ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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lunedì 21 novembre 2016

DONALD TRUMP E IL SUO RUOLO NELL'AMERICA LATINA


Donald Trump è il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Come tutti i suoi predecessori molta della sua fama postuma deriverà dalla sua politica estera e con questo articolo proveremo a comprendere le sue linee guida verso alcuni tra i principali attori geopolitici dell’America Latina, tenendo presente che the Donald è un politico di nuovo corso, nel senso che per la prima volta nella loro Storia gli Stati Uniti avranno un Commander in chief che non ha mai svolto precedentemente ruoli politici provenendo dal mondo degli affari.
Chi nel suo staff dopo la sua vittoria alle primarie repubblicane, chi si è occupato di mantenere contatti con diplomatici latinoamericani è stato Walid Phares, di origini libanesi, esperto in controterrorismo e Medio Oriente, destinato probabilmente ad entrare a far parte del nuovo Consiglio Nazionale di Sicurezza. Da notare che Phares è cristiano maronita come l’attuale Presidente del Brasile, Michel Temer, un legame che potrebbe essere utilizzato sia dagli USA che dal Brasile per facilitare le comunicazioni tra i vertici dei due paesi.
Il Brasile spera di potersi avvantaggiare delle possibili difficoltà del Messico e diventare così il primo partner commerciale di Washington puntando sulla complementarietà delle rispettive economie. Già ora gli USA sono il secondo maggior partner commerciale del Brasile: il primo è la Cina, verso cui è diretto il 20% delle esportazioni del paese verde-oro.
Il Partito Repubblicano è da sempre contrario agli accordi che Obama ha fortemente voluto con Cuba. Questa scelta è stata dettata anche dall’attuale teatro geopolitico iberoamericano che vede l’Avana protagonista in due delicati scenari: gli accordi tra i guerrieri delle Farc e il governo colombiano; l’appoggio determinante per un dialogo finalmente proficuo tra il successore di Hugo Chavez in Venezuela, Nicolas Maduro, e l’opposizione democratica. Rompere totalmente con Cuba, dunque, vorrebbe dire minare il successo di questi accordi importanti per la stabilità della regione.
La pace in questi due paesi sudamericani andrebbe a tutto vantaggio degli Stati Uniti, che vedrebbe aumentare notevolmente lo scambio commerciale bilaterale a tutto profitto delle aziende americane e proprio queste ultime potrebbero opporsi all’altra tendenza che vede i falchi repubblicani andare contro Cuba a prescindere da tutto per il loro anticomunismo senza compromessi.
Tra i decreti che Trump vorrebbe realizzare durante i suoi primi Cento Giorni vi sono due atti di enorme importanza per il Messico: l’espulsione di tre milioni di immigrati illegali che abbiano commesso crimini o abbiano fatto parte di gang e la rinegoziazione o l'abbandono di NAFTA (North American Free Trade Agreement), il Trattato di Libero Commercio del Nord America, per difendere i lavoratori statunitensi messi in difficoltà dalle maquiladoras, stabilimenti industriali, che si trovano sul lato messicano del confine messico-statunitense che impiegano lavoratori a basso costo e componenti temporaneamente esportati dal vicino nord americano in un regime di duty free ed esenzione fiscale.
Queste maquiladoras si trovano ubicate principalmente a Tijuana, Mexicali, Ciudad Juarez, Reynosa e Heroica Nogales. Il Governo Federale Messicano ha già fatto sapere, tramite dichiarazioni di suoi diversi esponenti, che difenderà con tutti i mezzi sia i diritti dei messicani negli Stati Uniti sia gli scambi economici con Washington che rappresentano una parte rilevante del PIL messicano, evitando di rinegoziare NAFTA o comunque difendendo la sua applicazione in tutte le sedi competenti compresa la Organizzazione Mondiale del Commercio.
Attualmente l’ultima parola spetta al già citato Phares che, in una recente intervista, ha spiegato che Trump è un uomo di affari, dunque un pragmatico, interessato alla stabilità e che manterrà rapporti stretti con partner economici tra i quali, per l’America Latina, ha citato Colombia, Argentina e Brasile. Che sono ben lontani dai confini statunitensi.

Alessandro Maria Raffone

Fonte:http://katehon.com/it/article/trump-e-lamerica-latina

giovedì 1 ottobre 2015

LE AZIONI SOVVERSIVE DEGLI STATI UNITI IN AMERICA LATINA

E' così che funziona il sistema di “democracy promotion” degli Stati Uniti.



Negli ultimi 15 anni, la resistenza dell'America Latina all'agenda neo-liberale ha avuto successo in modo eroico, nonostante i subdoli tentativi sovversivi da parte degli Stati Uniti, ora certificati e documentati grazie alla testimonianza di Wikileaks. Alexander Main & Dan Beeton, nel presentare il loro libro The WikiLeaks Files: The World According to US Empire, offrono un'interessante ricostruzione su JacobinMag. Vi abbiamo già descritto l'attacco sovversivo diretto contro il presidente della Bolivia Evo Morales, mirabilmente ricostruito dagli autori.
Ma i metodi utilizzati in Bolivia sono stati utilizzati in altri paesi dell'America Latina, dove si sono affermate al potere forze di sinistra, che volevano rompere le catene del neo-liberismo. 
Per esempio in Nicaragua, quando nel 2007 al potere sono tornate forze sandiniste e l'ambasciata americana a Managua ha utilizzato tutte le armi a sua disposizione per supportare il partito di destra dell'Alleanza liberale (ALN). Nel 2007 in un incontro tra l'Ambasciata e i dirigenti dell'ALN si spiegò come gli Usa “non fornivano diretta assistenza ai partiti politici, ma – per bypassare le restrizioni – suggeriva che l'ALN si coordinasse in modo più amichevole e diretto con le Ong che potevano ricevere fondi americani”. 
Il leader ALN dichiarava poi che “aveva un'ampia serie di Ong che già supportavano gli sforzi dell'ALN” e che l'Ambasciata aveva fissato appuntamenti “con l'IRI [International Republican Institute] e il NDI [National Democratic Institute for International Affairs].” Questo cablaggio rileva anche come l'Ambasciata avrebbe seguito il  “follow up on capacity building for [ALN] fundraisers.”
E' così che funziona il sistema di “democracy promotion” degli Stati Uniti. E questi documenti andrebbero fatti leggere e studiare nelle università, pieni di soloni che ancora indottrinano gli studenti sul ruolo di democratizzazione degli Usa nel mondo. Attraverso l'USAID, il National Endowment for Democracy (NED), NDI, IRI e altre entità para-governative, il govenro americano fornisce assistenza estensiva ai movimenti politici che supportano gli obiettivi sovversivi di Usa all'estero. Si hanno le prove vanno solo divulgate.
Nel marzo del 2007, l'ambasciatore del Nicaragua ha chiesto al Dipartimento ii stato di fornire “circa 65 milioni di euro nei prossimi 4 anni per finanziare il rafforzamento di partiti politici”, “Ong democratiche” e “ piccole e flessibili rendite per gruppi impegnati nello sforzo critico di difendere la democrazia in Nicaragua, avanzare i nostri interessi e contrapporre coloro che ci ostacolano”. 
Il caso dell'Ecuador
In Ecuador, l'ambasciata americana ha ostacolato fin dal'inizio la Revolucion Ciudadana di Rafael Correa, il trionfatore delle elezioni presidenziali del 2006. Due mesi prima della vittoria, il consigliere politico dell'Ambasciata americana avvertiva come era da aspettarsi che Correa “si sarebbe unito al gruppo di leader sudamericani nazionalisti e populisti Chavez-Morales-Kirchner” e avvisava come l'Ambasciata avesse “dato l'allarme ad i suoi contatti politici, economici ed i media della minaccia che Correa rappresentava per il futuro dell'Ecuador”. Subito dopo l'elezione di Correa, l'Ambasciata ha cablato al Dipartimento di Stato la sua strategia: “E' un'illusione che gli sforzi del Dipartimento di Stato plasmeranno la direzione del nuovo governo o il Congresso, ma speriamo di massimizzare la nostra influenza, lavorando di concerto con altri ecuadoriani e gruppi che condividono le nostre opinioni” in modo da estendere il periodo attuale di conflitto politico ed instabilità.
I timori dell'ambasciata sono stati confermati e Correa ha annunciato che avrebbe chiuso la base aerea statunitense di Manta, avrebbe aumentato la spesa sociale, e spinto per una assemblea costituente. Nell'aprile 2007, l'80 per cento degli elettori ecuadoriani ha approvato la proposta di un'assemblea costituente e nel 2008, il 62 per cento ha approvato una nuova costituzione che ha sancito una serie di principi progressisti, tra cui la sovranità alimentare, il diritto alla casa, all'assistenza sanitaria, all'occupazione ed il controllo politico della banca centrale.
All'inizio del 2009, Correa ha annunciato che l'Ecuador avrebbe fatto parziale default sul suo debito estero e si sarebbe allineato più strettamente con i paesi dell'alleanza Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA), organizzazione avviata dal Venezuela e Cuba nel 2004 in contrapposizione della zona di libero scambio delle Americhe (ALCA) promosso dall'amministrazione Bush. 
Ma l'ambasciatore era anche consapevole del fatto che gli Stati Uniti avevano poca influenza su di lui:
Stiamo trasmettendo il messaggio in privato. Le azioni di Correa avranno conseguenze per il rapporto con la nuova amministrazione Obama, evitando commenti pubblici che sarebbero controproducenti. Si consiglia di non terminare tutti i programmi USG che servono i nostri interessi in quanto non farebbe che indebolire l'incentivo per Correa per tornare indietro in un modo più pragmatico".
Il default parziale dell'Ecuador di Correa ha avuto successo. Nel 2011 il Presidente  raccomandava la stessa medicina per i paesi europei indebitati, in particolare la Grecia, consigliando loro il mancato pagamento delle rate del debito e "ignorare" i consigli del FMI. Purtroppo in Europa ancora nessuno l'ha ascoltato.


