ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


mercoledì 30 dicembre 2009

IL SOLE FREDDO


L'Anno 2010 potrebbe esser un anno cruciale per quanto riguarda il Sole,il clima sulla Terra e tutto ciò che lo riguarda.
Come ben sappiamo da più di un'anno ormai il Sole sembra aver raggiunto una fase di improvvisa diminuzione della sua attività che fino al 2007 sembrava essere tutto nella norma come normalmente accade quando raggiunge il suo minimo alla fine del suo ciclo undecennale.
La cosa che però ora preoccupa e lascia perplessi è che questo minimo ormai si stà prolungando da molto più tempo del previsto e tutto ciò che si è visto finora sono solo degli appena minimi segnali di ripresa che però non sembrano essere molto significativi.
La mancata ripresa dell'attività solare sembra aver influito sul clima terrestre al punto che negli ultimi anni pare si stia avendo un graduale raffreddamento degli strati alti dell'atmosfera,primo fra tutti quello della Termosfera in cui lo strato d'atmosfera posto tra gli 80 ed i 200 km di quota si sta raffreddando, probabilmente a causa della scarsa attività solare degli ultimi tempi.(...)I dati, riferiti agli ultimi 8 anni, hanno mostrato una diminuzione dell'emissione solare ultravioletta; analogamente è calata di oltre 10 volte la quantità di radiazione infrarossa emessa dalle molecole di ossido d'azoto nella termosfera stessa(http://meteolive.leonardo.it/meteolive-zoom-3035-termosfera_in_raffreddamento_a_causa_della_scarsa_attivita_solare.html)
Nel 2010 però l'attività solare potrebbe diminuire ulteriormente e la mia preoccupazione è che possa ripetersi il fenomeno noto come Minimo di Maunder che coincise con il periodo freddo che terminò poco prima della Rivoluzione Industriale noto come Piccola Era Glaciale.
La piccola era glaciale ha causato inverni molto freddi in molte parti del mondo, ma sono documentati dettagliatamente soltanto in Europa ed in America del Nord.
Nella metà del XVII secolo i ghiacciai delle Alpi svizzere avanzarono gradualmente inglobando fattorie e distruggendo interi villaggi.
Il fiume Tamigi ed i canali dei fiumi dei Paesi Bassi si congelarono spesso durante l'inverno e la gente pattinò e perfino tenne fiere sul ghiaccio.
Nell'inverno del 1780 il porto di New York ghiacciò, consentendo alle persone di camminare da Manhattan a Staten Island.
Il mare ghiacciato circondante l'Islanda si estese per molti chilometri in tutte le direzioni impedendo l'accesso navale ai porti dell'isola.
Così anche in Groenlandia.
In entrambe le nazioni le navi commerciali dalla Danimarca non riuscivano a penetrare nella terra. Questo fece sì che la Danimarca cominciò a dimenticare anche l'esistenza delle due isole. Si hanno riferimenti del 1500 di una spedizione danese che trovò la Groenlandia completamente disabitata. In particolar modo, viene ricordato l'Inverno 1709 che, secondo gli esperti, è considerato il più freddo degli ultimi 500 anni per il continente Europeo.
Gli inverni più rigidi ebbero effetti sulla vita umana in larga e piccola misura. Le carestie divennero più frequenti (quella del 1315 uccise 1,5 milioni di persone) e le morti per le malattie aumentarono. La piccola era glaciale è visibile nelle opere d'arte dell'epoca, per esempio la neve domina molti paesaggi del pittore fiammingo Pieter Brueghel il Vecchio, vissuto tra il 1525 ed il 1569.

Tale rallentamento dell'attività solare è un ciclo regolare che accade ogni 360 anni causato da un moto retrogrado del Sole attorno al centro,o baricentro della massa,del sistema solare.
Detto ciclo retrogrado solare,esso genera dei cambiamenti della velocità di rotazione del sole e delle emissioni solari(il vento solare rallenta).
Questo improvviso rallentamento è dovuto all'influenza che Giove e Saturno hanno con il loro campo magnetico e attrazione gravitazionale sulla nostra stella,sopratutto quando si trovano nella stessa sezione del sistema solare esercitando così una notevole influenza su di essa.
Tale ciclo provoca delle notevoli fluttuazioni sull'intensità del campo geomagnetico che a loro volta causano dei severi cambiamenti climatici,forse non solo sulla Terra.
Il lato negativo è che l'ultima volta che ciò è successo è stato esattamente 360 anni fa quindi il suo prossimo riverificarsi è imminente già dal prossimo anno anche se con delle sostanziali,ma non significative,differenze rispetto all'ultima volta.

1653

1653, inizio del periodo noto con il nome di Minimo di Maunder,Giove e Saturno perfettamente allineati su una ipotetica retta che li congiunge passando per il Sole. Urano leggermente disassato, questa configurazione è completamente diversa rispetto a quella che si è trovata nei periodi citati in precedenza.
L’angolo formato dai vettori che idealmente congiungono il Sole-Saturno e Sole-Giove è praticamente di 180 gradi, Mentre Saturno è abbastanza prossimo al perielio, Giove risulta essere più distante rispetto al punto di perielio.


2010

Nell’anno 2010 si verrà a realizzare un situazione molto particolare sull’Eclittica: i tre GigantiGassosi (Giove, Saturno e Urano) saranno perfettamente allineati e il Sole sarà tra Giove e Saturno. Giove sarà quasi al perielio con una distanza dal Sole di 4.966 UA, un poco più distante Saturno con 9.53 UA.
La situazione del 2010 sarà per molti simile a quella che si verificò nel 1653 ma con 2 sostanziali differenze:
1) Giove si trova più vicino al Sole rispetto al 1653 mentre Saturno più lontano
2) Urano che nel 1653 era “fuori-asse” ora si troverà perfettamente allineato agli altri 2 Giganti.
(http://daltonsminima.wordpress.com/2009/12/29/risonanze-orbitali-la-parola-alleclittica-super-minimum-in-arrivo-2/)

Sebbene non si sia certi al 100% (io invece si)che questo nuovo evento porti ad un Nuovo Minimo di Maunder sono dell'idea che la presenza di Urano,sebbene abbia un campo magnetico molto inferiore a quello Giove e Saturno,favorirà ulteriormente questo rallentamento dell'attività solare con conseguente raffreddamento per il clima terrestre come già successe in passato.
La mia preoccupazione maggiore è il fatto che tutto ciò potrà esser favorito ancor di più dal rallentamento della Corrende del Golfo che stà già avvenendo da ormai diversi anni.
01 Dicembre 2005



Velocità della corrente del Golfo nell'Ottobre 2000



Velocità della Corrente del Golfo nel Febbraio 2005



Velocità della Corrente del Golfo nel Gennaio 2007




Velocità della Corrente del Golfo nel Giugno 2009




Velocità della Corrente del Golfo nel luglio 2009

E dall'accresciuta attività vulcanica che stà avvenendo da alcuni anni in qua,si veda il Mayon nelle Filippine,ma ancor peggio è il fatto che l'80% di essa si trova al di sotto dei mari e pare che mentre l'atmosfera si stà raffreddando la temperatura dei mari stia aumentando.
"Il riscaldamento globale delle acque del pianeta ha prodotto un effetto notevole sui ghiacci del Polo Nord, i quali, a fine agosto, sono scesi ben sotto la media calcolata tra il 1979 e il 2000 che segna un valore di 6,8 milioni di km quadrati di estensione, in quanto hanno toccato un valore minimo di 5,3 milioni di chilometri quadrati, il quale, seppur superiore alla massima riduzione segnata nel 2007 (con 4,5milioni di chilometri quadrati), non dimostra certo una ripresa significativa della loro estensione." (http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/ambiente/cambio-clima/record-clima/record-clima.html)
Se poi vogliamo mettere la ciliegina sulla torta pare che anche i cicli orbitali dicano che siamo prossimi ad una nuova avanzata dei ghiacci sebbene non si indichi una data certa.
"Quello che più interessa è l’ultima era glaciale verificatasi nel Quaternario, con probabile inizio già nel Pliocene, cioè circa un milione di anni fa. Infatti l'effetto del glacialismo sulla conformazione dei paesaggi attuali è legato in particolar modo agli ultimi due milioni d'anni di storia della Terra. Per gli ultimi 600.000 anni del Quaternario, classicamente si distinguono quattro periodi glaciali, denominati dal più antico al più recente Gunz, Mindel, Riss e Wurm con tre interglaciali presenti tra i quattro glaciali. Recenti studi hanno in realtà messo in discussione questa suddivisione, contando fino a 6, forse 8 periodi glaciali negli ultimi 800.000 anni.
L’alternarsi periodi glaciali e interglaciali è dovuto a particolari movimenti della Terra in particolare esistono alcuni "cicli millenari"(precessione degli equinozi e nutazioni dell’asse terrestre, rotazione della linea degli apsidi, rotazione della linea degli equinozi, variazione di eccentricità dell'orbita terrestre, traslazione del sistema solare nella galassia, traslazione della galassia nello spazio) che influenzano la quantità di radiazione solare che colpisce le differenti parti della terra nei diversi tempi dell'anno e nei vari periodi geologici. Altre possibili cause sono le eccezionali attività vulcaniche, l’intensità delle macchie solari, le variazioni nella composizione dell'atmosfera (gas serra),lo spostamento delle placche tettoniche,…
La presenza di numerosi ghiacciai e lo spesso manto di ghiaccio della Groenlandia e dell'Antartide stanno ad indicare che la Terra sta ancora attraversando un'era glaciale. C'è allora da chiedersi: quando l'Emisfero Nord entrerà di nuovo in un periodo di avanzamento dei ghiacci come quello che terminò 10-12.000 anni fa? I cicli orbitali ci dicono che andiamo verso una nuova glaciazione. Nel passato i cicli di forte glaciazione da 100.000 anni furono intervallati da un periodo interglaciale di 9-12.000 anni.
L'attuale periodo interglaciale ha circa 10.700 anni. Andiamo quindi incontro ad una ripresa della glaciazione. Tuttavia, nessun trend di breve periodo o di scala decennale o persino centennale riesce a rivelare con una certa affidabilità se stia per cominciare o meno una glaciazione
."
(http://www.informazione.it/c/F8F7D6FD-0FB0-408C-85E7-0DA8BA6704E5/I-cicli-orbitali-ci-dicono-che-andiamo-verso-una-nuova-glaciazione)
Con tutte queste prove a disposizione e quelle dei post precedenti trovo che nonostante siano in molti a "preoccuparsi" del Riscaldamento Globale,queste persone non si basino su veri studi ma in realtà su assemblamenti di catastrofi per preoccupare la popolazione su un problema che non è ne provato concretamente e che viene costantemente contraddetto su tutti i fronti.
Il motivo per cui personaggi come Al Gore fomentano tali paure è che sollevano numerosi consensi e sono un ottimo capitale per l'economia americana,come già detto dopotutto.

UNO SCENARIO SPAVENTOSO

Alluvione di Messina quest'anno.

Immaginate che il sole diminuisca la sua attività come stà tutt'ora facendo e il clima cominciasse a raffreddarsi con il passare degli anni.
Immaginate però che a causa dell'aumento dell'attività vulcanica i mari cominciassero a riscaldarsi di qualche grado.
Cosa succederebbe?
Un aumento della temperatura degli oceani includerebbe un aumento dell'evaporazione marina,le masse di umidità risalirebbero gli strati alti dell'atmosfera e a contatto con gli con le correnti più fredde e umide si avrebbe un aumento delle precipitazioni sia piovose che nevose.
Quelle piovose contribuirebbero a generare nel peggiore dei casi inondazioni,e smottamenti,e straripamento di laghi e fiumi,e guarda caso abbiamo visto alcuni esempi negli ultimi mesi in Italia.
Quelle nevose invece contribuirebbero ad aumentare il manto nevoso,che in seguito diventerebbe ghiaccio,della Groelandia,della Siberia dell'Alaska che via via con il passare degli anni si sposterà sempre più sud.
In questo caso il Nord Africa potrebbe esser interessato dalla fascia delle piogge che oggi avvengono in Italia.
Per quanto riguarda i ghiacciai alpini l'aumento dell'umidità atmosferica e delle precipitazioni nevose potrebbe favorire un aumento delle lingue glaciali proprio come avvenne in Svizzera durante l'ultima Piccola Era Glaciale.
Nel caso avenisse invece un eruzione molto simile a quella del Tambora,famoso per l' Anno Senza Estate del 1816,le cose peggiorerebbero ulteriormente per via dello scarseggiare dei raccolti a causa dell'irrigidirsi del clima anche nel periodo estivo si avrebbero lunghi anni di carestia e la possibilità che aumentino guerre per la spartizione del territorio e del cibo aumenterebbe a dismisura quanto i crimini tra la popolazione..per non parlare di peggio..
Tutto ciò è basato principalmente su delle ipotesi che però sono a loro volta elaborate guardando i fatti del passato.

ICONOGRAFIA DEL "BUON PASTORE"




a cura di Dario Chioli

Si ammiri e si contempli come siano simili talvolta le manifestazioni della devozione cristiana e di quella indù (bhakti). Si direbbe che Dio, mostrandosi all'anima, se ne infischi delle appartenenze settarie...

Immagine di Krishna tratta da Internet:
http://home.att.net/~s-prasad/srikrish.jpg
http://www.carnaticcorner.com/hig/krishna5%5D.jpg


Immaginetta di Gesù (il mio esemplare riporta
una dedica della Pasqua 1964)



Immaginetta di Gesù stampata in occasione della Pasqua 1953 per la Parrocchia di San Giuseppe Cafasso in Torino (Curato Don Andrea Affricano).


Immagine di Krishna tratta da Internet:
http://www.asoka.de/hindugoetter/krishna-boy.jpg



Immaginetta di Gesù datata
a Pescara il giovedì santo del 1965 «in ricordo della vestizione clericale» di Florio Valeriano



Immagine di Krishna tratta da Internet:
http://www.iclub.lv/pages/krisna/gita/krishna.jpg



Immagine di Krishna già presente sul sito:
http://www.harekrsna.it


Nota di un vegetariano: ve la immaginate questa figura divina uccidere o far uccidere l'agnello (Cristo) o il vitello (Krishna) per mangiarselo?

