ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


venerdì 30 ottobre 2015

ISRAELE VUOLE ADERIRE ALL'AREA DI LIBERO SCAMBIO EURASIATICA

La Russia, che riflette anche fermezza sulla questione palestinese, è riuscita nell’impresa di avere eccellenti rapporti diplomatici con il governo israeliano. Una delle basi dell’accordo è la storia della Seconda Guerra Mondiale, Putin noto come filosemita e attento a non lasciare crescere antisemitismo o antislamismo, guida la lotta attiva al terrorismo (strategia comune dei Paesi eurasiatici) che attribuisce in gran parte agli Stati Uniti e ai sauditi. Questa è grande diplomazia, paragonabile a quella che una volta sapeva condurre la Francia, permettendogli di mediare tra i peggiori avversari. Un’ulteriore prova che l’intervento militare della Russia in Siria sia solo un elemento del dispositivo diplomatico che cerca d’individuare interessi comuni. Riguardo gli aspetti commerciali, la somiglianza è evidente con la Cina. Gli interessi comuni nello sviluppo qui, come in Cina, sono evidenti: trasferimento tecnologico e capitale d’investimento. Inoltre va notato che i due investitori principali in Crimea sono Cina e Israele. (Nota di Danielle Bleitrach)


Tel Aviv intende concludere un accordo sulla zona di libero scambio con l’Unione economica eurasiatica (UEE) guidata dalla Russia, al più presto possibile, ha detto il co-presidente della Commissione commerciale russo-israeliana Zeev Elkin. Diamo ai negoziati tra Israele e UEE “la massima priorità”, dice la TASS citando il ministro. “Abbiamo chiesto ai russi di avviare negoziati all’inizio del 2016 e avremo almeno due tornate di colloqui, per poi procedere normalmente affinché un simile accordo possa essere firmato tra due anni“, ha detto Elkin, che ha anche detto che l’accordo finale dipende dalla difficoltà delle questioni che dovranno affrontare nel corso dei negoziati, ma ha aggiunto che Israele lavora attivamente per avviare i colloqui al più presto possibile. “Crediamo che ci sia grande possibilità per l’economia israeliana e i Paesi dell’UEE. Credo che non vi sia alcun motivo per ritardare l’accordo”, ha detto Elkin. Israele aumenterà del 6-8 per cento gli scambi con i cinque membri dell’Unione. La Russia troverà maggiori investimenti e trasferimento tecnologico.
Nonostante Israele sia tradizionalmente uno stretto alleato degli Stati Uniti, il suo rapporto con Washington è recentemente peggiorato, ha detto il presidente dell’Istituto russo sul Medio Oriente Evgenij Satanovskij. “Gli Stati Uniti hanno tradito Israele con i colloqui con l’Iran. Barack Obama crede che Netanyahu sia un repubblicano dalla linea dura, è difficile trovare un linguaggio comune“, ha detto l’esperto in un’intervista al quotidiano russo Kommersant. Allo stesso tempo, Mosca e Tel Aviv hanno raggiunto un’intesa su una serie di questioni chiave, ha detto Satanovskij. “Israele collabora pienamente con la Russia sulla Siria. Netanyahu può incontrare il Presidente Vladimir Putin quando vuole. Descriverei i loro rapporti come ideali“, ha detto.
L’UEE è un blocco commerciale guidato dalla Russia istituito nel 2015 sulla base dell’Unione doganale di Russia, Kazakistan e Bielorussia. Attualmente conta cinque membri: Russia, Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e il Tagikistan è un potenziale socio. L’UEE assicura libera circolazione di beni e servizi, capitale e lavoro, nonché una politica economica coordinata, coerente e unificata per i suoi aderenti. L’Unione ha un accordo di libero scambio con il Vietnam ed è attualmente in trattative con l’Iran.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/10/29/israele-vuole-aderire-alla-zona-di-libero-scambio-eurasiatica/

GLI STATI UNITI TENTANO DI MINACCIARE LA MADRE PATRIA SE LASCERA' L'UNIONE EUROPEA


Una delle decisioni più importanti che gli inglesi devono prendere prima della fine del 2017 è se rimanere o meno nell'Unione europea, e mentre i recenti sondaggi mostrano che coloro che desiderano rimanere nell'Ue sono la maggioranza, c'è stato un picco tra coloto che vogliono lasciare il blocco.

Che accoppiato con la crisi dei rifugiati in Europa rende una Brexit un risultato fin troppo possibile.
Il che probabilmente spiega perché gli Stati Uniti, fiduciosi di disporre di un potere di veto sulle democrazie in tutto il mondo, hanno appena chiarito ai cittadini del Regno Unito come dovrebbero votare.
Come riporta il Guardian, il rappresentante commerciale degli Stati Uniti, Michael Froman, nei primi commenti pubblici di un alto funzionario degli Stati Uniti sulla questione, ha detto che "gli Stati Uniti non sono disposti a negoziare un accordo di libero scambio separato con la Gran Bretagna se lascerà l'Unione Europea. "
"Penso che sia assolutamente chiaro che la Gran Bretagna ha una voce più forte al tavolo commerciale come paese membro dell'UE, facendo parte di una entità economica più ampia", ha detto a Reuters Froman, aggiungendo che l'adesione all'UE dà la Gran Bretagna più forza nei negoziati.
Froman è andato oltre, chiarendo che se la Gran Bretagna dovesse lasciare l'Unione europea si troverà ad affrontare le stesse tariffe e le barriere commerciali degli altri paesi al di fuori della rete di libero scambio degli Stati Uniti. "Non abbiamo alcun accordo di libero scambio con il Regno Unito e sarebbe soggetto alle stesse tariffe di Cina, Brasile o India".
Naturalmente, scrive il blog ZeroHedge, gli Stati Uniti potrebbero predisporre un accordo in ore, se non minuti, se volessere, e David Cameron lo sa. Tuttavia, è molto più facile per gli Stati Uniti supervisionare un mondo che si globalizza, piuttosto uno che si frammenta, perché se il Regno Unito dovesse lasciare l'Unione, la lista dei paesi disposti ad essere i prossimi potrebbe allungarsi.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=13209

MAR CINESE MERIDIONALE, NON E' ANCORA IL MOMENTO DELLO SCONTRO


Quando una grande superpotenza inscena una ‘provocazione’ contro un’altra grande superpotenza, la cosa più sicura da fare è dare un preavviso, per evitare confusioni. Il 26 ottobre, gli Stati Uniti pubblicizzavano che nelle successive 24 ore una loro nave da guerra sarebbe passata a 12 miglia dalle isole artificiali che la Cina ha costruito nel Mar Cinese Meridionale. Il cacciatorpediniere lanciamissili dell’US Navy USS Lassen apparve debitamente il giorno dopo. Gli Stati Uniti dicono semplicemente di affermare la “libertà di navigazione” in varie parti del mondo. In effetti, gli Stati Uniti sfidano le rivendicazioni territoriali di 18 Paesi dall’anno scorso. Tuttavia, se la chiamano con un altro nome, resta una dimostrazione di forza dell’unica superpotenza. Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti Ashton Carter lo chiarisce dicendo, “Non sbagliatevi, voleremo, navigheremo e opereremo ovunque sia consentito dalla legge internazionale… Lo faremo nei tempi e luoghi decisi“. Gli Stati Uniti invocano il diritto del mare, che ancora devono ratificare. E la differenza qui è che si tratta della Cina, membro permanente del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e quasi superpotenza. Gli Stati Uniti sfidano ufficialmente per la prima volta le rivendicazioni territoriali di Pechino nel Mar Cinese Meridionale. La politica del rischio calcolato appare quando si decide una mossa militare in una regione ad alta tensione; in questo caso la decisione è stata presa dal presidente Barack Obama. A dire il vero, gli Stati Uniti provocano la Cina deliberatamente, quasi cercando una reazione. Ed è un fatto. Vi è anche un elemento spettacolare qui. Obama deve visitare la regione, Malesia e Filippine, e l’azione del 27 ottobre sottolinea ai partner del sud-est asiatico degli Stati Uniti che non c’è nulla di vero nel “nuovo modello di relazioni da Paesi importanti” tra USA e Cina, come Pechino afferma. Dopo tutto, i Paesi della regione si domanderanno delle connotazioni strategiche della visita riuscita del presidente cinese Xi Jinping negli Stati Uniti, e dei grandi accordi commerciali firmati dal valore di decine di miliardi di dollari. Anzi, avrebbero solo notato che gli Stati Uniti prendono il meglio dai due mondi con la Trans-Pacific Partnership di Obama già pronta da un lato, e l’apertura presso la leadership di Xi del promettente panorama dell’espansione dei rapporti economici Stati Uniti-Cina, dall’altro. Obama deve iniettare nuova vita alla strategia del ‘riequilibrio’ radunando lo scoraggiato gregge asiatico, che in realtà sente il rombo sordo della ritirata della potenza degli Stati Uniti in Medio Oriente. Tuttavia, vi è un ‘noto sconosciuto’ fattore, cioè quale sarà la reazione di Pechino all’ultima provocazione? Tenendo conto delle implicazioni geopolitiche e del prestigio della leadership cinese sul problema che tocca sovranità e integrità territoriale del paese, Pechino è soltanto obbligata a reagire. Ovviamente, la Cina deve aver lavorato prevedendo la provocazione degli Stati Uniti. L’ambasciatore degli Stati Uniti è stato convocato al Ministero degli Esteri per trasmettergli le “rappresentazioni serie” di Pechino e il “forte malcontento” sulla “grave provocazione” che “minaccia sovranità e interessi della sicurezza della Cina“. Il processo è il seguente: “Il governo cinese salvaguarda risolutamente la sovranità territoriale e i legittimi interessi marittimi, e farà tutto il necessario per opporsi a deliberate provocazioni da qualsiasi Paese. La Cina ha inviato un cacciatorpediniere lanciamissili e un pattugliatore avvertendo l’USS Lassen (scortato da aerei da ricognizione marittima P-8A e P3” (China Daily). È una reazione misurata e ferma, ma calibrata. Quindi, qual è il quadro? Washington ha chiaramente dimostrato sostegno agli alleati regionali coinvolti in dispute territoriali con la Cina. Da parte sua, anche la Cina è apparsa ferma e risoluta. Naturalmente è improbabile che la Cina fermi i lavori di bonifica nel Mar Cinese Meridionale. Senza dubbio, la Cina si aspetta altri atti simili dagli Stati Uniti in futuro. E’ del tutto plausibile che la Cina rafforzi la presenza militare nelle aree contese e stabilisca zone anti-accesso. Un confronto con la Cina non può essere nei pensieri di Obama. Un conflitto armato è semplicemente impensabile. Screditare la leadership cinese sarebbe stupido. Non si uccide la gallina dalle uova d’oro. Pertanto, la curiosità riguarda l’inevitabile risoluzione.B8dE58pCcAA6NVT.jpg-large


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/10/30/e-il-momento-dello-scontro-sul-mar-cinese-meridionale-non-ancora/

LA REPUBBLICA DELL'IRAN MIRA A UNIRSI ALLA BANCA DI SVILUPPO DEI BRICS

La NDB nasce come istituzione alternativa alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale

Le autorità iraniane hanno espresso l'intenzione di entrare nella nuova Banca di Sviluppo dei BRICS, nel tentativo di espandere i suoi legami economici con i Paesi membri.
Il Vice Ministro dello Sviluppo Economico dell'Iran, Mohamed Jazaí, ha espresso il desiderio del governo iraniano di aderire alla Banca di Sviluppo del BRICS. La dichiarazione è stata fatta nel corso di un incontro con il ministro dell'Industria del Brasile, Armando Monteiro, riporta RIA Novosti.
La tanto annunciata Nuova Banca di Sviluppo (NDB) o Banca dei BRICS è ufficialmente operativa dal 7 luglio, con la prima riunione del suo consiglio di amministrazione a Mosca.
La NDB, con circa 100 miliardi di dollari di capitale da investire in infrastrutture pubbliche, si presenta come una istituzione alternativa alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale.
La nuova banca fornirà fondi per progetti infrastrutturali e di sviluppo nei paesi BRICS. Ogni nazione avrà pari voce nella gestione della banca, indipendentemente dalle dimensioni del PIL.
Una Banca dei BRICS - alternativa al FMI per consentire alle nazioni di essere sempre meno dipendenti dalla moneta di riserva mondiale - era stata originariamente discussa al vertice BRICS nel 2012. Al Vertice del 2014 il quadro di riferimento per la Banca BRICS è stato approvato come "un sistema di misure che aiuti a prevenire molestie nei confronti di paesi che non sono d'accordo con le decisioni di politica estera da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati". Nel corso del VI summit dei Paesi BRICS a Fortaleza, in Brasile, i capi di stato e di governo di Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica hanno annunciato la creazione della Banca BRICS, articolata nella New Development Bank(o NDB) e in un fondo di riserva monetaria chiamato Accordo sui Fondi di Riserva (Contingent Reserve Arrangement, CRA). De facto, i BRICS prendono le distanze dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca Mondiale, istituzioni nate 70 anni fa nell’orbita del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti d’America.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13192

IL CROLLO DELLA TEMPERATURE DEGLI STATI UNITI HA PORTATO A UNA DIMINUZIONE DEL NUMERO DI INCENDI


Prima del 1960, gli incendi bruciavano molta più superficie. Alla fine degli anni 1920 dieci volte tanta superficieè andata bruciando bruciata.

