ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


sabato 30 maggio 2015

LA BANCA DEI BRICS INB SOCCORSO DELLA GRECIA

In un incontro con il vice ministro delle Finanze russo Sergej Storchak, il ministro delle Riforme industriali, dell'Ambiente e dell'Energia della Grecia Panagiotis Lafazanis ha confermato l'interesse della Grecia a prendere parte in qualità di socio (non fondatore) nella nuova Banca di sviluppo del BRICS.


In un incontro con il vice ministro delle Finanze russo Sergej Storchak, il ministro delle Riforme industriali, dell'Ambiente e dell'Energia della Grecia Panagiotis Lafazanis ha confermato l'interesse della Grecia a prendere parte in qualità di socio nella nuova Banca di sviluppo del BRICS, riporta l'ufficio stampa del ministero greco. Secondo il dicastero greco, Storchak ha paventato la possibilità di finanziare i progetti di sviluppo della Grecia da parte della nuova banca.
La proposta di diventare socio della Banca di sviluppo del BRICS era stata formulata da Storchak, rappresentante della Federazione Russa nell'istituto finanziario, al premier greco Alexis Tsipras all'inizio di maggio. In precedenza il vice ministro delle Finanze russo aveva detto che l'ingresso della Grecia nella banca del BRICS non sarebbe stato discusso prima del vertice dell'organizzazione ad Ufa nel mese di luglio.

"Lafazanis e Storchak hanno esaminato i progressi e le fasi successive in materia di finanziamento della società greca che prenderà parte alla costruzione del gasdotto (Turkish Stream). Le banche commerciali russe hanno espresso interesse a partecipare al sistema di finanziamento, che è sostenuto dalle autorità russe. Lafazanis ha sottolineato l'importanza di tali prestiti, che possono essere utilizzati per la crescita"— hanno commentato al ministero russo.
Lafazanis ha inoltre confermato l'interesse della Grecia a diventare socio della nuova banca di sviluppo del BRICS.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150530/467120.html#ixzz3beeZ3b6i

L'UNIONE EUROPEA RICEVE LA LISTA DEI "NON GRADITI" IN RUSSIA

Nella lista sono finiti 89 cittadini europei a cui viene negato l'ingresso in Russia. Il portavoce della rappresentanza diplomatica di Bruxelles a Mosca Soren Liborius ha riferito che il ministero degli Esteri russo non ha spiegato le ragioni per cui queste persone sono state incluse nella “black list”.

La delegazione della UE a Mosca ha ricevuto una lista di 89 cittadini comunitari a cui viene negato l'ingresso in Russia, ha comunicato a Sputnik il portavoce della missione diplomatica Soren Liborius.

"Abbiamo ricevuto dal ministero degli Esteri russo una lista di 89 persone",— ha detto Liborius.
Ha aggiunto che il dicastero della diplomazia russa non ha spiegato le ragioni per l'inclusione di questi soggetti nella lista.
Allo stesso tempo Mosca ha confermato di aver inviato la "black list" con cittadini della UE.
"Non avremmo voluto commentare le notizie apparse sui media riguardanti la lista di persone sanzionate a cui sono state chiuse le frontiere della Federazione Russa. Contemporaneamente confermiamo che tali elenchi sono stati effettivamente consegnati ai nostri partner europei,"
— ha detto un alto diplomatico russo ai giornalisti.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150530/469967.html#ixzz3beaiIdc0


GLI STATI UNITI PREPARANO UNA "OCCUPAZIONE POLITICA" DELL'AMERICA LATINA

Gli Stati Uniti hanno perso "la lotta per il potere" in molti Paesi della regione e si preparano ad una nuova "ingerenza politica". Tuttavia i Paesi sudamericani hanno già capito che l'arrivo di Washington non porterà altro che instabilità economica e perdita di sovranità, ritiene il professore emerito americano James Petras.

Washington prosegue gli sforzi per ottenere il controllo sui regimi politici occidentali mettendo nel mirino i Paesi latino-americani con la politica del "bastone e della carota", ritiene James Petras, professore emerito di sociologia della Binghamton University di New York.

"Gli Stati Uniti perseguono una politica su 2 piani basata sulla combinazione tra le riforme delle istituzioni regionali esistenti e il rovesciamento dei regimi e la repressione dei movimenti politici tramite l'intervento militare,"

— suppone Petras.

Secondo il professore, gli ultimi 15 anni hanno dimostrato che Washington non è riuscita a prevenire l'ondata dei movimenti "anti-imperialisti" in America Latina. Gli Stati Uniti hanno perso la "battaglia di potere" aprendo la strada a governi di sinistra in Venezuela, Argentina, Ecuador, Bolivia, Brasile, Uruguay, Paraguay, Honduras e Nicaragua.
Il "riscaldamento" delle relazioni con Cuba può essere considerato parte di una strategia più ampia per una nuova "ingerenza politica". Con l'apertura a L'Avana, la Casa Bianca rinnova i tentativi di ripristinare "regimi amici" nel nuovo panorama politico dell'emisfero occidentale.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150530/466816.html#ixzz3beZpXNWB

SE L'EUROPA FOSSE INDIPENDENTE DAGLI STATI UNITI AVREBBE RAPPORTI NORMALI CON LA FEDERAZIONE RUSSA

L'opinione pubblica europea non è ancorata a priori su posizioni antirusse, ritiene l'ex presidente francese Valery Giscard d'Estaing. Tuttavia secondo l'ex capo di Stato francese, negli Stati Uniti "c'è qualcuno che promuove una politica antirussa."

Le relazioni tra l'Europa e la Federazione Russa sarebbero più semplici se la politica estera dell'Europa fosse condotta in modo indipendente, ritiene l'ex presidente francese Valery Giscard d'Estaing.
"Se l'Europa agisse da sola, le sue relazioni con la Russia si sarebbero sviluppate più facilmente, perché l'opinione pubblica non è a priori antirussa"
— ha detto in un'intervista alla trasmissione "Vesti v Subbotu" con Sergej Brilev.
Giscard d'Estaing è stato presidente della Francia dal 1974 al 1981.
Secondo lui.
"negli Stati Uniti c'è qualcuno che promuove una politica antirussa " e "per questo sfruttano qualsiasi pretesto per complicare le relazioni tra i due blocchi. Certo siamo membri delle stesse alleanze ed organizzazioni, le rispettiamo, le amiamo, ma non facciamo parte di nessuna coalizione antirussa. Pertanto siamo pronti ad affrontare i problemi con lo scopo di giungere ad una soluzione positiva e pacifica"
— ha rilevato.
Giscard d'Estaing ritiene inoltre necessario superare la visione univoca dei media occidentali sulla crisi in Ucraina, specie quando alcune azioni di Kiev vengono ignorate.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150530/466319.html#ixzz3beYMO33Y







DOPO LE ELEZIONI LA TURCHIA PROSEGUIRA' LA POLITICA DI RIAVVICINAMENTO ALLA RUSSIA

La Turchia si sta preparando alle elezioni parlamentari che si svolgeranno il prossimo 7 giugno. Secondo l'orientalista Vladimir Avatkov, la forza politica al governo "Partito Giustizia e Sviluppo", orientata a collaborare con la Russia, ha buona possibilità di successo.

In Turchia sono in corso i preparativi per le elezioni legislative.
Circa 40mila agenti di polizia garantiranno la sicurezza ad Istanbul, mentre circa 14mila saranno dispiegati ad Ankara, la capitale, durante le elezioni, riporta l'agenzia "Anadolu".
"Le rafforzate misure di sicurezza nelle prossime elezioni sono del tutto giustificate. Sono possibili casi di esasperazione. Inoltre dal risultato del voto dipenderanno questioni fondamentali come le modifiche alla Costituzione, lo sviluppo dell'economia nazionale nel suo complesso e nelle sue regioni. Naturalmente la questione principale riguarda la configurazione futura del Paese: o rimarrà una Repubblica parlamentare o una Repubblica presidenziale"
— ha detto in diretta a Radio Sputnik il direttore del Centro di Studi Orientali, Relazioni internazionali e Diplomazia Vladimir Avatkov.
Secondo Avatkov, la forza politica al governo "Partito Giustizia e Sviluppo" (AKP) ha tutte le carte in regola per vincere alle prossime elezioni.
"Le probabilità che resti al potere sono abbastanza alte. E' scontato che raggiungerà la maggioranza. La questione aperta è capire quali saranno i numeri della maggioranza. Per il premier Ahmet Davutoglu e il presidente Recep Tayyip Erdogan è estremamente importante ottenere non solo la maggioranza dei voti, ma avere un alto margine. È necessario per le riforme delineate dal partito e dal presidente, in particolare per il passaggio da un Repubblica parlamentare ad una presidenziale"
Vladimir Avatkov ha osservato che la Turchia è orientata per avvicinarsi con la Russia. Questo corso ovviamente non cambierà dopo le elezioni, ipotizza l'analista.
"L'opinione pubblica turca giudica negativamente i rapporti con la NATO, ancor più negativamente si relaziona con gli USA. E' dovuto ad una lunga storia di relazioni con l'Occidente. Per diversi anni la Turchia ha cercato invano di aderire alla UE. Sempre più persone rinunciano al sogno europeo. Il Paese ha un'ampia cooperazione con la Russia, a prescindere dalle sanzioni occidentali. Sia l'AKP sia il Partito Democratico Popolare sono propensi ad una maggiore intensificazione delle relazioni con la Russia",— ha detto Vladimir Avatkov.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150529/462097.html

venerdì 29 maggio 2015

HUMAN RIGHT WATCH FA PROPAGANDA PER ACCUSARE LA FEDERAZIONE RUSSA DI REPRESSIONE

Human Rights Watch falsifica le foto per accusare la Russia di repressione

L’Organizzazione Human Rights Watch ha pubblicato delle foto che non corrispondono con la realtà di una nazione europea ma lo ha fatto per giustificare la sua campagna mediatica contro Vladimir Putin, lo ha dimostrato un giornale tedesco.
La ONG che si dedica ufficialmente alla ” difesa dei diritti umani”, Human Rights Watch (HRW) falsifica le foto e le diffonde nella rete per giustificare la azioni delle potenze occidentali, mettere in cattiva luce ed accusare la Russia di repressione.
Il giornale tedesco ‘Linke Zeitung’ ha affermato in un articolo che HRW ha pubblicato in cui si vede una donna terrorizzata per causa del massacro avvenuto ad Odessa, spacciato da HRW come un esempio di una “presunta donna russa che viene privata dei suoi diritti dall’autorità russa”.
‘Linke Zeitung’, ha assicurato che la ONG dei diritti umani ricorre a queste foto per corredare la sua campagna contro le “politiche repressive di Putin”, mentre in realtà non dispone di prove per dimostrare questo.
La fotografia che ha pubblicato questo Martedì, era stata presa ad Odessa e la donna che appare in questa foto si vede terrorizzata per le conseguenze dell’incendio della Casa dei Sindacati che fu appiccatio il 2 di Maggio del 2014 e fu eseguito da gruppi estremisti ucraini di organizzazioni neo naziste.
“Human Rights Watch è uno degli strumenti della propaganda e della sobillazione di cui si servono gli USA, ha messo in risalto il giornale, che a sua volta segnala che non è la prima volta che l’organizzazione utilizza queste immagini false per giustificare le posizioni della propaganda imperialista”.
Inoltre il giornale tedesco sottolinea che l’Organizzazione non solo fa questo con la Russia ma attua nello stesso modo nel caso della Siria. Di recente ha pubblicato una su Twitter una presunta foto della città di Kobane per denunciare il governo di Bashar Al Assad, mentre in realtà di mostrava in quella foto una località devastata dai bombardamenti fatti dall’aviazione USA.
Nota: niente di nuovo sotto il sole: si potrebbero documentare centinaia di episodi di questo tipo dove sono protagonisti della falsificazione e della propaganda queste ONG, come Human Rights Watch, come USAID, Open Society ed altre, organizzazioni mascherate da scopi umanitari che in realtà preparano il terreno per le “rivoluzioni colorate”, specialiste nella falsificazione e nella sobillazione per favorire le operazioni coperte della CIA e i cambiamenti di regime per “portare la democrazia”, come è avvenuto in Ucraina ed in altri paesi dell’Est Europa ed di recente in Libia ed in Siria. Sempre quando questi cambiamenti siano favorevoli agli interessi di Washington e dei poteri dominanti.

