ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


giovedì 30 settembre 2010

NAZISMO ATEO O NAZISMO CREDENTE?



Di recente il papa Ratzinger durante la sua gita in Inghilterra non tenendo conto di su quali basi si fondava l'ideologia nazista,ne del legame che vi era a quei tempi con la Chiesa,oppure semplicemente ignorando fatto troppo scomodo per le autorità ecclesistiche,ha affermato che il nazismo fu un male portato dall'ateismo,vale a dire non credere in Dio.
"Nel suo primo discorso pubblico nel Regno Unito, in occasione della cerimonia di benvenuto al castello di Holyroodhouse, Benedetto XVI ha vantato i meriti storici del cristianesimo, definito “una forza potente per il bene nel vostro regno” (forse in risposta al dibattito dallo stesso titolo andato in onda su Sky), e ha messo ancora una volta in guardia dai pericoli rappresentati dall’ateismo.
Prendendo spunto dall’importate contributo dato dall’Inghilterra alla lotta al nazismo, il papa ha accennato ai pastori e ai religiosi cristiani che “pagarono con la propria vita la loro opposizione” a un regime “che aveva in animo di sradicare Dio dalla società”.
Ragion per cui, ha sostenuto il papa citando se stesso, “mentre riflettiamo sui moniti dell’estremismo ateo del ventesimo secolo, non possiamo mai dimenticare come l’esclusione di Dio, della religione e della virtù dalla vita pubblica conduce in ultima analisi ad una visione monca dell’uomo e della società, e pertanto a “una visione riduttiva della persona e del suo destino”.
Il papa ha concluso auspicando che il Regno Unito “possa mantenere sempre il rispetto per quei valori tradizionali e per quelle espressioni culturali che forme più aggressive di secolarismo non stimano più, né tollerano più”, e che non si lasci dunque “oscurare il fondamento cristiano che sta alla base delle sue libertà”. [."

Ebbene per dimostrare la concretezza della falsità legata alle sue stesse affermazioni partiremo proprio dalle foto che dimostrano che i fatti non tornano con quanto affermato da Ratzinger,ma bensì l'esatto contrario.

Hitler si faceva fotografare spesso con le chiese sullo sfondo, per sottolineare la somiglianza ideologica fra nazismo e cattolicesimo.

E' Hitler che va a salutare i vescovi, e non viceversa!
Da notare le onorificenze naziste sul sorridente vescovo a destra.



CIMELI E SIMBOLI CATTO-NAZISTI


Hitler non era ateo,era cattolico.


«Profonde divergenze esistono tra umanesimo ateo e umanesimo cristiano; un’antitesi che attraversa tutta la storia, ma che con il nichilismo contemporaneo è giunta a un punto cruciale».
(Benedetto XVI, Angelus di domenica)

«Preserveremo e difenderemo i principî su cui la nazione è stata costruita: il Cristianesimo come fondamento della nostra morale, e la famiglia come base della nostra vita nazionale (…), combatteremo una guerra senza sosta contro il nichilismo spirituale, politico e culturale»
(Adolf Hitler, Scioglimento del Reichstag, 1 feb 1933)

«ci sono modi di pensare e di agire, che esaltano la libertà quale unico principio dell’uomo, in alternativa a Dio (…) dall’altra ci sono i santi»
(Benedetto XVI, Angelus di domenica)

“Oggi i cristiani sono alla guida di questo paese. Io non avrò alcun legame con partiti che vogliono annullare la cristianità: noi vogliamo riempire di nuovo la nostra cultura dello spirito cristiano. Vogliamo fare fuori le recenti immoralità nella letteratura, nel teatro, nella stampa. In poche parole vogliamo sconfiggere la venerea immoralità che ha contaminato la nostra cultura e tutto il nostro modo di vivere, come risultato degli eccessi liberali degli anni passati”
(Adolf Hitler, estratto di discorso)

In conclusione
Non esiste alcuna attinenza tra Nazismo e ateismo ma esiste invece una forte prova che la Chiesa avesse rapporti con il Nazismo,a questo punto la conclusione migliore è che Ratzinger ha affermato davanti a tutto il mondo cose che nemmeno lui sapeva ne era al corrente.
L'ateismo in tal caso non ha alcuna colpa nei confronti del nazismo bisogna sempre pensare prima di parlare.



Fonti:
http://riotlution.blogspot.com/2010/09/volte-ritornano-ateismonazismo.html
http://www.distantisaluti.com/nichilista-sta-cippa/

mercoledì 29 settembre 2010

DURANTE LE ULTIME 48 ORE AUMENTO DELL'ATTIVITA' SISMICA DEL KATLA


Time and magnitude of earthquake 29 Sep 08:55 GMT


Fonte:http://en.vedur.is/earthquakes-and-volcanism/earthquakes/myrdalsjokull/

CRONOBIOLOGIA

Secondo alcuni studiosi il nostro astro è responsabile di infarti, suicidi, epidemie e terremoti


Il Sole non è solo apportatore di luce e calore, essenziali per la vita sulla Terra, ma interferisce pericolosamente con tutti i processi vitali del nostro pianeta. Studi molto seri attribuiscono all’attività solare effetti negativi sulla psiche umana; inoltre provocherebbe epidemie e perfino sconvolgimenti sociali.
Prima di tutto qualche dato essenziale per conoscere alcuni aspetti importanti del nostro sole. Dalla sua superficie, chiamata fotosfera, si diffondono sulla Terra luce, calore, onde di uguale frequenza di quelle radio e radiazioni corpuscolari.
Il peso di materia che il sole, ogni secondo, irradia nello spazio, sotto forma di luminosità, è di quattro milioni e mezzo di tonnellate. Sulla terra, ogni giorno, arrivano 160 tonnellate di luce. Vale la pena constatare, a questo punto, che l’energia utilizzata da tutti gli abitanti del nostro pianeta, in un secondo, non supera il miliardesimo di grammo. Tutto ciò fa riflettere sull’imponenza dei processi nucleari all’origine dell’attività solare. Osservando con attenzione una foto del Sole in cui erano presenti delle macchie scure, l’astronomo Paul Muller, così descrisse il fenomeno, per altro già notato da tempi lontanissimi: "Si tratta... di buchi o di depressioni considerevoli, che vanno da qualche centinaio a diverse migliaia di chilometri; nel più grande di essi, tutta la terra entrerebbe agevolmente".
Sotto la cromosfera si estende la fotosfera, ben visibile durante le eclissi di Sole. Qui avvengono le eruzioni solari, getti di materia incandescente, che possono raggiungere altezze di molte centinaia di migliaia di chilometri. L’osservazione più antica delle macchie solari è dovuta ai cinesi e risale al 165 a.C. La scoperta della periodicità delle macchie solari, ciclo undecennale, fu documentata e descritta da un astronomo dilettante H.F. Schwabe, nel 1843. Le particelle elettrizzate scagliate dal sole sulla terra, suscitano vere e proprie tempeste magnetiche.
Oggi "sappiamo - scrivono H.J. Eysenck e D. K. B. Nias - che le macchie solari sono aree della superficie solare dove a un freddo anormale si associa un’intensità magnetica molto alta. ...emettono grandi quantità di altre radiazioni ed emanano anche particelle cariche. Le radiazioni impiegano circa otto minuti a raggiungere la terra e le particelle cariche un giorno o più. Le macchie producono anche un aumento del ‘vento solare’, una corrente continua di gas ionizzato che esce dal sole. Non si sa perché il sole abbia le macchie, né si sa per certo che cosa esse siano in realtà. ...Le macchie solari appaiono e scompaiono continuamente. La loro durata è soggetta a una grande variabilità, alcune durano solo un paio di giorni, mentre altre possono durare oltre un mese, ma prese nel loro insieme hanno un andamento ciclico che aumenta fino a un massimo di attività mediamente ogni 11,1 anni".
"Sulle macchie solari, nel frattempo, - dice Lorenzo Pinna su "Focus" (N. 58 - agosto 1997)) - si indaga con la tecnica dell’’eliosismologia’. Uno speciale telescopio, chiamata Michelson doppler Imager, tiene sotto controllo una griglia formata da un milione di punti sulla fotosfera. Gli astrofisici hanno così scoperto che i gas si propagano nella zona convettiva a oltre un Km al secondo, cioè più rapidi di un jet militare, e che forti campi magnetici si creano dove i flussi di gas convergono. Sarebbero cioè i gas, nel loro moto turbolento, a ‘comprimere’ le linee dei campi magnetici creando zone di magnetismo più intenso: le famose macchie".
Vi sono relazioni tra l’intensità delle macchie solari e certe perturbazioni psichiche? Sembrerebbe proprio di si. Per quanto riguarda i suicidi (e non solo) significative relazioni erano state ipotizzate già da molto tempo. B. e T. Dull, più di sessanta anni fa, comunicarono, dopo anni di studi, che avevano osservato sensibili aumenti di suicidi, l’8%, in giorni di grande attività solare. Un altro settore di ricerca ha individuato perturbazioni di questo tipo quale causa di incidenti. Due ricercatori Tromp (1963) e Lynn (1971) hanno pubblicato lavori del genere. Nel primo R. Reiter dopo aver studiato 362.000 incidenti accaduti, in 2 anni, nell’industria, aveva scoperto che questi avevano subito incrementi dal 20 al 25 % in periodi di intensa attività solare. Reiter in un secondo studio, relativo a 21.000 incidenti stradali, aveva ottenuto analoghi risultati.
Sono state trovate relazioni, anche, tra gli infarti cardiaci e le perturbazioni solari. Nel 1959, sul Bollettino dell’Accademia di Medicina del numero di marzo, il dott. M. Poumailloux, primario di cardiologia all’ospedale parigino Saint-Antoine scriveva: "le nostre constatazioni hanno fatto apparire una correlazione veramente impressionante tra l’aumento degli infarti al miocardio, in certi periodi di massima attività solare e di punte di agitazione geomagnetiche". Già nel 1945 era stato osservato che la curva della mortalità per malattie di cuore nell’ ex Unione Sovietica era stata in stretta relazione con l’indice delle macchie solari. (Fonte: Pejarskaia, citato da N. Schulz, Annales médicales de Nancy, maggio 1962, pag. 182).
In India uno studio in tal senso è stato condotto dai dottori Malin e Srivastava (1979). Il periodo preso in considerazione va dal 1967 al 1972. Furono studiati 5000 casi di ricovero per infarto avvenuti in due ospedali e studiati in relazione all’indice giornaliero di attività geomagnetica terrestre in rapporto all’intensità delle macchie solari. Il risultato a cui pervennero i due studiosi fu molto significativo.
Lo scienziato sovietico A.L. Tchijewsky (1897-1964), professore alla Facoltà di medicina dell’Università di Mosca, che aveva a lungo studiato il problema, raccogliendo dati da 72 paesi fin dal 600 a.C., scoprì un evidente parallelismo tra le epidemie in genere, le guerre, le grandi migrazioni e le rivoluzioni in rapporto al ciclo undecennale del sole. La sua tesi è che tutte le epidemie e i grandi cambiamenti sociali mostrano una periodicità undecennale. Era conosciuta e da molto tempo una periodicità di circa undici anni per la difterite, ma se ne ignorava il motivo. Tchijewsky ne evidenziò il parallelismo col ciclo undecennale del sole. Identica relazione evidenziò lo studioso russo, per la meningite cerebrospinale, che studiò in diversi Paesi e i cicli delle macchie solari, negli anni 1800-1920. Il dott. B. Rudder, direttore della Clinica Pediatrica dell’Università di Francoforte, confermò con successive e più estese ricerche le conclusioni di Tchijewsky.
Altri lavori documentarono un rapporto tra il ciclo undecennale solare e l’infezione difterica e il numero dei casi avutisi a Vienna e a Budapest (osservazioni fatte sugli anni: 1885 - 1900 - 1905 - 1910 - 1915 - 1920 - 1925 - 1930 - 1935). (Fonte: H. Berg, Io Symposium international sur les relations entre phénomènes slaires terrestres en chimie-physique et biologie, Presses Académiques Européennes, Bruxelles, 1960, pag. 160).
Nel 1915 Alexander Tchijewsky pubblicava un lavoro dal titolo: "Influenza periodica del Sole sulla biosfera", nel quale dimostrava la relazione tra i fenomeni di perturbazione solare e la vita sulla Terra. Lo scienziato scoprì, pure, una significativa coincidenza con le maggiori epidemie di peste e la periodicità delle macchie solari. Per questo studio risalì fino al VI secolo della nostra Era. Studiò ottanta epidemie di peste, verificatesi tra il VI e il XIX secolo, in Europa, scoprendo che ben 52 di queste, il 65%, si erano scatenate in periodi di massima attività del Sole. La tesi di Tchijewsky è, in sostanza, che le epidemie, similmente al Sole, hanno una periodicità di circa undici anni.
Segue uno specchietto, tra epidemie di colera ed attività solare, riportato nel suo lavoro in lingua russa: "Trattato di climatologia biologica e medica" (1934), al capitolo: "Azione dell’attività solare sulle epidemie" (pagg. 1034-1041):

