ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 16 dicembre 2016

GIORNALISTA CUBANO SMONTA LA VERSIONE DEL GIORNALISMO OCCIDENTALE SU ALEPPO


La copertura dei media della Siria è una "menzogna senza precedenti su scala globale", ha detto Pedro Garcia Hernandez, giornalista cubano dell'agenzia di stampa Prensa Latina.
Secondo lui, mentre alcuni media e politici occidentali accusano il governo siriano di violazioni del cessate il fuoco, il presidente siriano Bashar Assad e i suoi alleati stanno mettendo il massimo sforzo per porre fine alla guerra. "Una campagna d'informazione lanciata contro il governo siriano e la Russia dimostra ancora una volta che gli Stati Uniti e i loro alleati sostengono il terrorismo in Medio Oriente", ha detto Hernandez.
Il giornalista ha anche suggerito che le preoccupazioni di quei "militanti patrocinatori in Siria dall'estero," è legata al fatto che, dopo che il terrorismo sarà sconfitto potrebbero dire la verità sulla situazione in Siria.
"Per quanto riguarda i videoclip dei residenti spaventati di Aleppo dell'esercito siriano, sono anche una bugia. Sto lavorando in Siria e ho visto la vita dei siriani nella parte di Aleppo controllate dalle forze governative. L'esercito ha fatto un sacco per aiutare le persone. Allo stesso tempo, nelle zone controllate dai militanti le condizioni per i civili erano insopportabili ", ha detto Hernandez.
Egli ha suggerito che i tentativi di "discriminare" il successo della Russia in Siria sono parte di questa campagna di false informazioni.
"La presenza della Russia in Siria è stata autorizzata dal governo, mentre la presenza di altri paesi, per esempio negli Stati Uniti o in Turchia, in Siria non è legittima. Stanno perseguendo i propri obiettivi lì", ha detto. "I media occidentali e politici sono ipocriti sulle vittime civili in Siria. Ho visto militanti che sparano un missile in un ospedale nel centro di Damasco. Hanno anche distrutto una scuola lì. Questi erano i distretti civili. Ma i media tradizionali tutto ciò" descrive Hernandez, Mosca ha invitato le istituzioni delle Nazioni Unite di smettere di essere parte della "campagna di propaganda occidentale" contro Mosca e Damasco.
"Riteniamo che sia una situazione completamente inaccettabile quando alcuni membri di alto livello del Segretariato delle Nazioni Unite fanno parte di una campagna di falsa informazione lanciata da alcuni paesi occidentali volti a screditare gli sforzi anti-terrorismo delle autorità siriane e le forze aerospaziali russa," lo conferma il Ministero degli Esteri russo in un comunicato.
Secondo il giornalista russo e commentatore politico Alexander Khrolenko, il motivo principale dietro i media occidentali sulla situazione in Siria è il fatto l'Occidente sta perdendo la lotta contro il governo siriano e il presidente Bashar Assad. "Una coalizione guidata dagli Stati Uniti sta perdendo terreno in Siria. Per cinque anni, Washington e i suoi alleati hanno utilizzato le forze di opposizione e jihadisti nel tentativo di rovesciare Assad," afferma Khrolenko in un pezzo per RIA Novosti.
All'inizio di questa settimana, il Ministero della Difesa russo ha detto che il video clip di presunti "attacchi aerei russi, plotoni di esecuzione, in scene di violenza" ad Aleppo sono stati fabbricati dai militanti.
"Tutte le dichiarazioni occidentali con riferimento ai 'post di attivisti' e film su presunti 'attacchi aerei russi,' 'plotoni di esecuzione' e altre scene in scena sono state girate da gruppi televisivi speciali composti dai militanti. Resta una grande domanda perché alcuni supporter utilizzano tali video senza controllare la fonte", ha detto il portavoce del Ministero della Difesa russo Maj Gen. Igor Konashenkov.
A quanto pare la Russia ha segnato un'altro successo in Siria.

Fonte:https://sputniknews.com/world/201612161048660930-west-russia-information-campaign/

venerdì 21 ottobre 2016

LA SERBIA REPUTA INACCETTABILI I CONDIZIONAMENTI POLITICI PER IL SUO RIFIUTO ALLE SANZIONI ALLA RUSSIA

Il vice premier e ministro degli Esteri della Serbia Ivica Dacic ha dichiarato l'inammissibilità delle pressioni su Belgrado affinchè coordini la sua politica estera con la UE nell'ambito dell'imposizione delle sanzioni contro la Russia, segnala il dicastero della diplomazia serba.

In passato le autorità di Belgrado hanno ripetutamente affermato che non avrebbero aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia.
In passato le autorità di Belgrado hanno ripetutamente affermato che non avrebbero aderito alle sanzioni occidentali contro la Russia. "La Serbia non potrà mai fare nulla che possa andare contro i nostri interessi nazionali. Molte delle grandi potenze occidentali nelle sedi internazionali intervengono come membri del gruppo dei cosiddetti "amici del Kosovo", pertanto non ci serve imporre sanzioni contro gli amici della Serbia. Vogliamo avere buoni rapporti con tutti, ma non possiamo agire contro sé stessi", — si legge nel comunicato del dicastero della diplomazia serba con le parole del ministro. Dacic ha aggiunto che "grande rumore" ha provocato la decisione della Serbia di inviare gli aiuti umanitari in Siria tramite gli aerei di trasporto russi. "A chi danno fastidio 84 scatoloni di vestiti, 2mila coperte e 660 chili di detersivo? Aiutiamo il popolo della Siria, come aiutiamo gli altri, allo stesso modo invieremo altri aiuti se qualcun altro ce lo chiederà," — ha detto il vice premier. Dacic ha sottolineato che "il bullismo contro la Serbia non funziona più" e che Belgrado è aperta per la cooperazione con tutti, ma gli interessi nazionali vengono "prima di tutto."

Fonte:https://it.sputniknews.com/politica/201610203522010-UE-diplomazia-ingerenza/

venerdì 23 settembre 2016

OCCIDENTE ESAURITO E L'ASIA IL NUOVO INGRANAGGIO SI PRODUZIONE MONDIALE

Il 21 settembre la società Allianz, uno dei principali fornitori di servizi assicurativi e finanziari in tutto il mondo con circa 85 milioni di clienti sparsi tra circa 70 Paesi, ha pubblicato i risultati di una ricerca internazionale sul benessere della popolazione mondiale.

Secondo la ricerca, l'unica regione in fase espansiva di sviluppo è l'Asia (escluso il Giappone). Inoltre il gap tra l'Asia e il resto del mondo sta crescendo.
La ricerca mostra che per molti Paesi, tra cui quelli dell'Europa, i tempi buoni appartengono ormai al passato: nel 2015 le attività finanziarie di tutto il mondo sono cresciute del 4,9%, con un tasso solo leggermente superiore alla crescita economica reale. Nel corso dei 3 anni precedenti, le attività finanziarie erano cresciute 2 volte più velocemente. La riduzione del tasso di crescita delle attività finanziarie riguarda in particolare l'Europa, l'America e il Giappone. Anche in due sottoregioni in espansione come l'America Latina e l'Europa orientale, la crescita media è stata la metà di quella registrata in Asia. Complessivamente il valore lordo totale delle attività finanziarie della popolazione mondiale ammonta a 155 trilioni di euro. In Asia (escluso il Giappone) nel 2015 è arrivato il 18,5% delle attività finanziarie globali: questo indicatore non solo è aumentato di 3 volte a partire dal 2000, ma ha superato per valore quello dell'eurozona (14,2%). La Russia è al 42° posto nella classifica mondiale per livello di attività finanziarie nette pro capite. Oggi è nell'ultimo terzo della classifica globale secondo questo indicatore. Questa posizione bassa riflette la debolezza del rublo russo. Nella top-20 non c'è nessun Paese dell'Europa orientale. Slovenia e Repubblica Ceca occupano solamente il 26° e 27° posto rispettivamente. In vetta ci sono la Svizzera, gli Stati Uniti, i Paesi scandinavi e l'Asia. Negli ultimi anni a livello globale è emersa una vera e propria classe media. Oggi il leader di questo processo è principalmente la Cina. In Occidente la classe media sta scomparendo, portando un contributo minore al benessere generale, soprattutto nei Paesi colpiti dalla crisi dell'eurozona (Italia, Irlanda e Grecia), così come nelle economie avanzate (Stati Uniti, Giappone e Regno Unito). In generale il divario tra le classi sociali sta diventando sempre più profondo e la distribuzione della ricchezza non può considerarsi uniforme nel mondo. Tuttavia non si è registrato nessun cambiamento per le persone più ricche del pianeta, i cui patrimoni sono in costante crescita.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20160922/3396101/Economia-patrimonio-finanza-UE-Eurozona-USA-Cina.html

venerdì 11 marzo 2016

PERCHE' L'OCCIDENTE DISPREZZA LA COREA DEL NORD?


Le nuove sanzioni, e ancora una volta le nuovi esercitazioni militari USA-RoK davanti la porta del vicino; nuove intimidazioni e nuovi insulti. Senza alcun motivo se non che il Paese, che non ha mai attaccato nessuno, è ancora deciso a difendersi contro le spaventose provocazioni militari, economiche e di una propaganda.
Per quanto può sopportare un Paese?
Più di 60 anni fa, milioni di persone sopra il 38° parallelo morirono letteralmente massacrate dalla coalizione guidata dagli Stati Uniti. Dopo di che, dopo la vittoria, la Corea democratica non fu mai lasciata in pace. L’occidente la provoca minacciando d’imporre sanzioni brutali e naturalmente manipolando l’opinione pubblica mondiale. Perché? Vi sono diverse risposte. La più semplice è: perché è comunista e perché vuole seguire la sua strada! Come Cuba fa da decenni… Come diversi Paesi dell’America Latina fanno ultimamente. Ma c’è un’altra molto più complessa risposta: perché la Corea democratica ha combattuto per i suoi principi interni e contro l’imperialismo occidentale all’estero. Ha aiutato la liberazione di popoli colonizzati e oppressi.
E come Cuba, l’ha fatto disinteressatamente, da vero Stato internazionalista. Il continente africano ne ha beneficiato di più, come Namibia e Angola, colpite da orribili regimi dell’apartheid imposti dal Sud Africa. Va da sé che tali regimi furono interamente sponsorizzati dall’occidente, come la follia razzista di Pretoria (non va neanche dimenticato che la fascista Sud Africa dell’apartheid fu uno dei Paesi che combatté al fianco dell’occidente nella guerra di Corea). L’occidente non ha mai dimenticato né ‘perdonato’ l’aiuto internazionalista della Corea democratica a molte nazioni africane. I piloti della Corea democratica pilotavano aerei da combattimento egiziani nella guerra arabo-israeliana del 1973. La Corea democratica partecipò alla lotta di liberazione dell’Angola (in operazioni di combattimento, al fianco delle Forze Armate Popolari per la Liberazione dell’Angola (FAPLA)), e combatté in Rhodesia, Lesotho, Namibia (a sostegno deciso della SWAPO) e Seychelles. Aiutò l’African National Congress e la sua lotta contro l’apartheid in Sud Africa. In passato aveva aiutato nazioni africane progressiste come Guinea, Etiopia, Zimbabwe, Mali e Tanzania.
Il fatto che il popolo della Corea democratica abbia versato il sangue per la libertà del più devastato (dall’imperialismo occidentale) continente della Terra, l’Africa, è uno dei motivi principali per cui l’occidente è disposto ad andare ‘fino in fondo’, cercando di “punire”, con sistematico discredito, ed anche di liquidare questa nazione orgogliosa. L’occidente è ossessionato dal voler danneggiare la Corea democratica, come lo fu per decenni dal distruggere Cuba. L’occidente saccheggiò l’Africa, un enorme continente ricco di risorse, per secoli. Divenne ricco grazie a questo bottino. Chi cerca di fermarlo, va liquidato. La Corea democratica è stata isolata, tormentata e provocata. Quando Pyongyang reagiva, decisa a proteggersi, l’occidente dichiarava che difendersi era “illegale” e che rappresentava un vero “pericolo per il mondo”. La Corea democratica ha rifiutato di cedere l’indipendenza e la sua via continuando a sviluppare il programma nucleare difensivo. L’apparato propagandistico occidentale accelera diffondendo invenzioni tossiche, inquinandone l’intero pianeta. Di conseguenza, tutto il mondo è convinto che la “Corea democratica sia il male”, ma non ha assolutamente idea del perché? Tale farsa si basa solo su luoghi comuni, ma alcuno dimostrato. Christopher Black, eminente avvocato internazionale di Toronto, in Canada, ritiene che le nuove sanzioni contro la Corea democratica siano il vero pericolo per la pace nel mondo: “Il Capitolo VII della Carta delle Nazioni Unite afferma che il Consiglio di Sicurezza può adottare misure nei confronti di un Paese se c’è una minaccia alla pace e questa è la giustificazione utilizzata per imporle. Tuttavia, non è la Corea democratica che minaccia la pace, ma gli Stati Uniti, che minacciano di annientamento militare la Corea democratica. La Corea democratica ha dichiarato chiaramente che le sue armi nucleari servono solo a scoraggiare l’attacco dagli USA, la minaccia alla pace. Il fatto che gli Stati Uniti, nel Consiglio di Sicurezza, impongano sanzioni a un Paese che minacciano è ipocrita ed ingiusto. È vergognoso che russi e cinesi si siano uniti agli Stati Uniti invece di chiedere sanzioni agli Stati Uniti per le minacce alla Corea democratica e le nuove esercitazioni militari, un pericolo chiaro e presente per la Corea democratica. Se russi e cinesi sono sinceri perché non insistono a che gli Stati Uniti ritirino le loro forze così che la Corea democratica sia meno minacciata, e adottino misure per garantirne la sicurezza? Non spiegano le loro azioni, collaborando con gli Stati Uniti contro la Corea democratica”.

