ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


venerdì 30 gennaio 2015

IL PARTITO VOLTAGABBANA


Giorni tesi, quelli che precedono l’elezione del Presidente della Repubblica.
Nella Rosa dei 10 Candidati a Presidente della Repubblica del M5S selezionata dai parlamentari ci sono i nomi di Prodi e Bersani.
Si nota invece l’assenza di personalita’ note al grande pubblico, critiche verso la valuta unica (e di persone valide e di peso con tali caratteristiche, ce ne sono diverse), anche se uno o due nomi certamente sono di persone sensibili sul tema.
Certamente e’ apprezzabile la Democrazia Diretta nel Movimento 5 Stelle, ma e’ semplicemente inconcepibile per un Movimento che ha di recente preso una posizione di totale ostilita’ all’Euro, tanto che capeggia nel Blog di Grillo la frase “Fuori dall’Euro”, pensare di proporre a Presidente il Papa’ dell’Euro, Romano Prodi, simbolo stesso della valuta unica, che disse nel 1999 “Con l’Euro lavoreremo un giorno in meno, guadagnando come se lavorassimo un giorno in più“.
In rete gia’ impazzano post ironici su questa tattica non propriamente emblema di coerenza: l’autogol e’ servito; vediamo se ci metteranno una pezza.

Fonte:http://scenarieconomici.it/voleva-rivoluzione-anti-euro-poi-propone-prodi-quirinale/

BRICS: VERSO LA CREAZIONE DI UN'AGENZIA DI RATING INDIPENDENTE


L'idea di Vladimir Putin per un'agenzia di rating indipendente potrebbe divenire presto realtà.
Gli esperti dei Brics, i Paesi economicamente emergenti, si incontreranno a marzo per discuterne la creazione, secondo la rappresentanza a Mosca del Brasile.
Il tutto dopo la sonora bocciatura di Standard & Poor's per il debito sovrano della Russia, praticamente declassato a livello "spazzatura", che ha colpito nel profondo, portando il ministero degli Esteri di Mosca a definire la decisione dell'agenzia di rating, un "ordine di Washington".
Ma l'idea di un'agenzia di rating alternativa non risale a questa settimana.
Putin ormai da anni parla di tale ipotesi, e l'alleanza economica con Brasile, Cina, India e Sud Africa potrebbe diventare strategica anche in questo senso, alla luce di rapporti sempre più difficili tra Mosca e Occidente.

Fonte:http://www.ildiariodellavoro.it/adon.pl?act=doc&doc=54162#.VMuhvi6GMnQ

L'ADESIONE DELLA SIRIA ALLA "SCO"


La Siria è al centro della battaglia tra gli Stati multipolari Resistenti e Sfidanti (R&S) e il mondo unipolare, e la risoluzione del conflitto avrebbe quindi enormi implicazioni per entrambe le parti. Finora, tuttavia, gli unici Stati R&S che offrono un sostegno sostanziale a Damasco nella guerra al terrore, sono Russia e Iran, mentre gli altri semplicemente fanno dichiarazioni simboliche che, pur favorevoli alla causa, fondamentalmente lasciano l’iniziativa al fronte unipolare. Il mondo multipolare deve capire che tutti i suoi aderenti hanno interesse ad aiutare concretamente il governo democraticamente eletto e por fine alla guerra in Siria, a suo favore, e includerla nella SCO potrebbe facilitare ciò ed essere un passo deciso verso la multipolarità globale. Di seguito sono riportati gli aspetti militari, strategici e legali dell’adesione della Siria nella SCO:

Legali
La Carta della SCO mostra come sia facilmente possibile far aderire la Siria nel raggruppamento, a condizione di una volontà politica decisa in tal senso. Diamo un’occhiata più da vicino:

Articolo 3:
Questa sezione cruciale indica l’azione della SCO nel promuovere pace, sicurezza e fiducia “nella regione”, ma la ‘regione’ non viene mai definita. E’ volutamente astratta, tanto quanto i concetti di ‘Nord Atlantico’ e ‘Europa’ presso le istituzioni unipolari. Ad esempio, circa il 95% della Turchia si trova in Asia, ma è anche membro della NATO e vuole aderire all’Unione europea. Ciò dimostra che alcune regioni possono estendersi ben oltre i confini geografici attesi. Riguardo la SCO, molti presumono che si limiti all’Asia centrale, ma non è vero. Né la Cina né la Russia sono Paesi dell’Asia centrale, con circa un quarto della Russia in Europa. Non solo, ma guardando a partner e osservatori della SCO, vediamo Stati come Turchia e Sri Lanka, Stati di Medio Oriente e Asia meridionale, rispettivamente. Ciò significa che possiamo trarre la conclusione che la ‘regione’ della SCO, per così dire, è l’Eurasia, e che se la Turchia può esserne interlocutore, anche la vicina Siria certamente ha lo stesso diritto.

Articolo 14:
Questa parte importante della Carta afferma che uno Stato od organizzazione internazionale deve essere partner del dialogo od osservatore per cooperare con la SCO. Utilizzando la Turchia come esempio, la Siria può diventare un partner del dialogo, raccogliendo i dividendi attesi dalla SCO. Tale processo, secondo il documento, è “deciso da un accordo speciale con gli Stati membri“. Anche se le specifiche non sono spiegate, l’articolo 16 può essere citato per ulteriori informazioni sul processo e servire da linea guida.

Articolo 16:
Citando la parte più rilevante dell’articolo: “Qualora uno o più Stati membri non siano interessati ad implementare particolari progetti di cooperazione d’interesse per altri Stati membri, la non partecipazione del suddetto aderenti a questi progetti non impedisce l’attuazione della cooperazione degli Stati aderenti interessati e, allo stesso tempo, non impedisce che i sopraddetti Stati di aderire a tali progetti successivamente”. Ciò può essere inteso nel senso che la SCO non deve essere unanime nell’approvazione dei progetti di cooperazione, e che uno Stato dissenziente non può ostacolare gli altri. Pertanto, guardando al quadro giuridico, possiamo vedere che la Siria ha fondamenti giuridici per poter cooperare con la SCO, se essa lo desidera. Perciò, l’Afghanistan, Stato osservatore, ha legalmente diritto al sostegno della SCO, ma la Siria deve ancora definire il suo rapporto ufficiale con l’istituzione multipolare. Come si vede dai tre articoli della Carta della SCO evidenziati, non vi sono ostacoli giuridici ad una collaborazione con la Siria quale partner del dialogo. L’unica cosa che trattiene la proposta sono i vantaggi non adeguatamente articolati finora, da cui le seguenti due sezioni.

Militari
La Siria affronta tutto il peso che il mondo unipolare applica su quello multipolare (salvo la guerra convenzionale aperta), e il secondo deve aiutare pienamente lo Stato alleato per trarne esperienza. Non vuol dire che truppe cinesi e kirghise, per esempio, debbano impegnarsi direttamente nei combattimenti, ma che tutti gli eserciti degli Stati membri della SCO dovrebbero fornire maggiore consulenza e/o addestramento agli omologhi siriani. Dopo tutto, l’organizzazione si è ufficialmente formata per lottare contro i tre mali del terrorismo, separatismo ed estremismo (come indicato nella Carta), e la Siria è in guerra contro tutti questi, al momento, sintetizzata dalla lotta contro il SIIL. Pertanto, il Paese potrebbe essere un campo di addestramento di vitale importanza per l’organizzazione, in quanto prepara ad affrontare l’obiettivo in modo più chiaro e diretto partecipando agli sforzi per la stabilizzazione afghana, e sarebbe anche una preziosa esercitazione complementare nel difendere gli aderenti alla SCO da qualsiasi destabilizzazione futura modellata sullo scenario siriano (cioè l’ibrido rivoluzione colorata/guerra non convenzionale eterodiretta e supportata da terroristi/mercenari).

Strategici
Ci sono tre principali obiettivi strategici che verrebbero raggiunti se la Siria aderisse alla SCO da partner del dialogo, anche se questo breve elenco non dovrebbe affatto essere considerato esaustivo:

Istituzionalizzazione e multilateralizzazione:
Se la proposta ha successo, il supporto russo alla Siria sarebbe istituzionalizzato nell’ampio quadro multilaterale degli alleati. Ciò creerebbe una contro-coalizione che rispetta la normativa delle Nazioni Unite ed è veramente dedita alla lotta al terrorismo, a differenza della coalizione ‘anti- SIIL’ degli Stati Uniti (correttamente descritta come ‘coalizione del cambio di regime’) e la sua creazione si rivelerebbe strumento effettivo dell’influenza multipolare negli affari mondiali.

Attivo aiuto a un coraggioso e fidato alleato:
La designazione della Siria a partner del dialogo della SCO e il successivo aperto sostegno multilaterale al Paese darebbe agli R&S l’iniziativa nel risolvere il conflitto. Una tale mossa potrebbe mettere i Paesi occidentali e del CCG sulla difensiva strategica, per una volta, costringendoli a un ruolo reazionario e mutando l’agenda delle loro prerogative già date per scontate. L’inversione risultante potrebbe colpire le strategie premeditate degli aggressori e mutare la dinamica della guerra in modo d’aprire la possibilità di un netto prevalere governativo.

Avere una posizione chiara contro l’aggressione unipolare:
L’inclusione della Siria nell’ombrello della SCO sarebbe il riconoscimento che il mondo multipolare ha finalmente compiuto il salto dalla sfida indiretta all’unipolarità con mezzi economici al diretto confronto geopolitico. Dimostrano senza dubbio che le istituzioni multilaterali R&S possono realisticamente difendersi e respingere le controparti unipolari aggressive, mostrando che il multipolarismo non è più una vaga speranza teorica, ma una forza concreta e tangibile nelle relazioni internazionali.

Conclusioni
L’obiettivo dell’articolo è illuminare l’importanza di un’eventuale adesione della Siria nelle strutture della SCO e l’utilità che ciò avrebbe per il movimento globale multipolare. Come è stato sottolineato nella prima sezione, non ci sono impedimenti legali, come la Carta dell’organizzazione evidenzia chiaramente, una tale mossa è possibile e potrebbe attuarsi rapidamente, se c’è la volontà politica. Se ciò avverrà, la SCO e gli Stati R&S associati trarrebbero inestimabile beneficio dalle lezioni militari apprese aiutando l’Esercito arabo siriano nella lotta all’avanguardia della destabilizzazione e distruzione dell’unipolarismo, dato che gli Stati aderenti sono i possibili prossimi obiettivi di tali meccanismi, una volta perfezionati nel teatro siriano. Altrettanto importante, nel frattempo, sono i vantaggi strategici che si avrebbero con l’aiuto della SCO alla Siria, dato che tali misure dimostrerebbero vividamente che gli Stati R&S possono difatti reagire all’unipolarismo. Con gli immensi benefici della suggerita associazione della Siria con la SCO, qui descritti, ora è il momento per l’organizzazione di adottare un passo coraggioso trasformando questa visione in realtà opponendosi definitivamente al mondo unipolare.

