ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


mercoledì 31 marzo 2010

PROSSIMAMENTE


-Articolo sui veri scienziati e su scienziati che in realtà non sanno nemmeno la materia in cui stanno parlando e spesso si contraddicono da se.

-Articolo sul rischio di calamità globali e sui rischi infondati.

-Articolo sui crimini dell'Islam.

-Articolo sui crimini della setta di Scientology.


Non ci sarà un ordine di pubblicazione preciso ne un tempo preciso,ma nel frattempo pubblicherò anche altri articoli che trovo interessanti.
Alex

SCIAME SISMICO A POZZUOLI

Napoli, "normale attività sismica"

Una sequenza di piccoli terremoti è stata avvertita nella zona alta di Pozzuoli, Agnano e Bagnoli, epicentro la caldera della Solfatara e la zona Pisciarelli. Il direttore dell'Osservatorio Vesuviano Marcello Martini: ''Si tratta solo di una normale attività sismica, 120 le scosse avvertite durante lo sciame iniziato verso le ore 18 e proseguito per oltre 40 minuti. La scossa più forte è stata di magnitudo 1.3''. Nessun danno segnalato.

Fonte:http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo477902.shtml

martedì 30 marzo 2010

LE ANOMALIE DI TEMPERATURA SU MIMAS


La mappa della temperatura di Mimas, rilevata dalla sonda Cassini della NASA, rivelano modelli sorprendenti con inaspettate regioni calde.
Mimas è una delle lune più bizzarre del sistema di Saturno e quella che ha fornito più enigmi da risolvere", ha detto Linda Spilker, scienziato del progetto Cassini della NASA's Jet Propulsion Laboratory di Pasadena, in California. Questo satellite, noto per l'enorme cicatrice-cratere chiamato Herschel che lo rende simile alla Morte Nera del film "Star Wars", è stata osservata da vicino durante il flyby di Cassini del 13 febbraio.
Gli scienziati che lavorano con lo spettrometro a infrarossi composito, hanno analizzato le temperature di Mimas, rilevando un picco nel primo pomeriggio vicino all'equatore. Invece, su un lato del disco della luna, al mattino si è verificata la temperatura più alta creando una forma alquanto strana che ricorda il simpatico "pac-man" dell'omonimo celebre videogame, con valori intorno ai 92 Kelvin (meno 294 gradi Fahrenheit). Il resto della luna era molto più freddo, circa il 77 Kelvin (meno 320 gradi Fahrenheit). Mentre sono stati segnalati gli 84 gradi Kelvin (meno 310 gradi Fahrenheit) nella "bocca del pac-man".
Quando i caldi raggi del Sole e il vuoto dello spazio evaporano il ghiaccio brillante, il materiale più scuro si concentra alle spalle. La gravità attira il materiale scuro nelle pareti del cratere, esponendo il ghiaccio fresco. Anche se gli effetti sono simili a quelli osservati su altre lune di Saturno, la visibilità di questi contrasti su una luna di continuo ripavimentata con piccole particelle dall'anello E, aiuterà gli scienziati a stimare i tassi di variazione anche sugli altri satelliti.
"Questi processi non sono univoci per Mimas, ma le nuove immagini ad alta definizione sono come la pietre di Rosetta per interpretarlo anche sulle altre lune", ha detto Helfenstein.
Il punto caldo attorno al cratere Herschel ha senso perché le pareti del cratere sono alte circa 5 chilometri e possono intrappolare il calore all'interno. Ma gli scienziati sono stati completamente sconcertati dal tagliente modello a "V".
"Sospettiamo che le temperature stanno rivelando delle differenze nella struttura della superficie", ha detto John Spencer, un membro del team Cassini. "E 'forse qualcosa di simile alla differenza tra la vecchio e fitta neve con le fresca polvere caduta."Il ghiaccio più conduce rapidamente il calore del Sole, lontano dalla superficie, mantenendolo freddo durante il giorno. Il ghiaccio in polvere è più isolante e trattiene il calore del Sole sulla superficie, facendola scaldare.
Anche se le variazioni di superficie sono minime, gli scienziati stanno ancora cercando di capire perché ci sono tali confini netti tra le regioni. E' 'possibile che l'impatto che ha creato il cratere Herschel abbia sciolto il ghiaccio d'acqua superficiale diffondendolo in tutta la luna. Tale liquido può essersi congelato in una superficie dura. Ma è difficile capire perché questo strato denso rimarrebbe intatto quando meteoriti e altri detriti spaziali avrebbero dovuto ormai polverizzato, si chiede Spencer.
Il ghiaccio sottile dell'anello E, uno degli anelli esterni di Saturno, dovrebbe tenere Mimas relativamente illuminato, ma le nuove immagini in luce visibile mostrano una serie di contrasti sorprendenti. Gli scienziati non si aspettavano di vedere striature scure dalle pareti del cratere brillante e un continuo e stretto mucchio di detriti scuri concentrati alle basi di ciascuna parete.
Il modello può essere visualizzato basandosi sull'età di Mimas, ci dice Paul Helfenstein, del team Cassini, "la superficie della luna sembra accumulare un sottile velo di minerali silicati o ricchi di particelle di carbonio, forse a causa della polvere caduta dal meterorite, o delle impurità già incorporate nel ghiaccio superficiale.

Fonte:http://nemsisprojectresearch.blogspot.com/2010/03/le-anomalie-di-temperatura-su-mimas.html

TORNA A FAR PAURA IL VULCANO SOMMERSO NEL TIRRENO

Rilievi sul Marsili, a 150 chilometri dalla Campania. Si è formata una nuova camera di magma

MILANO—«Potrebbe succedere anche domani. Le ultime indagini compiute dicono che l’edificio del vulcano non è robusto e le sue pareti sono fragili. Inoltre abbiamo misurato la camera di magma che si è formata negli ultimi anni ed è di grandi dimensioni. Tutto ci dice che il vulcano è attivo e potrebbe eruttare all’improvviso». Enzo Boschi presidente dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, pur nella cautela, ha toni preoccupati raccontando i risultati dell’ultima campagna di ricerche compiute sul Marsili, il più grande vulcano d’Europa, sommerso a 150 chilometri dalle coste della Campania. Dal fondale si alza per tremila metri e la vetta del suo cratere è a 450 metri dalla superficie del mare. La sua struttura è imponente essendo lunga 70 chilometri e larga 30. È un mostro nascosto di cui solo gli scandagli hanno rivelato il vero volto. Intorno si sono osservate diverse emissioni idrotermali con una frequenza ultimamente elevata e proprio queste, unite alla debole struttura delle pareti, potrebbero causare crolli più inquietanti della stessa possibile eruzione. Di recente sono stati registrati due eventi, per fortuna contenuti. «La caduta rapida di una notevole massa di materiale — spiega Boschi — scatenerebbe un potente tsunami che investirebbe le coste della Campania, della Calabria e della Sicilia provocando disastri». Nel cuore del Marsili gli strumenti hanno dato un volto alla camera di magma incandescente che si è formata e che oggi raggiunge le dimensioni di quattro chilometri per due: è come una pentola ribollente con il coperchio ben tappato. Il Marsili è da anni un sorvegliato speciale per alcuni segni lanciati.

«URANIA» - La sua storia si confonde nel tempo e non si sa quando sia avvenuta l’ultima eruzione: di certo in epoche lontane. Ma proprio i segnali emessi hanno indotto a studiarlo e l’ultima campagna iniziata in febbraio con la nave oceanografica Urania, del Cnr, ha fatto aumentare la preoccupazione. Le frane rilevate indicano una instabilità impossibile da ignorare. «Il cedimento delle pareti — nota Boschi — muoverebbe milioni di metri cubi di materiale, che sarebbe capace di generare un’onda di grande potenza. Gli indizi raccolti ora sono precisi ma non si possono fare previsioni. Il rischio è reale e di difficile valutazione ». La ragione sta nella situazione in cui si trova il vulcano. L’Etna in questi anni è stato tappezzato di strumenti in grado di avvisare se un’eruzione è imminente, almeno con un certo margine di preavviso. Il Marsili non solo è sommerso ma è privo di queste sonde pronte ad ascoltare le sue eventuali cattive intenzioni. Bisognerebbe installare una rete di sismometri attorno all’edificio vulcanico collegati a terra ad un centro di sorveglianza. Ma tutto ciò è al di fuori di ogni bilancio di spesa. Con le risorse a disposizione si collocherà qualche nuovo strumento ma non certo la ragnatela necessaria. «Quello che serve — conclude Boschi—è un sistema continuo di monitoraggio, per garantire attendibilità. Ma è costoso e complicato da realizzare. Di sicuro c’è che in qualunque momento potrebbe accadere l’irreparabile e noi non lo possiamo stabilire».

Giovanni Caprara

Fonte:http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/10_marzo_29/vulcano_sommerso_6246e95a-3afc-11df-80d0-00144f02aabe.shtml

