ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 21 aprile 2017

LE POLITICHE TEDESCHE DELL'EUROPA HANNO STANNO DAVVERO CANCELLANDO LA GRECIA


La dispersione della Grecia continua, poiché l'austerità dell'UE schiaccia drammaticamente la speranza delle donne di avviare una famiglia.
La crisi economica in corso da più di 8 anni in Grecia con i tagli di stipendi e pensioni sta causando una diminuzione allarmante della piscina genica greca.
Il semplice fatto è che le coppie greche non sono in grado di sostenere un figlio, lasciando molti giovani greci che scelgono di non avere figli.
Stiamo assistendo in prima fila ad una completa disgregazione del sistema pensionistico della Grecia, nonché alla disintegrazione della Repubblica ellenica a causa dell'incapacità di ricostituire la popolazione.
Il medico di fecondità, Minas Mastrominas, dice al New York Times che molte donne hanno deciso di non concepire.
Ha detto: Dopo otto anni di ristagno economico, stanno abbandonando i loro sogni.
Non è solo la Grecia che soffre di bassi tassi di natalità.
Infatti l'andamento si diffonde nella maggior parte dell'Europa, con Spagna, Portogallo e Italia che registrano anche tassi pericolosamente bassi.

Indy100 nota che la disoccupazione continua ad essere un problema serio in Grecia.
Le tariffe sono leggermente inferiori rispetto al 2016 quando erano del 23,9 per cento, ma sono ancora molto alte al 23,5 per cento.
Il crollo ha colpito maggiormente le donne, con tassi di disoccupazione del 27 per cento rispetto al 20 per cento degli uomini.
Le riduzioni fiscali e le sovvenzioni infantili per famiglie di grandi dimensioni sono diminuite, e il paese sta nel bilancio minimo dell'UE per i benefici per famiglie e bambini.
Una delle aree più importanti che saranno detrimenti interessate sono le pensioni e il sistema di welfare.
Inoltre, secondo Eurostat, tali bassi tassi di natalità - sotto 2.1 - potrebbero creare un disastro demografico.
Ciò avrà un impatto sulle pensioni, con meno giovani che lavorano.
Le pensioni ridotte per i nonni, che tradizionalmente si prendono cura dei figli della famiglia, significa che i genitori dovranno raggiungere il loro budget decrescente per pagare la cura dei bambini.
Tutte queste circostanze offrono un ambiente non accomodante per avere figli, creando una diminuzione a spirale dei tassi di natalità.

Il New York Times riporta:
Mentre le popolazioni in declino minacciano tutta l'Europa, "il problema veramente grave è che alcuni dei paesi più deboli sono quelli con le demografie meno favorevoli", ha dichiarato Simon Tilford, vice direttore del Centro per la riforma europea a Londra. "I bassi livelli di nascita del sud significheranno una crescita e una produttività più deboli, riducendo il natalità e producendo ulteriori problemi fiscali".
Il Times, ha aggiunto , "suggerisce che le prestazioni economiche già divergenti tra l'Europa settentrionale e quella meridionale possono diventare strutturali piuttosto che cicliche".
I tassi di natalità più bassi sono stati aggravati dalle pressioni fiscali che i paesi costretti offrono ai programmi di sostegno familiare.
Mentre la Francia offre una prestazione familiare mensile di 130 euro per un bambino dopo il secondo figlio, la Grecia fornisce solo 40 euro.
I Paesi hanno riconosciuto il problema e recentemente si sono rivelati in azione. La Spagna ha nominato un cosiddetto zar del sesso a febbraio per forgiare un piano d'azione nazionale sulla fertilità e affrontare la diminuzione della popolazione nelle zone rurali.
L'Italia ha aumentato i bonus per avere bambini e sostenuto le leggi sul lavoro per concedere un congedo parentale più flessibile.
La Grecia, come il più debole legame economico, non ha le stesse opzioni.

Fonte:http://theduran.com/depopulation-of-greece-continues-as-eu-austerity-crushes-womens-hope-of-starting-a-family-charts/

venerdì 4 novembre 2016

GRECIA: QUINDICI ARRESTI PER AVER PROTESTATO CONTRO LA COSTRUZIONE DI UNA MOSCHEA


Oggi, la Polizia greca ha arrestato 15 persone che hanno partecipato a una protesta contro la futura costruzione di una moschea ad Atene, riferendosi alle forze dell'ordine.
La protesta contro la costruzione della moschea è iniziata due settimane fa ed è durata fino a venerdì mattina. Per la detenzione dei manifestanti sono arrivati le unità di polizia di risposta rapida.
Secondo l'agenzia, gli arrestati saranno consegnati all'ufficio del procuratore per affrontare l'accusa di disturbo dell'ordine pubblico.
Nel mese di agosto di quest'anno, il Parlamento greco ha approvato la costruzione di una moschea ad Atene. Il costo del progetto è stimato a 950 000 euro. Il partito nazionalista greco "Alba Dorata" si è opposto alla decisione del Parlamento e ha sostenuto la protesta.

