ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


lunedì 31 ottobre 2011

PROSSIMA ERUZIONE DELLE CANARIE SARA'A LA PALMA


Juan Carlos Carracedo vulcanologo ha detto oggi durante la presentazione del suo libro "La geologia delle isole Canarie" nel quartier generale della capitale, proprio nel Uned che era accompagnato dal ministro della Cultura, Maria Victoria Hernandez e direttore del partner, Javier Neris che la prossima eruzione vulcanica nelle isole Canarie sarà al Cumbre Vieja e accadrà nei prossimi 40 anni, perché più della metà delle eruzioni storiche sono concentrate nell'isola
Lo scienziato in realtà ha detto che l'eruzione sottomarina recente di El Hierro doveva essersi verificata a La Palma.
Carracedo ha spiegato che negli ultimi 12 mila anni vi è stata un enorme attività vulcanica a La Palma, più della metà delle eruzioni storiche dell'arcipelago sono concentrate nel Cumbre Vieja, mentre ad El Hierro non c'è stato in quasi alcun periodo della storia.
E che il più giovane eruzione di El Hierro è di 2.500 anni, un periodo nella quale a La Palma vi sono state più di venti eruzioni vulcaniche, in modo che "statisticamente, seguendo la massima della geologia la cosa può ripetersu più facilmente nell'immediato futuro è quello che è successo nel recente passato, è logico che avrebbe toccato la Palma.
Per quanto riguarda il suo libro, 400 pagine e 450 illustrazioni a colori, l'editoriale pubblicato dalla Conferenza di Madrid, che ha un prezzo di 30 euro, ha detto che l'ha fatto con cura per essere uno strumento utile per tutti e che è di grande attualità come questo primo volume di tre,parlando dei vulcani sottomarini, come quello attualmente attivo ad El Hierro


Fonte:http://www.elapuron.com/noticias/sociedad/5865/carracedo-sostiene-que-la-prxima-erupcin-volcnica-ser-en-cumbre-vieja/

SCIAME SISMICO IN CALIFORNIA,TIMORE PER IL BIG ONE

Trema la terra in California. Nei giorni scorsi, e precisamente sabato 22 ottobre, si sono verificate le due scosse più forti, di magnitudo 3,8 e 4,0 richter, poi ancora giovedì scorso, il 27 ottobre, un altro terremoto di magnitudo 3,6 richter.
Sono state tutte scosse molto superficiali, tra 6 e 9km di profondità, e l’epicentro è stato tra Berkeley, Albany, Emeryville e Oakland. I terremoti sono stati sentiti anche a Portland, nell’Oregon, a San Diego e a Sacramento. Ma a San Francisco c’è stata tanta paura: la città che da tempo attende il suo “big one”, teme la faglia di Hayward e questi suoi movimenti impauriscono gli abitanti locali, anche se in realtà potrebbe trattarsi di uno sfogo d’energia che ne eviti un accumulo tale da scatenare un grosso sisma. Ma sono solo ipotesi.

Fonte:http://www.terremotirealtime.com/2011/10/31/sciame-sismico-in-california-paura-a-san-francisco-che-teme-il-grande-big-one/

SCOSSA DI TERREMOTO IN CILE


Alle 19:53, ora Italiana, una Scossa di Terremoto di Magnitudo 5.7 è avvenuta in Cile. Il Sisma si è verificato a 30 km di profondità a circa 47 km a sud ovest di Taltal.
Al momento non si hanno notizie di danni o feriti.

Stefano Amici

Fonte:http://www.terremotirealtime.com/2011/10/30/scossa-di-terremoto-di-magnitudo-5-7-in-cile/

domenica 30 ottobre 2011

IL RIPETERSI DELLA PICCOLA ETA' DEL GHIACCIO


In passato, almeno nel mondo occidentale, si pensava che il Sole fosse un oggetto immutabile, con un globo perfetto. Nel tempo però ci si è dovuti ricredere a questa credenza, soprattutto quando sono state individuate le prime macchie solari sulla sua superficie che l’accompagnavano nella sua rotazione. Alla prima crepa della teoria dell’immutabilità solare giunsero conferme definitive quando si riuscì a dimostrare che le macchie solari aumentavano e diminuivano nel tempo, seguendo un ciclo regolare di 11 anni, chiamato ciclo delle macchie solari o ciclo di Schwabe, dal nome del suo scopritore. La lunghezza del ciclo però comunemente a quanto si potrebbe pensare, può variare e durare 11 anni solo in media. Il più breve è stato di 8 anni, mentre il più lungo di 14 anni, ma ciò che non cambia è la progessione delle macchie, in aumento sino al massimo e poi in diminuzione successivamente. Un numero più elevato di macchie solari vuol dire un aumento dell’attività solare, che è sinonimo di eruzioni solari o esplosioni di materiale solare, noto come espulsioni di massa coronale (CME). Il maggior numero di macchie solari, in ogni dato ciclo, è denominato “massimo solare“, mentre il numero più basso è indicato come “minimo solare“. Ogni ciclo varia notevolmente di intensità, cosicchè alcuni massimi solari sono così bassi da essere quasi indistinguibili dal minimo precedente. Un tale insieme di cicli così bassi avvenuti tra il 1645 ed il 1715 è notoriamente conosciuto come il Minimo di Maunder. Coloro che hanno avuto modo di osservare il Sole in quel periodo, furono testimoni di un numero di macchie solari bassissimo. In quel periodo si contarono circa 30 macchie, ossia un millesimo di ciò che tipicamente avviene sul Sole attualmente.  Furono gli anni della piccola Era Glaciale, un periodo estremamente freddo, interessato da pesanti nevicate, valori di temperatura gelidi e anni senza estate. Si verificò proprio in quegli anni il congelamento di grandi superfici liquide, come il Tamigi e il Mar Baltico. I ghiacciai polari crebbero sensibilmente, così come quelli Alpini, distruggendo molti villaggi. In Islanda cessò del tutto la coltivazione del grano, in Finlandia morì un terzo della popolazione, mentre in Svezia ci fu una forte crisi economica. Il Tamigi gelò sei volte nel XVII secolo e nell’inverno del 1607-1608 cominciò una tradizione destinata a durare per più di due secoli: la fiera del ghiaccio, ovvero l’organizzazione di spettacoli, divertimenti e piccoli commerci sul fiume gelato. Si lanciò la fiera del pattinaggio ad opera di Enrico VIII, quando ci si spostava da Londra alla vicina Greenwich. Persino Shakespeare cita quegli anni dove descrive la consegna del latte gelato nei secchi. I pittori fiamminghi hanno dipinto decine di meravigliose tele dove sono raffigurati gli inverni freddissimi del Belgio. Faceva un freddo terribile anche nell’Europa meridionale: carestie e sommosse si verificarono in gran parte dei paesi, mentre a Venezia la neve sfondò con il suo peso i tetti delle abitazioni. La gente in Scozia si sdraiava per terra e si lasciava morire per la disperazione di quella situazione. In Cina e Nord America la situazione non era migliore, con grande gelo sparso nei continenti. E’stato calcolato che la temperatura media terrestre fosse di circa 2-3°C inferiore a quella attuale, e vari dipinti mostrano le vallate alpine, oggi verdi e rigogliose, coperte dal ghiaccio perenne. Per 8 volte gelò tutta la laguna veneta e 4 volte quella del Po in soli 5 anni. Il “Morning Post“, nel 1813, parlò di un elefante che passava da riva a riva sul Tamigi nei pressi del ponte di Blackfriar. Come ben sappiamo il terribile inverno russo fermò Napoleone alle porte di Mosca.  Nel 1816 poi, il Nord America e l’Europa Nord Occidentale vissero un terribile anno senza estate.

Tela di Hendrick Avercamp, esposta al Rijksmuseum di Amsterdam

Sulla Pennsylvania e sui rilievi del New England caddero ben 15 cm nel mese di Giugno, seguiti da una prima sequenza di gelate. In piena estate si girava con cappotto e guanti e si arrivò ad una pesante crisi alimentare. Fu un anno di carestia e i prezzi lievitarono alle stelle. Molti andarono in miseria e altri si tolsero la vita. Il pane era introvabile, l’uva andata distrutta. Pesanti i disagi in Inghilterra e Francia, mentre in Svizzera si macellava di tutto. Anche i racconti di Mary Shelley in villeggiatura sul lago di Ginevra in compagnia di Lord Byron e del marito, descrive interminabili settimane fredde e  piovose. Epidemie interessarono il Bengala e la Russia europea, arrivando al colera. A quei tempi si rifanno le meravigliose fiabe di Andersen e i racconti di Natale di Dickens,  sempre raffigurati con la neve. La Piccola era glaciale ha avuto un tempo maggiore rispetto al minimo di Maunder, forse per ulteriori variabili ancora non conosciute. Nonostante molti scienziati pensino che la prolungata attività minima del Sole abbia raffreddato la Terra ritenendola quindi la causa primaria di tale situazione, non è mai stata trovata una precisa correlazione causa-effetto che potesse dare delle certezze assolute. I dettagli della variazione solare e i suoi effetti infatti sono ancora causa di ricerche. Tuttavia, essendo il Sole il motore principale della vita, una sua minore attività per decenni basta per molti studiosi a mettere fine alle teorie alternative. Ma ci sono fotografie del 1875 che ritraggono le cascate del Niagara interamente congelate, indice che anche dopo l’avvenuta ripresa dell’attività solare, il freddo continuava a persistere. Gli studi solari hanno cominciato ad avere basi scientifiche solide dopo la prima metà del ventesimo secolo. I ricercatori hanno stabilito che le macchie solari sono un fenomeno magnetico e che il Nord ed il Sud della nostra stella fungono come una calamita. L’interno del Sole è in continua evoluzione; una situazione dinamica che in passato non si poteva certamente immaginare. Attualmente si studiano questi meccanismi attraverso un’area di ricerca che prende il nome di eliosismologia, attraverso la quale gli scienziati possono acquisire una comprensione maggiore di ciò che accade nelle sue profondità. Si è scoperto che il materiale magnetico all’interno del Sole è in costante allungamento, torsione. I movimenti nel suo interno non sono definitivamente tracciati, ma col tempo si è scoperto che portano alla completa inversione dei poli. Il campo inverte il proprio verso infatti ogni undici anni, in corrispondenza del massimo del ciclo solare. La rotazione differenziale della stella causa una forte deformazione delle linee del campo magnetico, che appaiono aggrovigliate su se stesse; Circa 11 anni più tardi, i poli si invertono nuovamente tornando sui propri passi, rendendo l’intero ciclo solare in realtà, un fenomeno di 22 anni. Il sole si comporta in modo simile nel corso di ciascun ciclo di 11 anni, non importa quale polo si trovi in cima. Il Sole si sta dirigendo verso il suo ennesimo massimo solare, ecco perchè le espulsioni di massa coronale, i brillamenti, e le sue attività sono più comuni di quanto non lo fossero qualche anno fa. Il picco è atteso verso la fine del 2013 o agli inizi del 2014, e dovrebbe successivamente raggiungere il minimo intorno al 2020, anche se le previsioni dei cicli solari sono ancora molto incerte e in via sperimentale. Si può affermare però che questo sia stato il più lento ciclo di macchie solari da quando esiste l’era spaziale, che poi è il lasso di tempo entro il quale abbiamo avuto la possibilità di osservazioni più dettagliate. Il lentissimo ciclo di cui siamo stati spettatori ha indotto alcuni ricercatori a credere che il prossimo potrebbe essere ancora più lento, con pochissime macchie solari, anche durante il massimo solare. E ‘ancora troppo presto per tracciare un quadro definitivo, ma anche se questo fosse il caso, è già accaduto in epoche passate e non è certamente un motivo di tremenda preoccupazione. Quattrocento anni di osservazioni delle macchie solari hanno dimostrato che il ciclo undecennale sarà sempre presente. Tracciando un quadro finale di quanto scritto, siamo passati da un’epoca gelida, nevosa, caratterizzata anche da pesanti disagi, ad una più mite, dove l’energia in gioco provocata dalla temperatura più elevata degli oceani tuttavia, potrebbe comportare altri problemi. E’stato il Sole la causa di tutto? O ci sono altre spiegazioni, magari anche interne alla Terra ancora da scoprire e decifrare? Il minimo di Maunder è stato un caso o è un’evoluzione destinata prima o poi a tornare? Ai posteri l’ardua sentenza.



Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/la-piccola-era-glaciale-e-i-cicli-solari-unevoluzione-destinata-a-ripetersi/94765/

MERCURIO E IL NOSTRO PASSATO


Si può supporre con una buona dose di probabilità che il pianeta che ha causato i disturbi nella confusione dei linguaggi è stato il pianeta Mercurio, il greco Hermes, e il Nebo babilonese.
Per ciascuno dei pianeti viene attribuita una età del mondo, e le età degli altri pianeti, Luna, Saturno, Giove, Venere e Marte, sono ben distinguibili, il dominio di Mercurio va cercato in una delle ere del mondo, e uno dei cataclismi mondiali era apparentemente ascritto a questo pianeta minore. (1)

Mercurio è stato un temuto quanto il dio Marte ma molto tempo prima di esso (Nergal).
Come il nome del monte Sinai si riferisce a Sin, la Luna, così il nome del Monte Nebo dove Mosè a Moab è morto (2) è stato chiamato già in quel tempo dall'inizio con il nome del pianeta Mercurio.

Più tardi nel VII e VI secolo prima dell'era volgare, questo dio fu molto venerato, soprattutto dai Caldei e altri popoli della Mesopotamia, come i nomi di Nabopolassar e Nabucodonosor. (3)
In passato Mercurio era noto ai Sumeri come Enki.(4)

Altrettanto marcata è stata la posizione di Thoth, il pianeta Mercurio del pantheon egizio, la parte teoforico del Thutmose nome. (5)
Per i popoli del nord, Mercurio era Odino. (6)
E 'significativo che in molti testi astronomici Mercurio, il greco Hermes, Nebo babilonese, Thoth egiziano, è ritratto come il pianeta-dio, che aveva in suo dominio la capacità fisiologica della memoria nell'uomo, (7) così come quello della parola. Secondo Agostino "discorso è Mercurio." (8)
Informazioni dirette che conferma la nostra ipotesi è fornito da Igino. Igino ha scritto che per molti secoli gli uomini "vivevano senza città o delle leggi, parlando una lingua sotto il dominio di Giove.
Ma dopo Mercurio ha insegnato le lingue degli uomini (da cui egli è chiamato hermeneutes, 'interprete', per Mercurio è detto in greco Hermes, anche lui diviso le nazioni) poi nacque discordia tra i mortali. . . . " (9)
I romani così come i greci raffigurano Mercurio con le ali, sia sul copricapo o alle caviglie, (10) e con un emblema, il caduceo, un bastone con due serpenti avvolgimento.
Il serpente doppio (caduceo), l'emblema di Mercurio, si trova in ornamenti di tutti i popoli dell'antichità; un trattato speciale potrebbe essere scritto su questo argomento, ho trovato il caduceo in tutto il mondo. (11) Mercurio, o Ermete dei Greci, era un messaggero degli dei che accelerato sulla sua missione, inviati da Giove. (12)
Secondo In the Beginning,di Immanuel Velikovsky i serpenti attorcigliati potrebbero essere la raffigurazione di quando Mercurio passò nelle vicinanze della Terra sottoforma di una sorta di gigantesca cometa.

Potrebbe sembrare all'apparenza una fantasia atomica,quanto la stessa teoria di Mondi in Collisione,sempre di Immanuel Velikovsky secondo cui un tempo Venere era una cometa che passò accanto alla Terra ai tempi dell'Esodo sollevando le acque con la sua forza gravitazionale.
Eppure le mitologie dei popoli citata da Velikovsky che parlano di Mercurio e Venere come due comete hanno trovato conferma in scoperte fatte in questi ultimi decenni su questi due mondi remoti.
Quanto descritto da Velikovsky riguardo alle sembianze di Venere come cometa erano considerate assurdità pseudoscientifiche finchè non è stata scoperta una gigantesca coda di ioni che da Venere si irradia fino a solleticare la Terra.
Ovviamente nessuno si è azzardato a dire che questo scienziato aveva ragione,tuttavia sarà solo un caso finchè...SORPRESA!!!!!
Anche Mercurio possiede una coda simile a quella di una cometa,Velikovsky ci ha azzeccato un'altra volta e a questo punto la cosa si fa perplessa quanto strana,2 coincidenze?
"Gli scienziati della University's Center di Boston per la Fisica Spaziale hanno registrato per caso la prova di fughe di gas dal pianeta Mercurio, grazie alle immagini della missione STEREO, che ha due satelliti messi in orbita intorno al Sole in posizioni opposte.
Questa configurazione offre viste multi-direzionali degli elettroni e degli ioni che compongono il vento solare.
A volte, il pianeta Mercurio appare nel campo di vista di uno o di entrambi i satelliti. Oltre al suo aspetto consueto, come un disco luminoso, è apparso una strana "coda" in alcune delle immagini.
L'annuncio di questo nuovo metodo d'osservazione di Mercurio e della presenza di questa coda è stato fatto al Planetary Science Congress europeo a Roma.
È noto tra le caratteristiche di Mercurio che una tenue atmosfera di gas circonda il pianeta e adesso è stata scoperta una coda molto lunga che si estende in direzione opposta al Sole.

