ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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venerdì 31 marzo 2017

L'INCOMPETENTE PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE EUROPEA FARFUGLIA CONTRO TRUMP


Il presidente degli Stati Uniti neoeletto era felice che la Brexit stava avvenendo e ha chiesto agli altri paesi a fare lo stesso", ha detto Juncker, intervenendo al congresso del Partito Popolare Europeo (PPE) a Malta.
"Se va avanti così ho intenzione di promuovere l'indipendenza di Ohio e Austin, in Texas, negli Stati Uniti d'America", ha aggiunto il politico.
In precedenza, Juncker aveva già criticato la Casa Bianca per la sua politica nei confronti dell'UE, dicendo che l'amministrazione Trump non sapeva del blocco "in dettaglio" e i dettagli sono ciò che conta davvero in Europa.
Commentando Brexit, la Juncker ha anche detto che non è la "fine", ma un "nuovo inizio" per l'UE.
Trump e alcuni leader europei sono da tempo noti per avere opinioni diverse su una serie di questioni.
Ad esempio, Angela Merkel e Trump si sono più volte scambiati critiche sopra opposti punti vista sulla migrazione.
Merkel ha criticato il divieto di viaggi di Donald Trump. Nel frattempo, Trump ha criticato la sua politica migratoria e lodato la decisione "intelligente" del Regno Unito di "uscire" dell'UE.
" Io continuerò premendo per la cooperazione intensa e, soprattutto lungimirante tra i 27 Stati membri", ha detto Merkel nel mese di gennaio.
Durante la campagna elettorale, Trump ha ripetutamente espresso il suo sostegno per la separazione del Regno Unito dall'Unione europea, dicendo che gli elettori del Regno Unito "hanno preso di nuovo il loro Paese."
Opinione ampiamente condivisa da molti.

Fonte:https://sputniknews.com/politics/201703311052167759-juncker-against-trump/

martedì 21 marzo 2017

IL SESSANTESIMO ANNIVERSARIO DEI TRATTATI EUROPEI


In questi giorni si stanno riunendo a Roma i principali ministri dei Paesi UE per celebrare e discutere il futuro del Sessantesimo Anniversario dei Trattati europei.
Molto probabilmente si esalterà ancora il ruolo dell'Unione Europea e si parlerà ancora una volta di solidarietà e del futuro "sostenibile" per l'Europa, anzi, addirittura è probabile che si discuterà di uno scenario stile "Stati Uniti d'Europa."
Altro tema saranno le critiche al "populismo" e la Turchia di Erdogan.
Copione già visto ma che nella realtà lo stato attuale dell'Unione Europea dimostra solo come tale unione che poteva essere gestita diversamente, è in mano a un gruppo di politici di dubbia competenza che fanno l'interesse della Germania aumentando l'immigrazione islamica di centinaia di migliaia di clandestini per una semplice ragione.
1) Aumento della forza lavoro.
2) La popolazione islamica essendo molto radicata nel suo stile, produce molti più figli.
Di conseguenza lo scopo di tale immigrazione è alzare il tasso di fertilità dell'Europa a lungo termine, in quanto le politiche economiche europee con il pretesto del debito pubblico di molti Paesi hanno ristretto e limitato lo stile di vita di molti europei descrivendoli pubblicamente come "sacrifici", e questo per l'interesse politico della classe politica dell'Europa non dei rispettivi Paesi.
Quello cui l'Europa è di fronte dalla Seconda Guerra Mondiale (senza il paragone) è un sistema politico guidato ancora una volta dalla politica e mentalità tedesca, capace di mettere in crisi interi Paesi come Grecia, Italia, Spagna, Portogallo a vantaggio di altri: Germania, Belgio, Lussemburgo.
L'Europa di oggi è un'affare dei tedeschi anche senza parlare di PIL.
L'immigrazione a porte aperte dell'Europa è stata una delle peggiori scelte politiche storicamente fatte nel Vecchio Continente.
Il volume di migranti che sono entrati in Europa nel corso degli ultimi anni è enorme, con più di 2 milioni di entrati in Germania nel solo 2015.
In seguito 2nel 016, i dati pubblicati hanno mostrato che più di 950.000 migranti stavano ricevendo benefici in Germania, che indica il costo finanziario della migrazione.
Anche se la Germania ha accolto il maggior numero di rifugiati, in Europa, la Svezia in sofferenza severamente, in quanto la sua popolazione è più piccolo della Germania di un fattore di otto.
I Paesi ospitanti spesso individuaano questi migranti in alcune città o aree, creando aree in cui una percentuale molto alta della popolazione sono migranti.
Questo limita l'integrazione, e in casi estremi, soprattutto in Svezia, crea zone di alta criminalità e disordini.
Secondo i rapporti, ci sono diversi "no-go zone" in tutta la Svezia , in cui le autorità di polizia e locali non hanno il controllo.
A partire da settembre 2016, ci sono state più di 55 "no-go zone" in Svezia, che indica l'entità catastrofica del problema.
Così come l'aumento dei livelli di criminalità, la migrazione di massa aggiunge anche la pressione dal lato della domanda per i servizi pubblici, come l'assistenza sanitaria.
Molte nazioni europee erano già alle prese con i sistemi sanitari del tutto esaurito, e l'afflusso massiccio di migranti in un breve lasso di tempo ha estenuato il problema.
Inevitabilmente, per risolvere i problemi a portata di mano, non ci sarà neanche bisogno di una diminuzione del numero di migranti in Europa, o di un aumento dei finanziamenti per i servizi pubblici.
Una volta che il conflitto in Siria raggiunge la sua conclusione, e restituisce il suo stato precedente stabile e laico, i paesi ospitanti possono impostare i viali e le iniziative di tornare a casa ai migranti siriani. Tuttavia, va notato che una gran parte dei migranti non sono dalla Siria, quindi questo criterio non risolve il problema nella sua interezza.
Inoltre, alcuni migranti possono sostenere che essi saranno in pericolo se tornano in Siria, forse falsamente sostenendo che sono precedentemente stati attaccati dalle forze filo-governative, ecc Sarà praticamente impossibile verificare queste affermazioni, e determinare il loro benessere a rischio in caso di ritorno in Siria.
Questo getta l'efficacia della misura in questione, potenzialmente rendendola inutilizzabile.
Anche se la crisi dei rifugiati ha avuto effetti negativi sulla Europa, i migranti hanno beneficiato le loro nazioni ospitanti in qualche modo.
Ad esempio, il governo tedesco sta usando medici migranti siriani per alleviare la sua crisi sanitaria cronica, in quanto si affaccia una carenza di medici nazionali.
In ultima analisi, consentendo un gran numero di migranti verso l'Europa è stato un grave errore, in quanto ha lasciato una maggiore esposizione dell'Europa al terrorismo e la violenza.
Inoltre, un ovvia, più efficace alternativa era disponibile; fornire aiuti e finanziamenti per la Siria e le nazioni situate nella regione che ospita molti profughi siriani, come la Turchia.
Questa è un'opzione molto più conveniente, in quanto il costo della vita in molti di questi paesi è basso rispetto all'Europa.
Come risolvere il problema?
La realtà è che l'attuale classe politica europea non lo vuole risolvere, vuole ripopolare l'Europa piuttosto che rinunciare alle sue testarde politiche e prendere misure per limitare la diffusione del già vasto dissenso verso Bruxelles.
La lunga recessione dell'economia europea, nonostante le affermazioni che faranno a Roma, non terminerà e al contrario è lo stesso livello di ricchezza alla quale la differente cultura arrivata dal mare è abituata a vivere se non appena al di sopra di essa.
L'Europa ha già perso un suo stato chiave l'Inghilterra con la Brexit che si sta riunificando ad un mercato economico più grande del Commowealth Britannico, ulteriori perdite di pezzi sono stati il ritiro della domanda di adesione da parte della Turchia, Islanda e Svizzera.
Contrariamente a quanto di pensa, a congelare l'adesione della Turchia all'Unione Europea è stato Bruxelles, ma era già noto da tempo che la Turchia di Erdogan aveva perso interesse per lo ristretto mercato unico europeo e stava puntando ad un'adesione dell'Unione Economica Eurasiatica e la SCO (SHANGAI COOPERATION ORGANIZATION), entrambi mercati e Paesi enormemente più vasti di quello europeo.
La Turchia da sola possiede un'economia solida e in crescita che da sola, una volta congelata la domanda di adesione all'UE, ha portato ad una tremenda perdita a quest'ultimo e un guadagno per il primo in quanto ha aperto proprio come la Russia dopo le restrizioni economiche, l'interesse per mercati molto più vasti in Asia ed Eurasia.
Si osserva come all'interno della stessa europa stanno emergendo blocchi con posizioni politiche molto differenti da quelle che ipotizzavano un'Europa unita.
Dalla Serbia, Moldavia e Bulgaria il consenso e l'interesse orientato alla Russia stanno crescendo; il gruppo dei Paesi V4 (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, Polonia) sono diventati un blocco politico e militare sempre più lontano dalle politiche di Bruxelles e dalle sue posioni sul ricollocamento dei migranti; Francia, Svezia e Germania hanno visto un notevole aumento del dissenso politico verso Bruxelles, da alcuni anni a pochi mesi.
Celebrare il Sessantesimo Anniversario dei Trattati europei mai come ora è apparso come una farsa politica.
Nonostante ci sarà il presidente di turno che nel ruolo del saggio parlerà di "Europa a più velocità" oppure "Europa di solidarietà", chiunque esso/a sia parlerà di stabilità con alle spalle la vetrina dell'Europa unita in frantumi.
L'Unione Europea non scomparirà dopotutto, ma sarà davvero spaccata in ruoli e stili politici tanto lontani che il presidente della Comissione UE, Claude Junker dovrà accettare molto molto suo malgrado.




martedì 6 dicembre 2016

''EFFETTO SCHIANTO RENZI'' COME ''EFFETTO BREXIT'': LA BORSA VOLA, LO SPREAD CROLLA!


MILANO - BORSA - Ora si può parlare apertamente di ''effetto Renzi'' nel senso che la sua sconfitta sta dando un enorme impulso positivo all'intera finanza italiana, esattamente come è stato per la vittoria del Brexit in Gran Bretagna. Piazza Affari è letteralmente decollata e corre sui massimi (Ftse Mib +2,2% a 17.427 punti), spinta dal maxi-rimbalzo verso l'alto del valore dei titoli bancari e dall'ulteriore allentamento dello spread che si porta sotto la soglia dei 160 punti. Tra le blue chip, in luce Mediobanca (+6,9%), Unicredit (+5,9%) e Ubi (+5,8%). In decisa controtendenza Mps (-4,2%): slitta il cda che oggi doveva lanciare l'aumento di capitale mentre l'Ad Morelli è in Bce per chiedere più tempo.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9777_EFFETTO_SCHIANTO_RENZI_COME_EFFETTO_BREXIT_LA_BORSA_VOLA_LO_SPREAD_CROLLA

giovedì 24 novembre 2016

NIGEL FARAGE, AUTORE DEL SUCCESSO DELLA BREXIT FORSE SARA' AMBASCIATORE DI LONDRA L'UNIONE EUROPEA


Il Leader del successo della Brexit, Nigel Farage sta progettando di trasferirsi negli Stati Uniti, secondo un nuovo rapporto.
The Times ha riferito Che Farage e sua moglie, Kirsten, hanno in programma di lasciare il Regno Unito.
Addetti ai lavori ha detto al giornale che Farage ha avuto un interesse di lunga data negli Stati Uniti e si sentirebbe "più libero" daLl'attenzione del pubblico che vive all'estero.
Farage è stato avvistato entrando Trump Tower all'inizio di questo mese.
"Siamo solo turisti", ha detto ai giornalisti alla domanda se è stato invitato lì dal Presidente eletto Donald Trump o se stava aiutando con la transizione.
Il responsabile della campagna di Trump, Kellyanne Conway, poi ha detto che il presidente e Farage hanno avuto un incontro "molto produttivo".
"Penso che godono della reciproca compagnia e hanno assolutamente avuto l'opportunità di parlare di libertà e di vincere e che cosa significa questo per tutti i mezzi per il mondo", ha detto.
Farage ha detto che sarebbe favorevole ad un ruolo nella gestione Trump e ha lanciato l'idea di essere ambasciatore di Trump presso l'Unione Europea.

