ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


venerdì 31 ottobre 2014

GIAPPONE: LE AUTORITA' LOCALI FAVOREVOLI ALLA RIAPERTURA DELLA CENTRALE NUCLEARE


Il consiglio municipale della cittadina giapponese di Satsumasendai si è dichiarato favorevole a larga maggioranza (19 voti a favore su 26) alla riapertura della vicina centrale nucleare di Sendai. La notizia è stata riportata da numerose fonti di stampa di tutto il mondo (anche italiane), ma con diverse inesattezze. Una su tutte: sarebbe la prima centrale giapponese a essere riavviata dopo l'incidente di Fukushima. Invece no.
In seguito al terremoto dell'11 marzo 2011 molti reattori giapponesi si sono fermati automaticamente, altri sono stati spenti per precauzione e altri ancora, nei mesi successivi, per ispezioni programmate o straordinarie. Per oltre un anno, dall'incidente di Fukushima, diversi reattori giapponesi hanno continuato l'attività.
Solo nella primavera del 2012, per la prima volta dal 1970, si è verificata la situazione in cui erano spenti tutti i 54 reattori (di cui 6, quelli di Fukushima Dai-ichi, chiusi definitivamente). Il primo reattore a ripartire era stato il terzo della centrale di Oi, l'1 luglio 2012, poi seguito dal quarto. Qualche mese dopo, a settembre, anche la centrale di Oi era stata spenta per un'ispezione programmata: è quello il momento da cui si deve far partire il conto. I due reattori della centrale di Sendai saranno dunque i primi a ripartire dal settembre 2013, non dal marzo 2011.
Anche sull'aspetto normativo un'imprecisione è molto diffusa: si dà per scontato che l'approvazione da parte del consiglio comunale implichi l'autorizzazione a riavviare i reattori (al massimo, secondo alcuni, bisogna aspettare il pronunciamento della prefettura). In realtà, come spiega il sito World Nuclear News, si deve ancora pronunciare definitivamente la Nuclear Regulation Authority (Nra).
Quello che tutti hanno invece sottolineato correttamente è il motivo della decisione: l'economia della città di Satsumasendai, di circa 100.000 abitanti, dipendeva fortemente dalla centrale nucleare, sia per i posti di lavoro sia per le compensazioni del governo. È per questo che altre città vicine, a cui non spettano i sussidi, si sono dichiarate contrarie al riavvio dei reattori.

Fonte:http://www.nuclearnews.it/news-3438/riavviare-la-centrale-nucleare-giapponese-favorevoli-le-autorit-locali/

PUTIN HA PARTECIPATO AL CONGRESSO DELL'UNIONE DEI REATTORI RUSSI


Il Presidente Vladimir Putin ha partecipato alla sessione plenaria del X Congresso dell'Unione dei Rettori Russi.
La sessione plenaria è stata dedicata allo sviluppo del sistema nazionale di istruzione superiore, in particolare ai modi per migliorare la qualità dell'insegnamento ed al miglioramento delle strutture di istruzione superiore, nonchè del supporto alla ricerca universitaria.
L' Unione dei Rettori Russi è un ente pubblico nazionale che riunisce più di 700 capi di istituti di alta formazione. Il Congresso ha avuto luogo presso l'Università Statale di Mosca "Lomonosov".

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/

PARLAMENTARE RUSSO CHIEDE CHE VENGA TOLTO IL PREMIO NOBEL PER LA PACE A BARACK OBAMA


Un rappresentante del partito politico russo "LDPR" ha scritto in una lettera ufficiale che il Presidente degli Stati Uniti dovrebbe essere biasimato per le migliaia di morti di persone innocenti che ha causato e che quindi non può tenere il suo Premio Nobel per la Pace consegnatogli nel 2009.
Il politico sostiene che, sotto la guida di Obama, gli Stati Uniti hanno partecipato alla "sporca guerra" in Medio Oriente, hanno finanziato il conflitto armato in Ucraina e hanno violato il diritto internazionale torturando i sospetti terroristi, rendendo il Presidente degli Stati Uniti complice della morte violenta di diverse migliaia di civili innocenti, e che quindi una persona del genere non può rimanere titolare del Premio Nobel per la Pace.
Il legislatore ha anche suggerito di passare il Premio Nobel per la Pace preso da Obama, al Presidente russo Vladimir Putin. "Ha fermato la guerra in Iran, in Siria e sta ancora salvando un sacco di gente dallo spargimento di sangue. Lui è un vivido esempio di un politico che conserva la pace e l'amore nel mondo", ha detto il parlamentare.

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/10/parlamentare-russo-chiede-alla.html

L'UNGHERIA PRONTA AD USCIRE DALL'UNIONE EUROPEA


Nell’Ue è difficile trovare altri Stati tanto dissimili fra loro. La Gran Bretagna è un veterano, l’Ungheria è un “coscritto”. La Gran Bretagna è un donatore, e lo scandalo scoppiato tra Londra e Bruxelles è dovuto appunto al fatto che Bruxelles ha chiesto alla Gran Bretagna contributi supplementari. L’Ungheria non ambisce affatto al ruolo di donatore. La Gran Bretagna si esprime per l’irrigidimento delle sanzioni antirusse, mentre l’Ungheria ne soffre forse più della Russia stessa.
In altre parole, l’Ungheria e la Gran Bretagna sono due casi limite. Se quello che le unisce ancora nell’Ue è l’intenzione di uscire dall’Unione Europea e i dubbi in merito alla solidarietà europea, allora si può dire che questi paesi sono arrivati al limite. Anche se è vero che la stessa Ungheria, malgrado tutti i suoi buoni sentimenti nei riguardi della Russia, non revoca la propria firma sotto il cosiddetto terzo pacchetto di sanzioni e non si rifiuta di rafforzare la NATO con un centinaio di militari ungheresi inviati in Lituania, arrivati ieri nell’ambito della nuova dottrina militare della alleanza per la garanzia della sicurezza dei Paesi baltici.
L’Ungheria non è convinta che l’Ue sia capace di difenderla. Bruxelles non ha fatto niente per proteggere l’Ungheria davanti agli USA e, quindi, ha fatto il gioco degli americani nel tentativo di punire l’Ungheria. Tutti si rendono, infatti, conto che le accuse di corruzione contro una serie di altolocati funzionari unheresi servono solo da copertura. Ciò in primo luogo perché la corruzione in Ungheria non supera il medio livello europeo. In secondo luogo, questi fatti di corruzione non sono stati nemmeno provati.
È invece ovvia l’intenzione del premier Orban e del suo team, malgrado le pressioni esercitate, di mantenere i rapporti con Mosca. Pertanto, stando ai politici ungheresi, i tentativi di punirli per questo rappresentano un’ingerenza negli affari non solo esteri ma anche in quegli interni. Lo speaker László Kövér ha fatto capire che se Bruxelles indicherà all’Ungheria come va diretto il paese, l’Ungheria può uscire dall’Unione Europea. Il deputato dell’Europarlamento, Thomas Deutsch, molto influente in Ungheria, ha detto che i valori europei sono "troppo lontani". "Spetta a noi stessi determinare il nostro fututo nell’Ue ", ha detto il deputato.
Già in agosto Viktpr Orban ha avvertito l’Occidente che la Russia rimane il principale partner economico dell’Ungheria fuori dell’ambito dell’Unione Europea: "In politica cio si chiama segare il ramo sul quale stai seduto”. Se è così, allora l’unica possibilità di non cadere insieme con il ramo è saltare giù dallo stesso da solo.
Riuscirà l’Ungheria a farlo? Risponde Vasilij Koltašov, vicedirettore dell’Istituto della globalizzazione e dei movimenti sociali:

Adesso l’Ungheria non ha dove uscire. Ma le sue autorità cominciano, probabilmente, ad esercitare una seria pressione sulla euroburorazia per strappare cedimenti e per ottenere una migliore posizione nell’ambito dellUe. Si tratta ancora di ricatto. Ma l’Ungheria dimostra di essere pronta ad uscire. Questa disponibilità non è fittizia. Tale quadro è nuovo per le élites europee. Ciò vuol dire che tra qualche tempo anche altri paesi dell’Europa Orientale possono occupare questa posizione. Allora l’Ue avrà a che fare con un’opposizione molto più seria alla propria politica. Alla fine avremo in Eurasia un’integrazione assolutamente nuova.
L’Ue può dare all’Ungheria risorse finanziarie attraverso la Banca Centrale europea. Può allargare le possibilità delle autorità ungheresi per il finanziamento della politica sociale, per la legislazione sul lavoro. L’Ue può persino chiudere un occhio sul fatto che l’Ungheria non eseguirà i molteplici memorandum dell’Ue e non peggiorerà ancora la situazione materiale della popolazione. Ma l’Ue non può proporre all’Ungheria lo sviluppo della sua economia. Pertanto le piccole concessioni che le autorità ungheresi riusciranno a strappare alla burocrazia europea non metteranno il punto nella crisi dei rapporti. Successivamente l’Ungheria dovrà lo stesso sollevare la questione dell’uscita dall’Ue. Ma anche la sola dichiarazione dell’Ungheria cambia già la situazione, in quanto dimostra che la crisi economica, la crisi sociale nell’Unione Europea si è trasformata già non solo in una crisi politica ma anche in preludio alla disgregazione politica.


Fonte:LA VOCE DALLA RUSSIA

giovedì 30 ottobre 2014

LA LEGGITTIMITA' DEI FILORUSSI E DEI TERRIRORI DEL SUD EST UCRAINO


Il riconoscimento da parte della Russia delle elezioni presidenziali e parlamentari delle autoproclamate Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk non solo non favorisce la cancellazione delle sanzioni UE, ma può comportare l'introduzione di nuove misure, ha dichiarato il portavoce della UE in Russia Vygaudas Ušackas nel corso di una conferenza stampa a Mosca.
Secondo il diplomatico, la UE è perplessa dai piani della Russia di inviare osservatori nel Donbass per riconoscere queste elezioni.
In precedenza il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che la Russia riconosce le elezioni che si svolgeranno il 2 novembre nei territori delle Repubbliche separatiste di Lugansk e Donetsk.
L'errore che l'Unione Europea sembra non riconoscere è il fatto che l'Ucraina è uno stato diviso su due maggioranze: nelle regioni ad est troviamo una popolazione a maggioranza di lingua e origine russa, nelle regioni occidentali invece prevale quella ucraina come si evince dalla mappe sottostanti.

