ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


lunedì 29 novembre 2010

ANAK KRAKATU ESPELLE GAS TOSSICI NEI CIELI DELL'INDONESIA


Il Vulcano Anak Krakatau, situato nello Stretto della Sonda tra Sumatra e Java, in Indonesia, ha espulso oggi dal suo cratere dei gas tossici. L'attività vulcanica è stata innescata da un terremoto di magnitudo 5,5 che ha colpito il sud-ovest di Krui, Lampung, all'inizio di novembre. Inoltre, la temperatura del mare intorno al vulcano è aumentata.
Secondo Andi Arief, consigliere del presidente sulle questioni di emergenza, oggi sono stati espulsi dei pennacchi di fumo dal Anak Krakatau, che hanno raggiunto l'altezza compresa tra 200 e 800 metri nel cielo.
Nella giornata di Domenica 28 novembre il vulcano è stato monitorato attentamente dalle 6:51 alle 04:35.
"Nove terremoti vulcanici e 123 terremoti superficiali vulcanici sono stati registrati al momento," hanno detto.
Tuttavia, il governo deve ancora alzare il livello di allerta del vulcano, mantenendo il suo status a livello due.
La NASA ha elencato il Anak Krakatau tra i vulcani top in tutto il mondo che hanno bisogno di un forte controllo.

Fonte:http://thedayafterjournal.blogspot.com/2010/11/il-krakatau-espelle-gas-tossici-nei.html

PROSSIMAMENTE:

Domani sera:
-L'enorme corruzione di interessi che lega mafia e clima e la falsità del 2010 come anno più caldo della storia.
-Dopodomani
I VERI progetti di modifica del clima nei decenni scorsi.

Alex

CAOS MAGNETICO II PARTE

– Le conferme del rapido congelamento dal paleomagnetismo –




C’eravamo lasciati con il seguente articolo :


5000 BP – 15000BP sotto la lente d’ingrandimento   

Variazioni magnetiche – eruzioni vulcaniche – glaciazione – macchie solari


 – Prima parte –


http://daltonsminima.altervista.org/?p=12200



Articolo nel quale, attraverso un’interessante analisi grafica metto in relazione le ricostruzioni millenarie delle macchie solari di Solanski con le varie ricostruzioni emerse dai carotaggi di ghiaccio in Groenlandia del tardo Pleistocene / Inizio Olocene. Sempre nello stesso articolo abbiamo parlato delle violente eruzioni vulcaniche registrate attraverso i rilevamenti degli areosol solfati emessi dai vulcani, delle ricostruzioni delle percentuali di Berilio e altro. Ci siamo lasciati però dando un piccolo cenno ai possibili legami esistenti fra le violente escursioni e/o inversioni magnetiche del passato i rapidi ingressi e/o uscite dalle ere glaciali. E’ giunto quindi il momento di introdurre nelle nostre ricerche queste nuova sezione di studio.


Il “Paleomagnetismo”, che come vedrete, a breve, risulterà essere un ‘importante branca della scienza,che potrà esserci di fondamentale aiuto nel comprendere una volta per tutte lo stretto legame esistente fra tutte queste dinamiche.


Il paleomagnetismo è una disciplina, facente parte della geofisica, che studia le proprietà magnetiche di rocce e sedimenti e le caratteristiche del campo geomagnetico del passato, sia in termini di intensità che direzionali. Rocce e sedimenti che contengono infatti piccole quantità di minerali ferromagnetici che, in seguito al raffreddamento del magma (quando la temperatura scende al di sotto del punto di Curie) o durante la diagenesi del sedimento, si dispongono statisticamente secondo le linee di flusso del campo magnetico terrestre presente in quel momento.


http://it.wikipedia.org/wiki/Paleomagnetismo


Adesso un breve premessa di carattere climatico. Fino a pochi decenni fa l’opinione comune è stata che tutti i cambiamenti su larga scala del clima, locale o globale si verificassero in un lasso di tempo, di molti secoli o millenni appena percettibili nel corso della vita umana. Uno dei risultati più sorprendenti nello studio della storia climatica del pianeta è stato che i cambiamenti climatici negli ultimi 150 mila anni ( Taylor ,1993) sono stati “Improvvisi”.


http://www.esd.ornl.gov/projects/qen/transit.html


In questa ricerca si accenna a 22 periodi “Interglaciali” / ”Glaciali” negli ultimi 1,8 milioni d’anni. Quello che sorprende i ricercatori è la rapidità con la quale avviene un periodo di raffreddamento. Ricercatori come un certo “Imbrie” 1984 o “Martinson” 1987 attraverso l’analisi dei carotaggi di ghiaccio concludono che la glaciazione di 110 mila anni fa è avvenuta ad una velocità incredibile. Anche un certo “Adkins” 1997 attraverso un’alta risoluzione d’analisi di un nucleo di ghiaccio nel nord atlantico afferma che questo raffreddamento ha richiesto meno di 400 anni per non parlare di decenni o forse anni !


Questi veri e propri “shock termici” vengono messi in luce anche in questa interessante ricerca:


http://www.geo.arizona.edu/palynology/geos462/8200yrevent.html



Abrupt tropical cooling ~8,000 years ago





In questa ricerca attraverso la misura degli isotopi di alcuni elementi su dei coralli, del periodo che ricopre dai 8400 ai 7600 anni prima del presente si evidenzia che la temperatura sulla superficie del mare è stata sostanzialmente costante nel periodo che va dagli 8400-8100 anni fa, mentre dagli 8100-8000 ha avuto un brusco raffreddamento di circa 3 gradi.


Entriamo nel vivo della trattazione. Parliamo di Younger Dryas e delle analisi paleomagnetiche. Ecco che qui di seguito riporto due (fra le tante) ricerche che ho trovato in rete e che sembrano evidenziare degli improvvisi cambi di direzione ed intensità geomagnetica sulla Terra proprio a cavallo dei due precedenti periodi sopra esposti, entrata ed uscita dallo YD.


(Ho evidenziato con un’ellisse di colore verde i periodi incriminati). Stesso intervallo di tempo, ma luoghi differenti, Alaska e Giappone.


Environmental magnetic record and paleosecular variation data for the last 40 kyrs from the Lake Biwa sediments, Central Japan


http://tor9.big.ous.ac.jp/People/torii/PDF/Hayashida07.pdf





A Holocene–Late Pleistocene geomagnetic inclination record



from Grandfather Lake, SW Alaska


http://citeseerx.ist.psu.edu/viewdoc/download?doi=10.1.1.150.1128&rep=rep1&type=pdf





Adesso invece vi propongo alcune interessanti ricerche che ricostruiscono l’orientazione del campo magnetico terrestre attraverso l’esame di campioni di lava dei vulcani del passato remoto.


Questi veri e propri cali d’intensità o cambi di direzione, improvvisi, violenti e bruschi ci vengono confermati da questa ricerca scientifica:


Is the geodynamo process intrinsically unstable?K. Zhang, David Gubbins


http://eprints.whiterose.ac.uk/416/1/gubbinsd4.pdf



There is recent data that indicates the geomagnetic field spends 20% of its time in a weak, non-dipole state…The geomagnetic field changes correlate with abrupt drops in planetary temperature. What is causing the periodic geomagnetic field changes?Recent palaeomagnetic studies suggest that excursions of the geomagnetic field, during which the intensity drops suddenly by a factor of 5-10 and the local direction changes dramatically, are more common than previously expected. The `normal’ state of the geomagnetic field, dominated by an axial dipole, seems to be interrupted every 30-100 kyr; it may not therefore be as stable as we thought.


Da studi paleomagnetici si riscontra che il campo geomagnetico trascorre il 20% del suo tempo in uno stato di non dipolo e che questi crolli si correlano con dei bruschi abbassamenti di temperatura! E non solo ! Sembra che lo stato di dipolo del nostro campo magnetico si interrompa con una certa ciclicità !


Oppure troviamo ricerche coma la seguente :


http://www.springerlink.com/content/k6x20160542j846q/  


Paleomagnetic excursions recorded in the Yanchi Playa in middle hexi corridor, NW China since the last interglacial


Every magnetic excursion event corresponds to paleointensity minima, anteceding those established abrupt paleoclimatic change events, such as the Younger Drays and the Heinrich Events (H1–H6). Here, we tentatively propose that these geomagnetic excursions/reversals can be viewed as precursors to climate abruptness.



Che la risposta sia proprio da ricercarsi nelle “improvvise” variazioni del campo magnetico terrestre! Apriamo adesso il capitolo Vulcani e le le corrispondenti ricostruzioni paleomagnetiche :


Geomagnetic excursion captured by multiple volcanoes in a monogenetic field


http://www.agu.org/pubs/crossref/2006/2006GL027284.shtml


Five monogenetic volcanoes within the Quaternary Auckland volcanic field are shown to have recorded a virtually identical but anomalous paleomagnetic direction (mean inclination and declination of 61.7° and 351.0°, respectively), consistent with the capture of a geomagnetic excursion. Based on documented rates of change of paleomagnetic field direction during excursions this implies that the volcanoes may have all formed within a period of only 50–100 years or less. These temporally linked volcanoes are widespread throughout the field and appear not to be structurally related. However, the general paradigm for the reawakening of monogenetic fields is that only a single new volcano or group of closely spaced vents is created, typically at intervals of several hundred years or more. Therefore, the results presented show that for any monogenetic field the impact of renewed eruptive activity may be significantly under-estimated, especially for potentially affected population centres and the siting of sensitive facilities.


Vulcani che si formano in un minimo periodo di 50/100 anni e che riportano differenti inclinazioni e declinazioni magnetiche !


New evidence for extraordinarily rapid change of the geomagnetic field during a reversal.


R. S. Coe et al, Nature, April 2002


http://www.nature.com/nature/journal/v374/n6524/abs/374687a0.html


Palaeomagnetic results from lava flows recording a geomagnetic polarity reversal at Steens Mountain, Oregon suggest the occurrence of brief episodes of astonishingly rapid field change of six degrees per day. The evidence is large, systematic variations in the direction of remanent magnetization as a function of the temperature of thermal demagnetization and of vertical position within a single flow, which are most simply explained by the hypothesis that the field was changing direction as the flow cooled.



Cambiamenti “velocissimi” d’inversione della polarità geomagnetica registrati nel raffreddamento dei flussi di lava delle montagne “Steens” Oregon. Lo studio parla di cambiamenti dell’ ordine di 6 gradi al giorno.


Abbiamo inoltre quest’ulteriore studio a titolo :


The tectonic and geomagnetic significance of paleomagnetic observations from volcanic rocks from central Afar, Africa” Gary D. Acton et al. Earth and Planetary Science Letters (2000)


http://paleomag.ucdavis.edu/research/acton/Publications/2000_Acton_Afar_EPSL.pdf


In questa ricerca redatta da Gary D.Acton si discute un’anomalia paleomagnetica registrata in una colata di lava ad Afar in Africa. Le registrazioni magnetiche nei minerali rilevano che la configurazione geomagnetica del campo terrestre sembra avar saltato da un’emisfero all’altro in un paio di giorni.


