tumblr.com/post/126988099167/erupting-mud-volcano-looks-exactly-like-a-gigantic

mercoledì 12 agosto 2015

L'ERUZIONE DEL VULCANO TOLBACHIK HA PORTATO ALLA SCOPERTA DI UN NUOVO TIPO DI DIAMANTE


Secondo un rapporto del Siberia Times, i diamanti sono stati scoperti nella lava congelata del vulcano Tolbachik, che si trova sulla penisola di Kamchatka nella regione più orientale della Russia.
"La lava solidificata dell'eruzione di Tolbachik (2012-2013) porta in sé una nuova e mai visto prima tipo di diamante", ha detto il ministero in un comunicato.
"Secondo i geologi russi, questi diamanti unici non si formano nel materiale fuso magmatico, ma sono creati da gas vulcanici sotto pressione e come risultato di cristallizzazione sotto l'influenza di scariche elettriche dei fulmini."

Hanno chiamato la recente scoperta diamanti di Tolbachik.
I diamanti del campione si contavano a centinaia e misuravano 250-270 micron ciascuno.
Sono stati identificati utilizzando microscopi elettronici e diffrazione dei raggi x.
Il ministero ha detto che le pietre sono quasi identiche ai diamanti sintetici.



Fonte:http://www.jckonline.com/2015/07/28/frozen-lava-yields-new-diamond-type-reports-russian-ministry

SALINELLE DI PATERNO' IN FASE DI INTENSA ATTIVITA'


Salinelle di Paternò super attive, con una intensità tale che non si manifestava da diverso tempo. Sono almeno una quindicina i vulcanetti aperti, alcuni con un diametro di larghezza di quasi tre metri per una profondità di almeno due metri. L’area interessata è quella antistante il velodromo, le cosiddette Salinelle dello stadio, anche se rispetto al recente passato si sono aperte fessure o vulcanetti più a est rispetto alla zona tradizionale.
Secondo gli esperti, l’intensa attività delle Salinelle potrebbe essere collegata all’azione dell’Etna, il quale da circa tre giorni è oggetto di una attività di degassazione. «L’attività presente alle Salinelle indica un aumento dei gas in profondità», afferma Orazio Caruso, geologo e grande conoscitore dell’area. «Un segnale di grande vivacità del nostro territorio; una indicazione di una ricarica profonda del sistema magmatico etneo. La temperatura delle Salinelle è variabile - prosegue - può andare dai 19 gradi fino a 42 gradi».
Il geologo entra nel dettaglio sull’evoluzione del fenomeno: «Mi sono messo in contatto con i colleghi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, i quali nei prossimi giorni potrebbero essere in zona proprio per esaminare da vicino la loro evoluzione». Un sopralluogo tecnico che potrebbe fornire dati interessanti. «È stato dimostrato che quando nel gas delle Salinelle viene intercettato l’Elio 13 significa che sta per arrivare un’eruzione dell’Etna - spiega Orazio Caruso - vedremo se dall’esame che i colleghi potrebbero effettuare riusciranno a rintracciarlo. I gas delle Salinelle, comunque, sono sempre precursori di ciò che accade sul vulcano».
A partire dal 1999 è stata osservata una intensa attività eruttiva che ha quasi sempre preceduto, di qualche mese, le eruzioni vulcaniche dell'Etna (1999, 2001, 2002, 2004 e 2006). In queste occasioni sono stati eruttati notevoli quantità di fango caldo (30 - 40 °C) che hanno creato nell'estate del 2006 ingenti danni ai vicini agrumeti.


Fonte:http://www.thedayafterjournal.com/2015/08/salinelle-di-paterno-in-fermento-letna.html

lunedì 10 agosto 2015

SCOPERTI VULCANI ATTIVI SU PLUTONE


Secondo i dati raccolti dalla sonda New Horizons, dicono gli scienziati che Plutone è probabile possieda acqua gelata, geyser e vulcani.
Le montagne di ghiaccio sono alte 11.000 piedi, e la superficie del pianeta non possiede un unico cratere da impatto, indicando che è molto giovane. Ci vorranno 16 mesi per tutti i dati raccolti dalla sonda New Horizons da inviare sulla Terra.

Ancora un'altra sorprendente scoperta sarebbero le eruzioni vulcaniche di materiale gassoso come acqua, ammoniaca e metano su Plutone.
E' stato chiaramente osservata un'elevata percentuale di metano nella calotta glaciale di Plutone.

«Abbiamo appena appreso che nella calotta polare del polo nord,è composta di ghiaccio di metano diluito in una spessa lastra trasparente di ghiaccio di azoto con conseguente forte assorbimento di luce infrarossa," ha confermato il co-ricercatore Will Grundy, di Lowell Observatory, in un comunicato stampa.


Fonte:http://uk.businessinsider.com/pluto-ice-mountains-geysers-volcanos-nasa-2015-7?r=US&IR=T

venerdì 7 agosto 2015

IL FENOMENO DI EL NINO SEGNALA L'INIZIO DI UN NUOVO PICCO DI ATTIVITA' VULCANICA



In questo periodo si sta segnalando a più riprese sui canali meteo che il fenomeno di El Nino, nell'Oceano Pacifico orientale, una potente calda corrente equatoriale che periodicamente viene a generarsi alterando portando a sensibili modifiche nelle condizioni meteo del clima globale.
El Nino, in italiano significa letteralmente Bambino Gesù, è un anomalo riscaldamento delle acque Pacifico Tropicale, determinato da un temporaneo indebolimento della fascia degli Alisei.
A causa della vastità del Pacifico (a latitudini tropicali occupa un terzo della circonferenza terrestre) in occasione degli episodi più intensi si hanno conseguenze sul clima a livello planetario. El Nino rimane comunque un fenomeno tipico del Pacifico. Il nome deriva dal fatto che sia gli episodi più intensi (eventi con la cadenza di 4-6 anni), quanto quelli più leggeri che si presentano annualmente, si sviluppano intorno al periodo natalizio. Ad oggi viene ritenuto, una causa delle anomalie climatiche a scala planetaria.

Il punto interrogativo che voi lettori porrete è il seguente: cosa centra tutto questo con i fenomeni vulcanici?
La risposta è la seguente, El Nino mostra chiare prove che esso non sia solamente un fenomeno generato dai fenomeni meteorologici ma piuttosto da un incremento sincronizzato dei fenomeni eruttivi sottomarini, i quali sono molto più estesi e frequenti che sulla terraferma.
““El Niño”, la corrente calda dell’Oceano Pacifco che influenza il clima globale, non sembra essere sensibile al riscaldamento globale dell’ultimo secolo: è quanto risulta da uno studio pubblicato dalla rivista scientifica “Nature”. Lo studio ha riguardato dei fossili corallini, i più antichi dei quali risalgono a 7mila anni fa: l’analisi della crescita scheletrica dei microorganismi ha permesso di ricostruire l’evoluzione delle temperature e delle precipitazioni nel corso degli ultimi 70 secoli. “El Niño” ha conosciuto un aumento di intensità statisticamente significativo nel corso dell’ultimo secolo, ma un aumento ancora più marcato – seppure di minore durata – si era già verificato 400 anni fa: dunque non vi è alcuna certezza di una correlazione, data l’esistenza di un precedente. Lo studio smentisce infine le teorie secondo le quali “El Niño” sarebbe sensibile alle variazioni dell’irradiazione solare.”
Circa quattrocento anni fa il pianeta si trovava in un periodo di clima estramamente freddo denominato Piccola Età del Ghiaccio, generato da un forte crollo dell'attività solare.

