ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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giovedì 1 dicembre 2016

IL GOVERNO POLACCO RIMUOVE IL VICE MINISTRO DEGLI ESTERI, COLLUSO CON I SERVIZI SEGRETI AMERICANI

Il vice ministro degli Esteri polacco Robert Grey è stato rimosso dal suo incarico per aver tenuto nascosta la cooperazione con le forze di sicurezza americane, riporta Gazeta Wyborcza.


La notizia dell'allontanamento di Grey è stata confermata dal portavoce del ministero degli Esteri polacco Jolanta Wajda, senza tuttavia specificare le ragioni di questa decisione e il momento in cui è stato deciso, riporta il canale televisivo Polsat.
I genitori di Grey erano emigrati dalla Polonia negli Stati Uniti quando il diplomatico era un bambino. In America avevano cambiato il cognome. Secondo la biografia ufficiale, nel 2010 Grey era ritornato in Polonia ed aveva lavorato come consigliere del ministero degli Esteri a partire dallo scorso maggio. ... 172

Fonte:https://it.sputniknews.com/politica/201611303712964-intelligence-scandalo-diplomazia/

giovedì 10 marzo 2016

PERCHE' LA TURCHIA NON DEVE ADERIRE ALLA COMUNITA' EUROPEA?


In questi giorni la Turchia e i 28 Capi di Stato dell'Unione Europea si sono incontrati per discutere sull'emergenza profughi e in particolare per chiedere alla Turchia di allestire nuovi campi profughi e fare in modo che le migliaia di immigrati di varia origine che hanno intrapreso la cosidetta Rotta dei Balcani, siano ripresi indietro, allentando così la pressione migratoria che minaccia le frontiere della Comunità Europea.
Gia non molto tempo prima l'Unione Europea aveva concesso alla Turchia una cifra di ben tre miliardi di euro per far fronte a tale emergenza.
Stavolta la Turchia, in particolare il premier turco, hanno sollevato la posta in gioco chiedendo all'Unione Europea ben altri 3 miliardi di euro, in totale 6 miliardi, con il bis di un'accelerazione dell'adesione della Turchia all'Unione Europea.
Naturalmente quello che sembrava essere un'accordo alla fine si è trattato di un vero e proprio ricatto dalle conseguenza non prevedibili sul lungo termine, ma probabilmente molto pericolose.
Qui elenchiamo una serie di motivi per la quale la Turchia non dovrebbe mai in un prossimo futuro aderire all'Unione Europea:
-Non molto tempo fa, poco dopo l'intenzionale tradimento del presidente turco Erdogan che ha abbattuto il jet russo non ancora entrato nel territorio della Turchia, gli alti capi dell'esercito russo hanno indetto una conferenza stampa nella quale venivano evidenziate nella immagini satellitari foto e prove concrete nella quale la politica della Turchia e lo stesso presidente Erdogan erano coinvolti in un clandestino e massiccio traffico petrolifero con i mercenari dello Stato Islamico dove centinaia di camion venivano fatti passare (entrata ed uscita) dalla frontiera con la Siria carichi di petrolio da raffinare e poi rivenderlo ai mercati asiatici.
Un chiaro esempio di come il presidente Erdogan sia coinvolto nel disastro siriano.
-Negli ultimi anni la linea politica del presidente Erdogan è diventata sempre più autoritaria e coinvolta in quello che sembra stia diventando un regime a stile dittatoriale che impone il sequestro, la censura online e l'arresto dei giornalisti che tentano di contestarlo sul piano politico.
-Se i milioni di profughi bloccati in Turchia riescono a ottenere la cittadinanza del Paese, una volta che quest'ultimo praticherà l'adesione alla Comunità Europea, e quindi allo Spazio di Schengen, il risultato sarà la legalizzazione della loro circolazione all'interno delle frontiere europee di conseguenza anche se si fornissero i sei miliardi di euro alla Turchia per trattenere il flusso migratorio, una volta che questa sarà nella Comunità Europea, la libera circolazione permetterebbe loro di andarsene tranquillamente dal Paese e arrivare in Germania oppure ovunque sia loro interesse incrementando così il rischio di azioni di terrorismo come successo in Francia, oppure aggressioni come quelle di Colonia ai danni della popolazione europea.
-Se la tendenza migratoria continuerà ai livello del 2015 per diversi anni, l'identità etnica-culturale-tradizionale dell'Europa stessa andrà lentamente disintegrandosi sostituita da una crescente influenza della cultura islamica in un continente che non è islamico.
-Con la Turchia nella Comunità Europea e nello Spazio di Schengen l'aumento del flusso di immigrati all'interno dell'Europa, (la Turchia ha una popolazione di 74 milioni di abitanti) porterà inevitabilmente a nuove sfide ad un aumento del tasso di criminalità all'interno del Paesi europei.
Per esempio tra i paesi non membri dell'UE in Turchia il numero di reati connessi al traffico di stupefacenti è più che triplicato tra il 2007 e il 2012.
E' un fatto che l'aumento dell'immigrazione islamica nei paesi nordici ha portato ad un forte aumento del tasso di criminalità in Paesi che erano noti per la loro sicurezza e basso tasso di criminalità, in Finlandia per esempio secondo le forze dell’ordine, sono stati registrati numerosi casi di molestie nei confronti delle donne da parte dei profughi in attesa d’asilo durante le vacanze natalizie. In particolare, a titolo di esempio, viene riportato che alla vigilia di Capodanno accadevano le stesse cose avvenute a Colonia.
“Nella storia della Finlandia i reati sessuali sono un nuovo fenomeno. Non avevamo mai affrontato così tanti casi di molestie alla vigilia del nuovo anno,” — ha detto il vice capo della polizia di Helsinki Ilkka Koskimaki. Secondo lui, prima che nel corso del 2015 fossero arrivati 32mila profughi nei parchi e nelle strade della Finlandia non era mai accaduto nulla di simile.
“Io non sono esperto di altre culture, ma mi sono convinto che il modo di pensare insito di alcuni di loro è molto diverso. Alcuni ritengono di avere il diritto di essere aggressivi e di molestare le ragazze per le strade,” — ha detto il funzionario di polizia.
-E' cosa risaputa che potenze come gli Emirati Arabi, Quatar e Arabia Saudita sono tra quegli Stati che hanno messo il loro interesse in Europa, arrivando addirittura a finanziare la costruzione di numerose moschee sul territorio europeo.
Di conseguenza la prossima missione dell'Europa consisterà non solo di ritrovare la proprie identità nazionale ed estenderla ma anche quella di impedire una crescente influenza islamica sia a livello poltico che culturale, e tutto questo inizia con la chiusura e la protezione delle frontiere con strumenti efficaci all'avanguardia e con un rifiuto secco della Turchia di Erdogan.

