ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


lunedì 31 ottobre 2016

IL PREMIER GEORGIANO CONFERMA CHE LA POLITICA CON LA RUSSIA SI E' DIMOSTRATA VALIDA

Il governo georgiano continuerà a cercare dei sentieri per la normalizzazione delle relazioni con la Russia, ha annunciato il primo ministro Georgij Kvirikashvili.

Il governo georgiano continuerà a cercare dei sentieri per la normalizzazione delle relazioni con la Russia, ha annunciato il primo ministro Georgij Kvirikashvili.
"È nel nostro interesse trovare qualsiasi via alla normalizzazione dei rapporti con i nostri vicini russi, ma certamente non a scapito dell'integrità territoriale della Georgia", ha dichiarato Kvirikashvili nell'intervista sulla TV "Imedi". Inoltre il premier ha aggiunto che il processo di integrazione della Georgia nella NATO e nell'UE è irreversibile poiché "è la scelta definitiva del popolo georgiano". "Noi ripetiamo che non vogliamo far parte della NATO a causa dell'inimicizia con qualcuno, ma la nostra politica è mirata per ridurre la tensione nella nostra regione e quelle vicine… la Georgia non ha mai avuto una cooperazione talmente dinamica con l'Occidente come adesso" ha comunicato il premier.
Nell'agosto 2008 la Georgia ha tagliato le relazioni diplomatiche con la Russia in risposta al riconoscimento, da parte di Mosca, dell'indipendenza di Abcasia e Ossezia del Sud. Tuttavia i rappresentanti del nuovo governo georgiano, i quali sono saliti al potere alle elezioni del 2012, hanno dichiarato che una delle loro priorità maggiori sarà la normalizzazione dei rapporti con la Russia.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201610303564552-premier-georgiano-politica-russia-valida/

IL BAHREIN SPERA IN UNA PROSSIMA VISITA DEL PRESIDENTE RUSSO

Lo ha detto l'ambasciatore del Bahrein in Russia Ahmed Abdulrahman Saati.

Il Bahrein spera che il presidente russo Vladimir Putin giungerà presto in visita ufficiale nel regno su invito di re Hamad bin Isa Al Khalifa. Lo ha detto l'ambasciatore del Bahrein in Russia, Ahmed Abdulrahman Saati.

Secondo il diplomatico, la visita di Putin nel Paese promuoverà notevolmente la presenza della Russia nella regione del Golfo Persico visto che "il Bahrein è una porta per questa regione".

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201610313567318-bahrein-putin-visita/

IL SISTEMA VULCANICO DEI COLLI ALBANI MANIFESTA SEGNALI DI RISVEGLIO


"I Colli Albani, l'area vulcanica alle porte di Roma, inizia a dare segni di un futuro risveglio". E a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche - Sapienza Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell'Università di Madison. Lo studio, illustrato da un abstract disponibile sul sito dell'Ingv, si riferisce all'area vulcanica che, alle porte della Capitale, è "rimasta in assoluto stato di quiete da 36.000 anni a questa parte".
L'analisi ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. "Il risultato sorprendente", afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV, "è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica".
Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell'indicare che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. "In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni: ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni", prosegue Marra.

Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. "A partire da 600mila anni fa", spiega il ricercatore dell’INGV, "ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio". Al momento attuale, si legge nell'abstract, gli indicatori geofisici indicano l’esistenza di un campo di stress estensionale ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.

Fonte:http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/29/roma-vulcano-dei-colli-albani-segni-risveglio_8iNnmIZVr3ruMT10kd8ERJ.html?refresh_ce

IL SISTEMA VULCANICO DEI COLLI ALBANI MANIFESTA SEGNALI DI RISVEGLIO


"I Colli Albani, l'area vulcanica alle porte di Roma, inizia a dare segni di un futuro risveglio". E a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. A stabilirlo, uno studio multidisciplinare condotto da un team di ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, in collaborazione con il Dipartimento di Scienze Geologiche - Sapienza Università di Roma, Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria del Consiglio Nazionale delle Ricerche (IGAG-CNR), e Laboratorio di Geocronologia dell'Università di Madison. Lo studio, illustrato da un abstract disponibile sul sito dell'Ingv, si riferisce all'area vulcanica che, alle porte della Capitale, è "rimasta in assoluto stato di quiete da 36.000 anni a questa parte".
L'analisi ha permesso di ricostruire la storia delle eruzioni avvenute da 600.000 anni fa a oggi nel distretto vulcanico, assieme a quella delle deformazioni della crosta terrestre che hanno accompagnato nel tempo la sua evoluzione. "Il risultato sorprendente", afferma Fabrizio Marra, ricercatore dell’INGV, "è che non solo il vulcano è tutt'altro che estinto, ma ha appena iniziato un nuovo ciclo di alimentazione delle camere magmatiche che potrebbe portarlo nel prossimo millennio, da uno stato dormiente a quello di risveglio. Da qui la necessità di monitorare sin da oggi quest'area vulcanica".
Gli elementi emersi dallo studio sono molteplici, legati a diversi indicatori geofisici, tutti convergenti nell'indicare che l'area vulcanica è attiva e che a diversi chilometri di profondità si sta accumulando nuovo magma. "In quanto tempo questo magma potrebbe trovare una via di risalita e dar luogo a un'eruzione è difficile da stabilire con precisione, quello che è certo è che i tempi fisici per cui ciò possa avvenire sono alla scala delle diverse migliaia di anni. Tutt'altra storia rispetto al Vesuvio, dove le eruzioni sono avvenute in tempi storici e i tempi di ritorno dell'attività vulcanica sono dell'ordine delle decine e delle centinaia di anni: ai Colli Albani tutto procede con tempi delle migliaia e delle decine di migliaia di anni. A cominciare dai tempi di ritorno delle eruzioni", prosegue Marra.

Lungo tutto il periodo di attività, indipendentemente dalla grandezza dei singoli aventi, le eruzioni ai Colli Albani sono avvenute con cicli molto regolari di circa 40.000 anni, separati da periodi di pressoché assoluta quiescenza. "A partire da 600mila anni fa", spiega il ricercatore dell’INGV, "ci sono stati 11 di questi cicli eruttivi. L'ultimo, avvenuto al Cratere di Albano, è iniziato proprio 41.000 anni fa ed è terminato intorno a 36.000 anni. Questo vuol dire che il tempo trascorso dall'ultima eruzione è dello stesso ordine dei tempi di ritorno: quindi il vulcano deve considerarsi attivo e pronto per un nuovo futuro risveglio". Al momento attuale, si legge nell'abstract, gli indicatori geofisici indicano l’esistenza di un campo di stress estensionale ai Colli Albani e nell'area romana, compatibile con un sollevamento in atto e favorevole alla eventuale risalita di magma.

Fonte:http://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2016/10/29/roma-vulcano-dei-colli-albani-segni-risveglio_8iNnmIZVr3ruMT10kd8ERJ.html?refresh_ce

LA FEDERAZIONE RUSSA DIVENTERA' IL CROCEVIA DELLE ECONOMIE EUROPEE ED ASIATICHE

Il presidente russo Vladimir Putin ha detto che l'Unione Economica Eurasiatica e la Nuova Cintura Economica della Seta potrebbero diventare la base per un'eurasiatica Partnership Big.

"In questo contesto, abbiamo anche proposto che il lavoro sulla creazione dell'Unione Economica Eurasiatica dovrebbe essere integrato con quello sulla cintura economica della Via della Seta. Questo processo potrebbe eventualmente fornire una base per un'eurasiatica Partnership Big che comporterebbe una vasta gamma di Paesi del Unione Economica Eurasiatica, la SCO, e l'ASEAN " ha confermato Putin in un'intervista con Sputnik e l'agenzia di stampa IANS.
Realizzando il potenziale geografico, la Russia potrebbe diventare un ponte tra l'Europa e l'Asia e un "terreno fisico" in cui l'Asia, Europa e America potrebbero costruire interessi comuni per lo sviluppo, dice l'analista politico italiano Francesco Sisci in un articolo per Asia Times. "Il presidente russo Vladimir Putin ha tutte le ragioni per essere orgoglioso di se stesso. E 'un maestro di alti giochi geopolitici. L'influenza di Mosca è più diffusa che mai, forse ancora maggiore rispetto al culmine della Guerra Fredda".
Il coinvolgimento nell'accordo finale sul dossier nucleare iraniano, così come l'impegno di Mosca in Siria hanno rafforzato il ruolo della Russia in Medio Oriente come un attore regionale fondamentale.
Inoltre, la Russia ha una forte collaborazione con la Cina in una serie di settori, tra cui il commercio, la difesa e la cultura. La Russia sta anche costruendo attivamente la cooperazione con la regione Asia-Pacifico. "L'Unione Europea resta il nostro principale partner ma sarebbe imperdonabile non utilizzare le enormi opportunità in connessione con il rapido sviluppo dell'economia, della logistica e processi di trasporto nella regione Asia-Pacifico", ha detto il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov nel mese di settembre.
Tuttavia, l'esperto ha sottolineato che la Russia ha grandi opportunità, non solo in esportazione dell'influenza geopolitica o di petrolio e gas.
"La Russia può importare capitali e influenza geopolitica nel suo territorio e imparare a gestirli internamente, non esternamente. La Russia è un ponte naturale tra l'Asia orientale e l'Europa, le due regioni più dinamiche del mondo," ha scritto. Questo renderebbe più facile per Mosca per attrarre investimenti provenienti da tutto il mondo per sviluppare le sue piccole e medie imprese così come " 'autostrada' della sua infrastruttura di comunicazione e gli scambi". "In questo modo, la crescita economica della Russia aiuterebbe la crescita economica del resto del mondo e potrebbe diventare il terreno fisico in cui l'Asia, Europa e America potessero incontrarsi e costruire interessi comuni per lo sviluppo", secondo l'articolo.
Attualmente, la Cina sta attuando la nuova iniziativa di infrastrutture della One Belt One Road, o Nuova Via della Seta, e la Russia potrebbe segnare numerosi vantaggi da essa, ha scritto Sisci.
La nuova via della seta è un progetto di infrastruttura ambizioso, volto a trasformare il paesaggio eurasiatico economico e commerciale.
Con sede a Mosca orientale l'esperto di affari Vladimir Sazhin afferma che l'attuazione del progetto, i cinesi lo chiamano la "via della seta del 21 ° secolo" espanderà il peso economico e politico di Pechino per la zona gigante che si estende dall'Oceano Pacifico fino alle Isole inglesi.
Il progetto, noto come "One Belt, One Road", si propone di costruire una "cintura economica" lungo la Via della Seta originale che ha portato dalla Cina all'Europa.
La "Via della Seta Marittimo" collega i porti della Cina con quelle nel Sud del Pacifico, Oceano Indiano e Mar Mediterraneo. "Accogliere e gestire i capitali stranieri per il suo sviluppo e lo sviluppo di un ponte eurasiatico che includa gli Stati Uniti potrebbero essere un modo per capitalizzare ora in poi la sua attuale situazione", ha concluso.

Fonte:https://sputniknews.com/business/201610301046895000-russia-eurasia-bridge/

LA REPUBBLICA DI INDONESIA SI CANDIDA A DIVENTARE MEMBRO DELL'UNIONE ECONOMICA EURASIATICA

L'Indonesia esprime interesse a diventare membro dell'Unione Economica Eurasiatica (EEU), ha riferito l'ambasciatore in Indonesia a Mosca.

