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giovedì 4 maggio 2017

IL DESTINO DELLA CINA E DELLE MONARCHIE ARABE E' NELL'EUROPA TEDESCA



Almeno tre diverse fazioni geopolitiche hanno preso di mira l'Europa solo nell'ultimo decennio.
E queste tre fazioni hanno trovato nell'Europa un crocevia di reciproci interessi economici e sociali che nell'arco di pochi anni hanno determinato il declino sociale ed economico dei Paesi all'interno dell'Unione Europea, ponendo fine alla sovranità nazionale e poco alla volta anche all'identità dei Paesi europei.
Queste fazioni hanno messo lo sguardo sul territorio europeo da ben oltre un decennio, ma i piani di uno sviluppo a lungo termine di tali progetti sono in pieno sviluppo solo in questi anni.
L'Europa è diventata ufficialmente il crocevia e nucleo di influenza delle politiche arabe, tedesche e cinesi.
E' vago parlare di politiche arabe, ma è opinione che le monarchie del golfo (includendo anche la Turchia) abbiano messo occhio sul territorio europeo per perseguire un progetto di interesse comune volto a mutare per sempre la demografia della società europea.

Nel 1974, all'assemblea dell'ONU un discorso da parte dell'ex dittatore algerino Houari Boumediene fa riflettere:
«Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli.
Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria».
Molto probabilmente tale dichiarazione è stata passata nel dimenticatoio dalla maggior parte delle persone ma quello che si sta verificando in questi anni in Europa, con il costante afflusso di migliaia di clandestini di origini africane e araba da numerosi Paesi anche non in guerra all'interno del territorio europeo, conferma che tale promessa è stata mantenuta e ora il territorio europeo è diventato terra fertile del terrorismo, con centinaia di morti solo negli ultimi anni, e di uno spaventoso aumento della criminalità da parte di migranti di origine africana e araba.Nel contempo quello che si sta osservando da parte della monarchie del golfo e della Turchia è un costante afflusso di liquidità impegnato a costruire moschee sul territorio europeo:
-Londra: aperte 423 nuove moschee, chiuse 500 chiese
-Sceicco del Qatar finanzia le moschee in Emilia Romagna.
-Il principe del Qatar punta sull’Italia, 33 moschee in arrivo.
-Il Qatar pronto a costruire 33 nuove moschee in Italia.
-Arabia Saudita pronta a costruire 200 moschee per i profughi siriani in Germania.
-Milano islamica, arrivano due nuove moschee.Esistono chiare evidenze che questa politica di ripopolamento arabo dell'Europa coincide con l'interesse turco più volte espresso di rifondare quello che un tempo fu il territorio dell'Impero Ottomano, di conseguenza estendere ancora di più l'influenza araba sul territorio europeo.

"Noi non siamo solo nello spazio chiuso all'interno dei nostri confini. I confini geografici sono una cosa, quelli spirituali un'altra. I nostri fratelli che vivono in Siria, in Iraq, nei Balcani, nel Caucaso, in Crimea vivono al di fuori dei nostri confini fisici, ma sono nei nostri cuori. Noi non abbiamo pretese sui territori di altri Paesi, ma gli eventi di questi ultimi ci riguardano direttamente" ha detto Erdogan, parlando ad una riunione per l'anniversario della morte del fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Ataturk.
In un'altra dichiarazione in Georgia, (parlando all'Università di Tayke), ha semplicemente dichiarato che lo Stato turco è loro nelle aree che si trovano nelle immediate vicinanze dei confini illegittimi della Turchia.
"Oltre a 79.000.000 abitanti del nostro paese, ci sono anche milioni di fratelli che vivono in altre regioni geografiche con cui abbiamo legami storici.
I nostri interessi sono in Iraq, Siria, Libano, Crimea, Karabakh, l'Azerbaigian, Bosnia e altri Paesi fratelli. Quando la Turchia perderà la sua indipendenza e il suo futuro, allora perderemo interesse in queste aree. Molti storici ritengono che Cipro dovrebbe essere incluso nei confini della Turchia, Aleppo, Mosul, Irbil, Kirkuke, Tbilisi, Salonicco, Varna, Tracia occidentale e nelle isole dell'Egeo, "
ha confermato il 15 ottobre, il presidente dello Stato turco.
In un articolo pubblicato nel mese di agosto 2014 da The National, lo scrittore Piotr Zalewski ha sottolineato le ambizioni egemoniche islamiche della Turchia, definendo così quello che molti hanno già bollato la strategia e la politica neo-ottomana della Turchia.
Zalewski fa riferimento commenti fatti nel 2009 da Ahmet Davutoglu, il primo ministro della Turchia dal mese di agosto, in cui ha effettivamente confermato alla stampa che "Siamo i nuovi Ottomani" poco prima di diventare ministro degli Esteri.
"Qualunque cosa abbiamo perso tra il 1911 e il 1923, a prescindere dalle terre in ci siamo ritirati, saremo ancora una volta a incontrare i nostri fratelli in quelle terre tra il 2011 al 2023." - ha affermato Ahmet Davutoglu, funzionario turco.Quello che appare sempre più evidente è che il continuo afflusso di migliaia di clandestini dall'Africa alla Siria che ogni mese arriva in Italia e Grecia, non appare più come un normale processo di migrazione descritto dal controverso ruolo delle ONG come "salvare vite umane", ma piuttosto un ripopolamento del territorio europeo in costante declino demografico su volontà dell'Europa a guida tedesca.
Sotto questo fenomeno allarmante è qui che emerge il ruolo delle ONG e ancora di più della Germania nel processo di migrazione che è diventato un problema serio per la società europea.
Gli interessi tedeschi in Europa e dei Paesi arabi menzionati entrano in gioco.
A partire dal settembre dell'anno scorso la procura di Catania ha registrato un improvviso proliferare di unità navali delle ONG.

