UNA CRISI VULCANICA IN ARRIVO IN ISLANDA


Un potente aumento dell'attività sismica si è manifestato nelle ultime 24 ore sulla Penisola di Reykjanes in un'area che ha piuttosto sorpreso molti dove ha sede un remoto vulcano risalente al Pleistocene che a quanto pare non intende essere dimenticato dalla storia, Fagradalsfjall.
L'aumento dell'attività sismica ha visto svariate centinaia di terremoti causati da una rapida penetrazione di magma in risalita verso il sistema vulcanico.
Oltre 11 terremoti hanno raggiunto la magnitudo 3.0 o superata arrivando quasi fino a 4.0 mentre la vasta maggioranza dei terremoti si aggirava attorno a sui 2.0 o superiore.
La profondità media dei terremoti si colloca ad una profondità tra gli 8 e i 2 chilometri testimoniando una risalita di magma alquanto rapida.
In effetti sembra che la penetrazione magmatica abbia risalito la superficie di 5 chilometri in circa 4 ore una velocità quanto mai rapida e certamente un nuovo record mondiale. Lo sciame di terremoti continua tutt'ora e sembra tenere il passo per un buon episodio eruttivo anche se al momento è presto per trarre le conclusioni se ciò avverrà o meno.
Quello che certamente è interessante è che un vulcano risalente al Pleistocene, l'ultima glaciazione, è tornato ad essere attivo.
Se si verificasse un'eruzione non sarebbe esplosiva vista l'origine effusiva della dorsale oceanica.

Le fontane di lava sarebbero al massimo di qualche decina di metri di altezza probabilmente diffondendosi in una lunga serie di spaccature come si è assistito durante l'eruzione del Bardarbunga tra il 2014-2014.
Indubbiamente comunque sia la capitale Reykjavík sarebbe certamente influenzata da un'aumento della presenza di gas e cenere nell'aria e questo potrebbe avere ripercussioni con problemi respiratori per gli abitanti ovviamente dipendendo dalla durata dell'eruzione.

Il problema principale comunque arriva da est quando il Katla ha assistito ad un potente aumento dell'attività sismica nel corso della notte con oltre trenta terremoti nell'arco di pochi minuti con almeno due forti scosse di terremoto che hanno superato la magnitudo 3.6 e 3.5 e una terza più potente delle altre che ha raggiunto addirittura la magnitudo 4.5.
Tale aumento dell'attività sismica segue uno sciame di microterremoti che i giorni scorsi si sono diffusi in tutta la sommità del vulcano indicando che la pressione all'interno del vulcano in questi giorni è drammaticamente aumentata dal momento che nuovo magma sta risalendo all'interno della camera magmatica in profondità, come testimoniano i terremoti profondi, in tal caso questo esercita una pressione sempre maggiore verso l'alto spingendo sempre più sul magma che si trova a poca profondità appena sotto la base del cratere con una rapida fratturazione degli strati di roccia più fragili.
In base alle testimonianze locali nella giornata odierna il fiume Múlakvísl che si riversa dal ghiacciaio del vulcano puzza sempre più di zolfo e questo certamente certamente non è un buon segno dal momento che è risaputo che la presenza di zolfo nei fiumi attorno ai vulcani o nelle sorgenti è un chiaro sintomo precursore delle eruzioni.
Lo stesso fenomeno si registrò anche poco prima dell'eruzione del vulcano Eyafjallajokull nel 2010.

































Di conseguenza ormai grazie all'accumulo di dati ricavati negli ultimi anni e con questi chiari sintomi di aggravamento della situazione si conclude che l'eruzione è inevitabile.

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