Fonte:http://www.controinformazione.info/human-rights-watch-falsifica-le-foto-per-accusare-la-russia-di-repressione/#more-11138

TURKISH STREAM, GAZPROM: ANDREMO AVANTI ANCHE SENZA L'UNIONE EUROPEA


La Russia continuerà a sviluppare il progetto Turkish Stream che può contribuire ad aumentare in modo significativo le esportazioni di gas verso l'Europa e il mercato turco, che è in rapida crescita, dicono gli analisti della società d'intelligence Stratfor.
Gazprom ha messo in chiaro che andrà avanti con la costruzione del gasdotto russo-turco indipendentemente dagli ostacoli politici che si dovrebbero creare in Europa, si legge in un rapporto che mette in evidenza lo status della Russia "come il maggior produttore di gas naturale e petrolio del continente" e lo individua come uno dei fattori dell'influenza russa in Europa.
Secondo il rapporto, "gli europei credono che la Russia non continuerà con i suoi piani se l'Europa non avvierà i lavori sulla loro parte dell'infrastruttura per il gas che attualmente riceve dall'infrastruttura che attraversa l'Ucraina".
Tuttavia, aggiunge, Gazprom ha già detto all'Europa che prevede di smettere di usare il percorso attuale di esportazione attraverso l'Ucraina entro il 2019 e dirottare le forniture di gas naturale verso il nuovo gasdotto Turkish Stream.
"La Russia ha investito a sufficienza e ha scorte necessarie per iniziare almeno la costruzione del primo dei quattro gasdotti paralleli del Turkish Stream, ciascuno con una capacità di circa 16miliardi di metri cubi", afferma la pubblicazione.
"Anche se l'Europa non dovesse impegnarsi nel medio termine, Gazprom può utilizzare una versione ridotta del Turkish Stream per rifornire il piccolo ma crescente mercato del gas naturale in Turchia ", scrivono gli esperti di Stratfor.
Gli autori del rapporto sottolineano che il nuovo gasdotto russo-turco dovrebbe sostituire il South Stream che doveva passare attraverso il territorio della Bulgaria. Il progetto di South Stream è stata sospeso dal presidente russo, Vladimir Putin, il 1° dicembre a causa dell'opposizione da parte dell'Unione europea.
"Quasi subito, è stato sostituito con il Turkish Stream. Per la Russia, Turkish Stream ha lo stesso obiettivo del South Stream, ma senza i vincoli politici del trasporto del gas in Bulgaria, membro dell'Unione europea", conclude il rapporto.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11835

NICARAGUA: IL VULCANO TELICA OSCURA IL CIELO


"C'è stata caduta di cenere continua a Posoltega (116 chilometri da Managua), ed sulla strada (Panamericana) vi è la necessità per i veicoli di accendere le luci", ha detto il co-direttore del Sistema nazionale per la prevenzione, Mitigazione e attenzione ai disastri (SINAPRED), Guillermo Gonzalez, in una conferenza stampa.
Il Telica, alto 1.061 metri, si trova a 112 km a nord ovest di Managua.
L'esplosione che oscurava la zona ad ovest del Nicaragua si è verificata tra le 11.34 ora locale (17.34 GMT) e 00:25 ora locale (18.25 GMT), con una colonna di cenere che è salita a più di 700 metri, secondo l'Istituto Nicaraguense di Studi Territoriali ( INET).
"È stata accompagnata da tremore sismico, una forte vibrazione del terreno, a causa della uscita ad alta pressione dei materiali vulcanici, gas e ceneri," ha spiegato Armando Saballos, vulcanologo dell'INETER.
E' stata la più grande esplosione del Telica nel suo ultimo processo eruttivo, iniziato nel mese di maggio.
Il SINAPRED ha proibito alle persone di avvicinarsi a meno di 1500 metri del cratere e ha attivato i Comitati per la prevenzione, mitigazione e l'attenzione ai disastri nei dipartimenti di León e Chinandega.
La preoccupazione in questo momento è che le persone siano protette dalle ceneri, che possono contaminare l'acqua potabile e il cibo.

Fonte:http://www.thedayafterjournal.com/2015/05/il-vulcano-telica-ruggisce-e-oscura-il.html

INDONESIA: LA GENTE SOFFRE DI DEPRESSIONE A CAUSA DEI CONTINUI FENOMENI ERUTTIVI DEL SINABUNG


L'allerta presso il vulcano Sinabung nel Nord Sumatra (Indonesia) è ancora alta dato che l'attività rimane intensa. Le eruzioni in corso stanno creando problemi psicologici sui residenti, visto che il problema perdura ormai da parecchio tempo.
Il vulcano ha eruttato due volte presto ieri, alle 01:21 e 3:30 del mattino, e ha inviato calde nubi di ceneri verso sud. La stazione di rilevamento del Sinabung ha registrato almeno 87 terremoti tettonici e fuoriuscite di flussi di lava tra le 00:00-12:00.
Un membro del personale della stazione di osservazione Deri Alhidayat ha detto che l'intensità vulcanica negli ultimi giorni ha mostrato un aumento significativo, evidente dai terremoti tettonici che avvengono finora.
Le eruzioni, secondo gli esperti, potrebbero proseguire per un lungo periodo di tempo. Sono stati esortati i residenti che vivono intorno alla montagna ad accrescere la loro consapevolezza riguardo a questo.


Fonte:http://www.thejakartapost.com/news/2015/05/28/mt-sinabung-eruptions-residents-woes-continue.html

ISOLE GALAPAGOS: INTENSA ERUZIONE DEL VULCANO WOLF E FIUMI DI LAVA IN MARE


Un'intensa eruzione è iniziata sul vulcano Wolf, che si trova sull'isola di Isabella, nell'arcipelago delle Galapagos.
Intorno alle 23:50 del 26 maggio, le stazioni sismiche installate dall'Istituto Geofisico hanno iniziato a a registrare segnali di eventi che si sono verificati più in prossimità del vulcano Wolf soprattutto alla stazione più vicina, che è a circa 20 km a sud-ovest del vulcano.
Il vulcano Wolf si trova nella parte settentrionale di Isabela. Si tratta di un vulcano attivo e l'ultima eruzione ha avuto luogo nel mese di agosto 1982.
Wolf, il più alto vulcano delle isole Galapagos, a cavallo tra l'equatore a nord della più grande isola dell'arcipelago, Isabela.
Di 1710 metri di altezza il complesso vulcanico è dotato di pendii più ripidi rispetto alla maggior parte degli altri vulcani dell'isola di Isabela, raggiungendo angoli fino a 35 gradi.
E' indubbio che l'eruzione lavica avrà effetti sia sulla fauna e la flora locali e marine.

Nel corso degli ultimi giorni la fase eruttiva sembra essere giò in significativa decrescita.

Nella notte di ieri il flusso di lava ha raggiunto il mare resta da vedere l'impatto che tutto ciò avrà sulle specie marine.


Fonti:
http://volcansvanuatueruptionsgb.blogspot.it/2015/05/26052015-isabella-popocatepetl-piton-de.html

GIAPPONE: IL VULCANIO KUCHINOERABUJIMA SI RISVEGLIA CON UNA GRANDE ERUZIONE


Una potente eruzione vulcaniana si è verificata questa mattina alle 11:02 ora locale, sul vulcano.
L'eruzione - una massiccia esplosione verticale e parzialmente laterale, si è verificata con apparentemente poco avviso e prodotto grandi flussi piroclastici per il collasso della colonna di detriti incandescenti.
Un alto fungo di cenere è rapidamente salito a circa 12 km di altitudine (36.000 piedi).

JMA ha alzato il livello di allerta al massimo (5 su 5) e le autorità hanno ordinato l'evacuazione immediata dei 130 abitanti.
I primi rapporti dicono che non ci vittime o danni significativi, anche se questo sembra quasi troppo bello per essere vero, a giudicare dal punto di vista di un massiccio flusso piroclastico che ha travolto la costa nei pressi del porto della piccola isola.

Un'altra forte eruzione si è verificata anche in un'altro vulcano vicino, Sakurajima, dove un'imponente colonna di cenere ha raggiunto un altezza di sette chilometri.



Fonti:
http://volcansvanuatueruptionsgb.blogspot.it/2015/05/29052015-kuchinoerabujima-wolf-nevado.html
http://www.volcanodiscovery.com/sakurajima/news/53160/Sakurajima-volcano-Japan-strong-explosions-ash-plume-to-14-20000-ft-4-6-km-altitude.html

giovedì 28 maggio 2015

REPUBBLICA CECA: ALTRA MANGANELLATA ALL'EUROPEISMO

Il vice capo del partito comunista ceco Jiří Dolejš si è detto scettico in merito alla possibilità di introdurre l’euro nei prossimi tre anni.

Durante l'intervista rilasciata a Sputnik Repubblica Ceca ha affermato che:
"Penso che si tratti di una dichiarazione con lo scopo di compensare l'euroscetticismo del presidente che ha preceduto Zeman, Václav Klaus. Quest'ottimismo non è condiviso né dalla dirigenza della Banca Nazionale né dal governo. Anche a livello esecutivo la preparazione all'adozione dell'euro non ha avuto grandi progressi (la trasformazione della Banca Centrale, la legislazione). In questo periodo elettorale non credo che tutto ciò sia possibile. Questa decisione può essere presa dopo le elezioni del 2017. Il partito comunista della Repubblica Ceca accoglierebbe positivamente la decisione di entrare nell'eurozona, presa dai cittadini al referendum."
Un sondaggio in Repubblica Ceca effettuato a metà maggio dal Centro Studi dell'opinione pubblica, ha rilevato che il 70% dei cechi sono contrari all'adozione dell'euro.
Dolejš commentando i risultati ha detto che:
"La cifra è sorprendentemente alta. Rispetto ai dati precedenti lo scetticismo cresce e i prossimi sondaggi mostreranno se si tratta di una vera e propria tendenza. La gente ha paura, per esempio, di partecipare nei meccanismi di stabilizzazione della zona euro, soprattutto oggigiorno visti i problemi con la Grecia e gli altri Paesi debitori. La posizione dei cechi non è stata peraltro influenzata dalla Slovacchia, Paese che ha già adottato l'euro senza riscontrare particolari difficoltà".

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150528/455688.html#ixzz3bRhlAlJ2


mercoledì 27 maggio 2015

SALVINI: SE L'UNIONE EUROPEA E' UNA ROVINA, ORGANIZZIAMOCI DA SE'


''L'Europa sta massacrando il lavoro e l'economia italiana. Ci chiede di tagliare le pensioni. Ci chiede di tagliare la sanita'. Ma si faccia un po' gli affari suoi''. Nuovo affondo contro l'Ue da parte di Matteo Salvini, ad Agora' su Rai 3. ''L'Europa - riprende il leader della Lega - ci dia una mano sull'immigrazione quando serve e non rompa... su tutto il resto''. E ''se l'Italia per l'Europa e' solo una solenne fregatura, allora - rilancia - facciamo da soli''.

