ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


martedì 31 marzo 2015

AIIB: VERSO UN NUOVO SISTEMA ECONOMICO


L’adesione dell’Italia, della Germania, della Francia e della Gran Bretagna al processo di creazione della Asian Infrastructure Investment Bank promossa dalla Cina è indubbiamente un fatto molto rilevante nello scacchiere geopolitico. E’ il messaggio che l’Europea e il nostro Paese non intendono restare fuori dai processi importanti dello sviluppo economico globale. Non partecipare, semplicemente per seguire il sentiero stretto e isolato indicato da Washington, ci avrebbe pesantemente penalizzato sui mercati cinesi e asiatici in veloce crescita.
Sarebbe però errato limitare la valutazione soltanto alle grandi opportunità economiche. Insieme alla Banca di Sviluppo dei Paesi del Brics appena varata, l’AIIB è un altro tassello importante nel percorso per ridefinire l’intero sistema monetario internazionale.
In tutti i recenti summit del G20, da ultimo quello di Brisbane, si è ripetuta la stessa scena: i Brics con gli altri cosiddetti Paesi emergenti chiedevano una riforma della governance economica globale e un loro peso maggiore nelle vecchie istituzioni del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale mentre gli Stati Uniti apertamente bloccavano ogni cambiamento significativo.
Adesso invece i passi verso una ridefinizione dell’intero sistema economico, monetario, finanziario e commerciale mondiale possono e debbono essere fatti alla luce del sole. Dopo oltre settanta anni dalla sua creazione, il sistema di Bretton Woods ha terminato il suo ciclo storico ed è arrivato il momento per creare un nuovo modello multipolare, più giusto. Solo una pericolosa miopia politica può cercare di ritardare simili profondi cambiamenti, generando inevitabilmente gravi tensioni e conflitti difficilmente gestibili.
In questo processo noi riteniamo centrale e fondamentale il ruolo dei Paesi europei e dell’Unione europea. Occorre essere consapevoli delle strategie necessarie per realizzare la Grande Riforma in modo da diventarne protagonisti e non attori secondari, magari in cerca soltanto di qualche business appetibile. Ci sembra doveroso sottolineare che senza l’Unione europea e senza un euro stabile qualsiasi tentativo di riforma rischia di deragliare o di diventare una semplice questione regionale. Si tratta, invece, di una sfida che richiede una vera maturazione del ruolo politico dell’Ue.
La Cina ha riserve in valuta e in oro per 4.000 miliardi di dollari. E’ una capacità monetaria notevole ma insufficiente a portare gli Usa sul sentiero del cambiamento necessario. Un’Europa politicamente determinata potrebbe farlo. Anche la decisione inglese di partecipare all’AIIB ha una grande valenza in quanto Londra prende una posizione completamente autonoma da Washington. Ciò sta creando riverberi importanti anche in Australia, in Giappone e nella Corea del Sud. Fatto non irrilevante, considerando che questi Paesi finora si sono tenuti in linea con gli Usa.
Circa 30 Paesi, soprattutto dell’Asia, parteciperanno alla creazione della banca, che parte con un capitale di 50 miliardi di dollari. La Russia ha già espresso il suo interesse anche se per il momento resta l’attore più attivo nella realizzazione dell’altra banca di sviluppo, quella del Brics. In questo contesto l’Unione Eurasiatica ha recentemente annunciato di voler creare una sua unione monetaria per poter giocare un ruolo importante negli scenari di sviluppo dell’intero continente euro-asiatico e fronteggiare gli attacchi speculativi condotti dopo la manipolazione del prezzi del petrolio.
Non meno importante è il fatto che l’AIIB intende essere la banca che vuole sostenere e guidare gli investimenti di lungo termine nella realizzazione delle grandi infrastrutture di cui in Asia c’è un grande fabbisogno. In tal senso sarà un partner delle banche di sviluppo multilaterali esistenti e quindi anche di quelle del Long Term Investors Club, cui partecipa anche la nostra Cassa Depositi e Prestiti. Si pone di fatto come il fulcro di una nuova industrializzazione e modernizzazione tecnologica nelle zone dell’Asia e del Pacifico dove vive la maggioranza della popolazione mondiale. E’ quindi un modello alternativo alla fallimentare finanziarizzazione dell’economia globale e alle varie “ideologie post industriali”. Il che può significare una svolta epocale.
I primi grandi progetti che intende promuovere sono legati alle Nuove Vie della Seta, quello che i cinesi chiamano “One road, one belt”, cioè la grande strada di collegamento con il resto del continente fino all’Europa creando un’ampia cintura di sviluppo economico, urbano e sociale lungo il suo percorso. Negli ultimi mesi ci sono stati anche intensi contatti e collaborazioni per collegare la nuova via della seta con il corridoio euro-asiatico “Razvitie” di sviluppo infrastrutturale che collegherà il Pacifico con l’Europa occidentale attraversando e sviluppando i vastissimi territori siberiani.
Ne abbiamo già scritto e siamo sempre più convinti che, per la realizzazione di questi grandi progetti, sia fondamentale e insostituibile la capacità industriale, tecnologica e professionale dell’Ue.

Fonte:http://www.opinione.it/economia/2015/03/31/lettieri_economia-31-03.aspx

SIRIA: CON I BOMBARDAMENTI AMERICANI LO STATO ISLAMICO SI E' ESPANSO


Dall’inzio dei raid statunitensi in Siria, i miliziani dell’Isis sono aumentati. Lo ha detto il presidente siriano Bashar al-Assad, intervistato da Charlie Rose sulla Cbs. I raid americani “in alcuni casi possono portare dei benefici a livello locale ma Isis sul piano generale e’ cresciuto dall’inizio degli attacchi – ha affermato Assad – ci sono piu’ reclutamenti e alcune stime parlano di 1.000 reclutati al mese in Siria. Stanno crescendo in Iraq, in Libia, e altre organizzazioni affiliate ad al-Qaeda hanno annunciato la loro adesione all’Isis. Questa e’ la situazione”.
Interpellato sui territori che l’Isis controlla in Siria, Assad ha spiegato che non si tratta di “una guerra tradizionale” dove l’obiettivo e’ conquestare territori. La guerra punta al “cuore e alla mente dei siriani – ha dichiarato – e non possiamo conquistare il cuore dei siriani mentre li uccidiamo”. Assad si e’ dunque detto disponibile a lasciare il portere solo se perdesse “il supporto pubblico” e cioe’ “nel caso in cui non rappresentassi piu’ l’interesse siriano – ha spiegato – e i suoi valori. La mia legittimazione viene dall’interno”.
Il problema con gli americani e’ che “loro non vogliono partner, accettano solo seguaci - ha attaccato Assad – anche l’Europa non e’ partner degli Usa, ad essere franchi. E questo e’ il loro problema con la Siria. Hanno bisogno di qualcuno che continui a dire di si, di un pupazzo, di una marionetta“.
Secondo il presidente siriano anche il leader russo Vladimir Putin viene “demonizzato” dall’Occidente e dagli Usa in particolare “perche’ vuole essere indipendente”.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/03/30/siria-assad-con-i-bombardamenti-usa-lo-stato-islamico-si-e-esteso/

L'INTEGRAZIONE DELL'UNIONE EURASIATICA NON PUO' ESSERE FERMATA


Ventitre anni dopo la liquidazione dell'URSS e la creazione dei CIS l'8 dicembre del 1991, possiamo concludere che la Comunità degli Stati Indipendenti - è ora, infatti, un progetto defunto, dice Rostislav Ishchenko.
Certo, i politici e i diplomatici continueranno a parlare dell'enorme potenziale del Commonwealth, elencando i risultati, i documenti, gli accordi, i trattati, vertici e piani a lungo termine. Queste sono le regole. Raramente le circostanze sono organizzate in modo tale che una molto discussa, approvata e adottata attuazione del progetto internazionale si concluda con le parole: "Questo è, il progetto è chiuso".
Di solito, accade tranquillamente.
Questo è come il gasdotto Nabucco tranquillamente cancellato.
Tranquillamente morta l'organizzazione GUAM.
Sembra che lo stesso destino attenda i CSI. N
on era necessario annunciare la decisione, ma fermarsi semplicemente raccogliendo i vertici.
Ma poi si deve mantenere e finanziare il personale del Commonwealth, ma per che cosa?
La tecnica ha funzionato. Subito dopo l'annuncio della creazione dell'Unione eurasiatica (EEU), l'eliminazione dell'inutile Comunità Economica Eurasiatica (EurAsEC) è stata annunciata.
Verrà creata una Unione Eurasiatica politica (EAU), e improvvisamente uno stato di Unione di Russia e Bielorussia diventa inutile (in ogni caso, Alexander Lukashenko non ha escluso tale possibilità).
Oggi, infatti, il CIS si presenta come un memoriale di integrazione post-sovietico, che la maggior parte del tempo è stato più come una disgregazione.
Se questa struttura fosse stata efficace, non sarebbe stato necessario sviluppare il concetto di integrazione multirate e una creazione del EurAsEC, unione doganale, EEU e persino la CSTO (Collective Security Treaty Organization) sulla sua base.
Il CIS a sua creazione è stato considerato da ottimisti come la formazione dello stato confederato a consolidato della maggioranza delle ex repubbliche sovietiche in base alle nuove circostanze. Fino all'agosto 1993, le forze armate degli Stati della CSI esistevano ancora.
Teoricamente, gli eventi potrebbero andare in quella direzione, ma solo in teoria.
Quando la pratica e l'esperienza hanno mostrato che la capacità disgregazione non si esaurì nel 1991, e non si può forzare la sua strada contro le tendenze storiche.
La Russia ha lottato con le tendenze centrifughe per un decennio.
Solo all'inizio del 2000 la situazione allo stato nucleo di CIS è stabilizzata.
Dal 2004-2005 le tendenze centripete nella politica russa hanno cominciato ad accumularsi, e dal 2010 sono assolutamente dominanti non solo in politica interna, ma anche estera.
Il suo proprio movimento separatista ha minacciato il Kazakhstan.
In Asia centrale le interepubbblicane dispute territoriali sovrapposte con lo stallo interno di alcuni gruppi etnici e interessi economici regionali, ha creato una zona di instabilità permanente che ha prodotto diversi conflitti civili e portato una minaccia di conflitti armati interstatali, che sono stati miracolosamente evitati.
Nel Caucaso colpi di stato militari sono stati seguiti da guerre civili e guerre civili - da parte dei conflitti tra paesi.
Ci sono state due guerre su vasta scala con la partecipazione (sui lati opposti) degli Stati membri della CSI: il conflitto del Nagorno-Karabakh e la guerra di 08.08.08.
La Moldova si è spezzata dopo una guerra civile, praticamente perdendo Transnistria.
In Ucraina la guerra civile infuria mentre parliamo, la Crimea è andato alla Russia, il Donbass è quasi perso.
Quali altre regioni andranno perse, e quali saranno lasciate all'Ucraina - non si sa.
Questa formazione amorfa, i cui membri hanno uno status diverso (l'Ucraina è il co-fondatore della CSI, ma non ha firmato la Carta, la Carta non è stato firmato da Turkmenistan, e l'Ucraina e la Russia non hanno ratificato il protocollo dell'accordo sulla creazione di CSI dal 21 dicembre 1991) e non hanno il consenso sulle rispettive frontiere - è la Comunità di Stati Indipendenti.
Dopo la guerra del 08.08.08. la Georgia si è formalmente ritirata dal SID, ma ha mantenuto la sua partecipazione in quasi tutti gli accordi raggiunti nel suo quadro.
E 'come se il Belgio si è ritirasse dalla UE, ma rimarrebbe un membro del trattato di Schengen, la zona euro, ecc .
A sua volta, l'Ucraina, Turkmenistan, e, occasionalmente, altri paesi hanno parzialmente ratificato vari documenti della CSI, considerando alcune delle loro regole accettabili, e altre - no.
È chiaro che un'organizzazione internazionale non può esistere in tali condizioni.
E non è così.
Ad esempio, l'Ucraina non ha fretta di lasciare la CSI, anche se, si grida ad ogni turno la propaganda che è stata invaso dalla Russia, proprio perché il fatto formale di uscita, non fornirà nulla , nel momento in cui ci possono essere problemi con molti accordi formalmente legati a CIS, favorevoli per l'Ucraina.
E la mancanza della procedura unica non garantisce Kiev, che sarà in grado di tirare fuori il trucco che ha lavorato per la Georgia - di recedere dal CSI.
In generale, la situazione è cambiata così tanto che i progetti di integrazione della Russia hanno smesso di concentrarsi sullo spazio post-sovietico e si concentrano sull'intera Eurasia (EEU e EAU) e addirittura del mondo intero (BRICS).
E 'chiaro che i progetti di integrazione eurasiatica sono molto più chiaramente definiti, anche se la posizione boicottante dell'UE contro i propri interessi (che non includono solo lo sviluppo, ma la sopravvivenza), non disposta a lasciare la custodia degli Stati Uniti, richiede infiniti aggiustamenti, costringendo a spostare le priorità verso l'Asia e il Medio Oriente.
Tuttavia, nel 2014 i BRICS hanno dimostrato la capacità di unificazione politica (il rifiuto di partecipare alla pressione americana sulla Russia e il sostegno indiretto di Mosca) e finanziarie-economiche (la decisione sulla costituzione della Banca BRICS e l'inizio della transizione verso le nazionali valute dei paesi) azioni internazionali.
Infatti, il compito del reinserimento dello spazio post-sovietico, non soddisfatto dal CIS viene ora risolto ad un livello diverso.
Questo spazio è solo una parte di un progetto di integrazione eurasiatica molto più grande.
La mano tesa da parte della Russia sopra le teste delle ambiziose formazioni post-sovietiche di Cina, Iran, Turchia, India si sta muovendo inb questi paesi oltre le staffe stabilite, trasformandosi da giocatori limitrofi a progetti di civiltà sulle loro posizioni di frontiera in una formazione eurasiatica interiore che non può esistere senza la partecipazione al di fuori del progetto dell'integrazione eurasiatica.
Nel frattempo la Russia (a causa della posizione dell'UE) non supera la posizione di frontiera dell'Ucraina, che è una delle principali cause della guerra civile in corso.
Se l'Europa ha accettato il compromesso proposto a marzo dalla Russia, quando la continuazione della fusione politica ed economica tra l'UE e la CU (UEE) verrebbe scambiato per il mantenimento di un unica federalizzata Ucraina neutra- il problema di Kiev sarebbe risolto così come il problema dell'Asia centrale a seguito della Russia- con l'integrazione politico-militare ed economico-finanziario cinese.
All'interno di una integrazione dinamica europea-Unione Eurasiatica, l'Ucraina semplicemente perderebbe lo spazio di manovra, e le sue élite perderebbe la possibilità di speculare con scelte geopolitiche.
Ci sarebbe solo una scelta.
Tuttavia, nonostante l'aumento della retorica conflittuale al punto di non ritorno non è stata approvata nel rapporto di Russia e Unione europea, anche se è già molto vicina.
La cosa più importante è che, indipendentemente dalla posizione dell'Unione europea, l'integrazione eurasiatica non può essere fermata, è possibile solo rallentare la sua direzione occidentale.
Tuttavia, né gli Stati Uniti possono sostenere ulteriormente la base economica e finanziaria dell'Unione europea, né l'economia europea è in grado di fornire risorse di base sufficienti per mantenere l'unità.
Così, l'unica domanda è se l'Unione europea si unirà al progetto eurasiatico subito e del tutto, o gradualmente e in parti.
La prima sarebbe preferibile.
Per quanto riguarda la CSI, dal momento in cui il faccia a faccia tra Mosca e Bruxelles per l'Ucraina si è trasformato in un faccia a faccia tra Washington e Mosca per l'Unione europea, la CSI come meccanismo politico ha finalmente fatto il suo tempo.