ATTIVITA’ SOLARE EPIDEMIE DI COLERA

MASSIMA MINIMA INIZIO MASSIMO FINE

1816 1823 1816 1817 1823

1830 1833 1827 1829-31 1833

1837 1837

1848 1856 1844 1848 1857

1860 1867 1863 1863-66 1875

1870 1878 1870-72

1883 1889 1883 1883-86 1889

1894 1900 1890 1892-94

Il mondo accademico si espresse molto positivamente sul lavoro dell’instancabile ricercatore. A tal proposito Lev Brovov scrisse che la: "commissione, presieduta dal prof. B. M. Kedrov, concluse che numerosi lavori e idee di Tchijewsky erano di un valore scientifico notevole".
Altri studiosi continuarono le ricerche di Tchijewsky ottenendo sempre risultati che dimostravano una effettiva influenza solare sulla vita della Terra. Per più di 20 anni il biologo giapponese Maki Takata (1951) lavorò sul test che serviva a misurare l’albumina del siero sanguigno. Il test denominato Reazione di Takata, consente il calcolo dell’Indice di flocculazione dell’albumina nel sangue. L’indice è piuttosto costante nei soggetti maschili sani, nella femmina, invece, è influenzato dalle mestruazioni.
L’Indice di flocculazione, in alcuni periodi, varia improvvisamente. Lo scienziato giapponese scoprì che queste improvvise impennate dell’indice avvenivano parallelamente su scala mondiale poiché si verificavano in più persone, pure, lontanissime tra loro. Takata pensò che il fenomeno avesse una relazione con l’attività solare. In una serie di lavori studiò e descrisse il fenomeno constatando, tra l’altro, che: "l’indice aumenta ogni qual volta che l’attività solare è massima o quando le eruzioni o le macchie appaiono al centro del disco solare...".
Il sangue è, pure, influenzato dai venti solari. Schulz aveva osservato che "la configurazione del sangue delle persone sane è sottoposta a continue modificazioni che dipendono... anche dalla variabilità delle radiazioni solari...". Indubbiamente quello che appare fin troppo chiaro, è che il Sole con le eruzioni è in stretta relazione con le epidemie più gravi quali il colera, la difterite, il tifo, ecc. Anche la malattia influenzale è più virulenta in anni di massima perturbazione solare. Nel 1918-19 l’influenza detta Spagnola, provocò quasi 400.000 morti.
Il 1957, pure, anno di massima attività solare, vede alla ribalta l’Asiatica, che causò, solo in Italia 10.000 morti in eccesso, cioè in più rispetto alla media. L’Hong-Kong nel 1969-70 ne causò 20.000. Negli anni 1989-90 è stata la volta della Cinese, che, oltre a provocare una vera e propria ecatombe in Inghilterra, stese a letto non meno di 2 milioni di italiani ed in America milioni di persone.
"<> dicono due scienziati inglesi". Così titolava un articolo su "la Repubblica" di venerdì 26 gennaio 1990. Nel pezzo si riproponeva quanto pubblicato dal prestigioso settimanale di scienza "Nature". L’articolo precisava: "Secondo Fred Hoyle e Chandra Wickramasinghe il fatto che le ultime cinque epidemie d’influenza più gravi, compresa l’attuale, siano avvenute ogni undici anni, quando maggiore è stata l’attività del sole, non è una semplice coincidenza. I due scienziati, infatti, sostengono che lo spazio è abitato da forme viventi primordiali come i virus, compreso quello che nell’uomo causa l’influenza. La grande intensità che raggiunge il vento solare ogni undici anni trasporterebbe molti più virus sulla Terra, causando le epidemie più gravi".
A.L. Tchijewsky estese le sue ricerche anche ai grandi cambiamenti sociali, guerre, rivoluzioni ecc. e, nel 1926, disse: "Dobbiamo pensare che esista un potente fattore esterno alla nostra Terra che governa lo sviluppo degli eventi nelle società umane e li sincronizza con l’attività del sole; e dobbiamo anche pensare che l’energia elettrica del sole è il fattore extraterrestre che influenza i processi storici". Sembra un’affermazione alquanto azzardata, quella dello scienziato, eppure, con le sue ricerche, trovò ed elencò tutta una serie di fatti che gli danno ragione.
Eccone alcuni riportati da G.L. Playfair e S. Hill: "Nel 1917... la rivoluzione bolscevica si era verificata in coincidenza con un’insolita esplosione di attività solare, come avvenne per il tentativo fallito del 1905. Nel 1922, aveva disegnato un diagramma... che dimostrava che un periodo di almeno 2400 anni di ‘movimenti di masse’, comprese tutte le guerre più gravi, le battaglie e le rivoluzioni registrate nella storia di tutti i popoli, rivelava non solo dei cicli regolari, ma dei cicli in fase con quelli del Sole. (...) Le rivoluzioni francesi del 1789, 1830 e 1848, le agitazioni locali del 1870 e le due rivolte russe del 1905 e del 1917 ebbero luogo tutte vicino a periodi di massima attività solare. (Come, pure, lo scoppio della seconda Guerra Mondiale, i colpi di stato comunisti di molte nazioni dell’Est Europeo, l’invasione sovietica della Cecoslovacchia e il periodo di agitazioni studentesche del 1968)".
Le più importanti constatazioni di Tchijewsky lo portarono ad osservare che:
- In 2400 anni di storia del mondo, i grandi movimenti sociali (guerre, rivoluzioni, invasioni, ecc.) si verificano numerosi ogni 11 anni, in periodi di massima attività solare;
- Dall’anno 1000 al 1900 "il 72 % di tutte le epidemie psichiche coincide con i periodi di massima, e il 28 % con i periodi di minima dell’attività solare";
- In ultimo due esempi di Tchijewsky che chiariscono l’influenza del metronomo solare: le immigrazioni degli ebrei in America sono più massicce, particolarmente, in periodi di grande attività solare. L’alternarsi dei ministeri liberali e conservatori in Inghilterra, tra il 1830 e il 1930, seguirebbe la seguente regola: negli anni di massima attività delle macchie solari liberali al potere, conservatori negli anni di minima.
Tchijewsky nel 1926, in base alle sue teorie, fece delle previsioni per gli anni 1927-29 assicurando che in essi avremmo osservato "un’attività umana della più grande importanza storica" che avrebbe dato un nuovo volto al mondo. Non sbagliò affatto. Una lunga dittatura fascista e corporativa fu iniziata da Antonio de Oliveira Salazar che in Portogallo arrivò al potere in quel periodo. In Cina a Pechino il generale Chiang Kaishek formò un governo nazionalista a Nanchino e condusse la guerra civile contro i comunisti. L’Italia sempre in quel periodo si dava un parlamento fascista e preparava la strada a Mussolini. Hitler raggiungeva il potere in Germania. In Russia Stalin arrivava al vertice del potere dopo aver soppresso Trotsky. In America si verificò, nel 1929, il grande crollo di Wall Street, il più grande disastro economico della storia americana.
Eysenck e Nias sottolineano che "si è anche sostenuto che c’è un ciclo di guerre di 11, 1 anni, che è la lunghezza media del ciclo delle macchie solari...". Anche i terremoti sembrano essere influenzati dai capricci del Sole. Scrivono G. L. Playfair e S. Hill che "gli astronomi e i geofisici sovietici hanno affermato che l’attività sismica complessiva sulla Terra ubbidisce allo stesso ritmo dell’attività solare. Il portavoce più autorevole di questa teoria è A. D. Sytinsky dell’Istituto di ricerche Artiche e Antartiche di Leningrado, che si è spinto ad affermare che i fenomeni sismici sulla terra dipendono dall’attività solare". Lo stesso si può dire per i tornado, infatti, il flusso di energia che si produce dalle eruzioni solari contribuisce a originare le trombe d’aria, i cicloni.
Siamo, indubbiamente, interagenti col nostro Sole, più di quanto immaginiamo. Ed è innegabile la sua influenza su tutto ciò che vive e sulla stessa materia. Il professor Giorgio Piccardi dell’Università di Firenze affermò: "Tutti gli esseri viventi sono legati al mondo esterno molto più intimamente di quanto si potrebbe pensare". Lo scienziato spiegò, anche, che "Per essere soggetto agli effetti cosmici, l’uomo non ha bisogno di essere lanciato nello spazio; non è neppure necessario che esca di casa". Il punto è ora sapere se le energie che scaturiscono dalle perturbazioni del nostro sole ci obbligano a fare determinate cose o se, più semplicemente, ci rendono inclini a fare qualche cosa.
La risposta tocca alla scienza ma, malauguratamente, sebbene questo settore della ricerca sia oltremodo di grande importanza H. J. Eysenck e D. K. B. Nias scrivono che "fa rabbia rilevare che ricerche interessanti e ben condotte e che portano a conclusioni importanti non sono state replicate o approfondite, probabilmente perché gli scienziati temono di venir definiti ciarlatani creduloni se esaminano dei presunti fenomeni per i quali ancora non esiste nessuna spiegazione fisica".

Giuseppe Cosco (pubblicato su NEXUS NEW TIMES ed. italiana n°5)

BIBLIOGRAFIA
- Colqhoun W.P., Biological rihytms and human performance, Academic Press, New York 1971.
- Eysenck H.J. - Nias D.K.B., Astrologia, scienza o superstizione?, Astrolabio, Roma 1983.
- Gauquelin M., Ritmi biologici - ritmi cosmici, Faenza Editrice, Faenza 1976.
- Playfair G.L.- Hill S., Gli influssi del cosmo sulla via terrestre, Meb, Torino 1981.
- Tchijewsky A.L., "The terrestrial echo of solar storms, Moscow, Mysl 1973. (Russian). Seconda edizione, 197

Fonte:http://www.disinformazione.it/cronobiologia.htm

UN 'ALTRO VULCANO IN ISLANDA DA SEGNI DI IRREQUIETEZZA


Il Bárðarbunga,il vulcano più potente dell'Islanda,si trova sotto la calotta di ghiaccio del ghiacciaio Vatnajökull,e sta dando seri segni di risveglio.
Nella foto sottostante è possibile notare l'aumento dell'attività sismica degli ultimi 2 giorni.

Quello che molti non sanno è che il vulcano durante la sua eruzione più potente avvenuta probabilmente circa 8.500 anni fa emise un' eruzione lavica che coprì un'area di 950 chilometri quadrati (367 miglia quadrate).
In confronto, Manhattan copre poco meno di 23 miglia quadrate.
In tempi storici ci sono stati grandi eruzioni ogni 250-600 anni e gli scienziati credono che in un futuro prossimo,senza sapere quando,il vulcano erutterà di nuovo.