Fonte;:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=6&pg=12832

venerdì 24 luglio 2015

GLI STATI UNITI CERCANO INUTILMENTE DI IMPEDIRE LA COSTRUZIONE DEL CANALE DI NICARAGUA

"E 'evidente che gli Stati Uniti stanno iniziando un grande gioco in America Latina"

Dopo la decisione di costruire il Canale del Nicaragua, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha iniziato a realizzare il suo piano per destabilizzare l'America Latina e giustificare la sua ingerenza negli affari dei paesi della regione, citando preoccupazioni per la presunta violazione dei diritti umani nella zona, ha detto il giornalista e politologo Igor Ignatiev.
Secondo l'articolo dell'esperto pubblicato sul sito Politikus, Washington ha cercato prima di organizzare disordini di massa in Nicaragua e ora la sua presenza è sempre più importante nei paesi confinanti con il futuro canale.
Il presidente ecuadoriano, Rafael Correa, ha detto durante il programma Kartina Mira, sul canale televisivo RTR-Bielorussia, che l'Ecuador sente la pressione degli Stati Uniti in materia di diritti umani e l'intervento di gruppi radicali di destra volti a destabilizzare la società. La stessa situazione, secondo Ignatiev, può essere vista in Argentina, Bolivia e Venezuela.
"E 'evidente che gli Stati Uniti stanno iniziando un grande gioco in America Latina, al fine di fermare la costruzione del Canal del Nicaragua ", dice il giornalista. L'esperto ha anche sottolineato che in questo caso Washington usa la sua strategia solita di portare instabilità nella regione, scuotere la situazione politica, e quindi bloccare il flusso di investimenti provenienti da altri paesi.
Ignatiev spiega che l'amministrazione Obama sta causando in America Latina la stessa situazione che sta avendo luogo in Medio Oriente. L'instabilità nella regione potrebbe certamente portare ad una diminuzione della qualità della vita, al congelamento di tutti i progetti ad alto contenuto tecnologico e a deviare i flussi di denaro all'estero.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12395

AMERICA LATINA: ROVESCIARE TUTTI I GOVERNI CHE APPPOGGIANO LA FEDERAZIONE RUSSA

Vladimir Davydov: "L'obiettivo è rovesciare tutti i governi che hanno buone relazioni con la Russia"

Al vertice recente del Mercosur si è espressa viva preoccupazione per l'intensificazione delle attività di intelligence degli Stati Uniti in America Latina, al fine di organizzare un graduale rovesciamento dei presidenti democraticamente eletti nella regione. In diversi hanno notato, in particolare, l'analogia della situazione attuale con l'Operazione Condor, effettuata dalla CIA negli anni '70 e '80 in Sud America.
Come ha detto al portale di informazione Pravda.ru, il membro dell'Accademia Russa di Scienze Vladimir Davydov, in quel momento gli agenti americani hanno fisicamente posto fine ai leader progressisti in Brasile, Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay e Perù. Oggi la situazione è diverse. "Penso che le moderne tecnologie rendano la situazione ben diversa dall'Operazione Condor, anche se i problemi sono simili", ha detto l'esperto, aggiungendo che ciò che esiste oggi in America Latina è "una guerra basata su materiali compromettenti e organizzazione di proteste contro tutti quesi governi che mantengono buone relazioni con la Russia. "
Se Washington prima utilizzava l'intelligence, la corruzione, il finanziamento dell'opposizione ragicale e l'eliminazione fisica dei leader, oggi utilizza un'altra arma: la guerra dell'informazione. Ad esempio, l'esperto cita l'esempio del Brasile, dove gli Stati Uniti e la mafia locale hanno mobilitato l'opposizione, in particolare attraverso Internet, per partecipare ad una campagna contro il governo di Dilma Rousseff. Le organizzazioni criminali hanno visto come una minaccia alla loro posizione il nuovo piano del governo contro il dominio di trafficanti di droga nelle favelas e hanno trasformato le proteste da pacifiche in gravi scontro. Per quanto riguarda il Venezuela, Davydov ha sottolineatoche vi è il rischio di scontri violenti di piazza organizzati.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12418

sabato 30 maggio 2015

GLI STATI UNITI PREPARANO UNA "OCCUPAZIONE POLITICA" DELL'AMERICA LATINA

Gli Stati Uniti hanno perso "la lotta per il potere" in molti Paesi della regione e si preparano ad una nuova "ingerenza politica". Tuttavia i Paesi sudamericani hanno già capito che l'arrivo di Washington non porterà altro che instabilità economica e perdita di sovranità, ritiene il professore emerito americano James Petras.

Washington prosegue gli sforzi per ottenere il controllo sui regimi politici occidentali mettendo nel mirino i Paesi latino-americani con la politica del "bastone e della carota", ritiene James Petras, professore emerito di sociologia della Binghamton University di New York.

"Gli Stati Uniti perseguono una politica su 2 piani basata sulla combinazione tra le riforme delle istituzioni regionali esistenti e il rovesciamento dei regimi e la repressione dei movimenti politici tramite l'intervento militare,"

— suppone Petras.

Secondo il professore, gli ultimi 15 anni hanno dimostrato che Washington non è riuscita a prevenire l'ondata dei movimenti "anti-imperialisti" in America Latina. Gli Stati Uniti hanno perso la "battaglia di potere" aprendo la strada a governi di sinistra in Venezuela, Argentina, Ecuador, Bolivia, Brasile, Uruguay, Paraguay, Honduras e Nicaragua.
Il "riscaldamento" delle relazioni con Cuba può essere considerato parte di una strategia più ampia per una nuova "ingerenza politica". Con l'apertura a L'Avana, la Casa Bianca rinnova i tentativi di ripristinare "regimi amici" nel nuovo panorama politico dell'emisfero occidentale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150530/466816.html#ixzz3beZpXNWB

giovedì 21 maggio 2015

I SOLDATI-PANETTIERI DELLA BOLIVIA


LA PAZ. Se i panettieri sono in sciopero, interviene l'esercito: in Bolivia le forze armate stanno assicurando una produzione di 70 mila pagnotte quotidiane per compensare l'effetto della protesta degli artigiani di La Paz ed
El Alto, i due principali centri dell'area metropolitana della capitale.
Lo sciopero è iniziato lunedì, per protestare contro l'eliminazione dei sussidi al prezzo della farina. I panettieri sostengono che è impossibile vendere una pagnotta meno di 50 centesimi di boliviano, ma i soldati le vendono a 40 centesimi (poco più di 5 centesimi di euro). Il ministro della Difesa, Reymi Ferreira, ha detto che l'iniziativa è stata un successo, per cui la produzione sarà raddoppiata, e si passerà a 140 mila pagnotte al giorno, che usciranno dai forni industriali in dotazione alle forze armate. Sei caserme di La Paz ed El Alto partecipano nell'iniziativa, denunciata dal portavoce dei panettieri, Felix Quenta, come «un puro artificio» che «non impedisce il fatto che senza i sussidi la farina costa di più, e dunque anche il pane».

