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venerdì 17 febbraio 2017

IL PRESIDENTE DI DONETSK ANNUNCIA LA VOLONTA' DI LIBERARE LE ZONE OCCUPATE DAI MERCENARI DEL REGIME UCRAINO

Il capo della repubblica popolare di Donetsk Alexander Zakharchenko ha dichiarato la volontà di prendere militarmente le zone del Donbass controllate da Kiev.

"Abbiamo sempre detto che la liberazione dei territori occupati delle regioni di Donetsk e Lugansk è il nostro compito collettivo. E abbiamo sempre detto che è auspicabile farlo con mezzi politici. Se questo a Kiev non lo capiscono, allora lasciate che vi ricordo che siamo in grado di farlo con l'esercito" cita le parole di Zakharchenko l'agenzia Interfax.
In precedenza i capi delle repubbliche autoproclamate Igor Plotsnitsky e Aleksandr Zakharchenko hanno detto di aver sviluppato un programma di assistenza umanitaria ai residenti delle zone controllate da Kiev nel Donbass.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201702174088628-Zakharchenko-annuncia-della-volonta-intraprendere-azioni-militari-contro-Kiev/

giovedì 9 giugno 2016

LE PROVE GENERALI PER IL PROGETTO "NUOVA RUSSIA"


Chiunque sia interessato nel Donbass ha prestato attenzione al dialogo tra il capo della Repubblica Popolare Donetsk, Alexander Zakharchenko, e i cittadini di Kharkov, Odessa e la parte della Repubblica popolare Donetsk che anche se ancora sotto il controllo del Ucraina sono stati considerata parte della Nuova Russia dal 2014.
E 'chiaro che questi non è solo una campagna isolata, ma un'iniziativa mirata con l'obiettivo di vasta portata.
Sessioni di domande e risposte sono accuratamente preparati e annunciati in anticipo.
Il Ministero per la Sicurezza dello Stato della Repubblica Popolare Donetsk protegge le linee Internet dagli attacchi da parte del Servizio di Sicurezza di Stato dell'Ucraina.
Zakharchenko risponde ad una vasta gamma di questioni, simile a quello che fa Vladimir Putin.
Il "progetto Nuova Russia" potrebbe essere su di giri quest'anno, un incentivo in più per Kiev per osservare Minsk II, piuttosto che sognare dall'OSCE "missioni di polizia".
Zakharchenko è considerato il leader della Nuova Russia, il suo Che Guevara, mentre il Donbass è una sorta di Cuba che è stata una Mecca per sinistri rivoluzionari ispanici, politici e statisti.
Il Donbass è destinata a svolgere circa lo stesso ruolo per Nuova Russia.
La Nuova Russia copre la metà di tutto il territorio dell'Ucraina. E 'il cuore della Russia-Ucraina, il 70-80% di tutta la produzione industriale del paese, e la metà di tutti i cittadini ucraini - 20-22 milioni di persone.
Tenendo conto del fatto che questi territori sono agglomerati urbani industriali, la popolazione è anche più qualificata, tra cui molti specialisti con un'istruzione superiore.
Senza la Nuova Russia, l'Ucraina è un povero depresso paese arretrato, agricolo, senza accesso al mare.
Non sarà più aggressiva o pericolosa, se il sud-est è indipendente o una parte confederata di esso, dal momento che non sarà Kiev a controllarlo in entrambi i casi.
Le persone possono essere scettici circa l'idea di resuscitare il "progetto Nuova Russia", quando la maggior parte del suo territorio è controllato da Ucraina, solo un terzo del Donbass - la Repubblica Popolare Donetsk e Lugansk Repubblica Popolare - sono praticamente indipendenti.
Le repubbliche Donbass è improbabile che prendano l'offensiva, - perché questo comporterebbe l'aumento delle sanzioni contro la Russia dall'Occidente.
Ecco perché si tratta di "primavera russa 2", una nuova rivolta in Nuova Russia.
Donetsk e Lugansk si stanno preparando per essa, e Zakharenko è ritratto come il leader.
Il sentimento filo-russo rimane forte. La primavera russa non è riuscito a vincere nel 2014 solo perché la rivolta non è stata preparato e organizzato; hanno dovuto imparare tutto sul terreno.
E 'stato il flash di protesta di un popolo, non è uno scenario con un piano premeditato.
Le persone che visitano Donetsk e Lugansk che hanno la possibilità di parlare con i leader della Repubblica sanno che hanno trascorso questi due anni non solo nella costruzione dello Stato, ma anche la formazione dei funzionari futuri, che, in caso di una nuova rivolta, sarebbe in grado di gestire e governare anche i territori liberati.
Dopo di che, Nuova Russia rimarrà formalmente parte dell' "Ucraina", ma non sarà più controllata da Kiev.
Non sarà in grado di diventare indipendenti in una sola volta, ma ha bisogno dell'Occidente per abituarsi all'idea che questo territorio non appartiene più a Ucraina.

Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/new-russian-spring-looming-ukraine/ri14892

mercoledì 13 aprile 2016

NUOVA RUSSIA: IL REGIME DI KIEV INTENSIFICA I BOMBARDAMENTI SULLA REPUBBLICA DI DONETSK

Il ministero della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) ha segnalato un aumento dell'intensità dei bombardamenti da parte delle forze di sicurezza ucraine con i mortai e l'artiglieria pesante.

"Oggi ricorre la data dell'inizio dell'aggressione dell'esercito ucraino contro il Donbass, è stato rilevato un aumento degli attacchi da parte delle forze di sicurezza ucraine. Insolentemente e senza remore vengono utilizzati l'artiglieria pesante ed i mortai di calibro 122 e 120 millimetri per bombardare le nostre città," — RIA Novosti riporta le parole del vice comandante delle milizie DNR Eduard Basurin.
Ha evidenziato che i bombardamenti più massicci di armi pesanti nel giorno passato sono stati registrati a Zaytsevo, nella periferia di Gorlovka, a Makeyevka, a Dokuchaevsk e in un posto di blocco nei pressi di Yasinovataya.
Inoltre il vice comandante delle milizie dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk Eduard Basurin ha dichiarato che le forze di sicurezza ucraine stanno portando l'artiglieria pesante verso la linea di contatto nel Donbass.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160413/2469959/Ucraina-DNR-Donetsk-ATO.html#ixzz45ifMeNSH

martedì 23 giugno 2015

IL VICEMINISTRO DELLA DIFESA UCRAINA FUGGE DAL REGIME E PASSA DALLA PARTE DELLA REPUBBLICA DI DONETSK


“Il sottoscritto Maggior-Generale delle forze armate dell'Ucraina Aleksandr Kolomiets, già viceministro della Difesa e capo analista delle forze armate, lavorerò per il bene della Repubblica Popolare di Donetsk (RPD)". Il maggior-generale Kolomiets ha prestato servizio nell'esercito per 19 anni ed assicurava ai giornalisti che, prima di procedere a tale annuncio, aveva fatto uscire la famiglia da Kiev. Kolomiets conosce molto bene la zona, essendo stato nel Donbas come commissario militare regionale di Donetsk. Il generale ha anche confermato che molti colleghi vogliono passare con la RPD, “Molti ufficiali dell'esercito ucraino vogliono ritornare qui, ma hanno paura che non gli sia consentito. Attualmente vi sono trattative, ma penso che ritorneranno al più presto. L'operatività dell'esercito ucraino è molto basso. Dal punto di vista morale, tutti i generali e gli ufficiali capiscono che le azioni del governo sono criminali e non vogliono combattere. Solo i volontari nazionalisti combattono. Nel prossimo futuro le forze armate dell'Ucraina saranno scosse da rivolte. Gli ufficiali non capiscono l'ordine di uccidere i civili. Lo vedremo in autunno. Tutto cambierà molto presto”.


Fonte:http://sitoaurora.livejournal.com/20976.html

lunedì 22 giugno 2015

LA REPUBBLICA DI DONETSK INTERVERRA' IN CASO DI ATTACCO ALLA TRANSINISTRIA


Il Ministero degli Affari Esteri della Repubblica Popolare di Donetsk Alexander Coffman: In caso di aggravamento della situazione in Transnistria, se le ostilità riprendono, l'Esercito della Repubblica popolare di Donetsk sarà disposto a sostenere la Transnistria.
Noi crediamo che, alla luce delle ultime tendenze di questa escalation è inevitabile.
Ci sono i nostri fratelli, e, naturalmente, in caso di un attacco contro di loro, noi dobbiamo aiutarli.
Sono sicuro che ce la possiamo fare. Inoltre, purtroppo, ho fiducia che l'approfondimento accadrà.
La storia dimostra che dove è assegnato Saakashvili, non si può fare affidamento.
Bloccare la regione della Transnistria, che dal maggio hanno gestito la Repubblica di Moldova e l'Ucraina, chiudendo l'accesso ai beni e ai peacekeeper russi attraverso il loro territorio in Transnistria, sarà l'apertura del secondo fronte, che distruggerà l'Ucraina.

Fonte:http://es.hunternews.ru/?p=793

giovedì 11 giugno 2015

UN FIUME DI SOLIDARIERTA' DI VOLONTARI SLOVACCHI SI DIRIGE VERSO IL DONBASS PER DIFENDERLO DAL REGIME


Il ministero degli Esteri della Slovacchia ha esternato le sue preoccupazioni in merito a questa notizia. Il portavoce Peter Susko ha dichiarato che a suo parere questi volontari destabilizzano la situazione e ostacolano la ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto, danneggiando contemporaneamente gli interessi della Slovacchia in politica estera.
Da parte di Praga manca una reazione ufficiale alla possibile partecipazione di cittadini cechi nei combattimenti nel Donbass dalla parte delle milizie. Alla domanda precisa di "Sputnik" riguardo questo fatto, il portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica Ceca David Frous aveva invitato a guardare il sito del dicastero della diplomazia ceca, dove tuttavia non abbiamo ancora trovati commenti in proposito, così come nei media nazionali: non ci sono conferme da parte del ministero degli Esteri della Repubblica Ceca sulla partecipazione di propri connazionali nei combattimenti dalla parte delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk.
Tuttavia i "nuovi legionari cecoslovacchi" nel Donbass già esistono. Una guarnigione ceco-slovacca opera nella cosiddetta 15° Brigata Internazionale delle forze armate dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, riferisce "Aktuality.sk".
Uno dei combattenti slovacchi in servizio nell'unità, in condizione di anonimato, ha raccontato ad "Aktuality.sk" che fianco a fianco con i filorussi combattono 4 slovacchi e 4 cechi. Alla domanda sulla presenza di truppe russe nel Donbass, il volontario slovacco ha osservato:
"La Russia non ci aiuta né moralmente nè politicamente. Invia aiuti umanitari, più di quanto sia necessario. Qui non è necessario l'esercito russo. Ci sono molti volontari incredibili. I tank che abbiamo sono un trofeo, così come i blindati".

