ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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giovedì 5 gennaio 2017

MARINE LE PEN CONFERMA CHE L'ADESIONE DELLA CRIMEA ALLA RUSSIA ERA LEGITTIMA




L'adesione della Crimea in Russia era legittima,spiega il leader del Fronte Nazionale francese, Marine Le Pen.
"Non credo che il ricongiungimento (di Crimea) (con la Russia) era illegittimo", ha detto alla rete televisiva BFM il Martedì. "Un referendum è stato organizzato, e gli abitanti della Crimea ha votato per unirsi Russia. Non vedo motivi di sorta a mettere in discussione questo referendum."
La Repubblica di Crimea e Sebastopoli, una città con uno status speciale nella penisola di Crimea, dove la maggior parte residenti sono di etnia russa, si sono rifiutati di riconoscere la legittimità delle autorità portate al potere in mezzo rivolte durante il colpo di stato in Ucraina nel mese di febbraio del 2014.
La Crimea e Sebastopoli hanno adottato dichiarazioni di indipendenza l' 11 marzo 2014. Hanno tenuto un referendum il 16 marzo 2014, in cui il 96,77% di Crimea e il 95,6% degli elettori Sevastopol hanno scelto di separarsi dall'Ucraina e unirsi alla Federazione Russa. Il presidente russo Vladimir Putin ha firmato la riunificazione 18 marzo 2014.
L'Ucraina, gli Stati Uniti e l'UE ha rifiutato di riconoscere l'indipendenza del Crimea e la sua adesione in Russia.

Fonte:https://dninews.com/article/le-pen-crimeas-reunification-russia-was-legitimate

martedì 16 agosto 2016

UNA SEQUENZA DI PROSSIMI CAMBIAMENTI IN EUROPA CHE POTREBBE DETERMINARE UNA RIVOLUZIONE


Nel processo di instabilità potrebbero inserirsi la Gran Bretagna, la Lituania, la Repubblica Ceca, la Romania, la Croazia e l'Olanda. L'agenzia lega i possibili scossoni di questi Paesi con le rispettive elezioni parlamentari, presidenziali, amministrative e referendum.
Secondo gli analisti di Bloomberg, le elezioni amministrative tedesche del 4 e 18 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, dove potrebbe vincere la destra euroscettica d'opposizione di "Alternativa per la Germania" (AfD), determineranno il panorama politico con cui i tedeschi andranno alle urne per le successive elezioni legislative dell'autunno 2017.
Se Angela Merkel si candiderà nuovamente per la carica di cancelliere, le elezioni si trasformeranno in un referendum di fiducia dei tedeschi nei suoi confronti. La politica migratoria di Merkel ha suscitato un serio malcontento. Attualmente la AfD è pronto a sfidare la Cdu. Nel marzo di quest'anno nelle elezioni in Sassonia-Anhalt la AfD hanno ottenuto il 24% dei voti. Dopo un articolo del "Der Spiegel", i tedeschi sanno che fino al 2020 per i profughi si dovranno spendere 93,6 miliardi di euro. E questa è solo la punta di un iceberg dei problemi economici. L'economia tedesca tra gennaio e marzo è cresciuta dello 0,7%, ma a maggio la produzione industriale ha cominciato a registrare una flessione. La Bundesbank ha ritoccato al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica al +1,7% quest'anno e al +1,4% nel 2017.
Il prossimo settembre si svolgeranno le elezioni amministrative nella regione autonoma spagnola dei Paesi Baschi. Gli esperti prevedono che i nazionalisti baschi rimarranno al potere. Può migliorare la sua posizione il partito di protesta "Podemos" che, pur difendendo l'unità del Paese, si oppone alla politica di sacrifici e rigore del governo centrale.
Dopo le elezioni i nazionalisti dei Paesi Baschi chiederanno a Madrid ulteriori finanziamenti e maggiore autonomia, fatto che darà nuova linfa alla Catalogna nella sua battaglia per l'indipendenza.
Alla fine di luglio il Parlamento catalano ha approvato le conclusioni della commissione istituita per analizzare le problematiche sulla secessione dalla Spagna. La commissione ha proposto un meccanismo di secessione unilaterale e l'adozione di una nuova Costituzione per la Catalogna indipendente tramite un referendum. Madrid ha impugnato la decisione di Barcellona alla Corte costituzionale, ma a quanto pare è troppo tardi per fare qualcosa.
Ai primi di ottobre si ripeteranno le elezioni presidenziali in Austria. Il candidato euroscettico del Partito della Libertà Austriaco Norbert Hofer ha buone possibilità di trionfo. La ripetizione delle elezioni avviene dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha annullato per irregolarità nelle votazioni le precedenti elezioni del 22 maggio, in cui il candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per un pugno di voti lo stesso Hofer.
Ad ottobre si svolgerà il referendum in Italia sulla riforma della pubblica amministrazione. Bloomberg riporta il sondaggio condotto a luglio, in cui emerge che il 35% degli italiani è contrario alla riforma, mentre il 29% è favorevole e il 18% non ha ancora deciso cosa votare. Il premier Renzi ha promesso che in caso di vittoria dei no si dimetterà. Se ci sarà una nuova crisi politica in Italia, gioverà agli euroscettici del "Movimento Cinque Stelle", che insistono sul referendum per far uscire l'Italia dall'euro. I sondaggi mostrano che la popolarità del M5S è ora superiore a quella del Partito Democratico di Renzi. Punta sull'uscita dall'euro anche la "Lega Nord". Come affermato dal suo leader Matteo Salvini, la UE è una "camicia di forza" per l'Europa.
Ad ottobre si svolgerà in Ungheria il referendum per determinare se l'Unione Europea ha il diritto di costringere il Paese ad accettare le quote di accoglienza dei profughi e migranti senza il voto del Parlamento nazionale.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ritiene che "il sistema di quote della UE distribuisce i terroristi in tutta Europa."
Non c'è alcun dubbio nel risultato: la maggioranza degli ungheresi è contro l'arrivo dei profughi e migranti. L'unico ostacolo è l'affluenza: il referendum sarà valido con un quorum del 50%.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160816/3269920/UE-Germania-Catalogna-referendum-M5S-AfD-Ungheria.html

mercoledì 6 luglio 2016

IL 2 OTTOBRE L'UNGHERIA TERRA' UN REFERENDUM SULLA VALIDITA' DEL RICOLLOCAMENTO DEGLI IMMIGRATI

Il referendum sul piano UE di ricollocamento dei migranti avrà si svoglerà in Ucraina il 2 ottobre. Lo ha reso noto l’agenzia AFP citando la dichiarazione del capo dello stato, Janos Ader.

"Come presidente della Repubblica io ho disposto che il referendum abbia luogo il 2 ottobre", si legge nella dichiarazione.
Il primo ministro ungherese Victor Orban si è schierato contro i migranti da quando l'ondata migratoria ha investito i paesi dell'UE. Lo scorso febbraio lo stesso Orban ha rivelato che le autorità ungheresi avevano deciso di indire un referendum sul ricollocamento dei migranti.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160705/3049045/ungheria-referendum-migranti.html

giovedì 26 maggio 2016

REFERENDUM DI ADESIONE DELL'OSSEZIA DEL SUD ALLA FEDERAZIONE RUSSA NEL 2017


Un referendum di unirsi alla Federazione russa si terrà in Ossezia del Sud nel 2017, lo ha confermato il Presidente e il Parlamento della Repubblica in una dichiarazione congiunta.
"Guidata dagli interessi a lungo termine della popolazione dell'Ossezia del Sud e cercando di garantire la stabilità della situazione socio-politica nella Repubblica dell'Ossezia del Sud, stiamo rilasciando una dichiarazione congiunta a sostegno dell'opportunità di tenere un referendum sulla problema della Repubblica dell'Ossezia del Sud di unirsi finalmente alla Federazione russa nel 2017, "si legge nella dichiarazione.

