ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


domenica 31 marzo 2013

INTENSE NEVICATE A PRAGA


Paesi come Slovacchia, Repubblica Ceca e Ungheria stanno fronteggiando una fase di maltempo assolutamente importante. In alcune zone continua a nevicare in maniera copiosa fino al piano, con l'accumulo che cresce a vista d'occhio, in altre zone le forti piogge hanno addirittura causanto delle alluvioni.
Un Inverno che non vuole davvero lasciare nulla al caso, come si suol dire. Caduti fino a 20 cm di neve fresca in diverse città della Polonia, con la fase più acuta che a breve interesserà soprattutto la parte meridionale del Paese. Molte le auto rimaste intrappolate nella neve sulle strade, diversi gli incidenti verificatisi.
Blizzards di neve impressionanti anche in Slovacchia, con i meteorologi locali che prevedono nuovi apporti nevosi da qui e almeno per tutta la giornata di domani. Nel sud del Paese è scattato l'allarme alluvione, in aumento i livelli delle acque dei fiumi Hornad, Nitra e Danubio. Più di 40 cm di neve misurati in alcune città del nord e la situazione potrebbe ulteriormente peggiorare.
Maltempo intenso e caratterizzato da violente precipitazioni anche per quanto concerne l'Ungheria; allarme inondazioni emanato per ben 14 distretti, l'acqua ha già inondato 100.000 ettari di terreno coltivabile, molti scantinati e diverse abitazioni. Molti gli alberi spezzati a causa delle intense raffiche di vento.

Fonte:http://www.meteoportaleitalia.it/news-globali/news-globali/meteo-cronaca-news-estero/8838-super-neve-a-praga-alluvioni-in-ungheria.html

AUSTRIA: AGRICOLTURA A RISCHIO


Gli agricoltori e gli autisti sono preoccupati per il ritorno dell'inverno in Austria. Poiché i campi sono coperti di neve, gli agricoltori non possono arare i campi.
Questo porterà a problemi con le colture estive.
Un fronte freddo siberiano sta investendo molte parti d'Europa.
La neve pesante è caduta a Mosca, ci sono tempeste invernali in Ucraina e il ghiaccio ha paralizzato l'agricoltura in Stiria.
Il lungo inverno stà fermando gli agricoltori dal lavorare sui campi.
Le colture estive sono particolarmente interessate da questo.
Secondo Karl Mayer della Camera dell'Agricoltura della Stiria, il raccolto potrebbe quindi essere una seria minaccia.
In condizioni climatiche normali, le colture estive vengono seminate alla fine di febbraio.
L'ultimo tempo possibile nel Sud è la prima settimana di aprile e la seconda settimana di aprile nel Nord Stiria.
Ma anche queste date non saranno possibili quest'anno.
Il clima umido e freddo porta anche al fatto che i campi non possono essere guidati da un trattore in questo momento.
È per questo che non è solo la semina a dover attendere, ma anche la fecondazione.
Gli agricoltori sono anche preoccupati per le patate precoci, che devono essere nel terreno entro l'inizio di aprile, ma non possono essere piantate in caso di gelo.
La negativa influenza del tempo non hanno avuto un grande effetto del settore vitivinicolo in Stiria.
Si potrebbe anche avere un effetto positivo, se il vino crescerà velocemente se è caldo nel mese di aprile.
Molte malattie potrebbero quindi essere evitate, ha detto Anton Kremser della Camera dell'Agricoltura.

Fonte:http://austriantimes.at/news/Business/2013-03-27/47660/Agriculture_suffers_from_cold_weather

NORVEGIA: TERRENO GELATO IMPOSSIBILE PER LA SEMINA


In alcuni luoghi "il terreno è gelato ad una profondità di 1 m (3 piedi)."
"Gli agricoltori a Rogaland, una regione sud-occidentale, il nostro inizio primavera", non può iniziare ne per le carote vegetali ne per il cavolo causa del troppo gelo e tutte le notti sotto lo zero termico.
"Anche gli allevatori nella stessa zona hanno problemi perché i campi in erba sono ancora congelati, alcuni punti il ​​terreno è gelato ad una profondità di 1 m (3 piedi).
Non possono lasciare i neonati agnelli fuori nel campo per mangiare l'erba, perché non c'è nè.
"La mia opinione sul freddo sull'Europa del nord, la primavera è di almeno 14 giorni in ritardo.
Un meteorologo svedese del SWT1, due giorni fa, ha detto che questo modello di freddo durerà per i prossimi 10 giorni.
Significa che il gelo nel terreno continuerà a causa delle notti fredde.
"Avrà enormi implicazioni per i nostri agricoltori e l'uscita dalle nostre colture di questa stagione di crescita.
"Esorto tutti coloro che leggono questo blog di fare scorta di grano o di farina.
Perché ci potrebbe essere una penuria di cereali dopo l'estate.
Nel 2011 solo il 15% del raccolto di cereali in Norvegia poteva essere utilizzato per il pane.
Lo scorso anno circa il 50%.
Una settimana calda a fine di settembre dello scorso anno ha salvato il nostro raccolto. Normalmente la raccolta si verifica l'ultima settimana di agosto.
"Ma quest'anno mi sono preoccupato che questa primavera ritardata potrebbe avere un grande impatto sul volume del raccolto.
Quindi, se abbiamo lo stesso modello di tempo umido, come negli ultimi tre anni nei mesi di luglio e agosto, questa potrebbe essere una ricetta per un disastro del raccolto.
"E ricordate, gli Egiziani il grano lo immagazzinavano per 7 anni.
Evitando che si bagnasse. "


Fonte:http://www.nationen.no/2013/03/28/landbruk/varonna/ola_andreas_byrkjedal/rogaland/jaren/8013530/

LE CICOGNE SCONCERTATE DALL'INVERNO PRIMAVERILE IN POLONIA

Questo lo dedico a Green Peace

Le cicogne in arrivo nel luogo di nidificazione tradizionale in Polonia questa primavera stanno letteralmente arruffando le penne per tenere fuori il freddo pungente.
Dopo un volo dall'Africa, invece delle piogge primaverili e i fiori aprile, le cicogne stanno trovando temperature sotto lo zero e neve.


Fonte:http://iceagenow.info/2013/03/storks-bewildered-polands-wintry-spring-video/

EL HIERRO: SCOSSE SEMPRE PIU' FORTI


Una scossa di terremoto di magnitudo 4,9 ha colpito oggi El Hierro, nell’arcipelago spagnolo delle Canarie. Si tratta del sisma piu’ forte tra quelli registrati negli ultimi dieci giorni nell’isola vulcanica, dove e’ in atto uno sciame sismico con decine di scosse. L’epicentro e’ stato individuato nell’Oceano Atlantico a 20 chilometri di profondita’ e a una decina di chilometri dalla costa. La popolazione ha sentito la scossa e la protezione civile locale ha deciso di chiudere due tratti di strada. Ieri l’Istituto vulcanologico delle Isole Canarie aveva fatto sapere che, a causa di continui terremoti e incessanti movimenti sotterranei, il suolo di Orchilla, la punta occidentale dell’isola, si e’ alzato di 11 centimetri.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/crisi-sismica-a-el-hierro-scosse-sempre-piu-forti-oggi-picchi-fino-a-magnitudo-49/195124/

sabato 30 marzo 2013

EL HIERRO CONTINUA A SOLLEVARSI


A causa di continue scosse sismiche e movimenti sotterranei, e’ aumentato di 11 centimetri il terreno di Orchilla, la punta occidentale dell’isola vulcanica di El Hierro, nell’arcipelago delle Canarie. Il coordinatore scientifico dell’Istituto vulcanologico delle Isole Canarie (Involcan), Nemesio Perez, ha spiegato che da meta’ marzo viene registrata una componente verticale della deformazione del terreno di Orchilla. Negli ultimi due giorni e’ diventata impressionante la sequenza sismica a El Hierro: ieri ci sono state 188 scosse, di cui 58 con magnitudo superiore a 3.0 della scala Richter e nelle ultime ore sono state registrate 12 scosse con magnitudo superiore a 3.0, di cui cinque superiori a 4.0 e una di 4.7, la piu’ forte dall’inizio dell’eruzione vulcanica nel 2011. La direzione del Piano di Protezione Civile per isole vulcaniche Canarie (Pevolca) mantiene il codice giallo di rischio sismico in una parte dell’isola e ha limitato circolazione sulle strade che possono essere esposte a frane dovute all’attivita’ vulcanica.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/el-hierro-sequenza-sismica-impressionante-lisola-continua-a-sollevarsi-11cm-a-orchilla/194976/

LA GIAMAICA RISCHIA UN GRANDE TERREMOTO


La Giamaica potrebbe essere colpita nei prossimi anni da un terremoto di grandi proporzioni, simile a quello che ha distrutto la capitale agli inizi del ’900. Lo ha affermato un esperto della Purtdue University al termine di un giro di quattro giorni nell’isola al seguito di una missione dell’Onu, riportano i media locali. Secondo Eric Calais la maggior parte degli esperti e’ d’accordo nel dire che il paese potrebbe essere teatro di un sisma di grado 7 o 7,5, capace di fare gravi danni nel paese, pari al 50 per cento del Pil. ”Un sisma di grado 6,5 nel porto della capitale – ha affermato Calais – sarebbe una minaccia tremenda“. Nel 1907 un terremoto di grado 6,5 fece piu’ di mille vittime nella sola Kingston. L’allarme di Calais ha un valore particolare: lo stesso scienziato aveva previsto un grosso terremoto ad Haiti nel 2008, che si e’ puntualmente verificato due anni dopo.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/terremoti-allarme-degli-esperti-per-la-giamaica-rischia-a-breve-un-terremoto-devastante/194838/

venerdì 29 marzo 2013

RISCALDAMENTO GLOBALE: CI SIAMO SBAGLIATI?


