ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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martedì 19 gennaio 2016

L'ULTIMA SUPERPOTENZA IN BANCAROTTA NON E' IN GRADO DI FERMARE LE POTENZE EMERGENTI

Federazione Russa, Repubblica Cinese, India e altre potenze emergenti stanno spingendo per un mondo multipolare; nel frattempo gli Stati Uniti, un ex egemone, non è in grado di fermarli perché sta perdendo il suo potere politico ed è "di fatto bancarotta," conferma William Engdahl, un osservatore politico per New Outlook orientale

Lentamente, ma inesorabilmente la Russia, la Cina e altre economie emergenti stanno cominciando a ridurre la loro dipendenza dal dollaro americano.
La Russia prevede di operare utilizzando i rubli nel petrolio minando la corrente degli Stati Uniti nel monopolio del prezzo del petrolio.
"E' l'inizio della de-dollarizzazione del commercio mondiale del petrolio in modo significativo", ha detto Engdahl.
Questa mossa sarebbe un colpo drammatico per l'economia degli Stati Uniti e romperebbe l'egemonia politico degli Stati Uniti, ha spiegato Engdahl.
Per rendere le cose ancora peggiori, l'economia americana sta già lottando.
"Il resto del mondo sta cominciando a rendersi conto che gli Stati Uniti d'America, l'egemone o la sola superpotenza, qualunque cosa si voglia chiamare, è de facto in bancarotta", ha confermato il politologo.
Non si tratta semplicemente circa l'imminente de-dollarizzazione del commercio mondiale di petrolio, ha spiegato Engdahl ma a causa del fatto che l'economia statunitense è stata duramente colpita su più fronti.
Con le industrie americane esternalizzate ad altri paesi, la disoccupazione tiro attraverso il tetto e le migliaia di miliardi di dollari di debito, l'economia americana è in una forma terribile, riferisce Engdahl.
Gli analisti di JP Morgan analisti erano meno drammatici di Engdahl, ma anche loro hanno convenuto che la possibilità che l'economia degli Stati Uniti rallenti nel corso dei prossimi anni è aumentata del 75 per cento.
Mentre l'economia globale dovrebbe crescere del 2.6 per cento nel 2016, l'economia americana potrebbe probabilmente scivolare in recessione.


Fonte:http://sputniknews.com/us/20160114/1033153676/us-economy-bankrupt-multipolar-world.html

giovedì 15 ottobre 2015

SULLA SCENA MONDIALE L'AMERICA E' DAVVERO IN CRISI

Gli Stati Uniti stanno passando momenti difficili, nel tentativo di salvare la propria immagine dopo le sfide lanciate da Russia e Cina. La perdita del controllo sul Medio Oriente rischia di trasformarsi in una grave perdita di reputazione per Washington.

Nelle regioni più importanti del mondo la potenza militare e politica degli Stati Uniti sono state messe in discussione, ritiene l'editorialista del "Financial Times" Gideon Rachman.
"Per quanto tempo un Paese con una popolazione inferiore al 5% di quella mondiale e con l'economia del 22% rispetto a quella dell'intero globo può conservare il primato politico e militare? Questa domanda se la pongono spesso in Medio Oriente, Europa orientale e nella regione del Pacifico," — scrive Rachman.
"L'operazione militare russa in Siria rivela come gli Stati Uniti abbiano perso il controllo del Medio Oriente dopo la cosiddetta "Primavera Araba" e il ritiro delle truppe dall'Iraq… Mosca ha avvertito il vuoto di potere ed ha cercato di riempirlo," — ritiene il giornalista.
A suo parere anche in Europa la Russia ha sfidato gli Stati Uniti con l'annessione della Crimea, mentre in Asia il problema di Washington sono le dispute territoriali della Cina con i suoi vicini, scrive Rachman.
"Nonostante la popolare espressione "un mondo senza confini", il controllo del territorio ha ancora un'importanza fondamentale per la politica internazionale," — constata l'editorialista.
Allo stesso tempo, come osservato dall'analista Thomas Wright del Brookings Institution, la stabilità politica mondiale dipende da quella regionale, in particolare in Europa e in Asia orientale.
"Se queste regioni crolleranno, niente salverà l'ordine mondiale," — l'editorialista cita le parole di Wright.
L'Europa e l'Asia non si stanno spezzando, ma ma si stanno frammentando, ritiene Rachman. Tuttavia il Medio Oriente sta scoppiando, sollevando la questione della forza degli Stati Uniti e minando la reputazione di Washington in una regione molto importante come l'Asia.
Washington è sotto pressione da forze interne ed esterne, che chiedono agli Stati Uniti di agire più autorevolmente e di "ripristinare la reputazione della forza americana." La decisione di inviare navi nelle acque contese dell'Oceano Pacifico e di schierare le truppe nei Paesi Baltici è una reazione a queste pressioni, ritiene Rachman.
Contemporaneamente, secondo l'editorialista, Washington non vuole ripetere gli insuccessi degli interventi in Iraq e Libia ed è consapevole dei rischi di un confronto militare con la Russia e la Cina.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20151014/1362168/Asia-Geopolitica-Siria-Crimea-Pacifico-FT-Occidente.html#ixzz3oeKae4Jf

