ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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martedì 21 marzo 2017

SEGNALI DI ATTIVITA' DAL VULCANO MONTECRISTO IN TOSCANA?

Sicuramente non è un'area vulcanica molto nota, dal momento che si tratta di una remota isola al largo della Toscana che non possiede eruzioni storicamente conosciute.
Dal momento che ben poco si trova sull'isola vulcanica di Montecristo, quello che si è riusciti a estrapolare dalla rete è il fatto che si tratta di isola composta di roccia perolpiù granitica, il che spiega il motivo per la quale è tanto resistente all'erosione marina.
Recentemente strani fenomeni marini hanno sollevato alcune perplessità.
Negli ultimi giorni, esattamente poco a largo dell’isola di Montecristo, i naviganti hanno documentato e filmato la presenza di vere e proprie esplosioni di gas provenienti dal fondale sottomarino. Le autorità locali hanno fatto sapere nelle ultime ore che è tassativamente vietata la navigazione nell’area e che si tratterebbe di un fenomeno legato a motivi geologici. Secondo le primissime testimonianze, geyser alti fino a 10 metri si sarebbero levati dalla superficie dell’acqua e il fenomeno sarebbe durato diverse ore. Il Tirreno riporta anche le parole della Capitaneria di Porto, che conferma ‘’La presenza di fenomeni fisici presumibilmente riconducibili ad attività geologica sottomarina’’.
Nella stessa area, meglio conosciuta come Africhella o Scoglio d’Affrica, un isolotto con un faro che fa parte del Comune di Campo nell’Elba, tra il 2008 e il 2016 sono state segnalate diverse scosse sismiche di lieve entità, ma è anche l’area dalla quale sembrano provenire diversi dei “boati” che hanno scosso alcuni paesi dell’Isola d’Elba negli ultimi anni.
Stabilire se si tratta di fenomeni legati al vulcanismo al momento è difficile, tuttavia questo fenomeno avvenne anche di recente in un vulcano quiescente delle isole Eolie, chiamato Panarea.

Nel 2002 al largo delle coste avvenne una massiccia emissione di gas che durò per diversi giorni, legata principalmente a fenomeni di vulcanismo.
Solo nel 2009 è stato stabilito finalmente che l'isola si stava gradualmente deformando di pochi millimetri a causa della presenza di un corpo di magma in profondità.









Fonti:
http://www.centrometeoitaliano.it/terremoti-e-geofisica/isola-di-montecristo-fontane-di-gas-e-fango-vietata-la-navigazione-nellarea-20-marzo-2017-49181/?refresh_cens
http://www.lastampa.it/2009/10/30/italia/cronache/il-vulcano-di-panarea-attivo-X61eaLnE5oQl3i4PIwqBjP/pagina.html

venerdì 17 febbraio 2017

USCENDO DALLA MONETA UNICA FRANCIA E ITALIA RISOLVEREBBERO LE LORO DIFFICOLTA' ECONOMICHE

Francia e l'Italia potrebbe lasciare la zona euro e svalutare le loro valute nazionali, al fine di servire i loro obblighi in modo più efficiente, sostenere le esportazioni e migliorare il loro posizionamento del commercio internazionale, stimolare l'inflazione e aiutare la crescita economica complessiva.

Molte nazioni dell'Eurozona hanno trovato se stessi nel profondo del debito del settore pubblico a seguito delle conseguenze della grande recessione e la crisi del debito europeo dei primi 2010s, che è una delle ragioni che stanno dietro la corrente di crescente nazionalismo politico in diverse economie piuttosto prospere.
Uscendo l'euro e riportando (svalutate)le monete nazionali potrebbe contribuire a pagare i debiti, confermano i leader nazionalisti, ma anche stimolando l'inflazione e schiarire le prospettive di crescita.
E' abbastanza allarmante per molti investitori, tali opinioni sono sempre più di primo piano non solo sulla periferia dell'Europa, ma in nazioni che costituiscono il nucleo del ristretto mercato comune europeo.
Il fallimento del referendum costituzionale in Italia nel mese di dicembre ha aperto strada per il Movimento Cinque Stelle, mentre il Fronte Nazionale francese, guidato da Marine Le Pen, ha probabilità solide di vincere le elezioni di quest'anno.
Entrambi questi movimenti hanno a un certo punto o in un altro proposto ammaraggio l'euro e riportando la lira ed il franco, rispettivamente.
Infatti, sostituendo l'euro con le monete nazionali potrebbe aiutare l'economia nazionale francese o italiano a sbarazzarsi di malattie di lunga durata dell'euro.
Ad esempio, la zona euro è stato impantanata in quasi zero inflazione, soffocando la crescita economica, per almeno metà di un decennio, e lo stimolo monetario della Banca centrale europea (BCE), insieme con la recente svalutazione mite dell'euro, non sono riusciti nel risolvere tali problemi.
Le Pen, che è il candidato presidenziale francese con ottime possibilità di vincere le elezioni di quest'anno, ha detto che non fa alcuna differenza per i creditori della nazione in cui valuta la Francia devano rimborsare il debito pubblico, sia euro o franchi.
In Francia, il debito pubblico era pari a 93.5pc PIL nel 2013, e contando a causa della mancanza di crescita economica efficace e massicce pratiche di spesa sociale da parte della sinistra dell' incompetente amministrazione di Francois Hollande.
Le Pen ha suggerito che la Francia potrebbe uscire l'euro dopo le elezioni presidenziali nel mese di aprile, e la sua amministrazione avrebbe assunto il controllo della Banca di Francia, al fine di intraprendere una massiccia emissione di franchi.
La svalutazione che comporta renderebbe più facile per il servizio del debito della nazione, mentre l'inflazione più elevata e migliori prospettive del commercio estero dovrebbero stimolare la crescita economica interna.
"Gli investitori iternazionali dei mercati emergenti si aspettano rendimenti molto più elevati per il debito in valuta locale che in valuta forte, al fine di compensare il rischio di cambio. Mi aspetto lo stesso per la Francia in questo scenario, " spiega Yannick Naud di Ginevra a base di Banque Audi.
Rendimenti più elevati sui titoli governativi francesi significherebbe tassi di interesse più elevati e naturale sarebbe spingere la Banca di Francia per aumentare aggressivamente gli oneri finanziari nazionali.
Rispetto alla vacillante politica monetaria della BCE, dove i tassi ultra-bassi non possono aiutare la crescita economica più a lungo, a meno che il regolatore va più in profondità nel territorio negativo, un tale scenario potrebbe essere una soluzione, anche se un radicale.
Le Pen, di conseguenza, ha un solido punto: l'euro è uno scenario lento e, eventualmente, inutile per lo sviluppo economico, cosi facendo cosa ha la Francia da perdere?
Il suo punto di vista riflette anche il sentimento di rafforzamento della zona euro come un progetto che avvantaggia la Germania in primo luogo.
Francia e l'Italia potrebbero sentirsi svantaggiati e perdendo.
Nel frattempo, in Italia, dove la reintroduzione della lira sarebbe andato secondo lo stesso scenario come in Francia, la situazione è aggravata dalla crisi del settore bancario.
Le banche del paese, di fronte ad alti livelli di insolvenze sui prestiti al consumo, stanno lottando per attrarre capitale denominato in euro.
Con la (gravemente svalutata) lira, potrebbe essere una missione molto più facile.
Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha recentemente detto che l'euro è stato 15 pc sottovalutato in Germania, che aiuta le esportazioni tedesche in manufatti.
L'euro è solo 6 pc sottovalutato in Francia, anche se - la Francia è infatti svantaggiatA, Le Pen ha sottolineato, in termini di posizionamento del commercio internazionale.
La BCE si trova nella città tedesca di Francoforte - un'altra circostanza che potrebbe essere a disagio con una mente francese o italiana cosciente.
"I mercati hanno valutato il rischio" di una possibile Fraxit e Itexit con le successive svalutazioni monetarie in queste nazioni, spiegano gli analisti di Citigroup.
Ciò che la destra nazionalista in Francia e in Italia potrebbero attuare in termini di politiche economiche più ampie, è stato previsto nell'America do Trump e il post-Brexit UK: valuta più debole nazionale, alti dazi doganali sulle importazioni, dazi all'esportazione più bassi, maggiore inflazione, e lo stimolo fiscale.
Detto questo, le economie avanzate sono disposte ad attuare politiche economiche che hanno contribuito a un tempo via di sviluppo industrializzazione nel secondo tempo al 20 ° secolo.
"Il rischio che Italia o la Francia rifiutino la zona euro non è nemmeno valutato in remoto " spiega Frederik Ducrozet, di sede a Ginevra con Pictet Wealth Management .
"Se si è trasformasse in una possibilità reale, il deprezzamento sarebbe probabilmente massiccio e la minaccia di fuga di capitali sarebbe davvero aumentato in modo significativo con conseguenze molto negative per il settore bancario in particolare."
Un sacco è stato detto circa la fuga di capitali dal Regno Unito prima del referendum Brexit, ma non risultano essere stati in alcun modo drammatici dopo che la nazione in realtà ha votato il 23 giugno 2016.
Gli Stati Uniti, dopo l'elezione di Donald Trump, hanno anche goduto di un afflusso di capitali.
Tuttavia, un Frexit simultanea e Itexit sarebbe un enorme shock per i mercati internazionali, e per l'euro, come pure, e segna il ritorno del capitalismo industriale in Europa continentale.



