ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


martedì 29 settembre 2015

IL PRESIDENTE RUSSO PARLA ALL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE

Sua eccellenza Signor Presidente,
Sua eccellenza Vice Segretario,
Distinti Capi di Stato e di Governo,
Signore e Signori,

Il settantesimo anniversario delle Nazioni Unite è una buona occasione per fare il punto della situazione sul passato e parlare del nostro comune futuro.
Nel 1945 i paesi che sconfissero il nazismo collaborarono insieme per ricostruire le solide fondamenta dell’ordine mondiale successivo alla seconda guerra mondiale. Lasciatemi ricordavi che le decisioni chiave sui principi che rivestono questa cooperazione e la creazione delle Nazioni Unite furono prese nel nostro paese, a Yalta, all’ incontro dei capi della coalizione contro Hitler.
Il sistema di Yalta è nato in travaglio. E’ nato al costo di milioni di vittime e due guerre mondiali che hanno spazzato il pianeta nel ventesimo secolo. Siamo onesti: le Nazioni Unite hanno aiutato l’umanità durante tempi difficili, eventi drammatici, negli ultimi 70 anni. Hanno salvato il mondo da sconvolgimenti di larga scala.
Le Nazioni Unite sono uniche nella rappresentazione di legittimità e universalità. E’ vero che ultimamente le Nazioni Unite sono state ampiamente criticate per non essere state sufficientemente efficienti e per avere mancato al dovere di assumere decisioni su certe problematiche fondamentali a causa di insormontabili differenze, tra alcuni membri del Consiglio di Sicurezza in primis.
Vorrei comunque sottolineare che ci sono sempre state differenze alle Nazioni Unite durante i 70 anni della sua esistenza, il diritto di veto è sempre stato esercitato dagli Stati Uniti, dall’ Inghilterra, dalla Francia, dalla Cina, dall’ Unione Sovietica, dalla Russia.
E’ assolutamente naturale per rappresentanti di una tale organizzazione. Quando le Nazioni Unite furono create, i suoi fondatori non pensarono che ci sarebbe stata sempre unanimità, la missione dell’organizzazione è cercare e trovare compromessi, la sua forza deriva dal prendere in considerazione differenti punti di vista e opinioni.
Decisioni discusse all’ interno delle Nazioni Unite possono essere intese come risoluzione o meno. Come dicono i diplomatici, “può passare come può non farlo”. Qualunque azione uno stato intraprenda per scavalcare questa procedura è illegittima e va contro lo statuto delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.
Sappiamo tutti che dopo la fine della Guerra Fredda, ne siamo tutti coscienti, è apparso un singolo centro di dominazione mondiale.Coloro che si trovarono ai vertici della piramide furono tentati di pensare che, se erano così forti e eccezionali, ne sapevano di più, e non dovevano più confrontarsi con le Nazioni Unite che, invece di autorizzare e legittimare automaticamente le decisioni necessarie, spesso creavano ostacoli, o, per così dire, erano d’intralcio.
E’ ormai facile notare che le Nazioni Unite, nella loro forma originale, siano diventate obsolete, avendo raggiunto la loro missione storica. Ovviamente il mondo sta cambiando e le Nazioni Unite devono adattarsi a questa trasformazione naturale. La Russia è sempre pronta a lavorare assieme ai suoi interlocutori sulla base di un largo consenso; tuttavia consideriamo i tentativi di minare la legittimità di altre nazioni come estremamente pericolosi. Simili tentativi potrebbero portare al collasso dell’intera architettura delle relazioni internazionali: non ci sarebbero più regole se non quella della forza.
Un mondo dominato dall’ egoismo invece del lavoro collettivo, un mondo sempre più caratterizzato da direttive invece che uguaglianza. Ci sarebbe meno democrazia genuina e libertà, sarebbe un mondo dove veri stati indipendenti sarebbero rimpiazzati da protettorati e territori controllati dall’ esterno.
Che cos’è dunque la “sovranità nazionale”? Come menzionato dai miei colleghi prima di me, è la libertà, la libertà per ogni persona, nazione o stato di scegliere il proprio destino. Lo stesso vale per la questione della legittimità dell’autorità di stato. Non si dovrebbe giocare con le parole o manipolarle, ogni termine dovrebbe essere chiaro e trasparente per la legge internazionale, dovrebbe avere un criterio uniformemente comprensibile.
Siamo tutti diversi e dovremmo rispettarlo. Nessuno ha l’obbligo di adeguarsi ad un singolo modello di sviluppo che qualcun’altro ha riconosciuto una volta per tutte come l’unico adeguato. Dovremmo ricordarci tutti cosa ci ha insegnato il passato, ricordarci anche episodi passati della storia dell’Unione Sovietica, esperimenti sociali esportati per ottenere cambiamenti politici in altri paesi basati su preferenze ideologiche hanno spesso condotto a tragiche conseguenze e degradazione invece che progresso.
Sembra, nonostante questo, che invece che imparare dagli sbagli degli altri, tutti stiano ripetendoli. Ecco così che l’esportazione di rivoluzioni, questa volta cosiddette democratiche, continua. Sarebbe sufficiente osservare la situazione in Medio Oriente e in Nord Africa. Certamente i problemi politici e sociali nella regione si sono accumulati da tanto tempo e la popolazione desiderava cambiamenti.
Ma cosa è successo alla fine? Invece di portare riforme, un’aggressiva interferenza straniera ha prodotto una distruzione flagrante di istituzioni nazionali e la distruzione della vita stessa. Invece del trionfo della democrazia e del progresso abbiamo ottenuto la violenza, la povertà e un disastro sociale. E a nessuno importa nulla dei diritti umani, incluso il diritto alla vita.
Non posso che chiedere a coloro che hanno causato questa situazione: vi rendete conto adesso di ciò che avete fatto? Ho tuttavia il timore che nessuno mi risponderà. Infatti, politiche basate sulla presunzione, sul credersi eccezionali e godere di impunità, non sono mai state abbandonate. E’ ovvio, ormai, che il vuoto politico creato in alcuni paesi del Medio Oriente e in Nord Africa ha prodotto l’emergere di aree in cui vige l’anarchia: quest’ultime hanno cominciato immediatamente a popolarsi di estremisti e terroristi.
Decine di migliaia di soldati combattono sotto la bandiera del cosiddetto “Stato Islamico”. Tra le sue fila ci sono anche ex soldati iracheni che sono stati lasciati per strada dopo l’invasione dell’Iraq nel 2003. Molte reclute arrivano anche dalla Libia, un paese il cui stato è stato distrutto in palese violazione della risoluzione delle Consiglio delle Nazioni Unite del 1973.
Ora i ranghi degli estremisti sono coadiuvati da membri della cosiddetta opposizione siriana “moderata” sostenuta dai paesi occidentali. Prima vengono addestrati e armati poi defezionano allo Stato Islamico.A parte questo, lo Stato Islamico non è arrivato dal nulla. E’ stato creato come strumento per far leva contro regimi secolari indesiderati. Avendo stabilito una testa di ponte in Iraq e Siria, lo Stato Islamico comincia ad espandersi attivamente in altre regioni. Cerca la dominazione nel mondo Islamico e pianifica di andare ben più distante.
La situazione è più che pericolosa. In queste circostanze è ipocrita e irresponsabile fare dichiarazioni rumorose sul terrorismo internazionale mentre si chiudono gli occhi di fronte ai canali di finanziamento e di sostegno ai terroristi, incluse le pratiche di traffico di droga, petrolio e armi. Sarebbe ugualmente irresponsabile provare a manipolare gruppi di estremisti, provare ad assoldarli per raggiungere i propri obiettivi politici sperando di riuscire a “gestirli” o, in altre parole, liquidarli, più tardi.
A coloro che credono sia possibile vorrei dire: cari signori, senza dubbio state dialogando con persone crudeli e violente, ma non sono in alcun modo primitive. Sono intelligenti quanto voi e non saprete mai chi sta manipolando chi. I recenti dati sui trasferimenti di armi a questa opposizione “moderata” ne sono la prova migliore.
Crediamo che qualsiasi tentativo di giocare con i terroristi, senza parlare di armarli, sia non solo cieco ma anche potenzialmente incendiario. Tutto ciò potrebbe risultare in un incremento drammatico della minaccia terrorista e abbracciare nuove regioni. Specialmente visto che lo Stato Islamico addestra i propri soldati in vari paesi, inclusi paesi europei.
Sfortunatamente la Russia non è una eccezione. Non possiamo permettere a questi criminali che conoscono l’odore del sangue di tornare a casa e continuare le loro malefatte. Nessuno lo desidera, non è vero?
La Russia è sempre stata decisa e consistente nell’ opporsi al terrorismo in tutte le sue forme. Oggi diamo assistenza militare e tecnica sia in Iraq che in Siria, dove stanno combattendo gruppi terroristi. Pensiamo sia un enorme sbaglio rifiutarsi di collaborare con il governo siriano e le sue forze armate che stanno combattendo il terrorismo con valore, faccia a faccia. Dovremmo poi riconoscere che nessuno tranne le forze armate del Presidente Assad e le milizie curde stanno combattendo veramente lo Stato Islamico e le altre organizzazioni terroristiche in Siria.
Cari colleghi,
Devo notare che l’approccio diretto che la Russia ha avuto è stata oggetto di pretesto per accusarla di crescenti ambizioni (come se coloro che sostengono tutto ciò non ne avessero affatto). Comunque, non riguarda le ambizioni della Russia ma il riconoscere il fatto che non possiamo più tollerare l’attuale situazione nel mondo.
In sostanza suggeriamo che dovremmo essere guidati da valori comuni e comuni interessi invece che ambizioni. Dobbiamo unire i nostri sforzi per affrontare i problemi che ciascuno di noi fronteggia sulle basi della legge internazionale, e genuinamente creare una larga coalizione internazionale contro il terrorismo.
Simile alla coalizione contro Hitler, questa potrebbe unire una larga porzione delle forze che sono desiderose di resistere con risolutezza a coloro che, come i Nazisti, seminano malvagità e odio per l’umanità.
Naturalmente i paesi musulmani sono invitati a giocare un ruolo chiave nella coalizione, specialmente perché lo Stato Islamico non solo li minaccia direttamente, ma dissacra per giunta una delle più grandi religioni del mondo con crimini sanguinosi. L’ideologia dei fondamentalisti fa una caricatura dell’Islam e perverte i suoi autentici valori umanistici. Vorrei rivolgermi ai capi religiosi dei Musulmani: la vostra autorità e la vostra guida è oggi molto importante. E’ essenziale evitare che la gente reclutata dai fanatici possa prendere decisioni sconsiderate. E quelli che sono già caduti nell’inganno e che, a causa di varie circostanze, si trovano fra i terroristi, devono essere aiutati a trovare la propria strada per una vita normale, deponendo le armi e mettendo fine alla lotta fratricida.
Come Presidente in carica del Consiglio di Sicurezza la Russia convocherà quanto prima un incontro fra ministri per analizzare in maniera globale le minacce in Medio Oriente. Prima di tutto, proponiamo che sia discusso se sia possibile convergere su di una risoluzione che consenta di coordinare le azioni di tutte le forze che contrastano lo Stato Islamico e le altre organizzazioni terroristiche.
Ancora una volta, questo coordinamento dovrebbe essere informato ai principi della Carta delle Nazioni Unite. Speriamo che la comunità internazionale sarà in grado di sviluppare una strategia complessiva di stabilizzazione politica e di ripresa sociale ed economica del Medio Oriente. Se questo avvenisse, non ci sarebbe bisogno di nuovi campi profughi.
Oggi il flusso di persone costrette a lasciare la loro madrepatria ha letteralmente congestionato l’Europa. Ora sono centinaia di migliaia, ma presto potrebbero essere milioni. Di fatto, è una nuova, grande e tragica migrazione di popoli. Ed è una severa lezione per gli Europei.
Vorrei sottolineare: i rifugiati, indubbiamente, hanno bisogno della nostra compassione e del nostro sostegno. In ogni caso, l’unico modo per risolvere questo problema alla radice è ripristinare l’autorità statale dove è stata distrutta, rinforzare le istituzioni governative, provvedere una assistenza globale (militare, economica e materiale) a paesi in una situazione difficile e, certamente, a quei popoli che non abbandonano le loro case nonostante tutte le prove.
Naturalmente ogni assistenza a stati sovrani può e deve essere offerta, non imposta, ed esclusivamente e solamente in ossequio alla Carta delle Nazioni Unite. In altre parole, tutto quanto viene fatto e sarà fatto in questo campo, nella misura in cui osserverà le norme del diritto internazionale, meriterà sostegno. Tutto quanto, al contrario, contravverrà la Carta delle Nazioni Unite sarà respinto. Soprattutto credo che sia della massima importanza ripristinare le istituzioni governative in Libia, sostenere in governo dell’Iraq e fornire completa assistenza al legittimo governo della Siria.
Colleghi,
Assicurare la pace e la stabilità regionale globale rimane l’obiettivo chiave della comunità internazionale, con le Nazioni Unite al timone. Crediamo che questo significhi creare uno spazio di sicurezza equa ed indivisibile che non sia tale per pochi, ma per tutti. Si, è un impegno faticoso, difficile e che richiede tempo, ma semplicemente non ci sono alternative.
In ogni caso il costume mentale che richiede di ragionare per blocchi contrapposti del tempo della guerra fredda e il desiderio di esplorare nuove aree geopolitiche è ancora presente fra alcuni dei nostri colleghi. E’ riprovevole che alcuni dei nostri colleghi abbiano fin ora scelto una strada diversa: quella di esplorare nuovi spazi geopolitici.
Prima di tutto hanno continuato la loro politica di espansione della NATO e delle sue infrastrutture militari. In secondo luogo hanno offerto ai paesi dello spazio post sovietico una scelta ingannevole: essere Occidente, o essere Oriente. Prima o poi questa logica di confronto era destinata a produrre una grande crisi geopolitica. Questo è esattamente quanto accaduto in Ucraina, dove il malcontento popolare nei confronti delle autorità al potere è stato strumentalizzato e dove è stato orchestrato dall’esterno un colpo di stato militare che ha prodotto, come risultato, una guerra civile.
Crediamo che solo una piena e leale attuazione degli accordi di Minsk del 12 febbraio 2015 possa porre fine al bagno di sangue e consentire di uscire dal vicolo cieco. L’unità territoriale dell’Ucraina non può essere assicurata con le minacce e la forza delle armi. Quello che serve è una sincera attenzione per gli interessi ed i diritti della gente della regione del Donbass, e rispetto per la loro scelta. Bisogna concordare con loro, come previsto dagli accordi di Minsk, gli elementi chiave del profilo politico del paese. Questi passi garantiranno la crescita dell’Ucraina come paese civile, come un collegamento essenziale nella costruzione di un comune spazio di sicurezza e di cooperazione economica in Europa ed in Eurasia.
Signore e Signori,
ho menzionato volontariamente il comune spazio di cooperazione economica. Non molto tempo fa sembrava che nella sfera economica, con le sue oggettive leggi del mercato, ci saremmo abituati a vivere senza linee divisorie. Che avremmo edificato sulla base di regole trasparenti e concordate, inclusi i principi dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, che affermano la libertà di commercio e di investimento in un contesto di libera competizione.
A dispetto di ciò al giorno d’oggi sanzioni unilaterali che aggirano la Carta delle Nazioni Unite sono diventate un elemento quasi fisso del panorama. Oltre a perseguire obiettivi politici, queste sanzioni servono come mezzo per eliminare la concorrenza.
Mi piacerebbe sottolineare un altro segno di crescente “autoreferenzialità economica”. Alcuni paesi hanno scelto di creare associazioni economiche chiuse ed “esclusive”, governate da regole contrattate nei retroscena, al segreto dagli stessi cittadini di quei paesi, dal grande pubblico e della comunità degli affari. Altri stati, i cui interessi potrebbero essere danneggiati, non sono informati di nulla. Sembra che dobbiamo essere per forza messi davanti al fatto compiuto, al cambiamento delle regole in favore di un ristretto gruppo di privilegiati, senza che l’Organizzazione Mondiale del Commercio abbia nulla da obiettare. Questo processo potrebbe sbilanciare completamente il sistema commerciale e disintegrare lo spazio economico globale.
Sono argomenti che toccano gli interessi di tutti gli stati ed influenzano il futuro dell’economia mondiale nel suo complesso. Ecco perché proponiamo di discuterli all’interno delle Nazioni Unite, dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e del G20.
Contro la politica di “limitazione”, al Russia propone di armonizzare i progetti economici regionali. Mi riferisco alla cosiddetta “integrazione delle integrazioni” basata su regole di commercio internazionale universali e trasparenti.
Per esempio vorrei menzionare i nostri piani di interconnettere l’Unione Economica Euroasiatica e l’iniziativa cinese della Cintura Economica della Via della Seta. Crediamo ancora che l’armonizzazione dei processi di integrazione fra l’Unione Economica Eurasiatica e l’Unione Europea sia una prospettiva molto promettente.
Signore e Signori.
questi argomenti che pesano sul futuro di tutti i popoli includono la sfida dei cambiamenti climatici globali. E’ nel nostro interesse che la conferenza che si terrà a Parigi a dicembre possa concludersi con un successo. Come parte del nostro contributo nazionale, abbiamo in programma di ridurre entro il 2030 le emissioni di gas serra del 70-75% rispetto ai livelli del 1990.
Suggerisco, comunque, che si assuma una visione più ampia della materia. Si, possiamo differire il problema per qualche tempo stabilendo quote sulle emissioni dannose o adottando altro misure che hanno un valore solo temporaneo. Ma non risolveremo il problema in questo modo. Ci serve un approccio totalmente diverso. Dobbiamo concentrarci sull’introduzione di tecnologie fondamentalmente nuove ispirate dalla natura che non danneggino l’ambiente ma che siano in armonia con esso. Queste tecnologie potrebbero ristabilire l’equilibrio fra biosfera e tecnosfera, alterato dalle attività umane. E’ davvero una sfida di portata planetaria, ma ho fiducia che il genere umano possa avere il potenziale intellettuale per affrontarla.
Dobbiamo unire i nostri sforzi. Mi appello, prima di tutto, ai paesi che hanno una solida base di ricerca scientifica e che hanno compiuto progressi significativi nelle scienze fondamentali. Proponiamo di organizzare uno speciale centro di confronto sotto gli auspici delle Nazioni Unite, per una valutazione complessiva delle materie correlate con il depauperamento delle risorse naturali, la distruzione dell’ambiente e i cambiamenti climatici. La Russia sarebbe pronta a co-sponsorizzare un simile centro.
Signore e Signori,
A Londra, il 10 gennaio 1946, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tenne la sua prima sessione. Zuleta Angel, un diplomatico colombiano Presidente della Commissione Preparatoria, aprì la sessione offrendo, credo, una concisa definizione dei principi basilari che le Nazioni Unite dovrebbero seguire nella loro azione: sfidare le doppiezze e gli inganni in spirito di cooperazione.
Oggi, le sue parole sono una guida per noi tutti.
La Russia crede nel grande potenziale delle Nazioni Unite, che dovrebbero aiutarci ad evitare un nuovo confronto globale e impegnarci in una cooperazione strategica. Assieme agli altri paesi, lavoreremo con costanza per rafforzare il ruolo di coordinamento centrale delle Nazioni Unite. Ho fiducia che lavorando assieme faremo del mondo un luogo pacifico e sicuro, e forniremo le condizioni per lo sviluppo di tutti gli stati e le Nazioni.
Grazie.