USA/NATO minacciano Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia
Le basi militari di USA/NATO in Asia (e resto del Mondo) sono in realtà il pericolo principale per Corea democratica, Cina ed Estremo Oriente della Russia. Le enormi basi aeree a Okinawa (Kadena e Futenma), così come le basi militari sul territorio della Repubblica di Corea, minacciano direttamente la Corea democratica e i suoi cittadini, che hanno tutti i diritti di difendersi. E’ anche completamente illogico imporre sanzioni alla vittima e non all’impero responsabile di centinaia di milioni di vite umane perse in tutti gli angoli del globo.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/11/perche-loccidente-odia-la-corea-democratica/

giovedì 10 marzo 2016

LA POTENZA MILITARE RUSSA COGLIE IMPREPARATO L'OCCIDENTE


I media occidentali alzano i toni piagnucolando per accusare la Russia di gravi danni collaterali in Siria. Molti hanno detto che gli attacchi aerei russi non erano abbastanza precisi da ridurre al minimo i danni alle infrastrutture civili e i morti tra i civili.
Per decenni, i capi militari occidentali vedevano le capacità militari della Russia con condiscendenza, parlando di equipaggiamenti “obsoleti” e molti inconvenienti. Si diceva che la Russia non potesse competere con la NATO.
Ma la dimostrazione delle capacità militari della Russia in Siria sono scioccanti. Un rapporto riservato della NATO appena pubblicato sulla questione ammette la superiorità della Russia sull’alleanza elogiando Mosca per “precisione ed efficienza” negli attacchi aerei.
Secondo le informazioni della rivista tedesca Focus, le operazioni delle Forze Aerospaziali russe sono molto più efficaci degli attacchi aerei della NATO, nonostante la superiorità numerica dell’alleanza. L’articolo di Josef Hufelschulte pubblicato su Focus il 5 marzo si riferisce ad un rapporto classificato della NATO, che informa che 40 aerei da combattimento russi compiono 75 sortite al giorno compiendo attacchi di precisione contro obiettivi dello Stato islamico. In confronto, l’aviazione della NATO compie 180 sortite al giorno per colpire solo 20 bersagli. Gli esperti della NATO ritengono i velivoli russi Su-35 superiori a qualsiasi cosa l’alleanza abbia nell’arsenale.
Il documento sottolinea il fatto che gli equipaggi russi sono meglio addestrati. La capacità di combattimento della Russia è migliorata grazie all’intelligence militare siriana. Secondo il documento, l’operazione militare russa fa abbandonare ai terroristi le posizioni occupate. Ciò che è particolarmente importante, il rapporto non menziona alcuna vittima civile degli attacchi aerei russi. Non è la prima volta che l’operazione militare della Russia vine descritta come un grande successo. “I rinforzi russi hanno cambiato la situazione del tutto”, aveva detto il Tenente-Generale Vincent R. Stewart, capo della Defense Intelligence Agency, in una testimonianza al Senato degli USA. Assad è “in una posizione negoziale molto più forte di quanto non lo fosse appena sei mesi fa”, osservava Stewart.
“Sono più propenso a crederlo un attore in scena assai più di quanto lo non fosse sei mesi o un anno fa”. Nel tentativo di pareggiare i successi della Russia, gli Stati Uniti inviavano i velivoli nucleari B-52 per bombardare il gruppo terroristico dello Stato islamico, confermavano i funzionari della difesa a Fox News il 4 marzo. I B-52 Stratofortress inizieranno la prima operazione di bombardamenti contro lo Stato islamico ad aprile, afferma Air Force Times. Non è chiaro quanti B-52 o aviatori saranno coinvolti.
Un rapporto del Consiglio Atlantico di fine febbraio avverte della grave “mancanza di progressi” nei piani dell’alleanza per rafforzarsi. L’ex-segretario generale Jaap de Hoop Scheffer, il vicecomandante supremo Sir Richard Shirreff e l’ex-ministro della Difesa italiano e presidente della commissione militare della NATO Giampaolo di Paola sono tra gli autori. Nel documento si legge “Molti membri chiave dell’alleanza sono ancora perseguitati da “carenze critiche” nel loro “vuoto” militare”. Un documento della RAND Corporation che modella decine di scenari di guerra nelle consulenze per il Pentagono, trova che le forze russe avrebbero invaso la NATO dal Mar Baltico, catturando Tallinn e Riga in massimo 60 ore, una sconfitta “catastrofica” per la difesa dell’Alleanza. La Rete della Leadership europea ha pubblicato un rapporto dell’8 febbraio avvertendo i molti punti deboli e svantaggi della postura della difesa della NATO. “Credo che la Russia abbia il sopravvento nella regione e questo è una novità storica. Ed impiegando le Forze Armate”, secondo Norbert Roettgen, capo della commissione esteri del parlamento tedesco e membro del partito conservatore di Merkel. Grazie al continuo aggiornamento, le Forze Armate russe hanno un netto vantaggio, ha detto uno dei capi della NATO, il Generale Hans-Lothar Domroese. Questo è stato possibile grazie alle competenze d’ingegneria ed elettronica russe, secondo lui.
Gli aviogetti militari russi hanno, a volte, attuato più sortite in un giorno in Siria che la coalizione degli Stati Uniti in un mese. La Marina russa ha lanciato missili da crociera dal Mar Caspio a 900 miglia di distanza, e mantenuto le linee di rifornimento per la Siria. I sistemi di difesa aerea installati dall’esercito russo in Siria sono le armi a lungo raggio più potenti al mondo mantenendo alla larga qualsiasi potenziale nemico. Hanno radar a scansione che monitorano costantemente i cieli. Un missile può abbattere bersagli a 250 miglia di distanza. Ci sono circa 40 velivoli ad ala fissa basati a Lataqia: 12 cacciabombardieri Su-25SM, 4 Su-30SM, 12 Su-24M2 e 6 Su-34. I più avanzati Su-34, nome in codice Fullback per la NATO, sostituiscono gli aerei più vecchi. Vi sono anche elicotteri e un numero imprecisato di droni.
L’impiego di sistemi di guerra elettronica russa in Siria, come ad esempio il Krasukha-4 che può bloccare i sistemi AWACS e i radar satellitari, è un’altra esperienza deludente per la NATO. Ronald Ponzio, vicecapo del Cyber Command dell’esercito statunitense, ha dichiarato: “Non si può non giungere alla conclusione che non facciamo progressi al ritmo che la minaccia richiede”. Il Tenente-Generale Ben Hodges, comandante dell’US Army in Europa, ha descritto i progressi russi nella guerra elettronica in Siria “da far piangere”. La NATO sarà al posto giusto conoscendo la realtà che la sua intelligence non vedeva.
Come il Presidente Vladimir Putin ha detto, sottolineando l’importanza dell’occidente che vede “per la prima volta che esistono queste armi, avanzate, e che abbiamo personale ben addestrato che può utilizzarle efficacemente. Inoltre ha visto che la Russia è pronta ad usarle se è nell’interesse del nostro Paese e del nostro popolo”. Gli eventi in Siria aprono gli occhi all’occidente che si rende conto di aver seriamente sottovalutato le capacità militari della Russia. La sua intelligence ha fallito ancora una volta. Gli eventi in Siria rettificano tale omissione.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/10/siria-la-potenza-militare-della-russia-sorprende-loccidente/

martedì 8 marzo 2016

QUANDO PERDI LA GUERRA, DAI LA COLPA ALLA FEDERAZIONE RUSSA


Nessun dubbio che i civili in questa guerra siano presi in mezzo, ma molti di quelli ritratti come rifugiati in fuga da Aleppo, città al nord della Siria, sono in realtà miliziani in ritirata, che si arrendono a causa del successo militare russo e siriano nella repressione della loro insurrezione.
Come al solito distorcendo la realtà, i media occidentali sono lo strumento di una classica operazione di guerra psicologica per il modo in cui raccontano l'ultima fase di quella che in effetti è una guerra di aggressione da parte di potenze straniere alla Siria.
Incredibilmente, la Russia e l'Esercito Arabo Siriano sono dipinti come "i cattivi", e a sua volta questa narrativa viene usata per costruire il pretesto di una "responsabilità di proteggere" — la falsa copertura umanitaria per consentire un ingiustificato intervento straniero.
Quest'intervento potrà avere la forma o di un'invasione militare del territorio siriano condotta dagli USA; o la forma di pressioni politiche e legali su Russia e Siria affinché interrompano la loro altresì molto efficace offensiva contro formazioni armate illegali.
Si deve sottolineare che questi gruppi, che possono essere obiettivamente definiti come "terroristi", hanno provato a rovesciare il governo eletto siriano per conto di potenze straniere, tra cui USA, Gran Bretagna, Francia, e i regimi loro clienti nella regione, Arabia Saudita, Qatar e Turchia.
Il cancelliere tedesco Angela Merkel è stata in Turchia il mese scorso, e lì ha detto alla stampa di essere "inorridita dalla crisi umanitaria provocata principalmente dagli attacchi aerei russi" nei dintorni della città di Aleppo, nella Siria del nord.
La Merkel ha detto che lei e il Primo Ministro Turco Ahmet Davutoglu avrebbero urgentemente fatto pressioni per una "soluzione diplomatica" per fermare l'offensiva militare russo-siriana. La leader tedesca ha citato erroneamente la risoluzione 2554 delle Nazioni Unite formulata a dicembre come espressione del suo pensiero. La risoluzione in effetti dà come mandato prioritario la sconfitta dei gruppi terroristici, che è proprio ciò per cui si stanno adoperando l'esercito siriano e la Russia.
Nel frattempo, Voice of America, l'agenzia di stampa del governo USA, riferisce la situazione nella Siria del nord come segue: "La travolgente offensiva sostenuta dai Russi da parte dell'esercito del Presidente Bashar al-Assad e dei foreign fighters provenienti da Iran, Libano e Afghanistan sta causando una crisi umanitaria, costringendo migliaia di civili a fuggire verso il confine turco, secondo quanto dicono attivisti politici e i comandanti ribelli".
Se leggete l'articolo di VOA, viene fuori che i suoi "attivisti politici e comandanti militari" sono integrati con la milizia radicale jihadista, collegata ad al-Qaeda. Difficile che siano fonti affidabili.
Altre agenzie di stampa occidentali hanno fatto un quadro degli eventi in termini simili, indicando la Russia come una potenza malvagia che infligge sofferenze ai civili siriani e che "causa una crisi umanitaria".
Questa narrativa sta contribuendo alla costruzione di un "imperativo morale" finalizzato a giustificare una coalizione militare a guida USA che metta gli scarponi sul terreno. La scorsa settimana, è stato riferito che le forze armate turche e saudite fossero pronte a mandare truppe di terra in Siria, apparentemente per combattere gli estremisti islamici.
Il Segretario della Difesa USA Ashton Carter si dovrà incontrare a Bruxelles con membri della coalizione nel corso della settimana, per discutere i piani per un intervento di terra in Siria. Non è difficile immaginare come la presunta crisi umanitaria al confine turco-siriano possa essere invocata come pretesto aggiuntivo per la "responsabilità di proteggere".
Non si è ancora spenta l'eco dell'intervento NATO in Libia nel 2011, che portò all'assassinio di Muammar Gheddafi, al rovesciamento del regime, e che condusse il paese ad essere devastato da reti terroristiche dello stesso genere di al-Qaeda.
In Siria ciò è amaramente ironico, visto il ruolo sistematico che gli USA e si suoi alleati della NATO nella regione hanno giocato da marzo 2011 nell'infiltrazione e destabilizzazione di un paese un tempo pacifico, conmercenari e armi per realizzare il loro piano illecito di sovversione contro Assad e il suo governo.
Ma più recentemente un ruolo veramente nefasto è stato ricoperto dal regime turco del Presidente Recep Tayyip Erdogan, che sembra aver deliberatamente esacerbato lo scenario di caos al confine siriano.
È stato poco fa che le autorità turche hanno preso la decisione di chiudere i confini a nord di Aleppo. Questo ha prevedibilmente creato un collo di bottiglia in cui, secondo le autorità turche, sono rimaste intrappolate fino a 35.000 persone, impossibilitate ad attraversare il confine per arrivare ai campi profughi. I media occidentali hanno fornito ampia diffusione delle scene caotiche che si sono verificate.
Però, le persone apparentemente in fuga da Aleppo, non sono proprio tutti "civili innocenti", come racconta la stampa occidentale.
Secondo fonti siriane, la maggior parte di coloro che lasciano Aleppo, sono combattenti, che portano con sé le proprie famiglie. Questi militanti appartengono a brigate collegate ad al-Qaeda, come Jabhat al Nusra, Ahrar al Sham, Jaish al Fateh, e perfino al famigerato gruppo terroristico Daesh.
Video e reportage fotografici mostrano che tra coloro che scappano da Aleppo verso il confine turco, ci sono uomini che indossano uniformi da combattimento.
In un servizio televisivo di questa settimana, su France 24, una delle emittenti occidentali che maggiormente pompano la narrativa di attacchi aerei russi su obiettivi civili, la squadra di reporter ha intervistato in un ospedale turco, quattro Siriani che erano da poco fuggiti da Aleppo. Erano tutti ex "combattenti" — o terroristi. France 24 non è quindi riuscita a trovare civili da intervistare?
Dobbiamo tenere a mente anche che Aleppo ha una popolazione totale di 300.000 persone, quindi il numero di coloro che hanno lasciato la città verso il confine turco è una piccola minoranza. Fonti siriane dicono che la grande maggioranza dei residenti di Aleppo sono sollevati per il fatto che l'esercito siriano, sostenuto dall'aviazione russa, si sta finalmente muovendo per liberarli.
Negli ultimi cinque anni, i residenti di Aleppo sono stati tenuti sotto assedio dagli occupanti jihadisti che hanno imposto un regno del terrore. Gli sfortunati civili sono stati costretti con la forza a fungere da scudi umani per evitare che l'avanzante esercito siriano riprendesse la città. Questo stesso scenario si è verificato in molte altre città e cittadine riconquistate dalle forze armate siriane, per il grande giubilo dei loro abitanti di nuovo liberi.
Per sicurezza, i media occidentali non riferiranno di queste situazioni di residenti che festeggiano la liberazione, come nelle cittadine di Madaya, Rabia, Nubbul, Zahraa, Ataman e Sheikh Miskeen la settimana scorsa, e molte altre prima, sin da quando è iniziato l'intervento militare russo il 30 settembre.
La verità pura e semplice è che l'intervento militare russo in Siria ha permesso all'esercito siriano di vincere la guerra contro le forze sovversive sostenute dall'estero. Migliaia di mercenari e altri gruppi illegalmente armati che hanno seminato violenza in Siria e che adesso sono in rotta.
Ma le potenze occidentali sostengono lo spin secondo cui la vittoria russo-siriana contro una guerra criminale clandestina rappresenti in qualche modo una violazione dei diritti umani.
In effetti il successo della Russia e dei suoi alleati siriani nella repressione delle forze sovversive straniere è tale che l'Occidente sta disperatamente cercando una nuova narrazione con la quale porre in cattiva luce la vittoria russo-siriana.
È per questo che l'Occidente dà un racconto distorto della crisi umanitaria in Siria, e ne incolpa la Russia. L'Occidente e i suoi clienti non sono riusciti nel loro progetto militare clandestino, e nel loro cinico processo politico condotto Ginevra. Stanno perdendo la loro guerra in Siria, e stanno tirando fuori vere e proprie menzogne a fini di propaganda contro la Russia.
E purtroppo, politici occidentali idioti come Angela Merkel stanno spalla a spalla con le stesse persone che hanno creato la crisi siriana e che stanno causando sempre più guai all'Europa.




Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160307/2227083/russia-lotta-contro-daesh-in-siria.html

lunedì 7 marzo 2016

LE ACCUSE CONTRO LA FEDERAZIONE RUSSA SONO INCERTE E TRADISCONO I FALLIMENTI DELLA POLITICA ESTERA OCCIDENTALE

Per i politici europei la cosiddetta aggressione russa serve per giustificare i loro insuccessi. Tuttavia non si può certo dare la colpa alla Russia della crisi europea, scrive l'editorialista britannico Neil Clark.

I politici europei cercano di legare tutti i problemi che affliggono la UE con la cosiddetta "aggressione russa", tuttavia le accuse contro Mosca appaiono molto sconcertanti per le loro incoerenze logiche, scrive il cronista britannico Neil Clark.
"La prima cosa che non capisco sono le accuse del comandante supremo delle forze alleate NATO in Europa, il generale americano Philip Breedlove, secondo cui Putin e Assad abbiano deliberatamente provocato la crisi migratoria in Europa con l'obiettivo di affossare le strutture europee e distruggere la determinazione europea", — scrive Clark.
Secondo Breedlove, la Russia e il governo siriano deliberatamente hanno bombardato il popolo siriano per costringere la gente a lasciare il Paese e mettere in difficoltà l'Europa.
"Fermi tutti. Direi che la crisi migratoria già si registrava molto prima che la Russia abbia iniziato i raid in Siria e ancor prima che il governo siriano abbia annunciato la nuova offensiva," — sottolinea Clark.
Il giornalista lega la crisi migratoria con le campagne militari degli Stati Uniti e dei suoi alleati in Libia, Afghanistan, Iraq e Siria, pertanto, le accuse contro la Russia sono infondate.
Inoltre, a suo parere, lasciano dubbi le azioni degli Stati Uniti in merito alle indagini dello schianto dell'aereo della Malaysia Airlines nella regione di Donetsk. Gli Stati Uniti hanno detto di avere "prove evidenti", in qualità di immagini satellitari e dati radar, che confermerebbero che l'aereo sia stato abbattuto dalle milizie filorusse del Donbass con un missile "terra-aria". Tuttavia la parte americana non ha ancora fornito alcuna prova alle indagini.
Inoltre lasciano basiti le argomentazioni del governo britannico a favore della permanenza nell'Unione Europea di Londra, scrive l'editorialista.
"Ci è stato detto che l'economia crollerà, si fermeranno gli investimenti, molti perderanno il posto di lavoro e abbiamo bisogno di restare nell'Unione Europea per garantire la "sicurezza nazionale" e combattere l'aggressione russa," — riporta Clark.
Tuttavia il giornalista sottolinea che l'economia del Regno Unito prima di entrare nella UE era in crescita, e la "sicurezza nazionale del Paese non ha nulla a che fare con l'appartenenza all'Unione Europea."

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160307/2223831/UK-UE-Breedlove-NATO-Siria-Ucraina-USA-Profughi.html#ixzz42E7qyEYB

mercoledì 2 marzo 2016

UNA RIVOLUZIONE COLORATA VERSO LA FEDERAZIONE RUSSA E' ORMAI PROSSIMA


Venerdì scorso, il presidente russo Vladimir Putin ha avvertito il FSB che, con le elezioni parlamentari di settembre sempre più vicine, i "nemici stranieri" rappresentano una "minaccia diretta alla sovranità della Russia". Sì, questo è il codice per una "rivoluzione colorata".
Anche se Putin gode di enorme sostegno dal popolo russo (l'ultimo abbiamo controllato, il suo indice di gradimento è ancora all'80%), sarebbe ingenuo trascurare i fattori economici che, insieme a un po 'di aiuto da "promotori della democrazia" occidentali, potrebbero potenzialmente alimentare disordini civili durante le prossime elezioni.
E Putin vede che sta arrivando:
Rivolgendosi agli alti funzionari del FSB di Mosca, il presidente Putin ha detto: "Purtroppo, i nostri nemici all'estero si stanno preparando" per le elezioni parlamentari previste per il 18 settembre.
Ha detto che le tecniche erano ben note e ha esortato il servizio di sicurezza a "sopprimere ogni tentativo di influenza straniera".
E secondo Putin, i servizi segreti russi sono già a conoscenza di ciò che gli Stati Uniti stanno cercando di preparare:
Ho letto i documenti regolari (FSB) preparati, letto i riassunti, e visto le indicazioni concrete che, purtroppo, i nostri mal sostenitori all'estero si stanno preparando per queste elezioni.
Tutti dovrebbero quindi essere consapevoli che noi difenderemo i nostri interessi con determinazione e in accordo con le nostre leggi.

Alcune cose da notare:
Come osserva Luna dell'Alabama, qualsiasi tentativo da parte degli Stati Uniti per iniziare guai a Mosca hanno scarse probabilità di successo : "Ai vari servizi statunitensi e i neocon del Dipartimento di Stato farebbe piacere scatenare alcune rivolte in Russia, ma le possibilità di un colpo di stato di successo a Mosca sono esili, non vi è alcuna opposizione competente per l'attuale governo e un po 'di problemi economici non è ciò che incita i russi a prendere sullo stato.
Aavrebbero impiccato Eltsin se fosse così.
"In generale, siamo d'accordo con questa valutazione.
Gli avvisi di Putin sono già stati utilizzati dai media occidentali per illustrare come la Russia sta usando i cosidetti "complotti" per sopprimere l'opposizione.
Questo è falso.
Circa 20.000 (le stime vanno da 8.000 a 30.000) russi sono scesi in piazza ieri a Mosca per onorare Boris Nemtsov.
Non c'era violenza o brutalità della polizia (Reuters ovviamente racconta la storia straziante del classico "un uomo trascinato via in una strada laterale in manette").
La Russia è ben consapevole delle tattiche utilizzate per creare "rivoluzioni colorate".
Già nel mese di marzo, Putin ha detto ai funzionari della sicurezza russi :
Il presidente Vladimir Putin ha affrontato di nuovo il pericolo di rivoluzioni colorate durante la sessione della commissione del Ministero degli Interni. "Le azioni degli estremisti diventano più complicate. Siamo di fronte a tentativi di utilizzare le cosiddette "tecnologie del colore 'a organizzare proteste di piazza illegali e aprire la propaganda di odio e lotte sui social network", ha detto.
Nel novembre dello scorso anno, Putin ha definito le rivoluzioni colorate come il principale strumento utilizzato dalle forze che cercano di rimodellare il mondo.
"Nel moderno estremismo mondiale viene utilizzato come strumento geopolitico per la ridistribuzione delle sfere di interesse. Possiamo vedere le tragiche conseguenze dell'ondata di cosiddette rivoluzioni colorate, lo shock vissuto dalle persone nei paesi che hanno attraversato gli esperimenti irresponsabili di nascosto, o, talvolta, bruta e l'interferenza diretta con la loro vita ", ha detto il leader russo. (Ucraina, Siria,)
È la Russia vulnerabile a una rivoluzione colorata? Sì. È Putin è pronto a fermarla? Assolutamente.



Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/us-planning-color-revolution-russia-putin-ready/

martedì 23 febbraio 2016

LA POPOLAZIONE EUROPEA DECRESCE, QUELLA DELLA FEDERAZIONE RUSSA LIEVITA


Contrariamente alla credenza popolare, la situazione demografica della Russia sta migliorando quando invece i tassi di fertilità occidentali continuano a precipitare.
Una popolazione umana ha bisogno di avere un tasso di fertilità di almeno 2.1 figli per donna, se vuole raggiungere una crescita naturale.
Nell'Unione europea il numero è 1.3.
Negli Stati Uniti è 2.01. Per il mondo intero è 2.3.
A livello mondiale il tasso di fertilità è in calo.
E 'stato al di sotto dei livelli di sostituzione in Europa dal 1972 e negli Stati Uniti dal 2005.
Questo ha innescato il campanello d'allarme della Banca Mondiale, il Demographic Institute di Berlino, anche la CIA.
Questo calo dei tassi di fertilità occidentale non attrae alcun interesse da parte dei politici occidentali o dei mass media.
Essi rimangono bloccati nel breve termine.
Questo rispecchia gli atteggiamenti di altre società che cadevano in crisi a causa dei bassi tassi di natalità: l'impero romano, la società etrusca, il califfato abbaside etc.
In Russia il tasso di fertilità è in aumento. Secondo la Banca Mondiale si è passato da 1,34 nel 2009, a 1,54 nel 2013 ed è attualmente a 1,60.
Tale incremento è quasi unico in Europa.
Da quando il presidente Vladimir Putin ha agito per affrontare il problema, la Russia è stato uno dei pochi paesi dell'emisfero occidentale ad aver registrato un aumento stabile nel suo tasso di fertilità.
In contrasto, l'Unione europea e gli Stati Uniti stanno cercando di mascherare la loro situazione demografica in deterioramento importando manodopera qualificata da altre regioni.
Tuttavia, questa può essere solo una soluzione temporanea.
La guerra in Ucraina, con tutte le sue numerose altre conseguenze, farà sì che il tasso di fertilità della Russia a lieviti ulteriormente.
Questo suona strano considerare che le guerre storicamente causino la crescita della popolazione.
Il più grande aumento della popolazione europea è nato a causa della Seconda Guerra Mondiale.
La popolazione della Cecenia è cresciuto da 800.000 a 1.2 milioni a causa del conflitto lì.
A New York il numero dei matrimoni è aumentato del 25% nel periodo immediatamente successivo l'attacco al World Trade Center il 9/11.
Quattro anni dopo, tale aumento era stato perso in pieno.
Il quadro demografico reale è quindi quasi l'esatto opposto di quello che si legge sui media occidentali.
Se i tassi di fertilità continuano a crescere in Russia e continuano a cadere nella zona ovest, in linea con le tendenze attuali, allora il futuro appartiene alla Russia.

Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/russias-baby-boom-fertility-rate-far-higher-eu-rising-quickly/ri385

giovedì 21 gennaio 2016

L'OCCIDENTE TENTA DI INSEDIARE UN GOVERNO FILOEUROPEO IN MOLDAVIA, LA POPOLAZIONE LO METTE IN FUGA


Il Parlamento della Moldavia ha approvato mercoledì (57 voti su 101) la nomina di Pavel Filip quale nuovo primo ministro dello Stato racchiuso fra Romania e Ucraina.
Aveva il compito di formare il nuovo Governo. Ex ministro delle tecnologie informatiche e pro-Unione Europa, nella sua agenda politica ha quale obiettivo di rafforzare il legami con Bruxelles.
Il sì è stato accompagnato da proteste di masse.
Decine di migliaia di manifestanti si sono infatti riuniti davanti all’edificio e una decina di loro sono riusciti a entrarvi per chiedere che la decisione venisse annullata. Nella notte hanno acceso fuochi e hanno presidiato la piazza di Chişinău, nella speranza che il presidente Nicolae Timofti (anche lui criticato) non confermi la carica di Filip.
Centinaia di manifestanti hanno sfondato i cordoni di polizia a Chisinau, in Moldavia, e hanno fatto irruzione in Parlamento.
A migliaia sono scesi in piazza nel Paese per protestare contro la formazione del nuovo governo.
Secondo l'agenzia russa Ria Novosti, tutti gli ingressi dell'edificio sono bloccati dai manifestanti, alcuni dei quali avrebbero raggiunto il primo piano del palazzo.
La polizia ha usato gas lacrimogeni contro i dimostranti. La tv LifeNews riporta che tutti i membri del governo e i deputati sono fuggiti da un passaggio sotterraneo. Stando a Moldavian Business Channel, che cita dei parlamentari, dalle regioni stanno arrivando a Chisinau ulteriori forze di polizia.
E' chiaro che si sta rischiando un nuovo caso ucraina, stavolta però appoggiato dalla volontà della popolazione.
Non è chiaro se le proteste sono a favore della Russia, di cui una vasta maggioranza della popolazione è a favore oppure a favore di una riunificazione con la Romania.
Molto probabilmente entrambe ma per aspettare gli esiti bisognerà aspettare.

lunedì 4 gennaio 2016

I MEDIA OCCIDENTALI NON HANNO TROVATO MODO DI CRITICARE LA NUOVA STRATEGIA NAZIONALE DELLA FEDERAZIONE RUSSA


Alla fine dello scorso anno, il presidente Vladimir Putin ha firmato il documento che definisce la strategia di sicurezza nazionale della Russia.
In particolare nel documento si rileva che la Federazione Russa è favorevole al rafforzamento della cooperazione reciprocamente vantaggiosa con i Paesi europei e con l'Unione Europea, all'armonizzazione dei processi di integrazione in Europa e nei territori dell'ex Urss, ma si sottolinea anche che Mosca è interessata a costruire una partnership completa con gli Stati Uniti sulla base di interessi condivisi.
Nonostante la versione aggiornata della strategia sia stata ampiamente discussa dalla stampa, i giornalisti occidentali non sono stati in grado di criticare il documento, ma hanno solo messo in evidenza che tra le sfide che attendono la Russia sono state incluse le potenziali minacce provenienti dalla NATO e dagli Stati Uniti.
In particolare un analista della "Reuters" fa notare che "la Russia per la prima volta ha definito gli Stati Uniti come una minaccia alla sicurezza nazionale".
"La Russia continua ad aumentare il suo ruolo nella risoluzione dei conflitti globali, fatto che provoca la risposta da parte dei Paesi occidentali", — l'analista cita il documento, tuttavia senza indicare la natura della reazione.
"News Week" richiama l'attenzione sul fatto che "la condotta di una politica russa indipendente, sia interna che estera, ha provocato l'opposizione da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati, che cercano di mantenere la loro posizione dominante nella risoluzione dei problemi mondiali."
La strategia di sicurezza nazionale aggiornata della Russia non è stata una sorpresa per gli analisti in Occidente. In particolare l'editorialista del "Washington Times" Todd Wood scrive che "questo passo era previsto da diverso tempo, quindi in un certo senso la ratifica è stata solo una formalità".
Il "Financial Times" scrive che "le accuse contro la NATO e gli Stati Uniti nella strategia di sicurezza nazionale russa rischiano di aggravare solamente le relazioni tra Mosca e l'Occidente in futuro."
Questa opinione è condivisa dall'Huffington Post.
"La valutazione russa delle nuove minacce, tra cui quella americana, sono solo un sintomo degli ultimi anni in cui si sono deteriorate le relazioni con l'Occidente," — scrive il giornale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160104/1831616/Occidente-UE-USA-Geopolitica-Putin.html#ixzz3wHrIuEdT

giovedì 17 dicembre 2015

LA FONDAZIONE E LA COSTITUZIONE DI UN NUOVO ORDINE GEOPOLITICO - PRIMA PARTE


Quello che si sta osservando su scala globale in questi ultimoi anni a partire in particolare dal 2011 ma iniziato già con l'aggressione all'Iraq con il pretesto inesistente delle armi di distruzione di massa è un susseguirsi di cambiamenti sempre più rapidi e un'escalation che comprende sia il mondo anglosassone ma anche quello islamico che ha lo scopo di sovvertire l'esistente ordine mondiale venutosi a creare in seguito alla Seconda Guerra Mondiale e dopo il collasso dell'Unione Sovietica.
Le nazioni che sono state abbattute dagli Stati Uniti rappresentavano sistemi di governo del mondo islamico che funzionavano in modo molto differente dal sistema politico europeo e americano e le prospettive di vita erano in alcuni migliori e si godeva di una maggiore libertà rispetto al periodo successivo all'arrivo del terrorismo.
Tutto questo rappresentava chiaramente una mentalità della popolazione e un sistema geopolitico mondiale dominato da diverse potenze che non erano molto simpatizzanti del sistema americano, tuttavia tale sistema esisteva e con la propaganda di un regime dittatoriale l'asse NATO capeggiato dal governo americano hanno dischiarato guerra portando in quelle che erano nazioni prospere solo un susseguirsi di macerie e distruzione dove periodicamente si hanno incursioni dei terroristi oppure il sistema economico è semplicemente molto debole.
Altre nazioni come la ex Jugolsavia sono semplicemente finite suddivise in altre nazioni minori successivamente entrate a far parte dell'Unione Europea.
Tutto questo rappresenta per l'interesse della superpotenza americana di creare un sistema geopolitico mondiale chiamato "Sistema Unipolare" vale a dire dominato dall'economia statunitense e controllato indirettamente da essa sia nella decisioni politiche sia nel controllo e la spartizione delle risorse oltre che al modo di pensare presente nella popolazione.
L'Unione Europea dal collasso dell'Unione Sovietica e dalla fine della Seconda Guerra Mondiale si è sempre più allargata andando a includere nuove nazioni prima facenti parte del governo sovietico, in seguito venne introdotta la moneta unica chiamata "euro" la quale rese le economie delle nazioni europee che vi aderirono dipendente unicamente dal sistema economico europeo mentre quelle che mantennero la propria moneta (Inghilterra, Polonia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Romania, Ungheria, Svezia, ecc), governate da sistemi di governo o conservatori o nazionalisti mantennero un'economia più forte e che in seguito alla crisi del 2008 furono quelle che ebbero una ripresa economica molto più rapida e un'aumento dell'occupazione lavorativa molto al di sopra delle altre nazioni dell'area euro, tutt'ora con una ripresa economica stagnante.
In realtà tutto questo è abbastanza normale in quanto l'Unione Europea, in seguito alla fine della Seconda Guerra Mondiale, venne creata dalla stessa politica americana con lo scopo di avere un sistema economico piuttosto modesto, oltre al fatto di poter esportare all'estero le proprie basi americane che con il passare degli anni nonostante il crollo dell'Unione Sovietica si sono sempre più avvicinate ai confini con un'altra superpotenza, la Federazione Russa.
"Documenti governativi americani declassificati mostrano che la comunità dell' intelligence degli Stati Uniti ha condotto una campagna negli anni Cinquanta e Sessanta per costruire lo slancio per l'Europa unita. (Che cosa sono i documenti vengono declassificati vedi qui)
E anche finanziato e diretto il movimento federalista europeo.
I documenti confermano i sospetti espressi al momento in cui l'America stava lavorando aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna in uno Stato europeo.
Un memorandum, datato al 26 Luglio 1950, fornisce le istruzioni per una campagna per promuovere un parlamento europeo a pieno titolo.
E 'firmato da Gen William J. Donovan, capo dell'Ufficio di guerra americano of Strategic Services, precursore della CIA.
I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore presso la Georgetown University di Washington.
Essi comprendono i file rilasciati dagli Archivi Nazionali degli Stati Uniti.
Il principale strumento di Washington per definire l'agenda europea è stato il Comitato americano per un'Europa unita, creata nel 1948.
Il presidente era Donovan, apparentemente un avvocato privato da allora.
Il vice-presidente era Allen Dulles, direttore della CIA negli anni Cinquanta. La pensione includeva Walter Bedell Smith, primo direttore della CIA, ed un elenco di figure e funzionari ex OSS che si muovevano dentro e fuori della CIA.
I documenti dimostrano che ha ACUE finanziato il Movimento europeo, la più importante organizzazione federalista negli anni del dopoguerra.
Nel 1958, per esempio, ha fornito il 53,5 per cento dei fondi del movimento.
La Campagna europea della gioventù, un braccio del Movimento europeo, è stato interamente finanziato e controllato da Washington.
Il regista belga, il barone Boel, ha ricevuto pagamenti mensili in un conto speciale. Quando la testa del Movimento europeo, di origine polacca, Joseph Retinger, aveva imbrigliato questo livello di controllo americano e ha cercato di raccogliere fondi in Europa, è stato subito rimproverato.
I leader del Movimento Europeo - Retinger, il visionario Robert Schuman e l'ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak - sono stati tutti trattati come braccianti dai loro sponsor americani.
Il ruolo degli Stati Uniti è stato gestito come un'operazione segreta.
Il finanziamento di ACUE è venuto dalle fondazioni Ford e Rockefeller, nonché i gruppi d'affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti.
Il capo della Fondazione Ford, ex ufficiale-OSS Paul Hoffman, è stato visto come capo dell'ACUE alla fine degli anni Cinquanta.
Il Dipartimento di Stato ha svolto un ruolo. Una nota dalla sezione europea, in data 11 giugno 1965, consiglia il vice-presidente della Comunità economica europea, Robert Marjolin, di perseguire l'unione monetaria di nascosto.
Si raccomanda di sopprimere il dibattito fino al punto in cui "l'adozione di tali proposte sarebbe diventato praticamente inevitabile".""Quando si parla di "sopprimere il dibattito" si fa riferimento alla creazione di un multipartitismo tale che porta la popolazione di un'intera nazione, come ad esempio l'Italia, a confondere l'idea generale in più partiti, in tal modo il consenso politico sarà sparso e si genererà una vera e propria confusione e suddivisione dell'orientamento politico della popolazione generale, in questo modo nessun partito di una nazione sarà più in grado di raggiungere un totale consenso con un simile numero di partiti.
Un'altro esempio lo possiamo osservare nella creazione di "Partiti Fantasma", partiti che non prendono nessuna posizione e con il prestesto di rappresentare il popolo fanno da "contenimento" dei voti elettorali, in particolar modo quando partiti non graditi (Forza Italia) e in particolare quelli nazionalisti come la Lega Nord stanno raggiungendo un elevato numero di consensi.
Il cosidetto Movimento Cinque Stelle, capeggiato da un comico della propaganda e gestito da un blogger informatico che sfruttando il negativo della crisi politica ed economica italiana ed europea, specialmente tra i giovani, ha manifestato in un susseguirsi di comizi nelle piazze di fronte a folle gremite sollevando il morale sfruttando il proprio senso dell'umorismo ereditato dalla sua carriera di comico e abbracciando consensi, sebbene negli anni successivi l'obiettivo politico del Movimento (guai a chiamarlo partito) si sia rivelato non solo un controsenso ma da la sensazione di essere privo di qualque scopo politico, se non quello di contenere voti.
Un'esempio di questi controsensi lo osserviamo in due occasioni: la prima, durante le elezioni del Presidente della Repubblica, quando proposero la candidatura di Romano Prodi, colui che portò l'Italia nella zona euro; la seconda, quando decisero di indire un referendum per uscire dalla zona euro.
Tornando a noi, quello che si sta attualmente osservando a livello europeo è un ritrovamento dell'importanza dell'Identità e della Sovranità Nazionale, sentimenti che si sono acuiti con la recente recessione economica e con la minaccia portata alla nazioni europee con l'arrivo dalla Siria e da altri paesi non in guerra di una marea composta da centinaia di migliaia di immigrati diretti verso le nazioni europee.
A questo problema la maggioranza, tra cui Romania, Inghilterra, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Bulgaria, Svezia, Polonia e altre si sono opposte fermamente ai cosidetti ricollocamenti obbligatori imposti dalla Comissione Europea; altre nazioni, come l'Ungheria, hanno risolto il problema alla radice costruendo alle proprie frontiere una barriera ed emanato leggi più severe che hanno posto fine al problema, almeno in quella nazione.
Fatto sta che per i prossimi anni è previsto un flusso ancora maggiore che come hanno notato molti leader europei potrebbe minacciare non solo con il terrorismo come abbiamo osservato in Francia, ma bensì l'identità etnica stessa delle nazioni europee.
Ci sono diversi attivisti e anche la stessa politica della Comissione Europea che sono dell'idea che il multiculturalismo europeo sia il futuro dell'Europa.
Inutile dire che contrariamente a tale pensiero questo non può funzionare per le nazioni eurasiatiche in quanto il ceto etnico eurasiatico è quello che ha dato origine alla popolazione multietnica anglosassone, ma non si può sovvertire tale modello in quanto la storia delle popolazioni eurasiatiche e della loro etnia e identità risale a millenni prima della fondazione della nazione americana, neo zelandese e australiana che sono nate con il multiculturalismo.
L’immaginario collettivo europeo è fortemente influenzato dalla cultura di massa made in USA: da Hollywood a Playboy; dai jeans alla Coca Cola; dalla leggenda imprenditoriale di Steve Jobs alle spregiudicate esibizioni della popstar Madonna. Questo stretto legame con i marchi di fabbrica d’oltreoceano ci rende simili agli statunitensi come abitudini, ma la mentalità e la cultura delle nazioni europee sono radicalmente differenti.
Essendo una nazione costituita da immigrati l’identità americana non si è formata su base etnica come nel Vecchio Continente, ma su un credo ideologico, politico e istituzionale espresso dalla Dichiarazione di indipendenza (1776) e dalla Costituzione (1787).
Questa è la ragione per la quale il ricollocamento di milioni di immigrati nel corso dei prossimi anni semplicemente non è una cosa attuabile, specialmente in mancanza e di una forte incompetenza nella politica dell'immigrazione europea.
La ragione per la quale una simile marea di immigrati sia arrivata solo tra il 2014 e quest'anno, composta da individui provenienti da varie nazioni, resta un mistero, sebbene sembra che ci sia qualche meccanismo (politico?) che ha messo in moto questo problema.
Nel frattempo la guerra in Siria tra più fazioni continua più riprese, la Federazione Russa da mesi ha deciso di mettere a disposizione una frazione del proprio arsenale per debellare l'esercito di mercenari dell'ISIS, si parla di una cifra di centinaia di migliaia di soggetti.
Recentemente sono stati resi noti dati che dimostrano come la Turchia sia in commercio con tale organizzazione con l'esportazione di enormi quantità di petrolio dal territorio iracheno e siriano.
Tutto questo è successo solo in seguito all'abbattimento di un jet russo in territorio al confine tra la Turchia e la Siria che in base ai dati non era nemmeno ancora entrato nel territorio della Turchia.
«Volavamo a seimila metri. Il cielo era limpido. Il missile è arrivato improvvisamente sulla coda dell’aereo. Non l’abbiamo proprio visto. Non c’è stato neanche il tempo di fare una manovra. Pochi secondi dopo, già precipitavamo. E ci siamo buttati fuori...». ha affermato il pilota superstite.«È escluso che siamo sconfinati in Turchia, nemmeno per un secondo>>
L'aereo è stato abbattuto mentre bombardava uno dei numerosi centri base dei mercenari, ma cosa ancora più importante minacciava il traffico petrolifero che dalla Siria arrivava alla Turchia.
Si può verificare perfettamente sulle mappe radar dov’è il confine e dov’eravamo noi».
«Non c’è stato alcun tipo di contatto, non sono arrivati avvertimenti visivi, né via radio. Se i loro F-16 avessero voluto metterci in guardia prima di tirarci addosso, avrebbero potuto affiancarsi. E mostrarsi».
Successivamente il presidente russo ha confermato che la Turchia, e in particolare la famiglia di Erdogan, sono coinvolti in un massiccio traffico petrolifero con i mercenari dello Stato Islamico.
Pochi giorni dopo uno dei più elevati gradi dell'esercito russo ha indetto una conferenza stampa alla quale hanno partecipato un'enorme numero di giornalisti da tutto il mondo e quindi hanno mostrato in una sequenza fotografica scattata dal satellite le prove che dimostrano in modo concreto come la Turchia collabori con i mercenari in Siria.


