ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 15 aprile 2016

LA MACEDONIA VERSO UN'ALTRA "AGGRESSIONE COLORATA"

Dopo il provvedimento presidenziale di grazia che mette fine allo scandalo delle intercettazioni, l’opposizione estremista filo occidentale scende in piazza. Alta la tensione nella capitale Skopje.

Il presidente della Repubblica, Gjorgje Ivanov, ha concesso martedì 12 aprile la grazia a tutti i politici sotto inchiesta, compresi i responsabili coinvolti nello scandalo delle intercettazioni, al fine di porre fine alla crisi politica.
Il leader dell'opposizione, Zoran Zaev, protagonista nel 2015 della pubblicazione delle intercettazioni e dei video di denuncia a carico del governo, ha accusato apertamente il presidente Ivanov di colpo di stato e comportamento incostituzionale, chiedendone le dimissioni.
Ieri sera si sono svolte nella capitale Skopje manifestazioni popolari hanno chiesto il ritiro del provvedimento di grazia. La tensione nella città resta molto alta. Una nuova protesta è prevista oggi.
Immediatamente gli ambasciatori di Usa e Gran Bretagna hanno espresso preoccupazione per il provvedimento di grazia che metterebbe in dubbio l'impegno della Macedonia di costruire un autentico stato di diritto.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160413/2473012/macedonia-rivoluzione-colorata.html#ixzz45uOtwzea

mercoledì 16 marzo 2016

L'AUSTRIA AIUTA LA MACEDONIA A DIFENDERE LA FRONTIERA DALL'ASSEDIO


VIENNA - Anzichè retrocedere rispetto la linea della fermezza contro l'invasione di migranti in Europa, l'Austria la rafforza e si prepara a inviare rinforzi nei Balcani alle polizie locali per fermare le orde che premono lungo le frontiere.
L'Austria ha offerto, infatti, assistenza alla Macedonia per gestire il controllo delle frontiere ''pressate'' dalla crisi dei migranti in corso in Europa. Lo ha riferito il quotidiano tedesco Die Welt citando il ministro della Difesa austriaco Hans Peter Doskozil.
La scorsa settimana, la Macedonia e altri paesi della cosiddetta ''Rotta dei Balcani'' hanno chiuso le loro frontiere ai migranti irregolari. Lunedi' la Macedonia ha inviato 1.500 migranti che hanno attraversato illegalmente attraversato il confine a tornare in Grecia. ''L'Austria ha offerto sostegno alla Macedonia. Il ministero della Difesa sta attualmente verificando se possiamo aiutare con abbigliamento tecnico, come ad esempio occhiali per la visione notturna'', ha detto Doskozil aggiungendo che l'Unione europea dovrebbe fornire un maggiore sostegno finanziario alla Macedonia, che sta affrontando enormi flussi di rifugiati in tutto il suo confine con la Grecia. ''''Il percorso dei Balcani occidentali deve rimanere come ora assolutamente chiuso'', ha aggiunto Doskozil.


Fonte:http://www.ilnord.it/i-3240_LAUSTRIA_AIUTA_LA_MACEDONIA

venerdì 11 marzo 2016

IL PREMIER DELLA MACEDONIA CONFERMA CHE L'UNIONE EUROPEA E' "UN DISASTRO"


Secondo il presidente della Macedonia, Gjorge Ivanov, nell'emergenza migratoria in atto il suo Paese si e' visto obbligato a ''pagare per gli errori'' commessi in realta' dall'Unione Europea, che prima non ha saputo prevedere l'enorme ondata di arrivi attraverso la Turchia, e poi ha esitato quando e' stato il momento di trovare soluzioni. ''Noi abbiamo gia' speso 25 milioni di euro versati dai nostri contribuenti, e abbiamo dovuto proclamare una crisi nazionale'', denuncia Ivanov in un'intervista rilasciata al quotidiano tedesco 'Bild'. ''E in cambio, che cosa abbiamo ricevuto dall'Europa? Niente! Nemmeno un centesimo!'', rincara la dose il leader macedone. ''Al contrario, pur essendo uno Stato extra-comunitario, adesso siamo costretti a difendere l'Unione da uno che invece ne fa parte, vale a dire la Grecia, colpevole di lasciar semplicemente transitare i profughi fino a raggiungere la frontiera comune, dove attualmente ne sono ammassati decine di migliaia''. ''Per gli europei'', denuncia quindi Ivanov, ''noi non siamo nulla. Non siamo un membro dell'Unione, non rientrano nella zona Schengen, non facciamo parte della Nato. Nessuno ci vuole. Se, piuttosto di reagire per conto nostro, ci fossimo affidati a Bruxelles - sottolinea il presidente macedone - saremo stati inondati di jihadisti''.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-3188_MACEDONIA_UE_E_UN_DISASTRO

mercoledì 9 marzo 2016

LA VIA DEI BALCANI E' STATA FINALMENTE CHIUSA, FINE DELL'ASSEDIO DEGLI IMMIGRATI?


-Il ministero dell'Interno della Serbia ha annunciato misure ai confini meridionali e orientali ''in linea'' con le restrizioni decise dalla Slovenia contro i migranti. In pratica li chiude a tutti i migranti. Lo rende noto un comunicato del dicastero serbo, precisando che la Serbia ''non puo' permettersi di diventare un centro di raccolta per rifugiati'' tenendo conto del nuovo regime adottato dagli stati membri dell'Unione europea. La Croazia, secondo la nota, ha reso note alla Serbia le nuove misure scattate in Slovenia la scorsa mezzanotte. Lubiana ha reintrodotto i controlli ''nel pieno rispetto delle regole dell'area Sslchengen'' al confine con la Croazia. La misura, riferisce la stampa slovena, sarebbe in linea con l'accordo raggiunto al summit Ue-Turchia di lunedi' a Bruxelles per la completa chiusura della rotta balcanica dell'immigrazione.La Croazia a differenza della Slovenia non è parte dell'area Schengen. ''Dal summit Ue-Turchia e' emerso chiaramente il segnale che la rotta balcanica e' ormai archiviata'', ha detto il premier sloveno Miro Cerar al termine del vertice di Bruxelles. ''Dopo l'effettiva chiusura della rotta balcanica dell'immigrazione, si aprira' la possibilita' di eliminare gli ostacoli tecnici al confine tra Slovenia e Croazia'', ha detto il primo ministro sloveno.
Nel frattempo la Macedonia ha chiuso i suoi confini per i migranti, e dalla mezzanotte non si accettano piu' profughi nel centro di accoglienza di Gevgelija. Le autorita' a Skopje hanno spiegato che cio' fa seguito alle decisioni di Slovenia Croazia e Serbia di non accettare piu' migranti senza documenti validi e di ripristinare il regime delle regole Schengen. Nessun migrante e' entrato in Macedonia dalla Grecia nelle ultime ore, e in pratica la rotta dei Balcani e' stata chiusa.