Questo calo nagativo degli incendi boschivi, dopo il 1950 corrisponde con il brusco calo delle temperature calde dopo il 1950 negli Stati Uniti.

Sarebbe curioso osservare come saranno ridotte la stagioni entro il 2050.

Fonte:http://realclimatescience.com/2015/10/massive-forest-fire-fraud-being-perpetrated-on-the-american-people/

CANADA: IL GHIACCIO MARINO DELLA BAIA DI HUDSON DI ESTENDE AL LIVELLO MASSIMO DA VENTITRE ANNI


La Baia di Hudson si estende sulla parte nord orientale del Canada, e presenta un clima freddo, anche se, quest’anno, la situazione sembra essere al di fuori della normalità degli ultimi vent’anni.
Abbiamo già trattato del caso relativo alla scorsa estate, quando tale Baia presentava ancora lastre di ghiaccio estive che, solitamente, non sono presenti durante la stagione calda.
Adesso, nella terza decade di Ottobre, notiamo la presenza di un congelamento della Baia di Hudson, con una superficie coperta di ghiaccio pari a 1,707 mila kmq, superficie che appare essere la più alta dal 1992.
E’ evidente che negli anni Ottanta la quantità di ghiaccio era sempre superiore a quella dei decenni successivi.
Ma qualcosa sta cambiando, nel clima nord americano degli ultimi due anni, e quest’anno la superficie congelata si è posta al terzo posto di sempre per estensione.
Questo potrebbe rappresentare un “segnale naturale” di un nuovo inverno rigido sulla parte orientale del Nord America.

Grafico dal Servizio meteo canadese.

Fonte:http://freddofili.it/2015/10/29/baia-di-hudson-massima-quantita-di-ghiaccio-dal-1992/

I DATI SATELLITARI CONFERMANO IL RAFFREDDAMENTO DEL CONTINENTE ANTARTICO IN LINEA CON L'ESPANSIONE DEL GHIACCIO MARINO


I dati satellitari presentano un trend discendente delle temperature.
Il grafico sottostante è composto dalle temperature rilevate dal sensore satellitare a partire dal Dicembre 1978, e mostrano alcune forti oscillazioni tra periodi caldi e freddi.
Ma la media degli ultimi 36 anni è discendente, fatto che è compatibile con l’espansione in atto dei ghiacci polari.
Anzi, tale espansione si è accentuata negli ultimi 2-3 anni, compatibile con una discesa termica ben visibile nei dati degli ultimi 2 anni.

Nel frattempo, anche attualmente l’estensione dei ghiacci antartici è nettamente superiore alla norma.

Fonte:http://freddofili.it/2015/10/30/antartico-la-temperatura-presenta-un-trend-in-lieve-calo-compatibile-con-lespansione-dei-ghiacci-marini/

INDONESIA: MODERATA FASE ESPLOSIVA SUL VULCANO RINJANI


Il Rinjani è un vulcano attivo dell'isola di Lombok in Indonesia. La sua altitudine di 3.726 metri sul livello del mare, il che lo rende il secondo vulcano più alto del paese, e la cima più elevata dell'isola.
La caldera di 8,5 km per 6 km contiene al suo interno un lago, il Segara Anak (posto a circa 2000 m sopra il livello del mare).
La sua prima eruzione in epoca storica ha avuto luogo nel settembre 1847. La più recente è avvenuta il 1º ottobre 2004. Le eruzioni del 1994, 1995 e 1996, hanno formato un piccolo cono nel centro della caldera, il Gunung Baru (picco a circa 2.300 metri).
Una massiccia eruzione del Rinjani nel 1257 ha innescato un episodio di raffreddamento globale e il fallimento dei raccolti in tutto il mondo.
Il 25 ottobre una moderata eruzione esplosiva è avvenuta sul cono Barujari, il quale si trova al centro del lago della caldera del vulcano Rinjani sull'isola indonesiana di Lombok.
Gli escursionisti e quelle presenti nel lago sono stati evacuati, il Parco Nazionale del Rinjani è stato chiuso e tutti i sentieri che dà accesso al vulcano.
L'esplosione non è stata accompagnata da una significativa attività sismica, e l'emissione di cenere era troppo inferiore per essere rilevata dal satellite.
Tuttavia, VAAC Darwin ha aumentato il livello di allerta arancione aviazione.

Fonti:
https://en.wikipedia.org/wiki/Mount_Rinjani
http://www.earth-of-fire.com/2015/10/activite-au-rinjani-au-turrialba-et-en-equateur.html

LA REUNION: NUOVA FASE ERUTTIVA DEL PITON DE LA FOURNAISE


Altra (la terza) fase eruttiva iniziata sul vulcano Piton de la Fournaise.
Dalle 16:00 ora locale, l'osservatorio del vulcano ha registrato un aumento del tremore e un'aumento della massa lavica è stato visto nel condotto dopo le 20:00.
Poco dopo 4:00 di questa mattina, l'attività si intensificata ulteriormente formando un nuovo lago di lava attivo all'interno del grande nuovo cratere che si era formato all'inizio del eruzione nei pressi di Rivals Piton. L'attività è attualmente visibile dal sentiero che porta a Piton Bert.

Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/it/piton_fournaise/news/55124/Piton-de-la-Fournaise-volcano-La-Runion-eruption-resumes-once-again.html