Fonte:http://fortruss.blogspot.it/2014/12/how-european-eurasian-union-would-save.html

FRANCIA: STRATEGICAMENTE VINCE SARKOZY, MA IL PARTITO CON LA MAGGIORANZA DEI VOTI E' IL FRONT NATONAL


Una vittoria per Nicolas Sarkozy, una batosta per i socialisti di Francois Hollande, un’avanzata per il Front National: e’ questo il quadro che emerge dal secondo turno delle elezioni amministrative francesi, stando agli exit poll.
La coalizione di centro-destra guidata dall’Ump ha conquistato tra i 66 e i 70 dipartimenti (equivalenti alle province italiane) fra i 101 in palio, stando al rilevamento Csa. Il FRont National di Marine Le Pen potrebbe arrivare a conquistare fino a due dipartimenti.
Il Psf, come previsto, e’ crollato riuscendo a riconquistare solo tra i 27 e i 31 dei 61 dipartimenti in cui governava.
Discreta l’affluenza che alle 15 era gia’ al 41%, sei punti in piu’ rispetto al 2011. “Stasera, la destra ha nettamente vinto le elezioni dipartimentali”, ha esultato Sarkozy, ricordando che “mai, nella Quinta repubblica, la destra aveva raggiunto un risultato del genere, la gente ha respinto in massa le politiche di Hollande e del suo governo”. “L’alternanza e’ ormai avviata e niente la fermera’”, ha assicurato il presidente dell’Ump, confermano la vittoria del centrodestra.
Dai socialisti, che pagano anche le divisioni della ‘gauche’, e’ venuta l’ammissione della sconfitta: “Questa sera la destra repubblicana ha conquistato una vittoria incontestabile”, ha dichiarato il premier, Manuel Valls, che dovrebbe comunque restare al suo posto.
Per Valls “le percentuali troppo elevate” raggiunte FRont National di Marine Le Pen sono “il segno di un duraturo sconvolgimento per la vita politica francese” e “una sfida per la democrazia”. Il premier ha annunciato nuove misure nei prossimi giorni per rilanciare gli investimenti pubblici e privati e un abbassamento delle tasse su nove milioni di case. L’Ump si era gia’ imposto al primo turno con il 29%, davanti al Front National, fermo al 25%, con i socialisti al 21,8%.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/03/29/i-francesi-votano-sarkozy-lartefice-del-disastro-libico/

GIAPPONE: PROTESTE CONTRO LA NUOVA BASE AMERICANA


La popolazione di Nago in Giappone protesta contro la costruzione di una nuova base militare statunitense, al centro di un diverbio tra Tokyo e il governo regionale di Okinawa.
L’esecutivo nazionale ha sospeso il blocco dei lavori ordinato dal governatore Takeshi Onaga la settimana scorsa, permettendo così la continuazione dell’operazione di trasloco della base statunitense da Futenma verso la zona costiera, meno popolata, di Nago.
Il governo vuole restituire i terreni di Futenma agli abitanti che denunciano disturbi sonori, rischi di incidenti ed episodi di criminalità.
Onaga, al potere dallo scorso novembre, si oppone alla base di Nago denunciando i danni alla barriera corallina. Gli Stati Uniti hanno deciso il trasferimento nel 1996, l’approvazione è arrivata due anni fa dal predecessore di Onaga.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/03/30/giappone-proteste-contro-la-costruzione-della-nuova-base-usa/

L'UNIONE EURASIATICA SI ESPANDE


Il Vietnam e l’Unione Economica Eurasiatica nei prossimi due mesi firmeranno un accordo di libero scambio.
Il trattato che istituisce l’Unione economica eurasiatica è stato firmato dai presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan ad Astana il 29 maggio 2014 ed è entrato in vigore dal 1° gennaio 2015. Il blocco commerciale post-sovietico, creato per assicurare una libera circolazione di beni, servizi, capitali e forza lavoro sul suo territorio, comprende attualmente la Russia, la Bielorussia, il Kazakistan e l’Armenia.
L’accordo di libero scambio contribuirà a espandere l’accesso al mercato vietnamita e il mercato del ASEAN (l’Associazione delle Nazioni del Sud-est asiatico).1
Tutto ciò si inserisce nella vasta e ben riuscita campagna diplomatica russa, che ha visto un enorme potenziamento delle relazioni con i Paesi asiatici, in particolare con Cina, India, Iran, Siria e Vietnam.
La Russia, con i risultati che sta portando a casa (si pensi solo agli accordi multimiliardari con la Cina per le forniture di gas e petrolio) compensa abbondantemente le perdite dovute allo scontro con gli USA e i suoi satelliti.
Secondo noi, l’Unione Economica Eurasiatica in futuro rappresenterà, assieme alla SCO e ai BRICS, la leva che causerà il declino degli americani e della UE; ciò porterà a un riequilibrio di poteri in chiave multipolare.

Fonte:http://www.statopotenza.eu/19345/e-lunione-eurasiatica-si-espande

L'IMPATTO DELLE ERUZIONI VULCANICHE SUL CLIMA E' STATO MAGGIORE DI QUANTO STIMATO


L’impatto delle maggiori eruzioni vulcaniche sul clima va ben oltre il raffreddamento della Terra causato nei due-tre anni successivi dalle piccole particelle rilasciate nell’atmosfera, che ‘schermano’ il pianeta riflettendo i raggi solari. Secondo uno studio condotto da CNRS, IRD, CEA e Me’te’o-France, e pubblicato su Nature Communications, le eruzioni possono alterare per oltre 20 anni la circolazione oceanica nel nord dell’Atlantico, che influenza il clima in Europa. Secondo i ricercatori, il raffreddamento del pianeta causato dai vulcani innesca a sua volta una riorganizzazione nella circolazione oceanica nel nord dell’Atlantico. Gli studiosi hanno notato che questa accelera 15 anni dopo l’eruzione, rallenta dopo 25 anni e poi aumenta di nuovo 35 anni dopo l’eruzione. Per i ricercatori, le eruzioni sembrano quindi causare variabilita’ nella corrente nord atlantica per un periodo di 25 anni. Questo stesso andamento e’ stato riscontrato anche nei millenni passati: usando i dati estratti dai fossili e simulazioni climatiche, gli studiosi hanno sistematicamente notato accelerazioni della circolazione 15 anni dopo le cinque maggiori eruzioni vulcaniche avvenute nei millenni scorsi. Nello studio i ricercatori hanno analizzato anche le ultime eruzioni piu’ importanti, quelle del vulcano Agung (Indonesia) nel 1963, El Chicon (Messico) nel 1982 e Pinatubo (Filippine) nel 1991, spiegando cosi’ per la prima volta la recente variabilita’ della corrente nord-atlantica.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2015/03/clima-limpatto-delle-eruzioni-vulcaniche-maggiore-quanto-pensato/422345/