L'Indonesia è interessata a diventare un membro della Unione Economica Eurasiatica (EEU) e questo problema sarà discusso nel corso di una riunione della commissione intergovernativa Russia-Indonesia in materia di cooperazione economica, riferisce Wahid Supriyadi, l'ambasciatore in Indonesia a Mosca.
La riunione della commissione intergovernativa sarà co-presieduta dal Ministro dell'Industria e del Commercio russo Denis Manturov e il ministro economico di coordinamento dell'Indonesia Darmin Nasution.
"L'ordine del giorno della riunione della commissione intergovernativa comprende una serie di questioni importanti, di investimento ed economiche, tra cui la possibilità di partecipazione dell'Indonesia nel EEU. Jakarta è fortemente interessato a far parte di questa unione, in quanto è un importante mercato potenziale," ha detto Supriyadi.
Nel mese di gennaio, Manturov ha visitato Giacarta e ha detto che la Russia e l'Indonesia hanno studiato la possibilità di colloqui su un accordo di libero scambio, però, è necessaria una discussione dettagliata con la Commissione Economica Eurasiatica.
L'Unione Economica Eurasiatica comprende Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia. Il blocco ha lo scopo di facilitare una maggiore integrazione economica tra i suoi Stati membri, tra cui un flusso aerodinamico di beni, servizi, capitale e lavoro.

Fonte:https://sputniknews.com/politics/201610311046904542-indonesia-eeu-russia-trade/

L'ALBA DEL NAZIONALISMO IN EUROPA (VIDEO)

LE CAPACITA' DELL ESERCITO CINESE (VIDEO)

LE CAPACITA' DELL'ESERCITO RUSSO (VIDEO)

venerdì 28 ottobre 2016

IL RIFTING DEL BARDARBUNGA POTREBBE COINVOLGERE ANCHE IL VULCANO KATLA



L'ultima eruzione del vulcano Bardarbunga tra l'agosto 2014 e il febbraio 2015 è derivante da un fenomeno di rifting.
Quello di cui gli scienziati sono certi è che il Bardarbunga si trovi in uno dei suoi ciclici processi di rifting, che evolverebbero con il trascorrere del tempo in più fasi eruttive nell'arco di diversi anni e quello che sta avvenendo sotto il Vatnajokull, sembra essere proprio fare al caso nostro.
I processi di Rifting è quando una grande parte di una frattura sull'Islanda si apre a grandi profondità e grandi quantità di magma si formano e sono spinte verso l'alto riempiendo il vuoto che è creato.
Il vulcano Bárðarbunga ha avuto più della metà delle islandesi eruzioni rifting a fessura, e, naturalmente, i più grandi.

Una zona di rift è una caratteristica di alcuni vulcani, in particolare vulcani a scudo, in cui una serie lineare di fessure nel edificio vulcanico permette a vaste quantità di lava accumulatosi nel corso del tempo a eruttare dal fianco del vulcano invece che solo dalla sua cima.
E' lo stesso fenomeno che avviene lungo le dorsali oceaniche che dividono le placche tettoniche, sostanzialmente sul lungo termine una porzione di una placca tettonica si allontana e dopo un lungo periodo di tempo la tensione raggiunge un punto di rottura portando ad un fenomeno eruttivo sottomarino o di superficie dove grandi quantità di lava basaltica vengono emesse da una sequenza di fessure dalla lunghezza di svariati chilometri.La ciclicità di detti fenomeni può ossere determinata da vari fattori, ma quello che sta avvenendo in Islanda è chiaramente un fenomeno di rifting in fase di sviluppo.
Nel corso della cronologia storica conosciuta dell'Islanda i fenomeni di rifting hanno coinvolto vaste eruzioni lineari, con spaccature che hanno coperto di lava vaste aree del territorio islandese.


Un'altra fase eruttiva di rifting avvenne nel 1783-1784 con la fase eruttiva del Laki-Grimsvotn, i Fuochi Skaftár che è accaduto nella sequenza di spaccature del vulcano Grimsvotn.Nel corso degli otto mesi che hanno accompagnato la serie di vaste eruzioni, fu espulsa attraverso le spaccature qualcosa come 15 chilometri cubi, sufficienti per seppellire l'intera isola di Manhattan fino alla cima del Rockefeller Center.
L'eruzione del Bardarbunga è stata eccezionale dal punto di vista della quantità di lava in quanto era dal 1783 che in Islanda un eruzione non emetteva una simile quantità.
Come si può notare dalla mappa soprastante l'eruzione Laki-Grimsvotn si è sviluppata in una sequenza di spaccature che si è propagata quasi fino al ghiacciaio Mýrdalsjökull, area del sistema vulcanico noto come Katla, esattamente come un'altro processo di rifting chiamato Eldgja.
Un'altra fase di rifting in Islanda avvenne nel 1477 quando una frattura si propagò da Veidðivötn e si estese fino al Torfajökull (causando un'eruzione lì) e causando anche un'eruzione di categoria VEI-6 nella caldera del Bárðarbunga.

Nel febbraio del 1477, il Bárðarbunga eruttò con una combinazione catastrofica di una eruzione fessura regionale, con un'eruzione subglaciale esplosiva, un 'imponente flusso piroclastico, esplosioni freatiche e colate di lava che hanno inflitto gravi danni in Islanda. Con un indice di esplosivo di 6, questa è stata una delle eruzioni vulcaniche più grandi del mondo.
Questo evento ha prodotto la più grande conosciuta colata lavica durante gli ultimi 10.000 anni sulla Terra (più di 21 chilometri cubi di volume).

Nello stesso periodo avvenne l'eruzione del vulcano Torfajökull e consistette nell'emissione della più grande area di roccie effusive al silicio in Islanda.
Si noti che anche questo vulcano si trova estremamente in prossimità del vulcano Katla, e anche la stessa sequenza di spaccature si avvicina ad esso.
Ora passiamo alle eruzioni tra il 2010 e il 2016.
-L'eruzione del vulcano Eyafjallajokull nel 2010, in prossimità del vulcano Katla, è stato il primo evento eruttivo in quasi 200 anni.Precisamente dal 1821.
-L'eruzione del Grimsvotn, nel 2011, è stata come potenza la maggiore in 140 anni, un lasso di tempo che si avvicina all'ultima eruzione del vulcano Eyafjallajokull.
-L'eruzione del Bardarbunga tra il 2014 e il 2015 ha prodotto la maggiore quantità di lava dall'eruzione del Laki-Grimsvotn dal 1783.Fin dal 2012 è osservato un'aumento dell'attività sismica in quella cosidetta "Dead Zone" che ha coinvolto i processi di rifting eruttivi del recente passato.

La maggior parte di questi fenomeni ha coinciso proprio con queste spaccature che collegano il Bardarbunga e il Grimsvotn, nel ghiacciaio Vatnajokull, al sistema vulcanico del Katla e del Torfajokull.

Come si osserva nella mappa uno sciame sismico del Katla avviene nel contempo in cui un'altra sequenza sismica coinvolge la cosidetta Zona Morta.
Sappiamo che un processo di rifting è iniziato nel vulcano Bardarbunga nel 2014-2015 portando ad un conseguente collasso della caldera.
Si sa anche che questo genere di fenomeni si traduce in una sequenza di eruzioni nell'arco di diversi anni.
Quello che potrebbe invece apparire bizzarro è che probabilmente l'insolita sequenza di record eruttivi del Eyafjalljokull e del Bardarbunga, i quali si aggirano attorno al periodo inferiore ai 200 anni, potrebbe essere stato un fenomeno legato proprio a questo processo di rifting che si è manifestato in tutti i suoi effetti con l'eruzione del vulcano Bardarbunga e l'immensa quantità di lava espulsa a nord del Vatnajokull.

Ora il ritmo dell'attività sismica del vulcano Bardarbunga è rimasta costante con scariche di attività sismica di magnitudo 3 e 4 e il vulcano dal novembre 2015 ha nuovamente iniziato a deformarsi sotto la pressione di nuove masse di magma in preparazione della prossima fase eruttiva, nel contempo anche l'attività sismica del vulcano Katla dall'estate 2016 fino al mese di ottobre è decisamente aumentata e sta manifestando chiari segnali di una fase pre-eruttiva quando i terremoti di magnitudo 3 e inferiori hanno raggiunto solamente la profondità di fino a 100 metri, chiaro segnale che la pressione del magma sta raggiungendo un punto critico e molto probabilmente l'inizio di una vera e propria fase eruttiva è solo una questione di breve termine.
Alla fine di settembre una pesante sequenza di terremoti ha coinvolto, come molti altri negli ultimi mesi, la caldera sommitale del vulcano Katla, facendo temere per un'eruzione.

Secondo una dichiarazione che islandese Met Office la conducibilità nei fiumi glaciali dal vulcano Katla era superiore a quella normalmente registrata in quel periodo dell'anno.
Il 7 Settembre 2016 invece un terremoto con la grandezza di 3.5 aveva avuto luogo lungo il bordo orientale della caldea del vulcano Katla.

A fine agosto 2016 invece un'altra maggiore sequenza sismica aveva avuto luogo in diverse aree sempre all'interno della caldera.

Dalle informazioni risultava che l'acqua idrotermale era entrata nel fiume di origine glaciale Múlakvísl e stava rendendo l'aria vicina possibilmente tossica e nociva a causa dei gas sulfurei.
I due più grandi terremoti avevano la grandezza di 4.5. Un terremoto aveva la profondità di 3,8 km mentre quello che è successo 20 secondi dopo aveva la profondità di 0,1 km.
L'attività sismica è stata la maggiore dal 1977 e superiore a quella del 2011.
La diffusione delle aree nella quale si è verificata la maggiore attività sismica nei seguenti esempi evidenzia come la pressione magmatica sotto il pavimento lavico della caldera, coperto dal ghiacciaio, sia in deciso aumento e che il punto di rottura si stia avvicinando.












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FEDERAZIONE RUSSA, REPUBBLICA CINESE E ARABIA SAUDITA TIRANO IL FRENO A MANO SUL DOLLARO


