ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


venerdì 29 gennaio 2016

L'EUROPA STA LENTAMENTE PERDENDO I PEZZI


Con l'emergenza immigrazione ci si è accorti che è molto difficile, se non impossibile, trovare una soluzione comune per i tutti i Paesi membri dell'Unione. La libertà di circolazione ora è in pericolo, da Bruxelles lanciano l'allarme e sembra ci siano due mesi per salvare lo Schengen. L'importante è capire se l'Unione Europa stessa verrà salvata. La crisi dei rifugiati ha rappresentato probabilmente l'ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso. L'Europa già da prima non era veramente unita e non aveva una politica comune, tantomeno sull'immigrazione. A Berlino nel frattempo è atteso l'incontro tra Renzi e la Merkel, che probabilmente potrà chiarire un po'la situazione.
Ci aspetta un'Europa divisa in blocchi e completamente disgregata? Che cos'è necessario perché l'Unione europea funzioni? Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Sergio Romano, editorialista del "Corriere della Sera", scrittore e diplomatico, che dal 1985 al 1989 ha ricoperto il ruolo di Ambasciatore d'Italia a Mosca.
— Sei Paesi dell'Unione europea vogliono "congelare" lo Schengen. Che cosa rischia l'Italia? Non rimarrà isolata e lasciata sola di fronte all'emergenza immigrati?
— Mi sembra molto difficile. Se la Grecia venisse esclusa dall'area Schengen sarebbe un precedente pesante che potrebbe essere usato da qualcuno contro l'Italia. Innanzitutto ho l'impressione che l'Italia abbia svolto un ruolo molto importante e lo abbia svolto bene, con una certa generosità. Non ho l'impressione che a Bruxelles abbiano il coraggio di prendere una decisione in questo senso.
— L'Italia cerca di salvare Schengen ed è contraria al suo congelamento. Qual è l'alternativa però, che cosa si potrebbe fare di concreto di fronte ai continui flussi migratori?
— In Europa non abbiamo una vera politica sull'immigrazione. Non abbiamo capito se si tratta di un'immigrazione contingente provocata dai conflitti, dalle guerre o se si tratta di un fenomeno sociale di lungo periodo. Anche gli stessi sociologi e demografi non hanno le idee molto chiare. È molto probabile che si tratti di un fenomeno sociale di lungo periodo con delle punte ogni qual volta vi è un conflitto o una guerra come nel caso siriano.
Di fronte a un fenomeno di questo genere che cosa bisogna fare? Innanzitutto bisognerebbe partire dalla costatazione che l'Europa ha bisogno di immigrati, perché il tasso di natalità in alcuni Paesi europei è molto basso, come nel caso della Germania e dell'Italia. Gli immigrati servono, altrimenti la società rischia di invecchiare. Non sappiamo inoltre chi pagherà le pensioni, se aumentano sempre più i vecchi e diminuiscono i giovani. Cercare di risolvere il problema restaurando i controlli alle frontiere fra i singoli Paesi dell'Unione Europea non serve assolutamente a nulla, perché ci sarà sempre qualcuno che ci guadagna e qualcuno che ci perde. La Grecia certamente ci perderà, ma non solo, chiunque può perderci e ritrovarsi con un numero troppo elevato di profughi.
— Quale potrebbe essere allora la soluzione?
— Prima di tutto bisogna decidere quanta gente vogliamo. Se avremo un'idea più chiara del contingente di persone di cui abbiamo bisogno, il problema diventerà più abbordabile. Bisogna partire dal principio che se siamo un'unione, il rafforzamento deve essere non della frontiera nazionale, ma di quella esterna. In altre parole, occorre concentrare ogni sforzo sulla frontiera comune.
Per tutti quelli che non vogliamo e non possiamo accogliere, l'unica ipotesi corretta è quella di rafforzare la frontiera comune. Per fare questo bisogna avere innanzitutto una guardia di frontiera europea, vale a dire un corpo europeo che non dipenda dai governi nazionali, bensì da un'autorità europea, che può essere la Commissione e il Consiglio europei. Bisogna che ci sia anche un diritto europeo, perché se abbiamo una frontiera europea veramente comune, i reati che vengono commessi da chi cerca di passare la frontiera non avendone il diritto, devono essere reati europei. Per questo servono tribunali europei.
Puntare sul rafforzamento della frontiera comune significa rinunciare alla propria sovranità su quel tratto di frontiera di cui stiamo parlando. Questo sarebbe un passo decisivo per l'Unione europea, ma alcuni Paesi non sono disposti a farlo.

— Più si è allargata l'Unione europea più si è disgregata. Secondo lei che Europa ci aspetta? Non c'è il rischio che si divida in blocchi: l'Europa del nord, quella dei "nuovi entrati" e quella del sud per esempio?
— Da qualche tempo a questa parte si sta facendo strada in Europa sempre di più la convinzione che occorra fare una distinzione fra quei Paesi che sono disposti a cedere sovranità e quelli che non sono pronti. Qualcuno addirittura sostiene che bisognerebbe tornare al gruppo originario, cioè quello dei 6 Paesi, forse allargato a qualcun'altro, per esempio la Spagna. Questa tesi, certamente difficile da realizzare concretamente, mi sembra che stia facendo strada. Ne trovo qualche cenno negli interventi di Wolfgang Schäuble, il ministro delle finanze tedesco. In così numerosi non si possono realizzare politiche coerenti.
— Lei personalmente che ne pensa della tesi sulla riduzione del numero di Paesi all'interno dell'Unione europea? La trova realizzabile?
— Personalmente la vedo come necessaria, ma ciò non significa che possa essere realizzabile. Anche nei Paesi che sono all'origine del processo europeista vedo dei tentennamenti. Non sono sicuro che la Francia, pur essendo fondamentale per l'unità dell'Europa, sia veramente disposta a fare un passo in avanti così decisivo.
C'è da notare che così non si va da nessuna parte, siamo arrivati a un paradosso. Sappiamo tutti che cosa bisogna fare perché l'Unione europea funzioni meglio: occorrono un governo e un'economia europei, un bilancio europeo più cospicuo, strumenti finanziari europei, dei bond europei probabilmente sono indispensabili. Le singole democrazie europee però non lo fanno, perché sanno che in questo particolare momento i partiti di governo rischiano di non essere eletti dai loro cittadini alla prossima tornata elettorale. Preoccupati di non poter conservare il potere, continuano a non fare le sole cose che potrebbero dare una risposta giusta alla soluzione dei problemi.
— È più facile in questo momento essere contro l'Europa quindi per i propri interessi politici?
— Anche il caso di Renzi è abbastanza interessante. Renzi ha sempre dato l'impressione di essere un buon europeista, di credere nell'Unione europea, ma lui si sta avvicinando a delle elezioni amministrative importanti. Ha molta carne al fuoco per le riforme istituzionali, sa che ci sarà un referendum confermativo per l'abolizione del senato. Il suo problema è restare al potere, vincere le elezioni quando ci saranno. In questi ultimi tempi ha cominciato a dire delle cose che sembrano un po'quelle che dice il Movimento 5 stelle, i leghisti, vale a dire cose che non vanno nel senso dell'integrazione europea, ma nella direzione contraria.
Adesso c'è un incontro importante con la signora Merkel, forse questo riuscirà a chiarire qualche punto.

giovedì 28 gennaio 2016

NEL 2016 LA FEDERAZIONE RUSSA SI BLINDA CON ARMI AVANZATE DI NUOVA GENERAZIONE


Le nuove armi includerà sistemi lanciamissili balistici, veicoli blindati, aerei da combattimento e anche nuove navi da guerra, riferisce il giornale russo Rossiyskaya Gazeta.
I russi strategici Missile Forces saranno sostenuti da nuovi RS-24 Yars intercontinentali sistemi missilistici balistici ad arma termonucleare cellulare.
Insieme con il lanciatore in sé, un complesso Yars include un comando e controllo di unità mobili e veicoli d'accompagnamento speciali attrezzati per la fornitura di mimetizzazione e contromisure elettroniche in grado di rendere l'intero reggimento invisibile ai radar nemici.
Le forze di terra russe saranno fornite con nuovi Tornado-S 300mm lanciarazzi multipli, una brigata di sistemi missilistici antiaerei Buk-M3, e due brigate di sistemi di missili balistici mobili a corto raggio Iskander.
I missili Islander sono praticamente impossibili da intercettare per la loro traiettoria imprevedibile, e sono in grado di fornire vari tipi di testate da 500kg (bomba a grappolo, penetrazione, combustibile-aria esplosive e HE frammentazione), nonché munizioni nucleare tattiche, ad una distanza di fino a 500 chilometri.
Le truppe d'assalto aviotrasportate stanno per essere dotate di circa 250 nuovi veicoli blindati, tra cui BTR-MD Rakushka e BMD-4 veicoli da combattimento di fanteria.
Il Russo Aerospace Defense Forces sono in programma di ricevere oltre 140 nuovi aerei da guerra ed elicotteri, come il Sukhoi Su-35 multiruolo supermanovrabile combattente e Mi-8AMTSh-V Terminator elicottero da trasporto assalto progettato per la guerra artica, nonché per il funzionamento in altre condizioni climatiche difficili.
Tre reggimenti di difesa aerea saranno equipaggiati con i nuovi sistemi missilistici antiaerei S-400 Triumf.
Infine, la Marina russa riceverà due nuovi sottomarini classe Kilo, soprannominati 'buchi neri' a causa della loro impressionanti capacità furtive, e diverse nuove fregate attrezzate con gli schieramenti antiaerei formidabili e capaci di trasportare missili da crociera classe Kalibr.


Fonte:http://sputniknews.com/russia/20160128/1033850935/russian-military-hardware-new-weapons.html

IL FUTURO PRESIDENTE AMERICANO CRITICA L'IMMIGRAZIONE IN EUROPA E IL SUO VECCHIO OMOLOGO STATUNITENSE


Donald Trump ha criticato duramente la città di Bruxelles, definendola "un buco infernale" e scatenando, sui social, i cittadini della capitale belga. Nel corso di un'intervista il candidato alle primarie del partito repubblicano ha poi attaccato la mancanza di integrazione nelle città del Vecchio Continente e, più in generale, la politica europea in tema di immigrazione.
"Io sono stato a Bruxelles molto tempo fa, vent'anni fa, ed era una città cosi' bella... Ora è come vivere in un inferno - ha detto il magnate statunitense sottolineando, in particolare, la mancanza di integrazione con la popolazione musulmana.
La reazione: pioggia di tweet - La reazione dei cittadini non si è fatta attendere: su Twitter sono tantissimi i post contenenti pittoresche immagini della loro città, accompagnate dall'hashtag hellhole.
L'attacco a Obama - Il candidato alla Casa Bianca è poi tornato sulla sua proposta di vietare l'ingresso ai musulmani negli Stati Uniti, facendo il paragone con l'Europa dove, così dice, "le regole della legge islamica stanno prendendo sempre più piede: Vai a Bruxelles, vai a Parigi, c'è qualcosa che sta accadendo e non è un qualcosa di buono".
Poi l'affondo contro Barack Obama: "Noi abbiamo un presidente che non vuole nemmeno parlare di terrorismo islamico".