"Fanno il lavoro che prima svolgevano gli organizzatori - denuncia il procuratore Carmelo Zuccaro - accompagnano fino al nostro territorio i barconi dei migranti".
Nei momenti di maggior picco è stata, infatti, registrata la presenza di ben tredici assetti navali.
Intervenendo alla seduta del Comitato di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è tornato a denunciare gli oscuri rapporti tra le ong e l'emergenza immigrazione su cui la procura ha recentemente aperto un fascicolo conoscitivo.
"Ci siamo voluti interrogare - ha spiegato - sulle evoluzioni del fenomeno e perché vi sia stato un proliferare così inteso di queste unità navali e come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico".
Quello che è emerso da questa indagine conoscitiva è che il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ong è la Germania cui fanno capo cinque di queste organizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. Il tutto, sottolinea Zuccaro, con costi mensili o giornalieri "elevati".
"Aquarius" di Sos Mediterranee, a esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno.
Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, ong con sede a Malta, "ha costi per 400.000 euro mensili" e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshall.
"Crea sospetti - ha proseguito il procuratore di Catania - anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi". A questo punto, ha quindi concluso Zuccaro, "ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento: sarà compito della successiva fase conoscitiva. Faremo verifiche ulteriori sulle ong che portano migranti nel nostro distretto".
La ragione per la quale l'Europa a guida tedesca ha imposto la decisione di accogliere centinaia di migliaia di persone all'interno del territorio europeo in così pochi anni non è difficile da comprendere, il problema è che tutto ciò ha avuto gravissime ripercussioni nella sicurezza dei cittadini.

All'inizio di quest'anno, il quotidiano Rheinische Post di Germania ha pubblicato estratti di una relazione del governo, dimostrando che la decisione della cancelliera Angela Merkel di portare 1,5 milioni di migranti musulmani nel paese tra il 2015 e il 2016 non era un gesto umanitario, ma un tentativo deliberato di rallentare il declino della popolazione tedesca e mantenere la vitalità dello Stato del benessere tedesco.
La relazione ha spiegato che i tassi di fertilità della Germania, 160 nati per 100 donne, erano ben sotto quelli necessari per riprodurre la popolazione (che richiede un tasso di fertilità di 210 bambini per 100 donne). Di conseguenza, il governo tedesco ha calcolato che il paese "necessita" di circa 300.000 migranti nuovi migranti ogni anno, al fine di preservare la stabilità economica fino al 2060.
"È ovvio," ha sottolineato Pshenichnikov, "che senza lavoratori l'economia non funzionerà".
"Ma non è così difficile immaginare che cosa tutto ciò possa portare fino al 2060.
Se i calcoli macroeconomici del Cancelliere Merkel sono corretti, l'economia tedesca non avrà problemi con la sua popolazione attiva". Tuttavia, se le tendenze di migrazione continuano, nel momento in cui il 2060 si aggira intorno, "ci saranno molti meno tedeschi reali, per i quali tutto questo si suppone sia calcolato, di quanto non sia oggi".
Nel frattempo la criminalità registrata in Germania solo nell'ultimo anno, ha evidenziato che quanto successo a Colonia nel Capodanno 2015, non è stato un caso isolato ma piuttosto una tendenza culturale che ha diffuso maggiori pericoli non solo nel territorio tedesco ma in tutto il territorio europeo.