L'UOMO CHE NON DORME MAI


Thai Ngoc, 69 anni di Quang Nam, Vietnam, è 37 anni che non dorme. La cosa più curiosa è che sembra non risentire affatto della privazione del sonno, anzi, sembra incredibilmente sano.
La sua abilità di non dormire mai non solo lo ha reso famoso, ma anche una sorta di "miracolo vivente" che merita lo studio da parte dell'ambiente scientifico.
Secondo Ngoc, dopo una febbre che lo ha colpito durante una notte del 1973, ha avuto un totale di 37 anni di notti insonni. Non sa se il fatto di non dormire abbia avuto un impatto sulla sua salute, ma si ritiene in buona forma, e può lavorare tranquillamente nella sua fattoria come qualunque altra persona del villaggio di Quang Nam.
Ogni giorno infatti, trasporta sacchi di 50 kg su e giù per la città, attraverso 4 km di strada che separano il campo da casa.
La moglie di Ngoc ha affermato che il marito non ha mai avuto problemi a dormire, ma dopo quella notte del 1973 nemmeno una grossa bevuta può metterlo a letto. Ha inoltre detto che quando Ngoc si è recato a Da Nang per analisi mediche, i dottori hanno riscontrato un ottimo stato di salute, eccetto per un piccolo problema al fegato, ma niente di preoccupante.
"Ho provato pillole per dormire e la medicina tradizionale vietnamita, ma niente mi aiuta, nemmeno a dormire per pochi minuti" ha dichiarato.
Di notte, Ngoc si dedica alla sua fattoria, o fa la guardia a polli e maiali per scongiurare l'arrivo di qualche ladro.
Oppure usa il suo tempo per altre attività: nell'arco di tre mesi, durante la notte, ha costruito due stagni per l'allevamento di pesci.
Ngoc aiuta anche il vicino di casa nella sorveglianza della fattoria vicina alla sua, oppure si offre volontario per sorvegliare le case dei parenti di un defunto assenti dalle loro case per le celebrazioni funebri.
Se consideriamo che il record di ore senza sonno stabilito da Tony wright è di 254 ore (circa 11 giorni), ed è stato ottenuto solo dopo una minuziosa preparazione, possiamo capire quanto sia incredibile il caso di Ngoc.
Una persona normale, dopo qualche giorno di sonno perduto, inizia a delirare, in certi casi rasenta la follia. La privazione di sonno è una delle cose più massacranti che esistano, tant'è vero che viene utilizzata anche come tortura.
E chi soffre di insonnia cronica può ben capire quali siano le conseguenze di poche ore di sonno per notte.
"Periodi prolungati di veglia sono associati alla riduzione della salute fisica, e gli animali soggetti a deprivazione del sonno alla fine sono morti...C'è un disordine chiamato Insonnia Familiare Fatale. Come la malattia procede, la persona non è in grado di dormire, e la morte solitamente sopraggiunge nel giro di pochi mesi o pochi anni" afferma il dottor Vikas Wadhwa, dello Sleep Services Australia.
Ma questo vietnamita di quasi 70 anni pare non abbia subito alcuna conseguenza dai quasi 40 di veglia ininterrotta. Non è mai stata diagnosticata in lui l' Insonnia Familiare Fatale, e pare sia in perfetta forma. Solo nel 2006 Ngoc ha iniziato ad avvertire qualche segno di stanchezza, affermando di sentirsi "come una pianta senza acqua".
Per quanto tenti di dormire, Ngoc semplicemente non può. Assume sonniferi, ma non accade nulla. Cerca di affaticarsi o di ubriacarsi, ma niente sembra costringerlo ad una sana dormita.
Questo signore vietnamita, che ironizza sulla sua bizzarra situazione, è stato intervistato da diverse televisioni, ed un gruppo di reporter inglesi hanno cercato di indagare sulla questione.
Per verificare quanto fosse effettivamente sveglio, dopo quattro giorni di riprese ininterrotte senza che Ngoc avesse dormito un solo minuto gli sono stati posti di fronte nove oggetti, che Ngoc avrebbe dovuto ricordare qualche ora dopo.
Ngoc non ha avuto problemi nel ricordare la corretta sequenza.
Il vietnamita è stato quindi invitato a verificare il suo encefalogramma e lo stato mentale al Policlinico di Danang, oltre che fornire un campione del proprio sangue per le analisi. Tutto normale, nessun problema nel sangue o nell'encefalogramma.
Spiegazioni? Per ora solo qualche ipotesi: si va dai "micro-sonnellini" della durata di pochi minuti fino all'impossibilità da parte di Ngoc di distinguere lo stato di riposo dal sonno.

Fonte:http://www.ditadifulmine.com/2010/03/luomo-che-non-dorme-mai.html?utm_source=feedburner&utm_medium=feed&utm_campaign=Feed%3A+DitaDiFulmine+%28Dita+di+Fulmine%29

LA TERRA VIVRA UNA PICCOLA ERA GLACIALE DI 80 ANNI

di starlight

La Terra vivra’ una mini era glaciale di 80 anniCitta’ del Messico – A partire da quest’anno la Terra iniziera’ a vivere una mini era glaciale della durata di 60/80 anni che provochera’ una diminuzione della temperatura globale fino a 1 grado centigrado. Ad affermalo gli scienziati dell’ Istituto di Geofisica dell’Universita’ Nazionale Autonoma del Messico (UNAM).
Il ricercatore Victor Manuel Velasco ha detto in una dichiarazione rilasciata nel centro accademico, che il fenomeno è dovuto alla ridotta attività solare, che avrà “conseguenze diverse per le quali l’uomo si deve preparare“. Lo scienziato, che afferma: “una diagnosi errata può provocare una reazione ritardata a questo adattamento, così come perdite economiche e umane“, ha sviluppato una teoria e un modello fisico chiamato ELSY, con il quale ha “confermato il legame tra i periodi di massima e minima attivita’ secolari del sole, con il riscaldamento globale e i periodi di raffreddamento della terra“.

Secondo la teoria scientifica, la diminuzione della temperatura globale è un ciclo naturale della natura, che è dovuto alla riduzione dei periodi di attività solare che si alternano a periodi di circa 120 anni.
Velasco ha evidenziato come all’interno dei cambiamenti climatici esistono fattori interni, come i vulcani e fattori esterni come l’attività solare, la quale, ha ribadito, essere il fattore più importante che ha “collaborato al riscaldamento e al raffreddamento sperimentato dal pianeta“.
Nel decennio degli anni ‘80 e ‘90 sono state registrate le temperature più alte, perché le attività secolari del sole erano al suo culmine, ed è stato anche il più elevato degli ultimi 300 anni.
Dal 2005 il sole entrò in un periodo di transizione lenta, che durerà tra i cinque e i quindici anni, a seconda della posizione geografica. Tuttavia, nel 2010 la Terra e’ entrata in una sorta di mini era glaciale e “tutte le gelate che si verificano nel mondo ne sono la prova“.
Alcune conseguenze della mini glaciazione saranno siccità e inondazioni. Inoltre, Velasco ha detto che vi è una stretta e forte correlazione tra l’abbassamento di temperatura e lo scoppio di epidemie.
Ad esempio, nel corso del VI secolo ci fu un minimo di attività secolare solare chiamato “Minimo medievale“, momento nel quale si è verificato un primo focolaio di peste bubbonica. Nel XVI secolo, durante il “Mínimo de Sporer“, il vaiolo portato dagli spagnoli, contagio’ l’intera popolazione in Messico e in Perù. Nel corso dell’ultima mini età del ghiaccio ci sono state tre pandemie nel 1918-1919 (influenza spagnola), 1958-1959 (influenza asiatica) e 1968-1969 (l’influenza di Hong Kong).

Fonte:http://notiziefresche.info/la-terra-vivra-una-mini-era-glaciale-di-80-anni_post-13018/

domenica 28 marzo 2010

LE 8 SCRITTURE ANTICHE MAI REGISTRATE

L'etrusca, la meroitica, la zapoteca e il Rongo Rongo: ecco i linguaggi che restano tuttora dei grandi misteri

Da quando è comparso sulla Terra l’uomo ha sempre sentito l’esigenza di trasmettere alle generazioni successive le conoscenze e l'esperienza acquisita nel tempo. La scrittura è certamente l’invenzione più importante per tramandare la storia. Senza la decifrazione dei linguaggi antichi oggi l'umanità avrebbe una cognizione molto limitata delle civiltà del passato. Secondo gli storici la prima scrittura a comparire sulla Terra è quella cuneiforme usata dai Sumeri: incise su tavolette di argilla le prime testimonianze risalgono al 3.000 a.C. Successivamente forme di scrittura apparvero in Egitto, quindi in Europa e via di seguito in Cina e in America del Sud. Benché molte scritture del passato siano state decifrate dagli storici, esistono ancora oggi linguaggi oscuri. Proprio a queste scritture ancora da decifrare la rivista inglese New Scientist dedica un lungo reportage individuando otto importanti grafie che restano ancora sconosciute all'umanità.


IL METODO UTILIZZATO - Per interpretare una scrittura del passato lo studioso deve poter contare sempre su due requisiti minimi: un'abbondanza di testi e reperti archeologi che aiutino a interpretare i linguaggi sconosciuti. L'umanità non avrebbe mai decifrato i geroglifici egiziani senza l'aiuto della Stele di Rosetta, la lastra in granito scuro scoperta nel 1822 in Egitto. Su questo reperto archeologico è incisa un’iscrizione in tre differenti grafie: geroglifico, demotico e greco antico. Attraverso la comparazione con il greco antico, idioma ben conosciuto dagli studiosi, questi riuscirono a comprendere le regole e i significati dei geroglifici egiziani. Oggi le scritture antiche ancora da decifrare si possono dividere in tre categorie: le scritture il cui alfabeto è stato decifrato ma non si è compresa la lingua; le scritture il cui alfabeto è incomprensibile ma di cui si conosce la lingua; scritture i cui alfabeto e linguaggio sono entrambi incomprensibili.

L'ETRUSCO E IL MEROITICO - La prima scrittura ancora da decifrare elencata dal New Scientist è quella etrusca. L'alfabeto è stato quasi completamente decifrato assieme a importanti aspetti della grammatica, ma l'interpretazione del linguaggio ancora oggi appare complessa e spesso incomprensibile. Ciò accade anche perché la maggior parte delle numerose iscrizione etrusche arrivate fino a noi (circa 10mila) sono per lo più scritti funerari e generalmente molto brevi. Inoltre, sebbene la scrittura assomigli molto al greco antico, vi sono sostanziali differenze. Prima di tutto le lettere etrusche si scrivono da destra a sinistra, nella direzione opposta a quella greca. Poi l'etrusco è una lingua che non deriva dall'indoeuropeo, ma proprio come l'odierna lingua basca non ha alcun legame con le grandi famiglie linguistiche dell'antichità. Stesso discorso per la seconda scrittura dell'elenco: l'alfabeto meroitico. Usato dagli abitanti del regno di Kush, civiltà che fiorì intorno all'800 a.C. nel Nord Africa, tra il sud dell'Egitto moderno e la parte settentrionale del Sudan, gli studiosi ne hanno decifrato l'alfabeto, ma non il linguaggio. Per quanto riguarda la scrittura, come per la lingua antica egiziana conosciamo due forme di grafia: la geroglifica, usata per lo più sui monumenti, e quella corsiva, usata nel commercio e nelle faccende quotidiane. Entrambe le forme di scrittura sono dotate di 23 segni che furono decifrati nel 1911 dall'egittologo e professore di Oxford Francis Llewellyn Griffith. Tuttavia il significato delle parole continua a essere sconosciuto e non ha alcuna somiglianza con nessuna delle lingue parlate nell'Africa subsahariana.

