ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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mercoledì 1 febbraio 2017

LA REPUBBLICA ISLAMICA DEL PAKISTAN TESTA CON SUCCESSO IL SUO NUOVO MISSILE NUCLEARE


Il razzo Ababeel ("Rondine") gode in una gamma di 2.200 chilometri su una testata multipla in grado di attaccare bersagli multipli simultaneamente, afferma il servizio stampa delle forze armate pakistane. Visti i nuovi sistemi di difesa missilistica nella regione deve il nuovo missile rafforza il potenziale deterrente del Pakistan.
L'energia nucleare del Pakistan è in un conflitto permanente con il suo vicino orientale dell'India nella regione di confine settentrionale del Kashmir.
Nel settembre 2016 l'India ha confessato per prima volta in 45 anni di aver trasgredito i suoi soldati al confine. In scontri a fuoco tra soldati indiani e pakistani.

Fonte:https://de.sputniknews.com/politik/20170124314244869-pakistan-raketenstart/

mercoledì 14 dicembre 2016

NUMEROSE POTENZE ASIATICHE STANNO AMMODERANDO IL LORO ESERCITO


La situazione geo-politica in Asia in cui la Cina e l'India sono emersi come i principali concorrenti sta promuovendo una corsa agli armamenti nella regione.
Entrambi i paesi hanno aumentato la loro spesa militare considerevolmente.
Secondo il rapporto della consulenza della difesa di Jane, il bilancio della difesa annuale della Cina è di $ 146.000.000.000.
Si prevede un aumento del cinque per cento ogni anno per arrivare agli $ 233.000.000.000 entro il 2020.
La Cina è anche uno dei principali esportatori di armi a diverse nazioni asiatiche.
In realtà, è emerso come terzo fornitore di armi più grande al mondo.
Secondo l'Istituto internazionale di Stoccolma, Peace Research, Pakistan consuma circa il 35 per cento delle forniture di armamenti dalla Cina, mentre il Bangladesh consuma il 20 per cento.
Pertanto, l'aumento della spesa militare cinese e l'esportazione di armi ha alimentato la corsa agli armamenti nella regione asiatica.
In effetti, diversi paesi asiatici sono su un periodo di modernizzazione e armamento delle loro nazioni con armi moderne e sofisticate per tenere il passo con le esigenze di sicurezza in continua evoluzione.
Secondo l'Istituto Internazionale di Stoccolma Peace Research, il Vietnam ha aumentato la sua spesa militare del 7,6 per cento, Filippine del 25 per cento e Indonesia del 16 per cento.
L'India vuole diventare una forte potenza nella regione, non solo per contrastare la Cina, ma anche per aumentare la sua sfera di influenza nella regione.
L'India sta rapidamente armando e ammodernizzando le sue forze di difesa.
Recentemente, il governo fatto diversi progetti tra cui l'acquisto di aerei da combattim Rafel, navi da guerra, carri armati russi T-90, missili ed elicotteri da combattimento.
La preparazione della difesa dell'India è rivolta principalmente a difendere qualsiasi aggressione dalla Cina e Pakistan.
L'aumento della presenza militare cinese nell'Oceano Indiano orientale e la presenza dell'India nel Mar Cinese Meridionale attraverso imprese commerciali con il Vietnam ha anche aumentato la corsa agli armamenti nella regione.
Il bilancio della difesa annuo in India è di soli $ 51 miliardi di dollari.
Ma l'attuale governo è in un periodo di transizione della modernizzazione e aumenterà notevolmente la spesa militare nei prossimi anni.
L'India sta modernizzando il suo esercito in quanto la maggior parte dei suoi armamenti sono obsoleti e necessita di una tecnologia all'avanguardia.
E 'anche a breve nei numeri necessari per montare un deterrente credibile.
Secondo il rapporto di Jane, il bilancio della difesa combinato nella regione Asia-Pacifico è probabile che diventi $ 533.000.000.000 entro il 2020 nella somma corrente delle spese militari dei vari paesi della regione.
A causa della maggiore minaccia marittima diversi paesi asiatici come l'Indonesia, Giappone, Singapore, Vietnam, Pakistan, Cina e India stanno assemblando o l'acquistando un buon numero di sottomarini. "L'Asia sta diventando il fulcro di potente attività economica. Ogni paese della regione sta cercando di aumentare la sua sfera di influenza. La strategia per salvaguardare i propri interessi in terra e in mare da Cina e India ha portato altri Paesi ad armarsi. "

Fonte:https://sputniknews.com/asia/201612141048545714-race-india-cjina/

venerdì 1 luglio 2016

LA SHANGAI COOPERATION ORGANIZATON: UN SUCCESSO


Fondata nel 2001, la SCO è un’organizzazione politica e di sicurezza che comprende Cina, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan. La cooperazione militare tra gli Stati membri implica la condivisione di intelligence, operazioni antiterrorismo in Asia centrale e collaborazione contro il terrorismo cibernetico, tra le altre cose. Quest’anno l’organizzazione segna due anniversari: il 15° anniversario della Shanghai Cooperation Organization e i 20 anni dei Cinque di Shanghai, l’organizzazione di cui tutti i membri della SCO, tranne l’Uzbekistan, furono aderenti. Dopo l’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001 i Cinque di Shanghai divennero la SCO. India, Iran e Pakistan furono ammessi come osservatori nel 2005. Il vertice SCO del 2010 tolse la moratoria a nuove adesioni, aprendo la via all’espansione del raggruppamento. Il vertice 2016 ha avuto luogo il 24 giugno a Tashkent. I leader della SCO hanno firmato la Dichiarazione di Tashkent e il Piano d’Azione 2016-2020 per aumentare la cooperazione regionale a un livello qualitativamente nuovo. I leader hanno riaffermato il supporto alla Cintura economica della Via della Seta, iniziativa per lo sviluppo regionale proposta dal Presidente cinese Xi Jinping nel 2013 che cerca di stimolare le attività economiche regionali collegando la Cina all’Europa attraverso l’Asia centrale e occidentale per vie interne. I membri della SCO costruiscono la Cintura economica della Via della Seta, che secondo essi sarà uno degli strumenti della cooperazione economica regionale. L’Organizzazione realizzerà progetti congiunti infrastrutturali per i trasporti, sostenendo la costruzione di corridoi internazionali e hub colleganti Asia ed Europa, approfondendo la cooperazione su economia, commercio, energia, investimenti, agricoltura, cultura, scienza, tecnologia e protezione dell’ambiente. La SCO chiede uno sforzo comune e solido per far fronte alla crescente minaccia del terrorismo e dell’estremismo internazionale e per affrontarne le cause alla radice. I membri continueranno a preparare la Convenzione sulla lotta all’estremismo della SCO, che sarà parte importante della base giuridica della cooperazione al riguardo. I leader hanno inoltre promesso un lavoro concertato nella lotta alla criminalità organizzata transnazionale. I partecipanti hanno sottolineato che le attività della SCO non sono dirette contro altri Stati o organizzazioni internazionali, e che sono disposti a sviluppare contatti e cooperazione con altri Paesi ed organizzazioni regionali e globali che condividano gli obiettivi della Carta della SCO. In particolare, la partecipazione di Russia e Cina ai BRICS fornisce la solida base per rafforzare la cooperazione tra i due gruppi internazionali. Il vertice ha sottolineato l’importanza nel rafforzare i meccanismi di governance globale secondo la Carta delle Nazioni Unite, ottenendo un ordine mondiale più giusto ed equo. I membri della SCO hanno detto d’impegnarsi a rafforzare ulteriormente il ruolo centrale di coordinamento delle Nazioni Unite nelle relazioni internazionali e consultazioni a supporto della ricerca di una “soluzione” alle riforme del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
L’evento del 2016 è una pietra miliare nella storia dell’Organizzazione. Altri due Paesi, India e Pakistan, sono a un passo dall’aderire alla Shanghai Cooperation Organization facendone una struttura politica globale (trans-asiatica).
Il Primo ministro indiano Narendra Modi e il Presidente pakistano Mamnun Hussain hanno firmato i rispettivi memorandum. Il documento stabilisce le condizioni per la partecipazione indiana e pakistana al bilancio globale dell’organizzazione e i versamenti alle agenzie permanenti, ed altri dettagli. Il processo formale di piena adesione alla SCO richiederà alcuni mesi. Entrambi i Paesi sono tenuti a diventare membri a pieno titolo entro la prossima riunione ad Astana nel 2017.
Grazie all’integrazione nella SCO, i due Paesi confinanti, entrambi potenze nucleari e rivali scontratisi in diverse guerre dal 1948, hanno un nuovo posto per appianare le divergenze. Con l’espansione da sei a otto membri a pieno titolo, la SCO ha fatto un passo importante riunendo i tre Stati eurasiatici più grandi e potenti e quattro potenze nucleari. Con l’integrazione dei nuovi aderenti, il gruppo rappresenterà il 50 per cento del territorio eurasiatico, il 45 per cento della popolazione del pianeta e il 19 per cento del PIL mondiale. “In effetti, mentre la Shanghai Cooperation Organization espande le aree di attività ed adesione con la partecipazione dei potenti Paesi appena citati, diventa una potente associazione internazionale che incute rispetto ed è rilevante nella regione e nel mondo”, ha detto il Presidente russo Putin. L’ammissione di India e Pakistan può anche contribuire a migliorare i rapporti tesi tra India e Pakistan, aprendo un altro canale di comunicazione. Non c’è dubbio che l’adesione migliorerà le relazioni bilaterali tra India e Pakistan con Russia, Cina e gli altri aderenti interessati al loro riavvicinamento. Le dispute territoriali e le armi nucleari resteranno, ma il fatto stesso di essere riuniti nella stessa organizzazione perseguendo obiettivi comuni, aiuterà a iniziare un dialogo. Per esempio, tutti i membri della SCO sono interessati ad affrontare il problema dell’Afghanistan.
India e Pakistan possono dare un grande contributo alla ricerca di soluzioni adeguate. L’ammissione di India e Pakistan arriva in un momento in cui le due nazioni cercano un maggiore impegno nella regione eurasiatica, una delle aree strategicamente più importanti del mondo. Inoltre, i Paesi dell’Asia centrale sono ricchi di idrocarburi, rendendosi particolarmente attraenti per l’India affamata di energia e il Pakistan. New Delhi e Islamabad portano avanti progetti infrastrutturali volti ad approfondire la connessione con la regione. Mentre l’India sviluppa il porto Chabahar in Iran, nella speranza di poter accedere all’Afghanistan e all’Eurasia bypassando il Pakistan, Islamabad punta le sue speranze sul corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC), un gigantesco piano miliardario cinese per sviluppare le infrastrutture pakistane ed ampliarne i legami economici.
L’Iran sarà il prossimo ad aderire alla Shanghai Cooperation Organization (SCO). Teheran ha cercato a lungo di aderire alla SCO, ma il gruppo ha tenuto il Paese in attesa fin quando ha raggiunto un accordo con Stati Uniti, Europa e altri attori internazionali fondamentali sul suo programma nucleare. Con l’adesione dell’Iran il gruppo controllerebbe circa un quinto del petrolio mondiale e rappresenterà quasi la metà della popolazione mondiale.
L’Organizzazione ha grandi prospettive per il futuro. La partecipazione dei Paesi SCO e CSI (Comunità di Stati Indipendenti) nel processo per allineare l’Unione economica eurasiatica e la cintura economica della Via Seta potrebbe preludere alla formazione di una grande collaborazione eurasiatica, come il Presidente russo Vladimir Putin ha detto al vertice della SCO. “Buone prospettive si aprono con il lancio dei negoziati per l’allineamento dell’Unione Economica Eurasiatica e la Cintura della Via della Seta della Cina. Sono convinto che coinvolgere tutti gli aderenti della SCO e anche della CSI in questo processo d’integrazione, potrebbe preludere alla formazione della grande collaborazione eurasiatica”, sottolineava il presidente.
Il leader russo ha osservato che i Paesi del Sud-Est asiatico mostrano interesse per la cooperazione economica con la SCO, discussa in occasione del recente vertice dell’ASEAN a Sochi. Secondo Vladimir Putin, le istituzioni finanziarie come la Banca asiatica per gli investimenti infrastrutturali e la Banca di sviluppo dei BRICS potrebbero contribuire al successo dei progetti economici della SCO.
In 15 anni di esistenza, la SCO s’è consolidata a tutti gli effetti, ed è una molto influente associazione internazionale indipendente dall’influenza degli Stati Uniti. La SCO di successo e in espansione offre un’alternativa alla visione obsoleta del mondo unipolare dominato da Washington.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/06/30/shanghai-cooperation-organization-storia-di-successo-in-espansione/