Fonti:
http://www.ilnord.it/i-3163_SERBIA_SBARRA_I_CONFINI
http://www.ilnord.it/b-8380_MACEDONIA_SERBIA_CROAZIA_E_SLOVENIA_HANNO_CHIUSO_LE_FRONTIERE_INVASIONE_FINITA

martedì 1 marzo 2016

QUASI 10.000 IMMIGRATI ILLEGALI AL CONFINE GRECIA-MACEDONIA


SKOPJE - E' tornata a salire la tensione al campo di Idomeni, in Grecia alla frontiera con la Macedonia, dove si registrano anche oggi proteste da parte di migranti bloccati al confine dalla polizia macedone che non li lascia passare. Secondo i media, gruppi di migranti stanno cercando di rompere nuovamente la recinzione di filo spinato, come accaduto ieri quando si sono registrati violenti scontri con la polizia macedone. Rinforzi di agenti in assetto antisommossa stanno affluendo dal resto della Macedonia. Si calcola che siano tra 7.000 e i 9.000 i migranti attualmente ammassati sul confine, senza che le autorità greche li avessero avvisati che la ''rotta balcanica'' ormai è chiusa in tutta la sua lunghezza.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-8317_QUASI_10000_MIGRANTI_AL_CONFINE_GRECIA_MACEDONIA_CHE_NON_FA_PASSARE_NESSUNO

lunedì 29 febbraio 2016

MACEDONIA: LA POLIZIA RIESCE A NEUTRALIZZARE LA VIOLENTA AGGRESSIONE ALLA FRONTIERA

Al confine tra Grecia e Macedonia, in un punto di passaggio, numerosi gruppi di profughi ha tentato di penetrare nel territorio macedone attraverso la recinsione metallica.

Il Deutsche Welle ha reso noto che alcuni ragazzi dopo il secondo tentativo sono riusciti a sfondare il cancello fortificato, strappando prima il filo spinato, ma sono stati ostacolati da una serie di poliziotti ben armati di scudi e caschi.
I profughi hanno iniziato a lanciargli contro pietre. La polizia ha risposto con il lancio di gas lacrimogeno, dopo di che la calca si è dispersa, le famiglie con i bambini hanno lasciato la zona di pericolo.
Attualmente alla frontiera greco-macedone si sono ammassati sette mila migranti che sperano di continuare il cammino verso il nord Europa, principalmente verso la Germania.
Secondo i media greci, il numero di profughi che si ammassano nel paese, che non possono proseguire per il "percorso balcanico", negli utlimi giorni, va dai 70 mila ai 100 mila.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160229/2185492/macedonia-profughi-grecia.html#ixzz41ZaBvDRe

GRECIA-MACEDONIA: GLI IMMIGRATI TENTANO DI VIOLARE LA FONTIERA


FRONTIERA MACEDONIA-GRECIA - Circa 300 migranti iracheni e siriani hanno cercato di forzare il valico di frontiera fra Grecia e Macedonia, per protestare contro il tetto massimo all'afflusso giornaliero dei rifugiati fissato dalle autorità macedoni, che a loro volta seguono le limitazioni decretate da Austria, Slovenia, Serbia e Croazia. I migranti sono riusciti a forzare il cordone, per altro del tutto passivo e inerte, della polizia greca, occupando i binari della ferrovia: le forze dell'ordine macedoni sono subito intervenute facendo ricorso ai gas lacrimogeni. La Macedonia si è accodata alla decisione adottata da numerosi governi balcanici - in un vertice dei capi della polizia tenutosi il 18 febbraio scorso e da cui era stata esclusa la Grecia - di limitare a circa 580 il numero massimo giornaliero di migranti in entrata sul proprio territorio. Le autorità di Skpoje avevano autorizzato questa notte il passaggio di circa 300 persone, per poi richiudere immediatamente la frontiera. La situazione resta molto tesa, e la polizia macedone sta facendo affluire rinforzi lungo la linea degli scontri, che per ora hanno visto lancio di pietre da parte di migranti e di lacrimogeni dalla polizia. Ma gli scontri potrebbero salire d'intensità a breve.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-3089_FRONTIERA_MACEDONE_SCONTRI

mercoledì 10 febbraio 2016

LA MACEDONIA FERMA 33.500 IMMIGRATI ALLA FRONTIERA, MIGLIAIA DI PASSAPORTI FALSI


Grazie alla recinzione di filo spinato al confine con la Grecia, esercito e polizia macedoni hanno impedito finora l'entrata illegale nel Paese di 33 mila migranti. Lo ha detto il presidente macedone, Gjorgje Ivanov, in visita oggi lungo la frontiera meridionale con la Grecia. La polizia, ha aggiunto Ivanov, nel corso dei controlli ha scoperto piu' di 5.500 documenti contraffatti, passaporti falsi, ha detto. Ivanov ha auspicato misure piu' decise e concrete da parte della Ue per frenare il flusso continuo di migranti lungo la rotta balcanica, che di sicuro aumentera' ulteriormente con l'arrivo della primavera. Nei giorni scorsi l'esercito macedone ha cominciato a realizzare una seconda linea di filo spinato alla frontiera con la Grecia.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-8175_LA_MACEDONIA_BLOCCA_33500_MIGRANTI_CLANDESTINI_MIGLIAIA_DI_PASSAPORTI_FALSI

mercoledì 9 dicembre 2015

CONFINE MACEDONIA/GRECIA: MIGLIAIA DI IMMIGRATI TENTANO ILLEGALMENTE DI VARCARE IL CONFINE CON LA VIOLENZA


SKOPJE/BELGRADO - Resta alta la tensione al confine greco-macedone, dove migliaia di 'migranti economici' proseguono a oltranza la protesta contro le restrizioni imposte loro all'ingresso in Macedonia e al prosieguo del loro viaggio lungo la rotta balcanica.
Anche oggi si sono registrati sporadici scontri fra migranti e polizia non solo macedone ma anche greca, che negli ultimi giorni ha giustramente preso anch'essa misure restrittive. Le forze di polizia stimano che non meno di 10.000 migranti economici stiano stazionando sul confine greco-macedone. Ma solo 3-4.000 parteciperebbero agli scontri con le polizie.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-7715_ANCORA_SCONTRI_AL_CONFINE_GRECO_MACEDONE_TRA_MIGRANTI_10000_E_POLIZIA

giovedì 2 luglio 2015

MACEDONIA NEL MIRINO: CHI HA INTERESSE A CAMBIARE IL GOVERNO DEL PAESE?

E cosa c’entra il gasdotto Turkish Stream?

