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giovedì 4 maggio 2017

IL DESTINO DELLA CINA E DELLE MONARCHIE ARABE E' NELL'EUROPA TEDESCA



Almeno tre diverse fazioni geopolitiche hanno preso di mira l'Europa solo nell'ultimo decennio.
E queste tre fazioni hanno trovato nell'Europa un crocevia di reciproci interessi economici e sociali che nell'arco di pochi anni hanno determinato il declino sociale ed economico dei Paesi all'interno dell'Unione Europea, ponendo fine alla sovranità nazionale e poco alla volta anche all'identità dei Paesi europei.
Queste fazioni hanno messo lo sguardo sul territorio europeo da ben oltre un decennio, ma i piani di uno sviluppo a lungo termine di tali progetti sono in pieno sviluppo solo in questi anni.
L'Europa è diventata ufficialmente il crocevia e nucleo di influenza delle politiche arabe, tedesche e cinesi.
E' vago parlare di politiche arabe, ma è opinione che le monarchie del golfo (includendo anche la Turchia) abbiano messo occhio sul territorio europeo per perseguire un progetto di interesse comune volto a mutare per sempre la demografia della società europea.

Nel 1974, all'assemblea dell'ONU un discorso da parte dell'ex dittatore algerino Houari Boumediene fa riflettere:
«Un giorno milioni di uomini abbandoneranno l’emisfero sud per irrompere nell’emisfero nord. E non certo da amici. Perché vi irromperanno per conquistarlo, e lo conquisteranno popolandolo coi loro figli.
Sarà il ventre delle nostre donne a darci la vittoria».
Molto probabilmente tale dichiarazione è stata passata nel dimenticatoio dalla maggior parte delle persone ma quello che si sta verificando in questi anni in Europa, con il costante afflusso di migliaia di clandestini di origini africane e araba da numerosi Paesi anche non in guerra all'interno del territorio europeo, conferma che tale promessa è stata mantenuta e ora il territorio europeo è diventato terra fertile del terrorismo, con centinaia di morti solo negli ultimi anni, e di uno spaventoso aumento della criminalità da parte di migranti di origine africana e araba.Nel contempo quello che si sta osservando da parte della monarchie del golfo e della Turchia è un costante afflusso di liquidità impegnato a costruire moschee sul territorio europeo:
-Londra: aperte 423 nuove moschee, chiuse 500 chiese
-Sceicco del Qatar finanzia le moschee in Emilia Romagna.
-Il principe del Qatar punta sull’Italia, 33 moschee in arrivo.
-Il Qatar pronto a costruire 33 nuove moschee in Italia.
-Arabia Saudita pronta a costruire 200 moschee per i profughi siriani in Germania.
-Milano islamica, arrivano due nuove moschee.Esistono chiare evidenze che questa politica di ripopolamento arabo dell'Europa coincide con l'interesse turco più volte espresso di rifondare quello che un tempo fu il territorio dell'Impero Ottomano, di conseguenza estendere ancora di più l'influenza araba sul territorio europeo.

"Noi non siamo solo nello spazio chiuso all'interno dei nostri confini. I confini geografici sono una cosa, quelli spirituali un'altra. I nostri fratelli che vivono in Siria, in Iraq, nei Balcani, nel Caucaso, in Crimea vivono al di fuori dei nostri confini fisici, ma sono nei nostri cuori. Noi non abbiamo pretese sui territori di altri Paesi, ma gli eventi di questi ultimi ci riguardano direttamente" ha detto Erdogan, parlando ad una riunione per l'anniversario della morte del fondatore della Repubblica turca Mustafa Kemal Ataturk.
In un'altra dichiarazione in Georgia, (parlando all'Università di Tayke), ha semplicemente dichiarato che lo Stato turco è loro nelle aree che si trovano nelle immediate vicinanze dei confini illegittimi della Turchia.
"Oltre a 79.000.000 abitanti del nostro paese, ci sono anche milioni di fratelli che vivono in altre regioni geografiche con cui abbiamo legami storici.
I nostri interessi sono in Iraq, Siria, Libano, Crimea, Karabakh, l'Azerbaigian, Bosnia e altri Paesi fratelli. Quando la Turchia perderà la sua indipendenza e il suo futuro, allora perderemo interesse in queste aree. Molti storici ritengono che Cipro dovrebbe essere incluso nei confini della Turchia, Aleppo, Mosul, Irbil, Kirkuke, Tbilisi, Salonicco, Varna, Tracia occidentale e nelle isole dell'Egeo, "
ha confermato il 15 ottobre, il presidente dello Stato turco.
In un articolo pubblicato nel mese di agosto 2014 da The National, lo scrittore Piotr Zalewski ha sottolineato le ambizioni egemoniche islamiche della Turchia, definendo così quello che molti hanno già bollato la strategia e la politica neo-ottomana della Turchia.
Zalewski fa riferimento commenti fatti nel 2009 da Ahmet Davutoglu, il primo ministro della Turchia dal mese di agosto, in cui ha effettivamente confermato alla stampa che "Siamo i nuovi Ottomani" poco prima di diventare ministro degli Esteri.
"Qualunque cosa abbiamo perso tra il 1911 e il 1923, a prescindere dalle terre in ci siamo ritirati, saremo ancora una volta a incontrare i nostri fratelli in quelle terre tra il 2011 al 2023." - ha affermato Ahmet Davutoglu, funzionario turco.Quello che appare sempre più evidente è che il continuo afflusso di migliaia di clandestini dall'Africa alla Siria che ogni mese arriva in Italia e Grecia, non appare più come un normale processo di migrazione descritto dal controverso ruolo delle ONG come "salvare vite umane", ma piuttosto un ripopolamento del territorio europeo in costante declino demografico su volontà dell'Europa a guida tedesca.
Sotto questo fenomeno allarmante è qui che emerge il ruolo delle ONG e ancora di più della Germania nel processo di migrazione che è diventato un problema serio per la società europea.
Gli interessi tedeschi in Europa e dei Paesi arabi menzionati entrano in gioco.
A partire dal settembre dell'anno scorso la procura di Catania ha registrato un improvviso proliferare di unità navali delle ONG.

"Fanno il lavoro che prima svolgevano gli organizzatori - denuncia il procuratore Carmelo Zuccaro - accompagnano fino al nostro territorio i barconi dei migranti".
Nei momenti di maggior picco è stata, infatti, registrata la presenza di ben tredici assetti navali.
Intervenendo alla seduta del Comitato di controllo sull'attuazione dell'accordo di Schengen, il procuratore di Catania Carmelo Zuccaro è tornato a denunciare gli oscuri rapporti tra le ong e l'emergenza immigrazione su cui la procura ha recentemente aperto un fascicolo conoscitivo.
"Ci siamo voluti interrogare - ha spiegato - sulle evoluzioni del fenomeno e perché vi sia stato un proliferare così inteso di queste unità navali e come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico".
Quello che è emerso da questa indagine conoscitiva è che il Paese europeo che ha dato vita alla maggior parte di queste ong è la Germania cui fanno capo cinque di queste organizzazioni con sei navi, tra cui le due di Sos Mediterranee. Il tutto, sottolinea Zuccaro, con costi mensili o giornalieri "elevati".
"Aquarius" di Sos Mediterranee, a esempio, ha un costo di 11.000 euro al giorno.
Il Moas di Christopher e Regina Catrambone, ong con sede a Malta, "ha costi per 400.000 euro mensili" e ha due navi Phoenix, battente bandiera del Belize, e Topaz con bandiera delle Isole Marshall.
"Crea sospetti - ha proseguito il procuratore di Catania - anche questo dato dei Paesi che danno bandiera alle navi". A questo punto, ha quindi concluso Zuccaro, "ci si deve porre il problema di dove venga il denaro per sostenere costi così elevati, quali siano le fonti di finanziamento: sarà compito della successiva fase conoscitiva. Faremo verifiche ulteriori sulle ong che portano migranti nel nostro distretto".
La ragione per la quale l'Europa a guida tedesca ha imposto la decisione di accogliere centinaia di migliaia di persone all'interno del territorio europeo in così pochi anni non è difficile da comprendere, il problema è che tutto ciò ha avuto gravissime ripercussioni nella sicurezza dei cittadini.

All'inizio di quest'anno, il quotidiano Rheinische Post di Germania ha pubblicato estratti di una relazione del governo, dimostrando che la decisione della cancelliera Angela Merkel di portare 1,5 milioni di migranti musulmani nel paese tra il 2015 e il 2016 non era un gesto umanitario, ma un tentativo deliberato di rallentare il declino della popolazione tedesca e mantenere la vitalità dello Stato del benessere tedesco.
La relazione ha spiegato che i tassi di fertilità della Germania, 160 nati per 100 donne, erano ben sotto quelli necessari per riprodurre la popolazione (che richiede un tasso di fertilità di 210 bambini per 100 donne). Di conseguenza, il governo tedesco ha calcolato che il paese "necessita" di circa 300.000 migranti nuovi migranti ogni anno, al fine di preservare la stabilità economica fino al 2060.
"È ovvio," ha sottolineato Pshenichnikov, "che senza lavoratori l'economia non funzionerà".
"Ma non è così difficile immaginare che cosa tutto ciò possa portare fino al 2060.
Se i calcoli macroeconomici del Cancelliere Merkel sono corretti, l'economia tedesca non avrà problemi con la sua popolazione attiva". Tuttavia, se le tendenze di migrazione continuano, nel momento in cui il 2060 si aggira intorno, "ci saranno molti meno tedeschi reali, per i quali tutto questo si suppone sia calcolato, di quanto non sia oggi".
Nel frattempo la criminalità registrata in Germania solo nell'ultimo anno, ha evidenziato che quanto successo a Colonia nel Capodanno 2015, non è stato un caso isolato ma piuttosto una tendenza culturale che ha diffuso maggiori pericoli non solo nel territorio tedesco ma in tutto il territorio europeo.