Fonte:http://thehill.com/blogs/ballot-box/307483-nigel-farage-moving-to-the-us-report

giovedì 25 agosto 2016

NIGEL FARAGE, RESPONSABILE DEL SUCCESSO DELLA BREXIT SI ALLEA CON DONALD TRUMP


MISSOURI - Donald Trump diventerà presidente a dispetto dei sondaggi. Ne è certo il campione della Brexit Nigel Farage, intervenuto ad un comizio del controverso candidato repubblicano a Jacksonville, in Missouri. ''Ricordate, nulla è impossibile quando la gente per bene si solleva contro l'establishment'', ha detto Farage, ricordando che tutti prevedevano che la Gran Bretagna avrebbe votato per rimanere nell'Unione Europea. Al referendum del 23 giugno ''i britannici hanno votato per l'indipendenza'', ha detto Trump, invitando gli elettori americani a seguire il loro esempio e a prendere ''il controllo del loro destino''.

Il candidato repubblicano si era fin dall'inizio schierato in favore della Brexit. Ex leader del partito anti immigrati Ukip, Farage si è dimesso dall'incarico dopo il successo del referendum, dicendo di aver raggiunto il suo obiettivo.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-4479_FARAGE_TRUMP_VINCERA

martedì 28 giugno 2016

LA REGINA ELISABETTA DOPO IL BREXIT: SONO ANCORA VIVA


''Brexit? In ogni caso, io sono ancora viva...''. A cosa volesse riferirsi esattamente lo hanno capito tutti, in Gran Bretagna, e certamente le parole della regina Elisabetta II hanno fatto sorridere, pronunciate pochi giorni dopo il referendum sulla Brexit. Nel corso di una visita di due giorni in Nordirlanda, al termine di una settimana storica per il popolo britannico, Elisabetta II è stata ricevuta dal vice primo ministro dell'Irlanda del Nord, che nel darle la mano davanti alle telecamere ha chiesto: ''Buongiorno. Come sta?''''Va, in ogni caso, io sono ancora viva, ehhh !'', ha risposto la sovrana, che ha festeggiato ad aprile scorso i suoi 90 anni. ''Siamo stati molto occupati, sono successe tante cose'', ha aggiunto. Contrariamente a quanto avvenuto per il referendum sulla devolution scozzese, nel 2014, quando vinse il No, Elisabetta II non ha commentato il risultato della consultazione del 23 giugno, che ha portato il Regno Unito al divorzio dall'Unione europea. Durante la fase finale della campagna il tabloid Sun aveva scritto che la Regina era a favore della Brexit, basandosi su alcuni commenti espressi dalla sovrana durante un ricevimento a Buckingham Palace.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-4133_BREXIT_SONO_ANCORA_VIVA

lunedì 27 giugno 2016

LA TERRA DEGLI INGLESI HA SCELTO IL FUTURO


Il successo del Brexit è stato clamoroso per tutta l'Europa, specialmente per il fatto che l'Inghilterra ha avuto a grande maggioranza il coraggio di scegliere un futuro migliore per la propria economia rifiutando il pesante sistema vincolante ed estremamente costoso di Bruxelles.
Uscendo dall'ormai ingombrante Comunità Europea l'Inghilterra avrà ora un risparmio netto della quantità di PIL (Prodotto Interno Lordo) che la Terra degli Inglesi sprecava annualmente per il budget europeo.
I contributi di Londra alla UE non erano certo piccoli: si trattava ad esempio per il 2015, di ben 10,4 miliardi di Sterline, con un aumento che è stato di ben 1,3 miliardi rispetto alle previsioni.
Siamo allo 0,5% del PIL britannico.I sondaggi che hanno determinato la vittoria degli inglesi sul sistema europeo sono i seguenti.
Ci si aspetta inoltre un'effetto a catena di altri Paesi estremamente delusi dalla politiche europee ma al momento bisogna andare per gradi come argomenti.
La scelta degli inglesi ha determinato a sua volta un'effetto a catena tra Irlanda e Scozia, ma solo una delle due può essere presa sul serio.
In Scozia.

Dove una seppur ridotta maggioranza ha chiesto di rimanere nell'Unione Europea, ora alcuni scozzesi non rassegnati dalla sconfitta, vorrebbero rimanere nell'Unione Europea e separarsi nuovamente tramite l'ennesimo referendum dall'Inghilterra come stato indipendente.
Due anni fa un referendum identico fu fatto per separarsi dall'Inghilterra, con il risultato che la maggioranza degli scozzesi ha invece votato per rimanere nel Regno Unito, di conseguenza alla vigilia della vittoria del Brexit e senza neppure aspettare gli effetti che si presenteranno in futuro a favore o contro, l'idea di indire un'altro referendum per separarsi dall'Inghilterra non solo è da ingenui ma piuttosto un'idea estremamente forzata, specialmente per il fatto che la scelta di permanenza è stata determinata due anni fa. 
Irlanda del Nord

L'Irlanda del Nord fa parte dell'Inghilterra, ma il successo del Brexit potrebbe qui effettivamente determinare un significativo cambiamento di rotta.
In Irlanda del Nord il 56% dei votanti si è espresso per il Remain, con 18 circoscrizioni a favore e 11 contrarie.
Questo risultato, oltre a rimarcare la divisione profonda del Paese, ha riacceso il sogno dell’unificazione d’Irlanda, qui effettivamente potrebbe avvenire a maggior ragione la riunificazione della Nazione, ma non dimentichiamo però che ancora una volta come per la Scozia, la maggioranza di chi ha scelto "remain" è estremamente striminzita e ridotta ai minimi termini, di conseguenza è difficile ma non impossibile, che la scelta di una minoranza nazionale, contro la maggioranza nazionale possa essere presa in considerazione.
Fin qui queste richieste di referendum si tratta perlopiù di proteste da parte dei delusi, ma facessimo tutti così ogni volta che un capo di governo viene eletto allora ci sarebbero dei separatismi in tutti i Paesi tutti gli anni.
Infine quella più sciocca per tutti è stata una petizione online che vuole una seccessione di Londra dal Regno Unito per rimanere nella Comunità Europea.
La petizione è stata anciata da una ridotta minoranza di parlamentari britannici per indire un nuovo referendum sulla Brexit, come si legge sul sito ufficiale petition.parliament.uk.
Intanto Change.org ha rivolto un appello al sindaco di Londra Sadiq Khan per una «secessione» della capitale britannica, dove i sostenitori di 'Remain' sono stati la maggioranza, dal resto del Regno Unito.
«Londra è una metropoli internazionale, vogliamo rimanere nel cuore dell’Europa ed essere membri dell’Unione europea».
I dati sono pubblicati sul sito del governo britannico dove sono pubblicate tutte le petizioni che poi vengono sottoposte alla commissione incaricata di valutarle per eventualmente sottoporle al parlamento.
Il problema è che questo genere di petizioni, innanzitutto sono solo un vano tentativo dei delusi di rifarsi contro la maggioranza di un Paese, inoltre una vasta percentuale di quelle firme arriva da Paesi di tutto il mondo, Stati Uniti, Australia, sostanzialmente può aderire chiunque e raggiungere facilmente numeri di capogiro in brevissimo tempo ma senza in realtà avere una base concreta.
Inoltre Change.org raccoglie firme da ogni dove, aumentando gli iscritti specialmente tramite facebook e altri social network.
Entrambi i tentativi non solo sono sciocchi ma piuttosto irrilevanti.Un'ulteriore lo descrive un giornalista di Contropiano:
"di Marco Santopadre (Contropiano)
Appena firmata (e poi rifirmata) - con nome falso e facendo risultare la mia residenza in Benin (!) - la famosa democraticissima petizione che chiede al governo britannico di rifare il referendum sulla Brexit.
Davvero una cosa seria, sta petizione! Non solo non c'è alcun filtro per accettare solo firme di residenti e votanti, ma addirittura si può firmare tutte le volte che si vuole, complimenti ai 'giornalisti' che stanno presentando l'iniziativa come grande dimostrazione di partecipazione e democrazia."

E' chiaro che si tratta di una petizione piuttosto fasulla, forse un tentativo da parte degli Interessati, di sovvertire il successo di un Paese che non ha interesse a stare nella Comunità Europea.
Cosa succederà ora che l'Inghilterra ha scelto di rifiutare l'Unione Europea?
Nonostante il First Minister, David Cameron abbia scelto le dimissioni entro ottobre, sul breve termine potrebbe avvenire un lieve rallentamento economico, nel contempo però l'Inghilterra potrebbe rapidamente conoscere un'espansione di nuovi accordi economici con le principali Potenze e Superpotenze dall'economia molto più solida rispetto a quella stagnante europea.
Germania, Canada e Stati Uniti hanno già scelto di avere un rapporto economico speciale con l'Inghilterra.
Nonostante il costante allarmismo dalla campagna Remain che il Regno Unito avrebbe dovuto affrontare un blocco duro delle offerte straniere, i fatti hanno per l'ennesima volta smentito tale previsione.
Il presidente Barack Obama ha detto che il Regno Unito e Unione europea rimarranno "partner indispensabili" degli Stati Uniti a seguito della votazione Brexit.
Il leader degli Stati Uniti ha aggiunto che il "rapporto speciale" tra la Gran Bretagna e Washington continuerà nel futuro.
Esso segna un cambiamento di rotta del presidente che in precedenza aveva tentato di ricattare il Regno Unito sul fatto che sarebbe stato in "fondo alla coda" per un accordo commerciale in caso di Brexit.
"Il rapporto speciale tra Stati Uniti e nel Regno Unito è duraturo, e l'appartenenza del Regno Unito nella NATO rimane il cardine essenziale della politica estera degli Stati Uniti, la sicurezza e la politica economica.
"Così pure è il nostro rapporto con l'Unione europea, che ha fatto tanto per promuovere la stabilità, stimolare la crescita economica, e favorire la diffusione dei valori democratici e ideali in tutto il continente e oltre.
Il primo ministro canadese Justin Trudeau invece ha dichiarato che "Il Regno Unito e l'Unione europea sono importanti partner strategici per il Canada con il quale godiamo profondi legami storici e valori comuni.
"Continueremo a costruire rapporti con entrambe le parti in quanto forgiare una nuova relazione.
"I collegamenti del Canada con i nostri partner in tutto il mondo sono tra i suoi beni più grandi, e questi rapporti contribuiscono notevolmente alla prosperità di tutti i canadesi".
Dal punto di vista economico quindi, il cosidetto fanalino di coda nei rapporti commerciali con l'Inghilterra era chiaramente una falsa notizia.
Quello che però bisogna aspettarsi dopo l'uscita dell'Inghilterra dell'Unione Europea, è il fatto che i rapporti economici con il Commowealth britannico, composto da 52 stati, potrebbe rendere la Terra degli Inglesi, una delle potenze dominanti in Europa.
Le statistiche mostrano che le vendite di beni britannici verso l'UE sono diminuite dell'8 per cento a un minimo di sei anni di 134 miliardi £ nel 2015 di 31000000000 £ in meno rispetto al 2011 e le esportazioni verso i paesi extra-UE sono aumentate a più del 2 per cento a £ 151 miliardi.
Poiché i tassi di crescita nell'UE continuano a ristagnare, molte economie nel Commonwealth e la più ampia anglosfera sono in piena espansione.
Nel 2013, secondo l'economia mondiale, l'economia del Commonwealth ha superato la zona euro e l'FMI prevede che entro il 2019 il Commonwealth avrà superato l'UE 17,7 per cento alla produzione mondiale rispetto al 15,3 per cento della UE.
Il Commonwealth ha anche molto più favorevole figure demografiche.
L'India, che è un membro del Commonwealth è una supepotenza economica in aumento, è cresciutoa a un tasso medio del 7,5 per cento nel 2015.
Uscendo dal sistema europeo la Gran Bretagna sarà in grado di negoziare il proprio accordo bilaterale di libero scambio anche con l'India.
Nonostante la distanza, il Regno Unito è il settimo partner commerciale dell'Australia e seconda fonte di investimenti diretti esteri.
Ma a far parte dell'UE, il Regno Unito ha rinunciato al controllo sulla sua politica commerciale.
Di conseguenza, l'Australia e il Regno Unito non hanno alcun accordo bilaterale di libero scambio.
In realtà, è probabile che un accordo con il Regno Unito, una volta al di fuori dell'UE, sarebbe più veloce e più facile da negoziare, per lo meno, perché l'Australia sarebbe in trattativa con un partner, piuttosto che 28.
Se la Gran Bretagna dovesse lasciare l'UE , dovrebbe andare dritto verso la parte anteriore della coda per un accordo di libero scambio con l'Australia.
Un piano ambizioso per di Comunità di libera circolazione delle persone, a cominciare con l'Australia, il Regno Unito, Canada e Nuova Zelanda, farà progressi significativi se il Regno Unito lascia l'UE.
L'adesione della Gran Bretagna della UE nega l'accesso alla forza lavoro altamente qualificata culturalmente più compatibile al mondo.
Sulla sicurezza, il Regno Unito è già parte del club di tutto il mondo più cruciale nella condivisione di intelligence tra cui Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda e Canada.
Lasciando l'Unione europea non farà nulla per diminuire tale, o altre partnership di sicurezza vitale della Gran Bretagna, tra cui la Nato.
Se la Gran Bretagna vota per lasciare l'Unione europea il 23 giugno, sarà accolta nella comunità internazionale al di fuori dell'UE, in particolare dai suoi amici e alleati nel Commonwealth.
Australia e Nuova Zelanda dopo il Brexit