Fonte:http://sakeritalia.it/sfera-di-civilta-russa/vladimir-putin/discorso-di-vladimir-putin-alla-70assemblea-delle-nazioni-unite/

REPUBBLICA CECA: PRESENTATO REFERENDUM IN PARLAMENTO PER RIFIUTARE LE QUOTE DI MIGRANTI IMPOSTE AD UNA NAZIONE SOVRANA


PRAGA - Il partito di opposizione ceco Usvit (Alba) ha presentato in parlamento un referendum per l'uscita della Repubblica Ceca dall'Unione europea e per il rifiuto categorico delle quote obbligatorie di riallocamento dei profughi siriani che attualmente stanno giungendo nei Balcani e nel sud dell'Europa. Lo comunica il quotidiano locale ''Dnes''. Miroslav Lidinsky, presidente del partito, ha commentato la questione affermando che Usvit vorrebbe una Repubblica Ceca parte dell'Ue ma sulla base del modello inglese, dunque molto libera, aggiungendo la necessita' di trovare l'appoggio della Slovacchia, che intende procedere per vie legali contro l'Ue.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-6994_REPUBBLICA_CECA_PRESENTATO_IN_PARLAMENTO_REFERENDUM_PER_USCIRE_DALLA_UE

SIBERIA E ALASKA STANNO REGISTRANDO LE NEVICATE PIU' PRECOCI IN QUASI DUE SECOLI


L’inverno sta facendosi sentire con grande precocità, quest’anno, sul nostro Emisfero settentrionale.
Dopo le nevicate abbondanti e precoci in Alaska e Siberia, adesso anche il Canada si appresta a registrare fenomeni di neve anticipata come mai era accaduto negli ultimi 150 anni.
La località di St. John’s, posta sul mare lungo il lato occidentale dell’Isola canadese di Terranova, ha visto cadere 1 cm di neve, superando il precedente record di nevosità precoce del 30 Settembre 1965.
Sono gli unici due casi in cui è nevicato sulla città dal 1874 ad oggi.
Più a nord la città di Gander, situata però nell’interno ed a 113 metri di quota, il cm di neve caduta non capitava dal 2008 nel mese di Settembre.
Si tratta di zone molto nevose, con oltre tre metri di neve che cade normalmente nei mesi invernali, ma, a causa della presenza dell’Oceano, il mese di settembre vede cadere la neve con scarsissima frequenza.
Nel filmato, il blizzard del 14 Gennaio 2014 a St. John’s.



Fonte:http://freddofili.it/2015/09/29/newfoundland-nevicata-piu-precoce-degli-ultimi-due-secoli/

LA RIUNIFICAZIONE DELLE NAZIONI POST SOVIETICHE IN DIECI ANNI


LA PRINCIPALE FORZA ESTERNA potenzialmente in grado di minacciare la sicurezza nazionale della Federazione Russa, gli interessi economici e politici della Russia nel mondo, e di influenzare la situazione politica ed economica in Russia e le sue relazioni con le ex repubbliche dell’Urss, sono gli Stati Uniti d’America, i quali, di regola, perseguono la loro politica interagendo con altri paesi occidentali, con Israele e con il Giappone. L’obiettivo principale di questi paesi nei confronti della Russia consiste nell’impedire alla Federazione Russa di diventare una forza influente dal punto di vista economico, politico e militare, e nel trasformarla in una colonia assoggettata all’Occidente, il quale vuole accedere alle sue materie prime. Sono quindi gli Usa e i loro alleati a costituire le fonti principali di minaccia alla sicurezza nazionale del paese. Essi devono perciò essere considerati come potenziali nemici della Federazione Russa.

La natura delle minacce fondamentali alla sicurezza nazionale della Russia poste da fattori esterni
A) La minaccia principale viene dalla politica degli Usa e dei loro alleati, tesa a interferire negli affari interni della Russia nel tentativo di imporre in Russia uno sviluppo favorevole all’Occidente. Il modello economico propostoci dal Fondo monetario internazionale e dalla Banca mondiale consiste nell’orientare la Russia verso l’esportazione di materie prime e l’importazione di ogni altra merce, nell’incoraggiare gli altri paesi della Comunità di Stati Indipendenti (Csi) a non pagare i loro debiti alla Russia, nel far filtrare il capitale russo verso Occidente, nello strangolare la nostra industria nazionale, la nostra scienza, la nostra agricoltura. I tentativi di distruggere il potenziale di alte tecnologie della nostra industria, specialmente nel complesso militar-industriale, sono oggi evidenti. Per questo scopo si impedisce alla Russia di accedere ai mercati mondiali nei settori degli armamenti, dello spazio, dei missili, degli aerei, delle tecnologie e dei materiali nucleari.
L’Occidente è sostenuto da una parte dell’élite russa e fa affidamento su elementi che da noi operano nel campo degli affari. L’Occidente non è interessato all’accumulazione di capitale in Russia, giacché questo denaro potrebbe essere impiegato per modernizzare l’industria e l’agricoltura russa, per convertire e rivitalizzare le alte tecnologie del complesso militar-industriale, per migliorare l’efficienza delle forze armate e per risolvere i problemi sociali dei nostri militari. Viene perseguita la cosiddetta «strategia dei buchi neri», che significa pompare fuori dal paese risorse e capitali. La Cecenia di Dudaev era il più conosciuto ma non l’unico di questi «buchi neri» su terra russa. La politica delle esportazioni deruba il paese dei suoi tesori nazionali a favore di un piccolo gruppo di persone, i cosiddetti «nuovi russi».
La fuga dei capitali verso l’estero (la parte del leone la fanno il complesso petrolifero ed energetico) ammonta a 1-2 miliardi di dollari al mese, secondo alcune fonti. La maggior parte di questo denaro è trasferita sui conti esteri dei «nuovi russi» o investita in immobili, azioni e obbligazioni all’estero.
I partner stranieri prendono parte a tutte le maggiori operazioni destinate a pompar fuori materie prime e capitali. Secondo i servizi speciali russi, la maggioranza del personale straniero impegnato in queste strutture è legato ai servizi segreti occidentali.
I servizi speciali stranieri hanno badato a raccogliere materiale compromettente su molti uomini di affari russi impegnati in attività economiche internazionali, sui funzionari dello Stato e sugli uomini politici legati ad essi. Questo significa che i succitati politici e funzionari non possono perseguire gli interessi nazionali della Federazione Russa. L’esempio più evidente di questa situazione risiede nella politica del governo russo riguardo al petrolio del Mar Caspio. Il processo di peacekeeping in Cecenia è un esempio ulteriore.
B) La Turchia sta rapidamente guadagnando influenza nella vita politica dell’Azerbajdžan, mentre gli Usa, la Gran Bretagna e la Germania sono ossessivamente interessati all’economia di quella repubblica. Lo scopo è di controllare le risorse del Mar Caspio, soprattutto il petrolio.
C) La politica occidentale riguardo al futuro della Nato consisterà probabilmente nell’isolamento della Russia e nella sua espulsione dall’Europa. La Germania è all’avanguardia nel promuovere l’espansione della Nato verso est. In effetti, stiamo assistendo al tentativo della Germania di riprendere la sua espansione verso est e sud-est, già bloccata due volte nel corso del secolo. Oggi questo scopo è perseguito essenzialmente con mezzi politici ed economici, sotto la protezione dello «scudo atomico» americano. Anche gli Usa promuovono l’allargamento a est della Nato.
D) La politica di disarmo unilaterale russo, che minaccia la stabilità strategica del mondo, deve essere considerata dallo stesso punto di vista. Riguardo alle armi nucleari, questa politica viene oggi realizzata in due direzioni principali. Primo, è in atto un processo deliberato che mira a permettere il rapido deterioramento dei nostri sistemi strategici per mancanza di fondi. Secondo, alla Russia vengono imposti accordi internazionali svantaggiosi, come il Trattato Start-2 e gli emendamenti suggeriti al Trattato anti-missili balistici del 1972.
Il principio dell’eguaglianza quantitativa con gli Usa nel campo delle armi strategiche può essere di difficile realizzazione per la Russia. Così, il fatto che le armi nucleari strategiche della Russia resteranno indietro rispetto a quelle americane quanto a numero di testate nucleari sarà probabilmente utilizzato dall’Occidente per considerare la Russia come uno Stato nucleare di secondo livello, mentre gli Usa potrebbero decidere di lanciarsi nel «ricatto nucleare» nei confronti della Russia e dettarle così la sua (americana) volontà.
E) I tentativi dell’Occidente di interferire nelle tendenze integrative all’interno della Csi sono ovvi. Questo è particolarmente chiaro riguardo alla Bielorussia che, più di ogni altra repubblica dell’ex Urss, intende integrarsi con la Russia.

