ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


Visualizzazione post con etichetta Argentina. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Argentina. Mostra tutti i post

mercoledì 4 novembre 2015

IN ARGENTINA SI E' CONCLUSO IL PIU' FREDDO OTTOBRE SULLE REGISTRAZIONI


In Argentina si è appena concluso un mese di Ottobre storico sotto il profilo meteorologico: quello che è finito pochi giorni fa è stato il mese di Ottobre più gelido da quando si prendono le rilevazioni meteo. In diverse zone del paese si sono avute forti nevicate tardive, con gelate e brinate anche sulle zone Nord dell’Argentina. E’ stato battuto il 1963, quando si ebbe una Primavera freddissima in tutto il Sud America (per chi non lo sapesse o si fosse dimenticato, nel Sud America quando da noi è Autunno lì è Primavera e viceversa).
Stando alle rilevazioni, si sono avuti oltre 2.5 gradi in meno rispetto alla media stagionale: lo dice il Servizio Meteorologico nazionale, a testimonianza dei rigori della seconda parte invernale e della prima parte primaverile. Nel Sud-Ovest della provincia di Buenos Aires ci sono stati alcuni valori minimi record in assoluto per il mese di Ottobre, situazione simile nelle province di Mendoza e Malargue.

Fonte:http://freddofili.it/2015/11/03/in-argentina-si-e-appena-concluso-lottobre-piu-gelido-da-quando-si-prendono-le-rilevazioni/

giovedì 24 settembre 2015

DAL BRICS AL BRICSA


BUENOS AIRES NEL CONTESTO REGIONALE – La percezione internazionale dell’Argentina non è mai stata quella di un comprimario, bensì di un Paese potenzialmente forte e capace di giungere a una posizione di primissimo piano a livello globale. Se osserviamo Buenos Aires da un punto di vista regionale percepiamo la sua importanza semplicemente soppesandone posizione e dimensione: 2.780.403 km² (in Sudamerica seconda solo al Brasile) e con una proiezione invidiabile verso il Polo Sud (condivisa con il Cile), cui si aggiungono la disponibilità di risorse petrolifere e lo sbocco diretto su ben cinque mercati della regione (Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e il più importante, ovvero il Brasile). In tale ottica, ovviamente, non passa inosservato il protagonismo del Paese all’interno dei principali organismi della regione: CELAC, Mercosur, Unasur e altre organizzazioni minori vedono Buenos Aires attore primario se non determinante. Basti pensare che proprio su impulso di Néstor Kirchner (ex Presidente argentino) in cooperazione con Lula (Brasile) e Chávez (Venezuela) ha preso vita l’Unasur (2007), il cui Consiglio di Difesa ha sede proprio a Buenos Aires. Ma non è tutto oro ciò che luccica. Proprio in occasione della kermesse internazionale EXPO2015, l’Argentina si presenta quale “granaio del mondo“, Paese eclettico e capace di fornire la gran parte delle esigenze internazionali di grano e similari. Un’etichetta che si è tuttavia sbiadita negli anni e non si presenta come del tutto idonea a descrivere la realtà argentina degli ultimi anni. Nello specifico, tra il 2013 ed il 2014 il settore agricolo ha registrato una riduzione del 30,2% dell’export (da dati Cepal è il settore che ha sofferto di più la recessione), ma ancor più grave è la variazione della composizione dell’export, che vede ridursi la diversità produttiva a fronte di una crescita della produzione di soia e derivati (utile sia negli sviluppi del comparto alimentare regionale e mondiale sia nella trasformazione in biocombustibile in altri mercati, tra cui il vicino Brasile).

IL PUNTO DI EQUILIBRIO NELL’UTOPIA REGIONALE – Proviamo a immaginare una maggiore convergenza strategica ed economica tra Brasile e Argentina. Tale ipotesi genererebbe le solide fondamenta per un polo regionale da collocare nello scacchiere mondiale andando a coinvolgere – già senza considerare tutti gli altri Paesi satellite di tale alleanza – una superficie di 11.295.280 km² (oltre la metà dell’America Latina e più grande degli Stati Uniti), con una popolazione di oltre 243 milioni di persone (poco meno della metà della popolazione totale della regione latinoamericana). In una strategia di potenza l’unione regionale dei due Paesi garantirebbe un punto di non ritorno, e quindi di consolidamento della tanto conclamata “indipendenza del XXI secolo”. Ma questo punto di equilibrio è da sempre lontano da una visione strategica reale. Purtroppo, nonostante la condivisione di intenti a livello macro, i due Stati si muovono su due velocità quasi opposte. L’Argentina, da un po’ di anni, si trova isolata dal sistema finanziario internazionale con gravi colpe: Buenos Aires, con la sua politica quasi cristallizzata, ha infatti offerto il fianco a ogni critica possibile andando nel concreto ad assottigliare il vantaggio accumulato dalla straordinaria crescita dei primi anni del kirchnerismo. Dall’altro lato il Brasile, pur vivendo oggi una pesante recessione e uno scandalo di corruzione all’interno della principale azienda a partecipazione pubblica (la Petrobras), appare comunque più solido all’esterno. Si tratta di una differenza che a livello regionale rende l’unità e la condivisione reale difficile: da un lato il Brasile cerca nell’unità un vantaggio individuale per la propria leadership, dall’altro Buenos Aires sembra inseguire l’unità regionale per sfruttarla come riparo dai suoi stessi problemi interni. Se solo l’azione politica ed economica dell’Argentina prendesse chiaro spunto dal Brasile – e se quest’ultimo avesse una visione regionale meno “brasilocentrica”-, il sistema-regione latinoamericano potrebbe competere con le più importanti regioni economiche del pianeta (con conseguente aumento di peso politico). Risultato che, ovviamente, si rivelerebbe utile per ogni singolo Paese del sistema-regione.

I BRICS OGGI – Ma se da un lato l’unione regionale appare naturale – ma non scontata per via delle reali competizioni economiche e commerciali in essere – è un’altra idea a suggestionare maggiormente l’oligarchia argentina, ovvero la possibilità di accedere al ristretto gruppo dei BRICS. Il gruppo dei Paesi emergenti, che ha iniziato i suoi incontri in modo informale nel 2006, nel 2010 ha accolto il Sudafrica e tra il 2014 e il 2015 ha progettato e sviluppato i propri organi finanziari: la Nuova Banca di Sviluppo del BRICS (NDB-BRICS) e il Fondo di Riserva Finanziaria Internazionale. In poche parole, rispettivamente una nuova Banca Mondiale e un Fondo Monetario Internazionale controllato dai Paesi emergenti, e quindi fuori dall’influenza delle potenze occidentali, USA in primis. Brasile (come detto prima), Russia, India, Cina e Sudafrica non sono certamente immuni alle tempeste finanziare internazionali: la Russia (così come il Venezuela) ha sofferto le fluttuazioni al ribasso del prezzo del petrolio e le continue sanzioni commerciali dovute alla questione ucraina; la Cina vede oggi un crollo importante dell’export manifatturiero; l’India deve dimostrare di saper gestire il cambiamento sociale dovuto alla crescita, così come il Sudafrica, dove le differenze sociali restano profonde. Detto ciò, nel complesso, questi Paesi emergenti hanno intuito che il modo migliore di tutelare la propria crescita è proprio fare sistema – il BRICS, per l’appunto.

COSA PUO’ SIGNIFICARE IL BRICS PER L’ARGENTINA? – Ma tutto ciò in che termine ha a che fare con Buenos Aires? Pechino e Mosca non hanno mai negato il proprio interesse per un ampliamento del club dei Paesi emergenti, e il Paese del Cono Sud è tra i principali candidati. Inoltre, gli istituti finanziari, seppur creati all’interno del BRICS, non hanno alcuna intenzione di porsi confini, rendendo la compartecipazione aperta – così come l’accesso al credito – aperta a chiunque. Pertanto si potrebbe ipotizzare uno scenario nel quale l’Argentina torna ad avere accesso al credito internazionale senza però tornare sotto l’egemonia del FMI, e allo stesso tempo una sua ricollocazione in ambito internazionale proprio grazie alle risorse finanziarie così ottenute e utili a dare impulso alla stagnante economia. Tutto ciò ovviamente permetterebbe allo stesso BRICS di accogliere il Paese sudamericano tra i propri membri, sottraendolo a qualsiasi pressione politica e finanziaria internazionale. Per assistere a degli sviluppi, però, bisognerà attendere quantomeno l‘esito delle elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 25 ottobre.

Fonte:http://www.ilcaffegeopolitico.org/31556/dal-brics-al-bricsa-passando-buenos-aires

martedì 15 settembre 2015

PESANTE ONDATA DI FREDDO ANTARTICO IN DIVERSE ZONE DI ARGENTINA E BRASILE


Freddo, molto freddo sul Brasile meridionale, Argentina settentrionale, Uruguay e Brasile, dove le temperature sono scese abbondantemente al di sotto dello zero, nel corso della prima grande ondata di aria Antartica che è giunta fino a queste zone, mentre a Luglio ed Agosto aveva fatto molto freddo sul lato cileno e peruviano del Sudamerica.
Le temperature in Brasile sono scese fino ad un valore di -4,2°C a Soledade, -3,5°C a Vacaria , -2,8°C a Bom Jesu, e -0,3°C a Passo Fundo; in Uruguay la temperatura è scesa a -2,8°C ad Artigas, e -1,7°C a Melo, in Bolivia a -5,8°C ad Oruro, e -5,5°C a Potosi.
L’aria antartica ha colpito a sorpresa ad appena una settimana dalla Primavera dell’Emisfero meridionale.
In Argentina la neve è caduta in provincia di Buenos Aires, addirittura sul Mar della Plata, imbiancando le spiagge della zona di Miramar.


