ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Egitto. Mostra tutti i post

giovedì 9 febbraio 2017

PERCHE' LA FEDERAZIONE RUSSA STA DOMINANDO IL MEDITERRANEO?

Approfittando della mancanza di unanimità in seno all'Unione europea e l'incertezza della politica estera USA, la Russia sta costruendo stretti legami con i paesi del Mediterraneo.

Attualmente vi è un "ottimo sostituto" in corso nella regione, con Mosca che guardando l'accesso a basi navali in Libia e in Egitto, afferma un rapporto da militari francesi.
Questo indica la risoluzione della Russia di riprendere le posizioni una volta perse nel Mediterraneo.
Secondo TTU, negli ultimi anni, la Russia ha acquisito alleati che possono aiutare a rafforzare la sua influenza in Medio Oriente, tra cui la Siria, l'Egitto, l'Algeria, la Libia e il Marocco.
Tutti questi paesi sono partner di Mosca in una cooperazione militare e tecnica.
In cambio di forniture di armi, i paesi mediterranei sono pronti a concedere l'accesso ai loro porti alla marina russa, secondo il rapporto.
Inoltre, il Ministero della Difesa russo è in trattative su come ottenere l'accesso alle basi aeree navali, in particolare, un aeroporto nella città egiziana di Sidi Barrani.
Il rapporto non ha fornito informazioni dettagliate sulle condizioni proposte dalla Russia.
Secondo TTU, Mosca non vuole prendere basi sul contratto di locazione.
Le loro infrastrutture potrebbero essere utilizzato per il parcheggio e il rifornimento di carburante alle navi russe.
Tuttavia, se i colloqui avranno successo la Russia ha la possibilità di stabilire una presenza militare permanente nel Mar Mediterraneo.
Gli analisti francesi hanno detto che un tale scenario non può essere escluso.
L'eventuale successo militare e diplomatico è già solidificata da un buon rapporto tra il presidente russo Vladimir Putin e leader egiziano Abdel Fattah el-Sisi.
Allo stesso tempo, Mosca sta ricostruendo i legami con Tripoli.
TTU stima che la Russia e la Libia possono trovare $ 1600000000 di forniture di armi in affare, tra cui aerei, carri armati e difese missilistiche.
Ricostruire la presenza militare nel Mediterraneo è uno degli obiettivi scritti in una nuova edizione della dottrina marittima della Russia.
È interessante notare che la versione aggiornata del documento è stata presentata due mesi prima che la Russia lanciasse la sua operazione militare in Siria.
Durante la campagna, le navi da guerra russe forniscono copertura per le missioni aeree e conducono attacchi missilistici contro i terroristi.
Un altro compito importante è quello di monitorare i controversi movimenti delle forze navali della NATO.
Le forze navali della Russia sono schierati al largo della costa siriana a rotazione, quindi di fatto vi è una presenza navale russa permanente nel Mediterraneo.
Accordi preliminari con altri paesi per l'uso dei loro porti facilitano la preparazione per le lunghe operazioni navali, in particolare fornendo sostegno e assistenza in caso di una situazione di forza maggiore. Questo è il motivo per cui la Russia è ora in trattative con il Marocco, l'Algeria, Libia ed Egitto.
I quattro paesi del Nord Africa coprono il 90 per cento della costa sud del Mediterraneo.
Dopo il crollo dell'Unione Sovietica, l'unica struttura della Russia nel Mediterraneo era una base di rifornimento della marina in Siria, Tartus.
Dall'inizio della campagna militare in Siria, la Russia sta trasformando la struttura in una moderna base navale.
Il 18 gennaio, Mosca e Damasco hanno firmato un accordo che consente la distribuzione di un massimo di 11 navi russe al porto.
Gli analisti dicono che la Russia userà la base Tartus come il fulcro delle sue attività militari nel Mar Mediterraneo.
L'anno scorso, i sistemi di guerra elettronica Krasukha e le difese missilistiche S-300V4 sono stati schierati vicino alla base.
Gli esperti suggeriscono che Mosca può anche distribuirli ai supplementari sistemi antiaerei della zona, così come i sistemi anti-nave costa a base di Bal e Bastion.
Il dilagare della componente offensiva e la distribuzione di navi da guerra russe ai porti del Mediterraneo giocherà il ruolo chiave per garantire la sicurezza per la forza navale della Russia nella regione.
La marina russa ha in servizio più di 30 grandi navi da guerra, 21 navi anfibie e oltre 50 sottomarini, di cui 16 sottomarini che trasportano missili balistici e 15 sottomarini armati di missili da crociera.
Tuttavia, la marina può implementare rapidamente al Mediterraneo fino a 20 navi e sottomarini, principalmente dalla Flotta del Mar Nero.
Ad esempio, ad una squadra del nord della flotta ci vogliono almeno due-tre settimane per recarsi nella regione.
In teoria, si può essere bloccati nel Mare del Nord o nel Canale della Manica.
Allo stesso tempo, il Mediterraneo è dominato dagli Stati Uniti una flotta di sei con sede a Napoli, Italia.
A rotazione, la regione è sorvegliata da portaerei uno-due, decine di navi da guerra e sottomarini.
Inoltre, a differenza della Russia, l'esercito americano può effettuare operazioni di sbarco nella regione.
Secondo l'esperto militare Vadim Soloviev, Mosca prende vantaggio significativo politico e militare della cooperazione con Cairo e Tripoli.
"L'Egitto e in particolare la Libia sono stati colpiti duramente dalla primavera araba approvata dagli Stati Uniti. Accolgono la cooperazione con la Russia per contrastare l'egemonia statunitense," spiega Soloviev.
L'esperto ha osservato che se i colloqui con i paesi del Mediterraneo hanno successo la Russia rafforzerà in modo significativo le sue posizioni nella regione.
Ha anche suggerito che questo può dare alla Russia leva sopra la NATO.
"La Russia non ha intenzione di costruire basi permanenti in Medio Oriente al fine di prevenire le tensioni che alimentano con la NATO.
Basi permanenti sono anche troppo costose per Mosca. Ma la marina russa vuole essere sicuro che la sua nave può sempre ricevere l'assistenza nei porti amichevoli, "ha detto Soloviev.

Fonte:https://sputniknews.com/military/201702091050506738-russia-military-mediterranean/

mercoledì 16 novembre 2016

L'EGITTO DIVENTERA' UN NUCLEO DI POTENZA ELETTRICA REGIONALE

Le autorità egiziane cercano di trasformare il paese in un centro regionale di settore dell'energia elettrica, data la sua posizione strategica e le capacità, conferma il portavoce del ministero dell'Elettricità e dell'Energia Rinnovabile.

