ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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mercoledì 16 settembre 2015

LE NAZIONI "ALBA" DENUNCIANO LE CAMPAGNE DI DISCRIMINAZIONE DEL VENEZUELA


I paesi dell'Alleanza Bolivariana per i Popoli della Nuestra America - Trattato di Commercio dei Popoli (ALBA-TCP) esprimono la loro più convinta adesione a principi quali l'indipendenza, l'autodeterminazione dei popoli, la sovranità e l'uguaglianza giuridica degli Stati, che permettono un rapporto armonico tra i membri della comunità internazionale.
I paesi ALBA-TCP non possono accettare atteggiamenti che cercano di interferire o costituire ingerenza negli affari interni di uno Stato da parte di un altro Stato, per questo esprimono preoccupazione per le valutazioni espresse rispetto a decisioni giuridiche della Repubblica Bolivariana del Venezuela, adottate dalle autorità pubbliche competenti nell'esercizio dei propri diritti e competenze sovrane e di contrasto verso atti di natura terroristica, per per la tutela effettiva dei diritti umani delle vittime.
Determinati paesi che si sono pronunciati evidenziano una doppia morale che mina l'ordine giuridico internazionale e favorisce le condizioni politiche per rovesciare governi costituzionali con l'obiettivo di appropriarsi delle loro risorse naturali strategiche. Queste altisonanti dichiarazioni mirano a occultare le gravi violazioni dei diritti umani che avvengono nel proprio territorio e inoltre impedire il rafforzamento dei processi democratici redistributivi che i paesi dell'ALBA-TCP stanno sviluppando nell'esercizio del loro diritto all'autodeterminazione.
I paesi ALBA-TCP allertano l'opinione pubblica riguardo la campagna diffamatoria in atto e le aggressioni contro la Repubblica Bolivariana del Venezuela, pertanto saranno vigili di fronte alle minacce alla sua indipendenza e sovranità.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=12657

lunedì 27 luglio 2015

VENEZUELA: COME SI TENTA DI SOTTOMETTERE IL PROCESSO DEMOCRATICO DELL'AMERICA LATINA

Il copione è ormai noto ed è stato utilizzato in tutti i paesi dove sono state spezzate le catene dell'oligarchia finanziaria. Un affronto che il regime americano non accetterà mai.


Sul Venezuela avete letto molto ultimamente. Dai media arrivano sempre le stesse informazioni: repressione, censura, dittatura. Ma gli interessi delle oligarchie e dell'impero nordmaricano sono ormai chiari a chi ha cercato di spezzare i canali di disinformazione tradizionale. E questo video “Golpe Suave” realizzato da: Universidad Popular del Buen Vivir – Quito (Sceneggiatura: Eduardo Meneses Collaborazione: Marie Gaudfernau Disegno: André Ester; Edizione italiana a cura di Aimone Spinola Voce narrante: Emiliano Valente) spiega in modo mirabile la strategia golpista dell’oligarchia venezuelana ed estera contro il processo bolivariano.
Quali sono gli interessi delle elites e degli Stati Uniti e perché il Venezuela è così importante geopolitcamente?
Per rispondere il punto di partenza è un dato: il Venezuela ha le più grande riserve petrolifere del mondo. E, d'altro canto, la società americana è tra i principali consumatori di tutti i prodotti derivati petroliferi del mondo.
Devono importare 60 barili ogni 100 che consumano. Da dove provengono? IL Medio Oriente è una zona chiave e ne importano una parte importante, soprattuto da Arabia Saudita, Qatar, Emirati arabi. Con questi paesi la strategia degli Usa per dominio nell'area ha prodotto le guerre e distruzioni di Iraq, Siria, Libia e l'occupazione della Palestina.
Perché quindi il Venezuela è così importante? Il petrolio dal Medio Oriente per gli Usa passa per lo Stretto di Ormuz, poi per l'Africa e infine per il Texas: 45 giorni di navigazione. Dal Venezuela impiega 4-5 giorni con costi di trasporto infinitamente inferiori. Gli interessi nord-americani sono chiari ed hanno determinato la storia del Venezuela per oltre 40 anni. Due partiti che facevano gli interessi delle oligarchie, Azione democratica e Copei, concordarono un patto economico comune, sequestrando la democrazia venezuelana per 40 anni e garantendo agli Usa a buon prezzo petrolio.
Con l'arrivo al potere di Chavez il paese riacquistò la sua sovranità territoriale piena e dopo il colpo di stato tentato dal 2002 la guerra economica imposta nel 2003, gli Usa non hanno mai smesso di cercare di alterare con tutti i mezzi illeciti dal punto di vista del diritto internazionale il percorso democratico in corso nel paese.



Oggi è in vigore quello che può essere definito un golpe morbido ed è diviso in due punti principali:


La guerra economica, come primo passo. La dipendenza verso l'esterno per le sue necessità da parte del Venezuela rende il paese vulnerabile all'attacco dell'oligarchia che cerca di diminuire e ostacolare l'arrivo di prodotti di prima necessità per aumentare le tensioni sociali e speculando con i dollari invece di importare beni per il paese.

Il secondo passo: la manipolazione mediatica. I mezzi di comunicazione in Venezuela e all'estero sono gli strumenti di questo golpe morbido per far credere al mondo intero che nel paese è in corso una repressione contro l'opposizione e contro la popolazione che protesta.
Ma il copione è ormai noto ed è stato utilizzato in Bolivia, oggi in Ecuador e in generale in tutti i paesi in cui sono state spezzate le catene dell'oligarchia finanziaria. Un affronto che il regime americano non accetterà mai.

Buona visione.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12430

venerdì 24 luglio 2015

AMERICA LATINA: ROVESCIARE TUTTI I GOVERNI CHE APPPOGGIANO LA FEDERAZIONE RUSSA

Vladimir Davydov: "L'obiettivo è rovesciare tutti i governi che hanno buone relazioni con la Russia"

Al vertice recente del Mercosur si è espressa viva preoccupazione per l'intensificazione delle attività di intelligence degli Stati Uniti in America Latina, al fine di organizzare un graduale rovesciamento dei presidenti democraticamente eletti nella regione. In diversi hanno notato, in particolare, l'analogia della situazione attuale con l'Operazione Condor, effettuata dalla CIA negli anni '70 e '80 in Sud America.
Come ha detto al portale di informazione Pravda.ru, il membro dell'Accademia Russa di Scienze Vladimir Davydov, in quel momento gli agenti americani hanno fisicamente posto fine ai leader progressisti in Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay e Perù. Oggi la situazione è diverse. "Penso che le moderne tecnologie rendano la situazione ben diversa dall'Operazione Condor, anche se i problemi sono simili", ha detto l'esperto, aggiungendo che ciò che esiste oggi in America Latina è "una guerra basata su materiali compromettenti e organizzazione di proteste contro tutti quesi governi che mantengono buone relazioni con la Russia. "
Se Washington prima utilizzava l'intelligence, la corruzione, il finanziamento dell'opposizione ragicale e l'eliminazione fisica dei leader, oggi utilizza un'altra arma: la guerra dell'informazione. Ad esempio, l'esperto cita l'esempio del Brasile, dove gli Stati Uniti e la mafia locale hanno mobilitato l'opposizione, in particolare attraverso Internet, per partecipare ad una campagna contro il governo di Dilma Rousseff. Le organizzazioni criminali hanno visto come una minaccia alla loro posizione il nuovo piano del governo contro il dominio di trafficanti di droga nelle favelas e hanno trasformato le proteste da pacifiche in gravi scontro. Per quanto riguarda il Venezuela, Davydov ha sottolineatoche vi è il rischio di scontri violenti di piazza organizzati.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12418

venerdì 3 luglio 2015

VENEZUELA, NICOLAS MADURO AI GRECI: NON ABBIATE PAURA A SPEZZARE LE CATENE DELL'FMI E DELL'EUROPEISMO FINANZIARIO

"E' in corso una guerra economica per impedire che il popolo greco ritrovi la sua libertà ed indipendenza".



"Mi rivolgo al popolo greco, a Tsipras e a Syriza". Inizia così il video-messaggio del presidente della repubblica bolivariana Nicolas Maduro diretto ad Atene. "Il popolo bolivariano offre tutto l'appoggio e il suo abbraccio fraterno al popolo greco".
E ancora: "Nasce in Grecia due mila anni fa la parola democrazia e il popolo greco sta rispondnedo con democrazia. Noi abbiamo vissuto questa stessa fase: in Venezuela si privatizzò tutto, si sono portati via le pensioni, l'istruzione pubblica. Poi abbiamo rotto le catene del Fmi". E qui arriva il messaggio preciso al popolo greco: "Non abbiate paura di rompere le catene del Fmi e del neo-liberismo, fratelli e sorelle della Grecia, non permettete che facciano ancora scorrere altro sangue del popolo e depredare le ricchezze del paese"
E' questo il cammino, il cammino, prosegue Maduro. "Ammiriamo quello che sta facendo il popolo greco. Una lotta difficile di fronte al ricatto finanziario in corso. E' una guerra economica. E' in corso una guerra economica per impedire che il popolo greco ritrovi la sua libertà ed indipendenza".

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12209

giovedì 18 giugno 2015

NICOLAS MADURO:"L'EUROPA E' IN PERICOLO, RIVEDA LE SUE POLITICHE MALATE VERSO LA SIRIA"

Il Venezuela ribadisce il suo sostegno ad Assad e al popolo siriano nella sua lotta al terrorismo

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro, ha ribadito il sostegno del suo paese per la Siria, popolo, governo ed esercito, nella sua lotta contro il terrorismo che mette in pericolo il mondo intero.
Nel corso di una cerimonia in onore dell’ambasciatore cinese, a Caracas, per celebrare la fine della sua missione in Venezuela, il presidente Maduro ha evidenziato il pericolo che minaccia il mondo intero, in particolare, l’Europa, la quale deve rivedere le sue politiche sbagliate nei confronti della Siria.
Egli ha aggiunto che il suo paese ha condotto i contatti e le riunioni con i paesi arabi ed europei per fermare il terrore contro la Siria, dicendo che c’è ancora la possibilità per prevenire il ripetersi dello scenario libico.
Il presidente venezuelano si è detto costernato per lo spostamento di migliaia di siriani da parte di organizzazioni e gruppi terroristici, sottolineando che bisogna usare ogni mezzo per fermare la sofferenza del popolo siriano.
A margine della cerimonia, il presidente Maduro ha incontrato l’ambasciatore siriano in Venezuela, Ghassan Abu Mazen e ha dichiarato il suo sostegno alla Siria nella sua lotta al terrorismo.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=12004

EVO MORALES "QUANDO SORGONO MOVIMENTI DI LIBERAZIONE INTERVEGONO GLI U.S.A, ADESSO AGGREDISCONO ECUADOR E VENEZUELA"

Rafel Correa ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo governo. L'America Latina fa quadrato per il rispetto della democrazia nel continente