Alcune settimane fa la Macedonia è stata sconvolta da alcune azioni armate avvenute nel nord del paese ad opera di gruppi irredentisti albanesi, che costituiscono circa un quarto della popolazione, e contemporaneamente da manifestazioni “per la democrazia” del tipo che abbiamo già potuto ampiamente osservare negli anni passati in Serbia, Georgia, Libia, Siria, Ucraina ed altri paesi minacciati da tentativi di colpi di stato, o da aggressioni esterne, atti a provocare un “regime change” forzato.
Per capire chi potrebbe avere interesse a provocare un cambio di regime in un piccolo paese di modeste condizioni economiche, che non può nemmeno fregiarsi del proprio nome per l’opposizione della vicina Grecia cui appartiene la maggior parte della Macedonia storica (il nome ufficiale è “ex repubblica macedone della federazione yugoslava”), basta considerare la vicenda ed il percorso del South Stream, cioè il grande gasdotto progettato dalla Russia per portare il gas della Siberia nell’Europa centro-meridionale.
Il progetto di questo gasdotto, alla cui costruzione dovrebbe contribuire in maniera decisiva l’italiana SAIPEM, legata al gruppo ENI, prevede il passaggio diretto dalla Russia sotto il Mar Nero, aggirando l’infida Ucraina traversata da innumerevoli gasdotti costruiti in epoca sovietica. Questi impianti, vecchi di 70 anni, avrebbero bisogno di enormi investimenti per il rammodernamento, investimento che la russa GAZPROM non intende effettuare vista la disastrosa situazione economica e politica in cui si trova quel paese, specie dopo il colpo di stato neo-nazista di piazza Maidan apertamente pilotato dagli Stati Uniti.
Il South Stream è il progetto gemello del North Stream che invece passerebbe dalla Russia direttamente sotto il Mar Baltico aggirando Polonia e paesi baltici, ormai entrati completamente nell’orbita NATO-USA, per raggiungere direttamente la Germania.
Per bloccare il progetto South Stream gli USA hanno effettuato in passato aperte pressioni sulla Bulgaria, dove il gasdotto avrebbe dovuto approdare dal Mar Nero. Il governo bulgaro, che già aveva fornito tutti i permessi necessari alla GAZPROM, ha incredibilmente fatto marcia indietro adducendo anche motivi ecologici. Ma la Russia di Putin non è più lo stato vassallo dei tempi di Gorbaciov ed Eltzin e restituisce colpo su colpo. E’ stato subito raggiunto un nuovo accordo con la Turchia per fare approdare il gasdotto sul tratto di costa europeo del paese, affacciato sul Mar Nero a sud della Bulgaria.
Il governo Erdogan, benché in conflitto con la Russia nella crisi siriana, ha fiutato il buon affare che gli permetterebbe di raccogliere royalties e approvvigionarsi di gas a buon prezzo. Un progetto alternativo di far affluire gas dalla zona del Caspio (da Azerbaigian e Turkmenistan) è stato considerato troppo incerto e basato su giacimenti insufficienti, non paragonabili agli enormi giacimenti siberiani che potrebbero alimentare il mondo per decenni.
Dopo la Turchia il gasdotto dovrebbe passare per la Grecia (pienamente favorevole al progetto che le assicurerebbe ottime entrate finanziarie in un momento di grave crisi), la Macedonia e la Serbia (i cui governi, benché sottoposti a fortissime pressioni statunitensi, hanno finora tenuto duro), poi per l’Ungheria (assolutamente favorevole al progetto).
Infine il gasdotto dovrebbe arrivare allo svincolo di Baumgarten in Austria dove già giungono i gasdotti dall’Ucraina. Il governo neutrale austriaco (che non aderisce alla NATO!) è un aperto sostenitore del South Stream.
La costruzione del gasdotto è assolutamente essenziale per l’approvvigionamento di gas russo per l’Europa: il gas siberiano si avvia ormai a diventare la principale fonte energetica per l’Europa, dove la produzione di gas norvegese ha ormai imboccato la fase calante; il gas libico dopo i bombardamenti della NATO è a livelli di fornitura irrisori (costituisce – ad esempio - solo il 2% del paniere italiano); il gas algerino è limitato da scarsezza di infrastrutture e difficoltà di investimenti (costituisce solo l’11% del paniere italiano). Le percentuali comprese tra il 30 ed il 50% di gas russo attualmente vigenti nei paesi europei (33% per l’Italia, che però ha anche una fetta di produzione nazionale di incerte prospettive) sono destinate a crescere rapidamente. Lo “shale gas” americano è un bluff per il mercato europeo perché, a parte tutti i problemi locali di inquinamento e la scarsissima vita media dei singoli pozzi, mancano negli USA gli impianti di liquefazione del gas, necessari al costoso trasporto transoceanico, e in Europa scarseggiano quelli di rigassificazione.
Da parte sua la Russia procede decisa con idee estremamente chiare. La costruzione e la gestione del tratto del gasdotto nei paesi della UE, a partire dalla Grecia, è lasciata a società europee per evitare un altro vincolo posto dalla UE, quello secondo cui la GAZPROM, essendo fornitore, non può essere anche costruttore e gestore. Ma la Russia ha valide alternative in caso di nuove difficoltà: stringe nuovi accordi con la Cina per un valore totale finora di circa 70 miliardi di Euro, ma il mercato energetico cinese, dove domina ancora largamente il carbone fortemente inquinante, è destinato a crescere rapidamente, avendo il governo cinese programmato di aumentare rapidamente il consumo di gas, il meno inquinante tra tutti gli idrocarburi. La Cina, per non parlare anche della Corea, del Giappone e dell’India, potrebbe da sola in futuro assorbire tutta la produzione russa.
Un’altra notizia da sottolineare è un secco comunicato congiunto del governo russo e della GAZPROM, secondo cui, a partire dal 2019, non passerà più un solo metro cubo nei gasdotti ucraini, che saranno abbandonati. La scelta del governo golpista ucraino di abbandonare la millenaria collaborazione con la Russia rischia di far precipitare in un pozzo senza fondo il paese, che finora ha campato sul gas russo spillato illegalmente ai gasdotti e sui mancati pagamenti del gas regolarmente fornito (ruberie calcolate in circa 35 miliardi di Euro, sopportate fin qui dalla Russia solo per motivi di opportunità politica). Anche l’UE e il Fondo Monetario Internazionale hanno finanziato a fondo perduto il governo ucraino con cifre molto superiori a quelle che sarebbero servite a salvare la Grecia.
L’Europa deve solo decidere se vuole continuare a farsi del male cedendo alle pressioni e ai ricatti statunitensi o intraprendere una strada più autonoma. Per ora si sa che i circoli economici tedeschi appoggiano il North Stream ed aggirano anche le sanzioni alla Russia per i fatti ucraini con triangolazioni sotto banco che coinvolgono Bielorussia e Corea del Nord. L’ENI (una volta c’era Mattei!) e la consociata SAIPEM tifano per il South Stream. L’arroganza statunitense trova un valido freno nelle contromisure anche economiche della Russia di Putin(1).