giovedì 6 agosto 2015

OTTO ECONOMISTI AZZARDANO UN'IPOTETICA CRISI ECONOMICA IN ARRIVO DA OTTOBRE 2015



Ci sarà un crollo finanziario negli Stati Uniti entro la fine del 2015?  Sempre più stimati esperti finanziari stanno avvertendo che siamo proprio sull'orlo di un'altra grande crisi economica. Naturalmente questo non significa che accadrà. Gli esperti hanno sbagliato in passato ma alcuni indizi sembrano suggerire che una nuova crisi finanziaria potrebbe essere alle porte.
I seguenti sono otto esperti finanziari che stanno avvertendo che una grande crisi finanziaria è imminente ...
# 1 Durante un'intervista recente, Doug Casey ha affermato che stiamo andando verso "una catastrofe di proporzioni storiche" ...
"Con questi governi stupidi che stampano trilioni e trilioni di nuove unità di valuta", afferma Casey, " andiamo verso a una catastrofe di proporzioni storiche  "
Doug Casey è un investitore di grande successo a capo della Casey Research
"Non terrei capitale significativo nelle banche", ha detto. "La maggior parte delle banche del mondo sono in bancarotta."

# 2 Bill Fleckenstein avverte che i mercati degli Stati Uniti potrebbe affrontare delle 'calamità' nei prossimi mesi ...
Bill Fleckenstein ha correttamente previsto la crisi finanziaria nel 2007,  
# 3 Richard Russell ritiene che la crisi che sta arrivando "farà a pezzi il sistema economico attuale" ...
Dal mio punto di vista, questo è il periodo più strano che ho vissuto dal 1940.  
# 4 Larry Edelson è "sicuro al 100%" che avremo una crisi finanziaria globale "entro i prossimi mesi" ...
" Il 7 ottobre 2015, il prima superciclo economico dal 1929 innescherà una crisi finanziaria globale di proporzioni epiche . Porterà l'Europa, il Giappone e gli Stati Uniti in ginocchio, e quasi un miliardo di esseri umani sulle montagne russe per i prossimi cinque anni. Una corsa che nessuna generazione ha mai visto. Sono sicuro al 100% che colpirà nei prossimi mesi . "
# 5 John Hussman avverte che le condizioni di mercato che stiamo osservando in questo momento si sono verificate solo in pochi momenti chiave in tutta la nostra storia ...
“Guardate i dati e vi renderete conto che le nostre preoccupazioni attuali non sono esagerazioni. Semplicemente non abbiamo osservato le condizioni di mercato che osserviamo oggi, tranne che in una manciata di casi nella storia del mercato, e le cose sono andare piuttosto male”
# 6 Nel corso di una recente apparizione sulla CNBC, Marc Faber ha suggerito che il mercato azionario degli Stati Uniti potrebbe presto perderà fino al 40 per cento ...
# 7 Henry Blodget suggerisce che il mercato azionario americano potrebbero presto perdere fino al 50 per cento ...
# 8 Egon von Greyerz ha recentemente detto che stiamo andando verso “una storica distruzione della ricchezza" ...
“ci sono più aree problematiche al mondo che situazioni stabili. Nessuna nazione importante in Occidente può rimborsare i propri debiti. Lo stesso vale per il Giappone e la maggior parte dei mercati emergenti. L'Europa è un esperimento fallito. La Cina è una bolla enorme, in termini di mercati azionari,mercati immobiliari e sistema bancario ombra. Gli Stati Uniti sono il paese più indebitato del mondo e hanno vissuto al di sopra dei propri mezzi per oltre 50 anni.
Così vedremo l’esplosione di due bombe gemelle: una del debito da 200 trilioni di dollari e una di derivati da 1,5 quadrilioni che porterà ad una storica distruzione della ricchezza, con i mercati in calo di almeno 75-95 per cento. Il commercio mondiale si contrarrà drammaticamente e vedremo un enorme disagio in tutto il mondo .
Hanno ragione? Lo sapremo presto.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12528

martedì 14 luglio 2015

ANALISTA: PER PREVENIRE IL COLLASSO DEL SISTEMA FINANZIARIO OCCIDENTALE GLI STATI UNITI PREPARANO UNA GUERRA CONTRO REPUBBLICA CINESE E FERDERAZIONE RUSSA


Gli Stati Uniti si stanno preparando per una possibile guerra contro la Cina e la Russia al fine di prevenire il collasso del sistema bancario occidentale, afferma un commentatore politico americano e attivista.
Michael Billington, Asia redattore per l'Executive Intelligence Review e autore di Riflessioni di un prigioniero politico americano: la repressione e promessa del Movimento LaRouche, ha fatto queste osservazioni in un'intervista telefonica con Press TV il Giovedi.
Mercoledì scorso, il segretario alla Difesa americano Ashton Carter ha avvertito la Cina di fermare lo sviluppo di isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale, promettendo che gli Stati Uniti non si sarebbero fermati a pattugliare le acque internazionali e lo spazio aereo nella regione Asia-Pacifico.
"Non ci dovrebbe essere nessun errore, se gli Stati Uniti voleranno, veleggeranno, e utilizzassero ovunque il diritto internazionale consente, come facciamo in tutto il mondo", ha detto Carter alla base congiunta delle forze armate Usa a Pearl Harbor.
Billington ha detto che il tentativo della Cina di costruire isole del Mar Cinese Meridionale "non è così insolito", in quanto le Filippine e il Vietnam stanno facendo lo stesso.

