ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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martedì 24 novembre 2015

LO YUAN ENTRA NELLE VALUTE MONDIALI ESTROMETTENDO IL DOLLARO

A Pechino aspettano con impazienza il 30 novembre. In questa giornata si avvererà il sogno dei politici e degli economisti cinesi: lo Yuan verrà incluso nel paniere delle valute di riferimento dal consiglio dei direttori del Fondo Monetario Internazionale.

Se, come ci si attende, la decisione del FMI sarà positiva, lo Yuan verrà ufficialmente promosso dal 1° ottobre del 2016.
Il Fondo Monetario Internazionale finalmente è approdato alla conclusione che la valuta cinese soddisfa tutti i criteri propri delle valute di riserva, come si legge nella dichiarazione della direttrice del FMI Christine Lagarde.
Tutta una serie di paesi, come Francia e Gran Bretagna, hanno già espresso il loro parere positivo per l'inclusione dello Yuan nel paniere. Lo riporta la Reuters, rifacendosi ad una fonte nel ministero delle finanze degli USA, aggiungendo che anche gli Stati Uniti hanno già garantito il loro appoggio. A dire il vero Washington aveva già fatto sapere di essere disposta ad appoggiare lo yuan non appena quest'ultimo avesse soddisfatto tutti i criteri per le valute di riserve.
La Cina, dal canto suo, da tempo sta cercando di promuovere la sua valuta sull'arena internazionale. Prima come strumento di pagamento, ora come valuta di riserva.
Secondo i calcoli della Reuters, gli analisti valutari valutano la richiesta di Yuan da parte delle banche centrali in circa mezzo trilione di dollari USA. Tuttavia, a iniziare dall'anno scorso le riserve valutarie globali si sono bruscamente ridotte. Per questo motivo l'inserimento dello Yuan nell'elenco delle valute di riferimento, che ad ora è composto da dollari, euro, sterline e yen, aiuterà a ribilanciare il paniere.
La dominazione degli USA al momento non sembra minacciata, ma l'arrivo di una quinta valuta di riferimento, considerando anche la grandezza dell'economia cinese, potrebbe diventare l'inizio dell'indebolimento dell'egemonia del dollaro nel sistema finanziario mondiale. Negli anni '90, prima dell'arrivo dell'euro, il 71% di tutte le riserve valutarie mondiali era in dollari, mentre oggi questo valore è sceso al 64%.
Quanto all'euro, la crisi economica del Vecchio Continente ha fatto scendere la sua quota nelle riserve valutarie internazionali di circa un quarto, passando dal 27,6% del 2009 al 20,5% di oggi. I creatori della valuta europea, quindici anni fa, sognavano la parità col dollaro e pensavano che l'euro avrebbe fatto da contrappeso all'egemonia finanziaria degli USA. Com'è andata a finire è sotto gli occhi di tutti.

L'attuale debolezza dell'euro significa che l'inserimento dello yuan nel gruppo delle valute di riferimento avverrà proprio a scapito della moneta europea e non del dollaro.
Il peso dello yuan sull'arena economica internazionale è in crescita già da alcuni anni ed ora è il quarto mezzo di pagamento mondiale, pari al 2,8% delle transazioni effettuate in tutto il mondo. Non è un indicatore poi così elevato, prendendo in considerazione le dimensioni dell'economia cinese, ma quattro anni fa era solo allo 0,8%.
Quanto alle altre valute, in dollari avviene il 43,3% dei pagamenti, in euro il 28,6%, in sterline il 2,9%.
Col tempo non c'è dubbio che lo yuan superi la sterlina e diventi la terza valuta del pianeta. Diverso invece il discorso relativo al dollaro. Quando lo yuan potrà lanciare il proprio guanto di sfida al biglietto verde, nessun analista lo sa né si sbilancia a dirlo. Davanti agli occhi di tutti c'è ancora l'esempio dell'euro, che a suo tempo aveva provato a fare concorrenza al dollaro. Tutti sanno com' è finita.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20151124/1597997/yuan-dollaro-fmi.html#ixzz3sQWbSvx9

mercoledì 4 novembre 2015

LA REPUBBLICA CINESE VERSO LA DIFFUSIONE MONDIALE DELLA SUA CARTA-MONETA

Cina si impegnerà per una graduale convertibilità dello yuan cinese attraverso il movimento dei capitali e l’ulteriore ampliamento della quota degli investimenti esteri, dice il documento approvato dal Plenum del Partito comunista cines

La Cina continuerà i suoi sforzi per l'internazionalizzazione dello yuan e l'inclusione della moneta cinese nel paniere del Fondo Monetario Internazionale. In parallelo, sull'arco dei prossimi 5 anni, continuerà la liberalizzazione del mercato dei capitali, ha dichiarato il Partito comunista cinese nel documento approvato dal Plenum del suo Comitato Centrale.
Giovedì scorso a Pechino si è concluso il V Plenum del Comitato Centrale del Partito comunista cinese che ha discusso il piano di sviluppo economico e sociale del paese per gli anni 2016-2020. Sulla base dei risultati della discussione è stato approvato un documento contenente proposte per il XIII quinquennio, alcuni estratti del quale sono stati pubblicati martedì dall'agenzia Xinhua.
"La Cina si adopererà per una graduale convertibilità dello yuan attraverso il movimento dei capitali e l'ulteriore ampliamento della quota degli investimenti esteri", — riferisce l'agenzia, citando il documento in questione.
La settimana scorsa un rappresentante dell'FMI ha comunicato che in novembre il Board del Fondo discuterà l'inclusione dello yuan nel paniere delle valute di riferimento, ma ha precisato che è troppo presto per parlarne. In precedenza i media informavano che l'inclusione della moneta cinese tra le valute del Fondo non solo verrà discussa, ma anche confermata alla riunione di novembre.
Pechino insiste sull'inclusione dello yuan nel paniere SDR. Questa iniziativa fa parte della strategia cinese che mira a ridurre la dipendenza dal dollaro USA. Negli ultimi mesi la Cina ha avviato alcune riforme per la liberalizzazione dei mercati che devono aiutare a raggiungere la conformità ai criteri SDR e quindi assicurare il libero uso dello yuan nell'ambito dei pagamenti internazionali e delle transazioni nei mercati finanziari.


Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20151103/1471786/Cina-yuan-internazionalizzazione.html#ixzz3qXcnMsDN

mercoledì 26 agosto 2015

L'ASCESA DELLA REPUBBLICA CINESE A SUPERPOTENZA GLOBALE


Dopo la svalutazione dello yuan, i mercati finanziari internazionali iniziano a tremare. Washington ha accusato Pechino di concorrenza sleale. Mentre la Cina vuole che lo yuan abbia diritti speciali di prelievo, non è opportuno estenderne la svalutazione. Inoltre, se una guerra valutaria esplode, il governo cinese rischierebbe di aumentare le tensioni economiche e geopolitiche tra i Paesi dell’Asia-Pacifico. Pertanto, gli Stati Uniti ne smantellerebbero le iniziative per la cooperazione regionale, minando quindi l’ascesa della Cina a potenza mondiale. Le 3 svalutazioni dello yuan, tra il 10 e il 12 agosto, hanno implicazioni importanti per l’economia mondiale e l’equilibrio geopolitico dell’Asia-Pacifico (1). Il surplus commerciale “relativamente grande” mantiene “relativamente forte” un cambio efficace che, però, non è “del tutto coerente con le aspettative del mercato“, afferma la Banca popolare di Cina in una dichiarazione. C’è panico tra gli investitori nei mercati finanziari negli ultimi giorni. Il cambio arriva a 6,3306 yuan per dollaro, una svalutazione non oltre il 5%. Comunque la Cina mostra interesse a far aderire lo yuan ai diritti speciali di prelievo (2), il paniere di valute lanciato dal Fondo monetario internazionale (FMI) nel 1969, ed è chiaro che il valore della moneta dovrebbe rimanere stabile, essendo uno dei requisiti che le valute di riserva globale devono soddisfare (non nel caso del dollaro sceso dal 70 al 60% in proporzione alle riserve valutarie delle banche centrali, tra il 1999 e il 2014) (3).