In una mossa che sarà di grande beneficio potenziale per la Comunità la libertà di movimento, il Primo Ministro d'Australia, Malcolm Turnbull, ha annunciato che l'Australia farà coppia con la Nuova Zelanda nel tentativo di negoziare nuovi accordi commerciali e di immigrazione, dopo il Brexit nel Regno Unito.
Egli ha anche ordinato una revisione urgente da parte di funzionari e diplomatici del Tesoro sulle implicazioni di uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea.
Il potenziale per la libertà di movimento tra Australia, Nuova Zelanda, Regno Unito e il Canada è diventato un tema caldo tra molti politici e sostenitori dell'iniziativa.
Lasciando l'Unione europea, il Regno Unito sarà presto esente da illimitata libera circolazione con gli altri Stati membri dell'UE, e quindi, in grado di negoziare i propri protocolli di immigrazione compresi gli accordi di libera circolazione all'interno del Commonwealth.
Il Signor Turnbull ha detto ai giornalisti a Adelaide Lunedi era stato in contatto con il suo omologo neozelandese, John Key, con indicazione delle implicazioni del voto come "considerevole".
"Abbiamo molti, molti interessi comuni in termini di trattare con questo, sia da un punto di vista commerciale, dal punto di vista del movimento di persone ...", ha detto.
"Ci sono alcune grandi questioni in termini di accesso degli australiani e neozelandesi per l'Europa, e in effetti, per il Regno Unito."
Il signor Turnbull ha detto di voler stabilire un "quadro di cooperazione di collaborazione" con la Nuova Zelanda se fosse stato restituito come Primo Ministro.
Ha avvertito c'erano " opportunità e sfide" derivanti dalla decisione del Regno Unito, e aveva ordinato un "rapporto completo" sulle sue possibili conseguenze.
Gli Asiatici Britannici
Alla domanda se lasciare l'UE potrebbe trarre beneficio agli asiatici britannici, un portavoce ufficiale per la campagna Leave ha confermato a The Indian Express : "gli asiatici britannici hanno radici originarie del Commonwealth. Questi paesi hanno profondi legami storici e culturali con la Gran Bretagna, ma essendo nella UE questo ci ha impedito di rafforzare questi legami. Abbiamo una politica di immigrazione di parte, che ci allontana il più luminoso e il meglio da paesi come l'India.
"L'UE non è riuscita a fare un accordo di libero scambio con l'India, nonostante i colloqui sono iniziati nel 2007. Se votiamo Leave, gli asiatici britannici saranno parte di una nazione che è sovrana, e sceglie di avere accordi di libero scambio giusti."
"Perché è più difficile per un medico qualificato o un ingegnere del software da India, Pakistan, Bangladesh o il Medio Oriente venire in Gran Bretagna quanto lo sia per un operaio non specializzato dalla Polonia e dalla Romania? "
Cosa avverrà nel breve termine in Inghilterra?
Quello che succederà una volta lasciata finalmente l'Unione Europea sarà più probabilmente una svalutazione della sterlina.
La Gran Bretagna, proprio in risposta alla crisi finanziaria del 2008 ed il Paese sarebbe dovuto essere il più esposto perchè la sua industria principale è proprio la finanza, ha SVALUTATO la sterlina di quasi il 30% sul dollaro e vicino al 20% sull’euro in meno di un anno dall’inizio della crisi finanziaria mondiale. Risultati? La svalutazione ha permesso il recupero di competitività del Paese, evitando il tagli di salari, inoltre i debiti delle banche con soggetti stranieri, per via della svalutazione, sono stati alleggeriti, senza addebitare l’onere sulla popolazione come in Grecia con l’euro forte.
La flessibilità del cambio ha anche permesso l’industria reale inglese ad esportare di più nel resto del mondo, proprio per ammortizzare l’effetto della crisi, andando ad incontrare più facilmente (grazia ad una sterlina svalutata) la domanda estera, senza svalutare i salari nazionali.

Grazie anche e soprattutto alla flessibilità della sterlina, inoltre il tasso di disoccupazione dal 2009 ad oggi è scesa dall’8 al 5%. Cifre impensabili per l’Italia.
Per chi si aspettava un default dell'Inghilterra la previsioni saranno presto deluse e nonostante alcuni politici europei abbiano definito l'esito del referendum "un brutto giorno per la Gran Bretagna" è chiaro che invece si stava riferendo a se stesso e più precisamente al fallimento di Bruxelles.
L'Inghilterra con il recupero della sua sovranità, i legami del Commowealth e il potenziale di manodopera interno, hanno tutte le capacità di rinnovare il Paese in una vera e propria potenza economica che porterà indubbiamente ad un boom dello sviluppo industriale britannico.
Le voci della discordia hanno chiaramente fallito e i successi dell'Inghilterra fuori dalla Comunità Europea hanno prevalso fin dall'inizio.
Non dimentichiamo che Svizzera e Islanda hanno già ritirato la loro domanda di adesione all'Unione Europea, un motivo ci sarà.























lunedì 20 giugno 2016

LA VITTORIA DEL BREXIT POTREBBE ESSERE SOLO LA FASE INIZIALE


Il prossimo 23 giugno i cittadini del Regno Unito decidono se rimanere o lasciare l’Unione Europea. A una settimana dal referendum sopranominato “Brexit” aumentano i sostenitori della campagna Leave a favore dell'uscita di Londra dall'Ue: 55% contro il 45% che invece vuole rimanere.

Secondo alcuni analisti, una vittoria dei favorevoli impaurisce il Vecchio continente non solo per i rischi economici ma soprattutto per l'incertezza su cosa succederebbe dopo l'eventuale uscita del primo paese europeo dall'Ue. Daniele Scalea, Direttore Generale dell'ISAG ha parlato a Sputnik Italia delle conseguenze di un addio dell'Isola di Sua Maestà al Bruxelles.

— Cosa si aspettano i promotori della Brexit?


— Ci sono tre obiettivi principali: vogliono fermare l'immigrazione incontrollata; avere maggiore facilità di libero commercio con il mondo extra-europeo; prevenire il pericolo di creazione di un super-Stato europeo che limiterebbe notevolmente la sovranità del Regno Unito.

— Cosa potrebbe accadere all'Europa se vincessero i "sì"?
— Sicuramente nel medio periodo altri Paesi europei potrebbero seguire la Gran Bretagna, anche perché i promotori del "si" hanno aperto un dibattito con argomenti inediti su questioni come quella immigratoria. Inoltre, la Brexit potrebbe aiutare altri popoli a superare quello che finora è stato uno scoglio essenziale sulla strada dell'euroscetticismo, e cioè la paura di cambiare lo status quo.


E' vero che in Francia e in Olanda si votò contro la Costituzione europea, ma quel responso non pregiudicava l'esistente, semplicemente bloccava un certo sviluppo. In tutti gli altri casi, quando c'è stata la possibilità di cambiare la situazione presente, in Europa si è votato per il mantenimento dello status quo. Ci sono due ragioni principali per questa tendenza: la prima è che, malgrado la crisi, esiste un certo livello di benessere tale per cui i cittadini sentono di avere troppo da perdere; la seconda è in Europa la popolazione è vecchia e quindi prevalentemente cauta e conservatrice. Per questa ragione da noi diventa difficile avere dei voti rivoluzionari. Se vincesse la Brexit, malgrado la campagna per il "no" abbia paventato un disastro economico e persino una guerra continentale, per la prima volta nell'Europa d'oggi si sarebbe superata la paura di cambiare. Perciò la vittoria della Brexit, superando questo scoglio psicologico, potrebbe provocare un "effetto domino" negli altri paesi europei.

— Condivide il parere di Donald Tusk secondo il quale l'uscita del Regno Unito dall'Ue "potrebbe essere l'inizio del processo di distruzione non solo dell'Ue ma anche della civiltà politica occidentale"?

— Sono d'accordo che l'uscita del Regno Unito potrebbe nel medio-lungo periodo portare a una disgregazione dell'Ue, tenendo però presente che forze centrifughe sono in atto già da anni e indipendentemente dal Brexit. Quindi più che un fattore causale, Brexit sarebbe una pietra miliare nel percorso di disgregazione dell'Ue. Per quanto invece riguarda la civiltà politica occidentale, è esistita per molto più tempo senza Unione Europeo, non penso proprio che finirebbe per la Brexit!

— Molti analisti scommettono su un effetto negativo soprattutto sui paesi del Sud Europa, che hanno uno scambio commerciale elevato e ricevono forti investimenti da Londra. Quali ripercussioni economiche avrà la Brexit sull'Italia?


— In realtà anche con la Brexit il commercio col Regno Unito continuerebbe senza eccessivi scossoni, non diversamente da come i Paesi dell'Ue commerciano proficuamente con gli USA. Anzi: nel caso dell'Italia, il bilancio commerciale è in pesante passivo con la Germania, che sta nell'Ue, e si riequilibra parzialmente proprio grazie alle esportazioni negli Usa, che sono extra-Ue. Quindi, non vedo enormi problemi a livello commerciale.

