ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


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mercoledì 16 novembre 2016

LA SHANGAI COOPERATION ORGANIZATION CAMBIA IL CONTINENTE EURASIATICO

L’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai è sulla strada per passare dalla cooperazione su sicurezza e difesa, ad unire gli sforzi in campo economico e finanziario. Nel corso del 15.mo vertice tenutosi ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina, Li Keqiang, ha proposto ai membri del gruppo la creazione di una zona di libero scambio e di una banca di sviluppo regionale, che aumenterebbero l’influenza di Pechino e Mosca in una regione che, secondo un’importante geostratega degli USA, definirà il futuro dell’egemonia globale.

Zbigniew Brzezinski, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Jimmy Carter, scrisse nel 1997 nel libro “La Grande Scacchiera: il primato americano e i suoi imperativi geostrategici”, che una delle condizioni per gli Stati Uniti di mantenere l’egemonia globale era impedire, a tutti i costi, l’emergere di una potenza avversaria nell’Eurasia.
Oggi, Washington non solo non ha più il controllo su questa zona, ma i cinesi, insieme ai russi, costruiscono un grande circuito economico e finanziario tra i Paesi della regione.
I media occidentali hanno per lo più nascosto che, ai primi di novembre, il Primo ministro della Cina Li Keqiang visitava diversi Paesi dell’Asia centrale, per poi atterrare a Bishkek (Kirghizistan), dove partecipava al 15.mo vertice dei capi di governo della Shanghai Cooperation Organisation (SCO).
La SCO, che copre 300 milioni di chilometri quadrati (circa il 60% dell’Eurasia) ed ospita un quarto della popolazione mondiale, attualmente comprende Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. India e Pakistan vi aderiscono con un processo che dovrebbe completarsi al vertice di Astana nel giugno 2017.
Anche se in origine fu concepita dal punto di vista militare e della sicurezza, oggi la SCO riguarda anche la cooperazione economica e finanziaria. Proprio come il commercio internazionale ha registrato la peggiore performance dalla crisi finanziaria del 2008, per i Paesi della SCO è necessario l’urgente rafforzamento dei legami, sia commerciali che negli investimenti. Per affrontare il rallentamento economico globale, è urgente che i Paesi emergenti rafforzino le relazioni sud-sud (tra i Paesi della periferia), per ridurne la dipendenza dalle nazioni industrializzate, oggi immerse nella stagnazione.
La proposta del Primo ministro della Cina di creare la zona di libero scambio tra gli aderenti alla SCO, punta precisamente all’integrazione orizzontale delle filiere produttive della regione eurasiatica.
Nel momento in cui la Cina accelera il riorientamento dell’economia verso il mercato interno, diminuendo così la prevalenza dei massicci investimenti e della crescita del commercio estero, per gli altri Paesi della SCO è questione di prim’ordine cercare di saltare alla produzione ad alto valore aggiunto. D’altra parte, credo che la SCO debba esplorare la possibilità di unire le forze con altri programmi d’integrazione attuali, cercando di consolidarsi.
L’eliminazione delle barriere tariffarie potrebbe consentire ai Paesi della SCO d’incrementare sostanzialmente i flussi commerciali e gli investimenti con i blocchi regionali cui aderiscono le economie emergenti; per esempio l’Unione eurasiatica economica (UEE, composta da Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan) o l’Associazione delle Nazioni del Sudest Asiatico (ASEAN). E’ essenziale, in parallelo, che le strategie d’integrazione economica regionale guidate da SCO e UEE cerchino di stabilire al più presto possibili alleanze con le zone di libero scambio che la Cina guida nel continente asiatico, cioè trovare punti di convergenza, per esempio, con l’Accordo economico pan-regionale (RCEP).
A mio avviso, il ruolo della Cina nei flussi commerciali mondiali offre enormi vantaggi ai Paesi dell’Eurasia, tuttavia, non si tratta solo di vendere merci in uno dei mercati più dinamici nel mondo, ma anche di acquistare beni a prezzi molto più bassi. Inoltre, va notato che durante l’incontro con gli omologhi della SCO, Li avanzava la proposta d’implementare una banca di sviluppo regionale e di un fondo di credito speciale, strumenti che, a suo avviso, soddisferanno le esigenze finanziarie della regione eurasiatica.
Se si materializzassero, queste istituzioni si aggiungerebbero alle istituzioni finanziarie guidate dalla Cina, avviate negli ultimi anni: Nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) e Banca per gli investimenti per lo sviluppo infrastrutturale asiatico (AIIB). E’ importante notare che tutte queste iniziative hanno per obiettivo principale convogliare i risparmi dei Paesi emergenti verso il finanziamento delle più ambiziose iniziative economiche e geopolitiche della Cina in questi ultimi tempi: ‘Cintura e Via’ (‘One Belt, One Road‘), una vasta rete di trasporti collegante i Paesi di Est, Sud e Sud-Est asiatico con Medio Oriente, Nord Africa e continente europeo.
La RPC conferma, ancora una volta, che l’integrazione economica dell’Asia è una delle sue priorità strategiche. Sebbene l’amministrazione Obama abbia lanciato la “dottrina del perno” nel 2011, una missione strategica della difesa per contenere l’ascesa della Cina a grande potenza, i leader di Pechino hanno agito in modo più efficace, consolidando la leadership regionale. Ora, sembra che l’avvertimento di Brzezinski di venti anni fa sia divenuto una realtà dolorosa per gli USA. La SCO sostenuta in modo deciso da Cina e Russia, guida la grande trasformazione dell’Eurasia.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/11/16/lorganizzazione-per-la-cooperazione-di-shanghai-trasforma-leurasia/

mercoledì 27 luglio 2016

RISERVE D'ORO INFRASTRUTTURA MILITARE E LA ROTTA COMMERCIALE DELLA SETA


Ci sono aggiornamenti riguardanti la Shanghai Cooperation Organization (SCO), Unione Economica Eurasiatica (EEU), BRICS e il progettp One Belt One Road (Nuova Via della Seta).
Le alleanze sopra elencate sono dirette rispettivamente da Repubblica Cinese e Federazione Russa, e gli ultimi due sono diretti da comitati provenienti da vari Paesi membri.
Ciò che queste organizzazioni stanno mettendo insieme sta cambiando il mondo industrializzato occidentale, che ha funzionato per circa 120 anni a partire dalla metà del 1800, simile a un gioco da ragazzi.
Mentre la rivoluzione industriale era di vasta portata impatto sul nostro mondo, fino ad oggi, l'attenzione si è concentrata sugli Stati Uniti.
Con queste organizzazioni pianificate la stessa natura del programma è quello di promuovere lo sviluppo, condividere le spese e permettere di risollevare tutti i Paesi.
Negli ultimi due decenni, la SCO, in particolare, è andata circa la sua attività di pianificazione di questa fusione di Stati membri e di lavorare nel dettaglio di come la produzione sarà distribuita, come saranno integrati i sistemi monetari e finanziari e dove sono collocati i centri di leadership.
Guardando da fuori sembra essere un'impresa di successo che sta cominciando a raggiungere un punto di flesso nel suo sviluppo.
La maggior parte dei sistemi economici e finanziari sono in atto.
La maggior parte dei sistemi di trasporto e di comunicazione sono stati sviluppati e sono entrambi di lavoro o in fase di costruzione mentre parliamo.
Sistemi di potenza pura, come l'energia nucleare, idroelettrico e solare sono già in vigore o in fase di costruzione lungo il territorio.
L'Occidente è addormentato al volante riguardo a questa massiccia costruzione che sta accadendo in tutto il sistema eurasiatico, il Medio Oriente e nel nord-ovest del paesaggio Africa.
Essendo poco più della metà della popolazione mondiale si potrebbe pensare che qualcuno potrebbe essere curioso di sapere cosa sta succedendo.
Dal momento che comprende quasi il 70% dei mondi delle risorse naturali, tra cui la maggior parte del petrolio, sembra che qualcuno in Occidente dovrebbe essere periodicamente informato su queste modifiche.
Un paio di mesi fa lingotti la rivista Bullion Star ha riferito che Presidente del Consiglio di Amministrazione della Kazakhstan International Financial Center ha incontrato il Presidente del Shanghai Gold Exchange per lo scopo specifico della distribuzione delle risorse aurifere lungo il Progetto della Nuova Via della Seta.
Il Kazakistan non è solo un membro della SCO è anche un membro del EEU e questo lo porta a fornire la maggior parte della fusione dei metalli, di tutti i tipi, tra cui l'uranio, minerale di ferro e metalli vari, per la Russia.
Oggi abbiamo appreso il che il Fondo della Via della Seta ha acquistato una miniera d'oro.
Non solo la Repubblica Cinese acquista miniere di tutti i tipi in tutto il mondo, ora anche le miniere d'oro lungo il percorso della Nuova Via della Seta vengono acquistate.
La nuova rotta commerciale della Cina la Via della Seta sta tranquillamente diventando una delle più grandi storie a livello globale di risorse naturali.
Con i rapporti la settimana scorsa che stanno mostrando che questo corridoio commerciale emergente potrebbe avere una nuova merce bersaglio per i grandi investitori cinesi.
Oro.
La rivista Bloomberg ha dichiarato alla fine della scorsa settimana, che il Fondo della Nuova Via della Seta della Repubblica Cinese sta cercando di acquistare la sua prima miniera d'oro per 40000000000 $ S. Con il grande acquirente riferito nei colloqui sull'operazione Vasilkovskoye in Kazakhstan.
Vasilkovskoye attualmente appartiene a Glencore - una ditta che sta vendendo l'attività al fine di pagare il debito. E sembra che la vendita di Vasilkovskoye può avere un lungo cammino verso questo obiettivo, con il Fondo della Via della Seta, apparentemente considerando un prezzo di circa $ 2 miliardi.
I rapporti hanno suggerito che il Fondo della Via della Seta non sopporta tutto questo peso.
Il Fondo, invece sta cercando di collaborare con il produttore di oro il China National Gold Group nel fare l'acquisto.
Il China National Gold Group ha acquisito miniere d'oro per, almeno, gli ultimi due anni.
L'estrazione e l'acquisto di miniere d'oro dalla Repubblica Cinese e il Fondo della Nuova Via della Seta stanno acquisendo permettendo di lasciare per sempre l'influenza occidentale.
In questo modo il mercato aperto diventa opaco per il volume di oro che queste miniere producono.
La SCO e EEU hanno deciso di unire le forze e si stanno muovendo all'unisono formando ufficialmente un'alleanza.
Questo porterà una parte ancora più grande della popolazione sotto un unico "ombrello" e consentirà ai sistemi in rete all'interno del EEU di essere collegati in rete con la SCO.
Questo è per non parlare delle forze di sicurezza in fase di messa in tutto il Paese.
Qui ci sono i suoi risultati: d'ora in poi, ogni possibile attacco futuro all'Iran minacciato dal Pentagono (in collaborazione con la NATO) sarebbe essenzialmente un attacco alla pianificazione di una serie di collegamento delle organizzazioni - le nazioni BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa), la SCO (Shanghai Cooperation Organization), la EEU (Unione Economica Eurasiatica), AIIB (La Nuova Banca Cinese: Asian Infrastructure Investment Bank), e il NDB (nuova Banca per lo sviluppo dei BRICS ').
Essi rappresentano un nuovo ordine emergente in Eurasia.
Consideratelo un colpo da maestro diplomatico della Russia di Vladimir Putin di aver fuso questi due vertici con una riunione informale dell'Unione Economica Eurasiatica (EEU).
Chiamatela una dichiarazione soft power di guerra contro la logica Washington, una dichiarazione che mette in risalto l'ampiezza e la profondità di una partnership strategica sino-russa in forte evoluzione.
Mettere tutti quei capi di stato a partecipare a ciascuna delle riunioni sotto lo stesso tetto, Mosca ha offerto una visione di una struttura emergente, coordinata geopolitica ancorata nel processo di integrazione eurasiatica. Così, l'importanza dell'Iran: non importa cosa succede dopo Vienna, l'Iran sarà una vitale strada / nodo / bivio in Eurasia per questa nuova struttura.
Così, non solo scorre l'oro a tutti i punti ad Oriente, soprattutto in Cina e la Russia, ma abbiamo una massiccia infrastruttura militare che non ha eguali.
L'Occidente è in bancarotta, in più di un modo. L'Oriente ha tutta la ricchezza, tutto l'oro e possiede il debito dell'Occidente. Non ci vuole una persona di altissimo intelligenza di vedere che "agire come se" significa seguendo quello che i cinesi stanno facendo per creare sviluppo.