Fonte:http://www.tgcom24.mediaset.it/mondo/usa-2016-donald-trump-attacca-l-europa-la-citta-di-bruxelles-un-buco-infernale-_2157072-201602a.shtml

FREDDO E NEVE RECORD IN GIAPPONE, IN ARRIVO ALTRE ABBONDANTI NEVICATE


La neve ha colpito duro le Isole Giapponesi, comprese quelle meridionali, come le Isole di Oshima ed Okinawa dove non era mai nevicato a memoria d’uomo.
Le pesanti nevicate hanno causato paralisi nei trasporti, ma anche, purtroppo, otto vittime ed oltre 600 feriti.
Una vittima si è verificata a Nichinam, a causa del crollo di un tetto causato dal peso della neve fresca.
Quelle che preoccupano sono le previsioni di prossime nevicate abbondanti: la mappa in esame mostra la neve prevista per i prossimi dieci giorni sul Giappone: si tratta di valori tra i 30 ed i 40 pollici (oltre un metro di neve fresca) su buona parte dell’Arcipelago, andando a peggiorare una situazione già piuttosto critica.
Abbondanti nevicate sono previste anche sui rilievi della Cina meridionale.
Proprio in Cina, sono ben 24 le stazioni meteorologiche che hanno misurato un record storico di freddo.
Nella mite Taiwan, nel frattempo, bersagliata da pesantissime nevicate, sono ben 85 le vittime causate dal freddo intenso ed inusitato.

Nella foto, la neve abbondante a Nichinam, e la mappa delle previsioni di neve a cura del centro di calcolo statunitense.


Fonte:http://freddofili.it/2016/01/28/freddo-in-giappone-con-nevicate-record-ed-ancora-neve-prevista/

LA SOTTOCULTURA GENDER CON LA "BUONA SCUOLA"?

Massimo Introvigne

Che c’entra il gender con la “Buona scuola”? Che l’allarme non fosse totalmente infondato lo ha ammesso la stessa Giannini in Parlamento, promettendo l’intervento che ha ora messo in atto,e la Camera, su iniziativa dei deputati Roccella e Pagano, ha approvato insieme con la “Buona scuola”un ordine del giorno che ha impegnato il governo, nell’applicazione della legge, «ad escludere ogni interpretazione che apra alle cosiddette “teorie del gender"
Dov’era il problema? Nella norma della legge sulla “Buona scuola”, che chiede di promuovere nelle scuole iniziative per studenti, docenti e genitori «sulle tematiche indicate dall’articolo 5,comma 2, del decreto-legge 14 agosto 2013, n. 93, convertito, con modificazioni, dalla legge 15 ottobre 2013, n.119». Queste «tematiche» sono indicate dalla legge 119, quella sul cosiddetto femminicidio, con riferimento, tra l’altro, all’esigenza di «superare gli stereotipi che riguardano il ruolo sociale, la rappresentazione e il significato dell’essere donne e uomini, ragazzi e ragazze, bambine e bambini nel rispetto dell’identità di genere». Certo, le leggi sono sempre interpretabili, ma non è poi così difficile leggere in questa norma un invito a superare lo «stereotipo» secondo cui si è uomini o donne in relazione a un dato anatomico insuperabile: e questo «superamento» è appunto l’essenza della teoria del gender.

Fonte:http://katehon.com/it/article/il-gender-con-la-buona-scuola

PUTIN E' ORA IL NOME DELL'EUROPA

Alexander Dugin

Vladimir Putin è il leader piu europeo tra gli altri capi di Stato europei. Perche? Perché solo lui vede l'Europa como potenza libera, indipendente e sovrana. Così Putin – come Jean e Jean Thiriar e Jean Parvulesco – sta convinto che l'Europa sarà grande solo se le sue confine si estenderanno da Lisbona a Vladivostok. Putin come nessun altro capisce che per questo progetto с’è un ostacolo essenziale - il mondo anglosassone, egemonia degli Stati Uniti, il mondo talassocratico. Tutte le guerre tra stati europei èrano nel'essenza le guerre civile nel contexto della civiltà indoeuropea comune - con radici comuni, con un patrimonio comune, che risale alla Grecia e a Roma. Solo l'Impero commerciale marittimo britanica era una deviazione, facendo rivivere lo spirito della civiltà semitica di Cartagine.
In un duello Roma contro Cartagine, Putin chiaramente sta dalla parte di Roma, perché Mosca è la terza Roma. È per questo che egli è il principale oppositore dell'egemonia americana e dell'oligarchia finanziaria mondiale, difendendo non solo gli interessi della Russia, ma anche gli interessi dell'Europa.
Putin è un conservatore, un avversario del matrimonio gay, un sostenitore dei valori tradizionali -- del'onore, del patriottismo, della famiglia, della religione. Egli incarna la lotta delle nazioni europee contro le élite liberali antieuropei. Così Putin vuole indirizzarsi ai cittadini europei – fuori delle élite liberale. E vuole essere ascoltato, capito. La Russia non vuole e non può essere una minaccia per l'Europa, per una vera Europa europea. Russia solo sta cercando di proteggere la loro cultura e la tradizione delle sfide del mondialismo e delle pressioni occidentali. Putin distingue tra l'Europa e l'Occidente: l'Europa per il è suo amico, l'Occidente è la minaccia e el nemico. Ma i più sagaci intellettuali europei - sia a destra ea sinistra non pesnano così anche? L'Europa ha radici e tradizioni.
L'Occidente - solo la tecnologia, il capitalismo, le schemi e le piramide finanziare, il neo-colonialismo, l'imperialismo e l'aggressione. Stati Uniti d'America è diventata la vittima di sette maniacali che volgiano manipolare il New Order per loro vantaggio. Putin è un simbolo di resistenza ad esso.
Per amare Putin, non è necessario amare e conoscere Russia. Questo è secondario, la cosa principale è amare l'Europa, l'Europa vera, non la colonia americana, servile, priva di volontà, della geopolitica, della sua sovranità.
La Russia di Putin è il supporto principale per la lotta di liberazione nazionale del'Europa per il suo ritorno nella storia. Anche se in futuro, Russia ed Europa costituiscono due grandi spazii separati nel contesto del mondo multipolare, oggi hanno un obiettivi comuni e una strategia comune. Così Putin è ora il nome dell'Europa. E domani l'Europa troverà il suo nome, ma questo sarà domani.
E mentre Putin è nostra bandiera e nostro simbolo.


Fonte:http://katehon.com/it/article/putin-e-ora-il-nome-delleuropa

SVEZIA: IL CAPO DELL'ESERCITO SI ASPETTA PRESTO UNA GUERRA


“Citando la situazione in Svezia, le recenti decisioni dei politici, e l’instabilità globale, il capo dell’esercito svedese, generale Anders Brännströ, ha detto gli uomini sotto il suo comando potevano aspettarsi di combattere una guerra in Europa contro avversari ‘qualificati’ nel giro di pochi anni”.
“L’ambiente globale che stiamo vivendo, che è dimostrato anche da decisioni strategiche [prese da politici] ci porta alla conclusione che potremmo essere in guerra nel giro di pochi anni”. …
Parlando dei suoi commenti con il tabloid svedese Aftonbladet, il generale ha detto che il quadro di sicurezza in deterioramento in Europa è il fattore principale che lo porta a lanciare l’allarme, indicando la possibilità che lo Stato Islamico conduca campagne militari in Europa e la diffusa instabilità ucraina come motivi principali che potrebbero portare a un conflitto.
“Si può tracciare un parallelo con il 1930. Un grande incertezza e dinamiche [politiche] che poi hanno portato a una grande guerra. Quella volta siamo riusciti a tenerci fuori (la Svezia era in teoria neutrale). Ma non è affatto certo che potremmo avere successo questa volta “. …
E ‘insolito per una figura militare di alto livello, e tanto meno il capo di un esercito, si esprima così chiaramente su questioni politiche. E questi commenti non sono l’opinione personale del generale, che ha aggiunto, come siano condivise dai suoi colleghi più anziani: “questa è una posizione condivisa. Questa è una situazione completamente diversa da quella che abbiamo avuto dieci anni fa. “Vi è ora un focus molto forte sulla difesa nazionale … si tratta di prepararsi al peggio”.

Fonte:http://www.riscattonazionale.it/2016/01/27/svezia-capo-dellesercito-sullimmigrazione-europa-ci-sara-presto-la-guerra/

LA SVEZIA SI PREPARA ALL'ESPULSIONE DI OTTANTAMILA IMMIGRATI


La Svezia si sta preparando ad espellere decine di migliaia di rifugiati, le cui richieste di asilo sono state respinte. Lo riferisce il quotidiano 'Dagens Industri'. ''Credo si tratti di circa 60mila persone, ma potrebbero essere anche 80mila'', ha detto il ministro dell'Interno svedese, Anders Ygeman, come riporta il giornale. Il governo, ha proseguito il ministro, ha detto alla polizia e alle autorità per le migrazioni di effettuare i preparativi necessari per le espulsioni. Fino alla fine del 2015 oltre 160mila persone hanno presentato richiesta di asilo in Svezia, ed il governo stima che il 50 per cento di queste sia stata rifiutata. ''Abbiamo una grande sfida davanti - ha aggiunto Ygeman - Per questo dobbiamo aumentare le risorse e migliorare la collaborazione tra le autorità al fine eseguire le espulsioni entro un mese''. Il ministro ha anche precisato che prima si vogliono creare le condizioni affinché i rifugiati lascino il Paese da soli. ''Ma se non ci riusciamo - ha spiegato - ci dovrà essere un'uscita forzata''. Ygeman ha poi precisato che per evitare l'immigrazione clandestina è previsto un aumento della polizia di frontiera e maggiori controlli per gli stranieri. Secondo il 'Dagens Industri', Stoccolma starebbe negoziando con alcune nazioni, tra cui l'Afghanistan.


Fonte:http://www.ilnord.it/i-2823_SVEZIA_CACCIA_80000_MIGRANTI

L'EX DIRETTORE DELLA FREEDOM HOUSE PROPONE DI CENSURARE E SCHEDARE I MEDIA RUSSI, ANCHE SPUTNIK

L'ex direttore dell'americana “Freedom House” ha la propria idea di come rispondere alle azioni della “macchina della propaganda russa”. Propone di schedare gli asset dei media russi che ricevono contributi pubblici da Mosca o semplicemente chiuderli.

David Kramer, direttore dell'Istituto "McCain" ed ex direttore dell'organizzazione americana "Freedom House", ha proposto di chiudere il canale RT (Russia Today) e "Sputnik". Lo ha affermato in un'intervista al quotidiano lituano "Veidas".
Rispondendo alla domanda di un giornalista su come affrontare la macchina della propaganda russa, Kramer ha illustrato 2 modi. Nel primo propone di tenere traccia degli asset di media come RT, "Sputnik" ed altri che ricevono contributi da Mosca, o semplicemente chiuderli.
"Non per quello che pubblicano, ma per dove prendono i soldi". Questa misura la chiama "attacco aggressivo".
Il secondo metodo proposto da Kramer è quello di fornire un sostegno finanziario a dei media destinati per il pubblico russo e l'intera regione dell'Europa orientale.
Secondo Kramer, filtrare la "propaganda russa" è facile perchè le azioni della Russia "parlano da sole". In particolare ritiene un "fatto indiscutibile" "l'invasione" dell'Ucraina orientale.
Kramer ha inoltre accusato la Russia di dispiegare truppe di terra in Siria e di combattere contro i gruppi dell'opposizione che lottano contro Bashar Assad, non contro il Daesh (ISIS).
Le accuse di ingerenza negli affari interni dell'Ucraina non si sentono per la prima volta, ma le autorità russe hanno sempre smentito. Inoltre, dopo che la Russia su richiesta delle autorità siriane ha lanciato un'operazione aerea per distruggere i terroristi del Daesh, sulla stampa sono iniziate a circolare notizie e informazioni secondo cui gli aerei russi non colpiscono i jihadisti, ma gli insorti "moderati" e i civili.
Il ministero della Difesa russo ha più volte presentato le prove dell'infondatezza idi queste accuse: l'Aviazione russa effettua raid di precisione, dopo una accurata verifica delle informazioni, ed esclusivamente colpisce obiettivi terroristici.
L'ufficio stampa di "Sputnik" ha commentato le dichiarazioni di David Kramer:
"la proposta del signor Kramer è in contrasto con l'essenza stessa dei principi europei di libertà di espressione e di stampa. Di fatto in questo caso si tratta di pura censura. La situazione è aggravata dal fatto che queste strane proposte siano state espresse in Lituania dall'ex presidente di "Freedom House", un ente pubblico a difesa dei principi di libertà e democrazia nel mondo. "Sputnik" è un'agenzia di stampa internazionale e una radio che trasmette in più di 30 lingue. La redazione di "Sputnik" lavora in conformità con le leggi che regolano l'attività dei media."