lunedì 4 aprile 2016

IL RUOLO DELLA SCO (SHANGAI COOPERATION ORGANISATION ) NEL MONDO MULTIPOLARE


La Russia ha scoperto e sconfitto l’ambizione del mondo unipolare del cambio di regime in Siria. La vittoria russa contro il terrorismo ha scatenato la guerra ibrida tra Stati multipolari e mondo unipolare dall’Ucraina al Brasile. Ecco perché i filo-unipolari sono sorpresi sostenere i tre mali; terrorismo, separatismo ed estremismo. Non solo la Siria, ma molti Paesi del mondo, ed anche l’Europa, si ritrovano ad affrontare terrorismo ed estremismo. Il blocco europeo della NATO è uno dei principali sponsor di tali mali in Siria attraverso Turchia e curdi. Per combattere tali sfide la SCO ha creato la Struttura Regionale Anti-Terrorismo degli Stati membri chiamata SRAT della SCO (Shanghai Cooperation Organization). Quindi, questo è il momento per la SCO di liberarsi di tali mali partecipando al ripristino di pace e stabilità in Siria.

La speranza siriana e la SCO

La Siria molto probabilmente farà parte della SCO dato che il governo siriano ha chiesto di aderire al blocco della sicurezza degli Stati multipolari lo scorso anno. E la Russia combatte la guerra della SCO contro lo SIIL, perché è una potenziale minaccia alle patrie dello SCO. Afghanistan, Pakistan e Stati dell’Asia centrale erano il bersaglio dello SIIL, nella cui letteratura questi territori, come lo Xinjiang della Cina, sono visti come “Qurasan“, ramo dello Stato islamico. Le forze unipolari hanno creato lo SIIL in Medio Oriente dando vantaggio all’intervento degli Stati Uniti. Lo scopo occulto di questa nuova forma di terrorismo era contenere la grande strategia della Cina che istituisce la Cintura economica della Via della Seta e la Via della Seta marittima, (Cintura e Via) in Eurasia. Il tempestivo intervento russo contro il terrorismo in Siria su richiesta del governo siriano dimostra la saggezza del Presidente russo Vladimir Putin alla guida del mondo multipolare. La Russia ha sconfitto l’imminente minaccia alla multipolarità mondiale sotto forma dello SIIL in Siria. Cercando una soluzione politica pacifica in Siria è necessario che la SCO affermi che ai jihadisti recatisi in Siria dalle patrie della SCO sia impedito il ritorno. Inoltre, la Siria deve apprendere l’esperienza della SRAT nel sconfiggere le forze del male che combattono le forze siriane. A tal fine, la Struttura regionale anti-terrorismo della Shanghai Cooperation Organization (SCO RATTI) deve attivarsi nel caso siriano.

La partnership strategica Russia – Cina per la pace e la stabilità nel mondo multipolare

La Russia ha scoperto e sconfitto l’ambizione del mondo unipolare del cambio di regime in Siria. La vittoria russa contro il terrorismo ha scatenato la guerra ibrida tra Stati multipolari e mondo unipolare dall’Ucraina al Brasile. Ecco perché i filo-unipolari sono sorpresi sostenere i tre mali; terrorismo, separatismo ed estremismo. Non solo la Siria, ma molti Paesi del mondo, ed anche l’Europa, si ritrovano ad affrontare terrorismo ed estremismo. Il blocco europeo della NATO è uno dei principali sponsor di tali mali in Siria attraverso Turchia e curdi. Per combattere tali sfide la SCO ha creato la Struttura Regionale Anti-Terrorismo degli Stati membri chiamata SRAT della SCO (Shanghai Cooperation Organization). Quindi, questo è il momento per la SCO di liberarsi di tali mali partecipando al ripristino di pace e stabilità in Siria.


L’estensione della SRAT della SCO
Infatti, la SCO è la rete di sicurezza dell’Eurasia ed è anche considerata la salvaguardia dell’iniziativa Via e Cintura della Cina. Attualmente la SCO opera per estendere le competenze su tutta l’Eurasia. Pakistan e India sono ammesse con status di membri a pieno titolo, Iran e Mongolia sono in attesa di ammissione piena. La maggior parte delle nazioni dell’Asia meridionale sono associate alla SCO come partner del dialogo. Siria ed Egitto hanno chiesto di aderire alla SCO e la Turchia è l’unico Paese della NATO collegato alla SCO come partner del dialogo, e qui è necessario ricordare che NATO e Turchia violano la sovranità di un altro potenziale partner del dialogo, cioè la Siria. La Struttura regionale anti-terrorismo (SRAT) della SCO fu creata dagli Stati membri Russia, Cina, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan, mentre Pakistan, India e Iran presto vi aderiranno. La SRAT della SCO, con sede a Tashkent (Uzbekistan), è un organo permanente della Shanghai Cooperation Organization che promuove la cooperazione degli Stati membri contro terrorismo, separatismo ed estremismo, indicati come “le tre forze del male.”

