ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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giovedì 13 aprile 2017

POLONIA E UNGHERIA IN CONTRASTO ALL'UNIONE EUROPEA

L'Unione europea sta lottando per venire con risposte a Polonia e Ungheria - entrambi i quali hanno introdotto leggi che secondo l'UE sono in violazione del principio della 'Stato di diritto', che per l'UE - tecnicamente - significa che entrambi sono persino passibili di sanzioni, ai sensi dell'articolo 7 dei trattati UE, ma che è improbabile che siano imposte.

Nel mese di dicembre 2016, la Commissione ha ricattato Varsavia che avrebbe tolto il diritto di voto nella UE, se il governo polacco non avesse fatto cambiamenti alla sua Corte Costituzionale.
Con la Polonia in sfida di fronte alle critiche - negando ogni "minaccia sistemica per lo stato di diritto," la credibilità della Commissione è ora in gioco.
La controversia nasce dalle modifiche al Tribunale Costituzionale della Polonia, dicembre 2015, quando il governo polacco ha aggiunto cinque giudici "politici" al Tribunale Costituzionale del paese.
Un altro emendamento ha fatto sì che il tribunale avrebbe bisogno di una maggioranza dei due terzi per prendere una decisione sulle questioni costituzionali, invece di una maggioranza semplice.
Il numero minimo di giudici necessari per prendere una decisione è stata sollevata anche da nove a 13, rendendo più difficile di convocare il quorum.
LA minaccia dell'UE coinvolge invocando l'articolo 7 dei Trattati dell'Unione europea, che permette per la sua: "sospendere alcuni dei diritti derivanti dalla applicazione dei trattati allo Stato membro in questione, compresi i diritti di voto del rappresentante del governo di tale stato membro in seno al Consiglio."
L'Articolo 7 non è mai - finora - stata invocata contro uno Stato dell'UE.
La controversa università.

Intanto in Ungheria, il governo ha approvato una serie di leggi che potrebbero costringere il riconoscimento a livello internazionale dellla Central European University (CEU) - sostenuta dal miliardario George Soros, che è stato un critico del primo ministro ungherese Viktor Orban.
C'era anche una protesta dopo che il governo di Budapest ha decretato che le ONG ungheresi che ricevono più di 25.000 US $ da fonti estere dovrebbero registrarsi presso le autorità e si rappresentano al pubblico come organizzazioni di finanziate da stranieri.
Ora i deputati chiedono alla Commissione di indagare sulla vicenda e la possibile azione di lancio ai sensi dell'articolo 7 dei Trattati europei in quanto credono che anche l'Ungheria è in violazione della Regola del principio di diritto su cui si fonda l'Unione europea.
Chiaramente sembra più una mossa di contrasto a fattori scomodi.
"Mese dopo mese, stiamo vedendo la situazione dei diritti fondamentali in Ungheria e il continuo deteriorarsi sotto il governo di Viktor Orban l'ultimo attacco è sulla libertà accademica attraverso la legge che provvede a bloccare le università indipendenti -., In particolare, la Central European University - al fine di silenzio, il pensiero critico contro Orban, ha detto sinistra unitaria europea / sinistra verde nordica (GUE / NGL) Presidente Gabi Zimmer.
Sia Ungheria e Polonia sono anche in contrasto con Bruxelles per la crisi dei migranti, in quanto nessuno dei due paesi sono disposti a partecipare al piano di delocalizzazione obbligatoria per i rifugiati - un problema in cui essi sono sostenuti da diversi altri Stati membri dell'UE, il che significa che qualsiasi azione a imporre sanzioni su entrambi i paesi rischia di essere soddisfatta con l'opposizione.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201704111052532302-eu-poland-hungary-soros/

martedì 4 aprile 2017

IL PREMIER UNGHERESE METTE UN FRENO ALL'INTERFERENZA DI BRUXELLES NEL PAESE


Questi fogli vengono consegnati ufficialmente casa per casa.
"Le autorità chiedono ai cittadini come relazionarsi alle politiche dell'Unione Europea che, secondo Budapest, minacciano l'indipendenza del Paese", — comunica Polskie Radio.
Il sondaggio è condotto all'interno della campagna civica "Consultazione popolare-2017". Ci sono 6 domande relative alla politica migratoria ed economica di Bruxelles, in particolare, il discorso riguarda le quote obbligatorie imposte dall'Europa per ridistribuire i profughi da Africa e Medio Oriente. Inoltre ci sono domande sulla tassazione e sulle organizzazioni non governative.
Il lancio della campagna è coinciso con le proteste di domenica scorsa a Budapest. Diverse migliaia di persone hanno sfilato per le strade del centro della capitale ungherese a sostegno della "Central European University", un ateneo privato di proprietà della fondazione di Soros. La struttura può essere chiusa, se il Parlamento adotterà nuovi emendamenti sulla legge che regola l'istruzione.
L'Ungheria è uno degli avversari più implacabili della politica migratoria di Bruxelles perseguita da Germania e Francia. Insieme con altri Paesi dell'Europa orientale — Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia — il cosiddetto "Gruppo di Visegrad", il governo ungherese si oppone alle quote migratorie. Successivamente la Romania e de-facto l'Austria hanno aderito alla linea anti-Bruxelles in materia di immigrazione. Questi Paesi hanno chiuso le frontiere ai flussi di profughi. In particolare l'Ungheria ha continuato a rafforzare i confini con la Serbia e la Croazia.
Il premier ungherese Viktor Orban è noto per le sue dure critiche alle politiche di Bruxelles. Secondo lui, i migranti sono un "esercito ostile" che minaccia la stabilità dello Stato ungherese, in cui non ci sono attacchi terroristici perché le autorità perseguono una linea intransigente sull'immigrazione, espellendo il 99% dei clandestini.
Dopo il referendum fallito per non aver raggiunto il quorum lo scorso ottobre, il governo Orban ha cercato di introdurre nella Costituzione una serie di modifiche per vietare il collocamento dei migranti in Ungheria tramite le quote imposte dall'Europa, ma il disegno di legge non è passato in Parlamento. Alla coalizione di governo sono mancati 2 voti.
Nell'opuscolo "Fermiamo Bruxelles" c'è una domanda per sapere se gli ungheresi approvano le attività di organizzazioni non governative (ONG) straniere che interferiscono nella politica interna ungherese. Poche persone dubitano che Orban abbia in mente la "Open Society" del miliardario americano George Soros di origini ungheresi.
Alla fine degli anni '80 il partito d'opposizione Fidesz riceveva il sostegno della fondazione di Soros e Viktor Orban aveva ottenuto una borsa di studio da "Open Society". Tuttavia, nel corso degli ultimi sette anni il primo ministro ungherese ha radicalmente cambiato il suo atteggiamento nei confronti delle attività del miliardario, oggi considerato una delle minacce per l'indipendenza dell'Ungheria insieme alla politica dell'Unione Europea.
A rischio di chiusura si è ritrovata una delle migliori università in Europa centrale e orientale, la Central European University di Budapest. E' stata fondata da George Soros 26 anni fa e ora può essere la vittima al confronto del primo ministro ungherese con il miliardario americano.

Fonte:https://it.sputniknews.com/politica/201704044295855-UE-immigrazione-profughi-indipendenza-quote-Budapest/

venerdì 24 marzo 2017

GRANDE BOOM ECONOMICO DELL'EUROSCETTICA UNGHERIA


BUDAPEST - L'economia ungherese e' destinata a crescere a un tasso superiore al 4 per cento nel 2017 grazie a una crescita degli investimenti e dei consumi superiore di molto alla media dell'eurozona, della quale per sua fortuna - e scelta - non fa parte.
E' quanto riferisce la societa' di ricerca economica Penzugykutato in un rapporto sulle previsioni di crescita. Anche un afflusso dei finanziamenti europei potrebbe stimolare la crescita di quest'anno, riferisce il rapporto, che potrebbe essere ulteriormente alimentata da un allentamento della politica fiscale prima delle elezioni generali del prossimo anno. Politica fiscale che è già su livelli che sono mediamente del 50% più bassi dei paesi che usano l'euro. Il governo Orban, inoltre, ha abbassato l'Iva su molti prodotti alimentari, ridotto di più del 30% i costi delle bollette di luce-gas-acqua, aumentato del 20% le pensioni e del 25% gli stipendi dei lavoratori riducendo la tassazione sulle buste paga.
La crescita economica dell'Ungheria potrebbe ricevere un grande impulso nel 2017 da una crescita degli investimenti, per cui si prevede un aumento del 16 per cento. Persistono tuttavia dei problemi strutturali che frenano ancora un po' la crescita, riferisce il rapporto, altrimenti il livello per il 2017 supererebbe anche il 4% previsto, arrivando ad insidiare i target della Cina.
L'inflazione media potrebbe attestarsi a circa il 2,7 per cento quest'anno, se la Banca centrale consolidera' il tasso di riferimento allo 0,9 per cento, banca centrale che non risponde più alla Bce, ma decide autonomamente dopo che il governo Orban tre anni fa letteralmente cacciò dall'Ungheria l'Fmi e l'allora governatore della Banca centrale d'Ungheria, che era agli ordini della Bce, sotituendolo con un altro in sintonia con le politiche del governo. E il risultato è stato spettacolare.
Il rapporto di Penzugykutato inoltre sostiene che il debito pubblico potrebbe calare al 72,4 per cento del Pil entro la fine dell'anno, facendo dell'Ungheria uno die paesi più virtuosi d'Europa anche dal punto di vista dei conti pubblici.
Per i salari medi si prevede per il 2017 una crescita del 10 per cento, mentre quelli reali dovrebbero salire del 7,1 per cento. Il tasso di occupazione dovrebbe toccare le 4.450.000 unita' nel 2017, mentre 200 mila dovrebbero essere le persone in cerca di lavoro: un dato che si traduce in un tasso di disoccupazione del 4,3 per cento, il più basso d'Europa.
Le esportazioni in euro, secondo quanto riferisce il rapporto della societa' ungherese, si prevede che aumenteranno del 4 per cento mentre le importazioni sono destinate a crescere del 6 per cento, il che significa che il surplus del commercio estero potrebbe ridursi rispetto allo scorso anno, quando le esportazioni sono cresciute del 2,9 per cento mentre le importazioni sono aumentate del 1,5 per cento, ma il dato è del tutto marginale, in un quadro roseo come questo.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-5246_SPETTACOLARE_BOOM_ECONOMICO_DELLUNGHERIA_DI_ORBAN_PIL_4_DISOCCUPAZIONE_AL_43_STIPENDI_10_INVESTIMENTI_16