Evidenze nelle emissioni di argo v dal satellite ci dimostrano che sul lungo andare la risalita di acqua calda dal fondale, porta alla formazione di questa gigantesca corrente calda che attraversa l’intero Oceano Pacifico alterando il clima su scala globale, aumentando l’evaporazione ecc.
I vulcani sono stati quantificati in almeno 6, anche se sospetto che il numero si aggiri attorno a qualche decina.
Sembra quindi piuttosto evidente che quel 0.01% attribuito alla geotermia nell’influire sul calore degli oceani sia semplicemente il risultato di un fenomeno molto sottostimato dagli scienziati, i quali però non hanno mai tentato di approfondire le ricerche in questo campo.
Tempo fa un’altro studio aveva spiegato che parossismi vulcanici sottomarini erano in grado di produrre tifoni e tempeste.
“El Nino, il riscaldamento le acque del Pacifico che scatena la siccità, tifoni e tempeste in tutto il mondo, può essere causato da flussi di lava vulcanica sottomarina, dice uno studio della US Geological Survey.
La lava che fuoriesce costantemente dalle spaccature nel fondo dell’oceano può portare a drammatici cambiamenti di temperatura del mare, della pressione atmosferica, e i venti e le correnti che caratterizzano il fenomeno, secondo lo studio della EOS, la pubblicazione della American Geophysical Union.
El Nino, dallo spagnolo per ” il bambino” perché l’evento è stato notato verificarsi intorno a Natale, ha causato un danno economico impressionante in quattro continenti, nel 1982-83.
E ‘avvenuto di nuovo nel 1985-86 su scala minore.
Herbert R. Shaw e James G. del Geological Survey di Menlo Park hanno ipotizzato che i flussi in eruzione attraverso fratture della crosta terrestre emettono una tale quantità di calore intenso da condizionare le correnti oceaniche che scorrono intorno all’equatore.
Secondo la teoria, il riscaldamento dell’acqua provoca una diminuzione della pressione dell’aria sulla superficie dell’oceano che a sua volta indebolisce o annulla anche i normali alisei da est verso ovest.
Il risultato complessivo è una alterazione drastica delle condizioni meteorologiche normali e un brusco arresto per la risalita delle correnti fredde che portano sostanze nutritive ricche dal fondo del mare alla superficie lungo la costa del Sud America.
Gli scienziati sono stati in grado di prevedere quando le perturbazioni meteorologiche torneranno, ma sembra che si verifichino ogni tre a sette anni con diversi gradi di impatto e possono durare fino a due anni.
El Nino del 1982-1983 sha pazzato via la pesca in Perù e in Ecuador, scatenando terribili siccità in Australia e in Sud Africa e tifoni a Tahiti e ha causando piogge insolitamente violente in California e inverni umidi anomali nel sud-est.
Entrambi gli eventi del 1982-83 e del 1985-86 hanno fatto danni gravi alla pesca al largo della costa occidentale.
Il Pacifico è una delle regioni sismiche più attive del mondo.
Recenti flussi di lava sottomarina sono stati scoperti nei pressi delle isole Hawaii coprendo quasi 9.000 miglia quadrate.”

Un'esempio di questo stretto cambiamento climatico innescato dal vulcanismo lo possiamo osservare dalla osservazioni dello scienziato Walker, il quale stava facendo invece degli studi sul modello del vento.
Il dottor Walker non aveva alcuna intenzione di cercare di risolvere l’interrogativo del modello del vento nel 1971, quando ha installato sull’Isola di Pasqua un sismografo, un dispositivo sensibile che registra i boati della terra.
Stava solo facendo ricerca geologica di base.
Ma ha subito notato qualcosa di strano.
Il sismometro raccolse sciami periodici di energia provenienti dal vicino fondo marino.
Piuttosto rapidamente, ha concluso che stava vedendo la tettonica a zolle in azione, in particolare il profondo caos di diffusione vulcanica.
La teoria della tettonica a zolle ritiene che la lenta zangolatura interna caldo della Terra crea e distrugge la crosta terrestre quando le placche enormi si muovono lentamente.
Le placche di formano nel baratro con i flussi lavici eruttati caldi dal fondo del mare, puntellando nuova crosta su entrambi i lati della ferita ardente.

L’attività sismica del dottor Walker veniva da maggiore attiva in molti centri di diffusione lavica sul fondale, la East Pacific Rise, un catena vulcanica che corre fino al mare per migliaia di chilometri dal Messico passato dalla punta più meridionale del Sud America.
Significativamente, l’Isola di Pasqua si trova a 300 chilometri di distanza dal punto più vicino del profondo pandemonio.
Quando ha analizzato la sismicità periodica nel corso degli anni, operando il suo sismografo sull’Isola di Pasqua 1971-1976, il Dr. Walker ha notato che i suoi maggiori picchi hanno coinciso con quelli dei sismometri lontani in Sud America che registravano terremoti in mare.
Chiaramente, le sue letture erano molte volte più sensibili e ha suggerito che una grande quantità di attività sui fondali stava passando inosservata.
Poi, nei primi anni del 1980, ha iniziato prestando particolare attenzione alla letteratura scientifica su come El Nino particolarmente crudele avesse devastato la costa del Pacifico del Sud America.
Ha imparato presto che lo sconvolgimento atmosferico è stato accompagnato da un indebolimento della zona ad alta pressione in prossimità dell’Isola di Pasqua e quindi l’indebolimento degli alisei.
Furiosamente, ha iniziato l’esame di decenni di registrazioni sismici globali per vedere se i tremori marini sulla East Pacific Rise erano correlati con i cicli di El Nino.
Al suo occhio, lo sono, con forza.
Inoltre, per esperienza personale sapeva che quei record riflettevano solo la punta di un iceberg sismico.
Il dottor Walker ha accuratamente raccolto più prove e aspettò fino al 1988 per disporre i suoi argomenti in EOS, una pubblicazione scientifica della American Geophysical Union, un gruppo di professionisti con sede a Washington.
Si è soffermato molto sulle correlazioni, abbozzando solo leggermente il possibile meccanismo di aumento dell’acqua calda.
Se infatti avesse raggiunto la superficie, l’acqua avrebbe riscaldato l’aria soprastante e indebolito la cella ad alta pressione in prossimità delle Easter Island.
Purtroppo in qual periodo non esistevano dati sulle ripercussioni delle eruzioni oceaniche profonde.
Ma la realtà cominciò a cambiare nel 1990, quando gli scienziati americani hanno sondato un centro di diffusione vicino alla costa occidentale degli Stati Uniti, noto come la cresta di Juan de Fuca.
Controllando attentamente le fasi eruttive profonde, hanno scoperto enormi zampilli di acqua calda, che hanno definito megaplumes.
Questi sono stati monitorati fino a un chilometro fuori dal fondo del mare, a poco dalla superficie.
Ma un possibile meccanismo per la prima volta, aveva cominciato a essere documentato, rendendo gli effetti dalla superficie ancora più plausibili.
Nel gennaio 1995, il dottor Walker ha di nuovo portato le pagine di EOS, prendendo atto delle recenti scoperte sui pennacchi vulcanici caldi e l’insolitamente forte serie di eruzioni in aumento del Pacifico orientale che ha accompagnato l’inizio di questo particolare lungo El Nino di quel periodo.
Egli ha anche delineato i possibili meccanismi in nuovo dettaglio.
Oltre al riscaldamento diretto della superficie, ha proposto che i pennacchi caldi potrebbero alterare le correnti profonde per influenzare le temperature superficiali.
Un altro meccanismo indiretto è che il valore nutritivo dei minerali in pennacchi caldi potrebbe richiedere crescite prolifiche di creature marine microscopiche che salgono in superficie o le cui parti del corpo aumenterebbero.
La Rise East Pacific è la zona sismicamente attiva che arriva dal Golfo di California all'Isola di Pasqua e oltre.
Eruzioni lungo tale catena fabbricano nuovo fondale marino quando quest'ultimo si allontana da entrambi i lati del rialzo, emettendo quindi grandi quantità di lava sottomarina.
In oltre 285 mesi terminanti nel settembre 1987, il dottor Walker ha trovato una singolare coincidenza tra l'entità del rilascio sforzo da terremoti lungo la Rialzo del Pacifico orientale e il ripetersi di El Nino, ogni 5-7 anni.
Herbert R. Shaw e James G. Moore dell'ufficio United States Geological Survey a Menlo Park, in California., hanno citato questo articolo nella loro relazione, nel numero 8 novembre, il che suggerisce che sottomarine periodiche eruzioni vulcaniche eruttando lava sul fondo dell'oceano potrebbero emettere una tale quantità di calore in acqua sufficiente per impostare l'oscillazione in movimento.
Effettivamente in questi mesi la notizia del ritorno del fenomeno di El Nino è stata accompagnata da una forte e diffusa attività sismica nella Rise East Pacific, come si evince dall'immagine sottostante.