Le ripetute avvezioni artiche, continuano a stringere l'Europa ed il Nord America, in una morsa di gelo, causando migliaia di vittime, senza mostrare alcun segno di miglioramento per il prossimo periodo. Per il Regno Unito, il mese di marzo, si preannuncia ormai il più freddo degli ultimi 100 anni.
Siamo dunque giunti al quinto inverno consecutivo, in cui sono stati battuti tutti i record di freddo e gli scienziati stanno iniziando a parlare non più di possibili coincidenze: "in realtà sembra siamo arrivati ad un punto di svolta, con concrete possibilità di andare verso un clima più freddo, piuttosto che di riscaldamento?
In Nuova Zelanda, c'è stata una grande enfasi mediatica, per l'ultima stagione estiva calda e siccitosa, come prova del cambiamento climatico in atto, ma le estati dei due anni precedenti, che sono risultate umide e fredde, nessun media ha certo pubblicizzato l'accaduto! Viceversa nell'emisfero settentrionale, ogni inverno sembra peggiore rispetto al precedente, ma le notizie dei media hanno accuratamente evitato di dirlo, almeno fino ad ora.
"Ricordando gli ultimi 100 anni, non si hanno riscontri di questo formidabile freddo record, con neve molto diffusa in tutto il territorio europeo nel corso del mese passato, ma questo, in gran parte è stato evitato abilmente come se fosse la peste, dai media tedeschi tradizionali!
Il silenzio sul record di freddo e gelo, che ha ucciso migliaia di persone, ha avuto anche un costo in miliardi, scrive il commentatore Pierre Gosselin.
"Ora però, davanti all'evidenza, alcuni principali quotidiani stanno uscendo dalle abitudini e hanno iniziato ad esaminare il fenomeno in maniera critica ed in modo aperto. Ad esempio, il veterano di punta
Ulli Kulke, del quotidiano tedesco Die Welt, ha stupito il resto dei media tedeschi, con un pezzo scritto dal titolo
"Gli scienziati avvertono di una prossima era glaciale in arrivo."
La notizia di una possibile "era glaciale" nasce da una ricerca russa, in cui si spiega che, "ci stiamo avviando verso un clima più freddo.
Il motivo è quello di una forte diminuzione delle macchie solari e di
conseguenza dell'attività magnetica solare, in quello che oggi gli scienziati della NASA, stanno confrontando con il periodo freddo del minimo di Dalton."
La conferma di questi giorni, è arrivata anche da parte delle Nazioni Unite sul clima, l'IPCC, (Intergovernmental Panel on Climate Change) per mano dello stesso presidente Rajendra Pachauri, (riportandolo nel resoconto) in cui dichiara: "non vi è stato alcun significativo aumento delle temperature globali dal 1990!" Ecco anche del perché alcuni vedono sempre più conferme ad un futuro con freddo in accentuazione.
Dopo che stiamo attraversando il marzo più freddo dal 1963, mentre la neve continua a cadere, veniamo a sapere che abbiamo delle riserve di gas di appena 48 ore, stoccato per riscaldarci e che l'amministratore della nostra seconda più grande compagnia elettrica, la SSE, ha avvertito che la capacità di produzione è così bassa che possiamo aspettarci interruzioni della corrente elettrica in qualsiasi momento.
Sembra che la tempesta perfetta sia alle porte!!
La grottesca e cattiva gestione della politica energetica della Gran Bretagna, da parte dei politici di tutti i partiti, hanno arrecato gravissimi danni nel continuare ad inseguire le loro chimere infantili
sulla CO2 indotta dal riscaldamento globale, continuando a perseverare contro i mulini a vento.
Questo è stato probabilmente il più grande atto di irresponsabilità della politica della nostra storia", ha scritto il commentatore e autore Christopher Booker, nell'ultimo week-end.
L'articolo va avanti..... ancora con moltissimi spunti, ma credo ci sia in questo scritto, abbastanza materiale per poter riflettere su come un castello di sabbia costruito ad hoc per decenni, dia i primi segnali di cedimento. Con il tempo sono convinto crollerà completamente, portandosi probabilmente con se molti potenti detrattori della grande green economy mondiale!!

Fonte:http://www.facebook.com/pages/Attivit%C3%A0-solare-Solar-Activity-/100364603439625?fref=ts

CONTINUA LA FASE DI BASSA ATTIVITÀ SOLARE - IL TRIMESTRE GENNAIO MARZO E IL PEGGIORE DEGLI ULTIMI 2 ANNI.


Tre mesi di bassa attività consecutivi sono più che sufficienti per affermare che l'attività magnetica della stella sta regredendo molto più rapidamente di quanto si pensasse.
Per capire meglio ciò che sta accadendo ho postato questo grafico,che rappresenta il termometro del magnetismo solare.
Quest'ultimo mese di marzo e il peggiore in assoluto.
Anche se non si possono escludere piccole partenze ormai é chiaro che stiamo procedendo verso una nuova fase di minimo.
Piu sarà rapida la caduta e più profondo sarà il minimo che arriverà,almeno così é successo nei cicli solari passati.

Fonte:http://www.facebook.com/pages/Attivit%C3%A0-solare-Solar-Activity-/100364603439625?fref=ts

L'EGITTO AL COLLASSO

Con le riserve di dollari in esaurimento e la moneta svalutata in pochi mesi dell’11% sul Biglietto Verde, l’Egitto affronta una delle crisi peggiori della sua storia.
I tentativi della banca centrale di mantenere il cambio stabile sono stati un fallimento e hanno provocato solo le dimissioni del suo presidente. Il problema è essenziale per una popolazione che importa con valuta statunitense.
Le riserve raggiungevano la somma di 36 miliardi di dollari durante l’era Mubarak. Oggi superano di poco i 13 miliardi.
“Per importare bisogna pagare in dollari e questo provoca un’aumento della domanda – spiega il titolare di un negozio di cambio valuta – Gli importatori recuperano dollari sul mercato, accellerando la svalutazione della sterlina egiziana”.
Il Cairo sta aspettando un prestito di quasi 4 miliardi di euro dal Fondo monetario internazionale. Prestito che non viene erogato per mancanza di garanzie: il governo non è in grado di imporre, in un Paese politicamente spaccato, un innalzamento delle tasse.
“Gli uffici di cambio dicono che non hanno dollari, ma sono pieni di dollari e Riyal. Perché dicono di non averne? Aspettano il collasso della sterlina egiziana, perché sanno che anche quando si arriverà al cambio di 1 a 10, noi li acquisteremo – sostiene un abitante del Cairo – Ma devono dirci quale sarà il destino della nostra moneta”.
“Il recupero della fiducia nel mercato egiziano passa dalla stabilità politica. Il governo ha adottato un pacchetto di misure per far rifiatare la sterlina – conclude l’inviato di euronews al Cairo Mohammed Shaikhibrahim – Sono stati introdotti una maggiore sorveglianza contro le speculazioni e il controllo delle importazioni” euronews

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45549

IN EUROPA STA' PER CONCLUDERSI IL MARZO PIU' FREDDO DI SEMPRE


Il mese di marzo che si sta per concludere potrebbe essere il più freddo di sempre da quando esistono le rilevazioni meteo, e cioè da circa 150-160 anni. I dati che arrivano da Germania e Inghilterra sono terribili, con anomalie negative mensili fino a 5°C sotto le medie del periodo. Più freddo del famigerato marzo 1892, che secondo il Weather Channel è stato quello con le temperature più basse fin qui mai raggiunte nel Regno Unito. I cumuli di neve presenti al suolo sono eccezionali proprio tra Scozia, Galles e Irlanda del Nord, dove secondo gli addetti ai lavori locali, “resisteranno sicuramente fino a fine maggio, forse anche fino a giugno“. Neve da record anche in Germania, ad Amburgo, dov’è stato superato il precedente record del marzo 1979. E il freddo continuerà ancora nei prossimi giorni. Intanto sulle isole britanniche i mezzi militari sono mobilitati per portare scorte e aiuti nelle zone più colpite dalle nevicate.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/in-europa-si-sta-per-concludere-il-marzo-piu-freddo-di-sempre-dati-da-era-glaciale-in-inghilterra-e-germania/194669/

EL HIERRO FA SEMPRE PIU' PAURA


Continua a intensificarsi a ritmi rapidissimi la crisi sismica che da poco meno di una settimana sta interessando l’isola di El Hierro, alle Canarie, nell’oceano Atlantico. E’ davvero impressionante la sequenza sismica delle ultime ore: ieri ci sono state 188 scosse di cui ben 58 con magnitudo superiore a 3.0. Stamattina i terremoti sembrano intensificarsi ulteriormente: dalle 08:30 alle 11:00 abbiamo avuto ben 12 scosse con magnitudo superiore a 3.0, di cui cinque con magnitudo superiore a 4.0 (la più forte è stata di magnitudo 4.6 registrata alle 09:14).
Anche altri parametri sono particolarmente preoccupanti: continua, infatti, il sollevamento dell’isola che ha raggiunto circa i 15cm in una settimana. Inoltre sono in forte aumento i livelli di emissioni di anidride carbonica, elemento che indica in modo inequivocabile la risalita di magma dalle profondità. Lungo la strada che collega Frontera e Sabinosa, sull’isola, ci sono state molte frane.
L’isola di El Hierro è un’isola completamente vulcanica come Stromboli, Vulcano, Panarea alle Eolie. Tutta la composizione dell’isola è vulcanica, e nella storia ci sono state sia eruzioni sottomarine che eruzioni a terra. L’attività sismica di questi giorni lascia immaginare che ci sarà una nuova eruzione, che potrebbe avvenire dal cono sottomarino o anche sulla terra ferma, dove non è da escludere, in una zona in cui al momento non c’è popolazione, nel versante più occidentale dell’isola.
El Hierro è soprannominata “l’isola del Meridiano” ed è la più piccola dell’arcipelago delle Canarie, all’estremità sud/occidentale delle stesse. Si trova al largo delle coste dell’Africa, con una popolazione di circa 10.000 abitanti. Secondo alcuni dati storici, nel 1793 ci fu una grande eruzione.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/el-hierro-fa-sempre-piu-paura-terremoti-piu-forti-e-frequenti-nuova-eruzione-imminente-dati-mappe-e-punto-della-situazione/194750/