Fonte:http://www.ilnord.it/b-5981_SALVINI_SE_LA_UE_PER_LITALIA_E_UNA_COLOSSALE_FREGATURA_FACCIAMO_DA_SOLI

VLADIMIR PUTIN: LA RUSSIA SOSTITUIRA LE IMPORTAZIONI CON LOGICA, SENZA FRENESIA

La Russia non ha intenzione di sostituire senza logica e freneticamente le importazioni, non è un obbligo imprescindibile, ha dichiarato il presidente russo Vladimir Putin durante il suo intervento al forum economico "Business Russia."

Allo stesso tempo, secondo il capo di Stato russo, è necessario sfruttare l'attuale situazione dell'economia.
La sostituzione delle importazioni non è un obbligo imprescindibile, non cambieremo tutto ingenuamente e senza logica",
— ha detto il presidente Vladimir Putin al forum economico "Business Russia". —
Devono essere sostituite le importazioni dove possiamo creare una nostra produzione nazionale e dove bisogna riniziare dall'inizio. Per questo dobbiamo cercare di approfittare della situazione attuale relativa alla dinamica del tasso di cambio e alle limitazioni introdotte dai nostri partner".
La Russia sostituisce le importazioni "non per dissociarsi" dagli altri Paesi, ma per dare impulso al proprio sviluppo industriale, ha sottolineato il presidente.

Fonte:http://it.sputniknews.com/economia/20150526/443295.html#ixzz3bMDAERVK


GLI STATI UNITI NEL MONDO PERDONO POTERE PER LE AZIONI LUNGIMIRANTI DI PUTIN

I tentativi di tenere al guinzaglio la Russia si sono rivelati un fiasco totale per gli Stati Uniti, non solo perché Mosca non si sente una vittima impotente, ma stipula inoltre brillanti accordi economici, militari e politici con tutti i Paesi del mondo, afferma il professore dell'Università di Princeton William Engdahl.

A Washington si sono resi conto che sullo sfondo degli eventi degli ultimi 6 mesi gli Stati Uniti stanno rapidamente perdendo la propria influenza nel mondo e gran parte è merito delle azioni studiate della leadership russa. Proprio questo spiega la visita inaspettata del segretario di Stato USA John Kerry a Sochi per colloqui con Sergey Lavrov e Vladimir Putin, ritiene il dottore in Scienze Politiche e docente dell'Università di Princeton William Engdahl.
Il professor sostiene che i tentativi da parte degli Stati Uniti di tenere ferma la Russia "al suo posto" sono falliti su tutti i fronti. Da un lato la strategia americana sul petrolio, che avrebbe dovuto mettere al tappeto l'economia russa, ha colpito più proprio gli Stati Uniti. Engdahl è convinto che l'accordo degli USA con l'Arabia Saudita per tenere bassi i prezzi del petrolio abbia inferto un colpo più duro ai produttori americani di olio di scisto, la cui produzione è diventata non profittevole, per questo molte società si sono trovate in difficoltà nel ripagare i debiti alle banche.
Riferendosi sulle opinioni degli analisti americani, Engdahl afferma che, per ottenere profitti cospicui, i produttori americani hanno bisogno di prezzi del petrolio almeno di 120 dollari al barile. Secondo Engdahl, molte compagnie petrolifere americane rischiano la bancarotta, cosa che potrebbe provocare

"uno tsunami finanziario, simile alla crisi scatenata dal crack di Lehman Brothers nel 2008."

Un ultima analisi una nuova crisi minaccerebbe il primato del dollaro come valuta di riserva mondiale.
Inoltre Engdahl è convinto che nel tentativo di scatenare una guerra totale con la Russia, gli Stati Uniti hanno fatto un grosso errore geopolitico che può trasformarsi in un incubo per Washington: il fallimentare colpo di stato in Ucraina.

La Russia non si sente una vittima impotente e non si lascia intimorire dai tentativi americani di isolarla. Putin ha dato il via ad una serie di brillanti affari militari e politici con Paesi stranieri che hanno segnato il nuovo colosso economico euroasiatico, che in futuro competerà con gli Stati Uniti nel ruolo di superpotenza mondiale,"— scrive il professor ed osserva che

"a questo punto Washington finalmente capirà la stupidità delle sue provocazioni contro la Russia in Ucraina e nel mondo."

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150527/447875.html




LA TRANSINISTRIA SI SENTE MINACCIATA E CHIEDE L'INTERVENTO DI VLADIMIR PUTIN


In Transnistria i rappresentanti di 66 organizzazioni pubbliche hanno deciso in una riunione tenuta di preparare il ritorno della Russia al Partito del presidente Vladimir Putin, al fine di chiedere la protezione contro qualsiasi minaccia esterna.
"Vorremmo fare appello al partito di Vladimir Putin, che se sorgesse una sorta di minaccia per la Transnistria, se la prenda come garante di pace del territorio della Transnistria, e prendere tutte le misure necessarie per: politici, diplomatici, economici, sanzioni decise a vista, e, naturalmente, il rischio di altre misure" ha detto la rappresentante femminile dell'Unione Nazionale della Transnistria, Tatyana Dolišnjaja.

CINQUE OCCHI E RIVOLUZIONI COLORATE


L’ultima informazione da Edward Snowden è la presentazione PowerPoint classificata dalla National Security Agency (NSA) che descrive dettagliatamente come l’alleanza dell’intellgience elettronica dei Cinque Occhi tra Stati Uniti, Gran Bretagna, Canada, Australia e Nuova Zelanda ha cospirato con i promotori delle rivoluzioni basate sui social media, come la “primavera araba”, per abbattere governi eletti democraticamente e no. Tuttavia, le diapositive di PowerPoint sono state parzialmente redatte nei punti chiave dai dubbi censori di First Look Media, finanziati dal fondatore di e-Bay, il miliardario Pierre Omidyar.
Le diapositive di PowerPoint illustrano come, nel novembre 2011, NSA; Communications Security Establishment (CSE) del Canada, oggi Communications Security Establishment Canada (CSEC); Defense Signals Directorate (DSD) dell’Australia, oggi Australian Signals Directorate (ASD); Government Communications Security Bureau (GCSB) della Nuova Zelanda; e Government Communications Headquarters (GCHQ) inglese crearono un metodo non solo per monitorare, ma controllare cellulari e social network utilizzati per le rivolte socio-politiche. Il programma, noto come “Synergizing Network Analysis Tradecraft”, è stato sviluppato dal Network Tradecraft Advancement Team o NTAT dei Cinque Occhi. Gli sforzi della NTAT erano diretti contro dispositivi con cui “i servizi voce e dati interagiscono”.
Questi dispositivi comprendono smart phone e altri dispositivi dati e vocali portatili. Nel novembre 2011 le rivolte della primavera araba erano in pieno svolgimento con i governi del tunisino Zin Abidin Bin Ali, dell’egiziano Hosni Mubaraq e del libico Muammar Gheddafi rovesciati, e disordini antigovernativi in Siria, Yemen, Bahrayn e Marocco. I Cinque Occhi s’incontrarono per discutere come utilizzare l’operazione classificata dal nome in codice IRRITANT HORN, in future “primavere arabe” in “diversi Paesi”. Gli esperti dell’intelligence dei segnali formularono piani per utilizzare le lezioni apprese nella primavera araba attaccando i server in “Paesi non dei Cinque Occhi” sfruttando operazioni MITM (“man-in-the-middle“) e di “raccolta dati sul posto e in transito”.
Un’operazione per sfruttare le reti mobili correlata aveva il nome in codice CRAFTY SHACK. Le diapositive mostrano che tra i Paesi in cui i server per applicazioni mobili furono colpiti dai Cinque Occhi vi erano Francia, Cuba, Senegal, Marocco, Svizzera, Bahamas e Russia. Le informazioni cercate dai partner dell’intelligence dei segnali occidentali includevano “geolocalizzazione e informazioni sulla proprietà della rete di ogni indirizzo IP” consistenti nel “nome del proprietario della rete, nome del gestore, ASN (rete di servizi avanzati), continente, Paese, regione, città, latitudine e longitudine e ogni altro dettaglio correlato”. Non interessavano ai Cinque Occhi applicazioni come Google, mobile banking e iTunes. È interessante notare che, secondo un PowerPoint TOP SECRET/SI (Intelligence Speciale), un sistema dei Cinque Occhi dal nome in codice EONBLUE fu utilizzato per colpire gli utenti Blackberry in Arabia Saudita.
Di tutti i Paesi in cui le manifestazioni della primavera araba iniziarono, l’Arabia Saudita agì rapidamente reprimendo brutalmente le proteste di piazza. L’interesse dei Cinque Occhi nelle comunicazioni mobili dell’Arabia Saudita, durante le operazioni IRRITANTE HORN, indicherebbe l’esistenza di un doppio scopo in tale sorveglianza. NSA e partner, nell’azione offensiva della “guerra dell’informazione”, potrebbero aver guidato i manifestanti in Egitto, Libia, Siria e altri Paesi nelle sommosse antigovernative attraverso le operazioni MITM, mentre avvertirono le autorità in Arabia Saudita sui piani per inscenare dimostrazioni antigovernative nel Paese. Un’altra operazione dei Cinque Occhi mirava a Samsung, Nokia e altri utenti della rete mobile Warid-Congo nella Repubblica del Congo. CSE vantava in una diapositiva di PowerPoint di avere “l’elenco degli smartphone più popolari tra i clienti di Warid Congo e i numeri dei loro international mobile subscriber identity (IMSI)”. Gli IMSI sono assegnati ad ogni utente GSM. Warid, di proprietà dello sceicco Nahayan bin Mubaraq al-Nahayan, ministro della cultura, gioventù e sviluppo sociale degli Emirati Arabi Uniti, di Abu Dhabi, fornisce anche servizi di telefonia mobile in Uganda, Repubblica di Georgia, Costa d’Avorio e Pakistan.
L’interesse dei Cinque Occhi nel fomentare una rivolta sociale basata sui media nella Repubblica del Congo è interessante. Il Paese è guidato dal 1997 dall’autoritario presidente Denis Sassou-Nguesso considerato fermamente filo-francese. La Repubblica del Congo è uno dei principali produttori di petrolio della regione e l’alleanza anglofona dei Cinque Occhi certamente è interessata a sostituire il presidente con uno più in linea con Stati Uniti e Gran Bretagna.
L’interesse sul Congo fornisce altre prove sugli analisti militari e civili NSA, che trascorrono lunghe ore di guardia, dedicando le loro carriere in sostanza più alle compagnie petrolifere inglesi e degli Stati Uniti che alla sicurezza nazionale. Appena quattro mesi dopo la riunione NTAT dei Cinque Occhi, una protesta di massa parzialmente basata sui social media esplose nel quartiere Talangai di Brazzaville, capitale congolese.
In un dispaccio dall’ambasciata degli Stati Uniti a Brazzaville del 26 marzo 2012 si legge: “I manifestanti esprimono malcontento verso il governo della Repubblica del Congo, per la gestione delle indennità a coloro che hanno perso le case nell’esplosione del deposito di munizioni del Reggimento Blindato, il 4 marzo. Fonti dell’ambasciata hanno riferito di aver udito colpi di pistola nel luogo della protesta, sulla Marien Ngouabi Avenue, vicino al mercato Talangai.
I manifestanti marciano verso il Palazzo Presidenziale. Ai cittadini degli Stati Uniti si consiglia di evitare il quartiere Talangai e l’area circostante il palazzo presidenziale per tutto il giorno”. L’ambasciata sembrava conoscere i piani dei manifestanti, forse con l’aiuto dell’intelligence fornita da IRRITANT HORN e CRAFTY SHACK. Nel gennaio 2012, appena due mesi dopo la riunione NTAT, proteste anti-governative scoppiarono in Senegal, altro Paese preso di mira da IRRITANT HORN/CRAFTY SHACK, dopo che il presidente Abdoulaye Wade, sostenitore degli Stati Uniti d’Africa di Muammar Gheddafi, annunciò che avrebbe concorso per un terzo mandato. La portavoce del dipartimento di Stato di allora, l’infame Victoria Nuland di “euromajdan”, esortò l’85.enne Wade a passare il potere a “The Next Generation”. Wade fu sconfitto alle elezioni il mese dopo lo scoppio dei disordini violenti a Dakar, capitale del Senegal. OSI e International Crisis Group pesantemente finanziati da Soros, diedero un sostegno significativo alle proteste di Brazzaville e Dakar.
Le diapositive di PowerPoint descrivono anche un browser web mobile cinese fu scoperto da un analista del GCHQ “perdere” IMSI; gli MSISDN (Mobile International Subscriber Numbers Directory) collegati alle carte SIM; le International Mobile Station Equipment Identities (IMEI) univoche per ogni dispositivo mobile utilizzato, tra l’altro, per tracciare cellulari rubati o “in fuga”; e altre informazioni specifiche dei dispositivi. Anche se parzialmente redatto, l’ultima rivelazione sul NSA conferma il nesso tra sorveglianza dell’intelligence dei Cinque Occhi e misure attive a sostegno del rovesciamento dei governi in Medio Oriente e altrove. Le informazioni verificano la convergenza tra “rivoluzioni colorate” della rete Open Society Institute (OSI) di George Soros e del National Endowment for Democracy (NED) e attività di sorveglianza dei Cinque Occhi. C’è anche una correlazione evidente tra l’operazione dei “falsi Twitter” dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID) a Cuba, noto come “Zun Zuneo”, e IRRITANT HORN. Zun Zuneo o “Proyecto ZZ”, mirava a formare “folle intelligenti” a Cuba per protestare contro il governo e cercarne il rovesciamento con la “primavera cubana”.
E’ importante notare che IRRITANT HORN mirava a sorvegliare la rete mobile e i social media di Cuba e alle operazioni MITM. Zun Zuneo utilizzava due aziende del Costa Rica, Contractor Creative Associates International e Mobile Accord of Denver, che ottennero 400000 numeri di cellulare della Cubacel, che ora appaiono nel programma IRRITANT HORN dei Cinque Oocchi, ed iniziarono ad inviare messaggi di testo sui Twitter cubani, presumibilmente provenienti dalla Spagna.
A Zun Zuneo partecipava anche una società di copertura nelle Isole Cayman, MovilChat, che utilizzava un conto corrente bancario per finanziare segretamente Zun Zuneo. Il finanziamento dell’USAID a Zun Zuneo fu distolto segretamente da un ignoto progetto USAID in Pakistan. Il conto bancario utilizzato da USAID e MovilChat era presso la filiale delle Isole Cayman della Banca delle Bermuda NT Butterfield & Son Ltd. The Carlyle Group, insieme alla Canadian Imperial Bank of Commerce (CIBC) è azionista della banca.
USAID ha utilizzato una tecnologia simile a Zun Zuneo per mobilitare “folle intelligenti” in Moldova, Filippine e Ucraina.
Il 1 maggio 2014, le proteste di massa contro il governo della Cambogia sembra siano state istigate da un’operazione stile “folla intelligente” via Twitter di USAID/CIA. Affinando la loro “tradecraft network” nei Paesi arabi e a Cuba, i Cinque Occhi erano ben preparati a sostenere l’insurrezione di Piazza Maidan a Kiev nei primi mesi del 2014. Il programma IRRITANT HORN rivela che non c’è differenza tra le operazioni di “manipolazione della democrazia” di Soros e Nuland e la sorveglianza dei social media dell’alleanza dei Cinque Occhi.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/05/26/cinque-occhi-e-rivoluzioni-colorate/