Ora facciamo una sintetica riassunzione di quanti vulcani sottomarini attivi sono stati scoperti in questi ultimi anni sepolti sotto le spume dell'Oceano.
-Nel 1994 un gruppo di geofisici marini a bordo del Melville ha scoperto la presenza di 1.133 vulcani, mai prima rilevati, a circa 1000 chilometri dell'isola di Pasqua, le cui cime di innalzano per 2500 metri dal fondale oceanico, tra normali montagne e vulcani sono raggruppati in un'area di 90.000 chilometri quadrati, le dimensioni di New York.

-Molti altri ne sono stati scoperti molto più a nord, uno di questi a ovest dell'Oregon in piena attività.
Catalogato come vulcano Coassiale si trova in una frattura sottomarina lunga 6 chilometri a 2500 metri di profondità, assieme a frequenti attività sismiche da un cratere erutta lava incandescente mentre dall'altro acqua bollente.
-Nel 1996 ne venne scoperto un'altro in una frattura del fondale lunga una decina di chilometri e al largo di New Port, nell'Oregon.

-Nel 1949, il professor M Ewing, dell'Università del Columbia, pubblicò un rapporto su una ricerca eseguita nell'Oceano Atlantico, specialmente lungo la dorsale medio-atlantica, che taglia l'oceano da sud verso nord formata sia da una gigantesca catena montuosa che lo attraversa, sia da fenomeni eruttivi vulcanici, recenti e antichi.
Furono raccolte rocce di tipo igneo, quindi di origine vulcanica, sia lungo i fianchi della dorsale sia nella parte alta di essa, a testimonianza di passate attività vulcaniche e flussi lavici:
"E' probabile che tutta la dorsale sia di origine vulcanica e che probabilmente esistano migliaia di sorgenti laviche così come vulcani attivi ed estinti sparsi per tutta la sua lunghezza."
E non solo la dorsale ma sono stati scoperti picchi di origine vulcanica sparsi in tutto l'Oceano Atlantico.
Nell'area delle Azzorre la spedizione scoprì un complesso vulcanico di 2500 metri con diverse stratificazioni di cenere vulcanica, fino ad allora sconosciuto, oltre invece venne scoperta una caldera che sprofondava per 3300 metri, come se un tempo vi si fosse annidato un vulcano.

-Sempre nel 1949 un'altra spedizione oceanica svedese lasciò Goteborg con la nave Albatross, per un aviaggio di 15 mesi intorno al mondo con lo scopo di studiare i fondali marini lungo una rotta di 17.000 miglia.
Le scoperte furono interessante per l'argomento di cui stiamo parlando, in molti punti al largo delle costa della Svezia, il fondo oceanico risulta costituito da un letto lavico di recente costituzione geologica.
Qualcosa di simile venne scoperto anche nell'Oceano Pacifico e nell'Oceano Indiano che presentano particelle di materiale vulcanico,a testimonianza di importanti vulcanismi nelle storia geologica sottomarina.

-Secondo un'indagine molto apprezzata in precedenza dallo scienziato Rodey Batiza, la placca dell'Oceano Pacifico è costellata di vulcani sottomarini, una ragione altamente instabile che da sola conta un numero che va dai 22.000 ai 55.000 con almeno 2000 dei quali attivi.

-Nel maggio del 2009, gli scienziati hanno scoperto un'enorme vulcano sottomarino al largo della costa occidentale dell'Indonesia, a 330 chilometri a ovest di Bengkulu, alto 4600 metri, la montagna alla sua base raggiunge le 30 miglia e si trova a 1300 metri sotto la superficie dell'oceano.
Questo colosso era più alto del monte Rainer negli Stati Uniti, e non sapevamo che era lì.
Non si sa se il vulcano sia attivo ma il geologo marino Surachman Yusuf ha detto che se eruttasse sarebbe "molto, molto pericoloso."

-Nel 2005, ricordandoci che fu un'anno di intenso El Nino oltre a segnare un record di uragani il quotidiano indiano riportava due segnalazioni di cui si parlava di centinaia di vulcani sottomarini in eruzione in tutto il mondo, sopratutto intorno alla Cintura di Fuoco dell'Oceano Pacifico.
"Vulcani sottomarini sono in eruzione in Australia, Grecia, Nuova Zelanda e molti altri paesi, tra i quali l'americano nord-ovest, che stà vivendo un livello senza precedenti di vulcanismo sottomarino.
Andaman Nicobar stà vivendo un periodo di intenso vulcanismo sottomarino, sia nell'Oceano Indiano che il Golfo del Bengala."
Movimenti tettonici sono stati osservati in diverse aree negli ultimi 9 mesi, dicevano i geologi, tanto che essi non avevano abbastanza sistemi di monitoraggio per tenerne traccia.

-Nell'ottobre 2005 invece, rocce di origine vulcanica prelevate dal fondo del Pacifico hanno rilevato più vulcani sottomarini al largo del Messico settentrionale, le rocce prelevate al parere dei geologi messicani e statunitensi sembravano provenire da un vulcano piuttosto giovane.

-In quello stesso anno
, nel mese di luglio, erano stati scoperti ben 75 vulcani sottomarini tra la Nuova Zelanda e le Isole Tonga, i quali secondo il geologo australiano Richard Arculus potrebbero rappresentare una seria minaccia tsunami.

-Allo stesso modo,
anche nel 2008, nell'area tra le isole Figi e Tonga, vennero scoperti almeno un migliaio di altri vulcani sottomarini, molti di essi attivi.

-Stesso periodo (2005), in Giappone, a sud-est di Tokyo, l'acqua si tinse di un color rosso mattone mentre un'enorme colonna di vapore si sollevava per mezzo miglio sopra la superficie dell'oceano, guardacaso proprio a causa di un'eruzione sottomarina e in un'anno di El Nino.

-Due mesi prima invece, nel periodo di maggio, gli scienziati in una spedizione per osservare il Vailulu'u, un vulcano sottomarino scoperto nel 1999, vicino alle isole Samoa, hanno osservato un'altro vulcano secondario crescere nella caldera del primo.
Crescendo ad un ritmo di 20 centimetri al giorno ha raggiunto i 300 metri d'altezza e gli scienziati sostengono che potrebbe continuare a crescere molto più in alto.

-L'anno prima, nel maggio del 2004, un'altro vulcano sottomarino era stato scoperto sulla punta più settentrionale dell'Antartide.
Draghe a bordo della nave di ricerca Lawrence M. Gould hanno recuperato abbondanti quantità di basalto fresco.
Nessuna forma di vita era stata ritrovata intorno al vulcano stesso, indicando che la lava fino a poco tempo prima ancora scorreva.