Di conseguenza l'Ucraina con una simile divisione etnica non potrà mai interamente aderire all'Unione Europea, i combattimenti che hanno avuto luogo nelle regioni a maggioranza russe a difesa della propria nazionalità sono una conseguenza delle pressioni occidentali sulla parte a maggioranza ucraina, il cui governo di Kiev ha tentato di sedare con l'uso delle armi da fuoco con il massacro di centinaia di civili russi.
La soluzione permane che resta l'obbligo di rispettare la legittimità delle popolazioni russe che vogliono annettersi alla Russia, in tal caso gli USA e la NATO piuttosto che imporsi sul governo russo dovrebbero risolvere la questione in base alle volontà delle popolazioni territoriali.
Al tale riguardo si può anche sentire il parere del professor Aleksandr Dugin, filosofo e politologo.
Aleksandr Dugin insegna all'università statale di Mosca, parla una decina di lingue, padroneggia la filosofia e la logica, cita con la stessa competenza Derrida e Lev Gumilëv:
"L’Ucraina di oggi è uno Stato che non è mai esistito nella storia. Si tratta di una nuova entità. Questa entità ha almeno due parti completamente diverse. Queste due parti hanno un’identità e una cultura diversa. C’è l’Ucraina occidentale, unita nella sua identità all’Europa orientale. La stragrande maggioranza delle persone che vivono in Ucraina occidentale si considera europea dell’Est. E tale identità si basa sul rifiuto completo di qualsiasi idea panslava con la Russia. I russi sono considerati nemici esistenziali. Possiamo dire così: odiano i russi, la cultura russa e, naturalmente, la politica russa. Ciò è una parte importante della loro identità."
Di conseguenza qualsiasi opinione abbia l'Occidente sulla cosiddetta integrità dello stato ucraino, si basa arbitrariamente solo sulla metà favorevole ad una visione occidentale, ignorando volutamente e con l'uso delle armi da fuoco la metà russa di cui è parte.
Una democrazia strumentalizzata.







Fonti:
La Voce dalla Russia
https://aurorasito.wordpress.com/2014/01/29/uniti-dallodio/

COME LA RUSSIA E' VISTA NEL MONDO


Come si è scoperto, la maggioranza dei russi crede che gli stranieri vedano il loro Paese molto interessante, e all'estero la Russia ha l'immagine di un Paese con un governo forte, mentre la popolazione è sensibile, amichevole, indipendente, accogliente, tollerante ed economa. I russi credono anche che la Russia sia percepita dagli stranieri come un Paese che aspira più a valori spirituali piuttosto che materiali.

Solo una minoranza pensa che la Russia venga vista dai cittadini di altri Stati con sentimenti negativi. Nel frattempo, una delle aziende impegnate nel turismo in Russia, ha raccolto l’immagine che hanno i suoi clienti del Paese. Eccone alcune: i russi amano l’alcol, il caviale è molto economico, quindi si mangia con il cucchiaio, in Russia fa molto freddo, e tutti gli abitanti sono legati alla mafia russa.
Dall'altra parte, nella mente degli stranieri domina la classica immagine della Russia, associata con le attrazioni storiche e la cultura ortodossa. La prova tangibile la si trova nei giocattoli di legno, nel caviale stesso, nella vodka e nelle bambole russe.

Tuttavia, se uno straniero visita la Russia, vedrà sfatati tutti i miti. Ad esempio, nel mese di agosto, Mosca ha ospitato il progetto internazionale "La Russia attraverso gli occhi degli stranieri". Vi hanno partecipato giovani venuti in Russia provenienti da 14 Paesi. Molti di loro sono rimasti stupiti dal fatto che i russi non siano gente arrabbiata e cupa, come si credeva in precedenza. Ma gli esperti sottolineano che la maggioranza dei turisti stranieri cambia la concezione del nostro Paese dopo un viaggio, e per il meglio. E sono pronti a consigliare ad amici e famiglia di visitare la Russia.

Fonte:La Voce dalla Russia

mercoledì 29 ottobre 2014

GIORNALISTA TEDESCO ACCUSA LA CIA DI INFLUENZARE I MEDIA EUROPEI

L'OPPORTUNITA' DELLA CINA


Di fronte si pone la più grande sfida mai lanciata alla povertà dall'uomo: sfida che i cinesi stanno vincendo, almeno per ora. L'ex Premier cinese Wen Jiabao, in un discorso pronunciato negli Stati Uniti, riassume efficacemente i successi cinesi:

"Dal 1978 al 2009 il Pil cinese è cresciuto ad un tasso annuo del 9,9 percento; il Pil pro-capite è aumentato di 12 volte[...]durante questo periodo il commercio estero della Cina è cresciuto da 20,6 miliardi a 2,2 triliardi di dollari[...]siamo il primo produttore mondiale di cereali, carne, cotone, acciaio, carbone, cemento e componenti per televisioni[...]La popolazione povera delle aree rurali è stata ridotta di 214 milioni e l'indice di povertà è sceso dal 30,7% al 3,8%[...]La Cina ha intrapreso nell'arco di pochi decenni un cammino storico che alcuni Paesi industrializzati hanno compiuto in due o tre secoli".

Da 120 a 180 milioni di persone con un reddito medio annuo superiore a 10.000 dollari US: questi sono i numeri della classe media cinese. Scrive il National Geographic: "Le famiglie della classe media posseggono un appartamento ed una macchina, iniziano a mangiar fuori e a fare vacanze, e aver familiarità con brand e idee stranieri". Il Paese conta tra i 400 e i 500 miliardari (in dollari US), il più alto numero al mondo, triplo rispetto agli Stati Uniti: erano 24 nel 2000.
I consumatori cinesi presentano dunque per l'Italia un mercato potenziale enorme: le export italiane possono infatti intercettare sia la fascia dei "superricchi" (tipicamente il settore del lusso) sia i bisogni della classe media: dai sanitari alle bici, dall'agroalimentare alla chimica.
Una seconda opportunità per le imprese italiane - beninteso, di grandi dimensioni - viene offerta dal mercato finanziario cinese: raccogliere liquidità. La Cina è una piazza finanziaria importante: le borse valori di Hong Kong e Shanghai sono, in termini di capitalizzazione di mercato, entrambi tra le prime dieci al mondo. Il settore italiano del lusso ha fiutato l'opportunità e nel 2011 vi è stata la quotazione di Prada, la prima azienda italiana a decidere di quotarsi solo sul mercato asiatico, con risultati peraltro straordinari: la società aveva anticipato che in caso di quotazione a Piazza Affari il valore della società sarebbe stato intorno ai 5,6 miliardi di euro, mentre sulla piazza di Hong Kong il valore saliva a circa 7,5 miliardi di euro.
La Cina infine offre all'intero sistema-Paese almeno due altre occasioni da sfruttare: il crescente interesse economico di Pechino per l'Europa (l'UE è oggi il primo partner commerciale di Pechino) ed il conseguente incremento di investimenti diretti esteri cinesi (6,7 miliardi di dollari investiti in Europa nel 2010), e l'aumento di turisti cinesi nel Vecchio Continente.
Fino alla metà degli anni Novanta solo circa mezzo milione di cinesi visitavano Paesi stranieri. Nel 2011 sono stati invece oltre 57 milioni secondo la China Tourism Academy, di cui il 6 percento diretto in Europa, dove i turisti cinesi spendono per gli acquisti (sono quindi esclusi vitto e alloggio) mediamente oltre un terzo in più rispetto al viaggiatore medio statunitense e giapponese.
La Cina è consapevole della propria forza e del proprio destino, ma è un dato di fatto riconoscere che Pechino è diventata la seconda economia del mondo abbracciando la globalizzazione economica (divenendone uno dei motori principali) pur ricercando una propria via, un proprio modello economico.

Fonte:http://it.ibtimes.com/bogs/going-global/_904.htm

VIDEO TEDESCO CENSURATO Giorgio Napolitano SMASCHERATO


2004- la TV tedesca insegue Napolitano perché lucrava sui rimborsi spese
Un vecchio video di una tv tedesca praticamente censurato in Italia mostra un Giorgio Napolitano stizzito nei confronti del cronista germanico il quale gli fa notare la cresta che l'allora europarlamentare lucrava sul rimborso aereo. Più di Settecento euro pagati dalla collettevità a fronte di un biglietto che ne costa cento scarsi.

DISCORSO DI PUTIN SUI PAESI EUROATLANTICI

LAVROV: E' SBAGLIATO RIFIUTARE LA COOPERAZIONE DELLA SIRIA MENTRE LA SI BOMBARDA


In un'intervista ai giornalisti dell'Agenzia Stampa russa "TASS"di stamattina, il Ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov ha sostenuto che è sbagliato rifiutare la cooperazione con la Siria e, allo stesso tempo, dichiarare il diritto di lanciare attacchi aerei sui terroristi sul suo territorio in una situazione in cui l'Amministrazione siriana cerca una sincera cooperazione.

"È incoraggiante che la lotta contro il terrorismo è ormai universalmente riconosciuta come il compito più importante della regione, ma le azioni specifiche per assolvere questo compito dovrebbero essere basate sul Diritto Internazionale e con tutte le parti interessate coinvolte.
A nostro avviso, è sbagliato rifiutare la cooperazione con la Siria e dichiarare il diritto di lanciare attacchi aerei sui terroristi nel suo territorio quando la leadership siriana è sinceramente interessata a sviluppare l'interazione in questa materia", ha dichiarato testualmente Lavrov.

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/10/lavrov-sbagliato-rifiutare-la.html

martedì 28 ottobre 2014

RECENTE DISCORSO DI PUTIN A VALDAI

Vladimir Putin durante il Forum di Discussione Internazionale di Valdai, a Sochi.
Egli spiega il ruolo della Russia nella situazione internazionale, denunciando le ingerenze occidentali nella quasi totalità dei conflitti degli ultimi anni.



Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/

PERCHE' L'EUROPA APRIRA' ALLA FEDERAZIONE RUSSA

Da http://aurorasito.wordpress.com/

Dopo mesi di crescenti tensioni sull’Ucraina e di discorsi su una nuova guerra fredda, la Russia e l’occidente potrebbero presto raggiungere un riavvicinamento sorprendente. L’economia della zona euro soffre molto e le sanzioni contro la Russia ne sono in parte da biasimare. L’inverno è anche qui da noi, e come ricorda a tutti, Vladimir Putin detiene ancora le carte quando si tratta di fornitura di gas. Ma l’argomento decisivo, però, è l’Ucraina che va verso il tracollo finanziario. A meno di un enorme piano di salvataggio da attuare subito, ci sarà il default che urterà sull’economia globale. Questo è un rischio che nessuno vuole prendersi, e meno di tutti Washington, Londra e Berlino. Le sanzioni contro la Russia colpiranno duro sempre l’Europa occidentale. La zona euro ha avuto un rapporto commerciale con la Russia 12 volte superiore a quello con gli Stati Uniti, l’anno scorso, motivo d’entusiasmo di Washington nel recintare l’economia della Russia. La maggior parte delle grandi economie europee, in particolare della Germania, hanno solo eseguito esplicitamente le sanzioni occidentali dopo che il volo MH17 è stato abbattuto nello spazio aereo ucraino a luglio, uccidendo 298 persone. Dopo quella tragedia, immediatamente attribuita a Mosca, era politicamente impossibile suggerire che le sanzioni potessero essere controproducenti. Il risultato è stato il più grande giro di vite sul commercio russo dall’epoca sovietica, mirato principalmente su energia, aziende della difesa e servizi finanziari, deteriorando le relazioni Est-Ovest al minimo dalla fine della Guerra Fredda.
L’economia occidentale che ne soffre di più, e di gran lunga, è la più grande della zona euro. I purosangue della produzione tedesca hanno investito decine di miliardi di euro in impianti di produzione russi, negli ultimi anni. Volkswagen ha diversi impianti a ciclo completo russi ed è il marchio scelto dalla classe media in ciò che presto sarà il mercato automobilistico più grande d’Europa. Siemens è fondamentale per il potenziamento della vasta rete ferroviaria russa e il fornitore specializzato Liebherr ha anch’esso una grande presenza. Numerose aziende “Mittelstand”, imprese di medie dimensioni che rappresentano oltre la metà dell’economia tedesca, hanno anche costruito legami commerciali lucrosi da quando la Russia s’è aperta 20 anni fa, vendendo di tutto, dal cartongesso alle macchine utensili. Oltre 6000 aziende operano nel paese, con 350000 posti di lavoro tedeschi direttamente dipendenti dal commercio russo. E accusano il colpo. Ciò aiuta a spiegare perché, essendo cresciuto dello 0,8 per cento nei primi tre mesi del 2014, il PIL tedesco s’è ridotto dello 0,2 per cento nel secondo trimestre. La potenza della zona euro è ormai sull’orlo della recessione. La produzione industriale è scesa del 4 per cento ad agosto, il maggiore calo mensile dall’inizio del 2009. Le esportazioni sono diminuite del 5,8 per cento, il calo più rapido dal crollo di Lehman Brothers nel 2008. Se gli industriali tedeschi sono decisamente arrabbiati per “le sanzioni americane”, gli agricoltori francesi sono furiosi. L’embargo di un anno di Mosca all’importazione di cibo occidentale, a mala pena colpisce gli agricoltori degli Stati Uniti, ma causa le urla di protesta galliche. Un terzo delle esportazioni di frutta e verdura dell’Unione europea è stato venduto alla Russia lo scorso anno, ed oltre un quarto di carni bovine vi era esportato. Il motivo principale, però, con cui le sanzioni potrebbero essere smantellate molto rapidamente è che l’economia ucraina implode, sollevando lo spettro del “contagio” finanziario. A giugno, la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo prevede che il PIL ucraino si ridurrà del 7 per cento quest’anno. Il mese scorso la previsione veniva declassata a un enorme meno 9 per cento, con l’avvertenza della BERS di “difficoltà formidabili” se le forniture energetiche dalla Russia non saranno pienamente ripristinate prima dell’inverno. I 17 miliardi di dollari del programma di sostegno ucraino del FMI, si basano sulla contrazione economica del 5 per cento quest’anno e un rimbalzo nel 2015. In base a tale scenario, il debito dell’Ucraina, sostiene il FMI, rimane quasi gestibile. Ma tali cifre, risalenti a prima del culmine dei combattimenti in Ucraina orientale, non considerano la distruzione di fabbriche e infrastrutture a Donetsk e Lugansk, che insieme rappresentano un sesto della produzione dell’Ucraina. Anche se l’attuale fragile cessate il fuoco tiene, i danni a strade, ferrovie, servizi pubblici e aeroporti richiederanno anni per essere riparati.
Le previsioni non realistiche del FMI si sono svelate in Grecia, con la conseguente assai dirompente ristrutturazione del debito da 200 miliardi di euro, peggiorata da ritardi e negazioni. Ecco perché il capo supremo del FMI Christine Lagarde ha appena ammesso che un “finanziamento aggiuntivo” è necessario per l’Ucraina, aggiungendo che sarebbe “piuttosto inverosimile” che sia il FMI a sborsarlo. Il che ci porta al nocciolo della questione. USA ed Europa in particolare, hanno pochi soldi e non certo la volontà politica di aiutare l’Ucraina. Gli elettori tedeschi non avranno nemmeno lo stomaco per accogliere altri membri nella zona euro. Il congresso voleva pagare per armare Kiev contro Mosca, ma la Casa Bianca ha rifiutato. Ma ciò che ha reso i politici statunitensi ancora meno propensi a pagare, più di qualsiasi altra cosa, è la Russia che detiene enormi quantità di obbligazioni ucraine, in modo che fondi non militari finiscano direttamente a Mosca. Il prossimo pacchetto di salvataggio, per altri 20/25 miliardi di dollari, ha bisogno del sostegno (sussurrato) cinese e russo. Ciò non accadrà fin quando l’occidente non toglierà le sanzioni o darà chiaro impegno in tal senso, permettendo a Mosca di fare lo stesso. La Russia ha finora evitato la recessione. Il rublo è caduto, ma ciò aiuta i produttori ed aumenta i proventi del petrolio (in dollari). Mosca ha un avanzo di bilancio, un debito pubblico minuscolo e un grande fondo sovrano. E gli indici di gradimento del Presidente Putin rimangono alle stelle.
Il segretario di Stato USA John Kerry, ha avuto colloqui con il suo omologo russo Sergej Lavrov, prima dell’incontro tra il presidente ucraino Poroshenko e Vladimir Putin a Milano. Così ci si può aspettare meno belligeranza tra Russia e occidente. L’economia globale è sul filo del rasoio, e la riduzione dell’animosità Est-Ovest sarebbe la buona notizia tanto necessaria.

"ABBIAMO BISOGNO DI UN NOVO CONSENSO GLOBALE DA POTENZE RESPONSABILI"

Da http://aurorasito.wordpress.com/
Pubblichiamo il testo integrale del discorso del Presidente russo Vladimir Putin ai membri del Club del dialogo internazionale di Valdaj. Quest’anno il tema principale era Ordine mondiale: nuove regole o nessuna regola?