Fonte:http://sputniknews.com/world/20160526/1040299181/south-ossetia-russia-referendum.html

martedì 10 maggio 2016

L'ESTONIA POTREBBE SEGUIRE L'ESEMPIO DEL REFERENDUM UNGHERESE


Martedì, corte suprema di Ungheria, conosciuta come la Curia, ha approvato il movimento del primo ministro Viktor Orban di indire un referendum sulla quota di migranti.
"E 'un buon esempio quello che l'Ungheria sta facendo e io sono molto convinto che l'Estonia dovrebbe fare molto lo stesso,"affrema Ojuland, l'attuale presidente del non parlamentare estone Partito di Unità Popolare.
Ha confermato il sistema delle quote fissato dalla Commissione Europea non essere "in conformità con gli interessi degli Stati membri."
All'inizio di questa settimana, i legislatori estoni dell'opposizione del Partito di Centro, che ha appena 27 su un totale di 101 seggi parlamentari, ha presentato una proposta di legge che chiede una votazione a livello nazionale sull'introduzione della quota dei rifugiati.
"Penso che sia molto buona e importante idea," afferma Ojuland, che ha tenuto il portafoglio da ministro degli esteri dal 2002 al 2005 aggiungendo che l'iniziativa non è nuova.
Nelle sue parole, dal giugno dello scorso anno il suo partito è riuscito a raccogliere 19.000 firme a sostegno di tenere un referendum sul sistema di ricollocazione UE con un dibattito sul tema che si terrà il 13 maggio in commissione affari europei del Parlamento estone.
Nel mese di settembre 2015, la Commissione europea ha invitato gli Stati membri dell'UE per ridistribuire 160.000 richiedenti asilo provenienti dall'Africa e dal Medio Oriente in tutto il blocco per un periodo di due anni.
Il sistema di quote di Bruxelles 'per l'ammissione di rifugiati ha preso in considerazione gli indicatori demografici, sociali ed economici per ogni paese. L'Estonia si è impegnata a ospitare 550 migranti in base al regime.


Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160504/1039063097/quotas-estonia-migrants.html

LA COMMISSIONE EUROPEA RIFIUTA LA MAGGIORANZA DEL DISSENSO EUROPEO SULLE MASSE DI IMMIGRATI, "LE QUOTE SONO VINCOLANTI"

Secondo i rapporti, la Commissione Europea ha rifiutato di commentare il voto di Ungheria se deve rispettare i termini del piano di reinsediamento dei rifugiati dell'UE.

La Commissione Europea ha rifiutato di commentare il voto di Ungheria se deve rispettare i termini del piano di reinsediamento dei rifugiati dell'UE, dicendo che è obbligatorio.
"Non credo ci sia bisogno di commentare in merito," dichiara il portavoce vice capo Alessandro Winterstein ai giornalisti dopo gli è stato chiesto circa la reazione della Commissione.
Prima di oggi, 199 posti del Parlamento Ungherese hanno votato 135-5 di indire un referendum sulle quote di reinsediamento vincolante secondo l'UE dei profughi, tre mesi dopo che è stato proposto per prima dal primo ministro Viktor Orban. Una affluenza di oltre il 50 per cento è necessaria per il referendum sia valido.
"Quello che sono certamente consapevoli è che ci sia una decisione vincolante del Consiglio [europeo] per avere questo sistema di delocalizzazione in atto in modo che è un dato di fatto, è parte del diritto dell'Unione", ha detto, aggiungendo che la Commissione controllerà come il piano viene applicato in tutta l'UE.
Sotto le quote obbligatorie, per l'Ungheria sono previsti 2.300 rifugiati nel corso dei prossimi due anni o incorrerà in sanzioni dure per l'importo di 250.000 euro ($ 287.000) per immigrato rifiutato, una somma che ha lasciato il primo ministro Orban "senza parole", secondo la sua confessione ultima settimana.
Indubbiamente stare nell'Unione Europea sta diventando sempre meno vincolante per molti Paesi.


Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160510/1039367798/ec-hungary-vote-refugees.html

CON IL CRESCENTE SUPPORTO PER IL BREXIT, SI TENTA DI USARE LA PAURA PER INVERTIRE LA TENDENZA

Gli interventi in extremis del Presidente degli Stati Uniti Obama, ex segretari di Stato Usa e di difesa e sicurezza consiglieri - insieme con gli ex capi della NATO che farnteicano di Armageddon se la Gran Bretagna chiude l'UE - possono ritorcersi contro, secondo i commentatori e politici.

Il primo ministro britannico David Cameron ha negato tirando le stringhe diplomatiche nel tentativo di raccogliere il massimo sostegno dai suoi alleati e pesi massimi politici di tutto il mondo per mettere in guardia dalle conseguenze disastrose, se la Gran Bretagna lasciasse l'Unione europea, in una campagna di propaganda nota come 'Project Fear'.
Il 10 maggio, due giornali di Londra, il Times e il Telegraph hanno pubblicato lettere da 13 ex segretari di Stato Usa e di difesa e consiglieri per la sicurezza nazionale che hanno addirittura detto che "il posto di Gran Bretagna e la sua influenza nel mondo sarebbero diminuiti e l'Europa si sarebbero pericolosamente indeboliti, "se la Gran Bretagna diventasse indipendente dall'Unione europea, mentre gli ex capi della NATO hanno descritto il Brexit come " molto preoccupante ".

Alla fine di aprile, Obama ha usato ciò che era probabilmente era la sua ultima visita nel Regno Unito per avvertire che la Gran Bretagna sarebbe persino finita nella " parte posteriore della coda" in eventuali futuri negoziati commerciali degli Stati Uniti, del Regno Unito quando la Gran Bretagna avesse votato di lasciare l'Unione europea a seguito del referendum del 23 giugno il fatto che ha usato la parola "coda" invece del solito "linea" più americano è stato spazzato dalla critica che ha detto che sapeva di essere solo una sceneggiata da Downing Street.
La ricerca YouGov rivela che la maggior parte dei britannici non riconoscono il contributo di Obama al dibattito, però.
La maggior parte (53%) dire che era inadeguato per il Presidente esprimere una preferenza su cosa la Gran Bretagna dovesse votare.
Scrivendo nel segnale quotidiano, Nile Gardiner, una delle principali autorità sulle relazioni transatlantiche, direttore di Margaret Thatcher Center The Heritage Foundation ha dichiarato: "Gli inglesi non prendono bene che gli si dica cosa votare, e non ci può essere dubbio che l'intervento di Obama sarà controproducente nel mese di giugno. "

Allarmismo

Alex Salmond, l'ex primo ministro della Scozia e ora un politico di Westminster crede che la campagna referendaria finora da entrambe le parti è stata dominata da "allarmismo", che vanno da "al meglio puerile e nel peggiore dei casi stravaganti".
Tuttavia, gli avvisi di Cameron che viene persino a tirare fuori che potrebbe scoppiare la Terza Guerra Mondiale se l'Inghilterra lasciasse l'Unione europea ha innescato un enorme reazione tra gli alti parlamentari conservatori e ministri.
"E 'roba abbastanza disperata. Se una casa è in fiamme, la maggior parte delle persone dovrebbe uscire e cercare di domare le fiamme da lì, non stare in e rischiare di essere bruciato," dice il Ministro della Giustizia, Dominic Raab .
Bernard Jenkin MP ha accusato il suo capo di "ripetere a pappagallo la propaganda."
L'ultima indagine da parte delle Camere di Commercio (BCC)il sondaggio britannico ha dimostrato che l'opinione di business a favore di lasciare l'UE si è - di fatto - indurita quando la campagna ha continuato.
Il 54,1 per cento degli imprenditori intervistati voterebbe per 'Rimanere', in calo dal 60 per cento nel mese di febbraio 2016, e il 37 per cento voterebbe a 'Uscire' - dal 30 per cento sul precedente rilevazione della BCC.
"Nonostante le affermazioni dei pro-UE campo del contrario, le imprese non sono impaurito dal referendum o il risultato. Questo è perché sanno che è più sicuro riprendere il controllo e spendere i nostri soldi sulle priorità britanniche."


Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160510/1039363075/project-fear-uk-referendum.html

mercoledì 20 aprile 2016

LA DIPLOMAZIA RUSSA SPIEGA PERCHE' LA POLITICA EUROPEA RIFIUTA I REFERENDUM

La rappresentante del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova ha commentato la notizia relativa alla bocciatura del Parlamento olandese della proposta socialista di annullare la ratifica dell'accordo di associazione tra l'Ucraina e la UE alla luce dei risultati del referendum.