(1) Gran parte delle notizie economiche è tratta dalla conferenza tenuta dal Prof. Demostenes Floros, consulente dell’ENI e collaboratore di “Limes”, presso il Senato in data 25/6/15


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12187

venerdì 22 maggio 2015

GAS RUSSO E INTERFERENZE STATUNITENSI PORTANO IN MACEDONIA


Per ora ha trovato pochissimo spazio sui media, ma il rischio che la piccola e praticamente sconosciuta ai più Macedonia (il cui nome corretto è Fyrom) salga presto alla ribalta delle cronache in seguito a presunte stragi, pulizie etniche, o dura repressione governativa è reale. In pochi hanno riportato i recenti incidenti nei quali si sono registrati 22 morti, 8 poliziotti e 14 terroristi, in seguito a una lunga operazione delle forze dell’ordine macedoni a Kumanovo, area di etnia albanese (il 25 percento della popolazione della Macedonia) nel nord del Paese. Chi nel mainstream ne ha parlato lo ha fatto tracciando un profilo dell’accaduto tipicamente “balcanico”, quello degli scontri interetnici, mettendo peraltro il termine terroristi fra virgolette – come ha fatto il Sole 24Ore ad esempio – dando quindi ad intendere che la versione ufficiale del governo macedone potrebbe essere viziata da una discriminazione nei confronti della comunità albanese. Ben più spazio è stato invece dedicato alla manifestazione antigovernativa di domenica, una prova “colorata”, una “fotocopia” delle proteste di piazza Maidan che hanno cambiato il volto dell’Ucraina con l’opposizione che annuncia un presidio permanente davanti ai palazzi del potere finché non arriveranno le dimissioni dell’attuale governo. Cose già viste. E una rappresentazione mediatica che inserisce il governo di Skopje nella “lista dei cattivi”, primo passo per condanne internazionali utili a mettere le mani su un Paese scomodo.
La realtà va cercata però più in profondità e facendo mente locale su quanto accaduto nella stessa Macedonia nel 2001, contagiata dalle spinte indipendentiste albanesi che avevano poco prima trasformato il Kosovo in un campo di battaglia, con gruppi di miliziani albanesi dell’Uck, gli stessi che agirono nella regione serba, che entravano in Macedonia alimentando il conflitto civile al quale si mise fine con l’Accordo di Ocrida. Dalla pace siglata al termine del conflitto interno del 2001, la tensione fra le due principali etnie della Fyrom, macedone-ortodossa e albanese-islamica, è rimasta sullo sfondo della vita politica. La situazione ideale per chi, dall’esterno, voglia cercare di destabilizzare all’occorrenza il Paese. E l‘occorrenza pare sia arrivata: dall’inizio del 2015 il clima è teso, con un tentativo di golpe denunciato dal governo conservatore in carica e, di contro, con le accuse di autoritarismo da parte dell’opposizione di centrosinistra. Al centro delle tensioni vi è un caso di intercettazioni illegali ordinate dal premier in carica Nikola Gruevski, utilizzate poi dal leader dell’opposizione come arma di ricatto contro il governo del primo ministro.
Come ha ben spiegato Andrew Korybko in un articolo comparso su Sputniknews, negli ultimi due anni il premier macedone aveva usato i servigi dell’ex capo dell’intelligence Zoran Verushevsky per intercettare illegalmente oltre 20.000 persone nel piccolo paese di 2 milioni di abitanti, tra cui politici, giornalisti e normali cittadini. Zoran Zaev, il leader dell’opposizione, ha ottenuto (presumibilmente da servizi segreti stranieri) le copie dei nastri illegali al fine di ricattare il governo, minacciando di rendere pubbliche le intercettazioni telefoniche e accusando il governo di averle commissionate insinuando che la conseguenza sarebbe potuta essere una “rivoluzione colorata”. Tuttavia il premier macedone non ha ceduto al ricatto, e alla fine di gennaio i servizi di sicurezza hanno arrestato Verushevky e i suoi complici con l’accusa di aver pianificato un colpo di Stato, mentre a Zaev è stato ritirato il passaporto per impedirgli di fuggire all’estero durante l’inchiesta. Nel pc di Verushevsky, sottratto dalla polizia al tentativo del figlio di distruggerlo, sarebbero stare rinvenute conversazioni via Skype dove Verushevky e un’altra persona parlavano della possibilità che lo scandalo delle intercettazioni innescasse una nuova guerra civile.
Ma perché questo clima instabile in un piccolo Paese dei Balcani dovrebbe essere indagato con più attenzione? Lo delineano sia il già citato Andrew Korybko che Tierry Meyssan sul sito del Reseau Voltaire: per capire bisogna seguire le vie del gas e l’interesse statunitense affinché non sia la Russia il primo fornitore dell’Europa. Nel dicembre 2014 è ufficialmente fallito il progetto del gasdotto South Stream che avrebbe dovuto portare il gas russo in Europa attraverso due canali che dalla Bulgaria, punto d’arrivo delle condotte che attraversavano il Mar Nero, si sarebbero diramati uno verso nord attraverso Serbia, Ungheria e Austria, e uno verso sud passando per la Grecia e giungendo in Italia attraversando in Canale di Otranto. Ma proprio la Bulgaria si è ritirata dal progetto dietro forti pressioni dell’Ue e degli Stati Uniti. Putin ha così ripensato le rotte delle pipelines che correranno sotto il Mar Nero con un percorso che passando dalla Turchia – attraverso il Turkish Stream, il gasdotto russo che attraversa la regione della Tracia orientale turca – giunga in Grecia e passando per la Macedonia, la Serbia e l’Ungheria giunga infine in Austria. Si tratta del Balkan Stream, che aggira la Bulgaria facendo entrare nell’affare del gas la piccola Macedonia e una Grecia strozzata dalla Troika alla quale solo pochi giorni fa Mosca ha proposto l’ingresso nella banca dei Brics.
La nuova strategia di Mosca è passata rapidamente dalla carta alla realtà con un’azione concreta presa nello scorso marzo, quando la società russa Stroytransgaz ha annunciato che avrebbe a breve iniziato la costruzione della sezione di gasdotto Klechovtse-Negotino in Macedonia, un’opera del valore di circa 75 milioni di euro che dovrebbe essere terminata nel giugno 2016. Che la Bulgaria avrebbe causato il fallimento del South Stream era apparso chiaro già un anno fa, con ogni probabilità questo ha portato la Russia a elaborare un piano B e i suoi nemici “democratici” (gli stessi che hanno fatto fallire il South Stream) a cercare di prevenirlo. Stavolta il Paese da “convincere” è la Fyrom. Se nei primi mesi del 2015 è stato neutralizzato il tentativo del leader dell’opposizione macedone di sfruttare lo scandalo sulle intercettazioni illegali, ora a preoccupare è la destabilizzazione più “semplice”, quella che fa leva sulle mai sopite tensioni etniche tra la maggioranza slavo-ortodossa e i macedoni di etnia albanese, il tutto accompagnato a nuove chiamate alla mobilitazione in stile colorato da parte dell’opposizione contro il governo, reo di aver raffreddato i rapporti con i partner Ue dopo aver rifiutato di aderire alle sanzioni contro la Russia. Il piano – riuscito – di espropriare la Serbia della regione che ne rappresentava la culla culturale per farla diventare uno staterello criminale, il Kosovo gestito oggi da ex terroristi albanesi che ne basano l’economia su traffici illegali di ogni genere, rischia di essere un modello per proseguire la destabilizzazione dei Balcani in funzione antirussa.
