ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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martedì 6 dicembre 2016

IL PARLAMENTO SLOVACCO APPROVA A LARGHISSIMA MAGGIORANZA UNA LEGGE CHE DI FATTO VIETA L'ISLAM E LE SUE ORGANIZZAZIONI


Alcuni mesi fa la Slovacchia ha attratto molte critiche per aver rifiutato di accettare rifugiati di religioni musulmane ma se qualcuno pensa che il governo abbia fatto dietrofront si sbaglia di grosso.
Infatti e' di pochi giorni fa la notizia che il parlamento slovacco ha approvato una legge che di fatto vieta all'islam di essere riconosciuto dallo stato slovacco come religione con tutto ciò che ne consegue.
Questa legge, voluta dallo Slovak National Party, prevede che una religione debba avere almeno 50mila membri (prima erano 20mila) per essere riconosciuta e poter godere di sussidi pubblici e gestire scuole religiose e visto che in Slovacchia il numero di musulmani e' di circa duemila di fatto tale legge rende l'islam illegale.
Lo Slovak National Party sostiene che tale legge serva per impedire a eventuali sette religiose di essere riconosciute come "chiese" ma il suo leader Andrej Danko ha dichiarato apertamente che bisogna fare di tutto per impedire in futuro la costruzione di moschee, rivelando cosi' i veri scopi di questa legge.
D'altra parte lo stesso Danko in passato ha detto che bisogna impedire che l'islam diventi una religione ufficiale e ha chiesto che fosse vietato l'uso del burka in pubblico e il leader dello Slovak National Party non e' il solo a essere anti islam visto che lo stesso primo ministro socialdemocratico Robert Fico ha dichiarato piu' volte che non c'e' posto per l'islam in Slovacchia.
La legge e' stata approvata da due terzi dei parlamentari quindi sia i partiti di governo che di opposizione ritengono che l'islam sia un pericolo da cui stare il piu' lontano possibile e anzi da cui difendersi con tutti i mezzi legali a disposizione, primo dei quali le leggi dello stato.
Un altro partito nazionalista, il "People's party - Our Slovakia" aveva chiesto una soglia minima per ogni religione che volesse essere riconosciuta di 250mila membri ma tale proposta e' stata bocciata, dato che i legislatori hanno ritenuto che il limite di 50.000 aderenti sia pù che sufficiente.
Effettivamente i legislatori slovacchi sanno benissimo che i musulmani portano solo problemi e non vogliono che il loro Paese sia preso di mira da terroristi e stupratori, come accaduto nella vicina Germania, e chiunque ha del buon senso sa che questa e' la cosa giusta da fare e sarebbe l'ora che anche in Italia si approvi una legge simile.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-5117_IL_PARLAMENTO_SLOVACCO_APPROVA_A_LARGHISSIMA_MAGGIORANZA_UNA_LEGGE_CHE_DI_FATTO_VIETA_LISLAM_E_LE_SUE_ORGANIZZAZIONI

venerdì 16 settembre 2016

IL BLOCCO NAZIONALE VISEGARD CHIEDE LA REVISIONE DEI TRATTATI EUROPEI

Al vertice Ue di domani a Bratislava i Paesi del gruppo Visegrad presenteranno una proposta congiunta per "rafforzare la legittimità delle nazioni" ed aiutare la Bulgaria a respingere i migranti

Il tema al centro del vertice che si aprirà domani a Bratislava, il primo a 27, dopo il referendum per la Brexit, sarà, ovviamente, quello del “futuro” dell’Europa.
Ma già alla vigilia del summit, non si respira aria di coesione. Se, infatti, per la Merkel la strategia europea post-Brexit si dovrà reggere su tre priorità, “sicurezza”, “industria” e “futuro dei giovani”, per il premier ungherese Viktor Orbán, il futuro dell’Europa si decide, invece, "sul confine bulgaro-turco”, dove continuano ad ammassarsi migliaia di migranti che attendono di poter entrare in Europa.
Per questo al vertice Ue in programma domani nella capitale slovacca, i Paesi del gruppo Visegrad - Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca - presenteranno una proposta congiunta per aiutare la Bulgaria a proteggere i propri confini. Sul tavolo, secondo fonti dell'Ansa, ci sarebbe addirittura una "richiesta di revisione dei trattati Ue", per rafforzare i poteri degli Stati nazionali, rispetto a quelli della Commissione. "Obiettivo di questa azione comune sarà quello di rafforzare la legittimità delle nazioni", ha infatti dichiarato il capo di gabinetto del premier ungherese Viktor Orban, Janos Lazar. Ieri Orbán ha visitato la barriera costruita da Sofia lungo il confine con la Turchia, assieme al primo ministro bulgaro, Boyko Borisov, e ha chiesto all’Europa di stanziare “immediatamente” 160 milioni di euro per aiutare Sofia a “respingere i migranti”. “Se l'Ue riesce a stanziare 3 miliardi di euro per assistere la Turchia, può destinare delle risorse alla Bulgaria ben meno cospicue”, aveva aggiunto il premier ungherese, che il prossimo 2 ottobre ha convocato un referendum popolare sull’accettazione del piano di ripartizione dei migranti in quote proposto dalla Commissione europea.
L’ultimo tentativo per ammorbidire il confronto e sanare la frattura tra i Paesi del gruppo Visegrad e gli altri, scrive l’Huffington Post, ci sarà stasera, in una riunione fra Tusk, Juncker, Schulz e il premier slovacco, Robert Fico. Sul tema dell’immigrazione, che rischia di dividere profondamente i partecipanti al vertice che doveva rilanciare la coesione europea dopo l’addio di Londra, è intervenuta oggi da Parigi anche Angela Merkel. La cancelliera ha affermato che l’Ue deve “essere in grado di proteggere le frontiere esterne" e che "questa deve essere la responsabilità condivisa". L’obiettivo della cancelliera tedesca e del presidente francese resta quindi il rafforzamento dell’Ue, a partire dal vertice di domani, dal quale dovrà emergere “un’agenda di Bratislava” per rilanciare l’integrazione europea ed affrontare le sfide del futuro.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vertice-ue-gruppo-visegrad-chieder-pi-poteri-stati-nazionali-1307050.html