Fonte:http://katehon.com/it/news/ad-atene-sono-state-arrestate-15-persone-che-protestavano-contro-la-costruzione-della-moschea

giovedì 9 giugno 2016

LE SANZIONI EUROPEE ALLA FEDERAZIONE RUSSA PIEGANO GLI AGRICOLTORI GRECI


In un'intervista per il quotidiano russo "Izvestia" Sotirios Zaryanopulos ha detto in relazione i danni causati alla Russia dalle sanzioni europee:
"Le sanzioni incidono principalmente sulla situazione dei lavoratori, le classi popolari negative e non hanno alcun effetto positivo. E su verifica di questo problema, il governo Syriza ha partecipato attivamente nei piani dell'UE e della NATO, contro gli interessi del lavoro e hli strati popolari del nostro paese ".
I parlamentari hanno indicato conclusivamente al fatto che le perdite dei contadini non possono nemmeno essere compensate dal maggior flusso di turisti dalla Russia:
"Non si può avere un equilibrio a scapito dei profitti, raggiungendo gli imprenditori in altri settori dell'economia. Il danno, è stato, per esempio, ai poveri piccoli proprietari che hanno i loro prodotti esportati verso la Russia, non possono essere sostituiti a spese del crescente numero di turisti russi. "


Fonte:https://deutsch.rt.com/europa/38769-griechischer-eu-abgeordneter-sanktionen-gegen/

mercoledì 10 febbraio 2016

LA GRECIA IN RIVOLTA SI SCONTRA CON LE FORZE ARMATE


Gli scontri a margine dello sciopero generale in Grecia non sono bastati a nascondere il primato di questa mobilitazione, la prima da quando al governo c‘è Alexis Tsipras e la sinistra di Syriza. L’ampia protesta è volta contro una ulteriore riforma delle pensioni.
La Grecia è paralizzata dallo sciopero generale convocato dai maggiori sindacati del settore pubblico e privato contro la riforma delle pensioni proposta dal governo Tsipras. Molte categorie protestano per l’aumento dei contributi ipotizzato dal governo che unito ad aumenti delle tasse – dicono i sindacati – finirà per prelevare il 75-80% del reddito di queste categorie.
Oggi sono dunque fermi i trasporti pubblici urbani ed extraurbani, mentre sono in agitazione anche gli aderenti al sindacato dei Professionisti, artigiani e commercianti (Gsevee), ed ha aderito alla protesta anche la Confederazione del Commercio e dell’Impresa (Esee). In piazza scenderanno anche avvocati, notai, camionisti, benzinai, medici e farmacisti. Gli addetti al trasporto marittimo scioperano invece per 48 ore, fino a sabato mattina.
E' stato chiuso nuovamente oggi il valico di frontiera di Medzitilja, tra Macedonia e Grecia. Il valico di frontiera macedone è stato chiuso, come già accaduto nei giorni scorsi, a causa delle proteste degli agricoltori greci. Intanto i sindacati degli agricoltori greci hanno deciso di estendere la loro protesta, contro i piani del governo in materia fiscale e pensionistica, fino ad Atene dove intendono portare venerdì prossimo i loro trattori. Le delegazioni di categoria che al momento hanno creato circa 68 blocchi lungo le strade e autostrade greche hanno rifiutato l'invito al dialogo lanciato dal ministro dell'Agricoltura di Atene Vangelis Apostolou. Ieri e' stato chiuso anche il valico di frontiera Ilinden-Exochi, tra Bulgaria e Grecia.


Fonte:http://www.attivotv.it/in-grecia-e-rivoluzione-scontri-con-le-forze-armate-strade-e-frontiere-bloccate/

lunedì 13 luglio 2015

SOTTOMISSIONE


Sembrava che con il nuovo governo Tsipras, specialmente dopo il recente referendum chiesto alla popolazione della Grecia se accettare o meno le condizioni dell'accordo di sangue che l'Unione Europea stava chiedendo, fossimo arrivati ad una svolta cruciale in un paese gravato da anni di carestia da parte delle politiche imposte dall'Unione Europea dove ogni giorno nelle piazze centinaia di persone alla fame si radunano in fila per un piatto di minestra o qualcosa da mangiare.
Quello che l'Unione Europea ha fatto alla Grecia non ha precedenti.
Il governo Tsipras aveva a portata di mano un'occasione unica prima di tutto avrebbe dato un'esempio, nel caso la Grecia uscisse dall'euro che esiste un'alternativa all'euro, in secondo luogo avrebbe avuto l'occasione di ritornare alla DRACMA o di usare una moneta alternativa una volta che il default fosse passato.
Quello che i greci pensano molto probabilmente è che se uscissero dall'euro non sarebbero più in grado di risollevarsi mai più.
Realtà alternative però ci sono già viste per esempio in Islanda, in una situazione che sembrava senza via di uscita.