Fonte:http://www.superzeko.net/art/ilbuonpastore/IconografiaDelBuonPastoreGesuEKrishna.html

martedì 29 dicembre 2009

FORZE DI MAREA E TREMORI SISMICI



Uno strato di acqua ad altissima pressione al di sotto della faglia di San Andreas si comporterebbe come un lubrificante rispetto agli strati rocciosi circostanti
Le forze gravitazionali esercitate dal Sole e dalla Luna sono in grado di influenzare sottili movimenti sismici, almeno per quanto riguarda la faglia di San Andreas: è questo il risultato di uno studio condotto da ricercatori dell'Università della California a Berkeley, pubblicato sulla rivista “Nature”.
Nello specifico, si tratterebbe di deboli tremori tellurici dovuti alla presenza fra i 15 e i 25 chilometri di profondità di uno strato idrico sottoposto a una pressione elevatissima, tale da portarlo a comportarsi come un lubrificante nei confronti degli strati di roccia circostante che potrebbero così subire facilmente piccoli scivolamenti.
"I tremori che registriamo sembrano essere estremamente sensibili a cambiamenti minimi nello stress”, ha osservato Roland Bürgmann, che con Robert Nadeau e Amanda M. Thomas ha condotto la ricerca. "Avevamo già osservato che onde sismiche provenienti dall'altra parte del globo sono in grado di innescare dei tremori, come nella zona di subduzione di Cascadia al largo della costa dello Stato di Washington con il terremoto di Sumatra dello scorso anno, o il terremoto di Denali del 2002, che li aveva innescati in diverse faglie della California. Ora abbiamo anche constatato che le forze di marea dovute al Luna e al Sole modulano questi tremori.”
"La grossa scoperta è che in profondità ci sono fluidi ad altissima pressione, a pressione litostatica, il che corrisponde alla pressione equivalente al peso di tutta la roccia soprastante, che ha uno spessore dai 15 ai 30 chilometri”, spiega Nadeau. "A una pressione così alta l' acqua fa da lubrificante per la roccia, rendendo la faglia molto debole.”
"Lo stress è di molti, molti ordini di grandezza inferiore alla pressione che c'è là, e questo è davvero molto sorprendente. E' come se poteste spingere con una mano e la faglia si spostasse”, ha detto Bürgmann. In effetti, lo stress di taglio dovuto al Sole alla Luna e alle maree oceaniche è pari a circa 100 Pascal, mentre la pressione a 25 chilometri di profondità corrisponde a circa 600 megaPascals, ossia sei milioni di volte superiore.
Secondo i ricercatori, anche se le forze di marea esercitate dalla Luna e dal Sole non sono in grado di indurre direttamente dei terremoti, possono innescare sciami di tremori profondi che a loro volta possono aumentare la probabilità di terremoti nell'area soprastante alle faglie interessate.

Fonte:http://www.altrogiornale.org/news.php

LE GRANDI ESTINZIONI....E LA VITA RISCHIO' DI SCOMPARIRE




di Marco Marchetti


INTRODUZIONE

Da quando sul nostro pianeta apparvero i primi esseri viventi complessi la vita ha conosciuto diverse crisi biologiche, cioè la più o meno improvvisa scomparsa di intere speci animali e vegetali.
La più famosa di queste crisi avvenne circa 65 milioni di anni fa alla fine del periodo geologico chiamato Cretaceo quando scomparve circa l’80% della vita animale e vegetale presente sulla Terra; fra le speci estinte in questo periodo ricordiamo le ammoniti (organismi marini dotati di una magnifica conchiglia avvolta a spirale) e i famosissimi dinosauri.
Questa crisi non fu l’unica né tantomeno la più catastrofica; gli scienziati hanno scoperto le tracce di diverse ‘grandi estinzioni’ mentre la più terribile avvenne circa 250 milioni di anni fa, alla fine del periodo geologico chiamato Permiano, quando scomparve il 90% (e forse anche più) di tutte le speci viventi e la vita rischiò sul serio di scomparire per sempre.
UN UNIVERSO VIOLENTO
Nelle pagine seguenti andremo a conoscere meglio le caratteristiche di queste grandi estinzioni e cercheremo di spiegarne le possibili cause.



UN UNIVERSO VIOLENTO

Il senso di pace e di serenità che ci trasmette la visione del cielo stellato può portare a ritenere che l’universo sia un luogo pacifico in cui regna la tranquillità. In realtà l’universo è molto diverso da come ci appare; in esso avvengono fenomeni di una violenza inimmaginabile, vere e proprie catastrofi cosmiche che fanno vacillare la nostra mente quando tentiamo di apprezzarne la portata.
I grandi telescopi costruiti nel secolo che si è appena concluso ci hanno mostrato stelle che esplodono, galassie che si incontrano e si fondono, buchi neri supermassicci che inglobano miliardi di tonnellate di materia, nuclei di galassie da cui si dipartono giganteschi getti di materia con velocità di migliaia di chilometri al secondo e tutta una serie di altri fenomeni minori che ci fanno comprendere quanto l’universo in cui viviamo sia violento e inospitale.
Andiamo allora a vedere da vicino alcuni di questi fenomeni e cerchiamo di capire i motivi della loro pericolosità.

Supernovae

Antiche cronache ci raccontano che nell’anno 1006 d.c. nella costellazione australe del Lupo apparve una nuova e luminosissima stella; il nuovo astro, nel momento del massimo splendore, raggiunse e superò la luminosità del pianeta Venere dopodiché cominciò ad affievolirsi fino a sparire del tutto dopo qualche tempo senza lasciare traccia.
Un’analoga apparizione avvenuta 48 anni più tardi nella costellazione del Toro attirò l’attenzione degli antichi astronomi cinesi mentre altre due avvenute nel 1572 nella costellazione di Cassiopeia e nel 1604 nella costellazione di Ofiuco furono osservate rispettivamente dal grande astronomo danese Thyco Brahe e dal suo allievo tedesco Johannes Kepler.
Il mistero legato a queste improvvise apparizioni di stelle venne definitivamente svelato, almeno nelle sue linee generali, negli anni ’30 del secolo scorso quando cominciarono a svilupparsi le prime teorie sulla evoluzione stellare. Secondo queste teorie quando una stella molto massiccia esaurisce il suo combustibile nucleare nel suo interno vengono ad instaurarsi delle fortissime instabilità che degenerano in una apocalittica esplosione e la stella si autodistrugge. Il fenomeno è davvero imponente: nei brevi istanti dell’esplosione la stella libera tanta energia quanta ne aveva liberata in tutta la sua vita precedente e diventa più luminosa dell’intera galassia che la contiene, cioè più luminosa di centinaia di miliardi stelle. Queste esplosioni stellari furono chiamate supernovae (nota 1).
Le supernovae sono fenomeni abbastanza rari, almeno nell’ambito della singola galassia; però, siccome esistono miliardi di galassie, esplosioni di supernovae vengono continuamente osservate nelle galassie esterne.
La loro pericolosità consiste nella furia devastante dell’esplosione e nell’ingentissima quantità di raggi X e Gamma emessi. Ricordiamo che queste radiazioni, in dosi massicce, sono pericolosissime per gli esseri viventi; di conseguenza se una supernova dovesse esplodere nel raggio di qualche centinaio di anni luce dalla Terra la vita subirebbe gravi danni e rischierebbe l’estinzione.

Gamma Ray Burst (lampi di raggi gamma).

Durante gli anni ’60 del secolo scorso alcuni satelliti militari (Vela) predisposti al controllo del rispetto dei trattati contro la proliferazione degli armamenti nucleari scoprirono l’esistenza di veri e propri lampi di raggi gamma provenienti dallo spazio al ritmo medio di un lampo al giorno. Questi fenomeni furono chiamati GRB, Gamma Ray Burst (lampi di raggi gamma) e la loro origine è rimasta un mistero fino a pochi anni fa; durante gli ultimi anni, soprattutto grazie al satellite italiano Beppo SAX, gli scienziati hanno scoperto che i GRB sono dovuti a titaniche esplosioni, molto più potenti delle esplosioni di supernova, che avvengono in galassie lontanissime. L’origine di queste esplosioni non è però ancora chiara; si parla infatti di supernovae molto più potenti di quelle ordinarie (ipernovae) oppure della fusione di due stelle di neutroni oppure di una stella di neutroni con un buco nero.
Quello che invece è molto chiaro è che i GRB sono i fenomeni più energetici e violenti dell’intero universo conosciuto; il 14 dicembre 1997 Beppo SAX registrò l’apparizione di un lampo gamma la cui potenza fu seconda solo a quella del Big Bang (per questo motivo il lampo gamma in questione fu chiamato ‘il secondo Big Bang’).
Le conseguenze per il nostro pianeta dell’apparizione di un GRB nella nostra galassia sono facilmente intuibili.

Impatti asteroidali

Fenomeni di inaudita violenza (anche se di molti ordini di grandezza inferiore a quella di una supernova o di un GRB) avvengono anche all’interno del nostro sistema solare e, per rendersene conto, basta osservare la Luna con un modesto cannocchiale. La superficie del nostro satellite appare costellata di crateri dovuti all’impatto con corpi minori del sistema solare; i crateri sono molto diffusi su tutti i pianeti di tipo roccioso di tipo terrestre e sui satelliti dei pianeti gioviani.
Infatti il sistema solare, oltre ai pianeti, contiene milioni di corpi minori (meteoriti, asteroidi, comete) con dimensioni che variano da qualche millesimo di millimetro a qualche centinaio di chilometri; quando l’orbita di uno di questi corpi interseca quella di un pianeta è possibile una collisione.
Anche la Terra in passato deve essere stata oggetto di numerosi impatti ma l’azione degli agenti atmosferici (vento e pioggia) ne ha cancellato quasi totalmente i crateri; nonostante tutto alcune di queste antiche cicatrici sono ancora visibili come, ad esempio, il famosissimo cratere, visibile solo da immagini prese in quota, che si trova nello stato canadese del Quebec e generato dalla collisione con un asteroide avvenuta circa 200 milioni di anni fa.
Le conseguenze di impatti di questo tipo sono devastanti; oltre agli effetti immediati come onde d’urto e giganteschi tsunami che farebbero più volte il giro del pianeta, avremmo effetti a lungo periodo sul clima. Infatti l’impatto con un grosso asteroide o una cometa provocherebbe il sollevamento di milioni di tonnellate di polvere che finirebbero nell’alta atmosfera riducendo in maniera sostanziale la quantità di luce proveniente dal Sole; avremmo così un periodo iniziale di raffreddamento e un drastico calo dell’attività fotosintetica delle piante cui seguirebbe un periodo di forte riscaldamento per effetto serra (nota 2).
Per un ecosistema come il nostro che dipende fortemente dalla temperatura e quasi completamente dalla luce solare le conseguenze sarebbero catastrofiche con la scomparsa di intere speci animali e vegetali.
Queste considerazioni di carattere astronomico sono quasi profetiche. Infatti gli scienziati che studiano la storia della vita sulla Terra hanno scoperto, in maniera del tutto indipendente, che a partire dalla comparsa dei primi organismi viventi complessi (circa 700 milioni di anni fa) la vita ha conosciuto e superato diverse crisi biologiche, cioè la scomparsa in tempi più o meno rapidi di numerosissime speci di esseri viventi che sono state chiamate ‘grandi estinzioni’.



LE GRANDI ESTINZIONI

La vita apparve molto presto sul nostro pianeta; circa 4 miliardi di anni fa, appena 600 milioni di anni dopo la sua formazione, comparvero negli oceani terrestri le prime antichissime forma di vita.
Questi esseri viventi erano microorganismi unicellulari (cioè costituiti da una sola cellula) molto semplici e primitivi e si dividevano in due grandi categorie: organismi fermentatori, i quali si nutrivano a spese delle numerose molecole organiche presenti negli oceani, e organismi fotosintetizzatori, i quali invece prosperavano grazie ad un meccanismo completamente diverso. Infatti grazie ad un pigmento verde chiamato clorofilla, che si ritiene sia stato inglobato in queste cellule casualmente, questi esseri riuscivano a catturare l’energia del Sole e, grazie a questa energia, scomponevano le molecole di acqua e di anidride carbonica (disciolta nell’acqua) per autocostruirsi i propri alimenti.
Questo meccanismo è la famosa fotosintesi clorofilliana ed è talmente semplice e ingegnoso che si è conservato praticamente immutato fino ad oggi. La fotosintesi clorofilliana è un piccolo prodigio della natura: da essa dipende la quasi totalità della vita sulla Terra.
Inoltre la fotosintesi presenta un importantissimo effetto collaterale; infatti dopo la scomposizione dell’acqua e dell’anidride carbonica rimane inutilizzato l’ossigeno il quale è a tutti gli effetti un prodotto di scarto e viene liberato nell’atmosfera. Quasi tutto l’ossigeno presente oggi nell’atmosfera terrestre, così importante per una grossa percentuale di esseri viventi (uomo compreso), è stato rilasciato grazie a quattro miliardi di anni di attività fotosintetica.
La vita rimase confinata negli oceani sotto forma di semplici microorganismi unicellulari per più di tre miliardi di anni; infatti le prime speci complesse (spugne e meduse) comparvero circa 700 milioni di anni fa. Infine, circa 400 milioni di anni fa, la vita uscì dall’acqua e si trasferì sulla terraferma.
Le prime estinzioni conosciute risalgono proprio a quest’epoca. Le teorie proposte per spiegare queste tremende crisi biologiche si dividono in due gruppi: teorie che sostengono che le speci animali e vegetali scomparvero in maniera lenta e graduale a causa di forti mutamenti del loro habitat (come imponenti glaciazioni) e teorie che invece sostengono che le estinzioni furono rapide e improvvise causate da eventi catastrofici. A loro volta queste catastrofi possono essere di tipo extraterrestre, come l’esplosione di una supernova vicina o la collisione con un asteroide o una cometa, oppure di origine terrestre come episodi di intensa attività vulcanica.
Gli effetti di una imponente eruzione vulcanica sul clima sono analoghi a quelli provocati da una collisione asteroidale: immense quantità di polveri immesse nell’atmosfera, iniziale raffreddamento e conseguente riscaldamento della superficie terrestre con un drastico calo dell’attività fotosintetica delle piante per via dell’oscuramento del Sole.
Ovviamente non esiste un’unica spiegazione e tutti i fenomeni (e anche altri) di abbiamo parlato in precedenza possono essere stati più o meno determinanti.
A tutt’oggi gli scienziati hanno scoperto l’esistenza di cinque grandi estinzioni e altre minori. Le più importanti sono le seguenti:

1ª grande estinzione – fine Ordoviciano – 450 milioni di anni fa

Depositi glaciali relativi a questo periodo sono stati trovati nel deserto del Sahara; quando l’antico supercontinente Gondwana (nota 3) transitò nei pressi del Polo Sud si ebbe una glaciazione prolungata che causò l’abbassamento del livello dei mari con conseguente drastica riduzione di tutti gli habitat marini. Ricordiamo che in quest’epoca la vita era ancora confinata negli oceani.
Percentuale stimata di speci viventi coinvolte nell’estinzione: 85%

2ª grande estinzione – fine Devoniano – 365 milioni di anni fa


Depositi glaciali relativi a questo periodo sono stati trovati nel nord del Brasile ma, fra le cause dell’estinzione, alcuni scienziati includono anche impatti asteroidali. In ordine di gravità è la terza estinzione.