Fonte:http://news.goldseek.com/GoldSeek/1468935973.php

venerdì 20 maggio 2016

IL PRESIDENTE RUSSO INVITA L'INFRASTRUCTURE INVESTMENT BANK A PARTECIPARE AI PROGETTI RUSSI


Il presidente russo Vladimir Putin ha invitato la Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) per partecipare allo sviluppo di progetti nazionali in Russia.
"Siamo in grado di offrire una serie di progetti: l'espansione del sistema ferroviario, lo sviluppo delle infrastrutture lungo la rotta del Mare del Nord e nelle zone economiche speciali del russo Far East", ha detto Putin in un incontro con il Presidente AIIB Jin Liqun.
Il presidente russo ha anche espresso la speranza che l'AIIB avrebbe giocato un ruolo importante nel sistema finanziario globale integrando il Fondo monetario internazionale (FMI).
Il capo dell'AIIB è venuto a Sochi a partecipare al vertice ASEAN-Russia che si terrà il 19-20 maggio.
La Repubblica Cinese ha lanciato ufficialmente AIIB nel mese di gennaio 2016- una banca che è vista come un rivale emergente dalle potenti istituzioni finanziarie occidentali guidato come la Banca Mondiale, la Banca asiatica di sviluppo e il Fondo monetario internazionale.
AIIB - che è stata fondata in ottobre 2014 - fa parte degli sforzi di Pechino per cambiare le regole non scritte di finanziamento dello sviluppo globale.
E 'stato creato per investire in progetti di infrastrutture nella regione Asia-Pacifico.
Nel mese di ottobre 2014, hanno espresso interesse per la Banca almeno 21 stati.
La banca Cinese ha 57 membri provenienti da Asia, Europa, America Latina, Africa e Oceania.
Insieme con la Cina, l'India e la Russia hanno ricevuto la quota maggiore dei voti nel consiglio di amministrazione.
Nonostante la solita opposizione di Washington, molti alleati degli Stati Uniti, tra cui Australia, Gran Bretagna, Germania, Italia, Filippine e Corea del Sud hanno deciso di aderire al AIIB in riconoscimento del crescente peso economico della Cina.
Le autorità hanno detto che la banca si propone di fornire servizi finanziari per una catena di progetti di sviluppo, tra cui la costruzione di dighe, porti, centrali elettriche e reti di telecomunicazioni in tutta l'Asia.


Fonte:http://russia-insider.com/en/politics/putin-invites-asian-bank-participate-russian-projects/ri14440

mercoledì 16 dicembre 2015

DA MINSK A MANILA


Il Primo ministro Dmitrij Medvedev su suggerimento del Presidente Putin ha formalmente proposto un grande partenariato economico multilaterale nel suo viaggio in Cina. La Russia storicamente è nota per pensare in grande, quindi la proposta del Presidente del Consiglio è totalmente in linea con la cultura politica del Paese. Mentre nella città cinese di Zhengzhou partecipava al Consiglio dei Capi di Governo della SCO, Medvedev ha ambiziosamente dichiarato che: “La Russia propone di avviare consultazioni con Unione economica eurasiatica e Shanghai Cooperation Organization, comprendenti gli Stati riuniti nell’alleanza e i Paesi dell’Associazione delle nazioni asiatiche sudorientali, per creare un partenariato economico basato sui principi di uguaglianza e mutuo interesse“. Il suggerimento corrisponde a ciò che ha detto il Presidente Putin nell’indirizzo del 3 dicembre all’Assemblea federale, annunciando che: “Propongo consultazioni, in collaborazione con i nostri colleghi dell’Unione economica eurasiatica, dei membri della SCO e dell’ASEAN, nonché con gli Stati che aderiranno alla SCO, per la possibile formazione di un partenariato economico“. In un batter d’occhio, in un momento in cui i media mainstream occidentali abbaiano sulla presunta mancanza di opportunità economiche e l'”isolamento” della Russia, Mosca propone un ampio partenariato economico mondiale, sorprendendo completamente l’occidente.

Da Minsk a Manila
L’idea della Russia è molto simile al concetto della famosa battuta di Charles de Gaulle sull’Europa “da Lisbona a Vladivostok“. Tenendo conto delle attuali realtà geopolitiche, probabilmente sintomo delle nuove tendenze a lungo termine, Putin ha aggiornato la visione multipolare dell’ex-leader francese, essenzialmente parlando di un’“Eurasia da Minsk a Manila”. Questa reiterazione rappresentata dalla più occidentale e dalla più meridionale delle capitali del partenariato economico multilaterale proposto, è un modo preciso di descrivere i confini del vasto spazio continentale. Rivediamo l’adesione di ogni organizzazione che farebbe parte di ciò che diverrebbe la Grande zona di libero scambio eurasiatica (GEFTA):

Unione economica eurasiatica:
Questa organizzazione nascente riunisce le economie di Russia, Bielorussia, Armenia, Kazakistan, Kirghizistan e si estende su gran parte dell’ex-Unione Sovietica. Mentre è ancora agli inizi, gli aderenti lavorano duramente per coordinare lo spazio economico comune e standardizzare le procedure giuridiche collegate. A differenza dell’Unione europea cui viene confrontata spesso e in modo fuorviante, non vi è alcuna componente politica nel blocco essendo strettamente un gruppo economico che si concentra sull’equo interesse comune.

SCO:
Originariamente nota “Shanghai Five” creata nel 1996 riunendo le cinque repubbliche ex-sovietiche confinanti con la Cina, s’è guadagnata il nome attuale dall’inclusione dell’Uzbekistan nel 2001. L’organizzazione è ora una piattaforma di cooperazione multisettoriale che va oltre lo spazio ex-sovietico-cinese. India e Pakistan aderiscono all’organizzazione, mentre Afghanistan, Bielorussia, Iran e Mongolia hanno lo status di osservatori.

ASEAN:
La più antica delle tre organizzazioni, creata nel 1967 per riunire gli Stati del Sudest asiatico a tutti gli effetti. I membri fondatori furono Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore e Thailandia, ma il gruppo successivamente incorporò Brunei nel 1984, Vietnam nel 1995, Laos e Myanmar nel 1997, e infine Cambogia nel 1999. Fin dall’espansione pan-regionale, il blocco è stato una delle regioni dalla maggior crescita del mondo, e i suoi membri hanno proclamato la Comunità economica dell’ASEAN (AEC) a fine novembre, al fine di rafforzare gli sforzi per l’integrazione.


Intrecci d’interessi
La GEFTA è un suggerimento molto intelligente che cerca di trarre vantaggio dagli interessi economici che s’intersecano dei propri partner. Allo stato attuale, ecco come la disposizione macroeconomica appare:

Vigenti:
India-ASEAN FTA
Cina-ASEAN FTA
Cina-Pakistan FTA
Associazione dell’Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC, accordo di libero scambio dall’Afghanistan al Bangladesh)

Proposti:
Unione Eurasiatica-ASEAN FTA
Unione Eurasiatica-Cina FTA
SCO-FTA
Unione Eurasiatica-India accordo di libero scambio
Unione Eurasiatica-Iran FTA
India-Iran FTA

Le sfide che ci attendono
La GEFTA è una visione a lungo termine che probabilmente richiederà del tempo per realizzarsi, ma nel frattempo ci sono due grandi sfide che ne ostacolano la piena attuazione: i sospetti dell’India sulla Cina e il TPP degli Stati Uniti:

I problemi dell’India:
Non è un segreto che India e Cina sono concorrenti amichevoli, ma potrebbe essere più adatto descriverle rivali geopolitici a questo punto. Mentre pubblicamente vanno d’accordo nelle grandi istituzioni multilaterali come AIIB, BRICS e SCO, non andrebbe meglio nelle relazioni bilaterali indirette. Hanno legami reciproci tiepidi, e i rapporti indiretti sono molto più freddi nelle loro politiche con Stati terzi. Ad esempio, India e Cina sono in forte concorrenza per l’influenza sul Nepal in questo momento, nonostante lo neghino pubblicamente, aggravando il dilemma della sicurezza per ciascuna di esse. Inoltre, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha appena compiuto una visita storica in India, annunciando che il Giappone contribuirà a costruire il primo progetto ferroviario ad alta velocità dell’India, condividere i segreti militari e vendere equipaggiamenti relativi, e aiutare l’India nell’energia nucleare. Basti dire, l’India non è troppo amichevole verso la Cina, e nel caso della GEFTA Nuova Delhi sarebbe comprensibilmente riluttante a collaborare con Pechino se non vi vedrà alcun vantaggio tangibile. In riferimento alla seconda sezione della lista, l’India potrebbe entrare in rapporti di libero scambio (o lo è già) con tutti i membri proposti della GEFTA, ad eccezione di Cina, Mongolia e Uzbekistan, e potrebbe non vedere Ulanbatar e Tashkent come adeguata compensazione economica per accettare l’accordo multilaterale con la Cina. Dal punto di vista dell’India, i suoi leader potrebbero invece decidere di siglare accordi commerciali bilaterali invece di uno grande che includa la Cina.

