ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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giovedì 9 febbraio 2017

PERCHE' LA FEDERAZIONE RUSSA STA DOMINANDO IL MEDITERRANEO?

Approfittando della mancanza di unanimità in seno all'Unione europea e l'incertezza della politica estera USA, la Russia sta costruendo stretti legami con i paesi del Mediterraneo.

Attualmente vi è un "ottimo sostituto" in corso nella regione, con Mosca che guardando l'accesso a basi navali in Libia e in Egitto, afferma un rapporto da militari francesi.
Questo indica la risoluzione della Russia di riprendere le posizioni una volta perse nel Mediterraneo.
Secondo TTU, negli ultimi anni, la Russia ha acquisito alleati che possono aiutare a rafforzare la sua influenza in Medio Oriente, tra cui la Siria, l'Egitto, l'Algeria, la Libia e il Marocco.
Tutti questi paesi sono partner di Mosca in una cooperazione militare e tecnica.
In cambio di forniture di armi, i paesi mediterranei sono pronti a concedere l'accesso ai loro porti alla marina russa, secondo il rapporto.
Inoltre, il Ministero della Difesa russo è in trattative su come ottenere l'accesso alle basi aeree navali, in particolare, un aeroporto nella città egiziana di Sidi Barrani.
Il rapporto non ha fornito informazioni dettagliate sulle condizioni proposte dalla Russia.
Secondo TTU, Mosca non vuole prendere basi sul contratto di locazione.
Le loro infrastrutture potrebbero essere utilizzato per il parcheggio e il rifornimento di carburante alle navi russe.
Tuttavia, se i colloqui avranno successo la Russia ha la possibilità di stabilire una presenza militare permanente nel Mar Mediterraneo.
Gli analisti francesi hanno detto che un tale scenario non può essere escluso.
L'eventuale successo militare e diplomatico è già solidificata da un buon rapporto tra il presidente russo Vladimir Putin e leader egiziano Abdel Fattah el-Sisi.
Allo stesso tempo, Mosca sta ricostruendo i legami con Tripoli.
TTU stima che la Russia e la Libia possono trovare $ 1600000000 di forniture di armi in affare, tra cui aerei, carri armati e difese missilistiche.
Ricostruire la presenza militare nel Mediterraneo è uno degli obiettivi scritti in una nuova edizione della dottrina marittima della Russia.
È interessante notare che la versione aggiornata del documento è stata presentata due mesi prima che la Russia lanciasse la sua operazione militare in Siria.
Durante la campagna, le navi da guerra russe forniscono copertura per le missioni aeree e conducono attacchi missilistici contro i terroristi.
Un altro compito importante è quello di monitorare i controversi movimenti delle forze navali della NATO.
Le forze navali della Russia sono schierati al largo della costa siriana a rotazione, quindi di fatto vi è una presenza navale russa permanente nel Mediterraneo.
Accordi preliminari con altri paesi per l'uso dei loro porti facilitano la preparazione per le lunghe operazioni navali, in particolare fornendo sostegno e assistenza in caso di una situazione di forza maggiore. Questo è il motivo per cui la Russia è ora in trattative con il Marocco, l'Algeria, Libia ed Egitto.
I quattro paesi del Nord Africa coprono il 90 per cento della costa sud del Mediterraneo.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, l'unica struttura della Russia nel Mediterraneo era una base di rifornimento della marina in Siria, Tartus.
Dall'inizio della campagna militare in Siria, la Russia sta trasformando la struttura in una moderna base navale.
Il 18 gennaio, Mosca e Damasco hanno firmato un accordo che consente la distribuzione di un massimo di 11 navi russe al porto.
Gli analisti dicono che la Russia userà la base Tartus come il fulcro delle sue attività militari nel Mar Mediterraneo.
L'anno scorso, i sistemi di guerra elettronica Krasukha e le difese missilistiche S-300V4 sono stati schierati vicino alla base.
Gli esperti suggeriscono che Mosca può anche distribuirli ai supplementari sistemi antiaerei della zona, così come i sistemi anti-nave costa a base di Bal e Bastion.
Il dilagare della componente offensiva e la distribuzione di navi da guerra russe ai porti del Mediterraneo giocherà il ruolo chiave per garantire la sicurezza per la forza navale della Russia nella regione.
La marina russa ha in servizio più di 30 grandi navi da guerra, 21 navi anfibie e oltre 50 sottomarini, di cui 16 sottomarini che trasportano missili balistici e 15 sottomarini armati di missili da crociera.
Tuttavia, la marina può implementare rapidamente al Mediterraneo fino a 20 navi e sottomarini, principalmente dalla Flotta del Mar Nero.
Ad esempio, ad una squadra del nord della flotta ci vogliono almeno due-tre settimane per recarsi nella regione.
In teoria, si può essere bloccati nel Mare del Nord o nel Canale della Manica.
Allo stesso tempo, il Mediterraneo è dominato dagli Stati Uniti una flotta di sei con sede a Napoli, Italia.
A rotazione, la regione è sorvegliata da portaerei uno-due, decine di navi da guerra e sottomarini.
Inoltre, a differenza della Russia, l'esercito americano può effettuare operazioni di sbarco nella regione.
Secondo l'esperto militare Vadim Soloviev, Mosca prende vantaggio significativo politico e militare della cooperazione con Cairo e Tripoli.
"L'Egitto e in particolare la Libia sono stati colpiti duramente dalla primavera araba approvata dagli Stati Uniti. Accolgono la cooperazione con la Russia per contrastare l'egemonia statunitense," spiega Soloviev.
L'esperto ha osservato che se i colloqui con i paesi del Mediterraneo hanno successo la Russia rafforzerà in modo significativo le sue posizioni nella regione.
Ha anche suggerito che questo può dare alla Russia leva sopra la NATO.
"La Russia non ha intenzione di costruire basi permanenti in Medio Oriente al fine di prevenire le tensioni che alimentano con la NATO.
Basi permanenti sono anche troppo costose per Mosca. Ma la marina russa vuole essere sicuro che la sua nave può sempre ricevere l'assistenza nei porti amichevoli, "ha detto Soloviev.

Fonte:https://sputniknews.com/military/201702091050506738-russia-military-mediterranean/

lunedì 6 giugno 2016

DOPO AVER SALVATO LA SIRIA PER LA RUSSIA ORA E' IL TURNO DELLA LIBIA


Dopo aver imposto la volontà di Mosca sulla situazione in Siria, Putin si sta muovendo verso la Libia.
E questo nuovo conflitto per procura che sta conducendo con l'Occidente ha molte delle stesse caratteristiche di quello ultimo: l'Occidente sostiene un tentativo pietoso in un democratico governo con tendenze islamiste sfortunate, Putin sostiene un autoritario e capace di gestire la situazione..
E ancora una volta, l'Occidente è stato scavalcato. Il governo filo-occidentale del National Accord pregiudiziale Tripoli è tutt'altro che democratico, ed è appena tenuto insieme con la 'protezione' dell islamista 'Libia Dawn', una coalizione che comprende gli ex jihadisti di Al-Qaeda, tra gli altri personaggi interessanti.
Nel frattempo, nella città orientale di Tobruk, il parlamento eletto della Libia, la Camera dei Rappresentanti, sempre più lontani dal governo per l'intrusione dell'Aurora nel processo politico a Tripoli, che viene attratto nella sfera di influenza del generale ribelle Haftar che controlla l'est del paese, la maggior parte dei giacimenti petroliferi, è sostenuta dalla Russia.
Ora i russi hanno appena riferito di aver aiutato l'Oriente stampando 4 miliardi di dinari, sostenuti dal petrolio, per consolidare una banca centrale rivale a quella di Tripoli.
In effetti, Putin sta aiutando Haftar a costruire istituzioni statali parallele a quelle del occidente del paese.
E, con la loro ricchezza superiore e il potere militare, l'Oriente può aspettare che nel medio-lungo saranno costantemente usurpate le istituzioni legittime dello Stato, e, infine, prendere in consegna tutta la Libia.
E proprio come in Siria, non vi è alcuna necessità di un confronto pubblico tra il governo filo-occidentale di Tripoli e l'Oriente pro-russo.
Entrambi possono far finta di armare i loro clienti e anche inviare truppe sul terreno sotto il pretesto di combattere ISIS, che è rintanato a Sirte, a destra itra le due fazioni principali.
Sfera della politica influenza
Quello che Putin sta facendo è buono, la vecchia sfera della politica di influenza, proprio come nella Guerra Fredda.
Ma l'Occidente non riesce a rispondere a tono.
Essi o rifiutano di riconoscere questa realtà, o sono impotenti nel sottrarre a Putin il Medio Oriente.
L'amministrazione Obama, ora in "modalità legacy", non permettersi di essere trascinata in partecipazione aperta in Libia, mentre gli europei che hanno maggiormente contribuito al rovesciamento di Gheddafi nel 2011, la Gran Bretagna e la Francia, sono coinvolti in altre attività a casa - il Regno Unito con il suo referendum sull'uscita dall'Unione europea, e in Francia con alcuni tra le più gravi vertenze industriali in anni.
L'aspetto più preoccupante di questo per noi deve essere il fatto che, se questo stratagemma funziona, Putin sta creando un modello per come prendersi i paesi del Medio Oriente nella sua sfera di influenza che potrebbe estendersi ai tradizionali alleati nella regione.

Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/having-saved-syria-putin-now-looking-do-same-libya/ri14797

lunedì 23 maggio 2016

DIECI MOTIVI CHE SPIEGANO L'AGGRESSIONE ALLA LIBIA E L'ASSASSINIO DI GHEDAFFI


L’ex-leader libico Muammar Gheddafi fu ucciso “perché pensava che l’Africa era matura per sfuggire alla povertà coi propri mezzi, svolgendo il proprio ruolo nella governance globale“, aveva detto il presidente del Ciad Idris Deby, in un’intervista. Secondo il Capo di Stato ciadiano, era essenziale “farlo tacere”, aggiungendo che “la storia registrerà che gli africani non hanno fatto molto. Ci hanno ignorato e non fummo consultati. Gheddafi era sconvolto e imbarazzato“. “Fu lo stesso con Patrice Lumumba, in Congo. Perché l’uccisero? Perché Gheddafi fu ucciso? (…) Siamo fornitori di materie prime. Ma guardate dove siamo? Siamo molto arretrati“, ha detto il leader del Ciad da Abeche, la seconda città del Ciad.
Ecco in 10 punti perché Gheddafi doveva morire:

1) – Il primo satellite africano RASCOM-1
Fu la Libia di Gheddafi ad offrire la prima vera rivoluzione in Africa dei tempi moderni: assicurando la copertura universale del continente per telefonia, televisione, radio e molte altre applicazioni come telemedicina e istruzione a distanza; per la prima volta, una connessione a basso costo diventava disponibile nel continente, anche nelle zone rurali, con il sistema del ponte radio WMAX. La storia inizia nel 1992, quando 45 Paesi africani crearono la società RASCOM per avere un satellite africano e ridurre i costi di comunicazione nel continente. Le chiamate da e verso l’Africa allora avevano le tariffe più costose del mondo, perché c’era una tassa di 500 milioni di dollari che l’Europa incassava ogni anno dalle conversazioni telefoniche, anche all’interno dei Paesi africani, per il transito dei satelliti europei come Intelsat. Il satellite africano costava solo 400 milioni da pagare una sola volta, senza mai più pagare 500 milioni di affitto all’anno. Quale banchiere non finanzierebbe un progetto del genere, ma l’equazione più difficile fu: come lo schiavo si sbarazza dello sfruttamento servile dal padrone se cerca aiuto da quest’ultimo per raggiungere questo obiettivo? Così, Banca mondiale, Fondo monetario internazionale, Stati Uniti, Unione europea ingannarono questi Paesi per 14 anni. Nel 2006, Gheddafi pose fine all’inutile agonia dell’elemosina dai presunti benefattori occidentali che praticano prestiti a tassi usurari; la Guida libica mise sul tavolo 300 milioni di dollari, la Banca di Sviluppo africana 50 milioni, la Banca per lo Sviluppo dell’Africa occidentale 27 milioni, così l’Africa dal 26 dicembre 2007 ebbe il suo primo satellite per telecomunicazioni della storia. Nel processo, Cina e Russia s’inserivano, questa volta vendendo la loro tecnologia e permettendo il lancio di nuovi satelliti sudafricani, nigeriani, angolani, algerini e anche di un secondo satellite africano, lanciato nel luglio 2010. Ci aspettiamo per il 2020 il primo satellite al 100% tecnologicamente costruito sul suolo africano, in particolare in Algeria. Il satellite competerà con i migliori del mondo, ma a un costo 10 volte inferiore, una vera e propria sfida. Ecco come un piccolo semplice gesto simbolico di 300 milioni può cambiare la vita di un intero continente. La Libia di Gheddafi è costata all’occidente non solo 500 milioni di dollari all’anno, ma miliardi di dollari di debito ed interessi che tale debito avrebbe generato all’infinito e in modo esponenziale, mantenendo il sistema occulto per spogliare l’Africa.
2) – Base monetaria dell’Africa, Banca centrale africana, Banca di investimenti africana
I 30 miliardi di dollari sequestrati da Obama appartengono alla Banca centrale libica, previsti dalla Libia per la creazione della federazione africana attraverso tre progetti faro:

3) – Banca di investimenti africana a Sirte, in Libia e creazione nel 2011 del Fondo monetario africano con capitale di 42 miliardi di dollari a Yaounde,

4) – Banca centrale africana ad Abuja, in Nigeria, la cui prima emissione monetaria africana significava la fine del franco CFA attraverso cui Parigi domina alcuni Paesi africani da 50 anni.

5) – E’ comprensibile dunque ancora una volta la rabbia di Parigi contro Gheddafi. Il Fondo monetario africano doveva sostituire eventualmente tutte le attività sul suolo africano con cui il Fondo monetario internazionale, con solo 25 miliardi di dollari di capitale, ha saputo piegare un intero continente con privatizzazioni discutibili, obbligando i Paesi africani a passare dai monopoli pubblici a quelli privati. Sono gli stessi Paesi occidentali che chiesero di divenire membri del Fondo monetario africano e, unanimemente, il 16-17 dicembre 2010 a Yaounde gli africani respinsero tali lussuriosi, decidendo che solo i Paesi africani fossero membri del FMA.