Il Ministero degli Interni della Germania ha rilasciato le statistiche sui crimini del 2016, mostrando un drammatico aumento dei crimini violenti, tra cui un aumento del 14,3% degli omicidi e assassinii, un aumento dei rapimenti e degli stupri del 12,7% e un aumento del 9,9% l'anno scorso.
I dati hanno mostrato che gli immigrati clandestini, i rifugiati e i richiedenti asilo sono stati sospettati di aver commesso 174.438 crimini, un sorprendente aumento del 52,7% rispetto all'anno precedente.
Con il numero di cittadini tedeschi sospettati di reati diminuito del 3,4%, i migranti e i profughi sono stati stimati ad aver rappresentato oltre il 12% di tutti i reati sospetti nel 2016.
Il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha definito l'aumento dei crimini dai migranti "inaccettabile" per espellere i migranti illegali che hanno commesso crimini.
Mentre la Germania porta avanti a oltranza queste politiche specialmente facendo pressione sulla controversa Comissione Europea il ruolo tedesco in Europa si espande con la crisi dell'euro, favorendo così alla potenza industriale tedesca di acquistare società di altri Paesi meno economicamente floridi.
La Germania e la crisi greca.
Dall'inizio della crisi al 2015 ha investito 8,7 miliardi di dollari (primato assoluto) e aumentato considerevolmente le sue esportazioni nel Paese ellenico.
In questi anni di sacrifici per la popolazione greca, la Deutsche Telecom ha aumentato dal 40 al 60 per cento la sua partecipazione in Ote (la compagnia telefonica di Stato). Fraport, la società che gestisce gli aeroporti di Francoforte, si è presa i 14 scali regionali più appetiti, tra cui Corfù, Rodi e i due di Creta. L'export tedesco verso Atene è passato dai 4 miliardi e 737 milioni del 2012 ai 4 miliardi 955 milioni del 2014 (ultimo dato disponibile). Si va dai prodotti chimici (27,4 per cento del totale) a quelli alimentari (15,1); dalla meccanica (10,1) all'elettronica (7,2).
Lo stesso vale per una concessione di oltre quattro decenni degli aereoporti greci.
L’importo è di 1,23 miliardi di Euro.
Gli scali aeroportuali sono i principali e più importanti approdi turistici: Creta, Santorini, Mykonos, Salonicco che è la seconda città della Grecia e tanti altri.
I problemi della Grecia con un deficit di bilancio pari a quattro volte il limite dell'UE nel 2009 hanno inoltre rafforzato la domanda di obbligazioni tedesche e, in tal modo, abbassato i costi di finanziamento di Berlino, mentre pesava sull'euro ai profitti degli esportatori tedeschi.
"I tedeschi sono stati molto intelligenti negli ultimi 20 anni a fingere che l'unione monetaria è un problema enorme per loro", ha dichiarato David Marsh, autore di "The Euro: The Politics of the New Global Currency".
"In realtà, sono i grandi vincitori dell'unione monetaria", ha aggiunto. "Hanno una grande quantità fuori di essa. Al momento, l'industria dell'esportazione sta diventando più competitiva. Sono stati molto competitivi a 1,50 dollari, ancora più competitivi a 1,35 dollari.
Un euro più debole rende le merci tedesche più competitive nei mercati al di là dell'Eurozona e le recenti indagini hanno mostrato prospettive migliori per gli esportatori del paese, le cui fortune sono cruciali per la salute dell'economia tedesca - la più grande d'Europa.
Mentre la Germania ha beneficiato tanto dell'Eurozona, i suoi partner meno riusciti sono lasciati a difendersi da soli.
L'eurozona manca di stabilizzatori automatici che altri sindacati monetari applicano tra le varie regioni - vale a dire, trasferimenti fiscali come disoccupazione e vantaggi per l'alloggio, spese sanitarie condivise, pooling dei rischi bancari e assicurazione dei depositi.
Anche nell'area dell'euro manca il grande movimento dei lavoratori attraverso i confini statali goduti dagli Stati Uniti, soprattutto a causa di barriere linguistiche e normative.
Queste caratteristiche istituzionali dell'Eurozona hanno creato un'unione economica altamente ingiusta, che ingrandisce in modo sproporzionato le conseguenze del fallimento.
Quando hanno aderito all'UE, la Grecia, l'Irlanda, il Portogallo e la Spagna hanno aperto i loro confini e si sono esposti a nuove ondate di commercio, immigrazione e finanza.
La concorrenza con altri Stati membri doveva portare alla «distruzione creativa», per cui le imprese inefficienti, cioè quelle che non potevano competere a livello internazionale, sarebbero andate fuori attività.
Al fine di evitare difficoltà a breve termine, le economie periferiche erano destinate a ricevere grandi somme di fondi UE in compenso.
Questi fondi dovrebbero essere investiti nella ristrutturazione delle economie domestiche. Ma questo non è accaduto.
Finora i tedeschi hanno non solo guadagnato ampiamente dalla crisi dell'euro, rispetto agli altri Paesi dell'eurozona ma poco alla volta hanno iniziato non solo ad acquistare la qualità dell'industria italiana, ma addirittura hanno aumentato la dipendenza dei Paesi membri dell'Unione Europea verso le esportazioni tedesche grazie alle restrizioni economiche imposte alla Federazione Russa avendo come pretesto la guerra civile scoppiata dopo il colpo di stato in Ucraina.

Solo nel 2014 con il passaggio di mano dell’azienda varesina diventano 18 le imprese tricolore comprate dai tedeschi nei primi 10 mesi.
Le tredici censite dalla banca dati M&A di Kpmg al 30 settembre, più altre cinque perfezionate in queste settimane: oltre alla citata MV Agusta, la trevigiana Happy Fit appena acquisita da McFit, la catena tedesca del fitness leader in Europa; la bergamasca Clay Paky, campione mondiale delle luci usate nei grandi eventi, dai concerti di Lady Gaga alla notte degli Oscar, passata al colosso Osram; la bolognese Egs, specializzata in protesi digitali e 3D per odontoiatria, aerospaziale e automotive, rilevata dal gruppo “dentale” Heraeus Kulzer; e la multinazionale Wika, miscelatori di pressione, che ha inglobato la milanese Ettore Cella, da anni suo fornitore, specializzata in termostati per l’industria chimica e Oil&Gas.
Oggi la Germania rappresenta per l’Italia il primo Paese in termini di export grazie ad un business quantificabile in 51 miliardi di euro nel 2015, con una previsione di crescita potenziale di 5,4 miliardi (+10,5%) per il 2019 (fonte Sace).
Un'ulteriore modo con la quale i tedeschi hanno migliorato la dipendenza dell'Europa verso la Germania, è stato l'introduzione di una sequenza di restrizioni commerciali, su pressione alla Comissione Europea, nei confronti della Federazione Russa, portando ad un blocco del commercio verso la Russia da parte dei 28 Paesi membri dell'Unione Europea che si sono visti costretti a sostituire le importazioni ed esportazioni con il mercato tedesco o addirittura quello cinese.
Migliaia di aziende sono fallite nei Paesi baltici, specialmente l'industria della pesca che dipendeva moltissimo dal mercato russo, nel resto dell'Europa centiniaia di aziende hanno preferito trasferirsi sul territorio russo per evitare il regime delle sanzioni, tuttavia i danni economici e le perdite per le decisioni di Berlino e Bruxelles sono costate agli agricoltori europei un valore per svariati miliardi di euro, senza che ci fosse neppure un risarcimento per tali politiche.
Per contro invece la dipendenza dalle esportazioni tedesche in Europa ha subìto un boom evidenziando come tale politica delle restrizioni economiche in realtà fosse una politica tedesca di concorrenza sleale volta ad aumentare la dipendenza dell'Europa dalla Germania che dalla Federazione Russa.
Le esportazioni tedesche nei paesi dell'Europa orientale sono aumentate in percentuale rispetto alle esportazioni di beni e servizi dalla Germania nel suo complesso per la prima volta in quattro anni.
Lo ha riferito il Comitato tedesco sulle relazioni economiche dell'Europa orientale.
Secondo l'Ufficio federale di statistica, la crescita complessiva delle esportazioni tedesche ammontava a circa un per cento nel 2016.
Il flusso di beni e servizi a 21 paesi, sotto la supervisione della commissione per le relazioni economiche dell'Europa orientale, è cresciuto di quasi il 4% A 53,9 miliardi di euro, con un incremento di 2 miliardi rispetto al 2015.
Le esportazioni tedesche in Ucraina sono cresciute al ritmo più veloce. Il volume è aumentato di 550 milioni di euro, pari al 18 per cento più di un anno fa.
Nel 2015 le esportazioni tedesche hanno raggiunto i 1.196 trilioni di euro ($ 1.34 trilioni) ha annunciato l'ufficio statistico tedesco Destatis, aggiungendo che la cifra è basata sui calcoli preliminari.
Il volume delle esportazioni ha segnato un nuovo record annuale di tutti i tempi, segnando un aumento del 6,4 per cento rispetto all'anno precedente, anno in cui vennero introdotte le restrizioni commerciali alla Federazione Russa.
Secondo Destatis, le importazioni sono aumentate notevolmente, raggiungendo un volume di 948 miliardi di euro l'anno scorso, salendo del 4,2 per cento rispetto al livello registrato nel 2014.
Se la Germania è stato il Paese che più si è arricchito a causa della crisi della zona euro, certamente anche l'introduzione di restrizioni commerciali verso la Federazione Russa è stata una mossa sleale ma a vantaggio del mercato tedesco, ora una delle condizioni che alcuni Paesi avrebbero per l'adesione all'Unione Europea è proprio quella di introdurre egli stessi delle restrizioni commerciali verso la Federazione Russa.
Significato: rinunciare al mercato russo a vantaggio del mercato tedesco.
La Germania tra politiche migratorie, crisi della zona euro, acquisto della qualità europea e introduzione di restrizioni al commercio russo dimostra le notevoli capacità di fare affari dalle crisi degli altri Paesi, ma dimostra come l'Europa sia governata da un Paese che a 70 anni dalla Seconda Guerra Mondiale si sia sollevato ed evoluto ma con politiche diverse ancora riesce a controllare e dettare le regole su 28 Paesi di un'intero continente.
Peggiori ancora dei tedeschi tuttavia sono i cinesi, in quanto se da un lato il mercato tedesco determina a suo vantaggio un aumento dell'export neutralizzando una ad una le aziende di altri Paesi tramite il fallimento e poi l'acquisto, la qualità del mercato tedesco è indiscutibile, ma tutt'altro argomeno lo è quello cinese.
Contrariamente ai tedeschi l'invasione europea del mercato cinese e gigantesca e il numero di aziende dal settore industriale a quello agricolo che sono state acquistate nel corso degli ultimi anni semplicemente è incalcolabile, o troppo vasto per farne una lista sintetica, ma i cinesi non si limitano ad acquistare e gestire aziende europee, ma affittano e aprono negozi dove la qualità della merce (Made in China) venduta è remotamente lontana da quella europea.
Il peggio è che la qualità dei nostri prodotti viene assorbita proprio dal colossale livello di acquisti di aziende che i cinesi fanno sul territorio europeo, così che la qualità del livello europeo finisce trasferita nella Repubblica Popolare Cinese assieme agli enormi guadagni che vengono fatti sul territorio europeo, sostituiti in Europa da un commercio di scarsa qualità e con sostanze dannose per la salute.
Dalle borse alle scarpe, dagli elettrodomestici ai giocattoli, e, passando per le sigarette, si arriva addirittura ad alimenti e farmaci.
Ogni giorno, gli uomini della guardia di finanza sequestrano, dalla Lombardia alla Sicilia, milioni di articoli fasulli. Inutile dire che si tratta di prodotti pericolosi. Nocivi per la salute dell’uomo. Come il concentrato di pomodoro cinese, la carne, la pasta, il vino, le uova liofilizzate. E non solo, perché anche le t-shirt, i pantaloni, gli orologi, le collane sono pericolosi.
A lanciare l’allarme i dermatologi: “Il rischio di dermatiti o, addirittura, di altre patologie più gravi che si possono verificare al contatto dell’epidermide con i prodotti non a norma contenenti sostanze tossiche e nocive per la salute è altissimo.”
Quello che l'Europa sta assistendo è una sorta di disboscamento commerciale della qualità sommato ad una migrazione di massa a vantaggio dell'economia tedesca e delle monarchie del golfo.




























venerdì 16 dicembre 2016

IL POTERE DELLE POTENZE DEL GOLFO IN EUROPA


L'autoproclamato Stato Islamico è un movimento jihadista salafita attivo in Siria e Iraq il cui capo, Abu Bakr al-Baghdadi, nel giugno 2014 ha unilateralmente proclamato la nascita di un califfato nei territori caduti sotto il suo controllo in una fascia di territorio compresa tra la Siria nord-orientale e l'Iraq occidentale.Lo Stato Islamico è composto da un'elevato di numero di membri che hanno letteralmente fin dalla sua nascita commesso le più vaste atrocità, compreso il genocidio su migliaia di uomini, donne e bambini lungo la fascia che lo comprende.

