ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


Visualizzazione post con etichetta disoccupazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta disoccupazione. Mostra tutti i post

venerdì 10 luglio 2015

LE SANZIONI EUROPEISTE CONTRO LA RUSSIA SONO RESPONSABILI DELLA CHIUSURA SOLO IN EMILIA ROMAGNA DI 1900 AZIENDE AGRICOLE

Le sanzioni contro la Russia hanno provocato un forte calo delle esportazioni e messo in ginocchio la produzione agricola in Emilia-Romagna.

Le sanzioni antirusse sono responsabili della chiusura di oltre un migliaio di imprese in Emilia-Romagna, scrive oggi il quotidiano locale Imola Oggi.
Quest’anno in Emilia-Romagna sono state chiuse 1.900 aziende, denuncia la rivista delle imprese agricole Agrinsieme Emilia Romagna. Secondo il coordinatore dell’organizzazione Guglielmo Garaniani, le sanzioni contro la Russia hanno portato un forte calo delle esportazioni della regione ed hanno avuto un impatto devastante sulla produzione agricola locale.
Gli imprenditori hanno invitato le autorità regionali mettere a punto una “road map” per superare la situazione di emergenza in diversi distretti industriali e chiedono al governo aiuti e di avere un ruolo attivo per affrontare la situazione.

Fonte:http://lastella.altervista.org/in-emilia-romagna-oltre-mille-imprese-fallite-per-le-sanzioni-contro-la-russia/

martedì 28 aprile 2015

IL COSTO DELLE MASSE DI IMMIGRATI PROFUGHI E' UN PUGNO AI DISOCCUPATI


'2,2 miliardi in tre anni per profughi e clandestini sono uno schiaffo a cassintegrati e senza lavoro. Uno schiaffo alle forze dell'ordine, prosciugate di risorse preziose. E' il momento di dire: meno accoglienza e piu' sicurezza''. Cosi' il deputato leghista Nicola Molteni sui costi dell'immigrazione. ''Il governo sta garantendo vitto e alloggio pagati - fino a 40 euro al giorno per ciascuno - a 81mila cosiddetti 'profughi', tre quarti dei quali non ne hanno i requisiti. Questa non e' solidarieta', e' assistenzialismo di massa agli ultimi arrivati, il piu' grande scippo di risorse pubbliche che la storia del paese abbia conosciuto. I 2,2 miliardi spillati dalle tasche dei cittadini per dare vitto, alloggio, sigarette e cellulari ai clandestini pretendiamo che vadano alla nostra gente, ai nostri cassintegrati, ai nostri disoccupati, alla sicurezza, in un Paese diventato preda di bande criminali che assaltano case al ritmo di una ogni due minuti. E Alfano e Renzi - che hanno scatenato questo caos - devono subito andare a casa''.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-1158_COSTO_PROFUGHI_22MLD

lunedì 26 gennaio 2015

GRECIA: UN PARTITO "SEMI- PROGRESSISTA" VINCE LE ELEZIONI E AMMONISCE LA GERMANIA CONTRO IL DANNO DELL'AUSTERITA'


La Grecia si è svegliata sotto la bandiera rossa di Syriza. La sinistra di Tsipras ha vinto le elezioni e ora si gioca una partita delicata per ottenere la maggioranza assoluta fissata a 151 seggi per poter governare da sola. Ma Tsipras non dovrà fare i conti solo con i probabili alleati per un governo di coalizione, dovrà fare i conti anche con l'Europa che da ieri sera è in stato d'allerta per la vittoria del partito antiausterity di Tsipras. Pochi minuti dopo la comunicazione dei risultati del voto, la Bundesbank ha subito avvertito il premier in pectore greco: "Gli impegni vanno rispettati, solo così la Grecia potrà ottenere gli aiuti della Troika". Un messaggio chiaro che ha fatto subito lievitare il livello dello scontro. Tsipras ha risposto che quello di ieri sera è stato un voto "contro l'austerità" e che "la Troika è alle spalle, rappresenta il passato". Il prossimo 28 febbraio però scade il programma di aiuti ad Atene da parte della Troika e dunque Tsipras dovrà avere le idee chiare su come impostare la sua partita con Bruxelles e Francoforte.

L'avvertimento - Ma il borsino ellenico fa segnare in ascesa le quotazioni di una politica anti-euro da parte del nuovo governo. Così il consigliere di Tsipras, Costas Lapvistas non usa mezzi termini in un'intervista al Corriere della Sera: "I soldi in arrivo servono solo a pagare gli interessi. Non ce li vogliono dare? Bene noi abbiamo diversi modi per finanziarci fino a giugno-luglio. Poi se la situazione non dovesse risolversi andremo per la nostra strada e addio euro". Una frase che pesa come un macigno e che rischia di surriscaldare la temperatura già alle stelle nelle cancellerie europee. Insomma la Grecia è pronta a tutto e l'Euro questa volta rischia di saltare in aria.

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/politica/11748410/Il-consigliere-di-Tsipras--.html

mercoledì 14 gennaio 2015

PUTIN AFFRONTA I PROPRIETARI CORROTTI DI UNA FABBRICA


Putin viene messo a conoscenza del fatto che migliaia di operai, che non ricevono lo stipendio da mesi, stanno per essere licenziati e la loro fabbrica chiusa da quegli stessi dirigenti che ne avevano tratto profitti milionari.
Eppure i capi di stato occidentali lo definiscono un "dittatore."
Indubbiamente la differenza è che esempi simili in Occidente non esistono.

lunedì 12 gennaio 2015

LA VERA RIVOLUZIONE FRANCESE


Quello che esce dal recente attentato in Francia presso la redazione giornalistica Charlie non è un'attacco alla libertà di espressione; quello che è scaturito dalla manifestazione avvenuta in questi giorni in Francia in cui hanno partecipato almeno due milioni di persone oltre e diversi capi di stato non è un rinnovo dell'europeismo in Francia.
Piuttosto l'attacco a Charlie è stato innanzitutto l'evidenza di come il pericoloso aprire delle frontiere europee all'immigrazione clandestina, sommato ad una sempre maggiore islamizzazione del continente europeo stia esponendo la popolazione europea ad un sempre più elevato rischio di attentati.
Non si può parlare di un vero e proprio attacco alla libertà di espressione quando in realtà è noto all'intero mondo occidentale quanto il mondo islamico sia piuttosto sensibile verso l'immagine del proprio Profeta.
Un simile atto ovviamente è stato una cosa brutale ma bisogna saper interpretare in maniera corretta la svolta dei fatti e ciò che ha portato ad essere nel mirino dell'estremismo islamico.
Quanto è uscito dalla manifestazione ovviamente è stato un significato fin troppo mediaticamente gonfiato ad arte a livello mediatico, è sufficiente comprendere che in questi giorni in Nigeria un'attentato che ha causato 2000 morti è stato solo marginalmente preso in considerazione dai telegiornali, invece l'attentato di Parigi e la successiva manifestazione sono stati enfatizzati ad un tale livello estremo che sembra piuttosto che l'immagine ripresa in televisione cerchi di dare la visione in Europa di una Francia più "europeista" .

L'illusione di un'oasi del deserto.
Dopo il tentativo di dare a Hollande un'immagine più sobria e rinnovata, dopo gli scandali adulteri che l'hanno coinvolto, viene da chiedersi se il cosidetto "Presidente Debole" sia nuovamente pronto a ridare lo slancio ad una Francia più europeista.
Forse è più facile che si avveri l'esatto contrario in quanto l'immagine che si è data con la recente manifestazione è stata sì un'immagine positiva della libertà di stampa e di un'Europa unità, ma quando questa valanga mediatica sarà terminata i problemi creati dalle sterili politiche europee come il continuo flusso migratorio e la disoccupazione che affligge la Francia saranno ancora indelebilmente impressi come inchiostro su carta.
La realtà, nonostante in televisione si sia visto una Francia più europeista, è che in Francia il nazionalismo fortunatamente resta ancora la maggioranza, una maggioranza destinata ad aumentare con il passare dei mesi.
Perchè?
Innanzitutto in Francia la disoccupazione continua a mostrare significative tendenze all'aumento e un numero crescente di persone indubbiamente continua a porsi l'interrogativo se è realmente questa la la politica europea da attuare, d'altro canto l'attentato di Parigi è stata la goccia che rischia di far traboccare il vaso, in quanto i massicci flussi migratori di clandestini via mare e la sempre maggiore "islamizzazione" delle aree urbane sta portando le persone ha porsi numerose domande.
Tra le quali per annoverare quelle più lecite: come possiamo permetterci di ospitare un'occupazione di migliaia di stranieri l'anno e sostegno economico quando si fatica a trovare un'occupazione? Quanto aumenterà il rischio di nuovi attentati con un tale numero soggetti di religione islamica e come si farà a riconoscerli? Cosa ne sarà dell'identità nazionale e tradizionale di un paese come la Francia tra un decennio? Perchè gli stessi sussidi economici che si fanno per i flussi migratori non se li fanno allo stesso livello per affrontare la disoccupazione?

