ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


sabato 17 luglio 2010

NUOVI DATI DA MERCURIO


L'analisi dei dati provenienti dal terzo e ultimo passaggio ravvicinato della sonda MESSENGER vicino a Mercurio, avvenuto nel settembre del 2009 ha rivelato la presenza di fenomeni recenti di vulcanesimo, nuove informazioni sulle sottotempeste magnetiche e le prime osservazioni della presenza di una un'atmosfera molto sottile.

"Ogni volta che abbiamo incontrato Mercurio, abbiamo scoperto nuovi fenomeni. Stiamo imparando che Mercurio è un pianeta estremamente dinamico, ed è stato così per tutta la sua storia. Una volta che Messenger sarà inserito in modo sicuro in orbita su Mercurio nel marzo prossimo, saremo in grando di vedere uno spettacolo eccezionale" ha detto Sean Solomon del Dipartimento di Magnetismo Terrestre della Carnegie Institution.

Durante i primi due flyby di Mercurio, MESSENGER ha catturato le immagini che confermano la presenza di un diffuso vulcanesimo nei primordi della sua storia.
Il terzo flyby ha rivelato un ricco bacino da impatto di 290 km di diametro recentente nominato Rachmaninoff, con una vasta pianura interna.
Le pianure a bassa densità nel cratere Rachmaninoff sono successive alla costituzione del bacino e apparentemente sembrano essersi formate da materiale che una volta scorreva sulla superficie.

"Queste pianure dovrebbero essere i più giovani depositi vulcanici di Mercurio", dice l'autore Louise Prockter, della Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, a Laurel Maryland, e uno degli scienziati del progetto MESSENGER.
"Inoltre, una depressione irregolare circondata da un alone diffuso di materiale luminoso a nord-est del bacino è un possibile candidato del più violento sfogo vulcanico mai individuato sulla superficie di Mercurio.
Queste osservazioni suggeriscono che il vulcanesimo del pianeta ha avuto una durata molto maggiore di quanto si pensasse, forse fino ad estendersi anche nella seconda metà della storia del Sistema Solare".

Le sottotempeste magnetiche sono perturbazioni dello spazio-tempo che si verificano ad intermittenza sulla Terra, di solito più volte al giorno, e durano da una a tre ore. Le sottotempeste terrestri sono accompagnate da una serie di fenomeni, come le maestose aurore viste nel cielo Artico e Antartico. Le sottotempeste sono anche associate a pericolosi eventi di particelle energetiche che possono distruggere le comunicazioni e i satelliti artificiali in orbita attorno alla Terra, in particolare per quelli in geosincrona. Le sottotempeste magnetiche terrestri sono alimentate dall'energia magnetica immagazzinata nella coda magnetica della Terra.

Durante il terzo flyby il magnetometro di MESSENGER ha documentato per la prima volta una sottotempesta o "carico" di energia magnetica della coda magnetica di Mercurio. Gli aumenti di energia che MESSENGER ha misurato nella coda magnetica di Mercurio erano molto grandi, da fattori di 2-3, e si sono verificati molto rapidamente, per solo due o tre minuti dall'inizio alla fine.

Questi aumenti di energia della coda magnetica di Mercurio sono circa 10 volte superiori a quelli della Terra.

"La coda estrema di carico e scarico osservata su Mercurio implica che l'intensità relativa delle sottotempeste deve essere molto più grande che sulla Terra", ha detto l'autore James A. Slavin, un fisico spaziale della NASA Goddard Space Flight Center e membro del MESSANGER Science Team . "Tuttavia, ciò che è ancora più eccitante è la corrispondenza tra la durata dei miglioramenti del campo di coda e il tempo del ciclo di Dungey, che descrive la circolazione del plasma attraverso una magnetosfera.
Con queste nuove misure di Messenger possiamo mostrare per la prima volta che il tempo di circolazione del plasma di Dungey determina la durata della sottotempesta su un altro pianeta oltre alla Terra, suggerendo che questo rapporto può essere una caratteristica universale della magnetosfera di tipo terrestre.

"Un aspetto essenziale della coda di scarico durante le sottotempeste terrestre è l'accelerazione delle particelle cariche ed energetiche, ma non sono state osservate tracce di accelerazioni durante il flyby.
Sembra che questo nuovo mistero non si risolverà finché non saranno condotti ulteriori misure estensive".

L'esosfera di Mercurio è una tenue atmosfera di atomi e ioni provenienti dalla superficie del pianeta e dal vento solare. Le osservazioni dell'esosfera forniscono una finestra sul vasto campo di interazioni tra la superficie di Mercurio e del suo ambiente spaziale.
Le intuizioni che forniranno le osservazioni della composizione superficiale, del trasporto di materiale sul pianeta e la perdita di materiale nello spazio interplanetario miglioreranno la nostra comprensione non solo dello stato attuale di Mercurio, ma anche della sua evoluzione.

Le osservazioni della sonda MESSENGER dell'esosfera, indicano distribuzioni territoriali notevolmente diverse tra gli elementi neutri e ionizzati nell'esosfera. Il terzo flyby ha realizzato i primi profili dettagliati sui poli nord e sud del pianeta.

"Questi profili hanno mostrato una notevole variabilità tra il sodio, il calcio, il magnesio e le distribuzioni, indicano che molti processi sono al lavoro e che un dato processo può influenzare ogni elemento in modo diverso" dice l'autore Ron Vervack.

"Una caratteristica evidente nella regione vicino alla coda del pianeta è l'emissione di atomi neutri di calcio, che presenta un picco nella direzione equatoriale alba che è stato costante in entrambe le località per intensità in tutti e tre flyby" ha detto Vervack.
"L'esosfera di Mercurio è molto variabile a causa dell'orbita eccentrica di Mercurio e degli effetti di un ambiente spaziale in continuo mutamento. La distribuzione osservata del calcio è rimasta a sorpresa relativamente immutata".

In primo piano tra le scoperte effettuate durante il terzo flyby vi sono le prime osservazioni delle emissioni di calcio ionizzato nell'esosfera di Mercurio. "L'emissione era concentrata su una superficie relativamente piccola del pianeta con la maggior parte delle stesse verificatesi in prossimità del piano equatoriale. Questa distribuzione non può essere spiegata con la conversione degli atomi di calcio locale in ioni di calcio e piuttosto presuppone che vi sia un trasporto magnetosferico degli ioni con un meccanismo per concentrarli come nelle osservazioni.
Anche se tale trasporto è comune nella magnetosfera planetaria, il grado in cui esso può incidere sulla distribuzione delle specie nell'esosfera di Mercurio non è stato pienamente condiviso" dice Vervack.

I risultati sono riportati in tre articoli pubblicati on-line il 15 luglio nella sezione di Science Express del sito web della rivista Science.

Ulteriori informazioni sono disponibili online all'indirizzo http://messenger.jhuapl.edu/mer_flyby3.html .

La sonda Messenger (Mercury Surface, Space Environment, Geochemistry and Ranging) è stata lanciata dalla NASA per l'esplorazione di Mercurio ed è la prima missione spaziale progettata dedicata ad esso.
La sonda MESSENGER è partita il 3 agosto 2004, e dopo il flyby con la Terra, Venere e ben tre con Mercurio entrerà in orbita nel marzo 2011 per studiarne le sue caratteristiche.
Il dottor Sean C. Salomone, della Carnegie Institution di Washington, conduce la missione come Principal Investigator. La Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory ha costruito e gestisce la sonda equesta missione per la NASA.


Foto in alto: Debussy Crater realizzata da MESSENGER al flyby n. 2

Traduzione e adattamento a cura di Arthur McPaul

Link:
"http://www.sciencedaily.com/releases/2010/07/100715152855.htm"

LA GRAVITA' NON ESISTE,AFFERMA SCIENZIATO


Un universo senza gravità? Com'è possibile? La gravità è una delle forze di base che regolano il cosmo, e sulla quale si basano i nostri modelli che simulano e spiegano l'universo. Secondo Verlinde tuttavia, la gravità sarebbe soltanto la conseguenza delle leggi della termodinamica, che descrivono il comportamento del calore e dei gas.
"Per me, la gravità non esiste" sostiene Verlinde. E pare non essere l'unico a pensarla così: c'è un numero crescente i scienziati che affermano che si stia cercando di capire la gravità partendo da presupposti sbagliati. Ci sarebbe insomma qualcosa di ancora più "fondamentale", dal quale la gravità emergerebbe come conseguenza.
Osservando il concetto di gravità da questo punto di vista, si potrebbe fornire (teoricamente) una spiegazione ad alcuni curiosi fenomeni che non riusciamo ancora a comprendere, come l'energia e la materia oscura.
L'idea di Verlinde è questa: la forza di gravità è il sottoprodotto dell'insana tendenza della natura a massimizzare il disordine. Non preoccupatevi: molti fisici dicono di non comprendere il lavoro di Verlinde, ed altri sono parecchio scettici. Tuttavia parte dell'ambiente della fisica sembra concordare sul fatto che l'ipotesi di Verlinde sia un punto di vista nuovo su un problema vecchio come quello della gravità e dello spazio-tempo.
"Alcune percone dicono che non possa aver ragione" dice Andrew Strominger, fisico delle stringhe ad Harvard. "Altri che abbia ragione e che già si sapeva. Qualcosa di giusto e profondo, o di giusto ed ovvio. Quello che bisognerebbe dire è che si è ispirato a molte discussioni interessanti. E' una collezione di idee interessanti che toccano cose che non comprendiamo sul nostro universo. E' per questo che mi è piaciuto il suo lavoro".
Lee Smolin, un fisico teorico del Perimeter Institute for Theoretical Physics, ha addirittura definito il lavoro di Verlinde come "una delle ricerche più importanti degli ultimi 20 anni".
Verlinde, assieme al suo gemello Herman, professore di Princeton, sono lanciati nella ricerca della vera natura della gravità. Sono noti nell'ambiente per le loro doti matematiche nel campo della teoria delle stringhe portata ai massimi estremi. Tant'è che hanno inventato l'Algebra di Verlinde e la formula di Verlinde, elementi fondamentali della famosa "teoria del tutto".
Il lavoro di Verlinde parte dai buchi neri, che sembrerebbero dimostrare che le leggi della relatività generale di Einstein non siano altro che un altro modo di "leggere" i principi della termodinamica. Partendo dal lavoro di Ted Jacobson, fisico teorico dell' Università del Maryland che nel 1995 contribuì all'idea di universo olografico, è giunto alla conclusione che la gravità, secondo lui, non esiste, ma è solo un'illusione.
Cerchiamo di fare un esempio di come la gravità possa essere un'illusione. Immaginate che l'universo sia un contenitore pieno di lettere del gioco Scarabeo. C'è un solo modo di disporre le lettere per comporre le parole "Dita di Fulmine", ma un numero enorme di disposizioni delle tesserine per ottenere parole senza senso.
Mescolando le lettere nella scatola, si tenderà ad ottenere parole senza senso e si aumenterà il disordine. Secondo Verlinde, questo sarebbe il modo di manifestarsi della gravità.
Confusi? Capisco, lo sono anche io. L'esempio sopra riportato è una trasposizione di quello fatto dal New York Times, e sinceramente non fa comprendere molto sulla vera natura della gravità. secondo l'ottica di Verlinde. Ed è lo stesso Verlinde ad ammettere che la sua ricerca non è altro che una serie di ipotesi, e non una teoria.
Tant'è che il risultato della lettura della ricerca, come afferma Raphael Bousso di Berkeley, è stato che "Nessuno riusciva a capirsi, incluse le persone che inizialmente pensavano di aver trovato il senso della questione".