Il presidente venezuelano Nicolás Maduro, il suo omologo Evo Morales e altri leader regionali hanno espresso sostegno totale all’Ecuador
Nicolás Maduro e altri presidenti della regione, solidali con il presidente dell’Ecuador, Rafel Correa, che ha denunciato una cospirazione ordita per cercare di rovesciare il suo governo. In Ecuador vi sono state diverse proteste dell’opposizione contraria al progetto di legge sulle successioni.
Il presidente ha ricordato che il governo venezuelano ha sperimentato qualcosa di simile a ciò che sta accadendo in Ecuador, nel 2001, quando fu approvata la Ley habilitante. Maduro ha denunciato che la destra protesta nuovamente per giustificare una campagna criminale contro Correa.
Il presidente della Bolivia, Evo Morales, ha respinto le azioni destabilizzanti promosse dai gruppi oligarchici in Ecuador, ed ha espresso il suo sostegno al presidente del paese, Rafael Correa.
«La mia solidarietà, il mio rispetto, il mio sostegno al presidente Correa», ha dichiarato in occasione di un discorso tenuto presso il Palazzo Quemado, sede del governo.
Nel suo intervento, il capo dello stato boliviano ha invitato tutti i movimenti di destra del continente a rispettare la democrazia, perché si deve lavorare sulla base degli interessi nazionali, non settoriali.
Nel frattempo, anche il governo cubano ha rilasciato delle dichiarazioni sulla situazione in Ecuador, attraverso il portale del Granma: «davanti ai recenti atti di destabilizzazione dei gruppi oligarchici del paese, il Governo Rivoluzionario della Repubblica di Cuba esprime la sua ferma e incondizionata solidarietà e sostegno al popolo fratello ecuadoriano, al Governo della Revolución Ciudadana, e al suo leader, il compagno Rafael Correa Delgado».
Il Governo cubano ha inoltre invitato a rispettare l’ordinamento giuridico dell’Ecuador e a respingere qualsiasi ingerenza negli affari interni del paese, in linea con i principi che dichiarano l’America Latina e i Caraibi Zona di Pace.
Secondo il presidente Morales non è giustificabile il fatto che la destra continui a destabilizzare la nazione sudamericana dopo che il presidente ecuadoriano ha provvisoriamente ritirato il progetto di legge sulle successioni, utilizzato dall’opposizione come punta di lancia per chiamare allo sciopero, al boicottaggio e alle manifestazioni violente.
Allo stesso tempo, ha denunciato l’interferenza di nazioni straniere, come gli Stati Uniti, che hanno sostenuto questo tipo di piani destabilizzanti non solo in Ecuador, ma in altri paesi come il Venezuela.
Appoggio al Venezuela
«Quando sorgono movimenti di liberazione in America Latina e nei Caraibi intervengono gli Stati Uniti. Adesso aggrediscono Venezuela ed Ecuador», ha precisato Morales.
Sulla recente visita in Venezuela dell’ex presidente spagnolo Felipe González, il capo dello stato boliviano ritiene che quest’uomo, il quale pretende di difendere giuridicamente gli oppositori detenuti per atti di violenza costati la vita a oltre 40 persone, non sia mosso da buone intenzioni.
«Perché non si batte per la restituzione di Guantanamo a Cuba? Questo sì che sarebbe lottare per la giustizia», ha chiesto Morales.
Infine, il presidente ha spiegato che il neoliberismo non ha risolto i problemi economici e sociali della regione. «In America Latina queste politiche non sono state in grado di risolvere i problemi economici e sociali. Il neoliberismo e l’Area di Libero Commercio delle Americhe (ALCA) hanno fallito».


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=12020

mercoledì 3 giugno 2015

IL VENEZUELA HA LE PIU' STABILI E MAGGIORI RISERVE D'ORO DEL CONTINENTE


I Paesi dell'America Latina hanno riserve d'oro per 680,1 tonnellate, il 2,2% delle riserve mondiali (30683,6 tonnellate), secondo l'ultimo World Gold Council. Secondo i dati ufficiali sulle riserve auree globali presentate nel rapporto World Official Gold Holdings 2015, il Venezuela ha la maggiore e più stabile riserva d'oro dell'America Latina, con 367,6 tonnellate, il 69,3% di tutte le riserve.
Il Messico è il secondo dell'America Latina, dopo Caracas, con 122,7 tonnellate (2,4% delle sue riserve), dopo aver speso 4543000 di dollari nel 2011 per acquistare 100 tonnellate oro, secondo il sito OroyFinanzas. Il terzo posto è detenuto da Brasile (67,2 tonnellate e 0,7% delle riserve), seguito da Argentina (61,7 tonnellate e 7,6% delle riserve) e Bolivia (42,5 tonnellate e 10,6% delle riserve).
Va notato, tuttavia, che le riserve totali d'oro dell'America Latina sono inferiori a quelle della riserva nazionale del Giappone, che supera le 765,2 tonnellate.

Fonte:http://sitoaurora.livejournal.com/19741.html

mercoledì 27 maggio 2015

IL VENEZUELA RIBADISCE IL SUO APPOGGIO ALLA SIRIA

Il Venezuela ribadisce il suo appoggio totale alla Siria

Il governo venezuelano ha ribadito la sua solidarietà alla Siria nella sua guerra contro il terrorismo, esprimendo il suo sostegno al legittimo presidente siriano, Bashar Al Assad e al rapporto di fratellanza che lega la rivoluzione bolivariana con la Repubblica araba siriana.
Il ministero degli Esteri venezuelano ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna il terrorismo in tutte le sue forme chiedendo rispetto per la vita umana e tolleranza contro gli atti criminali commessi dagli estremisti.
Nella dichiarazione, si aggiunge, che questi atti criminali non solo minacciano l’unità e la vita umana, ma costituiscono una violazione del diritto internazionale, esigendo il rispetto dei principi degli accordi di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
Inoltre, nel comunicato si condanna anche l’attacco terroristico contro l’ambasciata russa in Siria, con due colpi di mortaio, lasciando danni senza provocare morti e feriti, dove il governo venezuelano ha affermato il suo sostegno alla Russia invitando la comunità internazionale a condannare questi attacchi terroristici.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11769

VENEZUELA, CASO CABELLO: PROPAGANDA CONTRO LA RIVOLUZIONE

Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo
di Fabrizio Verde, ALBA INFORMAZIONE

Prende nuovamente vigore la campagna mediatica volta a gettare discredito sul Venezuela Bolivariano. Il quotidiano statunitense New York Times e l’iberico ABC – un fogliaccio già franchista e hitleriano – rilanciano contro Diosdado Cabello stantìe quanto fallaci accuse di guidare un cartello di narcotrafficanti. Ovviamente il mainstream italiano, megafono dell’imperialismo, si è subito accodato alla canea mediatica dando credito a queste ‘fantasiose’ notizie che hanno come unico obiettivo quello di dipingere la patria di Bolivar e Chávez alla stregua di uno stato canaglia, dedito al narcotraffico internazionale. In Italia si è distinto l’ineffabile Roberto Saviano, nel replicare pappagallescamente affermazioni tanto gravi, quanto prive di fondamento alcuno.
Accuse fallaci. Entrando nel merito della questione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, viene indicato alla testa di un fantomatico cartello criminale dedito al narcotraffico internazionale, il ‘Cartel de los Soles’. Un nome scelto non a caso, visto che nel 1993 – in pieno periodo neoliberista – quando al governo vi era Carlos Andrés Pérez, un gruppo di generali fu coinvolto in uno scandalo legato al traffico della droga, e siccome il simbolo di questi ufficiali è il sole, furono definiti come il ‘Cartel de los Soles’.
Per comprendere meglio la questione, adesso, dobbiamo porci alcune domande: se il dirigente bolivariano è realmente il capo di questa organizzazione composta da alti ufficiali venezuelani, perché sino a questo momento nessuno dei narcos ha lanciato accuse contro Cabello? Perché non vi sono evidenze, fotografie, intercettazioni, riguardanti questo cartello? Come mai questa indagine è l’unica nel suo genere a basarsi esclusivamente su ‘rivelazioni’ fornite da due latitanti venezuelani – Rafael Isea e Leasmy Salazar – dapprima spariti e poi riapparsi negli Stati Uniti per sottrarsi al corso della giustizia venezuelana? Infine, perché gli Stati Uniti non hanno mai preso alcun provvedimento contro l’ex presidente colombiano Uribe che in una lista della DEA, risalente ai primi anni ’90, figurava tra i narcotrafficanti più pericolosi al mondo (n.82) dietro al celebre Pablo Escobar (n.79)?
La risposta è semplice: siamo di fronte all’ennesima campagna mediatica, una sporca montatura propagandistica senza alcun fondamento, che riesce a passare in occidente esclusivamente grazie ad un’informazione che non fa il proprio mestiere.
Il ruolo dei media. In questa vicenda grottesca un ruolo cruciale lo gioca l’informazione. Senza dilungarsi, basterà citare un dato significante fornito dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez: in Spagna, secondo un recente monitoraggio dei mezzi d’informazione, quando viene affrontato il tema Venezuela, nel 71% dei casi si tratta di notizie negative o dispregiative, per il 29% notizie neutrali, mentre alle notizie positive i media iberici dedicano lo 0% delle notizie.
Questo avviene perché «il Venezuela – ha spiegato in maniera impeccabile Delcy Rodriguez – è al centro della nuova configurazione geopolitica in costruzione, che è contraria agli interessi dei grandi centri del potere finanziario. Per questo siamo oggetto di queste aberranti e ripetute campagne mediatiche».
Per quanto riguarda invece l’inchiesta del New York Times, essa si basa esclusivamente sulle notizie fornite da Isea, che come ricordato in precedenza, si trova negli Stati Uniti per sfuggire alla giustizia venezuelana, che lo accusa di gravi episodi di malversazione e corruzione.
La lotta alla droga in Venezuela. L’obiettivo non dichiarato ma palese è quello di rappresentare il Venezuela come un paese dominato da personaggi senza scrupoli, dove regnano arbitrio e corruzione. La realtà invece accusa proprio gli Stati Uniti.04est3-venezuela-reuters
Questa la chiara denuncia del deputato venezuelano Adel El Zabayar: «Gli Stati Uniti, pur essendo il primo paese al mondo per consumo di droghe, si vantano di riuscire a individuare gruppi di narcotrafficanti in tutto il mondo, mentre all’interno dei propri confini, non riescono a fermare i gruppi narcotrafficanti e le bande che si occupano della vendita».
Secondo quanto dichiarato dal politico venezuelano il vero obiettivo degli Stati Uniti sarebbe quello di controllare il commercio delle sostanze stupefacenti: «Si tratta di una combinazione di interessi tra i politici nordamericani, l’esercito e i narcotrafficanti, altrimenti – ha spiegato il deputato del PSUV – difficilmente la droga potrebbe entrare in territorio nordamericano».
Sulla stessa lunghezza d’onda Irwin José Ascanio Escalona, presidente dell’Ufficio Nazionale Antidroghe, che oltre a denunciare il ruolo degli Stati Uniti nella campagna mediatica, ha ricordato come la lotta al traffico di droga in Venezuela abbia prodotto risultati significativi dopo la cacciata della DEA: «Una volta liberati della DEA abbiamo triplicato i sequestri di sostanze e migliorato il processo di disarticolazione delle organizzazioni criminali». Ricordando, infine, che la DEA ha ampiamente utilizzato meccanismi illegali come le ‘consegne controllate’, dov’erano coinvolti anche alti dirigenti dell’organizzazione statunitense.
Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11760