Tutti questi problemi saranno quelli che porteranno ad un rafforzamento significativo del nazionalismo francese e il rifiuto delle sterili politiche di Bruxelles sull'austerità.














Fonti:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/09/05/francia-le-pen-in-testa-ai-sondaggi-pronta-a-fare-primo-ministro-di-hollande/1111635/
http://www.firenzepost.it/2015/01/05/lavoro-disoccupazione-spagna-e-germania-ok-francia-e-italia-ko/




sabato 26 aprile 2014

PER TASSE E BUROCRAZIA PERSE 75.000 IMPRESE IN TRE ANNI


E’ crollo dell’artigianato in Italia dove negli ultimi 5 anni si sono perse 75.500 imprese. Lo comunica la Cgia che afferma come di queste, poco meno di 12.000 operavano nel ricco Triveneto.

I numeri, fa sapere la Cgia, ”fotografano una situazione pesantissima e ci consentono di dire che l’artigianato è stato il comparto più colpito dalla recessione che si è abbattuta in questi anni nel nostro Paese. Le costruzioni, i trasporti e il manifatturiero (metalmeccanica, tessile, abbigliamento e calzature) sono stati i settori che hanno segnato le performance più negative”.

”Drastica riduzione dei consumi delle famiglie, forte aumento sia delle tasse sia del peso della burocrazia e la restrizione del credito – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – sono tra le cause che hanno costretto moltissimi artigiani a gettare la spugna. Non potendo contare su nessun ammortizzatore sociale, dopo la chiusura dell’attività moltissimi artigiani non hanno trovato nessun altro impiego e sono andati ad ingrossare il numero dei senza lavoro, portandosi appresso i debiti accumulati in questi anni e un futuro tutto da inventare”.

Nel Veneto la situazione ha assunto i toni di una vera debacle. Tra il 2009 e il 2013 mancano all’appello 9.800 imprese artigiane. Di queste, 2.187 operavano in provincia di Treviso, 1.949 a Verona, 1.848 a Vicenza e 1.836 a Venezia. Si stima che in questo quinquennio la contrazione occupazionale dell’artigianato veneto sia stata di circa 28.000 unità.
Da un punto di vista metodologico, fa notare la Cgia, ”la nati-mortalità delle imprese è stata calcolata come differenza tra le imprese artigiane iscritte in un periodo e le cessazioni non d’ufficio avvenute nello stesso lasso di tempo. Ai fini del calcolo sono state utilizzate le cessazioni non d’ufficio, in modo che il saldo risulti pulito da eventuali operazioni di revisione degli archivi”.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/04/25/cgia-crolla-lartigianato-per-tasse-e-burocrazia-perse-75mila-imprese-in-5-anni/

GRECIA: UN SUICIDIO AL GIORNO A CAUSA DELL'AUSTERITA' DELL'UNIONE EUROPEA


Secondo una ricerca che cerca di mettere in luce il costo dell’austerità sulla salute, i tagli alla spesa in Grecia hanno causato un aumento del tasso di suicidio tra gli uomini. Facendo eco alle statistiche ufficiali del Regno Unito, che mostrano che il tasso di suicidi è tuttora più alto di quanto fosse prima della crisi, alcuni ricercatori dell’Università di Portsmouth hanno trovato una correlazione tra i tagli alla spesa e i suicidi in Grecia.
Secondo la ricerca, ogni 1% di riduzione della spesa pubblica in Grecia ha causato un aumento dello 0.43% nel tasso di suicidi tra gli uomini – dopo aver controllato altre caratteristiche che potrebbero aver condotto al suicidio, risulta che 551 uomini si sono uccisi “esclusivamente a causa dell’austerità fiscale” tra il 2009 e il 2010, dice uno degli autori, Nikolaos Antonakakis.
“Ciò significa quasi una persona al giorno. Dato che nel 2010 in Grecia ci sono stati circa due suicidi al giorno, pare quindi che il 50% fosse dovuto all’austerità,” ha detto.
Antonakakis, professore di economia, dice di essere stato spinto ad analizzare il possibile collegamento tra austerità e tasso di suicidi dopo aver sentito le notizie sui media e i resoconti su amici di amici morti suicidi.
Sebbene ci fossero già degli studi sugli effetti della recessione sulla salute, c’era una carenza di ricerche sullo specifico nesso tra tagli alla spesa e salute, ha detto.
Antonakakis e il suo co-autore, il professore di economia Alan Collins, si sono detti sorpresi dalla quantità di suicidi che sembrano essere legati all’austerità e di quanto chiaro sia il legame.
Secondo la ricerca ora pubblicata sulla rivista Social Science and Medicine, c’è anche una chiara differenza di genere negli effetti dell’austerità, non essendoci stato un incremento nel tasso di suicidi tra le donne.
Gli uomini di età compresa tra 45 e 89 anni mostrano il più alto rischio di suicidio in risposta all’austerità, perché più facilmente hanno patito i tagli ai salari e alle pensioni, dice la ricerca.
Antonakakis e Collins stanno considerando l’idea di analizzare il nesso tra austerità e tasso di suicidi anche in altri paesi colpiti dalla crisi dell’eurozona, come Spagna, Portogallo, Italia e Irlanda.
“Questi risultati hanno forti implicazioni per i politici e per gli enti sanitari,” dice Antonakakis. “Parliamo spesso dell’effetto moltiplicatore fiscale dell’austerità, ad esempio di come influisce sul PIL. Ma che cos’è il moltiplicatore sanitario?
Dobbiamo considerare anche il moltiplicatore sanitario di ogni riequilibrio di bilancio e dell'austerità. Il fatto che troviamo delle specificità di genere e di età può aiutare le istituzioni sanitarie ad indirizzare meglio il loro intervento.”
Lo studioso di economia politica David Stuckler e il medico epidemiologo Sanjay Basu hanno puntato il dito sull’impennata del tasso di suicidio, sull’incremento delle infezioni di HIV e perfino sullo scoppio della malaria nel loro libro “The Body Economic: Why Austerity Kills” (“Il Corpo Economico: Perché l’Austerità Uccide”, ndt), che è stato pubblicato l’anno scorso. Argomentavano che tali costi non sono inevitabili e che, in alcuni paesi, contromisure come programmi attivi per il mercato del lavoro avevano addolcito il colpo inferto dai tagli.
In Grecia, ad ogni modo, le infezioni di HIV sono aumentate di oltre il 200% dal 2011, nel momento in cui gli stanziamenti di bilancio per la prevenzione sono stati tagliati, e l’uso di droga in endovena è aumentato da quando la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 50%. La Grecia ha anche visto la prima epidemia di malaria dopo decenni, a seguito dei tagli di bilancio per l’acquisto di insetticidi anti-zanzare, hanno detto gli autori.
Nel Regno Unito, le statistiche ufficiali pubblicate a febbraio hanno mostrato che il tasso di suicidi del 2012 è cambiato poco rispetto al 2011, ma è rimasto comunque significativamente più alto rispetto ai cinque anni precedenti.
L’organizzazione di benficienza I Samaritani ha affermato che, nonostante la ripresa economica, molti restano ancora fortemente preoccupati per il denaro, il lavoro e la casa, e che una chiamata su sei al loro servizio riguarda delle preoccupazioni di tipo finanziario. Nel 2008 era una su dieci.
La ricerca ha mostrato che uomini in condizioni di difficoltà durante la mezza età hanno il maggiore rischio di suicidio. Gli uomini del gruppo socioeconomico più svantaggiato e che vivono nelle aree più deprivate hanno un rischio 10 volte maggiore di morire suicidi rispetto agli uomini di migliore estrazione socioeconomica che vivono nelle zone più ricche.
In risposta alla ricerca sulla Grecia, il portavoce dei Samaritani ha detto: “C’è un collegamento ben fondato tra disoccupazione e suicidio, che tende a crescere durante le recessioni, specialmente quando mancano reti di ammortizzatori sociali.
“Il fatto che le persone in condizioni più svantaggiate vivano di meno, abbiano problemi di salute fisica e mentale e abbiano maggiore rischio di morire suicidi rappresenta una ingiustizia che richiede la risposta di servizi come quello dei Samaritani.
“Dalla nostra posizione di orecchio in ascolto del paese, vorremmo ricordare alle persone che lottano per tirare avanti che continueremo ad essere qui, per tutti coloro che sono in difficoltà e hanno bisogno di qualcuno che li ascolti.”