"Abbiamo l'ambizione di rendere l'Egitto il centro regionale dell'energia elettrica, tenendo conto della sua posizione strategica, e frontiere comuni con diversi paesi", ha detto Ayman Hamzah a RIA Novosti. Secondo lui, la rete attualmente esistente collega l'Egitto e la Giordania, e ha una capacità produttiva di 450 megawatt.
"Questa griglia crescerà e si espanderà dalla Giordania alla Siria, il Libano, l'Iraq", ha detto Hamzah.
Per quanto riguarda la griglia egiziano-libica esistente con una capacità di 200 megawatt, si estende anche ad altri stati del Maghreb, vale a dire Algeria, Libia, Mauritania, Marocco e Tunisia.
Hamzah ha aggiunto che il governo ha elaborato un progetto, che mira a collegare Egitto con i Paesi del Golfo Persico attraverso le reti elettriche dell'Arabia Saudita.
"Questo è un progetto da 3.000 megawatt, e stiamo già prendendo le misure sulla sua attuazione", ha detto, aggiungendo che il progetto prevede di far passare i cavi di superficie e sottomarini.
Hamzah ha anche ricordato che c'era l'idea di collegare le reti elettriche di Egitto e Sudan.

Fonte:https://sputniknews.com/business/201611161047508100-egypt-energy-hub/

martedì 4 ottobre 2016

ESERCITAZIONI MILITARI CONGIUNTE TRA LA REPUBBLICA ARABA D'EGITTO E LA FEDERAZIONE RUSSA


Via alle esercitazioni militari congiunte con l'Egitto per i militari russi per le prime manovre in Africa delle forze di Vladimir Putin. Un'unità di paracadutisti russi si eserciterà, insieme agli egiziani, a "localizzare e distruggere gruppi armati illegali basati nel deserto", come ha spiegato il ministero della Difesa citato dall'agenzia russa Tass. Esercitazioni per altri cinquemila paracadutisti russi sono state fissate da oggi lunedì 3 ottobre ai confini occidentali e nel centro del Paese (dalle basi di Kresty, nella regione di Pskov, e da quella di Ivanovo-Severny, Kostroma e Yaroslav).
E questo è solo uno della lunga serie di passi che Russia ed Egitto faranno insieme. Solo poco tempo fa il presidente egiziano Al Sisi si era recato da Putin, riporta Panorama, sia per il nuovo ruolo assunto da Mosca, sia perché dietro la Fratellanza Musulmana, suo principale nemico, ci sono Stati Uniti e Arabia Saudita. Insomma, i rapporti tra i due Paesi non sono stati così stretti dai tempi di Nasser. Un'alleanza che ha avuto risvolti inaspettati come la collaborazione tra l'esercito israeliano e quello egiziano, fatto senza precedenti, per combattere l'Isis sul Sinai.

Fonte:http://www.liberoquotidiano.it/news/esteri/11982604/vladimir-putin-esercitazioni-militari-egitto-isis.html

venerdì 1 aprile 2016

L'EGITTO RAFFORZA LA SICUREZZA NAZIONALE


L’Egitto rafforza i servizi speciali e di sicurezza per contrastare le azioni distruttive dei gruppi terroristici eterodiretti, in particolare nella penisola del Sinai e la resistenza dei Fratelli musulmani clandestini. L’incapacità di sconfiggere il terrorismo in altre regioni di mostra che i servizi speciali egiziani non possono ancora contrastare la minaccia. Perciò Cairo compie passi per aumentarne l’efficienza. Il Dipartimento di Ricerca Tecnica (TRD) della Direzione Generale dell’Intelligence (GID), svolge un ruolo importante nella sicurezza dell’Egitto. TRD è responsabile del monitoraggio delle conversazioni telefoniche, di internet, della video-sorveglianza di città e confini. Inoltre, TRD monitorerebbe le comunicazioni di quasi tutti i vertici civili e militari egiziani. Gli esperti ritengono che Muhamad Anwar Sadat, terzo presidente d’Egitto, decise di monitorare e controllare l’opposizione nel Paese. Il monitoraggio delle ONG e dei media finanziati dall’estero rimane principale compito del TRD.
In altre parole, è l’analogo egiziano della National Security Agency degli USA.
Il TRD viene descritto come ufficio del GID e tuttavia appare indipendente, con propri bilancio ed operazioni. In effetti, il TRD è supervisionato direttamente dal Presidente egiziano Abdalfatah al-Sisi. Il direttore del TRD è il ‘Dr Layla’, persona ignota anche ai dirigenti del TRD. La società tedesca-finlandese Nokia Siemens Networks (NSN) e la società di tecnologia della sorveglianza italiana Hacking Team sono i principali rifornitori tecnologici del TRD. Ciò che è noto dai documenti trapelati è che il TRD avrebbe acquisto dalla NSN un sistema d’intercettazione, un centro di monitoraggio e una rete X25, tecnologie che consentono l’accesso a Internet via dial-up. Le prime due tecnologie permettono una sorveglianza massiccia al TRD.
In totale, NSN fa fornito al TRD 25 diverse tecnologie. Un’altra società collegata con il TRD è la società della Siemens German Telecommunication Industries (EGTI). La sua specializzazione è il monitoraggio della rete dei cellulari. Hacking Team ha fornito al TRD attrezzature e programmi del Remote Control System (RCS). Questo sistema costa circa 1 milione di euro e permette al TRD di accedere a server e reti di giornalisti e partiti in Egitto e altri Paesi. Ora, TRD stipula contratti con l’A6 Consultancy and Solve IT tramite il GNSE Group affiliato all’azienda egiziana Mansur Group. L’obiettivo è rafforzare la sicurezza delle informazioni e delle telecomunicazioni governative. Separatamente, il TRD negozia un contratto da 2,4 milioni di euro con Hacking Team per acquistare diversi sistemi di hacking e sicurezza informatica. Risultato del contratto, la TRD dovrebbe avere accesso a comunicazioni elettroniche attraverso dispositivi Apple.
Considerando tutte le informazioni disponibili, appare chiaro che l’Egitto compie sforzi significativi per sviluppare l’infrastruttura d’intelligence che dovrebbe permettere al governo d’impedire attentati e sconfiggere il terrorismo nella regione. Se questi problemi saranno risolti, le autorità egiziane probabilmente utilizzeranno l’infrastruttura contro avversari interni ed esteri. Ciò è particolarmente evidente con la chiara volontà dell’Egitto di espandere l’influenza in Medio Oriente.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/03/31/legitto-rafforza-la-sicurezza-nazionale/