Fonte:http://gds.it/2015/05/20/bolivia-sciopero-dei-forni-i-militari-diventano-panettieri_358465/

mercoledì 6 maggio 2015

ANALISTI CONFERMANO CHE GLI STATI UNITI NON POSSONO VINCERE LA BATTAGLIA PER L'ASIA


L’ampliamento della cooperazione militare tra la Russia e l’India ha scompigliato le carte di Washington.
La reazione tardiva degli USA, nel tentativo di ripristinare gli equilibri in Asia, non potrà fermare il rafforzamento dei BRICS. Tale è il parere degli esperti.
L'agenzia Sputnik comunica che il capo del Pentagono Ahston Carter proporrà all'India dei nuovi armamenti e probabilmente firmerà col premier indiano un accordo decennale di cooperazione militare.
USA spaventati dall'influenza russa in America Latina
"I passi che vengono intrapresi dagli USA sono da considerarsi una risposta tardiva all'ampliamento della cooperazione militare tra i paesi BRICS", — scrive l'analista dell'edizione "The Diplomat" Franz-Stefan Gady.
Secondo i dati del Servizio Federale della Russia per la cooperazione tecnico-militare, nel 2014 l'India ha comprato dalla Russia armamenti per un totale di $4,7 miliardi, classificandosi come il cliente più grande in assoluto.
Gli USA non possono far nulla contro lo "scudo eurasiatico" della Russia
Ma non solo. Acquistando le armi dalla Russia, i BRICS stanno diventando un giocatore globale piuttosto che una semplice associazione economica, scrive l'analista.
Lo sviluppo della cooperazione militare tra Mosca e New Delhi ha scompigliato le carte di Washington, sottolinea Sputnik. Cercando un ravvicinamento militare con l'India, gli Stati Uniti volevano "prendere due piccioni con una fava", e cioè, neutralizzare i successi diplomatici di Mosca in Asia e aggravare le divergenze tra India e Cina


Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150506/350219.html#ixzz3ZN0rTUMM

giovedì 9 aprile 2015

130 PERSONALITA' STATUNITENSI CONTRO LE SANZIONI AL VENEZUELA


Men­tre le firme per chie­dere a Obama di togliere le san­zioni al Vene­zuela hanno oltre­pas­sato gli otto milioni, un gruppo di 130 per­so­na­lità pub­bli­che sta­tu­ni­tensi, rico­no­sciute a livello mon­diale, ha unito il pro­prio «no» al decreto. Intel­let­tuali come Noam Chom­sky, atti­vi­sti, avvo­cati, difen­sori per i diritti umani e anche l’ex mini­stro della Giu­sti­zia Usa, Ram­sey Clark, hanno invi­tato il pre­si­dente degli Stati uniti ad annul­lare il decreto con il quale, il 9 marzo, ha defi­nito il Vene­zuela «una minac­cia straor­di­na­ria per la sicu­rezza nazio­nale». Nel loro appello, chie­dono a Obama di smet­terla «di inter­fe­rire nei pro­cessi demo­cra­tici mediante finan­zia­menti o dichia­ra­zioni pub­bli­che impru­denti», e soprat­tutto, lo invi­tano a «dimo­strare ai nostri vicini lati­noa­me­ri­cani che gli Stati uniti pos­sono avere rela­zioni di pieno rispetto della sovra­nità dei loro paesi».
I fir­ma­tari ricor­dano il fal­li­mento del blocco eco­no­mico con­tro Cuba, che per anni ha «iso­lato gli Stati uniti dal resto dell’emisfero e dal mondo», giac­ché «per 23 anni di seguito, l’Assemblea gene­rale delle Nazioni unite ha votato per con­dan­nare il blocco». In que­sto con­te­sto — ricorda ancora l’appello — l’Onu «ha invi­tato gli Stati uniti ad aste­nersi dal pro­mul­gare ed appli­care leggi e dispo­si­tivi che vio­lino la sovra­nità degli altri stati, gli inte­ressi legit­timi di entità o per­sone sotto sua giu­ri­sdi­zione e la libertà di com­mer­cio e navi­ga­zione». Le per­so­na­lità ricor­dano anche il pro­nun­cia­mento con­tro il decreto di paesi alleati di Washing­ton come la Colom­bia e anche di parte dell’opposizione vene­zue­lana. Rile­vano l’assurdità di con­si­de­rare il Vene­zuela una minac­cia, poi­ché non ha mai aggre­dito nes­suno, e denun­ciano l’intenzione degli Usa di «inten­si­fi­care l’attività per un cam­bia­mento di governo a Caracas».
Al con­tra­rio, un gruppo di 19 ex pre­si­denti di destra cerca di rigi­rare la frit­tata e denun­cia una pre­sunta «alte­ra­zione demo­cra­tica» nel Vene­zuela di Nico­las Maduro. E lan­cia un appello «per la costru­zione di un’alternativa».
Intanto, in vista del VII Ver­tice delle Ame­ri­che, che si terrà a Panama il 10 e 11 aprile, la dele­ga­zione cubana ha pre­sen­tato una Dichia­ra­zione di prin­cipi per met­tere in chiaro le con­di­zioni del suo rien­tro nel ver­tice, dopo anni di esclu­sione. Cuba ritiene «inam­mis­si­bile che a Panama vi siano mer­ce­nari pagati dalla Usaid», l’Agenzia Usa per lo svi­luppo inter­na­zio­nale. Il governo cubano ha espresso a più riprese appog­gio al Vene­zuela e respinto il decreto Obama. A Panama, nono­stante gli Usa abbiamo dichia­rato che cer­che­ranno di non cen­trare il ver­tice sulla que­stione, i con­tra­sti con il Vene­zuela saranno al cen­tro del sum­mit.

Fonte:http://ilmanifesto.info/130-personalita-statunitensi-contro-le-sanzioni-al-venezuela/

giovedì 26 marzo 2015

DI QUANTI ESERCITI HA BISOGNO L'EUROPA?


Sullo sfondo della decisione del FMI di prestare all’Ucraina 17,5 miliardi in quattro anni (un altro trucco per ricevere fondi, dato che il piano di salvataggio precedente, concordato nel 2014, non fu completato) il discorso sulla creazione di forze armate europee è andato perso. Invano, il tema principale è che forse siamo sulla soglia di una nuova configurazione militare capace, in futuro, di modificare la mappa geopolitica del Vecchio Mondo. Il primo tentativo fu intrapreso nel 1948 con l’istituzione dell’Unione Europea Occidentale (UEO). Tuttavia, un anno più tardi, dopo la formazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO), l’UEO divenne una struttura burocratica puramente formale, una struttura per scansafatiche e cancellata solo nel 2011. Durante tale periodo, l’esistenza dell’UEO era nota solo agli specialisti. Tuttavia, ciò non significa che l’idea di un esercito europeo sia stata sepolta. Da tempo si considera la possibilità di creare una struttura simile a quella dell’esercito inglese del Reno, dimenticata a metà degli anni ’90. Dal 1989 al 1999 vi fu anche la brigata franco-tedesca che avrebbe dovuto sostituire quest’ultimo creando le forze armate europee. Tutti questi tentativi sono falliti senza produrre nulla, perché “l’esercito unico europeo” in realtà esisteva già ed è, infatti, l’unione delle forze armate della NATO. Tale esercito ha coperto l’Europa dall’unico nemico possibile di cui avesse veramente paura (URSS e poi Russia), e fu equipaggiato dalle forze armate degli Stati Uniti. Dall’inizio degli anni ’80, anche i più potenti eserciti europei nazionali erano adatti solo alle operazioni coloniali. Il massimo che la prima potenza militare europea, il Regno Unito, potesse permettersi fu la guerra locale con l’Argentina, combattuta solo sul mare a 20000 miglia dalle coste della Gran Bretagna. Le forze inglesi non sono adatte a un grande conflitto, e anche in una guerra in cui hanno vantaggio numerico e tecnologico, rischiano di perdere. Verso la metà degli anni ’90 gli eserciti dei Paesi europei membri della NATO costruirono le loro dottrine militari sul principio della specializzazione, concentrandosi sulla risoluzione di un compito particolare. Inoltre, tali eserciti furono aggregati, come legamenti ed aggiunte, all’ossatura delle unità delle forze armate USA in Europa, seguendone le imprese nella proiezione militare. Risultato di tale approccio, gli Stati europei risparmiarono molto per le forze armate, ma gli eserciti cessarono di essere organismi operativi singoli. Va detto che ciò andava bene agli europei. La loro dottrina militare non include operazioni di combattimento contro altri membri della NATO. I Paesi di confine, e che furono anche Stati cuscinetto con la Russia, erano difesi dalle forze armate degli Stati Uniti. Gli altri Paesi vicini erano inferiori in termini tecnico-militari, Stati in cui la guerra sarebbe simile alla spedizione di Lord Kitchener, le cui mitragliatrici abbatterono l’armata del temerario Mahdi (l’esercito di centomila sudanesi di Abdullah al-Tashi) nella battaglia di Omdurman del 2 settembre 1898. E così l’Europa si sentiva al sicuro, senza spendere molto per proteggersi, sempre riuscendo a dimostrare agli statunitensi “partecipazione allo sforzo comune”.
Ma perché l’Europa ha bisogno di un proprio esercito ora? Sembra perché le contraddizioni tra Unione europea e Stati Uniti sulla crisi ucraina si siano ampliate troppo. La prima pillola da ingoiare fu l’iniziativa di Hollande e Merkel per negoziare con Putin a Mosca, e poi persuadere Poroshenko a stipulare la pace di Minsk, in contrasto con la posizione chiaramente indicata da Washington. Poi la stessa Merkel bloccò l’invio di armi statunitensi all’Ucraina, esprimendosi pubblicamente contro la linea degli USA. La stampa europea, (almeno quella controllata dagli Stati Uniti) ha impiegato un mese per mutare posizione, illustrando tale frattura sul conflitto ucraino. Ora l’Europa vede i nazisti dei gruppi armati governativi ucraini, la corruzione delle autorità di Kiev e l’intelligence tedesca improvvisamente “cede” ai media notizie su 50000 vittime nei combattimenti nel Donbas (l’ONU ne riconosce non più di 6000). Ci sono molti esempi passati, tutti distinti. E ora c’è il nuovo “esercito europeo”. Certo, è solo un’idea, ma sei mesi prima nulla di tutto ciò sarebbe stato detto. Al contrario, c’erano appelli a rafforzare la solidarietà transatlantica e l’idea di un esercito europeo mina tale solidarietà, mentre le forze armate europee possono essere create solo al posto della NATO. Ciò significa che gli attori rimarranno gli stessi, ma escludendo gli USA. Ora l’Europa è in crisi, in parte a causa della cieca accettazione della politica degli Stati Uniti. Non ci sono soldi per l’esercito, ma è necessario per sopravvivere. In realtà, un esercito europeo efficiente potrebbe sostituire le forze armate della NATO solo se il posto degli Stati Uniti in questo schema (anche se non ufficialmente) venisse preso dalla Russia. Nulla cambia, se non che l’Europa non sarà difesa dagli USA contro la Russia, ma dalla Russia contro gli USA. Gli sviluppi politici mondiali dimostrano che la protezione contro Washington garantisce meglio la sopravvivenza dell’UE. Non è sicuro che sarà creato un esercito europeo. Ma “A” è già stato detto (l’opportunità politico-militare della presenza statunitense in Europa è messa in discussione). Gli eventi ora accelerano, ed osservando e attendendo si può solo supporre l’arrivo di “B”. Selection_081


