ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 23 settembre 2016

IL REGNO DI SVEZIA POTREBBE PREPARARE "FREE ZONE" SEPARATE PER GLI EXTRACOMUNITARI

La Svezia, le sue leggi liberali e in forte espansione nella società del benessere, è diventata la Mecca delle masse di extracomunitari. Tuttavia, la Svezia potrebbe trasformare l'onere economico in un vantaggio, stabilendo una Hong Kong tipo "zona franca", dove i rifugiati sarebbero completamente autosufficienti, conferma Paul Romer, capo economista in arrivo presso la Banca Mondiale.

Secondo Paul Romer, un concorrente del premio Nobel, che è stato sfruttato per il ruolo di capo economista presso la Banca Mondiale, la Svezia dovrebbe approfittare della sua grande superficie e creare una zona franca in stile Hong Kong, dove gli extraconunitari potrebbero lavorare invece di raccogliere benefici e diventare completamente autosufficienti, senza alcun contributo da parte della popolazione e contribuenti di lavoro del Paese.
Paul Romer, che inizierà a lavorare il prossimo mese alla Banca Mondiale, è diventato famoso per la sua idea di creare paradisi fiscali al fine di indirizzare le correnti della sovrappopolazione e di migrazione. Un esempio fortunato è Hong Kong, ex colonia della corona britannica che ha ricevuto milioni di profughi dalla Cina e hanno utilizzato la loro competenza e capacità per creare un alto livello di prosperità. "Il problema dei profughi è in effetti un problema enorme, ma ci sono le possibili soluzioni. La Svezia, un paese scarsamente popolata, sarebbe in grado di affittare una superficie di dimensioni di Hong Kong. Ci potrebbe ricevere milioni di persone che saranno in grado di supportare se stessi, senza alcun costo agli altri ", ha detto Paul Romer al quotidiano svedese Dagens Nyheter , durante la sua recente visita al paese nordico.
Per motivi di confronto, in Svezia, una nazione di circa 10 milioni di persone, ha una densità abitativa di 21 abitanti per chilometro quadrato.
Hong Kong, che è paragonabile per dimensioni all'isola baltica svedese di Öland, vanta una popolazione di 7,3 milioni e una densità abitativa di 6.500 abitanti per chilometro quadrato, il che lo rende il quarto paese più densamente popolato al mondo. Hong Kong ha visto un afflusso drammatico di immigrati cinesi dopo il cambio di gestione comunista della Cina continentale nel 1949
"E 'importante allora che questa zona franca debba essere conteggiata come unità indipendente, con le sue leggi e le regole, e non come parte della Svezia. Coloro che vivono non ci saranno a diventare cittadini svedesi, ma piuttosto vivranno completamente separatamente dal resto della società svedese ", ha suggerito Paul Romer.
Secondo Romer, ciò significherebbe salari più bassi e orari di lavoro più lunghi.
La Svezia dovrebbe, d'altra parte, mantenere rigorosi controlli alle frontiere, rendendo impossibile per gli abitanti delle zone libere di fuggire nella "terraferma" Svedese.
Pertanto, dovrebbero semplicemente contribuire a finanziare a se stessi.
Romer in precedenza ha scatenato un acceso dibattito suggerendo la conversione di Guantanamo da una base militare degli Stati Uniti a un centro di detenzione in una zona franca.
Guantanamo è stata utilizzato come base navale degli Stati Uniti dal 1898, quando è stata sottratta dalla Spagna.
Secondo Romer, i futuri abitanti della zona franca di Guantanamo non saranno conteggiati come cittadini americani, ma piuttosto continueranno per conto proprio. Finora, i suoi suggerimenti non sono riusciti a raggiungere le orecchie dei decisori.
Durante il suo incarico come capo economista alla Banca Mondiale, Romer ha in programma per sua stessa ammissione a concentrarsi sulla questione dei profughi, visto che decine di milioni di persone hanno bisogno di una nuova casa; egli affronterà anche i problemi di riscaldamento e di salute globale.
Romer rimane ottimista, quando vede ostacoli per la crescita economica continua a base dello sviluppo tecnologico e una maggiore conoscenza.
Nato nel 1955 a Denver, Colorado, dove il padre in seguito divenne governatore dello stato, Paul Michael Romer è un americano economista, imprenditore, e attivista.
Attualmente è professore di economia alla Stern School of Business della New York University. Prima di questo, Romer era un professore di economia alla Graduate School of Business della Stanford University. L'Università di Chicago economista-istruita è un pioniere della teoria della crescita endogena, in cui la crescita economica si basa su investimenti in capitale umano, l'innovazione e la conoscenza.

Fonte:https://sputniknews.com/business/20160922/1045582847/sweden-hong-kong-free-zone-migrants.html

giovedì 18 febbraio 2016

L'INGHILTERRA (SENZA L'EURO) IL TASSO DI OCCUPAZIONE E' IL PIU' ALTO DAL 1971


Il tasso di disoccupazione britannico tocca i minimi dal 2005, pur calando meno delle attese dei più ottimisti tra gli economisti, che si aspettavano addirittura di più. Secondo l'Ufficio di statistica del Regno Unito la percentuale dei senza lavoro è rimasta al 5,1% nell'ultimo trimestre del 2015, mentre contemporaneamente l'occupazione è letteralmente salita alle stelle, al 74,1%, il tasso più alto dal 1971. In valori assoluti negli ultimi trimestri dell'anno i disoccupati in Gran Bretagna sono stati 1,69 mln, 60mila unità in meno rispetto al terzo trimestre dello scorso anno. Quanto alle domande di sussidi di disoccupazione sono diminuite di 14.800 unità a gennaio rispetto a dicembre passando a 760.200, il livello più basso dal 1975.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-8237_IN_GRAN_BRETAGNA_E_MIRACOLO_ECONOMICO_TASSO_DI_OCCUPAZIONE_PIU_ALTO_DAL_1971

giovedì 6 agosto 2015

OTTO ECONOMISTI AZZARDANO UN'IPOTETICA CRISI ECONOMICA IN ARRIVO DA OTTOBRE 2015



Ci sarà un crollo finanziario negli Stati Uniti entro la fine del 2015?  Sempre più stimati esperti finanziari stanno avvertendo che siamo proprio sull'orlo di un'altra grande crisi economica. Naturalmente questo non significa che accadrà. Gli esperti hanno sbagliato in passato ma alcuni indizi sembrano suggerire che una nuova crisi finanziaria potrebbe essere alle porte.
I seguenti sono otto esperti finanziari che stanno avvertendo che una grande crisi finanziaria è imminente ...
# 1 Durante un'intervista recente, Doug Casey ha affermato che stiamo andando verso "una catastrofe di proporzioni storiche" ...
"Con questi governi stupidi che stampano trilioni e trilioni di nuove unità di valuta", afferma Casey, " andiamo verso a una catastrofe di proporzioni storiche  "
Doug Casey è un investitore di grande successo a capo della Casey Research
"Non terrei capitale significativo nelle banche", ha detto. "La maggior parte delle banche del mondo sono in bancarotta."