Fonti:
http://fromtheold.com/news/earth/volcanoes/icelands-b-r-arbunga-volcano-shows-more-active-lately-20449
http://en.wikipedia.org/wiki/B%25C3%25A1r%25C3%25B0arbunga&prev

martedì 28 settembre 2010

SOLE IN PIENA ATTIVITA'


Dopo essersi risvegliato all’inizio di agosto, continua il pieno tumulto del Sole: le eruzioni, infatti, si susseguono sempre più violente, riguardando l’intera superficie. L’osservatorio solare della Nasa, Soho, ha fornito immagini decisamente spettacolari: l’eruzione appena avvenuta è molto simile a quella di inizio agosto, che indirizzò uno sciame di particelle (vento solare) verso la Terra, provocando coloratissime aurore attorno al Polo Nord.
Secondo gli esperti, nonostante l’intensa attività solare in corso, questa volta il vento solare non dovrebbe investire la Terra in maniera particolarmente violenta. Nessuna eventuale tempesta magnetica, dunque, come nessuna aurora suggestiva.
Il condizionale, però, è comunque d’obbligo, dato che una ricerca americana su ‘Nature Communications’ ha scoperto che non sempre le tempeste solari viaggiano mantenendo la stessa direzione: alcune volte possono accelerare rapidamente e cambiare rotta, come risulta dai dati raccolti dalle sonde gemelle della Nasa, ‘Stereo A’ e ‘Stereo B’, che osservano il Sole.

Fonte:http://centroufologicotaranto.wordpress.com/2010/09/28/sole-in-tumulto-violente-eruzioni-globali/

NON TUTTE LE CATASTROFI SONO UGUALI


Non ha stupito che dalle nostre parti il terremoto d'Abruzzo abbia ricevuto più attenzione di quello di Haiti. Ha stupito maggiormente che le alluvioni in Pakistan, molto più mortifere e devastanti del terremoto di Haiti, siano scivolate nella quasi totale indifferenza.
Nessuna mobilitazione, niente dibattiti, raccolte di fondi al lumicino.
Che dire allora delle alluvioni in corso in Nigeria? Due milioni di sfollati e trecentocinquantamila case distrutte solo nelle ultime giornate, dopo che i responsabili hanno deciso di aprire le dighe e svuotare i bacini ormai troppo pieni.
Profughi ambientali che si vanno ad aggiungere ad altre migliaia di alluvionati nel corso dell'anno in Nigeria e agli altri alluvionati in altri venti paesi africani. Ma se i media non riportano la notizia è come se non fosse successo niente. Niente mobilitazione, niente soccorsi, niente collette tra gli italiani di buona volontà.
La migliore dimostrazione che anche questo genere di carità non è altro che la risposta scontata alla banale creazione di un bisogno da parte dei media. Bisogno di partecipare alla mobilitazione dei buoni, bisogno di fare ciò che (dicono) è giusto, bisogno di spendere qualche spicciolo per sentirsi parte di uno sforzo internazionale, bisogno di comprarsi un tonico per la coscienza o, per i meno, bisogno di credere davvero di poter salvare qualcuno mandando un SMS dal divano di casa.
Senza media non c'è essuna mobilitazione dei Vip, che corrono dove possono ricavarne visibilità, nessun intervento della politica, che già fatica a star dietro alle catastrofi domestiche.
Se non c'è interesse politico o economico ai livelli più alti, le catastrofi non esistono, svaniscono nell'indifferenza, si è visto di recente anche per la guerra civile a Ceylon, a conferma che i casi di Pakistan e Nigeria non sono eccezioni, ma la regola.

Fonte:http://mazzetta.splinder.com/post/23365423/non-tutte-le-catastrofi-sono-uguali

ASTEROIDE PERICOLOSO IN AVVICINAMENTO


Il telescopio Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System (Pan-Starrs) -PS1-, ha scoperto un asteroide che arriverà entro 4 milioni di chilometri dalla Terra a metà ottobre. L'oggetto è di circa 150 metri di diametro ed è stato scoperto in immagini acquisite il 16 settembre, quando era a circa 20 milioni di miglia di distanza.
E' il primo "oggetto potenzialmente pericoloso" (PHO) ad essere stato scoperto dal sondaggio di Pan-Starrs e ha ricevuto la designazione di "2010 ST3".
"Anche se questo particolare oggetto non colpirà la Terra nel futuro immediato, la sua scoperta dimostra che il Pan-Starrs è oggi il sistema più sensibile dedicato alla scoperta di asteroidi potenzialmente pericolosi", ha detto Robert Jedicke, dell'Università delle Hawaii e membro del PS1 Scientifico del Consorzio, che sta lavorando sui dati asteroide dal telescopio.
"Questo oggetto è stato scoperto quando ormai era troppo lontano per essere rilevato da altre indagini", ha osservato Jedicke, dell'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, un importante partner nel Consorzio.
La maggior parte dei più grandi PHOS sono già stati catalogati, ma gli scienziati sospettano che ve ne siano molti altri delle dimensioni inferiori ad un miglio che non sono ancora stati scoperti.
Un loro impatto potrebbe causare una devastazione su scala regionale, sul nostro pianeta, eventi che secondo le stime si verificano una volta ogni qualche migliaio di anni.
Timothy Spahr, direttore del Minor Planet Center (MPC), ha dichiarato: "Mi congratulo con il progetto Pan-Starrs per questa scoperta.
E' la prova che il telescopio PS1, con le sue Gigapixel Camera e il suo sofisticato sistema computerizzato per la rilevazione di oggetti in movimento, è in grado di trovare oggetti potenzialmente pericolosi che nessun altro ha trovato".
Il MPC, con sede a Cambridge, nel Massachusetts, è stato istituito con la International Astronomical Union nel 1947 per raccogliere e diffondere le misurazioni di posizione degli asteroidi e delle comete, di confermare le loro scoperte, e dar loro denominazioni preliminari.
Pan-Starrs si aspetta di scoprire decine di migliaia di nuovi asteroidi ogni anno con una precisione sufficiente per calcolare con le loro orbite intorno al Sole.
Qualunque oggetto di considerevoli dimensioni che sembra che possa avvicinarsi alla Terra entro i prossimi 50 anni o giù di lì sarà etichettato come "potenzialmente pericoloso" e attentamente monitorato.
Gli esperti della NASA ritengono che, con parecchi anni avviso, dovrebbe essere possibile organizzare una missione spaziale per deviare qualsiasi asteroide che si scopra essere in rotta di collisione con la Terra.
La Pan-Starrs ha obiettivi più ampi. PS1 e il suo fratello maggiore, PS4, che sarà operativo in questo decennio, dovrebbe scoprire un milione di asteroidi o più in totale, e perseguire altri obiettivicome le stelle variabili, le supernove, e misteriose galassie in oltre metà dell'universo.
PS1 è divenuto pienamente operativo dal giugno 2010.
Le indagini PS1 sono state rese possibili attraverso i contributi dell'Università delle Hawaii di Astronomia, la Pan-Starrs Project Office, la Società Max-Planck e i suoi istituti partecipanti, l'Istituto Max Planck per l'astronomia, Heidelberg e la Istituto Max Planck per la fisica extraterrestre, Garching, la Johns Hopkins University, la Durham University, l'Università di Edimburgo, Belfast Queen's University, l'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, la Las Cumbres rete Telescope Observatory Global, Inc., e la Nazionale Centrale Università degli Studi di Taiwan. Il finanziamento per la costruzione di Pan-Starrs (abbreviazione di Panoramic Survey Telescope & Rapid Response System) è stato fornito dalla US Air Force Research Laboratory.
Con sede a Cambridge, Mass., l'Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics (CfA) è una collaborazione congiunta tra lo Smithsonian Astrophysical Observatory e l'Harvard College Observatory. Gli scienziati CfA, sono articolati in sei divisioni di ricerca, per studiare l'origine, l'evoluzione e il destino ultimo dell'Universo.


Traduzione a cura di Arthur McPaul

Fonte:http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/09/asteroide-pericoloso-scoperto-dal-pan.html

CLIMATOLOGIA,PREVISIONE DELL'ERA GLACIALE


Da diversi anni le condizioni atmosferiche stanno subendo in tutto il mondo strane e preoccupanti variazioni: nel sud del Sahara migliaia e migliaia di persone sono morte di fame per la siccità di cui i giornali non hanno molto parlato; quello che invece ben pochi sanno è che questa cintura della siccità fa parte di un'area molto più vasta, caratterizzata da mancanza di precipitazioni che si estende dal Medio Oriente all'India, all'Asia meridionale ed al nord della Cina.
La siccità ha colpito anche l'America Centrale; ma mentre queste regioni diventavano aride, zone lontane le une dalle altre come gli Stati Uniti centro-occidentali, le Filippine, e l'Italia subivano disastrose innondazioni.

La Climatologia, Previsione Dell' Era Glaciale
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In certe regioni settentrionali, come la Siberia, l'abbassamento della temperatura raggiungeva punte record, in altre, come la Russia europea ed il nord est degli Stati Uniti, si registravano inverni di una mitezza senza precedenti.
Scienziati di varie discipline sono arrivati alla conclusione che qualcosa stà effettivamente cambiando nel clima, e che si tratta di cambiamenti piuttosto sensibili.
Qualcuno rtiene addirittura che ci stiamo avviando verso un'altra era glaciale come quella che spinse i ghiacciai fin nel cuore dell'America settentrionale prima di ritirarsi circa 10.000 anni fa.
I cambiamenti sono cominciati all'inizio di questo secolo con un deciso miglioramento del clima.
Le temperature medie raggiunsero la punta massima nel 1945, e da allora sono andate nettamente calando.
L'abbassamento totale dagli anni quaranta ad oggi - circa un grado centigrado nelle latitudini alte - anche se non colpisce molto la fantasia, ha avuto conseguenze notevoli.
In Islanda la diminuita resa dei campi di piante foraggere ha avuto ripercussioni negative sulla produzione di lana e di carne.
In Inghilterra, la stagione della produzione agricola è in media di nove dieci giorni più breve rispetto a prima del 1950.
Per alcuni climatologi la presente tendenza del clima a raffredarsi non fa presagire niente di buono.
Vedono in questo fenomeno la causa primaria di gran parte del cattivo tempo che prevale nel mondo e avvertono che potranno derivarne all'umanità disastri senza precedenti.
Tra l'altro, ipotizzano e paventano quanto segue:
1) Interi deserti, come quello del Sahara, slitteranno verso sud. In compenso, potrà esserci una ripresa dell'agricoltura in zone un tempo fiorenti, come il Sahara settentrionale e l'altipiano Iraniano.
2) E' probabile che in questo scorcio di secolo i monsoni non ritornino a spirare con la regolarità di un tempo in regioni come l'India settentrionale, rendendo molto difficile il sostentamento degli abitanti dei territori battuti da questi venti, anche se il loro numero dovesse mantenersi sul livello attuale.
3) Piogge torrenziali colpiranno di nuovo le pianure del West americano e le Montagne Rocciose, causando alluvioni fino alla valle del Mississippi.
E' risaputo che il clima del mondo costituisce un sistema molto complesso soggetto a perturbazioni dovute a fenomeni di diversa natura e che dipende principalmente dalla quantità di radiazioni solari assorbite dalla terra e dalla sua atmosfera.
Tale quantità dipene dall'albedine che rappresenta il potere riflettente della terra.
Quanto maggiore è l'albedine, tanto più fredda è la terra.
Dato che il bianco ha un alto potere riflettente, le nuvole, come la neve ed il ghiaccio, contribuiscono in grande misura all'albedine.
Se il manto di neve, di ghiaccio e nubi dovesse estendersi, con la conseguenza di riflettere nello spazio una maggior quantità di luce solare, ne risulterebbe un minor tasso di calore, specialmente nelle alte latitudini.
Questo accrescerebbe l'albedine ed abbasserebbe ulteriormente la temperatura.
C'è poi un altro fattore che contribuisce all'albedine del nostro pianeta: le particelle sospese nell'aria.
Molti climatologi credono che un sostanziale aumento dell'anidride carbonica, generato dai combustibili fossili bruciati, abbia contribuito a dare l'avvio al riscaldamento climatico.
Grazie a quello che è chiamato effetto serra, le mollecole di anidride carbonica sono trasparenti quanto basta per lasciare passare la luce del sole, ma non tanto da essere attraversate dal calore irradiato dalla terra.
Perciò esse trattengono e rinforzano l'effetto calorifico del sole.
Forse la conclusione più importante che si può trarre da ciò che i climatologi hanno scoperto non è una previsione esatta del clima futuro, ma la costatazione che il clima non è una quantità costante.
Si direbbe piuttosto che sia una variabile oscillante e che costituisca un problema più importante di altri da considerare con molta attenzione, per la sopravvivenza dell'umanità.