Fonte:https://aurorasito.wordpress.com/2015/01/27/il-caso-delladesione-della-siria-alla-sco/

L'OCCIDENTE PREPARA UNA GUERRA CONTRO LA RUSSIA E RIVOLUZIONI CONTRO UNGHERIA E TURCHIA

Gli Stati Uniti e l'Unione Europea pronti per nuovi "Maidan" e rappresaglie su larga scala

Ufficialmente siamo entrati in un nuovo periodo dove gli Stati Uniti stanno preparandosi a mantenere solida la loro influenza sulla politica mondiale e avere una vasta leadership sull'Eurasia.
Per farlo sono anche disposti ad abbattere sistemi di governo non conformi con la loro visione politica o addirittura scatenare guerre, dove successivamente i sistemi di governo come in Iraq vengono sostituiti con governi "democratici", assicurandosi quindi l'alleanza di tali paesi abbattuti e delle loro riserve energetiche con basi americane, quindi occupazione di territorio straniero.
Tale occupazione di territorio straniero assicura quindi una posizione strategica per possibili ulteriori conflitti contro paesi che rifiutano il loro sistema di governo.
Non occorre andare molto lontano quanto basti osservare la loro interferenza nella vicenda Ucraina, quanto in paesi prima stabili e successivamente colpiti dalla guerra: Libia, Siria, Egitto, Tunisia.
L'Ucraina è stata l'ultima di questi paesi dove è stata finanziata dall'estero una di queste "rivoluzioni colorate", in particolare estremisti violenti chiamata Majdan, volutamente preparata per abbattere un presidente che dava maggiore appoggio alla Federazione Russa e all'integrazione eurasiatica e rifiutava l'adesione allo stagnante sistema economico europeo, fondato sul sistema politico americano.
La rivolta di Majdan si è conclusa in un bagno di sangue che ha portato alle dimissioni presidente ucraino eletto democraticamente e portato all'instaurarsi del governo tecnico filo-europeista, che poi si è convertito in un regime a pulizia etnica dove le popolazioni ribelli delle regioni russe dell'Ucraina, le quali da mesi combattono per il diritto scegliere un proprio sistema di governo in appoggio della Russia, vengono sterminate da bombardamenti aerei dell'esercito ucraino e a colpi di artiglieria pesante dalle stesse armi fornite dagli Stati Uniti al regime ucraino.
Quello principalmente i capi di stato sostengono, è il fatto che in realtà sia la Russia che appoggia le regioni ribelli e fornisce loro armi.
Il dato di fatto è che sembra un fatto abbastanza ovvio che se da mesi le regioni russe dell'Ucraina, combattono per la propria terra, ridurle al silenzio con massacri su larga scala non è la situazione più diplomatica contraria al diritto di autoproclamazione dei popoli.
Un'altro fatto qui descritto è che le armi di difesa dei russi in realtà sono armi provenienti da arsenali presenti sul posto dai tempi dell'Unione Sovietica.
Tutti questi fatti oltre all'annessione democratica della Crimea alla Russia, osteggiata dagli Stati Uniti, sono stati il pretesto di questi ultimi e degli Alleati per portare avanti una campagna di propaganda e sanzioni per indebolire economicamente la Federazione Russa e descriverla come un regime che mira a espandersi.
George Soros ha lanciato un suo avvertimento contro il presunto espansionismo della Russia, descrivendola nel proprio immaginario "una minaccia esistenziale per l’Unione Europea", e ha chiesto un maggiore sostegno materiale per l’Ucraina.
Lo stesso materiale con la quale l'attuale regime di governo fa genocidio di centinaia di civili russi.
Il magnate e filantropo sostiene che quanto usato da Vladimir Putin - autoritarismo e nazionalismo - rappresenti un modello alternativo alle democrazie liberali occidentali, riferendosi all'ammirazione per il Presidente russo espressa dal leader dell’UKIP Nigel Farage, il Presidente del francese Front National, Marine Le Pen, e il Primo Ministro ungherese, Viktor Orbán.
L’Europa sta affrontando una sfida che la Russia sta portando alla sua stessa esistenza. Né i leader europei né i loro cittadini sono pienamente consapevoli di questa sfida e non conoscono il modo migliore per contrastarla “ – scrive Soros in un articolo pubblicato sul New York Review of Books.
Ovviamente pareri di personaggi eccentrici diventano così una manna per il giornalismo occidentale, dove personaggi con dichiarazioni prive di fondamento, possono finire in prima pagina e con altre notizie simili nel corso dei mesi creare il sempre più forte e diffuso parere che la Russia sia un paese pericoloso, portando in seguito i capi di stato come Obama a scegliere la politica militare e delle sanzioni facendole sembrare una cosa giusta.
Tale metodo qui descritto può anche essere usato per preparare le basi ideologiche nelle masse per poi averne il loro sostegno, affinchè in seguito gli vengano forniti i pretesti e gli strumenti per scatenare delle rivolte interne a questi paesi, anche economicamente floridi, portando così a indirietti colpi di stato e una volta destitito il vecchio governo intervenire per ristabilrne un'altro.
Questo sistema lo si sta facendo in questi ultimi mesi, oltre con la Russia, con altri due paesi: Turchia e Ungheria.
Il più recente a essere stato sotto pressioni esterne è all'interno dell'Unione Europea: l'Ungheria.
Economicamente fuori dalla recessione l'Ungheria è un paese fortemente in crescita nella sua economia, ma contrariamente agli altri paesi dell'Unione Europea è un paese la cui popolazione e capo di governo, Victor Orban, guardano più alla Russia e ai suoi valori, rispetto a quelli che l'Unione Europea esige.
Un paese che guarda alla Russia e che funziona bene è sempre stato sotto la lente d'ingrandimento degli Stati Uniti, storicamente ostili verso la Federazione Russa.
Per comprendere come l'Ungheria sia un paese che funziona è sufficiente sapere che nell'ultimo trimestre del 2014, il numero dei senza lavoro in Ungheria è stato di 319mila unità, 80mila in meno rispetto allo stesso periodo del 2013.
Il tasso di disoccupazione è sceso così di due punti percentuali, toccando il 7,1%, un livello ormai consolidato nel corso degli ultimi mesi.
Lo comunica l'Ufficio statistico centrale ungherese (Ksh).
In una nota, il Ksh illustra inoltre che nella fascia d'età 25-54, quella dei cittadini più attivi sul mercato del lavoro, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,4%, -1,7% su base annua.
Ksh che ha citato anche dati del Servizio nazionale per l'impiego (Afsz), che specificano che alla fine di dicembre 2014 in Ungheria erano 391mila le persone in cerca di un lavoro, -5,6% rispetto al dicembre 2013.
Buone notizie anche sul fronte del tasso di occupazione nella fascia d'età 15-64, ora al 62,6%. Nell'ultimo trimestre 2014, il numero degli ungheresi con un impiego è salito a 4 milioni 142mila, +172mila rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente.
Secondo un'analisi del portale economico Portfolio.hu, i dati resi pubblici confermano che ''l'occupazione in Ungheria è cresciuta ancora negli ultimi tre mesi del 2014'' e ''la buona notizia è che è il livello di occupazione pre-crisi è stato raggiunto anche senza'' calcolare l'impatto ''dei lavoratori socialmente utili''.
Nonostante ciò, negli ultimi tempi la propaganda contro l'Ungheria non si è fatta attendere al punto che gli USA e alcuni membri dell'Unione Europea hanno trovato un "nuovo dittatore".
Per esempio il senatore repubblicano John McCain ha offeso il presidente ungherese definendolo un dittatore neofascista.
Durante il dibattito nel Senato Usa sui nuovi ambasciatori, McCain ha parlato dell'Ungheria come di una "nazione che è vicina a cedere la sua sovranità a un dittatore neofascista che va a letto con Vladimir Putin".
Parole piuttosto vergognose ma è una cosa piuttosto normale ascoltare frasi simili da parte di alcuni membri del governo americano che vedono "dittatori" in ogni parte del mondo.
Ironicamente parlando, il loro interesse e intromissione verso la politica estera è tale che si potrebbe facilmente pensare che gli Stati Uniti pensino che anche gli stati stranieri facciano parte del territorio americano.
Nel frattempo la propaganda anti-ungheria sta avendo i suoi effetti in quanto di recente stiamo assistendo a numerose manifestazioni da parte di estremisti che chiedono a gran voce che Victor Orban si dimetta, questo nonostante l'Ungheria sia un paese in sensibile crescita economica e come abbiamo osservato sopra la disoccupazione stia vertiginosamente scendendo.
Il leader dell'opposizione, Gyurcsàny Ferenc, capo della Coalizione Democratica, ha detto: "Se questo regime non viene rovesciato, prima o poi ci seppellirà con sè". E ancora: "La democrazia parlamentare ungherese è morta, tutto ciò che ci rimane è democrazia e resistenza diretta".
La posizione ungherese va ovviamente ad intaccare non solo gli interessi dell'Ue, ma anche - e soprattutto - quelli degli Usa. Recentemente, è successo un fatto singolare, che però ci aiuta a comprendere quali siano i (cattivi) rapporti che intercorrono tra Ungheria e America.
Il "falco" McCain ha per esempio detto che l'Ungheria è "un paese importante" in cui però Orban ha accentrato troppo potere.
E alle parole non sono tardati i fatti: a sei uomini ungheresi vicini a Orban è stato vietato di entrare negli Usa.
Di conseguenza si comprende come un paese economicamente stabile alleato con la Russia e la Cina sia minacciato ancora una volta dalle pressioni dell'Occidente che come in Siria ha finanziato e armato i ribelli contro il presidente Assad definendolo un regime, nonostante si sia sempre opposto con fermezza al terrorismo islamico e abbia portato la Siria, prima delle rivoluzioni colorate, ad un elevato benessere economico. (vedi qui)
Ungheria e Siria avevano due cose in comune: appoggiavano la Federazione Russa, proprio come Libia ed Egitto, paesi economicamente sviluppati e benestanti.
Sempre la solita regola: abbasso la Russia.
Passando successivamente alla Turchia una recente retata di arresti verso alcuni giornalisti ci fa capire cosa sia successo in realtà.
Pochi mesi fa Putin ha fatto la sua visita in Turchia dove, dopo aver rinunciato al progetto del gasdotto russo verso l'Europa vergognosamente osteggiato dall'Unione Europea, ha deciso che il gasdotto verrà reindirizzato verso la Turchia, la quale avrà addirittura uno sconto del gas del 6% e quindi abbondanti forniture energetiche dalla Federazione Russa.