mercoledì 2 marzo 2016

SIRIA: ASSAD CONCEDE L'AMNISTIA AI RIBELLI DISERTORI


“Faremo la nostra parte affinché la tregua funzioni e concederemo piena amnistia a coloro che deporranno le armi”, lo ha dichiarato il presidente siriano Bashar al Assad in un’intervista concessa alla tv tedesca ARD a proposito del cessate il fuoco in atto da sabato scorso. Assad ha offerto un “ritorno alla vita civile” a coloro che hanno imbracciato le armi contro l’esercito siriano a patto appunto che depongano e consegnino le armi. Il presidente siriano ha specificato di essere disposto, tenuta di conto la suddetta condicio sine qua non, di essere disposto a concedere “un’amnistia senza limiti” anche a coloro che non sono interessati a partecipare ad un processo politico. “Per me – ha detto Assad – l’importante dal punto di vista giuridico e costituzionale, nell’interesse del popolo siriano, è che non vadano in giro con armi e blindati che poi vengono indirizzati contro i cittadini e i loro beni”.
L’amnistia non riguarderebbe comunque i terroristi appartenenti ai vari gruppi jihadisti, in particolare Isis e al Nusra. Il presidente siriano ha dichiarato alla tv tedesca che vari gruppi armati hanno violato l’accordo di cessate il fuoco subito dopo la tregua raggiunta e l’esercito siriano ha evitato rappresaglie. Nel frattempo numerosi combattenti di Jaish Al Fatah, Jaish al-Islam e Yarmouk Martyrs Brigade hanno deciso di deporre le armi e regolarizzare la loro situazione. Nel quartiere Al Qadam, nei pressi di Damasco, 80 combattenti “ribelli” hanno deciso di unirsi alle Forze Armate siriane. Più volte poi tra ieri ed oggi l’esercito libanese ha colpito combattenti dell’Isis e di al Nusra nei pressi di Ersal in Libano. Nel nord della Siria poi, nella città di Tal Abyad, 120 combattenti dell’Isis sono stati uccisi dai curdi dell’Unità di protezione del popolo (YPG). E proprio oggi è stata riaperta l’autostrada Khanaser – Aleppo.