3ª grande estinzione – fine Permiano – 250 milioni di anni fa


È la più grande estinzione di tutti i tempi; ne parleremo più diffusamente nel prossimo capitolo.
Percentuale stimata di speci viventi coinvolte nell’estinzione: 90-95%

4ª grande estinzione – fine Triassico – 205 milioni di anni fa

Questa estinzione colpisce soprattutto le speci marine.

Percentuale stimata di speci viventi coinvolte nell’estinzione: 75%

5ª grande estinzione – fine Cretaceo – 65 milioni di anni fa


È sicuramente l’estinzione di massa più famosa poiché costò la vita ai dinosauri e, essendo la più recente, anche la più conosciuta.
Supernovae

Antiche cronache ci raccontano che nell’anno 1006 d.c. nella costellazione australe del Lupo apparve una nuova e luminosissima stella; il nuovo astro, nel momento del massimo splendore, raggiunse e superò la luminosità del pianeta Venere dopodiché cominciò ad affievolirsi fino a sparire del tutto dopo qualche tempo senza lasciare traccia.
Un’analoga apparizione avvenuta 48 anni più tardi nella costellazione del Toro attirò l’attenzione degli antichi astronomi cinesi mentre altre due avvenute nel 1572 nella costellazione di Cassiopeia e nel 1604 nella costellazione di Ofiuco furono osservate rispettivamente dal grande astronomo danese Thyco B
Percentuale stimata di speci viventi coinvolte nell’estinzione: 80%



LA GRANDE ESTINZIONE DEL PERMIANO

Il ‘Triangolo Nero’ è una località che si trova nel nord della Repubblica Ceca non lontano dai confini con la Germania e la Polonia. Questa zona deve il suo nome al carbone bruciato nelle vicine centrali termoelettriche.
In mezzo alla bassa vegetazione vi sono centinaia di tronchi di alberi morti; è ciò che resta di una lussureggiante foresta annientata dalle piogge acide, una conseguenza della combustione del carbone (nota 4).
Immaginiamo un paesaggio del genere esteso a tutto il pianeta e forse potremo avere un’idea del panorama presente sulla Terra 250 milioni di anni fa, alla fine del periodo geologico denominato Permiano, all’epoca della più grande catastrofe ecologica di tutti i tempi.
Prima della grande crisi la vita sia animale che vegetale, sia terrestre che marina, prosperava sul nostro pianeta; la terraferma era dominata dai sinapsidi, la prima grande dinastia di vertebrati terrestri, che prosperavano da 60 milioni di anni. Anche le acque degli oceani pullulavano di vita: fra le numerosissime speci ricordiamo i coralli, le ammoniti e le trilobiti.
Solo pochissime speci scamparono al disastro; la superficie terrestre si trasformò in una landa desolata e gli oceani in una massa d’acqua quasi sterile.
Per quanto riguarda il mondo vegetale la situazione fu altrettanto drammatica: quasi tutti gli alberi morirono; sopravvissero solamente le piante di minori dimensioni. Infatti gli scienziati hanno scoperto che le rocce risalenti al Permiano sono ricche di polline, segno della presenza di grandi foreste di conifere in buona salute; poi, improvvisamente, il polline sparisce e nelle rocce di fine Permiano di tutto il mondo si trova una grande quantità di filamenti di funghi fossilizzati. Secondo alcuni ricercatori si tratta di un fungo che attacca gli alberi morti segno inequivocabile che la superficie terrestre si era trasformata in una distesa di alberi in decomposizione.
Si calcola che durante la grande estinzione del Permiano scomparve il 90-95% di tutte le speci viventi presenti sulla Terra; meno del 5% degli animali marini riuscì a sopravvivere. Mai, come in questo momento, la vita rischiò veramente di scomparire dalla faccia del pianeta Terra.
Secondo alcuni ricercatori l’estinzione avvenne in tempi rapidi, dell’ordine di alcuni milioni di anni; secondo altri in tempi rapidissimi, meno di 100.000 anni. È difficile immaginare un cataclisma in grado di provocare un disastro simile ma, come abbiamo visto in precedenza, i candidati non mancano.
Secondo l’opinione di alcuni scienziati l’evento che ha scatenato il disastro fu la caduta di un grosso asteroide. Analizzando alcuni campioni di roccia presenti in Australia e in Antartide, che risalgono all’epoca dell’estinzione, sono stati trovati dei minuscoli cristalli di quarzo che presentano delle microscopiche fratture. Per deformare il quarzo in questa maniera è necessaria una quantità di energia enorme, di molte volte superiore a quella di un’esplosione nucleare.
Recentemente nel sottosuolo australiano è stata scoperta la presenza di un antico cratere da impatto, largo 120 chilometri, provocato dalla collisione con un asteroide di cinque chilometri di diametro. Questo evento catastrofico risale proprio all’epoca della grande estinzione; le cose sono, però, complicate dal fatto che l’estinzione del Permiano è stata preceduta e seguita da due estinzioni minori.
Gli effetti di un simile cataclisma sono stati descritti in precedenza ma vale la pena ricordarli. La potenza della collisione solleverebbe milioni di tonnellate di polveri e gigantesche nubi oscurerebbero il Sole per molto tempo; la temperatura subirebbe una drastica riduzione e cadrebbero piogge e nevi acide corrosive. Questi effetti immediati sarebbero di per sé sufficienti a sterminare quasi tutte le piante e con loro gran parte degli animali erbivori (che si nutrono di piante) e carnivori (che si nutrono di erbivori). Una volta diradate le nubi il Sole sarebbe tornato a risplendere su un pianeta devastato; ma i guai non sarebbero finiti qui.
La decomposizione di così tanta materia organica libererebbe nell’atmosfera immense quantità di anidride carbonica che è, fra l’altro, un potente gas serra. Si sarebbe quindi sviluppato un colossale effetto serra con un conseguente fortissimo surriscaldamento del pianeta che sarebbe durato milioni di anni.
Altri scienziati sono invece convinti che a provocare il disastro sia stato un episodio di intenso vulcanismo verificatosi proprio 250 milioni di anni fa. Questa volta le indagini partono dalla città di Norilsk in Siberia. Norilsk si trova su un enorme tavolato basaltico, coperto di boschi di conifere, spesso 4000 metri e ampio due milioni e mezzo di chilometri quadrati frutto di una delle più grandi eruzioni vulcaniche di tutti i tempi. Si calcola che in quella occasione venne eruttata una quantità di lava sufficiente a ricoprire la superficie dell’intero pianeta con uno strato di circa sei metri.
Come accennato in precedenza gli effetti sul clima di un tale cataclisma sono identici a quelli provocati da una collisione asteroidale.
Altri scienziati ancora propendono per soluzioni più ‘soft’. Secondo alcuni la vita nei mari si sarebbe estinta a causa di una anossia generalizata di origine sconosciuta; tracce di anossia, cioè di mancanza di ossigeno, sono state riscontrate in rocce marine risalenti alla fine del Permiano. Secondo altri, invece, la crisi dei mari sarebbe avvenuta a causa di una concentrazione troppo elevata di anidride carbonica.
Abbiamo quindi diversi indiziati ma nessun colpevole certo; infatti ciò che accadde alla fine del Permiano è ancora avvolto nel mistero.



L’ULTIMO GIORNO DEL CRETACEO

La più famosa estinzione di massa avvenne 65 milioni di anni fa alla fine del periodo geologico chiamato Cretaceo; la sua fama è dovuta al fatto che in quest’epoca scomparvero i dinosauri; i grandi rettili, discendenti dei sopravvissuti della grande estinzione del Permiano, dominarono il pianeta Terra per più di 150 milioni di anni.
Sull’argomento molto è stato detto e scritto da parte di organi di stampa e televisivi, soprattutto in corrispondenza dell’uscita nelle sale cinematografiche del film “Jurassic Park”, e quindi non ci soffermeremo più di tanto.
Era opinione diffusa che la grande crisi fosse stata causata dall’esplosione di una supernova molto vicina alla Terra; a sostegno di tale ipotesi alcuni astronomi avevano scoperto che il sistema solare si trova molto vicino al centro di un enorme anello di gas in espansione che sembrava essere il residuo di tale esplosione.
Poi nel 1980 si ebbe il primo colpo di scena. Nei pressi della città italiana di Gubbio in alcuni strati geologici risalenti al limite KT (nota 5) venne riscontrata la presenza di una anomala concentrazione di iridio, un elemento abbastanza raro sulla Terra ma comune nelle meteoriti.
Luis Alvarez, premio Nobel per la chimica che partecipò al progetto Manhattan, il figlio Walter e Frank Asaro, che misurò quantitativamente la percentuale di iridio, avanzarono allora l’ipotesi che l’estinzione doveva essere stata causata dalla collisione con un grosso asteroide o una cometa.
Le tracce del cratere e del conseguente tsunami sono state cercate per dieci anni e tutti gli indizi a disposizione facevano ritenere che il luogo dell’impatto fosse il Golfo del Messico. Poi il secondo colpo di scena: negli archivi della PEMEX (Petroleos Mexicanos), una grossa azienda petrolifera messicana, fu trovato un dossier relativo alla scoperta di una enorme struttura circolare sotterranea situata nella penisola dello Yucatan in prossimità della cittadina di Puerto Chicxulub vicino a Merida. Su questa struttura, che in un primo tempo era stata scambiata per un vulcano sotterraneo, era stato eseguito uno studio i cui risultati non erano stati pubblicati per motivi di riservatezza.
Lo studio del cratere di Chicxulub ha portato alla conclusione che il corpo celeste responsabile della collisione doveva essere un asteroide o una cometa con un diametro di circa dieci chilometri che ha impattato la superficie terrestre alla velocità di 30 chilometri al secondo liberando una energia pari a 10000 volte quella che avrebbe potuto liberare tutto l’arsenale nucleare mondiale ai tempi della guerra fredda.
(PECCATO CHE ALLA FINE QUESTO CRATERE SI SIA RIVELATO DI ORIGINE VULCANICA)


NEMESIS: LA COMPAGNA OSCURA DEL SOLE


Secondo alcuni scienziati le estinzioni di massa si sono ripetute, nell’arco della storia della vita sulla Terra, con una periodicità compresa fra 26 e 31 milioni di anni; ovviamente gli autori nel loro studio hanno considerato oltre alle grandi estinzioni anche le estinzioni minori e altre crisi che hanno interessato alcune speci animali.
Per spiegare questa periodicità nel 1984 Richard Muller, Piet Hut e Marc Davis avanzarono l’affascinante ipotesi che il Sole non sia una stella singola bensì una stella doppia. La compagna sarebbe una stellina molto debole (una nana rossa) e percorrerebbe un’orbita molto allungata con un periodo compreso fra 26 e 31 milioni di anni.
Questa presunta compagna oscura del Sole fu battezzata con il nome di Nemesis.
L’orbita molto eccentrica farebbe in modo che Nemesis rimanga per la maggior parte del tempo in regioni remote; ma quando, una volta ogni 26-31 milioni di anni, la stellina raggiunge il punto della sua orbita più vicino al Sole va a perturbare la nube di Oort, il grande serbatoio di comete inattive che si trova oltre l’orbita di Plutone, provocando così una fitta pioggia di comete in direzione del centro del sistema solare. La probabilità di impatti sarebbe così molto più elevata.
Questa teoria, dopo un periodo iniziale di grande popolarità, è caduta un po’ in disgrazia al punto che al solo nome di Nemesi molti astronomi storcono il naso. Nonostante tutto alcuni gruppi di ricercatori continuano imperterriti nella sua ricerca.
Molto recentemente è stata annunciata la scoperta di una nana bruna (nota 6) nelle immediate vicinanze del Sole. Secondo le prime stime l’astro è stato trovato a una distanza di 13 anni luce e possiede una massa che si aggira intorno alle 60 masse gioviane; il tipo di stella e le sue caratteristiche sono comunque diverse da quelle ipotizzate per Nemesis.
La caccia continua.



E OGGI ?

Oggi la situazione non è molto cambiata rispetto a 65 milioni di anni fa; i pericolosissimi eventi astronomici, di cui abbiamo parlato in precedenza, sono sempre in agguato e possono verificarsi in qualsiasi momento.
Le supernovae, per esempio. Trattandosi della fase finale della vita di stelle molto massicce, l’esplosione di una supernova è un evento piuttosto comune su scale di tempi molto grandi ed è assolutamente imprevedibile.
Nei dintorni del Sole vi sono molte stelle candidate a terminare la propria esistenza in questa maniera e abbiamo fortissimi indizi astronomici che circa 12.000 anni fa esplose una supernova che distava dalla Terra solo 1.500 anni luce. La supernova apparve nella zona attualmente occupata dalla costellazione australe della Vela e nel momento del parossismo raggiunse una luminosità pari a quella della Luna piena. Gli effetti furono limitati poiché la distanza era comunque sufficiente per salvare il pianeta dalle radiazioni; infatti, secondo studi realizzati negli ’70 del secolo scorso, la distanza critica dovrebbe aggirarsi intorno ai 600 anni luce.
Sul fronte degli impatti asteroidali le cose non vanno meglio visto che questi fenomeni sono molto frequenti; basti pensare al Meteor Crater in Arizona, provocato dalla caduta di un asteroide avvenuta fra 50.000 e 20.000 anni fa, oppure alla catastrofe di Tunguska in Siberia, dove nel 1908 l’esplosione in quota di un asteroide annientò migliaia di chilometri quadrati di foresta, oppure ancora al piccolo asteroide che nel 1972 entrò nell’atmosfera e sfiorò la superficie terrestre.
Oggi si conoscono numerosi asteroidi le cui orbite intersecano quella terrestre e che vengono continuamente monitorati; nessuno di loro è attualmente in rotta di collisione con la Terra ma il pericolo non è certamente scongiurato per l’impossibilità di scoprire e tenere sotto controllo tutti gli asteroidi potenzialmente pericolosi, soprattutto quelli più piccoli.
Nell’eventualità, speriamo remota, di una esplosione di supernova vicina o di un impatto con grosso asteroide o con una cometa il genere umano probabilmente non avrebbe scampo e farebbe la stessa fine dei dinosauri. Ma l’uomo è solo una fra le innumerevoli speci viventi sul pianeta Terra e la vita ha già dimostrato in più di un’occasione di sapersela cavare anche nelle situazioni più estreme; infatti se è riuscita a superare la grande crisi del Permiano vuol proprio dire che la vita non ha paura di nulla.