L’impronta occidentale sulla questione serbo-kosovara è cristallina, visti i cospicui finanziamenti nordamericani che hanno permesso prima la guerra e poi la ricostruzione che ha strappato il Kosmet a Belgrado facendolo diventare un feudo albanese e parte del progetto della Grande Albania, rigurgito strettamente funzionale al controllo nordamericano dei Balcani. La Macedonia confina con l’Albania a est e col Kosovo e la Serbia a nord e da anni affronta periodici “risvegli” della sua comunità albanese e di gruppi radicali che vorrebbero spaccare il Paese per annetterne gran parte al sogno di una entità albanese al centro dei Balcani. Le rivendicazioni etnico-religiose diventano, ancora una volta, la stampella di piani geopolitici. E rispettando il cliché dei nostri tempi, l’islam, o meglio, l’islamismo, ha un posto di primo piano in questa nuova compromissione di equilibri.
Le infiltrazioni terroristiche di salafiti nell’area balcanica risalgono già agli anni ’90, quando questi agevolarono la frammentazione dell’ex Jugoslavia con elementi che andavano a combattere nelle formazioni espressione dei gruppi etnici di religione musulmana. Dal Maghreb, dall’Afghanistan e dalla Penisola arabica partivano uomini, volontari del jihad che combattevano in Bosnia. Come accade oggi, con i “pendolari” del jihad che si spostano in Siria al servizio delle formazioni radicali che vorrebbero abbattere Assad. Una migrazione nella quale si intravede, oggi come venti anni fa, la mano dei Paesi del Golfo. Da allora la “conquista” dei Balcani non si è mai interrotta, portando nell’area una sempre più rilevante quota di islamisti radicali in parallelo con generose iniezioni di petrodollari da Arabia Saudita e ora dal Qatar, nuovo centro nevralgico della politica-propaganda delle monarchie del Golfo.
La Macedonia, con un quarto della sua popolazione di religione musulmana, non è esente dalla fascinazione dei petrodollari: a fine marzo 2012 una delegazione della Fyrom, guidata dall’attuale premier Nikola Gruevski, aveva visitato in Qatar le sedi di numerose società statali e private, nell’ambito di una visita ufficiale a Doha mirata alla promozione delle opportunità d’investimento offerte da Skopje. Ma pochi giorni prima era stato il turno del vicepremier e ministro degli Esteri albanese Edmond Haxhinasto, arrivato anch’egli in visita ufficiale nel Qatar dopo che già il presidente albanese e il sindaco di Tirana avevano fatto tappa nel Paese arabo. Il vicepremier aveva presentato progetti per investimenti da realizzare in diversi settori dell’economia albanese: dall’energia, al turismo, dall’agricoltura e alle infrastrutture stradali, siglando un accordo per l’esenzione dei visti per i funzionari con passaporto diplomatico e di servizio, a dimostrazione della volontà di instaurare rapporti sempre più solidi col generoso Qatar. Flussi di denaro e di uomini sono così giunti in questi anni nei Balcani ad alimentare il magma dell’integralismo islamico da usare all’occorrenza nelle crisi, e non solo in quelle locali.
La prova di questa “internazionalizzazione” risale alla primavera del 2012, quando l’Associated Press rese noto che, al ritorno da una visita negli Stati Uniti, una delegazione di membri dell’opposizione siriana aveva fatto tappa a Pristina per tenere colloqui su come impiegare in Siria le conoscenze acquisite dall’Esercito di Liberazione del Kosovo (Uck) durante la guerra contro Belgrado. La destinazione di provenienza della delegazione siriana non era un caso: Washinton ha foraggiato i terroristi albanesi per disgregare la Serbia, esattamente come fa da quattro anni al fine di distruggere la Siria. Insomma, il Kosovo albanese si sarebbe occupato di addestrare le milizie “ribelli” siriane nelle basi che furono dell’Uck. Un passaggio di testimone tra terroristi. Il sodalizio “ribelle” era stato immediatamente denunciato da Mosca: l’ambasciatore russo all’Onu, Vitaly Churkin aveva citato le informazioni dell’AP denunciando la possibilità che il Kosovo diventasse «un centro internazionale di addestramento per vari insorti e gruppi armati, cosa che sarebbe un grave fattore di destabilizzazione, che andrebbe al di là dei Balcani».
Da Pristina arrivarono le smentite di rito, ma la natura illegale e criminale dello staterello kosovaro-albanese mal si concilia con le professioni di innocenza di un’autorità espressione delle milizie terroristiche dell’Uck. E siccome a pensar male spesso ci si azzecca, due anni dopo, nell’estate del 2014, la polizia kosovara riferì di una cinquantina di arresti di islamisti radicali, tutti sospettati di avere combattuto con l’Isis e Jabhat an-Nusra in Iraq e Siria. Nove degli arrestati erano risultati imam delle moschee della città di Pristina, accusati di essere a capo di una rete che avrebbe fatto arrivare in Siria e Iraq almeno 200 volontari.
Durante gli arresti sono state rinvenute grandi quantità di armi, munizioni ed esplosivi in 60 depositi, incluse moschee, che sarebbero servite da centri di reclutamento. In entrambi i casi il governo kosovaro aveva plaudito alle operazioni di polizia, ma visti i precedenti del 2012 e i trascorsi militanti di gran parte della classe politica kosovaro-albanese il minimo è chiedersi se si trattasse di sincera soddisfazione o se Pristina avesse qualcosa da nascondere. Di certo i separatisti che periodicamente si risvegliano in Macedonia hanno stretti contatti con gruppi radicali che da almeno tre anni si stanno ricostituendo in Kosovo e il fattore islamista sta diventando di peso in tutta l’area. Se è vero che seguire le potenziali rotte dell’energia fa emergere un quadro chiaro delle crisi politico-sociali, e non solo nell’area balcanica, in realtà non basta a spiegarle tutte e non interamente.
C’è dell’altro: come sostiene Giulietto Chiesa – che su Sputniknews ha puntato il faro sulle manovre dell’ambasciata Usa e di Soros nel destabilizzare Skopje – si tratta del dominio totale della potenza nordamericana, un’ombra che emerge sempre alle spalle delle crisi e delle tensioni internazionali. La questione energetica è solo una parte del problema, in realtà è il controllo assoluto sul resto del globo che muove la politica estera di Washington e dal 2001 il filo conduttore dell’agire statunitense è un islamismo radicale sempre originariamente alimentato, se non creato, dalle agenzie nordamericane.
Oggi la vulgata mediatica descrive la Russia come l’antico nemico tornato alla ribalta, alla propaganda Usa serve una narrazione che faccia ripensare alla guerra fredda, a una contrapposizione tra due blocchi. In realtà non siamo più spettatori della rivalità tra due superpotenze, ma tra il gigante a stelle e strisce, con tutto il suo apparato oramai più propagandistico che bellico, e una rete di Paesi che intrecciano relazioni, scambi e che si pongono nello scacchiere internazionale con la forza della collaborazione. Tra questi spicca Mosca, ma al fianco di una Cina in crescita esponenziale e circondata da nazioni emergenti sparse tra America Latina, Africa e Continente asiatico con le quali tesse una rete di relazioni economiche e politiche. È questo a preoccupare di più Washington: l’evoluzione di un mondo multipolare. La reazione statunitense è una guerra-cluster, spezzettata come un ordigno a frammentazione. Un conflitto diffuso che non ha lo scopo di distruggere e assoggettare uno specifico Paese ma che punta a creare caos, destabilizzare, a spezzare i legami tra nazioni “nemiche” inoculando il tumore delle rivoluzioni colorate o dell’islamismo radicale. Ora tocca alla piccola Macedonia subire l’interessamento nordamericano, lo scopo è assestare un altro colpo – dopo la “conquista” dell’Ucraina – alla Russia e alle sue relazioni con l’Europa basate sull’approvvigionamento energetico. Mosca è una porta aperta verso un nuovo mondo multipolare al quale la vecchia Europa – comandata a bacchetta dai suoi figli degenerati d’oltreoceano – non deve guardare.