giovedì 29 ottobre 2015

PUTIN: SE LA LOTTA E' INEVITABILE DOBBIAMO COLPIRE PER PRIMI

Vladimir Putin, Valdaj, Kremlin.ru, 22 ottobre 2015

“Gli Stati Uniti cercano di fuorviare il mondo intero”
Da alcuni giorni in Europa sono effettuati i primi test del sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti. Cosa significa questo? Che avevamo ragione quando abbiamo contestato la posizione dei nostri partner statunitensi. Hanno cercato di fuorviarci, e tutto il resto del mondo con noi. Per dirla più semplicemente, ci hanno ingannato. Il problema non è l’ipotetica minaccia nucleare iraniana, che non esiste e non è mai esistita. Quello che vediamo è il desiderio di distruggere l’equilibrio strategico, cambiare gli equilibri di potere a loro vantaggio, non solo per dominare, ma per poter dettare la loro volontà a tutti i concorrenti, anche geopolitici, e credo, alleati. È uno scenario estremamente pericoloso in tutti i casi, e anche per gli Stati Uniti.
“Le sanzioni sono uno strumento di concorrenza sleale”
Purtroppo, la terminologia militare si applica ora a tutte le aree della vita. La realtà della moderna economia globale sono guerre commerciali e sanzioni, e sono anche un cliché dei mass media. Le sanzioni sono utilizzate in particolare come strumento di concorrenza sleale, per ostacolare l’avversario o “espellerlo” dai mercati. Cito come esempio l’epidemia di multe a società europee da parte degli Stati Uniti. Ogni scusa è buona per punire chi ha osato violare le norme statunitensi con sanzioni unilaterali. Un anno fa una banca francese è stata condannata a pagare quasi 9 miliardi. La Toyota 1,2 miliardi, Commerzbank ha accettato di versare 1,7 miliardi al bilancio degli Stati Uniti, e così via. Non è forse problema dei russi, naturalmente, ma ancora permettetemi di chiedervi: E’ questo il modo di agire con gli alleati? No, si tratta di vassalli che hanno avuto l’audacia di fare ciò che volevano, e sono puniti per essersi comportati male.
La versione integrale del discorso russo
“La forza militare sarà a lungo strumento della politica internazionale”
Onorevoli colleghi, cerchiamo di essere realisti: la forza militare sarà ovviamente, e a lungo, strumento di politica internazionale. Possiamo deplorarlo o gioirne, ma è un dato di fatto. La domanda è un altra: Sarà usato solo quando si esauriranno tutti gli altri mezzi? Quando si affronteranno minacce come il terrorismo, ad esempio, secondo le regole stabilite dal diritto internazionale? Oppure si mostra il pugno in ogni occasione solo per ricordare al mondo chi è il capo, senza mettere in discussione la legittimità dell’uso della forza, né le conseguenze, senza risolvere i problemi, ma al contrario aumentandoli?
“Non dobbiamo separare terroristi moderati e radicali”
Vediamo ciò che accade oggi in Medio Oriente. L’organizzazione terroristica Stato islamico ha preso il controllo di vasti territori. Come? Pensate solo se avessero preso Damasco o Baghdad, le bande di terroristi hanno quasi raggiunto lo status di potere ufficiale e creato la base per l’espansione globale. Qualcuno ci pensa? E’ tempo che la comunità internazionale finalmente capisca con cosa abbiamo a che fare. Abbiamo di fronte un nemico della civiltà, dell’umanità e della cultura mondiale, portatore di un’ideologia di odio e barbarie, che calpesta morale e valori delle religioni del mondo, tra cui l’Islam, mettendoli a repentaglio. E non si giochi con le parole separando i terroristi tra moderati e radicali. Vorremmo capire dove sia la differenza. Forse per alcuni specialisti, i banditi moderati decapitano pochi bambini con metodi morbidi? Noi ci sbarazzeremo dei terroristi, ed è un’illusione credere che possiamo trattare con loro dopo, tenendoli lontani dal potere o trattando con loro in qualche modo.
“L’operazione militare russa in Siria è totalmente legittima”
Ci rendiamo conto che i combattenti in Medio Oriente minacciano tutti, anche noi, la Russia. Il nostro Paese sa cosa sia un attentato terroristico, sappiamo cosa hanno fatto i banditi nel Caucaso settentrionale. Ricordiamo gli attentati terroristici di Budjonovsk, Mosca, Beslan e altre città russe. La Russia si è sempre opposta al terrorismo in tutte le sue manifestazioni. Dopo che le autorità ufficiali siriane ci hanno chiesto aiuto, abbiamo deciso di lanciare l’operazione militare nel Paese. Sottolineo ancora una volta: questa operazione è del tutto legittima e suo unico scopo è contribuire al processo di pace. E sono sicuro che le azioni dei soldati russi avranno un’influenza positiva sulla situazione ed assisteranno le autorità ufficiali creando le condizioni necessarie per procedere verso la soluzione politica colpendo preventivamente i terroristi che minacciano anche il nostro Paese, la Russia, aiutando così tutti i Paesi e popoli che saranno in pericolo se i terroristi tornassero a casa.
“La Siria può diventare modello di partnership, in nome degli interessi comuni”
La Siria, nonostante tutta la drammaticità della situazione attuale, può diventare un modello di partnership nel nome degli interessi comuni, per la soluzione dei problemi che affliggono il mondo e sviluppare un sistema efficace di gestione dei rischi. L’accordo russo-statunitense sulla sicurezza dei voli militari dei due Paesi sulla Siria, è una tappa importante. Inoltre presto inizierà lo scambio di informazioni con i nostri colleghi occidentali su posizioni e movimenti dei terroristi. La cosa importante è considerare l’altro come alleato nella lotta comune, comportandosi in modo onesto e diretto. Questo è l’unico modo per garantirsi la vittoria sui terroristi.
“Il popolo russo è il popolo più diviso nel mondo”
Continuo ad insistere che il crollo dell’Unione Sovietica è stata una tragedia, soprattutto umanitaria. E’ il risultato del crollo dell’URSS sono 25 milioni di russi che si trovano in territorio straniero contro la propria volontà e, come si dice nel linguaggio popolare, “in un lampo”. Il popolo russo è il popolo più diviso nel mondo, e questo è senza dubbio una tragedia. E non parlo della componente socio-economica. La caduta dell’Unione Sovietica ha portato al collasso del sistema socio-economico, un’economia obsoleta e inefficiente, certo, ma crollando ha impoverito milioni di persone, una tragedia concreta per persone e famiglie.
“Non c’è una minaccia nucleare iraniana”
Non dobbiamo creare posti di lavoro che per loro natura siano una minaccia all’intera umanità. Creiamo posti di lavoro nella biologia, farmaceutica, nelle alte tecnologie non legate alla produzione di armi. Vi assicuro che gli specialisti statunitensi della sicurezza e delle armi strategiche si rendono conto perfettamente che il loro lavoro minaccia il potenziale militare russo. E questo sistema è progettato per annullare il potenziale di tutti gli altri Stati che possiedono armi nucleari, ad eccezione degli Stati Uniti. Tuttavia, gli argomenti sono sempre stati altri, continuando a parlare della “minaccia nucleare iraniana”. Ma la Russia è ancora dell’idea che non vi fosse alcuna minaccia nucleare iraniana, e oggi l’intera comunità internazionale pensa, con noi, tale minaccia sia inesistente.
“Perché creare un sistema di difesa missilistico? Piantatela”
Gli Stati Uniti hanno firmato un accordo con Teheran sulla soluzione del problema iraniano nucleare. Abbiamo attivamente accompagnato e sostenuto i nostri partner statunitensi e iraniani, abbiamo deciso sull’accordo che è entrato in vigore; l’Iran ha accettato di trasferire il suo uranio arricchito. Non c’è una questione nucleare iraniana. In tal caso, perché creare un sistema di difesa missilistico? Piantatela. Ma no, non solo nulla si ferma ma vengono condotti nuovi test ed esercitazioni, e tali sistemi saranno istituiti in Ungheria entro la fine dell’anno e in Polonia entro il 2018 o 2020. Posso dirvi, e gli specialisti lo sanno bene, che una postazione di missili anti-balistici può essere efficacemente utilizzata anche per installarvi missili da crociera. Non è una minaccia per noi? Ovviamente ciò modifica la filosofia della sicurezza internazionale. Se un Paese crede che può proteggersi da qualsiasi attacco o reazione perché ha creato un “ombrello missilistico”, sarà libero di utilizzare qualsiasi armamento, violando l’equilibrio strategico.
“Non faccio distinzione tra russi e ucraini”
Naturalmente l’Ucraina ci crea un pericolo. Ma siamo noi ad aver creato tale situazione? Ricordate quando Janukovich perse le elezioni e Jushenko salì al potere. A seguito di un terzo turno delle votazioni, non previsto dalla Costituzione dell’Ucraina. Era attivamente sostenuto dai Paesi occidentali. Una violazione totale della Costituzione! Dov’è la democrazia? Il caos totale! La posizione della Russia è non opporsi alla scelta del popolo ucraino. Accettiamo qualsiasi scelta degli ucraini, essendo veramente un Paese fraterno, un popolo fratello. Non faccio assolutamente alcuna distinzione tra russi e ucraini. Ma siamo contrari a un tale cambiamento di forma del potere.
“Volete ricreare l’Iraq qui”
Come possiamo dirlo? Volete rifare l’Iraq e la Libia qui. Le autorità statunitensi non si vergognano di dire di spendere miliardi di dollari, apertamente e pubblicamente, spendendone 5 per sostenere l’opposizione. È questa la scelta giusta? Tutti sanno che nella storia degli Stati Uniti abbiamo visto per due volte andare al potere un presidente non eletto con la maggioranza dei voti elettorali, ma col sostegno di una minoranza. Questa è democrazia? No. La democrazia è il potere del popolo, la maggior parte del popolo. Un uomo messo al vertice dello Stato da una minoranza di elettori, così? Tale problema esiste nella Costituzione degli Stati Uniti. Beh, non avete bisogno di cambiarla. Possiamo parlarne quanto volete, ma quando si finanzia l’opposizione interna… L’opposizione è una cosa normale se semplicemente esiste su proprie basi. Ma spendere miliardi sostenendo apertamente l’opposizione interna, pensate che sia normale pratica politica creando un clima di fiducia tra gli Stati? Non penso.
“Siamo preoccupati dall’avvicinarsi delle infrastrutture militari ai nostri confini”
Ora sull’avanzata della democrazia ai nostri confini! (Ride) Si pensa che siamo contro l’avanzata della democrazia ai nostri confini? Ma cosa s’intende col termine “democrazia”? La NATO si avvicina ai nostri confini? Ciò che ci preoccupa non è il progresso della democrazia, ma l’avvicinarsi delle infrastrutture militari. Come volete che rispondiamo, cosa dobbiamo pensare? Questo ci riguarda. Abbiamo proposto di lavorare sul sistema di difesa missilistica tra Stati Uniti, Russia e Europa. Ciò significa lavorare a tre? Significa definire indicazioni sensibili, accesso paritario alla gestione del sistema e molti altri problemi minori. Ma no, hanno rifiutato. Non siamo noi che abbiamo detto no, loro ci hanno detto no.
“Niente di efficace è stato fatto in Siria”
Ci auguriamo che l’azione coordinata della nostra aviazione e altri mezzi d’attacco, di concerto con gli attacchi dell’esercito siriano, dia risultati positivi. Ma non basta per dire che il terrorismo è sconfitto in Siria? No. Ci vorranno seri sforzi, ci sarà ancora molto lavoro e voglio sottolinearlo, lavoro comune. Da quasi sei mesi la coalizione degli Stati Uniti colpisce le posizioni lì, 11 Paesi hanno preso parte a più di 500 attacchi su diversi obiettivi, ma non c’è un risultato chiaro. Di quali risultati possiamo parlare, dato che dall’inizio delle operazioni i terroristi hanno ampliato il loro territorio in Siria e Iraq, consolidando le frontiere dove c’erano già e ampliato la loro area di presenza? Infatti, a mio parere, i nostri colleghi non sono per nulla efficaci attualmente.
“La questione delle dimissioni di Assad va risolta dal popolo siriano”
Considero la partizione della Siria l’opzione peggiore, soluzione inaccettabile che non risolve il conflitto, ma al contrario continuerebbe a peggiorarne le condizioni. Tale conflitto diverrebbe permanente. Se la Siria si divide in parti separate, in territori isolati, vi saranno guerre per sempre, e niente di buono ne verrà. Poi sul fatto che Assad dovrebbe andarsene o no l’ho detto molte volte: credo che non sia assolutamente corretto. Come potremmo, da fuori, chiedere se questo o quel capo di Stato debba o meno andarsene. È il popolo siriano che deve decidere. Certo, e qui devo sottolinearlo, dobbiamo essere sicuri che il potere si basi su procedure democratiche, ma ovviamente deve agire un controllo oggettivo, e cosa più importante, non al soldo di questo o quel gruppo di Paesi.
“L’esercito siriano vince con il nostro supporto”
Guardo le registrazioni video post-attacco, sono impressionanti. Ci sono tante esplosioni di munizioni che sfiorano i velivolo. Si ha la sensazione che tali munizioni e armi provengono da tutto il Medio Oriente, un potenza colossale vi è stata allevata. E una domanda sorge spontanea: dove finiscono i soldi? Si tratta di una potenza semplicemente colossale! Tuttavia ridotta oggi, ovviamente. E l’esercito siriano vince con il nostro supporto. Questi successi sono ancora modesti, ma ci sono. E sono sicuro che ce ne saranno altri. Un “centro informazioni” è stato istituito a Baghdad tra Russia, Siria e Iraq: è utilizzato per lo scambio di informazioni e per decidere le direzioni principali della lotta al terrorismo, in particolare contro lo SIIL. Ma non c’è assolutamente alcuna intenzione, per il momento, di ampliare le nostre operazioni militari utilizzando le forze di difesa aerospaziale.
“Abbiamo ottimi rapporti con gli Stati in maggioranza sciiti”
Lo scopo di queste operazioni militari e degli sforzi diplomatici è la lotta al terrorismo, non la mediazione tra i rappresentanti dei vari orientamenti dell’Islam. Abbiamo il massimo rispetto per i nostri amici che professano lo sciismo, così come per i rappresentanti sunniti e alawiti, non facciamo alcuna distinzione. Abbiamo ottimi rapporti con numerosi Stati in cui l’orientamento sunnita predomina, abbiamo ottimi rapporti con i Paesi in cui la maggioranza della popolazione è sciita, e pertanto non facciamo distingui. Lo ripeto ancora una volta: il nostro obiettivo più importante, l’unico, è la lotta al terrorismo. Con ciò si comprende la realtà in cui viviamo e lavoriamo. In Siria, per esempio, si sa che i 34, credo, membri del governo, più della metà (circa, potrei sbagliarmi) sono sunniti, e questa percentuale è importante in campo militare. La Siria è da sempre soprattutto uno Stato laico.
“Ci sono sempre stati e continuano ad essere problemi in Russia, come negli altri Paesi”
Nel mondo contemporaneo, ruolo e importanza internazionale di ogni Stato dipendono dallo sviluppo dell’economia. Ritengo che la Russia abbia tutte le possibilità di diventare uno dei leader mondiali, voglio indicare la qualità dell’istruzione della popolazione e l’elevato livello di sviluppo scientifico di base. Anche noi abbiamo molti problemi. Vi sono sempre stati e vi saranno sempre, come in altri Paesi. Ci dedichiamo sempre di più non solo al ripristino della scienza di base e applicata, ma anche a dare nuovo impulso allo sviluppo di questi importanti ambiti. E’ chiaro che per me la Russia ha buone prospettive, ma il futuro è senza dubbio nello sviluppo delle relazioni con i nostri vicini, nostri partner e alleati in organizzazioni quali l’Unione economica eurasiatica e la CSTO (Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva). E ovviamente, non crediamo allo sviluppo senza sviluppare le relazioni con l’Europa.
“Grazie a Dio, ci sono persone in Russia che amano gli Stati Uniti”
Cosa accadrà a coloro che amano gli Stati Uniti in Russia, e a chi ama la Russia negli Stati Uniti? Grazie a Dio queste persone esistono. Dovrebbero suggerire alla società e alle persone che decidono che, nonostante le differenze tra Paesi e approcci allo sviluppo, proprio o alla soluzione dei problemi globali, che ci sono ancora persone in Russia che amano gli Stati Uniti, e questo significa che c’è qualcosa in questo Paese che merita rispetto. E viceversa, se una parte della società e del popolo statunitense vede la Russia con gentilezza e anche amore, significa che deve spiegare, in questo caso alla società e ai politici statunitensi, che devono rispettare la Russia.
“Se un combattimento è inevitabile, dobbiamo colpire per primi”
50 anni fa a Leningrado, la strada mi ha insegnato una regola: se la lotta è inevitabile dobbiamo colpire per primi. E la minaccia degli attacchi terroristici in Russia non è più importante, o meno, per la nostra operazione militare in Siria, posso assicurarvelo. Esisteva ed esiste ancora, purtroppo. Cosa ha spinto i terroristi a colpire la stazione ferroviaria di Volgograd nel dicembre 2013, quando non avevamo preso alcuna azione militare in Siria? Nient’altro che l’odio, il disprezzo per la vita umana, la lotta contro la Russia in quanto tale? E perciò meglio combatterli lì, come ho detto, che aspettarli qui.1018543591Vladimir Putin era arrivato al volante della nuova Lada Vesta alla 12° riunione annuale del Valdaj International Discussion Club di Sochi, 22 ottobre. “Una macchina eccellente”, ha detto il presidente russo. Trovata pubblicitaria di successo.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/10/28/vladimir-putin-se-la-lotta-e-inevitabile-dobbiamo-colpire-per-primi/

L'IRAQ VERSO L'INDIPENDENZA DAGLI STATI UNITI

Da quando i russi hanno iniziato i bombardamenti in Siria, un fatto è evidente. Gli Stati Uniti sono sulla strada giusta per divenire una potenza di secondo piano, proprio come i russi negli anni ’90.