# 2 Bill Fleckenstein avverte che i mercati degli Stati Uniti potrebbe affrontare delle 'calamità' nei prossimi mesi ...
Bill Fleckenstein ha correttamente previsto la crisi finanziaria nel 2007,  
# 3 Richard Russell ritiene che la crisi che sta arrivando "farà a pezzi il sistema economico attuale" ...
Dal mio punto di vista, questo è il periodo più strano che ho vissuto dal 1940.  
# 4 Larry Edelson è "sicuro al 100%" che avremo una crisi finanziaria globale "entro i prossimi mesi" ...
" Il 7 ottobre 2015, il prima superciclo economico dal 1929 innescherà una crisi finanziaria globale di proporzioni epiche . Porterà l'Europa, il Giappone e gli Stati Uniti in ginocchio, e quasi un miliardo di esseri umani sulle montagne russe per i prossimi cinque anni. Una corsa che nessuna generazione ha mai visto. Sono sicuro al 100% che colpirà nei prossimi mesi . "
# 5 John Hussman avverte che le condizioni di mercato che stiamo osservando in questo momento si sono verificate solo in pochi momenti chiave in tutta la nostra storia ...
“Guardate i dati e vi renderete conto che le nostre preoccupazioni attuali non sono esagerazioni. Semplicemente non abbiamo osservato le condizioni di mercato che osserviamo oggi, tranne che in una manciata di casi nella storia del mercato, e le cose sono andare piuttosto male”
# 6 Nel corso di una recente apparizione sulla CNBC, Marc Faber ha suggerito che il mercato azionario degli Stati Uniti potrebbe presto perderà fino al 40 per cento ...
# 7 Henry Blodget suggerisce che il mercato azionario americano potrebbero presto perdere fino al 50 per cento ...
# 8 Egon von Greyerz ha recentemente detto che stiamo andando verso “una storica distruzione della ricchezza" ...
“ci sono più aree problematiche al mondo che situazioni stabili. Nessuna nazione importante in Occidente può rimborsare i propri debiti. Lo stesso vale per il Giappone e la maggior parte dei mercati emergenti. L'Europa è un esperimento fallito. La Cina è una bolla enorme, in termini di mercati azionari,mercati immobiliari e sistema bancario ombra. Gli Stati Uniti sono il paese più indebitato del mondo e hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi per oltre 50 anni.
Così vedremo l’esplosione di due bombe gemelle: una del debito da 200 trilioni di dollari e una di derivati da 1,5 quadrilioni che porterà ad una storica distruzione della ricchezza, con i mercati in calo di almeno 75-95 per cento. Il commercio mondiale si contrarrà drammaticamente e vedremo un enorme disagio in tutto il mondo .
Hanno ragione? Lo sapremo presto.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12528

giovedì 17 aprile 2014

OSSERVAZIONI SUL FUTURO DEL VECCHIO CONTINENTE


In un resoconto precedente (vedi qui) abbiamo discusso il recente fatto che ormai  dati e fatti parlano chiaro che i Partiti Progressisti, ossia quelli che hanno deciso di combattere la politica di austerità dell'Unione Europea o che si oppongono chiaramente alla moneta unica, risultano essere in testa ai sondaggi di ciascun paese che rappresentano mentre i stessi paesi che ancora appoggiano l'attuale modello di Unione Europea sono ormai ridotti alla minime cifre.
Di conseguenze è implicito che alla prossime elezioni europee del 25 maggio l'Unione Europea non sarà più eretta sulle medesime fondamenta inaffidabili che l'hanno sostenuta in questi ultimi anni e quindi sarà necessaria una nuova base per il futuro o la fine di essa.
Ci sono persone come l'attuale Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, che tendono a conservare l'idea che l'attuale Unione Europea rimarrà la stessa anche nel caso vincessero i Partiti Progressisti.
Noi pensiamo invece che in realtà la situazione sia molto differente rispetto al passato, l'attuale mentalità della popolazione europea, cultura, politica e problemi sono molto differenti a quanto si presentava in passato, di conseguenza l'austerità non è un motivo di base quanto l'euro di mantenere il modello UE in una situazione di declino e povertà economica.
L'euro non ha rafforzato le economie dei singoli stati ma al contrario le ha indebolite portando a gravi tassi di disoccupazione ai livelli del dopoguerra.
Una cosa che non sarebbe successa se non fosse stato introdotto.
Quello che è necessario è invertire il modello e puntare sullo sviluppo economico equo su tutti i fronti la moneta che chiamiamo Euro è una moneta straniera a cui molti Stati membri dell'Unione Europea non sentono di appartenere di conseguenza è necessario in primo luogo far ripartire l'economia dei singoli Stati ritornando alla propria sovranità monetaria.
Ecco le previsioni di quanto avverrà nei tempi successivi al 25 maggio.
E' importante notare che il 12 dicembre 2013 il Parlamento europeo ha adottato a larga maggioranza un rapporto sulle questioni costituzionali in una governance multilivello nell'Unione Europea.
Una delle disposizioni della presente relazione, oggetto di una votazione separata del Parlamento, chiedeva che la convenzione successiva studiasse la possibilità di entrare in vigore delle future revisioni del trattato in tutta l'Unione, dal momento che sarebbero state ratificate da quattro quinti degli Stati membri che rappresentano la maggioranza della popolazione dell'Unione.
Tale proposta è stata respinta dalla maggioranza dei deputati.
I deputati del Front National non hanno infranto la regola e hanno votato contro, come la maggioranza dei deputati.
Questo fatto ha lasciato alcuni perplessi tuttavia la risposta a questo quesito è molto semplice.
Non è poi così necessario rinegoziare i trattati per creare cambiamenti radicali interni nella politica UE, al contrario, questo è molto saggio perché distruggere ciò che si può prima provare modificare?
Dopo il 25 maggio, una volta che i Partiti Progressisti avranno vinto le elezioni, si cercherà di imporre un cambiamento nella politica UE, in alternativa invece succederà che viste le differenti versioni di ogni Paese sarà difficile trovare una soluzione unanime.
Ci sarà quindi una maggior divisione tra le vedute dei singoli Stati e quindi molti indiranno dei referendum o decideranno di uscire dalla moneta unica riacquistando la loro sovranità monetaria.
Nel peggiore dei casi usciranno direttamente dall'UE.
Abbiamo spesso sentito burocrati affermare che l'uscita dalla moneta unica si sarebbe tradotta in un disastro, in realtà gli economisti sembrano vederla in modo differente a quanto dichiarato.

-Christopher Pissarides è un economista britannico cipriota, vincitore del premio Nobel per l'Economia nel 2010 per i suoi contributi alla teoria delle frizioni di mercato (search friction) nella ricerca ed offerta di un lavoro. E adesso entra a tutto tondo nel partito degli anti-euro. Inizialmente ha sostenuto la moneta unica e l'area valutaria europea. Fino poi, a cambiare idea in corso: "La situazione attuale non è sostenibile ancora per molto. E' necessario abolire l'Euro per creare quella fiducia che i Paesi membri una volta avevano l'uno nell'altro".

-Molto esplicito il pensiero di Joseph Stiglitz, altro economista di stampo keynesiano, vicino alle posizioni di Krugman, premio Nobel per l'Economia nel 2001: "Questa crisi, questo disastro è artificiale e in sostanza questo disastro artificiale ha quattro lettere: l'euro".