Dalla Terra, le osservazioni di entrambe queste caratteristiche sono state accertate utilizzando la luce dal gas di sodio atomizzato sulla superficie di Mercurio. La pressione della radiazione del Sole spinge molti degli atomi di sodio in direzione opposta creando una coda che si estende per molte centinaia di volte la dimensione fisica di Mercurio.
"Abbiamo osservato questo estesa coda di sodio a grandi distanze utilizzando il nostro telescopio presso l'Osservatorio McDonald in Texas", ha spiegato Carl Schmidt della Boston University, "e ora la coda può essere vista anche dai satelliti in orbita attorno alla Terra"."

Altre scoperte fatte da Immanuel Velikovsky ben prima che le nostre sonde raggiungessero il sistema solare furono:Venere è molto caldo,Giove emette una radiofrequenza..entrambe tutte confermate.
Nel libro In the Beginning Velikovsky citando le mitologia antiche si è convinto che Giove un tempo abbia cambiato la sua orbita.
Qualcosa di simile è uscito in una scoperta scientifica sulla base di modelli,sebbene si faccia allusione a ciò come avvenuto miliardi di anni fa.
"L'elaborazione del modello "Grand Tack" pare stia svelando i movimenti protoplanetari del giovanissimo Sistema Solare.
Giove, stabilì la sua posizione come quinto pianeta dal nostro Sistema Solare, dopo aver rotolato come una pietra, nella sua giovinezza.
Nel corso degli eoni, il pianeta gigante ha vagavato verso il centro del Sistema Solare e poi di nuovo indietro, molto più vicino a Marte, rispetto ad ora.
I viaggi del pianeta hanno influenzato profondamente il Sistema Solare, cambiando la natura della cintura degli asteroidi e rendendo Marte inferiore a quello che avrebbe dovuto essere.
Questi dati sono basati su un nuovo modello di Sistema Solare sviluppato da un team internazionale che include membri del NASA Goddard Space Flight Center di Greenbelt.
I lavori sono stati segnalati in un documento su Nature pubblicati il 5 giugno 2011.
"Ci riferiamo al percorso di Giove come prevede il
modello Big Tack che abbiamo sviluppato, perché il tema in questo lavoro è la migrazione di Giove verso il Sole con il suo arresto, il suo dietro front e infine la migrazione di ritorno verso l'esterno", dice il primo autore Kevin Walsh, del Southwest Research Institute a Boulder, Colorado. "Questo cambiamento di direzione è come il corso che prende una barca a vela quando vira intorno ad una boa".
Secondo il nuovo modello, Giove si formò in una regione di spazio di circa tre volte e mezzo più lontano dal Sole rispetto alla Terra, (3,5 unità astronomiche). Poiché una grande quantità di gas ancora turbinava intorno al Sole di allora, il pianeta gigante fu preso dalla corrente del flusso di gas e cominció ad essere attirato verso il Sole. Giove lentamente si mosse a spirale verso l'interno fino ad una distanza costante di circa 1,5 unità astronomiche, circa dove è adesso posto Marte (che non si era ancora formato).
"Abbiamo teorizzato che Giove ha fermato la sua migrazione verso il Sole a causa di Saturno", spiega Avi Mandell, uno scienziato planetario del NASA Goddard e un co-autore del documento."

Personalmente ritengo che in principio Giove non sia mai stato un pianeta roccioso,ma questo è un'altro discorso.
Un'altra ricerca asserisce che Giove sia stato deviato collidendo con un'altro mondo.
"Giove potrebbe essersi assicurato la sua attuale posizione nel Sistema Solare distruggendo un altro pianeta, almeno in base a quello che suggeriscono delle nuove simulazioni al computer."
Una cosa curiosa è che Giove un tempo era noto con il nome di Marduk.
a grande luminosità di Giove, che lo rende ben visibile nel cielo notturno, lo ha reso oggetto di numerosi culti religiosi da parte delle civiltà antiche, per prime le civiltà mesopotamiche. Per i Babilonesi, il pianeta rappresentava Marduk, il primo fra gli dei e il creatore dell'uomo.[212]
L'analogo greco di Marduk era Zeus (in greco antico Ζεύς), che era spesso poeticamente chiamato con il vocativo Ζεῦ πάτερ (Zeu pater, O padre Zeus!).
Nella mitologia Babilonese si narra dello scontro tra Marduk-Giove e Tiamat.
Chi è Tiamat?
Ecco cosa si narra a riguardo dello scontro.


"Tra i poemi mitologici, uno si afferma come fondamentale: quello della creazione del mondo, chiamato dalle paro-
le con cui s’inizia Enuma elish, cioè “Quando in alto”. È probabile che al fondo della narrazione vi siano motivi su-
merici, ai quali comunque dà unione e scopo la glorificazione di Marduk, il dio della prima dinastia babilonese: ap-
punto a questa dinastia, sugl’inizi del II millennio, deve risalirne la prima redazione. Il testo, che è particolarmente
ampio e ben conservato, narra la contesa tra il caos originario, personificato nella dea Tiamat, e l’ordine cosmico,
incarnato nel dio Marduk. La battaglia tra i due è uno dei più genuini ed efficaci passi epici che la letteratura me-
sopotamica ci abbia tramandato:

Egli fabbricò un arco e lo destinò a sua arma,
Incoccò la freccia e ne fissò la corda,
Alzò la mazza afferrandola con la destra,
L’arco e il turcasso appese al suo fianco,
Il fulmine pose dinnanzi a sé.
Di una fiamma ardente riempì il suo corpo,
Fece una rete per avviluppare Tiamat,
Afferrò i quattro venti affinché nulla di lei potesse sfuggire…
Gridò Tiamat altamente in furia,
Le sue gambe tremarono fino alle fondamenta,
Essa recitò uno scongiuro e gettò il suo incantesimo,
Mentre gli dei della battaglia affilavano le loro armi.
Così cozzarono, Tiamat e il saggio tra gli dei Marduk.
Andarono alla battaglia, s’avvicinarono per la lotta.
Marduk spiegò la sua rete per avvilupparla,
Il Vento Malvagio che lo seguiva le sguinzagliò dinnanzi.
Quanto Tiamat spalancò la bocca per distruggerlo,
Egli vi lanciò dentro il Vento malvagio, così che essa non poté chiudere le labbra.
I venti furiosi riempirono il suo ventre.
Il suo corpo fu gonfiato ed essa spalancò la bocca.
Egli scoccò una freccia che ne lacerò il ventre,
Ne tagliò le interiora, ne spaccò il cuore,
E così, vintala, le tolse la vita.

Il dio vincitore divide ora in due il corpo della dea uccisa: con una parte forma il cielo, con l’altra la terra. Ecco il
pensiero dell’antico Oriente attuarsi ed esemplificarsi: persona divina ed elemento cosmico coincidono, l’uno e l’al-
tro animati di pari vita; perciò Tiamat è dea e parte dell’universo insieme.
Con la formazione del cielo e della terra comincia l’opera creatrice di Marduk: la quale, si noti, è creatrice nel
senso sumerico ed accadico del termine, e dunque non autrice dal nuovo ma ordinatrice, determinatrice del pas-
saggio dal caos al cosmo. Questo concetto accompagna costantemente la narrazione, che volge poi a descrivere
l’origine degli astri:
Costruì stazioni per i grandi dei,
Fissò le loro immagini astrali come costellazioni,
Determinò l’anno, ne divise le zone,
Stabilì tre costellazioni per ognuno dei dodici mesi.

Dopo aver definito i giorni dell’anno con figure celesti,"
Curioso notare che appena tra Giove e Marte vi è la cosidetta Cintura degli Asteroidi.

Potrebbe essere quanto rimane di un antico mondo detto Tiamat?
Nel frattempo però le scoperte scientifiche hanno in gran parte confermato quanto detto da Immanuel Velikovsky,a mio parere una parte del merito di queste scoperte andrebbe a lui.
Ovviamente quanto detto può essere sia nel vero altrettanto ugualmente nel torto.
Ma le conferme allora sono solo "causali" coincidenze?

Fonti:
http://www.varchive.org/itb/merkur.htm
http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2011/06/il-modello-grand-tuck-e-la-migrazione.html
http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/08/una-super-terra-potrebbe-essersi.html

NUOVA ERUZIONE AD EL HIERRO?


I dati del tremore attuale suggeriscono ora che un nuovo sfogo o emissioni di gas hsi sono aperte o stanno per aprirsi appena fuori dalla costa nord-occidentale di El Hierro. La profondità in cui i terremoti principali hanno avuto luogo è di circa 100 a 300 metri (ma potrebbero essere di più).
Finora il più grande terremoto che in questa zona era un ML3.9 con la profondità di 22 km.
Ciò che è importante in questo non è il fatto che i terremoti sono a grande profondità.
Ma anche il fatto che uno più superficiale potrebbe non avere luogo.
Poiché tale non era il caso quando l'eruzione ha iniziato a El Hierro il 10 ottobre, 2011.
E 'improbabile che non ci sia alcuna attività prima di un terremoto superficiale. Poiché tale non era il caso sul 10 ottobre 2011 da quello che posso ricordare.
Finora non c'è stato cambiamento molto tremore armonico come si può vedere ma tutto può cambiare senza preavviso.
Finora le nuove bocche sono ancora confermate.
Ma ci sono segni nei dati dei tremori armonici che i fori di nuova eruzione potrebbero essere un'apertura verso l'alto.

Fontehttp://www.jonfr.com/volcano/

INQUIETANTE MORIA DI ANIMALI IN ONTARIO,USA


ONTARIO - Il Ministero delle risorse naturali sta indagando dopo che centinaia di uccelli e pesci sono morti e accunulati sulle rive del Georgian Bay vicino Wasaga Beach.
La polizia dice che la fauna selvatica è stata distribuita lungo una linea di quasi tre chilometri a nord tratto di Wasaga Beach.
"Hai solo voglia di piangere", ha detto un residente di CTV Toronto.
Gli abitanti del posto hanno detto di aver notato alcuni pesci morti sulla spiaggia un paio di settimane fa e alcuni uccelli morti all'inizio di settembre.
"Ma ora questo fattp si è solo moltiplicato," hanno detto, aggiungendo che la situazione è "assolutamente devastante".
La Polizia Provinciale ha detto che il numero di uccelli morti è stato stimato tra 5.000 e 6.000.
Cindy Parkin, un residente della zona, ha detto che le risposte sono necessarie.
"Mi piacerebbe avere ripulito e capire quello che èsuccesso,anche perchè" ha detto Parkin. "E 'piuttosto spaventoso."

Fonte:http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&prev=/search%3Fq%3Dthe%2Bextinction%2Bprotocol%26hl%3Dit%26biw%3D1280%26bih%3D885%26prmd%3Dimvns&rurl=translate.google.it&sl=en&twu=1&u=http://www.ctv.ca/CTVNews/Canada/20111022/dead-birds-wasaga-beach-111022/&usg=ALkJrhieMeUQNeEEpetaOodnpjVDngViFA

ALTRE SCOSSE TRA VENETO E TRENTINO


Stanotte, alle 04:49, una nuova scossa sismica ha interessato l’area a nord/est del Lago di Garda: magnitudo 2,7 richter a 9,4km di profondità. L’epicentro, come nelle scosse più forti di ieri, è stato tra Avio, Ala, Erbezzo, Brentino, Ferrara di Monte baldo e Sant’Anna d’Alfaedo. La scossa più forte è stata di magnitudo 4,2 richter ieri mattina, e ha provocato anche dei danni.

Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/terremoti-ancora-scosse-tra-veneto-e-trentino/94752/

MACCHIA BIANCA SU URANO


Urano è probabilmente uno dei pianeti meno considerati dell'intero Sistema Solare. Pare che per molti sia soltanto una sfera azzurra fortemente inclinata sul suo asse, e nulla più. Interessa pochi astronomi e astrofili, intenti a concentrare i loro sforzi su oggetti forse più spettacolari, ma probabilmente meno misteriosi di Urano.
In realtà, Urano è molto più interessante di quanto si sia sospettato finora. Urano è il settimo pianeta del Sistema Solare, ed è stato scoperto nel 1781 da nientemeno che William Herschel, considerato uno dei padri fondatori dell'astronomia moderna.
L'atmosfera si estende per circa 7.600 km, ed è percorsa da correnti che possono raggiungere una velocità di 600 km/h. Come per gli altri pianeti giganti del nostro sistema planetario, Urano è per lo più composto da gas: rispetto a Giove e Saturno, la sua atmosfera ha più acqua, metano e ammoniaca sotto forma di liquido super-denso, e un contenuto di idrogeno pari all'83%.
La caratteristica "strana" più nota di Urano è l'inclinazione del suo asse: 99,77 gradi, quasi parallelo al piano immaginario del Sistema Solare. Questa forte inclinazione causa un irraggiamento solare dei due poli per rispettivamente 42 anni; nonostante questo, le regioni più calde di Urano sono quelle equatoriali, secondo un meccanismo finora non compreso.
Come non ancora compreso è il perchè Urano sia così freddo: se messo a confronto con il suo vicino Nettuno, irradia 2,6 volte meno energia dell'ottavo pianeta. Le sue temperature, che possono raggiungere i -224°C, sono tra le più basse dei pianeti del Sistema Solare.
Nell'atmosfera di Urano è recentemente comparsa anche una strana macchia biancastra. L'osservazione è stata effettuata dal telescopio hawaiano Gemini di 8,1 metri di diametro, e il primo ad immortalare la chiazza è stato l'astronomo Larry Sromovsky .
Dal momento della diffusione della notizia su Facebook, tutti gli astronomi dediti allo studio dei pianeti, e tutti gli astrofili dotati di strumentazione adeguata, hanno iniziato a puntare i loro telescopi verso il pianeta azzurro, nel tentativo di confermare la scoperta di Sromovsky.
La conferma da parte di altri osservatori è importante, perchè potrebbe convincere il team di Hubble a puntare il telescopio spaziale verso Urano, interrompendo le correnti osservazioni di routine.
Come nel caso di Giove, anche la macchia di Urano potrebbe essere stata creata da un potente fenomeno atmosferico. "La ragione per cui abbiamo a cuore le nubi del pianeta Urano è perchè la loro attività sembra variare con le stagioni" spiega Heidi B. Hammel, scienziata planetaria a capo del team che ha effettuato la scoperta.
L'atmosfera di Urano è decisamente turbolenta, e lo scontro di masse gassose potrebbe essere l'origine di questa macchia bianca. Alcune regioni dell'atmosfera più interne ruotano più velocemente rispetto agli strati più esterni, dando luogo a fenomeni climatici molto violenti.
"I cambiamenti atmosferici sono più drammatici di quelli degli altri pianeti. Urano ci fornisce una visuale unica nel bilanciamento energetico di un'atmosfera planetaria". Studiare e comprendere Urano, infatti, ci consentirebbe di creare modelli più evoluti per la genesi dei pianeti gassosi, e comprendere meglio le dinamiche atmosferiche di oggetti planetari vicini e lontani.

Fonte:http://www.ditadifulmine.com/2011/10/urano-e-la-misteriosa-macchia-bianca.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DitaDiFulmine+%28Dita+di+Fulmine%29

PIU' DI DUE MILIONI SENZA LUCE PER BUFERE DI NEVE NEGLI USA


Piu' di due milioni di utenti sono rimasti senza elettricita' negli stati della Pennsylvania, Connecticut,Maryland, New York,Massachusetts, Virginia e New Jersey, a causa di una forte tempesta di neve che sta imperversando lungo laeast-coast degli Stati Uniti e che sta avendo delle fortissime ripercussioni sul traffico aereo nazionale.Secondo gli esperti meteo sarebbe insolita la presenza della neve alla fine di Ottobre in quelle zone,infatti Dicembre sarebbe il periodo delle grandi nevicate per il nord-est degli Stati Uniti, dati storici rilevano che in 135 anni solo 3 volte ha nevicato in Ottobre a New York.In molti stati e' stato decretato lo stato di calamita' naturale.
In New Jersey si registrano oltre 35 centimetri di neve, mentre Central Park a New York è stato ricoperto da 3,3 centimetri di coltre bianca, un record per questo periodo dell'anno. La tempesta, che si sta dirigendo verso nord, potrebbe peggiorare ancora. Sono previsti venti a 88 chilometri orari lungo le aree costiere. Il maltempo ha colpito anche i trasporti, provocando forti ritardi nei voli agli aeroporti newyorkesi Newark e Jfk, così come allo scalo internazionale di Philadelphia. Si registrano anche ritardi sulle linee ferroviarie.

Fonte:http://nevelazio.jimdo.com/2011/10/30/una-tempesta-di-neve-mette-in-ginocchio-la-costa-orientale-degli-stati-uniti/

sabato 29 ottobre 2011

TENDENZA AL RAFFREDDAMENTO NON L'OPPOSTO


"Perché siete sorpresi dai risultati del Progetto Clima Berkeley?", Chiede, il fisico atmosferico Dr. Fred Singer.
"Hanno usato i dati dalle stazioni meteorologiche le stesse persone del Climategate, ma ha riferito che un terzo ha dimostrato un raffreddamento - non un riscaldamento", dice Singer.
"Hanno coperto l'area - meno del 30% della superficie terrestre - con le stazioni di registrazione che sono mal distribuite, principalmente negli Stati Uniti e Europa occidentale.
Essi affermano che il 70% delle stazioni degli Stati Uniti sono mal posizionate e non soddisfano gli standard stabiliti dal governo, il resto del mondo è probabilmente peggio ".
"A differenza della superficie terrestre, l'atmosfera non ha mostrato alcuna tendenza al riscaldamento, sia per terra o sopra l'oceano - secondo satelliti e dati indipendenti da palloni meteorologici."
Questo mi indica che c'è qualcosa di molto sbagliato con i dati della superficie della terra.".
"I risultati di Berkeley in alcun modo confermano il grafico hockeystick screditato scientificamente, che era stato tanto entusiasmantemente adottato dagli allarmisti climatici"....