Fonte:http://www.paid2write.org/tecnologia_scienze/la_climatologia_previsione_dell_era_glaciale_4879.html

PRIMO GELO IN SCOZIA

Gelo accompagnato da vento e neve nelle Highlands e gelata sfiorata a Glasgow. -19°C ad Alert (Canada) e Kap Morris Jesup (Groenlandia), minime negative in doppia cifra anche in Alaska. Argentina: -8°C a Bariloche, fino a -2°C nella Pampa. Gran caldo in Medio Oriente: 46°C in Kuwait, 42°C a Baghdad, 39°C a Damasco, 37°C ad Amman. Honduras e Nicaragua sotto le piogge e i forti venti di Matthew, 130 mm in 24 ore a Tuxpan (Messico).
Sulle Highland scozzesi è arrivato venerdì 24 settembre il primo gelo con le prime deboli nevicate.

Giovanni Staiano: 26-09-2010 ore 09:11

Cairngorm -2,2°C, Aonach Mor -1,7°C, Cairnwell -0,4°C, queste le minime di venerdì 25 settembre in tre stazioni montane delle Highlands scozzesi, rispettivamente a 1245, 1130 e 933 metri. Il gelo è stato accompagnato da forti venti settentrionali (raffiche fino a 130 km/h a Cairnwell) e da raffiche di neve debole intermittente. Annullata la gara di nuoto prevista sabato nelle acque del Loch Muick, presso Balmoral, per le basse temperature, sia dell'atmosfera che dell'acqua (inferiore quest'ultima agli 11°C). Sabato, con cieli meno nuvolosi, gelate sfiorate localmente anche a bassa quota: Eskdalemuir (m 242) +0,1°C, Glasgow/Prestwick +0,8°C, Glasgow/Bishopton +2,1°C.
Si avvicinano i primi -20°C stagionali nell'Artico (parliamo di bassa quota, escludendo quindi i 3202 metri di Summit). Venerdì 24 settembre, -19,4°C ad Alert (Canada), -18,4°C a Kap Morris Jesup (Groenlandia), -17,4°C ad Eureka (Canada). Kap Morris Jesup era scesa a -18,9°C giovedì. Sotto i -10°C è andata anche l'Alaska: Bettles -12,2°C, Gulkana -11,1°C. -12,9°, +0,2° e +0,8°C le medie delle minime di settembre a Alert, Bettles e Gulkana.
Geli tardivi nella Patagonia argentina, nelle località andine ma anche nella Pampa venerdì 24 settembre. Queste alcune minime: Bariloche -8,4°C, Esquel -5,8°C, El Calafate -5,0°C, Maquinchao -2,5°C, Tandil -2,0°C, Mar del Plata -1,5°C, Azul -1,4°C. -0,6° e +4,5°C le medie delle minime di settembre di Esquel ed Azul, quest'ultima nella Pampa.
Torna sopra i 46°C il Kuwait. Venerdì 24 settembre, 46,3°C ad Abdaly. Altre massime molto elevate: Mitribah 45,9°C, Shuwaikh 45,8°C, Sulaibiya 45,4°C, Jahra 45,1°C, Kuwait Int.Airport 44,6°C. In Iran, Abadan 45,4°C, Omidieh 44,2°C. 42,0° e 42,3°C le medie delle massime di settembre di Kuwait ed Abadan, ma nella terza decade sono quasi 2°C inferiori.
Continua a fare molto caldo anche in Iraq. Venerdì 24, Baghdad ha raggiunto i 41,6°C, ma anche Mosul, nel nord del paese, è arrivata a ben 39,8°C. Caldo molto intenso venerdì anche in Siria: Damasco 38,8°C, Palmyra e Deir Ezzor 38,4°C, Tel Abiadh 38,3°C, Hama 38,0°C (medie di settembre di Damasco e Palmyra 33,3° e 34,4°C). In Giordania, la capitale Amman (m 767) è arrivata a 36,6°C, 6°C oltre la media delle massime di settembre, mentre Irwaished è stata la stazione più calda con 39,0°C.
La tempesta tropicale Matthew è divenuta rapidamente un uragano di categoria 1 prima di toccare le coste dell'Honduras, successivamente ha ripreso lo status di tempesta sulla terraferma. E'stata revocata l'allerta uragano, ma resta l'avviso di tempesta tropicale su Honduras e Nicaragua. Le autorità dei due paesi hanno fatto evacuare migliaia di persone sul litorale caraibico. Alle 9 GMT di sabato 25 settembre il ciclone era centrato a 15,7°N 86,3°W, accompagnato da venti sostenuti fino a 85 km/h. In movimento verso ovest-nordovest, Matthew dovrebbe tornare brevemente in mare per poi investire la costa del Belize (landfall previsto per le 21 GMT di sabato 25) e interessare quindi domenica, ormai declassata a depressione tropicale, ancora il Nicaragua, prima di dissiparsi nel Messico sudorientale.
Piogge intense nell'America Centrale, non tutte dovute a Matthew, venerdì 24 settembre. Tra le 6 GMT di venerdì e la stessa ora di sabato, 130 mm a Tuxpan (Messico), 99 a San Josè (Guatemala), 99 a Manzanillo (Messico). A La Ceiba (Honduras) registrati 113 mm di pioggia tra le 12 GMT di venerdì e la stessa ora di sabato, questi direttamente collegati al transito di Matthew.
Collisione tra due treni in Tunisia durante un forte temporale, con pioggia molto intensa, con un morto e 57 feriti. L'incidente è avvenuto venerdì 24 settembre a Bir El Bay, circa 30 km a sud di Tunisi. Le fonti ufficiali informano che la causa dell'incidente è stata probabilmente la scarsa visibilità. Il conducente di un treno locale proveniente da Sfax non avrebbe infatti visto, a causa della forte pioggia e della quasi totale mancanza di visibilità, il segnale di stop a Bir El Bay, andando così a scontrarsi con un treno intercity. Gran parte dei feriti sono stati quasi subito dimessi, per una decina di essi si è reso però necessario il ricovero in ospedale. Tra le 9 GMT di venerdì 24 e le 3 GMT di sabato 25 settembre, registrati 28 mm di pioggia a Kelibia, 21 a Tunisi e Bizerta, 19 a Tabarka.
Quasi 39°C a 1000 metri in Namibia, Ondangwa (m 1095) è infatti arrivata a 38,7°C venerdì 24 settembre. 37,4°C la massima ai 1102 metri di Okaukuejo.
Ancora gran caldo venerdì 24 settembre fra Sudafrica (Skukuza 43,3°C, Twee Riviere 37,5°C, Komatidraai 37,4°C), Swaziland (Lavumisa 38,5°C) e Zimbabwe (Kariba 37,2°C).

Giovanni Staian

Fonte:http://www.meteogiornale.it/notizia/18799-1-primo-gelo-in-scozia-forse-lultimo-nella-pampa-argentina-artico-verso-i-meno-20-gradi

SI POSSONO PREVEDERE I TERREMOTI?


A prima vista sembra che secondo i metodi ufficiali prevedere i terremoti sia un impresa ben lontana dall'essere fatta.
La maggior parte della comunità scientifica prende in considerazione i terremoti come semplici movimenti di pressione innescati dal movimento delle faglie,tuttavia ben pochi scienziati indipendenti e non conservatori prendono in considerazione che l'evento sismico potrebbe non iniziare direttamente dalla Terra ma bensì dall'elettricità..
Per quanto assurda possa sembrare una simile teoria ci sono numerosi fattori che sembrano indicare che numerosi eventi sismici si possano prevedere non solo con una forte emissione delle onde radio ma anche con intensi segnali elettrici.
Per quanto inerente la prima delle onde radio,nel 1989 prima del terremoto che colpì San Francisco,l'atmosferologo Antony Fraser Smith,della Standford University,predispose un rivelatore di segnali radio nell'atmosfera.
Dodici giorni prima del terremoto,le rivelazioni diedero cifre 30 volte il normale,tre giorni prima invece 300 volte superiori il normale.
Lo stesso Smith sostiene che potrebbe essere un metodo efficace per prevedere i terremoti.
Un fenomeno simile era avvenuto anche nel 1996,"infatti, durante il terremoto che colpì l’Umbria, un radioamatore ha registrato un forte disturbo sia durante il sisma sia per diverse ore precedenti l’evento".
"Una prova quasi indiretta dell'esistenza di segnali radio presismici si trova anche nella letteratura radioamatoriale. Sulla rivista "RK Elettronica" n.6, giugno 1986, Alessandro Cerboni di Arezzo, appassionato ascoltatore delle Onde Lunghe, scrive una lettera in cui dichiara che di tanto in tanto si ascolta uno strano rumore e di aver notato che ogni volta, nell'arco di 8-12 ore dall'ascolto di questo suono, si verifica un terremoto in qualche angolo del mondo. Cerboni chiede spiegazioni alla redazione che risponde di non conoscere la natura fisica di questo fenomeno ma che sul libro "The world below 500 kHz" di Peter Carron jr. si parla di segnali radio associabili al terremoto ricevuti nelle bande 10-1500 Hz, 81 kHz, 7, 9 e 14 MHz e persino nello spettro delle VHF. Questi segnali sono descritti come "rumore simile a pioggia", semplicemente "rumore" o "interferenze", mentre il segnale di cui parlava Cerboni è stato da lui definito come "il rumore che si produce nell'accartocciare la carta delle uova pasquali".
È chiaro che in tutti questi casi i suoni sono stati ricevuti con un apparecchio radio e quindi presumibilmente il segnale originale ha subito un tentativo di demodulazione in ampiezza per le frequenze al di sotto dei 30 MHz e in frequenza per le VHF, se non addirittura una rivelazione in banda laterale (SSB)."
L'esistenza di forti segnali radio in presenza di forti terremoti sembra quindi essere confermato,e probabilmente applicando dei sensori lungo le più pericolose lineee di faglia forse un giorno si potrà anticipare in anticipo un catastrofico evento sismico evitando quindi la morte di centinaia di persone.
Per quanto riguarda i segnali elettrici sembra che ci siano ancora più prove a sostegno di tale teoria.
Un metodo per prevedere i terremoti tramite la registrazione di forti segnali elettrici,proviene dalla Grecia ed è noto con il nome di VAN,dalle iniziali dei suoi autori Varotsos,Alexopulos e Nomikos.
Costoro negli anni '80 seppellirono degli elettrodi per rilevare correnti a basso voltaggio che circolano continuamente nel terreno e segnali elettrici sismici,che come affermavano loro stessi precedono sempre i terremoti.
Nel 1983 predissero con successo ben 21 terremoti su 23.
In seguito perfezionarono ulteriormente il loro metodo e tra i mesi nell'88 e dell'89 previdero altri 17 terremoti,di tutti furono in grado di prevedere con precisione l'epicentro e la magnitudine,affermò Hauron Tazief,un molto noto vulcanologo francese.
Egli stesso era assai scettico al riguardo,ma in seguito nel giro di pochi mesi divenne un forte sostenitore di tale metodo.

Altri studi compatibili con la teoria radiosismica si possono trovare in Internet:

* EARTHQUAKE PREDICTION
[ www.fujita.com/fruk/Reports/Earthquakes.html ]
In questo sito vengono descritti diversi tipi di fenomeni precursori prendendo in considerazione anche i segnali elettromagnetici. La commissione IASPEI avrebbe recentemente preso in esame la possibiletà che il rumore di fondo nelle bande LF, VLF ed ELF potesse rivelarsi utile al fine di una previsione del terremoto. Il giudizio sui pochi dati disponibili è stato però molto prudente, pur non escludendo questa possibilità.
NOTA: il fatto che si sia parlato genericamente di "rumore di fondo" anzichè di segnali discreti lascia pensare che siano state decisamente sottovalutate le potenzialità che, a mio parere, può offrire l'indagine elettromagnetica. Del resto i dati disponibili erano dichiaratamente pochi e, mi sembra di capire, non derivanti da studi rivolti specificamente allo spettro elettromagnetico.