I cinque fattori che motivarono Nicolas Sarkozy a combattere la guerra contro la Libia, secondo David Ignatius del Washington Post, “Blumenthal ricevette le informazioni sulla Libia da un ex-agente della CIA:
6) – Desiderio di una maggiore quota di petrolio libico;
7) – Aumentare l’influenza francese in Nord Africa;
8) – Migliorare la situazione politica interna in Francia;
9) – Offrire all’esercito francese la possibilità di ripristinare la sua posizione nel mondo;
10) – Rispondere alle preoccupazioni dei suoi consiglieri sui piani a lungo termine di Gheddafi per soppiantare la Francia come potenza dominante in Africa occidentale”.
Su quest’ultimo punto, il memorandum menziona l’esistenza del tesoro di Gheddafi, 143 tonnellate d’oro e quasi altrettanto di argento, trasferite da Tripoli a Sabha nel sud della Libia, una quindicina di giorni dopo l’avvio dell’operazione militare. “Quest’oro fu accumulato prima della ribellione e aveva lo scopo di creare della valuta panafricana supportata dal dinaro d’oro libico. Questo piano doveva fornire ai Paesi africani francofoni l’alternativa al franco CFA“.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/05/23/i-10-motivi-per-cui-loccidente-ha-ucciso-la-guida-libica-muammar-gheddafi/

lunedì 7 marzo 2016

STATI UNITI: HILLARY CLINTON SOSTIENE CHE SENZA LA NATO LA LA LIBIA SAREBBE COME LA LIBIA


L'ex Segretario di Stato e probabile candidata democratica alla Presidenza Usa, Hillary Clinton, ha difeso le azioni militari degli Stati Uniti e della NATO in Libia, sostenendo che se Washington non avesse partecipato al bombardamento che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi, il paese sarebbe oggi come la Siria.
Pur riconoscendo che la situazione in Libia non è ottimale (il sarcasmo non è mai mancato alla Famiglia Clinton), il candidato alla presidenza degli Stati Uniti giustifica le azioni militari del passato. "Senza le azioni da parte dei paesi membri della NATO o della Lega Araba probabilmente in Libia ci sarebbe una situazione simile a quella della Siria, cioè una situazione ancora più pericolosa", ha detto Clinton.
La Libia è stata un dossier delicato per la Clinton, pesantemente criticata per la sua gestione dopo l'attacco al consolato degli Stati Uniti a Bengasi durante il quale morì l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani. Colei che sarà con molta probabilità il prossimo leader del regime nord-americano ha accusato "forze esterne" sulla situazione vissuta da Libia, affermando che nel Paese nordafricano si è cercato di sovvertire la volontà del popolo, che hanno votato due volte per i leader moderati.
Per citare solo alcuni dati della Libia prima della criminale invasione Nato del 2011. Fino all'intervento della NATO, la Libia era considerata, grazie alle sue riserve petrolifere, come una delle economie più prospere della regione con uno uno fra i redditi pro capite più alti del continente africano (oltre 16.115 $ USA nel
2008).
L'ex Segretario di Stato e probabile candidata democratica alla Presidenza Usa, Hillary Clinton, ha difeso le azioni militari degli Stati Uniti e della NATO in Libia, sostenendo che se Washington non avesse partecipato al bombardamento che ha portato alla caduta di Muammar Gheddafi, il paese sarebbe oggi come la Siria.
Pur riconoscendo che la situazione in Libia non è ottimale (il sarcasmo non è mai mancato alla Famiglia Clinton), il candidato alla presidenza degli Stati Uniti giustifica le azioni militari del passato. "Senza le azioni da parte dei paesi membri della NATO o della Lega Araba probabilmente in Libia ci sarebbe una situazione simile a quella della Siria, cioè una situazione ancora più pericolosa", ha detto Clinton.
La Libia è stata un dossier delicato per la Clinton, pesantemente criticata per la sua gestione dopo l'attacco al consolato degli Stati Uniti a Bengasi durante il quale morì l'ambasciatore Chris Stevens e altri tre americani. Colei che sarà con molta probabilità il prossimo leader del regime nord-americano ha accusato "forze esterne" sulla situazione vissuta da Libia, affermando che nel Paese nordafricano si è cercato di sovvertire la volontà del popolo, che hanno votato due volte per i leader moderati.
Per citare solo alcuni dati della Libia prima della criminale invasione Nato del 2011. Fino all'intervento della NATO, la Libia era considerata, grazie alle sue riserve petrolifere, come una delle economie più prospere della regione con uno uno fra i redditi pro capite più alti del continente africano (oltre 16.115 $ USA nel
2008).


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=14674

giovedì 4 febbraio 2016

IN LIBIA LA FIGLIA DI GHEDAFFI ALLA GUIDA DELLA RESISTENZA


Maja Orlic (con traduzione di Mario Andrijasevic) su Southfront scrive: “Lei è tornata! La figlia di Muammar Gheddafi torna a guidare la resistenza contro la NATO e gli altri terroristi libici”.
Ayesha si sarebbe quindi messa alla guida della resistenza e sarebbe in procinto di creare un nuovo governo segreto.
In un momento cruciale per il Paese e alla vigilia del nuovo intervento della NATO che in Italia i nostri “alleati” hanno deciso oggi a Roma, Aisha Gheddafi ha garantito, prosegue Orlic, che nei prossimi mesi si formerà un “governo segreto” di “libici famosi”, fedeli al colonnello Gheddafi e che fungerà da mediatore nel paese e all’estero.
Analizzando la situazione attuale, Aisha ha criticato l’ex esercito per “un mix pazzesco di anarchici” che hanno deciso di fare la guerra sul principio di chi pagava di più. Li ha accusati di usare una bandiera verde di Jamahiriya e reclutare sostenitori, oltre a rafforzare i governi tribali, sotto la cui ombra si sono uniti gli islamisti dei Tuareg e Toubou, che cospirano contro il governo di Tobruk.
Aisha Gheddafi ha invitato poi i soldati delle forze armate libiche a dare il loro giuramento al Comandante Supremo, al fine di ripristinare lo stato. “Il mio nome mi dà un dovere e il diritto di essere in prima linea in questa battaglia.”, ha detto colei che durante la guerra ha perso il marito e due figli.
Oggi è pronta a diventare un “simbolo della nazione”, e accanto ad un ritratto di Gheddafi a diventare un “simbolo della missione per ripristinare l’unità nazionale”. E’ una lotta per i suoi figli, dichiara. “Siamo pronti per una battaglia mortale, in cui i terroristi si troveranno ad affrontare una nazione”. Non è chiaro se per terroristi intendesse i fondamentalisti dell’Isis, chi oggi a Roma ha pianificato nuove bombe (NATO), o, semplicemente, entrambi.

Fonte:http://www.complottisti.com/libia-e-ayesha-gheddafi-il-nuovo-leader-della-resistenza-contro-nato-e-isis/

mercoledì 24 giugno 2015

L'IMMIGRAZIONE ORMAI INARRESTABILE STA GIA' PORTANDO TENSIONE E LE NAZIONI EUROPEE A DIFENDERSI


Contrariamente all'Italia che manca di politiche serie, la maggior parte delle nazioni europee hanno già scorto l'insorgere dei problemi che l'arrivo di migliaia di migranti sta iniziando a portare ai vari stati, di conseguenza le difese stanno cominciando a sollevarsi per fronteggiare l'emergenza che sembra non trovare soluzioni se non il fatto che l'ex indagato Presidente della Comissione Europea vuole costringere i paesi membri dell'Unione ad accoglierli sul loro territorio, e qui sono in molti che stanno protestando in quanto le cosidette "quote" con il passare del tempo andranno moltiplicandosi e di conseguenza di moltiplicheranno i problemi di organizzazione, fondi, senza contare che l'omogeneità della popolazione europea andrà sembra più disperdendosi, perdendo così l'identità nazionale, senza calcolare che aumenterà anche il rischio attentati sul territorio europeo.
Come si difendono le nazioni europee?

L'Ungheria non ci sta a sottomettersi ad una politica europea che vuole il paese ungherese obbligato e quindi costretto ad accogliere sul suo territorio un'ondata di profughi di conseguenza il presidente Viktor Orban, sta eseguendo un'esemplare politica per la difesa dell'identità culturale e nazionale del suo paese, come ha fatto costantemente in questi ultimi anni dopo aver risollevato l'economia grazie al vantaggio di non aver adottato la moneta unica.
L'Ungheria non solo si vede costretta a difendersi dalle quote di migranti che l'Unione Europea vuole imporle ma anche dall'ondata di migranti provenienti dalla Serbia.
"L'immigrazione è pericolosa" e bisogna ormai considerare "tutte le opzioni", inclusa quella della costruzione di una 'barriera' sul poroso confine meridionale con la Serbia, quello da cui quest'anno sono entrati migliaia di migranti e profughi che tentano l'ingresso nell'Ue, ha annunciato la settimana scorsa il premier magiaro, Viktor Orban, durante una delle tradizionali conversazioni alla radio pubblica Kossuth.
"Se vieni in Ungheria, non portare via il lavoro agli ungheresi", "se venite in Ungheria, dovete rispettarne le leggi", recitano i grandi poster fatti piazzare dal governo in città e paesi nell'ambito di una consultazione nazionale sul tema immigrazione pensata per tastare il polso dell'elettorato.
Il Paese ha ricevuto più di 50 mila richieste di asilo solo nel 2015 in confronto alle 43 mila di tutto il 2014, con la più alta percentuale pro capite di richiedenti asilo dell'Ue.
Per comprendere l'amplificazione del fenomeno, i profughi registrati nel 2012 nel Paese erano solo 2.157.
Circa il 70% dei rifugiati provengono da Afghanistan, Siria e Iraq.
Ungheria, guidata dal premier conservatore Viktor Orban, spesso in rotta di collisione con Bruxelles e con l'opposizione interna per le controverse politiche adottate dall'Unione Europea, che però da tempo non assiste passiva e tenta di trovare soluzioni al problema.
Anche drastiche. "Pensiamo che sia sbagliato che i rifugiati vengano mandati da noi, devono essere fermati sul territorio serbo", ha specificato Orban alla radio, aggiungendo che l'Ue deve finanziare centri di accoglienza fuori dall'Unione per permettere un attento 'screening' dei migranti.
Il premier ungherese ha infatti rimarcato che la maggioranza delle persone nel Paese, membro Ue dal 2004, concorda che l'immigrazione è pericolosa e che le proposte della "intelligentsia liberale" di regolare i flussi sono velleitarie e irrealistiche.
Di recente il premier Viktor Orban ha dato l'approvazione per l'edificazione di una barriera al confine con la Serbia per frenare la massiccia le ondate di serbi che violano il confine.
Allo stesso modo ha sospeso le regole sui richiedenti asilo sul territorio del paese.
Decisa presa di posizione da parte dell'Ungheria che di fatto decide autonomamente di uscire dalle regole comunitarie sull'immigrazione, con una scelta inedita destinata a suscitare grandissime polemiche, proprio alla vigilia del Consiglio europeo di domani e venerdì prossimo.
Con decisione unilaterale l'esecutivo di destra guidato da Viktor Orban ha stabilito che l'Ungheria non rispetterà più i vincoli imposti dalle regole di Dublino III. In particolare, l'Ungheria ha fatto sapere che non rispetterà il criterio in base al quale i richiedenti asilo arrivati in Europa attraverso i confini ungheresi devono essere una volta identificati ritrasferiti nel paese del primo ingresso.
Le autorità magiare hanno motivato la decisione con l'impossibilità a sostenere i flussi migratori degli ultimi mesi. Secondo i dati riportati da fonti di polizia ungheresi, nei primi 5 mesi del 2015 sarebbero stati oltre60mila gli ingressi di migranti nel Paese, a fonte dei 43mila registrati nell'intero 2014. "La barca è piena" ha laconicamente commentato un esponente del governo ungherese, mentre già si registrano le prime reazioni dei paesi UE confinanti, destinati a subire il contraccolpo di questa decisione di cui prendere esempio.

Nel frattempo nemmeno il Belgio si è tirato indietro nel dovere di tutelare i confini del proprio territorio.
Una vera e propria ''trincea'' anti-nomadi è stata fatta scavare a Marcinelle dal deputato socialista al parlamento della Vallonia Hicham Iman, presidente di un'azienda che si occupa di alloggi pubblici. Il fossato, lungo diverse centinaia di metri, e profondo un metro e mezzo, e' stato realizzato attorno ad un terreno dell'azienda, per evitare che i nomadi, che ogni anno vi fanno sosta tra maggio e giugno, possano tornarvi. ''Questi grandi assembramenti, senza il rispetto di alcuna regola non sono sostenibili, ma non ho preso una decisione cosi' radicale a cuor leggero'' afferma Iman, che alla tv belga Rtbl spiega la sua decisione anche ''per spingere la politica'' a reagire e affrontare la questione.

In Slovacchia invece migliaia di persone hanno protestato contro le politiche europee sull'immigrazione.
L'opposizione alla folle politica migratoria voluta dai parassiti di Bruxelles cresce sempre di piu'. A tale proposito e' interessante notare come sabato scorso molte migliaia di persone abbiano protestato nel centro di Bratislava contro l'immigrazione in Europa.

"Sono felice che siamo arrivati in tanti per difendere la Slovacchia, in questa situazione non possiamo tornare indietro. È nostro obbligo morale prenderci cura dei nostri figli, della nostra nazione, del nostro paese" ha dichiarato Marian Kotleba, uno degli organizzatori della marcia.
La manifestazione, denominata 'Stop all'islamizzazione dell'Europa! Insieme contro il diktat di Bruxelles e l'Europa agli europei', è stata indetta dal leader del partito nazionalista La Nostra Slovacchia che nelle ultime elezioni regionali è stato eletto governatore della regione di Banska Bystrica.
Kotleba ha criticato aspramente anche gli eurodeputati slovacchi che a Bruxelles hanno votato a favore delle quote. Secondo Kotleba la Slovacchia dovrebbe inviare in Italia militari e poliziotti per proteggere le frontiere sud dell'Europa, dato che il governo italiano non riesce a farlo.
Allo stesso modo al confine con l'Italia, la Francia ha posto la polizia alla difesa della frontiera per a causa di un'ondata di immigrati che protestano per valicare il confine.
Non finisce qui centinaia di essi hanno già cominciato a violare le regole e assaltare camion e violare la frontiera per essere trasportati da altre parti in Europa come in Gran Bretagna di cuo non hanno ricevuto il permesso di entrare.
Anche Austria e Repubblica Ceca hanno cominciato a prendere contromisure contro i crescenti problemi.
Il parlamento della Repubblica Ceca ha deciso di aumentare i controlli sui treni provenienti dall'Ungheria per evitare l'aumento del numero dei clandestini nel paese. La Repubblica Ceca infatti e' un punto chiave dei flussi che conducono dall'est europa all'Italia, ma anche di quelli che dall'Africa portano alla Scandinavia tramite i Balcani. Lo scorso anno sono giunti nel paese circa 47.000 clandestini. In particolare, il ministero dall'Interno ceco Milan Chovanec ha sottolineato la necessità di intensificare i controlli sui treni che dalla Grecia attraversano i paesi dell'ex Jugoslavia e dell'Ungheria per arrivare nel paese e proseguire verso la Germania. Provvedimenti simili sono stati presi anche dall'Austria.
La Gran Bretagna ha già deciso da se che non accogliera migranti sul proprio territorio di conseguenza in Europa almeno una nazione ha già messo fisso il suo punto di vista chiaro e tondo.
Numerosi altri paesi hanno chiaramente esposto la loro contrarietà alle politiche di Junker e dell'Unione Europea, di conseguenza qualcuno dovrebbe indubbiamente farsi carico di questa massiccia ondata di migranti che dalle coste della Libia stanno attraversando il Mediterraneo.
Il problema in realtà è cominciato proprio dalla Libia, chi lo ha causato?
Il problema è cominciato proprio per colpa degli Stati Uniti e della NATO che a causa delle risorse ingenti di petrolio e gas contenute nel sottosuolo del paese hanno deciso di aggredire il paese e assassinare Ghedaffi facendo propaganda che si trattava di un brutale dittatore.
Dopo aver massacrato e raso al suolo l'economia del più prospero paese del Nord Africa, ciò che è rimasto sono solo proteste, l'ampia diffusione del terrorismo e due governi in conflitto tra loro senza calcolare la povertà di massa che sta spingendo migliaia di libici a unirsi in un nuovo fronte migratorio, maggiore degli anni scorsi.
Chi sta facendo le spese di tale massacro e violazione territoriale?
I paesi europei che ora sostenuti a loro volta dagli Stati Uniti sono costretti a sottostare alle politiche europee che vogliono costringere i vari stati a imporre quote di migranti senza il diritto di valutare e decidere.
Nel frattempo la NATO ha nuovamente richiesto maggiori finanziamenti per la propria spesa militare, come se storicamente ormai non avesse causato più distruzione di quanto abbia mai costruito.
Forse i finanziamenti per la ricostruzione della Libia dovrebbero essere stanziati proprio dagli aggressori piuttosto che siano gli altri paesi a farne le spese dei loro danni, o meglio di quelli di Barack Obama.



