La SRAT della SCO nel mondo arabo e il caso della Siria
Secondo il briefing della SRAT della SCO al Comitato antiterrorismo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, “gli Stati membri della SCO attualmente affrontano nuove minacce e sfide, tra cui coinvolgimento di terroristi stranieri e cittadini di Stati membri della SCO nelle zone di conflitto, in particolare in Siria, Afghanistan e Pakistan; incitamento a terrorismo ed estremismo violento attraverso l’abuso dei concetti religiosi; e finanziamento del terrorismo con i proventi della criminalità organizzata, come contrabbando e traffico di droga e armi. A questo proposito la SRAT della SCO ha identificato ambiti prioritari per affrontare tali sfide e ha già raggiunto alcuni risultati tangibili.
Ad esempio, il Comitato esecutivo della SRAT della SCO ha raccolto informazioni riguardanti i combattenti che partecipano ai conflitti in Siria e altre aree e li ha elencati nel suo database sulla sicurezza”. Siria e Iraq hanno avuto significativo successo contro il terrorismo con l’aiuto di Russia e Iran. Ora è giunto il momento di aiutare il governo siriano e le sue forze ad eliminare tali mali in Siria prima che arrivino nella Patria SCO. A questo scopo, la SCO espanderebbe la Struttura regionale antiterrorismo in Medio Oriente. Siria ed Egitto sono già con la SCO mentre Pakistan e Iran possono svolgere un ruolo enorme sotto l’ombrello della SCO.


La partnership strategica Pakistan – Iran in Medio Oriente


I Paesi della Via della Seta, Pakistan e Iran, sono dei partner strategici. La SCO collegherà i due Paesi con un corridoio energetico, stradale e ferroviario nell’ambito dell’integrazione eurasiatica. Cina e Stati dell’Asia centrale ne beneficeranno. Nella visita del Presidente iraniano Hassan Rouhani, il Pakistan dava priorità al completamento del gasdotto Iran-Pakistan. A causa di sanzioni e pressioni statunitensi, il segmento pakistano era rimasto incompleto, ma ora la Cina è entrata e le sue imprese costruiranno il segmento pakistano di questo gasdotto. L’India è anche parte di questo corridoio energetico. Oltre al partenariato regionale, entrambi i Paesi hanno legami religiosi e culturali. Ecco perché alla firma del piano quinquennale di cooperazione commerciale strategica Pakistan-Iran a Islamabad, il Presidente iraniano Hassan Rouhani l’ha collegato alla sicurezza di Pakistan-Iran dicendo che “la sicurezza del Pakistan è la nostra sicurezza e la sicurezza dell’Iran è la sicurezza del Pakistan“. Rouhani ha ragione perché, dopo l’Iran, il Pakistan è il secondo Paese per popolazione sciita, mentre il Pakistan è l’unico Paese che soffrirebbe molto in caso di scontro tra Arabia Saudita (KSA) e Iran. Anche se il Pakistan gioca da mediatore tra Arabia Saudita e Iran, se aderisse alla cosiddetta alleanza delle 34 nazioni del KSA, lo farà perché tale alleanza non è iraniano-centrica. Inoltre, l’Egitto può svolgere un ruolo in questo senso. KSA e Turchia non sono riuscite a rovesciare Assad e il mondo assiste alla loro campagna nello Yemen divenuta inutile. Invece di essere amico e più stretto alleato militare di Turchia e KSA, il Pakistan ha adottato la politica della SCO verso la Siria. Si è rifiutato di usare forze militari o terroristiche per rovesciare Assad. Così, attraverso questa alleanza, la monarchia saudita vuole salvare il proprio regime impegnando il mondo musulmano in vari conflitti. Secondo alcune fonti, il Pakistan aveva un patto per proteggere gli interessi dei Saud in Arabia Saudita nel caso di proteste interne, mentre la Turchia assicurava ai Saud protezione in caso di minaccia estera. Perciò l’Arabia Saudita ha inviato truppe e mezzi in Turchia per assistere Tayyip Erdogan nell’agognata invasione della Siria. Geopoliticamente il Pakistan prospera in una regione importante, con altre tre potenze nucleari, India, Cina e Russia, oltre al Pakistan. Questa regione non può permettersi alcun conflitto militare nel presente scenario geopolitico in cui terrorismo, estremismo e fondamentalismo già destabilizzano l’intera regione. In tale scenario, il Pakistan deve comportarsi scrupolosamente salvaguardando i propri interessi politici, economici e militari. Islamabad dovrebbe mantenersi lontana dai conflitti e invece svolgere un ruolo di mediazione sfruttando l’influenza cinese e russa nella regione per raffreddare la situazione. Sarebbe un grande servizio per la causa dell’Ummah musulmana. Nel mondo arabo l’asse statunitense-saudita ha creato lo SIIL lungo i rami della Via della Seta, cioè Kobaneh, Damasco, Baghdad e ora Yemen. Da sempre amico della Cina e partner della Via della Seta, il Pakistan dovrebbe non solo per garantire la stabilità dell’Asia del Sud, ma anche farsi avanti per garantire i rami della Via della Seta nel mondo arabo, accanto Iran e Russia. In questo momento il Medio Oriente, da Siria a Yemen, da Libia a Palestina, è un campo di battaglia, Pakistan e Iran possono svolgere un ruolo più importante nel mondo musulmano mentre il mondo multipolare osserva richiedendolo.

Conclusioni
Lo scopo del testo è spingere i politici a colmare il vuoto sul meccanismo efficace tra Stati multipolari e loro istituzioni, prendendo il caso siriano come esempio da seguire. La situazione ostile della Siria è una minaccia da Terza guerra mondiale. Con il Primo Ministro russo Dmitrij Medvedev che avvertiva il mondo di “una nuova guerra mondiale” se si attivassero i piani per invadere la Siria. In realtà la Russia ha dimostrato la presenza dell’esercito turco in Siria. A questo punto, la SCO dovrebbe fare un passo coraggioso, utilizzando tuttui i mezzi per evitare la guerra aiutando la Russia e il governo siriano nella soluzione politica pacifica. Anche se la Turchia viola la sovranità siriana, non sono favorevole all’espulsione dei turchi dalla SCO, d’altra parte la SCO può utilizzare tutti i canali diplomatici per spingere la Turchia a rispettare la sovranità siriana. Una risposta positiva turca verso la SCO sulla Siria sarebbe l’occasione per la Turchia di sbloccare le relazioni con la Russia.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/04/03/il-ruolo-della-sco-nel-mondo-multipolare/

lunedì 1 febbraio 2016

LA CONVERGENZA TRA INDIA E PAKISTAN MODIFICHERA' L'EURASIA


Negli ultimi mesi, l’India del nuovo dinamico premier Narendra Modi e il primo ministro del Pakistan Nawaz Sharif hanno fatto i primi passi verso la soluzione di 70 anni di tensioni di confine. Le due grandi nazioni eurasiatiche puntano all’armonia politica e infine economica, che potrebbe cambiare notevolmente in meglio la geopolitica di guerre e caos mondiale. Saranno i Paesi chiave del cuore eurasiatico dell’emergente Shanghai Cooperation Organization, di cui entrambi sono gli ultimi aderenti. Provocherà infarti a Londra, New York e Riyadh.
E’ utile studiare la metodologia storica effettiva della strategia dell’equilibrio dei poteri inglese, quando l’impero crebbe dopo la sconfitta di Napoleone a Waterloo nel 1815. In sostanza fu il dominio inglese sui mari del mondo, attraverso la Royal Navy, controllando il commercio mondiale pur mantenendo l’Europa continentale quale potenziale sfidante sottomessa, mantenendo sempre alleanze con gli Stati o le potenze avversari più deboli per condurre attriti o guerre contro l’avversario più forte, il che significava schierarsi una volta con la Prussia contro la Francia, e nell’altra con la Francia contro la Germania, e così via. Era chiaro alla fine della seconda guerra mondiale che gli Stati Uniti d’America, l’egemone emerso dalla guerra, non avevano alcuna intenzione di aiutare l’alleata Gran Bretagna a mantenere la zona commerciale favorita della sterlina imperiale inglese, per ripristinare infine l’impero e sfidare la nuova egemonia degli USA. Gli Stati Uniti decisero prima di smembrare quell’impero e infine dare alle società statunitense ciò che rimase. Dopo la guerra, crearono la Comunità europea del carbone per fare dell’Europa continentale devastata dalla guerra un loro vassallo economico, sempre con lo spauracchio dell’Unione Sovietica per mantenere l’Europa docile. Era il sistema di potere statunitense. Truman, nell’agosto 1945, su consiglio delle banche di Wall Street, scioccò Londra interrompendo bruscamente il programma affitti e prestiti di guerra con cui la fallita Gran Bretagna, di fatto, poteva importare beni vitali come il cibo. Washington perseguì la negoziazione di un prestito le cui condizioni chiesero che Il Regno Unito rendesse la sterlina convertibile.