In pratica, come nei precedenti casi, il fenomeno sembra essersi verificato nel tempo necessario al flusso di lava per raffreddarsi.


Che la Terra sia soggetta ad un continuo alternarsi di escursioni magnetiche / eruzioni vulcaniche / violente glaciazioni non è più quindi un’interrogativo ma una certezza.


Are there connections between Earth’s magnetic field and climate?



 http://geosci.uchicago.edu/~rtp1/BardPapers/responseCourtillotEPSL07.pdf


Una breve passo :


Recent high-resolution paleomagnetic records (e.g. Snowball and Sandgren, 2004; St-Onge et al.,2003) and global geomagnetic field modeling (Korte and Constable, 2006) support the idea that part of the centennial-scale fluctuations in 14C production may have been influenced by previously unmodeled rapid dipole field variations. In any case, the relationship between climate, the Sun and the geomagnetic field could be more complex than previously imagined. And the previous points allow the possibility for some connection between the geomagnetic field and climate over these time scales.


Conclusioni :


Nell’evento Younger Dryas c’è una escursione geomagnetica. Ci sono molte altre escursioni geomagnetiche che si correlano con molti altri predenti periodi di raffreddamento e questi eventi sembrano verificarsi con una certa periodicità.


L’indizi in nostro possesso ci portano molto probabilmente a fattori di natura celeste (dinamiche astronomiche). Come i cicli di Milankovitch che regolano l’eccentricità orbitale e l’inclinazione assiale dell’orbita terrestre.


TIME VARIATIONS IN GEOMAGNETIC INTENSITY


 http://ssn.dgf.uchile.cl/informes/2001RG000104b.pdf



The geomagnetic field change pattern is a very rapid drop, roughly every 40 kyr years, when the earth is at minimum obliquity, with a gradual recovery and then another rapid drop when the earth is again at its minimum obliquity.





Ma i maggiori indiziati sono sicuramente i cicli e sotto cicli solari (vedi i cicli di Scafetta di 60 anni oppure il ciclo di 2500 di Charvàtovà ect..ect..)


Celestial Climate Driver: A Perspective from Four Billion Years of the Carbon Cycle


 http://etc.hil.unb.ca/ojs/index.php/GC/article/download/2691/3114


Tornando per un’attimo ad analizzare il grafico che ricostruisce sotto vari aspetti (dinamiche) lo “Younger Dryas” :



http://img257.imageshack.us/img257/9056/graficon1bis.jpg


E’ “folle” ipotizzare che il ciclo magnetico solare si sia interrotto e successivamente si sia verificata una violenta ripartenza ? Oppure quando ci troviamo ai minimi valori del campo magnetico dell’eliosfera siamo più soggetti a vere e proprie “infiltrazioni elettromagnetiche esterne” sconosciute ?


Riporto un vecchio post del nostro caro “Ale” che diceva :


Un’altro fattore che però non trattai al tempo è l’allineamento con il Centro Galattico, infatti dal 1998 il nostro Sistema Solare sta entrando in quella zona detta “Eclittica del Centro Galattico” dove il campo magnetico del Supermassive Black Hole nel centro della Via Lattea si fa più sentire!!!!


La strada è aperta, speriamo che la vera scienza pulita e priva di egoismi ed interessi personali non faccia l’errore di trascurare le strette relazioni esistenti fra le dinamiche astronomiche/magnetiche dell’eliosfera con le dinamiche del campo magnetico terrestre, l’ eruzioni vulcaniche e i cambiamenti climatici del nostro pianeta !


Non mi resta che dire a me sembra TUTTO COLLEGATO !


Michele



Fonte:http://daltonsminima.altervista.org/

domenica 28 novembre 2010

IL GELO HA RAGGIUNTO E INVASO L'EUROPA

Nevicate diffuse in Germania, accumuli sui 25-30 cm a 1000 metri, pochi cm nelle grandi città. 10 cm a Berna e Zurigo. Repubblica Ceca: fiocchi a Praga, 10-15 cm alle quote di alta collina. Ojmjakon a -51°C venerdì e -52°C sabato, sfiorati i -40°C in Russia europea. -37°C nel nord della Cina. USA settentrionali: -19°C in North Dakota, -17°C in Minnesota. Gran caldo in Arabia Saudita, Myanmar e Senegal. Forti piogge in India sudorientale e Sri Lanka. 7 morti per un fulmine in Sudafrica

Freddo e neve, giungendo dalla Scandinavia, si sono impadroniti in pochi giorni di quasi tutta l'Europa centro-occidentale, Germania compresa. Venerdì 26 novembre, precipitazioni nevose in genere deboli e intermittenti (ma con improvvisi quanto brevi rovesci) hanno interessato quasi tutto il paese. 5 mm di precipitazione quasi interamente nevosa hanno lasciato 5 cm di neve al suolo a Stoccarda/Echterdingen, 1-2 cm a Berlino (con le stazioni cittadine che hanno avuto massime comprese tra 0,5° e 1,3°C), 4 a Rostock, 9 a Chemnitz, 2 a Bonn, 9 a Saarbruecken, 4 a Friburgo, 3 a Norimberga, 2 ad Augsburg, 1 a Monaco, per fare solo alcuni esempi. Molto più abbondanti gli accumuli già in alta collina. A Freudenstadt (m 797) 8 mm di precipitazione nevosa tra le 18 GMT di giovedì e la stessa ora di venerdì hanno portato l'accumulo a 24 cm, 9 mm di nuova precipitazione e neve arrivata a 35 cm al Fichtelberg (m 1213), 7 mm di precipitazione e 24 cm di manto nevoso a Carlsfeld (m 898). Al Feldberg (nella Foresta Nera), m 1493, la neve è alta 30 cm, nelle Alpi Bavaresi solo 2 cm a Garmisch (m 719) e 28 cm ai 1832 m del Wendelstein, dove il termometro è sceso a -11,0°C.
Ben innevate anche le principali città della Svizzera. Alle 18 GMT di venerdì 26 novembre, c'erano 10 cm a Zurigo, Berna e San Gallo, 7 a Basilea, 17 a La-Chaux-De-Fonds. Neve alta in montagna, con 150 cm al Saentis (m 2500), 110 a Grimsel-Hospiz (m 1980), 53 ad Arosa (m 1840, dato delle 6 GMT di sabato 27). Temperature precipitate in quota, fino a -22,8°C a Corvatsch (m 3315), -20,8°C a Jungfraujoch (m 3580), -17,8°C a Weissflujoch (m 2690), -17,0°C a Grand St.Bernard (m 2472), -16,1°C a Saentis (m 2500), -15,9°C a Samedan (m 1705).
Neve anche in gran parte della Repubblica Ceca. Se a Praga venerdì vi sono stati solo nevivcate intermittenti senza accumulo (con massime 1,4°C a Libus e 0,8°C all'aeroporto Ruzyne), alle 18 GMT la neve era alta 18 cm a Primda (m 742), 14 a Churanov (m 1122), 10 a Pec Pod Snezkou (m 816), 11 a Karlovy Vary (m 603), 6 a Pribyslav (m 533), 4 a Kocelovice, 2 a Liberec e Plzen. Minime fino a -8,6°C a Churanov.
In Siberia, Ojmjakon non si smentisce. Dopo aver lasciato a Selagoncy il primato di consolazione dei primi -45°C stagionali, il "polo del freddo" dell'emisfero boreale si è lanciato verso il primo -50°C stagionale, raggiungendo l'obiettivo prima dell'inizio di dicembre. Venerdì 26 novembre, il termometro è sceso a -50,8°C, sabato ulteriore calo con minima -51,8°C. In Russia europea, notevoli i -39,6°C di Hoseda-Hard venerdì.
Quasi -36°C, esattamente -35,9°C, venerdì a Mohe, in Cina settentrionale, anche qui per essere ancora novembre un buon valore, superato comunque sabato con una minima di -37,1°C. Segnaliamo anche -34,9°C venerdì a Tulihe.
Gelo già notevole anche nel Minnesota, USA settentrionali. Venerdì 26 novembre, -17,2°C a International Falls, -16,1°C a Duluth, -11,7°C a Minneapolis. Nel vicino North Dakota, -19,4°C a Fargo. -5,8°, -3,8° e -7,0°C le medie delle minime di novembre a Duluth, Minneapolis e Fargo.
Ormai l'Africa subsahariana è padrona assoluta dei massimi giornalieri dell'emisfero, da ora in poi fino a marzo sarà probabilmente il suo un dominio incontrastato. In Senegal, la "solita" Matam non si è smentita sfiorando i 41°C venerdì (esattamente 40,9°C), mentre Tambacounda si è fermata a 39,5°C. In Mauritania, 40,0°C a Kiffa, 39,5°C a Nema, in Mali 39,8°C a Kayes. Le medie delle massime di novembre di Matam e Kayes sono 37,0° e 36,7°C.
Ancora molto caldo venerdì 26 novembre a La Mecca, con 36,8°C (sempre in Arabia Saudita, appena più calda Wejh con 37,0°C, 36,0°C a Yenbo, 35,0°C a Jeddah), notevoli anche in Myanmar i 36,0°C della ex-capitale Yangon (35,3°C a Prome).
Forti piogge in India sudorientale venerdì 26 novembre. Tra le 18 GMT di giovedì e la stessa ora di venerdì, 196 mm di pioggia a Pamban, 148 a Cuddalore, 145 a Nagappatinam, 122 a Karaikal. Nelle stesse ore, in Sri Lanka, 102 mm a Jaffna, 72 a Kandy, 57 a Batticaloa.
Durante una festa svoltasi venerdì in un asilo nella provincia del KwaZulu-Natal, in Sudafrica sudorientale, un fulmine è entrato da una finestra, uccidendo 7 persone e ferendone altre 67. Le vittime sono il direttore dell'asilo, due insegnanti, due genitori, un giardiniere e un bimbo di 4 anni. Sabato mattina, 30 dei 67 feriti erano ancora ricoverati in ospedale.
In Antartide, ancora sotto i -50°C Vostok (-50,3°C venerdì), ancora una volta siamo a ridosso del limite assoluto dei -50°C piu tardivi, essendo -48,0°C il record di freddo assoluto per dicembre per l'emisfero sud, che Vostok stessa detiene dal 1 dicembre 1960.

Giovanni Staiano

Fonte;http://www.meteogiornale.it/notizia/19202-1-germania-svizzera-e-repubblica-ceca-arriva-la-neve-siberia-oltre-i-meno-50-gradi

sabato 27 novembre 2010

RIFIUTI DI NAPOLI


Per mettere stop alla musica e ascoltare il video scendere in basso e premere sul tasto centrale tra le 2 frecce <>.