* DR. GENE WESCOTT
[ kafka.admin.uaf.edu/geology/faculty/wescott/ ]
Il Prof. Gene Wescott del Dipartimento di Geologia e Geofisica dell'Università di Alaska Fairbanks sta attualmente studiando la possibilità di utilizzare emissioni ELF e VLF come precursori di terremoti ed eruzioni vulcaniche.
NOTA: non si specifica la relazione tra i fenomeni geologici e la radiazione elettromagnetica nÈ il tipo di strumentazione in uso.


* ELECROMAGNETIC PHENOMENA ASSOCIATED WITH EARTHQUAKES
[ www.waseda.ac.jp/faculty/96058/member/kamogawa/em&eq.html ]
Masashi Kamogawa e Yoshi-Hiko Ohtsuki parlano di emissioni radio dalla gamma ULF fino alle HF rilevate in Giappone prima del forte terremoto di Sugadaira (1980) e di esperimenti di laboratorio in cui lo stress meccanico delle rocce ha effettivamente prodotto emissioni radio. Si ritiene assodato dunque che un terremoto possa produrre onde elettromagnetiche pur affermando che attualmente non si conosce alcuna "teoria ragionevole" che possa collegare lo stress tettonico alle onde radio. Si fanno inoltre ipotesi favorevoli alla propagazione delle onde radio nel sottosuolo.
NOTA: l'esistenza di segnali radio presismici sembrerebbe dunque provata.


* EARTHQUAKE RESEARCH
[ www.riken.go.jp/KENCHO/TOKUKEN/eq_e.html ]
È in corso in Giappone (Università Tokai di Shimizu) una ricerca di frontiera sui fenomeni elettromagnetici associati a processi sismogenetici. Il progetto RIKEN, condotto da Seiya Uyeda, si propone anche di individuare un meccanismo fisico che possa associare lo stress tettonico ai segnali radio.
NOTA: non si fa nessun riferimento a risultati anche parziali. Questo progetto sembra essere perfettamente in linea con l'ipotesi in oggetto.


* GEOMAGNETISM E AERONOMY, volume 35, n.5, marzo 1996, edizione russa sett-ott 1995
[ eos.wdcb.rssi.ru/transl/gma/9505/pap16.htm ]
V.V. Krechetov dell'Istituto di Ricerca di Fisica dell'Università di Rostov parla anch'egli di radiazioni VLF che precedono il terremoto ma le attribuisce ad una interazione ionosferica con la "radiazione protonica di Cerenkov".
NOTA: non ho le conoscenze necessarie per comprenderne il meccanismo ma certamente il terremoto viene qui identificato come la causa di segnali radio VLF.


* ULF RADIO HOME PAGE
[ www.jps.net/baparks/ulfradio/index_rf.htm ]
Si parla di forti segnali rilevati del Dr. Tony Fraise-Smith della Stanford University prima del terremoto di Loma Prieta (Mg.7,1) del 1989. Si fa inoltre riferimento ad un libro di Jack Y. Dea, Peter M. Hanses e Wolfgamg Boerner sul rumore di fondo in ELF e la possibile applicazione come precursore sismico.
NOTA: si tratta di un sito dedicato ai radioamatori e particolarmente dedicato ai segnali VLF prodotti dai fulmini. L'interesse per i terremoti è dunque marginale ma tuttavia sembra che l'ipotesi sismica non meravigli nessuno.


* GEOFISICA DELLA TERRA SOLIDA, Prof. M.Caputo
[ vaxrma.sci.uniroma1.it/DOCS/RICERCHE/Terra-Solida ]
Un'equipe di ricercatori di diverse università del centro Italia ha condotto 6 anni di misure in grotte dell'Appennino Centrale riscontrando variazioni nei segnali elettrici, magnetici e sismoacustici in relazione a sforzi presismici. Alcuni giorni prima del terremoto del 4/6/93 è stata inoltre notata un'attenuazione di ben 20 dB nella trasmissione in Onde Lunghe di Radio Montecarlo (216 kHz).
NOTA: non so se è possibile verificare un legame tra le variazioni riscontrate nel campo magnetico e quelle del campo elettrico ma è curiosa l'associazione dei tre fenomeni. Che sia stata misurata insieme al segnale sismoacustico la relativa emissione ULF, distinta però nelle due componenti elettrica e magnetica?


* GEOPHYSICAL ELECTROPHONICS
[ users.hunterlink.net.au/(ddcsk/gelphonx.htm ]
Il Prof. Kolin Keay (fisico) dell'Università di Newcastle (Australia) sostiene che segnali elettromagnetici ELF e VLF stimolano per induzione la rete neurale rendendosi percepibili come la sensazione di un suono reale (elettrofonia). Egli suppone che con questo principio gli animali riescono ad avvertire in anticipo l'avvento di un terremoto. Non è ancora disponibile materiale relativo specificatamente al terremoto ma la sua teoria è molto documentata almeno per quanto riguarda altri casi. Sembra infatti che storicamente la letteratura abbonda di testimonianze di suoni uditi in occasione dell'apparizione di bolidi o aurore polari (la prima è attribuita nientemeno che ad Edmund Halley). Questi rumori sono stati ritenuti pure suggestioni anche perché mai dei microfoni avevano potuto registrare nulla, anche quando i suoni venivano uditi. Recentemente invece è stato verificato che il segnale elettromagnetico a bassissima frequenza emesso dalla ionosfera in occasione di questi fenomeni rivela suoni identici a quelli descritti dai testimoni [1].
NOTA: il terremoto è segnalato tra i fenomeni che possono produrre rumori elettrofonici e quindi segnali ULF ma il materiale relativo non è ancora disponibile in WEB. Non si conosce dunque la sua soluzione al problema del legame tra terremoto e onde radio.


* TECTONIC STRAIN TEORY
[ www.laurentian.ca/www/neurosci/tectonicedit.htm ]
Il neurobiologo Michael A.Persinger della Laurential University di Sudbury, Ontario, Canada, ha condotto studi sulla possibilità che radiazioni elettromagnetiche prodotte dallo stress tettonico possano influenzare il cervello umano producendo la visione di UFO, fantasmi ed altre manifestazioni paranormali. Analisi statistiche hanno associato gli "UFO flap" ad eventi tettonici. Esperimenti di laboratorio su soggetti umani hanno dimostrato che le radiazioni a bassissima frequenza sono in grado di indurre la visione di luci e tunnel, nonché sensazioni acustiche ed emotive.

CONCLUSIONE
Alla domanda se si possono prevedere i terremoti,la risposta risulterà essere sempre decisamente negativa per quelli che finchè finora non aprono la mente a nuove evidenze come le luci sismiche,se continuiamo ad affermare che un terremoto è prodotto eclusivamente da 2 pezzi di roccia che si muovono uno accanto all'altro,la risposta risulterà essere sempre negativa.
Ma se cominciamo a prendere con più serietà questa scienza e ad approffondire e magari finanziare le ricerche sul metodo VAN certamente non si dovrebbero più avere grossi problemi a prevedere i terremoti con giorni di anticipo evitando così delle inutili carneficine.

Fonti:
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Nuvole-ed-onde-radio-per-prevedere-i-terremoti/12341.htm
http://www.anisn.it/geologia2000/R_supp.html
Not by Fire,but by Ice,Robert W.Felix
http://www.anisn.it/geologia2000/R_supp.html

lunedì 27 settembre 2010

I VULCANI CHE SCONFISSERO NAPOLEONE

di Ignazio Burgio.

Le ultime campagne militari di Napoleone Bonaparte, dalla disastrosa campagna di Russia del 1812 alla sconfitta di Waterloo nel 1815, vennero fortemente condizionate dalle pessime condizioni meteorologiche. Queste tuttavia vennero precedute da eruzioni vulcaniche di notevole entità che liberarono nell'atmosfera grandi quantità di gas e pulviscolo. Quale ruolo ebbero sulle condizioni meteorologiche e sulle sconfitte militari di Napoleone ?


La ritirata di Napoleone in Russia “Sire, una simile guerra comporterebbe pericoli terribili. I popoli sottomessi non saranno mai per voi dei veri alleati. L'immensità del teatro russo cambia i fattori delle operazioni belliche. Avanzerete in contrade deserte dove la vostra armata non troverà nè viveri nè foraggio. Il terreno sarà reso impraticabile dalle prime piogge e, se la campagna proseguirà durante l'inverno, come sopporteranno le truppe un freddo di 25-30 gradi sotto zero ?”. (da: Blond, 1981, p. 335-336). Con queste parole il colonnello Ponthon – un ufficiale che conosce già la Russia - mette in guardia Napoleone sin dal 1811 appena intuisce le sue intenzioni di muovere guerra allo zar. Ma l'imperatore dei Francesi è convinto che lo zar Alessandro – che non vuole rispettare il blocco continentale contro l'Inghilterra, e per di più continua a costituire una minaccia per la Polonia - intavolerà subito trattative di pace non appena lui e il suo esercito saranno entrati in territorio russo. O tuttalpiù affronterà l'esercito napoleonico in una vera e propria battaglia risolutiva già nei primi giorni d'invasione.
Così a partire dal 24 giugno 1812 il corpo principale della Grande Armata composta complessivamente da circa 400.000 uomini - solo un terzo dei quali francesi, il resto alleati – con più di 100.000 cavalli al seguito, oltre a un migliaio di cannoni, varca il fiume Niemen, linea di confine tra la Polonia e la Russia. Ma i russi temendo Napoleone invece di fronteggiarlo si ritirano costantemente davanti a lui e adottano, come si legge anche nei sussidiari delle scuole elementari, la ben nota tattica della “terra bruciata”: villaggi, città, depositi di viveri, coltivazioni dati alle fiamme prima dell'arrivo dei francesi. In più sin dai primi giorni il clima comincia a diventare uno dei protagonisti principali della campagna militare. Inseguendo i russi i soldati della Grande Armata devono marciare velocemente, coprendo anche 60 chilometri al giorno con uno zaino di 30 chili sulla schiena e sotto un caldo soffocante che verso sera provoca forti temporali: la pioggia fredda si abbatte su uomini e cavalli spossati dalla fatica e dal cibo scarso, fiaccando sia il fisico che il morale. Dopo appena 100 chilometri di avanzata in territorio russo i cavalli morti per la fame e le intemperie sono già 5000 (secondo alcune fonti anche il doppio), ma cominciano a verificarsi anche casi di diserzione tra i soldati ed anche qualche centinaio di suicidi. Nelle sue “Memorie” l'ufficiale medico dell'Armata, Larrey, riporta numerosi casi di soldati che per sopportare la fatica durante la marcia fanno uso smodato di sostante allucinogene, come la canapa, e di ogni sorta di miscele alcoliche, una delle quali, fortissima, chiamata “rompipetto”, porta spesso le giovani reclute alla perdita delle forze, alle vertigini, allo svenimento e persino alla morte. Anche i microorganismi cominciano a mietere vittime: oltre al tifo e alla dissenteria, patologie endemiche nella Grande Armata, si verificano anche parecchi casi di vaiolo. A metà agosto, all'arrivo nella città di Smolensk l'esercito napoleonico, tra morti di fatica, di fame e di malattie varie, ha già perso, senza aver combattuto ancora una sola battaglia, un terzo dei suoi effettivi !
Tuttavia Napoleone a marce sempre più forzate cerca sempre di acciuffare l'esercito russo in ritirata per costringerlo a una grande battaglia, ma le truppe dello zar che vogliono evitare proprio questo attirano l'esercito francese sempre più nell'interno, finchè l'imperatore dei francesi, che vuole a tutti i costi costringere lo zar a chiedere la pace, decide di proseguire per Mosca non rendendosi conto di finire in quella trappola che i suoi marescialli, e certamente anche lui stesso, intendevano evitare alla partenza.
Alla fine di agosto, il 29, mentre Napoleone raggiunge la città di Vjazma, il tempo – che fino a quel momento non è certo stato favorevole - improvvisamente comincia a peggiorare come se fosse già arrivato ottobre: fa freddo e piove continuamente, e per le successive settimane rimarrà così. Secondo i resoconti dei pochi reduci, alcuni cavalieri cominciano a indossare pellicce e berretti di pelle.
Il 7 settembre non lontano da Mosca la Grande Armata riesce finalmente ad affrontare l'esercito russo nella cosiddetta battaglia della Moscova (chiamata però di Borodino dagli storici russi). E' il più grande massacro fra tutte le battaglie napoleoniche, poichè sul campo rimangono più di 60.000 morti tra russi e napoleonici, e più o meno 35.000 feriti. La battaglia tuttavia non è risolutiva, poichè proprio quel giorno Napoleone sta male e dunque con la mente poco lucida non riesce ad ordinare le opportune manovre tattiche ai suoi marescialli. Alla fine, nonostante le insistenze dei suoi ufficiali, si rifiuta anche di lanciare all'attacco la sua esperta Guardia che come nella battaglia di Eylau (1807) potrebbe sbaragliare definitivamente l'esercito dello zar. Sul campo di battaglia tappezzato di cadaveri e percorso dalle urla disperate dei feriti e dei moribondi, oltre ai francesi anche ai russi contemporaneamente sembra di esserne usciti vincitori. Ma più tardi vedendo che l'armata napoleonica continua ad avanzare fino a Mosca, e che due giorni dopo (il 9) i russi vengono chiaramente battuti in un altro scontro a Mojaisk (a 70 Km dalla capitale), lo zar Alessandro ordina allora a tutti i cittadini di abbandonare la capitale. Come in una processione religiosa, con tanto di ceri accesi e inni sacri, tutti i moscoviti, con i preti ortodossi in testa, escono allora dalla città con quello che possono portare con sè, seguiti da tutti i soldati scampati ai precedenti scontri con i francesi. Gli unici che rimangono a Mosca sono tutti i forestieri – tra i quali molti immigrati civili francesi – e un bel po' di agenti di polizia, i quali, ben nascosti, devono eseguire altri ordini dello zar.