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160128/1983457/Kramer-Censura-Stampa-Democrazia-Occidente.html#ixzz3yYL1VsZm

OLANDA: RISPEDIRE IN TURCHIA GLI IMMIGRATI IRREGOLARI

Nel caos seguito al vertice di Amsterdam, il leader laburista olandese Samson descrive una proposta che sarebbe già in discussione con Germania, Austria e Svezia, che oggi ha annunciato l'espulsione di 80mila migranti.

Tra le proposte uscite dal vertice dei ministri degli Interni di Amsterdam, si fa largo l'ipotesi del ritorno, di una larga parte tra i migranti che hanno raggiunto l'Europa attraverso la Grecia, in Turchia in cambio dell'accoglienza di 250mila rifugiati.
Il leader laburista olandese Diederik Samson ha anticipato in queste ore i contenuti della proposta, secondo quanto riferito dalla BBC.
Il piano olandese, che avrebbe l'appoggio del premier Mark Rutte e che viene proposto nel corso del semestre di presidenza olandese dell'UE, prevederebbe dunque l'accoglienza da parte europea di 250mila rifugiati attualmente in Turchia, nell'ambito di una più vasta operazione in cui Ankara dovrebbe impegnarsi a ricevere tutti quei migranti giunti in Europa irregolarmente che i singoli Stati sono pronti ad espellere.
Si situerebbe all'interno di questo progetto anche l'annuncio di questa mattina da parte di Stoccolma, che ha fatto sapere di studiare un piano per l'espulsione degli oltre 80mila migranti irregolari che non hanno ottenuto lo status di rifugiati in Svezia.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20160128/1982656/olanda-turchia-migranti-espulsione.html#ixzz3yYKJfsye

PUTIN: NON HO BRUCIATO LA MIA TESSERA DI PARTITO

Nel 2014, il 61% dei russi ritiene che Lenin dovrebbe essere rimosso dal mausoleo sulla Piazza Rossa e sepolto, secondo un sondaggio della Fondazione sull’opinione pubblica. Vladimir Putin, incontrando il 24 gennaio a Stavropol i membri del Fronte popolare pan-russo, un gruppo di associazioni e rappresentanti della società civile, ha parlato a lungo sulla questione e, più in generale, della sua relazione col passato sovietico.

Discorso diretto
Penso che questa domanda se o meno seppellire Lenin vada trattata con grande cautela, non dovremmo intraprendere nulla che possa dividere la società russa. È necessario tuttavia riunirla, questo è la cosa più importante. (…) Come 20 milioni di miei compagni sovietici, aderivo al Partito comunista sovietico e ho lavorato quasi 20 anni nell’organizzazione che allora si chiamava Comitato per la Sicurezza dello Stato dell’URSS (KGB). Il KGB era l’erede della CEKA, ed era anche soprannominato il braccio armato del partito. Non posso dire che fossi un comunista ideologicamente assai impegnato, ma ancora considero queste idee molto sul serio. Ci tengo a precisare che non ero un funzionario, ma un aderente del partito. A differenza di molti che erano funzionari da tempo, non ho stracciato la mia tessera di partito al momento del crollo dell’Unione, non l’ho bruciata. Ora non faccio processi alle persone, avevano varie ragioni, è affare di ognuno darsi un contegno. (…) Apprezzavo enormemente ed apprezzo tutt’oggi le idee comuniste e socialiste. Sapete, il Codice del costruttore del comunismo, stampato in grande quantità in Unione Sovietica, ricorda molto da vicino la Bibbia. Non scherzo, è davvero una sorta di estratto della Bibbia. I panorami sono bellissimi: uguaglianza, fratellanza, felicità; ma la realizzazione pratica di queste idee notevoli nel nostro Paese si è rivelata ben lontana da ciò che fecero i socialisti utopici Saint-Simon e Owen. Il nostro Paese non era la “Città del Sole”. Tutti accusavano il regime zarista di repressione. Ma qual era il fondamento della futura Unione Sovietica? Repressioni di massa. Prendete l’esempio più lampante: l’esecuzione di tutta la famiglia imperiale, compresi i bambini. Certamente ci potrebbero essere considerazioni ideologiche sull’eliminazione di tutti i discendenti. Ma perché uccidere il dottor Botkin? Perché hanno ucciso i servi: le persone di origine proletaria? Per cosa? Per nascondere un crimine, davvero. Vi preghiamo di comprendere, non abbiamo mai pensato su ciò prima. I primi bolscevichi combatterono individui affrontandoli armi alla mano, si capisce, ma perché sterminare i preti? 3000 sacerdoti furono uccisi solo nel 1918 e 10000 in dieci anni. Ne gettarono a centinaia nel Don, sotto il ghiaccio. Il giudizio è diverso quando si comincia a pensare a tutto ciò. Lenin scrisse in una lettera a Molotov, mi pare, “Più rappresentanti della borghesia reazionaria e del clero fuciliamo, è meglio sarà”… Questo approccio non si attaglia tanto a certe nostre vecchie rappresentazioni sull’essenza stessa del potere. Sappiamo anche del ruolo del partito bolscevico nella debacle al fronte nella Prima Guerra Mondiale. Perdemmo contro il Paese perdente, qualche anno dopo la Germania si arrese, e noi perdemmo contro la perdente, è un caso unico nella storia. E in nome di cosa? A nome della lotta per il potere. Sapendo questo ora, cosa dobbiamo pensare di quella situazione che provocò enormi perdite al nostro Paese? (…)
A proposito di economia, oggi. In pratica, perché il Paese passò alla NEP? Perché anche la Prodrazvjorstka, la politica della requisizione del surplus non funzionò, non poté garantire l’approvvigionamento alimentare delle grandi città. È perciò passammo a un’economia di mercato, la politica della NEP poi fu rapidamente abolita. Quello che ribadisco qui sono le mie conclusioni personali. L’economia pianificata presenta alcuni vantaggi, offre la possibilità di concentrare le risorse del governo verso l’adempimento dei compiti fondamentali. Ciò ha risolto i problemi della salute pubblica, merito indiscusso del Partito comunista del tempo. Così furono affrontate le questioni relative all’educazione, indubbio merito del Partito Comunista del tempo. Ciò risolse la questione dell’industrializzazione, soprattutto per la Difesa. Penso che senza la concentrazione delle risorse statali, l’Unione Sovietica non avrebbe potuto prepararsi alla guerra contro la Germania nazista. E grande era la possibilità di perderla, con conseguenze catastrofiche per la nostra struttura statale e per il popolo russo e gli altri popoli dell’Unione Sovietica. E così vi sono, infatti, vantaggi innegabili. Ma alla fine fu l’incapacità di capire i cambiamenti, di capire la rivoluzione tecnologica, le nuove tecniche, comportando la rovina dell’economia. Infine sono arrivato alla cosa più importante: perché dico che dobbiamo considerare diversamente le idee che Lenin formulò. (…) Ricordate la discussione tra Lenin e Stalin su come costruire il nuovo Stato, l’Unione Sovietica. Stalin formulò l’idea di rafforzare la futura Unione Sovietica. Secondo questa concezione, tutti gli altri soggetti aderivano all’URSS con un’autonomia dagli ampi poteri. Ma Lenin criticò aspramente la posizione di Stalin, dicendo che era un’idea impropria, erronea. Ed avanzò l’idea dell’unione di tutti i futuri soggetti di questo Stato, che erano quattro all’epoca: Russia, Ucraina, Bielorussia e federazione di Russia Meridionale e Caucaso del Nord. Lenin era per l’Unione Sovietica formata sulla piena parità di ciascun soggetto, con il diritto di lasciare l’Unione. Ciò in realtà fu una bomba a orologeria posta sotto le fondamenta del nostro Stato. I gruppi etnici dello Stato multinazionale e unitario (l’Impero russo, ndr) si trovarono legati a territori i cui confini erano delineati arbitrariamente, lungi dall’essere fondati. Con quale pretesto cedemmo il Donbas all’Ucraina? Loro (i bolscevichi) volevano aumentare la percentuale della popolazione proletaria originaria dell’Ucraina, in modo da avervi un ampio sostegno sociale. Un’assurdità, in altre parole, capite? E questo non è l’unico esempio, ce ne sono molti altri. L’autonomia culturale è una cosa, l’autonomia con ampi poteri un altra, e il diritto si uscire dallo Stato un’altra ancora. E questo è in definitiva ciò che portò, assieme all’inefficienza dell’economia e della politica sociale, al crollo dello Stato. Questo è ciò che chiamo bomba a orologeria.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/28/putin-non-bruciai-la-mia-tessera-di-partito/

COSA HANNO IMPARATO I LEADER RUSSI DALLA CADUTA DELL'UNIONE SOVIETICA?


