ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


domenica 18 maggio 2014

COME MUORE UNA NAZIONE


Iniziamo questo resoconto chiarendo innanzitutto alcune cose.
Si può definire il presidente russo, Vladimir Putin, un dittatore?
Il presidente russo è stato ripetutamente contestato dal punto di vista delle sue leggi che si oppongono alla propaganda omosessuale, dell'omicidio di diversi alcuni suoi dissidenti e allo stesso modo più di recente di aver violato i trattati internazionali con l'annessione della Crimea alla Federazione Russa e di fomentare rivolte da parte dei cittadini russi in questo periodo di cui le regioni orientali dell'Ucraina sono a grande maggioranza.
Dal punto di vista della propaganda omosessuale, le leggi varate in Russia sono assai semplici, non vengono discriminate le minoranze ma nemmeno esaltate come lo stanno facendo in Occidente favorendo negli Stati Uniti e in diversi Stati membri dell'Unione Europea i matrimoni e adozioni tra coppie dello stesso sesso: Uomo-Uomo; Donna-Donna.
Nel giugno 2013 il presidente Vladimir Putin ha promulgato la legge che proibisce e punisce con multe la propaganda omosessuale in presenza di minori.
La legge prevede sanzioni amministrative che vanno da 4mila a un milione di rubli (ovvero dai 100 ai 25mila euro) a seconda se i responsabili siano semplici cittadini, funzionari pubblici o organizzazioni.
Questo ha portato Ban Ki Moon dell'ONU e una vasta porzione dell'Occidente ad attaccarlo duramente definendo la Russia "omofoba".
L'omofobia è la paura e l'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT).
L'Unione Europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo.
Con il termine "omofobia" quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali.
In realtà il governo russo non ha mai mostrato alcunchè di omofobo, ha semplicemente contribuito a difendere i valori naturali della famiglia, senza esaltare troppo tale propaganda, come invece hano fatto l'Unione Europea.
In realtà lo stesso presidente russo ha al contrario incoraggiato le famiglie della nazione a fare più figli, in modo da favorire un aumento demografico della nazione, al contrario invece l'Unione Europea intende fare tutto ciò togliendo il reato di clandestinità a favorendo l'entrata di un'enorme ondata di profughi in un paese già di per se in crisi e arrivando addirittura a sfruttare la Marina Italiana per tale scopo.
Inutile soffermarsi su come tutto questo denaro buttato a mare sarebbe stato più utile per i senzatetto o per aiutare le famiglie italiane in difficoltà.
In secondo luogo dobbiamo chiederci se è reale la tesi che la Federazione Russa stia fomentando la rivolte nell'est dell'Ucraina, oppure se non si tratta semplicemente della volontà popolare dei cittadini russofoni che stanno chiedendo un referendum per l'annessione alla Federazione Russa, in quanto non riconoscono l'attuale nuovo governo tecnico di Kiev, specialmente dopo che egli ha inviato l'esercito lasciandosi sfuggire decine di morti, in diverse regioni in cui ci sono migliaia di manifestanti mobilitati che chiedono che le regioni dell'est, a maggioranza composte da cittadini di origine e lingua russa, di essere ammessi legalmente e democraticamente per volontà popolare, alla Russia come avvenuto alla Crimea.
I processi che sono in atto in Ucraina devono essere un monito per i vicini della Russia, dice il politologo ucraino Yuri Gorodnenko.
Quello che sta accadendo in Ucraina è una sfida diretta a Kazakhstan, Azerbaigian, Georgia, Armenia, Moldavia, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizstan e Turkmenistan.
In tutti questi paesi, anche se in varia misura, esistono le premesse che potrebbero portare a una rivolta tipo quella dell’Euromaidan.
E non occorre dubitare che l’Ucraina non sia l’ultimo bersaglio di Washington e dei suoi alleati.

Per comprendere la situazione Ucraina, dobbiamo tuttavia fare un salto indietro di qualche anno, quando la Libia fu rivoltata dai bombardamenti come un calzino e il Presidente Muhammar Ghedaffi fu assassinato.

Igor Panarin è un politologo russo, membro dell’Accademia delle Scienze Militari, del Consiglio Scientifico e Metodologico e del Comitato Federale per gli Affari della CSI; decano della Facoltà di Relazioni Internazionali e docente di Relazioni pubbliche e comunicazione di massa presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri.
La sua analisi è stata piuttosto dettagliata in merito a quanto è avvenuto in quel periodo.
Ricordiamo innanzitutto che l'anno 2011 fu un'anno in cui i paesi più sviluppati del mondo arabo entrarono in un'escalation di rivolte sfociate nella violenza contro i loro stessi governi, nonostante il tenore di vita di quei paesi fosse assai prospero, un fatto che quindi lascia perplessi.
La situazione ha cominciato a degenerare a partire dalla Tunisia, Paese arabo relativamente prospero, dove c’è una percentuale abbastanza alta di persone che conoscono la lingua francese, si studia nelle università e nei collegi francesi, e, in generale, questo Paese era abbastanza “democratico” rispetto alla media dei Paesi africani.
E la prima fiammata di tensione è avvenuta esattamente per merito di Julian Assange.
Assange, di cui secondo Igor, è un dipendente della British Intelligence MI-6, ma fondamentalmente di un tipo nuovo – un collaboratore “illegale”, una cosa del genere era già stata realizzata prima, con la creazione del cosiddetto «Partito Pirata» in Svezia, raccogliendone un gruppo.
Il colpo è stato fatto con l’aiuto di Internet, utilizzando il sito Wikileaks, che sostanzialmente ha provocato diversi omicidi mirati. Innanzitutto, sono state date alcune informazioni vere sui crimini dei militari Usa in Iraq e in Afghanistan.
In primo luogo, questi crimini sono stati ritoccati, come risulta dai documenti questi crimini in realtà sono 10, 20 volte peggiori, invece là si parlava solo di alcuni casi particolari.
L’opinione pubblica mondiale ha percepito queste “rivelazioni” di Wikileaks come una fonte di nuove informazioni, dato che è apparsa una fonte affidabile.
Hanno formulato questo obiettivo soprattutto dal 2006, quando all’interno della finanza anglo-americana è nata l’idea di prendere il controllo del Vicino Oriente.
In quello stesso periodo avvenne un fatto molto importante – il dichiarato taglio del personale della stazione radiotelevisiva della BBC.
Queste persone, che sono inglesi che conoscono la lingua araba, non sono andati da nessuna parte perché tutta la redazione araba della BBC praticamente al completo si è spostata su Al-Jazeera.
Vorrei sottolineare che questa è in pratica la BBC, la sua redazione araba.
Ovvero Al-Jazeera per un certo periodo di tempo avrebbe mostrato di agire in modo indipendente, creando nel mondo arabo un clima di fiducia, ed ecco, come sono stati creati due meccanismi di informazione che hanno iniziato a sconvolgere la situazione nel Vicino Oriente.
In linea di principio, la destabilizzazione del Vicino Oriente è iniziata.
E i principali obiettivi globali dell’azione dei due strumenti mediatici predetti sono stati, naturalmente, la Libia e la Siria.

Perché la Libia? La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa.

Il momento chiave è stato prima di tutto quando la Libia ha cominciato a mostrare realmente elevati tassi di crescita economica; secondo: il più alto livello di qualità della vita tra i Paesi africani; terzo: avvicinandosi al Sud Africa.
Insieme al Sud Africa, membro del BRICS, formando un nuovo centro di potere economico.
Si stavano realizzando piani per costruire una ferrovia attraverso tutta l’Africa, tra il Sudafrica e la Libia.
Questo è un progetto immenso.
E le RZD (Ferrovie Russe) potevano ottenere profitti per decine di miliardi di dollari. Ma non solo la Russia trarrebbe beneficio da questo progetto, ma gioverebbe all’intero continente africano in generale, perché la ferrovia sarebbe stata prevista passare in tutte le principali zone di conflitto (così chiamiamo anche il Congo e l’Angola, il Mozambico e altre aree), – questo significa comunicazione, questo è costruzione, questo è il progresso.
Naturalmente, si poteva posizionare l’Africa su un piano fondamentalmente diverso di sviluppo socio-economico.
Ma perché tali piani non piacevano?
Perché, in effetti, la Cina ha cominciato ad essere attiva in Libia, sono stati firmati accordi e la ragione principale della guerra con la Libia è che si tratta a tutti gli effetti di una guerra contro i BRICS. Perché il Sudafrica, alla fine dell'anno precedente aveva presentato la richiesta di ammissione nei BRICS aprendo così la strada al potenziale ingresso della Libia come la più sviluppata nazione della parte araba, se la costruzione della ferrovia transafricana iniziasse in realtà cambierebbe radicalmente la situazione finanziaria ed economica del mondo.
Naturalmente, ci si chiede: perché anche l’Italia, un Paese che è interessato a sostenere la Libia in questi progetti, ha partecipato all’aggressione?
Probabilmente tutto ciò è a causa della debolezza della politica estera italiana, come nel caso dei problemi sull’isola di Lampedusa.
In realtà, è stato un duro colpo per l’Europa, per l’euro in definitiva.
Infatti vediamo che subito dopo l’inizio di questi eventi atti a destabilizzare il Vicino Oriente, è iniziato il caos in Grecia, Portogallo e altri Paesi europei.
E anche in Italia la situazione cominciò a essere difficile.
Perché? 
È molto semplice, in cambio della "democrazia" nel Vicino Oriente, in Europa si sono riversati centinaia di migliaia di poveri.
A loro si deve fornire cibo, medicine, questo richiede denaro, che gli europei non hanno a sufficienza nemmeno per se stessi.
Pertanto, in questo caso, a mio avviso, la causa principale (della guerra in Libia e della crisi degli Stati europei, n.d.t.) è la lotta contro la speculazione finanziaria, non solo dell’Africa ma anche dell’Europa.
Soprattutto la Libia – era uno dei pochi Paesi che riforniva l’Europa stabilmente di petrolio e gas. Quindi, come risultato del caos sopravvenuto, della guerra civile che hanno scatenato, sull’Europa sicuramente ricadde tutto il costo di questa aggressione militare.