La campagna mediatica contro lo yuan
Tuttavia, gran parte della stampa occidentale non ha esitato a sostenere che la svalutazione della “moneta del popolo” (‘RMB’) miri a sostenere l’economia d’esportazione in modo brusco. Donald Trump, candidato presidenziale del partito repubblicano, s’è lanciato contro le misure adottate dalla banca centrale: un tentativo cinese di “distruggere” le industrie degli USA. Tale campagna mediatica contro la Cina non è nuova. Per anni Washington ha accusato Pechino di manipolare il tasso di cambio. Tuttavia, la verità è che lo yuan non s’è deprezzato in modo “artificiale”, ma piuttosto s’è apprezzato nei confronti della valuta statunitense. Dal 2005 (quando il regime di cambio era più flessibile) ad oggi, la valuta cinese s’è apprezzata di circa il 30% nei confronti del dollaro, quindi è solamente esagerato sostenere che la svalutazione dello yuan, del 4,6%, nella seconda settimana agosto sia il principale responsabile del crollo dell’economia degli Stati Uniti. E’ vero che merci a basso costo prodotte in Cina sono vendute agli statunitensi come mai prima. Tuttavia, dato che posti di lavoro ben retribuiti non esistono negli Stati Uniti da decenni, famiglie e imprese sono più preoccupate a risolvere i loro debiti che a porsi domande sull’origine dei prodotti a basso costo che acquistano quotidianamente nei supermercati. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti insiste nel screditare le politiche della Banca di Cina. Niente di strano, le banche centrali non sono note per i compromessi. La storia dimostra che in tempi di crisi e recessione globale, le istituzioni responsabili della politica monetaria agiscono unilateralmente per sostenere le proprie economie. La Federal Reserve degli Stati Uniti è di gran lunga il caso più illustre. Senza consultarsi con altre banche centrali, senza assoggettarsi alla volontà del Congresso, l’ex-presidente Ben S. Bernanke annunciò nel dicembre 2013 la riduzione del programma d’iniezione di liquidità (‘quantitative easing’). La mossa precipitò il crollo dei mercati azionari e dei tassi di cambio delle economie emergenti. Un anno dopo, la nuova presidentessa della Federal Reserve Janet Yellen annunciava la decisione di aumentare il tasso d’interesse dei fondi federali per il 2015. Anche se Yellen non contrasse il credito (‘tightening’), le valute di tutto il mondo accelerarono la debacle degli ultimi mesi. Tale situazione ha indotto Banca centrale europea (BCE), Banca d’Inghilterra e Banca del Giappone a lanciare programmi d’iniezione simili a quelli della Federal Reserve, con l’obiettivo di limitare l’aumento del dollaro verso la loro valute. Invece, la Banca popolare di Cina non fece alcuna azione straordinaria lasciando lo yuan molto stabile. Perché? In pratica, la valuta cinese resta in gran parte legata alle quotazioni del dollaro. Così, mentre tra la metà del 2014 e l’inizio del 2015 il dollaro si è apprezzato del 15-20% sulle valute più scambiate al mondo (euro, sterlina, yen, ecc), solo lo 0,6% fu osservato con lo yuan (4).

Il gioco cinese con diverse palle

Tuttavia, gli ostacoli che la Cina deve superare non sono pochi (5). Per diversi anni il governo cinese ha attuato una serie di “riforme strutturali” affinché l’economia passasse dal modello di accumulazione massiccia a uno che favorisce l’espansione degli investimenti sul mercato interno. L’obiettivo a lungo termine del Partito comunista cinese è aumentare il consumo degli abitanti (crescente potere d’acquisto attraverso i salari) e diminuire la centralità del risparmio. Questo spostamento è diventato più urgente che mai con la contrazione degli investimenti d’impresa e il crollo della domanda estera. Il mese scorso le esportazioni della Cina si sono ridotte dell’8,3% in termini annui, mentre le importazioni dell’8,1%. Mantenendo l’involuzione in sincronia con l’estrema debolezza del commercio mondiale, il cui tasso di crescita è al livello minimo degli ultimi 20 anni (6). “Nonostante un tasso ancora più elevato, la crescita del PIL della Cina è rallentata; la svalutazione, anche se non può essere definita radicale, invertirebbe tale tendenza“, ha detto Paulo Nogueira Batista, Vicepresidente della banca di sviluppo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), in un’intervista con l’agenzia Sputnik (7). Tuttavia, va notato che le società cinesi hanno esportato quasi il 60% della produzione verso i Paesi industrializzati, secondo le stime di Jonathan Anderson, dell’Emerging Advisors Group (8). Dato che i Paesi del G7 (Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito) sono quasi immersi da stagnazione e deflazione (diminuzione dei prezzi), rivitalizzare l’economia cinese tramite l’esportazione sarà molto complicato. D’altra parte, il settore immobiliare comincia a risentire degli effetti del sovrainvestimento. Le agenzie immobiliari non trovano più abbastanza clienti nel mercato cinese. Il calo delle vendite non può aumentare gli investimenti. Di conseguenza, le aziende impegnate nella produzione di materiali da costruzione (acciaio, cemento, legno, vetro, ecc.) ne sono anche gravemente danneggiate, a causa degli stretti legami con il settore immobiliare (9). Le azioni della banca centrale per gestire il rallentamento dell’economia sono molteplici e non limitate alla svalutazione della moneta. Durante l’ultimo anno, la Banca popolare di Cina ha abbassato il tasso d’interesse di riferimento e i requisiti patrimoniali del sistema bancario in modo da rilanciare i prestiti alle attività produttive. La Cina ha anche lanciato un piano di stimolo fiscale i cui costi sono stimati il 12% del PIL. Il governo cinese gioca con più palle (10). I cinesi cercando di passare da un’economia focalizzata sui massicci investimenti a una trainata dai consumi senza sacrificare la crescita economica; cercano di frenare la speculazione nel settore immobiliare e sui titoli azionari (azioni, materie prime, ecc), ma senza tagliare il credito all’industria; aspirano alla leadership nel settore finanziario, ma sono preoccupati dalla volatilità finanziaria imposta dal mercato globale dei capitali. Il governo cinese saprà adempiere a questa impresa?

