ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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lunedì 13 marzo 2017

MARINE LE PEN VUOLE INVERTIRE L'EUROPA COLLABORANDO CON UNGHERIA E POLONIA

La candidata alle Presidenziali francesi del Fronte Nazionale Marine Le Pen ha dichiarato che se vincerà le elezioni chiederà la collaborazione del premier ungherese Viktor Orban e del politico conservatore polacco Jaroslaw Kaczynski per lo smantellamento dell'Unione Europea. Lo riferisce il quotidiano polacco Rzeczpospolita.

"Credo che potremmo collaborare su molti punti. Se sarò il prossimo presidente, avvierò un dibattito sul fatto che non possiamo accettare l'attuale condotta dell'Unione Europea. Lo stesso farò con Kaczynski. Naturalmente, non saremo d'accordo su tutto. Ma ogni paese è libero e sovrano di proteggere i propri interessi", ha detto la Le Pen.
La Le Pen vede almeno due punti sui quali Francia e Polonia possono raggiungere un accordo: la posizione di Bruxelles sulla crisi costituzionale in Polonia e la questione dei rifugiati.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201703134195224-lepen-smantellamento-ue-presidenziali/

martedì 22 novembre 2016

IN UNGHERIA IL PRESIDENTE MAGIARO TAGLIA LE TASSE ALLE IMPRESE


Sarebbe logico pensare che dopo aver cacciato il Fondo Monetario, ridotto le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana del 20%, abbassato l'iva su alcuni generi alimentari e aumentato le pensioni il governo ungherese abbia esaurito la sua spinta riformista e magari stia programmando l'aumento di altre tasse per finanziare questi generosi incentivi.
E invece non e' affatto cosi'.
Infatti pochi giorni fa il primo ministro Viktor Orban ha annunciato che intende abbassare la tassazione del reddito delle imprese al 9%, il livello piu' basso di tutta Europa.
Al momento esistono due aliquote, una del 10% per le imprese che hanno un utile di 1,6 milioni di euro e un'altra del 19% per chi fa utili superiori a questa cifra ma la proposta di Orban mira a tassare tutte le imprese al 9% e questo al fine di stimolare l'economia visto che la politica monetaria ha esaurito tutti gli strumenti a disposizione.
Per capire l'importanza di tale manovra basta pensare che al momento le aliquote piu' basse le hanno Repubblica Ceca e Cipro i quali entrambi tassano le imprese al 12.5%.
L'annuncio di tale misura e' stato accolto molto bene dai mercati tant'e' che la borsa ungherese ha recuperato le perdite delle scorse settimane e il fiorino si e' rafforzato e se questo non fosse abbastanza Peter Virovacz, economista alla ING Bank, ha dichiarato che tali misure sono in linea con i limiti di bilancio imposti dalla UE perche' nel bilancio esistono ampi margini di manovra per far fronte ad un eventuale calo delle entrate.
Certo queste misure hanno anche un valore politico visto che nel 2018 ci saranno le elezioni e il partito di Orban vuole fare di tutto per vincere stimolando l'economia che quest'anno e' cresciuta solo del 2,1% ma cio' non toglie che questi tagli vanno in controtendenza rispetto alle misure lacrime e sangue adottate dai paesi dell'eurozona, Italia in primis e non e' la prima volta che il governo ungherese taglia le tasse.
Infatti e' importante ricordare che l'Ungheria ha abbassato la tassazione sul reddito delle persone fisiche al 15%, tagliato le tasse sulla busta paga del 4% e aumentato del 15% il salario minimo al fine di risolvere il problema della scarsita' di manodopera dovuta al fatto che molti ungheresi sono andati a cercare lavoro all'estero.
Tutto questo potrebbe sembrare un bel sogno ma il governo ungherese dimostra che questa politica puo' diventare una solida realta' e non e' un caso che questa notizia che e' stata riportata nei paesi anglosassoni in Italia e' stata completamente censurata perche' darebbe parecchio fastidio al governo Renzi.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-5096_GOVERNO_ORBAN_TAGLIA_RADICALMENTE_LE_TASSE_ALLE_IMPRESE_SARANNO_AL_9_IN_TUTTO_LE_PIU_BASSE_DELLA_UE_ITALIA_62

martedì 25 ottobre 2016

IL PRIMO MINISTRO UNGHERESE CHIEDE PIU' DIRITTO AGLI STATI NAZIONALI RISPETTO A BRUXELLES

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha preso di mira ancora una volta l'Unione europea, con il 60 ° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 per mettere in guardia contro la "sovietizzazione" d'Europa e la necessità di proteggere i confini nazionali dalle masse di extracomunitari.

Orban ha paragonato le azioni dello stabilimento UE a quella di una forza di occupazione straniera durante il suo discorso a Budapest, sostenendo che agli Stati membri dovrebbero essere dati maggiori poteri sopra Bruxelles, in particolare per quanto riguarda l'immigrazione.
"Le persone che amano la loro libertà devono salvare Bruxelles dalla sovietizzazione, da parte di persone che vogliono dirci come dobbiamo vivere nei nostri Paesi", ha detto.
"Come eredi al 1956 non possiamo permettere che l'Europa tagli le radici che l'ha resa grande e ci ha aiutato a sopravvivere alla repressione sovietica. Non c'è Europa senza senza stati nazionali e le migliaia di anni di saggezza dal cristianesimo", ha aggiunto.
Ancora una volta sulla sua linea lungimirante presa di posizione di immigrazione, Orban ha detto alla folla: "... Dobbiamo chiudere il confine per fermare la migrazione di massa che scorre da sud."
Il presidente polacco Andrzej Duda, che è stato ospite alla manifestazione commemorazione, ha detto la posizione di Orban su tali questioni chiave è stata sostenuta a Varsavia.
"Potete contare sulla Polonia, marciamo insieme nei momenti più difficili", ha detto. "Due paesi che sono state costruite su fondamenta cristiane e sono ora liberi nell'Europa unificata."
Mentre la Commissione e Paesi come la Germania europea hanno favorire la creazione di un sistema di quote di trasferimento degli extracomunitari imposte tra gli Stati membri, un certo numero di paesi come l'Ungheria, la Polonia la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno veementemente respinto tali proposte, sostenendo che i governi nazionali dovrebbero mantenere il controllo su questioni come l'immigrazione.
A dispetto di Bruxelles, l'Ungheria ha tenuto un referendum all'inizio di questo mese sulla questione, e il 98 per cento di coloro che hanno preso alle urne ha sostenuto la posizione di Orban nel respingere sistemi di quote di trasferimento degli extracomunitari sul territorio nazionale.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201610241046673329-hungary-eu-sovietization-europe/

lunedì 22 agosto 2016

L'UNGHERIA LA PROSSIMA AD USCIRE DALL'UNIONE EUROPEA?