Una strategia per neutralizzare le minacce esterne e per garantire la sopravvivenza nazionale della Federazione Russa
A) Un cambiamento di rotta nell’economia è il principale fattore per la salvezza della Russia. I princìpi basilari di tale cambiamento sono descritti dettagliatamente nei programmi di vari partiti e blocchi partecipanti alle elezioni. Questi cambiamenti includono il rifiuto di cooperare con il Fondo monetario internazionale e con la Banca mondiale; la riconsiderazione dei risultati della privatizzazione; il ristabilimento della legge e dell’ordine nelle sfere del commercio, del sistema bancario e delle esportazioni, aumentando le tariffe sulle importazioni per un periodo di 15-20 anni, cioè fino a quando la nostra industria e la nostra agricoltura nazionali potranno competere con le merci prodotte all’estero; l’espropriazione delle ricchezze e delle proprietà criminali; l’integrazione economica nell’ambito della Csi.
B) Un altro compito vitale per la Russia consiste nell’impedire alle compagnie occidentali di sfruttare illegalmente le risorse del Mar Caspio. Quanto ai compiti per il prossimo futuro, uno dei più urgenti è di por fine alla guerra in Cecenia ristabilendovi legge e ordine, cioè eliminando le formazioni armate illegali e disarmando la popolazione della repubblica. Ovviamente, ciò può essere ottenuto solo con la forza. Sarebbe quindi ragionevole fermare i cosiddetti «processi di peacekeeping» e riprendere le operazioni militari miranti a disarmare ed eliminare le formazioni armate illegali.
Altro compito urgente è quello di impedire che il «Contratto per il petrolio del Mar Caspio» venga implementato nella sua forma attuale. A questo scopo bisogna mettere in atto una varietà di misure, tra cui il rifiuto ufficiale di riconoscere la parte del Mar Caspio menzionato nel «Contratto» come zona sotto giurisdizione dell’Azerbajdžan; passi concreti (se necessario anche l’uso della forza) per impedire qualsiasi forma di attività da parte di compagnie straniere nella parte ex sovietica del Mar Caspio, fintanto che lo status legale del Caspio non è definito; impedire alla Turchia di avere collegamenti territoriali con la parte più importante dell’Azerbajdžan; esercitare influenza sul regime di Baku, per esempio minacciando di dividere l’Azerbajdžan e favorendo un’offensiva militare armena a Gyandže e Yevlakh.
C) Un altro compito importante è opporsi con la forza all’allargamento della Nato a est. Per quanto riguarda la Polonia ed altri paesi dell’Europa orientale, la Russia non ha possibilità effettive di interferire in questo processo usando la forza. È dubbia anche l’utilità di formare un blocco tra paesi della Csi e paesi dell’Asia centrale in opposizione alla Nato. Quanto all’Ucraina, è probabile che nel prossimo futuro essa si rifiuterà di partecipare a una tale alleanza militare.
Ma riguardo alla Bielorussia la situazione appare diversa. Con essa la Russia dovrebbe sviluppare una stretta collaborazione militare su una base bilaterale. L’elemento-chiave di tale cooperazione consisterà nello spiegamento di armi nucleari tattiche sul territorio della Bielorussia, nell’oblast’ di Kaliningrad e sulle navi della Flotta del Baltico. Allo stato attuale la Nato dispone in Europa di un potenziale militare due o tre volte superiore rispetto a quello russo, in termini di personale e di armi convenzionali. Dopo che la Polonia, l’Ungheria e l’ex Cecoslovacchia si uniranno a quest’alleanza, il dislivello aumenterà. In una simile situazione l’unica soluzione possibile è di frenare la Nato con le armi nucleari. Ciò concerne non solo il teatro militare occidentale (incluso l’ex confine sovieticopolacco e il Mar Baltico), ma anche quello settentrionale (confine russo-norvegese e Mar di Barents) e quello meridionale (Mar Nero, basi militari russe in Crimea, Abkhazia, Georgia e Armenia).
Per le repubbliche baltiche la situazione è completamente differente. Lo status di neutralità di questi paesi, come quello della Finlandia durante il periodo della «guerra fredda», servirebbe gli interessi russi. Tuttavia, se queste repubbliche si aggregassero alla Nato, la Federazione Russa dovrebbe schierare le sue truppe sul territorio della Lituania, della Lettonia e dell’Estonia.
La Russia dispone di ogni possibile argomento legale e morale per far questo. Per prima cosa, dal punto di vista russo, ogni inclusione dei paesi baltici nella Nato costituirebbe una minaccia non inferiore rispetto a quella posta in passato dallo schieramento dei missili nucleari sovietici a Cuba, dal punto di vista americano.
Secondo, oggi esistono in Estonia e in Lettonia regimi illegali antidemocratici, del tipo di quelli che vigevano nella Repubblica Sudafricana e nella Rhodesia del Sud alcuni anni fa. In tali condizioni, l’elemento sociale discriminato (i cosiddetti «non-cittadini») hanno il diritto di costituire strutture di potere e di forza parallele. Se contro di esse si impiega la forza, hanno il diritto di rivolgersi alla Russia per ottenere aiuto. Quanto alla Lituania, essa non ha riconosciuto il Patto Molotov-Ribbentrop, sicché la Russia e la Bielorussia hanno diritto di riprendersi Klaipeda e la regione di Vilnius.
Terzo, le repubbliche baltiche costituiscono una zona criminale che sopravvive grazie al contrabbando ed è controllata da strutture mafiose. Alla luce dell’invasione americana di Panama e dell’arresto del generale Noriega, anche la Russia può arrestare un certo numero di leader baltici e può istruire processi penali contro di essi.
Tutte le analisi dimostrano che non c’è nessuno che sia disposto a battersi contro la Russia per la causa delle repubbliche baltiche. Sono possibili sanzioni economiche, ma non, pare, fino al punto di trasformarsi in un completo embargo commerciale. Ciò soprattutto in connessione con l’esportazione di risorse energetiche russe. Si ritiene che nel futuro prossimo l’Europa soffrirà una carenza di gas naturale per un totale di 100 miliardi di metri cubi all’anno. Le risorse di gas naturale della Russia ammontano a oltre il 33% delle riserve mondiali. L’esperienza del conflitto per gli oleodotti degli anni Ottanta prova che Germania, Francia, Italia, Finlandia, Grecia e i paesi dell’Europa orientale continueranno ad acquistare materie prime dalla Russia, garantendo così capitali utili all’ammodernamento del complesso industriale ed energetico russo e per la reindustrializzazione del paese.
Infine, nel caso di un totale collasso dei rapporti fra Usa e Russia, quest’ultima dispone di una vasta gamma di argomenti convincenti, come il suo potenziale nucleare e la minaccia di diffondere in tutto il mondo le armi di distruzione di massa. Se la Russia sarà costretta ad arrendersi, potrà ridursi a vendere le sue tecnologie militari nucleari e missilistiche a paesi come l’Iran, l’Iraq e l’Algeria, quando le forze islamiche saranno al potere in quest’ultimo paese. La Russia potrebbe anche concludere un’alleanza militare diretta con alcuni di questi paesi, soprattutto con l’Iran; ed entro la cornice di un tale accordo le truppe russe e le armi nucleari tattiche sarebbero stazionate sulla costa del Golfo Persico e dello Stretto di Hormuz.
D) Il potenziale nucleare della Russia è uno dei pochi argomenti convincenti per l’Occidente. Pertanto il programma di sviluppo delle forze nucleari strategiche deve essere elaborato e realizzato rapidamente, giacché si tratta di svilupparle nella cornice del Trattato Start-1 entro i prossimi quindici anni. I finanziamenti necessari possono essere trovati bloccando la ricostruzione della Cecenia e fermando altri programmi considerati non strettamente indispensabili. L’analisi rivela che se le forze strategiche sono sviluppate entro la cornice dello Start-1, questa variante può essere realizzata sia dal punto di vista economico che tecnico, anche tenendo presente che la Russia ha perso le capacità industriali del ministero per l’Ingegneria generale dell’Urss a favore dell’Ucraina. Il primo stadio di questo processo dovrebbe includere il prolungamento del termine garantito di sfruttamento fino a venti anni per alcuni dei missili balistici a testata multipla. Dopo il 2008 (quando scadrà il Trattato Start-1) sarebbe ragionevole cominciare a schierare altri cento di questi missili, su piattaforme mobili.
Sembra importante resistere ai piani americani di creare un «sistema tattico di difesa anti-missile» così emendando i termini del Trattato del 1972 sui missili anti-balistici. Questi piani minacciano infatti la stabilità strategica del mondo e spingeranno la Cina e altri «piccoli Stati nucleari» ad aumentare le loro forze nucleari missilistiche. Se il sistema americano Abm sarà realizzato, le forze nucleari cinesi cresceranno per forza. Ciò potrebbe spingere l’India a seguire l’esempio della Cina. E allora il Pakistan parteciperà ovviamente alla corsa al riarmo nucleare.
La Russia non dovrebbe consentire l’introduzione di modifiche al testo del Trattato che contraddicano le norme che impediscono di utilizzare i parametri dei sistemi anti-missile per quelli tattici. La tesi per cui Usa e Russia dovrebbero collaborare per elaborare un «sistema Abm tattico» giacché esse avrebbero avversari comuni, non appare convincente. È chiaro che paesi come l’Iran, l’Iraq e la Repubblica democratica popolare di Corea non sono nemici potenziali della Russia. Inoltre, giacché l’imminente fase di «pace fredda» include l’espansione della Nato, ogni forma di cooperazione tra Russia e Usa è quasi impossibile. Infine, giacché l’America persegue la sua politica dei «doppi standard» – vedi il programma nucleare israeliano diretto anche contro la Russia – qualsiasi argomento di parte statunitense riguardo alla non-proliferazione delle armi nucleari non dovrebbe essere preso in considerazione.
In generale, l’analisi dimostra che il regime del Trattato di non-proliferazione nucleare non può essere mantenuto per sempre, sicché il numero degli Stati nucleari aumenterà. In questa situazione, la Russia ha due alternative. La prima è di perseguire l’attuale politica del ministero degli Esteri russo, fondata sulla cooperazione con gli Usa, destinata a influenzare i potenziali Stati nucleari del Terzo Mondo. Questa politica appare destinata al fallimento in tempi brevi. La seconda opzione prevede il rifiuto russo di seguire la politica americana sulla non-proliferazione delle armi nucleari e delle tecnologie missilistiche per favorire invece lo sviluppo da parte di Mosca della cooperazione in questo campo con paesi come l’India. Oggi l’India è uno dei pochi paesi i cui interessi nazionali non contrastano con quelli della Russia.
Nel medio-lungo termine, la Russia potrebbe cominciare a sviluppare la cooperazione nucleare con l’Iran e con certi paesi arabi. Questa collaborazione potrebbe portare alla Russia non solo profitti commerciali e influenza politica nell’Asia del Sud-Est e nell’Africa settentrionale, ma aiutarla a frenare in qualche misura i suoi partner nel Terzo Mondo per quel che concerne le loro aspirazioni nucleari.
E) La politica orientata verso l’integrazione nell’ambito della Csi (soprattutto con Ucraina, Bielorussia e Kazakhstan) dovrebbe diventare una delle principali tendenze della strategia russa. Per quanto riguarda la Bielorussia e in certa misura il Kazakhstan, si può dire che questi paesi saranno favorevoli alle spinte integrative provenienti da Mosca. Ma nel caso dell’Ucraina la situazione non è altrettanto sicura. Allo stesso tempo, gli analisti affermano che i risultati delle «riforme» di Kučma in Ucraina sono persino peggiori di quelle di Gajdar in Russia. A differenza della Russia, l’Ucraina non dispone né di gas naturale né di petrolio, e l’Occidente non può provvedere completamente al fabbisogno.
In generale, l’economia ucraina dovrebbe collassare nel giro di 3-5 anni. La repubblica probabilmente si spaccherà e le sue parti meridionale e orientale si esprimeranno naturalmente per la riunificazione con la Russia. Consapevoli di ciò, l’Occidente e le forze nazionaliste ucraine potrebbero tentare di provocare un conflitto tra Russia e Ucraina. La questione della Crimea potrebbe esserne il pretesto.
Bisognerebbe anche rimarcare che lo scopo dell’Occidente consiste nel peggiorare le relazioni della Russia non solo con l’Ucraina ma anche con paesi come la Cina e l’Iran. Inoltre, l’Occidente intende esercitare una potente e costante pressione sull’intero territorio dell’ex Unione Sovietica, e specialmente nelle aree di confine tra Tagikistan e Afghanistan. La Russia dovrebbe dunque optare per un approccio fermo riguardo all’espansione della Nato, alle repubbliche baltiche, al conflitto in Cecenia, alle risorse petrolifere nel Mar Caspio e alla situazione lungo il confine tagiko-afghano, e allo stesso tempo essere molto attenta a reagire ad ogni provocazione da parte delle forze nazionalistiche in Cina e nell’Ucraina orientale e meridionale.
Nel complesso, perseguendo una politica ragionevole, ci si può attendere entro 5-10 anni un rinnovato Stato unitario, comprendente Russia, Bielorussia, Kazakhstan, una parte consistente dell’Ucraina, la Repubblica della Pridnestrovia, l’Abkhazia e l’Ossetia meridionale. Allo stesso tempo, le relazioni della Russia con la Transcaucasia e l’Asia centrale potrebbero essere costruite alla stregua dei rapporti un tempo intercorrenti nell’ambito del Comecon, mentre quelle con i paesi baltici, la Moldavia e l’Ucraina occidentale seguirebbero lo schema delle relazioni sovieto-finniche nel periodo 1944-1991.*
(traduzione di Gianni Nela)

LA STAMPA ITALIANA DISCRIMINA ANCORA IL PRESIDENTE RUSSO, MA POCHI ORMAI CI CREDONO


Sui media italiani grande risalto è stato dato alla posizione assunta dal presidente russo sulla necessità di cooperare con il presidente Bashar al Assad e all'annuncio di Mosca sui negoziati di pace che metteranno attorno ad un tavolo Iran, Turchia, Egitto e Arabia Saudita per una soluzione al conflitto.
Nel commento affidato al suo corrispondente a New York Maurizio Molinari, La Stampa commenta la strategia russa sostenendo la sua "divergenza eclatante" da quella USA, principalmente sul ruolo di Assad, L'intenzione di Mosca, secondo il quotidiano torinese, è quella di ritagliarsi un ruolo di leadership regionale "sfruttando l'intervento in Siria come trampolino per un'iniziativa politica tesa a ricomporre la guerra civile".
Sui media italiani grande risalto è stato dato alla posizione assunta dal presidente russo sulla necessità di cooperare con il presidente Bashar al Assad e all'annuncio di Mosca sui negoziati di pace che metteranno attorno ad un tavolo Iran, Turchia, Egitto e Arabia Saudita per una soluzione al conflitto.
Nel commento affidato al suo corrispondente a New York Maurizio Molinari, La Stampa commenta la strategia russa sostenendo la sua "divergenza eclatante" da quella USA, principalmente sul ruolo di Assad, L'intenzione di Mosca, secondo il quotidiano torinese, è quella di ritagliarsi un ruolo di leadership regionale "sfruttando l'intervento in Siria come trampolino per un'iniziativa politica tesa a ricomporre la guerra civile".
Parla di "realismo cinico" Il Sole 24 Ore che, nel corsivo di analisi di Ugo Tramballi, sostiene che "Putin ha spostato in alto l'asticella della tragedia siriana", rendendo inutili i proclami di Renzi, che si è detto contrario a bombardamenti in Siria ed agli stessi raid francesi appena avviati. Il perchè starebbe tutto nella posizione russa sul territorio siriano, con "i suoi bombardieri ed elicotteri da combattimento che il presidente russo alza in volo da aeroporti sul suolo siriano, rinforza una vecchia base navale sul Mediterraneo e fa marciare su Latakia la sua fanteria per difendere la dittatura al potere". La tesi del foglio economico italiano, da qui il realismo del titolo, è quella del male minore che la Russia starebbe scegliendo, al pari di quanto la CIA faceva negli anni 70, all'epoca delle dittature sudamericane, con realismo "kissingeriano". Così per Mosca sarebbe oggi il regime di Damasco, che "assume anche le sembianze dell'utile strumento per far rientrare da protagonista la Russia nel grande gioco del Medio Oriente dal quale era stata esclusa durante il rapido disfacimento dell'Urss".
Sul Corriere della Sera, in un editoriale a firma Paolo Valentino si parla di "transizione gestita" da Obama e Putin che ieri "ha espresso insoddisfazione della Russia per l'attuale stato del mondo". Il quotidiano di via Solferino, che sottolinea come il presidente russo non abbia mai fatto esplicito riferimento agli USA ed a Obama nel corso del suo intervento, ha "in sostanza attribuito la principale responsabilità per la nascita dell'Isis agli Usa, descritti come una nefasta combinazione tra burattinai e apprendisti stregoni". L'intervento di ieri al Palazzo di Vetro, definito "moderato" e paragonato a quello "celebre discorso di Monaco del 2007", sarebbe dettato dalla "paura del vuoto di potere, l'orrore del caos, lo scenario libico che un'uscita affrettata di Assad rischierebbe di precipitare. Una instabilità totale — conclude il pezzo del Corriere — che Vladimir Putin teme di ritrovarsi all'improvviso dentro i confini della sua Santa Russia".