Fonte:https://sputniknews.com/business/201702161050757479-frexit-itexti-eurozone/

giovedì 15 dicembre 2016

WALL STREET JOURNAL: LA RUSSIA NON E' UN PERICOLO PER GLI USA, IL PERICOLO SI CHIAMANO CRISI ITALIANA E ZONA EURO


WASHINGTON - "La nomina dell'amministratore delegato di Exxon Mobil, Rex Tillerson, alla guida del dipartimento di Stato Usa, e' forse la miglior risposta del presidente eletto Donald Trump al clamore circa la presunta intromissione della Russia nelle elezioni presidenziali statunitensi".
A scriverlo oggi, sul Wall Street Journal, è l'editorialista Holman W. Jenkins. "Tillerson non risponde al tradizionale profilo del diplomatico ne' puo' vantarne la formazione, ma ha una lunga esperienza di relazioni dirette con il presidente russo, Vladimir Putin, si e' sempre detto contrario alle sanzioni alla Russia e favorevole a una riappacificazione, ed e' certamente nella posizione di potersi confrontare con il Cremlino".
"Questo non significa - sottolinea Jenkins - che Tillerson sia un amico di Putin. Si tratta di un'accusa capziosa e del tutto insensata, specie se proiettata nel contesto di un leader dalle problematiche e dai dilemmi di Putin. Trump - prosegue l'editoriale pubblicato oggi - citando il caso della presunta intromissione della Russia nel processo elettorale Usa, fa bene a ricordare i fallimenti della Cia in merito alle presunte armi di distruzione di massa irachene, anche se non per le ragioni che pensa. Nessun presidente sano di mente lascerebbe che una singola provocazione o un rapporto d'intelligence determinino le sue scelte strategiche".
"A prescindere dall'approccio che il presidente eletto degli Stati Uniti riservera' alla Russia, Trump fa bene a non farsi trascinare in un confronto diretto con Mosca soltanto perche' i Democratici a Washington e certi repubblicani fanno chiasso in merito a qualche informazione che a torto a ragione - poco importa - accusa la Russia di aver provato a garantire l'elezione di Trump".
"Questo - sottolinea ancora l'editorialista - a meno di voler davvero sostenere con convinzione che sia stata Mosca a dettare, tramite oscure intromissioni informatiche, l'esito delle elezioni presidenziali o che il presidente eletto Trump sia davvero un fantoccio del Cremlino. Due sciocchezze assolute. Il presidente eletto degli Stati Uniti deve governare, e deve concepire a sangue freddo una politica in merito alla Russia, che e' potenzialmente l'attore piu' pericoloso sulla scena internazionale, senza dover puerilmente dimostrare che la sua amministrazione non e' manovrata da Putin".
"Trump - prosegue il Wall Street Journal - non ha torto a sospettare che i suoi detrattori e avversari vogliano servirsi dello spettro delle intromissioni russe per screditare la sua presidenza. Quanto alle eventuali intromissioni Russe nel processo elettorale - sostiene l'autore dell'editoriale - sarebbe piu' sensato supporre che il Cremlino prevedesse come chiunque altro una vittoria della democratica Hillary Clinton e che si sia servito delle rivelazioni a WikiLeaks per indebolirla una volta che quest'ultima avesse assunto la presidenza".
"Washington - afferma l'autore dell'articolo, Jenkins - farebbe bene a gestire i rapporti con la Russia con freddezza e circospezione, evitando confronti diretti con Putin proprio ora che il suo regime entra in una fase declinante. Putin non ha alcun piano di pensionamento e puntella sempre piu' il suo consenso domestico con un rischioso e insostenibile interventismo estero".
"Le qualita' del presidente eletto Trump saranno anche opinabili e ciononostante e' difficile sostenere che l'attuale politica statunitense fatta da Obama nei confronti della Russia sia stata un successo. Detto questo - conclude il Wall Street Journal - gli Stati Uniti potrebbero presto scoprire che il pericolo maggiore al loro benessere e alla loro sicurezza risiede non tanto nella Russia, ma in Italia: una crisi dell'Europa, o comunque della moneta unica, costituirebbero una minaccia reale per tutto quanto di buono Trump intende fare per l'economia statunitense".

Redazione Milano

Fonte:http://www.ilnord.it/c-5125_WALL_STREET_JOURNAL_MA_QUALE_PERICOLO_RUSSIA_IL_PERICOLO_PER_GLI_USA_SONO_LA_CRISI_DELLITALIA_E_LEURO_BOOM

martedì 6 dicembre 2016

''EFFETTO SCHIANTO RENZI'' COME ''EFFETTO BREXIT'': LA BORSA VOLA, LO SPREAD CROLLA!


MILANO - BORSA - Ora si può parlare apertamente di ''effetto Renzi'' nel senso che la sua sconfitta sta dando un enorme impulso positivo all'intera finanza italiana, esattamente come è stato per la vittoria del Brexit in Gran Bretagna. Piazza Affari è letteralmente decollata e corre sui massimi (Ftse Mib +2,2% a 17.427 punti), spinta dal maxi-rimbalzo verso l'alto del valore dei titoli bancari e dall'ulteriore allentamento dello spread che si porta sotto la soglia dei 160 punti. Tra le blue chip, in luce Mediobanca (+6,9%), Unicredit (+5,9%) e Ubi (+5,8%). In decisa controtendenza Mps (-4,2%): slitta il cda che oggi doveva lanciare l'aumento di capitale mentre l'Ad Morelli è in Bce per chiedere più tempo.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9777_EFFETTO_SCHIANTO_RENZI_COME_EFFETTO_BREXIT_LA_BORSA_VOLA_LO_SPREAD_CROLLA

lunedì 31 ottobre 2016

IL SISTEMA VULCANICO DEI COLLI ALBANI MANIFESTA SEGNALI DI RISVEGLIO


"I Colli Albani, l'area vulcanica alle porte di Roma, inizia a dare segni di un futuro risveglio". E a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche - Sapienza Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell'Università di Madison. Lo studio, illustrato da un abstract disponibile sul sito dell'Ingv, si riferisce all'area vulcanica che, alle porte della Capitale, è "rimasta in assoluto stato di quiete da 36.000 anni a questa parte".
L'analisi ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. "Il risultato sorprendente", afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV, "è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica".
Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell'indicare che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. "In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni: ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni", prosegue Marra.

Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. "A partire da 600mila anni fa", spiega il ricercatore dell’INGV, "ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio". Al momento attuale, si legge nell'abstract, gli indicatori geofisici indicano l’esistenza di un campo di stress estensionale ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.

Fonte:http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/29/roma-vulcano-dei-colli-albani-segni-risveglio_8iNnmIZVr3ruMT10kd8ERJ.html?refresh_ce

IL SISTEMA VULCANICO DEI COLLI ALBANI MANIFESTA SEGNALI DI RISVEGLIO


"I Colli Albani, l'area vulcanica alle porte di Roma, inizia a dare segni di un futuro risveglio". E a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche - Sapienza Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell'Università di Madison. Lo studio, illustrato da un abstract disponibile sul sito dell'Ingv, si riferisce all'area vulcanica che, alle porte della Capitale, è "rimasta in assoluto stato di quiete da 36.000 anni a questa parte".
L'analisi ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. "Il risultato sorprendente", afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV, "è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica".
Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell'indicare che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. "In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni: ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni", prosegue Marra.

Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. "A partire da 600mila anni fa", spiega il ricercatore dell’INGV, "ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio". Al momento attuale, si legge nell'abstract, gli indicatori geofisici indicano l’esistenza di un campo di stress estensionale ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.

Fonte:http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/29/roma-vulcano-dei-colli-albani-segni-risveglio_8iNnmIZVr3ruMT10kd8ERJ.html?refresh_ce

venerdì 28 ottobre 2016

IL PRIMO MINISTRO MAGIARO VIKTOR ORBAN COMPATISCE L'INCOMPETENZA DI MATTEO RENZI


"La politica interna italiana è un terreno difficile". All'indomani dell'entrata a gamba tesa del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, il premier Viktor Orbàn torna alla carica e attacca duramente Matteo Renzi.
"L'Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta - tuona il premier magiaro - mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso". Una dischiarazione di guerra che ha mandato su tutte le furie Renzi. Che rplica all'attacco: "Noto una certa preoccupazione negli amici dei Paesi dell'est, ma il tempo in cui l'Italia faceva il salvadanaio è finito".
A Bruxelles tira una brutta aria. Sul triennio 2014, 2015 e 2016 l'impegno dell'Italia ha visto l'arrivo sulle nostre coste, rispettivamente, di 170mila, 153mila e già oggi, al 26 ottobre, 155mila immigrati. "Presumiamo che alla fine dell'anno potremmo superare il dato straordinario del 2014", ammette il capo della Polizia Franco Gabrielli.
L'invasione, insomma, continua senza sosta.
E senza che il governo muova un solo dito. Oltre a tuonare contro Bruxelles per avere più soldi in cambio di una maggiore accoglienza, Renzi non fa. E, mentre le porte dell'Italia continuano a restare aperte, l'Unione europea non prende posizione per risolvere l'emergenza migranti.
"La compassione - tuona Orbàn nell'intervista settimanale alla radio Mr, riportata dall'agenzia Mti - non cambia il fatto che l'Italia ha il dovere di adempire agli obblighi di Schengen, ma non lo fa". "È anche vero che l'Ue non dà una mano in modo sufficiente all'Italia", ammette il premier ungherese che continuerà a opporsi alle quote migranti e, anzi, citerà in giudizio la Commissione Ue qualora Bruxelles non dovesse togliere la questione dall'ordine del giorno.
Non è certo la prima volta che l'Ungheria alza i toni con l'Unione europea.
Ma in questo braccio di ferro con Bruxelles adesso rischia di farne le spese l'Italia che da giorni chiede che chi non accetta le quote dei migranti venga punito. Nei giorni scorsi Renzi ha, infatti, minacciato di "mettere veto sul bilancio Ue se i Paesi dell'Est non accoglieranno i migranti". Il governo ungherese ha reagito duramente. Ieri il ministro Szijjártó ha apertamente accusato l'Italia di non rispettare le regole sull'immigrazine innescando una polemica pesantissima con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che lo ha invitato a non dare "lezioni" a Roma. Oggi Orbàn ha rincarato la dose definendo intollerabile considerare l'Ungheria "un Paese non-solidale". "Spendiamo molto per la difesa dei confini esterni dell'Unione europea - spiega Orbàn - siamo solidali con gli altri perché, spendendo molto per la difesa dei confini, sta difendendo la sicurezza anche dei Paesi oltre i suoi confini".

Le dichiarazioni di Orbàn hanno scatenato un'accesissima polemica in Italia dove da mesi il governo deve fare i conti con gli sbarchi che riversano ogni giorno migliaia di extracomunitari sulle nostre coste.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-orban-contro-renzi-nervoso-perch-difficolt-1324538.html

giovedì 6 ottobre 2016

NEGLI ULTIMI DUE ANNI 107.000 RAGAZZI ITALIANI SONO ANDATI A PRODURRE NEI TANTI PAESI MIGLIORI


L'Italia non è più un Paese per giovani, evidentemente il governo Renzi ha fallito tutte le politiche per il lavoro, a partire dall'evanescente legge denominata pomposamente all'americana ''Jobs Act''. Sono 107.529 infatti i giovani italiani espatriati nel 2015. Rispetto all'anno precedente a iscriversi all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (Aire) sono state 6.232 persone in piu', per un incremento del 6,2%. Sono fuggiti all'estero alla ricerca di lavoro i giovani tra i 18 e i 34 anni (39.410, il 36,7%); la meta preferita e' stata la Germania (16.568), mentre non il Sud Italia ma Lombardia (20.088) e Veneto (10.374) sono le principali regioni di emigrazione. Lo rileva il rapporto ''Italiani nel mondo 2016'' presentato oggi a Roma.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9607_OLTRE_107000_GIOVANI_FUGGITI_ALLESTERO_DA_LOMBARDIA_E_VENETO_A_CERCARE_LAVORO

lunedì 6 giugno 2016

IL BREXIT E' IN TESTA E IN GERMANIA IL 29% - OGGI - E' A FAVORE DEL GERMANEXIT (IN ITALIA LA PERCENTUALE E' DEL 57%)