"Se persino un Paese della UE fa di tutto per rendere non determinanti sulla politica di governo i risultati di un proprio referendum svoltosi nel rispetto della legislazione nazionale, non si può parlare più di nulla," — ha scritto la Zakharova nella sua pagina Facebook.
La Zakharova ha osservato che il Parlamento ha ignorato i risultati del referendum, secondo cui il 61% dei votanti (circa 2,5 milioni di persone) si è espresso contro l'associazione con l'Ucraina.
La portavoce del ministero degli Esteri russo ha constatato che i risultati del referendum della Crimea non sono riconosciuti dall'Occidente per le stesse ragioni: non perché il referendum non sia coerente con il diritto internazionale, ma perché i risultati delle votazioni non soddisfano "ordini".
Il 12 aprile sono stati resi noti i risultati noti di un referendum, svoltosi in Olanda il 6 aprile, riguardante l'associazione dell'Ucraina con l'Unione Europea. E' emerso che per la ratifica dell'accordo ha votato solo il 38,21% degli elettori.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160420/2516072/Zakharova-Olanda-Ucraina-Crimea-Occidente-Russia.html#ixzz46NNw1QTC

martedì 19 aprile 2016

L'OLANDA SI PREPARA A BOCCIARE ANCHE IL TTIP


Dopo aver bocciato l'accordo Ue-Ucraina gli olandesi vogliono "sabotare" il Ttip.
Gli olandesi ci hanno preso gusto. Dopo aver bocciato l'accordo tra Unione Europea e Ucraina i Paesi Bassi potrebbero anche scrivere la parola "fine" sul negoziato riguardante il Ttip. Ad Amsterdam e dintorni infatti monta il sentimento anti Ue e sono sempre più convinti di voler tornare alle urne per un altro referendum, mettendo in discussione un'altra scelta chiave dell'Ue in materia non solo politica ma anche economica, vale a dire la TransAtlantic Trade and Investment Partnership.
Il trattato di libero scambio tra Unione Europea e Stati Uniti, infatti, non è visto bene da queste parti. D'altra parte in Olanda le sottoscrizioni necessarie per indire un referendum sono solo 300. Si tratterebbe, come nel caso del voto sull'Ucraina, di una consultazione non vincolante ma un’eventuale vittoria dei no al trattato sarebbe un segnale che il governo non potrebbe ignorare.
Un eventuale no al Ttip darebbe un'indicazione precisa che l'esecutivo di Mark Rutte non potrebbe esimersi di seguire. E soprattutto scoppierebbe un grosso problema anche per l'Ue, già alle prese con le difficoltose trattative con Washington.
E a proposito del Ttip, si alza anche il fuoco amico. "Si sta compiendo un attacco alla democrazia rappresentativa. Piú che una questione commerciale, ormai, è una questione politica". La pensa così Sharon Treat, ex deputata e parlamentare democratica americana, che ha partecipato alla conferenza di presentazione della campagna 'Stop Ttip Italia', antipasto della manifestazione in programma il 7 maggio a Roma per protestare contro gli accordi Usa-Europa.
"Usa ed Europa", attacca Treat, "vogliono spostare le politiche verso gli interessi del commercio e non verso la sicurezza sociale, ambientale e alimentare". Nelle ultime settimane la Commissione Europea ha cambiato la decisione sul glifosato, "ma negli Usa- continua l'ex deputata- c'è libera circolazione del pesticida in base a studi segreti che ne attestano la bontá. Questa segretezza è uno dei principali problemi da superare".


Fonte:http://www.affaritaliani.it/affari-europei/olanda-monta-il-sentimento-anti-ue-pronto-un-referendum-anche-sul-ttip-417508.html?refresh_ce

venerdì 18 marzo 2016

17 MARZO 1991: QUANDO LA POPOLAZIONE SOVIETICA CHIESE DI MANTENERE L'URSS


Referendum significa “volontà popolare”. Referendum come massima espressione di democrazia. Si dice e si legge correttamente. Nella narrativa dominante dalla caduta dell'Urss nacque un processo di democrazia e libertà in Russia. Ebbene ieri si celebrava l'anniversario del referendum per la conservazione o meno dell'Unione Sovietica: il 17 marzo 1991 in Urss si tenne un referendum per la conservazione o meno dell’Unione Sovietica, pur con un rinnovato accordo tra le Repubbliche. Oltre il 76% dei votanti si espresse per la conservazione dell’Unione.
Fabrizio Poggi su Contropiano ricostruisce come a fine 1991 "nella ormai tragicamente famosa “notte di sbornie” del 8 dicembre nella Belovežskaja puša, i presidenti di Russia, Bielorussia e Ucraina, Boris Eltsin, Stanislav Šuškevič e Leonid Kravčuk decisero il contrario e non persero tempo a informarne la Casa Bianca"
Oggi, secondo un sondaggio condotto a inizio marzo dall’ufficiale VTsIOM, la maggioranza (64%) dei russi intervistati voterebbe nuovamente per la conservazione dell’Urss. Secondo le età, le percentuali variano dal 47% tra i 18-24enni al 76% tra gli ultrasessantenni. Contrari si dichiarano il 20% degli interpellati. Tra i principali colpevoli del mancato rispetto della “volontà popolare”, gli odierni russi indicano la compagine di Boris Eltsin (13%), deputati e governo (17%) e Mikhail Gorbačev (27%); il 36% considera anzi la fine dell’Urss come il principale errore commesso dall’ex presidente sovietico. Appena il 2% incolpa gli Stati Uniti.

Il referendum del 17 marzo 1991 era stato preceduto, per gran parte del 1990, dalla cosiddetta “parata delle sovranità”, per cui le varie Repubbliche, a partire da quelle baltiche, fino alla Russia, avevano adottato “Dichiarazioni di sovranità nazionale”, mettendo in discussione la priorità della legislazione federale su quella repubblicana e, con ciò stesso, mandando in crisi la già traballante economia sovranazionale. Come ricordava ieri l’agenzia nnm.me, nell’aprile 1990, l’Urss adottava la legge relativa alle modalità di uscita delle Repubbliche dall’Unione. Nel dicembre successivo, proprio per cercare di mettere un freno alla “parata delle sovranità”, il Congresso dei Deputati del popolo dell’Urss (massimo organo di potere dal 1989 al 1991) approvava la risoluzione “Sul concetto generale del nuovo accordo dell’Unione e le modalità della sua conclusione”: in pratica, il piano di uno stato federativo basato sull’unione volontaria di Repubbliche sovrane. In ogni caso, il vertice statale (Gorbačev in testa) decideva per il referendum. Dopo che 1.665 delegati su 1.816 al quarto Congresso dei Deputati del popolo aveva optato per la conservazione dell’Urss, il 16 gennaio 1991 il Soviet Supremo adottava la risoluzione sull’organizzazione del referendum: il primo e l’ultimo in settant’anni di storia dell’Unione Sovietica.
La consultazione si tenne in 8 delle Repubbliche sovietiche – Russia, Ucraina, Bielorussia, Uzbekistan, Azerbajdžan, Kirghizia, Tadžikistan, Turkmenistan – e in alcune delle Regioni autonome (Abkhazia, Ossetia meridionale, Gagauzia, Transdnestria) facenti parte di Repubbliche sovietiche – Lituania, Lettonia, Estonia, Georgia, Armenia e Moldavia – in cui il referendum non si teneva, perché vi era stata già proclamata (o ci si apprestava a farlo) l’indipendenza.

Su poco meno di 186 milioni di sovietici aventi diritto al voto, parteciparono quindi al referendum 148 milioni e 574mila cittadini: 113 milioni e 512mila (76,4%) si espressero per il sì alla conservazione dell’Unione; 32 milioni e 304mila (21,7%) per il no. Nella Repubblica federativa russa, il sì raggiunse il 71,34%; in Ucraina il 70%; in Bielorussia l’82,7%; nelle repubbliche centroasiatiche si andò dal 93,3% dell’Uzbekistan al 97,9% del Turkmenistan.

Ma poi venne il “golpe immaginario” – come lo definì l’ultimo Presidente del Soviet Supremo dell’Urss, Anatolij Lukjanov – dell’agosto che, volente o nolente, contribuì all’ascesa di Boris Eltsin.
L’8 dicembre 1991, gli arteficidelle “sovranità” si infischiarono bellamente di tali percentuali e proclamarono la cosiddetta Comunità degli Stati Indipendenti e il 12 dicembre il Soviet Supremo della Repubblica federativa russa adottò la risoluzione “Sulla denuncia dell’Accordo sulla formazione dell’Urss”. In pratica, come stabilì la Duma russa alcuni anni dopo, nella puša di Beloveža, al confine tra Bielorussia e Polonia, fu denunciato un accordo internazionale della Federazione russa – cioè l’accordo di Unione sottoscritto da tutte le Repubbliche in base alla Costituzione sovietica – che, secondo la Convenzione di Vienna del 1969, non poteva essere denunciato. Comunque la si volesse girare, la “notte brava” di Eltsin, Šuškevič e Kravčuk non si basava su alcun fondamento del diritto, ma solo su quelli della forza. Una forza che veniva da 70 anni di tentativi internazionali di abbattere quello che un tempo era stato, per alcuni decenni, il primo (per essere precisi, il secondo, avrebbe detto Lenin: dopo la Comune di Parigi) esperimento al mondo di uno stato degli operai e contadini. Con cinquant’anni di ritardo, si compiva il complotto per cui, alla fine degli anni ’30, i diversi gruppi di opposizione in Urss erano stati accusati di collusione con i servizi segreti nazisti, giapponesi, polacchi: smembramento dell’Urss, restaurazione del capitalismo e scorporamento dei territori delle diverse Repubbliche sovietiche.