Il Ministero degli Interni della Germania ha rilasciato le statistiche sui crimini del 2016, mostrando un drammatico aumento dei crimini violenti, tra cui un aumento del 14,3% degli omicidi e assassinii, un aumento dei rapimenti e degli stupri del 12,7% e un aumento del 9,9% l'anno scorso.
I dati hanno mostrato che gli immigrati clandestini, i rifugiati e i richiedenti asilo sono stati sospettati di aver commesso 174.438 crimini, un sorprendente aumento del 52,7% rispetto all'anno precedente.
Con il numero di cittadini tedeschi sospettati di reati diminuito del 3,4%, i migranti e i profughi sono stati stimati ad aver rappresentato oltre il 12% di tutti i reati sospetti nel 2016.
Il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha definito l'aumento dei crimini dai migranti "inaccettabile" per espellere i migranti illegali che hanno commesso crimini.
Mentre la Germania porta avanti a oltranza queste politiche specialmente facendo pressione sulla controversa Comissione Europea il ruolo tedesco in Europa si espande con la crisi dell'euro, favorendo così alla potenza industriale tedesca di acquistare società di altri Paesi meno economicamente floridi.
La Germania e la crisi greca.
Dall'inizio della crisi al 2015 ha investito 8,7 miliardi di dollari (primato assoluto) e aumentato considerevolmente le sue esportazioni nel Paese ellenico.
In questi anni di sacrifici per la popolazione greca, la Deutsche Telecom ha aumentato dal 40 al 60 per cento la sua partecipazione in Ote (la compagnia telefonica di Stato). Fraport, la società che gestisce gli aeroporti di Francoforte, si è presa i 14 scali regionali più appetiti, tra cui Corfù, Rodi e i due di Creta. L'export tedesco verso Atene è passato dai 4 miliardi e 737 milioni del 2012 ai 4 miliardi 955 milioni del 2014 (ultimo dato disponibile). Si va dai prodotti chimici (27,4 per cento del totale) a quelli alimentari (15,1); dalla meccanica (10,1) all'elettronica (7,2).
Lo stesso vale per una concessione di oltre quattro decenni degli aereoporti greci.
L’importo è di 1,23 miliardi di Euro.
Gli scali aeroportuali sono i principali e più importanti approdi turistici: Creta, Santorini, Mykonos, Salonicco che è la seconda città della Grecia e tanti altri.
I problemi della Grecia con un deficit di bilancio pari a quattro volte il limite dell'UE nel 2009 hanno inoltre rafforzato la domanda di obbligazioni tedesche e, in tal modo, abbassato i costi di finanziamento di Berlino, mentre pesava sull'euro ai profitti degli esportatori tedeschi.
"I tedeschi sono stati molto intelligenti negli ultimi 20 anni a fingere che l'unione monetaria è un problema enorme per loro", ha dichiarato David Marsh, autore di "The Euro: The Politics of the New Global Currency".
"In realtà, sono i grandi vincitori dell'unione monetaria", ha aggiunto. "Hanno una grande quantità fuori di essa. Al momento, l'industria dell'esportazione sta diventando più competitiva. Sono stati molto competitivi a 1,50 dollari, ancora più competitivi a 1,35 dollari.
Un euro più debole rende le merci tedesche più competitive nei mercati al di là dell'Eurozona e le recenti indagini hanno mostrato prospettive migliori per gli esportatori del paese, le cui fortune sono cruciali per la salute dell'economia tedesca - la più grande d'Europa.
Mentre la Germania ha beneficiato tanto dell'Eurozona, i suoi partner meno riusciti sono lasciati a difendersi da soli.
L'eurozona manca di stabilizzatori automatici che altri sindacati monetari applicano tra le varie regioni - vale a dire, trasferimenti fiscali come disoccupazione e vantaggi per l'alloggio, spese sanitarie condivise, pooling dei rischi bancari e assicurazione dei depositi.
Anche nell'area dell'euro manca il grande movimento dei lavoratori attraverso i confini statali goduti dagli Stati Uniti, soprattutto a causa di barriere linguistiche e normative.
Queste caratteristiche istituzionali dell'Eurozona hanno creato un'unione economica altamente ingiusta, che ingrandisce in modo sproporzionato le conseguenze del fallimento.
Quando hanno aderito all'UE, la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna hanno aperto i loro confini e si sono esposti a nuove ondate di commercio, immigrazione e finanza.
La concorrenza con altri Stati membri doveva portare alla «distruzione creativa», per cui le imprese inefficienti, cioè quelle che non potevano competere a livello internazionale, sarebbero andate fuori attività.
Al fine di evitare difficoltà a breve termine, le economie periferiche erano destinate a ricevere grandi somme di fondi UE in compenso.
Questi fondi dovrebbero essere investiti nella ristrutturazione delle economie domestiche. Ma questo non è accaduto.
Finora i tedeschi hanno non solo guadagnato ampiamente dalla crisi dell'euro, rispetto agli altri Paesi dell'eurozona ma poco alla volta hanno iniziato non solo ad acquistare la qualità dell'industria italiana, ma addirittura hanno aumentato la dipendenza dei Paesi membri dell'Unione Europea verso le esportazioni tedesche grazie alle restrizioni economiche imposte alla Federazione Russa avendo come pretesto la guerra civile scoppiata dopo il colpo di stato in Ucraina.