Complimenti a Roberto Saviano

Alex

CAOS MAGNETICO


BP = before present, ossia anni prima del tempo presente

Variazioni magnetiche, eruzioni vulcaniche, glaciazione, macchie solari. Tutto chiaramente collegato

Inizia con questo lavoro la collaborazione con Michele che ha svolto un approfondito lavoro di ricerca sulle correlazioni tra questi importanti fenomeni che tendono ciclicamente a ripetersi sul nostro pianeta. Attraverso un attento lavoro bibliografico emergono dei risultati piuttosto inquietanti… Clicca su Dettagli





In questi mesi di ricerche ho più volte posto l’accento sulle correlazioni esistenti fra le dinamiche solari e le varie fenomenologie terrestri ( geologico, climatiche). Di seguito ve ne elenco alcune che hanno fatto da carro trainante :

Il campo magnetico terrestre il grande regista del nostro clima
http://daltonsminima.altervista.org/?p=11716

Il campo magnetico dell’eliosfera e gli eventi sismici sul nostro pianeta
http://daltonsminima.altervista.org/?p=11690

Correlazioni esistenti fra manifestazioni geologiche terrestri e dinamiche planetarie da Giugno ad Agosto 2010
http://daltonsminima.altervista.org/?p=11023

Devo tuttavia specificare che la vera e propria molla, che mia ha spinto, ad indagare in questo settore della della scienza è stato il tremendo sconvolgimento climatico che si è verificato all’incirca 12800 anni fa, a cavallo fra il tardo Pleistocene e l’inizio dell’Olocene lo “Younger Dryas”(http://it.wikipedia.org/wiki/Dryas_recente).
.




Detto termine è stato più volte tirato in ballo qui su NIA (http://daltonsminima.altervista.org). Per dovere di cronaca, bisogna tuttavia riportare alcune informazioni. In maniera tale da gettare della conoscenza di base, da dedicare a tutta quella nuova utenza che si affaccia al blog. In sintesi, grazie alle ricerche condotte sulle carote di ghiaccio GISP2 prelevate nelle profondità dei ghiacciai della Groenlandia, i ricercatori sono stati in grado di ricostruire le temperature del periodo.

Temperature che nel suddetto luogo, erano di ben 15°C inferiori alle attuali. Inoltre, sappiamo per certo, attraverso ulteriori analisi effettuate in altrettante parti dell’europa che l’intero emisfero settentrionale fra gli 12900 – 11500 BP ( BP è una sigla che sta ad indicare prima del presente) si trovava immerso in una vera propria ERA GLACIALE. La domanda a questo punto sorge spontanea …. ma quali furono le cause che portarono ad un tale sconvolgimento climatico ? Fra i ricercatori troviamo più teorie.

C’è chi ipotizza che il Dryas recente sia stato causato da un blocco o da una riduzione significativa della circolazione termoalina del Nord Atlantico oppure c’è chi porta avanti teorie affascinati, ma quanto mai catastrofiche ( Si sente parlare di teorie d’impatti cosmici e quant’altro ). In definitiva troviamo tantissime ipotesi, ma fino ad oggi, nessuno è stato in grado di ricostruire l’intero “puzzle” o quadro “d’insieme”. La domanda che affascina numerosi ricercatori é : Quale è stato in vero “forcing” o “evento scatenante” che portò la Terra alla glaciazione ? Armato di tanta pazienza e ricerca scrupolosa mi sono chiesto, ma perchè non tentiamo di ricostruire graficamente attraverso il supporto di maggior dati possibili ( ricostruiti dai ricercatori ) l’intero periodo sotto esame.

I dati utilizzati per generare i grafici sotto riportati sono in ordine stati ripresi dalle seguenti ricerche scientifiche :

1°) The Younger Dryas cold interval as viewed from central Greenland
La ricostruzione delle temperature in Groenlandia grazie al carotaggio dei ghiacci di Richard B.Alley.
http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/pubs/alley2000/alley2000.html
File di testo con dati:
http://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/icecore/greenland/summit/gisp2/isotopes/gisp2_temp_accum_alley2000.txt

2°) Unusual activity of the Sun during recent decades compared to the previous 11,000 years
La ricostruzione degli ultimi 11400 anni delle macchie solari usando le concentrazioni di carbonio radioattivo.
http://www.ncdc.noaa.gov/paleo/pubs/solanki2004/solanki2004.html
File di testo con dati :
http://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/climate_forcing/solar_variability/solanki2004-ssn.txt

3°) GISP2 Volcanic Markers, 110,000 Years
Ricostruzione in “ppb” degli areosol solfati emessi dai vulcani, dai carotaggi di ghiacci.
http://gcmd.nasa.gov/KeywordSearch/Metadata.do?Portal=GCMD&KeywordPath=&NumericId=18461&MetadataView=Text&MetadataType=0&lbnode=mdlb3
File di testo con dati:
http://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/climate_forcing/volcanic_aerosols/gisp2_volcanic_markers.txt

4°) GISP2 10Be Concentration, 40,000 Years, Finkel and Nishiizumi1997. Ricostruzione della concentrazione di Berilio dai carotaggio di ghiaccio.
File di testo con dati :
http://ftp.ncdc.noaa.gov/pub/data/paleo/climate_forcing/solar_variability/gisp2_10be.txt
C’è da dire, prima di entrare nell’esame dei dati rilevati, che quest’ultimi rivestono un ruolo molto importante come mostrato in questa ricerca scientifica: Reduced solar activity as a trigger for the start of the Younger Dryas? (http://www.falw.vu/~renh/pdf/Renssen-etal-QI-2000.pdf).

Si scrive che le variazioni dell’attività solare del passato remoto (su scale geologiche) possono essere dedotte dagli isotopi del carbonio-14 (14C) e berillio-10 (10Be). E che quest’ultimi sono prodotti dall’azione dei raggi cosmici. Sappiamo inoltre, che l’intensità di quest’ultimi raggiunta la Terra dipende dalla forza del campo magnetico interplanetario (eliosfera) che a sua volta è modulata dall’attività solare. Si specifica inoltre che la produzione degli isotopi è anche modellata da altre dinamiche della biosfera (precipitazioni, cambiamenti di circolazione atmosferica ect..) ma si ritiene che questi fattori rivestano un ruolo secondario in tale produzione.





Anzi si specifica che i cambiamenti registrati nello YD sono di origine solare e che questi si ripetono a cicli di 2500 anni. Proprio quest’ultimo numero mi ricordano una ricerca sviluppata da Charvàtovà: Can origin of the 2400-year cycle of solar activity be caused by solar inertial motion? (http://hal-insu.archives-ouvertes.fr/docs/00/31/66/11/PDF/angeo-18-399-2000.pdf).

Tornando a parlare del Berillio, ci sono ricercatori, come questo gruppo di Cinesi (vedi link riportato), che hanno sviluppato un modello per ricostruire l’intensità magnetica (paleomagnetismo) in base al tasso di produzione di quest’ultimo elemento :
A simple model for reconstructing geomagnetic field intensity with 10Be production rate and its application in Loess studies (http://www.scichina.com:8080/sciDe/fileup/PDF/08yd0855.pdf).

Dell’accostamento, correlazione intensità geomagnetica terrestre – berillio – clima parleremo in seguito adesso partiamo con l’analisi dei grafici sviluppati . Il primo analizza l’intero intervallo di tempo che va dal 5.000BP ad 15.000BP. Sull’asse “y” di sinistra è riportata la temperatura in gradi °C ricostruita grazie all’analisi dei carotaggi in Groenlandia ( Alley). Sull’asse “y” di destra è stata invece riportata una scala “univoca” valida sia per il SSN (sunspots number) ricostruito da Solanski che per le percentuali di solfati emessi dai vulcani e le concentrazioni di berillio ricostruite sempre dai carotaggi di ghiaccio GISP2.

Per una migliore osservazione dei grafici consiglio l’apertura a schermo pieno.
Potete semplicemente scaricare l’immagini ai seguente indirizzi :
http://img257.imageshack.us/img257/9056/graficon1bis.jpg
http://img832.imageshack.us/img832/4817/graficon2bis.jpg





Osservazioni dedotte dal grafico :

1°) Osservazione
Aree di colore giallo n°2 (8105 – 8325 AC) – n°3 (9315 – 9615AC) caratterizzate da eruzioni esplosive di numerosi vulcani e un basso indice SSN ed un’alta concentrazione di Berillio.

Molte delle eruzioni hanno un’ indice d’esplosione compreso fra VEI5 – VEI7. Questi due grandi minimi intervallati da grandi massimi vengono evidenziati anche nel seguente documento firmato Usoskin & Solanski & Kovaltsov :
Grand minima and maxima of solar activity: New observational constraints
(http://cc.oulu.fi/~usoskin/personal/7704.pdf).

Grandi minimi : 9.365BP – 9.665 BP / 10.105BP – 10.325 BP /11.315BP – 11.615BP
Grandi massimi : 10.005BP – 10.385BP / 11.245BP – 11.505BP

Eccovi adesso una breve lista con riportate l’eruzioni esplosive più significative all’inizio dell’Olocene.

Fonte : http://www.volcano.si.edu/world/largeeruptions.cfm

Fate attenzione alla quasi stretta contemporaneità di questi eventi ( occhio ai dati numerici ) ed ai rettangoli rossi posizionati nel grafico che stanno proprio ad evidenziare l’ eruzioni vulcaniche !





E molte ….molte altre che non ho riportato , mi viene proprio da dire si son messi tutti d’accordo ! Che le grosse eruzioni vulcaniche siano in stretta relazione con i processi di raffreddamento del pianeta nessuno può obbiettare .

Ecco un’interessante ricerca:
Bipolar correlation of volcanism with millennial climate ch’ange (http://www.pnas.org/content/101/17/6341.full).

2°) Osservazione
Area di colore giallo n°1 (Younger dryas) straordinaria percentuale di aerosol emessa dai vulcani e contemporanea elevata concentrazione di berillio .

3°) Osservazione
Emerge una spiccata dinamica “Irregolare” dei cicli solari che vanno dalla fine dello YD 11.500 BP al 7.500 BP (linea di colore marrone n°4). Sembra che questo andamento per così dire “Nervoso” a partire dal 11500 BP si sia, col passare dei millenni “Scremato” ! Questa mia “ipotesi” mi fa pensare a dei cicli solari, sia a cavallo che nella fasi d’entrata che di uscita dello YD veramente ANOMALI !

Che la dinamo solare si sia letteralmente INCEPPATA , per poi ripartire con violente manifestazioni ( flare, CME e altro) ? Lasciamoci comunque questo interrogativo alle spalle e che verrà ripreso nella seconda parte della trattazione per analizzare adesso il periodo che va dal 8400 BP e 10000 BP :





Ci troviamo nel bel mezzo dell’Olocene ( preboreale -boreale ) qui i drammatici sconvolgimenti naturali registrati fra il Pleistocene-Olocene sembrano essersi placati. I rilevamenti della temperatura in Groenlandia, ricostruiti sempre grazie ai carotaggi nel ghiaccio ci forniscono un’oscillazione della temperatura molto più dolce dai -29,5 ai -31,5.

C’è tuttavia da riportare (osservando attentamente il grafico) come l’andamento dei cicli solari ( SSN ) regoli le temperature in tale continente . Infatti l’aumento del SSN sembra essere in correlazione con l’aumento delle temperatura in tale aree del pianeta, viceversa il contrario. Il grafico non è il “massimo” dell’attendibilità anche se tuttavia sembra emergere una certa CORRELAZIONE nei secoli.