-Amartya Sen ha vinto il premio Nobel per l'Economia nel 1998.
Non hanno dubbi sull'euro: L'euro è stato un'idea orribile. Lo penso da tempo. Un errore che ha messo l'economia europea sulla strada sbagliata. Una moneta unica non è un buon modo per iniziare a unire l'Europa. I punti deboli economici portano animosità invece che rafforzare i motivi per stare assieme. Hanno un effetto-rottura invece che di legame. Le tensioni che si sono create sono l'ultima cosa di cui ha bisogno l'Europa".
-Tre economisti italiani, Alberto Bagnai, Antonio Maria Rinaldi e Claudio Borghi Aquilini, hanno presentato al Parlamento europeo a Bruxelles nel dicembre 2013 la dissoluzione della moneta unica europea e il ritorno alle monete nazionali degli Stati membri dell'Ue, come unica via per uscire dalla crisi economica in cui è precipitata l'Eurozona, in conseguenza delle politiche d'austerità imposte dalla Germania e dalla Commissione europea, dopo la crisi finanziaria del 2008-2009.
I tre economisti sono intervenuti, interrotti spesso dagli applausi, a un convegno dal titolo "Morire per l'Euro?" organizzato dall'europarlamentare Magdi Cristiano Allam, di "Amo l'Italia", a nome del gruppo di Eld (Europa per la Libertà e la Democrazia), di cui fanno parte anche la Lega Nord e l'Ukip, il Partito Progressista britannico.
Per loro, l'euro è ormai "un morto che cammina, e nella direzione sbagliata", quella della recessione.
Sebbene ospiti di un gruppo politico di destra ed euroscettico, i tre economisti hanno perorato l'uscita dall'euro da posizioni "europeiste" (la moneta unica sta distruggendo il consenso delle popolazioni verso l'Ue e mettendo a rischio le prospettive future dell'integrazione europea) e spesso "di sinistra".
-ALAIN PARGUEZ, Professore emerito di Economia all’University of Franche-Comte, Besancon (France), Professore associato con il Dipartimento di Economia dell’University of Ottawa.
(Fonte: Eastern Economic Journal, Vol. 25, No 1, Winter 1999)
“Se accettiamo questo metodo, non ci sono limiti a quello che ci potrà essere imposto. E l’unico modo per opporci è rifiutare l’euro, il segno più tangibile di questa politica e dei suoi fallimenti.”
-JOSEPH STIGLITZ, Premio Nobel per l’Economia (2001), Professore di Economia alla Columbia University
“Quello che è successo è che entrando nell’euro, la Spagna e l’Italia hanno ridotto loro stessi a paesi del Terzo Mondo, che prendono in prestito la moneta di qualcun’altro, con tutte le perdite di flessibilità che tale operazione comporta. In particolare, siccome i paesi dell’area euro non possono stampare moneta neanche in casi di emergenza, sono soggetti a interruzioni di finanziamenti, a differenza dei paesi che invece hanno mantenuto la propria moneta. Il risultato è quello che abbiamo tutti sotto gli occhi.”
-PAUL KRUGMAN, Premio Nobel per l’Economia (2008), Professore di Economia alla Princeton University
“Qual è l’alternativa? Ebbene, nel 1930 [...] la condizione essenziale per il recupero era l’uscita dal gold standard. La mossa equivalente adesso sarebbe l’uscita dall’euro, e il restauro delle monete nazionali.“
-PAUL KRUGMAN, Premio Nobel per l’Economia (2008), Professore di Economia alla Princeton University
“Ciò non lascerebbe nessuna opzione se non quella di lasciare l’Euro e reintrodurre la Lira. L’uscita di un’economia del peso dell’Italia porterebbe ad una rottura dell’Eurozona.”
-Athanasios Vamvakidis e David Woo di Bank of America Merrill Lynch pronosticano l’uscita dell’Italia dall’Euro, a sorpresa, prima della Grecia, in uno studio.
Secondo i due economisti l’Italia potrebbe avere diversi vantaggi nell’abbandonare volontariamente l’euro, prima che siano i mercati a deciderlo. Se così facesse, godrebbe di “benefici in termini di miglioramento della competitività, crescita economica e finanza pubblica”. Il nostro paese, in particolare, non si troverebbe ancora in una posizione maggiormente vincolata come la Grecia.
L’eventuale uscita dall’euro, scrive Merrill Lynch, oltre a rendere possibile, attraverso la svalutazione, il riequilibrio della bilancia commerciale e in prospettiva una crescita guidata dalle esportazioni, avrebbe effetti benefici anche sui tassi di interesse, poiché i mercati sarebbero rassicurati dal ritorno alle monete nazionali, fattore che ridurrebbe la possibilità di un default.
Ma se l’uscita dall’euro fosse “ordinata”, gli investitori dimenticherebbero presto anche un eventuale parziale default. Così accadde alla Russia nel 1998 che due anni dopo fu il mercato con maggiore crescita al mondo.