Viviamo non più in un mondo unipolare, dove i nostri militari possono gettarsi di peso senza affrontare alcuna concorrenza. D’ora in poi, ogni conflitto in cui il nostro esercito è impegnato, sarà condiviso con le altre potenze mondiali non troppo contente di farci dominare il pianeta. E ciò significa che il campo di battaglia del futuro sarà colmo di situazioni particolari, molto simile a questa: “All’inizio del mese, i miliziani sciiti in Iraq sbarcavano un carro armato Abrams statunitense nella struttura per riparazioni degli USA, dove i lavoratori furono sorpresi di trovarvi una mitragliatrice russa con munizioni iraniane, ha saputo Defense News. Il carro armato M1A1, uno dei 146 in prima linea che gli Stati Uniti hanno venduto a Baghdad, è stato trasportato attraverso la Zona Verde in un centro di assistenza iracheno appoggiato dagli USA, ad al-Muthana, istituito dal programma del Pentagono Foreign Military Sales (FMS). Il carro armato era dotato di una mitragliatrice russa da 12,7 mm dotata di munizioni iraniane, secondo una fonte della struttura. “Una volta che tutte le munizioni sono state rimosse, come da procedura, dal personale iracheno, abbiamo notato sigle iraniane sul retro dei bossoli. Sembra abbiano installato una mitragliatrice russa con munizioni iraniane sul carro armato Abrams“. A parte l’assurdità della situazione, ciò la dice lunga sulla situazione attuale degli Stati Uniti in Medio Oriente. Per cominciare, è importante notare che gli Stati Uniti non hanno dato alle milizie sciite il permesso di utilizzare questi carri armati, perché sostenute dall’Iran. Ogni pezzo dell’equipaggiamento in Iraq è sottoposto a disposizioni, e questa è una grave violazione di tali accordi. Tuttavia, l’incidente non è un caso. E’ altamente improbabile che le forze irachene avrebbero permesso a uno di questi veicoli di sfuggirgli, a meno che non lo volessero. Allora perché l’avrebbero fatto? Perché non possono combattere lo SIIL per conto proprio, anche se con l’appoggio del governo degli Stati Uniti (per ovvie ragioni). Hanno bisogno delle milizie sostenute dall’estero per combattere lo SIIL, perché il personale formato dal nostro governo è incompetente. E in realtà, è solo un piccolo segno di un cambiamento molto più grande nel governo iracheno. Dato che gli Stati Uniti sono completamente inutili nella lotta contro lo SIIL, si volge verso l’alleanza russo-iraniana per chiedere aiuto. Funzionari iracheni, frustrati da ritmo e profondità della campagna militare degli Stati Uniti contro lo Stato islamico, hanno detto che si appoggiano pesantemente sull’ex-rivale della guerra fredda di Washington, la Russia, nella battaglia contro i jihadisti sunniti. Due generali russi sono di stanza presso il centro d’intelligence a Baghdad, secondo un funzionario iracheno che ha chiesto di non essere nominato. Zamili, un leader politico sciita, ha detto che ciascuno dei quattro Paesi membri ha sei rappresentanti nel centro di scambio delle informazioni e della cooperazione per la sicurezza, che si riuniscono nella “Zona Verde” fortificata di Baghdad, che un tempo ospitava la base dell’occupazione statunitense. “Troviamo estremamente utile”, ha detto il funzionario iracheno. “L’idea di formalizzare il rapporto con Iran, Russia e Siria. Volevamo un’alleanza militare in piena regola“.
E’ difficile esprimere quanto grande sia la questione. Da tempo, il governo iracheno è stato poco più di una base operativa avanzata degli interessi degli Stati Uniti, e adesso sostanzialmente abbandona i suoi “benefattori” in cambio di un aiuto reale. E perché non dovrebbe? Siamo stati la peggiore minaccia degli iracheni per decenni. Abbiamo contribuito a finanziare e armare Sadam Husayn, il loro dittatore più spietato nella memoria recente. Abbiamo invaso e polverizzato il loro Paese in due diverse occasioni, e l’abbiamo così malridotto che abbiamo creato un vuoto di potere che ha permesso allo SIIL di prosperare. Poi abbiamo venduto il loro Paese allo SIIL per finanziarlo e addestrarlo nella speranza che rovesciasse Assad, senza che c’importasse quanto ciò avrebbe danneggiato l’Iraq. Quindi mollarci per i russi e gli iraniani è probabilmente la migliore decisione che l’Iraq abbia mai preso, perché gli Stati Uniti non cercano alleati. Troviamo solo Paesi che possiamo usare e abusare più e più volte. Siamo l’equivalente globale del sociopatico. Ci aspettiamo che gli incidenti, come abbiamo visto con il carro armato Abrams, siano sempre più frequenti in futuro. Non è un caso che le forniture russe e iraniane appaino sui veicoli che abbiamo venduto all’Iraq. Hanno bisogno di un aiuto reale, se non vogliono che il loro Paese si trasformi in un film di Mad Max per i prossimi dieci anni. Non sono ancora pronti a recidere completamente il cordone ombelicale con noi, quindi non possono permettere a russi e iraniani di addestrare ed equipaggiare apertamente i loro soldati (ne hanno un disperato bisogno). Così, invece devono accontentarsi di lasciare le milizie non regolari fare il lavoro pesante. Queste forze per procura gli danno un certo grado di negazione plausibile, avendo bisogno dell’aiuto dai loro nuovi alleati. Considerate la nuova situazione. Non solo i nostri alleati lentamente si allontanano da noi, ma anche i Paesi che abbiamo assolutamente occupato sfuggono alla presa del nostro governo.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/10/27/liraq-verso-lindipendenza-dagli-stati-uniti/

mercoledì 28 ottobre 2015

LA REPUBBLICA CINESE SUBISCE L'ENNESIMA PROVOCAZIONE AMERICANA

Pechino richiama l'ambasciatore Usa e chiede la cessazione di ogni azione che possa danneggiare la sovranità cinese. “Pronti a rispondere a qualsiasi provocazione”, avverte il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang.


Alta tensione nel Mar Cinese Meridionale tra gli Stati uniti e la Cina. Una nave da guerra della marina statunitense, il cacciatorpediniere USS Lassen, ha navigato a meno di 12 miglia nautiche dall'atollo delle isole Spratly, nel Mar Cinese Meridionale, conteso da anni da Brunei, Malaysia, Filippine, Vietnam, Taiwan, ma di fatto attualmente sotto controllo della Cina, che vi ha avviato la realizzazione d'infrastrutture militari.
Il vice ministro degli Esteri cinese, Zhang Yesui, ha immediatamente convocato l'ambasciatore statunitense, Max Baucus, in segno di condanna. Zhang ha definito il pattugliamento americano "estremamente irresponsabile" e ha chiesto agli Usa di cessare ogni azione che possa danneggiare la sovranità di Pechino. Il portavoce del ministero degli Esteri cinese Lu Kang, dopo l'arrivo della nave statunitense nella regione, ha ribadito la sovranità del Paese sulle isole Spratly e sulle sue acque adiacenti e ha avvertito che Pechino è pronta a rispondere a qualsiasi provocazione esterna.
"Pechino ha sempre rispettato e difeso la libertà di navigazione e di sorvolo nell'area e per questo esortiamo gli Stati Uniti a non agire in modo imprudente. Consigliamo a Washington di riconsiderare le proprie azioni", ha dichiarato Zhang ai media cinesi.
Da parte sua, il Pentagono fa sapere che si tratta solo della prima di altre "missioni di pattugliamento".
Un ufficiale americano ha inoltre escluso che le operazioni abbiano a che fare con "la questione della sovranità su queste isole. Gli Usa intendono sfruttare il precedente delle 5 navi da guerra cinesi che a settembre passarono a largo dell'Alaska all'interno delle acque territoriali Usa, ricorrendo al principio della libertà di navigazione". Ma l'ambasciata cinese ha sottolineato che far navigare una nave da guerra entro le 12 miglia nelle isole del Mar Cinese Meridionale dicendo di esercitare la libertà di navigazione "non dovrebbe essere usata come una scusa per ostentare potenza militare".
Non è certamente un caso che in questo braccio di oceano Pacifico passino ogni anno merci per 5.000 miliardi di dollari.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151027/1431986/Cacciatorpediniere-Mar-Cinese-Meridionale-USA.html#ixzz3psPZjIlT

GLI STATI UNITI IN SIRIA HANNO PERSO A CAUSA DELLA LORO PRESUNZIONE

Stati Uniti non vogliono rinunciare al mondo unipolare e stanno perdendo, lo conferma la situazione in Medio Oriente, scrive l’edizione giapponese.

L'universalismo della politica americana nel Medio Oriente vede la democrazia occidentale come il valore supremo da imporre ovunque senza prendere in considerazione le caratteristiche specifiche di ogni paese, scrive l'edizione giapponese JB Press. Alcuni esperti credono che sia stata proprio la politica del presidente Obama a causare il calo dell'influenza degli USA nella regione mediorientale.
Con la forza della presunzione gli USA stanno imponendo i loro obiettivi, ma non riescono a concludere nulla, scrive l'edizione. Sia in Iraq che in Siria gli americani non sono riusciti a creare un esercito forte. Anche il ritiro delle truppe dall'Afghanistan è stato un insuccesso. In tutte queste regioni l'amministrazione Obama ha lasciato un muchio di problemi irrisolti.
Negando le particolarità delle regioni, si fanno nascere idee e misure che non corrispondono alla realtà, rileva JB Press. Per esempio, in Siria abbiamo a che fare sia con l'opposizione radicale, sia con quella moderata. Secondo gli USA, l'opposizione moderata va aiutata per rovesciare il regime di Assad. Non c'è da stupirsi se le armi, destinate in origine alle forze moderate, finiscono nelle mani dei radicali: elementi moderati si trasformano in islamisti radicali con estrema facilità.
La posizione della Russia è diversa. È dal 2007 che il leader della Russia sta duramente criticando l'idea del mondo unipolare sostenuta dagli USA. Il presidente russo rileva che i paesi occidentali stanno commettendo un grosso errore, rifiutandosi di cooperare con il governo di Assad, perché contro il terrorismo, compreso il terrorismo dello "Stato islamico", ci vuole un fronte unico di tutti gli Stati del mondo.
È molto probabile che nella sua politica la Russia tenga conto di tutti i fattori, alcuni dei quali, probabilmente, l'hanno spinta a iniziare l'operazione militare, scrive l'edizione giapponese. Anzi, l'impressione è che il presidente Putin sia riuscito a raggiungere tutti i suoi obiettivi e a dare uno sguardo al futuro.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151028/1437532/JBpress-politica-USA-Siria.html#ixzz3psOHB6B5

L'EX PRESIDENTE AMERICANO CARTER, GLI STATI UNITI COLLABORINO CON LA RUSSIA E L'IRAN

"La Siria era un buon esempio di relazioni armoniose tra etnie e gruppi religiosi, inclusi arabi, curdi, greci, armeni e assiri", scrive l'ex presidente sul NYT.