"Il prossimo inverno sugli Stati Uniti può essere il più freddo in più di 10 anni", dice un articolo sul businessweek.com.
Le temperature vanno da 1 a 3 gradi F (0,5-1,7 C) sotto il normale in gran parte negli Stati Uniti, circa il 2,4 per cento più freddo rispetto allo scorso anno, ha detto Commodity Meteo Group LLC nella sua previsione stagionale.
Novembre dovrebbe essere più freddo del 9,3%per cento rispetto allo scorso anno, e dicembre si prevede che sarà dello 0,6 per cento più fresco.
"CWG prevede anche gran parte dell'Europa sarà più freddo del normale, con le temperature più basse probabilmente in Francia, Germania, Norvegia, Svezia e Russia centrale. La maggior parte della Cina avrà temperature inferiori alla normale temperatura, il meteorologo ha detto. "
Inoltre i meteorologi tedeschi hanno previsto'un altro inverno freddo amaro in anticipo per l'Europa centrale ", dice questo articolo di P. Gosselin. "Il freddo vero non arriverà fino alla fine di novembre!"
Il Wetter.net prevede che le temperature precipiteranno nel mese di gennaio, e che il mese sarà "molto freddo" rispetto al normale. "Gli europei centrali possono aspettare di vedere temperature fino a -25 ° C."
Febbraio sarà anche più freddo del normale, dice Jung. "La neve cadrà fino alla fine del mese, e forse anche in marzo".
"Si noti che queste previsioni prevedono neve e ghiaccio per le pianure normalmente temperate."
"Solo pochi anni fa il drogato-up degli climatologi avevano previsto la fine dello sci nelle Alpi".
Alla fine questa è diventata una delle tante fesserie da impilare sulla catasta dell'ignoranza.
"Ricordate quando viene detto che la neve in futuro sarebbe" rara ed emozionante "e come saremmo tutti dovuti muoverci in Antartide per sfuggire al caldo?" dice Jung.



Fonti:
http://wattsupwiththat.com/2011/10/25/singers-letter-to-wapo-on-best/
http://www.businessweek.com/news/2011-10-24/u-s-winter-may-be-coldest-in-decade-commodity-weather-says.html

SCOSSA DI 7 GRADI IN PERU

E’ di 83 feriti, di cui due gravi, il bilancio del terremoto di magnitudo 7,0 richter che ha colpito la costa meridonale del Peru’. I danni sono concentrati nella regione di Ica e in particolare nella citta’ omonima, a Palpa, Ocucaje e Chincha. Gli edifici hanno tremato anche nella capitale Lima, 300 chilometri piu’ a nord. L’epicentro e’ stato localizzato sotto il mare 51 chilometri a sud-ovest di Ica, vicino alla zona in cui nel 2007 un altro sisma causo’ piu’ di 500 morti. Successivamente ci sono state diverse scosse di assestamento, una delle quali ha raggiunto i sei gradi sulla scala Richter. Le ferite piu’ gravi sono due sorelle, una bambina e un’adolescente, che hanno riportate numerose fratture per il crollo di una parete di casa. Il presidente del Peru’, Ollanta Humala, che si trova in visita i Paraguay, ha lanciato un appello alla popolazione a mantenere la calma dicendosi pronto a rientrare nel Paese se necessario.

Fonte:http://www.terremotirealtime.com/2011/10/29/il-terremoto-di-ieri-in-per%C3%B9-ha-provocato-83-feriti-ed-%C3%A8-stato-di-magnitudo-7-0-richter/#permalink

BUFERE DI NEVE SU NEW YORK E BOSTON,MAI COSI' PRESTO DA UN SECOLO



New York è ormai abituata alle grandi tempeste di neve, viste quelle, straordinarie, che ha subito negli ultimi due inverni che sono stati assolutamente da record. Adesso sta per iniziare una nuova stagione fredda e alcuni meteorologi statunitensi hanno già previsto altre grandi nevicate sulla “Big Apple”, che due mesi fa ha affrontato in modo egregio l’emergenza dovuta al passaggio dell’uragano Irene.
Intanto nelle prossime ore una violenta tempesta porterà su tutti gli Usa nord/orientali altre nevicate da record. Sì, da record perchè non si era mai verificato – se le previsioni saranno rispettate – che così tanta neve cadesse a ottobre. A Boston sono previsti 15cm di neve, e la nevicata più copiosa di ottobre, per giunta molto recente, è stata di 3cm e risale al 29 ottobre 2005. Su New York sono attesi tra stasera e domani pomeriggio circa 10cm e nella storia, a ottobre, mai sono caduti più di 2cm di neve in quelle rare volte che il suolo s’è imbiancato: solo tre volte, infatti, dal 1869 ad oggi è nevicato sulla città prima della Festa di Halloween (il 31 Ottobre), e mai più di 2cm.
L’arrivo della neve potrebbe provocare – avvertono le autorita’ – problemi al traffico aereo e interruzioni dell’elettricita, soprattutto nelle aree vicine alla coste.
Nevicherà anche in Massachusetts e nel Connecticut mentre per Washington DC è stato proclamato un “Winter Storm Watch” perchè oltre alle nevicate ci saranno forti venti. Sarà una tempesta invernale a tutti gli effetti!

Ecco, intanto, le foto di alcune delle nevicate di New York negli ultimi inverni:
  • New York, le foto della tempesta di neve del 27 gennaio 2011
  • New York, le foto della tempesta di neve del 27 dicembre 2010
  • New York, le foto della tempesta di neve del 27 febbraio 2010


    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/bufere-di-neve-in-arrivo-su-new-york-e-boston-mai-erano-arrivate-cosi-presto-negli-usa-nordorientali/94628/
  • ALTRE PIOGGE ALLUVIONALI VERSO L'ITALIA


    Le ultime proezioni non promettono nulla di buono, anzi, non lascerebbero scampo alle zone recentemente alluvionate di Liguria orientale e alta Toscana, anzi stavolta tutto il Nord/Ovest rischia una pesantissima ondata di maltempo, che oltre ad esser prolungata sarà anche di forte intensità con abbondanti accumuli di pioggia nel corso della prima decade del nuovo mese.
    Intanto in queste ore la goccia fredda presente nel Mediterraneo centro/occidentale provocherà violenti temporali in Tunisia, dove tra stasera e domani potranno cadere oltre 150mm di pioggia a Tunisi con allagamenti e disagi. L’Italia è colpita solo marginalmente da questo maltempo con temporali a ridosso di Sardegna e Sicilia, con qualche possibile pioggia intensa nelle zone sud/orientali delle due isole maggiori.
    Poi avremo qualche giorno di tregua ma la prossima settimana tornerà il maltempo Atlantico, con un nuovo blocco anticiclonico ad est, sui Balcani, esattamente come nei giorni scorsi, e un riacutizzarsi del maltempo sull’Italia Tirrenica e centro/settentrionale a causa dell’arrivo di nuove perturbazioniAtlantiche. E’ concreto il rischio che grossi ammassi temporaleschi autorigeneranti possano sfogar la loro intensità nelle medesime aree soggette alle correnti umidissime meridionali che arriveranno ad impattare i rilievi e le zone costiere esposte, proprio lì nelle aree di Lunigiana e Cinque Terre già provate dall’alluvione.
    C’è apprensione per questo stato di configurazione che potrà manifestarsi nella prima decade di Novembre perchè si parla di giorni e ore e ore di maltempo con forti piogge che non è certo una lieta notizia data la configurazione di blocco balcanico che imporrà un forte rallentamento dei fronti atlantici, i quali pescherebbero anche aria umidissima Nord Africana complicando le cose.
    C’è davvero uno stato di pre-allerta in tutto ilcentro/nord per le piogge incessanti che cadranno dal 3 al 4 Novembre e poi per un altro fronte nei giorni successivi che ingloberà anche le tirreniche e poi quasi tutta Italia, apportanto piogge, venti forti meridionali e acqua alta nella laguna veneta.
    Insomma, il bollettino da guerra, così battezzato la scorsa volta, potrebbe fre il “bis” anche in questo frangente, sperando che le piogge non siano concentrate in lasso di tempo ristretto ma che siano diluite nel corso dei giorni.
    Purtroppo dobbiamo dire che le correnti in quota di libeccio e di scirocco al suolo sono un grosso problema per questi settori italiani, quando in codesto periodo si sono verificate le più forti alluvioni del passato sempre con tali dinamiche configurative con alta pressione nei Balcani e fronti che arrivano dalla Spagna e Francia e scaricano abnormi quantità di pioggia nelle zone esposte.
    Ci aggiorneremo costantemente nei prossimi giorni per seguire questa pesante ondata di maltempo autunnale in arrivo, seguiteci.


    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/altre-piogge-alluvionali-verso-litalia-novembre-rischia-di-divenire-un-incubo-per-liguria-e-toscana/94613/

    Come già detto,gli anni iniziali della Piccola Era Glaciale furono segnati da ripetute alluvioni in Italia,e questo è quanto si ripeterà non solo in Italia ma anche in diverse parti del mondo.
    Il Riscaldamento Globale tanto enfatizzato in questi giorni dai media è solo una fesseria.

    CONTINUA LA FASE ERUTTIVA DELL'HUDSON


    SANTIAGO, Cile - Il Vulcano Hudson,Cile,ha rilasciato tre enormi colonne di vapore e cenere che combinate in una nuvola alta di più di 3 miglia Venerdì ha minaccianto un'eruzione molto più grande che ha messo le autorità del Cile e Argentina in allarme rosso.
    I Funzionari cileni hannp evacuato 119 persone dalla zona circostante, e altri residenti nelle vicinanze pronti a fuggire,la neve sciolta e il ghiaccio hanno causato l'esondazione del fiume Aysen che ha cominciato a traboccare dalle sue sponde.
    Il vapore e la cenere venivano da tre crateri, che vanno da 650 metri a 1.600 metri di larghezza, e con terremoti che scuotono la montagna, una grande eruzione potrebbe avvenire entro ore o giorni.
    Già, un pennacchio di cenere e vapore si è diffuso a 7,5 miglia a sud-est, verso l'Argentina.
    Il vulcano Hudson ha eruttato due volte negli ultimi 60 anni, più di recente nel mese di agosto del 1991, quando ha accatastato 18 pollici di cenere e ha ucciso circa 1,5 milioni di pecore sul versante argentino della catena montuosa delle Ande.

    Fonte:http://theextinctionprotocol.wordpress.com/

    L'ATLANTICO CHE CAMBIA DIREZIONE


    Gli scienziati sono rimasti scioccati nello scoprire che le acqueprofonde dell’Oceano Atlantico hanno cambiato direzione!Gli scienziati che studiano l’Oceano Atlantico sono stati scossi nel capire, che per qualche motivo sconosciuto le acque profonde dell’oceano hanno invertito la loro direzione di flusso. Ciò non è accaduto dall’inizio dell’era glaciale! Invece di andare verso sud, come fanno di solito, queste acque abissali ora scorrono verso nord.
    La variazione di flusso potrebbe avere accompagnato profondi cambiamenti climatici, hanno spiegato i ricercatori. Potrebbe essere la prova di raffreddamento globale!Nell’Atlantico, la Corrente del Golfo porta l’acqua calda di superficie dai tropici alle alte latitudini, dove si raffredda, verso sud nelle profondità dell’oceano. Il modo in cui scorre l’acqua nel mare aiuta a ridistribuire il calore – e questo è fondamentale per il clima glogale. Linee contraddittorie di prove a partire dal picco del freddo glaciale – l’ultimo massimo glaciale – rendono difficile per gli scienziati determinare se questa circolazione oceanica è andata fortemente o leggermente in una direzione particolare all’epoca.Ma ora … l’Oceano Atlantico ha chiaramente cambiato direzione! Che cosa significa? Per arrivare a queste conclusioni, gli scienziati hanno indagato su un pilastro di sedimenti a circa 128 piedi (39 metri), estratte dal fondo marino mediante l’uso di una nave al largo della punta di Africa sotto di circa 8.000 piedi (2.440 m) di acqua.
    La parte superiore 15 piedi (5 m) o così di questo campione nucleo contiene materiale che riflettono le condizioni dell’oceano, negli ultimi 50.000 anni.”E ‘molto difficile estrarre questi nuclei a tali profondità senza rottura del tubo di metallo nel mare aperto, che di solito ha cattive condizioni meteorologiche”, ha detto il ricercatore Juan Magrita, un paleoceanografico presso l’Università Autonoma di Barcellona in Spagna. Tuttavia, il personale a bordo della nave, il Dafania Juanita, è molto esperto, ha osservato.Gli scienziati di tutto il mondo si stanno consultando per determinare perché l’Oceano Atlantico è in cambio di direzione. “Questo potrebbe avere conseguenze catastrofiche per le persone che vivono su entrambi i lati dell’Atlantico. Questo è un problema globale pericoloso,le nazioni del mondo devono agire insieme per correggere il problema, se possibile.” Ha detto il professor Jacob Jabolin dell’Università di Harvard.

    Fonte:http://nevelazio.jimdo.com/2011/10/29/l-oceano-atlantico-cambia-direzione/

    Prepariamoci a grandi cambiamenti…

    SCOSSA DI TERREMOTO SUL TRIVENETO

    Una scossa di terremoto di magnitudo 4.2 ha colpito tutta la zona compresa tra le regioni di Trentino e Veneto. Secondo quanto registrato dai sismografi dell’ Istituto nazionale di geologia e Vulcanologia la scossa si è manifestata con una magnitudo pari a 4.2 su scala Richter. Epicentro nel distretto sismico Zona lago di Garda, in provincia di Trento, alle coordinate geografiche 45.706°N, 10.923°E
    L’evento si è manifestato alle 6 e 13 minuti, ed è stato sufficientemente potente da svegliare molte persone. Tante le città in cui è stato avvertito il terremoto: Ala e Avio in provincia di Trento, ma anche Brentino, a Vicenza, Belluno, Padova, Sant’Anna d’Alfaedo, Ferrara di Montebaldo in provincia di Verona. Seppur in modo più lieve il terremoto è stato avvertito anche in tutta la provincia veronese e sul lago di Garda, ma nche in alcune località bresciane. Al momento non risultano danni a cose o persone.

    Fonte:http://www.terremotirealtime.com/2011/10/29/terremoto-veneto-e-trentino-scossa-di-magnitudo-4-2/

    venerdì 28 ottobre 2011

    L'ATTIVITA' SISMICA DEL VULCANO KATLA SI STA' INTENSIFICANDO


    Continua lo sciame sismico sotto il ghiacciaio del Katla, vulcano islandese tra i più potenti europei e che si teme possa eruttare da un momento all’altro.
    Si nota bene, nelle mappe e nei grafici, lo sciame sismico che è costante da mesi ma che nell’ultimo periodo ha aumentato la sua frequente attività di scosse superiori al 3° grado sulla scala richter richter, segno probabile che il magma sta risalendo nella sua caldera ed è prossima un’eruzione che alcuni scienziati temono possa essere di forte intensità.
    C’è apprensione perchè le ipotesi sono anche indirizzate ad un possibile blocco aereo simile a quello dello scorso anno, il che avrebbe ripercussioni drammatiche su tutto il continente.

    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/terremoti-sotto-il-katla-la-terra-continua-a-tremare-alle-pendici-del-vulcano/94377/

    TROVATO IL CONO SOTTOMARINO DI EL HIERRO

    Il team a bordo della nave Ramon Margalef trova la bocca del vulcano sottomarino nel mare dell'isola di El Hierro. Questa scoperta è stata resa possibile grazie all'uso di un robot subacqueo chiamato Liropus con la possibilità di osservare e raccogliere campioni ad una profondità di 2.000 metri. Il gruppo di scienziati spagnoli, e i dipendenti dell'Istituto Spagnolo di Oceanografia (IEO) e sotto la direzione di Juan Acosta e Francisco Sanchez, è riuscito a individuare un nuovo vulcano a forma di cono con un diametro alla base di 700 metri, un'altezza di 100 metri e un cratere di circa 120 metri di larghezza.




    Secondo i dati registrati, la base del cratere è situata a 300 metri di profondità. Inoltre, utilizzando ecoscandagli è stato possibile individuare le colonne di gas e fluidi emessi dal vulcano in altri punti di emissione (crepe), che stanno causando la macchia di materiale eruttivo che si sta espandendo nel sud l'isola a causa di forti correnti, come satelliti hanno fotografato, sopra la superficie dell 'isola di El Hierro.E' la prima missione che ha coinvolto la nave di ricerca Ramon Margalef dopo aver lasciato la città di Vigo il 18 ottobre verso l'isola di El Hierro.Queste scoperte sono state fatte in collaborazione con la Canarie Oceanic Platform (Plocan) e l'Agenzia delle Canarie per la Società di Ricerca, Innovazione e dell'informazione (ACIISI), sotto il supporto del Comitato Scientifico Pevolca.


    Inoltre, mentre i fenomeni eruttivi nella zona del mare calmo hanno subito un brusco calo, esperti del National Geographic Institute (IGN) hanno messo in guardia su un aumento dell'attività sismica nella zona di confine. In particolare, i sismografi hanno rilevato nelle prime ore di Martedì, un totale di 10 terremoti ad una profondità di 22 chilometri. il più grande magnitudo è stato registrato a ovest della città di Frontera, che ha raggiunto il 2,2 della scala Richter.