giovedì 25 agosto 2016

L'ALLEANZA VISEGRAD DI RICOMPATTA CONTRO LA RIPARTIZIONE DELLE MASSE DI EXTRACOMUNITARI


Forse nessuno e' al corrente che il 30 di Settembre il presidente ceco Milos Zeman, il primo ministro ungherese Victor Orban e il leader slovacco Robert Fico si incontreranno e la cosa non deve sorprendere visto che questa notizia , che e' stata riportata dal Daily Express, in Italia e' stata completamente censurata.
Lo scopo di questo evento e' quello di elaborare una strategia comune contro il piano di ripartizione degli immigrati dell'Unione Europea e quindi mettere sotto pressione i parassiti della UE.
Come si sa l'Unione europea vorrebbe obbligare ogni stato membro ad accettare una quota degli immigrati che stanno arrivando nel nostro continente ma Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia non ci stanno e per tale motivo i leader di questi tre Paesi si incontreranno in questo evento organizzato da un centro studi russo.
Milos Zeman ha dichiarato che i musulmani non possono essere integrati e se non li si tiene fuori dalla Ue si rischia di fare la fine di Colonia dove a capodanno migliaia di donne sono state molestate sessualmente e questa posizione non e' affatto isolata visto che la scorsa settimana il vice primo ministro ceco Andrej Babis ha dichiarato che il suo paese non intende accettare un solo rifugiato.
Robert Fico ha fatto notare come ci sia un legame tra questo afflusso di rifugiati e terrorismo sottolineando come molti di questi richiedenti asilo sono terroristi che usano le frontiere colabrodo per far arrivare armi ed esplosivi.
Dal canto suo Victor Orban ha indetto un referendum per il 2 Ottobre in cui chiede ai cittadini ungheresi di opporsi a questa ripartizione e per ora i no sono in forte vantaggio.
Ma Orban nel frattempo non se ne sta con le mani in mano perche' proprio in questi giorni ha schierato 3mila poliziotti in piu' per pattugliare i confini di Serbia e Croazia al fine di proteggere le frontiere ed evitare l'arrivo di terroristi.
Com'e' possibile vedere dopo i Paesi Baltici anche i paesi dell'Europea dell'Est stanno usando la linea dura contro gli immigrati e stanno facendo la voce grossa contro i parassiti della Ue che vorrebbero riempire questi paesi di criminali e terroristi e sicuramente la maggioranza degli italiani concorda con queste misure di buon senso.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4994_UNGHERIA_REPUBBLICA_CECA_E_SLOVACCHIA_SI_ALLEANO_CONTRO_LA_UE_CHE_VUOLE_IMPORRE_I_MIGRANTI_ISLAMICI_VERTICE_A_SETTEMBRE

martedì 28 giugno 2016

IL PARTITO POPOLARE SLOVACCO RACCOGLIE LE FIRME PER RITIRARE IL PAESE DALL'UNIONE EUROPEA (SLOPOIS)

Il Partito Popolare della Slovacchia ha lanciato una petizione per tenere un referendum sull'Unione Europea dopo il successo del Brexit.

"I cittadini del Regno Unito hanno deciso di rifiutare Bruxelles ... E 'un momento alto per la Slovacchia di lasciare l'Europa in fase di affondamento, lunedì cominciamo a compiere un altra delle nostre promesse elettorali -. Iniziare a raccogliere firme per indire un referendum sul ritiro della Slovacchia dalla UE, "ha confermato il partito sul suo sito web.
Secondo la legge slovacca, sono necessarie 350.000 firme per lanciare un referendum vincolante.
In slovacco questo possiamo chiamarlo Slopois=Slovakia pois.Slovacchia fuori.
Brexit era il termine abbreviato usato per British-Exit.
Certamente suona male in altri nomi come Slovacchia-Exit=Sloxit.
Lo ha annunciato Marian Kotleba presidente del partito, che ha annunciato il lancio di una petizione già nel Venerdì 24 giugno, dopo il referendum britannico che ha scelto con successo l'uscita dall'Unione Europea.

"Oggi abbiamo avuto una riunione dell'Ufficio di presidenza in cui si determina i piani d'azione, quindi è stato uno shock che dobbiamo dare a tutti i cittadini la possibilità di commentare la loro firma, il loro interesse per un referendum o no", ha detto Kotleba.
Secondo lui, la Slovacchia può esistere senza l'Unione europea. Egli pensa che il paese avrebbe funzionato ancora meglio.
Kotlebovci ha accolto con favore il successo britannico sul lasciare l'UE.



Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160625/1041941483/slovakia-eu-membership.html

giovedì 26 maggio 2016

SLOVACCHIA: BRATISLAVA SI OPPONE A INTEGRARE NUOVI IMMIGRATI


BRATISLAVA - Se qualcuno dice che la Slovacchia può ospitare culture diverse, ''va contro l'essenza del paese''. In un'intervista per l'agenzia ''Tasr'' lo ha detto il primo ministro socialdemocratico Robert Fico, confermando che Bratislava, sotto la sua guida, mantiene il rifiuto delle quote migratorie. ''La nostra posizione e' legittima, e non la cambieremo'', ha detto Fico, sottolineando che il pragmatismo dell'atteggiamento del governo slovacco e' confermato dalla realta'. ''Si e' visto che altri paesi, inizialmente favorevoli alle quote, si attestano ora sulla nostra linea. E se guardiamo quante persone sono state trasferite in base alle quote, i numeri sono minimi o nulli'', ha detto il primo ministro. Il premier ha dichiarato che l'interesse del paese e' preservare le proprie tradizioni. In questo contesto, Fico ha ribadito che in Slovacchia non puo' esserci ''una comunità islamica integrata'', aggiungendo che ''non voglio in Slovacchia decine di migliaia di musulmani che a poco a poco promuoveranno la loro cultura''. La posizione del premier slovacco è condivisa da oltre l'85% della popolazione, secondo recenti sondaggi.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-3853_SLOVACCHIA_NIENTE_MIGRANTI

mercoledì 4 maggio 2016

UNGHERIA, POLONIA, SLOVACCHIA, REPUBBLICA CECA RESPINGONO LA REDISTRIBUZIONE DEGLI IMMIGRATI


I rappresentanti del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia e Slovacchia) hanno nuovamente respinto la proposta della Commissione europea relativa alla ridistribuzione obbligatoria dei migranti nei 28 stati membri. Il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek si e' detto ''spiacevolmente sorpreso'' dagli sforzi della Commissione europea di mettere in funzione i meccanismi di redistribuzione, Slovacchia e Polonia ritengono la procedura ''assurda e irreale''. La Commissione europea non dovrebbe, secondo Zaoralek, promuovere una misura che divide l'Europa. Il ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto ha definito la proposta inaccettabile e il comportamento dell'Ue some un affronto alla sovranita' degli stati membri.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-8929_MIGRANTI_UNGHERIA_POLONIA_SLOVACCHIA_REPUBBLICA_CECA_RESPINGONO_PROPOSTA_UE

lunedì 15 febbraio 2016

UNGHERIA POLONIA REPUBBLICA CECA AUSTRIA SLOVACCHIA E FRANCIA VOGLIONO ''LA TESTA'' DELLA MERKEL PER IL DANNO MIGRATORIO


BERLINO - Nello scontro sulla distribuzione dei profughi all'interno dell'Unione Europea, la cancelliera tedesca Angela Merkel - che è anche alla guida della Cdu - appare sempre piu' isolata. A pochi giorni dal vertice europeo di Bruxelles, previsto per giovedi' e venerdi' prossimi, il premier francese Manuel Valls ha respinto l'ipotesi di accogliere un maggior numero di migranti. "La Francia si e' impegnata ad accogliere 30 mila profughi, ma non di piu'", ha dichiarato ieri Valls secondo quanto riferito dal suo ufficio a margine della Conferenza sulla sicurezza di Monaco.
Oggi, invece, si incontrano i paesi del cosiddetto gruppo di Visegrad (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) a cui sì è aggiunta l'Austria, e questo è un segnale fortissino rivolto alla Germania a guida Merkel. E' evidente sia una aperta ribellione.
I paesi di Visegrad sono tra i piu' critici nei confronti della politica di accoglienza tedesca, e premono affinche' la Macedonia chiuda i suoi confini meridionali con la Grecia, arginando cosi' i flussi migratori verso i Balcani e da li' verso l'Europa continentale.
Il premier slovacco Robert Fico ha accusato la Germania e altri partner della Ue di voler imporre un "diktat" a tutti i paesi che non condividono la loro posizione nella politica relativa ai rifugiati. Secondo Fico, con la sua politica dell'accoglienza la Germania ha commesso un errore ed ora vorrebbe costringere gli altri paesi a "pagarne le conseguenze".
"L'idea e' semplice: io invito degli ospiti a casa mia e quando mi rendo conto che sono troppi, busso alla porta del vicino per chiedere se li puo' accogliere lui", ha commentato il primo ministro slovacco.
E la risposta è: no.
Intanto, l'incontro tra i paesi del gruppo Visegrad rende Berlino sempre piu' nervosa: oggi, infatti, i capi di governo di Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Polonia incontrano i leader di Macedonia e Bulgaria per discutere la chiusura dei confini esterni della Ue, senza la partecipazione della Grecia ormai considerata di fatto fuori da Schegen.
Ma la cancelliera Merkel non e' sotto attacco solo sul "fronte orientale": la sua politica dell'accoglienza ha creato una spaccatura anche in Germania.
Secondo le parole del segretario del Partito Liberale tedesco Chistian Lindner, nel caso in cui la Cancelliera dovesse uscire a mani vuote dal vertice europeo sulla crisi migratoria, la leader della Cdu dovra' porre la questione della fiducia in Parlamento.
L'autorita' della cancelliera e' "fortemente offuscata", ha dichiarato Lindner all'Agenzia di stampa "Dpa". "Se al vertice europeo non sara' decisa una soluzione credibile alla crisi dei profughi, Merkel dovra' chiedere al Bundestag la fiducia", ha chiesto il segretario dell'Fdp, partito attualmente non rappresentato nel Parlamento tedesco.
"Le parole del segretario della Csu non possono essere semplicemente accantonate", ha aggiunto Lindner, secondo cui "i continui litigi e la profonda diffidenza paralizzano l'intero governo e sottopongono il paese ad una prova difficile".
Sono tutte avvisaglie della "tempessta perfetta" che sta per abbattersi su Angela Merkel.