Alberto Palladino – Eugenio Palazzini


Fonte:http://www.ilprimatonazionale.it/esteri/siria-assad-ai-ribelli-amnistia-se-deponete-le-armi-40993/

venerdì 5 febbraio 2016

LE TRAME DEL GEORGIANO PER DIVENTARE IL NUOVO DITTATORE UCRAINO

di Eugenio Cipolla

La tregua natalizia, che ha permesso ad Arsenij Yatsenyuk di rimanere sulla poltrona di primo ministro, sembra essere finita. Al leader dell’ormai inesistente Fronte Popolare, scomparso persino dai radar dei sondaggisti, oggi sono arrivati due attacchi frontali, che hanno fatto presagire quali saranno le manovre dei prossimi mesi.
Il primo è firmato da Aivaras Abromavicius. Il ministro dello Sviluppo Economico ha annunciato le dimissioni a causa dei tentativi in atto di fermare il processo di riforme nel Paese, da tempo in preda a una grave crisi economica. Si tratta del terzo membro del governo, dopo Andrei Pivovarsky (Infrastrutture) e Yuri Stets (Informazione), a prendere una decisione del genere. «Ho deciso di dare le dimissioni dall'incarico di Ministro per lo Sviluppo economico e il Commercio dell'Ucraina - ha dichiarato - a causa dell'improvviso intensificarsi dei tentativi di boicottaggio di riforme importanti e di sistema nel nostro Paese». Per Abromavicius, «non si tratta soltanto di una mancanza di sostegno o di volontà politica ma, piuttosto, di vere e proprie iniziative che mirano a paralizzare i nostri sforzi di riforma».
L’esponente politico ha parlato di tentativi di imporre personalità "dubbie" nel team del ministro e in incarichi cruciali nelle imprese pubbliche. Di origini lituane Abromavicius aveva preso le redini del Ministero nel dicembre 2014, promettendo di usare «i metodi più radicali per attuare le riforme economiche». In Rada la notizia delle sue dimissioni non è stata presa molto bene. Il blocco Poroshenko ha già annunciato che l’intenzione del governo è quella di respingere le dimissioni di Abromavicius, sostenendo che nessuno deve fuggire dalle proprie responsabilità. Ma la vera stoccata l’ha firmata Mikhail Saakashvili, ex premier georgiano e attuale governatore della regione di Odessa, il quale qualche mese fa ha rinunciato definitivamente alla cittadinanza di nascita, ottenendo quella ucraina. «Spero che dopo il 16 febbraio, dopo che sentiremo la relazione in Parlamento, ci sarà un nuovo governo, un nuovo primo ministro», ha detto durante un incontro con alcune importanti personalità di Odessa, trasmesso dal canale "112 Ucraina".
La mossa, a ridosso del 16 febbraio, e le parole, pesanti quasi da suonare come sentenza definitiva, non sono casuali. Non è un mistero, infatti, che Saakashvili punti a sostituire Yatsenyuk, con il quale non ha buon rapporto. Secondo Kost Bondarenko, direttore della Fondazione “Politica ucraina”, Abromavicius scenderà in campo e assieme all’ex premier georgiano «condurranno un’offensiva politica contro il governo».
Intanto, sempre oggi, la Verkhvona Rada ha ratificato un accordo con la Banca europea degli investimenti (Bei) per il prestito di 400 milioni di euro, siglato lo scorso luglio. «I fondi verranno allocati per finanziare progetti di infrastrutture statali in medie e grandi città del paese», si legge in un comunicato del Parlamento. «L'obiettivo principale delle iniziative sarà la ricostruzione e protezione delle strutture comunali, nonché la prevenzione del loro deterioramento».