La mattina del 14 settembre le avanguardie a cavallo dell'esercito napoleonico entrano in una Mosca praticamente deserta. E' una bella giornata, ma in realtà si tratta solo di una temporanea schiarita. Qua e là gli ultimi gruppetti di soldati russi ritardatari si affrettano a lasciare la città. Napoleone però decide di restare fino all'indomani mattina fuori da Mosca finchè sarà escluso qualsiasi pericolo di un agguato: in tutti i suoi anni di gloriose campagne non gli è mai capitato di entrare in una capitale abbandonata, meglio non correre rischi dunque. La sera stessa infatti accadono i primi fatti strani. In diverse parti della città scoppiano numerosi incendi e i soldati e gli ufficiali che accorrono per spegnerli vedono nell'ombra della notte strani personaggi, malridotti e ricoperti di cenci che si aggirano di casa in casa per saccheggiare e poi appiccare il fuoco. Sono ergastolani e galeotti liberati dalla polizia zarista con il patto di incendiare la città. Nonostante la loro furia devastatrice, nel corso della notte i francesi riescono ad avere ragione di quei primi incendi e a giustiziare un bel po' di quei galeotti-piromani. La notte successiva tuttavia, dopo che nella mattinata Napoleone ha finalmente fatto il suo ingresso in città sistemandosi al Cremlino, gli incendi scoppiano di nuovo e più furiosi della notte precedente. Gli agenti di polizia ancora nascosti a Mosca questa volta hanno agito di persona e hanno fatto le cose per bene. Interi quartieri bruciano e nemmeno la pioggia che ricomincia a cadere quella stessa notte riesce a dare una mano agli uomini di Napoleone.
La strategia della “terra bruciata” favorisce lo zar che rifugiatosi a Pietroburgo temporeggia con Napoleone, il quale a sua volta rimane a Mosca un mese intero aspettando che il sovrano russo si decida a chiedergli la pace. Ma i numerosissimi soldati dell'Armata napoleonica devono sempre far fronte alla penuria di cibo: quelli all'interno della città riescono a trovare qualcosa saccheggiando le case e le cantine risparmiate dagli incendi, mentre le truppe che bivaccano fuori Mosca esposti alle forti piogge di quelle settimane, sono costrette a cominciare a mangiare i cavalli morti. Proprio le condizioni meteorologiche forniscono i primi segnali di una cattiva stagione che sta arrivando in anticipo. A fine settembre cade un po' di nevischio, il 14 ottobre cade la prima neve. Napoleone, fino a quel momento ancora indeciso se passare l'inverno a Mosca, rompe gli indugi e comanda di ripartire. Le sue intenzioni sono quelle di ritornare entro i confini dell'alleata Polonia in una ventina di giorni, prima che giunga il vero freddo. Ma non ha fatto i conti con l'arrivo parecchio anticipato del generale inverno.

Il 19 ottobre la grande Armata di Napoleone ridotta a poco più di 110.000 uomini – dai più di 400.000 al momento dell'entrata in Russia – riparte da Mosca insieme a tutti i civili stranieri, soprattutto francesi, timorosi di subire le ritorsioni dei moscoviti al ritorno di questi nella loro città incendiata e saccheggiata. Frammischiati ad essi, qualcosa come 40.000 carri, carrozze, calessi, trainati da cavalli pelle e ossa per la fame, che accrescono la confusione di quell'esodo. Gran parte di queste vetture portano ufficiali, donne, bambini, e naturalmente i feriti e gli ammalati. Ma molte recano anche i frutti del saccheggio: opere d'arte, mobili, oggetti d'oro e d'argento, vestiti di lusso, pellicce, e persino libri finemente rilegati. Poco cibo però, e durante quella marcia sarebbe l'unica cosa essenziale. Data la temperatura tutt'altro che mite, chi è riuscito a procurarsi qualche pelliccia la indossa sopra la divisa, e poco importa se è femminile e graziosamente colorata. Tanti altri si arrangiano indossando diversi strati di vestiti, destinati a diventare però ulteriore ricettacolo di parassiti e agenti patogeni.
Il 28 ottobre dopo aver percorso appena una settantina di chilometri, all'altezza di Mojaisk la temperatura scende a 4 gradi sotto zero e l'interminabile colonna di soldati e civili deve procedere sotto una tormenta di neve. Ma non è ancora nulla in confronto a quello che si incontra appena pochi giorni dopo dalle parti della città di Vjazma, a duecento chilometri da Mosca: la temperatura scende a 20 gradi sotto zero il 5 novembre, e a – 22 il giorno successivo. La neve la fa da padrona e la steppa russa assume la tipica veste di un'interminabile distesa bianca i cui riflessi danneggiano per di più anche gli occhi. Più oltre però è ancora peggio. Dopo la città di Krasnoe (all'incirca a metà strada tra Mosca e il confine polacco) a metà novembre, la temperatura scende a 28 gradi sotto zero. La lunga colonna si sgrana, i reparti di soldati si disgregano e si formano piccoli gruppi che cercano di aiutarsi a sopravvivere. La fame è tanta ed i cavalli che via via muoiono vengono macellati e divorati. A volte non si aspetta neppure che crollino a terra: mentre cercano di trascinare i carri con le loro ultime forze, vi sono alcuni che tagliano loro piccoli brandelli di carne dalle loro natiche per cibarsene. A causa del gelo le ferite sanguinano poco ed i poveri cavalli ormai indolenti e sfiniti non reagiscono neppure.
Molti dei feriti a poco poco muoiono e vengono abbandonati lungo la via. Ma tantissimi altri che hanno lasciato Mosca in buona salute muoiono anch'essi per la fame e lo sfinimento, o per le malattie provocate dai parassiti che nonostante il gelo covano sotto gli strati sporchi di vestiti e pellicce; o ancora perchè presi dalla disperazione e dallo sconforto si buttano nella neve lasciandosi morire: in questo periodo dell'anno e a questa latitudine i giorni sono corti, e ciò oltre al freddo e alla fame deprime ulteriormente l'umore e la volontà di andare avanti. Accade poi di vedere gruppi di soldati che al calar della sera si siedono deboli e sfiniti in circolo attorno a un fuoco, ma poi si dimenticano di alimentarlo cadendo addormentati. Al mattino dopo vengono trovati morti congelati, come statue di ghiaccio, ancora seduti in circolo. A tutta questa situazione già di per sè tragica si devono aggiungere i continui e micidiali agguati dei Cosacchi che tallonano tutta la colonna dei disperati, uccidendone a poco a poco i ritardatari, i dispersi e quelli che se ne distaccano per cercare cibo. Ma anche gli scontri in grande stile con l'esercito regolare russo, ad esempio a Krasnoe (16-17 novembre) e al passaggio del fiume Beresina (27-28 novembre), provocano altre numerose perdite anche tra i civili, tra i quali molte donne e molti bambini.
Le temperature più basse si registrano tuttavia dal 27 novembre in poi nell'ultimo tratto di strada che dal fiume Beresina porta alla città lituana di Vilnius (non lontana dal fiume Niemen, la linea di confine). Non solo durante la notte ma a volte anche durante il giorno si toccano i 31 gradi sotto zero. La lunga colonna di sopravvissuti si trascina in un silenzio assoluto e irreale poichè anche parlare procura l'immediato congelamento del proprio fiato sul viso. Si ode soltanto sulla strada ghiacciata, il continuo picchettare degli stracci di fortuna totalmente congelati che avvolgono i piedi di tutte quelle migliaia di relitti umani, che già da parecchio hanno consumato le scarpe o le hanno smarrite in mezzo alla neve.
Poco prima dell'arrivo alla città di Vilnius la lunga colonna viene raggiunta da una divisione di 12.000 soldati napoleonici (molti dei quali francesi) incaricati di proteggere la loro ritirata. Sono tutti giovani ben nutriti e in buona salute, ancora non provati dalla guerra e dalle marce, ma sono abbigliati con le normali divise d'ordinanza e niente di più. Sotto i 31 gradi sotto zero allora vengono letteralmente falcidiati dal gelo: “Li si vedeva barcollare per qualche istante e marciare con un passo insicuro, come se fossero ubriachi. Avevano la faccia arrossata e gonfia: finivano presto per rimanere totalmente paralizzati: i fucili cadevano dalle loro mani inerti, le loro gambe si piegavano e alla fine cadevano per terra”: è il resoconto di questo episodio nelle memorie dei medici sopravvissuti.(Blond, p. 422-423). Ben 8.000 di loro su 12.000 fanno questa fine.
E' stato calcolato dagli storici che dei 400.000 soldati di cui era composta l'Armata al momento della sua entrata in Russia il 24 giugno, soltanto tra i 10.000 ed i 20.000 riuscirono a tornare indietro in Polonia. Tutti gli altri o erano morti o erano stati fatti prigionieri (almeno 100.000). Questo disastro militare segnò l'inizio della parabola discendente di Napoleone, che cominciò a perdere prestigio sia tra i suoi ufficiali dai quali venne aspramente criticato, sia nella stessa nazione francese dove la stragrande maggioranza di famiglie erano state colpite dalla morte in guerra di figli e parenti. Anche se l'anno successivo l'imperatore dei francesi riuscì a rimettere assieme un nuovo esercito con un'altra coscrizione di leva in Francia, tutte le altre potenze militari in Europa, con Russia ed Austria in testa, trovarono finalmente quella superiorità militare, morale, ed anche strategica (dando battaglia solo ai suoi luogotenenti, ed evitando di affrontarlo direttamente) per sconfiggerlo nell'autunno del 1813 a Lipsia (18 ottobre), per poi nei primi mesi del 1814 invadere anche la Francia, e costringerlo infine all'esilio sull'Isola d'Elba (20 aprile).
Gli storici hanno fatto notare come dal punto di vista militare nella campagna di Russia del 1812 non mancarono errori strategici: il fatto stesso di inseguire a marce forzate l'esercito russo in ritirata fino a Mosca in un vastissimo territorio fu già di per sè un errore militare, in primo luogo per la difficoltà di mantenere i collegamenti con le retrovie. Ma come fece notare lo stesso Napoleone, il protagonista principale del disastro si rivelò il terribile gelo arrivato in forte anticipo sul calendario. Anche tenendo conto del fatto che il clima generale del nostro pianeta in quel periodo storico era tendenzialmente più freddo, si trattò solo di una eccezionale congiuntura climatica, o vi furono altri motivi ? Dobbiamo fare un passo indietro e vedere cos'era accaduto a partire dal 27 aprile del medesimo anno 1812 in due lontane isole tropicali.