E' altresì vero che l'Ue uscirebbe indebolita dalla Brexit, e se l'Italia non potrà contare sul sostegno di una Ue solida perderebbe fiducia sul mercato e potrebbe incorrere in una nuova crisi del debito sovrano. Il che imporrebbe al nostro governo scelte molto difficili, in un senso o nell'altro.

— Il processo di uscita, inoltre, sarà probabilmente molto lungo. Sappiamo che l'articolo 50 del trattato di Lisbona stabilisce un limite di tempo di due anni affinché il Consiglio europeo e il Paese che vuole lasciare l'Unione trovino un accordo sui nuovi trattati da approvare per regolare i loro nuovi rapporti. Quanti anni ci vorrebbero per concretizzare l'uscita del Regno Unito?

— E' abbastanza difficile dirlo perché parliamo di qualcosa mai successo prima. Sarà solo l'eventuale uscita della Gran Bretagna a rivelarci come avverrà effettivamente questo processo.

— Che tipo di legami potrebbe essere instaurato tra il Regno Unito e la Ue quando questo processo sarà ufficialmente concluso?

— Immagino un rapporto analogo a quello che gli Stati Uniti hanno oggi con l'Ue. Quindi, dal punto di vista commerciale non mi immagino grossi cambiamenti e anche dal punto di vista culturale il legame permane. Non credo che ci sarà un isolamento del Regno Unito dal continente. Inoltre non va dimenticato che i paesi dell'Ue e la Gran Bretagna rimarranno legati tramite la struttura della NATO.


Fonte:http://it.sputniknews.com/opinioni/20160619/2924660/brixet-potrebbe-provocare-effetto-domino-in-europa.html

giovedì 16 giugno 2016

IL MINISTRO DELLA GIUSTIZIA BRITANNICO, MICHAEL GOVE: ''QUESTA COSA CHIAMATA UE CHIARAMENTE NON E' UNA DEMOCRAZIA''


LONDRA - In un articolo pubblicato sul quotidiano britannico "The Times" in edicola questa mattina, Michael Gove, segretario alla Giustizia del Regno Unito - l'equivalente del ministro della Giustizia italiano - e figura di primo piano dello schieramento per il Brexit, sostiene, scrive che alla base del referendum del 23 giugno ci siano questioni molto serie e molto gravi.
"Nel caso dell'Unione Europea - esordisce l'intervento di Gove sul Times - è evidente che sono le istituzioni europee a controllare il popolo e non il contrario. Noi, la gente, non controlliamo le attività dell'Ue più di quanto controlliamo quelle di Goldman Sachs o JPMorgan, cioè per nulla. Questo accade perchè le persone che gestiscono la Ue sono individui di cui la maggior parte di noi non ha mai sentito parlare, che non ha mai scelto, e che non può cacciare".
"L'Unione Europea - prosegue l'esponente del governo Cameron - è gestita da 28 commissari che hanno il diritto esclusivo di iniziativa politica e non sono mai stati eletti direttamente dal popolo. Dubito che la loro identita' sia nota a piu' di una manciata di cittadini europei".
"Il Consiglio dei ministri, poi - prosegue l'alto esponente conservatore britannico - è un organismo in cui il Regno Unito è solo uno dei 28 membri, non ha diritto di veto e può essere messo in minoranza da una maggioranza qualificata. Qeusto Consiglio, è bene non dimenticare, si riunisce in segreto e da un processo legislativo affidato a burocrati non eletti proviene più della metà delle nostre leggi, che governano ogni aspetto della vita".
"Queste leggi - continua - non possono essere annullate o abrogate dai parlamenti nazionali, altrimenti interviene la Corte europea di giustizia, contro la quale non si può ricorrere in appello e che è un'istituzione politica vincolata dai suoi fondatori a perseguire il fine ideologico dell'integrazione europea".
"Questa Corte di giustizia - prosegue Gove - ha un approccio fondamentalista, ad esempio, su temi come la libertà di circolazione, al punto che gli Stati membri hanno perso la possibilità di espellere i criminali. Comunque la si pensi sull'immigrazione, l'espulsione, l'estradizione, la lotta alla criminalità e al terrorismo - stigmatizza il minstro della Giustizia britannico - non si è più sovrani se non si possono controllare queste decisioni".
"Questa cosa chiamata Ue chiaramente non è una democrazia. Al centro del dibattito c'è quello che si chiama sovranità o autogoverno democratico o ripresa del controllo. Bene. Non abbiamo bisogno di un tribunale politico che ci dica che non possiamo espellere i criminali. Non abbiamo bisogno di accettare la perdita del controllo su tasse come l'Iva. Non abbiamo bisogno di cedere il controllo sulle frontiere per attrarre investimenti - scrive in prima pagina sul Times il ministro della Giustizia britannico Michael Gove".
"La storia dimostra che fuori dalla Ue abbiamo messo fine al commercio degli schiavi, diviso l'atomo, sconfitto il fascismo, costruito il miglior servizio sanitario del mondo, creato la migliore emittente radiotelevisiva e operato come un faro di libertà In conclusione, a chi è in dubbio chiedo: se ne fossimo fuori, votereste per l'appartenenza alla Ue, adesso? Se la risposta a questa semplice domanda è no, allora perchè scegliere di restare?".

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4902_IL_MINISTRO_DELLA_GIUSTIZIA_BRITANNICO_MICHAEL_GOVE_QUESTA_COSA_CHIAMATA_UE_CHIARAMENTE_NON_E_UNA_DEMOCRAZIA

SONDAGGI CONCORDANO: LA MAGGIORANZA DEI BRITANNICI E' PER IL BREXIT


LONDRA - Una solida maggioranza di elettori britannici è in favore dell'uscita del Paese dall'Unione europea. A una settimana dal voto del 23 giugno, un sondaggio Survation rileva che il 52% è a favore dell' ''out'', contro il 48% per l'''in'', dopo che stamani una rilevazione Ipsos Mori indicava che il 53% è per la Brexit e il 47% contro, escludendo gli indecisi. Le posizioni ormai stanno diventando sempre più chiare, e la percentuale di indecisi sempre più bassa. Ora, è scesa sotto il 10%, una settimana fa era del 14%.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9282_SONDAGGI_CONCORDANO_LA_MAGGIORANZA_DEI_BRITANNICI_E_PER_IL_BREXIT

mercoledì 15 giugno 2016

IL COLOSSO BANCARIO JP MORGAN: ''SOSTENITORI DEL BREXIT DRASTICAMENTE IN VANTAGGIO''


NEW YORK - Raramente, i colossi bancari mondiali realizzano sondaggi su eventi politici nazionali e li rendono pubblici, un po' perchè se fossero sbagliati perderebbero in immagine, un po' perchè potrebbero essere intesi come un modo di intromettersi negli eventi che a loro non competono, trattandosi di elezioni, votazioni, referendum, come nel caso della Gran Bretagna il 23 giugno prossimo. Ma stavolta JpMorgan rompe il tabù. ''I sostenitori della Brexit sono nettamente in vantaggio a otto giorni dal referendum sull'uscita del Regno Unito dall'Ue''. Lo riferisce JpMorgan in un comunicato ufficiale della banca, che basa i suoi calcoli su sondaggi condotti da ComRes, TNS e BMG.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9275_IL_COLOSSO_BANCARIO_JP_MORGAN_SOSTENITORI_DEL_BREXIT_NETTAMENTE_IN_VANTAGGIO

martedì 14 giugno 2016

LE RAGIONI PER LA QUALE I SOSTENITORI DELLA BREXIT HANNO RAGIONE


Tutti i Paesi membri della Comunità Europea hanno fatto i conti con i periodi della recessione economica e nel frattempo anche con la disoccupazione e successivamente con le norme del lavoro e dell'immigrazione dannosi stabiliti dalla Germania e dalla Commissione Europea, a Bruxelles.
Non occorre molta analisi nel dettaglio per confermare che le politiche della Comunità Europea hanno causato essenzialmente più danno che favorito l'interesse dei Paesi e delle imprese europee, senza calcolare le regole per creare occupazione.
Chiaramente sul lungo andare la Comunità Europea sta andando a consolidarsi e a prendere sempre più il controllo decisionale dei singoli stati che la compongono digregando sia la sovranità nazionale sia le basi dei Paesi stessi che la compongono.
Non è una sorpresa se la reazione è stata il sollevarsi di nuovi Movimenti Nazionali come Jobbik, Front National, UKIP, Lega Nord, FPO, Alternativa alla Germania, ecc tutti che fanno gli interessi dei loro Paesi e che per questo sono temuti e osteggiati dal sistema di Bruxelles, in quanto vede venir meno i propri interessi sia economici sia politici.
Chiaramente la Comissione Europea è un corpo estraneo nella politica europea che rifiuta e osteggia le politiche nazionali.
Una frase dello stesso Junker evidenzia chiaramenete il genere di politica che governa a Bruxelles, quindi la Comunità Europea: "Chi ascolta l'opinione pubblica interna - ha spiegato Juncker - non può promuovere la costruzione di un sentimento comune europeo, può non sentire la necessità di mettere in comune gli sforzi. Abbiamo troppi europei part-time."
Frasi molto gravi che evidenziano chiaramente come la politica della Comunità Europea rappresenti più un problema ingombrante, piuttosto che un vantaggio per l'interesse nazionale, qualunque esso sia.
Persino la stessa Germania è rimasta vittima delle politiche di eccessiva accoglienza decise dalla stessa Angela Merkel dove una delle cause più indirette è stato quanto a successo a Capodanno a Colonia, Germania, e in diversi altri Paesi nord europei, tra cui Svezia, Finlandia, Austria e Svizzera.
Un'eccezionale ondata di violenze sessuali nei confronti delle donne e ragazze locali da parte di stranieri di origine magrebina e dal Medioriente.
Non è una sorpresa quindi se il somarsi di tutto ciò abbia portato alla decisione dei britannici di uscire da questa follia politica che è la Comunità Europea.
Il termine "follia politica" è arbitrariamente scelto per il fatto che se guardiamo una mappa mondiale e le sue politiche economiche e migratorie scopriremmo come l'Unione Europea rappresenti un'eccezionale anomalia politica proprio al centro della mappa mondiale, in quanto nessun Paese ha mai messo in pratica scelte politiche ed economiche come quelle che l'aspirante Stato Europeo ha messo in loco.
Ora siamo a pochi giorni dalla scelta di un Paese di fare una scelta storica di uscire da questa anomalia, in caso di Uscita dall'Unione Europea, l'Inghilterra dimostrerebbe che uscire da tale sistema economico e politico è possibile e quindi tornare nuovamente ad avere una sovranità nazionale oltre che una più forte ripresa economica; in caso di brogli (come in Austria) o di scelta di Rimanere il risultato sarà semplicemente la continuazione di questo livello di stagnazione politica e un progressivo ridursi della sovranità nazionale.
Ci sono molti politici europei e addirittura l'europeista David Cameron che hanno dichiarato e descritto scenari assurdamente catastrofici in caso la Brexit avesse successo, ma come sappiamo gli inglesi hanno molto gusto per questo genere di scenari da film, in realtà i dati e i fatti dimostrano come un'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea avrebbe sì, un breve periodo di rallentamento economico (un anno al massimo), il tempo necessario per tale economia di stabilizzarsi, ma successivamente la ripresa economica sarebbe semplicemente inevitabile.
Uno di questi scenari apocalittici, sarebbe la svalutazione fino al 20% della sterlina inglese.
L'Inghilterra, proprio in risposta alla crisi finanziaria del 2008 ed il Paese sarebbe dovuto essere il più esposto perchè la sua industria principale è proprio la finanza, ha SVALUTATO la sterlina di quasi il 30% sul dollaro e vicino al 20% sull’euro in meno di un anno dall’inizio della crisi finanziaria mondiale.
Risultati? La svalutazione ha permesso il recupero di competitività del Paese, evitando il tagli di salari, inoltre i debiti delle banche con soggetti stranieri, per via della svalutazione, sono stati alleggeriti, senza addebitare l’onere sulla popolazione come in Grecia con l’euro forte.
La flessibilità del cambio ha anche permesso l’industria reale inglese ad esportare di più nel resto del mondo, proprio per ammortizzare l’effetto della crisi, andando ad incontrare più facilmente (grazia ad una sterlina svalutata) la domanda estera, senza svalutare i salari nazionali.
Pertanto, con una svalutazione di oltre il 20%, risulta che in Gran Bretagna ci sia un’iperinflazione tipo Repubblica di Weimar? Dal 2011, l’inflazione in Gran Bretagna è sempre in calo, soprattutto per il buco deflattivo dell’Eurozona che sta trascinando anche il resto del mondo.