IL CANADA LASCIA LA CONVEZIONE DELL'ONU CONTRO LA DESERTIFICAZIONE


Il Canada lascia la Convenzione delle Nazioni Unite sulla lotta alla desertificazione (Unccd) dopo aver accusato la la convenzione di non utilizzare adeguatamente i fondi inviati, diventando cosi’ il primo e unico Paese al di fuori dell’accordo. L’annuncio arriva oggi dalla Canadian International Development Agency (Cida), dopo aver comunicato lunedi’ la decisione all’Unccd e all’ufficio del segretario generale dell’Onu. “Meno del 18-20% dei fondi che inviamo viene effettivamente speso in programmazione, mentre il restante viene destinato a varie misure burocratiche, non e’ un metodo efficace di spendere il denaro dei contribuenti”, dichiara il primo ministro canadese, Stephen Harper. I partiti dell’opposizione hanno accusato il governo di voltare le spalle all’Africa, Paese che trae maggior vantaggio dal Programma. Il governo canadese guidato dai conservatori di Harper era stato gia’ criticato per il ritiro dal Protocollo di Kyoto del 2011, anche in quel caso il Canada e’ stato il primo Paese ad aver ratificato e poi abbandonato il protocollo. La Unccd e’ la convenzione Onu di lotta alla desertificazione e agli effetti della siccita’ attraverso programmi d’azione nazionali che prevedono strategie a lungo termine sostenute dalla cooperazione internazionale e di partenariato. La convenzione e’ l’unico accordo derivante da una raccomandazione diretta dell’Agenda della Conferenza Rio 21, adottata a Parigi il 17 giugno 1994, ratificata ad Ottawa nel 1995 ed entrata in vigore a dicembre 1996.E’ il primo e unico quadro giuridicamente vincolante a livello internazionale istituito per affrontare il problema della desertificazione.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/clima-il-canada-abbandona-la-convenzione-onu-contro-la-desertificazione-non-utilizza-bene-i-fondi/194788/

ESTINZIONE MAGNETICA-QUINTA PARTE


AZTLAN

PERIODO:
Deve essere menzionata, anche se la storia non è verificabile, la "Storia delle Sette Isole del Mar d'Occidente" degli Eleusini Madre, una tradizione esoterica arcaico-erudita, che divide l'esistenza di Atlantide in due blocchi storici principali:
-Primo impero di Atlantide, che va dal 92000 a.C. al 19200 a.C. circa. Durante questo periodo, negli anni che vanno dal 19175 a.C. al 18987 a.C. si sarebbe avuta la "Grande Guerra Galattica", conclusasi con la sconfitta dell'Impero Galattico ad opera di altri esseri intelligenti presenti sulla Terra chiamati "Inumani".
-Secondo impero di Atlantide, che va dal 18900 a.C. al 9528, che vide il tracollo della civiltà atlantidea.
-Esisterebbe un terzo periodo atlantideo, successivo però alla distruzione.

Le origini
"Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v' era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia".
A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell' Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su "un'isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme" l'isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei "Dialoghi" Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C.. Ecco come il filosofo greco descrive l' isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. "Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta (...)."
La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne emerge l'identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati klerossu in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro, da elefanti giacché anche per quell' animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era abbondante pastura.
Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l operato delle varie amministrazioni.
Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte (l'America?), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non sono riusciti a sconfiggere l'impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti:
"Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocatili, disse..."
Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza:
"Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve".
Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto èl'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perchè, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti."Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo" .


Da Platone a Colombo
Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita. Caso più unico che raro (altri antichi luoghi misteriosi, come il Triangolo delle Bermuda, sono stati scoperti e discussi solo in tempi recentissimi), il problema dell'esistenza o meno di Atlantide scatenò subito polemiche. A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai" nelle Storie di Erodoto, il tema del Timeo e Crizia costituiva (almeno per quanto ne sappiamo noi) un'assoluta novità. Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questa non-opinione ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato un'autorità indiscussa, e ciò che lui aveva detto ("Ipse dixit"), e che non a caso concordava con la visione geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato. Per di più l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la Genesi, calcolata nel 3760 a.C.
Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra: e il filosofo inglese Francis Bacon suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia. Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel, John Dee, Sanson, Robert de Vangoudy e molti altri cartografi chiamarono le Americhe con il nome di Atlantide.
Dopo la Conquista, si scoprì pure che un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin , iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Dall'isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo; al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.
dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.
Nel 1815, Joseph Smith, contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo l'angelo gli mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee (anche se l' Atlantide non vi è citata) avvenuta subito dopo la crocefissione di Cristo.
"Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la terra intera come se stesse per fendersi (...). E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione (...) Così la superficie di tutta la terra fu deformata, e scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l' oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole" eccetera, eccetera. I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande fortezza identificata succesivamente con Machu Picchu.
Trentadue anni più tardi un eccentrico studioso francese, l' abate Charles-Etienne Brasseur, scoprì la "prova definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America. Le sue teorie furono immediatamente screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the Antediluvian World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882). Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si erano sviluppate le prime civiltà. I suoi abitanti si erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni. Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly adduceva le analogie culturali descritte sopra, e qualche prova geologica a dire il vero non troppo convincente. Dall'altra parte dell' oceano Augustus Le Plongeon, medico francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese indipendentemente la tematica di The Antediluvian World in Sacred Mysteries among the Mayas and Quiches 11,500 Years Ago; their Relation to the Sacred Mysteries of Egypt, Greece, Caldea and India ("Misteri sacri dei Maya e dei Quiché 11500 anni fa; loro relazione con i Misteri Sacri degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani").
A parte la smisurata lunghezza del titolo, il suo libro ottenne un grande successo, e contribuì in larga misura alla diffusione al rilancio del mito.


Da Solone a Brasseur:
Solone,si dice che durante un suo viaggio in Egitto, venne a conoscenza di una guerra combattuta tanto tempo prima tra gli antenati degli ateniesi e gli atlantidei, abitanti di un'isola continente situata oltre lo stretto di Gibilterra.
Secondo i sacerdoti egizi Atlantide sarebbe stata una monarchia molto potente e con tendenze espansioniste, che governava, oltre al continente omonimo, anche una vasta parte dei territori africani ed europei fino all'Egitto e all'Italia.
Le sue mire vennero fermate appunto nel corso della guerra con Atene, dopo la quale si verificò un immenso cataclisma che distrusse l'esercito ateniese e fece inabissare in un solo giorno il continente in mare.
La veridicità del racconto di Platone venne negata dal suo allievo Aristotele, ma altri nell'antichità lo accettarono come un fatto storico, dando di fatto inizio a un dibattito che continua tuttora.
In seguito le prime novità oltre ai dialoghi di Platone cominciarono nella prima metà del XVI sec., quando si iniziò a parlare di un'origine atlantidea delle civiltà americane appena scoperte.
Nel XIX secolo poi, l'abate fiammingo Charles Brasseur tentò una traduzione di uno dei pochi codici Maya sopravvissuti alla distruzione a opera dei colonizzatori spagnoli. Ne venne fuori la sorprendente descrizione di un grande cataclisma molto simile nel periodo e nello svolgimento a quello raccontato da Platone nei suoi dialoghi.
Brasseur indica con Mu il nome di questo continente, sostenendo che si tratti della denominazione Maya per Atlantide. Attraverso successive modifiche si giunse all'interpretazione di James Churchward, nella prima metà del Novecento, che collocò Mu nell'Oceano Pacifico e immaginò Atlantide come una sua colonia. Successivamente le due vennero interpretate come civiltà distinte.
L'interpretazione dello stesso Brasseur fu anch'essa modificata e ampliata in seguito, cercando di fornire prove che questa civiltà sia stata all'origine delle successive civiltà umane e dei loro miti riguardanti un'epoca prospera e felice interrotta all'improvviso da un diluvio.
Questa teoria è stata ripresa più recentemente da altri autori che ipotizzano come causa del cataclisma la caduta di un asteroide sulla Terra.

La fine di una civiltà:
Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua distruzione e cosa potrebbe averla determinata? Sul primo punto ("Quando"), gli Atlantidisti sono abbastanza concordi: intorno a 10.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de I Segreti di Atlantide, ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell 8498 a.C.. Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.
Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini. La scomparsa di un continente modificherebbe innnanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche , creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche. L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H. La polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali (e, tra l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti). Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti.
Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque-seimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.