Vladimir Putin e Tayyip Erdogan, diventato tempo fa presidente della Turchia, si conoscono bene e da tempo. Si erano incontrati decine di volte, quando Erdogan era ancora primo ministro del suo paese. Ad Ankara, Putin e Erdogan insieme hanno presieduto alla quinta riunione del Consilgio di alto livello per la cooperazione che dal 2009 svolge le funzioni di coordinamento dei rapporti bilaterali in tutte le sfere.
Per la Turchia la Russia è il secondo partner commerciale, dopo la Germania, mentre la classifica dei fornitori della Russia la vede al settimo posto. Nel 2013 il fatturato dell’interscambio bilaterale è stato di circa 33 miliardi di dollari.
A evidenziare la forte alleanza tra Turchia e Federazione Russa sono sopratutto i forti legami economici.
In una fase di grave disaccordo sulla collocazione internazionale – l’asserita comune volontà di combattere i movimenti terroristi non può nascondere l’opposta valutazione della situazione siriana – le ragioni della geopolitica riemergono almeno sul piano dell’interesse economico: nuovi accordi bilaterali (otto) sono stati firmati in campo commerciale, turistico ed energetico, nell’auspicio – formulato da Putin – di addirittura triplicare entro il 2020 il già corposo scambio commerciale tra i due Paesi.
Senza dubbio in contropartita della mancata partecipazione turca alle sanzioni antirusse, Putin ha riconosciuto uno sconto del 6 % sul prezzo del gas naturale, garantendo anche un incremento del flusso di metano diretto in Turchia: quest’ultima è, dopo la Germania, il maggiore acquirente di gas russo.
È stato anche confermato il partenariato fra Ankara e Mosca nella realizzazione della prima centrale nucleare in Turchia.
A spingere per una maggiore cooperazione di rilevanza politica sono stati in effetti i Tatari di Crimea: il loro Consiglio sociale – che comprende circa trecento organizzazioni facenti capo a quell’etnia – ha invitato i Presidenti Putin ed Erdogan a proclamare la Crimea “ponte di amicizia” fra Turchia e Russia, con un messaggio diffuso proprio alla vigilia del vertice.
Si tratta di un implicito riconoscimento da parte tatara dell’ingresso – sancito dal referendum popolare – della Crimea nella Federazione Russa, e di un’occasione per Ankara di eliminare un motivo di incomprensione con Mosca.
Tali alleanze spingono la Turchia più verso la Federazione Russa che verso l'Unione Europea, che mostra un sempre maggiore calo dei consensi a suo sostegno oltre che un'impossibile ripresa economica che farebbe crollare anche l'economia della Turchia se vi aderisse, anche quest'alleanza è osteggiata dagli Stati Uniti i quali tentano di promuovere un cambio di governo e sono favorevoli ad un'entrata della Turchia nell'Unione Europea, sebbene la maggioranza della popolazione anche qui ne sia seriamente contraria.
Un'esempio di come si scatenano dall'estero queste rivoluzioni dall'estero lo abbiamo osservato recente a Cuba.
Leggete qui:
"C'erano anche dei musicisti rapper tra i cubani ingaggiati dall'Usaid (l'agenzia Usa per lo sviluppo internazionale impegnata in diversi programmi) per favorire il cambiamento politico nell'isola. Lo afferma un'inchiesta dell'agenzia Associated Press. Il caso è stato ripreso dai media dell'Avana, che parla di "un altro capitolo della sovversione contro Cuba" e riferisce che "questa volta Washington ha cercato di infiltrare il movimento hip-hop e promuovere proteste giovanili contro il governo"."(vedi qui)
La stessa cosa può essere fatta con il giornalismo di opposizione, diffondere notizie mezze vere e mezze false propagandando informazione distorta contro il governo di Erdogan, il quale ha capito cosa stava succedendo e ha reagito prontamente facendo protestare Unione Europea e Stati Uniti.
Una vasta retata di polizia giudiziaria in tutta la Turchia ha preso di mira giornalisti e personalità critiche con il governo guidato dall'Akp, il partito filoislamico di Recep Tayyip Erdogan, al governo dal 2002.
In una giornata, sono stati emessi 32 ordini di arresto in 13 città del Paese.
Gli agenti hanno perquisito anche la redazione di Istanbul del quotidiano Zaman, che in passato è stato collegato a Fethullah Gulen, il predicatore che vive in autoesilio negli Usa ed è uno dei principali avversari del presidente Erdogan dopo esserne stato il principale sostenitore nella lotta contro i militari, custodi secondo la Costituzione della laicità dello stato. Non a caso, fra i bersagli dell’operazione di polizia, c’era il direttore di Zaman, Ekrem Dumanli.
Le condanne Usa e Ue.
I raid della polizia turca e gli arresti dei giornalisti e dei rappresentanti dei media «vanno contro i valori europei e gli standard a cui la Turchia aspira di fare parte» ha dichiarato l'Alto Rappresentante per la politica estera Ue Federica Mogherini ed il commissario alla politica di vicinato Johannes Hahn.
Da Washington una nota del Dipartimento di Stato Usa: «La libertà di stampa, processi giusti e un sistema giudiziario indipendente sono elementi chiave in ogni democrazia. Come alleati e amici della Turchia, chiediamo alle autorità turche di assicurare che le loro azioni non violino questi valori chiave e le fondamenta democratiche del Paese».
Come l'Ungheria, anche la Turchia sembra avere un'elevato tasso di crescita economica, cosa che non succederebbe all'interno dell'Unione Europea con la moneta unica.
E' indicata da molti come un'economia molto in salute.
La Turchia ha avuto nell'ultimo decennio tassi di crescita invidiabili e ha risentito meno di altri paesi della crisi globale.
Ma non mancano le contraddizioni. Un approfondimento
Turchia” è diventato negli ultimi anni sinonimo di crescita. Non c’è esperto di economia che si rispetti che non abbia dedicato almeno una pagina al “fenomeno Turchia”.
Gli acronimi si sprecano, c’è chi dice che il paese della mezza luna andrebbe aggiunto alla lista delle più importanti economie emergenti, i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) facendoli diventare Bricst.
Tuttavia ricordiamo che anche la Libia, quando era al governo Ghedaffi, era un paese economicamente benestante ed in forte crescita che sostenuto dalla Federazione Russa e dall Cina stava per aggiudicarsi l'entrata nei BRICS.
Non ha fatto una bella fine.
Ovviamente non è certo che succeda quanto descritto, ma gli esempi di Siria, Libia, Egitto e le recenti pressioni crescenti nei confronti dell'Ungheria sono un monito chiaro della politica estera statunitense.
Nel frattempo nei confronti della Russia la politica dei capi di stato occidentali, principalmente gli Stati Uniti, si è fatta sempre più aggressiva tanto che a scopo di renderla sempre più debole e creare delle rivolte interne si trovano sempre pretesti semplicistici pur di rafforzare periodicamente le sanzioni nei suoi confronti.
Spesso la propaganda del regime di Kiev ha accusato un'invasione dell'esercito russo all'interno della stessa Ucraina, o direttamente ai suoi confini, sebbene non siano mai state pubblicate immagini a tal rigardo, successivamente invece sono arrivati di recente a classificare la Federazione Russa come stato "aggressore " e le repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk come organizzazioni terroristiche.
Una vera e propria mossa tattica per spingere l'opinione pubblica, specialmente quella occidentale, a credere che la causa del conflitto in Ucraina l'unico responsabile sia la Federazione Russa e le popolazioni russe ribelli solo una massa di terroristi.
Di recente però il capo di stato maggiore dell'esercito ucraino ha chiaramente spiegato che non ci sono mai stati militari regolari russi in Ucraina, e che i combattimenti tra l'esercito ucraino riguardano le popolazioni russe in rivolta. (vedi qui)
Certo però che per essere delle popolazioni in rivolta l'esercito ucraino è talmente male organizzato, come un gruppo di mercenari, che finora è sempre stato costretto a battere in ritirata.
Tanto accannimento contro la Federazione Russa e i suoi alleati da parte dell'Occidente ci porta solo a una conclusione: l'influenza della politica estera degli Stati Uniti sta perdendo terreno a vista d'occhio in vista delle future prospettive che potrebbero portare la Russia e la Cina, oltre ai loro alleati a essere delle vere e proprie superpotenze in grado di contrastare l'influenza della politica estera statunitense, comprese le sue importazioni dall'estero di materie prime.
Non è una sorpresa quindi che alla vigilia della nascita dell'Unione Eurasiatica e della presidenza della Russia ai paesi BRICS gli Stati Uniti e l'Unione Europea stiano letteralmente puntando il mitra contro l'Orso Russo e bombardandolo di sanzioni per indebolirlo.
Militarmente gli Stati Uniti e l'Unione Europea non hanno la capacità di affrontare l'esercito russo e i suoi alleati.
Nel contempo però in vista di un futuro pieno di prospettive economiche e sviluppo da parte dell'Unione Eurasiatica, il presidente Barack Obama, classificato Premio Nobel per la Pace, ha deciso che non rinuncerà tanto facilmente al ruolo degli Stati Uniti sulla politica mondiale, anche a costo di scatenare una guerra, e non una guerra di piccole dimensioni.
Barack Obama aveva promesso, prima di essere eletto, "un mondo libero dal nucleare" ma sembra che le sue prospettive non siano andate a gonfie vele, specialmente quando negli Stati Uniti è sceso a tal punto sotto i consensi da essere classificato secondo l'opinione pubblica americana: "Il peggior Presidente della Storia degli Stati Uniti."
L'amministrazione Obama progetta di spendere fino a 1,1 trilioni di dollari in tre decenni per un nuovo riarmo nucleare, che si va a sommare al nuovo programma miliardario di sviluppo militare della Russia.
Gli Stati Uniti hanno la responsabilità morale di cercare la "sicurezza di un mondo senza armi nucleari" gridava alle folle Barack Obama, la cui amministrazione oggi insiste invece sul fatto che i miglioramenti dell'arsenale nucleare americano sono vitali, ovviamente a causa delle tante crisi geopolitiche che gli USA devono affrontare quotidianamente, per difendere la nazione e i suoi alleati.
Da qui, la "necessità" di un nuovo riarmo nucleare statunitense che si va a sommare al nuovo programma miliardario di sviluppo militare russo, anche se Vladimir Putin ha subito messo le mani avanti assicurando che "Mosca non ha intenzione di aderire a nessuna nuova corsa agli armamenti", chiarendo che "le misure di sicurezza della Russia sono puramente difensive e qualsiasi isteria sul tema sarebbe quindi inopportuna".
Dalla Casa Bianca nessuna "isteria", ma a quanto pare solo un progetto di ristrutturazione dell'arsenale atomico che il Congressional Budget Office stima avrà un costo di 355 miliardi dollari nei prossimi 10 anni. Come riporta il New York Times, però, tale spesa è destinata col tempo a lievitare inesorabilmente, visto che a breve missili, bombardieri e sottomarini realizzati nel secolo scorso stanno per raggiungere la fine della loro vita, dopo averne spezzate chissà quante.
L'amministrazione Obama avrebbe già riferito al Pentagono di pianificare l'arrivo di 12 nuovi sottomarini missilistici, fino a 100 nuovi bombardieri e 400 missili terrestri. Un recente studio del Monterey Institute, ha quindi stimato che in realtà il costo totale dell'impresa nucleare nei prossimi tre decenni ammonterà dai circa 900 miliardi di dollari a circa 1,1 trilioni di dollari.
Tuttavia gli Stati Uniti nonostante la loro economia sia in ripresa, nel settore militare rispetto alla Federazione Russa e alla Cina sono rimasti molto più indietro (dettagli qui) e a conti fatti, vista la rapidità di riarmo della Cina e della Russia, tra un decennio calcolando che tutte e tre le nazioni continueranno con la stessa costanza lo sviluppo del settore militare, per non parlare dell'aumento delle unità dell'esercito, gli Stati Uniti si troveranno comunque sul fanalino di coda.
Ovviamente questa si tratta di un'ipotesi fin troppo semplicistica, ma non è il caso escludere tali possibilità.













Fonti:
http://www.informarexresistere.fr/2014/10/26/george-soros-la-russia-e-una-minaccia-per-lesistenza-delleuropa/
http://www.ansa.it/nuova_europa/it/notizie/rubriche/economia/2015/01/28/ungheria-disoccupazione-scende-al-71-a-fine-2014_823f5d9a-ce01-4b4f-ae37-4e3a071f1a4e.html
http://www.askanews.it/nuova-europa/mccain-da-del-dittatore-fascista-a-orban-budapest-protesta_71166898.htm
http://www.ilgiornale.it/news/mondo/ungheria-cina-e-russia-triangolo-che-non-piace-agli-stati-1086871.html
http://temi.repubblica.it/limes/south-stream-addio-il-gas-di-putin-va-in-turchia/67521
http://www.eurasia-rivista.org/fra-turchia-e-russia-forte-cooperazione-economica/21965/
http://www.balcanicaucaso.org/aree/Turchia/Economia-turca-quando-la-tigre-abbaia-120855
http://atlasweb.it/2015/01/21/ucraina-kiev-accusa-mosca-soldati-russi-ci-attaccano-579.html
http://www.metronews.it/15/01/27/ucraina-%C3%A8-guerra-kiev-accusa-la-russia.html
http://russian.rt.com/article/71357
http://www.mainfatti.it/nucleare/Obama-riarmo-nucleare-da-1-trilione-di-dollari-Per-il-Nobel-la-Pace-e-Guerra_068380033.htm