Grazie anche e soprattutto alla flessibilità della sterlina, inoltre il tasso di disoccupazione dal 2009 ad oggi è scesa dall’8 al 5%. Cifre impensabili per l’Italia.
Possibile che nessuno organo di informazione si sia degnato di consultare e mostrare uno storico dell’andamento dei cambi?
Intanto i mezzi d’informazione, mostrano le preoccupazioni della City di Londra sull’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’UE, ma nessun media è riuscito a mostrare neanche una preoccupazione da parte della classe operaia inglese e dei cittadini legati all’economia reale.
La cosa fa molto riflettere.
Recente notizia che il presidente della grossa azienda di mezzi meccanici JBC ha scritto una lettera mostrando che con il Brexit l’azienda sarà sempre forte.
Ancora una volta l’UE si conferma una piattaforma per l’economia virtuale della finanza, piuttosto per quella reale.
E l’odore di una liberazione britannica da Bruxelles, che in aprile ha portato la produzione industriale in aumento in Gran Bretagna.

Inoltre l'uscita dell'Inghilterra dalla Comunità Europea porterebbe ad un risparmio netto della quantità di PIL (Prodotto Interno Lordo) che la Terra degli Inglesi spreca annualmente per il budget europeo.
I contributi di Londra alla UE non sono certo piccoli: si tratta, per il 2015, di ben 10,4 miliardi di Sterline, con un aumento che è stato di ben 1,3 miliardi rispetto alle previsioni.
Siamo allo 0,5% del PIL britannico.

Quindi si risparmierebbero i contributi ma i favorevoli alla Brexit ritengono che la tortuosa azione di collegamento tra gli interessi di 28 paesi diversi non potrà mai favorire gli interessi economici inglesi nelle trattative commerciali globali.
Dal momento che permetterebbe all’industria britannica di evitare le infinite leggi e i tortuosi regolamenti della Comunità Europea
Quindi si perderebbe parte del mercato a 28 del “Continente”, ma Londra entrerà con i suoi legami nel Commonwealth, nel nuovo mercato-mondo senza essere vincolata dalle norme imposte dal sistema di Bruxelles. Il che non è irrilevante.
Il Commonwealth delle nazioni, è una organizzazione intergovernativa di 53 Stati membri che erano per lo più territori dell'ex impero britannico.


Il Commonwealth copre più di 29.958,05 mila km 2, quasi un quarto della superficie terrestre del mondo, e si estende su tutti e sei i continenti.
Con una popolazione stimata di 2328 milioni, quasi un terzo della popolazione mondiale, il Commonwealth nel 2014 aveva prodotto un nominale del prodotto interno lordo (PIL) di $ 10.45 miliardi di dollari, pari al 17% del prodotto lordo mondiale, misurato in potere d'acquisto (PPP) e il 14% del prodotto mondiale lordo misurato nominalmente.
Nel momento in cui la Germania e la Francia, insieme a Belgio, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi, stavano progettando di quello che più tardi divenne l'attuale Unione Europea, ei paesi africani di nuova indipendenza stavano unendo il Commonwealth, nuove idee sono state quotate per evitare che la Gran Bretagna diventasse isolato negli affari economici.
Il commercio britannico con il Commonwealth era quattro volte più grande di commercio con l'Europa.
L’Unione viene vista, dagli inglesi come un gigante in crisi irreversibile: nel 1973, quando l’Inghilterra entrò nella UE, il PIL europeo, con molti Paesi non ancora membri, valeva il 37% del Prodotto Interno Lordo mondiale.
Nel 2025, secondo le stime più favorevoli, la UE rappresenterà solo il 22% del PIL mondiale.
I Paesi che dominano il mercato-mondo sono oggi gli USA, la Cina, e perfino il Commonwealth, nel suo insieme, è più grande e meglio performante della UE.
Nel 2020, il rapporto tra lavoratori e pensionati sarà di 3 a 1, e nel 2050 di 2 a 1, impossibile da sostenere, e questo grazie all’arretratezza tecnologica ma, soprattutto, all’invecchiamento generalizzato della popolazione europea.
Rimane indigesta agli inglesi la massa di regolamenti e restrizioni per i beni made in UK: dal 2010 ad oggi, l’UE ha approvato ben 3.500 nuove leggi che in qualche modo riguardano le imprese britanniche e i loro interessi.
Oltre a tutto ciò, non dimentichiamo che un'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea permetterà anche alla potenza inglese di stringere nuovi accordi economici sia con la Repubblica Cinese e la Federazione Russa.

La Russia nonostante il lieve rallentamento dell'economia, è la Sesta Economia Mondiale.
Nuovi dati del FMI (Fondo Monetario Internazionale) dimostrano che la Federazione Russia ha mantenuto il suo posto tra le più grandi economie del mondo.
La Repubblica Cinese ha attirato più avanti dagli Stati Uniti consolidando la sua leadership come numero uno dell'economia mondiale con 19.500 miliardi (in dollari).
Gli Stati Uniti sono indietro con ben 1,5 miliardi di dollari, la dimensione dell'economia del Canada.
La Repubblica dell'India è una delle grandi economie quella che è cresciuta di più e ha raggiunto la dimensione di 8000 miliardi l'anno scorso.
Dopo India arriva il Giappone con 4.8 trilioni, poi la Germania, 3.8 trillioni e Russia 3.5 trillioni. (Tradizionalmente, i dati della Banca Mondiale premiano la Russia con un PIL significativamente superiore a quello che fa le cifre del FMI, ma i dati della Banca Mondiale per il 2015 non sono ancora usciti).
La stessa cosa si può confermare della Repubblica Cinese che è la Seconda Economia Mondiale.
Di conseguenza un'uscita dell'Inghilterra dall'Unione Europea avrebbe più da guadagnare che da perdere.
Nel 2014 invece, Iain Mansfield, un diplomatico britannico di trent'anni ha dimostrato come un'uscita dell'Inghilterra dalla Comunità Europea porterebbe ad un forte aumento del prodotto interno lordo di almeno 1,3 miliardi di sterline.
La presentazione, Piano per la Gran Bretagna: Apertura non Isolamento, sostiene che la singola più alta priorità economica nel caso di un 'no' sarebbe quello di garantire il mantenimento di zero tariffe sugli scambi tra il Regno Unito e l'UE in tutti i settori a parte agricoltura.
Si fa anche con forza il caso per l'importanza di una uscita dal mercato unico.
Per compensare l'accesso ridotto al mercato unico, un post-EU UK dovrebbe:
-Negoziare l'adesione all'Associazione europea di libero scambio (EFTA), pur rimanendo al di fuori dello Spazio Economico Europeo. Il grado preciso di vicinanza deve essere da qualche parte tra le posizioni di Svizzera e Turchia.
-Perseguire accordi di libero scambio con le principali potenze commerciali come la Cina e gli Stati Uniti.
-Approfondire l'impegno con organizzazioni come il G8, G20 e l'OCSE.
-Coltivare relazioni strategiche bilaterali con gli alleati tradizionali come l'Australia, il Canada e la Francia.
-Stringere nuovi rapporti con le potenze emergenti in Asia e in America Latina.
-Stabilire un 'gruppo UE fuori dal formale dei paesi europei al di fuori dell'UE, ma con accordi commerciali stretti, per permettere a questi paesi di parlare con una voce più forte nelle discussioni con l'UE.
Principali raccomandazioni:
-Regolamento. Un approccio su misura per regolamento sarebbe indubbiamente produrre risultati migliori rispetto all'approccio reso necessarie dalla adesione all'UE.
-Norme specifiche da abrogare a causa dei loro danni per l'economia del Regno Unito sono: la direttiva sull'orario di lavoro, diversi regolamenti agricoli come il divieto dell'UE in materia di pesticidi, vincolanti obiettivi di energia rinnovabile, e le leggi di salute e sicurezza imposti alle imprese e le piccole e medie imprese che operano esclusivamente a livello nazionale.
Tutti questi fanno salire i costi sia per le imprese del Regno Unito e dei consumatori.
-Giudiziaria. Il governo deve stabilire le risorse di una commissione trasversale per riaffermare la supremazia del diritto del Regno Unito e i tribunali britannici.
-Investimenti esteri. Il governo, impegnandosi in organizzazioni imprenditoriali, deve condurre una forte e sostenuta campagna verso l'esterno per comunicare la realtà dei termini di uscita.
-Misure come sgravi fiscali e incentivi dal lato dell'offerta dovrebbero essere introdotti per aiutare a preservare la posizione del Regno Unito come il numero uno verso l'interna destinazione di investimento in Europa.
-Gli incentivi economici sono: una riduzione del tasso di imposta sulle società al 15% in 5 anni; la creazione di zone economiche speciali nelle regioni più povere del Regno Unito, con incentivi per gli investitori, come le vacanze di assicurazione nazionale e agevolazioni fiscali; e un aumento del credito d'imposta in ricerca e sviluppo per i nuovi investitori del 25% nel corso delle tariffe standard per due anni per incoraggiare gli investimenti e la creazione di occupazione.
-La riduzione del deficit. Come contributore netto dell'Ue, dopo i fondi riassegnazione il Regno Unito dovrebbe godere di un avanzo di £ 10 miliardi.
Questo dovrebbe essere usato per pagare il deficit, ma alcuni devono essere spesi per aumentare la capacità amministrativa del Regno Unito nelle zone che sono state in precedenza di competenza della UE.
Commentando la sua vittoria, Iain Mansfield, che è direttore del Commercio e degli Investimenti presso l'ambasciata britannica a Manila, ha detto:
"Al centro la politica del Brexit dovrebbe essere un abbraccio di apertura: apertura al commercio globale, l'apertura ai partner diplomatici in tutto il mondo, e l'apertura al commercio e gli investimenti internazionali. Lasciando l'UE comporterebbe un trade-off inevitabile tra l'accesso al mercato unico e l'indipendenza dalle normative europee, la legislazione, e contributi di bilancio.
"Io non prendo alcuna posizione sulla questione se un Brexit è auspicabile, ma in caso di una tale decisione da parte del popolo della Gran Bretagna, il mio documento definisce una linea di condotta che avrebbe massimizzare il potenziale per un Regno Unito aperto, prospero e impegnato a livello globale."
Al contrario dei britannici probabilmente saranno i membri di Bruxelles a sudare.