Il sole tramonta sull’impero

La combinazione di richieste finanziarie di Washington nel dopoguerra al governo laburista di Clement Attlee e rovina dell’economia di guerra della devastata Gran Bretagna, rese mantenere l’impero, soprattutto l’India, fiscalmente impossibile. Quando il governo inglese nel 1947 nominò Lord Mountbatten in Birmania, zio del principe Filippo, a supervisore del passaggio del Raj indiano degli inglesi, allora comprendente anche Pakistan e Bangla Desh, all’indipendenza, Mountbatten fece in modo di gettare i semi di più di sei decenni di conflitti. Il suo piano, realizzato in sei mesi, puntava a ciò che chiamò “Teoria delle due nazioni”, tutte le aree con popolazione a maggioranza musulmana sarebbero diventate parte del Pakistan, e quelle con maggioranza indù si sarebbero unite all’India. I conflitti religiosi furono programmati dal divide et impera giocato dagli inglesi. Le placche tettoniche che Mountbatten pose in collisione furono l’India, Stato prevalentemente indù, e il Pakistan, Stato dalla schiacciante maggioranza musulmana sunnita. Sul Kashmir, territorio contestato oggi da India, Pakistan e Repubblica popolare cinese, Mountbatten lasciò che si decidesse in futuro se diventare parte dell’India o del Pakistan. Era come se avesse deciso di porre una bomba pronta al confine delle nuove nazioni. Incastrato nella valle dell’Himalaya tra le tre grandi nazioni asiatiche, il Kashmir è stato ed è oggi il centro della crisi che può, e troppo spesso è, esplodere nello scontro incontrollato tra India e Pakistan, entrambi in possesso di armi nucleari. Inoltre, il Kashmir è geopoliticamente strategico non solo per India e Pakistan, ma anche per la Cina. Oggi l’India vi staziona 700000 forze di sicurezza per mantenere sotto stretto controllo una popolazione di 7 milioni di musulmani nella valle del Kashmir. Ben 80000 persone furono uccise nel conflitto sul Kashmir negli ultimi due decenni ed 8000 civili sono i dispersi in Kashmir. Poco nota è l’affermazione della Cina sull’impatto del Kashmir nella sicurezza della provincia della Cina occidentale dello Xinjiang, al confine col Kashmir conteso, e sede della minoranza uigura musulmana Cina. Nel 1962, dopo una breve guerra di confine con l’India, la Cina prese il pieno controllo dell’Aksai Chin in Kashmir, al confine con la strategica provincia cinese dello Xinjiang. Dopo la guerra di confine del 1962 tra Cina e India, la Cina sviluppò la “solida amicizia” con il Pakistan, sostenendolo nelle guerre contro l’India nel 1965 e 1971, e sostenendone le pretese sul Kashmir. Il cosiddetto Movimento islamico del Turkestan Oriente (ETIM), così come SIIL e altri gruppi terroristici radicali, sono sempre più attivi nello Xinjiang, il cuore della produzione di petrolio e gas della Cina, e nodo dei gasdotti per Kazakistan e Russia. L’irrisolta partizione del Kashmir è la chiave geopolitica per risolvere le guerre infinite in Afghanistan, il conflitto tra Pakistan e India, e aprire l’intera regione al notevole futuro sviluppo economico cooperando con la Cina sui progetti infrastrutturali per strade, ferrovie e porti.

L’adesione alla SCO apre nuove porte
Negli ultimi mesi, aiutata dal governo poco filo-USA di Najendra Modi, l’India ha compiuto sottili passi per la distensione e infine porre fine al conflitto infinito tra India e Pakistan sul Kashmir. Dalla rielezione nel 2013 il regime pakistano del primo ministro Nawaz Sharif, capo della Lega musulmana pakistana e punjabi del Kashmir, ha allontanato da Washington il Pakistan che sotto il Generale Musharraf dipendeva dagli Stati Uniti dal 2001, nella guerra al terrorismo e nella disastrosa guerra in Afghanistan. Sharif, pur mantenendo relazioni amichevoli con Washington non è malleabile ed ha cercato migliori legami con la Cina, vecchia alleata del Pakistan, e con la Russia, forte alleata dell’India dalla guerra fredda. Modi, leader nazionalista indù del Bharatiya Janata Party (BJP), da quando è primo ministro indiano, nel maggio 2014, ha lanciato un’impressionante ripulita della burocrazia statale della pianificazione indiana, agendo per rendere gli investimenti esteri più attraenti.
Il risultato è che nel 2015 l’India era il Paese leader negli investimenti esteri diretti nel mondo, superando anche la Cina. Modi ha compiuto grandi passi per migliorare le infrastrutture dei trasporti in India, in particolare autostrade e reti ferroviarie, riformando per prima le ferrovie. L’India di Modi ha lanciato la costruzione in joint venture francesi e statunitensi di 1000 nuove locomotive diesel col piano “Make in India”. A fine dicembre 2015, il suo governo ha firmato un accordo con il Giappone per costruire un sistema di treni ad alta velocità che collega Mumbai e Ahmadabad, e la massiccia espansione della rete autostradale in India, creando moderni collegamenti per le aree più remote per la prima volta. Inoltre, 101 fiumi saranno convertiti in corsi d’acqua nazionali per il trasporto di merci e passeggeri. Mentre l’agenda economica nazionale finora è impressionante, Modi sa chiaramente che il futuro della robusta trasformazione economica indiana è collegare la seconda nazione più popolosa del mondo allo spazio economico eurasiatico emergente, dominato da Cina e Russia. Nel luglio 2015 l’eurasiatica Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, gruppo sempre più strategico creato nel 2001 a Shanghai per incrementare la cooperazione nello spazio eurasiatico tra Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan e Tagikistan, ha votato per estendere lo status di piena adesione nel 2016 di Pakistan e India. E’ la prima espansione in 15 anni di storia della SCO, e potenzialmente la più significativa, in quanto apre l’intera area eurasiatica dalla Cina all’India attraverso Pakistan, Kazakistan, Russia e gli altri Stati aderenti all’Unione economica eurasiatica, tra cui oltre a Russia e Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan. Gli aderenti alla SCO nel 2015 approvavano ufficialmente la partecipazione al vasto programma per le infrastrutture stradali e marittime del Grande Progetto Via e Cintura della Cina. Modi prevede chiaramente di collegare la rete ferroviaria indiana aggiornata al progetto della Via della Seta della Cina. La distensione con il Pakistan è la chiave geografica di ciò. L’agenda economica eurasiatica è chiaramente il motivo trainante della visita a sorpresa di Modi nella capitale del Pakistan, Lahore, per incontrare il Primo ministro Sharif il 25 dicembre, di ritorno dai colloqui a sorpresa a Kabul, in Afghanistan e prima ancora, con Putin in Russia, dove entrambi i Paesi hanno deciso i principali programmi di Difesa ed energia nucleare.
Il primo ministro del Jammu e Kashmir, Mufti Muhamad Sayid, ha salutato i colloqui Modi-Sharif affermando che rafforzeranno “l’amicizia e inaugureranno un’era di pace e stabilità nella regione. È un processo evolutivo e un passo nella giusta direzione“. Fu il primo viaggio in Pakistan di un primo ministro indiano dal 2004.
Sharif negli ultimi mesi ha impegnato il Pakistan in un cambio geopolitico sottile ma significativo. Per decenni l’Arabia Saudita aveva considerato il Pakistan uno Stato vassallo, economicamente arretrato e dipendente dalla generosità finanziaria saudita. Negli anni ’80, l’operazione Ciclone della CIA era il nome in codice per l’operazione degli Stati Uniti per addestrare i fanatici terroristi nominalmente musulmani, soprannominati Mujahidin, per la guerriglia contro i sovietici dell’Armata Rossa in Afghanistan, con l’intelligence pakistana, l’ISI dell’ultra-conservatore generale Muhammad Zia-ul-Haq, il dittatore scelto dall’amministrazione Reagan-Bush per la loro guerra empia, o come Zbigniew Brzezinski ha definito “Vietnam della Russia”. I mujahidin in Afghanistan furono reclutati dal giovane saudita Usama bin Ladin, che allora lavorava per l’operazione Ciclone della CIA gestita da Turqi al-Faysal, il capo dell’intelligence saudita fino a poco prima dell’11 settembre 2001, una persona vicina alla famiglia Bush Al-Faysal inviò il giovane ricco saudita Usama bin Ladin in Pakistan negli anni ’80 per reclutare terroristi fanatici sunniti nell’operazione Ciclone; migliaia di reclute dall’ultra-rigida Arabia Saudita wahhabita. Tale intimo corrotto legame saudita-pakistano chiaramente s’indebolisce col regime di Sharif, nonostante le riunioni di vertice tra l’esercito pakistano e il re saudita lo scorso novembre. Quando il ministro della Difesa saudita e di fatto presente sovrano, principe Salman, annunciava il 14 dicembre la formazione di una coalizione a guida saudita degli Stati sunniti che hanno accettato di combattere lo SIIL in Siria.
Il Ministero degli Esteri del Pakistan annunciò che non gli fu formalmente chiesto e che non avrebbe aiutato i sauditi a schierare truppe in Siria. Potenzialmente molto più importante è lo sviluppo, tuttavia, dei rapporti tra Pakistan e India. Modi e Sharif si sono incontrati privatamente nel luglio 2015 ad Ufa, in Russia, al vertice della Shanghai Cooperation Organization, dove entrambi decisero la collaborazione diretta sulle misure antiterrorismo e Sharif invitò Modi al vertice del 2016 dell’Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC).
Ora, con la chiara volontà di Sharif e Modi di disinnescare il Kashmir e altri conflitti che hanno tenuto Pakistan e India in stato di tensione continua dal 1947, la prospettiva è più reale che mai, negli ultimi decenni, per la distensione e anche la cooperazione economica.
Con Cina e Russia impegnate nel dialogo positivo con entrambi i Paesi, e le immense prospettive economiche dei grandi progetti infrastrutturali della Via e Cintura della Cina, insieme all’Unione economica eurasiatica della Russia, il peggior incubo di Zbigniew Brzezinski, l’unione economica delle nazioni dell’Eurasia India, Cina e Russia è a portata di mano.
L’Iran, le cui sanzioni imposte dagli Stati Uniti sono in procinto di essere tolte, chiaramente aderirà allo spazio economico eurasiatico.
Si tratta dell’adesione di un osservatore della Shanghai Cooperation Organization che attende la revoca delle sanzioni. Una vista alla mappa eurasiatica mostra il vasto ed entusiasmante nuovo spazio geopolitico emergente. Nel suo famigerato libro del 1997, La Grande Scacchiera, Brzezinski, nel 1979 architetto della guerra dei Muhjaidin della CIA contro i sovietici in Afghanistan, osserva che “è imperativo che nessun sfidante eurasiatico emerga, capace di dominare l’Eurasia, e quindi anche di sfidare l’America”.
Brzezinski continuò ad elaborare la minaccia di tale formazione eurasiatica: “Una potenza che domina l’Eurasia controllerebbe due delle tre regioni più avanzate ed economicamente produttive del mondo. Un semplice sguardo alla mappa suggerisce anche che il controllo dell’Eurasia comporterebbe quasi automaticamente la subordinazione dell’Africa, rendendo emisfero occidentale e Oceania (Australia) geopoliticamente periferici rispetto al continente centrale del mondo. Circa il 75 per cento della popolazione mondiale vive in Eurasia, e la maggior parte della ricchezza fisica del mondo è lì, sia industriale che del sottosuolo.
L’Eurasia rappresenta circa i tre quarti delle risorse energetiche conosciute al mondo”. La sfida per le nazioni eurasiatiche della SCO, con Pakistan e India ora, sarà impedire che “terrore” e altre interruzioni sabotino la distensione emergente tra Pakistan e India. Possiamo essere certi che il ministro della Difesa saudita, principe Salman, fa gli straordinari per trovare un modo per far deragliare la collaborazione assieme certe reti vicine ai falchi neoconservatori di Obama. I prossimi mesi saranno cruciali per il futuro dell’Eurasia e, per estensione, della pace e dello sviluppo politico-economico globali. Ancora una volta, Russia e Cina giocano un ruolo di mediazione costruttiva e l’occidente, in particolare Washington e gli alleati, fa di tutto per ostacolarlo.



Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/02/01/lintesa-india-pakistan-trasformera-leurasia/

martedì 19 gennaio 2016

L'IRAN E IL PAKISTAN SONO INTERESSATE A UN'AREA DI LIBERO SCAMBIO CON L'UNIONE EURASIATICA


L'Unione economica eurasiatica è un blocco creato per snellire il flusso delle merci, dei capitali e del lavoro tra i suoi paesi membri, vale a dire la Russia, Kirghizistan, Armenia, Bielorussia, e Kazakhstan.
"L'Iran è interessato all'introduzione di un regime di libero scambio con l'EEU e ritiene che la creazione di legami più stretti con l'Unione potrebbe diventare la base per lo sviluppo della cooperazione economica dell'Iran e con i paesi membri dell'associazione", ha detto Sanaei Gaidar a Mosca.
Il presidente della Commissione Economica Eurasiatica del ha detto a dicembre che il sindacato considera l'Iran un partner interessante per creare la zona di libero scambio.
Più tardi quel mese, il primo vice primo ministro russo Igor Shuvalov ha annunciato che i colloqui per la creazione della zona potrebbero essere completati nel prossimo futuro.
L'ambasciatore ha aggiunto che l'Iran era particolarmente interessato a progetti economici della Shanghai Cooperation Organization (SCO) e gli Stati membri,l' EEU e la Via della Seta Cinese.
Più di 40 paesi e organizzazioni internazionali, tra cui Cina, Indonesia, Cambogia e India hanno espresso interesse per la creazione di una zona di libero scambio con il blocco eurasiatico.
"Appena due giorni fa abbiamo ricevuto una richiesta da parte del Pakistan di libero commercio", ha detto al Forum Gaidar a Mosca.
Ha spiegato che i cinque Stati membri del sindacato avevano un grande ordine del giorno, in quanto avevano ricevuto molte richieste provenienti da diversi paesi che cercano di stabilire relazioni commerciali con l'EEU.
"Pertanto, dobbiamo dare la priorità", ha aggiunto.
Nel mese di agosto 2015, il primo ministro pachistano Nawaz Sharif ha detto che il paese era interessato a firmare un accordo di libero scambio con il blocco.

Fonti:
http://sputniknews.com/business/20160114/1033138372/iran-eeu-free-trade.html
http://sputniknews.com/business/20160113/1033059728/pakistan-eeu-free-trade.html

martedì 3 novembre 2015

LA FEDERAZIONE RUSSA SOLIDIFICA LA SUA POSIZIONE NEL MERCATO DELLA ARMI IN ASIA

I compratori più attivi di armi russe sono l'India e la Cina, osserva la rivista “Defense News”. Contemporaneamente Mosca potrebbe ampliare la cooperazione con il Vietnam, l'Indonesia, la Malesia e il Pakistan.

La Russia, contro cui l'Unione Europea e gli Stati Uniti hanno introdotto una serie di sanzioni tagliando i canali principali di vendita dell'industria della difesa, sta cercando di rafforzare la propria presenza nei mercati di armi nella regione asiatica, scrive la rivista "Defense News".
Secondo la pubblicazione, si fa già sentire l'attiva presenza dell'industria della difesa russa nella regione asiatica. Secondo lo "Stockholm International Peace Research Institute" (Istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma, SIPRI), oltre il 60% delle esportazioni di armi russe sono assorbite dai Paesi dell'Asia e dell'Oceania e i clienti più attivi sono l'India e la Cina.
"La Russia potrebbe ottenere le quote di mercati maggiori nel mercato delle armi dell'Asia, in quanto offre ai suoi clienti condizioni interessanti per gli affari con le potenze regionali," — la rivista riporta le parole di Petr Topychkanov, collaboratore del programma "Problemi di non proliferazione" del Centro "Carnegie" di Mosca.
Ha osservato che Mosca ha buone possibilità di ampliare la cooperazione con il Vietnam, l'Indonesia, la Malesia e il Pakistan.
Allo stesso tempo l'analista nota che la Russia non ha molti spazi di manovra nel mercato delle armi asiatico, dal momento che i suoi principali compratori, l'India e la Cina, hanno iniziato a sviluppare progetti militari nazionali, mentre gli Stati Uniti restano ancora il principale concorrente della Russia nel mercato delle armi della regione.


Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151102/1461905/Cina-India-USA-Difesa-Pakistan-Malesia-Vietnam-Indonesia.html#ixzz3qR2m7Mrh

venerdì 16 ottobre 2015

FEDERAZIONE RUSSA-PAKISTAN: RAGGIUNTO ACCORDO PER LA COSTRUZIONE DEL GASDOTTO NORD-SUD


Mosca e Islamabad siglano una intesa per la costruzione del gasdotto pakistano Nord-Sud.
"La costruzione del gasdotto 'Nord-Sud' sta portando la cooperazione economica e commerciale tra la Russia e il Pakistan a un nuovo livello", ha detto il ministro dell'Energia russo Alexander Novak che assieme al titolare del Petrolio e risorse naturali del Pakistan Khaqan Abbasi, ha apposto la firma la documento.
L'infrastruttura garantirà — attraverso 683 miglia di tubature da Karachi a Lahore — il transito di fino a 12,4 miliardi di metri cubici di gas.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151016/1372311/Russia-Pakistan-gasdotto-gas.html#ixzz3ok6P3xFK