martedì 21 aprile 2015

LA VERA LIBIA PRIMA DELL'AGGRESSIONE DELLA NATO


Testimonianza di un tecnico ENI (anno 2011)

Sono stato in Libia, da lavoratore, fino al 21 febbraio scorso quando, costretto dagli eventi, ho dovuto abbandonarla con l’ultimo volo di linea Alitalia.
Ho avuto modo di conoscere gran parte del Paese, da Tripoli a Bengasi, a Ras Lanuf a Marsa El Brega a Gadames, non frequentando gli ambienti dorati, ovattati e distaccati dei grandi alberghi, ma vivendo da lavoratore tra lavoratori e a quotidiano contatto con ambienti popolari, sempre riscontrando cordialità e sentimenti di amicizia per certi versi inaspettati e sorprendenti. Non era raro per strada sentirsi chiedere di poter fare assieme una fotografia da chi si accorgeva di stare incrociando degli italiani, peraltro numerosissimi anche per le tantissime imprese che vi operavano, dalle più grandi (ENI, Finmeccanica, Impregilo ecc.) alle più piccole (infissi, sanitari, rubinetterie, arredamenti ecc.), in un ambiente favorevolissimo, direi familiare…
Da quello che ho potuto constatare il tenore di vita libico era abbastanza soddisfacente: il pane veniva praticamente regalato, 10 uova costavano l’equivalente di 1 euro, 1 kg di pesce spada cira 5 euro, un litro di benzina circa 10 centesimi di euro; la corrente elettrica era di fatto gratuita; decine e decine di migliaia di alloggi già costruiti e ancora in costruzione per garantire una casa a tutti (150-200 m2 ad alloggio….); l’acqua potabile portata dal deserto già in quasi tutte le città con un’opera ciclopica, in via di completamento, chiamata “grande fiume”; era stata avviata la costruzione della ferrovia ad alta velocità e appaltato il primo lotto tra Bengasi e il confine egiziano della modernissima autostrada inserita nell’accordo con l’Italia; tutti erano dotati di cellulari, il costo delle chiamate era irrisorio, la televisione satellitare era presente sostanzialmente in ogni famiglia e nessun programma era soggetto a oscuramento, così come internet alla portata di tutti, con ogni sito accessibile, compreso i social network (Facebook e Twitter), Skype e la comunicazione a mezzo e-mail.
Dalla fine dell’embargo la situazione, anche “democratica”, era migliorata tantissimo e il trend era decisamente positivo: i libici erano liberi di andare all’estero e rientrare a proprio piacimento e un reddito era sostanzialmente garantito a tutti.
Quando sono scoppiati i primi disordini, la sensazione che tutti lì abbiamo avuto è stata quella che qualcuno stava fomentando rivalità mai sopite tra la regione di Bengasi e la Tripolitania, così come le notizie che rilanciavano le varie emittenti satellitari apparivano palesemente gonfiate quando non addirittura destituite da ogni fondamento: fosse comuni, bombardamenti di aerei sui dimostranti ecc.
Certamente dal punto di vista democratico i margini di miglioramento non saranno stati trascurabili, del resto come in tanti altri paesi come l’Arabia Saudita, la Cina, il Pakistan, la Siria, gli Emirati Arabi, il Sudan, lo Yemen, la Nigeria ecc. ecc… e forse anche un po’ da noi! Pertanto prima o poi qualcuno dovrà spiegare perché in questi Paesi non si interviene…
Sono triste e amareggiato al pensiero di come sarò considerato dagli amici libici che ho lasciato laggiù dopo questa scellerata decisione di stupidissimo interventismo!

La distruzione del tenore di vita di un paese: quello che la Libia aveva raggiunto, quello che è stato distrutto

Mentre veniva insediato un governo di ribelli “pro-democrazia”, il paese è stato distrutto.
Sullo sfondo della propaganda di guerra, le conquiste economiche e sociali della Libia nel corso degli ultimi venti anni sono state brutalmente rovesciate:
La Giamahiria Araba Libica ha avuto un alto tenore di vita e un robusto apporto calorico pro capite giornaliero di 3144 calorie. Il paese ha fatto passi da gigante nel campo della sanità pubblica e, dal 1980, il tasso di mortalità infantile è sceso dal 70 ogni mille nati vivi al 19 nel 2009. L’aspettativa di vita è salita dai 61 ai 74 anni durante lo stesso arco di anni. (FAO, Roma,Libya, Country Profile)
Secondo settori della ”sinistra progressista” che hanno avallato il mandato R2P (responsabilità di proteggere) della NATO, per non parlare dei terroristi che vengono accolti, senza riserve, come “liberatori“:
“ La gente è entusiasta di ricominciare da capo. C’è un vero senso di rinascita, una sensazione che le loro vite stanno ricominciando nuovamente“.(DemocracyNow.org, 14 settembre 2011- enfasi aggiunta)
“Ripartire“ sulla scia della distruzione? Paura e disperazione sociale, innumerevoli morti e atrocità, ampiamente documentate dai media indipendenti. Nessuna euforia ….Si è verificata una storica inversione nello sviluppo economico e sociale del paese. I risultati ottenuti sono stati cancellati.
L’invasione e l’occupazione della NATO contrassegnano la rovinosa “rinascita“ del livello di vita della Libia. Questa è la verità proibita e taciuta: un intera nazione è stata destabilizzata e distrutta, la sua gente spinta verso un abissale povertà.
L’obiettivo dei bombardamenti della NATO è stato sin dall’inizio quello di distruggere lo standard di vita del paese , le sue infrastrutture sanitarie, le sue scuole e gli ospedali, il suo sistema di distribuzione dell’acqua. E poi “ricostruire” con l’aiuto di finanziatori e creditori sotto la guida del FMI e della Banca mondiale.
I diktat del ”libero mercato” sono una condizione indispensabile per l’ installazione di una “dittatura democratica” in stile occidentale.
Circa 9.000 sortite d’attacco, decine di migliaia di obiettivi civili: aree residenziali,edifici governativi, impianti di approvvigionamento idrico e di energia elettrica. (Vedi comunicato della Nato, 5 settembre 2011. – 8.140 sortite d’attacco dal 31 marzo al 5 settembre 2011)
Una nazione intera è stata bombardata con gli ordigni più avanzati, tra cui munizioni all’uranio impoverito.
Già nel mese di agosto, l’UNICEF ha avvertito che i bombardamenti della NATO sulle infrastrutture idriche della Libia “potrebbero trasformarsi in un’epidemia sanitaria senza precedenti“. (Christian Balslev-Olesen , responsabile dell’ Ufficio Unicef ​​ in Libia, agosto 2011).
Nel frattempo gli investitori e i finanziatori si sono posizionati. ”La guerra fa bene agli affari“. La NATO, il Pentagono e le istituzioni finanziarie internazionali basate a Washington (IFIs) operano in stretto coordinamento. Quello che è stato distrutto dalla NATO verrà ricostruito, finanziato da creditori esteri della Libia sotto la guida del ” Washington Consensus ”:
“In particolare, la Banca Mondiale è stata incaricata di esaminare la necessità di riparazione e ripristino dei servizi nei settori dell’acqua, dell’energia e dei trasporti [bombardati dalla Nato]e, in collaborazione con il Fondo Monetario Internazionale, sostenere la preparazione del bilancio [le misure di austerità]e aiutare il settore bancario a rimettersi in piedi [la banca centrale libica è stato uno dei primi edifici governativi adessere bombardato]. ” (World Bank to Help Libya Rebuild and Deliver Essential Services to Citizens enfasi aggiunta)
I risultati dello sviluppo della Libia
Qualunque siano le proprie opinioni riguardo Gheddafi, il governo libico post-coloniale ha giocato un ruolo chiave nell’eliminazione della povertà e nello sviluppo delle infrastrutture sanitarie ed educative del paese. Secondo la giornalista italiana Yvonne de Vito: “A differenza di altri paesi che hanno attraversato una rivoluzione – la Libia è considerata la Svizzera del continente africano ed è molto ricca, le sue scuole ed i suoi ospedali sono gratuiti per il popolo. Le condizioni per le donne sono molto migliori rispetto ad altri paesi arabi ”. (Russia Today, 25 agosto 2011)
Questi sviluppi sono in netto contrasto con quello che molti paesi del Terzo Mondo sono stati in grado di “conquistare” sotto la ”democrazia” e la “governance” in stile occidentale nell’ambito del programma di aggiustamento strutturale (SAP) del FMI-Banca Mondiale .
Assistenza Sanitaria pubblica
L’ assistenza sanitaria pubblica in Libia prima dell’ ”intervento umanitario” della NATO era la migliore in Africa. ”L’assistenza sanitaria è [era]a disposizione di tutti i cittadini gratuitamente dal settore pubblico. Il paese vanta il più alto tasso di alfabetizzazione e di iscrizioni alle strutture educative in Nord Africa. Il governo sta [stava]in modo sostanziale aumentando il budget di sviluppo per i servizi sanitari … . (OMS- Libya Country Brief )
Confermato dalla Food and Agriculture Organization (FAO), la denutrizione era inferiore al 5%, con un apporto calorico giornaliero pro capite di 3144 calorie. (I dati FAO dell’apporto calorico indicano la disponibilita anzichè il consumo).
La Gran Giamahiria Araba Libica forniva ai suoi cittadini quello che è negato a molti americani:assistenza sanitaria e istruzione gratuita, come confermato dai dati OMS e dall’UNESCO.
Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): l’ aspettativa di vita alla nascita era di 72,3 anni (2009), tra le più alte nel mondo sviluppato.
Il tasso di mortalità sotto i 5 anni ogni 1000 nati vivi è diminuito da 71 nel 1991 a 14 nel 2009.

Libia Informazioni generali – 2009 – FONTE: UNESCO – Libya Country Profile


Crescita demografica annua (%) ^
2,0
Popolazione 0-14 anni (%)
28
Popolazione rurale (%) ^
22
Tasso di fertilità (nati per donna) ^
2,6
Tasso di mortalità infantile (0 / 00) ^
17
Speranza di vita alla nascita (anni) ^
75
PIL pro capite (PPP) US $ ^
16 502
Tasso di crescita del PIL (%) ^
2,1
Servizio del debito totale come% del RNL ^