lunedì 13 giugno 2016

ANALITICO ARTICOLO SCRITTO DA BORIS JOHNSON PER USCIRE DALL'UNIONE EUROPEA


"Alla conferenza del partito Tory dell’anno scorso ho attirato l’attenzione su di una statistica preoccupante sul modo in cui sta cambiando la nostra società. È la proporzione tra lo stipendio medio dei top manager del Ftse100 e quello del suo dipendente medio – ribadisco, medio – in azienda. Questa proporzione sembra in fase di esplosione a un ritmo straordinario, inspiegabile e francamente sospetto. Platone diceva che nessuno dovrebbe guadagnare più di cinque volte di chiunque altro.
Be’, Platone si sarebbe stupito dalla crescita della disuguaglianza aziendale odierna. Nel 1980 la proporzione era 1 a 25. Nel 1998 era salita a 47. Dopo 10 anni di Tony Blair e Peter Mandelson – e del loro atteggiamento “intensamente rilassato” nei confronti degli “schifosamente ricchi” – i massimi dirigenti delle grandi aziende britanniche guadagnavano 120 volte la retribuzione media dei dipendenti di basso livello.
Lo scorso anno la proporzione è arrivata a 130.
Quest’anno – stappando una bottiglia di champagne – i pezzi grossi hanno sfondato la barriera magica di 150. Il Ceo medio del Ftse100 si porta a casa 150 volte lo stipendio del suo dipendente medio – e in alcuni casi molto di più. Non usiamo mezzi termini: queste persone guadagnano così tanti più soldi degli altri nella stessa società, che volano su jet privati e costruiscono piscine sotterranee, mentre molti dei loro dipendenti non possono nemmeno permettersi di acquistare alcun tipo di casa.
C’è un signore là fuori che guadagna 810 volte la media dei suoi dipendenti. Cosa sta succedendo? È solo avidità, o favori reciproci dei comitati di remunerazione? Non c’è dubbio che ci racconteranno, come sempre, che questi sono “i prezzi di mercato”. Ma ho notato un’altra cosa di questi uomini del Ftse100 (e ho paura che siano quasi sempre uomini): che sono sempre felicissimi di sfilare per Downing Street e dichiarare la loro eterna devozione verso la Ue. Firmano entusiasticamente lettere ai giornali, spiegando come sia fondamentale che restiamo nella Ue. Credono che la Ue faccia bene al loro business.
Ma come, esattamente?
Il mercato unico è un microcosmo di bassa crescita. E’ cronicamente affetto da un elevato tasso di disoccupazione. I paesi della Ue sono gli ultimi della fila in quanto a crescita tra i paesi dell’Ocse; ed è incredibile che ci siano 27 paesi extracomunitari che hanno goduto di una crescita più veloce delle esportazioni di merci verso la Ue della Gran Bretagna, a partire dall’avvio del mercato unico nel 1992, mentre 20 Paesi hanno fatto meglio di noi nell’esportazione di servizi.
Far parte della Ue non è poi così conveniente per le aziende britanniche. Perciò che cosa piace della Ue a questi pezzi grossi? Sostanzialmente due cose. A loro piace l’immigrazione incontrollata, perché aiuta a mantenere bassi i salari dei lavori meno qualificati, e quindi aiuta a controllare i costi, e quindi ad assicurarsi che vi sia ancora più grasso da spartirsi per quelli che comandano. Un rifornimento costante di solerti lavoratori immigrati significa non doversi preoccupare più di tanto delle competenze o delle aspirazioni o della fiducia in sé stessi dei giovani che crescono nel loro paese.
E in quanto clienti di Learjets e frequentatori di salotti esclusivi, essi non sono solitamente esposti alle tipiche pressioni causate dall’immigrazione su larga scala, come quelle sull’intrattenimento, sulla scuola o sugli alloggi. Ma poi c’è una ragione ancor più sottile – il fatto che l’intero sistema di regole Ue è così lontano dai cittadini e opaco, che i pezzi grossi possono volgerlo a loro vantaggio al fine di mantenere le loro posizioni oligarchiche e, tenendo lontana la competizione, spingere la propria busta paga ancora più in alto.
Nel loro ottimo libro “Perché le Nazioni falliscono”, Daron Acemoglu e James A. Robinson spiegano come istituzioni politiche trasparenti siano essenziali per l’innovazione e la crescita economica. Distinguono tra le società “inclusive”, dove le persone si sentono coinvolte nelle loro democrazie ed economie, e società “esclusive”, dove il sistema è sempre più manipolato da una élite per proprio esclusivo vantaggio. L’Ue sta cominciando ad assumere alcune caratteristiche delle società “esclusive”. E’ dominata da un gruppo di pochi politici internazionali, lobbisti e affaristi.
Queste persone si conoscono a vicenda.
Essendo parti di grandi aziende, possono permettersi di assumere qualcuno per seguire le complesse regole che vengono da Bruxelles. Possono fissare appuntamenti coi responsabili delle Commissioni. Possono perfino incontrarli alle conferenze o agli eventi – il più famoso di questi è Davos. In questo senso, hanno un immenso vantaggio rispetto alla maggioranza delle aziende del paese.
La maggior parte delle aziende (e in effetti la maggior parte degli inglesi) non hanno alcuna idea di chi lavori per la Commissione, o di come mettersi in contatto con queste persone, e non saprebbero distinguere i loro euro-parlamentari da dei marziani. Solo il 6% delle aziende britanniche in realtà esportano in Ue, e ciò nonostante il 100% di esse deve sottostare al 100% delle leggi Ue, che si tratti di aziende piccole o grandi – un peso normativo che costa circa 600 milioni di sterline alla settimana.
La scorsa settimana ho visitato la Reid Steel, un’azienda britannica di successo a Christchurch, nel Dorset. Esportano acciaio per costruire ponti in Sudan, alberghi alle Mauritius, hangar di aerei in Mongolia. L’unica cosa che li frena, dicono, sono le regole Ue – generate attraverso un incomprensibile processo che coinvolge i lobbisti di grosso calibro, le grosse multinazionali e i governi di paesi stranieri. Non vedono l’ora di uscire dall’Ue, e hanno ragione.
Pensano che le altre nazioni Ue stringerebbero rapidamente nuovi trattati commerciali. E che le aziende britanniche, liberate dalle catene europee, finirebbero per esportare in Europa di più anziché meno di quanto facciano ora.
Naturalmente, i pezzi grossi del Ftse100 firmeranno per poter rimanere in Ue: a livello personale stanno diventando sempre più ricchi – sfruttando manodopera immigrata per le loro aziende e manipolando le regole Ue a vantaggio dei grandi attori, gli unici a poterle comprendere – mentre i meno fortunati hanno invece visto una diminuzione in termini reali delle loro retribuzioni. Questa è una delle ragioni per le quali la Ue ha una bassa innovazione, bassa produttività e bassa crescita.
Se volete sostenere gli imprenditori, i faticatori, gli innovatori, i lavoratori, le imprese dinamiche e fiorenti dell’Inghilterra – allora votate per uscire dalla Ue il 23 giugno, e date a questi parassiti il calcio nel sedere che si meritano".

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4894_LA_UE_UNO_STRUMENTO_DEI_FORTI_PER_SFRUTTARE_I_DEBOLI_STRAORDINARIO_ARTICOLO_SCRITTO_DA_BORIS_JOHNSON

LA BREXIT E I FALSI SCENARI ECONOMICI DICHIARATI


A dieci giorni esatti dal referendum britannico sulla permanenza nell’UE, tante inesattezze economiche stanno andando molto di moda.
Già da tempo i mezzi d’informazione in tutta Europa, paventano scenari apocalittici in caso di uscita, anzi di liberazione della Gran Bretagna dall’UE.
Uno di questi pseudo profetici scenari apocalittici, sarebbe la svalutazione fino al 20% della sterlina inglese, peccato che l’ignoranza in materia economica regna sovrana e anzi viene anche fomentata la tra popolazione. La Gran Bretagna, proprio in risposta alla crisi finanziaria del 2008 ed il Paese sarebbe dovuto essere il più esposto perchè la sua industria principale è proprio la finanza, ha SVALUTATO la sterlina di quasi il 30% sul dollaro e vicino al 20% sull’euro in meno di un anno dall’inizio della crisi finanziaria mondiale. Risultati? La svalutazione ha permesso il recupero di competitività del Paese, evitando il tagli di salari, inoltre i debiti delle banche con soggetti stranieri, per via della svalutazione, sono stati alleggeriti, senza addebitare l’onere sulla popolazione come in Grecia con l’euro forte.
La flessibilità del cambio ha anche permesso l’industria reale inglese ad esportare di più nel resto del mondo, proprio per ammortizzare l’effetto della crisi, andando ad incontrare più facilmente (grazia ad una sterlina svalutata) la domanda estera, senza svalutare i salari nazionali.
Pertanto, con una svalutazione di oltre il 20%, risulta che in Gran Bretagna ci sia un’iperinflazione tipo Repubblica di Weimar? Dal 2011, l’inflazione in Gran Bretagna è sempre in calo, soprattutto per il buco deflattivo dell’Eurozona che sta trascinando anche il resto del mondo.

Grazie anche e soprattutto alla flessibilità della sterlina, inoltre il tasso di disoccupazione dal 2009 ad oggi è scesa dall’8 al 5%. Cifre impensabili per l’Italia.
Quindi prima di propinare simili imprecisioni su eventuali scenari apocalittici legati al Brexit, possibile che nessuno organo di informazione si sia degnato di consultare e mostrare uno storico dell’andamento dei cambi?
Intanto i mezzi d’informazione, mostrano le preoccupazioni della City di Londra sull’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’UE, ma nessun media è riuscito a mostrare neanche una preoccupazione da parte della classe operaia inglese e dei cittadini legati all’economia reale.
La cosa fa molto riflettere…
Almeno, l’informazione inglese rimane più imparziale.
Recente notizia che il presidente della grossa azienda di mezzi meccanici JBC ha scritto una lettera mostrando che con il Brexit l’azienda sarà sempre forte.
Ancora una volta l’UE si conferma una piattaforma per l’economia virtuale della finanza, piuttosto per quella reale.
E l’odore di una liberazione britannica da Bruxelles, che in aprile ha portato la produzione industriale in aumento in Gran Bretagna mentre la finanza speculatrice esprime timori dall’uscita di Londra da Bruxelles.

Ma a cambiare le carte in tavola, bluffando completamente è proprio la Germania, tramite il suo ministro delle finanze, il falco Schaeuble.
Non occorre essere un economista, per capire che solo uno sprovveduto “metterebbe paura” il suo principale cliente, specie se è un pagatore regolare. E soprattutto se costui dipende proprio dalle vendite estere, come il caso della Germania, dove però Schäuble, in caso di Brexit, ha “avvertito” il Regno Unito che questo rimarrebbe fuori dal mercato unico senza che vi saranno accordi come quelli creati sul modello di Norvegia e Svizzera. Ma la Germania quindi comanderebbe a nome di tutta l’Europa?
Un quesito che ci dovremmo tutti chiedere…
Fattore che oltre ad essere una discriminante non è previsto da tutti i trattati di diritto internazionale e commerciale. Schauble ha anche aggiunto in una intervista al settimanale Spiegel, che se dovesse vincere la Brexit sarebbero tempi duri anche per il Regno Unito e non solo per l’UE.
Ho fatto il paragone con il venditore che avverte il suo principale cliente, perchè il secondo-terzo mercato di sbocco commerciale tedesco è proprio la Gran Bretagna.