Monografia n.65-2001/8

NOTE a “LE GRANDI ESTINZIONI ...”



(1) - Il nome deriva dal fatto che esiste un’altra categoria di stelle che esplodono chiamate novae (dal latino ‘nuove’); l’esplosione di una nova è molto meno potente di quella di una supernova poiché solo gli strati superficiali della stella vengono espulsi. Il nome nova fu coniato dal grande astronomo Ipparco il quale rimase particolarmente colpito dall’apparizione di una di queste stelle avvenuta nell’anno 134 a.C.



(2) - L’effetto serra è un fenomeno attraverso il quale alcuni gas presenti nell’atmosfera, denominati ‘gas serra’, assorbono le radiazioni infrarosse provenienti dal riscaldamento del suolo e ne ritardano la dispersione verso lo spazio esterno. In questo modo la temperatura media della superficie terrestre risulta più alta di quella che si avrebbe in assenza di atmosfera.
Il gas serra più conosciuto è l’anidride carbonica (CO2). È opinione diffusa, ma non condivisa da tutti (compreso lo scrivente), che l’anidride carbonica prodotta dalle attività umane comporterà nei prossimi decenni un forte innalzamento della temperatura media del pianeta.



(3) - A quei tempi tutti i continenti attuali erano fusi in un unico supercontinente chiamato Gondwana.



(4) - Le piogge acide sono un fenomeno di inquinamento ambientale dovuto alla presenza di acido solforico e acido nitrico nell’acqua piovana che si formano a partire dall’ossidazione in atmosfera del biossido di zolfo e degli ossidi di azoto provenienti dalla combustione di combustibili fossili. Le conseguenze per l’ambiente possono essere molto gravi con la distruzione di interi ecosistemi sia terrestri che acquatici.



(5) - Il limite KT è l’espressione usualmente impiegata per la transizione fra il Cretaceo e il periodo geologico successivo, il Terziario, durante la quale si verificò l’estinzione.



(6) - Le nane brune sono una specie di anello di congiunzione fra le stelle ed i pianeti al contrario delle nane rosse che, pur essendo estremamente meno luminose del Sole, sono stelle a tutti gli effetti


Fonte:http://www.racine.ra.it/planet/testi/estinzi.htm

IL CORAGGIO DI PARLARE

Scientology, esce il libro “Il coraggio di parlare” di Maria Pia Gardini



14 storie emblematiche, una decina di fuoriusciti italiani, le altre di stranieri. Il libro di Gardini-Laggia (in uscita per le Edizioni Paoline) offre per la prima volta la possibilità di conoscere queste storie di speranza e delusione.
Speranza di aver pensato di trovare in Scientology una strada per migliorare sé stessi; delusione per essersi resi conto di aver buttato anni della propria vita, tanti soldi e spesso anche le relazioni umane più importanti.
«Quattordici storie diversissime», scrive Laggia nell’introduzione del libro, «per raccontare la stessa vicenda: quella di chi entra nel movimento, spesso con l’entusiasmo e la curiosità del neofita, spinto dalla speranza di migliorare la propria vita, di diventare un “vincente” o, piuttosto, di uscire dalla droga o da altre dipendenze, ma con il tempo scopre d’esser piombato dentro un incubo da cui è tremendamente difficile svegliarsi.
Un’esperienza che, da deludente, diventa oppressiva e infine distruttiva per la propria persona e per i propri beni materiali».
È un racconto lucido e sconvolgente, quello dei fuoriusciti. Tanto che ci si rende conto, pagina dopo pagina, che non c’è voluto solo il coraggio di rendere pubblica la propria storia, ma che, prima ancora, hanno mostrato un coraggio ben maggiore ad andarsene, «perché, più della scelta scabrosa di raccontare in pubblico la propria storia di scientologist, è stato difficile decidere di abbandonare un’esperienza totalizzante e pervasiva, com’è quella della sequela alla Chiesa di Hubbard, vincendo pesantissime pressioni psicologiche», aggiunge Alberto Laggia. «Infatti, come ebbe a confessarmi la stessa Maria Pia Gardini, “quando ti allontani da un culto come Scientology, spesso ne sei uscita solo con le gambe, ma la testa è ancora dentro”».
Quanti sono gli adepti di Scientology? Centinaia di migliaia in tutto il mondo, stando a quanto dichiara la stessa Chiesa. E quanti gli “ex”? Tanti, anche se è un numero difficile da quantificare. «Basta navigare “in Rete” (cioè in Internet, ndr) per cogliere l’entità del fenomeno», scrivono gli autori del libro.
Serve raccontare queste storie? Alla domanda risponde una delle protagoniste, Bryce, nome di fantasia di un ex membro dello staff di Scientology piemontese: «Non credo», dice, «che le esperienze che noi raccontiamo qui possano far aprire gli occhi a uno scientologo felice. Servono invece a infondere coraggio a chi ha dei dubbi ma ancora non riesce ad andarsene. Servono a informare familiari e parenti su cosa sia realmente lo strano gruppo a cui ha aderito il congiunto e su cosa stia realmente facendo».
Di motivi, aggiungiamo noi, ce n’è almeno un altro: preavvertire dei rischi. Non solo del fatto che si mettono a repentaglio famiglia e affetti, ma anche di aspetti ben più concreti e penalmente rilevanti: è del mese scorso l’ennesima vicenda giudiziaria che coinvolge Scientology. Una pesante condanna della giustizia francese: 600 mila euro di multa e una pena di due anni per uno dei massimi responsabili della Chiesa transalpina di Hubbard. Condanna per sottrazione di decine di migliaia di euro a quattro anziani adepti, «approfittando della loro vulnerabilità», scrive il Tribunale di Parigi.

Fonte:http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/12/02/scientology-esce-il-libro-il-coraggio-di-parlare-di-maria-pia-gardini/

domenica 27 dicembre 2009

YONAGUNI,LA MANO DELL'UOMO E' EVIDENTE



Nuove immagini subacquee da Yonaguni, la mano dell’uomo è evidente

Nuove immagini della costruzione a gradini in fondo al mare che sembra risalire a 10 mila anni fa. Le ultime ipotesi, accreditano il fatto che la struttura più grande, sia di origine naturale, ma poi tagliata e lavorata da un popolo misterioso, a fini religiosi, prima della fine dell’ultima glaciazione.
Al largo della piccola isola giapponese di Yonaguni, a sud-ovest di Okinawa, si erge immersa nel silenzio delle profondità marine una misteriosa e imponente struttura di pietra.



La forma è rettangolare e ricorda quella delle ziggurat, le torri templari della Mesopotamia antica, costruite a gradini su larghe piattaforme, con un santuario in cima e una scalinata d’accesso esterna.


“La mancanza di detriti da erosione intorno alla facciata con gradini fa supporre che non sia stata creata dalla natura.” Giace a oltre 22 m di profondità, al largo dell’isola giapponese di Yanoguni.

La struttura ha quasi le stesse dimensioni della piramide di Cheope di Giza (Egitto), c ostruita più di 5000 anni fa.

Se fatta dall’uomo dovrebbe risalire ad almeno 10 mila anni fa, prima di essere sommersa dopo l’ultima glaciazione. La costruzione è lunga circa 200 metri e alta una trentina e si potrebbe far risalire a 8 mila anni a.C.

Se così fosse, significherebbe che la più grande piramide di Egitto, quella di Cheope a Giza, è stata costruita 5 mila anni dopo e che in questa parte del mondo è esistita una civiltà sconosciuta agli archeologi.

Ad avvistare quella singolare struttura, a oltre 22 metri di profondità, erano stati una decina di anni fa subacquei locali.

Pensarono a un fenomeno naturale, una struttura creata dall’erosione del mare e dal tempo.


Masaki Kimura, geologo all’università Ryukyu di Okinawa, è stato il primo a condurre ricerche sul posto e a stabilire che si trattava invece di una costruzione a cinque strati eseguita dall’uomo.

«Se fosse opera della natura, dovrebbero esserci attorno i detriti prodotti dall’erosione, invece non ce n’è traccia.

Anzi, lungo il perimetro della struttura sembra correre una strada che può essere stata aperta solo dall’uomo» ha detto Kimura al The Sunday Times.Nell’aprile del ‘98 Robert Schoch, geologo all’università di Boston, ha compiuto delle immersioni per farsi un’idea dell’enigmatica costruzione.

«Scavatì nella roccia ci sono tanti gradini alti un metro. Impossibile che un’opera simile sia dovuta all’erosione dell’acqua e, tanto meno, ad assestamenti di rocce che rompendosi hanno creato una struttura così articolata, lineare e perfetta» afferma Schoch.

Se ciò non bastasse, nella zona circostante i ricercatori hanno trovato delle miniziggurat, anch’esse con gradini, larghe dieci metri e alte due.«E’ presto per dire chi abbia costruito la struttura più grande e perché. Potrebbe essere un tempio dedicato a un dio dell’antichità. In tal caso sarebbe la prova dell’esistenza di una inedita civiltà. E non esistono testimonianze di un popolo sufficientemente intelligente per costruire un simile monumento 10 mila anni fa» dice Kimura, «Una costruzione così prevede un popolo con un alto grado di tecnologia, che forse proveniva dal continente asiatico, culla delle più antiche forme di civilizzazione.

L’ipotesi più verosimile è che si tratti di una struttura costruita su un terreno poi sommerso alla fine dell’ultima era glaciale. Ma le prime tracce di civiltà in Giappone risalgono al neolitico, circa 9 mila anni a.C,, e gli uomini primitivi di quell’epoca erano cacciatori-raccoglitori. Mancano reperti che provino la presenza a quel tempo di una cultura così evoluta da costruire una struttura simile a una ziggurat. Dal momento che il «templio» di Yonaguni somiglia ai monumenti più antichi del Sud America, forse ciò spiega perché i siti archeologici più antichi del Nuovo mondo siano in Cile e non nel Nord America.

Jim Mower, archeologo all’University college di Londra, sostiene che se la struttura risale davvero a 10 mila anni fa ed è opera dell’uomo dovremo rivedere la storia della civiltà nel Sudest asiatico. «Coloro che hanno costruito il monumento possono essere messi sul medesimo piano con l’antica civiltà della Mesopotamia» dice Mower.

Fonte:http://www.express-news.it/?p=29946

L'ERUZIONE DEL MAYON

L'eruzione del vulcano Mayon, nelle Filippine, un gigante che assomiglia molto al Vesuvio.







Stanno facendo il giro del mondo in queste ore le spettacolari immagini della eruzione del vulcano Mayon, nella Filippine. Si tratta di un vulcano alto più di 2.400 metri che nelle ultime ore ha fatto registrare circa 2.000 movimenti tellurici sussultori e che incute una sacrosanta paura agli abitanti della provincia di Manila, la capitale delle Filippine, che stanno evacuando.
Si calcola che gli sfollati siano già circa 40.000.
Come ogni vulcano che si rispetti anche il vulcano Mayon ha la sua bella storiografia. E' stato oggetto di studi vulcanologici fin da tempi remoti. E ora il vulcano si è svegliato nuovamente. Il vulcano Mayon si erge maestoso con un cono perfetto nel Sud Ovest dell'isola di Luzon nell'arcipelago asiatico delle Filippine. Il Mayon è adiacente al mare ed innalza i suoi fianchi sulle sponde del golfo di Albay con una pendenza che culmina sino ad un massimo di 35° a ridosso della cima. Il suo cratere è relativamente piccolo, 200metri di diametro, è ben incassato sulla cima del vulcano.
Il Mayon è tecnicamente quello che si chiama uno stratovulcano dai fianchi convessi e linea conica da manuale, è tra i più belli del Mondo con queste caratteristiche. E' un vulcano giovane, i suoi depositi più antichi hanno 5000 anni, l'inizio della sua attività eruttiva risale circa 25.000 anni fa.
Ha un lungo elenco di eruzioni storiche, di solito esplosive, che si alternano a periodi silenti, cosa che lo rende simile come tipologia al nostro Vesuvio. Le eruzioni esplosive, talvolta sono molto violente considerato che dal 1616 ha eruttato 47 volte e ha anche causato disastri e vittime. Dal 1814 in media si è avuta un'eruzione rilevante ogni 5 anni. Il 1° Febbraio 1814 si è avuta la più potente e catastrofica tra le ultime eruzioni del Mayon che ha provocato 1200 vittime e la distruzione della città di Cogsawa. Altre due eruzioni rilevanti si sono avute nel 1947 e 1984. Le eruzioni del Mayon si manifestano in diversi modi: talvolta con esplosioni seguite da produzione di colate piroclastiche e laviche, talvolta con fasi effusive e colate di lava a cui seguono esplosioni, con flussi piroclastici e caduta di detriti.