In generale, questa situazione assomiglia a quella dei bombardamenti sulla Serbia.
Cosa è successo quando sono iniziati i bombardamenti contro la Jugoslavia?
Un esempio, ovvero che il cambio tra l’euro e il dollaro prima dei bombardamenti era di 1,18 a uno e 1,16 a uno.
Quindi, una volta iniziati i bombardamenti, l’euro è subito crollato drasticamente (il 1° gennaio 1999 nasce l’euro e vale 1,16675 dollari, poco prima dei bombardamenti in Serbia sale fino a 1,18 per poi crollare al punto di raggiungere la parità con il dollaro alla fine dell’anno, n.d.t.).
L'Europa è in realtà uscita sconfitta da questa guerra e la sua moneta nazionale pure.
E la stessa cosa la vediamo nella situazione con la Libia, che in realtà è molto simile.
Il principale obiettivo è di salvare in qualche modo il dollaro da questi colpi, e farlo utilizzando, ovviamente, le armi dell’informazione.
Queste nuovi armi informative a scopo di destabilizzazione sono, naturalmente, «Wikileaks» e Al-Jazeera.
In Libia, abbiamo visto semplicemente una criminale campagna di disinformazione, che coinvolge anche persone ignare e in Siria si è visto che un unico blogger, che raccontava di uccisioni di persone da parte del governo, il quale era in realtà un cittadino statunitense.
Effettivamente, tornando al bombardamento della Libia, i paesi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno duramente condannato tali decisioni.
Dalla Cina meridionale dove si erano riuniti per un summit, i cinque Paesi emergenti hanno condannato i bombardamenti in Libia e criticato le decisioni della coalizione occidentale.
Un'ulteriore esempio di come i paesi alleati con la Federazione Russa o potenziali futuri membri del BRICS siano stati soggetti a rivolte, cambi di regimi di governo da un giorno all'altro oppure casi di cancro lascia perplesso chiunque circa la possibile responsabilità della mano Occidentale.
Numerose altre evidenze dal punto di vista strategico di come sembri che gli Stati Uniti stiano cercando di espandere la propria influenza o almeno neutralizzare possibili soggetti non graditi li abbiamo assistiti nelle escalation della primavera araba: in Libia, la morte di Mu'ammar Gheddafi (La Libia è ricca di petrolio); in Egitto, la fine del presidente Hosni Mubarak (L'Egitto è ricco di petrolio), sostituito nuovamente in seguito da Mohamed Morsi, eletto democraticamente il quale una volta ha affermato di avere interesse per l'Egitto a far parte del Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica (BRICS) combinare e trasformare il raggruppamento in E-BRICS. "Spero che BRICS un giorno diventerà E-BRICS dove E sta per l'Egitto."(vedi qui) pochi mesi dopo stranamente altre proteste sono esplose e curiosamente anche egli è stato spodestato; Siria, la quale dopo una prolungata escalation di violenze, Barack Obama aveva optato per l'intervento militare, evitato grazie all'intervento del presidente russo, Vladimir Putin, facendo da intermediario nella consegna delle armi chimiche, successivamente consegnate; il Venezuela, in cui la morte del presidente Hugo Chávez nel 2013, è avvenuta curiosamente in coincidenza con l'arrivo di tre diplomatici americani successivamente espulsi, il nuovo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha infatti dichiarato "Ho ordinato al ministero degli Esteri di procedere a dichiarare quei tre funzionari consolari come ''persone non grate'' e di espellerli dal Paese. Lasciate che cospirino a Washington!'',(qui)(qui) secondo Maduro i diplomatici statunitensi si erano incontrati con gli studenti coinvolti nelle proteste con la scusa di offrire loro ''dei visti per gli Stati Uniti''" allo stesso modo è vero che Chavez era malato di cancro, ma allo stesso modo indurre un' "infarto", come ha rivelato in seguito l'autopsia (qui) è sufficiente inalare una bolla d'aria nella vena di un paziente con una siringa (ricordiamo inoltre che il Venezuela ha anche degli ottimi rapporti economico-militari con la Russia).
Allo stesso modo il Sud America e i suoi vari leader sembrano andare incontro a bizzarre maledizioni da parte del cancro.
"Per molti capi di stato latinoamericani, il cancro è ormai un incubo. Sono tanti infatti gli attuali presidenti o ex che sono in lotta, o hanno superato un tumore. L’ultima è Cristina Fernandez de Kirchner (58 anni): alla presidente dell’Argentina è stato diagnosticato un cancro alla tiroide ed è stato programmato un intervento chirurgico il 4 gennaio prossimo. Il portavoce della Casa Rosada, ha precisato che la presidente argentina ha un cancro alla tiroide “senza metastasi”.
Anche il presidente venezuelano Hugo Chavez (57 anni) è in lotta ormai da molti mesi contro un tumore particolarmente aggressivo, scoperto dai medici di Cuba mentre si trovava per degli esami medici nell’isola. Chavez si è sottoposto a diversi cicli di chemioterapia, sia all’Avana sia nella capitale venezuelana. Quasi ogni giorno non manca di far sapere che intende vincere le elezioni in programma in Venezuela l’anno prossimo. Nelle scorse ore l’ha sparata grossa chiedendosi se “gli Usa non fossero capaci di indurre il male” senza che i diretti interessati se ne potessero accorgere.
o scorso 29 ottobre, tre giorni dopo aver compiuto 66 anni, l’ex presidente brasiliano Luiz Lula da Silva ha reso noto di avere un cancro alla laringe scoperto durante una serie di controlli presso l’ospedale Sirio Libanes di San Paolo. Lo scorso 13 dicembre i medici hanno reso noto che le cure hanno avuto successo e che il cancro contro il quale sta lottando Lula è regredito del 75%.
Anche l’attuale presidente brasiliana Dilma Rousseff (63) e il paraguayano Fernando Lugo (60) hanno sofferto di recente di tumori linfatici. La Rousseff ha asportato un linfonodo sotto l’ascella nel 2009; lo spavento era stato grande per la candidata favorita alla successione di Lula, ma dopo un trattamento di chemioterapia che l’ha lasciata quasi calva, la Rousseff si è ripresa rapidamente. I medici l’hanno data come definitivamente curata al pari, qualche mese fa, di Lugo, che aveva fatto la spola tra Asuncion e il Sirio Libanes dopo la diagnosi di un cancro linfatico nell’agosto del 2010.
A Cuba, l’allora presidente Fidel Castro, 85 anni, ha avuto nel luglio del 2005 un’emorragia, probabilmente per un tumore intestinale, che, dopo un intervento chirurgico, lo ha lentamente estromesso dai vertici del potere, dove è stato sostituito dal fratello, Raul."
Spostiamoci ora sulla guerra in Libia e su quella in Siria.
Per inciso, in questa situazione, vediamo che il ruolo chiave è stato giocato da nazioni europee come l’Italia e la Francia, che sono stati usati come attori, mentre dietro le quinte si è posizionato il Regno Unito.
Al contrario gli Stati Uniti fanno in modo di mostrare di non essere coinvolti in questa guerra.
Si tratta di un fenomeno nuovo rispetto al passato.
Negli Stati Uniti ci sono due gruppi di forze in lotta fra loro.
Se si effettua una panoramica generale geopolitica questa è naturalmente anche una guerra contro la Russia e la Cina, perché la Russia aveva molto da perdere in Libia e nel tentativo di destabilizzazione in Siria – questo è chiaramente un gioco anti-russo. La Russia perde la sua posizione geopolitica, l’unico sbocco sul Mar Mediterraneo, dove in precedenza erano basate le navi della Flotta del Mar Nero dell’Unione Sovietica.
In realtà, la Siria è un partner strategico della Federazione Russa.
A cosa è connesso questo?
Al fatto che nel Vicino Oriente, la Siria ha mostrato un modello di prosperità economica e pacifica convivenza per tutto il Mediterraneo.

La Siria ha dimostrato che, all’interno, i suoi tre gruppi più influenti: i musulmani sunniti, gli alauiti, vicini agli sciiti, ed i cristiani, sono stati in grado di raggiungere un consenso.
Non ci sono mai stati conflitti religiosi.
Questa era una situazione unica.
E questo non piaceva alle forze della destabilizzazione.
E in questo senso la perdita della Siria oltre alla Libia e’ un colpo di potenza maggiore per l’Europa.
C’è una domanda – perché la Russia non ha messo il veto sulla Libia?
Ci sono stati due fattori che hanno portato la Russia ad agire così.
La Russia da sola non poteva fermare l’azione della NATO.
Era necessario sviluppare dei meccanismi all’interno dei paesi BRIC e dello SCO.
Ma a quel tempo la situazione si era sviluppata così rapidamente che i legittimi meccanismi legali, la consultazione veloce e la ricerca di soluzioni pratiche, non potevano essere utilizzati, poiché la situazione si era evoluta troppo rapidamente.
Riconosciuta criticamente l’esperienza della Libia, un gruppo di analisti, ha preso una posizione netta richiedendo categoricamente, al momento di decidere, di non permettere simili sviluppi.
La situazione con la Siria assomiglia alla situazione dell’agosto 2008 (la guerra con la Georgia, n.d.t.), quando assolutamente la Federazione Russa non poteva cedere.
Il caos in Siria avrebbe potuto portare alla trasmissione di onde di instabilità nel Caucaso.
E in tal caso il tentativo di destabilizzazione della Siria sarebbe stato in realtà una tattica degli Stati Uniti di destabilizzare l'ormai prossimo progetto di Unione Eurasiatica.

Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di crisi profonda sia sul piano economico che politico-militare dopo la scoppio della bolla finanziaria nel 2008, eppure continuano ad avere l’iniziativa diplomatica e militare mostrando un’aggressività anche maggiore rispetto alla precedente presidenza di Bush.
Con la presidenza Obama infatti, abbiamo visto un cambiamento di strategia che riguarda più la facciata (guerre per esportare la democrazia e i diritti umani al posto della crociata contro il terrorismo) che la sostanza che continua ad essere in ogni caso espansionista.
Da questo punto di vista l'Occidente, Stati Uniti ed Unione Europea si sono indeboliti molto sia nel settore economico, sia nel settore energetico e anche dell'esercito sebbene i primi possiedano ancora considerevoli capacità dal punto di vista degli armamenti.
La ragione di tutto ciò sta nelle politiche di austerità (esempio: eccessive tasse ) e lotta alle principali fonti energetiche (carbone, petrolio e nucleare) che essi hanno intrapreso sottomettendo quindi lo sviluppo di numerosi settori del lavoro e dello sviluppo con un mostruoso aumento della disoccupazione.
D'altro canto tuttavia, gli Stati Uniti e l'Unione Europea si sentono minacciati dal punto di vista di influenza sia economica che territoriale sulla scena mondiale sia dai BRICS sia dalla nascita dell'Unione Economica Eurasiatica, che entrerà ufficialmente in vigore a inizio 2015 di conseguenza tentano di indebolirla in quanto rappresenterebbe un polo di sviluppo economico assai considerevole, una nuova superpotenza in grado di contrapporsi agli Stati Uniti.
Di conseguenza sentendosi minacciati sia dal BRICS che dall'Unione Eurasiatica la loro influenza a livello mondiale comincia a venire meno, portandoli quindi a reagire per arginarne lo sviluppo.
Si dice che un'animale ferito sia molto più aggressivo in quanto sente minacciata la propria sopravvivenza, dal punto di vista economico l'Unione Europea e gli Stati Uniti in questo periodo stanno tentando di arginare la Federazione Russa, in quanto la nascita dell'Unione Eurasiatica porterebbe nell'arco di pochi anni alla nascita di una sorta di nazione-continente che si contrappone chiaramente all'attuale Unione Europea, sul cui territorio sono disseminate numerose basi NATO E USA.
In base a documenti ufficiali declassificati la stessa Unione Europea si sarebbe sviluppata grazie alla mano degli Stati Uniti, da parte di membri della CIA. (vedi qui)
In questo caso hanno assicurato un territorio alleato dove porre le proprie basi americane, e mano a mano che l'Unione Europea si espande andando a comprendere nuovi Stati, si pone così ad una maggiore presenza di basi NATO e americane sul territorio, andando a contrapporsi alla Federazione Russa.
Adesso però l'Unione Europea si sta già sgretolando dal suo interno, le contorte politiche con la quale abbiamo avuto a che fare per anni, non hanno portato a nessun beneficio, se non da parte della Germania, portando le economie dei paesi che si sono assemblati all'Unione Europea verso il basso traducendosi in un drammatico aumento della povertà, suicidi, disoccupazione che hanno colpito milioni di persone in tutto il continente.
Oltre al danno alla beffa, l'Italia specialmente, sottoposta all'influenza delle politiche UE e da parte di un sistema politico debole quanto molto incompetente è stata vittima dell'abolizione del reato di clandestinità, una cosa unica quanto nessun'altro paese al mondo ha mai fatto, portando ad una vera e propria massiccia immigrazione, il cui numero di immigrati nel giro di pochi anni presenti sul territorio italiano sarà di qualche milione.
Tuttavia la svolta sembra in arrivo, i sondaggi dai paesi in tutta l'Unione Europea hanno dimostrato che non solo la popolazione totale dell'UE è contraria all'attuale modello di Unione Europea, ma addirittura la maggioranza della popolazione di quasi tutti gli Stati membri, fatta eccezione di tre, vuole uscire dall'euro oppure direttamente dall'Unione Europea.
In entrambi i casi se l'attuale modello di Unione Europea non cambia c'è solo da guadagnarci, lo concordano anche gli economisti che l'uscita dall'euro porterebbe e il ritorno alla sovranità nazionale porterebbe a dei vantaggi e non la catastrofe che ci descrivono. (vedi qui e qui)
L'aggressione all'Ucraina in realtà è un'aggressione da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti alla futura Unione Eurasiatica, cercando di smembrarne gli stati che andranno a comprenderla pezzo dopo pezzo e allo stesso modo un'altro dei futuri scopi che l'Occidente ha in elaborazione, saranno i tentativi di sovvertire rivolte ed episodi simili a quelli che abbiamo osservato in Siria, Libia ed Egitto con lo scopo di indebolire i BRICS.
Perché i BRICS sono ora tanto pericolosi per l'Occidente?