Scetticismo e Fatti

Infatti già diversi archeologi prendono in considerazione l’ipotesi che la vicenda del continente perduto non sia altro che la descrizione (distorta a fini letterari) della scomparsa civiltà cretese.La teoria presuppone che l'isola si trovi nel cuore del Mediterraneo.
Nel 1967 l’archeologo greco Marinatos portò alla luce sull’isola di Santorini, nel Mare Egeo, i resti di insediamenti umani risalenti al 2500 a. C. L’isola, si chiamava Thera, era abitata da una civiltà fiorente evolutasi in completa autonomia che intratteneva un fiorente commercio con la civiltà minoica e con altri paesi dell’Egeo. Thera fu abbandonata improvvisamente intorno al 1520, in seguito ad un violento terremoto, e la popolazione ritenne opportuno imbarcarsi con i propri averi e migrare in luoghi più sicuri. Poco dopo vi fu un’eruzione vulcanica e infine l’isola esplose con un impressionante boato udito a oltre 3.000 km di distanza. L’eruzione, seppellì completamente la città abbandonata e coprì vaste zone dell’isola con uno strato di cenere di circa 30 metri. Quarant’anni dopo il cono del vulvano sprofondò in mare sollevando altissime onde che, secondo alcuni, furono la causa della distruzione repentina della civiltà di Creta.A credere nell'Atlantide mediterranea sono in molti, Il sismologo greco Galanopoulos, ad esempio, sostiene che i 9.000 anni prima di Solone menzionati da Platone fanno coincidere l’Atlantide con Thera, se togliamo da quel numero uno zero. E infatti 900 anni prima di Solone avvenne l’eruzione di Thera.
Ma per avvalorare questa tesi bisognerebbe ignorare i dettagli forniti nella descrizione di Platone, il primo fra tutti: il riferimento ad un'isola oceanica.
E su questo punto sono concordi alcuni studiosi, in quanto sostengono che dove oggi ci sono gli oceani, un tempo potevano esserci ampi lembi di terraferma in seguito inabissatisi. Con queste supposizioni l’Atlantide appare più verosimile.
Ammettendo che sia così, come mai Atlantide sarebbe stata inghiottita dalle acque?
Secondo lo studioso russo Jirov, la risposta è da cercare nella struttura dei fondali oceanici. Rilievi geologici hanno infatti dimostrato che le basi della catena sommersa Nord atlantica sono composte prevalentemente di basalto. Qualsiasi terreno basaltico in prossimità di un oceano tende a essere instabile e dopo essere emerso dalle acque può sprofondare. I continenti più antichi sono invece composti di granito, una roccia molto più solida e meno instabile. A questo punto si pensa che, l’Atlantide doveva essere un continente molto giovane (geologicamente, si intende) ed era quindi condannato fin dall’inizio.
Le prove a favore della possibile esistenza di un continente in mezzo all’Atlantico non sarebbero solo geologiche. Anche la biologia può aiutarci a chiarire il mistero.
Da sempre, infatti sono osservabili analogie tra la fauna delle Azzorre, di Madera, delle isole Canarie, di Capo Verde, delle Antille e quella dell’America Centrale. Molte specie di farfalle, di lombrichi e di formiche tipiche delle Azzorre e delle Canarie si trovano infatti anche in America. La foca dal ventre bianco è una specie che non frequenta il mare aperto, ma rimane vicino alle coste. Troviamo esemplari di questa specie sia nel Mediterraneo che in America. Gli antenati di questa foca hanno seguito forse una costa che oggi non esiste più?
E che dire dell’enigma degli elefanti? Platone cita tra gli animali che si trovavano in Atlantide, proprio i pachidermi che hanno avuto origine in America. Nel mondo antico questa specie non esisteva, mentre compare più tardi in Africa. In che modo è avvenuta questa migrazione? Attraverso ponti di terra nell’Atlantico?
Certi animali, poi, avrebbero fatto il viaggio opposto; basta pensare all’antilope, originaria dell’Africa, ma presente anche sugli altipiani della Sierra Nevada.
Le stesse implicazioni valgono per la flora. I botanici Ungeer e Osvaldo Herr forniscono infatti ulteriori elementi per dimostrare l’esistenza di un continente terziario. La similitudine tra la flora miocenica dell’Europa Centrale e quella attuale dell’America Orientale è sorprendente e dimostra che certe piante sono migrate da un continente all’altro.
Purtroppo per dare concretezza a queste teorie ci vorrebbero delle prove tangibili, cosa che nn c'è, se nn solo qualche presenza di resti archeologici sul fondo dell'oceano.
Infatti nel 1968 il naturalista Manson Valentine, scopri che sott'acqua al largo dell'isola di Bimini (Bahamas) esistono delle grandi pietre piatte e allineate tipo pavimento.
All'epoca il caso fece scalpore, tanto che si organizzarono diverse spedizioni archeologiche. Alcuni esperti giunsero alla conclusione (presa in modo frettoloso) che si trattava di formazioni calcaree naturali.
Ma tanto per cambiare ancora una volta i russi con delle nuove scoperte smentirono l'ipotesi delle formazioni calcaree.
Intanto strutture di questo tipo sono state avvistate un po' ovunque nell'arcipelago delle Bahamas e anche nei Caraibi,dando adito a voci sempre più insistenti sull'esistenza di un'antichissima civiltà che, spesso viene identificata con la mitica Atlantide. Molte di queste strutture sono semplicemente disegni di forma regolare (ad es. rettangoli) sul fondo del mare. La struttura di questi disegni è costituita da vegetazione marina e sabbia, ciononostante essi potrebbero segnalare la presenza di strutture artificiali sepolte dalla sabbia e dai sedimenti.
Ne 2001 al largo di Cuba sono state rilevate alcune strutture sommerse, sono state descritte come "un'enorme pianoro con chiare immagini di ciò che appare come grandi strutture architettoniche create dall'uomo, parzialmente ricoperte dalla sabbia. Le forme delle strutture assomigliano a piramidi, strade ed edifici".

Gli sconvolgimenti globali di 11600 anni fa

Sembra che circa 11600 anni fa un grande cataclisma sia avvenuto sulla Terra, con violenti terremoti, terribili eruzioni vulcaniche, piogge a dirotto, inondazioni immense e l’innalzamento dei mari.
L’evento sembra essere documentato da alcuni eventi. Parte della megafauna esistente circa 11600 anni sembra scomparire improvvisamente in tutti i luoghi del globo terrestre in cui esisteva. Piante ed animali come Mammuth, tigri dai denti a sciabola, cervi giganti, sembrano scomparire all’improvviso, da un giorno all’altro. E sembrano risalire sempre alla catastrofe di 11600 anni fa molti animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante. Anche molti massi erratici risultano trasportati da immani inondazioni.
Molti scienziati hanno scoperto ampie zone, ora sepolte sotto l’oceano, che fino a 11600 anni fa formavano dei veri e propri subcontinenti, come il caso del subcontinente fra la Siberia e l’Alaska, il quale abbondava di vita selvaggia, e il subcontinente della Beringia tra l’America settentrionale e l’Asia, anch’esso popolato di abbondante fauna che fu sterminata da un evento catastrofico.
Una delle conseguenze del cataclisma di circa 11600 anni fa sembra essere anche la fine dell’era glaciale, almeno per come la intendiamo noi.
È stato possibile rilevare le tracce delle catastrofiche mega-onde originatesi dagli oceani come delle creste ad anelli concentrici, vicino ed intorno alle regioni polari.
Ciò che di eroso ormai rimane, viene identificato come creste di archi murenici sviluppati parallelamente alle estremità di precedenti livelli di ghiacciai in ritiro. Quindi la direzione degli archi morenici può svelare un determinato punto d’ origine per questi enormi movimenti. Tutti i punti iniziali di spostamento murenico di 11600 anni fa non giacciono su montagne ma nel mare artico e nelle profondità della regione artico-centrale.
Un’altra traccia delle mega-ondate prodotte dall'evento sono i laghi del tardo pleistocene che ora non esistono più.
A causa delle mega-ondate planetarie questi laghi sorsero quasi istantaneamente nel bacino del Mar Nero, del Mar Caspio, nel Mare di Aral, si formarono i laghi Yenesei e Masijskoe, grandi laghi apparvero in Dzungaria e anche in Mongolia.
Spiagge di tutto il mondo conservano tracce di quel momento catastrofico quando il livello delle acque oceaniche diventò improvvisamente considerevolmente più alto di quello attuale. Ritirandosi, le acque hanno lasciato terrapieni lungo le rive di tutti gli oceani, laghi e fiumi.
Altre evidenti e chiare tracce di mega-onde catastrofiche da questi centri, sono rappresentate da creste parallele che si estendono nell’ Eurasia in un’area non inferiore a 10 milioni di km quadrati per una lunghezza da 5000 a 7000 km e una larghezza di oltre 1000 km.

Ci sono casi noti di resti di civiltà risalenti al periodo

Il primo riguarda le grandi strutture tagliate a blocchi, nel mare nei pressi del Giappone. Ci sono sei posti in cui si trovano strutture nella zona di Okinawa, di cui uno è situato a Tawain: tutti sono sotto il mare e le strutture sottomarine risalgono ad almeno 11600 fa. Un uno dei punti, vicino alla costa del Giappone, si trova una gigantesca struttura sommersa detta piramide di “Yonaguni”, cioè una collina rimodellata artificialmente, praticamente in ottimo stato di conservazione. In particolare, Questo incredibile monumento è formato da una serie di gradoni a cui si sovrappone una piattaforma e in cui è possibile individuare diverse scanalature e canali che attraversano la struttura. La piattaforma rettangolare superiore è formata da pietre tagliate manualmente con motivi triangolari e romboidali; più sotto si trova un intricato sistema di gradini e terrazze che sembrano condurre a livelli superiori e inferiori. Nella parte orientale della piattaforma si trova un canale largo 75 centimetri che corre per otto metri dentro la struttura. Vi sono poi, al centro, quattro terrazze scavate nella roccia che puntano in direzioni diverse e una di queste termina in un fossato aperto che scende fino al fondale, con un orientamento est-ovest. Le serie di gradoni della piramide sono posti a distanze regolari, così come altri elementi della stessa. Il lato occidentale della struttura è racchiuso da un muro formato da grossi blocchi di pietra calcarea che non è originaria della zona. Attorno alla piramide vi è un sentiero largo più di 10 metri che gira tutto intorno alla base del monumento; tale sentiero è pavimentato con pietre e presenta anche tracce di riparazioni. Alcune pietre della piramide presentano fori in linea retta a distanze fisse per il taglio dei blocchi.


Nella zona della piramide sono stati ritrovati arnesi da lavoro e tavolette con incisioni indecifrate, un rilievo chiaramente inciso a forma di tartaruga e prove dell’uso del fuoco.
Due chilometri più a ovest della piramide si trova l’area del “Palazzo”, dove sono presenti corridoi sottomarini e spaziose camere con muri e soffitti megalitici, architravi, condotti e tunnel, lastre e solchi con margini dal taglio netto, massicce strutture rettilinee, un particolare macigno scavato a parallelepipedo conosciuto come il “palco di pietra” ed un pinnacolo gigantesco con due solchi paralleli nettamente simile ad un volto umano. Ad una certa distanza da questi reperti ci sono poi resti di altre strutture, degli immensi blocchi verticali paralleli e dei siti in cui ci sono delle pietre poste in cerchio.
Il complesso dei reperti sommersi si estende per una zona sottomarina molto vasta, e molti di questi reperti si trovano al largo del Mar della Cina nello stretto che va dal Giappone a Taiwan, e quindi che va dalla piramide prima descritta alle mura sommerse scoperte a largo di Taiwan. Si tratta di una zona che prima di 11600 anni fa era certamente terra emersa. Insomma, sono dei resti di una civiltà diversa da Atlantide ma sua contemporanea e che subì la sua stessa sorte. In particolare, potrebbe essere la leggendaria Mu o la leggendaria Lemuria.
Il secondo caso riguarda una grande struttura pavimentata semi-sempolta lunga centinaia di metri che si trova sommersa al largo dell’isola di North Bimini (Bahamas), vicino la Florida, nel Golfo del Messico. Si tratta di un allineamento di pietre dalla forma rettangolare che si estende in linea retta per centinaia di metri a piccola profondità e ricorda una grande strada lastricata, oppure la cima di una muraglia sommersa (da non confondere con alcune rocce naturali della zona che non centrano con queste). Alla fine di questa strada sommersa inizia un’altra strada formata da massi più piccoli, che vanno a formare una strada che curva ad angolo retto verso la costa, e al termine di quest’altra strada sommersa ci sono resti di strutture dalla forma regolare. Proseguendo verso la costa si incontra indica un’altra strada sommersa formata da insiemi di pietre regolarmente distanziate, che si estende in linea retta per oltre 2,4 km, tagliando in diagonale antiche linee costiere. Un’altra struttura individuata nei pressi delle Bahamas è una grande struttura sottomarina a pianta rettangolare (un edificio o un tempio), che è situata in prossimità dell’isola di Andros, nelle Bahamas. Altre strutture sono state avvistate un po’ dovunque nell’arcipelago delle Bahamas, e anche altrove nei Caraibi. Molte di queste strutture sono disegni di forma regolare sul fondo del mare e la struttura di questi disegni è costituita da vegetazione marina e sabbia, come a segnalare la presenza di strutture artificiali sepolte dalla sabbia e dai sedimenti.