IL GRUPPO VISEGRAD E' IL SUCCESSORE DELL'UNIONE EUROPEA


I paesi di Visegrad hanno trovato un terreno comune negli ultimi anni la politica opponendosi alla ricollocazione dell'UE e rifiutando l'idea di un'Europa a due velocità, ma anche nel sostenere la conservazione della politica di coesione dell'Unione.
Slovacchia e Repubblica Ceca sono guidati da primi ministri di centro-sinistra.
L'Ungheria di Viktor Orbán, ufficialmente affiliato al PPE, sta conducendo “democrazia illiberale”, mentre la Polonia è governata da una forza nazionalista euroscettica.
I paesi di Visegrad sono più ottimisti circa la vittoria di Donald Trump nelle elezioni negli Stati Uniti, con Orbán in particolare che esprimere il suo entusiasmo.
Ma la Polonia è prudente che la recente spinta per la difesa comune europea potrebbe indebolire la NATO.
La Slovacchia è l'unico paese del Visegrád che ha adottato l'euro, mentre gli altri tre paesi non hanno alcuna intenzione di aderire alla moneta comune in qualunque momento presto, nonostante i loro trattati di adesione UE richiedono loro di farlo.
"Nell'anno del Signore 1335, intorno ai festeggiamenti di San Martino, Boemia re Giovanni, il figlio Carlo, e il re dei polacchi è venuto al castello di Visegrad, alla corte di re Carlo [d'Ungheria], per sigillare la loro alleanza con un trattato di pace per tutto il tempo. E così è successo.”
In queste parole di un cronista 14 quattrocentesca registrato un evento significativo nella storia turbolenta dell'Europa centrale che ha portato a una rete di trattati e alleanze fragili. L'incontro dei tre re di Ungheria, Polonia e Boemia era stato convocato per affrontare una varietà di argomenti, che vanno dalla pacificazione tra i cechi e polacchi, per risolvere una disputa territoriale tra la Polonia e l'Ordine Teutonico. La maggior parte degli insediamenti raggiunti a Visegrad sono stati incorporati nel trattati firmati il 19 novembre 1335.
Così, alla fine del 20 ° secolo, quando le una volta grandi nazioni d'Ungheria, la Polonia e la Cecoslovacchia si sono liberate dal comunismo e hanno riconosciuto l'opportunità di cooperazione se avessero recuperato il loro precedente status, è sembrato opportuno ai loro governi incontrarsi simbolicamente a Visegrád, dove, il 15 febbraio 1991, i capi di stato dei tre nazioni hanno invocato la risonanza storica della sede per formare il Gruppo di Visegrad. Questo si è rivelato una importante formazione geopolitica durante i primi due anni della sua esistenza con i suoi stati membri che hanno negoziato per l'adesione della NATO e dell'Unione Europea.
Il 1 ° gennaio 1993, senza alcun ampliamento effettivo, il Gruppo è stato conosciuto come il Visegrád Four (V4), quando la Cecoslovacchia è stata divisa in due stati separati, la Repubblica Ceca e Slovacchia. Da allora in poi, le quattro nazioni tendevano a operare individualmente.
Il gruppo V4 è rimasto in vigore, tuttavia, e dal 1998 ha cominciato di nuovo ad operare come un'alleanza, anche se solo su scala modesta.
Il 1 ° maggio 2004, tutte e quattro le nazioni diventano contemporaneamente membri della UE.
Dei quattro, solo la Slovacchia ha aderito alla zona euro.
Per quasi un decennio il Gruppo di Visegrad aveva un significato in gran parte culturale. Questo è esattamente il motivo per cui si è improvvisamente assunto una potenzialmente enorme importanza. Le sue due nazioni leader, Ungheria e Polonia, si sono trovarte alienate dagli atteggiamenti culturali prevalenti a Bruxelles.
Questo primo luogo è diventato evidente quando il governo del partito Fidesz in Ungheria ha utilizzato la sua vasta maggioranza in parlamento a promulgare una nuova costituzione.
Questo documento è stato radicalmente diverso da qualsiasi altra Rivoluzione della Costituzione nazionale post-francese.
Potrebbe essere stato scritto da Edmund Burke, la cui filosofia permea.
Si proclama “un contratto tra ungheresi passati, presenti e futuri”, riconosce “il ruolo del cristianesimo nel preservare la nazione” e “professa che la famiglia e la nazione costituiscono il quadro principale della nostra convivenza”, oltre a proteggere la vita umana dal suo concepimento e che definisce il matrimonio come unione tra un uomo e una donna.
È la negazione completa e antitesi del antinazionale, laicista e pregiudizi culturali in carica a Bruxelles.
Quando la Commissione europea, Guy Verhofstadt, Hillary Clinton e il New York Times sono unite nella condanna di qualsiasi paese è un abbastanza chiara indicazione che la nazione denunciato deve fare qualcosa di giusto. Nel frattempo, Bruxelles ha aperto un secondo fronte, contro la Polonia.
L'elezione del partito Legge e Giustizia in Polonia con la maggioranza assoluta ha consentito al nuovo governo di impostarsi su infine eliminare i burocrati comunisti residuali che si era scavato nel tessuto della vita pubblica in quanto la supposta fine del comunismo.
Questi marxisti irriducibili avevano comprato l'immunità per l'adesione pedissequa a Bruxelles e sono stati più profondamente radicati nei mezzi pubblici, un apparato di propaganda di sinistra che fece quasi la BBC apparire neutra.
Anticipando la sconfitta, il governo uscente aveva preparato la Corte costituzionale con i giudici più di sinistra poco prima di perdere ufficio.
La corte aveva a lungo offerto protezione ai funzionari comunisti che avrebbero dovuto essere processati per i loro crimini.
Il governo Legge e Giustizia, fortemente mandato alle urne, si mosse contro questo stato profondo eurofilo, provocando la rabbia di Bruxelles.
L'Ungheria, tuttavia, ha dichiarato che porrà il veto alla sanzioni dell'UE contro la Polonia e viceversa.
Inserendo il Gruppo di Visegrad sulla scena europea come un'alleanza seria e influente.
Alcuni fanatici di Bruxelles hanno chiesto l'applicazione di sanzioni di entrambi i paesi, ma con la Gran Bretagna che negozia la Brexit i burocrati sarebbero pazzi a farlo.
L'implosione imminente dell'euro pone sempre più la sopravvivenza dell'Unione Europea in questione.
Eppure tutti, apparte ma uno dei paesi di Visegrad sono al di fuori della moneta distruttiva e hanno già una scialuppa di salvataggio - un'unione politica esistente a cui sono appartenuti più lungo verso l'UE.
Hanno assolutamente rifiutato da Bruxelles (vale a dire di Berlino) l'imposizione di quote di immigrati e l'Ungheria ha costruito con successo una barriera contro l'invasione di migranti.
Quando la Macedonia, uno stato extracomunitario, è stato travolto dai migranti, il V4 ha promesso aiuto nel difendere i suoi confini al vertice di Praga nel mese di febbraio 2016, alla presenza del presidente della Macedonia e il primo ministro della Bulgaria: in modo efficace una politica estera indipendente a contrasto con Bruxelles.
E 'fiscalmente troppo innovativa.
L'Ungheria segue un percorso diverso dalla politica guidata da Bruxelles e dagli eccessi di ultra-libero mercato dei libertari.
La flat tax ha avuto successo in Ungheria e quest'anno il governo sta riducendo l'imposta sulle società al 9 per cento, inferiore che altrove, tranne Bermuda, le Isole Vergini Britanniche e le Isole Cayman.
la politica fiscale dell'Ungheria ha lo scopo di sostenere la famiglia e incoraggiare i tassi di natalità più elevati piuttosto che importare gli immigrati per migliorare la bassa demografia.
Una generosa indennità di imposta di famiglia, deducibile dalla base imponibile, sale ripida sulla nascita di un terzo figlio; l'assegno di maternità continua per tre anni, l'assegno per figli per due anni e una somma forfettaria sugli assegni di maternà è a disposizione delle mamme che frequentano le sessioni di assistenza della gravidanza.
Viktor Orbán, l'architetto di questa rivoluzione, è sempre più vicino al governo polacco, così come per i cechi e gli slovacchi, e in buoni rapporti diffidenti con Vladimir Putin. Mentre le scene di Bruxelles, devastatate dalla sua moneta si avvia verso un evidente rottura dell'intero sistema.