Gli Stati Uniti aumentano gli ostacoli tentando di mantenere l’egemonia del dollaro come valuta di riserva mondiale. Negli ultimi mesi, i Paesi emergenti hanno venduto un molti buoni del tesoro degli USA, principalmente Russia e Cina, ma anche Arabia Saudita. Inoltre, per proteggersi dalle violente fluttuazioni del dollaro, le banche centrali di diversi Paesi acquistano enormi quantità di oro per diversificare le riserve valutarie. In breve, l’offensiva globale nei confronti del dollaro è esplosa attraverso la vendita massiccia di debito degli Stati Uniti e, in parallelo, l’acquisto colossale di metalli preziosi.
La supremazia di Washington nel sistema finanziario globale ha subito un colpo tremendo ad agosto: Russia, Cina e Arabia Saudita vendevamo titoli del Tesoro degli Stati Uniti per 37,9 miliardi di dollari, secondo l’ultimo aggiornamento dei dati ufficiali pubblicato da pochi giorni. Dal punto di vista generale, gli investimenti globali nel debito pubblico degli Stati Uniti sono al livello minimo dal luglio 2012.
Chiaramente, il ruolo del dollaro a valuta di riserva mondiale è ancora messo in discussione. Nel 2010, l’ammiraglio Michael Mullen, presidente del Joint Chiefs of Staff statunitense, avvertì che il debito era la principale minaccia alla sicurezza nazionale. A mio avviso, non è tanto l’alto debito pubblico (oltre i 19000 miliardi) ad ostacolare l’economia degli Stati Uniti, ma per Washington è di fondamentale importanza garantirsi un enorme flusso di risorse estere ogni giorno, per coprire i deficit gemelli (commercio e bilancio); cioè per il dipartimento del Tesoro è questione di vita o di morte vendere titoli di debito nel mondo e così finanziare le spese degli USA. Si ricordi che dal fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008, Bank of China ha subito forti pressioni da Ben Bernanke, allora presidente della Federal Reserve (FED), a non vendere i titoli del debito degli Stati Uniti. In un primo momento, i cinesi decisero di mantenere il dollaro. Tuttavia, da allora, per due volte, la PBoC evitava di acquistare altri titoli degli Stati Uniti e, allo stesso tempo, avviava un piano per diversificare le riserve valutarie. Pechino acquista oro in maniera massiccia negli ultimi anni, e lo stesso fa la banca centrale della Russia. Nel secondo trimestre del 2016, le riserve auree della Banca di Cina hanno raggiunto le 1823 tonnellate contro le 1762 tonnellate registrate nell’ultimo trimestre del 2015.
La Federazione Russa ha aumentato le riserve auree di circa 290 tonnellate tra dicembre 2014 e giugno 2016, chiudendo il secondo trimestre di quest’anno con un totale di 1500 tonnellate. Di fronte ai brutali scossoni del dollaro è fondamentale acquistare asset più sicuri come l’oro che, in tempi di grave instabilità finanziaria, agisce da rifugio sicuro. Quindi la strategia di Mosca e Pechino nel vendere titoli del Tesoro degli USA e comprare oro, viene seguita da molti Paesi.
Come stimato dal Fondo monetario internazionale (FMI), le riserve auree delle banche centrali nel mondo hanno già raggiunto il massimo degli ultimi 15 anni, registrando ai primi di ottobre un volume di circa 33000 tonnellate.
La geopolitica fa la sua parte nel plasmare il nuovo ordine finanziario mondiale. Dopo l’imposizione delle sanzioni economiche al Cremlino, a partire dal 2014, il rapporto con la Cina ha avuto grande rilevanza per i russi.
Da allora, le due potenze hanno approfondito i legami in tutti i settori, dall’economia e finanza alla cooperazione militare. Inoltre, assicurando la fornitura di gas alla Cina per i prossimi tre decenni, il Presidente Vladimir Putin ha costruito con l’omologo Xi Jinping una potente alleanza finanziaria che cerca di porre fine una volta per tutte al dominio della moneta statunitense. Attualmente, gli idrocarburi che Mosca vende a Pechino sono pagati in yuan, non dollari.
Così, la “moneta del popolo” (‘renminbi’ in cinese) emerge gradualmente nel mercato mondiale degli idrocarburi con il commercio tra Russia e Cina, Paesi che, a mio parere, guidano la costruzione del sistema monetario multipolare. La grande novità è che alla corsa per la dedollarizzazione dell’economia globale si è unita l’Arabia Saudita, Paese per decenni fedele alleato della politica estera di Washington. Sorprendentemente, negli ultimi 12 mesi Riad s’è sbarazzata di più di 19 miliardi di dollari investiti in titoli del Tesoro degli Stati Uniti, divenendo insieme alla Cina uno dei principali venditori di debito degli Stati Uniti. A peggiorare le cose, il regno saudita si accanisce sempre più con la Casa Bianca. A fine settembre, il Congresso degli Stati Uniti approvava l’eliminazione del veto del presidente Barack Obama ad una legge che impediva negli USA di denunciare l’Arabia Saudita in tribunale per il presunto coinvolgimento negli attentati dell’11 settembre 2001. In risposta, l’Organizzazione dei Paesi Esportatori del Petrolio (OPEC) ha raggiunto un accordo storico con la Russia per ridurre la produzione di petrolio e quindi promuovere l’aumento dei prezzi. E’ anche sorprendente che giusto oggi Pechino abbia aperto allo scambio diretto tra yuan e riyal saudita attraverso il Trading System Foreign Exchange della Cina (CFETS, nell’acronimo inglese) per le transazioni tra le due valute senza passare dal dollaro. Di conseguenza, è molto probabile che, più prima che poi, la compagnia petrolifera Saudi Aramco accetti pagamenti in yuan invece che dollari. Se si accadesse, la Casa dei Saud punterebbe tutto sul petroyuan. Il mondo cambia davanti ai nostri occhi.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/10/26/russia-cina-e-arabia-saudita-domano-legemonia-del-dollaro/

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE VUOLE RIDURRE LA PRESENZA AMERICANA IN ASIA CON LA RUSSIA ALL'ORIZZONTE


Il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte ha abbracciato il Primo ministro giapponese Shinzo Abe a Tokyo, dopo la recente visita in Cina. Immediatamente Duterte ha espresso calore verso il Giappone, sottolineando chiaramente che gli Stati Uniti hanno “perso”.
Se il Giappone, di conseguenza, accettasse un possibile nuovo quadro geopolitico, le élite politiche di Tokyo sfuggirebbero alla continua “camicia di forza di Washington”. Questo non solo in senso negativo, ma da troppo tempo gli USA trascinano il Giappone nelle convulsioni internazionali che non sono nell’interesse della nazione. Pertanto, con nuove relazioni all’orizzonte della Federazione russa con Giappone e Filippine, nuove possibilità sarebbero vicine. Il Presidente Vladimir Putin della Federazione Russa cerca un nuovo approccio con il Giappone su economia, energia, geopolitica, scienza e tecnologia, disputa territoriale e altri campi essenziali. Tuttavia, alle élite politiche della Federazione Russa serve avere fiducia verso il Giappone basandosi su sincerità e reciproco rispetto.
Eppure, la Federazione Russa non può realmente fidarsi del Giappone finché Tokyo riprende la politica statunitense sull’Ucraina, nonostante l’Ucraina abbia scarso interesse geopolitico per il Giappone.
Duterte, parlando apertamente e francamente, ha detto ad Abe che le Filippine “non abbandoneranno il partenariato e la sicurezza con il Giappone, data l’opinione comune che conflitti e problemi con le altre nazioni vadano risolti pacificamente, conformemente al diritto internazionale“. La dichiarazione congiunta di Giappone e Filippine dichiara: “I due leader hanno sottolineato la necessità di garantire la sicurezza marittima e la sicurezza, elementi vitali per pace, stabilità e prosperità dei Paesi e della regione“. Tuttavia, Duterte, proprio come nella visita in Cina, ha ribadito a Tokyo che le Filippine vogliono ridurre il ruolo degli USA, nelle Filippine e in Asia, in ambito militare.
A Tokyo, in occasione del Forum economico delle Filippine, Duterte ha detto, “Voglio, forse nei prossimi due anni, che il mio Paese si liberi della presenza di truppe militari straniere… le voglio fuori e se devo rivedere o abrogare accordi, accordi esecutivi, lo farò“. È interessante notare che, proprio come Abe sposta certi limiti rafforzando i legami con la Federazione russa, nonostante l’apprensione del presidente Obama, il Giappone non evita di rafforzare i legami con le Filippine. Al contrario, sembra che il Giappone tragga vantaggio dalla debolezza degli USA di Obama. Abe ha detto a Duterte che, “Spero di rendere le relazioni Giappone-Filippine ancora più solide e di svilupparle significativamente“.
Nel campo dell’economia, gli imprenditori giapponesi hanno accolto le parole di Duterte, che ha detto: “Vorrei sottolineare che i legami economici più forti con il Giappone sono e continueranno ad essere una priorità per le Filippine, mentre celebriamo il 60° anno delle nostre relazioni bilaterali… vediamo il Giappone fulcro costante nei nostri impegni regionali, primo e unico partner bilaterale nel libero scambio delle Filippine fino ad oggi“. Ora sembra il momento opportuno per il Giappone e la Federazione russa di costruire sulle sabbie mobili emerse in Medio Oriente e in Asia con l’amministrazione Obama. Se Abe può “cogliere l’attimo” e la Federazione russa gioca i tanti assi che detiene, in particolare energia, forze armate, potenti relazioni con la Cina, sviluppando ancor più l’Asia centrale ed altre regioni, allora l’Asia sarebbe modellata con maggiore indipendenza.
Naturalmente, il Giappone continuerà ad avere forti relazioni con gli USA nel prossimo futuro. Tuttavia, a differenza del passato, si spera che il nuovo rapporto si basi sulla forza piuttosto che la mitezza. In altre parole, il Giappone dovrebbe adottare un approccio da mediatore onesto tra le nazioni contrariate da certi aspetti della politica estera degli USA. Pertanto, è importante per il Giappone allentare la “camicia di forza statunitense” e divenire una potenza economica normale, concentrandosi soprattutto sugli interessi dello Stato nazionale, piuttosto che sugli obiettivi di Washington, pur conservando un rapporto forte con gli USA.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/10/28/duterte-vuole-ridurre-la-presenza-degli-usa-in-asia-avendo-la-russia-allorizzonte/

IL PRIMO MINISTRO MAGIARO VIKTOR ORBAN COMPATISCE L'INCOMPETENZA DI MATTEO RENZI


"La politica interna italiana è un terreno difficile". All'indomani dell'entrata a gamba tesa del ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjarto, il premier Viktor Orbàn torna alla carica e attacca duramente Matteo Renzi.
"L'Italia ha difficoltà di bilancio con un deficit che aumenta - tuona il premier magiaro - mentre stanno arrivando in massa i migranti, con spese ingenti. Renzi ha tutte le ragioni di essere nervoso". Una dischiarazione di guerra che ha mandato su tutte le furie Renzi. Che rplica all'attacco: "Noto una certa preoccupazione negli amici dei Paesi dell'est, ma il tempo in cui l'Italia faceva il salvadanaio è finito".
A Bruxelles tira una brutta aria. Sul triennio 2014, 2015 e 2016 l'impegno dell'Italia ha visto l'arrivo sulle nostre coste, rispettivamente, di 170mila, 153mila e già oggi, al 26 ottobre, 155mila immigrati. "Presumiamo che alla fine dell'anno potremmo superare il dato straordinario del 2014", ammette il capo della Polizia Franco Gabrielli.
L'invasione, insomma, continua senza sosta.
E senza che il governo muova un solo dito. Oltre a tuonare contro Bruxelles per avere più soldi in cambio di una maggiore accoglienza, Renzi non fa. E, mentre le porte dell'Italia continuano a restare aperte, l'Unione europea non prende posizione per risolvere l'emergenza migranti.
"La compassione - tuona Orbàn nell'intervista settimanale alla radio Mr, riportata dall'agenzia Mti - non cambia il fatto che l'Italia ha il dovere di adempire agli obblighi di Schengen, ma non lo fa". "È anche vero che l'Ue non dà una mano in modo sufficiente all'Italia", ammette il premier ungherese che continuerà a opporsi alle quote migranti e, anzi, citerà in giudizio la Commissione Ue qualora Bruxelles non dovesse togliere la questione dall'ordine del giorno.
Non è certo la prima volta che l'Ungheria alza i toni con l'Unione europea.
Ma in questo braccio di ferro con Bruxelles adesso rischia di farne le spese l'Italia che da giorni chiede che chi non accetta le quote dei migranti venga punito. Nei giorni scorsi Renzi ha, infatti, minacciato di "mettere veto sul bilancio Ue se i Paesi dell'Est non accoglieranno i migranti". Il governo ungherese ha reagito duramente. Ieri il ministro Szijjártó ha apertamente accusato l'Italia di non rispettare le regole sull'immigrazine innescando una polemica pesantissima con il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni che lo ha invitato a non dare "lezioni" a Roma. Oggi Orbàn ha rincarato la dose definendo intollerabile considerare l'Ungheria "un Paese non-solidale". "Spendiamo molto per la difesa dei confini esterni dell'Unione europea - spiega Orbàn - siamo solidali con gli altri perché, spendendo molto per la difesa dei confini, sta difendendo la sicurezza anche dei Paesi oltre i suoi confini".