I VULCANI PORTARONO ALLA CADUTA DELLE ARMATE DI NAPOLEONE


Sono passati circa 200 anni da quando la devastante eruzione del vulcano Tambora nel 1815 cambiò il clima globale in un periodo già di per se freddo chiamato Piccola Età del Ghiaccio, cominciata dal 1250 fino e terminata nel 1913, causata da una prolungata bassa attività solare che portò ad un lungo periodo di clima freddo su scala globale.
L'eruzione del vulcano Tambora fu solo l'ultima di un'escalation eruttiva cominciata anni prima, ma con la conseguenza di essere stata in realtà la causa principale dell'ormai noto "Anno Senza Estate" nel 1816 dove sul continente europeo e americano l'estate proprio venne a mancare e si ebbero addirittura delle nevicate.
Quanto si descrive sotto è un resoconto parallelo tra gli eventi che portarono alla caduta del glorioso impero di Napoleone.
Le ultime campagne militari di Napoleone Bonaparte, dalla disastrosa campagna di Russia del 1812 alla sconfitta di Waterloo nel 1815, vennero fortemente condizionate dalle pessime condizioni meteorologiche. Queste tuttavia vennero precedute da eruzioni vulcaniche di notevole entità che liberarono nell'atmosfera grandi quantità di gas e pulviscolo.
“Sire, una simile guerra comporterebbe pericoli terribili. I popoli sottomessi non saranno mai per voi dei veri alleati. L'immensità del teatro russo cambia i fattori delle operazioni belliche. Avanzerete in contrade deserte dove la vostra armata non troverà nè viveri nè foraggio.
Il terreno sarà reso impraticabile dalle prime piogge e, se la campagna proseguirà durante l'inverno, come sopporteranno le truppe un freddo di 25-30 gradi sotto zero ?”. (da: Blond, 1981, p. 335-336). Con queste parole il colonnello Ponthon – un ufficiale che conosce già la Russia - mette in guardia Napoleone sin dal 1811 appena intuisce le sue intenzioni di muovere guerra allo zar. Ma l'imperatore dei Francesi è convinto che lo zar Alessandro – che non vuole rispettare il blocco continentale contro l'Inghilterra, e per di più continua a costituire una minaccia per la Polonia - intavolerà subito trattative di pace non appena lui e il suo esercito saranno entrati in territorio russo. O tuttalpiù affronterà l'esercito napoleonico in una vera e propria battaglia risolutiva già nei primi giorni d'invasione.
Così a partire dal 24 giugno 1812 il corpo principale della Grande Armata composta complessivamente da circa 400.000 uomini - solo un terzo dei quali francesi, il resto alleati – con più di 100.000 cavalli al seguito, oltre a un migliaio di cannoni, varca il fiume Niemen, linea di confine tra la Polonia e la Russia. Ma i russi temendo Napoleone invece di fronteggiarlo si ritirano costantemente davanti a lui e adottano, come si legge anche nei sussidiari delle scuole elementari, la ben nota tattica della “terra bruciata”: villaggi, città, depositi di viveri, coltivazioni dati alle fiamme prima dell'arrivo dei francesi. In più sin dai primi giorni il clima comincia a diventare uno dei protagonisti principali della campagna militare.
Inseguendo i russi i soldati della Grande Armata devono marciare velocemente, coprendo anche 60 chilometri al giorno con uno zaino di 30 chili sulla schiena e sotto un caldo soffocante che verso sera provoca forti temporali: la pioggia fredda si abbatte su uomini e cavalli spossati dalla fatica e dal cibo scarso, fiaccando sia il fisico che il morale.
Dopo appena 100 chilometri di avanzata in territorio russo i cavalli morti per la fame e le intemperie sono già 5000 (secondo alcune fonti anche il doppio), ma cominciano a verificarsi anche casi di diserzione tra i soldati ed anche qualche centinaio di suicidi.
Nelle sue “Memorie” l'ufficiale medico dell'Armata, Larrey, riporta numerosi casi di soldati che per sopportare la fatica durante la marcia fanno uso smodato di sostante allucinogene, come la canapa, e di ogni sorta di miscele alcoliche, una delle quali, fortissima, chiamata “rompipetto”, porta spesso le giovani reclute alla perdita delle forze, alle vertigini, allo svenimento e persino alla morte.
Anche i microorganismi cominciano a mietere vittime: oltre al tifo e alla dissenteria, patologie endemiche nella Grande Armata, si verificano anche parecchi casi di vaiolo. A metà agosto, all'arrivo nella città di Smolensk l'esercito napoleonico, tra morti di fatica, di fame e di malattie varie, ha già perso, senza aver combattuto ancora una sola battaglia, un terzo dei suoi effettivi !
Tuttavia Napoleone a marce sempre più forzate cerca sempre di acciuffare l'esercito russo in ritirata per costringerlo a una grande battaglia, ma le truppe dello zar che vogliono evitare proprio questo attirano l'esercito francese sempre più nell'interno, finchè l'imperatore dei francesi, che vuole a tutti i costi costringere lo zar a chiedere la pace, decide di proseguire per Mosca non rendendosi conto di finire in quella trappola che i suoi marescialli, e certamente anche lui stesso, intendevano evitare alla partenza.
Alla fine di agosto, il 29, mentre Napoleone raggiunge la città di Vjazma, il tempo – che fino a quel momento non è certo stato favorevole - improvvisamente comincia a peggiorare come se fosse già arrivato ottobre: fa freddo e piove continuamente, e per le successive settimane rimarrà così. Secondo i resoconti dei pochi reduci, alcuni cavalieri cominciano a indossare pellicce e berretti di pelle.
Il 7 settembre non lontano da Mosca la Grande Armata riesce finalmente ad affrontare l'esercito russo nella cosiddetta battaglia della Moscova (chiamata però di Borodino dagli storici russi). E' il più grande massacro fra tutte le battaglie napoleoniche, poichè sul campo rimangono più di 60.000 morti tra russi e napoleonici, e più o meno 35.000 feriti. La battaglia tuttavia non è risolutiva, poichè proprio quel giorno Napoleone sta male e dunque con la mente poco lucida non riesce ad ordinare le opportune manovre tattiche ai suoi marescialli.
Alla fine, nonostante le insistenze dei suoi ufficiali, si rifiuta anche di lanciare all'attacco la sua esperta Guardia che come nella battaglia di Eylau (1807) potrebbe sbaragliare definitivamente l'esercito dello zar. Sul campo di battaglia tappezzato di cadaveri e percorso dalle urla disperate dei feriti e dei moribondi, oltre ai francesi anche ai russi contemporaneamente sembra di esserne usciti vincitori.
Ma più tardi vedendo che l'armata napoleonica continua ad avanzare fino a Mosca, e che due giorni dopo (il 9) i russi vengono chiaramente battuti in un altro scontro a Mojaisk (a 70 Km dalla capitale), lo zar Alessandro ordina allora a tutti i cittadini di abbandonare la capitale. Come in una processione religiosa, con tanto di ceri accesi e inni sacri, tutti i moscoviti, con i preti ortodossi in testa, escono allora dalla città con quello che possono portare con sè, seguiti da tutti i soldati scampati ai precedenti scontri con i francesi. Gli unici che rimangono a Mosca sono tutti i forestieri – tra i quali molti immigrati civili francesi – e un bel po' di agenti di polizia, i quali, ben nascosti, devono eseguire altri ordini dello zar.
La mattina del 14 settembre le avanguardie a cavallo dell'esercito napoleonico entrano in una Mosca praticamente deserta. E' una bella giornata, ma in realtà si tratta solo di una temporanea schiarita.
Qua e là gli ultimi gruppetti di soldati russi ritardatari si affrettano a lasciare la città. Napoleone però decide di restare fino all'indomani mattina fuori da Mosca finchè sarà escluso qualsiasi pericolo di un agguato: in tutti i suoi anni di gloriose campagne non gli è mai capitato di entrare in una capitale abbandonata, meglio non correre rischi dunque. La sera stessa infatti accadono i primi fatti strani. In diverse parti della città scoppiano numerosi incendi e i soldati e gli ufficiali che accorrono per spegnerli vedono nell'ombra della notte strani personaggi, malridotti e ricoperti di cenci che si aggirano di casa in casa per saccheggiare e poi appiccare il fuoco.
Sono ergastolani e galeotti liberati dalla polizia zarista con il patto di incendiare la città. Nonostante la loro furia devastatrice, nel corso della notte i francesi riescono ad avere ragione di quei primi incendi e a giustiziare un bel po' di quei galeotti-piromani. La notte successiva tuttavia, dopo che nella mattinata Napoleone ha finalmente fatto il suo ingresso in città sistemandosi al Cremlino, gli incendi scoppiano di nuovo e più furiosi della notte precedente. Gli agenti di polizia ancora nascosti a Mosca questa volta hanno agito di persona e hanno fatto le cose per bene. Interi quartieri bruciano e nemmeno la pioggia che ricomincia a cadere quella stessa notte riesce a dare una mano agli uomini di Napoleone.
La strategia della “terra bruciata” favorisce lo zar che rifugiatosi a Pietroburgo temporeggia con Napoleone, il quale a sua volta rimane a Mosca un mese intero aspettando che il sovrano russo si decida a chiedergli la pace. Ma i numerosissimi soldati dell'Armata napoleonica devono sempre far fronte alla penuria di cibo: quelli all'interno della città riescono a trovare qualcosa saccheggiando le case e le cantine risparmiate dagli incendi, mentre le truppe che bivaccano fuori Mosca esposti alle forti piogge di quelle settimane, sono costrette a cominciare a mangiare i cavalli morti. Proprio le condizioni meteorologiche forniscono i primi segnali di una cattiva stagione che sta arrivando in anticipo.
A fine settembre cade un po' di nevischio, il 14 ottobre cade la prima neve. Napoleone, fino a quel momento ancora indeciso se passare l'inverno a Mosca, rompe gli indugi e comanda di ripartire. Le sue intenzioni sono quelle di ritornare entro i confini dell'alleata Polonia in una ventina di giorni, prima che giunga il vero freddo. Ma non ha fatto i conti con l'arrivo parecchio anticipato del generale inverno.
Il 19 ottobre la grande Armata di Napoleone ridotta a poco più di 110.000 uomini – dai più di 400.000 al momento dell'entrata in Russia – riparte da Mosca insieme a tutti i civili stranieri, soprattutto francesi, timorosi di subire le ritorsioni dei moscoviti al ritorno di questi nella loro città incendiata e saccheggiata.
Frammischiati ad essi, qualcosa come 40.000 carri, carrozze, calessi, trainati da cavalli pelle e ossa per la fame, che accrescono la confusione di quell'esodo. Gran parte di queste vetture portano ufficiali, donne, bambini, e naturalmente i feriti e gli ammalati.
Ma molte recano anche i frutti del saccheggio: opere d'arte, mobili, oggetti d'oro e d'argento, vestiti di lusso, pellicce, e persino libri finemente rilegati. Poco cibo però, e durante quella marcia sarebbe l'unica cosa essenziale.
Data la temperatura tutt'altro che mite, chi è riuscito a procurarsi qualche pelliccia la indossa sopra la divisa, e poco importa se è femminile e graziosamente colorata. Tanti altri si arrangiano indossando diversi strati di vestiti, destinati a diventare però ulteriore ricettacolo di parassiti e agenti patogeni.
Il 28 ottobre dopo aver percorso appena una settantina di chilometri, all'altezza di Mojaisk la temperatura scende a 4 gradi sotto zero e l'interminabile colonna di soldati e civili deve procedere sotto una tormenta di neve. Ma non è ancora nulla in confronto a quello che si incontra appena pochi giorni dopo dalle parti della città di Vjazma, a duecento chilometri da Mosca: la temperatura scende a 20 gradi sotto zero il 5 novembre, e a – 22 il giorno successivo. La neve la fa da padrona e la steppa russa assume la tipica veste di un'interminabile distesa bianca i cui riflessi danneggiano per di più anche gli occhi. Più oltre però è ancora peggio. Dopo la città di Krasnoe (all'incirca a metà strada tra Mosca e il confine polacco) a metà novembre, la temperatura scende a 28 gradi sotto zero. La lunga colonna si sgrana, i reparti di soldati si disgregano e si formano piccoli gruppi che cercano di aiutarsi a sopravvivere. La fame è tanta ed i cavalli che via via muoiono vengono macellati e divorati. A volte non si aspetta neppure che crollino a terra: mentre cercano di trascinare i carri con le loro ultime forze, vi sono alcuni che tagliano loro piccoli brandelli di carne dalle loro natiche per cibarsene.
A causa del gelo le ferite sanguinano poco ed i poveri cavalli ormai indolenti e sfiniti non reagiscono neppure.
Molti dei feriti a poco poco muoiono e vengono abbandonati lungo la via. Ma tantissimi altri che hanno lasciato Mosca in buona salute muoiono anch'essi per la fame e lo sfinimento, o per le malattie provocate dai parassiti che nonostante il gelo covano sotto gli strati sporchi di vestiti e pellicce; o ancora perchè presi dalla disperazione e dallo sconforto si buttano nella neve lasciandosi morire: in questo periodo dell'anno e a questa latitudine i giorni sono corti, e ciò oltre al freddo e alla fame deprime ulteriormente l'umore e la volontà di andare avanti. Accade poi di vedere gruppi di soldati che al calar della sera si siedono deboli e sfiniti in circolo attorno a un fuoco, ma poi si dimenticano di alimentarlo cadendo addormentati. Al mattino dopo vengono trovati morti congelati, come statue di ghiaccio, ancora seduti in circolo.
A tutta questa situazione già di per sè tragica si devono aggiungere i continui e micidiali agguati dei Cosacchi che tallonano tutta la colonna dei disperati, uccidendone a poco a poco i ritardatari, i dispersi e quelli che se ne distaccano per cercare cibo.
Ma anche gli scontri in grande stile con l'esercito regolare russo, ad esempio a Krasnoe (16-17 novembre) e al passaggio del fiume Beresina (27-28 novembre), provocano altre numerose perdite anche tra i civili, tra i quali molte donne e molti bambini.
Le temperature più basse si registrano tuttavia dal 27 novembre in poi nell'ultimo tratto di strada che dal fiume Beresina porta alla città lituana di Vilnius (non lontana dal fiume Niemen, la linea di confine). Non solo durante la notte ma a volte anche durante il giorno si toccano i 31 gradi sotto zero.
La lunga colonna di sopravvissuti si trascina in un silenzio assoluto e irreale poichè anche parlare procura l'immediato congelamento del proprio fiato sul viso. Si ode soltanto sulla strada ghiacciata, il continuo picchettare degli stracci di fortuna totalmente congelati che avvolgono i piedi di tutte quelle migliaia di relitti umani, che già da parecchio hanno consumato le scarpe o le hanno smarrite in mezzo alla neve.
Poco prima dell'arrivo alla città di Vilnius la lunga colonna viene raggiunta da una divisione di 12.000 soldati napoleonici (molti dei quali francesi) incaricati di proteggere la loro ritirata. Sono tutti giovani ben nutriti e in buona salute, ancora non provati dalla guerra e dalle marce, ma sono abbigliati con le normali divise d'ordinanza e niente di più. Sotto i 31 gradi sotto zero allora vengono letteralmente falcidiati dal gelo: “Li si vedeva barcollare per qualche istante e marciare con un passo insicuro, come se fossero ubriachi. Avevano la faccia arrossata e gonfia: finivano presto per rimanere totalmente paralizzati: i fucili cadevano dalle loro mani inerti, le loro gambe si piegavano e alla fine cadevano per terra”: è il resoconto di questo episodio nelle memorie dei medici sopravvissuti.(Blond, p. 422-423). Ben 8.000 di loro su 12.000 fanno questa fine.