Redazione Milano.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4699_UNGHERIA_POLONIA_REPUBBLICA_CECA_AUSTRIA_SLOVACCHIA_E_FRANCIA_VOGLIONO_LA_TESTA_DELLA_MERKEL_PER_IL_DISASTRO_MIGRANTI

lunedì 11 gennaio 2016

SPECIALE SLOVACCHIA / IL PREMIER ROBERT FICO: ''FINANZIAMENTI UE PER I MIGRANTI LI SPENDEREMO INVECE PER LA SICUREZZA''


BRATISLAVA - Le dichiarazioni del primo ministro Robert Fico, contrario alla creazione di comunita' musulmane in Slovacchia, si inseriscono in un quadro ben piu' ampio di reazioni da parte del governo di Bratislava basate sull'idea di un'integrazione sociale e culturale impossibile dei profughi che ha portato il paese a presentare il ricorso contro le quote Ue di redistribuzione dei migranti e modificare la legge antiterrorismo.
Il tutto si inserisce poi in un contesto ancora piu' articolato che non puo' prescindere dalle imminenti elezioni parlamentari, in programma per il 5 marzo, e che il premier Fico e' intenzionato a vincere. "La Slovacchia deve essere messa al sicuro da minacce esterne e l'unico modo per minimizzare i rischi legati al terrorismo e' quello di impedire la creazione di una comunita' musulmana in Slovacchia, come accadrebbe se venissero effettivamente messe in atto le disposizioni relative alle quote dei migranti".
Queste le parole di ieri del premier Robert Fico, in risposta alle molestie sessuali e alle rapine avvenute la notte di capodanno in Colonia, in Germania, da parte di uomini musulmani ai danni di centinaia di donne, e che hanno trovato eco su tutta la stampa locale e internazionale facendo "tremare" l'Ue su una possibile - anzi: certa - chiusura delle frontiere nei confronti dei rifugiati musulmani. Bruxelles teme un effetto domino sul fronte della sicurezza visti anche i recenti controlli alle frontiere interne nell'area Schengen, introdotti da Svezia e Danimarca.
Il primo ministro, dopo aver ribadito l'intenzione del governo di lavorare per una maggiore difesa dei confini europei, ha aggiunto che, d'ora in avanti, gli aiuti finanziari Ue destinati alla gestione della crisi migratoria non verranno utilizzati da Bratislava per il sostegno dei rifugiati ma per le migliorare le strutture di sicurezza che proteggono la frontiera esterna dello spazio Schengen.
Sul "problema integrazione", riferendosi ai fatti di Colonia, Fico ha poi aggiunto che "i recenti avvenimenti hanno mostrato che la formazione di una società multiculturale e' un sogno", soprattutto in un paese come la Slovacchia, unica realta' tra i 28 stati membri dell'Ue in cui non esiste una moschea e dove, su 5 milioni di abitanti, 3,5 milioni sono di fede cristiana e 1,3 milioni sono atei. Il numero di musulmani in tutto il paese dovrebbe attestarsi sulle 1000 unita' (dato del 2012).
Le dichiarazioni di ieri vanno pero' inserite in un contesto piu' ampio e gia' noto sull'atteggiamento slovacco nei confronti della politica migratoria europea. Bratislava si e' fortemente opposta alle quote di redistribuzione dei profughi, presentando ricorso presso il tribunale europeo il 2 dicembre scorso, come per altro consentito dai regolamenti della Ue.
La stessa posizione critica e' stata espressa dai partner del gruppo di Visegrad (il cosiddetto V4) con Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia, che non hanno approvato il metodo di decisione utilizzato dall'Ue e che percepiscono la misura voluta dalla Commissione Ue come una violazione della sovranita' nazionale. Inoltre, secondo i paesi del V4, i profughi intendono trasferirsi nei paesi ricchi dell'Ue - come Germania, Regno Unito e paesi scandinavi - e non essere ricollocati nei paesi dell'Europa centro orientale.
Oltre a questo, per Bratislava la vera priorita' e' la difesa dei confini con l'Ucraina, dove la situazione di conflitto nell'ex Repubblica sovietica genera un flusso di profughi proprio verso la Slovacchia.
A livello europeo, i paesi V4 hanno invece sempre sostenuto la politica di difesa delle frontiere Schengen e di aiuti alla Turchia.
"La Slovacchia non e' intenzionata a disinteressarsi della problematica migratoria, al contrario, siamo un paese molto attivo in tal senso. Coi nostri partner V4 abbiamo inviato 300 militari a difesa di Frontex. Abbiamo inviato forze di polizia in Slovenia e sosteniamo finanziariamente l'Ungheria. Collaboriamo attivamente con Vienna e ospitiamo temporaneamente profughi che hanno chiesto asilo in Austria, secondo un meccanismo di rapporti bilaterali che sta divenendo molto popolare. Questo e' il modo in cui intendiamo operare, cioe' su accordi e decisioni prese da paesi sovrani, non tramite direttive imposte dall'alto", aveva dichiarato Fico il 2 dicembre scorso. Ieri il premier ha aggiunto che la Slovacchia inviera' a breve una missione di questo tipo anche nell'ex repubblica jugoslava di Macedonia.
Un aspetto rilevante dell'insieme delle posizioni espresse dal Presidente Fico riguarda il fatto che diversamente da quello che si potrebbe pensare, il suo governo e il suo partito non appartengono allo schieramento delle destre europee, bensì del centrosinistra. Questo, in aperto contrasto con le posizioni - ad esempio - del governo Renzi in Italia.