Il rischio di deflazione globale

La sfida non è da poco. Le autorità di Pechino appaiono sempre più preoccupate dalle prospettive globali. L’economia mondiale accelera la transizione verso la deflazione (caduta dei prezzi). Non si tratta più solo della debolezza dei prezzi delle materie prime (‘commodities’) e della stagnazione economica deflazionistica in Paesi come il Giappone, che ne soffre dal 1990. La crisi deflazionistica in Grecia s’è consolidata e minaccia di diffondersi in gran parte delle economie della periferia europea. Secondo i dati pubblicati da ELSTAT, l’inflazione in Grecia è scesa al 2,2% annuo, il mese scorso. Così, la deflazione si è accumulata per 29 mesi consecutivi nella nazione ellenica (11). Dopo che la troika (composta da Fondo monetario internazionale, Banca centrale europea e Commissione europea) ha imposto ad Atene un nuovo piano di salvataggio che promuove la politiche di austerità, è chiaro che la deflazione avrà alla fine maggiore slancio e, quindi, diverrà una minaccia letale per la Germania, il socio commerciale della Cina. In breve, Pechino non risparmia sforzi per ricacciare le tendenze recessive che si avvicinano poco a poco alla propria economia, e che tra l’altro colgono di sorpresa sempre più Paesi: da Germania, Francia e Regno Unito, a Canada, Messico e Sud America (Argentina, Brasile, Venezuela, ecc).

Washington punta i missili su Pechino
Il contesto economico regionale non è esente da focolai deflazionistici (12). L’indebolimento dello yuan non è ben visto dai Paesi limitrofi della Cina (13). Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Singapore e Thailandia hanno toccato i minimi storici dopo la svalutazione del ‘renminbi’, e allo stesso tempo le borse hanno chiuso con perdite comprese tra 0,5 e 1,5%. Se le banche centrali dell’Asia-Pacifico sono tentate dall’intraprendere la corsa alla svalutazione, volta ad “impoverire il vicino” (“beggar-they-neighbor‘) (14), i riusciti appelli della Cina per attivare Banca Asiatica per gli Investimenti Infrastrutturali (‘Infrastrutture Asian Investment Bank‘), Fondo per la Via della Seta (‘Silk Road Fund’) e Zona di libero scambio del Pacifico (‘Area di libero scambio dell’Asia-Pacifico’) sarebbero gravemente minacciati. Al contrario, le società statunitensi non perdono occasione per cercare il sostegno da diversi leader asiatici per ampliare l’adozione dell’accordo di Partnership Trans-Pacifica (15). Il Pentagono, nel frattempo, si propone di rilanciare la dottrina del perno contro la Cina, con il sostegno militare del Giappone. Non c’è dubbio che sia un piano astuto degli Stati Uniti minare la crescente influenza della Cina nella regione Asia-Pacifico. Nell’offensiva imperiale statunitense, il governo cinese deve rimanere vigile e soprattutto tener conto delle lezioni del Generale Sun Tzu (autore de “L’arte della guerra’): per sconfiggere il nemico senza combattere. La svalutazione dello yuan ha evidenziato che i prossimi mesi saranno decisivi nel consolidare la crescita della Cina a potenza mondiale. Solo il tempo potrà infine rivelare se sia possibile risolvere le contraddizioni economiche interne senza mettere a repentaglio la coesione regionale. La moneta cinese è nell’aria.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/08/19/la-svalutazione-dello-yuan-testa-lascesa-della-cina-a-potenza-mondiale/

lunedì 10 agosto 2015

LA BANCA POPOLARE CINESE AUTORIZZA L'USO DEL RUBLO ALLA PARI DELLO YUAN IN UNA CITTA'

Le autorità della città di Suifenhe, situata al confine con la Russia, ritengono che la legalizzazione dell'uso del rublo contribuirà a promuovere il turismo e la cooperazione economica tra Mosca e Pechino.

La Banca Popolare Cinese (Banca Centrale del Paese) ha ufficialmente autorizzato l'uso del rublo alla pari con lo yuan nella città cinese nordorientale di Suifenhe, situata al confine con la Russia, riferisce oggi l'agenzia cinese Xinhua.
Jin Mai, vice segretario generale del comitato di Politica Monetaria della Banca Popolare ha annunciato la legalizzazione del rublo durante la cerimonia di apertura della fiera di Suifenhe.
Secondo Jin Mai, la decisione è conseguenza della "promozione fruttuosa" delle negoziazioni bilaterali in rublo e yuan senza il dollaro.
Le autorità cittadine ritengono che la legalizzazione dell'uso del rublo contribuirà a promuovere il turismo e la cooperazione economica tra i due Stati, ha detto l'agenzia.
La città di Suifenhe è il principale centro commerciale della provincia dello Heilongjiang, attraverso cui passa l'80% delle produzioni provinciali destinate all'esportazione verso la Russia. Secondo l'agenzia, prima della decisione della Banca Centrale cinese, il rublo veniva ampiamente utilizzato in città, soprattutto nei negozi e negli alberghi desiderosi di attirare i clienti russi.
Secondo Jin Mai, nella prima metà del 2015 l'importo totale delle transazioni sino-russe in yuan è stato pari a 1,32 miliardi di dollari.
Nel 2014 la Banca Centrale russa ha scambiato un contratto swap con la Banca Popolare Cinese di 150 miliardi di yuan (circa 24,5 miliardi di dollari) valido per 3 anni. La Banca Centrale russa sottolinea che questo accordo non dovrebbe essere considerato esclusivamente come il riferimento per le transazioni in rubli e yuan, ma si limita a fornire un'ulteriore opportunità di accesso di liquidità in rubli e yuan alle banche russe e cinesi e ai loro clienti per effettuare le transazioni dei contratti commerciali.


Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150809/917318.html#ixzz3iQKodlIJ

lunedì 27 luglio 2015

LA NUOVA BANCA DEI BRICS EMETTERA' IL SUO PRIMO PRESTITO IN YUAN


Due argomenti di fondamentale importanza per una conoscenza approfondita sia della finanza globale che del cambiamento geopolitco in atto sono la morte del petrodollari e l'idea di un'egemonia dello yuan. 

Alla fine del petrodollaro, secondo Goldman, hanno contribuito più fattori: la geopolitica russa,  le azioni della stessa Fed, con la sua politica del dollaro forte, in misura minore l’Arabia Saudita, che inondando il mondo greggio, inizialmente per danneggiare Putin, potrebbe aver finito per danneggiare se stessa e il suo socio, gli Stati Uniti di America.
Da qui l'ascesa dello yuan, con la Cina che insiste su tre progetti fondamentali: la Nuova Via della Seta, la Banca d'investimento per le infrastrutture asiatiche, l'AIIB e la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Queste tre iniziative rappresenta qualcosa di più di un nuovo strumento di politica estera per Pechino per cementare il suo status di potenza regionale egemone.
L'importanza  di queste iniziative risiede nella misura in cui esse comporteranno un allontanamento dalle istituzioni multilaterali che hanno dominato l'ordine economico mondiale del dopoguerra. In breve, si tratta di una risposta non solo al fallimento del FMI nel garantire alle importanti economie emergenti del mondo  la rappresentanza commisurata al loro peso economico, ma anche alle carenze percepite del FMI e dell'ADB. 
Il ruolo di queste nuove istituzioni per aiutare lo yuan a sostituire il dollaro come valuta di riserva del mondo (cosa che molti ancora sostengono essere una proposta assurda, nonostante tutte le prove confermino il contrario) è stato chiarito quando, nel mese di aprile, anche se Pechino ha cercato di sdrammatizzare il grado in cui le imprese serviranno a contribuire a creare un nuovo ordine economico mondiale con la Cina al timone,  si è diffusa la notizia che  "la Cina ha intenzione di promuovere lo yuan nei prestiti nell'ambito dell'AIIB e del Fondo della Via della Seta. La Cina potrebbe incoraggiare l'AIIB e il Fondo a contrarre prestiti direttamente in yuan"  e che "l'AIIB stabilirà un paniere di valute con la Cina che spingerà affinchè lo yuan assuma un ruolo di primo piano". 
Ora che l'AIIB e la banca BRICS sono state ufficialmente lanciate, e prevedono di iniziare le operazioni a breve, sembra che non solo lo yuan svolgerà un ruolo chiave in entrambe le istituzioni, ma in realtà, le due banche di sviluppo potrebbero fondersi.