TPP:
Svolgendo il ruolo di decisore finale, gli Stati Uniti sostengono il TPP in parte perché sanno che così potrebbero disturbare qualsiasi negoziato di libero scambio indipendente tra ASEAN e i potenziali partner dell’Unione Eurasiatica. Mentre solo alcuni membri del gruppo faranno ufficialmente parte del prossimo accordo (Brunei, Malesia, Singapore e Vietnam), il presidente indonesiano Joko Widodo ha detto, a fine ottobre, che se il suo Paese intendesse aderire, sposterebbe decisamente il centro di gravità economico del blocco verso gli Stati Uniti. L’ASEAN ha ora avviato un intenso processo d’integrazione attraverso l’AEC, ed è prevedibile che con il tempo cercherà di standardizzare la miriade di accordi di libero scambio. Il problema sorge quando si considera che i precetti della ‘governance economica’ del TPP potrebbero ostacolare seriamente le politiche indipendenti di alcuni membri e metterli sotto il controllo di fatto di Stati Uniti e loro multinazionali. Nel caso in cui il TPP venga siglato, gli Stati firmatari dell’AEC diverranno soggetti istituzionalmente filo-statunitensi che rinuncerebbero legalmente al diritto ad una politica economica sovrana e al di fuori della supervisione di Washington. Considerando le tensioni geopolitiche da nuova guerra fredda tra mondo unipolare e mondo multipolare, è possibile che gli Stati Uniti possano utilizzare il TPP per influenzare l’AEC trovando un modo per rivedere l’accordo di libero scambio dell’ASEAN con la Cina (e del Vietnam con l’Unione eurasiatica) per il motivo che contraddicono una delle oltre 2 milioni di parole assurdamente contenute nel TPP. L’obiettivo degli Stati Uniti è allontanare l’ASEAN dalle influenze economiche esterne al controllo del Pentagono (ovviamente comprese Russia e Cina) e intrappolare le economie in rapida crescita in una rete di controllo USA-centrica.

Il verdetto:
Anche nella spiacevole situazione di non-partecipazione dell’India alla GEFTA e del successo degli Stati Uniti nell’uso del TPP per allontanare l’AEC da Cina e Russia, Mosca e Pechino potrebbero ancora scuotere le fondamenta economiche del vecchio ordine mondiale approfondendo gli scambi bilaterali, forse attraverso un accordo di libero scambio Unione Eurasiatica-Cina. La cooperazione multilaterale di India e ASEAN in questo contesto sarebbe di grande aiuto per lo sviluppo economico di una nuova Eurasia, ma non sono assolutamente necessarie, Russia e Cina possono ancora far valere la costruzione di una futura equa Eurasia anche da sole, se necessario.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/12/16/eurasia-da-minsk-a-manila/

martedì 17 novembre 2015

IL GIAPPONE E' INTERESSATO A INVESTIRE NELL'ESTREMO ORIENTE RUSSO


"Il capo della JBIC ha detto che il Giappone è ispirato dalla Nuova Via della Seta della Cina e delle Infrastrutture Asian Investment Bank e intende creare $ 110.000.000.000 di fondi per investire nelle infrastrutture asiatiche", ha detto in un'intervista con Rossiya-24 TV.
"Ha reso molto chiaro ciò riguarda anche la Russia e in particolare il sua Estremo Oriente. Eventuali progetti interessanti hanno diritto a richiedere i fondi, " ha aggiunto Voskresensky.
L'Infrastrutture Asian Investment Bank (AIIB) della Cina è stato lanciato nel mese di ottobre 2014 e dispone di 57 paesi di Asia, Europa, America Latina, Africa e Oceania come i suoi membri fondatori. La banca finanzia progetti di infrastrutture nella regione Asia-Pacifico, come strade, ferrovie e aeroporti.
La Cina ha il 20.06 per cento della quota di voto e l'India del 7,5 per cento. La Russia ha la terza più grande quota di 5,92 per cento.
Il progetto Nuova Via della Seta coinvolto dalla Cina dispone si un finanziamento di decine di miliardi di dollari per sostenere la costruzione di ferrovie, autostrade, reti elettriche, oleodotti e gasdotti, collegamenti infrastrutturali marittime e di altri in tutta l'Asia centrale, occidentale e l'Asia del Sud per l'Europa, aumentando il collegamento tra est e ad ovest.

Fonte:https://www.rt.com/business/322421-japan-russia-far-east-investment/

lunedì 27 luglio 2015

LA NUOVA BANCA DEI BRICS EMETTERA' IL SUO PRIMO PRESTITO IN YUAN


Due argomenti di fondamentale importanza per una conoscenza approfondita sia della finanza globale che del cambiamento geopolitco in atto sono la morte del petrodollari e l'idea di un'egemonia dello yuan. 

Alla fine del petrodollaro, secondo Goldman, hanno contribuito più fattori: la geopolitica russa,  le azioni della stessa Fed, con la sua politica del dollaro forte, in misura minore l’Arabia Saudita, che inondando il mondo greggio, inizialmente per danneggiare Putin, potrebbe aver finito per danneggiare se stessa e il suo socio, gli Stati Uniti di America.
Da qui l'ascesa dello yuan, con la Cina che insiste su tre progetti fondamentali: la Nuova Via della Seta, la Banca d'investimento per le infrastrutture asiatiche, l'AIIB e la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS. Queste tre iniziative rappresenta qualcosa di più di un nuovo strumento di politica estera per Pechino per cementare il suo status di potenza regionale egemone.
L'importanza  di queste iniziative risiede nella misura in cui esse comporteranno un allontanamento dalle istituzioni multilaterali che hanno dominato l'ordine economico mondiale del dopoguerra. In breve, si tratta di una risposta non solo al fallimento del FMI nel garantire alle importanti economie emergenti del mondo  la rappresentanza commisurata al loro peso economico, ma anche alle carenze percepite del FMI e dell'ADB. 
Il ruolo di queste nuove istituzioni per aiutare lo yuan a sostituire il dollaro come valuta di riserva del mondo (cosa che molti ancora sostengono essere una proposta assurda, nonostante tutte le prove confermino il contrario) è stato chiarito quando, nel mese di aprile, anche se Pechino ha cercato di sdrammatizzare il grado in cui le imprese serviranno a contribuire a creare un nuovo ordine economico mondiale con la Cina al timone,  si è diffusa la notizia che  "la Cina ha intenzione di promuovere lo yuan nei prestiti nell'ambito dell'AIIB e del Fondo della Via della Seta. La Cina potrebbe incoraggiare l'AIIB e il Fondo a contrarre prestiti direttamente in yuan"  e che "l'AIIB stabilirà un paniere di valute con la Cina che spingerà affinchè lo yuan assuma un ruolo di primo piano". 
Ora che l'AIIB e la banca BRICS sono state ufficialmente lanciate, e prevedono di iniziare le operazioni a breve, sembra che non solo lo yuan svolgerà un ruolo chiave in entrambe le istituzioni, ma in realtà, le due banche di sviluppo potrebbero fondersi.

The BRICS Post riporta che la Nuova Banca di Sviluppo dei Paesi Brics emetterà il suo primo prestito, nell'aprile 2016, non in dollari ma in yuan. 
 
La nuova Banca di sviluppo BRICS nominerà il suo primo investimento nel mese di aprile del prossimo anno e il primo prestito sarà emesso in yuan non in dollari, alti funzionari hanno confermato.
Il primo presidente della Banca, Kundapur Vaman Kamath ha detto a Shanghai che la NDB lavorerà a stretto contatto con l'AIIB
E questa è la vostra de-dollarizzazione del giorno. Mentre il Fondo monetario internazionale (e, per estensione, Washington) battibecca con Berlino su cosa è andato storto con la Grecia nei prime due salvataggi e se un terzo è fattibile senza svalutazioni massicce o no, le nuove istituzioni multilaterali del mondo sono occupate a concedere prestiti in yuan.
"E' difficile dire a questo punto se l'AIIB avrà un impatto negativo o positivo sull'economia globale. Come minimo, però, credo che la nascita di un'istituzione internazionale con un punto di vista diverso da quello dei creditori occidentali aiuterà a migliorare la qualità del dibattito su problemi di indebitamento delle economie emergenti", Richard Koo di Nomura.   


Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150726/821634.html

lunedì 20 luglio 2015

GLI STATI UNITI COSTRETTI A NEGOZIARE CON L'IRAN IN BASE ALLA REALTA' GLOBALE


Parlando da Charlottesville, il miliardario e candidato alla presidenza degli Stati Uniti Donald Trump ha deplorato il presidente Barack Obama sui “trattati della disperazione”, mentre a Vienna si firmava l’accordo nucleare finale con l’Iran. Trump aveva in parte ragione, ma anche torto. L’amministrazione Obama non è disperata come lamenta Trump, ma gli Stati Uniti d’America sono in declino quale prima potenza mondiale, costringendo il governo statunitense a sedersi al tavolo dei negoziati con il governo iraniano. Le condizioni geopolitiche, economiche e tattiche obbligavano gli Stati Uniti a sedersi con l’Iran. Washington è stata costretta dalle circostanze geostrategiche a cercare un accordo con l’Iran, come con i cubani. Declino e crescente isolamento in America Latina degli Stati Uniti hanno costretto l’amministrazione Obama ad avviare colloqui con L’Avana ed invertire decenni di politiche ostili a Cuba.

La patologia delle sanzioni all’Iran
Le sanzioni contro l’Iran non era volte a portare Teheran sul tavolo dei negoziati, come l’amministrazione Obama sostiene in modo ingannevole. Si tratta di revisionismo e mito politico ideati dal governo degli Stati Uniti per nascondere la patologia delle sanzioni internazionali da essi ideate. Il sistema delle sanzioni internazionali era volto a costringere Teheran ad arrendersi e sottomettersi a Washington. Le sanzioni non furono mai volte a portare l’Iran al tavolo dei negoziati. Nell’ambito dei colloqui tra Iran e UE-3, gli iraniani negoziavano con inglesi, francesi e tedeschi molto prima che le sanzioni venissero imposte. I negoziati nucleari tra Teheran e UE-3 fallirono nel 2005 per l’ostruzionismo di George W. Bush Jr., più interessato a una guerra all’Iran o al cambio di regime a Teheran, per partorire “nel dolore un ‘nuovo Medio Oriente’”.
Quando Washington e partner dell’Unione europea capirono che le sanzioni non avrebbero piegato l’Iran nel 2013, compresero che non avevano scelta. Le sanzioni economiche non potevano continuare ed erano al limite. Invece, ambiente e circostanze globali cambiavano sempre più a vantaggio dell’Iran. Con o senza la rimozione delle sanzioni, Russia e Cina si preparavano a migliorare il commercio. Mosca e Pechino già consideravano illegittime le unilaterali sanzioni di Stati Uniti e Unione europea. In parallelo, aumentava il bisogno dell’Unione europea di coinvolgere nuovamente l’Iran economicamente per controbilanciare le sanzioni e la guerra economica contro i russi, emerse dopo euromajdan in Ucraina. Le sanzioni iniziavano a decadere e altri Paesi avrebbero raggiunto Russia e Cina nel normalizzare gli scambi con l’Iran economicamente risorgente.