LA FEDERAZIONE RUSSA VUOLE AIUTARE LA GRECIA


La Russia sarebbe disposta a fornire degli aiuti finanziari alla Grecia, dopo che il nuovo governo ellenico ha messo in dubbio l’opportunità di nuove sanzioni europee – per la cui approvazione serve l’unanimità – nei confronti di Mosca: lo ha affermato il ministro delle Finanze russo Anton Siluanov, intervistato dall’emittente televisiva Cnbc.
Siluanov ha precisato che da Atene non è giunta alcuna richiesta in tal senso, ma non ha escluso l’ipotesi di un accordo se una tale richiesta venisse presentata: “Possiamo immaginare qualunque cosa, dunque se una tale richiesta venisse sottoposta al governo russo la prenderemmo certamente in considerazione, valutando anche tutti gli aspetti dei rapporti bilaterali fra Grecia e Russia“.
Alexis Tsipras, tra i primissimi atti dopo la schiacciante vittoria elettorale, s’era subito affrettato a prendere le distanze dall’Europa sull’ipotesi di ulteriori sanzioni alla Russia.
Con una nota formale rivolta a Bruxelles, il neo premier greco ha espresso una obiezione formale al comunicato di ieri mattina dell’Ue nel quale si parla della “responsabilità” di Mosca nel “deterioramento della situazione nell’Est dell’Ucraina” e si evoca l’ipotesi di nuove sanzioni. Tsipras ha sostenuto che il governo di Atene non era stato consultato precedentemente e il suo silenzio non poteva essere considerato, come solitamente avviene, un tacito consenso.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/01/29/la-russia-tende-la-mano-a-atene-vi-aiutiamo-noi/

IL CONSIGLIO D'EUROPA TOGLIE PURE IL DIRITTO DI VOTO AI PARLAMENTARI RUSSI


Nuove sanzioni da parte dell’Assemblea parlamentare del Consiglio d’ Europa contro la Russia. Con una risoluzione è stato sospeso ai parlamentari russi il diritto di voto fino ad aprile e la possibilità di partecipare agli organi direttivi. Una presa di posizione contro Mosca a seguito dell’annessione della Crimea e per la crisi ucraina.
“Abbiamo informato i nostri colleghi – ha reagito Alexey Pushkov, capo parlamentare della delegazione russa – che considerato che non avremo diritto di voto e non potremo partecipare agli organismi dirigenti dell’Assemblea parlamentare – come l’Ufficio di presidenza e il comitato permanente – la delegazione russa ha deciso di non essere presente in Parlamento e lascia questa sessione“.
Il Consiglio d’ Europa è pronto a ridiscutere la posizione di Mosca il prossimo aprile. Ma la Russia dovrà rispettare alcune richieste tra cui il ritiro delle loro truppe dal territorio ucraino e la liberazione di tutti i prigionieri trattenuti illegalmente.
“Corriamo il pericolo di scivolare in una nuova guerra fredda, dalla quale sarà difficile uscire. Ma d’altra parte, abbiamo del lavoro da fare. Siamo in grado di aiutare l’Ucraina nel processo di ricerca di una soluzione politica basata su l’integrità territoriale”, ha detto Thorbjorn Jagland, Segretatio Generale del Consiglio d’Europa, rivolgendosi all’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/01/29/il-consiglio-deuropa-sospende-il-diritto-di-voto-ai-parlamentari-russi/

RAUL CASTRO CHIEDE LA RESTITUZIONE A CUBA DI GUANTANAMO


Il presidente cubano, Raul Castro, ha definito le condizioni per normalizzare le relazioni con gli Usa, chiedendo non solo la fine dell’embargo americano e la rimozione dell’Avana dalla ‘lista nera’ di Washington sugli Stati considerati ‘sponsor’ del terrorismo, ma anche la restituzione di Guantanamo.
Castro ha avanzato la richiesta all’indomani dell’incontro, una settimana fa, tra una delegazione americana di altissimo libello (la piu’ alta arrivata all’Avana in 35 anni) e alcuni funzionari cubani che hanno affrontato il tema della riapertura delle ambasciate e la ripresa dei rapporti diplomatici, interrotti nel 1961. Dalla Costa Rica, dove e’ intervenuto a un vertice della Comunita’ degli Stati Latinoamericani, Castro ha detto che il “problema principale” rimane l’embargo e che la strada per porvi fine sara’ “lunga e difficile”; ma ha anche chiesto la restituzione di Guantanamo Bay, dove l’esercito americano ha una base che utilizza come carcere per i sospettati di terrorismo.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/01/29/cuba-raul-castro-chiede-agli-usa-la-restituzione-di-guantanamo-bay/

UCRAINA: GLI STATI UNITI CONTINUANO A PROVOCARE LA RUSSIA CON LE SANZIONI


Gli Usa hanno minacciato la Russia di nuove sanzioni se Mosca continuera’ a sostenere la ribellione in Ucraina e hanno nel contempo dato il loro ‘placet’ alla decisione dell’Ue di ampliare quelle esistenti.
L’accordo raggiunto dai ministri degli Esteri dell’Ue di ampliare le sanzioni gia’ esistenti “e’ solo un segnale in piu’ che le azioni degli ultimi giorni e settimane sono assolutamente inaccettabili e che ci saranno altre conseguenze”, ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato, Jen Psaki.
La riunione dei ministri a Bruxelles -ha proseguito – si e’ tradotta “in uno sforzo di importanti sanzioni che e’ in corso da mesi” e si tratta di “un passo avanti positivo”. La portavoce tuttavia non ha fatto alcuna previsione ne’ su chi eventualmente colpirebbero le nuove sanzioni, ne’ sui tempi in cui entrerebbero in vigore.
Alle accuse dell’Occidente di partecipare con uomini e mezzi al conflitto nell’Est ucraino, il Cremlino ha sempre risposto negando qualsiasi tipo di coinvolgimento. Il presidente Vladimir Putin, nella sua conferenza di fine anno a dicembre, aveva dichiarato che “in Ucraina non ci sono soldati russi, solo volontari non pagati che si sono mossi per il richiamo del cuore”.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/01/30/ucraina-gli-usa-hanno-minacciato-la-russia-di-nuove-sanzioni/

giovedì 29 gennaio 2015

LA POLITICA IMPOSTA DALLA MERKEL COMINCIA A FRATTURARSI


Risparmiare: no, grazie. I greci hanno dato una risposta negativa alla politica di eurosalvataggio tedesca. Adesso la Cancelliera deve cambiare la propria strategia e, all’occorrenza, autorizzare una valuta parallela.

Nei cinque giorni scorsi, la dimensione della catastrofica politica anticrisi di Angela Merkel è diventata chiara come mai prima. La politica di risparmio, la lei forzata, ha portato alla deflazione nella zona euro e alla recessione duratura nel sud Europa. Reazioni contrarie a questa politica sono arrivate negli ultimi giorni da Francoforte e da Atene.
La Banca Centrale Europea adesso compra titoli di stato. E in Grecia d’ora in poi governa una coalizione di destra e sinistra, unificate dalla rabbia nei confronti della Merkel.
Non so cosa succederà in Grecia. La coalizione tra Syriza e i Greci Indipendenti apparteneva alla più radicale delle opzioni pronosticabili. L’alleanza cambierà la politica economica greca dalle fondamenta. Ma entrambi i partiti rifiutano l’uscita dall’euro. L’unica previsione che oso fare è che ci attende ancora qualche momento non convenzionale.
Si può dire ancora qualcosa con una certa sicurezza: il numero delle possibili soluzioni al problema è limitato. La Grecia non può continuare né politicamente né economicamente come ha fatto fino ad ora.
Se Tsipras adesso continua la politica del suo predecessore Andonis Samaras, magari con una nuova retorica, allora gli andrà come è andata a a Samaras. Questo Tsipras lo sa, ovviamente. Ma se egli adesso annuncia unilateralmente un taglio del debito, allora lo stato e le banche greche verranno staccate dai flussi di denaro europei.

LA GERMANIA DEVE CAMBIARE MENTALITÀ


La Grecia sarebbe allora costretta ad un’uscita. Nello stesso modo Tsipras non lo vuole. Egli ha bisogno di una soluzione astuta che aggiri questo dilemma.
Un’inevitabile conseguenza di questa realtà è un cambiamento di mentalità della politica anticrisi tedesca. Dopo decenni di indottrinazione ordoliberale, non sono sicuro che il governo federale risolva politicamente questo cambiamento di rotta.
Noi [tedeschi] dovremmo cancellare i debiti, cioè presentarli come perdite nel bilancio federale. Dovremmo cambiare la politica di risparmio in politica espansiva. Prima di tutto dovremmo accettare che la Grecia introduca indirettamente una valuta parallela all’euro. Perché, con l’inflazione a zero, non c’è nessuna alternativa per migliorare la competitività della Grecia e per finanziare il programma di Syriza. Si può poi accettare che anche il Portogallo, la Spagna e l’Italia adottino una soluzione simile.
Già nel 2012 l’allora capo economista della Deutsche Bank Thomas Mayer ha messo sul tavolo una moneta complementare del genere. Con questa la Grecia potrebbe sbrigare tutti i pagamenti interni, compresi gli stipendi. Questa seconda moneta si potrebbe svalutare contro l’euro e così migliorare la competitività greca.
Quando i matematici non conoscono l’esatta soluzione di un problema, allora cercano spesso di descrivere le caratteristiche della possibile soluzione. Così aprono a un insieme di soluzioni. Anch’io non conosco la soluzione esatta del problema greco, ma l’insieme di soluzioni non è pensabile senza una combinazione di un taglio dei debiti, un programma congiunturale, una valuta parallela oppure un’uscita completa dall’euro.

LA PICCOLA DISGRAZIA: UNA NUOVA POLITICA PER LA GRECIA

Per la Cancelliera questo adesso rappresenta l’occasione per una delle sue famose inversioni di marcia, come ha fatto sul nucleare. Il proseguimento della politica attuale sarebbe l’alternativa più azzardata. Se qualcuno dice che l’eurozona può sopravvivere senza subire danni da un’uscita della Grecia, magari ha ragione. Ma può anche essere che si arrivi a una reazione a catena politica ed economica, che magari include anche l’Italia.
Chi, in quanto essere umano razionale, ha di fronte queste opzioni, comprenderà il cambiamento della politica verso la Grecia in quanto male necessario.
Perciò ritengo più probabile che la Merkel si dirigerà verso Tsipras e faccia un accordo che limiti i costi dichiarati per il bilancio federale e che permetta a Tsipras di tirar fuori la Grecia dal pantano con un forte programma di ripresa e una moneta complementare. Allora anche noi saremmo come Winston Churchill vedeva gli Americani: alla fine fanno sempre la cosa giusta, ma non prima di aver sperimentato tutte le alternative.
Tuttavia il pericolo consiste nel fatto che non tutti gli attori in questo conflitto pensano razionalmente, o che o l’uno, o l’altro, si sbaglino nel valutare. Quest’ultima sarebbe l’eventualità, nel caso in cui la Merkel desse forse fiducia a chi minimizza le conseguenze dell’uscita greca [dall’euro]. Oppure può anche essere che Tsipras se la giochi, sottovalutando le conseguenze di un “haircut” unilaterale. Noi siamo in una situazione in cui la soluzione della crisi dell’euro è a portata di mano, ma lo è anche il profondo abisso di una rottura dell’eurozona.
Siamo arrivati a un bivio in cui dobbiamo decidere tra la nostra ideologia e il futuro dell’euro.