Solo nel 2014 con il passaggio di mano dell’azienda varesina diventano 18 le imprese tricolore comprate dai tedeschi nei primi 10 mesi.
Le tredici censite dalla banca dati M&A di Kpmg al 30 settembre, più altre cinque perfezionate in queste settimane: oltre alla citata MV Agusta, la trevigiana Happy Fit appena acquisita da McFit, la catena tedesca del fitness leader in Europa; la bergamasca Clay Paky, campione mondiale delle luci usate nei grandi eventi, dai concerti di Lady Gaga alla notte degli Oscar, passata al colosso Osram; la bolognese Egs, specializzata in protesi digitali e 3D per odontoiatria, aerospaziale e automotive, rilevata dal gruppo “dentale” Heraeus Kulzer; e la multinazionale Wika, miscelatori di pressione, che ha inglobato la milanese Ettore Cella, da anni suo fornitore, specializzata in termostati per l’industria chimica e Oil&Gas.
Oggi la Germania rappresenta per l’Italia il primo Paese in termini di export grazie ad un business quantificabile in 51 miliardi di euro nel 2015, con una previsione di crescita potenziale di 5,4 miliardi (+10,5%) per il 2019 (fonte Sace).
Un'ulteriore modo con la quale i tedeschi hanno migliorato la dipendenza dell'Europa verso la Germania, è stato l'introduzione di una sequenza di restrizioni commerciali, su pressione alla Comissione Europea, nei confronti della Federazione Russa, portando ad un blocco del commercio verso la Russia da parte dei 28 Paesi membri dell'Unione Europea che si sono visti costretti a sostituire le importazioni ed esportazioni con il mercato tedesco o addirittura quello cinese.
Migliaia di aziende sono fallite nei Paesi baltici, specialmente l'industria della pesca che dipendeva moltissimo dal mercato russo, nel resto dell'Europa centiniaia di aziende hanno preferito trasferirsi sul territorio russo per evitare il regime delle sanzioni, tuttavia i danni economici e le perdite per le decisioni di Berlino e Bruxelles sono costate agli agricoltori europei un valore per svariati miliardi di euro, senza che ci fosse neppure un risarcimento per tali politiche.
Per contro invece la dipendenza dalle esportazioni tedesche in Europa ha subìto un boom evidenziando come tale politica delle restrizioni economiche in realtà fosse una politica tedesca di concorrenza sleale volta ad aumentare la dipendenza dell'Europa dalla Germania che dalla Federazione Russa.
Le esportazioni tedesche nei paesi dell'Europa orientale sono aumentate in percentuale rispetto alle esportazioni di beni e servizi dalla Germania nel suo complesso per la prima volta in quattro anni.
Lo ha riferito il Comitato tedesco sulle relazioni economiche dell'Europa orientale.
Secondo l'Ufficio federale di statistica, la crescita complessiva delle esportazioni tedesche ammontava a circa un per cento nel 2016.
Il flusso di beni e servizi a 21 paesi, sotto la supervisione della commissione per le relazioni economiche dell'Europa orientale, è cresciuto di quasi il 4% A 53,9 miliardi di euro, con un incremento di 2 miliardi rispetto al 2015.
Le esportazioni tedesche in Ucraina sono cresciute al ritmo più veloce. Il volume è aumentato di 550 milioni di euro, pari al 18 per cento più di un anno fa.
Nel 2015 le esportazioni tedesche hanno raggiunto i 1.196 trilioni di euro ($ 1.34 trilioni) ha annunciato l'ufficio statistico tedesco Destatis, aggiungendo che la cifra è basata sui calcoli preliminari.
Il volume delle esportazioni ha segnato un nuovo record annuale di tutti i tempi, segnando un aumento del 6,4 per cento rispetto all'anno precedente, anno in cui vennero introdotte le restrizioni commerciali alla Federazione Russa.
Secondo Destatis, le importazioni sono aumentate notevolmente, raggiungendo un volume di 948 miliardi di euro l'anno scorso, salendo del 4,2 per cento rispetto al livello registrato nel 2014.
Se la Germania è stato il Paese che più si è arricchito a causa della crisi della zona euro, certamente anche l'introduzione di restrizioni commerciali verso la Federazione Russa è stata una mossa sleale ma a vantaggio del mercato tedesco, ora una delle condizioni che alcuni Paesi avrebbero per l'adesione all'Unione Europea è proprio quella di introdurre egli stessi delle restrizioni commerciali verso la Federazione Russa.
Significato: rinunciare al mercato russo a vantaggio del mercato tedesco.
La Germania tra politiche migratorie, crisi della zona euro, acquisto della qualità europea e introduzione di restrizioni al commercio russo dimostra le notevoli capacità di fare affari dalle crisi degli altri Paesi, ma dimostra come l'Europa sia governata da un Paese che a 70 anni dalla Seconda Guerra Mondiale si sia sollevato ed evoluto ma con politiche diverse ancora riesce a controllare e dettare le regole su 28 Paesi di un'intero continente.
Peggiori ancora dei tedeschi tuttavia sono i cinesi, in quanto se da un lato il mercato tedesco determina a suo vantaggio un aumento dell'export neutralizzando una ad una le aziende di altri Paesi tramite il fallimento e poi l'acquisto, la qualità del mercato tedesco è indiscutibile, ma tutt'altro argomeno lo è quello cinese.
Contrariamente ai tedeschi l'invasione europea del mercato cinese e gigantesca e il numero di aziende dal settore industriale a quello agricolo che sono state acquistate nel corso degli ultimi anni semplicemente è incalcolabile, o troppo vasto per farne una lista sintetica, ma i cinesi non si limitano ad acquistare e gestire aziende europee, ma affittano e aprono negozi dove la qualità della merce (Made in China) venduta è remotamente lontana da quella europea.
Il peggio è che la qualità dei nostri prodotti viene assorbita proprio dal colossale livello di acquisti di aziende che i cinesi fanno sul territorio europeo, così che la qualità del livello europeo finisce trasferita nella Repubblica Popolare Cinese assieme agli enormi guadagni che vengono fatti sul territorio europeo, sostituiti in Europa da un commercio di scarsa qualità e con sostanze dannose per la salute.
Dalle borse alle scarpe, dagli elettrodomestici ai giocattoli, e, passando per le sigarette, si arriva addirittura ad alimenti e farmaci.
Ogni giorno, gli uomini della guardia di finanza sequestrano, dalla Lombardia alla Sicilia, milioni di articoli fasulli. Inutile dire che si tratta di prodotti pericolosi. Nocivi per la salute dell’uomo. Come il concentrato di pomodoro cinese, la carne, la pasta, il vino, le uova liofilizzate. E non solo, perché anche le t-shirt, i pantaloni, gli orologi, le collane sono pericolosi.
A lanciare l’allarme i dermatologi: “Il rischio di dermatiti o, addirittura, di altre patologie più gravi che si possono verificare al contatto dell’epidermide con i prodotti non a norma contenenti sostanze tossiche e nocive per la salute è altissimo.”
Quello che l'Europa sta assistendo è una sorta di disboscamento commerciale della qualità sommato ad una migrazione di massa a vantaggio dell'economia tedesca e delle monarchie del golfo.




