Mentre diversi media occidentali come il New York Times continuano a ripetersi che i BRICS sono deboli, è evidente che il gruppo delle cinque nazioni è il motore che ha salvato l’economia globale stagnante.
La società di consulenza internazionale Grant Thornton dice che i BRICS non sono più emergenti, ma rientrano in una classe diversa appena sotto quella dei Paesi sviluppati.
Jim O’Neill, che ha coniato il termine BRIC, dice che è “idiota e offensivo” definirle economie emergenti. Sostiene che queste economie sono e dovrebbero essere definite “mercati dall’andamento sempre più positivo in ogni aspetto dell’economia mondiale” e “mercati in crescita“.
Uno studio della PriceWaterhouseCoopers (PwC) intitolato ‘Il mondo nel 2050′, dice che la forza collettiva delle economie BRIC è sempre più importante nell’economia globale.
“Mentre le economie mature in tutto il mondo sono alle prese con deficit di bilancio enormi, crescita anemica e aumento della disoccupazione, i BRIC si espandono rapidamente, facendo uscire i popoli dalla povertà e guidando l’economia globale. 
Il modo in cui i capi della travagliata eurozona hanno recentemente supplicato questi mercati per avere fondi con cui alleviare la crisi del loro debito sovrano, sono un altro passo finale nella transizione del potere economico da ‘ovest’ ad ‘est’.”
Come il mondo cambierà
PwC dice che la Cina è proiettata nel superare gli Stati Uniti quale prima economia per potere d’acquisto (PPA) nel 2017 ed in termini di tassi di cambio del mercato entro il 2027.
L’India diventerà il terzo ‘gigante economico globale’ entro il 2050, molto avanti al Brasile, che tuttavia arriverà al quarto posto davanti al Giappone.
La Russia potrebbe sorpassare la Germania diventando la prima economia europea entro il 2020, in termini di PPP, e intorno al 2035 per tassi di cambio del mercato.
In aree come biotecnologie e nanotecnologie, Cina e India avranno un ruolo crescente nel loro sviluppo, nei prossimi decenni.
Ciò ne alimenterà ulteriormente la progressione sulle più lente economie avanzate.
Attualmente, i Paesi BRICS rappresentano più di un quarto delle terre emerse del mondo, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale e circa il 35 per cento delle riserve valutarie mondiali.
Le economie dei BRICS collettivamente valgono circa 12000 miliardi di dollari, e supereranno le dimensioni dell’economia statunitense, pari a 15000 miliardi dollari, entro il 2015. Nelle stime dell’ex economista di Goldman Sachs Jim O’Neill, entro il 2020 il PIL combinato dei BRIC sarà di circa 25000 miliardi di dollari.
Ciò che rende la storia dei BRICS così interessante e attraente per i Paesi dal Sud America all’Africa è la natura arcobaleno di tale coalizione. Ogni Paese è completamente diverso dagli altri, non solo in termini di razza e colore ma anche di sistemi economici e di religione.
L’obiettivo del gruppo è piuttosto globale che regionale o locale, e questo principalmente grazie al DNA del triangolo Russia-India-Cina organizzato da Mosca negli anni ’90.
Con le democrazie occidentali sempre più inefficienti, il successo economico dei Paesi BRICS infine potrebbe instaurare un mondo multipolare dove i piccoli Paesi avranno la libertà e l’opportunità di tendere alla prosperità, e ciò potrebbe rendere il mondo un posto più equo, diventando di conseguenza un'alternativa di gran lunga migliore di quella di USA e UE.
Non sorprende che gli USA si sentano minacciati, in quanto il dollaro è in drastico declino mentre l'economia orientale e dei BRICS è in piena espansione mentre quella Occidentale sta drasticamente fallendo, coinvolta nella recessione dell'Unione Europea e Stati Uniti, in cui questi ultimi il valore del dollaro è in drastico declino.

Il renminbi (o yuan) è la valuta avente corso legale nella Repubblica Popolare Cinese. Il renminbi è emesso dalla Banca Popolare Cinese, l'autorità monetaria della Repubblica Popolare Cinese.
L'abbreviazione comunemente usata e non conforme allo standard è "RMB".
L'unità base del Renminbi è lo yuan. In base al sistema numerale cinese questo carattere ha due forme: una forma informale (元) e una formale (圆) usata per prevenire alterazioni ed errori contabili. Uno yuan è diviso in 10 jiao (角). Uno jiao è diviso in 10 fen (分). Il taglio più grande del renminbi è la banconota da 100 yuan. Il più piccolo taglio è la moneta o la banconota da 1 fen, (un centesimo di yuan).
Venti anni fa, i turisti che volevano cambiare rubli o rupie sarebbero stati ben accolti solo negli aeroporti internazionali dei Paesi che emettevano quelle valute.
Oggi, le rupie indiane possono essere cambiate nelle piccole banche in Australia e Nuova Zelanda.
L’accettazione della moneta è semplicemente un segno della fiducia nell’economia e nel commercio del Paese di emissione.
In un articolo intitolato ‘Il blocco del Renminbi è qui’, Arvind Subramanian e Martin Kessler del Peterson Institute for International Economics statunitense danno un quadro drammatico di come il RMB si rafforzi mentre il dollaro s’indebolisce.
In primo luogo, dicono che il RMB è già la moneta di riferimento dominante in India e Sud Africa.
In secondo luogo, dalla metà del 2010 il RMB ha fatto passi da giganti come valuta di riferimento rispetto a dollaro ed euro.
“Il RMB è ora la moneta di riferimento dominante in Asia orientale, eclissando il dollaro e l’euro… Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Singapore e Thailandia ora sono collegate più al RMB che al dollaro. Il predominio del dollaro come moneta di riferimento in Asia orientale è ora limitato a Hong Kong (in virtù del peg), Vietnam e Mongolia“.
Forniscono questa agghiacciante valutazione: “Il dollaro e l’euro hanno ancora un ruolo che va ben al di là delle loro sfere d’influenza naturali che non il RMB, ma ciò sta cambiando a favore del RMB“.
Perché agghiacciante?
Il commercio India-Iran in rupia, Russia-Iran in rublo e l’accettazione mondiale del RMB erodono lentamente il prestigio del dollaro USA, che avrà conseguenze sulla prosperità statunitense. Come nazione notevolmente beneficiata, e sfruttata, dallo status di valuta di riserva del dollaro, la fine del Raj del dollaro significa un forte calo dei redditi statunitensi e della capacità del Paese di proiettare potere.
Come se non bastasse è fresca la notizia che presto ai Paesi del BRICS andrà ad aggiungersi un'altro Paese membro: Argentina.

Brasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS.
L’ambasciatore indiano Amarenda Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni.
L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio.
L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati.
Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
“Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia.
A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
In tal caso l'acronimo BRICS diventerà BRICAS.
Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico oggi, stiamo osservando come la crisi Ucraina sia in realtà stato un tentativo di sottrarre alla futura Unione Eurasiatica uno stato molto importante.
Quello che non si poteva prevedere però era che questo stato in realtà era già in origine suddiviso nelle regioni orientali e a maggioranza a favore della Russia, di conseguenza dopo il referendum democratico in Crimea, adesso anche altre regioni dell'est a maggioranza russe stanno per indire un referendum su richiesta di annettersi alla Federazione Russa, in quanto non hanno riconosciuto l'attuale governo tecnico di Kiev.
Per fare ciò si sono mobilitati a migliaia di manifestanti, per proteggere le proprie regioni da possibili incursioni da parte di Kiev, in quanto non volevano l'interferenza di esso nelle proprie decisioni.
Quello che invece c'è stato è il fatto l'attuale presidente tecnico dell'Ucraina ha mandato l'esercito e aperto il fuoco sui militanti a favore della Federazione Russa, definendoli dei "terroristi", anche se è molto difficile dare dei terroristi a decine di migliaia di persone che stanno manifestando la propria volontà popolare di entrare nella Federazione Russa, accusando Mosca insieme ai capi di stato occidentali di essere la responsabile a fomentare le rivolte.
Ovviamente il fatto ironico di tutta questa faccenda è quello che non solo in queste regioni non sono presenti membri dell'esercito russo, ma allo stesso modo le accuse rivolte alla Federazione Russa sono state infinite mentre i soli responsabili di tutte queste morti sono stati i membri dell'esercito ucraino nei confronti dei manifestanti filorussi, invece durante il referendum popolare di annessione della Crimea alla Federazione Russa e fino ad oggi, Mosca non ha ancora aperto il fuoco ne causato alcuna uccisione.
Questa la dice lunga su chi dovrebbe dare giudizi e giudicare illegali referendum decisi democraticamente dal popolo delle regioni dell'est dell'Ucraina.
Riuniti a Stralsund, in Germania, il cancelliere tedesco Angela Merkel, e il presidente francese, Francois Hollande, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui definiscono “illegale” il referendum indetto dai separatisti delle regioni dell’Ucraina orientale.
Il Sudest dell’Ucraina si prepara al referendum sull’indipendenza.
Sono coinvolte 6 milioni e mezzo di persone nelle regioni di Donetsk e Lugarsk. (6 milioni di terroristi?)
Il voto sarà senza quorum - cioè sarà considerato valido qualunque sia il numero dei partecipanti.
I separatisti di Donetsk dicono di aver stampato 3 milioni di schede e mobilitato 20mila volontari e promettono che non ci saranno uomini armati alle urne, ma difficilmente le armi potranno stare lontane in questa regione contesa.
Stati Uniti, Unione Europea e governo ucraino condannano la consultazione, considerata illegale e illegittima.
“State flirtando con la catastrofe”, è il monito del presidente ad interim Turchinov, da Kiev.
Ma indietro non si torna. I filorussi hanno detto no persino al presidente Putin, che giorni fa da Mosca aveva raccomandato alle regioni separatiste di sospendere i referendum sull’indipendenza, se persino il Presidente Vladimir Putin aveva chiesto di rinviare il referendum, quelli che accusano quest'ultimo di essere il responsabile di tutte queste rivolte popolari dovrebbero chiaramente rivalutare la propria idea.
Il referendum popolare di domenica 11 aprile sarà decisamente una svolta del popolo in cui i Capi di stato dell'Unione Europea e Stati Uniti non hanno parola in capitolo.
Nel frattempo si può aspettare la fine di maggio durante la quale, quasi in coincidenza con le elezioni europee in cui si assisterà al cambiamento radicale nell'Unione Europea o al suo diretto crollo, verrà posta dal Presidente russo la firma per la fondazione dell'Unione Eurasiatica.