Il legionario ha raccontato come avviene la selezione per l'unità. La brigata conduce la selezione sulla sua pagina Facebook, dove elenca le condizioni per essere presi, come ad esempio: la conoscenza del russo, buone condizioni fisiche, età fino a 40 anni. Secondo lui, a febbraio, marzo ed aprile hanno combattuto a Debaltsevo, mentre a maggio sono stati schierati vicino Marinka. I cechi e gli slovacchi ricevono uno stipendio di circa 8.000 grivnie (340 euro).
Perché i cechi e gli slovacchi sono andati in guerra nel sud-est dell'Ucraina? Forse qualcuno ha radici russe e si sente in qualche modo coinvolto. Qualcuno è per natura un avventuriero in cerca di brividi. Per una ragione o per un'altra l'aver preso parte ai combattimenti nell'esercito di un Paese straniero ai cittadini cechi può costare in patria fino a 5 anni di reclusione. Ma a quanto pare anche questa minaccia non li scoraggia.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150609/526258.html#ixzz3clO1zTdV


mercoledì 10 giugno 2015

PER NON DIMENTICARE I CRIMINI DEL REGIME DITTATORIALE UCRAINO (ATTENZIONE: IMMAGINI FORTI E PESANTI)

L'Unione Europea sanziona la Russia e appoggia il governo Ucraino, sotto richiesta degli Stati Uniti. Forse è il caso che siano gli Stati Uniti e l'Unione Europea per l'aggressione all'Ucraina e provocazioni alla Russia.
























L'ULTIMO GRANDE UOMO


Certamente è alquanto ironico che il primo presidente degli Stati Uniti d'America di colore, perlatro diventato anche premio Nobel per la Pace, sia lo stesso presidente che ha inaugurato una nuova Guerra Fredda iniziata dopo l'aggressione americana all'Ucraina con l'appoggio dell'Unione Europea, che ormai abbiamo tutti compreso è un riflesso della politica americana trasmessa in Europa tramite la NATO e politici che promuovono uno lo stile culturale e tradizionale americano.
Non sorprende che l'Europa sia culturalmente in uno stato di degrado sia generazionale sia in una crisi di identità nazionale.
Eppure la dipendenza della politica europea da quella americana è proprio la principale causa di un costante allontanamento dei politici europei dalla Federazione Russa.
Un'allontanamento fomentato dalla propaganda che vede nella Russia uno stato aggressore nei confronti dell'Ucraina, peraltro più legata culturalmente e mentalmente alla Russia di quanto si continui irrisoriamente a crederla europeista.
Quando Barack Obama è salito al governo americano nel 2008, ai tempi in cui ebbe inizio la crisi che coinvolse il continente americano, europeo e il Giappone, il tono mediatico con cui venne trasmesso il suo discorso sembrava a molti inaugurare una nuova era positiva e più prospera, oltre che di uguaglianza, eppure oggi ci troviamo nel 2015, agli sgoccioli del suo secondo mandato, e osserviamo la politica americana uscita dalla recessione ai più bassi livelli di consensi e notorietà, perlatro la politica aggressiva che il presidente Obama sta portando avanti spingendo con se l'Unione Europea è quella di un uomo che sta spingendo l'Europa alla guerra contro il popolo russo, dal quale invece avrebbe più da apprendere come valori e politica che disprezzare come invece i politici europeisti vorrebbero fare.
Per contro, la Federazione Russa è la nazione più grande al mondo e da quando dopo la caduta del governo di Boris Yeltsin, il Presidente Vladimir Vladimirovich Putin è salito al governo nel 1999, la Russia ha ricominciato un nuovo periodo di crescita economica e il paese nel corso degli anni si è rapidamente ripreso fino a raggiungere livelli molto simili della superpotenza che una volta era, fino alla tragica caduta dell'Unione Sovietica.
Il settimanale statunitense TIME lo ha eletto Persona dell'anno 2007.
Secondo Forbes è la persona più potente del mondo.
Per 16 anni Putin è stato un ufficiale del KGB , arrivando al grado di tenente colonnello prima di ritirarsi a entrare in politica nella sua nativa San Pietroburgo nel 1991.
Si è trasferito a Mosca nel 1996, e si è unito all'amministrazione del presidente Boris Eltsin dove vista la sua competenza si alzò in fretta diventando presidente in seguito alle dimissioni di Yeltsin.
Durante la prima premiership e la presidenza di Putin (1999-2008) i redditi reali della Russia sono aumentati di un fattore di 2,5, mentre i salari reali sono più che triplicati; la disoccupazione e la povertà si sono letteralmente dimezzati.
La soddisfazione di vita auto-valutata dai russi è anche aumentata in modo significativo.
La prima presidenza di Putin è stata caratterizzata da una forte crescita economica: l'economia russa è cresciuta per otto anni consecutivi, vedendo il PIL aumentare del 72% in PPP (come per il PIL nominale, 600%).
Come primo ministro, Putin ha curato larga scala delle riforme militari e di polizia.
La sua politica energetica ha affermato la posizione della Russia come superpotenza energetica.
Putin ha sostenuto le industrie high-tech come il nucleare e le industrie della difesa.
Un aumento degli investimenti stranieri ha contribuito ad un boom in settori quali l'industria automobilistica.
Nel corso dei suoi anni al governo il presidente russo ha contribuito molto per l'indipendenza del proprio paese e sopratutto per tutelarlo dall'avanzata dalle NATO presso i suoi confini.
La sua politica pragmatica non incline allo stile americano ed europeista e ai loro valori, l'avvicinamento della NATO ai confini della Federazione Russa e la crescente pressione che i leader europeisti stanno portando avanti nei confronti della Russia lo hanno nel corso degli anni portato ad un sempre maggiore numero di consensi non solo tra i russi ma anche in una vasta maggioranza della popolazione europea e addirittura americana.
Le politiche dell'amministrazione Obama estremamente aggressive nei confronti della Federazione Russa hanno letteralmente portato i russi a osteggiare gli americani assai di gran lunga più di quanto lo fosse durante la Guerra Fredda.
Un'ondata di bile anti-statunitense ha spazzato il Paese, superando qualsiasi momento dall'era di Stalin, dicono gli osservatori.
Nel sondaggio citato sopra, i russi sono stati invitati a rispondere a questa domanda: "Qual è il tuo atteggiamento generale verso gli Stati Uniti?"

Il peggior risultato rilevato dal 1988, e potrebbe potenzialmente essere solo l'inizio.
Ci sono molte ragioni per la quale i leader americani ed europei osteggiano la Federazione Russa.
Il primo cominciato negli ultimi anni è stato quello in cui la Russia anzichè appoggiare legislazioni che permettevano alle minoranze sottoculturali come gli omosessuali di sposarsi, non ha permesso il venirsi a creare di un tale sistema che secondo molti è un degrado dei valori morali, piuttosto ha fatto in modo di vietare la propaganda omosessuale tra i minori compresi i gay-pride.
La polemica è divampata rapida tra le minoranze in europa e i leader occidentali secondo la quale la Russia starebbe violando la tutela dei diritti umani e discriminando tali minoranze, sebbene la stragrande maggioranza della popolazione russa è sempre stata contraria a tali diffusioni sottoculturali.
La percentuale di russi che sono positivi alla legge che vieta la propaganda dell'omosessualità è in aumento ed è ora del 77% contro il 67% nel 2013, Centro Levada ha detto a Interfax.
Il quindici per cento degli intervistati che non supportano questa legge è solo un misero 7% ha detto che non sono interessati, lo evidenzia un sondaggio di rilevamento su 800 persone condotto in 46 regioni della Russia.
La ragione più nota a tutti invece è il caso della crisi Ucraina, dove l'azione di Putin di riportare la Crimea alla Federazione Russa, è stato definito dai media e dallo stesso presidente Obama un'aggressione alla sovranità dell'Ucraina, senza peraltro precisare che una vasta porzione del territorio ucraino è composta da ragioni in prevalenza composte da popolazioni russe.
Da oltre un'anno la popolazione russa di Donetsk e Lugansk sta combattendo contro il regime che si è installato a Kiev dopo una Rivoluzione di Colore che ha mandato a casa il legittimo presidente, e sta letteralmente sparando e bombardando i civili russi di tali regioni allo scopo di portarli alla resa e a "testa bassa."
Si sa ormai per certo che tale Rivoluzione non è stata legittima ma è stata appoggiata e finanziata dall'estero (UE-Stati Uniti) allo scopo di portare un colpo di stato contro il presidente ucraino pro-russia e mattendo al potere un governo tecnico che avvicinasse l'Ucraina all'Unione Europea, quindi agli Stati Uniti.
L'intervento della Russia in Crimea è stato trasformato mediaticamente da difesa ad aggressione, e in questo modo il regime ucraino tramite il suo canale televisivo di sua proprietà, in particolare di Poroshenko, nel corso dei mesi ha trasformato i civili che combattevano per la difesa della loro regione in soldati russi che entravano nel territorio ucraino.
Periodicamente la propaganda di 8.000-9.000 soldati russi che entravano nel territorio ucraino ha accresciuto l'idea dell'aggressione russa mentre nel frattempo uomini e ragazzi maggiorenni arruolati dal regime ucraino bombardavano con aerei dell'aviazione e marciavano sui territori civili facendo strage uomini, donne e bambini.
E con tale sistema l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno sollevato numerose sanzioni con lo scopo di indebolire l'economia russa.
Eppure la divulgazione di quanto accade realmente in Ucraina e il tempestivo intervento di Putin in Crimea durante il colpo di stato non ha fatto altro che accrescere il suo appoggio da parte della popolazione mondiale, nonostante i leader europeisti abbiano fatto di tutto per definirlo un'aggressore.
Prima della Crimea, il presidente americano voleva bombardare la Siria con il pretesto che il presidente Bashar Assad stesse usando le armi chimiche contro i civili, anche se è emerso in seguito che erano stati gli estremisti islamici contro il governo a trovare i depositi e usare le armi chimiche contro la popolazione che sosteneva il proprio presidente.
Eppure Obama, sostenendo il contrario, stava letteralmente per aggredire la Siria come fece con la Libia.
Su Repubblica l'inchiesta del premio Pulitzer Seymour Hersh sulla guerra chimica in Siria. Secondo il giornalista investigativo l'attacco del 21 agosto nei sobborghi di Damasco non fu provocato dal governo siriano ma dai ribelli
Le accuse ad Assad servivano per provocare l'intervento americano nella guerra civile.
La crisi in Ucraina è stata scatenata dopo che la flotta russa schierata nel Mediterraneo a difesa di Damasco ha neutralizzato un attacco missilistico segreto, scatenato nel 2013 contro la Siria.
Putin in seguito ha posto fine al rischio bombardamento facendo in modo che il governo siriano consegnasse le armi chimiche all'Occidente in modo che fossero distrutte.
Non per niente ma in Siria è assai apprezzato tra la popolazione.