-Claudio Borghi, docente all'Università Cattolica di Milano e convinto sostenitore della necessità di dire addio alla moneta unica.
Perché l'Italia dovrebbe uscire dall'Euro?
"Gli argomenti sono tantissimi, ma il principale è che l'euro è diretta causa della nostra crisi".
Perché?
"Se facciamo attenzione vediamo che la crisi non è mondiale. Tutto il mondo cresce, solo l'area sud dell'Eurozona non cresce. E già questo dovrebbe far drizzare le antenne. D'altra parte se si prende uno stato e gli si mette una valuta artificialmente forte, quello stato va in crisi. E' sempre successo, all'Italia prima del 1992, all'Argentina quando ha bloccato il peso sul dollaro. Se vogliamo uscire dalla crisi dobbiamo togliere l'euro, non c'è altra soluzione".
Il successo del Front National in Francia mostra che il fronte no-euro è ben più ampio di quello dei Paesi del sud. E' solo l'Italia che deve uscire dall'euro o l'euro deve essere archiviato?
"A rigor di logica l'Italia dovrebbe essere il primo Paese a uscire perché è l'unico Paese che ha tutti gli svantaggi e nessun vantaggio. Gli altri Paesi in crisi maggiore, penso a Spagna e Grecia, hanno subito il colpo ma adesso stanno avendo un risarcimento, sono cioè pagati attraverso il Fondo salva Stati. L'Italia è l'unico Paese in crisi che paga. Quindi se fossimo intelligenti, e se il dissenso non fosse stato canalizzato in modo innocuo verso il Movimento 5 Stelle, saremmo i primi a dire basta. Invece siamo molto indietro in termini di comprensione del problema e credo che i media abbiano in questo le loro responsabilità, perché spargono terrorismo in modo vergognoso sulle conseguenze di un'uscita dall'euro".
Quanto ci costerebbe uscire dall'Euro? Dei calcoli sono stati fatti e parlano di cifre enormi.
"Sono calcoli assurdi. Perché ogni calcolo di questo tipo dovrebbe essere messo in parallelo con i costi del restare nell'euro. E poi, quali sono i costi? Che a qualche italiano costerà di più fare le vacanze all'estero o comprare prodotti stranieri? Ma è questo un costo? Dal mio punto di vista non lo è".
Mi sta dicendo che il costo sarebbe solo questo, vacanze all'estero e prodotti stranieri più cari?
"Non ne vedo altri. Certo, c'è un costo potenziale del disordine se le cose vengono gestite male. Mi spiego: se gestisco male il changeover e la gente dà l'assalto alle banche nei giorni in cui queste dovranno restare chiuse per organizzare il passaggio, non posso preventivarlo. Perché dal mio punto di vista è più probabile che la sommossa arriverà se restiamo nell'euro. Ha visto cosa sta succedendo in Veneto? Ha visto la gente esasperata?"
Quali vantaggi ci sarebbero per l'economia italiana se uscissimo dall'euro?
"In primo luogo la libertà di poter perseguire delle politiche anticicliche. Che tradotto vuol dire: fare come hanno fatto americani, inglesi e giapponesi, ovvero tutti Stati dotati di sovranità monetaria, dare cioè uno stimolo all'economia per farla uscire dalla stagnazione senza dover sottostare a delle regole europee che ti costringono a fare il contrario".
Non basterebbe allentare l'austerity?
"Se l'austerità venisse eliminata mantenendo l'euro andremmo ancora più in crisi. Perché le persone, avendo dei soldi in più da spendere, comprerebbe prodotti stranieri. Non si può risolvere la crisi agendo solo sull'austerità. Lo possono fare Usa, Giappone e Inghilterra perché hanno un cambio corretto della loro valuta. E possono fare il quantitative easing, il pacchetto di stimolo, possono abbassare le tasse e aumentare la spesa per spingere il Pil, senza rischiare che questi soldi poi fuggano all'estero a causa del cambio sbagliato".
Che cosa succederebbe al nostro debito senza euro?
"Verrebbe ridenominato nella nuova valuta. Non è mica una cosa assurda. Prima era in lire ed è passato in euro: l'abbiamo già fatto un cambio di moneta. Il cambio sarà di 1 a 1. Perché il tipo di cambio è arbitrario. E non bisogna confondere il tasso di cambio, vale a dire quanta moneta mi occorre per comprare un dollaro o uno yen, con il tasso di conversione che è invece la proporzione con cui l'esistente stock di moneta, contratti e altro vengono cambiati. La conversione verrà fatta 1 a 1 e il debito verrà ridenominato in nuova moneta. Per uno che deve fare la spesa in Italia non cambierà nulla, mentre un detentore estero... se ne farà una ragione".
E chi ha un mutuo?
"La stessa cosa. Il mutuo viene convertito nella nuova moneta per cui chi doveva pagare una rata di 100 euro pagherà una rata di 100 'fiorini'. Il tasso di interesse che verrà applicato alla rata non può essere toccato: se fisso resta fisso, se variabile continuerà ad essere indicizzato all'Euribor. Quindi se per caso, ma non è assolutamente certo, dovesse aumentare l'inflazione, chi ha un mutuo sarebbe anche avvantaggiato".
E le banche italiane, che sono le maggiori detentrici del nostro debito pubblico?
"Non ci sarebbe alcun problema. A un operatore che ha debiti e crediti in euro in Italia, il fatto che questi siano ridenominati entrambi non porta danni. Peggio per loro sarebbe se si finisse in uno scenario greco e si facesse il famoso haircut sul debito".
C'è un fronte nutrito di suoi colleghi economisti che sono fortemente contrari a una soluzione anti-euro. Come se lo spiega?
"Non è molto nutrito in realtà. Basta fare il conto dei Nobel e non prendere gente coinvolta nella politica nostrana, magari vicina al Pd. Ormai l'euro è difeso da quasi nessuno: ci sono 7 premi Nobel del tutto critici, in gradi diversi, nei confronti della moneta unica. Magari non tutti arrivano a dire che bisogna uscire domani, ma concordano sul fatto che l'euro così com'è non sta in piedi".
Se l'Italia uscisse dall'euro, che cosa succederebbe all'euro?
"L'euro non può reggere l'uscita di un Paese grande. Potrebbe reggere l'addio di Cipro e di Atene. Ma ai greci non conviene uscire ora che gli stanno dando soldi. Anche se sono convinto che, se uscissero, dopo poco tempo si rimetterebbero in piedi e a quel punto sarebbero un esempio per tutti. Ed ecco spiegato perché la Germania a tutti i costi non vuol fare uscire la Grecia, perché deve passare il messaggio che l'euro è irreversibile".

-Nel suo intervento per la Conferenza "Un'Europa senza euro" tenutosi a Roma sabato 12 aprile, l'economista greco Costas Lapavistas definisce un "disastro" la crisi di oggi in Grecia e spiega attraverso quattro grafici molto interessanti quella che considera ormai una verità inoppugnabile: l'euro, creato sia come valuta internazionale concorrente al dollaro, che come alleanza formale per creare una valuta di 18 paesi sovrani, non è in grado di rendere compatibile il suo funzionamento internazionale e quello nazionale.
"L'euro ha fallito e è segnato".
Del resto, questa è l'opzione reale da perseguire perché l'alternativa, restare in questa unione valutaria, è troppo costosa e non più sostenibile: "usciamo il prima possibile dall'euro voglio vedere i miei figli crescere in un mondo di giustizia e di uguaglianza", conclude Lapavistas. (vedi qui)

Di conseguenza possiamo essere sicuri che un'uscita dall'euro porterebbe più a dei vantaggi che a degli svantaggi, con un costo più elevato che rimanerne all'interno.
Quale alternativa offre il futuro in merito a tutto ciò?
Innanzitutto sono in molti a sottolineare che l'Europa dovrebbe essere costituita su basi molto differenti a quelle sulla quali sono rimaste tali negli ultimi anni durante la quale è stata strettamente condizionata dalla politica estera degli Stati Uniti e in particolar modo del cappio della Nato.
L'Organizzazione del Trattato dell'Atlantico del Nord (in inglese North Atlantic Treaty Organization, in sigla NATO,in francese: Organisation du Traité de l'Atlantique du Nord, in sigla OTAN), è un'organizzazione internazionale per la collaborazione nella difesa.
Il trattato istitutivo della NATO, il Patto Atlantico, fu firmato a Washington, D.C. il 4 aprile 1949 ed entrò in vigore il 24 agosto dello stesso anno.
Il Patto Atlantico traeva origine dalla percezione che il cosiddetto mondo occidentale - costituito da Stati Uniti d'America, Canada, Regno Unito, Francia, Scandinavia, Italia e molti Paesi dell'Europa che, al termine della seconda guerra mondiale erano entrati nella sfera d'influenza USA - stesse cominciando ad accusare tensioni nei confronti dell'altro paese vincitore della guerra, ossia l'Unione Sovietica, con i suoi Stati satellite.
Alla fine non scoppiò più alcuna guerra e dalla fine della Guerra Fredda lo scopo della Nato ha cominciato ad essere basato su altri scopi perlopiù sotto una pesante influenza da parte della politica americana verso i paesi europei.
La NATO era una forza militare antisovietica che doveva servire per attaccare l'URSS o difendere i paesi capitalisti da attacchi svolti ai danni di essi da parte di stati comunisti.
Se l'URSS avesse attaccato l'Italia, gli USA e la Nato avrebbero dichiarato guerra all'URSS.
L'Unione Sovietica si è dissolta da 20 anni, la Nato non ha più lo scopo unico e iniziale di difendersi da un eventuale attacco sovietico perciò andrebbe dissolta.
Al giorno d'oggi è uno strumento militare e politico gestito dagli americani che condizionano le forze armate europee, una sorta di sfera di influenza con cui gli Stati Uniti condizionano ancora i ruoli del Vecchio Continente, uno dei motivi quello per la quale l'Unione Europea cerca ancora di espandersi ad est nonostante non si regga più su basi solide.