Fonte:http://freddofili.it/2015/09/13/ondata-di-freddo-in-sudamerica-temperature-sotto-lo-zero-su-numerose-localita-del-brasile/

mercoledì 13 maggio 2015

L'ARGENTINA GUARDA AL FUTURO CON SCUOLE BILINGUE SINO-SPAGNOLE


"In precedenza, abbiamo imparato francese per la letteratura e inglese per le imprese. Qual è la lingua del futuro? Questo è forse il cinese ", ha scritto sul suo account Twitter il sindaco di Buenos Aires Mauricio Macri nel marzo 2014, quando la prima scuola pubblica bilingue sino-spagnola nel mondo ha aperto in città.
Lo scorso anno, l'esperienza educativa sino-spagnola è andata bene.
La scuola è cresciuta, aprendo più della scuola materna del primo anno della scuola primaria, e il numero di studenti raddoppiato, da 50 a 100 bambini.
Tra i 100 studenti, la metà sono stati reclutati quest'anno nelle classi di scuola materna, e l'altra metà assunti l'anno scorso sono entrati in prima elementare.
Questa scuola, ha aperto grazie agli sforzi congiunti del governo municipale di Buenos Aires e Pechino prevede di reclutare, alla fine, quasi 400 studenti.
"Tutto è bene con questi bambini. Sono commosso dai loro progressi", ha detto Carlos Regazzoni, direttore dell'ufficio istruzione della città.
Situato a 351 St. Monteagudo, questa scuola è caratterizzata da vari elementi cinesi : i nuovi arrivati ​​che cercano di salutare dicendo "nihao" (ciao in cinese ), i caratteri cinesi "Huan Ying" (benvenuti) vengono stampati a colori e incollati sulle porte delle aule.
Gli studenti imparano lo spagnolo al mattino il cinese nel pomeriggio.
Gli studenti cinesi di questa scuola sono per lo più parte della seconda generazione di immigrati, rispetto ai bambini argentini più timidi e conservatori, lavorano più duro, ha detto Xinhua Zhang Fang, l'insegnante di cinese.
Secondo il signor Zhang, "A volte è difficile bilanciare le diverse esigenze dei bambini cinesi e l'Argentina. " "Per esempio, i bambini cinesi spesso imparano il cinese più velocemente e meglio di quelli delle famiglie argentine.", ha detto Zhang.
"Stiamo creando maggiori opportunità per questi bambini di comunicare e aiutarsi a vicenda attraverso l'uso del linguaggio."
E 'stato dimostrato che vivere e interagire in un ambiente bilingue è efficace e importante per gli studenti di padroneggiare una lingua straniera, ha detto Wu Yuhua, capo dell'ufficio istruzione di Buenos Aires a capo di questo progetto.
Circa 120.000 migranti cinesi vivono in questo paese del Sud America, e quasi 2.000 bambini provenienti da Cina arrivano ogni anno nel paese.
Prima della creazione delle scuole bilingue, la maggior parte dei genitori hanno dovuto prendere la difficile decisione di mandare i figli in Cina all'istruzione primaria.
"Ricevere una formazione cinese qui è un sogno che si avvera", ha detto la signora Xue, madre di uno studente della scuola.

Fonte:http://www.chine-informations.com/actualite/cn/argentine-se-tourne-vers-avenir-en-experimentant-une-education_76538.html

sabato 25 aprile 2015

UNA SERIE DI ACCORDI MILITARI LEGA RUSSIA-ARGENTINA


La storica visita della presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner a Mosca ha portato ad accordi energetici per miliardi di dollari e al sostegno reciproco in politica estera su Malvinas e Ucraina. "La visita è importante perché rafforza i legami esistenti tra Russia e Argentina, che hanno già una certa storia", ha detto Hugo Alberto Dragonetti, rappresentante del governo argentino per i progetti infrastrutturali. La visita è anche una sfida agli Stati Uniti, che ha a lungo trattato l'America Latina come proprio cortile di casa. Riposizionandosi nella regione, nuove difficoltà potrebbero emergere per i Paesi che cercano di liberarsi dai dogmi neoliberali. La visita apre anche nuovi legami di cooperazione culturale tra Russia e America Latina.

Aperture
Secondo Faiano Mielniczuk, direttore dell'Istituto Audiplo ed ex-capo del Policy Center BRICS, l'accordo dimostra inoltre che l'Argentina cerca nuovi alleati mentre si profila il confronto con gli Stati Uniti. "La visita di Kirchner mostra la posizione piuttosto netta dell'Argentina, confrontandosi con gli Stati Uniti. L'Argentina cerca nuovi legami per risolvere i problemi economici", ha detto Mielniczuk a Sputnik. Mielniczuk ritiene che la Russia sia interessata a un'alleanza con l'Argentina, perché contribuisce all'idea di mondo multipolare dagli anni '90. La Russia cerca partner in entrambi gli emisferi e nell'America Latina, a lungo considerata "cortile di casa" degli Stati Uniti. "Nel corso degli anni '90, i Paesi dell'emisfero occidentale si avvicinarono agli Stati Uniti, che predicavano il liberalismo economico, ma negli anni 2000 tale tendenza iniziava a cambiare, soprattutto per il suo fallimento. I Paesi dell'America Latina si sono aperti all'influenza russa", ha detto Mielniczuk, secondo cui l'esempio più chiaro di ciò è il Venezuela che ha iniziato la cooperazione militare con la Russia. In questo senso c'è complementarità nel rapporto tra Russia e America Latina, a cui la Russia si avvicina consapevolmente.

Giochi diplomatici
La visita ha anche rivelato le vecchie ferite politiche latinoamericane. Mentre l'Argentina si riprende dalle crisi economiche e politiche, il Brasile affronta proteste antigovernative simili a una "rivoluzione colorata". "Nel tentativo degli Stati Uniti di contrastare l'avanzata di Russia e Cina nell'emisfero occidentale, creano buoni rapporti con Paesi già campioni di antiamericanismo. Il riavvicinamento tra Stati Uniti e Cuba rientra in tale contesto", ha detto Mielniczuk. Per il Brasile, le cose sono leggermente diverse, mentre il Paese cerca un rapporto più stretto con gli Stati Uniti. Mielniczuk crede si vada contro il corso deciso dal Presidente Lula Da Silva, perché ritiene che più stretti legami economici con gli Stati Uniti siano necessari per porre fine alla crisi economica. “Nel caso dell'Argentina, la tendenza è opposta. Ma la domanda è se una tale posizione internazionale danneggi le organizzazioni regionali come il Mercosur, che richiedono l'accordo tra Brasile e Argentina”, ha aggiunto Mielniczuk.

Scambio Culturale

Secondo Lucrecia Cardoso, presidentessa dell'Istituto Nazionale Argentino di Cinema e Arti Audiovisive (INCAA), Russia e Argentina hanno molto in comune, e nuovi accordi miglioreranno le relazioni. "Crediamo che la visita abbia un enorme potenziale nell'integrare le nostre culture. Naturalmente, basandosi sulla storia di entrambi i Paesi", ha detto a Sputnik. Quest'anno è il 130.mo anniversario dalla creazione della relazioni culturali tra Russia e Argentina. I due Paesi aumentano anche la cooperazione nel cinema e una nuova coproduzione russo-argentina sarà in anteprima. "I nostri Paesi hanno molto in comune e dopo la firma dei nuovi accordi, le loro relazioni si rafforzeranno ancora di più".

Traduzione di Alessandro Lattanzio

Fonte:http://sitoaurora.livejournal.com/15105.html

venerdì 24 aprile 2015

L'ARGENTINA INVASA DALLA CENERE DEL VULCANO CALBUCO


Il presidente del Cile, Michelle Bachelet, ha incontrato rapidamente i giornalisti al Palacio de La Moneda, residenza ufficiale del Presidente della Repubblica del Cile, a Santiago del Cile, affiancata da numerosi ministri del suo governo, per valutare la situazione dopo una riunione di governo a seguito dell’eruzione del vulcano Calbuco. Il Presidente cileno ha spiegato senza mezzi termini che “la situazione è peggiore rispetto a quella di marzo quando era esploso il vulcano Villarrica, sulle Ande. Di gran lunga peggiore“.
L’eruzione del vulcano Calbuco, un migliaio di chilometri a Sud di Santiago de Cile, ha spinto le autorità cilene ad ordinare l’evacuazione di circa 70.000 persone che abitano nel raggio di 20 chilometri dal vulcano, come riporta il quotidiano spagnolo El Pais. La prima eruzione si è prodotta alle 17.50 di ieri ora locale, seguita subito dopo da un’altra. Il vulcano era inattivo da mezzo secolo. Le autorità locali hanno proclamato l’allerta rosso per la zona, che significa che l’eruzione in corso comporta “un alto rischio per la popolazione“.