Fonti:
http://www.euractiv.com/section/central-europe/news/visegrad-group-spells-out-its-vision-of-eus-future/
https://reaction.life/visegrad-group-potential-successor-dying-eu/

lunedì 13 marzo 2017

MARINE LE PEN VUOLE INVERTIRE L'EUROPA COLLABORANDO CON UNGHERIA E POLONIA

La candidata alle Presidenziali francesi del Fronte Nazionale Marine Le Pen ha dichiarato che se vincerà le elezioni chiederà la collaborazione del premier ungherese Viktor Orban e del politico conservatore polacco Jaroslaw Kaczynski per lo smantellamento dell'Unione Europea. Lo riferisce il quotidiano polacco Rzeczpospolita.

"Credo che potremmo collaborare su molti punti. Se sarò il prossimo presidente, avvierò un dibattito sul fatto che non possiamo accettare l'attuale condotta dell'Unione Europea. Lo stesso farò con Kaczynski. Naturalmente, non saremo d'accordo su tutto. Ma ogni paese è libero e sovrano di proteggere i propri interessi", ha detto la Le Pen.
La Le Pen vede almeno due punti sui quali Francia e Polonia possono raggiungere un accordo: la posizione di Bruxelles sulla crisi costituzionale in Polonia e la questione dei rifugiati.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201703134195224-lepen-smantellamento-ue-presidenziali/

martedì 28 febbraio 2017

L'UNGHERIA INIZIA LA COSTRUZIONE DI UNA SOFISTICATA BARRIERA CONTRO LE INFILTRAZIONI DAL CONFINE


L'Ungheria ha dato il via alla costruzione di una seconda barriera, questa volta high-tech, al suo confine con la Serbia: un muro dotato di telecamere notturne e sensori sia di calore sia di movimento per tenere fuori dal Paese gli immigrati. Lo ha indicato oggi il governo di Budapest.
L'annuncio dei progetti per la costruzione di una recinzione alta 3 metri era stato fatto dal primo ministro Viktor Orban, un ammiratore del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che ha definito l'immigrazione un "veleno".
La nuova recinzione rafforzerà una barriera esistente eretta nel 2015, al culmine della crisi dei migranti in Europa, lunga 175 chilometri sulla frontiera meridionale dell'Ungheria. La nuova barriera avrà sensori ogni 10-15 centimetri che fanno scattare gli allarmi, come ha dichiarato il capo consigliere per la sicurezza di Orban, Gyorgy Bakondi, al quotidiano Magyar Hirlap.
Un portavoce del governo ha confermato alla France Presse che i lavori sono iniziati, con colonne erette vicino al valico di frontiera di Kelebia. Il giornale ha scritto che il lavoro era stato eseguito da detenuti che hanno completato un tratto di prova lungo 10,3 chilometri.
La nuova barriera sarà completata entro due mesi prima dell'estate, periodo che potrebbe coincidere con l'aumento di migranti che tentano di attraversare la frontiera, secondo il giornale Magyar IDOK.

Fonte:http://www.askanews.it/nuova-europa/migranti-ungheria-inizia-costruzione-nuovo-muro-high-tech_7111020312.htm

giovedì 23 febbraio 2017

L'EUROPA CONTINUA A PERDERE CREDIBILITA', SI STA FORMANDO UNA NUOVA UNIONE POLITICA EUROSCETTICA INTERNA

La Polonia e l'Ungheria hanno unito le forze per contrastare gli incompetenti funzionari della Commissione europea, ponendo le basi per una nuova forza politica che potrebbe invertire l'Unione Europea dal di dentro, secondo il giornale on-line russo Vzglyad.

Due Paesi, la Polonia e l'Ungheria, hanno aggiunto le loro voci al coro arrabbiato dei paesi europei che sono insoddisfatti di Bruxelles, aumentando la probabilità che la cosidetta "l'Europa Unita" si disintegrerà, conferma il giornale Vzglyad.
I due paesi hanno unito gli sforzi al fine di contrastare l'invadenza estera percepita dei funzionari della Commissione Europea.
Il supporto di Budapest è essenziale per Varsavia, la Polonia potrebbe altrimenti correre il rischio di essere colpita dalle restrizioni.
Vzglyad vede la collaborazione come una nuova forza politica che potrebbe distruggere l'Unione dall'interno.
L'Unione Europea interferisce con le riforme introdotte dalla legge sentenza della Polonia e il partito Giustizia (PiS), che includono la limitazione della libertà giudiziaria della Corte Costituzionale, insieme a estendere il controllo su media statali e il divieto di aborti.
Nel gennaio 2016, la Commissione Europea ha aperto un'indagine sulle modifiche e valutato periodicamente i progressi compiuti nel suo dialogo con la Polonia sulla questione.
Nel mese di febbraio 2017, il governo polacco ha respinto le richieste che attuare le riforme giudiziarie imposte dalla Commissione Europea a sostenere lo stato di diritto.
La Polonia, al momento, rischia di essere spogliata dei suoi diritti di voto dell'UE. Tale decisione, tuttavia, richiederebbe il consenso unanime da tutti i 28 stati membri.
Ciò rende improbabile: il governo ungherese ha annunciato che non avrebbe sostenuto le sanzioni contro Varsavia, secondo Vzglyad.
Questa non è la prima volta che la Polonia e l'Ungheria, che sono governati da politici euroscettici, hanno sfidato Bruxelles, spiega Vzglyad.
In particolare, il primo ministro ungherese Viktor Orban ha tenuto un referendum nazionale nell'autunno del 2016 sul fatto se Budapest deve rimanere attaccato alle decisioni comunitarie in materia di quote per i rifugiati.
Per quanto riguarda la situazione attuale, Vzglyad ha continuato a dire, merita menzione, e non solo a causa del fatto che la Polonia ha ancora una volta deciso di sfidare la leadership dell'UE segnalando la propria disponibilità a perseguire una politica interna indipendente.
"L'unicità della situazione attuale è che le forze euroscettiche hanno cominciato a mostrare una tendenza a unire gli sforzi. Stanno facendo così in modo non solo di apparire congiuntamente ai raduni o sostenere le elezioni, ma di spingere per i propri interessi all'interno dell'UE," ha sottolineato Vzglyad.
Il leader del PiS Andrzej Duda e Orban hanno ripetutamente dimostrato opinioni politiche comuni e ora hanno segnalato la loro disponibilità a lavorare insieme in una mossa che ha confermato i peggiori timori di Bruxelles ', secondo Vzglyad.
Aiutando Varsavia a evitare sanzioni più di non conformità con i requisiti dell'UE, Budapest sa bene che si può anche affrontare la stessa situazione, dato che la politica attuale dell'Ungheria di una maggiore indipendenza dall'Europa ha fatto infuriare la cosidetta "Europa unita".
"Così è possibile parlare della nascita di una nuova unione euroscettica tra la Polonia e l'Ungheria, che è pronta ad internamente si oppongono il ruolo guida dell'UE centrato a Berlino," spiega Vzglyad .
Se Orban e Duda continuare la cooperazione bilaterale, Bruxelles avrà problemi a mettere pressione su Varsavia e Budapest, che possono richiedere il supporto per le forze politiche euroscettici in altri Paesi dell'UE.
La situazione attuale nell'Unione Europea può essere chiamata la più grave crisi istituzionale dell'organizzazione nella sua storia.
Secondo Vzglyad, che ha citato problemi finanziari della zona euro, l'incertezza post-Brexit e le differenze tra i membri UE potrebbe portare a una crisi politica ed economica prolungata e destabilizzare seriamente "Europa unita".


Fonte:https://sputniknews.com/europe/201702221050935746-hungary-poland-brussels-european-commission/

giovedì 2 febbraio 2017

LA FEDERAZIONE RUSSA PRONTA A FINANZIARE IL PROGETTO NUCLEARE UNGHERESE CON 12 MILIARDI DI EURO


Putin ha detto che il progetto vale 12 miliardi di euro, di cui avrebbe l'80 per cento deve essere fornita da un prestito russo.
"Ho informato il presidente del Consiglio su altre possibili opzioni. Siamo pronti a finanziare tutti al 100 per cento, quindi i termini dell'accordo dovrebbero essere un po 'diverso", ha detto Putin in una conferenza stampa dopo i colloqui con il primo ministro ungherese Viktor Orban.
Alla fine del 2014, la Russia e l'Ungheria hanno firmato un accordo per costruire unità nucleari 5 e 6 a Paks, che saranno dotate di reattori VVER-1200 russi.
La Russia prevede di fornire all'Ungheria un prestito fino a 10 miliardi di euro (11.140 milioni al tasso di cambio corrente) per completare il progetto.
Il 19 novembre, la Commissione Europea ha aperto come al solito una procedura di infrazione contro l'Ungheria per determinare se il finanziamento del progetto Paks è conforme alle norme UE in materia di appalti pubblici.
Russia e Ungheria espanderanno la cooperazione nel settore energetico, ha detto Putin.
Secondo Putin, la Russia attribuisce grande importanza al progetto russo del gigante dell'energia Gazprom per la costruzione di due nuovi propulsori presso la Centrale ucleare di Paks, del valore di 12 miliardi di euro.
Egli ha aggiunto che l'Ungheria è un collegamento affidabile nel transito di combustibile russo verso l'Europa.
"Possiamo dire una cosa è certa: il gas russo sarà fornito in modo affidabile per il mercato ungherese, al 100 per cento", ha detto Putin.