I bambini in età scolare primaria che non frequentano la scuola (%)(1978)
2

Libia (2009) – Fonte OMS- www.emro.who.int/emrinfo/index.aspx?Ctry=liy

Aspettativa di vita totale alla nascita (anni) 72,3
Aspettativa di vita uomini alla nascita (anni) 70,2
Aspettativa di vita donne alla nascita (anni): 74,9
Neonati sottopeso (%): 4.0
Bambini sottopeso (%): 4,8
Tasso di mortalità perinatale per 1000 nati vivi: 19
Tasso di mortalità neonatale: 11,0
Tasso di mortalità infantile (per 1000 nati vivi): 14.0
Tasso di mortalità sotto i cinque anni (per 1000 nati vivi): 20.1
Rapporto di mortalità materna (per 10.000 nati vivi): 23
Educazione
Il tasso di alfabetizzazione degli adulti era dell’ordine del 89%,(2006), (94% per i maschi e 83% per le femmine). Il 99,9% dei giovani sa leggere e scrivere (dati UNESCO del 2006, vedi Libya Country Report)
La percentuale lorda delle iscrizioni alle scuole primarie era del 97% per i maschi e 97% per le ragazze.
(vedi tabelle UNESCO presso http://stats.uis.unesco.org/unesco/TableVi…BR_Region=40525 )
Il rapporto insegnante-allievo nella scuola primaria della Libia era dell’ordine di 17 ( dati UNESCO- 1983), il 74% dei bambini che hanno terminato la scuola elementare sono stati iscritti alla scuola secondaria (dati UNESCO- 1983).
Sulla base di dati più recenti, che confermano un marcato aumento delle iscrizioni scolastiche, il Gross Enrolment Ratio (GER) nelle scuole secondarie era dell’ordine del 108% nel 2002. Il GER è il numero di alunni iscritti a un determinato livello di istruzione indipendentemente dall’età, espressa in percentuale della popolazione nella fascia di età teorica per quel livello di istruzione.
Per le iscrizioni all’educazione terziaria (post-secondaria, college e università), il Gross Enrolment Ratio (GER) era dell’ordine del 54% nel 2002 (52 per i maschi, 57 per le femmine).
(Per ulteriori dettagli vedere http://stats.uis.unesco.org/unesco/TableVi…BR_Region=40525 )
I diritti della donna
Per quanto riguarda i diritti della donna, i dati della Banca Mondiale indicano il raggiungimento di risultati significativi .
“In un periodo di tempo relativamente breve, la Libia ha raggiunto l’accesso universale all’istruzione primaria, con il 98% lordo di iscrizioni per la secondaria, e il 46% per l’istruzione terziaria. Negli ultimi dieci anni, le iscrizioni delle ragazze sono aumentate del 12% a tutti i livelli dell’istruzione. Nell’istruzione secondaria e terziaria, le ragazze hanno superato in numero i ragazzi del 10%. ”(Banca mondiale- Libya Country Brief, enfasi aggiunta)
Il controllo dei prezzi sui generi alimentari di prima necessità
Nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo, i prezzi dei prodotti alimentari di prima necessità sono saliti alle stelle, a causa della deregolamentazione del mercato, la soppressione dei controlli dei prezzi e la eliminazione dei sussidi, sotto i consigli di “libero mercato” della Banca Mondiale e del FMI.
Negli ultimi anni, gli alimenti essenziali e i prezzi del carburante sono aumentati a spirale a causa del commercio speculativo sulle principali borse delle materie prime.
La Libia è stato uno dei pochi paesi in via di sviluppo che ha mantenuto un sistema di controllo dei prezzi degli alimenti essenziali.
Robert Zoellick, presidente della Banca Mondiale, ha riconosciuto in una dichiarazione dell’ aprile 2011 che il prezzo degli alimenti di prima necessità era aumentato del 36 per cento nel corso dell’ultimo anno. (Vedi Robert Zoellick, World Bank )
La Grande Giamahiria Araba Libica aveva stabilito un sistema di controllo dei prezzi sugli alimenti di prima necessità mantenuto fino all’inizio della guerra guidata dalla NATO .
Mentre l’aumento dei prezzi alimentari nella vicina Tunisia ed in Egitto era alla base del disagio sociale e del dissenso politico, il sistema di aiuti alimentari in Libia era mantenuto.
Questi sono i fatti confermati da numerose agenzie specializzate delle Nazioni Unite.
“La diplomazia dei missili” e “Il Libero Mercato”
La guerra e la globalizzazione sono strettamente correlate. Il FMI e la NATO lavorano in tandem, in collegamento con i think tanks di Washington.
I paesi che si mostrano riluttanti ad accettare i proiettili rivestiti di zucchero della “medicina economica” del FMI saranno eventualmente oggetto di una operazione umanitaria della NATO.
Déjà Vu? Sotto l’Impero britannico, la “ gun boat diplomacy“ era un mezzo per imporre il “libero commercio“. Il 5 ottobre 1850, il rappresentante in Inghilterra del Regno di Siam, Sir James Brooke consigliò al governo di Sua Maestà che:
“Se queste giuste richieste [di imporre il libero scambio]dovessero essere rifiutate, dovrà essere inviata una forza, per appoggiarle immediatamente con la rapida distruzione delle difese del fiume [Chaopaya]. Il Siam deve imparare la lezione che già da lungo tempo doveva essergli impartita- il suo Governo può essere rinnovato, un Re disposto con più favore può essere posto sul trono, e così verrà acquisita grande influenza nella regione che per l’Inghilterra assumerà un’importanza commerciale immensa. ”(The Mission di Sir James Brooke, citato in M.L. Manich Jumsai, King Mongkut and Sir John Bowring, Chalermit, Bangkok, 1970, p. 23)
Oggi lo chiamiamo “cambio di regime” e ”diplomazia dei missili“, che prende inevitabilmente la forma di una “No Fly Zone“ sponsorizzata dalle Nazioni Unite . Il suo obiettivo è quello di imporre la mortale “medicina economica” del FMI di misure di austerità e privatizzazioni.
I programmi di “ricostruzione“ dei paesi dilaniati dalla guerra finanziati dalla Banca Mondiale sono coordinati con i piani militari di USA-NATO. Essi sono sempre formulati prima dell’offensiva della campagna militare …
La confisca delle attività finanziarie libiche
Le attività finanziarie libiche all’estero congelate sono stimate nell’ordine di 150 miliardi dollari, con i paesi della NATO che sono in possesso di più di 100 miliardi.
Prima della guerra, la Libia non aveva debiti. In realtà tutto il contrario. Era una nazione creditrice che investiva nei vicini paesi africani.
L’intervento militare R2P ha lo scopo di guidare la Gran Giamahiria Araba Libica nella morsa di un paese indebitato in via di sviluppo, sotto la sorveglianza delle istituzioni di Bretton Woods basate a Washington.
Con amara ironia, dopo aver rubato la ricchezza petrolifera della Libia e aver confiscato le sue attività finanziarie all’estero, la “comunità dei donatori“ ha promesso di prestare il denaro (rubato) per finanziare la ” ricostruzione” della Libia.
Il FMI ha promesso ulteriori $ 35 miliardi in finanziamenti [prestiti]ai paesi colpiti dalle rivolte della Primavera araba e ha formalmente riconosciuto il Consiglio Nazionale di Transizione come potere legittimo, aprendo l’accesso a una miriade di istituti di credito internazionali mentre il paese [Libia] cerca di ricostruirsi dopo sei mesi di guerra….
L’aver ottenuto il riconoscimento da parte del FMI è importante per i leader provvisori della Libia in quanto significa che le banche internazionali per lo sviluppo e i donatori, come la Banca Mondiale, possono ora offrire i loro finanziamenti.
I colloqui di Marsiglia sono venuti pochi giorni dopo che i leader mondiali,a Parigi, hanno concordato per liberare miliardi di dollari in beni congelati [denaro rubato]per aiutare [attraverso prestiti]i provvisori governanti della Libia a ripristinare i servizi essenziali e la ricostruzione dopo un conflitto che ha posto fine a 42 anni di dittatura.
L’accordo di finanziamento da parte del Gruppo delle Sette principali economie più la Russia è mirato al sostegno delle iniziative di riforma [ aggiustamento strutturale promosso dal FMI] sulla scia delle rivolte in Nord Africa e del Medio Oriente.
Il finanziamento è per lo più sotto forma di prestiti, piuttosto che contributi a fondo perduto,ed è fornito per metà da paesi del G8 e da paesi arabi e per metà dagli istituti di credito e da varie banche per lo sviluppo.
Altri dettagli:
-Elettricità domestica gratuita per tutti
- Acqua domestica gratuita per tutti
- Il prezzo della benzina è di 0,08 euro al litro
- Il costo della vita in Libia è molto meno caro di quello dei paesi occidentali. Per esempio il costo di una mezza baguette di pane in Francia costa più o meno 0,40 euro, quando in Libia costa solo 0,11 euro. Se volessimo comprare 40 mezze baguette si avrebbe un risparmio di 11,60 euro.
- Le banche libiche accordano prestiti senza interessi
- I cittadini non hanno tasse da pagaren e l’IVA non esiste.
- Lo stato ha investito molto per creare nuovi posti di lavoro
- La Libia non ha debito pubblico, quando la Francia aveva 223 miliardi di debito nel Gennaio 2011, che sarebbe il 6,7% del PIL. Questo debito per i paesi occidentali continua a crescere.
- Il prezzo delle vetture (Chevrolet, Toyota, Nissan, Mitsubishi, Peugeot, Renault…) è al prezzo di costo
- Per ogni studente che vuole andare a studiare all’estero, il governo attribuisce una borsa di 1 627,11 Euro al mese.
- Tutti gli studenti diplomati ricevono lo stipendio medio della professione scelta se non riescono a trovare lavoro
- Quando una coppia si sposa, lo Stato paga il primo appartamento o casa (150 metri quadrati)
- Ogni famiglia libica, previa presentazione del libretto di famiglia, riceve un aiuto di 300 euro al mese
- Esistono dei posti chiamati « Jamaiya », dove si vendono a metà prezzo i prodotti alimentari per tutte le famiglie numerose, previa presentazione del libretto di famiglia.
- Tutti i pensionati ricevono un aiuto di 200 euro al mese, oltre la pensione.
- Per tutti gli impiegati pubblici in caso di mobilità necessaria attraverso la Libia, lo Stato fornisce una vettura e una casa a titolo gratuito. Dopo qualche tempo questi beni diventano di proprietà dell’impiegato.
- Nel servizio pubblico, anche se la persona si assenta uno o due giorni, non vi è alcuna riduzione di stipendio e non è richiesto alcun certificato medico
- Tutti i cittadini della libia che non hanno una casa, possono iscriversi a una particolare organizzazione statale che gli attribirà una casa senza alcuna spesa e senza credito. Il diritto alla casa è fondamentale in Libia. E una casa deve essere di chi la occupa.
- Tutti i cittadini libici che vogliono fare dei lavori nella propria casa possono iscriversi a una particolare organizzazione, e questi lavori saranno effettutati gratuitamente da aziende scelte dallo Stato.
- L’eguaglianza tra uomo e donna è un punto cardine per la Libia, le donne hanno accesso a importanti funzioni e posizioni di responsabilità.
- Ogni cittadino o cittadina della Libia si puo’ investire nella vita politica e nella gestione degli affari pubblici, a livello locale, regionale e nazionale, in un sistema di DEMOCRAZIA DIRETTA (iniziando dal Congresso popolare di base, permanente, fino ad arrivare al Congresso generale del popolo, il grande Congresso nazionale che si riunisce una volta all’anno) .

Cosa sai della Libia?

Dallo scoppio della guerra in Libia, opinionisti, giornalisti, perbenisti e filistei vari hanno iniziato un attacco feroce contro quello che viene chiamato “regime dittatoriale”, asserendo che per il rispetto dei diritti umani il sanguinoso governo di Muammar Gheddafi, in vigore dal 1969 dovesse essere abbattuto in favore dei rivoltosi dissidenti.
Di contro progressisti, terzomondisti, euroasiatici e anti-imperialisti si sono schierati a favore e in difesa della “dittatura rivoluzionaria” libica, sostenendo l’autodeterminazione dei popoli e battendosi contro questa impresa neo-colonialista, sostenendo che l’unico governo possibile non può che essere quello di Gheddafi e che i ribelli libici non sono altro che un esigua parte della popolazione.
Nel mezzo delle due posizioni, c’è chi non sa se sostenere Gheddafi come eroe dell’emancipazione degli stati in via di sviluppo o controbatterlo come beduino arroccato al posto di comando che ormai ha fatto il suo tempo.
Analizziamo così luci ed ombre del governo libico, facciamo le nostre considerazioni e traiamone le dovute conclusioni.

1.Cosa c’era prima di Gheddafi
Alla fine del 2° conflitto mondiale, la Libia, ex-colonia italiana, era caratterizzata da un assenza di uno stato nazional-territoriale ben delineato politicamente e dalla parcellizzazione delle autorità secondo linee tribali, nonch’è dalla totale mancanza di coscienza nazionale da parte del suo popolo. Il paese era, ed è, costituito da 3 regioni assai differenti tra loro, sia riguardo l’aspetto demografico, che politico, che economico: La Tripolitania, regione più ricca e pervasa da uno spirito anti-italiano e anti-colonialista, con un tessuto demografico-economico solido, ma minato dai clan e dalle separazioni e dai privilegi gentilizi; la Cirenaica, dominata politicamente dalle autorità tribali senussite e il Fezzan, regione povera, a ridosso del deserto e caratterizzato da una popolazione principalmente nomadica e quindi privo di un carattere nazionale e politico competente.
Riguardo al paese per intero e alla sua condizione, Giorgio Assan scrisse “Il paese appariva privo di quadri, il 94% del popolo era analfabeta, la condizione igienica era allarmante, la mortalità si elevava al 40%, non vi era alcuna base economica e la struttura sociale era arretrata di almeno trecento anni”.La proposta iniziale era quella di dividere lo stato e di “spartirlo” tra l’Italia, a cui sarebbe andata la Tripolitania, l’Inghilterra che avrebbe preso la Cirenaica e la Francia a cui sarebbe toccato il Fezzan, tutto ciò secondo principi autogovernativi della varie regioni sotto l’influenza dei paesi a cui sarebbero state “assegnate”. Questo non avvenne, infatti nel 21 Novembre del 1949 l’ONU bocciò la richiesta e nel 1° Gennaio del 1952 venne proclamata l’indipendenza della Libia come stato unitario monarchico.
Secondo la nuova costituzione federale, veniva riconosciuto il regno di Libia, composto da tre regioni, sottoposta ciascuna ad un governatore di nomina regia, con il governo federale sempre di nomina regia e responsabile di fronte al parlamento. Il sistema era bicamerale e prevedeva una camera dei deputati elettiva. I membri del Senato erano 24, otto per regione, dei quali una metà era elettiva, l’altra di nomina regia. Il voto alle donne era negato, sulla questione costituzionale l’ultima parola spettava alla corte suprema. La lingua ufficiale era l’arabo e la religione l’Islam.
La Libia era un stato, in realtà, già diviso tra le due capitali, Tripoli e Bengasi, e questo dualismo storico-antropologico adesso veniva rafforzato dalla costituzione federale. Il re Idris, appartenente alla tribù dei senussi, era stato messo al comando dalle nazioni straniere e ne era politicamente dipendente, così come il paese intero che veniva mantenuto dagli ingenti finanziamenti esteri e dall’affitto di basi militari alle potenze straniere inglesi e americane (1). Le tribù senussite, storicamente sono sempre state accondiscendenti alle pretese straniere e vi entravano in accordo, così fecero anche con il regime fascista e così fecero con i britannici, appoggiandoli.
La situazione Libica cominciò a farsi incandescente quando nel vicino Egitto vi fu la rivoluzione panaraba dei “Liberi Ufficiali” nel 1952, questo aveva stimolato l’opposizione anti-monarchica e anti-senussa, che rivendicavano la sovranità e l’indipendenza della nazione libica contro il colonialismo straniero.
Fin qui lo stato Libico appare come un fantoccio nelle mani straniere, privo di una personalità nazionale, di un sentimento comune del popolo, diviso anche storicamente, visto che le due grandi regioni, Tripolitania e Cirenaica, erano sempre state orientate una verso il Maghreb e l’altra verso l’Egitto. Inoltre la divisione e la lotta tra tribù rendevano difficili la costruzione di un sentimento che giovasse all’intera nazione, piuttosto che alle singole tribù e permaneva un contrasto forte tra sedentari e nomadi, tra gente costiera e dell’entroterra e tra modernizzazione e tradizione. Inoltre l’infeudamento della monarchia al capitale permetteva la formazione di settori borghesi commerciali e finanziari che si legavano all’apparato burocratico corrotto e al nobilitato di corte(2). La mancata coesione nazionale era anche da imputare alla monarchia centralista Senussa, particolarmente arrendevole verso le politiche e le influenze straniere.
Come già detto prima i Senussi sono sempre entrati in contatto e a patti con gli invasori stranieri, così fecero con i colonizzatori italiani nel 1911, con cui repressero una rivolta anti-coloniale, e contribuirono alla trasformazione della Libia in uno stato di “servitù militare” ai tempi del fascismo(3).Questa condotta si fece particolarmente sentire quando negli anni 50 fu scoperto il petrolio e le nazioni straniere, con le multinazionali, cominciarono a depredare il paese, ciò fomentò l’ostilità neocoloniale diffusa nella popolazione, tale scontento era capeggiato dai gruppi sindacali e popolari.
Perciò nel 1961 Idris represse svariati gruppi nesseriani e filo-baathisti, bandisce i partiti e comincia ad eseguire condanne, tant’è che le rivolte studentesche del 1964 vengono represse col sangue dalla polizia, Tripoli divenne l’epicentro di tali manifestazioni. Tra il m1952 e il 1964 si contarono ben sette crisi ministeriali e vi erano impossibilità di praticare riforme. Così nel 1963 si redasse e si istituzionalizzò una nuova carta costituzionale, che sanciva la nascita di uno stato libico unico e non più federale.
Lo scontento aumentava sempre di più, tra la borghesia, gli studenti e gli operai e anche diverse file dell’esercito, nel 1967 il regime ha un piede nella fossa e, nella speranza di salvare la monarchia e la dinastia, Idris abdica a favore di Hassan Rida.
“La tribù, il clan, la grande famiglia hanno cominciato a disgregarsi a causa delle migrazioni esterne. Sono all’ordine del giorno le parole: lavoro; coscienza nazionale; impegno; responsabilità, individualismo; mescolanza.”(4)

2.0 La rivoluzione

La monarchia è in caduta libera, il paese al tracollo e soffia il vento della rivoluzione. In questo contesto il militare ventisettenne Muammar Gheddafi, nato in un piccolo villaggio berbero della Sirte, tra nomadi, letture del corano (5) e vita spartana. Nel 1956 si trasferisce nel Fezzan, a Sebha, dove parteciperà a svariate manifestazioni anti-coloniali (1956-1961). Il nazionalismo di Gheddafi va a formarsi, assumendo connotazioni panarabe idealizzate, costituisce una cellula studentesca di protesta e si muove in modo politicamente attivo, ciò non sfugge alla polizxia, che costringe lui e i familiari a trasferirsi dal Fezzan a Misurata. Un suo amico e commilitone in quegli anni (1961-1963) così lo affermò
“Gheddafi mi disse di aver riflettuto e che voleva incontrare gli esponenti del partito Baas e di Georges Habbache (ancora non avevano connotazioni marxiste tali partiti), in seguito vi rinunciò perché si perdevano in discussioni sterili e si perdeva solo tempo. Organizzammo la prima seduta del movimento nel 63’ e si decise che tre dei nostri (tra i quali Gheddafi) dovessero entrare nell’accademia militare per creare una cellula di ufficiali liberi, incaricati di portare al movimento il sostegno di parte dell’esercito, indispensabile.(6)
Il punto di riferimento ideologico è il panarabismo di Nasser, all’età di 22 anni Gheddafi dentra nell’accademia di Bengasi. Perciò Gheddafi punta sulla costruzione di cellule, soprattutto militari, e piuttosto che organizzare una rivoluzione civile e di preparazione popolare, si concentra su quella sovversiva militare, ispirato dalla rivoluzione egiziana. Ciò perché la borghesia era molto debole e il proletariato troppo giovane e senza una coscienza di classe formata. Il tutto venne chiamato “Operazione Gerusalemme” e si tenne il 24 marzo del 1969. Alla radio viene annunciata la rivoluzione in nome di Allah dallo stesso Gheddafi, ciò sarebbe servito per rafforzare l’aspetto anti-coloniale e arabo della rivoluzione e per cementare un arabizzazione islamizzata che avrebbe dovuto portare la Libia al panarabismo.(7)
La rivoluzione si compì senza spargimento di sangue e con il re fuori dal paese. A nome del CCR(consiglio della rivoluzione) viene ufficializzata la nascita della Repubblica araba libica. Il programma prevede la piena sovranità nazionale della Libia e il rispetto dei diritti della comunità internazionale. Il principe in carica si dimette a favore dei rivoluzionari, mentre il re Idris chiede l’intervento di Londra, impossibile dato il trattato del 1953 che prevedeva un attacco solo se la Libia fosse stata soggetta ad attacchi esterni.
Le reazioni estere sono diverse; i sovrani degli stati circostanti temevano l’influenza della rivoluzione, che avrebbe potuto portare destabilizzazione anche nei loro stati; Mosca applaudiva a tale evento che avrebbe ridimensionato l’assetto britannico-statunitense nella zona; gli USA ritenevano la spinta islamica e religiosa dei nuovi rivoluzionari ottima per rafforzare l’anti-comunismo e impedire l’avanzata dei sovietici nelle zone circostanti il mediterraneo.
Viene posta l’economia al primo posto e vengono emanate una serie di riforme volte a diminuire l’inflazione tagliando le spese sui ministeri, imponendo il controllo statale sui prezzi, si aumentano i salari minimi e si dimezzano gli affitti. Le rendite subiscono un taglio del 30% e nel 1972 viene introdotta una legge di imposta progressiva sul reddito.