Le tre vie lungo le quali il greggio dell'Isis arriva in Turchia.


1.Da Raqqa ai porti sul Mediterraneo

La prima, la più occidentale, parte dai pozzi che si trovano vicino a Raqqa, in Siria, e arriva al villaggio di Azaz, nei pressi della frontiera.

Il confine turco-siriano: nell'area A, in Turchia si trovano 240 veicoli. Nell'area B, in Siria, almeno 46 autocisterne aspettano di attraversare la frontiera. La foto è del 15 novembre.
Da lì, le autocisterne passano dalla città di Reyhanli, già in territorio turco, come - stando alla Difesa russa - dimostrano le foto: centinaia di camion attraversano il confine senza alcuna ispezione né controllo da parte della polizia.

Il passaggio di autocisterne senza ispezioni e controllo a Reyhanli, in Turchia, a fine novembre.


Alcuni carichi sono destinati al mercato interno, altri all'esportazione attraverso i porti di Iskenderun e Dortyol.

Il porto di Dortyol: 395 tanker aspettano l'imbarco. La foto è del 25 novembre.


  • Il porto di Scanderoon, con 60 tank individuati dal satellite.

2. Da Deir Ez-zour alla città di Batman

La seconda via parte invece da Deir Ez-zour in Siria per arrivare al valico di Al-Qamishli.
Il greggio è poi raffinato nella città turca di Batman.

3. Dalla Siria e dall'Iraq all'hub di Cizre

La terza rotta invece parte dall'Iraq e dalla Siria per arrivare all'hub di Cizre, nella Turchia sudorientale.
Sempre secondo la versione del Cremlino, dopo l'inizio dei bombardamenti russi nell'area - il 30 settembre scorso - i guadagni dello Stato Islamico sono stati «sensibilmente ridotti», da 3 milioni di dollari al giorno a 1 milione e mezzo circa.
Negli ultimi due mesi, le operazioni hanno colpito 32 aree di estrazione, 11 raffinerie e 23 pompe. E distrutto 1.080 autocisterne.


NON SOLO PETROLIO. Ma non è solo il greggio ad attraversare il confine.
Lo stesso network criminale armerebbe e addestrerebbe i jihadisti del Califfato e del gruppo al Nusra. Al momento, Mosca ha documentato il passaggio attraverso la Turchia di 2 mila miliziani, 120 tonnellate di munizioni e 250 veicoli.
Considerando che Libia, Siria e Iraq sono nazioni con il più elevato numero di giacimenti petroliferi e gas naturale non sorprende che l'esercito di mercenari sia dislocato esclusivamente in queste aree, la ragione potrebbe essere la più semplice.
L'ISIS altro non è che un'esercito mercenario assoldato per fare il lavoro spoorco di altre nazioni come lo descrive lo stesso termine.
Merceario: che combatte e lavora per mestiere e dietro pagamento.
Molto probabilmente non solo la Turchia.
La leadership turca vuole dividere la Siria e distruggerla nella speranza di far rivivere l'Impero Ottomano nei territori occupati anticamente ha affermato il ministro dell'Informazione siriano Omran al-Zoubi in una intervista.
"L'obiettivo della Turchia è quello di far rivivere l'Impero Ottomano che in precedenza era diviso in province. C'erano le province di Damasco, Mosul, Aleppo, Gerusalemme, Beirut, e così via, ed è questo obiettivo principale che sta portando al desiderio di dividere la Siria e l'Iraq in emirati o province. Che esisterebbe sotto il protettorato dell'impero e dei suoi interessi. Questi tipi di ambizioni sollevano polemiche con gli Stati Uniti", ha chiarito al-Zoubi aggiungendo che le ambizioni di Ankara e degli alleati occidentali sono state messe a rischio dopo l'inizio della campagna militare russa in Siria.
"L'Intervento inaspettato della Russia ha cambiato l'equilibrio dei poteri" ma l'Occidente "vuole guidare la Russia fuori dal mondo arabo e renderlo un nemico della regione come la Libia o lo Yemen", ha concluso al-Zoubi.
Quello che più lascia perplessi è come stanno evolvendo le questioni negli ultimi giorni.
L'Iraq ha fatto riferimento alla presenza illegale dell'esercito turco all'interno del suo territorio e da più giorni sta chiedendo alla Turchia di ritirare le sue truppe in quanto si tratta di una vera e propria violazione della sovranità territoriale, quindi resta alta la tensione tra i due Paesi.
Nel frattempo una vasta porzione del mondo arabo ha creato un'alleanza militare composta dalla maggior parte dei Paesi mussulmani capeggiata dall'Arabia Saudita.
L'alleanza sarebbe formata dalle seguenti nazioni:Bahrein, Bangladesh, Benin, Chad, Comoros, Costa d’Avorio, Gibuti, Egitto, Gabon, Guinea, Giordania, Kuwait, Libano, Libia, Malaysia, Maldives, Mali, Marocco, Mauritania, Niger, Nigeria, Pakistan, Palestina, Qatar, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Togo, Tunisia, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Yemen.
In un sommarsi di effetti si osserva chiaramente come si stanno formando delle nuove coalizioni di come non se ne osservavano dal periodo delle Guerre Mondiali.
Considerando inoltre l'evolversi della situazione delle relazioni Russia-Turchia e l'intervento russo in Siria con la coalizione Iraq-Iran-Federazione Russa ed esercito siriano, c'è da comprendere come il Medioriente stia diventando sempre più caldo nel prossimo futuro.


















