Fonte:https://sputniknews.com/business/201702021050285573-russia-hungary-npp/

martedì 22 novembre 2016

IN UNGHERIA IL PRESIDENTE MAGIARO TAGLIA LE TASSE ALLE IMPRESE


Sarebbe logico pensare che dopo aver cacciato il Fondo Monetario, ridotto le bollette di luce, acqua, gas e nettezza urbana del 20%, abbassato l'iva su alcuni generi alimentari e aumentato le pensioni il governo ungherese abbia esaurito la sua spinta riformista e magari stia programmando l'aumento di altre tasse per finanziare questi generosi incentivi.
E invece non e' affatto cosi'.
Infatti pochi giorni fa il primo ministro Viktor Orban ha annunciato che intende abbassare la tassazione del reddito delle imprese al 9%, il livello piu' basso di tutta Europa.
Al momento esistono due aliquote, una del 10% per le imprese che hanno un utile di 1,6 milioni di euro e un'altra del 19% per chi fa utili superiori a questa cifra ma la proposta di Orban mira a tassare tutte le imprese al 9% e questo al fine di stimolare l'economia visto che la politica monetaria ha esaurito tutti gli strumenti a disposizione.
Per capire l'importanza di tale manovra basta pensare che al momento le aliquote piu' basse le hanno Repubblica Ceca e Cipro i quali entrambi tassano le imprese al 12.5%.
L'annuncio di tale misura e' stato accolto molto bene dai mercati tant'e' che la borsa ungherese ha recuperato le perdite delle scorse settimane e il fiorino si e' rafforzato e se questo non fosse abbastanza Peter Virovacz, economista alla ING Bank, ha dichiarato che tali misure sono in linea con i limiti di bilancio imposti dalla UE perche' nel bilancio esistono ampi margini di manovra per far fronte ad un eventuale calo delle entrate.
Certo queste misure hanno anche un valore politico visto che nel 2018 ci saranno le elezioni e il partito di Orban vuole fare di tutto per vincere stimolando l'economia che quest'anno e' cresciuta solo del 2,1% ma cio' non toglie che questi tagli vanno in controtendenza rispetto alle misure lacrime e sangue adottate dai paesi dell'eurozona, Italia in primis e non e' la prima volta che il governo ungherese taglia le tasse.
Infatti e' importante ricordare che l'Ungheria ha abbassato la tassazione sul reddito delle persone fisiche al 15%, tagliato le tasse sulla busta paga del 4% e aumentato del 15% il salario minimo al fine di risolvere il problema della scarsita' di manodopera dovuta al fatto che molti ungheresi sono andati a cercare lavoro all'estero.
Tutto questo potrebbe sembrare un bel sogno ma il governo ungherese dimostra che questa politica puo' diventare una solida realta' e non e' un caso che questa notizia che e' stata riportata nei paesi anglosassoni in Italia e' stata completamente censurata perche' darebbe parecchio fastidio al governo Renzi.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-5096_GOVERNO_ORBAN_TAGLIA_RADICALMENTE_LE_TASSE_ALLE_IMPRESE_SARANNO_AL_9_IN_TUTTO_LE_PIU_BASSE_DELLA_UE_ITALIA_62

venerdì 28 ottobre 2016

IL PRIMO MINISTRO MAGIARO VIKTOR ORBAN COMPATISCE L'INCOMPETENZA DI MATTEO RENZI


"La politica interna italiana è un terreno difficile". All'indomani dell'entrata a gamba tesa del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, il premier Viktor Orbàn torna alla carica e attacca duramente Matteo Renzi.
"L'Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta - tuona il premier magiaro - mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso". Una dischiarazione di guerra che ha mandato su tutte le furie Renzi. Che rplica all'attacco: "Noto una certa preoccupazione negli amici dei Paesi dell'est, ma il tempo in cui l'Italia faceva il salvadanaio è finito".
A Bruxelles tira una brutta aria. Sul triennio 2014, 2015 e 2016 l'impegno dell'Italia ha visto l'arrivo sulle nostre coste, rispettivamente, di 170mila, 153mila e già oggi, al 26 ottobre, 155mila immigrati. "Presumiamo che alla fine dell'anno potremmo superare il dato straordinario del 2014", ammette il capo della Polizia Franco Gabrielli.
L'invasione, insomma, continua senza sosta.
E senza che il governo muova un solo dito. Oltre a tuonare contro Bruxelles per avere più soldi in cambio di una maggiore accoglienza, Renzi non fa. E, mentre le porte dell'Italia continuano a restare aperte, l'Unione europea non prende posizione per risolvere l'emergenza migranti.
"La compassione - tuona Orbàn nell'intervista settimanale alla radio Mr, riportata dall'agenzia Mti - non cambia il fatto che l'Italia ha il dovere di adempire agli obblighi di Schengen, ma non lo fa". "È anche vero che l'Ue non dà una mano in modo sufficiente all'Italia", ammette il premier ungherese che continuerà a opporsi alle quote migranti e, anzi, citerà in giudizio la Commissione Ue qualora Bruxelles non dovesse togliere la questione dall'ordine del giorno.
Non è certo la prima volta che l'Ungheria alza i toni con l'Unione europea.
Ma in questo braccio di ferro con Bruxelles adesso rischia di farne le spese l'Italia che da giorni chiede che chi non accetta le quote dei migranti venga punito. Nei giorni scorsi Renzi ha, infatti, minacciato di "mettere veto sul bilancio Ue se i Paesi dell'Est non accoglieranno i migranti". Il governo ungherese ha reagito duramente. Ieri il ministro Szijjártó ha apertamente accusato l'Italia di non rispettare le regole sull'immigrazine innescando una polemica pesantissima con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che lo ha invitato a non dare "lezioni" a Roma. Oggi Orbàn ha rincarato la dose definendo intollerabile considerare l'Ungheria "un Paese non-solidale". "Spendiamo molto per la difesa dei confini esterni dell'Unione europea - spiega Orbàn - siamo solidali con gli altri perché, spendendo molto per la difesa dei confini, sta difendendo la sicurezza anche dei Paesi oltre i suoi confini".

Le dichiarazioni di Orbàn hanno scatenato un'accesissima polemica in Italia dove da mesi il governo deve fare i conti con gli sbarchi che riversano ogni giorno migliaia di extracomunitari sulle nostre coste.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-orban-contro-renzi-nervoso-perch-difficolt-1324538.html

martedì 25 ottobre 2016

IL PRIMO MINISTRO UNGHERESE CHIEDE PIU' DIRITTO AGLI STATI NAZIONALI RISPETTO A BRUXELLES

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha preso di mira ancora una volta l'Unione europea, con il 60 ° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 per mettere in guardia contro la "sovietizzazione" d'Europa e la necessità di proteggere i confini nazionali dalle masse di extracomunitari.

Orban ha paragonato le azioni dello stabilimento UE a quella di una forza di occupazione straniera durante il suo discorso a Budapest, sostenendo che agli Stati membri dovrebbero essere dati maggiori poteri sopra Bruxelles, in particolare per quanto riguarda l'immigrazione.
"Le persone che amano la loro libertà devono salvare Bruxelles dalla sovietizzazione, da parte di persone che vogliono dirci come dobbiamo vivere nei nostri Paesi", ha detto.
"Come eredi al 1956 non possiamo permettere che l'Europa tagli le radici che l'ha resa grande e ci ha aiutato a sopravvivere alla repressione sovietica. Non c'è Europa senza senza stati nazionali e le migliaia di anni di saggezza dal cristianesimo", ha aggiunto.
Ancora una volta sulla sua linea lungimirante presa di posizione di immigrazione, Orban ha detto alla folla: "... Dobbiamo chiudere il confine per fermare la migrazione di massa che scorre da sud."
Il presidente polacco Andrzej Duda, che è stato ospite alla manifestazione commemorazione, ha detto la posizione di Orban su tali questioni chiave è stata sostenuta a Varsavia.
"Potete contare sulla Polonia, marciamo insieme nei momenti più difficili", ha detto. "Due paesi che sono state costruite su fondamenta cristiane e sono ora liberi nell'Europa unificata."
Mentre la Commissione e Paesi come la Germania europea hanno favorire la creazione di un sistema di quote di trasferimento degli extracomunitari imposte tra gli Stati membri, un certo numero di paesi come l'Ungheria, la Polonia la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno veementemente respinto tali proposte, sostenendo che i governi nazionali dovrebbero mantenere il controllo su questioni come l'immigrazione.
A dispetto di Bruxelles, l'Ungheria ha tenuto un referendum all'inizio di questo mese sulla questione, e il 98 per cento di coloro che hanno preso alle urne ha sostenuto la posizione di Orban nel respingere sistemi di quote di trasferimento degli extracomunitari sul territorio nazionale.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201610241046673329-hungary-eu-sovietization-europe/