Certamente l'intervento del presidente russo ha portato notevole ingerenza da parte degli Stati Uniti e dei colleghi europeisti, ma per contro il suo consenso a livello mondiale tra i comuni mortali è stato decisamente dei più apprezzati contrariamente di come sia visto il governo americano sia all'estero che dagli stessi americani.
In Inghilterra.
Ad aprile Nigel Farage (fondatore dell’Independent Party UKIP,) si è “scontrato ” in un dibattito con il vice-Primo Ministro Nick Clegg sulla questione Ucraina.
Farage ha detto che la Russia è stata provocata dall’Europa, che gli europeisti hanno fatto male a costringere gli ucraini fra Occidente e Russia e che Vladimir Putin è «obbiettivamente» uno stratega politico di prima grandezza.
Il giorno dopo l'Independent, quotidiano britannico dichiaratamente avverso a Farage e all'UKIP, ha pensato di lanciare un sondaggio fra i suoi lettori: «Diteci: qual è il vostro leader preferito?».
I risultati del sondaggio sono stati i seguenti: Barak Obama 4%, David Cameron 2%, Angela Merkel 8%, Francois Hollande 1% e Vladimir Putin, 82%.
Certamente il presidente russo è il più apprezzati dagli inglesi, rispetto agli altri leader mondiali.
Negli Stati Uniti.
Secondo un sondaggio swl 2014, il 78% degli americani vede il presidente russo migliore di Obama, mentre solo il 45% vede il presidente americano allo stesso modo.
Il sondaggio YouGov / Economist di 1.000 adulti intervistati 08-10 Marzo ha rilevato che il 78 per cento vede Putin come un leader molto forte.
Solo il 45 per cento vede Obama nello stesso modo. Peggio ancora, più gli americani, il 55 per cento, vedono Obama come un leader debole.
Un forte consenso verso il presidente russo è particolarmente concentrato sia tra i paesi BRICS (Brasile, Russia, Cina, Sud Africa), l'America Latina e anche in Iran e in Egitto.
Nel 2015 è entrata in funzione l'Unione Economica Eurasiatica, la quale è stata estremamente osteggiata dagli Stati Uniti e dai leader europeisti con la propaganda che il presidente russo volesse ricreare l'Unione Sovietica.

Tale Unione, attualmente comprende paesi come Russia, Kazakhstan, Bielorussia, Kirghizistan e Armenia ma pare molto prossima ad allargarsi rapidamente con benefici economici per i paesi che ne faranno parte.
Già nel 1995 Bielorussia, Kazakistan e Russia avevano siglato due trattati per la futura costituzione di una Unione doganale eurasiatica e di uno spazio economico comune.
Nel 2000 nasce la Comunità economica euroasiatica (EurAsEC o EvrAzES) finalizzata a promuovere l’integrazione economica dei Paesi membri con la realizzazione di un mercato comune inteso come vettore di sviluppo nelle repubbliche ex-sovietiche. Della Comunità fanno parte come paesi membri: Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan (l’Uzbekistan si è autosospeso nel 2006) e come osservatori Moldavia, Ucraina e Armenia. L’organizzazione si è dotata di una serie di organismi: il consiglio interstatale, il comitato per l’integrazione, il segretariato, l’assemblea interparlamentare, la Banca eurasiatica per lo sviluppo, il fondo Anti-Crisi e la corte comunitaria.
Nel 2010 prende vita l’Unione doganale euroasiatica, che apre alla libera circolazione di merci, capitali e persone tra Kazakistan, Russia e Bielorussia prefiggendosi l’obiettivo di allargare la partecipazione ad Armenia, Kirghizistan, Tagikistan e finanche al Vietnam.
Un’unione che ha trovato da subito l’opposizione ferrea degli Stati Uniti, basti rimembrare la dichiarazione dell’ex segretario di stato americano Hillary Clinton del dicembre 2012:
“Non si chiamerà Unione Sovietica, si chiamerà Unione doganale, si chiamerà Unione eurasiatica e tutto il resto, ma non facciamoci ingannare. Sappiamo qual è il suo obiettivo e stiamo cercando il modo di rallentarla o impedirla”.
In realtà gli Stati Uniti non hanno niente a che fare con la politica eurasiatica.
Contrariamente a quanto è tragicamente avvenuto in Europa, la sovranità dei singoli stati non pare essere in discussione, ma si punta ad un’integrazione dei sistemi fiscali e bancari, al coordinamento delle politiche economiche e ad una direzione comunitaria della politica estera.
Nel frattempo è stata indicata la sede dei principali organi dell’Unione.
Il quartier generale dell’Unione Economica Eurasiatica avrà sede a Mosca, il Tribunale a Minsk e il regolatore finanziario ad Alma-Ata, il centro urbano ed economico più importante del Kazakistan. Il trattato prevede inoltre la graduale creazione di mercati comuni del petrolio e del gas che dovranno essere formati entro il 2025 e dal 2016.
Si comprende come Putin stia creando un'alternativa orientale molto più grande e conveniente rispetto al declino della politica americana.
Molti paesi stanno esprimendo una chiara intenzione di aderire a tale integrazione economica.
Mostrando l'interesse a coinvolgere nuovi partner nell'UEM, durante la cerimonia della firma del Kirghizistan, il presidente kazako, Nursultan Nazarbayev ha chiesto il coinvolgimento della Turchia nella zona economica eurasiatica. Egli ha dichiarato:

"Quando il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan ha visitato il Kazakistan, ha espresso l'interesse della Turchia di firmare un accordo commerciale con l'Unione economica eurasiatica. Abbiamo anche bisogno di parlarne. "
L'alleanza economica è solo un inizio di un grande sviluppo. "Abbiamo stabilito l'Unione economica eurasiatica, che è cresciuta anche oggi: l'Armenia fu il primo paese membro, ora diamo il benvenuto Kirghizistan. Nonostante il fatto che il commercio di fronte alle numerose crisi sempre in ritardo rispetto, sono sicuro che l'unione economica è promettente ", ha detto Nazarbayev durante l'incontro con Putin.
"Guarda quanti paesi vorrebbero partecipare: Cina vuole anche una zona di libero scambio. Abbiamo firmato accordi di oggi con il Vietnam. Turchia e India vogliono essere con noi. In altre parole: questa Unione è ormai apprezzata e molto considerata. "
L'obiettivo dichiarato dell'Unione Economica Eurasiatica è quello di garantire la libera circolazione di beni, servizi e capitali per perseguire una politica coordinata in materia di agricoltura e l'industria a collaborare in grandi progetti infrastrutturali e per creare un mercato energetico comune del gas naturale e prodotti petroliferi.
La cooperazione tra l'Unione Eurasiatica e il Mercosur (Mercato comune del Sud America) potrebbe porre fine all'egemonia del dollaro, scrive l'economista Ariel Noyola Rodriguez nella rivista "Carta Maior".
"La relazione strategica tra l'Unione Eurasiatica e il Mercosur ha un'ottima occasione per mostrare al mondo un esempio di soluzioni di successo nel contesto di un peggioramento della crisi economica e, quindi, dare un contributo decisivo all'indebolimento dell'egemonia del dollaro,"— scrive Rodriguez.
A seguito del calo dello scambio commerciale tra la Russia e l'Unione Europea, l'America Latina, secondo l'autore, può giocare in qualche modo il ruolo di mercato sostitutivo e allo stesso tempo attirare investimenti high-tech.
Alcuni futuri probabili aderenti all'Unione Eurasiatica:
Iran

L'Iran ha espresso interesse ad aderire al EEU.
Nel corso di un incontro tra il presidente del Kazakistan, Nursultan Nazarbayev e il presidente iraniano Hassan Rouhani, hanno discusso la prospettiva di società tra l'unione doganale e l'Iran. Secondo l'ambasciatore iraniano andat in Russia, Mehdi Sanaei, l'Iran si sta concentrando sulla firma di un accordo con l'UEE nel 2015 per quanto riguarda gli scambi reciproci e la riduzione dei dazi sulle importazioni nei paesi dell'Asia centrale e il commercio di valute nazionali come parte del contratto piuttosto che in dollari (dollari USA).
L'Iran e la Russia hanno inoltre ampliato le relazioni bilaterali e gli accordi tra l'altro di recente, in termini di scambi commerciali, l'energia, le esportazioni, l'agricoltura, militari e ricorsi.
Mongolia

Oggi la Mongolia presenta un quadro curioso.
Nonostante sia seduta su enormi quantità di ricchezze minerarie non sfruttate, non ha ceduto alla 'maledizione delle risorse' ancora.
La Mongolia è stata anche una delle economie in più rapida crescita al mondo fino a tempi recenti, con elevati tassi di crescita riportati nel 2012 e nel 2013. Spinto da un certo numero di progetti minerari di massa, gli investimenti esteri diretti ha trasformato la sua economia.
La Mongolia ha mostrato interesse per la proposta fattagli di aderire all'Unione Eurasiatica, tuttavia l'interesse è ancora in fase di valutazione.
Ungheria