Tra meno tre settimane - il prossimo 23 giugno - in Gran Bretagna ci sara' un referendum in cui ci sono buone probabilita' che i cittadini votino per uscire dalla UE e la cosa oramai non sorprende nessuno, a parte i soliti "terroristi della disinformazione" che spacciano per "catastrofiche" notizie come il vantaggio del Brexit nei sondaggi, ultimi due dei quali datati oggi.
E se c'è - e c'è - una censura globale sui benefici dell'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, benefici che riguardano anche qualsiasi altra nazione la vorrà seguire dopo il 23 giugno, figuratevi se non viene cancellata la notizia che addirittura in Germania sale a vista d'occhio la percentuale dei tedeschi che vogliono fare altrettanto.
Infatti, la vera sorpresa, rispetto il prevedibile voto britannico, sta nel fatto che anche in Germania cresce il numero dei cittadini che vuole uscire dalla UE e a tale proposito un recente sondaggio realizzato dall'Agenzia europea di sondaggi Yougov per conto del quotidiano Handelsblatt ha rivelato che il 29% dei tedeschi vuole uscire dall'Unione mentre a voler rimanere sono solo il 54% e il resto e' indeciso.
A prima vista potrebbe sembrare che i tedeschi amino la UE - dato che la maggioranza in base a questo sondaggio sembrerebbe di questo avviso - ma le cose non stanno affatto cosi' perche' solo pochi mesi fa la percentuale di euroscettici era molto piu' bassa, appena sopra l'8% e non e' da escludere che tra qualche mese la percentuale di coloro che vogliono uscire dalla UE continui ad aumentare. Di questo passo, a fine anno sarà maggioritaria.
Questi dati sono veramente sorprendenti per motivi molto concreti: perche' la Germania e' stato l'unico paese a guadagnare dall'essere membro della UE e i tedeschi sono sempre stati convinti eurofili.
Quindi, cosa spiega questo crescente e dirompente euroscetticismo?
Il primo fattore e' il dilagare della rabbia nei confronti del governo tedesco di Angela Merkel per come ha gestito la crisi greca, chiaramente i tedeschi non vogliono che i soldi delle loro tasse siano spesi per salvare la Grecia.
Il secondo fattore e' legato all'arrivo di un numero molto elevato di migranti, dei quali solo una parte otterrà lo status di rifugiato che ovviamente non fa che creare tensioni e molti vedono un legame tra la permanenza nella UE e l'invasione di persone provenienti dal terzo mondo.
Certo per ora potrebbe sembrare azzardato pensare che la Germania esca dalla UE, ma occorre ricordare che quando venne annunciato il referendum per il Brexit, un anno e mezzo fa, nessuno pensava davvero che gli elettori britannici potessero decidere di far uscire il loro paese dalla UE.
Eppure, questo sta per accadere e in questo campo le cose stanno cambiando davvero velocemente, quindi nulla va dato per scontato.
Cio' che colpisce invece e' la censura mediatica su questa notizia, come dicevamo prima, ma noi ovviamente non ci stiamo e speriamo che anche gli italiani inizino a ribellarsi a questa dittatura e pretendano dal nuovo governo, quando finalmente ci saranno le elezioni politiche nazionali, per prima cosa il referendum per chiedere agli italiani - come ha fatto il governo britannico - se intendono far rimanere l'Italia nella Ue oppure no.
E non si tratta di una richiesta campata in aria, quella del referendum per l'Italexit: i sondaggi in tal senso mostrano, l'ultimo è di 15 giorni fa, che gli italiani favorevoli all'uscita dalla Ue sono un'ampia maggioranza che supera il 57%. E dopo l'evidente disamoramento degli italiani per il Pd, come risulta evidentissimo dalle elezioni amministrative di ieri, al referendum sulla riforma-Boschi di ottobre, con la bocciatura, potrebbe davvero cadere il governo per la tonante sconfitta di Renzi, e seguirebbero nuove elezioni ed ecco che si potrebbe concretizzare il referendum per l'Italexit.
Qualcuno pensa che sia fantapolitica? Sbaglierebbe: tutto indica che le probabilità accada sono molto alte.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4885_IL_BREXIT_E_IN_TESTA_E_IN_GERMANIA_IL_29__OGGI__E_A_FAVORE_DEL_GERMANEXIT_IN_ITALIA_LA_PERCENTUALE_E_DEL_57

lunedì 23 maggio 2016

GLI EFFETTI CHE LA STUPIDA DECISIONE DELLE SANZIONI ALLA RUSSIA HA AVUTO SULL'ECONOMIA ITALIANA


Nel 2013 l'Italia era il secondo esportatore verso la Russia fra i Paesi UE con 10,8 mld di euro di export, un interscambio di 40 mld di euro e un tasso di crescita nell'ordine dell'8.4%. Secondo ISTAT nel 2015 il valore delle nostre esportazioni verso la Russia è calato di ben 3,7 miliardi di euro rispetto al 2013, anno precedente all'introduzione delle sanzioni, attestandosi a 7,1 miliardi.
Secondo uno studio del WIFO (The Vienna Institute for International Economic Studies) in UE sono stati persi 44 miliardi di export e 900mila posti di lavoro, con il rischio di perdere 100 miliardi e 2,2 milioni di posti di lavoro a regime.
L'Italia è fra quelli che rischia di pagare il conto più salato. Gli analisti del WIFO stimano infatti che l'Italia nel 2015 abbia perso ben 80.000 posti di lavoro per effetto delle sanzioni e 0,1% di PIL. Sempre per il WIFO, nel medio periodo l'Italia potrebbe perdere fino a 215.000 posti di lavoro e 7 miliardi di PIL (0,44%).
Le sanzioni hanno infatti alimentato una guerra commerciale che ha danneggiato tutti i comparti simbolo del Made in Italy, dall'alimentare alla moda fino alle auto. Ricordiamo innanzitutto che la Russia in risposta alle sanzioni ha istituito l'embargo totale per un'importante lista di prodotti agroalimentari, con decreto n. 778 del 7 agosto 2014 rinnovato con decreto n. 625 del 25 giugno 2015 e nuova scadenza il 5 agosto 2016. La lista dei prodotti con divieto di ingresso include frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia.
Ma oltre ai danni direttamente attribuibili alle sanzioni scontiamo pesanti costi dovuti a danni indiretti. Questi si riassumono in tre categorie:

1. Effetti depressivi e deflazionisti sul mercato europeo: l'eccedenza di prodotti senza sbocco sul mercato russo ha difatti determinato un crollo del prezzo di molti prodotti agricoli europei nel lattiero caseario, nella carne e nell'ortofrutta.
2. Sostituzione di prodotti italiani sul mercato russo: le quote di mercato faticosamente conquistate dai nostri esportatori col lavoro di anni fatto di passione, qualità e spirito di impresa sono state rapidamente distrutte e sostituite da prodotti di imitazione. Oltre al danno d'immagine infatti lo stop alle importazioni dall'Italia ha provocato in Russia un vero boom nella produzione locale o nell'importazione di prodotti Made in Italy taroccati, dai salumi ai formaggi — con la produzioni casearia russa che ha registrato un inatteso aumento del 30% grazie alle imitazioni di mozzarella, robiola o Parmesan. Lo stesso vale per prodotti tessili, materiali edili di pregio, macchinari e mobili. Si assisite inoltre all'emergere di fornitori concorrenti quali Argentina, Armenia, Azerbaigian, Belarus, Cile, Cina, Egitto, Israele, Marocco, Sudafrica, Tagikistan, Turchia e Uzbekistan. Tutto questo mentre l'export verso la Russia delle aziende statunitensi — paese-guida della coalizione pro-Ucraina e ispiratore delle sanzioni — registra nel 2015 un incremento del suo export verso la Russia del 23%, e la Germania stringe accordi con Putin per il gasdotto North Stream!
3. Perdite di quote di mercato in comparti non direttamente colpiti da sanzioni: a causa della guerra commerciale e delle tensioni provocate dall'irresponsabile conduzione della politica estera italiana ed europea l'Italia ha registrato crolli dell'export verso la Russia anche in altri importanti comparti, tra cui il turismo (dato della Banca d'Italia: —26,8% di viaggiatori russi in Italia nel periodo gennaio-novembre 2015 rispetto all'anno precedente, già in calo sul 2013). Complessivamente le perdite dell'export verso la Russia nei principali settori merceologici nel 2015 sono state le seguenti:
Settore Calo (2015 su 2013)
Prodotti agricoli -73,10%
Prodotti alimentari -33,90%
Prodotti tessili, abbigliamento e accessori -30,80%
Mobili -27%
Automobili -60,30%
Totale -25,20%


In conclusione le inutili sanzioni hanno comportato i seguenti danni certi o stimati per l'Italia:

-Calo export 2015 di 3,7 miliardi
-Perdita di PIL attuale dello 0,1%, in prospettiva del 0,44%
-Perdita diretta di posti di lavoro attuale di 80mila unità, in prospettiva di 215mila unità
-Calo del turismo russo in Italia del 35%
-Occupazione del mercato russo da parte di paesi concorrenti dell'Italia
-Danni consequenziali e indiretti come danni d'immagine del Made in Italy, calo dei prezzi internazionali dovuto alle eccedenze sui mercati.