Argentina sommersa dalla cenere vulcanica

Allarme anche in Argentina, dove le province di Neuqun e Ro Nero nel Sud/Ovest del Paese sono state ricoperte dalle ceneri del vulcano Calbuco, paralizzando il traffico aereo e danneggiando l’agricoltura. Disagi nelle località turistiche di Villa La Angostura e San Martin de Los Andes e nella città di San Carlos de Bariloche, il più importante centro urbano della zona con circa 100.000 residenti. Il Comitato di Emergenza, ha deciso di chiudere tutte le scuole per la giornata di giovedì 23 aprile.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2015/04/eruzione-vulcano-calbuco-situazione-critica-argentina-sommersa-dalla-cenere-foto-e-video/433791/

venerdì 13 febbraio 2015

L'ARGENTINA ALLENTA LA PRESA DEGLI STATI UNITI


La visita della presidentessa argentina a Pechino segna una nuova tappa dell’emancipazione politica del Paese. L’intervento deciso e vigoroso di Cristina Kirchner contro gli attacchi alla sovranità dell’Argentina all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nell’ottobre 2014, aveva segnato un punto di svolta. Cristina Kirchner aveva infatti denunciato l’intervento della magistratura degli Stati Uniti per travolgere la ristrutturazione del debito sovrano argentino, una piano da tempo preparato ed approvato da tutte le banche interessate, tranne una, un fondo d’investimento di New York che aveva solo l’1% di tale debito.
La magistratura statunitense (giudice Griesa) ha deciso che tale fondo doveva ricevere tutti gli importi dovuti ma soprattutto, misura che ovviamente pregiudica la sovranità dell’Argentina, che se tale decisione non veniva attuata, l’intero piano di ristrutturazione del debito andava bloccato.
Si deve sottolineare: 1. che i debiti in questione erano tutti rimborsi dei prestiti contratti dall’Argentina prima dell’ascesa al potere di Nestor Kirchner e di sua moglie Cristina, 2. che gli altri creditori avevano accettato di rinunciare al 50% dei loro debiti 30ennali.
Bell’esempio d’imperialismo giudiziario e finanziario: il capitale statunitense si sente a casa ovunque e la firma di un governo e delle principali banche internazionali non contano nulla nella decisione di un giudice New York assunto da un “fondo avvoltoio”, com’è attualmente definito.
La presidentessa argentina inoltre s’è anche rivolta a coloro che criticano il suo governo per aver firmato con l’Iran un “memorandum d’intesa”, unendo gli sforzi dei due Stati nella ricerca della verità, sui due attentati “anti-israeliani” perpetrati in Argentina, prima contro l’ambasciata israeliana il 17 marzo 1992 (29 morti), e poi il 18 luglio 1994 contro la sede dell’AMIA, l’Associazione culturale della comunità ebraica dell’Argentina, la più grande in America Latina (85 morti).
Tali attentati, che furono immediatamente e senza prove attribuiti all’Iran, che ne ha sempre negato la responsabilità, non sono ancora stati chiariti e la firma del “Protocollo d’intesa” dell’Argentina non fa fatto altro che dare all’accusato il diritto di difendersi.
La reazione imperiale a questa decisione è stata, come ci s’immagina, molto forte in quanto contesta, 20 anni dopo, la versione ufficiale, ma non dimostrata, approvata da tutti gli apparati di propaganda “occidentali”. Anche all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, Cristina Kirchner ha difeso la scelta e riferito delle minacce di morte dirette a lei personalmente.
Ha continuato la ricerca della verità e fatto un passo decisivo mettendo fine alla carriera del patrono dell’intelligence argentina, Antonio Stiuso in carica da 40 anni.
Tale personaggio, creato dal regime peronista, ha attraversato il periodo della dittatura militare restando al suo posto.
Molti argentini considerano tale “posizione consolidata” spiegabile dal continuo sostegno di Washington e dai suoi metodi spesso definiti da “Gestapo”.
Il procuratore Nisman, responsabile dell’affare”iraniano”, trovato “suicidato” in questi giorni, si apprestava a confermare la “pista iraniana” degli attentati anti-israeliani nella sua inchiesta sostenuta da Stiuso, a cui era da tempo vicino.
La stella di Cristina Kirchner s’è assai sbiadita negli Stati Uniti e nel resto dell’occidente. Essendone consapevole ha mutato di conseguenza politica.
Il cambiamento ha appena preso una piega molto pratica con la visita ufficiale a Pechino, dove è stata ricevuta dal presidente cinese.
Non è proprio un improvviso cambio, dato che i leader cinesi avevano aumentato le visitate a Buenos Aires negli ultimi anni, portando a progetti di cooperazione economica in molti settori (trasporti, energia, elettronica…).
L’ultima visita a Pechino di Cristina Kirchner dà a questa collaborazione un’importante aspetto militare. L’Argentina acquisterà dalla Repubblica popolare o costruirà su accordi di trasferimento di tecnologia i seguenti materiali:
Corvette P18 prodotte dai cantieri cinesi CSIC. Le corvette P18 avranno il nome di classe Malvinas (già vendute alla Nigeria), sufficiente a far infuriare il Foreign Office
Veicoli blindati modello VN1 della NORINCO
Elicotteri Tipo Z-11 Changhe
Queste acquisizioni avvengono nell’ambito di un programma globale firmato dai due Paesi il 29 ottobre 2014, che riguarda anche rompighiaccio, veicoli anfibi, rimorchiatori, altre navi da guerra, mortai di vario calibro ed ospedali da campo. Osservatori militari non escludono l’acquisto di caccia cinesi FC-1.
Nel mondo multipolare di oggi, è ora possibile allentare la presa imperialista degli Stati Uniti e incontrare altri Paesi: Cina, Russia… il modo concreto per scongiurare la vendetta degli Stati Uniti contro tutti i governi che si dimostrano indipendenti nel loro “cortile di casa” latinoamericano.


Corvetta Type 056 (P18)


Caccia FC-1

Traduzione di Alessandro Lattanzio


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/02/13/largentina-allenta-la-presa-degli-stati-uniti/


Copyright © 2010 - 2015. All rights reserved 

martedì 3 febbraio 2015

L'ARGENTINA SOTTO ATTACCO


La presidentessa Cristina Fernandez de Kirchner (CFK), in un atto di giustizia e di coraggio, ha sciolto la segreteria dell’Intelligence dopo averla sottoposta a prima ripulitura. Allo stesso tempo, ha inviato una proposta di legge al Congresso per sostituirla con un’agenzia federale sottoposta all’Esecutivo. Tuttavia, i capi devono essere ratificati dall’Assemblea legislativa ed essere responsabili della gestione. Tra le modifiche a una modalità operativa tipica delle dittature militari, le intercettazioni telefoniche diventano responsabilità della procura. Ma i principali nemici del governo argentino non sono i servizi d’intelligence ereditati dalle dittature e penetrati da CIA e Mossad, né giudici venali. Come contro tutti i governi i post-neoliberali dell’America Latina e dei Caraibi, il Venezuela in primo luogo, Washington attua un golpe “soft” contro Buenos Aires in collaborazione con la locale oligarchia finanziaria-mediatica. E Tel Aviv ed i suoi agenti lavorano a tempo pieno per por terminare al piano di Kirchner. Il Mossad ha dirottato e deviato dalla loro storia progressista le tradizionali organizzazioni ebraiche, attualmente nelle mani di ultra-sionisti lontani dagli interessi della comunità, che manipolano. Intelligence e corporazione giudiziaria sono i principali attori del piano di destabilizzazione dal mandato di Néstor Kirchner, e lo scorso dicembre ad aggredire la presidentessa furono i membri della Segreteria dell’intelligence colpiti dalle misure adottate. Certo, anche con il pieno sostegno dei conglomerati mediatici internazionali, il consorzio multimedia Clarín e il giornale oligarchico La Nación, responsabili delle strane circostanze della morte del procuratore Nisman e, come testimoniano i cablo di Wikileaks, agli ordini dell’ambasciata degli Stati Uniti. Hanno trascurato i suoi frequenti viaggi in Israele, dove faceva rapporto. Nisman ebbe anche istruzioni da Jaime Stiuso, direttore operativo della Segreteria dell’Intelligence, dove regnava da 42 anni, licenziato e costretto a ritirarsi a dicembre su ordine di CFK. Nisman ha accusato la presidentessa, il ministro degli Esteri Héctor Timerman e altri funzionari del governo e attivisti sociali, come il combattivo piquetero Luis D’Elia, di coprire il presunto coinvolgimento dell’Iran nei criminali attentati contro l’Asociación Mutual Israelita Argentina (AMIA) e l’ambasciata d’Israele. Ma tale accusa, basata su istruzioni statunitensi e israeliane, fu contestata dai prestigiosi giuristi Eugenio Zaffaroni e Julio Maier, dall’Associazione dei giuristi argentini, dai vertici dell’INTERPOL e dalla stampa specializzata, dimostrando che le prove erano inaccettabili in tribunale, come illustrarono due giudici federali. Nisman, nella sua denuncia considerava un crimine anche una legge votata dal Congresso Nazionale: il “Memorandum of Understanding con l’Iran“, il cui scopo era sbloccare dalla letargia in cui era caduto il caso AMIA, anche grazie alla collusione di giudici e agenti dei servizi segreti.
Non prima dell’arrivo alla presidenza di Néstor Kirchner in Argentina fu fatta giustizia. Fu nel 2008 che finì l’impunità e aumentarono del 700 per cento le condanne dei criminali di guerra della dittatura militare. Non è un caso che le nonne e le madri di Plaza de Mayo hanno ardentemente sostenuto le amministrazioni di Nestor e Cristina. Il risanamento dell’intelligence era una questione pendente che non poteva essere affrontata dal kirhcnerismo senza prima riconquistare la sovranità, rimettere in piedi ed attivare un Paese de-industrializzato e prostrato dal neoliberismo, ed allo stesso tempo affrontare i seri guasti sociali con una più equa distribuzione delle ricchezze e affrontare i tentativi di regressione neoliberista come l’ALCA, sepolto nel 2005 da Kirchner, Chavez, Lula e Tabaré Vázquez. Ultimamente c’è stata la lotta contro i fondi avvoltoio. Ma le campagne di destabilizzazione, come quella che strumentalizzava Nisman, continueranno in quest’anno di elezioni, al fine di offuscare la presidentessa e danneggiare il candidato del Fronte per la Vittoria. Il kirchenrismo sconvolge e lo si vuole rimuovere con ogni mezzo, ma No pasarán!