Le dichiarazioni di Orbàn hanno scatenato un'accesissima polemica in Italia dove da mesi il governo deve fare i conti con gli sbarchi che riversano ogni giorno migliaia di extracomunitari sulle nostre coste.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/news/mondo/migranti-orban-contro-renzi-nervoso-perch-difficolt-1324538.html

AL PENTAGONO SPIE DELLA REPUBBLICA CINESE SONO RIUSCITI A SOTTRARRE I PIANI SEGRETI DI ATTACCO

Il Pentagono ha detto che è uno dei più gravi scandali di spionaggio ed è legato all'ex tenente colonnello Benjamin Pierce Bishop, che è stato un dipendente dell'USPACOM.

Alcune spie cinesi si sono introdotte nelle strutture della Sicurezza Nazionale americana e sono riuscite ad accedere ai piani segreti del Pentagono in caso di un eventuale conflitto con Pechino, scrive il Washington Free Beacon, riferendosi al rapporto della Commissione del Congresso.
Nel documento si dice che gli agenti si sono infiltrati, in particolare, nell'FBI e nel comando del Pacifico (USPACOM). Il Pentagono ha detto che è uno dei più gravi scandali di spionaggio ed è legato all'ex tenente colonnello Benjamin Pierce Bishop, che è stato un dipendente dell'USPACOM. A marzo 2014 l'uomo ha ammesso di aver rivelato i segreti ad una ragazza cinese con cui aveva avuto una relazione. Secondo il Pentagono, Bishop ha rubato documenti concernenti i piani di guerra americani, informazioni sulla distribuzione di armi nucleari, documenti per il drone MQ-9 Reaper e un rapporto segreto sulla strategia contro la Cina. Nel rapporto ci sono dati di altri funzionari presumibilmente reclutati da Pechino. Così, ad esempio, ad agosto l'agente dell'FBI Kun Shan "Joe" Chun ha detto di aver consegnato ai cinesi documenti sulle tecnologie di vigilanza, documenti che mettono in pericolo la rete di intelligence americana. "Tra i dati rubati ci sono stati 5,6 milioni di impronte, che possono essere utilizzate per l'identificazione degli agenti del governo americano che operano sotto copertura o per copiare materiale biometrico per l'accesso a materiali segreti" si legge nel documento. Il Washington Free Beacon scrive che la versione completa del rapporto sarà pubblicata il 16 novembre.

Fonte:https://it.sputniknews.com/mondo/201610283555125-spie-cinesi-piani-segreti-usa/

LA FEDERAZIONE RUSSA HA TESTATO CON SUCCESSO I PRIMI JET IPERSONICI


La sperimentazione di un prodotto di completamente nuovo tipo per l'uso militare è stata eseguito con successo in Russia. Questo primo test di un aereo ipersonico è stato un pieno successo.
Tale tipo di velivoli è previsto per essere installato al posto delle testate convenzionali sui missili balistici intercontinentali. Allo stesso tempo, ha una caratteristica seria: prima di entrare negli strati densi dell'atmosfera un velivolo ipersonico esegue una manovra difficile. Tale velivolo raggiunge una velocità massima di 7 km / s.
Il rappresentante della «Roscosmos» ha osservato che tutti i componenti (attrezzature di bordo, di elettronica e di controllo) sono stati completamente realizzati in Russia.

Fonte:http://katehon.com/news/successful-testing-russian-hypersonic-aircraft

UN PERIODO DI RAFFREDDAMENTO CLIMATICO PORTO' ALLA CADUTA DELL'IMPERO ROMANO E ALL'ASCESA DI QUELLO ARABO


I ricercatori del Past Global Changes (PAGES)del progetto di scrittura sulla rivista Nature Geoscience hanno identificato un inedito, di lunga durata raffreddamento nell'emisfero boreale 1500 anni fa. Il calo della temperatura è stato immediatamente seguito tre grandi eruzioni vulcaniche in rapida successione negli anni 536, 540 e 547 AD (noto anche come Common Era CE).
I vulcani possono causare il raffreddamento del clima ed eruttare grandi volumi di piccole particelle - aerosol solfati - che entrano nell'atmosfera schermando la luce del sole.
Entro cinque anni dalla comparsa della "tardoantico Little Ice Age" (Piccola Età del Ghiaccio o Piccola Era Glaciale), come i ricercatori hanno ribattezzato, la peste pandemia di Giustiniano si è diffusa in tutta l'area del Mediterraneo tra il 541 e il 543 dC, colpendo Costantinopoli e uccidendo milioni di persone nei secoli successivi.
Gli autori suggeriscono che questi eventi hanno contribuito al declino dell'Impero Romano d'Oriente.
L'autore principale, il dendroclimatologo Ulf Büntgen dall'Istituto federale di ricerca ha detto: "Questo è stato il raffreddamento più drammatico nell'emisfero settentrionale negli ultimi 2000 anni."
Una successiva "Piccola Era Glaciale" tra il 14 ° e 19 ° secolo è stata ben documentato e legato alla sconvolgimenti politici e ha afflitto pandemie in Europa, ma il nuovo studio è il primo a fornire una completa analisi del clima attraverso sia l'Asia centrale e l'Europa in questo periodo precedente .
"Con così tante variabili, dobbiamo rimanere cauti nela causa ambientale ed effetto politico, ma è sorprendente quanto strettamente questo cambiamento climatico si allinea con grandi sconvolgimenti in tutte le diverse regioni", ha aggiunto Büntgen.
Il team di ricerca multidisciplinare formato da climatologi, naturalisti, storici e linguisti ha mappato le nuove informazioni del clima nei confronti di un periodo particolarmente turbolento della storia in Europa e in Asia centrale.
Le eruzioni vulcaniche probabilmente hanno influenzato gli approvvigionamenti di generi alimentari - una grande carestia ha colpito la regione proprio in quel momento, seguito immediatamente dalla pandemia.
Più a sud, la penisola arabica ha ricevuto più pioggia permettendo alla vegetazione di crescere.
I ricercatori ipotizzano che questa espansione potrebbe aver guidato l'Impero Arabo in Medio Oriente, perché la vegetazione avrebbe sostenuto più grandi mandrie di cammelli usati dagli eserciti arabi per le loro campagne.
Nelle zone più fredde, diverse tribù migrarono a est verso la Cina, forse scacciate da una carenza di pascoli in Asia centrale.
Ciò ha portato ad ostilità tra i gruppi nomadi e le potenze dominanti locali nelle regioni steppa del nord della Cina.
Un'alleanza tra queste popolazioni steppa e i romani orientali ha abbattuto l'Impero Sasanide in Persia, l'Ultimo Impero nella regione prima della nascita dell'Impero arabo.
I ricercatori scrivono, la "tardoantico Piccola Età del Ghiaccio si adatta bene con i principali eventi di trasformazione che si sono verificati in Eurasia durante quel tempo."
Le grandi eruzioni vulcaniche possono influenzare la temperatura globale per decenni.
I ricercatori suggeriscono che l'ondata di eruzioni in combinazione con un Grande Minimo Solare, e un'aumento del congelamento del mare in risposta agli effetti dei vulcani, ha esteso la portata del clima in raffreddamento per oltre un secolo.
Büntgen sottolinea che il loro studio serve come un esempio di come improvvisi cambiamenti climatici possono cambiare i sistemi politici esistenti. "Possiamo imparare qualcosa dalla velocità e la portata delle trasformazioni che hanno avuto luogo in quel momento", ha detto.
La ricostruzione della temperatura, in base a nuove misurazioni degli anelli degli alberi delle montagne Altai in cui la Russia, la Cina, la Mongolia e Kazakistan si incontrano, corrisponde molto bene con le temperature nelle Alpi negli ultimi due millenni. La larghezza degli anelli degli alberi è un modo affidabile per stimare le temperature estive.
Un chiaro segnale di un evento che potrebbe ripetersi.

Fonte:http://phys.org/news/2016-02-ice-age-coincides-fall-eastern.html

giovedì 27 ottobre 2016

L'IMPERO DEL SOL LEVANTE FORSE PROSSIMO ALL'INDIPENDENZA DAGLI STATI UNITI

A quanto pare, Putin fondamentalmente è d'accordo ma anche il Giappone deve fare grandi passi verso la Russia e costruire una partnership strategica con la Russia. Questo significherebbe che il Giappone dovrebbe rompere con gli USA e passare nella sfera di influenza politica russa.

Il tema della disputa territoriale tra la Russia e il Giappone circa le isole Curili ha fatto evitare cooperazioni importanti nelle relazioni russo-giapponesi. Tutti le azioni e le dichiarazioni sono state percepite quasi esclusivamente nell'ambito della controversia sulle isole. Tuttavia, è previsto per dicembre 2016 una visita ufficiale del presidente Putin in Giappone, per condurre colloqui con il Primo Ministro del Giappone, Shinzo Abe.
In primo luogo, si parlerà di un compromesso sulla questione Curili. La gamma di opzioni è molto ampia, dal trasferimento delle due isole meridionali del Giappone, alle attività di collaborazione nelle isole mantenendo la sovranità russa. A quanto pare, Putin fondamentalmente è d'accordo ma anche il Giappone deve fare grandi passi verso la Russia e costruire una partnership strategica con la Russia. Questo significherebbe che il Giappone dovrebbe rompere con gli USA e passare nella sfera di influenza politica russa. In secondo luogo, se così fosse, il prezzo sarebbe davvero quello di cambiamento di orientamento politico del Giappone. E perché il Giappone dovrebbe accettare? Perché è un Paese, che per molti decenni è stato ex alleato militare e uno dei principali partner commerciali americani, che ora ha capito di essere in un vicolo cieco. In Giappone ormai da più di 20 anni il tasso di sviluppo economico è basso, c'è la recessione. Secondo il noto economista giapponese Ito Takatosi, questo è accaduto per l'accordo del 1985, quando il Giappone ha accettato di aiutare gli Stati Uniti a raddrizzare il deficit commerciale, aumentando il tasso di cambio dello yen.
Alla fine, i produttori giapponesi hanno perso la loro posizione competitiva e hanno ceduto ai mercati americani, questo ha causato la frenata di quella che era una volta una delle economie più forti del mondo.
Il Giappone, fortemente limitato militarmente dopo la Seconda guerra mondiale, si è affidato agli americani in materia di sicurezza. Ma la politica americana di sicurezza nel Nord-Est Asiatico è fallita. La Corea del Nord ha armi nucleari e minaccia il Giappone. Inoltre, in caso di inizio della guerra con la Corea, le basi americane in Giappone sono sotto minaccia nucleare. La politica americana nella regione non solo non garantisce sicurezza al Giappone, ma lo espone al rischio di essere trascinato in una guerra.
È ovvio che da un partenariato americano il Giappone ha da tempo ottenuto tutto quello che poteva e nulla di nuovo è previsto. Da questo punto di vista, è opportuno prendere in considerazione altre opzioni.
C'è da notare che il Giappone da tempo conduce una politica nei confronti della Russia in contrasto con la politica di Washington. Con la Russia, il Giappone otterrebbe la possibilità di aumento delle esportazioni, necessaria per il rilancio dell'economia, l'accesso alle materie prime, in primo luogo, di petrolio e di gas, ad un prezzo ragionevole. Inoltre, la rimozione o la significativa riduzione di minaccia di guerra con la Corea del Nord, perché, se le basi americane in Giappone fossero chiuse, il pericolo scomparirebbe. I benefici di un cambio di politica per il Giappone, in questo modo, sono tangibili.
Tale punto di vista può essere considerato stravagante, ma spiega perché i negoziati sono in svolgimento, nonostante il fatto che Abe e Putin abbiano espresso punti di vista diametralmente opposti per il problema delle Curili. Abe ha promesso in Parlamento che otterrà le Curili e Putin ha detto che sono territorio russo. Se in realtà si tratta di una fuga del Giappone dagli USA, le isole Curili in questo contesto sono una questione secondaria. In ogni caso, la visita di Putin in Giappone promette di essere molto interessante.