-Anche il Mar Mediterraneo ci riserva le sue sorprese.
Nelle sue profondità un titanico vulcano, al largo di Riposto, Sicilia, è stato scoperto con un diametro più esteso dell’Etna la cui estensione supera di tre volte quella del vulcano siciliano, possiede una caldera di 20 chilometri di diametro.
Attualmente non presenta imminenti segnali di attività sebbene si sospetti la risalita di fluidi caldi.
Il vulcano si è sviluppato in un'area tettonicamente attiva e presenta tracce di vulcanismo tardivo, con anche tracce di collassi provocati da importanti fasi eruttive del passato.

-Sempre nel Mediterraneo, nel 2007, è stato scoperto sotto le Eolie quello che sembra essere un vero e proprio campo vulcanico.
I ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica, grazie al rilevamento delle anomalie magnetiche affermano che lo studio servirà a predire meglio le zone dove in futuro potrebbe riprendere l'attività vulcanica.
"La realizzazione della mappa ad alta risoluzione della anomalie magnetiche"-spiega il direttore del progetto Massimo Chippiani " ha permesso di rilevare la presenza e la profondità dei corpi vulcanici, antichi centri eruttivi sepolti e strutture nascoste..Lungo queste strutture è plausibile la riattivazione dell'attività vulcanica."

-Se andiamo più a nord invece, al centro del Mari Tirreno, una ciclopica struttura vulcanica ci evidenzia il pericolo tsunami che in futuro potrebbe sconvolgere i mari italiani.
Lungo 70 chilometri, largo 40, con un diametro di 50 e un'altezza di 3000 metri, il vulcano Marsili è uno dei pochi vulcani attivi sommersi che viene costantamente tenuto sotto osservazione in quanto future eruzioni potrebbero sconvolgere l'assetto del complesso vulcanico causando così un imponente maremoto che minaccerebbe seriamente le coste di: Calabria, Sicilia, Campania e Sardegna.
Allo stesso modo la stessa minaccia è rappresentata da un buon numero di crateri secondari collocati lungo i suoi fianchi, che potrebbero entrare in eruzione in qualsiasi momento.

-Nel Mediterraneo meridionale invece, dalla parte opposta della Sicilia, un'altro collosso lavico sommerso detto Empedocle, a soli 8 metri sotto la superficie del mare, potrebbe presto risvegliarsi di nuovo diventando un'isola come fece in passato nel 1831 eruttando per poi finire nuovamente eroso dalle onde e sommerso sott'acqua.
Si tratta di un'enorme apparato vulcanico a forma di ferro di cavallo con una base di 25x30 chilometri, con differenti coni secondari, a testimonianza di diversi fenomeni eruttivi nel suo passato geologico.

-Un fatto che ha dell'incredibile è che i vulcani sottomarini semrano essere di gran lunga più grandi di quelli sulla terraferma, ce lo conferma anche un vulcano scoperto di recente nell'Atlantico settentrionale, non distante dall'Islanda.

-Al largo della penisola di Reykyanes, in Islanda, si trova un enorme complesso vulcanico che sembra avere le dimensioni della penisola stessa, la sua caldera misura un diametro di 10 chilometri e si trova a 1500 metri di profondità.
Secondo gli scienziati, la scoperta di un simile collosso lascia esterrefatti in quanto un simile vulcano non dovrebbe esistere in un'area simile del pianeta.
Il vulcanologo Armann Haskudsson, dell'Università dell'Islanda, afferma che " dalle prime ricerche eseguite possiamo affermare che il vulcano è attivo e poiché da secoli o millenni non ha prodotto eruzioni c'è da aspettarsi che ne arrivi una abbastanza vicina a noi nel tempo."

-Spostandoci all'estremo nord, sotto i ghiacci marini dell'Oceano Artico, scopriamo che le profondità del polo nord contengono molti più vulcani sospettati in precedenza ed evidenziano un'intensa attività idrotermale maggiore di quanto gli scienziati sospettassero.
La catena Gakkel è una mastodontica catena vulcanica che si estende per 1800 chilometri sotto l'Artico, dal nord della Groenlandia fino alla Siberia.
Se come è stato osservato in Nuova Zelanda un vulcano può scaldare un lago di montagna di 108 C°, oppure un'eruzione sottomarina alle isole Tonga può scaldare più del normale una superficie oceanica delle dimensioni dell'Islanda, immaginiamo cosa potrebbe fare una simile catena vulcanica sotto l'Oceano Artico.
Periodicamente la banchisa marina dell'Oceano Artico, si sgombra dai ghiacci più del solito sia durante l'estate che durante l'inverno.
Cambiamenti della salinità e delle correnti oceaniche, variazioni dell'attività solare e un'incremento dell'attività vulcanica sottomarina ci fanno capire quanto il fenomeno abbia una più probabile origine naturale.

-Una prova lampante risale al 1957. Così scrivono alcuni ricercatori di una base scientifica sul pack ghiacciato, che la mattina del 24 novembre di quell’anno, a seguito di uno sciame sismico durato tre giorni, “si registrarono emissioni di anidride solforosa, movimenti della massa oceanica e profonde fratture nella banchisa, con formazione di enormi icebergs”.
Questo è il racconto di un membro dell’equipaggio a bordo della USS Skate che navigava al Polo Nord nel 1959 e in numerose altre località artiche durante le missioni del 1958 e 1959: “Il sottomarino Skate ha trovato il mare aperto sia in estate che nell’inverno successivo. Noi navigammo in superficie in prossimità del Polo Nord durante l’inverno attraverso il ghiaccio sottile inferiore a 2 piedi di spessore.
Il ghiaccio si muove dall’Alaska all'Islanda e il vento e le maree causano il mare aperto appena il ghiaccio si scioglie.."
Si supponeva che il ghiaccio non si fosse mai prima liberato dal ghiaccio marino, eccezione fatta durante il periodo estivo.

-All'estremo sud del pianeta, anche l'Antartide possiede un'elevata concentrazione di vulcani sottomarini.
Gli studiosi del British Antartic Survey hanno recentemente scoperto un'enorme catena di vulcani sottomarini nell'Oceano Antartico, al largo delle isole Sandwich.
Sono 12 e molti di essi attivi e con un'altezza di 3000 metri.
"Sono molto grandi e se fossero stati sulla terraferma sarebbero stati davvero notevoli" ha commentato Philip Leat, della British Antartic Survey.

-Nel 2013, invece, un mostruoso colosso lavico sottomarino è stato scoperto nell'Oceano Pacifico, ad est del Giappone, ponendolo come uno dei più grandi centri eruttivi del sistema solare, denominato Tamu.
Questo massiccio vulcano è come il Monte Olimpo su Marte, la sua superficie è l'equivalente di quasi la dimensione del Giappone.
Il Massiccio Tamu e la sua catena montuosa era nota già da molto tempo.
Finora, tuttavia, si riteneva che questa catena vulcanica fosse il risultato di diverse eruzioni violente sul fondo del mare.
Questa ipotesi, i ricercatori presso l'Università di Houston, l'hanno smentita con le loro indagini.
L'inchiesta ha dimostrato che vi è un unico grande vulcano a scudo.
La lava e i campioni di roccia sono stati analizzati e studiati in questa regione sismica.
I vulcani sottomarini sono per lo più stretti e alti.
Il vulcano è costituito principalmente da colate di spessore oltre a centinaia di metri dalla vetta del vulcano e sparse verso l'esterno.
Il gigante ha 650 km di lunghezza e 450 km di larghezza.
Provate a immaginare l'eruzione di un vulcano delle dimensioni del Giappone.
Le eruzioni di Tamu, viste le sue proporzioni, dovevano essere letteralmente sufficienti a riscaldare la superficie oceanica in un raggio di centinaia di chilometri.