Riteniamo che sia nell'interesse nazionale, della nostra impresa e dei nostri lavoratori che l'Italia abbandoni l'atteggiamento passivo tenuto fino ad oggi verso UE e USA e reclami con forza la fine delle inutili sanzioni, prima che i costi diventino insopportabili.
Riteniamo inoltre che sia nell'interesse dei cittadini europei ripristinare la piena collaborazione UE-Russia su temi cruciali come la sicurezza anti-terrorismo, oltre che in campo commerciale e culturale.
La senatrice Paola De Pin di Alternativa per l'Italia — Euroexit sta promuovendo una mozione parlamentare per la fine delle sanzioni. A lei va tutto il nostro supporto.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20160522/2729317/sanzioni-antirusse-danni-economia-italiana.html#ixzz49UiFSeFk

venerdì 13 maggio 2016

ITALIA: DAL KENYA IN 600.000 STANNO MARCIANDO VERSO L'ITALIA

All'origine del flusso la chiusura di due giganteschi campi profughi. Dati Onu: il nostro Paese supera di nuovo la Grecia per numero di arrivi

L'Italia corre il serio rischio di trovarsi tra agosto e settembre al centro di una migrazione dai contorni biblici.
Si parla di almeno mezzo milione di persone in viaggio dalla Libia verso le coste italiane. L'allerta è stata lanciata dal ministro degli Esteri dell'Uganda Kirunda Kivejinja e trova conferme in uno studio dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. «La chiusura dei campi profughi in Kenya provocherà l'arrivo nel Mediterraneo, e soprattutto in Italia, di almeno 600mila persone entro pochi mesi».
Che sarà un'estate particolarmente calda per gli sbarchi lo confida Kivejinja, che con i suoi 81 anni, è il decano dei politici dell'Africa nera. Ex docente di storia all'università di Kampala, era balzato agli onori delle cronache nel febbraio del 2013, quando al congresso dell'Unione Africana di Addis Abeba aveva denunciato (molto prima che scoppiasse lo scandalo) i finanziamenti concessi sottobanco dal Qatar ai Fratelli Musulmani dell'Egitto, alla guida spirituale Mohamed Badie e all'allora presidente Morsi. A destare preoccupazione è la decisione del governo del Kenya di chiudere i campi profughi di Dadaab e Kakuma, i più grandi al mondo, che ospitano centinaia di migliaia di rifugiati somali e sudanesi. La decisione è stata condannata dalle organizzazioni per la difesa dei diritti umani e per i rifugiati, sia interne che internazionali, ma il presidente keniota Uhuru Kenyatta non sembra in vena di ripensamenti. Il campo di Dadaab, che ospita circa 350mila rifugiati provenienti dalla Somalia, è ritenuto un rischio per la sicurezza del Kenya, che teme l'infiltrazione di estremisti islamici di Al Shabaab e il contrabbando di armi.
Secondo il governo di Nairobi i jihadisti somali avrebbero progettato, proprio da Dadaab, tre attacchi in larga scala, uno dei quali portato a termine: il massacro al campus di Garissa di un anno fa (147 studenti trucidati). «Con la chiusura dei campi, migliaia di disperati percorreranno la rotta a nord verso la Libia - continua Kivejinja - tra loro ci sono decine di jihadisti. Il Kenya lo sa bene e non vede l'ora di sbarazzarsene». L'altro campo, quello di Kakuma, ospita oltre 220 mila persone, prevalentemente in fuga dalla guerra civile che si sta consumando nel Sud Sudan. Le rivelazioni del ministro degli Esteri ugandese fanno il paio con il recente studio dell'Unhcr, secondo il quale l'Italia ha soppiantato la Grecia nel triste record di sbarchi, e la situazione è destinata a peggiorare.
Nel solo mese di aprile 9.149 migranti hanno raggiunto le coste italiane contro i 3.462 approdati in Grecia. Un mese prima 26.971 erano sbarcati in Grecia, e solo, si fa per dire, 9.676 sulle nostre coste. Sono gli effetti degli accordi siglati il 20 marzo tra l'Unione europea e la Turchia: il testo prevede che tutti i nuovi migranti irregolari, in viaggio dalla Turchia verso le isole greche, vengano ripresi da Ankara. Sono per lo più rifugiati e disperati provenienti da Siria, Iraq e Afghanistan. I richiedenti asilo che si fanno strada attraverso il Mediterraneo e l'Italia arrivano invece in prevalenza da Nigeria, Gambia, Somalia, Eritrea e altre nazioni dell'Africa sub-sahariana. È un assaggio di quello che potrebbe accadere in piena estate dopo la chiusura dei campi in Kenya. L'Alto commissariato, in una nota, fa appello al governo del Kenya affinché «riconsideri questa decisione ed eviti di intraprendere azioni che potrebbero essere in disaccordo con gli obblighi internazionali».

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/politica/esodo-biblico-kenya-600mila-verso-litalia-1257987.html

mercoledì 20 aprile 2016

TRE MILIARDI DI SPESA ITALIANA ALL'ANNO DAL 2014 PER SOSTENERE LA FOLLA DI IMMIGRATI


Ormai oltre la meta' della spesa che l'Italia sostiene per affrontare l'"emergenza profughi" riguarda le spese di "accoglienza" di migranti che tutto sono meno che profughi, spesa che nel 2015 ha raggiunto quota 51,2% del totale e nel 2016, secondo le stime pubblicate sul Def (approvato dieci giorni fa dal governo Renzi), arriveranno fino al 58,3% del totale della spesa che si prevede di sostenere nel 2016.

Spesa che sempre il governo Renzi ha stimato essere lo scorso ottobre di ben 3,3 miliardi di euro in contanti per il 2015 e che nel suddetto Def viene addirittura ritoccata al rialzo a quota 3 miliardi 427 milioni di euro per il 2016, senza scordare che la spesa del 2014 è comunque stata di oltre 3 miliardi di euro, sempre in contanti ovviamente.

Quindi, conti alla mano, il governo Renzi ha buttato nella spazzatura oltre un miliardo e mezzo di euro in contanti (il 51,2% dei 3 miliardi e 300 milioni di euro spesi nel 2015) per mantenere in Italia clandestini che invece doveva espellere, a norma delle leggi Ue e italiane. E si appresta a gettare sempre nel cesso quasi 2 miliardi di euro allo stesso modo nel 2016.