Fonte:http://spondasud.it/2015/05/segui-il-gas-russo-e-le-mire-statunitensi-arriverai-in-macedonia-8742

martedì 19 maggio 2015

MACEDONIA: AL TERZO GIORNO SOLO 150 MANIFESTANTI SI ACCAMPANO DAVANTI AL PARLAMENTO


In Macedonia circa 150 persone hanno risposto all’appello del leader dell’opposizione Zoran Zaev che ha chiesto di occupare la piazza davanti al parlamento di Skopje fino a quando il primo ministro conservatore Nikola Gruevski non consegnerà le sue dimissioni. Gruevski è accusato di aver cercato di organizzare brogli elettorali e di coprire la morte di un ragazzo di 22 anni. Ieri migliaia di persone sono scese in strada per chiedere nuove elezioni.
Anche cinquanta sostenitori del premier si sono accampati con alcune tende a circa due chilometri dai contestatori per confermare il loro sostegno al governo.


Fonte:http://www.internazionale.it/notizie/2015/05/19/terzo-giorno-di-proteste-contro-il-governo-in-macedonia

lunedì 18 maggio 2015

AFGHANISTAN, JUGOSLAVIA, LIBIA, IRAQ, VENEZUELA, SIRIA, UCRAINA E ORA MACEDONIA


Abbiamo osservato tutti l'anno scorso come si è svolto in colpo di stato in Ucraina, definito America-Madian, dove con l'appoggio estero di una protesta per destituire il legittimo governo ucraino a sostegno della Russia, si è osservato un massacro da parte di cecchini dell'estrema destra, appositamente strumentalizzato mediaticamente, per accusare il legittimo presidente e costringerlo alla fuga.
Il governo tecnico successivo è stato sostituito con una sorta di regime filoccidentale che per oltre un'anno ha portato avanti una campagna di omicidi e genocidio nei confronti delle regioni di protesta del sud dell'Ucraina, popolate in maggioranza da milioni di civili di etnia russa.
Si è scoperto in seguito, ma solo in seguito, che l'ex presidente ucraino non aveva avuto alcuna parte nei confronti del massacro causato dai cecchini, ma bensì si trattava di militanti di estrema destra che erano stati addestrati in precedenza da americani.
"Alcuni uomini vicini al movimento di piazza Maidan avrebbero fornito armi ai cecchini affinché cominciassero a sparare sulla polizia e sui manifestanti per far crescere la tensione in Ucraina"
Si osserva quindi come l'Occidente sia in grado di finanziare e appoggiare le opposizioni politiche di un paese per scatenare simili proteste, allo scopo di aumentare la tensione, e successivamente creare dei colpi di scena per far scoppiare l'inferno, successivamente la divulgazione mediatica fa il resto inventando un governo "autoritario" e conia il termine "regime" a paesi che non sono dello stesso punto di vista dell'Occidente.
Tutto questo per il fatto che l'ex presidente ha voltato le spalle ad un'accordo per aderire all'Unione Europea e ha preferito appoggiare e l'appoggio della Federazione Russa.
Le rivolte sono in particolare state appoggiate dal governo dell'Unione Europea e degli Stati Uniti.
Il resto dei fatti ormai lo sappiamo tutti, dove è stato inventata la propaganda di una mai vista aggressione russa e che l'Ucraina sarà un nuovo cortile di casa di occupazione territoriale della NATO, la quale da ormai molto tempo sta portando avanti una campagna di discriminazione nei confronti della Federazione Russa.
Negli ultimi tempi dopo l'aggressione all'Ucraina, la quale aveva appoggiato la Federazione Russa, sembra che il mirino dello "sniper" statunitense sia ora la Macedonia, dove ancora una volta i media divulgano la notizia di un "governo autoritario" ed esagerano l'informazione a scopo di destabiliazzazione e per convincere l'opinione pubblica che un nuovo "regime" deve essere mandato a casa.
Sembra che negli ultimi anni il termine "regime" sia diventato una risorsa rinnovabile a cui fare appello quando si ha la necessità di cambiare qualcosa di non gradito, specie se si tratta di un governo che sostiene la Federazione Russa.
Cosa affermano i media su quanto sta avvenendo in Macedonia?
"Migliaia di persone, forse 20mila, hanno manifestando nel centro di Skopje per chiedere le dimissioni del governo conservatore del premier macedone Nikola Gruevski, accusato di corruzione, autoritarismo e spionaggio ai danni di migliaia di cittadini intercettati."
-"Considerata un tempo un faro di democrazia tra le repubbliche nate dallo scioglimento della Jugoslavia comunista, negli ultimi dieci anni la Macedonia è scivolata lentamente verso un corrotto autoritarismo."
In base alle informazioni che si leggono si osserva già una notevole distorsione del numero "20.000".
Su alcune notizie riportate si osserva come le ragioni delle proteste siano state attribuite a delle intercettazioni da parte del governo nei confronti di 20.000 persone.
"La protesta era stata generata da nuove rivelazioni del leader dell’opposizione socialdemocratica Zoran Zaev, che dallo scorso febbraio denuncia un vasto scandalo di intercettazioni che il governo avrebbe compiuto ai danni di oltre 20’000 persone: politici, giornalisti, diplomatici, religiosi."(qui).
Su un'altra notizia, la più diffusa ma anche la più errata si osserva come il numero "20.000" sia stato usato per descrivere e dare per certo il numero dei protestanti.
"A una settimana dagli scontri tra polizia e un gruppo di combattenti albanesi culminati con la morte di 18 persone, 20.000 persone sono scese in piazza per protestare contro il governo di Nikola Gruevski." (qui)
Molto probabilmente si tratta di un numero gonfiato in quanto se osserviamo bene video e foto della folla alle proteste il numero è più probabile che molto difficilmente superi le 10.000 persone.