Fonte:http://it.sputniknews.com/italia/20150929/1256460/discorso-di-putin-sulla-stampa-italiana.html#ixzz3n8nRIq1n

IL PRESIDENTE RUSSO ALL'ONU: LA FEDERAZIONE RUSSA C'E' E HA LE IDEE ESPLICITAMENTE CHIARE

L’attesissimo discorso di Vladimir Putin all’Assemblea Generale dell’ONU ha ricordato a tutti, come ritiene Sergio Romano, che la Russia non vuole essere messa in un angolo, trascurata.



La Russia c'è e ha le idee chiare, come dimostra il discorso del presidente russo, che ha posto l'accento sull'importanza di lottare contro l'Isis creando una coalizione internazionale che coinvolga anche il governo di Assad. Il presidente Putin ha inoltre  sottolineato, rivolgendosi all'Occidente, che è inaccettabile dire di voler combattere lo Stato islamico e allo stesso tempo finanziarlo, addestrare e armare i ribelli "moderati". Armare terroristi è un grosso errore ritiene Putin, perché i tagliagole potrebbero tornare nei Paesi di provenienza e continuare lì le proprie barbarie e violenze. Al di là delle ambizioni, l'importante sono gli interessi comuni e la cooperazione, ha ribadito Putin esprimendo la sua fiducia nella missione ONU.
Sputnik Italia ha raggiunto per una riflessione in merito Sergio Romano, editorialista del "Corriere della Sera", scrittore e diplomatico, che dal 1985 al 1989 ha ricoperto il ruolo di Ambasciatore d'Italia a Mosca.
— Come potrebbe commentare il discorso di Putin all'Assemblea Generale dell'Onu?

— Mi è sembrato molto realistico, in linea con le cose che ha fatto Putin nel corso delle ultime settimane. C'è stata un'accentuazione della politica russa in quest'ultimo periodo con l'invio di truppe, di materiali. Putin ha fatto sapere che la Russia era parte della questione e voleva continuare a farne parte, in altre parole non voleva essere trascurata, messa in un angolo, dimenticata. Mi pare che questo gli sia riuscito, perché certamente da quel momento tutti hanno capito che bisognava fare i conti con la posizione russa.
Dopodiché ha dato forza con l'intervento personale alle Nazioni Unite dopo una lunga assenza, anche questo ha contribuito a rendere la Russia in questo momento visibile. Il discorso di Putin non mi ha sorpreso, sono rimasto invece un po' più titubante di fronte al discorso di Obama.
— Possiamo concludere, soprattutto dopo i discorsi all'Assemblea dell'Onu, che la Russia è un punto di riferimento, se non protagonista per quanto riguarda la soluzione della crisi siriana?
— Non userei la parola protagonista, perché di protagonisti purtroppo ne abbiamo fin troppi. Sapevamo che la Russia aveva evidenti interessi in quella regione di tipo strategico, politico, ma anche perfettamente legittimi per ragioni di contiguità geografica. Non dimentichiamoci che la Russia è un Paese parzialmente musulmano, ci sono 25 milioni di musulmani e la Russia è circondata sulle sue frontiere meridionali e orientali da Paesi islamici.
Adesso sappiamo che la Russia si sta comportando, coerentemente a mio avviso, come un Paese che non vuole essere dimenticato.  

LA FEDERAZIONE RUSSA HA IN MANO LA SITUAZIONE, L'OCCIDENTE A PEZZI BALBETTA


Si noti il sorriso a destra e la smorfia a sinistra
Il confronto è impietoso. Barack Obama, il capo della potenza suprema del pianeta, si è presentato
all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite senza una proposta. Vladimir Putin, nel suo primo e unico discorso all'Onu nella sua qualità di Presidente della Russia, è apparso — anche a molti commentatori occidentali — come colui che sta guidando l'orchestra.
Ma non è di una gara oratoria che si tratta. Purtroppo la retorica del discorso del Presidente americano nasconde una pervicacia pericolosa. Insistere sulla tesi che la Russia ha aggredito l'Ucraina lo si può fare impunemente dalla tribuna dell'ONU, dove non c'è contraddittorio e dove la platea è piena di maggiordomi dell'Impero, ma non può funzionare nel colloqui a quattr'occhi. Del resto Putin aveva preparato il suo discorso lanciando la proposta di una alleanza internazionale contro il terrorismo, "come fu quella contro Hitler". Obama non ha risposto. O ha parlato d'altro, inondando la platea e i media mondiali con un'esaltazione della democrazia e dei successi dell'America, senza nemmeno rendersi conto che, alla luce dei disastro della politica americana e occidentale in Siria, appare come minimo offensivo nei confronti degli altri cinque o sei miliardi di individui che popolano il pianeta.
Ma ciò che, più di ogni altra considerazione, stupisce e colpisce, è stato il rifiuto di prendere atto dei mutamenti che sono già in corso e che proprio l'iniziativa e le proposte di Putin hanno messo in moto. La presenza militare (aerea e di armamenti, anche se non di truppe combattenti sul campo, "almeno per il momento") ha cambiato completamente la fisionomia del campo di battaglia. La sostanziale no-fly zone autocreata dalle forze turche, Israeliane, Nato, è stata cancellata dalla decisione di Putin. Il premier Netanyhau, che ha i riflessi pronti, l'ha capito subito, ed è volato a Mosca per informare che i suoi aerei non hanno intenzione di scontrarsi con quelli russi (ammettendo così, platealmente, che Israele è impegnata direttamente nella guerra contro Assad).
Il Presidente francese Hollande — che fino a ieri non aveva mosso un dito contro Daesh — ha ordinato i primi bombardamenti. E starà attento a non sbagliare bersagli, colpendo più o meno distrattamente le posizioni siriane. Ha fatto sapere che Bashar non potrà essere parte della soluzione, per compiacere Washington. O forse perché non vuole subire rappresaglie come quella che Angela Merkel sta malamente ingoiando con la sua Volkswagen azzoppata. Ma è chiaro che non vuole perdere il contatto con Angela Merkel.
Hubert Vedrine, il candidato a sostituire Laurent Fabius al Quai D'orsay, ha già anticipato la sua opinione: "Non avremmo mai dovuto scartare la Russia". Cameron dovrà rivedere anche lui, come la Turchia, i piani di volo dei suoi cacciabombardieri che, fino all'altro ieri, bombardavano le truppe di Assad e lanciavano armi e munizioni a Daesh. Per non parlare della Germania, il cui ministro degli esteri Steinmayer — che certo non parla a nome proprio — ha elogiato la mossa di Putin verso la Siria, riconoscendo alla Russia il merito di rischiare la vita dei suoi uomini per difendere anche l'Europa, e dicendo esplicitamente che è l'ora di finirla con le sanzioni contro la Russia.
Ora, di fronte a questi sommovimenti europei, Barack Obama ha preferito fare orecchio da mercante. Non se n'è accorto? Pensarlo sarebbe fare offesa a lui e all'America. Il problema è che gli Stati Uniti non possono accettare la logica, per quanto ferrea, di Vladimir Putin. Se lo facessero dovrebbero cambiare strategia: tanto in Siria quanto in Ucraina. In Ucraina dovrebbero accettare la logica dell'accordo di Minsk (che Germania e Francia hanno ormai scelto, mettendo un freno alle isterie polacche e baltiche).
Ma questo comporta frenare la marcia della Nato verso Kiev e la museruola ai nazisti ucraini. Cose entrambe indigeste per Washington. Per quanto concerne la Siria, è evidente che Daesh, senza l'appoggio strategico dell'Occidente e senza i soldi dell'Arabia Saudita, non potrebbe reggere a lungo. Russia, Iran, Hezbollah — ai quali ora si aggiunge il governo a maggioranza sciita di Baghdad — possono chiudere la partita, bloccare l'avanzata dei mercenari e ristabilire il controllo del governo siriano, e di quello iracheno, su gran parte dei propri territori. E questo sviluppo della situazione sarebbe catastrofico, tanto per Tel Aviv quanto per Washington e Riyad.
Ecco la spiegazione del mutismo di Obama: alla testa dell'Impero c'è un'anatra zoppa che non può decidere e, dunque, deve mentire. Questo dato non incoraggia nessun ottimismo. La cosa più probabile sarà dunque qualche colpo di coda drammatico. O in Ucraina, o nel deserto tra Damasco e Baghdad, oppure a Berlino o Parigi. La palla è ora nel campo occidentale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/opinioni/20150929/1259670.html#ixzz3n8lk5jsn

IL PRESIDENTE DELLA BIELORUSSIA METTE AL MURO CHI VUOLE DESTITUIRE IL PRESIDENTE SIRIANO

Il presidente della Bielorussia, Alexander Lukashenko, ha criticato i paesi che chiedono la destituzione del presidente siriano Bashar al-Assad.

«Perché avrebbe ucciso, perché dovrebbe essere rovesciato l’attuale presidente, che cosa ha fatto di male?» ha chiesto Lukashenko intervenendo alle Nazioni Unite a margine della 70a sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Inoltre, ha ricordato l’interferenza dell’Occidente in Iraq e il pretesto della presunta presenza di armi chimiche in Iraq, denunciando che si sta ripetendo lo stesso scenario in Siria al fine di rovesciare Assad.
Il presidente bielorusso ha chiesto che i paesi occidentali pongano fine alle interferenze negli affari interni di altri paesi, tra cui la Siria e la Libia.
Per quanto riguarda la crisi dell’immigrazione in Europa, Lukashenko ha avvertito che questa situazione grave e violenta potrebbe diffondersi in tutto il mondo.
Allo stesso modo, il Presidente bielorusso ha sottolineato la necessità di creare fiducia reciproca tra i paesi del mondo e ha espresso preoccupazione per le pressioni, le sanzioni e le azioni militari, restrizioni causate dalla egemonia e l’egoismo nazionale.
A questo proposito, Lukashenko ha invitato tutti i paesi a stabilire un mondo multipolare basato sul rispetto per la diversità culturale e il diritto dei popoli a scegliere il proprio percorso di sviluppo.
Nel suo intervento, ha anche ricordato che il suo paese sta rispettando gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio e le priorità della lotta contro la povertà, l’analfabetismo, la parità di genere e la stabilità politica e sociale interna.
Inoltre, ha concluso Lukashenko ricordando due sanguinose guerre mondiali che hanno coinvolto il territorio bielorusso, ha ribadito che nessun paese può svilupparsi senza stabilire la pace e la sicurezza.

Fonte:http://albainformazione.com/2015/09/28/onu-lukashenko-assad/

LA REPUBBLICA CINESE ALL'ONU: TUTTE LE NAZIONI SONO UGUALI


Xi ha esordito, con il suo discorso alle Nazioni Unite in occasione del 70° anniversario dell’ONU, ricordando la morte di 35 milioni di cinesi a seguito dell’aggressione giapponese, durante la Seconda Guerra Mondiale. Ma ha poi esortato a lasciarsi il passato alle spalle, e a guardare al futuro, rispettando il passato, ma senza lasciarsene schiacciare. Ha asserito come la mentalità esclusivista, suprematista sia sbagliata: in quest’epoca, ha detto Xi, occorrono soluzioni olistiche, cooperazione a livello globale, mutuo rispetto e giustizia. Nessun paese può ottenere sicurezza e stabilità senza cooperazione di altri paesi. La legge della giungla non è adatta a questo mondo globalizzato. Tutte le nazioni sono uguali. Bisogna cooperare per trovare soluzione ai problemi di sicurezza, sia contro le minacce tradizionali che contro quelle nuove. La crisi ci ha insegnato che il mercato da solo non funziona, occorre una mano visibile (pubblica) per aiutare quella invisibile (privata), in modo da essere più efficienti. Il presidente cinese ha poi detto che il gap tra ricchi e poveri è diventato insostenibile e ingiusto, ha ricordato che 60 milioni di bambini al mondo non hanno accesso all’istruzione, e che vi è più di un miliardo di poveri.
Bisogna assicurare a tutti una vita dignitosa, e la chiave è nella cooperazione del tipo “win-win”. Occorre puntare sull’inclusione, non sull’esclusione, delle altre civiltà, nessuna delle quali è superiore alle altre. Le diversità portano a un aumento degli scambi e questi portano alla ricchezza, alla pace e alla sicurezza globali, vero obiettivo cinese.
Il sogno cinese, ha aggiunto Xi, si integra con quello degli altri popoli, e il suo successo sarà il successo di tutti.
Occorre rispettare la natura, puntare sullo sviluppo ecosostenibile, e tutti i membri dell’ONU devono cooperare per integrare sviluppo e rispetto della natura.
La Cina, ha aggiunto, non ricerca una sfera di influenza, ma solo la pace globale. La Cina vuole aiutare l’Africa e altre realtà in via di sviluppo, stanziando diversi miliardi di dollari, in aggiunta a quelli già investiti. E vuole creare una forza stabilmente dedicata al peace keeping, affinché la pace e la giustizia trionfino a livello globale.