Fonte:http://vocidallestero.blogspot.it/2014/04/grecia-quasi-un-suicidio-al-giorno-per.html?spref=fb

martedì 22 aprile 2014

UE: PERDE IL LAVORO, SI DA FUOCO IL GIORNO DI PASQUA


Si è dato fuoco un uomo 38 anni, era stato licenziato da un’azienda di autotrasporti di Agrigento.
L’ENNESIMO dramma della disperazione si è consumato il giorno di Pasqua, nel primo pomeriggio, quando. G. P., sposato con due figli piccoli, intorno alle 14 ha detto alla moglie che usciva per andare a farsi un giro in auto.
Come racconta la gazzetta del sud l’uomo, che evidentemente aveva premeditato il gesto, si è allontanato di poco da casa, si è chiuso all’interno della sua auto, una Audi A3 e, dopo essersi cosparso il corpo di liquido infiammabile, si è dato fuoco.
Le sue grida hanno attirato l’attenzione di un cugino che abita nelle vicinanze, il quale purtroppo ha assistito impietrito e quasi incredulo all’a g g h i a c c i a nte scena.
Il 38enne si trova ora ricoverato a Napoli al centro grandi ustionati dell’ospedale “Cardarelli”. E’ gravissimo ed ha ustioni sul 60% del corpo.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/04/22/perde-il-lavoro-e-si-da-fuoco-il-giorno-di-pasqua-e-gravissimo/

UE: PERDE IL LAVORO, SI AMMAZZA IN DIRETTA SU FACEBOOK


Mario M. non c’è più. Si è ucciso sfiancato dalle difficoltà della vita. Conoscevamo Mario solo su Facebook, amicizie virtuali. Qualche status, un paio di commenti.
Per un’intera giornata abbiamo ragionato se raccontare o meno questa storia. Se fosse giusto renderla pubblica oppure no. Alla fine crediamo sia giusto mostrare quello che in pochi vorrebbero vedere. Che Facebook può diventare qualcosa di triste, perché oggi piangiamo Mario, ma sarebbe potuto essere anche qualcosa di miracoloso se la corsa per salvargli la vita fosse andata a buon fine.
E’ da poco passata l’ora di pranzo quando su Facebook ci compare lo status di Mario. Eccolo

Nei minuti seguenti la prima sensazione, quella dello scherzo di cattivo gusto, perde consistenza.
Il messaggio è reale.
Lo capiamo dalle decine di commenti allarmati di altri suoi amici virtuali. C’è chi pubblica il numero di telefono di Mario.
“Il telefono squilla a vuoto, poi entra la segreteria”. Si cercano i contatti delle forze dell’ordine del luogo. Qualcuno pubblica i riferimenti dei carabinieri di Tertenia.
Il popolo della rete riesce ad avvertire i soccorsi che si precipitano a casa di Mario.
Nel frattempo gli amici virtuali di Mario cercano gli amici reali.
Chi vive vicino al paese dell’Ogliastra si precipita a Tertenia.
In molti si mobilitano per provare a evitare l’inevitabile. Dopo due ore, il messaggio che nessuno avrebbe voluto leggere. Mario non c’è più. Di lui sappiamo solo che ha perso la madre da poco e non è riuscito a superare quel lutto. Nient’altro.

Finché un suo collega, o meglio, un suo ex collega pubblica questo status per salutare il suo amico. Anche lui, “morto per crisi”. today.it

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/04/22/perde-il-lavoro-mario-si-suicida-in-diretta-su-facebook/

venerdì 18 aprile 2014

GLI "AIUTI" DELL'UNIONE EUROPEA HANNO DISTRUTTO IL PORTOGALLO


Il Portogallo, membro dell'Unione europea dal 1986, sta rapidamente perdendo la sua popolazione a causa dell'emigrazione significativa. In termini di indicatori economici, il Portogallo si avvicina al livello dei paesi meno sviluppati dell’Europa orientale. Il declino è diventato particolarmente rapido tre anni fa, quando il Portogallo ha cominciato a ricevere assistenza finanziaria da parte dell'Unione europea. Non è una strana coincidenza?
Il paese si sta deteriorando politicamente, economicamente e moralmente. Il debito pubblico e la disoccupazione sono in aumento, e sempre più persone abili in età riproduttiva stanno lasciando il paese. Secondo i dati dell’Observatório da Emigração, dal 2008 circa 400.000 persone hanno lasciato il Portogallo; in termini di percentuale sulla popolazione totale (10,6 milioni di persone) è il secondo tasso più alto in Europa dopo Malta, che ha una popolazione di poco meno di un milione di persone. Il paese ha perso un quinto delle sue risorse di manodopera qualificata.
Inoltre, secondo i media portoghesi, il Portogallo è diventato il paese con il minor numero di immigrati in percentuale sulla popolazione totale.
Secondo l’Associação Portuguesa de Psicologia da Saúde ocupacional, nove portoghesi su dieci vogliono cambiare la loro vita e sono insoddisfatti del proprio lavoro. L'Associazione avverte che lo stress continuo e la depressione causano un danno significativo alla salute pubblica. Le stesse conclusioni possono sicuramente riferirsi a tutti i paesi della "periferia sud" dell'Unione Europea.
Tutti questi paesi hanno previsto tagli alle spese di bilancio per salari, pensioni, sicurezza sociale e privatizzazioni, il che comporta una riduzione significativa di posti di lavoro. In particolare, secondo le statistiche europee, Lituania, Romania e Bulgaria sono senza speranza.
Il Portogallo riceve aiuti attraverso le tranche di prestiti da parte dell'UE (per un totale di 78 miliardi di euro). Il programma di assistenza è stato stanziato nel 2010, per favorire la ripresa economica e per pagare l'enorme debito pubblico. Tuttavia, sembra che nel corso dei tre anni la situazione non si sia stabilizzata, ma anzi sia peggiorata.
"Il Portogallo è vicino ai paesi meno sviluppati dell'Europa orientale" ha detto Rui Pena Pires, in rappresentanza dell'Università di Lisbona ISCTE - IU, al giornale Económico. Rui Pena Pires ritiene che la situazione possa essere corretta, ma tutto dipende dalla ripresa della crescita economica. Secondo Pena Pires, se questo processo viene ritardato sarà molto difficile correggere il declino demografico, e vi è anche il rischio di peggiorarne le conseguenze.
Gli esperti stimano che l'esodo dei portoghesi sia al livello di 100-120.000 persone all'anno. Analizzando le qualifiche e la fascia di età degli immigrati, sono giunti alla conclusione che coloro che se ne vanno sono principalmente lavoratori semi-qualificati che dispongono di mezzi sufficienti per affittare abitazioni all'estero, e possiedono un piccolo capitale per sopravvivere per qualche tempo senza lavoro. La popolazione più povera non emigra, ad eccezione dei rari casi dei ricongiungimenti con le loro famiglie.
I lavoratori qualificati sono una minoranza. Ad esempio, in Lussemburgo, dove il 19% della popolazione è portoghese, solo il 2% è costituito da lavoratori qualificati del settore finanziario e scientifico. Per lo più i portoghesi all'estero lavorano nell’edilizia, nelle utilities, nel settore alberghiero, nel commercio e nei servizi.
Nonostante i luoghi comuni, la maggior parte degli emigranti non è formata da disoccupati (la disoccupazione nel paese è al 17,5%), ma da persone insoddisfatte della propria vita. Vogliono avere la propria carriera, stipendi più competitivi, e status e riconoscimenti che non possono ottenere a casa. In alcuni settori, come quello medico, la situazione è catastrofica. Sia i medici che il personale ospedaliero stanno lasciando il paese. Questo è il settore in cui lo Stato spende una grande quantità di denaro nella formazione. Ad esempio, per formare un infermiere vengono spesi all’incirca 16.500 euro.
La maggior parte degli emigrati sono giovani in età riproduttiva, e questo provoca un calo della naturale crescita della popolazione. Secondo il programma nazionale di diagnosi precoce, nel 2011 il Portogallo, per la prima volta nella sua storia, ha toccato il livello più basso di natalità - 100.000 bambini.
La situazione ha continuato a peggiorare, e nel 2013 ci sono stati solo 90.026 neonati. Quest'anno, le proiezioni dicono che questa cifra sarà più bassa di 8.000 unità. "L'emigrazione dei giovani è un segno dell'attuale sfavorevole metodo di governo dell'economia portoghese, e il principale fattore che limita il potenziale di crescita", ha avvertito la Banca del Portogallo.
Albert Martins, il leader del Partito Socialista all’opposizione (la coalizione di governo è guidata dai Socialdemocratici), ha detto che il governo ha perseguito una politica che ha portato a disoccupazione, povertà, immigrazione, insicurezza e depressione.
Tuttavia, per poter vedere più chiaramente l’abisso in cui è sprofondato il Portogallo, guardiamo ai dati presentati non dal presunto leader dell'opposizione (i Socialdemocratici al potere sono rimpiazzati dai Socialisti, creando un'apparenza di opposizione), ma dai Comunisti, che sono rappresentati in Parlamento e godono di un certo consenso presso il popolo portoghese.
Il 22 febbraio l'Assemblea Nazionale del CPR ha fornito i seguenti dati. Fin dall'inizio degli aiuti da parte della UE, nessuno degli obiettivi fissati dai tre creditori (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) è stato raggiunto. Il PIL è calato del 5,8%, il doppio del previsto. In termini assoluti, il PIL è diminuito di 9,4 miliardi di euro.
Ci si aspettava che la caduta degli investimenti sarebbe stata del 15%, ma nel corso dei tre anni di aiuti questo dato ha già raggiunto il 37%. Il numero di posti di lavoro è diminuito cinque volte più di quello che era stato annunciato, il che significa che sono stati distrutti 464.000 posti di lavoro. Il debito del paese nel 2010 era del 93% del PIL, ed era stato assicurato che non sarebbe salito sopra il 115%, ma oggi è al 130% del PIL ed è cresciuto di oltre 51.5 miliardi di euro.
Il deficit di bilancio non si è mantenuto al 3% come promesso, e quest'anno sarà superiore al 5%, nonostante il forte calo della spesa per i servizi sociali e nel settore pubblico. E' una vittoria del cartello delle mega-banche che controllano l’economia reale, e i perdenti sono il paese e le generazioni future, ha detto nel suo discorso il Segretario Generale del PPC Jeronimo de Sousa.
Qual'è il prossimo passo? Il prossimo passo è la crescita presumibile del servizio del debito, perché le banche prendono in prestito dalla BCE allo 0.25% annuo, e investono in titoli portoghesi al 5.1% (il rendimento medio dei titoli di Stato), ottenendo un enorme profitto. Questo è il motivo per cui il Portogallo deve pagare oltre 7 miliardi di euro all’anno di soli interessi.
Il governo non si assume la responsabilità per la dilagante devastazione dell’economia reale del paese e per le migliaia di imprese fallite, per la brutale e massiccia disoccupazione che contribuisce all'emigrazione quotidiana di migliaia di portoghesi, per l’indebolimento del paese e del suo futuro, per l'aumento dello sfruttamento del lavoro e per la concentrazione della ricchezza che porta ad un processo accelerato di impoverimento di milioni di portoghesi, per la diffusione della povertà e dell'esclusione sociale, per la violazione dei fondamentali diritti costituzionali al lavoro, alla salute, alla sicurezza sociale e all'istruzione, ha concluso Jeronimo de Sousa.