Fonte:http://www.ditadifulmine.com/2010/07/la-gravita-non-esiste-afferma.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DitaDiFulmine+%28Dita+di+Fulmine%29

giovedì 8 luglio 2010

LA SINDONE NON E' RIPRODUCIIBILE...(???)

Luigi Garlaschelli e la sua passione per il lenzuolo torinese

di Marco Cagnotti

“Mefistofelico”, lo hanno definito. In effetti, con quel pizzetto e l’occhio malizioso, a ben guardare… D’altronde non c’è da stupirsi se l’hanno associato a una figura diabolica: Luigi Garlaschelli ai preti proprio non va a genio. Fin dai primi Anni Novanta, quando realizzò una copia del sangue di san Gennaro. Uguale uguale, proprio. Bastava agitarlo per vederlo passare dallo stato solido a quello liquido. Ma di miracolo nemmeno l’ombra. Il segreto sta nella tissotropia: l’energia meccanica delle scosse rompe i legami di questa specie di gelatina e fa cambiare stato alla sostanza. Facile immaginare la poca simpatia riscossa da Garlaschelli nella Curia napoletana e, per estensione, in tutta la Chiesa cattolica. Ma non di solo san Gennaro vive Garlaschelli. Che ha fabbricato anche una Madonna piangente sangue. E più di recente ha prodotto pure una copia della Sindone: argomento adesso di grande attualità, alla luce della recente ostensione torinese a beneficio dei fedeli. Abbiamo incontrato il mefistofelico personaggio per farci raccontare la storia della sua passione per questo strano lenzuolo.

Come si può non fidarsi di un personaggio simile?


Anzitutto, chi è Luigi Garlaschelli?

Un tizio nato a Pavia nella prima metà del secolo scorso, laureato in chimica sempre a Pavia, che poi ha lavorato come chimico al Politecnico di Milano, in America, alla Montedison e infine ancora all’Università di Pavia, dove adesso da pensionato è ancora professore aggregato presso il Dipartimento di Chimica Organica.

Un chimico, d’accordo. Ma che c’entrano il sangue di san Gennaro e la Sindone?


C’entrano, perché da sempre sono anche un appassionato di fenomeni misteriosi e paranormali. Tant’è che sono socio del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sul Paranormale, il famoso CICAP, fin dalla sua fondazione.

E proprio nell’ambito del CICAP avevi prodotto il sangue del santo partenopeo. E poi la Sindone. Perché?

Perché mi ha sempre interessato. E’ il classico oggetto misterioso che, si dice, possiede proprietà non riproducibili. Dieci anni fa scrissi anche un libretto dal titolo “Processo alla Sindone”, nel quale ripercorrevo la storia delle polemiche e delle analisi, giungendo alla conclusione che è chiaramente un falso. L’occasione di tornare sull’argomento mi è stata offerta da Gualtiero Massa, un socio dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, l’UAAR, che mi propose di provare a riprodurre la Sindone, contribuendo anche di tasca propria con un finanziamento.

Sicché ti sei messo al lavoro e…

…e ho seguito l’ipotesi di Joe Nickell, dello CSICOP americano. Nickell aveva preso il bassorilievo di un volto, l’aveva coperto con un telo e poi l’aveva sfregato con un tampone sporco di polvere d’ocra. Così facendo aveva ottenuto come immagine una specie di negativo fotografico con le caratteristiche di un’immagine sindonica. Ma attenzione: la Sindone originale non contiene alcun pigmento. Perciò Nickell suppose che nel Trecento l’autore avesse sì usato quel metodo, ma che poi il pigmento si fosse staccato e disperso, perché in fondo era solo una polvere senza alcun legante particolare.

Ma allora le tracce sul lenzuolo da che cosa sono prodotte?

Da impurezze di vario tipo nel pigmento, come sali e sostanze organiche, che nel tempo hanno fatto ingiallire le fibre del lino. D’altronde microtracce di ocra sulla Sindone sono state trovate proprio dove c’è l’immagine.

Dunque tu hai usato il metodo di Nickell.

I miei collaboratori e io abbiamo replicato il suo esperimento applicando il procedimento completo su un corpo umano, ma usando un bassorilievo per la testa. Con un finanziamento del CICAP e dell’UAAR abbiamo fatto tessere una tela identica a quella della Sindone. Poi abbiamo steso questo telo addosso a un volontario, sfregando il telo stesso con un pigmento al quale abbiamo aggiunto tracce di acido per simulare le impurezze dell’ocra del Trecento. Così abbiamo imparato che strofinando si riesce a evidenziare solo le parti più in rilievo e l’immagine finale va poi rifinita a mano libera sul telo steso. Questo, peraltro, spiega l’assenza di deformazioni sul corpo.

E sul viso come si spiega l’assenza di deformazioni?

Con l’uso di un bassorilievo, come ho detto. Fra l’altro, nella Sindone originale sotto la barba della figura umana appare un segno squadrato che sembra un colletto e che, secondo me, non è nient’altro che il collo del bassorilievo della testa.

Così avete prodotto una copia della Sindone.

Calma: non è mica finita. Il telo doveva essere invecchiato artificialmente. Perciò ho costruito una stufa apposita, già battezzata “macchina per fare le Sindoni”, nella quale ho scaldato il telo per circa tre ore a 145 gradi. Infine il telo è stato lavato per simulare il distacco del pigmento.

E il risultato finale…

…è un’immagine con caratteristiche simili a quelle della Sindone di Torino: non ha più pigmento perché è stato lavato via, l’immagine è prodotta solo dall’ingiallimento delle fibre più superficiali, dà un’immagine in negativo, è sfumata e, analizzata con un computer, restituisce l’immagine di un corpo umano. Per completezza, abbiamo aggiunto pure le presunte tracce di sangue usando una specie di tempera fatta con ocra rossa, cinabro e alizarina. Infine le bruciature, come quelle prodotte dall’incendio del 1532, e gli aloni lasciati dall’acqua.



La copia conforme... (Cortesia: L. Garlaschelli)



...e l'originale. (Cortesia: Dio)

E quante ne hai prodotte finora?

Una e mezza: ne possiedo una versione a grandezza naturale, da 4,4 metri, e una lunga la metà, solo con la parte superiore del corpo. Ma ora che ho imparato posso farne una nuova in cinque o sei giorni.

Storicamente però la tua non è l’unica copia della Sindone. Già Vittorio Pesce Delfino…


Lo so: nei primi Anni Ottanta produsse una propria Sindone ma usando una tecnica differente. Nel 1978 alcuni studiosi americani dello Shroud of Turin Research Project, lo STURP, avevano effettuato studi, ricerche, foto e microanalisi sulla Sindone per tre giorni di fila. Già allora avevano capito da che cosa fosse prodotta l’immagine: fibre ingiallite. Ed erano arrivati alla conclusione che quel risultato si può ottenere con due effetti: chimico oppure termico. Vittorio Pesce Delfino, specialista in anatomia e istologia patologica, seguì questa seconda ipotesi. Appoggiando un telo di lino su un bassorilievo di metallo riscaldato a 230 gradi ottenne una specie di strinatura che mostrava alcune proprietà simili a quelle della Sindone: in negativo, sfumata, senza pigmenti, indelebile.

E tu che ne pensi?

L’ipotesi è interessante e ingegnosa ma poco verosimile dal punto di vista storico. Infatti non è nota una tecnica di questo tipo usata nel Trecento. Inoltre è difficile da applicare su un bassorilievo a grandezza naturale, davanti e dietro. Infine non rende conto delle microtracce di ocra trovate solo dove c’è l’immagine. Però è sicuramente un metodo da studiare ulteriormente, invece di liquidarlo frettolosamente come è stato fatto finora.

Eppure ai sindonologi autenticisti non mancano gli argomenti. C’è la questione della moneta, per esempio…

Le monete, sempre ammesso che di monete si tratti, sarebbero due: una su ogni occhio. Si tratterebbe delle impronte di due monetine di Ponzio Pilato, che quindi daterebbero la Sindone circa all’anno 30 d.C. Le impronte erano state viste già su copie di fotografie del 1931: immagini in bianco e nero, a bassa definizione e alto contrasto. Su queste presunte monete i sindonologi hanno detto molte cose incompatibili fra loro. Hanno confuso le impronte dritte con quelle speculari, la destra con la sinistra. Nell’interpretazione hanno fatto una confusione terribile. Nel 2002 la Sindone è stata scannerizzata in alta definizione e a colori. Risultato: delle monete non c’è più traccia. Si trattava solo di un “effetto Rorschach”. In futuro ne sentiremo parlare sempre meno.

E i pollini? Eh? Che mi dici dei pollini?

I pollini furono trovati da un criminologo svizzero, Max Frei. Dovrebbero permettere di ricostruire tutto il percorso fatto dalla Sindone, perché ci sarebbero pollini palestinesi, turchi, greci e così via. Però Max Frei non ha mai pubblicato su una rivista scientifica i metodi, i risultati, le foto. Dei suoi pollini non si è mai vista una foto originale: anche durante le sue conferenze mostrava le foto tratte dai testi di palinologia, cioè la scienza che studia i pollini. Ma i suoi pollini non li ha visti davvero nessuno. E ci sono moltissimi dubbi sulla replicabilità della sua ricerca. I pollini avrebbero dovuto essere prelevati con un nastro adesivo, applicato alla Sindone e staccato, poi liberati con un solvente e infine osservati e fotografati con un microscopio elettronico. Ripeto: non c’è alcuna prova di queste ricerche. In compenso tutti i palinologi, anche quelli credenti nell’autenticità della Sindone, sostengono che è impossibile fare ciò che Frei sostiene di aver fatto, cioè identificare addirittura le varietà delle piante che crescevano a Gerusalemme. In realtà, anche avendo molti campioni, sarebbe difficile identificare le specie, altro che le varietà. I presunti pollini di Max Frei sono stati riesaminati da tre sindonologi, e da 60 che erano sono stati ridotti a uno o due al massimo. E anche questi, rivisti da palinologi esperti, sono stati smentiti. Del resto Max Frei è un personaggio controverso. Non è un palinologo, ma un tuttofare che si è dedicato anche alla grafologia. E’ la stessa persona che autenticò i falsi diari di Hitler con la sua perizia calligrafica. Quindi… pollini? Che pollini?

Poi c’è la vicenda del carbonio-14. Qualcuno sostiene che quelle analisi furono truccate, che ci fu perfino un complotto.

L’analisi con il carbonio-14, proposta su suggerimento dello STURP come prova definitiva, risale al 1988 e fin dall’inizio fu gestita male. Ci furono polemiche fra i laboratori scelti e quelli esclusi, con fughe di indiscrezioni. In ogni caso i tre laboratori furono scelti dalla Chiesa e dovevano essere i migliori del mondo. L’indagine fu fatta sotto la direzione personale del cardinal Ballestrero e del professor Luigi Gonella, del Politecnico di Torino, come consulente scientifico, con il coordinamento del direttore del British Museum. Tutto questo avrebbe dovuto garantire la serietà e la neutralità. Il risultato finale fu chiaro: la Sindone è un manufatto prodotto a cavallo del 1300. Una conclusione compatibile con le evidenze storiche, perché proprio in quel periodo appare la Sindone. Ballestrero concluse che questo risultato dev’essere accettato, anche se non quadra con le speranze dei cattolici.

Risultato definitivo, fine della questione.