LA FEDERAZIONE RUSSA CONDANNA LE INTERFERENZE ALLA POLITICA DEL VENEZUELA

"Impediremo ogni tentativo da parte di paesi terzi di imporre la loro volontà su altre nazioni sovrane"

"La Russia e il Venezuela si oppongono tenacemente contro la volontà di alcuni paesi di mostrare la loro superiorità attraverso l'uso della forza e resistono a questa pressione". Lo ha dichiarato il vice primo ministro russo Dmitri Rogozin dopo una riunione della commissione bilaterale intergovernativa secondo quanto riporta Tass. "Sosteniamo la linea politica indipendente del Venezuela e respingiamo ogni interferenza dettata dall'uso della forza negli affari internazionali".
"Insieme difendiamo i principi del multipolarismo globale e il rispetto per la scelta sovrana dei paesi". Rogozin ha poi sottolineato come i due paesi "impediranno ogni tentativo da parte di paesi terzi di imporre la loro volontà su altre nazioni sovrane in violazione delle regole di integrità territoriale e della sovranità”. Il ministro ha poi ringraziato la parte venezuelana per la comprensione e il sostegno della posizione russa sugli eventi in Ucraina.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11793

mercoledì 20 maggio 2015

IL VENEZUELA INCITA IL MONDO A LOTTARE PER IL DIRITTO PALESTINESE

«La Palestina può contare su il popolo venezuelano per accompagnarli a fare la battaglia per la loro indipendenza e la sovranità».

Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri del Venezuela Delcy Rodriguez, sostenendo che il mondo non può rimanere in silenzio di fronte alla causa palestinese, sulla strada che passa per essere riconosciuta come Stato sovrano. Rodriguez ha aggiunto che questo causa «è stato contaminata dalle azioni criminali dei poteri egemonici nel mondo e la forza dei suoi abitanti che danno la battaglia quotidiana per una causa giusta, è motivo per noi di sentirci i difensori del paese che ci ha tramandato i liberatori».
Attualmente, la Palestina ha solo il 12% del suo territorio storico. Seppur l’ONU ha emanato risoluzioni che vietano l’avanzamento di Israele sulla sua terra, il governo israeliano ha una politica di sostegno per i cosiddetti “coloni” che entrano nelle case dei palestinesi con le forze di sicurezza ed espellono i suoi abitanti.
Durante la Conferenza degli ambasciatori palestinesi in America, a Caracas, il ministro degli Esteri palestinese, Riad Malki, ha affermato che il Venezuela è un alleato importante per l’indipendenza della Palestina. «Grazie al Venezuela per averci dato l’opportunità di avere questo primo incontro in America. Il Venezuela è sempre stato un paese che apre le sue porte e il cuore ai palestinesi», ha aggiunto il cancelliere.
Inoltre, ha evidenziato che i due paesi stanno lavorando insieme per estendere il lavoro, raddoppiare gli sforzi, approfondire le relazioni e coltivare amicizie. «Vogliamo continuare a lavorare, grazie al Venezuela per farci sentire a casa e offriamo tutto per uscire di qui con risultati positivi per l’indipendenza della Palestina», ha concluso il diplomatico.

Relazioni Venezuela – Palestina

Grazie alla rafforzamento delle relazioni tra il Venezuela e la Palestina, i due paesi hanno firmato 18 accordi di cooperazione e contratti che coprono diverse aree di azione, come l’istruzione, l’economia, il commercio, l’energia, l’agricoltura, la cultura, il turismo, le comunicazioni, lo sport, la difesa, la polizia e la salute.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11703

lunedì 11 maggio 2015

NICOLAS MADURO: L'EUROPA GOVERNATA DA PERDENTI LAVORA CONTRO SE STESSA


Il presidente del Venezuela, Nicolás Maduro, che si trova a Mosca per le celebrazioni del Giorno della Vittoria, ha visitato la sede di Russia Today e concesso un’intervista esclusiva sui temi chiave della politica internazionale
Il presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, Nicolás Maduro, è uno dei leader mondiali arrivati a Mosca per commemorare il 70° anniversario della Grande Vittoria sul fascismo nella Seconda Guerra Mondiale. Dalla sede di Russia Today il dirigente bolivariano ha concesso un’intervista che ha toccato diverse questioni internazionali.
«RT ha riempito di qualità la televisione internazionale», ha affermato Maduro ringraziando l’emittente per l’invito.
Il capo dello stato venezuelano ha evidenziato che «fu il popolo russo a rompere la spina dorsale della Germania nazista».
«Spetta alla gioventù assumere il compito di costruire un altro mondo. Questo è il messaggio proveniente dalla celebrazione della Vittoria», ha commentato il presidente, sottolineando che la storia è ancora tutta da costruire.
Riguardo le celebrazioni per il 70° anniversario, il presidente venezuelano ha dichiarato che l’arrivo di tanti leader mondiali a Mosca è il segno «della grande ammirazione per la storia russa».
Parlando della tensione nelle relazioni tra Venezuela e gli Stati Uniti, il Presidente della Repubblica Bolivariana ha descritto il decreto di Washington contro Caracas come ‘sproporzionato’. Il decreto, che è stato approvato nel mese di marzo, impone sanzioni a vari funzionari venezuelani e qualifica il Venezuela come una minaccia. Maduro, da questo punto di vista, ritiene che sia Obama con il suo ordine esecutivo a voler «minacciare il Venezuela».
Secondo il presidente, in America Latina «abbiamo una posizione unanime contro questo documento». Grazie all’appoggio del continente al Venezuela, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, «si è reso conto» che la Repubblica Bolivariana non è sola. «Il rifiuto al decreto degli Stati Uniti è forte».
«Gli Stati Uniti vogliono arrestare la crescente forza della Russia»
«La Russia si è già affermata nel XXI secolo come una delle grandi potenze», ha affermato il dirigente bolivariano, che ha poi spiegato che Washington cerca di «ostacolare il percorso naturale della Russia». Secondo la sua opinione, la Russia è in forte crescita e gli «Stati Uniti vogliono arrestarla».
«Gli Stati Uniti necessitano sempre di un nemico – ha denunciato il presidente – così adesso hanno creato un nuovo mostro, il terrorismo internazionale».
In occasione del Vertice delle Americhe tenutosi a Panama i presidenti di Cuba e Stati Uniti hanno tenuto uno storico incontro, che ha rappresentato una simbolica stretta di mano dopo oltre mezzo secolo di restrizioni economiche imposte contro la nazione cubana. Nicolás Maduro ha ricordato che il presidente statunitense ha «riconosciuto» che il bloqueo imposto a Cuba «è stato un fallimento».
«Cuba ha vinto e conquistato una nuova era nelle relazioni con gli Stati Uniti», ha affermato il presidente venezuelano, sottolineando che «Cuba è un esempio di dignità, di lotta e di resistenza da 56 anni».
«Stiamo lavorando affinché gli Stati Uniti imparino ad avere rapporti rispettosi con Cuba e tutta l’America Latina», ha concluso Maduro.
In ripetute occasioni il governo venezuelano ha denunciato di dover far fronte a una guerra economica promossa dall’estero e dalla destra venezuelana. A questo proposito, il presidente ha dichiarato «la guerra economica è il residuo fronte di attacco rimasto alla politica imperiale». «Abbiamo ingaggiato una tremenda battaglia verso il contrabbando […]. Stiamo facendo sforzi enormi per soddisfare tutte le necessità dei venezuelani».
Inoltre, il dirigente bolivariano ha spiegato che sono stati fatti passi importanti per superare i problemi economici, evidenziando che l’anno scorso si è concluso con il «5,4% di disoccupazione». Il presidente ha poi ricordato che sono state adottate misure per incrementare gli investimenti nella sfera pubblica e per aumentare i poteri presidenziali (habilitantes) al fine di proteggere la popolazione dalla guerra economica.
Il presidente ha rivelato che «quasi tutti i settori dell’opposizione sono coinvolti nei piani golpisti».
Tuttavia, «noi continueremo per la nostra strada. Siamo sempre pronti a dialogare con l’opposizione» ha sottolienato Maduro. «Il nostro è un popolo nobile», ha affermato il presidente, ricordando che «financo gli oppositori si sono riempiti con i valori della rivoluzione bolivariana».
Nicolás Maduro ha confessato con un sorriso che, evidentemente, è un «compito difficile» governare dopo Hugo Chávez, anche se ha sottolineato che «il Comandante ci ha preparato per questo e altro ancora. Ha formato un popolo molto partecipativo, critico ed esigente».

Fonte:http://www.stopeuro.org/nicolas-maduro-sembra-che-leuropa-stia-lavorando-contro-se-stessa-i-suoi-leader-sono-i-grandi-perdenti/

giovedì 9 aprile 2015

130 PERSONALITA' STATUNITENSI CONTRO LE SANZIONI AL VENEZUELA


Men­tre le firme per chie­dere a Obama di togliere le san­zioni al Vene­zuela hanno oltre­pas­sato gli otto milioni, un gruppo di 130 per­so­na­lità pub­bli­che sta­tu­ni­tensi, rico­no­sciute a livello mon­diale, ha unito il pro­prio «no» al decreto. Intel­let­tuali come Noam Chom­sky, atti­vi­sti, avvo­cati, difen­sori per i diritti umani e anche l’ex mini­stro della Giu­sti­zia Usa, Ram­sey Clark, hanno invi­tato il pre­si­dente degli Stati uniti ad annul­lare il decreto con il quale, il 9 marzo, ha defi­nito il Vene­zuela «una minac­cia straor­di­na­ria per la sicu­rezza nazio­nale». Nel loro appello, chie­dono a Obama di smet­terla «di inter­fe­rire nei pro­cessi demo­cra­tici mediante finan­zia­menti o dichia­ra­zioni pub­bli­che impru­denti», e soprat­tutto, lo invi­tano a «dimo­strare ai nostri vicini lati­noa­me­ri­cani che gli Stati uniti pos­sono avere rela­zioni di pieno rispetto della sovra­nità dei loro paesi».
I fir­ma­tari ricor­dano il fal­li­mento del blocco eco­no­mico con­tro Cuba, che per anni ha «iso­lato gli Stati uniti dal resto dell’emisfero e dal mondo», giac­ché «per 23 anni di seguito, l’Assemblea gene­rale delle Nazioni unite ha votato per con­dan­nare il blocco». In que­sto con­te­sto — ricorda ancora l’appello — l’Onu «ha invi­tato gli Stati uniti ad aste­nersi dal pro­mul­gare ed appli­care leggi e dispo­si­tivi che vio­lino la sovra­nità degli altri stati, gli inte­ressi legit­timi di entità o per­sone sotto sua giu­ri­sdi­zione e la libertà di com­mer­cio e navi­ga­zione». Le per­so­na­lità ricor­dano anche il pro­nun­cia­mento con­tro il decreto di paesi alleati di Washing­ton come la Colom­bia e anche di parte dell’opposizione vene­zue­lana. Rile­vano l’assurdità di con­si­de­rare il Vene­zuela una minac­cia, poi­ché non ha mai aggre­dito nes­suno, e denun­ciano l’intenzione degli Usa di «inten­si­fi­care l’attività per un cam­bia­mento di governo a Caracas».
Al con­tra­rio, un gruppo di 19 ex pre­si­denti di destra cerca di rigi­rare la frit­tata e denun­cia una pre­sunta «alte­ra­zione demo­cra­tica» nel Vene­zuela di Nico­las Maduro. E lan­cia un appello «per la costru­zione di un’alternativa».
Intanto, in vista del VII Ver­tice delle Ame­ri­che, che si terrà a Panama il 10 e 11 aprile, la dele­ga­zione cubana ha pre­sen­tato una Dichia­ra­zione di prin­cipi per met­tere in chiaro le con­di­zioni del suo rien­tro nel ver­tice, dopo anni di esclu­sione. Cuba ritiene «inam­mis­si­bile che a Panama vi siano mer­ce­nari pagati dalla Usaid», l’Agenzia Usa per lo svi­luppo inter­na­zio­nale. Il governo cubano ha espresso a più riprese appog­gio al Vene­zuela e respinto il decreto Obama. A Panama, nono­stante gli Usa abbiamo dichia­rato che cer­che­ranno di non cen­trare il ver­tice sulla que­stione, i con­tra­sti con il Vene­zuela saranno al cen­tro del sum­mit.