Colleghi, signore e signori, amici, è un piacere darvi il benvenuto all’XI riunione del Club del dialogo internazionale di Valdaj.
E’ stato già detto che il club ha nuovi co-organizzatori quest’anno, tra cui organizzazioni non governative, gruppi di esperti e università russo. È stata sollevata anche l’idea di ampliare il dibattito includendo non solo questioni relative alla Russia, ma anche la politica globale e l’economia. Spero che questi cambiamenti nell’organizzazione e il contenuto rafforzino l’influenza del club come forum di discussione tra esperti di primo piano. Allo stesso tempo, spero che lo ‘spirito di Valdaj’ rimanga, con questa atmosfera libera e aperta e la possibilità di esprimere ogni sorta di opinioni diverse e franche. Vorrei dire a questo proposito che voglio, inoltre, non deludervi parlando direttamente e francamente. Parte di ciò che dico potrebbe sembrare un po’ troppo dura, ma se non parliamo direttamente e onestamente di ciò che realmente pensiamo, non avrebbe molto senso riunirsi in questo modo. Sarebbe meglio in questo caso solo continuare gli incontri diplomatici, dove nessuno dice nulla nel vero senso della parola e, ricordando le parole di un famoso diplomatico, rendersi conto che i diplomatici hanno una lingua per non dire la verità. Ci riuniamo per altri motivi. C’incontriamo per parlarci francamente. Dobbiamo essere diretti e schietti oggi, non scambiarci note, ma tentare di andare a fondo di ciò che realmente accade nel mondo, cercare di capire il motivo per cui il mondo è sempre meno sicuro e più imprevedibile, e perché i rischi aumentano nel mondo.
La discussione di oggi s’è svolta sul tema: nuove regole o gioco senza regole. Penso che questa formula descriva con precisione il punto di svolta storico che abbiamo raggiunto oggi e la scelta che tutti noi affrontiamo. Non vi è nulla di nuovo, naturalmente, sull’idea che il mondo stia cambiando molto velocemente. So che ciò è stato già discusso in precedenza. E’ certamente difficile non notare le trasformazioni drammatiche nella politica e nell’economia mondiali, nella vita pubblica e industriale, delle tecnologie dell’informazione e sociali. Lasciate che vi chieda ora di perdonarmi se finisco per ripetere ciò che alcuni partecipanti al dibattito hanno già detto. E’ praticamente impossibile evitarlo. Avete già avuto discussioni approfondite, ma io porrò il mio punto di vista. Coinciderà con il punto di vista degli altri partecipanti su alcuni aspetti e sarà diverso su altri. Analizzando la situazione odierna, non dimentichiamo le lezioni della storia. Prima di tutto, le variazioni dell’ordine mondiale, ciò che vediamo oggi sono eventi di tale portata, sono di solito accompagnati se non da guerra e conflitti globali, da catene di conflitti locali intensi. In secondo luogo, la politica globale è soprattutto leadership economica, guerra e pace, dimensione umanitaria, compresi i diritti umani. Il mondo è carico di contraddizioni di oggi. Dobbiamo essere sinceri nel chiederci se abbiamo una rete di sicurezza affidabile. Purtroppo, non vi è nessuna garanzia e nessuna certezza che l’attuale sistema di sicurezza globale e regionale possa proteggerci dagli sconvolgimenti. Questo sistema è seriamente indebolito, frammentato e deformato. Le organizzazioni di cooperazione internazionale e regionali politiche, economiche e culturali attraversando momenti difficili. Sì, molti meccanismi che abbiamo per assicurare l’ordine del mondo furono creati molto tempo fa, soprattutto nel periodo immediatamente successivo alla seconda guerra mondiale. Vorrei sottolineare che la solidità del sistema creato allora non riposava solo sui rapporti di forza e i diritti dei Paesi vincitori, ma sul fatto che i ‘padri fondatori’ di questo sistema si rispettavano, non cercavano di costringere gli altri, ma tentavano di accordarsi. La cosa più importante è che questo sistema deve sviluppare, e nonostante i suoi vari difetti, deve almeno poter mantenere gli attuali problemi del mondo entro certi limiti, regolando l’intensità della naturale competizione tra Paesi. E’ mia convinzione che non possiamo prendere questo meccanismo di pesi e contrappesi costruito nel corso degli ultimi decenni, a volte con molta fatica e difficoltà, e semplicemente distruggerlo senza costruire nulla al suo posto. In caso contrario, saremmo senza strumenti diversi dalla forza bruta. Ciò che dobbiamo fare è una ricostruzione razionale e adattata alle nuove realtà del sistema delle relazioni internazionali. Ma gli Stati Uniti, che si dichiararono vincitori della guerra fredda, non l’hanno ritenuto necessario. Invece di creare un nuovo equilibrio di potere, essenziale per mantenere l’ordine e la stabilità, hanno preso misure squilibrando il sistema in modo acuto e profondo. La guerra fredda si è conclusa, ma non si è conclusa con la firma di un trattato di pace su accordi chiari e trasparenti e sul rispetto delle vigenti norme o creazione di nuove regole e norme. Ciò ha creato l’impressione che i cosiddetti ‘vincitori’ nella guerra fredda abbiano deciso di sospingere gli eventi rimodellando il mondo secondo i propri bisogni e interessi. Se l’esistente sistema di relazioni internazionali, diritto internazionale ed equilibri segue questi obiettivi, viene dichiarato inutile, obsoleto e bisognoso d’immediata demolizione.
Perdonate l’analogia, ma questo è il modo in cui i nuovi ricchi si comportano quando improvvisamente si esaurisce il patrimonio, in questo caso sotto forma di leadership e dominio del mondo. Invece di gestire il patrimonio con saggezza, anche a proprio vantaggio naturalmente, penso che commettano tante follie. Siamo entrati in un periodo da diverse interpretazioni e silenzi deliberati nella politica mondiale. Il diritto internazionale è stato costretto a ritirarsi più e più volte dall’assalto del nichilismo giuridico. L’obiettività e la giustizia sono stati sacrificate sull’altare della convenienza politica. Interpretazioni arbitrarie e valutazioni di parte hanno sostituito le norme giuridiche. Allo stesso tempo, il controllo totale dei media globali ha reso possibile quando ritrarre il bianco come nero e il nero come bianco. In una situazione in cui si aveva il dominio di un Paese e dei suoi alleati o satelliti, piuttosto che la ricerca di soluzioni globali, spesso si è passati al tentativo d’imporre le proprie ricette universali. Le ambizioni di tale gruppo sono così cresciute che ha iniziato a presentare la politica ideata nelle loro stanze del potere come visione di tutta la comunità internazionale. Ma non è così. La stessa nozione di ‘sovranità nazionale’ è diventata un valore relativo per la maggior parte dei Paesi. In sostanza, ciò che veniva proposto era la formula: maggiore è la lealtà verso il solo centro di potere mondiale, più grande è la legittimità di questo o quel regime al potere. Avremo una discussione libera dopo e sarò felice di rispondere alle vostre domande e vorrei anche avere il mio diritto di porre domande a chiunque cerchi di confutare le argomentazioni che ho appena elencate nella prossima discussione. Le misure adottate contro coloro che rifiutano di sottomettersi sono ben note e sono state provate e testate più volte. Comprendono uso della forza, pressione economica, propaganda, ingerenza negli affari interni appello a una sorta di legittimazione ‘sovra-legale’, quando c’è bisogno di giustificare l’intervento illegale in questo o quel conflitto o rovesciare regimi scomodi. Di recente, appare sempre più evidente anche il ricatto verso numerosi leader. Non per nulla il ‘Grande Fratello’ spende miliardi di dollari per mantenere tutto il mondo, compresi i più stretti alleati, sotto sorveglianza. Proviamo a chiederci quanto possa essere comodo, sicuro, felice vivere in tale mondo, e quanto giusto e razionale sarebbe? Forse non abbiamo reali motivi per preoccuparci, argomentare e porre domande imbarazzanti? Forse la posizione eccezionale degli Stati Uniti e il modo in cui sostengono la loro leadership, in realtà sia una benedizione per tutti noi, e la loro ingerenza negli eventi mondiali porta pace, prosperità, progresso, crescita e democrazia, e dovremmo forse solo rilassarci e godere di tutto ciò? Lasciatemi dire che non è così, assolutamente no.
Il diktat unilaterale per imporre i propri modelli produce il risultato opposto. Invece di risolvere i conflitti porta alla loro escalation, invece di Stati sovrani e stabili vediamo avanzare il caos, e al posto della democrazia vi è l’aperto supporto a un molto dubbio pubblico che va da dichiarati neofascisti agli islamisti. Perché supportare costoro? Perché decidono di usarli come strumenti per raggiungere i propri obiettivi, per poi bruciarsi le dita e rinculare. Non smetto mai di stupirmi dal modo in cui i nostri partner non cessino dal calpestare lo stesso rastrello, come si dice qui in Russia, cioè reiterare lo stesso errore più e più volte. Una volta hanno sponsorizzato i movimenti estremisti islamici per combattere l’Unione Sovietica. Tali gruppi hanno acquisito esperienza in battaglia in Afghanistan e in seguito creato i taliban e al-Qaida. L’occidente, se non supportava, chiudeva gli occhi e, direi, dava informazioni, sostegno politico e finanziario all’invasione della Russia dei terroristi internazionali (non l’abbiamo dimenticato) e dei Paesi della regione dell’Asia centrale. Solo dopo i terribili attacchi terroristici sul suolo statunitense svegliarono gli Stati Uniti sulla comune minaccia del terrorismo. Permettetemi di ricordarvi che fummo il primo Paese a sostenere il popolo statunitense, allora, il primo a reagire da amici e partner alla terribile tragedia dell’11 settembre. Nelle mie conversazioni con i leader statunitensi ed europei, ho sempre parlato della necessità di combattere il terrorismo insieme, come sfida globale. Non possiamo rassegnarci ed accettare tale minaccia, non possiamo dividerci e usare due pesi e due misure. I nostri partner hanno espresso accordo, ma passato un po’ di tempo siamo tornati al punto di partenza. Prima c’è stata l’operazione militare in Iraq, poi in Libia, spinta sull’orlo della disintegrazione. Perché la Libia è stata trascinata in tale situazione? Oggi è un Paese in pericolo di spezzarsi e divenuto campo di addestramento dei terroristi. Solo la determinazione e la saggezza dell’attuale leadership egiziana salva tale Pese arabo chiave dal caos e dagli estremisti che dilagano. In Siria, come in passato, gli Stati Uniti e i loro alleati hanno finanziato e armato direttamente i ribelli, consentendogli di colmare i ranghi con mercenari provenienti da vari Paesi. Vorrei chiedervi da dove provengono tali ribelli e come ottengono soldi, armi e specialisti militari? Da dove viene tutto ciò? Come ha fatto il famigerato SIIL a divenire un gruppo così potente, in sostanza una vera e propria forza armata? Sulle fonti di finanziamento, oggi, il denaro non proviene solo dalla droga, la cui produzione non solo è aumentata di qualche punto percentuale, ma di molte volte, da quando le forze della coalizione internazionale sono presenti in Afghanistan. Ne siete consapevoli. I terroristi ricevono sempre denaro anche con la vendita del petrolio. Il petrolio viene prodotto nei territori controllati dai terroristi, producendolo, trasportandolo e vendendolo a prezzi stracciati. Ma qualcuno compra questo petrolio, lo rivende e ne trae profitto senza pensare al fatto che finanzia i terroristi che potrebbero, prima o poi, venire nelle sue terre seminando distruzione. Da dove prendono nuove reclute? In Iraq, dopo che Sadam Husayn fu rovesciato, le istituzioni dello Stato, compreso l’esercito, furono abbandonate. Dicemmo a quei tempi di essere molto, molto attenti. Avete portato le gente in piazza, e che cosa fanno? Non dimenticate (giustamente o meno) che dirigevano una grande potenza regionale, e cosa sono diventati ora? Qual è stato il risultato? Decine di migliaia di soldati, funzionari ed ex-attivisti del partito Baath sono scesi in piazza ed oggi si sono uniti ai ribelli. Forse ciò spiega il motivo per cui lo Stato islamico s’è rivelato così efficace? In termini militari, è molto efficace e ha alcuni notevoli professionisti. La Russia ha avvertito ripetutamente sui pericoli di azioni militari unilaterali, sull’intervenire negli affari degli Stati sovrani, e nel flirtare con estremisti e radicali. Abbiamo insistito affinché i gruppi che lottano contro il governo siriano centrale, prima di tutto lo Stato islamico, figurino negli elenchi delle organizzazioni terroristiche. Ma non abbiamo visto alcun risultato? Abbiamo fatto appelli invano. A volte si ha l’impressione che i nostri colleghi e amici siano costantemente in lotta con le conseguenze delle loro politiche, gettando tutto il loro impegno nell’affrontare rischi che hanno creato, pagando un prezzo sempre maggiore.
Colleghi, questo periodo del dominio unipolare ha dimostrato, in modo convincente, che un solo centro di potere rende ingestibili i processi globali. Al contrario, questo tipo di costruzione instabile ha dimostrato incapacità nel combattere minacce reali, come conflitti regionali, terrorismo, narcotraffico, fanatismo religioso, sciovinismo e neonazismo. Allo stesso tempo, si è aperta la strada al nazionalismo, manipolando l’opinione pubblica e lasciando che il forte perseguiti e reprima i deboli. In sostanza, il mondo unipolare è semplicemente un mezzo per giustificare la dittatura su popoli e Paesi. Il mondo unipolare si è rivelato un peso troppo scomodo, pesante e ingestibile anche per il leader autoproclamatosi tali. Osservazioni su ciò sono state fatte qui, poco prima, e sono pienamente d’accordo. Questo è il motivo per cui vediamo i tentativi, in tale nuova fase storica, di ricreare una parvenza di mondo quasi-bipolare quale modello conveniente per perpetuare la leadership statunitense. Non importa chi prenda il posto dell'”Impero del Male” della propaganda statunitense, il vecchio posto dell’URSS quale avversario principale. Potrebbe essere l’Iran, in quanto Paese che cerca di acquisire la tecnologia nucleare, la Cina, come prima economia mondiale, o la Russia come superpotenza nucleare. Oggi, assistiamo a nuovi sforzi per frammentare il mondo, tracciare nuove linee di divisione, creare coalizioni basate sul nulla se non contro qualcuno, chiunque, dia l’immagine del nemico, come è avvenuto durante la guerra fredda, e avere diritto a tale leadership, o se preferite diktat. La situazione si presentava così durante la Guerra Fredda. Noi lo comprendiamo e lo sappiamo. Gli Stati Uniti hanno sempre detto ai loro alleati: “Abbiamo un nemico comune, un nemico terribile, l’impero del male, e voi, nostri alleati, siete difesi da questo nemico, e quindi abbiamo il diritto di ordinarvi, di costringervi a sacrificare i vostri interessi politici ed economici e pagare i costi di tale difesa collettiva, di cui saremo i responsabili, naturalmente”. In breve, vediamo oggi i tentativi, in un mondo nuovo e mutato, di riprodurre un familiare modello di gestione globale, e tutto ciò in modo da garantirsi (gli Stati Uniti) una posizione eccezionale e trarne dividendi politici ed economici. Ma tali tentativi sono sempre più avulsi dalla realtà e in contraddizione con la diversità del mondo. I passaggi di tale tipo suscitano inevitabilmente scontro e contromisure dall’effetto opposto a quello sperato. Vediamo cosa succede quando la politica avventatamente s’ingerisce nell’economia e la logica delle decisioni razionali lascia il posto alla logica dello scontro dannoso solo ai propri interessi economici, compresi quelli nazionali.
Progetti economici e d’investimento comuni oggettivamente avvicinano i Paesi e contribuiscono ad appianare i problemi attuali nelle relazioni tra gli Stati. Ma oggi, la comunità del business globale subisce pressioni inaudite dai governi occidentali. Di che imprese, convenienza economica e pragmatismo si può parlare quando sentiamo slogan come “la patria è in pericolo”, “il mondo libero è in pericolo” e “la democrazia è in pericolo”? E così tutti devono mobilitarsi. Questo è ciò cui una politica di vera e propria mobilitazione assomiglia. Le sanzioni già minano le basi del commercio mondiale, le norme dell’OMC e il principio d’inviolabilità della proprietà privata. Infliggendo un duro colpo al modello liberale di globalizzazione basato su mercati, libertà e concorrenza che, mi si permetta di notare, è un modello che ha avvantaggiato soprattutto proprio i Paesi occidentali. E ora rischiano di perdere fiducia come capi della globalizzazione. Dobbiamo chiederci, perché è necessario? Dopo tutto, la prosperità degli Stati Uniti si basa in gran parte sulla fiducia degli investitori e dei detentori stranieri di dollari e titoli statunitensi. Tale fiducia è chiaramente minata e segni di delusione sui frutti della globalizzazione sono visibili oggi in molti Paesi. Il precedente di Cipro è noto e le sanzioni per motivi politici hanno solo rafforzato la tendenza a cercare di rafforzare la sovranità economica e finanziaria, e Paesi o gruppi regionali desiderano trovare il modo di proteggersi dai rischi delle pressioni esterne. Abbiamo già visto che sempre più Paesi cercano di essere meno dipendenti dal dollaro e creano alternative nei sistemi finanziari e di pagamento e nelle valute di riserva. Penso che i nostri amici statunitensi semplicemente tagliano il ramo su cui sono seduti. Non è possibile mescolare politica ed economia, ma è ciò che accade ora. Ho sempre pensato e continuo a pensare oggi che le sanzioni per motivi politici siano un errore che danneggia tutti, ma sono sicuro che torneremo su questo argomento in seguito. Sappiamo come sono state prese tali decisioni, e chi fa pressione. Ma mi si permetta di sottolineare che la Russia non ha intenzione di farsi incastrare, offendersi o mendicare da nessuno. La Russia è un Paese autosufficiente. Lavoreremo nell’ambiente economico straniero che si forma, sviluppando produzione e tecnologia nazionali agendo con maggiore decisione per effettuare la trasformazione. Forzati dall’esterno, come è accaduto in passato, non faremo che rafforzare la nostra società, tenendoci allerta e concentrandoci sui nostri prioritari obiettivi di sviluppo. Naturalmente le sanzioni sono un ostacolo. Cercano di danneggiarci con tali sanzioni, bloccando il nostro sviluppo e isolandoci sul piano politico, economico e culturale, costringendoci al ritardo in altre parole. Ma permettetemi di dire ancora una volta che il mondo è un posto molto diverso, oggi. Non abbiamo alcuna intenzione di chiuderci in noi stessi, scegliendo una sorta via di sviluppo chiusa, cercando di vivere nell’autarchia. Siamo sempre aperti al dialogo, anche sulla normalizzazione delle nostre relazioni economiche e politiche. Contiamo qui sull’approccio pragmatico e la posizione delle comunità del business nei principali Paesi.
Alcuni dicono oggi che la Russia avrebbe voltato le spalle all’Europa, queste parole sono state pronunciate probabilmente già qui e anche nelle discussioni, e che sia alla ricerca di nuovi partner commerciali, soprattutto in Asia. Lasciatemi dire che non è assolutamente così. La nostra politica attiva nella regione dell’Asia-Pacifico non è iniziata solo ieri e non è una risposta alle sanzioni, ma è una politica che seguiamo da diversi anni. Come molti altri Paesi, anche occidentali, abbiamo visto che l’Asia gioca un ruolo sempre più importante nel mondo, nell’economia e nella politica, e non vi è alcun modo di permetterci di trascurare questi sviluppi. Permettetemi di dire ancora una volta che tutti lo fanno, e lo faremo, tanto più che gran parte del nostro Paese è geograficamente in Asia. Perché non dovremmo usare i nostri vantaggi competitivi in questo settore? Sarebbe estremamente miope non farlo. Lo sviluppo dei legami economici con questi Paesi e la realizzazione dei progetti d’integrazione congiunti creano anche grossi incentivi al nostro sviluppo interno. Le attuali tendenze demografiche, economiche e culturali suggeriscono che la dipendenza da una sola superpotenza oggettivamente diminuirà. Ciò è qualcosa di cui gli esperti europei e statunitensi parlano e scrivono da tempo. Forse gli sviluppi della politica globale rispecchieranno gli sviluppi che vediamo nell’economia globale, cioè forte concorrenza in nicchie specifiche e frequenti cambi di leader in settori specifici. Ciò è del tutto possibile. Non vi è dubbio che fattori umani quali istruzione, scienza, sanità e cultura giochino un ruolo più importante nella competizione globale. Questo ha anche un notevole impatto sulle relazioni internazionali, tra cui la risorsa del ‘soft power’ che dipenderà in larga misura dai risultati reali dello sviluppo del capitale umano, piuttosto che da sofisticati trucchi propagandistici.