Il presidente Barack Obama sta cercando di mantenere la sua attenzione su un passaggio ampiamente pubblicizzato in Asia, che ha perseguito dal 2011.
La Casa Bianca sostiene che nessuna regione è più importante per gli interessi a lungo termine degli americani che l'Asia.
"Il punto che deve essere fatta è che i cinesi, come i russi, sono molto, molto chiari che gli Stati Uniti e i loro alleati della NATO sono in una mobilitazione di guerra, in preparazione per la guerra alla Russia, e per la guerra alla Cina," Billington ha dichiarato.
"C'è un generale riconoscimento crescente che la forza trainante di questa guerra è il crollo totale di tutto il sistema bancario occidentale", ha aggiunto.
"La Grecia è pronta per default. Ha reso molto chiaro. L'euro non sopravviverà. Obama qui a casa non è riuscito ... a invertire il calo dell'occupazione, della produzione, nelle infrastrutture negli Stati Uniti e ora stiamo di fronte ad un crollo di gran lunga superiore al crollo 2008 ", ha detto l'analista.
"E la vista da Londra e Washington e New York è che dobbiamo andare in guerra, non possiamo permettere che questa alleanza BRICS tra Russia, Cina, India, Sud Africa e la maggior parte dell'America Latina crei nuove istituzioni finanziarie per toglierci la capacità di bottino le risorse del settore in via di sviluppo ", ha osservato Billington.
«Così stanno andando per la guerra", ha sottolineato.
Washington accusa Pechino di effettuare un massiccio programma di "bonifica" nell'arcipelago Spratly del Mar Cinese Meridionale, e dice che le rivendicazioni territoriali della Cina delle isole artificiali potrebbero ulteriormente militarizzare la regione.
"La Cina sa che ogni offensiva militare contro di loro dai tempi della guerra dell'oppio britannica è venutA attraverso il Mar Cinese Meridionale", ha detto Billington.
"Quindi sono interessato".
Ha detto che i cinesi hanno ripetutamente offerto a "le nazioni del Sudest asiatico per lavorare congiuntamente allo sviluppo delle risorse, che sono stati sonoramente respinti dai filippini, che funzionano come dipendenti assoluti di piani di guerra di Obama, e di fatto, trasformando loro isole in una massiccia base militare degli Stati Uniti. "
Ha continuato a dire che "non c'è motivo di questo confronto" tra gli Stati Uniti e la Cina ", a parte il fatto che Obama vuole una guerra, piuttosto i suoi controllori di Londra e di Wall Street vogliono una guerra, e Obama lo farà se non viene rimosso dal suo incarico. "
"Gli Stati Uniti stanno già utilizzando le Filippine come base militare per la guerra. Questo può essere fermato, deve essere fermato, ma sta andando ad avere per essere fermato qui negli Stati Uniti ", ha sottolineato Billington.

Fonte:http://www.presstv.ir/Detail/2015/05/28/413287/US-war-China-Russia-

venerdì 10 luglio 2015

LE SANZIONI EUROPEISTE CONTRO LA RUSSIA SONO RESPONSABILI DELLA CHIUSURA SOLO IN EMILIA ROMAGNA DI 1900 AZIENDE AGRICOLE

Le sanzioni contro la Russia hanno provocato un forte calo delle esportazioni e messo in ginocchio la produzione agricola in Emilia-Romagna.

Le sanzioni antirusse sono responsabili della chiusura di oltre un migliaio di imprese in Emilia-Romagna, scrive oggi il quotidiano locale Imola Oggi.
Quest’anno in Emilia-Romagna sono state chiuse 1.900 aziende, denuncia la rivista delle imprese agricole Agrinsieme Emilia Romagna. Secondo il coordinatore dell’organizzazione Guglielmo Garaniani, le sanzioni contro la Russia hanno portato un forte calo delle esportazioni della regione ed hanno avuto un impatto devastante sulla produzione agricola locale.
Gli imprenditori hanno invitato le autorità regionali mettere a punto una “road map” per superare la situazione di emergenza in diversi distretti industriali e chiedono al governo aiuti e di avere un ruolo attivo per affrontare la situazione.

Fonte:http://lastella.altervista.org/in-emilia-romagna-oltre-mille-imprese-fallite-per-le-sanzioni-contro-la-russia/