Macché. I sindonologi autenticisti a oltranza hanno attaccato anche quel risultato. Hanno detto che il campione usato non era pulito. Ma questo non è vero: il campione è stato pulito con tecniche standard e, per spostare l’età apparente, il tessuto avrebbe dovuto essere intriso di sudiciume. Allora hanno gridato al complotto, ma quest’ipotesi coinvolgerebbe addirittura il cardinal Ballestrero e il direttore del British Museum. A che pro? Poi hanno cercato di screditare il metodo, fraintendendo alcuni vecchissimi lavori. In realtà il metodo del carbonio funziona benissimo. A un certo punto hanno sostenuto che l’incendio del 1532 aveva fissato sulla Sindone del carbonio nuovo, che l’avrebbe “ringiovanita”. Per dieci anni il russo che aveva proposto l’idea è stato considerato come il “salvatore della Sindone”. Poi si è scoperto che si era inventato tutto, che nelle sue pubblicazioni c’erano nomi di scienziati, musei, laboratori e riviste che nemmeno esistevano. E’ anche finito in prigione per truffa. E prima di occuparsi della Sindone aveva collaborato con i creazionisti, e anche loro l’avevano cacciato. L’ultima ipotesi alla quale si aggrappano i sindonologi autenticisti è quella di un rammendo perfettamente invisibile risalente al 1300 e piazzato proprio nell’angolino da cui fu fatto il prelievo. Ora, anche ammesso che sia vero, non si capisce perché avrebbero dovuto fare un rammendo invisibile, quando a quell’epoca non andavano tanto per il sottile. Per esempio, dopo l’incendio del 1532 misero delle toppe molto grossolane sulle bruciature. D’altronde quando nel 1988 venne effettuato il prelievo erano presenti degli esperti tessili e nessuno di loro vide alcun rammendo. E anche nel 2002, in occasione dell’ultimo restauro molto completo, non si è trovato questo rammendo invisibile. Non solo: dopo quel restauro furono prelevati molti campioni, anche delle bruciature. Perciò oggi si potrebbero ripetere le analisi con il carbonio-14 su molti punti diversi e ricavare decine di datazioni. Ma non lo si vuole fare. E io sono anche pronto a scommettere dei soldi che, se ripeteranno il test con il carbonio-14, il risultato sarà sempre lo stesso.

D’accordo, allora gli argomenti a favore sono parecchio zoppicanti. Allora dimmene uno e uno solo, definitivo, per convincere un believer della falsità della Sindone.

Ma perché mi fai delle domande difficili? Uno solo? Te ne dico quattro.

Uff! Allora vada per quattro.

Primo: un vero corpo umano non potrà mai e poi mai lasciare un’impronta di quel tipo. Non è possibile, semplicemente. Abbiamo anche provato con una persona dipinta di rosso: soprattutto per la faccia, ne viene fuori un’immagine orrenda, deforme, non sfumata. Secondo: le vere sindoni di quell’epoca sono completamente diverse. Sono di lana, non di lino. Hanno una differente torcitura del filo. Non sono a spina di pesce. E il corpo non veniva inserito in quel modo, ma avvolto e legato al collo e alle caviglie. Terzo: la Sindone appare solo nel 1355 in Francia e immediatamente viene dichiarata falsa dal vescovo locale. Il vescovo si accorge che i canonici che la custodiscono la usano per inscenare falsi miracoli e attirare i pellegrini con l’inganno. Inoltre scopre l’artista che l’ha realizzata. Allora il vescovo scrive al papa, Clemente VII. Il papa… anzi l’antipapa, perché a quell’epoca c’era lo scisma… emana una bolla nella quale si intima di dichiarare sempre la falsità della Sindone ogni volta che viene esposta. Quarto: la datazione con il carbonio-14. Dalla quale si capisce che la Sindone risale al Trecento: un risultato perfettamente compatibile con la documentazione storica conosciuta.

Bene. Dopo tanto studiare e sperimentare e replicare, qual è allora l’opinione di Luigi Garlaschelli sulla Sindone? Che cos’è quest’oggetto?

E’ l’opera di un artista, perché solo una mano umana avrebbe potuto produrre un oggetto simile. Non conosciamo il suo nome. Non sappiamo se volesse produrre un’icona oppure una falsa reliquia. Sappiamo però che poi nei secoli è stata presentata come una reliquia vera. Ripensando ai canonici imbroglioni del Trecento, non si può dire che oggi le cose siano cambiate molto. Insomma, la Sindone è un oggetto misterioso e carico di storia, realizzata in modo molto ingegnoso. La sua figura ieratica possiede un fascino arcano. Non stupisce che fin dal XIV secolo abbia suscitato sentimenti contrastanti di sorpresa o di ammirazione o di rifiuto. Quindi io, essendo uno scettico curioso, non potevo non interessarmene.

La Chiesa ha accettato i risultati delle analisi con il carbonio-14 e non riconosce ufficialmente la Sindone come il lenzuolo che avvolse il corpo di Gesù Cristo. Però quest’anno c’è stata l’ostensione e la pubblicità all’evento e il pellegrinaggio… e insomma si può dire che la Chiesa gioca quanto meno sull’ambiguità.

Quanto meno, direi proprio.

Ma, di fronte all’evidenza dei fatti, perché tanta gente continua a credere nell’autenticità della Sindone?

Perché si sente solo l’opinione dei sindonologi autenticisti. Che poi saranno qualche dozzina in tutto il mondo. Loro usano argomenti pseudoscientifici per sostenere la tesi dell’autenticità e sono i soli ai quali la Chiesa dà voce. Gli argomenti contrari non trovano spazio. D’altronde per i cattolici l’ipotesi che quella sia davvero l’impronta del corpo di Cristo è irresistibile. Ma dovrei spingermi a fare qualche ragionamento psicologico o antropologico o sociologico.

Spingiti, spingiti pure.

Beh, potrei cavarmela con una battuta. Tutte queste reliquie e questi miracoli suggeriscono due ipotesi: o Dio esiste e vuole dimostrare che il cattolicesimo è la vera religione, oppure…

…oppure?

Oppure essere cattolici induce a essere creduloni.

Detto questo sulla psicologia dei cattolici, diciamo qualcosa anche sulla psicologia di Luigi Garlaschelli. Prima il sangue di san Gennaro, poi la Sindone. Perché questo tuo interesse per la fenomenologia religiosa? Non sarà mica che qualche problema con la religione ce l’hai tu?

(Ride) Intanto io mi occupo dei fenomeni, non delle credenze religiose. E poi, sai, non è colpa mia se in Italia la maggior parte dei fenomeni cosiddetti paranormali riguarda sempre e soltanto la religione cattolica. Se io vivessi in Scozia, mi occuperei del mostro di Loch Ness e dei castelli infestati dai fantasmi. Ma vivo in Italia. E qui trovo esorcismi, stigmate, sangue di san Gennaro, Madonne piangenti sangue, la Sindone… Che cosa ci posso fare?

Fonte:http://www.stukhtra.it/?p=2958

I miei più vivi complimenti.
Si continua ad affermare che la Sindone non è riproducibile ne tantomeno che ci sono dati scientifici che lo confermano un falso ma il contrario,finora però queste sono solo bufale inventate a routine,numerosi dati scientifici la confermano un falso e quello sopra è un esempio CONCRETO che è riproducibile,più evidente di così.
Alex

IL RAGGIO CHE DA ENERGIA GRATIS..TUTTO INSABBIATO



Marconi ideò un raggio che fermava i mezzi a motore. Mussolini lo voleva, il Vaticano lo bloccò. Da quelle ricerche gli scienziati crearono l’alternativa a petrolio e nucleare. Nel 1999 l’invenzione stava per essere messa sul mercato, ma poi tutto fu insabbiato.

L’energia pulita tanto auspicata dal presidente Obama dopo il disastro ambientale del Golfo del Messico forse esiste già da un pezzo, ma qualcuno la tiene nascosta per inconfessabili interessi economici. Ma non solo. Negli anni Settanta, infatti, un gruppo di scienziati italiani ne avrebbe scoperto il segreto, ma questa nuova e stupefacente tecnologia, che di fatto cambierebbe l’ economia mondiale archiviando per sempre i rischi del petrolio e del nucleare, sarebbe stata volutamente occultata nella cassaforte di una misteriosa fondazione religiosa con sede nel Liechtenstein, dove si troverebbe tuttora. Sembra davvero la trama di un giallo internazionale l’incredibile storia che si nasconde dietro quella che, senza alcun dubbio, si potrebbe definire la scoperta epocale per eccellenza, e cioè la produzione di energia pulita senza alcuna emissione di radiazioni dannose. In altre parole, la realizzazione di un macchinario in grado di dissolvere la materia, intendendo con questa definizione qualunque tipo di sostanza fisica, producendo solo ed esclusivamente calore.

Una scoperta per caso

Come ogni giallo che si rispetti, l’intricata vicenda che si nasconde dietro la genesi di questa scoperta è stata svelata quasi per caso. Lo ha fatto un imprenditore genovese che una decina d’anni fa si è trovato ad avere rapporti di affari con la fondazione che nasconde e gestisce il segreto di quello che, per semplicità, chiameremo «il raggio della morte». E sì, perché la storia che stiamo per svelare nasce proprio da quello che, durante il fascismo, fu il mito per eccellenza: l’arma segreta che avrebbe rivoluzionato il corso della seconda guerra mondiale. Sembrava soltanto una fantasia, ma non lo era. In quegli anni si diceva che persino Guglielmo Marconi stesse lavorando alla realizzazione del «raggio della morte». La cosa era solo parzialmente vera. Secondo quanto Mussolini disse al giornalista Ivanoe Fossati durante una delle sue ultime interviste, Marconi inventò un apparecchio che emetteva un raggio elettromagnetico in grado di bloccare qualunque motore dotato di impianto elettrico.

Tale raggio, inoltre, mandava in corto circuito l’impianto stesso, provocandone l’incendio. Lo scienziato dette una dimostrazione, alla presenza del duce del fascismo, ad Acilia, sulla strada di Ostia, quando bloccò auto e camion che transitavano sulla strada. A Orbetello, invece, riuscì a incendiare due aerei che si trovavano ad oltre due chilometri di distanza. Tuttavia, dice sempre Mussolini, Marconi si fece prendere dagli scrupoli religiosi. Non voleva essere ricordato dai posteri come colui che aveva provocato la morte di migliaia di persone, bensì solo come l’inventore della radio. Per cui si confidò con Papa Pio XII, il quale gli consigliò di distruggere il progetto della sua invenzione. Cosa che Marconi si affretto a fare, mandando in bestia Mussolini e gerarchi. Poi, forse per il troppo stress che aveva accumulato in quella disputa, nel 1937 improvvisamente venne colpito da un infarto e morì a soli 63 anni.

La fine degli anni Trenta fu comunque molto prolifica da un punto di vista scientifico. Per qualche imperscrutabile gioco del destino, pare che la fantasia e la creatività degli italiani non fu soltanto all’origine della prima bomba nucleare realizzata negli Stati Uniti da Enrico Fermi e dai suoi colleghi di via Panisperna; altri scienziati, continuando gli studi sulla scissione dell’atomo, trovarono infatti il modo di «produrre ed emettere sino a notevoli distanze anti-atomi di qualsiasi elemento esistente sul nostro pianeta che, diretti contro una massa costituita da atomi della stessa natura ma di segno opposto, la disgregano ionizzandola senza provocare alcuna reazione nucleare, ma producendo egualmente una enorme quantità di energia pulita». Tanto per fare un esempio concreto, ionizzando un grammo di ferro si sviluppa un calore pari a 24 milioni di KWh, cioè oltre 20 miliardi di calorie, capaci di evaporare 40 milioni di litri d’acqua. Per ottenere un uguale numero di calorie, occorrerebbe bruciare 15mila barili di petrolio. Sembra quasi di leggere un racconto di fantascienza, ma è soltanto la pura e semplice realtà. Almeno quella che i documenti in possesso dell’imprenditore genovese Enrico M. Remondini dimostrano.