The BRICS Post riporta che la Nuova Banca di Sviluppo dei Paesi Brics emetterà il suo primo prestito, nell'aprile 2016, non in dollari ma in yuan. 
 
La nuova Banca di sviluppo BRICS nominerà il suo primo investimento nel mese di aprile del prossimo anno e il primo prestito sarà emesso in yuan non in dollari, alti funzionari hanno confermato.
Il primo presidente della Banca, Kundapur Vaman Kamath ha detto a Shanghai che la NDB lavorerà a stretto contatto con l'AIIB
E questa è la vostra de-dollarizzazione del giorno. Mentre il Fondo monetario internazionale (e, per estensione, Washington) battibecca con Berlino su cosa è andato storto con la Grecia nei prime due salvataggi e se un terzo è fattibile senza svalutazioni massicce o no, le nuove istituzioni multilaterali del mondo sono occupate a concedere prestiti in yuan.
"E' difficile dire a questo punto se l'AIIB avrà un impatto negativo o positivo sull'economia globale. Come minimo, però, credo che la nascita di un'istituzione internazionale con un punto di vista diverso da quello dei creditori occidentali aiuterà a migliorare la qualità del dibattito su problemi di indebitamento delle economie emergenti", Richard Koo di Nomura.   


Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150726/821634.html

martedì 14 luglio 2015

IL COMPITO DEI BRICS E' PROMUOVERE IL PROGRESSO DELLO YUAN NELL'ECONOMIA GLOBALE


Molto inchiostro viene versato dalla stampa internazionale sui Paesi BRICS. Non c’è dubbio che il blocco a cinque abbia incrementato la presenza nell’economia globale negli ultimi anni, in concorrenza diretta con Stati Uniti e Unione europea. Tuttavia, i dettagli della nuova banca di sviluppo e dell’accordo sulle riserve di emergenza dimostrano che i suoi membri sono restii a lasciare l’orbita del dollaro, distruggendo così il guscio delle istituzioni di Bretton Woods. Nella città russa di Ufa, quasi ai piedi degli Urali, si sono riuniti i vertici dei Paesi BRICS, Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa e dell’Organizzazione della Cooperazione di Shanghai (SCO), formata da Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan. Riguardo la cooperazione finanziaria, i Paesi BRICS hanno annunciato i dettagli della nuova banca di sviluppo, come pure dell’accordo sulle riserve di emergenza. Tuttavia, il modus operandi di entrambe le istituzioni rivela che non promuove il processo della de-dollarizzazione globale.(1) E i crediti della Nuova Banca di sviluppo dei BRICS sono indicati in dollari, e lo stesso accadrà alla liquidità prevista dall’accordo di contingenza delle riserve, che dovrà anche aver l’avallo(2) del Fondo monetario internazionale (FMI) per stabilizzare le bilance dei pagamenti dei BRICS(3). D’altra parte, la Cina mina, da sola, il dominio del dollaro attraverso la yuanizzazione dell’economia globale, stabilendo scambi di valuta (‘swap’) di natura bilaterale fra le banche centrali, sia mediante l’insediamento di banche di pagamento diretto (Banca di compensazione), che concedendo licenze per partecipare al Programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII), la “moneta del popolo” (‘RMB’) si fa strada.
Tuttavia, va notato che la Cina incoraggia lo yuan solo attraverso accordi bilaterali, sprecando così le straordinarie potenzialità delle istituzioni per il finanziamento delle infrastrutture, in maggioranza supportate dalle economie emergenti. Le operazioni di credito della Banca asiatica di investimento nelle infrastrutture (AIIB), il Fondo per la Via della Seta (‘Silk Road Fund‘) e la Nuova banca di sviluppo dei Paesi BRICS, avvengono tutte in dollari. Pertanto, se è vero che la quantità di risorse disponibili per le 3 istituzioni cinesi (240 miliardi) sfida il potere di FMI e Banca mondiale, allo stesso tempo supporta l’impero del dollaro, pietra angolare del sistema monetario internazionale fondato nel 1944. Nei BRICS lo slancio dello yuan è marginale. Fin qui alcun membro dei BRICS ha mostrato la volontà di partecipare alla RQFII. Solo dalla scorsa settimana, la Repubblica del Sud Africa è il primo membro dei Paesi BRICS a insediare una banca per i pagamenti diretti (‘banca di compensazione’) per facilitare le operazioni in yuan. Nel caso dell’India, vicinanza geografica e complementarità geo-economica con la Cina non incoraggiano il primo ministro Narendra Modi a chiedere un accordo di ‘scambio’ con la Banca del Popolo della Cina (PBOC), per proteggere il suo Paese dalla volatilità del dollaro. Perché c’è resistenza nel sostenere lo yuan? E cosa succede alla cooperazione nel blocco? Secondo il FMI, il PIL combinato dei BRICS ha raggiunto i 16900 miliardi (a prezzi correnti) nel 2014, importo che rappresenta più di un quarto (27%) del PIL mondiale. Anche se i loro tassi di accumulazione di capitale sono diminuiti, i Paesi BRICS hanno contribuito per metà alla crescita dell’economia mondiale nell’ultimo decennio. Tuttavia, questi record storici sono in contrasto con i bassi volumi di scambi ed investimenti tra i Paesi BRICS. Mentre le esportazioni dei Paesi BRICS (336 miliardi) costituiscono il 16 per cento delle esportazioni globali, il commercio di beni nel blocco rappresenta solo l’1,5% del totale globale. Lo stesso vale negli investimenti, fatta eccezione per il programma da svariati milioni di dollari lanciato dalla Cina, i flussi di capitali tra Brasile, Russia, India e Sud Africa sono scarsi, ammontando a meno del 5% del totale investito dai quattro Paesi, secondo l’archivio della conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (UNCTAD).
Contro questo scenario è necessario che i Paesi BRICS s’impegnino in 3 compiti fondamentali. Primo, i Paesi BRICS dovrebbero accelerare la costruzione di un’associazione economica integrale(4) approfondendo la cooperazione industriale, tecnologica, energia, finanziaria, ecc. Secondo, creare un’Area di libero scambio (FTA) dei BRICS sarebbe un passo decisivo rafforzando i legami economici tra i membri del blocco a cinque(5). In questo senso, la Cina dovrebbe aumentare le importazioni per ridurre gli squilibri commerciali(6). Terzo, infine, è urgente abbandonare l’orbita del dollaro. Se si crea un ‘paniere di valute’, promuoverebbe l’uso dello yuan(7) e i Paesi BRICS inizierebbero a sfidare l’egemonia della valuta nordamericana(8). In breve, se i Paesi BRICS non pongono ancora lo yuan al centro delle loro transazioni, sarà impossibile poi che le iniziative per il finanziamento delle infrastrutture (AIIB, Fondo della Via della Seta e Banca di sviluppo dei Paesi BRICS) sponsorizzate dalla Cina diventino le fondamenta di un sistema monetario multipolare.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/07/13/il-compito-dei-brics-promuovere-la-yuanizzazione-delleconomia-globale/

lunedì 29 giugno 2015

I MEDIA INTERNAZIONALI: L'OBIETTIVO DI REPUBBLICA CINESE E FEDERAZIONE RUSSA E' PORRE FINE AL MONOPOLIO DEL DOLLARO

L'esempio più rappresentativo è Gazprom, che punta a de-dollarizzare totalmente i contratti con la Cina