2.5 Gheddafi ed il socialismo islamico

Gheddafi dichiara “Tutti sanno che io sono sempre stato impegnato contro il sionismo, l’America e l’alleanza atlantica” ciò certamente lo rende un terzo mondista e progressista, ma certo non un socialista. Difatti Gheddafi non è socialista, o almeno il suo concetto di socialismo non ha nulla a che fare con quello occidentale e può sembrare più una sorta di terzo posizioniamo e fusione di elementi socialisti e capitalisti, prova di questo è la crisi mondiale che investì anche la Libia negli anni Ottanta e che causò una larga privatizzazione delle imprese e degli enti libici, cosa che in uno stato socialista non sarebbe mai accaduto. Ma Gheddafi dichiara anche
“La nostra concezione del socialismo implica che tutti possano prendere parte alla produzione, al lavoro e alla distribuzione dei prodotti. Il nostro è un socialismo islamico, patrocinato dall’Islam. Mentre la parola socialismo è stata designata in Occidente per rappresentare il possesso della produzione e dei suoi mezzi da parte della società, in arabo vuol significare associazione e lavoro svolto in comune. Vuol significare l’associazione dei prodotti e dei beni di un gruppo di un popolo tanto nella ricchezza quanto nei doveri e nella responsabilità”(8)
Discorso assai ambiguo e confuso, che lascia trasparire una società inter-classista e al di fuori delle teorie marxiste e sovietiche. Infatti verrà dichiarato ancora dallo stesso Gheddafi:
“Si assiste oggi ai tentativi dei paesi comunisti di esercitare una dominazione economica. Sono amico dei paesi comunisti ma mi limito a questo. Si pretende che il mio paese sia dominato nel campo di una grande potenza. Una sorta di manomissione del Terzo mondo, con l’intenzione di seminare il dubbio. Il comunismo è completamente diverso dal comunismo”(9)
Questo discorso si tenne alla conferenza dei paesi non allineati di Algeri del 1973, in opposizione a Fidel Castro che sosteneva l’impegno dell’URSS nell’emancipazione e nello sviluppo dei paesi africani. Ciò lascia trasparire la totale ignoranza di Gheddafi sul campo teorico marxista-leninista e la totale confusione su questa filosofia anche in campo teorico e dimostra come egli guardava all’URSS non come vero alleato ma come utile peso della bilancia per farsi largo nella comunità internazionale e aumentare la competitività tra le due nazioni per accaparrarsi il suo sostegno, fondamentale per l’assetto geopolitico africano.
Ma Gheddafi affermò anche che:
“L’islam è certamente il messaggio eterno,la rivoluzione continua, la madre del progresso. La nazione araba è la madre del socialismo perché esso è presente e trova la sua origine nel corano. Né Marx, né Lenin, nèi teorici e filosofi, nessuno è riuscito a stabilire un regime migliore di quello dell’Islam sul piano economico e morale”(10)
Si è passati alla totale denigrazione dei grandi socialisti e del suo stesso fondatore, e Gheddafi si è eretto come unico vero sostenitore del socialismo.
E ancora
“Se è vero che il capitalismo ,dando briglia sciolta all’individuo, ha trasformato la società in una vera e propria baraonda; il comunismo pretendendo di trovare la soluzione ai problemi economici con la soppressione della proprietà privata ha finito per trasformare la popolazione in un branco di pecore”
“La vera legge della società è costituita dalla tradizione e dalla religione. Ogni tentativo di elaborarla al di fuori di queste due fonti è inutile e illogico. Le leggi non religiose e non tradizionali sono creazioni dell’uomo, pertanto sono ingiuste […] la legge della società non può quindi essere oggetto di redazione o codificazione.L’importanza della legge sta nel criterio di distinzione del vero dal falso, il giusto dall’ingiusto, come pure i diritti e i doveri degli individui.”
Queste citazioni sono tratte direttamente dal libro verde, e costituiscono la conferma incontestabile del fatto che Gheddafi non solo non è socialista (o come lui afferma comunista, ma si sa che essere l’uno comporta l’essere anche l’altro) ma neanche materialista, e annulla l’importanza delle leggi scritte. Più che socialismo islamico quello di Gheddafi è terzo-posizionismo arabo, ma nonostante egli nei suoi discorsi teorici sia estremamente contraddittorio e con oscillazioni che vanno dal capitalismo al socialismo, dalla privatizzazione alla pubblica proprietà, certamente è innegabile il fatto che abbia rappresentato una vera svolta per il popolo libico, sicuramente positiva e che ha portato ad una evoluzione, con luci ed ombre che ogni evoluzione comporta.
3.0 La svolta della Libia con Gheddafi
Il nuovo stato libico era stato messo in piedi con principi ispiratori ben precisi, quali la decolonizzazione, l’emancipazione dagli stati esteri e la lotta al razzismo e al sottosviluppo, tutto questo affermando che lo stato è di ispirazione socialista e fondato sui principi del corano{1*}
Ciò comporto la liquidazione della presenza straniera del territorio (smantellamento delle basi straniere e delle organizzazioni) e l’inserimento dello stato del movimento terzomondista neutrale.
Riguardo all’aspetto economico Gheddafi ribadiva la sua posizione anti imperialista e socialista, prevedendo la possibilità del contatto tra proprietà privata e politica di piano. L’organo supremo della repubblica era il consiglio rivoluzionario CCR, che deteneva il potere legislativo, vengono istituiti tribunali speciali sempre con a capo il CCR.Il consiglio dei ministri aveva compito consultivo, per poi far passare il decreto nelle mani del CCR che aveva sempre l’ultima parola e decideva di ufficializzarli e metterli in pratica.
Nel 1970 Gheddafi riesce ad accumulare una serie di cariche che gli consentono di diventare la guida del paese, capo di stato; capo di governo; capo del CCR; ministro della difesa e del comitato supremo di piano.
In seguito prende piede la costruzione di un nuovo sistema statale, detto Jamahiriya istituito nel 1976, e lo stato libico prende un nuovo nome “Repubblica popolare araba di Libia”. Essa prevede una articolazione incentrata sui congressi popolari, associazioni professionali e federazioni della società civile. I ministri assumono il nome di segretari e si riuniscono in un comitato generale del popolo. Nel 1979 Gheddafi rinuncerà alla carica di direttore del congresso generale del popolo.
Nel 1991 vengono introdotti provvedimenti giuridici per la libertà degli individui. L’art.8 prevedeva libera espressione a patto che questa fosse esercitata nelle pubbliche assemblee e sotto gli organi di stampa governativi; l’art. 16 riconosceva il rispetto della vita provata e gli articoli 11 e 12 la proprietà privata.
La prima cosa che il governo fece fu la nazionalizzazione delle banche (Banco di Napoli, Banco di Roma, Barclays Bank) poi vi fu la presa di controllo della produzione delle basi petrolifere, a scopo della reciproca intesa e ricchezza (Così disse Gheddafi in un intervista con la giornalista Mirella Bianco), per favorire la Libia nelle azioni commerciali e far si che traesse vantaggio dalla competizione tra imprese, potendo anche scegliere il prezzo dei barili.
Ciò andava in netto contrasto con la volontà americana di favorire le imprese a scapito dei paesi possessori di petrolio, contro il quale Gheddafi tuonerà “Gli americani sono convinti di dominare il mondo con le loro flotte e basi militari. L’imperialismo americano appare come un sostegno illimitato alle compagnie monopolistiche a scapito dei paesi possessori di petrolio che così non possono amministrare il loro bene”(11)
La Libia così potè amministrare il suo bene più prezioso e finanziare le sue opere pubbliche, ma tutto cambiò negli anni Ottanta, con la periodica crisi di produzione e al crollo dei prezzi del petrolio (1982). {2} La situazione libica peggiora con i bombardamenti del governo Regan e il successivo isolamento economico.

3.0L’impegno per l’emancipazione degli stati Africani e nord Africani

Checchè se ne dica Gheddafy si è sempre mosso concretamente per l’emancipazione e la costruzione degli stati arabi e Africani. Tale condizione è dovuta all’identità religiosa e culturale dei paesi arabi, che secondo il rais avrebbbero potuto abbattere le barriere etniche tra berberi e arabi e sarebbe riuscita a fare da collante per la creazione di una unità araba. Ovviamente ciò non poteva che andare a vantaggio degli stati nord Africani che, uniti dall’Atlantico al Golfo persico avrebbero formato un blocco abbastanza forte da poter respingere il neo-colonialismo occidentale che fino ad allora contribuiva alla divisione di questi stati. Oltre a queste spigazioni, Gheddafy, ricorse anche al corano, investendo in questo compito di ricomposizione degli stati arabi in una comunità, per poi passare all’unione intera del mondo musulmano un dovere divino(12)
In merito è importante citare il vertice di Rabat del 1969, dove Gheddafi criticò aspramente le posizioni conservatrici, filo-imperialiste e egofamiliari dei sultani sauditi e ribvadì le sue posizioni antisioniste e filo-palestinesi. Con la carta di Tripoli del 1971 si generò una federazione anti imperialista e antisionista rivoluzionaria che però non si concretizzerà operativamente dei quali facevano parte Egitto, Libia e Sudan. Gheddafi intraprese anche rapporti con il Siriano Hafez Al-Assad, cercando di formare un progetto unitario, ma perse l’appoggio di Nimeiry il sudanese (da notare che in Gheddafy consegnò a Nimeiry alcuni comunisti che vennero poi impiccati tra i quali vi era Abdel Chalet Majhoub) a causa di un incidente riguardo un gruppo destabilizzatore che ha trovato la sua base di addestramento in Libia. Nonostante questo nel 1971 viene annunciata la federazione delle repubbliche arabe componenti Libia, Egitto e Siria, per scopi difensivi. In seguito (1972) Gheddafy propose a Sadat di passare dalle federazione alla fusione tra Libia ed Egitto.Ciò però non avvenne a causa dell’allontanamento di Sadat dall’URSS e all’avicinamento di questo agli USA che sfociò in incidenti diplomatici con la Libia e resero la possibilità di fusione impossibile.
Gheddafy così lancia un offerta alla Tunisia cui prospetta una fusione in forma di Repubblica araba islamica (1974) ma anche questo tentativo fallì, insieme all’aggancio con la Siria di Al-assad più propenso verso l’URSS.Falliti i tentativi di aggancio ad est e in generale la creazione di un grande Magrebh Gheddafy si orientò a sud. Da qui Gheddafy cominciò ubna politica di sostegno agli stati africani sottosviluppati e riversò su questi una vasta quantità di petrodollari. L’emancipazione degli stati africani implicava la formazione di classi dirigenti e sovrastrutture politiche capaci di spezzare le antiche dipendenze coloniali, cosa che non andava molto giù alla Francia che vide minacciati i suoi interessi ufficialmente spenti ma ufficiosamente presenti in Africa. Questa tentava perciò di destabilizzare da tempo la Libia, per la difesa dei propri interessi e contro l’esportazione della rivoluzione libica. Dall’altra parte cominciavano anche le interferenze di Washington che cercava di sorvegliare controllare le situazioni in Africa temendo sbilanciamenti verso i sovietici del continente.
La propaganda di Gheddafy per l’esportazione della rivoluzione aveva caratteri anche religiosi, con i quali Gheddafy ruilanciava la cultura africana e musulmana in opposizione al colonialismo e alla religione cristiana che diceva rappresentasse proprio un vecchio ostacolo per l’emancipazione dei popoli africani. In occasione del vertice dei capi di stato saheliani Gheddafi lancia la prospettiva in un unione degli stati africani, detti Stati uniti del Sahara nel 1997 dichiarando “I porti libici saranno aperti ai nostri fratelli africani, voglio creare una nuova potenza economica (13) dei quali avrebbero fatto parte Libia, Niger, Burkina Faso, Mali, Nigeria e Ciad. Questa proposta era dettata anche dallo scioglimento dell’URSS e dal monopolio che adesso aveva Washington.
Nel vertice di Lomè, Tripoli si farà carico delle maggiori spese per la realizzazione di un progetto che avrebbe riparato al degrado materiale ed economico causato dalle politiche neoliberiste del fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale. Gheddafy proporrà anche la creazione di una banca africana per lo sviluppo ed il commercio. Nel 2003 viene eletto dagli altri stati africani come Alto commissario alla presidenza delle nazioni unite per i diritti dell’uomo.