    Fonte:http://terrarealtime.blogspot.com/

    ERUZIONE IN ATTO SUL VULCANO HUDSON,CILE


    Allarme rosso per l’eruzione di vapore acqueo dal cratere del vulcano Hudson, nel sud del Cile. A lanciare l’allerta sono state le autorita’ locali, dopo che a causa della ripresa di attivita’ del vulcano e delle cento scosse sismiche di bassa intensita’ avvertite nella zona, sono state evacuate le localita’ di Bahi’a Erasmo, Bahi’a Exploradores e Ri’o Huemules. “Non abbiamo notizie di persone colpite al momento, anche se si sta facendo ogni sforzo a livello regionale per allontanare i residenti dalle zone considerate a rischio“, ha spiegato il ministro Herna’n de Solminihiac, prima di recarsi nella zona. Al momento ”non si e’ osservata fuoriuscita di lava, ma nel 1973 ci fu un’eruzione subglaciale (senza fuoriuscita di materiale magmatico)”, spiegano gli esperti del Sernageomin. Quello che si osserva e’ un’apertura del sistema a livelli di superficie e l’inizio di un processo eruttivo che al momento e’ di bassa entita’, ma che potrebbe evolvere in un fenomeno piu’ forte in ore, o giorni.
    Nel corso di una conferenza stampa, il ministro ha precisato che dopo una ventina di scosse sismiche, tra il 3° e il 4° grado della scala Richter, è stato deciso di far sorvolare il vulcano, alto quasi 2.000 metri e con una caldera di quasi 10km di diametro, constatando che lungo un suo fianco scorre un flusso di lava e terra, mentre si è ormai innalzata una colonna di fumo alta almeno un chilometro. L’Observatorio Vulcanológico de los Andes del Sur aveva già lanciato un allarme da giorni, anche perchè le scosse sismiche alle pendici del vulcano si susseguivano da mesi.
    L’ultima eruzione dell’Hudson, risale al 1991 quando durò da agosto a dicembre.
    In Cile sta ancora eruttando anche il Puyehue/Cordon Caulle, esploso lo scorso 4 giugno.
    Il vulcano Hudson è noto perchè negli ultimi due millenni ha avuto alcune eruzioni “ultra-Pliniane”.
    In caso di violenta eruzione, i rischi principali sarebbero per la popolazione che sta intorno al vulcano, soprattutto per i lahar provocati dallo scioglimento del ghiacciaio che ne ricopre la cima e che rischia di provocare una grave alluvione.
    Allarme anche per la nube di cenere che nel 1991 avvolse tutto l’emisfero meridionale con pesanti ricadute al suolo in Patagonia e sulle Falkland.
    L'eruzione attesa presso il vulcano Hudson ha avuto inizio. L'attività è nata da una nuova fessura eruttiva situata a sud della vetta con una fuoriuscita di 3 colonne di vapore e cenere, che hanno raggiunto quota 5,5 km in aria.
    Le autorità stanno distribuendo mascherine per la popolazione per ripararsi dalla cenere e poter respirare. Finora, 128 persone sono state evacuate, mentre 4 persone non hanno voluto lasciare le loro case. Sono previste evacuazioni in un raggio di 45 km intorno al vulcano, e la massima allerta è stato dichiarata per le comunità di Aysén, Río Ibáñez e Chile Chico.
    Rispetto ai giorni precedenti la sismicità è diminuita secondo Enrique Valdivieso, il direttore del SERNAGEOMIN. Una delle maggiori preoccupazioni resta la minaccia di lahar (colate di fango), tali da incidere sulla valle del Río Sorpresa. Mentre l'eruzione attualmente è di piccole dimensioni, è possibile che questo sia solo un precursore di un'eruzione freatica più grande. Quando il magma sale verso la superficie, nelle falde freatiche surriscaldate spesso si creano esplosioni di piccole e medie dimensioni che precedono la fase principale di un'eruzione.

    Fonti:
    http://nevelazio.jimdo.com/2011/10/28/cile-l-eruzione-del-vulcano-hudson-e-cominciata/
    http://www.radiormt.com/index.php?option=com_content&view=article&id=3063%3Aallarme-in-cile-si-e-risvegliato-il-vulcano-hudson&catid=1%3Ameteogeologia&Itemid=61

    mercoledì 26 ottobre 2011

    AGGIORNAMENTI SULL'ERUZIONE DI EL HIERRO

    La macchia causata nel mare dal materiale espulso durante l'eruzione vulcanica sottomarina del vulcano El Hierro è maggiore della la superficie dell'isola. In una foto scattata Domenica scorsa dal satellite di osservazione della Terra Deimos-1, si vede come la grande macchia si sta muovendo verso sud dall'isola verso l'Oceano Atlantico, raggiungendo una superficie superiore alla stessa isola (268, 71 chilometri quadrati). Il portavoce del National Geographic Institute (IGN), Carmen Lopez, ha detto che questo fenomeno "è perfettamente normale per lo stato attuale dell’eruzione".

    Il vulcanologo Juan Carlos Carracedo ha spiegato che i cambiamenti di colore nella macchia sono dovuti all'ascesa continua di materiale magmatico e che, paradossalmente, "anche se può colpire molte specie di pesci sta creando un fertilizzante enorme che porterà alla nascita di una nuova catena alimentare.

    Mentre la macchia di materiale magmatico si muove verso sud di El Hierro, ieri sono stati nuovamente registrati nuovi terremoti di piccola intensità. Dalla scorsa Domenica, il monitoraggio della rete IGN ha confermato la registrazione di un totale di 62 terremoti, il più grande di magnitudo 2.6. La maggior parte dei terremoti sono allineati nell'area localizzata a circa 12 miglia dalla costa ad una profondità di 23 km.

    Dopo oltre una settimana dall’eruzione, i residenti di La Restinga hanno gradualmente recuperato la tranquillità. Inoltre, il Governo ha previsto di articolare le misure economiche necessarie per compensare ciò che considera un "disastro economico sull'isola", dato che le perdite nel settore del turismo e del commercio a El Hierro hanno superato i € 100.000.000.

    Fonte:http://www.thedayafter.it/2011/10/el-hierro-aggiornamento-sulleruzione-in.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=facebook

    martedì 25 ottobre 2011

    DOPO IL TERREMOTO,IN TURCHIA PERICOLO ERUZIONE


    TURCHIA - sismologi turchi temono che il terremoto che ha colpito la provincia di Van, il 23 ottobre potrebbe causare l'eruzione del dormiente vulcano Nemrut situato a nord del Lago Van. Il Mt. Nemrut è vicino Tatvan, una piccola città dell'Anatolia orientale della provincia di Bitlis. La montagna sorge dalla costa sud-occidentale del Lago di Van, ed entra nel distretto di Ahlat a nord. Almeno 217 sono state uccise e più di 1.000 feriti, quando il potente terremoto di ieri ha colpito la Turchia,con il crollo di decine di edifici e mandando in tilt le linee elettriche e telefoniche nel sud-est del paese,. Più di 1.000 persone si temono morte nel terremoto. Un altro terremoto di magnitudo 6,1, che è stato registrato nel paese nelle ultime 24 ore, a circa 20 km (12 miglia) dalla città di Van, alla profondità di circa 10 km (6,2 miglia).
    Il Nemrut è un vulcano spento nella Turchia orientale, vicino al lago di Van.
    Si tratta di un vulcano di 3.050 metri (10.007 piedi) di altezza e la sua caldera ellittica ha un diametro di circa 7 per 8 km (4 di 5 km).
    La parte occidentale della caldera contiene un grande lago d'acqua fredda all'interno di un cratere di circa 155 metri (509 ft) di profondità.
    C'è anche un piccolo lago calda la cui temperatura raggiunge i 60 ° C (140 ° F), che può fornire la prova della continua attività vulcanica nella camera magmatica.
    Talvolta si sono avuti anche fenomeni di Bradisismo,quindi il fatto che il vulcano possa eruttare è possibile.
    Qualcuno della corrente complottismo-haarp.-scie chimiche ha affermato che si tratta di un terremoto artificiale,ovviamente si tratta solo di bufale senza scienza,non si può attibuire ad ogni terremoto o eruzione la colpa dell'uomo come già si tenta di fare con pessimi risultati al clima che cambia.
    Nel caso il Nemrut eruttasse l'eruzione sarà preceduta da un incremento dell'attività sismica.


    Fonti:
    http://terrarealtime.blogspot.com/
    http://theextinctionprotocol.wordpress.com/

    SI INTENSIFICANO LE NEVICATE IN VALLE D'AOSTA


    Prima nevicata invernale oggi ad Aosta. Dalla notte scorsa le precipitazioni interessano il capoluogo valdostano e tutta la regione, a partire da 600-700 metri di quota, e sono piu’ intense in bassa valle. Come spiegano i tecnici dell’ufficio meteorologico regionale, si tratta di una perturbazione atlantica passeggera che si attenuera’ nel pomeriggio e cessera’ in serata. Non sono segnalati problemi alla viabilita’. Per domani e’ previsto il ritorno del sereno, mentre giovedi’ e venerdi’ sara’ nuvoloso ma senza precipitazioni.

    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/si-intensificano-le-nevicate-in-valle-daosta/93572/

    NEVICATE INTENSE IN PIEMONTE

    Sta nevicando copiosamente sulle Alpi Piemontes, specie sulle Alpi Cozie e sulle Alpi Marittime, a partire dalle basse quote. Qualche fiocco di neve misto alla pioggia è giunto fin su Cuneo città.




    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/forti-nevicate-in-piemonte-fiocchi-anche-a-cuneo-le-immagini/93573/

    IL MISTERO DELLA NEBULOSA "CASCATA"


    Cosa ha creato la nebulosa Cascata? Nessuno lo sa. La struttura vista nella regione di NGC 1999 nel complesso della Grande Nube molecolare di Orione è una delle strutture più misteriose dell’universo. Designato come HH-222, il flusso gassoso allungato si estende per una decina di anni luce ed emette una serie insolita di colori. Una delle possibili ipotesi è che il filamento di gas sia il risultato del vento proveniente da una giovane stella di una vicina nuvola molecolare. Questo non spiegherebbe, però, perché i flussi a cascata e più deboli, sembrino convergere verso una luminosa ma non insolita fonte radio termica, situata verso la parte sinistra superiore della struttura di curvatura. Un’altra ipotesi è che l’insolita sorgente radio nasca da un sistema binario contenente una calda nana bianca, una stella di neutroni o un buco nero, e che la cascata sia solo un getto proveniente da questo sistema energetico. Tali sistemi, però, sono in genere forti emettitori di raggi X, che a quanto pare non sono stati individuati. Forse osservazioni ben ponderate possono creare in futuro un ragionamento deduttivo che ci dica la vera origine di questo oggetto così enigmatico. Per ora questo caso rimane irrisolto.

    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/astronomia-il-mistero-della-nebulosa-cascata/93564/

    IN MILIONI IN FUGA DALLE INONDAZIONI IN THAILANDIA


    Il governo della Thailandia ha proclamato cinque giorni di vacanza per dare alla gente la possibilita’ di fuggire dalle inondazioni. Il governo ha annunciato che sara’ “festa” dal 27 al 31 ottobre, a Bangkok e in altre 20 province colpite dalle inondazioni, le peggiori nel Paese da 50 anni; tra l’altro la situazione a Bangkok, che si trova sotto il livello del mare, rischia di essere complicata nei prossimi giorni anche dall’alta marea nel golfo di Thailandia.
    Le inondazioni hanno costretto alla chiusura di sette zone industriali nelle province di Ayutthaya, Nonthaburui e Pathum Thani, tutte confinanti con Bangkok: chiusure che hanno causato 3,2 miliardi di dollari in danni, hanno interrotto la catena degli approvvigionamenti e messo circa 650mila persone temporaneamente fuori dal ciclo lavorativo. Alcune aree limitrofe al fiume Chao Praya, nonche’ attorno all’aeroporto interno Don Meuang, sono gia’ allagate.
    Il traffico aereo da e per l’aeroporto Don Meuang di Bangkok sara’ sospeso da oggi pomeriggio a causa degli allagamenti che circondano lo scalo, utilizzato solo per poche decine di voli interni. Lo hanno comunicato questa mattina le compagnie interessate, annunciando lo spostamento dei loro voli verso l’aeroporto internazionale Suvarnabhumi, a est della capitale e lontano dalle aree allagate, il cui funzionamento e’ regolare.
    Il governo ha annunciato un pacchetto da 7,3 miliardi di dollari per aiutare il recupero delle zone colpite. Le inondazioni hamno ucciso almeno 366 persone da meta’ luglio e mezzo in crisi quasi 2,5 milioni di persone, con oltre 113mila che vivono in rifugi temporanei e 720mila che hanno bisogno di cure mediche.

    Fonte:http://www.meteoweb.eu/2011/10/alluvione-thailandia-situazione-critica-in-milioni-scappano-dalle-inondazioni/93586/

    lunedì 24 ottobre 2011

    GEOTERMIA:IL FATTORE MENO CONOSCIUTO DEGLI OCEANI


    In genere gli effetti del vulcanismo sottomarino sulla temperatura degli oceani è scarsamente presa in considerazione in quanto non si suppone possa avere effetti così significativi a lungo termine,quindi ecco che quando si nota delle anomalie termiche sulla superficie degli oceani e dei mari,o degli effetti di El Nino più forti rispetto agli anni precedenti ecco che vengono citati in causa il Riscaldamento Globale antropico sebbene una notevole quantità di dati ne confutino in maniera dettagliata l'effettiva esistenza che gode più di un eccessiva popolarità mediatica ed economica che di reali riscontri scientifici.
    Se consideriamo però che il vulcanismo terrestre rappresenta solo il 20% del vulcanismo globale,mentre il restante vulcanismo sottomarino rappresenta l'80% come possono gli scienziati affermare che i suoi effetti siano così inconsistenti?
    La realtà è ben più lontana da quanto essi immaginano o almeno sottovalutano.