LINGUAGGI PRECOLOMBIANI - Tra le scritture ancora da decifrare elencate dal New Scientist compaiono anche un gruppo di grafie usate da civiltà precolombiane: l'olmeca, la zapoteca e la epi-olmeca. La prima scrittura fu usata dall’omonima civiltà vissuta tra il 1.500 A.C. e il 400 d.C. nell'odierno Messico centro-meridionale, a est dell'istmo di Tehuantepec. Fino a pochi anni fa si pensava che questa popolazione antica fosse analfabeta, ma nel 1990 è stato scoperto un blocco di pietra su cui compaiono iscrizioni che risalgono al 900 a.C. In tutto sono presenti circa 60 simboli, fino ad oggi non decifrati: secondo gli studiosi finché non saranno ritrovati altri reperti archeologici con gli stessi simboli sarà davvero difficile interpretare questi segni. Qualcosa in più sappiamo invece del linguaggio usato dalla civiltà zapoteca: questa fiorì nella Valla di Oaxaca circa 2.600 anni fa. Gli zapotechi usavano un tipo di scrittura a ideogrammi sillabici e le prime iscrizioni ritrovate risalgono al 600 a.C. e sono presenti su pareti dipinte, ma anche su vasi, ossa e gusci. Questa popolazione parlava un linguaggio che ancora oggi è usato da sparute popolazioni che vivono nel Centro America. Tuttavia gli studiosi non sono riusciti a ricostruire l'alfabeto usato da questa civiltà anche a causa delle estreme confusione e complessità dei linguaggi parlati dalle moderne popolazioni zapoteche. Infine vi è la grafia epi-olmeca. La prima traccia di questa scrittura risale al 1902, quando fu scoperta la statuetta di Tuxtla, una figura in nefrite risalente al II secolo d.C. La lingua parlata dalla popolazione che ideò questa scrittura è probabilmente una versione arcaica dello Zoche, idioma ancora oggi usato nell'Istmo di Tehuantepec. John Justeson e Terrence Kaufman, due studiosi americani, hanno proposto una decifrazione frammentaria di questa scrittura, ma finché non saranno trovati nuovi reperti sarà molto difficile avere un'interpretazione chiara.

DALLA LINEARE AL DISCO DI FESTO - Tra le scritture antiche ancora da decifrare una delle più famose è la "Lineare A". Scoperta insieme a un'altra scrittura antica, la Lineare B (decifrata nel 1952), dal celebre archeologo britannico Arthur Evans durante gli scavi a Creta nel 1900, questo alfabeto era usato sull'isola greca dalla civiltà micenea nel II millennio a.C. Composta da segni che vanno da sinistra verso destra e presente su diverse tavolette d'argilla, questa scrittura è tuttora indecifrata e poco comprensibile, sebbene abbia molti simboli in comune con la Lineare B. Segue la scrittura Rongo-Rongo (significa "canti") usata già dai primi abitanti dell'isola di Pasqua: essi sbarcarono sull’isola dell'Oceano Pacifico intorno al 300 d.C. Questa lingua antica è molto simile al Rapanui, l'odierno idioma parlato sull'isola di Pasqua, ma la scrittura è incomprensibile e complessa (si tratta di una grafia "bustrofedica", ovvero un sistema di segni che non ha una direzione fissa, ma che cambia senso continuamente). Sono arrivati fino a noi solo 25 iscrizioni in Rongo Rongo: la maggior parte di questi scritti sono incisi su pezzi di legno. Un'altra scrittura incomprensibile è quella "Indus", usata dalla civiltà che visse nella Valle dell'Indo tra il 2.500 e il 1.900 a.C. Purtroppo ci restano poche iscrizioni, presenti per lo più su vasi di ceramica e non vanno oltre i 5 caratteri. I segni conosciuti sono circa 400 e a causa della brevità delle iscrizioni non è stato possibile ancora decifrare questa scrittura. Le ultime due grafie storiche ancora da decifrare sono quella proto-elamica e la scrittura presente sul Disco di Festo. La prima è la più antica scrittura non-decifrata al mondo. Essa si sviluppò intorno al 3.000 a.C. assieme alla scrittura sumerica. Quest'ultima visse diversi secoli ed è stata in parte decifrata, mentre la scrittura proto-elamica si estinse dopo appena 150 anni dalla sua comparsa nella regione di Elam, antico nome biblico dato al territorio che oggi corrisponde alla parte sud-occidentale dell'Iran. Sappiamo davvero poco delle popolazioni che usavano questa scrittura. Ancora oggi restano oscuri sia i caratteri sia la lingua delle iscrizioni. La scrittura presente sul Disco di Festo è un insieme di simboli impressi con stampini incisi su entrambe le facciate del reperto archeologico. Scoperto nel 1908 dagli italiani Luigi Pernier e Federico Halbherr, mentre stavano scavando a Creta nel palazzo minoico di Festo, questo magnifico reperto risale al 1.700 a.C. ed è composto da 241 simboli: tutti i segni non sono stati ancora decifrati e non hanno nessuna somiglianza con le scritture conosciute del tempo.

Fonte: Corriere della Sera

A QUALCUNO NON PIACE "LE SCIENZE"

di Riccardo Cascioli

Una autorevole rivista scientifica riprende e giudica in modo positivo un articolo pubblicato dal nostro sito Svipop.org, che viene anche lodato per la sua attività pubblicistica. E il “Sinedrio” dei cambioclimatisti si scatena, raccogliendo firme per un lungo documento in cui, oltre agli immancabili insulti verso Svipop.org, si attacca anche lo scienziato autore dell’articolo. E’ solo l’ultima dimostrazione che il cambioclimatismo è ormai diventato una religione, con tanto di testi sacri – i rapporti dell’IPCC, l’organizzazione dell’ONU che si occupa di cambiamenti climatici – e di sacerdoti.
Ma raccontiamo le cose con ordine. Nel numero di febbraio, la rivista Le Scienze – edizione italiana di Scientific American – pubblica un commento dal titolo “Il clima e l’anidride carbonica” che riprende l’intervista a Fabio Malaspina pubblicata su questo sito. L’articolo è firmato da Enrico Bellone, fisico, storico della scienza e direttore della prestigiosa rivista fino al gennaio 2009. Bellone, indicando “tre verità sulla CO₂” contenute nell’intervista, ne approfitta per stigmatizzare un certo modo di dare notizie a carattere scientifico che invece di informare l’opinione pubblica sembra abbiano lo scopo di creare allarmi. E paragona quindi la corsa “dietro ai fantasmi della CO₂” alla storica caccia all’untore e alla strega.

Nel fare questo definisce anche svipop.org “un buon canale europeo d’informazione” su questi temi. Per il Sinedrio dei cambioclimatisti, da tempo impegnato a screditare sul web e in incontri pubblici il nostro lavoro, si è trattato di una vera e propria bestemmia. Così nel giro di pochi giorni è stato redatto un documento che ha raccolto 49 firme (scienziati, giornalisti, tecnici e accademici vari) e lo ha nviato a Le Scienze, che infatti lo ha pubblicato nel numero di Marzo con il titolo “Il dibattito sul clima si riscalda”. In effetti, il titolo scelto dagli estensori era “Basta insulti ai climatologi” perché evidentemente spiegare all’opinione pubblica alcune nozioni di fondo sull’anidride carbonica è per costoro un insulto alla scienza.

In apertura di lettera si parla dell’editoriale di Bellone come di “un articolo disinformato e pieno di palesi errori”, e delle “tre verità sull’anidride carbonica” come di “argomenti inconsistenti” che rispondono “ai ricorrenti miti e alle leggende metropolitane continuamente proposte su riviste generaliste e su siti Internet di nessuna credibilità scientifica”. Ovviamente il sito citato è svipop.org “incredibilmente scambiato da Bellone per un buon canale europeo di informazione” e invece “conosciuto per ospitare le più strampalate teorie negazioniste sui cambiamenti climatici, spesso accomunate solo da una paranoia antiambientalista”.

Tornerò più avanti sulle accuse a svipop.org. Intanto è interessante capire come mai una rivista prestigiosa come Le Scienze pubblica, addirittura in un commento, tali “argomenti inconsistenti”. La nostra sensazione è che anche in ambito scientifico si sia stufi di una informazione ideologizzata e mistificante che alla fine si ritorcerà contro tutta la comunità scientifica, come i recenti scandali dell’IPCC dimostrano; che si voglia tornare a parlare principalmente di scienza e non di politica “legata alla scienza”; che, infine, dato il sistema di finanziamenti alla ricerca, gli scienziati a fine carriera siano più liberi di dire le cose come stanno.

La risposta dei 49 è invece un po’ diversa e la si può facilmente intuire quando ci si riferisce al professor Enrico Bellone affermando che “non possiamo non riconoscere l’importante attività di divulgazione scientifica svolta in passato”. Ecco, in passato: praticamente i 49 – pur con sottintesi sofisticati degni di scienziati di tal fama - danno al prof. Bellone del vecchio rincoglionito. Senonché dalla risposta che nello stesso numero il prof. Bellone dà ai suoi critici, non si direbbe che questo sia il caso. Anzi, sembrerebbe molto più informato dei 49, perché oltre alla “Bibbia” dell’IPCC legge anche altre pubblicazioni scientifiche dato che “la fisica del riscaldamento globale” non è “incorniciata una volta per tutte nel ‘lavoro di sintesi’ dell’IPCC”.

Quindi Bellone cita “un climatologo di fama internazionale come Guido Visconti” che “nel suo libro Clima estremo ha scritto che ‘oggi la scienza non è in grado di spiegare le variazioni climatiche che sono avvenute in passato; pertanto non si capisce come la stessa scienza potrebbe essere in grado di prevedere quello che avverrà nel prossimo futuro. Malgrado ciò organismi internazionali come l’IPCC annunciano, con cadenza regolare, previsioni per i prossimi 50 o 100 anni. Questa apparente capacità previsionale è la stessa che ha dato notorietà, e quindi assicurato fondi, a un’intera classe scientifica negli ultimi 20 anni’. Poche settimane fa – prosegue Bellone – il sito del Times ha dato la parola al consulente scientifico del governo britannico, John Beddington, secondo il quale c’è bisogno di ‘maggiore onestà’ nel formulare previsioni sul cambiamento climatico”. Bellone chiude quindi la replica con un’altra citazione di Beddington: “I climatologi dovrebbero essere meno ostili nei confronti degli scettici che mettono in dubbio l’origine antropica del riscaldamento globale”.