Come ad esempio nel tratto che dal 8400 BP al 8900 BP, segna il periodo nel quale la temperatura in Groenlandia scende da -29,4 a -32 °C circa.
Ritornando invece al primo grafico esposto,una interessante analisi da riportare è il breve intervallo di tempo col quale entriamo e poi usciamo dallo Younger dryas. 10 anni ..100 anni ma chè ? Sentite questa …..

Un certo William Peterson (notizia a dir poco incredibile di poco tempo fa), ritiene che il grande congelamento si sia sviluppato in meno di un mese, rispetto ad una decina di anni, sulla base delle prove fornite dalle carote di ghiaccio della Groenlandia nei suoi rilevamenti (http://www.newscientist.com/article/mg20427344.800-mini-ice-age-took-hold-of-europe-in-months.html).

Il “Petterson” risulta essere un personaggio molto particolare, uno dei pochi che riesce ad unire passione ed interesse scientifico nella ricerca. Andate a dare un’occhiata al suo sito ed in particolare alle sue pubblicazioni di tutto rispetto. Questo personaggio non delega altri nelle misurazioni e nelle ricerche. Prende di proprio pugno i propri strumenti e va sul campo di battaglia ! Possiamo dire di tutto sui suoi studi, ma che non stia “sul campo da gioco” no di certo !

http://geochemistry.usask.ca/bill.html

Dopo questa breve ma doverosa parentesi di carattere personale concludiamo questa prima parte con un’interrogativo :

Quale può esser stata la [/u]dinamica scatenante[/u] di queste violenti variazioni sia climatiche che geologiche sul nostro pianeta ? Che il vero e proprio regista di queste “terribili” dinamiche apocalittiche sia da ricercarsi nel campo magnetico della terra, che come nelle precedenti ricerche ho riportato, sembra esser in stretta relazione con il campo magnetico interplanetario. I dati in nostro possesso sono pochi !

Comunque c’è un’altra “branca” della scienza che può darci una mano, è questa è la “Ricostruzione Paleomagnetica” .
Per il momento mi fermo….a presto per la seconda parte !

Michele

Fonte:http://salviamoci2012.eu/forum/news.asp?id=80

IL MISTERO DELLA TERRA DI MARIE BYRD


L’Antartide, il continente più meridionale del mondo, esteso ben 14 milioni di chilometri quadrati (47 volte l’Italia), ufficialmente non appartiene a nessuno Stato sovrano.
Anche se fin dall’antichità era stata ipotizzata l’esistenza della massa continentale, l’Antartide fu avvistato per la prima volta solo il 27 gennaio 1820 dall’ufficiale della Marina imperiale russa Fabian Gottlieb von Bellingshausen. Il primo uomo che vi mise piede fu l’anglo-statunitense John Davis, il 7 febbraio 1821.
Durante il XIX secolo ci furono alcune altre spedizioni presso le coste antartiche, come quella guidata dal capitano James Clark Ross (1839-1843), che cartografò buona parte della costa del continente.
Fu però solo nell’inizio del XX secolo che il norvegese Roald Amundsen esplorò l’interno del continente, giungendo al Polo Sud il 14 dicembre 1911.
Per ancora 20 anni però l’Antartide rimase una terra misteriosa, quasi inacessibile, molto difficile da esplorare, in quanto solo arrivare presso le sue coste con un veliero era sommamente pericoloso, per la presenza costante di ghiacci.
Un significativo passo avanti nella storia dell’esplorazione dell’Antartide fu fatto dall’ammiraglio statunitense Richard Evelyn Byrd.
L’esploratore iniziò la sua spedizione, (che fu finanziata in gran parte da John D. Rockefeller), nel 1928, guidando una flotta di tre areoplani e due navi.
La base di Richard Byrd, chiamata “Little America”, era situata nella barriera di Ross (un’estesa zona ghiaggiata del Mare di Ross detta in inglese Ross Ice Shelf). Nell’anno sucessivo Richard Byrd fu il primo uomo a volare sopra il Polo Sud (28 novembre 1929, con un Ford Trimotor).
Durante questa prima spedizione antartica (1928-1930), l’aviatore statunitense portò a termine alcuni voli di esplorazione nella terra situata ad est rispetto alla barriera di Ross, individuando alcune montagne (chiamate poi Rockefeller Mountains). Quella zona fu chiamata Terra di Marie Byrd (dal nome di sua moglie).
Richard Byrd tornò in Antartide nel 1933, per completare l’esplorazione della Terra di Marie Byrd. Passò cinque mesi in assoluta solitudine in un campo metereologico e fu successivamente portato in salvo da un gruppo di tre uomini. Quest’avventura fu poi descritta nella sua autobiografia Alone (Solo).
Durante questa seconda spedizione l’esploratore Paul Siple avanzò via terra fino alle Fosdick Mountains e in alcuni voli d’esplorazione s’individuò la costa di Ruppert (75 S - 141 W).
La terza spedizione antartica condotta da Richard Byrd ebbe inizio nel 1939. Su ordine del presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt i 125 uomini che vi presero parte avrebbero dovuto stabilire due basi in Antartide: una presso Charcot Island e l’altra nelle vicinanze di Little America (68° 29' S, 163° 57' W).
In effetti è strano l’interesse che gli Stati Uniti mostrarono per il continente di ghiaccio, proprio alle soglie della Seconda Guerra Mondiale, quando la potenza nazista stava crescendo e rappresentava sempre più una minaccia in Europa.
Durante alcuni voli di esplorazione sulla Terra di Marie Byrd si scoprì una catena montuosa vulcanica chiamata Executive Committee, il cui vulcano maggiore è il Monte Sidley (4285 metri s.l.d.m.), il più alto dell’Antartide (già scoperto però da Richard Byrd, nel 1934).
Mentre l’esplorazione del continente di ghiaccio proseguiva, già alcune nazioni sovrane avevano reclamato alcuni territori antartici proclamando unilateralmente la loro sovranità.
Il primo Stato sovrano che dichiarò unilateralmente la propria sovranità sull’Antartide fu il Regno Unito, nel 1908. L’area che fu reclamata come di sua sovranità fu la terra a sud dei 50 gradi Sud di latitidine compresa tra 20 e 80 gradi ovest di longitudine, per un’estensione totale di più di 1.700.000 chilometri quadrati.
Nel 1923, il governatore generale della Nuova Zelanda (rappresentante del sovrano, che allora come oggi è il sovrano d’Inghilterra), fu nominato governatore del Mare di Ross, la zona di banchisa ghiacciata già nominata, estesa dalla longitudine 160 est fino alla longitudine 150 ovest, (al di sotto del 60 parallelo), per un’estensione totale di 450.000 chilometri quadrati.
Nel 1924 anche la Francia reclamo la sovranità su una porzione di Antartide, basandosi sulle scoperte del francese Jules Dumont D’Urville nel 1840. La terra reclamata, che venne battezzata “Adelia”, era grande circa 432.000 chilometri quadrati.
Nel 1933 il Regno Unito procedette nella sua corsa per dichiare la sovranità su altre terre antartiche.
Questa volta lo fece tramite l’Australia, paese che allora, ed ancora oggi, ha come capo di Stato il sovrano d’Inghilterra.
Questa volta fu dichiarata la sovranità su un’area immensa: dalla longitudine 45 alla 160 est (eccetto la terra Adelia), e al di sotto del sessantesimo parallelo, per un’estensione di ben 5.896.500 chilometri quadtrati.
Il Regno Unito pertanto, già prima della seconda guerra mondiale aveva dichiarato la sua sovranità su ben 8 milioni di chilometri quadtrati di terre antartiche, corrispondenti a circa il 57% del continente.
Nel dicembre del 1938 la Germania nazista dichiarò la sua sovranità sulla Nuova Svevia, area di 600.000 chilometri quatrati compresa tra la longitudine 20 Est e 10 Ovest. Questa rivendicazione territoriale cadde nel vuoto, principalmente perché la Germania nazista non apparteneva alla Società delle Nazioni e anche perché dopo pochi mesi il territorio della Nuova Svevia fu reclamato, insieme ad altre estese terre, per un totale di 2.500.000 chilometri quadrati, dalla Norvegia.
Quest’ultima nazione europea infatti, in seguito alle esplorazioni dell’aviatore Hjalmar Riiser-Larsen (1930), dichiarò la sua sovranità sull’area che battezzò Terra della Regina Maud nel 1939.
Da notare che la Norvegia aveva già reclamato, nel 1929, la sovranità sull’isola Pietro I, (243 chilometri quadtrati), situata nel Mare di Bellingshausen.
Nel 1940 il Cile ha dichiarato la sovranità sulla porzione di Antartide compresa tra la longitudine 53 e 90 Ovest e tre anni dopo l’Argentina ha reclamato la sovranità sulla zona compresa tra la longitudine 25 e 74 Ovest.
Come si nota le terre reclamate dalle due nazioni sudamericane collimano in parte con le terre rivendicate dal Regno Unito.
Alla fine del secondo conflitto mondiale, dunque, sette nazioni sovrane (Regno Unito, Australia, Nuova Zelanda, Francia, Norvegia, Cile ed Argentina), hanno rivendicato altrettante aree dell’Antartide come soggette alla loro sovranità.
Solo un’area, la Terra di Marie Byrd, estesa ben 1.600.000 chilometri quadrati (l’11% dell’intero continente), non è stata reclamata da nessuno Stato sovrano ed ancora oggi, nel 2010, è, a tutti gli effetti, una terra di nessuno, dal punto di vista giuridico.
In realtà gli Stati Uniti già dalla fine della seconda guerra mondiale, hanno dimostrato di avere il controllo militare sull’Antartide.
Nell’agosto del 1946, si sviluppò l’operazione Highjump, guidata dall’ammiraglio Richard Byrd, che aveva come scopo ufficiale il consolidamento dell’operatività statunitense in vaste zone del continente antartico.
L’operazione Highjump terminò in modo precipitoso nel febbraio del 1947, sei mesi prima del previsto. Lo stesso Richard Byrd, durante un’intervista che rilascìo all’agenzia di stampa International News Service sulla nave USS Mount Olimpus, che fu poi pubblicata nel quotidiano cileno El Mercurio (il 5 marzo 1947), dichiarò che gli Stati Uniti avrebbero dovuto rimanere in uno stato di “allerta continua”, per fronteggiare la possibilità di un attacco ostile proveniente da entrambi i poli.
Secondo alcune teorie, non confermate ufficilmente, i nazisti avrebbero costruito alcune basi sotterranee nella terra di Nuova Svevia, per esempio la base denominata “211”. Nella sua controversa intervista Richard Byrd si riferiva ad una potenziale minaccia nazista o addirittura ad un'ipotetica invasione aliena?
In ogni caso la teoria che l’operazione Highjump avesse lo scopo di smantellare basi naziste nella Nuova Svevia non collima con l’effettiva destinazione della flotta di 13 navi facenti parte del convoglio principale, che raggiunse la Baia delle Balene, nella dipendenza di Ross, il 15 gennaio del 1947, in una zona estremamente lontana dalla ex Nuova Svevia.
Gli Stati Uniti hanno poi confermato il loro controllo militare sull’Antartide nel 1955, quando lanciarono l’operazione Deep Freeze.
Questo dispiegamento di forze, al quale parteciparono alemeno 7 navi militari, si svolse principalmente nella Terra di Marie Byrd, dove gli Stati Uniti costruirono pure una base denominata Byrd (80 Sud, 120 Ovest).
A partire dal 1957 lo scienziato statunitense Charles Bentley esplorò la zona circostante la base di Byrd, in particolare la catena montuosa vulcanica Executive Committee e le Sentinel Mountains.
Anche nel 1960 la presenza militare statunitense continuò quando la USS Glacier esplorò la costa della Terra di Marie Byrd denominata Eight Coast.
Anche nel periodo dal 1965 al 1995 gli Stati Uniti condussero varie spedizioni esplorative nella Terra di Marie Byrd, per esempio il WAVE Project (West Antartic Volcano Esploration o lo SPRITE Project (South Pacific Rim International Tectonic Exploration).
A partire dal 1998 gli Stati Uniti utilizzarono varie basi non permanenti nella Terra di Marie Byrd: Ford Ranges (1998/1999), Thwaites (2004/2005), e WAIS Divide (2006).
E’ chiaro quindi che gli Stati Uniti oltre ad aver esplorato per primi la Terra di Marie Byrd, la controllano militarmente.
Perchè non hanno mai avanzato alcun reclamo specifico per ottenerne la sovranità?
Nel 1959 le nazioni sovrane interessate nell’Antartide si riunirono a Washington (USA), per decidere le sorti future del continente più meridionale del mondo, siglando le basi del Trattato Antartico.
Oltre alle sette nazioni che ufficialmente avevano già rivendicato la loro sovranità in Antartide (Regno Unito, Norvegia, Nuova Zelanda, Australia, Cile, Argentina e Francia), vi erano anche: Belgio, Giappone, Sud Africa, Stati Uniti ed Unione Sovietica.
Oltre a sancire che il continente deve rimanere libero da attività militari, si stabilì non solo che i reclami territoriali effettuati fino al 1959 non sono riconosciuti a livello internazionale, ma anche che ulteriori rivendicazioni sarebbero state sospese (ma non bandite).
In ogni caso altri sette Stati sovrani: Brasile, Spagna, Perú, Stati Uniti, Sud Africa e Russia si sono riservati il diritto futuro di reclamare la sovranità su altre porzioni di Antartide.
Nel 1983 sempre nell’ambito del Trattato Antartico, s’iniziarono delle negoziazioni per regolare lo sfruttamento mineriario nel continente.
Anche se, nel 1988, i paesi firmatari del Trattato Antartico giunsero ad un convenio per regolare lo sfruttamento minerario del continente, la Francia e l’Australia annunciarono che non avrebbero ratificato l’accordo.
Negli ultimi anni si è visto un proliferare di basi scientifiche in Antartide. Attualmente vi sono 67 basi appartenenti a ben 30 Stati sovrani.
In teoria, siccome le rivendicazioni territoriali non sono riconosciute internazionalmente, qualsiasi Stato o entità del pianeta può stabilire una base in qualsiasi luogo dell’Antartide senza che nessun ente internazionale attui un controllo sulle attività che vi vengono portate a termine.
Quale può essere il futuro di un continente che ufficialmente non appartiene a nessun Stato sovrano ma dove ogni Stato o entità può stabilire basi potendo occultare facilmente i risultati dei suoi studi scientifici?
Le incognite sono molte ma una delle più grandi resta il mistero della Terra di Marie Byrd. Perché nessun Stato sovrano non ne ha mai rivendicato la sovranità?