La testimonianza

«Tutto è cominciato – racconta Remondini – dal contatto che nel 1999 ho avuto con il dottor Renato Leonardi, direttore della Fondazione Internazionale Pace e Crescita, con sede a Vaduz, capitale del Liechtenstein. Il mio compito era quello di stipulare contratti per lo smaltimento di rifiuti solidi tramite le Centrali termoelettriche polivalenti della Fondazione Internazionale Pace e Crescita. Non mi hanno detto dove queste centrali si trovassero, ma so per certo che esistono. Altrimenti non avrebbero fatto un contratto con me. In quel periodo, lavoravo con il mio collega, dottor Claudio Barbarisi. Per ogni contratto stipulato, la nostra percentuale sarebbe stata del 2 per cento. Tuttavia, per una clausola imposta dalla Fondazione stessa, il 10 per cento di questa commissione doveva essere destinata a favore di aiuti umanitari. Considerando che lo smaltimento di questi rifiuti avveniva in un modo pressoché perfetto, cioè con la ionizzazione della materia senza produzione di alcuna scoria, sembrava davvero il modo ottimale per ottenere il risultato voluto. Tuttavia, improvvisamente, e senza comunicarci il perché, la Fondazione ci fece sapere che le loro centrali non sarebbero più state operative. E fu inutile chiedere spiegazioni. Pur avendo un contratto firmato in tasca, non ci fu nulla da fare. Semplicemente chiusero i contatti».

Remondini ancora oggi non conosce la ragione dell’improvviso voltafaccia. Ha provato a telefonare al direttore Leonardi, che tra l’altro vive a Lugano, ma non ha mai avuto una spiegazione per quello strano comportamento. Inutili anche le ricerche per vie traverse: l’unica cosa che è riuscito a sapere è che la Fondazione è stata messa in liquidazione. Per cui è ipotizzabile che i suoi segreti adesso siano stati trasferiti ad un’altra società di cui, ovviamente, si ignora persino il nome. Ciò significa che da qualche parte sulla terra oggi c’è qualcuno che nasconde il segreto più ambito del mondo: la produzione di energia pulita ad un costo prossimo allo zero. Nonostante questo imprevisto risvolto, in mano a Remondini sono rimasti diversi documenti strettamente riservati della Fondazione Internazionale Pace e Crescita, per cui alla fine l’imprenditore si è deciso a rendere pubblico ciò che sa su questa misteriosa istituzione.

Per capire i retroscena di questa tanto mirabolante quanto scientificamente sconosciuta scoperta, occorre fare un salto indietro nel tempo e cercare di ricostruire, passo dopo passo, la cronologia dell’invenzione. Ad aiutarci è la relazione tecnico-scientifica che il 25 ottobre 1997 la Fondazione Internazionale Pace e Crescita ha fatto avere soltanto agli addetti ai lavori. Ogni foglio, infatti, è chiaramente marcato con la scritta «Riproduzione Vietata». Ma l’enormità di quanto viene rivelato in quello scritto giustifica ampiamente il non rispetto della riservatezza richiesta.

Il «raggio della morte», infatti, pur essendo stato concepito teoricamente negli anni Trenta, avrebbe trovato la sua base scientifica soltanto tra il 1958 e il 1960. Il condizionale è d’obbligo in quanto riportiamo delle notizie scritte, ma non confermate dalla scienza ufficiale. Non sappiamo da chi era composto il gruppo di scienziati che diede vita all’esperimento: i nomi non sono elencati. Sappiamo invece che vi furono diversi tentativi di realizzare una macchina che corrispondesse al modello teorico progettato, ma soltanto nel 1973 si arrivò ad avere una strumentazione in grado di «produrre campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti, in modo da colpire qualsiasi materia, ionizzandola a distanza ed in quantità predeterminate».

Ok dal governo Andreotti

Fu a quel punto che il governo italiano cominciò ad interessarsi ufficialmente a quegli esperimenti. E infatti l’allora governo Andreotti, prima di passare la mano a Mariano Rumor nel luglio del ‘73, incaricò il professor Ezio Clementel, allora presidente del Comitato per l’energia nucleare (Cnen), di analizzare gli effetti e la natura di quei campi magnetici a fascio. Clementel, trentino originario di Fai e titolare della cattedra di Fisica nucleare alla facoltà di Scienze dell’Università di Bologna, a quel tempo aveva 55 anni ed era uno dei più noti scienziati del panorama nazionale e internazionale. La sua responsabilità, in quella circostanza, era grande. Doveva infatti verificare se quel diabolico raggio avesse realmente la capacità di distruggere la materia ionizzandola in un’esplosione di calore. Anche perché non ci voleva molto a capire che, qualora l’esperimento fosse riuscito, si poteva fare a meno dell’energia nucleare e inaugurare una nuova stagione energetica non soltanto per l’Italia, ma per il mondo intero.

Tanto per fare un esempio, questa tecnologia avrebbe permesso la realizzazione di nuovi e potentissimi motori a razzo che avrebbero letteralmente rivoluzionato la corsa allo spazio, permettendo la costruzione di gigantesche astronavi interplanetarie. Il professor Clementel ordinò quindi quattro prove di particolare complessità. La prima consisteva nel porre una lastra di plexiglass a 20 metri dall’uscita del fascio di raggi, collocare una lastra di acciaio inox a mezzo metro dietro la lastra di plexiglass e chiedere di perforare la lastra d’acciaio senza danneggiare quella di plexiglass. La seconda prova consisteva nel ripetere il primo esperimento, chiedendo però di perforare la lastra di plexiglass senza alterare la lastra d’acciaio. Il terzo esame era ancora più difficile: bisognava porre una serie di lastre d’acciaio a 10, 20 e 40 metri dall’uscita del fascio di raggi, chiedendo di bucare le lastre a partire dall’ultima, cioè quella posta a 40 metri. Nella quarta e ultima prova si doveva sistemare una pesante lastra di alluminio a 50 metri dall’uscita del fascio di raggi, chiedendo che venisse tagliata parallelamente al lato maggiore.

Ebbene, tutte e quattro le prove ebbero esito positivo e il professor Clementel, considerando che la durata dell’impulso dei raggi era minore di 0,1 secondi, valutò la potenza, ipotizzando la vaporizzazione del metallo, a 40.000 KW e la densità di potenza pari a 4.000 KW per centimetro quadrato. In realtà, venne spiegato a sperimentazione compiuta, l’impulso dei raggi aveva avuto la durata di un nano secondo e poteva ionizzare a distanza «forma e quantità predeterminate di qualsiasi materia». Tra l’altro all’esperimento aveva assistito anche il professor Piero Pasolini, illustre fisico e amico di un’altra celebrità scientifica qual è il professor Antonino Zichichi. In una sua relazione, Pasolini parlò di «campi magnetici, gravitazionali ed elettrici interagenti che sviluppano atomi di antimateria proiettati e focalizzati in zone di spazio ben determinate anche al di là di schemi di materiali vari, che essendo fuori fuoco si manifestano perfettamente trasparenti e del tutto indenni». In pratica, ma qui entriamo in una spiegazione scientifica un po’ più complessa, gli scienziati italiani che avevano realizzato quel macchinario, sarebbero riusciti ad applicare la teoria di Einstein sul campo unificato, e cioè identificare la matrice profonda ed unica di tutti i campi di interazione, da quello forte (nucleare) a quello gravitazionale. Altri fisici in tutto il mondo ci avevano provato, ma senza alcun risultato. Gli italiani, a quanto pare, c’erano riusciti.



L’insabbiamento

In un Paese normale (ma tutti sappiamo che il nostro non lo è) una simile scoperta sarebbe stata subito messa a frutto. Non ci vuole molta fantasia per capire le implicazioni industriali ed economiche che avrebbe portato. Anche perché, quella che a prima vista poteva sembrare un’arma di incredibile potenza, nell’uso civile poteva trasformarsi nel motore termico di una centrale che, a costi bassissimi, poteva produrre infinite quantità di energia elettrica. Perché, dunque, questa scoperta non è stata rivelata e utilizzata? La ragione non viene spiegata. Tutto quello che sappiamo è che i governi dell’epoca imposero il segreto sulla sperimentazione e che nessuno, almeno ufficialmente, ne venne a conoscenza. Del resto nel 1979 il professor Clementel morì prematuramente e si portò nella tomba il segreto dei suoi esperimenti.

Ma anche dietro Clementel si nasconde una vicenda piuttosto strana e misteriosa. Pare, infatti, che le sue idee non piacessero ai governanti dell’epoca. Non si sa esattamente quale fosse la materia del contendere, ma alla luce della straordinaria scoperta che aveva verificato, è facile immaginarlo. Forse lo scienziato voleva rendere pubblica la notizia, mentre i politici non ne volevano sapere. Chissà? Ebbene, qualcuno trovò il sistema per togliersi di torno quello scomodo presidente del Cnen. Infatti venne accertato che la firma di Clementel appariva su registri di esame all’Università di Trento, della quale all’epoca era il rettore, in una data in cui egli era in missione altrove. Sembrava quasi un errore, una svista. Ma gli costò il carcere, la carriera e infine la salute.

Lo scienziato capì l’antifona, e non disse mai più nulla su quel «raggio della morte» che gli era costato così tanto caro. A Clementel è dedicato il Centro ricerche energia dell’Enea a Bologna. C’è comunque da dire che già negli anni Ottanta qualcosa venne fuori riguardo un ipotetico «raggio della morte». Il primo a parlarne fu il giudice Carlo Palermo che dedicò centinaia di pagine al misterioso congegno, affermando che fu alla base di un intricato traffico d’armi. La storia coinvolse un ex colonnello del Sifar e del Sid, Massimo Pugliese, ma anche esponenti del governo americano (allora presieduto da Gerald Ford), i parlamentari Flaminio Piccoli (Dc) e Loris Fortuna (Psi), nonché una misteriosa società con sede proprio nel Liechtenstein, la Traspraesa. La vicenda durò dal 1973 al 1979, quando improvvisamente calò una cortina di silenzio su tutto quanto.

Erano comunque anni difficili. L’Italia navigava nel caos. Gli attentati delle Brigate rosse erano all’ordine del giorno, la società civile soffocava nel marasma, i servizi segreti di mezzo mondo operavano sul nostro territorio nazionale come se fosse una loro riserva di caccia. Il 16 marzo 1978 i brigatisti arrivarono al punto di rapire il presidente del Consiglio, Aldo Moro, uccidendo i cinque poliziotti della scorta in un indimenticabile attentato in via Fani, a Roma. E tutti ci ricordiamo come andò a finire. Tre anni dopo, il 13 maggio 1981, il terrorista turco Mehmet Ali Agca in piazza San Pietro ferì a colpi di pistola Giovanni Paolo II.