4.0Alleato di convenienza, nemico per eccellenza

Contrariamente a quanto si possa pensare Gheddafi non è sempre stato nemico degli USA, e lo stesso vale al contrario. Inizialmente gli USA appoggiarono e consentirono l’ascesa del governo del rais libico e certo se non si vuole ammettere che si è provato ad instaurare un rapporto tra i due paesi, certo gli USA gli hanno lasciato gioco facile e hanno chiuso gli occhi su alcuni suoi atteggiamenti. Infatti una cosa che non si potrà mai negare riguardo Gheddafi è che ha sempre sostenuto il popolo palestinese ed è sempre stato impegnato contro il sionismo, ma ciò non scoraggiava gli USA che non premevano per una sua caduta. Infatti ai tempi in cui l’URSS era ancora integra gli USA vedevano gheddafi come un ottimo alleato in funzione anti-sovietica, date le persecuzioni ai partiti e ai movimenti della fratellanza mussulmana, degli afro-marxisti, del movimento baathista e dei sostenitori sovietici in generale,. Il tutto accadeva sotto la presidenza Nixon, che guardava positivamente tali azioni e considerava Gheddafi un ottimo muro contro il movimento sovietico, prova di questo fu il sostegno che Gheddafi diede al dittatore “socialista” sudanese Nimeiry nello sventare un colpo di stato comunista (1971).
Cosa accadde? Per ripicca e avversione verso le trattative di pace tra Israele ed Egitto (dopo Nasser, sotto Sadat), Gheddafi firma con Mosca un accordo strategico, 18 Gennaio 1974, ciò per denunciare l’Egitto come complice delle ingerenze dei paesi occidentali in Africa. In seguito Gheddafi rivendicherà l’estensione del territorio libico sulgolfo della Sirte (1973). Il rapporto andò sempre a peggiorare, prima a causa degli accordi di Camp David e in fine con l’incendio a Tripoli dell’ambasciata statunitense(1979). La situazione peggiorò con l’insediamento alla casa bianca di Regan (1981), che Gheddafi accusava di ingerenze nelle questione degli stati africani, di contro cercherà di raffreddare i rapporti opponendosi all’insediamento di basi militari sovietiche, ma ciò senza successo poiché Washington già preparava movimenti per il rovesciamento del regime libico e aveva espulso vari esponenti libici dall’America accusandoli di terrorismo. Tutto ciò però non interruppe gli scambi commerciali tra Libia e America, e lo scambiò di greggio fluì senza troppe ripercussioni.
Cominciò così il movimento contro Gheddafi e la Libia, forte anche dell’intezioni della CIA che premeva per una capitolazione del rais (14), cominciò a praticare addestramenti nelle acquee vicino Tripoli, si mosse per l’armamento di diverse cellule sovversive, praticò una informazione sul regime volta a spingere le masse a vedere di buon occhio la possibile caduta di Gheddafi, diffondendo anche diverse voci sul suo conto. Da qui a poco tempo l’accerchiamento della Libia e le sanzioni economiche fatte contro questa portò alla rappresaglia e al bombardamento americano sui civili nel 1986, ciò però non trovò molti consensi e anche il ministro della difesa italiana del tempo, Spadolini, si dissociò da tali atti. L’attenzione poi si concentrò altrove, senza però tenere in disparte la Libia, ormai etichettato come stato canaglia.
Gli USA non allentarono la loro morsa, nonostante le proposte economiche di Gheddafi riguardo al petrolio, la sua marcia indietro sui vinanziamenti alel rivoluzioni di liberazione in Africa e al sostegno che le imprese petrolifere davano alla Libia per poter commerciare liberamente. L’embargo continuava imperterrito, ciò danneggiava la Libia e Gheddafi e fomentava le opposizioni e i tumulti nel paese. Gheddafi certo non lasciò nulla al caso, perciò coglieva sempre la palla al balzo quando vi erano suoi sostenitori in campo internazionale, e a quel tempo le manovre USA furono molto criticate dalle cancellerie europee e dal Vaticano, che condannavano le sanzioni imposte al paese, senza contare che molti accusavano Clinton di favorire, così, di rafforzare il clima anti-occidentale e di favorire movimenti terroristici, Gheddafi disse “Se crollo io il mediterraneo diverrà un mare insicuro e l’Europa conterà i morti, il nord Africa diverrà un covo di terroristi islamici” alimentando le paure delle popolazioni e dei governi europei.
Il disgelo con la libia cominciò solo dopo l’11 settembre, poiché raoppresentava un ottimo alleato contro il radicalismo islamico ed il terrorismo internazionale jihaddista.
5.0Analisi e riflessioni finali
Avendo analizzato buona parte della politica estera e interna della Libia, del suo passato e delle azioni che il suo rais ha compiuto che l’hanno portata a questo punto, non rimane che tirare le somme e concludere analizzando il presente stato in cui riversa il paese libico. Abbiamo ribadito come in Libia non esista una forte coscienza ed unità nazionale, a causa di ciò non esiste neanche un forte movimento che raggruppi grandi fascie di popolazione, ne è stato presente una forte coscienza di classe e movimenti legati a queste. In Libia tutt’ora esistono tribù alleate e nemiche, che hanno come solo scopo il controllo e l’affermazione propria e di quelle alleate, così non può considerarsi altrimenti per Gheddafi e per il movimento ribelle, capeggiato dalla storica tribù dei senussi, ostili da sempre a quelle tripolitane.
E perciò cosa mai potrà offrire un possibile governo alternativo dopo quello di Gheddafi? Certo non cambierebbe molto tra un passaggio di tribù ad un altra per la popolazione, se non per la politica estera libica che sarebbe innegabilmente più aperta alle ingerenze straniere e alle infiltrazioni di basi militari e lobby, cosa che potrebbe danneggiare le condizioni della Libia molto di più rispetto al governo di Gheddafi, che si è sempre impegnato per la sua indipendenza, portandola ad essere uno stato africano emergente rispetto a tutti gli altri e superando o raggiungendo stati del continente africano quali Sud africa ed Egitto.
Senza contare che l’intervento dei bombardamenti stranieri ha decisamente fatto più vittime del regime, dei ribelli e delle guerre intestine che si sono svolte nel corso degli anni il Libia. Come bisognerebbe considerare quindi Gheddafi? Un salvatore del suo popolo o un dittatore spietato che nuoce ad ogni causa meno che alla sua? Dopo aver analizzato la storia e le politiche libiche degli anni addietro e recenti non possiamo che affermare che Gheddafi, nonostante abbia avuto posizioni oscillanti tra Washington e Mosca, nonostante sia stato sempre soggetto al populismo e all’irretimento delle masse con la sua ottima conoscenza del corano e anche se ha ridotto a silenzio gran parte degli oppositori e con colpi di mano eccellenti ha sventato minaccie per la sua politica anche in modo decisamente violento ed aggressivo, si è sempre dimostrato un convinto sostenitore dell’indipendenza e dell’affermazione degli stati arabi ed africani, calpestati dagli occidentali e ridotti o al colonialismo o a barbari con cui non si può intraprendere un dialogo.
Ha sempre cercato di assicurare al suo paese una condizione di spicco rispetto agli altri, e conseguentemente anche a lui, visto che la storia della Libia dagli anni 70 a oggi è legata a se, cercando di farlo emergere da condizioni di sudditanza e arretratezza, modernizzandolo e portandolo avanti, nel bene e nel male, cercando di legare il popolo diviso in tribù attraverso il corano e la sua politica nazionalista e così anche il mondo arabo e africano in generale diviso, per farsi che fosse forte contro l’egemonia straniera. Non ha quindi deragliato da questo obbiettivo di riscatto e le sue politiche non sono state che correlate a questa sua ambizione, portare la Libia e l’Africa ai livelli dei vecchi colonizzatori, rilanciando le tradizioni e cercando di contrastare le contraddizioni che si vengono a creare tra usanze e metodi passate e azioni future.
Troppo facilmente è stata presa una posizione da tutti i critici della domenica, che si sono schierati superficialmente con o contro Gheddafi a priori senza mai considerare o le sue luci o le sue ombre nel complesso, ma solo una parte di questo. Per riuscire a capire davvero questa guerra e la situazione libica non si può forumulare giudizii dell’ultimo momento, con qualche azione recente, ma solo con uno studio complessivo della vita libica e della politica di Gheddafi, e dopo, tirando le somme delle sue luci e delle sue ombre, esprimere un giudizio consapevole. Tale giudizio non potrà non tenere conto dell’oggettività delle azioni fatte nel corso del tempo dal rais.
E perciò doveroso dire che il futuro che si prospetta per la Libia con i ribelli ,pronti a svenderla alle nazioni straniere, è più oscuro di quello che potrebbe avvenire sotto Gheddafi. E bisogna sempre considerare come l’ingerenza nei paesi stranieri, senza una reale presa di coscienza della popolazione, e quindi l’importazione della democrazia è un fallimento che già è stato sperimentato e che rischia di ripetersi anche il Libia. Contando anche sul fatto che una dittatura ufficiale è più facile da conmbattere di una silenziosa, e che per questo molti che erano schierati contro Gheddafi ora sono passati dalla sua parte, poiché temono l’avanzata di un controllo più feroce da parte degli stati stranieri, depredatori di terre, ed una più difficile condizione per la lotta contro l’oppressione dell’uomo sull’uomo in generale. Il danno aftto dalla guerra di “liberazione” è molto più alto di quello che Gheddafi ha compiuto nel corso dei suoi anni di governo e si rischia di distruggere anche le conquiste che questo è riuscito a portare al suo paese.
Ragionando, quindi, per il favore della popolazione libica e per il suo futuro, non si può che rifiutare ferocemente la guerra, senza timore di difendere anche Gheddafi, poiché in questo momento egli rappresenta la lotta di Tripoli e della popolazione libica contro il neo-colonialismo straniero. Ciò senza sporfondare in un sostegno cieco e ideologico, poiché gli errori di Gheddafi ci sono stati, sono stati molti e vanno criticati, ma essi non possono pregiudicare la sua funzione attuale di difensore della libertà di decisione libica. Non si può pretendere di schierarsi contro la guerra e con l’indipendenza della Libia senza schierarsi anche dalla parte di Gheddafi, poiché sarebbe come sperare nella sconfitta di una squadra senza voler ammettere che si fa il tifo per la seconda, il sostegno all’altra è implicito ma momentaneo date le circostanze.

Bibliografia
(1)[Del Boca: op.cit;p 427.]
(2)[Alessandro Aruffo, in Gheddafi, storia di una dittatura rivoluzionaria;p.16]
(3)[ Mehdi Mustafa, in Libia: storia di una servitù militare, n.12 del Dicembre 1970]
(4)[Ch.Sourian, in “Annuaire del’Afrique du Nord]
(5)[Il padre lo affida ad un maestro che gli insegna a memoria i passi del corano; Alessandro Aruffo, in Gheddafi, storia di una dittatura rivoluzionaria;p.23]
(6)[Ivi.pp.47-8]
(7)[testo della dichiarazione preso dal Midle est journal vol.24] (8)[Cit. in Bianco p.147]
(9)[Cit. in Quaderni internazionali; p147]
(10)[Cit. in A.Savioli in Sono un rivoluzionario non un politico]
(11)[Le Monde; 13 Giugno 1973]
(12)[Sura III, 104]
(13)[Jaune Afrique n1992 ediz. 1997]
(14)[B.Woodward; “le guerre segrete della CIA”, pp180; Milano 1978]
*{1}[v.d paragrafo 2.5]
*{2}[il misto tra capitalismo e socialismo di Gheddafi fa rientrare la Libia nella routine delle crisi di sovrapproduzione, ulteriore prova del fatto che lo stato non avesse basi socialiste]










Fonti:
http://www.thefrontpage.it/2011/03/24/la-libia-che-non-ce-sui-giornali/
http://www.who.int/countryfocus/cooperation_strategy/ccsbrief_lby_en.pdf

mercoledì 11 marzo 2015

QUEL FINANZIAMENTO A SARKOZY CHE UCCISE GHEDAFFI

Dietro la morte di Gheddafi c’è uno scenario che emerge dalle inchieste della magistratura: "Sarkozy era stato finanziato dal Rais e così l'ha tolto di mezzo"

Perché il 19 marzo 2011 Nicolas Sarkozy avrebbe lanciato i suoi bombardieri contro Tripoli, tre ore prima di avvertire gli alleati - come raccontato nel libro di Hillary Clinton "Hard choices" - e con al fianco il solo David Cameron. Un’azione che ha poi condizionato tutta la campagna libica.
Dietro la morte di Gheddafi c’è però anche un altro scenario che emerge dalle inchieste della magistratura ed è quello di un interesse personale di Nicolas Sarkozy nel menare una campagna che doveva portare alla distruzione delle prove di un suo grande e inconfessabile segreto: aver ricevuto un ricchissimo finanziamento da Gheddafi. Si dice addirittura 50 milioni di euro. In Francia è scoppiata la polemica come riportano i quotidiani d'Oltralpe. Il motivo è chiaro. Se le accuse a Sarkozy fossero vere gnificherebbe che un presidente della République sarebbe stato eletto grazie al contributo di un altro Capo di Stato essendone teoricamente ricattabile. A riguardo suonano sinistre le parole del figlio del rais Saif al-Islam a raid iniziati: "Abbiamo finanziato noi la sua campagna elettorale e ne abbiamo le prove". Ultimo atto di questa storia, come racconta La Stampa, è il fermo giudiziario di Claude Guéant che è stato l’uomo chiave della ragnatela di rapporti tra Sarkozy e Gheddafi. Rapporti che infittiscono a partire dal 2005, due anni prima della presidenziale vittoriosa, e che riemrgono cinque anni dopo, nel 2012 a pochi giorni dal ballottaggio per l’Eliseo vinto da Hollande.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/giallo-sulla-morte-gheddafi-finanziamento-che-faceva-tremare-1103214.html

mercoledì 25 febbraio 2015

LA MACCHINA DELLA DISCORDIA


Da chi abbiamo imparato il nostro modello di vita e il nostro sistema di governo?
Gli Stati Uniti dopo la caduta del sistema Fascista e Nazista furono coloro che portarono il cosidetto sistema di governo democratico in Europa.
Per l'economia degli USA, la seconda guerra mondiale è stata davvero decisamente un toccasana.
Quando i carri armati di Hitler invasero la Polonia, negli USA c'erano ancora dieci milioni di disoccupati, mentre, grazie all'enorme sforzo chiesto all'industria dalla produzione bellica, nel 1945 i disoccupati erano scesi a soli due milioni: Gore Vidal, intellettuale statunitense decisamente fuori dal coro, sostiene che ancora oggi l'industria americana si regga sulle guerre, senza le quali inizierebbe a boccheggiare; questo spiegherebbe il fatto che, quando non ci sono conflitti in giro, il Pentagono si inventi qualche crociata in difesa della pace mondiale e , di fatto, metta in piedi una nuova guerra dal nulla: gli esempi, anche recentissimi, non mancano.