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/01/29/argentina-sotto-attacco/

martedì 4 novembre 2014

LA CINA OFFRE ALL'ARGENTINA UN SALVAGENTE DI 815 MILIONI DI DOLLARI


La Cina offre un salvagente all'Argentina, il cui accesso al mercato dei capitali è pesantemente compromesso dall'ultimo default dello scorso 31 luglio 2014. Il presidente cinese, Xi Jinping, ha concesso un credito di 815milioni di dollari. Il Paese sudamericano, va ricordato, è entrato in default tecnico per non aver pagato 1,33 miliardi di dollari agli Hedge fund americani che hanno acquistato titoli a prezzi stracciati (poco dopo il default del 2001) e poi hanno chiesto un rimborso pari al 100% del valore dei titoli. All'Argentina è stato quindi impedito, dalla sentenza del Tribunale americano di Thomas Griesa, di rimborsare le cedole ai possessori di tango bond: la priorità doveva esser data agli Hedge fund. Da qui il default.

Il presidente della Cina, Xi Jinping, in visita a Buenos Aires, accompagnato da 250 imprenditori cinesi lo scorso luglio, aveva anticipato un credito swap di 11miliardi di dollari all'Argentina, anche per sostenere il tasso di cambio del peso argentino. Uno degli accordi tra i due Paesi prevede il finanziamento di importazioni dalla Cina e la costruzione di grandi infrastrutture nel Paese sudamericano.

La presidenta Cristina Fernandez de Kirchner, in video conferenza con Xi Jinping, ha ringraziato il governo cinese che ha firmato 20 accordi bilaterali con quello argentino. Fernandez de Kirchner ha inoltre ricordato la costruzione di grandi opere in programma nel Paese sudamericano: centrali idroelettriche in Patagonia e rilancio di una linea ferroviaria che connette il Paese, Belgrano-Cargas.

L'accordo tra Argentina e Cina ha un profondo significato politico: ora Buenos Aires può aggirare le difficoltà di accesso al mercato dei capitali ma soprattutto contrastare l'ostilità dei mercati finanziari americani dopo che il giudice Griesa, 84 anni, ha emesso una sentenza così dura.

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-11-03/la-cina-offre-all-argentina-salvagente-finanziari-115805.shtml?uuid=ABjCnl9B

sabato 10 maggio 2014

COME MUORE UNA NAZIONE


Iniziamo questo resoconto chiarendo innanzitutto alcune cose.
Si può definire il presidente russo, Vladimir Putin, un dittatore?
Il presidente russo è stato ripetutamente contestato dal punto di vista delle sue leggi che si oppongono alla propaganda omosessuale, dell'omicidio di diversi alcuni suoi dissidenti e allo stesso modo più di recente di aver violato i trattati internazionali con l'annessione della Crimea alla Federazione Russa e di fomentare rivolte da parte dei cittadini russi in questo periodo di cui le regioni orientali dell'Ucraina sono a grande maggioranza.
Dal punto di vista della propaganda omosessuale, le leggi varate in Russia sono assai semplici, non vengono discriminate le minoranze ma nemmeno esaltate come lo stanno facendo in Occidente favorendo negli Stati Uniti e in diversi Stati membri dell'Unione Europea i matrimoni e adozioni tra coppie dello stesso sesso: Uomo-Uomo; Donna-Donna.
Nel giugno 2013 il presidente Vladimir Putin ha promulgato la legge che proibisce e punisce con multe la propaganda omosessuale in presenza di minori.
La legge prevede sanzioni amministrative che vanno da 4mila a un milione di rubli (ovvero dai 100 ai 25mila euro) a seconda se i responsabili siano semplici cittadini, funzionari pubblici o organizzazioni.
Questo ha portato Ban Ki Moon dell'ONU e una vasta porzione dell'Occidente ad attaccarlo duramente definendo la Russia "omofoba".
L'omofobia è la paura e l'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT).
L'Unione Europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo.
Con il termine "omofobia" quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali.
In realtà il governo russo non ha mai mostrato alcunchè di omofobo, ha semplicemente contribuito a difendere i valori naturali della famiglia, senza esaltare troppo tale propaganda, come invece hano fatto l'Unione Europea.
In realtà lo stesso presidente russo ha al contrario incoraggiato le famiglie della nazione a fare più figli, in modo da favorire un aumento demografico della nazione, al contrario invece l'Unione Europea intende fare tutto ciò togliendo il reato di clandestinità a favorendo l'entrata di un'enorme ondata di profughi in un paese già di per se in crisi e arrivando addirittura a sfruttare la Marina Italiana per tale scopo.
Inutile soffermarsi su come tutto questo denaro buttato a mare sarebbe stato più utile per i senzatetto o per aiutare le famiglie italiane in difficoltà.
In secondo luogo dobbiamo chiederci se è reale la tesi che la Federazione Russa stia fomentando la rivolte nell'est dell'Ucraina, oppure se non si tratta semplicemente della volontà popolare dei cittadini russofoni che stanno chiedendo un referendum per l'annessione alla Federazione Russa, in quanto non riconoscono l'attuale nuovo governo tecnico di Kiev, specialmente dopo che egli ha inviato l'esercito lasciandosi sfuggire decine di morti, in diverse regioni in cui ci sono migliaia di manifestanti mobilitati che chiedono che le regioni dell'est, a maggioranza composte da cittadini di origine e lingua russa, di essere ammessi legalmente e democraticamente per volontà popolare, alla Russia come avvenuto alla Crimea.
I processi che sono in atto in Ucraina devono essere un monito per i vicini della Russia, dice il politologo ucraino Yuri Gorodnenko.
Quello che sta accadendo in Ucraina è una sfida diretta a Kazakhstan, Azerbaigian, Georgia, Armenia, Moldavia, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizstan e Turkmenistan.
In tutti questi paesi, anche se in varia misura, esistono le premesse che potrebbero portare a una rivolta tipo quella dell’Euromaidan.
E non occorre dubitare che l’Ucraina non sia l’ultimo bersaglio di Washington e dei suoi alleati.

Per comprendere la situazione Ucraina, dobbiamo tuttavia fare un salto indietro di qualche anno, quando la Libia fu rivoltata dai bombardamenti come un calzino e il Presidente Muhammar Ghedaffi fu assassinato.

Igor Panarin è un politologo russo, membro dell’Accademia delle Scienze Militari, del Consiglio Scientifico e Metodologico e del Comitato Federale per gli Affari della CSI; decano della Facoltà di Relazioni Internazionali e docente di Relazioni pubbliche e comunicazione di massa presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri.
La sua analisi è stata piuttosto dettagliata in merito a quanto è avvenuto in quel periodo.
Ricordiamo innanzitutto che l'anno 2011 fu un'anno in cui i paesi più sviluppati del mondo arabo entrarono in un'escalation di rivolte sfociate nella violenza contro i loro stessi governi, nonostante il tenore di vita di quei paesi fosse assai prospero, un fatto che quindi lascia perplessi.
La situazione ha cominciato a degenerare a partire dalla Tunisia, Paese arabo relativamente prospero, dove c’è una percentuale abbastanza alta di persone che conoscono la lingua francese, si studia nelle università e nei collegi francesi, e, in generale, questo Paese era abbastanza “democratico” rispetto alla media dei Paesi africani.
E la prima fiammata di tensione è avvenuta esattamente per merito di Julian Assange.
Assange, di cui secondo Igor, è un dipendente della British Intelligence MI-6, ma fondamentalmente di un tipo nuovo – un collaboratore “illegale”, una cosa del genere era già stata realizzata prima, con la creazione del cosiddetto «Partito Pirata» in Svezia, raccogliendone un gruppo.
Il colpo è stato fatto con l’aiuto di Internet, utilizzando il sito Wikileaks, che sostanzialmente ha provocato diversi omicidi mirati. Innanzitutto, sono state date alcune informazioni vere sui crimini dei militari Usa in Iraq e in Afghanistan.
In primo luogo, questi crimini sono stati ritoccati, come risulta dai documenti questi crimini in realtà sono 10, 20 volte peggiori, invece là si parlava solo di alcuni casi particolari.
L’opinione pubblica mondiale ha percepito queste “rivelazioni” di Wikileaks come una fonte di nuove informazioni, dato che è apparsa una fonte affidabile.
Hanno formulato questo obiettivo soprattutto dal 2006, quando all’interno della finanza anglo-americana è nata l’idea di prendere il controllo del Vicino Oriente.
In quello stesso periodo avvenne un fatto molto importante – il dichiarato taglio del personale della stazione radiotelevisiva della BBC.
Queste persone, che sono inglesi che conoscono la lingua araba, non sono andati da nessuna parte perché tutta la redazione araba della BBC praticamente al completo si è spostata su Al-Jazeera.
Vorrei sottolineare che questa è in pratica la BBC, la sua redazione araba.
Ovvero Al-Jazeera per un certo periodo di tempo avrebbe mostrato di agire in modo indipendente, creando nel mondo arabo un clima di fiducia, ed ecco, come sono stati creati due meccanismi di informazione che hanno iniziato a sconvolgere la situazione nel Vicino Oriente.
In linea di principio, la destabilizzazione del Vicino Oriente è iniziata.
E i principali obiettivi globali dell’azione dei due strumenti mediatici predetti sono stati, naturalmente, la Libia e la Siria.