A fine aprile a Minsk si è svolto un incontro dei vertici del Consiglio Supremo dell' Unione Eurasiatica.
Vi hanno partecipato il Presidente della Russia Vladimir Putin, il Presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko e il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev.
A seguito dell'incontro, Putin ha dichiarato che la conclusione del trattato sull' Unione Economica Eurasiatica è un grande passo verso una maggiore cooperazione fra la Russia, il Kazakistan e la Bielorussia.
Putin sostiene che "Il mercato di 170 milioni di persone può acquistare un' attrattiva supplementare e diventare più ricco di contenuti" , ed ha aggiunto: "Questo ci permetterà di migliorare la competitività delle nostre economie, di attrarre investitori nazionali ed esteri".
I presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan Vladimir Putin, Aleksandr Lukashenko e Nursultan Nazarbaev hanno in programma di firmare la creazione dell’Unione economica eurasiatica (UEE) alla fine di maggio.
Dopo la ratifica da parte dei parlamenti nazionali il 1 gennaio 2015, il trattato istitutivo sarà effettivo. Armenia e poi Kirghizistan potranno presto seguire questi tre leader.

Gli oppositori sono rigorosamente in disaccordo sulla condivisione della sovranità, specialmente politica, degli Stati membri dell’Unione.
Qualsiasi integrazione richiede la creazione di strutture sovranazionali, a nome della quale gli Stati aderenti cederanno una porzione di questa sovranità.
Ciò spiega gli scarsi risultati dei precedenti tentativi d’integrazione, a partire dalla Comunità degli Stati Indipendenti.
Alcune persone in Kazakistan, in particolare, vedono l’integrazione con la Russia come una minaccia contro la sovranità del governo trasformando il Kazakistan in una colonia del neo-impero della Russia.
Ad esempio, l’attivista kazako Serikzhan Mambetalin osserva che l’integrazione nel quadro dell’Unione Dogana e dell’Unione Eurasiatica significherebbe la fine della politica multivettoriale di Astana e un cambio geopolitico verso Mosca: “Non possiamo integrarci con la Russia fino al punto di rinunciare all’opportunità di sviluppare in maniera indipendente, senza guardare la Russia, le nostre relazioni con Cina, Unione europea, Stati Uniti e altre potenze regionali”.
Il vicedirettore generale del Centro per la ricerca e l’analisi di informazioni dello spazio post-sovietico della MSU, Julija Jakusheva, non è d’accordo con tale posizione.
Ha in particolare osservato che “preoccupazioni come queste sono conseguenza di dichiarazioni scarsamente ponderate di certi politici ed esperti russi, che sostengono l’estensione della futura unione alla componente politica.” “In Russia quasi nessuno si accorge di tali dichiarazioni, ma in Kazakistan sono prese in un modo assai insano. Nel complesso, persone in Kazakistan in larga misura hanno sentimenti antieuroasiatici assai soggettivi ed emotivi. Da questo punto di vista, i risultati del forum anti-eurasiatico Almaty sono estremamente eloquenti: il movimento contro la partecipazione del Kazakistan nell’UEE è piccolo, disorganizzato e non consolidato“, dice Jakusheva.
Secondo l’opinione degli esperti, la prima cosa che cattura l’attenzione è la mancanza di argomentazioni chiare. L’Unione Doganale (UD) e l’Unione dello Spazio Economico (USE) sono divenuti letteralmente i capri espiatori dei problemi economici del Paese.
In una certa misura il problema ancora irrisolto di una gestione competente dell’aspetto informativo del programma d’integrazione, spiega tali tendenze, cioè la realizzazione di un lavoro informativo diffuso tra i tanti gruppi sociali, imprese e circoli politici dei Paesi eurasiatici.
Tuttavia, i recenti sondaggi in Kazakistan mostrano che circa l’85% delle persone è per l’adesione all’UEE.
“Penso che questo dato rifletta l’elevato livello di fiducia nella direzione che la leadership del Kazakistan prende, così come la fiducia nell’efficacia della partnership russo-kazaka.
Date le circostanze, la Russia ha fatto una scelta fondamentale, s’è rifiutata d’introdurre la componente politica nel progetto“, ha detto Jakusheva in un’intervista con l’autrice.
Secondo lei, la storia del mondo offre molti esempi di erosione degli obiettivi di un’organizzazione rallentandone seriamente crescita e sviluppo.
“A questo punto non ha senso forzare la creazione dell’aspetto politico dell’Unione. In primo luogo dobbiamo costruire un’organizzazione economica efficace. Si noti che una delle parole nel titolo dell’unione è “economica”. Inoltre, nell’UEE tutte le parti avranno pari rappresentanza e diritti di voto, escludendo la possibilità che Mosca domini gli altri membri dell’alleanza“, ha sottolineato Jakusheva.
La nuova Unione, che occupa il territorio al centro del Vecchio Mondo, in futuro diventerà il principale collegamento tra il sud-est industriale del continente eurasiatico e la penisola occidentale dell’Eurasia, l’Europa.
I tiranti d’acciaio dell’Eurasia, sotto forma delle due linee ferroviarie che dalla Cina attraversano i territori della Russia e della Turchia verso l’Europa, saranno completati da una serie di oleodotti tra Russia, Cina e Corea del Sud e di gasdotti tra i Paesi dell’Asia centrale e Cina, Pakistan e India, e tra Iran, Afghanistan e Pakistan.
Tutti questi progetti richiederanno investimenti di miliardi di dollari e, naturalmente, una situazione politica stabile.
È per questo che gli Stati maggiori dell’Eurasia sono fondamentalmente contrari ai tentativi delle potenze extracontinentali di vedere il continente come una sorta di ‘Grande Scacchiera’.
Una testimonianza del fatto che il progetto di Unione economica eurasiatica diventa attraente per molti Paesi eurasiatici è la dichiarazione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, in cui ha suggerito di attuare l’idea della Grande Via della Seta in modo nuovo, unendo strade e ferrovie di Corea del Sud, Corea del Nord e Cina, continuandole in Russia e negli Stati dell’Asia centrale per infine, raggiungere l’Europa.
“La creazione della una nuova Eurasia non è semplicemente un sogno. Si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto.
Una nuova Eurasia fornirà un nuovo afflusso di investimenti e posti di lavoro.
E’ essenziale trasformare ancora una volta l’Eurasia in un continente veramente unito, aprendo così una nuova era”, ha dichiarato Park Geun-Hye.
Agli occhi della presidentessa della Repubblica di Corea, una rete di trasporto unita deve essere creata nel continente, una “ Via della seta express” che collegherà Corea del Sud e del Nord, Cina, Russia e Asia centrale.
E’ anche possibile, secondo il parere della presidentessa della Corea del Sud, poi unire le reti energetiche di questi Paesi. E soprattutto vale la pena notare che oggi, a Seul e in altre capitali eurasiatiche, l’Eurasia è vista come il continente del mondo.
Certo, in ambito internazionale, l’Unione Eurasiatica non è un tentativo di ripristinare questioni del passato, ma una unione politica di uguali e liberi paesi, i cui valori principali sono non solo il commercio, ma anche la conservazione dei fondamenti del diritto internazionale, il rispetto per le tradizioni, la sovranità nazionale e dei diritti umani nel loro vero senso.
Le questioni in Ucraina di recente sono accelerate proprio in vista delle prossime elezioni europee, in cui come abbiamo osservato non annunciano nulla di positivo per chi ancora difende l'attuale Unione Europea, gli attuali europeisti che ancora difendono questo sistema politico che sta soffocando il continente europeo, non sono consapevoli dei gravi danni che la moneta unica ha fatto ai vari paesi che ne fanno parte.
Dopo il crollo dell'Unione Europea potremmo finalmente ricominciare a vivere e sottrarci dai sussulti e le influenze di una nazione morente.
Il futuro viene dai BRICS e da Oriente.







Fonti:
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/02/fiamme-sui-cieli-territoriali.html?m=0
http://www.imolaoggi.it/2014/05/08/avanti-un-altro-dopo-lucraina-dove-andra-la-democratizzazione/
http://www.eurasia-rivista.org/le-rivolte-arabe-la-crisi-ed-il-futuro-del-mondo-intervista-a-igor-panarin/10712/
http://mondo.panorama.it/world-news/Libia-i-Paesi-Brics-condannano-i-bombardamenti-della-Nato
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/03/una-guerra-fredda-voluta-e-persa.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese
http://federazionenordica.blogspot.it/2014/05/i-brics-si-affermano-sulleconomia.html
http://www.internazionale.it/news/ucraina/2014/05/10/francia-e-germania-illegale-referendum-separatisti-dellest/
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Referendum-sull-indipendenza-nel-sud-est-dell-ucraina-2b41be55-6cb0-4701-93cd-d07f9f3e7a4a.html
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/putin-sicuro-lunione-eurasiatica-sempre.html
http://aurorasito.wordpress.com/2014/04/29/luee-fara-della-russia-una-superpotenza/