Fonte:http://vocidallestero.blogspot.it/2014/04/gli-aiuti-dellunione-europea-hanno.html?spref=fb

domenica 16 marzo 2014

L'OCCIDENTE SCATENA LA NUOVA GUERRA FREDDA



In una recente dichiarazione il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha ancora una volta rivolto minacce nei confronti del Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin affermando che il referendum in Crimea, è assolutamente illegittimo.
Nel frattempo anche una riunione del G7 ha cercato di ricattare il referendum di annessione della Crimea alla Russia, da loro erroneamente classificato illegale.
Il referendum sulla secessione della Crimea e’ illegale e i membri del G7 non ne riconosceranno il risultato.
E’ quanto si legge in una dichiarazione pubblicata dal gruppo dei 7 grandi. “Noi – si legge nella dichiarazione appena diffusa – leader di Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Stati Uniti, il presidente del Consiglio europeo e il presidente della Commissione europea, chiediamo alla Federazione russa di cessare tutti i tentativi di cambiare lo status della Crimea, contro la legge ucraina e in violazione delle norme internazionali.
L’annessione russa della Crimea – prosegue la dichiarazione – sarebbe una chiara violazione dello Statuto delle Nazioni Unite, degli impegni della Russia nell’ambito dell’Atto finale di Helsinki, dei suoi obblighi verso l’Ucraina secondo il trattato di amicizia, cooperazione e associazione del 1997, dell’accordo di base Russia-Ucraina del 1997 e dei suoi impegni nel Memorandum di Budapest del 1994. Oltre all’impatto sull’unita’, la sovranita’, e l’integrita’ territoriale dell’Ucraina, l’annessione della Crimea potrebbe avere gravi implicazioni per l’ordine legale che protegge l’unita’ e la sovranita’ di tutti gli Stati. Se la Federazione russa dovesse fare questo passo, decideremmo ulteriori azioni, individualmente e collettivamente”, conclude la dichiarazione del G7.
Forse sarebbe il caso di far notare che la maggioranza della popolazione della Crimea, in base a dati certi, è di origine russa.
Allo stesso modo un referendum della Crimea sull'annessione alla Russia, è una scelta puramente rivolta alla popolazione, non a capi di stato, di conseguenza alla popolazione della Crimea viene rivolta una libera scelta di entrare nella Federazione Russa o rifiutare, una cosa che l'Unione Europea e gli Stati Uniti, al contrario stanno cercando di impedire e allo stesso modo non hanno di fatto permesso di scegliere con gli altri paesi che sono entrati a far parte dell'Unione Europea.
In particolare, fatto curioso, nemmeno l'attuale provvisorio presidente dell'Ucraina, ha indetto un referendum per entrare a far parte dell'Unione Europea, e allo stesso modo non è stato nemmeno eletto egli stesso dal popolo.
Dopo il colloquio con Obama Yatseniuk invece ha affermato che l'Ucraina firmerà probabilmente un accordo politico con la Ue la prossima settimana.“Sono sicuro - ha detto Yatsenyuk - che la prossima settimana l’Ucraina firmerà la parte politica di un accordo di associazione con la Ue. Sarà un passo solido e forte verso la piena integrazione dell’Ucraina alla Ue”.
Sarebbe in particolare da correggere un punto: non è l'Ucraina, e per Ucraina si intende la popolazione Ucraina che sceglie con un referendum di entrare o rifiutare l'Unione Europea, bensì l'attuale capo di stato che senza fare da tramite per la popolazione Ucraina, pensa di scegliere per essa di entrare nell'Unione.
In una decisione così importante la responsabilità dovrebbe essere rivolta principalmente al popolo, come si dovrebbe fare in qualunque democrazia.
Da questo punto di vista la Russia si è dimostrata di gran lunga più democratica e un'esempio da seguire per l'Occidente.
La popolazione italiana non ha potuto scegliere di entrare nell'Unione Europea, ma lo ha scelto Romano Prodi, l'ex Presidente del Consiglio, senza nemmeno indire un referendum e affermando che "Con l'euro lavoreremo un giorno di meno guadagnando come se lavorassimo un giorno di più." a distanza di anni dalla sua tragica decisione, il fallimento dell'Italia si è palesato sotto gli occhi di tutti.

E’ arrivato, come ogni mese a gennaio 2014, il dato ISTAT sulla disoccupazione e come ogni mese a creare allarme è il dato della disoccupazione giovanile che si attesta al 41,6% in crescita di 0,2% rispetto al mese precedente (ottobre) e a 4 punti percentuali rispetto all’anno precedente (Novembre 2012).
I disoccupati tra i 15 e i 24 anni sono circa un quinto di tutti i disoccupati in Italia (3 milioni e 254 mila).
La nostra generazione vive da anni un continuo peggioramento della propria condizione, il lavoro diventa sempre più un miraggio e tra pochi mesi o anni, si rischia che un giovane su due sia disoccupato.
La Grecia invece, è fallita anch'essa a causa dell'euro e delle scadenti politiche di gestione dell'Unione, eppure c'era stato un ministro che aveva proposto di fare un referendum sulla decisione del popolo greco di decidere o meno se rimanere a far parte dell'Unione Europea, successivamente però i stessi membri l'hanno, curiosamente boicottato.
“Il popolo greco ha la saggezza e la conoscenza per prendere le decisioni corrette che garantiscano la permanenza del paese nell'eurozona”. È quanto ha affermato il primo ministro greco Georges Papandreou nel 2011.
Non l'avesse mai detto!
Un annuncio, quello del premier greco, che ha diviso il Governo di Atene.
Il ministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, si è detto fortemente contrario al referendum in quanto considera l'appartenenza della Grecia all'Euro “una conquista storica del popolo greco che non può essere rimessa in questione”.
Un 'no' alla consultazione sul piano di riforme concordato con l'Ue per arginare la crisi finanziaria greca arriva anche dal ministro greco dello Sviluppo, Michalis Chryssohoidis, che ha chiesto una rapida ratifica del piano europeo di riforme concordato con l'Ue da parte del parlamento di Atene, opponendosi così di fatto alle intenzioni di Papandrou.
E l'annuncio del primo ministro greco ha scatenato le critiche delle massime autorità politiche europee, contrarie alla consultazione popolare in Grecia.
In quel periodo un'altro ministro britannico si era chiaramente fatto avanti contro le attuali politiche europee e in favore di un referendum per la popolazione della Grecia.
Nigel Farage.