Gli USA uscirono dalla guerra più forti, più competitivi e, soprattutto, indenni da un punto di vista infrastrutturale, rispetto ai competitori economici europei, prostrati dai sacrifici bellici, con gran parte degli impianti produttivi danneggiati ed una produzione industriale che raggiungeva a stento la metà di quella del 1939.
La vecchia Europa si dibatteva tra i gorghi di un debito pubblico cresciuto spaventosamente (più o meno del 300%) e di un'inflazione che aveva aumentato il costo della vita di due volte e mezza rispetto a prima della guerra (non in Italia, in cui l'aumento fu del 2000%!).
Questo diede agli Stati Uniti un vantaggio incolmabile, nonché una supremazia finanziaria assoluta su tutto il pianeta.
Nel 1945, tanto per capirci, gli USA detenevano il 75% dei capitali investiti nel mondo ed il 70% delle riserve auree della terra; dagli USA, inoltre, proveniva la maggior parte dei prodotti finiti che circolavano nel mondo: l'80% delle automobili e degli aeroplani, il 52% dell'acciaio, il 58% del petrolio.
Forti di questa situazione, gli USA, già nel 1944, durante gli accordi di Bretton Woods, riuscirono ad imporre il proprio punto di vista in tema di politica economica ai propri partners (44 paesi): questi accordi divennero operativi nel dicembre del 1945.
Le condizioni erano chiare: libera convertibilità monetaria, rinuncia al protezionismo a favore dello sviluppo di un libero mercato (a tutto vantaggio di chi aveva un'economia più forte, ovviamente) e centralità monetaria internazionale del dollaro, unica divisa convertibile in oro (gold exchange standard), che avrebbe soppiantato la sterlina: nasceva lo SMI (Sistema Monetario Internazionale), con rapporti di cambio fissi tra le valute (basati sul loro rapporto col dollaro), il cui organo decisionale divenne il FMI (Fondo Monetario Internazionale), che funzionava da giudice in questioni valutarie internazionali.
Di fatto, dopo Bretton Woods, il dollaro divenne la moneta ufficiale per le grandi transazioni internazionali, legando a doppio filo l'economia mondiale a quella statunitense: se il dollaro valeva poco, importare conveniva ed esportare no, se valeva molto, era l'esatto contrario: si diceva della banconota verde che era as good as gold, buona quanto l'oro.
Se, per quanto riguardava la questione valutaria, gli USA avevano risolto i propri problemi, rimaneva, però, la questione di con chi instaurare proficui scambi commerciali: in buona sostanza bisognava ricreare un mercato, senza il quale le automobili ed i frigoriferi dello zio Sam gli sarebbero restati sulla groppa: per questo motivo, gli americani organizzarono una conferenza con i 25 paesi economicamente più importanti del mondo (esclusi quelli del blocco comunista, che non aderirono neppure al FMI), in cui si desse il via libera agli scambi commerciali su scala planetaria.
Questa conferenza, che prese il nome di GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), si tenne a Ginevra, nel 1947 e sancì l'abbassamento dei dazi doganali, l'illimitatezza delle importazioni, l'abbandono del protezionismo e la pianificazione economica mondiale a scansione periodica: insomma, una conferenza che potremmo definire "su misura" per le esigenze degli USA.
Come si è già detto, la prima azione concreta degli USA per ricostruire quel mercato europeo, di cui essi avevano disperato bisogno, fu il Piano Marshall, sul quale non aggiungiamo nulla, rimandando il lettore all'inserto nel quale l'argomento è ampiamente trattato; indichiamo, viceversa, in questa sede, le strutture che controllavano ed organizzavano le forniture di aiuti all'Europa, vale a dire l'americana ECA (Economic Cooperation Administration), che presiedeva alla distribuzione all'Europa, e l'europea OECE (Organizzazione Europea di Cooperazione Economica), che, invece, divideva gli aiuti tra i vari paesi aderenti al piano.
Grazie a questa politica di ricostruzione, nel 1950 l'Europa era pronta a diventare un grande mercato per gli USA; ma stava cominciando anche a diventare qualcos'altro.
"Documenti governativi americani declassificati mostrano che la comunità dell' intelligence degli Stati Uniti ha condotto una campagna negli anni Cinquanta e Sessanta per costruire lo slancio per l'Europa unita. (Che cosa sono i documenti vengono declassificati vedi qui)
E anche finanziato e diretto il movimento federalista europeo.
I documenti confermano i sospetti espressi al momento in cui l'America stava lavorando aggressivamente dietro le quinte per spingere la Gran Bretagna in uno Stato europeo.
Un memorandum, datato al 26 Luglio 1950, fornisce le istruzioni per una campagna per promuovere un parlamento europeo a pieno titolo.
E 'firmato da Gen William J. Donovan, capo dell'Ufficio di guerra americano of Strategic Services, precursore della CIA.
I documenti sono stati trovati da Joshua Paul, un ricercatore presso la Georgetown University di Washington.
Essi comprendono i file rilasciati dagli Archivi Nazionali degli Stati Uniti.
Il principale strumento di Washington per definire l'agenda europea è stato il Comitato americano per un'Europa unita, creata nel 1948.
Il presidente era Donovan, apparentemente un avvocato privato da allora.
Il vice-presidente era Allen Dulles, direttore della CIA negli anni Cinquanta. La pensione includeva Walter Bedell Smith, primo direttore della CIA, ed un elenco di figure e funzionari ex OSS che si muovevano dentro e fuori della CIA.
I documenti dimostrano che ha ACUE finanziato il Movimento europeo, la più importante organizzazione federalista negli anni del dopoguerra.
Nel 1958, per esempio, ha fornito il 53,5 per cento dei fondi del movimento.
La Campagna europea della gioventù, un braccio del Movimento europeo, è stato interamente finanziato e controllato da Washington.
Il regista belga, il barone Boel, ha ricevuto pagamenti mensili in un conto speciale. Quando la testa del Movimento europeo, di origine polacca, Joseph Retinger, aveva imbrigliato questo livello di controllo americano e ha cercato di raccogliere fondi in Europa, è stato subito rimproverato.
I leader del Movimento Europeo - Retinger, il visionario Robert Schuman e l'ex primo ministro belga Paul-Henri Spaak - sono stati tutti trattati come braccianti dai loro sponsor americani.
Il ruolo degli Stati Uniti è stato gestito come un'operazione segreta.
Il finanziamento di ACUE è venuto dalle fondazioni Ford e Rockefeller, nonché i gruppi d'affari con stretti legami con il governo degli Stati Uniti.
Il capo della Fondazione Ford, ex ufficiale-OSS Paul Hoffman, è stato visto come capo dell'ACUE alla fine degli anni Cinquanta.
Il Dipartimento di Stato ha svolto un ruolo. Una nota dalla sezione europea, in data 11 giugno 1965, consiglia il vice-presidente della Comunità economica europea, Robert Marjolin, di perseguire l'unione monetaria di nascosto.
Si raccomanda di sopprimere il dibattito fino al punto in cui "l'adozione di tali proposte sarebbe diventato praticamente inevitabile".""
Si comprende quindi come dopo la Seconda Guerra Mondiale l'Europa sia diventata una sorta di avanmposto alleato il cui sistema di governo "democratico" dei vari paesi membri sia sfruttato dagli Stati Uniti per porvi le proprie basi americane e oltretutto anche il sistema di comunicazione stesso era basato su modello degli Stati Uniti.
Però sussiste un'importante differenza tra le elezioni democratiche dei paesi europei e quelle americane.
Ce lo spiega il presidente Vladimir Putin come funziona:

La macchina mediatica della divulgazione, comunicazione e della propaganda stessa dell'Occidente è un mezzo sulla quale si possono condizionare la masse e anche i sistemi elettorali dei vari governi.
Guardiamo la Bulgaria, paese membro della NATO e all'interno dell'Unione Europea.

Dopo il crollo del 2008, il governo Borisov è stato gestito da un ministro delle finanze nominato dall'FMI, M. Djankov, ancora più odiato lui di Borisov.
Djankov era da tempo un grande burocrate nella Banca Mondiale.
La sua fazione è salita al potere nel 2007 con un tasso di partecipazione elettorale di circa il 27%. Nel 2009, ancora una volta, la sua fazione è salita al potere con un totale di 38% del voto popolare in, ancora una volta, una farsa di elezioni in cui solo una manciata di bulgari ha votato.
Naturalmente, l'Occidente vede le elezioni dei suoi tirapiedi in queste condizioni perfettamente ragionevole.
I media sono diventati e gestiti da proprietà di imprese occidentalizzate e hanno mostrato solo i discorsi di Borisov durante le elezioni.
Questo sistema preferenziale ha assicurato la sua "vittoria elettorale" con la piena benedizione degli Stati Uniti e Unione europea.

Eppure il consenso nei sondaggi da parte della popolazione bulgara mostra un notevole dissenso nei confronti dell'Europa e dell'Unione Europea.
Il "partito di governo" occidentalizzato di Borisov, i "Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria," ha visto nei sondaggi un indice di gradimento tra l'11 e il 15%, anche se il loro presidente ha ricevuto quasi il 50% dei voti.
L'Occidente considera non solo questo sistema "democratico", ma Borisov ha ricevuto il sostegno pubblico da David Cameron, Angela Merkel, e Barack Obama.
Eppure Brunwasser recentemente ha citato un sondaggio in Bulgaria che mostra che il 76% dei bulgari mette in discussione gli assunti fondamentali della democrazia liberale.
Questo è presentato come se si trattasse di un inspiegabile e indicativa, senza dubbio, mancanza di saggezza bulgara.

Il condizionamento mediatico dell'Occidente è anche in grado di portare le popolazioni dei vari stati alla convinzione che la guerra contro un singolo stato sia una cosa giusta.
Spesso sentiamo descrivere la Siria e il la Libia ai tempi di Ghedaffi come una "dittatura" oppure un "regime" per il fatto che gli Stati Uniti hanno deciso di intervenire contro il suo governo.
Quello che non si sa della Siria del presidente Bashar Assad sono solo le cose che vengono promosse dai media occidentali eppure se le persone avessero più spesso l'accortezza di informarsi da altre fonti straniere si osserverebbero informazioni che demoliscono la teoria del "regime."
Per esempio di Bashar Assad non si sanno le seguenti cose:
la Siria è l' unico paese arabo che non ha debiti con il fondo monetario internazionale, né con la Banca mondiale, né con chiunque altro.
- la famiglia Assad appartiene all' orientamento alauita di Islam tollerante.
- le donne siriane hanno gli stessi diritti degli uomini allo studio, sanità e istruzione.
- le donne siriane non sono obbligate a indossare il burka. La Sharia (legge islamica) è incostituzionale.
- la Siria è l' unico paese arabo con una Costituzione laica e non tollera movimenti estremisti islamici.
- circa il 10% della popolazione siriana appartiene a uno dei molti rami cristiani, sempre presenti nella vita politica e sociale.
- in altri paesi arabi la popolazione cristiana non raggiunge l' 1% a causa dei maltrattamenti subiti.
- la Siria è l' unico paese del Mediterraneo interamente proprietario del suo petrolio (circa 500.000 barr/day) e che non ha privatizzato le sue aziende statali.
- la Siria ha un' apertura verso la società e la cultura occidentale come nessun altro paese arabo.
- la Siria era il solo Paese pacifico in zona, senza guerre o conflitti interni.
- la Siria è l' unico paese al mondo che ha ammesso i rifugiati iracheni, senza alcuna discriminazione sociale, politica o religiosa.
- Bashar Al-Assad ha un' elevatissima approvazione popolare. Infatti nonostante ci siano state delle rivolte da parte di ribelli finanziati dagli Stati Uniti nel giugno 2014 è stato rieletto secondo regolari con l'88,07% dei voti.
Non possiamo fare a meno di parlare anche di Muammar Ghedaffi, anch'esso definito dall'Occidente un dittatore probabilmente per il fatto che ha preso il potere con un colpo di stato, ma che durante i suoi quarant'anni di governo ha risollevato un paese dalla miseria con la liquidità ricavata dal petrolio.
Osserviamo quello che non è stato descritto dai media occidentali sui suoi anni di governo:
- La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa
-Il momento chiave è stato prima di tutto quando la Libia ha cominciato a mostrare realmente elevati tassi di crescita economica; secondo: il più alto livello di qualità della vita tra i Paesi africani; terzo: avvicinandosi al Sud Africa.
Insieme al Sud Africa, membro del BRICS, formava un nuovo centro di potere economico in Africa.
Si stavano realizzando piani per costruire una ferrovia attraverso tutta l’Africa, tra il Sudafrica e la Libia.
Le RZD (Ferrovie Russe) potevano ottenere profitti per decine di miliardi di dollari.
Ma non solo la Russia avrebbe tratto beneficio da questo progetto, ma avrebbe giovato all’intero continente africano in generale, perché la ferrovia sarebbe stata prevista passare in tutte le principali zone di conflitto (così chiamiamo anche il Congo e l’Angola, il Mozambico e altre aree), – questo significa comunicazione, questo è costruzione, questo è il progresso.
Naturalmente, si poteva posizionare l’Africa su un piano fondamentalmente diverso di sviluppo socio-economico.
-La ragione di base del conflitto in Libia stava nel fatto che la Russia e la Cina stavano cominciando ad avere un'influenza tale nella regione che minacciava l'influenza degli Stati Uniti sul continente africano.
-Gheddafi il 1° settembre 1969, dopo un colpo di Stato contro il Re Idris I, ha preso il potere mettendosi a capo del Consiglio del Comando della Rivoluzione e proclamando la Libia una Repubblica.
Ha abolito le elezioni e tutti i partiti politici; però, ha anche emanato una nuova Costituzione da lui definita «araba, libera e democratica», ispirandosi all’Egiziano Nasser e introducendo nella politica uno spirito militante e rivoluzionario.
-Ha nazionalizzato la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere e chiuso le basi militari statunitensi e britanniche, cercando di coniugare i principi del panarabismo con quelli della socialdemocrazia ed esponendo i suoi principi politici e filosofici nel Libro Verde, pubblicato nel 1976, nel quale tenta di tracciare una «terza via» rispetto al comunismo e al capitalismo.
-Gheddafi ha usato i dollari derivati dal petrolio e dal gas naturale per sviluppare il Paese: nuove strade, scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, industrie, sviluppo agricolo con l’acqua tirata su nel deserto anche da una profondità di mille metri! Si è dotato di armi (provenienti da Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e soprattutto Unione Sovietica) nel tentativo di far diventare la Libia una potenza regionale in grado di difendersi.
-Ha investito anche nello sviluppo dell’industria leggera e delle infrastrutture, e nella modernizzazione dell’agricoltura, favorendo nel contempo l’immigrazione per sopperire alla scarsità di manodopera.
Per portare l’acqua dal deserto alle città costiere di Tripoli, Bengasi, Sirte e Tobruch (dove risiede il 70% della popolazione), novecento chilometri più a Nord, è stato costruito da un’impresa sudcoreana il Grande Fiume Artificiale, l’acquedotto più grande del mondo: quattromila chilometri di condutture di calcestruzzo del diametro di quattro metri; le condutture sono sepolte nella sabbia ed hanno una portata complessiva di sei milioni di metri cubi d’acqua al giorno2.
L’acqua strappata alle profondità della terra ha permesso la fioritura del deserto: un lago di trentacinque chilometri di lunghezza e campagne coltivate e cittadine, dove vent’anni fa non c’era nulla.
-La città di Sebha, capitale della regione, conta ottantamila abitanti; vi abitava un sacerdote medico italiano, don Giovanni Bressan di Padova, che è stato uno dei fondatori dell’Ospedale Centrale e che ha riunito i molti Africani profughi dai Paesi a Sud del deserto (Nigeria, Ghana, e via dicendo) fondando per essi una parrocchia, una scuola, un centro di riunioni e di gioco.
Gheddafi ha fatto molto per il suo popolo: ha mandato le bambine a scuola e le ragazze all’Università, ha abolito la poligamia e varato leggi in favore della donna anche nel matrimonio; ad esempio, ha proibito di tener chiuse le ragazze e le donne in casa e nel cortile cintato di casa.
-A Tripoli, ha fondato una scuola per addestrare donne poliziotto, che hanno potuto raggiungere anche alti gradi nella gerarchia militare, come quello di colonnello.
-Gheddafi iniziava a pretendere oro (E NON PIU CARTA-STRACCIA) per il commercio del petrolio.
In pratica voleva ripudiare il dollaro per sostituirlo con una nuova moneta comune a tutti gli stati nord-africani e del medio-oriente chiamata: “dinaro africano”. Moneta interamente aurea.
-Gheddafi stava usando parte dei proventi del petrolio libico per finanziare la creazione del Fondo Monetario Africano che avrebbe liberato i paesi africani dall’usura bancaria del Fondo Monetario Internazionale.
-Gheddafi stava spigendo e influenzando l’unione dell’Africa in modo che fosse abbastanza potente da non farsi più schiacciare dalla tirannide reazionaria d’occidente.
Eppure spesso e volentieri ci è stato descritto come un "dittatore sanguinario."
La stampa occidentale è riuscita a inventare nuovi dittatori anche a livello europeo:

-Alexander Lukashenko è presidente dal 1994, quando la sua campagna elettorale anti-corruzione lo aiutò a spuntarla contro l’allora presidente Stanislaw Shushkevic. Da allora ha vinto ogni singola elezione.
Il governo degli Stati Uniti e il giornale il Fatto Quotidiano, dall'informazione piuttosto distorta a parere di chi scrive, descrivono Lukashenko "l'ultimo dittatore e tiranno in Europa". (qui) e (qui)

-La stessa cosa viene descritta per il presidente Victor Orban.
La prima volta è stata quella del senatore John McCain, il quale ha definito il primo ministro Viktor Orban "un dittatore neofascista". (qui)
Durante il dibattito nel Senato Usa sui nuovi ambasciatori, ieri, McCain ha parlato dell'Ungheria come di una "nazione che è vicina a cedere la sua sovranità a un dittatore neofascista che va a letto con Vladimir Putin", successivamente il presidente Orban viene descritto su alcuni quotidiani come ad esempio il "Fatto Quotidiano" come un dittatore.
Peccato che il suo paese sta vivendo una crescita economica che rispetto ai paesi della "zona euro" è del tutto invidiabile.
Per comprendere come l'Ungheria sia un paese che funziona è sufficiente sapere che nell'ultimo trimestre del 2014, il numero dei senza lavoro in Ungheria è stato di 319mila unità, 80mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2013.
Il tasso di disoccupazione è sceso così di due punti percentuali, toccando il 7,1%, un livello ormai consolidato nel corso degli ultimi mesi.
Lo comunica l'Ufficio statistico centrale ungherese (Ksh).
In una nota, il Ksh illustra inoltre che nella fascia d'età 25-54, quella dei cittadini più attivi sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,4%, -1,7% su base annua.
Ksh che ha citato anche dati del Servizio nazionale per l'impiego (Afsz), che specificano che alla fine di dicembre 2014 in Ungheria erano 391mila le persone in cerca di un lavoro, -5,6% rispetto al dicembre 2013.
Buone notizie anche sul fronte del tasso di occupazione nella fascia d'età 15-64, ora al 62,6%. Nell'ultimo trimestre 2014, il numero degli ungheresi con un impiego è salito a 4 milioni 142mila, +172mila rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.