Fonte:http://scenarieconomici.it/munchau-merkel-davanti-cocci-sua-politica-crisi/

LA GRECIA SI OPPONE ALLE CONTINUE SANZIONI CONTRO LA RUSSIA; MA SCHULZ PROVA A METTERLA ALLE STRETTE


Il presidente del Parlamento di Strasburgo, che questo pomeriggio sarà la prima figura europea di alto rango a recarsi ad Atene, intende parlare “senza giri di parole” al neo premier greco Alexis Tsipras, e non solo in merito alle politiche economiche del nuovo esecutivo, ma anche all’atteggiamento nei confronti della Russia.
Rispetto al dossier della riduzione de debito greco, Schulz ha spiegato al quotidiano popolare tedesco Bild: “Cercherò di incoraggiare Tsipras a chiedere ai miliardari greci, che hanno portato i loro soldi all’estero, di pagare finalmente le tasse. Questo è fattibile a breve termine, e aiuta anche noi a Bruxelles a lottare contro l’evasione fiscale. Ed è sicuramente più facile da far accettare, che non un taglio del debito”.
Per quanto riguarda invece la Russia, Schulz intende minacciare Atene da scelte politiche solitarie.
Il governo greco, spiega il socialdemocratico tedesco, non è stato eletto per boicottare le sanzioni contro la Russia. “Ma non ho alcuna voglia – ha detto Schulz – di avviare una disputa ideologica con un governo in carica da due giorni”.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/2015/01/29/tsipras-no-sanzioni-contro-la-russia-e-schulz-minaccia-la-grecia/

COSE CHE NON SAI DELLA LIBIA DI GHEDAFFI? IL FALSO DITTATORE


Muammar Ghedaffi viene spesso descritto come un dittatore sanguinario, tuttavia non molti sanno che lo stile di vita, la libertà e il benessere economico della Libia per certi versi erano assai invidiabili rispetto al nostro, le ragioni della guerra sono state essenzialmente una guerra per il petrolio e una guerra per abbattere un paese economicamente stabile più vicino alla Russia che si stava allontanando sempre più dall'influenza dell'Occidente:

- La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa

-Il momento chiave è stato prima di tutto quando la Libia ha cominciato a mostrare realmente elevati tassi di crescita economica; secondo: il più alto livello di qualità della vita tra i Paesi africani; terzo: avvicinandosi al Sud Africa.
Insieme al Sud Africa, membro del BRICS, formava un nuovo centro di potere economico in Africa.
Si stavano realizzando piani per costruire una ferrovia attraverso tutta l’Africa, tra il Sudafrica e la Libia.
Le RZD (Ferrovie Russe) potevano ottenere profitti per decine di miliardi di dollari.
Ma non solo la Russia avrebbe tratto beneficio da questo progetto, ma avrebbe giovato all’intero continente africano in generale, perché la ferrovia sarebbe stata prevista passare in tutte le principali zone di conflitto (così chiamiamo anche il Congo e l’Angola, il Mozambico e altre aree), – questo significa comunicazione, questo è costruzione, questo è il progresso.
Naturalmente, si poteva posizionare l’Africa su un piano fondamentalmente diverso di sviluppo socio-economico.

-La ragione di base del conflitto in Libia stava nel fatto che la Russia e la Cina stavano cominciando ad avere un'influenza tale nella regione che minacciava l'influenza degli Stati Uniti sul continente africano.

-Gheddafi il 1° settembre 1969, dopo un colpo di Stato contro il Re Idris I, ha preso il potere mettendosi a capo del Consiglio del Comando della Rivoluzione e proclamando la Libia una Repubblica.
Ha abolito le elezioni e tutti i partiti politici; però, ha anche emanato una nuova Costituzione da lui definita «araba, libera e democratica», ispirandosi all’Egiziano Nasser e introducendo nella politica uno spirito militante e rivoluzionario.

-Ha nazionalizzato la maggior parte delle proprietà petrolifere straniere e chiuso le basi militari statunitensi e britanniche, cercando di coniugare i principi del panarabismo con quelli della socialdemocrazia ed esponendo i suoi principi politici e filosofici nel Libro Verde, pubblicato nel 1976, nel quale tenta di tracciare una «terza via» rispetto al comunismo e al capitalismo.

-Gheddafi ha usato i dollari derivati dal petrolio e dal gas naturale per sviluppare il Paese: nuove strade, scuole, ospedali, università, case popolari a bassissimo prezzo, industrie, sviluppo agricolo con l’acqua tirata su nel deserto anche da una profondità di mille metri! Si è dotato di armi (provenienti da Francia, Stati Uniti, Gran Bretagna e soprattutto Unione Sovietica) nel tentativo di far diventare la Libia una potenza regionale in grado di difendersi.

-Ha investito anche nello sviluppo dell’industria leggera e delle infrastrutture, e nella modernizzazione dell’agricoltura, favorendo nel contempo l’immigrazione per sopperire alla scarsità di manodopera.
Per portare l’acqua dal deserto alle città costiere di Tripoli, Bengasi, Sirte e Tobruch (dove risiede il 70% della popolazione), novecento chilometri più a Nord, è stato costruito da un’impresa sudcoreana il Grande Fiume Artificiale, l’acquedotto più grande del mondo: quattromila chilometri di condutture di calcestruzzo del diametro di quattro metri; le condutture sono sepolte nella sabbia ed hanno una portata complessiva di sei milioni di metri cubi d’acqua al giorno2.
L’acqua strappata alle profondità della terra ha permesso la fioritura del deserto: un lago di trentacinque chilometri di lunghezza e campagne coltivate e cittadine, dove vent’anni fa non c’era nulla.

-La città di Sebha, capitale della regione, conta ottantamila abitanti; vi abitava un sacerdote medico italiano, don Giovanni Bressan di Padova, che è stato uno dei fondatori dell’Ospedale Centrale e che ha riunito i molti Africani profughi dai Paesi a Sud del deserto (Nigeria, Ghana, e via dicendo) fondando per essi una parrocchia, una scuola, un centro di riunioni e di gioco.
Gheddafi ha fatto molto per il suo popolo: ha mandato le bambine a scuola e le ragazze all’Università, ha abolito la poligamia e varato leggi in favore della donna anche nel matrimonio; ad esempio, ha proibito di tener chiuse le ragazze e le donne in casa e nel cortile cintato di casa.

-A Tripoli, ha fondato una scuola per addestrare donne poliziotto, che hanno potuto raggiungere anche alti gradi nella gerarchia militare, come quello di colonnello.

-Gheddafi iniziava a pretendere oro (E NON PIU CARTA-STRACCIA) per il commercio del petrolio.
In pratica voleva ripudiare il dollaro per sostituirlo con una nuova moneta comune a tutti gli stati nord-africani e del medio-oriente chiamata: “dinaro africano”. Moneta interamente aurea.

-Gheddafi stava usando parte dei proventi del petrolio libico per finanziare la creazione del Fondo Monetario Africano che avrebbe liberato i paesi africani dall’usura bancaria del Fondo Monetario Internazionale.

-Gheddafi stava spigendo e influenzando l’unione dell’Africa in modo che fosse abbastanza potente da non farsi più schiacciare dalla tirannide reazionaria d’occidente.

-La banca centrale libica è nazionalizzata e non è quindi di proprietà di gruppi banchieri internazionali che possiedolo le banche centrali d’occidente.
La Libia era il paese con il minor debito pubblico al mondo (3.3% in rapporto al PIL). In pratica non aveva debito e quel poco che aveva era in mano alle famiglie libiche e non agli speculatori occidentali.

ISLANDA: L'ATTIVITA' DI BARDARBUNGA IN CALO DA UN LATO IN AUMENTO DALL'ALTRO


Niente di grave è quello da segnalare nell'ultimo aggiornamento sull'eruzione di Holuhraun.
Si continua alla stessa fase di prima.
Sta lentamente diminuendo nel corso delle ultime settimane e continua a farlo.
Ci sono ragioni complesse per questo, ma una cosa è chiara.
Questa eruzione sta per finire un giorno.
La dimensione della lava non è chiaro che il momento.
Il volume è ora circa 1,4 km³ secondo le notizie.
I calderoni nel ghiacciaio, sopra il bordo caldera del vulcano Bárðarbunga sono stati sempre più in profondità nel corso delle ultime settimane.
Ciò significa che l'attività idrotermale in tali aree è in aumento con la presenza di magma in profondità.
Questo suggerisce anche che la quantità di magma a quella profondità superficiale è in aumento.
Se sta per eruttare non è chiaro al momento, ci sono però attualmente maggiori probabilità che stia stia per fare così, piuttosto che no.

Fonte:http://www.jonfr.com/volcano/?p=5434

VICTOR ORBAN CONCORDA CHE BISOGNA BLOCCARE LA MASSICCIA IMMIGRAZIONE

LA GRECIA COMINCIA A GUARDARE VERSO LA FEDERAZIONE RUSSA



Una decina di giorni fa, prima che Syriza, il partito Anti-Austerity riportasse il suo folgorante successo in Grecia, avevamo notato che la Russia aveva fatto una modesta proposta alla Grecia: voltate le spalle a quell’Europa, che tanto disprezzate, e noi assisteremo i vostri agricoltori eludendo il divieto di importare cibo.


E, sembra abbastanza sicuro, che Tsipras, il nuovo premier della Grecia abbia dato a vedere dalle sue prime azioni che la Grecia possa effettivamente ed aggressivamente voltare le spalle all’ Europa per guardare verso la Russia, in generale, e all’Unione economica eurasiatica in particolare (come proposto recentemente ”Sorprendente proposta russa all’Europa: Mollate gli USA, entrate nell’Unione Economica Eurasiatica“).

Ecco qualche esempio recente di questo drammatico cambiamento di prospettiva :

Il primo incontro di Tsipras, con un ambasciatore straniero, da quando è stato eletto PM, è stato con il russo Andrey Maslov#Greece#ekloges2015

— Nick Malkoutzis (NickMalkoutzis) January 26, 2015

Primo atto come PM, #Tsipras visita il poligono di tiro di Kaisariani, dove i nazisti ammazzarono 200 greci il 1 maggio 1944 v/@dgatopoulospic.twitter.com/a4CeNgsw66

— Damian Mac Con Uladh (@damomac) January 26, 2015

Oggi abbiamo avuto un’ulteriore prova che Tsipras vuole riallineare sostanzialmente l’interesse nazionale del suo paese allontanandosi dall’ occidente e rivolgendosi verso … oriente.

In primo luogo, scrive la Reuters, oggi il nuovo premier ha bloccato la liquidazione della Grecia con una “blue light special” per gli speculatori più influenti e più vicini agli organi di stampa, fermando la privatizzazione del più grande porto della Grecia, “dando un segnale della volontà di dar seguito alle sue promesse elettorali, nonostante i colpi di avvertimento lanciati dalla zona euro e dai mercati finanziari.”

Una delle prime decisioni annunciate dal nuovo governo ha fermato la prevista cessione del 67% del capitale della Autorità Portuale del Pireo, come previsto dall’accordo di salvataggio internazionale nel quale erano stati selezionati i cinesi della Cosco Group e altri quattro pretendenti.

“L’accordo con la Cosco sarà rivisto a beneficio del popolo greco,” ha detto alla Reuters Thodoris Dritsas, il vice ministro responsabile del portafoglio dei Trasporto.

L’Europa, per esempio, sarà molto dispiaciuta che la Grecia abbia deciso di mettere al primo posto la sua gente, nella catena delle priorità, in sostituzione dei pretendenti offshore che vogliono comprarsi gli asset greci. Sarà ancor più dispiaciuta, soprattutto perché la vendita in liquidazione della Grecia fa parte dell’accordo di salvataggio greco: un accordo che la Troika ha più volte dichiarato che non è rinegoziabile.

Syriza aveva annunciato prima delle elezioni che avrebbe bloccato la vendita dei beni dello Stato, messi alla base del contratto di salvataggio da 240 miliardi di euro, nel quale è anche prevista la vendita di azioni del porto di Salonicco, il secondo porto più grande del paese, della Azienda ferroviaria Trainose e della Azienda ROSCO, che si occupa del materiale ferroviario rotabile.

Ma questo non è stato il solo atto di aperta sfida che ha segnato l’agenda anti-europea del nuovo governo:

In fase separata, il Vice Ministro incaricato della Riforma Amministrativa, George Katrougkalos, ha detto che il governo vorrebbe invertire alcune decisioni prese sui licenziamenti dei lavoratori del settore pubblico, altra misura chiave per il salvataggio. “Sarà uno dei primi atti legislativi di cui mi occuperò come ministro”, ha detto Katrougkalos a Mega TV.