Redazione Milano.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4639_SPECIALE_SLOVACCHIA__IL_PREMIER_ROBERT_FICO_FINANZIAMENTI_UE_PER_I_MIGRANTI_LI_SPENDEREMO_INVECE_PER_LA_SICUREZZA

mercoledì 2 dicembre 2015

LA SLOVACCHIA SI OPPONE IN TRIBUNALE CONTRO LE QUOTE OBBLIGATORIE IMPOSTE DALL'UNIONE EUROPEA

Nella Corte Europea è stato presentato un esposto da parte delle autorità slovacche per invalidare la decisione di Bruxelles sulle quote per i migranti, segnala l'agenzia Reuters riferendosi al capo del governo slovacco Robert Fico.

"Chiediamo che la corte stabilisca non valida la decisione in merito alla distribuzione obbligatoria delle quote sui migranti", — ha detto Fico ai giornalisti. "Credo che queste quote siano inutili e tecnicamente irrealizzabili. Le nostre parole sono giustificate, le quote hanno fallito," — ha chiarito il primo ministro.
A fine settembre Bruxelles aveva adottato un piano per la distribuzione di 120mila profughi tra gli Stati membri dell'UE. Le quote per i migranti dipendono da una serie di parametri, tra cui la dimensione dell'economia e della popolazione.
La Slovacchia, insieme con Repubblica Ceca, Ungheria e Romania, ha votato contro le quote, insistendo sul principio della volontarietà per accogliere i rifugiati.
Allora Fico aveva dichiarato che il governo slovacco "non avrebbe implementato la decisione scaturita dai ministri degli Interni della UE e l'avrebbe impugnata."

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20151202/1653982/RobertFico-Immigrazione-Profughi-Bruxelles.html#ixzz3tB2jFKeW

giovedì 1 ottobre 2015

LA NAZIONE SLOVACCA FA RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA CONTRO LE QUOTE DI MIGRANTI IMPOSTE DALLA COMISSIONE


Il Primo Ministro della Slovacchia Robert Fico annuncia che inoltrerà un ricorso formale presso la Corte di Giustizia europea contro la decisione dell'Ue di ridistribuire i migranti tra i Paesi europei in base al criterio delle quote obbligatorie.
Secondo le quote approvate a maggioranza dai leader Ue, 120mila richiedenti asilo dovranno essere ridistribuiti nei Paesi membri dell'Unione.
Intanto, in un'ottica di espansione del Paese all'interno della politica europea, è stato annunciato dall'esecutivo slovacco che una delegazione del governo, formata dal premier Robert Fico, dal ministro degli Esteri, Lubomir Lajcak, e dal ministro delle Finanze, Petr Kazimir, si recherà a Cuba dal 7 al 10 ottobre.
La delegazione incontrerà il presidente cubano Raul Castro e alcuni esponenti del governo cubano. I colloqui saranno incentrati soprattutto sui rapporti bilaterali tra i due Paesi. Si tratta della prima visita ufficiale della Slovacchia nell'isola caraibica. La decisione è stata presa in seguito alla scelta di riaprire i rapporti tra Cuba e l'Occidente.
Rapporti di collaborazione aperti anche con la casa automobilistica Jaguar che aprirà uno stabilimento nella città di Nitra, alle pendici del monte Zobor, in seguito all'accordo tra il governo slovacco e la società automobilistica britannica.
Il governo slovacco pensa di stanziare alla regione di Nitra fondi per 7,9 milioni di euro, 5,4 dei quali destinati alla riduzione della disoccupazione giovanile. Ulteriori 2,5 milioni saranno utilizzati per la modernizzazione d'infrastrutture, scuole e opere d'arte.

martedì 1 settembre 2015

LA SLOVACCHIA ALLA FRANCIA: NON ESISTE PROPRIO DI REDISTRIBUIRE GLI IMMIGRATI


''Non e' stata la Slovacchia a bombardare, destabilizzando Siria e Libia'': il premier slovacco Robert Fico respinge cosi' le critiche del ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, secondo il quale i Paesi dell'est europeo stanno conducendo una ''politica scandalosa'' nei confronti dei profughi. Lo riportano vari media on-line slovacchi. ''Non saremo mai d'accordo'' col sistema di ricollocamento su scala europea dei richiedenti asilo proposto dalla Commissione Ue, afferma il leader slovacco, secondo il quale la maggior parte dei migranti arrivano per ragioni economiche e devono essere rimpatriati.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-6627_SLOVACCHIA_ALLA_FRANCIA_NON_SE_PARLA_PROPRIO_DI_REDISTRIBUIRE_I_MIGRANTI

lunedì 27 luglio 2015

L'ENERGIA NUCLEARE E' IL FUTURO NEL TERRITORIO POST SOVIETICO

Dalla Russia al Caucaso, dal Baltico all’Ucraina, il futuro è quello dell’energia nucleare.