giovedì 28 marzo 2013

LE NEVICATE MOSTRUOSE SUL MITE REGNO UNITO


Gli agricoltori temono che migliaia di ovini e bovini siano morti nella neve fitta che ha colpito il Regno Unito in questi giorni - sepolto vivo il Galles, Inghilterra del Nord, Scozia e Irlanda del Nord.
La neve è caduta durante la stagione tarda del parto, un momento chiave per gli agricoltori che ha peggiorato la situazione.
Molti agricoltori sono stati troppo interessati dalle nevicate.
Daniel Creer, 24 anni, un allevatore di pecore dell'Isola di Man, sta cercando di salvare alcune delle sue 5.000 pecore da derive di quasi quattro metri (13 piedi) di altezza.
"La quantità di agnelli persi attraverso tutto il Regno Unito non porta a pensare", ha detto Creer.
L'unione nazionale degli agricoltori, dice qualcuno, rischia di perdere il reddito a causa del clima insolitamente freddo un intero anno.
La nevicata recente l'Isola di Man è stata la più pesante registrata dal 1963.
Il freddo ha colpito anche gli agricoltori particolarmente duro in Galles, Cumbria e Scozia meridionale.
Centinaia di case sono ancora senza elettricitrà in tutta l'Irlanda del Nord, Cumbria e Scozia - con molte strade ancora bloccate.
5 metro di accumulo di neve in campagna!
"Abbiamo 5 metri (16 ft), di cumuli di neve nella campagna!" Dice John McC dall'Irlanda.
Le previsioni dicono che il freddo continuerà per tutto aprile.


Fonte:http://iceagenow.info/2013/03/thousands-animals-feared-dead-snow-drifts-video/

IN ARRIVO VIRUS PEGGIO DELLA SARS


Il nuovo virus simile alla Sars che ha gia fatto undici vittime, e’ molto piu’ pericoloso della sindrome respiratoria acuta grave. Lo scrive il South China Morning Post che riporta uno studio di un’Universita’ di Hong Kong sottolineando che il coronavirus e’ ancora piu “promiscuo” ovvero capace di infettare diverse specie. A differenza della Sars che tra il 2002 e il 2003 provoco’ 800 morti estendendosi in circa 30 paesi, il coronavirus odierno puo’ infettare diverse parti del corpo e puo’ provocare polmonite e blocco renale, uccidendo rapidamente le cellule. Al momento, hanno spiegato gli esperti, non si conosce l’origine del virus, apparso per la prima volta nei pipistrelli. Tuttavia il nuovo coronavirus ha un tasso di mortalita’ del 56% rispetto all’11% della Sars. La preoccupazione e’ che il virus possa mutaree diventare una vera e propria ‘pandemia’ mortale. Proprio ieri l’Organizzazione mondiale della sanita’ ha reso note due nuove morti per la nuova Sars, un uomo di 73 anni degli Emirati Arabi e un britannico che era andato in visita in Arabia Saudita e Pakistan.
SARS: 10 ANNI FA MORTE CARLO URBANI, IL MEDICO-EROE VITTIMA DEL VIRUS CHE AVEVA CONTRIBUITO A ISOLARE E SCONFIGGERE - Il 29 marzo di 10 anni fa moriva a Bangkok Carlo Urbani, medico di Castelplanio (Ancona), vittima della Sars, una sindrome che lui stesso aveva contribuito a individuare e sconfiggere. Urbani era in Vietnam in missione per conto dell’Onu, dopo essere stato in Cambogia. Aveva 47 anni. Accettando la trasferta ad Hanoi, con la sua famiglia, si era dimesso da presidente per l’Italia di Medici senza frontiere, l’organizzazione per cui nel 1999 aveva ritirato il Premio Nobel per la pace. Nel decennale della morte l’Aicu (Associazione Italiana Carlo Urbani), nata pochi mesi dopo la scomparsa del medico, celebrera’ la ricorrenza con una serie di iniziative. Intanto esce in questi giorni il libro ”Il medico della Sars, Carlo Urbani raccontato da quanti lo hanno conosciuto” (Edizioni Paoline) del giornalista Rai Vincenzo Varagona. ”Il volume – spiega l’autore – vuol far conoscere Carlo Urbani a quanti, soprattutto ragazzi, non hanno avuto modo ancora di scoprirlo: ragazzi che magari frequentano scuole a lui dedicate e leggono questo nome sulle targhe di un’aula magna o di una biblioteca, ma non sanno chi sia Carlo Urbani. Carlo, prima medico di base nel suo paese, poi infettivologo negli ospedali di Ancona e Macerata, sin da giovane ha alternato questi impegni con viaggi e missioni all’estero, accettando poi ruoli di responsabilita’ in Medici Senza Frontiere e in seguito nell’Organizzazione Mondiale della Sanita”’. Arricchito dalla presentazione della moglie di Urbani Giuliana e dalla prefazione di Kostas Moschochoritis, direttore generale di Medici senza frontiere Italia, il libro raccoglie decine di testimonianze di familiari, amici, medici, dirigenti, funzionari, diplomatici. Storie, aneddoti che tentano di superare un’agiografia in questi casi inevitabile, per offrire le tracce di un’esperienza capace di destare, ancora, entusiasmi e speranze. Il volume si chiude con un capitolo dedicato all’Aicu, che da dieci anni si propone di continuare l’opera iniziata da Urbani con una serie di obiettivi di solidarieta’ sociale nei Paesi in via di sviluppo. Ritirando il Nobel Urbani aveva dichiarato: ”questo premio e’ per l’idea di salute e dignita’ che rappresentiamo, e’ un impegno a restare vicini alle vittime, tutelandone i diritti…Lasciamo che i riflettori illuminino gli scenari dimenticati, affinche’ il domani sia migliore e i benefici del premio vadano a loro, alle vittime”. Il presidente delle Marche Gian Mario Spacca sara’ ad Hanoi ad aprile, proprio per prendere parte alla commemorazione di Urbani.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/torna-lincubo-virus-ed-e-peggio-della-sars-10-anni-dopo-la-morte-di-carlo-urbani-il-medico-eroe/194707/

LOCUSTE AFFAMATE IN MADAGASCAR

L’ allarme arriva direttamente dalla Fao (Food and Agriculture Organization) la quale ha comunicato che miliardi di piante presenti nel Paese sono divorate dall’invasione delle Locuste. La popolazione é anche fortemente minacciata dalla peste che quest’anno ha raggiunto una media che non si registrava dal 1950, anno in cui l”epidemia duro’ per ben 17 anni, e le organizzazioni umanitarie parlano di una tragedia che si sta consumando. Oltre alle malattie che vengono trasmesse dagli insetti, il problema delle Locuste consiste nel fatto che stanno mangiando tutte le piantagioni mentre la peste sta minacciando le coltivazioni di riso e gli allevamenti di bestiame.
Le cifre richieste dalla Fao sono circa 14,5 milioni di Euro, che sperano ottenere attraverso le donazioni, per poter eseguire una disinfestazione in grado di eliminare questi animali. I dati prevedono che se non verranno presi provvedimenti entro Settembre 2013 il 60% della popolazione, circa 22 milioni di persone, potrebbe sopperire alla fame che gia di per se é una grossa piaga dello Stato.

Fonte:http://www.centrometeoitaliano.it/madagascar-paese-flagellato-dalle-locuste-28-marzo-2013/

MAGGIORE ATTIVITA' DA DUE CRATERI ISLANDESI


La maggiore attività dei due vulcani Hekla e Askja in Islanda sta mettendo in allerta le autorita' del paese.
La Polizia Nazionale d'Islanda e la stazione di polizia di Hvoslvöllur hanno dichiarato la fase di "incertezza" , vale a dire, il livello più basso di avvertimento, dopo aver rilevato l'attività sismica sul monte Hekla. Tuttavia, non ci sono ancora segnali chiari di una imminente eruzione.
Il livello di allerta per il traffico aereo passa da verde a giallo ,il che indica che viene registrata un insolita attività.
Secondo lo specialista Frimann Jón, "quello che sta accadendo e' molto raro", riferendosi ad attività sismica registrata nella scorsa settimana, con un totale di circa 7 eventi tellurici tra gli 11 e 12 km di profondità , come riportato nel suo blog.
"Alla gente si consiglia di non salire sul vulcano finche' il livello di incertezza è in vigore", spiega Frimann.
"E 'anche pericoloso avvicinarsi troppo al vulcano, perché se dovesse eruttare lo farebbe senza alcun preavviso", dice il geologo.

L'Hekla è un vulcano situato nel sud ovest dell'Islanda, alto 1491 m. È il vulcano più noto d'Islanda; nel Medioevo era ritenuto la porta dell'inferno. Si trova al centro della frattura che da sud ovest a nord est segna l'Islanda ed è molto attivo: nell'ultimo millennio sono state censite una ventina di eruzioni, dalla prima rilevata nel 1104 alle più recenti (1980, 1991 e 2000). Il suo nome significa "incappucciato" e deriva dal fatto che la cima del vulcano è quasi sempre coperta da nubi.

Vulcano Askja

Il Geologo Frimann Jón ha riferito di aver registrato alcuni cambiamenti per il vulcano Askja , a nord del ghiacciaio Vatnajökull.
"I motivi sono ancora sconosciuti ha detto il geologo . Il 26 marzo ci sono stati tre terremoti profondi, a 25,5 chilometri di distanza. La grandezza superiore è stata di 2,1 gradi della scala Richter a 20,1 chilometri in profondità.
L'Askja è un vulcano che ha eruttato due volte in epoca moderna: una nel 1875 e una nel 1961. La caldera principale del vulcano è occupata dal lago Öskjuvatn, raggiungibile tramite un sentiero che parte dal rifugio Drekagil situato alla base del vulcano. In una caldera minore, invece, si trova lago Viti, meta di escursioni relativamente semplici a partire da un sentiero raggiungibile con mezzi a motore a pochi minuti dal Drekagil.

Fonte:http://terrarealtime.blogspot.it/2013/03/la-maggiore-attivita-dei-due-vulcani.html

UN'APRILE INVERNALE?