I costi della guerra

Gli Stati Uniti non avevano opzioni serie. Nonostante i falchi dalla retorica de “tutte le opzioni sono sul tavolo” della periferia di Washington, una guerra con l’Iran sarebbe costata troppo e sarebbe stata troppo rischiosa. Se gli Stati Uniti avessero potuto attaccare l’Iran, l’avrebbero fatto come con l’Afghanistan nel 2001 e l’Iraq nel 2003. Ciò fu affermato pubblicamente dai comandanti militari iraniani che dissero di sapere che Teheran era l’obiettivo principale dell’amministrazione Bush II.
Da qui lo slogan di Bush II: “Chiunque può andare a Baghdad, ma i veri uomini vanno a Teheran!” Qualsiasi attacco all’Iran comporterebbe una guerra regionale assai impopolare in Medio Oriente, dai devastanti risultati politici, sociali, economici, militari, strategici e diplomatici per Washington. In un modo o nell’altro, la guerra con Teheran avrebbe paralizzato gli Stati Uniti in Medio Oriente degradandoli da potenza mondiale. Le manovre degli USA per simulare l’invasione dell’Iran valutavano gravi perdite per Washington.
Un rapporto del giugno 2015 pubblicato dal Centro per la valutazione strategica e di bilancio lo conferma, dicendo che gli Stati Uniti non hanno l’arsenale militare convenzionale adeguato per attaccare l’Iran, perché il Pentagono non può lanciare un attacco a lungo raggio.
Secondo il rapporto, il Pentagono si concentra sugli attacchi a corto raggio, mentre gli iraniani, come i cinesi e i russi, hanno sistemi di difesa a lungo raggio che impediscono agli Stati Uniti di avvicinarsi abbastanza per attaccare.
Né c’erano o ci sono garanzie che una possibile guerra all’Iran non si dilaghi oltre Medio Oriente e Asia Centrale o che tale conflitto non si trasformi in una grande guerra internazionale. In tal contesto Washington non aveva garanzie che russi e cinesi non intervenissero per aiutare gli iraniani contro gli Stati Uniti. Inoltre, mentre Stati Uniti ed Unione europea sempre più sprofondano nel confronto con la Russia, e gli Stati Uniti sempre più con i cinesi, Washington ed alleati europei devono riavvicinarsi all’Iran per ridurre, almeno temporaneamente, le ostilità su un fronte.


Teheran, Washington e il secolo eurasiatico
Se Pechino e Mosca hanno totalmente annullato la loro parziale adesione alle sanzioni, gli USA sono incerti se compagnie e governi di UE e Asia-Pacifico rimarrebbero con le sanzioni degli Stati Uniti. La reazione degli alleati, dopo l’accordo di Losanna, la dice lunga. Dopo l’accordo, imprenditori e funzionari commerciali di Asia, Europa e resto del mondo hanno iniziato a recarsi nell’Iran in attesa della riapertura del mercato iraniano. I dirigenti del colosso energetico anglo-olandese Royal Dutch Shell e del colosso energetico italiano ENI sono andati a Teheran.
Mentre le compagnie europee e asiatiche si affrettano in Iran preparando la normalizzazione commerciale, l’ambasciatore francese negli Stati Uniti, Gerard Araud, ha detto ai falchi avversari dell’accordo nucleare con l’Iran del think-tank del Consiglio Atlantico, di calmarsi sulle aziende europee che corrono a riavviare il commercio con l’Iran.
“In realtà, abbiamo perso molti soldi, ma non gli statunitensi”, ha ricordato al Consiglio Atlantico.
Con la sfida russa e cinese al dollaro e al sistema di Bretton Woods, creando una architettura globale finanziaria rivale con la New Development Bank (NDB) dei BRICS e l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) della Cina, è chiaro che anche le sanzioni finanziarie e bancarie imposte degli USA si sarebbero erose. Mentre il quadro globale cambia e l’integrazione eurasiatica accelera, gli Stati Uniti vogliono l’accordo finale di Vienna più dell’Iran.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/07/19/gli-usa-costretti-a-negoziare-con-liran-dalla-realta-globale/

venerdì 17 luglio 2015

L'AIIB E' UNA VALIDA ALTERNATIVA PER I PAESI CHE NECESSITANO DI ASSISTENZA FINANZIARIA


L'esperienza greca con il FMI mostra che l'istituzione può fallire

Le adesioni e successivo lancio della Banca d'investimento per le infrastrutture asiatiche, AIIB, è stato un tema assai dibattuto da quando il Regno Unito ha mostrato il suo interesse per la nuova istituzione finanziaria a guida cinese.
La mossa di Londra di unirsi alla banca ha segnato una rottura diplomatica con Washington, dove i timori che il nuovo prestatore potesse soppiantare le istituzioni multilaterali dominate dagli Stati Uniti hanno spinto la Casa Bianca a condurre una campagna assurdamente trasparente volta a dissuadere gli alleati degli Stati Uniti dal sostenere l'iniziativa di Pechino, sostenendo che l'AIIB non rispetta gli standard internazionali in materia di governance e lutela dell'ambiente.
Nelle settimane e nei mesi successivi alla decisione del Regno Unito, decine di paesi (tra cui molti alleati storici degli Stati Uniti) hanno espresso interesse per la nuova istituzione e da quando la banca è stata lanciato ufficialmente alla fine del mese scorso, gli Stati Uniti e il Giappone (che dominano il FMI e ADB, rispettivamente) sono gli unici assenti di rilievo.

Come non ci stancheremo mai di ripetere, l'AIIB rappresenta qualcosa di più di un nuovo strumento di politica estera per Pechino per cementare il suo status di potenza regionale egemone.
L'importanza della nuova istituzione risiede nella misura in cui essa rappresenta un allontanamento dalle istituzioni multilaterali che hanno dominato l'ordine economico mondiale del dopoguerra . In breve, si tratta di una risposta non solo al fallimento del FMI nel garantire alle importanti economie emergenti del mondo la rappresentanza commisurata al loro peso economico, ma anche alle carenze percepite del FMI e dell'ADB. L'AIIB non è sola in questo senso. In effetti, la banca BRICS può essere letta attraverso una lente simile.
E 'in questo contesto che si inserisce la seguente intuizione di Richard Koo di Nomura, che suggerisce che l'esperienza greca con il FMI mostra come l'istituzione possa fallire e quanto sia importante per i paesi in difficoltà avere più di una possibilità quando si tratta di assicurarsi un aiuto fondamentale.

* * *

L'AIIB è un modo per aggirare l'opposizione occidentale alla riforma del FMI e della Banca mondiale


Alla luce dell'opposizione europea e degli Stati Uniti a riformare il FMI e la Banca Mondiale riforme, pochi avrebbero dovuto rimanere sorpresi dalla decisione della di creare una nuova istituzione piuttosto che stare ad aspettare un cambiamento dello status quo. E così, alla fine, ha annunciato la creazione dell'AIIB.
L'Europa ha subito dichiarato che avrebbe partecipato alla nuova istituzione. Io vedo questo come un tentativo di appianare i rapporti con la Cina dopo la sua precedente riluttanza a permettere alla nazione di avere un ruolo più importante nel FMI.
L'amministrazione Usa, pur sostenendo che i diritti di voto della Cina dovevano essere ampliato per rendere il FMI un istituto veramente globale, in ultima analisi, ha affrontato l'opposizione del ramo legislativo del governo. Il risultato finale è stata una significativa perdita di influenza degli Stati Uniti sia con l'Europa che con la Cina.

L'AIIB dà un'alternativa ai paesi bisognosi di aiuto

Gli Stati Uniti hanno cercato di espandere i diritti di voto della Cina e, quindi, mantenere la posizione centrale della Banca mondiale e del FMI nell'economia globale, perché consentire la creazione di un istituto simile darebbe ai paesi a corto di liquidi più di un "prestatore di ultima istanza" a cui rivolgersi.
Fino ad oggi il Fondo monetario internazionale è stata l'unica scelta per i paesi che hanno bisogno di assistenza finanziaria, il che significava che non avevano altra scelta che accettare le riforme economiche e fiscali che richiedeva.
Ma se il FMI ha concorrenti, i paesi che hanno bisogno di aiuto, molto probabilmente si rivolgeranno all'istituzione che offre le condizioni più semplici

La Cina potrebbe anche creare un'alternativa al Fondo monetario internazionale

Nella sua forma attuale, almeno, l'AIIB ha un ruolo diverso dal FMI; è stata progettata per fornire fondi per lo sviluppo, proprio come la Banca mondiale o la Banca Asiatica di Sviluppo (ADB). Dato che la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale sono stati creati come coppia sotto il regime di Bretton-Woods, i funzionari degli Stati Uniti possono essere preoccupati che la Cina si presenti con un istituto complementare all'AIIB che abbia un ruolo simile a quello del Fondo monetario internazionale.
Se il rivale del FMI dovesse essere pesantemente sotto l'influenza della Cina, i paesi che ricevono il suo sostegno ricostruiranno le loro economie sotto ciò che è una guida efficace cinese, aumentando la probabilità che cadranno direttamente o indirettamente sotto l'influenza di quel paese.
Il prestito di fondi per lo sviluppo ai paesi dell'Asia da parte di un'AIIB a guida cinese porterà anche un aumento dell'influenza della nazione in tutta la regione. Questo sarebbe una preoccupazione per gli Stati Uniti, che sono riusciti ad estendere la propria influenza nell'area attraverso la Banca Mondiale e il Fondo Monetario Internazionale.

FMI e Stati Uniti hanno fondamentalmente frainteso crisi valutaria asiatica
C'è qualcosa da dire sulla tesi degli Stati Uniti che ci dovrebbe essere un solo rifugio per i paesi economicamente in difficoltà, che si assume la responsabilità di garantire che adottino le riforme necessarie. Tuttavia, questo punto di vista si basa sul presupposto di fondo che gli Stati Uniti e il FMI sanno diagnosticare correttamente i problemi che incontrano.
In realtà, gli Stati Uniti e il FMI hanno letto male la crisi valutaria asiatica che ha avuto inizio nel 1997, ed i loro errori hanno causato enormi danni ai paesi in crisi nella regione.
La decisione di molti paesi asiatici di partecipare all'AIIB è probabilmente dovuta in parte ad una diffidenza nei confronti degli Stati Uniti nata durante la crisi valutaria.
E' difficile dire a questo punto se l'AIIB avrà un impatto negativo o positivo sull'economia globale. Come minimo, però, credo che la nascita di un'istituzione internazionale con un punto di vista diverso da quello dei creditori occidentali aiuterà a migliorare la qualità del dibattito su problemi di indebitamento delle economie emergenti.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12343

venerdì 10 luglio 2015

BRICS E SCO: CAMBIA DEFINITIVAMENTE L'ASSE ECONOMICO DEL MONDO, ASSENTE SOLO L'OCCIDENTE

E' un momento storico per gli equilibri economici mondiali. Mentre in Europa si comincia a tremare per il futuro incerto della Grecia, della stessa Europa Unita e dell'euro, l'asse economico del mondo si sposta sempre più ad Est.