Fonte:http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=137

LA CIVILTA' ANTIDILUVIANA MEDITERRANEA


Il periodo glaciale che denominiamo oggi Wisconsin-Wurm durò da 110 fino a 10 millenni prima di Cristo. In tutto il mondo, il livello dei mari era più basso di quello attuale poiché immani quantità d’acqua erano intrappolate nella calotta polare artica, che copriva gran parte dell’Europa e dell’Asia settentrionale e buona parte dell’America settentrionale. Alcune stime indicano che il livello dei mari era più basso rispetto all’attuale di 150-200 metri.
Tutto ciò favoriva gli scambi marittimi tra il Mediterraneo e le altri parti abitate del mondo, come il Medio ed Estremo Oriente, e il Sud America. Durante l’ultimo periodo antidiluviano (da 30 a 10 millenni prima di Cristo), i centri di conoscenza del mondo antico erano sostanzialmente quattro: mediterraneo (piattaforma sicula), indiano (Khambat), orientale (Yonaguni), e sudamericano (Tiwanaku, Sacsayhuáman e Marcahuasi).
Già a partire dagli anni 50’ del XX secolo vari ricercatori indipendenti, interessati allo studio della vera Storia dell’uomo s’incontrarono e giunsero a conclusioni convergenti, che sostanzialmente avvallavano la tesi di una grande civiltà antidiluviana megalitica che si era estesa in tutto il pianeta.
Nel 1957 il sensitivo statunitense d’origine serba G.H.Williamson s’incontrò con il ricercatore peruviano Daniel Ruzo (grande studioso di Marcahuasi). Nell’anno successivo G.H.Williamson conobbe l’archeologo italiano Costantino Cattoi (ricercatore delle antiche culture pelasgiche e tirreniche). Nel 1962 il religioso milanese Carlo Crespi iniziò a catalogare e studiare un gran numero di reperti antidiluviani che furono trovati da alcuni indigeni Suhar nella Cueva de los Tayos, nell’Amazzonia ecuadoriana. Nel 1978 il ricercatore italo-brasiliano Gabriele D’annunzio Baraldi, sostenitore della tesi che popoli medio-orientali avessero colonizzato parzialmente il Brasile in epoche post-diluviane, conobbe Carlo Crespi a Cuenca (Equador) e poté osservare i reperti trovati nella Cueva de los Tayos. L’analisi dei geroglifici trovati, comparati con alcuni petroglifi del Brasile (uno di essi è la Pedra do Ingá) e con alcuni oggetti trovati in seguito nei pressi di Tiwanaku (Fuente Magna e Monolito di Pokotia), hanno portato vari ricercatori, incluso il sottoscritto, a considerare che la lingua parlata durante l’ultimo periodo antidiluviano fosse il nostratico (idioma studiato dall’eminente cattedratico Luigi Luca Cavalli Sforza).
Il centro di conoscenza primigenio del Mediterraneo fu la cosiddetta “piattaforma sicula”. Prima dell’immane catastrofe conosciuta come “diluvio universale”, la piattaforma sicula comprendeva l’attuale Sicilia (che era unita alla Calabria) e la parte di terra ora sommersa che si protendeva verso sud, ossia verso l’attuale Libia e Tunisia. Ad occidente di tale piattaforma vi era il Mediterraneo occidentale con l’isola di Sardegna-Corsica unite. Ad oriente di tale grand’estensione di terra vi era il Mediterraneo orientale.
Al centro della cosiddetta “piattaforma sicula” vi erano varie città antidiluviane nei luoghi che oggi corrispondono alle isole di Malta e Gozo.
Oggi in queste isole sono osservabili circa 30 grandi costruzioni megalitiche che risalgono al periodo antidiluviano.
L’archeologia tradizionale ha datato questi siti come risalenti al IV millennio prima di Cristo, ma bisogna ricordare che l’archeologia, a differenza di quello che molti pensano, non è una scienza esatta, e le costruzioni megalitiche non possono essere datate con metodi scientifici. Spesso per stabilire la data di costruzione di un monumento megalitico si procede alla datazione con il metodo del carbonio 14 di ceramica o altri resti organici trovati nelle sue fondamenta, ma tale metodo risulta essere fuorviante poiché spesso gli antichi (post-diluviani), utilizzavano dei siti costruiti in epoche antiduviane per scopi cerimoniali e legati alla spiritualità.
L’analisi delle isole odierne di Malta e Gozo, fa risaltare come le condizioni per l’agricoltura in epoca post-diluviana non erano certo delle più favorevoli. L’archeologia tradizionale non riesce quindi a spiegare come in due isolette ventose, con poche fonti d’acqua e una scarsa agricoltura possa essersi sviluppata una civiltà grandiosa capace di costruire opere megalitiche impressionanti, come quelle di Gigantija, Tarxien, Mnadjra, Hal Safieni, Hagrat e Hagar Kim (nelle foto).
Alcuni studiosi hanno proposto la teoria delle “isole sacre”, ovvero luoghi (Malta e Gozo), considerati sacri da altri popoli che decisero di costruirvi grandiosi templi dedicati al culto della fertilità, ma a mio parere questa teoria non è credibile.
Solo considerando la geografia antidiluviana della cosiddetta “piattaforma sicula”, una vasta terra di circa 50.000 chilometri quadrati protesa verso gli attuali Stati di Libia e Tunisia, si può considerare che i popoli che ivi vivevano giunsero ad un grado tale di sviluppo (per mezzo dell’agricoltura), che permise loro di specializzarsi nella costruzione dei templi megalitici che oggi noi apprezziamo attoniti.
L’edificio più impressionante è il tempio di Gigantija, ubicato nell’isola di Gozo. Ha una forma interna tricilindrica ed è lungo circa trenta metri. Sembra che in seguito alla prima fondazione sia stata aggiunta una seconda struttura ovale rivolta verso nord. I lastroni di pietra che compongono la costruzione sono colossali (fino a 5 metri di lunghezza) e nessuno è mai riuscito a spiegare come siano stati sollevati uno sull’altro, senza l’aiuto di carrucole o pali di ferro da utilizzare come leve.
Un altro edificio gigantesco è il tempio di Hagar Kim (isola di Malta), nel quale vi sono lastroni d’andesite del peso di circa 30 tonnellate. Si pensa che Hagar Kim fu destinato al culto dei morti e ai riti propiziatori e sacrificali di sacerdoti esoterici e utilizzato come mausoleo nel periodo post-diluviano.
Il tempio più grande dell’isola è Hal Tarxien esteso per circa un ettaro. All’interno di questa struttura vi sono dei bassorilievi d’animali che erano sottoposti a sacrificio durante cerimonie propiziatorie: ovini, caprini, suini e bovini. Vi sono inoltre varie litosculture rappresentanti spirali, che raffiguravano l’occhio sempre presente della Dea Madre, il cui culto era comune a molti popoli del Paleolitico. Le aree interne del tempio erano riservate ai riti segreti condotti dai sommi sacerdoti. E’ inoltre possibile che la la sezione orientale del tempio, scevra da installazioni utilizzate per il culto, sia stata adibita a palazzo centrale del potere spirituale, anche considerando che il vicino edificio di Hal Safieni era utilizzato come un mausoleo e vi erano sepolti i resti dei re.
Nel tempio di Hal Tarxien sono state trovate varie statue che misurano fino a 50 centimetri oltre alla parte bassa di una statua di donna che doveva misurare ben 2,5 metri d’altezza. Queste statue rivelano un chiaro influsso dell’arte minoica e pertanto dimostrano che il sito di Tarxien fu frequentato in epoche post-diluviane da popoli che consideravano sacri e magici gli interi complessi megalitici, costruiti dai loro lontanissimi antenati.
Se in futuro si potrà studiare a fondo l’area di mare che circonda l’attuale isola di Malta, come ad esempio è stato fatto a Khambat, probabilmente si potranno aggiungere altri importanti tasselli allo studio della vera Storia dell’uomo.

