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lunedì 30 novembre 2015

DUGIN: PERCHE' PUTIN NON E' UN PRODOTTO DAL LIBERALISMO

In un'intervista esclusiva per ilGiornale.it il politologo russo Alexander Dugin vicino al Cremlino ha spiegato le sue tesi filosofiche con un occhio di riguardo all'attualità

Alexander Dugin, già professore all’Università di Mosca, è un politologo e filosofo russo vicino al Cremlino.
nvitato a Milano da Gianluca Savoini, presidente dell’Associazione Culturale Lombardia-Russia nonché portavoce di Matteo Salvini agli Affari Esteri, Dugin ha partecipato in qualità di relatore al corso dell’Accademia di Formazione Politica della Lega Lombarda che si è tenuto sabato 28 novembre ad Assago. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per ilGiornale.it a margine dell’incontro.
Professor Dugin, può spiegarci brevemente che cos’è “la Quarta Teorica Politica” teorizzata nei suoi libri?
La Quarta Teoria Politica si pone al di là delle tre grandi ideologie novecentesche: il Marxismo (inclusi Comunismo e Socialismo, ndr), il Fascismo (incluso il Nazionalsocialismo, ndr) e il Liberalismo. Il 1945 è una data cruciale per capire l’evoluzione della storia delle idee e della politica. È in quegli anni che il liberalismo, una nuova forma di totalitarismo al parti degli altri, sconfigge le altre due. Il neo-comunismo (l’attuale sinistra europea) e il neo-fascismo partoriti alla fine della Seconda Guerra Mondiale e che ancora oggi sono esistenti in forma marginale non sono altro che dei simulacri, o meglio dei prodotto stessi del sistema liberale. Il liberalismo è diventato a partire dagli anni Novanta un’imposizione, non a caso Francis Fukuyama pubblicò un libro intitolato “La Fine della Storia e l’ultimo uomo”, che in nome della libertà sta distruggendo ogni forma comunitaria: l’uomo viene liberato dalla famiglia, dallo stato, dalle tradizioni, dalla sua identità sessuale e persino dalla sua umanità.

La Quarta Teoria dunque propone di superare questa triade per gettare le basi di una nuova visione del mondo che sia multipolare, pre-moderna e post-moderna allo stesso tempo. La nostra è una sintesi hegeliana dell’antitesi moderna. Ecco perché è anche importante recuperare il pensiero di Martin Heidegger.
Vladimir Putin come si colloca in relazione alla “Quarta Teoria Politica”?
Putin non è un neo-comunista, tantomeno un neo-nazionalista, inoltre è un nemico del totalitarismo liberale. Non possiamo dire con certezza che il presidente russo applichi letteralmente la Quarta Teorica Politica, però c’è da dire che tutte le sue decisioni sul piano della politica internazionale ed interna, vanno sicuramente in quella direzione. Gli Stati Uniti infatti sono spaventati di questo e lo combattono indirettamente su più fronti. Ad ogni modo in questo momento storico il suo decisionismo e la sua visione del mondo sono utili per chi vuole avvicinarsi a questa tesi che io propongo.
Oltre alla Russia quali altri Paesi hanno queste che lei chiama "virtù"?
Sicuramente la Libia di Gheddafi che ora non c'è più. Oggi l'Ungheria di Viktor Orban e l'Iran khomeinista.
E invece l’Isis (o Daesh) possiamo dire che fa parte del sistema liberale descritto prima?
È evidente che il fondamentalismo islamico è stato manipolato fin dall’inizio dagli americani. Inizialmente è stato lo strumento per combattere i sovietici, poi è stato il pretesto e il nemico perfetto per le battaglie degli Stati Uniti in Medio Oriente, così dalla guerra in Afghanistan in poi. Credo che l’Isis non sia una realtà omogenea, all’interno ci sono diverse correnti, e una di queste è legata a doppio filo con gli Stati Uniti, ci sono documenti che lo dimostrano, ad esempio quelli diffusi da Edward Snowden. La politica estera americana tradizionalmente governa attraverso il caos e l’Isis rientra in questa strategia.
C’è posto per l’Islam nella “Quarta Teoria Politica”?
Assolutamente sì, ma che sia quello sufi e tradizionale, non quello politico, wahabita, pro-saudita e atlantista.