L'isola di St. Vincent, un po' più a nord delle coste del Venezuela, è oggi uno dei tanti paradisi tropicali del Mar dei Caraibi ed è frequentata soprattutto dal turismo d'elite. Oggi politicamente indipendente, al tempo di Napoleone costituisce invece una colonia inglese dove gli schiavi neri lavorano nelle piantagioni di caffè e cacao. Mappa del vulcano Soufriere Le piante crescono bene, non solo perchè scaldate dal sole dei tropici, ma anche grazie al suolo dell'isola che è di origine vulcanica. La sua cima più alta, il Soufriere (1234 m.) è infatti un vulcano sonnacchioso che periodicamente si risveglia con potenti e pericolose eruzioni. Il 27 aprile 1812, mentre Napoleone è tutto impegnato nei preparativi per la campagna contro lo zar, il vulcano viene scosso da un'improvvisa esplosione, e come nella classica eruzione di Pompei, emette una tale quantità di ceneri e gas da distruggere buona parte delle piantagioni. Le stime degli studiosi parlano di 550.000 Km3 di emissioni tra gas, ceneri e polveri la maggior parte dei quali rimangono sospesi nell'atmosfera per poi venir diffusi dalle correnti aeree un po' su tutto l'emisfero settentrionale.

Qualche mese dopo, il 6 agosto, mentre l'Armata napoleonica insegue l'esercito russo alla volta di Mosca, da tutt'altra parte del mondo, sull'isola maggiore dell'arcipelago delle Sangihe in Indonesia, un altro vulcano, l' Awu si risveglia anch'esso con una potente eruzione, brucia tutto quanto intorno a sè con una nube ardente uccidendo anche 953 persone, e a sua volta libera nell'atmosfera, ceneri, polveri e una gran quantità di gas (anche qui per un totale 550.000 Km3). Anche in questo caso, sia i gas che le polveri sottili rimangono in sospensione nell'atmosfera e vengono anch'esse sparpagliate ai quattro angoli del globo, sommandosi a quelle del Soufriere.
E' ormai assodato che le emissioni vulcaniche, in particolare quelle esplosive, sono in grado di modificare il clima provocando un certo calo nelle temperature medie in misura proporzionale alla quantità di gas e polveri che liberano, anche se limitatamente ad una durata di tempo pari a due o tre anni. I meccanismi responsabili di tale fenomeno sono sostanzialmente due. Il primo è il velo di pulviscolo sottile che filtra i raggi solari riducendone la quantità e l'intensità che giunge negli strati bassi dell'atmosfera, sul suolo e sui mari, diminuendone quindi il riscaldamento da parte del Sole. Il secondo fa entrare in causa l'anidride solforosa (SO2), emessa anch'essa in gran quantità dai vulcani, che combinandosi con le molecole d'acqua dell'umidità atmosferica si trasforma in acido solforico. Le molecole di quest'ultimo sospese nell'aria respingono anch'esse la luce solare verso lo spazio esterno, anche in condizioni di cielo sereno, e dunque contribuiscono a ridurre il riscaldamento della Terra. In più il pulviscolo vulcanico in sospensione nelle nubi è in grado di incrementare sia le precipitazioni piovose che quelle nevose in quanto sia le gocce di pioggia che i fiocchi di neve hanno necessità di trovare un nucleo di polvere per aggregarsi e formarsi.
Sulla base delle ricerche effettuate dai climatologi in questi ultimi decenni, ad esempio in occasione della gigantesca eruzione del Pinatubo nel giugno del 1991, è stato appurato che già dopo tre mesi dall'eruzione le emissioni vengono diffuse dalle correnti atmosferiche in ogni parte dell'emisfero (e normalmente solo in un emisfero, nord o sud, quello a cui appartiene il vulcano in questione), mentre all'incirca dopo 300 giorni/un anno si verifica la concentrazione maggiore di elementi vulcanici in maniera omogenea su tutta la superficie emisferica, con i relativi e proporzionali effetti sul clima. Dal momento che il Soufriere eruttò alla fine di aprile, tutto fa pensare che proprio verso la fine di luglio/inizio agosto del 1812 abbia cominciato a produrre i suoi effetti climatici sull'intero emisfero nord, Russia compresa, proprio nei giorni in cui l'Awu eruttava a sua volta. Con lo stesso intervallo di tempo nei primi giorni di novembre dovrebbero Mappa dei vulcani Awu, Mayon e Tambora essersi sommate le emissioni dell'Awu a quelle del Soufriere, queste ultime per di più notevolmente incrementate essendo trascorsi più di sei mesi dall'eruzione del vulcano caraibico. In effetti come abbiamo visto più sopra nella descrizione della ritirata, ad un agosto tutt'altro che estivo seguì un settembre pre-invernale nel quale oltre a continue piogge fredde cadde anche del nevischio. A metà ottobre con la caduta della prima neve (il 14) giunse praticamente l'inverno con due mesi di anticipo, mentre il 5 ed il 6 di novembre – cioè esattamente tre mesi dopo l'eruzione dell'Awu – la temperatura scese a 20-22 gradi sotto zero, per poi raggiungere anche i -31 alla fine dello stesso mese. E questi forti cali nelle temperature non furono un'esclusiva del territorio russo, ma coinvolsero anche le altre regioni europee. A partire proprio dal 1812 per continuare poi anche negli anni successivi, in Francia e altrove, sia le primavere che le estati furono fredde, i frutti della terra ebbero difficoltà a maturare, e le vendemmie vennero effettuate in ritardo. Anche i ghiacciai alpini subirono un'avanzata (Le Roy Ladurie, 1982, p. 63).
E' lecito dunque ipotizzare che le emissioni vulcaniche del Soufriere e dell'Awu possano da sole rendere conto del clima polare durante quella disastrosa campagna di Russia ? Se esse non dovessero sembrare sufficienti si potrebbe aggiungere – a puro titolo di cronaca – che nei primissimi giorni di quel vulcanico anno 1812 (tra il 1 e il 4 gennaio per la precisione) si era fatto sentire anche il Vesuvio con una eruzione mista, effusiva ed esplosiva, che se è vero che non ebbe certo la potenza di quella degli altri due vulcani, tuttavia non mancò di liberare nell'atmosfera la sua brava dose di emissioni, cominciando così a preannunciare l'“aria cattiva” di quell'anno. Inoltre, proprio nel giorno in cui Napoleone invase la Russia, il 24 giugno, ebbe termine una lunga eruzione dell'Etna - esclusivamente effusiva, con semplice emissione di lava - iniziata il 27 ottobre del 1811.

Le emissioni del Soufriere e dell'Awu rimasero in circolo nell'atmosfera terrestre anche nel successivo anno 1813 influenzando, con condizioni meteorologiche di abbondante pioggia, anche la campagna di Napoleone in Germania, rallentando gli spostamenti delle sue truppe e intralciando il traino dei cannoni che si impantanavano nel fango. Tuttavia poichè tali difficoltà coinvolgevano ugualmente anche i suoi avversari, in realtà la sconfitta da lui subita a Lipsia ed il progressivo arretramento dell'esercito francese fino in Francia si dovettero più che al maltempo, alla superiorità numerica di Russi, Svedesi, Tedeschi e Austriaci e, come già detto, alla loro nuova strategia di attaccare e sconfiggere i suoi corpi d'armata isolati, sfuggendo nel contempo a Napoleone stesso quando questi si avvicinava.
Mentre l'imperatore dei francesi aveva il suo bel da fare per difendersi dagli eserciti avversari che ormai premevano ai confini della Francia, alla fine del 1813 (tra il 25 ed il 27 dicembre) l'irrequieto Vesuvio rovinò il Natale ai napoletani prorompendo con una forte esplosione in una ennesima eruzione. Una parte del cono vulcanico addirittura crollò, una certa quantità di ceneri vennero scagliate fino a Napoli ed Ischia, e almeno 75.000 Km3 di emissioni vennero liberate in aria. Poco più di un mese dopo, nella notte tra il 31 gennaio ed il 1 febbraio 1814 un altro vulcano addormentato, il Mayon nelle Filippine, improvvisamente si risvegliò con tutta la sua potenza distruttiva. Fra lampi e bagliori infuocati un'enorme colonna di polveri e gas velenosi si innalzò verso l'alto, per poi ricadere alle pendici del cono bruciando e avvelenando ogni cosa al suo passaggio. Almeno 1200 persone morirono a causa dell'eruzione, mentre la quantità di emissioni liberate nell'atmosfera fu all'incirca uguale a quelle sprigionatisi dal Soufriere e dall'Awu, cioè 500.000 Km3. Quando dunque le emissioni di questi due ultimi vulcani si andavano esaurendo insieme ai loro effetti sul clima, quelle del Vesuvio e del Mayon subentrarono a loro volta, rimanendo in sospensione non solo per tutto l'anno 1814 (durante la permanenza di Napoleone sull'isola d'Elba), ma anche nel successivo 1815, allorchè si sommarono con quelle prodotte dalla più colossale eruzione della storia umana: quella del Tambora.

Nella notte tra l'1 e il 2 marzo 1815, Napoleone fuggito dall'Isola d'Elba, sbarcò a Golfe-Juan vicino Cannes. I reggimenti di soldati inviati contro l'ex-imperatore dal governo monarchico di Luigi XVIII finirono per unirsi a lui senza sparare un solo colpo. Anche il maresciallo Ney che dopo l'esilio di Napoleone all'Elba si era adattato a servire il nuovo governo monarchico, tornò ad ossequiarlo. Napoleone il 19 marzo fu di nuovo a Parigi. Ma mentre nelle settimane successive si preparava ad affrontare l'inevitabile reazione militare degli altri governi europei (che riuniti a Vienna nel celebre congresso avevano già cominciato a risistemare la carta dell'Europa), il 7 aprile la tranquilla isola indonesiana di Sumbawa venne sconvolta da un evento geologico di inaudita violenza. Il vulcano Tambora improvvisamente si risvegliò con una immane esplosione che disintegrò ben 1400 metri della sua struttura montuosa, liberando in aria nell'arco di cinque giorni – dal 7 al 12 aprile – non solo una quantità di gas pari a 200 milioni di tonnellate, ma soprattutto una enorme quantità di polveri e ceneri: tra i 100 ed i 300 chilometri cubici, secondo differenti calcoli. Quantità così gigantesche di emissioni furono sufficienti non solo per provocare decine di migliaia di vittime, ma anche per modificare già in breve tempo l'atmosfera ed il clima soprattutto dell'emisfero settentrionale, riducendo il passaggio e l'assorbimento della luce solare e favorendo le precipitazioni. Per dare un'idea, l'anno successivo, il 1816, è stato definito dai climatologi “l'anno senza estate” in quanto nel corso della primavera, ma in maniera sorprendente anche in estate, si ebbero gelate e precipitazioni nevose, alternate a periodi più miti ma per nulla caldi. L'inverno che ne seguì fu rigidissimo, tanto nel nord degli Stati Uniti, quanto in Europa. Persino il regolare ritmo dei monsoni nell'Oceano Indiano venne sconvolto, ed anche la Cina subì disastrose alluvioni. L'agricoltura ne soffrì moltissimo, e si ebbero gravi carestie sia in America che in Europa.
In quella tarda primavera del 1815 comunque, i gas e le polveri del Tambora, unite a quelle del Vesuvio e del Mayon, provocarono un aumento sostanzioso delle precipitazioni piovose, anche nella zona di Bruxelles, dove tra il 16 ed il 18 giugno si svolsero le ultime operazioni militari di Napoleone, a Quatre-Bras, Ligny e Waterloo.