Il prof. Bellone, quindi, da attento lettore di riviste scientifiche, sostiene che riguardo all’origine antropica del riscaldamento globale nel mondo scientifico non v’è affatto alcuna certezza e che quindi è giusto tenere in considerazione tutti gli studi in materia.

Esattamente quello che da sempre sostiene il nostro sito che, contro il “pensiero unico”, si sforza di dare conto di una situazione molto più complessa di quel che si vuol far credere. E anche di tanti interessi – economici e politici – legati alle politiche del clima.

Bene, evidentemente per questi 49 “esperti” rappresentare la complessità della situazione equivale a “ospitare le più strampalate teorie negazioniste”. Peraltro, nel migliore stile stalinista si sparano accuse senza portare alcun documento a sostegno. In altre parole, ci piacerebbe sapere quali sarebbero le “teorie strampalate” ospitate sul nostro sito, così che magari possiamo verificare. Ma abbiamo l’idea che ai 49 non interessi affatto argomentare, l’importante è bollare con il marchio d’infamia: una volta era “reazionario e fascista”, oggi è “negazionista”. Non può infatti sfuggire che il marchio di “negazionista” intenda assimilare i critici della teoria del riscaldamento globale antropogenico a quanti negano l’Olocausto e lo sterminio degli ebrei. Un modo francamente odioso di esprimersi.

Per quanto ci riguarda non ci piace neanche la definizione di “scettici”, sempre riferita ai critici della teoria del riscaldamento globale antropogenico. Personalmente non sono affatto scettico, e non lo sono i tanti esperti e scienziati che collaborano a questo sito. Più che scettici siamo “convinti” della complessità del sistema clima e dell’impossibilità di fare previsioni certe o di dare risposte assolute e definitive alle tante domande che abbiamo. Siamo perciò “certi” della necessità di una informazione e di una divulgazione scientifica che rispecchi lo stato della conoscenza, e di una ricerca scientifica che sia anzitutto scoperta dei meccanismi della natura e non mera ricerca di conferme a tesi precostituite.

P.S.1: Secondo i 49 l’intervista sulla CO₂ è stata pubblicata da Avvenire e poi ripresa da svipop.org. In realtà su Avvenire è apparsa soltanto una sintesi dell’intervista che nella sua completezza è stata pubblicata soltanto da svipop.org. Potrebbe sembrare una precisazione irrilevante o superflua. La riprendo soltanto perché anche questo è un indice del modo superficiale e arrogante di lavorare che hanno certi “esperti”. Che siccome sanno già tutto non si preoccupano neanche di fare una piccola verifica.

P.S. 2: In effetti a Le Scienze è arrivata anche una lettera di tono ben diverso, che invece plaudiva al commento del prof. Bellone. E’ firmata da 15 ricercatori. Non è stata pubblicata, e i motivi sono ben comprensibili, ma è bene sapere che c’è.

Fonte:http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=583

IL MONDO SI RAFFREDDA:TRUCCHIAMO I DATI!!

Nelle scorse settimane c’è stato un terremoto, 15 della scala Richter, che ha severamente danneggiato quell’edificio di bufale noto con il nome di AGW (Anthropic Global Warming). Qualcuno (non si sa se un hacker o un interno) ha pubblicato qualche migliao di e-mail riservatissime memorizzate in un server della East Anglia University, UK. Il server appartiene al Climate Research Unit dell’Università, uno dei centri di ricerca più attivi nel sostenere la causalità antropica, cioè umana, del (presunto) riscaldamento globale del pianeta.
Le email sono quelle scambiate tra i molti scienziati che fanno parte dell’IPCC e che sostengono la campagna per contenere, a costi iperbolici, le emissioni di CO2. Gente insomma responsabile di stupidate tipo Kyoto.
Leggendo le email si scopre che questi scienziati ne hanno combinate più di Carlo in Francia. Si sono messi d’accordo per manipolare i dati in modo da confermare le proprie teorie di riscaldamento indotto dall’uomo. La cosa imbarazzante, an inconvenient truth, è che dal 2001 le temperature stanno diminuendo, non aumentando: l’opposto di quanto asserito dall’IPCC e dal CRU.
Un programma di computer per la elaborazione dei dati contiene questa nota: “Applicare una correzione artificiale per nascondere la diminuzione”. Jones, direttore del CRU, scrisse a Mann ed altri: “Ho appena finito di applicare il trucco di Mike (Michael Mann) ai dati dall’81 in poi e dal ‘60 in poi per nascondere – to hide - la diminuzione”. In un altro progamma si legge: “Usare i dati MXD ma non graficare i risultati dal 1960 in poi, perché essi saranno artificialmente corretti”.
C’è di più, se non di peggio. Questi soggetti hanno impedito ad altri scienziati di pubblicare lavori che mettevano in dubbio le loro teorie. Si sono accordati per screditarli. Hanno rifiutato di rendere pubbliche, nonostante la legge imponga il contrario, le serie di temperature registratre sulle quali hanno basato l’intero ambaradam. Hanno cancellato evidenze. Hanno concertato dichiarazioni, strategie, documenti. Hanno alterato scientemente, come detto sopra, i programmi dei computer che elaboravano i dati al fine di occultare il reale andamento delle temperature medie del pianeta. Il tutto è andato avanti per molti anni: alcune email risalgono al 1997.
Dunque, una vera e propria congiura da parte di pseudoscienziati legati alla politica e, ovviamente, a interessi inconfessabili, compresi i propri: il solo CRU ha ricevuto negli ultimi anni più di 20 milioni di sterline di finanziamenti per la “ricerca”. Oggetto della ricerca? Il global warming, ça va sans dire. Un comportamento vergognoso da parte di chi dovrebbe fare scienza basata su fatti. Soprattutto, quando quella medesima scienza pretende di farci spendere centinaia di milioni di euro che potrebbero, invece, essere usati per fini assai più nobili e utili.
Rammento, per chi lo avesse dimenticato, che nel 2006 l’ineffabile Mr. Mortadella Prodi e quell’altro genio che risponde al nome di Mr. Pecoraro Scanio, dando retta a questi banditi, impegnarono l’Italia in ambito UE a spendere 200 (duecento) miliardi di euro (387.454 miliardi di lire!) entro il 2020, per tagliare le emissioni di CO2 del 20%. E otttenere una diminuzione della temperatura media (prevista, dunque non certa) fra 0,2 e 0,4 °C. Dal 2001 a oggi, per cause naturali, nonostante l’aumento continuo di CO2 nell’atmosfera (provocato in primis da India, Cina e Brasile), la temperatura media è diminuita di circa 0,15 °C.
E’ chiaro che se una cospirazione del genere fosse stata scoperta, ma riguardasse, chessò, le compagnie petrolifere o l’industria nucleare, la notizia sarebbe finita in prima pagina su tutti i giornali ed avrebbe aperto tutti i telegiornali del mondo. Invece, silenzio assoluto o quasi. Avete letto qualcosa sui giornali italiani? Io solo qualche riga, in genere confinata a pagina 40. Il che dimostra che la cosiddetta stampa libera fiancheggia questi ecobufalari perché anche lei, come loro, ha il suo proprio tornaconto.

Fonte:http://www.thefrontpage.it/2010/03/24/il-mondo-si-raffredda-trucchiamo-i-dati/comment-page-1/#comment-3781

sabato 27 marzo 2010

NUOVA BUFALA SUL RISCALDAMENTO GLOBALE

E' scomparsa per inabissamento l'isola di New Moore a sud di Calcutta, nella Baia del Bengala.
Lo confermano gli oceanografi.

"L'isola, grande come quella italiana di Montecristo, e' stata coperta dalle acque, prima emergeva per due metri. A causare il fenomeno, assicurano gli esperti, sarebbe stato il cambiamento climatico responsabile dell'aumento della temperatura e dell'erosione che minaccia la sopravvivenza di altre piccole isole, tra cui gli atolli delle Maldive."
Il maremoto del 2006 non c'entra nulla? Naturale o davvero effetto del cambiamento climatico?

Nel 1970, il Golfo del Bengala è stato colpito dal ciclone Bhola, molto potente. Questo è stato un evento veramente disastroso con un evento sinistro nell'ordine delle 500.000 persone. Questo evento ha anche causato gravi danni costieri.la stragrande quantità di Sedimenti sono stati impostati in sospensione e turbidite dei flussi. Presso il confine tra India e Bangladesh, questi sedimenti trasportati nei fiumi si sono accumulati in fango e sabbia, dove è cresciuta un'isola... Questa isola di nuova creazione è stata chiamata New Moore Island....

Il 25 marzo, è stato annunciato improvvisamente che l'isola era scomparsa. molte persone, tra cui ricercatori (ad esempio Sugata Hazra, docente di oceanografia presso l'Università di Jadavpur di Calcutta), hanno preso come causa il rapido aumento dell livello del mare.
Il fatto, però, è che non ha nulla a che fare con qualsiasi aumento globale sul livello del mare, ma piuttosto con fattori dinamicilocali operanti in questa parte del Golfo del Bengala. Così, l'isola di Talpatti South (New Moor Island) è nata nel 1970 e morta nel 2010; una vita breve, un tempo di soli 40 anni. La causa della sua nascita è stato causata dal ciclone. La causa della morte rischia di essere causa di dinamiche locali operanti in questa parte di delta enorme, e che sicuramente non un effetto di un aumento rapido globale sul livello del mare.
Negli ultimi 40 anni registriamo un livello mare eustatic quasi completamente stabile, anche nel delta Sundarbans del Bangladesh. La scomparsa dell'isola non è affatto un segno del contrario...

Fonte:http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=299:liisola-che-non-ce-piu&catid=7:editoriali-meteo-climatologici&Itemid=20

Un'altra bufala sfatata,mi chiedo che se quelli che l'hanno messa in giro sono davvero scienziati o almeno se ne intendano qualcosa di questo genere di argomenti.
Alex

EL NINO IN DECLINO:COSA ACCADRA'?