Fonte:http://mysterium.blogosfere.it/

giovedì 24 dicembre 2009

CLASSIFICAZIONE LUCI SISMICHE


Spesso si sente parlare o si legge in giro su internet di strani fenomeni prima,durante e dopo i terremoti.
Prima dei terremoti si narra spesso di uno strano comportamento da parte degli animali e insetti e vorrei cominciare proprio da quest'argomento e come esso sia anche in realtà connesso a quello dei presunti rapimenti alieni,allucinazioni visive di vario tipo spesso scambiate per apparizioni miracolose di eventi soprannaturali.
Ad esempio prima della scossa di terremoto in Abruzzo molti animali hanno cominciato a manifestare strani comportamenti come se avessero percepito qualche segno premonitore che li preavvertiva di quanto stava per succedere ,riporto qui un pezzo dell'articolo che ho già citato in questo sito:
Molti comportamenti strani degli animali: dal lamento dei cani sentito alcune ora prima della scossa e riascoltato in occasione degli eventi successivi, alla scomparsa dei gatti domestici o al loro strano agitarsi. Gli uccelli hanno cantato la notte del terremoto ed erano scomparsi da alcune zone prossime all’epicentro. Molti lombrichi sono stati osservati fuoriuscire dal terreno fin da una settimana prima della scossa, anche ad una certa distanza dall’epicentro.(http://expianetadidio.blogspot.com/2009/10/fenomeni-prima-e-dopo-il-sisma-in.html)
E' dimostrato che in aree sismiche e vulcaniche si è fortemente soggetti a campi elettrici di leggera intensità ma che possono aumentare sino a creare delle vere e proprie scariche elettriche e fenomeni simili ancora poco conosciuti.
Tuttavia è altamente probabile che l'incremento dell'elettricità statica del terreno in dette aree sia una sorta di avvertimento per gli animali che percependoli con i loro sensi infinitamente più sviluppati di quelli umani,possono così mettersi in fuga o spesso aver un comportamento molto più agitato del normale.
Ma anche gli esseri umani possono esser influenzati da questi campi elettrici?
Si,e le prove stanno nei numerosi casi di presunti rapimenti alieni e visioni mistiche che sembrano avvenire nel 90% dei casi in aree vulcaniche e sismiche in cui il presunto "rapito" racconterà di aver visto strane figure grigie tale sintomo spesso è ricondotto a una perdita della memoria(della quale è sorta la leggenda metropolitana che gli alieni gliela avessero rimossa) accompagnato anche da un sintomo secondario detto afasia,cioè incapacita di descrivere a parole pensieri e concetti,in tal caso il presunto rapito non è capace di descrivere ciò che gli è successo.
Un'altro sintomo che spesso si ripercorre tra le persone soggette a questo fenomeno,detto Epilessia del Lobo Temporale,si tratta di emozioni incredibilmente forti che possono variare da un incontenibile terrore a incredibile gioia quasi fosse in estasi.
Per comprendere appieno il fenomeno vi riporto questo articolo(http://expianetadidio.blogspot.com/2009/05/il-lobo-temporale-destro-e-le-strutture.html)

SPIEGAZIONE PER ALLUCINAZIONI E PRESUNTE APPARIZIONI MIRACOLOSE

Un professore fuori del comune
I film di fantascienza degli anni ’50 e ’60 erano pieni di strani professori in camice bianco intenti ad armeggiare con provette ed elettrodi in laboratori di campus universitari e a sperimentare strani congegni elettronici sui loro malcapitati studenti. Spesso i loro esperimenti avevano come obiettivo quello di leggere il pensiero o di risvegliare misteriosi poteri della mente. Quasi sempre il risultato finale era tutt’altro da quello aspettato. Come si sa, la realtà talvolta supera la fantasia, ed infatti un professore di questo tipo esiste davvero, con tanto di laboratorio in una sperduta università nelle montagne del Canada. Il professore in questione si chiama Michael Persinger ed insegna neuroscienze del comportamento al Dipartimento di Psicologia della Laurentian University di Sudbury, nella regione canadese dell’Ontario. Non è però un illustre sconosciuto, ma un ricercatore membro di svariate organizzazioni scientifiche internazionali che ha pubblicato più di 200 articoli scientifici e numerosi libri sul rapporto fra cervello e comportamento, attirando anche, in Canada e negli Stati Uniti, l’attenzione di giornali e televisioni.
Leggendo la lunghissima lista delle sue pubblicazioni è difficile non rimanere stupiti dalla vastità e dalla particolarità degli argomenti di cui Persinger si occupa dal 1971, tutti uniti dal filo rosso dell’interazione fra sistema nervoso e campi elettromagnetici e degli effetti di tale interazione sul comportamento. Non solo i campi elettromagnetici generati dalle moderne apparecchiature elettriche ed elettroniche (come il cellulare che forse in questo momento tenete acceso vicino a voi) ma anche, e qui arrivano le conseguenze più inaspettate, quelli di origine geofisica, generati cioè da terremoti, spostamenti del terreno, fenomeni metereologici ed atmosferici. Con Persinger entriamo quindi nel difficile terreno della neurobiologia del comportamento e della biometeorologia.
Ma non finisce qui, i comportamenti sui quali lo scienziato americano ha focalizzato la sua attenzione nella ricerca della relazione fra cervello e onde elettromagnetiche non sono le solite prove di memoria e di percezione che costituiscono il normale (e un po’ noioso) oggetto di studio degli psicologi. Anomalie del comportamento, allucinazioni, visioni religiose e mistiche, apparizioni di UFO o di esseri fantastici, fenomeni paranormali: nessun fenomeno è troppo strano o fuori del comune per sfuggire alle rigide maglie scientifiche della rete tessuta in anni e anni di ricerca dal professor Persinger.
La metodologia di ricerca adottata comprende studi di laboratorio su animali, ricerche cliniche su pazienti umani ed estesi studi epidemiologici basati su metodi statistici. Ad esempio, Persinger e i suoi collaboratori hanno effettuato un esame molto approfondito del rapporto fra avvistamenti UFO e terremoti trovando un’elevata correlazione fra questi due fenomeni all’apparenza lontani fra loro. La vera “arma vincente” del professore è però il suo famoso “elmetto”, vale a dire un’apparecchiatura con la quale egli è in grado di stimolare il cervello umano con campi magnetici complessi a bassa intensità e in modo altamente selettivo per le diverse aree cerebrali. Con tale apparecchiatura egli è riuscito, in modo convincente e altamente riproducibile, a riprodurre in laboratorio sensazioni ed esperienze che vanno dalla paura all’estasi, dal piacere sessuale alle allucinazioni visive ed uditive, dal ricordo di esperienze dell’infanzia a esperienze di quasi morte e perfino il contatto con angeli, diavoli o addirittura con Dio.
Le strutture cerebrali maggiormente studiate da Persinger sono il sistema limbico e i lobi temporali.

Un po’ di anatomia

Il sistema limbico è una parte del cervello filogeneticamente intermedia fra le strutture più primitive del sistema nervoso e la corteccia cerebrale. Il sistema limbico è la sede delle emozioni e consente agli esseri umani di avere una complessa varietà di stati emotivi: disgusto, amore, paura, sorpresa, invidia, ecc. Le sue strutture principali sono l’ipotalamo, l’amigdala e l’ippocampo.
L’ipotalamo è la struttura più arcaica e può essere considerato la centralina di controllo del sistema nervoso autonomo e quindi delle risposte fisiologiche di base dell’organismo: fame, sete, piacere, rabbia, temperatura corporea, ecc. Attraverso i meccanismi di regolazione endocrina, l’ipotalamo riceve informazioni da ogni organo del corpo umano e può a sua volta influenzare l’intero organismo.
L’amigdala ha una funzione di mediazione delle emozioni superiori e di regolazione delle attività che coinvolgono tali emozioni, come ad esempio l’attaccamento emotivo e l’amore. Essa svolge inoltre un’importante funzione di “campanello d’allarme” analizzando ogni stimolo esterno o interno e assegnando ad esso il giusto significato emotivo. Ad esempio, se un rumore sospetto ci sveglia nella notte, è l’amigdala che mette in moto il sistema nervoso autonomo, attraverso l’ipotalamo, per allertare l’organismo e predisporlo all’azione. Alcuni neuroni dell’amigdala sono sensibili selettivamente alle emozioni facciali delle altre persone. Altri sono multimodali, cioè rispondono simultaneamente a stimoli visivi, uditivi, olfattivi e tattili.
L’ippocampo ha un ruolo fondamentale nell’elaborazione dell’informazione, inclusa la memoria, l’apprendimento di fatti nuovi, la creazione di mappe spaziali dell’ambiente e l’attenzione agli stimoli esterni. La distruzione dell’ippocampo rende una persona incapace di formarsi qualsiasi nuovo ricordo. L’ippocampo interagisce strettamente da un lato, con la corteccia cerebrale, dall’altro con l’amigdala. In altri termini, emozione e ragione non sono mai separabili fra loro, ma agiscono sempre insieme. L’intelligenza emotiva regola e dirige i processi di apprendimento.
Veniamo infine ai lobi temporali cui si è accennato in precedenza.
Si tratta di una parte della corteccia cerebrale, quindi filogeneticamente più recente del sistema limbico, che si trova grosso modo fra gli occhi e le tempie. Nell’emisfero dominante (di solito il sinistro) il lobo temporale è coinvolto principalmente nella comprensione e nell’elaborazione del linguaggio (è qui che, da semplici suoni, le parole assumono un significato) e nella memoria a lungo termine. Nell’emisfero non dominante (di solito il destro) il lobo temporale è coinvolto nella comprensione delle espressioni facciali, nell’elaborazione delle informazioni non verbali del linguaggio come ad esempio l’intonazione, nell’ascolto dei ritmi, nell’apprendimento musicale e visivo.Neuroscienze e religione
Le ricerche di Michael Persinger si collocano all’interno di un rinnovato interesse delle neuroscienze per le basi neurofisiologiche delle esperienze mistiche e religiose. Un interesse che non è più confinato alla sola speculazione teorica, ma può oggi avvalersi di tutte le più moderne tecniche di indagine sperimentale.
In particolare, l’attenzione dello scienziato canadese per il sistema limbico e i lobi temporali non è un fatto isolato.
Il primo collegamento fra lobi temporali e esperienze religiose risale all’inizio del secolo e ha a che fare con un disordine neurologico: l’epilessia. L’epilessia, già considerata nell’antichità un “male sacro”, è il sintomo di un anormale funzionamento elettrico del tessuto cerebrale, in cui le cellule nervose entrano in azione tutte insieme invece di eseguire ciascuna il proprio compito. La causa è quasi sempre un danno che può essere conseguenza di traumi fisici, infarti, tumori cerebrali o altre lesioni di varia natura. Esistono diversi tipi di epilessia, fra cui, per l’appunto, alcune forme che colpiscono il sistema limbico e i lobi temporali (TLE, Temporal Lobe Epilepsy).
Arnold Mandell, professore di psicologia presso l’Università della California a San Diego, ha discusso il ruolo dei lobi temporali nelle esperienze religiose sulla base del meccanismo di azione delle sostanze psicoattive. Sostanze come l’LSD, in particolare, bloccano gli effetti inibitori della serotonina sui lobi temporali, e quindi hanno la capacità di indurre scariche neuronali sincronizzate nelle strutture limbiche (ippocampo e setto) dei lobi temporali.
Vilayanur Ramachandran, professore di neuroscienze, anch’egli dell’Università della California, ha studiato centinaia di persone affette da epilessia dei lobi temporali, sottoponendole ad un esperimento in cui veniva misurata la loro risposta emotiva a parole di significato neutro, sessuale (o violento) e religioso. Confrontando i risultati dei pazienti affetti da epilessia con quelli di soggetti normali, senza particolari inclinazioni religiose, e di soggetti praticanti diverse religioni, Ramachandran è giunto alla conclusione che i lobi temporali sono la sede delle esperienze religiose.
L’importanza dei lobi temporali e del sistema limbico nelle esperienze mistiche e religiose è stata anche efficacemente sottolineata dal professor Rhawn Joseph, uno dei maggiori esperti nel campo della neuropsicologia dello sviluppo e delle differenze sessuali (nonché personaggio a suo modo bizzarro, che sembrerebbe confermare lo stereotipo secondo cui chi si occupa di queste cose non è lui molto normale...). Secondo Joseph, l’amigdala è addirittura il “trasmettitore di Dio” (questo è il titolo del suo ultimo libro). Un punto ben evidenziato da Joseph è l’esistenza nei lobi temporali di neuroni specializzati nel riconoscimento di forme particolari, fra cui rientrerebbero alcune forme, come la croce e il triangolo, che hanno un significato religioso in molte culture.
Andrew Newberg, professore di Radiologia nel Dipartimento di Medicina Nucleare dell’Università della Pennsylvania, e lo psichiatra Eugene D’Aquili hanno eseguito un’interessante serie di esperimenti in cui sono riusciti a “fotografare” con la tomografia SPECT (single photon emission computed tomography) l’attività del cervello di meditatori buddisti e di suore francescane nel momento esatto delle loro esperienze mistiche. Nel loro recente libro dal titolo Why God Won’t Go Away (“Perché Dio non se ne andrà”), gli autori espongono un modello che vede coinvolti nella genesi dell’esperienza religiosa i lobi parietali e frontali, i lobi temporali, l’amigdala e l’ippocampo. La loro conclusione è che il cervello è predisposto naturalmente, proprio in virtù dei collegamenti fra tali strutture cerebrali, a questo tipo di esperienze, che non sono quindi né patologiche né unicamente il risultato di condizionamenti di tipo culturale. Il modello di Newberg e d’Aquili è in questo momento quello più completo e interessante, anche perché filosoficamente non riduzionista e, rispetto agli altri, maggiormente rispettoso del valore delle esperienze mistiche e religiose.
Scientificamente un po’ più azzardate, ma comunque degne di nota, sono le considerazioni di Melvin Morse, professore di Pediatria presso l’Università di Washington, che nella sua professione di medico si è occupato a lungo delle esperienze di quasi morte (NDE, Near Death Experiences) nei bambini. Secondo Morse, il lobo temporale destro consente agli esseri umani di entrare in contatto con una realtà non locale, al di fuori del tempo e dello spazio ordinari, e tale realtà costituirebbe la base delle esperienze mistiche e di quelle paranormali.
Come si può vedere, una volta iniziato a comprendere i meccanismi dello sviluppo del cervello e a svelare le basi neuronali della percezione, della memoria e dell’apprendimento, i neuroscienziati sembrano ben decisi ad affrontare anche gli aspetti più profondi ed esclusivi dell’esperienza umana, entrando in un terreno fino ad oggi di pertinenza esclusiva di teologi, filosofi e storici delle religioni. Gli esperimenti di Persinger
L’originalità di Michael Persinger sta nel non essersi limitato allo studio di pazienti con epilessia del lobo temporale, ma nell’avere indagato l’esistenza di anomalie neuroelettriche nella popolazione “normale”. Persinger ha infatti teorizzato l’esistenza di scariche transienti del lobo temporale (TLT, Temporal Lobe Transients) che possono influenzare il linguaggio, il riconoscimento dei volti, le emozioni e più in generale i processi psichici, senza dare luogo, perché non sufficientemente intense, ad attacchi epilettici veri e propri.
Inoltre, secondo Persinger, se la natura “estatica” di certi attacchi epilettici è il risultato di un’influenza dei lobi temporali sui normali processi delle strutture limbiche, come l’amigdala e l’ippocampo, si può pensare che queste attività siano l’esagerazione di una normale attività del cervello. È questa la sua “Ipotesi del continuo”, formulata nel 1983, secondo cui un po’ tutti, io e voi compresi, abbiamo un grado variabile di potenziale labilità verso queste anomalie funzionali. Ammesso, a questo punto, che si tratti davvero di “anomalie” e non piuttosto, come appare sempre più probabile, di normali capacità del cervello umano. Capacità che renderebbero ragione degli aspetti universali delle esperienze mistiche-religiose e di quelle paranormali, al di là delle differenze di epoca storica e di cultura.
L’esistenza di anomalie elettriche transienti dei lobi temporali era già stata ipotizzata in psichiatria e variamente descritta come “epilessia di Dostojevski”, “attacchi parziali”, “attacchi estatici” e “attacchi psichici”. Le sensazioni soggettive associate con questi attacchi epilettici parziali possono includere illusioni somestesiche (come ad esempio le vertigini o il senso di volare), allucinazioni olfattive e gustative (piacevoli o spiacevoli), allucinazioni uditive (come voci, suoni, musiche), allucinazioni visive (in particolare macchie e strisce luminose, stelle, dischi, colori), macro e microscopia, autoscopia (la percezione della propria immagine). Quest’ultimo fenomeno, in particolare, è stato lungamente descritto dallo psicanalista Otto Rank nel suo celebre studio sul “doppio” nella mitologia e nell’arte. Possono inoltre esserci illusioni cognitive, come sensazioni di dejá vu (già visto), jamais vu (mai visto), deja vecu (già vissuto), idee e pensieri ossessivi, distorsioni del senso del tempo e dello spazio, idee trascendenti e metafisiche e sintomi affettivi come tristezza, paura, piacere, ansia. Insomma, non pochi punti in comune con l’esperienza sciamanica e quella psichedelica.
Nel 1990 Persinger e collaboratori realizzano un questionario (PPI, Personal Philosophy Inventory) che contiene affermazioni del tipo “a volte mi sento come se le cose non fossero reali”, “ho sognato di galleggiare o di volare nell’aria” e persino “sono stato a bordo di un’astronave”. L’obiettivo del questionario era di verificare nella popolazione la presenza di deboli fenomeni analoghi a quelli degli attacchi epilettici parziali. Un decennio di uso di questo strumento ne ha dimostrato l’affidabilità e la capacità di predire anomalie dei lobi temporali misurabili con l’elettroencefalogramma.
A questo punto, al nostro professore non rimaneva che un ultimo passo: riprodurre i sintomi e le esperienze sopra descritte in laboratorio, su soggetti perfettamente normali. In che modo? Semplice. Ricordiamo, come già detto in precedenza, che Persinger ha iniziato i suoi studi dedicandosi agli effetti neuropsicologici e comportamentali dei campi elettromagnetici. La via seguita è quindi stata quella di applicare su dei volontari dei deboli campi magnetici, cercando di localizzarne l’effetto sui lobi temporali e sul sistema limbico. Il metodo usato da Persinger è stato molto empirico. In pratica, egli ha provato numerose combinazioni di intensità e di frequenza di un campo magnetico, applicato sulla testa dei soggetti grazie ad un semplice casco da motociclista, modificato con gli opportuni elettrodi e avvolgimenti magnetici.
Le persone che si sono infilate l’elmetto di Persinger hanno vissuto esperienze fuori del corpo, avuto allucinazioni di varia natura, rivissuto momenti della loro infanzia, provato terrore o piacere e avuto la sensazione che nella stanza dell’esperimento fossero presenti angeli, demoni o alieni. Sono stati anche eseguiti numerosi esperimenti sulla “emisfericità” di questi effetti. Persinger è giunto alla conclusione che per la maggior parte delle persone il “senso del Sé” (ma sarebbe più giusto dire “dell’Io”) risiede nel lobo temporale sinistro, mentre nell’emisfero omologo destro risiederebbe un altro senso del Sé, percepito in genere come una presenza estranea all’individuo: il proprio doppio, un alieno, un angelo, un demone o Dio. Insomma, si comincia a capire perché qualcuno già parla di “neuroteologia”.