Anche qui si è visto un crollo delle maggiori banche è come la Grecia a dover scegliere se pagare un debito insostenibile attraverso una politica di rigore come quella che gli europeisti dell'Unione Europea vorrebbero imporre al paese ellenico tra cui: taglio dei posti di lavoro, taglio dei salari, taglio delle pensioni, taglio dei servizi e aumento di tasse e imposte.
L'Islanda ha applicato misure direttamente opposte a quello che organismo internazionali come il Fondo Monetario Internazionale (FMI) mettono in atto senza pietà per risolvere i problemi di alcuni paesi indebitati, e così facendo l'economia si è risollevata e sebbene i media non abbiano fatto alcuna menzione di tutto ciò è un dato di fatto che ha funzionato e l'economia del paese è attualmente in crescita.
Perchè definiamo "spietate" le politiche del FMI?
Un'esempio lo possiamo osservare con la Grecia, il modo in cui le politiche europee e del FMI hanno ridotto la popolazione è a dir poco umiliante.
Ma questo è niente se ricordiamo il modo in cui una recente serie di terremoti ha ridotto Kathmandu in un'ammasso di rovine e causato la morte di almeno diecimila persone.
La campagna “Jubilee Network”, che unisce 75 organizzazioni e 400 comunità religiose in tutto il mondo, ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale (FMI) di condonare parte del debito estero del Nepal, colpito dal terribile sisma dell’aprile scorso. Come appreso da Fides, il Fondo Monetario ha ufficialmente dato risposta negativa.
La proposta intendeva utilizzare lo speciale “fondo fiduciario” dell'FMI destinato ad aiutare i paesi poveri quando si trovano ad affrontare le calamità naturali. Attraverso quel fondo sono stati condonati in passato quasi 100 milioni di dollari del debito a nazioni dell'Africa occidentale colpite dal virus ebola.
“Il diniego del FMI è una è una notizia preoccupante per il paese", ha detto all’Agenzia Fides Eric LeCompte, direttore esecutivo della rete “Jubilee Network”.
Il Nepal è uno dei 38 paesi a basso reddito che possono beneficiare degli aiuti del nuovo fondo. Per poter beneficiare di tale sostegno dopo un disastro naturale, un paese beneficiario deve soddisfare determinati criteri: il disastro deve colpire almeno un terzo della popolazione del paese e causare un danno produttivo grave all'economia del Paese. Secondo il FMI, il Nepal, dopo il sisma, soddisfala la prima condizione ma non la seconda, anche se le stime parlano di 5-10 miliardi di dollari di danni, circa un terzo del totale dell'economia del paese.
In sostanza per condonare un debito un paese deve letteralmente avere danni paragonabili a quelli di una testata nucleare.
Adesso arrivamo all'argomento Grecia, dove possiamo dire che dopo 12 ore di colloqui durati tutta la notte in cui Tsipras ha fatto notevole resistenza come descritto dalle stesse fonti si è arrivati infine al suo atto di sottomissione.
Il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk ha informato tramite twitter del raggiungimento di un accordo, all'unanimità, sulla Grecia.
Atene beneficerà di un nuovo prestito da parte del Meccanismo europeo di stabilità (MES), in cambio di una nuova serie di riforme e tagli alla spesa.
"Le condizioni sono rigide, severe, ha proseguito Tusk in conferenza stampa, e i ministri delle Finanze dovranno decidere "con urgenza come aiutare la Grecia con un finanziamento ponte".
Ora "l'Eurogruppo lavorerà con le istituzioni e insieme prenderanno le ultime decisioni".
I dettagli dell'accordo non sono ancora stati annunciati, ma quasi sicuramente la Grecia dovrà far fronte ad un altro round di severe misure di austerità severe.
Come se già non avesse sopportato abbastanza.
Così facendo il referendum che era stato indetto la settimana scorsa, amaramente disprezzato sia dalla Germania che da Renzi, non ha aiutato molto in questo caso, anzi non ha cambiato niente.
Notevole il dissenso in Grecia sia prima che dopo aver raggiunto un'accordo che ormai sappiamo tutti si tratta di una nuova catastrofe economica per un paese alla fame.
Zoe Kostantopoulou, presidentessa del Parlamento greco, nel respingere ieri proposta di accordo da parte del governo e nel giustificare il suo voto "presente" ha dichiarato:

"Siamo giudicati dal Sì e dai No che diciamo. A nessuno è permesso di svalutare le decisioni da un processo esistenziale come quello che stiamo vivendo. L'Europa si sta trasformando in una prigione per la sua gente. L'euro è utilizzato come strumento di vincolo imposto ai popoli. La Germania si comporta come se il popolo greco gli dovesse qualcosa, quando lei si rifiuta di pagare riparazioni di guerra alla Grecia. Il "no" del popolo greco è oltre tutti noi."
Il titolare della Difesa, il ministro Panos Kammenos, nel suo intervento al Parlamento greco non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione
Così il titolare della Difesa, il ministro Panos Kammenos, nel suo intervento al Parlamento greco non ha usato mezzi termini per descrivere la situazione: "Non ho paura del Grexit e neanche delle altre minacce che ci vengono fatte. Ho paura solo di una cosa. Delle divisioni del nostro popolo e della guerra civile. I Greci non sono pronti ad affrontare una cosa del genere".
Nell'ultimo comunicato della segreteria del Movimento greco Epam (Fronte popolare unito) si chiedono 5 misure immediate per impedire che la Grecia "sparisca"
"La Grecia sta attraversando il periodo più difficile della sua storia contemporanea e in questo momento è a rischio la sua esistenza. Con un governo di pericolosi traditori, con un Parlamento inesistente che non prende in considerazione la decisione che il popolo greco ha espresso, con un'Europa che chiede che la Grecia e il suo popolo vadano in ipoteca, per darle ulteriori prestiti e per applicare un programma che farà sparire le cittadine e i cittadini greci, l'EPAM chiede:
1. il ritiro immediato della delegazione greca dalle negoziazioni dopo aver denunciato l'Accordo di Prestito del maggio 2010, in merito agli artt 48-52 della Convenzione di Vienna sui Trattati internazionali.
2. l'interruzione di rapporti diplomatici con Germani e Finlandia.
3. l'uscita della Grecia dall'eurozona.
4. l'applicazione e realizzazione dell'art 120 della Costituzione [che prevede che la democrazia e il rispetto della Costituzione viene affidata al popolo greco il quale ha il diritto e il dovere di salvaguardarlo]
5. la realizzazione da parte di tutti i cittadini greci di disobbedienza civile rifiutando di pagare qualsiasi tassa".

La crisi di nervi non è venuta solo a loro.
"Accordo umiliante". Così Panagiotis Lafazaris, ministro dell'energia e leader dell'ala radicale di Syriza, definisce il compromesso raggiunto ad Atene in una nota a nome di "Piattaforma di sinistra" pubblicata sul sito parapolitika.gr
Ulteriore sfogo verso gli europeisti è stato quando in uno dei momenti più duri del negoziato, nella notte, all'Eurosummit il premier greco Alexis Tsipras si è tolto la giacca e porgendola ha detto: "Prendete anche questa!". Lo riferiscono fonti di Bruxelles.