giovedì 2 luglio 2015

LA CRISI GRECA ATTENDE ALTRI PARTNER DELLA NATO



Conseguenza importante del conflitto ucraino e del confronto tra occidente e Russia è l’aumento drammatico della spesa militare in diversi Paesi europei. Tuttavia, questa militarizzazione senza precedenti delle economie europee preannuncia un disastroso futuro debito paralizzante di tipo greco per tali Paesi. I più a rischio della futura sbornia di spese militari nei prossimi anni sono Paesi baltici, Polonia e Paesi scandinavi. Il risultato può effettivamente spiegare perché Washington e i più stretti alleati della NATO hanno intrapreso ciò che appare un pericoloso confronto geopolitico con la Russia. Le tensioni sono alimentate dalla presunta minaccia russa, soprattutto da Washington, che a loro volta portano a lucrose vendite di armi per il Pentagono e il suo complesso militare-industriale. Il segretario generale della NATO Jens Stoltenberg ha recentemente assicurato che l’alleanza militare guidata dagli Stati Uniti “non sarà trascinata in una corsa agli armamenti con la Russia“, ma questo è esattamente ciò che sembra accadere, almeno per i membri o partner orientali europei e scandinavi della NATO. L’agenda del confronto, veementemente articolata da Washington, non è tanto istigare una guerra totale tra NATO e Russia. L’ex-ambasciatore statunitense in Russia Michael McFaul lo scorso fine settimana ha affermato che “solo un pazzo invaderebbe la Russia“. Tale ammissione può effettivamente misurare con precisione i calcoli di Washington.
Nonostante il continuo atteggiamento aggressivo degli Stati Uniti verso la Russia, il vero obiettivo infatti non contempla la guerra con Mosca, ma piuttosto creare un clima di paura e insicurezza sulla presunta minaccia russa, per aumentare la spesa militare dei membri della NATO. Nell’ultimo rapporto sulle spese militari in Europa del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI) nota: “La crisi politica e militare in Ucraina ha portato ad una maggiore rivalutazione della percezione delle minacce e delle strategie militari in gran parte d’Europa. Percezione delle minacce aumentate hanno comportato appelli in Europa per aumentare la spesa militare, in particolare, al rinnovato impegno dei membri della NATO a spendere almeno il 2 per cento del loro PIL per la difesa“. Nelle crescenti spese militari nel 2015 rispetto all’anno precedente rientrano: Repubblica Ceca (+ 3,7%), Estonia (+ 7,3%), Lettonia (+ 15%), Lituania (+ 50%), Norvegia (+ 5,6%), Polonia (+ 20%), Romania (+ 4,9%), Repubblica Slovacca (+ 7%), e la Svezia che aderisce alla NATO (+ 5,3%). Significativamente, la maggior parte dei membri europeo-occidentali della NATO riduce o congela le spese militari, come Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Portogallo, Danimarca e Spagna. Tra i maggiori acquirenti militari, la Polonia ha il maggiore esborso finanziario con circa 35 miliardi di dollari anni fino al 2022. In confronto, gli Stati baltici di Lituania, Lettonia ed Estonia hanno spese assai minori in dollari assoluti. Ma ciò che è importante è relazione alle loro economie molto più piccole. Come nota SIPRI: “Nel medio-lungo termine, l’aumento dell’80 per cento o più delle spese militari richiesto da alcuni Stati, per raggiungere l’obiettivo del 2 per cento, è senza precedenti per i membri della NATO in tempo di pace. Dalla fine della guerra di Corea nel 1950-53, l’andamento dei bilanci militari di quasi tutti i membri della NATO, in percentuale del PIL, andava verso il basso o la stagnazione, anche durante i periodi di maggiore tensione con l’Unione Sovietica”.
Gli Stati Uniti quali maggiore esportatore di armi nel mondo ci guadagnano decisamente da bilanci e mercati europei ampliati, con la vendita di sistemi missilistici, carri armati, navi da guerra e aerei da combattimento.
Il vantaggio per il Fondo monetario internazionale (FMI) dominato da Washington è che l’indebitamento dei Paesi spendaccioni verso i militari è la conseguente futura coercizione economica, che permetterà l’esproprio via austerity delle economie a vantaggio del capitale finanziario occidentale. Il processo non è dissimile da ciò che è già accaduto in Grecia. Nel diluvio dei reportage occidentali sulla crisi del debito greco, un aspetto chiave rimane stranamente occultato. Il fatto che l’onere del debito da 320 miliardi di dollari della Grecia sia in gran parte dovuto a decenni di militarismo esorbitante.
Secondo alcune stime, almeno la metà del debito totale greco, oltre 150 miliardi di dollari, è dovuto alle spese militari. Prima dell’inizio della crisi del debito nel 2010, la Grecia spendeva circa il 7 per cento del PIL per la difesa quando molti altri Paesi europei spendevano circa il 2 per cento. Anche ora, cinque anni dopo il collasso economico, la Grecia ha ancora la più alta spesa militare dell’Unione europea, il 2,2 per cento del PIL. Nell’alleanza militare della NATO, la Grecia ha la seconda più alta spesa di questo tipo dopo gli Stati Uniti, che assegnano circa il 3,8 per cento del loro PIL ai militari. Il governo greco di Alexis Tsipras e i creditori istituzionali come Unione europea, Banca centrale europea e Fondo monetario internazionale hanno diligentemente ignorato un’opzione lampante per cercare di porre le finanze nazionali della Grecia su basi più solide, la contrazione massiccia militare del Paese. Se la Grecia dovesse ridurre la spesa militare della metà, a circa l’1 per cento del PIL, come Italia, Belgio, Spagna e Germania, potrebbe assegnare 2 miliardi per soddisfare le esigenze immediate del FMI e contribuire ad evitare le misure di austerità drastiche richieste dalla troika UE/BCE/FMI. Ma c’è una buona ragione per cui la troika dei creditori rifiuta questa opzione. La stravaganza militare della Grecia per molti anni è stata un miniera d’oro per le industrie belliche tedesche, francesi e statunitensi. Di 150 miliardi di dollari di spese militari dalla Grecia fino al 2010, il 25 per cento degli acquisti riguardava la Germania, il 13 per cento la Francia e il 42 per cento gli Stati Uniti, secondo i dati SIPRI. Non è un caso che i grandi creditori istituzionali della Grecia sono i governi tedesco e francese, che raccolgono 100 miliardi di dollari.
Gran parte del capitale prestato alla Grecia è stato speso per sistemi d’arma tedeschi e francesi come carri armati Leopard e aerei da combattimento Mirage, oltre che per gli statunitensi F-16. In un’intervista al Guardian nell’aprile 2012, il parlamentare greco Dimitris Papadimoulis accusava Berlino e Parigi di “ipocrisia” perché, come spiegò: “Beh, dopo l’inizio della crisi economica (nel 2010), Germania e Francia cercavano di siglare lucrosi accordi sulle armi anche quando ci spingevano a tagliare in settori come la salute“. Così Berlino e Parigi consapevolmente gonfiarono il debito della Grecia per dare un grosso mercato alle loro industrie della difesa. Quella porta girevole della finanza girava anche con la corruzione. Nell’ottobre 2013 l’ex-ministro della Difesa della Grecia Akis Tsochatsopoulous, del governo PASOK, fu imprigionato per 20 anni per corruzione riguardante 75 milioni di dollari e decine di funzionari di Atene. L’azienda tedesca Ferrostaal fu costretta a pagare 150 milioni di dollari per il suo ruolo nel racket delle armi, assicurandosi la vendita di quattro sottomarini Tipo 214 alla Grecia per circa 3 miliardi dollari.
Il comodo spauracchio nello scenario greco era la Turchia che invase Cipro nel 1974, dipinta quale perenne minaccia alla sicurezza alla Grecia. Washington, Berlino e Parigi assieme ai politici corrotti di Atene, sfruttarono la minaccia turca per far girare la porta dei prestiti e spese militari. La triste fine di tale scenario è la crisi del debito greco, rilanciata dallo stupro economico del Paese da parte di FMI e potenze europee, soprattutto Berlino e Parigi. Un’altra ironia di tale moderna tragedia greca è che la presunta minaccia turca accentuata da Washington e alleati europei, suscitando la massiccia militarizzazione della Grecia, fu attribuita a un altro membro della NATO, la Turchia. Che fine ha fatto l’articolo 5 della NATO sulla sicurezza collettiva in questi anni d’insicurezza? Quanto è più facile per Washington ed alleati della NATIO presentare la Russia con i vecchi stereotipi della Guerra Fredda quale minaccia alla sicurezza di Europa orientale e Scandinavia?
L’aumento della spesa militare dei Paesi di Europa orientale e Scandinavia sembra uno stratagemma riuscito. Il complesso militare-industriale degli Stati Uniti e dei suoi omologhi tedeschi, francesi e inglesi rastrellerà miliardi di dollari nei prossimi anni dai membri minori della NATO, opportunamente spaventati dallo stupido “spettro russo”. Ma se la storia del militarismo in Grecia è da seguire, una crisi del debito ‘greco’ è in serbo per Stati baltici, Polonia e scandinavi. La protezione della NATO guidata dagli Stati Uniti? Più che altro il racket della protezione NATO a guida USA.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/07/02/la-crisi-greca-attende-altri-partner-della-nato/