La dichiarazione del Segretario del Consiglio di Sicurezza Nikolaj Patrushev sulle cause del crollo dell’URSS è di per sé molto eloquente.
Dimostra che la leadership del Paese non solo individua correttamente le ragioni di quella catastrofe, ma ha la volontà politica di rispondere alle sfide interne ed estere. A tale proposito, la sua valutazione della situazione attuale in Ucraina è particolarmente indicativa. Durante l’era di Putin, Nikolaj Patrushev è stato uno dei principali leader del Paese. Inizialmente divenne successore di Putin a capo del FSB, ed occupa il posto di Segretario del Consiglio di sicurezza (SB) negli ultimi otto anni. Negli ultimi quattro anni, l’SB in definitiva è divenuto la principale istituzione del governo collettivo della Russia. Ne fanno parte i vertici militari e della sicurezza e i ministri del blocco presidenziale, così come i vertici del Parlamento. L’SB si occupa di una vasta gamma di problemi.
Ma a parte questo, Patrushev è uno dei quattro individui che decidono il corso del Paese sulla scena internazionale insieme a Putin, Sergej Ivanov e Sergej Lavrov. In occidente Patrushev è tradizionalmente raffigurato come un “falco”, ma è semplicemente un sobrio realista che non si fa illusioni sugli atlantisti che hanno portato il mondo sull’orlo della guerra sotto i nostri occhi. E non c’è divisione in “falchi” e “colombe” tra i quattro, proprio come non ci sono divergenze fondamentali riguardanti la situazione internazionale e gli obiettivi della Russia. Ma dei quattro, Patrushev ha minore esposizione pubblica.
Per via del carattere e della biografia, così come dell’attuale posizione, non viene distratto da cerimonie e discorsi rituali. Pertanto il principale modo per avene il punto di vista sul Paese e il Mondo sono le interviste. Ma Patrushev rimane molto attento nelle dichiarazioni e revisiona le interviste dopo averle fatte, eliminando tutto ciò che sia troppo rivelatore. Quindi ciò che viene pubblicato è tanto più importante, come ad esempio l’intervista alla Moskovskij Komsomolets.
La discussione post-intervista era incentrata sulle parole di Patrushev su come gli Stati Uniti, al fine di raggiungere il dominio globale, debbano indebolire la Russia per quanto possibile, “anche attraverso la disintegrazione della Federazione russa”.
Patrushev ha detto che “Washington crede che, se necessario, potrà fungere da catalizzatore di tale processo”, che darebbe “agli Stati Uniti accesso alle enormi ricchezze naturali che, a loro avviso, la Russia non merita di avere“. Tale affermazione è importante in quanto definisce apertamente gli obiettivi dell’avversario strategico, ma non contiene nulla di veramente nuovo, perché Patrushev già fece dichiarazioni simili.
Nell’era post-Crimea, tutti i membri del gruppo dirigente, da Putin a Lavrov, sono più aperti nel criticare le azioni degli Stati Uniti. Non perché hanno sanno qualcosa di nuovo sui piani di Washington, ma perché il rapporto con gli atlantisti è entrato nella fase del conflitto geopolitico diretto. Anche l’estremamente riservato Patrushev ha fatto affermazioni più nette, la guerra è guerra. Da sempre il Cremlino continua a sottolineare che non ha iniziato il confronto con gli Stati Uniti, e qui Patrushev ricorda ancora una volta che “gli Stati Uniti hanno avviato l’attuale conflitto. L’Europa, da parte sua, si sottomette alla loro volontà“, e “neutralizzando i membri della NATO troppo indipendenti (Francia, Germania e Italia), Washington abilmente utilizza l’orientamento anti-russo dei Paesi del fianco orientale della NATO“. In effetti, la pressione cominciò sulla Russia dal 2011, attraverso gli emirati delle “rivoluzioni colorate” e i preparativi per le elezioni presidenziali in Russia. Washington non voleva vedere il ritorno di Putin e cominciò totalmente ed apertamente ad interferire negli affari interni del nostro Paese. Dopo non esser riusciti a evitare la presidenza Putin, gli Stati Uniti passarono a rafforzare la politica del contenimento e “chiusura” della Russia, che alla fine portò al colpo di Stato in Ucraina. Riferendosi al conflitto in Ucraina, non solo Patrushev disse che “la comunità internazionale dovrebbe ringraziarci per la Crimea. Ma ringraziarci che in quella regione, a differenza del Donbas, non vi furono gravi perdite di vite“, ma fece anche la sua previsione sul futuro dell’Ucraina. Una delle due più importanti dichiarazioni in quell’intervista. Il Segretario dell’SB di fatto disse che se Kiev persisteva nel suo corso, l’Ucraina cesserà di esistere.
Non era un ultimatum o una minaccia, ma semplicemente un dato di fatto. Ed anche una spiegazione di come il Cremlino valuti la situazione in Ucraina e della nostra strategia verso quello Stato. “Al momento attuale la leadership ucraina è composta da agenti statunitensi che attuano la volontà di forze estere che mirano ad allontanare l’Ucraina dalla Russia. Questo processo non ha futuro. Se non cambia, porterà al collasso totale dell’economia ucraina e alla disintegrazione dell’Ucraina“. “Inoltre, Federazione russa e Ucraina sono abitate da quella che è veramente una sola nazione, ancora divisa.
L’Ucraina inevitabilmente sperimenterà un ripensamento di ciò che accade oggi. Infine si tornerà alle normali relazioni tra i nostri Paesi“.
No, Patrushev non disse nulla che suggerisse che il Cremlino presupponesse che i due Paesi inevitabilmente si riuniranno in futuro, e perché dire una cosa del genere in quel momento, quando le fiamme del conflitto ucraino e del conflitto tra Kiev-Mosca erano attivamente alimentate dall’interno e dall’estero? Perché dare a qualcuno motivo di accusare la Russia di espansionismo (riunificazione del popolo russo e del territorio russo non è affare di nessuno), quando il primo ordine del giorno era respingere l’attacco che permise agli atlantisti di prendere il controllo di Kiev, mentre allo stesso tempo gli consente di costruire un muro tra noi e l’Unione europea. Sì, Patrushev menzionò “siamo interessati a conservare l’Ucraina come Paese unificato e non siamo interessati alla sua frammentazione.
Crediamo che gli accordi di Minsk debbano essere pienamente attuati. La questione è se Kiev è disposta a farlo“. Il che è del tutto vero, la Russia non vuole la frammentazione dell’Ucraina, perché porterebbe a maggior spargimento di sangue e a complicare. anche se non ad impedire, la futura riunificazione con la Russia. Ma per arrestare la disintegrazione ucraina già avviata, va respinta l’idea che “L’Ucraina non sia Russia, ma parte dell’Europa” (di orientamento atlantista e per di più anti-russa). Può l’attuale élite ucraina fare questo passo? No, quindi il tutto inasprisce lo scisma ucraino.
Per ora il Donbas, sotto patrocinio e protezione russi, dovrà aspettare fino al momento in cui l’Ucraina sarà formata da Malorossija e Novorossija. Il riferimento alla “nazione ancora divisa” indica che Patrushev la vede come Putin, vi è un grande popolo russo di cui gli “ucraini” fanno parte, che sarà riunito. Naturalmente non dirà come e quando, perché nessuno conosce il futuro, ma è fondamentale che la leadership della Russia lavori al presupposto dell’esistenza di un unico popolo russo e si sforza di riunirlo. Strategia e tattica del Cremlino erano e sono attuati per raggiungere tale obiettivo. Questa politica soffre di pubblicità eccessiva e avrà successo solo se le persone che la guidano non dubiteranno della sua correttezza e non avranno paura di decidere. Il tema della leadership responsabile sembra il tema della seconda dichiarazione importante di Patrushev in quell’intervista.
Rispondendo ad una domanda sull’aspettativa degli Stati Uniti secondo cui la Russia esaurirà le proprie risorse economiche e si arrenderà, Patrushev ha detto che siamo un Paese autosufficiente che può avere tutto ciò di cui ha bisogno. Poi passò ad analizzare i parallelismi con gli eventi di un quarto di secolo fa: “Mi ha chiesto del crollo dell’URSS. L’URSS, naturalmente, non crollò a causa dei problemi economici. I leader dell’URSS semplicemente persero la rotta. Non capirono cosa dovevano fare e come, non videro una via alla soluzione dei problemi del Paese. E, soprattutto, la leadership dell’URSS non accettò responsabilità. Dimenticò il principio fondamentale del governare uno Stato: se si prende una decisione, si deve risponderne. Ricordiamo, ad esempio, la decisione d’inviare truppe in Georgia e Lituania.
Qualcuno crede davvero che fu presa dal comandante locale? Non è semplicemente una spiegazione seria“.
– Concordo che non sia seria. Ma qual è il collegamento dei problemi economici dell’URSS con quelli della Russia contemporanea?
– C’è un collegamento diretto col decadimento del sistema statale di governo. La leadership dell’URSS non dimostrò volontà politica quando era necessario, non ebbe convinzione nella capacità di preservare il Paese, e non prese le misure economiche necessarie. L’attuale leadership russa ha dimostrato più di una volta la volontà politica e che può mantenere e rafforzare disegno costituzionale, sovranità e integrità territoriale dello Stato russo”.
Pertanto Patrushev del tutto correttamente osservò che il crollo dell’Unione Sovietica non fu causata dalla crisi economica, ma dal comportamento irresponsabile dalla leadership del Paese che portò alla decadenza del sistema di governo statale. Infatti, nonostante l’inflessibilità dell’economia pianificata, il Paese non fu distrutto dal calo dei prezzi del petrolio o dalle insensate riforme economiche. Ma piuttosto da serpeggiante assenza di visione strategica, debolezza e viltà del leader del Paese, al momento, Gorbaciov. Dopo aver iniziato la riforma del sistema politico ed economico senza un piano strategico coerente, non appena le riforme non risolsero i problemi si spaventò e si confuse, e spese tutti gli sforzi per conservare la propria autorità, in intrighi e cambi tra i principali quadri. Dopo aver perso l’appoggio nel partito, spostò il baricentro verso i soviet e l’espansione dei diritti delle repubbliche, mentre allo stesso tempo sacrificava la posizione internazionale del Paese. Gorbaciov non era particolarmente brillante, ma la sua posizione fece sì che tutto il potere esecutivo l’esercitasse solo lui. I suoi associati si ribellarono nell’agosto 1991, quando si scoprì che Gorbaciov arrivò al punto di preparare un trattato che avrebbe trasformato l’URSS in una confederazione, distruggendo l’unità dello Stato. La loro ribellione fu di fatto supportata da Gorbaciov, che si rese conto che non aveva altre alternative, ma li sostenne per mondarsi da ogni responsabilità. “Vai avanti” è ciò che il presidente dell’URSS disse a chi decise di creare il GKChP, ma solo il giorno dopo, quando vide che falliva, non a causa degli intrighi di Eltsin, ma perché i golpisti guardavano Gorbaciov, quando videoregistrò una dichiarazione sulla sua “prigionia”. Irresponsabilità, mancanza di comprensione di ciò che andava fatto e mancanza di fede nelle proprie capacità, questo è ciò che condannò un grande Paese. L’attuale leadership del Cremlino lo sa perfettamente.
È per questo che Patrushev dice che sono responsabili delle loro decisioni, che hanno la volontà di preservare lo Stato e di rafforzarlo, che sanno che la Russia è un Paese autosufficiente, che credono in esso e, non meno importante, hanno fede nelle proprie capacità. Il Segretario dell’SB parla prima di tutto del presidente (senza nominarlo), ma si riferisce anche alla leadership del Paese, che riunisce anche l’SB. Le politiche economiche del governo e i dibattiti associati sono, in queste condizioni, di secondaria importanza. Senza negare l’enorme importanza di ciò che si fa e quali siano le preferenze macro-economiche di questi o quei ministri o del governo nel complesso, la sicurezza di sé di coloro che al Cremlino che tracciano e seguono la rotta della Russia è molto più importante. Attraverso la tempesta, con un coro di osservazioni “intelligenti” a sostegno, avanzando attraverso il fuoco nemico verso uno scopo condiviso da tutta la squadra, si va verso la vittoria. L’auto-certezza combinata con la forza di volontà bastano a chiudere le brecce causate dalle palle di cannone nemiche e a contrastare i tentativi interni d’incagliate la nave ed annullare il raddobbo dei vecchi fori delle cannonate. La responsabilità accettata dal primo leader del Paese, basata sul lavoro ben coordinato di una squadra di persone dalla visione condivisa che occupano posizioni chiave, tutto questo significa molto. Questa è la differenza fondamentale tra il nostro Paese oggi e ciò che esisteva durante l’era della perestrojka.




Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/28/coshanno-imparato-i-leader-russi-dal-collasso-dellurss/

ECUADOR: IL CHIMBORAZO, CONSIDERATO INATTIVO, MOSTRA SEGNALI DI RISVEGLIO


Il Chimborazo è una dominante andesitica - dacitico stratovulcano.
Circa 35.000 anni fa, un crollo di Chimborazo ha prodotto una valanga di detriti, i cui depositi sono alla base della città di Riobamba.
Il Chimborazo poi è scoppiata più volte durante la Olocene, l'ultima volta intorno al 550 dC ± 150 anni.
Oggi Chimborazo era considerato inattivo.
Nella regione del Chimborazo, Ecuador, gli abitanti della comunità di Miraflores Cachipata hanno avvertito le autorità di un fenomeno inspiegabile per loro dopo una pioggia, e la caduta di una roccia, alcune crepe hanno cominciato a emettere gas e a mostrare bagliori in profondità.

Il fenomeno è sotto inchiesta, le autorità consigliano di non avvicinarsi i fumi, possono essere tossici.

Nei giorni scorsi, le comunità hanno osservato gli scarichi di gas con incandescenza nelle vicinanze di Cerro de Columbe, settore Miraflores.
In provincia di Chimborazo, in questo momento, l'Istituto di geofisica del Politecnico Nazionale ha inviato due tecnici gruppi del sito per eseguire diverse misurazioni e indagare la causa di questo fenomeno.
Va notato che la zona in cui vi è stato il rilascio di gas si trova a circa 45 km dal vulcano Chimborazo.


Fonte:http://www.earth-of-fire.com/2016/01/activity-of-misti-chimborazo-and-nishinoshima-volcanoes.html

MESSICO: FORTE AUMENTO DEL TREMORE ALL'INTERNO DEL POPOCATEPETEL


Nelle ultime 24 ore, i sismografi CONRED hanno registrato 21 ore di tremore continuo, di ampiezza media, sul Popocatépetl.

Il vulcano aveva un forte bagliore notturno.

Dalle 19:30 ora locale, il livello di tremore armonico è aumentato, confermando l'ascesa del magma che alimenta la crescita della cupola lavica intracraterica, attività caratteristica di livello fase 2 della segnalazione vulcanica.
Il segnale di tremore ha coltivato a gradini alle 09:50 Loc.
Il 27 gennaio (28 gennaio 03:50 GMT), ha lasciato il posto ad alcune esalazioni di bassa intensità.
Un'indagine del vulcano è stata condotta, con l'aiuto della Polizia Federale, per realizzare lo stato della cupola.
Il CENAPRED ricorda di non avvicinarsi al vulcano, a causa del pericolo della caduta di frammenti.


Fonte:http://www.earth-of-fire.com/2016/01/continuous-tremor-at-popocatepetl.html

AZERBAIJAN: ERUTTA VULCANO DI FANGO


Secondo Oxu.Az, le dovute informazioni sono state fornite nella rappresentazione di Udulu villaggio di Hajiqabul.
In linea con l'informazione, l'eruzione è stata registrata alle 03.00 di notte e ha continuato fino al mattino.
Il vulcano ha eruttato nella zona di insediamento Udulu è tra i più grandi vulcani dell'Azerbaigian.
In precedenza un'eruzione era avvenuta a 35 km dalla città di Shirvan nell'aprile 2013.


Fonte:http://news.az/articles/environment/104627

PERU': IL VULCANO EL MISTI E' NUOVAMENTE ATTIVO, ANCHE SE NON IN ATTIVITA'


Il simbolo iconico di Arequipa, il vulcano Misti, che guarda sopra la città peruviana meridionale è stato a lungo considerato 'addormentato.'
Tuttavia, gli studi da parte del Volcano Observatory meridionale (OVS, acronimo spagnolo), rivelano che è sveglio ed emette gas, informa Publimetro.
Attualmente è considerato il più grande vulcano a rischio nel paese sudamericano, con migliaia di abitanti risiedono nei pressi suo cratere.
"I gas che emette sono magmatici. Ciò conferma che il vulcano è attivo e non dorme, come molti pensano, "afferma un ingegnere del VS, Luisa Macedo, all'Afp al telefono da Arequipa, secondo Publimetro.
Il vulcano si trova a soli 17 chilometri dalla città.
L'ingegnere ha informato che quattro settimane fa un gruppo di ricercatori provenienti da OVS ha preso le immagini del cratere Misti.
Con la loro ricerca sono stati in grado di identificare l'attività magmatica.
"I gas raggiungono 500 metri e contengono acido solforico, carbonio e calcio", ha detto Macedo.
Egli ha informato che la distanza impedisce alle comunità vicine di essere interessate dalle emissioni.
Un altro specialista OVS, Domingo Ramos, ha spiegato che anche se il vulcano è attivo, non significa necessariamente che vi sia pericolo di un'eruzione pericolosa.
La sua ultima eruzione è stata nel 1784.

Fonte:http://www.peruthisweek.com/news-arequipa-misti-volcano-is-awake-108691

mercoledì 27 gennaio 2016

IL PARTITO DELLA LIBERTA' IN TESTA AI SONDAGGI ANNUNCIA CHE SE VINCERA' LE ELEZIONI FARA' USCIRE L'OLANDA DALLA UE


LONDRA - Al momento tutti i mezzi di informazione stanno seguendo con attenzione la campagna referendaria sulla fuoriuscita della Gran Bretagna dalla UE e la cosa non deve sorprendere visto che questo e' l'evento del secolo che puo' cambiare radicalmente il corso della storia d'Europa e del mondo.
C'e' pero' un altro paese che potrebbe uscire dall'Unione europea e cio' che sta accadendo li e' anche di vitale importanza.
Infatti, alcuni giorni fa il leader del Partito della Libertà Geert Wilders ha dichiarato che se diventa primo ministro fara' uscire l'Olanda dalla UE.
Al momento questo rimane solo uno scenario ipotetico ma le elezioni si terranno a Marzo del 2017 e al momento il suo partito e' in testa ai sondaggi e quindi tale fuoriuscita non e' poi cosi' improbabile.
Wilders ha spiegato tale durissima presa di posizione col fatto che l'Olanda non e' piu' uno stato sovrano capace di decidere su temi importanti come l'immigrazione, e ha dichiarato che la sua visione e' di una Olanda come la Svizzera che si trova in Europa ma non e' governata dai parassiti di Bruxelles.
A questo suo annuncio, è seguita un'immediata impennata nei sondaggi, e oggi il Partito della Libertà è saldamente primo nelle intenzioni di voto dei cittadini olandesi.
Come e' facile immaginare Wilders vuole che la Gran Bretagna esca dalla UE perche' tale risultato portera' a un effetto domino che distruggera' l'Unione Europea visto che altri paesi non avranno più il timore ad uscirne.
Ovviamente in un anno tante cose possono cambiare, le elezioni politiche in Olanda non sono dietro l'angolo, ma il 2017 non è un traguardo poi così lontano, così come anche il supporto per il Partito della Liberta' potrebbe calare da oggi ad allora. Questo, è chiaro, lo sperano ardentemente i suoi avversari.
Resta il fatto, però, che solo un anno fa chiunque avesse affermato, in Olanda, di lottare politicamente per farla uscire dalla Ue, sarebbe stato preso per matto. Oggi, questa lina politica invece fa volare nei sondaggi Wilders e la sua formazione politica.
Certamente i fatti di Colonia hanno contribuito a convincere gli olandesi che la misura e' ormai colma e questa invasione va fermata ad ogni costo, e il partito di Wilders e' il solo che e' in sintonia con gli elettori.
C'è da aggiungere, infine, che nel 2017 si terranno anche le elezioni presidenziali francesi, rispetto le qulai Marine Le Pen e' lanciata verso il ballottaggio, che se la opponesse a un cadidato socialista, vincerebbe a mani basse diventando presidente della Repubblica. Non e' da escludere, quindi, che anche dalla Francia possano venire delle sorprese molto positive.
Effettivamente, oramai per una via o per l'altra ha poca importanza arrivati a questo punto, l'Unione Europea ha i giorni contati e gli unici a non volerlo capire solo i politici al governo in Italia e questo e' un problema: a pagarne il prezzo saranno gli italiani.


GIUSEPPE DE SANTIS - Londra.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4668_IL_PARTITO_DELLA_LIBERTA_IN_TESTA_AI_SONDAGGI_ANNUNCIA_CHE_SE_VINCERA_LE_ELEZIONI_FARA_USCIRE_LOLANDA_DALLA_UE

IL PRESIDENTE TEDESCO SMENTISCE LA MERKEL SULL'ACCOGLIENZA MIGRANTI: ''LIMITARE I PROFUGHI E' ACCETTABILE''.


BERLINO - Alla cancelliera tedesca Angela Merkel capita un guaio dopo l'altro: prima i paesi dell'Est Europa non hanno mosso un dito per aiutare Berlino nel tentativo di accoglienza comunitaria dei migranti. Successivamente i paesi del Nord Europa hanno reintrodotto i controlli, veri e propri blocchi, di frontiera. Ed ora l'Austria ha stabilito un tetto massimo per l'accoglienza dei "profughi".
E tutto questo accade nel centro dell'Europa, scrive l'editorialistaThomas Sigmund sul quotidiano "Handelsblatt".
La decisione di Vienna pesa sulla Cancelliera da diversi punti di vista: il collega cancelliere austriaco Werner Faymann e' sempre stato dalla parte di Angela Merkel e ha difeso la sua linea del "ce la facciamo". Faymann, pero', si e' dovuto piegare alle realta' della crisi migratoria e alle pressioni interne.
Ma cio' che preoccupa ancora di piu' la Cancelliera tedesca e' la prospettiva sempre piu' remota di una soluzione comune alla crisi, che ha portato in Germania oltre un milione di migranti in un anno.
Mentre la Merkel cerca di tenere l'Europa unita di fronte a una crisi che molti vicini imputano alle sue improvvide dichiarazioni improntate all'apertura, gli altri Stati dell'Unione euroepa prendono ognuno la propria strada. Non manca molto, avverte il quotidiano "Handelsblatt", dall'ammissione che il progetto storico di un'Europa unita sia fallito di fronte agli "egoismi", ma si possono anche definire "principi di salvaguardia nazionale" dei singoli Stati della Ue. O ex Ue,forse.
Per questo motivo, il discorso pronunciato dal presidente tedesco Joachim Gauck al forum mondiale dell'economia di Davos assume un significato particolarmente importante. Secondo Gauck, una "limitazione del flusso di profughi e' moralmente accettabile, e sarebbe anzi utile a preservare l'accettazione delle politiche di accoglienza da parte dei cittadini europei".
Parole come veleno, per la Merkel che solo l'estate scorsa spalancò - senza se e senza ma - le frontiere della Germania a un milione di migranti, più del 60% economici e senza diritto d'asilo, secondo le regole Ue.
"Non esiste formula matematica che garantisca il sostegno dell'opinione pubblica all'accoglienza", ha spiegato il presidente tedesco. Venire a capo di misure che limitino il fenomeno migratorio e' anzi secondo Gauck dovere di un governo responsabile.
Che queste parole siano state concordate o meno a Berlino tra l'Ufficio di presidenza e il cancellierato, una cosa e' chiara: dopo le dichiarazioni di Gauck, Merkel non puo' piu' resistere senza un piano B che inverta almeno in parte la linea dell'accoglienza strenuamente difesa sinora.
Ufficialmente, pero', la cancelliera non ha fatto inversione di marcia, non ancora. La decisione di Vienna non ha alcuna influenza sull'obiettivo di trovare una soluzione europea, fa sapere il cancellierato. Ma i funzionari della Merkel stanno sicuramente gia' lavorando ad un progetto che pur evitando il termine "tetto massimo", predisponga all'inizio dei respingimenti al confine tedesco. Tutto il resto, avverte il quotidiano tedesco, sarebbe poco realistico.
Ma quello che più preoccupa, in Germania, è l'alternativa: Angela Merkel ce l'ha? Se il "piano B" non ci fosse o se fosse includente, l'unica soluzione sarebbero le elezioni anticipate che porterebbero a un periodo di estrema turbolenza politica in Germania e soprattutto in Europa. Se cala il sipario su Angela Merkel, assieme cala sulla Ue e sull'euro.