Ecco la sua dichiarazione:
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=eJn___ql5-U]
Le consultazioni popolari sono nel diritto costituzionale le decisioni del popolo nella veste di elettore e nella veste di legislatore, assunte per mezzo degli istituti costituzionali di partecipazione popolare e nell'esercizio delle forme di democrazia diretta, di conseguenza se il popolo greco dovesse decidere in maggioranza in un referendum di uscire dall'Unione Europea, le massima autorità europee non avrebbero voce in capitolo, in quanto violerebbero i diritti democratici del popolo greco.
I risultati dell'Unione Europea sulla Grecia sono stati per la sua economia collassata l'equivalente di un martello che si abbatte con furia su una tavola colma di piatti e bicchieri.
I dati sono spaventosi per quanto riguarda il disastro economico greco.
Mentre l’impatto reale è visibile in ogni ospedale, scuola, ufficio o azienda, sottolinea, ci sono alcuni indicatori che devono essere presi in considerazione per comprenderne l’estensione: il 34.6% della popolazione vive a rischio povertà o esclusione sociale (dati del 2012), il reddito dei proprietari di immobili si è contratto del 30% dall’inizio della crisi, con circa un terzo che dichiara ormai di essere indietro con i pagamenti e il 40% che non è in grado di adempiere a tutte le scadenze per quest’anno.
La Public Power Corporation, prosegue Malkoutzis, slaccia la corrente a circa 30 mila case ed uffici al mese per bollette non pagate. La disoccupazione è cresciuta del 160% complessivo e oggi 3,5 milioni di persone occupate devono tenere in vita i 4,7 milioni di disoccupati o inattivi. Solo il 15% dei disoccupati poi riceve assistenza finanziaria dallo stato, non c’è, infine alcun Welfare poi per i lavoratori autonomi – o partite Iva – che rappresentano il 25% della forza lavoro del paese.
I trasferimenti sociali sono stati tagliati di oltre il 18%, i tagli alla sanità di oltre l’11,1% tra il 2009 e il 2011 e sono i maggiori mai registrati nella storia dall’Ocse. Crescono per questo infezioni per HIV e tubercolosi. Per il 48,6% delle famiglie greche, le pensioni rappresentano il principale introito, e verrà tagliato ancora. Le vecchie pensioni da 700 euro, conclude l’autore, sono state ridotte di circa il 25% dal 2010 e vedranno ulteriori grandi tagli nei prossimi anni.
Eppure Mario Monti, un'altro ex Presidente del Consiglio eletto tale senza elezioni democratiche dopo la caduta di Silvio Berlusconi nel 2011, ha dichiarato "Qual è la manifestazione più concreta del grande successo dell'Euro? La Grecia."
Ovviamente non può essere classificato come un vero e proprio Presidente del Consiglio, ma di questo si discuterà più avanti.
Di recente la Troika (Troika = Fondo Monetario Internazionale + Unione Europea + Banca centrale europea) ha dato un'ulteriore stangata alla Grecia portando a ulteriori proteste.
Uffici e scuole chiusi, ospedali che garantiscono solo le emergenze.
Dopo portuali e farmacie, in Grecia scioperano – per 24 ore – anche i dipendenti pubblici.
Nel mirino della piazza governo e creditori internazionali: questi ultimi (GERMANIA)  hanno chiesto altri 11.400 licenziamenti nel settore pubblico, pretentendo tagli per il quinto anno consecutivo. Un’emorragia che ha portato il tasso di disoccupazione al 27.5%.
“Continueremo la nostra lotta per tutto il tempo che ci vorrà – dice un lavoratore residente ad Atene – queste misure sono incostituzionali”.
“Ho due figli disoccupati e devo provvedere ad entrambi – spiega una madre disoccupata – Che altro posso dire? Voglio il mio lavoro indietro”.
Il salvataggio dalla bancarotta – attraverso un prestito di 240 miliardi da parte dei creditori internazionali – ha innescato la più lunga recessione della storia greca.
I senza lavoro sono triplicati in 5 anni.
“La manifestazione di oggi segna l’inizio delle proteste dei dipendenti pubblici contro la mobilità e la cassa integrazione. Un altro sciopero di due giorni è stato già convocato per il 19 marzo – conclude il corrispondente di euronews ad Atene, Stamatis Giannisis – I sindacati sono determinati ad andare avanti fino a quando il governo non farà marcia indietro”.
Ecco come l'Unione Europea ha spento il faro di quella che un tempo era stata la patria del mondo occidentale.
Un'ulteriore fatto su cui ragionare è il fatto che non solo i paesi membri dell'Unione Europea sono entrati senza un referendum, ne tanto meno il fatto l'attuale provvisorio premier ucraino o della Lettonia, hanno scelto da se di far entrare i rispettivi paesi paesi nell'Unione, ma bensì il fatto che dal 2011 non c'è stato un premier italiano che sia stato direttamente eletto dal popolo, ne dopo le fallite elezioni del 2013 ne dopo la caduta del Presidente del Consiglio Enrico Letta.
Se il rappresentante di un partito eletto Presidente del Consiglio cade, significa che non ha saputo svolgere il suo lavoro in modo apprezzabile, di conseguenza spetterebbe ancora una volta alla gente di scegliere un nuovo responsabile per portare avanti il paese, ancora una volta non è stato fatto.
Cosa ha portato il Presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, a difendere la propria popolazione della Crimea dopo gli scontri a Kiev e la possibiltà di adesione dell'Ucraina all'Unione Europea, specialmente senza referendum?
In primo luogo la tutela della popolazione russa e filo russa della Crimea, di cui come già spiegato è una vastissima maggioranza (vedi qui) in secondo luogo per il fatto stesso che essa stessa non perisca nello stesso stato in cui sono sprofondati l'Italia, Francia, Spagna, Grecia in una sorta di desertificazione di povertà e deflazione economica che ha portato a una disastrosa disoccupazione, aumento dei prezzi, tagli della spesa pubblica ecc.
Un'esempio lo abbiamo già osservato in Lettonia, a poche settimane di entrata in vigore dell'euro dopo aver aderito all'Unione Europea, nel mese di gennaio.
Nella prima settimana di gennaio i prezzi di alcuni beni sono aumentati significativamente.
Ad esempio il costo dei singoli farmaci è aumentato del 10,7-11,2% come e' anche aumentato il prezzo del grano.
Un aumento dei prezzi di circa il 10% è stato registrato nei ristoranti e nei locali per il divertimento.
E' probabile pero' che l'aumento reale sia stato ben superiore a quello ufficiale visto che le statistiche sull'inflazione sono notoriamente falsificate per far credere all'opinione pubblica che gli aumenti sono stati contenuti. (vedi qui)
Di conseguenza tornando ora alla situazione in Crimea si può concludere che l'azione della Russia in difesa della regione autonoma russa, è stato un buon esempio in quanto sono state le stesse autorità della Crimea a chiedere l'intervento russo, e allo stesso modo un referendum di adesione è quanto di più semplice e democratico si possa fare per permettere alla gente di scegliere il proprio futuro.
Perchè i confini territoriali del paese sono sotto il controllo dall'esercito russo?Per il semplice fatto che i manifestanti pro-Kiev filoeuropei, i quali non rappresentano ricordiamo la maggioranza della popolazione ucraina, responsabili degli scontri in piazza a Kiev, con tanto di morti, cercherebbero di entrare nella regione autonoma scatenando ulteriori scontri i quali diventerebbero un'ottimo Capro espiatorio
da strumentalizzare sia dall'Unione Europea sia dagli Stati Uniti, facendo ricadere le colpe sui russi.
In questo modo si mantiene la regione autonoma sterile o neutra da influenze esterne, una cosa che indubbiamente non è successa a Kiev.
Oltre ottanta esponenti del mondo della cultura russa hanno espresso “sostegno alla posizione del presidente Vladimir Putin sull’Ucraina”, firmando una lettera aperta in cui mettono in evidenza la “comunanza” tra i popoli della Russia e della Crimea. Pittori, musicisti, attori, direttori di musei e registi scrivono che “nei giorni in cui si decide la sorte dalla Crimea e dei connazionali”, non si può rimanere “osservatori indifferenti, con il cuore freddo” perché “la nostra storia comune e le comuni radici, la nostra cultura e le sue origini spirituali, i nostri valori fondamentali e la lingua ci hanno uniti per sempre”, si legge nella lettera, pubblicata sul sito del quotidiano ‘Izvestia’.
Intanto però agli Stati Uniti non va giù che le loro questioni territoriali vengano decise dalla gente e ci sia di mezzo l'intervento lungimirante della Russia, di conseguenza i ricatti piovono sia dagli Stati Uniti sia dall'Unione Europea.
Il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha detto che la Russia rischia “enormi” danni politici ed economici se rifiuta di cambiare la rotta sull’Ucraina, ma ha escluso l’opzione militare. “Signore e signori, se la Russia continua il suo corso delle ultime settimane, sara’ non solo una catastrofe per l’Ucraina.”
In realtà la scelta di adesione della Crimea alla Federazione Russa è legata puramente ad una decisione democratica, di conseguenza l'Unione Europea, quanto la stessa Germania non hanno voce in capitolo.
Per bocca del presidente Vladimir Putin, la Russia risponde anche “sanzioni simmetriche” se l’Occidente deciderà di mettere in pratica misure economiche contro la Federazione Russa.
Intanto però i giochi di guerra fra i due schieramenti sembrano riportare indietro le lancette della storia, ai tempi della guerra fredda.
Vladimir Putin dai giochi paralimpici di Sochi, afferma che: “Non siamo stati noi gli iniziatori delle circostanze in cui ci troviamo oggi”.
E certamente su questo ha palesemente ragione. ( vedi qui e specialmente qui)
Intanto, sarebbe sembrato strano il contrario, dagli Stati Uniti, il Generale Dempsey, afferma che l'Europa orientale "è esposta ad un rischio significativo".
Dempsey non è un generale qualsiasi, è il Capo dello Stato Maggiore congiunto delle Forze Armate Usa.
Il Generale Martin Dempsey ha dichiarato - a Washington - che nel caso di una escalation di disordini in Crimea, l'Esercito Americano è pronto per una "risposta militare" in Ucraina.
Secondo il generale, l'incursione delle truppe russe in Crimea crea rischi per tutti i paesi d'Europa e gli alleati della NATO. "Se alla Russia è consentito intervenire in un Paese sovrano con il pretesto di proteggere i russi in Ucraina, l'Europa orientale è esposta ad un rischio significativo, perché ci sono enclavi etniche in tutta l'Europa orientale e nei Balcani" , ha spiegato Dempsey.
In realtà, un paese che non tutela principalmente i propri cittadini all'estero, è letteralmente un paese condannato da se.
La Russia ancora una volta continua a dare esempi da prendere all'Occidente, piuttosto che da rinnegare, finora l'esercito non ha fatto uso di alcuna violenza sui cittadini della Crimea, fatto ancora una volta esonerato dal dichiarare dai media occidentali, di conseguenza l'intervento dell'Esercito degli Stati Uniti usa piuttosto la questione Crimea, come un pretesto di intervento territoriale che come una reale difesa del territorio ucraino.
Ci sono voci che affermano che l'attuale referendum di annessione alla Russia da parte della Crimea, non sia stato fatto da autorità legittime.
In particolare Arseny Yatseniuk, il neopremier che senza consultazioni popolari ha già stabilito l'annessione dell'Ucraina all'Unione Europeaha affermato: "Non e' vero che e' stata convocata dalle autorita' legittime della Crimea perche' quelle non lo sono", ha avvertito Yatseniuk, "sono una banda di criminali che hanno preso il potere in modo incostituzionale e con la protezione di 18.000 militari russi".
Questa è una palese dichiarazione del falso specialmente in favore di Stati Uniti-Unione Europea.
In particolare luogo si può notare come sia stato lo stesso Parlamento della Crimea, a chiedere l'intervento russo, quindi se si tratta del Parlamento, non si può mettere in discussione che non siano state le stesse più alte autorità della penisola autonoma, in carica da anni, a convocare l'intervento russo.
In secondo luogo lo stesso parlamento della regione ha stabilito quasi all'unanimità l'indipendenza della Crimea, rispetto all'Ucraina, già giorni prima del referendum,e in secondo luogo ha votato a favore del referendum.
"Il Consiglio Superiore (parlamento regionale) della Crimea ha dichiarato l'indipendenza dall’Ucraina ancora prima del referendum fissato per il 16 marzo prossimo e ha rinnovato la sua aspirazione ad entrare nella Federazione Russa. La risoluzione, entrata in vigore subito dopo esser stata approvata, è passata con il sì di 78 dei 100 deputati del parlamento dell’autonoma regione ribelle ucraina. La risoluzione è passata praticamente all’unanimità perchè al momento del voto erano presenti in aula 81 deputati. Nel corso della seduta, riferisce l’agenzia russa Interfax, i deputati del Parlamento regionale della Crimea hanno anche adottato una serie di decisioni a favore della popolazione tatara della penisola: "In particolare", ha spiegato il portavoce dell’assemblea legislativa regionale, "a sostegno della cultura e della lingua tatara, dello sviluppo del sistema pre-scolare, universitario in lingua tatara, insieme ad una serie di altri incentivi"." (qui e qui)
Di conseguenza gli altri paesi non dovrebbero più avere gioco in capitolo: il referendum è democratico, tutela la maggioranza russa e filorussa della regione, il governo regionale ha votato in netta maggioranza il favore del referendum e l'indipendenza dell'Ucraina e la tutela delle altre minoranze della regione.
Non sorprende che migliaia di membri dell'esercito ucraino e il capo della Marina, dell'Ucraina, abbiano giurato fedeltà alla Crimea.
Intervenire ora consisterebbe solo in una netta violazione dei diritti legali di un'altro paese che rifiuta l'Unione Europea.
Per vedere come i media occidentali stiano invece cercando di far apparire la Russia sempre più isolata e specialmente diffamata nelle sue decisioni, esattamente come ai tempi della Guerra Fredda tra Unione Sovietica, Europa e Stati Uniti osserviamo come nei giorni scorsi sono state diffuse notizie palesemente false.
Si legge per esempio:
"È però significativo la posizione all'Onu della Cina che si allontana dalla Russia. L'ambasciatore di Pechino all'Onu, Liu Jieyi, ha affermato in Consiglio di Sicurezza «la necessità di rispettare l'integrità territoriale dell'ex repubblica sovietica» e si è detto «aperto a tutte le proposte che siano in grado di ridurre la tensione». Secondo i diplomatici, la Cina potrebbe decidere di astenersi in caso di voto della bozza di risoluzione americana, lasciando la Russia isolata all'interno dei Quindici."
In realtà come si può leggere qui fatti realmente contrari sono descritti minuziosamente dalla Agenzia Popolare Cinese Xinhua, il quale scrive: “Visto che Russia ed Ucraina hanno profonde legami culturali, storici ed economici è tempo che le potenze Occidentali abbandonino il loro atteggiamento da Guerra Fredda e finiscano di tentare di escludere la Russia dalle crisi politiche che essi non riescono a mediare, rispettando inoltre il ruolo unico che la Russia ha nel disegnare il futuro dell’Ucraina.” 
Messaggio chiaro, ma Xinhua continua: “In Crimea il 58% degli abitanti sono etnicamente russi e la Russia ha una base navale…è del tutto comprensibile che Putin si ritenga in diritto di proteggere gli interessi della Russia e dei russi in Ucraina”.
Poi c’è l’attacco istruttivo  nei confronti dell' UE: “L’Occidente dovrebbe apprezzare la mediazione russa e dovrebbe ammettere che la mediazione occidentale ha solo peggiorato le cose nel paese. L’Ucraina oggi è in una depressione finanziaria tale che difficilmente potrà essere curata dai suoi vicini visto che la stessa UE attraversa difficoltà economiche e, guardando al futuro, l’assistenza della Russia sembra indispensabile per Kiev. Per questo USA e UE dovrebbero lavorare con Mosca e non contro di essa”.
A Pechino dunque hanno capito quel che qui non si vuol comprendere: come farà un’Europa che lascia morire di fame i greci a trovare i 35 miliardi di euro che chiede l’Ucraina? Oggi la UE, pur di far dispetto ai russi, tralascia le emergenze interne all’Unione e dichiara di aver trovato 11 miliardi da regalare a Kiev, cui si aggiunge 1 miliardo garantito da Obama.
Esiste un'ulteriore sbaglio a riguardo delle sanzioni contro la Russia con cui i media che favoriscono i governi dell'Unione Europea e Stati Uniti vogliono farla apparire "sempre più isolata." (vedi qui)
La Russia condivide quasi 5000 chilometri di confine con la Cina che ha quasi un miliardo e mezzo di abitanti, l’economia più forte del globo e che ha fatto chiaramente sapere che sull’Ucraina comprende la posizione russa.
Se non bastasse, anche il Kazakistan, mastodontico confinante, ha ribadito la sua piena fiducia nel Cremlino e lo stesso hanno fatto la Bielorussia, il Tagikistan e la Turchia che, in maniera per nulla scontata, attraverso il presidente Erdogan ha speso parole di appoggio per la Russia dirimpettaia nel Mar Nero e, un tempo, rivale in Crimea.
Tra i paesi confinanti, dunque, a strepitare contro i russi sono soltanto i baltici: 6 milioni di abitanti in tutto, a fronte di quasi due miliardi di persone che popolano gli stati “pro-russi” summenzionati.
Se aggiungiamo che anche l’India (1 miliardo e mezzo di abitanti) ha detto di comprendere le ragioni russe arriviamo ad oltre metà del pianeta schierata con Mosca, cui si aggiungono decine di paesi neutrali.
Come si può parlare di isolamento?
Certo, dietro all’avanguardia baltica ci sono la Polonia, la Francia, mezza UE e gli americani, ma dal punto di vista della loro importanza economica e geopolitica per la Russia parliamo sempre minoranze visto che gli scambi con gli USA sono minimali.
In particolare Mosca ha pianificato già da molto tempo, come contromossa, un immediato rifiuto del dollaro nelle contrattazioni commerciali di “petrolio, gas energia e altro” con un cambio regolamentato nelle rispettive valute nazionali, in particolare con quei Paesi come “Cina, India, Turchia e altri per i quali non si vede il perché le transazioni debbano essere concluse adottando la valuta Usa” ha spiegato tranquillamente il ministro alla Sviluppo Economico di Mosca Aleksei Ulyukaiev.
Piuttosto sembrerebbe quindi che le sanzioni avranno l'effetto opposto di autoisolamento da parte dell'Occidente.
Nel frattempo questo l'Asse Occidentale, sotto l'inaugurarsi di questa nuova Guerra Fredda, si sta già indebolendo e fratturando.
Siamo prossimi alle Elezioni Europee e i sondaggi danno chiaramente per scontato che questa volta sarà la posizione dei partiti contrari alle attuali politiche europee ad imporre un possibile prossimo cambiamento, politico e sociale, all'attuale voragine di desertificazione nella povertà che l'Unione Europea porta andando ad aggregarsi ad altri stati senza referendum popolari e innescando rivolte.
Uno dei partiti che stanno riscuotendo un sempre maggior successo è quello in Francia, Front National di Marine Le Pen, screditato dai media come Xenofobo, per il fatto che è molto rigoroso contro le attuali politiche immigratorie in Europa.
Altri titani all'interno dell'Unione Europea, contrari alle attuali politiche di distruttive che hanno caratterizzato questo assembramento di stati gestito dalla Germania, hanno ormai una maggioranza scontata, in continua crescita.
Alleati con il Front National, di Marine Le Pen, per le prossime elezioni europee, c'è un vero e proprio "esercito" di partiti che stanno prendendo un'estesa maggioranza tra gli elettori, ovviamente stanchi di patire le politiche di decrescita dell'Unione Europea, ha già convinto gli olandesi conservatori del Partito per la Libertà, guidato da Geert Wilders, a fare un’alleanza alle prossime elezioni europee.
Anche Matteo Salvini, della Lega Nord, sarà della partita.
Per la formazione padana, Le Pen ha avuto sempre parole di grande apprezzamento.
Nel Gruppo Parlamentare di destra dovrebbero entrare, salvo sorprese, anche il partito austriaco FPÖ, la formazione belga Vlaams Belang e i Democratici Svedesi.
Nel frattempo il premier svedese ha già preso atto del fallimento dell'Unione Europea.
Il primo ministro svedese Fredrik Reinfeldt concorda con lo speculatore miliardario George Soros.
L'Europa sia realista: la ripresa è "molto debole".