    Il vulcanismo sottomarino influenza le temperature dei mari e degli oceani comprese le calde correnti,tra di esse vi è il noto fenomeno di El Nino che si tratta di una corrente oceanica che periodicamente si forma nell'Oceano Pacifico contribuendo a generare piogge monsoniche in alcune aree del globo,e siccità in altre portando anche epidemie.
    Alcuni scienziati considerano assurda la tesi vulcanismo-El Nino in quanto nei loro modelli prendono scarsa considerazione del vulcanismo sottomarino ma attribuiscono tutto ciò ai soli effetti dell'attività solare e del presunto effetto della Co2 emessa dalle attività umane nell'atmosfera.
    Il problema è che i loro stessi modelli variano in continuazione e finora hanno mostrato scarsa capacità di previsione del clima futuro e perdipiù,quelli dell'Ipcc, non sono volti unicamente a scopi scientifici ma a scopi politici in quanto spesso si rivelano essere dei veri e propri documenti di previsioni catastrofiche che non hanno alcun riscontro con la realtà ma molto utili nel diffondere tramite i media e la tv un falso clima di catastrofismo.
    Un'altro fattore che dimostra l'evidenza della connessione tra El Nino e il vulcanismo sottomarino è il fatto che El Nino non solo nasce in un area di intensa attività vulcanica,ma proprio in cui si incontrano ben 3 placche tettoniche.
    Inoltre"è importante notare"asseriscono gli studiosi del NOAA,"che il riscaldamento delle profondità oceaniche precede il riscaldamento in superficie."
    Uno studio del NOAA del 2000 afferma che metà del riscaldamento degli oceani avviene tra i 300 e i 3000 metri di profondità,come si può affermare che riscaldiamo l'acqua così in profondità??
    L'evidenza quindi tra vulcanismo sottomarino ed El Nino è quindi confermata ed evidenziata ma a confermare l'elevato numero di vulcani nei fondali ocenici e marini e il loro reale ruolo nelle temperature degli oceani vi sono numerose testimonianze.
    Nel 1993 un gruppo di geofisici marini a bordo del Melville scoprì 1.133 vulcani mai rilevati a quasi 1000 km dall'isola di Pasqua ,che si trova a 3.600 km a est del Cile.
    Detti vulcani erano particolarmente grandi e alcuni di essi arrivavano ad un altezza di 2500 metri sul fondale marino.
    Per gli scienziati quella scoperta fu uno shock per il fatto che anzichè trovarne solo una decina,come si aspettavano,ne trovarno ben più di 1000.
    In poche parole era una delle più grandi concentrazioni di vulcani attivi al mondo.
    I nuovi vulcani erano stati scoperti in un area di intensa attività vulcanica nella quale il basalto sgorga in enormi quantità sulla superficie marina con pennacchi d'acqua che superano i 400 C°.
    Questa immissione di roccia fusa nell'oceano alza sufficientemente le temperature marine da influenzare le correnti oceaniche e generare El Nino,questa è la conclusione del geofisico Daniel A. Walker dell'Università delle Hawaii.
    Nel 1995 le nuove ricerche in parte sponsorizzate dal NOAA hanno rilevato che il vulcanismo sottomarino è una delle forze più potenti e meno conosciute al mondo,che causano un aumento della temperatura dei mari pari a 3000 grandi reattori nucleari.
    Oltre ai vulcani sottomarini scoperti al largo dell'isola di Pasqua,ne sono stati scoperti altri molto più a nord.
    Uno di questi in piena attività venne rilevato nel giugno del 1993 a circa 400 km a largo di Astoria,nell'Oregon.
    Classificato come vulcano coassiale,si trova in una frattura nel fondale lunga 6 km a una profondità DI 2.600 m,nello stretto di Juan de Fuca.
    In un susseguirsi di fenomeni sismici da un cratere fuoriesce lava rovente,dall'altro acqua ad elevata temperatura.
    Nel 1996 ne venne scoperto un altro al largo di Newport,nell Oregon.
    Un'enorme fenditura nel fondale lunga una decina di chilometri,il doppio della sua più vicina più a nord.
    Attualmente gli scienziati della NASA stimano che il numero del vulcani sottomarini tra quelli scoperti e non,possa essere almeno un milione.
    Almeno 75.000 di essi si eleva per 800 metri dal fondale e molti migliaia di essi sono attivi.
    Delle enormi caldaie che riscaldano costantemente le temperature degli oceani.
    Ma non solo il vulcanismo sottomarino,attualmente in incremento,potrebbe anche essere alla base dell’acidificazione degli oceani.
    Contrariamente a quanto si affermi da parte di molti ambientalisti che sono le emissioni antropiche di anidride carbonica a causare l’acidificazione degli oceani, uno studio condotto dal ricercatore australiano geologia, Timothy Casey,smentisce scientificamente queste ipotesi ,in quanto già da prima i geologi erano rimasti perplessi del fatto che contrariamente ai mari, i laghi e i fiumi non mostrassero alcuna acidificazione.
    Gli ambientalisti hanno da tempo proposto che, se continua l'acidificazione degli oceani sarà lo stress pesca marittima e causano la distruzione delle barriere coralline.
    E 'stata la netta mancanza di acidificazione di tutte le altre fonti d'acqua del pianeta che ha spinto i ricercatori a indagare perché solo gli oceani hanno evidenziato segni di crescente acidificazione.
    Gli scettici sostengono che l'IPCC non è riuscito a spiegare fino in fondo questa anomalia.
    L'ultimo ragionamento degli scienziati scettici del clima sembra ineccepibile: se le umane emissioni in atmosfera di anidride carbonica hanno causato l’acidificazione degli oceani allora perché non siamo stati in grado di vedere gli stessi livelli di acidità crescente nei fiumi e nei bacini? Ora i geologi hanno indagato ulteriormente su tale questione e trovare nuove risposte.
    Essi sostengono, se c'è una tale differenza tra i nostri mari ei nostri fiumi e bacini la fonte non può essere comune ad entrambi.
    Non trovando un aumento ovunque nei sistemi delle acque interne questo studio ha inevitabilmente concluso che le emissioni umane in atmosfera di anidride carbonica deve essere escluso come fonte potenziale di acidificazione oceanica.
    Secondo l'indagine molto apprezzata in precedenza da Batiza (1982),la placca dell’Oceano Pacifico è costellata di vulcani sottomarini, una regione altamente instabile, che da sola rappresenta un incredibile numero di vulcani da 22.000 a 55.000 con almeno 2.000 dei quali sono attivi.
    Tuttavia, sembra che l'IPCC abbia minimizzato questi numeri,sebbene ci fosse da aspettarselo . Nessuno degli oltre 2.000 vulcani sottomarini attivi sono anche stati discussi da Kerrick (2001), un documento a cui si riferisce in cui l'IPCC si è utilizzato per eliminare i vulcani come un fattore importante per le emissioni di CO2 in atmosfera.
    Il che rende l’idea che l’Ipcc non sia una fonte di dati completa e del tutto affidabile.
    Inoltre, Kerrick (2001) giustifica l'omissione della metà delle emissioni della dorsale oceanica, sostenendo che la metà delle dorsali oceaniche scarica meno CO2 di quanta ne viene consumata entro la metà del carbonato della cresta oceanica nei sistemi idrotermali.
    Non ci sono prove a sostegno di tale conclusione.
    Alcuni vulcani sono più attivi di quanto si pensasse nello studio, Casey ha guardato esempi come il Lago Blu nel cratere del vulcano spento, Mount Gambier, ora diventato più acido a causa dell’ ingresso di CO2 dal sistema vulcanico.
    Ora è stato scoperto che il Mount Gambier non è così dormiente come alcuni studi suggerivano.
    Se questo fatto è stato ripetuto in tutto il mondo allora sarebbe dissipare le preoccupazioni umane che i gas serra emessi sono stati la causa dei crescenti livelli di acidità del mare.
    Il vero colpevole sembra essere stato la natura da sempre.
    La conclusione logica, quindi, è che l'anidride carbonica in atmosfera non può essere la causa dell'acidificazione oceanica come prima si pensava.
    Così si può ragionevolmente dedurre che è l’ennesimo falso problema temuto dai sostenitori del Riscaldamento Globale.
    E’ stato anche scoperto che l’acidificazione degli oceani non può solamente causare una netta diminuzione di numerose varietà di pesci,ma addirittura l’opposto sviluppare organismi che vivono solo in determinate condizioni di acque più acide.
    Alcuni anni fa gli scienziati hanno visitato il NW Rota-1, un vulcano in eruzione sottomarina vicino all'isola di Guam.
    Al ritorno hanno scoperto che il vulcano era stato in continua eruzione e che un gran numero di gamberetti, granchi, patelle e denti di cane si erano sviluppati proprio grazie all’habitat sviluppato da questo vulcano.
    Molte di queste creature si stanno adattando alla vita del vulcano e alcune di esse sono nuove per la scienza quanto uniche.
    Le pressioni del profondo dell’oceano riducono significativamente la forza di esplosioni vulcaniche e hanno permesso agli scienziati di osservare il vulcano a stretto contatto con Jason, il loro veicolo azionato a distanza.
    Gli scienziati hanno in primo luogo osservato le eruzioni del NW Rota-1 nel 2004 e nuovamente nel 2006, ha dichiarato Bill Chadwickc dell’Oregon State University (OSU), vulcanologo e investigatore capo della spedizione.
    Questa volta, però, hanno scoperto che il vulcano aveva costruito un nuovo cono alto 40 metri e 300 metri di larghezza.
    "E 'alto come un edificio di 12 piani e largo come un isolato pieno", ha dichiarato Chadwick. "Come il cono è cresciuto, abbiamo visto un significativo aumento della popolazione di animali che vive in cima al vulcano.
    Stiamo cercando di determinare se vi è una connessione diretta tra l'aumento dell'attività vulcanica e dell'aumento della popolazione dell’ecosistema."
    Gli animali in questo ecosistema insolito
    "Sono particolarmente adatte al loro ambiente", ha dichiarato Chadwick, "e stanno prosperando in condizioni chimiche aggressive che sarebbero tossiche per la normale vita marina."
    La vita qui è davvero nutrita dal vulcano in eruzione ".
    Verena Tunnicliffe, un biologo della University of Victoria, ha detto che la maggior parte degli animali dipendono diffusamente dallo sfiato idrotermale che fornisce prodotti alimentari di base sotto forma di batteri rivestiti in filamenti sulle rocce.
    "Vi è ora una biomassa molto grande di gamberi sul vulcano, e due specie sono in grado di far fronte alle condizioni vulcaniche".
    Il gambero ha rivelato adattamenti davvero intrigante a vivere sul vulcano.
    "Il gambero 'Loihi' si è adattato nutrirsi dei filamenti batterici con artigli piccoli e simili a cesoie da giardino", ha detto Tunnicliffe.
    "Il secondo gambero è una nuova specie - che cacciano anche da giovani, ma man mano che crescono allo stadio adulto, i loro artigli anteriori si ingrandiscono e diventano predatori".
    Il gambero Loihi era precedentemente conosciuto solo in un vulcano attivo vicino alle Hawaii - a grande distanza.
    Sopravvive grazie alla rapida crescita di batteri e cerca di evitare i rischi delle eruzioni vulcaniche. Nuvole di questi gamberetti sono stati visti in fuga durante le eruzioni vulcaniche.(mica stupidi)
    Le altre specie che attaccano il gambero Loihi e il resto della vita marina che si aggira troppo vicino ai pennacchi vulcanici e muoiono.
    "Abbiamo visto morire i pesci, calamari, ecc, che piovono sulla montagna sottomarina, dove sono morti cacciando i gamberetti che vi vivono – uno splendido adattamento sfruttando gli effetti nocivi del vulcano", ha detto Tunnicliffe.
    In tutti gli oceani e mari del mondo continuano a venire scoperti nuovi vulcani sottomarini in attività o solo quiescenti il che mette a dura prova il fatto che l’irradiamento solare possa essere il solo alla base del riscaldamento degli oceani,anzi sarebbe da dire che il vulcanismo sottomarino ne potrebbe largamente essere il responsabile.
    Nel maggio del 2009 gli scienziati marini hanno scoperto un enorme vulcano sottomarino al largo della costa occidentale dell'Indonesia circa 330 km (205 miglia) ad ovest di Bengkulu città. I 4.600 m (15.000 piedi) di montagna si estende su 30 miglia alla sua base, con il suo culmine di circa 1.300 metri sotto la superficie dell’oceano,il geologo marino Surachman Djajadihardja Yusuf, ha detto definito la sua scoperta come "del tutto inaspettata".
    Questa montagna sottomarina è più alto del Monte Rainier negli Usa.
    E non sapevamo che era lì!
    Non è ancora chiaro se il vulcano è attivo ma Djajadihardja ha detto che se eruttasse sarebbe ". Molto, molto pericoloso".
    Nel 2005(ricordiamoci che il 2005 fu un anno di El Nino ed è stato ribattezzato come l’anno degli Uragani nella quale in tutto il mondo si svilupparono in quell’anno ben 27 uragani,inoltre il Mar Balticoa causa del riscaldamento delle acque fu invaso dalle alghe in libera proliferazione,tutto ciò per parlare degli effetti di quanto stò descrivendo) il quotidiano Indiano riportava due segnalazioni nella quale si parlava di centinaia di vulcani sottomarini in eruzione in tutto il mondo, soprattutto intorno alla Cintura di Fuoco del Pacifico.
    Vulcani sottomarini sono in eruzione in Australia, Grecia, Nuova Zelanda e molti altri paesi tra cui l'americano nord-ovest, che sta vivendo un livello senza precedenti di vulcanismo sottomarino. Andaman Nicobar sta vivendo un intenso vulcanismo sottomarino sia nell'Oceano Indiano che il Golfo del Bengala.
    Movimenti tettonici sono stati osservati in diverse aree negli ultimi nove mesi, dicevanono i geologi, tanto che essi non avevano abbastanza meccanismi di monitoraggio per tenerne traccia.
    Vulcano sottomarino trovato al largo della costa antartica.
    Nell Maggio 2004. la National Science Foundation ha annunciato che un vulcano sottomarino finora sconosciut era stato scoperto in una zona conosciuta sulla punta più settentrionale dell'Antartide.
    Draghe a bordo della nave di ricerca Lawrence M. Gould hanno"recuperato abbondante basalto fresco."
    Anche se grandi aree del vulcano sono state colonizzate dalla vita sottomarina, nessuna forma di vita è stato trovata intorno al vulcano stesso, indicando che la lava fino a poco tempo ancora scorreva.
    Sonde di temperatura hanno mostrato segni di riscaldamento geotermico dell'acqua di mare.
    Nell’ottobre del 2005 alcune rocce di origine vulcanica hanno rivelato più vulcani sottomarini al largo del Messico settentrionale.
    Queste tirate su dal fondo del profondo Pacifico al largo del Messico settentrionale sembrano provenire da un vulcano sottomarino molto giovane, dicono i geologi statunitensi e messicani.
    Nel 2005 settantacinque vulcani sottomarini precedentemente sconosciuti scoperti tra la Nuova Zelanda e le isole Tonga secondo il geologo australiano professor Richard Arculus rappresentano una minaccia tsunami.
    Invece nel Luglio 2005 la guardia costiera ha inviato elicotteri per monitorare una enorme colonna di vapore più della metà-di un-miglio elevarsi al di sopra l'Oceano Pacifico a sud-est di Tokyo, e ha avvertito le navi di stare alla larga.
    L'acqua nella zona era rosso mattone.
    E 'altamente probabile che sia causata da una eruzione di un vulcano sottomarino,diceva" il portavoce della guardia costiera Shigeyuki.(non vedo altre cause francamente che possano generare un simile fenomeno.)
    "Sospettiamo che i movimenti vulcanici sottomarini siano sempre attivi", ha detto un altro funzionario della guardia costiera.
    Sempre facendo riferimento al 2005, nel mese di maggio,in una spedizione per osservare il Vailulu'u , un vulcano sottomarino scoperto nel 1999 vicino alle Samoa americane, gli scienziati hanno visto un altro vulcano a crescere sulla caldera del primo, come l'isola di Crater Lake.
    Gli scienziati hanno soprannominato il nuovo vulcano, a circa 20 miglia (32 chilometri) ad est dell'isola di Ta'u, Nafanua come la dea samoana della guerra.
    Crescendo ad un ritmo di circa 8 pollici (20 cm) al giorno, Nafanua alto circa 1.000 piedi (300 metri) di altezza.
    Potrebbe andare molto più alto, ha detto il geologo Hubert Staudigel presso l'Università della California a Scripps Institution of Oceanography
    Gli scienziati sono stati sorpresi nel trovare anguille che vivono nella lava di recente formazione che hanno soprannominato la popolazione "Città anguilla." (Sapendo che la temperatura del basalto dovrebbe essere di circa 2150 gradi Fahrenheit, mi chiedo perché non si vede qualsiasi commento su quanto calore venga riversato nel mare dai vulcani sottomarini?)
    In Italia, al largo di Riposto è stato scoperto un vulcano sottomarino più esteso dell’Etna, con un apparato autonomo. II prof. Giuseppe Patanè.:
    «E’ il risultato di 4 anni di studi condotti dai ricercatori della facoltà di Scienze geologiche dell’Università di Catania».
    Sismi ed eruzioni. «I grandi terremoti della Sicilia orientale hanno origini vulcaniche. Il magma risale lungo la scarpata Ibleo-Maltese».
    Un vulcano sommerso la cui estensione supera di tre volte quella dell’Etna; un vulcano il cui sistema di alimentazione è completamente autonomo rispetto a quello dell’Etna, da cui dista però solo pochi chilometri: a scoprirlo dopo quattro anni di accurati studi condotti nel tratto di mare compreso fra Riposto e Acicastello, è stato un gruppo di ricercatori della facoltà di Scienze geologiche dell’Università di Catania, guidato dal prof. Giuseppe Fatane, docente di Fisica terrestre, e composto da Ivan Agostino, Santo La Delfa e Riccardo Leonardi. Pubblicati di recente sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale “Elsevier”, i risultati dello studio riservano di sicuro ulteriori clamorosi sviluppi, a cominciare dalla dimostrazione della teoria secondo cui i grandi terremoti che nel corso dei secoli hanno colpito la fascia ionica della Sicilia sono strettamente correlati all’attività vulcanica del gigante etneo.
    E non solo.
    Ma andiamo con ordine. «Le dimensioni dell’edificio vulcanico sommerso sono davvero imponenti – spiega il prof. Patane -. L’abbiamo sempre avuto lì, sotto il naso, ma nessuno si è mai accorto della sua esistenza. La struttura, in grande, richiama alla mente le linee dell’Etna, con un enorme sprofondamento sul versante orientale che partendo da 500 metri sotto il livello del mare scende giù fino al piano abissale dove si raggiungono i 2500 metri di profondità.
    Il diametro massimo della Valle del Bove è di 7 chilometri; quello della caldera sommersa è di 20 chilometri: cioè, tré volte più grande».
    «Di sicuro si tratta di una struttura antecedente i fenomeni eruttivi etnei degli ultimi 100 mila anni e allo stato, non vi sono segni evidenti di attività, anche se sospettiamo una risalita di fluidi caldi». «La scoperta nasce per caso – racconta ancora lo studioso -.
    Quattro anni fa stavamo conducendo una serie di .analisi nel Centro di astrofisica del Cnr di Bologna quando ci siamo ritrovati davanti una carta dei fondali marini al largo della costa etnea, carta sviluppata con una tecnica “multibeam” che si avvale di un sonar acustico. A balzare subito agli occhi fu quella strana morfologia a ferro di cavallo dei fondali marini prospicienti Riposto e Acireale. Questa singolare geometria non poteva essere casuale dato il peculiare assetto vulcanico e tettonico dell’area. E fu così che decidemmo di approfondire la questione coadiuvati dal Nucleo sommozzatori dei Vigili del fuoco di Catania, utilizzando altresì carte dei fondali della Marina militare e immagini satellitari forniteci dalla Us Navy». «Alla fine, l’elaborazione di tutti i dati raccolti non ha lasciato dubbi: al largo di Riposto e via via più a sud fino a Capo Mulini, i fondali marini raccontano una storia antica di 100 mila anni e forse più, una storia fatta di esplosioni ed eruzioni vulcaniche. In prossimità di Riposto, si eleva una vera e propria cresta lunga chilometri che i pescatori del luogo chiamano “la secca”, molto simile ai dicchi che si osservano nella Valle del Bove. A fianco, verso il largo, si erge un cono a forma di pandoro che potrebbe essere il prodotto di un vulcanismo tardivo. Più a sud, poi, ecco la famosa caldera – una depressione formatasi a seguito della demolizione di un grande apparato vulcanico – che somiglia alla Valle del Bove. Ed è probabile che le cause che hanno generato sia l’una sia l’altra siano le stesse, anche se i fenomeni sono avvenuti in uno spazio e in tempi decisamente diversi». «Ancora: più a sud, abbiamo individuato una cupola allungata in direzione Est-Ovest, la cui propaggine occidentale si trova in corrispondenza di Capo Mulini, Acitrezza e Acicastello. Questa appare come il prodotto della risalita del magma dal mantello sottostante, che ha dato origine ai numerosi dicchi e alle manifestazioni vulcaniche che si possono osservare lungo la riviera acese».
    «Ce n’era abbastanza per far partire nuove ricerche sui fondali, utilizzando un robot (il Rov) comandato a distanza. Le riprese dei fondali sono straordinarie: abbiamo subito riconosciuto strutture a forma di “cuscino”, incrostate da depositi organogeni, immerse in una massa fangosa accumulatasi in migliaia di anni. Alcuni ciottoli vulcanici arrotondati dispersi in piccole spianate ci parlano di spiagge sommerse a una profondità di 80 metri, formatesi durante l’ultima glaciazione, quella di Wiirm.
    Il passo successivo, come si è accennato, è stato quello dell’immersione di un gruppo misto di sommozzatori dei vigili del fuoco e di ricercatori dell’Università che, a una profondità di 100 metri, hanno raccolto e portato in superficie 20 chili di campioni di roccia che saranno studiati nei laboratori del dipartimento di Scienze geologiche dell’Università di Catania».
    «Va da sé – continua Patanè – che l’esplorazione fin qui condotta è ancora ben modesta se si considera la vastità dell’area da studiare: 400 chilometri quadrati.
    Tuttavia sono previste nuove immersioni per completare questa prima parte della ricerca, con l’utilizzo di apparecchiature ancora più sofisticate». «Nel frattempo siamo andati a guardare sia l’aspetto sismologico – c’è in quell’area una forte anomalia negativa della velocità delle onde P -, sia l’aspetto magmatico. Al pari dell’Etna, lungo la costa e soprattutto sotto il Chiancone – l’area di depositi di materiale vulcanico compresa fra Acireale e Riposto – abbiamo registrato una forte risorgenza magmatica.
    Ecco perché riteniamo che non c’è alcuna soluzione di continuità tra quanto accaduto in mare nella notte dei tempi e quanto sta accadendo oggi sulla terra ferma». «E qui arriviamo a quelle considerazioni che gettano nuova luce sul quadro geodinamico e sismico della Sicilia orientale. Lungo tutta la scarpata IbleoMaltese, la frattura che ha generato i più violenti terremoti nell’area ionica, abbiamo una forte risalita di magma.
    L’Etna così come lo vediamo oggi in realtà si è formato sotto la spinta di due fonti distinte: una è quella che continua a dare l’attuale attività eruttiva ed esplosiva, l’altra, indipendente dalla prima, è appunto legata alla scarpata Ibleo-Maltese».
    «Da qui la deduzione prima e i riscontri dopo sulle origini del devastante terremoto del 1693: oggi possiamo affermare che quel sisma ebbe origini vulcaniche. Una tesi questa avvalorata dai dati raccolti in occasione della crisi tellurica del 2001 quando il campo di stress dei Monti Iblei prese a “ballare”. Una crisi determinata proprio dalla forte risalita magmatica sotto l’Etna. Per troppo tempo si è guardato al Mongibello come a una sorta di struttura a sé stante; ma così non è. Si tratta di un vulcano, non di un soggetto passivo». «La verità è che tutto trae origine dal mantello: se il mantello si muove sotto l’Etna, allora avremo un’eruzione; se al contempo si muove sotto gli Iblei, allora avremo la rottura lungo le scarpate o le faglie e dunque i terremoti». «Ecco: i grandi terremoti hanno origine dalla combinazione tra la spinta della zolla continentale africana su quella europea e il movimento che questa pressione genera nel mantello. Il nostro problema è costituito dalla crosta terrestre, l’elemento passivo che fa da filtro e ci impedisce d’osservare il movimento del mantello. Se potessimo perforare la crosta per almeno 2-3 chilometri e installare a quelle profondità sensori particolari, allora saremmo in grado di prevedere anche i terremoti. E’ solo una questione di denaro, perché gli strumenti oggi ci sono.
    Ed è pure una questione di filosofia della ricerca scientifica le cui fonti d’approvvigionamento oggi sono più che mai sono saldamente nelle mani della, politica». «Un’ultima considerazione – conclude il prof. Patanè-: alla luce di quanto detto, viene da chiedersi se sia possibile un’eruzione dell’Etna alle basse quote così come avvenuto nel 1669. lo direi che è sì improbabile, ma non impossibile. Certo, perché questo accada si dovrebbe stravolgere in maniera drastica il campo di tensioni.
    Nel Pacifico meridionale invece,nel 2008 una spedizione scientifica australiana nel Pacifico meridionale ha scoperto una catena di migliaia di vulcani sottomarini.
    Alcuni alti piu' di 1000 metri e possono rappresentare una fonte ricchissima di metalli pregiati.
    I vulcani vanno da piccoli coni ad un colosso soprannominato Dugong, largo 50 km alla base e alto 1500 metri, e molti sono attivi.
    La catena si trova presso il confine oceanico fra le Figi e Tonga lungo il 'cerchio di fuoco' del Pacifico.
    Stesso anno stessa sorte in Islanda,nell’aprile un gigantesco vulcano sottomarino è stato scoperto a sud est dell’Islanda.
    Si trova al largo della penisola Reykjanes e sembra che sia grande come la penisola stessa.
    La scoperta è stata realizzata dal vulcanologo islandese Armann Haskudsson dell’Università dell’Islanda.
    Stando ai primi accertamenti il vulcano potrebbe esplodere in un qualsiasi momento.
    Ma perché l’eruzione potrebbe avvenire anche in tempi molto vicini? Spiega il vulcanologo: "Perché dalle prime ricerche eseguite possiamo affermare che il vulcano è attivo e poiché da secoli o forse millenni non ha prodotto eruzioni c’è da aspettarsi che ne arrivi una abbastanza vicina a noi nel tempo.
    Certo non possiamo affermare che essa avverrà domani o fra un anno.
    Potrebbe infatti, non avvenire ancora per secoli, ma non è da escludere che possa essere anche molto vicina a noi".
    Il vulcano si trova a circa 1.500 metri di profondità e quindi le lave della sua eruzione non dovrebbero interessare l’Islanda.
    "Tuttavia – prosegue Haskudsson - terremoti di una certa intensità potrebbero interessare la penisola islandese prima che il vulcano entri in attività".
    Le dimensioni sono così enormi che la sua bocca a forma di caldera ha un diametro di circa 10 chilometri.
    Secondo gli scienziati, la scoperta di tale vulcano lascia alquanto esterrefatti perché un vulcano di tali dimensioni non potrebbe esistere in un’area simile del pianeta.
    L’Islanda infatti è nata sulla dorsale oceanica, la lunga frattura che divide in due l’Oceano Atlantico.
    Da essa fuoriescono in continuazione delle lave creando anche piccoli vulcani, ma proprio per la sua continua attività e trasformazione in teoria vulcani di grandi dimensioni non dovrebbero riuscire a formarsi.
    "La scoperta ci pone ora tante domande alle quali dobbiamo rispondere per capire esattamente come avviene la tettonica delle zolle", spiega il vulcanologo.
    Nel 2007 è stata scoperta una vera e propria rete vulcanica sul fondale sottostante le Eolie.
    Sotto le isole Eolie c'è una "ragnatela" di faglie e condotti vulcanici.
    Lo hanno scoperto i ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) grazie ai rilevamenti delle anomalie magnetiche: lo studio, pubblicato dal Journal of Geophysical Research, servirà a predire meglio le zone dove potrebbe riprendere l'attività vulcanica.
    ''La realizzazione della mappa ad alta risoluzione delle anomalie magnetiche - spiega il responsabile del progetto, Massimo Chiappini - ha consentito di rilevare la presenza e la profondità di corpi vulcanici, antichi centri eruttivi sepolti, e strutture nascoste.
    Dal punto di vista del rischio vulcanico i risultati del lavoro sono estremamente importanti in quanto abbiamo individuato faglie e centri eruttivi nell'area marina.
    Lungo queste strutture è infatti plausibile la riattivazione dell'attività vulcanicà".
    Un rilievo aeromagnetico consiste nel coprire, in questo caso con un elicottero, un'estesa porzione di territorio con un magnetometro.
    Anche al lato opposto della Sicilia nel Mediterraneo è stato già da tempo scoperto un vulcano sottomarino.
    E’ stato chiamato Empedocle come il famoso filosofo-scienziato greco nato in Sicilia intorno all’anno 490 a.C.
    Si tratta di un grande vulcano sottomarino che è stato di recente scoperto nei fondali davanti a Sciacca in Sicilia.
    Il vulcano sommerso che è ancora attivo e si trova a circa 30 chilometri dalla costa ed è di dimensioni simili a quelle dell’Etna.
    L’interessante scoperta è stata fatta da ricercatori dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia – Ingv di Catania che si trovavano in quella zona di mare per compiere ricerche sulla famosa Isola Ferdinandea l’isolotto vulcanico apparso nel Canale di Sicilia nell’estate del 1831 e scomparso sott’acqua pochi mesi dopo scatenando una feroce contesa.
    Quest’isola “temporanea” è infatti stata subito oggetto di contesa fra gli inglesi che vi piantarono per primi la bandiera, i Borboni, che controllavano il Regno delle Due Sicilie e i francesi.
    Il nome venne dato in onore del Re di Napoli Ferdinando II che nell’agosto 1831 la incluse nel regno.
    L’isola Ferdinandea che è situata proprio sul rift continentale dove si scontrano la placca nordafricana e quella eurasiatica si trova a meno di otto metri dal livello del mare potrebbe riemergere così come ha fatto altre volte nel corso dei secoli..
    La scoperta di Empedocle ha fatto capire agli scienziati che l’ Isola Ferdinandea ed altri vicini banchi sottomarini altro non sono che i coni di un immenso apparato vulcanico a forma di ferro di cavallo con una base di 25 x30 km ed una altezza di circa 500 metri dal fondo marino.
    La scoperta di Empedocle è avvenuta grazie all’utilizzo di un rov, un dispositivo teleguidato munito di telecamera che può scendere a più di 150 metri di profondità, e di un sonar multifascio, un particolare strumento che permette di avere immagini molto chiare dei fondali marini.
    Secondo i ricercatori l’origine del vulcano sottomarino scoperto al largo di Sciacca risale a diversi milioni di anni fa.(in teoria!)
    Nei fondali non distanti dalle Isole Eolie si trova l’enorme complesso vulcanico chiamato Marsili che si eleva per 3000 metri dalla piana abissale fino a raggiungere soli 540 metri dalla superficie del mare.
    Il Marsili, lungo 70 km, largo 40 km e con un volume di circa 1600 km3 ha, come da poco si è scoperto, con un diametro di 50 km e un’ età di circa due milioni di anni.
    Il complesso vulcanico in questione presenta lungo i fianchi numerose bocche vulcaniche che, secondo gli studiosi, potrebbero produrre in futuro una consistente attività eruttiva.
    Tale evento potrebbe essere la causa di un minaccioso maremoto che interesserebbe le coste della Calabria, della Sicilia, della Campania e della Sardegna. .
    Alle Hawaii esiste anche un'altro vulcano attivo sottomarino detto Loihi,questo vulcano conferma ulteriormente la mia tesi che il vulcanismo sottomarino ed El Nino sono collegati.
    Ricordando quanto detto prima su El Nino del 2005 e l'eccezionale ondata di uragani di quell'anno..
    L'USGS-ANSS (Advanced System Sismico Nazionale) riporta che un piccolo sciame di circa 100 scosse (le 3 più grandi sono state di 4 magnitudo Richter e tra i 12 e i 28 km di profondità) si sono verificate sotto il Loihi il 7 dicembre 2005.
    Un terremoto successivo (magnitudo stimata 4.7) era avvenuto il 18 gen 2006, all'incirca a metà strada tra la Loihi e Pahala (sulla costa del S. Big Island).
    L'USGS-ANSS ha riferito che altri terremoti di magnitudo 5.1 e 5.4 si erano già verificato sotto il Loihi il 13 maggio e il 17 luglio (entrambi a 44 km di profondità), e un terremoto di magnitudo 4,3 si era verificato il 23 aprile a circa 33 km di profondità).
    Nel 1996 invece,l'anno in cui dopo il '95 El Nino stava andando progressivamente calando,Loihi ha avuto almeno 2 eruzioni in quell'anno.
    Per i 2 mesi durante l'estate del 1996, il più grande sciame di terremoti mai registrato su un QUALSIASI vulcano hawaiano si è verificato sul vulcano Loihi montagne iniziando il 17 luglio del 1996 e continuando fino alla fine di agosto, per un totale di oltre 4000 terremoti con oltre 40 terremoti di magnitudo tra 4 e 5 registrati dalla rete di World Wide sismica.
    Nel mese di agosto 1996, la National Science Foundation, ha finanziato una spedizione sul Loihi dagli scienziati dello Utah e ha iniziato a studiare questo evento unico e la sua origine. I seguenti sono alcuni dei risultati:
    · Ci sono state almeno una, forse due eruzioni sul Loihi nel 1996, sulla base della datazione radiometrica di lave giovani raccolte con equipaggio-sommergibile dal Loihi
    · Il vertice di Loihi ha subito alcuni cambiamenti drastici nel 1996, compresa la formazione di un terzo cratere e la deposizione di grandi quantità di sabbie e ghiaie vetrosi nella parte meridionale .
    · Nuove emissioni di gas il più caldo mai osservato sulle acque del Loihi (fino a 200 ° C) presenti nel nuovo cratere.
    · La colonna d'acqua soprail Loihi ha una maggiore attività idrotermale vicino alla vetta .