Si tratta di una questione importante in Ungheria, una terra di gente fiera e fermamente indipendente che hanno subito 150 anni del dominio ottomano; guerre con Asburgo- Austria fino a quando il compromesso austro-ungarico del 1867 ha creato una convivenza pacifica sotto la duplice monarchia d'Austria-Ungheria. Dopo di che, gli ungheresi sono stati oggetto di ocupazione dell'Unione Sovietica dal 1945, inizialmente sotto il temuto Mátyás Rákosi, fino a quando è diventato il primo paese comunista del Patto di Varsavia nel dichiarare una repubblica costituzionale nell' ottobre 1989 ed aprire i suoi confini verso l'Austria, mettendo in moto il domino della caduta della Germania Est e poi di tutto il Patto di Varsavia e, in ultima analisi, l'Unione Sovietica. Come ogni nazione, gli ungheresi hanno una storia molto particolare.
Si potrebbe ben dire che gli ungheresi, da sempre una popolazione basata su un melting-pot etnico in cui il Parlamento Ungherese aveva emanato le prime leggi sui diritti etnici e delle minoranze nel mondo, già nel 1849, non sono un popolo passivo quando sentono che qualcosa non va nel modo in cui vengono trattati. Così è oggi per quanto riguarda la proposta di Bruxelles che l'Ungheria e gli altri Stati membri dell'Unione Europea devono accettare un determinato numero di profughi di guerra politici e migranti dal Medio Orientee pagare tutti i costi a Bruxelles, che lo vogliono o no. I paesi che si rifiutano di prendere la loro quota si troverebbe ad affrontare sanzioni pecuniarie severe. Nel 2015 circa 400.000 rifugiati sono arrivati ​​in Ungheria nel 2015 prima della costruzione di un recinto di filo spinato alto quattro metri che è stato eretto al confine con la Serbia.
Circa la metà dei migranti, o 200.000, hanno tentato di guadagnare l'asilo in Ungheria, e dopo le procedure di governo, solo a 264 rifugiati è stato concesso l'asilo politico. Poiché l'erezione della recinzione ha praticamente fermato l' afflusso tramite la cosiddetta rotta balcanica. Il governo austriaco ha anche deciso di cooperare con il governo Orban per pattugliare congiuntamente la loro comune frontiera.
L'Ungheria si è unita nell'opporsi alla proposta obbligatoria delle quote di rifugiati Bruxelles con la Repubblica Ceca, con la Slovacchia e Polonia-il cosiddetto gruppo dei quattro di Visegrad. Finora soltanto l'Ungheria ha deciso per un referendum nazionale sulla questione. I sondaggi mostrano ben oltre il 66% si dimostra contrario rispetto alle quote obbligatorie, tra cui Orban, che ha sollecitato un voto popolare.
Un uomo senza peli sulla lingua, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, l'unico primo ministro dal 1989 che ha servito per un intero mandato ed è stato rieletto, è molto popolare tra gli ungheresi per parlare di sua iniziativa contro ciò che sente come politiche sbagliate, per venire fuori di Bruxelles. Molti ungheresi lo vedono come un moderno David snocciolato contro il ben più grande Golia, il senza volto, non eletto della Commissione europea.
Il 2 ottobre gli ungheresi voteranno su una sola domanda in uno speciale referendum nazionale: "Vuoi che l'Unione europea debbe prescrivere il tentativo obbligatorio di conciliazione dei cittadini non ungheresi in Ungheria, anche senza il consenso del Parlamento?"

Orban: ‘rischio terrorismo…'

Sulla questione dei profughi di guerra Orban va giù duro senza perifrasi: "L'Ungheria non ha bisogno di un singolo migrante per l'economia di lavorare, o è la popolazione a sostenere se stessa, o per il paese non sarà possibile avere un futuro", ha detto in una recente intervista. Al contrario, ha affermato, "Ogni singolo migrante rappresenta un problema di sicurezza pubblica e il rischio terrorismo. Questo è il motivo per cui non vi è alcuna necessità di una politica comune europea in materia di migrazione. "Quei paesi che hanno bisogno di migranti, se li possono andare a prendere, ma non devono costringere noi, visto che noi non abbiamo bisogno di loro." Per quanto l'Ungheria sia interessata, ha dichiarato in un intervista a RT, "la migrazione non è una soluzione ma un problema… non abbiamo bisogno e non vogliamo ingoiare il rospo." Il governo ungherese, insiste sul fatto che il diritto di decidere questioni dei rifugiati dovrebbe essere riservato esclusivamente ai governi nazionali.
L'Ungheria e altri tre stati dell'Europa centrale che costituiscono il gruppo di Visegrad Four, che comprende Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, si sono opposti alle quote obbligatorie che la UE vuole imporre a ciascuno Stato membro. Lo scorso dicembre l'Ungheria ha intentato una causa presso la Corte di giustizia europea per contrastare il tentativo dell'Unione europea di ridistribuire gli arrivi in ​​arrivo in tutta l'Unione europea. Una decisione potrebbe richiedere anni. Il referendum è destinato a dare un ampio mandato popolare contro ‘i tentativi di quota forzati" di Bruxelles.

Il primo passo per l'uscita europea?

Chiaro a tutti da Bruxelles a Berlino ed a Budapest è che gli ungheresi voteranno con uno schiacciante No per le quote forzate di rifugiati. A quel punto la vera domanda sarà volontà ungheresi tenere un secondo referendum, come hanno fatto di recente gli inglesi, per votare di lasciare l'UE oppure no. Questo quando diventa chiaro che Bruxelles non potrà ignorare il voto ungherese con il consueto silenzio assordante. L'idea di una uscita ungherese dala UE non è impensabile per tutti, a questo punto, ora che la Gran Bretagna è diventata " il primo fuori dalla porta," stabilendo il precedente che l'uscita è possibile.
Il governo Orban fino ad oggi si è mosso con una certa cautela diretta a testare i limiti delle norme UE. Lungi dall'essere un "tiranno destra", come i burocrati di Bruxelles e i media mainstream europei politicamente corretti lo hanno ritratto, il presidente Orban è persona —istruita a Oxford ed è altamente sofisticata, a quanto pare non corrotta (una vera novità nella politica di oggi se vero) un politico genuinamente democratico che si rivolge sempre ai suoi elettori circa le decisioni politiche fondamentali, per essere sicuro che questi siano con lui, qualcosa che rappresenta un anatema per la non eletta oligarchia di Bruxelles.
L'opinione di Viktor Orban sulla crisi corrente dei rifugiati, che i media descrivono deliberatamente come una situazione di migrazione di gran lunga più-benigna di come appare nella UE, è stata illustrata nel dettaglio nel suo discorso annuale del 28 Febbraio. sullo Stato dell'Unione e sull'indirizzo alla nazione, a metà strada nel suo terzo mandato come primo ministro (eletto).
Riferendosi alla recente esperienza del paese stesso di essersi districato da decenni distruttivi di dominio comunista, ora come uno Stato membro dell'UE dal 2004, Orban annota, "siamo preoccupati di come dobbiamo proteggere i nostri interessi nazionali all'interno dell'Unione Europea." Questo suona sufficientemente ragionevole, a meno che non ci si renda conto che l'obiettivo della UE, come istituzione, è esattamente al contrario, nel voler distruggere in ultima analisi, qualsiasi interesse nazionale a favore di una autocrazia dei non eletti di Bruxelles accentrata dall'alto verso il basso.


