L'IMPROBABILE SECONDA GUERRA DI COREA


Mettiamo subito una questione in chiaro.
Nonostante la voci che girano che Donald Trump stia preparando una Vera Guerra sia in Siria sia in Corea del Nord niente risulta essere più lontano dalla verità.
In questi giorni sono circolate voci che Donald Trump stia mobilitando oltre 150000 riservisti per prepararsi a quella che stando a quanto si dice potrebbe essere una Grande Guerra.
Ecco quanto riportato:
"Centocinquantamila riservisti: per fare cosa? Un attacco in grande stile alla Siria? Colpire prima Damasco e poi Teheran? In Corea del Nord? Purtroppo la sciagurata svolta di Donald Trump - che si è arreso ai neoconservatori facendo propria l'agenda strategica che in campagna elettorale aveva promesso di combattere - autorizza qualunque ipotesi. Anche quella più drammatica e sconvolgente di una guerra alla Russia di Putin.
E non è un caso che Assad, il governo iraniano e il Cremlino in queste ore abbiano dichiarato che "l'attacco americano alla base siriana ha superato molte linee rosse che da adesso in avanti "risponderemo con la forza a qualunque aggressione"."
Se il giornalista o blogger Marcello Foa si intendesse davvero di questo genere di argomenti si renderebbe conto da solo che ne in Siria ne in Iran, 150.000 riservisti, mettendo quindi in campo jet da combattimento e un buon arsenale sono enormemente insufficienti per un genere di attacco come quello descritto.
Senza contare poi che attaccare prima la Siria e poi l'Iran è un piano militare che manca di qualunque strategia e tattica.
L'invio di un tale numero di soldati prima in Siria determinerebbe innanzitutto entrare in conflitto con i russi e gli iraniani, i quali difendono un loro legittimo alleato, ma allo stesso tempo in un territorio semi-controllato da migliaia di mercenari dell'Isis, armati ed equipaggiati e pronti a farsi esplodere tra i soldati, inutile dire che si tratterebbe di riportare sul campo una strage non indifferente tra i militari americani, facilmente prevedibile.
In seguito, anche lontanamente ammettendo la vittoria e la caduta di Assad, portare una guerra successiva verso l'Iran, il quale possiede un'avanzata struttura militare e un'esercito molto più numeroso di una legione di 150.000 soldati porterebbe non solo in campo una pesante sconfitta ma rischierebbe anche di portare nel conflitto i suoi più importanti alleati: Cina e Russia.
Chiaramente tale teoria non ha storia.
Ma la parte più sensata anche qui perde credibilità nei confronti della Corea del Nord.
Trump ha dato ordine di riposizionare immediatamente la flotta militare Usa dal Sud al Nord Pacifico.
Il gruppo di navi americane Carl Vinson, che includono anche una portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare, insieme a una flotta di caccia torpedinieri Aegis che dal 18 febbraio scorso stazionavano nelle acque di Singapore, si stanno dirigendo a tutta velocità verso la penisola coreana.
Indubbiamente qui ci troviamo di fronte a una buona dose di potenza di fuoco, e anche sommando l'invio di 150000 soldati sul territorio coreano è una buona forza militare.
Ma per contrastare la Corea del Nord ci vuole una coalizione ben superiore quanto descritto, anche sommando l'aiuto del Giappone e della Corea del Sud nessuna vittoria è garantita per ovvi motivi.
La Corea del Nord possiede un certo numero di testate nucleari prima di tutto.
Dal punto di vista dell'esercito invece il Paese può contare anche su uno dei più grandi eserciti del mondo: con circa 1,2 milioni di soldati (e più di 8 milioni di riservisti) di cui 180 mila membri scelti.
È un numero incredibile, circa 49 soldati ogni 1.000 abitanti, senza contare i riservisti. Negli Usa sono 5 su 1.000 per fare un confronto.
Si tratta indubbiamente del Paese più militarizzato in assoluto.
Maggiori dettagli sulle capacità militari della Corea del Nord qui e qui.
Non dimentichiamo inoltre che la Corea del Nord confina anche con la Russia e la Cina i quali molto difficilmente rimarrebbero cauti sapendo della crescente presenza militare americana direttamente sul loro confine.
Possiamo concludere che dal momento che della mobilitazione di 150.000 riservisti americani non se ne trova la minima traccia sui media stranieri e che la stessa teoria di una guerra in Siria, Iran Corea del Nord manca di qualunque realismo, la notizia è una bufala o fake-news, come le chiamano ora.

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