Sergio Romano, storico, giornalista e diplomatico, è considerato uno dei massimi esperti italiani di Russia.
Già ambasciatore a Mosca durante gli ultimi anni dell’URSS, oggi è editorialista di varie pubblicazioni (tra cui Il Corriere della Sera e Panorama).
Ha insegnato alle università di Milano-Bocconi, Pavia, Sassari, Harvard e della California.
Secondo Romano, la priorità della nuova presidenza di Putin sarà e dev’essere la modernizzazione economica, per uscire dall’eccessiva dipendenza dall’esportazione di risorse naturali.
Tale modernizzazione è una precondizione imprescindibile anche perché il progetto putiniano di Unione Eurasiatica abbia successo.
Commentando i rapporti tra Russia e Cina, l’ex Ambasciatore afferma ch’essi sono eccellenti, ma favoriti dalla comune necessità di arginare la potenza statunitense.
Uno dei capitoli su cui Cina e Russia fanno fronte comune è quello relativo a Iran e Siria.
Secondo Romano al Cremlino non si desidera un Iran dotato dell’arma nucleare, ma si è consci che una caduta dei governanti a Damasco o Tehran rappresenterebbe una vittoria degli USA. «La Russia – ricorda l’ex Ambasciatore a Mosca – è portata a pensare che ogni vittoria americana si traduca nell’allargamento dell’area in cui gli Stati Uniti sono la potenza dominante.»
Parlando dei rapporti tra Europa e Russia, Romano ritiene che sia auspicabile uno spazio comune “da Lisbona a Vladivostok”, e che questo progetto sia già proprio alla Germania.
Tuttavia, è impossibile realizzarlo «finché esiste una NATO che è evidentemente strutturata in funzione anti-russa»; l’Europa è «in qualche modo prigioniera della NATO», mentre dovrebbe avere «una propria politica estera, distinta da quella degli Stati Uniti».
Effettivamente in questi giorni quando regioni a maggioranza russe, facenti parte dello stato dell'Ucraina, stanno mobilitandosi per scegliere di entrare a far parte della Federazione Russa, la Nato e gli Stati Uniti stanno accusando e dichiarando che in realtà è la Russia a incentivare le rivolte il cui provvisorio governo di Kiev sta disperatamente cercando di sedare con l'intervento delle forze armate.
In particolare si accusa il fatto che l'esercito russo sia ormai ai confini nazionali dell'Ucraina, un fatto che in realtà non è vero.

In primis la Nato ha accusato la Russia muovendo come prova delle foto che ritrarrebbero l'esercito russo vicino ai confini nazionali.
Le immagini satellitari che confermerebbero la massiccia presenza delle forze armate russe al confine ucraino, sono state diffuse da ufficiali Nato nel corso di una conferenza stampa in Belgio.
Scattate dalla compagnia commerciale satellitare DigitalGlobe e risalenti al 27 marzo, mostrano lo stazionamento delle forze russe entro 40 chilometri dal confine.
"Questa è uno schieramento pronto, al massimo delle sue capacità - ha commentato il generale britannico Gary Deakin - E si trova vicino alle strade e alle vie di comunicazione. Ha le risorse per muoversi velocemente all'interno del Paese".
Mosca ha smentito la trappola confermando che queste immagini risalgono in realtà alle esercitazioni militari dell'agosto 2013, così come affermato da un alto ufficiale dello Stato maggiore dell'esercito russo, citato da Ria Novosti.
Gli occidentali preferiscono non ascoltare le dichiarazioni circa l'assenza delle truppe russe nel sud-est dell'Ucraina, dice Peskov.
In precedenza, il Presidente statunitense Barack Obama aveva accusato il Presidente russo Vladimir Putin di sostenere la milizia che sostiene la federalizzazione. In risposta, il Presidente russo ha detto che tale speculazione è basata su informazioni false.
Se fosse vero che il presidente russo aveva mobilitato un'esercito ai confini est dell'Ucraina sarebbe innanzitutto da chiedersi perchè il presidente Vladimir Putin si sarebbe tanto preso il disturbo di contattare preoccupato Angela Merkel e lo stesso presidente Obama, cercando una soluzione per ripianare quanto sta avvenendo in Ucraina.
Allo stesso modo sarebbe da chiedersi se realmente l'Ucraina abbia intenzione di far parte dell'Unione Europea, che come sappiamo, ormai non è molto ben vista dalla stessa popolazione che la compone.
Persino i soldati facenti parte dell'esercito di Kiev si sono mossi in favore della causa russofona e filorussa le cui regioni nell'est dello Stato sono a grande maggioranza.

Gli equipaggi di 6 mezzi corazzati dell'esercito ucraino hanno scelto di unirsi ai manifestanti filo-russi, hanno riferito dei testimoni civili.
"Li abbiamo trovati in una piazza vicino alla stazione ferroviaria; un gruppo di donne li circondava, abbiamo iniziato dicendo loro che eravamo residenti pacifici che stanno lottando per i loro diritti e che non ci sono terroristi qui", ha riferito il testimone, aggiungendo: "non ci spareranno ".
"Il principale veicolo da trasporto blindato aveva una bandiera russa su di esso e lo hanno lasciato insieme ai nostri [i manifestanti] verso Slaviansk", ha riferito il testimone.
L'esercito ucraino ieri ha iniziato un' operazione speciale in un giro di vite contro gli attivisti dell' autodifesa in Ucraina orientale. L'operazione mirava alle città di Kramatorsk e Slaviansk, nella regione di Donetsk. Martedì almeno quattro manifestanti sono stati uccisi e altri due feriti, quando le truppe ucraine hanno fatto irruzione in un campo d'aviazione a Kramatorsk >>, hanno detto i sostenitori pro-federalizzazione locali.
L'Ucraina orientale è grande teatro di manifestazioni iniziate il mese scorso. I sostenitori della federalizzazione a Kharkiv, Donetsk, Gorlovka, Slaviansk e Kramatorsk rifiutano di riconoscere la legittimità del governo ucraino corrente e stanno spingendo le autorità provvisorie a tenere un referendum simile a quello tenuto in Crimea il mese scorso, che ha portato alla riunificazione della repubblica con la Russia.
La Russia ha condannato la decisione delle nuove autorità ucraine di usare la forza contro i sostenitori della federalizzazione, dicendo che è stata una svolta estremamente sgradevole di eventi.
Tanto sgradevole quanto il fatto che l'utilizzo delle armi contro la popolazione che vuole entrare nella Federazione Russa indica una repressione con il fuoco dell'esprimersi della volontà popolare e allo stesso modo non sembra che neanche le truppe della Nato si stiano tirando indietro dai giochi.
“La possibilita’ di evitare una guerra civile in Ucraina dipende ora dall’Occidente” ha dichiarato l’ambasciatore russo Vitaly Churkin, rappresentante permanente al Palazzo di Vetro, dove si e’ tenuta una riunione del Consiglio di Sicurezza Onu sulla crisi nell’ex repubblica sovietica.
A suo dire gli “sponsor occidentali del Maidan”, compresi gli Stati Uniti, “sono obbligati a tenere a freno i reparti andati fuori controllo e portarli a dissociarsi dai neonazisti e dagli altri estremisti, a fermare l’uso delle forze armate contro la popolazione ucraina e ad avviare immediatamente un vero dialogo nazionale con la partecipazione paritaria di tutti le regioni per arrivare presto a una riforma costituzionale radicale”.
Il diplomatico ha poi esortato a smettere di cercare negli eventi in corso nelle regioni sud-orientali “la mano di Mosca”.
“Basta diffondere storie sul fatto che abbiamo ammassato l’esercito al confine – ha dichiarato Churkin – e’ tempo di rendersi conto che nel sudest dell’Ucraina la popolazione e’ fortemente preoccupata per il suo futuro, non vuole che nessuno, tanto piu’ dei nazionalisti radicali, impongano la loro volonta’”.
A detta dell’ambasciatore, ci sono cittadini di origine russa in pericolo, in Ucraina, per il rischio di ritorsioni nei loro confronti, e per questo e’ necessario “garantire la loro tutela”.
Stessa principio che ha mosso Mosca nella sua strategia in Crimea.
Churkin ha poi avvertito che un’operazione militare ucraina contro i separatisti – ritenuti da Kiev dei terroristi – “puo’ avere conseguenze tragiche” per il Paese. “Sara’ un passo verso l’escalation del conflitto”, ha aggiunto, sottolineando che in questo modo sono a rischio anche i colloqui fissati a Ginevra per il 17 aprile tra Russia, Usa, Ue e Ucraina.