-Sempre nel 2013, altre concatenazioni di vulcani sottomarini furono scoperte sia a sud che a nord dell'Islanda.
Ármann Höskuldsson, vulcanologo e leiðangursstjóri, dicono che sono rimasti molto sorpresi di vedere quanto l'attività vulcanica è al di fuori dell'isola stessa.
Ci sono un sacco di crateri al di fuori dalla terraferma che potrebbero eruttare.
La cresta Reykjanes è una vasta catena montuosa che si estende per 900 miglia dalla penisola Reykjanes.
Vi è una forte attività vulcanica a causa del hotspot dal mantello collocato direttamente sotto l'Islanda.
L'effetto si fa sentire sempre più lontano nell'Oceano Atlantico.
Così possiamo dire che l'Islanda si allunga sempre più a sud nell'Atlantico.
La spedizione ha trovato vulcani di più di mille metri di altezza, formati in modo insolito, rispetto a quello che si aspettavano.
Più a nord, oltre l'Islanda, una gigantesca catena composta da centinaia di vulcani, circonda letteralmente la Finlandia.
I risultati unici sono stati scoperti nelle acque norvegesi, lungo una serie lunga 1500 km di complessi vulcanici sottomarini, che si estende da Jan Mayen allo Stretto di Fram tra Svalbard e la Groenlandia.
Prima di queste macchie bianche sulla mappa, non sapevamo nulla di quello che c'era. Ma usando strumenti tecnologici siamo stati in grado di mappare il fondo dell'oceano. L'ultimo vulcano è stato trovato a soli 20 metri sotto il livello del mare, - dice Rolf Birger Pedersen, professore presso il Centro per la Geobiologia (UiB).
Scoprendo Castello di Loki, come la zona è chiamata, oggi i ricercatori di UiB possono osservare la sconosciuta catena vulcanica sottomarina nel mondo con le altre migliaia di vulcani sottomarini e le varie fonti di calore che si trovano sotto l'oceano.

-Qualcosa di ancora più interessante è stato rinvenuto nelle profondità dell'Oceano Indiano.
Un enorme flusso idrotermale trovato nell'Oceano Indiano serve a ricordare che i vulcani sottomarini probabilmente giocano un ruolo importante nel plasmare i sistemi oceanici della Terra, affermano gli scienziati.
Il pennacchio, che si estende per circa 43,5 miglia (70 chilometri) di lunghezza, sembra essere attivo su una scala mai vista prima.
"In poche parole, questa cosa è almeno 10 volte o forse 20 volte più grande di qualsiasi cosa di questo genere sia stato visto prima", ha detto Bramley Murton del National Oceanography Centre britannico.
Gli scienziati l'hanno riferito in occasione della riunione della American Geophysical Union (AGU) a San Francisco.
Le sorgenti idrotermali sono hotspot vulcaniche che emettono gas e minerale arricchito di acqua calda come 760 ° F (400 ° C).
Il calore da queste bocchette supporta ecosistemi unici dove le creature sopravvivono utilizzando l'energia termica e chimica al posto della luce del sole.
I megapennacchi di acqua calda come quella che si trovano nell'Oceano Indiano sono probabilmente causati da eruzioni vulcaniche sottomarine.
"Una volta formati possono eventualmente rimanere in atto per anni", ha detto Murton. Il calore di tali eventi potrebbe avere un effetto drammatico sulla circolazione oceanica, che gioca un ruolo nel determinare il clima della Terra.
"Il contenuto energetico è un ordine di grandezza maggiore di pennacchi ordinari, e la potenza termica può essere di molti ordini di grandezza più grande", ha detto Murton.
"Un normale sfogo idrotermale potrebbe produrre qualcosa come 500 megawatt, mentre questo sta producendo 100.000 megawatt. È come una bomba atomica laggiù."
Recenti studi hanno tentato di fattorizzare il calore da note creste idrotermali del mondo nei modelli di circolazione oceanica.
"Alcuni studi stimano che per il Pacifico, il riscaldamento termico sul fondale potrebbe aumentare la circolazione oceanica fino al 50 per cento", ha detto Murton.
I campi idrotermali regolari mescolano l'acqua per poche centinaia di metri (circa mille piedi) sopra il fondo dell'oceano. "Ma questi mega pennacchi possono raggiungere una colonna di 1.000 a 1.500 metri (3280 a 4.920 piedi)" ha detto.
Ma anche quelli dell'Oceano Indiano potrebbero esserlo rispetto alle più grandi eruzioni sottomarine che sono finora passate inosservate.
"Al momento quelle che abbiamo visto sono venute da piccole eruzioni nel più ampio schema delle cose" ha detto.
"Ma sappiamo quando guardiamo il fondo dell'oceano che ci sono state eruzioni molto più grandi, in modo che possiamo solo speculare su ciò che la grandezza di pennacchi di evento sarebbe venuto da quelli."
I nuovi dati sui campi idrotermali e i megapennacchi sottolineano il fatto che l'attività vulcanica sul fondo dell'oceano rimane un fenomeno in gran parte misterioso.
"Il novanta per cento di attività vulcanica della Terra avviene sott'acqua", ha detto Murton. "Solo perché non possiamo vedere non significa che non ci sia."

-Tuttavia a contribuire al riscaldamento e all'acidificazione degli oceani non si tratta solo di questi enormi fenomeni lavici, ma anche strutture secondarie come i "vulcani di asfalto".
Ne sono stati scoperti nel Golfo del Messico nel 2003, e anche nel 2007 al largo di Santa Barbara, California.
Il più grande di questi vulcani si trova ad una profondità di 213 metri.
Le strutture sono più grandi di un campo da calcio e raggiungono un'altezza di un'edificio di sei piani e sono tutti composti da asfalto eruttato e solidificato vomitato dalle surriscaldate profondità delle crosta terrestre.
Questi fenomeni eruttivi emettono grandi quantità di gas metano e assieme a numerosi altri fenomeni sono la causa di ipossia degli oceani.
Sommati al fenomeno del vulcanismo sottomarino su scala globale questi sono uno dei principali motivi per la quale spesso enormi banchi di pesce morti vengono rinvenuti galleggianti nelle più disparate aree degli oceani e allo stesso modo il motivo per cui sul lungo termine vaste porzioni degli oceani si stanno riscaldando.