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=14226

venerdì 10 luglio 2015

PUTIN E I SUOI NEMICI


E’ noto che la politica estera sia un’estensione della politica interna. Pertanto dato che Putin guida una politica di riconciliazione nazionale, non sorprende che la politica estera sia anch’essa decisamente pacifica. Ciò irrita molti, irritati dal radicalismo insufficiente interno ed estero. Si è arrivati al punto che il presidente, i cui sforzi hanno permesso alla Russia di ristabilirsi come superpotenza, sia accusato di essere debole e pronto a piegarsi all’occidente. E’ davvero così? Penso che Khodorkovskij, Gusinskij, Berezovskij e altri simili casi di meno noti pericolosi compari indichino che il Presidente della Federazione Russa sa chiaramente dove sia la linea che separa compromesso e capitolazione. Ed ogni compromesso di Putin è andato a vantaggio di Putin. La direzione dei cambiamenti non lascia alcun dubbio che l’obiettivo finale sia “dirigere” l’economia ed essere sempre più attivi a livello internazionale, sostenendosi a una necessaria e sufficiente forza militare. Putin ha passato questi quindici anni di governo perseguendo una strategia multiforme consistente nei seguenti elementi:
Garantire la stabilità politica interna attraverso il perseguimento di una politica di compromesso nazionale (gli oligarchi, a parte i più rapaci, non andavano “de-kulakizzati”, ma indotti a un patto di non aggressione conservando i loro beni in cambio dell’estraneità politica e della volontà di adottare, senza condizioni, politiche aziendali al servizio degli interessi nazionali, punendone i violatori severamente).
Creare favorevoli condizioni politiche internazionali attraverso una politica di opposizione limitata all’occidente (la Russia ha risposto alle sfide ma senza lasciare le norme della “decenza”, non consentendosi di fare più di Francia e Germania e, in generale, preservano la retorica amichevole verso l’occidente).
Guadagnare tempo, circa dieci anni, per ripristinare e sviluppare l’economia e le forze armate, preparare il riorientamento dei rapporti economici (motivo per cui le sanzioni non funzionano) e dissociare il sistema finanziario nazionale dal dollaro (si confronti la situazione dell’Ucraina, dove è chiaramente visibile che una volta crollata la grivna, quasi tutti i prezzi sono cresciuti in proporzione, ma in Russia un segmento significativo dei prezzi in rubli, in altre parole le merci che non dipendono dalle importazioni, è rimasto fermo o entro i limiti dell’inflazione).
Creare alleanze economiche e politiche, cercando partner per la cooperazione militare.
Si potrebbero aggiungere altri 10 punti secondari ma credo che questi siano i principali. L’obiettivo della strategia russa in questi anni è stato guadagnare tempo per rafforzare la posizione interna ed estera dello Stato, che inevitabilmente entrerà in conflitto mortale con gli Stati Uniti. La maggior parte degli sforzi del team della leadership negli ultimi 15 anni, fu dedicata al raggiungimento di questi obiettivi per guadagnare tempo e preservare la stabilità. In linea di principio, sono l’ABC della politica, se si può raggiungere l’obiettivo senza scontro e destabilizzazione, vuol dire che scontro e destabilizzazione sono dannosi.
A nessuno piacciono i teppisti e gli avventurieri in politica interna o estera. Alla fine, appare come gli Stati Uniti, in ciò che gli scacchisti chiamano questioni di di tempo per giocare una partita a lungo termine strangolando la Russia proprio come Reagan e Bush padre fecero con l’URSS di Gorbaciov, abbiano avviato lo scontro e promosso instabilità fino al punto di creare problemi ai propri alleati. Gli Stati Uniti intimidiscono e controllano l’Europa (anche se non tutto il mondo), e cosa più importante, scontano perciò la crescita mondiale dell’antiamericanismo. Tra l’altro, se gli alleati sono semplici satelliti e non amici posti su un piano di parità, ma per imposizione di una potenza superiore, la potenza va esibita continuamente (costringendo gli Stati Uniti a sovraccaricare le risorse militari e spremere troppo il bilancio), perché non appena si mostra debolezza, si sarà traditi dagli alleati che corrono dall’avversario.
Non è sorprendente che oggi Putin continui la politica estera che s’è già dimostrata di successo. La Russia non cerca lo scontro, ma delinea chiaramente i limiti del compromesso. Washington è consapevole che tale compromesso metterà Putin al comando assoluto della situazione in Europa, Nord Africa e Medio Oriente, mentre la Russia scaccerebbe gli Stati Uniti da Asia, Africa sub-sahariana e America Latina, in collaborazione con altri Paesi BRICS. Pertanto gli Stati Uniti cercano di provocare un conflitto. E lo provocheranno prima o poi. Ma ogni giorno guadagnato rende la Russia più forte e gli Stati Uniti più deboli.