Ecco che oggi, quello scorporamento, assume la veste di un progetto di Confederazione tra Ucraina e Polonia: “il sogno di sempre dell’aristocrazia polacca: feudatari polacchi e servi della gleba ucraini”, commenta l’ultimo direttore della ex-corazzata propagandistica gorbacioviana, Moskovskie Novosti, l’osservatore politico Vitalij Tretjakov, non certo acclamatore entusiasta del periodo sovietico. Tra un paio d’anni l’Ucraina sarà pronta per il “progetto che Kiev e Varsavia, sponsorizzati da Washington (ma no?!) stanno discutendo da almeno un anno e mezzo”, scrive oggi Pravda.ru: uno stato federato con capitale, presumibilmente, nell’ex polacca L’vov. L’annuncio è stato dato proprio ieri, nel corso della conferenza dal titolo eloquente “Militarizzazione della Crimea occupata come minaccia alla sicurezza internazionale”. Secondo fonti ucraine, il sogno del presidente polacco Andrzej Duda sarebbe quello di inglobare nella futura entità – federata o confederata: qui le visioni polacca e ucraina si dividono – anche le repubbliche baltiche, rinverdendo così i fasti dell’antico regno di Polonia, dal Baltico al mar Nero. A mantenere ancora le distanze dal progetto, scrive Pravda.ru, rimane pur sempre il macello della Volinija, quando le SS ucraine di Stepan Bandera e Roman Šukhevič, tra il1942 e il 1944 massacrarono tra 600 e 900mila polacchi, oltre che centinaia di migliaia di ebrei, ucraini e soldati sovietici.
E ieri, in occasione del 25° anniversario di quel referendum del 17 marzo 1991, i neonazisti ucraini hanno voluto rimarcare lo spirito “democratico e europeista” che li anima. I bravi del battaglione Azov, reduci dalla brutta figura del giorno precedente a Riga, quando erano stati sloggiati persino dal corteo dei nazisti autentici delle ex Waffen SS lettoni, hanno voluto prendersi la rivincita, alla maniera fascista, aggredendo gruppi di anziani che, a Kiev, stavano per l’appunto celebrando la ricorrenza del referendum. Nonostante il meeting fosse autorizzato, non era protetto dalla polizia (ma guarda!), così che gli squadristi, secondo il metodo classico, si sono trovati di fronte solo anziani indifesi e hanno “eroicamente” e in tutta tranquillità disperso la manifestazione, spaccando la testa a uno dei partecipanti.
Pare comunque che la storia, per ora solo iconograficamente, si voglia prendere la rivincita sugli affossatori dell’Urss e sui loro epigoni, SS baltici e banderisti ucraini: a Zaporože, una delle maggiori città dell’Ucraina meridionale, dallo scorso 12 marzo un paio di centinaia di “figli del postsovietismo” stanno tentando senza successo di smontare il monumento a Lenin più grande (quasi 20 metri di altezza) di tutta l’Ucraina. Come avrebbe detto Theodore Fontane “Un’immagine sepolta nella nostra anima non impallidisce mai completamente”.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=14844

mercoledì 18 novembre 2015

IN FINLANDIA SI PREPARA IL REFERENDUM PER USCIRE DALL'EURO


LONDRA - Il 2016 potrebbe essere un anno particolarmente interessante, visto che la Finlandia potrebbe uscire dall'eurozona.
Infatti, proprio in questi giorni 50mila cittadini finlandesi hanno sottoscritto un referendum per chiedere se rimanere o no nell'euro e il parlamento finlandese dovra' discutere l'anno prossimo, tra febbraio e marzo, questa iniziativa di legge popolare.
Anche se non e' chiaro se l'approvera', in realtà sarebbe la prima volta in cui un referendum popolare richiesto - come in questo caso - a termini di legge, viene bocciato. E già molti commentatori hanno detto che non accadrà. Il referendum si farà.
Al momento i sondaggi in Finlandia dicono che il 64% dei cittadini vorrebbe rimanere nell'euro, ma cresce molto rapidamente il numero di coloro che vogliono uscirne. Basti pensare che a gennaio i favorevoli alla valuta unica europea erano il 69% e un anno fa sarebbe stato addirittura impossibile perfino raggiungere le 50mila firme referendarie, mentre ora sono state raccolte in brevissimo tempo perche' molti finlandesi adesso credono che solo cosi' si possa rilanciare l'economia del Paese.
Infatti, ad alimentare questo forte euroscetticismo montante c'e' il dato incontrovertibile per il quale dal 2008 ad oggi la "cugina" Svezia - che e' fuori dall'euro - e' cresciuta dell'8% mentre l'economia finlandese si e' contratta del 6% e da tre anni e' in recessione e visto che non si possono chiedere altri sacrifici ai cittadini o abbassare gli stipendi come in Grecia perchè scoppierebbe una vera rivolta popolare, sempre più gente pensa che l'unica soluzione sia riavere la valuta nazionale e svalutarla.
Un recente rapporto di un centro studi finlandese ha calcolato che uscire dall'eurozona costerebbe 20 miliardi di euro, ma tali costi verrebbero subito recuperati dall'export e comunque il rilancio dell'economia farebbe avere dei guadagni nel medio termine dei 5 anni.
D'altra parte, dopo ben 7 anni di arretramento, con un drammatico calo del Pil del 6%, l'idea che fra 5 anni senza più l'euro ci sarà una forte crescita economica non solo non spaventa più nessuno in Finlandia, ma anzi fa proselitismo per l'uscita dall'eurozona.
Sara' interessante vedere come andra' a finire, ma quel che e' certo e' che in Italia un dibattito di questo tipo non sarebbe mai tollerato dal nostro governo, tant'e' che ogni proposta di referendum in materia e' stata censurata dalla stampa di regime, come pure e' stata censurata questa notizia che vi sfidiamo a trovare pubblicata su altri giornali, lasciando pur perdere "l'informazione" televisiva italiana che è degna solo della Bulgaria del Patto di Varsavia.
Per ora possiamo solo sperare che questo referendum avra' successo, perche' questo scatenerebbe un effetto domino che distruggerebbe la zona euro e cambierebbe il corso della storia.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4557_IN_FINLANDIA_SI_PREPARA_IL_REFERENDUM_PER_USCIRE_DALLEURO_POTREBBE_ESSERE_INDETTO_GIA_NELLA_PRIMAVERA_DEL_2016

lunedì 27 luglio 2015

RICHIESTA DI REFERENDUM IN FINLANDIA - PER USCIRE DALL'EURO: TRAVOLGENTE RACCOLTA FIRME, SARA' FATTO IN PRIMAVERA 2016


LONDRA - Dopo l'Austria un altro paese potrebbe dare il colpo di grazia all'Unione Europea.
Proprio in questi giorni, infatti, in Finlandia e' iniziata una raccolta di firme per un referendum sull'uscita dell'euro e tale proposta e' stata ben accolta dai finlandesi visto che in pochissimi giorni sono state raccolte 26mila firme.
Per convertirla in disegno di legge pero' questa iniziativa necessita di almeno 50mila firme in sei mesi e dopo dovra' essere discussa dal parlamento e l'obbiettivo potrebbe essere raggiunto già a fine luglio, anzichè a fine dicembre.
Finora in Finlandia c'è stato solo un precedente di legislazione popolare legge ed e' la sul matrimonio ugualitario.
La nuova iniziativa è stata lanciata da Paavo Väyrynen, ex ministro degli Esteri del paese e oggi deputato del Partito di Centro finlandese. La sua proposta è stata pubblicata sul sito delle iniziative civiche (kansalaisaloite.fi), creato con il contributo del Ministero della Giustizia della Finlandia.
Secondo Paavo Väyrynen, l'adesione all'euro ha avuto per Finlandia conseguenze più gravi che per altri Stati. La partecipazione all'eurozona ha portato soltanto a gravi danni economici, disoccupazione e seri problemi nel settore pubblico. A sostegno della sua tesi il politico cita uno studio, effettuato dal professor Vesa Kanniainen dell'Università di Helsinki.
Sul suo blog Väyrynen ha scritto che i finlandesi devono seguire l'esempio di altri paesi dell'Europa del Nord, che non hanno rinunciato alla loro moneta nazionale e quindi possono essere più flessibili nella loro politica fiscale, ma allo stesso tempo sono integrati bene nell'Unione Europea. Per Väyrynen l'economia della Svezia si sviluppa meglio di quella finlandese, pertanto la Finlandia ha fatto un errore, votando per euro.
"Il popolo della Finlandia deve avere la possiblità di scegliere se restare nell'eurozona o seguire l'esempio degli altri paesi dell'Europa settentrionale, cominciando a usare una nostra moneta in parallelo con l'euro", sottolinea Paavo Väyrynen.
Questa iniziativa popolare potrebbe portare a forti cambiamenti nella UE e quindi non e' un caso che la stampa di regime abbia censurato questa storia, che viceversa ha trovato ampio spazio nella stampa del nord Europa.
Le probabilità che effettivamente la Finlandia lasci l'euro, sulla base del riscontro di massa alla richiesta di referendum, sono molto alte. Il referendum potrebbe essere tenuto già entro i primi mesi del 2016, esattamente in concomitanza, tra l'altro, col possibile voto referendario britannico di uscita dalla Ue, che sulla base delle pessime risposte ottenute da Cameron in sede europea alle richieste di ulteriore autonomia e indipendenza dalle stupide direttive comuntarie, potrebbe essere anticipato, appunto, alla primavera del 2016 invece del 2017 come già stabilito.
La Ue e l'euro, quindi, hanno davanti due baratri, uno in fila all'altro.

GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4349_RICHIESTA_DI_REFERENDUM__IN_FINLANDIA__PER_USCIRE_DALLEURO_TRAVOLGENTE_RACCOLTA_FIRME_SARA_FATTO_IN_PRIMAVERA_2016

giovedì 2 luglio 2015

L'ULTIMATUM DEI CREDITORI ALLA GRECIA E' STATO PER CAMBIARNE IL GOVERNO


Il 5 luglio i greci devono decidere, attraverso un referendum nazionale, se accettare o meno le condizioni dei creditori europei a proseguire i programmi di salvataggio. "Voterei 'no'", dice il Premio Nobel per l'Economia nel 2008, Paul Krugman.
La 'Grexit' è ora più vicina che mai a diventare una realtà, ma questa possibilità potrebbe avere i suoi aspetti positivi, dice Krugman nella sua rubrica per il New York Times. Il premio nobel fornisce due motivi principali.
"La prospettiva di lasciare l'euro fa paura a tutti, ma la Troika continua a chiedere il prolungamenteo a tempo indeterminato della politica di questi ultimi cinque anni. Dove è la speranza in tutto questo?" Secondo l'economista, desiderare di lasciare la zona euro potrebbe ispirare "un ripensamento". In ogni caso, la svalutazione non creerebbe più caos che c'è ora e " spianerebbe la strada ad una eventuale ripresa, come è accaduto in molti altri tempi e luoghi", prosegue Krugman.
Il secondo motivo è politico. "Le implicazioni politiche di una vittoria dei "sì" nel referendum sarebbero molto preoccupanti. La troika [...] ha fatto a Tsipras presumibilmente consapevolmente una proposta inaccettabile . Quindi, in realtà l'ultimatum è stata una mossa per sostituire il governo greco ", conclude il premio nobel.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=12150

LA POPOLAZIONE DELLE GRECIA HA UN'OCCASIONE UNICA


Secondo molti l'uscita della Grecia dall'euro sarebbe un vero e proprio disastro per la stessa popolazione greca la quale sprofonderebbe letteralmente nella miseria.
Quello che però non viene fatto notare è il fatto che tale situazione non è eterna, e nessuna situazione rimane sempre la stessa per lungo tempo.
Il governo di Tsipras dopo lunghe trattative con l'eurogruppo e FMI che volevano concedere prestiti a condizioni che il governo imponesse alla popolazione già di per se stremata dalla fame tagli delle pensioni e altri prezzi con il sapore del sangue ha deciso di lasciare le trattative e lasciare che fosse la popolazione greca a decidere se accettare o no le condizioni del piano di aiuti che l'Unione Europea vorrebbe imporle.
Il governo tedesco ha espresso chiaro disappunto che tale decisione importante sia stata data alla popolazione.
''Abbiamo preso atto della scelta del referendum, che e' arrivata a sorpresa e ci dispiace che questa sia la strada scelta''. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, ribadendo che una consultazione popolare ''e' comunque sempre una scelta legittima''.
Il presidente Tsipras, dopo aver compreso l'instenibilità di fare accordi con gli europeisti ha invitato il popolo greco a scegliere il "NO", di non accettare tale piano di aiuti che metterebbe ancora più in miseria la popolazione, in caso contrario che la popolazione dicesse "Si" a tale proposta darebbe le dimissioni.
La cosa più strana sarebbe proprio se vincesse il "SI", in quanto dopo aver sfiorato il default la popolazione della greca è ridotta a povertà estreme tanto che a migliaia fanno la fila nelle piazze di Atene e altre città elleniche per un piatto di minestra o qualcos'altro da mangiare.

Se vincesse il "SI" sarebbe una vera sorpresa in quanto significa che la popolazione ancora non ha imparato nulla in questi anni di carestia per colpa dell'Unione Europea.
Eppure ora come ora i greci e lo stesso governo Tsipras hanno tra le mani di decidere un futuro alternativo ci ciò che l'Unione Europea ha tragicamente portato agli altri paesi membri, il quale potrebbe addirittura essere un'esempio futuro per tutti gli altri.
Una possibilità più ovvia è l'occasione dei greci di ritornare alla sovranità nazionale tornando alla DRACMA, la vera moneta nazionale, certo all'inizio sarebbe dura ma con il progredire l'economia tornerebbe lentamente a risollevarsi e tra poco spiegheremo il motivo.
Un'altra possibilità è quella di utilizzare una moneta parallela.
Il ministro dell'economia Yanis Varoufakis ha già le idee chiare e ha esposto il suo piano a Tsipras.
L’idea è quella di un nuovo "veicolo monetario" parallelo, solo in teoria convertibile alla pari con l’euro, ma necessario per ricapitalizzare le banche e permettere agli istituit di credito la riapertura prima che possa esplodere una rivolta per le strade di Atene.

E così sta già studiando come funziona il Bitcoin (la monete online). Soluzioni queste che potrebbero salvare la Grecia per un breve lasso di tempo.
Il danno è ben più grave e non può essere riparato solo con una moneta alternativa.

Un'altra posssibilità che è stata presa in considerazione da alcuni è che la Grecia potrebbe entrare nell'area rublo, la moneta russa.
Vasilis Vasilikos, famoso economista greco, in un'intervista al Corriere della Sera afferma sulla Grecia:"Non ha capito cosa sia l' Europa, non lo sa perché è cresciuta sotto il comunismo, come i leader di quei Paesi dell' Est entrati nell' Ue di recente, tutti più duri della stessa Germania. 
L' Europa non si può reggere sul denaro, ma sulla democrazia. 
Non sui bilanci in ordine, ma sulla pace. Nel secolo scorso ci sono state due guerre, entrambe causate dalle ambizioni tedesche. 
Possibile che non si sia imparato nulla?" E ancora: i tedeschi devono capire che non devono sostituire il "nazismo militarista con il nazismo economico". Infine l'affondo: "C' è una probabilità su mille di nostra uscita dall' euro. Ma se succedesse non avremmo problemi: entriamo nell' area del rublo russo. È una moneta forte e con la politica di Putin di ancorarla all' oro sarà ancora più forte".

Un'altro punto interessante è che la Grecia è stata formalmente invitata dalla Federazione Russa a entrare come membro dei paesi BRICS
Nel maggio 2015 Russia aveva chiesto formalmente alla Grecia di entrare a far parte dell'istituto fondato dai BRICS come alternativa alla Banca Mondiale.
I BRICS possono diventare una buona opzione per la Grecia sotto la pressione dei creditori occidentali.
A maggio il vice ministro delle Finanze russo Sergej Storchak aveva offerto ad Alexis Tsipras di far diventare Atene il sesto membro dei BRICS.
Allora il premier greco aveva mostrato interesse, in quanto tale mossa avrebbe consentito al Paese di entrare nella Nuova Banca di Sviluppo dell'organizzazione.
"Lo scopo della banca è quello di mettere fine al predominio dell'Occidente nei mercati finanziari e di diventare uno dei principali istituti di credito. Forse la Russia e la Cina potranno fornire sostegno finanziario alla Grecia. Allo stesso tempo Atene conduce colloqui con gli altri membri dei BRICS sulla possibile partecipazione del Paese nell'organizzazione. Le trattative proseguiranno durante il summit di Ufa del 9 e 10 luglio," — ha commentato l'autore dell'articolo.
Il vice ministro della Difesa greco Costas Isihos ritiene che se nel referendum che si svolgerà domenica vinceranno i sì per accettare le condizioni imposte, Atene si trasformerà in una colonia economica dell'Europa.
Allo stesso tempo i creditori non sono affatto motivati ad aiutare veramente il Paese debitore e vogliono peggiorare la situazione già drammatica.
"I creditori non sono interessati alla ristrutturazione del debito e alla ripresa economica della Grecia. Vogliono spolpare il Paese, privandolo delle attività e delle imprese," — scrive l'autore.