Perché la Libia? La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa.

Il momento chiave è stato prima di tutto quando la Libia ha cominciato a mostrare realmente elevati tassi di crescita economica; secondo: il più alto livello di qualità della vita tra i Paesi africani; terzo: avvicinandosi al Sud Africa.
Insieme al Sud Africa, membro del BRICS, formando un nuovo centro di potere economico.
Si stavano realizzando piani per costruire una ferrovia attraverso tutta l’Africa, tra il Sudafrica e la Libia.
Questo è un progetto immenso.
E le RZD (Ferrovie Russe) potevano ottenere profitti per decine di miliardi di dollari. Ma non solo la Russia trarrebbe beneficio da questo progetto, ma gioverebbe all’intero continente africano in generale, perché la ferrovia sarebbe stata prevista passare in tutte le principali zone di conflitto (così chiamiamo anche il Congo e l’Angola, il Mozambico e altre aree), – questo significa comunicazione, questo è costruzione, questo è il progresso.
Naturalmente, si poteva posizionare l’Africa su un piano fondamentalmente diverso di sviluppo socio-economico.
Ma perché tali piani non piacevano?
Perché, in effetti, la Cina ha cominciato ad essere attiva in Libia, sono stati firmati accordi e la ragione principale della guerra con la Libia è che si tratta a tutti gli effetti di una guerra contro i BRICS. Perché il Sudafrica, alla fine dell'anno precedente aveva presentato la richiesta di ammissione nei BRICS aprendo così la strada al potenziale ingresso della Libia come la più sviluppata nazione della parte araba, se la costruzione della ferrovia transafricana iniziasse in realtà cambierebbe radicalmente la situazione finanziaria ed economica del mondo.
Naturalmente, ci si chiede: perché anche l’Italia, un Paese che è interessato a sostenere la Libia in questi progetti, ha partecipato all’aggressione?
Probabilmente tutto ciò è a causa della debolezza della politica estera italiana, come nel caso dei problemi sull’isola di Lampedusa.
In realtà, è stato un duro colpo per l’Europa, per l’euro in definitiva.
Infatti vediamo che subito dopo l’inizio di questi eventi atti a destabilizzare il Vicino Oriente, è iniziato il caos in Grecia, Portogallo e altri Paesi europei.
E anche in Italia la situazione cominciò a essere difficile.
Perché? 
È molto semplice, in cambio della "democrazia" nel Vicino Oriente, in Europa si sono riversati centinaia di migliaia di poveri.
A loro si deve fornire cibo, medicine, questo richiede denaro, che gli europei non hanno a sufficienza nemmeno per se stessi.
Pertanto, in questo caso, a mio avviso, la causa principale (della guerra in Libia e della crisi degli Stati europei, n.d.t.) è la lotta contro la speculazione finanziaria, non solo dell’Africa ma anche dell’Europa.
Soprattutto la Libia – era uno dei pochi Paesi che riforniva l’Europa stabilmente di petrolio e gas. Quindi, come risultato del caos sopravvenuto, della guerra civile che hanno scatenato, sull’Europa sicuramente ricadde tutto il costo di questa aggressione militare.

In generale, questa situazione assomiglia a quella dei bombardamenti sulla Serbia.
Cosa è successo quando sono iniziati i bombardamenti contro la Jugoslavia?
Un esempio, ovvero che il cambio tra l’euro e il dollaro prima dei bombardamenti era di 1,18 a uno e 1,16 a uno.
Quindi, una volta iniziati i bombardamenti, l’euro è subito crollato drasticamente (il 1° gennaio 1999 nasce l’euro e vale 1,16675 dollari, poco prima dei bombardamenti in Serbia sale fino a 1,18 per poi crollare al punto di raggiungere la parità con il dollaro alla fine dell’anno, n.d.t.).
L'Europa è in realtà uscita sconfitta da questa guerra e la sua moneta nazionale pure.
E la stessa cosa la vediamo nella situazione con la Libia, che in realtà è molto simile.
Il principale obiettivo è di salvare in qualche modo il dollaro da questi colpi, e farlo utilizzando, ovviamente, le armi dell’informazione.
Queste nuovi armi informative a scopo di destabilizzazione sono, naturalmente, «Wikileaks» e Al-Jazeera.
In Libia, abbiamo visto semplicemente una criminale campagna di disinformazione, che coinvolge anche persone ignare e in Siria si è visto che un unico blogger, che raccontava di uccisioni di persone da parte del governo, il quale era in realtà un cittadino statunitense.
Effettivamente, tornando al bombardamento della Libia, i paesi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno duramente condannato tali decisioni.
Dalla Cina meridionale dove si erano riuniti per un summit, i cinque Paesi emergenti hanno condannato i bombardamenti in Libia e criticato le decisioni della coalizione occidentale.
Un'ulteriore esempio di come i paesi alleati con la Federazione Russa o potenziali futuri membri del BRICS siano stati soggetti a rivolte, cambi di regimi di governo da un giorno all'altro oppure casi di cancro lascia perplesso chiunque circa la possibile responsabilità della mano Occidentale.
Numerose altre evidenze dal punto di vista strategico di come sembri che gli Stati Uniti stiano cercando di espandere la propria influenza o almeno neutralizzare possibili soggetti non graditi li abbiamo assistiti nelle escalation della primavera araba: in Libia, la morte di Mu'ammar Gheddafi (La Libia è ricca di petrolio); in Egitto, la fine del presidente Hosni Mubarak (L'Egitto è ricco di petrolio), sostituito nuovamente in seguito da Mohamed Morsi, eletto democraticamente il quale una volta ha affermato di avere interesse per l'Egitto a far parte del Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica (BRICS) combinare e trasformare il raggruppamento in E-BRICS. "Spero che BRICS un giorno diventerà E-BRICS dove E sta per l'Egitto."(vedi qui) pochi mesi dopo stranamente altre proteste sono esplose e curiosamente anche egli è stato spodestato; Siria, la quale dopo una prolungata escalation di violenze, Barack Obama aveva optato per l'intervento militare, evitato grazie all'intervento del presidente russo, Vladimir Putin, facendo da intermediario nella consegna delle armi chimiche, successivamente consegnate; il Venezuela, in cui la morte del presidente Hugo Chávez nel 2013, è avvenuta curiosamente in coincidenza con l'arrivo di tre diplomatici americani successivamente espulsi, il nuovo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha infatti dichiarato "Ho ordinato al ministero degli Esteri di procedere a dichiarare quei tre funzionari consolari come ''persone non grate'' e di espellerli dal Paese. Lasciate che cospirino a Washington!'',(qui)(qui) secondo Maduro i diplomatici statunitensi si erano incontrati con gli studenti coinvolti nelle proteste con la scusa di offrire loro ''dei visti per gli Stati Uniti''" allo stesso modo è vero che Chavez era malato di cancro, ma allo stesso modo indurre un' "infarto", come ha rivelato in seguito l'autopsia (qui) è sufficiente inalare una bolla d'aria nella vena di un paziente con una siringa (ricordiamo inoltre che il Venezuela ha anche degli ottimi rapporti economico-militari con la Russia).
Allo stesso modo il Sud America e i suoi vari leader sembrano andare incontro a bizzarre maledizioni da parte del cancro.
"Per molti capi di stato latinoamericani, il cancro è ormai un incubo. Sono tanti infatti gli attuali presidenti o ex che sono in lotta, o hanno superato un tumore. L’ultima è Cristina Fernandez de Kirchner (58 anni): alla presidente dell’Argentina è stato diagnosticato un cancro alla tiroide ed è stato programmato un intervento chirurgico il 4 gennaio prossimo. Il portavoce della Casa Rosada, ha precisato che la presidente argentina ha un cancro alla tiroide “senza metastasi”.
Anche il presidente venezuelano Hugo Chavez (57 anni) è in lotta ormai da molti mesi contro un tumore particolarmente aggressivo, scoperto dai medici di Cuba mentre si trovava per degli esami medici nell’isola. Chavez si è sottoposto a diversi cicli di chemioterapia, sia all’Avana sia nella capitale venezuelana. Quasi ogni giorno non manca di far sapere che intende vincere le elezioni in programma in Venezuela l’anno prossimo. Nelle scorse ore l’ha sparata grossa chiedendosi se “gli Usa non fossero capaci di indurre il male” senza che i diretti interessati se ne potessero accorgere.
o scorso 29 ottobre, tre giorni dopo aver compiuto 66 anni, l’ex presidente brasiliano Luiz Lula da Silva ha reso noto di avere un cancro alla laringe scoperto durante una serie di controlli presso l’ospedale Sirio Libanes di San Paolo. Lo scorso 13 dicembre i medici hanno reso noto che le cure hanno avuto successo e che il cancro contro il quale sta lottando Lula è regredito del 75%.
Anche l’attuale presidente brasiliana Dilma Rousseff (63) e il paraguayano Fernando Lugo (60) hanno sofferto di recente di tumori linfatici. La Rousseff ha asportato un linfonodo sotto l’ascella nel 2009; lo spavento era stato grande per la candidata favorita alla successione di Lula, ma dopo un trattamento di chemioterapia che l’ha lasciata quasi calva, la Rousseff si è ripresa rapidamente. I medici l’hanno data come definitivamente curata al pari, qualche mese fa, di Lugo, che aveva fatto la spola tra Asuncion e il Sirio Libanes dopo la diagnosi di un cancro linfatico nell’agosto del 2010.
A Cuba, l’allora presidente Fidel Castro, 85 anni, ha avuto nel luglio del 2005 un’emorragia, probabilmente per un tumore intestinale, che, dopo un intervento chirurgico, lo ha lentamente estromesso dai vertici del potere, dove è stato sostituito dal fratello, Raul."
Spostiamoci ora sulla guerra in Libia e su quella in Siria.
Per inciso, in questa situazione, vediamo che il ruolo chiave è stato giocato da nazioni europee come l’Italia e la Francia, che sono stati usati come attori, mentre dietro le quinte si è posizionato il Regno Unito.
Al contrario gli Stati Uniti fanno in modo di mostrare di non essere coinvolti in questa guerra.
Si tratta di un fenomeno nuovo rispetto al passato.
Negli Stati Uniti ci sono due gruppi di forze in lotta fra loro.
Se si effettua una panoramica generale geopolitica questa è naturalmente anche una guerra contro la Russia e la Cina, perché la Russia aveva molto da perdere in Libia e nel tentativo di destabilizzazione in Siria – questo è chiaramente un gioco anti-russo. La Russia perde la sua posizione geopolitica, l’unico sbocco sul Mar Mediterraneo, dove in precedenza erano basate le navi della Flotta del Mar Nero dell’Unione Sovietica.
In realtà, la Siria è un partner strategico della Federazione Russa.
A cosa è connesso questo?
Al fatto che nel Vicino Oriente, la Siria ha mostrato un modello di prosperità economica e pacifica convivenza per tutto il Mediterraneo.