I tedeschi non sono stati felici affatto: Uno dei banchieri della Banca centrale tedesca ha avvertito che se il nuovo governo intende rimettere in discussione certi punti, potrebbe essere rivisto tutto il programma di aiuti per il paese, perché le banche vedrebbero in pericolo i loro finanziamenti. “Questo avrebbe conseguenze fatali per il sistema finanziario della Grecia e le banche greche potrebbero non avere più accesso al denaro della Banca Centrale” ha detto Joachim Nagel, membro del consiglio della Bundesbank, al giornale Handelsblatt.

Beh, forse …. A meno che, naturalmente, la Grecia non trovi una nuova alternativa, di finanziamento, una fonte che non abbia nulla a che fare con l’Establishment del FMI, che con i suoi “salvataggi” solleva solo una cortina di fumo per mettere in atto le sue politiche pro-occidentali che servono a liquidare il prima possibile qualsiasi società “salvata”.

Per esempio una fonte alternativa sarebbe una Banca come il BRIC. Ricordiamo che il “BRICS ha annunciato una disponibilità di 100 miliardi di dollari come Riserva per Bypassare Fed, e Banche Centrali del Mondo Sviluppato.”

E sì, nche i BRIC non se la stanno passando bene in questo momento per il crollo dei prezzi del greggio, ma ricordate: il prezzo del greggio continuerà ad essere basso solo fino a quando l’industria dello scisto USA si manterrà vibrante. Una volta che questo produttore marginale di greggio, con un prezzo di breakeven a 80 US$ sarà fuori mercato, vedremo che immediatamente l’Arabia Saudita stringerà i rubinetti e il greggio si impennerà di nuovo fino a $ 100, $ 150 o più.

La questione è se le riserve di FX saudite potranno sopravvivere al ZIRP della Fed, che è l’unico motivo – pensano quegli idioti che investono nei junk bond e che vogliono solo guagnare subito – perché la maggior parte dei soldi che tirano fuori come gocce di sangue, per produrre lo shale USA sono in perdita ma possono ancora operare con un prezzo (WTI) a $ 45 al barile .

Il che significa, naturalmente, che ora la Russia (e la Cina) sono destinate a diventare alleati decisivi per la Grecia, il che spiegherebbe subito il logico interessamento verso Mosca.

Ma aspettate, c’è altro.

Bloomberg dice ancora qualcosa “Il Ministro degli Esteri Nikos Kotzias giovedì scorso era a Bruxelles per discutere di eventuali altre sanzioni nei confronti della Russia per il conflitto in Ucraina e già prima che il gabinetto si riunisca domani, per la prima volta, il governo greco ha detto che non era d’accordo con la dichiarazione UE, in cui il presidente Donald Tusk ha presentato la prospettiva di applicare“ulteriori misure restrittive” alla Russia.”

La battuta finale:

Negli ultimi mesi, Kotzias ha scritto su Twitter che le sanzioni contro la Russia non facevano gli interesse della Grecia ed in un blog ha affermato che una nuova politica estera della Grecia dovrebbe focalizzarsi a fermare la trasformazione della UE “in un impero idiosincratico, dominato dalla Germania.”


Fonte:http://www.informarexresistere.fr/2015/01/29/la-grecia-comincia-a-guardare-verso-la-russia/

NUOVA RUSSIA: I MILITARI UCRAINI STANNO DISERTANDO IN MASSA E PASSANDO DALLA PARTE DEI RUSSI


I militari ucraini stanno disertando in massa e passano dalla parte delle forze separatiste della Repubblica Popolare di Donetsk. Lo ha affermato il primo ministro delle autorità filorusse di Donetsk Alexander Zakharchenko.

A suo parere, questo fatto avviene in quanto "l'esercito regolare dell'Ucraina è composto essenzialmente da soldati di professione che non capiscono il motivo per cui si trovano qui e per che cosa stanno combattendo e stanno morendo."
Inoltre Zakharchenko ha dichiarato che Igor Strelkov, dopo le dimissioni dalla carica di ministro della Difesa di Donetsk, si occuperà della formazione dell'esercito della Novorossiya (Nuova Russia).
In precedenza Strelkov aveva rassegnato le dimissioni dalla guida del ministero della Difesa della Repubblica Popolare di Donetsk.

Fonte:http://italian.ruvr.ru/news/2014_08_16/Donetsk-molti-soldati-ucraini-disertano-e-combattono-dalla-parte-dei-filorussi-2913/

GRECIA: TSIPRAS FARA' GUSTIZIA DELL'AUSTERITA' TEDESCA


Ho dovuto attendere conferme per valutare il caso greco, scenario davvero complesso e superiore alle mie possibilità di analisi. Dunque per commentare non con il cuore ma con il cervello, quando si hanno dubbi bisogna approfondire e farsi aiutare.

Dunque, si, Tsipras negherà l’austerity tedesca, dopo un giorno al potere ha già bloccato le privatizzazioni volute dalla troika e si accinge a rinegoziare il debito, più o meno come fece la Germania dopo la seconda guerra mondiale, se volete potete dire anche che i diktat tedeschi non saranno precisamente applicati in futuro dal giovane leader di Atene. Il contesto atteso sarà, si noti bene, di dialogo tra Grecia ed Bruxelles (con propaggini a Francoforte) ma non di rottura, diciamo un allontanamento progressivo dal concetto di Europa attuale che potrebbe portare nell’arco di qualche anno anche all’uscita dalla moneta unica (vedasi oltre). Ergo, rispetto al recente passato l’interesse tedesco diventerà secondario rispetto a quello di un paese periferico oggi supportato da chi governa il contesto globale (…).

Ma, domanda che sorge spontanea, perché tutto questo capiterebbe proprio ora e non prima? Per rispondere bisogna andare indietro al 2012 quando la caduta della Grecia rischiava di far letteralmente fracassare l’euro e l’economia mondiale, ai tempi ancora troppo instabile a valle della crisi subprime. Infatti Syriza, buona seconda nelle elezioni che portarono alla precaria stabilità con un seggio di vantaggio di Samaras a capo del Governo ellenico pro-austerity, lo capì bene, forse dovremmo dire che glielo fecero capire molto bene. E quindi si dedicò ad un “viaggio sabbatico” per l’Europa a farsi amici di peso, sapendo che in Grecia non avrebbe potuto comunque fare nulla in tale momento storico. Venne anche in Italia dove presentò la sua lista politica, importante soprattutto in prospettiva: si ricordi bene che il fratello di Panagulis, l’eroe greco compagno di Oriana Fallaci con cui la scrittrice ebbe la storia d’amore più intensa, è nella lista Tsipras, si è schierato per la prima volta con un partito politico dopo la morte probabilmente non accidentale dei suoi due fratelli durante il periodo dei Colonnelli.

Che sia chiaro per tutti, non ci sarà rottura totale tra Grecia ed Europa tedesca ma piuttosto un allontanamento dai canoni austeri imposti ai periferici oggi a vantaggio soprattutto della Germania. E dunque appare logicissimo che la prima misura del nuovo governo Greco anti austerity sia stata quella di non privatizzare più nulla bloccando i processi in corso (ad es. PPC, l’equivalente di ENEL in Grecia), gli acquirenti europei [quelli dei paesi che stanno imponendo l’austerity, il caso della ROSCO con Siemens fa scuola*, ndr] sembra che siano rimasti senza parole. Insomma, oggi Tsipras, che si è comportato in modo estremamente diligente e rispettoso nei confronti del villaggio globale due anni fa – evitando di deragliare l’euro e l’economia mondiale nel post Lehman – ha carta bianca per andare contro agli interessi euro-tedeschi sebbene non possa deragliare l’euro, almeno per ora (dopo il Novembre 2016 vedremo). Dunque la critica che leggo sui giornali italiani riguardo a Tsipras che non farà nulla è profondamente scorretta, il fatto di essere non completamente anti Europa ed anzi avere un dialogo con la troika pur volendo rinnegare l’austerity e parte del debito – e lo farà – sono due fattori entrambi veri. Mi direte in futuro.

Un punto critico da stigmatizzare è che come in tutte le guerre ci sono sempre coloro che ci guadagnano dalla collaborazione con il prepotente di turno, sempre (per chi non lo avesse ancora capito oggi la guerra è economica, dopo la bomba atomica i conflitti tra gli attori principali avvengono con le clave dell’economia, facendo il verso ad Einstein). In questo caso non si fa eccezione: è vero dunque che ci sono forze economicamente potenti in Grecia – oltre ad essere economicamente molto interessate – che possono avere nocumento da un dietro front così repentino rispetto all’austerity. Ed è oltremodo chiaro che tali soggetti possono essere (stati) legati ai governi precedenti o alle elites locali. Da lì ad ipotizzare un supporto almeno indiretto alle loro posizioni ed interessi da parte delle forze armate greche – forze armate che non hanno avuto problemi in passato a dichiarare guerra allo Stato di diritto ellenico – il passo è breve… Ed infatti il rischio golpe esiste. Anzi esisteva, come commentato in modo estremamente tecnico in un mio intervento una decina di giorni or sono.**

Chi sta alla regia lo sa bene e sa anche che, innegabilmente, chi a livello continentale trae vantaggio dall’austerity imposta ai periferici avrebbe grande interesse a deragliare il riformatore Tsipras, costi quel che costi. Va da se che in Grecia i militari sono sempre in qualche modo coinvolti in azioni ad effetto, la storia insegna…

Dunque arriviamo ad Albacete, alcuni giorni fa: un aereo militare greco esplode durante un addestramento NATO e fa numerose vittime, notizia sparita dai radar solo alcuni giorni dopo. Per i complottisti ben informati Il messaggio sembra chiaro: i militari si astengano da azioni sopra le righe, Tsipras va bene e deve andare avanti per la sua strada, sa cosa fare…

Il fatto che Tsipras abbia apparentemente supportato la Russia negando le sanzioni UE è una lettura falsata dei giornali: semplicemente, in un recupero di orgoglio nazionale è stato fatto presente alla EU/Mogherini che non si può prendere decisioni in politica estera anche per la Grecia senza averne avuto l’autorizzazione, solo questo…

___________________________

Ed in tutto questo che dire della Germania? Come ripetuto in numerosi interventi il Paese di Goethe non ha la forza per opporsi alla corrente occidentale predominante, o se lo farà se ne dovrà assumere le conseguenze. Della serie, o la Germania decide di fare il grande passo che implica anche il riarmo – avendo quindi una successiva esposizione globale anche in politica estera, esposizione autonoma e dotata di apparato militare e di intelligence -, o deve sottostare alle regole NATO. Geopoliticamente la Germania è sempre stata il paese cuscinetto tra Europa occidentale e Inghilterra vs. Russia, per questo serve. Oggi il nemico USA, nemico globale, è Mosca ed è ormai chiaro che la Cancelleria tedesca è recalcitrante ad allinearsi, se continua così ne subirà le conseguenze (opinione di chi scrive). A tutto questo aggiungiamoci la considerazione che la ricchezza di Berlino è effimera, dipende dall’esterno sia per le materie prime che per la domanda dei suoi prodotti, avendo per altro un fardello di costi prospettici costituiti da un welfare che genericamente parlando non ha pari nel mondo di riferimento anglosassone, men che meno nei paesi emergenti…

Vedremo, gli schemi sono saltati, le squadre sono lunghe. Queste sono le partite più belle…

Mitt Dolcino

Fonte:http://scenarieconomici.it/si-fa-tsipras-fara-giustizia-dellausterity-eurotedesca-germania-si-scoprira-debole-quanto-si-pensi-perche/

mercoledì 28 gennaio 2015

2014-2015: LA PIU' GRANDE ERUZIONE DAI TEMPI DEL LAKI


Il Bardarbunga è uno stratovulcano subglaciale situato sotto la cappa di ghiaccio del Vatnajökull, il più vasto ghiacciaio islandese.
La seconda montagna più alta del paese coi suoi 2009 m, il Bárðarbunga fa parte di un mastodontico sistema vulcanico lungo circa 200 km e largo 25 km.
Nella storia di questo vulcano ci sono state grandi eruzioni ogni 250-600 anni.
Nel 1477 ci fu la più grande eruzione del Bárðarbunga con un Indice di esplosività vulcanica pari a 6; ci sono prove di molte eruzioni meno potenti durante gli ultimi 10000 anni.
La caldera è di circa 80 chilometri quadrati, fino a 10 km di larghezza e circa 700 metri di profondità.
I bordi circostanti salgono fino a 1.850 metri, ma la base è in media vicino a 1.100 metri.
Il vulcano è ricoperto di ghiaccio con una profondità di 850m celando quindi il suo cratere.
L'attività sismica sostenutq si è verificato sul Bárðarbunga per alcuni anni solo di recente la quale nell'agosto del 2014 portò all'inizio dell'attuale eruzione, la precedente eruzione fu nel 1910.
Vi è stata frequente attività vulcanica fuori il ghiacciaio più a sud-ovest negli altopiani tra Vatnajökull e Mýrdalsjökull, anche al nord-East verso Dyngjufjöll.
Negli ultimi sette anni l'attività sismica è stata gradualmente aumentando sul Bárðarbunga e lungo il sistema di fratture a nord del vulcano.