I membri dello Stato Islamico sono un qualcosa che è molto lontano dall'essere esclusivamente un gruppo terroristico, è composto da ex soldati membri dell'esercito iracheno rimasti per strada dopo la guerra a Saddam Hussein nel 2003, molti affiliati sono giunti da Paesi in tutto il mondo andando direttamente a ingrossare le sue fila e ribelli disertori della Siria che avevano lo scopo di abbattere il governo siriano di Bashar Assad.
Come descrive lo stesso presidente siriano che da anni combatte tra offensiva e resistenza all'assedio da parte dei mercenari dell'ISIS in Siria.
Quando i terroristi sono venuti in Siria, se parliamo dell'inizio del problema, nessuno stava parlando di al-Nusra o ISIS [Daesh] allora.
Erano semplicemente chiamato il Free Syrian Army, una forza presumibilmente sociale che stava combattendo contro il governo e l'esercito.
Ma in realtà ... già allora possiamo vedere la decapitazione di persone a partire dalle prime settimane.
Questo significa che è stato fin dall'inizio un movimento radicale ", ha detto Assad al quotidiano russo Komsomolskaya Pravda.
Il Free Syrian Army (FSA) è stato grande sfidante di Damasco, all'inizio del conflitto interno in Siria, quando è riuscito a unire quasi tutte le fazioni di opposizione considerate dall'Occidente di essere la cosiddetta opposizione "moderata".
Il FSA quindi si è suddiviso in vari gruppi e si è ridotto di circa 60 unità, che sono alleati a Jabhat Fatah al Sham, secondo l'intelligence siriana.
"Quando [il Free Syrian Army] ha iniziato a crescere e divenne impossibile nascondere i crimini di decapitazioni, l'Occidente è stato costretto ad accettare l'esistenza di al-Nusra [Jabhat Fatah al Sham]. Ma in realtà è il Free Syrian Army e ISIS hanno le stesse radici e si spostano da una zona all'altra ", ha confermato Assad.
La cosa più importante da sapere è che un movimento islamico che comprende un così vasto territorio come osservato nella mappa, non solo deve aver posseduto del sostegno economico e materiale da parte di uno o più Paesi, probabilmente persino qualche tipo di Corporazione, ma osservando nei dettagli molti video e l'organizzazione stessa con la quale lo Stato Islamico si comporta e addestra i suoi membri, è che non solo si tratta di membri dell'esercito di qualche Paese che a capo coperto impongono la disciplina sulle loro truppe, ma anzichè darsi alla fuga sotto la schiacciante potenza di fuoco dell'esercito siriano e della Federazione Russa, si riorganizzano in sacche di resistenza non solo ad Aleppo, ma con la riconquista seppur minima dell'antica città di Palmira.
Questo significa che stanno lottando per una causa per la quale sono disposti a morire.

Il Central Intelligence Agency degli Stati Uniti stima che più di 12.000 cittadini stranieri provenienti da almeno 81 paesi sono una parte del gruppo radicale islamico.
La maggior parte della straniera sono combattenti provengono dal Nord Africa e del Medio Oriente, con la Tunisia (3000) è il più grande esportatore di estremisti.
L'Arabia Saudita è arrivato secondo a 2.500, seguita da Jordan a 2.089 e il Marocco a 1.500.
Nonostante la coalizione degli alleati occidentali contro ISIS, un quarto dei suoi membri provengono da paesi occidentali, tra cui Regno Unito, Stati Uniti, Australia e Francia.
I metodi e l'organizzazione dello Stato Islamico sembrano piuttosto quelli di una legione straniera divisa di diversi Paesi arabi, in particolare si dovrebbe guardare a quelli che alimentando progetti di influenza politica in Europa come il Qatar.
Dopotutto la corrente più radicale dell'Islam è quella pratica e diffusa dalle potenze arabe del Golfo le quali hanno approffittato della massiccia immigrazione di islamici sul territorio europeo per alimentare la loro cultura straniera all'interno dell'Europa, favorendo così una forte presenza di criminali radicalizzati, specialmente sul territorio tedesco.
Agenzie di stampa tedesche stanno segnalando che il sostegno ai gruppi salafiti fondamentalisti nel paese è aumentato, indicando che ci sono almeno 10.000 aderenti alla dottrina islamica rigorosa nel paese del nord Europa.
Il Servizio Federale di Intellicence di Berlino (BND) e l'agenzia di intelligence interna, l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV), stanno indicando i Paesi del Golfo che finanziano gruppi religiosi, moschee, gruppi di conversione e gli imam integralisti.
Un rapporto redatto da parte delle agenzie ha osservato che i gruppi missionari, tra cui lo sceicco Bin Eid Mohammad al-Thani Charitable Association e l'Arabia Lega Musulmana Mondiale hanno effettuato parte di una "strategia di lungo corso di esercitare un'influenza" dalle nazioni del Golfo. Il rapporto ha anche nominato il Kuwait Revival of Islamic Heritage Society (RIHS), una ONG bandito da Mosca e Washington per presunti legami con Al-Qaeda.
Il Belfast Telegraph ha citato il rapporto, dicendo che le organizzazioni citate sono "strettamente connesse con gli uffici governativi nei loro paesi d'origine."
RIHS e l'associazione Sheikh Eid hanno ovviamente negato le accuse, così come ambasciatore saudita Awwas Alawwad, che ha detto che il regno non ha "alcun legame con salafismo tedesco" e non esporta ministri o costruisce moschee.
Il rapporto è trapelata settimane dopo che Berlino vietato Die Wahre Religion (della vera religione), un gruppo che sostiene di diffondere il suo stile della religione "in una forma moderna e con l'aiuto dei nuovi media."
Dopo gli arresti in 190 sedi del Gruppo in 60 città della Germania occidentale, il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha detto ai giornalisti a Berlino, "Le traduzioni del Corano vengono distribuite insieme ai messaggi di odio e di ideologie incostituzionali ... gli adolescenti vengono radicalizzati con le teorie della cospirazione".
Se l'apertura di edificio più alto dell'Europa occidentale nel 2012 - presieduta da Hamad, il cui fondo sovrano del Qatar detiene il 95% dello sviluppo - è stata una dimostrazione di rapida crescita visibilità globale del Qatar e l'influenza, qualche giorno prima, in un altrettanto vasto, ma vecchio edificio, l'influenza era stata esercitata in modo molto più discreto.
L'edificio era Palais des Nations delle Nazioni Unite a Ginevra, dove Hamad aveva incontrato il Segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e gli altri ministri degli Esteri a premere caso del suo paese per una più solida azione internazionale sulla Siria.

Entrambe le scene sottolineano un fenomeno: la comparsa sulla scena mondiale come una notevole giocatore diplomatica, culturale e persino militare di uno stato piccolo le cui ambizioni enormi per diffondere l'influenza in tutto il mondo sono alimentate dalle enormi ricchezze e la devozione a una rigida interpretazione del Corano.
Una generazione fa il Qatar a malapena erano registrate sul radar globale.
Si tratta di un ex protettorato britannico governato dalla famiglia al-Thani dal 19 ° secolo; l'emiro, lo sceicco Hamad bin Khalifa al-Thani, prese il potere nel 1995 dal padre in un colpo di stat incruento.
Oggi è difficile evitare il suo denaro e influenza.
La Qatar Foundation sponsorizza il Barcellona football club.
Poi c'è la televisione Al-Jazeera a Doha-based, considerata il più importante canale di notizie arabo TV, di proprietà del Qatar attraverso il Qatar Media Corporation.
L'emirato ospita anche gli uffici regionali talebani e di Hamas, così come una serie di organizzazioni internazionali - Georgetown University, la British Royal United Services Institute per la Difesa e gli studi sulla sicurezza - la creazione di uno spazio in cui l'Occidente si sfrega le spalle con il mondo islamico.
Infatti, fino al 2009 il Qatar ha ospitato anche un centro commerciale di Israele, che ha chiuso i battenti dopo l'incursione israeliana a Gaza.
Dal momento che della primavera araba, il Qatar ha cercato di posizionarsi in prima linea della trasformazione della regione, dando sostegno militare all'opposizione al colonnello Muammar Gheddafi in Libia, così come il sostegno a protagonisti che hanno fratturato la politica post-rivoluzionaria del paese attraverso tattiche - alcuni diplomatici hanno sostenuto - che hanno incluso le spedizioni di armi.
E' stato accusato di rifornire armi ai gruppi di opposizione della Siria - una richiesta che il primo ministro nega, nonostante il fatto che il Qatar supporta vocalmente l'inserimento di opposizione di quel paese.
Tutto ciò porta a domande: che cosa il Qatar vuole da una politica estera che combina l'impiego di entrambi morbido e - sempre più - potere duro?
Il Qatar investe miliardidi dollari l'anno in Europa, tra cui milioni nei settori dei media immobiliari, hotel, sport e altro.
Questo piccolo Paese - con una superficie non superiore a 12.000 chilometri quadrati e 500.000 persone - è diventato uno dei più grandi investitori del mondo, e investe soprattutto pesante in Europa.
I rapporti del Qatar con la Francia però, sono un'eccezione. C'è, e mantiene una strategia "più privata".
Dato che le sue entrate di petrolio e gas sono centinaia di miliardi di dollari ogni anno, il Qatar è in grado di aspirare a grandi obiettivi.
La piccola nazione del Qatar ha sviluppato le sue capacità di soft power in Europa e in Francia, approfittando di una varietà di fattori e superando le molte barriere e pregiudizi.
Questo obiettivo è stato sintetizzato dall'ambasciatore del Qatar a Parigi, Mohammed al-Kuwari, che è stato citato dal quotidiano francese Le Monde quando diceva "le risorse finanziarie del Qatar hanno permesso di aprirsi al mondo, che è fondamentale per il suo futuro. "
Il Qatar, che ha visto una crescita importante negli ultimi 15 anni, sta cercando di migliorare la sua immagine in Europa, investendo in questo continente che soffre di una grave crisi economica e la crescita lenta.
L'influenza del stato del Golfo prima emerse nel settore bancario europeo, soprattutto in quei paesi che vivono in crisi maturate a seguito della recessione economica che tiene in mano il "vecchio" continente. E poi ampliato la propria presenza nei settori immobiliare e turistico, prima di trasferirsi in media e sport.
Il decremento dei prezzi hanno fornito molte opportunità di investimento per gli stati del Golfo in generale, e ha permesso loro entrate annuali elevate.
"Ogni passo che il Qatar ha preso, rientra in una politica deliberata progettata per rendere la nazione come una delle maggiori potenze sul panorama internazionale, attraverso l'uso del soft power", ha detto il direttore dell'Istituto Francese dell'International e Strategic Relations, Karim Bitar in un'intervista a As-Safir.
Secondo Bitar, "Questo piccolo Paese è circondato da due nazioni militarmente potenti, l'Arabia Saudita e l'Iran. Gli investimenti nei paesi occidentali, in particolare nei principali settori in Europa, servono come garanzia per tutta la vita in Qatar."
E 'chiaro che le ambizioni del Qatar non sono solo economiche, secondo Bitar. "Questi investimenti sono stati progettati per sfruttare al meglio delle entrate petrolifere e lavorare per trovare nuove fonti di diversità, per un futuro migliore", ha detto.
La crisi economica in Europa è venuto per aprire la strada gli obiettivi del Qatar, che ha approfittato della situazione per riposizionarsi a livello internazionale.
Gli investimenti del Qatar nel Regno Unito, Spagna, Germania e altri paesi europei non sono stati evidenziati nei media, non è un caso.
Tuttavia, sono stati ampiamente scritto sulla stampa francese, provocando scalpore e alzando le sopracciglia, in particolare a seguito di un annuncio da parte di questo "emirato" - come i media francesi ama definirlo - di destinare 150 milioni di euro [199 milioni di dollari] per gli investimenti in periferie francesi abitate da una maggioranza musulmana.
Doha ha anche annunciato che sta studiando un investimento del valore di circa $ 13 miliardi di dollari in società francesi.
Anche se gli investimenti nelle periferie francesi costituiscono una piccola parte degli investimenti del Qatar complessivi in ​​Francia, affermano i media francese lanciando una campagna contro di loro, citando ciò che può essere descritto come "uno stato islamico che sta cercando di predicare l'Islam politico ed economico."
In un articolo di Le Point, il filosofo francese Bernard-Henri Levy ha detto che gli investimenti di questo "emirato" sono "una fonte di carità a chi può interessare, e una fonte di umiliazione per il paese beneficiario, che appare fallito.
E' interessante come la disponibilità economica del Qatar sia diventata ancora più generosa con il passare degli anni verso l'Europa quando è iniziata la Grande Migrazione dall'Africa e dal Medio Oriente, chiaramente questo è un periodo in cui l'Islam radicale sta diventando molto forte non solo in Siria ma anche in Europa.