Realizzazioni reali


Visto che le realizzazioni effettive di Orban in Ungheria risulta che sono sistematicamente ignorate o distorte dai media non ungheresi tradizionali, in primis sarà utile notare alcune delle cose che Viktor Orban ha realizzato nel primo periodo 1998-2002, quando il suo partito, Fidesz, ha vinto in una coalizione con il Forum democratico ungherese (MDF) e quello dei Piccoli indipendenti, con liste agrarie dei lavoratori e con la lista civica (FKgP) e nel suo unico governo di maggioranza dal 2010. Dopo 8 anni fuori da qualsiasi mandato, Fidesz, il partito di Orban ha vinto un mandato popolare schiacciante del 53% di voti e due terzi dei seggi del Parlamento nel 2010 e la rielezione nel 2014 ad oggi.
Come Orban fa notare nel suo discorso febbraio alla nazione ", entro tre anni abbiamo consolidato il bilancio, stabilizzato l'economia, evitato il fallimento, frenato l'inflazione e la disoccupazione è stata ridotta — quest'ultima non marginalmente, ma dal 11,5% al ​​6,2%. Abbiamo inviato fuori del paese l' FMI e rimborsato il nostro prestito prima del previsto, e quest'anno avremo anche da rimborsare l'ultimo centesimo benedetto del nostro debito verso l'Unione europea. Tutto sommato, nel 2014 abbiamo completato questo periodo di stabilizzazione con una crescita economica del 3,7%, e si è aperto un nuovo capitolo ".
Inoltre, sotto il termine di Orban, il governo è riuscito "in cinque anni per ridurre l'imposta sul reddito personale dal 35% al ​​15%, e in cinque anni abbiamo lasciato 1.300 miliardi di fiorini nelle tasche delle famiglie. Abbiamo ridotto le bollette delle famiglie del 25%, e in cinque anni il salario minimo in Ungheria è aumentata del 50%. Abbiamo raggiunto tutto questo insieme: lo Stato e il mercato; il governo e le imprese; datori di lavoro e dipendenti; micro economia ungherese, le piccole e medie imprese e le filiali locali di conglomerati globali… rispetto al 2010, abbiamo stanziato quaranta per cento in più fondi per l'assistenza sanitaria. Abbiamo dimezzato liste di attesa. Abbiamo stanziato più di cinquecento miliardi di dollari — più di cinquecento miliardi di fiorini — per lo sviluppo dei nostri ospedali ".
Questo è lo sfondo della attuale economia ungherese sotto la gestione di Orban e il contesto per capire il motivo per cui la popolazione sostiene la sua richiesta di un no alle quote di rifugiati obbligatorie. Ora le sue osservazioni sulla crisi dei rifugiati sono rilevanti.

‘Il nome di questo pericolo è la migrazione di massa…'

Orban continua: "Ora vorrei spiegare il motivo per cui ho detto tutto questo. In sintesi, è perché tutto questo è ora in pericolo. La stabilità finanziaria per cui abbiamo lavorato così duramente è oggi in pericolo… La nostra politica estera rientata a livello nazionale- — che è stato costruita con tanta attenzione per i dettagli — è in pericolo, come anche è in pericolo l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, libera da minacce terroristiche, sono in pericolo. E la nostra stessa cultura nazionale… è anche questa in pericolo. "
Si alza a descrivere preciso: "Il nome di questo pericolo è costituito dalla migrazione di massa … Il 2015 ha portato a termine un'epoca in cui, credendo che fosse sotto il controllo dell' Europa, abbiamo dato per scontato di aver preso la protezione e la sicurezza del nostro continente. Un anno fa, in questa stessa occasione, stavamo già avvertendo che una nuova era di migrazione di massa era cominciata. Siamo stati derisi senza pietà, e insultati da amici, alleati e rivali allo stesso modo… La realtà è che chi viene qui non ha alcuna intenzione di adottare il nostro stile di vita, perché vedono il proprio come più prezioso… E perché, in effetti, avrebbero rinunciare? La realtà è che questa migrazione non fornirà l'offerta di lavoro necessaria per le fabbriche dell'Europa occidentale. I fatti dimostrano che, attraverso intere generazioni, il tasso di disoccupazione è molto più alto — a volte molto più elevato —Tra i nati al di fuori dell'Europa. La realtà è che le nazioni europee sono stati in grado di integrare anche le masse che sono arrivati ​​da Asia e Africa a poco a poco, in un certo numero di decenni. Come potevano riuscire a farlo ora, in modo rapido e per tali grandi numeri? "
Tutte queste dichiarazioni possono essere sostenute dall'opinione pubblica.. Ma qui è il punto principale su cui Orban basa la sua strategia di referendum, ed è la ragione ultima per cui ci vedremo presto costretti, dopo il 2 ottobre, ad iniziare a prepararsi un ‘Huexit' per l'Ungheria da parte dell'UE:
"… Non è certo con i migranti quelli con cui dovremmo essere così arrabbiati. La maggior parte di essi sono anche vittime: vittime dei governi che crollano dei loro paesi, vittime di decisioni internazionali cattive, vittime di sfruttatori. Stanno facendo quello che vedono come possa essere nel loro stesso interesse. Il problema è che noi europei non stiamo facendo quello che sarebbe nel nostro interesse. Non c'è parola migliore per definire quello che Bruxelles sta facendo di "assurdo". E ‘come il capitano di una nave in direzione di collisione che, invece di voler prendere provvedimenti per evitare, è più interessato a decidere quali scialuppe di salvataggio dovrebbero essere per non-fumatori. È come se, invece di riparare lo scafo che perde, stiamo discutendo su quanta acqua deve inondare in quali cabine… "
Orban continua poi:
"E ‘un abbastanza grosso problema che Bruxelles non sia in grado di organizzare la difesa dell'Europa, ma si tratta di un problema ancora più grande quello pr cui manca l'intenzione di farlo. A Budapest, Varsavia, Praga e Bratislava, è difficile per noi capire come siamo arrivati ​​a un punto in cui è anche possibile che chi vuole venire qui da altri continenti e da altre culture può essere lasciato entrare senza controlli. E ‘difficile capire l'indebolimento di istinto naturale e fondamentale della nostra civiltà per la difesa di noi stessi, delle nostre famiglie, delle nostre case e per la nostra terra… Questa è l'Europa. L'Europa è Grecia, non è la Persia; è Roma, non è di Cartagine; è il cristianesimo, non è un califfato. Quando diciamo questo non stiamo sostenendo che siamo migliori, ma che siamo diversi. Per indicare l'esistenza di una civiltà europea indipendente non significa che sia meglio o peggio; significa solo che "siamo in questo modo, e voi siete come quell'altra cultura."
Questa azione pro Ungheria, del suo primo ministro e della sua popolazione non è alcuno stratagemma politico superficiale per contrattare un migliore trattamento da Bruxelles, così come David Cameron intendeva con il suo fiasco del Brexit (visto dal punto di vista di Cameron). Si tratta nvece di un disegno fondamentale di una linea tracciata nella sabbia di tutta l'Unione europea tra i paesi che credono in una propria sovranità nazionale da sciogliere in favore di un organismo sovranazionale con sede a Bruxelles, (l'Unione Europea), a differenza di quei paesi che, a seguito di questa crisi dei rifugiati e tutti le sue ramificazioni, ferocemente intendono rivendicare i diritti essenziali di sovranità nazionale.
Bruxelles, e chiaramente la Merkel a Berlino, si opporranno all'Ungheria con le unghie e con i denti-per difendere il loro concetto sovranazionale (mondialista). Opereranno anche con l'appoggio di George Soros e del suo think tank European Council on Foreign Relations
Non deve sorprendere, Viktor Orban si è più volte apertamente opposto al miliardario speculatore George Soros, di origine ungherese e alle sue ONG che attuano per cercare di destabilizzare l'Ungheria. Il denaro di Soros ha anche finanziato il documento noto come il Piano Merkel, che è la diretta opposizione alla difesa di Orban della sovranità nazionale circa l'ammissione di rifugiati.
A questo punto lo sfortunato esperimento noto come l'Unione europea viene fatto a pezzi in ogni direzione. L'Ungheria potrebbe essere costretta a ripensare alla sua identità europea dopo il 2 ottobre, se non ben prima, come gli eventi stanno precipitando, cosa che farà ineluttabilmente aumentare il processo di dissoluzione della UE, e forse questa non sarà affatto una cattiva conseguenza.