Fonte:http://www.opinione-pubblica.com/2015/09/28/xi-jinping-allonu-mentalita-esclusivista-sbagliata-tutte-le-nazioni-sono-uguali/

LA STRANEZZA DELAGGRESSIONE FRANCESE AL TERRITORIO SIRIANO

di Mara Carro

Domenica 27 settembre la Francia ha compiuto i primi attacchi aerei contro lo Stato Islamico in Siria. Gli attacchi sono stati compiuti sulla base delle informazioni raccolte da alcuni voli di ricognizione sul paese, annunciati il 7 settembre dal presidente francese e dopo un dibattito, senza voto, tenuto al Parlamento francese il 15 settembre. Uno degli obiettivi è stato un campo di addestramento dell’ISIS a Deir ez-Zor, nell’est della Siria.
Le operazioni in Siria sono state annunciate all’arrivo di Hollande a New York per partecipare ai lavori dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove la guerra siriana è ancora uno dei temi principali dopo quattro anni, oltre 300mila vittime, sette milioni di sfollati e migliaia di rifugiati che partono per l’Europa alla ricerca di un futuro migliore
Il primo ministro francese, Manuel Valls, ha precisato che la Francia ha colpito “i santuari dell’Isis là dove si sono formati coloro che attaccano la Francia e che l’azione di Parigi proseguirà “finché sarà necessario. Colpiamo Daesh (ISIS) poiché questa organizzazione terroristica prepara gli attentati contro la Francia da questi santuari. Operiamo per legittima difesa”.
Il maggiore coinvolgimento francese nella regione sembra essere motivato da preoccupazioni di sicurezza nazionale e dalla rivelazione che Ayoub El Khazzani, il sospettato principale dell’attacco fallito contro i passeggeri del treno Thalys fra Parigi ed Amsterdam del 21 agosto, fosse probabilmente legato all’ISIS.
In realtà l’azione francese – che ha ben poche possibilità di incidere in modo significativo sull'equilibrio militare e altro non è che il tentativo di rivendicare un ruolo nella soluzione politica che è in fase di elaborazione - non fa altro che rinnovare gli interrogativi sulla legittimità di un’azione militare in Siria non autorizzata da nessuno e ripropone la discussione sul controverso concetto di “difesa preventiva”, fondamento della “dottrina Bush” che ha portato all’intervento anglo-americano contro l’Iraq del 2003. A differenza della legittima difesa, per la difesa preventiva la possibilità di ricorrere alla forza non è affatto subordinata al verificarsi di un attacco.
Non c'è un quadro internazionale per l'intervento in Siria. Nessuna risoluzione delle Nazioni Unite consente di intervenire con la forza (in base al capitolo VII). E fino a nuovo avviso, a differenza dell'Iraq, il governo "legale" non ha richiesto un intervento internazionale. L’azione francese in Siria dovrebbe assolutamente essere parte di un quadro giuridico incontestabile se la Francia vuole mantenere legittimità in quanto membro permanente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. E presentarsi con un obiettivo chiaro, senza le ambiguità attuali.
La Francia, ex potenza coloniale della regione, è stata una delle potenze occidentali più fortemente schierata sul dossier Siria sin dall'inizio della crisi. Due anni fa, Parigi era pronta ad un'azione militare contro Assad, incolpando Damasco per l’uso di armi chimiche contro il popolo siriano.
La Francia è il secondo paese europeo a bombardare l’ISIS in Siria dopo il Regno Unito. Finora né la Francia né la Gran Bretagna avevano accettato di compiere azioni militari in Siria contro i terroristi islamici per non aiutare, anche solo indirettamente, l’esercito di Assad
Dal lancio dell'operazione "Chammal", il 19 settembre 2014, i dodici aerei del dispositivo francese di stanza ad Abu Dhabi e in Giordania hanno condotto 10.000 ore di volo, 1150 missioni aeree e più di 200 attacchi contro obiettivi dello Stato Islamico in Iraq. Tuttavia nel paese, dalla perdita di Tikrit nel mese di marzo, l’ISIS non ha subito alcuna sconfitta importante. Ha invece ha preso il controllo di Ramadi, mantenendo Falluja e Mosul, e ha continuato a lottare per il controllo della raffineria Baiji.
Nel complesso, la coalizione internazionale guidata dagli Stati Uniti ha bombardato quasi 7.000 volte (4444 raid in Iraq e 2558 in Siria), secondo i dati del comando americano. Circa l'80% di questi attacchi sono stati effettuati da aerei USA.
Finora, la campagna aerea della coalizione si è rivelata inadeguata. In Iraq, nessuna grande città è stata rilevata dalle forze filo-governative. In Siria, i jihadisti hanno conquistato Palmyra a maggio e hanno recentemente compiuto progressi nella regione di Aleppo.
A ciò si aggiunga l’insuccesso del programma americano di addestramento dei ribelli siriani iniziato lo scorso febbraio in alcune basi in Turchia. Il generale Allen ammesso che i siriani addestrati dagli Stati Uniti che stavano combattendo in Siria erano appena quattro o cinque. Il CENTCOM ha, invece, confermato che un gruppo di ribelli siriani addestrati dagli Stati Uniti e appartenenti alle Nuove Forze Siriane (NSF) hanno consegnato ad al Qaida circa il 25 per cento del loro equipaggiamento – soprattutto pick-up e munizioni – in cambio di un passaggio sicuro attraverso un’area controllata dai miliziani di al Nusra.
L’azione militare contro lo Stato islamico è solo un aspetto della lotta contro questa organizzazione. Senza un intervento sulle sue finanze (compresa la rivendita di petrolio in Turchia), sul sostegno che riceve (finanziario, militare, ...) dal Golfo, senza la creazione di uno stato iracheno forte e pluralista, l’azione militare appare sterile. A questo si aggiunga il gioco ambiguo degli Stati della regione. Arabia Saudita, Qatar, Turchia e Iran, impegnati in Siria e Iraq per ragioni di prestigio, influenza regionale e politica interna, come nel caso di Ankara più interessata a combattere il movimento curdo che l’ISIS.
Infine, la stabilizzazione della Siria non passa dalla sola sconfitta dell’ISIS. Ma richiede negoziati che coinvolgono tutti i paesi, in particolare l'Iran e la Russia, ma anche l'Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia. E la conservazione in una certa misura del regime di Bashar al-Assad (Bashar Assad in sé non è necessario).


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5871&pg=12783

LA NUOVA DOTTRINA MILITARE RUSSA NELL'ARTICO


Il 26 luglio, anzitempo rispetto alle scadenze prefissate della precedente dottrina del mare esposta nel 2001, il Presidente russo Vladimir Putin ha firmato la nuova Dottrina militare marina[1]. Ciò che emerge di particolare interesse è l’importanza assunta dal circolo polare artico, considerato dal documento strategico-militare come il punto focale della nuova Dottrina. L’Artico non è tuttavia una novità nella politica estera russa: già da anni infatti vengono svolte regolarmente delle esercitazioni militari e numerosi dichiarazioni sulla presunta sovranità russa sul Polo Nord sono state rilasciate da numerosi esponenti di spicco dell’esercito e del governo, come nel caso dell’esploratore Artur Nikolaevič Čilingarov o del vice primo ministro Dmitrij Rogozin: il primo, dopo aver piantato una bandiera russa nel fondale del Polo Nord, scatenando indignazione tra le diplomazie nordiche, aveva affermato come il Polo Nord sia una naturale estensione del territorio russo, in quanto facente parte della medesima placca continentale[2]; il vice primo ministro, invece, ha scritto sul proprio profilo Twitter[3] che l’Artico corrisponde alla Mecca della Russia, senza ovviamente il significato religioso che la prima ha per il mondo arabo.
Tale interesse è suscitato dalla presenza di un grande quantitativo di risorse energetiche nel sottosuolo del circolo polare: secondo quanto stimato dall’Inter Press Service[4], il sottosuolo artico è composto dal 15% delle risorse petrolifere mondiali e dal 30% di gas naturali, facendo sì che il Polo Nord sia la regione più ricca di risorse energetiche mai sfruttate a causa della presenza dei ghiacci.
Proprio per questo motivo l’Artico viene considerato ancor più importante del Mar Mediterraneo o dell’Oceano Pacifico. La possibilità di poter sfruttare le risorse artiche permetterebbe alla Russia di rafforzare il proprio status di superpotenza energetica e proprio per questa ragione la Gazprom, il colosso russo del gas, ha investito sei miliardi di dollari nella costruzione dell’enorme piattaforma marina denominata Prirazlomnaja[5]. Tuttavia, sempre nel documento, viene sottolineato come è importante non solo concentrarsi sull’Artico, ma anche di migliorare la cooperazione con la Repubblica Popolare Cinese e l’India rispettivamente nella regione del Pacifico e nell’Oceano Indiano[6].
A rendere complicate le cose per Putin è tuttavia il diritto internazionale[7]. La regione artica è infatti condivisa da numerosi Paesi – Islanda, Finlandia, Svezia, Norvegia, Russia, Danimarca (Groenlandia), Canada e Stati Uniti d’America – e i confini marittimi sono complessi da tracciare con certezza, ad esclusione delle Acque territoriali, ossia quelle comprese entro le 12 miglia marine dalle coste. Per quanto riguarda la Zona Economica Esclusiva (ZEE), ossia quell’area compresa entro le 200 miglia nautiche. In caso di Stati frontisti, la definizione su chi può godere dei diritti previsti con la ZEE viene regolata dagli Stati interessati. Questo, da un punto di vista diplomatico, può rivelarsi complesso per la Russia che ha dovuto svolgere un minuzioso lavoro diplomatico con la Norvegia per quattro decadi per poter regolare il diritto di sfruttamento del Mare di Barents[8].
Per far fronte a eventuali difficoltà giuridiche, la Russia ha iniziato a far mostra del proprio arsenale bellico destinato all’Artico: le numerose operazioni militari hanno visto partecipare 80mila soldati, 220 aerei, 41 navi e 15 sottomarini[9]. Se inizialmente un tale dispiegamento di forze veniva giustificato con la prevenzione del terrorismo e per pacificare il circolo polare, nel documento della nuova Dottrina viene esplicitato come tale dispiegamento di uomini e mezzi militari sia necessario per porre un freno all’attività della NATO nelle vicinanze dei confini nazionali russi[10].
Figura 1: la militarizzazione russa dell'Artico. Fonte: Business Insider
Figura 1: la militarizzazione russa dell’Artico. Fonte: Business Insider
Non solo le esercitazioni militari sono sintomatiche della volontà russa di esercitare l’egemonia sull’Artico: è infatti volontà dell’establishment russo la messa in funzione di dieci basi aeree di epoca sovietica e dismesse da anni, oltre alla costruzione – entro la fine del 2016 – della base di Nagurskoye: il quartier generale dell’imponente flotta del Nord, denominata Arctic Joint Strategic Command “North”, sarà localizzata a Severomorsk, nella regione di Murmansk sul confine con la Norvegia e la Finlandia[11]. La base aerea di Nagurskoye, che si trova sulla Terra di Francesco Giuseppe, risulterebbe essere la base militare più vicina al circolo polare artico e occuperebbe un ruolo strategicamente fondamentale nella regione[12].
La possibilità di sfruttare gli enormi giacimenti energetici presenti nell’Artico garantirebbe alla Russia la possibilità esercitare una maggiore pressione politica, rafforzando e sfruttando in tal senso il suo ruolo superpotenza energetica. Per questa ragione la Russia ha inserito la regione artica al primo posto della sua politica marittima, dove Rogozin ha confermato l’entrata in servizio, tra il 2017 e il 2020, di tre rompighiaccio nucleari.
La conquista dell’Artico è quindi fondamentale per Mosca, che ritiene essere il punto focale per permettere la sussistenza della nazione come potenza energetica. Nonostante Putin abbia ribadito più volte che non è intenzionato a militarizzare l’Artico[13], attualmente sta sfruttando la potenza militare – seppur inutilizzata se non per dimostrazioni di forza – dal momento che gli altri Paesi che si affacciano sul circolo polare stanno proseguendo una politica relativamente immobile, guardando con passività le mosse della Federazione russa.

Note:

[1] Cfr. Морская доктрина Российской Федерации http://static.kremlin.ru/media/events/files/ru/uAFi5nvux2twaqjftS5yrIZUVTJan77L.pdf
[2] Danilo Elia, «Espansione territoriale russa: dopo la Crimea l’Artico», East, www.eastonline.eu, 16/07/2014.
[3] Cfr. https://twitter.com/Rogozin/status/589822033955028992/photo/1
[4] Carely L. Byron, «U.S. Unveils Military Strategy for Arctic», Inter Press Service, www.ipsnews.net, 26/11/2013.
[5] Danilo Elia, «Cosa c’è dietro gli arresti degli attivisti di Greenpeace?», East, www.eastonline.eu, 01/10/2013.
[6] «Russia see Arctic as naval priority in new doctrine», BBC, www.bbc.com, 27/07/2015.
[7] Maurizio Carta, «Assertiva e presidenziale: la nuova Dottrina del mare della Russia», Limes, www.limesonline.com, 18/09/2015.
[8] Matteo Zola, «RUSSIA: l’orso è il padrone dell’Artico. La fredda guerra dei ghiacci», East Journal, www.eastjournal.net, 24/09/2010.
[9] Danilo Elia, «L’Armata russa alla caccia dei terroristi artici», East, www.eastonline.eu, 24/03/2015.
[10] Roland Oliphant, «Putin eyes Russian strength in Atlantic and Arctic in new naval doctrine», The Telegraph, www.telegraph.co.uk, 27/07/2015.
[11] Mike Nudelman e Jeremy Bender, «This map shows Russia’s dominant militarization of the Arctic», Business Insider, ik.businessinsider.com, 07/08/2015.
[12] Edoardo Corradi, «RUSSIA: Putin vuole l’Artico. Ecco la “nuova dottrina del mare” russa», East Journal, www.eastjournal.net, 23/09/2015.
[13] «Artico, portavoce Usa: restiamo vigili su attività Russia», Sputnik News, it.sputniknews.com, 01/09/2015.

L'INVERSIONE RADICALE DELLA SITUAZIONE INTERNAZIONALE

Per quanto possa sembrare assurdo ormai possiamo considerare che la situazione nella nazione siriana sia passata di competenza alla Federazione Russa, Iran, Iraq e a quanto sembra anche alla Repubblica Cinese.
Gli Stati Uniti hanno definitivamente perso il loro ruolo nella faccenda così come l'Unione Europea.
Bombardamenti aerei da parte di aerei da combattimenti russi in ausilio di quelli siriani stanno avendo luogo neutralizzando pezzo dopo pezzo la minaccia del terrorismo da parte dello Stato Islamico, un gruppo non più pericoloso di Al Quaeda ma decisamente più numeroso, tanto che grazie a numerosi traffici di armi e di volontari convertitisi al Islam estremista è riuscito a mettere in piedi un esercito di mercenari, non addestrato come un vero e proprio esercito ma certamente pericoloso.
Per tutti i giorni scorsi un quasi continuo carosello di cacciabombardieri ha imperversato sopra la pianura intorno a Kuweires scaricando dozzine di missili aria-terra, bombe a guida laser e grappoli di razzi contro le postazioni dei terroristi dell’ISIS.

La foto che vedete, presa ieri proprio nella zona in questione testimonia eloquentemente della massiccia potenza di fuoco scatenata contro i tagliagole.
Tali bombardamenti hanno avuto l'approvazione del governo legittimo di Bashar Al Assad il quale spesso definito dai media occidentali come lo stesso presidente americano un brutale dittatore senza alcuna prova concreta di tali crimini, ha dato l'approvazione per tali azioni militari sul territorio siriano.
Non si può definire la stessa cosa dei bombardamenti francesi, i quali del tutto indifferenti della legittimità del presidente siriano hanno effettuato incursioni sul territorio siriano bombardando anch'essi postazioni dei terroristi.
In politica internazionale i bombardamenti francesi sarebbero tradotti in un'aggressione ad un'altro stato sovrano, di conseguenza non fosse per il pericolo dell'ISIS, attualmente Francia e Siria sarebbero ufficialmente in guerra.Tutto ciò riporta chiaramente all'inizio di tale guerra e chi sia il reale responsabile di chi ha dato inizio a tale tentativo di rovesciare il governo di Assad con un colpo di stato.
Si sa da tempo che il presidente americano non nasconde il ruolo degli Stati Uniti nel fornire finanziamenti e armi ai ribelli per rovesciare quello che egli stesso definisce "un dittatore" che bombarda il proprio popolo.
Eppure finora le prove hanno continuamente fatto perdere terreno al presidente americano, quando egli stesso accusava il presidente siriano di attaccare il proprio popolo con le armi chimiche alla fine è risultato come confermato dallo stesso presidente russo che in realtà erano stati i ribelli "moderati" a effettuare tali crimini con l'arsenale dell'esercito siriano per mettere al silenzio la popolazione che difendeva il presidente siriano; tale svolta ha fermato un'imminente bombardamento come quello della Libia da parte degli Stati Uniti in cambio della consegna delle armi chimiche da parte dell'esercito siriano.
Ancora oggi tuttavia gli Stati Uniti e il presidente francese continuano con la litania del terribile "dittatore" che "brutalizza" il suo popolo e con il solito "deve andarsene."
Come può una nazione sovrana imporre ad un'altra nazione sovrana di cambiare governo?
Una recente news afferma per l'ennesima volta che il presidente siriano ha bombardato il proprio popolo: "E' di 23 morti, tra cui otto bambini, il bilancio provvisorio dei raid governativi nella provincia orientale di Deyr az Zor, in Siria. Lo rende noto l'Osservatorio nazionale per i diritti umani. Secondo l'ong, "si tratta di un massacro e vi sono diversi feriti in gravi condizioni". Tra le vittime dell'attacco aereo anche quattro donne.
I bombardamenti sono stati compiuti sulla località di Al Suq al Meqbi, nella città di Al Mayadin. La provincia di Deyr az Zor, la più ricca di giacimenti di petrolio e gas in Siria, è in gran parte sotto i controllo dello Stato islamico."