L'Ungheria è un paese avente come presidente il nazionalista Viktor Orban, del partito Fidesz – Unione Civica Ungherese nato nel marzo del 1988 con un’impronta anti-comunista.
Si colloca a destra dello scenario politico del paese e promuove il conservatorismo nazionale ed il nazionalismo statalista.
Il leader del partito si chiama Viktor Orbán e durante il suo primo mandato governativo tenta di abbattere la disoccupazione e di risollevare l’economia ungherese. L’obiettivo delle politiche adottate da Orbán è di ridurre le tasse, l’inflazione e il deficit del budget. I successi economici del primo governo sono la riduzione dell’inflazione dal 15% nel 1998 al 7,8% nel 2001, la performance positiva del tasso di crescita del PIL tra il 4,4% nel 1999 al 3,8% nel 2001, la riduzione del deficit fiscale dal 3,9% nel 1999 al 3,4% nel 2001 e la riduzione al 54% del rapporto debito nazionale/PIL. Per quanto concerne la politica estera, Fidesz aderisce alla NATO nel 1999, con la Repubblica Ceca e la Polonia, dopo l’esito positivo di un referendum popolare.
Dal 2002 al 2010 il partito rimane all’opposizione per poi riaffermarsi alle elezioni politiche ottenendo un risultato straordinario: 52,72% dei voti con 263 seggi su 386. Un risultato storico senza precedenti, nello scenario politico ungherese post-comunismo, grazie al quale il leader Orbán governa con una maggioranza assoluta.
 Il partito decide di introdurre delle modifiche nella Costituzione ungherese, includendo degli elementi conservatori e sociali. In materia economica, Orbán impone lo stop all’uso delle politiche liberali che lo avevano caratterizzato per anni e applica misure nazionaliste.
 Il suo programma prevede il rafforzamento del settore pubblico e la nazionalizzazione dei fondi pensionistici per un valore di 10 miliardi di euro, 5 dei quali sono destinati alla riduzione del debito pubblico. L’anno 2010 segna anche l’inizio della battaglia contro l’euro e l’UE. Intenzionato a difendere gli interessi del paese, Obrán si scaglia contro l’ipotizzata adesione alla moneta unica e impone il mantenimento del “fiorino ungherese” come valuta nazionale. L’atteggiamento anti-euro e il rifiuto delle politiche di austerità dettate dall’Europa creano inevitabili frizioni nelle relazioni tra l’Ungheria e l’UE, la quale applica delle procedure d’infrazione nei confronti del paese dell’est e taglia i finanziamenti strutturali europei destinati ad esso. Orbán ignora gli atteggiamenti ostili assunti dall’UE e prosegue sulla sua strada invitando il Fondo Monetario Internazionale a fare le valigie e lasciare il paese. All’interno del partito, e di una gran parte dell’elettorato ungherese, regna la convinzione che l’UE è stata concepita per beneficiare il sistema bancario e finanziario.
Il rifiuto delle politiche di austerità e del rigore è reso ancor più chiaro dalla decisione del governo ungherese di nazionalizzare la Banca Centrale Magiara. Il messaggio è categorico: No ai diktat Europei. No alla Troika. Le politiche e le riforme messe in campo da Orbán stanno dando i loro frutti. Il PIL è positivo, il tasso di disoccupazione è calato dal 12% nel 2010 al 7,1% nel 2014. Le misure popolari adottate da Fidesz sul costo del lavoro, la sicurezza nazionale e il rilancio dell’economia si stanno dimostrando positive. L’inflazione è bassa nonostante la svalutazione della moneta, ed il rapporto debito pubblico/PIL è al 60%.
Le politiche del governo ungherese, e i risultati ottenuti, sono la prova che un sistema economico diverso esiste. Non a caso, il partito di Orbán ha vinto le elezioni del 2014 ottenendo 133 seggi su 199 (la riforma costituzionale ha ridotto il numero di parlamentari). L’Ungheria ha dimostrato all’Europa intera che esiste una via d’uscita e sembra essere la seguente: meno UE, più Ungheria.
In Ungheria il numero di permessi di costruzione di nuove case è cresciuto del 27,8% su base annua nel 2014, anno in cui sono stati costruiti in tutto 1.083 milioni di metri quadrati di superficie nel Paese. I dati dell’Istituto Nazionale di Statistica mostrano un totale di 9.633 permessi consegnati nell’ultimo anno. La superficie edificata totale mostra un incremento del 26,5% del costruito.
Molto spesso la popolazione ungherese non ha manifestato grande apprezzamento per le politiche e i valori visti dall'Unione Europea, tanto il presidente Viktor Orban, tanto apprezzato dagli ungheresi quanto Putin per i russi, ha minacciato di uscire dall'Unione Europea.Visti i stretti rapporti economici tra la Federazione Russa e la Cina, l'Ungheria sembra un potenziale candidato per aderire all'Unione Eurasiatica, tanto che il paese dimostra un forte consenso di risanamento nazionalista e meno che europeista.
L'Abbandono del Dollaro.
Dalla Russia, sembra sia partita una nuova politica economica estera, dalla quale diversi paesi stanno lavorando per l'abbandono del dollaro.
“La diminuzione dell’affidamento sul dollaro è una tendenza importante che sta per crescere", ha affermato Jim Rickards, chief strategist per West Shore Funds.
Sui mercati mondiali, circa l’80% degli scambi e dei finanziamenti avviene in dollari
"Per quanto riguarda gli EM, l'aumento di offerte commerciali bilaterali è importante per il futuro del dollaro come valuta di scambio” ha proseguito l’esperto, tenendo presente come, negli ultimi mesi, la Russia e la Cina abbiano iniziato ad utilizzare le proprie valute nazionali per il commercio bilaterale, prendendo le distanze dal dollaro.
Quella delle valute non è solo una questione di contrattazione, ma anche di nuova predisposizione del mercato: la Banca di Sviluppo dei BRICS ha assunto connotazione sempre più pratica e reale (con una riserva valutaria da 100 miliardi di dollari).
Mosca, inoltre, ha promesso l’impegno a versare 2 miliardi di dollari all’istituto centrale BRICs per i 7 anni a venire, mentre la Cina contribuirà per un monte di liquidità totale da 41 miliardi. Tale progetto è nato come alternativa al potere esercitato a livello internazionale dalle alte cariche, in primis, la Fed.
E tale tendenza non sembra destinata ad arginarsi nel breve termine.
Il G7 in Baviera e l'Ucraina

L'assenza del Presidente russo Vladimir Putin non è certamente passata inosservata al G7 tenutosi in questi giorni in Baviera.
Certamente non ci si poteva nemmeno aspettare toni più morbidi nei confronti della Federazione Russa, anche se si è piuttosto evidenziato la stretta dipendenza degli europeisti negi confronti degli Stati Uniti.
Si è osservato in particolare quasi una sorta di storia d'amore tra la Germania e gli Stati Uniti.
"Grazie per la sua partnership e la sua leadership: siamo inseparabili in Ue e nel mondo". Così il presidente americano Barack Obama si è rivolto alla cancelliera tedesca, prima dell'inizio del G7, in Baviera. "Nonostante alcune differenze di opinione, talvolta, gli Stati Uniti sono amici e partner essenziali, coi quali lavoriamo insieme in modo molto stretto, il che è nel nostro interesse, ne abbiamo bisogno", ha aggiunto Angela Merkel.
Il linguaggio è sempre stato lo stesso nei confronti della questione Ucraina.
Su Kiev Obama è stato chiarissimo: "Contrastare l'aggressione russa, sanzioni finché non applicano gli accordi".
Facciamo una retifica di chi è l'aggressore e chi è il difensore.
L'Ucraina vera e propria è uno degli stati più piccoli del mondo, e una vasta porzione del suo territorio è in gran parte composto da un'elevata percentuale di russi.
L'evoluzione del territorio ucraino è sempre stata fatta nel periodo dell'Unione Sovietica da leader differenti e in periodi storici differenti, tuttavia si è sempre trattato di una questione che riguardava unicamente la Russia, Europa e Occidente non hanno mai avuto alcun ruolo in tale questione.

La data e le regioni colorate evidenziano come nel corso del tempo i vari leader sovietici abbiano contribuito ad alimentare il territorio della Repubblica Sovietica Ucraina.
Una volta crollata l'Unione Sovietica non sorprende che una vasta percentuale della popolazione russa si sia ritrovata in seguito a fare parte di un'altro stato, in quello che era un tempo territorio russo per diverse generazioni.
Come rimediare a tale errore?
Dal momento che nel territorio ucraino si trova un'elevata percentuale del popolo russo si può concludere ancora una volta che la responsabilità di riportare le popolazioni sotto il territorio russo è quello di retificare l'errore degli ex-leader sovietici e permettere alle regioni russe dell'Ucraina di aderire come la Crimea, alla Federazione Russa.
Dal momento che è impossibile trasferire 19 milioni di persone dall'Ucraina alla Russia, riportare i territori sotto il territorio originale è la questione più ovvia.
La mappa sottostante mostra come il territorio ucraino sia diviso letteralmente da una popolazione a maggioranza russa con una forte minoranza orientale della popolazione ucraina.

Tale porzione di territorio non sorprende abbia il nome di Nuova Russia.
Nuova Russia è un termine storico che denota l'area a nord del Mar Nero facente parte dell'Impero Russo alla fine del XVIII secolo.
"Novorossija", il cui nome esatto è "Unione delle Repubbliche Popolari di Novorossija" è l’ultimo arrivato tra gli Stati democraticamente costituiti, anche se non è riconosciuto dalla comunità internazionale, esiste ed opera.
L’esistenza dell’"Unione delle Repubbliche del Popolo della Nuova Russia" è una piccola rivoluzione, va capito perché. Tutti i termini e simboli della Nuova Russia sono stati accuratamente scelti ed hanno un significato profondo.
La Nuova Russia o Novorossija ha cultura e lingua russa, ma non pretende di integrarsi nella Federazione russa.

Ricordiamo da subito che l’Ucraina è sempre stata una provincia russa, perfino il luogo in cui venne fondata la Russia, Rus’, e l’ex-Ucraina fu arbitrariamente creata dall’Unione Sovietica senza mai contemplare le assai diverse popolazioni che abitano questa regione.
Oggi, la democrazia è tornata ed è pienamente in linea con il diritto internazionale, chiedendo l’opinione dei diversi popoli che compongono questo recente Stato artificiale.
Ciò che caratterizza il popolo della Nuova Russia è il desiderio di non essere integrato nel sistema euro-atlantico dominato dagli Stati Uniti tramite NATO ed Unione Europea.
La mappa della proteste a favore della Federazione Russa nel 2014 evidenzia chiaramente la maggioranza e l'idea della popolazione di quelle aree.

Ora facciamo un salto all'anno scorso quando un colpo di stato costrinse l'ex presidente legittimo Yankunovich alla fuga, una delle ormai note Rivoluzioni a Colori volte a far apparire l'Ucraina pro-Unione Europea.
A differenza di alcuni dittatori, Viktor Yankunovich era tutt'altro che il regime corrotto che molti giornalisti hanno sottolineato, ma la sua presidenza è stata appoggiata e sostenuta da normali elezioni democratiche.
Ha ricoperto la carica di Primo ministro per tre volte: dal 2002 al 2004, dal 2004 al 2005 e dal 10 agosto 2006 al 18 dicembre 2007.
Certamente un dittatore non dura così a lungo.
Era anche il leader del Partito delle Regioni, uno dei principali partiti del paese.
Il 3 ottobre 2014 ha ottenuto la cittadinanza russa.
È stato governatore della sua regione natale, l'Oblast di Donec'k, dal 1997 al 2002, ed è stato uno dei candidati alle elezioni presidenziali del 2004; sconfitto da Viktor Juščenko, è in seguito tornato a occupare la carica di Primo Ministro (dal 10 agosto 2006 al 18 settembre 2007).
Nel 2010 ha vinto le elezioni presidenziali contro la sfidante Julija Tymošenko.
Quando ha deciso di non ratificare il trattato di adesione all'Unione Europea e si è avvicinato più alla Federazione Russa manifestanti e estremisti fanatici hanno scatenato l'inferno per poi essere abbattuti da ignoti cecchini collocati sui tetti degli edifici.
Si è scoperto solo in seguito che non fu lui a ordinare i cecchini a sparare sulla popolazione ma bensì persone non del posto non del posto che avevano appoggiato il partito neonazista di Settore Destro.
Il primo errore in tutto ciò sta nel fatto che i media hanno detto che la maggioranza della popolazione ucraina voleva entrare a far parte dell'Unione Europea.
Secondo un sondaggio di gennaio 2014, il 45% degli ucraini sosteneva le proteste dell'Euromaidan, mentre il 48% le disapprovava.
Effettivamente qui di nota un chiaro divario dell'opinione pubblica secondo la quale metà di essa voleva aderire all'Unione Europea mentre un'altra metà era divisa tra l'adesione all'Unone doganale Russia, Bielorussia, Kazakistan o altre minoranze.
Tuttavia il disastro non è partito ne dall'Ucraina ne dalla Federazione Russa.
Pertanto l'adesione dalla Crimea alla Federazione Russa e la protezione della ragione tramite l'esercito, senza peraltro sparare un colpo non può considerarsi un'aggressione, come la definisce Obama.
Se realmente la Russia fosse uno "stato aggressore" perchè migliaia di ucraini stanno fuggendo in Russia?
A partire dal 21 ottobre, dall'Ucraina alla Russia sono fuggite circa 30 mila persone.
Tali cifre sono state riportate dall'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Uniteì.
Secondo le statistiche, l'UNHCR può confermare la presenza in Russia di almeno 30 mila immigrati provenienti da Ucraina.
Solo nel marzo 2014 lo "stato aggressore" russo ha accolto centinaia di migliaia di ucraini in fuga.
"Dall’inizio della crisi Ucraina sono 675000 i profughi che hanno chiesto di entrare nelle frontiere russe e sono stati accolti, se la tensione persiste, e non si garantisce la sicurezza dei cittadini con le forze russe, si rischia che questi diventino milioni, e questo non è tollerabile. Se i profughi vanno in Russia vuol dire che vogliono dai russi garanzie e sicurezza."
Come possiamo parlare di uno stato aggressore se la stessa popolazione dell'Ucraina migra verso la Federazione Russa?
Le dichiarazioni del presidente americano hanno però chiarito che gli Stati Uniti continueranno a provocare la Russia.
«La Russia sta ancora violando gli accordi sull’Ucraina e se sarà necessario inaspriremo le sanzioni».
Queste le parole del presidente Usa Barack Obama alla conferenza finale del vertice del G7 in Germania dove il tema della crisi ucraina è stato una delle questioni più importanti affrontate.
Barack Obama è stato chiaro: Vladimir Putin dovrà alla fine decidere se vuole distruggere l'economia del suo Paese "per ricreare i fasti dell'impero sovietico". Il presidente americano, nel suo intervento durante la conferenza stampa conclusiva del G7, ha aggiunto che "Putin sta scegliendo di mandare a pezzi l'economia russa", sottolineando come le sanzioni della comunità internazionale contro Mosca stanno avendo l'effetto di indebolire la Russia. "I russi e l'economia russa stanno soffrendo a causa delle politiche del presidente Putin", ha aggiunto Obama.
In realtà, abbiamo osservato come il consenso tra la popolazione europea, russa e americana verso il presidente russo sia tra le maggiori di sempre, contrariamente invece alla leadership di Barack Obama, nel contempo l'economia russa si è stabilizzata e le sanzioni non hanno avuto effetti apprezzabili sull'economia russa.(vedi qui)
Nel contempo smentiamo la dichiarazione completa del presidente americano.
«Il popolo russo e l’economia russa stanno soffrendo a causa delle politiche di Putin». Con le sanzioni «l’economia russa è stata indebolita e sul mercato internazionale le società energetiche russe sono in difficoltà – ha detto Obama.
La foto sottostante evidenzia chiaramente quanto il popolo russo stia "soffrendo gli stenti" per colpa del suo presidente.