Dopo una stagione invernale largamente influenzata dalla presenza di “El Nino” cerchiamo di fare un po’ il punto della situazione sul fenomeno ENSO (El Nino Southern Oscillation) attualmente in atto per capire come potrà evolvere nel corso della prossima stagione calda, e quali le ripercussioni a scala globale ed europea, attraverso le previsioni del Climate Prediction Center/NCP e del centro meteorologico australiano (POAMA). Come è noto “El Nino” rappresenta il più grande ago della bilancia del clima mondiale, in quanto è associato alle variazioni di temperatura di una quantità estremamente enorme di acqua, come è quella contenuta nell’oceano Pacifico. Gli scambi di calore che si generano in questa parte dell’oceano hanno quindi effetti notevoli su gran parte della circolazione atmosferica gloabale.

Previsione dei principali modelli di calcolo sull'indice Nino3.4 nei prossimi mesi. E' previsto un generale ritorno a condizioni di neutralità. (fonte immagine: NOAA).

Attualmente la certezza è quella della persistenza del ciclo positivo dell’ENSO iniziato durante la scorsa estate boreale, ma in lento declino, dopo che l’indice ONI (Oceanic Nino Index), attraverso cui si misura l’intensità del fenomeno, ha raggiunto il suo valore massimo di 1.8 lo scorso Dicembre. La prima conclusione che se ne può trarre è dunque quella di un ciclo positivo tutto sommato moderato, che non ha raggiunto i livelli eccezionali dell’evento occorso nel 1997/98 (allora l’ONI raggiunse i 2.5 e restò superiore ai 2.0 per ben 6 mesi) e dell’82/83 (+2.3). Le temperature superficiali oceaniche attualmente sono ancora circa 1.0°C oltre la media su tutta l’area centrale ed orientale del Pacifico equatoriale. Ciò ha avuto una notevole influenza sulle medie globali dell’Inverno che, secondo i dati NOAA, è risultato di 0.6°C più caldo rispetto la norma, con un contributo dominante dovuto proprio al riscaldamento degli Oceani.


I maggiori centri di calcolo sono però tutti concordi che El Nino, dopo l’attuale fase di stanca, abbia ormai le ore contate, e che l’anomalia positiva debba rientrare entro la fine dell’estate o al più agli inizi dell’autunno in tutti i principali settori oceanici su cui è definita ( Nino3, Nino4, Nino3.4). Tipicamente i mesi estivi/autunnali rappresentano un periodo di transizione per El Nino/Southern oscillation e l’affidabilità dei modelli previsionali durante questa stagione è più bassa. Infatti a partire da Luglio si aprono scenari molto differenti tra loro, che contemplano da una parte la persistenza di condizioni debolmente positive, da un’altra il ritorno a condizioni neutrali, fino addirittura all’instaurarsi del fenomeno inverso, ovvero la “Nina” che porterebbe al raffreddamento delle acque oceaniche pacifiche, con tangibili conseguenze per tutti i mesi a venire.
Per l’Italia si prospetta una stagione estiva piuttosto calda, perlomeno durante la fase iniziale, e in particolare sulle regioni centro-meridionali a causa della maggiore invasività dell’anticiclone africano. Una delle maggiori conseguenze di “El Nino” è infatti proprio un irrobustimento della fascia degli anticicloni subtropicali che si fanno più aggressivi verso latitudini settentrionali. Per l’autunno/inverno la prevista neutralità potrebbe relegare l’ENSO a giocare un ruolo di minor importanza, mentre a farla da padrone potrebbero essere altri fenomeni ciclici, come ad esempio la negatività della Quasi Biennal Oscillation (QBO) e le varie fasi della Madden Julian Oscillation (MJO). Ma una risposta più precisa la avremo soltanto nei prossimi mesi, dopo che il “bambinello cattivo” ci avrà finalmente rivelato quali saranno le sue intenzioni.

Fonte:http://www.3bmeteo.com/blog/2010/03/27/analisi-estero/1031

LA "LINEA DI FERRO" DELLA CORONA SOLARE


A seguito delle osservazioni eseguite da terra durante le ultime tre eclissi solari totali, avvenute nel 2006, nel 2008 e 2009, sono state ottenute delle immagini inedite della cosiddetta “linea di ferro” nella corona solare.
Si tratta della linea di emissione di particelle di ferro elettricamente cariche, che si estende per almeno tre volte il raggio del Sole intorno alla sua superficie.
Il risultato degli studi condotti da un gruppo di scienziati coordinati da Shadia Habbal dell’università delle Hawaii e presentati al recente meeting dell’American Astronomical Society a Washington sono stati pubblicati sulla rivista Astrophysical Journal da Adrian Daw della NASA.
Le ricerche contribuiranno a migliorare la comprensione della corona solare ma anche delle conseguenze che il vento solare ha sul nostro pianeta.


Fonte:http://blog.ilmatemagico.com/ecco-le-immagini-nasa-della-cosiddetta-%e2%80%9clinea-di-ferro%e2%80%9d-della-corona-solare/

FUOCO SUL CLIMA


Nella storia del nostro pianeta il clima è stato soggetto a numerosi fattori più o meno intensi che ne hanno determinato vere e proprie avanzate dei ghiacci oppure repentine ritirate accompagnate in alcuni luoghi da intense siccità mentre in altre intense piogge.
Tali fattori sono truppo numerosi per essere elencati,tuttavia i principali sono l'attività delle macchie solari,l'attività vulcanica e anche i raggi cosmici.
In particolare parlando delle attività vulcaniche si può dedurre già da subito che quando avviene un imponente eruzione a carattere esplosivo immense quantità di polveri e gas vengono eruttati nell'atmosfera dove possono portare a significativi cambiamenti climatici e raffreddare il clima per diversi anni.
Uno degli esempi più recenti lo troviamo nel 1815 con la catastrofica eruzione del vulcano Tambora,a Sumbawa,in Indonesia,in cui vennero proiettati in aria circa 450 miliardi di metri cubi di roccia, cenere e altri materiali.
Le conseguenze di quell’esplosione furono impressionanti a cominciare dal danno che subì la stessa montagna la cui altezza di 4000 metri si ridusse di un terzo.
I morti causati direttamente dall’eruzione furono 10.000, ma altri 80.000 sarebbero state le vittime di carestie ed epidemie conseguenti a quel disastro.
Una lingua, chiamata proprio Tambora, si estinse a causa della scomparsa di tutti coloro che la parlavano!
L’effetto più imponente dell’eruzione del Tambora si ebbe tuttavia l’anno seguente quando su tutta la Terra si verificò un cambiamento sensibile del clima.
Il 1816 è ricordato come “l’anno senza estate” o “l’anno morto di freddo” ed ebbe conseguenze drammatiche per la scarsità dei raccolti soprattutto in Francia e nei paesi già provati dalla carestia provocata dalle guerre napoleoniche che si erano concluse nel 1815 con la sconfitta di Waterloo e l’esilio di Napoleone a Sant’Elena. La cosa singolare è che in Europa e negli Stati Uniti d’America, dove i danni provocati da quell’estate eccezionalmente fredda furono altrettanto gravi, non ci si rese conto del motivo di un così improvviso e radicale cambiamento di clima.(http://miaplacidusedaltriracconti.blogspot.com/2008/01/nel-1815-l-del-vulcano-tambora-provoc.html)
Decine di anni più tardi l'eruzione del vulcano Krakatoa nel 1883 sconvolse il clima e causò una vera e propria apocalisse in Indonesia.
L'eruzione del 1883 espulse più di 5 miglia cubiche (circa 21 kilometri cubi di roccia, cenere e pietra pomice, e generò un suono tra i più forti mai registrati da essere umano - l'esplosione del cataclisma fu distintamente ascoltata fino ad Alice Springs in Australia, e a Rodriguez vicino alle isole Mauritius, e il riverbero delle onde atmosferiche fu avvertito in tutto il mondo. 165 villaggi furono devastati, 36.000 persone morirono e molte migliaia di persone furono ferite dall'eruzione, di cui gran parte a causa dello tsunami che seguì la tremenda esplosione.
L'eruzione del 1883 distrusse i due terzi del territorio che allora era l'isola di Krakatoa. Nuove eruzioni del vulcano, dal 1927, hanno fatto emergere una nuova isola, detta Anak Krakatau (figlio di Krakatoa).
(http://it.wikipedia.org/wiki/Krakatoa#L.27eruzione_del_1883)
L'eco di questo disastro si sparse per tutto il globo: l'esplosione fu udita a migliaia di chilometri di distanza (ed è tuttora considerata la più violenta dell'era moderna) e proiettò una gigantesca nube di gas e materiale a 38.000 chilometri di altezza, i morti furono 36.147, quasi tutti causati dagli tsunami, l'economia di nazioni intere fu portata al collasso, e si innestarono mutamenti climatici che durarono anni . L'esplosione causò una diminuzione del 20/25% nella trasparenza atmosferica e un calo della temperatura terrestre media annua di circa un grado.
L'eruzione generò tramonti spettacolari in tutto il mondo per diversi mesi successivi, a causa del fatto che la luce solare si rifletteva sulle particelle di polvere sospese nell'aria, eruttate dal vulcano nell'atmosfera. L'artista inglese William Ashcroft realizzò centinaia di schizzi a colori dei tramonti rossi intorno al mondo (generati dal Krakatoa) negli anni successivi all'eruzione.

Nel 2004 alcuni ricercatori supposero che il cielo, color rosso sangue, del famoso quadro di Edvard Munch L'urlo, realizzato nel 1893, sia in realtà una riproduzione accurata del cielo norvegese dopo l'eruzione.(http://www.meteowebcam.it/articolo-meteo-storia/11/L'eruzione-del-Krakatoa-del-1883.html)
E' possibile che alcune significative eruzioni vulcaniche avvenute in questi ultimi anni dal 2008 fino ad ora siano anche tra i responsabili del raffreddamento climatico che stiamo vivendo,principalmente causato anche dal rallentamento dell'attività solare.