In quell'ultima campagna, ad affrontare le truppe francesi vi erano sia l'esercito inglese del duca di Wellington (comprendente anche contingenti olandesi, belgi e tedeschi), sia l'esercito prussiano di Blucher che marciava da est per congiungersi all'armata britannica. La strategia complessiva di Napoleone era quella di impedire il loro ricongiungimento, affrontarli separatamente e sconfiggerli. Punto nodale importante era il crocevia di Quatre-Bras, per il quale doveva passare l'esercito prussiano. A partire dal 15 Napoleone affidò al maresciallo Ney il compito di occuparlo. Ma nonostante fosse difeso da appena 4.000 soldati britannici, fino al 16 mattina Ney esitò e si decise ad attaccare solo nel pomeriggio, allorchè il contingente inglese venne raggiunto da nuove truppe: dopo parecchie cariche, Ney riuscì ad avere ragione degli Inglesi, ma gli fu impossibile tenere occupato il crocevia a causa delle forti perdite, mentre Napoleone contemporaneamente impegnato presso la cittadina di Ligny contro i prussiani non potè dargli appoggio: anzi, contava proprio sul suo aiuto sempre che il maresciallo si fosse sbrigato subito.
Per due secoli gli storici si sono interrogati – e si interrogano ancora – sulle responsabilità di un esperto ufficiale come Ney che in quella campagna militare prese decisioni infelici e irragionevoli, non soltanto, come abbiamo visto a Quatre-Bras, ma anche nella famosa battaglia di Waterloo, il giorno 18. In quella occasione, com'è noto, poco dopo metà giornata il maresciallo prese autonomamente l'iniziativa di attaccare con ripetute cariche di cavalleria, l'esercito inglese arroccato sull'altura di Mont Saint-Jean, mentre attendeva l'armata prussiana. Napoleone stesso gli diede del folle mentre vedeva la sua cavalleria ripetutamente fatta a pezzi dai battaglioni inglesi, che non erano stati preventivamente indeboliti da nessun cannoneggiamento, secondo la classica tattica militare di quell'epoca. Ney però forse aveva dalla sua un valido motivo per trascurare l'artiglieria, lo stesso di cui erano consapevoli Napoleone e gli altri ufficiali, e cioè il terreno fradicio di pioggia.
Sin dalla sua partenza alla volta di Bruxelles, tra il 14 ed il 15 giugno, l'esercito francese era stato accompagnato dalla pioggia: una pioggia costante, che a tratti dava un po' di tregua, ma che diventò temporale torrenziale dalla sera del 16, intralciando le operazioni di Ney e Napoleone, rispettivamente a Quatre-Bras e Ligny, proseguendo con uguale intensità anche il giorno successivo. Ed anche durante la notte tra il 17 e il 18 continuò a piovere intensamente, costringendo i soldati a dormire in mezzo al fango sotto una doccia continua. La mattina dopo finalmente tornò il sereno, ma il terreno di Waterloo risultò un interminabile pantano dove si affondava fino al ginocchio nella melma. Tanto Napoleone quanto gli ufficiali si resero conto che non solo risultava quasi impossibile spostare velocemente sul terreno fradicio le pesanti batterie di cannoni, ma anche che il semplice uso strategico dell'artiglieria in quelle condizioni era quantomai vano: i proiettili sarebbero affondati nel fango semiliquido e non sarebbero esplosi, o se l'avessero fatto avrebbero finito solo col sollevare qualche schizzo di terreno bagnato, facendo ben poco danno tra le fila nemiche. Di qui l'attesa di Napoleone per buona parte della mattinata aspettando che il sole appena uscito rendesse il terreno un po' più asciutto. Di qui, nel frattempo, anche le manovre diversive – costate però numerosi soldati francesi - alla conquista di alcune posizioni per spingere gli Inglesi allo scoperto, mentre l'imperatore francese aspettava oltre che un terreno più asciutto anche alcune truppe spedite il giorno precedente da tutt'altra parte a bloccare i prussiani. Ma il comandante di queste truppe, Grouchy, non ricevette l'ordine speditogli nella notte da Napoleone di raggiungere il campo di Waterloo, con la conseguenza che le truppe non arrivarono mai ed i prussiani riuscirono ugualmente ad avvicinarsi nel primo pomeriggio al campo di battaglia e alle truppe di Wellington. Quando esse apparvero all'orizzonte, Ney decise probabilmente anche per tale motivo di rompere gli indugi intuendo che la situazione si sarebbe fatta in ogni caso più critica. Così anche senza l'ausilio dell'artiglieria, i cui pezzi continuavano ad impantanarsi nel fango facendo perdere altro tempo prezioso, si gettò insieme a tutta la cavalleria all'attacco, sperando che quell'atto coraggioso servisse a rompere le linee inglesi. Ma i cavalieri vennero ripetutamente abbattuti dagli esperti fucilieri britannici e nemmeno i reggimenti di fanteria mandatigli dietro da Napoleone per cercare di riparare alla sua infelice mossa, riuscirono a contenere la carneficina, finendo anch'esse falcidiate dal fuoco avversario. Lo stesso Napoleone riuscì a sfuggire a malapena ai suoi avversari, anche se com'è noto, la sconfitta di Waterloo segnò in ogni caso il tramonto definitivo dell'epopea napoleonica, e l'esilio dell'imperatore dei francesi, dopo qualche mese, sull'isola britannica di S. Elena.

Così come in Russia, anche a Waterloo le sfavorevoli condizioni meteorologiche, certamente aggravate dalle emissioni vulcaniche, si rivelarono una variabile di fondamentale importanza nel determinare la sconfitta di Napoleone. Senza quelle catastrofiche eruzioni vulcaniche il maltempo sarebbe stato altrettanto intenso da ostacolare la Grande Armata francese ? E l'imperatore dei francesi sarebbe riuscito ad avere ragione dei suoi avversari ? In definitiva tuttavia, porsi domande di tal genere sarebbe come chiedersi quale sarebbe stata la storia della Francia e dell'Europa intera se il figlio più famoso dell'avvocato Carlo Buonaparte invece di intraprendere la carriera militare avesse fatto tutt'altro mestiere.

FONTI DI RIFERIMENTO.

Blond, G. - Storia della Grande Armèe – Rizzoli, Milano, 1981 – (Preziosissima fonte di informazioni sulle vicende della “Grande Armata” di Napoleone nel corso delle sue campagne militari. Si vedano i capitoli 10, 11, 12, e 16 come riferimento anche per le circostanze climatiche e le temperature. In merito al numero di effettivi che componevano l'immenso esercito napoleonico al momento del suo ingresso in Russia all'inizio dell'estate del 1812, i dati ufficiali parlano di 678.080 uomini, ma come fa notare Blond questo numero comprende anche le truppe che presidiavano i territori tedeschi, che non presero parte all'invasione. Dunque il numero effettivo non superò in realtà le 400.000 unità di cui solo un terzo francesi, ed il resto composto da contingenti stranieri – tra cui italiani, spagnoli, portoghesi, polacchi, tedeschi ed anche austriaci – più o meno “fedeli” a Napoleone).

Lefebvre, G. - Napoleone – La Terza, Bari, 1982 (Un classico testo di riferimento sulle vicende Napoleoniche).

Altre informazioni sulla campagna di Russia in: www.infinito.it/ utenti/f/ francots/nap/ napoleone.htm

Cannito, A. - Emissioni vulcaniche e variazioni climatiche indotte – in: www.meteopuglia.it/ articoli.htm

Macedonio, G. - Eruzioni vulcaniche ed effetti ambientali – Osservatorio vesuviano INGV – Napoli 17 marzo 2006 – in: www.oacn.inaf.it/pubout/ eventi/ presenta_clima/ macedonio.pdf.

Elenco delle maggiori eruzioni vulcaniche, in: www.utdallas.edu/ ~aiken/shake/ BergmanSpr05_ISNS4359LectureNotes/ GVP_LargeEruptions.xls

Eruzioni del Vesuvio 1631 – 1944 – in: www.ov.ingv.it/ italiano/news/ slideves/ tabella_eruzioni.htm

Les volcans qui ont ou pourait a voir eu le plus d'influence sur le climat – in: la.climatologie.free.fr/ volcan/ volcan4.htm (Il vulcano dell'isola di St. Vincent in francese è in realtà di genere femminile, dunque La Soufriere - o La Soufrière, per rispettare l'accento originale - , ma in questo articolo per comodità lo si è chiamato semplicemente Soufriere).

Notizie sull'eruzione dell'Etna del 1811-12 in: www.siciliatourist.tv/ etnatv/ cronologia.htm (Da una frattura nella Valle del Bove si originò una colata lavica lunga 5 Km che insieme ad altre successive formò il Monte Simone).

Ollier C. - Vulcani: attività, geografia, morfologia – Zanichelli, Bologna, 1990 (alle pagg. 1, 65 e 97, informazioni sull'eruzione del Tambora).

Asproni, B. - 1816, l'anno senza estate – in: www.meteowebcam.it

Le Roy Ladurie, E. - Tempo di festa, tempo di carestia – Einaudi, Torino, 1982 (alle pagg. 63 e 64 vengono riportate le informazioni riguardanti gli anni di freddo eccezionale dal 1812 al 1817. In queste righe l'autore ne dà la colpa alla inusuale formazione di un'area di alta pressione sulla Scozia in grado di deviare i freddi venti polari sulla Francia e sul resto del continente. Tuttavia in altri articoli più recenti ha riferito delle responsabilità delle emissioni vulcaniche come quelle del Tambora, ormai scientificamente confermate perlomeno per gli anni 1816-17).

Si veda anche la voce “Pinatubo” sull'enciclopedia in rete www.wikipedia.org.

Nota. Poco dopo la pubblicazione di questo articolo ho riscontrato, spulciando un altro elenco di eruzioni storiche, che nel 1813 eruttò anche un vulcano giapponese, il Suwanose nelle Isole Ryukiu. L'intensità fu all'incirca equivalente a quella dell'Awu e del Mayon, ma non sono riuscito a trovare ulteriori informazioni.

Fonte:http://www.cataniacultura.com/blog110.htm

TORNA LA NEVE IN TUTTO L'ARCO ALPINO


Una perturbazione che viene dal Nord Atlantico ha provocato un brusco calo delle temperature, inferiori anche di 10 gradi rispetto ai giorni scorsi. Cime alpine imbiancate al di sopra del 1700 metri. Chiusi il passo dello Stelvio e quello del Rombo. Sugli altri passi, necessarie le catene o gli pneumatici da neve

Milano - Siamo appena entrati nell'autunno e già torna la neve sopra i 1700 metri di quota. Dopo le temperature estive dei giorni scorsi, infatti, una perturbazione proveniente dal Nord Atlantico ha portato su tutta l'Italia una sensibile diminuzione della temperatura, ma in particolare sull'arco alpino.
Temperatura sotto lo zero sul Monte Bianco In Val d'Aosta si è scesi anche al di sotto dello zero a Punta Helbronner, a 3.500 metri, sul massiccio del Monte Bianco, dove la colonnina di mercurio ha segnato -10 gradi. Il ribasso termico è attenuato nella valli dalla presenza dal vento caldo di phoen e ad Aosta questa mattina c’erano 10 gradi.
Passi chiusi in Trentino-Alto Adige E la neve è arrivata anche in Alto Adige, dove sono stati chiusi i passi dello Stelvio e quello del Rombo per motivi di sicurezza, come informa la centrale viabilità di Bolzano. Per viaggiare sugli altri passi è necessario avere a bordo catene da neve o montare pneumatici termici. In Trentino la neve è comparsa localmente anche sotto i 2.000 metri, mentre nella notte ha piovuto abbondantemente nel fondovalle con precipitazioni superiori a 20 millimetri, spesso accompagnate, soprattutto in montagna, da forti raffiche di vento. Nei punti più alti la neve ha toccato i 10 centimetri.
Nevica anche in Lombardia Prime abbondanti nevicate della stagione anche sulle cime delle montagne in Valtellina e Valchiavenna, con un crollo delle temperature di 10-12 gradi, rispetto ai giorni scorsi. Un paesaggio e un clima che segnano un deciso passaggio all’estate all’autunno nella provincia di Sondrio, la più a nord della Lombardia.

Fonte:http://www.ilgiornale.it/interni/maltempo_torna_neve_tutto_larco_alpino/neve-maltempo-alpi-pioggia/25-09-2010/articolo-id=475866-page=0-comments=1

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