Redazione Milano


Fonte:http://www.ilnord.it/c-4660_IL_PRESIDENTE_TEDESCO_SMENTISCE_LA__MERKEL_SULLACCOGLIENZA_MIGRANTI_LIMITARE_I_PROFUGHI_E_MORALMENTE_ACCETTABILE

LE ACCUSE DI CORRUZIONE CONTRO PUTIN SONO PARTE DELLA PROPAGANDA CONTRO LA RUSSIA


Il programma della BBC, in cui il presidente russo Vladimir Putin è stato accusato di corruzione, è una parte della guerra degli USA contro la Russia, ha detto lo scrittore Eduard Limonov in onda al "servizio di stampa russa".
"Vladimir Vladimirovich [Putin] ha tutto.
Se vuole un carro armato, scatta le sue dita, egli otterrà un carro armato o due, o tre. Lui ha tutto. Perché ha bisogno di fare queste cose stupide? Un uomo che è nel suo terzo mandato al governo da quasi 16 anni. Perché dovrebbe sporcarsi le mani? Questa è parte della guerra degli Stati Uniti contro di noi. Come Putin è un capo di Stato, lo hanno colpito con precisione. Seriamente non riesco a credere queste accuse, in particolare dagli Stati Uniti " ha detto Limonov.
A suo parere, non vale la pena rispondere a un tale programma sulla persona principale dello stato russo.
Il 25 gennaio, il canale televisivo "BBC" ha mostrato un film di mezz'ora chiamato "il segreto della ricchezza di Putin".
Nel programma il Vice Ministro delle Finanze degli Stati Uniti, Adam Shubin, in particolare, ha dichiarato Putin corrotto senza fornire alcuna prova.
Nel 2008, il presidente Putin ha commentato le voci sulla sua ricchezza durante la conferenza stampa annuale.
"Per quanto riguarda le voci eterne sulle condizioni finanziarie, ho guardato alcune delle recensioni su questo tema. Dico solo, non c'è nulla da discutere. Basta sciocchezze! E 'stato estratto dal naso e spalmato su carta! Ecco come mi sento su questo " ha detto il capo dello Stato.


Fonte:http://fortruss.blogspot.it/2016/01/limonov-accusations-of-corruption.html

LE TEMPERATURE INVERNALI DELLE ALPI AUSTRIACHE MOSTRANO UNA TENDENZA AL RAFFREDDAMENTO


E’ la dichiarazione di un meteorologo austriaco, Christian Zenkl di Innsbruck, che ha affermato che, negli ultimi 30 anni, le temperature alpine invernali sono diminuite di circa 1°C.
A dimostrazione di ciò, vi è il grafico delle temperature medie invernali della zona di Corvatsch, che mostra chiaramente, tra il 1988 ed il 2015, un calo netto di 1°C .
I ghiacciai si ritirano a causa dell’aumento delle temperature estive e dell’aumento del soleggiamento in Estate, ma durante l’inverno fa indubbiamente più freddo.
L’espansione dei cannoni sparaneve sul lato nord delle Alpi, sarebbe dunque dovuta quindi a motivi turistici, per estendere la stagione turistica, e per una sorta di competizione tra le varie stazioni sciistiche.

L’articolo è comparso sul numero di dicembre di Geo Saison, il grafico è di fonte DWD.


Fonte:http://freddofili.it/2016/01/23/alpi-austriache-trend-di-temperature-in-calo-durante-linverno/

STATI UNITI: A NEW YORK LA PIU' GRANDE NEVICATA IN UN SINGOLO GIORNO


Si è detto che la “Grande Mela” non è riuscita a superare il record storico di neve risalente al 2006, per solo mezzo cm.
Con 68 cm, infatti, è stata la seconda maggiore tormenta di neve che abbia colpito la città dal 1869 ad oggi.
In realtà, in un solo giorno, il 23 Dicembre scorso, sono caduti 67,5 cm di neve, che rappresenta il massimo quantitativo mai registrato in 24 ore su New York!
Infatti i 68,3 cm di neve caduti nel 2006 caddero in due giorni, 10-11 Febbraio.
Altri record storici della tempesta Jonas si sono misurati in Pennsylvania, dove ad Harrisburgh sono caduti 86 cm di neve, e ad Allentown 81 cm, che sono i massimi quantitativi di neve mai caduti su queste città.
Anche a Baltimora, Maryland, si è raggiunto un nuovo record di neve caduta, con 74 cm.
La massima quantità è stata misurata a Sheperdsville, in Virginia occidentale, dove sono caduti 102,9 cm di neve.
Tuttavia, sembra che anche l’aeroporto di Washington DC, Dulles, abbia misurato 29,3 pollici di neve, cioè 74,4 cm di neve, che sarebbero record storico per la Capitale, mentre l’aeroporto di Ronald Reagan non ha superato i 45,2 cm.
L’aeroporto di Duelles si trova 29 miglia ad ovest della città, ma sembra che la misura dell’aeroporto di Reagan sia stata viziata da un errore, in quanto è stata effettuata alle ore 20 locali, mentre la nevicata è proseguita intensa per altre quattro ore!
In realtà, presso la Casa Bianca, sono stati misurati 55,9 cm di neve, che potrebbe essere la misura reale della neve caduta in città!
Questo farebbe sì che la tormenta a Washington si piazzi al secondo posto di sempre dopo i 71,1 cm caduti nel 1922.


Fonte:http://freddofili.it/2016/01/26/new-york-stavolta-e-record-storico-la-piu-grande-nevicata-in-un-singolo-giorno/

IL VIETNAM HA VISTO IN ALCUNE REGIONI LE PRIME NEVICATE DELLA STORIA


Impossibile, in questi giorni, non parlare delle grandi nevicate e dell’ondata di freddo che ha sconvolto la parte sud orientale dell’Asia: sulla Cina Orientale sono scese delle isoterme di -36°C ad 850 hPa, e le temperature al suolo sono scese al di sotto della soglia dei -40°C.
Nel Vietnam del Nord è nevicato ufficialmente per la prima volta su diverse località che non avevano mai visto la “dama bianca”.
Una minima di +7°C è stata misurata ad Hanoi, mentre sul Passo montano di Pha Din la temperatura è scesa fino a -4°C, ed una punta minima di -5°C si è registrata a Moc Chau.
Gravi i disagi per lo strato di ghiaccio sulle strade che ha raggiunto i 6 cm di spessore, bloccando la circolazione, mentre gravissimi sono stati i danni alle coltivazioni ed all’allevamento del bestiame, dove c’è stata una vera strage di bufali e mucche.

Fonte:http://freddofili.it/2016/01/27/vietnam-prime-nevicate-nella-storia-di-alcune-localita/

ABBONDANTI NEVICATE STORICHE IN GIAPPONE, TAIWAN, LAOS E THAILANDIA


Contemporaneamente ai giorni della Grande Tormenta di neve negli Stati Uniti, si è verificata questa ondata di freddo e di neve da record sul Sud Est asiatico, veramente non avvezzo a questo tipo di situazione.
Nell’Isola meridionale giapponese di Okimnawa, resa celebre da alcuni episodi della Seconda Guerra Mondiale, è caduta la prima neve da quando è stata abitata la prima volta dal 1901!
Ugualmente, la città cinese di Guangzhou, ha visto nevicare per la prima volta dopo ben 88 anni!
Sull’Isola di Taiwan la neve ha intrappolato centinaia di persone sulle montagne della zona di Hinschu County, dove sono caduti oltre 30 cm di neve!
Gravi sono le perdite causate all’agricoltura dal grande freddo susseguente alla nevicata.
Anche il nord est del Laos è stato pesantemente colpito dal freddo: una temperatura minima di +0,2°C si è misurata a Xieng Khuan,.
In Thailandia si sono purtroppo registrate numerose vittime a causa dell’ondata di freddo, 0°C si sono misurati nella provincia di Phu Thub Berk.


Fonte:http://freddofili.it/2016/01/27/neve-storica-in-giappone-a-taiwan-in-cina-laos-thailandia/