La Siria ha dimostrato che, all’interno, i suoi tre gruppi più influenti: i musulmani sunniti, gli alauiti, vicini agli sciiti, ed i cristiani, sono stati in grado di raggiungere un consenso.
Non ci sono mai stati conflitti religiosi.
Questa era una situazione unica.
E questo non piaceva alle forze della destabilizzazione.
E in questo senso la perdita della Siria oltre alla Libia e’ un colpo di potenza maggiore per l’Europa.
C’è una domanda – perché la Russia non ha messo il veto sulla Libia?
Ci sono stati due fattori che hanno portato la Russia ad agire così.
La Russia da sola non poteva fermare l’azione della NATO.
Era necessario sviluppare dei meccanismi all’interno dei paesi BRIC e dello SCO.
Ma a quel tempo la situazione si era sviluppata così rapidamente che i legittimi meccanismi legali, la consultazione veloce e la ricerca di soluzioni pratiche, non potevano essere utilizzati, poiché la situazione si era evoluta troppo rapidamente.
Riconosciuta criticamente l’esperienza della Libia, un gruppo di analisti, ha preso una posizione netta richiedendo categoricamente, al momento di decidere, di non permettere simili sviluppi.
La situazione con la Siria assomiglia alla situazione dell’agosto 2008 (la guerra con la Georgia, n.d.t.), quando assolutamente la Federazione Russa non poteva cedere.
Il caos in Siria avrebbe potuto portare alla trasmissione di onde di instabilità nel Caucaso.
E in tal caso il tentativo di destabilizzazione della Siria sarebbe stato in realtà una tattica degli Stati Uniti di destabilizzare l'ormai prossimo progetto di Unione Eurasiatica.

Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di crisi profonda sia sul piano economico che politico-militare dopo la scoppio della bolla finanziaria nel 2008, eppure continuano ad avere l’iniziativa diplomatica e militare mostrando un’aggressività anche maggiore rispetto alla precedente presidenza di Bush.
Con la presidenza Obama infatti, abbiamo visto un cambiamento di strategia che riguarda più la facciata (guerre per esportare la democrazia e i diritti umani al posto della crociata contro il terrorismo) che la sostanza che continua ad essere in ogni caso espansionista.
Da questo punto di vista l'Occidente, Stati Uniti ed Unione Europea si sono indeboliti molto sia nel settore economico, sia nel settore energetico e anche dell'esercito sebbene i primi possiedano ancora considerevoli capacità dal punto di vista degli armamenti.
La ragione di tutto ciò sta nelle politiche di austerità (esempio: eccessive tasse ) e lotta alle principali fonti energetiche (carbone, petrolio e nucleare) che essi hanno intrapreso sottomettendo quindi lo sviluppo di numerosi settori del lavoro e dello sviluppo con un mostruoso aumento della disoccupazione.
D'altro canto tuttavia, gli Stati Uniti e l'Unione Europea si sentono minacciati dal punto di vista di influenza sia economica che territoriale sulla scena mondiale sia dai BRICS sia dalla nascita dell'Unione Economica Eurasiatica, che entrerà ufficialmente in vigore a inizio 2015 di conseguenza tentano di indebolirla in quanto rappresenterebbe un polo di sviluppo economico assai considerevole, una nuova superpotenza in grado di contrapporsi agli Stati Uniti.
Di conseguenza sentendosi minacciati sia dal BRICS che dall'Unione Eurasiatica la loro influenza a livello mondiale comincia a venire meno, portandoli quindi a reagire per arginarne lo sviluppo.
Si dice che un'animale ferito sia molto più aggressivo in quanto sente minacciata la propria sopravvivenza, dal punto di vista economico l'Unione Europea e gli Stati Uniti in questo periodo stanno tentando di arginare la Federazione Russa, in quanto la nascita dell'Unione Eurasiatica porterebbe nell'arco di pochi anni alla nascita di una sorta di nazione-continente che si contrappone chiaramente all'attuale Unione Europea, sul cui territorio sono disseminate numerose basi NATO E USA.
In base a documenti ufficiali declassificati la stessa Unione Europea si sarebbe sviluppata grazie alla mano degli Stati Uniti, da parte di membri della CIA. (vedi qui)
In questo caso hanno assicurato un territorio alleato dove porre le proprie basi americane, e mano a mano che l'Unione Europea si espande andando a comprendere nuovi Stati, si pone così ad una maggiore presenza di basi NATO e americane sul territorio, andando a contrapporsi alla Federazione Russa.
Adesso però l'Unione Europea si sta già sgretolando dal suo interno, le contorte politiche con la quale abbiamo avuto a che fare per anni, non hanno portato a nessun beneficio, se non da parte della Germania, portando le economie dei paesi che si sono assemblati all'Unione Europea verso il basso traducendosi in un drammatico aumento della povertà, suicidi, disoccupazione che hanno colpito milioni di persone in tutto il continente.
Oltre al danno alla beffa, l'Italia specialmente, sottoposta all'influenza delle politiche UE e da parte di un sistema politico debole quanto molto incompetente è stata vittima dell'abolizione del reato di clandestinità, una cosa unica quanto nessun'altro paese al mondo ha mai fatto, portando ad una vera e propria massiccia immigrazione, il cui numero di immigrati nel giro di pochi anni presenti sul territorio italiano sarà di qualche milione.
Tuttavia la svolta sembra in arrivo, i sondaggi dai paesi in tutta l'Unione Europea hanno dimostrato che non solo la popolazione totale dell'UE è contraria all'attuale modello di Unione Europea, ma addirittura la maggioranza della popolazione di quasi tutti gli Stati membri, fatta eccezione di tre, vuole uscire dall'euro oppure direttamente dall'Unione Europea.
In entrambi i casi se l'attuale modello di Unione Europea non cambia c'è solo da guadagnarci, lo concordano anche gli economisti che l'uscita dall'euro porterebbe e il ritorno alla sovranità nazionale porterebbe a dei vantaggi e non la catastrofe che ci descrivono. (vedi qui e qui)
L'aggressione all'Ucraina in realtà è un'aggressione da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti alla futura Unione Eurasiatica, cercando di smembrarne gli stati che andranno a comprenderla pezzo dopo pezzo e allo stesso modo un'altro dei futuri scopi che l'Occidente ha in elaborazione, saranno i tentativi di sovvertire rivolte ed episodi simili a quelli che abbiamo osservato in Siria, Libia ed Egitto con lo scopo di indebolire i BRICS.
Perché i BRICS sono ora tanto pericolosi per l'Occidente?