Fonte:https://it.sputniknews.com/politica/201610253541914-giappone-putin-curili/

NELL'UNIONE EUROPEA SOLO L'EUROZONA SI STA SPEGNENDO


Nel frattempo però nel resto d'Europa questa tendenza è molto più contenuta o spesso opposta, a evidenziare indubitabilmente ciò che la teoria aveva annunciato: l'euro è la singola principale causa di aumento della povertà nel vecchio continente.
Le corse agli sportelli sono all'ordine del giorno. I mercati obbligazionari vanno nel panico, e i governi del Sud-Europa necessitano di bail-out [salvataggi economici, NdR] ogni pochi anni. La disoccupazione è schizzata alle stelle e la crescita rimane asfittica, non importa quante centinaia di miliardi di denaro la Banca Centrale Europea stampi ed inietti nell'economia.
Ormai siamo tutti annoiatamente consapevoli di come l'eurozona sia stata un disastro finanziario. Ma ora inizia a diventare evidente che essa è anche un disastro sociale. Quello che spesso viene omesso dalle discussioni sui tassi di crescita, sui bail-out e sull'armonizzazione bancaria è che l'eurozona sta diventando una macchina di impoverimento.
Mentre la sua economia è in stagnazione, milioni di persone stanno cadendo in uno stato di vera e propria deprivazione. I tassi di povertà sono aumentati vertiginosamente in tutta Europa, sia che li si misuri in termini relativi che in termini assoluti, e gli aumenti peggiori si sono verificati all'interno dell'area che adotta la moneta unica. Non potrebbe esserci un atto d'accusa più scioccante del fallimento dell'euro, o un promemoria più potente che gli standard di vita cominceranno a migliorare solo se la moneta unica verrà sottoposta a riforme radicali, o smantellata.
L'Eurostat, l'agenzia statistica dell'Unione Europea, ha pubblicato da poco le ultime analisi sul numero di persone "a rischio di povertà o esclusione sociale", confrontando i dati del 2008 con quelli del 2015. Tra i 28 membri dell'Unione, cinque Paesi hanno sperimentato una significativa crescita di questo valore, paragonato con l'anno del crollo finanziario. In Grecia il 35,7% della popolazione rientra in questa categoria, rispetto al 28,1% del 2008. Un incremento di 7,6 punti percentuali. A Cipro l'incremento è stato di 5,6 punti percentuali: ora il 28,7% della popolazione è classificato come "povero". In Spagna tale valore è aumentato di 4,6 punti percentuali, in Italia di 3,2 punti, e persino il Lussemburgo, difficilmente considerabile un Paese a rischio di deprivazione materiale, ha visto il tasso di povertà salire al 18,5% dal 2008, in aumento di tre punti.
Ma la situazione non è così tetra dappertutto. In Polonia, il tasso di povertà è sceso dal 30,5% al 23%. In Romania, Bulgaria e Lettonia, ci sono state considerevoli riduzioni della povertà rispetto ai valori del 2008 — in Romania, ad esempio, la percentuale e scesa di sette punti, raggiungendo il 37%. Cosa c'è di diverso tra i Paesi nei quali la povertà è aumentata in modo drammatico, rispetto a quelli nei quali è diminuita? Avete indovinato. Gli aumenti più significativi del tasso di povertà si sono tutti verificati in Paesi all'interno della moneta unica. Ma le diminuzioni sono state tutte nei Paesi al di fuori di essa.
E c'è di peggio. Sono definiti "a rischio di povertà" gli individui che vivono con meno del 60% del reddito nazionale medio. Ma quello stesso reddito medio è crollato negli ultimi sette anni, dato che la maggior parte dei Paesi all'interno dell'eurozona devono ancora riprendersi dalla crisi del 2008. In Grecia il reddito medio è sceso da 10.800 a 7.500 euro all'anno. In Spagna il calo non è stato altrettanto drammatico, ma il reddito medio è comunque sceso da 13.996 a 13.352 euro all'anno. Nella realtà, le persone stanno diventando più povere sia in termini relativi che in termini assoluti.
Ci sono altri tipi di misurazione che rendono lampante il fenomeno. In tutta l'UE, l'8% delle persone sono definite in stato di "grave deprivazione materiale", il che significa che non hanno accesso a ciò che la maggior parte delle società civilizzate considerano beni di prima necessità — se si mette la spunta a quattro caselle su nove, caselle che includono "non essere in grado di pagare il riscaldamento per la propria abitazione" o "non poter mangiare un pasto a base di carne, pesce o proteine simili almeno a giorni alterni", o "non avere soldi per un telefono", allora si ricade in questa categoria.
Sorprendentemente, numerosi Paesi all'interno dell'eurozona stanno cominciando ad essere in testa alle classifiche per questo tipo di misurazioni. La Grecia sta inevitabilmente scalando la classifica, con il 22% della sua popolazione che ad oggi è in stato di "grave deprivazione materiale", rispetto a al solo 11% del 2008. In Italia, un Paese che vent'anni fa era prospero come qualsiasi altro al Mondo, uno scioccante 11% della popolazione si trova oggi in stato di "deprivazione materiale", paragonato col 7,5% di sette anni fa. In Spagna il tasso di deprivazione è raddoppiato, e a Cipro è aumentato di più del 50%.
Eppure, se si analizzano i Paesi al di fuori della moneta unica, si scopre che al loro interno quel tasso è sostanzialmente stabile (come nel Regno Unito, ad esempio) o sta diminuendo a velocità di tutto rispetto — nella Polonia attualmente in rapida crescita economica, ad esempio, il tasso di persone in stato di "deprivazione materiale" si è dimezzato negli ultimi sette anni e, al 7,5% odierno, è molto più basso di quello registrato in Italia.
Questo è importante. L'UE si è fissata l'obiettivo di ridurre in maniera significativa i principali indicatori di povertà entro il 2020. Sta fallendo miseramente. Anzi, ancora peggio: sta diventando lampante che una delle sue principali politiche, cioè la creazione dell'euro, assieme ai vari "programmi di salvataggio", fiacchi e malriusciti che l'hanno tenuto insieme a malapena, è ampiamente responsabile di questo fallimento. È difficile pensare che esista un'altra spiegazione plausibile per la netta differenza tra il tasso di povertà dei Paesi all'esterno dell'eurozona e quello dei Paesi al suo interno. Perché la Grecia o la Spagna dovrebbero essere in uno stato così drasticamente peggiore di un qualsiasi Paese dell'Est Europa? E perché l'Italia dovrebbe passarsela peggio del Regno Unito, quando i due Paesi si trovavano a livelli di ricchezza sostanzialmente simili durante gli anni novanta? (Gli italiani per un certo periodo addirittura ci superarono come PIL pro capite). Anche in un'economia tradizionalmente di estremo successo come l'Olanda, che non è stata colpita da alcun tipo di crisi finanziaria, si sono registrati grossi incrementi sia della povertà relativa che di quella assoluta.
Infatti non è difficile capire che cosa sia successo. In primo luogo, un sistema valutario disfunzionale ha strangolato la crescita economica, facendo crescere la disoccupazione a livelli precedentemente impensabili. In seguito, dopo che alcuni Paesi sono andati in bancarotta e hanno avuto bisogno di aiuti finanziari, l'UE, assieme alla BCE e al FMI, ha imposto pacchetti di austerità che hanno drasticamente tagliato welfare e pensioni. Con queste premesse, non c'è da sorprendersi che la povertà sia aumentata.
Nei mercati finanziari ci si concentra all'infinito sullo stato dei sistemi bancari all'interno dell'eurozona, sulla crescita dei deficit di bilancio o sui rischi della deflazione e dei disastrosi effetti che essa potrebbe causare sui prezzi delle attività finanziarie. Ma, in ultima analisi, la crisi finanziaria non è così importante. Ad essa si può rimediare con i bail-out, o stampando più denaro. E anche se non fosse possibile, ciò significherebbe semplicemente che alcune banche o fondi d'investimento si troveranno in cattive acque. Ma il fatto che i livelli di povertà stiano crescendo ad un ritmo così veloce in quelle che un tempo erano Nazioni floride è scioccante. E non c'è alcuna avvisaglia che questa crescita stia rallentando — in alcuni Paesi come la Grecia o l'Italia, la crescita della povertà sta addirittura accelerando. Quelli che una volta erano Paesi estremamente poveri (come la Bulgaria) o Paesi a reddito medio (come la Polonia), stanno rapidamente sorpassando quella che una volta era considerata l'Europa sviluppata. Non potersi permettere un telefono o un pasto a base di carne per tre giorni alla settimana non è affatto divertente. Ma, grazie all'euro, è questo il destino di milioni di europei — ed esso non cambierà finché la moneta unica non verrà smantellata.

Fonte:https://it.sputniknews.com/punti_di_vista/201610273549371-eurozona-impoverisce-popoli/

I CONSENSI VERSO IL PRESIDENTE RUSSO SONO SALITI ALL'84%


La valutazione sull'Approvazione del lavoro del presidente russo Vladimir Putin nel mese di ottobre ha raggiunto 84 per cento, lo afferma un sondaggio condotto dal non-profit Levada Center con sede a Mosca.
Il tasso di approvazione di ottobre per Putin è il 2 per cento superiore al 82 per cento del sostegno dei rispondenti che ha avuto da luglio a settembre.
Il tasso di approvazione a corrente di Putin è il 4 per cento inferiore rispetto a ottobre 2015.
Allo stesso tempo, il 16 per cento degli intervistati ha detto che non sono soddisfatti con il lavoro del presidente.
Oltre la metà dei russi (55 per cento) ritengono che il loro paese sta andando nella giusta direzione, che è il 6 per cento in meno rispetto allo scorso anno.
Il trenta per cento dei cittadini russi credono nella direzione opposta. L'indagine è stata condotta tra 21-24 ottobre tra 1.600 persone in tutti le 137 aree urbane nelle 48 regioni della Russia.

Fonte:https://sputniknews.com/russia/201610261046762656-putin-approval-rating/

L'UNIONE ECONOMICA EURASIATICA INIZIA A CONSOLIDARSI


La cooperazione sul territorio multinazionale dell'Unione Economica Eurasiatica si sta rivelando attraente per numerosi Paesi, molti di essi hanno presentato offerte di cooperazione in diversi settori, attualmente sono state siglate aree di libero scambio con il Vietnam e la Serbia, e si è in fase di trattativa per sviluppare ulteriori aree di libero scambio con le economie di India, Egitto, Israele, Singapore, Iran e Corea del Sud, l'Azerbaijan è interessato alla cooperazione ma non all'adesione con l'Unione Eurasiatica.
La vita nei Paesi dell'Unione Eurasiatica sta migliorando. Tale conclusione si può trarre da un esame macroeconomico della Banca di Sviluppo Eurasiatico (EDB) per il terzo trimestre del 2016.
Nel terzo trimestre, vi è una tendenza verso la normalizzazione della situazione economica nei paesi di EDB.
I dati per luglio e agosto indicano la presenza dei presupposti per la crescita del PIL. La dinamica dell'economia reale è supportato da un miglioramento delle prestazioni in agricoltura a causa del rendimento elevato. I miglioramenti sono stati osservati nel settore dei trasporti.
EDB si aspetta un rallentamento della recessione economica nei paesi partecipanti alla banca dal 3,1 per cento nel 2015 per 0,6 per cento nel 2016.
Nel 2017, un aumento generale del 0,5 per cento è possibile.
Gli analisti della banca si aspettano un calo significativo dell'inflazione. Il ruolo significativo in questi prezzi dei prodotti alimentari e delle materie prime nel mondo, ha contribuito alla stabilizzazione dei tassi di cambio nel secondo e terzo trimestre.
Un fattore importante nella ripresa economica per un certo numero di paesi EDB è diventato la crescita delle esportazioni - in primo luogo nella Federazione Russa.
Allo stesso tempo, in Armenia questo è collegato con il deprezzamento della valuta nazionale.
La crescita delle esportazioni del Kirghizistan verso la Russia è aumentata grazie all'integrazione.
Per quanto riguarda i paesi dell'Unione Economica Eurasiatica, vi è il recupero del volume di rimesse.
Il Kirghizistan ha i migliori indicatori: il volume delle rimesse per il primo semestre dell'anno è cresciuto del 22 per cento.
Ci sono rischi di sbilanciamento in alcuni settori dell'economia. Prima di tutto, si tratta del settore pubblico. Rischi sostanziali e globali sono associati ai prezzi delle materie prime più bassi, il deteriorarsi della situazione nel settore bancario dei paesi europei e l'aumento del tasso di riferimento della Federal Reserve System.
"Il graduale allentamento della politica monetaria darà ulteriore impulso alla ripresa economica della regione", ha detto il capo economista EDB Yaroslav Lisovolik.
"Tuttavia, il potenziale principale per il recupero accelerato continua a concentrarsi nel settore delle riforme strutturali, inclusi i dividendi che i paesi EDB possono ottenere dalla integrazione economica", ha detto l'esperto.


mercoledì 26 ottobre 2016

THAILANDIA E ORA LA REPUBBLICA DELLE FILIPPINE, WASHINGTON STA PERDENDO IL CONTROLLO DELL'INTERO SETTORE ASIA-PACIFICO

L'influenza di Washington nella regione Asia-Pacifico è in calo, con i suoi alleati di lunga data che stanno applicado un corso di politica estera più indipendente e rafforzano i legami economici con la Repubblica Cinese.