LA RUSSIA MODERNIZZA L'AEREONAUTICA DELLA REPUBBLICA SIRIANA


Negli anni 2014 e 2015 le operazioni dell’Aeronautica siriana erano quasi impercettibili per mancanza di pezzi di ricambio, le poche basi aeree con centri di assistenza controllati dall’Esercito arabo siriano e dall’usura di quattro anni di guerra civile. Paradossalmente, gli aerei più utilizzati erano 52 MiG-21MF/Bis, 24 Su-22M4 e 36 L-39 che non furono aggiornati ed erano i più vecchi delle forze armate siriane. Un contratto del 2010 permise d’inviare nell’impianto aeronautico russo No. 514 ARZ di Rzhev i 24 bombardieri Su-24MK siriani, sostituendone i motori nello standard Su-24M2. I Su-24M2 siriani sono dotati del sistema integrato di navigazione e puntamento armi (NSP-M) come quelli russi che operano dalla base aerea di Humaymim. Tutti i 21 Su-24M2 sono attualmente operativi in Siria. Questi bombardieri saranno estremamente utili per le future operazioni dell’Esercito arabo siriano perché hanno un ampio raggio d’azione e possono trasportare 8 tonnellate di bombe o missili. Dopo la firma dell’aiuto militare tra Russia e Siria il 26 agosto 2015, un distaccamento di ingegneri e tecnici russi, così come attrezzature e mezzi della società Mikojan fur dispiegato via aerea sulla base per le riparazioni di Mazah, a sud-est di Damasco. La Russia forniva alla Siria motori nuovi o riparati, kit di aggiornamento e parti di sottoinsiemi di diversi tipi di aeromobili delle forze siriane. La base di riparazione di Mazah aveva riparato un primo lotto di vecchi MiG-21, Su-22M4 e L-39, estendendone l’operatività. La Siria ha 34 k3LLz9eMiG-29A/B, mai modernizzati e riportati nella base per riparazioni di Mazah, dove gli esperti russi li hanno modernizzati sostituendone l’avionica obsoleta. Dopo la distruzione del bombardiere Su-24 russo da parte di un F-16 turco, gli appena aggiornati MiG-29A siriani iniziavano a scortare i bombardieri Su-25, oltre ai 16 aerei Su-30SM russi schierati nella missione in Siria. Alla fine del 2013, la Siria firmò con la Russia un contratto da un miliardo di dollari che prevedeva l’acquisto di 24 nuovi aerei MiG-29SMT o M/M2. I primi 9 MiG-29SMT arriveranno in Siria nel primo trimestre del 2016, il resto nel 2017. Il MiG-29SMT è un caccia multiruolo, il cui radar N019MP rileva bersagli ad una distanza di 150 km e genera la mappa digitale dei bersagli terrestri sul terreno sorvolato. Si può quindi impiegarlo per attaccare bersagli terrestri utilizzando bombe intelligenti e missili. Nel 2012, la Siria firmò un contratto da 550 milioni di dollari per 36 nuovi aerei Jak-130. Lo Jak-130 è un velivolo d’addestramento avanzato per passare ai caccia della generazione 4++, con una tangenza di 12500 metri e una velocità massima di 1050 km/h. Lo Jak-130 ha l’avionica dei Su-35 e sotto la fusoliera viene montato un contenitore Platan per guidare armi intelligenti, permettendogli di effettuare missioni di attacco al suolo. Può trasportare tre tonnellate di bombe intelligenti (da due a tre volte rispetto a MiG-21 e MiG-23), missili aria-terra e missili aria-aria. Secondo il contratto, gli Jak-130 avrebbero dovuto essere consegnati alla Siria dal 2014, ma furono conservati presso lo stabilimento d’Irkutsk in Russia, su richiesta degli Stati Uniti. Lo Jak-130 è un nuovo tipo di aeromobile, con l’avvio dei bombardamenti in Siria i russi lo testano in condizioni di combattimento reali, e sono decisi a consegnare l’intero lotto di 36 aerei nella prima metà del 2016. Il caccia MiG-23 e la sua versione d’attacco al suolo MiG-27 sono equipaggiati con motori Tumanskij R-29-300 dalla spinta di 12500 kg/s (il motore dell’F-16 ne sviluppa 10800 kg/s). Nel 2015 la Russia consegnò motori e componenti all’Aeronautica siriana per riattivare 64 MiG-23ML/MLD. Fonti russe affermano che colloqui si sono svolti per modernizzare questi aeromobili allo standard MiG-23-98, una versione per l’esportazione in Angola del 2013. Il radar di bordo, RP-23 Sapfir, che ha un raggio di rilevamento di 40/60 km e un peso di 500 kg, viene sostituito dal Moskit-23, con un raggio di rilevamento esteso a 90/100 km . La versione da caccia ha i missili aria-aria R-77 e R-27 (range 80-120 km). Il MiG-23-98 ha anche attrezzature OLS-M, classe LANTIRN, che permettono la navigazione notturna, di rilevare con gli infrarossi bersagli a terra e guidare armi intelligenti utilizzate dai bombardieri russi in Siria. Non è chiaro se gli aerei siriani inviati nella base di riparazione Mazah siano solo stati riparati o siano stati aggiornati allo standard MiG-23-98, ma sono tornati a volare alla fine di dicembre 2015 compiendo missioni di attacco al suolo presso Damasco. Sempre nel dicembre 2015, la Russia trasferiva all’Aeronautica siriana una grande quantità di missili e bombe, comprese munizioni intelligenti. Sotto la supervisione di piloti istruttori russi, i siriani effettuarono il primo bombardamento con armi intelligenti. [1]. Negli ultimi 30 giorni, l’Aeronautica siriana è diventata sempre più attiva, eseguendo 481 missioni, durante le quali colpiva 1662 obiettivi a terra dei jihadisti.
blogger-image--1600646868In un precedente articolo ho spiegato che il bombardamento dell’Aeronautica russa e l’avanzata delle forze di terra siriane, negli ultimi tre mesi, hanno creato le condizioni per lanciare un’offensiva generale in Siria che potrebbe essere avviata ai primi di marzo 2016 [2]. Un’operazione di terra su larga scala in Siria richiederebbe il doppio delle missioni giornaliere dei bombardieri russi, attualmente di stanza nella base aerea di Humaymim. La Russia ha trovato una soluzione ingegnosa per evitare di dover aumentare il numero dei bombardieri in Siria con l’ammodernamento della flotta di aeromobili dell’Esercito arabo siriano. Così ora la Russia può contare su una flotta supplementare di 66-130 velivoli siriani modernizzati (9 MiG-29SMT, 21 Su-24M2, 36 Jak-130 e probabilmente 64 MiG-23-98) oltre ai 64 aerei da combattimento russi schierati nella base aerea di Humaymim nel Governatorato di Lataqia (24 Su-24M2, 12 Su-25, 12 Su-34 e 16 Su-30SM). Inoltre, la Russia può contare su altri 112 aeromobili MiG-21, Su-22M4 e L-39 non ancora modernizzati, ma riparati e pronti. Un altro vantaggio è che le basi aeree siriane sono meno congestionate di Humaymim, da ciascuna delle quali possono operare 24-36 aeromobili. L’Aeronautica siriana ha 10 basi in vari governatorati: Homs (basi aeree di al-Qusayr, Tiyas e Shayrat), Hama (base aerea di Hama), Damasco (basi aeree di Sayqal, Nasirya, al Dumayr e Marj Ruhayil) e Suwayda (basi aeree di Thalah e Qalqalah).rt3


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/27/la-russia-modernizza-laeronautica-della-siria/

LA FEDERAZIONE RUSSA DA INIZIO ALLE ESERCITAZIONI NAVALI NEL MAR CASPIO

Le esercitazioni sono in corso presso il campo di formazione Scorpion della fanteria navale nella Repubblica del Daghestan.

Sono iniziate le esercitazioni di guerra anfibie russe da parte dei marines della Flotta del Mar Caspio. Lo ha riferito il servizio stampa del Distretto Militare del Sud.
"Le esercitazioni sono in corso presso il campo di formazione Scorpion della fanteria navale nella Repubblica del Daghestan", ha detto il servizio stampa aggiungendo che i militari stanno praticando carico e scarico di veicoli da combattimento da anfibi da sbarco.
A partecipare alle esercitazioni sono un totale di 200 soldati e circa 20 veicoli da combattimento.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20160127/1973874/esercitazioni-flotta-mar-caspio-russia.html#ixzz3ySdGphMY

martedì 26 gennaio 2016

IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CECA PREVEDE UN'ONDATA DI IMMIGRATI ALLA QUALE NON SI DOVREBBE DARE ASILO


La Convenzione sui rifugiati del 1951 consente solo persecuzione politica, non il fatto di vivere in una zona di guerra, per essere usato come motivo per l'asilo, affrema il presidente ceco Milos Zeman.
Secondo Zeman, la soluzione più semplice per la crisi dei rifugiati sarebbe il trasferimento dei migranti economici e rifugiati che mostrano odio verso gli altri.
Zeman è stato criticato dal capo della principale agenzia di aiuti ai profughi della Repubblica Ceca.
"Ci sentiamo tutti in compassione per i profughi, ma i fatti hanno confermato che l'80 per cento di loro sono uomini sani che dovrebbero combattere per la libertà del loro paese. E se provengono da paesi senza ostilità, dovrebbero lavorare per il loro paese, non lasciarlo " ha detto Zeman ha detto, secondo l'agenzia di stampa ceca (CTK).
Secondo il capo della Repubblica dell'Organizzazione per l'aiuto ai rifugiati Martin Rozumek, la convenzione si estende lo status di rifugiato in almeno altre quattro categorie, e che il diritto dell'Unione, aggiunge altre condizioni.
"Secondo la legge europea, è sufficiente che le persone siano fuggite da un conflitto armato, che non devono avere nulla a che fare con la politica," Rozumek detto CTK.
"Sono convinto che il prossimo anno, l'onda di migranti si rifletterà sui al nostro paese. Le misure restrittive di Baviera e Austria saranno il grilletto", ha detto Zeman.
Confrontando la crisi dei rifugiati ad uno tsunami, Zeman a confrontato le parole dei suoi critici ai turisti cechi, che perirono durante il giorno di Santo Stefano 2004 nello Tsunami nel sudest asiatico.
"Alcuni di loro mi hanno accusato di diffondere odio, paura e panico. Questi politici mi ricordano i turisti cechi in balneazione sulle spiagge thailandesi in un'epoca in cui una piccola onda apparve all'orizzonte. In realtà, si chiama tsunami", ha detto Zeman , secondo CTK.


Fonte:http://sputniknews.com/europe/20160126/1033730289/zeman-refugee-tsunami.html

COSA SUCCEDE REALMENTE AL PETROLIO?