sabato 26 aprile 2014

PER TASSE E BUROCRAZIA PERSE 75.000 IMPRESE IN TRE ANNI


E’ crollo dell’artigianato in Italia dove negli ultimi 5 anni si sono perse 75.500 imprese. Lo comunica la Cgia che afferma come di queste, poco meno di 12.000 operavano nel ricco Triveneto.

I numeri, fa sapere la Cgia, ”fotografano una situazione pesantissima e ci consentono di dire che l’artigianato è stato il comparto più colpito dalla recessione che si è abbattuta in questi anni nel nostro Paese. Le costruzioni, i trasporti e il manifatturiero (metalmeccanica, tessile, abbigliamento e calzature) sono stati i settori che hanno segnato le performance più negative”.

”Drastica riduzione dei consumi delle famiglie, forte aumento sia delle tasse sia del peso della burocrazia e la restrizione del credito – segnala Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia – sono tra le cause che hanno costretto moltissimi artigiani a gettare la spugna. Non potendo contare su nessun ammortizzatore sociale, dopo la chiusura dell’attività moltissimi artigiani non hanno trovato nessun altro impiego e sono andati ad ingrossare il numero dei senza lavoro, portandosi appresso i debiti accumulati in questi anni e un futuro tutto da inventare”.

Nel Veneto la situazione ha assunto i toni di una vera debacle. Tra il 2009 e il 2013 mancano all’appello 9.800 imprese artigiane. Di queste, 2.187 operavano in provincia di Treviso, 1.949 a Verona, 1.848 a Vicenza e 1.836 a Venezia. Si stima che in questo quinquennio la contrazione occupazionale dell’artigianato veneto sia stata di circa 28.000 unità.
Da un punto di vista metodologico, fa notare la Cgia, ”la nati-mortalità delle imprese è stata calcolata come differenza tra le imprese artigiane iscritte in un periodo e le cessazioni non d’ufficio avvenute nello stesso lasso di tempo. Ai fini del calcolo sono state utilizzate le cessazioni non d’ufficio, in modo che il saldo risulti pulito da eventuali operazioni di revisione degli archivi”.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2014/04/25/cgia-crolla-lartigianato-per-tasse-e-burocrazia-perse-75mila-imprese-in-5-anni/

venerdì 25 aprile 2014

IL NEW YORK TIMES SPIEGA PERCHE' LA CRISI DELLA UE E' COLPA DELLA GERMANIA


NEW YORK - Per capire una delle ragioni fondamentali della crisi finanziaria europea che ha quasi causato il collasso finanziario globale e ha minacciato di annullare una tendenza durata sei decenni verso un'Europa unita, si potrebbe osservare una bel mucchio di grafici sui mercati obbligazionari, sui disavanzi delle partite correnti e sugli squilibri fiscali.