martedì 4 aprile 2017

IL QATAR AUMENTA GLI INVESTIMENTI SUL MERCATO RUSSO


Le aziende del Qatar hanno interesse in due progetti nel settore del petrolio e del gas di Sakhalin, e del gas naturale liquefatto nella Penisola di Yamal. E' quanto ha riferito l'ambasciatore russo a Doha Nurmakhmad Kholov.
"Il Qatar sta prendendo in considerazione la partecipazione ai progetti di Novatek (Sakhalin-1, Sakhalin-2, Yamal LNG)", ha detto Kholov.
Kholov ha stimato gli investimenti del Paese nell'economia russa dal 2014 a metà del 2016 in 2 miliardi di dollari attraverso il Fondo investimenti diretti russo.
L'inviato di Mosca ha aggiunto che la Qatar Investment Authority (QIA) ha acquistato lo scorso anno il 24,99 per cento dell'aeroporto di Pulkovo a San Pietroburgo per 1 miliardo. Il fondo sovrano del Qatar ha anche chiuso l'accordo per l'acquisto del 19,5 per cento delle azioni della società petrolifera Rosneft a più di 11 miliardi di dollari.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201704034291402-qatar-aumentati-investimenti-mercato-russia/

venerdì 16 dicembre 2016

IL POTERE DELLE POTENZE DEL GOLFO IN EUROPA


L'autoproclamato Stato Islamico è un movimento jihadista salafita attivo in Siria e Iraq il cui capo, Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno 2014 ha unilateralmente proclamato la nascita di un califfato nei territori caduti sotto il suo controllo in una fascia di territorio compresa tra la Siria nord-orientale e l'Iraq occidentale.Lo Stato Islamico è composto da un'elevato di numero di membri che hanno letteralmente fin dalla sua nascita commesso le più vaste atrocità, compreso il genocidio su migliaia di uomini, donne e bambini lungo la fascia che lo comprende.

I membri dello Stato Islamico sono un qualcosa che è molto lontano dall'essere esclusivamente un gruppo terroristico, è composto da ex soldati membri dell'esercito iracheno rimasti per strada dopo la guerra a Saddam Hussein nel 2003, molti affiliati sono giunti da Paesi in tutto il mondo andando direttamente a ingrossare le sue fila e ribelli disertori della Siria che avevano lo scopo di abbattere il governo siriano di Bashar Assad.
Come descrive lo stesso presidente siriano che da anni combatte tra offensiva e resistenza all'assedio da parte dei mercenari dell'ISIS in Siria.
Quando i terroristi sono venuti in Siria, se parliamo dell'inizio del problema, nessuno stava parlando di al-Nusra o ISIS [Daesh] allora.
Erano semplicemente chiamato il Free Syrian Army, una forza presumibilmente sociale che stava combattendo contro il governo e l'esercito.
Ma in realtà ... già allora possiamo vedere la decapitazione di persone a partire dalle prime settimane.
Questo significa che è stato fin dall'inizio un movimento radicale ", ha detto Assad al quotidiano russo Komsomolskaya Pravda.
Il Free Syrian Army (FSA) è stato grande sfidante di Damasco, all'inizio del conflitto interno in Siria, quando è riuscito a unire quasi tutte le fazioni di opposizione considerate dall'Occidente di essere la cosiddetta opposizione "moderata".
Il FSA quindi si è suddiviso in vari gruppi e si è ridotto di circa 60 unità, che sono alleati a Jabhat Fatah al Sham, secondo l'intelligence siriana.
"Quando [il Free Syrian Army] ha iniziato a crescere e divenne impossibile nascondere i crimini di decapitazioni, l'Occidente è stato costretto ad accettare l'esistenza di al-Nusra [Jabhat Fatah al Sham]. Ma in realtà è il Free Syrian Army e ISIS hanno le stesse radici e si spostano da una zona all'altra ", ha confermato Assad.
La cosa più importante da sapere è che un movimento islamico che comprende un così vasto territorio come osservato nella mappa, non solo deve aver posseduto del sostegno economico e materiale da parte di uno o più Paesi, probabilmente persino qualche tipo di Corporazione, ma osservando nei dettagli molti video e l'organizzazione stessa con la quale lo Stato Islamico si comporta e addestra i suoi membri, è che non solo si tratta di membri dell'esercito di qualche Paese che a capo coperto impongono la disciplina sulle loro truppe, ma anzichè darsi alla fuga sotto la schiacciante potenza di fuoco dell'esercito siriano e della Federazione Russa, si riorganizzano in sacche di resistenza non solo ad Aleppo, ma con la riconquista seppur minima dell'antica città di Palmira.
Questo significa che stanno lottando per una causa per la quale sono disposti a morire.