In queste condizioni, con una diretta opposizione a un nemico forte e pericoloso la Russia verrebbe pugnalata alla schiena da chi si definisce “patriota”, e che definisco “militaristi” per non confonderli con i veri patrioti. Incolpano vilmente astratte autorità russe e una altrettanto astratta “quinta colonna” (hanno anche introdotto il termine “sesta colonna”, che non ha attecchito), così come accusano vari membri del team presidenziale di tradire gli interessi nazionali. E’ vile perché è chiaro che puntano al presidente. Decide la politica estera del Paese, avendone la responsabilità (anche del lavoro della sua squadra), e non hanno mai negato che Putin abbia messo il Paese sulla strada giusta, ma hanno paura di dichiararsi oppositori di Putin, il suo sostegno è troppo grande come la fiducia popolare.
Pertanto mordono le gambe dello sgabello presidenziale mentre professano lealtà al presidente e comandante in capo. I “militaristi” conducono anche una propaganda dannosa perché operano dalle stesse posizioni del presidente, ma più radicali. Come tutti i cospiratori in Russia (dall’antichità ai nostri giorni) sono disposti a destabilizzare e persino al conflitto civile per perseguire un nobile obiettivo, “Salvare la Russia”, stravolgendo la società, cosa non difficile in condizioni di profonda crisi internazionale e di complesse manovre di politica estera, che potrebbero porre la base della ribellione. Si veda l’esempio ucraino, cosa succede quando persone certe del loro diritto esclusivo al patriottismo e dell’utilità delle esecuzioni per garantire l’integrità e il benessere del Paese, vanno al potere. Questi patrioti avevano anche creduto che le autorità non fossero sufficientemente patriottiche. Presero i fucili e cacciarono Janukovich.
Poi, dopo aver scoperto che non tutti condividono la loro idea di patriottismo, hanno iniziato la guerra civile ed ora sono sull’orlo della guerra totale. Tuttavia, una volta che si scambia la legge con un Kalashnikov, per cacciare la maggioranza “sbagliata” dal potere (perché non ci sarebbe bisogno di Kalashnikov se si avesse la maggioranza), si seguirà tale strada fino alla fine, prima si spara ai compagni di viaggio, poi ai compagni di partito, e infine ai più stretti collaboratori, perché esistono sempre differenze di opinione e i “militaristi” hanno un solo modo di affrontare i problemi; chi spara per primo ha ragione.
A tal proposito, gli pseudo-patrioti “militaristi” russi non sono diversi da Settore destro. L’unica differenza è una parola. Si cambi ucraino con russo e non si vedrà la differenza.
I loro metodi, mera violenza, rifiuto delle libertà costituzionali e terrore, sono identici e i “militaristi” russi non devono mai prendere il potere, il risultato sarebbe l’Ucraina e anche (considerando dimensioni e diversità della Russia) peggio.
Le autorità russe non hanno dato alcun motivo, negli ultimi 15 anni, di sospettare sentimentalismo, incompetenza o miopia. Come ho già scritto, Putin ha sempre reagito istantaneamente e con decisione ad eventuali minacce reali.
I liberali oggi sono emarginati e deboli, per di più qualsiasi attività liberale pro-USA effettivamente beneficia i militaristi perché convalida la loro tesi della necessità di misure dure. Non è un caso che liberali e militaristi spesso convergano sugli stessi eventi.
Allo stesso tempo, i militaristi pretendono di non volere il potere in sé, ma il diritto esclusivo di dettare alle autorità ciò che dovrebbero fare. Volenti o nolenti, i “militaristi” violano i patti, attaccano la politica del compromesso nazionale la cui distruzione porterebbe alla guerra civile e alla distruzione dello Stato russo. Non è difficile immaginare chi sarà il maggior bersaglio delle misure di stabilizzazione del governo (in realtà anti-Maidan).
Perché solo i patrioti sono saltati su Maidan e tutti per interesse nazionale. Alcuna “quinta colonna” è stata invitata. Tutti gli altri, tutti coloro che non supportano Maidan sono la “quinta colonna”. Per inciso, gli studenti di Tiananmen avevano le migliori intenzioni. Qualcosa mi dice che se Putin dovesse scegliere tra i metodi di Gorbaciov e quelli di Deng Xiaoping, gli sarà facile seguire le orme del vecchio saggio cinese. Ma la Russia ha bisogno di stabilità interna ed anche la rapida distruzione della peggiore opposizione “militarista” è una forma di destabilizzazione. Pertanto sarebbe preferibile evitare misure contro i “militaristi”, quelle che i militaristi oggi vorrebbero usare contro gli avversari.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/07/09/putin-e-i-suoi-nemici/