Una cifra, quella di 3 miliardi e 427 milioni di euro di spesa-migranti prevista per il 2016, che peraltro si riferisce all'ipotesi di uno scenario costante, ossia in assenza di un ulteriore acuirsi dell'invasione di clandestini africani dalla Libia, come invece previsto sia dall'Austria, che allarmata denuncia l'arrivo di 300.000 coi barconi nell'estate che sta per iniziare, sia dall'ambasciatore della Libia che giusto ieri ha dichiarato che sono pronti ad arrivare in Italia 500.000 migranti entro pochi mesi.

Nell'ipotesi, quindi, di un'invasione esplosiva, il costo sostenuto dall'Italia per la catastrofe migranti - se non verranno fermati in Libia - arriverà ad una stima complessiva per il 2016 di 4 miliardi 227 milioni di euro.

E sia chiaro che la fonte di questo dato come di tutti gli altri presenti in questo articolo è il Ministero Economia, che lo scrive nero su bianco nel Def 2016 datato 8 aprile, meno di due settimane fa.

Fermandosi allo scenario piu' cauto e più improbabile, quello di "soli" 3 miliardi 427 milioni di euro, il Def prevede nel dettaglio una spesa di 1 miliardo 982 milioni di euro per l'accoglienza (pari al 58,3%), di 870 milioni per il soccorso in mare (pari al 25,4%) e di 559 milioni di euro per istruzione e sanita' (pari al 16,3%). Da notare che la spesa sanitaria prevista è del tutto aleatoria perchè centinaia di migliaia di clandestini accedendo ai servizi sanitari nazionali senza spendere niente graveranno in modo devastante anche sulla spesa sanitaria che rimane fuori da questo calcolo.

In termini percentuali, l'incidenza dell'accoglienza sul totale delle spese non e' mai stata, storicamente, cosi' alta: nel 2011 contava il 36,2%, superando il 40% nel 2012 e 2013 e arrivando al 51% nel 2015, mentre la percenutale dei profughi sui migranti non è mai stata così bassa come in questo 2016: meno dell'1% secondo quanto riferito dalla Presidente del Comitato Schengen oggi.

La previsione 2016, come detto, arriva al 58,3%. Le altre due voci considerate (oltre all'accoglienza) sono il soccorso in mare e la sanita' e istruzione. Si tratta in entrambi i casi di percentuali inferiori rispetto a quelle degli anni passati: il soccorso in mare aveva raggiunto il massimo nel 2014, in coincidenza con Mare Nostrum, con il 44,5% della spesa totale di quell'anno utilizzata a quel fine.

Parlando di soldi, in termini assoluti il costo per l'Italia aumenterà nel 2016 rispetto al 2015 su ciascuna delle tre singole voci di accoglienza, sanita' e istruzione, come sta scritto sempre nel Def data 8 aprile 2016.

Descrivendo il contesto generale, il Def ricorda che nel 2014 e nel 2015 il numero di sbarchi di migranti clandestini sulle coste italiane ha superato i 150 mila l'anno, superando di gran lunga le tendenze dell'ultimo ventennio e anche i valori rilevati nel 2011 e 2012 di fronte alla cosiddetta emergenza umanitaria in Nord Africa. E' ina vera e propria invasione. E la certifica lo stesso governo nel Def, mentre Renzi e Alfano all'opinione pubblica raccontano che non c'è alcuna invasione.

Continuando a leggere il Def, i dati registrati nel primo trimestre 2016, si spiega, "confermano la situazione di eccezionalita', con circa 15 mila migranti approdati via mare contro i circa 10 mila dello stesso periodo sia nel 2015 sia nel 2014: a questi si aggiungono, sempre nei mesi invernali del 2016, ulteriori 2 mila arrivi via terra".

Anche le presenze nei centri di accoglienza, viene spiegato, segnano un picco: al 31 marzo 2016 sono circa 107 mila i migranti presenti nelle strutture governative, nelle oltre 1800 strutture temporanee e nel sistema Sprar: si tratta di quasi il doppio rispetto alle presenze registrate a fine 2014 e oltre dieci volte il dato medio del periodo 2011-2013.

I minori non accompagnati hanno superato le 10 mila unita' ponendo - dice ancora il Def - "un'enorme sfida in termini di adeguatezza degli alloggi, di supervisione e di introduzione scolastica. I richiedenti asilo, infine, sono piu' che triplicati tra il 2013 e il 2015, da 26 mila a oltre 83 mila domande. Da notare che a fronte di 300.000 migranti arrivati dal 1° gennaio 2014 al 31 dicembre 2015 - come certifica il Def - solo 83.000 hanno fatto domanda di asilo, ben 218.000 sono scappati e sono diventati vari e propri fantasmi dentro l'Unione europea dei quali non si sa più nulla.

Ora risulta molto più chiaro perchè l'Austria abbia schierato l'esercito lungo la frontiera con l'Italia, e lo stesso abbia fatto la Svizzera e perchè la Francia abbia deciso di prolungare fino a tutto luglio il blocco di Schengen mantenendo fitti e severi controlli alle proprie frontiere con l'Italia.

Ulteriore paradosso di questi dati - pubblici - è dato dal fatto che benchè siano pubblici e quindi disponibili a tutti i giornalisti di tutte le testate radiofoniche, televisive e della carta stampata italiane, nessuno ne scriva e ne abbia scritto da quando il governo ha emanato il Def.




Fonte:http://www.ilnord.it/c-4814_I_DATI_DELLINVASIONE_300000_CLANDESTINI_DAL_2014_3_MILIARDI_E_MEZZO_DI_SPESAANNO_PER_MANTENERLI_300000_IN_ARRIVO

lunedì 11 aprile 2016

L'ALBANIA CRESCE PIU' DELL'ITALIA


Il Pil dell'Albania è cresciuto nel 2015 del 2,61% (il triplo dell'Italia): lo rivelano i dati diffusi oggi dall'Istituto albanese delle statistiche, Instat, il quale ha pubblicato il rapporto sull'andamento dell'economia nel quarto trimestre dello scorso anno. Inizialmente il governo albanese aveva previsto un Pil al 3%. Lo scorso luglio pero' le autorita' hanno rivisto al ribasso le stime di crescita, con una riduzione di 0,3 punti percentuali, riducendoli poi di un altro 0,1 punto percentuale nel programma macroeconomico 2016-2019, pubblicato lo scorso febbraio. Nel primo trimestre del 2015, il Pil nazionale si e' attestato a 2,96%, scendendo poi nel 2° trimestre a 2,24%, per risalire al 2,98% nel 3° e attestarsi al 2,15% nel 4°.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-8698_LA_PICCOLA_ALBANIA_SEGNA_UNA_CRESCITA_DEL_PIL_NEL_2015_TRIPLA_DELLITALIA_26