sabato 10 maggio 2014

COME MUORE UNA NAZIONE


Iniziamo questo resoconto chiarendo innanzitutto alcune cose.
Si può definire il presidente russo, Vladimir Putin, un dittatore?
Il presidente russo è stato ripetutamente contestato dal punto di vista delle sue leggi che si oppongono alla propaganda omosessuale, dell'omicidio di diversi alcuni suoi dissidenti e allo stesso modo più di recente di aver violato i trattati internazionali con l'annessione della Crimea alla Federazione Russa e di fomentare rivolte da parte dei cittadini russi in questo periodo di cui le regioni orientali dell'Ucraina sono a grande maggioranza.
Dal punto di vista della propaganda omosessuale, le leggi varate in Russia sono assai semplici, non vengono discriminate le minoranze ma nemmeno esaltate come lo stanno facendo in Occidente favorendo negli Stati Uniti e in diversi Stati membri dell'Unione Europea i matrimoni e adozioni tra coppie dello stesso sesso: Uomo-Uomo; Donna-Donna.
Nel giugno 2013 il presidente Vladimir Putin ha promulgato la legge che proibisce e punisce con multe la propaganda omosessuale in presenza di minori.
La legge prevede sanzioni amministrative che vanno da 4mila a un milione di rubli (ovvero dai 100 ai 25mila euro) a seconda se i responsabili siano semplici cittadini, funzionari pubblici o organizzazioni.
Questo ha portato Ban Ki Moon dell'ONU e una vasta porzione dell'Occidente ad attaccarlo duramente definendo la Russia "omofoba".
L'omofobia è la paura e l'avversione irrazionale nei confronti dell'omosessualità e di persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (LGBT).
L'Unione Europea la considera analoga al razzismo, alla xenofobia, all'antisemitismo e al sessismo.
Con il termine "omofobia" quindi si indica generalmente un insieme di sentimenti, pensieri e comportamenti avversi all'omosessualità o alle persone omosessuali.
In realtà il governo russo non ha mai mostrato alcunchè di omofobo, ha semplicemente contribuito a difendere i valori naturali della famiglia, senza esaltare troppo tale propaganda, come invece hano fatto l'Unione Europea.
In realtà lo stesso presidente russo ha al contrario incoraggiato le famiglie della nazione a fare più figli, in modo da favorire un aumento demografico della nazione, al contrario invece l'Unione Europea intende fare tutto ciò togliendo il reato di clandestinità a favorendo l'entrata di un'enorme ondata di profughi in un paese già di per se in crisi e arrivando addirittura a sfruttare la Marina Italiana per tale scopo.
Inutile soffermarsi su come tutto questo denaro buttato a mare sarebbe stato più utile per i senzatetto o per aiutare le famiglie italiane in difficoltà.
In secondo luogo dobbiamo chiederci se è reale la tesi che la Federazione Russa stia fomentando la rivolte nell'est dell'Ucraina, oppure se non si tratta semplicemente della volontà popolare dei cittadini russofoni che stanno chiedendo un referendum per l'annessione alla Federazione Russa, in quanto non riconoscono l'attuale nuovo governo tecnico di Kiev, specialmente dopo che egli ha inviato l'esercito lasciandosi sfuggire decine di morti, in diverse regioni in cui ci sono migliaia di manifestanti mobilitati che chiedono che le regioni dell'est, a maggioranza composte da cittadini di origine e lingua russa, di essere ammessi legalmente e democraticamente per volontà popolare, alla Russia come avvenuto alla Crimea.
I processi che sono in atto in Ucraina devono essere un monito per i vicini della Russia, dice il politologo ucraino Yuri Gorodnenko.
Quello che sta accadendo in Ucraina è una sfida diretta a Kazakhstan, Azerbaigian, Georgia, Armenia, Moldavia, Uzbekistan, Tagikistan, Kirghizstan e Turkmenistan.
In tutti questi paesi, anche se in varia misura, esistono le premesse che potrebbero portare a una rivolta tipo quella dell’Euromaidan.
E non occorre dubitare che l’Ucraina non sia l’ultimo bersaglio di Washington e dei suoi alleati.

Per comprendere la situazione Ucraina, dobbiamo tuttavia fare un salto indietro di qualche anno, quando la Libia fu rivoltata dai bombardamenti come un calzino e il Presidente Muhammar Ghedaffi fu assassinato.

Igor Panarin è un politologo russo, membro dell’Accademia delle Scienze Militari, del Consiglio Scientifico e Metodologico e del Comitato Federale per gli Affari della CSI; decano della Facoltà di Relazioni Internazionali e docente di Relazioni pubbliche e comunicazione di massa presso l’Accademia Diplomatica del Ministero degli Affari Esteri.
La sua analisi è stata piuttosto dettagliata in merito a quanto è avvenuto in quel periodo.
Ricordiamo innanzitutto che l'anno 2011 fu un'anno in cui i paesi più sviluppati del mondo arabo entrarono in un'escalation di rivolte sfociate nella violenza contro i loro stessi governi, nonostante il tenore di vita di quei paesi fosse assai prospero, un fatto che quindi lascia perplessi.
La situazione ha cominciato a degenerare a partire dalla Tunisia, Paese arabo relativamente prospero, dove c’è una percentuale abbastanza alta di persone che conoscono la lingua francese, si studia nelle università e nei collegi francesi, e, in generale, questo Paese era abbastanza “democratico” rispetto alla media dei Paesi africani.
E la prima fiammata di tensione è avvenuta esattamente per merito di Julian Assange.
Assange, di cui secondo Igor, è un dipendente della British Intelligence MI-6, ma fondamentalmente di un tipo nuovo – un collaboratore “illegale”, una cosa del genere era già stata realizzata prima, con la creazione del cosiddetto «Partito Pirata» in Svezia, raccogliendone un gruppo.
Il colpo è stato fatto con l’aiuto di Internet, utilizzando il sito Wikileaks, che sostanzialmente ha provocato diversi omicidi mirati. Innanzitutto, sono state date alcune informazioni vere sui crimini dei militari Usa in Iraq e in Afghanistan.
In primo luogo, questi crimini sono stati ritoccati, come risulta dai documenti questi crimini in realtà sono 10, 20 volte peggiori, invece là si parlava solo di alcuni casi particolari.
L’opinione pubblica mondiale ha percepito queste “rivelazioni” di Wikileaks come una fonte di nuove informazioni, dato che è apparsa una fonte affidabile.
Hanno formulato questo obiettivo soprattutto dal 2006, quando all’interno della finanza anglo-americana è nata l’idea di prendere il controllo del Vicino Oriente.
In quello stesso periodo avvenne un fatto molto importante – il dichiarato taglio del personale della stazione radiotelevisiva della BBC.
Queste persone, che sono inglesi che conoscono la lingua araba, non sono andati da nessuna parte perché tutta la redazione araba della BBC praticamente al completo si è spostata su Al-Jazeera.
Vorrei sottolineare che questa è in pratica la BBC, la sua redazione araba.
Ovvero Al-Jazeera per un certo periodo di tempo avrebbe mostrato di agire in modo indipendente, creando nel mondo arabo un clima di fiducia, ed ecco, come sono stati creati due meccanismi di informazione che hanno iniziato a sconvolgere la situazione nel Vicino Oriente.
In linea di principio, la destabilizzazione del Vicino Oriente è iniziata.
E i principali obiettivi globali dell’azione dei due strumenti mediatici predetti sono stati, naturalmente, la Libia e la Siria.

Perché la Libia? La Libia non forniva, paradossalmente, alcun pretesto per l’aggressione, perché era il Paese più prospero dell’Oriente arabo.
Lo stipendio di un’infermiera era superiore a quello degli Stati Uniti, per non parlare degli altri paesi arabi, più di tremila dollari.
Lo standard di vita in Libia era il più alto in Africa.

Il momento chiave è stato prima di tutto quando la Libia ha cominciato a mostrare realmente elevati tassi di crescita economica; secondo: il più alto livello di qualità della vita tra i Paesi africani; terzo: avvicinandosi al Sud Africa.
Insieme al Sud Africa, membro del BRICS, formando un nuovo centro di potere economico.
Si stavano realizzando piani per costruire una ferrovia attraverso tutta l’Africa, tra il Sudafrica e la Libia.
Questo è un progetto immenso.
E le RZD (Ferrovie Russe) potevano ottenere profitti per decine di miliardi di dollari. Ma non solo la Russia trarrebbe beneficio da questo progetto, ma gioverebbe all’intero continente africano in generale, perché la ferrovia sarebbe stata prevista passare in tutte le principali zone di conflitto (così chiamiamo anche il Congo e l’Angola, il Mozambico e altre aree), – questo significa comunicazione, questo è costruzione, questo è il progresso.
Naturalmente, si poteva posizionare l’Africa su un piano fondamentalmente diverso di sviluppo socio-economico.
Ma perché tali piani non piacevano?
Perché, in effetti, la Cina ha cominciato ad essere attiva in Libia, sono stati firmati accordi e la ragione principale della guerra con la Libia è che si tratta a tutti gli effetti di una guerra contro i BRICS. Perché il Sudafrica, alla fine dell'anno precedente aveva presentato la richiesta di ammissione nei BRICS aprendo così la strada al potenziale ingresso della Libia come la più sviluppata nazione della parte araba, se la costruzione della ferrovia transafricana iniziasse in realtà cambierebbe radicalmente la situazione finanziaria ed economica del mondo.
Naturalmente, ci si chiede: perché anche l’Italia, un Paese che è interessato a sostenere la Libia in questi progetti, ha partecipato all’aggressione?
Probabilmente tutto ciò è a causa della debolezza della politica estera italiana, come nel caso dei problemi sull’isola di Lampedusa.
In realtà, è stato un duro colpo per l’Europa, per l’euro in definitiva.
Infatti vediamo che subito dopo l’inizio di questi eventi atti a destabilizzare il Vicino Oriente, è iniziato il caos in Grecia, Portogallo e altri Paesi europei.
E anche in Italia la situazione cominciò a essere difficile.
Perché? 
È molto semplice, in cambio della "democrazia" nel Vicino Oriente, in Europa si sono riversati centinaia di migliaia di poveri.
A loro si deve fornire cibo, medicine, questo richiede denaro, che gli europei non hanno a sufficienza nemmeno per se stessi.
Pertanto, in questo caso, a mio avviso, la causa principale (della guerra in Libia e della crisi degli Stati europei, n.d.t.) è la lotta contro la speculazione finanziaria, non solo dell’Africa ma anche dell’Europa.
Soprattutto la Libia – era uno dei pochi Paesi che riforniva l’Europa stabilmente di petrolio e gas. Quindi, come risultato del caos sopravvenuto, della guerra civile che hanno scatenato, sull’Europa sicuramente ricadde tutto il costo di questa aggressione militare.