venerdì 6 febbraio 2015

VENEZUELA: UN COLPO DI STATO IN TEMPO REALE


C'è un colpo di stato in corso in Venezuela.
I pezzi sono tutti al suo posto come un brutto film della CIA.
Ad ogni turno un nuovo traditore si rivela, un tradimento nasce, pieno di promesse per rivelare la pistola fumante che giustifica l'ingiustificabile.
Le infiltrazioni dilagano, voci diffuse a macchia d'olio, e la mentalità del panico rischia di superare la logica.
Le notizie urlano pericolo, crisi e morte imminente, mentre i soliti noti dichiarano guerra segreta in un popolo la cui unica colpa è di essere seduto per il piatto più grande di oro nero nel mondo.
Questa settimana, con il New York Times che mostra un degradante editoriale e classificando il presidente venezuelano Maduro, con l'etichettatura tipica americana "irregolare e dispotico", un altro quotidiano attraverso l'Atlantico accusan il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Diosdado Cabello, la più potente figura politica nel paese dopo Maduro, di essere un boss dei narcotici.
Le accuse nascono da un ex ufficiale venezuelano della guardia presidenziale, Leasmy Salazar, che ha servito sotto la presidenza di Chavez ed è stato reclutato dalla US Drug Enforcement Agency (DEA),diventando il nuovo "bambino d'oro" della guerra di Washington sul Venezuela.
Due giorni dopo, il New York Times ha pubblicato un pezzo in prima pagina per sminuire all'opinione pubblica il settore dell'economia e del petrolio venezuelano, e prevedere la sua rovina.
A tuttp questo volume di omissioni del articolo si include la menzione delle centinaia di tonnellate di cibo e di altri prodotti di consumo che sono stati accumulati o venduti di contrabbando dai distributori privati ​​e imprese, al fine di creare carenze, il panico, il malcontento con il governo e giustificare gli oltraggiosi aumenti dei prezzi.
Inoltre, più misure in corso prese dal governo per superare le difficoltà economiche sono stati appena menzionati e completati ignorati.
Insomma si sta cercando si far apparire il Venezuela sotto una luce che non esiste.
Contemporaneamente, un titolo assurdamente sensazionalista e fuorviante è uscito in diversi documenti degli Stati Uniti, in stampa e online, che collega il Venezuela alle armi nucleari e un piano per bombardare New York City.
Mentre il titolo porta i lettori a credere che il Venezuela sia stato direttamente coinvolto in un piano terroristico contro gli Stati Uniti, il testo attuale dell'articolo chiarisce che non tutti i venezuelani sono stati coinvolti.
Quello stesso giorno, il portavoce del Dipartimento di Stato, Jan Psaki, ha condannato la presunta "criminalizzazione del dissenso politico" in Venezuela, quando gli viene chiesto da un giornalista dell'arrivo di un fuggitivo venezuelano. il generale Antonio Rivero a New York a perorare il sostegno del Comitato di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria.
Rivero fuggì da un mandato d'arresto in Venezuela dopo il suo coinvolgimento nelle proteste antigovernative violente che portarono alla morte di oltre 40 persone, per lo più sostenitori del governo e le forze di sicurezza dello Stato, lo scorso febbraio.
Il suo arrivo negli Stati Uniti ha coinciso con Salazar evidenziando uno sforzo coordinato per debilitare le Forze Armate del Venezuela tramite dimostrazioni pubbliche con due ufficiali militari di alto profilo - entrambi ex lealisti di Chavez - che sono stati trasformati contro il loro governo e che cercano attivamente un intervento straniero contro il proprio paese.
Questi esempi sono solo un'istantanea dell'aumentata, sistematica copertura negativa e distorta degli eventi venezuelani nei media americani, dipingendo un quadro esageratamente triste della situazione attuale del paese e raffigurante un governo incompetente, dittatoriale e criminale.
Mentre questo tipo di campagna coordinata mediatica contro il Venezuela non è nuovo - supportando il sempre ritratto ex presidente venezuelano Hugo Chavez, eletto presidente per quattro volte dalla schiacciante maggioranza, come un dittatore tirannico che sta distruggendo il paese - è chiaramente più intensa e ad un ritmo più rapido.
Il New York Times ha una storia vergognosa quando si tratta del Venezuela.
Il Comitato di Redazione ha beatamente applaudito il violento colpo di Stato dell'aprile 2002 che ha spodestato il presidente Chavez e ha provocato la morte di oltre 100 civili.
Quando Chavez è tornato al potere dai suoi milioni di sostenitori e con le forze armate fedeli due giorni dopo, il Times con arroganza ha implorato Chavez a "governare responsabilmente", sostenendo che aveva portato il colpo contro se stesso.
Ma il fatto che il Times ha ora iniziato una persistente, campagna diretta contro il governo venezuelano con unilaterali, distorti articoli aggressivi - editoriali, blog, opinioni, e notizie - indica che Washington ha posto al Venezuela di cambiare corsia .