In un controbuto per il “New York Times”, l'ex presidente degli Stati Uniti d'America, Jimmy Carter, espone la sua proposta per una soluzione alla guerra per procura siriana: un piano di pace a cinque nazioni - Usa, Russia, Iran, Arabia Saudita, Turchia - che nasce dalla constatazione che nessuna delle fazioni siriane può prevalere militarmente sulle altre
Prima dell'inizio della rivoluzionenel marzo 2011, scrive Carter, la Siria era un buon esempio di relazioni armoniose tra etnie e gruppi religiosi, inclusi arabi, curdi, greci, armeni e assiri di religione cristiana, ebraica, sunnita, alawita e sciita”. La famiglia Assad ha governato il paese dagli anni Settanta, e si è sempre pregiata di questa relativa armonia tra gruppi così eterogenei”
Quando i manifestanti in Siria hanno chiesto la riforma, a lungo promesse del sistema politico, il presidente Assad ha visto questo come un tentativo rivoluzionario illegale di rovesciare il suo governo "legittimo" ed erroneamente ha deciso di reagire con la forza. A causa di una serie di ragioni complesse, Assad è stato sostenuto dalle sue forze militari, la maggior parte dei cristiani, ebrei, musulmani sciiti, alawiti e altri che temevano una presa del potere da parte dei sunniti radicali. La prospettiva per il suo rovesciamento era remota.
Nonostante le proteste, l'amministrazione statunitense ha da subito sostenuto la posizione secondo cui la disputa andava necessariamente risolta con la rimozione di Assad: una richiesta inutile, commenta Carter, che è stata mantenuta per quattro anni”, rendendo impossibile ogni tentativo di giungere a una soluzione diplomatica. L'ex segretario delle nazioni Unite Kofi Annan e l'ex ministro degli Esteri algerino Lakhdar Brahimi hanno entrambi tentato inutilmente di risolvere il conflitto nella veste di rappresentanti dell'Onu, ma hanno dovuto rinunciare “a causa delle irrisolvibili incompatibilità tra gli Stati Uniti, la Russia e gli altri paesi circa lo status di Assad nel contesto di un eventuale processo di pace”.
Lo scorso maggio, un gruppo di leader mondiali conosciuto come "The Elders" ha avuto un incontro con il presidente russo Vladimir Putin che ha spiegato loro che“l'unica possibilità di porre fine al conflitto passava a suo parere per una proposta di pace concordata da Stati Uniti, Russia, Iran, Turchia e Arabia Saudita. Con l'approvazione di Putin, Carter ha inoltrato questo suggerimento a Washington.
L'intervento militare russo in Siria, prosegue l'ex presidente, ha intensificato i combattimenti e potrebbe contribuire ad alimentare il flusso di rifugiati verso l'Europa, ma ha avuto il merito di dimostrare in maniera ancor più inconfutabile “la scelta tra un processo politico in cui Assad assume un ruolo definito, e una guerra disordinata che veda lo Stato islamico divenire una minaccia sempre più grave alla pace globale. Chiarita l'alternativa, le cinque nazioni di cui sopra potrebbero formulare una proposta unanime. Purtroppo, le differenze tra loro persistono.
L'Iran ha delineato una sequenza di quattro punti generale alcuni mesi fa, che consiste di un cessate il fuoco, la formazione di un governo di unità, riforme costituzionali ed elezioni. Il coinvolgimento di Russia e Iran è essenziale, secondo Carter. Del resto, l'unica concessione di Assad è stata la consegna delle armi chimiche, e questo non sarebbe stato possibile senza Russia e Iran. Allo stesso modo, Assad non porrà fine alla guerra accettando le concessioni imposte dall'Occidente, ma è probabile che lo faccia, se sollecitato dai suoi alleati.
L'autorità di governo di Assad potrebbe quindi essere inclusa in un processo ordinato, un governo accettabile stabilito in Siria, e potrebbe essere fatto uno sforzo concertato per sradicare la minaccia dello Stato Islamico.
Le concessioni non devono giungere tanto dalle fazioni combattenti, quanto dalle orgogliose nazioni che pretendono di agire per la pace ma rifiutano di cooperare tra loro, conclude Carter.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13143

I BRICS NON IMPONGONO, COOPERANO MULTILATERALMENTE

"I paesi BRICS non impongono niente a nessuno, non c'è nessuna disciplina di blocco", ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov

Il mondo sta cambiando. C'è un blocco di paesi che sta cercando di offrire al mondo un'alternativa all'unipolarità macchiata di sangue del dollaro per la costruzione di un sistema finanziario e geopolitico multilaterale, nel quale venga rispettata l'autoderminazione e la sovranità dei popoli. Ancora non si si sa molto in Italia, perché i media di informazione di massa hanno deciso di non parlarne. Ma il mondo sta cambiando, anche se, al momento, a vostra insaputa.
Il ministro degli esteri russo Sergei Lavrov, partecipando alla apertura del Global summit dei BRICS, ha dichiarato: "I paesi BRICS non impongono niente a nessuno, non c'è la disciplina di blocco tipico delle alleanze politico-militari. Le regole dei paesi BRICS soddisfano pienamente le esigenze del XXI secolo, dove alla base c'è l'uguaglianza e la cultura del consenso", ha affermato il capo della diplomazia russa.
"Concentriamo la nostra attenzione sulla ricerca di ulteriori fonti di sviluppo e di promozione del benessere della nostra gente. Siamo interessati a promuovere la stabilità internazionale e promuovere la cooperazione multilaterale", ha spiegato.
Secondo Lavrov, i BRICS, a settembre hanno affrontato il problema della necessità di rafforzare gli sforzi internazionali per combattere il terrorismo e l'estremismo. "Il peggioramento di questa minaccia in Medio Oriente e Nord Africa si è verificato in un contesto di indebolimento, causato da alcune altri parti che hanno attuato interferenze esterne brutali. I tentativi di fare dell'ingegneria geopolitica e il rovesciamento dei governi indesiderati hanno portato alla distruzione dei meccanismi di sicurezza, il caos, il rischio del crollo degli Stati e l'appropriazione dei loro territori da parte dei terroristi", ha concluso.
Se il lungo viaggio verso la de-dollarizzazione e la fine dell'imposizione di presunti valori attraverso le bombe iniziato dai Brics dovesse arrivare fino in fondo, l'Europa avrà tutti gli strumenti per spezzare le catene che la opprimono.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13162

MAR CINESE MERDIONALE: L'ARTE DELLA PROVOCAZIONE

Diego Angelo Bertozzi

“L’arte della provocazione”, oppure “La libertà dei mari come libertà di provocare”: ci si potrebbe divertire con la fantasia per sintetizzare con efficacia il comportamento degli Stati Uniti in un luogo caldo del pianeta - per le tante rivendicazioni territoriali e perché area di proiezione dell'ascesa cinese - che non ha certo bisogno di essere surriscaldato.
La Marina a stelle e strisce ha messo ora in atto quanto da tempo stava progettando ai massimi livelli (rapporto rivelato agli inizi di ottobre dal Financial Times), vale a dire il pattugliamento all’interno delle 12 miglia (distanza che delinea le acque territoriali sottoposte alla sovranità di un Paese costiero) degli isolotti rivendicati dai cinesi: nella mattina di martedì il cacciatorpediniere “USS Lassen” ha navigato a 11 miglia al largo del Subi Reef (nelle isole Nansha/Spratly), scatenando dure reazioni da parte di Pechino (“un atto provocatorio” e una “palese violazione della sovranità cinese”, si legge in un editoriale dell’agenzia di stampa ufficiale Xinhua) giunte fino alla convocazione dell’ambasciatore statunitense.
Gli obiettivi di una tale mossa possono essere sintetizzati così: da una parte - sempre secondo il documento citato dal quotidiano finanziario - si tratta di sfidare con singoli atti dimostrativi “gli sforzi della Cina nel rivendicare gran parte del corso d'acqua strategico attraverso l’ampliamento di rocce e scogliere sommerse per farne isole abbastanza grandi per piste di atterraggio militari, apparecchiature radar e alloggi per truppe”; dall’altra di confermare agli occhi dei propri alleati come le Filippine o il Giappone (che qualche dubbio lo nutrono), e di possibili partner come il Vietnam, il proprio impegno nella sicurezza di tutta l’area in caso di escalation dell’assertività cinese.
Un comportamento provocatorio ampiamente annunciato e che rientra appieno nella “filosofia” di documenti come l’aggiornamento della dottrina militare statunitense contenuti nel “A Cooperative Strategy for 21st Century Seapower: Forward, Engaged, Ready”, rilasciato nel marzo scorso dalla Marina, dal Corpo dei Marine e dalla Guardia costiera, che indica in Pechino l’avversario principale. Ancora una volta la proclamata difesa dei “beni comuni” e della “libertà di navigazione” nei mari nasconde l’intenzione di Washington di ostacolare e fermare la comparsa di un potere statale in grado di ostacolarne l’egemonia militare e politica, soprattutto in un palcoscenico strategico di “importanza crescente come la regione Indo-Pacifico” dove - si legge nel documento - “il continuo sviluppo e la messa in campo di sistemi d’arma anti-accesso/Area denial (sfidano il nostro accesso marittimo globale”. Il documento delinea un ricetta che non lascia adito a dubbi: il rafforzamento della presenza militare, in linea con il nuovo Manifest Destiny rappresentato dal “Pivot to Asia” fondato sull’indispensabilità della presenza a stelle e strisce: delle 120 navi che saranno messe in acqua da qui al 2020 (a fine 2014 erano 197), il 60% navigherà proprio tra l’Oceano Indiano e il Pacifico mettendo in mostra i gioielli di famiglia: Littoral Combat, navi dotate di sistema di difesa missilistica contro missili balistici di medio-corto raggia, caccia F-35C Lightning II Joint Strike, droni MQ-4C Triton, e squadroni MV-22 Osprey (velivolo per il trasporto truppe). A questo si aggiungono una Forza di spedizione rapida di Marines nel Pacifico occidentale e la distribuzione di Marines in Australia.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=3305&pg=13171

L'AUSTRIA DI PREPARA A EDIFICARE UNA BARRIERA AL CONFINE


Il recente successo elettorale del partito della liberta' di Hans Christian Strache sta influenzando profondamente il dibattito politico nazionale tant'e' che proprio in oggi il ministro degli interni austriaco Johanna Mikl-Leitner ha annunciato la creazione di una fortezza Europa per fermare questo flusso di immigrati che sta invadendo l'Austria.
Il ministro ha fatto questa dichiarazione durante una visita a Spielfend in Stiria, una cittadina di mille abitanti che ha visto l'arrivo di 60mila profughi dalla Slovenia, una situazione che come e' facile immaginare ha creato parecchi problemi. Anzi, un disastro.
Attualmente 900 poliziotti sono in allerta per intervenire in caso ci fossero problemi ma ovviamente per risolvere questa drammatica situaizone occorre chiudere le frontiere e questo spiega la proposta fatta dalla Leitner. E infatti, già da domani saranno attivi i cantieri per innalzare una forte barriera anti invasione lungo tutto il confine che separa la Slovenia - e quindi i balcani - dall'Austria, e quindi dalla Germania.
Il ministro degli interni pero' non e' la sola persona che ha chiesto un intervento in tal senso, visto che anche il ministro degli esteri austriaco Sebastian Kurz si e' detto favorevole a costruire un muro come ha fatto l'Ungheria sottolineando che il muro costruito alla frontiera tra Bulgaria e Turchia ha ridotto di parecchio l'arrivo di immigrati

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4510_LAUSTRIA_HA_DECISO_LA_COSTRUZIONE_DI_UN_MURO_ANTI_IMMIGRATI_ALLA_FRONTIERA_CON_LA_SLOVENIA_LA_UE_NON_ESISTE_PIU