L'isola di St. Vincent, un po' più a nord delle coste del Venezuela, è oggi uno dei tanti paradisi tropicali del Mar dei Caraibi ed è frequentata soprattutto dal turismo d'elite.
Oggi politicamente indipendente, al tempo di Napoleone costituisce invece una colonia inglese dove gli schiavi neri lavorano nelle piantagioni di caffè e cacao.
Le piante crescono bene, non solo perchè scaldate dal sole dei tropici, ma anche grazie al suolo dell'isola che è di origine vulcanica.
La sua cima più alta, il Soufriere (1234 m.) è infatti un vulcano che periodicamente si risveglia con potenti e pericolose eruzioni.
Il 27 aprile 1812, mentre Napoleone è tutto impegnato nei preparativi per la campagna contro lo zar, il vulcano viene scosso da un'improvvisa esplosione, e come nella classica eruzione di Pompei, emette una tale quantità di ceneri e gas da distruggere buona parte delle piantagioni. Le stime degli studiosi parlano di 550.000 Km3 di emissioni tra gas, ceneri e polveri la maggior parte dei quali rimangono sospesi nell'atmosfera per poi venir diffusi dalle correnti aeree un po' su tutto l'emisfero settentrionale.

Qualche mese dopo, il 6 agosto, mentre l'Armata napoleonica insegue l'esercito russo alla volta di Mosca, da tutt'altra parte del mondo, sull'isola maggiore dell'arcipelago delle Sangihe in Indonesia, un altro vulcano, l' Awu si risveglia anch'esso con una potente eruzione, brucia tutto quanto intorno a sè con una nube ardente uccidendo anche 953 persone, e a sua volta libera nell'atmosfera, ceneri, polveri e una gran quantità di gas (anche qui per un totale 550.000 Km3). Anche in questo caso, sia i gas che le polveri sottili rimangono in sospensione nell'atmosfera e vengono anch'esse sparpagliate ai quattro angoli del globo, sommandosi a quelle del Soufriere.
E' ormai assodato che le emissioni vulcaniche, in particolare quelle esplosive, sono in grado di modificare il clima provocando un certo calo nelle temperature medie in misura proporzionale alla quantità di gas e polveri che liberano, anche se limitatamente ad una durata di tempo pari a due o tre anni.
I meccanismi responsabili di tale fenomeno sono sostanzialmente due. Il primo è il velo di pulviscolo sottile che filtra i raggi solari riducendone la quantità e l'intensità che giunge negli strati bassi dell'atmosfera, sul suolo e sui mari, diminuendone quindi il riscaldamento da parte del Sole.
Il secondo fa entrare in causa l'anidride solforosa (SO2), emessa anch'essa in gran quantità dai vulcani, che combinandosi con le molecole d'acqua dell'umidità atmosferica si trasforma in acido solforico. Le molecole di quest'ultimo sospese nell'aria respingono anch'esse la luce solare verso lo spazio esterno, anche in condizioni di cielo sereno, e dunque contribuiscono a ridurre il riscaldamento della Terra. In più il pulviscolo vulcanico in sospensione nelle nubi è in grado di incrementare sia le precipitazioni piovose che quelle nevose in quanto sia le gocce di pioggia che i fiocchi di neve hanno necessità di trovare un nucleo di polvere per aggregarsi e formarsi.
Sulla base delle ricerche effettuate dai climatologi in questi ultimi decenni, ad esempio in occasione della gigantesca eruzione del Pinatubo nel giugno del 1991, è stato appurato che già dopo tre mesi dall'eruzione le emissioni vengono diffuse dalle correnti atmosferiche in ogni parte dell'emisfero (e normalmente solo in un emisfero, nord o sud, quello a cui appartiene il vulcano in questione), mentre all'incirca dopo 300 giorni/un anno si verifica la concentrazione maggiore di elementi vulcanici in maniera omogenea su tutta la superficie emisferica, con i relativi e proporzionali effetti sul clima. Dal momento che il Soufriere eruttò alla fine di aprile, tutto fa pensare che proprio verso la fine di luglio/inizio agosto del 1812 abbia cominciato a produrre i suoi effetti climatici sull'intero emisfero nord, Russia compresa, proprio nei giorni in cui l'Awu eruttava a sua volta. Con lo stesso intervallo di tempo nei primi giorni di novembre dovrebbero Mappa dei vulcani Awu, Mayon e Tambora essersi sommate le emissioni dell'Awu a quelle del Soufriere, queste ultime per di più notevolmente incrementate essendo trascorsi più di sei mesi dall'eruzione del vulcano caraibico. In effetti come abbiamo visto più sopra nella descrizione della ritirata, ad un agosto tutt'altro che estivo seguì un settembre pre-invernale nel quale oltre a continue piogge fredde cadde anche del nevischio. A metà ottobre con la caduta della prima neve (il 14) giunse praticamente l'inverno con due mesi di anticipo, mentre il 5 ed il 6 di novembre – cioè esattamente tre mesi dopo l'eruzione dell'Awu – la temperatura scese a 20-22 gradi sotto zero, per poi raggiungere anche i -31 alla fine dello stesso mese. E questi forti cali nelle temperature non furono un'esclusiva del territorio russo, ma coinvolsero anche le altre regioni europee. A partire proprio dal 1812 per continuare poi anche negli anni successivi, in Francia e altrove, sia le primavere che le estati furono fredde, i frutti della terra ebbero difficoltà a maturare, e le vendemmie vennero effettuate in ritardo. Anche i ghiacciai alpini subirono un'avanzata (Le Roy Ladurie, 1982, p. 63).

E' lecito dunque ipotizzare che le emissioni vulcaniche del Soufriere e dell'Awu possano da sole rendere conto del clima polare durante quella disastrosa campagna di Russia ? Se esse non dovessero sembrare sufficienti si potrebbe aggiungere – a puro titolo di cronaca – che nei primissimi giorni di quel vulcanico anno 1812 (tra il 1 e il 4 gennaio per la precisione) si era fatto sentire anche il Vesuvio con una eruzione mista, effusiva ed esplosiva, che se è vero che non ebbe certo la potenza di quella degli altri due vulcani, tuttavia non mancò di liberare nell'atmosfera la sua brava dose di emissioni, cominciando così a preannunciare l'“aria cattiva” di quell'anno.
Inoltre, proprio nel giorno in cui Napoleone invase la Russia, il 24 giugno, ebbe termine una lunga eruzione dell'Etna iniziata il 27 ottobre del 1811.
Le emissioni del Soufriere e dell'Awu rimasero in circolo nell'atmosfera terrestre anche nel successivo anno 1813 influenzando, con condizioni meteorologiche di abbondante pioggia, anche la campagna di Napoleone in Germania, rallentando gli spostamenti delle sue truppe e intralciando il traino dei cannoni che si impantanavano nel fango.
Tuttavia poichè tali difficoltà coinvolgevano ugualmente anche i suoi avversari, in realtà la sconfitta da lui subita a Lipsia ed il progressivo arretramento dell'esercito francese fino in Francia si dovettero più che al maltempo, alla superiorità numerica di Russi, Svedesi, Tedeschi e Austriaci e, come già detto, alla loro nuova strategia di attaccare e sconfiggere i suoi corpi d'armata isolati, sfuggendo nel contempo a Napoleone stesso quando questi si avvicinava.

Mentre l'imperatore dei francesi aveva il suo bel da fare per difendersi dagli eserciti avversari che ormai premevano ai confini della Francia, alla fine del 1813 (tra il 25 ed il 27 dicembre) l'irrequieto Vesuvio rovinò il Natale ai napoletani prorompendo con una forte esplosione in una ennesima eruzione.
Una parte del cono vulcanico addirittura crollò, una certa quantità di ceneri vennero scagliate fino a Napoli ed Ischia, e almeno 75.000 Km3 di emissioni vennero liberate in aria.