Oppure, si potrebbe dare un'occhiata ai nuovi dati compilati da LIS, il gruppo che gestisce il Luxembourg Income Study Database, che mostrano come è distribuito il reddito nei paesi di tutto il mondo. Esso offre una visione sorprendente sul perché l'Europa sia arrivata sull'orlo del baratro finanziario.

Nella maggior parte delle economie avanzate, negli ultimi decenni la classe media ha fatto progressi significativi in termini di potere d'acquisto, anche se i ricchi hanno fatto parecchio meglio. Ma un grande paese fa eccezione, con i lavoratori a reddito medio che non hanno visto alcun aumento significativo dagli anni '90 .

Questo paese è la Germania, la più grande economia in Europa. E i numeri sono notevoli . Dal 2000 al 2010, il reddito al netto delle imposte per le persone che si trovano al centro della distribuzione del reddito in Germania è aumentato del 1,4 per cento. Non all'anno. In totale.

Se si guarda ad un arco di tempo più lungo, dal 1990 al 2010, nemmeno l'ordinario lavoratore tedesco se l'è passata tanto bene. Il reddito medio pro-capite è aumentato del 7,5 per cento, che equivale a un tasso annuale di solo lo 0,4 per cento.

Un tempo valeva il buon argomento che i lavoratori tedeschi della classe media erano strapagati rispetto ai concorrenti internazionali. Nel 1990, guadagnavano il 10 per cento in più rispetto ai corrispondenti lavoratori olandesi e il 29 per cento in più degli inglesi. Ma nel 2010, hanno guadagnato meno di entrambi. La stagnazione dei salari degli operai e della classe media tedesca è stata intenzionale, causata dalle decisioni politiche connesse alle sfide della riunificazione .

Quando la Germania Ovest negli anni '90 si è annessa la Germania Est dominata dai Sovietici, la Germania unita era spesso chiamata il "malato d'Europa". Gli aumenti salariali avevano superato la produttività, e sontuosi sussidi di disoccupazione avevano portato molti lavoratori a rimanere a casa piuttosto che accettare lavori a bassa retribuzione.

Attraverso una serie di riforme introdotte dal governo di concerto con le associazioni imprenditoriali ed i sindacati, la Germania ha cercato di tornare di nuovo in salute. Il paese ha ridotto i sussidi di disoccupazione a lungo termine, incoraggiando così un maggior numero di persone ad entrare nel mercato del lavoro. Ha preso misure per garantire che l'aumento della produttività dell'industria tedesca si traducesse in un aumento della forza lavoro piuttosto che in salari più alti.

Le misure hanno funzionato particolarmente bene, cosa che si riflette sia nei salari stagnanti che nel tasso di disoccupazione tedesco in caduta libera.

Il risultato è stato una manna per le esportazioni tedesche. Mantenendo sotto controllo i salari, la Germania ha reso i prodotti dei suoi esportatori più competitivi nel mercato globale. La Germania stava producendo più beni di quanti ne consumasse, e stava esportando il surplus nel resto del mondo, soprattutto nel resto d'Europa.

Il che ci riporta alla crisi dell'Eurozona. La gente (soprattutto i tedeschi) spesso vede la crisi, che è diventata grave quattro anni fa, attraverso questo quadro interpretativo: dissoluti paesi dalle mani bucate lungo la costa meridionale dell'Europa (stiamo guardando a voi, Grecia, Italia e Spagna) hanno preso in prestito più soldi di quanti fossero in grado di rimborsare; poi, quando è arrivata l'ora di pagare il conto, hanno quasi causato il crollo dell'Euro prima di essere salvati dai loro vicini più responsabili del Nord Europa.

Questa storia non è necessariamente sbagliata, ma è incompleta. La corsa del debito in Spagna e in Grecia e in Italia è stato il rovescio della medaglia del successo della Germania nel contenere i salari dei lavoratori e nel migliorare le sue esportazioni. La Germania ha venduto più beni al Sud Europa di quanti ne ha acquistato. Si è presa i profitti e, in effetti, ha prestato i soldi a quegli stessi paesi dell'Europa meridionale. In Grecia e in Italia, questo flusso di credito si è manifestato come debito pubblico, e in Spagna come una bolla immobiliare alimentata da prestiti bancari.

Tutto è crollato una volta che l'indebitamento dei paesi dell'Europa meridionale è diventato insostenibile. Dato che tutti questi paesi utilizzano la stessa moneta, l'euro, nessuno poteva alleviare la pressione svalutando, come avrebbero potuto invece fare con la propria lira, dracma o peseta.

L'Europa è stata costretta a correggere i suoi squilibri interni in qualche altro modo. L'approccio finora è stato in gran parte quello di costringere a drastici tagli di salari e di sicurezza sociale i paesi dell'Europa meridionale, in modo da far loro recuperare competitività nei confronti della Germania.