Quindi dare avvertimenti al principale importatore di merci tedesche, specie in questo momento storico in cui il Sud Europa in recessione riduce l’import made in Germany, è una mossa da sprovveduti e siccome a Berlino sono tutto fuorchè sprovveduti ed ingenui, l’unica alternativa possibile dunque è che stiano solamente bluffando. Se Berlino chiudesse le porte in faccia a Londra, perderebbe una quota di circa 89 miliardi all’anno di export mancato.
Infine il primo ministro britannico Cameron, ha affermato proprio ieri, che uscendo dall’UE la Gran Bretagna piomberebbe nell’austerità, ancora non si capisce sulla base di cosa e soprattutto come è possibile mostrare ciò. Quando è poi l’UE che ha imposto ai suoi Stati (e guarda caso Londra si è rifiutata) i vincoli d’austerità più stringenti come il fiscal compact ed il pareggio di bilancio, inserito in Italia nell’art 81 della nostra costituzione. Per non parlare di una perdita all’anno netta tra dare e ricevere, di circa 8,5 miliardi di sterline all’anno in contributi inglesi a Bruxelles. Un vero spreco per le casse statali di Londra, a danno dei contribuenti britannici.

Il grafico poi parla chiaramente: l’aumento della tassazione dei redditi pro capite nell’eurozona dalla crisi del 2008 è stata esponenziale. Con moneta sovrana e banca centrale garante, l’austerità non ha senso, basti vedere al Giappone che con il più alto debito pubblico del mondo, garantito dalla sua banca centrale, dipendente dello Stato e denominato nella stessa moneta che emette, (stesso caso inglese) non ha mai dovuto applicare politiche d’austerità come accade tutt’ora nell’Eurozona.
In conclusione, questa nuova sfida a livello europeo che avrà importanti ripercussioni sulla politica italiana ed infatti i politici europeisti hanno paura di un effetto domino legato al brexit, ovvero di una presa di coscienza da parte di tutti i cittadini europei.



Fonte:http://formiche.net/2016/06/13/brexit-e-le-piaghe-degitto/

L'IMPRENDITORE MILIARDARIO JAMES DYSON SMENTISCE GLI OPPOSITORI DEL BREXIT SUL COMMERCIO INTERNAZIONALE


Il signor James Dyson ha severamente contestato le malelingue che il commercio internazionale ci rimetterebbe di più fuori dell'Unione europea, appoggiando la campagna per lasciare l'Europa.
L'inventore miliardario ha detto che le minacce che la Gran Bretagna sarebbe stata evitata nei mercati internazionali in caso di Brexit sono semplicemente "assoluti calzolai".
Parlando al Daily Telegraph, ha criticato le limitazioni per l'impiego di lavoratori extracomunitari come "pazze" e sfiatate frustrazioni in quanto alcuni ingegneri britannici addestrati non sono in grado di rimanere dopo la laurea.
"Creeremo più ricchezza e più posti di lavoro uscendo fuori dall'UE. Avremmo il pieno controllo nostro futuro. E il controllo, secondo me, è la cosa più importante nella vita e le imprese.
"L'ultima cosa che avrei mai voglia di fare è di mettere me stesso in qualcun altro le mani. Non solo gli altri paesi, ma i burocrati di Bruxelles ".
Sir James ha detto che per l'UE tentare di imporre dazi sulle imprese britanniche che commerciano dall'esterno sarebbe in contrasto delle stesse misure sulle imprese europee che sperano di vendere sul mercato del Regno Unito.
"L'Unione europea commetterebbe un suicidio commerciale per imporre una tariffa perché importiamo £ 100 miliardi [di merci] e noi mandiamo solo £ 10 miliardi di là", ha detto.
L'imprenditore è meglio conosciuto per la sua riprogettazione radicale del aspirapolvere che, accanto ad una serie di altre innovazioni, lo ha reso uno degli uomini più ricchi della Gran Bretagna con una riferito £ 3,2 miliardi fortuna.
Egli ha avvertito che tale nutrito cielo sereno nelle istituzioni britanniche è stato perso a causa delle regole di visti controllati dall'UE che favoriscono i lavoratori, compresi i migranti non qualificati, all'interno del blocco.
"Perché mai vuoi buttare fuori ricercatori con quella preziosa tecnologia che poi la riportano alla Cina o Singapore e lo usano contro di noi?"

Fonte:http://www.theguardian.com/politics/2016/jun/11/sir-james-dyson-dismisses-brexit-trade-fears-as-cobblers

giovedì 9 giugno 2016

LA BREXIT PORTERA' ALL'INGHILTERRA IL PIU' VASTO BOOM ECONOMICO DELLA SUA STORIA


Mentre il giorno del referendum sulla permanenza o meno dell’Inghilterra nella Ue si avvicina, sui media nazionali asserviti all’oligarchia Ue ed ai potentati finanziari che la sorreggono, si assiste al proliferare di previsioni apocalittiche più degne dell’anno 1000 che di analisti economici degni di tal nome.
Tralasciando quella secondo cui il salvataggio di Veneto Banca sarebbe a rischio a causa del Brexit (cercate di non ridere troppo forte, per carità), i notiziari nazionali hanno paventato il rischio di crollo del benessere in Inghilterra, del valore della sterlina, disoccupazione galoppante, buco nei conti pubblici, inflazione alle stelle, arrivo delle piaghe d’Egitto di biblica memoria e probabile sbarco di ferocissimi marziani davanti a Buckingham Palace. Ebbene, è tutto falso e lo dimostriamo.
Partiamo da alcuni dati di fatto oggettivi ed incontrovertibili:
- Disoccupazione UK: 5,1% - Disoccupazione UE: 10,2%
- Crescita del PIL 4° trimestre 2015 UK: 0,6%  -  Crescita del PIL 4° trimestre 2015 UE: 0,3%
- Cambio Euro/Dollaro 2015  -13%  -  Cambio Sterlina/Dollaro 2015 -4,83%
Anche uno che non mastichi molto di economia si rende immediatamente conto di come il Regno Unito sia decisamente più in salute della Ue e se poi dovrssimo riferirci alla sola Eurozona, allora si può tranquillamente affermare che la Gran Bretagna è boom economico, rispetto l'asfittica crescita dei Paesi ingabbiati nell'euro, Eurozona che - tra l'altro - proprio oggi l'Ocse denuncia avere il più alto tasso di disoccupazione dell'intero Occidente e dell'Asia. Non so se vi rendete conto della gravità di questo dato: le economie che usano l'euro non producono crescita, producono disoccupati.
Veniamo ora agli scenari apocalittici descritti dalla stampa prezzolata e dai nostri politici filo Ue.
Affermazione: “Se l’Inghilterra dovesse uscire dalla UE, la sterlina subirà una consistente svalutazione che porterà al crollo del PIL”
Smentita: nel 1992 l’Inghilterra, sotto il peso della speculazione messa in atto dal noto squalo della finanza Soros, uscì dallo SME e attuò una pesante svalutazione della propria moneta.
Nel 1993 il PIL dell’Inghilterra crebbe “solo” del 2,6% e l’anno successivo addirittura del 4%! Detto ancora più chiaramente: fu un boom economico enorme che ebbe effetti benefici che durarono molti anni.
Basti sapere che nel 1992, prima della svalutazione, il PIL del Regno Unito crebbe di un misero 0,45% e fu addirittura negativo nel 1991 con un -1,33%.
Quindi, dove sarebbe il rischio di crollo del PIL legato ad una svalutazione della sterlina? Boh, mistero assoluto: difatti le profetesse di sventura si guardano bene dal spiegarlo. Semmai, una svalutazione della sterlina renderebbe più appetibili sui mercati esteri i prodotti made in UK, favorendo le esportazioni.
Affermazione: “Se l’Inghilterra dovesse uscire dalla UE, le sue imprese entreranno in crisi a causa delle sanzioni che Bruxelles applicherà per ritorsione ed i cittadini inglesi si troveranno a non poter acquistare i prodotti europei per i limiti all’export verso l’Ighilterra che verranno attuati.”
Smentita: L’Inghilterra ha una bilancia commerciale negativa per 3.532 miliardi di sterline. Questo significa che importa molto più di quanto esporta e lo fa soprattutto dai paesi ue e dalla Germania in particolare. Ora, se la Ue decidesse di imporre dazi ai prodotti inglesi, la ritorsione si farebbe immediatamente sentire ed a rimetterci non sarebbe certo il Regno di Sua Maestà, dato che potrebbe allargare gli scambi commerciali con il Commonwealth, ma proprio i paesi Ue che entrerebbero immadiatamente in recessione. E primo fra tutti la Germania, che non saprebbe più dove vendere le carriole fumanti di Volkswagen, anche se Schauble potrebbe sempre imporre a italiani e greci l’obbligo di acquistare solo auto tedesche per bilanciare la perdita di fatturato (e il premier non eletto di Palazzo Chigi, siamo certi, aderirebbe con entusiasmo).
Affermazione: se esce dalla Ue, la Gran Bretagna come farà con le fonti d'energia? Il gas dalla Russia arriva in Europa...
Errore clamoroso o disinformazione velenosa, fate voi: il Regno Unito esporta petrolio e gas, non li importa. L'Inghilterra è produttore di prodotti petroliferi, quindi è comunque in una posizione di vantaggio rispetto a tutti gli altri paesi Ue, che invece il petrolio non l'hanno e devono comprarlo... specialmente dalla Gran Bretagna! 
Questi pochi esempi - ma ce ne sono molto altri - mostrano come la disinformazione di regime sul Brexit sia arrivata a livelli ignobili. Un po’ come quando i notiziari sovietici trasmettevano le immagini di persone in fila nei Paesi occidentali per andare al cinema spacciandole per poveri in attesa della razione quotidiana di cibo.
Da qualsiasi prospettiva la si guardi, l’applicazione di ritorsioni contro l’uscita dell’Inghilterra dalla Ue porterebbe più danni che vantaggi proprio ai paesi ue e non certo alla “perfida Albione”. Il massimo che gli oligarchi di Bruxelles agli ordini della Merkel possono fare è digrignare i denti e sperare che i loro servi d’Oltremanica riescano a convincere il popolo britannico a votare per la permanenza nella cortina di ferro magari con l'aiutino di "opportuni" scatoloni del “voto per corrispondenza” come accaduto in Austria.
Chiaramente i “mercati” tifano per la permanenza del Regno Unito nella gabbia Ue, perché è più facile corrompere e prezzolare una sola entità di governo che due o molte di più perché, diciamoci la verità, se il Brexit dovesse vincere, referendum analoghi verranno fatti in molti altri paesi del “paradiso sovietico europeista” che non ne possono più di essere sgovernati da un noto alcolizzato succube degli interessi germanici.
Ah, ovviamente nell'italico Stivale tutto tace, del Brexit non si parla e figuriamoci approfondirne i contenuti. Le regole dell'informnazione italiana col sinistro paraocchi sono: sopire, nascondere, minimizzare, depistare, disinformare, falsificare, eludere qualsiasi notizia sulle ragioni del Brexit e sulle sue conseguenze.
E quindi tranquilli, l'Italia rimarrà agganciata al carro tedesco fino all’ultimo, per lo meno fino a quando avremo politici che preferiscono far perdere lo schieramento che dicono di rappresentare (vedi Roma), pur di portarsi a casa un pezzettino di interessi dal ducetto di Pontassieve.
Ma la storia si può solo provare a rallentare, fermare mai. E se si prova a fermarla per troppo tempo, poi gli eventi prendono accelerazioni gigantesche. Si chiamano rivoluzioni.
Un'ultima piccola nota a margine: la produzione industriale britannica è così "succube e schiacciata" dal pericolo del Brexit, che è aumentata del 2% in un solo mese, quello di aprile...
Luca Campolongo