In generale, questa situazione assomiglia a quella dei bombardamenti sulla Serbia.
Cosa è successo quando sono iniziati i bombardamenti contro la Jugoslavia?
Un esempio, ovvero che il cambio tra l’euro e il dollaro prima dei bombardamenti era di 1,18 a uno e 1,16 a uno.
Quindi, una volta iniziati i bombardamenti, l’euro è subito crollato drasticamente (il 1° gennaio 1999 nasce l’euro e vale 1,16675 dollari, poco prima dei bombardamenti in Serbia sale fino a 1,18 per poi crollare al punto di raggiungere la parità con il dollaro alla fine dell’anno, n.d.t.).
L'Europa è in realtà uscita sconfitta da questa guerra e la sua moneta nazionale pure.
E la stessa cosa la vediamo nella situazione con la Libia, che in realtà è molto simile.
Il principale obiettivo è di salvare in qualche modo il dollaro da questi colpi, e farlo utilizzando, ovviamente, le armi dell’informazione.
Queste nuovi armi informative a scopo di destabilizzazione sono, naturalmente, «Wikileaks» e Al-Jazeera.
In Libia, abbiamo visto semplicemente una criminale campagna di disinformazione, che coinvolge anche persone ignare e in Siria si è visto che un unico blogger, che raccontava di uccisioni di persone da parte del governo, il quale era in realtà un cittadino statunitense.
Effettivamente, tornando al bombardamento della Libia, i paesi dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa) hanno duramente condannato tali decisioni.
Dalla Cina meridionale dove si erano riuniti per un summit, i cinque Paesi emergenti hanno condannato i bombardamenti in Libia e criticato le decisioni della coalizione occidentale.
Un'ulteriore esempio di come i paesi alleati con la Federazione Russa o potenziali futuri membri del BRICS siano stati soggetti a rivolte, cambi di regimi di governo da un giorno all'altro oppure casi di cancro lascia perplesso chiunque circa la possibile responsabilità della mano Occidentale.
Numerose altre evidenze dal punto di vista strategico di come sembri che gli Stati Uniti stiano cercando di espandere la propria influenza o almeno neutralizzare possibili soggetti non graditi li abbiamo assistiti nelle escalation della primavera araba: in Libia, la morte di Mu'ammar Gheddafi (La Libia è ricca di petrolio); in Egitto, la fine del presidente Hosni Mubarak (L'Egitto è ricco di petrolio), sostituito nuovamente in seguito da Mohamed Morsi, eletto democraticamente il quale una volta ha affermato di avere interesse per l'Egitto a far parte del Brasile-Russia-India-Cina-Sudafrica (BRICS) combinare e trasformare il raggruppamento in E-BRICS. "Spero che BRICS un giorno diventerà E-BRICS dove E sta per l'Egitto."(vedi qui) pochi mesi dopo stranamente altre proteste sono esplose e curiosamente anche egli è stato spodestato; Siria, la quale dopo una prolungata escalation di violenze, Barack Obama aveva optato per l'intervento militare, evitato grazie all'intervento del presidente russo, Vladimir Putin, facendo da intermediario nella consegna delle armi chimiche, successivamente consegnate; il Venezuela, in cui la morte del presidente Hugo Chávez nel 2013, è avvenuta curiosamente in coincidenza con l'arrivo di tre diplomatici americani successivamente espulsi, il nuovo presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, ha infatti dichiarato "Ho ordinato al ministero degli Esteri di procedere a dichiarare quei tre funzionari consolari come ''persone non grate'' e di espellerli dal Paese. Lasciate che cospirino a Washington!'',(qui)(qui) secondo Maduro i diplomatici statunitensi si erano incontrati con gli studenti coinvolti nelle proteste con la scusa di offrire loro ''dei visti per gli Stati Uniti''" allo stesso modo è vero che Chavez era malato di cancro, ma allo stesso modo indurre un' "infarto", come ha rivelato in seguito l'autopsia (qui) è sufficiente inalare una bolla d'aria nella vena di un paziente con una siringa (ricordiamo inoltre che il Venezuela ha anche degli ottimi rapporti economico-militari con la Russia).
Allo stesso modo il Sud America e i suoi vari leader sembrano andare incontro a bizzarre maledizioni da parte del cancro.
"Per molti capi di stato latinoamericani, il cancro è ormai un incubo. Sono tanti infatti gli attuali presidenti o ex che sono in lotta, o hanno superato un tumore. L’ultima è Cristina Fernandez de Kirchner (58 anni): alla presidente dell’Argentina è stato diagnosticato un cancro alla tiroide ed è stato programmato un intervento chirurgico il 4 gennaio prossimo. Il portavoce della Casa Rosada, ha precisato che la presidente argentina ha un cancro alla tiroide “senza metastasi”.
Anche il presidente venezuelano Hugo Chavez (57 anni) è in lotta ormai da molti mesi contro un tumore particolarmente aggressivo, scoperto dai medici di Cuba mentre si trovava per degli esami medici nell’isola. Chavez si è sottoposto a diversi cicli di chemioterapia, sia all’Avana sia nella capitale venezuelana. Quasi ogni giorno non manca di far sapere che intende vincere le elezioni in programma in Venezuela l’anno prossimo. Nelle scorse ore l’ha sparata grossa chiedendosi se “gli Usa non fossero capaci di indurre il male” senza che i diretti interessati se ne potessero accorgere.
o scorso 29 ottobre, tre giorni dopo aver compiuto 66 anni, l’ex presidente brasiliano Luiz Lula da Silva ha reso noto di avere un cancro alla laringe scoperto durante una serie di controlli presso l’ospedale Sirio Libanes di San Paolo. Lo scorso 13 dicembre i medici hanno reso noto che le cure hanno avuto successo e che il cancro contro il quale sta lottando Lula è regredito del 75%.
Anche l’attuale presidente brasiliana Dilma Rousseff (63) e il paraguayano Fernando Lugo (60) hanno sofferto di recente di tumori linfatici. La Rousseff ha asportato un linfonodo sotto l’ascella nel 2009; lo spavento era stato grande per la candidata favorita alla successione di Lula, ma dopo un trattamento di chemioterapia che l’ha lasciata quasi calva, la Rousseff si è ripresa rapidamente. I medici l’hanno data come definitivamente curata al pari, qualche mese fa, di Lugo, che aveva fatto la spola tra Asuncion e il Sirio Libanes dopo la diagnosi di un cancro linfatico nell’agosto del 2010.
A Cuba, l’allora presidente Fidel Castro, 85 anni, ha avuto nel luglio del 2005 un’emorragia, probabilmente per un tumore intestinale, che, dopo un intervento chirurgico, lo ha lentamente estromesso dai vertici del potere, dove è stato sostituito dal fratello, Raul."
Spostiamoci ora sulla guerra in Libia e su quella in Siria.
Per inciso, in questa situazione, vediamo che il ruolo chiave è stato giocato da nazioni europee come l’Italia e la Francia, che sono stati usati come attori, mentre dietro le quinte si è posizionato il Regno Unito.
Al contrario gli Stati Uniti fanno in modo di mostrare di non essere coinvolti in questa guerra.
Si tratta di un fenomeno nuovo rispetto al passato.
Negli Stati Uniti ci sono due gruppi di forze in lotta fra loro.
Se si effettua una panoramica generale geopolitica questa è naturalmente anche una guerra contro la Russia e la Cina, perché la Russia aveva molto da perdere in Libia e nel tentativo di destabilizzazione in Siria – questo è chiaramente un gioco anti-russo. La Russia perde la sua posizione geopolitica, l’unico sbocco sul Mar Mediterraneo, dove in precedenza erano basate le navi della Flotta del Mar Nero dell’Unione Sovietica.
In realtà, la Siria è un partner strategico della Federazione Russa.
A cosa è connesso questo?
Al fatto che nel Vicino Oriente, la Siria ha mostrato un modello di prosperità economica e pacifica convivenza per tutto il Mediterraneo.

La Siria ha dimostrato che, all’interno, i suoi tre gruppi più influenti: i musulmani sunniti, gli alauiti, vicini agli sciiti, ed i cristiani, sono stati in grado di raggiungere un consenso.
Non ci sono mai stati conflitti religiosi.
Questa era una situazione unica.
E questo non piaceva alle forze della destabilizzazione.
E in questo senso la perdita della Siria oltre alla Libia e’ un colpo di potenza maggiore per l’Europa.
C’è una domanda – perché la Russia non ha messo il veto sulla Libia?
Ci sono stati due fattori che hanno portato la Russia ad agire così.
La Russia da sola non poteva fermare l’azione della NATO.
Era necessario sviluppare dei meccanismi all’interno dei paesi BRIC e dello SCO.
Ma a quel tempo la situazione si era sviluppata così rapidamente che i legittimi meccanismi legali, la consultazione veloce e la ricerca di soluzioni pratiche, non potevano essere utilizzati, poiché la situazione si era evoluta troppo rapidamente.
Riconosciuta criticamente l’esperienza della Libia, un gruppo di analisti, ha preso una posizione netta richiedendo categoricamente, al momento di decidere, di non permettere simili sviluppi.
La situazione con la Siria assomiglia alla situazione dell’agosto 2008 (la guerra con la Georgia, n.d.t.), quando assolutamente la Federazione Russa non poteva cedere.
Il caos in Siria avrebbe potuto portare alla trasmissione di onde di instabilità nel Caucaso.
E in tal caso il tentativo di destabilizzazione della Siria sarebbe stato in realtà una tattica degli Stati Uniti di destabilizzare l'ormai prossimo progetto di Unione Eurasiatica.

Gli Stati Uniti stanno attraversando una fase di crisi profonda sia sul piano economico che politico-militare dopo la scoppio della bolla finanziaria nel 2008, eppure continuano ad avere l’iniziativa diplomatica e militare mostrando un’aggressività anche maggiore rispetto alla precedente presidenza di Bush.
Con la presidenza Obama infatti, abbiamo visto un cambiamento di strategia che riguarda più la facciata (guerre per esportare la democrazia e i diritti umani al posto della crociata contro il terrorismo) che la sostanza che continua ad essere in ogni caso espansionista.
Da questo punto di vista l'Occidente, Stati Uniti ed Unione Europea si sono indeboliti molto sia nel settore economico, sia nel settore energetico e anche dell'esercito sebbene i primi possiedano ancora considerevoli capacità dal punto di vista degli armamenti.
La ragione di tutto ciò sta nelle politiche di austerità (esempio: eccessive tasse ) e lotta alle principali fonti energetiche (carbone, petrolio e nucleare) che essi hanno intrapreso sottomettendo quindi lo sviluppo di numerosi settori del lavoro e dello sviluppo con un mostruoso aumento della disoccupazione.
D'altro canto tuttavia, gli Stati Uniti e l'Unione Europea si sentono minacciati dal punto di vista di influenza sia economica che territoriale sulla scena mondiale sia dai BRICS sia dalla nascita dell'Unione Economica Eurasiatica, che entrerà ufficialmente in vigore a inizio 2015 di conseguenza tentano di indebolirla in quanto rappresenterebbe un polo di sviluppo economico assai considerevole, una nuova superpotenza in grado di contrapporsi agli Stati Uniti.
Di conseguenza sentendosi minacciati sia dal BRICS che dall'Unione Eurasiatica la loro influenza a livello mondiale comincia a venire meno, portandoli quindi a reagire per arginarne lo sviluppo.
Si dice che un'animale ferito sia molto più aggressivo in quanto sente minacciata la propria sopravvivenza, dal punto di vista economico l'Unione Europea e gli Stati Uniti in questo periodo stanno tentando di arginare la Federazione Russa, in quanto la nascita dell'Unione Eurasiatica porterebbe nell'arco di pochi anni alla nascita di una sorta di nazione-continente che si contrappone chiaramente all'attuale Unione Europea, sul cui territorio sono disseminate numerose basi NATO E USA.
In base a documenti ufficiali declassificati la stessa Unione Europea si sarebbe sviluppata grazie alla mano degli Stati Uniti, da parte di membri della CIA. (vedi qui)
In questo caso hanno assicurato un territorio alleato dove porre le proprie basi americane, e mano a mano che l'Unione Europea si espande andando a comprendere nuovi Stati, si pone così ad una maggiore presenza di basi NATO e americane sul territorio, andando a contrapporsi alla Federazione Russa.
Adesso però l'Unione Europea si sta già sgretolando dal suo interno, le contorte politiche con la quale abbiamo avuto a che fare per anni, non hanno portato a nessun beneficio, se non da parte della Germania, portando le economie dei paesi che si sono assemblati all'Unione Europea verso il basso traducendosi in un drammatico aumento della povertà, suicidi, disoccupazione che hanno colpito milioni di persone in tutto il continente.
Oltre al danno alla beffa, l'Italia specialmente, sottoposta all'influenza delle politiche UE e da parte di un sistema politico debole quanto molto incompetente è stata vittima dell'abolizione del reato di clandestinità, una cosa unica quanto nessun'altro paese al mondo ha mai fatto, portando ad una vera e propria massiccia immigrazione, il cui numero di immigrati nel giro di pochi anni presenti sul territorio italiano sarà di qualche milione.
Tuttavia la svolta sembra in arrivo, i sondaggi dai paesi in tutta l'Unione Europea hanno dimostrato che non solo la popolazione totale dell'UE è contraria all'attuale modello di Unione Europea, ma addirittura la maggioranza della popolazione di quasi tutti gli Stati membri, fatta eccezione di tre, vuole uscire dall'euro oppure direttamente dall'Unione Europea.
In entrambi i casi se l'attuale modello di Unione Europea non cambia c'è solo da guadagnarci, lo concordano anche gli economisti che l'uscita dall'euro porterebbe e il ritorno alla sovranità nazionale porterebbe a dei vantaggi e non la catastrofe che ci descrivono. (vedi qui e qui)
L'aggressione all'Ucraina in realtà è un'aggressione da parte dell'Unione Europea e degli Stati Uniti alla futura Unione Eurasiatica, cercando di smembrarne gli stati che andranno a comprenderla pezzo dopo pezzo e allo stesso modo un'altro dei futuri scopi che l'Occidente ha in elaborazione, saranno i tentativi di sovvertire rivolte ed episodi simili a quelli che abbiamo osservato in Siria, Libia ed Egitto con lo scopo di indebolire i BRICS.
Perché i BRICS sono ora tanto pericolosi per l'Occidente?