La situazione in Ucraina e’ sempre piu’ tesa e lo scontro tra Kiev e la popolazione filo-russa (anche armata) e’ esplosiva.
Il presidente russo, Vladimir Putin, ha detto che spera “molto sentitamente” di non dover mandare le truppe in Ucraina, anche se ritiene un eventuale intervento militare un diritto di Mosca.
Spero di non dover far uso del diritto di inviare truppe in Ucraina”, ha spiegato il capo del Cremlino alludendo al mandato per un intervento militare conferitogli a marzo dal Senato russo
Dopo aver osservato come l'Occidente faccia uso di mezzi piuttosto bassi per dimostrare le proprie tesi quanto la propria causa, come ad esempio attribuire la presenza di un'esercito sul confine orientale dell'Ucraina con foto del 2013, oppure attribuire la mano di Mosca alla volontà popolare ucraina, possiamo spostarci in Armenia, la quale scelta di rifiutare l'Unione Europea ha creato un "precedente" che presto potrebbe essere seguito dal resto degli stati europei.

Il rifiuto dell’Armenia di avviare un processo di integrazione con l’Unione Europea ha colto di sorpresa tanto le burocrazie quanto i centri della geopolitica mondiale.

-Il primo aspetto da sottolineare è che le trattative, che si sono basate dall’inizio alla fine su un fariseismo ipocrita, erano destinate all’insuccesso già dal principio. Che cosa veniva detto infatti agli Armeni, quando si proponeva loro di siglare il cosiddetto DCFTA (Deep and Comprehensive Free Trade Area), un accordo onnicomprensivo sul libero scambio che imponeva di non partecipare ad altri progetti di integrazione economica?
Si diceva agli Armeni che il loro Paese avrebbe ottenuto stimoli per la crescita economica, creazione di nuovi posti di lavoro, liberalizzazione del commercio con l’UE, e che sul piano politico sarebbero arrivati tempi miracolosi, segnati dal miglioramento delle istituzioni pubbliche, dalla vittoria della democrazia e via dicendo.
Tuttavia, il modo di attrarre a sé l’Armenia da parte dell’UE è stato talmente confuso, maldestro, aggressivo e incompetente da suscitare presso la popolazione locale un autentico irrigidimento e provocare seri sospetti sulla bontà dell’iniziativa. Innanzitutto, ogni Armeno di media cultura ha capito che il nostro Paese, con una popolazione di poco oltre tre milioni di abitanti che vivono in larga maggioranza ben al di sotto delle condizioni da ceto medio, non poteva certo rappresentare per l’Europa un interesse significativo come mercato di sbocco per le merci.
In secondo luogo, è evidente che la produzione locale armena (ad eccezione forse della frutta e dell’acqua) non avrebbe a sua volta mai potuto penetrare nei mercati dei Paesi europei; infine, che i prodotti armeni esportati in Russia e in altri Paesi CSI godono invece di nicchie di mercato anche in assenza di accordi specifici che incentivino il commercio.
Sulla base di queste tre inferenze logiche, l’Armeno medio giunge alla conclusione che c’è qualcosa che non torna.
La verità è che l’iniziativa del Partenariato orientale di stipulare accordi di cooperazione e libero scambio con tutta una serie di Repubbliche ex sovietiche risponde a un progetto geopolitico avente uno scopo ben preciso: ostacolare il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin nel suo lavoro di ricomposizione dello spazio post-sovietico.
Ciò significa che l’Armenia come tale, che non rappresenta interesse economico alcuno per l’Unione Europea, viene vista in Occidente come uno strumento di contrapposizione alla nascita di un nuovo polo guidato dalla Russia.
Se intesa come strumento geopolitico, l’Armenia ha ovviamente un valore e un significato importantissimi.
Questa è la chiave di lettura per spiegare l’impegno della burocrazia europea per l’ingresso dell’Armenia.
Ciò significa anche che preesisteva un presupposto oggettivo per il fallimento dell’iniziativa, e la responsabilità del fallimento ricade su coloro che in Europa hanno lavorato in vista di questo fine.

-Un secondo presupposto oggettivo di tale fallimento riguarda la sfera culturale.
Gli Armeni appartengono alla civiltà cristiano-orientale: il processo di inserimento di un popolo dell’Oriente cristiano in Occidente appare innanzitutto irrealistico, in quanto creerebbe una nazione divisa che l’Occidente stesso non vorrebbe più accogliere, ed è quindi gravido di conflitti che mettono a rischio le strutture stesse dello Stato armeno.
L’unico vantaggio sarebbe in termini geopolitici, ma si tratterebbe d’un vantaggio chiaramente a favore dell’Occidente.
Un esempio eloquente è il caso della Georgia. Il risultato tangibile dell’integrazione in Europa, o per essere più precisi dei tentativi di integrazione in Europa, è stato di fatto la decurtazione del territorio georgiano. Mi è difficile capire quale utilità abbiano ricavato gli Stati Uniti imprimendo una netta impronta antirussa al corso della politica estera georgiana, mentre sono al contrario evidenti le perdite territoriali della Georgia. La domanda che le élite georgiane dovevano porsi è se davvero valeva la pena assumere un atteggiamento antirusso per 20 anni e staccarsi dall’orbita di civiltà di cui fa parte la loro stessa patria per tentare di inserirsi senza successo in un’altra.
Il caso della Georgia costituisce in questo senso un precedente che tutte le nazioni dell’Oriente cristiano – in primo luogo l’Armenia, l’Ucraina e la Moldavia – dovrebbero tenere bene a mente per il futuro.
Sulla base dei due elementi qui presi in esame, sembra si possa già pronunciare un giudizio molto netto: l’Unione Europea e gli USA hanno avviato un progetto geopolitico allo scopo di contrastare l’ascesa del rivale russo, ignorando completamente i fattori culturali e tutte le conseguenze che potevano derivarne.
L’atteggiamento miope dell’Occidente dal momento in cui sono iniziate le infruttuose trattative per l’accordo di associazione con l’UE si è palesato in una totale ignoranza della coscienza civile dell’Armenia.
Parlo non di “opinione pubblica”, ma proprio di coscienza civile, cioè di quella componente morale e spirituale che accompagna il processo storico di una nazione.
Uno studio serio sulla coscienza civile degli Armeni avrebbe infatti palesato che questo popolo è in grado di sopportare di tutto: l’occupazione, la deportazione e ogni genere di sofferenza, ma certamente non l’imposizione di quei “nuovi” valori europei che suscitano invece una netta disapprovazione, come ad esempio la promozione pubblica dell’omosessualità, i matrimoni e le adozioni di bambini per coppie dello stesso sesso, i gay pride e via dicendo.
Se si conducesse un’analisi sondaggistica senza pregiudizi, ci si convincerebbe facilmente che in qualsiasi referendum gli Armeni avrebbero votato contro l’ingresso nell’UE se una delle condizioni fosse stata la promozione pubblica dell’omosessualità.