I tempi di arrivo di Leamsy Salazar a Washington come un presunto collaboratore della DEA, e la sua esposizione al pubblico, non è casuale.
Lo scorso febbraio segna un anno da quando le proteste anti-governative hanno violentemente cercato di forzare le dimissioni del presidente Maduro, e gruppi di opposizione stanno attualmente cercando di guadagnare slancio per riaccendere le dimostrazioni.
I leader delle proteste, Leopoldo López e María Corina Machado, sono stati entrambi lodato dal New York Times e altri punti vendita "rispettati" come "combattenti per la libertà", "veri democratici", e, come il Times di recente Machado, "una sfidante ispirazione ".
Criminali diventati leader  con i piedi d'argilla della democrazia.
Anche il presidente Obama ha chiesto il rilascio di Lopez dal carcere (è stato arrestato ed è sotto processo per il suo ruolo nelle rivolte violente) durante un discorso lo scorso settembre in un evento delle Nazioni Unite.
Queste voci influenti volutamente omettono il coinvolgimento di Lopez e Machado e come guida di atti violenti, non democratici e persino criminali.
Entrambi sono stati coinvolti nel golpe del 2002 contro Chavez.
Entrambi hanno illegalmente ricevuto finanziamenti stranieri per attività politiche in programma per rovesciare il loro governo, e guidato le proteste letali contro Maduro lo scorso anno, chiedendo pubblicamente per la sua estromissione attraverso mezzi illegali.
L'utilizzo di una figura come Salazar che era noto a qualcuno vicino a Chavez come una delle sue guardie fedeli, come una forza per screditare e attaccare il governo e il suo leader è un'intelligenza tattica da vecchia scuola, e molto efficace.
Infiltrarsi, reclutare, e neutralizzare l'avversario da dentro o da uno dei suoi membri - una doloroso, tradimento scioccante che crea sfiducia e paura tra i ranghi.
Anche se nessuna prova è emersa per sostenere le affermazioni oltraggiose di Salazar contro Diosdado Cabello, il titolo fa per una storia sensazionale e un altro marchio contro il Venezuela nell'opinione pubblica.
Ha inoltre causato scalpore all'interno dell'esercito venezuelano e può provocare ulteriori tradimenti da ufficiali che potrebbero sostenere un colpo di stato contro il governo.
 Accuse infondate di Salazar hanno anche lo scopo di neutralizzare una delle più potenti figure politiche del Venezuela, e cercare di creare divisioni interne, intrighi e sfiducia.
Il Venezuela soffre di un piombo improvviso e drammatico dei prezzi del petrolio.
L'economia dipendente dal petrolio del paese è fortemente contratta e il governo sta prendendo misure per riorganizzare il bilancio e garantire l'accesso ai servizi di base e beni, ma le persone sono ancora in difficoltà.
A differenza della rappresentazione distorta del The New York Times, i venezuelani non stanno morendo di fame, senza casa o soffrono di disoccupazione di massa, quanto paesi come la Grecia e la Spagna hanno sperimentato nel quadro delle politiche di austerità.
Nonostante alcune carenze - alcuni causati dei controlli valutari e altri con intenzionale accaparramento, sabotaggio o di contrabbando - il 95% dei venezuelani consumano tre pasti al giorno, una quantità che è raddoppiato dal 1990. 
Il tasso di disoccupazione è inferiore al 6% e l'alloggio è sovvenzionato dallo Stato.
Quest'anno il presidente Obama ha approvato un fondo speciale del Dipartimento di Stato di $ 5 milioni di dollari per sostenere i gruppi anti-governativi del ​​Venezuela.
Un chiaro esempio di come gli Stati Uniti finanzino rivolte attaccando il territorio straniero di altri paesi.
Inoltre, il National Endowment Congress finanziato per la democrazia sta finanziando gruppi d'opposizione venezuelani con oltre $ 1,2 milioni per aiutare gli sforzi di minare il governo di Maduro.
Non c'è dubbio che altri milioni per un cambiamento di regime in Venezuela sono stati incanalati attraverso altri canali che non sono soggetti al controllo pubblico.
Il presidente Maduro ha denunciato questi attacchi in corso contro il suo governo e ha direttamente chiesto al presidente Obama di cessare gli sforzi per danneggiare il Venezuela.
Di recente, tutte le 33 nazioni dell'America Latina e dei Caraibi, i membri della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), ha pubblicamente espresso sostegno per Maduro e condannato l'interferenza degli Stati Uniti in corso nel Venezuela.
L'America Latina respinge fermamente qualsiasi tentativo di erodere la democrazia nella regione e non starà a guardare per un altro colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.
A lungo andare è chiaro che prima o poi anche Washington si ritroverà in serio pericolo dalle sue stesse mani.