IL KIRGHIZISTAN ADERISCE ALL'UNIONE EURASIATICA

Il parlamento del Kirghizistan ha approvato la ratifica

L'Unione Economica Eurasiatica è una integrazione economica che comprende cinque ex repubbliche sovietiche di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Armenia, stabilita il 1 Gennaio 2015.
Il sindacato si propone di realizzare la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro attraverso i suoi paesi membri.
Oò Kirghizistan è stato accettato al EEU lo scorso dicembre.
L'Unione mira a creare un mercato unico economico da parte dell'Unione europea in Cina.

Fonte:http://sputniknews.com/politics/20150521/1022395541.html

L'EGITTO CHIEDE ALLA FEDERAZIONE RUSSA DI REALIZZARE UNA ZONA DI LIBERO SCAMBIO CON L'UNIONE EURASIATICA


L'Egitto ha inviato una richiesta alla Russia di creare una zona di libero scambio con l'Unione economica eurasiatica (EEU), lo afferma Denis Manturov il ministro russo dell'Industria e del Commercio.
"Una richiesta ufficiale da parte dell'Egitto è stata ricevuta, oggi abbiamo ricevuto una copia di essa al fine di studiarla e aiutarli in base [alla richiesta] come siamo interessati", ha detto alla televisione Manturov Rossiya-24.
Negli ultimi anni, Mosca e Il Cairo hanno rafforzatoi rapporti militari, il commercio, la sicurezza e la cooperazione economica.
All'inizio di questa settimana, il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha approvato un accordo di zona di libero scambio tra la EEU e il Vietnam.
L' EEU, entrato ufficialmente in vigore il 1 ° gennaio comprendendo Armenia, Bielorussia, Kazakistan e Russia.
Il blocco si propone di realizzare la libera circolazione di beni, servizi, capitali e lavoro attraverso i suoi Stati membri, con disposizioni per una maggiore integrazione in futuro.

Fonte:http://sputniknews.com/business/20150527/1022598623.html

UNIONE EUROPEA: DURO COLPO DA PARTE DI UN DEPUTATO DEL PARTITO UKIP

PUTIN: SENZA L'AGGRESSIONE STATUNITENSE ALL'IRAQ NON ESISTEREBBE LO STATO ISLAMICO

Putin incontra i segretari dei Consigli di sicurezza degli Stati membri del blocco BRICS.

I paesi che oggi soffrono la violenza dello Stato islamico “non hanno avuto il terrorismo” prima dell’attacco militare di paesi occidentali senza l’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, ha detto martedì il presidente russo Vladimir Putin.
“Urge una rettifica di tutto ciò che è accaduto negli ultimi anni sulla scena internazionale”, ha detto Putin questo 26 maggio in un incontro con i segretari dei Consigli di sicurezza degli Stati membri del blocco BRICS. Come esempio della necessità di questi aggiustamenti, il presidente russo ha citato il caso della Stato islamico, riporta l’agenzia di stampa Tass.
“Sappiamo quello che sta accadendo ora, per esempio, in Medio Oriente, nel Nord Africa. Sappiamo che i problemi legati al gruppo terroristico che si fa chiamare ‘Stato islamico’. Ma i paesi dove oggi questo gruppo è fiorente non avevano conosciuto il terrorismo prima di un intervento assolutamente inaccettabile, senza ulteriori risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, ha sottolineato il presidente russo.

Fonte:http://www.informarexresistere.fr/2015/05/27/putin-non-ci-sarebbe-nessun-stato-islamico-se-gli-usa-non-avessero-invaso-liraq/

VIKTOR ORBAN CONTINUA A ISTRUIRE GLI EUROPEISTI

Sono convinto che è un approccio pericoloso se dichiariamo che non esiste nessun problema e spalanchiamo le porte per far entrare chiunque voglia entrare. I fatti parlano chiaramente, c’è un’enorme pressione di migrazione sull’Europa di oggi.”