Il fatto che si trova più interessante è quanto ha detto l'ex ministro delle finanze Yanis Varoufakis aveva un piano per la Grecia per il dopo referendum.
Ma non è stato appoggiato, anzi Alexis Tsipras ha deciso malgrado il 'No' ulteriori concessioni e "ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati". Lo afferma l'ex ministro delle Finanze greco.
Ben pochi però hanno una vaga comprensione di chi sia in realtà tale persona.
Yanis Varoufakis è un economista e politico greco naturalizzato australiano.
Dopo la laurea in Statistica Matematica consegue il dottorato in Economia all'Università dell'Essex.
Già prima del dottorato aveva iniziato la sua attività di insegnamento, in Economia ed Econometria, presso l'Università dell'Essex e l'Università dell'Anglia Orientale.
Nel 1988 trascorre un anno come fellow all'Università di Cambridge.
Dal 1989 al 2000 è Senior Lecturer in economia presso l'Università di Sydney. Nel 2000 ritorna in Grecia come professore di Teoria Economica all'Università di Atene, dove nel 2002 istituisce il The University of Athens Doctoral Program in Economics (UADPhilEcon) che dirige fino al 2008. Da gennaio 2013 a gennaio 2015 insegna alla Lyndon B. Johnson School of Public Affairs dell'Università del Texas a Austin.
Il 22 Gennaio 2015, il Collegio Universitario Internazionale di Torino ha premiato Varoufakis con una cattedra onoraria in diritto economico comparato e finanza per il suo straordinario contributo teorico alla comprensione della crisi economica globale.
Molto probabilmente le ragioni delle sue dimissioni non stanno alla base della sua incapacità, ma bensì per il fatto che era fin troppo competente in materia, tanto che le sue esposizioni mettevano in crisi creditori e l'intero staff dell'eurogruppo che contestava e insultava le sue affermazioni.
Durante i negoziati il Fondo Monetario Internazionale, FMI, addirittura si è messo in moto per decidere la possibiltà di destituire il governo Tsipras.
Il Fondo monetario internazionale ha messo in campo la possibilità che per svolgere i negoziati sugli aiuti in Grecia si instauri un governo tecnico ad Atene.
Questa sarebbe la situazione peggiore di tutte in quanto, gli italiani, non hanno dimenticato cosa avvenne quando venne destituito il governo Berlusconi a causa di pressioni sia interne ed esterne dalla Germania e da Napolitano, mettendo su il governo tecnico senza elezioni di Mario Monti, le cui riforme in parallelo con quelle della Fornero, contestata anche questa da tutti, portarono ad un'anno 2011-2012 tra i più cupi in Italia.
Ma la conclusione che se ne deriva adesso, una volta raggiunto l'ennesimo accordo da Piaghe d'Egitto, è che Tsipras ha avuto tra le mani l'occasione di salvare la Grecia e muoversi verso altri orizzonti dove c'erano certezze migliori che rimenendo nell'Unione Europea.
Certo, le cose possono sempre cambiare da un momento all'altro, la tensione in Grecia è palpabile fino in Italia e la popolazione greca è davvero arrabbiata, ma nel frattempo abbiamo assistito alla sottomissione di un presidente che ha avuto molto da guadagnare per il futuro del suo paese, ma non ha trovato il coraggio di fare il passo necessario che avrebbe dato più garanzie che sacrifici.
Il default sarebbe solo un sacrificio di principio ma non certamente il futuro prossimo.

















venerdì 3 luglio 2015

VENEZUELA, NICOLAS MADURO AI GRECI: NON ABBIATE PAURA A SPEZZARE LE CATENE DELL'FMI E DELL'EUROPEISMO FINANZIARIO

"E' in corso una guerra economica per impedire che il popolo greco ritrovi la sua libertà ed indipendenza".



"Mi rivolgo al popolo greco, a Tsipras e a Syriza". Inizia così il video-messaggio del presidente della repubblica bolivariana Nicolas Maduro diretto ad Atene. "Il popolo bolivariano offre tutto l'appoggio e il suo abbraccio fraterno al popolo greco".
E ancora: "Nasce in Grecia due mila anni fa la parola democrazia e il popolo greco sta rispondnedo con democrazia. Noi abbiamo vissuto questa stessa fase: in Venezuela si privatizzò tutto, si sono portati via le pensioni, l'istruzione pubblica. Poi abbiamo rotto le catene del Fmi". E qui arriva il messaggio preciso al popolo greco: "Non abbiate paura di rompere le catene del Fmi e del neo-liberismo, fratelli e sorelle della Grecia, non permettete che facciano ancora scorrere altro sangue del popolo e depredare le ricchezze del paese"
E' questo il cammino, il cammino, prosegue Maduro. "Ammiriamo quello che sta facendo il popolo greco. Una lotta difficile di fronte al ricatto finanziario in corso. E' una guerra economica. E' in corso una guerra economica per impedire che il popolo greco ritrovi la sua libertà ed indipendenza".

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12209

giovedì 2 luglio 2015

LA POPOLAZIONE DELLE GRECIA HA UN'OCCASIONE UNICA


Secondo molti l'uscita della Grecia dall'euro sarebbe un vero e proprio disastro per la stessa popolazione greca la quale sprofonderebbe letteralmente nella miseria.
Quello che però non viene fatto notare è il fatto che tale situazione non è eterna, e nessuna situazione rimane sempre la stessa per lungo tempo.
Il governo di Tsipras dopo lunghe trattative con l'eurogruppo e FMI che volevano concedere prestiti a condizioni che il governo imponesse alla popolazione già di per se stremata dalla fame tagli delle pensioni e altri prezzi con il sapore del sangue ha deciso di lasciare le trattative e lasciare che fosse la popolazione greca a decidere se accettare o no le condizioni del piano di aiuti che l'Unione Europea vorrebbe imporle.
Il governo tedesco ha espresso chiaro disappunto che tale decisione importante sia stata data alla popolazione.
''Abbiamo preso atto della scelta del referendum, che e' arrivata a sorpresa e ci dispiace che questa sia la strada scelta''. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, ribadendo che una consultazione popolare ''e' comunque sempre una scelta legittima''.
Il presidente Tsipras, dopo aver compreso l'instenibilità di fare accordi con gli europeisti ha invitato il popolo greco a scegliere il "NO", di non accettare tale piano di aiuti che metterebbe ancora più in miseria la popolazione, in caso contrario che la popolazione dicesse "Si" a tale proposta darebbe le dimissioni.
La cosa più strana sarebbe proprio se vincesse il "SI", in quanto dopo aver sfiorato il default la popolazione della greca è ridotta a povertà estreme tanto che a migliaia fanno la fila nelle piazze di Atene e altre città elleniche per un piatto di minestra o qualcos'altro da mangiare.