Alcune possibili aree d’indagine
La sapienza delle antiche tradizioni viene facilmente liquidata dalla scienza attuale come un residuo del passato senza alcun valore oggettivo. Almeno su alcuni punti, potrebbe invece essere vero il contrario. Forse la scienza non è ancora arrivata, con i suoi metodi sperimentali di indagine, laddove altre culture sono giunte con un diverso cammino. Prendiamo, ad esempio, il tema dei “luoghi sacri”. In tutti i popoli e in tutte le epoche, sono stati sempre conosciuti dei luoghi ritenuti canali di comunicazione con il mondo degli spiriti e degli dei, luoghi carichi di “potere” e quindi da visitare con rispetto e seguendo determinati rituali. Tali luoghi sono stati frequentemente meta di pellegrinaggi e su di essi sono stati talvolta costruiti dei templi. Spesso, alcuni di questi luoghi formavano, attraverso una rete visibile o invisibile di collegamenti, una vera e propria “geografia sacra” del territorio. Tutto questo è stato troppo frettolosamente accantonato dalla scienza ufficiale nel cassetto delle “superstizioni”, oppure è diventato argomento di una pseudoscienza new age che ha lasciato briglia sciolta a fantasiose teorie prive di qualsiasi fondamento.
Le ricerche di Persinger coniugano in modo originale, per la prima volta su solide basi scientifiche, la geofisica, quindi lo studio dell’ambiente naturale e la neuropsicologia degli stati modificati di coscienza. Esse permettono quindi di gettare nuova luce su tanti aspetti della “geografia sacra”. Ad esempio, anche ad un’analisi superficiale, si nota che tanti luoghi magici, in cui i sacerdoti, i veggenti o le streghe si recavano per avere visioni e predire il futuro, si trovano in prossimità di siti con caratteristiche geofisiche tali da poter creare, o aver creato in passato, anomalie geomagnetiche del tipo di quelle riprodotte da Persinger in laboratorio con il suo elmetto. Lo stesso Persinger ha preso in considerazione, da questo punto di vista, i luoghi in cui sono avvenute alcune celebri apparizioni mariane. Paul Devereux, un ricercatore indipendente, ha registrato delle anomalie locali del campo magnetico terrestre in coincidenza con l’apparizione di luci misteriose (le cosiddette “earth lights”) nel deserto del Texas e in quello della regione di Kimberley nell’Australia Occidentale. Queste luci erano già conosciute agli abitanti indigeni di quelle zone e sono state in tempi più recenti considerate come apparizioni UFO. I risultati di Devereux sono in accordo con la teoria di Persinger, anzi, lo stesso Devereux, autore di numerosi libri sulla “geografia cognitiva dei luoghi sacri”, è addirittura andato nel laboratorio di Persinger per provare di persona il famigerato elmetto. Ricordiamo, infine, che anche il celebre Oracolo di Delfi si trova su una faglia tellurica e la zona è stata frequentemente soggetta a terremoti; anche se in questo caso sembra che lo stato di trance della Pizia fosse provocato dall’etilene che fuoriusciva dalle fratture nel terreno, non si può escludere un ruolo del geomagnetismo terrestre o una combinazione dei due effetti.


Uno sguardo ai risvolti piÚ inquietanti

C’è un altro aspetto delle ricerche di Persinger da prendere seriamente in considerazione. Le tecnologie elettromagnetiche di modificazione della coscienza possono essere impiegate come strumenti per il controllo mentale da parte di eserciti, servizi segreti o organizzazioni criminali. Dai tempi della guerra fredda, sia gli USA che l’ex Unione Sovietica hanno cercato di sviluppare sofisticati metodi di controllo mentale per creare agenti segreti e assassini dotati di personalità multiple e quindi in grado di vivere una vita tranquilla o di uccidere su comando, a seconda del prevalere dell’una o dell’altra personalità. Un altro obiettivo di queste ricerche, spesso basate sull’ipnosi e sull’uso di sostanze allucinogene e delirogene, era quello di ottenere da agenti nemici catturati, tutte le informazioni in loro possesso. Fra le varie tecniche impiegate a partire dagli anni ’60, grazie ai progressi dell’elettronica, c’è stato anche l’impianto chirurgico nel cervello di stimolatori elettrici comandati a distanza via radio. Il principale sostenitore di questo metodo di controllo mentale è stato il professor José Delgado, autore nel 1969 del libro Genesi e libertà della mente (il titolo originale era Physical control of the mind).

Più recentemente, il governo americano ha mostrato un grande interesse nello sviluppo di armi cosiddette “non-letali” ad onde elettromagnetiche. Ad esempio, armi in grado di focalizzare onde radio di determinate frequenze e intensità su un’area geografica molto limitata e di provocare così nausea, confusione e alterazioni mentali in un plotone nemico o in un gruppo di manifestanti. Alterazioni mentali che, nelle condizioni giuste, potrebbero anche assumere la forma di allucinazioni e fenomeni paranormali. Secondo il dottor Helmut Lammer, molti dei cosiddetti “rapimenti alieni”, diventati sempre più frequenti negli ultimi anni, sarebbero per l’appunto esperimenti di questo tipo svolti su comuni cittadini. Probabilmente, queste armi sono ancora in fase di prototipo, però sono destinate a diventare entro breve una realtà, specialmente nel nuovo scenario internazionale sempre più caratterizzato da conflitti di tipo non convenzionale.
A questo punto, è facile immaginare quali non certo tranquilizzanti applicazioni potrebbe avere l’elmetto del professor Persinger in mani poco rispettose della dignità e della libertà umana. Organizzazioni con fonti di finanziamento molto più elevate della piccola università canadese in cui Persinger lavora potrebbero cercare di sviluppare lo stesso tipo di effetti utilizzando, invece dell’elmetto, sorgenti di campi elettromagnetici in grado di agire sulle persone a distanza. Lo stesso Persinger, in un suo breve articolo dal titolo molto esplicativo (On the possibility of directly accessing every human brain by electromagnetic induction of fundamental algorithms), ipotizza persino che si possa creare un campo elettromagnetico esteso a tutto il pianeta, in grado di influenzare praticamente tutti i cervelli degli abitanti della Terra. Una prospettiva dal sapore fantascientifico, ma non più di quanto fosse fantascientifica la radio prima degli esperimenti di Marconi.
Riduzionismo e altre prospettive filosofiche
Qual è il significato dei risultati di Persinger?
A prima vista, ci troviamo di fronte al trionfo del più classico riduzionismo, cioè la riduzione di qualsiasi fenomeno a un fatto puramente materiale. Sembra già di vedere la faccia rassicurante di Piero Angela annunciare sorridendo che religione e misticismo sono semplicemente l’effetto di anomalie elettriche del cervello e che presto troveremo la medicina adatta per fare per sempre a meno di questi fastidiosi effetti collaterali del nostro prezioso organo del pensiero. Come appare dalle sue interviste, Persinger è filosoficamente un riduzionista convinto, ai limiti dell’ingenuità. Al riguardo, bisogna dire che probabilmente un po’ di riduzionismo, nelle mani di bravi scienziati, non guasta, anzi è necessario per ottenere dei risultati sperimentali concreti e per osare andare laddove altri non si spingerebbero.
Nella forma mentis riduzionista ci sono però indubbiamente dei pericoli. Il riduzionismo diventa molto spesso un modo per diminuire l’importanza di fenomeni ed esperienze che non si comprendono. Nel nostro caso, ad esempio, l’esperienza del “sacro” viene separata dal proprio contesto culturale e privata dei suoi significati individuali e sociali, per non parlare di quelli metafisici e trascendenti. Inoltre, i risultati di laboratorio vengono spesso interpretati alla luce di una concezione scientifica rigidamente materialista, ignorando altre possibili chiavi di lettura.
Un punto di vista più intelligente è quello di Newberg e d’Aquili, che nel loro libro “Perché Dio non se ne andrà” fanno più o meno questo ragionamento: “Sì, è vero, probabilmente le esperienze mistiche e religiose sono delle configurazioni di attività di determinati neuroni del cervello. Ma, se ci pensiamo un momento, che cosa non lo è?”. Dietro l’apparente semplicità di questa domanda si cela una difficile questione epistemologica. Ad esempio, in questo momento non posso interagire con il computer su cui sto scrivendo questo articolo se non nella misura in cui il mio cervello ne contiene una rappresentazione sotto forma di una determinata configurazione neuronale. Questo rende il computer meno reale? Che senso ha dire che certi fenomeni sono “solo” il frutto di una particolare attività del cervello quando, a pensarci bene, si può dire la stessa cosa di tutto ciò di cui possiamo avere esperienza e conoscenza? Il cervello è un organo in costante interazione con la realtà esterna, una realtà della quale non possiamo sapere nulla se non attraverso il cervello stesso.
Anzi, si potrebbe fare anche un passo oltre. Il fatto che determinate aree del cervello percepiscano determinati fenomeni fuori dell’ordinario e che i processi cerebrali coinvolti non siano qualitativamente diversi da quelli della percezione ordinaria potrebbe essere un indizio che dietro tali fenomeni esistono delle realtà diverse da quella ordinaria. Così come “là fuori” c’è qualcosa che io interpreto come “il mio computer”, forse c’è anche qualcos’altro che in certe condizioni diventa possibile percepire e che le persone provano da millenni ad interpretare con il linguaggio della religione e del mito.
-------------------------------------------------------------------------------------
In conclusione da tutto ciò si può ovviamente comprendere che in realtà rapimenti alieni e allucinazioni visive,probabilmente anche quelle di Fatima e Medjugorie,altro non sono che frutto del nostro inconscio collettivo e della nostra suggestione,quindi nessuno di essi è vero.