venerdì 4 dicembre 2015

I NUOVI BINARI DELLA FEDERAZIONE RUSSA DI PUTIN


La Russia è impegnata in un confronto con l'Occidente la cui asprezza e pericolosità è senza precedenti. E il leader russo, intenzionalmente, ha voluto rimarcare, piuttosto che i successi delle sue presidenze, le difficoltà che il popolo, la gente, dovrà incontrare nei tempi che verranno.
È stato un discorso forte, duro, a tratti spavaldo, di chi è sicuro di disporre del consenso popolare. Ma anche drammatico nella evidente consapevolezza che si richiede ai russi un salto di qualità nella loro visione del futuro. Un salto di qualità che corrisponde a un cambio di marcia nella crisi del mondo contemporaneo. Non per niente Putin ha esordito con una citazione di Dmitrij Mendeleev, l'autore della tavola degli elementi, vecchia di un centinaio di anni, ma che gli dev'essere parsa di particolare attualità politica:
"Sparpagliati e divisi saremo subito annientati; la nostra forza è nell'unità, nella combattività. Nell'attaccamento alla famiglia, nello sviluppo demografico, nel naturale progresso della nostra ricchezza interiore e nell'amore per la pace".
C'è in queste parole la sintesi di un programma che diversi analisti politici hanno definito "conservatore". In ogni caso i riferimenti sono quelli della tradizione, della forza della spiritualità, e della famiglia, insieme all'obbligato riferimento alla pace. Ma ad una pace vittoriosa. E' un discorso rivolto al "popolo russo", da parte di un capo che sente oggi di poterlo, a ragione, rappresentare. E che, dunque sa di potergli chiedere dei sacrifici, anche duri. Ma che, in cambio, è disposto a difenderne l'onore. Si può scommettere che i commenti occidentali saranno — almeno sotto questo profilo — ironici. Ma alla moderna russologia sarà opportuno suggerire un po' di umiltà. Putin, con questo discorso, ha lanciato diversi messaggi anche all'Occidente. Orgogliosi alcuni, a ribadire la diversità e legittimità dei valori russi, distensivi altri, laddove ha reiterato la sua intenzione di mantenere intatto il posto della Russia all'interno di quella "comunità internazionale" dalla quale l'occidente sembra volerla escludere.
Sarà "sotto l'egida dell'Onu e del diritto internazionale che la lotta contro il terrorismo dovrà essere portata a compimento. Chi pensa di poter agire indipendentemente dalle regole comuni è avvisato. Con la Russia attuale non si può farlo. Prescindere da essa, e dai suoi "legittimi interessi" non sarà consentito. E Putin ha precisato le sue intenzioni: "serve un unico, potente pugno per mettere al tappeto l'ISIS, ma "si dovrà farlo tutti insieme".
L'offerta a quelli che il leader russo si ostina a chiamare "partners" è evidente, ma condizionata. La Russia ha subito dure perdite, sostanziali, umane: nell'arco di queste settimane ha dovuto supire l'attentato all'Airbus sul Sinai, che ha significato 224 morti civili, e il "colpo di pugnale alle spalle" con l'abbattimento del Sukhoi alla frontiera turco-siriana. Qui il tono di Putin si è fatto duro e sferzante, con l'accusa a coloro — qui innominati, ma ben noti a tutti — che "hanno voluto creare il caos in Afghanistan, Irak, Libia, Siria". Eppure Putin sa perfettamente che a una soluzione negoziata si dovrà arrivare anche con loro, che in varia misura partecipano all'accerchiamento cui la Russia è soggetta, e le cui mani, di nuovo in varia misura, sono lorde del sangue dei russi caduti perché "puniti" per la loro partecipazione in primo piano nella battaglia anti terroristica.
Alla Turchia, che ha superato i limiti consentiti, non ha risparmiato critiche e, a Erdogan, sarcasmo. "Non faremo la guerra" — è stato chiaro ancora una volta — ma gliela faremo pagare. E le prime decisioni dicono che sarà un conto salato per Ankara.
La partita è difficilissima e ancora aperta, ma questo discorso del leader russo è anche il risultato di una serie di mosse che lo hanno visto vincente sul piano internazionale. Interi settori di opinione pubblica si stanno dislocando piuttosto a favore della Russia, protagonista di una offensiva, in Siria, che molti, in Europa, vedono come un atto di solidarietà e di amicizia. Vladimir Putin sa perfettamente che alcuni dei suoi "partners" occidentali stanno già progettando non una ma molte rivincite e, per questo, tiene la guardia alta.
E, siccome molti, fuori dalla Russia, è non pochi anche all'interno, pronosticano un suo indebolimento sotto gli urti delle sanzioni, il leader russo avverte i suoi di non attendersi rapidi miglioramenti.
"Il basso prezzo del petrolio — dice toccandosi metaforicamente la più dolorosa delle spine nel fianco — durerà ancora a lungo".
Ci sarà ancora molto da fare per liberare la Russia dai condizionamenti esterni. Ma, sebbene la situazione economica sia "ancora difficile", il messaggio all'uomo della strada è che "non è critica".
L'agricoltura, costretta dalle proprie contro-sanzioni, comincia a produrre per conto proprio, la caduta del rublo — che è stata drammatica — si è fermata, l'inflazione è diminuita, come pure la fuga dei capitali.
E, per quanto riguarda lo sguardo al futuro, esso è ormai saldamente orientato verso est. L'energia russa che non riuscirà a passare verso l'Europa, andrà verso la Cina. L'isolamento russo, visto da est, è assai meno pesante di quanto si pensi in Occidente. C'è il nuovo peso strategico nel Medio Oriente, or ora acquistato; c'è l'alleanza con L'Iran. C'è soprattutto la Cina, e il BRICS, con le nuove istituzioni finanziarie che si stanno gradualmente creando e che assumono, per molti aspetti, un contenuto alternativo rispetto a quello "occidentale" che ha caratterizzato gran parte del ventennio post sovietico.
Ma Putin non cessa di guardare anche all'Europa. Senza un'alleanza con la Germania e la Francia, senza una nuova sicurezza comune, difficilmente la Russia potrà essere tranquilla. Putin ha detto alla Russia che continuerà a guidarla su questi binari.

Fonte:http://it.sputniknews.com/opinioni/20151204/1664974/putin-messaggio-assemblea-federale.html#ixzz3tMzqJea5

mercoledì 4 novembre 2015

IL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE CONDANNA L'INCOMPETENTE STRATEGIA DEL PRESIDENTE AMERICANO IN SIRIA

Un'intervista ai giornali spagnoli sepolta nel vuoto mediatico. "L'idea di 'free press' è essa stessa propaganda", Eric Zuesse.


n un'intervista con i giornali spagnoli che è stata pubblicata il 31 ottobre, il Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon ha condannato la richiesta del presidente americano Barack Obama di rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad con queste chiare parole: "Il futuro del presidente Assad deve essere decisa dal popolo siriano. Ora, io non voglio interferire nel processo di Vienna, ma penso che sia assolutamente ingiusto e irragionevole che il destino di una persona possa paralizzare tutto questo negoziato politico. Questo non è accettabile. Non è giusto. Il governo siriano insiste sul fatto che Assad dovrebbe essere parte della transizione. Molti paesi occidentali si oppongono alla posizione del governo siriano . Nel frattempo, abbiamo perso anni. 250.000 persone sono state uccise. Ci sono 13 milioni di rifugiati o di sfollati. Oltre il 50% degli ospedali, scuole e infrastrutture sono state distrutte in Siria. Non bisogna perdere più tempo. Questa crisi va oltre la Siria, oltre la regione. Essa colpisce l'Europa. Si tratta di una crisi globale. "
 
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite, riporta lo storico Eric Zuesse in un articolo di rara bellezza pubblicato su Zero Hedge, sta qui implicitamente incolpando tutto il sangue e la miseria della Siria al Presidente degli Stati Uniti Obama e ai "molti paesi occidentali" che, alleati con lui, si sono uniti nel chiedere il cambio di regime in Siria. Gentiloni, per non fare nome di vassalli.

La posizione del presidente russo Vladimir Putin è stato, ed è, l'esatto contrario di Obama: e cioè, che solo una elezione da parte del popolo siriano possa determinare un cambio del presidente siriano. Il Segretario Generale delle Nazioni Unite è qui d'accordo con Putin, nell'escludere che la questione possa essere decisa da non-siriani, e con mezzi non democratici (che è fondamentalmente quello che George W. Bush ha fatto in Iraq e Barack Obama in Libia).
 
L'ottusità aristocratica dell'occidente, prosegue Zuesse, ha creato il leit motiv che sia Putin e non Obama a sbagliarsi  su questo ed è la causa della guerra siriana trascinata. Questi sciocchi non hanno nemmeno l'onestà intellettuale, è sempre lo storico che parla, di chiedersi se in questa disputa sia Obama, o invece Putin, che stia sostenendo il principio fondamentale della democrazia più di auto-governo del popolo. Ma l'individuo medio occidentale è facilmente manipolabile dai mezzi d'informazione, così manipolabile da pensare che il nero è bianco, e il bianco è nero; che il bene è male, e il male è un bene. 

Questa intervista di Ban Ki-Moon è stata chiaramente sepolta dai giornali spagnoli, perché il governo spagnolo è “alleato” con gli Stati Uniti. Per fare solo un esempio, il più importante quotidiano spagnolo El Pais cita l'intervista con questo titolo: "La Catalogna non è tra i territori con il diritto all'autodeterminazione". Assolutamente falso in relazione alle dichiarazioni di Ban sul punto: "La questione catalana è una questione molto delicata e, come segretario generale delle Nazioni Unite, non sono in grado di commentare su questo, perché è una questione puramente interna”. Capite il grado di manipolazione, propaganda di questi giornali.

El Pais ha poi sepolto la parte che riguarda Assad e Obama (il blockbuster di tutta la storia in realtà), senza un accenno su titolo, foto o sottotitolo, ma con un accenno verso la fine, ma non proprio alla fine, perché – e qui Zuesse rivela una tattica tipica dei mezzi di disinformazione di massa - una delle cose standard che i media di 'informazione' fanno quando non vogliono enfatizzare un particolare punto è quello di riportare la questione verso la fine, ma non alla fine. La conoscenza di come seppellire la notizia è importante per i gestori di qualsiasi 'notizie', per proseguire con la funzione propagandistica, che è il motivo principale per cui la gente molto ricca compra i maggiori media di 'notizie', e perché le grandi aziende hanno scelto di pubblicizzare in (e quindi sovvenzionare) questi mezzi.

L'idea di 'free press', conclude Zuesse, è essa stessa propaganda. In realtà, la stampa è tutt'altro che libera.
 
In ogni caso, Ban Ki-moon ha preso una posizione coraggiosa e rara sulla Siria: quello che ha detto è corretto, anche se è praticamente innominabile nell'Occidente della cappa di disinformazione. Pensate se contemporaneamente El Pais, Repubblica e New York Times avessero intitolato la notizia sull'intervista di Ban con questo titolo: "Ban Ki Moon condanna la strategia americana sulla Siria e sostiene Putin". Quale sarebbe stata la reazione? Nel mondo che si crede libero, ma che tanto libero non è, difficilmente avremmo una risposta a breve.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13235

giovedì 6 agosto 2015

L'OCCIDENTE DEVE IMPARARE A RICONOSCERE GLI INTERESSI DELLA RUSSIA

"La Russia risponde alle politiche e alle azioni dell'Occidente, che fa sempre la prima mossa sulla scacchiera"

L'Occidente deve riconoscere di aver commesso gravi errori nelle relazioni con la Russia e il suo presidente Vladimir Putin, ed è per questo che Mosca ha reagito alle politiche aggressive dei leader occidentali, analizzano alcuni media internazionali.
Nonostante lla difficile situazione politica attuale, Stati Uniti e Russia continuano a cooperare strettamente in vari settori come quello aerospaziale o la politica internazionale, contribuendo a concludere uno storico accordo nucleare con l'Iran ed è per questo che l'Occidente deve imparare a prendere in considerazione gli interessi di Mosca, suggerisce l'analista politico e giornalista del 'Daily Times', Jonathan Power.
"Nel 2014 la Russia, la Francia e la Germania, con il consenso dell'opposizione ucraina, hanno sviluppato un accordo che prevedeva che [il deposto presidente Viktor] Yanukovich convocasse elezioni anticipate, ma l'Occidente ha dimenticato in fretta quel patto. Gli Stati Uniti e altri paesi hanno sostenuto la rivolta che ha spodestato Yanukovich, invece di far rispettare l'accordo. Non c'è da stupirsi che questo abbia fastidio Putin", scrive Power.
Secondo l'analista, le differenze tra la Russia e l'Occidente sono dovute alla errata percezione che i leader occidentali hanno di Mosca. Ad esempio, nel 2011, "La Russia, al fine di proteggere i civili, si è astenuta dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha autorizzato un'iniziativa occidentale per lanciare l' intervento militare in Libia. Le potenze occidentali sono andate oltre il mandato della risoluzione e hanno rovesciato Muammar Gheddafi, provocando il caos che regna ancora in Libia", prosegue l'analista.
Per questi e altri motivi, Mosca "si è sentita tradita, e in effetti aveva ragione. La Russia risponde alle politiche e alle azioni dell'Occidente, che fa sempre la prima mossa sulla scacchiera", conclude di potenza.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12517

venerdì 24 luglio 2015

NATO E OCCIDENTE SONO DIVENTATI IRRILEVANTI


Il duplice vertice svoltosi ad Ufa in Russia ai primi di luglio, erano tutt’altro che di routine. In effetti sarà visto dagli storici futuri come l’evento che segnò il declino definitivo dell’egemonia globale della civiltà europea e nordamericana. Non è un piccolo evento nella storia umana, ma il più significativo cambio dei rapporti economici mondiali dalla quarta crociata nel 1204, quando la Repubblica di Venezia emerse come potenza mondiale dopo il brutale assedio e saccheggio vergognoso di Costantinopoli che segnò la fine dell’impero bizantino. Prima uno sguardo a ciò che è accaduto. La Russia ha ospitato due vertici delle emergenti organizzazioni alternative, la riunione annuale dei Paesi BRICS, così come la riunione annuale della Shanghai Cooperation Organization. Il loro grande significato è stato del tutto oscurato dai media occidentali come il New York Times. In primo luogo guardiamo ai risultati della riunione BRICS cui Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa sono Stati aderenti. I BRICS hanno formalmente avviato la loro New Development Bank (NDB) con sede centrale a Shanghai, centro bancario e finanziario della Cina e una filiale in Sud Africa al servizio della regione africana. Opera esplicitamente in alternativa al dominio dal 1945 di FMI e Banca Mondiale, cuore del sistema del dollaro di Washington. Ha avuto contributi dagli Stati aderenti per 50 miliardi di dollari, soprattutto per i progetti infrastrutturali, non esclusivamente negli Stati BRICS. Così hanno creato un fondo di difesa finanziario da 100 miliardi, il cosiddetto Contingent Reserves Arrangement, in caso di attacchi speculativi come quelli lanciati da Washington con il Quantum Fund di Soros nel 1997 per distruggere le economie delle tigri asiatiche. La banca NDB viene attivata un anno dopo l’ultimo vertice BRICS, che ne accettava la creazione, e il vertice annunciava che i primi progetti infrastrutturali approvati inizieranno nel 2016. Questo è un testamento impressionante della reciproca volontà di creare un’alternativa a Fondo monetario internazionale e Banca mondiale controllati da Washington dove hanno sede. In particolare i BRICS hanno deciso per la prima volta d’istituire una cooperazione formale con i dirigenti dell’Unione economica eurasiatica di Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Così hanno deciso di incontrare i leader della Shanghai Cooperation Organization (SCO) di Russia, Cina, Kazakistan, Kirghizistan, Russia, Tagikistan e Uzbekistan.