YURI LEVERATTO

Fonte:http://www.yurileveratto.com/it/articolo.php?Id=128

ATMOSFERA DI OSSIGENO SU RHEA


NEWS SPAZIO :- Un titolo da fantascienza vero? Eppure è vero e per giunta nel nostro Sistema Solare! Ma fatemi raccontare. La sonda Cassini ha rilevato una tenue atmosfera (chiamata esosfera) composta da ossigeno ed anidride carbonica intorno a Rhea, una luna ghiacciata di Saturno (la seconda in grandezza). E' la prima volta che un veicolo spaziale individua direttamente molecole di ossigeno in un mondo che non è la nostra Terra.
L'ossigeno sembra comparire quando il campo magnetico di Saturno ruota sopra Rhea e le particelle energetiche catturate da tale campo magnetico investono la superficie composta da ghiaccio d'acqua della luna. Ciò causa reazioni chimiche che decompongono le molecole presenti in superficie con conseguente rilascio di ossigeno. E' ancora incerta l'origine della CO2.
Si tratta però di un'atmosfera molto debole. Le stime indicano che essa è di appena 5 trilioni di volte meno densa di quanto abbiamo nel nostro Pianeta.
L'importanza nei nuovi risultati però sta nella prova che la decomposizione della superficie di un corpo celeste può contribuire anche notevolmente alla presenza di molecole di ossigeno, portando a raggiungere densità anche fino a 100 volte rispetto all'esosfera di altri corpi celesti come ad esempio la nostra Luna, o anche Mercurio.
Le parole del responsabile della ricerca Ben Teolis, uno scienziato del team di Cassini al Southwest Research Institute di San Antonio: "I nuovi risultati suggeriscono che una chimica attiva e complessa che coinvolge l'ossigeno potrebbe essere piuttosto comune nel [nostro] Sistema Solare e persino nel nostro Universo. Tali processi chimici potrebbero essere un prerequisito per la vita... ".
In precedenza, basandosi su osservazioni remote compiute dalla sonda NASA Galielo e dal Telescopio Spaziale Hubble, gli scienziati avevano avuto dei sospetti su Rhea. Solamente con le osservazioni dirette di Cassini è stato possibile rilevare ossigeno ed anidride carbonica. La sonda è arrivata ad una distanza di 101 Km dalla luna ed il resto del lavoro lo hanno fatto i suoi strumenti di bordo.
I ricercatori hanno poi combinato insieme i dati provenienti dallo Ion and Neutral Mass Spectrometer e dal Plasma Spectrometer registrati durante i passaggi ravvicinati di Cassini intorno a Rhea avvenuti il 26 Novembre 2005, il 30 Agosto 2007 ed il 2 Marzo 2010. Il primo strumento ha rilevato le densità di picco dell'ossigeno, pari a circa 50 miliardi di molecole per metro cubo. 20 miliardi di molecole per metro cubo è risultato essere invece il valore di picco per la CO2.
Lo spettrometro al plasma ha invece individuato chiare tracce di flussi di ioni positivi e negativi, le cui masse corrisondono agli ioni di ossigeno e di anidride carbonica.
Non è stata ancora scoperta la causa che porta a generare l'anidride carbonica. Essa potrebbe essere dovuta alla presenza di ghiaccio secco intrappolato nella primordiale nebulosa planetaria, oppure dovuta ad incontri cometari, o ancora la CO2 potrebbe essere addirittura il prodotto di un processo di irraggiamento (simile a quello che genera O2) sulle molecole organiche intrappolate nel ghiaccio (d'acqua) di Rhea. La ricerca - ovviamente - continua.
Nel frattempo ecco un'altra bella notizia sempre riguardante la sonda Cassini. Il 24 Novembre la sonda è tornata operativa riprendendo le normali operazioni scientifiche dopo che si era messa nello stato di Safe-Mode il 2 Novembre scorso a seguito di un malfunzionamento del computer di bordo. Pare che si sia trattato di un problema software, una linea di codice errato.

Fonte:http://newsspazio.blogspot.com/2010/11/una-tenue-atmosfera-di-ossigeno-su-di.html

SULLE ALPI IL GELO DEL DECENNIO

Temperature in picchiata ovunque, alla Capanna Regina Margherita la minima ha battuto il record del mese di novembre.


Che l'irruzione artica in atto sia degna di nota lo dimostrano le temperature che si stanno registrando sull'arco alpino, dove le correnti settentrionali hanno fatto precipitare i valori novembrini su livelli record dell'ultimo decennio circa. Secondo i dati delle stazioni svizzere gestite da Meteocentrale, il 27 novembre allo Jungfraujoch (3.580 m) i sensori hanno registrato -20,8 °C; al Piccolo Cervino (3.883 m) -27,5 °C; nella dolina elvetica di Glattalp (1.858 m) -27,3 °C. Alla Capanna Regina Margherita (4.560 m), sulla vetta del Monte Rosa, la strumentazione installata da Arpa Piemonte ha fatto segnare la seguente progressione delle minime:
23 novembre -24,6 °C
24 novembre -26,5 °C
25 novembre -27,6 °C (dato ufficioso)
26 novembre -32,5 °C (dato ufficioso)
27 novembre -31,8 °C (dato provvisorio)

La temperatura del giorno 26 che, prima di diventare definitiva, sarà sovrascritta dal dato puntuale (inferiore di qualche decimo di grado), ha già superato il record del mese, come mostra la graduatoria storica (in ordine inverso) delle sette punte pari o inferiori ai -30 °C (2010 escluso):
26 novembre 2005 -30,0 °C
28 novembre 2005 -30,3 °C
25 novembre 2005 -30,6 °C
27 novembre 2005 -30,7 °C
22 novembre 2008 -31,9 °C
23 novembre 2008 -32,2 °C
15 novembre 2007 -32,4 °C

Negli ultimi due giorni di novembre, date le nuove pulsazioni artiche previste dai modelli meteorologici, potrebbero essere stabiliti nuovi limiti, avvicinando addirittura il record del primo mese invernale, fissato il 22 dicembre 2003 con -34,7 °C.
Tra i centri abitati alpini, il 27 novembre in Svizzera spicca La Brévine (1.050 m) a -26,3 °C; in alta Engadina, Saint Moritz-Flugplatz è scesa a -22,9 °C mentre, oltre il confine italiano, la nuova stazione di Livigno Forcola (1.866 m, impiantata dal Centro meteorologico lombardo) segnala -23,3 °C; in paese (1.891 m) invece, la minima si è assestata a -19,2 °C. A Santa Caterina Valfurva (1.738 m) infine, sensori a -18,8 °C.

Stefano Di Battista

Fonte:http://www.meteogiornale.it/notizia/19196-1-sulle-alpi-il-gelo-del-decennio

venerdì 26 novembre 2010

VULCANO BROMO:ARRIVA L'ERUZIONE


Dopo aver segnalato la massima allerta nei giorni scorsi una piccola eruzione è avvenuta dal Vulcano Bromo oggi alle 17:40 locali. L'eruzione ha provocato una colonna di fumo grigio-nero di circa 500 metri.
Prima dell'eruzione, una scossa di terremoto ha smosso l’intera area.
L'eruzione ha riguardato solo l’area del cratere del Monte Bromo. Pertanto, i residenti non sono stati evacuati. Secondo Gde, questa eruzione può essere seguita da un'eruzione più grande.

Fonte:http://thedayafterjournal.blogspot.com/

L'AUSTRALIA CERCA DI FERMARE L'INSORGENZA DEL COLERA

SYDNEY – Un’insorgenza di colera nella stretto di Torres, che separa la punta nord dell’Australia dalla Papua Nuova Guinea e l’Indonesia, si è diffusa in numerose isolette e in villaggi costieri presso il delta del fiume Fly, in Papua Nuova Guinea, infettando centinaia di persone e uccidendone più di 100. L’Australia ha mandato nell’area tre squadre sanitarie di emergenza e ha chiuso il confine dello stretto per impedire che il contagio si diffonda nel Queensland.

Fonte:http://www.ilgiornaledelfriuli.net/salu/laustralia-cerca-di-bloccare-la-diffusione-del-colera/

giovedì 25 novembre 2010

LA IOR NON CAMBIA MAI


Dopo gli scandali degli anni settanta della banca vaticana denominata IOR,sembrava che con la campagna di risanamento portata avanti da Angelo Caloia,presidente fino al 2009,lo IOR avesse riacquistato credibilità di fronte alla autorità giudiziaria.Ricordiamo brevemente,come la banca fu accusata di riciclaggio di danaro sporco proveniente da associazioni mafiose e da politici corrotti,tra i quali spicca il nome del senatore a vita Andreotti e fu tra le protagoniste dello scandalo del BANCO AMBROSIANO (si rimanda il lettore all’articolo in materia presente nella rubrica).
Nel 2010 la Procura di Roma ha posto sotto sequestro 23 milioni di euro per non aver rispettato le regole sulla trasparenza di gestione dell’istituto,alle quali dopo vari anni lo IOR aveva aderito negli anni 2000.Gli indagati sono il presidente Ettore Gotti Tedeschi e il direttore generale Paolo Cipriani.Il presidente attuale si discolpa sostenendo che si è caduti in errori correggibili,dovuti alla carenza di attenzione del precedente presidente Angelo Caloia,che prontamente ha provveduto a difendersi.
L’ex presidente ha inviato una lettera al sottosegretario Tarciso Bertone dove non solo ricorda le sue attività per ammodernare e rendere trasparenti i traffici bancari dello IOR ma di aver sollecitato nel 2006 con ben tre lettere di ampliare il rispetto delle regole bancarie internazionali sulla trasparenza all’allora sottosegretario di stato Sodano.
Le sue sollecitazioni a quanto pare sono andate perse tra le mura Vaticane inspiegabilmente per uno stato potente come quello retto dal papa,che prima di essere stato è difensore della morale cattolica,speranza di molti uomini.Volendo sintetizzare non possiamo in base al principio della presunzione di innocenza,condannare Tedeschi per illecito amministrativo,ma concedetemi di dire che ancora una volta lo IOR perde la possibilità di lasciarsi il passato alle spalle,dimostrando ancora una volta che anche per la chiesa cattolica i soldi vengono prima della moralità.