Se l'80% del vulcanismo sulla Terra si trova infondo agli oceani, questo spiegherebbe perché il fenomeno di El Nino del 1998 fu il più intenso della storia.
Le acque degli oceani si riscaldarono a tal punto che si generarono devastanti cicloni tra i quali Guam, i cui venti raggiunsero i 370 Km/h, la più alta velocità mai registrata finora.
A giugno il fumo degli incendi scoppiati in Messico meridionale e Guatemala impregnava ormai l’atmosfera in Texas,a migliaia di chilometri di distanza.
Il clima era di un opprimente grigio-metallico,si respirava un odore acre e il sole a mezzogiorno appariva rosso.
Nel medesimo periodo, una serie di tornado avevano colpito gli Stati Uniti dove era stata osservata una tromba d’aria con venti che superavano i 500 km/h, una velocità che ancora una volta batteva tutti i record.
Inoltre è avuto un notevole aumento delle epidemie e malattie in tutto il mondo,portate principalmente dal diffondersi di insetti e altri animaletti favoriti dal cambiamento del clima portato da El Nino.
A causa di questo clima particolarmente estremo nell'aprile è stato annunciato che una violentissima invasione di batteri stava uccidendo i coralli dei Caraibi.
In tutto il mondo la cosiddetta “Sindrome degli Stagni Malati” stava decimando le popolazioni di rane,rospi e salamandre.
A causa delle elevate temperature portate da El Nino la popolazione di zanzare ha conosciuto un esplosione in tutto il mondo.
Dopo che il Kenya è stato colpito dalle piogge che siano mai state registrate dal 1961(imputate anch’esse a El Nino) migliaia di persone hanno contratto la febbre della Rift Valley che ha causato morte di 200 persone.
La Russia, dopo diciotto mesi di caldo insolito, ha conosciuto una grave epidemia di tubercolosi proprio mentre si trovava in una situazione di disordine sociale che ha ostacolato il contenimento dell’epidemia.
Attualmente il fenomeno di El Nino si è risvegliato con vigore e sembra che si stia rafforzando i parametri di tempertaura sono oltre la soglia tipica e innalzamenti di temperatura dell'Oceano Pacifico si stanno registrando sia lungo le coste americane sia nelle profondità oceaniche e continuano a salire, si prevede che il fenomeno continuerà anche nel 2016.
E' possibile che il fenoomeno di El Nino sia connesso con un fenomeno sincronizzato di aumento del vulcanismo, in principio sottomarino e in seguito sulla costa.
Trovandosi ad un'altitudine più elevata e più nell'entroterra i vulcani continentali impiegano un maggior periodo di tempo per risvegliarsi che non quelli lungo le isole vulcaniche.
Tra l'anno scorso e quest'anno numerosi vulcani hanno cominciato a manifestare una maggiore attività in particolare alle Galapagos (le quali si trovano geograficamente in prossimità dei centri vulcanici sottomarini dalla quale si sviluppa El Nino), La Reunion, Islanda, e Capo Verde-Africa Occidentale.
Per il periodo fine 2013 e inizio 2015, osserveremmo che dal punto di vista di alcune isole vulcaniche dal Giappone alle Hawaii, dall'Oceano Atlantico all'Islanda abbiamo assistito a un'intensa attività eruttiva con l'emissione di grandi quantità di lava.

Giappone, Isola di Nishinoshima

Nel novembre 2013, una eruzione ha creato una nuova, piccola isola a sud-sud-est al largo della costa.
Nel dicembre 2013 l'isola è aumentata da 60-80 metri sul livello del mare, con su una superficie di 56.000 metri quadrati (13,8 ettari).
L'isola è stata considerata abbastanza grande per mantenere una presenza sul livello del mare per almeno diversi anni.
Entro il 20 dicembre 2013 l'isola era cresciuto abbastanza velocemente che gli esperti avevano previsto che avrebbe probabilmente unito con Nishinoshima, la vecchia isola principale, prima della fine del 2013, e cessando così di essere un'isola separata.
Il 26 dicembre 2013, la Guardia Costiera giapponese ha confermato che le due isole si erano solidificate in un'unica massa.
All'isola non è stato dato un nome ufficiale, ma è stata menzionato nei rapporti giapponesi come una "nuova isola".
I funzionari governativi hanno detto che l'isola sarebbe stata chiamata "dopo che fosse diventata stabile e chiaro che resterà ".
L'agenzia spaziale degli Stati Uniti, NASA, conferma che due complessi vulcanici si sono formate attorno ai principali crateri vulcanici ed erano a più di 60 m sul livello del mare.
La parte più recente dell'isola è ora più grande dell'originale massa di Nishinoshima.
Nei mesi di luglio e agosto 2014, il flusso di lava è notevolmente aumentato portando l'isola ad espandersi rapidamente verso est.
Tra settembre e dicembre, la colata lavica è aumentato ulteriormente e si è spostata a nord, sconfinando quasi completamente con la pre-esistente isola.
Il 27 dicembre 2014, le autorità giapponesi hanno detto che l'isola ha raggiunto quasi 2,3 chilometri quadrati e dovrebbe salire a circa 110 metri sopra il livello del mare e che il vulcano è ancora attivo.
L'eruzione sta ancora continuando nel 2015.
Ecco come Nishinoshima sta diventando sempre più grande nel corso degli anni:




La nuova isola sta crescendo ad un ritmo vertiginoso, tant’è che gli esperti hanno stimato in circa 200.000 i metri cubi di lava che fuoriesce dal cratere principale ogni giorno.


Oceano Pacifico, Isole Tonga, Hunga Ha'apai


Il vulcano in sé è un vulcano sottomarino che giace sott'acqua tra le due isole, che sono i resti del bordo occidentale e settentrionale della caldera del vulcano.
Le due isole sono circa 1,6 km a parte, e ciascuna è lunga circa 2 km e composta in gran parte di andesite.
Nel mese di novembre e dicembre 2014, l'attività vulcanica e una serie di terremoti avvenuti a nord di Tonga per diverse settimane hanno indicato rinnovata attività vulcanica della zona.
Una nuova eruzione è iniziata ad Hunga Tonga-Hunga il 19 dicembre, 2014.
I pescatori locali hanno riferito di un'a grande colonna di vapore bianco che sorgeva dall'oceano nell'area del vulcano sottomarino.
Le immagini satellitari scattate il 29 dicembre hanno mostrato che l'eruzione continuava con colonne di fumo e cenere in aumento dal sito, e acqua di mare scolorita (probabilmente causata dal fumo e cenere rilasciati sotto la superficie, o da disturbi del fondale marino).
L'eruzione è proseguita nel 2015, con una nube di cenere alto che sorgeva 3 chilometri nel cielo il 6 gennaio 2015.
L'eruzione è entrata in una nuova fase l'11 gennaio 2015, quando il vulcano ha cominciato a esplodere colonne di cenere ad un'altezza di 9 chilometri.
Un volo Air New Zealand il 12 gennaio ha dovuto essere deviato a Samoa, mentre un certo numero di altri voli tra Nuova Zelanda e Tonga sono stati annullati.
I funzionari avevano identificato due crateri eruttivi una su Hunga Ha 'e un altra di circa 100 metri in mare aperto e sottomarina.

Isole Hawaii, Kilauea

La più recente eruzione del Kilauea si è dimostrato di gran lunga la più lunga durata.
L'attuale eruzione Kīlauea iniziata il 3 gennaio del 1983, lungo la zona della frattura orientale.
Il cratere ha prodotto fontane di lava vigorosi che rapidamente hanno costruito l'edificio vulcanico Pu'u'Ō'ō cono, portando la lava a scorrere verso il basso versante del vulcano.
Nel 1986, l'attività si spostò lungo la frattura di un nuovo cratere, denominato Kupa ' ianahā, dove ha assunto un carattere più espansivo.
Kupa ' ianahā ha costruito un basso, largo scudo vulcanico, e tubi di lava alimentando i flussi che si estendono da 11 a 12 km (circa 7 km) al mare.
Tra il 1986 e il 1991, la catena di Road Craters è stato tagliato, e la comunità di Kapa'ahu, il villaggio di Kalapana , e le suddivisioni della Kalapana Gardens e Royal Gardens sono stati persi a causa dell'emissione di lava.
Anche la famosa spiaggia di sabbia nera a Kaimu era stata sepolta.
Nel 1992, l'eruzione è tornato a Pu'u'Ō'ō, ma ha continuato nello stesso modo, coprendo quasi tutti i flussi di lava del 1983-1986 e grandi aree di costa.
A partire dal gennaio 2011, l'eruzione ha prodotto 3,5 km 3 di lava e coperto 123,2 km 2 di terreno, ha aggiunto 206 ettari (509 acri) superficie all'isola, e vdistrutto 213 strutture, e sepolto 14 km (9 km ) di autostrada sotto la lava spesso 35 m.
A dicembre 2014, il 27 giugno flusso da questa eruzione rischia di entrare nella città di Pahoa, e tagliare Highway 130, l'unica via di entrata e in uscita della Bassa Puna. Come risultato, del lavoro è stato svolto per riaprire Road Crater.