Fonte:http://ilmanifesto.info/130-personalita-statunitensi-contro-le-sanzioni-al-venezuela/

lunedì 23 marzo 2015

RUSSIA E CINA ANNUNCIANO SOSTEGNO MILITARE PER IL VENEZUELA IN CASO DI OCCUPAZIONE U.S


Con la minaccia degli Stati Uniti in Venezuela, Russia e Cina con marina e militario offrono sostegno armato per il Venezuela, anche se la Russia partecipa ad esercitazioni militari venezuelani in modo da consentire uno scudo contro l'invasione americana nella Repubblica Bolivariana del Venezuela.
I ministri della difesa della Russia e Venezuela hanno deciso, nella riunione di organizzare una voce amichevole di navi russe nei porti del Paese latino-americano.
Inoltre, Shoigu ha accettato l'invito del suo omologo venezuelano, Vladimir Padrino López, in Russia partecipando a esercitazioni militari delle forze di difesa aerea e delle manovre russe.
"Tutti i piani e i progetti comuni bilaterali sono attuati intensamente," ha sottolineato Shoigu, ricordando le parole del presidente russo Vladimir Putin che il Venezuela non è solo un amico della Russia, ma un partner molto vicino, uno dei più importanti in America Latina.

Fonte:http://www.portalmetropole.com/2015/03/russia-e-china-anunciam-apoio-militar.html

venerdì 20 marzo 2015

I VENEZUELANI CERCANO 10 MILIONI DI FIRME PER PETIZONE CONTRO GLI STATI UNITI


La petizione, sostenuta dai sostenitori del presidente Nicolas Maduro, chiede anche che il presidente americano Barack Obama revochi un ordine di recente congelamento dei beni dei funzionari venezuelani.
German Pacheco, una delle persone in fila in Plaza Bolivar, nel centro di Caracas per firmare la petizione, ha confermato il parere della maggioranza dei venezuelani su Obama "tutto quello che vuole fare è quello di prendere possesso della ricchezza petrolifera del paese (Venezuela)."
L'iniziativa è nata dopo che Obama ha firmato un ordine esecutivo il 9 marzo, etichettando il Venezuela come "straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale."
Maduro ha reagito chiamando gli Stati Uniti un "minaccia imperialista".
Sotto l'ordine di Obama, le proprietà e conti bancari statunitensi di sette funzionari venezuelani, tra cui l'ex capo della guardia nazionale Antonio Benavides, capo dei servizi segreti Gustavo Gonzales e il capo della polizia nazionale Manuel Perez, saranno congelati e saranno negati i visti degli Stati Uniti.
Washington accusa i funzionari di violazione dei diritti in relazione alle proteste dell'anno scorso in Venezuela. Caracas nega le accuse.
Il 17 marzo, l'11° nazione Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) ha sbattuto la mossa degli Stati Uniti.
All'inizio di questa settimana, l'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) ha invitato Obama di revocare il suo ordine esecutivo contro il Venezuela.
Caracas e Washington sono in disaccordo dalla fine di Hugo Chavez, diventato presidente del Venezuela nel 1999,morto per cause misteriose durante la visita di alcuni ambasciatori e funzionari americani nel paese.Entrambe le parti hanno rifiutato di scambiare gli ambasciatori dal 2010.

Fonte:http://www.presstv.ir/Detail/2015/03/20/402627/Venezuelans-launch-antiUS-petition

mercoledì 18 marzo 2015

IL FALLIMENTO VENEZUELANO DI OBAMA


Il 9 marzo, il presidente degli USA Barack Obama dichiarava il Venezuela “minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza nazionale degli USA“, invocando l’International Emergency Economic Powers Act (IEEPA) contro il Venezuela.
Altri Stati che attualmente subiscono l’IEEPA sono Iran, Myanmar, Sudan, Russia, Zimbabwe, Siria, Bielorussia e Corea democratica.
Obama quindi imponeva sanzioni contro sette dirigenti venezuelani tra cui Justo Jose Noguera Pietri, presidente della Società venezuelana della Guayana (CVG) e Katherine Nayarith Haringhton Padron, pubblico ministero che persegue i golpisti.
Il Presidente venezuelano Nicolas Maduro rispondeva bollando le dichiarazioni di Obama come “ipocrite“, affermando che gli Stati Uniti sono la massima minaccia al mondo. “Voi siete la vera minaccia che ha creato Usama bin Ladin… Difendi i diritti umani dei cittadini statunitensi neri uccisi nelle città degli Stati Uniti ogni giorno, Obama.
Ho detto ad Obama, come vuoi essere ricordato?
Come Richard Nixon che spodestò Salvador Allende in Cile?
Come il Presidente Bush, responsabile del tentato spodestamento del Presidente Chavez?… Beh il presidente Obama già ha fatto la sua scelta… sarà ricordato come il presidente Nixon.
The Wall Street Journal ha scritto che è arrivato il momento di chiamarmi tiranno, rispondo: Sarei un tiranno perché non mi lascio rovesciare? E se mi lascio rovesciare sarei un democratico? Il popolo dovrebbe consentire l’installazione di un “governo di transizione”, eliminando la Costituzione? Non lo permetterò e, se necessario, mi batterò per le strade con il nostro popolo e le nostre forze armate. Vogliamo pace, stabilità e convivenza. Che farebbe il presidente Obama se un colpo di Stato venisse organizzato contro il suo governo? Chi persiste in attività terroristiche e colpi di Stato è fuori dalla Costituzione, va arrestato e giudicato, e se anche Wall Street Journal o New York Times mi chiamano tiranno, non si tratta di tirannia, ma della legge”. Il 28 febbraio, dopo che un pilota statunitense veniva arrestato vicino al confine colombiano, ed insieme a quattro ‘missionari’ statunitensi accusato di spionaggio e di organizzazione del colpo di Stato in Venezuela, venivano annunciate nuove misure come l’imposizione dell’obbligo di visto ai cittadini statunitensi che entrano in Venezuela, la riduzione del personale dell’ambasciata degli Stati Uniti e la creazione di una “lista antiterrorista” di individui cui viene proibito l’ingresso in Venezuela, comprendente l’ex-presidente George W. Bush, l’ex-vicepresidente Dick Cheney, l’ex-direttore della CIA George Tenet, i congressisti di estrema destra Bob Menendez, Marco Rubio, Ileana Ross-Lehtinen e Mario Diaz-Balart, tutti accusati di “violazione dei diritti umani”. Gli Stati Uniti infatti hanno avuto un ruolo diretto nel tentativo di colpo di Stato sventato a febbraio.
Il Presidente Maduro ricordava che il finanziatore del golpe fallito, Carlos Osuna, è “a New York protetto dal governo degli Stati Uniti“. Maduro aveva anche chiesto l’adozione di “una legge speciale per mantenere la pace nel Paese“, che una volta concessa dall’Assemblea Nazionale permetterà una “legge antimperialista per prepararsi ad ogni scenario e vincere“.
Dopo la decisione di Obama, il presidente della Bolivia Evo Morales convocava a Quito una riunione d’emergenza di UNASUR (organizzazione che rappresenta tutte le nazioni Sudamericane) e CELAC (Comunità allargata latino-americana e caraibica), “dichiariamo lo stato d’emergenza in difesa del Venezuela che affronta l’assalto di Barack Obama. Difenderemo il Venezuela, poiché l’impero tenta di dividerci, per controllarci politicamente e derubarci economicamente“. Il Presidente Correa esprimeva il “più fermo rifiuto della decisione illegale e extraterritoriale contro il Venezuela, che rappresenta un attacco inaccettabile alla sua sovranità“. “Come il Venezuela minaccia gli Stati Uniti? A migliaia di chilometri di distanza, senza armi e senza risorse strategiche o personale che cospiri contro l’ordine costituzionale statunitense? Tale dichiarazione fatta nell’anno delle elezioni legislative in Venezuela rivela la volontà d’interferenza della politica estera statunitense“, dichiarava il governo cubano. Quindi gli Stati membri dell’Unione delle nazioni sudamericane (UNASUR): Argentina, Bolivia, Brasile, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Paraguay, Perù, Suriname, Uruguay e Venezuela esibivano un rifiuto unanime della posizione di Washington verso il Venezuela, esortando a valutare e attuare “il dialogo con il governo del Venezuela sulla base dei principi della sovranità dei popoli“. L’UNASUR continua la missione a sostegno del “dialogo politico più ampio con tutte le forze democratiche in Venezuela, nel pieno rispetto dell’ordinamento costituzionale, dei diritti umani e dello stato di diritto“. In precedenza una delegazione della UNASUR s’era recata a Caracas per indagare sul tentativo di colpo di Stato del 12 febbraio. A seguito di questo lavoro, il presidente di UNASUR, l’ex-presidente colombiano Ernesto Samper respingeva qualsiasi interferenza esterna e consigliava l’opposizione a dedicarsi alle elezioni e non alle violenze, “UNASUR ritiene che la situazione interna in Venezuela debba essere risolta con i meccanismi della Costituzione venezuelana” offrendo pieno sostegno come osservatore alle prossime elezioni, quest’anno, in Venezuela, “convinto dell’importanza per UNASUR di mantenere l’ordine costituzionale, la democrazia e la permanenza totale dei diritti umani fondamentali“.