Un caso simile si può osservare con le proteste avvenute in Brasile qualche mese dove alcune proteste fomentate dall'estero sono state gonfiate in modo assurdo dai media occidentali.
Il numero è risultato esagerato in quanto le fonti locali riportavano solo qualche migliaio di persone, in un paese di 200 milioni; il numero era stato gonfiato enormemente per esempio un quotidiano riportava "Brasile: un milione di persone in piazza a San Paolo contro il governo ", un'altro ancora aveva deciso di alzare la posta con "Brasile, due milioni di persone in piazza contro Dilma Rousseff ",in realtà la manifestazione non è avvenuta solo a San Paolo ma in diverse città e le fonti locali hanno riportato la notizia di 100.000 persone che seppur possa sembrare un numero elevato è stato il numero è stato il totale di 74 città, quindi per quanto non si possano negare l'esistenza dei problemi di povertà in base al numero degli abitanti del Brasile, il numero era decisamente un infinitesimo numero irrilevante rispetto al numero della popolazione.(vedi qui)
Il numero degli abitanti della Macedonia si aggira attorno a 2.058.539, e sembra che questi tentativi di accendere la tensione siano in realtà un nuovo tentativo da parte dell'Occidente si infiammare la tensione e accendere scontri per abbattere un governo un po troppo vicino alla Federazione Russa, come avvenne con l'Ucraina.
In base a quali criteri si può trarre una simile opinione?
Fino a qualche settimana fa poco o nulla si sentiva parlare della Macedonia, in quanto non fa nemmeno parte dell'Unione Europea sebbene sia in atto una sua ipotetica adesione.
Tra le notizie che girano sulle proteste in Macedonia si legge anche la presenza di membri del governo europeo.
"Presenti alla manifestazione europarlamentari e ambasciatori dei paesi occidentali."
Cosa ci fanno degli europarlamentari ad una protesta di 10.000 persone di un paese neanche membro dell'Unione Europea, organizzata dalla stessa opposizione di quel paese?
Molto probabilmente sono quelle stesse persone che hanno incitato e appoggiato economicamente l'opposizione per forzare un cambio di governo in Macedonia.
Per quale ragione solo ora si decide di tentare di forzare un cambio del sistema politico del paese?
L’analista Jasmin Mujanović commenta su twitter: “A Skopje non vogliono solo che Gruevski si dimetta, lo vogliono in carcere. E se ci riuscissero, cambieranno la politica dei Balcani in toto”. Prosegue Mujanović: “Tutti gli oligarchi balcanici hanno gli occhi puntati sulla Macedonia in questi giorni. E se Gruevski cade, nessun governo nella regione sarà al sicuro. Sarà un cambiamento di paradigma”.

"Non posso giudicarlo con assoluta certezza, ma oggettivamente emerge che gli eventi in Macedonia si stanno sviluppando sullo sfondo del rifiuto del governo locale ad aderire alla politica di sanzioni contro la Russia e del sostegno attivo per la costruzione del gasdotto "Turkish Stream", opera contrastata da Bruxelles e da molti all'estero" — ha confermato il Ministro degli Esteri russo Lavrov.
Qui si osserva chiaramente i costanti tentativi dell'Occidente si contrastare qualunque tentativo politico di paesi come la Macedonia, si avvicinamento alla Federazione Russa.
Il 12 maggio scorso il ministro della Produzione, della Ricostruzione dell’Ambiente e dell’Energia della Grecia, Panagiotis Lafazanis ha confessato che l’inviato speciale del Dipartimento di Stato gli ha detto apertamente che gli USA non vogliono che il nuovo gasdotto venga costruito.
Durante un incontro ad Atene, l'inviato speciale del Dipartimento di Stato USA per gli affari energetici Amos Hochstein ha apertamento dichiarato che gli USA non vogiono che venga costruito il nuovo gasdotto per le forniture di gas russo verso l'Europa, a sostituzione di "South Stream".
Lo ha fatto sapere il ministro della Produzione, della Ricostruzione dell'Ambiente e dell'Energia della Grecia Panagiotis Lafazanis in un intervista al giornale "Pro Thema".
Secondo Lafazanis, il governo greco aderisce in maniera incondizionata alla costruzione del gasdotto per la fornitura di metano russo, pertanto entrambe le parti hanno già intrapreso e continuano a intraprendere dei passi per l'implementazione del progetto. "Dagli USA questo gasdotto non è certamente gradito, e Hochstein me l'ha detto onestamente durante un nostro recente incontro", — ha spiegato Lafazanis.
"Crediamo comunque che questo gasdotto sia nell'interesse del nostro paese e che sia economicamente ed energeticamente consistente", — ha detto il ministro greco. Secondo Lafazanis, i vantaggi del gasdotto, che dovrebbe entrare in esercizio dopo il 2019, non si limitano al transito del gas o ai contratti di costruzione. "I vantaggi saranno anche diretti", — egli ha detto.