Fonte:http://mirtuscorner.wordpress.com/2010/11/24/lo-ior-ci-ricasca-perde-il-pelo-ma-non-il-vizio/

FREDDO DURATURO IN GRAN BRETAGNA


L'inverno si farà sentire prepotentemente su gran parte dell'Europa centro-occidentale, coinvolgendo in primis le Isole Britanniche. Infatti il Regno Unito sta per essere investito da gelide correnti d'aria artica che porteranno la neve con molta probabilità sino a Londra entro i prossimi giorni.
La Gran Bretagna sta entrando in una fase di freddo piuttosto prolungata, che potrebbe protrarsi per più di una settimana, con nevicate tra le più significative e precoci come non si verificava dal 1993, a detta del Met Office. Tra oggi e domani infatti sono previsti cadere fino a 15-20cm di neve fresca in Scozia e circa 2-5cm nel nord est dell'Inghilterra: già in queste ore sta infatti nevicando sin verso la costa inglese settentrionale, con fiocchi sulla città di Newcastle.
Le temperature subiranno un netto calo nei prossimi giorni, con massime vicine all'incirca ai 2°C nella stessa Londra, ben 7°C al di sotto della norma; i valori in quota rimarranno compresi per molti giorni tra -5 e -10°C a 850hPa sull'intero territorio britannico.

Fonte:http://www.3bmeteo.com/news-meteo/freddo+duraturo+in+gran+bretagna-50620

KILAUEA:COLATA LAVICA SI AVVICINA ALLE ABITAZIONI


Le colate laviche stanno continuando a crescere lentamente (100m in 24 ore) a est, vicino alla strada Coast Highway 130 verso il punto panoramico turistico. La lava è arrivata a circa 70 metri dalle abitazioni di Kalapana.
L'eruzione hawaiana nell'area del Kilauea si manifesta ininterrottamente da 18 anni con 55 rilevanti episodi eruttivi che hanno come primo attore il cratere Pu`u `O`o e come protagonisti la caldera Kupaianaha, il tubo lavico e la crescente piattaforma costiera di lava luogo terminale delle colate eruttive.
Il 55° episodio eruttivo risulterà l'emissione di lava più voluminosa degli ultimi 5 secoli. Durante il Gennaio 2000, 1.9 km cubici di lava hanno coperto 102 km quadrati di terreno, la parte di costa a Sud del Kilauea è aumentata di 205 ettari, sono state distrutte 181 case e ricoperti 13 km di strada asfaltata sotto 25 metri di lava.
L'eruzione ebbe inizio nel 1983 con una serie di improvvise fontane di lava che alimentò la crescita del cono di cenere e lava Pu`u` O`o. Nel 1986, l'eruzione si spostò 3 km più giù nella "Zona Est del Rift" dove si formò la caldera Kupaianaha serbatoio di lava che alimenterà per i prossimi 5 anni la colata di lava verso il mare. Nel 1992 un grande collasso sul cono Pu`u O`o determinò la continua eruzione di lava che da alcune fessure del fianco occidentale e meridionale andrà per anni (sino ad tuttora) al mare creando ed attraversando un tubo lavico.
In qualche occasione, il Kīlauea è stato protagonista di forti esplosioni di vapore, che hanno provocato numerosi morti, come nel 1790, inoltre un altro pericolo per la popolazione locale è il rischio di un fenomeno sismico e proprio il Kīlauea ha prodotto, il 29 novembre del 1975, uno dei più violenti terremoti americani del XX secolo, raggiungendo una intensità di magnitudo di 7,2.
I terremoti sono la conseguenza di spostamenti in massa di magma, soprattutto se ubicati nella zona di rift.
Gli abitanti delle Hawaii associavano i fenomeni vulcanici agli umori di una divinità femminile denominata Pele, la cui abitazione sarebbe ubicata in corrispondenza del grande cratere situato in cima del Kīlauea.

Fonte:http://thedayafterjournal.blogspot.com/2010/11/kilauea-lava-molto-vicina-alle.html

COME RAGIONA UN "COMPLOTTISTA"


Quanto segue è una "civile" conversazione di come si comporta un complottista (anonimo) che non è in grado di stare di fronte a idee o tesi altrui contrarie le proprie.
Giusto per dare un esempio alle persone di come si comportano certi individui.
Il fatto che pubblichi i suoi "commenti" non deve essere vista una generalizzazione ma un solo caso isolato,se altri con idee simili le sue volessero discutere civilmente o dibattere liberi pure di farlo,questo è solo un caso isolato.

Anonimo ha detto...


Ehi genio della minchia ... hai mai cercato su google
"generale fabio mini controllo climatico"?
No?
allora fallo prima di digitare cazzate sul web.


p.s. il layout del tuo blog è inguardabile.
19 novembre 2010 06:30
Alex ha detto...

Egregio,pellegrino,ho guardato dove mi hai indicato,finora non ho trovato alcunchè di scientifico ma bensì solo congetture per lo più eleborate come chiunque potrebbe fare.
Se davvero un generale potesse dire queste cose che si presume tengano nascoste,credi davvero che lo lascerebbero a piede libero come David Icke a sparare queste cose?
La risposta più semplice è che si ritroverebbe con una pallottola immezzo agli occhi,cosa non avvenuta il che la sua è una seria dubbia informazione.
Questo tuo modo di rivolgerti definendo "cazzate" quello che posto sul mio blog viene più dal fatto che trovandoti di fronte a qualcuno con un idea diversa dalla tu non sai mantenerti serio ma la attacchi come per paura di perdere qualcosa.
Oltre al fatto che da come ti sei espresso lasci ben desiderare il fatto che tu sia una persona seria ,l'ennesimo complottista che mi si rivolge allo stesso modo.
Se il layout non è di tuo gradimento questione di gusti,magari a te piacerebbe uno con qualche scia di aereo.

Cordiali Saluti

Alex

19 novembre 2010 14:16
pellegrino ha detto...

"Se davvero un generale potesse dire queste cose.." ?????????

Guarda che le ha scritte, le ha dette e l'intervista la trovi pure in rete.

Sei proprio cerebralmente disconnesso dalla realtà caro il mio gentleman della domenica.

mq quanti anni hai?
17 o meno?


p.s.
anche la musica di sottofondo è odiosa.

se possibile gradirei il sonoro di attivissimo che si fa sbufalare da un bufalo.
25 novembre 2010 08:13
Alex ha detto...

A dire il vero sono molto più vecchio,ma comunque sia i miei dati personali non son affar tuo,specie per chi non rispetta le idee altrui.
Altro sintomo che ti mostra come una persona di scarsa serietà come potresti invece venire in questo blog e parlare in modo civile o dibattere civilmente anzichè definirmi "Sei proprio cerebralmente disconnesso dalla realtà caro il mio gentleman della domenica."
Mi sa che inconsciemente stai descrivendo te stesso e quello che odi degli altri nella tua vita privata,rivolgendolo però verso le persone altrui.
Se possibile vai ascoltartelo pure da attivissimo,che almeno anche lui ragiona di logica e non per sentito dire come fai tu.
Approposito,il caro Generale Mini ha detto ben altre cose di quanto affermi tu:
La nota introduttiva al testo di "Owning the Weather 2025" dice chiaramente che si tratta di un documento che fa congetture di possibilità militari desiderate ma immaginarie:
Presentato il 17 giugno 1996, questo report è stato prodotto nell'ambiente della scuola del dipartimento della difesa, improntato alla libertà accademica, e nell'interesse di migliorare i concetti correlati alla difesa nazionale. I punti di vista espressi in questo report sono quelli degli autori e non riflettono la politica o la posizione ufficiale dell'aeronautica degli Stati Uniti, del Dipartimento della Difesa, o del governo degli Stati Uniti. Questo report contiene rappresentazioni immaginarie di scenari o situazioni future. Ogni somiglianza con persone reali o eventi, tranne quelle specificamente citate, è casuale e puramente esemplificativa. Questa pubblicazione è stata esaminata dalle autorità di revisione per la sicurezza e la politica, non è riservata, ed è autorizzata alla pubblica diffusione.
Presented on 17 June 1996, this report was produced in the Department of Defense school environment of academic freedom and in the interest of advancing concepts related to national defense. The views expressed in this report are those of the authors and do not reflect the official policy or position of the United States Air Force, Department of Defense, or the United States government. This report contains fictional representations of future situations/scenarios. Any similarities to real people or events, other than those specifically cited, are unintentional and are for purposes of illustration only. This publication has been reviewed by security and policy review authorities, is unclassified, and is cleared for public release.

E' insomma evidente che il documento non ha nulla di occulto o di concreto. In ogni caso, nella parte in cui tratta la modificazione del tempo riporta una superficie massima di controllo, nel 2025, di 200 chilometri quadrati: praticamente un cerchio di 8 chilometri di raggio. Decisamente troppo poco per poter anche solo pensare di poter usare questa tattica come arma contro una nazione ostile, figuriamoci per controllare il clima dell'intero pianeta.

Spero non si ripeta.

IL GHIACCIO DELL'ANTARTIDE SOPRA LA MEDIA

Una cosa di cui non parla la Stampa Brasiliana,ma di cui certo come al solito non fa menzione la stampa di tutto il mondo,è quella dell'attuale stato del ghiaccio in Antartide.
Attualmente il sole è alto nel cielo sopra l'Antartide e l'estensione del ghiaccio marino è molto più elevata del normale.
Il ghiaccio extra riflette la luce solare verso lo spazio, che ha l'effetto di feedback positivo, rafforzando il freddo quindi il estremo,ora come ora nell'emisfero australe è primavera ma l'Antartide non sembra pensarla allo stesso modo.

Infatti a causa delle basse temperature il ghiaccio si scioglie molto più lentamente.




Quando qualcuno parla di scioglimento dei ghiacciai dell' l'Antartide,spesso ignora che tali ghiacciai rappresentano il 90% di tutti i ghiacciai del mondo,e se consideriamo che secondo studi fatti i ghiacciai della Groelandia,che è molto minore rispetto all'Antartide,tali ghiacciai impiegherebbero almeno un migliaio di anni a sciogliersi completamente resta da chiedersi quanto potrebbero REALMENTE metterci a ritirarsi quelli dell'Antartide che rappresenta non solo un picolo continente ma uno fra i più grandi al mondo con una calotta di ghiaccio spessa dai 5 ma anche 10 km nelle vallate montuose attualmente coperte da tale calotta..