Un altro mese d’inverno? Incredibile ma vero, almeno secondo alcune proiezioni stagionali “dipinte” per l’ormai vicinissimo aprile, che inizierà lunedì 1, il giorno di Pasquetta. Secondo queste mappe, sulla falsariga delle previsioni dei meteorologi inglesi, l’inverno potrebbe continuare ancora per un mese, con forti anomalie termiche negative su tutto il continente europeo e in modo particolare nelle sue zone centro/orientali, tra Slovenia, Repubblica Ceca, Polonia e nord Balcani, ma anche su Germania, nord Italia, Francia e Spagna, così come nell’Africa nord/occidentale, in Russia, sulla penisola Scandinava e in Inghilterra.
Sarebbe il mese, secondo queste mappe, in cui tornerebbe protagonista l’alta pressione delle Azzorre sul nord Atlantico, come vediamo dalla previsione delle anomalie bariche al livello del mare, una mappa che stride con quella della previsione delle precipitazioni che, invece, continuerebbero ad essere abbondanti nell’Europa nord/occidentale. E’ chiaro, quindi, che in queste previsioni c’è qualcosa che non torna, qualche errore di calcolo che ne compromette l’affidabilità. Ma questo lo sappiamo già: stiamo parlando di previsioni stagionali, e le previsioni stagionali già di per sè, per definizione, non hanno un elevato livello di attendibilità e vanno sempre prese con le pinze. Ovvio è che dopo un marzo così fresco e perturbato, la sola immaginazione di un altro mese dai connotati invernali lascia i brividi.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/previsioni-meteo-aprile-come-febbraio-sarebbe-un-altro-mese-dinverno-ecco-le-mappe-stagionali/194664/

717 MILIARDI DI TASSE VERDI IN 10 ANNI

Dei circa 717 miliardi versati dagli italiani dal 1990 al 2009 (ultimi dati pervenuti) in tasse “verdi”, solo 6 sono stati destinati alla protezione ambientale. Appena l’1%. I soldi per proteggere l’ambiente, per non dover pregare perché non piova troppo o perché un fiume non esondi, ci sono. La questione è che vengono spesi altrimenti. Molti? No, praticamente tutti.
Come racconta uno studio della Cgia di Mestre, gli italiani pagano ogni anno fior di miliardi in tasse ecologiche, poco più di 41 solo nel 2009, ultimo anno disponibile, ma solo l’1,1% di questo consistente malloppo viene speso per proteggere l’ambiente.
Sempre nel 2009, appena 459 milioni sono stati usati per la tutela ambientale. E non è un’abitudine nuova. Risalendo negli anni sino al 1990, sempre secondo i dati dell’associazione artigiani, piccole medie imprese di Mestre, si vede che il rapporto tra entrate in tasse “verdi” e spese per la tutela del territorio non è mai andato oltre l.2%, picco toccato per ben due anni di seguito, nel ’97 e nel ’98.
Le tasse che gli italiani pagano per l’ambiente, spesso senza neppure esserne a conoscenza, sono molte: dalla sovrimposta di confine sul gpl al tributo provinciale per la tutela ambientale, dalla tassa sulle emissioni di anidride solforosa e di ossidi di zolfo all’imposta sugli oli minerali e derivati, passando per l’imposta sul gas metano sino all’imposta regionale sulle emissioni sonore degli aeromobili.
Fatti i conti, dal 1990 al 2009, in valori a prezzi correnti, lo Stato ha incassato complessivamente 717 miliardi e 442 milioni di euro e ne ha messi nella protezione ambientale, accusa il dossier della Cgia, appena 6 miliardi e 20 milioni, cioè lo 0,89%.
“Sostenere che sciagure come le alluvioni accadono anche perché non ci sono le risorse finanziarie disponibili per la tutela del nostro territorio risulta difficile – dice il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi – soprattutto a fronte dei 41 miliardi di euro che vengono incassati ogni anno dallo Stato e dagli enti locali per la protezione dell’ambiente, di cui il 99% finisce invece a coprire altre voci di spesa.
I soldi ci sono, peccato che ormai da quasi un ventennio vengano utilizzati per fare altre cose. Con la beffa che ogni qual volta subiamo un’alluvione ci ritroviamo a subire l’ennesimo aumento delle accise sulla benzina od una nuova tassa di scopo”.
In altre parole, tutta quella sequenza di imposte spesso sconosciute che gli italiani pagano quando fanno il pieno alla macchina, quando pagano la bolletta della luce o del gas/metano, il bollo o l’assicurazione dell’auto, non vanno a sostenere le attività di salvaguardia ambientale per le quali sarebbero state introdotte.
Un po’ di numeri: nel triennio 1990/92, dei quasi 80 miliardi di gettito frutto delle tasse ambientali, ben 0 sono stati destinati al finanziamento di spese per la protezione dell’ambiente. Nel ’93 le cose sono migliorate, 79 milioni spesi su oltre 29 miliardi incassati, lo 0.3%. Si scende però di nuovo nel ’94: 0.2%, 73 milioni su 31 miliardi. Cifre simili nel ’95 e boom della spesa nel ’96: l’1.1%, 376 milioni spesi su 35 miliardi incassati. Trend che rimane costante, tra lo 0.9 e l’1.2% fino al 2009.
Ma più delle percentuali danno la misura della vicenda i differenziali tra quanto destinato alla tutela dell’ambiente e quanto ad altro, sempre ricordando che il totale del gettito dovrebbe servire per la tutela e del territorio, o almeno per questo gli italiani pagano.
Nel 2009 per esempio, come abbiamo visto, 459 sono stati i milioni spesi per la protezione dell’ambiente, mentre 40 miliardi e 835 milioni sono stati spesi per altro. Nel 2008, 444 milioni per l’ambiente e 39 miliardi per altro. Nel 2007, 453 milioni contro quasi 41 miliardi. E via così sino al 1993, poco meno che gli spicci.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=32943

PUTIN ANNUNCIA ESERCITAZIONI MILITARI SU LARGA SCALA NEL MAR NERO


Il presidente russo Vladimir Putin ha annunciato l’avvio di esercitazioni militari “su larga scala” nel Mar Nero. Lo riferisce il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov precisando che l’ordine del presidente e’ stato dato questa notte.
Alle esercitazioni, che cominceranno oggi, parteciperanno 36 navi stanziate a Sebastopoli, in Crimea (Ucraina) e a Novorossisk (Russia meridionale), e fino a 7.000 uomini.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45463

AMBIENTALISTI VANNO A CHIEDERE SOLDI A BERSANI

”C’e’ bisogno di una svolta verde per rilanciare l’Italia. Si deve puntare decisamente sul Green deal”, avendo come punto di partenza la ”decarbonizzazione dell’economia”.
Questo quanto emerge dall’incontro, oggi a Montecitorio, tra il premier incaricato Pier Luigi Bersani e le maggiori associazioni ambientaliste (Club alpino italiano, Fai, Federazione pro natura, Greenpeace Italia, Legambiente, Touring club italiano, Wwf) che hanno presentato un documento contenente i 10 punti per una ‘riconversione’ ecologica del Paese.
Gli italiani hanno pagato 717 MILIARDI di “tasse verdi” in 10 anni. Dove sono finiti?
Ecco quali sono i 10 punti:
- ENERGIA E CLIMA: La conferma dell’eco-bonus (55% sgravi fiscali) per l’efficienza energetica degli edifici; convocazione di una Conferenza energetica nazionale con l’obiettivo della revisione della Strategia energetica nazionale (100% rinnovabili al 2050, stop a carbone e olio combustibile, stop a trivelle off shore).
- TRASPORTI E INFRASTRUTTURE: Liquidazione della Stretto di Messina Spa e eliminazione dei rapporti con il General contractor Eurolink; alternative alla trasversale ad Alta velocita’ a cominciare dalla Torino-Lione.
- CONSUMO DEL SUOLO: Elaborare una nuova legge di governo del territorio per contenere il consumo di suolo; tassare il consumo di nuovo suolo e sui beni paesaggistici.
- DIFESA DEL SUOLO: Applicazione della direttiva ‘alluvioni’ soprattutto in chiave di adattamento ai cambiamenti climatici, ed avviare un Piano per la manutenzione del territorio.
- BONIFICHE: Definire una Strategia nazionale per gli interventi di bonifica con le regioni; ripristinare il reato di ‘omessa Bonifica’.
- NATURA: Garantire fondi sufficienti al funzionamento dei parchi e delle aree marine protette; organizzare la terza Conferenza nazionale delle aree protette.
- BENI CULTURALI E PAESAGGIO: Seguire le indicazioni date da Giorgio Napolitano agli Stati generali della cultura; reintegrare i Comitati tecnico-scientifici; adeguare le risorse con almeno altri 200 milioni.
- TURISMO E AMBIENTE: Un Piano nazionale per la qualita’ e per lo sviluppo del settore turistico del Mezzogiorno.
- MINISTERO AMBIENTE: Bloccare ”la progressiva liquidazione” del ministero portando il suo bilancio annuale dagli attuali 450 milioni ad almeno 700 milioni di euro l’anno; istituire un’Agenzia per i controlli ambientali.
- DIRITTI E ECO-DELITTI: Tutela penale dell’ambiente; introdurre tra i principi della Costituzione il diritto alla tutela dell’ambiente per le future generazioni.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45468

GRAN BRETAGNA: L'ANNO SENZA PRIMAVERA


Continuano in Gran Bretagna i disagi per il maltempo e le basse temperature, inusuali per la stagione anche nel Regno Unito, che dureranno per altre due settimane almeno e probabilmente fino alla fine di aprile, secondo quanto riferiscono gli esperti di meteo britannici, che prevedono un 2013 “senza primavera”. Gravissime le conseguenze del gelo soprattutto in Scozia e Irlanda del Nord: nell’ovest della Scozia migliaia di persone restano al buio per il sesto giorno consecutivo. In Nord Irlanda, per il secondo giorno consecutivo, le unita’ di soccorso della Raf stanno provvedendo alla distribuzione di cibo nelle zone piu’ remote. Mentre e’ drammatica la situazione per i contadini e gli allevatori, sono infatti migliaia i capi di bestiame stroncati dal grande freddo, interi pascoli sono rimasti sepolti dalla neve. Sulla costa inoltre, sempre in Irlanda del Nord, un’enorme quantita’ di flora marina e’ stata ritrovata sul bagnasciuga, un fenomeno provocato dal forte vento.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/gelo-e-neve-da-record-nel-regno-unito-previsioni-shock-questanno-non-ci-sara-primavera/194566/