L'aggressione alla Macedonia da parte dell'Occidente è avvenuta a pochi giorni da questi colloqui per il fatto che il Turkish Stream e tutti i vantaggi economici che ne deriveranno saranno attivi già dal prossimo anno, 2016, e tutto questo porterebbe paesi come Grecia, Bulgaria, Turchia e Macedonia più vicini al polo economico della Federazione Russa.
L’amministratore delegato di Gazprom Alexey Miller e il ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali della Repubblica Turca Taner Yildiz hanno raggiunto un accordo per la messa in esercizio del gasdotto “Turkish Stream” e l’inizio delle forniture in dicembre 2016.
Il 1 dicembre 2014 tra Gazprom e la turca Botas era stato firmato un memorandum d'intesa per la costruzione del gasdotto con la capacità di 63 miliardi di metri cubi all'anno. Il gasdotto lungo 1100 km, che dalla Russia raggiungerà la Turchia attraverso il mar Nero, consentirà di fornire fino a 47 miliardi di metri cubi di metano al confine turco-greco.
Turchia è il secondo mercato più grande di Gazprom dopo la Germania. Nel 2014 la società russa ha esportato in Turchia 27,4 miliardi di metri cubi di gas. In questo momento le forniture verso la Turchia vengono effettuate attraverso il gasdotto "Blue Stream" e il gasdotto Transbalcanico.
Un osservazione e non di minor conto: il Turkish Stream alimenterà l'Ungheria e l'Austria mettendo fine al progetto alternativo mediato dagli Stati Uniti con il presidente Hassan Rouhani (contro il parere delle Guardie Rivoluzionarie) basato sull'approvvigionamento di gas iraniano.
La questione che gli eventi in Macedonia avvengano ad una settimana di distanza dal tentativo americano di convincere la Grecia a non costruire il Turkish Stream mostra chiaramente l'ennesima aggressione da parte dell'Occidente nella politica interna di un'altro stato, il quale molto probabilmente verrebbe sostituito con un governo più affiliato all'Occidente.
Tali intromissioni sono da considerare un'atto di aggressione. Se uno stato attacca un'altro stato il primo viene definito dal secondo "stato aggressore".
I paesi che finiscono nel mirino delle rivoluzioni colorate e della politica estera statunitense, per quanto riguarda i cambi di governo, finiscono con l'avere un defalult economico dove molto difficilmente riescono a risollevarsi, l'esempio più evidente è la stagnazione delle economie di Unione Europea e Giappone e più recente lo stato pietoso dell'Ucraina.
Queste sono le basi con la quale gli Stati Uniti si assicurano di essere un'economia sopra le altre alleate.
Un mondo unipolare.












martedì 12 maggio 2015

COSA STA SUCCEDENDO IN MACEDONIA?


Il confine della tensione è quello con il Kosovo. E non sembra esserci dubbio che l'offensiva è condotta dalle forze kosovare dell'UCK. Il che — tenuto conto che il Kosovo è, di fatto, una colonia americana — indica che i servizi segreti statunitensi sono implicati.
Ma l'offensiva è anche interna. Il partito di opposizione SDSM, guidato da Zoran Zaev, ha organizzato quasi simultaneamente una protesta di piazza, che ha condotto a scontri violenti a Skopje. Mentre è già annunciata una grande manifestazione nella capitale, il prossimo 17 maggio che, con ogni evidenza, appare il preludio di una nuova "rivoluzione colorata" in Macedonia. Perché là e perché ora?
Per cercare di capire è utile tenere conto che sia il presidente macedone, Gjorge Ivanov, che il primo ministro Nikola Gruevski, erano il 9 maggio sulla Piazza Rossa. Gesto più che simbolico di differenziazione rispetto alla posizione europea e occidentale.
La Macedonia non è entrata nella Nato, nonostante molteplici e micidiali pressioni esercitate nei confronti del precedente presidente macedone Kiro Gligorov. L'ambasciata americana a Skopje è piuttosto simile, per dimensioni, a un gigantesco ministero. E, infatti, è da quell'avamposto — collocato proprio sulla linea di faglia che divide l'ovest dall'est — che viene diretta tutta la politica statunitense dell'area balcanica. Non senza l'aiuto attivo e potente della "Open Society" di George Soros che, dal lontano 1993, mise gli occhi sulla Macedonia, reclutando con successo non pochi quadri della ex Gioventù Comunista macedone per farne i suoi propagandisti.
Naturalmente si cominciò con le televisioni e i giornali, che vennero comprati velocemente. L'uomo di punta dell'operazione conquista della Macedonia fu, ed è tuttora, il regista cinematografico Vladimir Milcin (anche lui brillante ex comunista), che è dietro la nascita di diversi complessi musicali e artistici — lautamente sovvenzionati da Soros, appunto — come l'"Archi Brigade", "Singing Skopjans", and "Square Freedom". Tutti sintomi di preparazione della rivoluzione colorata, direttamente rivolti verso la gioventù occidentalizzante, da tempo preparata dai media occupati in precedenza. Nel frattempo la stazione Radio/Tv B92 invita alla rivolta contro il governo "filo russo" di Nikola Gruevski.
Ma Soros e Milcin hanno lavorato anche sulla minoranza musulmana (albanese), circa il 25% dei due milioni circa di macedoni. Per loro sono state create "organizzazioni non governative" come "Razbudi se" (Svegliati) e "Civil"; portali web, stazioni radio e televisive.
Così ben si comprende la "dualità" dell'offensiva in atto: una interna, l'altra etnica. Manifestazioni del tipo "rivoluzione colorata" e, simultaneamente, attacchi alla frontiera. Del resto il tutto è a carte scoperte. Il presidente albanese Edi Rama ha recentemente dichiarato che, se la Macedonia non intende diventare membro della Nato, allora non resta che costruire una nuova entità statale pan-albanese, cioè musulmana, pronta a divenire membro dell'Alleanza Atlantica.
Del resto i macedoni, slavi e ortodossi, hanno rifiutato fino ad ora l'avvertimento non amichevole che, nel 1998 l'ambasciatore americano del tempo, Christopher Hill, inviò loro alla vigilia delle elezioni di quell'anno: "Il Popolo macedone — disse pubblicamente — è messo alla prova e ora potremo vedere se è divenuto sufficientemente maturo, o se dovrà tornare indietro all'asilo nido". A quanto pare è quello che Washington, Tirana e Bruxelles vogliono fargli fare. Tanto più che la Macedonia potrebbe diventare ora il transito del segmento di gasdotto cosiddetto "Turkish Stream" (quello che si appresta a sostituire il defunto Southstream). Con la successione di passaggi di frontiera Turchia-Grecia-Macedonia-Serbia.
Washington mostra che non intende permetterlo.

Fonte:http://it.sputniknews.com/opinioni/20150511/376192.html#ixzz3ZvmEKo00




lunedì 11 maggio 2015

COME GLI STATI UNITI METTONO A RISCHIO L'EUROPA


Al confine con la Russia manovre per destabilizzare la Russia e in Macedonia prove generali per la prossima rivoluzione colorata. A Mosca l’incontro tra Putin e Merkel: la difficile mediazione di Berlino per evitare il peggio.


Fonte:http://www.pandoratv.it/?p=3349

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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