Il Central Intelligence Agency degli Stati Uniti stima che più di 12.000 cittadini stranieri provenienti da almeno 81 paesi sono una parte del gruppo radicale islamico.
La maggior parte della straniera sono combattenti provengono dal Nord Africa e del Medio Oriente, con la Tunisia (3000) è il più grande esportatore di estremisti.
L'Arabia Saudita è arrivato secondo a 2.500, seguita da Jordan a 2.089 e il Marocco a 1.500.
Nonostante la coalizione degli alleati occidentali contro ISIS, un quarto dei suoi membri provengono da paesi occidentali, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Francia.
I metodi e l'organizzazione dello Stato Islamico sembrano piuttosto quelli di una legione straniera divisa di diversi Paesi arabi, in particolare si dovrebbe guardare a quelli che alimentando progetti di influenza politica in Europa come il Qatar.
Dopotutto la corrente più radicale dell'Islam è quella pratica e diffusa dalle potenze arabe del Golfo le quali hanno approffittato della massiccia immigrazione di islamici sul territorio europeo per alimentare la loro cultura straniera all'interno dell'Europa, favorendo così una forte presenza di criminali radicalizzati, specialmente sul territorio tedesco.
Agenzie di stampa tedesche stanno segnalando che il sostegno ai gruppi salafiti fondamentalisti nel paese è aumentato, indicando che ci sono almeno 10.000 aderenti alla dottrina islamica rigorosa nel paese del nord Europa.
Il Servizio Federale di Intellicence di Berlino (BND) e l'agenzia di intelligence interna, l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV), stanno indicando i Paesi del Golfo che finanziano gruppi religiosi, moschee, gruppi di conversione e gli imam integralisti.
Un rapporto redatto da parte delle agenzie ha osservato che i gruppi missionari, tra cui lo sceicco Bin Eid Mohammad al-Thani Charitable Association e l'Arabia Lega Musulmana Mondiale hanno effettuato parte di una "strategia di lungo corso di esercitare un'influenza" dalle nazioni del Golfo. Il rapporto ha anche nominato il Kuwait Revival of Islamic Heritage Society (RIHS), una ONG bandito da Mosca e Washington per presunti legami con Al-Qaeda.
Il Belfast Telegraph ha citato il rapporto, dicendo che le organizzazioni citate sono "strettamente connesse con gli uffici governativi nei loro paesi d'origine."
RIHS e l'associazione Sheikh Eid hanno ovviamente negato le accuse, così come ambasciatore saudita Awwas Alawwad, che ha detto che il regno non ha "alcun legame con salafismo tedesco" e non esporta ministri o costruisce moschee.
Il rapporto è trapelata settimane dopo che Berlino vietato Die Wahre Religion (della vera religione), un gruppo che sostiene di diffondere il suo stile della religione "in una forma moderna e con l'aiuto dei nuovi media."
Dopo gli arresti in 190 sedi del Gruppo in 60 città della Germania occidentale, il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha detto ai giornalisti a Berlino, "Le traduzioni del Corano vengono distribuite insieme ai messaggi di odio e di ideologie incostituzionali ... gli adolescenti vengono radicalizzati con le teorie della cospirazione".
Se l'apertura di edificio più alto dell'Europa occidentale nel 2012 - presieduta da Hamad, il cui fondo sovrano del Qatar detiene il 95% dello sviluppo - è stata una dimostrazione di rapida crescita visibilità globale del Qatar e l'influenza, qualche giorno prima, in un altrettanto vasto, ma vecchio edificio, l'influenza era stata esercitata in modo molto più discreto.
L'edificio era Palais des Nations delle Nazioni Unite a Ginevra, dove Hamad aveva incontrato il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e gli altri ministri degli Esteri a premere caso del suo paese per una più solida azione internazionale sulla Siria.

Entrambe le scene sottolineano un fenomeno: la comparsa sulla scena mondiale come una notevole giocatore diplomatica, culturale e persino militare di uno stato piccolo le cui ambizioni enormi per diffondere l'influenza in tutto il mondo sono alimentate dalle enormi ricchezze e la devozione a una rigida interpretazione del Corano.
Una generazione fa il Qatar a malapena erano registrate sul radar globale.
Si tratta di un ex protettorato britannico governato dalla famiglia al-Thani dal 19 ° secolo; l'emiro, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, prese il potere nel 1995 dal padre in un colpo di stat incruento.
Oggi è difficile evitare il suo denaro e influenza.
La Qatar Foundation sponsorizza il Barcellona football club.
Poi c'è la televisione Al-Jazeera a Doha-based, considerata il più importante canale di notizie arabo TV, di proprietà del Qatar attraverso il Qatar Media Corporation.
L'emirato ospita anche gli uffici regionali talebani e di Hamas, così come una serie di organizzazioni internazionali - Georgetown University, la British Royal United Services Institute per la Difesa e gli studi sulla sicurezza - la creazione di uno spazio in cui l'Occidente si sfrega le spalle con il mondo islamico.
Infatti, fino al 2009 il Qatar ha ospitato anche un centro commerciale di Israele, che ha chiuso i battenti dopo l'incursione israeliana a Gaza.
Dal momento che della primavera araba, il Qatar ha cercato di posizionarsi in prima linea della trasformazione della regione, dando sostegno militare all'opposizione al colonnello Muammar Gheddafi in Libia, così come il sostegno a protagonisti che hanno fratturato la politica post-rivoluzionaria del paese attraverso tattiche - alcuni diplomatici hanno sostenuto - che hanno incluso le spedizioni di armi.
E' stato accusato di rifornire armi ai gruppi di opposizione della Siria - una richiesta che il primo ministro nega, nonostante il fatto che il Qatar supporta vocalmente l'inserimento di opposizione di quel paese.
Tutto ciò porta a domande: che cosa il Qatar vuole da una politica estera che combina l'impiego di entrambi morbido e - sempre più - potere duro?
Il Qatar investe miliardidi dollari l'anno in Europa, tra cui milioni nei settori dei media immobiliari, hotel, sport e altro.
Questo piccolo Paese - con una superficie non superiore a 12.000 chilometri quadrati e 500.000 persone - è diventato uno dei più grandi investitori del mondo, e investe soprattutto pesante in Europa.
I rapporti del Qatar con la Francia però, sono un'eccezione. C'è, e mantiene una strategia "più privata".
Dato che le sue entrate di petrolio e gas sono centinaia di miliardi di dollari ogni anno, il Qatar è in grado di aspirare a grandi obiettivi.
La piccola nazione del Qatar ha sviluppato le sue capacità di soft power in Europa e in Francia, approfittando di una varietà di fattori e superando le molte barriere e pregiudizi.
Questo obiettivo è stato sintetizzato dall'ambasciatore del Qatar a Parigi, Mohammed al-Kuwari, che è stato citato dal quotidiano francese Le Monde quando diceva "le risorse finanziarie del Qatar hanno permesso di aprirsi al mondo, che è fondamentale per il suo futuro. "
Il Qatar, che ha visto una crescita importante negli ultimi 15 anni, sta cercando di migliorare la sua immagine in Europa, investendo in questo continente che soffre di una grave crisi economica e la crescita lenta.
L'influenza del stato del Golfo prima emerse nel settore bancario europeo, soprattutto in quei paesi che vivono in crisi maturate a seguito della recessione economica che tiene in mano il "vecchio" continente. E poi ampliato la propria presenza nei settori immobiliare e turistico, prima di trasferirsi in media e sport.
Il decremento dei prezzi hanno fornito molte opportunità di investimento per gli stati del Golfo in generale, e ha permesso loro entrate annuali elevate.
"Ogni passo che il Qatar ha preso, rientra in una politica deliberata progettata per rendere la nazione come una delle maggiori potenze sul panorama internazionale, attraverso l'uso del soft power", ha detto il direttore dell'Istituto Francese dell'International e Strategic Relations, Karim Bitar in un'intervista a As-Safir.
Secondo Bitar, "Questo piccolo Paese è circondato da due nazioni militarmente potenti, l'Arabia Saudita e l'Iran. Gli investimenti nei paesi occidentali, in particolare nei principali settori in Europa, servono come garanzia per tutta la vita in Qatar."
E 'chiaro che le ambizioni del Qatar non sono solo economiche, secondo Bitar. "Questi investimenti sono stati progettati per sfruttare al meglio delle entrate petrolifere e lavorare per trovare nuove fonti di diversità, per un futuro migliore", ha detto.
La crisi economica in Europa è venuto per aprire la strada gli obiettivi del Qatar, che ha approfittato della situazione per riposizionarsi a livello internazionale.
Gli investimenti del Qatar nel Regno Unito, Spagna, Germania e altri paesi europei non sono stati evidenziati nei media, non è un caso.
Tuttavia, sono stati ampiamente scritto sulla stampa francese, provocando scalpore e alzando le sopracciglia, in particolare a seguito di un annuncio da parte di questo "emirato" - come i media francesi ama definirlo - di destinare 150 milioni di euro [199 milioni di dollari] per gli investimenti in periferie francesi abitate da una maggioranza musulmana.
Doha ha anche annunciato che sta studiando un investimento del valore di circa $ 13 miliardi di dollari in società francesi.
Anche se gli investimenti nelle periferie francesi costituiscono una piccola parte degli investimenti del Qatar complessivi in ​​Francia, affermano i media francese lanciando una campagna contro di loro, citando ciò che può essere descritto come "uno stato islamico che sta cercando di predicare l'Islam politico ed economico."
In un articolo di Le Point, il filosofo francese Bernard-Henri Levy ha detto che gli investimenti di questo "emirato" sono "una fonte di carità a chi può interessare, e una fonte di umiliazione per il paese beneficiario, che appare fallito.
E' interessante come la disponibilità economica del Qatar sia diventata ancora più generosa con il passare degli anni verso l'Europa quando è iniziata la Grande Migrazione dall'Africa e dal Medio Oriente, chiaramente questo è un periodo in cui l'Islam radicale sta diventando molto forte non solo in Siria ma anche in Europa.