martedì 11 ottobre 2016

DIFESA DELL'IDENTITA' E SOVRANITA': LE BASI DELLA COSTITUZIONE UNGHERESE


Il paese metterà limiti alla effettività di decisioni esterne, come le quote dei rifugiati, che, tra gli altri effetti, possano alterare la composizione etnica della popolazione del paese.
L'annuncio del Governo coincide con l'avvenuta marcia di centinaia di migranti verso la frontiera ungherese esigendo l'apertura totale delle frontiere.
Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, è disposto a plasmare la Costituzione nel travolgente no (98%), ottenuto nel referendum, da parte dei suoi cittadini al piano migratorio di Bruxelles. Come lo farà? Si chiedono in molti. Rafforzando l'Identità Costituzionale per poter respingere le decisioni esterne sui temi sensibili. "Quello che registreremo (in emendamenti alla Costituzione) sarà quello che riguarda la identità costituzionale del paese", ha spiegato il ministro della Giustizia, László Trócsányi, in una conferenza stampa. Trócsányi ha confermato che la proposta di riforma sarà presentata al Parlamento, una misura che già era stata annunciata dal primo ministro dopo del referendum sulla ricollocazione dei rifugiati della scorsa domenica.
Per quanto la partecipazione non abbia superato il 50% richiesto per la sua validità, Orban argomenta che lo schiacciante trionfo del "No" al sistema di ripartizione dei rifugiati giustifica questo cambiamento costituzionale.
Senza entrare nei dettagli della proposta, Trócsányi ha anticipato che il Governo vuole sottolineare "l'identità costituzionale" del paese e, tra le altre questioni, il suo diritto a respingere decisioni esterne che possano alterare la composizione della popolazione del paese. "Il diritto comunitario non deve avere prevalenza rispetto al diritto costituzionale, i Trattati (della UE) non dicono questo", ha argomentato il ministro. Trócsányi ha alluso a una decisione analoga del Tribunale Costituzionale tedesco sulla non applicazione di misure della UE che siano in contrasto con le leggi e l'integrità della Germania.
Orban ha già anticipato lo scorso Martedì che la riforma accoglierà il principio che "le persone seza diritto ad una libera circolazione e residenza potranno essere ricollocate soltanto mediante una decisione antecedente e legale" dell'Ungheria attraverso una procedura personalizzata caso per caso. Un altro punto che Orban ha sottolineato e che si spera di introdurre nell'emendamento è quello che "si proibisce il radicamento in gruppi (di persone) nel paese".
Si spera che, dopo che il lunedì, saranno presentati i quattro emendamenti costituzionali, e che questi entrino in vigore dopo una loro discussione ed approvazione al Parlamento per la metà di novembre.
Attraverso della rotta dei Balcani, la stessa che hanno utilizzato vari terroristi implicati negli attentati di Parigi, un folto gruppo di migranti si dirigono verso la frontiera ungherese per richiedere l'apertura totale delle frontiere, le cifre parlano di circa duecento persone, in maggiornaza uomini, che viaggiano dalla Serbia fino alla frontiera ungherese gridando lo slogan "open the borders", così come viene riferito dal giornale ABC News.
La Serbia, come è accaduto per l'Ungheria, si trova attualmente al collasso per la forte ondata di migranti e per la massiccia richiesta di domande di asilo. Il presidente serbo, Tomislav Nikolic, ha annunciato che non alzerà un reticolato per contenere i migranti ma invierà l'Esercito per presidiare le frontiere con la Macedonia e la Bulgaria. Scortati dalla polizia i migranti, in maggioranza afghani e pakistani, fra i quali sono mischiati vari attivisti delle ONG, percorreranno circa 200 Km. in forma di protesta, perchè si apra loro il passaggio verso la zona di libera circolazione di Shengen, gli stessi denunciano la situazione al collasso dei campi profughi in Serbia e criticano il Governo ungherese per volersi ostinare a difendere le sue frontiere. Questo Martedì hanno richiesto al governo Orban di lasciarli entrare in Europa e portavano cartelli con slogan tipo "non necessitiamo di cibo nè di acqua, vogliamo soltanto che si aprano le frontiere". I migranti sono sostenuti da estremisti delle organizzazioni come "No Borders" e "Open Society"

Fonte:https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201610113473251-difesa-identita-sovranita-ungheria-concetti-costituzione/

venerdì 16 settembre 2016

UNGHERIA: SCHULZ UN'IRRILEVANTE MENTALITA' PERICOLOSA


L'Ungheria alza i toni e oggi, in un'intervista a Die Welt, il ministro degli affari sociali ungherese, Zoltan Balog, risponde per le rime a coloro che contestano la politica di Budapest, in particolare sui migranti. E, nel giorno di avvio del vertice straordinario di Bratislava sul futuro dell'Ue a 27, Balog lancia strali contro Jean Asselborn, ministro degli Esteri lussemburghese, e Martin Schulz, presidente dell'Europarlamento, a suo dire ''personaggi pericolosi'' per l'Europa. In un'intervista allo stesso quotidiano tedesco due giorni fa, Asselborn aveva auspicato che l'Ungheria venisse espulsa dall'Unione europea per aver calpestato i valori fondamentali dell'Europa. Balog, prima assesta un colpo ad Asselborn, ''un uomo che non ha alcuna rilevanza''; poi aggiunge che rappresenta ''quel tipo di politici che sono pericolosi per l'Europa''; infine gli affianca il socialdemocratico tedesco Schulz, colpevole di aver parlato ''con gli stessi toni''. ''E' molto pericoloso che in Europa si muovano ancora politici di questo tipo - ha detto Balog - che non conoscono la realtà delle cose né sono in grado di proporre una ricetta risolutiva ai problemi; tutto quello che fanno è cercare in modo aggressivo un capro espiatorio''.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-4592_UNGHERIA_SCHULZ_PERICOLOSO

IL BLOCCO NAZIONALE VISEGARD CHIEDE LA REVISIONE DEI TRATTATI EUROPEI

Al vertice Ue di domani a Bratislava i Paesi del gruppo Visegrad presenteranno una proposta congiunta per "rafforzare la legittimità delle nazioni" ed aiutare la Bulgaria a respingere i migranti

Il tema al centro del vertice che si aprirà domani a Bratislava, il primo a 27, dopo il referendum per la Brexit, sarà, ovviamente, quello del “futuro” dell’Europa.
Ma già alla vigilia del summit, non si respira aria di coesione. Se, infatti, per la Merkel la strategia europea post-Brexit si dovrà reggere su tre priorità, “sicurezza”, “industria” e “futuro dei giovani”, per il premier ungherese Viktor Orbán, il futuro dell’Europa si decide, invece, "sul confine bulgaro-turco”, dove continuano ad ammassarsi migliaia di migranti che attendono di poter entrare in Europa.
Per questo al vertice Ue in programma domani nella capitale slovacca, i Paesi del gruppo Visegrad - Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca - presenteranno una proposta congiunta per aiutare la Bulgaria a proteggere i propri confini. Sul tavolo, secondo fonti dell'Ansa, ci sarebbe addirittura una "richiesta di revisione dei trattati Ue", per rafforzare i poteri degli Stati nazionali, rispetto a quelli della Commissione. "Obiettivo di questa azione comune sarà quello di rafforzare la legittimità delle nazioni", ha infatti dichiarato il capo di gabinetto del premier ungherese Viktor Orban, Janos Lazar. Ieri Orbán ha visitato la barriera costruita da Sofia lungo il confine con la Turchia, assieme al primo ministro bulgaro, Boyko Borisov, e ha chiesto all’Europa di stanziare “immediatamente” 160 milioni di euro per aiutare Sofia a “respingere i migranti”. “Se l'Ue riesce a stanziare 3 miliardi di euro per assistere la Turchia, può destinare delle risorse alla Bulgaria ben meno cospicue”, aveva aggiunto il premier ungherese, che il prossimo 2 ottobre ha convocato un referendum popolare sull’accettazione del piano di ripartizione dei migranti in quote proposto dalla Commissione europea.
L’ultimo tentativo per ammorbidire il confronto e sanare la frattura tra i Paesi del gruppo Visegrad e gli altri, scrive l’Huffington Post, ci sarà stasera, in una riunione fra Tusk, Juncker, Schulz e il premier slovacco, Robert Fico. Sul tema dell’immigrazione, che rischia di dividere profondamente i partecipanti al vertice che doveva rilanciare la coesione europea dopo l’addio di Londra, è intervenuta oggi da Parigi anche Angela Merkel. La cancelliera ha affermato che l’Ue deve “essere in grado di proteggere le frontiere esterne" e che "questa deve essere la responsabilità condivisa". L’obiettivo della cancelliera tedesca e del presidente francese resta quindi il rafforzamento dell’Ue, a partire dal vertice di domani, dal quale dovrà emergere “un’agenda di Bratislava” per rilanciare l’integrazione europea ed affrontare le sfide del futuro.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vertice-ue-gruppo-visegrad-chieder-pi-poteri-stati-nazionali-1307050.html