Il clima cambia costantemente nell'arco della storia.
Tuttò ciò è condizionato da numerosi fattori alcuni di essi sono l'attività delle macchie solari e le attività vulcaniche sia in superficie che sottomarine.
Ed è proprio queste ultime che assieme all'attività solare influiscono sul nostro clima determinando il caldo e il freddo.
Durante un eruzione vulcanica particolarmente violenta e dei caratterere esplosivo enormi quantita di polveri e gas vengono immesse nell'atmosfera,in particolare di questi gas enorni quantità di anidride solforosa vanno ad accumularsi negli strati alti dell'atmosfera,in particolare la stratosfera,e possono rimanere in sospensione assieme alle polveri vulcaniche per diversi anni.
Tale fenomeno ha una notevole capacità di riflessione della radiazione solare reindirizzandola verso lo spazio e favorendo così un raffreddamento in superficie con conseguenti inverni rigidi ed estati fresche e piovose.

Nel maggio del 2008 l'eruzione del vulcano Chaiten,dopo ben 9000 anni di inattività espulse una considerevole nube di ceneri e gas sufficienti ad alteraare il clima a livello globale.
Gli effetti di tale alterazione climatica sarebbero stati meno significativi se non fosse stato per la scarsa presenza di attività solare che ne ha accentuato gli effetti.

Il sole nel 2008

Il sole nel 2010

Nel frattempo l'anno successivo nel giugno del 2009 il vulcano Sarychev,situato sull'Isola di Matua nel nordovest Pacifico,durante una violenta eruzione emise la più grande nube di diossido di zolfo dell'anno.


L'immagine sopra mostra le concentrazioni di diossido di zolfo nella colonna media tra il 10 e il 17 giugno 2009, basato sui dati OMI.
Durante l'eruzione gli scienziati si preoccuparono subito nel localizzare le principali concentrazioni di diossido di zolfo presenti in atmosfera,capaci di condizionare il clima e mettere in pericolo la salute pubblica.
(http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=104:-leruzione-del-vulcano-sarychev-genera-la-piu-grande-nube-di-diossido-di-zolfo-dellanno&catid=17:i-vulcani-di-gaia&Itemid=71)
I mesi prima di quello stesso anno erano stati condizionati da altre 2 significative eruzioni vulcaniche di notevole intensità.

Il venerdì 27 marzo una fortissima eruzione del vulcano Redoubt,dopo 20 anni di inattività espulse notvoli quantità di ceneri ad un altezza di 18.28800 chilometri sopra il livello marittimo.



"Le eruzioni più significative e potenti alle latitudini alte hanno portato al decadimento del monsone africano ed indiano, ed a un inverno seguente più freddo."(http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=97:dopo-20-anni-uno-dei-maggiori-vulcani-dellalaska-ha-eruttatosi-tratta-del-vulcano-redoubt&catid=17:i-vulcani-di-gaia&Itemid=71)
Una cosa che a quanto pare abbiamo visto.

Nello stesso periodo,qualche settimana prima,era entrato in eruzione il vulcano sottomarino al largo di Tonga ed eruttato una possente colonna di gas e polveri attraverso la superficie del mare.(http://peppecaridi2.wordpress.com/2009/03/20/prova/)

Arriviamo nel febbraio 2010 e abbiamo avuto un'altra significativca eruzione vulcanica nei Caraibi da parte del vulcano Soufriere Hills nell'isola di Montserrat che ha espluso un'enorme nube di gas e polveri paragonabile a quella degli altri vulcani appena citati.

Le immagini satellitari del McIDAS dimostrano la rapida espansione ad Oriente-sud est della nuvola vulcanica dopo l'eruzione.Da rivelazioni aeree, l'altezza massima della nuvola vulcanica sarebbe di circa 50.000 metri sopra il livello del suolo. (http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=19:&catid=17:i-vulcani-di-gaia&Itemid=71)
In genere le polveri e i gas eruttati in atmosfera da un eruzione vulcanica impiegano minimo quattro anni a dissiparsi,è probabile quandi aspettarsi che in parte la causa di queste eccezionali ondate di freddo che non vedevamo da anni e che quest'inverno si sono fatte sentire in modo significativo assieme ad eccezionali nevicate sia attribuibile agli effetti sul clima causati da questa serie di eruzioni vulcaniche.
Non da meno tuttavia va trascurato il sole,secondo la quale potrebbe andare incontro ad un ulteriore raffreddamento,probabilmente un Minimo di Maunder,che potrebbe dar il via ad una Piccola Era Glaciale molto simile a quella che accadde i secoli scorsi.
Infatti secondo una ricerca l'inverno appena trascorso in Spagna è stato il più anomalo ed estremo dal 1900.
"In Spagna tradizionalmente si registra una alternanza di bello e cattivo tempo durante l'inverno, garantita da una media del 40% di situazioni anticicloniche, che quest'anno sono scese invece al 21%."(http://www.wpsmeteo.com/index.php?option=com_content&view=article&id=290:spagna-inverno-piu-anomalo-dal-1900&catid=7:editoriali-meteo-climatologici&Itemid=20)

Nel frattempo in questi giorni stiamo assistendo ad un ulteriore incremento dell'attività vulcanica in varie parti del mondo.
Un recente esempio ci viene dall'Islanda durante la quale il vulcano Katla è entrato in eruzione e ora la sua attività stà ulteriormente intensificandosi. (http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2010/03/23/islanda_si_intensifica_eruzione_vulcanica.html)

Un altro esempio ci viene dalla Russia dal vulcano Shiveluch che ha emesso una colonna di ceneri alta 7 chilometri,anche se tuttavia non rappresenta alcun pericolo per la popolazione locale.
http://www.thefrontpage.it/2010/03/24/il-mondo-si-raffredda-trucchiamo-i-dati/

In Cile invece una continua serie di scosse attorno al vulcano Melimoyu tra il 5° e il 3° grado sembrano presegnalare anche un imminente risveglio da parte di quest'ultimo.
Un altro fattore con la quale i vulcani possono influire sul clima è tramite il calore idrotermico,ossia attraverso il riscaldamento delle acque causato dall'attività vulcanica sottomarina,che a sua volta può influire sul riscaldamento delle correnti.

E'interessante notare da quest'immagine che l'area est della Groelandia è quella che presenta meno ghiacci proprio nell'area in cui generalmente transita la Corrente del Golfo che ora stà rallentando a causa di uno scioglimento della calotta polare e del lato est della Groelandia che stranamente ora è lambita da correnti sub-tropicali.


Proprio nell'area est anche l'estensione della calotta Artica risulta essere minore rispetto all'area ovest, è proprio in concomitanza con tutto ciò a 3000 metri di profondità quella stessa area risulta essere attraversata dalla Dorsale Atlantica,che come risulta dai terremoti che si registrano nel mezzo dell'Atlantico dove ella lo attraversa,e dall'eruzione dei vulcani islandesi è ancora molto attiva.
E' probabile quindi supporre che il calore geotermico derivante da essa sia anche tra le cause del ritiro dei ghiacci della Groelandia e della calotta artica,oltre che al vulcanismo sottomarino.

Spostandoci invece a dove ha origine El Nino è interessante notare che non solo nasce in un area in cui divergono 3 zolle tettoniche,e quindi in un area di intenso vulcanismo,ma che addirittura ha 2 cause differenti:
-Riscaldamento geotermico prodotto dal vulcanismo sottomarino.
-Riscaldamento di superficie prodotto riscaldamento del sole,specie in un area vicino all'equatore che come si sa ha una maggior esposizione ai raggi del sole.


I vulcani terrestri influiscono sul clima sollevando immense nubi di pulviscolo vulcano misto ad So2,in tal modo rallentano la luce solare che giunge in superficie riflettendola nello spazio e favorendo quindi un raffreddamento sia atmosferico che in superficie.
Il vulcanismo sottomarino invece,tra la quale le dorsali oceaniche,hanno l'effetto di riscaldare le acque alimentando El Nino che a sua volta contribuisce a generare tempeste tropicali di forte intensità e anche sui monsoni come quello Indiano.

Alex

giovedì 25 marzo 2010

NEW YORK TIMES PUNTA IL DITO SUL VATICANO

Nyt contro il Vaticano: coprì abusi di un prete Osservatore: "Ignobili"

New York - I vertici del Vaticano, tra cui il futuro papa Benedetto XVI, coprirono gli abusi sessuali di un prete americano sospettato di avere violentato circa 200 bambini sordi di una scuola del Wisconsin. A denunciarlo è stato il New York Times sulla base di alcuni documenti ecclesiastici. Secondo il quotidiano statunitense, la corrispondenza interna tra vescovi del Wisconsin e l’allora cardinale Ratzinger mostra che la priorità principale era a quel tempo quella di proteggere la Chiesa dallo scandalo. E, così, l’Associazione di vittime americane di preti pedofili (Snap) ha inscenato una piccola manifestazione in piazza Pio XII a Roma di fronte al Colonnato di Piazza San Pietro: la polizia ha subito interrotto la protesta. A sera la risposta dell'Osservatore romano che si dice "indignato" per "l'ignobile attacco al Pontefice".

Le proteste in San Pietro La polizia ha intererotto una piccola manifestazione dell’Associazione di vittime americane di preti pedofili che si stava svolgendo in piazza Pio XII a Roma di fronte al Colonnato di Piazza San Pietro. I quattro rappresentanti dell’Associazione, due donne e due uomini, che stavano parlando con i giornalisti dopo le rivelazioni del New York Times, sono stati portati via nelle auto della polizia "per accertamenti". Subito prima gli agenti avevano chiesto loro i passaporti. La presidente di Snap, Barbara Blaine, ha chiesto più volte in inglese: "Ho fatto qualcosa di male?", ed è andata via visibilmente turbata chiedendo ai fotografi presenti di riprendere le immagini di quanto stava accadendo.