Mentre diversi media occidentali come il New York Times continuano a ripetersi che i BRICS sono deboli, è evidente che il gruppo delle cinque nazioni è il motore che ha salvato l’economia globale stagnante.
La società di consulenza internazionale Grant Thornton dice che i BRICS non sono più emergenti, ma rientrano in una classe diversa appena sotto quella dei Paesi sviluppati.
Jim O’Neill, che ha coniato il termine BRIC, dice che è “idiota e offensivo” definirle economie emergenti. Sostiene che queste economie sono e dovrebbero essere definite “mercati dall’andamento sempre più positivo in ogni aspetto dell’economia mondiale” e “mercati in crescita“.
Uno studio della PriceWaterhouseCoopers (PwC) intitolato ‘Il mondo nel 2050′, dice che la forza collettiva delle economie BRIC è sempre più importante nell’economia globale.
“Mentre le economie mature in tutto il mondo sono alle prese con deficit di bilancio enormi, crescita anemica e aumento della disoccupazione, i BRIC si espandono rapidamente, facendo uscire i popoli dalla povertà e guidando l’economia globale. 
Il modo in cui i capi della travagliata eurozona hanno recentemente supplicato questi mercati per avere fondi con cui alleviare la crisi del loro debito sovrano, sono un altro passo finale nella transizione del potere economico da ‘ovest’ ad ‘est’.”
Come il mondo cambierà
PwC dice che la Cina è proiettata nel superare gli Stati Uniti quale prima economia per potere d’acquisto (PPA) nel 2017 ed in termini di tassi di cambio del mercato entro il 2027.
L’India diventerà il terzo ‘gigante economico globale’ entro il 2050, molto avanti al Brasile, che tuttavia arriverà al quarto posto davanti al Giappone.
La Russia potrebbe sorpassare la Germania diventando la prima economia europea entro il 2020, in termini di PPP, e intorno al 2035 per tassi di cambio del mercato.
In aree come biotecnologie e nanotecnologie, Cina e India avranno un ruolo crescente nel loro sviluppo, nei prossimi decenni.
Ciò ne alimenterà ulteriormente la progressione sulle più lente economie avanzate.
Attualmente, i Paesi BRICS rappresentano più di un quarto delle terre emerse del mondo, oltre il 40 per cento della popolazione mondiale e circa il 35 per cento delle riserve valutarie mondiali.
Le economie dei BRICS collettivamente valgono circa 12000 miliardi di dollari, e supereranno le dimensioni dell’economia statunitense, pari a 15000 miliardi dollari, entro il 2015. Nelle stime dell’ex economista di Goldman Sachs Jim O’Neill, entro il 2020 il PIL combinato dei BRIC sarà di circa 25000 miliardi di dollari.
Ciò che rende la storia dei BRICS così interessante e attraente per i Paesi dal Sud America all’Africa è la natura arcobaleno di tale coalizione. Ogni Paese è completamente diverso dagli altri, non solo in termini di razza e colore ma anche di sistemi economici e di religione.
L’obiettivo del gruppo è piuttosto globale che regionale o locale, e questo principalmente grazie al DNA del triangolo Russia-India-Cina organizzato da Mosca negli anni ’90.
Con le democrazie occidentali sempre più inefficienti, il successo economico dei Paesi BRICS infine potrebbe instaurare un mondo multipolare dove i piccoli Paesi avranno la libertà e l’opportunità di tendere alla prosperità, e ciò potrebbe rendere il mondo un posto più equo, diventando di conseguenza un'alternativa di gran lunga migliore di quella di USA e UE.
Non sorprende che gli USA si sentano minacciati, in quanto il dollaro è in drastico declino mentre l'economia orientale e dei BRICS è in piena espansione mentre quella Occidentale sta drasticamente fallendo, coinvolta nella recessione dell'Unione Europea e Stati Uniti, in cui questi ultimi il valore del dollaro è in drastico declino.

Il renminbi (o yuan) è la valuta avente corso legale nella Repubblica Popolare Cinese. Il renminbi è emesso dalla Banca Popolare Cinese, l'autorità monetaria della Repubblica Popolare Cinese.
L'abbreviazione comunemente usata e non conforme allo standard è "RMB".
L'unità base del Renminbi è lo yuan. In base al sistema numerale cinese questo carattere ha due forme: una forma informale (元) e una formale (圆) usata per prevenire alterazioni ed errori contabili. Uno yuan è diviso in 10 jiao (角). Uno jiao è diviso in 10 fen (分). Il taglio più grande del renminbi è la banconota da 100 yuan. Il più piccolo taglio è la moneta o la banconota da 1 fen, (un centesimo di yuan).
Venti anni fa, i turisti che volevano cambiare rubli o rupie sarebbero stati ben accolti solo negli aeroporti internazionali dei Paesi che emettevano quelle valute.
Oggi, le rupie indiane possono essere cambiate nelle piccole banche in Australia e Nuova Zelanda.
L’accettazione della moneta è semplicemente un segno della fiducia nell’economia e nel commercio del Paese di emissione.
In un articolo intitolato ‘Il blocco del Renminbi è qui’, Arvind Subramanian e Martin Kessler del Peterson Institute for International Economics statunitense danno un quadro drammatico di come il RMB si rafforzi mentre il dollaro s’indebolisce.
In primo luogo, dicono che il RMB è già la moneta di riferimento dominante in India e Sud Africa.
In secondo luogo, dalla metà del 2010 il RMB ha fatto passi da giganti come valuta di riferimento rispetto a dollaro ed euro.
“Il RMB è ora la moneta di riferimento dominante in Asia orientale, eclissando il dollaro e l’euro… Le valute di Corea del Sud, Indonesia, Malesia, Filippine, Taiwan, Singapore e Thailandia ora sono collegate più al RMB che al dollaro. Il predominio del dollaro come moneta di riferimento in Asia orientale è ora limitato a Hong Kong (in virtù del peg), Vietnam e Mongolia“.
Forniscono questa agghiacciante valutazione: “Il dollaro e l’euro hanno ancora un ruolo che va ben al di là delle loro sfere d’influenza naturali che non il RMB, ma ciò sta cambiando a favore del RMB“.
Perché agghiacciante?
Il commercio India-Iran in rupia, Russia-Iran in rublo e l’accettazione mondiale del RMB erodono lentamente il prestigio del dollaro USA, che avrà conseguenze sulla prosperità statunitense. Come nazione notevolmente beneficiata, e sfruttata, dallo status di valuta di riserva del dollaro, la fine del Raj del dollaro significa un forte calo dei redditi statunitensi e della capacità del Paese di proiettare potere.
Come se non bastasse è fresca la notizia che presto ai Paesi del BRICS andrà ad aggiungersi un'altro Paese membro: Argentina.

Brasile, India e Sud Africa vogliono che l’Argentina aderisca ai BRICS.
L’ambasciatore indiano Amarenda Khatua ritiene che entrambi i Paesi abbiano un enorme potenziale di sviluppo delle reciproche relazioni.
L’ambasciatore ha anche rivelato che New Delhi lavora per organizzare una visita in Argentina del nuovo Primo Ministro dell’India, dopo il vertice BRICS a Fortaleza, in Brasile, in programma per il 15 luglio. Il Ministero degli Esteri della Cina ha confermato che il Presidente Xi Jinping si recherà in visita a Buenos Aires il 19 luglio.
L’India attualmente deve eleggere un nuovo parlamento e il primo ministro, fase iniziata il 7 aprile e che continuerà fino al 12 maggio per via della vastità del Paese e degli 815 milioni di elettori registrati.
Il 16 maggio, il nuovo primo ministro sarà noto.
“Con l’Argentina abbiamo un enorme potenziale per le nostre relazioni, ma entrambi i Paesi hanno molto da lavorare“, ha detto l’ambasciatore Khatua, confermando l’interesse di Brasile e Sud Africa all’adesione dell’Argentina al gruppo dei Paesi BRICS. Il commercio bilaterale nel 2013 è aumentato del 30% rispetto al 2012, a 1840 milioni di USD, con un saldo favorevole per l’Argentina per via dell’esportazione di olio di soia.
A quanto pare quando si sono ridotti gli acquisti di olio di soia e farina di soia dalla Cina, l’India è intervenuta. Questo Paese asiatico fornisce principalmente ricambi d’auto e prodotti chimici.
In tal caso l'acronimo BRICS diventerà BRICAS.
Dall'altra parte dell'Oceano Atlantico oggi, stiamo osservando come la crisi Ucraina sia in realtà stato un tentativo di sottrarre alla futura Unione Eurasiatica uno stato molto importante.
Quello che non si poteva prevedere però era che questo stato in realtà era già in origine suddiviso nelle regioni orientali e a maggioranza a favore della Russia, di conseguenza dopo il referendum democratico in Crimea, adesso anche altre regioni dell'est a maggioranza russe stanno per indire un referendum su richiesta di annettersi alla Federazione Russa, in quanto non hanno riconosciuto l'attuale governo tecnico di Kiev.
Per fare ciò si sono mobilitati a migliaia di manifestanti, per proteggere le proprie regioni da possibili incursioni da parte di Kiev, in quanto non volevano l'interferenza di esso nelle proprie decisioni.
Quello che invece c'è stato è il fatto l'attuale presidente tecnico dell'Ucraina ha mandato l'esercito e aperto il fuoco sui militanti a favore della Federazione Russa, definendoli dei "terroristi", anche se è molto difficile dare dei terroristi a decine di migliaia di persone che stanno manifestando la propria volontà popolare di entrare nella Federazione Russa, accusando Mosca insieme ai capi di stato occidentali di essere la responsabile a fomentare le rivolte.
Ovviamente il fatto ironico di tutta questa faccenda è quello che non solo in queste regioni non sono presenti membri dell'esercito russo, ma allo stesso modo le accuse rivolte alla Federazione Russa sono state infinite mentre i soli responsabili di tutte queste morti sono stati i membri dell'esercito ucraino nei confronti dei manifestanti filorussi, invece durante il referendum popolare di annessione della Crimea alla Federazione Russa e fino ad oggi, Mosca non ha ancora aperto il fuoco ne causato alcuna uccisione.
Questa la dice lunga su chi dovrebbe dare giudizi e giudicare illegali referendum decisi democraticamente dal popolo delle regioni dell'est dell'Ucraina.
Riuniti a Stralsund, in Germania, il cancelliere tedesco Angela Merkel, e il presidente francese, Francois Hollande, hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui definiscono “illegale” il referendum indetto dai separatisti delle regioni dell’Ucraina orientale.
Il Sudest dell’Ucraina si prepara al referendum sull’indipendenza.
Sono coinvolte 6 milioni e mezzo di persone nelle regioni di Donetsk e Lugarsk. (6 milioni di terroristi?)
Il voto sarà senza quorum - cioè sarà considerato valido qualunque sia il numero dei partecipanti.
I separatisti di Donetsk dicono di aver stampato 3 milioni di schede e mobilitato 20mila volontari e promettono che non ci saranno uomini armati alle urne, ma difficilmente le armi potranno stare lontane in questa regione contesa.
Stati Uniti, Unione Europea e governo ucraino condannano la consultazione, considerata illegale e illegittima.
“State flirtando con la catastrofe”, è il monito del presidente ad interim Turchinov, da Kiev.
Ma indietro non si torna. I filorussi hanno detto no persino al presidente Putin, che giorni fa da Mosca aveva raccomandato alle regioni separatiste di sospendere i referendum sull’indipendenza, se persino il Presidente Vladimir Putin aveva chiesto di rinviare il referendum, quelli che accusano quest'ultimo di essere il responsabile di tutte queste rivolte popolari dovrebbero chiaramente rivalutare la propria idea.
Il referendum popolare di domenica 11 aprile sarà decisamente una svolta del popolo in cui i Capi di stato dell'Unione Europea e Stati Uniti non hanno parola in capitolo.
Nel frattempo si può aspettare la fine di maggio durante la quale, quasi in coincidenza con le elezioni europee in cui si assisterà al cambiamento radicale nell'Unione Europea o al suo diretto crollo, verrà posta dal Presidente russo la firma per la fondazione dell'Unione Eurasiatica.