    Anche il Polo Nord è costellato da una grande concentrazione di attività vulcanica.
    L'Oceano Artico contiene molti di più vulcani sottomarini sospettati in precedenza, e visualizza l'attività idrotermale più di quanto gli scienziati avevano sospettato.
    Guardate la cresta Gakkel.
    La cresta Gakkel è una gigantesca catena montuosa vulcanica sottomarina che si estende per circa 1.100 miglia (1.800 km) sotto l'Oceano Artico dal nord della Groenlandia alla Siberia.
    Con i suoi vertici alti 3 miglia, la cresta Gakkel, la parte più settentrionale del sistema della dorsale medio-oceanica, è molto più potente della Alpi.
    Se un vulcano unico è in grado di riscaldare un lago di alta montagna a 108 gradi in Nuova Zelanda, immaginate cosa una catena di lunghezza 11-100 miglia di vulcani sottomarini potrebbe fare per l'Oceano Artico.
    Non occorre molta fantasia per capire che se aumenta l'attività sismica e vulcanica terrestre aumenta anche quella sottomarina,ecco perchè l'Artico stenta a riprendersi con i ghiacci polari.
    L'attuale accelerazione del movimento magnetico del polo nord verso la Russia sembra essere la causa di una maggiore attività vulcanica sotto l'Oceano Artico il che consegue una variazione maggiore di qualche grado dell'acqua marina che riscaldandosi causa un maggiore ritiro della calotta polare marina.
    La sottovaultazione di tale fenomeno da parte di alcuni ambientalisti e sostenitori del Riscaldamento Globale ha fatto ipotizzare erroneamente che la causa fosse quella dell'anidride carbonica immessa nell'atmosfera che riscalda maggiormente l'Artico,fortunatamente ancora una volta la colpa non è nostra.
    Nessuno ricorda mai che l'area artica è zona ad alta sismicità con notevoli conseguenze sulla massa oceanica e conseguenti spaccature nella banchisa.
    E' già accaduto ed accadrà ancora.

    Quelle che vi mostriamo sono le zone a maggior rischio sismico nell'area del Polo nord.
    "Una prova lampante risale al 1957. Così scrivono alcuni ricercatori di una base scientifica sul pack ghiacciato, che la mattina del 24 novembre di quell’anno, a seguito di uno sciame sismico durato tre giorni, "si registrarono emissioni di anidride solforosa, movimenti della massa oceanica e profonde fratture nella banchisa, con formazione di enormi icebergs".
    Questo è il racconto di un membro dell’equipaggio a bordo della USS Skate che navigava al Polo Nord nel 1959 e in numerose altre località artiche durante le missioni del 1958 e 1959:


    “Il sottomarino Skate ha trovato il mare aperto sia in estate che nell’inverno successivo. Noi navigammo in superficie in prossimità del Polo Nord durante l’inverno attraverso il ghiaccio sottile inferiore a 2 piedi di spessore. Il ghiaccio si muove dall’ Alaska all’Islanda e il vento e le maree causano il mare aperto appena il ghiaccio si scioglie. Il ghiaccio polare della calotta glaciale ha uno spessore medio di 6-8 piedi, ma a causa del vento e delle maree il ghiaccio si rompe e si trasforma in una larga area di mare aperto, e poi questi settori ricongelano con ghiaccio sottile. Noi avevamo apparecchiature sonar che potevano trovare queste zone di mare aperto o di ghiaccio sottile in modo da venire in superficie limitando così i danni al sommergibile.”
    Anche il scioglimento di alcune aree della Groelandia è strettamente legato a questo fenomeno.
    Uno strano “hotspot” è stato scoperto,nel 2007,in un angolo della parte nordorientale dell’isola, proprio in corrispondenza del sito in cui recentemente è stato scoperto un fiume di ghiaccio. Gli studiosi non sono in grado di stimare attualmente quanto sia il calore che fuoriesce, ma ritengono che possa essere sufficiente a indurre una lubrificazione della base della coltre ghiacciata, che così può scivolare più rapidamente verso il mare.
    “Il comportamento delle ampie coperture di ghiaccio sono un importante strumento di valutazione del cambiamento climatico globale”, ha spiegato Ralph von Frese, che ha guidato il progetto per conto della Ohio State University. “Tuttavia, per poter valutare con esattezza l’impatto umano sul cambiamento climatico occorre riuscire a stimare l’influenza dei fattori naturali, e uno di questi è proprio il calore che proviene dalla crosta. Si tratta di un fattore non ancora conosciuto ma sicuramente significativo.”
    Ma non esistono solo vulcani che eruttano roccia fusa.
    I vulcani di Asfalto sono bocche sul fondo oceanico che eruttano asfalto(catrame) invece di lava.
    Sono stati scoperti nel Golfo del Messico durante una spedizione del SONNE nave di ricerca, guidati da Gerhard Bohrmann della DFG Research Center Margini Mare nel 2003.
    Nel 2007, sette in più di tali strutture sono state scoperte al largo della costa di Santa Barbara, in California.
    Il più grande di questi vulcani si trova ad una profondità di 213 m.
    Le strutture sono più grandi di un campo da calcio e alte quanto un edificio di sei piani, tutte fatte completamente in asfalto.
    Non c'è bisogno di chiedersi perché così tanti pesci morti sono venuti pancia all'aria, sulla costa della California.
    La maggior parte di questi vulcani di asfalto emettono enormi quantità di metano e, insieme ad altri vulcanismi sottomarini come i camini idrotermali, sono le principali cause di ipossia (dead-zone) negli oceani.
    Un'esempio di come un vulcano sottomarino in eruzione può riscaldare una vasta porzione della superficie oceanica.