Viktor Orbán di nuovo ha dato una lezione agli eurocratici.
C’è una pressione di migrazione enorme sull’Europa… Chi altro potrebbe sentirlo meglio sulla propria pelle se non il cittadino italiano. Ogni giorno arrivano centinaia, migliaia di immigrati in Italia. I più fortunati arrivano…agli altri tocca invece sfortunatamente la morte senza senso.
Lo stesso viene risentito anche da tanti cittadini ungheresi. Dai paesi più poveri dei Balcani e dalle viscere profonde dell’Asia ogni giorno arrivano centinaia di persone con contrabbando in Ungheria. Ormai è un’immagine abituale davanti agli uffici comunali e alle polizie dei comuni di confine il gruppo di rifugiati composto da persone nullafacenti di origine africana ed asiatica. Nei loro occhi la paura, la perplessità, la disperazione.
Sono arrivati perché gli avevano promesso del bello e del buono. Gli hanno promesso il benessere europeo per loro inconcepibile ed inimmaginabile. Assistenza sanitaria, cibo in abbondanza, case confortevoli. Una volta arrivati capiscono di essere stati ingannati.
Neanche qua tutti sono benestanti e ricchi, neanche qua tutto è dovuto gratuitamente. Bisogna lavorare, spesso lungo tutta la vita. Lavorare avendo terminato precedentemente degli studi, conoscendo la lingua, avendo una famiglia, una comunità di appoggio, una rete sociale per cui loro stessi ed i loro antenati avevano lavorato sodo, avendo dei beni che erano stati accumulati attraverso le varie generazioni, quindi avendo uno sfondo per la vita di qua. I profughi immigrati di tutto questo non hanno niente. Né la conoscenza generale, né la conoscenza della lingua, né i rapporti, né una comunità, né la rete sociale e neanche i beni. Non hanno altro che la loro vita ed anche quella è affidata alla gentilezza altrui. E questo purtroppo nel loro caso persiste per un lungo periodo di tempo.
In questa situazione esistono ragionevolmente due soluzioni. L’Europa accoglie tutti e prende la responsabilità di mantenere tutti con i beni prodotti dai propri cittadini per anni, magari per decenni. Gli dà da mangiare, i vestiti, li cura, gli assicura un’istruzione e gli garantisce un’abitazione perché nell’Europa colpita dall’alto tasso di disoccupazione, ovviamente queste persone non riescono ad entrare nel mercato del lavoro.
L’altra soluzione è che dichiariamo che questo non può andare avanti così. Dichiariamo che l’Europa è solidale con tutti quelli che sono in pericolo per la loro origine o per la loro fede. Se si rifugiano da noi li proteggiamo e se la situazione si stabilizza possibilmente appoggiamo il loro ritorno a casa. Ma non accogliamo quelli che sono attratti solo dal benessere europeo e per decenni richiedono il mantenimento da parte dei cittadini europei senza una minima possibilità di reciprocità. Se arrivano li mandiamo indietro da dove sono partiti in modo conseguente perché loro non sono profughi, ma solo degli immigrati economici partiti nella speranza del benessere
In Europa fino a poco tempo fa la prima soluzione era la pratica comune. Ma per oggi l’Europa si è riempita. I suoi cittadini colpiti dalla disoccupazione e dalla crisi fanno sempre più fatica a capire perché le tasse che pagano non vengono usati per creare posti di lavoro anziché spenderle senza fine e senza senso per gli immigrati economici.
I regnanti leader di opinione liberalisti e di sinistra fino a poco tempo fa riuscivano a far credere dalla maggior parte delle persone che questo era buono e giusto così. Ma che cosa vedeva il cittadino italiano, spagnolo, svedese, francese, tedesco ed ungherese? Che più immigrati economici aiutiamo, più ne arrivano. Se aiutiamo una famiglia, ne arrivano subito altre due.E questo aiuto non ha nessun risultato.
La folla che influisce non arriva principalmente dalle vecchie colonie, già con una conoscenza di lingua e con rapporti familiari già presenti. No. Loro non parlano la lingua e non possiedono rapporti familiari. Semplicemente non sussiste nessuna condizione per vivere una vita normale qua da noi. In questa situazione, forse ormai nell’ultima ora, quando si può ancora fare qualcosa sono arrivati i politici europei che hanno avuto il coraggio di dire che così non può andare avanti. Berlusconi, Cameron, Hollande e Viktor Orbán. Anzi, non solo hanno pronunciato ciò che sempre più cittadini europei pensano, ma hanno avuto anche il coraggio di agire. In Ungheria per esempio la questione dell’immigrazione è stata cancellata dalla lista degli argomenti tabù.
Viktor Orbán ha pensato che, non era sufficiente che alle elezioni democratiche aveva ottenuto la delega a governare dal 2/3 della popolazione, ma che fosse giusto chiedere agli elettori con una cosiddetta consultazione nazionale su cosa deve fare il governo ungherese con la massa degli immigrati economici sempre più numerosa e sempre più difficile da gestire. I liberali ed i leader di opinione della sinistra europei subito si sono movimentati. Perché finora loro dichiaravano di agire nel nome del popolo, che la loro parola era la parola dei cittadini. Solo che da questo sondaggio consultazione che riguardava l’opinione di milioni di persone è riemerso che il popolo ne pensa ben diversamente da loro. E di questo hanno tanta paura, se salta fuori che esiste un paese a cui non si può forzare l’ideologia liberale stupida e demagogica. Perché queste cose secondo le esperienze non si fermano mica ai confini ungheresi. 4-5 anni fa gli altri discorsi simili di Orbán -che hanno fatto cadere delle tabù- hanno dato un esempio.
Le tasse alle banche, le tasse settoriali, le tasse alle multinazionali tanto maledette dai liberali e da quelli della sinistra, oggi sono ormai una pratica comune quasi in tutti i paesi dell’Unione Europea. Se Orbán avrà successo nella questione dell’immigrazione allora potrebbe facilmente accadere che presto i politici che agiscono secondo i suoi criteri saranno in maggioranza nell’Unione mettendo così un altro grande chiodo nella bara del liberalismo che divinizza la multiculturalità sfrenata. Orbán durante l’ultimo dibattito a Bruxelles ha dichiarato ciò che secondo i liberali è il pensiero satanico: „Noi parliamo direttamente ed apertamente anche di questo fatto e facciamo sapere il nostro parere. Che noi ungheresi vorremmo che l’Europa restasse degli europei e vorremmo conservare anche l’Ungheria per il paese degli ungheresi.” Se abbiamo un po’ di razione, capiamo subito che in Europa tutte le persone con un po’ di sale in zucca hanno gli stessi sentimenti e ritengono normale questo. Sicuramente la maggior parte degli italiani vorrebbe che i suoi nipoti, pronipoti fossero italiani in Italia. Vuole centellinare buoni vini italiani con una buona pasta italiana. Neanche gli italiani vorrebbero diventare minoranza nella terra dei loro antenati. E neanche i francesi, gli svedesi, i tedeschi e gli spagnoli lo vorrebbero. Nessuno lo vorrebbe. In pratica di questo ha parlato Orbán Viktor a Bruxelles. Ha detto finalmente davanti al pubblico europeo ciò che ogni persona con un po’ di intelligenza pensa di questo argomento.
Ai liberali sciocchi „te lo dico io” non è rimasta altra arma che urlare con bocca sbavante, raccontare calunnie e una montagna di bugie. Orbán li ha disonorati davanti al pubblico dell’Europa e da questo punto di vista è completamente indifferente cosa scrive il media dei gruppi di interesse nelle mani della sinistra e dei liberali. Chi ha visto e sentito Viktor Orbán ha potuto di nuovo realizzare che il Primo Ministro ungherese parla del problema reale ed è lui che offre una soluzione reale. Orbán ha parlato nella lingua dei cittadini europei, ha verbalizzato i loro pensieri, le loro paure, le loro preoccupazioni ed ha affrontato gli eurocratici con i loro difetti dicendo: „Sono convinto che è un approccio pericoloso se dichiariamo che non esiste nessun problema e spalanchiamo le porte per far entrare chiunque voglia entrare. I fatti parlano chiaramente, c’è un’enorme pressione di migrazione sull’Europa di oggi.”
E’ sano di mente chi mette in dubbio questo? Evidentemente no. Orbán non a caso si è presentato di nuovo all’incontro del Parlamento Europeo. Voleva che queste parole venissero sentite da un pubblico ampio. Talmente ampio da non poter più mettere la polvere sotto il tappeto. Che la strategia ha funzionato, lo dimostra bene il fatto che in Germania, nella roccaforte dei liberali e di quelli di sinistra, nel giornale di prestigio, l’autore di prestigio il giorno successivo ha condiviso con i lettori gli stessi identici pensieri, argomenti e risultati di cui il Primo Ministro ungherese aveva parlato. Orbán inoltre ha girato indietro „l’arma della libertà” maestrevolmente contro i liberali: „L’Ungheria sostiene l’idea europea sulla libertà di espressione, infatti vuole decidere da se sul volere o no degli immigrati.” Tutti possono percepire che è finito il monopolio di opinione, è finito in Europa quel periodo quando sulla libertà di espressione intendevano avere lo stesso parere dei liberali e non è permesso avere altre opinioni. Il che evidentemente è una sciocchezza, ma finora nessun politico leader europeo ha avuto il coraggio di dirlo.Orbán anche in questa lotta ha avuto un ruolo da pioniere, ha dato una lezione agli eurocratici sciocchi. Viktor Orbán ormai due volte è venuto, ha visto e ha vinto.
Possiamo essere sicuri che il Primo Ministro ungherese di nuovo troverà seguaci, compagni nell’Unione Europea. Il Primo Ministro britannico che ha vinto per grande dispiacere e dolore degli eurocratici, vuole personalmente consultare con Viktor Orbán sul da fare insieme. Sicuramente non saranno solo in due per lungo tempo.L’Europa ed i paesi storici dell’Europa semplicemente passeranno oltre alle sciocchezze dei liberali eurocratici, perché sono consapevoli che Europa continua ad essere europeo, oppure non ci sarà più.

Fonte:http://www.informarexresistere.fr/2015/05/27/ungheria-orban-ha-dato-di-nuovo-una-lezione-agli-eurocratici-tonti/

REPUBBLICA CINESE: CONFERMATA L'ATTENZIONE A "MARI LONTANI"


Mentre nel Mar cinese meridionale aumentano le provocazioni da parte statunitense - sorvoli militari su isole contese ma sotto controllo di Pechino - la Cina popolare ha pubblicato il nuovo Libro bianco sulla strategia militare. In un “mondo che - si legge nel testo - sta subendo profondi cambiamenti” e con connessioni sono sempre più profonde, la Cina ribadisce di voler proseguire sulla strada dello sviluppo pacifico, della politica estera indipendente (traduzione: senza la conclusione di formali alleanze), della politica nazionale di difesa di natura pacifica e dell’opposizione all’egemonismo e alla politica di potenza.
In un contesto internazionale giudicato prevalentemente pacifico, con basse possibilità di una guerra mondiale, è tuttavia riscontrabile la persistenza di una tendenza all’egemonismo e all’interventismo tipico della politica di potenza. E la nuova centralità dell’area Asia-Pacifico nel contesto globale, porta inevitabilmente alla luce alcune tensioni che il Libro bianco elenca esplicitamente e collega alla strategia Usa del “Pivot to Asia”, con conseguente aumento delle forze militari e la riattivazione delle alleanze militari, al ritorno sulla scena del Giappone con la sua volontà di abbandonare il pacifismo post guerra mondiale, e alle provocazione dei Paesi vicini sul Mar cinese meridionale.
Ma le novità - anche se sono il frutto di riflessioni già in atto da tempo in ambito militare - non mancano certo e sono legate proprio alla crescente proiezione politico-diplomatica cinese e alla centralità delle vie di comunicazione internazionali per il proseguimento dello sviluppo economico e il raggiungimento dei due “obiettivi secolari” della dirigenza comunista (una società moderatamente prospera nel 2021 e un paese socialista moderno prospero, forte, democratico, culturalmente avanzato e armonioso per il 2049): è giunto ormai il tempo di abbandonare il pensiero strategico collegato alla “priorità della terraferma sul mare” a vantaggio della difesa dei mari e degli oceani e della tutela dei diritti e degli interessi.
Da qui la necessità di “sviluppare una moderna struttura di forza militare marittima in coerenza con i propri interessi di sicurezza nazionale e di sviluppo, salvaguardare la sovranità nazionale e i diritti e interessi marittimi, proteggere la sicurezza delle vie di comunicazione marittime strategiche e gli interessi all'estero e partecipare alla cooperazione marittima internazionale, in modo da fornire il supporto strategico per la costruzione di una potenza marittima”. La marina militare è chiamata, quindi, non solo alla difesa tradizione delle “acque al largo” ma a spostare sempre più l’attenzione sulla “protezione dei mari aperti”.

Diego Angelo Bertozzi


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=3305&pg=11792

ROGOZIN AVVERTE L'OCCIDENTE CHE LE SANZIONI NON FERMERANNO LA MARCIA DEI CARROARMATI


Lo schietto viceprimo ministro responsabile dell'industria della Difesa della Russia ha detto all'occidente che "i carri armati non hanno bisogno dei passaporti". Dmitrij Rogozin, che sovrintende l'industria della Difesa della Russia ed è noto per le sue osservazioni dure, ha risposto alle preoccupazione occidentale sull'aumentata assertività di Mosca nell'Artico. "Ci ho sempre scherzato... sul fatto che non ci concedono il visto e c'impongono le sanzioni... i carri armati non hanno bisogno dei passaporti", ha detto Rogozin in TV domenica sera, dopo che l'ospite gli ha chiesto se Europa e Stati Uniti sono preoccupati dalla presenza della Russia nell'Artico. La Russia recentemente ha condotto enormi esercitazioni militari nell'Artico rafforzando le richieste sulle ampie risorse energetiche e minerarie ora sempre più accessibili per la riduzione delle calotte. Promettendo di sfruttare le vaste ricchezze minerali dell'Artico, Rogozin ha detto che USA ed Europa "hanno paura della Russia".
L'occidente ha "paura del fatto che iniziamo a sorvegliare il nostro territorio enorme" che, ha sostenuto, arriva alle lontane frontiere dell'Artico. Rogozin, dalla linea dura e noto per i tweet infiammati contro l'occidente, ha scritto lo scorso fine settimana che l'occidente "cadrà preda dello Stato islamico e dei gay" piuttosto che della presunta minaccia russa.
Il vicepremier, già inviato alla NATO e fondatore di un partito nazionalista, è nella lista delle sanzioni del Tesoro degli USA e dell'Unione europea a seguito all'annessione della Crimea nel marzo 2014. Dopo essere stato sanzionato, l'anno scorso, vanta che l'industria della Difesa della Russia ha "molti altri modi di viaggiare nel mondo oltre il visto turistico".
Lo scorso maggio, al suo aereo fu impedito di sorvolare la Romania, dopo di che scrisse: "la prossima volta ci volerò su un bombardiere Tu-160", provocando proteste dal ministero degli Esteri rumeno, definendola una "grave minaccia".