A fine aprile a Minsk si è svolto un incontro dei vertici del Consiglio Supremo dell' Unione Eurasiatica.
Vi hanno partecipato il Presidente della Russia Vladimir Putin, il Presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko e il Presidente del Kazakistan Nursultan Nazarbayev.
A seguito dell'incontro, Putin ha dichiarato che la conclusione del trattato sull' Unione Economica Eurasiatica è un grande passo verso una maggiore cooperazione fra la Russia, il Kazakistan e la Bielorussia.
Putin sostiene che "Il mercato di 170 milioni di persone può acquistare un' attrattiva supplementare e diventare più ricco di contenuti" , ed ha aggiunto: "Questo ci permetterà di migliorare la competitività delle nostre economie, di attrarre investitori nazionali ed esteri".
I presidenti di Russia, Bielorussia e Kazakistan Vladimir Putin, Aleksandr Lukashenko e Nursultan Nazarbaev hanno in programma di firmare la creazione dell’Unione economica eurasiatica (UEE) alla fine di maggio.
Dopo la ratifica da parte dei parlamenti nazionali il 1 gennaio 2015, il trattato istitutivo sarà effettivo. Armenia e poi Kirghizistan potranno presto seguire questi tre leader.

Gli oppositori sono rigorosamente in disaccordo sulla condivisione della sovranità, specialmente politica, degli Stati membri dell’Unione.
Qualsiasi integrazione richiede la creazione di strutture sovranazionali, a nome della quale gli Stati aderenti cederanno una porzione di questa sovranità.
Ciò spiega gli scarsi risultati dei precedenti tentativi d’integrazione, a partire dalla Comunità degli Stati Indipendenti.
Alcune persone in Kazakistan, in particolare, vedono l’integrazione con la Russia come una minaccia contro la sovranità del governo trasformando il Kazakistan in una colonia del neo-impero della Russia.
Ad esempio, l’attivista kazako Serikzhan Mambetalin osserva che l’integrazione nel quadro dell’Unione Dogana e dell’Unione Eurasiatica significherebbe la fine della politica multivettoriale di Astana e un cambio geopolitico verso Mosca: “Non possiamo integrarci con la Russia fino al punto di rinunciare all’opportunità di sviluppare in maniera indipendente, senza guardare la Russia, le nostre relazioni con Cina, Unione europea, Stati Uniti e altre potenze regionali”.
Il vicedirettore generale del Centro per la ricerca e l’analisi di informazioni dello spazio post-sovietico della MSU, Julija Jakusheva, non è d’accordo con tale posizione.
Ha in particolare osservato che “preoccupazioni come queste sono conseguenza di dichiarazioni scarsamente ponderate di certi politici ed esperti russi, che sostengono l’estensione della futura unione alla componente politica.” “In Russia quasi nessuno si accorge di tali dichiarazioni, ma in Kazakistan sono prese in un modo assai insano. Nel complesso, persone in Kazakistan in larga misura hanno sentimenti antieuroasiatici assai soggettivi ed emotivi. Da questo punto di vista, i risultati del forum anti-eurasiatico Almaty sono estremamente eloquenti: il movimento contro la partecipazione del Kazakistan nell’UEE è piccolo, disorganizzato e non consolidato“, dice Jakusheva.
Secondo l’opinione degli esperti, la prima cosa che cattura l’attenzione è la mancanza di argomentazioni chiare. L’Unione Doganale (UD) e l’Unione dello Spazio Economico (USE) sono divenuti letteralmente i capri espiatori dei problemi economici del Paese.
In una certa misura il problema ancora irrisolto di una gestione competente dell’aspetto informativo del programma d’integrazione, spiega tali tendenze, cioè la realizzazione di un lavoro informativo diffuso tra i tanti gruppi sociali, imprese e circoli politici dei Paesi eurasiatici.
Tuttavia, i recenti sondaggi in Kazakistan mostrano che circa l’85% delle persone è per l’adesione all’UEE.
“Penso che questo dato rifletta l’elevato livello di fiducia nella direzione che la leadership del Kazakistan prende, così come la fiducia nell’efficacia della partnership russo-kazaka.
Date le circostanze, la Russia ha fatto una scelta fondamentale, s’è rifiutata d’introdurre la componente politica nel progetto“, ha detto Jakusheva in un’intervista con l’autrice.
Secondo lei, la storia del mondo offre molti esempi di erosione degli obiettivi di un’organizzazione rallentandone seriamente crescita e sviluppo.
“A questo punto non ha senso forzare la creazione dell’aspetto politico dell’Unione. In primo luogo dobbiamo costruire un’organizzazione economica efficace. Si noti che una delle parole nel titolo dell’unione è “economica”. Inoltre, nell’UEE tutte le parti avranno pari rappresentanza e diritti di voto, escludendo la possibilità che Mosca domini gli altri membri dell’alleanza“, ha sottolineato Jakusheva.
La nuova Unione, che occupa il territorio al centro del Vecchio Mondo, in futuro diventerà il principale collegamento tra il sud-est industriale del continente eurasiatico e la penisola occidentale dell’Eurasia, l’Europa.
I tiranti d’acciaio dell’Eurasia, sotto forma delle due linee ferroviarie che dalla Cina attraversano i territori della Russia e della Turchia verso l’Europa, saranno completati da una serie di oleodotti tra Russia, Cina e Corea del Sud e di gasdotti tra i Paesi dell’Asia centrale e Cina, Pakistan e India, e tra Iran, Afghanistan e Pakistan.
Tutti questi progetti richiederanno investimenti di miliardi di dollari e, naturalmente, una situazione politica stabile.
È per questo che gli Stati maggiori dell’Eurasia sono fondamentalmente contrari ai tentativi delle potenze extracontinentali di vedere il continente come una sorta di ‘Grande Scacchiera’.
Una testimonianza del fatto che il progetto di Unione economica eurasiatica diventa attraente per molti Paesi eurasiatici è la dichiarazione della presidentessa sudcoreana Park Geun-Hye, in cui ha suggerito di attuare l’idea della Grande Via della Seta in modo nuovo, unendo strade e ferrovie di Corea del Sud, Corea del Nord e Cina, continuandole in Russia e negli Stati dell’Asia centrale per infine, raggiungere l’Europa.
“La creazione della una nuova Eurasia non è semplicemente un sogno. Si tratta di un obiettivo che può essere raggiunto.
Una nuova Eurasia fornirà un nuovo afflusso di investimenti e posti di lavoro.
E’ essenziale trasformare ancora una volta l’Eurasia in un continente veramente unito, aprendo così una nuova era”, ha dichiarato Park Geun-Hye.
Agli occhi della presidentessa della Repubblica di Corea, una rete di trasporto unita deve essere creata nel continente, una “ Via della seta express” che collegherà Corea del Sud e del Nord, Cina, Russia e Asia centrale.
E’ anche possibile, secondo il parere della presidentessa della Corea del Sud, poi unire le reti energetiche di questi Paesi. E soprattutto vale la pena notare che oggi, a Seul e in altre capitali eurasiatiche, l’Eurasia è vista come il continente del mondo.
Certo, in ambito internazionale, l’Unione Eurasiatica non è un tentativo di ripristinare questioni del passato, ma una unione politica di uguali e liberi paesi, i cui valori principali sono non solo il commercio, ma anche la conservazione dei fondamenti del diritto internazionale, il rispetto per le tradizioni, la sovranità nazionale e dei diritti umani nel loro vero senso.
Le questioni in Ucraina di recente sono accelerate proprio in vista delle prossime elezioni europee, in cui come abbiamo osservato non annunciano nulla di positivo per chi ancora difende l'attuale Unione Europea, gli attuali europeisti che ancora difendono questo sistema politico che sta soffocando il continente europeo, non sono consapevoli dei gravi danni che la moneta unica ha fatto ai vari paesi che ne fanno parte.
Dopo il crollo dell'Unione Europea potremmo finalmente ricominciare a vivere e sottrarci dai sussulti e le influenze di una nazione morente.
Il futuro viene dai BRICS e da Oriente.







Fonti:
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/02/fiamme-sui-cieli-territoriali.html?m=0
http://www.imolaoggi.it/2014/05/08/avanti-un-altro-dopo-lucraina-dove-andra-la-democratizzazione/
http://www.eurasia-rivista.org/le-rivolte-arabe-la-crisi-ed-il-futuro-del-mondo-intervista-a-igor-panarin/10712/
http://mondo.panorama.it/world-news/Libia-i-Paesi-Brics-condannano-i-bombardamenti-della-Nato
http://expianetadidio.blogspot.it/2014/03/una-guerra-fredda-voluta-e-persa.html
http://it.wikipedia.org/wiki/Renminbi_cinese
http://federazionenordica.blogspot.it/2014/05/i-brics-si-affermano-sulleconomia.html
http://www.internazionale.it/news/ucraina/2014/05/10/francia-e-germania-illegale-referendum-separatisti-dellest/
http://www.rainews.it/dl/rainews/media/Referendum-sull-indipendenza-nel-sud-est-dell-ucraina-2b41be55-6cb0-4701-93cd-d07f9f3e7a4a.html
http://vladimirputinitalianfanclub.blogspot.it/2014/04/putin-sicuro-lunione-eurasiatica-sempre.html
http://aurorasito.wordpress.com/2014/04/29/luee-fara-della-russia-una-superpotenza/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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