Reinfeldt avverte che le autorità dovrebbero smetterla di autocompiacersi dei progressi timidi che la crescita economica ha registrato.
Qualcuno dovrebbe avere il coraggio di ammetterlo: l'area euro non ha effettuato quel rimbalzo convincente sperato dopo la crisi del debito scoppiata tre anni fa.
La crisi persiste e compromette il buon andamento delle attività commerciali e minaccia le nazioni che tanto fanno affidamento sull'export, come la Svezia.
Lo ha sottolineato il premier scandinavo in un'intervista rilasciata a Stoccolma.
Questo contesto è "senza dubbio una minaccia per la Svezia", ha dichiarato il 48enne politico.
Sul versante della crescita "quelli che stiamo vedendo sono numeri molto deboli, la domanda continua a essere bassa".
I nodi stanno continuando a venire al pettine.
L’Unione europea potrebbe essere una cosa del passato”.
E’ quanto ha affermato l’investitore miliardario George Soros, nel corso di un evento che si è tenuto in mattinata a Londra.
Nel suo nuovo libro “The Tragedy of the European Union,” ovvero “La Tragedia dell’Unione europea“, Soros si chiede se per caso non sia troppo tardi riuscire ad assicurare la sopravvivenza dell’Ue.
“Nell’ultimo decennio, l’Ue si è trasformata da un potere globale a una confederazione frazionata di stati, caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e dal risentimento verso una Germania riluttante a fare qualcosa.”
Il risentimento verso il cuore della Germania e nei confronti degli Stati Uniti sta crescendo non solo nei paesi membri dell'Unione Europea, ma anche nei confronti di altri paesi esteri in particolare anche in Venezuela, dove sembra, ancora una volta, che gli Stati Uniti siano coinvolti nel fomentare la rivolta popolare.
Il presidente boliviano Evo Morales ha affermato che le proteste in Venezuela sono finanziate "dall'imperialismo americano" e dall'oligarchia venezuelana per porre fine alla rivoluzione di Nicolas Maduro.
"Gli Stati Uniti pagano gruppi di giovani per creare tensioni, aggressività e violenza," - i media messicani citano le parole di Morales.
Mercoledì scorso in diverse città del Venezuela erano scesi in piazza i sostenitori e gli oppositori del presidente.
A seguito dei disordini e degli scontri in tutto il Paese hanno perso la vita 3 persone, sono rimaste ferite 66 e sono state arrestate 69.
Stesso modello, stessa situazione, stesse modalità come in Ucraina, cambia solo il paese ma stavolta gli Stati Uniti, si stanno creando un massiccio numero di avversari a cui fare fronte, e visto che i rapporti tra Venezuela e Russia sono sono estremamente solidi, sembra che l'asse occidentale verrà a trovarsi ulteriormente più isolato.
Una vera e propria Guerra Fredda.
Di conseguenza vista le recenti necessità della Russia ad ampliare i proprio livello strategico a mondiale, il Venezuela sembra che diventerà un potenziale alleato.
In un momento di escalation delle tensioni con l’Occidente più dell’Ucraina, la Russia conferma che sta negoziando con otto governi di tutto il mondo per l’accesso alle strutture militari, per consentirle di estendere le proprie capacità di bombardieri navali e strategici a lungo raggio.
Il ministro della Difesa Sergei Shoigu afferma che il personale il militare è’ impegnato in colloqui con Cuba, Venezuela, Nicaragua, Algeria, Cipro, Seychelles, Vietnam e Singapore.
Gli Stati Uniti e l'Unione Europea sembra piuttosto che stavolta abbiano fatto il passo più lungo della gamba imponendo la propria influenza sui paesi esteri...rompendosi un piede.
La nuova Guerra Fredda, sembra triste dirlo, ma sembra essere ormai alle porte, e stavolta possiamo proprio dirlo l'Unione Europea e gli Stati Uniti se ne faranno carico nel loro futuro prossimo se le loro politiche non cambieranno.
In Italia cosa possiamo fare noi a riguardo oltre che a leggere tutto ciò?
1) Alle prossime elezioni Europee fare la scelta giusta non solo per il nostro futuro ma anche per quello di quelli che ora sono i nostri figli; 2) La celebre banda di motociclisti russa (di cui Putin è membro onorario) sfila solidale in Crimea, a Sebastopoli.
Il suo leader all'Italia: << L'Italia stia con la Russia, non con gli USA. [...] In Italia ci vado spesso perchè ci abita mia sorella Irina, noi litighiamo spesso perchè lei ormai ha preso la "mentalità italiana" >> (vedi qui)
Auguriamo un buon esito al referendum in Crimea!!