Il 12 marzo il Ministero degli Esteri russo esprimeva solidarietà al popolo venezuelano contro “l’aggressiva pressione politica e le sanzioni di Washington verso Caracas e il suo governo democraticamente eletto. Siamo consapevoli, con grande preoccupazione, dell’aumento dei tentativi di destabilizzare il Venezuela, un Paese legato alla Russia da molti stretti legami di amicizia e da un’associazione strategica“, sottolineando che la dichiarazione di emergenza nazionale del governo degli Stati Uniti contro il Venezuela è “una minaccia per la stabilità democratica del Paese e può avere gravi conseguenze sulla situazione in America Latina nel suo complesso.
Allo stesso modo, Mosca si oppone completamente ad ogni forma di violenza e ai colpi di Stato come strumenti per rovesciare i legittimi governi di Stati sovrani“.
Nel frattempo il Ministro della Difesa Sergej Shojgu accettava l’invito dell’omologo venezuelano Vladimir Padrino Lopez, di far partecipare la Russia alle esercitazioni militari delle forze venezuelane. In effetti il 14 marzo, il Ministro della Difesa Popolare del Venezuela Padrino López riferiva che oltre 100000 persone partecipavano alle esercitazioni militari Escudo Nacional in sette delle Regiones Estratégicas de Defensa Integral (REDI) del Venezuela, a cui partecipavano le Forze Armate Nazionali Bolivariane (FANB), la Milizia Nazionale Bolivariana e volontari civili.
L’obiettivo era rafforzare sul piano operativo Esercito, Marina, Aeronautica e Guardia Nazionale del Venezuela. Le REDI sono attive ad Aragua, Carabobo, Miranda Vargas, Yaracuy e Distrito Capital; Delta Amacuro, Monagas, Sucre e Nueva Esparta; Falcon, Lara, Trujillo, Mérida, Táchira e Zulia; Bolívar e Amazonas; Apure, Portuguesa, Barinas, Cojedes e Guárico; Ande e Regione Marittima Insulare.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/03/16/la-sconfitta-venezuelana-di-obama/

venerdì 13 marzo 2015

IL VENEZUELA SI OPPONE AGLI STATI UNITI, OBAMA APPROVA NUOVE SANZIONI


Il via libera di Barack Obama a una serie di sanzioni contro il Venezuela per violazioni dei diritti umani apre una nuova profonda frattura tra i due Paesi.
Il presidente americano ha firmato un ordine esecutivo che impedisce a 7 funzionari del governo venezuelano di entrare negli Usa e congela i loro asset americani. Si tratta solo dell’ultima ‘puntata’ della crisi delle relazioni tra Washington e Caracas, tra accuse di golpe e reciproche ritorsioni.

Ecco le principali tappe del braccio di ferro nell’ultimo anno: – 3 marzo 2015: il presidente Nicolas Maduro introduce l’obbligo di visto per i cittadini americani e impone il pagamento della stessa cifra richiesta ai venezuelani per recarsi negli Usa.
- 21 febbraio 2015: il sindaco di Caracas, Antonio Ledezma, viene arrestato con l’accusa di aver organizzato un golpe sostenuto dagli Stati Uniti per rovesciare il governo.
- 14 febbraio 2015: il governo venezuelano annuncia di aver sventato un colpo di Stato.
- 12 dicembre 2014: Barack Obama annuncia di aver in programma l’approvazione di sanzioni contro il Venezuela per la violazioni dei diritti umani nel corso delle proteste anti-governative.
- 31 luglio 2014: il Dipartimento di Stato Usa impone restrizioni sui viaggi per funzionari venezuelani considerati responsabili di abusi di diritti umani.
- 22 maggio 2014: il segretario di Stato Usa, John Kerry, accusa Maduro di aver fallito nel negoziare con l’opposizione e avverte che il Congresso e’ pronto ad approvare sanzioni economiche.


Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/03/09/il-venezuela-non-si-piega-agli-usa-obama-firma-una-serie-di-sanzioni/

ESERCITAZIONI MILITARI TRA VENEZUELA E RUSSIA


Il presidente Obama si starà mordendo le mani per vedersi spalancare le porte alla presenza militare russa in America Latina e nei Caraibi.
Con il suo decreto, una vera e propria dichiarazione di guerra contro il Venezuela, avrà spinto quest'ultimo a cercare il sostegno della Russia e la sua tecnologia militare per assicurare la propria difesa.
Se si tratta di un supporto molto importante per il Venezuela, la Russia è anche un'opportunità inaspettata di espandere le sue relazioni con l'America latina.
Venezuela e Russia terranno esercitazioni militari congiunte in questo fine settimana (14 e 15 marzo) in tutto il Venezuela.
Il ministro della difesa russo Sergei Shoigu, ha accettato l'invito del suo omologo venezuelano Vladimir Padrino López, per la Russia a partecipare alle esercitazioni delle forze di difesa aerea e multimple russi lanciarazzi Smerch BM-30.
Ci sono anche voci di navi da guerra russe nei porti del Venezuela.
Questa partecipazione russa nella difesa del Venezuela contro le minacce di invasione militare USA servirà a ricordare a quest'ultimo il proprio coinvolgimento militare in Ucraina e nella maggior parte dei paesi confinanti della Russia. Così, la Russia fornisce il supporto di un paese amico, il Venezuela, che è minacciato di invasione dal suo peggior nemico, USA.
Non siamo, ovviamente, già nel 1962, durante la crisi dei missili cubani a Cuba, dove la minaccia nucleare si trovava 90 km dai confini degli Stati Uniti.
In Venezuela ci sono armi nucleari e dei confini tra i due paesi sono separati da migliaia di chilometri.
Inoltre, l'America Latina oggi non è più negli anni sessanta del secolo scorso.
Molte persone hanno superato la resistenza degli oligarchi e agenti stranieri per conquistare poteri dello Stato democratico e di usarli per il bene comune.
Diverse organizzazioni regionali -UNASUR, MERCOSUR, ALBA e CELAC- sono state sviluppate.
La loro presenza è diventata un segno di indipendenza e integrazione dei popoli dell'America Latina etc.
A quanto pare, agli Stati Uniti non sono abituati alle modifiche e continuano ad agire come se l'America Latina fosse rimasto il suo cortile dove si può decidere a piacimento.
Prima o poi, Washington sarà costretto, però, a cambiare le sue politiche.

Fonte:http://www.almanar.com.lb/spanish/adetails.php?eid=87789&cid=25&fromval=1&frid=25&seccatid=43&s1=1#.VQL7Ah0jQH8.facebook

venerdì 6 febbraio 2015

VENEZUELA: UN COLPO DI STATO IN TEMPO REALE


C'è un colpo di stato in corso in Venezuela.
I pezzi sono tutti al suo posto come un brutto film della CIA.
Ad ogni turno un nuovo traditore si rivela, un tradimento nasce, pieno di promesse per rivelare la pistola fumante che giustifica l'ingiustificabile.
Le infiltrazioni dilagano, voci diffuse a macchia d'olio, e la mentalità del panico rischia di superare la logica.
Le notizie urlano pericolo, crisi e morte imminente, mentre i soliti noti dichiarano guerra segreta in un popolo la cui unica colpa è di essere seduto per il piatto più grande di oro nero nel mondo.
Questa settimana, con il New York Times che mostra un degradante editoriale e classificando il presidente venezuelano Maduro, con l'etichettatura tipica americana "irregolare e dispotico", un altro quotidiano attraverso l'Atlantico accusan il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Diosdado Cabello, la più potente figura politica nel paese dopo Maduro, di essere un boss dei narcotici.
Le accuse nascono da un ex ufficiale venezuelano della guardia presidenziale, Leasmy Salazar, che ha servito sotto la presidenza di Chavez ed è stato reclutato dalla US Drug Enforcement Agency (DEA),diventando il nuovo "bambino d'oro" della guerra di Washington sul Venezuela.
Due giorni dopo, il New York Times ha pubblicato un pezzo in prima pagina per sminuire all'opinione pubblica il settore dell'economia e del petrolio venezuelano, e prevedere la sua rovina.
A tuttp questo volume di omissioni del articolo si include la menzione delle centinaia di tonnellate di cibo e di altri prodotti di consumo che sono stati accumulati o venduti di contrabbando dai distributori privati ​​e imprese, al fine di creare carenze, il panico, il malcontento con il governo e giustificare gli oltraggiosi aumenti dei prezzi.
Inoltre, più misure in corso prese dal governo per superare le difficoltà economiche sono stati appena menzionati e completati ignorati.
Insomma si sta cercando si far apparire il Venezuela sotto una luce che non esiste.
Contemporaneamente, un titolo assurdamente sensazionalista e fuorviante è uscito in diversi documenti degli Stati Uniti, in stampa e online, che collega il Venezuela alle armi nucleari e un piano per bombardare New York City.
Mentre il titolo porta i lettori a credere che il Venezuela sia stato direttamente coinvolto in un piano terroristico contro gli Stati Uniti, il testo attuale dell'articolo chiarisce che non tutti i venezuelani sono stati coinvolti.
Quello stesso giorno, il portavoce del Dipartimento di Stato, Jan Psaki, ha condannato la presunta "criminalizzazione del dissenso politico" in Venezuela, quando gli viene chiesto da un giornalista dell'arrivo di un fuggitivo venezuelano. il generale Antonio Rivero a New York a perorare il sostegno del Comitato di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria.
Rivero fuggì da un mandato d'arresto in Venezuela dopo il suo coinvolgimento nelle proteste antigovernative violente che portarono alla morte di oltre 40 persone, per lo più sostenitori del governo e le forze di sicurezza dello Stato, lo scorso febbraio.
Il suo arrivo negli Stati Uniti ha coinciso con Salazar evidenziando uno sforzo coordinato per debilitare le Forze Armate del Venezuela tramite dimostrazioni pubbliche con due ufficiali militari di alto profilo - entrambi ex lealisti di Chavez - che sono stati trasformati contro il loro governo e che cercano attivamente un intervento straniero contro il proprio paese.
Questi esempi sono solo un'istantanea dell'aumentata, sistematica copertura negativa e distorta degli eventi venezuelani nei media americani, dipingendo un quadro esageratamente triste della situazione attuale del paese e raffigurante un governo incompetente, dittatoriale e criminale.
Mentre questo tipo di campagna coordinata mediatica contro il Venezuela non è nuovo - supportando il sempre ritratto ex presidente venezuelano Hugo Chavez, eletto presidente per quattro volte dalla schiacciante maggioranza, come un dittatore tirannico che sta distruggendo il paese - è chiaramente più intensa e ad un ritmo più rapido.
Il New York Times ha una storia vergognosa quando si tratta del Venezuela.
Il Comitato di Redazione ha beatamente applaudito il violento colpo di Stato dell'aprile 2002 che ha spodestato il presidente Chavez e ha provocato la morte di oltre 100 civili.
Quando Chavez è tornato al potere dai suoi milioni di sostenitori e con le forze armate fedeli due giorni dopo, il Times con arroganza ha implorato Chavez a "governare responsabilmente", sostenendo che aveva portato il colpo contro se stesso.
Ma il fatto che il Times ha ora iniziato una persistente, campagna diretta contro il governo venezuelano con unilaterali, distorti articoli aggressivi - editoriali, blog, opinioni, e notizie - indica che Washington ha posto al Venezuela di cambiare corsia .
I tempi di arrivo di Leamsy Salazar a Washington come un presunto collaboratore della DEA, e la sua esposizione al pubblico, non è casuale.
Lo scorso febbraio segna un anno da quando le proteste anti-governative hanno violentemente cercato di forzare le dimissioni del presidente Maduro, e gruppi di opposizione stanno attualmente cercando di guadagnare slancio per riaccendere le dimostrazioni.
I leader delle proteste, Leopoldo López e María Corina Machado, sono stati entrambi lodato dal New York Times e altri punti vendita "rispettati" come "combattenti per la libertà", "veri democratici", e, come il Times di recente Machado, "una sfidante ispirazione ".
Criminali diventati leader  con i piedi d'argilla della democrazia.
Anche il presidente Obama ha chiesto il rilascio di Lopez dal carcere (è stato arrestato ed è sotto processo per il suo ruolo nelle rivolte violente) durante un discorso lo scorso settembre in un evento delle Nazioni Unite.
Queste voci influenti volutamente omettono il coinvolgimento di Lopez e Machado e come guida di atti violenti, non democratici e persino criminali.
Entrambi sono stati coinvolti nel golpe del 2002 contro Chavez.
Entrambi hanno illegalmente ricevuto finanziamenti stranieri per attività politiche in programma per rovesciare il loro governo, e guidato le proteste letali contro Maduro lo scorso anno, chiedendo pubblicamente per la sua estromissione attraverso mezzi illegali.
L'utilizzo di una figura come Salazar che era noto a qualcuno vicino a Chavez come una delle sue guardie fedeli, come una forza per screditare e attaccare il governo e il suo leader è un'intelligenza tattica da vecchia scuola, e molto efficace.
Infiltrarsi, reclutare, e neutralizzare l'avversario da dentro o da uno dei suoi membri - una doloroso, tradimento scioccante che crea sfiducia e paura tra i ranghi.
Anche se nessuna prova è emersa per sostenere le affermazioni oltraggiose di Salazar contro Diosdado Cabello, il titolo fa per una storia sensazionale e un altro marchio contro il Venezuela nell'opinione pubblica.
Ha inoltre causato scalpore all'interno dell'esercito venezuelano e può provocare ulteriori tradimenti da ufficiali che potrebbero sostenere un colpo di stato contro il governo.
 Accuse infondate di Salazar hanno anche lo scopo di neutralizzare una delle più potenti figure politiche del Venezuela, e cercare di creare divisioni interne, intrighi e sfiducia.
Il Venezuela soffre di un piombo improvviso e drammatico dei prezzi del petrolio.
L'economia dipendente dal petrolio del paese è fortemente contratta e il governo sta prendendo misure per riorganizzare il bilancio e garantire l'accesso ai servizi di base e beni, ma le persone sono ancora in difficoltà.
A differenza della rappresentazione distorta del The New York Times, i venezuelani non stanno morendo di fame, senza casa o soffrono di disoccupazione di massa, quanto paesi come la Grecia e la Spagna hanno sperimentato nel quadro delle politiche di austerità.
Nonostante alcune carenze - alcuni causati dei controlli valutari e altri con intenzionale accaparramento, sabotaggio o di contrabbando - il 95% dei venezuelani consumano tre pasti al giorno, una quantità che è raddoppiato dal 1990. 
Il tasso di disoccupazione è inferiore al 6% e l'alloggio è sovvenzionato dallo Stato.
Quest'anno il presidente Obama ha approvato un fondo speciale del Dipartimento di Stato di $ 5 milioni di dollari per sostenere i gruppi anti-governativi del ​​Venezuela.
Un chiaro esempio di come gli Stati Uniti finanzino rivolte attaccando il territorio straniero di altri paesi.
Inoltre, il National Endowment Congress finanziato per la democrazia sta finanziando gruppi d'opposizione venezuelani con oltre $ 1,2 milioni per aiutare gli sforzi di minare il governo di Maduro.
Non c'è dubbio che altri milioni per un cambiamento di regime in Venezuela sono stati incanalati attraverso altri canali che non sono soggetti al controllo pubblico.
Il presidente Maduro ha denunciato questi attacchi in corso contro il suo governo e ha direttamente chiesto al presidente Obama di cessare gli sforzi per danneggiare il Venezuela.
Di recente, tutte le 33 nazioni dell'America Latina e dei Caraibi, i membri della Comunità di Stati Latinoamericani e dei Caraibi (CELAC), ha pubblicamente espresso sostegno per Maduro e condannato l'interferenza degli Stati Uniti in corso nel Venezuela.
L'America Latina respinge fermamente qualsiasi tentativo di erodere la democrazia nella regione e non starà a guardare per un altro colpo di stato sostenuto dagli Stati Uniti.
A lungo andare è chiaro che prima o poi anche Washington si ritroverà in serio pericolo dalle sue stesse mani.