Ma c'è un modo più semplice (o quello che dovrebbe essere un modo più semplice). I lavoratori tedeschi a medio reddito potrebbero essere pagati di più. Essi potrebbero utilizzare questi stipendi più alti per consumare di più, che siano prodotti tedeschi, vacanze in Grecia o vino spagnolo. Ciò significherebbe minori surplus commerciali per la Germania, minori deficit commerciali per il Sud Europa, e meno risparmi tedeschi riciclati in titoli di debito greci o spagnoli. Redditi più alti per la classe operaia tedesca significherebbero un'Europa più prospera e finanziariamente stabile - non sarebbe male nemmeno per i lavoratori tedeschi.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-2897_IL_NEW_YORK_TIMES_SPIEGA_PERCHE_LA_CRISI_DELLA_UE_E_COLPA_DELLA_GERMANIA_DALLA_RIUNIFICAZIONE_AL_TAGLIO_DEI_SALARI

venerdì 18 aprile 2014

GLI "AIUTI" DELL'UNIONE EUROPEA HANNO DISTRUTTO IL PORTOGALLO


Il Portogallo, membro dell'Unione europea dal 1986, sta rapidamente perdendo la sua popolazione a causa dell'emigrazione significativa. In termini di indicatori economici, il Portogallo si avvicina al livello dei paesi meno sviluppati dell’Europa orientale. Il declino è diventato particolarmente rapido tre anni fa, quando il Portogallo ha cominciato a ricevere assistenza finanziaria da parte dell'Unione europea. Non è una strana coincidenza?
Il paese si sta deteriorando politicamente, economicamente e moralmente. Il debito pubblico e la disoccupazione sono in aumento, e sempre più persone abili in età riproduttiva stanno lasciando il paese. Secondo i dati dell’Observatório da Emigração, dal 2008 circa 400.000 persone hanno lasciato il Portogallo; in termini di percentuale sulla popolazione totale (10,6 milioni di persone) è il secondo tasso più alto in Europa dopo Malta, che ha una popolazione di poco meno di un milione di persone. Il paese ha perso un quinto delle sue risorse di manodopera qualificata.
Inoltre, secondo i media portoghesi, il Portogallo è diventato il paese con il minor numero di immigrati in percentuale sulla popolazione totale.
Secondo l’Associação Portuguesa de Psicologia da Saúde ocupacional, nove portoghesi su dieci vogliono cambiare la loro vita e sono insoddisfatti del proprio lavoro. L'Associazione avverte che lo stress continuo e la depressione causano un danno significativo alla salute pubblica. Le stesse conclusioni possono sicuramente riferirsi a tutti i paesi della "periferia sud" dell'Unione Europea.
Tutti questi paesi hanno previsto tagli alle spese di bilancio per salari, pensioni, sicurezza sociale e privatizzazioni, il che comporta una riduzione significativa di posti di lavoro. In particolare, secondo le statistiche europee, Lituania, Romania e Bulgaria sono senza speranza.
Il Portogallo riceve aiuti attraverso le tranche di prestiti da parte dell'UE (per un totale di 78 miliardi di euro). Il programma di assistenza è stato stanziato nel 2010, per favorire la ripresa economica e per pagare l'enorme debito pubblico. Tuttavia, sembra che nel corso dei tre anni la situazione non si sia stabilizzata, ma anzi sia peggiorata.
"Il Portogallo è vicino ai paesi meno sviluppati dell'Europa orientale" ha detto Rui Pena Pires, in rappresentanza dell'Università di Lisbona ISCTE - IU, al giornale Económico. Rui Pena Pires ritiene che la situazione possa essere corretta, ma tutto dipende dalla ripresa della crescita economica. Secondo Pena Pires, se questo processo viene ritardato sarà molto difficile correggere il declino demografico, e vi è anche il rischio di peggiorarne le conseguenze.
Gli esperti stimano che l'esodo dei portoghesi sia al livello di 100-120.000 persone all'anno. Analizzando le qualifiche e la fascia di età degli immigrati, sono giunti alla conclusione che coloro che se ne vanno sono principalmente lavoratori semi-qualificati che dispongono di mezzi sufficienti per affittare abitazioni all'estero, e possiedono un piccolo capitale per sopravvivere per qualche tempo senza lavoro. La popolazione più povera non emigra, ad eccezione dei rari casi dei ricongiungimenti con le loro famiglie.
I lavoratori qualificati sono una minoranza. Ad esempio, in Lussemburgo, dove il 19% della popolazione è portoghese, solo il 2% è costituito da lavoratori qualificati del settore finanziario e scientifico. Per lo più i portoghesi all'estero lavorano nell’edilizia, nelle utilities, nel settore alberghiero, nel commercio e nei servizi.
Nonostante i luoghi comuni, la maggior parte degli emigranti non è formata da disoccupati (la disoccupazione nel paese è al 17,5%), ma da persone insoddisfatte della propria vita. Vogliono avere la propria carriera, stipendi più competitivi, e status e riconoscimenti che non possono ottenere a casa. In alcuni settori, come quello medico, la situazione è catastrofica. Sia i medici che il personale ospedaliero stanno lasciando il paese. Questo è il settore in cui lo Stato spende una grande quantità di denaro nella formazione. Ad esempio, per formare un infermiere vengono spesi all’incirca 16.500 euro.
La maggior parte degli emigrati sono giovani in età riproduttiva, e questo provoca un calo della naturale crescita della popolazione. Secondo il programma nazionale di diagnosi precoce, nel 2011 il Portogallo, per la prima volta nella sua storia, ha toccato il livello più basso di natalità - 100.000 bambini.
La situazione ha continuato a peggiorare, e nel 2013 ci sono stati solo 90.026 neonati. Quest'anno, le proiezioni dicono che questa cifra sarà più bassa di 8.000 unità. "L'emigrazione dei giovani è un segno dell'attuale sfavorevole metodo di governo dell'economia portoghese, e il principale fattore che limita il potenziale di crescita", ha avvertito la Banca del Portogallo.
Albert Martins, il leader del Partito Socialista all’opposizione (la coalizione di governo è guidata dai Socialdemocratici), ha detto che il governo ha perseguito una politica che ha portato a disoccupazione, povertà, immigrazione, insicurezza e depressione.
Tuttavia, per poter vedere più chiaramente l’abisso in cui è sprofondato il Portogallo, guardiamo ai dati presentati non dal presunto leader dell'opposizione (i Socialdemocratici al potere sono rimpiazzati dai Socialisti, creando un'apparenza di opposizione), ma dai Comunisti, che sono rappresentati in Parlamento e godono di un certo consenso presso il popolo portoghese.
Il 22 febbraio l'Assemblea Nazionale del CPR ha fornito i seguenti dati. Fin dall'inizio degli aiuti da parte della UE, nessuno degli obiettivi fissati dai tre creditori (Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale) è stato raggiunto. Il PIL è calato del 5,8%, il doppio del previsto. In termini assoluti, il PIL è diminuito di 9,4 miliardi di euro.
Ci si aspettava che la caduta degli investimenti sarebbe stata del 15%, ma nel corso dei tre anni di aiuti questo dato ha già raggiunto il 37%. Il numero di posti di lavoro è diminuito cinque volte più di quello che era stato annunciato, il che significa che sono stati distrutti 464.000 posti di lavoro. Il debito del paese nel 2010 era del 93% del PIL, ed era stato assicurato che non sarebbe salito sopra il 115%, ma oggi è al 130% del PIL ed è cresciuto di oltre 51.5 miliardi di euro.
Il deficit di bilancio non si è mantenuto al 3% come promesso, e quest'anno sarà superiore al 5%, nonostante il forte calo della spesa per i servizi sociali e nel settore pubblico. E' una vittoria del cartello delle mega-banche che controllano l’economia reale, e i perdenti sono il paese e le generazioni future, ha detto nel suo discorso il Segretario Generale del PPC Jeronimo de Sousa.
Qual'è il prossimo passo? Il prossimo passo è la crescita presumibile del servizio del debito, perché le banche prendono in prestito dalla BCE allo 0.25% annuo, e investono in titoli portoghesi al 5.1% (il rendimento medio dei titoli di Stato), ottenendo un enorme profitto. Questo è il motivo per cui il Portogallo deve pagare oltre 7 miliardi di euro all’anno di soli interessi.
Il governo non si assume la responsabilità per la dilagante devastazione dell’economia reale del paese e per le migliaia di imprese fallite, per la brutale e massiccia disoccupazione che contribuisce all'emigrazione quotidiana di migliaia di portoghesi, per l’indebolimento del paese e del suo futuro, per l'aumento dello sfruttamento del lavoro e per la concentrazione della ricchezza che porta ad un processo accelerato di impoverimento di milioni di portoghesi, per la diffusione della povertà e dell'esclusione sociale, per la violazione dei fondamentali diritti costituzionali al lavoro, alla salute, alla sicurezza sociale e all'istruzione, ha concluso Jeronimo de Sousa.