giovedì 8 settembre 2016

LA REPUBBLICA DI SERBIA CON GLI EXTRACOMUNITARI PRENDE ESEMPIO DAL VICINO UNGHERESE


L'Ungheria potrebbe diventare per la Serbia un buon esempio di un paese dell'Unione Europea, che ha un approccio pragmatico per difendere i propri interessi, ha detto Dragomir Andjelkovic, commentando la visita del Primo Ministro ungherese Viktor Orbán alla Serbia, che è considerato dagli esperti un evento di prima importanza.
"L'Ungheria riesce a difendere i propri interessi nazionali, nonostante l'adesione all'UE. Essa non vuole cadere nella matrice neo-coloniale, in cui sarà costretta a sacrificarsi per gli altri. L'Ungheria protegge realmente i propri interessi [rispetto alla] la questione della crisi migratoria, ma allo stesso tempo mantiene buoni rapporti con la Federazione Russa, nonostante le pressioni da parte dell'Unione europea, " conferma l'analista politico.
"Penso che sia arrivato il momento per la Serbia di adottare il modello ungherese di proteggere il confine dei migranti del Medio Oriente", ha dichiarato Andjelkovic.
Secondo l'analista, ora che Budapest ha stabilito questo muro psicologico e ha imposto la sua posizione predominante all'interno dell'Unione europea, la Serbia dovrebbe applicare la propria esperienza al fine di non essere imballata con le masse di extracomunitari che vogliono raggiungere l'Europa e non devono passare grazie alle misure dato dall'Ungheria.
"L'esperienza ungherese e l'assistenza che ci hanno offerto possono essere utili per il nostro paese. L'Ungheria potrebbe diventare il nostro avvocato nel proteggere la Serbia dalla pressione di centri europei di influenza, che sono potenzialmente insoddisfatti della politica migratoria di Belgrado", ha detto Andjelkovic.
"Possiamo imparare molto da loro, compreso lo sviluppo di relazioni commerciali esterne con i paesi extra UE, in particolare con la Russia.
Gli ungheresi hanno un modello ben regolato sulla cooperazione nel settore agricolo e una presenza ben organizzata sul mercato russo "ha detto l'esperto.
"Spesso battiamo nella porta sbagliata e impariamo dalle esperienze negative, qui dobbiamo lavorare in modo diverso: Prendere in considerazione l'esperienza dell' Ungheria, che ha fatto progressi nella tutela degli interessi nazionali", ha concluso Andjelkovic.
Il 5 settembre, il primo ministro ungherese Viktor Orbán ha avuto colloqui con il collega serbo Aleksandar Vučić a Belgrado. I primi ministri hanno sottolineato che le relazioni tra i due paesi si stanno sviluppando in tutte le direzioni, e hanno concordato una maggiore cooperazione sul tema della crisi degli extracomunitari


Fonte:https://sputniknews.com/europe/20160906/1045025813/hungary-serbia-migrants.html

giovedì 25 agosto 2016

L'ALLEANZA VISEGRAD DI RICOMPATTA CONTRO LA RIPARTIZIONE DELLE MASSE DI EXTRACOMUNITARI


Forse nessuno e' al corrente che il 30 di Settembre il presidente ceco Milos Zeman, il primo ministro ungherese Victor Orban e il leader slovacco Robert Fico si incontreranno e la cosa non deve sorprendere visto che questa notizia , che e' stata riportata dal Daily Express, in Italia e' stata completamente censurata.
Lo scopo di questo evento e' quello di elaborare una strategia comune contro il piano di ripartizione degli immigrati dell'Unione Europea e quindi mettere sotto pressione i parassiti della UE.
Come si sa l'Unione europea vorrebbe obbligare ogni stato membro ad accettare una quota degli immigrati che stanno arrivando nel nostro continente ma Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia non ci stanno e per tale motivo i leader di questi tre Paesi si incontreranno in questo evento organizzato da un centro studi russo.
Milos Zeman ha dichiarato che i musulmani non possono essere integrati e se non li si tiene fuori dalla Ue si rischia di fare la fine di Colonia dove a capodanno migliaia di donne sono state molestate sessualmente e questa posizione non e' affatto isolata visto che la scorsa settimana il vice primo ministro ceco Andrej Babis ha dichiarato che il suo paese non intende accettare un solo rifugiato.
Robert Fico ha fatto notare come ci sia un legame tra questo afflusso di rifugiati e terrorismo sottolineando come molti di questi richiedenti asilo sono terroristi che usano le frontiere colabrodo per far arrivare armi ed esplosivi.
Dal canto suo Victor Orban ha indetto un referendum per il 2 Ottobre in cui chiede ai cittadini ungheresi di opporsi a questa ripartizione e per ora i no sono in forte vantaggio.
Ma Orban nel frattempo non se ne sta con le mani in mano perche' proprio in questi giorni ha schierato 3mila poliziotti in piu' per pattugliare i confini di Serbia e Croazia al fine di proteggere le frontiere ed evitare l'arrivo di terroristi.
Com'e' possibile vedere dopo i Paesi Baltici anche i paesi dell'Europea dell'Est stanno usando la linea dura contro gli immigrati e stanno facendo la voce grossa contro i parassiti della Ue che vorrebbero riempire questi paesi di criminali e terroristi e sicuramente la maggioranza degli italiani concorda con queste misure di buon senso.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4994_UNGHERIA_REPUBBLICA_CECA_E_SLOVACCHIA_SI_ALLEANO_CONTRO_LA_UE_CHE_VUOLE_IMPORRE_I_MIGRANTI_ISLAMICI_VERTICE_A_SETTEMBRE

lunedì 22 agosto 2016

L'UNGHERIA LA PROSSIMA AD USCIRE DALL'UNIONE EUROPEA?


Si tratta di una questione importante in Ungheria, una terra di gente fiera e fermamente indipendente che hanno subito 150 anni del dominio ottomano; guerre con Asburgo- Austria fino a quando il compromesso austro-ungarico del 1867 ha creato una convivenza pacifica sotto la duplice monarchia d'Austria-Ungheria. Dopo di che, gli ungheresi sono stati oggetto di ocupazione dell'Unione Sovietica dal 1945, inizialmente sotto il temuto Mátyás Rákosi, fino a quando è diventato il primo paese comunista del Patto di Varsavia nel dichiarare una repubblica costituzionale nell' ottobre 1989 ed aprire i suoi confini verso l'Austria, mettendo in moto il domino della caduta della Germania Est e poi di tutto il Patto di Varsavia e, in ultima analisi, l'Unione Sovietica. Come ogni nazione, gli ungheresi hanno una storia molto particolare.
Si potrebbe ben dire che gli ungheresi, da sempre una popolazione basata su un melting-pot etnico in cui il Parlamento Ungherese aveva emanato le prime leggi sui diritti etnici e delle minoranze nel mondo, già nel 1849, non sono un popolo passivo quando sentono che qualcosa non va nel modo in cui vengono trattati. Così è oggi per quanto riguarda la proposta di Bruxelles che l'Ungheria e gli altri Stati membri dell'Unione Europea devono accettare un determinato numero di profughi di guerra politici e migranti dal Medio Orientee pagare tutti i costi a Bruxelles, che lo vogliono o no. I paesi che si rifiutano di prendere la loro quota si troverebbe ad affrontare sanzioni pecuniarie severe. Nel 2015 circa 400.000 rifugiati sono arrivati ​​in Ungheria nel 2015 prima della costruzione di un recinto di filo spinato alto quattro metri che è stato eretto al confine con la Serbia.
Circa la metà dei migranti, o 200.000, hanno tentato di guadagnare l'asilo in Ungheria, e dopo le procedure di governo, solo a 264 rifugiati è stato concesso l'asilo politico. Poiché l'erezione della recinzione ha praticamente fermato l' afflusso tramite la cosiddetta rotta balcanica. Il governo austriaco ha anche deciso di cooperare con il governo Orban per pattugliare congiuntamente la loro comune frontiera.
L'Ungheria si è unita nell'opporsi alla proposta obbligatoria delle quote di rifugiati Bruxelles con la Repubblica Ceca, con la Slovacchia e Polonia-il cosiddetto gruppo dei quattro di Visegrad. Finora soltanto l'Ungheria ha deciso per un referendum nazionale sulla questione. I sondaggi mostrano ben oltre il 66% si dimostra contrario rispetto alle quote obbligatorie, tra cui Orban, che ha sollecitato un voto popolare.
Un uomo senza peli sulla lingua, il primo ministro ungherese, Viktor Orban, l'unico primo ministro dal 1989 che ha servito per un intero mandato ed è stato rieletto, è molto popolare tra gli ungheresi per parlare di sua iniziativa contro ciò che sente come politiche sbagliate, per venire fuori di Bruxelles. Molti ungheresi lo vedono come un moderno David snocciolato contro il ben più grande Golia, il senza volto, non eletto della Commissione europea.
Il 2 ottobre gli ungheresi voteranno su una sola domanda in uno speciale referendum nazionale: "Vuoi che l'Unione europea debbe prescrivere il tentativo obbligatorio di conciliazione dei cittadini non ungheresi in Ungheria, anche senza il consenso del Parlamento?"