-Un'altro dittatore che l'Occidente ha trovato il modo di resuscitare dalla sua antica memoria dei tempi sovietici è proprio il presidente Vladimir Putin.
In particolare sono state criticate le prese di posizione del suo governo contrarie alla legalizzazione di matrimoni e adozioni LGBT in Russia e sopratutto la sua posizione sull'Ucraina, erroneamente considerate illegittime dall'Occidente per quanto riguarda la Crimea, mentre per quanto riguarda i combattimenti tra le popolazioni russe dell'sud dell'Ucraina e l'esercito ucraino viene accusato senza alcun straccio di prova di mandare eserciti e sostenere le rivolte.
Il problema è che non ha mai fatto nulla del genere.
Ma non finisce qui, non riuscendo a trasformare Putin in un dittatore per mancanza di fatti reali, la stampa ha saputo costruire anche qualcosa che lo attaccasse sul personale come ad esempio:
-" Un ex ubriacone ossessionato dall’età che picchiava la moglie: è il ritratto di Vladimir Putin che emerge da un documentario della televisione tedesca ZDF. Una nuova immagine al vetriolo che si aggiunge allo studio americano, commissionato dal Pentagono, che sostiene che il capo del Cremlino sia autistico, o malato della sindrome di Asperger."(qui)

-"Vladimir Putin, la soffiata: "Picchiava la moglie Ljudmila. Un tempo era grasso e incapace""(qui)

-Vladimir Putin, lifting facciale e allenamento in palestra: ossessionato dal decadimento fisico e picchiava la moglie (qui)

Insomma, si cerca di colpirlo in Occidente in qualsiasi modo possibile..senza risultato.
Allo stesso modo nonostante le sanzioni si evidenzia il fatto che la sua popolarità nella Federazione Russa rispetto allo scorso anno è cresciuta all'85% oltre al fatto che pochi giorni fa in Russia una manifestazione composta da 50.000 persone ha eloggiato Putin e l'ex presidente ucraino Yankunovich.
Migliaia di sostenitori del presidente Vladimir Putin sono scesi in piazza vicino al Cremlino per commemorare il primo anno della protesta nella vicina Ucraina, che spodestò il presidente filorusso, e per promettere che lo stesso non accadrà mai in Russia. I manifestanti, molti dei quali in uniforme da combattimento, hanno sventolato bandiere russe ed esibito il nastro arancione e nero di San Giorgio, simbolo della vittoria russa sui nazisti, adottato come contrassegno d'onore dai separatisti russi ucraini.
Molti slogan parlavano chiaro "Non abbiamo bisogno dell'ideologia occidentale e delle parate di gay" si leggeva su un altro cartellone, mentre una colonne di cosacchi marciava dietro lo striscione "Maidan è una malattia, la cureremo". "Putinismo per sempre" era scritto sul cartellone brandito da un'anziana signora.
Nato qualche settimana fa, il movimento che ha organizzato la marcia, Anti-Maidan, comprende motociclisti, cosacchi, veterani delle guerre di Afghanistan e Cecenia, alcuni dei quali hanno combattuto accanto ai ribelli ucraini. "L'esempio ucraino ci ha insegnato molto, non consentiremo una Maidan nel nostro Paese!" è stato lo slogan dell'organizzazione.
Il linguaggio degli Anti-Maidan in piazza è stato molto emotivo, aggressivo, mirato a scaldare la folla in un evento che sembrava avere una sua coreografia a sostegno di Putin, che accusa l'Occidente di aver provocato i moti in Ucraina. "Vi chiedo di unirvi attorno al presidente russo in un momento in cui i nemici della Russia si stanno mobilitando" ha detto dal palco Alexander Zaldostanov, capo della gang di motociclisti Lupi della Notte,
Insomma Putin è un "dittatore" solo in Occidente.
Si nota che questi "dittatori" che i media occidentali sanno trovare come risorse rinnovabili sono tutte persone elette democraticamente e nella quale il popolo stesso di quella nazione si sente rappresentato.

La macchina mediatica Occidentale però ha saputo anche fare di meglio con il legittimo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro.
Il New York Times ha mostrato alcune settimane fa un degradante editoriale e classificato il presidente venezuelano Maduro, con l'etichettatura tipica americana "irregolare e dispotico", un altro quotidiano attraverso l'Atlantico accusan il Presidente dell'Assemblea Nazionale del Venezuela, Diosdado Cabello, la più potente figura politica nel paese dopo Maduro, di essere un boss dei narcotici.
Mentre questo tipo di campagna coordinata mediatica contro il Venezuela non è nuovo - supportando il sempre ritratto ex presidente venezuelano Hugo Chavez, eletto presidente per quattro volte dalla schiacciante maggioranza, come un dittatore tirannico che sta distruggendo il paese - è chiaramente più intensa e ad un ritmo più rapido.
Il Venezuela in questo periodo soffre di un piombo improvviso e drammatico dei prezzi del petrolio.
L'economia dipendente dal petrolio del paese è fortemente contratta e il governo sta prendendo misure per riorganizzare il bilancio e garantire l'accesso ai servizi di base e beni, ma le persone sono ancora in difficoltà.
A differenza della rappresentazione distorta del The New York Times, i venezuelani non stanno morendo di fame, senza casa o soffrono di disoccupazione di massa, quanto paesi come la Grecia e la Spagna hanno sperimentato nel quadro delle politiche di austerità.
Nonostante alcune carenze - alcuni causati dei controlli valutari e altri con intenzionale accaparramento, sabotaggio o di contrabbando - il 95% dei venezuelani consumano tre pasti al giorno, una quantità che è raddoppiato dal 1990.
Il tasso di disoccupazione è inferiore al 6% e l'alloggio è sovvenzionato dallo Stato.

Quello che viene ricostruito mediaticamente nell'informazione occidentale riguardo altri sistemi di governo è una sorta di comunicazione che trascura i fatti positivi di un paese e del suo sistema di governo e ne risalta invece quelli negativi, spesso aggiungendo anche qualcosa in più non veritiero, come si può osservare nel caso del presidente russo di cui abbiamo discusso sopra.
La stessa vicenda ucraina è stata ricostruita su basi non reali sia di quello che vuole la popolazione ucraina, sia del suo legittimo presidente destituito con il caos di piazza Maidan.

Ancora una volta e l'ennesima i media hanno descritto l'ex presidente ucraino Viktor Yanukovich come un dittatore, si tratta di un fatto reale?
Durante la caduta del governo di Viktor Yanukovich, i media occidentali hanno cominciato a mitragliare come con la caduta del governo di Ghedaffi i classici titoli che distorcono la realtà dei fatti:
-Ukraine: 'The dictatorship has fallen.' (qui)
-"Viktor Ianukovich sembra aver perso ogni potere: il presidente aspirante dittatore che ha tentato di soffocare con la violenza prima le proteste pacifiche e poi una rivolta che pacifica non era più.." (qui)
-Viktor Yanukovich, il dittatore ucraino che viveva nel lusso (qui)
A differenza di alcuni dittatori, Viktor Yankunovich era tutt'altro che il regime corrotto che molti giornalisti hanno sottolineato, ma la sua presidenza è stata appoggiata e sostenuta da normali elezioni democratiche.
Ha ricoperto la carica di Primo ministro per tre volte: dal 2002 al 2004, dal 2004 al 2005 e dal 10 agosto 2006 al 18 dicembre 2007. È anche il leader del Partito delle Regioni, uno dei principali partiti del paese.
Il 3 ottobre 2014 ha ottenuto la cittadinanza russa.
È stato governatore della sua regione natale, l'Oblast di Donec'k, dal 1997 al 2002, ed è stato uno dei candidati alle elezioni presidenziali del 2004; sconfitto da Viktor Juščenko, è in seguito tornato a occupare la carica di Primo Ministro (dal 10 agosto 2006 al 18 settembre 2007).
Nel 2010 ha vinto le elezioni presidenziali contro la sfidante Julija Tymošenko.
Quando ha deciso di non ratificare il trattato di adesione all'Unione Europea e si è avvicinato più alla Federazione Russa manifestanti e estremisti fanatici hanno scatenato l'inferno per poi essere abbattuti da ignoti cecchini collocati sui tetti degli edifici.
Il primo errore in tutto ciò sta nel fatto che i media hanno detto che la maggioranza della popolazione ucraina voleva entrare a far parte dell'Unione Europea.
Secondo un sondaggio di gennaio, il 45% degli ucraini sosteneva le proteste dell'Euromaidan, mentre il 48% le disapprovava.
Effettivamente qui di nota un chiaro divario dell'opinione pubblica secondo la quale metà di essa voleva aderire all'Unione Europea mentre un'altra metà era divisa tra l'adesione all'Unone doganale Russia, Bielorussia, Kazakistan o altre minoranze.
E' chiara una cosa, la propaganda occidentale è un sistema politico di controllo dell'informazione che non fornisce le informazioni in modo imparziale ma con lo scopo di condizionare l'opinione pubblica e portarla più facilmente a credere che sistemi di governo democratici sono diventati regimi dittatoriali per il fatto che appoggiano la Federazione Russa e non altri sistemi di governo.
Controllare i mezzi di informazione ed escludere pareri contrastanti di altri paesi dai mezzi di comunicazione sono i mezzi principali con la quale gli Stati Uniti portano l'opinione pubblica ad appoggiaree la propria causa.

L'avvocato Eva Golinger descrive come "molto preoccupante" che gli Stati Uniti stanzino miliardi di dollari nel tentativo di "combattere e contrastare la Russia". Secondo la Golinger, che ha analizzato il progetto di bilancio federale degli Stati Uniti per il 2016, una delle priorità strategiche della nazione americana, è "contenere e combattere" l'influenza del canale RT.
Come Eva Golinger ha segnalato, "è molto preoccupante" l'inclusione in questo bilancio del Consiglio Superiore per la Comunicazione Audiovisiva (BBG, il suo acronimo in inglese), il cui direttore ha recentemente attaccato RT .
"In questo bilancio che inizia nel mese di ottobre di quest'anno più di 750 milioni sono stanziati per contrastare [ciò che l'America considera] la propaganda russa. Questo è esattamente il canale RT. Stanno stanziando una grossa somma di denaro per differenti iniziative volte a contenere l'influenza che questo canale e altri media russi hanno a livello globale"

Golinger ha detto che il bilancio degli Stati Uniti 2016 ha un "tono abbastanza duro nei confronti della Russia" . Dal documento analizzato dall'avvocato, diventa chiaro che la Russia "è una delle priorità di politica estera" e che Washington è intenzionata a combattere ciò che definisce 'aggressione russa'.

Mosca sta guadagnando sempre più un ruolo indesiderabile nella politica estera degli Stati Uniti e il progetto di bilancio federale dell presidente Barack Obama fa numerosi riferimenti "all'aggressione e alla pressione russa".
Ad inizio febbraio, il presidente americano Barack Obama ha inviato al Congresso il suo progetto di bilancio di quasi quattro miliardi di dollari per l'anno fiscale 2016, che prevede l'opposizione alla Russia come una priorità. Il bilancio "tiene conto delle azioni aggressive della Russia in Europa, e include proposte di sostegno politico, economico e militare per gli alleati della NATO e dei paesi partner europei", si legge nel documento.
Possiamo quindi notare come la Macchina della Discordia sia il principale mezzo con cui gli Stati Uniti distorcono l'opinione pubblica sulla realtà dei fatti arrivando a condizionare anche risultati politici in Europa e sopratutto innescare guerre come quella in Ucraina dalla quale sembra dipendere la propria economia e sopratutto risollevarsi.
Sembrerebbe che Vidal Gore, quando sosteneva che l'industria e l'economia americana si basavano sulle guerre, avesse superato se stesso e l'attuale amministrazione di Barack Obama ha portato fuori gli Stati Uniti dalla crisi economica solo dopo la Primavera Araba.
Nella sostanza Washington, per estendere la propria egemonia imperialista nel ventesimo secolo, ha avuto sempre la necessità di creare una forza del male per poi presentarla sotto le forme di un pericolo mortale all'opinione pubblica interna e scatenare la sempiterna guerra per la (loro) libertà e la democrazia. Così, via via, nell'ordine: Hitler, l'Unione Sovietica, oggi l'Islam e, attraverso i pretesti di Osama bin Laden e delle armi di distruzione di massa irachene, un presunto terrorismo, dai contorni apocalittici ma nella sostanza poco definito, da esso derivante.
Adesso gli USA col sostegno, e in sostegno, di Israele potrebbero dichiarare guerra a oltre un miliardo di musulmani nel mondo.
E ancora, non bisogna dimenticare mai la spregevole politica, questa sì terroristica, che gli Stati Uniti hanno condotto da sempre nel Sud e nel Centro America.
Sarebbe poco alla volta necessario che l'Europa cominciasse ad allentare la presenza americana dalla sua politica e dal suo territorio e ne impedisse l'aggressione dell'Ucraina.






Fonti:
http://xoomer.virgilio.it/parmanelweb/affare.htm
http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/1356047/Euro-federalists-financed-by-US-spy-chiefs.html
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/12/il-doppio-gioco-dellimpero-occidentale.html
http://nazioneurasia.blogspot.it/2015/02/la-resistenza-bulgara-limportanza-del.html
http://www.repubblica.it/esteri/2014/06/04/news/siria_assad_rieletto_presidente_con_l_88_-88077831/
http://www.thepostinternazionale.it/mondo/bielorussia/l-ultima-dittatura-d-europa
http://nazioneurasia.blogspot.it/2015/01/loccidente-prepara-un-clima-di-odio.html
http://m.tiscali.it/articolo.php?article=http%3A%2F%2Fnotizie.tiscali.it%2Festeri%2Ffeeds%2F15%2F02%2F21%2Ft_02_20150221_000028.html
http://www.blitzquotidiano.it/politica-europea/putin-documentario-tedesco-ex-ubriacone-se-fatto-lifting-picchiava-moglie-2106697/
http://nazioneurasia.blogspot.it/2015/02/venezuela-un-colpo-di-stato-in-tempo.html
http://www.faustobiloslavo.eu/articolid.php?id=30554
http://actualidad.rt.com/actualidad/166015-golinger-eeuu-millones-contener-rusia
http://avanguardia.altervista.org/Le%20menzogne.htm



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