La cooperazione tra la Russia e la Cina si sta sviluppando in diversi settori e l'obiettivo a breve termine della loro alleanza è porre fine al dominio degli Stati Uniti, dicono i media internazionali.
"Stiamo assistendo ad una grande cooperazione finanziaria tra Mosca e Pechino. Nel tentativo di porre fine alla dipendenza dal dollaro nei loro pagamenti reciproci, le banche centrali dei due paesi hanno firmato un accordo di swap al fine di rivitalizzare la loro monete nazionali", riporta il quotidiano turco 'Yeni Safak '.
Secondo il giornale, l'esempio più rappresentativo è quello del colosso energetico russo Gazprom, che punta a de-dollarizzare totalmente i contratti con la Cina, e denominarli in RMB e / o rubli.
Inoltre, se la Russia nelle sue transazioni commerciali sostituisce lo yuan alle monete occidentali, questo permetterebbe di ridurre i rischi degli effetti delle sanzioni anti-russe imposte dall'Occidente. Ma anche di ridurre i costi sia per Mosca che per Pechino, che vogliono "porre fine al dominio del dollaro," continua.
"Attualmente circa il 63% delle riserve da parte delle banche centrali di tutto il mondo è dominata dal dollaro, seguito dall'euro, il 22%, (...) Russia e la Cina hanno sfidato gli Stati Uniti e il loro piano per porre fine al dominio del dollaro non piace a molti ", conclude 'Yeni Safak'.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12154

lunedì 11 maggio 2015

IL CANADA UN CAVALLO DI TROIA PER IMPORTARE LO YUAN ALLA CASA BIANCA


La valuta cinese raccolgie sempre più seguaci nel processo d’internazionalizzazione. Dopo l’istituzione in Asia-Pacifico e Europa di centri di scambio diretto per consentire investimenti in attività finanziarie denominate in Yuan, ora si spezza la resistenza del Canada, vecchio alleato degli Stati Uniti, destinato ad essere la piattaforma della “yuanizzazione” del continente americano. Lo yuan è un componente del potere ‘morbido’ (mezzi ideologici, culturali e diplomatici utilizzati da una nazione per influenzare le azioni degli attori nel sistema internazionale) della Cina per avere il supporto dei Paesi più allineati alla politica estera degli Stati Uniti. Con il tasso di crescita annuo pari a circa il 7% e le aspettative di redditività nelle zone economiche speciali che si riducono rapidamente, la Cina cerca di trasformare i termini delle sue relazioni economiche con i Paesi industrializzati. Con l’aumentare della domanda di prodotti ad alto valore aggiunto dei consumatori cinesi, centinaia di uomini d’affari occidentali mostrano maggiore interesse ad incrementare gli affari con il gigante asiatico. Con il crescente ruolo della Cina sui flussi di capitale (investimenti diretti, di portafoglio, ecc.) e sul commercio mondiale, aumenta in parallelo l’orbita d’influenza dello yuan quale mezzo di pagamento ed investimento e valuta di riserva in sempre più settori dell’economia globale. Questo è il caso del Canada, Paese aderente al trattato di libero scambio nordamericano (NAFTA) con Messico e Stati Uniti. Sorprendentemente, il primo ministro Stephen Harper non solo non si oppone all’internazionalizzazione dello yuan ma, al contrario, non risparmia sforzi per fare di Toronto la prima piattaforma di valuta cinese fuori dall’Asia-Pacifico. In un primo momento il governo cinese favorì l’uso della “moneta del popolo” (renminbi) solo in territorio asiatico, e in un secondo momento lo yuan superava i confini giungendo in Europa, Africa, Medio Oriente e America Latina. Nel caso del continente americano, l’internazionalizzazione dello yuan si limitava, fino al termine dello scorso anno, a creare accordi bilaterali di swap (cambio valuta) con le banche centrali di Brasile e Argentina (le due economie maggiori del Sud America). Mentre è vero che diversi mesi fa la Cina avviò i colloqui con alti funzionari del governo dell’Uruguay per lanciare Montevideo come “capitale latino-americana dello yuan” (1), ancora i progetti non vengono finalizzati nel promuovere l’uso della moneta cinese presso i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Al contrario, il governo del Canada ha potuto concludere tre importanti accordi negli ultimi sei mesi. Entrambi i Paesi, in primo luogo, approvano l’insediamento del primo centro di pagamento diretto per facilitare l’uso dello yuan nel continente americano. In precedenza ciò è stato attuato solo in Asia e Europa. Sotto la supervisione della Banca industriale e commerciale della Cina (ICBC, nell’acronimo in inglese) a Toronto, il centro di pagamento diretto permette le operazioni di cambio fra dollaro canadese e valuta cinese senza tener conto del tasso del dollaro USA, permettendo di ridurre i costi di transazione e rafforzare i legami tra le imprese di entrambi i Paesi, aumentando gli scambi di beni e servizi (2).
featured_china Secondo le stime della camera di commercio del Canada, grazie all’attivazione del centro di pagamento in yuan, i canadesi risparmieranno circa 6,2 miliardi di dollari nel prossimo decennio, le cui esportazioni raggiungeranno una cifra inaudita tra 21 e 32 miliardi di dollari. In secondo luogo, la Banca del popolo cinese e la Banca centrale del Canada hanno firmato per uno scambio di valute triennale per un totale di 30 miliardi di dollari canadesi (200 miliardi di yuan). Una volta che il Federal Reserve System (Fed) ha concluso il programma di allentamento quantitativo (Quantitative Easing), diversi Paesi hanno subito il deprezzamento delle proprie valute rispetto al dollaro: Giappone, zona Euro ed avanzati esportatori di materie prime come Australia e Canada, senza tralasciare ovviamente le economie periferiche dalla maggiore fragilità finanziaria. Tuttavia, il governo degli Stati Uniti tollera sempre meno l’apprezzamento del dollaro per via degli effetti negativi sulla crescita economica. Ricordiamo che nelle settimane precedenti, la Fed ha alzato il tono delle critiche sulla politica moneta accomodante della Banca centrale europea (BCE) e della banca del Giappone. Pertanto, sembra che le tensioni tra valute aumenteranno il prossimo mese (3). Tuttavia, attraverso l’accordo swap Cina e Canada abbandonano l’uso del dollaro e, quindi, diminuiranno gli effetti della volatilità del tasso di cambio su commercio e flussi di investimento bilaterali. Terzo, infine il governo cinese ha concesso una quota di investimenti agli imprenditori canadesi per un importo massimo di 50 miliardi di yuan (8,2 miliardi di dollari) partecipando al programma cinese per gli investitori istituzionali stranieri qualificati in Renminbi (RQFII, nell’acronimo in inglese) (4). Così, come già accaduto con le imprese di Londra, Parigi, Francoforte e Lussemburgo, ora gli investitori canadesi sono sostenuti dalle autorità di regolamentazione cinesi nell’acquistare attività finanziarie denominate in yuan. Non c’è dubbio che gli accordi di cooperazione tra Cina e Canada hanno comportato risultati eccellenti sia per i futuri scambi ed investimenti delle società canadesi, sia aprendo la via all’internazionalizzazione dello yuan nel Nord America, con lo slancio del Canada.
Inevitabile conseguenza della crescente importanza della regione Asia-Pacifico nella regione nord-americana, lo yuan attualmente occupa la seconda posizione (10,2%) nella ‘classifica’ delle valute più utilizzate dal Canada nelle transazioni con Cina e Hong Kong: 8,5 volte più utilizzato rispetto al dollaro degli Stati Uniti (1,2%), superato solo dal dollaro canadese (75,4%). Secondo la società di comunicazioni interbancarie e finanziarie internazionale (SWIFT, nell’acronimo in inglese), nel marzo 2015 le società canadesi hanno aumentato del 213% le operazioni in yuan rispetto al 2013 (5). Così grande è l’emozione suscitata dalla valuta cinese in Canada, che il 16 giugno vi sarà il primo vertice della finanza nell’Asia-Pacifico al Vancouver Convention Center, sponsorizzato da City AgeMedia, AdvantageBC e provincia della Columbia britanica (6). L’incontro tra accademici e businessmen cercherà di costruire nuovi schemi di cooperazione con la Cina per implementare l’uso dello yuan nelle città canadesi oltre Toronto, Vancouver, Montreal e Calgary, e anche a formare importatori ed esportatori nel trarre il massimo rendimento dagli accordi raggiunti nel novembre 2014 (7).
In conclusione, mentre il presidente Barack Obama non riesce a contrastare i trionfi diplomatici globali del governo di Xi Jinping, armato dal cavallo di Troia in Canada, i cinesi rafforzano il processo di “yuanizzazione” nel “cortile” della casa bianca.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/05/10/canada-cavallo-di-troia-della-cina-per-importare-lo-yuan-in-nord-america/