Fonti:www.globalresearch.ca%2Fvenezuela-a-coup-in-real-time







giovedì 5 febbraio 2015

IL RISVEGLIO DELL'ORSO E DEL DRAGONE


Quale è il filo conduttore che lega Venezuela, Hong Kong, Ucraina, Egitto, Libia, Iraq, Afghanistan nel mondo? E cosa li lega in modo solido ad un'altro filo conduttore che connette: Francia, Italia, Ungheria, Grecia, e Inghilterra?
La prima lista comprende una lista di paesi destabilizzati e soggetti ad una politica di destabilizzazione da parte delle pressioni Occidentali, in particolare Stati Uniti, nella quale finanziando e armando ribellioni in altri paesi non conformi alle loro politiche, i paesi occidentali riescono a ribaltare capi di stato e governi, successivante eleggendo un capo di stato più incline alle politiche occidentali.
Un'esempio lo possiamo osservare nella destabilizzazione ucraina, iniziata in una rivolta supportata e fomentata dall'estero chiamata Euromaidan, uno degli atti più criminosi della storia del Paese.

Cosa successe nella guerriglia dell'Euromaidan:
La cosiddetta Euromaidan è una serie di manifestazioni cominciate in Ucraina la notte del 21 novembre 2013 all'indomani della sospensione, da parte del Governo ucraino, di un accordo di associazione denominato DCFTA tra l'Ucraina e l'Unione europea, che prevedeva la realizzazione di un "Area Approfondita e Globale di Libero Scambio" ("Deep and Comprehensive Free Trade Area", da cui appunto l'acronimo DCFTA).
La portata delle proteste si è evoluta con numerose richieste di dimissioni del governo rappresentato da Viktor Janukovyč.
Molti manifestanti si sono aggiunti alla causa dopo le violenze subite dai manifestanti il 30 novembre 2013.
Presto la protesta ha assunto come obiettivo anche la presunta corruzione degli organi di governo, l'abuso di potere e di violazione dei diritti umani in Ucraina.
A seguito dell'escalation degli scontri del 18 febbraio, che causano oltre 100 morti, tra cui anche elementi delle forze dell'ordine, molti commentatori paragonano i disordini a una guerra civile.
Le manifestazioni iniziarono la notte del 21 novembre 2013, quando scoppiarono proteste spontanee nella capitale Kiev, dopo che il governo ucraino aveva sospeso i preparativi per la firma a Vilnius di un accordo di associazione e di libero scambio con l'Unione europea, a favore della ripresa di relazioni economiche più strette con la Russia. Dopo alcuni giorni di manifestazioni, un numero crescente di studenti universitari si unì alle proteste.
Le proteste sono durate circa 3 mesi, nonostante la presenza della polizia, le rigide temperature sotto zero e la neve.
L'escalation della repressione della violenza da parte delle forze governative nella prima mattina del 30 novembre 2013 ha fatto salire l'aggressività delle proteste, con una presenza di 400.000-800.000 dimostranti a Kiev durante il fine settimana del 1º dicembre e dell'8 dicembre 2013.
Nelle settimane successive, la partecipazione nella protesta ha oscillato fra le 50.000 e 200.000 persone durante i raduni organizzati.
Violenti scontri hanno avuto luogo il 1º dicembre e dal 19 al 25 gennaio 2014.
Dal 23 gennaio in varie province occidentali dell'Ucraina gli edifici del Governatore e dei consigli regionali sono stati occupati da violenti fanatici dell'Euromaidan.
Nelle città russofone di Zaporižžja, Sumy e Dnipropetrovs'k i manifestanti hanno cercato di occupare anche delle sedi del governo locale, con un forte contrasto da parte della polizia.
Le proteste hanno raggiunto l'apice durante i 3 giorni del 18 - 20 febbraio 2014, durante i quali decine di manifestanti sono stati uccisi da ignoti cecchini, dal fuoco della polizia e dall'incendio appiccato all'ultimo piano del palazzo dei sindacati (il quartier generale dei dimostranti).
Il 21 febbraio 2014, dopo la fuga dell'ex-presidente Viktor Janukovyč, Euromaidan ha avuto idealmente fine e - pochi giorni dopo - la Crimea nel timore di nuove ribellioni chiese rapidamente l'annessione alla Federazione Russa, cosa che avvenne con un referendum e sotto la protezione dell'esercito russo.
L'unica ragione per la quale questa guerra ancora continua è il fatto che il governo legittimo venne abbattuto da questa rivoluzione non spontanea ma innescata, questo governi fu eletto con la maggioranza delle popolazioni russe dell'Ucraina, sostituito dal governo filoccidentale di Petro Poroshenko: un regime ideologicamente contro la Russia che da mesi con il supporto degli Stati Uniti mobilità l'esercito ucraino in una guerra contro le popolazioni delle regioni russe dell'Ucraina, le quali da mesi combattono per i diritti di creare uno stato indipendente chiamato Nuova Russia, più legato alla Federazione Russa che alla minoranza ucraina.

Per osservare come questo volutamente "indiretto" colpo di stato sia stato preparato dagli Stati Uniti, con lo scopo di abbattere un'altro governo maggiormente favorevole alla Russia e sostiuendolo con un governo più "filoamericano" è sufficiente osservare lo staff del regime di Poroshenko.

Il dittatore Poroshenko
Il 2 dicembre il nuovo governo ucraino è diventato filo-occidentale con alcuni stranieri: il Parlamento di Kiev infatti ha approvato la nomina di un’americana, di un lituano e di un georgiano nella compagine governativa.
Oltre a tutto ciò abbiamo la conferma che il genocidio nelle regioni russe dell'Ucraina avviene con armi americane passate all'esercito ucraino direttamente dagli Stati Uniti, che continuano di proposito a negare i diritti della popolazione russa in rivolta portando avanti un massacro da mesi, sebbene i ribelli russi abbiano ripetutamente sconfitto l'esercito di Kiev.
Gli Usa stanno valutando la possibilità di fornire armi all’esercito di Kiev per un valore di tre miliardi di dollari: una mossa che rischia di irritare ulteriormente Mosca - a sua volta accusata di sostenere militarmente i separatisti - e di arroventare ancor di più il conflitto nel sud-est ucraino. A darne notizia è il New York Times, proprio mentre il leader dell’autoproclamata repubblica di Donetsk, Alexander Zakharcenko, annuncia un’imminente mobilitazione generale che rinforzera’ le file dei ribelli facendo arrivare a 100.000 il totale dei miliziani pronti a combattere.