Fonte.http://www.ilgiornale.it/news/mondo/vi-spiego-perch-putin-non-prodotto-liberalismo-parola-alexan-1199789.html


martedì 12 maggio 2015

giovedì 26 marzo 2015

COMPRENDERE PUTIN E LA RUSSIA: INTERVISTA AD ALEXANDER DUGIN


Diceva Carmelo Bene che la stampa informa i fatti, cioè li crea e li espone a suo piacimento, non sui fatti, per cui i giornali erano e sono pieni di menzogne e di interpretazioni arbitrarie inutili da leggere.
Non si impara nulla dai quotidiani. Sui giornali scoppiano scandali e guerre secondo una precisa linea editoriale. Se un episodio è in contrasto con gli ordini dei direttori semplicemente non è mai avvenuto o viene relegato in ultima pagina. Nulla accade o diventa degno di nota che la proprietà non voglia. I giornalisti fanno parte del pacchetto in mano agli azionisti. Prima di Bene altri scrittori e filosofi erano arrivati alle stesse conclusioni, da Balzac a Schopenhauer, i quali avevano in massimo disprezzo la casta dei contaballe dei quotidiani, il canile dei botoli rumorosi e rabbiosi pronti ad ululare alla luna per le questioni più insignificanti ed a tacere o accomodare le storie più importanti.
Passano gli anni e i secoli ma la mediocrità della carta stampata non schioda dal suo infimo posto tra le cose umane, nessuna resipiscenza o impeto di onestà dirada i suoi fumi velenosi e stordenti. Ci sono, ovviamente, delle piccole eccezioni nel mare magnum di servitori sciocchi e di pennivendoli zelanti che sporcano col loro inchiostro i fogli giornalieri, immancabilmente zeppi di cortigianeria e di cialtroneria. Queste ultime caratteristiche, elevate al rango di qualità indiscutibili nel regno della bassa democrazia, sono le uniche indispensabili ai giornalisti per guadagnarsi autorevolezza e premi alla carriera.
Riportiamo la traduzione di alcune domande e risposte poste al Professor Alexander Dugin (Università Statale di Mosca) dalla stampa latinoamericana. 
Che cos’è l’Eurasiatismo, che molti dicono essere la strategia geopolitica che si cela dietro la politica estera di Putin?
L’Eurasiatismo si basa sulla prospettiva multipolare e sul rifiuto della prospettiva unipolare che vorrebbe salvaguardare l’egemonia americana. Il “polo”, in questa concezione multipolare, non è né lo Stato-nazione né un blocco ideologico quanto il grande spazio (Grossraum) unito strategicamente dai confini di una comune civilizzazione. I grandi spazi tipici sono l’Europa, l’unione di USA, Canada e Messico o quella dell’America Latina, la Grande Cina, la Grande India e, nel nostro caso, l’Eurasia. L’Eurasia è il territorio dell’antico impero zarista della Russia o dell’Unione Sovietica. Noi lo chiamiamo, in altri termini, la Grande Russia (Bolshaya Rossia) o anche Russia intesa come “Eurasia”. Per garantire quindi il polo indipendente dobbiamo unire differenti Paesi in un’entità geopolitica, economica e sociale centralizzata. La prospettiva multipolare riconosce l’integrazione sulle basi della comune civilizzazione. Quindi noi parliamo di civilizzazione eurasiatica comune non solo ai Russi e agli slavi e/o ortodossi, ma anche ai Turchi e ai Popoli aborigeni dell’Asia centrale, della Siberia e del Caucaso. La politica estera di Putin è centrata sul multipolarismo e sull’integrazione eurasiatica, necessari a creare un polo completamente autonomo.
Cosa l’ha portata a stare dalla parte di Putin?
Il realismo politico di Putin e il suo patriottismo emotivo hanno fatto in modo che si avvicinasse sempre di più alle mie posizioni geopolitiche e ideologiche. Difendo Putin perché dichiara e adempie obiettivi e idee che sono essenzialmente miei.
Putin disse una volta che la fine dell’Unione Sovietica fu la più grande tragedia geopolitica del XX secolo. Cosa ne pensa di questa affermazione?