Nel frattempo nel maggio 2015 le società energetiche russe "in difficoltà" hanno raggiunto una produzione di petrolio da record.
Non sorprende che Alaska, Transinistria e Nuova Russia vogliano aderire alla Federazione Russa.

In quindici anni da quando il presidente russo è entrato nella scena politica il PIL della Federazione Russa è letteralmente decuplicato, quindi non lo si può certamente definire tanto stupido da sacrificare l'economia russa.
Negli ultimi decenni il mondo ha visto numerosi grandi leader: Nelson Mandela, Hugo Chavez..entrambi hanno dato grandi esempi al mondo, sembra che Vladimir Putin sia uno di costoro capace di creare un'alternativa positiva in grado di risanare l'Europa dalla nube tossica del controllo americano e della sua occupazione militare straniera.












Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Vladimir_Putin
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10884
http://russia-insider.com/en/over-80-russians-against-same-sex-marriages/ri7110

lunedì 25 maggio 2015

NUOVA RUSSIA: IL REGIME DI KIEV STA PREPARANDO UN NUOVO GENOCIDIO CON 45.000 MERCENARI

I dati del controspionaggio della Repubblica Popolare di Donetsk (DNR) sul rafforzamento del contingente armato ucraino nella zona demilitarizzata dimostrano la riluttanza di Kiev nel realizzare gli accordi di Minsk, così come i suoi preparativi ad una massiccia offensiva nel Donbass, ha dichiarato Eduard Basurin.

Le forze di sicurezza ucraine continuano a rafforzare le unità di attacco nella zona demilitarizzata, ha affermato il vice comandante della milizia DNR Eduard Basurin in una conferenza stampa nel centro dell'agenzia informativa di Donetsk.
Si è osservato che per l'offensiva nel Donbass sono stati preparati da Kiev 45mila soldati, 380 carri armati e 980 unità di artiglieria.

"Secondo i dati del nostro controspionaggio, la composizione della guarnigione delle forze armate ucraine annovera già 36 battaglioni tattici, 20 battaglioni di fanteria, 2 battaglioni di forze speciali e 3 battaglioni di ricognizione",
— ha evidenziato.

Secondo Basurin, Kiev non intende rispettare gli accordi di Minsk e si sta attivamente preparando per una ripresa delle operazioni militari.
"La milizia DNR continua a rispettare rigorosamente i propri impegni, ma è pronta ad agire con decisione per proteggere la Repubblica",— ha riassunto il leader russo.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150523/432011.html#ixzz3bAE9EVc0

martedì 19 maggio 2015

OCSE: NON CI SONO MILITARI RUSSI IN UCRAINA


GORIZIA - Nonostante le segnalazioni di presenza militare russa nell'est dell'Ucraina, gli osservatori dell'Osce non hanno mai accertato tale presenza. Lo ha riferito all'ANSA il segretario generale dell'Osce, Lamberto Zannier. ''Noi non siamo mai riusciti a vedere unita' russe in quanto tali - ha detto Zannier -, abbiamo visto concentrazioni di forze russe in Russia, nella vicinanza della frontiera, ma sono situazioni entro certi limiti legittime''. Il segretario generale dell'Osce ha quindi posto l'accento sugli armamenti presenti sul campo. ''Abbiamo visto armamenti pesanti russi presenti in teatro - ha precisato Zannier -, molti di questi armamenti li abbiamo visti apparire in fasi successive all'inizio degli scontri e, quindi, riteniamo che possano essere stati introdotti. Ma sono mezzi senza segni distintivi e dunque non si puo' dire che appartengano alle forze armate russe''. D'altra parte, anche Kiev usa armi russe, dato che sono in dotazione all'Ucraina già da prima del golpe che ha messo al potere gli attuali capi del regime.


Fonte:http://www.ilnord.it/i-1240_OCSE_NO_RUSSI_IN_UCRAINA

lunedì 16 febbraio 2015

LA GERMANIA RENDE UFFICIALE IL VERDETTO SUL BOEING MALAYSIANO


I tedeschi liquefano l’Ucraina. Nuove sensazionale informazioni sul disastro del Boeing 777 MH17 nel cielo sopra il Donbass. Inoltre l'informazione è arrivata proprio da dove nessuno se l’aspettava - il Bundestag tedesco il cui sito ha pubblicato un memorandum dal quale si evince che il volo МН17 non è stato colpito da un missile «Buk» sparato dai «separatisti filorussi», come precedentemente affermato dall’Occidente
Un missile anti-missile del complesso C-125 (classificazione NATO SA-3). Questo è un vecchio complesso sovietico che la Russia ha da tempo smantellato e sostituto con armi C-300. La verità è che è ancora utilizzato dagli eserciti dell'ex Unione sovietica, tra cui l’Ucraina
La più aggiornata versione C-125 «Pechora» viene ancora esportata in alcuni paesi esteri. Il complesso possiede buone caratteristiche, durante la guerra in Jugoslavia ha abbattuto l’aereo invisibile americano F-117, abbattimento che gli stati UNITI sono stati costretti a riconoscere
Ma in quale occasione, questo complesso è menzionato nella nota del Bundestag? Questo documento è formato da 8 pagine e firmato dal Segretario di stato – Segretario (Ministro) per gli affari esteri Markus Ederer ed inviato al Bundestag ancora il data 5 settembre, anche se pubblicato successivamente. Dichiarazioni di alto profilo alla stampa al riguardo non ne sono state fatte. A quanto pare, ritiene il politologo tedesco Crêt Mayer, per evitare di attrarre sul documento un'attenzione eccessiva.
In realtà questo memorandum è risposta obbligatoria del Ministero della Germania ad una interrogazione «del partito della sinistra» - la principale forza di opposizione del paese. In relazione al disastro del МН17 la «sinistra», in particolare ha interessato il Governo: quali informazioni dispone sulle circostanze della tragedia del Boeing» sul cielo sopra il Donbass?
Il Governo, nella risposta, ha riferito che dispone di registrazioni di colloqui in volo ma che non può renderli noti senza il consenso dell'Olanda, responsabile dell'inchiesta e su questo ha dichiarato che: «il Governo federale non conferma informazioni sul fatto che l’MH17 è stato da un razzo terra-aria» anche se, come sappiamo, l'Occidente fin dall'inizio, all'unanimità, ha sostenuto che a distruggere l'aereo è stato un «Buk» dei «separatisti filorussi».
Nel seguito il documento si dimostra ancora più interessante: infatti si afferma che il 17 luglio nello spazio aereo di Polonia e Romania si trovavano due aerei da ricognizione AWACS della NATO, che hanno monitorato tutto quello che accadeva in Ucraina, compreso il funzionamento dei sistemi di difesa aerea con i loro radar. Nel documento si legge che «entrambi gli aerei AWACS hanno registrato segnali di un sistema di difesa aerea, identificata come ADMS terra-aria SA-3 così come un segnale da un altro radar che non si è potuto identificare».
Cosa sia l’SA-3 non viene spiegato (e non a caso). Tuttavia i professionisti sono a conoscenza che l’SA-3 secondo la classificazione della NATO - è l’ADMS C-125 e non il «Buk» su cui sono costruite tutte le accuse alla Russia, così come le falsificazioni dei servizi di sicurezza ucraini come quella che il giorno dopo il disastro aveva postato in internet Avakov.
A proposito i complessi «Buk» e C-125 non sono assolutamente simili. Il «Buk» è un’installazione semovente simile ad un carro armato mentre il C-125 - ADMS si dispone su un affusto (successiva modifica su camion), di solito con quattro missili.
La loro sostanziale differenza i media occidentali cercano di non indicarla. Ad esempio, la stazione tv tedesca N-TV ha riferito che il segnale C-125 viene automaticamente riconosciuto e che potrebbe essere confuso con il segnale del «Buk». Tuttavia, solo in un caso se cioè nel «Buk» non viene attivato il sistema radar di puntamento. Traducendo in un linguaggio dell’uomo comune significa: dove viene sparato colpisce indiscriminatamente.
Tuttavia ogni militare conferma che, senza l'utilizzo di un radar, abbattere un obiettivo ad un'altezza di 10.000 metri è assolutamente impossibile. Da tutto questo politologo tedesco Crêt Mayer conclude che l'affermazione del suo Governo di fatto smentisce le accuse contro le milizie che con un «Buk» abbaiano presumibilmente abbattuto l’МН17.
A questa stessa conclusione arriva anche il deputato della «sinistra» tedesca, Alexander Noè: «Non c'è alcuna prova come e da chi l’МН17 sia stato abbattuto. La risposta del Governo è in netto contrasto con accuse che la Germania ed i suoi partner occidentali avanzano contro la Russia e contro i miliziani di aver presumibilmente abbattuto l’aereo.
«La loro colpa si basa su selvagge speculazioni, pregiudizi e, soprattutto, interessi politici contro la Russia. Le accuse non reggono alle critiche dal punto di vista giuridico. E’ sullo sfondo di queste accuse infondate le sanzioni contro la Russia».
Sicuramente questi nuovi dati, pubblicati sul sito del Bundestag, possono essere considerati sensazionali. La questione è se li vorranno «vedere» a Washington DC o se sceglieranno di ignorarli così come sono assolutamente convincenti i fatti che lo Stato Maggiore russo, presentati dai nostri militari, avevano già resi pubblici il terzo giorno dopo la tragedia.