    Anche nelle gelate profondità dell'oceano Antartico sono stati scoperti numerosi vulcani attivi.
    Infatti gli studiosi del British Antarctic Survey hanno scoperto una catena di enormi vulcani sottomarini nell’Antartide.

    Sono 12, molti dei quali attivi, scoperti nelle vicinanze delle South Sandwich Islands.
    I vulcani sottomarini, molti dei quali superano un’altezza di 3000 metri, sono stati individuati dall’equipe di ricerca grazie a sofisticate tecnologie sonar 3D. La maxi scoperta, prima nel suo genere per l’area antartica, ha lasciato gli esperti a bocca aperta: ”sono dei vulcani molti grandi, se fossero stati sulla terra ferma sarebbero stati davvero notevoli”, ha commentato a Live science, il vulcanologo della British Antarctic Survey, Philip Leat. ”Abbiamo iniziato a studiare questa aerea apparentemente desolata di oceano, perche’ sulla mappa c’era una grande area vuota e non avevamo idea di cosa potesse celare il fondo marino – ha aggiunto Leat - e all’improvviso il fondo del mare si e’ sollevato sotto di noi. E’ stato un viaggio emozionante e pieno d’avventura”.
    E' stato recentemente un notevole aumento del vulcanismo e dell'attività sismica in diverse aree del pianeta,gli anni '90 da questo punto di vista sono stati molto attivi sia in quanto riguarda l'attività sismica che vulcanica,in concomitanza con tutto ciò anche El Nino nel 1998 è stato tra i più intensi.
    -A causa del forte riscaldamento delle acque si sono generati alcuni tremendi cicloni tra i quali Guam i cui venti hanno raggiunto il record di 370 km/h,la più alta velocità mai registrata finora.
    -In giugno il fumo degli incendi scoppiati in Messico meridionale e Guatemala impregnava ormai l'atmosfera in Texas,a migliaia di chilometri di distanza.
    Il clima era di un opprimente grigio-metallico,si respirava un odore acre e il sole a mezzogiorno appariva rosso.
    La nube di fumo che si estendeva dal Sud America settentrionale all'Illinos,era tra le più grandi della storia,seconda solo all'immensa nube che aveva coperto l'Asia sud-orientale,quando gli incendi erano sfuggiti al controllo.
    In tal caso il fumo era talmente denso che a mezzogiorno a Kuala Lampur era calata l'oscurità,a 1900 km di distanza,sull'altra sponda del Mar Cinese meridionale.
    -Nell'Hounduras si è abbattuto l'uragano Mitch.
    -Nella primavera del 1999 la Cina e il Regno Unito sono stati colpiti da una serie di violenti tornado.
    -Durante una serie di tornado che hanno colpito gli Stati Uniti nel mese di giugno è stata osservata una tromba d'aria con venti che superavano i 500 km/h,una velocità che ancora una volta batteva tutti i record.
    Nello stesso periodo si è avuto un notevole aumento delle epidemie e malattie in tutto il mondo,portate principalmente dal diffondersi di insetti e altri animaletti favoriti dal cambiamento del clima portato da El Nino.
    -Nel aprile del 1998 è stato annunciato che una violentissima invasione di batteri stava uccidendo i coralli dei Caraibi.
    -In tutto il mondo la cosidetta "Sindrome degli Stagni Malati"stava decimando le popolazioni di rane,rospi e salamandre.
    -A causa delle elevate temperature portate da El Nino la popolazione di zanzare ha conosciuto un esplosione in tutto il mondo.
    Nell'intero pianeta i casi di malaria hanno subito quelli che l'Organizzazione mondiale della sanità ha definito "balzi quantitativi".
    -Dopo che il Kenya è stato colpito dalle piogge che siano mai state registrate dal 1961(imputate anch'esse a El Nino)migliaia di persone hanno contratto la febbre della Rift Valley che ha causato morte di 200 persone.
    -L'incidenza del colera è aumentata in America Latina e in alcune zone dell'Africa.
    -Negli Stati Uniti la proliferazione di topi dalle zampe bianche,causata dalle abbondanti piogge desertiche,ha messo a repentaglio la vita di moltissimi abitanti del sudovest con la minaccia dell'Hantavirus.
    -Nel mese di agosto,a Huston,in Texas,si è tentato di aggredire gli sciami di zanzare con gli insetticidi mentre New Orleans è stata invasa dagli scarafaggi.
    -Dopo diciotto mesi di caldo insolito,la Russia ha conosciuto una grave epidemia di tubercolosi proprio mentre si trovava in una situazione di disordine sociale che ha ostacolato il contenimento dell'epidemia.
    -Nel 1999 a New York è stata ingaggiata una lotta accannita contro le zanzare a causa del diffondersi di un epidemia di encefalite.
    -Laredo,Texas,si è ritrovata alle prese con un'epidemia di febbre di dengue.
    Ora passando ad El Nino e al vulcanismo sottomarino c'è da restare sorpresi in quanto non solo sono strettamente legati,ma se aumenta il vulcanismo sottomarino aumentano anche gli effetti di El Nino,sebbene talvolta la Nina (raffreddamento delle acque dell'Oceano Pacifico) sembri indebolirne gli effetti,tuttavia non va osservato solo El Nino o l'Oceano Pacifico,ma anche gli altri oceani in generale,il vulcanismo sottomarino e le forze magnetiche e magmetiche che lo regolano sono estese a scala globale.
    Volendolo si può trovare anche forti corrispondenze con al massimo di un anno di differenza nella quale molte forti eruzioni avvennero in concomitanza con gli eventi di El Nino.
    L'eruzione del Tambora del 1815 è un pezzo forte di questi esempi.
    "Il tutto iniziò intorno al tramonto dell'11 aprile, con una serie di potenti boati, simili a tuoni o cannonate, che misero sull'avviso le truppe britanniche che da non molto tempo si erano stanziate nella regione dopo averne scacciato gli olandesi. Questa prima serie di esplosioni cessò tuttavia rapidamente; un nuovo fenomeno parossistico, questa volta molto più intenso, cominciò il giorno 19, con esplosioni più intense (tali da far tremare le abitazioni) e abbondanti emissioni di cenere che oscurarono il cielo dell'intera regione per giorni e provocarono pesanti accumuli in tutti i villaggi circostanti. Le navi incontrarono anche dopo 4 anni dall'eruzione la cenere in mare nella forma di isolotti galleggianti di pomice.
    Tre mesi di convulsioni simili provocarono nel Tambora una diminuzione di quota di 1.300 metri; dai più di 4.100 metri originari, la montagna era passata agli attuali 2.850. Secondo Thomas Stamford Raffles, all'epoca luogotenente governatore di Giava, l'area in cui si osservarono gli effetti immediati dell'eruzione (tremori, rumori, ecc...) si allargava per circa 1.600 km intorno all'isola di Sumbawa.
    L'eruzione del 1815 è stata, a detta dei vulcanologi, una delle più potenti, almeno dalla fine dell'ultima Era glaciale; l'emissione di ceneri fu, quantitativamente, circa 100 volte superiore a quella dell'eruzione, pur rilevante, del monte Sant'Elena del 1980, e fu maggiore anche di quella della formidabile eruzione del Krakatoa del 1883.Complessivamente, vennero proiettati in aria circa 150 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali.
    L'eruzione, o meglio l'esplosione, creò disastri di proporzioni bibliche, con una stima di 60.000 morti dovuti sia direttamente all'esplosione che alle pesanti carestie che seguirono il disastro."
    E proprio l'anno prima,1814,questa colossale eruzione fu preceduta da un fenomeno di El Nino moderato-forte.
    L'anno successivo la supereruzione invece sarà ricordato come "L'Anno Senza Estate" a causa delle polveri sottili e l'anidride solforosa che rallentarono la radiazione solare,già di per se debole,e probabilmente anche dalla Nina che sostituisce regolarmente El Nino raffreddando le acque dell'Oceano Pacifico.
    "Molti storici citano l'anno senza estate come il principale motivo per la "conquista" nell'Ovest americano e il rapido crescere di stanziamenti umani nel Midwest. In generale le popolazioni furono colpite da una grande miseria, i coltivatori furono ridotti in grande difficoltà e molti capi di bestiame morirono. L'eruzione del Tambora fu anche la causa, in Ungheria, della caduta di neve sporca. Qualcosa di simile accadde anche in Italia, che per un anno circa vide cadere della neve rossa, si crede a causa delle ceneri nell'atmosfera.
    L'Europa, che stava ancora riprendendosi dalle guerre napoleoniche, soffrì per la mancanza di cibo. Ci furono rivolte per il cibo in Gran Bretagna e in Francia e i magazzini di grano vennero saccheggiati. La violenza fu peggiore in uno stato senza sbocchi sul mare come la Svizzera, il cui governo fu costretto a dichiarare un'emergenza nazionale. Grandi tempeste, piogge anomale e inondazioni dei maggiori fiumi europei (incluso il Reno) sono attribuite all'eruzione, così come la presenza di ghiaccio nell'agosto del 1816.
    La mancanza di foraggio ispirò Karl Drais, allora ancora un barone, a cercare nuovi modi di trasporto senza cavalli, il che portò all'invenzione del Dandy horse o velocipede, il prototipo della moderna bicicletta (e della motocicletta) e diede un impulso decisivo ai successivi mezzi di trasporto personale a motore.
    Le "incessanti nevicate" del luglio 1816 durante un'"estate umida e non congeniale" costrinsero Mary Shelley, John William Polidori e i loro amici a restare al chiuso durante le loro vacanze svizzere. Essi decisero per una gara a chi avrebbe scritto la storia più spaventosa, e così Mary Shelley scrisse Frankenstein, or The Modern Prometheus e Polidori Il Vampiro. Gli alti livelli di cenere nell'atmosfera resero spettacolari i tramonti di quell'anno, tramonti celebrati nei dipinti di J.M.W. Turner.
    Secondo un'ipotesi formulata da J.D.Post della Northeastern University, il freddo fu responsabile, in qualche modo, della prima pandemia colerica del mondo.I test medici descrivono che, prima del 1816, il colera era circoscritto alla zona del pellegrinaggio sul Gange, mentre la carestia di quell'anno contribuì alla nascita di una epidemia nel Bengala, che si diffuse poi in Afghanistan e nel Nepal. Dopo aver raggiunto il Mar Caspio, l'epidemia si trasferì in occidente toccando il mar Baltico ed il Medio Oriente. La diffusione della malattia fu lenta, ma costante."
    Osserviamo ora la corrispondenza tra le maggiori eruzioni vulcaniche storiche e gli eventi di El Nino che ho trovato.
    -Nevado del Ruiz,Colombia ,1595
    -1596,evento di El Nino.
    -Huayanaputina,Perù,1600
    -1600-01 forte evento di El Nino
    -Vesuvio,Napoli, Italia 1631
    -1630-31 forte fenomeno di El Nino
    -Kolumbo,Santorini, Grecia,1649
    -1650 forte fenomeno di El Nino.
    -Popocatépetl,Puebla, Messico,1720
    -1720 forte fenomeno di El Nino.
    -Makian,Indonesia,1760
    -1761-62 forte fenomeno di El Nino.
    -Papadajan,Indonesia,1772
    -1772-73 forte fenomeno di El Nino.
    -Monte Asama,Honshū, Giappone,1783
    -Grímsvötn,Laki, Islanda ,1783
    -1782-84 forte fenomeno di El Nino.
    -Unzen,Giappone,1792
    -1790-93 forte fenomeno di El Nino.
    -Tambora,Sumbawa, Indonesia,1815
    -1814 forte fenomeno di El Nino.
    -Galunggung,Indonesia,1822
    -1821 forte fenomeno di El Nino.
    -Cosigüina,Nicaragua,1835
    -1835-36 forte fenomeno di El Nino.
    -Awu,Indonesia,1876
    -1877-78 forte fenomeno di El Nino.
    Interessante notare come alcuni di questi eventi abbiano avuto luogo PRIMA,con un anno di differenza da El Nino,mentre altri o talvolta più di uno,hanno avuto in concomitanza o un anno dopo tale fenomeno.
    I vulcani islandesi sembrano essere molto collegati a questo fenomeno.
    L'ultima fase di El Nino ha avuto luogo nel 2010 che seppur non fosse stata lunga come quella del 1998,ma nonostante ciò è stata assai più intensa,prima di venir "soppressa" dal raffreddamento indotto dalla Nina altrettanto potente che non si vedeva da più di un decennio.
    E in quello stesso periodo ebbe luogo l'eruzione del vulcano Eyjafallajokull,tra il 20 e il 21 marzo,che causò la deviazione di molti voli in tutta Europa assieme ad un enorme nube di cenere che arrivò fino al nostro continente.
    Nel 2004 invece,proprio quando era in fase di intensificazione El Nino,della quale nel 2005 avrebbe portato una serie di eventi climatici estremi in tutto il pianeta,entrò in eruzione un'altro vulcano islandese,chiamato Grismvotn.
    Con il devastante Nino del 1998 che lo ha fatto nominare come "l'anno più caldo del millennio" Grismvotn ha allo stesso modo risposto positivamente con un'altra eruzione
    Arriviamo a El Nino nel 1996 e scopriamo che anche qui vi fu un'altra eruzione di un vulcano islandese,detto Gjalp.
    Ma ci sono prove che nel corso dei secoli questo meccanismo sia andato avanti a lungo.
    Sembra proprio che esista nelle profondità del mantello un meccanismo legato alle variazioni del campo magnetico ,che periodicamente causa la risalita di magmi lungo le dorsali oceaniche e provochi sia El Nino sia le eruzioni dei vulcani islandesi,nella quale le eruzioni posseggono il medesimo principio "un'anno prima o dopo" o spesso anche in corrispondenza con esso con gli eventi magmatici dell'Oceano Pacifico.
    -Eruzione dell'Hekla nel 1991:Forte Evento di El Nino nel 1991.
    -Eruzione fissurale del 1977 a Gjastykki (Islanda):1977 Debole El Nino.
    -Eruzione del vulcano Eldfell nel 1973:1972-73 Forte Evento di El Nino.
    -Nascita dell'isola di Surtsey,novembre,1963 e termine dell'eruzione nel giugno del 1967:1963 Debole El Nino.
    -HEKLA Southern Iceland 1947 Mar 29 :NESSUNA CORRISPONDENZA
    -KATLA Southern Iceland 1918 Oct 12 :1918-20 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño-1919 Pacific wide ENSO warm event(Enso stà a "El Niño-Southern Oscillation" )
    -GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1903 May 28:1904-05 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño-1901-02 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -ASKJA Northeastern Iceland 1875 Mar 29:1873-74 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño-1876-78 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1873 Jan 8:1873-74 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1860 May 8:1860 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -Eruzione dell'Eyjafjöll nel 1821:Forte evento di El Nino nel 1821.
    -HEKLA Southern Iceland 1845 Sep 2:1844-46 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -GRIMSVOTN Northeastern Iceland 1783 Jun 8:1782-84 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -HEKLA Southern Iceland 1766 Apr 5:1765-66 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1755 Oct 17:1754-55 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -ORAEFAJOKULL Southeastern Iceland 1727 Aug 3 :1728 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -Eruzione del Krafla tra 1724 e il 1729:Forte El Nino tra il 1723 e il 1725.
    -KATLA Southern Iceland 1721 May 11:1720 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -HEKLA Southern Iceland 1693 Feb 13 :1692 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño-1694-95 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1660 Nov 3:1661 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1625 Sep 2:1624 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1612 Oct 12 :NESSUNA CORRISPONDENZA
    -HEKLA Southern Iceland 1597 Jan 3:1596 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1580 Aug 11:1581-82 ENSO Warm Event Records/Proxies of El Niño
    -KATLA Southern Iceland 1550 (?):NESSUNA CORRISPONDENZA
    -HEKLA Southern Iceland 1510 Jul 25:1510 ENSO Warm Event Records/Proxies El Niño
    -KATLA Southern Iceland T 1500 (?):NESSUNA CORRISPONDENZA
    Anche i punti da cui hanno origine nell'oceano quando si scalda alcune tempeste tropicali sembrano coinidere in alcune aree con degli hotspots vulcanici della crosta terrestre.