lunedì 8 febbraio 2016

L'IRRUZIONE DELLA REPUBBLICA CINESE IN MEDIORIENTE


Pechino prepara un accordo di libero scambio con i Paesi del Golfo Persico, e con l’Iran prevede di aumentare gli scambi a 600 miliardi di dollari all’anno, collegando questi Stati alla nuova Via della Seta.
L’anno scorso con la firma di accordi di libero scambio con 11 Paesi del Pacifico, gli USA, in termini economici, hanno attuato la famosa strategia del “contenimento” dell’espansione militare dell’Unione Sovietica durante la Guerra Fredda. Solo che questa volta l’obiettivo è limitare l’espansione economica della Cina cui, in linea di principio, viene permesso di aderire al patto del Pacifico, ma i cui standard sui mercati liberalizzati e la tutela dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente, in sostanza, impediscono alla Cina di aderire. Washington così riesce a rallentare la Cina nel rafforzare i legami economici con i partner naturali dei Paesi vicini. Ma Pechino si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere nella regione dove gli Stati Uniti finora avevano un’intoccabile influenza politica e militare: il Medio Oriente.
L’accordo di libero scambio tra Cina e i sei Paesi del Golfo Persico, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrayn, Qatar, Quwayt e Oman, che dovrebbe essere firmato entro la fine dell’anno, è stato annunciato durante la visita del Presidente cinese Xi Jinping a Riyadh. Xi Jinping non ha dimenticato il Paese più potente sul lato opposto del Golfo, l’Iran, dove si è convenuto che gli scambi tra Pechino e Teheran nel prossimo decennio aumentino di oltre dieci volte, a 600 miliardi di dollari l’anno. Oltre al Golfo, il canale di Suez, importante rotta per le merci cinesi, e l’Egitto non viene evitato dal tour di Xi Jinping in Medio Oriente. A Cairo ha firmato un memorandum sulla cooperazione con la Nuova Via della Seta cinese, la catena delle infrastrutture intercontinentali per inviare i prodotti cinesi nei mercati esteri.

“La Cina si prepara con mezzi economici e politici ad irrompere sul campo in cui gli Stati Uniti avevano finora un’intoccabile influenza politica e militare. Dove gli USA inviano truppe, la Cina invia industriali“.
Pechino lo scorso anno ha concluso, quasi di fretta, una serie di accordi di libero scambio, aprendosi ai mercati di Australia e vari Paesi del Sud America e dell’Asia.
Anche se rallentata, è la seconda economia più potente del mondo con ancora un tasso di crescita invidiabile.
Sulla lista dei Paesi con cui firmare un accordo di libero scambio ce n’è un altro del Medio Oriente, Israele. La Cina ha già un notevole scambio commerciale con i Paesi del Golfo Persico e della regione, da cui riceve più della metà dell’energia. Si stima che in 20 anni la Cina abbia importato più petrolio degli Stati Uniti, sempre più indipendenti perché finalmente producono abbastanza “oro nero” da esportarlo.
In questo contesto, i Paesi del Golfo fanno meno affidamento sugli Stati Uniti e sono anche visibilmente insoddisfatti da Washington, loro fedele alleato, che ora dimostra minore disponibilità all’intervento militare nella regione.
Dopo il ritiro militare degli Stati Uniti si apre lo spazio per la Cina all’innovazione economica e, assieme agli sforzi diplomatici intensificati sulla Siria e per tentare di mediare tra Riyadh e Teheran, rafforzare l’influenza politica in Medio Oriente: anzi, è probabile che sarà considerevolmente più difficile che nei deboli Paesi dell’Africa, in cui la Cina ha investito molto ed è pronta per aggiungervi altri 60 miliardi di dollari nei prossimi tre anni.
Su quel continente Pechino apre la sua prima base militare all’estero, a Gibuti, le cui rive si affacciano sulle rotte dell’enorme trasporto globale di petrolio e dove le navi cinesi trasportano le merci da esportare verso il Canale di Suez.
La Cina fa appelli sempre più altisonanti alla cooperazione internazionale nella lotta allo Stato islamico, saldamente radicato in Medio Oriente e presente in Africa, e ha recentemente approvato una legge che permette all’Esercito cinese di agire contro i terroristi all’estero.
Ma la Cina difficilmente l’userà per espandere l’influenza sulla situazione estera. Gli interventi militari degli USA non sono riusciti a battere il jihadismo globale, motivo per cui Washington è attualmente di riluttante a continuare tale politica in Medio Oriente.
Quando gli Stati Uniti inviano truppe, la Cina a sua volta invia industriali. Tale approccio, piuttosto che la politica di potenza, ha avvantaggiato Pechino nel Paese che oggi è uno dei principali obiettivi economici per gli uomini d’affari di tutto il mondo: l’Iran. Da quando lo scorso giugno è apparso chiaro che Teheran firmava l’accordo sulla limitazione nucleare e che le sanzioni internazionali in cambio venivano tolte, gli uomini d’affari di tutto il mondo infestano la capitale iraniana, cercando di prendersi la miglior posizione di partenza possibile per l'”assalto” a un mercato di 80 milioni di persone, di uno dei maggiori produttori di petrolio del mondo che, grazie al prossimo annullamento dell’embargo, dovrebbe renderne disponibile una quantità più che doppia rispetto all’anno precedente.
In questa gara la Cina ha un vantaggio perché, anche se non si è opposta alle sanzioni delle Nazioni Unite, non ha mai lasciato il mercato iraniano. Al contrario, la Cina beneficiava dell’assenza di grandi attori come la Germania, avviando progetti su larga scala come, ad esempio, la costruzione della metropolitana di Teheran. Un modo fu trovato per aggirare il blocco del sistema bancario iraniano, secondo il “New York Times”, creando una nuova banca e con il baratto. Così i cinesi hanno raccolto gli elogi dal leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei, impegnandosi a cooperare con un “Paese indipendente” rafforzando i mutui legami economici e di sicurezza. L’Iran non è solo fonte del 10-15 per cento del petrolio per la Cina, ma anche collegamento della nuova Via della Seta. Pertanto, durante la visita di Xi a Teheran furono firmati 17 documenti sulla cooperazione nei vari settori, dall’energia, industria e trasporti a turismo e ambiente.
La familiarità con l’Iran non aggrada all’Arabia Saudita e agli altri del blocco sunnita del Golfo Persico, ma ovviamente ciò non impedirà l’irruzione economica cinese in questa parte della regione. Pechino si è un po’ “riscattata” sostenendo il loro governo dello Yemen, vecchio piano di Riyadh e degli alleati la cui fanteria combatte la ribellione della milizia sciita, sospettata di aiuti dall’Iran. il sostegno della Cina al governo yemenita è solo verbale, in modo da non offendere Teheran con tale equilibrio che, dopo tutto, è la tipica posizione politica di Pechino. Questa politica fu sottolineata nel documento sulla strategia politica verso i Paesi arabi della regione che la Cina ha stilato: secondo cui la posizione comune è “un consenso sulla salvaguardia della sovranità statale, l’integrità territoriale e la difesa della dignità nazionale…“. Secondo questi principi, la Cina ha sempre rifiutato di giustificare gli interventi militari, che appaiono sostituiti con successo dallo ‘sbarco’ economico cinese. In nome di questi principi la Cina evita di criticare il regime egiziano, per la cui cooperazione sulla nuova Via della Seta ha promesso un aiuto finanziario di 1,7 miliardi, nel momento in cui il regime è sotto il tiro dei disordini civili e delle lamentele occidentali per l’arresto degli oppositori politici.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/02/05/lirruzione-della-cina-in-medio-oriente/