 Poco più di un mese dopo, nella notte tra il 31 gennaio ed il 1 febbraio 1814 un altro vulcano addormentato, il Mayon nelle Filippine, improvvisamente si risvegliò con tutta la sua potenza distruttiva. Fra lampi e bagliori infuocati un'enorme colonna di polveri e gas velenosi si innalzò verso l'alto, per poi ricadere alle pendici del cono bruciando e avvelenando ogni cosa al suo passaggio. Almeno 1200 persone morirono a causa dell'eruzione, mentre la quantità di emissioni liberate nell'atmosfera fu all'incirca uguale a quelle sprigionatisi dal Soufriere e dall'Awu, cioè 500.000 Km3. Quando dunque le emissioni di questi due ultimi vulcani si andavano esaurendo insieme ai loro effetti sul clima, quelle del Vesuvio e del Mayon subentrarono a loro volta, rimanendo in sospensione non solo per tutto l'anno 1814 (durante la permanenza di Napoleone sull'isola d'Elba), ma anche nel successivo 1815, allorchè si sommarono con quelle prodotte dalla più colossale eruzione della storia umana: quella del Tambora.

Nella notte tra l'1 e il 2 marzo 1815, Napoleone fuggito dall'Isola d'Elba, sbarcò a Golfe-Juan vicino Cannes. I reggimenti di soldati inviati contro l'ex-imperatore dal governo monarchico di Luigi XVIII finirono per unirsi a lui senza sparare un solo colpo. Anche il maresciallo Ney che dopo l'esilio di Napoleone all'Elba si era adattato a servire il nuovo governo monarchico, tornò ad ossequiarlo. Napoleone il 19 marzo fu di nuovo a Parigi. Ma mentre nelle settimane successive si preparava ad affrontare l'inevitabile reazione militare degli altri governi europei (che riuniti a Vienna nel celebre congresso avevano già cominciato a risistemare la carta dell'Europa), il 7 aprile la tranquilla isola indonesiana di Sumbawa venne sconvolta da un evento geologico di inaudita violenza. Il vulcano Tambora improvvisamente si risvegliò con una immane esplosione che disintegrò ben 1400 metri della sua struttura montuosa, liberando in aria nell'arco di cinque giorni – dal 7 al 12 aprile – non solo una quantità di gas pari a 200 milioni di tonnellate, ma soprattutto una enorme quantità di polveri e ceneri: tra i 100 ed i 300 chilometri cubici, secondo differenti calcoli. Quantità così gigantesche di emissioni furono sufficienti non solo per provocare decine di migliaia di vittime, ma anche per modificare già in breve tempo l'atmosfera ed il clima soprattutto dell'emisfero settentrionale, riducendo il passaggio e l'assorbimento della luce solare e favorendo le precipitazioni. Per dare un'idea, l'anno successivo, il 1816, è stato definito dai climatologi “l'anno senza estate” in quanto nel corso della primavera, ma in maniera sorprendente anche in estate, si ebbero gelate e precipitazioni nevose, alternate a periodi più miti ma per nulla caldi. L'inverno che ne seguì fu rigidissimo, tanto nel nord degli Stati Uniti, quanto in Europa. Persino il regolare ritmo dei monsoni nell'Oceano Indiano venne sconvolto, ed anche la Cina subì disastrose alluvioni. L'agricoltura ne soffrì moltissimo, e si ebbero gravi carestie sia in America che in Europa.
In quella tarda primavera del 1815 comunque, i gas e le polveri del Tambora, unite a quelle del Vesuvio e del Mayon, provocarono un aumento sostanzioso delle precipitazioni piovose, anche nella zona di Bruxelles, dove tra il 16 ed il 18 giugno si svolsero le ultime operazioni militari di Napoleone, a Quatre-Bras, Ligny e Waterloo.
In quell'ultima campagna, ad affrontare le truppe francesi vi erano sia l'esercito inglese del duca di Wellington (comprendente anche contingenti olandesi, belgi e tedeschi), sia l'esercito prussiano di Blucher che marciava da est per congiungersi all'armata britannica. La strategia complessiva di Napoleone era quella di impedire il loro ricongiungimento, affrontarli separatamente e sconfiggerli. Punto nodale importante era il crocevia di Quatre-Bras, per il quale doveva passare l'esercito prussiano. A partire dal 15 Napoleone affidò al maresciallo Ney il compito di occuparlo. Ma nonostante fosse difeso da appena 4.000 soldati britannici, fino al 16 mattina Ney esitò e si decise ad attaccare solo nel pomeriggio, allorchè il contingente inglese venne raggiunto da nuove truppe: dopo parecchie cariche, Ney riuscì ad avere ragione degli Inglesi, ma gli fu impossibile tenere occupato il crocevia a causa delle forti perdite, mentre Napoleone contemporaneamente impegnato presso la cittadina di Ligny contro i prussiani non potè dargli appoggio: anzi, contava proprio sul suo aiuto sempre che il maresciallo si fosse sbrigato subito.
Per due secoli gli storici si sono interrogati – e si interrogano ancora – sulle responsabilità di un esperto ufficiale come Ney che in quella campagna militare prese decisioni infelici e irragionevoli, non soltanto, come abbiamo visto a Quatre-Bras, ma anche nella famosa battaglia di Waterloo, il giorno 18. In quella occasione, com'è noto, poco dopo metà giornata il maresciallo prese autonomamente l'iniziativa di attaccare con ripetute cariche di cavalleria, l'esercito inglese arroccato sull'altura di Mont Saint-Jean, mentre attendeva l'armata prussiana. Napoleone stesso gli diede del folle mentre vedeva la sua cavalleria ripetutamente fatta a pezzi dai battaglioni inglesi, che non erano stati preventivamente indeboliti da nessun cannoneggiamento, secondo la classica tattica militare di quell'epoca. Ney però forse aveva dalla sua un valido motivo per trascurare l'artiglieria, lo stesso di cui erano consapevoli Napoleone e gli altri ufficiali, e cioè il terreno fradicio di pioggia.
Sin dalla sua partenza alla volta di Bruxelles, tra il 14 ed il 15 giugno, l'esercito francese era stato accompagnato dalla pioggia: una pioggia costante, che a tratti dava un po' di tregua, ma che diventò temporale torrenziale dalla sera del 16, intralciando le operazioni di Ney e Napoleone, rispettivamente a Quatre-Bras e Ligny, proseguendo con uguale intensità anche il giorno successivo. Ed anche durante la notte tra il 17 e il 18 continuò a piovere intensamente, costringendo i soldati a dormire in mezzo al fango sotto una doccia continua. La mattina dopo finalmente tornò il sereno, ma il terreno di Waterloo risultò un interminabile pantano dove si affondava fino al ginocchio nella melma. Tanto Napoleone quanto gli ufficiali si resero conto che non solo risultava quasi impossibile spostare velocemente sul terreno fradicio le pesanti batterie di cannoni, ma anche che il semplice uso strategico dell'artiglieria in quelle condizioni era quantomai vano: i proiettili sarebbero affondati nel fango semiliquido e non sarebbero esplosi, o se l'avessero fatto avrebbero finito solo col sollevare qualche schizzo di terreno bagnato, facendo ben poco danno tra le fila nemiche. Di qui l'attesa di Napoleone per buona parte della mattinata aspettando che il sole appena uscito rendesse il terreno un po' più asciutto. Di qui, nel frattempo, anche le manovre diversive – costate però numerosi soldati francesi - alla conquista di alcune posizioni per spingere gli Inglesi allo scoperto, mentre l'imperatore francese aspettava oltre che un terreno più asciutto anche alcune truppe spedite il giorno precedente da tutt'altra parte a bloccare i prussiani. Ma il comandante di queste truppe, Grouchy, non ricevette l'ordine speditogli nella notte da Napoleone di raggiungere il campo di Waterloo, con la conseguenza che le truppe non arrivarono mai ed i prussiani riuscirono ugualmente ad avvicinarsi nel primo pomeriggio al campo di battaglia e alle truppe di Wellington. Quando esse apparvero all'orizzonte, Ney decise probabilmente anche per tale motivo di rompere gli indugi intuendo che la situazione si sarebbe fatta in ogni caso più critica. Così anche senza l'ausilio dell'artiglieria, i cui pezzi continuavano ad impantanarsi nel fango facendo perdere altro tempo prezioso, si gettò insieme a tutta la cavalleria all'attacco, sperando che quell'atto coraggioso servisse a rompere le linee inglesi. Ma i cavalieri vennero ripetutamente abbattuti dagli esperti fucilieri britannici e nemmeno i reggimenti di fanteria mandatigli dietro da Napoleone per cercare di riparare alla sua infelice mossa, riuscirono a contenere la carneficina, finendo anch'esse falcidiate dal fuoco avversario. Lo stesso Napoleone riuscì a sfuggire a malapena ai suoi avversari, anche se com'è noto, la sconfitta di Waterloo segnò in ogni caso il tramonto definitivo dell'epopea napoleonica, e l'esilio dell'imperatore dei francesi, dopo qualche mese, sull'isola britannica di S. Elena.
Così come in Russia, anche a Waterloo le sfavorevoli condizioni meteorologiche, certamente aggravate dalle emissioni vulcaniche, si rivelarono una variabile di fondamentale importanza nel determinare la sconfitta di Napoleone. Senza quelle catastrofiche eruzioni vulcaniche il maltempo sarebbe stato altrettanto intenso da ostacolare la Grande Armata francese ? E l'imperatore dei francesi sarebbe riuscito ad avere ragione dei suoi avversari ? In definitiva tuttavia, porsi domande di tal genere sarebbe come chiedersi quale sarebbe stata la storia della Francia e dell'Europa intera se il figlio più famoso dell'avvocato Carlo Buonaparte invece di intraprendere la carriera militare avesse fatto tutt'altro mestiere.


Fonte:http://digilander.libero.it/ipercultura/vulcani-napoleone.htm






lunedì 30 marzo 2015

IL MERCATO RUSSO E' DIVENTATO PIU' INTERESSANTE PER GLI INVESTIMENTI


Nonostante le sanzioni economiche contro la Russia, il mercato del paese non soffre l'influenza negativa delle restrizioni, ma, al contrario, è diventato un paese attraente per gli investimenti.
Come nota Bloomberg, le sanzioni nei confronti della Russia non minacciano l'economia, che rimane attraente per gli investimenti.
In primo luogo, l'agenzia ricorda che la scorsa settimana le riserve valutarie della Banca centrale della Russia sono cresciute per la prima volta negli ultimi nove mesi.
Allo stesso tempo, Bloomberg sottolinea che il rublo si sta rafforzando lentamente. Da un lato, a causa dei prezzi del petrolio e, dall'altro, a causa della riduzione del tasso di interesse dal 17% al 14%. Ciò suggerisce che la Russia è diventata un paese attraente per le operazioni con attività in valuta estera .
"Non è un caso che la Chartederd Financial Analyst (CFA, per il suo acronimo in inglese), un'associazione internazionale di professionisti nel campo degli investimenti, abbiano qualificato il mercato russo come uno dei migliori al mondo in termini di attrazione degli investimenti",conclude Bloomberg.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=11&pg=11091

ISLANDA: NUOVO AUMENTO DEL MAGMA ALL'INTERNO DEL VULCANO BARDARBUNGA


Il 28 marzo 2015 vi è stata nuova attività sismica nelle profondità del vulcano Bárðarbunga.
Questo suggerisce che c'è una nuova intrusione di magma nel sistema del vulcano.
Se questo sta per tradursi in nuova eruzione resta da vedere.

Non è impossibile che al momento attuale possa accadere. Finora però non è successo niente. I più profondi terremoti hanno avuto luogo a profondità di 21,1 km, altri terremoti sono meno profondi.

Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5568

ISLANDA: NUOVO SCIAME DI TERREMOTI SUL VULCANO ORAEFAJOKULL


Il 28 marzo-2015 vi è stata nuova attività sismica in profondità nel vulcano Oraefajokull.
Questa attività non è nuova ed ha avuto luogo ogni pochi mesi per gli ultimi 10 anni o giù di lì.
Periodi di calma sono diversi in lunghezza.
Ogni sciame sismico che ha luogo è diverso sia in ampiezza e durata, l'attività corrente sembra essere profonda, ma per lo più piccoli terremoti, meno di magnitudo 1,5 per la maggior parte.
Il più profondo terremoto in questo sciame aveva la profondità di 25,0 km.
Questa attività sismica è solo a causa di magma fresco che spinge per entrare nel sistema delvulcano Oraefajokull.


Sulla base di resoconti storici delle eruzioni precedenti (1362 e 1728).
Sembra che le eruzioni in Oraefajokull inizino con potenti sciami sismici (terremoti di magnitudo 4.0).
La seguente eruzione è una nube di cenere con inondazioni glaciali con quella fase che dura fino a 48 ore.
Cosa succede dopo che non è chiaro, dal momento che non è stato documentato correttamente nei documenti storici.
Le eruzioni possono durare fino a 45 giorni, sulla base di eruzioni precedenti documentate.
Lo sciame sismico attuale è dentro il vulcano Oraefajokull.
Al momento non ci sono segnali evidenti che vi è un aumento un rischio di eruzione dal vulcano Oraefajokull. Ciò potrebbe cambiare senza preavviso, come è sempre il rischio dei vulcani.


Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5568

ISLANDA: SCIAME SISMICO SUL VULCANO HECKLA


Il 26 marzo 2015 uno sciame di terremoti ha avuto luogo sul vulcano Hekla.
Questo non è stato un continuo sciame sismico e non vi è stato un'enorme numero di terremoti, tuttavia è chiaro che ci sono i primi segnali.
Il più grande terremoto ha avuto magnitudo di 1.4.

Questa attività sismica ha avuto luogo nel profondo del vulcano Hekla, con il terremoto più profondo a 17 km di profondità (mag 1,4).
Altri terremoti hanno avuto luogo in profondità minori, ma tutte profondità maggiori di 10 km.
Che cosa esattamente sta succedendo non si sa, a questa profondità è chiaro che l'attività sismica in atto è dovuto al movimento del magma piuttosto che a cambiamenti tettonici.

Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5562

INDONESIA: IL VULCANO SINABUNG ANCORA FORTEMENTE IN ATTIVITA'


Il vulcano continua a effondere un lobo di lava viscosa dal cratere sommitale.
Frane frequenti e flussi piroclastici si verificano a causa di crolli parziali delle masse laviche adesive sul pendio ripido superiore.
Bastien Poux, che ha osservato il vulcano durante le ultime settimane ha inviato il seguente rapporto:
"Sono stato a guardare il vulcano Sinabung per le ultime due settimane, vi è un grande lobo di lava appeso al vertice, lo si può vedere brillare di notte.
Flussi di detriti sono sempre più grandi e più frequenti, di solito le rocce vengono a formare il lato del lobo, dove sono in contatto con le pareti di in grandi formazioni, tra 10 e 25 volte al giorno, scendendo il fianco a distanze tra i 500 ei 2000 metri, in generale, un paio di loro è andato a 3000 m ieri, quando un grosso pezzo della parte anteriore del lobo crollato.
C'è ancora un perimetro proibito di 5 km, più o meno rispettato dalle persone che vogliono tornare nelle loro case dopo essere profughi per 18 mesi. "


Fonte:http://www.volcanodiscovery.com/sinabung/news/52236/Sinabung-volcano-Sumatra-Indonesia-update-growing-lava-lobe-pyroclastic-flows.html

ISLANDA: IL CAMPO LAVICO UN MESE DOPO L'EURUZIONE


Quattro geologi islandesi avevano uno dei lavori più caldi sulla Terra questa settimana.
Per avere delle misure accurate di tossici gas vulcanici, gli scienziati sono saliti direttamente sul cratere Baugur, dove la lava eruttava solo tre settimane prima.
Il cratere Baugur è il cratere più alto e più grande nella lunga fila di recinti vulcanici costruito da spettacolari fontane di fuoco dell'eruzione di Barbarbunga.
Di 165 metri di larghezza ll fiume di lava, una volta scorreva a nord-est da un lago di lava all'interno del cratere.

La superficie è ancora ad una temperature di 1.110 gradi rovente Fahrenheit (600 gradi Celsius) in numerosi punti, e gli scienziati hanno dovuto indossare maschere antigas per l'ossigeno, afferma Evgenia Ilyinskaya, un vulcanologo del British Geological Survey.

Ma i panorami sono assolutamente mozzafiato.
L'eruzione è iniziata nell'agosto 2014, quando una crepa gigantesca di è aperta nella terra e la lava ha cominciato ad eruttare in mastodontiche fontane sulle sabbie di Holuhraun, una valle fluviale a distanza, nel centro di Islanda.
La roccia fusa aveva fatto percorso sotterraneo di circa 28 miglia (45 km) dalla fonte originale - la camera magmatica sotto il Bardarbunga.
Proprio come il vulcano Kilauea delle Hawaii, l'Islanda ha un colossale giacimento magmatico in risalita dal mantello che può esplodere in diversi luoghi.
Nel mese di agosto, prima dell'eruzione, gli scienziati hanno seguito il magma in aumento, incanalato sotto il Bardarbunga verso la superficie.
Baugur (significa "cerchio") è a più di 260 piedi (80 metri) di altezza e circa 325 piedi (100 m) di larghezza.
Gli scienziati sono stati lasciati all'interno del cratere da un elicottero.
La temperatura superficiale del cratere, insieme ad altri elementi di prova, suggerisce che c'è ancora roccia fusa a circa 10 a 16 piedi (da 3 a 5 m) al di sotto del fondo del cratere.
Nei prossimi mesi, Ilyinskaya e i colleghi dell'Ufficio meteorologico islandese e il British Geological Survey hanno intenzione di seguire da vicino le emissioni di gas dal cratere e il campo di lava in fase di raffreddamento a Holuhraun (l'area coperta di lava da questa eruzione).
Senza la spinta di calore fornito da un flusso di lava attivo, i gas vulcanici potranno abbracciare la terra invece di salire verso il cielo su pennacchi termici.
Ciò significa che le concentrazioni di gas potrebbero aumentare nelle aree in cui le persone vivono e respirano, secondo il Met Office islandese .
L'inquinamento di anidride solforosa ha raggiunto livelli pericolosi più volte in Islanda dopo che l'eruzione è iniziata ad agosto.
I ricercatori stanno anche rintracciando neve acida e pioggia in tutto il paese.
Il campo di lava copre 33 miglia quadrate (85 km quadrati) e ha un volume di 0,34 miglia cubi (1,4 km cubo).


Fonte:http://www.livescience.com/50057-incredible-photos-inside-bardarbunga-volcano.html

venerdì 27 marzo 2015

RUSSIA: IN 15 ANNI DEL PRESIDENTE PUTIN IL PIL RUSSO E' INCREMENTATO DI DIECI VOLTE





Uno dei personaggi senza dubbio più discussi al momento nel mondo è il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin. E’ raro trovare in Occidente grandi giornali che lo difendino, infatti, da “destra” a “sinistra” la stragrande maggioranza dei gruppi editoriali e dei partiti politici si unisce mediaticamente e politicamente alla crociata anti-russa portata avanti prima di tutto dalla NATO e dunque dal paese guida di questa alleanza militare, ossia gli Usa.
Inutile dire che negli Stati Uniti non vi sono formazioni politiche rilevanti che non condannino a priori l’operato del Presidente russo. Come potrebbe essere diverso in Europa occidentale, occupata militarmente da settant’anni dall’esercito degli Stati Uniti d’America (solo l’Italia ha nel proprio territorio 114 basi militari statunitensi, di cui due con 50 testate nucleari l’una; senza contare il Muos, sistema di controllo satellitare di droni utilizzati per il mantenimento del dominio mondiale a stelle e strisce)?
Fatta eccezione per alcuni gruppi politici di estrema sinistra e di estrema destra che sostengono il leader russo, e fatta eccezione per Silvio Berlusconi, che tra le tante e controverse vicende che lo riguardano ha senz’altro il merito di aver curato gli interessi nazionali italiani nei rapporti con la Russia e col suo Presidente (leggi QUIper informazioni sui danni all’economia italiana delle sanzioni alla Russia), tutto il resto del panorama politico italiano, in primis gli attuali partiti di governo, conduce una disastrosa campagna anti-russa, concretizzatasi anche nell’appoggio al regime golpista di Kiev, autore di crimini contro l’umanità verso le popolazioni russofone della Novorossija (vai QUI per maggiori informazioni sulla guerra in Ucraina).
E’ estremamente simpatico vedere il Presidente americano Obama accusare ripetutamente Putin di essere un dittatore autoritario, come altrettanto simpatiche risultano queste dichiarazioni quando provengono dai vertici dell’Unione Europea.
Obama in questi anni ha distrutto la Libia (QUI per maggiori informazioni) con i bombardamenti NATO e sostenendo i cugini libici dell’ISIS, li ha armati anche in Siria contro il regime di Bashar Al Assad (QUI), ha organizzato il golpe filo-americano di Kiev dando il via ad una guerra spaventosa contro la Russia da parte della junta di Kiev (guerra descritta come “invasione russa” dai deliranti media occidentali, senza uno straccio di prova), è presidente di un paese in cui ci sono circa 60 milioni di poveri ed in cui la sanità è a pagamento (a differenza della “dittatoriale” Russia), le truppe del suo paese sono dislocate in decine di paesi di tutto il mondo e la spesa militare americana è la voce maggiore delle spese pubbliche dello Stato americano.
Per quanto riguarda l’Unione Europea, è ormai cosa nota in Occidente che le sue politiche di austerità hanno causato danni giganteschi a paesi mediterranei come la Spagna, l’Italia, la Grecia (letteralmente distrutta) ed il Portogallo, come del resto anche in Francia, dove il primo partito con oltre il 25% dei voti è proprio quello anti europeista e filo russo della Le Pen. Come è cosa nota che la Commissione Europea non è eletta dal popolo in nessuna forma, e che l’unico organo eletto dai popoli europei è il Parlamento Europeo, che, però, non ha alcun potere decisionale. Quanti di voi conoscono Herman Van Rompury? Pochi. Quanti di voi l’hanno votato? Nessuno. Eppure detiene un immenso potere all’interno della Ue, senza nemmeno uno straccio di voto popolare. Ed i suoi tecnocrati si permettono di dare del “dittatore” ad un leader che ha vince ininterrottamente le elezioni da 15 anni, le prime nel ’99 col 52% di voti, senza essere al governo e quindi senza avere alcuna possibilità di organizzare brogli, al di là della propaganda occidentale.
Analizziamo invece i 15 anni di Putin dal punto di vista economico, così forse capiremo i perchè di tanto attaccamento del popolo russo al suo leader. Di seguito diversi grafici ufficiali:
Prodotto Interno Lordo (PIL) della Russia, 1990-2012
PILRussia
PIL pro capite in Russia, dollari, 1990-2012
PILprocapiteRussia
Fonte per altri grafici:http://it.kushnirs.org/macroeconomia/gdp/gdp_russia.html#t1
Per altre informazioni sulle falsità occidentali su Putin vai QUI
Nella seguente iconografia (FONTE), i numeri, che si riferiscono al periodo 1999-2013 (in attesa di quelli del 2014), parlano chiaro: il Pil è passato da 195 miliardi di dollari a 2.113, il pil pro-capite da 1.320 a 14.800 dollari, le riserve valutarie e aurifere da 12,6 a 511 miliardi di dollari, il debito pubblico dal 78% del Pil all’8%, le pensioni da una media di 499 rubli a 10.000, mentre gli stipendi da 1.522 rubli a 29.940.
Iconografia
Mentre il sistema bancario occidentale crolla sulle spalle dei contribuenti, colui che viene descritto come un “dittatore” sta difendendo e salvando il suo paese. Sono i dati che parlano, ed agli occidentali non rimane che appellarsi alla contrarietà di Putin verso i matrimoni gay o blaterare di invasione russa in Ucraina, quando è l’Ucraina ad aver invaso le libere repubbliche di Donetsk e Lugansk, diventate indipendenti con liberi referendum nel Maggio dell’anno scorso.
Questi maestri di libertà (americana) tacciono però se in Arabia Saudita, fraterna amica degli Usa e partner strategico americano in Medio Oriente per il petrolio, gli omosessuali vengono condannati a morte o se questo paese, che finanzia da anni l’ISIS ed Al Qaeda (vi sono decine di report di giornalisti di tutto il mondo in materia facilmente reperibili dal web), invade senza alcuna autorizzazione da parte della Comunità Internazionale lo Yemen, com’è avvenuto proprio ieri. Lì il colpo di stato non è stato filo-occidentale, come in Ucraina l’anno scorso, ma filo-iraniano. Dunque per l’Occidente ben venga un’invasione saudita contro gli alleati dell’eterno nemico iraniano, colpevole, come la Russia di Putin, di difendere la propria sovranità dall’usura bancaria e delle bombe democratiche della NATO che tante sofferenze hanno inferto a libici, siriani, iraqueni, afghani, serbi.. ed europei.
Pasquale Andrea Calapso