È in questo contesto, che il «raggio della morte» scomparve dalla scena. Del resto, ammesso che la scoperta avesse avuto una consistenza reale, chi sarebbe stato in grado di gestire e controllare gli effetti di una rivoluzione industriale e finanziaria che di fatto avrebbe cambiato il mondo? Non ci vuole molto, infatti, ad immaginare quanti interessi quell’invenzione avrebbe danneggiato se soltanto fosse stata resa pubblica. In pratica, tutte le multinazionali operanti nel campo del petrolio e dell’energia nucleare avrebbero dovuto chiudere i battenti o trasformare da un giorno all’altro la loro produzione. Sarebbe veramente impossibile ipotizzare una cifra per quantificare il disastro economico che la nuova scoperta italiana avrebbe portato.

Ma queste sono solo ipotesi. Ciò che invece risulta riguarda la decisione presa dagli autori della scoperta. Infatti, dopo anni di traversie e inutili tentativi per far riconoscere ufficialmente la loro invenzione, probabilmente temendo per la loro vita e per il futuro della loro strumentazione, questi scienziati consegnarono il frutto del loro lavoro alla Fondazione Internazionale Pace e Crescita, che l’11 aprile 1996 venne costituita apposta, verosimilmente con il diretto appoggio logistico-finanziario del Vaticano, a Vaduz, ben al di fuori dei confini italiani. In quel momento il capitale sociale era di appena 30mila franchi svizzeri (circa 20mila Euro). «Sembra anche a noi – si legge nella relazione introduttiva alle attività della Fondazione – che sia meglio costruire anziché distruggere, non importa quanto possa essere difficile, anche se per farlo occorrono molto più coraggio e pazienza, assai più fantasia e sacrificio».

A prescindere dal fatto che non si trova traccia ufficiale di questa fantomatica Fondazione, se non la notizia (in tedesco) che il primo luglio del 2002 è stata messa in liquidazione, parrebbe che a suo tempo l’organizzazione fosse stata costituita in primo luogo per evitare che un’invenzione di quella portata fosse utilizzata solo per fini militari. Del resto anche i missili balistici (con quello che costano) diventerebbero ben poca cosa se gli eserciti potessero disporre di un macchinario che, per distruggere un obiettivo strategico, necessiterebbe soltanto di un sistema di puntamento d’arma. Secondo voci non confermate, la decisione degli scienziati italiani sarebbe maturata dopo una serie di minacce che avevano ricevuto negli ambienti della capitale. Ad un certo punto si parla pure di un attentato con una bomba, sempre a Roma.

Si dice che, per evitare ulteriori brutte sorprese, quegli scienziati si appellarono direttamente a Papa Giovanni Paolo II e la macchina che produce il «raggio della morte» venisse nascosta per qualche tempo in Vaticano. Da qui la decisione di istituire la fondazione e di far emigrare tutti i protagonisti della vicenda nel più tranquillo Liechtenstein. In queste circostanze, forse non fu un caso che proprio il 30 marzo 1979 il Papa ricevette in Vaticano il Consiglio di presidenza della Società Europea di Fisica, riconoscendo, per la prima volta nella storia della Chiesa, in Galileo Galilei (1564-1642) lo scopritore della Logica del Creato. Comunque sia, da quel momento in poi, la parola d’ordine è stata mantenere il silenzio assoluto.

Le macchine del futuro

Qualcosa, però, nel tempo è cambiata. Lo prova il fatto che la Fondazione Internazionale Pace e Crescita non si sarebbe limitata a proteggere gli scienziati cristiani in fuga, ma nel periodo tra il 1996 e il 1999 avrebbe proceduto a realizzare per conto suo diverse complesse apparecchiature che sfruttano il principio del «raggio della morte». Secondo la loro documentazione, infatti, è stata prodotta una serie di macchinari della linea Zavbo pronti ad essere adibiti per più scopi. L’elenco comprende le Srsu/Tep (smaltimento dei rifiuti solidi urbani), Srlo/Tep (smaltimento dei rifiuti liquidi organici), Srtp/Tep (smaltimento dei rifiuti tossici), Srrz/Tep (smaltimento delle scorie radioattive), Rcc (compattazione rocce instabili), Rcz (distruzione rocce pericolose), Rcg (scavo gallerie nella roccia), Cls (attuazione leghe speciali), Cen (produzione energia pulita). A quest’ultimo riguardo, nella documentazione fornita da Remondini si trovano anche i piani per costruire centrali termoelettriche per produrre energia elettrica a bassissimo costo, smaltendo rifiuti. C’è tutto, dalle dimensioni all’ampiezza del terreno necessario, come si costruisce la torre di ionizzazione e quante persone devono lavorare (53 unità) nella struttura. Un’intera centrale si può fare in 18 mesi e potrà smaltire fino a 500 metri cubi di rifiuti al giorno, producendo energia elettrica con due turbine Ansaldo.

C’è anche un quadro economico (in milioni di dollari americani) per calcolare i costi di costruzione. Nel 1999 si prevedeva che una centrale di questo tipo sarebbe costata 100milioni di dollari. Una peculiarità di queste centrali è che il loro aspetto è assolutamente fuorviante. Infatti, sempre guardando i loro progetti, si nota che all’esterno appaiono soltanto come un paio di basse palazzine per uffici, circondate da un ampio giardino con alberi e fiori. La torre di ionizzazione, dove avviene il processo termico, è infatti completamente interrata per una profondità di 15 metri. In pratica, un pozzo di spesso cemento armato completamente occultato alla vista. In altre parole, queste centrali potrebbero essere ovunque e nessuno ne saprebbe niente.

Da notare che, secondo le ricerche compiute dalla International Company Profile di Londra, una società del Wilmington Group Pic, leader nel mondo per le informazioni sul credito e quotata alla Borsa di Londra, la Fondazione Internazionale Pace e Crescita, fin dal giorno della sua registrazione a Vaduz, non ha mai compiuto alcun tipo di operazione finanziaria nel Liechtenstein, né si conosce alcun dettaglio del suo stato patrimoniale o finanziario, in quanto la legge di quel Paese non prevede che le Fondazioni presentino pubblicamente i propri bilanci o i nomi dei propri fondatori. Si conosce l’indirizzo della sede legale, ma si ignora quale sia stato quello della sede operativa e il tipo di attività che la Fondazione ha svolto al di fuori dei confini del Liechtenstein.

Ovviamente mistero assoluto su quanto sia accaduto dopo il primo luglio del 2002 quando, per chissà quali ragioni, ma tutto lascia supporre che la sicurezza non sia stata estranea alla decisione, la Fondazione ufficialmente ha chiuso i battenti. Ancora più strabiliante è l’elenco dei clienti, o presunti tali, fornito a Remondini. In tutto 24 nomi tra i quali spiccano i maggiori gruppi siderurgici europei, le amministrazioni di due Regioni italiane e persino due governi: uno europeo e uno africano. Da notare che, in una lettera inviata dalla Fondazione a Remondini, si parla di proseguire con i contatti all’estero, ma non sul territorio nazionale «a causa delle problematiche in Italia». Ma di quali «problematiche» si parla? E, soprattutto, com’è che una scoperta di questo tipo viene utilizzata quasi sottobanco per realizzare cose egregie (pensiamo soltanto alla produzione di energia elettrica e allo smaltimento di scorie radioattive), mentre ufficialmente non se ne sa niente di niente?

Fonte:http://www.altrogiornale.org/news.php?extend.6207

mercoledì 7 luglio 2010

ARIANI, IPERBOREI E LA MITICA THULE


Tra il 2000 ed il 1400 avanti Cristo una misteriosa popolazione scese dal nord e, divedendosi in due tronconi, invase il subcontinente indiano e la Grecia, dando origine a due delle più grandi civiltà che siano mai esistite. Erano gli Ariani, gli Arya (i nobili). La loro lingua originale era il sanscrito e bisogna notare che in questa lingua sono esprimibili concetti filosofici che sarebbe impossibile esprimere in molte lingue moderne, tranne forse il tedesco. I grandi filosofi greci, Platone in particolare, derivarono i loro sistemi filosofici dalle antichissime conoscenze portate dagli Ariani. In india nacque la civiltà Indoariana con i suoi testi sacri, i Veda e le Upanishad, nei quali il pensiero umano ha raggiunto le più alte vette di speculazione filosofica. Di origine ariana sarà poi anche il Buddismo.
Chi erano e da dove venivano gli Ariani? Il geografo ed esploratore greco Pitea parla per la prima volta della leggendaria isola di Thule nella quale il Sole splendeva per sei mesi all'anno e che distava sei giorni di navigazione dall'odierna Scozia. Quest'isola sarebbe stata abitata da una leggendaria popolazione, gli Iperborei. Questi sarebbero stati custodi di una Tradizione Filosofica Primordiale che avrebbero ereditato dalla civiltà di Atlantide ormai scomparsa. Thule è menzionata anche nella "Geografia" di Tolomeo ed in molte altre opere antiche. Gli studiosi tendono ad identificare l'isola con l'Islanda o con la Groenlandia (Greenland, Gronland = Terra Verde) che in un remoto passato avrebbero avuto rapporti con Atlantide, prima che questa fosse inghiottita dalle acque. Nelle terre attorno al polo effettivamente il giorno dura sei mesi e la notte altrettanto.
Spinti dai mutamenti climatici, gli Iperborei, guidati dai loro capi (gli Arya), lasciarono la mitica Thule e migrarono verso sud in paesi più caldi portando con se le loro antiche conoscenze. Pare che si stanziarono per lungo tempo in Russia e nell'Asia centrale, dove già venivano chiamati Ariani. In un secondo momento discesero ancora più a sud dando luogo a quella migrazione di cui si è detto prima.
Il mito di questa popolazione iperborea è presente nella tradizione di molti altri popoli come gli indiani d'America ed i cinesi, ma è sopratutto nei monasteri del Tibet che si conservano in segreto documenti su quegli avvenimenti (il Tibet, data la sua altitudine, sarebbe rimasto completamente indenne dal Grande Diluvio). Non a caso Hitler nel 1938 mandò una spedizione in Tibet con l'intento di scoprire le origini della razza ariana. Si noti che il nazismo adottò come simbolo la svastica che originariamente era il simbolo ancestrale della razza ariana. D'altra parte Hitler, già prima di salire al potere era membro della società iniziatica "Thule", i cui membri erano convinti della divisione dell'Umanità in due civiltà: quella Aristocratica degli Ariani e quella Ginecocratica dei popoli mediterranei e dei Dravidici dell'India, entrambe assoggettate dagli Ariani. Nel mondo attuale, invece, la civiltà Ginecocratica avrebbe preso il sopravvento.
Abbiamo scritto questo articolo tutto al condizionale, consapevoli che queste brevi righe sono insufficienti a trattare un argomento attualmente così delicato. Consigliamo pertanto a chi fosse interessato alla Civiltà Tradizionale di consultare le opere di Renè Guenon e di Julius Evola.