Fonte:http://it.sputniknews.com/punti_di_vista/20160821/3288913/ungheria-orban-ue-uscita.html

martedì 16 agosto 2016

UNA SEQUENZA DI PROSSIMI CAMBIAMENTI IN EUROPA CHE POTREBBE DETERMINARE UNA RIVOLUZIONE


Nel processo di instabilità potrebbero inserirsi la Gran Bretagna, la Lituania, la Repubblica Ceca, la Romania, la Croazia e l'Olanda. L'agenzia lega i possibili scossoni di questi Paesi con le rispettive elezioni parlamentari, presidenziali, amministrative e referendum.
Secondo gli analisti di Bloomberg, le elezioni amministrative tedesche del 4 e 18 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, dove potrebbe vincere la destra euroscettica d'opposizione di "Alternativa per la Germania" (AfD), determineranno il panorama politico con cui i tedeschi andranno alle urne per le successive elezioni legislative dell'autunno 2017.
Se Angela Merkel si candiderà nuovamente per la carica di cancelliere, le elezioni si trasformeranno in un referendum di fiducia dei tedeschi nei suoi confronti. La politica migratoria di Merkel ha suscitato un serio malcontento. Attualmente la AfD è pronto a sfidare la Cdu. Nel marzo di quest'anno nelle elezioni in Sassonia-Anhalt la AfD hanno ottenuto il 24% dei voti. Dopo un articolo del "Der Spiegel", i tedeschi sanno che fino al 2020 per i profughi si dovranno spendere 93,6 miliardi di euro. E questa è solo la punta di un iceberg dei problemi economici. L'economia tedesca tra gennaio e marzo è cresciuta dello 0,7%, ma a maggio la produzione industriale ha cominciato a registrare una flessione. La Bundesbank ha ritoccato al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica al +1,7% quest'anno e al +1,4% nel 2017.
Il prossimo settembre si svolgeranno le elezioni amministrative nella regione autonoma spagnola dei Paesi Baschi. Gli esperti prevedono che i nazionalisti baschi rimarranno al potere. Può migliorare la sua posizione il partito di protesta "Podemos" che, pur difendendo l'unità del Paese, si oppone alla politica di sacrifici e rigore del governo centrale.
Dopo le elezioni i nazionalisti dei Paesi Baschi chiederanno a Madrid ulteriori finanziamenti e maggiore autonomia, fatto che darà nuova linfa alla Catalogna nella sua battaglia per l'indipendenza.
Alla fine di luglio il Parlamento catalano ha approvato le conclusioni della commissione istituita per analizzare le problematiche sulla secessione dalla Spagna. La commissione ha proposto un meccanismo di secessione unilaterale e l'adozione di una nuova Costituzione per la Catalogna indipendente tramite un referendum. Madrid ha impugnato la decisione di Barcellona alla Corte costituzionale, ma a quanto pare è troppo tardi per fare qualcosa.
Ai primi di ottobre si ripeteranno le elezioni presidenziali in Austria. Il candidato euroscettico del Partito della Libertà Austriaco Norbert Hofer ha buone possibilità di trionfo. La ripetizione delle elezioni avviene dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha annullato per irregolarità nelle votazioni le precedenti elezioni del 22 maggio, in cui il candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per un pugno di voti lo stesso Hofer.
Ad ottobre si svolgerà il referendum in Italia sulla riforma della pubblica amministrazione. Bloomberg riporta il sondaggio condotto a luglio, in cui emerge che il 35% degli italiani è contrario alla riforma, mentre il 29% è favorevole e il 18% non ha ancora deciso cosa votare. Il premier Renzi ha promesso che in caso di vittoria dei no si dimetterà. Se ci sarà una nuova crisi politica in Italia, gioverà agli euroscettici del "Movimento Cinque Stelle", che insistono sul referendum per far uscire l'Italia dall'euro. I sondaggi mostrano che la popolarità del M5S è ora superiore a quella del Partito Democratico di Renzi. Punta sull'uscita dall'euro anche la "Lega Nord". Come affermato dal suo leader Matteo Salvini, la UE è una "camicia di forza" per l'Europa.
Ad ottobre si svolgerà in Ungheria il referendum per determinare se l'Unione Europea ha il diritto di costringere il Paese ad accettare le quote di accoglienza dei profughi e migranti senza il voto del Parlamento nazionale.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ritiene che "il sistema di quote della UE distribuisce i terroristi in tutta Europa."
Non c'è alcun dubbio nel risultato: la maggioranza degli ungheresi è contro l'arrivo dei profughi e migranti. L'unico ostacolo è l'affluenza: il referendum sarà valido con un quorum del 50%.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160816/3269920/UE-Germania-Catalogna-referendum-M5S-AfD-Ungheria.html

giovedì 30 giugno 2016

IN UNGHERIA NELLO STAFF DI VIKTOR ORBAN FAVOREVOLI ALL'USCITA DALL'UNIONE EUROPEA


BUDAPEST - Il capo del personale del Primo Ministro ungherese ha confermaro che avrebbe votato per lasciare l'Unione europea se il suo paese mai tenesse un referendum sull'adesione - anche se ha aggiunto che il governo non aveva piani per una tale plebiscito.
Janos Lazar ha detto che era il suo punto di vista personale, non del governo.
"Questo non significa che io non sono pro-europeo, questo significa che l'UE non è uguale in Europa. L'Unione europea oggi non è in grado di difendere e rappresentare i valori e gli interessi dell'Europa", ha confermato il ministro incaricato dell'ufficio del primo ministro Viktor Orban.
"Giusto per chiarire, il governo ungherese non intende mettere la questione all'ordine del giorno, non ha intenzione di avviare un tale referendum, in quanto il paese ha tenuto un referendum valido nel 2004, quando ha votato per unirsi (UE)," ha aggiunto Lazar.