Fonti:
http://www.repubblica.it/esteri/2014/03/12/news/ucraina_yatseniuk_da_obama-80790237/
http://www.imolaoggi.it/2014/03/12/ucraina-i-paesi-del-g7-non-riconosceranno-il-risultato-del-referendum/
http://www.retedellaconoscenza.it/2014/01/non-e-un-paese-per-giovani-aumenta-la-disoccupazione-in-attesa-del-job-act/
http://www.ilcambiamento.it/crisi/referendum_grecia_ue.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Consultazione_popolare
http://www.ilcambiamento.it/crisi/referendum_grecia_ue.html
http://it.wikiquote.org/wiki/Mario_Monti
http://www.imolaoggi.it/2014/03/13/grecia-la-troika-chiede-altri-11mila-licenziamenti-proteste/
http://qn.quotidiano.net/esteri/2014/03/12/1037993-ucraina-crimea-referendum-obama.shtml
http://www.imolaoggi.it/2014/03/13/ucraina-la-merkel-continua-a-minacciare-la-russia-danni-enormi-per-mosca/
http://www.ilnord.it/c-2664_IL_CAPO_DI_STATO_MAGGIORE_USA_GENERALE_DEMPSEY_LESERCITO_AMERICANO_E_PRONTO_A_UNA_RISPOSTA_MILITARE_IN_UCRAINA
http://www.agi.it/estero/notizie/201403101500-est-rt10146-ucraina_scontro_su_referendum_crimea_obama_no_pistola_a_tempia
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-14/ucraina-borsa-mosca-picco-referendum-crimea-kerry-tenta-convincere-lavrov-extremis--085959.shtml?uuid=ABQSc02
http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=23134
http://www.wallstreetitalia.com/article/1676546/politica/svezia-premier-basta-falsita-ripresa-europa-debolissima.aspx
http://www.imolaoggi.it/2014/03/13/soros-forse-e-troppo-tardi-per-assicurare-la-sopravvivenza-dellue/
http://italian.ruvr.ru/news/2014_02_16/Bolivia-Evo-Morales-accusa-gli-USA-di-finanziare-le-proteste-in-Venezuela-8515/
http://en.wikipedia.org/wiki/Russia%E2%80%93Venezuela_relations
http://www.cnsnews.com/news/article/patrick-goodenough/russia-seeks-access-bases-eight-countries-its-ships-and-bombers