L’accento qui è messo sulla parola “geopolitica”. Questo evidenzia che Putin rimpiange non tanto l’ideologia sovietica quanto il collasso dello spazio geopolitico unificato molto tempo prima del bolscevismo e che rappresenta la Grande Russia come entità politica basata sulla similitudine di civilizzazione tra la storia e le culture di differenti gruppi etnici e popoli. L’Occidente conosce poco o nulla della vera storia della Russia. A volte si pensa che l’Unione Sovietica fu una creazione unicamente comunista e Stati come l’Ucraina, il Kazakistan o l’Azerbaijan erano indipendenti prima dell’URSS e che furono conquistati dai bolscevichi o spinti a forza nello Stato sovietico. Il fatto è che essi non sono mai esistiti in questo modo e rappresentavano unicamente distretti amministrativi senza alcun senso politico o storico, sia nell’Impero Russo che nell’Unione Sovietica. Questi Paesi sono stati creati nei loro confini attuali solo dopo il collasso dell’Unione Sovietica e il risultato di questo collasso. Quindi Putin vuole sottolineare il carattere artificiale, casuale e infondato di questo processo e suggerire che questi Paesi creati artificialmente sono solo Stati falliti. Per prevenire questo fallimento devono essere integrati in una nuova entità geopolitica, che è l’Unione Eurasiatica. L’idea dell’Unione Eurasiatica non è di conquistare o forzare nella sfera d’influenza russa Paesi completamente indipendenti quanto prevenire il loro inevitabile collasso che è preannunciato dagli eventi, come nella divisione della Georgia nel 2008 o in Ucraina nel 2014.
Cosa pensa dell’annessione della Crimea e delle proteste dei filo-russi nell’Ucraina orientale?
Durante le settimane precedenti l’Ucraina è divenuta parte integrante della Federazione Russa e alcune nuove Repubbliche (Donetsk. e Lugansk) sono apparse sulla mappa geopolitica dell’ex-Ucraina. Questo è il logico risultato delle azioni degli ultranazionalisti che hanno compiuto un colpo di stato a Kiev nel marzo del 2014 per imporre l’identità dell’Ucraina occidentale (perlopiù neonazista) su tutta la popolazione ucraina. Ma il fatto è che l’est e il sud dell’Ucraina hanno una popolazione con un’identità storico-culturale completamente differente. l’Ucraina è un tipico Stato post-sovietico estremamente e artificialmente fallito che non è mai esistito nella storia se non nel 1991. L’ovest dell’Ucraina ha un’identità, l’est e il sud ne hanno altre, a volte opposte. La prima è filo-hitleriana, banderista e fortemente anti-russa. L’altra è filo-russa, antifascista e fortemente filo-sovietica (filo-stalinista). La popolazione del sud-est appartiene al Mondo Russo (Russky Mir) e alla civilizzazione eurasiatica. Da qui la guerra civile e il logico ritorno delle parti separate alla zona geopolitica russa. Questo è solo l’inizio del processo: solo ora ci sono 8 milioni della popolazione con identità eurasiatica filo-russa che hanno annunciato l’indipendenza o l’entrata in Russia. Ma ci sono almeno 12 milioni con la stessa identità filo-russa che sono ancora sotto il controllo di Kiev. Quindi la lotta continua.
La situazione attuale in Ucraina è una sfida per la rinascita della Russia come superpotenza?
Lo è. Se la Russia sarà in grado di gestirla, vivremo in un mondo multipolare. Se la Russia fallirà l’unipolarismo continuerà ancora per un po’… Ma dubito che l’egemonia americana potrà esistere ancora per molto. Quindi la Russia vincerà.
Come valuta il ruolo della diplomazia russa nella guerra civile siriana?