Una tesi su cui popolazione greca e molti altri europei sono estremamente d'accordo.
Tornando alla tesi in cui in caso di sperata vittoria del "NO" si tornasse alla DRACMA, la moneta nazionale, la Grecia ha anche firmato un progetto con la Federazione Russa in cui si fa riferimento alla costruzione del gasdotto Turkish Stream, la quale porterebbe a notevoli entrate per il paese stesso.

"I progetti di questo calibro creano possibilità per rafforzare la stabilità e la sicurezza della regione nel suo insieme.
Crediamo che ciò serva anche a migliorare i nostri rapporti con la Turchia, pertanto siamo aperti all'analisi delle possibilità per finanziare il progetto, nel rispetto però del framework istituzionale derivante dalla nostra appartenenza all'UE e della legge greca", — ha detto Tsipras ai giornalisti dopo il suo colloquio con Vladimir Putin.
Secondo il presidente della Russia, la partecipazione al progetto del gasdotto "Turkish Stream" servirà ad elevare "lo status geopolitico della Grecia, che grazie a ciò diventerà un importante paese di transito per tutto il Sud dell'Europa, e forse anche per l'Europa Centrale, e riceverà ingenti somme di denaro: si tratta di centinaia di milioni di euro ogni anno semplicemente da incassare".

Il ministro greco ha aggiunto che il costo della costruzione del gasdotto, che avrà una capacità di 47 miliardi di metri cubi, è di due miliardi di euro.
Dobbiamo inoltre fare riferimento alla questione che sia la Federazione Russa e la Repubblica Cinese si sono offerti di fare un prestito alla nazione ellenica già nell'aprile 2015.
"Le agenzie stampa elleniche e il sito dell'autorevole rivista tedesca Der Spiegel confermano le voci che circolano già da giorni. La Russia e la Cina sono pronte a correre in soccorso del governo di Alexis Tsipras, portando nelle casse di Atene una cifra che si aggira intorno ai 15 miliardi di euro. Tale somma non consentirebbe alla Grecia di superare i problemi con Bruxelles, ma le offrirebbe comunque l'opportunità di acquisire un potere negoziale più forte."
C'è anche un'ulteriore dettaglio positivo sul futuro della Grecia, circa il fatto che essa possa uscire dall'Unione Europea e aderire direttamente all'Unione Economica Eurasiatica.

Ciò indubbiamente porterebbe perlopiù numerosi vantaggi economici e benessere sociale, una questione che la popolazione greca ridotta alla fame ormai sembra aver dimenticato.
Indubbiamente stando agli ultimi sondaggi il 60% della popolazione greca è a sostegno del governo Tsipras di conseguenza si spera che il referendum sarà un successo.
Le alternative all'Unione Europea sono diverse e molto più vantaggiose per la popolazione greca che stare all'interno dell'area euro, la scelta ultima ancora una volta arriva dallo stesso paese dove si dice sia nata la democrazia.








lunedì 29 giugno 2015

GREECE TO SAY "NO" TO EUROPE REFERENDUM - EXPERT


Greek President Prokopis Pavlopoulos announced a national referendum about creditors' proposals. The referendum is to take place on July 5. European officials have already condemned this decision. European Commissioner Guenther Oettinger told German publication Handelsblatt that the decision about the referendum was unfriendly. Is there a cold war brewing between the European Union and Greece?
Pravda.Ru asked this question to Drector of the Greek Cultural Center, Theodora Giannitsi.
"This is a natural result of the impasse process of negotiations - the period that lasts for five years. This is maybe the time, when it is peoples that stand responsible for their actions, for their leaders' actions, as well as for the future of the so-called Europe," she told Pravda.Ru.
We asked the expert what would be the results of the negotiations. The Greek people are tired, she replied. The expert believes tat the Greek people will say no to the conditions that the European Union has been imposing on Greece for the last five years.
"I think that depending on the scenario, the Greek government will have to consider the future. Obviously, the Greek government understands that this is not the only way, that there are other countries and other markets - the Russian, Asian and Latin American market. Russia was in the same situation a year ago, when it introduced retaliatory sanctions against the EU," the expert said.
"Many fear that this is the end. Yet, it could be a new beginning. In 1821, the hungry Greeks took up arms and stood up against the Ottoman yoke. They could not foresee then that in just nine years, they will get independence. It's not just the political elite, but also people, who make history," the expert concluded.

Fonte:http://english.pravda.ru/news/world/29-06-2015/131147-greeks_europe_referendum-0/#sthash.W1KATi8k.dpuf

AL GOVERNO TEDESCO ''DISPIACE'' CHE IN GRECIA VI SIA LA DEMOCRAZIA E IL POPOLO DECIDA LE SCELTE IMPORTANTI


BERLINO - ''Abbiamo preso atto della scelta del referendum, che e' arrivata a sorpresa e ci dispiace che questa sia la strada scelta''. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, ribadendo che una consultazione popolare ''e' comunque sempre una scelta legittima''. A questo proposito il portavoce del ministero delle Finanze Martin Jaeger ha aggiunto che un referendum sarebbe stato accettabile ad aprile. Da notare l'assoluta ingerenza della Germania nelle scelte e nelle decisioni politiche di uno stato sovrano qual è la Grecia. A che titolo il governo tedesco esprime ''gradimenti'' e ''dispiaceri'' su democratiche votazioni referendarie di un'altra nazione?

Fonte:http://www.ilnord.it/b-6243_AL_GOVERNO_TEDESCO_DISPIACE_CHE_IN_GRECIA_VI_SIA_LA_DEMOCRAZIA_E_SI_VOTI

lunedì 11 maggio 2015

LA MERKEL DEFINISCE "CRIMINALE" L'ANNESSIONE DELLA CRIMEA ALLA RUSSIA


Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha incontrato il presidente russo Vladimir Putin durante il fine settimana e lo ha rimproverato sull'Ucraina: "L'annessione criminale e illegale della Crimea e la guerra in Ucraina orientale hanno portato ad una grave battuta d'arresto nella nostra cooperazione". Tuttavia, ha espresso sostegno per l'accordo di Minsk come il modo per porre fine al conflitto in Ucraina.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11576

giovedì 13 novembre 2014

NUOVA RUSSIA: LUGANSK PRESENTA UN REFERENDUM DI ANNESSIONE ALLA FEDERAZIONE RUSSA



Igor Plotniski, il capo dell’autoproclamata repubblica di Lugansk, nell’Ucraina dell’est, ha annunciato via Facebook che intende presentare al parlamento locale la proposta di tenere un referendum sul futuro della regione, scegliendo tra l’indipendenza e l’adesione alla Russia.
«Se i partecipanti al referendum voteranno per l’adesione alla Federazione Russa, Mosca avrà il pieno diritto di inviare il suo esercito regolare nella regione di Lugansk», ha osservato. Plotniski ha spiegato che l’iniziativa è dettata dalla decisione delle autorità ucraine di sospendere il pagamento di stipendi, pensioni e sussidi nell’est ucraino.

Fonte:http://www.lastampa.it/2014/11/13/esteri/ucraina-il-leader-di-lugansk-guarda-alla-russia-presenteremo-un-referendum-per-lannessione-zhZlH85NuqmjkzNsCLAcrK/pagina.html

martedì 4 novembre 2014

I TREDICI PAESI PRONTI AD USCIRE DALL'EURO

Le considerazioni del M5S inerenti la possibilità di fare un referendum abrogativo sulla moneta unica


Una volta entrati nell'euro non se ne può più uscire, come previsto dall'articolo numero 75 inserito nella Costituzione. Lo stesso impedisce i referendum abrogativi che vadano ad impattare sui trattati internazionali di Maastricht. Ma la situazione è desolante, come il dettaglio successivo dei paesi europei di seguito riportato descrive. Ce ne sono 13 che reclamano una Exit Strategy che non produca quei gravi dissesti finanziari evocati dalle Cassandre.

Sul referendum

Sull'argomento referendum per uscire dall'euro Grillo ha annunciato dal palco del Circo Massimo una raccolta di firme che produca una consultazione da svolgersi entro il 15 dicembre. Il richiamato articolo 75 sembra non lasciare adito a dubbi di sorta, bocciando sul nascere una simile iniziativa.
Ma una Exit Strategy che renda possibile ritornare alle monete nazionali senza provocare terremoti è possibile. La convinzione del leader 5 stelle nasce da alcune semplici constatazioni di fatto che riguardano da un lato la percentuale di scambi mondiali che avvengono con l'euro ( appena il 13% del totale del pianeta ) e dall'altro le posizioni euroscettiche tra i vari paesi aderenti.