Quest'anno inoltre il lago di lava che molto raramente arriva a trasbordare dal cratere interno alla sua caldera, è aumentato di livello al punto ha trasbordato per qualche tempo prima di ricominciare ad abbassarsi gradualmente a livelli stabili.

Oceano Atlantico, Africa Occidentale; Capo Verde, Pico do Fogo

Il vulcano Fogo è tornato all'attività nel 2014, per la prima volta dal 1995, dopo aver iniziato l'eruzione poco dopo le ore 10 del 23 Novembre 2014.
C'erano stati un paio di giorni di attività sismica intensa, ma è peggiorata all'inizio alle 08:00 del 22 novembre di notte.
La popolazione di Chã das Caldeiras, per un totale di circa 1.000 abitanti, ha trascorso la notte fuori dalle loro case a causa dei forti terremoti, e hanno iniziato ad essere evacuati quando l'eruzione è iniziata.
Bruno Faria, un vulcanologo capoverdiano, ha detto che l'intensità dell'eruzione aveva già superato quella dell'eruzione 1995 e si avvicinava a quella dell'eruzione del 1951 eruzione, uno delle più forti mai registrate sull'isola.
L'eruzione ha guadagnato intensità dal 23 novembre 2014.
Portela nel Chã das Caldeiras è stata sepolta da un fiume di lava che ha completamente distrutto l'abitato.
La potente eruzione, stando alle notizie riportate dai media locali, avrebbe già distrutto due interi villaggi: Portela e Bangaeira, costringendo le autorità all'evacuazione di oltre 1.500 persone. L'attività vulcanica iniziò lo scorso 23 novembre e prosegue tutt'ora. L'eruzione, che interessa l'isola di Fogo, è visibile anche dalla capitale di Capo Verde: la città di Praia.
Le misure preventive sono servite ad evitare vittime o feriti, ma le perdite economiche sarebbero enormi tanto da costringere le autorità governative a chiedere aiuto. Lo stesso Presidente della Repubblica di Capo Verde, Jorge Carlos Fonseca, ha invitato i cittadini dell'arcipelago ad un sostegno finanziario tramite la donazione dell'equivalente di uno stipendio di un giorno per le popolazioni colpite.
L'eruzione è continuata anche all'inizio del 2015 dove dopo il rallentamento, l'effusione di lava e una piccola attività esplosiva erano nuovamente aumentati il 31 dicembre.
Il flusso di lava occidentale con il suo fronte nord è avanzato attraverso terreni agricoli nella caldera Cha.

L'eruzione è terminata il 10 febbraio 2015 con non pochi danni all'isola.


Islanda, Bardarbunga

Il risveglio del vulcano Bardarbunga è cominciato nell'agosto 2014.
Il Bardarbunga è uno stratovulcano subglaciale situato sotto la cappa di ghiaccio del Vatnajökull, il più vasto ghiacciaio islandese.
La seconda montagna più alta del paese coi suoi 2009 m, il Bárðarbunga fa parte di un mastodontico sistema vulcanico lungo circa 200 km e largo 25 km.
Nel mese di agosto 2014, uno sciame di circa 1.600 terremoti in 48 ore, con magnitudo fino a 4.5 M è stata seguita il 23 agosto dall'USGS che ha sollevato il codice di allarme da arancione a rosso, che indicava una eruzione in corso.
Il giorno seguente, l'allarme è stato abbassato dal rosso all'arancione e la dichiarazione che ci fosse una eruzione in corso è stata ritirata.
Poi, una nuova eruzione lineare di frattura ha violato la superficie tra le caldere Bárðarbunga e Askja, nel Holuhraun formando un campo lavico nelle prime ore del 29 agosto.
Questa è stata seguita da una seconda eruzione fenditura nella zona di Holuhraun, lungo la stessa fessura vulcanica, che ha iniziato poco dopo 04:00, il 31 agosto.
Si è spesso ritenuto che l'ultima eruzione del vulcano Bardarbunga risalisse al 1910, ma la scarsita di documentazione scientifica oltre che di testimonianze al riguardo lasciano presumere il fatto che in realtà quella sia stata un'esplosione subglaciale, causata dallo scioglimento di acqua glaciale entrata a contatto con rocce estremamente calde all'interno del sistema vulcanico.
Di conseguenza l'ultima eruzione di cui si hanno documentazioni scientifiche accertate risale al 1797.
Dal mese di agosto dello scorso anno, la lava che scorre fuori del sistema vulcanico del Bárðarbunga è diffusa su un totale di 32 miglia quadrate (84 kmq), secondo Earth Observatory della NASA. Questo lo rende il più grande flusso di lava dal momento che nel 1783-1784 l'eruzione del Laki-Grimsvotn cancellò fuori il 20 per cento della popolazione dell'Islanda (e ucciso fino a otto milioni di persone in tutto il mondo).

Gli scienziati dell'Università di Islanda dell'Istituto di Scienze della Terra ritengono che lo spessore della lava sulla parte orientale del campo a circa 10 metri (33 piedi) di spessore, il centro a 12 metri, e la parte occidentale a 14 metri.
La loro analisi preliminare ha messo il volume di lava a 1,1 chilometri cubi, sufficienti per considerare l'eruzione un'inondazione di basalto.

Wolf, Galapagos Island

Le isole Galapagos si trovano nell'Oceano Pacifico, 972 km dalla terraferma e l'Ecuador.
L'arcipelago è composto da 13 isole su cui è possibile trovare diversi complessi vulcanici.
Il 18 aprile 2015 un'aumento termico è stato registrato nella zona.
Il vulcano Sierra Negra, situato ad Isabela Island nell'arcipelago delle Galapagos dell'Ecuador, ha registrato un aumento dell' attività caratterizzato da deformazioni del suolo, aumento del flusso di fumarole e un forte odore di zolfo nella zona.
L'Istituto Geofisico gestisce una rete di sei stazioni sismiche dell'arcipelago e dall'inizio di aprile ha visto un aumento del numero giornaliero di terremoti dal vulcano Sierra Negra.

Un'intensa eruzione è iniziata sul cratere Wolf, che si trova sull'isola di Isabella, nell'arcipelago delle Galapagos.
Intorno alle 23:50 del 26 maggio, le stazioni sismiche installate dall'Istituto Geofisico hanno iniziato a a registrare segnali di eventi che si sono verificati più in prossimità del vulcano Wolf soprattutto alla stazione più vicina, che è a circa 20 km a sud-ovest del vulcano.
Il vulcano Wolf si trova nella parte settentrionale di Isabela. Si tratta di un vulcano attivo e l'ultima eruzione ha avuto luogo nel mese di agosto 1982.
L'eruzione nelle isole Galapagos continua fortemente dalla bocca effusiva all'interno della caldera, in prossimità del suo bordo meridionale.
Un rapporto dettagliato dell'Istituto Geofisico ecuadoriana conferma che l'attuale attività di intra-caldera deve avere avuto inizio tra compreso il 13-16 Giugno, probabilmente da una nuova fessura eruttiva vicino o sul bordo della caldera del sud, il vulcano è ancora adesso, agosto 2015, in eruzione.

Taiwan, Cina

Un drone ha catturato la presenza di un'eruzione sottomarina nei pressi di un'isola vulcanica in prossimità delle coste di Taiwan, poco si sa circa i dettagli dell'eruzione tranne il fatto che manifesta un'intensa emissione di gas sottomarino.