Anche se l'amministrazione Obama continua a spingere avanti con il suo progetto "Pivot per l'Asia", l'influenza di Washington è in costante in calo in tutta la regione Asia-Pacifico, conferma Tony Cartalucci, un ricercatore geopolitico con sede a Bangkok, nel suo articolo per il nuovo Outlook Oriental.
"Washington ha subito battute d'arresto geopolitiche praticamente in ogni nazione in Asia Pacifico, comprese quelle ora guidati da regimi che ha meticolosamente organizzato, finanziato e sostenuti da decenni. E 'anche in calo, invece, tra quelle nazioni considerate da lungo tempo e gli alleati cruciali degli Stati Uniti ", sottolinea Cartalucci.
Secondo il ricercatore, la Thailandia, alleato di lunga data di Washington, ha recentemente "incrementato lo smantellamento dell'influenza americana su di essa."
Le attività commerciali della Thailandia sono ora concentrate principalmente sul Asia con la maggior parte delle sue importazioni ed esportazioni "divise equamente tra Cina, Giappone e nazioni ASEAN". Da parte sua, l'Occidente rappresenta un "anche se non trascurabile," mercato più piccolo, sottolinea il ricercatore.
Allo stesso modo, il paese ha anche fretta di diversificare le proprie acquisizioni militari.
"Quello che prima era un alleato militare, dominato dall'hardware americano ed esercitazioni militari, si sta convertendo con l'acquisizione di carri armati cinesi, aerei da guerra europei, fucili d'assalto del Medio Oriente, elicotteri russi, e veicoli blindati fatti in Thailandia - così come esercitazioni congiunte tenute con una varietà di nazioni, tra cui per la prima volta, la Cina ", scrive.
Ciò che è più importante, un cambiamento sorprendentemente simile sta avvenendo in tutto il resto dell'Asia, con la Cina che sta acquistando un ruolo più importante per la sua posizione geografica, sviluppo economico e la crescita della popolazione.
Cartalucci accende i riflettori sui principali difetti della strategia di Washington "pivot in Asia": durante il tentativo di limitare l'influenza di Pechino nella regione, la leadership degli Stati Uniti ha ignorato i fondamenti di fattori economici e socio-politici. Tuttavia, "i tentativi degli Stati Uniti per destabilizzare la Cina - il primo partner commerciale per le nazioni in tutta l'interezza di Asia - sono una minaccia diretta per tutta la regione, e non solo di Pechino," avverte Cartalucci.
In effetti, la Thailandia non è l'unica potenza che si sta allontanando da Washington e sta diversificando i suoi contatti con l'estero.
Recentemente il presidente delle Filippine, Rodrigo Duterte ha annunciato la sua "separazione dagli Stati Uniti" durante i suoi quattro giorni di visita di Stato in Cina.
"Vi annuncio il mio distacco dagli Stati Uniti. Sia militare, non forse sociale, ma anche l'economia", ha detto Duterte. "Mi sono spostato in vostro flusso ideologico e forse andrò anche in Russia per parlare con Putin e dirgli che ci sono tre di noi contro il mondo - Cina, Filippine e la Russia", ha osservato.
Commentando la questione Duterte ha chiarito che Manila non sta recidendo i legami con gli Stati Uniti, ancora, le Filippine adotterà un corso di politica estera indipendente, ha sottolineato.
"Come nella separazione, quello che stavo veramente dicendo era la separazione della politica estera.

Fonte:https://sputniknews.com/politics/201610261046758004-us-asia-pacific-thailand-philippines/

GERMANIA: MIGLIAIA DI EXTRACOMUNITARI ARRIVANO, MIGLIAIA DI TEDESCHI SE NE VANNO

Oltre un milione di extracomunitari sono arrivati ​​in Germania dal Medio Oriente e Nord Africa nel 2015, e le statistiche del servizio statistico tedesco Destatis hanno confermato che 138.000 cittadini tedeschi hanno lasciato il paese in cerca di pascoli più verdi nello stesso periodo. Dai dati raccolti risulta che tutti sono semplicemente stufi dell'incompetente politica di immigrazione del governo.

Secondo i calcoli di Die Welt, oltre 1,5 milioni di tedeschi, molti dei quali specialisti istruiti, hanno lasciato il paese negli ultimi dieci anni, con il deflusso di accelerazione dell'assedio degli extracomunitari facilitato dalla politica della porta aperta del Cancelliere Angela Merkel.
Nel frattempo, gli esperti hanno indicato che molti dei nuovi residenti del paese non hanno alcuna istruzione di cui parlare, e che molti extracomunitari non sono desiderosi di essere integrati nella società tedesca o nell'economia, con le condizioni sociali che li rendono facilmente inclini al crimine.
Il governo tedesco ha iniziato una campagna per costringere alcuni dei nuovi arrivati ​​a lasciare, elaborando la legislazione che costringerebbe coloro che non sono ammissibili per lo status di asilo a uscire.
Ma gli sforzi delle autorità per frenare l'immigrazione si trovano ad affrontare un successo solo minimo.
Nel mese di agosto, a capo del servizio di migrazione tedesco Frank-Juergen Weise ha detto ai media locali che altri 300.000 immigrati sono stati in grado di arrivare nel paese prima della fine dell'anno.
Gli indici di gradimento del cancelliere Merkel sono scesi ai minimi storici in relazione alla crisi degli extracomunitari, che ha portato anche a fessure all'interno la propria alleanza politica dell'Unione Democratica Cristiana / con la bavarese Unione Cristiano Sociale.
La scorsa settimana, il leader CSU Horst Seehofer ha avvertito che potrebbe non invitare la Merkel alla riunione di partito il mese prossimo del CSU, citando disaccordi con il cancelliere per quanto riguarda la politica di immigrazione.
Osservatori russi hanno detto che gli eventi sembrano degenerare in una situazione spiacevole in cui "I tedeschi sono trasformati in stranieri nel proprio paese, senza alcun miglioramento della situazione in qualsiasi punto di vista ... La triste ironia è che i tedeschi disincantati sono stati costretti a lasciare il Paese, perché la Merkel non vuole lasciare l'ufficio. Gli immigrati provenienti dalla Germania si sentono in un senso di disperazione, vedendo come il governo distrugge il proprio paese e la sua storia, con la sua politica di immigrazione suicida ".
Gli analisti hanno anche avvertito che il rapido afflusso di rifugiati provenienti da paesi musulmani sta proponendo nuovi problemi demografici e molti altri problemi.
Secondo la statunitense Gatestone Institute, "la migrazione di massa ha - tra molti altri problemi - ha contribuito al crescente senso di insicurezza in Germania, che si trova ad affrontare un picco di reati da parte degli extracomunitari, tra cui una epidemia di stupri e aggressioni sessuali dove l'immigrazione di massa sta anche accelerando l'islamizzazione dei tedeschi. Molti tedeschi hanno perso la speranza per la futuro direzione del loro paese ".
Nel frattempo, i nuovi residenti del paese hanno fortificato le loro posizioni.
La scorsa settimana, è stato segnalato che migliaia di extracomunitari hanno preso l'Ufficio Federale della migrazione in tribunale per concedere loro un asilo qualificato, piuttosto che un pieno status di rifugiato.
All'inizio di questo mese, un profugo siriano di 18 anni ha causato una diffusa discussione sociale dopo aver scritto un editoriale in un importante settimanale tedesco, invitando coloro che non sono d'accordo con la politica dei rifugiati del governo di uscire dal paese. "Siamo rifugiati stufi negli cittadini arrabbiati (wutbürger)", ha scritto. "Noi rifugiati ... Non vogliono vivere nello stesso Paese con voi. È possibile, e penso che si dovrebbe, lasciare la Germania. E si prega di prendere Sassonia e Alternative per la Germania [AfD] con te." Nel corso degli ultimi due anni, i sostenitori della politica di immigrazione del Cancelliere Merkel si sono disperatamente difesi dicendo che era necessario, prima di tutto, dare ai rifugiati un 'senso di speranza.'
Ora, con i tedeschi frustrati stufi con la crisi dei migranti di lasciare il paese in massa, la domanda che sorge spontanea è: se le forze politiche all'interno del paese faranno una campagna di far tornare la speranza ai cittadini tedeschi.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201610261046753831-germany-immigration-uptick-migrant-caused/

LE POTENZE ASIATICHE CON LA FEDERAZIONE RUSSA STANNO MANIFESTANDO GRANDE INTERESSE PER L'OCEANO ARTICO

Le potenze asiatiche stanno dimostrando un crescente interesse per la ricerca e l'esplorazione di vaste risorse artiche. Secondo il Consiglio Affari Internazionali russo (RIAC) diverse economie dell'Asia vedono la Russia come un "biglietto per le ricchezze dell'Artico".