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/03/22/di-quanti-eserciti-ha-bisogno-leuropa/

venerdì 20 marzo 2015

I VENEZUELANI CERCANO 10 MILIONI DI FIRME PER PETIZONE CONTRO GLI STATI UNITI


La petizione, sostenuta dai sostenitori del presidente Nicolas Maduro, chiede anche che il presidente americano Barack Obama revochi un ordine di recente congelamento dei beni dei funzionari venezuelani.
German Pacheco, una delle persone in fila in Plaza Bolivar, nel centro di Caracas per firmare la petizione, ha confermato il parere della maggioranza dei venezuelani su Obama "tutto quello che vuole fare è quello di prendere possesso della ricchezza petrolifera del paese (Venezuela)."
L'iniziativa è nata dopo che Obama ha firmato un ordine esecutivo il 9 marzo, etichettando il Venezuela come "straordinaria minaccia alla sicurezza nazionale."
Maduro ha reagito chiamando gli Stati Uniti un "minaccia imperialista".
Sotto l'ordine di Obama, le proprietà e conti bancari statunitensi di sette funzionari venezuelani, tra cui l'ex capo della guardia nazionale Antonio Benavides, capo dei servizi segreti Gustavo Gonzales e il capo della polizia nazionale Manuel Perez, saranno congelati e saranno negati i visti degli Stati Uniti.
Washington accusa i funzionari di violazione dei diritti in relazione alle proteste dell'anno scorso in Venezuela. Caracas nega le accuse.
Il 17 marzo, l'11° nazione Bolivariana per i Popoli della Nostra America (ALBA) ha sbattuto la mossa degli Stati Uniti.
All'inizio di questa settimana, l'Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) ha invitato Obama di revocare il suo ordine esecutivo contro il Venezuela.
Caracas e Washington sono in disaccordo dalla fine di Hugo Chavez, diventato presidente del Venezuela nel 1999,morto per cause misteriose durante la visita di alcuni ambasciatori e funzionari americani nel paese.Entrambe le parti hanno rifiutato di scambiare gli ambasciatori dal 2010.

Fonte:http://www.presstv.ir/Detail/2015/03/20/402627/Venezuelans-launch-antiUS-petition

martedì 3 marzo 2015

LA CINA E' DIVENTATA LA BANCA DEL SUD AMERICA


I prestiti concessi dalla Cina sono diventati strumento di politica estera. Allo stesso tempo, consentono relazioni più strette con alleati chiave, riducendo l’influenza delle istituzioni finanziarie sotto l’egida degli Stati Uniti in regioni strategiche. Nel 2014, le banche cinesi hanno concesso prestiti in America Latina per un totale di 22,1 miliardi di dollari, secondo i dati pubblicati da Dialogo Interamericano (1). Dato il rallentamento dell’economia globale e l’aumento delle tensioni geopolitiche, la Cina ha la necessità indispensabile di rafforzare i legami con Paesi con abbondanti risorse naturali (petrolio, gas, metalli, minerali, acqua, biodiversità, ecc.) Quasi tutti i prestiti emessi provenivano da enti come China Development Bank e China Ex-Im Bank, ma vi hanno anche partecipato ICBC e Bank of China. Anche se non sono presi in considerazione i prestiti inferiori ai 50 milioni di dollari, i dati riportano un aumento di oltre il 70% rispetto ai 12,9 miliardi previsti nel 2013. Dal 2005 (quando i dati del Dialogo iniziarono ad essere registrati) al 2014, la Cina ha fornito prestiti ai Paesi dell’America Latina per un totale di 119 miliardi di dollari (2). I crediti dalla Cina superano l’importo concesso da US Ex-Im Bank, Banca Interamericana di Sviluppo (BID) e Banca mondiale, una situazione che contribuisce ad indebolire l’egemonia finanziaria di Washington nella regione (3). Il massiccio credito mostra anche la stretta collaborazione che la Cina coltiva con i Paesi latino-americani. Nell’ultimo vertice della Comunità degli Stati d’America Latina e Caraibi (CELAC, che comprende 33 Paesi), il presidente della Cina Xi Jinping annunciava che per il 2020 si prevedono che gli scambi tra le due parti raggiungano i 500 miliardi all’anno con investimenti oltre i 250 miliardi. (4) Inoltre, è da notare la costruzione di alleanze strategiche con alcuni Paesi latinoamericani cui si concentra il 90% dei prestiti concessi l’anno scorso: Brasile affermatosi come primo beneficiario con 8,6 miliardi seguito dall’Argentina con 7 miliardi, Venezuela con 5,7 miliardi e infine Ecuador con 820 milioni di dollari.
Dopo la crisi delle società d’informatica negli Stati Uniti, le banche centrali dei Paesi industrializzati ampliarono l’espansione del credito su scala globale. Con l’aumento dei prezzi delle materie prime dal 2002, l’America Latina è diventata la regione preferita degli investitori alla ricerca di rendimenti elevati. Più di sei anni dopo lo scoppio della crisi finanziaria del 2008, davanti l’estrema volatilità dei mercati finanziari, causata dalla maggiore fragilità sistemica, i cinesi sono diventati i banchieri preferiti delle economie emergenti, poiché al contrario delle banche statunitensi ed europee offrono prestiti con meno condizioni e tassi di interesse più bassi. Secondo le stime di Fred Hochberg, presidente dell’Ex-Im Bank degli Stati Uniti, gli enti statali cinesi hanno collocato circa 650 miliardi di dollari nel mondo negli ultimi due anni. Tuttavia, vi è anche la faccia perversa della moneta. Sembra che i prestiti cinesi nella futura esportazione di materie prime, piuttosto che puntellare lo sviluppo tecnologico, orientino i progetti d’investimento connessi all’estrazione (agricoltura, industria mineraria, energia, ecc.) quindi rischiando di approfondire il modello di esportazione primaria delle economie dell’America Latina e moltiplicando le minacce di spoliazione dei popoli indigeni. D’altra parte, intervistato da Deutsche Welle, Kevin Gallagher, accademico responsabile dell’archivio del Dialogo Interamericano, mette in guardia dai rischi crescenti posti ai Paesi dell’America Latina nel saldare opportunamente i debiti con il gigante asiatico (5). La caduta delle valute regionali nei confronti del dollaro statunitense e la deflazione persistente (caduta dei prezzi) nel mercato delle materie prime, inducono l’aumento delle importazioni e di conseguenza la diminuzione dei saldi positivi (nota corrente) delle economie orientate all’esportazione. Prevedibilmente, la redditività dei progetti d’investimento connessi all’estrazione diminuirà significativamente nei prossimi mesi.
Se il rallentamento nei Paesi emergenti si rafforzasse, probabilmente rovinerebbe lo spirito di cooperazione economica Sud-Sud tra Cina e America Latina. Con la crisi vi è il rischio che le banche cinesi adottino, sotto forme diverse, i meccanismi di coercizione imperiali tradizionalmente applicati dal Fondo monetario internazionale (FMI) in America Latina.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/03/03/la-cina-e-divenuta-il-banchiere-dellamerica-latina/

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venerdì 20 febbraio 2015

NUOVA STRATEGIA MILITARE RUSSA NELL'AMERICA LATINA?

La visita di Shojgu a Cuba, Venezuela e Nicaragua si è concentrata non solo sui contratti militari. Ha una dimensione geopolitica, in particolare il ruolo della Russia nella costruzione del canale del Nicaragua, un progetto guidato dalla Cina che mira a competere con il canale di Panama.