mercoledì 16 marzo 2016

GIORGIA MELONI SI CANDIDA A SINDACO DI ROMA


Giorgia Meloni ha rotto gli indugi e ha deciso: "Mi candido per diventare sindaco di Roma". Quello che gli "avversari" (ex "amici" stile Berlusconi e il suo gioppino Bertolaso) considerano il suo punto debole, "una mamma non può fare il sindaco", Giorgia invece pnesa sia uno dei suoi punti di forza.
Questa, è Giorgia Meloni, che non soltanto annuncia la sua candidatura per il Campidoglio, ma ribalta le sibilanti accuse dello strano duo B&B e ne fa il contenuto personale della sua campagna elettorale: "La lupa che allatta i due gemelli - dice - è il simbolo di Roma". Come darle torto?
La sua, spiega Giorgia, sarà una campagna elettorale da mamma: "Non intendo strafare, i romani capiranno". E per l'annuncio la leader di Fratelli d'Italia ha deciso stamattina per la piazza del Pantheon. Avrebbe dovuto essere soprattutto un incontro con i cittadini ma lì davanti al monumento voluto da Agrippa s'è trovata di fronte una ressa di giornalisti e una calca enorme, la piazza è sembrata subito piccola per contenere tutta la gente che era arrivata per lei.
I media vengono spostati da una parte all'altra, si cerca una location adeguata. "Ma si devono vedere il Pantheon alle spalle e le bandiere tricolore", spiegano gli esponenti del partito che cercano di creare un minimo di organizzazione. Alla fine il 'mini comizio' Giorgia Meloni lo fa sulle scale della fontana e pazienza se il monumento non le fa più da sfondo: era l'unico modo per sottrarsi ad un bagno di folla incredibile.
"Ho deciso di correre per la carica di sindaco di Roma. E' una scelta che considero d'amore perchè la posta in gioco è alta", dice annunciando la sua discesa in campo. Giura che la questione della leadership del centrodestra non ha niente a che fare con la sua scelta, assicura che lei punta a "unire e non a dividere". Sceglie la strategia della mano tesa con Guido Bertolaso che appena un mese fa era il candidato di tutto il centrodestra e ora si ritrova a essere sostenuto soltanto da Forza Italia. "Non ha scaldato i cuori dei romani e non ha unito la coalizione. Mi rivolgo anche lui, non si faccia strumentalizzare e mi dia una mano per vincere", sottolinea.
E' l'offerta di un ticket? "Lui può decidere cosa fare, è uomo di concretezza - sottolinea Meloni - e abbiamo bisogno di concretezza". Una stoccata però la riserva a Silvio Berlusconi, che ha bocciato il modello del sindaco-mamma: "Nessun uomo può dire a una donna cosa può e cosa non può fare in ragione della sua gravidanza".
Tolto il sassolino dalla scarpa, partono gli appelli friendly sia a Matteo Salvini che al leader di Forza Italia perché, dice, "si può ancora vincere tutti insieme" e non consegnare la città ai grillini. Di certo il problema non è il segretario della Lega. "Il nostro obiettivo - spiega il numero uno padano - è arrivare con Giorgia Meloni al ballottaggio. A quel punto, se il centrodestra vuole, sarà unito e i romani ci daranno una mano".
Chi per ora appare irremovibile è invece Silvio Berlusconi. Con la leader di Fdi c'è stata oggi una telefonata definita "interlocutoria", ma già questa mattina in un intervento a Mattino5, il Cavaliere è stato netto: "Il candidato resta Bertolaso, vincerà al primo turno". Il che, ovviamente, è una sciocchezza.
Tuttavia, al di là della posta in palio, non che essere sindaco della Capitale sia cosa da poco, la convergenza tra Matteo Salvini e Giorgia Meloni ha uno obbiettivo ben più alto. In Italia, hanno capito i due leader, serve una grande destra democratica, repubblicana, popolare, e per adunarla l'unico modo è mescolare le acque dei due fiumi, quello del Nord di Salvini e quello del Centrosud dei Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Solo così, la Destra avrà la statura - e i voti - nazionale. E solo una destra forte, organizzata, con le idee chiare, troverà alleati al centro per governare il Paese.

In bocca alla Lupa, Giorgia.

Max Parisi

Redazione Milano.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4747_GIORGIA_MELONI_LANCIA_LA_CORSA_PER_IL_CAMPIDOGLIO_E_LADUNATA_A_DESTRA_HA_INIZIO

giovedì 3 marzo 2016

SCOPERTO RIFONFIAMENTO VULCANICO SOTTO IL GOLFO DI NAPOLI


Un articolo sulla rivista Nature, dal titolo ""Seafloor doming driven by degassing processes unveils sprouting volcanism in coastal areas," conferma la scoperta di una cupola / rigonfiamento del fondale attiva nel Golfo di Napoli.
Una campagna oceanografica che coinvolge il CNR / Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'INGV e l'Università di Firenze ha istituito nel 2014 un nuovo modello digitale del terreno, mostrando che il fondo marino a sud del porto di Napoli caratterizzato da una leggera pendenza interrotta da una struttura a cupola sotto il nome di Banco della Montagna / BdM.

Questa struttura a cupola, a 5 km a 5,3 km / ~ 25 km², cresce ad una profondità di 100 a 170 metri e domina il fondale di 15-20 metri.
La sua morfologia in Hummock si compone di 280 crateri subcircolari a bocca ellittica, 665 coni e 30 zone di emissione di fluidi, che rappresentano il top delle strutture crostali superficiali tra pagode (forme colonnari costituite da sedimenti caotici, pomice e sabbia), con fratture e corrugamenti che interessano il fondo marino di oggi.
Trentasette zone che emettono gas sono stati identificate con l'osservazione diretta da parte di un ROV, caratterizzata da fluidi acidi e nessuna o una scarica molto lenta di fluidi caldi e salamoie.

La composizione dei gas presso il Banco della Montagna è compatibile con una sorgente del mantello con l'aggiunta di fluidi in connessione con le reazioni di decarbonatazione delle rocce della crosta terrestre.
L'Allineamento circa est-ovest del Banco della Montagna e i vulcani di Ischia, Campi Flegrei e Vesuvio , così come la composizione dei gas di scarico, indicano che i gas rilasciati dal mantello sotto l'area napoletana vulcanica sono mescolati con quantità crescenti di fluidi crostali in movimento da ovest a est, da Isschia al Vesuvio.
Secondo Guido Ventura, un ricercatore dell'INGV, "siamo in presenza di un'attività correlata a un fenomeno vulcanico non correlato, per il momento, ad una risalita diretta di magma, ma come già sottolineato in precedenti esperimenti in Giappone, Isole Canarie e Mar Rosso , queste manifestazioni in alcuni casi precedono la formazione di vulcani sottomarini ed esplosioni idrotermali ".
Ha concluso dicendo che" lo studio di questa zona oggi rappresenta un punto di partenza per comprendere l'attività vulcanica sottomarina nelle zone costiere ".


Fonte:http://www.earth-of-fire.com/2016/03/activity-of-suwanosejima-fuego-masaya-and-discovery-of-a-lava-dome-in-the-gulf-of-naples.html

mercoledì 2 marzo 2016

PUTIN CAMMINA DA SOLO PER STRADA, IN ITALIA NESSUN POLITICO NE HA CORAGGIO


Video pubblicato da Russia Today che mostra Vladimir Putin camminare solo serenamente per le strade di Mosca, accompagnato solo all'uscita e poi lasciato proseguire da solo.
Non conosciamo i motivi di quell'evento in particolare ma ci sorprende in occidente vedere un primo ministro camminare solo lungo le strade della propria città,
Noi siamo abituati a vedere qualsiasi sotto segretario camminare con la scorta. Evidentemente i politici in Italia sono ben consapevoli che rischiano grosso perchè il popolo ha del grosso risentimento verso di loro.
Immagini che probabilmente nn vedremo mai in Italia, per via della qualita' della nostra poliitica e dei politici protagonisti di questa stessa politica che si spaventa della rabbia del proprio popolo seviziato e svenduto.


Fonte:http://www.videosenzacensura.info/video/putin-cammina-solo-senza-scorta-in-129260/

martedì 23 febbraio 2016

WIKILEAKS: DOCUMENTI CONFERMANO CHE L'NSA SPIAVA BERLUSCONI

L'organizzazione creata da Julian Assange diffonde documenti che dimostrerebbero il monitoraggio delle comunicazioni dell'allora premier italiano nei mesi che portarono alle dimissioni del suo governo.