Negli anni tra le due guerre mondiali molti studiosi cominciarono a sostenere che per spiegare una quantità di convergenze e di corrispondenze di simboli, dati antropologici e filologici, ecc., è necessario ammettere l'esistenza di una razza nordico primordiale, che verso l'Età della Pietra dalle regioni artiche si sarebbe spostata verso il sud, dando luogo alle forme più alte di una civilizzazione di tipo cosmico-solare in netta contrapposizione con le cività preistoriche "meridionali" caratterizzate dai culti della grande madre.
Secondo questi studiosi sarebbe esistita una dimora polare, patria primitiva della razza nordica, che aveva sviluppato una sorta di civiltà da "Età dell'Oro" (corrisponderebbe, secondo le ultime ricerche, ad un periodo interglaciale "caldo" collocabile tra il 40.000 ed il 28.000 a.C.). Si noti che la stessa definizione scientifica di "Era Glaciale" è " Era geologica in cui le calotte polari sono coperte da ghiacci". Ciò lascia supporre che nelle ere interglaciali le calotte polari fossero totalmente o parzialmente libere da ghiacci.
Secondo lo studioso tedesco Herman Felix Wirth (membro come Himmler della società segreta Ahnenerbe), una grande quantità di dati geologici, climatici e botanici veramente impressionanti dimostravano come allora, tra i 70 e gli 80 gradi di latitudine Nord, vi era una temperatura media annua paragonabile ad un clima temperato (sui 10 gradi centigradi, contro i 20 sotto zero attuali a quelle latitudini) e che questo territorio aveva incluso anche l'Islanda, la Groenlandia e le Isole Spitzbergen.
Era L'Atlantide polare, Thule, la sacra dimora della prima umanità. Umanità che quindi, secondo Wirth, era nata in un periodo "Terziario", molto prima dell'arrivo di una fortissima glaciazione (dal 28.000 a.C. - ultima fase del Wurm) che aveva di conseguenza costretto gli abitanti di questo Eden Polare a migrare verso Sud, per costituire più tardi l'Atlantide platoniana che tutti conosciamo (dal 15.000 al 9.000 circa a.C.).
La fine del Wurm, l'innalzamento repentino dei mari, insieme con altre catastrofi naturali (il Diluvio Universale) aveva costretto i superstiti dell'Atlantide ariana ad una diaspora in Europa, Asia, Africa nordoccidentale ed America.

Trascrivo la definizione di "Ipeborei" tratta da Esopedia (l'enciclopedia online dell'Esoterismo):
Per Tradizione Primordiale si intende il patrimonio religioso, cultuale e sociale, in poche parole la civiltà, del popolo degli Iperborei e soprattutto la summa sapienziale dei suoi collegi iniziatici. Gli Iperborei sarebbero i rappresentanti di una antichissima civiltà che in tempi remotissimi, nella mitica età dell'oro e comunque nell'alta preistoria (sarebbero gli antenati dei Cromagnon che dovrebbero risalire a 30.000 - 40.000 anni fa), abitavano nelle zone polari che all'epoca godevano di un clima delizioso. Gli Iperborei sarebbero i depositari e i diffusori di una rivelazione primordiale che poi ritroviamo negli Indoeuropei e da li in tutti i popoli che appartengono a questo ceppo. Nel tempo questa trasmissione orizzontale, cioè storica, veniva rinnovata e corroborata dalla esperienza diretta dei veggenti che riscoprivano in sé la sapienza non-umana ma divina e trascendente che venne rivelata in origine agli Iperborei. Venne rivelata a loro per il semplice fatto che, almeno per quanto riguarda il ciclo in cui viviamo, sono i progenitori dell'umanità... almeno di una parte dell'umanità.

Come è noto, il concetto di "Ariani" inteso come razza superiore ha portato nel secolo scorso allo sviluppo di ideologie razziste. Forse finora non è stato ben chiarito il concetto di "Razza dello Spirito". Questo concetto, sviluppato sopratutto dallo studioso di Scienze Tradizionali Julius Evola si incentra sulla considerazione che gli Ariani avevano una "qualità psichica" superiore che permise loro di sviluppare concetti filosofici assai elevati completamente estranei alle popolazioni autoctone che nel corso dei secoli essi assoggettarono. Inoltre l'elite di questo gruppo aveva probabilmente sperimentato quella che nella Tradizione Induista e Buddista viene chiamata "Illuminazione" e tutte le grandi opere dei Veda e delle Upanishad erano un tentativo di trasmettere questa sapienza con le parole.
C'è poi il serio dubbio che gli Ariani erano depositari di conoscenze molto più antiche trasmesse loro da precedenti civiltà scomparse.


Fonte:http://scienza.beeplog.it/162882_520121.htm

L'INTERNO DI PHOBOS E' VUOTO


Una ricerca scientifica, effettuata da un team indipendente del Mars Express Radio Science (MaRS), ha analizzato i dati di monitoraggio radio di Mars Express (MEX), a bordo della sonda stessa, con lo scopo di determinare in modo coerente l’attrazione gravitazionale della luna di Marte Phobos e quindi la massa del corpo celeste. Nuovi valori per il parametro gravitazionale (GM = 0.7127 ± 0.0021 × 10−3 km3/s2) e densità di Phobos (1876 ± 20 kg/m3) fornisce significativi nuovi vincoli sulla gamma corrispondente di porosità del corpo (30 % ± 5%). Ciò fornisce una base per una migliore interpretazione della struttura interna. Gli scienziati concludono che, con ogni probabilità, l’interno di Phobos è composto da un vuoto di grandi dimensioni. Le conclusioni degli scienziati escludono la tesi che Phobos sia un asteroide catturato dall’attrazione gravitazionale di Marte.

Fonte:http://guardiamoa370.blogspot.com/2010/07/clamoroso-linterno-di-phobos-e-vuoto.html

martedì 6 luglio 2010

IL RISCALDAMENTO GLOBALE GIA' PORTO' AD UN RAFFREDDAMENTO GLOBALE


Gli scienziati stanno ancora tentando di decifrare il puzzle di come e perché la Terra è emersa dalla sua ultima era glaciale, un evento che ha inaugurato un clima più caldo e la nascita della civiltà umana. In un batter d’occhio geologico, il ghiaccio nell’emisfero nord ha cominciato a diminuire e a diffondere rapidamente il riscaldamento a sud. Molti scienziati dicono che la scintilla, almeno inizialmente, è stato il passaggio orbitale che ha portato più luce del sole sulla metà settentrionale della Terra. Ma come ha fatto il sud del pianeta a riscaldarsi così in fretta? L´emisfero Sud doveva restare immerso nei ghiacci e invece non é accaduto.
In un documento pubblicato il 25 giugno sulla rivista Science, un team di ricercatori hanno visto che la risposta é stato il cambiamento globale del vento. Essi propongono una catena di eventi che ha avuto inizio con lo scioglimento dei grandi ghiacci dell’emisfero settentrionale circa 20.000 anni fa. La fusione dei ghiacci ha riconfigurato i venti del pianeta spingendo l’aria calda e l´acqua degli oceani verso sud, e tirando l’anidride carbonica dalle profondità oceaniche per immetterle nell´atmosfera, consentendo al pianeta di scaldarsi ancora di più. La loro ipotesi si avvale di dati sul clima conservati nelle stalattiti delle grotte, nelle carote di ghiaccio polare e nei sedimenti di acque profonde per descrivere come la Terra, infine, per nostra grande fortuna, si scongeló.

“Questo documento mette insieme molti studi recenti che cercano di spiegare come il riscaldamento innescato da nord, ha fatto terminare un’era glaciale anche a Sud”, ha dichiarato il coautore dello studio Bob Anderson, un geochimico presso la Columbia University’s Lamont-Doherty Earth Observatory. “Finalmente, abbiamo un quadro chiaro delle teleconnessioni globali nel sistema climatico della Terra che operano in molti modi e in diverse scale di tempo. Questi stessi legami che hanno portato la terra fuori dalla glaciazione sono attivi ancora oggi, e quasi certamente svolgono e svolgeranno un ruolo nei cambiamenti climatici futuri.
La Terra entra regolarmente in un’era glaciale ogni 100.000 anni circa, al variare del suo orientamento verso il sole in turni che vengono chiamati cicli di Milankovitch. (Ne abbiamo giá parlato qui su NIA). Al culmine dell’era glaciale, circa 20.000 anni fa, la zona dove é attualmente New York e gran parte dell’Europa e dell’Asia erano sepolti sotto spessi strati di ghiaccio, poi l’orbita della Terra pian piano si é spostata. Piú luce del sole in estate cominciò a illuminare e riscaldare l’emisfero settentrionale, sciogliendo quegli strati di ghiaccio e staccando enormi iceberg e acqua dolce nell’Atlantico settentrionale.

Può sembrare controintuitivo, ma gli studi dicono che il riscaldamento del Nord Atlantico facendo cessare la Corrente del Golfo ha innescato una serie di ondate di freddo in Groenlandia e nel Nord Europa. La diffusione del ghiaccio attraverso l’Atlantico del Nord, ha portato inverni freddi verso l’Europa e ha profondamente ridisegnato le correnti dei venti del pianeta.

Con il Nord Atlantico in un congelatore, gli alisei tropicali si sono spostati verso sud, portando periodi di siccità in gran parte dell’Asia e grandi piogge nelle regioni normalmente semidesertiche del Brasile.Il cambiamento nella dislocazione dei venti non solo ha spostato più a sud la pioggia, ma ha anche spostato aria calda e acqua di mare calda, riscaldando cosí anche l’emisfero meridionale.

Nell’emisfero meridionale i venti da ovest si sono spostati a piú sud, portando aria e acqua marina piú calda alle medie latitudini. Circa 18.000 anni fa, i ghiacciai delle montagne in Sud America e Nuova Zelanda hanno iniziato a sciogliersi con i venti che si erano spostati piú a sud soffiando aria piú calda. Cosí circa 16 mila anni fa, i ghiacciai hanno avuto una ritirata spettacolare.
Questo cambiamento dei venti occidentali avrebbe anche amplificato il riscaldamento in entrambi gli emisferi resettando il termostato del pianeta, come ha proposto Anderson in un precedente studio su Science.
Lo spostamento dei venti occidentali hanno causato una miscelazione pesante nell’Oceano Antartico intorno all’Antartide, pompando il biossido di carbonio disciolto nell’acqua verso l´atmosfera. I registri delle carote di ghiaccio mostrano che tra 18.000 e 11.000 anni fa i livelli atmosferici di biossido di carbonio è passato da 185 parti per milione a 265 parti per milione (i livelli oggi sono 393 parti per milione, dopo un aumento sostenuto durante l’era industriale.) L’infusione di biossido di carbonio è venuto proprio assieme allo spostamento dell’orientamento del pianeta e la luce solare estiva per l’emisfero settentrionale era in declino circa 11.000 anni fa. L’incremento del biossido di carbonio può avere impedito alla Terra di cadere in un’altra epoca glaciale, dicono gli scienziati.

“E stato il piú grande riscaldamento globale di tutti i tempi”, ha detto l’autore dello studio, George Denton, un glaciologo presso l’Università del Maine. “Stiamo cercando di risolvere l’enigma: perché la Terra, quando appare così saldamente nella morsa di un’era glaciale, comincia con un periodo caldo?”

Gli scienziati hanno a lungo sospettato che l’anidride carbonica ha giocato un ruolo importante nella ultima glaciazione, ma hanno avuto difficoltà a spiegare l´inizio del riscaldamento nel Sud del mondo, dove i ghiacciai in Patagonia e in Nuova Zelanda sono entrati in fusione prima che i livelli di biossido di carbonio aumentasse in modo significativo. Alcuni scienziati suggeriscono che un cambiamento nelle correnti oceaniche, innescata dal raffreddamento dell’Atlantico settentrionale, ha causato questo riscaldamento iniziale. Ma i modelli climatici computerizzati utilizzando la circolazione oceanica per spiegare il rapido riscaldamento del sud non sono riusciti a ricreare i grandi salti di temperatura visti nel paleoclima. Ora, con l´ipotesi dello spostamento dei venti occidentali nell’emisfero meridionale, il rapido riscaldamento è facilmente spiegato.
È tutto naturale, il clima cambia senza che l´uomo possa fare qualcosa. Immaginiamo cosa avrebbero detto i climatologi della setta AGW se fossero vissuti tra i 20.000 e 11.000 anni fa durante il Grande Riscaldamento Globale che poi ci portó al “Dryas recente” il periodo di raffreddamento globale duranto 2000 anni. Forse i nostri ultras dell´AGW non lo hanno capito che il riscaldamento é benefico per l´uomo e che il raffreddamento fa crollare le civiltá… ma forse é proprio questo che vogliono, la sopravvivenza per pochi dalla mente illuminata.