Chi non ci ha guadagnato

Cipro, Croazia, Irlanda, Estonia, Lussemburgo, Malta, Portogallo, Romania, Slovacchia non hanno avuto nessun miglioramento dall'adozione della moneta unica, mentre Svezia, Danimarca, e Gran Bretagna non ne vogliono sentire nemmeno parlare. Nell'isola cipriota ancora si ricorda il prelievo forzoso imposto ai conti correnti delle banche che hanno sede in questa parte d'Europa con i russi come i maggiori svantaggiati. Convincerli ad un'uscita dalla moneta unica perciò sarebbe facile.

I 13 paesi euro contrari

Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Grecia, Italia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna, Slovenia e Ungheria hanno espresso le posizioni anti-euro più forti e convinte. Poi ci sono anche quelli che apparentemente sono in linea con le politiche europee come, Finlandia, Germania e Olanda dove sono in crescita le insofferenze verso l'austerity. I segnali di frenata dell'economia tedesca hanno riacceso le preoccupazioni internazionali e le voci dei conservatori al Bundestag tedesco. Anche qui, mettere d'accordo i governi potrebbe non essere complicato.

La strategia

Nulla impedirebbe di promuovere una consultazione referendaria con proposta di legge annessa di tipo popolare. Ma il rischio sarebbe quello di creare tensioni nei mercati finanziari. Dunque meglio sarebbe sedersi tutti a un tavolo per organizzare un piano di uscita dall'euro che non produca gravi dissesti economici e svalutazioni selvagge delle monete e dei debiti sovrani in mano alle banche centrali. Se non si può agire mediante un referendum allora diventa plausibile che il M5S si faccia promotore di un gruppo di coordinamento di Paesi che presentino al Parlamento Europeo una dichiarazione congiunta di uscita immediata e simultanea dall'euro, appoggiata dall'Ukip di Farage, dove venga fissato preventivamente un cambio parametrato ad un nuovo rapporto di parità con le monete nazionali da ripristinare immediatamente. Basterebbe ricalcolare i debiti sovrani nelle nuove monete il cui cambio è bloccato in partenza. Occorrerebbe solo stabilire l'ora X.

Fonte:http://it.blastingnews.com/politica/2014/10/i-13-paesi-europei-piu-decisi-ad-uscire-dall-euro-la-possibile-exit-strateggrillo-00153233.html

venerdì 25 aprile 2014

ASSASSINI E POPOLI


Quello che sta avvenendo in Ucraina, assomiglia più alla repressione dittatoriale della volontà popolare che ad una decisa intenzione di instaurare la stabilità politica e sociale del paese.
Cos'è successo da un mese a questa parte?

Il Bacino del Donec, noto anche come Donbass o Donbas, una regione storica, economica e culturale corrispondente facente parte dell'odierna Ucraina.
Come la Crimea, ex regione dell'Ucraina ora facente parte della Federazione Russa, questa regione è a maggioranza di origine russa e russofona di conseguenza, a seguito dell'instaurarsi del provvisorio governo di Kiev, la popolazione di questa regione al momento facente ancora parte dell'Ucraina, è insorta chiedendo di indire un referendum come avvenuto in Crimea, per entrare legalmente a far parte della Federazione Russa.
Centinaia di persone a favore della causa tra cui anche le autorità locali si sono mobilitate prendendo in mano la situazione, armandosi in vista del rischio di rappresaglie armate dell'esercito di Kiev, e stanno cercando di difendere la regione in caso di intervento con la forza.
Non solo questa regione si è risvegliata preoccupata per il proprio futuro.
Kharkov, Donetsk, Lugansk, Odessa e Luhansk tutte con una vasta maggioranza russofona si sono alzate in piedi anch'esse mobilitandosi a favore della Federazione Russa di cui vogliono entrare a far parte, questa situazione ormai perdura da oltre un mese, specialmente dopo l'esempio che la Russia ha dato difendendo la regione della Crimea, la cui popolazione è anche qui enormemente in maggioranza russa.
Quello che è nell'interesse della Federazione Russa, è l'incolumità dei suoi cittadini nella regione, esattamente come ha fatto nella regione della Crimea, dopo la strage di Maidan, portata avanti da personaggi a favore dell'Unione Europea, mobilitando una minima parte dell'esercito russo attorno ai confini regionali, per proteggerli da attacchi esterni.
Non così fortunata è stata di recente Slaviansk, dove di recente l'intervento della forze speciali ucraine è sfociato in una strage di 7 russofoni che erano in mobilitazione.

Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, per la prima volta ha dichiarato apertamente che Mosca prenderà in considerazione gli attacchi contro cittadini russi come un attacco alla Russia.
"Se riceveremo un attacco, ovviamente, risponderemo ad esso. Se hanno violato i nostri interessi legittimi violando gli interessi dei cittadini russi, come è accaduto nell’Ossezia del Sud, non vedo altra scelta che rispondere in conformità con le norme del diritto internazionale.", ha dichiarato Lavrov in un'intervista di oggi al canale russo in lingua inglese Russia Today.
Il Ministro degli Esteri Lavrov ha parlato della crisi in Ucraina e delle possibili risposte di Mosca all’escalation da parte dell’amministrazione statunitense.
Sergej Lavrov, inoltre, non ha nascosto il fatto che la pazienza di Mosca è al limite ora che è diventato chiaro che "il protettorato di Kiev" è supervisionato direttamente da Washington.
La Russia "vuole la terza guerra mondiale", sostiene il premier ucraino ad interim, Arseni Iatseniuk, citato da Interfax.
"Tentativi di aggressione militare sul territorio ucraino da parte della Russia - ha detto Iatseniuk - porteranno a un conflitto armato nello spazio europeo. Il mondo non ha dimenticato la seconda guerra mondiale e la Russia vuole già iniziare la terza. Tutta la responsabilità per l'aggressione sul territorio ucraino e per la minaccia alla stabilità e alla sicurezza internazionali - ha concluso il premier ucraino - è della Russia". Poco prima il ministro dell'Interno di Kiev, Arsen Avakov aveva annunciato che l'operazione militare contro i filorussi "prosegue" nel sud-est dell'Ucraina. "I terroristi (così il governo di Kiev definisce gli insorti, ndr) hanno interesse a stare sul chi vive 24 ore su 24 - ha detto Avakov -, la popolazione pacifica non ha nulla da temere".
Sembra che l'attuale provvisorio premier ucraino, non si sia reso conto del fatto che "i terroristi" da lui definiti tali, altro non sono che la mobilitazione della volontà popolare della regione, di conseguenza aprire il fuoco su chi protesta una volontà unanime, come quella di seguire l'esempio della Crimea, altro non è che una repressione nel sangue.
Ulteriore considerazione va fatta alle parole che accusano il presidente russo di volere la Terza Guerra Mondiale, sembra più che l'attuale visione del presidente sia più mossa da pregiudizi e fango nei confronti della Federazione Russa e del suo presidente, che da reali fattori politici, di conseguenza il suo comportamento lo fa apparire in confronto al suo predecessore un incompetente che usa il fango e le armi per mettere a tacere quello che gli chiedono le popolazioni delle regioni a est dell'Ucraina.
Quasi a sottolineare questo fatto sembra che l'Ucraina stessa, sotto la sua influenza condizionata a sua volta dalle visioni politiche di Washington e Unione Europea, si stia frammentando.