Fonte:http://www.statopotenza.eu/19331/in-15-anni-di-putin-e-decuplicato-il-pil-russo

VIDEO: PARLAMENTARI UNGHERESI RIFIUTANO L'UNIONE EUROPEA BUTTANDO LA BANDIERA DALLA FINESTRA

LA RUSSIA HA IL PERMESSO DI COSTRUIRE UNA PROPRIA BASE IN SIRIA



Assad: stiamo aspettando richiesta formale


Bashar Assad ha dichiarato che la Russia può creare una base militare in Siria. Stiamo aspettando la richiesta formale, se ci sarà, la risposta di Damasco sarà positiva, ha detto il presidente siriano in un'intervista al canale televisivo russo "Zvezda"

Secondo il presidente della Siria, la presenza della Russia nel mondo, in particolare nel Mediterraneo orientale, è indispensabile per il mantenimento degli equilibri che 20 anni erano stati compromessi dopo la disgregazione dell'URSS.

"Più cresce la presenza della Russia nella nostra regione, e più stabile diventa la situazione, perché la Russia svolge un ruolo importantissimo nel consolidamento della stabilità in tutto il mondo", — ha detto Assad.

Il presidente della Siria ha tracciato un parallelo tra gli eventi nel Medio Oriente e la situazione in Ucraina.

"Mi trovo regolarmente a pensare che esista un legame tra la crisi siriana e quello che sta accadendo in Ucraina. Primo, perché enrambi i paesi hanno un'importanza significativa per la Russia, secondo, perché in entrambi i casi lo scopo è quello di indebolire la Russia e creare dei regimi fantocci".

Fonte:http://it.sputniknews.com/politica/20150326/177001.html#ixzz3VbAkpTsp


IL CONTROLLO MONDIALE DEGLI STATI UNITI E' UFFICIALMENTE CESSATO; LA CINA VINCE LA BATTAGLIA DELLE BANCHE

Gli Stati Uniti farebbero bene ad adeguare la loro politica estera a questa nuova realtà








La storia della Banca asiatica degli investimenti è estremamente importante. Il nuovo istituto guidato dalla Cina segna, infatti, essenzialmente un cambiamento epocale rispetto alle istituzioni multinazionali dominate dagli Stati Uniti, come il FMI e la ADB, scrive il blog americano Zerohedge. E rappresenta anche un tentativo implicito dei cinesi di inaugurare una sorta di sino-Dottrina Monroe e consolidare le ambizioni regionali e, in una certa misura, internazionali. In un disperato tentativo di minare lo sforzo e conservare ciò che resta dell' egemonia degli Stati Uniti, Washington ha aggressivamente intimato ai suoi alleati di astenersi dal sostenere l'istituzione. Poi il Regno Unito ha deciso di aderire definendo la banca banca una "opportunità senza eguali." Questo ha aperto le porte ad uno stuolo di nazioni occidentali e stretti alleati degli Stati Uniti che improvvisamente hanno invertito la rotta e si sono mostrati propensi a sostenere la nuova istituzione.
Con la scadenza per le domande di adesione che si avvicina velocemente, la notizia ha ricevuto una notevole copertura mediatica. Ecco Bloomberg , per esempio: 
L'Influenza della Cina si sta espandendo da decenni.. Ora, la creazione di istituti di credito internazionali sta guidando quell'influenza economica più vicino alle arene politiche e diplomatiche mentre gli alleati degli Stati Uniti sfidano l'America per eseguire l'iniziativa della Cina.
"Questo è l'inizio di un ruolo più importante per la Cina nelle questioni globali", ha detto Jim O'Neill, ex capo economista di Goldman Sachs Group Inc., che ha coniato il termine BRIC nel 2001 per evidenziare la potenza economica emergente del Brasile, della Russia, dell'India e della Cina ...
La visione del presidente cinese Xi Jinping di raggiungere lo stesso status di grande potenza di cui gode gli Stati Uniti ha ricevuto una spinta importante questo mese quando il Regno Unito, la Germania, la Francia e l'Italia hanno aderito all'Infrastructure Asian Investment Bank. L'AIIB avrà un capitale autorizzato di 100 miliardi dollari e fondi di partenza di circa 50 miliardi.
Il Canada sta prendendo in considerazione l'adesione, che lascerebbe gli Stati Uniti e il Giappone come gli unici paesi del G7 a mettere in discussione gli standard di governance e ambientali dell'istituzione.
Anche il Gabinetto del primo ministro australiano Tony Abbott avrebbe approvato i negoziati per aderire alla banca, secondo un funzionario del governo che ha chiesto di non essere identificato dal momeno che la decisione non è stata resa pubblica.  
"L'ascesa economica della Cina sta agendo come un fattore di attrazione enorme che costringe l'architettura esistente ad adattarsi", ha detto James Laurenceson, vice direttore dell'Instituto di Sydney per le relazioni tra Australia e Cina. "L'AIIB ha dimostrato agli Stati Uniti che la maggioranza della comunità internazionale sostiene le aspirazioni della Cina ad assumere una maggiore leadership e responsabilità, almeno sulle iniziative economiche "...
Gli Stati Uniti hanno ancora il potere di veto sulle principali decisioni prese dal FMI e dalla Banca mondiale, e un'opzione sulla selezione del presidente della Banca Mondiale. Entrambe le istituzioni sono sempre meno rappresentative rispetto alle esigenze che hanno di fronte.
Come si è visto, nemmeno l'istituto stesso che l'AIIB dovrebbe più direttamente minacciare è disposto ad evitare la nuova banca e ha aperto alla cooperazione.
Più gli Stati Uniti si isolano dal nuovo pogetto, più trasparenti diventano i loro motivi. Che non hanno mai riguardato gli "standard" (la scusa originale per l'opposizione di Washington alla banca), ma piuttosto soffocare l'ambizione cinese.
Ecco The Economist sull'America e il suo (non) ruolo: 
Nel caso dell'AIIB, l'America sembra avere la conferma delle più oscure paure riguardo la Cina: ha adottato una politica di contenimento che è sbagliato in linea di principio e ha fallito in pratica ...
Ci sono tre ragioni per cui l'America dovrebbe essere più ricettiva verso l'AIIB e la potenziale adesione dei suoi alleati. La prima è che il bisogno dell'Asia di infrastrutture è vasto e pressante. L'urbanizzazione implacabile del continente richiede almeno 8.000 miliardi dollari di spesa in infrastrutture in questo decennio, secondo l'ADB. L'AIIB non finanzierà questa pazzia da sola ma contribuirà.
In secondo luogo, il modo migliore per affrontare le preoccupazioni circa gli standard di prestito cinese è di unirsi alla banca e migliorarla dall'interno.
In terzo luogo, anche se sarebbe stato meglio espandere e riformare le istituzioni esistenti (la ADB, Banca Mondiale e così via), l'America l'ha reso impossibile. Anche una modesta proposta di aumentare le risorse del Fondo monetario internazionale è stata ostacolata per anni al Congresso". 
A dire il vero, questo è un momento delicato per gli Stati Uniti in termini di posizione sulla scena mondiale. Il petrodollaro stamorendo, la Russia si riafferma in Europa orientale, le relazioni USA-Israele si stanno rapidamente deteriorando, e ora, il mondo si sta spostando dalle istituzioni multinazionali dominate dagli Usa e che, in un modo o nell'altro, hanno definito il mondo post  seconda guerra mondiale. Gli Stati Uniti sarebbe saggi ad adeguare la loro politica estera a questa nuova realtà, piuttosto che aggrapparsi alla nozione che la storia del mondo è e sarà sempre scritta da Washington.