Lo stesso giorno in cui il Quartetto di Normandia s’incontrava per concordare un piano di pace in Ucraina orientale, il Ministro della Difesa russo Sergej Shojgu iniziava una visita ufficiale in tre Paesi dell’America Latina: Venezuela, Nicaragua e Cuba. Come previsto, gli esperti russi hanno spiegato rapidamente la visita come “risposta alle azioni degli Stati Uniti“, che avvicinano le loro basi al confine con la Russia. “In effetti, rappresenta l’attuazione del contenimento nucleare, descritto nella dottrina militare della Russia“, ha detto Leonid Ivashov, esperto militare e presidente del Centro per gli argomenti di analisi geopolitiche. “Ciò che vi viene schierato (nei Paesi visitati da Shoigu), navi, aerei e attrezzature radar, dipende da accordi specifici“. Aleksej Fenenko, dell’Istituto di Sicurezza Internazionale, condivide la visione di Ivashov e crede che la visita di Shojgu in America Latina abbia lo scopo di “cercare d’innervosire gli Stati Uniti”. “Va notato che non appena gli Stati Uniti si sono attivati nella Comunità degli Stati Indipendenti (le repubbliche ex-sovietiche), ci siamo diretti in America Latina”, dice. “Dopo la guerra dei cinque giorni con la Georgia nel 2008, nel dicembre dello stesso anno Nicaragua e Russia negoziavano sulla cooperazione spaziale e la vendita di missili terra-aria nella regione aumentava“. Le trattative di Shojgu in Venezuela, Nicaragua e Cuba si sono svolte a porte chiuse. Secondo le dichiarazioni ufficiali riguardavano cooperazione militare e tecnico-militare, ma non sono stati resi noti i dettagli. La domanda è perché il Ministro della Difesa russo doveva compiere questa visita quando le autorità militari e politiche del Paese sono pienamente coinvolte nel conflitto nel sud-est dell’Ucraina.

Gli obiettivi di Shojgu in Venezuela

I tre Paesi visitati dal Ministro hanno importanti e forti legami storici con la Russia. Negli ultimi cinque anni, solo il Venezuela ha ricevuto da Mosca 24 Su-30, 100000 fucili Kalashnikov, 92 carri armati T-72, elicotteri e armi antiaeree. Questo arsenale richiede una manutenzione costante, che viene effettuata da esperti russi stabilitisi o in visita nel Paese latinoamericano. Tuttavia vi sono due controparti: gli accordi per la vendita di tante armi furono firmati dal Presidente Hugo Chavez quando i prezzi del petrolio erano alti, e in secondo luogo, la maggior parte è acquistata a credito e deve ancora essere pagata. Ora che i prezzi del petrolio sono così bassi, l’inflazione ufficiale in Venezuela ha raggiunto il 68% e le riserve di valuta estera sono sufficienti solo a pagare il debito per due anni, non vi possono essere negoziati per nuovi accordi militari con la Russia. Forse uno degli obiettivi di Shoigu era se Caracas intende pagare le armi già consegnate e, se non è possibile, cosa potrebbe offrire in cambio.

Di cosa ha bisogno la Russia a Cuba?

Gli obiettivi del Ministro della Difesa a Cuba erano più modesti. Le notizie filtravano sulla visita a una divisione corazzata di stanza presso L’Avana. “Gran parte del nostro armamento è unico“, ha detto il ministro cubano Lepoldo Cintra Frias. In realtà, queste divisioni hanno versioni ibride dei carri armati russi T-54 e T-55. Dopo la caduta dell’Unione Sovietica, quando Mosca sospese l’invio di grandi quantità di armi, i cubani sono solo riusciti a rinnovare parte dei materiali rimasti. Così hanno dovuto avere inventiva e combinare due tipi di carri armati. In qualche modo ricorda i veicoli sulle strade de L’Avana, i molti modelli ibridi di Cadillac e Chevrolet degli anni ’50. Cuba spera molto di contare su materiale ricevuto dalla Russia. Ma tali contratti non possono continuare a lungo termine. L’Avana è ora concentrata sulla normalizzazione delle relazioni con gli Stati Uniti, e mentre Barack Obama resta alla Casa Bianca, Cuba cercherà la revoca dell’embargo e libero accesso all’isola dei cittadini degli Stati Uniti. In questo senso, la visita di Shojgu all’Avana può essere considerata di routine, senza contenuto strategico specifico.

Più interessante, il Nicaragua

I negoziati con il governo del Nicaragua sono più interessanti. Come è noto, il Nicaragua è uno dei quattro Paesi che ha riconosciuto Abkhazia e Ossezia del Sud dopo il conflitto tra Russia e Georgia nel 2008. Forse la “buona volontà” di Managua può essere utile se l’indipendenza è riconosciuta anche a Donetsk e Lugansk. Inoltre, come riportato, Shojgu ha accettato di facilitare l’ingresso delle navi russe nei porti di Pacifico e Atlantico nel Paese centroamericano. Ma non è tutto. Durante il viaggio un nuovo centro topografico, organizzato e attrezzato dalla Russia, è stato aperto. Un rappresentante del Nicaragua ha mostrato al ministro un atlante topografico del terreno su cui viene costruito il canale del Nicaragua. Questo canale punta a doppiare quello di Panama collegando Atlantico e Pacifico. Il lavoro preliminare è iniziato a dicembre. Si prevede sia operativo nel 2019 e la costruzione terminata nel 2029. Il gruppo cinese HKND è il primo contraente e gestirà questa rotta per 50 anni con l’opzione di rinnovo per ulteriori 50 anni. Per l’uso al Nicaragua pagherà 10 milioni di dollari l’anno. Qual è il ruolo della Russia in questo progetto? Secondo l’accordo con il Nicaragua, il Paese slavo è responsabile della protezione della nuova arteria dei trasporti, comprese navi e aerei da guerra. In altre parole, è tenuta a mantenere un ombrello militare e politico sulla nuova rotta che collegherà i due più grandi oceani del mondo.
Finora Washington ha appena reagito agli accordi militari russi in America Latina. Il presidente Obama ha dichiarato una volta che l’invio di armi al Venezuela “non gli dà fastidio”. Ma ora la situazione è un po’ diversa. Il Canale Nicaragua è un concorrente diretto di quello di Panama, controllato dagli Stati Uniti, e potrebbe cambiare non solo l’equilibrio di potere in America centrale ma anche mondiale, causando una revisione della mappa geopolitica. L’ambasciata degli Stati Uniti in Nicaragua ha già espresso tale preoccupazione. La preoccupazione degli Stati Uniti è triplice: rafforzarsi della presenza militare russa nelle acque del Nicaragua, aumento della rivalità tra Stati Uniti e Cina nella regione e creazione di una nuova rotta per petrolio e altre materie prime controllata dai concorrenti degli USA. D’altra parte, ci sono gruppi ambientalisti che hanno espresso preoccupazione perché credono che il nuovo canale potrebbe causare un disastro ecologico, come la minaccia di contaminare il lago Nicaragua, il più grande lago tropicale in America Latina. Per bloccare la costruzione, definita il progetto preferito dal Presidente Daniel Ortega, funzionari degli Stati Uniti sperano in un cambio politico in Nicaragua, o che l’impresa di Hong Kong (coinvolta in numerosi scandali nel suo Paese) non possa adempiere al contratto, o anche che la Russia perda interesse per la cattiva situazione economica che vive. Allo stesso tempo, il canale di Nicaragua sembra uno dei punti salienti della visita di Sergej Shojgu, riecheggiando il confronto tra Russia e occidente sull’Ucraina in altre parti del mondo.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/02/19/verso-una-nuova-strategia-militare-della-russia-in-america-latina/


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mercoledì 18 febbraio 2015

POSSIBILE FUTURO ISOLAMENTO DEGLI STATI UNITI


Molto e forse troppo spesso abbiamo sentito il presidente degli Stati Uniti affermare convinto che la Federazione Russa nel suo presunto ruolo della crisi in Ucraina era sempre più isolata dalla scena mondiale e altrettanto spesso lo abbiamo sentito criticare le scelte politiche che il presidente Vladimir Putin, con il consenso della maggioranza dei russi, ha approvato nei confronti della minoranze in Russia senza entrare troppo in altri dettagli.
Sull'Ucraina, "la Russia si trova da sola", e se non cambia percorso "si troverà ad affrontare conseguenze molto pesanti". Lo ha dichiarato il presidente Usa Barack Obama a Bruxelles, ribadendo che Usa, Ue, Nato e gli altri alleati sono uniti.
"Se la Russia continua, il suo isolamento sarà sempre più grande e le conseguenze saranno sempre più gravi", ha aggiunto Obama. Mosca "non è mai stata così isolata" dalla fine della Guerra Fredda e "si dovrà difendere da sola" all'Onu, questo nel marzo del 2014.
In questo testo vorremmo sottolineare quanto la Russia sia tutt'altro che isolata dalla scena mondiale sia come rapporti economici sia come consensi anche all'interno della stessa Unione Europea, contrariamente a come i media facciano apparire la politica russa una sorta di dittatura rispetto a quella occidentale, un'analisi dettagliata sembra dimostrare che il cosidetto asse-USA-NATO-UE sia in realtà in procinto di ritrovarsi isolato da tutti i lati.
La Federazione Russa vanta contrariamente a quanto si pensi un'asse economico e alleato con numerosi paesi in tutto il mondo.