La città russa Ufa è pronta ad accogliere i vertici dei Paesi Brics e dell'Organizzazione di Shangai (SCO) dall'8 al 10 luglio, dove i temi affrontati saranno l'economia, il caso greco, ma anche sicurezza e terrorismo. Un doppio appuntamento dove sarà presente tutto il mondo, escluso l'Occidente.
Inoltre sta per essere lanciata la Banca di Sviluppo dei Paesi Brics, sempre più forti e appetitosi per i Paesi in crisi economica. Putin guida i Brics verso un nuovo ordine mondiale, forse è il momento giusto per la Grecia, come anche altri Paesi in difficoltà economica, di riavvicinarsi alla Russia, invece di imporre contro Mosca stupide sanzioni. Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione Tiberio Graziani, presidente dell'Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (l'IsAG), direttore della rivista "Geopolitica".
— Sta per prendere il via la Banca di sviluppo dei Paesi Brics, radunati per il vertice di Ufa nei prossimi giorni. Qual è il significato di questo evento sopratutto in relazione alla tragedia greca dell'Unione Europea?
— E' un evento di un'importanza storica. In un periodo di grande crisi finanziaria ed economica per alcuni Paesi, in particolare la Grecia, il fatto che venga fondata una banca, dedicata allo sviluppo delle infrastrutture è veramente un fenomeno di portata storica. Le banche per le infrastrutture sono quelle che danno poi la spinta a tutte le economie che ne fanno parte, in questo caso le economie dei Brics. Bisogna ricordare che c'è anche la Banca di sviluppo della Cina. Questo vertice Brics alla guida della Russia  ha un'importanza anche dal punto di vista geopolitico: come sappiamo con le sanzioni si è tentato di relegare la Russia in un angolo, ma ciò non è avvenuto. Questo vertice così importante assieme alla fondazione di una Banca assume un'assoluta rilevanza.
— In occasione del vertice Brics e dell'Organizzazione di Shangai per la cooperazione (SCO) si raduna ad Ufa il mondo intero, forse è proprio l'Occidente ad essere escluso e non Putin?
— Con la realizzazione di questi due grandi eventi vediamo la perdita di centralità del cosiddetto Occidente, sia in termini economici che in termini geopolitici. Il fatto che i due vertici si svolgano nello stesso periodo assume un significato di rilevanza mondiale. Molto probabilmente, tornando al discorso della Grecia, si può anche ipotizzare che Paesi in grandi difficoltà economiche possano rivolgere le loro speranze a questi nuovi aggregati geoeconomici.
— Sui media girano voci infatti che la Grecia potrebbe rivolgersi per un aiuto alla Russia o ai Brics. Ritiene possibile questa variante, la Russia potrebbe veramente salvare la Grecia?
— Sul piano teorico è veramente possibile, non soltanto per la Grecia, ma per tutti quei Paesi che vivono una grande sofferenza economica e finanziaria. Chiaramente c'è uno spostamento dell'asse da Occidente verso Oriente e bisogna tenerne conto. I Paesi più sensibili  molto probabilmente troveranno le opportune prassi per aderire in maniera diretta o indiretta a questi aggregati.
— Che opportunità potrebbe rappresentare in particolare per l'Italia la cooperazione con i Paesi Brics?
— Per l'Italia si aprirebbe un nuovo fronte, quello del rafforzamento dell'opzione bilaterale. L'Italia è stata schiacciata sull'opzione multilaterale, vale a dire che è entrata nel contesto internazionale principalmente però nel quadro della politica statunitense. Il fatto che esistano nuove aggregazioni geopolitiche ed economiche potrebbe permettere all'Italia di riguadagnare dei gradi di libertà. L'Italia peraltro ha dei rapporti molto buoni con tutti i Paesi Brics, solamente con alcune problematiche per quanto riguarda l'India, ma non sul piano economico, bensì per motivazioni relative ai due marò ancora sotto processo.
Un altro elemento di grande importanza è l'adesione dell'Italia alla Banca Internazionale Cinese.  

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150707/703664.html

lunedì 29 giugno 2015

DOPO INDIA E REPUBBLICA CINESE LA FEDERAZIONE RUSSA E' IL TERZO AZIONISTA DI DELL'AIIB

A Pechino la cerimonia della firma dell'Accordo sulla Banca di Investimento per le Infrastrutture Asiatiche

La Banca d'Investimento per le infrastrutture asiatica è stata formalmente fondata oggi, con la cerimonia della firma, a Pechino, da parte delle delegazioni dei 57 paesi fondatori, degli accordi di partenariato. La Russia è diventato il terzo azionista della nuova entità, dopo Cina e India.
La Cina, il paese che ha preso l'iniziativa per la nascita della nuova istituzione finanziara, la domina sia economicamente che 'politicamente' con una quota di voto del 26.06% che consente di bloccare le decisioni che richiedono l'approvazione con tre quarti dei voti. L'India è la seconda, con il 7,5% e la Russia al terzo posto con 5,92%, riferisce l'agenzia Xinhua .
Il ministro delle Finanze cinese Lou Jiwei, ha annunciato che l'AIIB, con un capitale sociale di 100 miliardi di dollari, dovrebbe iniziare ad operare quest'anno, come riporta Reuters . Secondo lui, l'obiettivo principale dell'istituto accelererà la ripresa dell'economia mondiale.
Come vi scriviamo da tempo ormai, "il mondo unipolare, dominato dal dollaro del secondo dopoguerra sta tramontando. A guidare la spinta verso il multipolarismo e la de-dollarizzazione sono una Russia risorgente e la Cina, la superpotenza nascente.
La fine dell'ordine mondiale di Bretton Woods è sempre più evidente e si concretizza soprattutto nel lancio della banca BRICS e la Banca d'Investimento per le infrastrutture asiatiche, AIIB. Queste nuove strutture rappresentano un allontanamento dalle istituzioni multilaterali dominate dagli Stati Uniti e la loro stessa esistenza suggerisce che un mancato adattamento alle realtà economiche e l'incapacità o mancanza di volontà di soddisfare le esigenze del mondo moderno potrebbero presto condurre istituzioni come il Fondo monetario internazionale all'irrilevanza".


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=12151

lunedì 15 giugno 2015

PERCHE' NASCE LA BANCA DI SVILUPPO DEI BRICS

Non è solo la banca dei BRICS, in base allo statuto è aperta ad altri Paesi, tra cui gli Stati già sviluppati, che possono diventare membri. Anche se i prestiti saranno concessi esclusivamente ai Paesi in via di sviluppo, la banca deve vedersi aperta. Secondo lo statuto, è aperta a qualsiasi Paese membro delle Nazioni Unite a partire dall'inizio dell'attività della banca nel gennaio del prossimo anno.

- Nuovi membri della Banca possono essere accettati a condizione che investano capitali propri. È così?

Contrariamente al modello sviluppato dalla Cina nella "Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture" (AIIB) con sede a Pechino, che dall'inizio lavora con i cinque Paesi fondatori, la Banca di Sviluppo ha aperto immediatamente le porte ai soci di altri Paesi, anche al di fuori dell'Asia. Ora si sta formando l'amministrazione provvisoria. Comprenderà un presidente nominato dall'India e quattro vicepresidenti dagli altri Paesi BRICS. Questi amministratori inizieranno il lavoro a Shanghai il prossimo luglio. Ci siamo basati sull'esperienza di altre istituzioni finanziarie come la "Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo". L'idea è che sin dal primo giorno la nuova banca possa operare nel pieno delle sue funzionalità.

- Dopo essere diventato uno dei vicepresidenti della Banca di Sviluppo, dovrà lasciare il Fondo Monetario Internazionale, dove rappresentava il Brasile ed altri 10 Paesi. Come valuta questo periodo della sua attività professionale?

Ho lavorato per il Fondo Monetario Internazionale per più di 8 anni. Sono arrivato nell'aprile 2007 e non mi aspettavo di rimanere per così tanto tempo. Nel complesso è stata una buona esperienza. C'è solo delusione per la mancanza di progressi nella riforma della governance del FMI. Non è sorprendente: anche se i Paesi del BRICS stimano il FMI e la Banca Mondiale, non c'è da stupirsi che siano arrivati a fondare nuove istituzioni finanziarie; la nuova Banca di Sviluppo, il Fondo di riserve valutarie e la Banca di Investimenti per le Infrastrutture Asiatiche.

Per quanto il FMI e la Banca Mondiale "restano aggrappate" al 20° secolo, rischiano sempre più di rimanere indietro rispetto agli eventi reali. Le nuove istituzioni dei Paesi BRICS non sono create contro nessuno, al contrario sono aperte ad attività di cooperazione congiunta con le organizzazioni esistenti, a condizione che si tengano conto i loro interessi. In un prossimo futuro mi sembra abbastanza plausibile che la nuova Banca di Sviluppo sia in grado di fissare anche meccanismi formali di interazione con la Banca Mondiale, la Banca Asiatica e la Banca di sviluppo brasiliana BNDES. Non è un caso che per la Russia sia stato nominato vicepresidente della nuova banca un rappresentante di un istituto di credito come "Vnesheconombank".

- La sede della nuova Banca di Sviluppo si trova a Shanghai. Anche la Banca Asiatica ha la sede in Cina. La Cina è diventata il principale motore economico del 21° secolo?

Oggi insieme all'India la Cina mostra i tassi di crescita più alti. In termini di dimensione della popolazione, dell'economia e di posizione geografica, il Paese oggi ha il più grande peso nella regione asiatica, escludendo gli Stati Uniti. Pertanto la Cina è una potenza economica e politica, la più grande all'interno dei BRICS e, naturalmente ha la più grande "potenza di fuoco" in termini finanziari. Basta ricordare che la sua banca, l'ABII, ha un capitale pari a quello dell'istituto dei BRICS. E' l'unico Paese dei BRICS in grado di realizzare molteplici iniziative di questa portata.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150615/564314.html#ixzz3d8lAx4yZ

sabato 6 giugno 2015

VLADIMIR PUTIN: E' SOLO RESPONSABILITA' DELL'UNIONE EUROPEA SE I RAPPORTI CON LA FEDERAZIONE RUSSA NON FUNZIONANO


“Non è stata colpa della Federazione Russa se i rapporti con i Paesi dell’Unione europea si sono deteriorati. La scelta ci è stata imposta dai nostri partner. Non siamo stati noi a introdurre certe limitazioni nel commercio e nell’attività economica. È stato fatto contro di noi e siamo stati costretti ad adottare contromisure”, così il presidente russo Vladimir Putin in un passaggio dell’intervista pubblicata oggi dal Corriere della Sera alla vigilia della visita del presidente russo all’Expo di Milano il 10 giugno prossimo.
L’intervista avrebbe potuto rappresentare un momento di chiarezza sia sui temi di carattere globale realmente importanti come l’impetuoso sviluppo delle relazioni economiche russo-cinesi con annessa banca internazionale Aiib, l’integrazione dei Brics anche finanziaria con il lancio della ulteriore relativa mega-banca, la Sco (Shanghai cooperation agreement), le nuove “vie della seta”, e così via. Invece la terra si appiattisce sullo scenario russo-europeo-Usa. Un’occasione persa.