Il nuovo polo geopolitico di cui stavamo parlando fa riferimento all'Unione Economica Eurasiatica la cui firma della fondazione verrà posta dal presidente russo Vladimir Putin, nel maggio del 2014, mentre la fondazione stessa entrerà in vigore a inizio 2015.
L'idea, ispirata all'integrazione tra i paesi dell'Unione europea, è stata annunciata nell'ottobre 2011 dall'allora presidente russo Vladimir Putin, che riprese una proposta lanciata originariamente dal presidente kazako Nursultan Nazarbaev nel 1994.
Il 18 novembre 2011 i presidenti di Bielorussia, Kazakistan e Russia hanno firmato un accordo che stabilisce l'obiettivo di fondare l'Unione eurasiatica entro il 2015. L'accordo include piani per la futura integrazione e la creazione di una Commissione eurasiatica e di uno Spazio economico eurasiatico, entrato in vigore il 1º gennaio 2012.
Durante una tavola rotonda a Mosca organizzata dal partito Russia Unita, il politologo Dmitrij Orlov ha dichiarato che oltre a gli stati ex-sovietici l'Unione eurasiatica potrebbe estendersi anche ad altri paesi che sono stati storicamente o culturalmente legati alla Russia, come la Finlandia, l'Ungheria, la Repubblica Ceca, la Bulgaria, la Cina e la Mongolia, che sarebbero uniti in un'unione federale dove il russo verrebbe usato come lingua di comunicazione e cooperazione economica.

L’organo parlamentare dell’Unione economica eurasiatica sarà l’Assemblea interparlamentare eurasiatica.
Sarà un organo unicamerale che gestirà il fondamento giuridico dell’opratività dell’Unione.
L’Assemblea sarà composta da membri scelti tra le camere dei parlamenti di Bielorussia, Kazakistan e Russia. Ogni membro dell’Assemblea avrà un voto.
Le sessioni dell’Assemblea si terranno una volta l’anno a San Pietroburgo.
L’ideologia della futura Unione economica eurasiatica prevede la parità di voti in caso di decisioni, distinguendo la nuova Unione dall’Unione europea, in cui le decisioni vengono prese in conformità alle quote, e il blocco delle azioni è detenuto da alcuni Paesi leader della ‘vecchia Europa’ che, di regola, tengono lontani dal processo decisionale gli elementi ‘recenti’ o ‘inattendibili’ della struttura dell’Unione europea, come Grecia o Portogallo.
La trasformazione dell’unione doganale in Unione economica eurasiatica, così come i piani di Kirghizistan ed Armenia di far parte della ‘trojka’ doganale, rende il futuro dell’integrazione particolarmente significativo dal punto di vista internazionale.
La nuova Unione, che occupa il territorio al centro del Vecchio Mondo, in futuro diventerà il principale collegamento tra il sud-est industriale del continente eurasiatico e la penisola occidentale dell’Eurasia, l’Europa.
I tiranti d’acciaio dell’Eurasia, sotto forma delle due linee ferroviarie che dalla Cina attraversano i territori della Russia e della Turchia verso l’Europa, saranno completati da una serie di oleodotti tra Russia, Cina e Corea del Sud e di gasdotti tra i Paesi dell’Asia centrale e Cina, Pakistan e India, e tra Iran, Afghanistan e Pakistan.
Tutti questi progetti richiederanno investimenti di miliardi di dollari e, naturalmente, una situazione politica stabile.
È per questo che gli Stati maggiori dell’Eurasia sono fondamentalmente contrari ai tentativi delle potenze extracontinentali di vedere il continente come una sorta di ‘Grande Scacchiera’.
Una testimonianza del fatto che il progetto di Unione economica eurasiatica diventa attraente per molti Paesi eurasiatici è la dichiarazione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, in cui ha suggerito di attuare l’idea della Grande Via della Seta in modo nuovo, unendo strade e ferrovie di Corea del Sud, Corea del Nord e Cina, continuandole in Russia e negli Stati dell’Asia centrale per infine, raggiungere l’Europa.
“La creazione della una nuova Eurasia non è semplicemente un sogno. Si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto.
Una nuova Eurasia fornirà un nuovo afflusso di investimenti e posti di lavoro.
E’ essenziale trasformare ancora una volta l’Eurasia in un continente veramente unito, aprendo così una nuova era”, ha dichiarato Park Geun-Hye.
Agli occhi della presidentessa della Repubblica di Corea, una rete di trasporto unita deve essere creata nel continente, una “ Via della seta express” che collegherà Corea del Sud e del Nord, Cina, Russia e Asia centrale.
E’ anche possibile, secondo il parere della presidentessa della Corea del Sud, poi unire le reti energetiche di questi Paesi. E soprattutto vale la pena notare che oggi, a Seul e in altre capitali eurasiatiche, l’Eurasia è vista come il continente del mondo.
Di conseguenza una volta che dopo il 25 maggio avremmo assistito dal declino attuale dell'Unione Europea, il futuro dell'Europa potrebbe facilmente essere quello di integrazione all'interno di questa nuova nuova nazione-continente.
In Francia, la leader del partito Front National, Marine Le Pen, ha chiarito anch'essa la sua visione favorevole al riguardo.