L’energia nucleare rimane un punto fermo sia nello spazio post-sovietico che in vari paesi dell’ex Urss che dopo il crollo del comunismo si sono integrati nell’architettura economica e politica occidentale. Dalla Russia al Caucaso, dall’Est Europa all’Asia centrale, spesso e volentieri con l’appoggio finanziario e tecnologico di Mosca attraverso l’Agenzia Federale Rosatom e le sue consorelle, a partire da Atomstroyexport che si occupa della costruzioni di centrali atomiche all’estero, il nucleare costituisce un elemento fondamentale nel mix sulla scacchiera energetica euroasiatica. E lo sarà anche nel futuro.
Da una parte il motore è essenzialmente quello russo per gli stati che a livello geopolitico hanno rapporti più stretti con il Cremlino, dall’altra – per chi aspira a una maggiore indipendenza energetica e punta alla diversificazione delle attuali fonti – gli agganci sono quelli offerti dagli Stati Uniti. Proprio questo aspetto è estremamente evidente in Ucraina, la repubblica ex sovietica al centro di una crisi politica, economica e militare che ha coinvolto Russia, Usa e Unione Europea e che sta producendo conseguenze anche per quel riguarda le scelte energetiche del paese, sia sul versante del gas che proprio su quello del nucleare.
L’Ucraina è fortemente dipendente dall’energia nucleare e circa la metà del fabbisogno elettrico è soddisfatto dai 15 reattori attivi nelle 4 centrali del paese. Il complesso di Zhaporizha è quello più grande d’Europa, arrivato alla cronaca negli ultimi tempi per alcuni piccoli, ma ripetuti incidenti che si sono verificati comunque senza conseguenze. Tutti i reattori ucraini sono di costruzione russa, ma sia a causa del conflitto nel Donbass sia per scelte avviate già prima della rivoluzione dello scorso anno, l’Ucraina ha avviato l’acquisto di combustibile non più dalla Russia, ma dagli Stati Uniti (Westinghouse). Tutti i governi ucraini, passati e presenti, hanno ribadito inoltre la necessità di proseguire con il nucleare – nonostante lo spettro incancellabile della catastrofe di Chernobyl avvenuta nel 1986 – e ci sono piani, per ora non avviati a causa delle difficili condizioni economiche, per la costruzione di una nuova centrale del sud dell’Ucraina. Se il rapporto tra la russa Rosatom e la corrispondente ucraina Energoatom è compromesso dal contesto geopolitico, Kiev appare sempre più intenzionata ad affidarsi a tecnologie e investitori occidentali.
Lo stesso vale per la Lituania, ex repubblica ex sovietica ora membro dell’Unione Europea. Vilnius ha già chiuso la centrale di Ignalina nel 2009, ma l’esigenza di maggiore indipendenza energetica e la guerra in Ucraina hanno riportato d’attualità i piani comuni con gli altri due paesi baltici, Estonia e Lettonia, per la costruzione di nuovi reattori a Visaginas, congelati dopo un referendum consultivo nel 2012. Accordi con la giapponese Ge Hitachi sono tutt’ora in discussione per quella che potrebbe essere la prima centrale Made in Japan in Europa.
Poco oltre il confine orientale lituano, in Bielorussia, a Ostrovets, è in costruzione la prima centrale atomica del paese che sarà completata nel 2018. Il progetto gestito dalla russa Atomstroyexport prevede la realizzazione di 2 reattori con la capacità complessiva di 2400 Mve. La Bielorussia, la cui strategia energetica prevede una graduale riduzione dell’import di gas russo, prevede comunque nei progetti di diversificazione una inevitabile collaborazione con Mosca. Minsk fa parte, insieme con Kazakistan, Kirghizistan e Armenia, dell’Unione Euroasiatica avviata sotto la presidenza di Vladimir Putin.
In Caucaso si affida ancora al nucleare l’Armenia. Il sito di Metsamor, costruito negli anni Settanta è considerato uno dei più pericolosi della regione (già chiuso per cinque anni dopo il devastante terremoto del 1988) e teoricamente potrebbe cessare di generare energia nel 2016. Alla luce del fatto che produce il 40% dell’elettricità di cui ha bisogno la repubblica caucasica e che non esistono al momento alternative è probabile però che ne venga prolungata l’operatività per qualche anno. Nel 2014 il governo ha approvato la costruzione di un nuovo reattore, dopo la creazione di una joint-venture russo-armena trainata da Atmostroyexport che si occupa del progetto.
Mentre i maggiori paesi dell’Asia centrale (Kazakistan e Turkmenistan) hanno ormai abbandonato il nucleare, rimanendo però fondamentali come fornitori di materiale combustibile (uranio), in quelli orientali dell’Unione Europea sono ancora diversi quelli che seguono la scia dell’atomo: in Bulgaria 2 reattori di Kozloduy sono ancora attivi, mentre il progetto della nuova centrale di Belene con il supporto russo è finito nel vuoto. Ora a Sofia si discute se potenziare con un nuovo reattore il vecchio sito di Kozloduy e il pole position c’è Westinghouse.
In Repubblica Ceca (6 reattori in 2 centrali) le bocce al momento sono ferme, la strategia energetica di Praga prevede però di aumentare la fetta del nucleare dall’attuale 35% al 58% nel 2040. Per le costruzioni di nuovi reattori tra Temelin e Dukovany sono in corsa russi, coreani, cinesi e americani. In Slovacchia 2 nuovi reattori sono in costruzione a Mochovce e dovrebbero partire tra il 2016 e il 2017, altri 2 sono in progetto a Bohunice e Kecerovce. In Ungheria è previsto il potenziamento della centrale di Paks con 2 reattori e anche in questo caso è la Russia a gestire il progetto dopo l’accordo raggiunto la scorsa primavera tra Vladimir Putin e il premier ungherese Viktor Orban.
In Romania sarà invece la Cina (China General Nuclear Power Group) a costruire 2 reattori a Cernavoda che produrranno energia dal 2019-2020. Più o meno nello stesso periodo potrebbe partire la costruzione della prima centrale atomica in Polonia, dato che a Varsavia si pensa ormai da un po’ di affidare parte della produzione energetica al nucleare. La compagnia statale PSE (Polskie Sieci Elektroenergetyczne) partecipa già al progetto lituano di Visaginas.
Infine ovviamente la Russia, dove sono operativi 34 reattori in 11 siti per una potenza totale di 25264 Mwe, 9 sono in costruzione e altri 31 in progetto da qui al 2030. Mosca si muove con decisione per un ruolo maggiore del nucleare e lo sviluppo di nuove tecnologie. Rispetto all’inizio degli anni Novanta non solo è aumentata l’efficienza, ma l’intero settore, compreso l’export di materiali e tecnologie, si è stabilizzato come uno dei pilastri portanti dell’economia. La Russia è il leader mondiale per quanto concerne i reattori a neutroni veloci.