Se vincesse il "SI" sarebbe una vera sorpresa in quanto significa che la popolazione ancora non ha imparato nulla in questi anni di carestia per colpa dell'Unione Europea.
Eppure ora come ora i greci e lo stesso governo Tsipras hanno tra le mani di decidere un futuro alternativo ci ciò che l'Unione Europea ha tragicamente portato agli altri paesi membri, il quale potrebbe addirittura essere un'esempio futuro per tutti gli altri.
Una possibilità più ovvia è l'occasione dei greci di ritornare alla sovranità nazionale tornando alla DRACMA, la vera moneta nazionale, certo all'inizio sarebbe dura ma con il progredire l'economia tornerebbe lentamente a risollevarsi e tra poco spiegheremo il motivo.
Un'altra possibilità è quella di utilizzare una moneta parallela.
Il ministro dell'economia Yanis Varoufakis ha già le idee chiare e ha esposto il suo piano a Tsipras.
L’idea è quella di un nuovo "veicolo monetario" parallelo, solo in teoria convertibile alla pari con l’euro, ma necessario per ricapitalizzare le banche e permettere agli istituit di credito la riapertura prima che possa esplodere una rivolta per le strade di Atene.

E così sta già studiando come funziona il Bitcoin (la monete online). Soluzioni queste che potrebbero salvare la Grecia per un breve lasso di tempo.
Il danno è ben più grave e non può essere riparato solo con una moneta alternativa.

Un'altra posssibilità che è stata presa in considerazione da alcuni è che la Grecia potrebbe entrare nell'area rublo, la moneta russa.
Vasilis Vasilikos, famoso economista greco, in un'intervista al Corriere della Sera afferma sulla Grecia:"Non ha capito cosa sia l' Europa, non lo sa perché è cresciuta sotto il comunismo, come i leader di quei Paesi dell' Est entrati nell' Ue di recente, tutti più duri della stessa Germania. 
L' Europa non si può reggere sul denaro, ma sulla democrazia. 
Non sui bilanci in ordine, ma sulla pace. Nel secolo scorso ci sono state due guerre, entrambe causate dalle ambizioni tedesche. 
Possibile che non si sia imparato nulla?" E ancora: i tedeschi devono capire che non devono sostituire il "nazismo militarista con il nazismo economico". Infine l'affondo: "C' è una probabilità su mille di nostra uscita dall' euro. Ma se succedesse non avremmo problemi: entriamo nell' area del rublo russo. È una moneta forte e con la politica di Putin di ancorarla all' oro sarà ancora più forte".

Un'altro punto interessante è che la Grecia è stata formalmente invitata dalla Federazione Russa a entrare come membro dei paesi BRICS
Nel maggio 2015 Russia aveva chiesto formalmente alla Grecia di entrare a far parte dell'istituto fondato dai BRICS come alternativa alla Banca Mondiale.
I BRICS possono diventare una buona opzione per la Grecia sotto la pressione dei creditori occidentali.
A maggio il vice ministro delle Finanze russo Sergej Storchak aveva offerto ad Alexis Tsipras di far diventare Atene il sesto membro dei BRICS.
Allora il premier greco aveva mostrato interesse, in quanto tale mossa avrebbe consentito al Paese di entrare nella Nuova Banca di Sviluppo dell'organizzazione.
"Lo scopo della banca è quello di mettere fine al predominio dell'Occidente nei mercati finanziari e di diventare uno dei principali istituti di credito. Forse la Russia e la Cina potranno fornire sostegno finanziario alla Grecia. Allo stesso tempo Atene conduce colloqui con gli altri membri dei BRICS sulla possibile partecipazione del Paese nell'organizzazione. Le trattative proseguiranno durante il summit di Ufa del 9 e 10 luglio," — ha commentato l'autore dell'articolo.
Il vice ministro della Difesa greco Costas Isihos ritiene che se nel referendum che si svolgerà domenica vinceranno i sì per accettare le condizioni imposte, Atene si trasformerà in una colonia economica dell'Europa.
Allo stesso tempo i creditori non sono affatto motivati ad aiutare veramente il Paese debitore e vogliono peggiorare la situazione già drammatica.
"I creditori non sono interessati alla ristrutturazione del debito e alla ripresa economica della Grecia. Vogliono spolpare il Paese, privandolo delle attività e delle imprese," — scrive l'autore.