Da quando le nuove autorità di Kiev hanno gettato il Paese nel caos, i vicini sempre più insistentemente cominciano a muovere le proprie rivendicazioni territoriali in Ucraina. Ne ha, in particolare, la Romania. Recentemente, i rumeni che vivono in Transcarpazia parlano sempre di più del desiderio di creare un’autonomia all'interno dell'Ucraina. Negli insediamenti della regione di Chernivtsi vengono distribuiti volantini con su scritto "Qui è Romania".
Il Presidente rumeno Traian Basescu non nasconde il fatto che il suo Stato distribuisca passaporti ai residenti della Bucovina e della regione di Odessa. Secondo alcuni rapporti, i passaporti rumeni sono già stati ottenuti da circa l'80% dei residenti ucraini di etnia rumena.
Parliamo di oltre un centinaio di migliaia di persone. La ragione di questo comportamento da parte di Bucarest è la discriminazione delle minoranze nazionali che vivono in Ucraina e perpetrata dalle nuove autorità di Kiev, dice l'Esperto dell'Istituto Internazionale di studi umanistici e politici Vladimir Brueter.
Di conseguenza chi attribuisce la "mano di Mosca" a quanto sta avvenendo nell'est dell'Ucraina è in realtà il vero responsabile diretto o indiretto del danno che ha portato a questo paese.
Dopo la strage perpetrata da Kiev, infatti, l'esercito russo ha cominciato ad avvicinarsi ai confini della regione ad est dando inizio ad esercitazioni militari.
Il governo di Kiev in risposta ha dato alla Russia 48 ore di tempo per spiegare nel dettaglio le esercitazioni militari che sta effettuando vicino al confine con l’Ucraina.
Fa quasi ironia: se in una regione composta in maggioranza da cittadini russi e russofoni manifesta la propria volontà di entrare a far parte della Federazione Russa, succede una strage di questi da parte del governo di cui non vogliono far parte, quale sarà la motivazione di tali esercitazioni se non quella di intervenire per garantire la tutela dei propri concittadini?
Dovrebbe essere il realtà il governo di Kiev che dovrebbe cercare di allentare le tensioni e porgere le proprie scuse e omaggi alle famiglie delle vittime.
Se non venivano mobilitate la forze speciali dell'esercito ucraino per reprimere le manifestazioni tutto questo si sarebbe tranquillamente potuto evitare.
In tal caso se una strage simile si ripetesse e l'esercito russo intervenisse per porre fine alla trincea di sangue, l'unica responsabilità sarebbe dell'attuale governo ucraino che in un certo senso "se la è cercata".
Una ricostruzione interessante, anche se un po vecchia, circa la mentalità della popolazione che abita in queste regioni in maggioranza russofone, ci fa capire quali sono le reali intenzioni di chi come il governo di Kiev vuole reprimere con la forza:
"Nei i villaggi carboniferi russofoni gli echi della protesta di piazza Maidan a Kiev arrivano flebili e non sortiscono risultato alcuno, se non indifferenza e talvolta astio: mai, in oltre vent’anni di indipendenza, è stata così enorme la distanza tra le regioni occidentali e quelle centro- sudorientali dell’Ucraina, tanto da mettere a rischio l’unità stessa del Paese. Da queste parti ormai non è un mistero che se il presidente Yanukovic, che qui ha il suo feudo elettorale, dovesse capitolare e cedere il potere agli “europeisti”, la secessione delle regioni russofone da Kiev sarebbe inevitabile: i movimenti pan-russi di Sebastopoli, di Lushansk, di Donetsk (dove la lingua russa è parlata da oltre il 90 per cento della popolazione) hanno già pronta la dichiarazione di autodeterminazione delle oblast’ centrali e sudorientali ucraine, che confluirebbero nella federazione della Piccola Russia, o Malorossija.
A queste latitudini gli “europeisti” hanno poca voce in capitolo. Sono una minoranza sparuta, e temono per la loro sicurezza quando tengono i loro discorsi sulla democrazia e la libertà. I russofoni sono in maggioranza schiacciante, e l’Europa non la vogliono. Sottolineano come mentre loro stiano a spaccarsi la schiena nelle miniere, gli “europeisti” rimangano a bivaccare per la distruzione dell’Ucraina. “Dovrebbero sgombrare con la forza la piazza Maidan e obbligare quei perditempo a lavorare”, è la frase più ricorrente che capita di sentire in giro. Il lavoro, una merce rara che l’ingresso di Kiev nell’Ue potrebbe rendere ancor più introvabile: gli abitanti di questi villaggi sanno bene che a beneficiare dell’area di libero scambio sarebbero solo le regioni occidentali, quelle al confine con la Polonia, mentre nell’Est del Paese, quello dei bacini carboniferi e degli impianti siderurgici, l’assenza di un apparato produttivo minimamente competitivo significherebbe scivolare ancor di più lungo il crinale della miseria."
Il 25 aprile 2014 dalla Repubblica Popolare di Donetsk, al Direttore della Pravda. Ru è venuto arrivato un'appello al popolo russo ", per l'intera civiltà slava" che abbiamo ritenuto dovere di pubblicare per intero.
. "Amici Fratelli Compagni e seguaci.
Dopo aver preso il potere in Ucraina, i neo-nazisti e i loro curatori americani sono entrati contro la regione civile di Donbass e la sua gente in questa guerra, la gente muore ogni giorno - dalle pallottole dei cecchini mercenari stranieri dal bombardamento di elicotteri, per mano di agguati dei militanti del "settore destro," dai carri armati e APC, siamo disarmati che bloccano la strada con attrezzature pesanti nelle città e nei villaggi pacifici del nostro paese - Donbass.
In questa guerra senza pietà vengono sterminati i dissidenti rapiti nelle strade, gettati nei sotterranei della SBU, come è stato nella Gestapo nazista.
Gli attivisti della resistenza di Donbass vengono torturati, picchiati e umiliati.
I loro parenti, madri, padri, sorelle - vengono prelevati dalle loro case come ostaggi al fine di spezzare la volontà di resistere, di intimidire, in ginocchio.
In questa guerra, per noi, il bacino del Don e la sua gente, non ci sarà nessuna pietà. Lo scopo dei nuovi nazisti - questo sterminio indisciplinato e rivolgendosi ad altri schiavi senza diritti.
Contro Donbass, la Repubblica Popolare di Donetsk e la Repubblica popolare di Lugansk è un'operazione punitiva.
Gli occupanti - l'esercito ucraino, mercenari stranieri, forze speciali e del Ministero degli Affari Interni della SBU, eserciti privati ​​oligarchi militanti Bandera - sono in collusione con tutti i parlamentari e politici locali e Kiev.
Donbass sanguina, ma non si arrende.
Slavyansk è diventata la nostra fortezza di Brest.
La persistenza e il coraggio personale a Slavyantsi è un esempio di eroismo per tutto il mondo slavo.
Russia, Bielorussia, Serbia - ascoltate la voce del Donbass. Chiediamo il vostro aiuto. Chiediamo l'intero mondo civilizzato - aprite gli occhi! Mente aperta! Fermate il bagno di sangue! Noi Donbass, vogliamo un referendum, dove ognuno può esprimere le proprie opinioni su come viviamo.
Chiediamo di introdurre le forze di pace per fare la loro scelta senza terrore e violenza perpetrati dai nazisti e dai mercenari, senza la dittatura negli Stati Uniti e l'Europa.
Donbass spera per voi - compagni slavi. La nostra forza - nella fede, verità e l'unità. Da tempo immemorabile, ci siamo ritrovati fianco a fianco contro i nemici comuni. Abbiamo combattuto insieme ed abbiamo vinto. Vinceremo ora. Se siamo uniti e ricordiamo chi siamo. Dio è con noi e la Patria ".
Nel frattempo cosa stanno facendo gli Stati Uniti?
Dopo l'ultimatum di Kiev a Mosca, il segretario di Stato americano, John Kerry, interviene nuovamente sulla crisi ucraina, e avverte il Cremlino che "la finestra per la Russia per cambiare corso si sta chiudendo". Il mondo, spiega il capo della diplomazia Usa, "è unito e pronto ad agire contro la Russia sull'Ucraina. Mosca deve ora scegliere".
In realtà come è stato ampiamente spiegato in precedenza ad appoggiare ancora le politiche degli Stati Uniti non sono rimasti più molti stati, (vedi qui) di conseguenza sembra strano a dirlo, ma le minacce di John Kerry sono gli ultimi sussulti di una nazione assai molto indebolita dalla presidenza di Obama e allo stesso modo è necessario condannare chi compie stragi per placare la volontà popolare, ciò sui cui si basa la democrazia, e non chi la favorisce senza finora aver mai sparato un colpo come la Russia sul caso della Crimea.
Sembra strano dirlo ma finora nonostante le ripetute minacce degli Stati Uniti, dell'Unione Europea e del governo di Kiev, la Federazione Russa è l'unica a non aver ancora causato morti nella crisi ucraina.


Fonti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Bacino_del_Donec
http://www.lanuovabq.it/mobile/articoli-ucraina-i-primi-fuochi-di-una-guerra-civile-8970.htm#.U1qHXvl_vgM
http://aurorasito.wordpress.com/tag/donbass/
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/lavrov-attaccare-i-cittadini-russi.html
http://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/europa/2014/04/25/ucraina-kerryrussia-non-mantiene-patti_b024e2e7-6c8b-4a26-8a55-28599ccbc64c.html
http://www.ilnord.it/c-2889_LUCRAINA_SI_SBRICIOLA_ORA_LA_REGIONE_DELLA_TRANSCARPAZIA_VUOLE_LINDIPENDENZA_E_VUOLE_LEGARSI_ALLA_ROMANIA
http://www.imolaoggi.it/2014/04/24/ucraina-ultimatum-a-mosca-48-ore-per-spiegare-esercitazioni/
http://www.pravda.ru/news/world/formerussr/ukraine/25-04-2014/1205775-donetsk-0/
http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/2014/notizia/kerry-avverte-mosca-mondo-unito_2041091.shtml

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