I RAPPORI TRA LA FEDERAZIONE RUSSA E L'EGITTO CONTINUANO A CONSOLIDARSI A DANNO DELLA TURCHIA


I legami tra Egitto e Russia continuano a rafforzarsi, dispiacendo i sauditi che continuano a compiere sforzi per la riconciliazione tra Egitto e Turchia. Riconciliazione improbabile essendo incompatibili, per non parlare del sostegno turco ai Fratelli musulmani, con cui l’Egitto combatte con la massima energia. Secondo il quotidiano libanese al-Akhbar, il Ministero degli Esteri egiziano ha informato l’omologo saudita che i colloqui svoltisi con il protagonista turca, nelle ultime settimane, con la mediazione di Riyadh non hanno avuto successo. “Eravamo particolarmente interessati a svolgere questa riconciliazione al più presto possibile, dato che i turchi rispettavano gli impegni promessi in occasione della riunione con la delegazione diplomatica e della sicurezza egiziana in visita ad Ankara la scorsa settimana”, ha detto il ministero.
“Senza gli sforzi di Riyadh, non avremmo mai accettato di sederci a un tavolo con la parte turca, sponsor del terrorismo“, ha insistito. Fonti diplomatiche egiziane hanno rivelato che gli ostacoli alla riconciliazione sono dovuti principalmente alla persona del presidente turco Recep Tayyeb Erdogan.
Questo distanziamento tra Cairo e Ankara è compensato dalla crescente vicinanza con Mosca, con cui aumentano gli accordi, a volte a scapito degli interessi della Turchia. Così è stato firmato un memorandum d’intesa tra i due ministri dell’Industria, egiziano e russo, per la consegna di 4 aerei Sukhoj, e l’ordine di altri 6, a una società privata. Per non parlare dei 20 aerei civili che l’Egitto vuole ricevere per promuovere il turismo tra i due Paesi e attrarre circa un milione e mezzo di turisti russi.
Proseguendo questi accordi, le aziende turistiche egiziane si pongono l’obiettivo di rompere il monopolio delle società turche sul turismo russo in Egitto, in particolare a Sharm al-Shaiq. Questo dovrebbe aiutare a sospendere il divieto dei voli russi nello spazio aereo egiziano. Oltre l’aspetto economico, l’accordo tra Egitto e Russia è anche molto forte sul piano militare, i colloqui si svolgono, a tutti gli effetti, sulle transazioni negli armamenti.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/02/07/i-legami-tra-egitto-e-russia-si-rafforzano-a-scapito-della-turchia/

domenica 30 agosto 2015

IN ACQUE TERRITORIALI EGIZIANE SCOPERTO COLOSSALE GIACIMENTO PETROLIFERO


Eni comunica in una nota di aver effettuato una scoperta di gas di rilevanza mondiale nell'offshore egiziano del mar Mediterraneo, presso il prospetto esplorativo denominato Zohr.
Il pozzo Zohr 1X, attraverso il quale è stata effettuata la scoperta, è situato a 1.450 metri di profondità d'acqua, nel blocco Shorouk, siglato nel gennaio 2014 con il ministero del Petrolio egiziano e con la Egyptian Natural Gas Holding Company (EGAS) a seguito di una gara internazionale competitiva.
Dalle informazioni geologiche e geofisiche disponibili, e dai dati acquisiti nel pozzo di scoperta, il giacimento supergiant presenta un potenziale di risorse fino a 850 miliardi di metri cubi di gas in posto (5,5 miliardi di barili di olio equivalente) e un'estensione di circa 100 chilometri quadrati.
Zohr rappresenta la più grande scoperta di gas mai effettuata in Egitto e nel mar Mediterraneo e può diventare una delle maggiori scoperte di gas a livello mondiale. Questo successo esplorativo offrirà un contributo fondamentale nel soddisfare la domanda egiziana di gas naturale per decenni.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-1663_ENISCOPERTO_SUPERGIACIMENTO