Fonte:http://rassegnaest.com/2015/07/16/ex-urss-nucleare-avanti-tutta/

martedì 14 luglio 2015

DOPO INGHILTERRA, GRECIA E AUSTRIA ANCHE IN SLOVACCHIA AUMENTA LA TENSIONE CONTRO L'UNIONE EUROPEA


LONDRA - Dopo Grecia e Austria un altro paese vuole fare un referendum contro l'Unione Europea.
Alcuni giornali hanno riportato la notizia che il governo slovacco avrebbe l'intenzione di indire un referendum per chiedere ai suoi cittadini se e quanto vogliono pagare per inviare aiuti economici alla Grecia.
Al momento non e' chiaro se e quando questo referendum si fara' ma quel che conta e' che sempre piu' paesi stanno usando questo strumento per distruggere la UE dall'interno e per i parassiti di Bruxelles le cose cominciano a farsi piuttosto complicate.
A tale proposito e' interessante la dichiarazione che Mario Monti ha fatto pochi giorni fa quando ha dichiarato che l'euro ha ormai i giorni contati e a Novembre, dopo le elezioni spagnole, potrebbe crollare tutto.
L'ex commissario europeo e' convinto che il movimento antiausterita' Podemos possa vincere le elezioni ma probabilmente i referendum che si potrebbero tenere in Austria e in Slovacchia potrebbero far crollare tutto molto prima. Solo la classe politica italiana non si rende conto di tutto questo e continua ad agire come se nulla fosse.
GIUSEPPE DE SANTIS - Londra


Fonte:http://www.ilnord.it/i-1470_SLOVACCHIA_REFERENDUM_NO_UE

venerdì 19 giugno 2015

SERBIA: L'UNIONE EUROPEA VOLEVA ESCLUDERCI DAL TURKISH STREAM

L’UE aveva proposto alla Russia di costruire il gasdotto “Anello orientale” attraverso Bulgaria, Romania, Ungheria e Slovacchia, ma escludendo la Serbia.

Lo ha comunicato ai giornalisti serbi a San Pietroburgo il vice premier del governo serbo, ministro degli Esteri Ivica Dačić, dopo il suo incontro con il CEO di Gazprom Alexey Miller.
"Da parte dei funzionari di Bruxelles non potevo neanche immaginare tanta ipocrisia, perché sono stati soprattutto loro a far fallire il progetto "South Stream", — ha detto Dačić.
A detta del ministro serbo, quando il gas russo deve andare in Serbia, ciò rappresenta un problema politico, ma quando il gas è destinato ai paesi dell'Europa occidentale e settentrionale, "l'economia non ha nulla a che vedere con la politica".
"Se quello che ho sentito per la prima volta è vero, occorre parlare molto seriamente con la Commissione europea del loro atteggiamento nei confronti della Serbia, dei suoi interessi e dei suoi cittadini", — ha rilevato Ivica Dačić.
Il ministro degli Esteri serbo ha rilevato che durante l'incontro con Miller egli ha confermato l'intenzione della Serbia di continuare la cooperazione con Gazprom, facendo ricordare che il suo paese è rimasto deluso dalla cancellazione del progetto "South Stream", che aveva per esso un'importanza vitale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150619/590828.html

giovedì 11 giugno 2015

UN FIUME DI SOLIDARIERTA' DI VOLONTARI SLOVACCHI SI DIRIGE VERSO IL DONBASS PER DIFENDERLO DAL REGIME


Il ministero degli Esteri della Slovacchia ha esternato le sue preoccupazioni in merito a questa notizia. Il portavoce Peter Susko ha dichiarato che a suo parere questi volontari destabilizzano la situazione e ostacolano la ricerca di una soluzione diplomatica al conflitto, danneggiando contemporaneamente gli interessi della Slovacchia in politica estera.
Da parte di Praga manca una reazione ufficiale alla possibile partecipazione di cittadini cechi nei combattimenti nel Donbass dalla parte delle milizie. Alla domanda precisa di "Sputnik" riguardo questo fatto, il portavoce del ministero degli Esteri della Repubblica Ceca David Frous aveva invitato a guardare il sito del dicastero della diplomazia ceca, dove tuttavia non abbiamo ancora trovati commenti in proposito, così come nei media nazionali: non ci sono conferme da parte del ministero degli Esteri della Repubblica Ceca sulla partecipazione di propri connazionali nei combattimenti dalla parte delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk.
Tuttavia i "nuovi legionari cecoslovacchi" nel Donbass già esistono. Una guarnigione ceco-slovacca opera nella cosiddetta 15° Brigata Internazionale delle forze armate dell'autoproclamata Repubblica Popolare di Donetsk, riferisce "Aktuality.sk".
Uno dei combattenti slovacchi in servizio nell'unità, in condizione di anonimato, ha raccontato ad "Aktuality.sk" che fianco a fianco con i filorussi combattono 4 slovacchi e 4 cechi. Alla domanda sulla presenza di truppe russe nel Donbass, il volontario slovacco ha osservato:
"La Russia non ci aiuta né moralmente nè politicamente. Invia aiuti umanitari, più di quanto sia necessario. Qui non è necessario l'esercito russo. Ci sono molti volontari incredibili. I tank che abbiamo sono un trofeo, così come i blindati".