Fonte:http://www.todayonline.com/world/hungary-minister-says-might-vote-quit-eu-if-govt-held-referendum

mercoledì 2 marzo 2016

UNGHERIA: IL PREMIER UNGHERESE CHIARISCE CHE SOROS STA ROVINANDO L'EUROPA


Il primo ministro ungherese, Viktor Orban, accusa Soros per l'assedio degli immigrati:
Il Primo Ministro ungherese ha contestato il miliardario George Soros, criticando il supporto che ha espresso nei confronti dei rifugiati dal Medio Oriente diretti verso l'Europa, dicendo che compromettono la stabilità del continente.
Si deve ammirare di Orban l'atteggiamento, che certamente lo sta facendolo odiare a Bruxelles:
"[Soros] è forse l'esempio più forte di coloro che sostengono tutto ciò che indebolisce gli stati nazionali, sostengono tutto ciò che cambia il tradizionale stile di vita europeo", ha confermato Orban ha detto in un'intervista sulla radio pubblica Kossuth. "Questi attivisti che sostengono gli immigrati diventano inavvertitamente parte di questa rete umana di contrabbando internazionale".
Chiaramente Soros è invisibile ai media, ma la sua mano si vede quanto la mafia.

Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/hungarys-orban-says-george-soros-trying-destroy-europe/ri13088

giovedì 18 febbraio 2016

ORBAN, IL PRIMO MINISTRO UNGHERESE LA CUI LUNGIMIRANZA NON PIACE ALL'EUROPA


In politica estera, l'Unione Europea in quanto tale (e la stessa regola vale per la Nato) può prendere decisioni solo all'unanimità e un singolo veto potrebbe rendere impossibile ogni posizione ufficiale dell'Unione. E' pur vero, e si è visto in numerose occasioni, che i Paesi più forti hanno tanti strumenti di pressione per convincere i piccoli a non creare problemi. Tuttavia, e anche questo si è riscontrato in più circostanze, la forma va salvata e, a volte anche alla presenza di evidenti bluff, i dissensi pre-annunciati hanno ottenuto lo scopo prefisso.
Oltre alla Grecia, che si trova sotto la lente d'ingrandimento per le preoccupazioni derivanti dal suo possibile default, c'è un altro piccolo Paese europeo che sta giocando tutte le carte per trarre qualche beneficio che lo aiuti a uscire dai problemi economici e sociali che lo toccano. Si tratta dell'Ungheria e di quel suo Primo Ministro, Viktor Orban, definito dalla stampa occidentale come autocrate e illiberale. In realtà, le sue scelte, giuste o sbagliate che siano, hanno sempre mirato all'ottenimento di una più forte governabilità e alla difesa del potere d'acquisto e dell'occupazione lavorativa per il suo popolo. D'altra parte, è esattamente quello che ogni cittadino di qualunque Paese domanda ai propri politici. Perché allora tutta la stampa occidentale si accanisce contro di lui e lo obbliga a difendersi dalle accuse? Il motivo vero è che Orban cerca di galleggiare tra le richieste euro-americane di rompere con la Russia e la necessità, molto forte per l'Ungheria di mantenere ottimi rapporti con il suo vicino dell'est. Per Budapest è ben chiaro che il Paese, senza sbocchi al mare e senza riserve di materie prime, ha bisogno di ricevere dall'estero gli strumenti necessari per mantenere e accrescere uno standard di vita da sempre superiore a quello di alcuni dei Paesi confinanti. L'Ungheria dipende dall'Europa per gli aiuti finanziari e gli investimenti, dalla NATO (e cioè dagli USA) per la propria difesa e dalla Russia per l'energia. Nonostante i numerosi piani europei per il coordinamento dei rifornimenti energetici, i locali bisogni per il riscaldamento e per il funzionamento dell'industria si basano per almeno il 64% su gas e petrolio importati. Più precisamente, l'80% del petrolio e l'81% del gas che vengono dall'estero arrivano proprio dalla Russia e la loro interruzione metterebbe a grave rischio tutta l'economia magiara.
La necessità di mantenere aperte tutte le porte obbliga il Governo a dare un colpo al cerchio (l'Occidente) e uno alla botte (la Russia). Da qui l'adesione alle sanzioni ma, contemporaneamente, l'annuncio che, da settembre a gennaio, l'Ungheria avrebbe rifiutato di consentire il flow-back del gas verso l'Ucraina. Come annunciato, a gennaio il passaggio sui propri gasdotti è ripreso, per interrompersi subito da febbraio, forse in attesa che, a marzo, Mosca e Kiev ridiscutano i loro accordi nel merito delle forniture dirette. Non basta: dopo aver incontrato la Cancelliera Merkel, è in calendario anche un incontro con Putin preceduto, però, da un colloquio gia' avvenuto tra il Ministro della Difesa Csaba con l'ambasciatore americano. In questa "conversazione" sembrerebbe si siano discusse due ipotesi e cioè l'acquisto di nuovi elicotteri americani e la possibilità che l'Ungheria possa ospitare un'unità Nato di "risposta rapida".
Budapest è stata molto pesantemente colpita, più di quanto lo siano stati Serbia e Bulgaria, dall'annullamento del progetto South Stream. Se tale gasdotto fosse stato realizzato, l'Ungheria, oltre ai diritti di passaggio, avrebbe ottenuto la costruzione di un enorme centro di stoccaggio che l'avrebbe trasformata in un importante hub per tutta l'Europa. Cancellato quel progetto e improbabile il surrogato Turkish Stream, Orban è obbligato a cercare nuovi ritorni da Putin e, in cambio, potrebbe mettere sul tavolo sia il proprio generico diritto di veto, sia l'ospitalità' delle forze Nato. Naturalmente, le stesse cose l'Ungheria potrebbe giocarsele a Bruxelles.
Anche tenuto conto delle manifestazioni di piazza sempre più numerose contro il suo Governo (sospettate, tra l'altro, di non essere tutta farina del solo sacco magiaro) il Primo Ministro sta cercando di evitare l'isolamento internazionale, mantenere la sua autorità interna e portare a casa il massimo di benefici possibili.
Non è detto che tali atteggiamenti possano necessariamente piacere ma dimostrano che, sulla scena del mondo, nessun attore, neanche quello che potrebbe sembrare una semplice comparsa, va sottovalutato o negletto.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150216/34163.html#ixzz40XTGwx9x

RUSSIA: INCONTRO CON IL PREMIER MAGIARO E IL PRESIDENTE RUSSO

Il presidente russo Vladimir Putin e il primo ministro ungherese Viktor Orban discuteranno oggi a Mosca le possibilità per rafforzare la cooperazione bilaterale, che sta vivendo un brusco calo, e i progressi nel campo dei progetti sul nucleare.