FENOMENI ELETTROMAGNETICI E LUCI SISMICHE

Un fenomeno che a lungo è stato ignorato è quello delle cosidette Luci Sismiche,ossia tutta quella categoria di fenomeni naturali ancora non del tutto compresi dalla scienza ufficiale,che avvengono perlopiù in periodi di intensa attività sismica ma che spesso avvengono anche in periodi di quiete in aree vulcaniche,sismiche ma anche talvolta dal profondo del mare.
Tali fenomeni comprendono:Fulmini Globulari,sfere di luce di varia dimensione,lampi di luce accecante,scariche elettriche che partono dal terreno,fiammate di dubbia origine sia in cielo che in terra ecc.
Un fenomeno particolarmente devastante e che venne scambiato per un meteorite è avvenuto nell'area di Tunguaska nel 1908 della quale pare che sopra un antico cratere vulcanico,in un'area dalla quale nel sottosuolo vi è un elevata concentrazione di idrati di metano,un enorme massa di gas sia stata liberata è incendiata da uno di questi fenomeni elettrici eccovi l'articolo con i dettagli:

IPOTESI TETTONICA

È una delle più recenti ipotesi, proposta dal professor Andrei Olkhovatov, secondo la quale l’evento della Tunguska potrebbe essere stato prodotto da un’energia di tipo tettonico. Si basa sul fatto che nel mese di Giugno del 1908 sono state registrate perturbazioni geofisiche connesse con un’intensa attività tettonica nella parte più meridionale della piattaforma siberiana e nella zona del Lago Bajkal.
La tettonica, detta anche geologia strutturale, è quella parte della geologia che studia la posizione e i rapporti spaziali delle masse della crosta terrestre, ricercando i movimenti che li hanno determinati, le forze che li hanno provocati, i tempi geologici in cui essi si sono manifestati e l’estensione geografica su cui si sono prodotti. Per fare questo è necessario ammettere che i "corpi geologici" abbiano una loro giacitura primitiva, riconoscibile ad esempio nelle rocce sedimentarie, che si ammette essere state orizzontali, salvo rare eccezioni. Questa giacitura, che può essersi mantenuta approssimativamente anche durante successive ere geologiche, più spesso ha subito delle variazioni conseguentemente a dislocazioni. I risultati di simili dislocazioni sono evidenti soprattutto nelle regioni montuose e consistono in piegamenti di piccolissima (millimetri) o grandissima entità (chilometri), più o meno complicati, degli strati costituenti le rocce e in fratture in vari sensi (faglie) con spostamenti delle zone interessate dal fenomeno del valore di migliaia di metri. Ci sono poi i processi orogenetici che consistono di cospicui cambiamenti della struttura tettonica di aree ben definite della crosta terrestre che si concludono con la formazione delle catene montuose. Tali fenomeni avvengono in tempi geologicamente brevi e sono caratterizzati da possenti moti dovuti a sollecitazioni a componente prevalentemente tangenziali. Fanno parte della tettonica pure i processi endogeni quali i terremoti ed il vulcanesimo.
Il professor Olkhovatov ci ricorda che l’epicentro dell’esplosione della Tunguska è posto nel centro di un cratere di un antico vulcano, denominato Kulikovskij. L’attività tettonica è anche accompagnata dalla formazione di fiamme intense, cielo brillante, colonne e sfere luminose, geometeore. Nel nostro caso non sono mancati i fenomeni sismici che possono aver determinato lo sradicamento degli alberi della taiga, posti a livelli alti. Egli espone una serie di dati e di fatti, succedutesi in varie parti del mondo e in tempi diversi, a sostegno che la teoria tettonica potrebbe spiegare gli effetti del disastro della Tunguska in modo conveniente.
La teoria tettonica è stata preceduta da un’altra similare che si basava sempre su una causa naturale. Nel 1988 il professor Dimitri Tirofeyev, in un articolo pubblicato sulla rivista sovietica "Chimica e Vita" e ripreso dall’Agenzia ufficiale Tass, dichiarava che dal Giugno 1908 alcuni movimenti tettonici hanno provocato una fuga di gas. Il gas si accumulò sopra la depressione di Tunguska e formò una miscela esplosiva, incendiatasi poi probabilmente a causa di un fulmine. Anche in questo contesto mi limito a riportare quanto la comunità scientifica di volta in volta propone. Resta il fatto che più passa il tempo, più la matassa si aggroviglia. Tutto ciò accade perché ogni ricercatore, forte della sua conoscenza monovalente, estrapola dati ed eventi per ipotizzare quello che potrebbe spiegare quanto è oramai noto sull’accaduto. Quest’ultima teoria probabilmente è nata con la scoperta, nel territorio russo, dei cosiddetti idrati gasosi. Essi sono composti simili al ghiaccio, caratterizzati da una struttura regolare di molecole di acqua nelle cui cavità sono intrappolate molecole di gas naturale, principalmente metano. Un metro cubo d’idrati può contenere 170 normal metri cubi di metano. Importanti depositi d’idrati di questo gas esistono nelle aree del permafrost (Siberia, Alaska e Canada, a profondità compresa fra 200 e 1.000 metri) e sui fondi oceanici. Il giacimento di Messoyakha (Siberia Nord Occidentale) è l’unico esempio al mondo di produzione di gas dagli idrati.

Fonte:
http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/tu_tetto.htm

CONTINUO IO
Un caso simile dalla quale dal cratere di un vulcano spento si sprigiona un improvviso rilascio di enormi quantitativi di gas avvenne al Lago Nyos,sede sul cratere di un vulcano inattivo a Nord nel Camerun ,della quale dopo aver accumulato nel corso del tempo un enorme quantitativo di anidride carbonica nel 1986 "esplose" liberandola in una enorme nube che uccise 1700 persone e numerosi animali.
Il motivo di tale strage fu perlpiù per il fatto che l'anidride carbonica essendo un gas di maggiore densità rispetto all'ossigeno tende a stare più verso il basso,quindi prima di disperdersi nell'atmosfera tale quantitativo emesso dal vulcano deve aver percorso diversi chilometri prima di disperdersi e perdere quindi densità.
Tornando ora a Tunguska è possibile che un enorme quantitativo ti metano-gas altamente infiammabile-dopo essersi accumulato per secoli o addirittura millenni sia stato rilasciato da movimenti tettonici al di sotto della crosta terrestre della quale una volta esser saliti ad una certa altitudine atmosferica deve aver avuto luogo una sorta di reazione chimica che incendiando questa enorme nube di metano deve aver causato l'improvviso lampo accecante accompagnato dall'enorme esplosione che a raso al suolo quell'enorme quantitativo di alberi.
Ricordo in tal caso che quando un gas si incendia o si riscalda tende inizialmente ad espandersi,c'è quindi da sorprendersi se quell'improvvisa espansione di un enorme massa di gas incendiatasi nell'atmosfera ha causato un enorme onda d'urto abbattutendo 2200 Km2 di taiga?

1:La prova di tutto ciò starebbe innanzitutto da ricercare nel fatto che sia prima che dopo l'evento furono registrate attività di tipo tettonico.

2:Secondo me il fatto che tutto ciò sia avvenuto proprio sopra il cratere di un antico vulcano spento è una sorta di "pistola fumante".Non può esserci una coincidenza così precisa che un asteroide/cometa precipiti o esploda proprio lì sopra.
Sarebbe da fantascienza.

3:Non sono state ritrovate tracce di frammenti di corpi extraterrestri e per ciò è stato inventata la storia che forse era una cometa di ghiaccio o forse un asteroide di diversa composizione,

4:La teoria dell'astronave aliena anche quella è un po troppo da fantascienza e sarebbe propriamente da escludere solo per il semplice fatto che non ne sono stati ritrovati ne i frammenti ne una qualunque altra prova credibile che ne attesti anche solo la veridicità.

5:Ripetute testimonianze parlano di strani suoni prima dell'Evento.
Questo può essere spiegato con l'esempio di una pentola pressione.
Quando ne riscaldi il contenuto la pressione al suo interno aumenta al punto che quando trova uno sfogo nel boccaglio in altro emette un fischio accompagnato dallo sfogo di vapore acqueo.
In questo caso è probabile che lo sfogo del gas sottoposto ad altissime pressioni attraverso l'antico apparato vulcanico abbia prodotto un effetto simile.

6:E' noto,anche se non a tutti,che movimenti sismici,tettonici e vulcanici producano fenomeni elettrici anche di forte intensità quindi anche nel caso non fosse stata una reazione chimica atmosferica ad incendiare il gas potrebbe esser stato uno di questi fenomeni elettrici.

7:Eruzione istantanea di fuoco su centinaia di chilometri quadrati.Se la causa dell'esplosione fosse stata un fenomeno extraterrestre le fiamme avrebbero dovuto perlopiù concentrarsi su un area estremamente limitata e solo in un secondo momento avrebbero potuto propagarsi anche se istantaneamente è impossibile su un area tanto vasta.
L'unica causa probabile è che un enorme massa di gas si sia improvvisamente incendiata su un una vasta area e l'improvvisa onda d'urto e di calore abbia fatto il resto.

8:Incendio accompagnato da lampi e tuoni.
Esistono fenomeni nella quale vi sono fulmini che partono dal basso e vanno verso l'alto.
Si veda qui.
http://expianetadidio.blogspot.com/2009/08/fulminio-che-partono-dal-basso-verso.html
Inoltre lampi sismici sono già stati osservati durante un terremoto in Perù.
Si veda i filmati qui.
http://expianetadidio.blogspot.com/2009/09/luci-sismiche.html

9:Presenza di numerosi globuli vetrosi su un'area notevolmente estesa. è stato sperimentato in laboratorio che la scarica e la fusione elettrica, assieme, danno origine a sferule vetrose.
Oppure è probabile che durante l'esplosione frammenti di Ossidiana,che è un minerale dalla quale si ricava il vetro,siano stati fusi dal calore intenso e rimodellati formando quei frammenti vetrosi.

....................................................................................
Vorrei ora suddividere detti fenomeni in varie categorie,così da fare un quadro generale per tutti.

SFERE DI LUCE
Ve ne sono 2 categorie:
-la prima sembra vengano riprese più facilmente durante gli scatti fotografici e spesso vengono associate a utopistiche entità paranormali o simili,la spiegazione più logica è che sono particelle di polvere che davanti all'obiettivo le loro dimensioni vengono amplificate dalla loro vicinanza con esso o dal flash fotografico su di esse.

Il nome con cui viene chiamata questa categoria è ORBS.


-la seconda categoria invece è quella più autentica,in quanto il fenomeno viene anche fotografato in varie situazioni che sembrano essere connesse con fenomeni particolari talvolta anche indipendenti tra loro.
Talvolta queste sfere di luce dal vario colore vengono riprese in forme allineate di notte,il che fa galoppare la fantasia di molti scambiandole per le luci di astronavi aliene o addirittura delle misteriose entità di luce(un po come gli ORBS).
Le teorie più fantasiose su di esse sono le seguenti:
-Sonde Aliene;
-Entità extra-dimensionali, disincarnate o provenienti da un altro pianeta;
-Passaggi spazio temporali;

A mio parere la spiegazione più logica è che possano trattarsi di sfere di Plasma,gas ionizzato,che si formano tramite un fenomeno simile a quello atmosferico dei Fulmini Globulari.
Questo spiegherebbe il perchè molte di esse si sviluppano dal terreno,anche durante i sismi,o in aree vulcaniche(seppur vengano avvistate anche in cielo).
Alcuni articoli esempio:

SFERE DI LUCE SUL VESUVIO

PRIMA TESTIMONIANZA

Gennaro ci scrive:

Ieri sera, (12 agosto 2009), erano circa le 21.00 quando nel cielo di napoli e precisamente nei pressi di Trecase (NA) ho avvistato assieme alla mia famiglia ed altri amici ,5 luci di fortissima intensita’ che girovagavano senza meta sul Vesuvio , incuriositi ci siamo fermati a guardare . Ad un tratto una sesta luce si è alzata dal suolo e si è avvicinata ad una delle 5 , le altre si muovevano lentamente.

Ad un tratto una di quelle ferme ha fatto il giro del vesuvio ritornando dopo pochi attimi ed avvicinandosi alle due . infine si sono dileguate ,una di queste pero’ è rimasta visibile per piu’ tempo.Stamane ho raccontato la cosa a lavoro ed un mio collega ha confermato di aver visto anche lui il fenomeno ,aggiungendo che sembrava un film.


SECONDA TESTIMONIANZA

Milena ci scrive:

Stanotte ho fatto una breve ricerca con google sugli avvistamenti nei pressi dell’area vesuviana ed ho trovato il vostro sito..

Verso le 21.15 di ieri sera mi trovavo in macchina con mio marito sull’autostrada Napoli – Salerno, nei pressi dell’uscita di Scafati, ed ho notato che vi erano delle strane luci sul Vesuvio, man mano che avanzavamo, mi sono resa conto che le luci erano sospese, dapprima ho pensato ad una costellazione, ma erano troppo grandi e di un colore rossastro. Non erano allineate e quella che era sulla sommità lampeggiava leggermente.

Non ho potuto scattare una foto col cellulare perchè avevo la bimba in braccio e il tratto di autostrada, in quel punto, non è per niente favorevole ad una sosta, mio marito ha visto solo quelle che all’apparenza erano posizionate sul Vesuvio, non poteva certo girarsi mentre portava l’auto. Premetto che non ho mai creduto nell’esistenza di alieni e simili, ma dopo ieri sera mi sono ricreduta vivamente, anzi sono scioccata non ho dormito tutta la notte.

Milena.



Fonte:http://evidenzaliena.wordpress.com/2009/08/13/ancora-ufo-sul-vesuviola-conferma-da-numerosi-testimoni-oculari/



SFERA DI LUCE O FULMINE GLOBULARE SUL POPOCATEPETEL


Oltre ad apparire nelle aree vulcaniche le sfere di luce,spesso anche allineate a causa di un non compreso fenomeno, vengono avvistate ancor prima il verificarsi di un terremoto.
Tale fenomeno accadde a Roma la notte del terremoto all'Aquila,in Abruzzo,eccovi l'articolo con foto.