giovedì 15 dicembre 2016

SECONDO UN RAPPORTO DELL'INTELLIGENCE TEDESCA LE POTENZE ISLAMICHE DEL GOLFO STANNO INCREMENTANDO L'ESTREMISMO NEL PAESE


Agenzie di stampa tedeschi stanno segnalando che il sostegno ai gruppi salafiti fondamentalisti nel paese è aumentato, indicando che ci sono almeno 10.000 aderenti alla dottrina islamica rigorosa nel paese del nord Europa.
Il Servizio Federale di Intellicence di Berlino (BND) e l'agenzia di intelligence interna, l'Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione (BfV), stanno indicando i Paesi del Golfo che finanziano gruppi religiosi, moschee, gruppi di conversione e gli imam integralisti.
Un rapporto redatto da parte delle agenzie ha osservato che i gruppi missionari, tra cui lo sceicco Bin Eid Mohammad al-Thani Charitable Association e l'Arabia Lega Musulmana Mondiale hanno effettuato parte di una "strategia di lungo corso di esercitare un'influenza" dalle nazioni del Golfo. Il rapporto ha anche nominato il Kuwait Revival of Islamic Heritage Society (RIHS), una ONG bandito da Mosca e Washington per presunti legami con Al-Qaeda.
Il Belfast Telegraph ha citato il rapporto, dicendo che le organizzazioni citate sono "strettamente connesse con gli uffici governativi nei loro paesi d'origine."
RIHS e l'associazione Sheikh Eid hanno ovviamente negato le accuse, così come ambasciatore saudita Awwas Alawwad, che ha detto che il regno non ha "alcun legame con salafismo tedesco" e non esporta ministri o costruisce moschee.
Il rapporto è trapelata settimane dopo che Berlino vietato Die Wahre Religion (della vera religione), un gruppo che sostiene di diffondere il suo stile della religione "in una forma moderna e con l'aiuto dei nuovi media."
Dopo gli arresti in 190 sedi del Gruppo in 60 città della Germania occidentale, il ministro dell'Interno Thomas de Maiziere ha detto ai giornalisti a Berlino, "Le traduzioni del Corano vengono distribuite insieme ai messaggi di odio e di ideologie incostituzionali ... gli adolescenti vengono radicalizzati con le teorie della cospirazione". Ha aggiunto: "Noi non vogliamo terrorismo in Germania ... e non vogliamo esportare il terrorismo." E 'stato stimato che circa 850 persone hanno viaggiato in Iraq e la Siria dalla Germania per unirsi a gruppi fondamentalisti militanti come l'ISIS.
La Germania è particolarmente sensibile al terrorismo interno dopo i due attacchi nel mese di luglio, tra cui un attentatore suicida che ha ucciso 15 persone quando ha fatto esplodere se stesso. Un video è stato poi scoperto del bomber, un siriano di nome Mohammed Daleel, un pegno di fedeltà all'ISIS.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201612151048570938-german-intelligence-gulf-states-/

venerdì 2 dicembre 2016

DOPO LE PESANTI INONDAZIONI NEI DESERTI ARABI ARRIVA LA NEVE


I deserti dell'Arabia Saudita erano coperti di neve alla fine di novembre 2016, portando gioia ai sauditi sorpresI che hanno segnato l'occasione costruire pupazzi di neve.
Tuttavia, il tempo è diventato presto molto grave e mortale. La prima nevicata nelle zone settentrionali del paese, è stato segnalato il 23 novembre.
La nevicata è arrivata dopo che le temperature sono scese al di sotto di 0 ° C (32 ° F) nelle regioni centrali e nord-ovest del paese, che tendono a vedere tutti i giorni alte temperature di circa 20 ° C (68 ° F), anche nel mese di novembre.

Nella città centrale di Shakra 'e la città nordoccidentale di Tabuk, sottili strati di neve hanno coperto la terra.
In Tabarjal, una città situata nella regione le temperature di Al-Jawf del nord ha raggiunto -3 ° C (26,6 ° F), e in Al-Quryat, una provincia del nord, la temperatura era -1 ° C (30,2 ° F), ha riferito AlArabiya il 27 novembre.
Per l'Arabia Saudita, la metà di ottobre è in genere la stagione di punta delle precipitazioni di breve durata.
Anche se questo evento insolito è stato inizialmente accolto con gioia, quando le temperature sono aumentate e le piogge hanno continuato, parti del paese sono state inondate, lasciando almeno 7 morti dal 29 novembre.
Secondo AlArabiya almeno sette persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite o intrappolate dalle forti piogge e inondazioni che hanno colpito varie regioni dell'Arabia Saudita.
Tra i morti tre giovani sauditi a Bisha, altri due in Baha e due espatriati che sono stati colpiti da un fulmine in Qunfudah.

Inondazioni torrenziali hanno distrutto anche un certo numero di case, bloccato le strade e veicoli rovesciati. La pioggia e le inondazioni in questi ultimi giorni hanno scoperto i sistemi di drenaggio inefficaci in molte parti del paese, dice il giornale. La pioggia ha inondato varie parti del governatorato Qunfudah e lavato via gran parte della strada che collega Jeddah e Jazan.
Bisha è stato frustata da una forte pioggia per più di tre ore, lasciando tre morti e altri due feriti in un incidente stradale in città.
La pioggia allagato ha Wadi Houran, nel sud-ovest del governatorato, causando crepe nella strada che conduce ad Arar nel nord del Regno.
La pioggia ha anche causato il rovesciamento di un numero di auto fuori delle strade.
Il professore di scienza del clima a Qassim University, Abdallah al-Musanad, ha detto che questa è "la seconda fase di precipitazioni in questa stagione", anche se sono passati 40 giorni dalla fine della stagione delle piogge.
Nel gennaio 2016, la neve è stato segnalato nella zona tra La Mecca e Medina per la prima volta in 85 anni.

Fonte:https://watchers.news/2016/11/30/snow-flood-saudi-arabia-november-2016/

DOPO LE PESANTI INONDAZIONI NEI DESERTI ARABI ARRIVA LA NEVE


I deserti dell'Arabia Saudita erano coperti di neve alla fine di novembre 2016, portando gioia ai sauditi sorpresI che hanno segnato l'occasione costruire pupazzi di neve.
Tuttavia, il tempo è diventato presto molto grave e mortale. La prima nevicata nelle zone settentrionali del paese, è stato segnalato il 23 novembre.
La nevicata è arrivata dopo che le temperature sono scese al di sotto di 0 ° C (32 ° F) nelle regioni centrali e nord-ovest del paese, che tendono a vedere tutti i giorni alte temperature di circa 20 ° C (68 ° F), anche nel mese di novembre.

Nella città centrale di Shakra 'e la città nordoccidentale di Tabuk, sottili strati di neve hanno coperto la terra.
In Tabarjal, una città situata nella regione le temperature di Al-Jawf del nord ha raggiunto -3 ° C (26,6 ° F), e in Al-Quryat, una provincia del nord, la temperatura era -1 ° C (30,2 ° F), ha riferito AlArabiya il 27 novembre.
Per l'Arabia Saudita, la metà di ottobre è in genere la stagione di punta delle precipitazioni di breve durata.
Anche se questo evento insolito è stato inizialmente accolto con gioia, quando le temperature sono aumentate e le piogge hanno continuato, parti del paese sono state inondate, lasciando almeno 7 morti dal 29 novembre.
Secondo AlArabiya almeno sette persone sono morte e molte altre sono rimaste ferite o intrappolate dalle forti piogge e inondazioni che hanno colpito varie regioni dell'Arabia Saudita.
Tra i morti tre giovani sauditi a Bisha, altri due in Baha e due espatriati che sono stati colpiti da un fulmine in Qunfudah.

Inondazioni torrenziali hanno distrutto anche un certo numero di case, bloccato le strade e veicoli rovesciati. La pioggia e le inondazioni in questi ultimi giorni hanno scoperto i sistemi di drenaggio inefficaci in molte parti del paese, dice il giornale. La pioggia ha inondato varie parti del governatorato Qunfudah e lavato via gran parte della strada che collega Jeddah e Jazan.
Bisha è stato frustata da una forte pioggia per più di tre ore, lasciando tre morti e altri due feriti in un incidente stradale in città.
La pioggia allagato ha Wadi Houran, nel sud-ovest del governatorato, causando crepe nella strada che conduce ad Arar nel nord del Regno.
La pioggia ha anche causato il rovesciamento di un numero di auto fuori delle strade.
Il professore di scienza del clima a Qassim University, Abdallah al-Musanad, ha detto che questa è "la seconda fase di precipitazioni in questa stagione", anche se sono passati 40 giorni dalla fine della stagione delle piogge.
Nel gennaio 2016, la neve è stato segnalato nella zona tra La Mecca e Medina per la prima volta in 85 anni.

Fonte:https://watchers.news/2016/11/30/snow-flood-saudi-arabia-november-2016/

venerdì 28 ottobre 2016

FEDERAZIONE RUSSA, REPUBBLICA CINESE E ARABIA SAUDITA TIRANO IL FRENO A MANO SUL DOLLARO


Gli Stati Uniti aumentano gli ostacoli tentando di mantenere l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale. Negli ultimi mesi, i Paesi emergenti hanno venduto un molti buoni del tesoro degli USA, principalmente Russia e Cina, ma anche Arabia Saudita. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto colossale di metalli preziosi.
La supremazia di Washington nel sistema finanziario globale ha subito un colpo tremendo ad agosto: Russia, Cina e Arabia Saudita vendevamo titoli del Tesoro degli Stati Uniti per 37,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati ufficiali pubblicato da pochi giorni. Dal punto di vista generale, gli investimenti globali nel debito pubblico degli Stati Uniti sono al livello minimo dal luglio 2012.
Chiaramente, il ruolo del dollaro a valuta di riserva mondiale è ancora messo in discussione. Nel 2010, l’ammiraglio Michael Mullen, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, avvertì che il debito era la principale minaccia alla sicurezza nazionale. A mio avviso, non è tanto l’alto debito pubblico (oltre i 19000 miliardi) ad ostacolare l’economia degli Stati Uniti, ma per Washington è di fondamentale importanza garantirsi un enorme flusso di risorse estere ogni giorno, per coprire i deficit gemelli (commercio e bilancio); cioè per il dipartimento del Tesoro è questione di vita o di morte vendere titoli di debito nel mondo e così finanziare le spese degli USA. Si ricordi che dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, Bank of China ha subito forti pressioni da Ben Bernanke, allora presidente della Federal Reserve (FED), a non vendere i titoli del debito degli Stati Uniti. In un primo momento, i cinesi decisero di mantenere il dollaro. Tuttavia, da allora, per due volte, la PBoC evitava di acquistare altri titoli degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, avviava un piano per diversificare le riserve valutarie. Pechino acquista oro in maniera massiccia negli ultimi anni, e lo stesso fa la banca centrale della Russia. Nel secondo trimestre del 2016, le riserve auree della Banca di Cina hanno raggiunto le 1823 tonnellate contro le 1762 tonnellate registrate nell’ultimo trimestre del 2015.
La Federazione Russa ha aumentato le riserve auree di circa 290 tonnellate tra dicembre 2014 e giugno 2016, chiudendo il secondo trimestre di quest’anno con un totale di 1500 tonnellate. Di fronte ai brutali scossoni del dollaro è fondamentale acquistare asset più sicuri come l’oro che, in tempi di grave instabilità finanziaria, agisce da rifugio sicuro. Quindi la strategia di Mosca e Pechino nel vendere titoli del Tesoro degli USA e comprare oro, viene seguita da molti Paesi.
Come stimato dal Fondo monetario internazionale (FMI), le riserve auree delle banche centrali nel mondo hanno già raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni, registrando ai primi di ottobre un volume di circa 33000 tonnellate.
La geopolitica fa la sua parte nel plasmare il nuovo ordine finanziario mondiale. Dopo l’imposizione delle sanzioni economiche al Cremlino, a partire dal 2014, il rapporto con la Cina ha avuto grande rilevanza per i russi.
Da allora, le due potenze hanno approfondito i legami in tutti i settori, dall’economia e finanza alla cooperazione militare. Inoltre, assicurando la fornitura di gas alla Cina per i prossimi tre decenni, il Presidente Vladimir Putin ha costruito con l’omologo Xi Jinping una potente alleanza finanziaria che cerca di porre fine una volta per tutte al dominio della moneta statunitense. Attualmente, gli idrocarburi che Mosca vende a Pechino sono pagati in yuan, non dollari.
Così, la “moneta del popolo” (‘renminbi’ in cinese) emerge gradualmente nel mercato mondiale degli idrocarburi con il commercio tra Russia e Cina, Paesi che, a mio parere, guidano la costruzione del sistema monetario multipolare. La grande novità è che alla corsa per la dedollarizzazione dell’economia globale si è unita l’Arabia Saudita, Paese per decenni fedele alleato della politica estera di Washington. Sorprendentemente, negli ultimi 12 mesi Riad s’è sbarazzata di più di 19 miliardi di dollari investiti in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, divenendo insieme alla Cina uno dei principali venditori di debito degli Stati Uniti. A peggiorare le cose, il regno saudita si accanisce sempre più con la Casa Bianca. A fine settembre, il Congresso degli Stati Uniti approvava l’eliminazione del veto del presidente Barack Obama ad una legge che impediva negli USA di denunciare l’Arabia Saudita in tribunale per il presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre 2001. In risposta, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo storico con la Russia per ridurre la produzione di petrolio e quindi promuovere l’aumento dei prezzi. E’ anche sorprendente che giusto oggi Pechino abbia aperto allo scambio diretto tra yuan e riyal saudita attraverso il Trading System Foreign Exchange della Cina (CFETS, nell’acronimo inglese) per le transazioni tra le due valute senza passare dal dollaro. Di conseguenza, è molto probabile che, più prima che poi, la compagnia petrolifera Saudi Aramco accetti pagamenti in yuan invece che dollari. Se si accadesse, la Casa dei Saud punterebbe tutto sul petroyuan. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/10/26/russia-cina-e-arabia-saudita-domano-legemonia-del-dollaro/