CONTINUO INVERNO TARDIVO NEGLI STATI UNITI


E’ vero, siamo già alla terza decade di Marzo, ma la crisi dell’Artico, ben espressa dalla persistente fase negativa dell’indice “AO” (oscillazione artica), continua a partorire pesanti ondate di freddo e abbondanti nevicate che stanno colpendo con particolare durezza la Siberia orientale, gli States e buona parte del comparto settentrionale e orientale dell’Europa, li dove agiscono i vari “lobi” (circolazioni cicloniche colme di aria molto gelida a tutte le quote) del vortice polare diviso in più parti (mentre sopra il mar Glaciale Artico domina un robusto nucleo anticiclonico). In questi giorni anche il nord-America, in particolare gli Stati Uniti centrali e settentrionali, hanno dovuto affrontare varie emergenze per il passaggio di diverse bufere di neve che hanno ricoperto di bianco, come solitamente si nota in pieno inverno, gran parte degli stati contigui, dal Montana fino al Kansas, Indiana e Kentucky. In pratica, quasi la metà dei territori degli stati contigui degli USA sono ricoperti da uno strato di neve fresca, a seguito delle abbondanti nevicate avvenute nei giorni scorsi. Altro che primavera, nei negozi e nei market della grande distribuzione le pale spalaneve ormai vanno a ruba.
Addirittura in alcune aree fra South Dakota, Wisconsin, Michigan meridionale e Illinois, il manto nevoso, appena depositato al suolo, supera i 30-40 cm di spessore. Anche se le nevicate più abbondanti si sono registrate in Colorado, tanto che persino la partita di qualificazione per i mondiali di calcio del 2014 (che si terranno in Brasile), fra Stati Uniti e Costa Rica, si è giocata nello stadio di Commerce City sotto una vera e propria bufera, ai limiti della praticabilità per una partita di calcio. Il sistema frontale, piuttosto esteso, dopo aver colpito duramente il Colorado, con forti e persistenti nevicate che hanno sommerso di neve fresca buona parte dello stato, si è poi spostato verso le grandi pianure centrali statunitensi, ed in seguito sul Middle-East, apportando precipitazioni nevose davvero significative per il mese di Marzo. Tra domenica 24 e lunedì 25 Marzo forti e diffuse nevicate, con temperature largamente negative, hanno investito gran parte del Kansas, Iowa, Illinois e Missouri, con accumuli di oltre 20-30 cm , localmente pure 40 cm, di neve fresca in meno di 24 ore. Una fitta nevicata ha imbiancato persino la città di St.Louis, dove si sono registrati quasi 30 cm di accumulo a fine evento. Nel corso delle giornate di lunedì 25 e martedì 26 Marzo il già citato sistema frontale, seguito lungo il suo bordo occidentale dall’afflusso di masse d’aria particolarmente fredde in discesa dal Canada centro-occidentale, si è spostato verso la costa orientale, dispensando le ultime nevicate, che hanno interessato persino Baltimora, Filadelfia e la città di New York.
Le nevicate più consistenti si sono distribuite fra la Pennsylvania e lo stato del Maine, sul vicino confine canadese, dove il manto nevoso è arrivato a superare i 30-40 cm. Lungo la catena montuosa degli Appalachi si è superato pure il mezzo metro, anche se non a quote particolarmente basse. Per l’ultima decade di Marzo si tratta di un episodio di freddo veramente importante che ben si accorda con l’attuale pattern meteo/climatico in atto, in una fase di “AO” (oscillazione artica) pesantemente negativa. Anche dal punto di vista termico si nota una persistenza degli affondi di masse d’aria piuttosto fredde, per non dire gelide, che dall’Artico canadese si versano fin verso gli stati degli USA meridionali e l’East Coast affacciata sull’Atlantico occidentale. Le anomalie termiche negative si concentrano maggiormente fra il settore canadese e gli USA centro-settentrionali, anche se non sono mancate temporanee scaldate. Nei prossimi giorni gli effetti di questa recente ondata di freddo tardivo nel cuore degli States tenderanno ad essere gradualmente smaltiti, con una graduale risalita delle temperature su valori decisamente più accettabili per Marzo. Ciò però non impedirà che entro fine mese ed i primi giorni di Aprile nuovi affondi di aria piuttosto fredda, in discesa dalle latitudini artiche, possa riversarsi sopra gli States, riportando la neve e l’ennesimo crollo dei valori termici.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/il-freddo-tardivo-non-risparmia-neppure-gli-stati-uniti-quasi-la-meta-dei-territori-degli-stati-contigui-sono-innevati/194590/

SI INTENSIFICA L'ATTIVITA' SISMICA DI EL HIERRO


Continua ad intensificarsi la “crisi sismica” iniziata pochi giorni fa appena a ovest di El Hierro, alle isole Canarie, nell’oceano Atlantico. Sono quasi 200 le scosse sismiche verificatesi nella giornata odierna, dalla mezzanotte, e in appena 30 minuti ci sono state sei scosse tra le 16 e le 16:30, di cui tre hanno superato la magnitudo 4 (alle 16:02 magnitudo 4.3, alle 16:07 magnitudo 4.6 e alle 16:28 magnitudo 4.1). Le scosse sono state avvertite fino a Las Palmas e Tenerife!

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/crisi-sismica-a-el-hierro-tremano-le-canarie-tre-scosse-superiori-a-magnitudo-4-pochi-minuti-fa/194552/

LE COSTANTI PIOGGE DEL 2012 SONO STATE CATASTROFICHE PER LE FARFALLE INGLESI


Il 2012 e’ stato un anno catastrofico per le farfalle nel Regno Unito. Delle cinquantasei specie studiate dallo UK Butterfly Monitoring Scheme, cinquantadue risultano in declino a causa di una delle annate piu’ piovose mai sofferte oltremanica. Piogge incessanti che hanno costretto gli insetti colorati a lottare duramente per procacciarsi cibo, per accoppiarsi e per rifugiarsi. Diverse specie di farfalle britanniche sono ormai sull’orlo dell’estinzione e il prolungarsi del clima piovoso non fara’ che peggiorare la situazione. Uno scenario poco rassicurante delineato dal Centre for Ecology and Hydrology che ha effettuato le operazioni di monitoraggio della salute delle popolazioni di farfalle con la Butterfly Conservation. Per tredici specie native il 2012 e’ stato l’anno peggiore da quando il monitoring scheme e’ iniziato, cioe’ dal 1976 in poi. Tra le farfalle piu’ rare che hanno subito i colpi peggiori emergono la Fabriciana adippe, dalle ali arancioni attraversate da macchie scure, che ha avuto un crollo nei numeri del quarantasei per cento e la Satyrium pruni con un declino del 98 per cento. “Il 2012 e’ stato un anno catastrofico per quasi la totalita’ delle farfalle del Regno Unito. Una catastrofe che ha dimezzato in un solo colpo i risultati ottenuti attraverso i progetti di conservazione nel tempo” ha spiegato in una nota Tom Brereton della Butterfly Conservation.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/le-grandi-piogge-del-2012-sul-regno-unito-sono-state-catastrofiche-per-le-farfalle-inglesi/194654/