La denuncia del Nyt La vicenda in questione riguarda un prete del Wisconsin, il reverendo Lawrence C. Murphy, che aveva lavorato nella scuola dal 1950 al 1977. Nel 1996, riferisce il quotidiano americano, l’allora cardinale Ratzinger non fornì alcuna risposta a due lettere che gli furono inviate dall’arcivescovo di Milwaukee, Rembert G. Weakland, mentre solo otto mesi più tardi il cardinale Tarcisio Bertone diede istruzioni ai vescovi del Wisconsin di avviare un processo canonico segreto che avrebbe potuto portare all’allontanamento di padre Murphy. Ma Bertone, precisa il New York Times, fermò questo processo dopo che lo stesso padre Murphy scrisse al cardinale Ratzinger ricordando che il caso era sostanzialmente caduto in prescrizione. "Voglio solo vivere il tempo che mi resta nella dignità del mio sacerdozio. Chiedo il vostro aiuto in questa vicenda", scrisse il sacerdote. Nei documenti ottenuti dal quotidiano dai legali di cinque uomini che hanno fatto causa alla diocesi di Milwaukee, non c’è traccia della risposta di Ratzinger a questa lettera. Ma secondo quanto si legge, padre Murphy non ricevette mai alcuna punizione o sanzione e fu trasferito in segreto in alcune parrocchie e scuole cattoliche, prima di morire nel 1998.

Padre Lombardi: "Non fu punito perché malato" "La salute precaria di padre Murphy e la mancanza di nuove accuse nei suoi confronti sono stati elementi determinanti nella decisione di non punirlo.", ha commentato il portavoce del Vaticano, padre Federico Lombardi, riconoscendo che padre Murphy ha certamente abusato di bambini "particolarmente vulnerabili" e violato la legge. Si tratta di "un caso tragico", ha aggiunto. Lombardi ha però sottolineato che il Vaticano è stato messo a conoscenza del caso solo nel 1996, anni dopo la fine delle indagini. Sui motivi per i quali padre Murphy non sia mai stato punito riducendolo allo stato laicale, il portavoce ha risposto che "il diritto canonico non prevede punizioni automatiche".

Osservatore lombardo: "Accuse ignobili" "Non vi è stato alcun insabbiamento", scrive l’Osservatore Romano spiegando che la ricostruzione fatta della vicenda è "funzionale all’evidente e ignobile intento di arrivare a colpire, a ogni costo, Benedetto XVI e i suoi più stretti collaboratori".

Fonte:http://www.ilgiornale.it/esteri/nyt_contro_vaticano_copri_abusi_prete_proteste_san_pietro/usa-pedofilia-new_york_times-vaticanista/25-03-2010/articolo-id=432427-page=1-comments=1

DOMANI..


Domani pubblicherò un articolo che parla del ruolo dell'attività solare e dei vulcani che stanno avendo in questo recente raffreddamento climatico.
Alex

LE PROVE DELL'ESISTENZA DEL MINIMO DI MAUNDER

Ancora oggi qualche fisico solare e qualche climatologo pone dei dubbi sulla esistenza o meno del minimo di Maunder e sulle ripercussioni che questo ha avuto sul clima terrestre. Facciamo quindi un poco di storia e poi vediamo quali sono le prove scientifiche dell´esistenza di questi minimo.

Nel 1893 l´astronomo inglese Edward William Maunder costruí la storia dei cicli solari prima del 1700 basandosi sui disegni degli astronomi dell´epoca, un lavoro facile perché i disegni dei vari astronomi sparsi nelle corti di tutta europa erano molti e convergenti tra loro per dimensione di macchie, latitudine e date. Peró si sorprese quando a partire dal 1643 i disegni di macchie solari diminuirono enormemente e che tra il 1660 e il 1670 si arrivó all´estremo che nessun osservatore in Europa aveva visto una sia pur piccola macchia. Maunder arrivó alla conclusione che quel periodo di 70 anni circa, dal 1645 al 1717 si formarono poche macchie solari. Gli scienziati dell´epoca di Maunder non credettero alla sua teoria che andava contro le leggi (di allora) della fisica solare e affermarono che la mancanza si doveva scomparsa dei disegni o alla loro distruzione sminuendo anche quanto scritto da Gian Domenico Cassini che nel 1671 scrisse di aver rivisto dopo 20 anni una macchia sul Sole. Cassini che aveva visto le divisioni degli anelli di Saturno e calcolato il parallasse di Marte non penso che potesse dire stupidaggini. Durante il minimo di Maunder l´apparizione di una macchia doveva essere un avvenimento tanto che anche John Flamsteed astronomo reale inglese scrisse che aveva visto una macchia dopo ben 7 anni di osservazioni continue.

Nel 1970 l´astronomo solare John Eddy rivide lo studio di Maunder ampliandolo con nuovi dati, principalmente quelle degli astronomi cinesi che osservavano il sole dal v° secolo avanti Cristo, e con nuovi studi, e scrisse un articolo intitolato “La scomparsa delle macchie solari” che fece molto scalpore. Fu proprio Jonh Eddy che chiamó quel periodo come MINIMO DI MAUNDER. Lo studio di Jonh Eddy si basa su vari punti fondamentali e di grande importanza:

1) La mancanza di osservazioni negli antichi archivi.

In quella epoca l´astronomia muoveva i primi passi ed ogni avvenimento, avvistamento o sviluppo tecnologico era comunicato a tutti. Tutti gli astronomi si conoscevano tra loro e conoscevano gli studi di ognuno, e quando appariva una macchia sul Sole tutti ne davano la notizia affinché tutti potessero fare le loro osservazioni. A quel tempo ancora si discuteva se le macchie erano sulla superficie del Sole o erano solo l´ombra di pianeti o satelliti… Quindi la mancanza di annotazioni di tutti gli astronomi di tutta Europa in quel periodo non si puó dire che si deve alla perdita dei disegni o distruzione contemporaneamente in tutta Europa degli archivi dello stesso periodo.

2) Precisione delle osservazioni.

Si sa che oggi anche con un piccolo telescopio con poca apertura si possono osservare le macchie solari. I disegni di J. Hervelius del 1643 sono i piú accurati grazie forse alle lenti fatte da artigiani bravissimi per il suo telescopio, fatto é che i suoi disegni mostrano le sunspot con ombra e penombra e additittura i pore. Ma normalmente vista la qualitá degli strumenti dell´epoca, gli osservatori potevano vedere circa la metá rispetto ad una visione moderna, dando quindi come fattore di correzione un K=2. Se quindi i disegni dell´epoca mostrano macchie che nel periodo di massimo prenderebbero un numero di Wolf di 10 col fattore di correzione possiamo dire che avremmo un massimo solare di 20 unitá Wolf per il periodo di Maunder.

3) Aspetto della corona solare durante le eclissi solari

Sappiamo che durante un massimo solare la corona che appare con le eclissi è grande con numerosi raggi, mentre nella fase di minimo la corona appare limitata sia in grandezza che nell´aspetto.

John Eddy guardando i disegni fatti in quel periodo dagli astronomi durante le eclissi solari, giunse alla conclusione che i disegni mostravano senza dubbio una corona solare da grande minimo! Anche perché i disegni anteriori al Maunder fatte dagli stessi astronomi mostravano la corona solare ben sviluppata e grande. Inoltre consideriamo che gli astronomi dell´epoca non avevano nessun interesse a disegnare diversamente la corona solare durante le eclissi dato che per tutti loro quello era solo un effetto ottico e non un fenomeno astronomico.

4) Il clima nel periodo

Qui non mi dilungo anche perché giá su questo blog ci sono ottimi articoli in proposito.(Gli inverni nella PEG)

5) Quantitá di aurore boreali

La formazione di aurore polari é relazionata alla attivitá solare, come tutti sappiamo. Quando John Eddy consultó gli archivi di quel periodo si accorse che si erano verificate pochissime aurore. Notiamo che le aurore polari non necessitano di apparecchiature essendo visibili ad occhio nudo e che data la loro speccolaritá furono sempre inserite nella cronaca degli archivi. Addirittura durante 37 anni, Eddy constató che non vi furono aurore boreali, anzi Eddy registró che negli anni prima del Maunder vi furono ben 1550 aurore e che queste dopo la loro interruzione per il minimo ripresero dopo il 1716.

6) Analisi al Carbonio 14.

La prova definitiva dell´esistenza del minimo di Maunder, John Eddy la trovó negli archivi che la natura lascia sui tronchi degli alberi. Sinteticamente sappiamo che gli anelli degli alberi sono piú grossi quando vi é maggiore attivitá solare. Il carbonio 14 che si trova negli anelli degli alberi é il prodotto dei raggi cosmici nella parte superiore dell´atmosfera e che i raggi cosmici variano al variare del ciclo solare. Quando il ciclo é al massimo i raggi cosmici diminuiscono e diminuisce il carbonio 14 e quando il ciclo é al minimo i raggi cosmici aumentano e aumenta il carbonio 14. Eddy vide (e dopo di lui anche gli altri scienziati) che la quantitá di carbonio 14 negli anelli degli alberi durante il minimo di Maunder era eccezionalmente alta provando definitivamente che durante quel periodo l´attivitá solare fu bassissima.

In un prossimo articolo vedremo quale sarebbe il numero di Wolf e i massimi che si ebbero nei cicli durante il minimo di Maunder in base alle analisi dei disegni degli astronomi dell´epoca, ricordando che questo minimo di Maunder pur se profondo e prolungato non significa mancanza assoluta di macchie o mancanza dei cicli solari.