La guerra finanziaria molto economico che Washington ha lanciato attraverso il Tesoro degli Stati Uniti ha invece prodotto l'effetto opposto, portando la Russia più vicina alla Cina, è portato la Cina più vicina alla Russia, è portato una maggiore integrazione tra i paesi BRICS: Brasile, Sud Africa, Russia, Cina e India, è portato l'India e la Russia più vicini.

Prendiamo i rapporti economici e alleati tra la Federazione Russa e gli stati del Sud America.
Cile: Negli ultimi anni la Russia e il Cile hanno acceduto ad un buon livello di dialogo politico ed hanno tentato di vedere a modo nuovo le prospettive dello sviluppo in altre sfere della cooperazione bilaterale.

A partire dal 2003, l’interscambio commerciale tra la Russia e il Cile registra una crescita stabile. Nel 2008 ha raggiunto il livello di oltre 360 milioni di dollari. Questa cifra, pur essendo assai modesta, dimostra che ci sono buone prospettive per l’ulteriore crescita in questo campo.
A questo scopo occorrono nuovi progetti, e quel che più conta, la volontà di sviluppare i nostri rapporti. Perciò direzione principale in questo senso sta diventando la cooperazione nelle sfere delle alte tecnologie, dove ci vogliono progetti innovativi basati sulle tecnologie più avanzate.
Nel 2013, il Cile ha esportato oltre 567.000.000 dollari di prodotti agricoli verso la Russia, in particolare salmone, trote, frutta, carne di maiale e vino.
L'incontro bilaterale è parte del programma definito dal Cile-Russia Business Council della Società per lo Sviluppo Industriale (SOFOFA).
Juan Miguel Ovalle, presidente cileno del Business Council, ha detto che il "Consiglio è stato costituito per sostenere, a livello governativo, le relazioni economiche bilaterali, la promozione del commercio e degli investimenti, e per promuovere azioni congiunte in materia di energia, tecnologie dell'informazione e comunicazioni. Oggi l'attenzione è data alle esportazioni alimentari.
Il Cile, grazie alle sue condizioni di salute e di sicurezza animale, è un fornitore di cibo di qualità superiore, e i consumatori russi lo hanno già verificato".
Nel 2013, l'interscambio medio annuo tra Cile e Russia è stato 706.000.000 dollari. Negli ultimi dieci anni, le spedizioni cilene sono aumentate in media del 31% l'anno, mentre le importazioni dalla Russia sono cresciute a un tasso del 10%. Tra gli imprenditori cileni in Russia, spicca una delegazione di membri della Poultry Producers Association of Chile (APA).
Bolivia:

L'attenzione sulle relazioni con la Russia è principalmente economica, al contrario di politica e strategia, con un accordo per investire in Bolivia nelle vaste riserve di gas naturale naturale "... [in quanto] amplia le opportunità economiche dell'America Latina, e diversifica le sue relazioni ... sono sane." [11]
Nel settembre 2008 Gazprom , la compagnia energetica russa, di cui lo Stato detiene una partecipazione di controllo, ha firmato un accordo del valore 4,5 miliardi di dollari per l'esplorazione del gas in Bolivia.
Nel dicembre 2008, la Russia ha investito 4 milioni di dollari in uno studio sul settore del gas boliviano, con la speranza di aprire un centro russo-boliviana congiunto di esplorazione del gas a nel 2009.
Nel marzo 2009, la Russia e la Bolivia hanno firmato un protocollo d'intesa volto a rafforzare la democrazia in ogni nazione.
Nel febbraio 2009 il presidente Evo Morales ha visitato Mosca. Il suo viaggio è stato il primo di un capo di stato boliviana nella capitale russa.
Durante la visita, entrambi i leader hanno firmato un accordo di rafforzare l'energia e legami militari tra le due nazioni, oltre a rafforzare la lotta al narcotraffico.
Nel maggio 2009, il Viceministro degli Esteri della Bolivia ha detto che la Bolivia farà un acquisto multimilionario di armi dalla Russia negli sforzi per combattere il traffico di droga e la sua produzione in Bolivia.
Nel mese di ottobre 2009, il presidente Evo Morales ha annunciato i piani per la costruzione di un supporto e la riparazione di un'impianto tecnico per aerei russi in Bolivia che è stato costruito su una ex base americana vicino alla città di Chimore nel centro del paese. l'investimento iniziale nella costruzione è stato stimato a 5 milioni e la lunghezza della pista esistente è stata estesa da tre volte "per ricevere gli aerei più moderni."
Nel maggio 2013 il presidente boliviano Evo Morales, ha seguito l'esempio del suo omologo russo Vladimir Putin, espellendo l'Agenzia Statunitense per lo Sviluppo Internazionale (USAID) dal paese.
Morales ha accusato USAID di "manipolare" gruppi politici locali, al fine di destabilizzare la Bolivia.
L'espulsione è stata anche una reazione al Segretario di Stato USA John Kerry, che ha chiamato l’America Latina il "cortile di casa" degli Stati Uniti, Morales l'ha dichiarato in un discorso il Primo Maggio.
Kerry ha fatto questa osservazione il mese scorso, in un incontro con i membri del Congresso degli Stati Uniti, dove ha sostenuto la posizione contro i tagli degli aiuti finanziari degli Stati Uniti nella regione.
USAID ed il Dipartimento di Stato americano hanno espresso rammarico per la decisione di Morales.
Dal 1964, l'USAID ha investito più di 2 miliardi di dollari in diversi progetti in Bolivia, secondo i dati dell'agenzia. Morales ha detto che il governo boliviano pagherà il conto per tutti i progetti privati di finanziamenti che decadranno a causa della sua decisione.
Una decisione esemplare.
La battuta d'arresto per i progetti USAID in Bolivia arriva pochi mesi dopo che l'agenzia è stata espulsa dal Cremlino in Russia, che accusava di intromettersi nella politica del paese.
L'agenzia, che ha speso circa 2,7 miliardi di Russia dal 1992, ha sostenuto, tra l'altro, varie ONG che criticavano il Cremlino per presunti brogli delle recenti elezioni presidenziali e parlamentari.
Evo Morales ha suscitato polemiche, quando ha invitato la US Agency for International Development a lasciare il suo paese.
La dichiarazione è stata fatta durante il 1 ° Maggio, giorno di raduno a La Paz, sede del governo boliviano.
Morales, che guida il “Movimento al Socialismo” ( MAS), ha a lungo accusato il governo degli Stati Uniti di cospirare contro la sua amministrazione di sinistra.
"…Potrebbero pensare di essere in grado di manipolarci economicamente e politicamente, ma non è più così…", ha detto alla folla radunata fuori del suo palazzo presidenziale.
"…Gli Stati Uniti stanno ancora cospirando - questa é la ragione per cui abbiamo deciso di espellere l'USAID della Bolivia...".
Sembra quindi che tra Bolivia e Russia i rapporti siano oltremodo in ottima salute.
Venezuela:

Il Venezuela rimane come uno dei più importanti relatori e alleati militari della Russia in America Latina (dopo il Brasile ), facendone così un forte legame nei rapporti bilaterali tra le due nazioni.
Sotto il presidente Hugo Chávez, il Venezuela ha goduto di rapporti cordiali con la Russia.
Molto di questo è attraverso la vendita di attrezzature militari; dal 2005, il Venezuela ha acquistato più di $ 4 miliardi di dollari di armi dalla Russia.
Nel settembre 2008, la Russia ha inviato Tupolev Tu-160 bombardieri in Venezuela per svolgere i voli di addestramento.
Nel novembre 2008, i due paesi hanno tenuto un'esercitazione navale nei Caraibi.
A seguito di Chavez due visite a Mosca nel mese di luglio e settembre 2008, il vice primo ministro russo Igor Sechin è arrivato in Venezuela per aprire la strada ad una terza riunione in cinque mesi tra i due presidenti.
Nel novembre 2008, il Venezuela e la Russia hanno discusso 46 accordi di cooperazione possibili durante una Commissione Intergovernativa.
Il ministro degli Esteri venezuelano Nicolas Maduro aveva aggiunto alle iniziative di politica estera aggressiva osservate da Chavez confermando che "il mondo unipolare è al collasso e sta finendo in tutti gli aspetti, e l'alleanza con la Russia è parte di questo sforzo per costruire un mondo multipolare".
Nel mese di ottobre 2010, Chavez ha visitato la Russia dove ha firmato un accordo per la costruzione della prima centrale nucleare del Venezuela, nonché acquistare 1,6 miliardi dollari del valore di asset petroliferi.
Il 6 ottobre 2011, il vice primo ministro russo Igor Sechin si è precipitato a Caracas per vedere Chavez e impegnare un prestito per di 4 miliardi dollari per l'acquisto di armi russe.
E per il 2011, il Venezuela è stato il primo cliente di armi della Russia per le forze di terra.
Nel continente latino-americano, il Venezuela supporta la Russia nell’azione politica in Ecuador e Bolivia, due Paesi con leader violentemente antioccidentali.
Ecuador:

L’Ecuador è rapidamente diventato un alleato dei russi di vitale importanza, negli ultimi anni, con Medvedev che commentava alla fine del 2013, che era divenuto uno dei “partner più importanti dell’America Latina”.
La visita presidente ecuadoriano Rafael Correa e l'omologo russo Dmitri Medvedev afferma che i due Paesi hanno avviato una nuova fase nelle relazioni bilaterali.
"E 'la prima visita di un presidente ecuadoregno alla Russia", ha detto Correa al Cremlino dopo che i due capi di Stato hanno firmato quella che ha descritto come accordi "storici tremendamente importanti".
E ha esortato legami più stretti tra l'America Latina e la Russia affermando:" Sono stati molto distanti tra loro ed è il momento di recuperare il tempo perduto"
Durante la stessa visita, la Russia annunciò che avrebbe investito 1,5 miliardi di dollari nel settore energetico dell’Ecuador.
La stretta cooperazione tra Mosca e Quito s’illustrava a pieno all’inizio del mese, quando il Presidente Rafael Correa ha rimproverato pubblicamente l’appello disperato dell’UE a non commerciare con la Russia.
Nicaragua:
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Nel dicembre 2008, le navi da guerra russe hanno visitato il Nicaragua, su invito del presidente Daniel Ortega, anche se Wilfredo Navarro dell'opposizione costituzionalista partito liberale ha detto che senza l'approvazione del Parlamento la visita navale sarebbe stata una violazione della Costituzione.
Nel corso della visita, i funzionari russi hanno donato circa 200.000 dollari del valore di generatori e computer agli ospedali, polizia e l'esercito.
Nel dicembre 2014 la Russia ha accelerato le trattative con il Nicaragua in merito alla propria partecipazione alla costruzione del canale che passerà per il territorio nicaraguense e collegherà il Pacifico con l’Atlantico.
Questo tema è stato uno dei principali alla riunione della commissione intergovernativa russo-nicaraguense del 9 settembre.
Le parti si aspettano risultati pratici dai negoziati con la partecipazione di ministri ed imprenditori.
La partecipazione della Russia a questo processo è stata promossa dal presidente Vladimir Putin.
In luglio, durante il volo da Cuba verso Argentina, Putin ha ordinato di cambiare la rotta per fare una breve visita in Nicaragua.
Durante l’incontro con il presidente Daniel Ortega è stato discusso l’eventuale ruolo della Russia in questo progetto.
Stando alle fonti diplomatiche, si tratta di appoggio militar-politico.
Così, la Russia dovrà provvedere alla sicurezza della costruzione e alla sua protezione contro le possibili provocazioni.
A questo fine il Nicaragua ha permesso alle navi ed aerei da guerra russi di effettuare il pattugliamento presso le coste nicaraguensi nel Pacifico e nel Mar dei Caraibi.
L’accordo bilaterale consente di iniziare questa attività già nella prima metà del 2015.
È emblematico che Vladimir Putin sia arrivato a Managua alcuni giorni dopo la presentazione nella capitale nicaraguense della versione definitiva della rotta del canale.
La sua rotta è stata tracciata dalla HK Nicaragua Canal Development Investment, la compagnia di Hong Kong che è il suo principale investitore.
Dietro questa compagnia sta la Cina che non ha rapporti diplomatici con la Cina. Il valore del progetto è di 40 miliardi di dollari.
La Russia ha compiuto una forte mossa geopolitica entrando insieme con la Cina in questo progetto che rappresenta un’alternativa al Canale di Panama controllato dagli USA, ritiene Vladimir Evseev, direttore del Centro di studi socio-politici.
In questi giorni il ministro della difesa russo Sergei Shoigu visiterà i tre paesi menzionati. Con Nicaragua e Venezuela già sono stati firmati accordi nell’ambito della cooperazione tecnica e militare.
«La Russia può fornire un’alternativa strategica a questi paesi come Cuba, Venezuela e Nicaragua, che desiderano aumentare le proprie capacità di sviluppo e ritengono che l’America Latina dovrebbe dare priorità ai suoi interessi», ha dichiarato il professore in un’intervista all’agenzia Ria Novosti.
Argentina:

Le relazioni tra la Federazione Russa e l'Argentina sono ancora ad una fase embrionale, sebbene si possa osservare che questo stato abbia ottimi rapporti sia con la Cina sia con altri paesi infastiditi dagli USA.
Nel mese di luglio 2014, il presidente russo Vladimir Putin ha visitato l'Argentina, e ha firmato un accordo di cooperazione nucleare con il suo omologo argentino Cristina Fernandez.
Da allora però la situazione sta continuando a evolversi in positivo.
Il presidente russo Vladimir Putin e la presidenta argentina hanno annunciato lo sbarco in Argentina di Russia Today (Rt), la tv russa filo Cremlino che trasmette in lingua inglese, araba e spagnola. Sarà trasmessa “in chiaro”, ovviamente in spagnolo visibile senza pagare alcun abbonamento.
Uno dei canali più conosciuti in Argentina è Cnn en español, una tv pensata ad Atlanta, negli Stati Uniti, ma trasmessa in tutta l'America Latina. Il cui palinsesto è vincolato a quello dell'americana Cnn.
La collaborazione russo-argentina prefigura un'altra presenza forte nel settore televisivo. Forse non solo in Argentina. Buenos Aires potrebbe essere una piattaforma per poi sbarcare in altri Paesi sudamericani.
Il leader del Cremlino Putin ha mandato un messaggio forte ai telespettatori argentini: «La feroce guerra dei media è diventata una caratteristica chiave dell'epoca attuale. Per questo ci sono tentativi da parte di alcuni Paesi di rivendicare il monopolio della verità e di usarlo per i loro interessi. In queste condizioni le fonti alternative di informazione stanno diventando sempre più importanti e tra queste c'è la tv Rt, che non ha mai tentato di imporre aggressivamente il suo punto di vista sugli altri, è sempre stata aperta alla discussione. Offre alla sua audience accesso a un largo spettro di opinioni sulla politica, la vita sociale, la storia e la cultura, consentendo alla gente di trarre le proprie conclusioni su ogni evento».
Un'evoluzione positiva dei rapporti arriva anche con la notizia che la Russia è impostato ad affittare all'Argentina fino a una dozzina di aerei d'attacco supersonici a lungo raggio, in cambio di forniture di grano e manzo.
Colombia:

Il 3 ottobre del 2008, la Colombia, considerata da alcuni uno dei più stretti alleati degli Stati Uniti in America Latina, ha inviato il suo ministro della difesa in Russia per la prima volta per discutere la firma di un nuovo accordo di cooperazione militare.
Il Ministro della Difesa (e futuro presidente) Juan Manuel Santos è arrivato in Russia il 6 ottobre per partecipare a una conferenza di polizia Interpol e incontrato con il suo omologo russo Anatoly Serdyukov , insieme con l'ambasciatore della Colombia in Russia, Diego José Tobón Echeverri .
Alquin "è il primo ministro della Difesa colombiano a fare una visita ufficiale in Russia, che è di grande importanza per le relazioni tra i due paesi".
I colloqui erano incentrati sulla cooperazione nella lotta contro il traffico di droga, il terrorismo e un nuovo accordo di difesa, ha detto.
Il vicepresidente colombiano Francisco Santos ha detto nel corso di una visita in Russia nel mese di giugno che il suo paese vuole comprare mezzi da combattimento e elicotteri da trasporto e sistemi radar in quanto amplia le sue fonti di equipaggiamenti per la difesa.
Gli sforzi della Colombia sono arrivati dopo che ha espresso preoccupazione per miliardi di dollari di vendite di armi russe nel vicino Venezuela, dove il presidente Hugo Chávez ha proclamato l'obiettivo di contrastare l'influenza degli Stati Uniti in America Latina ed è stato accusato dalla Colombia di armare i ribelli delle FARC.
Messico:

I rapporti tra il Messico e la Federazione Russa non sono tra i più noti al grande pubblico questo lo dobbiamo riconoscere.
Nel 2004, il presidente Vladimir Putin è diventato il primo capo di Stato russo a visitare il Messico, dopo la dissoluzione dell'Unione Sovietica nel 1991.
Nel 2005, il presidente messicano Vicente Fox ricambiato la visita in Russia. Da allora, ci sono stati diversi alti visite rango tra i due paesi.
Militare
Il Messico ha acquistato varie attrezzature militari.
La marina messicana ha ricevuto BTR-60 's Ural-4320 , Mi-17/8 's e 9K38 Igla missili anti-aerei.
Attualmente tutte le attrezzature è ancora in servizio.
Gli scambi commerciali tra le due nazioni è stato pari a $ 1,620 miliardi di dollari nel 2011.
Le principali esportazioni messicane verso la Russia sono: tequila, birra, carne di manzo e automobili.
Le esportazioni russe verso il Messico sono: prodotti chimici di base, metalli, elicotteri e munizioni.
Il consiglio d’amministrazione della compagnia aerea messicana Interjet ha approvato nel dicembre 2014 l'acquisto di 10 aerei russi Sukhoi Superjet-100, come supplemento del contratto già siglato per altri 20 aerei.
Secondo una fonte vicina alla preparazione del documento, i negoziati sulla firma del supplemento del contratto sono nella fase finale.
La società "Sukhoi Civil Aircraft" ha precisato che ora Interjet usa con successo 11 aerei russi.