Fonti:www.globalresearch.ca%2Fvenezuela-a-coup-in-real-time







venerdì 30 gennaio 2015

IL PARTITO VOLTAGABBANA


Giorni tesi, quelli che precedono l’elezione del Presidente della Repubblica.
Nella Rosa dei 10 Candidati a Presidente della Repubblica del M5S selezionata dai parlamentari ci sono i nomi di Prodi e Bersani.
Si nota invece l’assenza di personalita’ note al grande pubblico, critiche verso la valuta unica (e di persone valide e di peso con tali caratteristiche, ce ne sono diverse), anche se uno o due nomi certamente sono di persone sensibili sul tema.
Certamente e’ apprezzabile la Democrazia Diretta nel Movimento 5 Stelle, ma e’ semplicemente inconcepibile per un Movimento che ha di recente preso una posizione di totale ostilita’ all’Euro, tanto che capeggia nel Blog di Grillo la frase “Fuori dall’Euro”, pensare di proporre a Presidente il Papa’ dell’Euro, Romano Prodi, simbolo stesso della valuta unica, che disse nel 1999 “Con l’Euro lavoreremo un giorno in meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno in più“.
In rete gia’ impazzano post ironici su questa tattica non propriamente emblema di coerenza: l’autogol e’ servito; vediamo se ci metteranno una pezza.

Fonte:http://scenarieconomici.it/voleva-rivoluzione-anti-euro-poi-propone-prodi-quirinale/

martedì 22 aprile 2014

IL MOVIMENTO 5 STELLE TRADISCE I SUOI ELETTORI CONTRO L'EURO


Il M5S si riscopre europeista o, almeno, non così contrario all’euro come sembrava essere. Lo svela il guru del Movimento, Gianroberto Casaleggio, che attraverso un’intervista pubblicata da Il Fatto Quotidiano torna in scena dopo l’operazione da poco subita. E torna parlando di espulsioni, bilanci e "caratteracci", senza smentire l’idiosincrasia nei confronti dei giornalisti che, a suo dire, sono “nipotini di Goebbels”.
Europa ed euro
“Noi vogliamo rimanere dentro l’Europa – spiega Casaleggio -, quella economica visto che quella politica non esiste, ma pretendiamo delle garanzie e di poter far sentire la voce dell’Italia. Non diciamo che l’euro è sbagliato. L’euro è un problema non in sé, ma per come viene gestito”.
Renzi e Berlusconi
Non è preoccupato Casaleggio dalla possibilità che il premier, con la sua politica, porti via voti al Movimento. “Non sono i 5Stelle a dover aver paura di Renzi, ma Berlusconi, visto che l’ex sindaco di Firenze è un suo clone”.
Le espulsioni
“Le nostre espulsioni sono il risultato della democrazia diretta – spiega il guru del Movimento -. Esistono situazioni simili anche in altre democrazie occidentali, come negli Usa, dove esiste il ‘recall’. Noi lo abbiamo introdotto con le elezioni europee. Quando si viene eletti si fa un patto, anche con gli elettori. Se si viene meno a questo patto si va a casa e, per avviare la procedura d’espulsione, servono 500 firme di iscritti. Noi abbiamo poche regole, che non sono imposte a nessuno, chi vuole le accetta ed entra nel Movimento. Il passaggio dalla democrazia rappresentativa alla democrazia diretta richiede un’adesione”.
“Vaffa” e bilanci poco chiari “
Abbiamo un cattivo carattere”, questa la giustificazione di Casaleggio per una serie di comportamenti adottati dal Movimento fondato da lui e da Beppe Grillo. Avere un cattivo carattere è la motivazione che popola quella che somiglia alla gogna mediatica in cui, in alcuni casi, il blog di Grillo si trasforma ed è, testualmente, la risposta data alla domanda: “Perché non essere totalmente trasparenti, non sono soldi rubati”, facendo riferimento ai bilanci del sito di Grillo e a quelli di Casaleggio. “I dati li pubblicheremo complessivi, non suddivisi sito per sito” e questo perché “l’ho detto: ho un cattivo carattere”. E, a proposito dei bilanci del sito, una frase stupisce particolarmente, soprattutto se a pronunciarla è un esperto della rete: “Quando mai fai soldi con Google?”, si domanda Casaleggio riferendosi alla pubblicità.

Fonte:http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Casaleggio-Il-M5S-non-e-contro-l-euro-e-nicchia-sui-bilanci-del-blog-136fca65-a7d5-4587-9091-639a9a4215ff.html?refresh_ce

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