sabato 24 settembre 2016

LA FEDERAZIONE DIVENTA LA NUOVA ARABIA SAUDITA PETROLIFERA

Nel mese di luglio la Russia ha preceduto l'Arabia Saudita nella produzione petrolifera, estraendo 10,597 milioni di barili al giorno. Emerge dai dati di Rosstat.

A luglio l'Arabia Saudita ha estratto 10.477 milioni di barili al giorno. Nel mese di giugno il Paese arabo era davanti la Russia con una produzione di 10,447 milioni di barili al giorno: in Russia la produzione petrolifera giornaliera si era fermata a 10,136 milioni di barili.
A luglio complessivamente i Paesi dell'OPEC hanno estratto 33,106 milioni di barili al giorno, di cui 4,320 milioni di barili in Iraq.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20160924/3401760/energia-OPEC-Economia-Brent.html

lunedì 22 agosto 2016

LA RELAZIONE MOLTO SPECIALE TRA HILLARY CLINTON E L'ARABIA SAUDITA

Nel 1959 Richard Condon, nel suo romanzo The Manchurian Candidate, s'immaginava una cospirazione comunista per conquistare la Casa Bianca, incentrata sul lavaggio del cervello effettuato a un plotone di soldati americani catturati in Corea.

Quando il Senatore John McCain, veterano di guerra e per oltre cinque anni prigioniero dei Nordvietnamiti, cercò di scalare la Presidenza, si vide rivolgere da qualche fantasioso detrattore l'accusa d'essere un manchurian candidate programmato dai suoi vecchi carcerieri per prendere il potere negli Usa e servire il comunismo.
In realtà, ci sono modi meno estremi con cui è possibile, per le potenze straniere, cercare d'influenzare un uomo di potere statunitense: il principale è il più ovvio nella roccaforte del capitalismo, ossia il denaro.
La legge proibisce ai cittadini stranieri di contribuire alle campagne elettorali statunitensi, ma vi sono altri canali attraverso cui è possibile far pervenire il proprio supporto, non solo morale, a un candidato.
Ad esempio, donazioni a fondazioni collegate.
Così Hillary Clinton, candidata per la conquista della presidenza alle elezioni di novembre, è stata attaccata da Donald Trump in merito al denaro ricevuto dalla Clinton Foundation da parte dell'Arabia Saudita.
La Clinton Foundation è un'organizzazione "caritatevole" fondata nel 1997 dall'allora Presidente Bill Clinton, inizialmente con un obiettivo assai limitato (creare una biblioteca a suo nome in Arkansas).
Oggi la fondazione ha un bilancio annuale da centinaia di milioni di dollari e dà lavoro a oltre duemila persone (tra queste, e in posizione apicale, anche Chelsea Clinton, figlia di Bill e Hillary). Il fatto che si tratti dell'organizzazione del marito e in cui lavora la figlia, coinvolge già a sufficienza l'attuale candidata alla presidenza: se ciò non bastasse, dal 2013 al 2015 essa ha portato il nome di "Bill, Hillary & Chelsea Clinton Foundation" e, nello stesso periodo, la signora Clinton ha servito nel consiglio d'amministrazione.
Nei giorni scorsi, Judicial Watch ha pubblicato alcune e-mail scambiate tra lo staff dell'allora Segretaria di Stato e Doug Band, funzionario della Clinton Foundation, in cui quest'ultimo cercava d'ottenere dai primi alcuni favori.
Tra le altre cose, un contatto interno al Dipartimento di Stato per Gilbert Chagoury, miliardario libanese-nigeriano che ha generosamente finanziato la Clinton Foundation e in precedenza (tramite una ONG terza per aggirare il divieto imposto ai cittadini stranieri) la campagna elettorale di Bill Clinton.
Chagoury è stato condannato in Svizzera per riciclaggio ed è intimo amico del padre (banchiere) di Umar Farouk Abdulmutallab, terrorista di al-Qaida che nel 2009 cercò di far esplodere un aereo in volo.
Sebbene la Fondazione non sia legalmente costretta a dichiarare i propri finanziatori, quando Hillary assunse la carica governativa nel 2008 si accordò con Obama per renderli parzialmente pubblici. Grazie alla lista presente nel sito della Fondazione, sappiamo che il Regno dell'Arabia Saudita ha donato una cifra compresa tra 10 e 25 milioni di dollari.
Malgrado la Clinton Foundation abbia sicuramente ricevuto donazioni di Stati esteri (tra cui Algeria, Kuwait, Oman e Qatar) mentre Hillary era al Dipartimento di Stato, pare che i Sauditi abbiano effettuato le donazioni prima e dopo, non durante il suo incarico di governo.
Ma ciò significa che hanno finanziato la Fondazione anche mentre la Clinton era nel direttivo.
Scorrendo ancora la lista dei finanziatori, nella categoria dei contributori tra 5 e 10 milioni di dollari si trova il miliardario saudita Mohammed Hussein al-Amoudi.
Noto filantropo, alcune delle donazioni ad altre entità gli hanno creato imbarazzo: è il caso dei $ 300.000 destinati alla Islamic Assembly of North America (IANA), divenuti oggetto di un'indagine del FBI quando la IANA è stata accusata di estremismo ideologico e contiguità col jihadismo.
Un cugino di Mohammed al-Amoudi, Abdur Rahman al-Amoudi, è stato condannato negli Usa a 23 anni di prigione per terrorismo.
Tra i donatori alla Clinton Foundation con contributi compresi tra 1 e 5 milioni di dollari troviamo altri due uomini d'affari sauditi, Nasser al-Rashid e Walid Juffali, un miliardario e politico libanese ma con forti legami con l'Arabia Saudita, Issam Fares, e l'organizzazione no-profit "Friends of Saudi Arabia".
I legami tra Hillary Clinton e Arabia Saudita non si fermano ai generosi finanziamenti alla Fondazione di famiglia, ma riguardano anche il suo braccio destro.
Il vice-presidente dell'attuale campagna presidenziale, nonché vice-capo di Gabinetto quando Hillary Clinton era Segretaria di Stato, impiegata della Clinton Foundation e della Teneo Holdings del già citato Doug Band, è Huma Abedin, nata in Michigan da padre indiano e madre pakistana.
Nel 1978 il padre Syed Abedin ha fondato l'Institute for Muslim Minority Affairs, con sede a Londra, oggi diretto dalla madre Saleha, mentre il fratello Hassan e la sorella Heba vi collaborano come redattori della rivista; la stessa Huma vi ha lavorato per dodici anni.
L'istituto degli Abedin appare collocato presso gli uffici della Muslim World League, una ONG saudita finanziata dal Governo di Ryad.
A sostenere Syed Abedin nella fondazione dell'Istituto fu Abdullah Omar Nasseef, saudita vicino alla Casa reale, che della Muslim World League era allora segretario generale.
La saudita Muslim World League è stata accusata di diffondere messaggi radicali e finanziare gruppi terroristi.
Forse non casualmente l'amministrazione di cui Hillary Clinton è stata, per quattro anni (dal gennaio 2009 al febbraio 2013), capo della diplomazia, ha avuto rapporti speciali con Riyad: Barack Obama è il presidente americano che, nella storia, ha venduto più armi all'Arabia Saudita (per oltre 110 miliardi di dollari), il paese mediorientale cui ha tributato più visite di Stato (più numerose anche di quelle in Israele).
La Clinton da segretario di Stato si è battuta per un gran numero di queste cessioni d'armamenti; successivamente ha mostrato più d'una riserva sull'accordo che il suo successore, John Kerry, ha negoziato con l'Iran, grande nemico del Regno saudita.
Il periodo della Clinton al Dipartimento di Stato ha segnato anche un'inversione di rotta positiva nella concessione di visti temporanei a cittadini sauditi.
Se erano stati circa 60mila nel 2000, l'impatto dell'Undici Settembre (quando 15 dei 19 attentatori risultarono essere sauditi) fece sì che nel 2002 solo poco più di 14mila visti temporanei fossero concessi a cittadini sauditi.
I numeri sono stati contenuti in tutti gli anni successivi, con un minimo nel 2003 di appena 10.635 visti concessi.
Nel 2008, anno precedente all'ingresso in carica della Clinton, la cifra era risalita appena a 36mila.
L'inversione di rotta è già evidente nel 2009, primo anno clintoniano, quando i visti a sauditi concessi dai Consolati statunitensi (dipendenti dal Dipartimento di Stato) superano i 56mila.
Comincia da lì una costante scalata che porta nel 2012, ultimo anno clintoniano, a quota 103.213: un aumento del 186%.
Nel gennaio 2013, quando la Clinton era ormai in procinto di lasciare il governo, la sua collega Janet Napolitano (Sicurezza Interna) ha stretto un accordo con Riyad, concedendo ai cittadini sauditi un regime agevolato di controlli negli aeroporti statunitensi (privilegi all'epoca spettanti solo a canadesi, messicani, sudcoreani, olandesi e nessun'altra nazionalità).
Nel 2015, infatti, i visti concessi a cittadini sauditi erano ancora incrementati, toccando quota 133.235.
L'Arabia Saudita è il centro dell'Islam wahhabita, che da decenni cerca di propagare tramite un'intensa attività propagandistica incentrata sul finanziamento di moschee, centri culturali e organizzazioni caritatevoli. Il wahhabismo è una corrente purista dell'Islam, che vuole depurare da ogni contaminazione esterna o innovazione dottrinaria. Particolare rilievo nel wahhabismo ha la dottrina de al-wala' wal-bara', secondo cui ogni buon musulmano dovrebbe essere pregiudizievolmente ostile ai non musulmani.
Il wahhabismo è stato spesso descritto come l'interpretazione dell'Islam da cui nascono l'estremismo e il terrorismo odierni.
Il mese scorso un nuovo rapporto ufficiale degli Usa sull'11 settembre 2001 ha evidenziato collegamenti tra i terroristi e le autorità saudite.
La presenza di Clinton alla Casa Bianca si tradurrebbe solo in un pericolo.
Un'altra delle caratteristiche da notare, è che un gran numero di oppositori pubblici di Hillary Clinton rimanga vittima di morti misteriose.

Fonte:http://it.sputniknews.com/opinioni/20160817/3275489/arabia-saudita-hillary-clinton.html




lunedì 25 luglio 2016

I SAUDITI OFFRONO ALLA FEDERAZIONE RUSSA UNA RICCHEZZA INCALCOLABILE

L'Arabia Saudita ha promesso alla Russia investimenti esteri superiori che dalla Cina e una maggiore influenza in Medio Oriente che dalla Guerra Fredda con l'Unione Sovietica in cambio che Mosca ritirasse il suo sostegno da parte del presidente siriano Bashar al-Assad, ma il giornale Vzglyad dubita che lo farà accadere.