L'IDENTITA' NAZIONALE RENDE FORTE LA POLITICA EUROPEA DOVE L'EUROPEISMO L'AVEVA RESA ARIDA


''Domenica e' emerso in maniera piuttosto brutale il problema dei migranti lungo la rotta dei Balcani, ma sono molto preoccupato, perche' il clima che ha caratterizzato la riunione e' stato spettrale''. Cosi' ha detto il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, a proposito della riunione dei leader dei Paesi interessati dalla rotta balcanica dei migranti organizzata domenica in Commissione europea. Intervenendo in Aula a Strasburgo, Schulz se la prende con gli Stati membri dell'Ue. ''Quando i governi, di destra o di sinistra, preferiscono cedere agli interessi nazionali, allora si pone non solo il problema di come gestire i flussi migratori, ma si pone anche il problema della coesione europea''.
Di quello che il presidente del Parlamento Europeo afferma è reale solo che esiste un politica dell'immigrazione che la politica europea non ha la competenza di fare.
Nel frattempo vale la pena ricordare che nell'Unione Europea quello che si sta assistendo in questi anni è un forte ritorno dell'identità nazionale, in precedenza messa in crisi dalle politiche europee.
Negli ultimi mesi, i movimenti nazionalisti di destra hanno guadagnato consensi in vari Paesi, sfruttando a proprio vantaggio il disastro della gestione del flusso migratorio, per la maggior parte mosso da ragioni economiche, verso l'Europa.
POLONIA
Con le ultime elezioni, ieri, sono tornati al timone a Varsavia, armati della maggioranza assoluta dei seggi nel nuovo parlamento, i conservatori nazionalisti, euroscettici, cattolici di Diritto e Giustizia (PiS). Alle legislative hanno ottenuto il 40% delle preferenze, percentuale che in un sistema di voto con premio di maggioranza produce l'assegnazione di 238 seggi sui 460 che compongono il Sejm, la Camera bassa.
SVIZZERA
Da vent`anni la Svizzera vede al centro delle campagne elettorali i temi legati all`immigrazione e ai profughi, assistendo alla crescita costante del partito nazionalista di destra dell`Unione democratica di centro (Udc). Da circa otto anni, l'Udc è il primo partito della Svizzera e il 18 ottobre scorso si è aggiudicato 65 seggi sui 200 disponibili al Consiglio nazionale (la Camera bassa). Eletta anche Magdalena Martullo-Blocher, figlia del leader storico dell'Udc Christoph Blocher e già definita da molti come la "Le Pen svizzera". L'Udc governerà per i prossimi anni secondo principi di rigore e intransigenza nei confronti della Ue, tacciata d'essere ormai alla deriva sulla questione migranti, clandestini e profughi.
AUSTRIA
Due le formazioni nazionaliste in Parlamento, con 55 seggi. Il partito delle Libertà (Fpo) di Hans Christian Strache e l`Alleanza per il futuro (Bzo), molto solida soprattutto in Carinzia, regione d`origine del suo fondatore, Jorg Haider, morto anni fa. Alle ultime elezioni a Vienna, l'11 ottobre scorso, la vittoria del sindaco uscente, Michael Häupl, è passata in secondo piano per il risultato straordinario della Fpö, che ha ottenuto uno storico 30% delle preferenze. Sondaggi concordanti lo danno come primo partito austriaco.
DANIMARCA
Il partito popolare danese (Df) dell'ultraconservatrice (nonché euroscettica) Pia Kjaersgaard ha ottenuto 24 seggi, pari a 14,6% dei voti, nelle ultime elezioni politiche di giugno. Il suo partito garantisce appoggio esterno al governo di centrodestra guidato dal leader del partito liberale Venstre, Lars Lokke Rasmussen. Le posizioni di Df sono improntate alla lotta all'immigrazione clandestina, all'aiuto ai danesi per primi, alla netta chiusura all'euro e alle errate politiche economiche e finanziarie della Ue, giudicate molto negativamente dai cittadini.
UNGHERIA
L'elettorato ungherese ha dato ampio mandato al leader capo del governo di destra Viktor Orban, che nel volgere di neppure due anni ha radicalmente cambiato lo scenario dell'Ungheria: aumentate le pensioni, tagliate i costi di gas, luce, telefono, trasporti pubblici, cacciato l'Fmi dal suolo ungherese, resa indipendente la Banca centrale d'Ungheria, rinegoziati i mutui in valuta estera tagliando gli interessi pretesi dalle banche straniere giudicati usurai, attratto investimenti e fatto crescere il Pil con percentuali doppie di quelle della Germania, infine salvato il Paese dall'invasione di orde di clandestini costuendo barriere presidiate dall'esercito e dalla polzia lungo le frontiere con la Serbia e la Croazia.
AdessoC'è chi afferma che lo Spazio di Schengen, ossia di libera circolazione sul territorio europeo, sia a rischio così chi afferma che la coesione europea stessa è a rischio.
Ovviamente queste sono semplicemente delle bufale per il semplice fatto che l'unico problema europeo esistente è quello di non aver il coraggio di affrontare la realtà dei flussi migratori alla pari di tutte le altre nazioni al mondo.
Un problema di gestione dei flussi migratori non è certamente quello che demolirà la politica europea ma certamente il ritorno a forti politiche nazionali renderà l'Unione Europea gestita da nazioni con le proprie politiche multilaterali in concomitanza con il comune Spazio di Schengen che successivamente si estenderà ad altre nazioni che ne faranno parte e che aderiranno come membri dell'Unione Europea.
A queste nazioni, dove la destra nazionalista già governa o è in procinto di farlo, si aggiungono le nazioni nelle quali la vittoria s'avvicina a passo di corsa. Prima tra esse, la Francia, dove Marine Le Pen ha molte possibilità di vincere la gara per l'Eliseo, ma anche Olanda e Belgio, dove i partiti di destra hanno percentuali a due cifre e presto governeranno, non appena si andrà alle urne. E per non dire della Romania, nella quale la destra è maggioranza nel Paese.
Quello che Schulz dimentica oppure semplicemente da scarsa importanza è che l'adesione alla Comunità Europea, la condivisione dell'Accordo di Schengen e la difesa della frontiere sono stati scelti da tali nazioni per puro e semplice interesse nazionale, l'interessa nazionale è alla base delle scelte di ciascuna nazione di conseguenza la tutela dei confini di ogni nazione è un diritto che ogni stato ha diritto di applicare.
L'Unione Europea non è uno stato, e non è neppure una nazione, la Comunità Europea è la coesione di diverse Nazioni per interessi nazionali, tutto il resto "Stati Uniti d'Europa", "Unione Bancaria", "Comune politica dell'immigrazione" fanno parte dei romanzi di fantapolitica.
Canada, Australia, Stati Uniti, Federazione Russa, Nuova Zelanda, Repubblica Cinese ecc applicano lo stesso principio: se hai i documenti legali puoi entrare sul nostro territorio e soggiornare se ne sei sprovvisto non hai il diritto, l'Unione Europea è l'unica eccezione del mondo e indubbiamente non può permettersi economicamente di sostenere centinaia di migliaia di immigrati.
Tutto il resto si riduce a quanto serio è chi gestisce tali problemi.




Fonti:
http://www.ilnord.it/c-4508_LEUROPA_VA_TUTTA_A_DESTRA_ECCO_LA_MAPPA_POLONIA_UNGHERIA_AUSTRIA_SVIZZERA_DANIMARCA_BELGIO_OLANDA_ROMANIA
http://www.ilnord.it/b-7272_SCHULZ_SI_ACCORGE_CHE_LA_UE_E_FINITA_CLIMA_SPETTRALE_A_RIUNIONE_SUI_MIGRANTI

LA POLONIA RIFIUTERA' DI FARSI IMPORRE LE QUOTE DI IMMIGRATI


VARSAVIA - La Polonia, dopo le elezioni parlamentari tenutesi domenica scorsa, si allontanera' dalle posizioni dell'Unione europea sulle tematiche relative all'immigrazione per riavvicinarsi ai paesi del gruppo Visegrad (Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria, gli altri tre paesi membri del V4). Lo riferiscono fonti di stampa slovacche. Lo scorso mese la Polonia aveva votato a favore del meccanismo di suddivisione obbligatoria dei profughi tra i 28 stati dell'Ue. Le altre tre nazioni del V4 si erano invece schierate contro. Con la vittoria del partito conservatore ed euroscettico Diritto e Giustizia (Pis), e' possibile che la Polonia ritratti la sua posizione. Anzi, la stampa polacca lo dà per certo.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-7275_POLONIA_DOPO_LA_VITTORIA_DELLA_DESTRA_RIFIUTERA_QUOTE_OBBLIGATORIE_DI_MIGRANTI

LA FEDERAZIONE RUSSA LA ASSUNTO IL PIENO CONTROLLO DELLA SITUAZIONE IN SIRIA


L’intervento militare russo in Siria si è trasformato in una manifestazione di potenza che ribalta l’equilibrio strategico mondiale: l’esercito di Mosca ha ''accecato'' completamente gli Usa e la Nato, impedendo loro di osservare quello che sta accadendo sul terreno. Solo i russi e i siriani hanno la capacità di valutare la situazione sul campo. Mosca e Damasco intendono sfruttare al massimo il loro vantaggio e quindi mantengono la segretezza delle loro operazioni. Sarebbero già stati uccisi almeno 5.000 jihadisti fra cui molti capi di Ahrar al-Sham, di Al-Qaeda e dell’Isis, mentre almeno 10.000 mercenari sono fuggiti verso la Turchia, l’Iraq e la Giordania. L’esercito siriano e le milizie libanesi di Hezbollah stanno riconquistando la Siria.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-7276_RUSSI_HANNO_ACCECATO_USA_E_NATO_POTENZA_MILITARE_ENORME_IN_CAMPO_IN_SIRIA

POLONIA: IL PARTITO PROGRESSISTA DI DESTRA HA I NUMERI PER GOVERNARE AUTONOMAMENTE SENZA COALIZIONI


VARSAVIA - La Commissione elettorale polacca ha confermato che il partito di destra ''Pis'', vincitore alle elezioni di domenica scorsa, ha ottenuto 235 seggi e puo' quindi governare da solo senza cercare accordi di coalizione. Gia' dallo spoglio era emerso che la formazione di Jaroslaw Kaczynski, per la prima volta da 25 anni a questa parte, puo' governare, e questo senza neanche un partito di sinistra in Parlamento, avendo quindi la possibilita' di realizzare in Polonia idee di destra, anti-Ue e anti-immigrazione.


Fonte:http://www.ilnord.it/b-7277_COMMISSIONE_ELETTORALE_POLACCA_CONFERMA_DESTRA_HA_NUMERI_PER_GOVERNARE_DA_SOLA

lunedì 26 ottobre 2015

LA REPUBBLICA CECA CONFERMA CHE I MIGRANTI USANO I BAMBINI COME STRUMENTO PER FARE PIETA'


Il presidente della Repubblica ceca ha accusato oggi i migranti economici di usare i bambini come "scudi umani" nel loro tentativo di arrivare in Europa.
I bambini "fungono da scudi umani a gente con iPhones per giustificare l'ondata di migranti", ha detto Milos Zeman in un'intervista al tabloid Blesk. "Quelli che si nascondono dietro i bambini, a mio giudizio, non meritano alcuna compassione - ha aggiunto - portano i bambini su piccole imbarcazione, sapendo che potrebbero affondare".
Zeman non è nuovo a invettive contro i migranti, tra tutte quella "nessuno vi invitato qui".


Fonte:http://www.askanews.it/nuova-europa/repubblica-ceca-migranti-usano-i-bambini-come-scudi-umani_711641093.htm

REPUBBLICA CECA: LA POLITICA EUROPEA DELL'IMMIGRAZIONE NON E' GRADITA

Dopo le misure proposte per la soluzione della crisi dei migranti, nella Repubblica Ceca sta crescendo il malessere per la politica dell’Unione Europea. Ciò emerge dal sondaggio svolto dall’agenzia STEM.

Alla domanda "Come votereste, se si dovesse di nuovo decidere sull'adesione all'UE?", il 62% ha risposto che voterebbe "no". Soltanto il 38% ha riconfermato l'adesione.
Il 58% dei cittadini cechi crede che l'appartenenza all'UE abbia per il paese delle conseuenze negative, tra coloro che sono preoccupati dal problema dei migranti questa percentuale è ancora più alta. I rispondenti che temono l'invasione dei profughi nel 65% dei casi sono moderatamente contrari alla permanenza nell'UE. Tra quelli che non temono i profughi soltanto il 39% è negativo nei confronti dell'Unione Europea.
Il sondaggio ha dimostrato che l'atteggiamento nei confronti dell'UE dipende anche dall'età, dall'istruzione e dall'orientamento politico. Con la politica di destra si identificano soprattutto i giovani al di sotto di 30 anni. L'indice di gradimento è in flessione tra tutti i gruppi di età, ma in misura maggiore è calato tra i diplomati e i laureati universitari all'età al di sopra di 45 anni.
La politica europea è vista positivamente soprattutto dagli elettori di destra. La popolarità dell'UE raggiunge il massimo tra gli elettori del partito di destra TOP 09, mentre tra gli elettori del Partito comunista di Boemia e Moravia (KSČM) i consensi non superano il 16%.


Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151026/1425654/Repubblica-Ceca-migranti-sondaggio.html#ixzz3ph28a13k

IL CANDIDATO ALLA CASA BIANCA: IL MONDO SAREBBE MIGLIORE SE GHEDAFFI E SADDAM FOSSERO ANCORA VIVI

Il miliardario americano Donald Trump, candidato alle prossime presidenziali, ha dichiarato che Hussein e Gheddafi non avrebbero permesso la nascita dei gruppi terroristici come lo “Stato islamico”

Donald Trump, miliardario e candidato alla presidenza degli USA, crede che senza i colpi di stato in Iraq e Libia la situazione in Medio Oriente oggi sarebbe stata di gran lunga migliore.
"Sono convinto al 100% che il mondo oggi sarebbe migliore, se Hussein e Gheddafi restassero al potere",
ha dichiarato Trump in un'intervista al canale CNN.
"Guardate all'Iraq, nel passato i terroristi non c'erano, Hussein li avrebbe schiacciato sul nascere. Oggi invece l'Iraq è diventato una specie di Harvard per terroristi. Non dico che Hussein era un bravo ragazzo, era un tizio ripugnante, ma adesso la situazione è molto più grave. Quanto alla Libia, nessuno capisce che cosa stia accadendo".
Da quando in Iraq è stato rovesciato il regime di Saddam Hussein, la situazione in questo paese rimane instabile. Le cose sono ulteriormente peggiorate nel 2014, quando i terroristi ISIS hanno occupato vasti territori in Iraq e Siria..
In precedenza Trump aveva dichiarato che gli piace in modo in cui la Russia si sta comportando in Siria.
"Putin sta bombardando ISIS, perché vuole sbarazzarsene, non vuole che ISIS venga in Russia",
ha detto in particolare Trump, che in questo momento sta guidando la corsa presidenziale.
Il presidente iracheno Saddam Hussein, rimasto al potere dal 1979 al 2003, fu rovesciato in aprile 2003. La Corte Suprema dell'Iraq lo accusò di massacro di 148 contadini iracheni, condannandolo alla pena di morte. La condanna fu stata eseguita alla fine di dicembre 2006.
Il 27 giugno 2011, quando in Libia infuriava una guerra civile, la Corte penale internazionale spiccava un mandato di arresto nei confronti di Muammar Gheddafi, accudsandolo di omicidi, arresti illegali e detenzione illegale di persone. Gheddafi venne assassinato il 20 ottobre 2011, durante l'assedio di Sirte da parte delle forze del Consiglio nazionale di transizionale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20151026/1425035/Donald-Trump-Medio-Oriente-situazione.html#ixzz3ph12PO7N

IMMIGRAZIONE E DELINQUENZA: IN GERMANIA IL FENOMENO E' ORMAI DIFFUSO

“L’Inferno è scoppiato” in Germania, registriamo una invasione di criminalità di massa nelle forme più gravi come i furti, le rapine, gli stupri, la riduzione in schiavitù, l’imposizione della sharia”, questo è stato il drammatico avvertimento che ha fatto il Presidente Federale della polizia tedesca, Rainer Wendt.

in una significativa intervista fatta la canale N24 del servizio della Televisione tedesca, Wendt ha inoltre avvertito che le attività delittuose non sono state il risultato di invasori di colore stretti in luoghi angusti, ma piuttosto opera di fanatici religiosi e di lotte di alcuni gruppi per ottenere il sopravvento sugli altri.
"Le situazioni devono sempre arrivare ad incendiarsi prima che i politici reagiscano", ha detto.
"Nei nostri accampamenti per dare asilo ai rifugiati è scoppiata tutta una situazione infernale, nella frontiera con il sud della Germania e nello Stato federale della Baviera in particolare. E' un girone infernale ed i nostri colleghi da quelle parti devono lavorare interrottamente senza neanche potersi più togliere gli stivali", ha detto riferedosi al lavoro costante e senza interruzioni che deve svolgere la polizia tedesca per cercare di fare fronte alle altre invasioni di masse di rifugiati.
"Da mesi le forze di polizia sono state sopraffatte da questa invasione ed adesso i politici stanno mostrandosi come se ne fossero totalmente sorpresi, questo però non può essere".
"Abbiamo dovuto constatare le risse fra immigrati nei campi di accoglienza, abbiamo dovuto verificare una quantità di furti nelle tende di generi alimentari. C'è una forte criminalità tra i rifugiati, il che significa che avvengono stupri di donne e bambini, uso massiccio di violenza, attività delittive come sfruttamento e schiavitù, vediamo che tutto questo avviene in quei posti. Non si tratta certo di piccoli alterchi fra persone che stanno vivendo in uno spazio ridotto, questi sono piuttosto conflitti territoriali, lotte per il dominio. Ci sono fanatici e gruppi religiosi che non si possono facilmente separare. Il nostro personale di sicurezza è del tutto sovrastato da queste situazioni".
Rispetto all'enorme numero di invasori, migranti e profughi che si sono sparsi in Germania, dopo che la cancelliera Angela Merkel li ha invitati a venire, Wendt ha detto che quelli che sono arrivati hanno portato con loro la "sharia" (legge islamica).
"Loro non ripettano le nostre leggi. Per istinto sanno che le nostre leggi sono deboli sanno che non importa come si comportano male, perchè questo non apporta nessuna conseguenza sul loro status di diritto di asilo. Possono fare più o meno quello che gli piace e lo stato appena reagisce".
"Il potere giudiziale e la parte politica dello Stato dovrebbero rendere molto chiaro a questa gente, fin dal principio, che in questo paese, la sharia come legge non si applica, o qualsiasi altra norma religiosa, ma qui si deve applicare l'obbligo delle leggi tedesche e che noi siamo pronti per far rispettare questo principio".
"Queste non sono dispute familiari; stiamo parlando di crimini gravi, delitti penali di estrema gravità, dobbiamo dimostrare che coloro che commettono tali azioni cambiano il loro status da rifugiati in persecutori ed il nostro stato di diritto deve reagire. Queste persone devono essere mandate fuori immediatamente e per questo dobbiamo riaprire un'altra volta le astrutture di deportazione. Queste persone devono essere rinviate da dove sono venute e non devono avere il diritto di attendere l'esito della procedura di asilo in libertà". E' stato inoltre chiesto a Wendt se può essere una buona idea separare (in base al gruppo religioso/etnico) gli invasori, profughi e richiedenti asilo per cercare di ridurre la violenza: Wendt ha risposto che il ragionamento che sottintende a questa proposta è, secondo lui, un segno di impotenza della società. Sarebbe appena possibile praticare una separazione anche se per motivi religiosi.
"Chi vorreste separare? I sunniti separati dagli sciiti, i salafiti moderati dai salafiti radicali? Quando alla fine sono tutti seguaci delle credenze mussulmane, questo non risulta possibile", ha dichiarato Wendt.
Nota: Questa intervista non è stata divulgata dalla maggior parte dei media intenti a dare una versione "buonista" e caritatevole dell'arrivo delle masse di profughi in Europa dei quali, una buona parte si professano siriani, anche se è noto che i documenti siriani si acquistano sul mercato nero ad un prezzo fra i 500 ed i 1500 dollari (secondo il tipo di documento) e questo permette a molti pakistani, Afghani e di altre etnie, di farsi passare per siriani.
Quello che dice fuori dai denti il responsabile della Polizia Federale tedesca è molto indicativo ed attesta quello che si sapeva: l'invasione non è casuale ma è pianificata, con la complicità della Turchia e di varie organizzazioni ONG che finanziano ed incentivano i viaggi, vi sono prove documentate di questo ed hanno indagato su tale aspetto anche i servizi di intelligence dell'Austria che hanno documentato queste complicità. L'invasione non è pacifica ma finalizzata a prendere piede per un futuro di dominio di masse islamiche wahabite e salafite, radicalizzate su parti del territorio dei paesi europei, come già si riscontra in vari paesi del Nord Europa dove, in alcune zone, è vigente la saharia come norma applicata di fatto fra gli immigrati. Vedi: InfoDirekt, Vienna: gli Usa finanziano il traffico di migranti
Dietro questa invasione ci sono i finanziamenti dell'Arabia Saudita, paese da sempre ispiratore e istigatore del radicalismo islamico di impronta wahabita, intollerante e assolutista, portatore di violenza e sopraffazione verso le altre confessioni. L'Arabia Saudita si è già offerta di finanziare la realizzazione di altre 200 moschee in Germania. L'Arabia S. è un paese alleato di ferro con gli Stati Uniti e con Israele ed al centro di tutte le trame (incluso il finanziamento dei gruppi terroristi) nel Medio Oriente per rovesciare i regimi laici, nazionalisti o di fede sciita ed alawita (vedi Libia, Iraq, Siria). "I paesi occidentali si sono inchinati al potere ed al denaro della dinastia dei Saud (detto dal patriarca cattolico siriano,Ignatius Joseph III Younan).
La cancelliera Angela Merkel, la stessa che pochi mesi prima aveva negato (durante una diretta TV) ad una profuga palestinese radicata in Germania, la possibilità di rimanere, provocando il pianto della ragazzina, ha deciso improvvisamente di aprire le porte all'invasione dichiarando che la Germania avrebbe accolto tutti i siriani, scatenando una invasione di massa che ha messo in crisi paesi come la Serbia, l'Ungheria, la Croazia e la Slovenia. Un comportamento apparentemente strano ma che trova la sua spiegazione in un preciso ordine o direttiva a cui la Merkel ha voluto obbedire ed adeguarsi.
Possiamo indovinare da quale centrale sia arrivata tale direttiva. Niente avviene per caso.
La stessa cancelliera Merkel si è recata, la scorsa settimana, ad Ankara dal presidente turco Erdogan (il nuovo "sultano") per trattare con lui di detenere il flusso dei migranti in cambio di concessioni, aiuti finanziari ed il possibile ingresso della Turchia nella UE.
Naturalmente tratta la questione lei per conto di tutti i "sudditi" europei che non hanno voce in capitolo. Anche di queste eventuali decisioni se ne vedranno presto gli esiti negli stessi paesi europei.

IMMIGRAZIONE: L'ENNESIMO TENTATIVO DI ACCORDO FORTUNATAMENTE FALLISCE


L'accordo è per 100mila nuovi posti per accogliere i profughi in arrivo in Europa e offrire un riparo mentre l'inverno sta arrivando, in concreto l'intesa non c'è. Gli 11 Paesi Ue ed extra-Ue lungo la rotta dei Balcani che dalla Grecia arriva in Germania ieri notte hanno raggiunto un accordo su un piano operativo che prevede, oltre al rafforzamento dei controlli dei confini esterni e lo scambio di informazioni fra i Paesi, anche 100mila nuovi posti di accoglienza. Per il momento, spiega un funzionario europeo, è sicuro che 30mila rimarranno in Grecia, di cui la maggior parte sulle isole di fronte alla Turchia. Altri 20mila resteranno sempre in Grecia con l'Alto commissariato Onu per i rifugiati, facendo ricorso agli hotel e alle case dei privati, che saranno pagati per ospitare i migranti in arrivo. Sugli altri 50mila posti che dovranno essere garantiti dai Paesi lungo la rotta balcanica, è buio fitto. Dopo aver dato una disponibilità nel corso del summit di ieri, ora i governi stanno verificando l'effettiva capacità di accoglienza, ma la risposta è: zero. Un altro problema è che i migranti non vogliono fermarsi prima della Germania e rifiutano ospitalità anche nei centri già pronti in Serbia. Se li rifiutano, però ''saranno clandestini da espellere'' precisa l'accordo di ieri.