giovedì 15 dicembre 2016

SECONDO UN RAPPORTO DELL'INTELLIGENCE TEDESCA LE POTENZE ISLAMICHE DEL GOLFO STANNO INCREMENTANDO L'ESTREMISMO NEL PAESE


Agenzie di stampa tedeschi stanno segnalando che il sostegno ai gruppi salafiti fondamentalisti nel paese è aumentato, indicando che ci sono almeno 10.000 aderenti alla dottrina islamica rigorosa nel paese del nord Europa.
Il Servizio Federale di Intellicence di Berlino (BND) e l'agenzia di intelligence interna, l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV), stanno indicando i Paesi del Golfo che finanziano gruppi religiosi, moschee, gruppi di conversione e gli imam integralisti.
Un rapporto redatto da parte delle agenzie ha osservato che i gruppi missionari, tra cui lo sceicco Bin Eid Mohammad al-Thani Charitable Association e l'Arabia Lega Musulmana Mondiale hanno effettuato parte di una "strategia di lungo corso di esercitare un'influenza" dalle nazioni del Golfo. Il rapporto ha anche nominato il Kuwait Revival of Islamic Heritage Society (RIHS), una ONG bandito da Mosca e Washington per presunti legami con Al-Qaeda.
Il Belfast Telegraph ha citato il rapporto, dicendo che le organizzazioni citate sono "strettamente connesse con gli uffici governativi nei loro paesi d'origine."
RIHS e l'associazione Sheikh Eid hanno ovviamente negato le accuse, così come ambasciatore saudita Awwas Alawwad, che ha detto che il regno non ha "alcun legame con salafismo tedesco" e non esporta ministri o costruisce moschee.
Il rapporto è trapelata settimane dopo che Berlino vietato Die Wahre Religion (della vera religione), un gruppo che sostiene di diffondere il suo stile della religione "in una forma moderna e con l'aiuto dei nuovi media."
Dopo gli arresti in 190 sedi del Gruppo in 60 città della Germania occidentale, il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha detto ai giornalisti a Berlino, "Le traduzioni del Corano vengono distribuite insieme ai messaggi di odio e di ideologie incostituzionali ... gli adolescenti vengono radicalizzati con le teorie della cospirazione". Ha aggiunto: "Noi non vogliamo terrorismo in Germania ... e non vogliamo esportare il terrorismo." E 'stato stimato che circa 850 persone hanno viaggiato in Iraq e la Siria dalla Germania per unirsi a gruppi fondamentalisti militanti come l'ISIS.
La Germania è particolarmente sensibile al terrorismo interno dopo i due attacchi nel mese di luglio, tra cui un attentatore suicida che ha ucciso 15 persone quando ha fatto esplodere se stesso. Un video è stato poi scoperto del bomber, un siriano di nome Mohammed Daleel, un pegno di fedeltà all'ISIS.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201612151048570938-german-intelligence-gulf-states-/