Orban: ‘rischio terrorismo…'

Sulla questione dei profughi di guerra Orban va giù duro senza perifrasi: "L'Ungheria non ha bisogno di un singolo migrante per l'economia di lavorare, o è la popolazione a sostenere se stessa, o per il paese non sarà possibile avere un futuro", ha detto in una recente intervista. Al contrario, ha affermato, "Ogni singolo migrante rappresenta un problema di sicurezza pubblica e il rischio terrorismo. Questo è il motivo per cui non vi è alcuna necessità di una politica comune europea in materia di migrazione. "Quei paesi che hanno bisogno di migranti, se li possono andare a prendere, ma non devono costringere noi, visto che noi non abbiamo bisogno di loro." Per quanto l'Ungheria sia interessata, ha dichiarato in un intervista a RT, "la migrazione non è una soluzione ma un problema… non abbiamo bisogno e non vogliamo ingoiare il rospo." Il governo ungherese, insiste sul fatto che il diritto di decidere questioni dei rifugiati dovrebbe essere riservato esclusivamente ai governi nazionali.
L'Ungheria e altri tre stati dell'Europa centrale che costituiscono il gruppo di Visegrad Four, che comprende Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia, si sono opposti alle quote obbligatorie che la UE vuole imporre a ciascuno Stato membro. Lo scorso dicembre l'Ungheria ha intentato una causa presso la Corte di giustizia europea per contrastare il tentativo dell'Unione europea di ridistribuire gli arrivi in ​​arrivo in tutta l'Unione europea. Una decisione potrebbe richiedere anni. Il referendum è destinato a dare un ampio mandato popolare contro ‘i tentativi di quota forzati" di Bruxelles.

Il primo passo per l'uscita europea?

Chiaro a tutti da Bruxelles a Berlino ed a Budapest è che gli ungheresi voteranno con uno schiacciante No per le quote forzate di rifugiati. A quel punto la vera domanda sarà volontà ungheresi tenere un secondo referendum, come hanno fatto di recente gli inglesi, per votare di lasciare l'UE oppure no. Questo quando diventa chiaro che Bruxelles non potrà ignorare il voto ungherese con il consueto silenzio assordante. L'idea di una uscita ungherese dala UE non è impensabile per tutti, a questo punto, ora che la Gran Bretagna è diventata " il primo fuori dalla porta," stabilendo il precedente che l'uscita è possibile.
Il governo Orban fino ad oggi si è mosso con una certa cautela diretta a testare i limiti delle norme UE. Lungi dall'essere un "tiranno destra", come i burocrati di Bruxelles e i media mainstream europei politicamente corretti lo hanno ritratto, il presidente Orban è persona —istruita a Oxford ed è altamente sofisticata, a quanto pare non corrotta (una vera novità nella politica di oggi se vero) un politico genuinamente democratico che si rivolge sempre ai suoi elettori circa le decisioni politiche fondamentali, per essere sicuro che questi siano con lui, qualcosa che rappresenta un anatema per la non eletta oligarchia di Bruxelles.
L'opinione di Viktor Orban sulla crisi corrente dei rifugiati, che i media descrivono deliberatamente come una situazione di migrazione di gran lunga più-benigna di come appare nella UE, è stata illustrata nel dettaglio nel suo discorso annuale del 28 Febbraio. sullo Stato dell'Unione e sull'indirizzo alla nazione, a metà strada nel suo terzo mandato come primo ministro (eletto).
Riferendosi alla recente esperienza del paese stesso di essersi districato da decenni distruttivi di dominio comunista, ora come uno Stato membro dell'UE dal 2004, Orban annota, "siamo preoccupati di come dobbiamo proteggere i nostri interessi nazionali all'interno dell'Unione Europea." Questo suona sufficientemente ragionevole, a meno che non ci si renda conto che l'obiettivo della UE, come istituzione, è esattamente al contrario, nel voler distruggere in ultima analisi, qualsiasi interesse nazionale a favore di una autocrazia dei non eletti di Bruxelles accentrata dall'alto verso il basso.


Realizzazioni reali


Visto che le realizzazioni effettive di Orban in Ungheria risulta che sono sistematicamente ignorate o distorte dai media non ungheresi tradizionali, in primis sarà utile notare alcune delle cose che Viktor Orban ha realizzato nel primo periodo 1998-2002, quando il suo partito, Fidesz, ha vinto in una coalizione con il Forum democratico ungherese (MDF) e quello dei Piccoli indipendenti, con liste agrarie dei lavoratori e con la lista civica (FKgP) e nel suo unico governo di maggioranza dal 2010. Dopo 8 anni fuori da qualsiasi mandato, Fidesz, il partito di Orban ha vinto un mandato popolare schiacciante del 53% di voti e due terzi dei seggi del Parlamento nel 2010 e la rielezione nel 2014 ad oggi.
Come Orban fa notare nel suo discorso febbraio alla nazione ", entro tre anni abbiamo consolidato il bilancio, stabilizzato l'economia, evitato il fallimento, frenato l'inflazione e la disoccupazione è stata ridotta — quest'ultima non marginalmente, ma dal 11,5% al ​​6,2%. Abbiamo inviato fuori del paese l' FMI e rimborsato il nostro prestito prima del previsto, e quest'anno avremo anche da rimborsare l'ultimo centesimo benedetto del nostro debito verso l'Unione europea. Tutto sommato, nel 2014 abbiamo completato questo periodo di stabilizzazione con una crescita economica del 3,7%, e si è aperto un nuovo capitolo ".
Inoltre, sotto il termine di Orban, il governo è riuscito "in cinque anni per ridurre l'imposta sul reddito personale dal 35% al ​​15%, e in cinque anni abbiamo lasciato 1.300 miliardi di fiorini nelle tasche delle famiglie. Abbiamo ridotto le bollette delle famiglie del 25%, e in cinque anni il salario minimo in Ungheria è aumentata del 50%. Abbiamo raggiunto tutto questo insieme: lo Stato e il mercato; il governo e le imprese; datori di lavoro e dipendenti; micro economia ungherese, le piccole e medie imprese e le filiali locali di conglomerati globali… rispetto al 2010, abbiamo stanziato quaranta per cento in più fondi per l'assistenza sanitaria. Abbiamo dimezzato liste di attesa. Abbiamo stanziato più di cinquecento miliardi di dollari — più di cinquecento miliardi di fiorini — per lo sviluppo dei nostri ospedali ".
Questo è lo sfondo della attuale economia ungherese sotto la gestione di Orban e il contesto per capire il motivo per cui la popolazione sostiene la sua richiesta di un no alle quote di rifugiati obbligatorie. Ora le sue osservazioni sulla crisi dei rifugiati sono rilevanti.

‘Il nome di questo pericolo è la migrazione di massa…'

Orban continua: "Ora vorrei spiegare il motivo per cui ho detto tutto questo. In sintesi, è perché tutto questo è ora in pericolo. La stabilità finanziaria per cui abbiamo lavorato così duramente è oggi in pericolo… La nostra politica estera rientata a livello nazionale- — che è stato costruita con tanta attenzione per i dettagli — è in pericolo, come anche è in pericolo l'ordine pubblico e la sicurezza pubblica, libera da minacce terroristiche, sono in pericolo. E la nostra stessa cultura nazionale… è anche questa in pericolo. "
Si alza a descrivere preciso: "Il nome di questo pericolo è costituito dalla migrazione di massa … Il 2015 ha portato a termine un'epoca in cui, credendo che fosse sotto il controllo dell' Europa, abbiamo dato per scontato di aver preso la protezione e la sicurezza del nostro continente. Un anno fa, in questa stessa occasione, stavamo già avvertendo che una nuova era di migrazione di massa era cominciata. Siamo stati derisi senza pietà, e insultati da amici, alleati e rivali allo stesso modo… La realtà è che chi viene qui non ha alcuna intenzione di adottare il nostro stile di vita, perché vedono il proprio come più prezioso… E perché, in effetti, avrebbero rinunciare? La realtà è che questa migrazione non fornirà l'offerta di lavoro necessaria per le fabbriche dell'Europa occidentale. I fatti dimostrano che, attraverso intere generazioni, il tasso di disoccupazione è molto più alto — a volte molto più elevato —Tra i nati al di fuori dell'Europa. La realtà è che le nazioni europee sono stati in grado di integrare anche le masse che sono arrivati ​​da Asia e Africa a poco a poco, in un certo numero di decenni. Come potevano riuscire a farlo ora, in modo rapido e per tali grandi numeri? "
Tutte queste dichiarazioni possono essere sostenute dall'opinione pubblica.. Ma qui è il punto principale su cui Orban basa la sua strategia di referendum, ed è la ragione ultima per cui ci vedremo presto costretti, dopo il 2 ottobre, ad iniziare a prepararsi un ‘Huexit' per l'Ungheria da parte dell'UE:
"… Non è certo con i migranti quelli con cui dovremmo essere così arrabbiati. La maggior parte di essi sono anche vittime: vittime dei governi che crollano dei loro paesi, vittime di decisioni internazionali cattive, vittime di sfruttatori. Stanno facendo quello che vedono come possa essere nel loro stesso interesse. Il problema è che noi europei non stiamo facendo quello che sarebbe nel nostro interesse. Non c'è parola migliore per definire quello che Bruxelles sta facendo di "assurdo". E ‘come il capitano di una nave in direzione di collisione che, invece di voler prendere provvedimenti per evitare, è più interessato a decidere quali scialuppe di salvataggio dovrebbero essere per non-fumatori. È come se, invece di riparare lo scafo che perde, stiamo discutendo su quanta acqua deve inondare in quali cabine… "
Orban continua poi:
"E ‘un abbastanza grosso problema che Bruxelles non sia in grado di organizzare la difesa dell'Europa, ma si tratta di un problema ancora più grande quello pr cui manca l'intenzione di farlo. A Budapest, Varsavia, Praga e Bratislava, è difficile per noi capire come siamo arrivati ​​a un punto in cui è anche possibile che chi vuole venire qui da altri continenti e da altre culture può essere lasciato entrare senza controlli. E ‘difficile capire l'indebolimento di istinto naturale e fondamentale della nostra civiltà per la difesa di noi stessi, delle nostre famiglie, delle nostre case e per la nostra terra… Questa è l'Europa. L'Europa è Grecia, non è la Persia; è Roma, non è di Cartagine; è il cristianesimo, non è un califfato. Quando diciamo questo non stiamo sostenendo che siamo migliori, ma che siamo diversi. Per indicare l'esistenza di una civiltà europea indipendente non significa che sia meglio o peggio; significa solo che "siamo in questo modo, e voi siete come quell'altra cultura."
Questa azione pro Ungheria, del suo primo ministro e della sua popolazione non è alcuno stratagemma politico superficiale per contrattare un migliore trattamento da Bruxelles, così come David Cameron intendeva con il suo fiasco del Brexit (visto dal punto di vista di Cameron). Si tratta nvece di un disegno fondamentale di una linea tracciata nella sabbia di tutta l'Unione europea tra i paesi che credono in una propria sovranità nazionale da sciogliere in favore di un organismo sovranazionale con sede a Bruxelles, (l'Unione Europea), a differenza di quei paesi che, a seguito di questa crisi dei rifugiati e tutti le sue ramificazioni, ferocemente intendono rivendicare i diritti essenziali di sovranità nazionale.
Bruxelles, e chiaramente la Merkel a Berlino, si opporranno all'Ungheria con le unghie e con i denti-per difendere il loro concetto sovranazionale (mondialista). Opereranno anche con l'appoggio di George Soros e del suo think tank European Council on Foreign Relations
Non deve sorprendere, Viktor Orban si è più volte apertamente opposto al miliardario speculatore George Soros, di origine ungherese e alle sue ONG che attuano per cercare di destabilizzare l'Ungheria. Il denaro di Soros ha anche finanziato il documento noto come il Piano Merkel, che è la diretta opposizione alla difesa di Orban della sovranità nazionale circa l'ammissione di rifugiati.
A questo punto lo sfortunato esperimento noto come l'Unione europea viene fatto a pezzi in ogni direzione. L'Ungheria potrebbe essere costretta a ripensare alla sua identità europea dopo il 2 ottobre, se non ben prima, come gli eventi stanno precipitando, cosa che farà ineluttabilmente aumentare il processo di dissoluzione della UE, e forse questa non sarà affatto una cattiva conseguenza.