Ci sono molti capi di stato dell'Unione Europea che ritengono che all'interno dell'Europa il sostegno politico alla Federazione Russa e il suo consenso popolare siano a rischio estinzione.
La realtà invece dimostra che nonostante la leadership della politica europea continui a sanzionare la Russia e a trasformarla mediaticamente in un regime il consenso per il presidente russo sia rimasto invariato sia politicamente mentre contrariamente alle aspettative una vastissima percentuale della popolazione europea appoggerebbe la posizione della Russia sull'Ucraina.
Anche Francia, Inghilterra, Ungheria hanno la maggioranza su questa posizione nei confronti della Russia.
I Partiti Progressisti hanno riportato l'importanza dell'identità e del nazionalismo della propria nazione diventando così i partiti con la maggioranza assoluta di consenso e tutti sono più inclini all'importanza della Russia che a quella che gli Stati Uniti vorrebbero dall'Europa.
In Inghilterra, Nigel Farage, del partito progressista UKIP ha apertamente dichiarato che ammirava il ruolo che la Federazione Russa ha svolto nella risoluzione pacifica della guerra in Siria con la consegna delle armi chimiche da parte del Presidente Assad.
Farage ha ammesso apertamente la sua ammirazione per Vladimir Putin, affermando che il Presidente della Russia è stato il leader mondiale "più ammirato" e lodando la gestione di Putin della situazione in Siria.
Egli sostiene anche la posizione del Cremlino sull'Ucraina, accusando l'Unione europea per la crisi. Farage ha chiesto all'Occidente di smettere di inimicarsi "l'orso russo" disturbandolo "con un bastone", e ha insistito che il presidente Putin è "dalla nostra parte" nella guerra globale contro l'estremismo jihadista.
In Francia, Marine le Pen, Front National, è sempre stata contraria alle posizioni dell'Europa nei confronti delle sanzioni russe, e favorevole dell'uscita della Francia dalla NATO.
In un'intervista con i media locali, la leader del Fronte Nazionale ha affermato che l'uscita della crisi ucraina è possibile solo attraverso i negoziati. Tuttavia ha fatto intendere che la colpa di ciò che sta accadendo in Ucraina è dell'Unione Europea.
L'unico elemento su cui i partiti e i movimenti progressisti nell'Unione Europea sembrano essere d'accordo, inclusi gli scozzesi che euroscettici potrebbero solo diventarlo in futuro, e' il putinismo. (ps: per "partito progressista" si intende partito contrario alle politiche UE o euroscettico )
Lo sguardo rivolto all'unisono al Cremlino non e'ancora sufficiente per convincere i leader di queste formazioni ad allearsi in un'unica coalizione ma la loro frammentazione minore di cinque anni fa e le loro posizioni nei confronti della Russia li ha uniti.
Sulla stessa lunghezza d'onda il leader della destra austriaca Heinz Christian Strache, per cui le sanzioni europee contro Mosca sono una farsa, e Geert Wilders, a capo del partito per la liberta' olandese, che con l'Fpoe ha aderito all'Alleanza europea per la liberta' insieme ai Democratici svedesi e il Vlaams Balang belga.
Alleanza a cui fa riferimento anche la Lega Nord di Matteo Salvini che aveva detto: ''Vogliamo un'Europa diversa, non fondata come oggi sul denaro. E con Putin sui temi principali ragioniamo allo stesso modo''. (Su iniziativa di persone considerate vicine alla Lega e' nata nei mesi scorsi l'Associazione culturale Lombardia Russia, una iniziativa ''apartitica ma con idee molto precise che combaciano pienamente con la visione del mondo enunciata dal Presidente della Federazione Russa che si possono riassumere in tre parole: Identita', Sovranita', Tradizione.
Vladimir Putin, a differenza degli altri capi di stato, parla chiaramente di concetti per noi essenziali: difesa delle identita' culturali dei popoli, principio di autodeterminazione, famiglia tradizionale come nucleo fondante della societa', lotta serrata all'immigrazione clandestina e all'islamizzazione'')
Anche la Polonia sembra che stia cambiando posizione nei confronti della Russia.

Il candidato presidenziale del principale partito della Sinistra polacca nella giornata di sabato 14 febbraio ha criticato l’atteggiamento negativo e antagonistico tenuto verso la Russia dall’attuale esecutivo polacco, dicendosi disposta ad aprire un dialogo diretto col Presidente russo Vladimir Putin.
Magdalena Ogorek, nel corso di una manifestazione dell’Alleanza delle Sinistre Democratiche ha affermato che la Polonia non può permettersi di continuare a giocare il ruolo del nemico principale sui media russi.

Anche la Grecia recentemente, dopo le sue nuove elezioni presidenziali, ha frenato la dannosa routine del precedente governo nei confronti delle sanzioni anti-russe.
“Mosca ha pochi amici in Europa” riferivano quelli della NATO, ma la Grecia come molti altri stanno mobilitandosi per frenare i problemi causati da Bruxelles, altri paesi troveranno “più facilmente il coraggio di fare lo stesso” ha dichiarato a Russia Today l’analista di politica estera Srdja Trifkovic, un serbo americano che vive a Chicago noto per le sue posizioni progressiste.
Putin in teoria offrirebbe la parziale copertura del debito con l’Ue, e contribuirebbe a coprire i fondi destinati a realizzare le promesse elettorali.
Il ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, ha detto in un’intervista alla Cnbc che Mosca è pronta ad aiutare economicamente Atene: se la Grecia avanzasse una richiesta, “la prenderemmo sicuramente in considerazione”.
Quindi sembra abbastanza accertato che la Russia sulla scena mondiale sia tutt'altro che isolata.
Da qualche tempo si sa che Mosca ha avviato una serie di trattative con Cuba, Nicaragua e Venezuela per costituire delle basi militari russe sul territorio nazionale di questi Paesi. Non solo il Sudamerica: la Russia sta infatti portando avanti dei colloqui cos truttivi con Vietnam, Seychelles e Singapore. Al di fuori del territorio dell'ex-Unione sovietica, attualmente Mosca possiede una base militare in Siria, oltre alla base navale nel porto di Sebastopoli, in Crimea.
Vladimir Putin ha fatto tornare a molti russi il sentimento dell'orgoglio e questo è uno dei motivi per i quali la sua popolarità in Russia cresce, spiega il corrispondente britannico della CNN Matthew Chance.
I sostenitori di Putin considerano che egli ha fatto tornare alla Russia lo status di grande potenza, spiega il corrispondente. Inoltre, sono contenti che il Presidente russo abbia fatto ritornare la Crimea nella Federazione Russa, aggiunge a Chance.
Ed inoltre il corrispondente della CNN considera "davvero sorprendente" che la popolarità di Putin continui a crescere nonostante i problemi economici connessi con la (provvisoria)caduta del rublo e la caduta dei prezzi del petrolio.
Se sommiamo le posizioni politiche di tutti questi paesi nei confonti della politica americana, della NATO e la forte alleanza dei BRICS verso la Russia, senza parlare del fatto che sempre più paesi stanno presto per escludere il dollaro statunitense e utilizzare le loro monete nazionali negli scambi bilaterali, quelli a patire un maggiore isolamento economico potrebbero essere gli Stati Uniti.










Fonti:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2014/03/26/Obama-Russia-isolata-Usa-Ue-Nato-uniti_10289290.html
http://rt.com/op-edge/228651-obama-interview-ukraine-russia/
http://italian.ruvr.ru/2009/04/04/407220/
http://www.unaitalia.com/UNAITALIAINFORMA/listacategorie/TabId/204/ArtMID/724/ArticleID/650/Il-Cile-vuole-esportare-pollame-in-Russia-.aspx
http://en.wikipedia.org/wiki/Bolivia%E2%80%93Russia_relations
http://www.civg.it/index.php?option=com_multicategories&view=article&id=161:come-la-russia-la-bolivia-ha-espulso-l-usaid-per-sostegno-politico-ad-attivita-di-destabilizzazione&catid=26&Itemid=140
http://en.wikipedia.org/wiki/Russia–Venezuela_relations
http://en.wikipedia.org/wiki/Nicaragua–Russia_relations
http://italian.ruvr.ru/2014_09_10/Russia-e-Cina-costruiranno-il-canale-attraverso-l-America-3819/
http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=10575
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-10-10/la-tv-russia-today-sbarca-argentina-e-trasmettera-spagnolo---173635.shtml?uuid=ABq9O31B
http://www.the-american-interest.com/2014/12/31/russia-offers-arms-to-argentina/
http://www.statopotenza.eu/18882/candidata-polacca-alla-presidenza-raccomanda-miglioramento-nei-rapporti-con-mosca
http://nazioneurasia.blogspot.it/2015/02/il-nazionalismo-si-rafforza-e.html



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