FORTI PRECIPITAZIONI IN AMERICA LATINA


In questi giorni anche il sud-America è stato flagellato dal maltempo e dai temporali che purtroppo hanno causato tanti danni e molti disagi. Dall’Argentina centrale fino all’Amazzonia e alla fascia andina peruviana e colombiana è stato un continuo formare di grandi “Cellule temporalesche” e sistemi temporaleschi più complessi, di natura “Multicellulare”, o persino “supercellulare” in qualche caso specifico, nel nord-est dell’Argentina. Del resto l’avvento dell’autunno australe è caratterizzato dai fenomeni temporaleschi estremi, molto diffusi sulla Pampa argentina, dove molto spesso i primi impulsi freddi che risalgono dalle basse latitudini oceaniche vengono preceduti da violente sferzate temporalesche, accompagnate da forti grandinate, colpi di vento e nei casi più intensi da fenomeni vorticosi o autentici tornado. Difatti, proprio in questo periodo dell’anno, la cessazione della radiazione solare agevola un più rapido raffreddamento dell’immenso tavolato di ghiaccio antartico, con la conseguente intensificazione delle famose “Westerlies”, gli impetuosi venti occidentali che scorrono ininterrottamente attorno le coste del Polo Sud (rafforzati dal costante divario “barico” e “termico” insistente fra i mari australi e l’Antartide) alimentando i profondi cicloni extratropicali australi che a loro volta generano le grandi tempeste oceaniche, con onde che possono raggiungere i 13-14 metri.
La formazione di questi immensi cicloni extratropicali, molto spesso, agevola lo spostamento di masse d’aria molto fredde, d’origine polare, che dalle coste dell’Antartide si muovono verso i mari australi, tramite dei fronti freddi ben strutturati che risalgono verso l’Argentina, le coste sudafricane, l’Australia meridionale e la Nuova Zelanda, con intensi venti da SO e S-SO. In genere questi fronti freddi che risalgono l’Argentina, ancor prima di sfociare sull’Atlantico meridionale, si muovono verso nord-est, spingendosi fin verso l’Uruguay e gli stati del Brasile meridionale, dove l’aria fredda d’origine polare tende ad interagire o a scontrarsi con le masse d’aria molto più calde, in discesa da NO e Nord, dagli altopiani interni del Brasile o dall’arida regione del Chaco. Lungo la linea di convergenza fra l’aria fredda, di origini sub-antartiche, che risale da SO, e le masse d’aria sub-tropicali molto più calde in discesa da NO e Nord, si sviluppano vivaci fronti temporaleschi o sistemi convettivi a mesoscala, in grado di dare la stura a forti temporali, con annessi rovesci di pioggia, attività elettrica, grandinate, impetuosi “Downburst” nelle “Celle temporalesche” più intense. Nei casi più estremi, in cui il “Wind Shear verticale” è altamente positivo a causa del passaggio del ramo principale del “Jet Stream” (a 250 hpa), si può creare l’ambiente adatto alla nascita di grandi trombe d’aria o tornado che possono apportare danni ingenti, come quello che recentemente ha colpito l’area di Buenos Aires.
ttualmente l’attività convettiva rimane molto intensa sul bacino amazzonico, specie fra lo stato brasiliano dell’Amazonas e l’Amazzonia peruviana, per il transito del “fronte di convergenza intertropicale” (ITCZ), attestato con i primi elementi principali a cavallo della linea dell’equatore. Quasi tutti i forti temporali che quotidianamente, specie fra il pomeriggio e la serata, si sviluppano sopra la regione amazzonica, sono originati dall’ITCZ, la quale mantiene attiva nei bassi strati delle aree di convergenza venti (fra la debole ventilazione da NE e i più freschi venti meridionali che risalgono dal sud dell’Amazzonia) che stimolano l’innesco dei forti moti convettivi (intense correnti ascensionali) pronti a costruire gli enormi annuvolamenti cumuliformi che danno la stura ai temporali, di natura “termoconvettiva”. Molti di questi, a causa dell’intenso riscaldamento diurno (derivato dai passaggi “zenitali” del sole) e delle notevoli fonti di umidità fornite dalla stessa foresta pluviale (piena di corsi d’acqua, stagni e paludi) che copre l’intera area dell’Amazzonia, possono raggiungere dimensioni spaziali considerevoli, dando luogo a fenomeni precipitativi davvero violenti, coadiuvati da attività elettrica a fondoscala, elevati valori di rain/rate e furibondi colpi di vento, legati ai “Downburst” delle singole “Celle”.
Se analizziamo i dati pubblicati dall’INMET, il prestigioso Istituto Nazionale di Meteorologia brasiliano, notiamo come in molte località dell’Amazzonia gli accumuli pluviometrici parziali, dal 1 Gennaio 2013 ad oggi, superano abbondantemente i valori registrati lo scorso anno. Se si prende come esempio la città di Manaus, capitale dello stato dell’Amazonas, nonché la più grande città situata nel cuore dell’Amazzonia lungo le rive del Rio Negro, da Gennaio ad oggi l’accumulo parziale avrebbe già superato i 987 mm, ben 79 mm in più rispetto al dato registrato nel Marzo del 2012. Gran parte di questi 987 mm si sono accumulati tramite rovesci temporaleschi molto intensi che hanno creato allagamenti e ingenti danni nella città di Manaus. E’ la stagione delle piogge non è ancora finita fin quando l’ITCZ, che segue i passaggi “zenitali” del sole, non si sarà spostato più a nord, verso la Colombia, la Guyana e sul confine venezuelano meridionale.
Passaggio che avverrà non prima della fine di Aprile. Anche sull’Amazzonia più meridionale, già dal prossimo mese, si dovrebbe assistere ad una lenta attenuazione dell’attività convettiva e delle annesse precipitazioni, con l’avvento di una stagione secca effimera. Riguardo i forti temporali che hanno investito le altre aree del Brasile centrale e sud-orientale c’è da dire che questi sono da attribuire al transito di sistemi frontali o di fronti freddi annessi a sistemi depressionari in spostamento sull’Atlantico meridionale, seguiti da masse d’aria molto più fresche da SO e S-SO in risalita dall’Argentina centrale e dall’Uruguay che convergono con l’aria molto più calda preesistente su queste aree. Lo scontro fra le differenti masse d’aria può dare origini a fenomeni temporaleschi molto intensi. Non di rado accompagnati da grandinate e fortissime raffiche di vento. Anche per i prossimi giorni la tendenza vede un ulteriore accanimento dell’attività temporalesca su varie aree del sud-America, dal nord dell’Argentina all’Amazzonia.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/america-latina-flagellata-da-furiosi-temporali-grandi-piogge-in-amazzonia-superati-gli-accumuli-del-2012/194553/

BOMBA ESPLODE AD ATENE

Una bomba è esplosa questa sera ad Atene di fronte una villa in un quartiere elegante nei pressi dell’Acropoli. Secondo quanto riporta la stampa locale, una ventina di minuti prima una telefonata anonima ad un giornale aveva avvisato della presenza dell’ordigno.
La polizia ha fatto in tempo ad arrivare sul posto, individuare la borsa che conteneva l’ordigno, ed evacuare la zona più immediata, e poi c’è stata l’esplosione. Secondo le prime informazioni non vi sarebbero feriti, riporta il sito di Mega tv.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45436

LA RUSSIA OFFRE SUPPORTO PER L'ENERGIA ATOMICA IN SUD AFRICA


«La Russia offre supporto non solo nella creazione di singoli blocchi nucleari, ma anche nella creazione di un’industria atomica d’avanguardia in Sudafrica: a partire da estrazione del greggio, costruzione delle centrali e dei reattori, fino ad arrivare alla progettazione e alla produzione di apparecchiature nucleari proprie», ha detto Vladimir Putin alla conclusione degli incontri con le autorità sudafricane.
«Tutto questo inteso con il finanziamento e la preparazione degli specialisti per il Sudafrica da parte della Russia», ha aggiunto il presidente.
Putin ha segnalato che «Russia e Sudafrica hanno un grande potenziale di sviluppo della cooperazione in ambito energetico, prima di tutto nucleare».

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45416

PRESTO ATTIVA CENTRALE INDIANA DI PRODUZIONE RUSSA


Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha assicurato al presidente russo Vladimir Putin che il primo blocco della centrale nucleare Kudankulam eretta nella provincia di Tamilnad con l’aiuto della Russia verrà avviato ad aprile di quest anno.
Singh ha anche raccontato a Putin i progressi raggiunti nei lavori sugli altri blocchi della centrale.
Il comitato per le questioni di sicurezza del gabinetto del consiglio dei ministri indiano ha approvato la costruzione del terzo e poi del quarto reattore della centrale.

Fonte:http://www.imolaoggi.it/?p=45413

martedì 26 marzo 2013

L'ISOLA DI EL HIERRO SI E' SOLLEVATA DI 10 CENTIMETRI


Piu’ di 60 scosse di terremoto hanno fatto tremare l’isola di El Hierro, nell’arcipelago delle Canarie, in Spagna. Lo ha reso noto l’Istituto nazionale geografico spagnolo. Le 60 scosse sismiche registrate dall’istituto, tutte di magnitudo 2 e 3, sono state avvertite a malapena dai residenti. Piu’ di mille scosse hanno colpito la piu’ piccola delle isole Canarie dal 18 marzo, raggiungendo anche intesita’ di magnitudo 4.1. Gli esperti hanno collegato il fenomeno ai movimenti sottomarini compiuti dal magma terrestre. Secondo i dati degli studiosi, l’isola si sarebbe alzata di 10cm negli ultimi mesi nelle sue aree occidentlai. Nel 2011, ondate di scosse simili si erano registrate sempre nell’isola di El Hierro, prima dell’eruzione di un vulcano sottomarino, durata cinque mesi.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2013/03/sciame-sismico-alle-canarie-cresce-la-preoccupazione-a-el-hierro-lisola-se-alzata-di-10cm/194454/

LA CINA NUOVO LEADER ESPORTATORE NELLE ARMI MONDIALI


La Cina avanza anche nelle armi. Nel corso del quinquennio 2008-2012, le esportazioni di armi convenzionali nel mondo sono cresciute del 17%, una forte espansione cui ha contribuito in modo decisivo l’industria cinese le cui vendite all’estero sono aumentate del 162% rispetto al periodo precedente (2003-07). Una performance che ha consentito a Pechino di superare in classifica il Regno Unito entrando a far parte del club dei primi cinque esportatori di armi del mondo per la prima volta dalla fine della Guerra Fredda. Lo ha riferito lo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri) nel suo ultimo rapporto pubblicato.
A mantenere la leadership nel mercato mondiale sono sempre gli Stati Uniti con una quota pari al 30% dell’export globale. A tallonare Washington c’è ovviamente la Russia (26%) mentre Germania (7%) e Francia (6%), terza e quarta rispettivamente, seguono a debita distanza. La Cina, come si diceva, ha effettuato il balzo decisivo negli ultimi anni arrivando a conquistare quota 5% contro il 2% del quinquennio precedente. Determinante, per il successo delle armi di Pechino, la crescente domanda del Pakistan, come ha confermato il direttore del Sipri Arms Transfers Programme, Paul Holtom, in una nota ufficiale del centro di ricerca svedese. Le forniture cinesi, ha precisato, raggiungerebbero comunque un crescente numero di Stati.
Nella classifica delle importazioni, rivela ancora il SIPRI, Pechino si piazza al secondo posto con il 6% della quota complessiva globale dietro all’India, prima assoluta con il 12% dell’import planetario. Pakistan (5%), Corea del Sud (5%) e Singapore (4%) completano una Top Five globale interamente asiatica. Tra gli altri aspetti significativi del rapporto si segnala la leadership russa nelle esportazioni di armamenti convenzionali verso il Venezuela (il 66% dell’import di Caracas) e, soprattutto, la Siria (dove si raggiunge il 71%). Impressionanti, poi, i numeri dell’Africa: nell’ultimo quinquennio le importazioni del Continente sono cresciute del 104% rispetto ai cinque anni precedenti ma il traino viene in pratica dal solo Nord Africa dove l’import è aumentato del 350% contro il 5% delle nazioni sub sahariane.
Alla forte domanda del mercato orientale e africano si è contrapposta negli ultimi anni la significativa riduzione della spesa europea. Le importazioni del Vecchio Continente si sono ridotte del 20% nell’ultimo quinquennio a seguito di vari fattori a cominciare dalla conclusione del conflitto in Iraq e dal ridimensionamento della presenza militare in Afghanistan. Determinante, poi, l’effetto della crisi e dei conseguenti programmi di austerity. Negli ultimi 5 anni le importazioni di armi da parte della Grecia sono diminuite del 61% facendo precipitare il Paese dal 4° al 15° posto nella classifica delle importazioni del Pianeta.
E l’Italia? Nel rapporto Sipri non se ne parla ma i dati, ovviamente, non mancano. Tra il 1990 e il 2011, ricordano Duccio Facchini, Michele Sasso e Francesco Vignarca nel loro “Armi, un affare di Stato – Soldi, interessi, scenari di un business miliardario”, Roma ha autorizzato export di armamenti per 44 miliardi di euro. Tra il 2006 e il 2010, poi, la Penisola ha compensato da sola il 14% delle esportazioni europee (pari nel loro complesso a quasi 165 miliardi di euro). Un business di successo che ha coinvolto tanto il sistema bancario quanto la regina del settore, quella Finmeccanica protagonista negli ultimi due anni di una serie infinita di guai giudiziari.

Fonte:http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/24/mercato-delle-armi-non-conosce-crisi-e-cina-e-sempre-piu-leader/540289/#.UVHYaa2mpbU.facebook

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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