Ottimo. Putin  ha mostrato a tutti nel mondo e nella regione che non vi è più posto dove prendere decisioni strategiche su chi è buono e chi cattivo. Gli Stati Uniti e le loro pedine sub-imperialiste nel Medio Oriente (Arabia saudita, Turchia ecc.) sostengono i ribelli. Mosca e la Cina sostengono Assad. E’ qui che vi è il confronto e l’esempio da seguire su come dovrebbe essere il mondo multipolare. C’è più di un’opzione in questa situazione critica. E più di un punto di principale decisione strategica riguardante queste problematiche.
Cosa ne pensa delle leggi russe contro i gay?
Che sono abbastanza corrette. Il liberalismo preme per la libertà e la liberazione da ogni forma di identità collettiva. Questa è la vera essenza del liberalismo. I liberali hanno liberato l’essere umano da ogni forma di identità nazionale, identità religiosa ecc. L’ultimo tipo di identità collettiva è il genere. Quindi c’è tempo per abolirlo rendendolo arbitrario e opzionale. L’assoluta maggioranza del Popolo russo è contro tutto ciò e ha un’attitudine conservatrice a proposito dell’identità collettiva in generale e dell’identità di genere in particolare. Putin, con queste leggi, non combatte contro le relazioni omosessuali ma contro l’ideologia liberale attraverso una legge obbligatoria contro la normalizzazione e la legittimazione giuridica di ciò che è considerato una perversione psicologica e morale.
Cosa ne pensa della reazione occidentale alle leggi contro i gay della Russia? Pensa che possa danneggiare l’immagine del suo Paese?
La Russia non è un paese liberale e non pretende di esserlo. Quindi i liberali sono liberi di criticarla. Ma nel mondo vi sono molte società e gruppi non-liberali e conservatori che plaudono alle posizioni russe in questo campo. Le élites politiche dell’Occidente stanno reagendo contro la scelta russa di norme lineari in campo di genere. Ma le grandi masse dei paesi occidentali sostengono Putin e la Russia esattamente per la stessa ragione.
Lei disse una volta in un articolo sul Financial Times che il mondo deve capire Putin. Come potrebbe capirlo?
Capire Putin equivale a capire l’Altro. La Russia è l’Altro. Noi abbiamo altri valori, un’altra storia, altre idee, un’altra morale, un’altra antropologia, un’altra gnoseologia rispetto all’Occidente liberale. Se l’Occidente identifica i propri valori con quelli universali diviene impossibile capire Putin. Altrimenti si può solo criticarlo e disprezzarlo per tutto quello che fa. Perché lui è l’Altro (rispetto all’occidente moderno), pensa diversamente e agisce diversamente. O lei accetta il diritto ad essere Altro (in questo caso lei ha posto la sua domanda seriamente, e la risposta richiede una profonda conoscenza della storia e della cultura russe), o è giusto una domanda simbolica che dimostra l’assenza di volontà di garantire all’Altro la possibilità di affermare positivamente la sua alterità. In questo caso lei è obbligato a odiare l’Altro. Noi siamo pronti al dialogo basato sulla mutua comprensione di ogni Altro. Ma siamo pronti anche all’odio da parte dell’Occidente. Conosciamo i modi eurocentrici, culturalmente razzisti, universalisti e imperialisti dell’Occidente nei confronti dell’Altro. Quindi è meglio davvero cercare di capirci. Cercate di leggere attentamente i nostri classici… Tentate di comprendere il significato della nostra filosofia cristiano-ortodossa, della nostra teologia, dei nostri autori mistici, delle nostre stelle e dei nostri santi, dei nostri poeti e dei nostri scrittori (Dostoevskij, Pushkin, Gogol). E certamente troverete facilmente la via per capire Putin, capire la Russia, capire tutti noi.


Fonte:http://www.fnitalia.it/?p=648

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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