Mentre diversi media occidentali come il New York Times continuano a ripetersi che i BRICS sono deboli, è evidente che il gruppo delle cinque nazioni è il motore che ha salvato l’economia globale stagnante.
La società di consulenza internazionale Grant Thornton dice che i BRICS non sono più emergenti, ma rientrano in una classe diversa appena sotto quella dei Paesi sviluppati.
Jim O’Neill, che ha coniato il termine BRIC, dice che è “idiota e offensivo” definirle economie emergenti. Sostiene che queste economie sono e dovrebbero essere definite “mercati dall’andamento sempre più positivo in ogni aspetto dell’economia mondiale” e “mercati in crescita“.
Uno studio della PriceWaterhouseCoopers (PwC) intitolato ‘Il mondo nel 2050′, dice che la forza collettiva delle economie BRIC è sempre più importante nell’economia globale.
“Mentre le economie mature in tutto il mondo sono alle prese con deficit di bilancio enormi, crescita anemica e aumento della disoccupazione, i BRIC si espandono rapidamente, facendo uscire i popoli dalla povertà e guidando l’economia globale. 
Il modo in cui i capi della travagliata eurozona hanno recentemente supplicato questi mercati per avere fondi con cui alleviare la crisi del loro debito sovrano, sono un altro passo finale nella transizione del potere economico da ‘ovest’ ad ‘est’.”
Come il mondo cambierà
PwC dice che la Cina è proiettata nel superare gli Stati Uniti quale prima economia per potere d’acquisto (PPA) nel 2017 ed in termini di tassi di cambio del mercato entro il 2027.
L’India diventerà il terzo ‘gigante economico globale’ entro il 2050, molto avanti al Brasile, che tuttavia arriverà al quarto posto davanti al Giappone.
La Russia potrebbe sorpassare la Germania diventando la prima economia europea entro il 2020, in termini di PPP, e intorno al 2035 per tassi di cambio del mercato.
In aree come biotecnologie e nanotecnologie, Cina e India avranno un ruolo crescente nel loro sviluppo, nei prossimi decenni.
Ciò ne alimenterà ulteriormente la progressione sulle più lente economie avanzate.
Attualmente, i Paesi BRICS rappresentano più di un quarto delle terre emerse del mondo, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale e circa il 35 per cento delle riserve valutarie mondiali.
Le economie dei BRICS collettivamente valgono circa 12000 miliardi di dollari, e supereranno le dimensioni dell’economia statunitense, pari a 15000 miliardi dollari, entro il 2015. Nelle stime dell’ex economista di Goldman Sachs Jim O’Neill, entro il 2020 il PIL combinato dei BRIC sarà di circa 25000 miliardi di dollari.
Ciò che rende la storia dei BRICS così interessante e attraente per i Paesi dal Sud America all’Africa è la natura arcobaleno di tale coalizione. Ogni Paese è completamente diverso dagli altri, non solo in termini di razza e colore ma anche di sistemi economici e di religione.
L’obiettivo del gruppo è piuttosto globale che regionale o locale, e questo principalmente grazie al DNA del triangolo Russia-India-Cina organizzato da Mosca negli anni ’90.
Con le democrazie occidentali sempre più inefficienti, il successo economico dei Paesi BRICS infine potrebbe instaurare un mondo multipolare dove i piccoli Paesi avranno la libertà e l’opportunità di tendere alla prosperità, e ciò potrebbe rendere il mondo un posto più equo, diventando di conseguenza un'alternativa di gran lunga migliore di quella di USA e UE.
Non sorprende che gli USA si sentano minacciati, in quanto il dollaro è in drastico declino mentre l'economia orientale e dei BRICS è in piena espansione mentre quella Occidentale sta drasticamente fallendo, coinvolta nella recessione dell'Unione Europea e Stati Uniti, in cui questi ultimi il valore del dollaro è in drastico declino.

Il renminbi (o yuan) è la valuta avente corso legale nella Repubblica Popolare Cinese. Il renminbi è emesso dalla Banca Popolare Cinese, l'autorità monetaria della Repubblica Popolare Cinese.
L'abbreviazione comunemente usata e non conforme allo standard è "RMB".
L'unità base del Renminbi è lo yuan. In base al sistema numerale cinese questo carattere ha due forme: una forma informale (元) e una formale (圆) usata per prevenire alterazioni ed errori contabili. Uno yuan è diviso in 10 jiao (角). Uno jiao è diviso in 10 fen (分). Il taglio più grande del renminbi è la banconota da 100 yuan. Il più piccolo taglio è la moneta o la banconota da 1 fen, (un centesimo di yuan).
Venti anni fa, i turisti che volevano cambiare rubli o rupie sarebbero stati ben accolti solo negli aeroporti internazionali dei Paesi che emettevano quelle valute.
Oggi, le rupie indiane possono essere cambiate nelle piccole banche in Australia e Nuova Zelanda.
L’accettazione della moneta è semplicemente un segno della fiducia nell’economia e nel commercio del Paese di emissione.
In un articolo intitolato ‘Il blocco del Renminbi è qui’, Arvind Subramanian e Martin Kessler del Peterson Institute for International Economics statunitense danno un quadro drammatico di come il RMB si rafforzi mentre il dollaro s’indebolisce.
In primo luogo, dicono che il RMB è già la moneta di riferimento dominante in India e Sud Africa.
In secondo luogo, dalla metà del 2010 il RMB ha fatto passi da giganti come valuta di riferimento rispetto a dollaro ed euro.
“Il RMB è ora la moneta di riferimento dominante in Asia orientale, eclissando il dollaro e l’euro… Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Singapore e Thailandia ora sono collegate più al RMB che al dollaro. Il predominio del dollaro come moneta di riferimento in Asia orientale è ora limitato a Hong Kong (in virtù del peg), Vietnam e Mongolia“.
Forniscono questa agghiacciante valutazione: “Il dollaro e l’euro hanno ancora un ruolo che va ben al di là delle loro sfere d’influenza naturali che non il RMB, ma ciò sta cambiando a favore del RMB“.
Perché agghiacciante?
Il commercio India-Iran in rupia, Russia-Iran in rublo e l’accettazione mondiale del RMB erodono lentamente il prestigio del dollaro USA, che avrà conseguenze sulla prosperità statunitense. Come nazione notevolmente beneficiata, e sfruttata, dallo status di valuta di riserva del dollaro, la fine del Raj del dollaro significa un forte calo dei redditi statunitensi e della capacità del Paese di proiettare potere.
Come se non bastasse è fresca la notizia che presto ai Paesi del BRICS andrà ad aggiungersi un'altro Paese membro: Argentina.

Brasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS.
L’ambasciatore indiano Amarenda Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni.
L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio.
L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati.
Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
“Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia.
A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
In tal caso l'acronimo BRICS diventerà BRICAS.
Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico oggi, stiamo osservando come la crisi Ucraina sia in realtà stato un tentativo di sottrarre alla futura Unione Eurasiatica uno stato molto importante.
Quello che non si poteva prevedere però era che questo stato in realtà era già in origine suddiviso nelle regioni orientali e a maggioranza a favore della Russia, di conseguenza dopo il referendum democratico in Crimea, adesso anche altre regioni dell'est a maggioranza russe stanno per indire un referendum su richiesta di annettersi alla Federazione Russa, in quanto non hanno riconosciuto l'attuale governo tecnico di Kiev.
Per fare ciò si sono mobilitati a migliaia di manifestanti, per proteggere le proprie regioni da possibili incursioni da parte di Kiev, in quanto non volevano l'interferenza di esso nelle proprie decisioni.
Quello che invece c'è stato è il fatto l'attuale presidente tecnico dell'Ucraina ha mandato l'esercito e aperto il fuoco sui militanti a favore della Federazione Russa, definendoli dei "terroristi", anche se è molto difficile dare dei terroristi a decine di migliaia di persone che stanno manifestando la propria volontà popolare di entrare nella Federazione Russa, accusando Mosca insieme ai capi di stato occidentali di essere la responsabile a fomentare le rivolte.
Ovviamente il fatto ironico di tutta questa faccenda è quello che non solo in queste regioni non sono presenti membri dell'esercito russo, ma allo stesso modo le accuse rivolte alla Federazione Russa sono state infinite mentre i soli responsabili di tutte queste morti sono stati i membri dell'esercito ucraino nei confronti dei manifestanti filorussi, invece durante il referendum popolare di annessione della Crimea alla Federazione Russa e fino ad oggi, Mosca non ha ancora aperto il fuoco ne causato alcuna uccisione.
Questa la dice lunga su chi dovrebbe dare giudizi e giudicare illegali referendum decisi democraticamente dal popolo delle regioni dell'est dell'Ucraina.
Riuniti a Stralsund, in Germania, il cancelliere tedesco Angela Merkel, e il presidente francese, Francois Hollande, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui definiscono “illegale” il referendum indetto dai separatisti delle regioni dell’Ucraina orientale.
Il Sudest dell’Ucraina si prepara al referendum sull’indipendenza.
Sono coinvolte 6 milioni e mezzo di persone nelle regioni di Donetsk e Lugarsk. (6 milioni di terroristi?)
Il voto sarà senza quorum - cioè sarà considerato valido qualunque sia il numero dei partecipanti.
I separatisti di Donetsk dicono di aver stampato 3 milioni di schede e mobilitato 20mila volontari e promettono che non ci saranno uomini armati alle urne, ma difficilmente le armi potranno stare lontane in questa regione contesa.
Stati Uniti, Unione Europea e governo ucraino condannano la consultazione, considerata illegale e illegittima.
“State flirtando con la catastrofe”, è il monito del presidente ad interim Turchinov, da Kiev.
Ma indietro non si torna. I filorussi hanno detto no persino al presidente Putin, che giorni fa da Mosca aveva raccomandato alle regioni separatiste di sospendere i referendum sull’indipendenza, se persino il Presidente Vladimir Putin aveva chiesto di rinviare il referendum, quelli che accusano quest'ultimo di essere il responsabile di tutte queste rivolte popolari dovrebbero chiaramente rivalutare la propria idea.
Il referendum popolare di domenica 11 aprile sarà decisamente una svolta del popolo in cui i Capi di stato dell'Unione Europea e Stati Uniti non hanno parola in capitolo.
Nel frattempo si può aspettare la fine di maggio durante la quale, quasi in coincidenza con le elezioni europee in cui si assisterà al cambiamento radicale nell'Unione Europea o al suo diretto crollo, verrà posta dal Presidente russo la firma per la fondazione dell'Unione Eurasiatica.