Al Cremlino hanno riferito che nell'imminente incontro tra Putin ed Orban verrà discussa la possibilità di aumentare la cooperazione bilaterale, "anche nel contesto dell'attuazione degli accordi raggiunti durante la visita del presidente russo a Budapest del 17 febbraio 2015".
"All'ordine del giorno ci sono le prospettive dell'ulteriore sviluppo delle relazioni economiche e commerciali, la promozione dei progetti comuni nei settori dell'energia e dell'alta tecnologia, la cooperazione in ambito culturale e umanitario", — riporta l'ufficio stampa del Cremlino.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160217/2111282/Ungheria-Cooperazione-Russia.html#ixzz40XSbFJSA

venerdì 12 febbraio 2016

UNGHERIA: VIKTOR ORBAN CONFERMA CHE BRUXELLES E ANKARA STANNO DIVENTANDO UN PROBLEMA PER LA COMUNITA' EUROPEA


La minaccia da Bruxelles conferma il premier ungherese, è il "sistema di quote obbligatorie" che chiede la redistribuzione dei migliaia di migranti tra gli Stati membri dell'Unione Europea (UE).
Un uomo che ha preventivamente risolto la crisi degli immigrati rifugiati a modo suo, Orban ha già sigillato il confine ungherese con la Croazia, ora ha in programma di costruire un altro recinto di filo spinato sul confine con la Romania.
L'UE ha accettato di reinsediare 120.000 richiedenti asilo tra gli Stati membri - ma l'Ungheria insieme ad altri paesi dell'Europa orientale si rifiuta di firmare per il sistema delle quote e edificando frontiere temporanee di filo spinato e pilastri in cemento, invece, mantenendo fisicamente le persone fuori.
Nel frattempo, la minaccia dalla Turchia è un accordo stipulato tra l'UE e il Presidente Erdogan per il trasporto di quasi mezzo milione di migranti provenienti dalla Turchia verso l'Unione Europea, suggerendo che gli Stati nazionali dovrebbero prepararsi per un importante aumento di persone che migrano dal sud.
Peter Szijjarto, il ministro degli esteri ungherese incolpa la Grecia per l'afflusso di migranti che entrano nell'Unione Europea.
Szijjarto ha detto ai giornalisti che l'Europa è indifesa dal sud perché la Grecia non è riuscita a rispettare le regole di Schengen.
Per combattere le minacce, il ministro degli esteri ungherese è per il personale militare e di polizia - non i burocrati al potere - che prendono decisioni circa il controllo delle frontiere.
"Abbiamo bisogno di soldati, agenti di polizia, navi, elicotteri, aerei piuttosto che burocrati e funzionari di Frontex per difendere il confine".
Grecia, nell'Europa meridionale è stato dato tre mesi di tempo per controllare adeguatamente le sue frontiere esterne e registrare ogni migrante e rifugiato in modo corretto.
Se entro maggio 2016, la Grecia fallisce, la Commissione Europea non avrà altra scelta se non permettere ad altri membri della zona Schengen di rafforzare i loro confini per un massimo di due anni.

Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160212/1034645837/hungary-brussels-threat-orban.html

martedì 5 gennaio 2016

IN EUROPA IL MODELLO UNGHERESE SI E' DIMOSTRATO L'UNICO AD AVERE SUCCESSO SULLE POLITICHE DELL'IMMIGRAZIONE

I nostri tg e la nostra stampa hanno ritratto per mesi Orbán cone un razzista xenofobo intollerante che con la sua politica minacciava l’integrità dell’Unione Europea. A conti fatti invece sulla politica anti-immigrazione ha avuto ragione lui, come ci spiega Il Foglio.

Esattamente un anno fa il primo ministro ungherese Viktor Orbán era un paria in Europa. Nazionalista, xenofobo, in odore di autoritarismo, Orbán sembrava un errore di sistema del grande progetto europeo. Ma il 2015 appena concluso è stato l’anno della rivalsa per il premier di Budapest, come ha scritto il sito Euobserver. Le priorità da lui imposte hanno dominato l’agenda europea, alcune delle sue parole chiave sono diventate parte integrante del discorso pubblico, e alcuni leader europei, pur senza ammetterlo, hanno adottato almeno in parte la sua linea.
Nel gennaio del 2015, in un discorso tenuto all’indomani degli attacchi terroristici contro la redazione di Charlie Hebdo, Orbán fu il primo a ricordare che l’immigrazione sarebbe stata la prossima grande sfida per l’Europa, capace di mettere in pericolo l’esistenza stessa dell’Unione, e chiese con forza la chiusura delle frontiere esterne dell’Ue. Allora, con la crisi dei migranti ancora lontana, la maggior parte degli europei rispose con scetticismo; oggi non la chiusura, ma il rafforzamento delle frontiere esterne è sulla bocca di tutti i leader. Il primo ministro ungherese è stato inoltre il primo a ordinare la costruzione di un valico di filo spinato per fermare le masse migratorie; pochi mesi dopo, scrive l’Economist, l’Europa sta per avere più barriere fisiche ai suoi confini di quante ne avesse durante la Guerra fredda. Nel suo discorso di fine anno la cancelliera tedesca Angela Merkel ha invitato i concittadini a vedere l’immigrazione come un’opportunità, ma la retorica incendiaria dell’ungherese, anche a causa delle carenze dei leader europei, quest’anno si è presa la sua rivincita.