Fonte:http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=11058

DISPREZZANO PUTIN PERCHE' FERMO' I MISSILI NATO CONTRO LA SIRIA


Gli americani hanno dichiarato guerra a Putin, ma quello che non vi dicono è decisivo. La crisi in Ucraina è stata scatenata dopo che la flotta russa schierata nel Mediterraneo a difesa di Damasco ha neutralizzato un attacco missilistico segreto, scatenato nel 2013 contro la Siria. Mai accaduta una cosa simile, dal 1945: le armi russe avrebbero “parato” i missili statunensi, facendoli inabissare in mare aperto prima che potessero raggiungere la costa siriana. Lo afferma l’Ossin, osservatorio internazionale indipendente che annovera tra i suoi collaboratori grandi esperti, giornalisti e giuristi anche italiani, attenti osservatori del Maghreb e del Medio Oriente. L’associazione avvalora oggi le prime notizie, mai confemate all’epoca ma diffuse subito da fonti libanesi, che nel 2013 parlarono addirittura di abbattimenti di aerei Nato in prossimità della Siria a opera della contraerea di Mosca. Non di caccia si trattò, ma di missili Tomahawk, scrive Ossin: i missili furono intercettati dal sistema russo anti-missilistico dispiegato al largo delle coste siriane, “assediate” da un vasto contingente aeronavale angloamericano e forse anche francese.
Questa, sostiene il centro studi, è la ragione segreta – e forse determinante – che ha spinto Obama e i falchi del Pentagono a premere l’acceleratore sull’Ucraina, facendo esplodere la crisi per rappresaglia contro Putin, il capo del Cremlino che ha osato
opporsi con le armi all’attacco illegale scatenato dalla Nato contro la Siria per poi minacciare direttamente l’Iran. Sullo sfondo, un torbido retroterra di depistaggi: dalle accuse false al regime di Assad di aver usato gas tossici contro la popolazione di Damasco, fino all’abbattimento del volo Mh-17 in Ucraina attribuito ai filo-russi, nonostante le evidenze fornite dimostrino che l’aereo di linea fu colpito da un missile aria-aria, scagliato da un jet militare di Kiev tracciato dai radar russi. La “guerra” contro Mosca è ovviamente originata da motivi geopolitici: Washington non sopporta che l’Europa dipenda dalla Russia per l’energia, proprio mentre Putin allaccia relazioni strategiche con la Cina e insieme a Pechino guida i Brics, il gruppo di paesi emergenti (India, Brasile, Sudafrica) impegnati a promuovere un sistema economico mondiale che non dipenda più dal dollaro, cioè dai ricatti politici del Fmi e della Banca Mondiale.
«L’elemento scatenante della improvvisa ostilità contro la Russia e Putin», scrive Ossin sul suo sito, si può però individuare «in quasi tutti gli avvenimenti, non resi pubblici, che si sono susseguiti tra la fine di agosto e l’inizio di settembre 2013». Ovvero: «Un attacco a sorpresa della Nato contro la Siria è stato stoppato dalla Russia». Secondo Ossin, «è stata probabilmente la prima volta, dopo la Seconda Guerra Mondiale, che un attacco militare organizzato dall’Occidente si è trovato contro una forza sufficiente a imporre il suo annullamento». Attenzione: «Non lo si è detto alla gente in Occidente». Troppo imbarazzante per Obama e i leader europei. Meglio allora lasciare la presa sulla Siria e optare per il nuovo piano, e cioè «demolire l’Ucraina e impadronirsi della Crimea». Ma anche l’acquisizione della strategica Crimea è fallita, come si sa: la popolazione, attraverso un referendum, ha scelto di tornare alla madrepatria russa, da sempre presente nella penisola con la
grande base navale di Sebastopoli che ospita la flotta del Mar Nero, quella che fu impiegata in Siria nel 2013 per sventare l’attacco della Nato.
Ossin riferisce che il 31 agosto 2013 un ufficiale statunitense telefonò alla segreteria del presidente francese Hollande per preannunciargli una telefonata di Obama che avrebbe dato il via all’attacco. Così, Hollande dispose che i caccia Rafale fossero armati con missili da crociera Scalp, da lanciare contro la Siria da 400 chilometri di distanza. Poi, invece, Obama chiamò Hollande a fine giornata per annunciargli che l’attacco previsto per l’indomani, 1° settembre, alle 3 di notte, non ci sarebbe stato. Tre giorni dopo, scrive Ossin, alle 6,16 del 3 settembre, «venivano lanciati due missili contro le coste siriane “dalla zona centrale del Mediterraneo”», ma i due missili «si sono inabissati in mare». Secondo Israel Shamir, che cita fonti diplomatiche attraverso la stampa libanese, quei missili sarebbero stati lanciati da una base aerea della Nato in Spagna, e sarebbero stati abbattuti «da un sistema russo di difesa mare-aria, posto a bordo di navi russe». “Asia Times” sostiene che i russi abbiano fatto ricorso ai loro disturbatori di frequenza Gps «per rendere impotenti i costosissimi Tomahawk, disorientandoli e rendendoli inefficaci». Un’altra versione, infine, attribuisce il lancio ai “soliti” israeliani.
«Vi è stato l’invio da parte della Russia di una forza navale operativa, messa insieme frettolosamente, ma competente, verso la costa siriana», scrive un accanito oppositore di Obama come il blogger geopolitico “The Saker”. Quella russa «non era una forza tale da poter battere la marina Usa», ma era comunque «in grado di fornire all’esercito siriano una visione completa del cielo, al di sopra e oltre la Siria». In altri termini, aggiunge “The Saker”, «per la prima volta, gli Stati Uniti non hanno potuto realizzare un attacco a sorpresa», né con i missili da crociera, né con la loro potenza aerea. «Peggio: la Russia, l’Iran e Hezbollah si sono impegnati in un programma nascosto ma dichiarato di assistenza materiale e tecnica della Siria, che è riuscito alla fine a battere l’insurrezione wahhabita», lo jihadismo finanziato dagli Usa che poi, come sappiamo, è stato “dirottato” in Iraq sotto la sigla “Isis”. «Ci è difficile conoscere tutte le manovre sotterranee che si sono susseguite tra agosto e Papa Bergogliosettembre 2013», ammette Ossin, «ma il risultato finale è chiaro: dopo anni di tensioni crescenti e di minacce, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno deciso di non attaccare la Siria, così come avevano deciso». A stopparli, è stata la fermezza di Putin.
«Ora, dopo il ripiegamento – continua Ossin – possiamo constatare che questo attacco diretto fallito contro la Siria ha dato luogo a un crescente attacco indiretto e alla crescita di quello che viene attualmente conosciuto come Stato Islamico». L’osservatorio sostiene che non ci sono solo cattive notizie, ricordando che il 29 agosto 2013 il Parlamento di Londra tenne conto dell’opinione pubblica, contraria all’attacco, e negò al governo Cameron l’autorizzazione ad aggredire la Siria. Fondamentale, inoltre, la clamorosa iniziativa pubblica di Papa Francesco, con veglia di preghiera contro l’attacco Nato (per inciso, la diplomazia vaticana è in contatto con tutti i paesi del mondo, compresi quelli non rappresentati all’Onu). L’altra ragione della rinuncia all’attacco, aggiunge Ossin, è l’ampiezza della concentrazione di truppe della Siria, della Russia, e anche della Cina: «Russi e cinesi non si sono accontentati di bloccare gli Stati Uniti in ambito di Consiglio di Sicurezza, hanno “votato” anche con la loro forza militare». In quei giorni infatti si parlò di navi da guerra di Pechino dirette verso il Canale di Suez per rinforzare la flotta russa. «Quand’è che i cinesi hanno inviato l’ultima volta loro navi da guerra nel Mediterraneo?».
Per Shamir, si è trattato di un punto di svolta epocale: «L’egemonia statunitense è cosa del passato, il bruto è stato messo sotto controllo: abbiamo doppiato il Capo di Buona Speranza, simbolicamente parlando, nel settembre 2013. Con la crisi siriana il mondo si è trovato di fronte ad una biforcazione essenziale della storia moderna. Era un lascia o raddoppia, rischioso quasi come la crisi dei missili cubani del 1962». Secondo l’analista, «ci vorrà un po’ di tempo perché ci si renda pienamente conto di quanto abbiamo vissuto: è normale, per avvenimenti di tale portata». Russia e Cina «hanno semplicemente costretto gli Stati Uniti a ritirarsi e ad annullare i loro piani di guerra». Inoltre, «la gente comune – negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in molti altri paesi – era del tutto contraria all’attacco, quanto lo stesso popolo siriano». Un altro analista internazionale di peso, come
Pepe Escobar, è ancora più drastico: «La Cina si è tolta i guanti diplomatici. E’ giunto il momento di costruire “un mondo disamericanizzato”», dotato cioè di «una moneta di riserva internazionale che sostituisca il dollaro».
Per Escobar, «invece di adempiere ai propri obblighi come una potenza che esercita una leadership responsabile», una Washington «egocentrica» ha di fatto «abusato della posizione di superpotenza e ha perfino accresciuto il caos mondiale trasferendo i propri rischi finanziari all’estero, provocando tensioni regionali nei conflitti territoriali e impegnandosi in guerre senza senso, giustificate da menzogne». La Cina non starà più a guardare: vuole fermare «le avventure militari degli Stati uniti», poi allargare l’adesione alla Banca Mondiale e al Fmi ai paesi emergenti, e infine preparare una nuova moneta di riserva internazionale, «che sostituisca la dominazione del dollaro». E’ per questa ragione, conclude Ossin, che i leader dell’Occidente non celebrano la guerra che non vi è stata: in Siria, russi e cinesi «hanno costretto l’Occidente a rispettare il diritto internazionale e ad evitare una guerraillegale». Inoltre, i cinesi vedono in questo l’inizio di una nuova era della politica mondiale: Usa, Europa e Giappone «dovranno rassegnarsi al fatto che non potranno più prendere da soli tutte le importanti decisioni del mondo». L’instabilità planetaria dunque si accentuerà, ma almeno ora sappiamo perché la diffidenza verso Putin si è trasformata in scontro senza quartiere: tutta “colpa” di quei missili inabissati in mare, emblema di una superpotenza non più onnipotente.

Fonte:http://www.informarexresistere.fr/2015/03/26/odiano-putin-perche-intercetto-i-missili-nato-contro-la-siria/

LA NATO SFRUTTA IL TERRITORIO DELLA ROMANIA PER LE SUE ESERCITAZIONI CONTRO LA RUSSIA


Stars and Stripes, quotidiano al servizio della comunità militare degli Stati Uniti, riporta l'inizio dell'operazione ‘Atlantic Response sud'.
Il tenente generale Ben Hodges, comandante di US Army in Europa, ha riferito che duecento paracadutisti della 173° Brigata Airborne, provenienti dalla base militare USA di Vicenza in Italia, sono giunti sui campi di addestramento in Romania orientale, dove si eserciteranno con una forza di terra rumena per un mese.
L'operazione militare segna l'espansione ufficiale nell'Europa sud-orientale di una campagna per rassicurare gli alleati preoccupati per le "intenzioni" della Russia.
Il programma prevede esercitazioni anche serie in Bulgaria e in Georgia, paese non ancora membro dell'Alleanza Atlantica.
Ben Hodges, comandante dell'Esercito USA in Europa
© Sputnik
Ben Hodges, comandante dell'Esercito USA in Europa
Proprio mentre la Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti d'America approva una risoluzione a favore dell'invio di armi letali all'Ucraina, secondo Hodges, quest'operazione dimostra che la Nato è oggi in grado di muovere le forze rapidamente in risposta ad una crisi.
Quest'operazione — dichiara Hodges — "è una grande e importante mossa che l'esercito deve essere in grado di fare, una forte rassicurazione " verso le minacce di attacco nucleare della Russia che utilizza "un linguaggio sconsiderato".

Fonte:http://it.sputniknews.com/mondo/20150326/176683.html#ixzz3Vb5E6ZKc

ENNESIMA VIOLENTA ERUZIONE DI SHIVELUCH


Un'altra potente esplosione vulcaniana è avvenuto questa mattina alle 10:03 ora locale sul vulcano.
Una colonna eruttiva è salito a circa 10 km di altitudine.
L'eruzione ha prodotto flussi piroclastici minori dal materiale collasso alla base della colonna eruttiva.


Fonte:www.volcanodiscovery.com%2Fit%2Fshiveluch%2Fnews%2F52173%2FShiveluch-volcano-Kamchatka-Russia-strong-explosion-ash-plume-to-10-km-altitude.html

ISOLE KURILI: SEGNALI DI ATTIVITA' DAL VULCANO SINARKA


Il Sinarka è un attivo stratovulcano entrato in eruzione quattro volte tra il 1725 e il 1878.
La più grande eruzione è iniziata nel 1872 e proseguita fino al 1878.
L'eruzione ha prodotto flussi piroclastici, alcuni dei quali si pensa abbiao distrutto il piccolo villaggio di Ainu, e costruito un significativo duomo lavico.
L'ultima eruzione di questo vulcano è stata nel 1878 fino a quando nel novembre 2014 ha iniziato a dare nuovi segnali di risveglio.
Il livello di allerta del vulcano è stata sollevata a Giallo.
SVERT ha riferito che emissioni di vapore e gas erano visibili sulle immagini satellitari.
Il pennacchio è andato alla deriva per 40 km.
E l'11 novembre. Il giorno dopo un'anomalia termica debole, è stata rilevato.
L'attività di emissioni di gas e vapore è diventata più robusta.
Un'anomalia termica debole è stata nuovamente rilevata il 16 novembre.
Nel marzo 2015 le immagini satellitari hanno mostrano nuove emissioni di vapore e gas dal vulcano Sinarka il 16 marzo e un'anomalia termica il 21 marzo.



Fonti:
http://volcano.oregonstate.edu/sinarka
http://www.volcanodiscovery.com/it/sinarka/news/49165/Sinarka-volcano-Kuriles-Russia-alert-level-raised-to-yellow.html
http://www.volcanodiscovery.com/it/sinarka/news/52146/Sinarka-volcano-Shiashkotan-Island-Kuril-Islands-activity-update.html

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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