Fonte:http://comunicati.russia.it/la-germania-ha-diffuso-i-propri-dati-sulla-tragedia-del-boeing-malaysiano.html


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mercoledì 11 febbraio 2015

LA BOMBA UCRAINA

Dottore in Economia, docente presso l’Università Pierre Mendes France di Grenoble, ricercatore indipendente specializzato in questioni economiche e geostrategiche russe, Jean Geronimo è l’autore de Il pensiero strategico russo, ed è in procinto di pubblicare un nuovo libro sull’Ucraina. Propone un’analisi strutturale della crisi in Ucraina… lungi dai discorsi dominanti.

La battaglia per l’Ucraina è una questione geopolitica importante per le due superpotenze della Guerra Fredda, nell’ambito del gioco strategico giocato sulla scacchiera eurasiatica agendo sugli Stati-perno nella regione quali pedine della partita. Il controllo dell’Ucraina, vista da entrambi i lati come Stato chiave in questa scacchiera, rientra nel perseguimento di due obiettivi, estendere le zone d’influenza ideologica e conquistare la leadership politica nell’Eurasia post-comunista. Associata alla capacità d’influenzare i principali attori della regione, la natura strategica dell’Ucraina sul piano politico (al centro di grandi alleanze) ed energetico (al centro della rete dei gasdotti) ne spiega il ruolo fondamentale nella linea anti-russa di Z. Brzezinski scelta dall’amministrazione Obama. La cooptazione dell’Ucraina, definita da E. Todd “periferia russa”, dovrebbe infatti spezzare la strategia della ricostruzione del potere eurasiatico adottata da Mosca dalla fine degli anni ’90. Questa ricostruzione del potere russo avviene recuperando il dominio regionale e verrà realizzata nel 2015 con la nascita dell’Unione economica eurasiatica. Alla fine, questa configurazione giustifica la terminologia di Brzezinski di “perno geopolitico” dell’Ucraina, all’origine del conflitto avviato con un vero e proprio colpo di Stato, secondo J. Sapir.

Un golpe nazional-liberale manipolato

In questo contesto, il golpe propedeutico per controllare la grande regione dell’ex-Unione Sovietica ha giustificato una strategia manipolativa basata su una disinformazione continua per compattare l’opinione pubblica internazionale e, soprattutto, sostenere un processo “rivoluzionario” ispirato al modello siriano, nella sua fase iniziale. L’obiettivo era far precipitare la caduta del presidente in carica Viktor Janukovich, fornendone una legittimazione confermata dall’assegno in bianco occidentale. In ciò, il colpo di Stato nazional-liberale, ufficialmente avvenuto il 22 febbraio 2014, rientra nella logica degli scenari “colorati” degli anni 2000 costruiti dall’occidente nello spazio post-sovietico con le sue proiezioni locali ed ONG “democratiche” basate sulle potenti reti politiche delle élite oligarchiche e dei principali oppositori al potere filo-russo di turno. Al momento, tali “manifestazioni” furono interpretate dal Cremlino come segnali di un’offensiva globale volta, infine, contro la Russia e le cui premesse, via interferenza occidentale, furono osservate nelle ultime elezioni russe (presidenziali) nel marzo 2012. Secondo una certezza inquietante e nonostante l’assenza di prove reali, l’ONG Golos, finanziata dagli USA (!) accusò Putin di “massicci brogli elettorali”. L’obiettivo di Golos era fomentare il malcontento nelle piazze per creare, in ultima analisi e invano, un’effervescenza “rivoluzionaria” per destabilizzare il nuovo “zar rosso”. Con una ridondanza mediatica, continua e manipolatrice, osservata poi durante Majdan. La visione “complottista” russa è meglio riassunta da H. Carrère d’Encausse nel suo libro del 2011 “La Russia tra due mondi”. Ricorda che per Putin c’è una “vasta operazione di destabilizzazione della Russia emergente in cui Stati e organizzazioni di tutti i tipi, dall’OSCE alle varie ONG straniere, averebbero unito le forze per indebolirlo“. Derivanti dalle tecnologie politiche occidentali volte a erodere l’influenza dell’ex-superpotenza sulla periferia post-sovietica, tali “rivoluzioni colorate” hanno dimostrato una straordinaria efficienza con l’eliminazione dei leader filo-russi in Georgia, Ucraina e Kirghizistan. Così si assistette alla nascita di una nuova ideologia implicita nella democrazia liberale, usata quale leva legale per interferire nella politica interna degli Stati presi di mira. Tale leva è considerata da Putin elemento essenziale del nuovo soft power occidentale per destabilizzare i regimi ‘nemici’ e, attraverso esso, potenziale minaccia al suo potere. Stranamente, come ricorda J. M. Chauvier, quella stessa democrazia ha ignorato il ruolo critico delle correnti estremiste nazionaliste, vicine al neo-nazismo, nel successo finale del processo “rivoluzionario” di Euromaidan, precipitato dai misteriosi cecchini. Catalizzato dall’odio ideologico anti-russo e anticomunista, tale risveglio in Ucraina del pensiero ultranazionalista d’ispirazione neo-nazista è parte di una tendenza generale in Europa, giustamente osservata da A. Grachev, ultimo portavoce e consigliere del presidente dell’Unione Sovietica Mikhail Gorbaciov. Nel suo libro del 2014 “La storia della Russia è imprevedibile”, Grachev dice “l’aumento della popolarità del nazionalismo di estrema destra e neo-fascista (…) dimostra i limiti e, in ultima analisi, il fallimento del nostro sistema democratico: E’ sempre più chiaro che il meccanismo ben oliato della democrazia (…) comincia a bloccarsi“. Una constatazione amara alla base, già, della Perestrojka di Gorbaciov, che mette in discussione la vera natura della “rivoluzione” di Kiev.

Le nuove minacce rivoluzionarie “colorate”

In questo contesto geopolitico sensibile, le “rivoluzioni colorate” sono considerate le principali minacce alla stabilità dei presunti Stati democratici dell’area post-sovietica, in particolare della Russia di Putin strutturalmente presa di mira e che teme una “sceneggiatura ucraina”. L’universalizzazione della democrazia nel mondo con il soft power, o la forza se necessario, sembra essere oggi un “interesse nazionale” degli Stati Uniti e della loro funzione di regolamentazione prioritaria da unica superpotenza legittimata dalla storia. Tale postulato scientificamente (molto) dubbio fu proclamato nel 2000, con euforia condiscendente, dall’ex-segretaria di Stato di George W. Bush Condoleezza Rice, convinta della funzione messianica del suo Paese: “è compito degli USA cambiare il mondo. La costruzione di Stati democratici è ormai componente importante dei nostri interessi nazionali”, una forma di autolegittimazione neo-imperiale in nome, ovviamente, degli ideali democratici, costituendo un’ideologia globalizzatrice espansionista. Preoccupante. Di fronte tali nuove minacce “colorate” gli Stati membri delle strutture politico-militari del Collective Security Treaty Organization (CSTO) e dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO) hanno deciso, su impulso della Russia, di coordinarsi per definire una comune strategia di prevenzione. L’obiettivo dichiarato è accomunare regionalmente i vari mezzi per neutralizzare tale nuova arma politica, ora privilegiata dall’occidente, e che si affida sempre più ai colpi di Stato astutamente costruiti. In altre parole, si tratta di aprire un fronte comune eurasiatico contro le future “rivoluzioni” nazional-liberali. Innegabilmente, l’imbroglio ucraino ha promosso tale consapevolezza politica e, quindi, giustifica la guida sicura della Russia nel suo campo prioritario, la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), accelerandone l’integrazione regionale. Per Washington è un effetto perverso non programmato, un errore strategico. Tuttavia, alcuni effetti post-rivoluzionari sono disastrosi per la Russia. Un primo effetto geopolitico della “rivoluzione” di Kiev è l’estensione della sfera euro-atlantica nell’ex-URSS, perpetuando di fatto il declino russo nel suo estero vicino, considerato dalla sua dottrina strategica quale minaccia agli interessi nazionali. Un secondo effetto, più psicologico, di tale curiosa “rivoluzione” è alimentare la paura russa della progressione irresponsabile delle infrastrutture di una NATO super-armata nei pressi dei suoi confini che, in ultima analisi, solleva la questione politicamente delicata dello scudo antimissile statunitense. A causa di tale rapido aumento delle minacce, si assiste in Russia al ritorno della “sindrome da fortezza assediata” resuscitata dall’abisso ideologico della guerra fredda. Per la Russia, costretta a rispondere, la crisi ucraina lascerà un segno indelebile nella memoria strategica. e non solo, e nella sua visione dell’occidente. Da questo punto di vista, Majdan segna una rottura geopolitica radicale.

La reazione difensiva russa tramite l’asse eurasiatico
Diffusa dalla propaganda mediatica sulla “minaccia russa” e illustrata da crescenti sanzioni, la strategia anti-russa dell’asse euro-atlantico accelera il mutamento asiatico nella politica russa e favorisce l’ascesa dell’asse eurasiatico sotto la direzione sino-russa, a nuovo contrappeso geopolitico all’egemonia statunitense. Nel lungo termine, tale ostilità occidentale incoraggerà il governo russo a potenziare il proprio sviluppo, riflesso sovietico, riducendone la dipendenza estera. Nel prisma sovietico-russo, tale dipendenza è vista come debolezza politica, in quanto i potenziali avversari possono usarla come opportunità strategica: rafforzando la pressione su Mosca, isolandola sul piano commerciale attraverso un embargo selettivo su tecnologie sensibili. L’obiettivo finale dell’embargo è rallentare lo sviluppo della Russia e, attraverso ciò, il rafforzamento della potenza militare, come ai bei vecchi tempi della lotta anticomunista. Tale modello negativo è aggravato dalla caduta del rublo con consecutivo triplice impatto di sanzioni, fuga di capitali e crollo dei prezzi del petrolio manipolato da Washington, con l’obiettivo di destabilizzare Putin fomentando una recessione economica che alimenti la protesta popolare, potenzialmente “rivoluzionaria”. Tutti i colpi sono ammessi sulla Grande Scacchiera. Nella percezione strategica russa e, nella misura in cui Mosca viene stigmatizzata come “nemica dell’occidente” erede dell’asse del male, la crisi ucraina mostra ancora uno spirito da guerra fredda. In realtà, tale guerra latente continua, nonostante la breve luna di miele USA-Russia osservata dopo la tragedia dell’11 settembre 2001. Dopo la mano tesa di Putin a Bush e la disponibilità a collaborare nella lotta al terrorismo. L’atteggiamento minaccioso e provocatorio dell’occidente nella gestione di tale crisi, è divenuta rapidamente una diatriba anti-Putin, portando alla rinascita politica della NATO, legittimandone l’estensione e infine costringendo Mosca a cambiare linea strategica. Sottoprodotto geopolitico di Euromajdan.