Nonostante la sua posizione remota, l'Artico è diventato il centro dell'attenzione globale con numerosi paesi che hanno legato il loro destino alla regione ricca di risorse, afferma il Consiglio Affari Internazionali Russo (RIAC).
Mentre le otto nazioni artiche - Russia, Stati Uniti, Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Svezia e Norvegia - sono considerate come principali contendenti per la regione, i Paesi asiatici stanno dimostrando il loro vivo interesse per le riserve naturali dell'Artico e ai corridoi di trasporto.
"I paesi dell'Asia orientale, il sud-est asiatico e l'Asia meridionale hanno notevolmente intensificato la loro attività di ricerca nell'Artico, nel tentativo di sfruttare appieno le opportunità offerte dal Polo Nord", riferisce il rapporto intitolato "I giocatori asiatici nell'Artico: Interessi, Opportunità, Prospettive ".
Gli autori del documento spiegano che che l'interesse verso l'Artico da parte dei giocatori asiatici è comprensibile: le principali potenze economiche asiatiche stanno dimostrando una forte crescita economica con il loro sviluppo industriale che sta rapidamente acquistando slancio.
Inoltre, la situazione demografica nella regione sta anche mostrando una dinamica positiva.
Dato tutto questo, "garantire l'accesso a nuove risorse" è diventata una questione di fondamentale importanza per le economie emergenti dell'Asia.
Citando le valutazioni del United States Geological Survey delle riserve di idrocarburi dell'Artico, della relazione si richiama l'attenzione sul fatto che "la regione artica contiene circa il 13% delle riserve di petrolio non ancora scoperte del mondo e il 30% delle sue riserve di gas non ancora scoperte." Ciò che è più importante, tuttavia, è che le più grandi riserve di gas sono concentrate nella parte russa dell'Artico, sottolinea la relazione.
Anche se alla Cina, il Giappone, la Repubblica di Corea, India e Singapore sono stati concessi lo status di osservatore nel Consiglio Artico nel 2013, il loro ruolo nell'organizzazione è limitato a essere tenuti in data nell'agenda formulata dalle otto nazioni artiche.
Detto questo, il rapporto RIAC spiega che la Russia potrebbe rafforzare i suoi legami con gli attori geopolitici asiatici, rafforzando la cooperazione nella ricerca e nello sviluppo della regione artica.
Gli autori del rapporto sottolineano che la Russia è stato più volte indicata come "biglietto dell'India verso la ricchezza di energia dell'Artico."
Indietro nel 2014 Vijay Sakhuja, direttore della ricerca presso il Consiglio Indiano degli Affari del mondo, ha detto che l'India vede diverse opportunità in cooperazione con la Russia nella regione artica tra cui entrambi i campi di esplorazione scientifica e delle riserve.
"Parte di questo cambiamento può essere attribuito alla evoluzione dello spostamento del perno geoeconomico al Nord su petrolio e gas, il settorer minerario in alto mare, e la pesca e queste attività sarebbero di immenso valore economico in India.
In questo contesto, la Russia può giocare un ruolo significativo nella sicurezza energetica dell'India, "ha sottolineato Sakhuja nel suo articolo per Valdaiclub.com.
Allo stesso modo, Singapore sta segnalando la sua volontà di sviluppare una collaborazione reciprocamente vantaggiosa nel campo della ricerca in Artico, osserva il rapporto RIAC, citando la dichiarazione fatta da Arthur Chilingarov, rappresentante speciale del Presidente della Federazione Russa per la cooperazione internazionale nella regione artica e antartica, seguendo la sua visita nel Paese a marzo 2016.
Da parte loro, la Cina e la Repubblica di Corea sono interessati non solo a partecipare all'esplorazione di vaste risorse naturali della regione, ma anche "in cooperazione con la Russia come la più grande potenza artica per garantire un buon funzionamento del Passaggio a nord-est."
Le nazioni visualizzano il Passaggio a Nord-Est (NSR) - una rotta di navigazione situata ad est della Novaja Zemlja e che corre lungo la costa artica russa del Mar di Kara, lungo la Siberia, per lo stretto di Bering - come un corridoio marittimo prospettico che collega l'Asia e l'Europa. "La NSR sta rapidamente diventando una linea di navigazione artica transito che possono rappresentare un'alternativa alle rotte marittime intercontinentali esistenti tra l'Atlantico e il Pacifico attraverso i Canali di Suez e Panama". Inutile dire che la cooperazione russo-cinese nell'Oceano Artico sta provocando preoccupazioni in Occidente.
Nel maggio del 2016 gli scienziati politici americani Stephanie Pezard e Timothy Smith dell'influente RAND Corporation hanno sottolineato che il riequilibrio di Mosca verso la Repubblica Cinese "è particolarmente importante nella regione artica, una regione in cui la Russia ha grandi ambizioni."
Gli studiosi statunitensi hanno sottolineato che il coinvolgimento della Cina nell'esplorazione artica della Russia può annullare l'impatto delle restrizioni occidentali: mentre le restrizioni sostenute dagli Stati Uniti hanno messo in crisi importanti progetti dell'energia in mare aperto che Mosca ha dato generosamente insieme con le imprese europee e americane, Pechino può offrire alla Russia sia competenza e tecnologia.
Secondo RIAC, un maggiore coinvolgimento dei paesi asiatici negli affari artici può sostenere il loro peso sulla scena internazionale e spostare ulteriormente l'equilibrio verso la multipolarità nazionale.

Fonti:https://sputniknews.com/politics/201610191046514339-asia-russia-arctic/

LA FEDERAZIONE RUSSA IMPLEMENTERA' LA COSTRUZIONE DI CENTINAIA DI INFRASTRUTTURE MILITARI TRA L'OCEANO ARTICO E LA CRIMEA


Il ministero della difesa russo costruirà 15 impianti di infrastrutture sociali e militari per le esigenze delle truppe dispiegate nella regione artica, afferma il vice ministro della Difesa russo Dmitry Bulgakov.
"La costruzione delle infrastrutture per le forze armate russe nel paese di Yuzhny situato l'arcipelago Novaja Zemlja è in marcia alta ... Circa 15 impianti sono tenuti a essere costruiti quest'anno", ha detto ai giornalisti Bulgakov.
Egli ha aggiunto che un certo numero di strutture della regione artica ai fini della marina russa e forze aerospaziali, come ad esempio aeroporti nelle città di Tiksi, Vorkuta e il porto sullo stabilimento Severny, sono in fase di progettazione o di costruzione.
La Russia ha intensificato le sue attività militari, commerciali e di esplorazione nella regione artica. Sta portando avanti l'edificazione di infrastrutture di trasporto e la produzione di energia, così come l'installazione di strutture militari e sta sviluppando la rotta del Mare del Nord che collega l'Europa all'Asia. L'importanza della regione artica è aumentata negli ultimi anni con la possibilità di un ulteriore esplorazione delle riserve di petrolio nella zona, così come per la navigazione attraverso la rotta del Mare del Nord.
Il Ministero russo della Difesa inoltre ha intenzione di mettere in funzione più di 560 siti di infrastrutture militari, compresi nella regione artica e Crimea, ha riferito il Ministero della Difesa Sergei Shoigu.
Dal punto di vista militare la Federazione Russa, in risposta alle continue provocazioni americane, ha aumentato i livelli di difesa territoriale al punto rendere il territorio russo una sorta di fortezza inespugnabile in caso di attacco.
Putin è già flette i suoi muscoli militari in Siria con basi aeree e di mare e una campagna di bombardamenti che ha decimato migliaia di avamposti dell'ISIS.

I piani significano che Mosca avrà truppe, aerei da guerra e veicoli militari di stanza in tutti e quattro gli angoli del continente asiatico, comprese le Kurili Island.
Nel corso degli ultimi anni l'avvicinamento dei membri e delle postazioni militari dell'Alleanza Atlantica, nota come NATO, ai confini russi, senza parlare degli schieramenti militari provocatoriamente in prossimità del territorio russo hanno costretto il governo russo a preparasi in difesa.
Nulla di nuovo rispetto alla Prima Guerra Fredda.
Fonti:
https://sputniknews.com/military/201610251046707011-russia-artic-region-infrastructure/
https://sputniknews.com/russia/201610211046574754-russia-facilities-arctic-crimea/

martedì 25 ottobre 2016

IL PRIMO MINISTRO UNGHERESE CHIEDE PIU' DIRITTO AGLI STATI NAZIONALI RISPETTO A BRUXELLES

Il Primo Ministro ungherese Viktor Orban ha preso di mira ancora una volta l'Unione europea, con il 60 ° anniversario della rivoluzione ungherese del 1956 per mettere in guardia contro la "sovietizzazione" d'Europa e la necessità di proteggere i confini nazionali dalle masse di extracomunitari.

Orban ha paragonato le azioni dello stabilimento UE a quella di una forza di occupazione straniera durante il suo discorso a Budapest, sostenendo che agli Stati membri dovrebbero essere dati maggiori poteri sopra Bruxelles, in particolare per quanto riguarda l'immigrazione.
"Le persone che amano la loro libertà devono salvare Bruxelles dalla sovietizzazione, da parte di persone che vogliono dirci come dobbiamo vivere nei nostri Paesi", ha detto.
"Come eredi al 1956 non possiamo permettere che l'Europa tagli le radici che l'ha resa grande e ci ha aiutato a sopravvivere alla repressione sovietica. Non c'è Europa senza senza stati nazionali e le migliaia di anni di saggezza dal cristianesimo", ha aggiunto.
Ancora una volta sulla sua linea lungimirante presa di posizione di immigrazione, Orban ha detto alla folla: "... Dobbiamo chiudere il confine per fermare la migrazione di massa che scorre da sud."
Il presidente polacco Andrzej Duda, che è stato ospite alla manifestazione commemorazione, ha detto la posizione di Orban su tali questioni chiave è stata sostenuta a Varsavia.
"Potete contare sulla Polonia, marciamo insieme nei momenti più difficili", ha detto. "Due paesi che sono state costruite su fondamenta cristiane e sono ora liberi nell'Europa unificata."
Mentre la Commissione e Paesi come la Germania europea hanno favorire la creazione di un sistema di quote di trasferimento degli extracomunitari imposte tra gli Stati membri, un certo numero di paesi come l'Ungheria, la Polonia la Slovacchia e la Repubblica Ceca hanno veementemente respinto tali proposte, sostenendo che i governi nazionali dovrebbero mantenere il controllo su questioni come l'immigrazione.
A dispetto di Bruxelles, l'Ungheria ha tenuto un referendum all'inizio di questo mese sulla questione, e il 98 per cento di coloro che hanno preso alle urne ha sostenuto la posizione di Orban nel respingere sistemi di quote di trasferimento degli extracomunitari sul territorio nazionale.

Fonte:https://sputniknews.com/europe/201610241046673329-hungary-eu-sovietization-europe/

UN'ANALISTA POLITICO CONFERMA LA STRATEGIA NEO-OTTOMANA DELLA TURCHIA

Ci sono molti segni tristi che indicano che la strategia di Ankara in Siria e in Iraq ha preso una piega sbagliata, conferma l'analista politico Dogu Ergil.

In un'intervista l'analista politico Dogu Ergil ha citato una serie di segni allarmanti che egli ha detto sottolineare i difetti della politica di Ankara verso la Siria e l'Iraq.
L'intervista è venuta dopo che la Russia e la Siria hanno espresso preoccupazione per i recenti attacchi del Air Force turca sulle posizioni della Protezione Unità Curdo Popolare (YPG).
Teheran, a sua volta, ha presentato una protesta contro una dichiarazione da parte del Parlamento turco dello speaker Numan Kurtulmus, che ha attribuito la lite tra Ankara e Baghdad sulla base militare Bashiqa nel nord dell'Iraq alla "politica etnicamente e religiosamente orientata dell'Iran".
Il governo turco si considera il successore dell'impero ottomano, dichiarando che esso ha un 'diritto storico' di agire nella regione, in quanto queste aree sono ancora parte dell'impero.
Si tratta di una presa di posizione unilaterale", ha detto Dogu Ergil .
Secondo lui, Ankara dovrebbe capire che le persone che vivono nella regione non vogliono cadere ancora una volta sotto l'autorità "del sultano ottomano" e diventare parte dell'impero risorto.
"Invece vogliono la Turchia a contribuire alla risoluzione di problemi regionali e partecipare ai negoziati piuttosto che sostengono questi territori come i suoi protettorati", ha aggiunto.
Ergil ha avvertito che se Ankara attuerà la ricostruzione dell'ex potrebbe alimentare nuove tensioni nella regione. "La riluttanza di Ankara di riconoscere le attuali autorità siriane danneggia la propria legittimità della Turchia. Segnalando che è pronta a modificare i confini della regione, la Turchia mette in discussione l'inviolabilità dei suoi confini", ha detto.
Commentando la volontà di Ankara di partecipare all'operazione militare a Mosul, ha detto che "questo non è il tipo di retorica che può essere utilizzato a livello statale."
"La Turchia può entrare in Siria e in Iraq. Ma non è chiaro se la Turchia avrà abbastanza forza al fine di ottenere risultati a lungo termine e preservare le nostre posizioni.
Si tratta di una questione molto controversa," ha sottolineato Ergil.
Secondo lui, è anche poco chiaro "se la Turchia vuole contribuire al mantenimento e allo sviluppo della diversità etnica e religiosa che contraddistingue la regione nel suo insieme, o cercare di imporre le proprie preferenze politiche, etniche e religiose."
"Se la scelta è fatta a favore della seconda opzione, può portare alla escalation del conflitto in corso e la comparsa di nuovi focolai di tensione nella regione", ha detto.
Egli ha anche lamentato il fatto che la Turchia si concentra più sul lancio di attacco contro YPG che i mercenari di Daesh (ISIL / ISIS), cosa che ha detto può essere spiegato con il fatto che il problema curdo non è debitamente stato risolto.
"Se mi chiedete di descrivere la situazione politica intorno ai confini meridionali della Turchia, vi risponderò con una sola parola: incertezza", ha detto, aggiungendo che Ankara dovrebbe rendersi conto del fatto che la presenza politica delle forze curde 'sarà in vigore nella regione indefinitamente.