Questa attività è diminuita dopo l'eruzione del vulcano Grímsvötn nel maggio 2011, la sua più grande da 140 anni, ma successivamente è tornata ad un livello come a quello prima dell'eruzione.
Nel mese di agosto 2014, uno sciame di circa 1.600 terremoti in 48 ore, con magnitudo fino a 4.5 M è stata seguita il 23 agosto dall'USGS che ha sollevato il codice di allarme da arancione a rosso, che indica una eruzione in corso.
Il giorno seguente, l'allarme è stato abbassato dal rosso all'arancione e la dichiarazione che ci fosse una eruzione in corso è stata ritirata.
Tuttavia, le osservazioni più tardi aeree di depressioni glaciali a sud-est del vulcano ha suggerito che il rapporto ormai ritirato di una eruzione era stato corretto e che una breve eruzione si era verificata sotto il ghiaccio, ma la mancanza di ulteriore fusione indicava che questa eruzione era cessata.

Poi, una nuova eruzione lineare di frattura ha violato la superficie tra le caldere Bárðarbunga e Askja, nel Holuhraun formando un campo lavico nelle prime ore del 29 agosto.
Questa è stata seguita da una seconda eruzione fenditura nella zona di Holuhraun, lungo la stessa fessura vulcanica, che ha iniziato poco dopo 04:00, il 31 agosto.

Si è spesso ritenuto che l'ultima eruzione del vulcano Bardarbunga risalisse al 1910, ma la scarsita di documentazione scientifica oltre che di testimonianze al riguardo lasciano presumere il fatto che in realtà quella sia stata un'esplosione subglaciale, causata dallo scioglimento di acqua glaciale entrata a contatto con rocce estremamente calde all'interno del sistema vulcanico.
Di conseguenza l'ultima eruzione di cui si hanno documentazioni scientifiche accertate risale al 1797.
Tuttavia l'inizio dell'eruzione e il suo attuale svolgersi da ormai diversi mesi con l'emissione di lava basaltica e vastissime quantità di anidride solforosa, sembra indicare che attualmente stiamo attraversando solo la fase più tranquilla dell'attività del vulcano mentre nei prossimi anni la sua attività rischia di diventare estremamente violenta.
Per comprendere il problema alla radice però dobbiamo andare a osservare la situazione prima che iniziasse l'attuale fase iniziale dell'attività del Bardarbunga, vale a dire i segni premonitori che ci fanno indicare che una elevata percentuale di magma si era accumulata su una area sotto la superficie islandese, la cui pressione lentamente stava trovando sfogo verso l'alto in diversi punti, tra i quali possiamo osservare il vulcano Grimsvotn e altri sistemi vulcanici che ancor prima che iniziasse la crisi sismica del vulcano Bardarbunga avevano manifestato un'elevata attivitù idrotermale a poco tempo gli uni dagli altri.
Un'altra sorpresa, anche se la maggior parte di chi osservava non ci ha fatto caso, è arrivata nell'estate del 2013.

Visualizzazione ingrandita della mappa
Il vulcano Hofsjökull è il più largo vulcano in Islanda ha una caldera di 11x7 chilometri.
Il vulcano ha avuto prime eruzioni Olocene, con formazione di un vulcano a scudo e fessure basaltiche che si estendono dal ghiacciaio.
La sua ultima eruzione è sconosciuta ma nell'estate del 2013 c'è stata un'inondazione glaciale, causata da un'aumento dell'attività geotermica del vulcano.
Ci sono state segnalazioni di odore di zolfo e acqua insolitamente colorata che usciva dal ghiacciaio del Hofsjökull verso il nord-ovest.

Visualizzazione ingrandita della mappa
Anche il sistema vulcanico del Kverkfjöll ha manifestato il medesimo tipo di attività, accompagnato addirittura da un'esplosione freatica.

Alcune scosse di terremoto si sono svolte sotto il vulcano, a una profondità che potrebbe indicare il movimento del magma (9,1 km).
L'esplosione freatica è stata anch'essa accompagnata da una minore inondazione glaciale.

Visualizzazione ingrandita della mappa
La terza inondazione glaciale invece arrivò da un sistema vulcanico a sud del ghiacciaio Vatnajokull, chiamato Skaftá.

Il calderone occidentale che si scarica nel fiume Skaftár era riempito fino all'orlo. Il calderone occidentale normalmente soffre di jokulhlaups più piccoli rispetto al calderone orientale.
Le caldaie sono piccole caldere di ghiaccio che si formano quando le strutture del sistema vulcanico Loki-Fögrufjöll ed i laghi di ghiaccio sono spinti da una forte attività idrotermale.
Già nel 2012 un'altro sistema vulcanico collocato in prossimità del vulcano Bardarbunga aveva cominciato a manifestare un significativo aumento dell'attività sismica nella quale in seguito risultò essere causata da un'intrusione del magma all'interno dell'apparato vulcanico.

Questo non è il vulcano più conosciuto in Islanda, inoltre, non ha eruttato negli ultimi almeno 10.000 anni.
Normalmente questo vulcano non ha nessun terremoto e rimane tranquillo.
L'ultima attività di terremoti era nel 1996 in relazione all' attività del vulcano Grímsmvotn in quell'anno.
Questo vulcano è chiamato Tungnafellsjökull, si osservi la mappa sottostante per comprendere la sua reale vicinanza al vulcano Bardarbunga.

Un'ulteriore fatto che ci segnala che sotto l'Islanda nel corso degli anni l'attività dei suoi vulcani sembra essere cambiata, se non diventata più violenta o prolungata sono state le ultime tre eruzioni vulcaniche avvenute nel 2010-2011 e 2014, le quali ognuna di esse ha battuto un suo record storico.

Iniziamo con l'eruzione del vulcano Eyafjallajokull nel sud dell'Islanda nel maggio 2010.
Il vulcano ha iniziato ad eruttare nel periodo di marzo dopo 187 anni di inattività continuando ad espellere cenere e disturbando i voli aerei per mesi prima di entrare in un nuovo periodo di riposo.
Il 15 aprile la presenza di una nube di ceneri vulcaniche emessa dal vulcano ha portato alla chiusura degli spazi aerei e di vari aeroporti di alcuni paesi dell'Europa centro-settentrionale: Regno Unito, l'Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, la Francia, la Germania, la Svizzera, la Svezia, la Polonia, l'Estonia, la Lettonia, la Rep. Ceca, l'Austria, l'Ungheria, la Romania, la Spagna e l'Italia.

Nel maggio 2011, assistiamo all'improvviso risveglio di un'altro vulcano, in prossimità del Bardarbunga e collocato sotto la calotta glaciale del Vatnajokull.

L'eruzione è stata più intensa di quella del Eyafjallajokull, e come hanno confermato gli scienziati la più intensa di questo vulcano da almeno 140 anni, con colonne di cenere a 20 chilometri di altezza, con la differenza di essere durata solo poche settimane, tuttavia si nota chiaramenteuna strana coincidenza tra un vulcano che non si risveglia da quasi due secoli e un'altro l'anno successivo che si risveglia con l'eruzione più potente da oltre un secolo.
Se due coincidenze fanno un indizio, tre sono una prova quando osserviamo nel dettaglio l'eruzione del vulcano Bardarbunga.
Quando a ferragosto del 2014 ebbe inizio la crisi sismica che stava portando al suo imminente risveglio segnali di una vasta intrusione magmatica, inflazione del suolo e potenti scosse di terremoto con magnitudo superiore al terzo grado si fecero sentire ben in tre ravvicinati sistemi vulcanici, oltre al Bardarbnga: Askja, Grimsvotn e Kverkfjoll.
Una relazione tra l'attività vulcanica del Bardarbunga e quella del vulcano Grimsvotn fu visibile anche poco dopo l'inizio dell'attuale emissione lavica, durante il periodo di settembre.


Nell'immagine dal satellite si evince la distanza tra il sistema vulcanico del Bardarbunga e in basso la caldera del vulcano Grimsvotn.
Le scosse di terremoto hanno evidenziato che l'attività magmatica in atto all'interno del vulcano Bardarbnga aveva cominciato ad interagire anche all'interno del vulcano Grimsvotn anche qui inizialmente con sciami di scosse di terremoto a cui è successivamente subentrata un'inflazione del suolo da parte di quest'ultimo, a causa dell'aumento della pressione del magma interno.

Successivamente nel periodo di settembre l'inflazione del vulcano Grimsvotn era diventata tanto rapida, quanto inaspettata, al punto che sembrava che il vulcano fosse in procinto di eruttare.

Immagini delle variazioni delle misurazioni GPS
In seguito la situazione si è calmata quando il volume di magma ha cominciato a spostarsi verso nord, tuttavia l'attività sismica si spostò inizialmente sul vulcano Kverkfjoll, il quale come abbiamo visto in tempi recenti aveva già avuto un'esplosione subglaciale, per poi diffondersi verso nord fino al vulcano Askja dove in pare secondo alcune speculazioni che il magma del Bardarbunga sia entrato in contatto con quello del vulcano Askja, dove si assistette anche qui ad un'aumento dell'attività sismica con numerose scosse di magnitudo 3 e superiori che portarono il vulcano ad "allerta giallo".

Si noti nella cartina soprastante la distanza tra Grimsvotn, Bardarbunga e Askja.

Si osservi sotto l'andamento dell'attività sismica da agosto 2014 a gennaio 2015.





Da queste immagini in sequenza da agosto 2014 a gennaio 2015 si può osservare il comportamento dell'attività sismica del vulcano.
Inizialmente si comprende come per scatenare una tale vasta attività sismica che ha coinvolto una vasta regione dell'Islanda fosse necessaria una grandissima quantità di magma sotterraneo che cercava uno sfogo eruttivo in superficie.
Tutto ciò sembra farci dedurre quando questi vulcani siano connessi da enorme giacimento magmatico in profondità il quale a sua volta alimenterebbe le camere magmatiche di ciascuno di essi.
Successivamente però, mano a mano che l'attività sismica si fa sempre meno diffusa ma comunque intensa, osserviamo come quest'ultima si sia mantenuta stabile principalmente sui bordi circostanti la caldera del vulcano Bardarbunga, sul vulcano Askja, su una fessura secondaria chiamata "Holuhraun", del vulcano Bardarbunga dove da mesi sta avvenendo l'effusione di una massiccia quantità di lava e ora su un'altro sistema vulcanico a ovest di Bardarbunga chiamato: Tungnafellsjökull.