Dopo la provocazione della NATO, il reindirizzo dottrinale russo
Con la voce del capo della diplomazia Sergej Lavrov, la Russia ha reagito con forza e condannato tale errore increscioso, il 27 settembre 2014: “Considero un errore l’allargamento dell’alleanza. Ed è anche una sfida (…)“. Pertanto, reagendo a tali “nuove minacce”, l’amministrazione russa ha programmato un radicale inasprimento della propria dottrina militare in senso più antioccidentale, in ciò che Mosca ha chiamato “risposta giusta”. Per attuare tale reindirizzo dottrinale, “(…) La Russia ha bisogno di potenti forze armate in grado di affrontare le sfide di oggi“, e un incremento assai significativo (un terzo) delle spese militari russe è in programma nel 2015, secondo la finanziaria. De facto, l’idea di un riequilibrio geo-strategico si gioca nel cuore del conflitto ucraino e, per estensione, nel cuore dell’Eurasia post-comunista. Con risultato finale, l’emergere di un conflitto congelato potenzialmente destabilizzante per la regione. Alla fine, nel quadro della crisi in Ucraina e nonostante gli accordi di Minsk del 5 settembre, l’esacerbazione della contrapposizione Stati Uniti e Russia alimenta una rinnovata forma di guerra fredda, la guerra tiepida incentrata sulla rinascita della polarizzazione ideologica. Oramai ciò nutre il contagio globale delle “rivoluzioni” nazional-liberali eterodirette dalla coscienza democratica indottrinata degli USA, per conto della loro legittimità storica radicata nella vittoria finale sul comunismo. Nel suo discorso annuale, molto aggressivo, del 4 dicembre 2014, al parlamento russo, Putin ha denunciato tale pericolosa deriva la cui conseguenza inquietante è l’accelerazione della nascita dell’ideologia neonazista nello spazio post-sovietico, anche in Ucraina. Il 29 gennaio 2015, Mikhail Gorbaciov ha riconosciuto che l’irresponsabilità della strategia degli Stati Uniti ha portato la Russia nella “nuova guerra fredda”. Confessione terribile. Le implicazioni strategiche della falsa rivoluzione di Majdan sono una vera bomba geopolitica a scoppio ritardato.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/02/09/ucraina-una-bomba-a-orologeria/

VOLONTARI SPAGNOLI SI UNISCONO ALLA GUERRA CONTRO IL REGIME DI KIEV


Due volontari spagnoli si sono uniti alla lotta contro l'offensiva di Kiev in Ucraina orientale, parlandocontro le azioni dei militari della nazione.
Dicono che il loro obiettivo principale è quello di diffondere la verità sul conflitto.
Anhel Davilla-Rivas, 29 anni, e Rafa Munez, 28 anni, sono arrivati ​​a Donetsk due settimane fa ad offrire la loro assistenza ai residenti di Ucraina orientale.
"Quello che vediamo in queste settimane che siamo qui è solo un bombardamento del popolo e l'assalto da tutti i fronti da Kiev. Stanno cercando di separare le città, sono mandando mercenari per uccidere i giornalisti e per demoralizzare qualsiasi persona che può dire la verità su quello che succede qui, " Davilla-Rivas ha detto all'agenzia Ruptly di RT Sabato.
La coppia era solo ancora impegnata nei combattimenti, sottolineando che il loro obiettivo principale è quello di rivelare la verità su ciò che sta accadendo sul terreno.
Davilla-Rivas hanno osservato che la Russia non ha una presenza nella zona e potrebbe fare di più in termini di aiuti umanitari.

"Non ho mai visto un soldato russo ... volontari come noi, ma la Russia non sta davvero facendo nulla. E penso che la Russia dovrebbe fare di più per queste persone - non con le armi, ma aiutare le persone con la medicina ", ha detto il volontario spagnolo.




Fonte:http://rt.com/news/179240-spanish-volunteers-eastern-ukraine/

martedì 10 febbraio 2015

RESPONSABILITA' DEL GOVERNO DEGLI STATI UNITI D'AMERICA


Lo scopo degli Stati Uniti, pur di assicurare la sopravvivenza della nazione stessa, è sempre stato quello di assicurarsi il controllo estero delle risorse di altri paesi importando nel proprio paese materie prime e sopratutto risorse primarie quali il petrolio ormai noto a tutti per la sua importanza nelle guerre degli USA.
Ma l'America che molti demonizzano tanto è tutt'altro che una nazione gestita da degli stupidi, sebbene il fatto che sia chiaramente la nazione con il più elevato numero di rivolte finanziate e guerre in fatto di politica estera si nota chiaramente una strategia nella sua politica da non sottovalutare.
Ci sono alcune correnti di pensiero, non scientifiche, ma derivanti dalla propaganda dell'ambientalismo che ritenevano che il petrolio fosse alla fine e quindi si stava preparando la strada per un catastrofico collasso economico.
La realtà dei fatti però si è dimostrata più dura, molto più dura del previsto, il petrolio non solo non stava finendo ma le riserve continuano ad aumentare e all'interno dello stesso continente americano le riserve non sfruttate sono a dir poco enormi, alcune scoperte di recente, altre però erano lì da tempo ma a quanto pare lo stesso governo americano sembrava intenzionato a mantenerle tali per uno scenario economico futuro.
Facciamo un quadro generale di alcune scoperte e fatti importanti per quanto riguarda il petrolio degli Stati Uniti.
Trivellatori in Utah e Colorado hanno scoperto qualche anno fa un'enorme deposito di petrolio di scisto e stavano cercando di trovare un modo per sbloccare le riserve di petrolio che sono così vaste da essere la piscina dell'OPEC.

Un recente rapporto del US Government Accountability Office ha stimato che se la metà del petrolio legato nella roccia del Green River Formation potesse essere recuperato sarebbe "pari alle riserve accertate di petrolio del mondo intero."
Sia il GAO e l'industria privata stimano la quantità di petrolio recuperabile per essere di 3 miliardi di barili.
"Negli ultimi 100 anni - in tutta la storia umana -. Abbiamo consumato 1.000 miliardi di barili di petrolio qui ci sono parecchie volte più di quanto consumato", ha detto Roger Day, vice presidente per le operazioni di americani Shale Oil (AMSO).
Stando ad alcune previsioni dell'Agenzia gli Stati Uniti diventeranno il primo paese produttore di petrolio entro il 2015, grazie allo sviluppo del petrolio da roccia, lo shale oil. Grazie al quale sono state riviste al rialzo le previsioni sulle riserve.
Mentre la Cina sarà la prima nazione al mondo per domanda di oro nero.
Lo stato del Nord Dakota, invece da quando è stata scoperta la leggendaria formazione vulcanica Bakken, è diventato un punto nevralgico del sistema energetico americano.
Il boom petrolifero di questa zona è cinque volte più grande di quello del 1980.
La disoccupazione in Nord Dakota ha toccato il 2,7%, la percentuale più bassa di tutti gli Stati Uniti.
Matt Vespa, del CNS.comnel 2012 invece ha fatto un riferimento che l'Agenzia internazionale per l'energia ha pubblicato un rapporto che calcola che gli Stati Uniti hanno la capacità di superare l'Arabia Saudita come uno dei principali produttori al mondo di petrolio.
E' previsto che gli Stati Uniti potrebbe diventare un esportatore netto di petrolio intorno al 2020.
Potrebbero diventare completamente autosufficienti.
Il punto interrogativo da porsi è per quale ragione si stanno tanto impegnando negli ultimi anni ad armare i ribelli siriani e il regime ucraino contro le popolazioni russe dell'Ucraina, finanziare rivolte verso paesi non conformi al sistema politico statunitense e addirittura sanzionare e tentare inutilmente di indebolire la Federazione Russa e l'Unione Eurasiatica.
Negli ultimi anni, in particolare dal 2011 c'è stata una campagna senza precedenti di governi caduti da parte di una bizzarra epidemia di rivolte, governi appartenenti a paesi benestanti con un'elevata crescita economica e anche dal punto di vista del benessere della popolazione.
Queste rivolte stando a quanto riferiscono i media occidentali, i quali non mettete in dubbio possono essere condizionati, erano popolazioni in rivolta contro regimi totalitari e dittatori, i più recenti di cui abbiamo sentito parlare erano Bashar Assad, in Siria e Muammar Gheddafi, in Libia.
Eppure se si fa un'indagine imparziale su chi sono tali persone si osserva come la storia del "dittatore che affama il suo popolo" non trova riscontro nei fatti.
Spesso un modo con la quale si può condizionare la visione nelle masse è quella di riportare "un'istruzione negativa" di un paese, per esempio la Libia, è sufficiente riportare testimoni appartenenti a movimenti di opposizione i quali dichiarerebbero di Ghedaffi come un "dittatore sanguinario", oppure creare articoli da prima pagina che riportano solo le cose negative di un paese senza menzionare gli sforzi che si compiono per arginare la criminalità o una crisi economica.
Di qui si riporta nell'opinione pubblica una falsa opinione di un paese e questo avrà indubbiamente effetto sull'economia di quest'ultimo, sul suo turismo e oltretutto può dare a chi ne trae degli interessi l'opportunità di attaccarlo e metterlo in ginocchio.