Fonte:http://sandcarioca.wordpress.com/2010/11/23/gelo-da-antartida-bem-acima-do-normal/

IL GELO DALLA SCANDINAVIA INVADE L'EUROPA

-36°C nel nord della Svezia. Giornata di ghiaccio anche nella mite Bergen. Neve a Berlino, Lipsia, Dresda, Hannover, Monaco. Nuovo nubifragio a Dubrovnik. Gelo e neve a Seattle, Oregon e California. Illinois, caldo, temporali e tornado, 19°C a Chicagoo. -45°C in Siberia, -35°C in Mongolia. 38°C a La Mecca, 41°C in Senegal, 40°C in Mauritania.




neve e ghiaccio nelle strade di Seattle (fonte immagine http://seattletimes.nwsource.com)


Si intensifica il gelo in Scandinavia, con minime diffusamente sotto i -30°C la mattina di mercoledì 24 novembre. In Svezia, Nikkaluokta -36,1°C, Kvikkjokk -35,2°C, Vajmat -32,1°C, Karesuando -32,0°C, Nedre Soppero -31,4°C, Rensjon -31,2°C. In Norvegia, Kautokeino -31,6°C, Suolovuopmi -30,1°C, in Finlandia -30,0°C a Muonio. Temperature in ulteriore discesa nella serata di mercoledì.
Nel sud della Norvegia, notevoli gli estremi -6,2°/-1,8°C a Bergen/Florida (oltre 8°C sotto la media di novembre), con il sole. Bergen, la seconda città della Norvegia, è nota per la mitezza del suo clima oceanico ma anche per la frequenza e abbondanza delle precipitazioni, spesso piovose anche in inverno. -5,2°/-2,6°C gli estremi a Oslo/Blindern, quasi 5°C sotto media, con deboli spruzzate di neve.
Dalla Scandinavia il gelo ha iniziato a scendere verso sud. In gran parte della Danimarca, la giornata di mercoledì 24 novembre è stata caratterizzata da nevicate, con temperature sotto lo 0°C (o appena superiori) anche nei valori massimi. -1,9°/-0,2°C gli estremi di Aalborg (neve 4 cm), -2,6°/-0,6°C a Billund (neve 2 cm), -1,4°/2,0°C a Copenaghen/Kastrup (neve 3 cm). Prime nevicate in pianura anche in Germania, per esempio a Berlino, Hannover, Lipsia, Dresda, prima neve anche sull'altopiano bavarese, a Monaco come ad Augsburg. Accumuli per il momento minimi a bassa quota, mentre per esempio ai 1142 metri del Brocken, nell'Harz, la neve ha raggiunto i 79 cm di altezza. Sempre nell'Harz, 15 cm ai 607 metri di Braunlage.
Dopo il diluvio di lunedì mattina, altro nubifragio a Dubrovnik, la splendida città della Croazia meridionale, tra martedì 23 e mercoledì 24 novembre. Tra le 12 GMT di martedì e la stessa ora di mercoledì, 102 mm di pioggia all'osservatorio Cilipi, mentre all'osservatorio Gorica, quello dei 159 mm caduti lunedì mattina, questa volta sono scesi solo 22 mm di pioggia.
Gelo e neve negli USA nordoccidentali martedì 23 novembre. A Seattle, la metropoli dello stato di Washington, è caduta la neve (3 cm) e gli estremi termici sono stati -8,3°/-4,4°C (4,5°/10,3°C le medie di novembre). Neve e gran gelo, sempre nello stato di Washington, a Spokane, nell'entroterra, con 15 cm ed estremi -23,3°/-11,0°C (medie di novembre -1,8°/5,2°C). A Yakima, estremi -17,8°/-6,7°C, contro medie -1,7°/9,1°C. -3,9°/2,8°C gli estremi di Eugene, in Oregon, dovè è anche nevicato (medie 4,3°/11,3°C). Mercoledì mattina il freddo si è spinto fino al nord della California, con minime 3,3°C a San Francisco, -2,2°C ad Eureka, -2,8°C a Redding, quest'ultima nell'entroterra (medie delle minime di novembre per queste tre stazioni 8,4°, 7,3° e 5,2°C).
Gelo molto intenso, spesso accompagnato da deboli nevicate, anche tra Montana, Wyoming e i due Dakota. Citiamo gli estremi -28,3°/-21,7°C di Great Falls (Montana), i -20,0°/-17,8°C di Billings (Montana) con neve alta 28 cm, i -26,1°/-18,9°C di Havre (Montana), i -26,7°/-10,6°C di Bismarck (North Dakota), i -19,4°/-13,3°C di Sheridan (Wyoming). Alcune medie di novembre: Billings -3,6°/6,9°C, Bismarck -7,9°/4,1°C, Sheridan -6,8°/7,4°C.
Lunedì 22 novembre è stata una giornata insolitamente calda nell'Illinois (USA centrali), con la temperatura che ha raggiunto i 19,4°C all'aeroporto O'Hare di Chicago e i 18,9°C a Chicago Midway Airport. Il record di novembre a Chicago è 21,0°C quindi non è stato battuto, ma la media delle massime di novembre è di soli 9,1°C. Poco più a sud, 22,8°C la massima a Peoria, 20,6°C anche a Rockford, situata a nordovest di Chicago. Nel pomeriggio/sera di lunedì, un fronte freddo è transitato sull'area interagendo con l'aria calda e causando la formazione di una linea temporalesca, con piogge (35 mm a O'Hare), forti venti e anche tornadoes. Un tornado ha causato danni e alcuni feriti a Caledonia, mentre nel nordovest dell'Illinois è caduta grandine con diametro dei chicchi fino a 5 cm.
Sfondato mercoledì 24 novembre il muro dei primi -45°C stagionali a bassa quota a Selagoncy, in Siberia, dove il termometro è sceso a -45,7°C. Segnaliamo anche, sempre in Siberia, -43,6°C a Kislokan, -42,3°C a Suhana, -41,7°C a Segen-Kyuel, -41,3°C ad Agata.
Largamente sotto ai -30°C mercoledì anche diverse località della Mongolia: Tosontsengel -35,2°C, Hujirt -32,9°C, Gandan Huryee -32,3°C, Tsetsen Uul -32,2°C, Rinchinlhumbe -30,7°C, Hatgal -30,4°C, Ulygaiin Dugang -30,1°C.
Piogge insolite in India centrale e occidentale mercoledì 24 novembre. Tra le 18 GMT di martedì e la stessa ora di mercoledì, 53 mm a Jaipur, 21 a Mumbai. La media di novembre è di 23 mm a Mumbai e di 3,5 mm a Jaipur.
Mercoledì 24 novembre 38,0°C a La Mecca, 37,0°C a Jeddah, 36,4°C a Yenbo: continua il gran caldo in Arabia Saudita occidentale.
Piogge localmente molto intense mercoledì 24 novembre in Sudafrica nordorientale. Tra le 18 GMT di martedì e la stessa ora di mercoledì, 109 mm a Graskop, 104 a Tzaanen-Grenshoek.
Gran caldo in Senegal. Martedì 23 novembre, Matam e Tambacounda 39,5°C, Diourbel, Podor e Linguere 38,5°C. Mercoledì, Matam 41,0°C, Kaolack 39,2°C, Linguere 38,7°C, Tambacounda 38,0°C. Le medie delle massime di novembre di Matam, Kaolack, Linguere e Tambacounda sono 37,0°, 36,8°, 36,1° e 36,0°C. Molto caldo anche in Gambia: martedì 38,9°C a Jenoi, 38,7°C a Kaur, 38,0°C a Kerewan, mercoledì 38,5°C a Karewan. Mercoledì, segnaliamo anche i 40,0°C di Kiffa, in Mauritania.

Giovanni Staiano

Fonte:http://www.meteogiornale.it/notizia/19175-1-il-gelo-dalla-scandinavia-invade-leuropa-prima-neve-in-pianura-in-germania-neve-a-seattle

mercoledì 24 novembre 2010

SITUAZIONE IN GENERALE SULL'INIZIO D'INVERNO

-24 Nov 10 La Gran Bretagna ha dato le avvertenze per il più grave inizio d'inverno dal 1993.
La perturbazione colpirà il Regno Unito da stasera con fino a otto centimetri di neve sulla strade.
I pendolari sono stati avvertiti di prepararsi per il caos sulle strade e ferrovia.

-Freddo estremo per afferrare l'Europa - modelli stagionali che non si vedevano da 70 anni - "Alla fine della settimana un soffio di aria artica è si sposterà nell'area settentrionale e centrale del continente,con una zona di alta pressione enorme ferma sull' Atlantico in combinazione con un sistema di bassa pressione ad est sul Mar Baltico che pomperà aria gelida sull' intero continente.
Un metereologo dice che una tale andamento climatico è stato visto l'ultima volta 70 anni fa! "
In Svizzera lo sarà ancora peggio, dove "la temperatura nella Foresta Nera scenderà di 26 ° C !" e e di 38 °C in montagna.
E siamo ancora ufficialmente in autunno!

-Scozia -L'inverno potrebbe essere peggiore dello scorso anno.- 18 Nov 10 "L'insorgenza precoce del gelo a metà novembre, potrebbe essere l'inizio di un lungo e freddo inverno, grave almeno quanto quello scorso anno.




Fonti:
http://www.dailymail.co.uk/news/article-1332420/Snow-blizzard-warnings-weekend-Britain-temperatures-plummet.html
http://notrickszone.com/2010/11/22/extreme-cold-to-grip-europe-forecast-38%C2%B0c-in-switzerland-will-be-even-colder-later-pattern-not-seen-in-70-years/
http://translate.googleusercontent.com/translate_c?hl=it&sl=en&tl=it&u=http://www.iceagenow.com/Scotland_winter_could_be_worse_than_last_years_record-breaker.htm&rurl=translate.google.it&twu=1&usg=ALkJrhhH3-15FGDmhtIlMIZrjvrmfxILOA

IL VULCANO SANTIAGUITO RISCHIA IL COLLASSO


Il cratere del vulcano Santa Maria, in Guatemala, soprannominato "El Caliente" Santiaguito sembra pieno fino all'orlo.
Vulcanologi dell’ INSIVUMEH indicano che la lava, formando una sorta di "crosta" in alto, trabocca e produce numerose valanghe di blocchi rocciosi sul fianco sud-est. Vulcanologi guatemaltechi ritengono che il rischio di formazione di un flusso piroclastico, di destabilizzare uimagena parte del duomo di lava è molto a rischio.
I lavoratori di caffè che sono ai piedi del Santiaguito devono stare molto attenti.
Nel frattempo, oltre all’espulsione lenta di lava al vertice, l'edificio ha realizzato diverse esplosioni generalmente verso il basso.
Caduta di cenere è stata registrata ieri a San Marcos, Loma Linda e Palajunoj.
Il Vulcano Santa María è un grande vulcano attivo nelle Highlands occidentali del Guatemala, vicino alla città di Quetzaltenango. Prima della conquista spagnola, è stato chiamato Gagxanul nella lingua Quiché locale '.
La sua eruzione nel 1902 (VEI 6) è stata una delle quattro più grandi eruzioni del 20 ° secolo, ed una delle cinque più grandi eruzioni degli ultimi 200 (e probabilmente 300) anni.
Sebbene la maggior parte dell’ attività eruttiva del Santiaguito è stata relativamente dolce, occasionali esplosioni più grandi si sono verificate nel tempo. Nel 1929, parte della cupola crollò, generando flussi piroclastici che uccise ovunque da alcune centinaia fino a 5.000 persone. Frane occasionali hanno generato più piccoli flussi piroclastici, e le eruzioni di cenere verticale ad altezze di pochi chilometri sopra la cupola sono comuni. Ora quella stessa cupola, riformatasi negli anni, sta rischiando di crollare nuovamente!



Fonte:http://thedayafterjournal.blogspot.com/

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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