Fonte:http://it.sputniknews.com/punti_di_vista/20160821/3288913/ungheria-orban-ue-uscita.html

martedì 16 agosto 2016

UNA SEQUENZA DI PROSSIMI CAMBIAMENTI IN EUROPA CHE POTREBBE DETERMINARE UNA RIVOLUZIONE


Nel processo di instabilità potrebbero inserirsi la Gran Bretagna, la Lituania, la Repubblica Ceca, la Romania, la Croazia e l'Olanda. L'agenzia lega i possibili scossoni di questi Paesi con le rispettive elezioni parlamentari, presidenziali, amministrative e referendum.
Secondo gli analisti di Bloomberg, le elezioni amministrative tedesche del 4 e 18 settembre nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore e a Berlino, dove potrebbe vincere la destra euroscettica d'opposizione di "Alternativa per la Germania" (AfD), determineranno il panorama politico con cui i tedeschi andranno alle urne per le successive elezioni legislative dell'autunno 2017.
Se Angela Merkel si candiderà nuovamente per la carica di cancelliere, le elezioni si trasformeranno in un referendum di fiducia dei tedeschi nei suoi confronti. La politica migratoria di Merkel ha suscitato un serio malcontento. Attualmente la AfD è pronto a sfidare la Cdu. Nel marzo di quest'anno nelle elezioni in Sassonia-Anhalt la AfD hanno ottenuto il 24% dei voti. Dopo un articolo del "Der Spiegel", i tedeschi sanno che fino al 2020 per i profughi si dovranno spendere 93,6 miliardi di euro. E questa è solo la punta di un iceberg dei problemi economici. L'economia tedesca tra gennaio e marzo è cresciuta dello 0,7%, ma a maggio la produzione industriale ha cominciato a registrare una flessione. La Bundesbank ha ritoccato al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica al +1,7% quest'anno e al +1,4% nel 2017.
Il prossimo settembre si svolgeranno le elezioni amministrative nella regione autonoma spagnola dei Paesi Baschi. Gli esperti prevedono che i nazionalisti baschi rimarranno al potere. Può migliorare la sua posizione il partito di protesta "Podemos" che, pur difendendo l'unità del Paese, si oppone alla politica di sacrifici e rigore del governo centrale.
Dopo le elezioni i nazionalisti dei Paesi Baschi chiederanno a Madrid ulteriori finanziamenti e maggiore autonomia, fatto che darà nuova linfa alla Catalogna nella sua battaglia per l'indipendenza.
Alla fine di luglio il Parlamento catalano ha approvato le conclusioni della commissione istituita per analizzare le problematiche sulla secessione dalla Spagna. La commissione ha proposto un meccanismo di secessione unilaterale e l'adozione di una nuova Costituzione per la Catalogna indipendente tramite un referendum. Madrid ha impugnato la decisione di Barcellona alla Corte costituzionale, ma a quanto pare è troppo tardi per fare qualcosa.
Ai primi di ottobre si ripeteranno le elezioni presidenziali in Austria. Il candidato euroscettico del Partito della Libertà Austriaco Norbert Hofer ha buone possibilità di trionfo. La ripetizione delle elezioni avviene dopo la decisione della Corte Costituzionale che ha annullato per irregolarità nelle votazioni le precedenti elezioni del 22 maggio, in cui il candidato dei Verdi Alexander Van der Bellen aveva superato per un pugno di voti lo stesso Hofer.
Ad ottobre si svolgerà il referendum in Italia sulla riforma della pubblica amministrazione. Bloomberg riporta il sondaggio condotto a luglio, in cui emerge che il 35% degli italiani è contrario alla riforma, mentre il 29% è favorevole e il 18% non ha ancora deciso cosa votare. Il premier Renzi ha promesso che in caso di vittoria dei no si dimetterà. Se ci sarà una nuova crisi politica in Italia, gioverà agli euroscettici del "Movimento Cinque Stelle", che insistono sul referendum per far uscire l'Italia dall'euro. I sondaggi mostrano che la popolarità del M5S è ora superiore a quella del Partito Democratico di Renzi. Punta sull'uscita dall'euro anche la "Lega Nord". Come affermato dal suo leader Matteo Salvini, la UE è una "camicia di forza" per l'Europa.
Ad ottobre si svolgerà in Ungheria il referendum per determinare se l'Unione Europea ha il diritto di costringere il Paese ad accettare le quote di accoglienza dei profughi e migranti senza il voto del Parlamento nazionale.
Il primo ministro ungherese Viktor Orban ritiene che "il sistema di quote della UE distribuisce i terroristi in tutta Europa."
Non c'è alcun dubbio nel risultato: la maggioranza degli ungheresi è contro l'arrivo dei profughi e migranti. L'unico ostacolo è l'affluenza: il referendum sarà valido con un quorum del 50%.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160816/3269920/UE-Germania-Catalogna-referendum-M5S-AfD-Ungheria.html

mercoledì 6 luglio 2016

IL 2 OTTOBRE L'UNGHERIA TERRA' UN REFERENDUM SULLA VALIDITA' DEL RICOLLOCAMENTO DEGLI IMMIGRATI

Il referendum sul piano UE di ricollocamento dei migranti avrà si svoglerà in Ucraina il 2 ottobre. Lo ha reso noto l’agenzia AFP citando la dichiarazione del capo dello stato, Janos Ader.

"Come presidente della Repubblica io ho disposto che il referendum abbia luogo il 2 ottobre", si legge nella dichiarazione.
Il primo ministro ungherese Victor Orban si è schierato contro i migranti da quando l'ondata migratoria ha investito i paesi dell'UE. Lo scorso febbraio lo stesso Orban ha rivelato che le autorità ungheresi avevano deciso di indire un referendum sul ricollocamento dei migranti.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160705/3049045/ungheria-referendum-migranti.html

giovedì 30 giugno 2016

IN UNGHERIA NELLO STAFF DI VIKTOR ORBAN FAVOREVOLI ALL'USCITA DALL'UNIONE EUROPEA


BUDAPEST - Il capo del personale del Primo Ministro ungherese ha confermaro che avrebbe votato per lasciare l'Unione europea se il suo paese mai tenesse un referendum sull'adesione - anche se ha aggiunto che il governo non aveva piani per una tale plebiscito.
Janos Lazar ha detto che era il suo punto di vista personale, non del governo.
"Questo non significa che io non sono pro-europeo, questo significa che l'UE non è uguale in Europa. L'Unione europea oggi non è in grado di difendere e rappresentare i valori e gli interessi dell'Europa", ha confermato il ministro incaricato dell'ufficio del primo ministro Viktor Orban.
"Giusto per chiarire, il governo ungherese non intende mettere la questione all'ordine del giorno, non ha intenzione di avviare un tale referendum, in quanto il paese ha tenuto un referendum valido nel 2004, quando ha votato per unirsi (UE)," ha aggiunto Lazar.

Fonte:http://www.todayonline.com/world/hungary-minister-says-might-vote-quit-eu-if-govt-held-referendum

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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