Fonte:http://sitoaurora.livejournal.com/19008.html

REPUBBLICA CINESE E STATUNITENSI POTREBBERO ESSERE SULL'ORLO DI UN CONFLITTO MILITARE


Washington pretende da Pechino lo stop alla costruzione di isole artificiali e sta inviando aerei spia nel Mar Cinese Meridionale. La Cina non vuole cedere alle pressioni e deve prepararsi ad un confronto, riporta il giornale "Global Times", pubblicato dall'organo principale del Comitato centrale del Partito Comunista Cinese (PCC), il "Quotidiano del Popolo".
"Se gli Stati Uniti insistono con convinzione affinchè la Cina cessi le sue attività, la guerra sino-americana nel Mar Cinese Meridionale è inevitabile. In termini di intensità il conflitto supererà quello che la gente di solito definisce come "tensioni", prevede il giornale.
La portavoce del dicastero della diplomazia cinese Hua Chunying ha detto che Pechino si oppone alle "azioni provocatorie" degli Stati Uniti.
"La libertà di navigazione e di sorvolo in ogni caso non significano che le navi militari ed i velivoli di Paesi stranieri possano ignorare i diritti legittimi degli altri Paesi, così come la sicurezza della navigazione aerea e marittima",— ha sottolineato la Hua.
La Cina rivendica gran parte del Mar Cinese Meridionale, attraverso cui, secondo la Reuters, annualmente vengono trasportate merci per un valore di 5 trilioni di dollari. Alcune isole della regione sono allo stesso modo rivendicate da Filippine, Vietnam, Malesia, Taiwan e Brunei.
Gli Stati Uniti invitano tutte le parti coinvolte nelle contese a smettere di costruire isole artificiali nell'arcipelago Spratly. Gli esperti di sicurezza negli USA e nei Paesi asiatici hanno espresso preoccupazione per il fatto che la Cina possa imporre restrizioni sulla navigazione marittima e sull'utilizzo dello spazio aereo quando avrà ultimato la creazione di 7 isole artificiali.
Washington ha pubblicamente dichiarato che continuerà il pattugliamento navale ed aereo nella zona.
Il popolare giornale vietnamita "Thanh Nien" ha pubblicato l'articolo "Tre situazioni che potrebbero portare ad una guerra sino-americana nel Mar Cinese Meridionale", citando l'opinione di Michael Auslin, analista dell'American Enterprise Institute per la politica asiatica e di sicurezza, pubblicata sul quotidiano britannico "Commentator". Auslin elenca tre ragioni per questo conflitto. Una potrebbe essere un incidente aereo tra velivoli americani e cinesi. Dopo il completamento della costruzione delle piste e degli aeroporti nelle isole Spratly da parte della Cina, considerando la portaerei Liaoning, Pechino sarà in grado di controllare la maggior parte del Mar Cinese Meridionale e non permetterà ai velivoli americani di entrare in questo spazio aereo. Un conflitto armato tra la Cina e gli USA potrebbe essere infine causato da un conflitto tra Pechino ed uno dei Paesi del Sud-Est asiatico, che spingerebbe gli Stati Uniti ad intervenire a difesa del suo alleato, come le Filippine.
Il vice direttore dell'Istituto di Studi Orientali dell'Accademia Russa delle Scienze Dmitry Mosyakov ritiene più probabile il terzo scenario per il conflitto.
"Nella politica degli Stati Uniti sul Sud-Est asiatico, è prioritaria la libertà di navigazione per quanto riguarda gli interessi americani. Un quarto del trasporto delle merci che passanno attraverso lo Stretto di Malacca va verso i porti del Pacifico degli Stati Uniti. Nè la difesa degli interessi dei Paesi della regione, né l'opposizione ai tentativi della Cina di espellere gli Stati Uniti dal Sud-Est asiatico sono così importanti quanto garantire il libero passaggio delle navi, compresi quelle militari. Potenziando le sue forze, la Cina renderà attuali le rivendicazioni sulle isole della maggior parte del Mar Cinese Meridionale, che in precedenza erano solo formali. Il periodo in cui la Cina rivendicava solo a parole i territori, affermando solo di non controllarli, giunge ormai al termine con l'aumento del numero di navi e aerei di pattugliamento e con la costruzione delle basi. Quando il divieto di transito alle navi e agli aerei stranieri sarà reale, ad ogni movimento e attività illegale, secondo il punto di vista della Cina, seguiranno o lanci di missili o il decollo di aerei. Sorgerà una situazione critica nella prospettiva dei prossimi anni,"
— ritiene Dmitry Mosyakov.

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150526/443761.html#ixzz3bLuRPr1w









IL VENEZUELA RIBADISCE IL SUO APPOGGIO ALLA SIRIA

Il Venezuela ribadisce il suo appoggio totale alla Siria

Il governo venezuelano ha ribadito la sua solidarietà alla Siria nella sua guerra contro il terrorismo, esprimendo il suo sostegno al legittimo presidente siriano, Bashar Al Assad e al rapporto di fratellanza che lega la rivoluzione bolivariana con la Repubblica araba siriana.
Il ministero degli Esteri venezuelano ha rilasciato una dichiarazione in cui condanna il terrorismo in tutte le sue forme chiedendo rispetto per la vita umana e tolleranza contro gli atti criminali commessi dagli estremisti.
Nella dichiarazione, si aggiunge, che questi atti criminali non solo minacciano l’unità e la vita umana, ma costituiscono una violazione del diritto internazionale, esigendo il rispetto dei principi degli accordi di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
Inoltre, nel comunicato si condanna anche l’attacco terroristico contro l’ambasciata russa in Siria, con due colpi di mortaio, lasciando danni senza provocare morti e feriti, dove il governo venezuelano ha affermato il suo sostegno alla Russia invitando la comunità internazionale a condannare questi attacchi terroristici.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11769

VENEZUELA, CASO CABELLO: PROPAGANDA CONTRO LA RIVOLUZIONE

Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo
di Fabrizio Verde, ALBA INFORMAZIONE

Prende nuovamente vigore la campagna mediatica volta a gettare discredito sul Venezuela Bolivariano. Il quotidiano statunitense New York Times e l’iberico ABC – un fogliaccio già franchista e hitleriano – rilanciano contro Diosdado Cabello stantìe quanto fallaci accuse di guidare un cartello di narcotrafficanti. Ovviamente il mainstream italiano, megafono dell’imperialismo, si è subito accodato alla canea mediatica dando credito a queste ‘fantasiose’ notizie che hanno come unico obiettivo quello di dipingere la patria di Bolivar e Chávez alla stregua di uno stato canaglia, dedito al narcotraffico internazionale. In Italia si è distinto l’ineffabile Roberto Saviano, nel replicare pappagallescamente affermazioni tanto gravi, quanto prive di fondamento alcuno.
Accuse fallaci. Entrando nel merito della questione, il Presidente dell’Assemblea Nazionale venezuelana, Diosdado Cabello, viene indicato alla testa di un fantomatico cartello criminale dedito al narcotraffico internazionale, il ‘Cartel de los Soles’. Un nome scelto non a caso, visto che nel 1993 – in pieno periodo neoliberista – quando al governo vi era Carlos Andrés Pérez, un gruppo di generali fu coinvolto in uno scandalo legato al traffico della droga, e siccome il simbolo di questi ufficiali è il sole, furono definiti come il ‘Cartel de los Soles’.
Per comprendere meglio la questione, adesso, dobbiamo porci alcune domande: se il dirigente bolivariano è realmente il capo di questa organizzazione composta da alti ufficiali venezuelani, perché sino a questo momento nessuno dei narcos ha lanciato accuse contro Cabello? Perché non vi sono evidenze, fotografie, intercettazioni, riguardanti questo cartello? Come mai questa indagine è l’unica nel suo genere a basarsi esclusivamente su ‘rivelazioni’ fornite da due latitanti venezuelani – Rafael Isea e Leasmy Salazar – dapprima spariti e poi riapparsi negli Stati Uniti per sottrarsi al corso della giustizia venezuelana? Infine, perché gli Stati Uniti non hanno mai preso alcun provvedimento contro l’ex presidente colombiano Uribe che in una lista della DEA, risalente ai primi anni ’90, figurava tra i narcotrafficanti più pericolosi al mondo (n.82) dietro al celebre Pablo Escobar (n.79)?
La risposta è semplice: siamo di fronte all’ennesima campagna mediatica, una sporca montatura propagandistica senza alcun fondamento, che riesce a passare in occidente esclusivamente grazie ad un’informazione che non fa il proprio mestiere.
Il ruolo dei media. In questa vicenda grottesca un ruolo cruciale lo gioca l’informazione. Senza dilungarsi, basterà citare un dato significante fornito dal Ministro degli Esteri del Venezuela, Delcy Rodriguez: in Spagna, secondo un recente monitoraggio dei mezzi d’informazione, quando viene affrontato il tema Venezuela, nel 71% dei casi si tratta di notizie negative o dispregiative, per il 29% notizie neutrali, mentre alle notizie positive i media iberici dedicano lo 0% delle notizie.
Questo avviene perché «il Venezuela – ha spiegato in maniera impeccabile Delcy Rodriguez – è al centro della nuova configurazione geopolitica in costruzione, che è contraria agli interessi dei grandi centri del potere finanziario. Per questo siamo oggetto di queste aberranti e ripetute campagne mediatiche».
Per quanto riguarda invece l’inchiesta del New York Times, essa si basa esclusivamente sulle notizie fornite da Isea, che come ricordato in precedenza, si trova negli Stati Uniti per sfuggire alla giustizia venezuelana, che lo accusa di gravi episodi di malversazione e corruzione.
La lotta alla droga in Venezuela. L’obiettivo non dichiarato ma palese è quello di rappresentare il Venezuela come un paese dominato da personaggi senza scrupoli, dove regnano arbitrio e corruzione. La realtà invece accusa proprio gli Stati Uniti.04est3-venezuela-reuters
Questa la chiara denuncia del deputato venezuelano Adel El Zabayar: «Gli Stati Uniti, pur essendo il primo paese al mondo per consumo di droghe, si vantano di riuscire a individuare gruppi di narcotrafficanti in tutto il mondo, mentre all’interno dei propri confini, non riescono a fermare i gruppi narcotrafficanti e le bande che si occupano della vendita».
Secondo quanto dichiarato dal politico venezuelano il vero obiettivo degli Stati Uniti sarebbe quello di controllare il commercio delle sostanze stupefacenti: «Si tratta di una combinazione di interessi tra i politici nordamericani, l’esercito e i narcotrafficanti, altrimenti – ha spiegato il deputato del PSUV – difficilmente la droga potrebbe entrare in territorio nordamericano».
Sulla stessa lunghezza d’onda Irwin José Ascanio Escalona, presidente dell’Ufficio Nazionale Antidroghe, che oltre a denunciare il ruolo degli Stati Uniti nella campagna mediatica, ha ricordato come la lotta al traffico di droga in Venezuela abbia prodotto risultati significativi dopo la cacciata della DEA: «Una volta liberati della DEA abbiamo triplicato i sequestri di sostanze e migliorato il processo di disarticolazione delle organizzazioni criminali». Ricordando, infine, che la DEA ha ampiamente utilizzato meccanismi illegali come le ‘consegne controllate’, dov’erano coinvolti anche alti dirigenti dell’organizzazione statunitense.
Mistificazioni, menzogne, aberranti campagne mediatiche. Nulla di nuovo per la Rivoluzione Bolivariana che continua la sua opera di costruzione del Socialismo del XXI secolo, seguendo il percorso tracciato dal Comandante Chávez.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11760

LA FEDERAZIONE RUSSA CONDANNA LE INTERFERENZE ALLA POLITICA DEL VENEZUELA

"Impediremo ogni tentativo da parte di paesi terzi di imporre la loro volontà su altre nazioni sovrane"