mercoledì 11 marzo 2015

L'ALTERNATIVA CINESE AL SISTEMA DI PAGAMENTI SWIFT

Russia-Cina: l'asse della de-dollarizzazione è realtà

Una delle minacce ricorrenti utilizzate dalle nazioni occidentali nella loro guerra fredda (ma sempre più calda) con Putin è che la Russia sarebbe stata esclusa dalle transazioni monetarie internazionali una volta scollegata Mosca dalla piattaforma di telecomunicazioni per lo scambio di messaggi finanziari standardizzati tra istituzioni e società finanziarie nota come SWIFT (una mossa, per inciso, della quale la stessa SWIFT si lamentava).
Naturalmente, a seguito delle rivelazioni che già nel 2013, nientemeno che la NSA monitorava segretamente i pagamenti tramite SWIFT, uno potrebbe chiedersi se essere cacciato da SWIFT sia una maledizione o una benedizione, ma la Russia non ha avuto bisogno di ulteriori avvertimenti e, come abbiamo riportato meno di un mese fa, ha lanciato la sua alternativa interna a SWIFT, collegando inizialmente 91 istituti di credito. Questa decisione ha suggerito che la de-dollarizzazione è notevolmente più avanti di quanto molti si aspettavano e, accoppiata con la vendita massiccia di Buoni del Tesoro Usa da parte di Mosca, dimostra quanto sul serio Putin stia prendendo la minaccia di essere isolato dal sistema di pagamento occidentale.
C'erano due chiare implicazioni a questo uso del denaro come mezzo per fare la guerra: i) a meno che qualcun altro non avesse seguito la Russia fuori da SWIFT, la sua azione, sicuramente notevole e coraggiosa, sarebbe stata inutile - dopo tutto, se tutti gli altri ancora utilizzano SWIFT qualsiasi cosa la Russia avesse attuato per l'elaborazione di pagamenti all'estero sarebbe stata irrilevante e ii) se davvero l'esempio russo di uscire da un sistema di pagamento occidentale avesse avuto successo e fosse stato copiato avrebbe accelerato la scomparsa dello status del dollaro come valuta di riserva, che è tale dal momento che non ci sono alternative. Fornite le alternative, l'intero sistema di riserva comincia a incrinarsi.
Oggi, abbiamo la prova che è il secondo risultato che sta per prevalere. Reuters riporta infatti che il sistema internazionale di pagamento cinese, conosciuto abbastanza semplicemente come China International Payment System (CIPS), e che serve per elaborare le transazioni transfrontaliere in yuan, è pronto, e può essere lanciato già a settembre o ottobre.
Secondo Reuters, il lancio di questo sistema eliminerà uno dei più grandi ostacoli per l'internazionalizzazione dello yuan e dovrebbe aumentare notevolmente l'utilizzo globale della valuta cinese, tagliando i costi di transazione e di trasformazione.
Inutile dire che la Cina è ben lieta di avere un proprio sistema di pagamento unificato, che internazionalizzi ulteriormente il renminbi, diventato una delle prime cinque valute di pagamento nel mese di novembre 2014, superando sia il dollaro canadese che il dollaro australiano sulla base dei dati SWIFT.
L'osservazione finale di ZeroHedge. Se la brillante manovra dell'amministrazione Obama mirava a cacciare la Russia - e per affiliazione geopolitica, la Cina - da un meccanismo di transazione monetaria controllato e supervisionato dagli USA e costringere i due più grandi sfidanti degli Usa per il dominio globale nel proprio (o congiunto) sistema di pagamento, allora beh, complimenti: ci è riuscita.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=10872



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giovedì 13 novembre 2014

IL COMMERCIO DI RUBLI E YUAN INDEBOLIRA' L'INFLUENZA SUL DOLLARO

Tratto da: https://aurorasito.wordpress.com/2014/11/12/intervento-di-vladimir-putin-allasia-pacific-economic-cooperation-apec-il-commercio-in-rubli-e-yuan-indebolira-linfluenza-del-dollaro/

Vladimir Putin ha partecipato al vertice del Forum dei CEO dell’Asia-Pacific Economic Cooperation (APEC) sull’importanza della regione Asia-Pacifico per la Russia. Putin ha affermato in particolare che la Russia vede la cooperazione con la regione Asia-Pacifico come priorità strategica. Il presidente ha anche parlato ai partecipanti al vertice dei piani della Russia per espandere la propria cooperazione con i Paesi della regione Asia-Pacifico, anche tramite maggiori incentivi commerciali e d’investimento.