L'Arabia Saudita si dice di avere più volte corteggiato Russia nei mesi dopo un'insurrezione straniera sponsorizzata in Siria trasformata in una vera e propria guerra.
Indiscrezioni circolate ad agosto 2013 affermano che il principe Bandar bin Sultan, l'allora segretario generale del Consiglio di Sicurezza Nazionale e direttore generale di Intelligence Agency saudita, ha offerto al Presidente Vladimir Putin un accordo sulle armi valore di $ 15 miliardi in cambio che Mosca ritirasse il sostegno ad al-Assad.
Pochi giorni fa del regno del petrolio il Ministro degli Esteri Adel al-Jubeir ha detto che Riyadh ha offerto l'accesso della Russia al mercato del Consiglio di Cooperazione del Golfo.
Ha anche suggerito che il paese potrebbe ricevere investimenti superiori a quellI che provengono dalla Cina.
"Siamo pronti a dare la Russia una partecipazione in Medio Oriente, che farà della Russia una forza più forte dell'Unione Sovietica", ha aggiunto. "Non siamo d'accordo sulla Siria, non tanto sullo scopo finale, ma come arrivarci."
Al-Jubeir ha anche osservato che l'orologio sta andando avanti, dal momento che al-Assad non sarà al timone della Siria a lungo. "Quindi, fare un accordo, mentre è possibile", ha detto. "Sarebbe ragionevole per la Russia affermare dove le nostre relazioni avanzano i nostri interessi, non con Assad."
Ma esperti dubitano che Mosca sarebbe aperta a fare un accordo con il Regno del Petrolio che ha fornito assistenza finanziaria, armi e rifornimenti per gruppi radicali che cercano di rovesciare al-Assad da anni.
"In primo luogo, molto è cambiato dal 2013", afferma il giornale Vzglyad, con riferimento al ruolo chiave della Russia nel prevenire l'amministrazione Obama di lanciare un attacco aereo sulla Siria dopo l'attacco chimico a Ghouta da parte dei ribelli.
"In secondo luogo, l'autunno scorso la Russia ha lanciato un'operazione militare in Siria. Da allora qualsiasi discussione di 'caduta di Assad' sono diventate irrilevanti." ha osservaro l'organo di stampa.
Per il quotidiano, c'è una logica in questa posizione.
La Russia ha aiutato il suo tradizionale alleato che sta lottando per contenere i gruppi terroristici in una regione che è stata in gran parte data alle fiamme a causa delle avventure militari degli Stati Uniti in Afghanistan, Iraq e Libia.
Allo stesso tempo, Washington sta cercando di limitare la sua presenza in Medio Oriente, con grande preoccupazione dei suoi alleati locali.
Da parte sua, la Russia sta cercando di stabilizzare la situazione e preservare la Siria come uno stato sovrano all'interno dei suoi confini attuali, ha osservato il mezzo di comunicazione.
Mosca sta anche cercando di aumentare la sua influenza nella regione che ha perso dopo il crollo dell'Unione Sovietica. Questa strategia sta funzionando.
"Gli avversari di al-Assad hanno dato Mosca di credito per aiutare in modo coerente il suo alleato. Questo è venuto in netto contrasto con gli Stati Uniti di abbandonare l'ex presidente egiziano Hosni Mubarak," ha osservato Vzglyad.
"Se la Russia ha rifiutato di sostenere al-Assad, non avrebbe raggiunto i suoi obiettivi nella regione. Ma più di questo, la Russia avrebbe perso il rispetto."
Questo non è per dire che Mosca non vuole migliorare le sue relazioni con l'Arabia Saudita e le monarchie del Golfo.
"La Russia si propone di diventare un fattore di stabilizzazione per i paesi del Medio Oriente. Essa vuole promuovere forti relazioni a lungo termine con le nazioni più importanti della regione, tra cui l'Arabia Saudita e l'Iran", ha affermato il giornale.
Diplomazia, non presenza militare si trova al centro della strategia della Russia volta a rafforzare la sua influenza in Medio Oriente. Questo è il motivo per cui Mosca vuole concentrarsi sulla promozione delle relazioni calde sia con Paesi sciiti e sunniti, non è un cuneo tra loro.

Fonte:http://sputniknews.com/politics/20160723/1043521657/russia-saudi-arabia-assad.html

venerdì 4 marzo 2016

LA PRINCIPESSA DI DANIMARCA RIFIUTA DI METTERE IL VELO IN ARABIA SAUDITA


In questi giorni la principessa Mary e il principe Frederik di Danimarca sono stati in visita in Arabia Saudita. Così come fece Michelle Obama, la principessa ha rifiutato di portare il velo.
A gennaio 2015 le foto di Michelle Obama, capo scoperto in Arabia Saudita, avevano fatto il giro del mondo. Durante un viaggio ufficiale per accompagnare suo marito Barack, la donna aveva deciso di non portare il velo islamico. La scelta aveva fatto molto scalpore, soprattutto perché l’Arabia è un paese in cui i diritti delle donne sono pressoché inesistenti: le donne non possono guidare e non possono lavorare senza il consenso del marito o dei propri parenti.
La principessa Mary di Danimarca, così come la First Lady, ha deciso di replicare presentandosi al re Salmane ben Abdelaziz Al Saoud senza velo islamico.
Ovviamente nulla è lasciato al caso e la principessa è molto attenta a coprire gambe e braccia con abiti ampi e dai colori non vistosi.


Fonte:http://www.riscattonazionale.it/2016/03/04/la-principessa-mary-danimarca-rifiuta-mettere-velo-arabia-saudita-non-del-pd/

martedì 23 febbraio 2016

L'ARABIA SAUDITA POSSIEDE LA BOMBA ATOMICA


ARABIA SAUDITA - Parlando in un'intervista alla televisione, un analista politico saudita Dunham Al Anzi, ha detto che l'Arabia Saudita possiede una bomba nucleare e che viene utilizzata come supporto per una invasione di terra, se necessario, perché è fondamentale che il presidente siriano Bashar al-Assad lasci il potere.
Ha detto che i sauditi hanno acquisito una bomba nucleare due anni fa e che il suo test è atteso a breve.
Ha anche detto che le superpotenze lo sanno.
Anche se l'Arabia Saudita ha ufficialmente negato di possedere programmi di armi nucleari e si è opposta alle armi nucleari in Medio Oriente, l'Arabia Saudita ha finanziato un programma di armi nucleari in Pakistan dal 1974, anche se gli Stati Uniti hanno detto che ci saranno conseguenze se il Pakistan inviasse armi nucleari in Arabia Saudita.
Osamdsetih, alla fine del secolo scorso, i sauditi hanno segretamente acquistato diverse decine di missili balistici CSS-2 dalla Cina.
Questi missili sono simili ai missili russi Iskander9K720, progettati per trasportare testate nucleari da 3 megatoni e hanno una gamma di 12.000 chilometri.
I funzionari sauditi hanno avvertito gli Stati Uniti che avrebbero acquistato armi nucleari se lal'Iran fosse stato permesso di continuare con il suo programma nucleare.
Dal momento che l'Arabia Saudita sta attualmente conducendo esercitazioni militari con più di 300.000 soldati nella parte settentrionale del paese, e la Turchia gruppo di carri armati e l'esercito nel sud del suo paese, è chiaro che la Siria sarebbe stata distrutta nel giro di poche ore in caso di attacco da entrambi i lati.
In questo caso, la Russia potrebbe mettere in campo le sue armi nucleari tattiche?!


Fonte:https://srbijajavlja.wordpress.com/2016/02/21/саудијска-арабија-тврди-да-има-атомск/

lunedì 22 febbraio 2016

PUTIN E' PRONTO AD AFFRONTARE LA TERZA GUERRA MONDIALE SE L'ARABIA SAUDITA INTERVIENE IN SIRIA

Putin non ci sta. La guerra in Siria potrebbe presto degenerare nella terza guerra mondiale. Le grandi potenze, questa volta, stanno seriamente scaldando i motori: l’Arabia Saudita e i suoi alleati stanno per invadere la Siria. Scatenando un conflitto di portata inimmaginabile.

Solo un'esercitazione?

Nonostante gli avvertimenti di Putin e Assad, uno schieramento senza precedenti si sta radunando nel nord dell'Arabia Saudita, vicino ai confini con la Siria, per quella che i media chiamano "esercitazione militare", in gergo North Thunder (il tuono del nord). 350 mila soldati, provenienti da almeno 21 paesi arabi che hanno firmato un patto lo scorso dicembre per "combattere il terrorismo", tra cui quelli che si affacciano sul Golfo Persiano (gli Emirati), l'Egitto, il Sudan e il Pakistan, stanno per addensarsi nell'area saudita di Hafer al-Batin, cui secondo molti media sauditi — riportano molte fonti — si aggiungeranno qualcosa come 2.540 aerei da guerra, 20.000 carrarmati e 460 elicotteri, per una 18 giorni di manovre continuative che non ha precedenti nella storia.
La decisione dell'Arabia Saudita è "definitiva e irreversibile", ha detto il Brig. Gen. Ahmed Al-Assiri durante una conferenza stampa lo scorso giovedì, aggiungendo che i dettagli sarebbero stati precisati dal capo della coalizione, gli Stati Uniti, e che lui rappresentava esclusivamente la decisione dell'Arabia Saudita.
Al-Assiri ha anche aggiunto che se l'Iran vuole unirsi alla coalizione per combattere l'Isis, deve prima "smettere di finanziare i terroristi in Iraq, nello Yemen e in Siria" (ma ci sono prove governative che a finanziare l'Isis siano stati proprio gli alleati USA come l'Arabia Saudita).

Le manovre giungono dopo le dichiarazioni dei regnanti sauditi sulla loro adesione a qualunque operazione di invasione di terra della Siria condotta dai membri della NATO. Questo, unitamente a un dispiego così massiccio di forze militari sul confine siriano, fa ritenere che una tale operazione sia molto vicina. È il primo ministro dell'Arabia Saudita infatti, Adel al-Jubeir, ad aver dichiarato martedì scorso che la proposta di inviare truppe di terra in Siria è stata approvata da Washington, e per la precisione dal Dipartimento di Stato, ovvero dal segretario di Stato John Kerry, che l'ha accolta definendola "naturale".

Le reazioni della Siria e dell'amministrazione di Putin.

Il ministro degli esteri siriano Walid al-Moallem, sabato scorso, non appena la notizia si è diffusa ha replicato che "qualunque intervento di terra in Siria, senza il permesso del Governo siriano, sarà trattato alla stregua di un'aggressione cui si opporrà ogni cittadino siriano". "Mi dispiace dover dire che torneranno a casa in una bara di legno", ha poi aggiunto, sottolineando che grazie alla progressiva riconquista di Aleppo, ottenuta con il supporto dell'aviazione russa e che sta tagliando le gambe ai ribelli e all'ISIS, e "in basi ai risultati delle nostre forze armate, siamo sulla strada buona per la conclusione del conflitto" e che "piaccia o no, le nostre conquiste sul campo di battaglia indicano che stiamo procedendo ormai verso la fine della crisi". Da qui la necessità di un'invasione di terra per non consentire al legittimo governo siriano di tornare a controllare il suo territorio.
Pavel Krasheninnikov, un parlamentare della Duma, ha mandato un messaggio forte e chiaro all'Arabia Saudita: "Qualunque operazione militare di terra in Siria senza il consenso di Damasco, sarà considerata una dichiarazione di guerra". Ma a fare veramente paura sono le parole del primo ministro russo, Dmitry Medvedev, al giornale tedesco Handelsblatt, commentando le esercitazioni programmate dall'Arabia Saudita: "tutte le parti devono obbligarsi a sedere al tavolo dei negoziati, invece discatenare un'altra guerra sulla Terra. Qualunque tipo di operazioni di terra — è una regola — porta ad una guerra permanente. Guardate cosa è successo in Afghanistan e in molte altre zone. E non sto nemmeno a parlarvi della povera Libia. Gli americani e i nostri partner arabi devono pensarci bene: vogliono davvero una guerra permanente? Pensano sul serio che potrebbero vincerla rapidamente? È impossibile, specialmente nel mondo arabo, dove tutti combattono contro tutti".