Fonte:http://www.ilnord.it/i-2125_MIGRANTI_ACCORDO_UE_FALLITO

GRANDE VITTORIA IN POLONIA DEL PARTITO NAZIONALISTA


VARSAVIA. Una vittoria clamorosa, enorme, senza rivali. Tornano al timone a Varsavia, armati della maggioranza assoluta dei seggi nel nuovo parlamento (fatto mai accaduto prima nella Polonia democratica), i conservatori nazionalisti, euroscettici, cattolici, di Diritto e Giustizia (PiS).
Alle elezioni politiche nazionali di ieri hanno ottenuto il 40% dei sondaggi (secondo proiezioni su risultati non ancora definitivi), percentuale che un sistema di voto con premio di maggioranza traduce come minimo in 238 seggi sui 460 che compongono il Sejm, la camera bassa. Per i liberali europeisti di Piattaforma Civica (Po), i registi dell'unica economia nell'Ue mai andata in recessione negli anni della crisi, la batosta è più grossa anche di quanto minacciato dai sondaggi. Piattaforma, il partito dell'ex premier e attuale presidente del Consiglio Europeo Ue Donald Tusk, si è fermato al 23,4% dei voti, ottenendo 135 seggi e nessuna voce in capitolo nella nuova assemblea dominata dai nazionalconservatori.
Al terzo posto è arrivata la formazione del cantante rock 'anti-sistema' Pawel Kukiz, anche lui di posizioni nazionaliste, una specie di "Grillo di destra", con 44 seggi. Poi è la volta di Nowocczesna (Moderni) di orientamento liberale, con 24 deputati e il partito dei contadini Psl con 18 seggi.
E a dare alla vittoria della destra in Polonia i connotati del trionfo è anche la notizia che nessun partito di sinistra è entrato in Parlamento. Tutti bocciati dagli elettori, ad iniziare dal "Fronte della sinistra unita" che radunava quasi tutte le formazioni simili al Pd italiano.
Buona la partecipazione, inoltre, per un Paese dove le urne continuano ad attirare poco, arrivata al 51,6%.
Il gran ritorno di Diritto e Giustizia al potere, senza bisogno di alleati, stravolge gli equilibri nella cosiddetta Nuova Europa, il Centro-Est dell'Ue di cui la Polonia è indiscusso peso massimo, con conseguenze inevitabili anche a Bruxelles.
PiS come premier ha candidato Beata Szydlo, dai toni moderati, come il neo capo dello Stato Andrzej Duda, ma il vero dominus resta Jaroslaw Kaczynski, fratello del defunto presidente Lech, vero incubo per l'Ue negli anni in cui è stato premier - tra il 2006 e il 2007 - e come capo del partito euroscettico.
Preoccupa in particolare le nomenclature burocratico-finanziarie di Bruxelles, la prospettiva che la vittoria dei nazionalconservatori a Varsavia sfoci in un asse con l'Ungheria dell'euroscettico Viktor Orban: uno degli slogan elettorali della destra di Diritto e Giustizia durante la campagna elettorale è stato "Portiamo Budapest a Varsavia", con particolare riferimento alla crociata di Orban contro le banche, fonte di ispirazione per il PiS che promette di introdurre nuovi sussidi per le famiglie con più figli e di abbassare l'età pensionabile portata dai liberali a 67 anni.
Proprio riforme come questa sembrano aver condotto il governo socialdemocratico filo-Ue al capolinea. Secondo molto analisti, gli elettori polacchi ieri sono andati alle urne per bocciare una politica accusata di garantire il benessere a pochi e dimenticare i più, costringendo i giovani ad andare all'estero per trovare lavoro e le famiglie a fare bene i conti prima di pensare a un nuovo figlio. Il tutto per favorire le banche, la finanza, le multinazionali.
Sul fronte della politica estera, la nova Polonia di destra porterà a un veloce tramonto dell'asse con la Germania della Merkel, e addio convergenza sui grandi temi europei.
La sciagurata politica di accoglienza della cancelliera Merkel è stata ampiamente criticata in campagna elettorale. Sul fronte est, poi, c'è una viccenda tutta polacca: si annunciano tensioni con la Russia, accusata di essere dietro il disastro aereo dell'aprile 2010: nello schianto del Tupolev nei pressi di Smolensk morirono 96 persone, tra queste molti esponenti dei vertici polacchi e lo stesso fratello-gemello Lech, all'epoca presidente.
A parte questo, le elezioni politiche in Polonia confermano che i popoli d'Europa non ne possono più della Ue, delle oligarchie dei banchieri, dello strapotere della finanza incarnato dalla Bce, dell'arroganza della Germania e della stupidità d'aver spalancato le porte all'invasione extracomunitaria islamica, mascherata da "accoglienza dei poveri profughi" che rappresentano, nell'oltre un milione di clandestini lasciati arisivare da Italia e Germania, neppure il 20%.
E' la matsina di un nuovo giorno, per l'Europa, la vittoria della destra in Polonia.

Fonte:http://www.ilnord.it/c-4506_TRAVOLGENTE_VITTORIA_IN_POLONIA_DELLA_DESTRA_NOUE_NOEURO_NOISLAM_HA_LA_MAGGIORANZA_ASSOLUTA_BRUXELLES_NEL_PANICO

I DIECI PUNTI CHIAVE DEL PRESIDENTE RUSSO: GUERRA E PACE NEL XXI SECOLO

Il Presidente russo Vladimir Putin, ieri, ha tenuto un discorso al Club di Valdai. Il tema di quest'anno "Guerra e Pace. L'uomo, lo Stato e la minaccia di un grande conflitto nel ventunesimo secolo". In questo senso, Putin ha elencato le principali minacce che pesano sull'umanità oggi: il terrorismo, la guerra, le armi nucleari.

1. "Lo Stato islamico è il nemico della civiltà"

Tra le piaghe di questo secolo il presidente Putin ha messo il terrorismo e, in particolare, la minaccia dello Stato Islamico. "E 'tempo che la comunità mondiale capisco che l'Isis è il nemico della civiltà", ha affermato.

Il presidente russo ha dichiarato che "lo Stato islamico avrebbe raggiunto un trampolino di lancio per l'espansione globale" con l'occhio su Damasco in Siria o Baghdad in Iraq. Putin ha espresso preoccupazione per la situazione in Medio Oriente, e ha avvertito che "i tentativi di riorganizzare la regione è diventata una partita, che ha portato a un'esplosione e aumentato il rischio per tutti."

2. Perché gli USA e i suoi alleati hanno fallito contro lo Stato islamico?

"Ora non vogliamo puntare il dito contro nessuno, ma alla fine, la coalizione guidata dagli Usa in un anno e mezzo ha compiuto attacchi lì, più di 11 paesi hanno partecipato, sono state effettuate più di 500 attacchi contro diversi obiettivi, ma i risultati non ci sono stati come è ovvio", ha aggiunto Putin durante il suo discorso.

"È sempre difficile avere un doppio gioco: per essere nella lotta contro i terroristi e anche utilizzare alcuni di loro per mettere pezzi sulla scacchiera del Medio Oriente nel loro stesso interesse", ha sottolineato Putin, che ha evidenziato la situazione in Libia con la partecipazione degli Stati Uniti.

Il Presidente ha evidenziato che non è possibile dividere i terroristi in moderati e non, dal momento che la differenza non è chiara. "Non giochiamo con le parole .. Dividete terroristi in 'moderati' e non 'moderati' mi piace capire quale differenza ci possa essere, secondo alcuni esperti, ci sono banditi moderati, come dire, in quantità moderata decapitano la gente moderatamente", ha ironizzato.

3. "Non è arrivato il momento per coordinare le azioni con quelli che vivono nella zona del conflitto?"

"Sono proprio i siriani che devono decidere il loro destino, con il trattamento rispettoso e corretto della comunità internazionale, e non sotto pressione esterna, o sottoposti a ricatti e minacce", ha precisato il presidente russo.

"Non è arrivato  tempo per la comunità internazionale di cominciare a coordinare le sue azioni con quelli che vivono in quei posti?», si è chiesto il leader del Cremlino.

4. Qual è l'obiettivo della operativo russo in Siria?

Il leader russo ha sottolineato che l'unico obiettivo della operazione antiterrorismo russo, che ha avuto inizio il 30 settembre, su richiesta del presidente siriano Bashar Al Assad è "contribuire alla pace in Siri, sottolineando che la campagna della Russia è legittima.

Per la Siria per tornare alla normalità è necessario in primo luogo liberare il paese dai terroristi con l'unione di tutte le parti interessate che, ha detto il rappresentante russo al Valdai Discussion Club Internazionale a Sochi.

5. "Se non vi è alcuna minaccia da parte dell'Iran, perché gli USA hanno creato il sistema di difesa missilistica degli Stati Uniti?"

Il problema del programma nucleare iraniano è stato risolto, ma gli Stati Uniti non solo continuano a sviluppare il loro sistema di difesa missilistica, ma lo provano per la prima volta in Europa, ha ricordato il Presidente Putin. "Se non c'è nessun problema per il nucleare iraniano, perché creare il sistema di difesa missilistica?" Si è chiesto.

"Gli Stati Uniti unilateralmente [Trattato missili anti balistici]. Oggi il programma nucleare iraniano è stato risolto [...], non c'è, non esiste alcuna minaccia da parte dell'Iran. Così, la ragione per cui gli Stati Uniti hanno preceduto  costruire il loro sistema di difesa missilistico non esiste più", ha spiegato Putin, sottolineando che il vero obiettivo è quello di" annientare il potenziale nucleare di tutti i paesi, tranne quello degli Stati Uniti "

6. Come può rinascere il Medio Oriente?

In primo luogo, Putin ha suggerito, "dobbiamo unire le forze degli eserciti regolari di Iraq e Siria, le milizie curde, diversi gruppi di opposizione pronti a dare un contributo reale alla sconfitta dei terroristi" per liberare la Siria e l'Iraq. Tuttavia, ha aggiunto il presidente, una vittoria militare sul combattenti jihadisti non sarà sufficiente a risolvere i problemi del paese.

"Il crollo delle autorità ufficiali in Siria porteranno vantaggio solo ai terroristi. Ora non c'è bisogno di indebolire le istituzioni statali nella zona del conflitto, ma rianimarle e rafforzarle."

7. Che cosa avete parlato Putin e Assad chiusi?

Putin ha rivelato che Al Assad è d'accordo con l'idea che la Russia sostenga l'opposizione armata siriana che è disposta a combattere i terroristi dello Stato islamico.

"Stiamo pensando a come attuare l'accordo con Assad e la possibilità di sostenere l'opposizione siriana nella lotta contro l'Isis", ha annunciato Putin.

Il Presidente siriano Bashar Assad è arrivato martedì notte a Mosca, dove ha tenuto due incontri: un faccia a faccia con il suo omologo russo, e un altro con i Ministri russi degli Esteri e della Difesa Sergey Lavrov e Sergey Shoigu, rispettivamente, dove ha partecipato anche il presidente russo.

8. "Gli Stati Uniti trattano i suoi partner come vassalli"

Accanto alla guerre convenzionale c'è una guerra delle sanzioni, che costituiscono anche un serio problema per gli altri paesi, ha detto Putin. In questo senso, la politica delle sanzioni unilaterali degli USA si propone di trattare come "vassalli" i partner di Washington che decidono di agire in modo indipendente, ha sostenuto Putin.

"C'è una epidemia di multe, anche contro le aziende europee da parte degli Stati Uniti, utilizzando pretesti. Coloro che osano violare le norme statunitensi sulla violazione della sanzioni unilaterali sono fortemente puniti. È questo il modo di trattare il partner? No. Questo è il modo in cui si trattano i vassalli coloro che decidono di agire in modo indipendente, e di punirli per essersi comportamenti mali", ha spiegato Putin.

9. "Le guerre dei media che scuotono il mondo"

Le guerre scuotere non solo il mondo reale, ma anche lo spazio di informazione globale, ha puntualizzato Putin.

"Oggi anche lo spazio informazione globale è scosso da guerre [...]. Impone aggressivamente un'unica visione e interpretazione degli eventi corretta e certi fatti vengono manipolati e ignorati.

Secondo il presidente russo, le autorità dei vari  paesi "sempre fanno appello ai valori della libertà di espressione", ora si sono dedicati a impedire la diffusione di informazioni sui fatti e cercano di condannare "qualsiasi altro punto di vista", chiamandola propaganda ostile.

10. "Le armi nucleari non permettono che ci sia un vincitore in un conflitto globale"

"Con l'avvento delle armi nucleari è diventato chiaro che in un conflitto globale non ci può essere un vincitore. Il risultato potrebbe essere uno solo: Distruzione reciproca assicurata", ha ribadito Putin.

Il presidente russo ha lamentato che la pace politica mondiale "non è mai stata stabile" ed è stata interessata dal fatto che la guerra è diventata un "Media Show" e che la "terminologia militare risuonare in tutta la sfere della vita" quando ciò che hanno veramente bisogno il mondo ora è di vivere in pace.

Fonte: RT


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=13115

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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