"La Russia e il Venezuela si oppongono tenacemente contro la volontà di alcuni paesi di mostrare la loro superiorità attraverso l'uso della forza e resistono a questa pressione". Lo ha dichiarato il vice primo ministro russo Dmitri Rogozin dopo una riunione della commissione bilaterale intergovernativa secondo quanto riporta Tass. "Sosteniamo la linea politica indipendente del Venezuela e respingiamo ogni interferenza dettata dall'uso della forza negli affari internazionali".
"Insieme difendiamo i principi del multipolarismo globale e il rispetto per la scelta sovrana dei paesi". Rogozin ha poi sottolineato come i due paesi "impediranno ogni tentativo da parte di paesi terzi di imporre la loro volontà su altre nazioni sovrane in violazione delle regole di integrità territoriale e della sovranità”. Il ministro ha poi ringraziato la parte venezuelana per la comprensione e il sostegno della posizione russa sugli eventi in Ucraina.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=5694&pg=11793

FUNZIONARIO NATO: CON OGNI PROBABILITA' QUEST'ESTATE SAREMMO IN GUERRA


Visti gli ultimi sviluppi geopolitici in Medioriente e nell'Est Europa, con ogni probabilità il mondo sarà in guerra quest'estate, secondo un alto funzionario della Nato
"Probabilmente entreremo in guerra quest'estaste, se siamo fortunati non sarà uno scontro nucleare". Il funzionario l'ha detto la settimana scorsa all'analista esperto di servizi di intelligence Usa John Schindler.
Non sorprende che il messaggio sia stato inoltrato su Twitter più di 580 volte in pochi giorni. Viene da una fonte affidabile e le dichiarzioni sono di un membro della principale organizzazione internazionale per la collaborazione nella Difesa.
Ciononostante i media mainstream non ne hanno praticamente parlato. È un fatto ancora più strano se si tiene conto che la fonte che ha riportato la dichiarazione, Schindler, è un ex docente dell'Università della marina americana ed è molto noto negli alti ranghi militari.
Anche se non viene specificato espressamente nelle dichiarazioni, è facile che il funzionario si volesse riferire o alle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Russia, oppure al capitolare delle forze filo occidentali in Medioriente.

Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11790

I BRICS NEUTRALIZZANO IL MONOPOLIO STATUNITENSE IN AMERICA LATINA


E 'iniziato nel mese di aprile con una valanga di offerte tra l'Argentina e la Russia durante la visita del presidente Cristina Kirchner a Mosca.
E continua con un'investimento da 53 miliardi dollari con il premier cinese Li Keqiang in visita in Brasile durante la prima tappa di un altro offensiva commerciale sudamericano.
Gli Stati Uniti dove sono in tutto questo? Da nessuna parte; a poco a poco, ma inesorabilmente, i membri BRICS, la Cina - e in misura minore, la Russia - non sono mancati nel commercio delle infrastrutture di ristrutturazione in tutta l'America Latina.
Innumerevoli missioni commerciali cinesi non-stop continuano.
In un incontro chiave a gennaio con i leader aziendali latino-americani, il presidente Xi Jinping ha promesso di convogliare 250 miliardi dollari per progetti di infrastrutture nei prossimi 10 anni.
I progetti di infrastrutture migliori in America Latina sono tutti finanziati dal capitale cinese - eccetto la porta Mariel a Cuba, il cui finanziamento proviene dalla brasiliana BNDES e il cui funzionamento sarà gestita dall'operatore portuale di Singapore PSA International Pte Ltd.
La costruzione del canale Nicaragua - il più grande, più ampio e profondo di Panama - è cominciato lo scorso anno da una società di Hong Kong, da rifinire entro il 2019.
L'Argentina, dal canto suo, ha conquistato 4,7 miliardi dollari di affari cinesi per la costruzione di due dighe idroelettriche in Patagonia.
Tra le 35 offerte durante la visita di Li in Brasile, si finanziava il valore di 7.000 milioni dollari per il gigante petrolifero brasiliano Petrobras; 22 brasiliani jet commerciali Embraer per essere venduti a Tianjin Airlines per 1,3 miliardi dollari; e una serie di accordi che prevedono il primo produttore di minerale di ferro, Vale.
L'investimento cinese potrebbe in qualche modo nella revisione della rete spaventosa del Brasile di strade, ferrovie e porti; gli aeroporti sono in leggermente migliore condizione a causa dei recenti aggiornamenti prima della Coppa del Mondo l'anno scorso.
La star di tutto lo spettacolo è senza dubbio la proposta di $ 30 miliardi, di una mega-ferrovia di 3.500 km di lunghezza, Atlantico e Pacifico, che è in programma di costruzione dal porto brasiliano di Peruvian Pacific port of Ilo via Amazonia.
Logisticamente, questo è un mosto per il Brasile, offrendole un ingresso del Pacifico.
I vincitori saranno inevitabilmente i produttori di materie prime - dal minerale di ferro ai semi di soia - l'esportazione in Asia, soprattutto in Cina.
La ferrovia Atlantico-Pacifico può essere un'estremamente complesso progetto - che coinvolge tutto, dalle questioni dei diritti ambientali e di terra per, soprattutto, la preferenza per le imprese cinesi ogni volta che le banche cinesi estendono le linee di credito.

Guardando la Geopolitica

La politica ufficiale brasiliana, fin dagli anni di Lula, è stata quella di attrarre i migliori investimenti cinesi.
La Cina è il primo partner commerciale del Brasile dal 2009; è usata per essere negli Stati Uniti.
Il trend è iniziato con la produzione di cibo, ora si muove a investimenti nei porti e ferrovie, e la prossima tappa sarà il trasferimento della tecnologia.
La BRICS New Development Bank e l'Infrastruttura Asiatico cinese della Investment Bank (AIIB), di cui il Brasile è uno dei membri fondatori chiave, sarà sicuramente una parte del quadro.
Il problema è questo enorme commercio / commercio BRICS con un'interazione interseca con un processo politico piuttosto complesso.
Le prime tre sudamericane potenze - Brasile, Argentina e Venezuela, che sono membri del Mercosur - hanno dovuto affrontare tentativi "di destabilizzazione", ripetuti dai soliti noti, che abitualmente denunciano la politica estera dei presidenti Dilma Rousseff, Cristina Kirchner e Nicolas Maduro con nostalgia per i giorni della buona vecchia relazione di dipendenza con Washington.
Con differenti gradi di complessità - e conflitti interni - Brasilia, Buenos Aires e Caracas sono tutti contemporaneamente di fronte a complotti contro il loro ordine istituzionale.
I soliti sospetti non provano neanche a dissimulare la loro vicino distanza totale diplomatica dei primi tre sudamericani.
Il Venezuela, sotto le sanzioni Usa, è considerato una minaccia per la sicurezza nazionale degli USA - qualcosa che non ha nemmeno si qualifica come un brutto scherzo.
Kirchner è stato sotto implacabile assalto diplomatico.
E con Brasilia, i rapporti sono praticamente congelati dal settembre 2013, quando Rousseff ha sospeso una visita a Washington in risposta allo spionaggio NSA di Petrobras, e lei stessa personalmente.
E questo ci porta ad una questione cruciale geostrategica - finora irrisolta.
Lo spionaggio NSA può aver fatto trapelare informazioni sensibili apposta per destabilizzare l'ordine del giorno di sviluppo del Brasile - che comprende, il caso del Petrobras, l'esplorazione dei più grandi giacimenti di petrolio trovati finora nel giovane 21 ° secolo.
Di cui è noto che gi Stati Uniti sono sempre stati interessati.
Ciò che si sta disfacendo è così importante perché il Brasile è la seconda più grande economia del continente americano (dopo gli Stati Uniti); è la più grande potenza commerciale e finanziaria latinoamericana; ospita l'ex banca di sviluppo seconda più grande al mondo, BNDES, ormai superata dalla banca BRICS; e ospita anche la più grande società in America Latina, Petrobras, anche uno dei migliori giganti energetici del mondo.
La pressione contro Petrobras proviene essenzialmente da azionisti statunitensi.
In poche parole, il Brasile è l'ultima grande frontiera sovrana contro l'illimitato dominio egemonico nelle Americhe.

Cavalcare L'Onda Continentale

La partnership strategica in continua evoluzione delle nazioni BRICS è stata raggiunto dai circoli di Washington, non solo con l'incredulità, ma la paura.
E 'praticamente impossibile per Washington fare un danno reale per la Cina -, ma molto più "facile", relativamente, nel caso del Brasile o la Russia.
Anche se gli obiettivi dell'ira di Washington sono essenzialmente la Cina - che ha avuto il coraggio di fare affare dopo affare nella ex "cortile di casa degli Stati Uniti".
Ancora una volta, la strategia cinese - tanto quanto Russa - è quello di mantenere la calma e portare un profilo "win-win".
Xi Jinping ha incontrato Maduro in gennaio a fare offerte.
Ha incontrato Cristina Kirchner a febbraio per fare lo stesso - proprio quando gli speculatori stavano per scatenare un altro attacco contro il peso argentino.
Ora c'è la visita di Li in Sud America.
Inutile dire che gli scambi tra il Sud America e la Cina continua ad espandersi.
L'Agentina esporta cibo e soia; il Brasile stesso, oltre a petrolio, minerali e legname; il Colombia vende petrolio e minerali; Perù e Cile, rame e ferro; il Venezuela vende petrolio; la Bolivia, minerali.
La Cina esporta prodotti per lo più ad alto valore aggiunto dai prodotti.
Uno sviluppo chiave per guardare nel futuro immediato è il progetto Transul, che è stato proposto per la prima in una conferenza BRICS l'anno scorso a Rio.
Si riduce a una alleanza strategica Brasile-Cina che collega il brasiliano sviluppo industriale di esternalizzazione parziale dei metalli in Cina; con i cinesi che aumentano la loro domanda - stanno costruendo non meno di 30 megalopoli fino al 2030 - saranno soddisfatti dalle società brasiliane o sino-brasiliana.
Pechino ha finalmente dato il suo sigillo di approvazione.
Così il lungo termine rimane inesorabile; BRICS e sudamericane nazioni - che convergono nell'Unasur (l'Unione delle Nazioni Sudamericane) stanno scommettendo su un ordine mondiale multipolare, e un processo continentale di indipendenza.



Fonte:http://rt.com/op-edge/261237-brics-us-south-america-russia/

NON E' TUTTO "PLATINO" QUEL CHE LUCCICA


Decisamente più in salute di Giorgio Napolitano, il nuovo presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Mattarella ha fatto la sua comparsa, decisamente più rara in televisione che del suo predecessore, ma con un'aria estetica di rinnovo sia giovanile, vista la sua età, sia con quell'appariscente felina chioma bianco platino che decisamente lo rende più attraente.
Eppure il suo recente viaggio nelle terre slave, molto note per il loro orgoglio nazionale, ha evidenziato di soffrire dello stesso sintomo del suo predecessore.
Non è passato molto tempo da quando l'ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano fece un discorso che evidenziava un duro attacco ai paesi dell'Unione Europea che credevano nell'importanza dell'identità nazionale, tanto a metterla al primo posto rispetto ad altri paesi che erano in appoggio dell'europeismo.
Giorgio Napolitano, nel maggio del 2014 contro il nazionalismo: «L'Europa inizia a mostrare segnali di ripresa ancora troppi timidi ed è attraversata da pulsioni e populismi e sterili nazionalismi»In un articolo scritto alcuni mesi fa però abbiamo evidenziato l'errore che egli fece dove i paesi europeisti evidenziano un costante stato di degrado mentre i paesi più nazionalisti rappresentavano invece la regola di un forte sviluppo economico e culturale, proprio per la questione di aver messo al primo posto l'identità nazionale.
Cosa si intende per nazionalismo?
ATTENZIONE: La sua assomiglianza con il termine Nazionalsocialismo la rende una parola brutta da sentire e pronunciare, tuttavia il paragone non è neppure lontanamente simile, in quanto reppresenta un'idea positiva di ogni singolo stato esistente.
Si definisce nazionalismo quell'insieme di idee, dottrine e movimenti che sostengono l'importanza del concetto di identità nazionale e di Nazione, intesa come collettività ritenuta depositaria di valori tipici e consolidati del patrimonio culturale e spirituale di un popolo/etnìa, essendo tale patrimonio la risultante di uno specifico percorso storico.
Tra i paesi decritti nel precedente articolo si menzionava la Polonia con una forte crescita economica senza aver rinunciato alla propria moneta nazionale, prima delle recenti elezioni, adesso possiamo osservare come la Polonia sia diventata uno nei numerosi epicentri all'interno dell'Unione Europea dove ha vinto il partito nazionalista.