lunedì 27 ottobre 2014

LA GRANDE DESTRA EUROPEA SI RITROVA IN RUSSIA

Il Fronte nazionale russo invita i partiti nazionalisti di tutto il continente a San Pietroburgo per "creare un movimento europeo". Invitata anche la Lega Nord di Salvini

Un cigno bianco che nuota nell’azzurro di una mappa della Russa stilizzata come un grande mare. L’immagine vorrebbe risultare tranquillizzante, ma i colori scelti rimandano alla nostalgia di grandeur che agita oggi il paese in modo inquietante: sono quelli dell’antica bandiera zarista. Questo, senza contare che le parole d’ordine con cui si presenta il Forum nazionale russo non promettono nulla di buono, lanciando una sorta di cupo ammonimento per il futuro: «Vogliamo costruire un movimento che unisca tutte le forze nazionaliste d’Europa e sostenga la battaglia in difesa dei valori tradizionali, sia sul piano ideale che su quello dell’azione».
È con questo obiettivo che oggi e domani, nella sala congressi di uno dei più grandi hotel della Prospettiva Moskovsky di San Pietroburgo, si riuniranno i rappresentanti dei maggiori partiti e movimenti progressisti e dell’estrema destra europea.

Tra loro, già certa l’adesione dei francesi del Front National di Marine Le Pen, dei liberal-nazionali austriaci dell’Fpö, degli svizzeri dell’Union Démocratique, i promotori del recente e vittorioso referendum anti-immigrati, ma anche degli ungheresi di Jobbik, dei greci di Alba Dorata, oltre a formazioni minori come gli English Democrats, gli italiani di Forza Nuova, il Bloc Identitaire transalpino.
Ampia anche la partecipazione dei “fratelli slavi”: dal Partito radicale serbo all’Ataka della Bulgaria fino a rappresentanti dei “gruppi patriottici” della zona ucraina del Donbass, dove i nazionalisti panslavi sostengono apertamente, e militarmente, chi chiede l’indipendenza da Kiev – in modo simmetrico a ciò che fanno altri di destra europei schierati invece al fianco delle truppe lealiste.
L’invito alla kermesse è stato rivolto anche ad altre formazioni politiche del continente, compresa la Lega Nord, ma non è ancora chiaro se il segretario del Carroccio Matteo Salvini vi prenderà parte o meno.

Dal canto loro, gli organizzatori del Forum – gli esponenti del partito Rodina (Madrepatria), noto anche come Unione nazionale patriottica, che si è ritagliato negli ultimi anni un ruolo all’estrema destra del potere putiniano mescolando nazionalismo e difesa dei ceti più deboli – spiegano di attendersi l’arrivo di almeno 1500 delegati provenienti da tutta la Federazione russa oltre che dal resto d’Europa: non solo esponenti delle «organizzazioni patriottiche europee», ma anche eletti «federali e regionali, rappresentanti della comunità scientifica e delle università russe e esperti di importanti settori economici come l’industria dell’energia e dei trasporti».