giovedì 4 giugno 2015

PERCHE' IL TERRORISMO DELLE RIVOLUZIONI COLORATE E' DESTINATO A FALLIRE


Se nel 2012 qualcuno avesse detto che il capo di Majdan egiziana Muhamad Mursi era un agente del dipartimento di Stato USA, che non avrebbe avuto un mandato presidenziale trionfante, ma un colpo di Stato, un processo e la condanna a morte, non sarebbe stato creduto. La vita è complicata. Se agli analisti statunitensi e russi avessero detto nel 2012 che tre anni dopo Majdan egiziana, il leader dell’Egitto avrebbe presenziato alla parata del 9 maggio a Mosca e cercato copertura politica dal Cremlino, avrebbero parlato di follia. Peccato. I russi tornano sempre. E non solo per i soldi, come scrisse Otto von Bismarck. Tuttavia, il denaro ha un ruolo. Dopo un breve, ma brillante regno di orde maidaniste e agenti statunitensi, l’economia egiziana, che non aveva prospettive brillanti, era in stato comatoso, mentre emergeva un dato interessante: pochi erano disposti e in grado di rianimare l’economia egiziana senza cercare di fare dell’Egitto una colonia. Infatti, il Maresciallo Abdalfatah Said Qalil Husayn al-Sisi aveva due alternative all’influenza di Washington, poteva scegliere Mosca oppure Beijing. Da militare intelligente, il Maresciallo al-Sisi decise di collaborare con Cina e Russia, ma diede priorità al Paese che può dare all’Egitto seri argomenti contro i tentativi d’ingerenza straniera, armi avanzate, efficaci ed economiche. Questo è un motivo per la memorabile visita di al-Sisi a Mosca, deprimendo l’Ufficio Medio Oriente dello State Department, combinato ad alcolismo prolungato. A febbraio, Putin visitava l’Egitto, percepita dai media occidentali, ad esempio dall’inglese Guardian, come “chiaro segnale all’occidente”. Mi chiedo come si sia sentito il personale del dipartimento di Stato nel vedere Putin e al-Sisi a piazza Tahrir, laddove la “rivoluzione arancione” egiziana era cominciata. La visita di febbraio di Putin ebbe una conseguenza specifica: Putin e al-Sisi decisero l’istituzione di una zona industriale russa in Egitto, diventata elemento importante della politica estera di Mosca. La Russia ancora una volta espande il proprio mercato e, infine, è lo Stato a focalizzarsi su questo problema, piuttosto che aziende private. Impariamo dai nostri amici e concorrenti, adottando le migliori tattiche di Pechino e Washington. Questa settimana al Cairo è sbarcato un gruppo di alti funzionari russi guidato dal ministro dell’Industria e del Commercio Denis Manturov, che aveva con sé diversi governatori russi e una delegazione molto rappresentativa di uomini d’affari. I risultati della visita sono stati impressionanti:
1. Russia ed Egitto passeranno ai pagamenti in valute nazionali. Lo scambio attuale tra i Paesi è di 5,5 miliardi di dollari, ma ora cresce in rubli e lire egiziane. Qualsiasi estensione della zona rublo è un bene per il nostro Paese. L’estensione della circolazione del rublo scaccia il dollaro: un doppio vantaggio.
2. L’Egitto aveva presentato una richiesta per una zona di libero scambio con l’UEE. Più avanti si va, più si svilupperanno i piani d’integrazione russi. Recentemente è stato firmato un accordo per una zona di libero scambio con il Vietnam, ed ora tocca all’Egitto. Senza i biscotti di Majdan, senza il “partenariato orientale”, senza fuochi d’artificio e dichiarazioni forti, la Russia attira sempre più Paesi nella sua orbita d’integrazione.
3. Un accordo preliminare per consegnare 12 aerei Sukhoj Superjet 100 con l’opzione per altri 12. Le prime consegne inizieranno a fine 2016. E’ molto probabile che il leasing degli aeromobili sarà finanziato da un fondo speciale russo-cinese: “ora lavoriamo al problema, parliamo della possibilità di fornire 12 aerei più altri 12. Recentemente, nell’ambito della visita del Presidente Xi Jinping a Mosca, è stato firmato un accordo per istituire un fondo speciale di 3 miliardi di dollari per consegnare 100 SSJ100 tramite i RDIF (Fondi d’investimento diretto russi) e partner cinesi“, ha detto Manturov.
4. Un significativo pacchetto di ordini per armamenti. I commenti ufficiali citano aerei, missili antiaerei, elicotteri e mezzi terresti. Purtroppo non vi sono dettagli ancora, dato che i negoziatori citano “la sensibilità del soggetto”.
Con lo sviluppo della cooperazione nell’energia nucleare, il lavoro delle compagnie petrolifere russe in Egitto e la crescita significativa dell’invio di grano dalla Russia all’Egitto, possiamo dire che l’Egitto va strettamente integrandosi all’economia della Russia e dell’Unione economica eurasiatica. Questo è molto importante, perché dalla caduta dell’URSS e distruzione del Comecon, il mercato russo, anche con l’UEE, non aveva la capacità necessaria per uno sviluppo autosufficiente. Dobbiamo raggiungere tutti i mercati e occupare tutte le nicchie possibili, da cui sarà difficile o impossibile cacciarci. A questo proposito, seguiamo in modo esplicito la Cina e, pertanto, un elemento importante di questa strategia è la zona industriale russa in Egitto. Il ministro Manturov: “Attribuiamo grande importanza al compito di rafforzare la cooperazione nell’industria e nella produzione avanzata in Egitto. Credo che un buon trampolino di lancio della futura cooperazione sarà il lavoro congiunto nell’ambito del progetto di zona industriale russa nell’area del canale di Suez e la creazione di nuovi programmi comuni industriali”. Il primo potenziale residente della zona industriale russa in Egitto è la Corporation Uralvagonzavod. Il direttore generale della UVZ, Oleg Sienko, ha avuto colloqui in Egitto sulla possibilità di produrre treni, attrezzature per le costruzioni e apparecchiature petrolifere e gasifere. C’è un altro motivo importante per avere un appiglio in Egitto. Napoleone Bonaparte disse giustamente che “la geografia è destino”, e nel caso dell’Egitto ciò può essere formulato come “il canale di Suez è destino”. Se diventiamo un importante partner economico e militare dell’Egitto, colpiremo l’Unione europea e il Regno Unito sul canale di Suez, particolarmente importante per sviluppare il concetto di Nuova Via della Seta della Cina. Ecco la mappa della Nuova Via della Seta indicata ai propri lettori dal Wall Street Journal:

Per non traumatizzare i delicati e sensibili lettori, il principale giornale economico degli Stati Uniti ha mostrato solo uno dei cosiddetti “corridoi” della Nuova Via della Seta, il corridoio marittimo meridionale (linea blu), la sola via dei trasporti su vasta scala che collega Europa e Cina. In linea di principio, la merce può viaggiare su rotaia dalla Cina alla Germania, ma la capacità lascia ancora molto a desiderare. In questo contesto, il controllo del canale di Suez, o piuttosto l’influenza sull’Egitto, è un importante patrimonio geopolitico. Togliendo agli Stati Uniti la capacità di “spegnere” il commercio tra Europa e Cina, vale molto, e questo è solo uno dei bonus della strategia della Russia in Egitto. Creando centri produttivi sulla rotta commerciale più occupata nel mondo è cruciale anche per un buon reddito futuro. E si osservino le altre mappe della Nuova Via della Seta dove la Russia è identificata come non solo membro della fascia”economica”, ma come Paese attraversato dal “corridoio settentrionale” del mega-progetto cinese che, secondo i media statunitensi, cambierà radicalmente l’economia globale, angosciando gli esperti statunitensi.
5034d924551de2a02ac01dbaceb477359c8ed6ac9bb6a3f2ec057a98f07ebe02_risultatoQuale è il bello della situazione? Se la Russia potrà includere l’Egitto nei suoi processi d’integrazione, “agganciandolo” con la tecnologia energetica e le armi, ne farà elemento del sistema di sicurezza internazionale russo, e quindi i corridoi settentrionale e meridionale della Via della Seta saranno collegati alla Russia. Naturalmente c’è un “corridoio centrale” che attraverserà India, Pakistan, Iraq, Siria, Iran e Turchia con una varietà di rotte, ma il problema è che questo corridoio ha due enormi ostacoli: terreno e SIIL. É bello vedere che la Russia è in gioco, che Mosca capisce il contesto geopolitico e tenta di giocarvi, adottando il meglio dei nostri partner e concorrenti, permettendoci di guardare al futuro con giustificato ottimismo.
Denis Manturov
Denis Manturov
P. S.: “E l’Ucraina?” sono sicuro vi sareste chiesti. Il popolo ucraino deve crescere e bere il calice chiamato “sogno europeo” fino in fondo, ma c’è una buona notizia: “Il maresciallo al-Sisi ucraino” cammina già per le strade di Donetsk. Tutto a suo tempo.
18716

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/06/02/perche-la-strategia-delle-rivoluzioni-colorate-e-destinata-a-fallire/

mercoledì 27 maggio 2015

L'EGITTO CHIEDE ALLA FEDERAZIONE RUSSA DI REALIZZARE UNA ZONA DI LIBERO SCAMBIO CON L'UNIONE EURASIATICA


L'Egitto ha inviato una richiesta alla Russia di creare una zona di libero scambio con l'Unione economica eurasiatica (EEU), lo afferma Denis Manturov il ministro russo dell'Industria e del Commercio.
"Una richiesta ufficiale da parte dell'Egitto è stata ricevuta, oggi abbiamo ricevuto una copia di essa al fine di studiarla e aiutarli in base [alla richiesta] come siamo interessati", ha detto alla televisione Manturov Rossiya-24.
Negli ultimi anni, Mosca e Il Cairo hanno rafforzatoi rapporti militari, il commercio, la sicurezza e la cooperazione economica.
All'inizio di questa settimana, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha approvato un accordo di zona di libero scambio tra la EEU e il Vietnam.
L' EEU, entrato ufficialmente in vigore il 1 ° gennaio comprendendo Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia.
Il blocco si propone di realizzare la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro attraverso i suoi Stati membri, con disposizioni per una maggiore integrazione in futuro.