La notizia sembra essere un falso per ovvie ragioni che adesso elenchiamo:
-Gli Stati Uniti stanno da tempo facendo pressioni sulla Siria tramite sanzioni e finanziamento di mercenari affinchè se ne vada.
-Con la Repubblica Cinese, Iran, Iraq e Federazione Russa a fare da appoggio e inoltre in un periodo in cui la situazione siriana è nell'occhio del ciclone dell'ONU per quale ragione dare un'ulteriore pretesto agli stati euroccidentali di agire ai propri danni?

Sembra passato un secolo, ma è solo il 18 marzo 2010 quando Giorgio Napolitano è in visita ufficiale a Damasco.
Fino ad allora nessun presidente della Repubblica aveva visitato la Siria. “Difficile non rimanere colpiti dalla bellezza del Paese e dall’ospitalità del suo popolo”, esordiva il Capo dello Stato durante una cerimonia, poi passa alle lodi di rito per le politiche del presidente Bashar al-Assad: “Esprimo apprezzamento per l’esempio di laicità e apertura che la Siria offre in Medioriente e per la tutela della libertà assicurate alle antiche comunità cristiane qui residenti”. Nel video, pubblicato dall’ufficio stampa del Quirinale e scovato da Dagospia, l’inquilino del Colle fa i suoi migliori auguri al presidente, ieri statista e oggi descritto dai media occidentali come un dittatore: “Esprimo i miei più sentiti voti per il benessere suo personale e della signora Asma”.
Certamente l'informazione che si tratti del governo siriano a effettuare tali attacchi contro il proprio popolo in un periodo in cui si trova minacciato dall'esercito dell'ISIS è molto più probabile che si tratti di fraintendimenti o molto più facilmente un'atto di propaganda a favore della posizione occidentale. Si potrebbe certamente fare a meno di farne considerazione.
Intanto arrivano informazioni secondo cui anche la Repubblica Cinese si sta avvicinando alla Siria.
Vladimir Putin sta creando un vero e proprio asse capace di sconfiggere le forze dello Stato islamico.
Iraq, Iran, le forze sciite di Hezbollah e, ovviamente, anche Bashar al Assad approvano le azioni del presidente russo. Ora, però, nella lotta al terrorismo islamico interviene anche un nuovo soggetto: la Cina.

Come riporta Difesa Online, che cita fonti vicine al governo di Damasco, "una nave da guerra cinese sarebbe in rotta verso la Siria: attualmente si troverebbe nel Mediterraneo".
Secondo l'agenzia Debka, "i cinesi avrebbero già schierato a ridosso delle coste siriana la portaerei Liaoning ed un incrociatore lanciamissili" nel porto di Tartus.
Secondo Debka, citata da Difesa Online, "i cinesi starebbero allestendo una squadriglia di J-15, caccia multiruolo di quarta generazione, elicotteri antisom Z-18F e da allerta precoce Z-18J. Pechino schiererà infine mille soldati". Una forza che aumenterebbe ancora di più la capacità d'urto della coalizione anti-Isis.
Ci sono molti contro Assad ma a quanto sembra anche il Cancelliere tedesco Angela Merkel e il presidente turco Erdogan come la coalizione in Siria hanno cambiato il proprio punto di vista secondo cui l'unica soluzione è quella di avviare il dialogo con il presidente legittimo.
Quindi ancora una volta il ruolo degli Stati Uniti in Siria può ormai considerarsi definitivamente finito anche sul piano politico.
Dopotutto bisogna riconoscere che la causa di tale disastro sono state proprio le azioni americane sulle nazioni sovrane: prima il bombardamento dell'Iraq e per finire l'appoggio ai ribelli siriani da parte del presidente americano. Il primo ha portato alla nascita dell'estremismo islamico dell'ISIS e il secondo alla guerra civile in Siria.
Una volta che questa guerra, anche se guerra è un termine a dir poco azzardato, visto come sembri più una "risoluzione" da parte degli altri paesi del danno che le azioni americane hanno causato in Medioriente, possiamo dire che il capitolo dei prossimi anni, salvo l'Ucraina, sarà principalmente il consolidamento dell'Unione Eurasiatica e la sua integrazione i quali molto più probabilmente daranno ai paesi BRICS e principalmente a Russia, Pakistan e Cina un ruolo maggiore sulla scena mondiale di quello che hanno avuto gli Stati Uniti negli ultimi anni.
Per farlo aggiungo un testo che ho già scritto in passato in quanto fa parte del capitolo di quanto sta avvenendo oggi in Siria.

IL RUOLO DELLA FEDERAZIONE RUSSA NELL'INTEGRAZIONE CONTINENTALE

L'Ingranaggio del Pakistan

Lungi dall'essere una causa persa, il paese è in realtà una delle più importanti speranze economiche del continente, in quanto ha il potenziale per collegare le enormi economie dell'Unione Eurasiatica, l'Iran, SAARC, e la Repubblica Cinese, inaugurando così la cosa più vicina ad un sistema integrato di zona economica pan-euroasiatica.
La Federazione Russia riconosce il primo potenziale geopolitico del Pakistan, e quindi ha manovrato per aumentare rapidamente le sue relazioni a spettro completo con l'area meridionale.
L'obiettivo generale della Russia, come è con tutti i suoi partner del giorno d'oggi, è anche per fornire componenti di bilanciamento non provocatorio a una posizione politica regionale del Pakistan e assisterlo con la sua integrazione pacifica nel quadro eurasiatico multipolare in costruzione da parte del partenariato russo-cinese.

Connettere i Blocchi Economico-Nazionali

Unione Eurasiatica:

Il fondo russo Trade Organization guidato comprende Bielorussia, Armenia, Kazakistan e Kirghizistan.
Gli ultimi due teoricamente avvicinarsi a raggiungere il loro potenziale economico in Asia meridionale, ma la natura priva di personalità giuridica dell'Uzbekistan (che è anche dubbio di unirsi in un prossimo futuro) ed i problemi di sicurezza in Afghanistan rappresentano un ostacolo importante per dirigere il commercio con l'Asia meridionale.
Due alternative hanno così potuto svilupparsi per affrontare questi ostacoli geopolitici e raggiungere senza danneggiare il mercato regionale, e sono il corridoio Nord-Sud tra Russia-Iran-India attraverso il Mar Caspio e il Mar Arabico e il corridoio economico Cina-Pakistan.

Inoltre, l'Unione Eurasiatica mettendo in contatto con gli Stati SAARC il Pakistan, la costante e crescente economia può fornire all'apertura degli scambi diretti con il resto del blocco meridionale.

Iran:

La Repubblica Islamica si prevede di sperimentare una fenomenale crescita economica dopo che le sanzioni verranno sollevate all'inizio del prossimo anno, e tutte le parti si stanno affrettando a incassare la bonanza (soprattutto in Occidente).
Gli europei porteranno probabilmente i loro investimenti direttamente nel paese attraverso gli strumenti finanziari, ma come i cinesi e indiani si occupano più strettamente con l'economia reale del settore, i loro interessi sono che un sistema di infrastrutture fisiche connettive devono essere create per facilitare il commercio bilaterale nel periodo post-sanzioni.
Per quanto riguarda i cinesi, questa è la vasta portata del gasdotto Iran-Pakistan-Cina, mentre per gli indiani, questo prende la forma di investimenti portuali e il sottomarino gasdotto Iran-India. In termini di efficienza economica, sarebbe l'ormai senso per il settore reale e commercio di energia tra Teheran e Nuova Delhi a essere condotto attraverso vie terrestri che transitano in Pakistan, ma per ovvi motivi politici, questo con rammarico non si è concretizzato, e, quindi, L'Iran a capo del SAARC e le relazioni economiche dell'India devono essere effettuate attraverso il settore marittimo.
SAARC:

L'Associazione dell'Asia meridionale per la cooperazione regionale (SAARC) si estende dal Pakistan al Bangladesh, con la sua, ovviamente più grande economia in India.
Questa integrativa piattaforma militare regionale ha notevoli difficoltà a raggiungere l'obiettivo primario di più strette relazioni economiche tra i suoi membri, ma male non significa che il potenziale non c'è.
Se le differenze politiche tra rivali del Pakistan e l'India potrebbero essere rilassate, allora l'organizzazione sarebbe finalmente in grado di incassare la sua capacità economica e piena integrazione con il resto del Sé e l'Eurasia.
SAARC, attraverso i suoi membri indiani e del Bangladesh, potrebbero aumentare il commercio con la Cina attraverso il corridoio BCIM tra i tre e il Myanmar, ma il campo di applicazione è limitato a nord-est dell'India e la provincia cinese dello Yunnan (anche se, naturalmente, fornisce una solida base per la futura espansione).
Il progetto è stato lo scopo di far crescere la Cina e l'India.
Questo complementare alla necessità di un altro corridoio è dunque apparente, che in questo caso sarebbe soddisfatto attraverso il CPEC (China–Pakistan Economic Corridor).
Lo scopo dietro l'utilizzo dell'India di questa rotta commerciale secondaria verso la Cina sarebbe di collegare le regioni ora economicamente produttive (le parti del paese ad ovest del campo di applicazione Nordest regionale della BCIM) per due delle meno avanzate della Cina che ora hanno necessità di sviluppo, Tibet e Xinjiang.
Mentre non vi è certamente il problema delicato di India del fatto del riconoscimento del Kashmir pakistano, se le sue aziende impiegano questo percorso, il fascino economica potrebbe essere una tentazione troppo forte per resistere.
La strategia di integrazione indiano-iraniana attraverso il Pakistan è stata già discussa, in modo da completare l'ultimo vettore di come il paese potrebbe aiutare ad espandere i suoi legami commerciali SAARC esterni, si deve quindi guardare verso l'Unione Eurasiatica.
Come in precedenza parlato, il Corridoio Nord-Sud è una rete logistica per connettere alla fine India e Russia, in quanto il commercio indiano-iraniano, sarebbe molto più efficiente per tagliare la forma bimodale di trasporto (mare a terra) e esclusivamente trattando con le infrastrutture a terra.
Così, nasce la possibilità per cui il Pakistan potrebbe trovare un posto lungo una ferrovia indiana attraversando dalla Russia attraverso l'Iran e l'Asia centrale.
L'ultima parte della infrastruttura di rete è già in atto, dal momento che la sezione Kazakhstan-Turkmenistan-Iran è stata di recente in azione.
Se le linee connettive possono essere costruiti dall'India all'Iran attraverso il Pakistan, allora è del tutto fattibile che l'India potrebbe un giorno esportare i propri prodotti direttamente in Russia utilizzando questo percorso, senza dover passare per la deviazione tortuoso di mare-terra-mare-terra ( Mare Arabo-Mar Caspio-Iran-Russia).


La Visione:


Il catalizzatore per il collegamento dei quattro blocchi tra loro tramite la posizione geostrategica del Pakistan è il CPEC (China–Pakistan Economic Corridor), la grande visione della Cina di creare un corridoio commerciale trans-pakistano per coltivare un centro di gravità economica che sigilla tutto insieme.

Il nucleo di questa strategia si fonda nell'espansione della Karakoram Highway tra i due paesi e la costruzione di una ferrovia parallela, industriale e reti di oleodotti dal porto meridionale di Gwadar per tutta la strada fino al confine cinese.
Come Pepe Escobar scrive, si prevede che il fabbisogno energetico di questo grandioso progetto possa essere realizzato dall'Iran attraverso il più grande progetto del gasdotto Iran-Pakistan-Cina, ma una componente di supporto sarà anche il più grande parco solare del mondo che Pechino e Islamabad stanno anche costruendo come parte del CPEC (China–Pakistan Economic Corridor ).
Questa vasta piattaforma multimodale integrativa sarà de facto estendere la portata economica diretta della Cina fino al Mar Arabico, eludendo così lo Stretto di Malacca e più che compensando le perdite strategiche relative che ha sofferto Myanmar per il ritardo.
In un certo senso importante, CPEC (China–Pakistan Economic Corridor) rappresenta non solo un perno geopolitico per la Cina, ma anche un perno geo-economica e, dal momento che posizionerà il paese entro un facile accesso ai campi petroliferi mediorientali su cui tanto la sua economia dipende (nonostante la Russia abbia ruolo sempre più importante come fornitore strategico del Medio Regno).
Inoltre, la creazione di un sistema di infrastrutture del commercio come strade e rotaie tra l'Asia Centrale (Unione Eurasiatica) e Pakistan (SAARC) che si intersecano nello Xinjiang porterebbe ad un enorme sviluppo economico nelle provincie più lontane e vulnerabili della Cina che potrebbero anche aiutare a lenire l'orchestrato esternamente destabilizzazione che ultimamente si è trovati a vivere.

Lo Xinjiang dovrebbe riuscire a diventare un importante centro per il commercio eurasiatico che collega la Cina, l'Unione eurasiatica, SAARC, e l'Iran, allora potrebbe "catapultare" in geoeconomico significato e diventare un'estensione dell'integrazione continentale.

Il partenariato strategico russo-pakistano

La geopolitica dell'Asia meridionale è tradizionalmente segnata dalle relazioni fraterne tra la Russia e l'India, cravatte che in precedenza avrebbero fatto qualsiasi partnership strategica russo-pakistano impensabile, ma il mondo multipolare in evoluzione ha rielaborato i modelli politici della regione e sta facendo per molti di essi interessanti possibilità future.
Per introdurre le dinamiche che si svolgono sotto gli occhi di tutto il mondo, la Russia e il Pakistan si stanno muovendo chiaramente più vicini gli uni agli altri, e questo sta avvenendo nonostante la Russia sia il "migliore amico dell'India".
Questa tendenza potrebbe far diventare un po 'perplessi per uno abituato agli eventi della regione, per cui vale la pena di descrivere brevemente la situazione attuale in Asia meridionale in modo che si può meglio cogliere il motivo per cui questo sviluppo in realtà non è poi così inaspettato, e come non è motivato da eventuali intenzioni negative verso l'India.