Marine Le Pen è stata accolta in passato dal capo dell’amministrazione presidenziale Sergueï Narychkine e dal presidente del comitato degli Affari esteri della Duma, Alexeï Pouchkov, con i quali ha affrontato diverse questioni e soluzioni condivise come l’aggressione straniera alla Siria di Bashar Al Assad, l’immoralità della legge sulle nozze gay, l’utilità della Nato nel progetto atlantista e le perversioni autoritarie dell’Unione Europea.
“Come noi, i russi sono attaccati alla loro identità e alla loro cultura e si rifiutano di sottomettersi al modello ultra-liberista e globalista” ha spiegato Marine Le Pen ai microfoni dell’agenzia di stampa russa Ria Novosti.
“Nel 2005, suo padre Jean Marie Le Pen ha sostenuto la costruzione di un’Europa delle nazioni “da Brest a Vladivostok”, un’idea precedentemente affermato da De Gaulle. L’Europa può essere libera dalla tutela degli Stati Uniti e riorientare su uno spazio continentale?” ha domandato la giornalista alla leader del Fronte Nazionale che prontamente ha risposto “Si, io ci credo ed è in questa direzione che si orienta la mia politica. Dobbiamo liberarci dell’Unione Europea, una struttura soprannazionale e anti-democratica”.
Un fatto da non dimenticare è quello che con l'Unione Economica Eurasiatica, a differenza dell'Unione Europea, non cederà affatto la sovranità nazionale dei paesi alla quale aderiranno.
Certo, in ambito internazionale, l’Unione Eurasiatica non è un tentativo di ripristinare questioni del passato, ma una unione politica di uguali e liberi paesi, i cui valori principali sono non solo il commercio, ma anche la conservazione dei fondamenti del diritto internazionale, il rispetto per le tradizioni, la sovranità nazionale e dei diritti umani nel loro vero senso.
In una recente intervista in diretta nazionale fatta dal Presidente Vladimir Putin, egli ha risposto a diverse domande specificando chiaramente quanto sta succedendo in Ucraina, quanto è successo alla Crimea ma anche particolari molto importanti che indubbiamente hanno a che fare con il futuro del continente europeo.
Per quanto riguarda altre probabili minacce esterne, si è discusso anche dell'espansione della Nato nelle immediate vicinanze dei confini della Federazione Russa.
Il direttore generale della nuova agenzia di stampa russa "Rossiya Segodnya" Dmitry Kiselev, ha detto che la situazione dell'espansione della Nato sta diventando opprimente, ed ha chiesto a Putin parere in merito. Il Presidente ha risposto: << Dobbiamo valutare la situazione con razionalità. Quando la struttura di un blocco militare si avvicina verso i nostri confini, solleva interrogativi e necessita di reazioni. >>
Il Presidente ha anche spiegato il perchè si è rivolto ai "popoli europei" e non ai governi, prima di firmare il documento sull'annessione della Crimea alla Russia. Egli ha così dichiarato: << La nostra posizione è chiara e trasparente. E' più facile portare questa posizione ai comuni cittadini dei Paesi rispetto alle leadership. >>
Ed ha continuato suggerendo che "il governo di qualsiasi Paese, qualunque esso sia, deve confrontarsi con la gente".
Ha aggiunto che "per la paura di essere intercettata dai servizi segreti di alcuni Paesi, la gente ha paura di parlare a voce alta."
Nel corso del programma, Putin ha anche fatto un'osservazione alquanto ambigua per quanto riguarda l'Europa:
<< Un' Europa frammentata non può avere alcuna influenza sullo sviluppo mondiale e non sarà giocatore interessante. [...] Le peculiarità della Russia non si differenziano in modo così profondo rispetto ai valori europei. Siamo tutti popoli della stessa civiltà. In fondo siamo diversi, ma i valori fondamentali sono gli stessi. E penso che dovremmo certamente aspirare a creare un'Europa da Lisbona a Vladivostok. >>, ha testualmente dichiarato Putin.
Qui si sta chiaramente facendo riferimento alla fondazione dell'Unione Economica Eurasiatica con parole molto simili a quelle di Jean Marie Le Pen, il padre di Marine Le Pen.
Abbiamo osservato in base a dichiarazione di economisti, e non di persone qualunque, come uscendo dall'euro in realtà avremmo maggiori vantaggi che continuare e fare sacrifici rimanendone all'interno.
Abbiamo osservato come in passato l'intervento di Vladimir Putin abbia evitato il bombardamento della Siria da parte della decisione del presidente statunitense Barack Obama, frenando un escalation che sembrava inarrestabile.
Abbiamo osservato come diverse regioni dell'Ucraina e della Crimea vogliono far parte della Federazione Russa, per volontà popolare, staccandosi dalla gestione di un governo e da un paese condizionato dalla Nato e dalle politiche di austerità dell'Unione Europea, notando come il governo di Kiev abbia cercato di stroncarle con l'intervento della forza, fallendo.
Abbiamo osservato come ci sia una sorta distorsione della realtà mediatica occidentale che cerca di attribuire alla "mano di Mosca" proteste di persone che hanno paura del proprio futuro e sono addirittura arrivate a usare foto di anni precedenti, attribuendo la presenza ad un'esercito "fantasma" ai confini orientali dell'Ucraina.
La soluzione di invertire le attuali tendenze dell'Unione Europea sono quelle di uscire dalla moneta unica o sradicare dalla base le attuali politiche di austerità che hanno portato milioni di persone in tutto il continente europeo ad un aumento delle tasse, milioni di disoccupati e gente che preoccupata per il futuro dei suoi figli non arriva nemmeno a fine mese.
Abbiamo visto troppi suicidi, depressione e povertà.
Come minuziosamente dimostrato nell'articolo precedente a cui si faceva riferimento in precedenza, la maggioranza della popolazione europea è decisamente contro l'Unione Europea stessa, i partiti che vogliono abolire la moneta unica, cambiare le politiche europee, o uscire dall'Unione stessa, sono in testa in buona parte del paesi che fanno parte dell'UE.
La resa dei conti per porre fine a ciò che ha distrutto le nostre prospettive per il futuro.








Fonti:
http://www.repubblica.it/politica/2014/04/13/news/quirinale_governo_e_riforme_napolitano_ue_non_solo_austerity_ha_garantito_60_anni_di_pace-83522297/
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-12-17/i-sei-premi-nobel-contro-euro-padre-neoliberismo-friedman-l-euro-non-permettera-mai-raggiungere-unione-politica-124006.shtml?uuid=AB6wsak#navigation
http://www.tmnews.it/web/sezioni/dalla-redazione/economisti-anti-euro-al-parlamento-europeo-moneta-unica-e-morta-PN_20131203_00212.shtml
http://www.qualcosadisinistra.it/2013/03/05/leuro-e-il-populismo-degli-economisti/
http://keynesblog.com/2012/07/17/allitalia-conviene-lasciare-leuro-lanalisi-di-merril-lynch/
http://www.affaritaliani.it/economia/borghi-euro240314.html?refresh_ce
http://it.wikipedia.org/wiki/Organizzazione_del_Trattato_dell'Atlantico_del_Nord
http://www.geopolitica-rivista.org/17822/leuropa-e-prigioniera-della-nato-serve-una-politica-estera-distinta-da-quella-degli-usa-sergio-romano-su-geopolitica/
http://www.repubblica.it/esteri/2014/04/11/foto/ucraina_truppe_russe_al_confine_nato_diffonde_immagini_satellitari-83295355/1/#1
http://italian.ruvr.ru/news/2014_04_15/Peskov-lOccidente-non-ascolta-le-dichiarazioni-circa-lassenza-di-truppe-russe-in-Ucraina-4551/
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/6-mezzi-blindati-dellesercito-ucraino.html
http://www.imolaoggi.it/2014/04/14/usa-e-ue-stanno-causando-una-guerra-civile-in-ucraina/
http://www.imolaoggi.it/2014/04/17/ucraina-scontri-a-est-3-morti-putin-intervenire-e-un-diritto/
http://www.geopolitica-rivista.org/24732/perche-larmenia-preferisce-lunione-eurasiatica-allunione-europea/
http://it.wikipedia.org/wiki/Unione_eurasiatica
http://aurorasito.wordpress.com/2013/10/25/lunione-economica-eurasiatica-e-la-sua-rilevanza-internazionale/
http://www.lintellettualedissidente.it/marine-le-pen-leurasiatista/
http://www.statopotenza.eu/8282/liran-e-lunione-eurasiatica-il-punto-di-vista-degli-intellettuali-russi
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/riassunto-dellintervista-putin-in.html

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
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