Fonte:http://daltonsminima.wordpress.com/2010/07/06/il-riscaldamento-globale-gia-porto-la-terra-ad-un-raffreddamento-globale-dryas-recent/

ANOMALIA NEI CIELI DI NEW YORK?


New York, USA – Il giorno 29 giugno 2010, nel bel mezzo di un temporale scatenatosi sulla contea di New York l’attenzione di un testimone, in viaggio sulla sua automobile per recarsi al lavoro, è stata catturata da una strana anomalia nel cielo.
Come potete osservare nella foto qui pubblicata, scattata con un cellulare, sembrerebbe quasi trattarsi di un buco in mezzo alle nuvole: rimanendo nel campo delle ipotesi ed escludendo il riflesso sul vetro di una goccia di pioggia (se osservate bene la foto vedrete che le gocce di pioggia si vedono benissimo sul vetro dell’autovettura) si potrebbe facilmente dedurre che il fenomeno sia presente nel cielo, mentre più difficile risulta stabilirne la natura.

Fonte:http://guardiamoa370.blogspot.com/2010/07/misteriosa-anomalia-nei-cieli-di-new.html

Mi sa tanto di bufala...
Alex

venerdì 2 luglio 2010

DOSSIER:CHI E' DIO? I PARTE


Uno degli argomenti chiave della ricerca scientifica è la comprensione dell'origine del tutto. Quando si va a ritroso nel tempo, inevitabilmente si giunge ai primi istanti dell'Universo, a quello che i cosmologi definiscono tempo zero.

"L'INIZIO DEI TEMPI"
Molte sono state le teorie proposte per spiegare l'evento e attualmente la più accreditata sembra essere quella del "Big Bang", in cui le leggi fisiche hanno iniziato a prendere forma come le conosciamo noi, dopo una violenta esplosione.
In quell'istante, che risalirebbe a circa 15 miliardi di anni or sono, hanno avuto origine lo spazio e il tempo, la gravità, gli atomi e le relative particelle sub-atomiche e la conseguente evoluzione del cosmo. [Foto in alto: "Nebulosa Mano di Dio", credit:NASA]
Ma la scienza, pur ipotizzando questa o altre origini, si ferma comunque al tempo zero, senza riuscire con nessun modello teorico/matematico o filosofico a simulare quello che è accaduto prima.
La religione, sia essa monoteista o politeista, parla del "dio creatore", che poi ha dato vita ai suoi figli, alle stelle, alla Terra, al Sole, all'uomo e agli animali.
Ma chi ha creato Dio? "..mistero della Fede", dice il cristianesimo.

IL DIO CREATORE

Eppure se a creare l'Universo fosse stato un "dio creatore", probabilmente lo stesso dio sarebbe a sua volta figlio di un altro dio padre, e così via in una immensa matrioska cosmica. Il dio creatore o la generazione di dei creatori, per perpetuarsi nell'infinito del tempo, dovrebbero essere univocamente essere composti, rientrando nelle leggi fisiche a noi note, da materia che non si deteriora nel corso dei miliardi di anni.
Guardandoci attorno, per "umanizzare" e rendere più digeribile questo paradosso, nulla sembra essere composto da un'essenza immortale. Le stelle, i pianeti, le creature viventi e persino i legami molecolari, hanno tutti un inizio e una fine, perche sono strutture molecolari. Eppure a tenderci la mano alla logica in questo rebus, potrebbe essere il celebre aforisma di Lavoisiere: "In natura, nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto si trasforma".
Osservando la natura fatta di materia, è facile comprendere che gli elementi infinitesimali che la costutuiscono, sono scientificamente gli unici elementi "immortali".
Ed ecco che la logica ci porta nuovamente ad identificare Dio e la sua immortalità, con la chimica atomica. L'Elio e l'idrogeno sono gli elementi più diffusi nell'Universo, sono anche gli atomi più semplici e più elementari.
Secondo le moderne teorie cosmologiche la nucleosintesi (detta anche nucleosintesi primordiale) denomina il processo della produzione degli elementi durante le prime fasi dell'universo, subito dopo il Big Bang. Si crede che la nucleosintesi sia responsabile della formazione dell'idrogeno (H-1 oppure H), del suo isotopo deuterio (H-2 o D), degli isotopi dell'elio, He-3 e He-4, e dell'isotopo del litio, Li-7.
Questi elementi potrebbero aver dato vita o essere parte del Dio creatore?
E' fisicamente possibile. Se davvero dovesse esistere un Dio primordiale, è molto probabile che sia composto, almeno in parte da idrogeno e elio o dai loro isotopi e derivati.
Ed ecco che la figura del Dio creatore, composto da tali elementi, ci fa prepotentemente venire in mente le stelle come il Sole, che sono costituite prevalentemente da tali atomi. Sarà forse per questo motivo che tutte le popolazioni dell'antichità adoravano il Sole come loro dio padre?
Il Sole e le stelle sono fonte di vita, almeno nei sitemi solari come il nostro, relativamente tranquilli e estranei a violenti eventi cosmici.
Il Sole potrebbe contenere, se il ragionamento fin qui fatto è esatto o almeno verosimile, l'essenza del Dio creatore, ma anche se non lo fosse, come dar torto ad esempio agli antichi sumeri, agli antichi egiziani e allo stesso cristianesimo, in cui il Dio padre è comunque metafora del Sole, astro caldo e luminoso che ci da la vita e con una fiammata può in ogni istante toglierla?
Dio dunque, potrebbe essere un'entità intelligente composta da elio e idrogeno. Potrebbe essere posto al centro dell'Universo, come un grande nucleo che ha innescato le reazioni nucleari al momento del "big bang" e la sua estrema intelligenza potrebbe propagarsi nello spazio sotto forma di onde elettromagnetiche o altri segnali, come il laser, che noi non riusciamo a decodificare perche non ne comprendiamo la grammatica.
Rifacendoci alla teoria del Big Bang e alla fisica relativistica di Einstein, è anche possibile un'altra struttura biologica per il Dio creatore.
Secondo i modelli teorici più comuni, l'Universo inizialmente doveva essere compatto, con una densità energetica estremamente elevata, temperature e pressioni altissime e si stava espandendo e raffreddando molto rapidamente.
All'incirca 10−37 secondi dopo l'istante iniziale, una transizione di fase causò un'inflazione cosmica, durante la quale l'universo aumentò le sue dimensioni esponenzialmente. Quando il processo di inflazione si fermò, il cosmo era formato da un plasma di quark e gluoni, oltre a tutte le altre particelle elementari. Le temperature erano così alte che il moto casuale delle particelle avveniva a velocità relativistiche e le coppie particella-antiparticella di ogni tipo erano continuamente create e distrutte nelle collisioni. Ad un certo istante una reazione sconosciuta, chiamata bariogenesi, violò la conservazione del numero barionico, portando ad una leggera sovrabbondanza dei quark e dei leptoni sugli antiquark e sugli antileptoni (dell'ordine di 1 parte su 30 milioni). Questo processo potrebbe spiegare il predominio della materia sull'antimateria nell'universo attuale.
L'Universo continuò ad espandersi e la sua temperatura continuò a diminuire, quindi l'energia tipica di ogni particella andò diminuendo. La rottura della simmetria della transizione di fase portò le quattro interazioni fondamentali della fisica e i parametri delle particelle elementari nella loro forma attuale. All'incirca dopo 10−11 secondi, il quadro d'insieme diventa meno speculativo, visto che le energie delle particelle diminuiscono fino a valori raggiungibili negli esperimenti di fisica delle particelle. Arrivati a 10−6 secondi, quark e gluoni si combinarono per formare barioni, come protoni e neutroni. La piccola differenza presente nel numero di quark e antiquark portò ad una sovrabbondanza dei barioni sugli antibarioni. La temperatura non era più sufficientemente alta per formare nuove coppie protoni-antiprotoni (e ugualmente per le coppie di neutroni-antineutroni), perciò seguì immediatamente una annichilazione di massa che lasciò soltanto uno ogni 1010 dei protoni e neutroni originali e nessuna delle loro antiparticelle. Un processo simile avvenne al tempo di un secondo per gli elettroni e i positroni. Dopo questi due tipi di annichilazione, i protoni, i neutroni e gli elettroni rimanenti non stavano più viaggiando a velocità relativistiche e la densità di energia del cosmo era dominata dai fotoni (con un contributo minore dovuto ai neutrini).

UN DIO-UNIVERSO?
Dio potrebbe essere lo stesso Universo, composto da materia ed antimateria e noi come entità viventi potremmo essere una parte del tutto, come i batteri nel nostro intestino, che vivono una loro vita senza sapere che fanno parte di un'entità vivente più grande.
Il Dio Universo, sarebbe quindi nato, con una composizione chimica e atomica primordiale e poi, in seguito alle fasi di inflazione, il suo tessuno sarebbe diventato parte di quello che noi conosciamo e di cui siamo costituiti anche noi.
L'entità Dio-Universo, potrebbe vivere, pensare e comunicare con altri Esseri-Universo o altri Universi. La comunicazione potrebbe avvenire mediante radiazioni, luce o onde elettromagnetiche e noi seppur riusciamo a percepire questi fenomeni, non abbiamo la decodificazione del linguaggio.

Buchi neri, pulsar, galassie e stelle, sarebbero parti del tessuto, collegati al nucleo-cervello del Dio-Universo, come le cellule sono collegate tramite i neurotrasmettitori al cervello, ognuna con una micro-funzione biologica che noi non abbiamo ancora identificato.

Dimostrare secondo le leggi fisiche un modello così semplice ma così astratto allo stesso tempo, richiederebbe in primis l'identificazione di quella parte del creato che sappiamo che esiste ma che non vediamo: la materia oscura.

In un periodo di tempo molto lungo, le regioni leggermente più dense rispetto alla distribuzione uniforme di materia attrassero gravitazionalmente la materia circostante e crebbero, aumentando la loro densità, formando nubi di gas, stelle, galassie e le altre strutture astronomiche osservabili oggi. I dettagli di questo processo dipendono dalla quantità e dal tipo di materia presente nell'universo.

I tre possibili tipi di materia conosciuti sono:
- la materia oscura fredda
- la materia oscura calda
- la materia barionica

La miglior misura disponibile (fornita da WMAP e recentemente messa totalmente in discussione) mostra che la forma di materia dominante nel cosmo è la materia oscura fredda. Gli altri due tipi formano insieme meno del 18% dell'intera materia dell'universo.

Dallo studio di alcune supernovae e dalla radiazione cosmica di fondo, gli astrofisici ritengono che attualmente l'Universo sia dominato da una misteriosa forma di energia, conosciuta come energia oscura, la quale apparentemente permea tutto lo spazio. Le osservazioni suggeriscono che circa il 72% di tutta la densità d'energia dell'universo attuale sia sotto questa forma. Quando il cosmo era più giovane, era permeato in ugual modo dall'energia oscura, ma la forza di gravità aveva il sopravvento e rallentava l'espansione, in quanto era presente meno spazio ed i vari oggetti astronomici erano più vicini tra loro.