Lo stato di avanzamento:

La geopolitica dell'Asia del Sud è stata trasformata entro la fine della guerra fredda e il successivo bipolarismo nucleare sorto tra India e Pakistan.
La conclusione del ideologico stand-off globale ha diminuito l'intensità del partenariato russo-indiano strategico e i rapporti degli Stati Uniti con il Pakistan, l'Asia del Sud non era più visto come un settore prioritario di attenzione politica estera da parte delle due superpotenze dopo tale termine.
Di conseguenza, l'India ha cominciato ad andare alla deriva verso ovest, allo stesso tempo il Pakistan stava muovendo verso est, con Nuova Delhi, guardando verso Washington mentre Islamabad ha abbracciato Pechino.
Questo non significa che uno di loro ha completamente voltato le spalle ai loro partner storici (Russia e Stati Uniti), ma ciò ha mutato contesto globale che li costretti ad adattarsi a una nuova realtà di relazioni che ha continuato la promozione dei loro interessi nazionali.
Entro il 2015, questo processo era progredito al punto che il Pakistan è un alleato cinese coraggioso e la Repubblica dell India è un polo di civiltà in bilico tra Stati Uniti e la Federazione Russa.

Il primo ministro Modi ha praticato il multipolarismo al suo massimo teorico, il rafforzamento militari-tecnico del suo paese in partenariato con la Federazione Russa, allo stesso tempo economicamente e strategicamente ruota a sostenere gli obiettivi americani nei confronti del contenimento della Repubblica Cinese.

                                                                          SCO
Dal punto di vista di India, il Pakistan è un'alleato della Cina e mina la sua sicurezza al confine occidentale, mentre la Cina e il Pakistan vedono l'India come un partner americano.
L'antagonismo tra i due paesi dell'Asia meridionale non si è placato, ma sembrano essere disposti a dare all'istituzionalismo eurasiatico multilaterale una possibilità come dimostra la loro ammissione congiunta alla SCO (Shanghai Cooperation Organisation).

I Calcoli del Cremlino

In termini poveri tutto questo si riferisce alla Federazione Russa, Mosca ha forti legami con Pechino e Nuova Delhi, conferendo in tal modo con il Potenziale di intermediario tra le due superpotenze e VERIFICARE che la tensione bilaterale non trabocchi in qualcosa di peggio.
Cio che la Russia non ha e la capacità di fare è la stessa cosa tra India e Pakistan, invitando così una non-eurasiatica eccellente polizza (STATI UNITI) e dandogli un sacco di Opportunità di dividere e secondo le attuali circostanze geopolitiche.
Il pensiero va che se la Russia dovesse compensare il suo diplomatico 'punto cieco' con il Pakistan e rinvigorire le relazioni pubbliche bilaterali con Islamabad, allora potrebbe rispecchiare il euolo che essa svolge tra l'India e la Cina anche per aiutare a bilanciare la tensione tra India e Pakistan.
In caso di successo, allora questa strategia progressivamente spingerebbe gli Stati Uniti fuori del campo di gioco, anche se l'India continuerà a mantenere il suo attuale livello di legami con gli Stati Uniti (o qualcosa di simile ad esso), avrebbe meno di un bisogno di esso nel senso di controbilanciare il Pakistan, in quanto sia in sé e Islamabad avrebbero lo stesso partner di fiducia, la Russia, che lavora per mantenere le tensioni tra i due il più basso possibile (come come si fa con l'India e la Cina).
La mancanza di fiducia tra India e Pakistan è l'anello più debole della visione 'cerniera', dal momento che anche se potrebbe ancora sopravvivere senza la componente SAARC e profittare molto, tutte le sue parti (e in particolare l'Unione eurasiatica) sarebbe più forte con l'India in integrazione fisica in questo quadro infrastrutturale unificato.
Con questa futura consapevolezza in mente, e combinato con la sua ideologia multipolare e grande potenza rinata, la Russia ha un chiaro impulso per diplomaticamente e strategicamente intercedere al meglio delle sue capacità nel mantenere le tensioni India-Pakistan al minimo al fine di massimizzare i benefici economici della loro collaborazione pacifica.

Movimenti Russi:

I paragrafi precedenti spiegano il ragionamento che sta dietro la decisione della Russia di avviare una partnership strategica con il Pakistan, quindi è giunto il momento di guardare esattamente quali tipi di mosse di Mosca ha fatto in questa direzione.
Il primo passo è stata la decisione della Russia nel mese di giugno 2014 di iniziare le discussioni con il Pakistan sulla vendita di elicotteri d'attacco per aiutare gli sforzi alla lotta alla droga.
Esso è descritto come un "cambiamento di paradigma", alcuni pensavano che fosse motivato dalle preoccupazioni della Russia che la destabilizzazione dell'Afghanistan potesse rapidamente spostarsi alla transfrontaliera, ma l'altra motivazione strategica è stato quella di avere lo scopo di bilanciare India e Pakistan e rendere il mondo multipolare ancora più coeso di conseguenza.
Non si tratta solo delle relazioni militari che si stanno approfondendo tra i due, la Russia prevede di mettere le proprie competenze tecniche per lavorare alla costruzione di una porzione del gasdotto Iran-Pakistan-Cina nel prossimo futuro.
Percependo enormi opportunità economiche e vedendo la scritta sul muro per quello che trasparirà dopo che il CPEC (China–Pakistan Economic Corridor) sarà completato, il Pakistan ha espresso il suo desiderio di suggellare un accordo di libero scambio con l'Unione Eeurasiatica, a significare quanto sia forte la collaborazione in evoluzione tra i due.
A completare il nuovo rapporto e aggiungendo un tocco di soft power, entrambe le parti si stanno preparando per la loro prima volta ad un culturale anno di scambio, e in un segno simbolico di ciò che è probabile l'arrivo della banda militare nazionale del Pakistan al Moscow International Music Festival.
Quindi non ci dovrebbe essere alcun dubbio a questo punto circa l'impegno di entrambe le parti ad approfondire i rapporti con l'altro, e le loro interazioni reciproche sono ben lungi dall'essere una moda passeggera o la convergenza temporanea di interessi commerciali.
Entrambe le parti comprendono il grande significato di quello che stanno facendo, che in senso generale delle cose è quello di facilitare la loro visione condivisa di un Eurasia integrata e multipolare.
Uno dei temi principali del 21 ° secolo si preannuncia essere l'integrazione eurasiatica, nel senso di creare uno spazio economico a livello continentale.
L'UE viene tenuta fuori da questo processo entusiasmante fuori della propria competenza, dopo aver ceduto alle interferenze americane a credere erroneamente che il suo futuro economico risieda nella direzione transatlantica al posto di quello trans-Eurasia.
Tuttavia, il resto delle principali potenze economiche continentali - l'Unione Eurasiatica, Iran, SAARC, e Repubblica Cinese sono pronte per una più stretta integrazione tra di loro a causa della sovrapposizione infrastrutturale che la posizione geostrategica del Pakistan fornisce.

L'Ingranaggio dell'ASEAN (Association of South-East Asian Nations)


L'Unione Economica Eurasiatica sta lavorando attivamente per migliorare le sue relazioni commerciali con i membri dell'ASEAN prima del completamento della Comunità economica dell'ASEAN a dicembre.
Parlando a margine della riunione del 47 ° ministri dell'economia dell'ASEAN, il ministro russo dell'economia per lo sviluppo Alexei Ulyukayev ha rivelato che l'Unione Economica Eurasiatica prevede di "accelerare il processo FTA" all'interno dell'ASEAN.
A seguito della prima FTA (Free Trade Agreement-Accordo di Libero Scambio) del sindacato con il Vietnam, Ulyukayev ha citato una forte crescita e la fiducia nel mercato comune del AEC (ASEAN Economic Community) come le ragioni principali per la collaborazione EAEU con ASEAN.
Formatisi nel mese di gennaio 2015, l'EAEU (Unione Economica Eurasiatica) vanta un mercato comune composto da cinque nazioni (Armenia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan e Russia), 176 milioni di persone, e un prodotto interno lordo di 2,5 miliardi di dollari.
Il commercio tra le regioni è stato anche in aumento negli ultimi anni.
Dal 2007, il volume è più che raddoppiato superiore a 20 miliardi nel 2014.
La dimensione del EAEU e la sua importanza nel commercio mondiale, non sono andati senza preavviso.
Secondo il ministro Ulyukayev, "Più di 40 paesi e organizzazioni internazionali hanno espresso interesse nella creazione di una zona di libero scambio con la EAEU - Cina, Indonesia, Thailandia e Cambogia" inclusi.

Thailandia

Con un accordo di libero scambio in fase di discussione e commercio in rapido aumento, la Thailandia è probabile che sia il prossimo stato membro dell'ASEAN a concludere un accordo con l'Unione Eurasiatica.
Il ministro russo dell'industria e del commercio, Denis Manturov ha indicato la EAEU attende una proposta dalla Thailandia per avviare "discussioni concrete", con la speranza di un accordo finalizzato entro la fine del 2015.
Se raggiunto, un tale accordo potrebbe ridurre i dazi su un partenariato commerciale che è raddoppiato dal 2007 - per un totale di 5 miliardi di dollari nel 2014.
L'esportazione della Thailandia all'EAEU - automobili - potrebbe trarre grandi vantaggi da una combinazione di diminuzione delle tariffe applicate dai membri EAEU, e prezzi più competitivi sulle importazioni dal blocco eurasiatico come ferro, acciaio e combustibili.
Le specifiche di questi "settori sensibili sono in programma da decidere nel corso delle discussioni distinte previste per la fine del 2015.
Per quanto riguarda Wirth a tassazione, la Thailandia ha attualmente accordi di doppia imposizione (CDI) in atto con due dei cinque membri del EAEU -Russia e l'Armenia.
Limitando la possibilità di sovrapposizione della tassazione dei redditi personali e aziendali, questi accordi rappresentano il 97 per cento del commercio della Thailandia con l'EAEU e consentirebbero alle aziende di sfruttare al massimo i costi del commercio associato a qualsiasi futuro accordo di libero scambio.

Indonesia

Come la più grande economia in ASEAN e uno dei suoi membri più influenti, L'Unione Eurasiatica ha fatto presto a capire l'importanza di migliorare le relazioni commerciali con l'Indonesia.
A seguito di incontri ad alto livello tra la Bielorussia e l'Indonesia a fine maggio, il Presidente dell'Assemblea Nazionale della Bielorussia, Michail Mjasnikovič ha espresso fiducia nelle "prospettive di cooperazione tra l'Unione Eurasiatica, di cui la Bielorussia è membro, e i paesi dell'ASEAN in cui l'economia dell'Indonesia è uno dei più grandi e determina la politica della regione in larga misura ".
A partire dal 2014, gli scambi tra l'Indonesia e l'Unione Eurasiatica si è attestato a 2,8 miliardi di dollari, in aumento del 249 per cento dal 2007.
Un futuro accordo commerciale sarebbe di particolare importanza per le migliori esportazioni indonesiane, come l'olio di palma, che già costituiscono una grande porzione dei suoi scambi con l'Unione Eurasiatica. Sul lato eurasiatica, tariffe decrescenti consentirebbero una maggiore valutazione di fertilizzanti, di combustibili e di acciaio ed una rapida crescita dell'economia indonesiana.
Amplificando l'impatto di un futuro accordo commerciale, l'Indonesia ha un accordo di doppia imposizione con la Russia che copre il 92 per cento del commercio indonesiano con il l'Unione Eurasiatica.
Sforzi ambiziosi per aumentare gli scambi con gli altri Stati EAEU - come la Bielorussia, che spera di portare gli scambi con l'Indonesia per 1 miliardo di dollari entro il 2018 - potrebbero aumentare le prospettive di accordi di doppia imposizione in altri membri dell'Unione Eurasiatica.

Cambogia

Dialogo ad alto livello tra gli Stati membri dell'Unione Eurasiatica e la Cambogiaì ha messo in moto i precursori per la liberalizzazione degli scambi tra l'Unione Eurasiatica e la sua controparte del Sud Est asiatico.
La recente visita a Phnom Penh da parte del kazako Vice Ministro degli Esteri, Askar Mussinov è stata accolta con entusiasmo dai funzionari cambogiani che hanno espresso interesse ad approfondire le loro relazioni commerciali con l'Unione Eurasiatica.
Inoltre, l'impegno da entrambe le parti a colloqui volti ad approfondire i rapporti bilaterali aumentano la prospettiva che accordi di doppia imposizione potrebbero essere implementati in un prossimo futuro.
Se raggiunto, un accordo di libero scambio tra la Cambogia e l'Unione Eurasiatica creerebbe significative opportunità per i produttori delle due economie che devono ancora stabilire stretti rapporti commerciali.
L'esportazione principale della Cambogia di prodotti tessili potrebbe ottenere una trazione come alternativa a basso costo per prodotti realizzati dai vietnamiti, mentre gli esportatori di energia eurasiatici potrebbero ottenere un maggiore accesso a un'economia che sta crescendo ad un tasso medio del 6,4 per cento dal 2007.

ASEAN ed Unione Eurasiatica

Con l'ASEAN che si avvicina al completamento, è probabile che gli sforzi dell'Unione Eurasiatica di liberalizzazione del commercio con l'ASEAN non potranno che intensificarsi.
Approfittando delle opportunità che questo presenta richiederà una solida conoscenza di accordi di libero scambio futuri e qualsiasi accordo bilaterale che lavori per migliorare la loro efficacia. Si raccomanda pertanto che le aziende che sperano di espandersi all'interno di questi mercati acquisiscano la conoscenza il più possibile su accordi bilaterali e possibilità di futuri accordi esistenti.

I PROGETTI DELLA REPUBBLICA CINESE NELL'INTEGRAZIONE CONTINENTALE
La Terra degli Inglesi

Il Regno Unito, guidato dai conservatori di Cameron, si prepara a una svolta epocale: guarderà sempre meno ad Ovest (e alla Ue) e sempre di più a Est, verso la Cina. "La prosperita' futura del Regno Unito dipende dal rafforzamento delle relazioni con la Cina, prossima superpotenza mondiale" ha affermato il cancelliere dello Scacchiere, George Osborne, in un articolo pubblicato, in occasione della sua visita a Pechino su "The Observer", settimanale del quotidiano britannico "The Guardian".
Il ministro immagina il probabile scenario del 2030: il paese asiatico e' il leader economico globale, il cinese si insegna nelle scuole di tutto il mondo e una nuova "Via della seta" collega Shanghai e Pechino all'Asia centrale e quindi all'Europa.
"C'e' chi dice che dovremmo temere l'ascesa della Cina e proteggerci. Ma noi rifiutiamo questo modo di pensare, che semplicemente lascerebbe scivolare indietro il Regno Unito. Invece, dovremmo abbracciarla. Vogliamo una relazione aurea con la Cina che ci aiuti a promuovere un decennio aureo per questo paese. E' un'opportunita' che il Regno Unito non puo' permettersi di perdere. Semplicemente, vogliamo che il Regno Unito sia il miglior partner della Cina in Occidente", sintetizza l'esponente del governo Cameron.
Osborne, che firma anche un articolo pubblicato sul quotidiano conservatore "The Telegraph" insieme a Neil MacGregor, direttore del British Museum di Londra in occasione di una mostra dedicata agli scambi tra le culture britannica e cinese, annuncia il programma della sua visita, volta a promuovere il meglio della cultura britannica, non solo nelle grandi città cinesi.
L'obbiettivo è illustrare il progetto della "potenza settentrionale", cioè la Gran Bretagna e offrire la competenza finanziaria della City alle società finanziarie e industriali cinesi.