PROTESTE A BRUXELLES: BASTA ALLE POLITICHE DI AUSTERITÀ IMPOSTE DALLA GERMANIA


Stop alle politiche di austerità imposte dalla Germania: è questo il messaggio che la vicepresidente del Parlamento Ue Roberta Angelilli e una delegazione di giovani del Nuovo Centrodestra hanno portato ieri a Berlino, organizzando un flash mob sotto la Porta di Brandeburgo. I partecipanti hanno mostrato uno striscione con la scritta “Stop Austerity”, circondato da grandi mani tricolore, per chiedere alla Commissione europea di superare le politiche di esclusivo rigore volute dalla cancelliera Merkel.
“Con la crisi l’Europa ha perso milioni di posti di lavoro e la disoccupazione giovanile è in costante aumento: l’Italia con il fiscal compact rischia di dover tagliare ogni anno dai 40 ai 70 miliardi di euro, un vincolo capestro che rischia di non lasciare risorse utili e necessarie per le urgenti riforme per superare la crisi”, ha affermato la Angelilli che, in vista dei prossimi vertici europei, chiede di riconsiderare i limiti del fiscal compact “tenendo in debito conto le situazioni nazionali e valutando la giusta flessibilità sul patto, scorporando gli investimenti strategici al fine di ridare ossigeno alle imprese e riavviare l’economia”.
A tal fine, la vicepresidente dell’Europarlamento ha annunciato che nei prossimi giorni sarà avviata la sottoscrizione di una petizione popolare da sottoporre ai candidati alla presidenza della Commissione europea.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/03/15/stop-allausterita-imposta-dalla-germania-proteste-a-berlino/

mercoledì 12 marzo 2014

L'ITALIA NON E' UN PAESE PER IL MERITO

Il merito, questo sconosciuto. Potrebbe tranquillamente essere il titolo per una storia d’Italia dell’ultimo ventennio. È notizia recentissima che la crisi ruba il lavoro a un laureato su quattro. Tra i laureati triennali, infatti, la disoccupazione è cresciuta di 4 punti percentuali, dal 22,6% al 26,5%. Lievita anche fra i laureati magistrali, dal 21% al 23%.

Se si guarda alla stabilità della retribuzione le note sono ancora più dolenti: crolla a mille euro netti mensili, con una contrazione media del 4%; rispetto al 2008 il calo raggiunge addirittura il 20%. Questi dati diventano tanto più drammatici se si pensa che nel nostro Paese meno di un occupato su cinque (il 18,7%) ricompreso tra i 15 e i 64 anni vanta una laurea. Un trend che fissa l’asticella a meno della metà del Regno Unito (39,9%) e al di sotto anche del 35,2% della Francia. Rispetto alla Germania si registra poi un abisso di oltre dieci punti (28,9%).
La gravità dei dati sulla bassa occupazione dei laureati italiani è evidente quando si nota che essi vantano meno concorrenza proprio nel mercato interno…
Insomma, nel nostro Paese il merito è un vero optional per chi studia e chi si applica. Lo dimostra anche ilfenomeno degli overeducated, cioè quei giovani laureati precari che accettano di svolgere mansioni non “allineate” rispetto alla propria formazione. Una criticità che è emersa in tutta la sua drammaticità tra il 2009 e il 2011. Da allora, circa il 40% dei giovani tra i 24 e i 35 anni che possiedono una laurea almeno triennale svolgono un lavoro a bassa o nessuna qualifica, pur di strappare un qualche reddito. Anche in Germania gli overeducated esistono, ma rappresentano solo il 18% dei giovani.
E’ un atroce paradosso, quello per cui si diventa troppo “educati”, formati, con un titolo di studio troppo alto per lavorare: esso mina alle fondamenta le basi della società italiana. Perché sia ben chiaro: che idea di Stato puoi dare ai giovani se come Governo prima li stimoli in tutti i modi a raggiungere il “pezzo di carta”, spesso additando come falliti coloro che non lo conquistano, come sfigati o peggio ancora comechoosy, e poi non ti curi di loro?
La realtà è che l’Italia non ha ancora deciso che strada intraprendere, mortalmente combattuta tra la sua tradizione manifatturiera e quella di maestri dell’innovazione, dello sviluppo e della ricerca. Su quest’ultimo punto pesano come macigni le responsabilità del sindacato italiano che lotta tenacemente per difendere gli ammortizzatori sociali conservativi e invece mantiene un silenzio di tomba sul versante delle politiche attive per il lavoro e sulla richiesta di una istruzione e formazione professionale di qualità.
L’emblema resta Torino, fino a pochi decenni fa capitale mondiale dell’auto e oggi distretto industriale in declino: la Fiom e in generale tutti i sindacati locali si arrovellano sul futuro della Fiat, invece di preoccuparsi di pretendere dalla politica, a tutti i livelli, la costruzione di strumenti per superare il modello fordista. Una miopia del tutto incomprensibile, in particolare se si pensa che proprio nel capoluogo sabaudo esiste un’Università di eccellenza come il Politecnico, che sforna fior fiori di ricercatori e sulla quale si potrebbe fondare la riscossa della prima capitale d’Italia.
D’altra parte, in questa ultima settimana il governo Renzi si è molto preoccupato delle scuole, ma solo per la questione della manutenzione degli edifici scolastici. Certo, è giusto occuparsene, ma dovrebbe essere qualcosa di scontato in un Paese civile: un’azione che non dovrebbe neppure fare notizia. La vera novità per riformare l’Italia sarebbe invece scommettere sul capitale umano, sulla sua formazione, sulla qualità dei programmi didattici e soprattutto su una stretta relazione tra mondo dell’istruzione e quello del lavoro, dell’impresa. L’Italia invece risulta essere da anniil fanalino di coda in Europa per percentuale di spesa pubblica destinata allacultura(1,1% a fronte del 2,2% dell’Ue a 27) e al penultimo posto, seguita solo dalla Grecia, per percentuale di spesa inistruzione(l’8,5% a fronte del 10,9% dell’Ue a 27).
Su questo punto si aggiungono i ritardi colossali nella spesa per la ricerca e per il finanziamento delle start up, cioè di quelle aziende che stanno fiorendo in tutti gli altri Paesi grazie alla capacità di premiare e sostenere economicamente le idee innovative. Secondo un recente studio, ogni posto di lavoro creato da questa tipologia di impresa ne genera altri cinque. Poiché strade parallele non portano a nulla, occorre comprendere che solo la contaminazione tra lavoro e scuola rappresenta la ricetta vincente: altrimenti si perde un treno essenziale per la sopravvivenza della nostra economia e si diventa Terza Europa (se non addirittura Terzo Mondo).

Fonte:http://italian.ruvr.ru/2014_03_12/L-Italia-non-e-un-Paese-per-il-merito-4014/

SOROS: ORMAI L'UNIONE EUROPEA APPARTIENE AL PASSATO

Ormai è "una confederazione frazionata di stati caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e da un forte risentimento contro la Germania".

NEW YORK (WSI) - L'Unione europea potrebbe essere una cosa del passato". E' quanto ha affermato l'investitore miliardario George Soros, nel corso di un evento che si è tenuto in mattinata a Londra.
Nel suo nuovo libro "The Tragedy of the European Union," ovvero "La Tragedia dell'Unione europea", Soros si chiede se per caso non sia troppo tardi riuscire ad assicurare la sopravvivenza dell'Ue.
"Nell'ultimo decennio, l'Ue si è trasformata da un potere globale a una confederazione frazionata di stati, caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e dal risentimento verso una Germania riluttante" a fare qualcosa.
Soros ha sottolineato che, in caso di collasso dell'Unione europea, ci sarebbero "gravi conseguenze politiche ed economiche" sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo, e ha avvertito che, in assenza di decisioni politiche che alimentino il ritorno all'erogazione del credito da parte delle banche e una ulteriore integrazione, l'Europa intera farebbe fronte a 25 anni di stagnazione, della gravità di quella che ha caratterizzato il Giappone.

Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/article/1676000/eurozona/soros-ue-potrebbe-appartenere-ormai-al-passato.aspx

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

INDIRIZZO E-MAIL

Per contattarmi:

angelfallendark@hotmail.it


Cerca nel blog

Lettori fissi

Archivio blog