mercoledì 26 agosto 2015

LA RETE DI ENERGIA NEL CONTINENTE EUROPEO

Putin lega India e Pakistan con i gasdotti

Tradizionalmente l’India fu partner dell’URSS per decenni e la Russia ha preso il posto della superpotenza. Con le inevitabili perdite negli anni ’90 (“il luogo santo non è mai vuoto” come si dice in Russia), la partnership è sopravvissuta. Tra l’altro, gli indiani si rifiutarono di acquistare 126 aerei da combattimento Rafale dalla Francia (grazie “Mistral”). Il caccia francese Rafale si era aggiudicato la gara nel 2012, e anche allora era chiaro che il contratto non sarebbe stato concluso. Di conseguenza, dopo aver avuto 36 jet, l’India ha rescisso il contratto. “Acquistiamo solo 36 caccia e non ne compreremo mai più, sono troppo costosi”, ha detto il ministro della Difesa indiano Manohar Parrikar, secondo La Tribune riferendo all’agenzia indiana PRI. “Mi piacerebbe anche avere una BMW e una Mercedes, ma non posso perché, in primo luogo non posso permettermelo, e in secondo luogo non ne ho urgente bisogno“. Secondo le informazioni dal Ministero della Difesa dell’India, il costo del contratto era aumentato da 12 a 20 miliardi di dollari. Non speculiamo sulle ragioni reali della fine del contratto, ma resta il fatto che il Ministero degli Esteri indiano ha detto che l’attrattività del prezzo e dell’affidabilità del caccia multiruolo russo Su-30 è maggiore del “Rafale“.
L’amica India è tradizionalmente nemica del Pakistan, territori artificialmente separati dai sornioni inglesi, e che si combattono continuamente e violentemente. Gli Stati Uniti con tanto zelo hanno aiutato il Pakistan anche fornendogli armi nucleari. L’Ucraina a dispetto della Russia, ha dotato il Pakistan di carri armati moderni negli anni ’90, cosa di cui i nazionalisti locali furono entusiasti. E pochi notarono che, per adempiere all’accordo, la Russia fornì al vicino le tecnologie per produrre i cannoni. Di conseguenza, fino ad oggi l’Ucraina non ha sviluppato un nuovo carro armato, ma la Russia rafforza e migliora la cooperazione con il Pakistan sostituendo gli Stati Uniti. Questi carri armati erano sovietici e 250 veicoli dovevano essere modernizzati, ed è anche necessario fornire munizioni e pezzi di ricambio (gli stessi che l’Ucraina non sa produrre, non potendo produrre un carro armato nazionale). L’equipaggiamento sovietico è più affidabile e meno costoso di quello statunitense. Per la gioia degli abitanti del luogo, che non nascondono l’odio per i loro “protettori” statunitensi che regolarmente cacciano via. Così la Russia è accolta dal Pakistan e le due parti preferiscono congelare i conflitti tra India e Pakistan su Jammu e Kashmir. Perché letteralmente i combattimenti sono freddi, costosi e inutili. Ciò che accade si adatta perfettamente all’antica massima, “Tempora mutantur et nos mutamur in illls“, i tempi cambiano e noi con essi. Ora Mosca è pronta a costruire un gasdotto in Pakistan che rifornirà il Paese dall’Iran. Nel progetto la Russia spenderà 2 miliardi di dollari. Alcuni esperti hanno avvertito che il gasdotto del Pakistan sarà solo parte della rotta gasifera iraniana per la Cina. Così, con la costruzione del gasdotto la Russia crea un concorrente nel mercato del gas cinese. Il partner di “Rusenergy“, Mikhail Krutikhin, dice che l’Iran ha colloqui con Pakistan e Cina e in effetti il metanodotto che la Russia costruirà sarà parte della futura rotta del gas dall’Iran alla Cina. “La partecipazione della Russia al progetto pakistano è piuttosto sfavorevole: le forniture dall’Iran ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, compreso quello dalla Russia“. Ma è vero?
Il sito web del Consiglio dei ministri del Pakistan ha dichiarato che si tratta di “creare un ambiente favorevole per la costruzione con la partecipazione russa del gasdotto “Nord – Sud” della Repubblica islamica del Pakistan, da Karachi a Lahore” (sulle coste del Pakistan, al confine con l’India). La lunghezza è circa 1100 chilometri, la capacità 12,4 miliardi metri cubi di gas all’anno. L’inizio della costruzione del gasdotto è previsto per il 2017. Inizialmente, il gasdotto è stato progettato per trasportare gas dall’Iran, che verrà spedito via mare in forma liquefatta a Karachi. Il Pakistan è uno Stato povero di risorse e vive una grave carenza di energia elettrica sul mercato interno. Questi volumi, per definizione, non bastano e rispetto alle esigenze della Cina sono piccoli, anche rispetto alle condutture costruite in Cina dalla Russia. Allo stato attuale, la Russia costruisce il gasdotto “Power of Siberia“, da cui la Cina otterrà più di tre volte il gas previsto dal presente contratto, 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Inoltre, sono in corso negoziati sulla cosiddetta “rotta occidentale” (il gasdotto “Altaj“), che rifornirà la Cina di ulteriori 30 miliardi di metri cubi all’anno. I volumi contrattuali pakistani sono piccoli in confronto,12 miliardi di metri cubi contro 68 miliardi. Va ricordato che in futuro, quando “le forniture iraniane ridurranno il fabbisogno di gas della Cina, anche dalla Russia”, sarà necessario costruire nuovi gasdotti, fabbriche di liquefazione del gas, terminali, tutto nuovo. Ciò esiste solo su carta. Ancora una volta, tutti ricordiamo che il luogo santo non è mai vuoto. Se la Cina ha bisogno di energia, l’otterrà. Se non la Russia, gli USA, sia pure a denti stretti, collaboreranno per costruire gasdotti e terminali per LNG. La Russia oggi sfrutta il forte indebolimento della posizione degli Stati Uniti nella regione, utilizzando l’esperienza statunitense dell’esclusione economica dei concorrenti dai mercati precedentemente occupati. È molto più facile e intelligente trarre profitto da un contratto e legare un partner a sé, rendendo possibili liti future per pretesti politici inventati economicamente impossibili. Prendiamo ad esempio gli ultimi 24 anni di politica ed economia dell’Ucraina. Il potere dello Stato in tutte le presidenze peggiorava sempre la cooperazione economica con la Russia, per la politica russofoba su cui fu costruito lo Stato. Economia e profitti erano secondari. Picchi temporanei di “amore per la Russia” non cambiavano la direzione generale del peggioramento dei rapporti politici, economici, scientifici e sociali. Il resto è storia.
Riguardo i passi della Russia in Asia, s’inseriscono nella strategia dell’equilibrio di interessi nel “triangolo” cruciale Cina, India e Pakistan, insieme ad un complesso “pacchetto” di rapporti. La conferma di tale corso è la decisione di lasciare che India e Pakistan entrino nella SCO simultaneamente. Il Pakistan agisce in modo pragmatico e tranquillamente cambia partner internazionale secondo interessi a lungo termine. Non sorprende che liberandosi dalla pressione politica degli Stati Uniti, migliora le relazioni con i vicini regionali. Dopo tutto Cina, Russia e India sono vicini, e gli USA al di là dell’oceano. Questo è ciò che temono gli Stati Uniti, e che il mondo gradualmente capisce, gli Stati Uniti sono lontani ed è possibile vivere senza di essi. Mentre la superpotenza rischia di diventare l’eroe degli aneddoti, ‘cowboy Joe’, che nessuno prendeva, perché nessuno lo voleva!

La rete di potere: gasdotti nel continente europeo

Il gas naturale ha limitate e costose opzioni sul trasporto. Di conseguenza, i metanodotti sono costantemente utilizzati come strumento di pressione politica e contrattazione. Uno dei campi di battaglia più importanti è il continente europeo, dove la Russia esercita influenza attraverso un’intricata rete di gasdotti. Ulteriori informazioni sotto.

1. NORD STREAM
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Engie.
Il gasdotto Nord Stream è divenuto operativo nel 2011. Proposto nel 1997, le controversie tra Kiev e Mosca nel 2006 e 2009 hanno spinto la Russia a fermare il passaggio di gas naturale attraverso l’Ucraina, privandone l’Europa e accelerando la costruzione di Nord Stream. Il gasdotto permette alla Russia di rifornire direttamente Germania e parte dell’Europa centrale.

2. NORDEUROPAISCHE ERDGASLEITUNG (NEL)

Capacità: 20 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Wintershall, E.ON, Gasunie, Fluxys.
Il gasdotto NEL è complementare al progetto OPAL e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania occidentale.

3. OPAL
Capacità: 35 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Wintershall, Gazprom, E.ON.
Il gasdotto OPAL di costruzione tedesca è operativo dal 2011 e collega Nord Stream alle infrastrutture gasifere in Germania orientale ed Europa centrale. Il terzo pacchetto energetico dell’UE limita la quota che Gazprom può usare di OPAL. La Commissione europea previde l’aumento del 50 per cento della quota nel marzo 2014, consentendo a Gazprom di usare la pipeline a piena capacità. Tuttavia, la Commissione ha rinviato i piani per la crisi ucraina.

4. NORTHERN LIGHTS e JAMAL EUROPA
Capacità: 84 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Beltrangaz, PGNiG.
I gasdotti Northern Lights e Jamal Europa sono due grandi gasdotti russi per l’Europa orientale. La Polonia dipende dal sistema di gasdotti e non ha vere alternative. Nel tentativo di esserne meno dipendente, Varsavia cerca di sviluppare un servizio di importazione di GNL sul Mar Baltico.

5. SOJUZ
Capacità: 26 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
I gasdotti Sojuz e Fratellanza sono le principali vie di esportazione di Gazprom per l’Europa attraverso l’Ucraina. Hanno una capacità totale di oltre 150 miliardi di metri cubi. Nel tentativo di evitare di usare l’Ucraina come Stato di transito, Gazprom cerca itinerari alternativi dal 2019.

6. FRATELLANZA
Capacità: 132 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Ukrtransgaz.
Insieme con il gasdotto Sojuz, Fratellanza e Urengoj-Pomarij-Uzhgorod sono i principali gasdotti di esportazione di Gazprom, portando il gas in Europa attraverso l’Ucraina. La Russia cerca di ridurre la dipendenza dall’Ucraina come Stato di transito.