Una tesi su cui popolazione greca e molti altri europei sono estremamente d'accordo.
Tornando alla tesi in cui in caso di sperata vittoria del "NO" si tornasse alla DRACMA, la moneta nazionale, la Grecia ha anche firmato un progetto con la Federazione Russa in cui si fa riferimento alla costruzione del gasdotto Turkish Stream, la quale porterebbe a notevoli entrate per il paese stesso.

"I progetti di questo calibro creano possibilità per rafforzare la stabilità e la sicurezza della regione nel suo insieme.
Crediamo che ciò serva anche a migliorare i nostri rapporti con la Turchia, pertanto siamo aperti all'analisi delle possibilità per finanziare il progetto, nel rispetto però del framework istituzionale derivante dalla nostra appartenenza all'UE e della legge greca", — ha detto Tsipras ai giornalisti dopo il suo colloquio con Vladimir Putin.
Secondo il presidente della Russia, la partecipazione al progetto del gasdotto "Turkish Stream" servirà ad elevare "lo status geopolitico della Grecia, che grazie a ciò diventerà un importante paese di transito per tutto il Sud dell'Europa, e forse anche per l'Europa Centrale, e riceverà ingenti somme di denaro: si tratta di centinaia di milioni di euro ogni anno semplicemente da incassare".

Il ministro greco ha aggiunto che il costo della costruzione del gasdotto, che avrà una capacità di 47 miliardi di metri cubi, è di due miliardi di euro.
Dobbiamo inoltre fare riferimento alla questione che sia la Federazione Russa e la Repubblica Cinese si sono offerti di fare un prestito alla nazione ellenica già nell'aprile 2015.
"Le agenzie stampa elleniche e il sito dell'autorevole rivista tedesca Der Spiegel confermano le voci che circolano già da giorni. La Russia e la Cina sono pronte a correre in soccorso del governo di Alexis Tsipras, portando nelle casse di Atene una cifra che si aggira intorno ai 15 miliardi di euro. Tale somma non consentirebbe alla Grecia di superare i problemi con Bruxelles, ma le offrirebbe comunque l'opportunità di acquisire un potere negoziale più forte."
C'è anche un'ulteriore dettaglio positivo sul futuro della Grecia, circa il fatto che essa possa uscire dall'Unione Europea e aderire direttamente all'Unione Economica Eurasiatica.

Ciò indubbiamente porterebbe perlopiù numerosi vantaggi economici e benessere sociale, una questione che la popolazione greca ridotta alla fame ormai sembra aver dimenticato.
Indubbiamente stando agli ultimi sondaggi il 60% della popolazione greca è a sostegno del governo Tsipras di conseguenza si spera che il referendum sarà un successo.
Le alternative all'Unione Europea sono diverse e molto più vantaggiose per la popolazione greca che stare all'interno dell'area euro, la scelta ultima ancora una volta arriva dallo stesso paese dove si dice sia nata la democrazia.








lunedì 29 giugno 2015

AL GOVERNO TEDESCO ''DISPIACE'' CHE IN GRECIA VI SIA LA DEMOCRAZIA E IL POPOLO DECIDA LE SCELTE IMPORTANTI


BERLINO - ''Abbiamo preso atto della scelta del referendum, che e' arrivata a sorpresa e ci dispiace che questa sia la strada scelta''. Lo ha detto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, ribadendo che una consultazione popolare ''e' comunque sempre una scelta legittima''. A questo proposito il portavoce del ministero delle Finanze Martin Jaeger ha aggiunto che un referendum sarebbe stato accettabile ad aprile. Da notare l'assoluta ingerenza della Germania nelle scelte e nelle decisioni politiche di uno stato sovrano qual è la Grecia. A che titolo il governo tedesco esprime ''gradimenti'' e ''dispiaceri'' su democratiche votazioni referendarie di un'altra nazione?

Fonte:http://www.ilnord.it/b-6243_AL_GOVERNO_TEDESCO_DISPIACE_CHE_IN_GRECIA_VI_SIA_LA_DEMOCRAZIA_E_SI_VOTI

I POPOLI DI "ALBA" A SOSTEGNO DEL CORAGGIOSO POPOLO GRECO

"E' una lotta per la salvezza dell'intera specie umana, per la vita, per la libertà e per l'autodeterminazione di tutti i popoli."
Comunicato dell'ALBA-TCP* sulla situazione in Grecia.