Il Presidente della Russia Vladimir Putin

Signore e signori,
Il vertice dei CEO dell’APEC è tradizionalmente considerato uno dei forum più rappresentativi per le ampie discussioni su questioni economiche. Sono lieto di avere l’opportunità di parlare su un argomento di grande importanza per noi, lo sviluppo della cooperazione della Russia con la regione Asia-Pacifico. Il XXI secolo è già stato chiamato ‘il secolo del Pacifico’. Nell’ambito della regione Asia-Pacifico, la Russia deve sfruttare i vantaggi competitivi offerti dalla rapida crescita economica, tecnologica e innovativa idi questo centro. A sua volta, regioni russe come Siberia ed Estremo Oriente offrono possibilità uniche ai Paesi di questa vasta regione per svilupparne e sfruttarne efficacemente le opportunità e rafforzare ulteriormente il proprio potenziale. La cooperazione con la regione Asia-Pacifico è una delle priorità strategiche della Russia. Lo spirito costruttivo generale che caratterizza le nostre relazioni con la maggior parte dei Paesi della regione è molto importante. Apprezziamo molto questo spirito e faremo tutto il possibile per sviluppare la cooperazione bilaterale e multilaterale su una vasta gamma di settori. Molti Paesi della regione Asia-Pacifico offrono esempi di riuscite strade da seguire nello sviluppo delle capacità competitive. Hanno assunto un ruolo guida nei settori dell’innovazione e dispongono di notevoli risorse finanziarie e d’investimento. Anche di fronte alle tendenze negative mondiali degli ultimi anni, hanno mantenuto un buon ritmo e sofferto solo un leggero rallentamento della crescita. Allo stesso tempo, al fine di non essere trascinati in un rallentamento prolungato, i Paesi della regione dovranno adottare significative riforme strutturali. Non è un caso che i nostri amici cinesi, per esempio, hanno fatto di questo tema una delle priorità della presidenza APEC. La Russia non fa eccezione. La strutturale trasformazione economica è una delle nostre priorità. Il commercio con i Paesi della regione Asia-Pacifico rappresenta più di un quarto del totale degli scambi della Russia di oggi. Vogliamo aumentare questa percentuale al 40 per cento e prendiamo misure concrete per ampliare la geografia delle nostre esportazioni e aumentare la quota di materie non-prime e beni ad alta tecnologia. In Estremo Oriente abbiamo in programma di creare una rete di zone in rapida crescita che offrano incentivi fiscali e semplificazione delle procedure amministrative. Il piano è che le aziende di qui si concentrino sulle esportazioni di di materie non-prime, soprattutto nella regione Asia-Pacifico.
Signore e signori, colgo l’occasione per invitarvi a fare uso della possibilità di apertura per organizzare operazioni di produzione nell’Estremo Oriente della Russia. Permettetemi di dire ancora una volta che siamo pronti ad offrirgli migliori e più competitive condizioni per il vostro lavoro. Gli investimenti diretti esteri provenienti dai Paesi della regione Asia-Pacifico per l’economia russa sono raddoppiati dal 2009 e ora arrivano a quasi 10 miliardi di dollari. Gli investimenti russi nei Paesi della regione Asia-Pacifico sono più modesti arrivando a poco più di 1 miliardo di dollari alla fine dello scorso anno. Lavoreremo attivamente per correggere tale squilibrio. Ci auguriamo in particolare che l’istituzione del Centro di coordinamento nazionale per sviluppare le relazioni economiche con i Paesi della regione Asia-Pacifico consenta di avviare nuovi progetti con il coinvolgimento della Russia. La Repubblica popolare cinese è uno dei nostri principali partner regionali. Faremo un maggior uso delle transazioni nelle nostre monete nazionali nel commercio con la Cina. Già avanziamo le nostre prime offerte in rubli e yuan. Permettetemi di dire che siamo pronti ad estendere tali possibilità agli scambi nel settore energetico. I nostri esperti studiano queste opzioni. Una commissione intergovernativa russo-cinese sulla cooperazione degli investimenti è anche al lavoro. Il suo compito principale è promuovere progetti d’investimento in settori diversi da quello dell’energia, sulla base della cooperazione reciprocamente vantaggiosa. Abbiamo in programma l’utilizzo di formati simili per sviluppare il dialogo e la cooperazione negli investimenti con altri partner. L’integrazione economica chiaramente è in primo piano nell’ordine del giorno attuale dell’APEC. Crediamo che risultato importante della presidenza cinese sia stato l’accordo sulle misure concrete per la creazione di una futura zona di libero scambio nell’Asia-Pacifico. Tale piano deve tener conto degli interessi di tutti i futuri partecipanti, delle caratteristiche uniche delle nostre economie e delle notevoli differenze del nostro sviluppo. Naturalmente, la futura zona di libero scambio dell’Asia-Pacifico dovrà collaborare con le altre grandi associazioni economiche regionali. Mi permetto di ricordare a tal proposito che l’Unione economica eurasiatica inizierà ad operare il 1° gennaio 2015, riunendo Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia in via di adesione. Ciò crea un nuovo grande mercato regionale costruito su principi dell’OMC, offrendo libera circolazione a capitali, beni, servizi lavoro e grandi opportunità per il coordinamento e scambio di tecnologia ed investimenti. Uno degli obiettivi strategici dell’Unione Economica Eurasiatica è partecipare ai processi d’integrazione nella regione Asia-Pacifico. Sono sicuro che ciò apra prospettive interessanti a molti dei nostri colleghi della regione. L’Unione ha già avviato colloqui su una zona di libero scambio con il Vietnam ed è aperta al dialogo sostanziale con altri Paesi della regione.
Signore e signori, la maggiori aziende della regione sono presenti al vertice di oggi. Alcuni di voi sono già presenti in Russia e alcuni ne studiano la possibilità. Permettetemi quindi di svolgervi in dettaglio alcune questioni che sono di solito sono ai vertici dei pensieri degli investitori. Vorrei sottolineare che i nostri obiettivi di sviluppo a lungo termine rimangono invariati. La Russia mantiene la sua stabilità macroeconomica considerando ciò uno dei nostri maggiori successi. Noi continueremo a valorizzarlo e seguiremo una politica di bilancio attenta. Non abbiamo intenzione di aumentare il nostro debito sovrano. Vogliamo mantenere questo debito a livello di sicurezza e controllabile a meno del 15 per cento del PIL. Siamo consapevoli che la nostra moneta nazionale, il rublo, subisce notevoli fluttuazioni oggi e lavoriamo con le nostre autorità finanziarie per prendere le misure necessarie. La nostra Banca centrale continua la sua politica incentrata sull’inflazione e non la cambierà. Vorrei aggiungere che la nostra Banca centrale lavora attivamente anche per ripulire i bilanci delle banche. Qualcosa che da tempo andava fatto. Penso che gli investitori non avranno difficoltà a capire la necessità di adottare tali misure per ripulire il sistema creditizio e finanziario in generale. Ciò che è importante, è che i nostri indicatori di base, come oro, riserve din valuta e bilancia dei pagamenti siano sempre a buon punto. Ciò ci rende possibile controllare la situazione senza dover ricorrere a misure straordinarie. Permettetemi di dire ancora una volta che non abbiamo alcuna intenzione d’introdurre controlli sui capitali. Diamo grande importanza allo sviluppo di un ambiente favorevole alle imprese e alla diffusione delle migliori pratiche nel lavoro con gli investitori, a livello regionale e amministrativo. La cosa principale è che imprenditori ed investitori, compresi i nostri amici stranieri, notano questi positivi cambiamenti. Gli esperti internazionali hanno riconosciuto i nostri sforzi. La Russia è avanzata di due volte nella famosa classifica Doing Business dal 2010. Per attirare investitori, ridurre rischi e co-finanziamento dei progetti, useremo istituti di sviluppo e anche parte delle riserve accumulate nei nostri fondi sovrani: le risorse del Fondo federale per il benessere nazionale e altre risorse. Migliorerà l’accesso al credito. Stiamo completando il lavoro su un meccanismo di project financing e abbiamo intenzione di sostenere grandi progetti a lungo termine. A partire dal prossimo anno, una nuova organizzazione, il Fondo di sviluppo industriale, avrà la responsabilità del finanziamento bancario delle imprese. Abbiamo programmato d’investire ingenti risorse nella modernizzazione delle ferrovie Bajkal-Amur e Trans-Siberiana e come porle alla base del ponte transcontinentale tra Asia ed Europa. La ricostruzione di queste ferrovie è legata allo sviluppo delle infrastrutture portuali in Estremo Oriente, all’introduzione di un sistema di gestione del traffico ferroviario basato sulla più recente tecnologia utilizzata da GLONASS, il sistema di navigazione globale della Russia e la creazione dei cosiddetti porti terrestri, trasporti e centri logistici. Tutto questo permetterà di accelerare notevolmente il traffico delle merci. Vorrei aggiungere anche che stiamo attivamente lavorando allo sviluppo delle infrastrutture della rotta marittima settentrionale. Diventerà un corridoio dei trasporti moderno, sicuro ed economicamente competitivo, con particolare attenzione alle merci provenienti dai paesi della regione Asia-Pacifico. Offriamo anche la nostra cooperazione nello sviluppo delle infrastrutture energetiche e delle telecomunicazioni. Si tratta di settori prioritari per l’intera regione Asia-Pacifico di oggi. Amici e colleghi, unendo i nostri sforzi e capacità potremmo ottenere benefici per tutti. La Russia s’illustra come esempio di apertura agli investimenti nel cruciale settore energetico. Mi permetto di ricordare a tal proposito i grandi progetti petrogasiferi di Sakhalin (il Giappone ha una quota del 30 per cento nel progetto Sakhalin-1 e una di oltre il 22 per cento nel progetto Sakhalin-2, per esempio) ed i nostri accordi con la Cina nella realizzazione di infrastrutture per le forniture di gas naturale. Esaminiamo anche le possibilità per i nostri partner cinesi di acquisire partecipazioni in alcuni dei nostri maggiori impianti di produzione.
Signore e signori, la posizione della Russia in Eurasia ne determina il ruolo d’importante fattore nell’avvicinare le civiltà occidentale e orientale, e pertanto vogliamo rafforzare le nostre relazioni con tutti i Paesi della regione Asia-Pacifico e svolgere un ruolo attivo nella costruzione di un sistema di libero scambio e cooperazione economica e di investimenti. Siamo aperti a dialogo, discussione e lavoro pratico. Siamo pronti a seguire programmi comuni nella regione Asia-Pacifico e siamo sinceramente interessati a vedere uomini d’affari di questa regione venire in Russia e avervi successo. Abbiamo enormi opportunità, veramente inesauribili per una collaborazione.
In conclusione, mi si permetta, signore e signori, d’invitarvi al prossimo Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo, che si terrà il prossimo anno, il 18-20 giugno. Spero che continueremo il dialogo costruttivo su tutte le questioni d’interesse comune e che si apra la via a nuovi e interessanti grandi progetti.
Grazie per l’attenzione