L'energia oscura, nella sua forma più semplice, prende la forma della costante cosmologica nelle equazioni di campo di Einstein della relatività generale, ma la sua composizione e il suo meccanismo sono sconosciuti e, più in generale, i particolari della sua equazione di stato e le relazioni con il Modello Standard della fisica delle particelle continuano ad essere studiati sia tramite osservazioni, sia dal punto di vista teorico.

Materia oscura ed energia oscura, potrebbero essere l'involucro biologico e il sistema neuronale della grande creatura cosmica che ci contiene e sta crescendo, la cui natura sconosciuta ci impedisce di identificarla?


ALTRI DEI

Il dio creatore, potrebbe non essere l'unico e il solo essere sovrumano presente nel cosmo.
Lo spunto per questa riflessione mi è sorta ascoltando le parole del celebre astrofisico Stephen Hawking, nei video recenti della Discovery Channel sulla possibilitá di vita aliena nel cosmo.
Ad un certo punto, egli dice che, la vita aliena potrebbe presentarsi sotto varie forme a noi ignote, tra cui quella "fluttuante nello spazio interstellare".
Cosa avrà in realtà voluto dire con questa amletica affermazione?

Un indizio potrebbe esserci dato da una recente scoperta cosmologica:

Un team di scienziati del Istituto di Astrofisica delle Canarie(IAC) insieme ad altri dell’Università del Texas sono riusciti a identificare una delle più complesse molecole organiche mai scoperte in quello che viene chiamato mezzo interstellare. La scoperta di molecole di antracene potrebbe risolvere un mistero astrofisico che dura da decenni riguardo alla produzione di molecole organiche nello spazio.

“Abbiamo rilevato la presenza di molecole di antracene in una densa nube nella direzione di Cernis 52, nella costellazione Perseo, a circa 700 anni luce dal Sole,” ha spiegato Susana Iglesias Groth, a capo della ricerca del IAC.
Il prossimo passo sarà iniziare a cercare aminoacidi. Molecole come l’antracene sono prebiotiche, quindi quando sono soggette alla radiazione ultravioletta e combinate con acqua e ammoniaca dovrebbero produrre aminoacidi e altri composti essenziali per lo sviluppo della vita.

Da questa scoperta, si può dedurre che Hawking deve aver ipotizzato la presenza nel mezzo interstellare di entità viventi di tipo gassoso. Esseri intelligenti capaci di vivere nello spazio, con una composizione chimica di tipo organico come la nostra, ma in forma gassosa o "liquidescente", uno stato intermedio.

L'acqua è infatti relativamente abbondante nel mezzo interstellare e gli atomi di idrogeno sono estremamente comuni, ma c'è un problema relativo all'altro ingrediente fondamentale per la H2O. Le reazioni in fase gassosa che possono aver luogo nel mezzo interstellare sono limitate dalle basse temperature e dalla bassa pressione. Gli esperimenti dimostrano che è possibile la combinazione degli atomi di idrogeno con le molecole di ossigeno (O2) e ozono (O3) nelle condizioni del mezzo interstellare. Tuttavia, le osservazioni delle recenti missioni satellitari hanno individuato ben poco ossigeno gassoso molecolare (O2) e ozono (O3). Non è mai stata rilevato in queste regioni di spazio. D'altra parte, l'ossigeno atomico (O) è abbastanza abbondante, ma le reazioni gassose tra l'idrogeno e l'ossigeno atomico non possono spiegare la quantità di acqua osservata. Anche la quantità di ossigeno atomico osservata suggerisce che alcuni sono 'scomparsi' in regioni di formazione stellare rispetto al resto dello spazio interstellare.

Frankland e i suoi colleghi della Heriot-Watt credono che i grani di polvere, che costituiscono circa l'1% del mezzo interstellare, forniscano una superficie che aiuti le reazioni. In aggiunta, alcune molecole rimangono attaccate alla superficie, costruendo un rivestimento ghiacciato che resiste nel tempo. Questo rivestimento, che è principalmente di ghiaccio d'acqua, può quindi giocare un ruolo nelle reazioni.
Il team di Heriot-Watt ha sperimentato esattamente come tali reazioni si potrebbero verificare. Tuttavia, le temperature nello spazio interstellare possono avvenire a pochi gradi sopra lo zero assoluto, e ricreare tali condizioni in laboratorio è stato molto difficile.

Infatti nel mezzo interstellare è presente una grande quantità di acqua, segno inconfutabile che in alcune remote zone del cosmo, potrebbero riproporsi delle condizioni eccezionali di temperatura, idonee a dar vita alle molecole biologiche e probabilmente a forme di vita del tutto estranee al nostro pensiero, gli "esseri fluttuanti" di cui ci parla Hawking.
Potrebbero essere questi, alcuni degli dei che l'uomo fin dalle sue origini ha adorato e osannato nelle tante religioni?

L'idea del dio vivente come essere etereo troverebbe conferma se le ipotesi cosmologiche riuscissero ad identificare nello spazio, strutture molecolari complesse, come gli amminoacidi e parti di DNA e RNA.

Fantascienza?
Probabilmente, tutto ciò e solo fantascienza, ma le rivoluzionarie scoperte che ogni giorno vengono compiute, potrebbero invece dimostrare che ipotesi del genere siano realtà. Se le future ricerche astrobiologiche portassero ad assumere che la vita può avere forme del tutto differenti da quelle a noi note, allora il campo delle idee porterebbe la ricerca di fronte all'ipotesi che il dio esiste ed è lui stesso un essere vivente come noi.

Questi esseri-dei se fossero davvero presenti nel cosmo, potrebbero essere molto simili a quelle che oggi chiamiamo nebulose gassose.
I concetti e i modelli cosmologici a questo punto si complicherebbero terribilmente, ma non per questo motivo, si dovrebbe smettere di indagare e di ipotizzare.

Un dio, molti dei, o l'eterna solitudine dell'uomo nell'infinito cosmo?
La scienza potrà un giorno capire e spiegare il principio del tutto e la vera natura del "creatore primordiale"?


A cura di Arthur McPaul



Fonte:http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/07/dossier-chi-e-dio-prima-parte.html

UN NUOVO LIBRO SMONTA L'ECO-CATASTROFISMO DEL RISCALDAMENTO GLOBALE

Un manuale-intervista in cui Mario Masi, giornalista esperto di tematiche ambientali passa al setaccio gli slogan su clima e ambiente insieme a Luigi Mariani, esperto di Agrometereologia all'Università di Milano e Teodoro Georgiadis, Senior Scientist del Cnr-Ibimet.


La copertina "No slogan. L'eco-ottimismo al tempo del catastrofismo" del libro edito da Sangel Edizioni

Roma, 28 giu. - (Adnkronos) - Il riscaldamento globale e l'effetto serra sono colpa dell'uomo; per effetto del global warming tutto il mondo è attraversato da ondate di caldo senza precedenti. Sono solo alcuni dei luoghi comuni sfatati, attraverso spiegazioni scientifiche, in "No slogan. L'eco-ottimismo al tempo del catastrofismo" (Sangel Edizioni, 8 euro). Un libro-intervista in cui Mario Masi, giornalista esperto di tematiche ambientali passa al setaccio gli slogan catastrofistici su clima e ambiente insieme a Luigi Mariani, esperto di Agrometereologia all'Università di Milano e Teodoro Georgiadis, Senior Scientist del Cnr-Ibimet. Il libro sarà presentato a Roma il 30 giugno alle 15, presso la Sala delle Colonne della Camera dei Deputati, nell'ambito della Festa dei Giovani di Fareambiente.

Il libro - si legge nella presentazione del testo - nasce per divulgare un metodo di pensiero che, senza alcuna pretesa di essere 'il metodo', vuole richiamare alla necessità di stare ai fatti, evitando la rituale equiparazione dell'uomo a 'cancro del pianeta' e mirando invece a dare risposte all'esigenza di preservare la vita e l'ambiente, oggi e nel futuro. Gli slogan catastrofistici su clima e ambiente sono analizzati e valutati attraverso i dati che il progresso scientifico offre e si scopre con stupore che molte paure nascono da cattive informazioni.
Per coloro che hanno fede nella teoria del Riscaldamento Globale o Agw (Antropogenetic Global Warming) utilizzare slogan e forzature è un'abitudine consolidata e una poderosa macchina della propaganda con lo scopo di guadagnare consensi e finanziamenti alla causa del 'salvataggio del pianeta'.
Anche se un sistema complesso come quello del clima - si legge ancora nella presentazione del libro - mal si presta a queste forme di riduzionismo, purtroppo la nostra è una società che vive di slogan e di spot pubblicitari per cui è inevitabile tentare una replica sommaria agli slogan e alle forzature più in voga in fatto di clima.
Fra gli slogan più in voga sfatati nel libro c'è quello secondo cui l'uomo, incrementando la concentrazione di alcuni gas serra ed in particolare dell'anidride carbonica (CO2) sarebbe oggi l'artefice di un cambiamento climatico globale che starebbe mettendo in pericolo la vita sul pianeta. Questa teoria si trova però di fronte a una serie di eccezioni cui non riesce a dare una risposta convincente: per esempio 125.000 anni fa il mare era più alto di 4-5 metri e le calotte polari parzialmente fuse, nonostante i livelli di anidride carbonica fossero più bassi di quelli attuali. Fra 110.000 e 23.000 anni fa (in piena era glaciale) il pianeta fu interessato da 16 eventi di intenso e rapido riscaldamento che non trovano giustificazione nella teoria del riscaldamento globale. Fra 8.000 e 5.000 anni fa il mare era più alto di 2 metri rispetto a oggi e le temperature più alte di 2-3 gradi. I ghiacciai alpini scomparvero quasi del tutto.
E ancora: 1000 anni fa il mare era più alto di almeno mezzo metro e le temperature europee erano più alte di quelle attuali. Sulle Alpi si coltivava l'olivo a 1000 metri di altezza e fino a trecento metri più in alto si coltivava la vite; La Groenlandia era abitata dai vichinghi che vi coltivavano cereali, cosa oggi impossibile. Come si giustificano questi fenomeni se si afferma che tutto dipende dalla CO2?, si chiedono gli autori.
Quanto all'effetto serra di cui l'uomo sarebbe responsabile, gli autori sostengono che "si tratta di un fenomeno straordinario, senza il quale le temperature medie della terra in superficie sarebbero di -19°C e dunque la vita sarebbe impossibile. I principali artefici dell'effetto serra sono il vapore acqueo e le nubi (insieme responsabili del 79% del fenomeno) mentre solo il 14% dipende dall'anidride carbonica, il 4% da ozono e ossigeno e il 3% dai restanti gas (protossido d'azoto, metano, ecc.).
E visto che il 'gigante buono' dell'effetto serra è l'acqua e visto che oggi non siamo in grado di prevedere accuratamente il comportamento futuro del vapore acqueo e delle nubi non a cento anni ma nemmeno da qui a un mese - si afferma nel libro - prevedere l'evoluzione futura dell'effetto serra si configura come un gravissimo peccato d'orgoglio.
La convinzione che vuole il global warming responsabile delle ondate di caldo senza precedenti che si verificano nel mondo, viene poi confutata riportando una serie di documenti su altrettanti fenomeni di estati canicolari con numerosi decessi verificatisi nei secoli passati. Dunque, secondo gli autori, "la mortalità osservata in estate nelle nostre città non è tanto effetto del global warming quanto del riscaldamento urbano (urban warming)".


Fonte:http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/In_Privato/Riscaldamento-ed-effetto-serra-un-libro-smonta-i-luoghi-comuni-catastrofisti_606964367.html

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TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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