La SCO aggiunge una maggiore dimensione alla sicurezza

Da parte loro, le nazioni della SCO, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai, oltre ad ammettere formalmente India e Pakistan hanno deciso di aumentarne il ruolo nella lotta al terrorismo nella regione. La SCO fu fondata nel 2001, originariamente per risolvere i conflitti di confine tra Cina, Russia, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan negli anni dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Ora subisce una metamorfosi organica divenendo qualcosa di molto diverso e, in combinazione con la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina che incrocia in Russia ed Eurasia, poteziando economicamente la regione, la cui crescita nel prossimo secolo farà impallidire qualsiasi cosa possano fare le economie occidentali dell’OCSE cariche di debito. Quest’anno i membri della SCO hanno ammesso Pakistan e India come membri a pieno titolo, una mossa che mina 70 anni di geopolitica anglo-statunitense nel subcontinente indiano, portando i due acerrimi nemici nel forum dedito a risolvere diplomaticamente i conflitti di frontiera. La dichiarazione di Ufa dei BRICS ha anche sottolineato l’importanza di riaffermare la Carta delle Nazioni Unite e condannato l’intervento militare unilaterale, chiaro riferimento a s’indovini chi? L’allargamento che include India e Pakistan nella SCO eurasiatica ha enormi implicazioni per la rete ferroviaria ad alta velocità della Cintura economica della Nuova Via della Seta della Cina e potenziali oleogasodotti nell’Eurasia. Significativamente, con l’amministrazione Obama che vuole usare l’Iran contro Russia e Cina, firmando il recente accordo nucleare a 6 di Ginevra, il presidente iraniano Hassan Rouhani ha frequentato i vertici BRICS/SCO ed ha avuto colloqui privati con il presidente russo Vladimir Putin. Teheran probabilmente aderirà alla Shanghai Cooperation Organization dopo la fine dell’embargo, forse già nel 2016, qualcosa che darà alla SCO una presenza importante in Medio Oriente. La revoca prevista delle sanzioni economiche all’Iran, potrà significare un enorme approfondimento economico dello spazio economico eurasiatico da Shanghai a San Pietroburgo a Teheran e oltre, scenario da incubo degli attori geopolitici degli Stati Uniti come Zbigniew Brzezinski e Henry Kissinger. In particolare, la dichiarazione finale dei BRICS ha anche promesso maggiore cooperazione nella lotta al terrorismo e sui problemi di sicurezza degli Stati membri. Ciò si sovrappone all’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO) creata dalla Russia nel 1992 dopo il crollo dell’Unione Sovietica, per fornire una parvenza di sicurezza dai dilaganti mujahidin afghani, scimmiette pagate della CIA per “istigare” (secondo lo stesso Brzezinski) gli Stati ex-sovietici con grandi popolazioni musulmane dell’Asia centrale, in particolare Azerbaigian e Caucaso. Oggi la CSTO emerge come una molto più seria organizzazione e mezzo tramite cui la Russia può legittimamente fornire direttamente sicurezza agli Stati più deboli dell’Unione economica eurasiatica, come Kirghizistan o Armenia, bersaglio di nuove rivoluzioni colorate sponsorizzate dagli USA per diffondere il caos nel nascente spazio economico eurasiatico. Ciò che è degno di nota del vertice BRICS-SCO-UEE ospitato da Putin ad Ufa, città russa di un milione di abitanti ai piedi degli Urali e vicina al Kazakistan, è non solo l’armonizzazione tra le tre grandi organizzazioni. E’ anche il fatto che la Russia sia l’unico aderente a tutti e tre, facilitandone l’armonizzazione degli obiettivi strategici. Inoltre gli Stati membri hanno tutti la necessità di essere pienamente indipendenti dal mondo del dollaro e dall’illegittima farsa dell’euro della moribonda Unione europea. Come Saker ha sottolineato in un pezzo recente, “la lista completa dei membri di BRICS/SCO sarà come questa: Brasile, Cina, India, Kazakistan, Kirghizistan, Pakistan, Russia, Sud Africa, Tagikistan e Uzbekistan. Il BRICS/SCO dunque includerà 2 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e 4 Paesi dotati di armi nucleari (solo 3 Paesi della NATO hanno armi nucleari!), che rappresentano un terzo della superficie terrestre del mondo, producono 16000 miliardi di dollari di PIL e hanno una popolazione di 3 miliardi di persone o la metà della popolazione globale”. La nuova architettura dell’Eurasia si forma con cui, se ci pensano le nazioni dell’UE, soprattutto Germania, Francia e Italia, potrebbero beneficiarne enormemente collaborandovi. Eppure, qual è la risposta di Washington e dei “vassalli” europei della NATO, per usare il termine di Brzezinski?

La risposta della NATO di Washington

La risposta di Washington e NATO a tutto questo è tetra e patetica, per usare un eufemismo. Il nuovo candidato di Obama a presidente dei Capi di Stato Maggiore, generale del Corpo dei Marines Joseph Dunford, ha dichiarato la Russia maggiore minaccia degli Stati Uniti nella sua testimonianza al Congresso di alcuni giorni fa. Dimenticando la “minaccia esistenziale” del SIIL, l’organizzazione che le intelligence di Stati Uniti ed israeliana hanno creato per diffondere caos, Dunford ha dichiarato: “Se si vuole parlare di una nazione che potrebbe costituire una minaccia esistenziale per gli Stati Uniti, indico la Russia”. La cosa allarmante è che non c’è stato alcun pigolio di protesta sui blog a parte le osservazioni dell’ex-congressista Ron Paul e di pochi altri. Il tam tam bellicoso batte sempre più forte sul Potomac in questi giorni. La rabbia di guerra a Washington va oltre il solo generale. Il Pentagono ha appena rilasciato la sua strategia militare per gli Stati Uniti 2015. L’attenzione chiaramente trascura gli “attori non statali”, come SIIL quale maggiore minaccia agli Stati Uniti, e si concentra sugli “attori statali” che “violano le norme internazionali”. Il documento strategico del Pentagono cita Russia, Cina, Iran e Corea democratica come le peggiori minacce. Ciò che non ammette è la “minaccia” all’egemonia della sola superpotenza Stati Uniti che insiste che la sua volontà sia l’unica valida essendosi auto-nominati custodi di “democrazia” e “diritti umani”, il loro Nuovo Ordine Mondiale come George Bush senior disse nel 1991. Sul fronte economico, ciò che emerge nella vasta Eurasia è il maggiore investimento per infrastrutture fisiche, che a sua volta crea nuovi mercati da cui oggi le regioni remote della Siberia o la Mongolia rimangono praticamente isolate. Al contrario, la Washington di Obama, una volta-egemone, si dispera e riesce ad offrire solo il segreto patto di libero commercio dominato dagli Stati Uniti, il Trans-Pacific Partnership (TPP), agli Stati asiatici, eccetto la Cina, per cercare di contenere la Cina economicamente, e il partenariato transatlantico commerciale e degli investimenti (TTIP) che offre lo stesso vicolo cieco geopolitico alle economie dell’UE. Entrambe le proposte sono un disperato tentativo degli strateghi di Washington e dei loro sostenitori delle multinazionali agro-alimentari, come Monsanto, o farmaceutici, per dominare il commercio e la finanza mondiali.
Proprio come un individuo può disperarsi per un trauma, è possibile che intere nazioni, anche grandi e apparentemente potenti come gli Stati Uniti d’America, siano disperate. Una volta che una nazione si dispera, perde la capacità di agire per il bene. Ciò descrive tragicamente gli USA di oggi. Un lento processo di marcescenza interna, come l’impero romano nel III e IV secolo d. C. Marcescenza cresciuta per decenni. Ci sono stati molti eventi cruciali che il popolo ha lasciato passare senza agire. Uno di questi, da più di un secolo, è il Congresso degli Stati Uniti che ha ceduto la responsabilità costituzionale di controllo dell’emissione di moneta, consegnandola a una cabala privata di banchieri di Wall Street, chiamata Federal Reserve. Un altra la perfidia degli USA fu trasformare l’ex-alleata Russia nel “nuovo Hitler” in modo che lo Stato della sicurezza nazionale di Nelson Rockefeller, con la CIA, potesse essere costruito per giustificare la svalutazione della Costituzione degli Stati Uniti. Un altro fu la decisione, beh, forse potete scegliere voi, dato che ce ne furono tanti, apparentemente minori ma come totalità furono tossici per il genuino rispetto della vita umana e della libertà individuale. Poi, dopo gli eventi dell’11 settembre 2001, la nazione fu paralizzata dalla paura, restando in silenzio mentre il Bill of Rights fu gettato nel tritadocumenti da George W. Bush sotto il nome ingannevole di Patriots Act ed altre leggi da Stato di polizia. Una volta che un popolo, un tempo meraviglioso come quello statunitense. perde tutto ciò che ha fatto di buono, ci vuole decisa consapevolezza e determinazione per riconquistare quella bontà. Il primo passo essenziale è prendere coscienza di ciò che c’è di malvagio nel popolo di oggi. Non è colpa di David Rockefeller, George HW Bush, Bill Gates, Hillary Clinton o Jeb Bush. E’ colpa nostra noi e loro ne hanno approfittato. Dobbiamo cominciare da qui se vogliamo prenderci sul serio di nuovo come nazione e come popolo. Vederci come “vittime” a prescindere da cosa o chi, è come letteralmente finire in un vicolo cieco.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/07/22/nato-e-occidente-sono-diventati-irrilevanti/