Come spesso accade quando parlano leader del calibro di Putin, conta non solo quello che dice ma anche quello che non dice. Per esempio, il capo del Cremlino non parla più, ormai, di rapporti organici con l’Unione europea, anzi si riferisce al mostro di Bruxelles soltanto per lamentare il doppiopesismo rispetto all’integrazione economica dei paesi post-sovietici – unione doganale poi divenuta Unione economica euroasiatica – che, a differenza di quella tra i paesi occidentali, sarebbe stata ostacolata in ogni modo: “…oggi ho l’impressione che fosse l’Europa a cercare di costruire con noi rapporti puramente su base materiale ed esclusivamente a proprio favore. Parlo per esempio dell’energia, dell’accesso sui mercati europei negato alle nostre merci nel campo dell’energia nucleare nonostante i tanti accordi. Oppure della riluttanza a riconoscere la legittimità delle nostre azioni e a collaborare con le unioni di integrazione nello spazio post-sovietico, mi riferisco all’Unione doganale che ora è diventata l`Unione economica euroasiatica. Perché quando si integrano i Paesi europei è considerato normale, ma se noi nello spazio post-sovietico facciamo lo stesso si cerca di interpretarlo come il desiderio della Russia di ricostruire una specie di impero? Non capisco questi approcci”, sostiene Putin, che aggiunge: “Tempo fa ho parlato della necessità di creare uno spazio economico unico da Lisbona a Vladivostok. E in realtà molti anni prima di me anche il presidente francese De Gaulle aveva detto qualcosa di simile. Nessuno pone obiezioni, tutti dicono: bisogna cercare di farlo. Ma in realtà cosa succede? … [il] partenariato orientale dell`Ue vuole integrare tutto lo spazio post-sovietico nell`unico spazio economico con l’Europa, … da Lisbona a Vladivostok, oppure tagliare qualcosa e creare nuove frontiere tra la Russia di oggi e la restante parte occidentale, comprese Ucraina e Moldova?”.
Pare proprio che la Russia di Putin abbia ormai archiviato la questione dell’Europa come soggetto unitario per dedicarsi ai rapporti bilaterali, ai quali riserva parole ben diverse. Per esempio sulla Grecia, recentemente invitata a partecipare niente meno che alla banca dei Brics e in consultazione regolare con Mosca. Alla domanda “se la Grecia uscisse dalla zona euro, la Russia sarebbe pronta a darle appoggio politico nonché prestarle assistenza economica?”, zar Putin risponde tra l’altro: “Noi sviluppiamo le relazioni con la Grecia indipendentemente dal fatto che sia membro dell’Unione Europea e della Nato o si trovi nella zona euro. Abbiamo con questo Paese rapporti storici, molto vicini e di buon partenariato, ma è una scelta sovrana del popolo greco di stare in certe unioni o zone”.

Progetti di gasdotti attraverso la Turchia, incluso il Turkish Stream di origine russa, che sovrebbe raggiungere l’Europa attraverso la Grecia

Rispetto all’Italia, cui il capo di stato russo riconosce un rapporto privilegiato di lunga durata, e a Silvio Berlusconi in particolare la paternità della “creazione del Consiglio Nato-Russia, un organo di consultazione che certamente è diventato fattore importante di garanzia della sicurezza in Europa”, Putin ha evidenziato la notevole crescita dell’interscambio negli anni passati: “cresciuto di 11 volte, toccando quasi 49 miliardi di dollari. In Russia operano 400 aziende italiane. Stiamo lavorando attivamente insieme nel settore dell’energia. L’Italia è il terzo acquirente dei nostri prodotti energetici. Ma cooperiamo anche nell’alta tecnologia, dallo spazio all’aeronautica. Quasi 1 milione di turisti russi sono stati in Italia l’anno scorso e vi hanno speso circa 1 miliardo di euro”, guardandosi bene dal dire che a causa delle pressioni di Bruxelles eterodirette da Washington è fallito il progetto South Stream, sostituito dal Turkish Stream che poi potrebbe connettersi comunque all’Europa saltando l’Italia e le commesse alla Snam ma attraversando la Grecia, nonché il fatto che grazie alle sanzioni euro-Usa i turisti russi sono quasi scomparsi dall’Italia insieme al loro miliardo di euro, infine sorvolando sui danni delle contro-sanzioni russe al settore agro-alimentare italiano.
Per concludere distensivamente, sull’Italia, tra pragmatismo e cortesia per l’interlocutore: “La visita dell’attuale Presidente del Consiglio italiano in Russia [Matteo Renzi, 5 marzo scorso] è stato un segnale molto importante della disponibilità dell’Italia all’ulteriore sviluppo di questi rapporti. Noi siamo pronti e disposti ad andare avanti tanto quanto lo saranno i partner italiani. Spero che anche il mio viaggio a Milano serva a questi obiettivi”.
Per il resto, niente di nuovo, con il giornalista del Corriere a cercare di avere qualche risposta sulla crisi ucraina (cause, prospettive) e Putin a ribadire la propria posizione sintetizzabile in poche parole: voi (Usa ed Ue) l’avete provocata, noi abbiamo reagito secondo le leggi internazionali con l’annessione della Crimea, insieme alla Merkel e a Hollande abbiamo siglato gli accordi Minsk-2 che ora devono essere rispettati e, se non lo saranno, sarete voi a pagarne il prezzo più alto.


Sulla pace globale, infine, di fronte alla domanda “Ha ragione l’Occidente a temere di nuovo l’orso russo? E perché la Russia assume toni così conflittuali?”, il leader russo risponde citando Otto von Bismarck: “Non sono importanti i discorsi, ma il potenziale”, intendendo e in parte esplicitando che mentre la Nato ha inglobato paesi sempre più prossimi ai confini russi, come le Repubbliche Baltiche e la Polonia (contro gli accordi del 1990 con Gorbaciov), e ivi sviluppato una enorme quantità di basi operative, con “sommergibili americani vicino alle coste della Norvegia dotati di missili in grado di raggiungere Mosca in 17 minuti”, la Russia è stata costretta a “ripristinare i sorvoli sull’Atlantico e sul Pacifico, vicino alle coste europee e americane” ma soltanto “in modo tale da garantire la sicurezza della Russia”, nonché a sviluppare “il nostro potenziale offensivo strategico e sistemi in grado di superare la difesa antimissilistica” soprattutto dal momento che “gli Stati Uniti sono unilateralmente usciti dall’Accordo sulla difesa antimissile, l’Abm, la pietra angolare su cui si basava gran parte del sistema di sicurezza internazionale”.

Francesco Meneguzzo


Fonte:http://www.ilprimatonazionale.it/esteri/putin-ne-frego-delleuropa-24921/



mercoledì 6 maggio 2015

LASCIANDOSI GLI STATI UNITI ALLE SPALLE LA REPUBBLICA CINESE ENTRA IN UNA NUOVA ERA ECONOMICA


Primo: la Cina ha una valuta dichiarata abbastanza stimata.
Secondo: la valuta della Cina raggiunge il World Currency Status.
La Cina è in movimento e il mondo sta entrando in una nuova era economica.
Un esempio che gli Stati Uniti possono essere sempre più logicamente lasciati alle spalle è l'infrastruttura asiatica Investment Bank (AIIB), qualcosa alla quale gli Stati Uniti non hanno aderito e hanno implorato gli alleati a rimanerne fuori.
Tale speranza non ha avuto successo, e i tradizionali alleati economici come l'Italia, la Francia e la Germania si sono uniti.
Il mondo si sta muovendo verso un nuovo allineamento in cui gli Stati Uniti ormai sono più la superpotenza mondiale singola, economicamente, politicamente e militarmente.
Questo doveva succedere una volta, ma l'accettazione di un tale cambiamento è difficile ma ormai è piuttosto chiaro.
In realtà regolarsi nel modo in cui una nazione guarda il mondo e agisce su questa nuova visione è ancora più difficile.
Il fatto è, tuttavia, che la Cina si sta muovendo nel regno di leadership globale.
Ha lavorato per questo per anni e gli sforzi che sono stati fatti stanno dando i loro frutti.
Il prossimo passo per la Cina? Avere il mondo accettare il fatto che è serio quando afferma che aderirà alle sue responsabilità come una delle principali valute globale.
Quando gli Stati Uniti hanno tentato di convincere altre nazioni a rimanere fuori dalla Asiatic Infrastructure Investment Bank, hanno sostenuto che la Cina non avrebbe né creato né mantenuto il livello di valutazione del credito e la gestione che un istituto finanziario importante al mondo dovrebbe aspirare.
Ovviamente, le altre nazioni che hanno aderito alla banca hanno compreso che le cose non stavano affatto così.
E ora sembra che ci sono altri che credono che la Cina stia ora gestendo il valore della sua moneta in modo più responsabile: Il Fondo monetario internazionale potrebbe essere vicino a dichiarare che la valuta cinese, il renminbi, o, più popolarmente, lo yuan, è "apprezzato."

Fonte:http://www.thestreet.com/story/13136445/1/is-china-leaving-the-us-behind-in-entering-new-economic-era.html

martedì 5 maggio 2015

LA RUSSIA POTREBBE AVERE UN RUOLO PRIVILEGIATO NELL'AIIB


La Russia potrebbe diventare parte dell'AIIB, Asian Infrastructure Investment Bank, forse in qualità di rappresentante dell'Asia, riporta l'edizione online di Asia Times.
Secondo l'interlocutore dell'agenzia sudcoreana Yonhap, che ha preso parte al quarto turno di colloqui preliminari sulle condizioni di funzionamento dell'istituzione finanziaria, la percentuale delle azioni con diritto di voto della Corea del Sud si ridurrà dal 4-5% previsto inizialmente fino al 3-3,5% per effetto dell'entrata della Russia nella banca con lo status di rappresentante dell'Asia, secondo il sito web.
"Se queste informazioni sono confermate, la registrazione della Russia come membro asiatico dell'AIIB dimostra lo stato privilegiato e gli speciali rapporti tra Mosca e Pechino, che si rafforzano attorno al collegamento di interessi geopolitici. Ciò garatirebbe anche più voti alla Russia nel Consiglio di Amministrazione della banca, che è vista come un'alternativa alle istituzioni gestite dagli Stati Uniti", scrive Asia Times.
Secondo i media cinesi citati dal portale, la quota dei membri asiatici nell'AIIb rappresenterà il 75% delle azioni con diritto di voto , mentre il restante 25% sarà distribuito tra i membri non asiatici.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11495

lunedì 13 aprile 2015

IL FLUSSO DI PAESI MEMBRI AIIB E' INARRESTABILE


L'Olanda, il Brasile, la Finlandia, la Georgia e la Danimarca il 12 aprile sono diventati ufficialmente Paesi fondatori della Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture (“Asian Infrastructure Investment Bank”, AIIB), ha riferito il ministero delle Finanze cinese.
I Paesi fondatori della nuova Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture ("Asian Infrastructure Investment Bank", AIIB) hanno approvato la candidatura di Brasile, Georgia, Finlandia, Danimarca e Olanda per diventare socio dell'istituto finanziario, ha annunciato oggi il ministero delle Finanze della Repubblica Popolare Cinese.
"Con il consenso dei soci fondatori esistenti, l'Olanda, il Brasile, la Finlandia, la Georgia e la Danimarca sono diventati ufficialmente i Paesi fondatori della Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture,"
— si legge in un comunicato pubblicato sul sito web del dicastero delle Finanze della Cina.
Secondo i media, le richieste di adesione per diventare socio fondatore della banca presentate prima della scadenza sono arrivate da 52 Paesi, tra cui la Russia. L'elenco definitivo dei Paesi sarà annunciato il 15 aprile.
Gli esperti considerano la Banca Asiatica d'Investimento per le infrastrutture un potenziale concorrente per i filo-USA Banca Mondiale e FMI.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150412/245703.html#ixzz3XCaa5MA4