7. BLUE STREAM
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno (fino a 19 miliardi di metri cubi). Partner: Gazprom, BOTAS, ENI.
Uno dei due gasdotti principali che Gazprom utilizza per rifornire la Turchia. Gazprom può rifornire di 16 miliardi di metri cubi la Turchia attraverso l’Ucraina, e altri 16 miliardi di metri cubi direttamente la Turchia attraverso Blue Stream. Oggi, i due gasdotti da soli non hanno la capacità di soddisfare la domanda di energia della Turchia. Nel 2014, Turchia e Russia decisero di espandere Blue Stream di 3 miliardi di metri cubi.

8. GASDOTTO OCCIDENTALE RUSSO
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Transgaz, Bulgartransgaz.
Il gasdotto russo-occidentale rifornisce la Turchia attraverso Ucraina, Romania e Bulgaria. In futuro la domanda turca supererà la capacità dei gasdotti esistenti e ne sarà necessario un terzo.

9. NORD STREAM 2
Capacità: 55 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, Shell, OMV, E.ON.
Gazprom ha firmato un memorandum d’intesa con Shell, OMV, ed E.ON al Forum economico internazionale 2015 di San Pietroburgo per la costruzione del gasdotto Nord Stream-2. Come proposto, Nord Stream-2 avrà la stessa dimensione del primo gasdotto e sarà operativo alla fine del 2019. Il gasdotto aumenterà la capacità nel tempo bilanciando la ridotta produzione del Mare del Nord.

10. TURKISH STREAM

Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BOTAS, Gazprom.
Il gasdotto è progettato per fornire una rotta alternativa al gas naturale per l’Europa meridionale, bypassando l’Ucraina. Gazprom ha firmato un accordo con la Grecia per connettere l’European Southern Pipeline con TurkStream al confine Turchia-Grecia, rifornendo l’Europa. Gazprom e Turchia devono ancora finalizzare l’accordo sul gasdotto TurkStream. Uno dei maggiori incentivi di Ankara a sostegno di TurkStream sarebbe eliminare la dipendenza dal gas che transita per l’Ucraina.

11. EASTRING PIPELINE
Capacità: 20-40 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: EUSTREAM, Transgaz, Bulgartransgaz.
Eastring collegherebbe infrastrutture di Slovacchia, Romania e Bulgaria. La Slovacchia ha assunto la guida del progetto e persino suggerito il collegamento a TurkStream. Bratislava vuole far parte dei piani di Gazprom per diversificare le opzioni di trasporto dall’Ucraina perché la Slovacchia è il nodo tra gasdotti in Ucraina ed Europa centrale.

12. TRANS ADRIATIC PIPELINE

Capacità: 10 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: BP, SOCAR, Statoil, Fluxys, Enegas, Axpo.
TAP è uno dei progetti del Corridoio meridionale del gas dell’UE volto a trasportare gas dal Mar Caspio all’Europa del Sud attraverso la Turchia per ridurre la dipendenza dalla Russia. Il gasdotto TAP collegherà il gasdotto TANAP al confine Turchia-Grecia inviando gas in Italia attraverso l’Albania. La costruzione del progetto dovrebbe iniziare nel 2015.

13. TANAP
Capacità: 16 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: SOCAR, BP, BOTAS.
TANAP è progettato per inviare gas dall’Azerbaijan alla Turchia, collegandosi ai mercati in Europa. TANAP invierà 16 miliardi di metri cubi di gas in Turchia, collegandosi al gasdotto TAP per inviare 10 miliardi di metri cubi in Europa. I progetti TANAP e TAP sono i pilastri del progetto energetico Corridoio meridionale del gas dell’Unione europea, per trasportare gas dal Caspio in Europa contrastando la dipendenza dalla Russia. La costruzione di TANAP dovrebbe essere completata nel 2018.

14. SOUTH STREAM
Capacità: 63 miliardi di metri cubi all’anno. Partner: Gazprom, ENI, altri.
South Stream era un sistema di gasdotti che avrebbe inviato gas dalla Russia alla Bulgaria attraverso il Mar Nero e poi attraverso la Serbia in Europa centrale. Gazprom ha annullato il progetto nel dicembre 2013 e porta avanti il gasdotto TurkStream, nella speranza di raggiungere lo stesso obiettivo strategico aggirando l’Ucraina. La Commissione europea si oppose a South Stream contribuendo alla cancellazione del progetto della Gazprom.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/08/25/la-rete-di-potere-gasdotti-nel-continente-europeo/

mercoledì 12 agosto 2015

DALL'IRAN ALL'INDIA AL PAKISTAN PER RAFFORZARE LE RELAZIONI BILATERALI

Il ministro degli Esteri di Teheran lo stesso giorno visiterà anche l’India, dove incontrerà i vertici di governo

Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Zarif, giovedì volerà a Islamabad per incontrare il primo ministro pachistano Nawaz Sharif. Temi al centro della discussione, i legami bilaterali e il recente accordo siglato da Teheran con il Gruppo dei 5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania).
Lo ha fatto sapere il ministero degli Esteri di Islamabad.
"Zarif incontrerà Sharif — si legge in una nota — e avrà un colloquio bilaterale con il consigliere per la Sicurezza nazionale e gli Affari esteri, Sartaj Aziz".
In dettaglio, il capo della diplomazia di Teheran aggiornerà le controparti sull'intesa con il Gruppo dei 5+1, che garantirà la natura pacifica del programma nucleare iraniano in cambio dell'eliminazione delle sanzioni internazionali. Inoltre, discuterà di come rafforzare le relazioni bilaterali con il Pakistan e di alcuni temi regionali e internazionali di mutuo interesse.
Lo stesso giorno, Zarif visiterà anche l'India dove incontrerà il primo ministro Narendra Modi e la sua controparte, Sushma Swaraj.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150812/941282.html#ixzz3icDiKt3D

martedì 16 giugno 2015

IN PAKISTAN E ASIA VIA LE ORGANIZZAZIONI NON GOVERNATIVE

Il Pakistan ordina a Save the Children, la ong internazionale impegnata in un programma di assistenza umanitaria, di abbandonare il paese dove aveva lavorato per oltre 30 anni. Il giorno dopo la condanna a Zhou Yongkang: analisi e punti di vista. Xi Jinping e Aung San Suu Kyi a colloquio a Pechino. L'azione militare indiana in Myanmar dei giorni scorsi preoccupa il Pakistan.

PAKISTAN - Via Save the Children
Il Pakistan ha ordinato a Save the Children di abbandonare il paese sulla base di accuse di attività anti-pakistane. La polizia ha posto i sigilli sulla sede di Islamabad della Ong internazionale.
Save the Children ha protestato contro la decisione. Il governo del Pakistan, riporta Bbc, aveva già collegato l'organizzazione a un programma di finte vaccinazioni usato come copertura dalla Cia per rintracciare Osama Bin Laden.
La mossa del governo di Islamabad arriva tuttavia dopo che tutto il personale straniero era stato fatto rientrare in patria. La Ong manteneva comunque oltre mille dipendenti pakistani e aveva fino ad oggi lavorato per oltre 30 anni nel paese.

CINA - Zhou Yongkang condannato all'ergastolo: il giorno dopo
Zhou Yongkang è il più alto funzionario cinese condannato all'ergastolo dai tempi della Banda dei Quattro, ma diversi osservatori dicono che tutto sommato se l'è cavata con poco. Era sotto processo per tangenti, abuso di potere e per avere intenzionalmente rivelato segreti di Stato. La corruzione prevede spesso la pena di morte. Immagini di CCTV hanno mostrato il 72enne Zhou con i capelli totalmente imbiancati ascoltare il verdetto e, alla domanda dei giudici se avesse ben inteso, rispondere di sì. Ha ammesso i suoi crimini e non farà appello. È stato anche spogliato dei propri diritti politici e beni materiali. Secondo la sentenza, Zhou e i suoi familiari avrebbero intascato quasi 130 milioni di yuan in tangenti (circa 18 milioni di euro). L'ergastolo di Zhou rompe la tradizione secondo cui gli alti funzionari in pensione vengono in genere lasciati in pace e, secondo il Quotidiano del Popolo, rivela che nessuno può sentirsi al di sopra della legge. Il processo è avvenuto a porte chiuse e nel verdetto finale sono state del tutto eluse le accuse più politiche che erano state formulate in un primo momento: quelle di avere svolto attività non approvate dal Partito (leggi “contro il presidente Xi Jinping”).

Xi Jinping e Aung San Suu Kyi si sono incontrati ieri nella Grande Sala del Popolo a Pechino in qualità di numeri uno dei rispettivi partiti.
Il presidente cinese ha invitato la leader dell'opposizione birmana ad adoperarsi per i buoni rapporti e il “destino comune” che legano i due Paesi, recentemente un po' allentatisi per via dei conflitti di confine in Myanmar e per il progressivo avvicinarsi del governo birmano all'Occidente, a scapito del tradizionale protettore cinese. Se l'incontro dà alla premio Nobel lo status di interlocutore politico, Pechino ha d'altra parte fondamentali interessi in Birmania, “corridoio” per accedere all'Oceano Indiano e terra ricca di risorse naturali. Aung visiterà anche Shanghai e la provincia dello Yunnan, che ha 2.200 chilometri di confine con il suo Paese e dove di recente alcuni contadini cinesi sono morti a causa di un bombardamento compiuto per errore dall'aviazione birmana.