La terza guerra mondiale

Durante la Guerra Fredda, che recentemente il capo dell'intelligence americana, James Clapper, ha rievocato, alla minaccia di invasione russa dell'est europeo, la NATO discuteva dell'utilizzo di armi nucleari tatticheper fermare i 20.000 carrarmati russi. Allo stesso modo, è probabile che Putin decida di utilizzare armamenti simili per contrastare l'invasione di terra della Siria condotta dall'Arabia Saudita, con i 20.000 carrarmati predisposti sul fronte. Mosca ha del resto appena ricordato chei lanciamissili russi possono esser equipaggiati con testate nucleari, augurandosi che non ci fosse bisogno di usarli, ed è di questi giorni la notizia che la Russia e l'India hanno raggiunto un accordo per esportare ai loro alleati la tecnologia dei missili supersonici a corto raggio BrahMos, in grado di essere teleguidati e lanciati da sommergibili, da aerei, da navi o da postazioni al suolo.
Non appena le truppe di terra guidate dall'Arabia Saudita invaderanno la Siria, i missili russi S-300 e S-400 (quest'ultimo il sistema anti-aereo probabilmente più sofisticato al mondo) inizieranno ad abbattere i 2.450 velivoli militari NATO e i 460 elicotteri, ma l'unica soluzione per disfarsi delle truppe di terra e dei 20.000 carrarmati saranno le armi nucleari tattiche. Questo darà l'innesco all'escalation, che ai cittadini dei paesi membri della Nato verrà presentata più o meno così: "I russi, guidati da Putin, hanno attaccato i nostri alleati con armi nucleari: non abbiamo altra soluzione che invadere la Siria".
In realtà, sebbene possa apparire cinico e amaro, quello che sta accadendo potrebbe essere un diversivo per distrarre l'opinione pubblica dalla crisi economica. Le banche europee stanno fallendo a causa dei debiti. Deutsche Bank ha perso il 5o% del suo valore, di cui almeno il 40% dall'inizio dell'anno. Se Deutsche Bank fallisce, i 50 mila miliardi di titoli derivati che si porta dietro, venti volte il Pil della Germania, travolgeranno a catena le altre banche. Negli Usa, le banche "too big to fail" sono a rischio, perchè dopo i salvataggi governativi del 2008 hanno continuato a fare quello che facevano. E ora sono ancora più indebitate. Quindi una guerra nucleare leggermente depotenziata potrebbe certamente rappresentare una strategia diversiva per contenere la reazione dei risparmiatori al dissolversi dei loro conti correnti.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160222/2149294/putin-terza-guerra-mondiale-arabia-saudita-invasione-in-siria.html#ixzz40uc75xEJ

martedì 16 febbraio 2016

PERCHE' UN INTERVENTO DELL'ARABIA SAUDITA IN SIRIA SAREBBE UN ECATOMBE


L'Arabia Saudita si è offerta di distribuire le forze di terra a sostegno della lotta della coalizione guidata dagli Stati Uniti contro lo stato islamico (ISIS) in Siria - a quanto pare con l'appoggio americano. Tale mossa sarà senza dubbio renderà il conflitto ancora più da incubo.
Il ministro degli Esteri saudita Adel al-Jubeir ha dichiarato, "Il governo degli Stati Uniti è stato di grande aiuto e molto positivo circa la disponibilità del regno di fornire forze speciali per l'operazione in Siria." Sembra che Washington e Riyadh non abbiano imparato dai loro errori del passato, di che ce ne sono stati molti:

-Gli Stati Uniti hanno sostenuto le rivoluzioni in Tunisia ed Egitto e anche flirtato con il sostegno dei Fratelli Musulmani. Gli Stati Uniti hanno fatto l'errore di credere che la Siria potrebbe seguire le orme dell'Egitto, anche se la Siria ha avuto un equilibrio confessionale e una politica molto più sensibile di uno di questi paesi.

-Turchia, Qatar e Arabia Saudita hanno messo da parte i loro rapporti relativamente amichevoli con la Siria e hanno visto un'apertura per i Fratelli Musulmani (del caso in Turchia e Qatar) o gruppi salafiti (nel caso dell'Arabia Saudita) per prendere il potere.
Volevano far avanzare i propri interessi a scapito del Iran ed erano disposti a fare qualsiasi cosa a tal fine, compresa l'adozione di una posizione estremamente settaria nel conflitto siriano e cercando di sradicare gli alawiti dal potere - a prescindere dal costo.

-L'amministrazione del presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha visto anche l'opportunità di rovesciare il governo siriano e il sostegno degli Stati Uniti "alleati" nella regione - vale a dire, la Turchia, il Qatar e Arabia Saudita - mentre in realtà, è perpetuato solo "dei neoconservatori creativi della visione del caos" .
Il risultato dopo anni di conflitto è che la domanda degli Stati Uniti 'per la rimozione del presidente siriano Bashar al-Assad è ormai irraggiungibile.

-Con la partecipazione a una grande manifestazione anti-governativa nel 2011, l'ambasciatore degli Stati Uniti in Siria, Robert Ford ha incoraggiato le forze estremiste, facendo loro credere che Washington era dalla loro parte.

-Nel giugno 2012, gli Stati Uniti e la Russia hanno firmato l'accordo di Ginevra I, che ha fissato le basi per una road map per risolvere il conflitto siriano.
Invece di perseguire vigorosamente e rapidamente questo piano per creare un processo di pace, gli Stati Uniti hanno fatto marcia indietro e delegato le loro politiche ai Turchi, Qatar e Sauditi, che hanno scatenato un massiccio sostegno militare e finanziario per l'opposizione.
Questo è stato il più grande passo falso degli ultimi cinque anni.
La diplomazia, proprio come ha risolto la controversia nucleare iraniana, è l'unico modo per risolvere il conflitto siriano.
La situazione poi è diventata tale che Assad non poteva permettersi di dimettersi senza per se stesso e la minoranza alawita di fronte a una minaccia mortale.
Egli ha quindi risposto con estrema forza militare dopo essere stato immerso in un vincitore che prendeva tutto il conflitto.
Successivamente, la sua risposta estrema fallì infiammando l'opposizione e riducendo le possibilità di riconciliazione.

-Fornire l'opposizione siriana con armi e sostegno finanziario e logistico senza limiti, anche se non aveva alcuna leadership politica, secolare o nazionalista credibile, ha aperto la porta ad elementi estremisti diventati dominanti (terroristi) e uccidendo le aspirazioni democratiche del popolo siriano.
L'esercito siriano non poteva più contare sulla maggioranza della popolazione sunnita per la sua base e ha dovuto aprire la porta per Hezbollah, l'Iran e, più recentemente, la Russia per contrastare i gruppi terroristici che doveva affrontare. Il conflitto è diventato così una una guerra per procura regionale e internazionale.
La dipendenza del militare siriano dalla potenza aerea ha portato alla massiccia distruzione delle città quando i movimenti terroristici si sono trincerati nei quartieri civili.
Aree controllate dai terroristi sono diventati campi di battaglia feroce. Questo ha causato internamente ed esternamente una situazione di rifugiati senza precedenti.

-Tracciare una linea tra le fazioni di opposizione moderate ed estreme è ormai diventato impossibile, e quasi un triste scherzo.
Questi gruppi traggono le loro file in base a chi paga gli stipendi più alti, affiliazioni tribali e regionali e alleanze sempre mutevoli e sponsor finanziari.
Essi sono spesso guidati da fanatici religiosi fanatici che sono disposti a tutto pur di far avanzare la loro agenda.
Ogni membro straniero di ISIS, al-Qaeda e Jabhat al-Nusra è entratO in Siria tramite la Turchia, addirittura membro della NATO, dove in molti casi sono stati forniti con denaro, armi, droga, donne e campi di addestramento e poi mandati in Siria.

-Questi e molti altri elementi hanno contribuito al tragico caos in Siria oggi. La sfida posta dalla corrente ISIS è la più grande minaccia che deve affrontare sia il mondo musulmano e la civiltà occidentale. L'ISIS è ora la minaccia numero 1 per la pace, la stabilità e la sicurezza del Medio Oriente - e il mondo. È di estrema importanza notare che è stato per anni finanziatp dai donatori ricchi in Kuwait, Qatar e Arabia Saudita, che sono tutti alleati degli Stati Uniti.

Non commettere errori: l'obiettivo principale dell'Arabia Saudita, in Siria è quello di rovesciare il governo di Assad.
In tale ottica, le truppe di terra saudite che entrano in conflitto rafforzeranno i gruppi terroristici come l'ISIS.
Mentre i sauditi che in passato hanno fatto pressione sugli Stati Uniti per attaccare Siria e Iran, hanno lanciato un assalto brutale sullo Yemen per sradicare gli Houthi dal potere.
Le Nazioni Unite hanno confermato che le forze saudite hanno violato il diritto internazionale umanitario, che richiede un'indagine internazionale.
Riyadh ha anche schierato le forze militari nella vicina Bahrain nel 2011 per reprimere la rivolta della Primavera Araba di ispirazione lì a sostegno del governo della minoranza continua della monarchia sunnita al-Khalifa. L'Arabia Saudita non è riuscita a raggiungere gli obiettivi che ha cercato attraverso tutte queste misure.
Grazie al supporto di una invasione di terra saudita della Siria, gli Stati Uniti volontariamente o involontariamente hanno favorito l'espansione del terrorismo, così come spingere l'Iran e la Russia verso minacce per la sopravvivenza stessa della Casa di Saud.
Questo sarebbe un errore devastante che gli Stati Uniti e l'Arabia Saudita non dovrebbero fare. Riyadh è già ridotto al minimo e non ha la capacità di far fronte ai propri impegni. Ultimo ma non meno importante, si dovrebbe tenere a mente l'avvertimento del primo ministro russo: " La Distribuzione di truppe di terra in Siria potrebbe innescare la terza guerra mondiale"


Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/why-saudi-invasion-syria-would-be-disaster-epic-proportions/ri12851

LA TURCHIA E L'ARABIA SAUDITA HANNO INIZIATO ESERCITAZIONI MILITARI CONGIUNTE

Il canale televisivo Press TV ha annunciato che Turchia e Arabia Saudita hanno dato il via alle esercitazioni militari congiunte. Come dichiarato dall’esercito turco, le esercitazioni sono iniziate lunedi 15 febbraio e dureranno 5 giorni. Prenderanno parte ad esse sei caccia F-15 sauditi.

I partecipanti alle esercitazioni affermano che il loro obiettivo è l'addestramento delle forze armate nell'ambito della cooperazione tra i due paesi. Sono state anticipatamente pianificate e si svolgeranno nella regione di Konya, sull'altopiano centrale dell'Anatolia.
Le esercitazioni congiunte hanno avuto avuto inizio il giorno dopo la dichiarazione del rappresentante dell'esercito saudita Generale di brigata Ahmed al-Asiri sull'invio da parte di Riyad di alcuni aerei militari alla base aerea di Incirlik, nel sud della Turchia. Egli ha aggiunto che questo passo è stato realizzato nell'ambito della lotta al Daesh sul territorio siriano.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160216/2103529/esercitazioni-militaria-turchia-arabia-saudita.html#ixzz40LRLPeRb

martedì 26 gennaio 2016

COSA SUCCEDE REALMENTE AL PETROLIO?