AIIB, BRICS BANK E IL MONDO EMERGENTE


La Germania ne è uno dei membri fondatori, come la Francia, Lussemburgo e anche la Gran Bretagna. La Russia di Putin e l’India sono anche tra i fondatori. Per la sorpresa di molti, quindi del Fondo monetario internazionale (FMI), ente finora pilastro del sistema del dollaro. Parliamo dell’Asian Infrastructure Investment Bank o AIIB della Cina. La questione è se l’AIIB sia sulla via d’impiantare il seme di un nuovo ordine monetario che potrebbe sostituire l’influenza distruttiva del dollaro? O sarà infettato dai cavalli di Troia come Regno Unito e FMI? La risposta potrebbe modellare l’architettura di un nuovo mondo in cui il dollaro e le sue strutture del debito non detteranno al mondo le politiche economiche. Nell’ottobre 2014, la Cina annunciava la creazione di una nuova banca internazionale per finanziare grandi progetti infrastrutturali in Asia. La spinta principale della Cina era finanziare la ferrovia ad alta velocità della Nuova Via della Seta eurasiatica, anche progetti infrastrutturali marittimi e il rifiuto degli Stati Uniti di accettare la grande riforma del voto nel FMI, che darebbe alla Cina ed altre nazioni economiche emergenti, più vce. Pechino annunciava che avvierà con 50 miliardi dollari la nuova banca. Al momento, Washington e la maggior parte del resto del mondo ignoravano la banca, mentre l’amministrazione Obama attaccava l’AIIB per possibile scarsa trasparenza o scarsa preoccupazione per rischi ambientali o violazioni di brevetto, e cioè che l’AIIB sia una minaccia strategica all’egemonia globale del dollaro USA.

Il tiro ben assestato di Washington ai propri piedi

L’amministrazione Obama si è ferocemente opposta quando Regno Unito, Australia, Giappone e altri grandi alleati degli Stati Uniti espressero interesse ad aderire all’AIIB, ed ora si sono sparati ai piedi. Oggi, al 31 marzo più di 40 nazioni hanno aderito alla nuova banca della Cina da Soci Fondatori. La banca potrebbe rivaleggiare con FMI, Banca Mondiale e Banca asiatica di sviluppo quale creditore a lungo termine capace di attrarre capitali per investimenti in grandi infrastrutture in Eurasia e forse altrove. Queste tre banche pubbliche nacquero con il trattato di Bretton Woods, negli Stati Uniti, nel dopoguerra, e tutte sono controllate strettamente da Washington a vantaggio del dollaro e dei suoi interessi. Ora la Cina non agisce furtivamente alle spalle dei cari amici di Washington. Nel 2010 Cina, Brasile e altri Paesi in via di rapido sviluppo si accordarono sulla riforma del Fondo monetario internazionale, raddoppiando i fondi a disposizione del FMI in cambio di un maggior peso di Paesi come Cina, Russia, India, Brasile ed altre economie neanche esistenti nel 1944 per dimensione economica relativa. La proposta ebbe il 77% dei voti di tutti i Paesi membri del FMI. La riforma del 2010 sul diritto di voto del FMI prevedeva che la Cina divenisse il terzo maggiore Paese membro del FMI, e che quattro economie emergenti: Brasile, Cina, India e Russia, fossero tra i 10 maggiori azionisti del Fondo. In base alle norme attuali, Washington detiene opportunamente il diritto di veto pari al 16,75%. Gli stretti alleati geopolitici degli statunitensi, Giappone con il 6,23%, Regno Unito e Francia ciascuno con il 4,29% e Germania con il 5,81%, assicurerebbero che la politica del FMI in ogni campo sia “amichevole” agli interessi nazionali statunitensi.
Cina, Russia, India, Brasile e altre economie in rapida emersione trovano manifestamente assurdo che i diritti di voto di oggi, al consiglio esecutivo del FMI, diano alla Francia, con un PIL di 3000 miliardi di dollari, di gran lunga più voti alla Cina con un PIL di oltre tre volte, 10 trilioni di dollari, o dia al Belgio (1,86%), con un PIL di 500 miliardi di dollari, una quota di voto maggiore del Brasile (1,72%), dal PIL quattro volte maggiore di 2200 miliardi di dollari. Secondo gli statuti del FMI, i diritti di voto di un Paese membro dovrebbero essere proporzionali al PIL relativo tra i 147 Paesi membri del FMI. Quando Washington elaborò lo statuto del FMI nel 1944, decise comodamente che nessuna decisione importante del FMI entrasse in vigore a meno che non ricevesse l’85% dei voti dei membri. Washington agisce da pit bull del vecchio statuto in cui gli USA hanno diritto di veto. Il Congresso degli Stati Uniti si rifiuta di far passare le riforme del FMI e di superare l’impasse. Un modo di spingere la Cina e gli altri Paesi in rapida crescita dei BRICS a cercare oltre FMI e Banca mondiale e costruire una nuova architettura. L’AIIB oggi appare rapidamente al centro della nuova architettura globale emergente. Piuttosto che cercare d’influenzare il nuovo AIIB dall’interno, Washington ha scelto una tattica che gli è costata un’enorme ed umiliante sconfitta geopolitica, e che probabilmente escluderà le società statunitensi da lucrosi contratti di costruzione. La politica estera di Obama, come di George W. Bush, è gestita da un branco di neo-con incapaci di una risposta flessibile. Per loro tutto ciò che la Cina fa è “cattivo” e deve essere contrastato con tutti i mezzi dagli USA. La Cina per questa gente di Washington è l’emergente potenza militare sfidante globale, così Obama impone la strategia militare del “Pivot in Asia” per circondare e assaltare Pechino. L’influenza economica e finanziaria della Cina minaccia il sistema del dollaro tanto che deve opporvisi. I BRICS rischiano di sottrarre dal controllo di Washington gli Stati vassalli, quindi gli Stati dei BRICS devono subire “una lezione”, mentre Washington ha recentemente tentato, con la consueta rivoluzione colorata, di organizzare proteste dell’opposizione contro la presidentessa pro-BRICS Dilma Rousseff, nella speranza d’installarvi un liberista filo-USA. Il problema per Washington è che niente di tutto ciò funziona come una volta. E Washington vede i suoi “alleati” più vicini abbandonarla per aderire all’AIIB della Cina. Viene in mente la dichiarazione del primo ministro inglese Lord Palmerston, “l’Inghilterra non ha amici, ma solo interessi“.

La nuova architettura emergente
Non solo Russia, Brasile e India,sono tra i fondatori dell’AIIB, quattro dei cinque Paesi BRICS, ma anche Australia, Nuova Zelanda, Indonesia, Pakistan, Filippine, Vietnam, Paesi che l’amministrazione Obama cerca di fare aderire militarmente al Pivot in Asia contro la Cina, hanno deciso di aderire alla nuova banca della Cina. Anche Taiwan ha chiesto di aderirvi come Taipei. E un altro colpo devastante per l’immagine di Washington e, forse, per il futuro del suo dominio nel FMI e Banca mondiale, è il fatto che cinque delle sette maggiori potenze industriali occidentali: Italia, Francia, Germania, Regno Unito e anche in Giappone, probabilmente vi aderiranno. In tutto oltre quaranta nazioni hanno chiesto di diventarne membri fondatori. “Il denaro parla e nessuno cammina”, come diceva il folle jingle radiofonico trasmesso negli anni ’60 in dal DJ rock Charlie Greer sulla popolare stazione radio WABC Top 40 di New York, per pubblicizzare il negozio di abbigliamento Dennison. La Cina ha i soldi, e nessuno, tranne gli Stati Uniti, sembra tenersene lontano. La corsa per aderire all’Asian Infrastructure Investment Bank della Cina da parte di tutti i maggiori Paesi dell’UE realizza l’idea che Asia ed Eurasia creeranno o distruggeranno il futuro economico del pianeta. Le economie di Stati Uniti e Canada soffocano sotto debiti inesigibili, infrastrutture marcescenti e arrugginite città fantasma industriali come Detroit o Pittsburgh. Gli USA non sono più il magnete commerciale che attrae tutti gli altri. Il Paese è devastato e i dati economici del governo sono una raccolta di menzogne: il suo vero tasso di disoccupazione è al 23,2%, a livelli da Grande Depressione, secondo le statistiche oscurate dal governo di John Williams.
La Cina è nella posizione cruciale di fondare una nuova banca per finanziare grandi infrastrutture transnazionali come la ferrovia ad alta velocità trans-eurasiatica della Nuova Via della Seta a cui la Russia si collega. Emergeranno grandi richieste per la costruzione di infrastrutture per l’energia elettrica ed autostrade in tutta l’Eurasia e l’Asia. Infrastrutture economiche sono allo studio per collegare la Corea del Sud alla grande economia cinese attraverso la Corea democratica. Il gap infrastrutturale in Asia ed Eurasia è sufficiente per stimolare la crescita industriale globale per decenni. L’Asian Development Bank (ADB) stima che l’Asia avrà bisogno di 8000 miliardi di dollari nei prossimi dieci anni per energia, trasporti, telecomunicazioni, acqua ed igiene. Ora gli investimenti privati nelle infrastrutture arrivano a soli 13 miliardi di dollari l’anno, la maggior parte per progetti a basso rischio. L’aiuto pubblico allo sviluppo aggiunge altri 11 miliardi di dollari l’anno. Ciò significa un deficit superiore a 700 miliardi di dollari l’anno. Rifiutando di aderirvi e cercando di fermare l’AIIB, Washington in effetti contrasta gli investimenti regionali asiatici che espanderanno il commercio, sostenendo lo sviluppo dei mercati finanziari e la stabilità macroeconomica, migliorando le condizioni sociali, ambientali e sanitarie. Invece Washington ha da offrire solo la sciocca Trans-Pacific Partnership, un accordo di libero scambio favorevole agli USA per consentire a Monsanto e altre aziende statunitensi d’ignorare le leggi nazionali asiatiche nel perseguimento del profitto. Il fatto stesso che l’AIIB abbia raccolto tale supporto in tutto il mondo dimostra l’impotenza delle istituzioni di Bretton Woods, Banca Mondiale, FMI e Banca asiatica di sviluppo, dominate dagli USA.