Fonte:http://sputniknews.com/business/20150527/1022598623.html

mercoledì 25 febbraio 2015

ANCHE L'EGITTO SI AVVICINNA ALL'UNIONE EURASIATICA


Anche con le sanzioni economiche occidentali, la Russia continua ha espandere la propria diplomazia sulla scena internazionale, con l'ultimo lancio dell'Egitto nell'abbraccio del Cremlino con l'Unione Eurasiatica.
Durante una recente visita di due giorni al Cairo, il presidente russo Vladimir Putin ha solidificato multipli nuovi accordi con il suo omologo egiziano Abdel Fattah-EL Sisi che potrebbero migliorare la cooperazione bilaterale nei Regni del commercio, energia, sicurezza, e del turismo.
In particolare, l'Egitto ha deciso di istituire una zona di libero scambio con l'Unione Economica Eurasiatica, unendo la Bielorussia, Kazakistan, Armenia, Kirghizistan.
L'accordo è il risultato di rafforzare i legami tra i due paesi.
Nel 2014, la Russia e l'Egitto hanno condiviso più di 4,5 miliardi di dollari del commercio, che segna un aumento dell'80% rispetto all'anno precedente.
Ulteriori collaborazioni hanno coinvolto gli sforzi antiterrorismo, una zona industriale russa vicino al Canale di Suez, e piani preliminari per costruire congiuntamente la prima centrale nucleare egiziana.
Al di là dei vantaggi tangibili per la loro relazione strategica, il vertice russo-egiziano è stato un gesto simbolico di solidarietà, un esempio per i leader occidentali critici della presunta attività della Russia in Ucraina.
All'arrivo, il Presidente Putin è stato accolto con molto clamore, tra cui una sfilata militare di cavalieri che sventolavano bandiere russe e scolari che inneggiavano "Putin, Putin, Sisi, Sisi, e Lunga vita all'Egitto!"
Un giornale di proprietà dello Stato locale ha definito il leader russo "un eroe del nostro tempo".
Il Presidente Putin ha ricambiato con un regalo perfetto: un fucile d'assalto AK-47 Rifle in chiaro riferimento ai 3,5 miliardi dollari di affari in armamenti bilaterali che respingono l'influenza USA in quel territorio.
Dal momento della cacciata dei Fratelli Musulmani del presidente Mohammed Morsi nel 2013, la partnership USA-egiziana si è deteriorata, lasciando spazio per la Russia per promuovere i propri interessi nella regione.
L'anno scorso il presidente Putin ha fermamente sostenuto l'offerta di elezioni di Sisi.
La visita del Presidente Sisi a Sochi nel mese di agosto 2014 per il suo primo viaggio internazionale ha ulteriormente segnalato un riscaldamento nelle relazioni russo-egiziano.
L'ultimo summit offre diversi indicatori dell'avvicinamento dello stato alla Federazione Russa.
In primo luogo, il Presidente Putin ha sfruttato la pompa e circostanza del suo stato dignitario al Cairo sia per richiamare l'attenzione internazionale dall'Ucraina e mostrare al mondo che la Russia non è diplomaticamente isolata a causa della condanna occidentale.


Fonte:http://registan.net/2015/02/24/russia-egypt-enters-eurasian-union-orbit/


Copyright © 2010 - 2015. All rights reserved 

lunedì 9 febbraio 2015

RUSSIA-EGITTO: PROSSIMO ABBANDONO DEL DOLLARO


Russia ed Egitto potrebbero presto escludere il dollaro statunitense e utilizzare le loro monete nazionali negli scambi bilaterali, ha detto il presidente russo Vladimir Putin in un’intervista ai media egiziani.
La questione di abbandonare il dollaro nel commercio bilaterale viene “discussa in maniera concreta” ha detto Putin, prima del suo viaggio di due giorni in Egitto. Il presidente russo è stato invitato per un incontro bilaterale con il suo omologo egiziano Abdul Fattah al-Sisi. “Questa misura aprirà nuove prospettive per il commercio e la cooperazione sugli investimenti nei nostri paesi, e per ridurre la loro dipendenza dalle attuali tendenze dei mercati mondiali” ha aggiunto Putin. “Vorrei sottolineare che abbiamo già utilizzato monete nazionali per il commercio con gli altri membri del CSI [Comunità degli Stati Indipendenti] e la Cina. La cosa ha avuto successo; siamo quindi pronti ad adottare tale metodo nelle nostre relazioni con l’Egitto. La questione è in discussione in sostanza e vede impegnate le agenzie competenti di entrambi i paesi.” L’Egitto è da molto tempo un partner fidato della Russia e le relazioni tra i due paesi hanno ricevuto un rapido sviluppo, ha detto Putin. “Il volume degli scambi bilaterali è aumentato notevolmente negli ultimi anni: nel 2014 è aumentato di quasi la metà rispetto all’anno precedente e era pari a più di 4,5 miliardi di dollari”, ha detto, invitando a lavorare affinché questa tendenza ne sia rafforzata.
Putin ha anche elogiato lo sviluppo di una cooperazione agricola “reciprocamente vantaggiosa ed efficace”. “L’Egitto è il principale acquirente di grano russo: la Russia fornisce circa il 40 per cento di grano consumato nel paese; mentre noi importiamo frutta e verdura.” Mosca ha imposto un divieto totale di un anno sui prodotti provenienti dalla UE, dagli USA, dall’Australia, dal Canada, e dalla Norvegia. L’Egitto ha dichiarato in agosto che era pronta ad aumentare del 30% le consegne agricole verso la Russia. Nel 2013, le esportazioni egiziane di prodotti agricoli, verso la Russia, sono state pari a 440 milioni dollari, mentre nel primo semestre del 2014, 460 milioni dollari, ha detto il capo del ministero dell’Agricoltura della Federazione russa, Nikolay Fedorov, nel mese di agosto 2014. Mosca e Il Cairo sono anche impegnati nel campo dell’energia, della produzione di automobili e nei trasporti, nello sviluppo del commercio intergovernativo, e della cooperazione economica e tecnico-scientifica. Durante l’ultima visita in Russia di Al Sisi, nel mese di agosto 2014, i due leader hanno concordato di esaminare la possibilità di creare una zona di libero scambio tra l’Egitto e i paesi dell’Unione doganale. Durante l’incontro nella città turistica di Sochi, i presidenti hanno concordato anche sulla creazione di una zona industriale russa in Egitto, che farà parte di un nuovo progetto per il Canale di Suez. L’Egitto ha lanciato un progetto di sviluppo del canale di Suez del valore di 4 miliardi dollari nel mese di agosto 2014. Il progetto prevede lo scavo di un nuovo canale parallelo all’originale, costruito 145 anni fa, allo scopo di accelerare il traffico lungo il corso d’acqua esistente e stimolare l’economia del paese.