La Libia di Ghedaffi era in realtà molto differente da come è stata descritta dai media Occidentali, e il suo benessere derivava principalmente da ciò che a essi interessava: l'oro nero.
La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa
Gheddafi ha usato i dollari derivati dal petrolio e dal gas naturale per sviluppare il Paese: nuove strade, scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, industrie, sviluppo agricolo con l’acqua tirata su nel deserto anche da una profondità di mille metri! Si è dotato di armi (provenienti da Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e soprattutto Unione Sovietica) nel tentativo di far diventare la Libia una potenza regionale in grado di difendersi.(vedi qui)
Eppure nei media viene chiaramente descritto con il termine di "regime" totalitario paragonabile solo ai peggiori dittatori.
Per esempio su Eur Activ.it si legge "Con la morte di Muammar Gheddafi finisce un'era di dispotismo e repressione, questa la dichiarazione dei vertici dell'UE a seguito dell'annuncio giunto il 20 ottobre sulla scomparsa del leader libico. "
Eppure per quanto non si possa negare che la sua salita al governo libico sia avvenuta per colpa di un colpo si stato, non si può negare che sia stato un'esempio da prendere in considerazione quando con la nazionalizzazione delle risorse della Libia, le quali prima erano in mano a compagnie straniere, ha ricavato soldi a sufficienza con il petrolio risollevando il paese dal suo livello di degrado e rendendolo prospero al punto che addirittura lo stipendio di un'infermiera superava quello degli Stati Uniti.
Questo è un'esempio di come la propaganda dell'Occidente sia in grado di portare nell'opinione pubblica degli Stati Uniti e dell'Unione Europea un parere sbagliato e negativo basato sulle informazioni esclusivamente negative.
Ma torniamo a questa bizzarra epidemia di rivolte e facciamo una breve mappa mentale dei paesi con al governo "dispotici dittatori" che negli ultimi tempi sono stati oggetto di rivolte sfociate dal nulla, aventi lo scopo di abbattere un governo.
In Venezuela, dove ovviamentei mezzi di comunicazione non fanno alcun riferimento, è in atto una serie di rivolte violente con lo scopo di abbattere il governo del presidente Maduro, dove anche qui la divulgazione di informazione negativa di chiaro stampo anti-venezuelano sta facendo sentire i suoi effetti.
Le infiltrazioni dilagano, voci diffuse a macchia d'olio, e la mentalità del panico rischia di superare la logica.
Le notizie urlano pericolo, crisi e morte imminente, mentre i soliti noti dichiarano guerra segreta in un popolo la cui unica colpa è di essere seduto su enormi riserve di petrolio.
Questa settimana, con il New York Times che mostra un degradante editoriale e classificando il presidente venezuelano Maduro, con l'etichettatura tipica americana "irregolare e dispotico", un altro quotidiano attraverso l'Atlantico accusan il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Diosdado Cabello, la più potente figura politica nel paese dopo Maduro, di essere un boss dei narcotici.
Quest'anno il presidente Obama ha approvato un fondo speciale del Dipartimento di Stato di $ 5 milioni di dollari per sostenere i gruppi anti-governativi del ​​Venezuela.
Un chiaro esempio di come gli Stati Uniti finanzino rivolte attaccando il territorio straniero di altri paesi.
Inoltre, il National Endowment Congress finanziato per la democrazia sta finanziando gruppi d'opposizione venezuelani con oltre $ 1,2 milioni per aiutare gli sforzi di minare il governo di Maduro.
Non c'è dubbio che altri milioni per un cambiamento di regime in Venezuela sono stati incanalati attraverso altri canali che non sono soggetti al controllo pubblico.
Il presidente Maduro ha denunciato questi attacchi in corso contro il suo governo e ha direttamente chiesto al presidente Obama di cessare gli sforzi per danneggiare il Venezuela.
Di recente, tutte le 33 nazioni dell'America Latina e dei Caraibi, i membri della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), ha pubblicamente espresso sostegno per Maduro e condannato l'interferenza degli Stati Uniti in corso nel Venezuela.
Si osserva chiaramente come gli Stati Uniti continuino indiscriminatamente a intromettersi nella politica di altri paesi, senza alcuna condanna da parte di ONU e altri paesi.
Rivolte recenti sono sfociate a Hong Kong, Birmania, Bangladesh e ovviamente la più importante di tutte l'Ucraina.
L'Ucraina non è diventata importante per il fatto che è nel mezzo di una guerra civile contesa tra una metà di popolazione russa e l'altra metà di origine ucraina, ma per il fatto che la guerra civile dove le popolazioni russe sono mobilitate per affrontare la repressione dell'esercito ucraino è sfruttata dagli Stati Uniti, alcuni capi di stato dell'Unione Europea e dalla NATO per accusare la Federazione Russa di questa guerra e imporre sanzioni e in particolare più di recente per fornire armi all'esercito ucraino.
Il presidente americano ha puntato più che mai il dito contro il Cremlino: «La Russia ha violato tutti gli impegni presi con l'accordo di Minsk, continuando a operare nell'Ucraina dell'est, inviando soldati e artiglieria pesante e distruggendo interi villaggi». (qui)
Da Kiev parte l'ennesima denuncia nei confronti di Mosca: 1.500 soldati russi avrebbero attraversato la frontiera con l'Ucraina tra il 7 e l'8 febbraio, portando con sè anche mezzi e armi pesanti.
Eppure questa realtà verrebbe smentita per l'ennesima volta e non da fonti bizzarre:

-Il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate dell'Ucraina, generale Viktor Muzhenko, conferma in una relazione che è datata a Giovedi 29 gennaio, che i soli cittadini russi che combattono nella regione contestata, sono residenti in quella regione, o dell'Ucraina, e anche alcuni cittadini russi che «sono membri di gruppi armati illegali ", cioè combattenti che non vengono pagati da nessun governo, ma sono solo" cittadini."
Il Generale Muzhenko dice anche, con forza, che il "esercito ucraino non sta combattendo con le unità regolari dell'esercito russo."
In altre parole: è esplicitamente e chiar che si sta negando la base per le sanzioni dell'UE contro la Russia, e per le sanzioni degli USA contro la Russia: tutte le sanzioni contro la Russia sono basate sull'idea che l'Ucraina sta combattendo contro "le unità regolari del esercito russo " vale a dire, contro le forze da combattimento controllate e addestrate dal governo russo.
La denuncia secondo la quale l'Ucraina sta invece combattendo contro "unità regolari dell'esercito russo" è l'accusa che la Russia di Vladimir Putin ha invaso l'Ucraina, ed è l'intera base per le sanzioni economiche che sono in vigore contro la Russia. (vedi qui)
-Se la Russia avesse davvero schierato l'esercito russo nella regione dei combattimenti la guerra sarebbe già stata vinta da molto tempo, in quanto l'esercito russo è di gran lunga più avanzato e strategicamente superiore a quanto rimane dell'esercito ucraino, di conseguenza la guerra in ucraina sarebbe già stata persa da tempo.

-Un'altra conferma che la guerra è scatenata dalle popolazioni russe dell'Ucraina per difendersi la osserviamo nella testimonianza di un giornalista britannico.
Il giornalista britannico Mark Franchetti interviene a Shuster Live, il più importante talk show della televisione Ucraina. E getta lo sconcerto in studio con le sue risposte che mettono in grande imbarazzo l’intervistatore, chiaramente schierato pro-Kiev. Franchetti autore di un reportage dall’Ucraina orientale, descrive i filo-russi come “persone normali, assolutamente convinte di difendere le loro case dai fascisti” e smentisce i suoi interlocutori sulla presenza di infiltrati russi: “posso solo parlare di quello che ho visto con i miei occhi”, afferma via Skype, lasciando ancora più sconcertati i suoi interlocutori.(vedi qui)
-Le armi.Quando l’entità delle perdite ucraine è diventata nota, quando Poroshenko ammise che l’Ucraina ha perso tre quarti degli equipaggiamenti militari, gli occidentali ingannati dalla propria propaganda, immaginavano che la Russia rifornisse di armi e munizioni i separatisti.
Ciò che la maggior parte dei commentatori non vuole capire in occidente è che l’URSS si preparava a ricominciare la seconda guerra mondiale con enormi eserciti composti da milioni di coscritti e riservisti.
Ora, milioni di soldati hanno bisogno di enormi quantità di armi e munizioni.
Queste dovrebbero già essere pronte al momento di mobilitazione. Pertanto, vi erano depositi di armi nella parte occidentale dell’URSS.
La maggior parte di questi siti erano presentati come sedi di scheletriche divisioni in tempo di pace, pronti a ricevere il flusso di riservisti che avrebbero trovato, al momento, tutto il necessario per andare in combattimento. Le unità militari sovietiche erano suddivise in tre categorie.
La categoria I corrispondeva ad unità completamente attrezzate e pronte al combattimento; la categoria II ad unità con parte del personale ma con tutto l’equipaggiamento; e la categoria III aveva il minimo. L’idea era che le unità cat. I fossero pronte ad attivarsi immediatamente (alla caduta del Muro, mi fu detto che le unità in Germania est erano pronte a partire entro 48 ore che, per inciso, dimostra che non avevano intenzione di attaccare.
Diversamente dalla NATO, il che probabilmente spiega il motivo per cui siamo ancora qui!). Le unità cat. II entro una settimana, e le ultime entro un mese.
I ribelli hanno armi segrete?
Le due armi decisive nella guerra, che hanno dato la vittoria ai separatisti, sono i missili antiaerei portatili e i lanciarazzi multipli Grad (“grandine”). All’inizio del conflitto, Kiev aveva la superiorità aerea totale. Pochi elicotteri e aerei erano disponibili.
Invece i ribelli avevano scorte di lanciamissili portatili SAM SA-7.
Come molte armi sovietiche operative dagli anni ’70, sono stati modificati, aggiornati e prodotti in grandi quantità. Sono a guida ad infrarossi e lanciabili a spalla. Sono più efficaci contro gli aerei che attaccano dritto sul lanciatore, cioè quando l’aeromobile è in fase di puntamento.
Secondo il Kyiv Post, Kiev ha perso dieci elicotteri e aerei.
La cifra è probabilmente più alta, ma la chiave è che questo sistema d’arma ha distrutto la superiorità aerea del regime di Kiev. L’ha distrutta o costretta a volare a quote e velocità superiori e quindi ad essere meno efficace. (vedi qui)
Si comprende quindi che la Russia non ha violato alcun accordo
Comprendiamo quindi che qualunque atto il presidente degli Stati Uniti stia portando avanti contro la Russia è più a scopo volontariamente offensivo e non difensivo, quanto sta accandendo in diverse parti del mondo e in questa regione del mondo diventata sempre più calda è unicamente dovuta agli interessi dell'Occidente.
L'evoluzione della situazione in Ucraina è solo e unicamente responsabilità del governo americano con la sua fornitura di armi al ormai reietto esercito ucraino che dovrebbe essere duramente condannata dalla Conunità Internazionale, dopotutto: Siria, Libia, Tunisia, Iraq, Venezuela ci hanno ormai insegnato come si comporta una vero "stato aggressore".
C'è molto interesse da parte degli Stati Uniti di assicurarsi il controllo di una vasta percentuale delle riserve estere di petrolio e gas naturale, non solo per il proprio fabbisogno, ma anche e sopratutto per impedire che altri paesi ne assumano il controllo diventando economicamente autosufficienti da non dipendere più da questi ultimi, e sopratutto non minacciare la loro leadership nella produzione.
La rapida evoluzione economica di Russia, India, Cina e Sud America potrebbe tranquillamente mettere in secondo piano l'importanza dell'unica superpotenza a livello globale e di conseguenza farla regredire economicamente in un prossimo futuro, questa non è una guerra per le sorti attuale, ma indirizzata per le sorti future dell'economia statunitense, specialmente in questi tempi quando il dollaro minaccia di non essere più la valuta di riserva mondiale.
Ora torniamo all'importanza delle riserve di petrolio degli Stati Uniti e comprendiamo la ragione per la quale non siano state ancora sfruttate: la strategia della politica americana consiste innanzitutto di prendere il controllo delle risorse di altri paesi, imponendo in essi una propria politica e solo secondariamente quando più ce ne sarà la necessità, in caso di crisi future o guerre, sfruttare le proprie scorte immagazzinate sotto il suolo del territorio americano diventando così autosufficienti e facendo in modo che impatti economici globali possano essere meno duri per la politica americana.





Fonti:
ttp://abcnews.go.com/Business/american-oil-find-holds-oil-opec/story?id=17536852&page=2
http://www.repubblica.it/economia/2013/11/12/news/petrolio_gli_usa_primo_produttore_nel_2015_grazie_al_fenomeno_dello_shale_oil-70858566/
http://www.metallirari.com/il-petrolio-negli-stati-uniti/
http://factsnotfantasy.blogspot.it/
http://www.euractiv.it/it/news/istituzioni/4404-libia-la-fine-del-regime-di-gheddafi.html
www.globalresearch.ca%2Fvenezuela-a-coup-in-real-time






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