E la nuova Banca dei BRICS
L’Asian Infrastructure Investment Bank non è l’unica nuova iniziativa delle economie emergenti del mondo. Al summit dei BRICS a Fortaleza, in Brasile, nel 2014, i cinque capi di Stato dichiararono senza mezzi termini, “siamo delusi e seriamente interessati dall’attuale mancata attuazione delle riforme del Fondo Monetario Internazionale del 2010, incidendo negativamente su legittimità, credibilità ed efficacia del FMI“. Collettivamente, i BRICS rappresentano 16000 miliardi dollari di PIL e il 40% della popolazione mondiale, nulla da poter alla leggera trascurare come gruppo di repubbliche delle banane, come certi politici a Washington evidentemente ancora pensano. Non fanno visite oculistiche dal 1944 a quanto pare. La Nuova Banca di Sviluppo, come viene formalmente chiamata, o informalmente Banca di sviluppo dei BRICS, avrà sede a Shanghai, centro finanziario mondiale in rapida espansione in Cina. Si aprirà al business con 100 miliardi di dollari di riserva liquida in dollari, per difendersi da eventuali guerre valutarie come quelle che Washington e Wall Street lanciarono nel 1997 per distruggere le economie delle tigri asiatiche, allora nel boom guidato da Corea del Sud, Malaysia e Indonesia. La nuova banca avrà anche un capitale iniziale di 50 miliardi di dollari, a cui ogni Paese BRICS contribuisce con 10 miliardi, con l’opzione per arrivare a 100 miliardi per finanziare i progetti infrastrutturali dei BRICS. La Carta della NBS specifica che l’adesione sarà aperta a tutti gli Stati delle Nazioni Unite. Tuttavia, e ciò è fondamentale, il capitale sociale dei cinque fondatori dei BRICS non dovrà mai scendere al di sotto del 55 per cento, e un membro non-fondatore non potrà mai andare oltre il 7 per cento. In breve, la banca BRICS sarà gestita dai governi che condividono profonda insoddisfazione verso le istituzioni di Bretton Woods controllate da Washington. La combinazione delle due nuove banche infrastrutturali rappresenta la maggiore minaccia al sistema del dollaro statunitense e al suo controllo dei flussi finanziari mondiali dal 1944. Questa minaccia guida l’agenda estera allo sbando di Washington. Pace e cooperazione sono molto più utili per risolvere le questioni tra nazioni civili.



Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/04/11/aiib-banca-brics-e-mondo-emergente/

giovedì 9 aprile 2015

L'AIIB E LA NUOVA VIA DELLA SETA


Il programma di connessione delle Borse di Hong Kong e Shanghai e di Hong Kong e Shenzhen può essere interpretato come la conferma del presidente cinese Xi Jinping della prosecuzione del programma di “riforme e apertura” promossa già da Deng Xiaoping nel 1979.
La versione di Xi è stata denominata la “Nuova Via della Seta” ed è stata posta in testa alle priorità del Congresso Nazional Popolare Cinese di marzo. Elemento chiave di questo piano è stato il lancio del nuovo fondo Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB): si tratta di 40 miliardi di dollari Usa con i quali verranno sostenuti gli investimenti infrastrutturali nei paesi che verranno coinvolti.
La “Nuova Via della Seta” di Xi Jinping collegherà la Cina occidentale a Capo Horn in Africa, passando per l’Italia. Consentendo l’accesso a credito e investimenti, rappresenta una sorta di piano Marshall con gli occhi a mandorla, ma in quest’occasione, almeno ufficialmente, tutti potranno partecipare senza pre-condizioni. Si creerebbe, di fatto, anche una reale alternativa al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, controllati da Usa ed Europa.
La logica del piano è, infatti, quella di internazionalizzare lo yuan cinese e di garantire maggiore potere geopolitico all’Asia, chiara testimonianza della maturazione di tutto il continente orientale.
Più di 60 paesi hanno già firmato per entrare a far parte del piano Asian Infrastructure Investment Bank e, almeno per ora, Stati Uniti, Giappone e India rimangono ovviamente in disparte.

Fonte:http://cfd.finanza.com/2015/03/30/il-fondo-asivestment-bank-e-la-nuova-via-della-seta/

venerdì 3 aprile 2015

ANCHE L'UNGHERIA HA ADERITO ALLA BANCA ASIATICA


L'Ungheria ha deciso di aderire al Infrastructure Asian Investment Bank (AIIB) ha confermato il primo ministro Viktor Orban.
Più di 40 paesi, tra cui Australia, Corea del Sud, Gran Bretagna, Francia, Germania e Italia, hanno detto che avrebbero aderito all' AIIB, con il Giappone e gli Stati Uniti i due assenti importanti.
"Vorrei annunciare qui che ci uniremo alla banca di sviluppo internazionale asiatico" afferma Orban, riferendosi alla AIIB, in una conferenza stampa durante una visita in Kazakistan.
"Seguiremo l'esempio del Kazakistan", ha aggiunto, fornendo ulteriori dettagli.
La Cina ha fissato un termine ultimo il 31 marzo a diventare uno dei membri fondatori del AIIB, un'istituzione che potrebbe migliorare l'influenza regionale e globale di Pechino.
Washington inizialmente ha cercato di dissuadere i suoi alleati di partecipare al AIIB, vista come una sfida per la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di sviluppo su cui gli Stati Uniti esercitano un'influenza notevole, ma sono stati costretti a ritirarsi dopo che molti hanno firmato per essa.

Fonte:http://sitsshow.blogspot.it/2015/04/portugal-iceland-hungary-and-israel-to.html

martedì 31 marzo 2015

AIIB: VERSO UN NUOVO SISTEMA ECONOMICO


L’adesione dell’Italia, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna al processo di creazione della Asian Infrastructure Investment Bank promossa dalla Cina è indubbiamente un fatto molto rilevante nello scacchiere geopolitico. E’ il messaggio che l’Europea e il nostro Paese non intendono restare fuori dai processi importanti dello sviluppo economico globale. Non partecipare, semplicemente per seguire il sentiero stretto e isolato indicato da Washington, ci avrebbe pesantemente penalizzato sui mercati cinesi e asiatici in veloce crescita.
Sarebbe però errato limitare la valutazione soltanto alle grandi opportunità economiche. Insieme alla Banca di Sviluppo dei Paesi del Brics appena varata, l’AIIB è un altro tassello importante nel percorso per ridefinire l’intero sistema monetario internazionale.
In tutti i recenti summit del G20, da ultimo quello di Brisbane, si è ripetuta la stessa scena: i Brics con gli altri cosiddetti Paesi emergenti chiedevano una riforma della governance economica globale e un loro peso maggiore nelle vecchie istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale mentre gli Stati Uniti apertamente bloccavano ogni cambiamento significativo.
Adesso invece i passi verso una ridefinizione dell’intero sistema economico, monetario, finanziario e commerciale mondiale possono e debbono essere fatti alla luce del sole. Dopo oltre settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods ha terminato il suo ciclo storico ed è arrivato il momento per creare un nuovo modello multipolare, più giusto. Solo una pericolosa miopia politica può cercare di ritardare simili profondi cambiamenti, generando inevitabilmente gravi tensioni e conflitti difficilmente gestibili.
In questo processo noi riteniamo centrale e fondamentale il ruolo dei Paesi europei e dell’Unione europea. Occorre essere consapevoli delle strategie necessarie per realizzare la Grande Riforma in modo da diventarne protagonisti e non attori secondari, magari in cerca soltanto di qualche business appetibile. Ci sembra doveroso sottolineare che senza l’Unione europea e senza un euro stabile qualsiasi tentativo di riforma rischia di deragliare o di diventare una semplice questione regionale. Si tratta, invece, di una sfida che richiede una vera maturazione del ruolo politico dell’Ue.
La Cina ha riserve in valuta e in oro per 4.000 miliardi di dollari. E’ una capacità monetaria notevole ma insufficiente a portare gli Usa sul sentiero del cambiamento necessario. Un’Europa politicamente determinata potrebbe farlo. Anche la decisione inglese di partecipare all’AIIB ha una grande valenza in quanto Londra prende una posizione completamente autonoma da Washington. Ciò sta creando riverberi importanti anche in Australia, in Giappone e nella Corea del Sud. Fatto non irrilevante, considerando che questi Paesi finora si sono tenuti in linea con gli Usa.
Circa 30 Paesi, soprattutto dell’Asia, parteciperanno alla creazione della banca, che parte con un capitale di 50 miliardi di dollari. La Russia ha già espresso il suo interesse anche se per il momento resta l’attore più attivo nella realizzazione dell’altra banca di sviluppo, quella del Brics. In questo contesto l’Unione Eurasiatica ha recentemente annunciato di voler creare una sua unione monetaria per poter giocare un ruolo importante negli scenari di sviluppo dell’intero continente euro-asiatico e fronteggiare gli attacchi speculativi condotti dopo la manipolazione del prezzi del petrolio.
Non meno importante è il fatto che l’AIIB intende essere la banca che vuole sostenere e guidare gli investimenti di lungo termine nella realizzazione delle grandi infrastrutture di cui in Asia c’è un grande fabbisogno. In tal senso sarà un partner delle banche di sviluppo multilaterali esistenti e quindi anche di quelle del Long Term Investors Club, cui partecipa anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti. Si pone di fatto come il fulcro di una nuova industrializzazione e modernizzazione tecnologica nelle zone dell’Asia e del Pacifico dove vive la maggioranza della popolazione mondiale. E’ quindi un modello alternativo alla fallimentare finanziarizzazione dell’economia globale e alle varie “ideologie post industriali”. Il che può significare una svolta epocale.
I primi grandi progetti che intende promuovere sono legati alle Nuove Vie della Seta, quello che i cinesi chiamano “One road, one belt”, cioè la grande strada di collegamento con il resto del continente fino all’Europa creando un’ampia cintura di sviluppo economico, urbano e sociale lungo il suo percorso. Negli ultimi mesi ci sono stati anche intensi contatti e collaborazioni per collegare la nuova via della seta con il corridoio euro-asiatico “Razvitie” di sviluppo infrastrutturale che collegherà il Pacifico con l’Europa occidentale attraversando e sviluppando i vastissimi territori siberiani.
Ne abbiamo già scritto e siamo sempre più convinti che, per la realizzazione di questi grandi progetti, sia fondamentale e insostituibile la capacità industriale, tecnologica e professionale dell’Ue.

Fonte:http://www.opinione.it/economia/2015/03/31/lettieri_economia-31-03.aspx

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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