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4891_LUSCITA_DALLA_UE_DONERA_ALLA_GRAN_BRETAGNA_IL_PIU_GRANDE_BOOM_ECONOMICO_DELLA_SUA_STORIA_PIU_DELLUSCITA_DALLO_SME

mercoledì 8 giugno 2016

LA BREXIT ALLE PORTE STIMOLA LA PRODUZIONE INDUSTRIALE BRITANNICA


Fortissima impennata della produzione industriale della Gran Bretagna ad aprile, nonostante il ''terrorismo mediatico'' contro il Brexit che avrebbe voluto dipingere un Regno Unito a un passo dalla catastrofe. Secondo i dati diffusi dall'Ufficio di Statistica nazionale la produzione infatti è cresciuta ben del 2% rispetto al mese precedente e dell'1,6% su anno. Le attese degli ''analisti'' erano per una contrazione dello 0,1% congiunturale e dello 0,4% tendenziale. La produzione manifatturiera ad aprile e' cresciuta del 2,3% rispetto ad aprile e dello 0,8% annuo. Quindi il Brexit non solo non spaventa nessuno e tanto mendo il mondo economico, ma addirittura incentiva una potente crescita industriale in Gran Bretagna.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-9222_LIPOTESI_BREXIT_FA_BENE_ALLA_PRODUZIONE_INDUSTRIALE_BRITANNICA_2_AD_APRILE

lunedì 6 giugno 2016

IL BREXIT E' IN TESTA E IN GERMANIA IL 29% - OGGI - E' A FAVORE DEL GERMANEXIT (IN ITALIA LA PERCENTUALE E' DEL 57%)


Tra meno tre settimane - il prossimo 23 giugno - in Gran Bretagna ci sara' un referendum in cui ci sono buone probabilita' che i cittadini votino per uscire dalla UE e la cosa oramai non sorprende nessuno, a parte i soliti "terroristi della disinformazione" che spacciano per "catastrofiche" notizie come il vantaggio del Brexit nei sondaggi, ultimi due dei quali datati oggi.
E se c'è - e c'è - una censura globale sui benefici dell'uscita della Gran Bretagna dalla Ue, benefici che riguardano anche qualsiasi altra nazione la vorrà seguire dopo il 23 giugno, figuratevi se non viene cancellata la notizia che addirittura in Germania sale a vista d'occhio la percentuale dei tedeschi che vogliono fare altrettanto.
Infatti, la vera sorpresa, rispetto il prevedibile voto britannico, sta nel fatto che anche in Germania cresce il numero dei cittadini che vuole uscire dalla UE e a tale proposito un recente sondaggio realizzato dall'Agenzia europea di sondaggi Yougov per conto del quotidiano Handelsblatt ha rivelato che il 29% dei tedeschi vuole uscire dall'Unione mentre a voler rimanere sono solo il 54% e il resto e' indeciso.
A prima vista potrebbe sembrare che i tedeschi amino la UE - dato che la maggioranza in base a questo sondaggio sembrerebbe di questo avviso - ma le cose non stanno affatto cosi' perche' solo pochi mesi fa la percentuale di euroscettici era molto piu' bassa, appena sopra l'8% e non e' da escludere che tra qualche mese la percentuale di coloro che vogliono uscire dalla UE continui ad aumentare. Di questo passo, a fine anno sarà maggioritaria.
Questi dati sono veramente sorprendenti per motivi molto concreti: perche' la Germania e' stato l'unico paese a guadagnare dall'essere membro della UE e i tedeschi sono sempre stati convinti eurofili.
Quindi, cosa spiega questo crescente e dirompente euroscetticismo?
Il primo fattore e' il dilagare della rabbia nei confronti del governo tedesco di Angela Merkel per come ha gestito la crisi greca, chiaramente i tedeschi non vogliono che i soldi delle loro tasse siano spesi per salvare la Grecia.
Il secondo fattore e' legato all'arrivo di un numero molto elevato di migranti, dei quali solo una parte otterrà lo status di rifugiato che ovviamente non fa che creare tensioni e molti vedono un legame tra la permanenza nella UE e l'invasione di persone provenienti dal terzo mondo.
Certo per ora potrebbe sembrare azzardato pensare che la Germania esca dalla UE, ma occorre ricordare che quando venne annunciato il referendum per il Brexit, un anno e mezzo fa, nessuno pensava davvero che gli elettori britannici potessero decidere di far uscire il loro paese dalla UE.
Eppure, questo sta per accadere e in questo campo le cose stanno cambiando davvero velocemente, quindi nulla va dato per scontato.
Cio' che colpisce invece e' la censura mediatica su questa notizia, come dicevamo prima, ma noi ovviamente non ci stiamo e speriamo che anche gli italiani inizino a ribellarsi a questa dittatura e pretendano dal nuovo governo, quando finalmente ci saranno le elezioni politiche nazionali, per prima cosa il referendum per chiedere agli italiani - come ha fatto il governo britannico - se intendono far rimanere l'Italia nella Ue oppure no.
E non si tratta di una richiesta campata in aria, quella del referendum per l'Italexit: i sondaggi in tal senso mostrano, l'ultimo è di 15 giorni fa, che gli italiani favorevoli all'uscita dalla Ue sono un'ampia maggioranza che supera il 57%. E dopo l'evidente disamoramento degli italiani per il Pd, come risulta evidentissimo dalle elezioni amministrative di ieri, al referendum sulla riforma-Boschi di ottobre, con la bocciatura, potrebbe davvero cadere il governo per la tonante sconfitta di Renzi, e seguirebbero nuove elezioni ed ecco che si potrebbe concretizzare il referendum per l'Italexit.
Qualcuno pensa che sia fantapolitica? Sbaglierebbe: tutto indica che le probabilità accada sono molto alte.


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4885_IL_BREXIT_E_IN_TESTA_E_IN_GERMANIA_IL_29__OGGI__E_A_FAVORE_DEL_GERMANEXIT_IN_ITALIA_LA_PERCENTUALE_E_DEL_57

BREXIT: IN INGHILTERRA I FAVOREVOLI SONO AL 43% GLI INCERTI AL 40%


L'ultimo sondaggio pubblicato dal The Observer nella giornata di ieri spaventa l'Ue: il 43% degli intervistati si è infatti schierato per il "Leave", lasciando a 40% il fronte del "Remain". Resta da contendere un 14% di indecisi, su cui i due comitati giocheranno le ultime carte in queste tre settimane scarse che separano l'Uk dallo storico appuntamento del 23 giugno.
Ed a leggere i dati pubblicati dal settimanale britannico è il tema dell'immigrazione ad aver giocato un ruolo decisivo nell'inversione di tendenza registrata in queste ultime settimane. Le proposte del comitato per il sì alla Brexit guidato da Boris Johnson infatti, sono state incentrate tutte su questo aspetto e le ultime comparsate televisive del primo ministro Cameron in evidente difficoltà, rafforzano le posizioni del Leave.
La sterlina negli ultimi giorni ha fatto registrare una picchiata e, stando a quanto riferito dal The Guardian, anche a Bank of England si starebbe muovendo, con la predisposizione di un fondo di emergenza per tutelare il proprio sistema bancario in caso di Brexit.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160606/2828619/brexit-sterlina-giu.html#ixzz4AolfTngj

venerdì 3 giugno 2016

LO SCHIERAMENTO DEL BREXIT GARANTISCE IN CASO DI SUCCESSO UNA LEGGE AUSTRALIANA SUGLI IMMIGRATI


LONDRA - L'opinione pubblica del Regno Unito sull'Unione Europea si sta calamitando attorno all'approvazione del Brexit, a poche settimane dal referendum sull'appartenenza, in programma il 23 giugno. Due sondaggi di Icm per il quotidiano britannico "The Guardian", uno telefonico e uno online, convergono nel registrare uno spostamento dei consensi verso lo schieramento per la Brexit, passato in vantaggio su quello europeista col 52 contro il 48 per cento, escludendo gli indecisi.
Nel rilevamento per telefono, su un campione di oltre mille adulti, il 45 per cento si e' dichiarato a favore dell'uscita dall'Ue, il 42 per cento contrario e il 13 per cento ancora indeciso. In quello in rete il 47 per cento si e' detto pronto a votare "no", il 44 per cento schierato per il "si'" e il nove per cento incerto. Nelle indagini precedenti dello stesso istituto, a meta' maggio, nel rilevamento telefonico il fronte "Remain" precedeva di dieci punti il fronte "Leave", 55 a 45 per cento; quello online dava, invece, lo stesso risultato di 52 a 48 a favore dei "Brexiteer".
Lo schieramento della Brexit sta insistendo in modo particolare sul tema dell'immigrazione. Boris Johnson e Michael Gove, le due figure piu' importanti del fronte antieuropeista, entrambi del Partito conservatore, si sono impegnati a cambiare il sistema in caso di Brexit con un piano ispirato a quello australiano, sottoscritto anche da Priti Patel, sottosgretaria all'Occupazione, e dalla deputata laborista Gisela Stuart. L'ingresso dei migranti sarebbe subordinato non alla nazionalita', ma alle competenze lavorative e per alcune posizioni, dovrà essere dimostrata una buona conoscenza della lingua inglese.
Ma mentre in Italia un evento epocale qual è il referendum per l'uscita della Gran Bretagna dalla Ue viene bellamente ignorato dalla grande stampa per non dire dai telegiornali nazionali (scomparsi i servizi da Londra), in Germania viceversa il tema rimbalza sulle prime pagine dei maggiori quotidiani.
Scrive oggi in prima l'Handelsblatt: "l problema puo' essere puntualizzato con un solo dato: 29 per cento. E' la percentuale di cittadini britannici che si fida delle Istituzioni dell'Unione Europea - scrive l'editorialista Katharina Slodczyk -. Solo in Grecia si rileva una percentuale piu' bassa, ha dimostrato un sondaggio condotto l'anno scorso dalla Commissione europea. L'euroscetticismo dei britannici, che tra poco piu' di tre settimane andranno a votare al referendum sulla permanenza del loro paese nella Ue, ha molte cause, di natura anche storico-geografiche. Ma tutto cio' non spiega il perche' la Gran Bretagna si ritrovi proprio ora ad un passo dall'uscita dalla Ue".
Secondo Katharina Slodczyk "una lunga serie di scelte della politica interna britannica hanno inasprito ancor di piu' la situazione. Dato che negli ultimi anni la politica ha investito nel sistema sanitario e scolastico senza tenere conto del possibile arrivo di enormi masse migratorie, oggi gli ospedali e le scuole si trovano sotto forte pressione".
"La Gran Bretagna - conclude l'articolo - ha aderito controvoglia all'integrazione europea e, diversamente da Germania e Francia, non ha mai inteso l'Europa come un progetto per la difesa della pace, ma solo come uno strumento per conseguire scopi politici contingenti. E in materia di immigrazione - accusa infine l'autrice dell'editoriale - i laburisti britannici dimenticano le loro responsabilità. Fu proprio il governo di Tony Blair a spingere per l'allargamento ad Est della Ue e a non volere alcuna limitazione alla liberta' di circolazione dei lavoratori dall'Europa centro-orientale. Sarà bene che gli elettori del referendum del 23 giugno lo ricordino".

Redazione Milano

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4882_SCHIERAMENTO_PER_IL_BREXIT_CHE_E_IN_TESTA_NEI_SONDAGGI_PROMETTE_UNA_LEGGE_AUSTRALIANA_SUI_MIGRANTI

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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