mercoledì 27 luglio 2016

IL QATAR DIVENTA L'AZIONISTA PRINCIPALE DELLA BANCA TEDESCA


La più grande banca privata tedesca German Bank AG ha consegnato quasi il dieci per cento delle sue azioni alla famiglia dell'emiro Al Thani del Qatar.
Questo è stato reso noto da un comunicato stampa della banca.
Il monarca del Qatar ha acquisito dal 2014 le due società off-shore Paramount Servizi Holdings e il Supreme Universal Holdings Anteile della Deutsche Bank.
Nel mese di agosto 2015, il sovrano possedeva il 6.1 per cento, il suo maggiore azionista era BlackRock.
Nel 2016 avevano ciascuna della società quasi il cinque per cento delle azioni della Banca.
"Siamo lieti che i nostri investitori del Qatar contattaino il loro impegno a lungo termine per il successo di Deutsche Bank", ha detto il capo sorvegliante della banca tedesca Paul Achleitner.
Secondo gli esperti del "Wall Street Journal", la più grande banca privata tedesca è stata costretta a cedere alle insistenti richieste di investitori di Qatar.
Oltre a Deutsche Bank un nuovo membro del consiglio, Stefan Simon, socio è apparso solo su richiesta del sovrano del Qatar presso la cancelleria Flick Gocke Schlaumburg.
La famiglia reale del Qatar è stata nel 2014 un azionista di Deutsche Bank, versando alla Banca otto miliardi di euro di capitale fresco.
Già allora era chiaro che la banca era in una situazione finanziaria difficile.
Un anno prima, quando la banca ha ricevuto tre miliardi di euro da parte degli investitori, l'ex co-direttore Anshu Jain ha detto che la "marcia fame" è finita, ma nel 2013 ha mostrato solo i problemi reali della banca.


Fonte:http://de.sputniknews.com/wirtschaft/20160718/311552851/katarische-scheiche-glauben-an-deutsche-bank.html

mercoledì 25 novembre 2015

FEDERAZIONE RUSSA: PUTIN POTREBBE ORDINARE BOMBARDAMENTI SU ARABIA SAUDITA E QATAR


Secondo il quotidiano russo Pravda, la Russia non esclude il ricorso all’intervento militare contro entrambi i Paesi accusati d’essere la base dei gruppi islamisti che finanziano. Per Mosca, Arabia Saudita e Qatar sono una minaccia alla sicurezza e solo attacchi fulminei a tali gruppi nei due Stati del Golfo possono fermare l’assalto dello SIIL e altri gruppi terroristici simili. Il giornale russo è consapevole che l’intervento militare della Russia in Siria, in cui sono utilizzate armi strategiche, “è un segnale inviato ai Paesi che sostengono il terrorismo”. Così, l’esercito russo non si limita solo alla Siria e deve espandere le operazioni antiterrorismo in altri Paesi del Medio Oriente. La Russia dovrebbe ampliare la portata della forza aerea che attacca il cuore del terrorismo islamico nei due Paesi principali finanziatori dgli anni ’80. Se alcuna connessione diretta è dimostrata tra i regimi saudita e qatariota con lo SIIL, gli esperti concordano che le istituzioni “indipendenti” in entrambe le ricche monarchie del Golfo contribuiscono, da diversi anni, a rafforzare i gruppi islamici armati in Iraq, Siria e più vicino in Libia e nel Sahel afflitto da una pletora di organizzazioni terroristiche. La Russia pensa, secondo i media di Mosca, di portare la questione al Consiglio di Sicurezza in cui sarebbe necessario il mandato delle Nazioni Unite per effettuare attacchi aerei in Arabia Saudita e Qatar. Un mandato che la Russia sa già che non sarà possibile ottenere, ma tale mossa potrebbe intrappolare gli alleati occidentali dei due Paesi, sul banco degli imputati per gli ultimi attentati terroristici a Parigi che hanno fatto 130 morti. La decisione di effettuare attacchi aerei in Siria interviene, secondo Pravda, dopo l’attentato che ha colpito l’aereo di linea russo sull’Egitto. Mosca intende applicare l’articolo 51 della Carta delle Nazioni Unite, che considera “diritto naturale” all'”auto-difesa, individuale o collettiva, se un membro delle Nazioni Unite è soggetto ad un attacco armato, finché il Consiglio di Sicurezza adotta le misure necessarie per mantenere pace e sicurezza internazionali“. L’articolo 51 stabilisce inoltre che “le misure adottate dai membri nell’esercizio del diritto alla legittima difesa va tempestivamente comunicato al Consiglio di Sicurezza e non pregiudica autorità e responsabilità che il Consiglio ha (…) nel prendere in qualsiasi momento tale azione se giudicherà necessaria per mantenere o ristabilire pace e sicurezza internazionali”.
Un terzo “nemico” è nel mirino della Russia: la Turchia. Un’estensione della guerra a tale grande Paese, porta d’ingresso dell’Europa occidentale e membro della NATO, significherebbe che la guerra in Siria assumerebbe la forma di un conflitto generalizzato, come previsto a Damasco. Diversi raid sono già stati compiuti vicino al confine turco, e anche oltre nei giorni scorsi. Il mondo non è mai stato così vicino alla terza guerra mondiale dalla crisi dei missili di 53 anni fa.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/11/24/vladimir-putin-potrebbe-ordinare-attacchi-aerei-su-arabia-saudita-e-qatar/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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