Il testo diffuso alla vigilia parla della «formazione di una nuova dottrina nazionale unitaria per la Russia e l’Europa», ma precisa anche come tra i temi che saranno discussi nella due giorni figurano le riposte da dare alla crisi demografica europea, il modo in cui le tradizioni nazionali possono incidere sullo sviluppo degli stati e della loro economia e come la «l’integrità culturale possa rappresentare un fattore chiave nella costruzione di un nuovo spazio culturale europeo».

Non a caso, l’appello diffuso da Rodina negli scorsi mesi per annunciare l’appuntamento di San Pietroburgo, si apriva con una citazione di un celebre discorso di Vladimir Putin, pronunciato nel 2013, in cui il leader russo candidava la Russia ad incarnare la difesa dei valori tradizionali della civiltà occidentale, messi in discussione, a suo dire, dalla fine del ruolo pubblico della fede, dalla crisi della famiglia, dai diritti dei gay e dai processi globali delle migrazioni.

Se a questo si aggiunge che da tempo le tesi in favore della costruzione di un vasto movimento “euro-asiatico”, che troverebbe in Mosca una “nuova Roma”, sostenute in particolare dall’universitario moscovita Aleksandr Dughin hanno trovato ampia eco al Cremlino, il profilo ideologico dell’iniziativa risulta più chiaro.

Dughin, il più noto intellettuale russo studioso di Julius Evola e di Alain de Benoist, che dopo essere stato invitato lo scorso anno a Milano dalla Lega ha partecipato nei mesi scorsi al congresso di fondazione del partito Nuova Russia, creato dal “governatore” della Repubblica di Donetsk, Pavel Gubarev, sarà uno degli ospiti d’onore all’incontro di San Pietrobugo, molto probabilmente accanto allo scrittore nazional-bolscevico Eduard Limonov e ad un altro ideologo del variegato fronte rosso-bruno della Russia, Alexander Prokhanov.

Accanto alla politica estera ufficiale di Mosca, eventi come il Forum nazionale russo, che per temi, partecipanti e organizzatori si presenta come una sorta di sub-appalto delle relazioni internazionali del Cremlino concesso ai settori più estremi dell’establishment di Putin,cercando una stabile partnership con le forze più a destra dello schieramento politico dei paesi europei.

Da un lato questa strada ha visto esponenti dell’estrema destra, tra loro anche la stessa Marine Le Pen in qualità di parlamentare europea, fungere da “osservatori” internazionali per operazioni come il referendum di secessione della Crimea o lanciare campagne contro le sanzioni imposte dalla Ue a Mosca per i fatti dell’Ucraina (in Italia si sono mosse sia Forza Nuova, Roberto Fiore era a Yalta già all’inizio di settembre, insieme ad altri europei su invito delle autorità russe, che la Lega).

venerdì 24 ottobre 2014

I BRICS POTREBBERO SPEZZARE IL CONTROLLO FINANZIARIO OCCIDENTALE


I problemi strutturali e le sanzioni occidentali hanno messo l’economia russa in una posizione difficile. La Russia deve continuare l’integrazione con i Paesi BRICS, in particolare mediante la creazione di un sistema finanziario comune e una moneta unica, per evitare stagnazione e garantire l’accesso a tecnologie critiche ed infine divenire una potenze tecnologica mondaile. Oleg Sienko, Direttore Generale dell’UralVagonZavod Research and Production Corporation, ne discute in un’intervista con BRICS Business Magazine.

A fine settembre, la Banca Mondiale ha pubblicato tre scenari a medio termine sullo sviluppo economico della Russia, il migliore dei quali prevede una bassa crescita del PIL nei prossimi anni. Tra le altre cose, gli esperti della banca sottolineano che un’ulteriore accelerazione della crescita economica non sarà possibile semplicemente mantenendo la politica di stimolo fiscale vigente. È d’accordo con tali conclusioni? Come valuta la situazione attuale dell’economia russa?
Non è affatto semplice. E’ già evidente che le sanzioni hanno causato gravi problemi. E’ difficile discutere con gli esperti della Banca Mondiale, non ci sarà una crescita importante, soprattutto dei settori fondamentali dell’economia. Tuttavia, è altrettanto evidente che il Paese dovrà prendere misure per stimolare l’economia, oggi, a prescindere dalle limitazioni di bilancio. Altri Paesi sono riusciti a trovare una via d’uscita da crisi simili iniettando denaro nell’economia. A mio parere, c’è un altro aspetto importante in questo caso. Se vogliamo uscire dalla crisi in fretta, il governo deve essere molto più attivo di quanto sia stato. Decisioni lente significano che gli sforzi per combattere la crisi devono essere raddoppiati.

Come si manifesta?
Ci sono settori economici che hanno bisogno di supporto immediato. Noi stessi abbiamo creato alcuni di tali problemi, adottando leggi a destra e a sinistra come ad esempio sugli appalti pubblici, e ora cerchiamo strenuamente di superarle. Per qualche ragione nessuno sembra preoccuparsi di tale incoerenza politica, anche se si tratta di un punto abbastanza critico. Ma non solo. L’aiuto del governo non dovrebbe limitarsi solo ad iniettare denaro nell’economia; dovrebbe anche concentrarsi su protezione e preservazione del mercato interno. Finora è stato il contrario. Quando la Russia ha aderito all’OMC, quasi tutti ebbero accesso al mercato russo.

Potrebbe citare esempi specifici?
Si prenda l’industria automobilistica. L’obiettivo della localizzazione del 50%, incorporato negli accordi con le società automobilistiche estere che gestiscono l’assemblaggio industriale, è ancora irraggiungibile, come sempre. Le aziende metallurgiche russe fabbricano lamiere per carrozzerie, ma non vengono utilizzate o almeno non nella misura in cui potrebbero esserlo. Non producendo componenti a livello nazionale non riusciamo a stimolare altri settori della nostra economia, come l’industria mineraria, metallurgica, delle costruzioni, e la lista continua lungo la filiera. Questo dovrebbe ricevere più attenzione.

Chiede di limitare l’accesso a questi mercati?
Prendete l’India, per esempio. Questo Paese è membro dell’OMC dal 1995, ma vi sfido ad importarvi prodotti di cotone. Finireste per pagare un dazio doganale tra il 50% e il 100%. Provate a importare un auto a Cipro, Stato membro dell’UE, pagherete un dazio del 100%. Ci sono innumerevoli esempi di questo tipo. Ciò non include le famigerate sanzioni antirusse, in contrasto con ogni regola del commercio globale, e la nostra appartenenza all’OMC non ha alcuna influenza su di esse. Ciò dimostra solo che ciò viene attuato per un unico obiettivo, aprire i nostri mercati.

Un’alternativa al dollaro
Ha sostenuto il riavvicinamento tra i Paesi BRICS, compresa la creazione di una moneta comune. Perché è così importante? E soprattutto è fattibile?
E’ del tutto fattibile. I Paesi BRICS rappresentano la metà della popolazione del pianeta, e hanno già fatto un passo importante verso la creazione di un proprio meccanismo finanziario indipendente. Mi riferisco al recente accordo per creare la Banca di sviluppo BRICS e un pool di valute per controbilanciare istituzioni come il FMI. Il prossimo passo logico sarebbe creare una moneta unica per i Paesi BRICS. A mio parere, tale misura permetterà di liberarci dalla dipendenza dai centri finanziari occidentali e dal dollaro come principale valuta di transazione e riserva internazionale. Questo è il passo più realistico, che potrebbe preannunciare il miglioramento economico di tutti i Paesi BRICS, Russia compresa.

Secondo Lei qual è il meccanismo necessario per creare una tale moneta?
Si dovrebbe selezionare un ‘moneta BRICS’ per tutte le transazioni tra i Paesi BRICS e scegliere l’euro per effettuare la conversione più rapida, quindi creare centri monetari e di transazione e un proprio sistema di pagamento. Sono sicuro che molti Paesi in America Latina, Sud-Est asiatico e Africa passerebbero a questa valuta, essendo sempre più stanchi dell’egemonia di dollaro ed euro, le uniche valute in cui i beni vengono acquistati e gli investimenti effettuati. Intendiamoci, le persone sono pienamente consapevoli del fatto che tali investimenti sono in funzione della stampa, e non prodotto di un’economia reale. Se accadesse nei prossimi tre anni, il nuovo sistema di pagamento globale dovrebbe includere almeno il 70% di tutti i Paesi in termini di popolazione globale, abbattendo il dollaro statunitense una volta per tutte.

Come potrebbe la moneta comune BRICS essere diversa da dollaro o euro?
La differenza sarebbe che la moneta BRICS sarà supportata da attività e risorse reali; risorse umane, naturali e materie prime di cui i nostri Paesi sono ricchi e con tutta probabilità, una volta che queste misure saranno introdotte, il mondo sarà diviso in due campi: il campo ‘progressista’ dei Paesi BRICS e dei mercati emergenti allineati, e i “pessimisti” che includerebbero Stati Uniti, Europa e Paesi ad essi associati. Ecco perché creare la nostra moneta è un passo fondamentale. Quanto prima avviene, maggiori progressi farà il nostro sviluppo economico e migliori possibilità avremo di costruire un’alleanza forte ed indipendente controbilanciando gli Stati Uniti.