Se c’è un prezzo unico di una merce che determina crescita o rallentamento della nostra economia, è il prezzo del petrolio greggio. Troppe cose non si calcolano oggi riguardo il drammatico calo del prezzo mondiale del petrolio. Nel giugno 2014 il petrolio veniva scambiato a 103 dollari al barile. Avendo esperienza della geopolitica dei mercati del petrolio, sentivo una grande puzza. Vorrei condividere alcune cose che a me non dicono altro.
Il 15 gennaio il punto di riferimento del prezzo commerciale del petrolio degli Stati Uniti, WTI (West Texas Intermediate),chiuse a 29 dollari, il più basso dal 2004. È vero, c’è eccesso di almeno qualche milione di barili di sovrapproduzione al giorno nel mondo, ed è così da più di un anno. È vero, la revoca delle sanzioni all’Iran porterà altro petrolio in un mercato saturo, aggiungendosi alla pressione al ribasso sui prezzi del mercato attuale. Tuttavia, alcuni giorni prima che le sanzioni USA e UE contro l’Iran venissero revocate, il 17 gennaio, Seyid Mohsen Ghamsari, capo degli affari internazionali della National Iranian Oil Company dichiarava che l’Iran “...tenterà di entrare nel mercato in modo da assicurarsi che l’aumento della produzione non causi un calo ulteriore dei prezzi… produrremo tanto quanto il mercato può assorbire“. Così la new entry dell’Iran post-sanzioni sui mercati mondiali del petrolio non è la causa del forte calo dal 1° gennaio. Non è vero neanche che la domanda di petrolio dalla Cina sia crollata con il presunto crollo dell’economia cinese. Nel novembre 2015, la Cina ha importato di più, molto di più, l’8,9% in più, anno dopo anno, arrivando a 6,6 milioni di barili al giorno e divenendo il maggiore importatore di petrolio del mondo. Si aggiunga al calderone bollente del mercato mondiale del petrolio di oggi il rischio politico aumentato drammaticamente dal settembre 2015 con la decisione russa di rispondere alla richiesta del legittimo presidente siriano Bashar Assad con i formidabili attacchi aerei alle infrastrutture terroristiche. Si aggiunga anche la drammatica rottura delle relazioni tra la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e Mosca poiché la Turchia, membro della NATO, interveniva sfacciatamente nella guerra abbattendo un jet da combattimento russo nello spazio aereo siriano. Tutto ciò avrebbe suggerito che i prezzi del petrolio salissero, e non si abbassassero.
Le strategiche province orientali saudite
Poi, per buona misura, si metta la decisione follemente provocatoria del ministro della Difesa e re saudita di fatto, principe Muhamad bin Salman, di giustiziare shaiq Nimr al-Nimr, cittadino saudita. Al-Nimr, leader religioso sciita rispettato e accusato di terrorismo nel 2011 per aver chiesto più diritti per gli sciiti sauditi. Vi sono circa 8 milioni di sauditi leali allo sciismo più che all’ultra-rigido wahabismo. Il suo crimine fu protestare per maggiori diritti per la minoranza sciita oppressa, forse il 25% della popolazione saudita. La popolazione sciita è prevalentemente concentrata nella provincia orientale del regno saudita. La provincia orientale del Regno dell’Arabia Saudita è forse la parte più preziosa sul pianeta, col doppio della superficie della Repubblica federale di Germania ma con soli 4 milioni di abitanti. La Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale, ha sede a Dhahran nella provincia orientale. I principali giacimenti di petrolio e gas sauditi sono per lo più nella provincia orientale, onshore e offshore, tra cui il più grande giacimento di petrolio del mondo, Ghawar. Il petrolio dai campi sauditi, tra cui Ghawar, viene spedito a decine di Paesi dal terminal petrolifero del porto di Ras Tanura, il più grande terminal per il greggio del mondo. Circa l’80% dei 10 milioni di barili di petrolio ogni giorno estratti dai sauditi va a Ras Tanura, sul Golfo Persico, dove viene caricato sulle superpetroliere in rotta per l’occidente. Anche la provincia orientale ospita dell’impianto di Abuqaiq della Saudi Aramco, la più grande raffineria di petrolio e stabilizzazione del greggio da 7 milioni di barili al giorno. E’ il luogo della lavorazione primaria del greggio Arabian extra light ed Arabian light, e tratta il greggio estratto da Ghawar. Ma anche la maggior parte degli operai dei giacimenti di petrolio e delle raffinerie nella provincia orientale sono… sciiti. Si dice anche che siano in sintonia con il religioso sciita appena giustiziato, shayq Nimr al-Nimr. Alla fine degli anni ’80 il saudita Hezbollah al-Hijaz, che attaccò diverse infrastrutture petrolifere ed uccise anche diplomatici sauditi, sarebbe stato addestrato dall’Iran. E adesso c’è un nuovo elemento destabilizzante che si cumula alle tensioni politiche tra Arabia Saudita e Turchia di Erdogan da un lato, fiancheggiate dai servili Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo arabo, e dall’altro Assad in Siria, l’Iraq con il 60% della popolazione sciita e il vicino Iran, attualmente supportati militarmente dalla Russia. Vi sono anche notizie confuse sul 30enne principe bin Salman in procinto di divenire re. Il 13 gennaio, l’Istituto del Golfo, un think mediorientale, in un rapporto esclusivo ha scritto che l’80enne re saudita Salman al-Saud abbia intenzione di abdicare per mettere sul trono il figlio Muhamad. Riferisce che l’attuale re “ha visitato i fratelli cercando sostegno per la mossa, e anche per rimuovere l’attuale principe e favorito dagli statunitensi, il duro Muhamad bin Nayaf, dalla carica di principe ereditario e ministro degli Interni. Secondo fonti vicine alla casa, Salman ha detto ai fratelli che la stabilità della monarchia saudita richiede il cambio dalla successione per linee laterali o diagonali a una verticale, dove il re ha il potere di nominare il più eleggibile figlio“. Il 3 dicembre 2015, il servizio d’intelligence tedesco BND fece trapelare un memo alla stampa che avvertiva del crescente potere acquisito dal principe Salman, definito imprevedibile ed emotivo. Citando il coinvolgimento del regno in Siria, Libano, Bahrayn, Iraq e Yemen, il BND dichiarava, riferendosi al principe Salman, “la precedente cauta posizione diplomatica dei capi più anziani della famiglia reale è stata sostituita dalla nuova politica impulsiva d’intervento“.
Eppure, i prezzi del petrolio scendono?
L’elemento più inquietante in tale situazione inquietante incentrata sulle riserve mondiali di petrolio e gas naturale del Medio Oriente, è il fatto che nelle ultime settimane il prezzo del petrolio, temporaneamente stabilizzatosi sui già bassi 40 dollari a dicembre, ora crolla di un altro 25% a poco più di 29 dollari, una cupa prospettiva. Citigroup ritiene possibile il petrolio a 20 dollari. Goldman Sachs ha recentemente detto che si può considerare il minimo di 20 dollari al barile per stabilizzare i mercati petroliferi mondiali e sbarazzarsi della sovrapproduzione. Ora ho la forte sensazione che ci sarà qualcosa di grosso e assai drammatico in riserva per i mercati mondiali del petrolio, nei prossimi mesi, qualcosa che la maggior parte del mondo non si aspetta. L’ultima volta che Goldman Sachs e compari di Wall Street fecero una previsione drammatica sui prezzi del petrolio fu nell’estate 2008. All’epoca, tra crescenti pressioni sulle banche di Wall Street per l’amplificarsi del crollo immobiliare dei subprime statunitensi, poco prima del crollo di Lehman Brothers nel settembre dello stesso anno, Goldman Sachs scrisse che il petrolio volava verso i 200 dollari al barile. Raggiunse il picco massimo di 147 dollari. In quel periodo scrissi un’analisi dicendo che era probabile esattamente il contrario, essendoci l’enorme eccesso di offerta sui mercati petroliferi mondiali che, curiosamente, fu identificato solo da Lehman Brothers. Mi fu detto da una fonte cinese che le banche di Wall Street, come JP Morgan Chase, esaltavano il prezzo a 200 dollari per convincere Air China e altri grandi acquirenti cinesi di petrolio a comprarne ogni goccia a 147 dollari, prima che arrivasse ai 200 dollari, un consiglio che alimentò l’aumento dei prezzi. Poi nel dicembre 2008, il punto di riferimento del prezzo del petrolio, il Brent, scese a 47 dollari al barile. La crisi della Lehman, una deliberata decisione politica del segretario al Tesoro degli USA ed ex-presidente di Goldman Sachs Henry Paulsen, nel settembre 2008, nel frattempo sprofondò il Mondo nella crisi finanziaria e in una profonda recessione. I compari di Paulsen alla Goldman Sachs e nelle altre mega-banche chiave di Wall Street come Citigroup o JP Morgan Chase, sapevano in anticipo che Paulsen pianificava la crisi della Lehman per costringere il Congresso a dargli i poteri per salvarli con gli inauditi 700 miliardi di dollari dei fondi TARP? Nel caso sia così, Goldman Sachs e amici fecero una puntata gigantesca contro le proprie previsioni sui 200 dollari, sfruttando la leva sui derivati future dal petrolio.
Uccidere prima il ‘cowboy’ del petrolio di scisto
20110310170550631 Oggi l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la più grande fonte della crescente produzione di petrolio degli Stati Uniti dal 2009, si aggrappa al bordo della scogliera dei fallimenti di serie. Negli ultimi mesi la produzione di petrolio di scisto ha appena iniziato a diminuire, di 93000 barili nel novembre 2015. Il cartello di Big Oil, ExxonMobil, Chevron, BP e Shell, due anni fa iniziò il dumping sul mercato delle azioni sullo scisto. L’industria petrolifera dello scisto negli Stati Uniti oggi è dominato da ciò che BP o Exxon chiamano “i cowboy,” le aggressive compagnie petrolifere di medie dimensioni, non dalle major. Le banche di Wall Street come JP Morgan Chase o Citigroup che storicamente finanziano Big Oil, così come lo stesso Big Oil, chiaramente non verseranno lacrime, a questo punto, sullo sboom dello scisto che li lascia ancora controllare il mercato più importante del mondo. Le istituzioni finanziarie che hanno prestato centinaia di miliardi di dollari ai “cowboy” dello scisto negli ultimi cinque anni, hanno la prossima revisione del prestito semestrale ad aprile. Con i prezzi in bilico sui 20 dollari, possiamo aspettarci una nuova, ben più grave ondata di fallimenti delle compagnie petrolifere dello scisto. Il petrolio non convenzionale, tra cui il petrolio delle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, sarà presto un ricordo del passato, in caso affermativo. Ciò da solo non ripristinerà il petrolio a 70-90 dollari che i grandi operatori del petrolio e le loro banche di Wall Street troverebbero confortevole. L’eccesso mediorientale, dall’Arabia Saudita ed alleati del Golfo, si ridurrebbe drasticamente. Eppure i sauditi non mostrano alcun segno di volerlo fare. Questo è ciò che disturba il quadro. Qualcosa di molto grave avviene nel Golfo Persico e che drammaticamente innalzerà i prezzi del petrolio entro la fine dell’anno? Una vera e propria guerra diretta tra Stati petroliferi sciiti e sauditi viene preparata dai wahhabiti? Finora è stata una guerra per procura in Siria, soprattutto. Dall’esecuzione del religioso sciita e l’assalto iraniano all’ambasciata saudita a Teheran, arrivando alla rottura nei rapporti diplomatici coi sauditi e gli altri Stati sunniti del Golfo, il confronto è diventato assai più diretto. Il Dr. Husayn Asqari, ex-consulente del ministero delle Finanze saudita, ha dichiarato: “Se c’è una guerra tra Iran e Arabia Saudita, il petrolio potrebbe superare in una notte i 250 dollari, per poi declinare di nuovo fino a 100 dollari. Se attaccano i rispettivi impianti di carico, allora potremmo vedere il picco di petrolio a più di 500 dollari e rimanervi per qualche tempo a seconda dell’entità dei danni“. Tutto ciò dice che il mondo subirà un altro grande shock petrolifero. Sembra sia quasi sempre causa del petrolio. Come Henry Kissinger avrebbe detto durante l’altro shock petrolifero della metà degli anni ’70, quando Europa e Stati Uniti subirono l’embargo sul petrolio dall’OPEC e lunghe code alle pompe di benzina, “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Tale ossessione per il controllo sta rapidamente distruggendo la nostra civiltà. E’ il momento di concentrarsi su pace e sviluppo, non sulla competizione ad essere il più grande magnate del petrolio del pianeta.oil-barrels8F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/26/che-succede-realmente-al-petrolio/

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