lunedì 3 novembre 2014

LO YUAN SOTTOMETTE IL DOLLARO


La Cina e Singapore hanno estromesso il dollaro USA dai loro regolamenti reciproci e stanno quotando le loro valute nei tassi di cambio reciproci senza intermediari. Gli scambi diretti nel abbinamento yuan-dollaro di Singapore sono iniziate il 28 ottobre sul Mercato interbancario valutario cinese e culla borsa valutaria di Singapore.

Un mese fa yuan ha smesso di orientarsi sul dollaro USA anche nello scambio con l'euro. Yuan ormai è scambiato direttamente con il dollaro americano, australiano e neozelandese, lo yen giapponese, la sterlina britannica, il rublo russo e il ringgit malese. La lista delle otto valute si allungherà molto presto, ritiene Yakov Berger, esperto dell'Istituto dell'Estremo Oriente dell'Accademia Russa delle Scienze:

Questa tendenza si sta rafforzando nei confronti di molte valute. Si stanno sviluppando anche gli swap, per i quali la Cina ha accordi con quasi 30 paesi. L'internazionalizzazione dello yuan aumenta la stabilità del sistema valutario globale e riduce la dominanza del dollaro, soggetto a forti oscillazioni. Insieme con lo yuan nel circuito monetario globale senza dollaro sono coinvolte le valute di quei paesi con i quali la Cina sta sviluppando velocemente lo scambio di merci e di valute.

L'esperto ha fatto notare l'aggressività con la quale la Cina sta trasformando lo yuan in un'unità di pagamenti internazionali. Lo stesso obiettivo persegue anche la costituzione da parte della Cina della Banca Asiatica di Investimenti Infrastrutturali. L'accordo sull'ingresso in questo progetto cinese è stato firmato venerdì scorso da Pechino con 21 paesi:

E' un'evidente sfida lanciata alle istituzioni finanziarie globali, la Banca Mondiale e il FMI. Naturalmente la Cina, rappresentata dalla banca infrastrutturale, costruisce insieme con le sue parti contraenti un nuovo sistema finanziario e bancario. Investe in esso i propri mezzi in yuan e invoca i suoi partner a fare altrettanto. Si costituisce un'alternativa al sistema basato sul dollaro americano.

Gli USA si sono opposti in tutti i modi alla costituzione della Banca Asiatica di Investimenti Infrastrutturali da parte della Cina. In particolare, sono stati proprio loro a far escludere da questo progetto gli stati-membri dell'UE, Australia, Corea del Sud. Secondo le affermazioni di Yakov Berger, gli USA metteranno i bastoni tra le ruote alla Cina per conservare la dominanza del dollaro nel mondo e di frenare l'espansione del sistema valutario policentrico. L'esperto sottolinea:

Neil McKinnon, recentemente scomparso, uno specialista americano di grande calibro nel campo della politica monetaria, commercio mondiale, era favorevole al passaggio dalla dominanza del dollaro allo standard dollaro-yuan. Ha lasciato una serie di ricerche su questo argomento, ma le sue idee incontravano una dura opposizione all'interno degli stessi USA, soprattutto tra grandi politici.

Yakov Berger non vede gli scogli all'interno della stessa economia cinese per l'espansione della circolazione dello yuan nel mondo. Secondo lui lo yuan può ambire a posizioni molto forti. Anche nonostante il rallentamento dei ritmi di crescita dell'economia cinese. Un calo relativo non avrà alcun impatto sulla stabilità della valuta cinese. Non sorgono rischi per gli scambi diretti con altre valute. Un'altra garanzia della stabilità del tasso di cambio dello yuan solo le riserve auree della Cina che ammontano a 4 mila miliardi di dollari.


LA VOCE DALLA RUSSIA

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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