Può riassumere i passaggi chiave che Russia e Paesi BRICS dovrebbero adottare per compensare le conseguenze delle sanzioni e, soprattutto, sviluppare le proprie economie a un nuovo livello tecnologico?
Come ho già detto, la prima mossa sarebbe creare una moneta comune. La seconda aggiornare la nostra base tecnologica assieme ai nostri partner. Non tutte le tecnologie critiche sono disponibili nelle nazioni che c’impongo le sanzioni. Inoltre, vi sono Paesi occidentali dalla visione più sobria; hanno le tecnologie di cui abbiamo bisogno, ma non possiedono materie prime. Dobbiamo negoziare e trovare il modo di raggiungere e scoprire opportunità di scambio reciprocamente vantaggiose. Ovviamente, dobbiamo costruirci le tecnologie. La Russia vanta una grande tradizione in questo settore ed è già ben avviata nel crearne di nuove. Ad esempio, siamo il principale produttore di rompighiaccio a propulsione nucleare e di piattaforme petrolifere artiche. Siamo anche impegnati nello sviluppo del fondale dell’Artico. Dobbiamo attivare il nostro cervello. Infine, il terzo passo riguarda le infrastrutture, e forse questa è l’area più importante. Le infrastrutture spronerebbero le altre industrie all’azione, perché sono il fondamento su cui tutto è costruito, dal chiodo al più complesso equipaggiamento. Per far si che accada, dobbiamo adottare un nuovo modo di pensare e iniziare ad affrontare questi problemi. Dobbiamo farlo subito, e non procrastinare secondo le vecchie abitudini.

Fonte:http://aurorasito.wordpress.com/2014/10/22/la-moneta-comune-dei-brics-potrebbe-contribuire-a-spezzare-legemonia-finanziaria-occidentale/

LA SERBIA VOLGE AD ORIENTE?


Acclamato da decine di migliaia di cittadini, con colonne di carri armati e migliaia di soldati serbi che sfilavano per il Nikola Tesla Boulevard, a Nuova Belgrado. La destinazione della sfilata era il Palazzo di Serbia, dove leader internazionali, alti dignitari e generali stranieri erano in tribuna a guardare. Tra questi, soprattutto il presidente russo Vladimir Putin. In una cerimonia per l’occasione è stato insignito dell’Ordine della Repubblica di Serbia, la più alta onorificenza nazionale, in occasione del 70° anniversario della Liberazione di Belgrado dalle forze d’occupazione naziste. Alcuni veterani della Seconda Guerra Mondiale comparivano tra i dignitari, a ricordare i compagni caduti nella grande guerra di liberazione antifascista. L’evento non è stato solo commemorativo, ma di per sé storico. È stata la prima parata militare serba dal 1918, e la prima parata militare in Serbia dal 1985, quando la repubblica era il nucleo della Repubblica socialista federativa di Jugoslavia. La manifestazione aerea dei caccia MiG russi “Strizhi” sui cieli di Belgrado ha affascinato il pubblico, mentre i blindati serbi sfilavano in formazione di marcia al canto partigiano della seconda guerra mondiale, ‘Po Shumama i Gorama‘ (“Nelle foreste e montagne”). Ma il significato dell’evento era maggiore, molto più grande della riflessione storica e della celebrazione nazionale di una grande vittoria popolate sulla più potente e aggressiva macchina da guerra in Europa dell’epoca. L’importanza di questo evento va oltre la sola dimostrazione di determinazione e ricordo nazionali. E’ il simbolo della svolta della Serbia verso l’alleato storico, la Russia. Con Putin ospite d’onore, la Serbia sembra annunciare un nuovo corso, mentre apertamente e spudoratamente celebra il passato. In realtà, con sgomento della NATO, il primo ministro serbo Aleksandar Vucic ha annunciato in conferenza stampa congiunta con Putin, dopo la cerimonia, che la Serbia non si aderirà mai alle sanzioni dell’UE contro la Russia. Con questo possiamo vedere che la Serbia volge ‘verso est’, verso la sfera eurasiatica.
Come indicano i sondaggi, la stragrande maggioranza dei serbi si oppone alla politica, ai dettami e all’ingresso dell’UE. Vorrebbero aumentare gli scambi commerciali con le nazioni europee, purché rispettino il principio democratico fondamentale della sovranità nazionale e dell’autodeterminazione del popolo serbo. I dettami di Bruxelles sono, a parere di molti analisti, in contrasto con il concetto di sovranità. La politica dell’UE, combinata con la crisi economica e l’aumento dell’austerità, ha portato ad un aumento continuo dell’euro-scetticismo nei Paesi dell’UE e della zona euro. Si può solo immaginare la frustrazione degli atlantisti di Stati Uniti, NATO e UE che speravano di costringere la Serbia all’integrazione nell’UE. Non gli è sfuggito che la Serbia ha lo status di osservatore presso l’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva (CSTO), considerata dalla NATO come la reincarnazione del Patto di Varsavia. Ha anche un accordo di libero scambio con la Russia, simile a quello che l’Ucraina aveva. Il colpo di Stato degli Stati Uniti in Ucraina, giustificato dai partner europei come passo necessario per l’adesione dell’Ucraina all’accordo di associazione UE, ha mostrato al mondo dove un maggiore sforzo sulla Serbia porterebbe. A differenza dell’Ucraina, però, il nazionalismo serbo è fermamente pan-slavo e anti-hitleriano. Gli eventi del 16 ottobre non erano solo un esercizio di memoria formale, ma vigoroso, ottimista e militarizzata forte messaggio, con immagini che mai alcun discorso avrebbe responsabilmente espresso. E’ inoltre preoccupante per la NATO che la Serbia abbia la presidenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) l’anno prossimo. Cosa significa ciò per la missione OSCE nella regione meridionale serba del Kosovo, attualmente sotto occupazione statunitense? Infatti, il momento più importante del 16 ottobre era prossimo alla firma di un’alleanza Russia-Serbia quanto si può avere senza firmarla. Rispondendo con tono condiscendente e paternalistico, il relatore del Parlamento europeo sulla Serbia David McAllister, ha espresso preoccupazione per tali eventi, ribadendo che UE e NATO non vedevano con favore i 4500 soldati serbi salutare Vladimir Putin. Ha anche affermato che si aspettava che la Serbia continui il suo cammino verso l’adesione all’UE.
Lo Stato serbo guidato dal Partito Progressista di Tomislav Nikolic precedentemente si era posizionato formalmente per una politica d’integrazione nell’UE. Prima dell’elezione, il supporto per l’integrazione era al 70% . Oltre alla preoccupazione dei serbi sul declino euro-dollaro, numerosi insuccessi e frustrazioni sui punti critici negoziali hanno spinto Bruxelles a respingere ulteriori colloqui. Nel frattempo, il supporto serbo è sceso al di sotto del 40%, forse. Ciò lascia gli analisti europei chiedersi se l’intenzione dichiarata dalla Serbia di aderire all’UE sia genuina. La Serbia continua ad affermare la propria intenzione di aderire all’UE, ma contemporaneamente persegue sempre più una politica di rottura. Forse, aiutando a chiarire la confusione, Nikolic ha detto ciò, dopo l’evento: “Condividiamo nella gloriosa storia di Serbia e di Russia un legame permanente e indissolubile di fratellanza ed amicizia permanete, ora e per sempre orgoglio dei nostri Paesi e popoli, a vantaggio dei ben intenzionati nel mondo. Serbia e Russia sono legate da origine, lingua, costumi, religione, storia, cultura, amore sublime per la libertà ed orgoglio eroico, da tumuli e tombe comuni senza nome, orfani e donne abbandonate, giovani vite stroncate, da una generazione perduta che ricorda la nostra comune lotta. Quanti di noi ci sarebbero se non ci fossero state le guerre che non abbiamo iniziato?“
Una forte maggioranza di serbi supporta il Presidente Putin, molti lo vedono come loro presidente surrogato. I successi della Russia e di Putin sono, nella psiche collettiva serba, anche i suoi, condividendoli. Nella loro affinità con la Russia, i serbi si sentono parte di un mondo dalla maggiore rilevanza geopolitica. Ma questa visione della maggioranza non aveva trovato espressione nel proprio governo, anche se i sentimenti anti-NATO sono considerati parte integrante dell’identità serba. Questa contraddizione ribolliva da tempo, ed ora trova i segni tangibili di una vera e propria risoluzione. La Serbia lentamente esce dall’occupazione occidentale neo-coloniale dopo varie tragedie. Le potenze occidentali hanno condotto una guerra civile per quasi dieci anni, togliendo la vita ad oltre 100000 persone. Tale guerra per procura, criminale e illegale, del divide et impera di Stati Uniti e NATO contro la Jugoslavia, fu seguita da 76 giorni di bombardamenti della NATO, nel 1999, culminando nella cacciata del presidente democraticamente eletto Slobodon Milosevic, nell’ottobre del 2000. Sul terreno, questo fu coordinato da “Otpor!”, movimento sintetico statunitense del NED di George Soros. Nato in gran parte dal lavoro di Gene Sharp, è ampiamente considerato uno dei primi usi moderni di ciò che si chiama tattica combinata della primavera araba e della rivoluzione colorata. Quando il leone uccide, lo sciacallo prospera; e i seguenti dodici anni videro una Serbia malgovernata da governi fantocci supportati da una corrotta oligarchia pro-UE e pro-NATO. Alcuni, come Kostunica, furono reclutati direttamente da “Otpor!”. Ma ora questa storia deplorevole, carica di tradimento e angoscia, è il prologo del nuovo libro della nuova Serbia eurasiatica. L’importante e storica visita di Putin, poi, non riguarda solo il passato, ma anche presente e futuro. La lotta comune contro il nazismo in passato non manca di allusioni nei commenti di Putin, oggi, su Ucraina e Novorossija. Durante la visita, ha rilasciato un’intervista rivelatrice al quotidiano Politika. Alla domanda sulle relazioni bilaterali USA-Russia, ha affermato: “Washington ha sostenuto attivamente Majdan a Kiev, e come risultato delle sue mosse, a Kiev si è scatenato un nazionalismo che ha provocato il risentimento di una parte significativa dell’Ucraina, e gettato il Paese nella guerra civile, (gli Stati Uniti) incolpano la Russia di aver provocato la crisi. Poi il presidente Barack Obama davanti l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha incluso “l’aggressione russa all’Europa” nella lista delle tre principali minacce all’umanità di oggi, insieme alla mortale febbre ebola e al gruppo terrorista SIIL. Insieme alle restrizioni verso interi settori della nostra economia, un tale approccio è difficile non definirlo ostile“. La lotta al nazismo non è di mera importanza storica, ma indica chiaramente la lotta della Novorossija, oggi, contro la junta sostenuta dagli statunitensi. Mentre la Serbia ha recentemente proposto una legislazione per vietare il volontariato nei conflitti esteri, più di 200 serbi, e ancora di più, sono attivamente coinvolti con i filo-russi nella nascente Federazione di Novorossija. E’ troppo presto per dire se la visita di Putin avrà alcun effetto sul risultato del voto, o al contrario se approvato verrebbe seriamente applicato. La guerra civile nell’ex-Ucraina si svolge in parte con volontari stranieri presenti nella resistenza antinazista ed antifascista.
Gli accordi firmati tra Putin e Nikolic sono notevoli. Tra i più importanti quelli sull’organizzazione governativa russa a Nis, nella Serbia meridionale. Un accordo concede piena immunità legale ai dipendenti dell’organizzazione. Il Centro umanitario russo-serbo di Nis fu sottoposto a un grave controllo delle minoranze liberali filo-occidentali, e rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ne sollecitarono un’indagine approfondita. Le accuse sono che il Centro umanitario russo-serbo, chiamato anche Centro per le situazioni di emergenza, operi come centro dell’FSB, con l’obiettivo di creare una base militare russa. Ciò è smentito dalle autorità serbe. Vi è un crescente movimento che chiede basi militari russe nella Serbia meridionale. Nis è a 80 miglia da Camp Bondsteel, nella regione serba meridionale del Kosovo occupata dagli Stati Uniti. Putin, durante la visita, ha ribadito la posizione incrollabile sulla necessaria fine dell’occupazione del Kosovo, e il suo ritorno legittimo alla Serbia. Tutte le proposte sul gasdotto South-stream passano per o vicino Nis. Il Centro per le situazioni d’emergenza è stato chiaramente istituito come centro di comando per gli “interventi d’emergenza”, come le inondazioni che scossero la Serbia lo scorso maggio, provocando decine di vittime. È una popolare teoria della cospirazione, in Serbia, che tali inondazioni siano state causate dal programma HAARP degli Stati Uniti, per punire la Serbia per aver ignorato l’UE che chiede di mollare il gasdotto South-stream. Il completamento del gasdotto è un passo fondamentale per l’accesso russo ai mercati europei, così come misura contro l’instabilità creata dagli Stati Uniti in Ucraina, dove attualmente il 65-70% del gas russo passa per l’Europa. Sulla questione del Sudstream, Putin ha anche sottolineato l’importanza del progetto durante la visita. Ha detto: “Il Sudstream non può essere realizzato unilateralmente. Come in amore, vi è la necessità di due parti. Non possiamo costruire l’oleodotto da miliardi per conto nostro. Una discussione simile s’è svolta sul Nordstream, ma ora tutti sono soddisfatti. I problemi del Sudstream sono politici e danneggiano l’economia. Non vogliamo avere una crisi energetica questo inverno. E certamente non sarà colpa nostra“. Si può facilmente leggere tra le righe dell’ultima frase cosa questo significa per l’Ucraina.
Altri colloqui ruotavano sull’esportazione di merci serbe in Russia. Le esportazioni serbe, per lo più agricole, in Russia sono aumentate di oltre il 60% da quando NATO/UE hanno imposto le sanzioni lo scorso gennaio. Le discussioni riguardavano anche o latticini. Ma questo potrebbe essere solo l’inizio, e consulenti agroalimentari russi verrebbero coinvolti in progetti futuri. Un problema per le esportazioni serbe è la mancanza di organizzazione, ed i produttori agricoli non hanno un sindacato dei produttori che esportano. Per queste ragioni le cose non si muovono così velocemente come potrebbero. Ciò riflette alcuni elementi della cultura serba, sull’approccio informale su affari e scadenze. Inoltre, vi sono state trattative dettagliate sull’esportazione di auto prodotte in Serbia con l’etichetta Zastava (ex-Yugo, che utilizza la piattaforma FIAT), in Russia. Come detto, la Serbia gode di un accordo di libero scambio con la Russia. La Germania potrebbe cercare una scappatoia alle sanzioni dell’Unione europea e al regime tariffario, operando tramite la Serbia con i partner russi. La Germania, che si sente soffocata dalla normativa comunitaria, ha già discusso apertamente di lasciare l’Unione europea. Alla luce delle sanzioni UE alla Russia sulla Novorossija, un serio ostacolo per la Germania, ciò potrebbe essere più attraente che mai. La Serbia è un ottimo candidato sia per la vicinanza all’Europa centrale che per la sua non adesione all’UE. La Serbia è come il ‘Texas’ dei Balcani, che infatti potrebbe riscuotere grandi dividendi alla fine.
Tutto ciò indica una reale e crescente mutamento, non solo per la Serbia ma per tutta l’Europa. Mentre il conflitto tra CSTO e NATO s’intensifica, la Russia puntella i suoi tradizionali alleati, ribadendo il sostegno agli alleati dell’America Latina dell”Onda rosa’ del Mercosur. La Russia non si oppone alla possibile adesione della Serbia all’UE, vista come un altro asset nell’UE che può aiutare a mantenere le posizioni nelle relazioni bilaterali. Con tutto ciò in mente, sappiamo almeno che la pioggia battente non ha impedito a un solo serbo dal partecipare alle manifestazioni di massa del 16 ottobre, che hanno causato ingorghi a Belgrado di cui, per la prima volta dopo tanto tempo, erano felici.