Parliamo adesso della fessura chiamata Holuhraun, dove ha avuto sfogo l'emissione magmatica.
Holuhraun è il sito di una continua eruzione vulcanica che ha avuto inizio il 29 agosto 2014 e ha ora prodotto un campo di lava di più di 85 km 2.
Il ghiacciaio Dyngjujökull, che fa parte del Vatnajökull, è immediatamente a sud.
Holuhraun è a circa 15 km (9,3 miglia) a sud della caldera Askja e il Bárðarbunga vulcano è a 41,39 km a sud-ovest.
Fino al 2014, la superficie del campo lavico era di un flusso di lava più vecchia, che era scoppiata da una frattura associata ad Askja nel 1797.

Come si evince dall'attività sismica nell'immagine in alto, la quale mostra una tendenza lineare con il ghiacciaio prima di arrivare all'emissione lavica di Holuhraun, alcune eruzioni minori sono già avvenute sotto la coltre glaciale senza tuttavia riuscire a raggiungere la superficie, tuttavia il rischio che la frattura lunga almeno due chilometri si espanda ulteriormente è alto e se avvenisse potrebbe causare delle vere e proprie gigantesche inondazioni da fusione glaciale chiamate Lahar.
Nel frattempo l'emissione di roccia fusa dalla frattura prosegue ormai da mesi andando a coprire una superficie di chilometri quadrati sempre più vasta e uno spessore ormai in alcuni punti di svariate decine di metri.
Ebbene ecco la terza prova di cui stavamo prima facendo menzione, il fiume e l'estensione della superficie islandese sepolta dal flusso di roccia fusa sono i più grandi visti in Islanda dai tempi dell'eruzione del Laki-Grimsvotn nel 1783-1784, vale a dire oltre 230 anni.

Dal mese di agosto dello scorso anno, la lava che scorre fuori del sistema vulcanico del Bárðarbunga è diffusa su un totale di 32 miglia quadrate (84 kmq), secondo Earth Observatory della NASA. Questo lo rende il più grande flusso di lava dal momento che nel 1783-1784 l'eruzione del Laki-Grimsvotn cancellò fuori il 20 per cento della popolazione dell'Islanda (e ucciso fino a otto milioni di persone in tutto il mondo).
Gli scienziati dell'Università di Islanda dell'Istituto di Scienze della Terra ritengono che lo spessore della lava sulla parte orientale del campo a circa 10 metri (33 piedi) di spessore, il centro a 12 metri, e la parte occidentale a 14 metri.
La loro analisi preliminare ha messo il volume di lava a 1,1 chilometri cubi, sufficienti per considerare l'eruzione un'inondazione di basalto.

Sebbene quella che stiamo osservando si tratta di un'eruzione a carattere effusivo, molto simile a quella del vulcano Kilauea, l'emissione di anidride solforosa nell'atmosfera è enorme, più del doppio della quantità vomitata da tutti ciminiere in Europa, a dimostrae quanto siamo ingnificanti rispetto alle forze della natura.
Secondo l'islandese National Broadcasting Service, RUV, da circa 40.000 a 60.000 tonnellate di anidride solforosa vengono eruttate fuori dal Bárðarbunga ogni singolo giorno.
Non è escluso che una simile quantità di andride solforosa dispersa nell'atmosfera nell'arco di tutti questi mesi possa portare a significativi effetti a livello climatico, sebbene la colonna di cenere dell'eruzione non abbia raggiunto la stratosfera.
E' probabile che l'emissione lavica possa andare avanti ancora per diversi mesi ma anche se si interrompesse questa sarebbe il pericolo minore in arrivo dalla caldera del vulcano Bardarbunga.

La ragione per la quale l'attività sismica attorno alla caldera del Bardarbunga si mantiene tanto elevata con scosse di magnitudo variabile tra 3.0 e 5.0 è causata dal fatto che la caldera stesse sta lentamente collassando su se stessa, mentre all'interno del vulcano la pressione del magma stesso sta aumentando sia per il fluire di magma fresco all'interno di esso sia per il peso sovvrastante.
Si tratta di una pressione titanica in equilibrio tra il peso della caldera stessa sommato con quello di 800 metri di ghiaccio che la ricoprono, più la pressione magmatica sottostante in aumento man mano che la subsidenza della caldera aumenta con il passare dei mesi.
Il collasso del fondo della caldera di Bardarbunga con la sua sommità ricoperta da 800 metri di ghiaccio accertati lo si può osservare da numerosi fattori quali ad esempio la misurazione GPS della subsidenza del suolo e con la fratturazione verso il basso della coltre di ghiaccio che la ricopre.



Secondo gli ultimi dati che si sapevano al riguardo il fenomeno aveva ormai raggiunto una profondità di 35 metri-40 metri e questo spiegherebbe perchè nelle ultime sequenze l'attività sismica sembri essere in aumento lungo il bordo della caldera, mentre l'intensità dell'emissione del flusso di lava nella frattura denominata Holuhraun è decresciuta notevolmente, sebbene rimanga ancora molto attiva.
È stata osservata anche la notizia che i calderoni nel ghiacciaio in cima al vulcano Bárðarbunga sono diventati sempre più profondi in ultime settimane, questo significa che l'area sulla sommità del vulcano è sempre più caldo.
Ciò significa che il magma è salito lungo il bordo della caldera e riscaldato la crosta.
Questo è importante in quanto il magma non può riscaldare la crosta in questo modo a meno che non sia superficiale, meno profondo di 2 km e in alcune aree meno di 1 km.
Una ragione per cui l'eruzione di Holuhraun potrebbe essere venuta meno ad un'estremità è che il magma abbia trovato un nuovo e più facile percorso fino alla superficie.
Se ciò accadesse il collasso della caldera con le sue centinaia di metri di ghiaccio, a contatto con il magma nelle sue profondità potrebbe portare ad una fase più esplosiva dell'attività del vulcano: un'eruzione idromagmatica.
Si avrebbe quindi una violenta quanto massiccia emissione di ceneri verso l'atmosfera e lo scioglimento di vaste porzioni della calotta glaciale che ricopre il vulcano Bardarbunga.
Milioni di tonnellate di ghiaccio sciolte in pochi minuti trasformerebbero la caldera del vulcano in una pentola a pressione con l'emissione di vaste quantità di vapore.
Questa fase dell'attività del vulcano è stata prevista, quindi non ci sarebbe da sorprendersi se si avesse l'inizio di un'eruzione esplosiva nell'arco dei prossimi mesi, o addirittura anni se la caldera e l'attività del vulcano cominciassero a stabilizzarsi.
Un'altro fatto non meno importante da osservare nelle sequenze dell'attività sismica in alto è che primo: l'attività sismica si è mantenuta costante ed elevata in alcune regioni quali Askja e adesso a Tungnafellsjökull; secondo: lungo i bordi del Bardarbunga nelle ultime sequenze l'attività sismica sembra essersi espansa, con fenomeni di magniutudo minore o superiore a tre, questo potrebbe stare a significare che visto la pressione in aumento all'interno della camera magmatica del Bardarbunga, a causa dell'intrusione magmatica che continua all'interno del vulcano la camera magmatica stessa del vulcano potrebbe essere in espansione.
Di conseguenza se l'attività di Holuhraun cessasse, indubbiamente non sarebbe la fine dell'attività del vulcano Bardarbunga.
Se il vulcano stesso si stabilizzasse prima della futura eruzione è possibile che l'attività vulcanica stessa riprenda nella regione di Askja oppure nella regione, a quanto pare sempre più attiva, di Tungnafellsjökull, dove negli ultimi anni l'attività sismica sembra essere stata costatemente in aumento sebbene non si sia registrata nella zona alcuna eruzione da almeno 10.000 anni.

Per esempio il 13 gennaio un nuovo sciame sismico è iniziato nel vulcabno Tungafellsjökull.
I terremoti partivano da 13 km di profondità e andare fino a circa 2 km di profondità e sembra essere accertato che la causa dell'attività sismica fosse un'intrusione magmatica all'interno del vulcano.
Ci sono state alcune attività magmatiche all'interno del vulcano dalla fine del 2011 o all'inizio del 2012.
Queste attività hanno mostrato la presenza di una grande intrusione magmatica all'interno del vulcano.
Quando l'eruzione ad Holuhraun finisce, significa che l'eruzione a Holuhraun è terminata.
Il rifting che sta coinvolgendo questa zona è destinato a continuare per molto tempo dopo che l'eruzione è terminata.
I modelli suggeriscono che potrebbe migrare verso le fratture sud del Bárðarbunga.
Questo è difficile da prevedere con certezza, ma ci sono i dati (crepe nel terreno formate negli ultimi anni) che suggeriscono che una vasta area sta per dividersi.
Questo rifting sta per iniziare nuove eruzioni, sia brevi sia e lunghe, lungo questa zona.
Parte di questa zona a rischio eruzione è sotto il ghiacciaio Vatnajökull ghiacciaio.
E' anche impossibile sapere con certezza quanto tempo questo rifting è destinato a durare.
Episodi precedenti suggeriscono che i periodi attivi di questo tipo normalmente durano 5-10 anni.
A volte più brevi e talvolta più a lungo.
Non dobbiamo però dimenticare un particolare molto importante che connette le ultime 3 eruzioni in Islanda:
-Tra il 2010 e il 2015 abbiamo avuto eruzioni di particolare potenza che hanno infranto record storici superiori al secolo: Eyafjallajokull si è risvegliato dopo 187 anni di silenzio, prima stranezza; l'anno successivo, 2011, Grimsvotn si è risvegliato con la sua più potente eruzione da almeno 140 anni, seconda coincidenza; tra il 2014-2015 Bardarbunga, dopo la sua ultima eruzione risalente al 1797, si è risvegliato emettendo il più elevato volume di lava dai tempi della colossale eruzione del Laki, ossia 1783-1784, terzo indizio.
Non dobbiamo quindi dimenticare che in tempi relativamente recenti anche il vulcano Katla e Hekla hanno manifestato chiari segnali di essere in procinto di entrare in eruzione. (vedi qui)
Concludiamo con questa galleria di immagini dell'eruzione del vulcano Bardarbunga:













Fonti:
http://en.wikipedia.org/wiki/B%C3%A1r%C3%B0arbunga
http://www.volcanodiscovery.com/bardarbunga.html
http://www.jonfr.com/volcano/
http://www.jonfr.com/volcano/?p=639
http://volcanocafe.wordpress.com/2013/08/21/goddali-kverkfjoll-skafta-west-cauldron-iliwerung/
http://www.volcano.si.edu/volcano.cfm?vn=371090
http://www.volcanodiscovery.com/it/volcanoes/europe/iceland/hofsjoekull/
http://volcanocafe.wordpress.com/2013/08/21/goddali-kverkfjoll-skafta-west-cauldron-iliwerung/
http://volcanocafe.wordpress.com/2013/08/16/kickem-gumbo-ntv-riddle-9/
http://www.jonfr.com/volcano/?p=4096
http://it.wikipedia.org/wiki/Eyjafjallaj%C3%B6kull
http://www.jonfr.com/volcano/?p=2050
https://volcanocafe.wordpress.com/2014/08/20/bardarbunga-loves-grimsvotn-true/
https://volcanocafe.wordpress.com/2014/10/07/bardarbunga-the-elevator-to-hell/
https://volcanocafe.wordpress.com/2014/09/13/rapid-inflation-at-grimsvotn/
http://en.wikipedia.org/wiki/Holuhraun
iceagenow.info/2014/11/40000-60000-tons-sulphur-dioxide-spewing-bardarbunga-volcano-day/
http://www.dailykos.com/story/2014/09/08/1328206/-B-r-arbunga-How-Low-Can-It-Go#
http://www.jonfr.com/volcano/
http://www.jonfr.com/volcano/?p=5413
http://www.volcanodiscovery.com/view_news/33165/Hekla-volcano-Iceland-strong-inflation-suggest-volcano-could-be-close-to-erupting.html

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