Se c’è un prezzo unico di una merce che determina crescita o rallentamento della nostra economia, è il prezzo del petrolio greggio. Troppe cose non si calcolano oggi riguardo il drammatico calo del prezzo mondiale del petrolio. Nel giugno 2014 il petrolio veniva scambiato a 103 dollari al barile. Avendo esperienza della geopolitica dei mercati del petrolio, sentivo una grande puzza. Vorrei condividere alcune cose che a me non dicono altro.
Il 15 gennaio il punto di riferimento del prezzo commerciale del petrolio degli Stati Uniti, WTI (West Texas Intermediate),chiuse a 29 dollari, il più basso dal 2004. È vero, c’è eccesso di almeno qualche milione di barili di sovrapproduzione al giorno nel mondo, ed è così da più di un anno. È vero, la revoca delle sanzioni all’Iran porterà altro petrolio in un mercato saturo, aggiungendosi alla pressione al ribasso sui prezzi del mercato attuale. Tuttavia, alcuni giorni prima che le sanzioni USA e UE contro l’Iran venissero revocate, il 17 gennaio, Seyid Mohsen Ghamsari, capo degli affari internazionali della National Iranian Oil Company dichiarava che l’Iran “...tenterà di entrare nel mercato in modo da assicurarsi che l’aumento della produzione non causi un calo ulteriore dei prezzi… produrremo tanto quanto il mercato può assorbire“. Così la new entry dell’Iran post-sanzioni sui mercati mondiali del petrolio non è la causa del forte calo dal 1° gennaio. Non è vero neanche che la domanda di petrolio dalla Cina sia crollata con il presunto crollo dell’economia cinese. Nel novembre 2015, la Cina ha importato di più, molto di più, l’8,9% in più, anno dopo anno, arrivando a 6,6 milioni di barili al giorno e divenendo il maggiore importatore di petrolio del mondo. Si aggiunga al calderone bollente del mercato mondiale del petrolio di oggi il rischio politico aumentato drammaticamente dal settembre 2015 con la decisione russa di rispondere alla richiesta del legittimo presidente siriano Bashar Assad con i formidabili attacchi aerei alle infrastrutture terroristiche. Si aggiunga anche la drammatica rottura delle relazioni tra la Turchia di Recep Tayyip Erdogan e Mosca poiché la Turchia, membro della NATO, interveniva sfacciatamente nella guerra abbattendo un jet da combattimento russo nello spazio aereo siriano. Tutto ciò avrebbe suggerito che i prezzi del petrolio salissero, e non si abbassassero.
Le strategiche province orientali saudite
Poi, per buona misura, si metta la decisione follemente provocatoria del ministro della Difesa e re saudita di fatto, principe Muhamad bin Salman, di giustiziare shaiq Nimr al-Nimr, cittadino saudita. Al-Nimr, leader religioso sciita rispettato e accusato di terrorismo nel 2011 per aver chiesto più diritti per gli sciiti sauditi. Vi sono circa 8 milioni di sauditi leali allo sciismo più che all’ultra-rigido wahabismo. Il suo crimine fu protestare per maggiori diritti per la minoranza sciita oppressa, forse il 25% della popolazione saudita. La popolazione sciita è prevalentemente concentrata nella provincia orientale del regno saudita. La provincia orientale del Regno dell’Arabia Saudita è forse la parte più preziosa sul pianeta, col doppio della superficie della Repubblica federale di Germania ma con soli 4 milioni di abitanti. La Saudi Aramco, la compagnia petrolifera statale, ha sede a Dhahran nella provincia orientale. I principali giacimenti di petrolio e gas sauditi sono per lo più nella provincia orientale, onshore e offshore, tra cui il più grande giacimento di petrolio del mondo, Ghawar. Il petrolio dai campi sauditi, tra cui Ghawar, viene spedito a decine di Paesi dal terminal petrolifero del porto di Ras Tanura, il più grande terminal per il greggio del mondo. Circa l’80% dei 10 milioni di barili di petrolio ogni giorno estratti dai sauditi va a Ras Tanura, sul Golfo Persico, dove viene caricato sulle superpetroliere in rotta per l’occidente. Anche la provincia orientale ospita dell’impianto di Abuqaiq della Saudi Aramco, la più grande raffineria di petrolio e stabilizzazione del greggio da 7 milioni di barili al giorno. E’ il luogo della lavorazione primaria del greggio Arabian extra light ed Arabian light, e tratta il greggio estratto da Ghawar. Ma anche la maggior parte degli operai dei giacimenti di petrolio e delle raffinerie nella provincia orientale sono… sciiti. Si dice anche che siano in sintonia con il religioso sciita appena giustiziato, shayq Nimr al-Nimr. Alla fine degli anni ’80 il saudita Hezbollah al-Hijaz, che attaccò diverse infrastrutture petrolifere ed uccise anche diplomatici sauditi, sarebbe stato addestrato dall’Iran. E adesso c’è un nuovo elemento destabilizzante che si cumula alle tensioni politiche tra Arabia Saudita e Turchia di Erdogan da un lato, fiancheggiate dai servili Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo arabo, e dall’altro Assad in Siria, l’Iraq con il 60% della popolazione sciita e il vicino Iran, attualmente supportati militarmente dalla Russia. Vi sono anche notizie confuse sul 30enne principe bin Salman in procinto di divenire re. Il 13 gennaio, l’Istituto del Golfo, un think mediorientale, in un rapporto esclusivo ha scritto che l’80enne re saudita Salman al-Saud abbia intenzione di abdicare per mettere sul trono il figlio Muhamad. Riferisce che l’attuale re “ha visitato i fratelli cercando sostegno per la mossa, e anche per rimuovere l’attuale principe e favorito dagli statunitensi, il duro Muhamad bin Nayaf, dalla carica di principe ereditario e ministro degli Interni. Secondo fonti vicine alla casa, Salman ha detto ai fratelli che la stabilità della monarchia saudita richiede il cambio dalla successione per linee laterali o diagonali a una verticale, dove il re ha il potere di nominare il più eleggibile figlio“. Il 3 dicembre 2015, il servizio d’intelligence tedesco BND fece trapelare un memo alla stampa che avvertiva del crescente potere acquisito dal principe Salman, definito imprevedibile ed emotivo. Citando il coinvolgimento del regno in Siria, Libano, Bahrayn, Iraq e Yemen, il BND dichiarava, riferendosi al principe Salman, “la precedente cauta posizione diplomatica dei capi più anziani della famiglia reale è stata sostituita dalla nuova politica impulsiva d’intervento“.
Eppure, i prezzi del petrolio scendono?
L’elemento più inquietante in tale situazione inquietante incentrata sulle riserve mondiali di petrolio e gas naturale del Medio Oriente, è il fatto che nelle ultime settimane il prezzo del petrolio, temporaneamente stabilizzatosi sui già bassi 40 dollari a dicembre, ora crolla di un altro 25% a poco più di 29 dollari, una cupa prospettiva. Citigroup ritiene possibile il petrolio a 20 dollari. Goldman Sachs ha recentemente detto che si può considerare il minimo di 20 dollari al barile per stabilizzare i mercati petroliferi mondiali e sbarazzarsi della sovrapproduzione. Ora ho la forte sensazione che ci sarà qualcosa di grosso e assai drammatico in riserva per i mercati mondiali del petrolio, nei prossimi mesi, qualcosa che la maggior parte del mondo non si aspetta. L’ultima volta che Goldman Sachs e compari di Wall Street fecero una previsione drammatica sui prezzi del petrolio fu nell’estate 2008. All’epoca, tra crescenti pressioni sulle banche di Wall Street per l’amplificarsi del crollo immobiliare dei subprime statunitensi, poco prima del crollo di Lehman Brothers nel settembre dello stesso anno, Goldman Sachs scrisse che il petrolio volava verso i 200 dollari al barile. Raggiunse il picco massimo di 147 dollari. In quel periodo scrissi un’analisi dicendo che era probabile esattamente il contrario, essendoci l’enorme eccesso di offerta sui mercati petroliferi mondiali che, curiosamente, fu identificato solo da Lehman Brothers. Mi fu detto da una fonte cinese che le banche di Wall Street, come JP Morgan Chase, esaltavano il prezzo a 200 dollari per convincere Air China e altri grandi acquirenti cinesi di petrolio a comprarne ogni goccia a 147 dollari, prima che arrivasse ai 200 dollari, un consiglio che alimentò l’aumento dei prezzi. Poi nel dicembre 2008, il punto di riferimento del prezzo del petrolio, il Brent, scese a 47 dollari al barile. La crisi della Lehman, una deliberata decisione politica del segretario al Tesoro degli USA ed ex-presidente di Goldman Sachs Henry Paulsen, nel settembre 2008, nel frattempo sprofondò il Mondo nella crisi finanziaria e in una profonda recessione. I compari di Paulsen alla Goldman Sachs e nelle altre mega-banche chiave di Wall Street come Citigroup o JP Morgan Chase, sapevano in anticipo che Paulsen pianificava la crisi della Lehman per costringere il Congresso a dargli i poteri per salvarli con gli inauditi 700 miliardi di dollari dei fondi TARP? Nel caso sia così, Goldman Sachs e amici fecero una puntata gigantesca contro le proprie previsioni sui 200 dollari, sfruttando la leva sui derivati future dal petrolio.
Uccidere prima il ‘cowboy’ del petrolio di scisto
20110310170550631 Oggi l’industria del petrolio di scisto degli Stati Uniti, la più grande fonte della crescente produzione di petrolio degli Stati Uniti dal 2009, si aggrappa al bordo della scogliera dei fallimenti di serie. Negli ultimi mesi la produzione di petrolio di scisto ha appena iniziato a diminuire, di 93000 barili nel novembre 2015. Il cartello di Big Oil, ExxonMobil, Chevron, BP e Shell, due anni fa iniziò il dumping sul mercato delle azioni sullo scisto. L’industria petrolifera dello scisto negli Stati Uniti oggi è dominato da ciò che BP o Exxon chiamano “i cowboy,” le aggressive compagnie petrolifere di medie dimensioni, non dalle major. Le banche di Wall Street come JP Morgan Chase o Citigroup che storicamente finanziano Big Oil, così come lo stesso Big Oil, chiaramente non verseranno lacrime, a questo punto, sullo sboom dello scisto che li lascia ancora controllare il mercato più importante del mondo. Le istituzioni finanziarie che hanno prestato centinaia di miliardi di dollari ai “cowboy” dello scisto negli ultimi cinque anni, hanno la prossima revisione del prestito semestrale ad aprile. Con i prezzi in bilico sui 20 dollari, possiamo aspettarci una nuova, ben più grave ondata di fallimenti delle compagnie petrolifere dello scisto. Il petrolio non convenzionale, tra cui il petrolio delle sabbie bituminose dell’Alberta, in Canada, sarà presto un ricordo del passato, in caso affermativo. Ciò da solo non ripristinerà il petrolio a 70-90 dollari che i grandi operatori del petrolio e le loro banche di Wall Street troverebbero confortevole. L’eccesso mediorientale, dall’Arabia Saudita ed alleati del Golfo, si ridurrebbe drasticamente. Eppure i sauditi non mostrano alcun segno di volerlo fare. Questo è ciò che disturba il quadro. Qualcosa di molto grave avviene nel Golfo Persico e che drammaticamente innalzerà i prezzi del petrolio entro la fine dell’anno? Una vera e propria guerra diretta tra Stati petroliferi sciiti e sauditi viene preparata dai wahhabiti? Finora è stata una guerra per procura in Siria, soprattutto. Dall’esecuzione del religioso sciita e l’assalto iraniano all’ambasciata saudita a Teheran, arrivando alla rottura nei rapporti diplomatici coi sauditi e gli altri Stati sunniti del Golfo, il confronto è diventato assai più diretto. Il Dr. Husayn Asqari, ex-consulente del ministero delle Finanze saudita, ha dichiarato: “Se c’è una guerra tra Iran e Arabia Saudita, il petrolio potrebbe superare in una notte i 250 dollari, per poi declinare di nuovo fino a 100 dollari. Se attaccano i rispettivi impianti di carico, allora potremmo vedere il picco di petrolio a più di 500 dollari e rimanervi per qualche tempo a seconda dell’entità dei danni“. Tutto ciò dice che il mondo subirà un altro grande shock petrolifero. Sembra sia quasi sempre causa del petrolio. Come Henry Kissinger avrebbe detto durante l’altro shock petrolifero della metà degli anni ’70, quando Europa e Stati Uniti subirono l’embargo sul petrolio dall’OPEC e lunghe code alle pompe di benzina, “Se si controlla il petrolio, è possibile controllare intere nazioni“. Tale ossessione per il controllo sta rapidamente distruggendo la nostra civiltà. E’ il momento di concentrarsi su pace e sviluppo, non sulla competizione ad essere il più grande magnate del petrolio del pianeta.oil-barrels8F. William Engdahl è consulente di rischio strategico e docente, laureato in Scienze Politiche all’Università di Princeton, è autore di best-seller su petrolio e geopolitica, in esclusiva per la rivista online “New Eastern Outlook


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2016/01/26/che-succede-realmente-al-petrolio/

IN GERMANIA IL PARTITO ALTERNATIVA ALLA GERMANIA SALE AL 13% DEI CONSENSI


BERLINO - Tocca un nuovo straordinario record di consensi nei sondaggi il partito di destra Alternative fuer Deutschland, in Germania: stando ai dati dell'INSA pubblicati dalla Bild, raggiungerebbe addirittura il 13% a livello nazionale, a fronte di un crollo dell'Unione di Angela Merkel (Cdu-Csu) al 32,5%. Il sondaggio in questione mostra dati diversi e parecchio peggiori da quelli del Forsa di una settimana fa, secondo i quali la Cdu-Csu, sarebbe ancora al 37%, mentre gli ultraconservatori di Afd sarebbero per la prima volta al 10%. Sono fermi al 23% i socialdemocratici (dato questo che coincide fra i due sondaggi fra l'altro), i Verdi sono dati dall'Insa al 10, la Linke (sinistra) al 9, mentre i liberali sarebbero al 6%. La forte tendenza alla crescita dei consensi di Afd, un partito che, nato sulle posizione antieuro di alcuni economisti, si è poi trasformato in una formazione politica chiaramente nazionalista, con la leadership di Frauke Petry che simpatizza per il movimento anti islamico Pegida, allarma molto ambienti vicini alla Merkel. Di fatto, AfD sta svuotando la Cdu. E questo si vede anche dalla grande agitazione che da mesi attraversa il partito della cancelliera e quello degli alleati bavaresi, che chiedono una svolta chiara nella politica sui profughi.


Fonte:http://www.ilnord.it/i-2798_AFD_VOLA_IN_GERMANIA_AL_13

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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