Fonte:http://aurorasito.wordpress.com/2014/10/22/la-serbia-volge-a-oriente-il-vero-significato-della-visita-di-putin/

LA RUSSIA INVIA FORZE STRATEGICHE IN CRIMEA


I congressisti degli Stati Uniti accusano le autorità russe di voler installare in Crimea vettori tattici nucleari, in particolare i bombardieri strategici Tu-22M3 e i missili balistici Iskander-M, dicendo che sarebbe “una flagrante violazione” degli accordi tra Russia e NATO. Mosca non vuole, però, rinunciare al dispiegamento di un gruppo strategico in Crimea. Secondo il quotidiano russo Kommersant, i membri del Congresso hanno scritto una lettera al presidente statunitense Barack Obama sui piani per lo schieramento di armi nucleari tattiche sul territorio della penisola. Il messaggio è firmato dal presidente della Camera dei Rappresentanti, responsabile delle forze armate, Howard MacKeon, dal presidente della sottocommissione forze strategiche Mike Rogers e dal presidente della sottocommissione forze tattiche aeroterrestri Michael Turner. I congressisti dicono che ai primi di agosto le autorità russe hanno deciso d’installare in Crimea i bombardieri Tupolev Tu-22M3 e i missili Iskander-M, in grado compiere attacchi ad alta precisione utilizzando i missili balistici P-500 con testate nucleari. Di conseguenza, per il membro del Comitato forze armate del Senato degli Stati Uniti, James Inhofe, si tratta della violazione diretta del trattato per l’eliminazione dei missili a medio raggio e corto, firmato dall’URSS nel 1987. La gittata del missile è 260 km, mentre l’accordo riguarda il divieto di produrre e testare armi terrestri con una gittata da 500 a 5500 km, secondo il giornale russo. I congressisti hanno chiesto al presidente degli Stati d’informare il Congresso, nel prossimo futuro, sulle ritorsioni da poter prendere a Washington. La prima, come dicono i membri della camera bassa, potrebbe essere la decisione di cessare ogni contatto tra l’alleanza militare e Mosca, così come l’espulsione del personale militare russo da “basi e navi della NATO”. Hanno inoltre proposto di vietare le ispezioni di sicurezza della Russia nell’ambito dell’accordo “cieli aperti”, nota il giornale.
La fonte di Kommersant, un Maggiore-Generale dell’esercito russo, afferma che la decisione di assegnare un reggimento di bombardieri strategici Tupolev Tu-22M3 è già stata presa, ma il processo sarà completato nel 2016 (quando sarà attuata una profonda modernizzazione delle infrastrutture della base aerea). Per contro i piani di dispiegamento dei missili Iskander in Crimea non sono stati discussi dal militare, ma il ministro della Difesa russo Sergej Shojgu ha già detto che questi sistemi missilistici possono essere posizionati assolutamente ovunque sul territorio della Federazione Russa.

Fonte:http://aurorasito.wordpress.com/2014/10/23/la-russia-invia-forze-strategiche-in-crimea/

mercoledì 22 ottobre 2014

NUMEROSE UNITA' MILITARI RUSSE VERRANNO DISTRIBITE SOPRA L'ARTICO


Il Ministro della Difesa russo, Generale Sergey Shoigu, durante la riunione odierna del Consiglio del Ministero della Difesa, ha reso noto che una grande percentuale di unità militari russe verrà distribuita lungo tutta la fascia artica che va da Murmansk alla Penisola Chukotka.
"Ci siamo spostati nella regione artica piuttosto attivamente e quest'anno avremo molte unità schierate lungo la cintura dell'Artico, da Murmansk alla penisola di Chukotka", ha detto Shoigu.
"Questo lavoro su larga scala è fondamentale. Molto dovrà essere messo in ordine nell'Artico", ha continuato a dire il Generale.
"Molte cose, come ad esempio aerodromi, strutture logistiche, prese d'acqua, impianti di alimentazione, dovranno essere costruiti nuovamente, ed è ciò che stiamo facendo adesso", ha dichiarato concludendo Shoigu.

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/10/shoigu-molte-unita-militari-russe.html

RENZI RICONOSCE L'IMPORTANZA DELLA RUSSIA NELLE RELAZIONI INTERNAZIONALI


Il Primo Ministro (non eletto) italiano Matteo Renzi, durante un discorso al Parlamento italiano, ha espresso la speranza che si progredirà nella risoluzione delle crisi Ucraina ed ha sottolineato l'importanza del ruolo della Russia nelle relazioni internazionali.
"La Russia è importante non solo per il business italiano. Prima di tutto, essa è importante per il mantenimento di un equilibrio del potere a livello internazionale", ha detto Renzi nel suo discorso al Parlamento italiano.
Renzi ha osservato che "sono stati fatti importanti passi avanti nelle relazioni tra Russia e Ucraina" durante i colloqui tra i leader russi, ucraini ed europei a margine del vertice Asia-Europa (ASEM) a Milano, la scorsa settimana.
Secondo Renzi, i colloqui hanno dato la speranza che si possa progredire nella risoluzione della crisi in Ucraina. Egli ha inoltre sottolineato che l'Italia continua ad esortare tutti a rispettare la libertà del popolo ucraina.

Fonte:http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/10/renzi-prende-atto-dellimportanza-del.html

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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