Fonte:http://www.qelsi.it/2016/la-rivincita-di-viktor-orban-ha-avuto-ragione-sulla-chiusura-delle-frontiere/

mercoledì 4 novembre 2015

UNGHERIA: VIKTOR ORBAN CONFERMA CHE STA' DIFENDENDO LE NAZIONI EUROPEE


''Stanno tradendo l’Europa e, se non la difendiamo noi, non avremo più questa Europa'' queste le parole pronunciate dal primo ministro ungherese Victor Orban durante un incontro di discussione sui temi d’attualità avente per titolo ''I segni del tempo'', presso l’Istituto di Cultura Italiano di Budapest. La conferenza, alla quale hanno partecipato numerose organizzazioni cristiane ungheresi, verteva sugli attuali problemi delle società magiara ed europea. Il premier ungherese si è più volte soffermato sulla crisi dei migranti, esprimendo profonde critiche ai governi liberali e di sinistra che, secondo Orbán, vogliono snaturare la vera natura dell’Europa legata a profonde tradizioni cristiane. Il leader di centro-destra è arrivato ad indicare la concezione di pensiero della sinistra liberale la responsabilità del flusso dei migranti: “non è un caso che ogni giorno arrivino migliaia di profughi, la colpa è della costruzione ideologica della sinistra, che vuole distruggere lo Stato nazionale e le tradizioni cristiane millenarie in Europa. Se non riescono ad ottenerlo con la battaglia politica tentano di attuarlo su base etnica, con l’immigrazione di massa''. Per Orbán contro questo tradimento agli ideali europei, il governo ungherese ha reagito responsabilmente difendendo l'Ungheria.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-2197_ORBAN_PARLA_ITALIANO

giovedì 1 ottobre 2015

LA CSU BAVARESE VUOLE BARRIERE ALLE FRONTIERE COME QUELLE COSTRUITE DA ORBAN


BERLINO - Dopo aver invitato Viktor Orban in Baviera, c'e' chi nella Csu, principale alleato che sorregge il governo Merkel, lancia un dibattito in Germania sull'ipotesi concreta di proteggere le frontiere con delle barriere: ''Sono convinto che discuteremo ancora in Europa sulle barriere di protezione'', ha detto il delegato alle Finanze bavarese Markus Soeder, al magazine Focus, secondo un'anticipazione. ''Forse avremmo dovuto investire meglio gli 86 miliardi destinati alla Grecia in massicce protezioni per le frontiere'', ha affermato.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-7020_LA_CSU_BAVARESE_VUOLE_BARRIERE_ALLE_FRONTIERE_COME_QUELLE_COSTRUITE_DA_ORBAN

giovedì 24 settembre 2015

MARINE LE PEN: VIKTOR ORBAN L'UNICO CHE DIFENDE LA SUA NAZIONE


PARIGI - Viktor Orban "è l'unico" che protegge le frontiere europee esterne "dall'attacco" al suo Paese da parte "degli immigrati". Lo ha detto la leader della destra francese Marine Le Pen, in un'intervista radio-televisiva alle stazioni Rmc e Bfm Tv, in cui ha appoggiato le misure adottate dal governo ungherese per fermare il flusso dei migranti.
"Stiamo affrontando una situazione catastrofica e questo è solo l'inizio", ha avvertito Le Pen, affermando che quest'anno gli arrivi in Europa si sono quadruplicati fino a arrivare a un milione di persone e che, se verrà mantenuta questa tendenza, nel 2016 saranno "quattro milioni".
La presidente del partito Front national ha poi criticato "l'effetto chiamata" che a suo giudizio è stato creato dalle politiche e dalle dichiarazioni di alcuni dirigenti europei che si sono mostrati disponibili ad accogliere i migranti.
La soluzione alla crisi, ha affermato ancora Marine Le Pen, è "chiudere le frontiere, dare il segnale che non accoglieremo nessuno".
Sulle misure decise nella notte al vertice straordinario dei capi di Stato e di governo dell'Unione europea a Bruxelles, Le Pen ha detto di considerare "coerente" il dispositivo per incrementare gli aiuti ai Paesi vicini alla Siria per la gestione dei campi profughi.
Ha inoltre affermato che bisognerebbe creare campi simili anche in territorio siriano, come per altro ha deciso di fare la Russia di Putin.
Si è poi detta contraria alle decisioni per l'accoglienza dei migranti, sottolineando che "per la maggior parte sono migranti economici". A sostegno delle sue parole, ha affermato che "le istituzioni internazionali" sostengono che il 75% di loro sono uomini e le famiglie sono la parte minima. "Sono uomini che vengono per motivi economici", ha detto. E dato che in Europa ci sono 20 milioni di disoccupati, è impensabile aggiungerne altre decine di migliaia provenienti dall'Africa e del Medio Oriente, oltre che addirittura dall'Asia, come i Pakistani e i cingalesi.
Questa netta posizione di Marine Le Pen fa guadagnare al Front National il posto di primo partito di Francia nelle intenzioni di voto, secondo gli ultimi sondaggi.

Redazione Milano

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4445_MARINE_LE_PEN_VIKTOR_ORBAN_E_LUNICO_CHE_PROTEGGE_LE_FRONTIERE_EUROPEE_ESTERNE_DALLATTACCO_DEI_MIGRANTI_ECONOMICI

mercoledì 23 settembre 2015

IL MODELLO UNGHERESE SCONFIGGE QUELLO TEDESCO


Il premier ungherese Viktor Orban rifiuta quello che ha definito "l'imperialismo morale" che, a parer suo, la cancelliera tedesca Angela Merkel sta tentando di imporre al resto dell'Europa in materia di accoglienza dei rifugiati.
"La cosa più importante è che non vi sia alcun imperialismo morale" sulla questione dell'afflusso dei migranti, ha dichiarato alla stampa Orban da Bad Staffelstein, in Baviera, dove è stato invitato dal partito cristiano-sociale bavarese (Csu). Orban ha rivendicato il diritto per il suo Paese di agire diversamente dalla Germania.
Effettivamente l'imperialismo morale della Germania è sempre stato quello che ha creato seri problemi ai paesi membri dell'Unione Europea.
Dopo l'approvazione delle quote obbligatorie imposte dalla cancelliera tedesca e dal presidente della Comissione Europea, Claude Junker, possiamo confermare che un'altro passo verso la sottrazione della sovranità territoriale della Nazioni europee è stato finalmente compiuto.
Nel frattempo contro il fronte dei paesi dell'est, decisamente più lungimiranti, che si sono opposti alle quote obbligatorie di migranti le frasi del presidente della Comissione Europea hanno ancora evidenziato l'incapacità di quest'ultimo nel affrontare il problema:
“A volte mi chiedo se i cittadini libanesi, dove il 25% della popolazione è costituito da rifugiati, e se i giordani, che ospitano 600mila rifugiati, capiscano quello di cui stiamo discutendo qui. Vista la dimensione del problema, siamo ridicoli!”
Certamente ridicolo e anche ingenuo è chi crede che la politica del "accogliamo tutti" sia così semplicistica con poche frasi ben fatte.
Ieri il parlamento ungherese ha infatti approvato, con i voti dei partiti che sostengono il governo di Viktor Orban, una risoluzione nella quale vengono condannate le “politiche irresponsabili” dell'Unione in materia di immigrazione.
“È irresponsabile incoraggiare i migranti a rischiare la morte per una vita migliore in Europa”, si legge nel documento adottato dal parlamento magiaro.
La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere, anzi, ancora una volta la mancanza di rispetto ha avuto la meglio: “Il Premier ungherese Viktor Orban e il suo partito hanno superato ogni limite adottando un'ignobile proposta di risoluzione che accusa l'Unione europea della morte dei rifugiati – ha subito ribattuto Gianni Pittella, capogruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo – Sollecitiamo i Ministri degli Stati membri ad accettare oggi stesso le misure presentate dalla Commissione, prima che vengano eretti nuovi muri, che il caos aumenti e prima che la retorica xenofoba di Orban possa attecchire in tutta Europa”.
Finora però la retorica "xenofoba", anche se qui la chiamiamo "progressista" non ha impedito all'Ungheria di entrare nell'Unione Europea e condividere lo Spazio di Schengen con gli altri cittadini degli stati europei, di conseguenza se rifiutare un "overdose" di migranti in arrivo e invitarli a non venire per il rischio del collasso delle infrastrutture a causa dell'eccesivo numero, e sollevare delle barriere per difendere la frontiera con leggi più severe che puniscono con il carcere, come ha fatto l'Inghilterra, significa essere "razzisti", significa che chi adotta simili terminologie possiede una notevole carenza di storia culturale.