Fonte:http://vocidallestero.blogspot.it/2014/04/gli-aiuti-dellunione-europea-hanno.html?spref=fb

mercoledì 12 marzo 2014

SOROS: ORMAI L'UNIONE EUROPEA APPARTIENE AL PASSATO

Ormai è "una confederazione frazionata di stati caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e da un forte risentimento contro la Germania".

NEW YORK (WSI) - L'Unione europea potrebbe essere una cosa del passato". E' quanto ha affermato l'investitore miliardario George Soros, nel corso di un evento che si è tenuto in mattinata a Londra.
Nel suo nuovo libro "The Tragedy of the European Union," ovvero "La Tragedia dell'Unione europea", Soros si chiede se per caso non sia troppo tardi riuscire ad assicurare la sopravvivenza dell'Ue.
"Nell'ultimo decennio, l'Ue si è trasformata da un potere globale a una confederazione frazionata di stati, caratterizzati da una sbalorditiva disoccupazione e dal risentimento verso una Germania riluttante" a fare qualcosa.
Soros ha sottolineato che, in caso di collasso dell'Unione europea, ci sarebbero "gravi conseguenze politiche ed economiche" sia per gli Stati Uniti che per il resto del mondo, e ha avvertito che, in assenza di decisioni politiche che alimentino il ritorno all'erogazione del credito da parte delle banche e una ulteriore integrazione, l'Europa intera farebbe fronte a 25 anni di stagnazione, della gravità di quella che ha caratterizzato il Giappone.

Fonte:http://www.wallstreetitalia.com/article/1676000/eurozona/soros-ue-potrebbe-appartenere-ormai-al-passato.aspx

BENVENUTI!!!



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