Un team di testate giornalistiche internazionali ha pubblicato in queste ore una serie di documenti riservati dell'intelligence Usa, trafugati e messi a disposizione dall'organizzazione di whistleblower Wikileaks, da cui si viene a sapere dell'intensa attività di spionaggio messa in atto dagli Stati Uniti nei confronti del governo italiano nel 2011.
Nelle pagine di brogliacci della National Security Agency americana, pubblicati in Italia dai giornali la Repubblica e l'Espresso, anche la prova di intercettazioni telefoniche dell'allora premier Silvio Berlusconi e del suo entourage. Dai cablo resi noti da Wikileaks è possibile capire che l'amministrazione Usa fosse molto interessata alle sorti del governo Berlusconi nel 2011, pochi mesi prima della sua caduta.
In particolari sono presenti report dettagliati su conversazioni avute da Berlusconi con Angela Merkel, Nicholas Sarkzozy nell'ambito della crisi delle finanze italiane di quei mesi. Ancora prima, nel marzo 2010, gli 007 americani prendevano nota dei colloqui avuti da Berlusconi con Benjamin Netanyahu, nei mesi della massima crisi diplomatica di Israele con gli Usa seguita all'annuncio di nuove colonie nella West Bank.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160223/2153386/wikileaks-usa-spionaggio-berlusconi.html#ixzz410Sm3a4A

lunedì 25 gennaio 2016

UN MILIONE IN PIAZZA PER LE UNIONI OMOSESSUALI? NON SUPERAVANO I CINQUANTAMILA


Repubblica parla di “invasione delle piazze”. Il Fatto Quotidiano si spinge ancora più in là: “L’arcobaleno ha numeri da Family Day”.
Tutti danno per veri i numeri fatti girare dall”Arcigay al termine della manifestazione #Svegliatitalia. “Nelle cento piazze – ha detto ieri sera – erano presenti un milione di persone”. La cifra, ovviamente inverificabile, è costuita ad hoc per sfidare il Family Day che sabato prossimo si terrà al Circo Massimo. Lì, infatti, ci sta circa un milione di persone. Far vedere che i due movimenti, quello che sostiene le unioni civili e quello che difende la famiglia tradizionale, è un giochetto mediatico che favorire la sinistra che in questi giorni deve far passare il ddl Cirinnà in parlamento. Peccato che ieri pomeriggio non sono scese in piazza un milione di persone.
“Nella piazza più affollata, quella del Pantheon a Roma, dichiarano mille persone – commenta Mario Adinolfi su Twitter – forse sono 500. E il 30 diranno che non eravamo un milione”. Un milione diviso 100 piazze fa 10mila persone a piazza. Se si guarda il dato singolo si capisce subito che c’è qualcosa che non torna. Piazza del Pantheon, location scelta per il #Svegliatitalia a Roma, non è certo adatta a raduni oceanici. Anzi. Gli organizzatori sono vaghi. Parlano di “migliaia di persone in piazza”. Impossibile però pensare che davanti al Pantheon si siano stipati in 10mila. Lo stesso vale per le altre città.
A Milano la comunità arcobaleno si è ritrovata in piazza della Scala. Un quadrilatero di poco conto, appena 70 metri per 70 metri. Anche qui si sbandiera la partecipazione di “migliaia di cittadini”. Ma sono molti sui social network a ridimensionare i partecipanti ad appena un migliaio, niente di più. E, se andiamo oltre a Milano e Roma, resta poco.
Una piazza importante è stata sicuramente quella di Napoli. Ma anche in piazza Plebiscito, spiegano gli stessi organizzatori, hanno sfilato solo “alcune migliaia di persone”. Insomma, arrivare al milione è impossibile. Ma è impossibile anche solo avvicinarsi. Eppure la maggior parte dei media ha preso per le cifre diramate dall’Arcigay.
Secondo Carlo Giovanardi, “la vergognosa disinformazione fornita dalla tv di Stato e dalla maggioranza dei media sulle manifestazioni ieri ha l’evidente scopo politico di equiparare preventivamente le piazze Arcobaleno al Family day di sabato prossimo”. “Soltanto analfabeti o persone in perfetta malafede possono acriticamente parlare della presenza di un milione di persone – prosegue il senatore – quando anche pazientemente sommando i già gonfiatissimi dati forniti dagli organizzatori città per città si fa fatica ad arrivare a 50.000.


Fonte:http://www.imolaoggi.it/2016/01/25/un-milione-in-piazza-per-le-unioni-gay-bugie-erano-circa-50mila/

martedì 19 gennaio 2016

MINIME MOLTO BASSE IN QUASI TUTTA ITALIA


Questa mattina l’ondata di freddo si è ben sedimentata al suolo, generando minime molto basse su quasi tutta la Penisola, che è sprofondata sotto lo zero, ma un gran freddo è presente anche in quota, su Alpi ed Appennini.
Sulle Alpi si segnalano le minime di -16,0°C sul Monte Paganella, -15,6°C° al Passo Resia, -14,8°C a Dobbiaco, -14,5°C a Vipiteno. -20,2°C a Santa Caterina Valfurva (SO).
Ma minime di grande rilievo si sono registrate su alcune vallate in quota dell’Italia Centrale, come, ad esempio, i -18°C registrati stamani a Castelluccio di Norcia, ed i -13,8°C al Passo del Colfiorito, in Umbria, -12,4°C ad Ussita, nelle Marche, -12,7°C a Campochiaro, nel Molise, -6,7°C ad Orto di Zolfo, in Puglia.
Freddo anche sui Passi Dolomitici attorno ai 14-15°C sotto lo zero, ed una minima registrata ieri di -25,4°C a Punta Rocca sulla Marmolada e -20,2°C stamani a Predoi e -16,7°C sull’Altopiano di Asiago.
Minime straordinariamente basse si sono invece raggiunte in Abruzzo.
L’Altopiano delle Cinque Miglia, ha misurato uno straordinario valore minimo di -25,4°C!

Fonte:http://freddofili.it/2016/01/19/minime-molto-basse-italia-in-gran-parte-sotto-lo-zero/

martedì 12 gennaio 2016

SICILIA: NUOVI VULCANI DI FANGO IN ERUZIONE


Quattro nuovi vulcani di fango si sono formati il 7 gennaio alle 07:30 a Paterno, via Salé, nel cortile di una casa privata.
Un rumore come bollente ha attirato l'attenzione dei residenti a pochi passi dalle Salinelle dei Cappuccini e si sono trovati di fronte ad una colata di fango in due ore, che si è sviluppata su un'area di 200 metri in pendenza della strada.
I vigili del fuoco sono intervenuti e i servizi comunali per consentire l'accesso a un alloggio e costruire un tubo per drenare eventuali nuovi smottamenti.
Il flussi si sono interrotti il 9 gennaio.

In passato, l'attività di Salinelle ha già prodotto all'esterno dei siti noti come Salinelle dei Cappuccini e Salinelle del Fiume.
Lo scorso agosto, tre vulcani di fango si erano formati nella zona di Sami.
Questo evento di vulcanismo secondario denominato "Salinelle", è caratterizato da crateri di fango, e l'emissione di anidride carbonica, metano e gas legati a eventi vulcanici.


Fonte:http://www.earth-of-fire.com/2016/01/the-salinelle-of-paterno-erupting.html

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