Traduzione di Massimiliano Greco

Fonte:http://www.statopotenza.eu/18763/egitto-e-russia-e-guerra-contro-il-dollaro

martedì 20 gennaio 2015

EGITTO E RUSSIA POTREBBERO ABBANDONARE IL DOLLARO E USARE IL RUBLO


Secondo quanto comunicato oggi dal Ministro del Turismo egiziano, Hisham Zaazou, Russia ed Egitto potrebbero utilizzare la moneta russa, il rublo, nelle loro transazioni reciproche, abbandonando il dollaro americano.
Egli ha reso noto che nella condizione di svalutazione del rublo, nel tentativo di incoraggiare i flussi turistici provenienti dalla Russia, i due paesi potrebbero iniziare a usare il rublo come moneta di base per i pagamenti nel settore del turismo e del commercio in generale, "già dal mese di febbraio."
Zaazou ha detto che le parti stavano già lavorando su un meccanismo di transazioni reciproche per abbandonare il dollaro come unità monetaria di base. Tali scambi possono essere effettuati tramite le banche centrali dei due paesi.
Nella fase iniziale, il rublo verrebbe utilizzato per pagare i buoni turistici e onorari delle società di viaggio. Più avanti, ha detto il Ministro, questi fondi potrebbero essere utilizzati dal Cairo per pagare le importazioni dalla Russia.

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/

mercoledì 30 aprile 2014

L'OCCIDENTE FOMENTA UNA GUERRA DI TIPO SIRIANO IN EGITTO


Al-Akhbar in un articolo intitolato “Egitto: l’esercito libero egiziano viene addestrato in Libia“, ha riferito che: “Le forze di sicurezza egiziane continuano a inseguire i gruppi armati attivi nel Paese. Il confronto non sembra finirà presto, con informazioni diffuse quotidianamente dalle agenzie di sicurezza sui piani dei gruppi che vogliono destabilizzare l’Egitto. Fonti della sicurezza hanno rivelato ad al-Akhbar che “le agenzie di intelligence e di sicurezza sono riuscite a monitorare i movimenti dei gruppi terroristici e arrestato alcuni di loro in città e villaggi del nord dell’Egitto, così come ai confini orientali, occidentali e meridionali dell’Egitto.” L’articolo inoltre afferma che un “esercito libero egiziano” è in preparazione nella vicina Libia, lungo il confine libico-egiziano, l’epicentro degli estremisti settari del Gruppo combattente islamico libico (LIFG) di al-Qaida da cui iniziarono le operazioni della NATO contro il governo libico nel 2011. Mentre l’articolo di al-Akhbar cita solo “fonti” anonime, la recente escalation di violenze conferisce credibilità e preoccupazione per un conflitto di tipo siriano alimentato da interessi stranieri volti a destabilizzare e rovesciare l’attuale ordine socio-politico egiziano.

Il collegamento siriano

Le recenti violenze dei sostenitori del deposto presidente egiziano Muhammad Mursi, in particolare del suo partito politico dei Fratelli musulmani e la rete di affiliati armati, è un motivo di particolare preoccupazione. Furono i Fratelli musulmani in Siria che iniziarono a ricevere denaro e sostegno da Stati Uniti, Arabia Saudita e Israele nel lontano 2007, in preparazione del conflitto che ormai infuria in Siria negli ultimi 3 anni. L’articolo della Reuters del 6 maggio 2012, intitolato “L’ascesa dalle ceneri dei Fratelli musulmani della Siria“, affermava: “Lavorando con calma, la Fratellanza ha finanziato i disertori dell’esercito libero siriano in Turchia e inviato denaro e rifornimenti in Siria, per riavviare la propria presenza tra i piccoli contadini sunniti e la classe media siriani, dicono fonti dell’opposizione“. I Fratelli musulmani stavano scomparendo in Siria prima delle agitazioni nel 2011, mentre Reuters sbaglia categoricamente nell’articolo, spiegando il “come” dietro la resurrezione della Fratellanza, che fu svelato in un articolo del New Yorker del 2007 intitolato “The Redirection” di Seymour Hersh. La Confraternita era direttamente sostenuta da Stati Uniti e Israele che inviavano aiuti attraverso i sauditi, in modo da non compromettere la “credibilità” del cosiddetto movimento “islamico”. Hersh ha rivelato che i membri della cricca libanese di Sad Hariri, allora guidata da Fuad Siniora, fu l’intermediaria tra i pianificatori statunitensi e i Fratelli musulmani siriani.
Hersh riferisce che la fazione libanese di Hariri aveva incontrato Dick Cheney a Washington per dirgli personalmente dell’importante ruolo dei Fratelli musulmani in Siria in una qualsiasi azione contro il governo al potere: “(Walid) Jumblatt poi mi ha detto che aveva incontrato il vicepresidente Cheney a Washington, lo scorso autunno, per discutere tra l’altro la possibilità di minare Assad. Lui e i suoi colleghi avvisarono Cheney che, se gli Stati Uniti si muovevano contro la Siria, i membri della Fratellanza musulmana siriana erano “coloro con cui parlare”, ha detto Jumblatt“. L’articolo continuava spiegando come già nel 2007 Stati Uniti e Arabia Saudita iniziarono l’appoggio a vantaggio della Confraternita: “Ci sono prove che la strategia del reindirizzamento dell’amministrazione abbia già beneficiato la Confraternita. Il Fronte di Salvezza Nazionale siriano è una coalizione di gruppi di opposizione i cui membri principali sono una fazione guidata da Abdul Halim Qadam, ex-vicepresidente siriano che disertò nel 2005, e la Fratellanza. Un ex-alto ufficiale della CIA mi disse: “Gli statunitensi hanno fornito sostegno politico e finanziario. I sauditi prendono l’iniziativa del sostegno finanziario, ma c’è il coinvolgimento statunitense”. Disse che Qadam, che ora vive a Parigi, riceveva sempre denaro dall’Arabia Saudita, con l’acquiescenza della Casa Bianca. (Nel 2005, una delegazione del Fronte incontrò i funzionari del Consiglio della Sicurezza Nazionale, secondo la stampa). Un ex-funzionario della Casa Bianca mi ha detto che i sauditi avevano fornito ai membri del Fronte i documenti di viaggio. Jumblatt disse che aveva capito che la questione era sensibile per la Casa Bianca. “Ho detto a Cheney che alcune persone nel mondo arabo, soprattutto gli egiziani”, la cui leadership sunnita moderata combatteva i Fratelli musulmani egiziani da decenni, “non piacerà se gli Stati Uniti aiutano la Fratellanza. Ma se non attaccano la Siria, in Libano affronteremo Hezbollah in una lunga lotta, che non potremo vincere”. Chiaramente poi, i Fratelli musulmani in Egitto subito sostennero apertamente gli omologhi siriani, beneficiando dello stesso supporto straniero che ha devastato la Siria, pronti a svolgere lo stesso ruolo che la Fratellanza musulmana siriana aveva giocato nel 2011 nel creare, finanziare e armare i gruppi di militanti in Egitto attraverso la sua ben organizzata macchina politica. Mentre molti esperti e analisti cercano di ritrarre l’esercito egiziano come un regime clientelare, obbediente e affidabile per l’occidente, niente potrebbe essere più lontano dalla verità. L’occidente ed i suoi collaboratori arabi cercano di erodere e alla fine distruggere l’Iran e il suo arco d’influenza che si estende dai confini con l’Afghanistan ad est, a tutta la Siria in occidente, fino alle coste mediterranee del Libano. L’esercito egiziano può essere disposto a fare concessioni economiche e politiche verso l’occidente per mantenere l’aiuto sostanziale che scorre nelle sue casse, ma non è disposto a compromettere la stabilità dell’Egitto e la sua stessa sopravvivenza facendo parte di un “fronte settario” per combattere l’Iran per conto dell’occidente (e qui).