    Per esempio le aree in cui hanno origine molti uragani atlantici,coincide guardacaso con 3 hotspot che probabilmente riscaldando le acque con condizioni atmsferiche favorevoli sono in grado di indurre un'apporto nel riscaldamento dell'oceano in quella data area inducendo così alla formazione di tali tempeste tropicali.
    Il ciclone Yasi,che di recente aveva raggiunto categoria 5 e colpito l'Australia ebbe origine proprio in corrispondenza con l'Hotspots delle Carolina Island's.

    Pare che oltre alle condizioni atmosferich e latitudinali,il vulcanismo sottomarino,le dorsali oceaniche e gli Hotspot abbiano molta più influenza di quanto molti sostenitori del Riscaldamento Globale e scettici debbano ammettere.
    E forse il fenomeno avviene proprio nel periodo in cui hanno origine alcune eruzioni sottomarine capaci di riscaldare a sufficienza una vasta area del mare per far convogliare sufficiente vapore acqueo da creare una depressione che successivamente divverrà una tempesta tropicale e forse anche un uragano.
    Su 27 eruzioni solo 4 non hanno corrisposto con quanto descritto,ma non ho finito,secondo alcuni tra i quali il Peru's National Meteorologia e Hydology Service (SENAMHI),il prossimo El Nino potrebbe già cominciare da quest'anno(anno 2011) in quanto le acque superficiali dell'occidentale Oceano Pacifico sono state di 3 gradi sopra la norma e guarda caso a maggio abbiamo avuto una seppur breve ma forte eruzione del vulcano Grismvotn,in Islanda,qui le coincidenze cominciano a diventare un po troppe.
    Un fenomeno simile accadde anche nel 1998 durante il fenomeno di El Nino mentre nel 2005,l'anno che ha visto un record di uragani,ci fu un record anche di tornados in tutto il Nord America,e anche quest'anno fu un'anno di El Nino.
    O ci stiamo preparando ad un'altro di questi grandi El Ninos oppure potrebbero anche esserci altre cause,fatto stà che l'evidente aumento dei sismi e dell'attività vulcanica c'è,e prossimamente forse potrebbe esserci una grande stagione di uragani tropicali,una cosa ancora tutta da vedere.
    A confermare ulteriormente la tesi che forse il vulcanismo sottomarino stia scaldando i mari con l'emissione di lava sul fondale ed eruzioni sottomarine potrebbe esserci anche la morte dei pesci nel Golfo di Arabia.
    E sebbene alcuni continuino ad affermare che si tratti dei cambiamenti antropici dovuti dall'uomo che apportano modifiche all'ambiente marino,una tesi che io boccio,vi è il fatto che il Dr Thamer Al-Rasheedi ha detto che i risultati dei test hanno mostrato un notevole aumento della temperatura delle acque marine rispetto agli anni precedenti.
    Un gran numero di pesci sono morti nelle acque del Kuwait di recente a causa della diminuzione dei livelli di ossigeno in acqua "e questo è un processo naturale che si verifica a causa di acqua corrente e temperature elevate".
    Fortuna vuole che ora El Nino si sia indebolito in quanto le acque sono ancora raffreddate dalla Nina e questo potrebbe spiegare anche perchè manchino 4 corrispondenze di El Nino con lo schema dimostrato prima,forse era successo il medesimo fenomeno.
    Ma le cose in futuro potrebbero drasticamente cambiare.
    Ma perchè: l'Artico periodicamente si scioglie,El Nino ha luogo ciclicamente e a sua volta spesso sono anche periodi di intensa attività vulcanica,specie quella Islandese?
    Nel 2000 i ricercatori hanno scoperto che il ritmo con cui El Niño si manifesta è particolarmente irregolare, e sembra associato nel tempo alle variazioni della temperatura media della regione. Nel XIX secolo, l?intervallo tra due manifestazioni di El Niño era di circa 10-15 anni, ma all?inizio del XX il ritmo è cambiato improvvisamente, incrementando la frequenza a ogni tre anni. Durante lo stesso periodo la temperatura nella zona del Pacifico occidentale è aumentata lentamente ma significativamente fino al 1976, quando il ritmo è cambiato di nuovo rallentando leggermente, parallelamente a un nuovo cambiamento di temperatura.
    Pare che tali cambiamenti e variazioni siano strettamente legate alle variazioni del campo magnetico terrestre nel corso degli anni,questo riguarda sia l'Artico sia El Nino.
    Un certo Daniel Johnston nel Maggio del 2008 ha sviluppato un modello previsionale per prevedere l’andamento delle anomalie delle temperature in funzione del campo magnetico.
    Nell’immagine sotto le curve di colore “nero” e “viola” rappresentano i campionamenti del campo magnetico in due stazioni a delle determinate latitudini.
    La curva “rossa” è l’andamento delle anomalie di temperature fra le due bande (latitudini).
    La curva “celeste” e “blu” e la temperatura prevista nelle due stazioni a partire dai dati magnetici.

    La forza del campo magnetico terrestre varia enormemente in tutto il mondo.
    La figura seguente mostra l'intensità del campo magnetico intorno al mondo nel 2005. Il campo magnetico è più forte vicino ai poli e più debole nella zona sopra Sud America e in tutta la zona di El Nino sull'Oceano Pacifico.

    Nei cinque anni dal 2000 al 2005, il campo magnetico è notevolmente cambiato in un paio di aree:
    La zona debole del Sud Atlantico debole si è ampliata verso est.

    Nella zona del Nord Canada si è indebolito, a causa dei transiti del polo nord magnetico verso la Siberia.


    Pare che a determinare l'innalazamento delle temperature dell'Artico in alcune aree sia proprio la migrazione del polo nord magnetico verso la Siberia,in tal caso tali variazioni potrebbero a loro volta condizionare il vulcanismo sottomarino,o anche un'aumento dell'attività geotermica,che riscaldando le acque di qualche grado in più della media ne causa lo sfaldamento della calotta glaciale.

    Passando ora a El Nino,nel 2009 nel sito della Nasa uscì un’interessante ricerca scientifica che pose delle basi fondamentali sul possibile collegamento fra le forti attività temporalesche che si verificano sopra le foreste pluviali (Vedi il Sud america, l’Africa -Congo- e il sud-est asiatico -Indonesia- ) con gli strati superiori dell’atmosfera elettricamente carichi (Ionosfera).


    Nel 2002 l’immagini elaborate dallo staff della Nasa, dopo trenta giorni d’osservazioni con il satellite IMAGE, mostrarono quattro coppie o “bande di plasma” con del gas elettricamente carico ( regioni di colore bianco ). Tre delle quattro zone elettricamente cariche coincidevano proprio con tre regioni della foresta pluviale. Viceversa una quarta coppia, di cui parleremo in seguito, si posiziona sopra l’oceano pacifico.

    Nell’immagine sotto riportata si evidenzia inoltre come le correnti a getto tropicali diffondano il plasma (linee di colore celeste).



    In un primo momento i ricercatori della Nasa rimasero sorpresi da queste correlazioni, perchè non riuscivano a capacitarsi sul come queste aree temporalesche riuscissero ad incidere sulla ionosfera.

    Infatti le bande di plasma e la stessa ionosfera sono troppo sensibili (rarefatte) per poter entrare in contatto con la bassa atmosfera ( troposfera ). Tuttavia il personale della Nasa ha successivamente scoperto che le correnti o maree subtropicali potrebbero modificare indirettamente le bande alterando lo strato atmosferico al disotto delle stesse bande chiamato “E”, modificandone poi le caratteristiche del campo elettrico. Lasciamoci comunque alle spalle questa breve ma doverosa analisi dell’ente americano per passare invece alle interessanti osservazioni riportate da Vukcecic in merito alle dinamiche delle suddette bande:

    1°) Le tracce delle bande di plasma seguono l’equatore Geomagnetico (la linea verde rappresenta l’equatore geomagnetico tracciato nel 2005).



    2°) L’incrocio dell’equatore geografico e l’equatore magnetico (componente Z) identifica l’area centrale dove si verificano gli eventi di El Niño. Da notare come l’unica area non associata ad attività temporalesca (uniche coppie di plasma) si trovi proprio in questa posizione nell’oceano pacifico.



    Sappiamo benissimo poi come l’intensità e la posizione dell’equatore magnetico cambi con il tempo .

    Qui sotto è riportata l’immagine che mostra come l’equatore (l’incrocio fra le due linee) si sia mosso verso est in questi ultimi quattro secoli.



    Andando a ritroso nel tempo troviamo poi ricercatori come il prof. Mukul Sharma il quale nel 2002, effettuando un’approfondita analisi geofisica degli ultimi 100.000 anni, riscontrò che quando il Sole è magneticamente molto attivo sulla Terra abbiamo dei periodi contraddistinti da un clima caldo, viceversa quando il Sole attraversa dei periodi con scarsa attività magnetica abbiamo dei periodi di glaciazione.

    E' altamente probabile che l'aumento di temperatura di alcune aree dell'Oceano Artico,si possa tranquillamente attribuire alle oscillazioni delle fasce del campo magnetico.

    Anche El Nino e il vulcanismo di alcune aree del pianeta,come l'Islanda,potrebbe essere tranquillamente attribuito a queste oscillazioni.

    A mio parere il motivo per cui a differenza dei secoli passati El Nino è diventato più frequente,è a causa dell'indebolimento del campo magnetico terrestre che causa a sua volta un incremento degli episodi eruttivi sia sottomarini che terrestri e molto altro.
    Attualmente il Sole,che regola il campo magnetico terrestre assieme ad altri fattori,si trova in una fase di debolissima attività di come non si vedevano dalla Piccola Era Glaciale.
    Quando durante la Piccola Era Glaciale il campo magnetico si indeboli raggiungendo fasi di minimo,si ebbero proprio un forte incremento dell'attività sismica e vulcanica in diverse parti del mondo,oltre al fatto che gli episodi di El Nino aumentarono svavorendo talvolta le culture di allora.
    Cosa succederebbe se all'improvviso il campo magnetico terrestre all'improvviso cominciasse a indebolirsi ulteriormente e a spostarsi in maniera repentina prendendo il posto del sud e viceversa?
    -A causa del vulcanismo sottomarino in aumento i mari si riscalderebbero aumentando in maniera esponenziale la loro evaporazione,e a causa dell'espansione del fondale marino potrebbero causare un aumento del livello marino.
    -Le piogge aumenterebbero,e a causa delle forti eruzioni terrestri che immettono massicce tonnellete di So2(anidride solforosa nell'atmosfera)e pulviscolo vulcanico,ricaderebbero sulle terre emerse alle medie latitudini sottoforma di forti nevicate.
    -A causa delle variazioni del campo magnetico milioni di pesci e uccelli andrebbero al creatore,e forti scariche di energia statica riempirebbero l'atmosfera,mentre durante i violenti terremoti si vedrebbero le nubi assumere strane colorazioni e forti lampi di energia elettrica provenire dal suolo.
    -Una volta terminato il disastro i mari poco alla volta si raffreddano e una volta terminato il casino,con il pulviscolo in cielo raffredderebbe il clima causando massicce nevicate che in seguito si convertirebbero in ghiaccio man mano che la neve si accumula strato su strato.
    L'enorme calotta glaciale dell'Antartide spessa 5 chilometri e stessa cosa per quella della Groelandia evidenziano l'azione del freddo allo stesso modo di quella del caldo.
    John Tyndall un fisico inglese dell'800 calcolò dimostrando la quantità di calore necessario per trasportare acqua fino alle regioni polari sottoforma di neve.
    Per ogni chilo di vapore prodotto viene richiesta la quantità di calore necessaria per portare al punto di fusione ben 5 chili di ghisa.
    Di conseguenza per far evaporare gli oceani e convertire l'acqua in vapore che poi ricadrebbe sottoforma di massiccie nevicate e in seguito sotto il suo stesso peso trasfomarsi in ghiaccio è necessaria un immane quantità di calore tale da portare sul punto di fusione una massa di ferro 5 volte superiore alla massa di ghiaccio prodotto.
    Tyndall propone che i geologi sostituiscano l'acqua con il ferro fuso e si avrà un idea dell'immane calore che ha preceduto l'ultima glaciazione e la formazione della coltre ghiacciata.
    Non sorprende che buona parte delle estinzioni della storia abbiano coinciso con delle inversioni magnetiche e delle avanzate del ghiaccio,per non parlare poi dell'incredibile moria di specie marine che si ebbe per esempio nel Cretaceo o durante l'estinzione del Permiano.
    Aumenta il vulcanismo sottomarino e tra l'acidificazione degli oceani e il loro riscaldamento ben pochi generi sarebbero sopravissuti.
    Se oggi sparisse il 70% del plancton negli oceani,una vasta porzione-dai pesci agli uccelli-ne rimarrebbe gravemente colpita e l'intera catena alimentare andrebbe pancia all'aria.
    Un'esempio di tutto ciò è successo 200 milioni di anni: durante questa estinzione, le cui cause sono ancora sconosciute, scomparve circa il 70% della fauna marina,ma fenomeni simili possono essere riscontrati anche in altre estinzioni del passato.
    Anche nell'Oceano Atlantico sono stati recentemente scoperti dei grandi getti di acqua calda provenienti dalle sue profondità che risalgono alla superficie.
    Il ciclo dura circa 4,5 anni (El Nino si ripresenta di solito ogni 3 anni,il ciclo è molto simile) variando indipendente dalle stagioni, ed è imparentato con getti di profondità "misteriosi" dell'oceano, nelle acque dell'Atlantico equatoriale, che trasportano energia verso l'alto. Questo sembra rappresentare un altro forcing climatico naturale dagli oceani, non incorporato nei modelli climatici.
    Un team internazionale di ricerca trova ora prove che cicli di 4,5 anni in temperatura, precipitazioni e vento, sono guidati da getti profondi nelle acque equatoriali che trasportano energia verso l'alto.
    Queste correnti veloci sembrano provenire "dall'abisso (forse profondi diverse migliaia di metri)," affermano i ricercatori nel report on-line il 19 maggio in Nature, e variano in modo indipendente dalle stagioni.
    Per trovare i getti oceanici, i ricercatori hanno usato uno strumento autonomo chiamato Profiler, che viaggia lungo un filo di attracco su e giù tra le profondità di 3,281 e 11,483 piedi (1.000 e 3.500 metri), rilevando le varie misurazioni delle correnti, temperatura e pressione.
    Strani getti d'acqua, passando dalle profondità dell'oceano ripetutamente, innescano anomalie nel vento, pioggia e temperatura superficiale del mare attraverso l'Atlantico tropicale, affermano gli scienziati.
    Decenni di ricerche hanno rivelato che gli oceani hanno un impatto climatico che si innesca in una moltitudine di modi, in particolare con i fenomeni di accoppiamento oceano-atmosfera noti come gli eventi di El Niño e La Niña, dove modelli di caldo e freddo nel Pacifico regolarmente influiscono sulle devastazioni in tutto il mondo.
    Gli scienziati hanno voluto capire come gli oceani hanno influenzato l'Atlantico tropicale intorno all'equatore.. In precedenza, i ricercatori avevano pensato che l'oceano Pacifico e Atlantico del nord, fossero le principali fonti per le fluttuazioni climatiche
    "Fino ad oggi, quando si cerca di spiegare le variazioni del clima tropicale, abbiamo sempre cercato verso l'alto, in particolare per l'atmosfera," ha detto il ricercatore Peter Brandt, un oceanografo fisico del Leibniz Institute of Marine Sciences Kiel, in Germania. I nostri nuovi dati, per la prima volta, dirigono la nostra attenzione verso la profondità dell'oceano, aprendo così nuove prospettive."
    Queste correnti scorrono alle velocità di 1.180 - 2.360 piedi all'ora (10 - 20 centimetri al secondo) lungo l'equatore, attraversando l'intero Atlantico. L'energia cinetica che imballano altera le correnti di superficie, conducendo alle fluttuazioni nel clima che ciclano regolarmente circa ogni 4,5 anni.
    Questo fenomeno coincide guardacaso con un'area da cui hanno origine molti uragani atlantici e guardacaso anche dove sono stati identificati 2 hot spot di vulcanismo come visualizzato dall'immagine di poco fa e in quella sottostante.

    Dr. Dan Walker presso l'Università delle Hawaii ha notato una forte correlazione tra l'attività sismica sul Pacifico Orientale(che egli suppone indichi un eruzione) e i cicli di El Nino~ negli ultimi 25 anni.
    E ' convinzione del dottor Walker e altri che un gran numero di vulcani sottomarini contribuisce verso il riscaldamento degli oceani. Ci sono stati 56 vulcani hanno eruzioni confermate nel 2001-2002 . (un'anno di El Nino)
    Non vi è dubbio che i vulcani producono calore, e più dei 3 / 4 del bilancio annuale di magma avviene sotto i nostri oceani del mondo.
    Aggiungiamo al magma sott'acqua il numero di sorgenti idrotermali e si potrebbe facilmente avere abbastanza calore per fare la differenza.
    Secondo alcune teorie l'attività vulcanica dovrebbe gradualmente avere il suo picco verso il momento in cui si generano le tempeste più violente.
    E' facilmente intuibile dalla documentazione che la stima del 1% dell'effetto geotermico sulle temperature degli oceani sia una cifra moltiplicabile per molte volte.
    Il vulcanismo sottomarino è uno dei fattori più importanti e ironicamente preso in considerazione nello studio del clima terrestre.
    Ripensiamoci,proprio come dobbiamo pensare che buona parte delle eruzioni vulcaniche avviene sul fondale marino.

    Fonti:
    http://expianetadidio.blogspot.com/2009/12/el-nino-e-il-nuovo-minimo-di-maunder.html
    http://www.iceagenow.com/Ocean_Warming.htm

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