Piton de la Fournaisa, Reunion Island

Il Piton de la Fournaise ha eruttato nuovamente presso la Reunion.
Dopo l'aumento dell'attività sismica registrata nella notte, il Piton de la Fournaise ha eruttato questo il 31 luglio 2015, alle ore 10.00 (08.00 in Italia), come comunicato dalla prefettura de La Réunion.
Secondo le informazioni fornite dall'Osservatorio del vulcano, l'eruzione si è verificata nel cratere Faujas a nord est di Dolomieu. Una linea di 200 metri di lava è visibile e un nuovo cratere si sta formando.
L'accesso del pubblico al paddock Fouqué, sia dal percorso di Pas de Bellecombe che da qualsiasi altro percorso, così come l'atterraggio degli elicotteri nella zona del vulcano rimane severamente vietata fino a nuovo ordine.
Il Piton de la Fournaise era stato messo in allerta da ieri mattina con un allerta di "eruzione probabile o imminente", e la caldera centrale del vulcano è stata evacuata subito dopo l'attivazione dell'allarme.
Due eruzioni si sono già verificate quest'anno in febbraio e maggio. Sono durate un paio di giorni alla volta.
Quest'anno il vulcano è stato particolarmemte attivo.

Le eruzioni dei vulcani delle Galapagos e dell'Islanda sembrano possedere notevoli corrispondenze con i periodi in cui si sviluppa il fenomeno di El Nino, quest'anno come abbiamo osservato sia le Galapagos e il Bardarbunga, non hanno fatto eccezione.

-12 aprile 2009 Il delicato ecosistema delle Galapagos, uno dei paradisi naturali più belli del mondo è minacciato dall'eruzione del vulcano La Cumbre. Secondo gli esperti del parco nazionale l'emissione di lava, gas e fumo sull'isola disabitata Fernandina potrebbe compromettere l'equilibrio delle isole ecuadoriane.

-L'anno 2009 fu un'anno di forte El Nino,paragonabile a quello del 1998.

-2007:forte eruzione vulcanica ad Isabela Island (la più grande isola delle Galapagos).

-L'anno 2007 fu un fenomeno di intenso El Nino.

-22 ottobre 2005; Galapagos, avviene l'eruzione del Sierra Negra.

Il 23 ottobre 2005 la lava scorreva dal cratere ad una velocità di 20 metri al secondo.

-L'anno 2005 fu un anno di forte El Nino.

-Settembre 1998, erutta il vulcano Azul, nelle isole Galapagos, l'eruzione del 1998 aveva incluso anche eruzioni da fratture che hanno portato la lava fino a 10 km di distanza (6 miglia).

C'era anche una eruzione all'interno della caldera.

Una fessura si era aperta più in basso secondo la pendenza anche all'inizio di giugno.

-Il fortissimo El Nino del 1998 fu il più forte evento mai registrato.

Oltre alle isole Galapagos, anche le eruzioni dell'Islanda, che si trova su un Hot Spot della crosta terrestre, manifestano un simile sincronismo vulcanico.

La fase di El Nino cominciata nel 2009, ebbe termine nel 2010 che seppur non fosse stata lunga come quella del 1998 è stata assai più intensa,prima di venir "soppressa" dal raffreddamento indotto dal fenomeno della Nina, potente come non se ne vedeva da decenni.

In quello stesso periodo ebbe luogo l'eruzione del vulcano Eyjafallajokull, tra il 20 e il 21 marzo.

Nel 2004 invece, proprio quando era in fase di intensificazione El Nino, il quale nel 2005 avrebbe portato una serie di eventi climatici estremi in tutto il pianeta, entrò in eruzione il vulcano Grismvotn.

Allo stesso modo durante il devastante Nino del 1998, che lo ha fatto nominare come "l'anno più caldo del millennio", il Grismvotn ha allo stesso modo risposto positivamente con un'altra eruzione.

Arriviamo a El Nino del 1996,e scopriamo che anche qui vi fu un'altra eruzione di un vulcano islandese,detto Gjalp.

Qui di seguito si riporta una lista a ritroso dal 1991 trovando le corrispondenze tra le eruzioni dei vulcani islandesi e gli El Ninos:

-Eruzione dell'Hekla nel 1991: forte evento di El Nino nel 1991.
-Eruzione fissurale del 1977 a Gjastykki (Islanda): 1977,debole El Nino.
-Eruzione del vulcano Eldfell nel 1973: 1972-73 forte evento di El Nino.
-Nascita dell'isola di Surtsey, novembre, 1963 e termine dell'eruzione nel giugno del 1967: 1963 debole El Nino.
-HEKLA Southern Iceland 1947 Mar 29 : NESSUNA CORRISPONDENZA
-KATLA Southern Iceland 1918 Oct 12 : 1918-20 forte fenomeno di El Nino
-GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1903 May 28:1904-05 forte fenomeno di El Nino-1901-02 forte fenomeno di El Nino
-ASKJA Northeastern Iceland 1875 Mar 29:1873-74 forte fenomeno di El Nino-1876-78 forte fenomeno di El Nino
-GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1873 Jan 8:1873-74 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1860 May 8: 1860 forte fenomeno di El Nino
-Eruzione dell'Eyjafjöll nel 1821: Forte evento di El Nino nel 1821.
-HEKLA Southern Iceland 1845 Sep 2: 1844-46 forte fenomeno di El Nino
-GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1783 Jun 8: 1782-84 forte fenomeno di El Nino
-HEKLA Southern Iceland 1766 Apr 5: 1765-66 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1755 Oct 17: 1754-55 forte fenomeno di El Nino
-ORAEFAJOKULL Southeastern Iceland 1727 Aug 3 : 1728 forte fenomeno di El Nino
-Eruzione del Krafla tra 1724 e il 1729: forte El Nino tra il 1723 e il 1725.
-KATLA Southern Iceland 1721 May 11: 1720 forte fenomeno di El Nino
-HEKLA Southern Iceland 1693 Feb 13 : 1692 forte fenomeno di El Nino-1694-95 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1660 Nov 3: 1661 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1625 Sep 2: 1624 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1612 Oct 12 : NESSUNA CORRISPONDENZA
-HEKLA Southern Iceland 1597 Jan 3: 1596 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1580 Aug 11: 1581-82 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland 1550 (?): NESSUNA CORRISPONDENZA
-HEKLA Southern Iceland 1510 Jul 25: 1510 forte fenomeno di El Nino
-KATLA Southern Iceland T 1500 (?): NESSUNA CORRISPONDENZA
Su 27 eruzioni solo 4 non hanno corrisposto con fenomeni di El Nino il che potrebbe essere spiegato con fenomeni della Nina troppo intensi per permettere alle acque superficiali dell'Oceano Pacifico di riscaldarsi, altre volte invece alcune eruzioni sono avvenute in corrispondenza tra una fase di El Nino e quella successiva.
















Fonti:
http://www.meteo.it/articolo/che-cos-e-el-nino--4589.shtml
http://www.apnewsarchive.com/1988/Study-Says-Underwater-Lava-Flows-May-Cause-Droughts-Typhoons/id-5690edca7243820119aaf75d9c4008a7
http://www.nytimes.com/1995/04/25/science/hot-vents-in-the-sea-floor-may-drive-el-nino.html
http://www.nytimes.com/1988/11/29/science/theory-ties-earthquakes-in-pacific-to-el-nino.html
http://vulcanonews.blogspot.it/2015/04/idrotermia.html
http://vulcanonews.blogspot.it/2015/04/il-lago-di-lava-del-kilauea-continua.html
http://www.dailymail.co.uk/sciencetech/article-3168075/Nature-s-cauldron-Drone-captures-stunning-footage-underwater-volcano-erupting-coast-Turtle-Mountain-Island.html

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