La ragione più semplice e rapida per porre fine a tale conflitto è quello di riconoscere alle popolazioni russe dell'Ucraina i loro diritti e sostenere la secessione dell'Ucraina per quelle persone che vivono nelle regioni a maggioranza ucraine, la ragione perchè non lo fanno è quelle per la quale L'Occidente vuole assicurarsi il controllo totale del territorio ucraino e delle sue risorse.

Di conseguenza adesso geograficamente ci spostiamo prima in Venezuela e poi ad Hong Kong dove in questi giorni stanno ricominciando le rivolte da parte di estremisti in entrambe le aree del mondo, anche queste sembrano avere chiaramente, fatta eccezione per il tempismo perfetto, una chiara matrice occidentale.
Numerose evidenze dal punto di vista strategico di come sembri che gli Stati Uniti stiano cercando di espandere la propria influenza o almeno neutralizzare possibili soggetti non graditi li abbiamo assistiti nelle escalation della primavera araba: in Libia, la morte di Mu'ammar Gheddafi (La Libia è ricca di petrolio); in Egitto, la fine del presidente Hosni Mubarak (L'Egitto è ricco di petrolio), sostituito nuovamente in seguito da Mohamed Morsi, eletto democraticamente il quale una volta ha affermato di avere interesse per l'Egitto a far parte del Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica (BRICS) combinare e trasformare il raggruppamento in E-BRICS. "Spero che BRICS un giorno diventerà E-BRICS dove E sta per l'Egitto."(vedi qui) pochi mesi dopo stranamente altre proteste sono esplose e curiosamente anche egli è stato spodestato; Siria, la quale dopo una prolungata escalation di violenze, Barack Obama aveva optato per l'intervento militare, evitato grazie all'intervento del presidente russo, Vladimir Putin, facendo da intermediario nella consegna delle armi chimiche, successivamente consegnate; il Venezuela, in cui la morte del presidente Hugo Chávez nel 2013, è avvenuta curiosamente in coincidenza con l'arrivo di tre diplomatici americani successivamente espulsi, il nuovo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha infatti dichiarato "Ho ordinato al ministero degli Esteri di procedere a dichiarare quei tre funzionari consolari come ''persone non grate'' e di espellerli dal Paese. Lasciate che cospirino a Washington!'',(qui)(qui) secondo Maduro i diplomatici statunitensi si erano incontrati con gli studenti coinvolti nelle proteste con la scusa di offrire loro ''dei visti per gli Stati Uniti''" allo stesso modo è vero che Chavez era malato di cancro, ma allo stesso modo indurre un' "infarto", come ha rivelato in seguito l'autopsia (qui) è sufficiente inalare una bolla d'aria nella vena di un paziente con una siringa (ricordiamo inoltre che il Venezuela ha anche degli ottimi rapporti economico-militari con la Russia).
Di recente Maduro sembra essere di nuovo preoccupato circa la possibiltà che gli Stati Uniti stiano preparando un nuovo colpo di stato in Venezuela.
Nicolas Maduro, presidente del Venezuela, è tornato ad accusare media, uomini d'affari e dignitari stranieri di stare progettando un colpo di stato condito da omicidi e destabilizzazione del Paese intero.

Il numero uno venezuelano ce l'ha in particolare con Joe Biden, vice presidente americano, che sarebbe l'orchestratore del tutto.
"Gli Stati Uniti sono andati a parlare con i governi del continente sudamericano, annunciando la volontà di rovesciare il mio governo. Joe Biden ha parlato direttamente con i presidenti e i primi ministri" ha spiegato Maduro in un incontro con alcune migliaia di seguaci. Le parole sono state riportate dall'agenzia di stampa France Presse.
Secondo il presidente venezuelano, gli Usa vogliono il golpe, ma anche creare il panico nel Paese con una vera e propria guerra psicologica: "Sono disposti a fare da mandanti di omicidi, ma anche a proseguire la guerra economica contro di noi".
Maduro, in particolare, ha detto che questi tentativi da parte di Washington sono diventati insistenti nei 19 giorni in cui lui è stato fuori dal Paese.
"Noi dobbiamo pensare a restare uniti contro il piano americano di un sanguinoso colpo di Stato. Dobbiamo unire le forze popolari e militari per sconfiggere il nemico, pronto a non fermarsi davanti a niente pur di rovesciare questo governo democraticamente eletto".
Certo potrebbe sembrare addirittura un'attacco di paranoia dettata dal troppo lavoro, eppure di recente sembra che il gesto di distensione degli Stati Uniti verso Cuba, sia in realtà una mossa tattica nei confronti della politica russa, quando l'11 luglio 2014 il presidente russo, Vladimir Putin, è arrivato all'Avana portando con sé il migliore dei biglietti da visita: il condono del 90% dei 26 miliardi di euro di debito che Cuba trascina dai tempi dell'Urss.
Durante questa visita la Russia ha tranquillamente raggiunto un accordo con Cuba di riaprire una base spia sovietica alle porte degli Stati Uniti, tra i rapporti graffianti tra Mosca e Washington.
L'accordo di riaprire l'impianto signal intelligence a Lourdes, a sud di L'Avana, è stato concordato in linea di principio durante la visita del presidente Vladimir Putin per l'isola come parte di un tour latino-americano.(vedi qui)
Di conseguenza ecco che gli Stati Uniti provano a ottenere un minimo di controllo di Cuba, ponendo parzialmente fine all'embargo e riaprendo un'ambasciata americana.
Gli Usa avvieranno dei negoziati con Cuba per la piena normalizzazione delle relazioni diplomatiche fra i Paesi e per l'apertura di un'ambasciata a L'Avana, che dovrebbe concretizzarsi nei prossimi mesi.(vedi qui)
Intanto anche Hong Kong è tornata ad essere occupata illegalmente da un massiccio movimento estremista scaturito dal nulla.
Alcune migliaia di attivisti hanno occupato la piazza a Hong Kong, per chiedere a Pechino un cambiamento del suffragio universale dopo che in dicembre l'ultimo assalto era stato sgomberato dalla polizia dopo mesi di occupazione selvaggia.
Ci sono chiare evidenze che anche questo si tratta di un tentativo da parte degli Stati Uniti di destabilizzare il paese.
I neo-conservatori di Washington e i loro alleati del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti sono chiaramente furiosi con la Cina, come lo sono con la Russia di Vladimir Putin.
Come sia la Russia che la Cina negli ultimi anni sono diventati più assertivi sulla definizione dei loro interessi nazionali, e come entrambe le potenze eurasiatiche disegnino una più stretta cooperazione a tutti i livelli strategici, Washington ha deciso di scatenare il caos contro Pechino, come l'ha scatenato in Ucraina.
La raffica di recenti offerte vincolanti Pechino e Mosca più strettamente il gasdotto, la creazione della banca infrastrutturale dei BRICS e il commercio di rubli e renminbi by-passando la risposta di Washington sul dollaro statunitense ha innescato la Rivoluzione degli Ombrelli Gialli. (vedi qui)
La ragione per la quale gli Stati Uniti stanno diventando sempre più aggressivi è il fatto che temono l'isolamento economico e politico dalla scena mondiale, e questo porterebbe ad un minore controllo delle risorse di altri paesi.
Sebbene la Federazione Russa attualmente sembri essersi calmata dopo le sanzioni, in realtà la sua evoluzione verso l'integrazione dell'Unione Eurasiatica oltre che la sua presidenza dei paesi BRICS nel 2015 potrebbe portarla ad una maggiore evoluzione della sua economia e della sua influenza sulla scena mondiale, sommando oltre a tutto ciò il repentino evolversi della Repubblica Popolare Cinese, l'economia in più rapida evoluzione al mondo e la potenza con maggiore influenza dopo, per il momento, gli Stati Uniti.
Allo stesso modo altri radicali cambiamenti geopolitici sono in rapida evoluzione.

-I BRICS hanno deciso di istituire la Banca del Nuovo Sviluppo (NDB) con sede a Shanghai, spinta soprattutto da India e Brasile, un'alternativa concreta al dominio dell'occidentale Banca Mondiale e il sistema di Bretton Woods.
Con un capitale iniziale autorizzato di 100 miliardi dollari, compresi 50 miliardi di dollari di capitale sottoscritto iniziale ugualmente condiviso, che diventerà una delle più grandi istituzioni finanziarie multilaterali di sviluppo.
Importante, sarà aperto per altri paesi alla quale vorranno aderire.
Così in BRICS nel prossimo futuro negozieranno le loro valute, tra cui un yuan convertibile globalmente, più lontano dal dollaro USA e i petrodollari.
Tutte queste azioni rafforzano ulteriormente la stabilità finanziaria di BRICS - una sorta di rete di sicurezza precauzionale, una linea in più di difesa.
-In secondo luogo, si svolgerà un ruolo fondamentale per l'internazionalizzazione dello yuan.

I BRICS potrebbero essere estesi e includere i paesi MINT (MINT è un acronimo che si riferisce alle economie del Messico, Indonesia, Nigeria, e Turchia.), favorendo in tal modo la portata dell'organizzazione e creando l'opportunità per un lungo periodo una 'vibrazione' strategica di tali Stati dai loro orientamenti parzialmente occidentali.

-La Shanghai Cooperation Organization (SCO) è la culla in cui il partenariato strategico russo-cinese (RCSP) è nato e cresciuto.
Originariamente fondata come Shanghai Five nel 1996, è stato riformato come la SCO nel 2001 con l'inserimento di Uzbekistan.
Meno di un mese dopo la dichiarazione dei BRICS di indipendenza dalle attuali strutture della finanza mondiale, la SCO che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan e India ha approvato, Pakistan, Iran, Mongolia all'interno dell'organizzazione .
Anche la SCO ha ricevuto domande per lo status da osservatori da Armenia, Azerbaijan, Bangladesh, Bielorussia, Nepal e Sri Lanka.
E 'stata la singola più grande espansione di cooperazione economica e gruppo di protezione di mentalità nella sua storia, e potrebbe finire per diluire l'impatto delle sanzioni attualmente ricattanti Mosca sulla crisi Ucraina e Teheran sul suo programma nucleare.
Questi paesi rientrano direttamente nella sfera immediata del RCSP, in cui o la Russia o la Cina può esercitare un certo modo o nell'altro di importante influenza a vari livelli.

-I BRICS e la SCO le due più grandi organizzazioni internazionali indipendenti per lo sviluppo degli ultimi dieci anni.
Ci sono anche altre misure per ridurre il vecchio dominio globale degli Stati Uniti.
Union of South American Nations (USAN) (Unione delle Nazioni Sudamericane) comprende tutti i paesi del Sud America, tra cui Cuba, e ha ampiamente sostituito l'Organizzazione degli Stati Americani (OAS), una reliquia della Guerra Fredda che escludeva Avana.
Mentre gli Stati Uniti e il Canada sono parte dell'OSA, non sono stati invitati a partecipare all'USAN.
In parole povere gli "Stati Uniti del Sud America".