SANDRIO

Fonte:http://daltonsminima.wordpress.com/

mercoledì 24 marzo 2010

ADESSO ANCHE NEW YORK VIVE NELL' INCUBO NEL 2010 IL SISMA COLPIRA' LA GRANDE MELA


WASHINGTONSan Francisco non è crollata, ma cosa accadrebbe se un terremoto come quello di martedì colpisse Chicago, Memphis o New York? Sarebbe una tragedia spaventosa, con migliaia di morti e città distrutte risponde Robert Lee Chartrand, un geologo del Centro studi del Congresso, e quel che è peggio, è una tragedia annunciata. Sappiamo infatti con certezza che un sisma di grande potenza scuoterà la parte orientale degli Stati Uniti nei prossimi due decenni. C' è un 100 per cento di probabilità che un terremoto di 8 gradi sulla scala Richter, cioè di forza davastante, faccia tremare l' America dell' est entro l' anno 2010, dicono gli esperti, e l' est non è minimamente pronto ad affrontarlo. Non è terrorismo psicologico: di fronte alla peggiore scossa degli ultimi 80 anni, e alla seconda più grave della storia dopo il terremoto di San Francisco del 1906, giornali e televisioni avvertono che non solo la California è una terra maledetta, e mettono in guardia il resto della nazione. La California sa da tempo di vivere con una condanna sospesa sul proprio futuro. Sa che la faglia di Sant' Andrea, la gigantesca frattura sotterranea che la percorre da sud a nord, si muoverà di nuovo, prima o poi, provocando il Big One, un terribile terremoto.
Ma ci sono altre ferite simili sotto la crosta terrestrre degli Usa, non meno minacciose: la gente non ci pensa solo perché altrove le scosse non si verificano più da molto tempo. Tra il 1811 e il 1812, tre consecutivi terremoti colpirono New Madrid, una cittadina non lontana da Memphis, con una violenza che è oggi stimata in 8,8 gradi della scala Richter (che all' epoca non era stata ancora inventata). E nel 1886 un sisma di 7,7 gradi sconvolse Charleston, in Sud Carolina.
Insieme a Seattle, nello stato di Washington, a nord della California, sono queste due le aree più esposte al pericolo di scosse telluriche. Gli stati dell' est rischiano più di quelli occidentali anche per un' altra ragione: in California la terra è piena di fratture che assorbono facilmente energia, e l' epicentro di un terremoto è di conseguenza relativamente limitato. Verso l' Atlantico, invece, i fenomeni sismici tendono a iniziare più in profondità, dal cuore del pianeta, e possono spingere il loro potere molto più lontano. Dopo il terremoto del 1811 vicino a Memphis, per esempio, le campane di Boston, a 1500 chilometri di distanza, cominciarono a suonare per effetto del tremore sotterraneo. Gli esperti hanno calcolato che un terremoto di 8 gradi a Memphis farebbe crollare metà dei ponti e delle autostrade, tutti i vecchi edifici, e si farebbe sentire fino a Pittsburgh, Chicago e New York.
E a differenza di Los Angeles e San Francisco, le maggiori metropoli dell' est non hanno adottato regolamenti adilizi a prova di terremoto, se non in misura molto parziale.
San Francisco, invece, è rimasta quasi intatta perché i suoi grattacieli sono costruiti in modo da oscillare alla pressione delle scosse. E le istruzioni su come difendersi da un sisma vengono insegnate nelle scuole e pubblicate persino sulle Pagine Gialle.
Il New York Times sottolinea che il terremoto di San Francisco dovrebbe servire da incentivo a ricostruire non solo nelle aree terremotate, ma su tutto il territorio nazionale: secondo recenti studi, il 60 per cento delle strade e il 40 per cento dei ponti d' America sono troppo vecchi e pericolosi.
Ma ripararli costerebbe 3300 miliardi di dollari, e un governo con le mani legate dal deficit pubblico non prova nemmeno a cominciare i lavori di restauro. Così un' America piena di crepe continua a deteriorare lentamente, e ad accettare come una sorte inevitabile che ogni secolo esploda un terremoto dalle viscere della sua terra. Nella sfortuna, la California può sperare di sopportare meglio l' urto: per questo la gente di San Francisco, nonostante la scossa, non ha alcuna intenzione di andare a vivere altrove.
E a Los Angeles, il sisma è ormai diventato un' attrazione: negli Studios della Universal si può entrare nel padiglione Terremoto, e provare per pochi dollari l' effetto di un tremito dell' ottavo grado. Martedì hanno deciso di chiuderlo per 48 ore, come gesto di solidarietà per le vittime del terremoto vero. - ENRICO FRANCESCHINI

Fonte:http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1989/10/21/adesso-anche-new-york-vive-nell-incubo.html

LA TRAGEDIA DEL LAGO NYOS


Alle 9.30 del 21 agosto del 1986 un enorme nube di anidride carbonica si sprigionò all'improvviso e con violenza dal lago Nyos,in Camerun.
La nebbia letale riversandosi nelle valli circostanti uccise ben 1700 persone assieme a migliaia di capi di bestiame e altri animali come uccelli.

Il lago Nyos si trova nella parte occidentale del Camerun, adiacente alla Nigeria, nella regione in Africa.
Si trova all'interno del Oku Volcanic Field, al confine nord della cintura vulcanica del Camerun,una zona particolarmente debole della crosta terrestre e di intenso vulcanismo.
L'area vulcanica di Oku contiene numerosi coni di detriti basaltici e lave.
idromagmatica 400 anni fa.
Ci sono una trentina di laghi simili nella regione.

IL CRATERE DEL LAGO NYOS

Il lago Nyos si estende su una superficie di circa 1,5 km quadrati ed è di oltre 200 metri di profondità.
Questa regione del Camerun occidentale riceve in media circa 2,5 metri di pioggia ogni anno.
Nella stagione delle piogge,l'eccesso di acqua del lago viene incanalata su un canale di scarico in basso verso il bordo settentrionale del cratere,e in seguito giù per una valle verso il villaggio Nyos.
L'acqua nel lago di Nyos è normalmente di un limpido, profondo colore blu.
La post-fotografia dopo l'eruzione qui ha mostrato,tuttavia, che è composto anche di acqua torbida rosso bruno, che sembra formata dalla ossidazione del ferro di cui sono ricchi i fondali del lago che sono che sono risaliti fino in superficie durante la manifestazione dell'agosto 1986.

IL 12 AGOSTO L'ESPULSIONE MORTALE DI CO 2




La gigantesca nube ricca di CO2 è stato espulsa rapidamente come un jet dal lago Nyos,con una velocità di circa 100 km all'ora.
La nuvola avvolse rapidamente le case all'interno del cratere che erano a 120 metri sopra la riva del lago.
A causa della densità del gas di circa 1,5 volte più denso dell'aria, la massa gassosa abbracciò la superficie e discese a valle lungo il lato nord del cratere.
La nube mortale fu di circa 50 metri di spessore ed avanzava a una velocità di 20-50 km all'ora.
Questa nebbia e persistente si diffuse in forma concentrata su un area di 23 km, portando morte improvvisa per i villaggi di Nyos, Kam, Cha e Subum.
I corpi di quelli che sono morti erano generalmente privi di traumi.
La maggior parte delle vittime sembra essersi semplicemente addormentata e morta per asfissia.
Molti sono morti nei loro letti.
Uno dei sopravvissuti era Giuseppe Nkwain da Subum,fu svegliato intorno a mezzanotte da un forte rumore:
"Non riuscivo a parlare.
Diventai dell'inconscio.
Non ho potuto aprire la bocca, perché poi ho annusato qualcosa di terribile... Ho sentito mia figlia russare in un modo terribile, molto anormale...
Quando raggiunsi mia figlia sul dal mio letto... crollai e caddi.
Sono stato lì fino alle nove di (Venerdì) mattina... fino a quando un mio amico non venne a bussare alla mia porta...
Fui sorpreso di vedere che i miei pantaloni rossi, aveva alcune macchie come miele.
Le mie braccia aveva alcune ferite... io non so veramente come me le feci... Ho aperto la porta... volevo parlare,ma il mio respiro non riusciva a venir fuori... mia figlia era già morta... ero andato al letto di mia figlia, pensando che lei dormisse ancora.
Io dormii fino alle 4:30 nel pomeriggio... di Venerdì. (Poi) Sono riuscito ad andare dai vicini di casa,la mia casa.
Erano tutti morti...
Decisi di lasciare il posto.... (perché) la maggior parte della mia famiglia era altrove ... ho preso la mia moto...
Un amico il cui padre era morto era a sinistra con me... così ho guidato... attraverso Nyos non ho visto alcun segno di vit... (Quando sono arrivato dalla mia famiglia), ero in grado di camminare, anche a parlare... anche se il mio corpo era completamente debole. "- Da Scarth A. (1999)


QUALE FU IL MECCANISMO DI TALE EVENTO?

Dopo aver esaminato il luogo del disastro, gli scienziati sono stati divisi in due campi sul meccanismo di una così rapida espulsione di CO 2: (1) La CO 2 avrebbe potuto scoppiare attraverso il lago come il risultato di una eruzione improvvisa di gas, oppure (2) La CO 2 potrebbe essersi accumulata lentamente nella parte bassa del lago, per poi essere rilasciata bruscamente dal ribaltamento delle acque sul fondo causato da un qualche meccanismo sconosciuto.

Era noto da anni che l'acqua nel Lago Nyos era estremamente arricchito in CO 2 disciolta.
Il lago è sovrapposto su una fonte di origine vulcanica,che sembra rilascio CO2 assieme ad altri gas.
Tuttavia la maggior parte di questo gas non si dissolve in atmosfera, ma piuttosto si dissolve nelle acque sul fondale del lago.
Ad una profondità di oltre 200 metri, il peso delle acque del profondo lago esercita notevoli pressioni sulle acque dei fondali.
Questa pressione permette di confinare la CO 2 a tali profondità e dissolversi nelle acque del fondale,senza mai uscire in superficie, più o meno allo stesso modo in cui il tappo di una bevanda gassata impedisce al gas di gorgogliare fuori dal suo contenitore.
Ad una profondità di 200 metri, l'acqua può contenere 15 volte il proprio volume di CO 2.
È stato stimato che ogni litro di acqua nella parte bassa del lago potrebbe contenere tra 1 e 5 litri di CO2!

Il 15 agosto 1984, un simile eruzione di CO 2 si è verificata a trenta chilometri dal Lago Monoun, uccidendo 34 persone.
Gli investigatori degli Stati Uniti hanno concluso che questo evento è stato generato dalle acque ricche di CO 2 e causato da una frana, un terremoto, o pesanti piogge anomale.
Gli stessi investigatori erano americani convinti che la stessa cosa è successa anche a Nyos due anni dopo.
Tuttavia, molti scienziati europei sono altrettanto convinti che la tragedia del lago Nyos è stato il risultato diretto di un' eruzione vulcanica riccs di gas.
La maggior parte degli esperti ora sostengono l'idea che il gas è stato rilasciato quando gli strati più bassi del lago sono stati in qualche modo portati alla superficie.
Non vi è alcuna prova che una frana o un terremoto sia la causa dell'evento.
Oggi, tubi in polietilene di grandi dimensioni sono stati messi nei laghi e Nyos Monoun con il solo scopo di sifone-continuo dai bassi strati verso la superficie. Questo permetterà alla CO 2 delle acque sul fondo di dissolversi quando esse sgorgano in superficie, evitando così una tragedia simile in futuro.

Fonte:http://www.geology.sdsu.edu/how_volcanoes_work/Nyos.html

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LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
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