Fonte:https://sputniknews.com/middleeast/201610251046690490-turkey-ottoman-empire-russia-syria-kurds/

SE GLI STATI UNITI EMETTERANNO NUOVE RESTRIZIONI VERSO LA RUSSIA ENTRERANNO DAVVERO IN CRISI

Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha confermato che la Russia dovrebbe "sicuramente rispondere" se gli Stati Uniti introdurranno nuove sanzioni contro la Russia sulla situazione in Siria. Gli esperti di geopolitica russi spiegano esattamente quali tipi di strumenti Mosca ha a sua disposizione.

Recentemente il vice ministro degli Esteri, Sergei Rybakov quando ha detto che la Russia è disposta a introdurre "misure asimmetriche" se gli Stati Uniti introdurranno nuove sanzioni dure contro la Russia, Lavrov ha indicato che intendeva esattamente quello che sembrava - che la Russia "sicuramente risponderà se ci saranno nuove sanzioni."
"Prima vedremo cosa succede con i piani dei nostri colleghi statunitensi, i quali emettono minacce, ma allo stesso tempo continuano a dialogare con noi", ha aggiunto Lavrov.
La scorsa settimana, Rybakov ha detto ai legislatori russi che, alla luce del lungo periodo di sanzioni degli Stati Uniti contro la Russia, Mosca ha "utilizzato questo periodo per fare qualche ricerca, e di preparare una serie di misure, che potrebbero essere utilizzate in modo asimmetrico in caso di ulteriore inasprimento del sistema delle restrizioni. "
Il vice ministro degli esteri non ha specificato quali misure specifiche che aveva in mente, ma ha fatto ricordare la recente decisione della Russia di sospendere l'accordo russo-statunitense sulla cessione di plutonio per uso militare. Questo accordo, firmato nel 2000, stabiliva che i due paesi sono stati costretti a smaltire 34 tonnellate di plutonio per uso militare bruciandolo nei reattori nucleari, a partire dal 2018.
La Russia ha tutte le infrastrutture necessarie per smaltire il plutonio in base a tale accordo, mentre per gli Stati Uniti non è così.
La Russia ha delineato una serie di condizioni per il rinnovo del contratto del plutonio, tra cui una riduzione della presenza delle truppe degli Stati Uniti e le infrastrutture militari nei paesi della NATO al confine con la Russia, e l'abbandono di tutte le restrizioni anti-russi, dalla legge Magnitsky alle misure adottate dagli Stati Uniti e i suoi alleati oltre l'ipotetica interferenza russa nella crisi ucraina. Rybakov ha riconosciuto che l'amministrazione Obama è improbabile che accetterà queste condizioni. "In questo caso, l'accordo sarà sospeso a tempo indeterminato", ha detto.
Gli esperti russi ritengono che ci sono diverse aree in cui ulteriori restrizioni russe possono indebolire Washington.

Per esempio, gli Stati Uniti continuano ad acquistare i motori russi per razzi serie RD per il lancio di carico di satelliti e voli spaziali con equipaggio.
All'inizio di questo mese, Igor Arbuzov, direttore generale della Energomash, la società russa che produce i motori, ha confermato che gli Stati Uniti continueranno ad acquistare i motori russi almeno fino al 2019, e, eventualmente, fino alla metà degli anni 2020.
Gli Stati Uniti sono anche fortemente dipendenti dalla Russia in un'altra zona nel settore nucleare: per la fornitura di uranio arricchito.
L'ex vice direttore dell'Istituto di ricerca russa di Ingegneria Nucleare, Igor Ostretsov, recentemente ha detto al giornale on-line Svobodnaya Pressa che gli Stati Uniti hanno attualmente quasi nessuna capacità di arricchimento dell'uranio per la fornitura di combustibile per le sue centrali nucleari; La tecnologia degli Stati Uniti esistente è gravemente obsoleta, ha confermato.
All'inizio di quest'anno, gli Stati Uniti hanno anche fermato la costruzione di un impianto di arricchimento delle centrifughe, i loro tecnici non hanno competenze in grado di padroneggiare la tecnologia russa. Nel frattempo, la quota di mercato globale di arricchimento dell'uranio di Rosatom continua a crescere, e si prevede terrà conto del 45-50% della produzione mondiale entro il 2020, secondo la World Nuclear Association. "Molti dicono che gli Stati Uniti vogliono distruggere la Russia. Questo è senza senso", ha detto Ostretsov, aggiungendo che "il crollo della Russia porterebbe al crollo immediato degli Stati Uniti, perché l'industria nucleare degli Stati Uniti lavora sull'uranio arricchito in Russia."
Ci sono altre misure che Mosca può prendere, tra cui non solo l'abrogazione degli accordi esistenti, ma rifiutare le nuove proposte per la cooperazione.
Parlando a Svobodnaya Pressa, l'Istituto dei Problemi Regionali con a capo Dmitri Zhuravlev ricorda che mentre le relazioni economiche russo-americane non sono significative, la cooperazione militare e geopolitica rimane fondamentale.
La cooperazione militare include cose come l'accordo del plutonio. "Per quanto riguarda la politica estera, si deve innanzitutto dire che non siamo stati noi ad avviare il deterioramento delle relazioni. Gli Stati Uniti hanno strappato la cooperazione in molti settori stessi. Ma abbiamo cominciato ad avvicinarci alle proposte più critiche degli US.
I nostri partner hanno molto apprezzato usare le nostre capacità senza offrire nulla in cambio. Siamo in grado di fermarli su tematiche di loro interesse. Ciò comprende le questioni relative all'Afghanistan, l'Artico, e così via ".
Nel 2015, ha ricordato Zhuravlev, il governo russo effettivamente ha chiuso l'accesso alla base aerea a Ulyanovsk, che gli Stati Uniti avevano precedentemente utilizzato per fornire alle loro truppe in Afghanistan. "In futuro, possiamo continuare a rifiutare questo tipo di cooperazione." "Prendi un altro esempio:.. Per un lungo periodo di tempo non volevamo riaprire il centro radar di SIGINT a Lourdes, e Cuba, è possibile che lo faremo durante il suo recente viaggio in America Latina, il Presidente Putin ha detto che noi non vogliamo avere strutture militari nella regione, e questo è vero. Ma se gli Stati Uniti ci costringono a giocare duro, dovremo farlo ".

La cooperazione spaziale è un altro settore importante, ha notato l'analista, e comprende non solo i razzi serie RD, ma le questioni riguardanti la Stazione Spaziale Internazionale pure.
"Come è possibile che abbiamo investito il 75% nella ISS, ma proprio nel 25% gli Stati Uniti hanno fatto proprio il contrario? Al momento della costruzione della stazione, gli Stati Uniti non avevano alcuna esperienza significativa nella realizzazione di stazioni orbitali con equipaggio. Solo l'URSS ha avuto questa esperienza, i mezzi per fornire merci e astronauti sulla ISS sono nostri... nel modo che le tecnologie della stazione deli Stati Uniti si stavano sviluppando il loro programma spaziale seguiva lungo linee diverse, e ha finito per essere scambiato e ' emerso che in questa fase, il loro il programma non funzionava. Ma in qualche modo la parte del leone della ISS non ci appartiene, ma agli Stati Uniti ed i suoi alleati. "
"Fino a questo momento, non abbiamo sollevato la questione, perché non abbiamo cercato il confronto. Ma se questo è quello che vogliono che gli Stati Uniti, non avremo scelta, e comincieremo a discutere di questo problema pure. Non sto parlando di chiusura del ISS, ma sarà necessario rivedere le norme di legge e decidere chi possiede cosa. "
Infine, l'analista ha suggerito che la Russia "può iniziare a competere in modo più attivo nel commercio di armi, sottolineando che i nostri prodotti sono più economici e in nessun modo inferiore in termini di qualità. Prima, abbiamo cercato di evitare di entrare nei mercati detenuti dai nostri partner. Ora possiamo smettere di essere così cortesi e gentili. "
Zhuravlev ha sottolineato che in ultima analisi, l'escalation delle tensioni non può continuare all'infinito, e che si spera, la prossima amministrazione, se non questa, può "andare in un percorso diverso - può iniziare a cercare le soluzioni, la negoziazione, questo è particolarmente vero se si considera che non chiediamo molto. "
"L'escalation non può essere infinita nessuno di noi vuole scatenare una guerra nucleare. E nessun sistema di difesa missilistica sarà in grado di cambiare nulla se vogliamo creare un mondo in cui nulla, ma gli scarafaggi sopravviveranno, sarebbe sufficiente a far esplodere i nostri arsenali nucleari sul nostro territorio. Pertanto, prima o poi, le tensioni dovranno essere ridotte, e noi dovremmo negoziare ".
Andrei Martynov, direttore dell'Istituto Internazionale di nuovi Stati membri, ha suggerito che qualsiasi risposta della Russia alle restrizioni potrebbe essere, sarà asimmetrica, come il recente ultimatum sul trattamento di plutonio per uso militare come buon esempio.
Per quanto riguarda l'Europa, l'analista ha osservato che è altamente improbabile che essi seguiranno gli Stati Uniti lungo il percorso di ulteriori restrizioni.
"Sono abbastanza sicuro che l'UE ridurrà queste sanzioni ridicole in un prossimo futuro. Questo è già stato parlato ad alta voce, non solo da uomini d'affari, ma di alto livello burocrati europei. Proprio la scorsa settimana, [il capo della politica estera dell'Unione europea ] Federica Mogherini ha detto che era il momento di riconsiderare l'approccio di Bruxelles ', perché finora ha portato a nulla, ma perdite. Gli esperti russi hanno parlato di questo in precedenza, ma hanno sottovalutato il grado in cui il ruolo guida dell'UE dipende dai loro partner esteri. "
In una recente intervista per Izvestia, Antonio Fallico, presidente dell'Associazione 'Conoscere Eurasia', ha confermato la valutazione di Martynov, che dice che in una situazione in cui Europa e Nord America stanno vivendo una crisi economica sistemica, l'esclusione artificiale del mercato russo e Unione Eurasiatica per il commercio nella via delle sanzioni è a dir poco follia.
La rimozione delle sanzioni è "obbligatoria", ha sottolineato Fallico. "Non è una scelta, ma una necessità." "Mi metterò in questo modo, l'Europa può permettersi di mantenere le sanzioni per un altro anno, gli Stati Uniti - per tre." In definitiva, per quanto riguarda l'idea di Washington per ulteriori sanzioni è interessato, Martynov ha suggerito che forse ci vorrà una difficile crisi politica interna collegata alle elezioni correnti "per gli Stati Uniti per smaltire la sbornia e vedere che il buon senso prevalga".


Fonte:https://sputniknews.com/politics/201610251046710339-new-us-sanctions-against-russia-implications/

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TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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