-Infine arriviamo all'Unione Eurasiatica dove l'integrazione di altri paesi eurasiatici porterebbe ad una minore influenza dell'Asse NATO e degli Stati Uniti nei confronti di paesi strategici.
L'integrazione eurasiatica si è spostata ad un livello superiore, per sostituire l'EurAsEC venendo ad una nuova forma di una più stretta associazione dell'Unione Economica Eurasiatica (EEU), noto anche come l'Unione Eurasiatica (EAU).
A essa dai vecchi Stati membri (Russia, Kazakistan, Bielorussia) è stata affiancata dall'Armenia, il prossimo candidato della lista relativa all'adesione del Kirghizistan, e prossimamente sono sulla strada per unirsi la CEEA (East Asia Economic Caucus) e il Vietnam.
Anche l'adesione della Turchia e Siria sono in previsione.
Mentre si sta sviluppando un nuovo asse economico mondiale che andrebbe a indebolire l'influenza degli Stati Uniti da una vasta porzione della scena mondiale, la stessa Unione Europea sviluppata e alleata degli Stati Uniti, dove sono collocate in diversi paesi molte basi nucleari, in alcune della quali sono immagazzinate le testate nucleari americane, sembra che stia prendendo una posizione più incline in direzione della Federazione Russa.
La ragione di base sta che le politiche imposte dalla Germania, oltre che all'avvento della moneta unica, hanno portato la perdita dell'identità e della sovranità di vari paesi, sostituendo molte delle politiche di essi, con altre mai ampiamente condivise dalla gente tra le quali possiamo osservare: le sanzioni contro la Russia; politiche di immigrazione che vanno ben oltre la capienza massima di un paese; aumento delle tasse e ristagno economico che ha portato ad una vasta disoccupazione.
In molti paesi a causa delle scelte sbagliate di molti capi di stato membri dell'Unione Europea abbiamo assistito ad un ritorno del nazionalismo dei singoli stati, le cui popolazioni si sono accorte di che cosa stavano sacrificando e hanno deciso di non rinunciare alla propria identità culturale, economica e politica.
L'ultimo governo all'interno dell'Unione Europea pronto a dare appoggio alla Federazione Russa è stata la Grecia.

Ed ecco che entra in scena Tsipras, con il suo clamoroso successo alleato con la destra estrema di Anel, i Greci Indipendentisti: l’uomo su cui i russi puntavano molto.
Potenziale candidato per influire sul risanamento dell’Unione Europea.
“Mosca ha pochi amici in Europa” riferivano quelli della NATO, ma la Grecia come molti altri stanno mobilitandosi per frenare i problemi causati da Bruxelles, altri paesi troveranno “più facilmente il coraggio di fare lo stesso” ha dichiarato a Russia Today l’analista di politica estera Srdja Trifkovic, un serbo americano che vive a Chicago noto per le sue posizioni progressiste.
Putin in teoria offrirebbe la parziale copertura del debito con l’Ue, e contribuirebbe a coprire i fondi destinati a realizzare le promesse elettorali.
Il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha detto in un’intervista alla Cnbc che Mosca è pronta ad aiutare economicamente Atene: se la Grecia avanzasse una richiesta, “la prenderemmo sicuramente in considerazione”.
La Grecia ha mandato in archivio il nefasto programma dell’austerità, aveva detto Tsipras, “ridaremo la luce a 300mila famiglie povere”, aumenteremo il salario minimo, garantiremo l’assistenza sanitaria a chi ne è sprovvisto, ttto ciò venuto a mancare a causa delle malevole politiche di Bruxelles.
Il conto? Bastano 11,5 miliardi di euro, ha calcolato Tsipras.
Le casse dello Stato sono quasi vuote. Perciò l’ausilio di Mosca sarebbe un'atto non indifferente.
Intanto, in vista di un mancato accordo con la Grecia, la Germania non tollerando i programmi della Grecia ha scelto di usare la linea dura e di provare a prenderla "per fame."
Come? La Banca centrale europea (Bce) ha annunciato che non accetterà più in garanzia i titoli di Stato della Grecia nelle sue aste di liquidità.
La Bce non si mostra accomodante con la Grecia e anzi decide di aumentare la pressione su Atene, nonostante l'incontro tra il presidente Mario Draghi e il ministro delle Finanze greco, Yanis Varoufakis, definito da quest'ultimo "incoraggiante".
Sostanzialmente la mossa della Bce, che fa parte della Troika insieme a Ue e Fmi, dimostra poco apertura alle richieste del nuovo governo ellenico: la fine della troika, uno swap sul debito ellenico in titoli indicizzati alla crescita e una svolta anti-austerity.
Insomma la Germania e Bruxelles continuano a non comprendere i danni e il livello di povertà che le loro stesse politiche hanno imposto alla maggior parte dei paesi della zona euro.
Il risultato sarà che la Grecia sarà maggiormente legata alla Russia che a chi l'ha ridotta in questo stato.
Anche Francia, Inghilterra, Ungheria hanno la maggioranza su questa posizione nei confronti della Russia.
I Partiti Progressisti hanno riportato l'importanza dell'identità e del nazionalismo della propria nazione diventando così i partiti con la maggioranza assoluta di consenso e tutti sono più inclini all'importanza della Russia che a quella che gli Stati Uniti vorrebbero dall'Europa.
In Inghilterra, Nigel Farage, del partito progressista UKIP ha apertamente dichiarato che ammirava il ruolo che la Federazione Russa ha svolto nella risoluzione pacifica della guerra in Siria con la consegna delle armi chimiche da parte del Presidente Assad.
Farage ha ammesso apertamente la sua ammirazione per Vladimir Putin, affermando che il Presidente della Russia è stato il leader mondiale "più ammirato" e lodando la gestione di Putin della situazione in Siria.
Egli sostiene anche la posizione del Cremlino sull'Ucraina, accusando l'Unione europea per la crisi. Farage ha chiesto all'Occidente di smettere di inimicarsi "l'orso russo" disturbandolo "con un bastone", e ha insistito che il presidente Putin è "dalla nostra parte" nella guerra globale contro l'estremismo jihadista.
In Francia, Marine le Pen, Front National, è sempre stata contraria alle posizioni dell'Europa nei confronti delle sanzioni russe, e favorevole dell'uscita della Francia dalla NATO.
In un'intervista con i media locali, la leader del Fronte Nazionale ha affermato che l'uscita della crisi ucraina è possibile solo attraverso i negoziati. Tuttavia ha fatto intendere che la colpa di ciò che sta accadendo in Ucraina è dell'Unione Europea.
L'unico elemento su cui i partiti e i movimenti progressisti nell'Unione Europea sembrano essere d'accordo, inclusi gli scozzesi che euroscettici potrebbero solo diventarlo in futuro, e' il putinismo.
Lo sguardo rivolto all'unisono al Cremlino non e'ancora sufficiente per convincere i leader di queste formazioni ad allearsi in un'unica coalizione ma la loro frammentazione minore di cinque anni fa e le loro posizioni nei confronti della Russia li ha uniti.
Sulla stessa lunghezza d'onda il leader della destra austriaca Heinz Christian Strache, per cui le sanzioni europee contro Mosca sono una farsa, e Geert Wilders, a capo del partito per la liberta' olandese, che con l'Fpoe ha aderito all'Alleanza europea per la liberta' insieme ai Democratici svedesi e il Vlaams Balang belga.
Alleanza a cui fa riferimento anche la Lega Nord di Matteo Salvini che aveva detto: ''Vogliamo un'Europa diversa, non fondata come oggi sul denaro. E con Putin sui temi principali ragioniamo allo stesso modo''. (Su iniziativa di persone considerate vicine alla Lega e' nata nei mesi scorsi l'Associazione culturale Lombardia Russia, una iniziativa ''apartitica ma con idee molto precise che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa che si possono riassumere in tre parole: Identita', Sovranita', Tradizione.
Vladimir Putin, a differenza degli altri capi di stato, parla chiaramente di concetti per noi essenziali: difesa delle identita' culturali dei popoli, principio di autodeterminazione, famiglia tradizionale come nucleo fondante della societa', lotta serrata all'immigrazione clandestina e all'islamizzazione'')
Molti dei partiti progressisti sono importanti per Mosca anche perche' non hanno in programma iniziative per denunciare violazioni dei diritti umani. '
Ma Putin viene apprezzato anche dal premier scozzese Alex Salmond, e dagli indipendentisti veneti, che scrivevano i loro manifesti in russo (e le cui iniziative venivano seguite con piu' attenzione dai quotidiani russi che non da quelli italiani).
Il promotore del referendum per la secessione della Scozia ha elogiato il presidente russo per il modo in cui ''e' riuscito a restaurare in larga misura l'orgoglio nazionale dei russi''.
In Europa il ritorno del nazionalismo sta risanando il ruolo svolto dall'Unione Europea nell'oblio dell'identità nazionale e della sovranità delle singole nazioni, allontanandosi così dall'orbita degli USA e avvicinandosi a quella della Russia; nel resto del mondo è in atto lo sviluppo di un asse economico e politico contrapposto a quello degli Stati Uniti e che volge più verso Oriente.
Questo è il filo conduttore che lega il nazionalismo europeo e i paesi sotto le pressioni americane.
Tutto ciò è un'importante cambiamento che potrebbe sensibilmente influire sulla politica estera americana, come ad esempio l'invio di paracadutisti e armi al regime di Kiev.
Un chiaro esempio di non più scopi difensivi ma offensivi.




















Fonti:
http://www.vita.it/mondo/emergenze/cosa-successo-a-piazza-maidan-la-vera-storia-della-rivolta-ucraina.html
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-12-02/l-ucraina-vara-governo-ministri-stranieri-selezionati-cacciatori-teste-202117.shtml?uuid=ABjsv6KC
http://www.lastampa.it/2015/02/02/esteri/la-russia-vieta-gru-e-ruspe-occidentali-MtJbA6vHg67g6nXc2TG5TJ/pagina.html
http://www.polisblog.it/post/293892/venezuela-maduro-nuove-accuse-di-golpe
http://www.globalresearch.ca/the-brics-the-eurasian-economic-union-eeu-and-the-shanghai-cooperation-organization-sco-towards-a-new-global-financial-architecture/5413714
http://www.stopeuro.org/tsipras-accordo-con-putin-per-scardinare-lue-cambio-di-miliardi/
http://www.finanza.com/Finanza/Notizie_Mondo/Altri_paesi_Europa/notizia/Grecia_la_Bce_sospende_i_fondi_oggi_Varoufakis_incontra_Sc-433167
http://www.dailymail.co.uk/news/article-2593006/Why-I-admire-Putin-Farage-Ukip-leader-praises-Russian-President-superb-operator-outwitted-West.html
http://rt.com/op-edge/208671-farage-ukip-election-reckless-russia/
http://italian.ruvr.ru/news/2014_03_05/Marine-Le-Pen-gli-europei-non-vogliono-lUcraina-in-Europa-0591/
http://www.ilnord.it/c-2962_DA_MARINE_LE_PEN_A_NIGEL_FARAGE_DAGLI_INDIPENDENTISTI_VENETI_A_QUELLI_SCOZZESI_TUTTI_DACCORDO_CON_LA_RUSSIA_DI_PUTIN

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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