Il legionario ha raccontato come avviene la selezione per l'unità. La brigata conduce la selezione sulla sua pagina Facebook, dove elenca le condizioni per essere presi, come ad esempio: la conoscenza del russo, buone condizioni fisiche, età fino a 40 anni. Secondo lui, a febbraio, marzo ed aprile hanno combattuto a Debaltsevo, mentre a maggio sono stati schierati vicino Marinka. I cechi e gli slovacchi ricevono uno stipendio di circa 8.000 grivnie (340 euro).
Perché i cechi e gli slovacchi sono andati in guerra nel sud-est dell'Ucraina? Forse qualcuno ha radici russe e si sente in qualche modo coinvolto. Qualcuno è per natura un avventuriero in cerca di brividi. Per una ragione o per un'altra l'aver preso parte ai combattimenti nell'esercito di un Paese straniero ai cittadini cechi può costare in patria fino a 5 anni di reclusione. Ma a quanto pare anche questa minaccia non li scoraggia.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150609/526258.html#ixzz3clO1zTdV


mercoledì 18 marzo 2015

DOPO LA BULGARIA ANCHE LA SLOVACCHIA MIGLIAIA DI PERSONE PROTESTANO CONTRO LA PRESENZA DELLA NATO


La tensione in Europa, alimentata dalla guerra in Ucraina e dalle dichiarazioni bellicose del segretario della NATO Stoltenberg, oltre ai vari esponenti dell’ Amministrazione USA, si è ulteriormente aggravata con l’invio di mezzi corazzati e truppe statunitensi nei paesi baltici.
Questa situazione sta suscitando forti malumori e proteste nell’opinione pubblica sia in Germania che in alcuni paesi dell’Est, come nella Repubblica Ceca ed in Slovacchia, dove la popolazione non vuole essere coinvolta in conflitti che le sono estranei e rifiuta l’idea di nuove basi militari NATO sul proprio territorio. In quest’ultimo paese si sono svolte manifestazioni di protesta contro la NATO.
Dal nostro corrispondente – Si è svolta una manifestazione significativa la scorsa settimana a Bratislava, in Slovacchia, al grido di “Noi non vogliamo la base NATO in Slovacchia” il Giovedi scorso si sono radunati una folla di centinaia di persone sulla Hviezdoslavovo Square di Bratislava, fra loro vi era l’ex primo ministro, John Čarnogurský, presente anche l’ attivista per la pace, Eduard Chmelar, il docente universitario, Francesco Škvrnda, autore della “Carta del 2015″, un documento di condanna della corsa bellicista della NATO in Europa. Si è rivolto alla folla l’intellettuale Štefan Kalina. L’evento è stato organizzato anche per sostenere la lotta del rappresentante del movimento ceco “Nessune basi” e il presidente della Matica Slovacca Marian Tkáč.
John Čarnogurský, parlando alla folla assiepata sulla piazza, ha sottolineato che il 12 di marzo si deve considerare come un giorno importante per la Slovacchia, giornata che fra qualche anno passerà alla storia come il giorno in cui si sono raccolti i “liberi cittadini di Slovacchia per dimostrare che non vogliono ritorno della Slovacchia nel clima di un conflitto armato per gli interessi estranei al paese e per ribadire che questo non è è il nostro conflitto “.
La gente portava in mano bandiere slovacche e sono apparsi striscioni e cartelli come “NATO GO HOME”, “mild” o “Andrej Kiska disgrazia della Slovacchia”.
Il docente universitario Francesco Škvrnda si chiede perché la NATO stia attuando una politica di tensione e di provocazione: “perché ci vogliono coinvolgere in questioni con cui non abbiamo nulla in comune”, manifestiamo come noi slovacchi non vogliamo (sia vecchie o nuove) basi NATO o truppe straniere sul nostro territorio, né vogliamo che i soldati Slovacchi vadano a combattere nel mondo contro quelli che non ci hanno fatto nulla.
Ricorda il docente che, alle origini della sua formazione, l’Organizzazione del Trattato Nord Atlantico, la NATO , serviva per una stabilità, senza conflitti ma la rottura è avvenuta nel 1999, quando la NATO ha bombardato la Jugoslavia.
Štefan Kalina, per “Charter 2015″, ha detto che i membri della congregazione per la Carta 2015 (si terrà il 10 marzo a Kosice) tutti richiedono la neutralità del paese e desiderano che la Slovacchia si ritiri dalla NATO e si vuole il mantenimento della pace in Europa.
Un altro segnale di protesta nelle parole di uno degli organizzatori, John Čarnogurský, il quale ha deciso di pianificare per il 26 marzo un’altra manifestazione nella stesso luogo. “La creazione di basi Nato in Slovacchia semplicemente non si permetterà”, ha aggiunto.

Fonte:http://www.stopeuro.org/monta-la-protesta-anche-in-slovacchia-contro-la-nato-e-linstallazione-di-basi-militari-usa-nel-paese/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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