La Repubblica Cinese unisce e costruisce l'Eurasia

La Cina costruisce e sviluppa
La cosa più impressionante nelle mie numerose visite in Cina negli ultimi anni è la straordinaria creatività degli innumerevoli progetti, cosa che l’occidente da tempo ha dimenticato nel suo mondo fantasy post-industriale.
Questa spinta a cambiare l’ambiente fisico emerge su impressionante scala intorno alla massima priorità del Presidente Xi Jinping, il progetto ferroviario ad alta velocità euroasiatica della cosiddetta Cintura e Via. La Cina oggi ha la più lunga rete ferroviaria ad alta velocità del mondo, di oltre 16000 km, dal dicembre 2014, più di tutto il resto delle tratte ferroviarie ad alta velocità del mondo messe insieme.
Il sistema ferroviario ad alta velocità della Cina comprende anche la linea più lunga del mondo, i 2298 km della ferroviaria ad alta velocità Pechino-Guangzhou. In breve, la Cina sa cosa farne delle ferrovie più di chiunque e agisce in base a questa consapevolezza. Negli articoli precedenti ho parlato degli enormi progressi geopolitici che si sviluppano con l’accordo a Mosca di maggio tra il presidente russo Vladimir Putin e il presidente cinese Xi, decidendo d’integrare lo sviluppo della Via e Cintura cinese, progetto infrastrutturale noto anche come progetto economico Nuova Via della Seta, con la neo-costituita Unione economica eurasiatica comprendente Russia, Kazakistan, Bielorussia, Armenia e Kirghizistan, tra l’altro l’unione economica a cui il presidente ucraino democraticamente eletto Viktor Janukovich aveva deciso di aderire davanti all’offerta irrisoria dell’UE. Tale decisione innescò il colpo di Stato neonazista guidato da Washington che costrinse Janukovich a fuggire per salvare la vita, nel febbraio 2014, mentre Victoria Nuland ed amici installavano una cabala anti-russa a Kiev per condurre la guerra contro la Russia di Putin. Fu una decisione sbagliata degli oligarchi ucraini che cominciano a rimpiangere. Già all’inizio di quest’anno Russia e Cina hanno deciso di completare 7000 km di ferroviaria ad alta velocità da Pechino sulla costa orientale della Cina, a Mosca, via Kazakistan, un viaggio di sole 30 ore invece di cinque giorni, al costo di circa 240 miliardi. Il collegamento ferroviario segue l’accordo Russia-Cina dello scorso anno con cui Gazprom fornirà alla Cina gas naturale secondo il più grande accordo energetico della storia. E’ abbastanza chiaro che l’emergente partenariato Russia-Cina negli ultimi anni è diventato a lungo termine ed altamente strategico. Le due grandi nazioni eurasiatiche usano le rotte terrestri aggirando geopoliticamente il dominio sui mari di Washington e allo stesso tempo fornendo le arterie per la nascita del nuovo centro di gravità economico mondiale, vale a dire l’Eurasia. Negli ultimi dieci anni la Cina ha attentamente costruito la propria industria ferroviaria, con l’obiettivo di essere l’esportatore mondiale leader delle tecnologia ferroviaria e di materiale ferroviario “Made in China”. Ironicamente segue la strada della Germania del 1870, costruendo l’economia industriale più avanzata del mondo, utilizzando una banca nazionale, la Reichsbank, e non una banca centrale privata come la Federal Reserve. L’industria inglese costrinse le importazioni tedesche ad imprimere, come timbro di presunta inferiorità, il “Made in Germany”. Questo segno divenne ben presto un marchio di garanzia di qualità e non di economicità. Così oggi in Cina. L’immagine di milioni di cinesi che sgobbano per basse retribuzioni nel tessile per le esportazioni a buon mercato passa rapidamente, mentre l’attuale piano quinquennale del governo mira a fare della Cina esportatrice di prodotti industriali e di tecnologia ad valore aggiunto. Le ferrovie sono al centro di tale strategia. Per molti versi è la stessa strategia che trasformò il Giappone del 1950 da Paese sconfitto e devastato dalla guerra ad uno dei principali Paesi industriali del mondo, e in soli due decenni.

Collegamenti ad alta velocità con il Sud-Est Asiatico

Preparandosi all’ambiziosa Nuova Via della Seta, il più grande progetto infrastrutturale nella storia, la Cina s’impegna nella costruzione ferroviaria all’estero. Nel 2014 la Cina era coinvolta in 348 progetti ferroviari, più del doppio dell’anno prima. Il valore totale dei contratti è tre volte superiore a quello del 2013, quasi 25 miliardi di dollari e un fatturato annuo di 7,6 miliardi. Dal 2001 le esportazioni di locomotive cinesi sono passate da meno di 80 milioni a 3,74 miliardi nel 2014. Centrale in tale strategia, l’industria ferroviaria cinese è passata dalle esportazioni di prodotti di fascia bassa a quelle ad alta tecnologia e alto valore aggiunto, comprese locomotrici elettriche e carrozze a due piani. Le esportazioni vanno a più di 80 Paesi in sei continenti, con i principali mercati di esportazione nell’ASEAN, Argentina e Australia. Tra i progetti stranieri che la Cina ha stipulato c’è la costruzione di una linea ferroviaria ad alta velocità lunga 3000 km da Kunming, nella provincia meridionale dello Yunnan in Cina, a Singapore, passando per Laos, Thailandia e Malesia. Data la storia coloniale dei Paesi dell’Asia del Sud-Est, dall’occupazione coloniale francese del Laos, a quella inglese di Singapore e Malaysia, e della Thailandia che mantenne abilmente l’indipendenza, i Paesi finora avevano scarsa o alcuna moderna interconnessione infrastrutturale. Pechino stima che solo il progetto aumenterà il PIL della Cina e delle nazioni del sud-est asiatico coinvolte di 375 miliardi di dollari, di gran lunga superiore a quanto la sciocca Partnership Trans-Pacifica sul “libero commercio” di Washington porterebbe alla regione. La China Railway Corporation dice che la linea Kunming-Singapore sarà costruita in quattro fasi: da Kunming a Vientiane, nel Laos; da Vientiane a Bangkok, in Thailandia; da Bangkok a Kuala Lumpur, in Malesia; e da Kuala Lumpur a Singapore. La costruzione delle linee ferroviarie tailandesi dovrebbe iniziare quest’anno nel quadro della nuovo piano di sviluppo infrastrutturale da 23 miliardi del governo thailandese, collegando Bangkok e altre città chiave ad aeroporti, porti, zone di confine e depositi. In Thailandia 106 nuovi treni si aggiungeranno alla flotta esistente. Sei linee ferroviarie a doppio binario saranno costruite dal piano. L’intera tratta Kunming-Singapore dovrà essere finita in sette anni, nel 2022.

A Kathmandu…
Il governo cinese esplora anche la fattibilità di una linea ferroviaria moderna da Lhasa, nella regione autonoma del Tibet della Cina, a Kathmandu, capitale del Nepal. La ferrovia Qinghai-Tibet collega già il resto della Cina alla capitale tibetana Lhasa. Un’estensione della ferrovia di Lhasa è prevista, su richiesta del Nepal, secondo un esperto ferroviario dell’Accademia d’Ingegneria cinese citato dal China Daily. Il progetto dovrebbe essere completato entro il 2020. Il piano è estendere il collegamento ferroviario tra Cina e Nepal creando un collegamento vitale, per la prima volta, tra Cina e India. In visita nel dicembre 2014 a Kathmandu, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ne menzionava la possibilità. Ciò richiederà probabilmente dei tunnel nelle montagne più alte del mondo, tra cui l’Everest, secondo l’esperto ferroviario cinese Wang Mengshu. Notevole, in questo contesto, è la conclusione del vertice annuale della Shanghai Cooperation Organization, SCO, ad Ufa, Russia, dove gli aderenti alla SCO hanno deciso la piena adesione di India e Pakistan, stretto alleato della Cina. L’India è anche aderente con la Cina ai BRICS che hanno appena ufficialmente aperto la propria banca infrastrutturale, la Nuova Banca di Sviluppo, il 21 luglio a Shanghai. La NBS ha anche annunciato che collaborerà strettamente con la nuova Banca d’investimento infrastrutturale asiatica (AIIB) della Cina. Le ultime stime indicano che la grande regione asiatica richiederà 8000 miliardi di dollari da investire nel 2010-2020 nelle infrastrutture per sviluppare economicamente la regione. NBS di Shanghai e AIIB di Pechino finanzieranno gran parte di queste infrastrutture e chiaramente la Fascia e Via della Cina sarà al centro di tali investimenti infrastrutturali. Washington, che ha provocatoriamente rifiutato di aderire all’AIIB, vede le due banche quali minaccia mortale al controllo dei flussi d’investimento globali attraverso FMI e Banca Mondiale controllate dal Tesoro USA. Ha ragione, il mondo va avanti mentre gli aspiranti egemoni mondiali restano inerti davanti esso.

Il Progetto OBOR

La OBOR (One Belt One Road ) è un'iniziativa cinese immaginata nel 2013 e sta prendendo misure progressive per essere portata a compimento.
L'esecuzione del programma dipenderà da quanto la Cina è in grado di coinvolgere i paesi coinvolti in questo perimetro, soprattutto in ciò che definisce le iniziative della Via della Seta.
OBOR ha seguito due componenti chiave:
- Nuova Cintura Economica della Via della Seta che collega la Cina e l'Europa, attraverso l'Asia Centrale e occidentale
-Nuova Marittima Silk Road (MSR) che collegherà la Cina e i paesi del Sudest asiatico, l'Africa e l'Europa.
La grande visione della OBOR sembra coprire tutti i continenti tranne le Americhe.
Esso mira a rafforzare ulteriormente il ruolo cinese nel processo di integrazione economica con queste nazioni e giocando un ruolo maggiore negli affari politici globali.
Se e quando l'infrastruttura è pronta, i cinesi non sono solo stanno cercando di spingere le loro tecnologie indigene, ma anche trovare il modo per esportare la sua produzione all'eccesso.
Secondo i cinesi, l'iniziativa OBOR è in linea con gli obiettivi e i principi della Carta delle Nazioni Unite e non è limitata alla antica Via della Seta, ma aperta ad altri paesi per i più ampi benefici per tutti i soggetti coinvolti.
Il Presidente Xi Jinping e il premier Li Keqiang hanno visitato più di qualche dozzina di paesi che promuovono la OBOR, e gettando il loro peso dietro mettendoci ministeri nazionali insieme per facilitare il progetto, fornendo il sostegno politico e il finanziamento di miliardi di dollari ai paesi partner, come ad esempio 1,4 miliardi di dollari di finanziamento per il Sri Lanka per costruire Colombo Port City.
La strategia è di lungo termine e sembra essere stato in movimento per non anni, ma decenni.
I cinesi hanno investito in diversi paesi africani nel corso di decenni, e questi paesi sono ora e dovrebbero essere parte della loro Maritime Silk Road.
D'altra parte, molti dei paesi asiatici che stanno per essere connesso attraverso la Nuova Cintura Economica della Via della Seta fanno già parte delle Infrastrutture Asian Investment Bank (AIIB) - un'altra iniziativa cinese, a investire in infrastrutture in questi paesi.
L'AIIB ha già 56 paesi membri come firmatari.
Il potere economico della Cina permette di giocare matrimoniale sul tabellone del gioco geopolitico.
Recentemente, i cinesi hanno emesso 40 miliardi di dollari per il Fondo della Silk Road che andrà a creare infrastrutture in Asia per i progetti di cui sopra, e creare ìlegami con i paesi interessati. I cinesi hanno dimostrato la loro capacità in mastodontici progetti infrastrutturali prima, nella connettività dei treni merci in Spagna oppure cercando di costruire un sistema di tunnel sotto il Monte Everest come esempi.
La Cina ha anche firmato il suo primo protocollo d'intesa con l'Ungheria lo scorso mese per la OBOR.
L'Ungheria potrebbe diventare un polo logistico integrato in Europa e la rete ferroviaria Ungheria-Siberia è un'opportunità per entrambi i paesi nel prossimo futuro.

Quali sono i vantaggi per l'India?

La Cina ha esteso l'invito all'India ad aderire alla Maritime Silk Route nel corso del 17 ° round di colloqui di confine tra i rappresentanti speciali dei due paesi a Nuova Delhi.
Il progetto OBOR avrà un mix collegato di paesi europei non solo sviluppati, ma anche con le nazioni vivaci dell'Asia orientale.
L'India ha bisogno di stare attento a come la Cina progredisce su questo.
Il corridoio economico Cina-Pakistan così come quello di Bangladesh, Cina e India e Myanmar è anche questo strettamente legato a questa iniziativa.
Oltre all'integrazione economica, queste iniziative hanno anche lo scopo di mostrare la forza militare cinese al mondo più grande e come si prevede per utilizzare questi corridoi sensibili per la sua mobilitazione militare.
L'accumulo di strade, autostrade, porti, gallerie e ponti su di un vasto terreno così inesplorato in tutti questi paesi avranno una tacita approvazione da ciascuno di essi, che possiede quel particolare tratto di terra, lo spazio aereo o marittimo.
Una volta che tutti i giocatori chiave hanno subito la loro validazione per diventare partecipanti, questa iniziativa guidata dai cinesi potrebbe buon auspicio per il nascente secolo asiatico.
La prosperità economica che l'antica Via della Seta ha portato alle regioni facenti parte del suo cammino potrebbe essere ripetuta in un modo molto più incisivo.
Il governo indiano alla pari di quello cinese è estremamente progressista e potrebbe integrare questi nuovi canali con iniziative come Digital India applicando la connettività telecom e virtuale attraverso gli altri attraverso la fibra e i cavi sottomarini.
Ciò contribuirà ad accrescere le capacità di larghezza di banda per l'India in modo significativo, attraverso i quali offrono eGovernance e forniscono servizi pubblici in modo efficiente diventando una chimera e una buona campagna di marketing.
Essendo un partecipante chiave ad un'iniziativa infrastrutturale così globale significherebbe che avremo connettività eccellente dei vari modi di trasporto, e un grande facilitatore per fare iniziative con l'India.
Il successo per noi dipende da come si usano in modo efficiente questi canali per trovare e far crescere nuovi mercati di esportazione per i nostri prodotti e permettere rotte commerciali efficienti. I vantaggi per l'India, mentre partecipano a un progetto globale impegnativo come OBOR sono immense.

Conclusione
Il primo decennio del nuovo secolo inizia sotto la guida di nuove bandiere.


BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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