L'Ungheria ha applicato il rigore nelle politiche dell'immigrazione e favorito politiche che favoriscono la crescita economica e l'occupazione sommato ovviamente al fatto che possiede ancora la propria valuta nazionale.
Il modello tedesco invece sta facendo l'esatto contrario generando più problemi di quanti ne risolva e imponendoli anche alle altre Nazioni europee.
Favorisce l'entrata nell'euro dei paesi membri dell'Unione Europea, impone agli misure di rigore e austerità per uscire dalla crisi portando invece ad un'aggravamento dei problemi, come abbiamo osservato nel cupo periodo in cui ci fu in Italia il governo di Mario Monti e contrariamente a paesi che funzionano come l'Australia, l'Ungheria, Canada e Federazione Russa favorisce l'entrata in territorio europeo di migliaia di migranti con numeri che saranno decisamente un problema per il futuro dell'Europa quando andranno aumentando con il passare degli anni.
I dati dell'OCSE (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo ) sono la lapide dell'Europa.
Nel 2015 l'Europa "raggiungerà un livello senza precedenti di richiedenti asilo e rifugiati, salendo fino a un milione di procedure d'asilo". A sostenerlo è l'Ocse, che nel documento sulle prospettive migratorie, presentato a Parigi, parla di "costi umani spaventosi e inaccettabili"
A quanto pare i governi tedeschi sono quelli che a livello europeo funzionano al contrario.
Il modello ungherese insegna alle nazioni europee a difendere le frontiere con barriere e leggi rigorosamente severe per gli illegali che sono punibili con il carcere, lo stesso modello lo hanno applicato gli Stati Uniti al confine con il Messico, di conseguenza contando che è anche il paese con la più alta crescita economica in Europa, grazie alle riforme di Viktor Orba, possiamo concludere che l'Ungheria è la nuova Germania.




Fonti:
http://www.prealpina.it/pages/migranti-orban-dice-no-allimperialismo-morale-di-merkel-98073.html
http://lavocedeltrentino.it/index.php/italia-estero/22450-ridicoli-juncker-bacchetta-i-ministri-ue-sui-rifugiati

martedì 15 settembre 2015

COME VIKTOR ORBAN E ALTRE NAZIONI HANNO SALVATO L'EUROPA


E' passato ormai qualche mese da quando il presidente della Comissione Europea Jean-Claude Juncker insultò il presidente ungherese Viktor Orban con l'appellativo non molto gradevole "Ciao, dittatore" una gaffe che sconfina con l'irriverenza e la mancanza di rispetto.
Possiamo osservare tuttavia in questi giorni come la competenza abbia vinto invece sull'incompetenza.
Da un lato osserviamo come il presidente ungherse abbia con successo completato il muro al confine con la Serbia e introdotto pene severe per chi entra in territorio straniero senza autorizzazione, fermando così su un fronte il pericoloso assalto della marea di immigrati che continuava a entrare nel territorio europeo senza autorizzazione; dall'altro osserviamo come il presidente della Comissione Europea, ignorando completamente l'idea di nazione e ossessionato dalla solidarietà abbia volutamente cercato di sottrarre il diritto di gestione dell'immigrazione del territorio europeo imponendo a tutte le nazioni europee delle quote obbligatorie di migliaia di immigrati da ospitare.
Tutto questo supera l'assurdo per il semplice fatto che non si possono accogliere fino al collasso delle infrastrutture una simile marea di 500.000 persone con numeri mensili da capogiro, che normalmente si registravano in un anno.
Accogliere milioni di persone nell'arco dei prossimi anni avrebbe certamente un peso economico notevole sia sulle differenze culturali-etniche sia economico per ogni nazione europea, dove ci sono ancora fin troppi cittadini europei disoccupati la cui solidarietà invocata dalla Comissione Europea ha il paraocchi.
La polizia ungherese ha reso noto si aver arrestato 174 migranti che avevano attraversato illegalmente la frontiera, dopo l'entrata in vigore a mezzanotte del settembre 2015 della legge che punisce l'ingresso illegale nel Paese, e ha fatto sapere che saranno sottoposti a processo. La pena minima per questo genere di reato è di 3 anni di reclusione.
L'Ungheria ha sigillato la sua frontiera con la Serbia, bloccando migliaia di profughi al confine.
Costruirà una barriera anche al confine con la Romania. Ha proclamato lo stato d'emergenza e sono scattati i primi arresti, dopo l'entrata in vigore, a mezzanotte, della nuova legge che introduce anche il carcere per l'immigrazione illegale.
Nel frattempo l'accordo sulle quote obbligatorie di lunedì 14 settembre è fallito grazie al fatto che non c'era l'unanimità di tutti i paesi per imporre una simile legge che avrebbe provocato non pochi danni al diritto nazionale europei.
Tra i paesi che hanno fatto valere i loro diritti ci sono stati: Ungheria, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia.
Intanto però altri paesi come la Romania, hanno dato il proprio consenso ad accoglierne un numero di poco inferiore ai 2000 ma si potrebbe calcolare che non è questo grande cambiamento rispetto a prima.
Tuttavia il pericolo non è finito in quanto la Germania ha minacciato addirittura il taglio dei fondi comunitari per quei paesi che rifiuteranno le quote di migranti imposti dalla Comissione.
''Le minacce tedesche in base alle quali i Paesi dell'Europa centrale saranno puniti con tagli ai fondi comunitari sono vuote perchè non hanno basi legali, ma sono molto dannose per tutti''. Lo ha scritto sul proprio account Twitter il segretario di Stato per l'Unione europea della Repubblica Ceca, Tomas Prouza. Il riferimento è alle parole di stamattina del ministro dell'Interno tedesco Thomas de Maiziere, il quale ha lasciato intendere che i Paesi europei che si oppongono alle quote obbligatorie nella distribuzione dei migranti potrebbero subire un taglio ai fondi della Ue.
Nel frattempo, dopo l'esito positivo della lungimiranza avuta da Viktor Orban nel edificare una barriera per difendere non solo l'Ungheria ma anche le nazioni europee dall'assalto dei migranti possiamo solo dire "grazie".

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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