NELL'AREA POST SOVIETICA L'OCCIDENTE DEMOLISCE MOSCA COSTRUISCE


Seguiamo da qualche tempo l’attività dell’Ambasciatore Felix Stanevskij, una delle poche voci russe che riesce talvolta a”bucare” la barriera informativa elevata dei nostri media facendo giungere al pubblico italiano una rappresentazione sempre precisa e penetrante, mai rancorosa o esasperata (e ce ne sarebbe motivo !), della posizione della Federazione Russa nel panorama politico internazionale. Abbiamo apprezzato particolarmente il contributo offerto alla rivista Limes e abbiamo deciso di rivolgerci a lui per chiedergli di spiegare ai nostri lettori le dinamiche di una regione chiave e troppo spesso ignorata come il Caucaso. L’Ambasciatore, che ha servito nel corpo diplomatico del suo Paese sia in Italia che in Georgia, continuando poi ad occuparsi di politica internazionale, ha accettato di rispondere alle domande di Saker Italia: siamo certi che le cose che ci ha raccontato nell’intervista che segue non vi deluderanno.
Vorremmo iniziare dall’esame del teatro a cui Lei ha dedicato buona parte della Sua carriera: il Caucaso. Lo scorso aprile, in occasione delle riprese del film “Presidente” per la prima volta Vladimir Putin ha parlato della presenza di “contatti diretti tra militanti del Caucaso del Nord e i rappresentanti dei servizi di intelligence degli Stati Uniti in Azerbaijan” al tempo della seconda guerra in Cecenia. Quasi negli stessi giorni il Generale Igor Sergun, direttore del GRU, ha accusato senza mezze parole Washington di avere “creato lo “Stato Islamico dell’Iraq e del Levante” e la “Jabhat al-Nusra”. Cosa ne pensa di queste denunce, che provengono dai massimi vertici del Vostro Stato? Nella sua esperienza diplomatica ha mai avuto occasione di notare convergenze sospette fra i movimenti terroristici che colpiscono la Russia e gli apparati dei Paesi occidentali?
Esiste una molteplicità di casi di pubblico dominio di contatti diretti tra il Governo della Georgia del tempo di Shevardnadze, fra la fine degli anni novanta e i primi anni duemila, ed i leader di formazioni terroristiche del nord Caucaso. Dopo aver assunto un orientamento in politica estera favorevole agli Stati Uniti e all’Europa, Shevardnadze prese a collaborare apertamente con con i guerriglieri. Ecco un esempio: nel settembre del 2001 il gruppo del terrorista Ruslan Galayev è stato trasferito a distanza di un paio di centinaia di chilometri in Abkhazia sulle auto del ministero degli interni georgiano. Ci sono molteplici testimonianze del fatto che Shevardnadze in persona si incontrava con Gelaiev che, al tempo, era nella lista dei ricercati dell’interpol. La maggior parte dei canali di aiuti alle formazioni armate del Nord Caucaso passava per la Georgia. I ministri georgiani mantenevano apertamente contatti con i capi della cosiddetta Ichkeria [il nome dell’autoproclamato soggetto indipendente nel territorio ceceno, n.d.r.] sul territorio della Cecenia e poi nella stessa capitale georgiana. Nel mentre, coloro che di fatto elaboravano le mosse dei combattenti terroristi ceceni erano un cittadino della Giordania di nome Hassan Hattab ed un saudita, Abu Al Walid. Costoro, come molti alti dirigenti dell’Ichkeria, figuravano nella lista dei terroristi di Al Quaeda, al tempo pubblicata sul sito della NATO.
il Caucaso: mappa politica
il Caucaso: mappa politica
Io non posso parlare di concreti casi di contatti fra servizi segreti occidentali ed i terroristi caucasici; i servizi segreti operano nella clandestinità. Ma che i servizi di sicurezza georgiani avessero contatti con gruppi terroristici sul territorio della Cecenia e sullo stesso territorio georgiano lo so come dato di fatto. Rimane una questione aperta se questi contatti potevano essere intrattenuti lasciando all’oscuro i servizi segreti occidentali, dal momento che la Georgia dipendeva totalmente dall’occidente.
Lei ha occupato una posizione di osservazione privilegiata per seguire la Guerra dell’agosto 2008 in Georgia. A noi pare che questa guerra rappresenti una sorta di laboratorio della crisi ucraina, che ne ha anticipate le tendenze fondamentali. Una delle differenze ci sembra essere la reazione delle cancellerie occidentali, che in Georgia si adoperarono in maniera netta per la soluzione della crisi, al contrario di quanto accaduto sei anni dopo in Ucraina…
Vorrei ricordare che prima della Guerra in Ossezia nell’agosto del 2008 il Governo Georgiano aveva condotto ben cinque guerre contro coloro che la Georgia considera ufficialmente minoranze etniche, ovvero gli Osseti del sud e gli Abkazi:
Maggio 1998 Guerra “dei sei giorni” nella regione di Gali
Settembre – ottobre 2001 Guerra in Abkhazia [crisi di Kodori]
Estate 2004 Guerra in Sud Ossezia
L’occidente ha chiuso gli occhi sui tentativi del governo georgiano di risolvere i propri problemi con l’ausilio della guerra. Questi attacchi della Georgia sulla popolazione abkhaza e osseta venivano taciuti dai media occidentali e praticamente sono sconosciuti all’opinione pubblica degli Stati Uniti e dell’Europa. E’ largamente conosciuta solo la guerra del 2008, ma questo solo perché quest’ultima è stata presentata come un’aggressione della Russia contro la Georgia. Però questa guerra è iniziata con i bombardamenti di artiglieria georgiana sulla capitale osseta Tskhinvali ancora addormentata e dall’attacco delle truppe georgiane contro le forze di interposizione russe che si trovano a Tsikhinvali su mandato OSCE. La Missione Internazionale Indipendente dell’Unione Europea, diretta da Heidi Tagliavini, è stata costretta ad ammettere che è stata proprio la Georgia ad iniziare la guerra. Ciò nonostante ancora oggi in occidente continuano ad affermare che la Georgia è stata aggredita dalla Russia.
Ha memoria di un qualche ruolo svolto dall’ Italia ed in particolare dal Governo Berlusconi e dal Ministro Frattini nella trattativa che produsse la tregua?
A quanto so nella soluzione del conflitto il ruolo più importante, da parte occidentale, è stato assunto dalla diplomazia francese, ed in particolare dal Presidente Sarkozy. Bisogna comunque aggiungere che in questa situazione, come in altre legate alla Russia, la posizione di Berlusconi e Frattini si distingueva per maggior realismo, se paragonata a quella degli altri Paesi occidentali.
Le etnie del Caucaso
Le etnie del Caucaso
In seguito alla dissoluzione dell’Unione Sovietica abbiamo assistito alla formazione di diverse entità statali non riconosciute dalla maggioranza della comunità internazionale in Pridnestrovje, Nagorno Karabak, Ossezia, Abkazia e infine Donetsk e Lugansk, ad opera di minoranze vicine alla Russia o a suoi stretti alleati come L’Armenia. Che giudizio dà di queste tendenze? Quali vantaggi offrono questi piccoli Stati alla Russia, nei rapporti con i Paesi da cui si sono separati? Quali crede saranno, in un futuro prevedibile, gli sviluppi di queste situazioni di fatto per ora sorrette da una precaria base giuridica? 
Sarebbe stato ingenuo credere che il crollo dell’Unione Sovietica potesse verificarsi senza conflitti. In sostanza ciò che noi abbiamo osservato e osserviamo in Georgia, Azerbaijan, Armenia, Moldavia e Ucraina è la disintegrazione dell’Unione Sovietica che dura sin ora. Le situazioni che Lei ha elencato sono molto diverse fra loro ma hanno un importantissimo tratto comune: per la popolazione di questi territori non è assolutamente lo stesso fare parte di un grande spazio comune come era l’URSS oppure in un abito più ristretto, come le gli Stati post sovietici in cui si sono trovate dopo il 1991. Questo tratto è più caratteristico per le ex autonomie. Le loro richieste economiche, culturali e soprattutto politiche potevano essere soddisfatte molto più facilmente ai tempi in cui, ad esempio, Tblisi era dipendente da Mosca, rispetto a quando Tblisi si è affrancata da Mosca. Perché, in caso di necessità, non hanno nessuno a cui appellarsi.
Le contrapposizioni inter etniche nelle repubbliche dell’ex unione sovietiche si sono acutizzate inevitabilmente, come si sono acutizzate le contrapposizioni economiche, culturali e politiche. Prendiamo l’esempio della Georgia: l’Abkhazia è stata integrata nella Repubblica Socialista Sovietica di Georgia da Iosip Dzugashvili, più famoso con il nome di Stalin. Gli Abkhazi convivevano con difficoltà con i Georgiani già al tempo dell’Unione Sovietica e, trovandosi al di fuori dei confini dell’Unione Sovietica, quando questa si è dissolta, si sono subito ricordati che il loro Paese ha una storia autonoma, collegata con quella georgiana, ma che ha seguito per secoli una traiettoria indipendente. Loro insistono nell’affermare che l’Abkhazia è uno Stato europeo molto antico, più antico di tanti altri Stati, come ad esempio di Spagna, Portogallo, Cechia, Stati Uniti, Canada, Australia… per non parlare di Lituania ed Estonia. Gli Abkhazi non capiscono sinceramente il motivo per cui la loro indipendenza viene negata. Considerano la loro vita all’interno della Georgia come un’esperienza negativa, soprattutto dopo le guerre sanguinose condotte dal governo georgiano sul loro territorio.
Veniamo all’Ucraina. Si tratta di un Paese ancora più eterogeneo della Georgia. Diciamo che la sua popolazione del sud est è molto diversa da quella dell’ovest. Il Donbass, ad esempio, durante la guerra con la Germania Nazista, è stato teatro degli scontri più feroci fra partigiani ed hitleriani, mentre i combattenti dell’UPA dell’ovest dell’Ucraina giuravano al fedeltà al Fuhrer, prestavano servizio nelle divisioni delle SS e ricevevano le decorazioni per le operazioni di rastrellamento condotte contro la popolazione. Questo non significa che tutti gli Ucraini dell’ovest avessero delle simpatie nei confronti dei nazisti, ma la misura di accettazione del nazismo era, e rimane, diversa. Ci sono stati pochissimi, nell’ovest Ucraina, che si sono opposti quando l’Hauptbannführer delle SS Roman Shukhevych è stato proclamato eroe dell’Ucraina contemporanea. Al contrario, per la popolazione dell’est, un simbolo simile di cultura politica è assolutamente inaccettabile. Questo è uno degli esempi delle diversità culturali che oggi giocano il proprio ruolo. Ma ce ne sono tante altre. Le radici di queste diversità raggiungono la profondità della storia, e sono collegate con un orientamento culturale, economico e politico delle regioni dell’Ucraina che quasi mai coincide. La maggior parte delle regioni dell’Ucraina sono state aggiunte al nucleo del Paese dagli Zar Russi, e in seguito da Lenin, Stalin e Krushev. Quando in Russia si parla di questo non è perché si vuole sminuire l’Ucraina: il punto è che bisogna fare i conti con la realtà. L’unità dell’Ucraina può essere stabile solo ove si tengano nella massima considerazione queste diversità che si sono formate storicamente in modo naturale e la sua pluralità politica, economica e culturale.
Quali sono le linee essenziali della politica russa a sud del Caucaso?
La Russia è interessata nella risoluzione del conflitto fra Georgia ed Abkhazia, così come è interessata alla stabilità ed al pacifico sviluppo del sud Caucaso in generale. Questo è legato alla questione della sicurezza nazionale russa. Il Caucaso per la maggior parte è un insieme interconnesso. L’instabilità del sud Caucaso può trasferirsi facilmente al di là della catena del Grande Caucaso e può destabilizzare facilmente il Caucaso settentrionale russo, nel quale ci sono ben nove regioni del paese. Quindi è chiaro che la Russia è interessata più di ogni altro Paese occidentale alla risoluzione del conflitto del Karabakh. La Russia ha strette relazioni di alleanza con l’Armenia, e anche relazioni stabili con l’Azerbaijan.
Lei ha vissuto per lungo tempo in Italia, parla l’italiano ed interviene nel dibattito avente ad oggetto argomenti di politica estera che si svolge nel nostro Paese. Storicamente le relazioni fra Italia e URSS e fra Italia e Russia sono sempre state buone: anche nei tempi in cui i due Paesi erano governati da ideologie politiche antitetiche sono sempre intercorsi proficui rapporti. Fra i due popoli c’è una innegabile empatia. Che giudizio dà delle relazioni istituzionali fra Russia e Italia oggi? Crede che la massiccia propaganda atlantica abbia offuscato l’immagine della Russia agli occhi degli Italiani e l’immagine degli Italiani agli occhi dei Russi? Crede che gli odierni dissapori si approfondiranno o siano destinati a risolversi?
Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002.Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002. Per l'Ambasciatore il Consiglio Nato - Russia, creato al tempo, fu una "misura concreta" per appianare i contrasti
Una immagine scattata in occasione del summit di Roma nel 2002. Per l’Ambasciatore il Consiglio Nato – Russia, creato al tempo, fu una “misura concreta” per appianare i contrasti
Io cerco di evitare di pronunciarmi a proposito delle faccende che riguardano la politica interna dell’Italia. Ma per quello che riguarda la sua politica estera nelle relazioni con la Russia l’Italia ha sempre tenuto più o meno la stessa linea: amichevole, per quanto ciò sia possibile muovendosi all’interno della cornice dell’Allenaza Atlantica. Questo viene altamente considerato in Russia e per questo, per quanto mi ricordi, la simpatia della Russia nei confronti dell’Italia non è mai venuta meno. Rendendomi conto quanto sono intensi gli scontri tra i sostenitori e gli oppositori di Berlusconi in Italia, mi permetterò comunque di dire quello che considero vero. Fu proprio Berlusconi a prendere misure concrete e reali per ammorbidire il contrasto fra la Russia e l’ Alleanza Atlantica. Per quanto riguarda le odierne frizioni, sono il risultato delle politiche della NATO e dell’Unione Europea, e non dipendono molto dall’Italia. Comunque, di per sé, la posizione dell’Italia anche oggi è orientata verso un ammorbidimento delle divergenze con la Russia. E questo viene considerato dall’opinione pubblica russa che rimane amichevole nei confronti del vostro Paese.


Fonte:http://sakeritalia.it/interviste/lambasciatore-stanevskij-nello-spazio-post-sovietico-loccidente-distrugge-mosca-costruisce/

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