"L'Alleanza bolivariana dei popoli di Nuestra America-Trattato di commercio per i popoli (Alba-Tcp) esprime il suo più fermo sostegno e solidarietà al popolo e al governo greco di fronte al vorace assedio del capitalismo finanziario mondiale e dei suoi rappresentanti europei, coloro che senza scrupoli e con eccessiva ambizione pretendono di piegare la scelta di questo paese per una vita degna e giusta; il cui centro sia la salvaguardia della vera democrazia e dei diritti umani, non dei vergognosi privilegi e le conseguenze distruttive del capitale neo-liberista transnazionale.
Noi popoli e governi dell'Alba-TCP, convinti dal Comandante Hugo Chávez che la "storia ci chiama all'unione e alla lotta", inviamo un messaggio di sostegno per il coraggioso popolo e governo greco, convinti che la battaglia storica che sta portando avanti è una lotta per la salvezza dell'intera specie umana, per la vita, per la libertà e per l'autodeterminazione di tutti i popoli.
Siamo sicuri che un'altro mondo è possibile".

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12153

martedì 23 giugno 2015

SONDAGGI, 60% DEI GRECI STA CON TSIPRAS: “NESSUN PASSO INDIETRO NELLE TRATTATIVE”

Secondo una rilevazione di Public Issue, il premier è sostenuto come premier dal 62% dei cittadini ellenici, mentre il suo oppositore, il capo dei conservatori di Nea Dimokratia Antonis Samaras, dal 20%. Syriza, inoltre, è attualmente il “miglior partito” per il 52% degli intervistati, mentre solo il 17% giudica tale l’esecutivo precedente formato da conservatori e socialisti

Mentre Alexis Tsipras tratta con i creditori internazionali per il debito, e anche con Vladimir Putin per il nuovo gasdotto Turkish Stream, un sondaggio dà fiato al governo di Syriza-Anel. Secondo i dati raccolti da Public Issue e pubblicati dal giornalista Kostas Vaxevanis, l’inchiestista processato per direttissima nel 2012 per aver diffuso i nomi della Lista Lagarde, 6 greci su 10 chiedono al premier greco di non cambiare posizione nei confronti della troika. Quindi no ad un ammorbidimento delle posizioni o a concessioni, come quelle chieste in modo particolare dal ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble su pensioni e Iva. Per quanto riguarda l’atteggiamento del governo nei negoziati, il 62% dice di aver fiducia in Tsipras mentre il 34% prediligerebbe una retromarcia nei confronti del Brussels Group.
“Alexis non ritirarti”, dicono quindi sei greci su dieci. Secondo i rilievi, il 40enne ingegnere che ha portato Syriza dal 3 al 36% dello corso gennaio è sostenuto come premier dal 62% dei cittadini ellenici, mentre il suo oppositore, il capo dei conservatori di Nea Dimokratia Antonis Samaras, dal 20%. Alla specifica domanda su quale sia in questo momento il “miglior governo per il Paese”, il 52% dei cittadini greci rispondono quello attuale, mentre solo il 17% quello precedente di larghe intese conservatori-socialisti. Altrettanti sono indecisi o non si esprimono. Altra interessante valutazione è quella sul referendum sull’euro, proposto per la prima volta nel 2011 dall’allora premier Giorgios Papandreou e ritornato di attualità nei primissimi giorni del governo Syriza: per il “sì“si è espresso il 65% degli intervistati, per il “no” il 31% e il 5% non sa. Il 90% ha anche dichiarato che probabilmente non serviranno nuove elezioni dal momento che quelle dello scorso gennaio sono state dall’esito palese, mentre il 9% ammette che servirebbero.
Inoltre le proiezioni generali circa il gradimento dell’elettorato per i partiti registrano un progresso da parte di Syriza che passa dal 36% di gennaio 2015 al 47,5%, mentre sono dati al 19,5% i conservatori. Ancora terzi sia gli estremisti di Alba Dorata che, nonostante processi e arresti non perdono colpi, sia i centristi del Potami guidati dal giornalista Stavros Theodorakis al 6,5%. A seguire tutti gli altri con i comunisti del KKE stabili al 5,5% e i socialisti del Pasok al 4,5% freschi di una donna per la prima volta al vertice: Fofi Gennimata, che ha preso il posto dell’ex ministro Evangelos Venizelos, non solo in grado di precipitare il partito al suo minimo storico (6% contro il 30% del 2011) ma anche di far parlare di sé per due Bmw blindate antimissile da 200mila euro usate, sino a quattro mesi fa, come personalissime auto blu.


Fonte:http://www.stopeuro.org/sondaggi-60-dei-greci-sta-con-tsipras-nessun-passo-indietro-nelle-trattative/

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