Carota marcia, bastone rotto

La rivista VICE ha riportato in un articolo intitolato “Gli aiuti USA tornano in Egitto tra ondate di attentati“, che: “Due poliziotti egiziani sono stati uccisi in incidenti separati, oggi, mentre gli oppositori del governo sostenuto dai militari continuano l’ondata di attacchi contro le forze di sicurezza. Il Brigadier-Generale Ahmad Zaqi è morto nel governatorato di Giza in Egitto appena ad ovest del Cairo, per l’esplosione di una bomba piazzata sotto la sua auto, ferendolo gravemente mentre tornava a casa, hanno detto dei funzionari ad AP. Un video postato su YouTube l’indomani mostrava l’attentato, così come mostrava il cellulare che sarebbe stato utilizzato per attivare la bomba. Nel frattempo, ad Alessandria, il tenente Ahmad Sad è morto durante un raid contro una sospetta base dei militanti, ha detto al Middle East News Agency il capo della polizia cittadina Maggior-Generale Amin al-Zadin. Questi sono gli ultimi incidenti di un’ondata di violenze contro militari e poliziotti da quando l’ex-presidente Muhammad Mursi e i suoi Fratelli musulmani furono deposti dall’esercito a giugno. Gli attacchi contro le forze di sicurezza, in un primo momento, si concentrarono nell’irrequieta penisola egiziana del Sinai, dove una rivolta in piena regola infuria, ma da allora si è diffusa altrove”.
VICE continua riferendo che aiuti militari dagli Stati Uniti sono stati infine consegnati dopo la minaccia di tagliarli dopo la cacciata di Mursi. Mentre VICE e altri media occidentali tentano di minare la posizione dei militari egiziani nel mondo arabo, suggerendo che gli Stati Uniti sostengano il nuovo governo militare di Cairo, ciò che questa politica a doppio binario rappresenta, in realtà, sono gli aiuti militari usati come “carota”, mentre un conflitto terroristico in stile siriano e appoggiato dalla NATO è il “bastone”. L’obiettivo finale è fare in modo che l’esercito egiziano sia gradualmente minato e rimosso dal suo consolidato ruolo nella politica egiziana, proprio come è stato fatto in Turchia e altrettanto viene tentato in Thailandia attraverso il regime filo-USA di Thaksin Shinawatra. In Egitto, l’obiettivo d’installare un governo dei Fratelli musulmani e coltivare l’estremismo settario, amplierebbe la capacità dell’occidente di intraprendere guerre per procura oltre i confini dell’Egitto, in nazioni come Libano, Siria, Iran e infine Caucaso, in Russia, e nella maggior parte delle province della Cina occidentale. Un obiettivo, però, cui l’attuale governo di Cairo non vuole avere niente a che fare.

Prendere la carota e lottare contro il bastone

L’influenza geopolitica dell’occidente è in evidente declino. La sua traballante “vittoria” in Libia, il fallimento in Siria, le complicazioni che si moltiplicano in Ucraina non solo minano la fiducia dei suoi alleati in diverse partnership e alleanze, ma cambia le dinamiche con cui i nemici dell’occidente rispondono al suo tradizionale approccio da “carota e bastone”. Gli “aiuti militari” in cambio dell’abdicazione dei militari egiziani dalla politica e delle radicalizzazione, divisione e distruzione dell’ordine socio-politico dell’Egitto è la formula squilibrata e priva di incentivi di un occidente che puzza di debolezza. Tale formula mal concepita, che già altrove ha dato quella vivida esemplarità che il governo di Cairo prende in considerazione, è già fallita prima ancora di iniziare in Egitto. La decisione di Cairo di agire con decisione contro i Fratelli musulmani e la sua rete di militanti prima dell’inizio di un conflitto diffuso, indica che il governo non è più preoccupato dalle opinioni di Washington, Londra o Bruxelles, né dall’influenza combinata delle rispettive macchine mediatiche. Non ostacolare la militanza per timore dell’”opinione pubblica” globale, porterebbe solo a una situazione che getterebbe i semi di un conflitto di tipo siriano, distruttivo e protratto, un conflitto che Cairo appare determinato a impedire.
La prova che un “esercito libero egiziano” viene addestrato nella vicina Libia può mancare, ma precedenti, motivazione e volontà dell’occidente nel sostenere un tale complotto, di certo no. La decisione dell’Egitto di non tener conto del parere dell’occidente oramai in declino farà da modello per le altre nazioni cui vengono agitati simili “carote marce” e “bastoni spezzati”. Il futuro dell’Egitto dipende dalla perseveranza dei suoi leader nel perseguire una campagna preventiva contro una guerra di tipo siriano che l’occidente sempre più apertamente fa pendere sul futuro dell’Egitto.

Tony Cartalucci ricercatore in geopolitica e scrittore di Bangkok, per la rivista online “New Oriental Outlook“.
Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora


Fonte:http://aurorasito.wordpress.com/2014/04/28/loccidente-istiga-una-guerra-di-tipo-siriano-in-egitto/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

INDIRIZZO E-MAIL

Per contattarmi:

angelfallendark@hotmail.it


Cerca nel blog

Lettori fissi

Archivio blog