A fine aprile a Minsk si è svolto un incontro dei vertici del Consiglio Supremo dell' Unione Eurasiatica.
Vi hanno partecipato il Presidente della Russia Vladimir Putin, il Presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko e il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev.
A seguito dell'incontro, Putin ha dichiarato che la conclusione del trattato sull' Unione Economica Eurasiatica è un grande passo verso una maggiore cooperazione fra la Russia, il Kazakistan e la Bielorussia.
Putin sostiene che "Il mercato di 170 milioni di persone può acquistare un' attrattiva supplementare e diventare più ricco di contenuti" , ed ha aggiunto: "Questo ci permetterà di migliorare la competitività delle nostre economie, di attrarre investitori nazionali ed esteri".
I presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan Vladimir Putin, Aleksandr Lukashenko e Nursultan Nazarbaev hanno in programma di firmare la creazione dell’Unione economica eurasiatica (UEE) alla fine di maggio.
Dopo la ratifica da parte dei parlamenti nazionali il 1 gennaio 2015, il trattato istitutivo sarà effettivo. Armenia e poi Kirghizistan potranno presto seguire questi tre leader.

Gli oppositori sono rigorosamente in disaccordo sulla condivisione della sovranità, specialmente politica, degli Stati membri dell’Unione.
Qualsiasi integrazione richiede la creazione di strutture sovranazionali, a nome della quale gli Stati aderenti cederanno una porzione di questa sovranità.
Ciò spiega gli scarsi risultati dei precedenti tentativi d’integrazione, a partire dalla Comunità degli Stati Indipendenti.
Alcune persone in Kazakistan, in particolare, vedono l’integrazione con la Russia come una minaccia contro la sovranità del governo trasformando il Kazakistan in una colonia del neo-impero della Russia.
Ad esempio, l’attivista kazako Serikzhan Mambetalin osserva che l’integrazione nel quadro dell’Unione Dogana e dell’Unione Eurasiatica significherebbe la fine della politica multivettoriale di Astana e un cambio geopolitico verso Mosca: “Non possiamo integrarci con la Russia fino al punto di rinunciare all’opportunità di sviluppare in maniera indipendente, senza guardare la Russia, le nostre relazioni con Cina, Unione europea, Stati Uniti e altre potenze regionali”.
Il vicedirettore generale del Centro per la ricerca e l’analisi di informazioni dello spazio post-sovietico della MSU, Julija Jakusheva, non è d’accordo con tale posizione.
Ha in particolare osservato che “preoccupazioni come queste sono conseguenza di dichiarazioni scarsamente ponderate di certi politici ed esperti russi, che sostengono l’estensione della futura unione alla componente politica.” “In Russia quasi nessuno si accorge di tali dichiarazioni, ma in Kazakistan sono prese in un modo assai insano. Nel complesso, persone in Kazakistan in larga misura hanno sentimenti antieuroasiatici assai soggettivi ed emotivi. Da questo punto di vista, i risultati del forum anti-eurasiatico Almaty sono estremamente eloquenti: il movimento contro la partecipazione del Kazakistan nell’UEE è piccolo, disorganizzato e non consolidato“, dice Jakusheva.
Secondo l’opinione degli esperti, la prima cosa che cattura l’attenzione è la mancanza di argomentazioni chiare. L’Unione Doganale (UD) e l’Unione dello Spazio Economico (USE) sono divenuti letteralmente i capri espiatori dei problemi economici del Paese.
In una certa misura il problema ancora irrisolto di una gestione competente dell’aspetto informativo del programma d’integrazione, spiega tali tendenze, cioè la realizzazione di un lavoro informativo diffuso tra i tanti gruppi sociali, imprese e circoli politici dei Paesi eurasiatici.
Tuttavia, i recenti sondaggi in Kazakistan mostrano che circa l’85% delle persone è per l’adesione all’UEE.
“Penso che questo dato rifletta l’elevato livello di fiducia nella direzione che la leadership del Kazakistan prende, così come la fiducia nell’efficacia della partnership russo-kazaka.
Date le circostanze, la Russia ha fatto una scelta fondamentale, s’è rifiutata d’introdurre la componente politica nel progetto“, ha detto Jakusheva in un’intervista con l’autrice.
Secondo lei, la storia del mondo offre molti esempi di erosione degli obiettivi di un’organizzazione rallentandone seriamente crescita e sviluppo.
“A questo punto non ha senso forzare la creazione dell’aspetto politico dell’Unione. In primo luogo dobbiamo costruire un’organizzazione economica efficace. Si noti che una delle parole nel titolo dell’unione è “economica”. Inoltre, nell’UEE tutte le parti avranno pari rappresentanza e diritti di voto, escludendo la possibilità che Mosca domini gli altri membri dell’alleanza“, ha sottolineato Jakusheva.
La nuova Unione, che occupa il territorio al centro del Vecchio Mondo, in futuro diventerà il principale collegamento tra il sud-est industriale del continente eurasiatico e la penisola occidentale dell’Eurasia, l’Europa.
I tiranti d’acciaio dell’Eurasia, sotto forma delle due linee ferroviarie che dalla Cina attraversano i territori della Russia e della Turchia verso l’Europa, saranno completati da una serie di oleodotti tra Russia, Cina e Corea del Sud e di gasdotti tra i Paesi dell’Asia centrale e Cina, Pakistan e India, e tra Iran, Afghanistan e Pakistan.
Tutti questi progetti richiederanno investimenti di miliardi di dollari e, naturalmente, una situazione politica stabile.
È per questo che gli Stati maggiori dell’Eurasia sono fondamentalmente contrari ai tentativi delle potenze extracontinentali di vedere il continente come una sorta di ‘Grande Scacchiera’.
Una testimonianza del fatto che il progetto di Unione economica eurasiatica diventa attraente per molti Paesi eurasiatici è la dichiarazione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, in cui ha suggerito di attuare l’idea della Grande Via della Seta in modo nuovo, unendo strade e ferrovie di Corea del Sud, Corea del Nord e Cina, continuandole in Russia e negli Stati dell’Asia centrale per infine, raggiungere l’Europa.
“La creazione della una nuova Eurasia non è semplicemente un sogno. Si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto.
Una nuova Eurasia fornirà un nuovo afflusso di investimenti e posti di lavoro.
E’ essenziale trasformare ancora una volta l’Eurasia in un continente veramente unito, aprendo così una nuova era”, ha dichiarato Park Geun-Hye.
Agli occhi della presidentessa della Repubblica di Corea, una rete di trasporto unita deve essere creata nel continente, una “ Via della seta express” che collegherà Corea del Sud e del Nord, Cina, Russia e Asia centrale.
E’ anche possibile, secondo il parere della presidentessa della Corea del Sud, poi unire le reti energetiche di questi Paesi. E soprattutto vale la pena notare che oggi, a Seul e in altre capitali eurasiatiche, l’Eurasia è vista come il continente del mondo.
Certo, in ambito internazionale, l’Unione Eurasiatica non è un tentativo di ripristinare questioni del passato, ma una unione politica di uguali e liberi paesi, i cui valori principali sono non solo il commercio, ma anche la conservazione dei fondamenti del diritto internazionale, il rispetto per le tradizioni, la sovranità nazionale e dei diritti umani nel loro vero senso.
Le questioni in Ucraina di recente sono accelerate proprio in vista delle prossime elezioni europee, in cui come abbiamo osservato non annunciano nulla di positivo per chi ancora difende l'attuale Unione Europea, gli attuali europeisti che ancora difendono questo sistema politico che sta soffocando il continente europeo, non sono consapevoli dei gravi danni che la moneta unica ha fatto ai vari paesi che ne fanno parte.
Dopo il crollo dell'Unione Europea potremmo finalmente ricominciare a vivere e sottrarci dai sussulti e le influenze di una nazione morente.
Il futuro viene dai BRICS e da Oriente.







Fonti:
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/02/fiamme-sui-cieli-territoriali.html?m=0
http://www.imolaoggi.it/2014/05/08/avanti-un-altro-dopo-lucraina-dove-andra-la-democratizzazione/
http://www.eurasia-rivista.org/le-rivolte-arabe-la-crisi-ed-il-futuro-del-mondo-intervista-a-igor-panarin/10712/
http://mondo.panorama.it/world-news/Libia-i-Paesi-Brics-condannano-i-bombardamenti-della-Nato
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/03/una-guerra-fredda-voluta-e-persa.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese
http://federazionenordica.blogspot.it/2014/05/i-brics-si-affermano-sulleconomia.html
http://www.internazionale.it/news/ucraina/2014/05/10/francia-e-germania-illegale-referendum-separatisti-dellest/
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Referendum-sull-indipendenza-nel-sud-est-dell-ucraina-2b41be55-6cb0-4701-93cd-d07f9f3e7a4a.html
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/putin-sicuro-lunione-eurasiatica-sempre.html
http://aurorasito.wordpress.com/2014/04/29/luee-fara-della-russia-una-superpotenza/

venerdì 9 maggio 2014

L'ARGENTINA ENTRERA' NEL BRICS


Brasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS, un gruppo che comprende anche Russia e Cina, secondo l’ambasciatore indiano a Buenos Aires, Amarenda Khatua, in un’intervista con il locale quotidiano Clarin. L’ambasciatore Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni. L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio. L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati. Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
“Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia. A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
L’ultima visita di un primo ministro indiano risale al 1995, quando Narashimha Rao giunse a Buenos Aires. Ma la Presidentessa Cristina Fernández s’è recata in India nel 2009 per aprire un capitolo di intense reciproche visite ministeriali. A quanto pare uno dei candidati alla presidenza dell’Argentina 2015, il governatore della provincia di Buenos Aires Daniel Scioli e sua moglie Karina programmano un viaggio in India il prossimo settembre.

Fonte:http://aurorasito.wordpress.com/2014/05/08/dal-brics-al-bricas-brasile-india-e-sudafrica-vogliono-largentina-nel-brics/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

INDIRIZZO E-MAIL

Per contattarmi:

angelfallendark@hotmail.it


Cerca nel blog

Lettori fissi

Archivio blog