Tuttavia il voto massiccio per Duda tanto da eleggerlo Presidente della Repubblica Polacca indica la vittora del partito fieramente avversario della Ue e delle sue intromissioni nella sovranità polacca e inflessibilimente avverso all'euro e alla Bce di Draghi.
Di fatto la Polonia è diventata un grande Paese euroscettico nel cuore dell'Europa del Nord e questo cambia radicalmente gli scenari europei. La Germania perde clamorosamente l'alleato - ovvero il servo - polacco e tutto l'impianto della politica di supremazia tedesca sull'Europa riceve un colpo che più commentatori hanno definito "mortale".
Un'altra vittoria la possiamo osservare in Spagna dove ha vinto il un'altro partito euroscettico, sebbene non serio come quello di altri paesi.
Tuttavia il numero di paesi con politiche nazionaliste all'interno dell'Unione Europea è sensibilmente aumentato: Ungheria, Polonia, Inghilterra, Spagna, Francia, Bulgaria, Repubblica Ceca, Romania, Svezia.
E più recentemente sembra che segnali di risanamento stiano arrivando anche dall'Austria.

Eppure, segni del risveglio popolare, di fine della passività, si notano. A volte senza far rumore. Il 7 gennaio 2015, un progetto di iniziativa popolare (Volksbegehren) sulla uscita dalla UE è stato accettato dal ministero austriaco dell’Interno.
Anche se questa speciale forma di democrazia diretta è prevista dalla legge fondamentale austriaca, non è stato facile: la prima raccolta di firme (diecimila) è stata ritenuta ininfluente dalla Corte costituzionale.
Una seconda raccolta, con firme raddoppiate, non ha potuto più essere gettata nel cestino.
Sicché, tra il 24 giugno e il primo luglio prossimo, per otto giorni, tutti gli austriaci potranno iscriversi sulle liste ufficiali del loro comune per esprimere ufficialmente, con la loro firma, la loro volontà di uscire dalla UE.
Qui sotto, un estratto del testo ufficiale dei promotori dell’uscita dalla UE:

• Solo l’uscita dalla UE ci permetterà di sfuggire ai famigerati accordi transatlantici di libero scambio tra UE ed Usa (TTIP) e Canada (CETA).

• L’Austria recupera una parte minima dei miliardi di euro annuali che servono alla ‘promozione’ della UE. Per questi pagamenti annuali, noi siamo contributori netti da venti anni.

• L’Austria non ha nemmeno il ‘diritto’ alla co-decisione sull’utilizzo di questi fondi.

• A conti fatti, l’appartenenza alla UE dopo 20 anni è un affare in perdita per l’Austria, ha condotto a diminuzioni delle prestazioni sociali e degli investimenti pubblici in favore della popolazione.

• Se esce dalla UE, l’Austria non economizzerà solo i pagamenti annuali in qualità di contributore, ma anche i diversi «fondi di salvataggio per l’euro».

• Le obbligazioni di deposito (che valgono miliardi di euro) per il Meccanismo europeo di stabilità e le enormi garanzie per il Fondo europeo di stabilità finanziaria (EFSF) sarebbero cancellate.

• L’Austria potrebbe reintrodurre la sua moneta e condurre una politica monetaria che serva anzitutto alla sua economia nazionale.

Ed ecco la conclusione del testo:

«Vogliamo di nuovo vivere in un Paese libero e neutrale senza essere una ‘colonia’ di Bruxelles e di Washington. Non vogliamo essere trascinati in conflitti all’estero che non ci riguardano affatto e sono un vero pericolo per la pace. Fermiamo subito queste pretese, altrimenti sarà troppo tardi».
È una comunicazione per una cittadinanza matura, istruita e consapevole.
Tuttavia, ai nostri oppressori converrà ricordare il detto di John F. Kennedy: «A forza di soffocare le rivoluzioni pacifiche, si rendono inevitabili le rivoluzioni violente».
Tutto ciò si ricollega al recente viaggio del Presidente della Repubblica in Serbia e Montenegro a fare da "promoter" dell'europeismo e chiedere ai due paesi di entrare nell'Unione Europea.
Una sua frase si è ricollegata al discorso europeista del suo predecessore: "«La Serbia, in un momento in cui sarebbe stato facile ascoltare le sirene dell'euroscetticismo e di anacronistici nazionalismi, ha saputo assegnare priorità assoluta al proprio percorso europeo, con un'evoluzione politica di grande portata»"
«Il completamento dell'Unione europea, con la piena integrazione, in essa, dei Balcani, costituisce certamente un traguardo» ha aggiunto Mattarella, parlando all'assemblea nazionale della Serbia, davanti ai parlamentari e a tutti i componenti del governo.
Il suo discorso europeista arriva in un momento in cui l'Unione Europea letteralmente si sta spaccando mostrano da un lato i benefici delle politiche nazionaliste, dall'altro il duro declino dell'europesimo, dall'altra parte sia Serbia e Montenegro sono paesi che hanno un'elevata percentuale dei consensi nazionalisti tra la popolazione, di conseguenza sembra più che la Serbia, come mentalità che come preferenze sia destinata a diventare membro dell'Unione Eurasiatica.
























martedì 26 maggio 2015

GLI STATUNITENSI SI PREPARANO AD AGGREDIRE LA TRANSINISTRIA, MOSCA INVECE A TUTELARLA


Una fonte del ministero della Difesa russo ha annunciato l’esistenza di un piano per liquidare la Transnistria sviluppato da servizi segreti statunitensi, ucraini, moldavi e romeni. Il Ministero della Difesa russo è preoccupato per la possibilità di una brusca destabilizzazione nella Repubblica moldava di Transnistria (PMR), e si prepara agli scenari più sfavorevoli.
Con questo obiettivo, il Gruppo Operativo delle Truppe Russe (OGRV) di stanza nella Repubblica, ha svolto esercitazioni per proteggere le principali strutture militari. Secondo il servizio stampa del distretto militare occidentale, che controlla l’OGRV, 100 soldati del gruppo sono stati messi in allerta. Dopo una marcia di 150 chilometri ai magazzini militari nel villaggio di Kolbasna, sono entrati in formazione operativa contro terroristi immaginari che cercavano d’impossessarsi di armi e munizioni.
I militari hanno sottolineato che i combattenti dell’OGRV operavano in condizioni prossime a una battaglia reale. Il personale delle unità anti-terrorismo ha compiuto i compiti con successo: “Durante le esercitazioni per eliminare i terroristi, particolare attenzione è stata prestata al miglioramento della coerenza delle operazioni in combattimento su terreno aperto, nell’ambito di piccole unità e gruppi tattici (di due/tre elementi)“. Scenari simili sono ora svolti non solo dai militari dell’OGRV, ma anche dalle forze di pace russe di stanza nelle zone di conflitto.
Tale aumento dell’attività delle truppe russe in Transnistria, spiega a “NG” la fonte di del Ministero della Difesa, non solo rientra nei piani per le esercitazioni estive, ma per le minacce reali che si presentano oggi nella zona. In particolare, “NG” avrebbe informazioni su un piano militare per liquidare la Transnistria presumibilmente ideato dai servizi d’intelligence statunitensi con la partecipazione delle agenzie militari di Ucraina, Moldavia e Romania.
Parte del piano è la decisione di Kiev della scorsa settimana di denunciare l’accordo con la Russia sul transito sul territorio ucraino di militari e carichi russi in Transnistria.
Inoltre, secondo la fonte di “NG”, nel prossimo futuro terroristi ucraini e romeno-moldavi condurrebbero operazioni di sabotaggio e terrorismo per catturare i depositi di armi nella PMR, custoditi dai soldati russi.
Sul territorio della riva sinistra del fiume Nistro, provocazioni su larga scala con omicidi tra popolazione civile avrebbero inizio, per screditare le forze di pace russe.
Tali circostanze saranno la scusa per il ritiro ufficiale di Chisinau dall’operazione di mantenimento della pace. Le autorità moldave cercheranno aiuto da Unione Europea e NATO, e a questo punto la sostituzione dei caschi blu russi verrebbe preparata sotto forma di battaglione di peacekeeping moldavo-rumeno.
Il ministro della Difesa della Moldova, Viorel Cibotaru ha annunciato ufficialmente la formazione di tale unità il 23 maggio, dopo il suo incontro con l’omologo romeno Mircea Dusa, annunciando che il battaglione in futuro includerà militari di Ucraina e Polonia.
Il Tenente-Generale Jurij Netkachev, che nel 1992 era comandante della 14.ma Armata di stanza in Transnistria, inoltre non esclude la soluzione militare della situazione sul Dnestr.
“Danneggia gli interessi geopolitici di Mosca, e sono sicuro che la leadership russa farà tutto il possibile per difendere la propria posizione in questa regione, e non permetterà l’escalation del conflitto” ritiene l’esperto.
Netkachev ricorda che Chisinau, quando comandava la 14.ma Armata, con il supporto di volontari e mercenari romeni tentò di conquistare la PMR. “Non funzionò allora e non funzionerà ora, nonostante l’Ucraina cerchi di tagliare l’ossigeno alle nostre truppe“, ha detto Netkachev.
E’ d’accordo con il parere del coordinatore dell’ispettorato generale del Ministero della Difesa della Federazione Russa, Generale Jurij Jakubov, che non esclude la possibilità di rifornire i peacekeeper sotto blocco ucraino per via aerea, utilizzando velivoli da trasporto militare.
“Naturalmente, non è un grave problema per i nostri aerei sorvolare il territorio ucraino, molto probabilmente la regione di Odessa. Dalle coste sul Mar Nero al confine con la PMR vi sono meno di 100 chilometri.
E’ stato segnalato che l’esercito ucraino vi ha schierato sistemi missilistici antiaerei S-300, ma sembra che la difesa aerea ucraina difficilmente deciderà di abbattere i nostri aerei militari che volano a Tiraspol”, ha detto l’esperto.
Mentre la situazione intorno la Transnistria si deteriora, Romania e Stati Uniti hanno iniziato le esercitazioni militari vicino al confine con la regione ucraina di Odessa. A tal fine un cacciatorpediniere lanciamissili degli Stati Uniti, il Ross, è arrivato sul Mar Nero il 23 maggio.

Il comunicato stampa della VI flotta degli Stati Uniti dichiara che la presenza del Ross nella regione è necessaria per “garantire la sicurezza” e il rafforzamento della “cooperazione nel Mar Nero” per “la pace e la prosperità nella regione“. Il Ross è dotato del sistema di difesa missilistica AEGIS, e le principali armi della nave sono i missili da crociera Tomahawk.


Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/05/26/leliminazione-di-mozgovoj-rientra-nelloperazione-per-distruggere-il-donbas/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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