INDIA - I muscoli di New Delhi in Myanmar preoccupano il Pakistan
L'operazione delle forze speciali indiane in territorio birmano di alcuni giorni fa, che ha colpito alcune postazioni di ribelli indipendentisti del Manipur al di là dei confini indiani, è stata accolta come una novità nell'atteggiamento dell'esercito indiano di fronte alle minacce terroristiche dentro e fuori il proprio territorio. Il Ministry of State delle Telecomunicazioni (più o meno equivalente alla nostra carica di sottosegretario) Rajyavardhan Singh Rathore - già medaglia d'argento al tiro al piattello alle Olimpiadi d'Atene 2004 e ora deputato del Bjp - ha descritto l'episodio lungo il confine birmano come un avvertimento ad "altri stati", un monito per chi intraprende azioni terroristiche contro l'India: chiaro riferimento, anche senza nominarlo, al Pakistan, tanto che a Islamabad il parlamento pakistano ha votato una risoluzione di condanna alle "aperture ostili" dell'India.

Fonte:http://www.china-files.com/it/link/45991/in-cina-e-asia-fuori-save-the-children-dal-pakistan

INDIA E PAKISTAN AUMENTANO L'ARSENALE NUCLEARE

Secondo l’ultimo rapporto del Sipri, mentre Israele produce nuovi missili balistici a lunga gittata. Cina, Francia e Regno Unito stanno sviluppando nuovi sistemi nucleari.

Le potenze nucleari del pianeta continuano a potenziare e aggiornare gli arsenali atomici. Lo riferisce l'ultimo rapporto sul disarmo nucleare pubblicato dal Sipri, l'Istituto internazionale di ricerche sulla pace di Stoccolma.
Tra il 2010 e il 2015, il numero di testate nucleari globale è sceso da 22.600 a 15.850.
Stati Uniti e Russia sono i due paesi che maggiormente hanno contribuito alla riduzione delle scorte globali.
Il rapporto sottolinea però i "vasti e costosi programmi di ammodernamento a lungo termine" condotti dai due paesi, titolari del 90% delle armi atomiche presenti nel mondo.
"Nonostante il rinnovato interesse internazionale per il disarmo, i programmi di modernizzazione in corso negli stati dotati di armi nucleari suggerisce che nessuno di loro è pronto a rinunciare ai propri arsenali nel prossimo futuro", commenta il ricercatore del Sipri, Shannon Kile.
Gli altri tre stati legalmente in possesso del nucleare, sulla base dal Trattato di non proliferazione del nucleare del 1968, sono la Cina, con 260 testate, la Francia, con 300 testate e il Regno Unito, con 215 testate. Il Sipri riferisce che questi paesi "stanno sviluppando o implementando nuovi sistemi o hanno annunciato la loro intenzione di farlo", mentre il quotidiano pakistano Dawn cita in particolare i dati relativi alle tre potenze nucleari "ufficiose" di India, Pakistan e Israele.
I primi due paesi stanno proseguendo l'espansione degli arsenali atomici portandoli, rispettivamente, da 90 a 100 e da 100 a 120 testate, mentre Israele nei mesi scorsi ha prodotto nuovi missili balistici a lunga gittata.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150615/564850.html#ixzz3dEQmBGsp



martedì 28 aprile 2015

IL PAKISTAN CONTESO TRA STATI UNITI E REPUBBLICA CINESE


Sullo sfondo dei tentativi di Washington di ampliare l’influenza in diverse regioni del mondo, è simbolico che la Casa Bianca decida di rafforzare la cooperazione militare con il Pakistan. Tale passo degli Stati Uniti è dettato da una serie di variabili, tra cui il fatto che il Pakistan sia una potenza nucleare, capace di decidere se sostenere l’aggressione saudita allo Yemen sponsorizzata da Washington. Ma la causa principale di tale passo è il rapido svilupparsi della cooperazione militare Pakistan-Cina dimostratasi forte negli ultimi anni. Washington tende ad ignorarlo, mentre si oppone al progresso economico cinese avanzando offerte “lucrative” a Islamabad nel campo militare. Va notato che le élite pakistane considerano la partnership con la Cina come sicura garanzia di sicurezza per il Pakistan, in una situazione in cui i due Stati sono sempre più prudenti verso la vicina India. Così la notizia che nel 2014 la Cina è tra i massimi tre esportatori di armamenti, con il 41% delle esportazioni dirette in Pakistan, mostra la dimensione di questa cooperazione. Nel 2009 la Chendu Aircraft aiutò il Pakistan Aeronautical Complex ad avviare la produzione del caccia multiruolo leggero JF-17, progettato in Cina per le esigenze dell’aeronautica pakistana. Nel 2015 l’esercito pakistano ha iniziato a ricevere gli elicotteri Z-10 (noti anche come WZ-10) originariamente sviluppati in Cina, che saranno ben impiegati per combattere i terroristi in Pakistan. Si dice che questi elicotteri possano colpire bersagli ad una distanza di 5 km, senza entrare nella zona di tiro nemica. Non sorprende che la Cina utilizzi esperienza e competenza degli esperti russi della Kamov nel sviluppare l’elicottero ora prodotto in Cina dalla Changhe Aircraft Industries Corporation (CAIC).
Recentemente i due Paesi hanno deciso l’invio di otto nuovissimi sottomarini diesel-elettrici Tipo 41 (conosciuti dalla NATO come classe Yuan) al Pakistan. L’accordo rientra nei 5 miliardi di dollari di cui Pechino ha già espresso la disponibilità a fornire ad Islamabad tramite prestiti a lungo termine, ripagando il contratto. L’ulteriore sviluppo della cooperazione politica, economica e militare tra i due Paesi è stata assicurata dalla visita del Segretario Generale del Partito Comunista, Xi Jinping, arrivato in Pakistan il 20 aprile, presentatosi alle élite pakistane con un piano di investimenti da 46 miliardi di dollari. La maggior parte dei fondi forniti da Pechino sarà assegnata allo sviluppo del porto di Gwadar che, secondo alcuni analisti, può essere considerato l’avvio del grande progetto cinese per stazionare forze navali in Medio Oriente. Una quantità considerevole di truppe cinesi a Gwadar permetterà a Pechino di proteggere le rotte commerciali internazionali, garantendosi che le risorse per l’industria cinese non siano bloccate verso la destinazione. Inoltre, lo sviluppo di Gwadar, nell’ambito del grande progetto di corridoio economico sino-pakistano, prevede la realizzazione di quasi 2000 km di ferrovia insieme ai gasdotti dal porto pakistano di Gwadar alla città cinese di Kashgar. Un altro obiettivo degli investitori cinesi è la costruzione dell’autostrada Karakoram, dalla Cina al Pakistan. Ciò renderebbe numerose province cinesi più competitive economicamente, creando anche un corridoio alternativo allo Stretto di Malacca. Questi progetti possono compromettere il vecchio obiettivo degli Stati Uniti di contenere la Cina, dato che Washington non potrà più contenerla sulle frontiere marittime.
In queste circostanze, al fine di sottrarre il Pakistan dalla sua zona di influenza, gli Stati Uniti hanno deciso di vendere ad Islamabad otto pattugliatori GRC43M, alle fine del 2014, per 350 milioni di dollari. L’accordo è stato firmato con il pretesto di favorire gli sforzi del Pakistan nella lotta a pirateria e narcotraffico nel nord della penisola arabica. A gennaio Washington inviava armi e munizioni utilizzate dalle truppe dell’Afghan International Security Assistance Force. Un paio di settimane fa, il governo degli Stati Uniti ha approvato la consegna di elicotteri, missili e altri equipaggiamenti militari al Pakistan per 1 miliardo di dollari. In particolare, venderanno 15 elicotteri d’attacco Bell AH-1Z Viper con tutte le armi e le attrezzature necessarie al loro funzionamento, insieme a 356 missili AGM-114R Hellfire II. Questi sistemi saranno utilizzati per le operazioni antiterrorismo nel Nord Waziristan, nelle “zone tribali” e altre aree remote e montagnose del Pakistan. L’accordo dovrebbe concludersi nei prossimi cinque anni, dato che prevede la partecipazione di militari statunitensi nel supporto tecnico ed addestramento dei pakistani. Gli elicotteri in questione, AH-1Z (noto anche come Bell 449 SuperCobra) è l’ultima modifica di una ben nota famiglia di elicotteri da combattimento statunitensi, ma l’AH-1 Cobra è in produzione esclusivamente per l’US Marine Corps dal 2006. Nonostante il fatto che la Bell Helicopter abbia cercato di promuovere l’AH-1Z sul mercato internazionale, non è riuscita a ottenere alcun ordine. Pertanto il Pakistan sarà il primo cliente straniero che accetta di acquistarli. Le unità dell’esercito pakistano utilizzano da tempo i Bell AH-1 Cobra, 20 AH-1S furono forniti nel 1984-1986 e 32 AH-1F nel 2003-2010.
Così il Pakistan è diventato un’arena della lotta per l’influenza tra Washington e Pechino, proprio come il mercato di scontro tra commercianti di armi cinesi e statunitensi.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/04/27/il-pakistan-e-diventato-terreno-di-gioco-per-stati-uniti-e-cina/

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