LA NOTTE DEL TERREMOTO AVVISTATI UFO SU ROMA




Erano almeno un 20 sfere - dalla descrizione sembrerebbe una classica Flottillas Ovni



Parla il testimone: “Ieri sera verso le ore 00:30 ero in zona Balduina alta vicino all’hotel Hilton quando io e la mia ragazza abbiamo visto molti oggetti luminosi. Ieri sera era il 6 aprile 2009. Erano sia in fila e anche a formare un triangolo cioè solo i punti erano tanti, credo almeno 20, non so che dire!!! Altri testimoni filmano l'evento con un videofonino.
La notizia proviene dal ricercatore Ivan Ceci che ha pubblicato il rapporto di avvistamento UFO nella zona della Balduina (vicino Monte Mario) - Roma - avvenuto la notte del 6 Aprile alle ore 00.30, qualche ora prima del terremoto avvenuto a L'Aquila in Abruzzo e che si è percepito benissimo anche nella capitale.
Riportiamo la notizia dell'avvistamento UFO / Flottillas su Roma e il video girato la stessa notte del 6 Aprile da testimoni non ancora identificati.




Fonte:http://www.segnidalcielo.it/ufo_Roma_terremoto.html

E non mancano segnalazioni di sfere di luce anche sull'Adriatico,luogo molto noto per la presenza di idrati di metano e sacche di gas sotto il fondale,eccovi alcuni filmati.






-------------------------------------------------------------------------------------------------
IL fenomeno delle sfere di luce sembra si sviluppi nella aree aventi tutte queste caratteristiche.
-Attività elettrica o elettrotellurica
-presenza di gas (vulcani,sacche di gas dell'Adriatico,terremoti,presenza di gas nel sottosuolo)
E' probabile che il fenomeno fisico-chimico che genera dette sfere sia connesso essenzialmente al gas e all'elettricità anche se per comprendere appieno tale fenomeno si dovranno fare ulteriori ricerche scientifiche.

LAMPI E FULMINI
Il fenomeno sicuramente più noto delle luci sismiche sono sicuramente i lampi e le saette che vengono sembrano susseguirsi durante un terremoto e dalla quale nonostante vi siano numerose testimonianze al riguardo la scienza ufficiale continua a negarne l'esistenza o a mostrare un'evidente scetticismo.
Vi sono numerose testimonianza al riguardo vi riporto qualche articolo e qualche filmato al riguardo:

LUCI E LAMPI TELLURICI

Durante lo svilupparsi si eventi sismici, in taluni casi è possibile notare, oltre al caratteristico rumore, anche delle luci che possono manifestarsi in modi diversi: talvolta simili ai cosiddetti “lampi di calore” estivi, altre volte similmente a delle fiammate e così via. Successivamente alle varie segnalazioni in proposito, gli scienziati hanno cominciato a effettuare dei veri e propri studi considerando attendibili diverse ipotesi che possono tutte concorrere al formarsi delle luci sismiche.
E’ utile ricordare che in natura esistono numerosi fenomeni di luminescenza non ancora spiegati dalla scienza ufficiale, come ad esempio i fulmini globulari, in grado di muoversi nell’ambiente atmosferico ad altezze diverse e di attraversare talvolta anche determinati tipi di barriera fisica, come i vetri delle abitazioni.
La teoria dell’effetto piezoelettrico, fenomeno già probatamente responsabile dell’emissione di radiofrequenza nella gamma delle onde lunghissime (VLF) fino a qualche decina di megahertz (106 hertz) prevede che rocce con composizione cristallina, soggette alle compressioni generate dai sismi siano in grado di produrre luce grazie alle scariche elettriche. L’effetto di piezoelettricità è presente in un gran numero di cristalli, avviene sottoponendo due facce del cristallo a compressione e ottenendo sulle facce trasversalmente opposte una differenza di potenziale anche elevata. La difficoltà della produzione di luci sismiche mediante questo fenomeno risiede nella necessità dell’allineamento dei cristalli nelle rocce in modo tale da riuscire la differenza di potenziale necessaria a generare la scarica elettrica e quindi il lampo.
Altri effetti elettrici si possono sviluppare semplicemente mediante la separazione o il contatto tra strati rocciosi, fenomeno che si verifica appunto in corrispondenza di spaccature causate da sismi. Sembra che il gradiente elettrico provocato da queste fratture o dai successivi contatti, potrebbe essere in grado di sviluppare sufficiente tensione da giustificare i lampi di luce.
Strofinando alcuni materiali inoltre è possibile elettrizzarli, ovvero ammassare cariche elettriche all’interno degli elementi sottoposti a strofinio. Questi quindi si caricano allo stesso modo in cui si comporta un condensatore. Fenomeni di frane su fianchi di montagne potrebbero ingenerare questa situazione e quindi provocare dei lampi dovuti a scariche elettriche.
Anche la somministrazione di calore nei cristalli può generare la produzione di cariche elettriche. In questo modo trasformando il calore in differenza di potenziale. L’attrito delle rocce sottoposte a compressione e rilascio, evento tipico di un sisma, potrebbe essere in grado di generare sufficiente calore per produrre anche questo fenomeno.
Alcuni ricercatori affermano che durante il terremoto si possono formare delle forti correnti ascensionali d’aria dovute alle vibrazioni del suolo. Queste correnti possono caricarsi elettricamente e generare scariche elettriche luminose.
Altri fenomeni che sviluppano luce, comprendono il fenomeno delle scariche elettrochimiche, che si formano a partire da fenomeni elettrolitici dell’acqua. Questi fenomeno potrebbe partire dalla presenza naturale d'acqua in anfratti e spaccature nelle rocce.
La stessa compressione delle rocce può causare l’emissione di elettroni che a seguito di collisioni con le molecole dell’atmosfera possono provocare deboli fenomeni luminosi.
In altre occasioni, successivamente ad un sisma si è potuta constatare la presenza di tracce di combustione. In tali casi si ipotizza che il fenomeno sia dovuto alla fuoriuscita di gas infiammabili dal terreno. Risulta comunque difficile comprendere le ragioni dell’innesco della combustione.
Esistono inoltre altre possibili cause di questi strani fenomeni che coinvolgono la fonoluminescenza, ovvero la possibilità di infondere in una bolla d’aria, mediante vibrazioni soniche o ultrasoniche, una temperatura talmente elevata da superare quella presente sulla superficie del sole.


ALCUNI VIDEO SULLE LUCI SISMICHE








-------------------------------------------------------------------------------------
NUBI FLUORESCENTI
Alcune testimonianza raccontano di strane nubi fluorescenti prima di terremoti.
Ebbene una testimonianza che inizialmente è stata presa per un casuale fenomeno naturale ma che in realtà mostra uno di questi fenomeni dal vivo ci mostra cosa accadde in Cina PRIMA del terremoto nel maggio del 2008.
Come al solito i più fantasiosi e i poveracci complottisti hanno attribuito le tutto ciò ad un esperimento HAARP.
Nulla di più falso.
La causa stavolta veniva dall'ALTO.

Assieme ad esso venne fotografato questo fulmine globulare.

Il fulmine globulare è una sorta di fenomeno atmosferico composto essenzialmente da plasma,gas ionizzato,e viene costantemente emesso dal Sole tramite il Vento Solare e le Tempeste Magnetiche,qualche giorno prima del terremoto infatti il sole emise un enorme brillamento solare che tramite una nube di plasma spinta dal flusso costante del vento solare arrivò sull'atmosfera terrestre come unh improvviso tsunami causando quegli effetti che abbiamo visto e contribuendo prima alla formazione di quelle nubi e del fulmine globulare e in seguito al devastante terremoto.
Per maggiori informazioni si veda: http://expianetadidio.blogspot.com/2009/06/questo-gigantesco-brillamento-e-stato.html
Testimonianze di strane colorazioni delle nubi prima di un terremoto vengon anche dall'Abruzzo,infatti prima del terremoto dell'Aquila sembra che le nuvole avesseri assunto una tinta rossastra.

FENOMENI ELETTROMAGNETICI
Pare che oltre a generare elettricità,sfere di luce e quant'altro i movimenti sismici siano anche in grado di generare delle vere e proprie interferenze elettromagnetiche anche di forte intensità che a loro volta possono generare fenomeni luminosi in cielo.
Fenomeni simili sono stati osservati in Sicilia con il cosidetto fenomeno degli incendi spontanei,da molti creduto per lungo tempo creduto causa di fenomeni extraterrestri e di utopistiche astronavi aliene.
Eccovi un articolo a riguardo:

DINAMICHE DI GRIGLIA NEL TIRRENO


Periodicamente l'attenzione si sposta su alcuni luoghi del territorio italico nei quali si verificano eventi drammatici dovuti a fenomeni sismici o atmosferici. Tra i tanti luoghi a rischio del pianeta l'Italia detiene un primato non irrilevante dovuto alla propria posizione all'interno del sistema tettonico complesso che interessa l'area mediterranea.I pur lenti movimenti delle placche Europea, Iberica, Africana e Adriatica, tra le quali s'interpone anche la mini-placca Ionica, interagendo tra loro, sottopongono la litosfera a sollecitazioni e a stress geologici che la corrugano dove i minerali sono sufficientemente elastici e la frantumano dove vi sono quelli più resistenti.
Ai movimenti di tipo franoso e sismico si aggiungono anche i fenomeni di erosione che si manifestano più evidentemente per l'azione esterna dovuta alle maree o a particolari agenti atmosferici. Ogni evento catastrofico che si verifica -frane, smottamenti, terremoti, tsunami- provoca un'ondata di emozione che richiama all'impellente necessità di monitorare il territorio in modo adeguato e continuo.
Dopo i fenomeni sismici, con magnitudo massima 6.1 della Scala Richter, verificatisi nell'area aquilana nella primavera del 2009, i quali hanno portato alla conoscenza di tutti le caratteristiche fisiche di un territorio geologicamente attivo e a rischio come quello abruzzese, l'attenzione si è fatta più viva e lo stato di allerta scatta anche quando i terremoti non raggiungono la soglia di rischio per persone e cose, pur sapendo che nel mondo si verificano giornalmente fenomeni sismici anche di magnitudo alquanto elevata.
Ciò che più disorienta, però, è l'incapacità di previsione del momento in cui si verifica un rilascio di energia sismica provocato dalla tensione tra i bordi crostali di zolle tettoniche che si scontrano e si contrastano, secondo la dinamica prevista nella teoria della “tettonica delle placche” o “tettonica a zolle”.
Presupponendo che in natura tutto risponde ad un preciso ordine e che le dinamiche di interazione tra tutti i sistemi complessi tendono a comporre momento per momento uno stato di equilibrio, se pur dinamico e perciò sempre precario, ne deriva che la frantumazione dell'originaria Pangea terrestre non ha un ordine casuale.
Il ricercatore Bruce Cathie scoprì che esistevano dirette corrispondenze tra fenomeni sismici e tra eruzioni vulcaniche basate sulle “armoniche di griglia”.
La “geometria sacra” applicata alla geografia dimostra che l'ordine del cosmo risponde a precise regole, le quali riconducono anche i fenomeni sporadici apparentemente casuali all'interno di geometrie perfette .

Le due scosse di terremoto: la prima di magnitudo 3 e la seconda di magnitudo 4.2, registrate nella Sicilia centrale dai sismografi dell'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) alle ore 7.50 e 7.51 del giorno 8 novembre 2009, pur non avendo provocato danni, hanno riproposto il problema dei fenomeni distruttivi che interessano l'Italia.
L'epicentro è stato localizzato sui Monti Nebrodi, al confine tra le province di Messina ed Enna, tra le località di Troima e Cerami. Si è trattato di due terremoti avvenuti a diverse profondità, con ipocentro a 4,1 chilometri il primo e a 21,9 chilometri il secondo, ma sono stati avvertiti dalla popolazione come un'unica scossa sismica interminabile.
I sismi del giorno 8 erano stati preceduti da un altro movimento di magnitudo 3.1 e da eruzioni nei vulcani attivi Etna e Stromboli. Dai rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania è emerso che “a tremare è stata la faglia sismica che attraversa i Nebrodi, nella zona nord-orientale della Sicilia” e che l'onda sismica è stata avvertita distintamente nei paesi di Capizzi, Cerami e Troina, Enna, Gagliano, Castelferrato e Nicosia, che si trovano nell'Ennese, fino a Lascari e Cefalù, nel territorio palermitano.
Nei giorni successivi sono seguiti altri sismi, registrati con epicentri sui Monti Nebrodi (magnitudo 2.5), in mare nei pressi di Ustica (magnitudo 3), tra Vallelunga, Pratameno, Villalba e Valledolmo (magnitudo 3.9), le località che si trovano al confine tra le province di Caltanissetta e Palermo.
Gli esperti non mettono in relazione gli eventi sismici tra loro, né con l'incremento dell'eruzione dell'Etna, né con il lancio di massi e lapilli espulsi da una frattura del cratere di Sud-Est dello Stromboli, che ha segnato la ripresa dell'attività del vulcano dopo quattro mesi dall'ultima sua eruzione. É evidente, però, che ad essere attualmente interessata è l'area settentrionale della Sicilia, che pur risente costantemente dell'azione delle placche: Africana, Iberica (o Tirrenica) e Euroasiatica e Ionica, che interagiscono tra loro con spinte e controspinte, coinvolgendo direttamente tutta l'isola.
Recentemente si è ipotizzato un arretramento della placca Africana, ossia un'inversione di moto che ha provocato i fenomeni sismici, eruttivi e di degassamento avvenuti nel 2004.

Se analizziamo il territorio con il modello “a celle geodetiche “ da me proposto, rivelatosi utile nella comprensione delle dinamiche geologiche che hanno provocato grandi sismi, quali quello seguito da un devastante tsunami verificatosi nel sud-est asiatico il 26 dicembre 2004 (Relazione al Simposio “Non solo Terra”, Cagliari 11-12 dicembre 2004-) e quello del 6 aprile 2009 in Abruzzo (Corriere Salentino: Terremoto a L'aquila e possibili implicazioni con i vulcani del Tirreno, 6 aprile 2009), (Home di Scienza e Conoscenza: “Terremoti e vulcani, 24 luglio 2009), si possono ricavare dati interessanti riferiti all'attività geo-elettromagnetica originata dai centri delle celle energetiche della Terra (Marisa Grande, L'orizzonte culturale del megalitismo, Besa 2008 e l'inedito “La precaria armonia del cosmo”).

L'ordine di arrivo delle onde elettromagnetiche, scaturite dall'interno del pianeta attraverso i “centri” di ogni cella, provoca ondate di rilascio di energia che si vanno a scaricare sulle aree periferiche. L'insieme corrisponde al modello degli “anelli di fuoco”, poiché sulle circonferenze concentriche nelle “celle geodetiche” naturali della Terra si trovano vulcani attivi o spenti.
All'interno del sistema a griglia modulare elettromagnetica della Terra le cui maglie-base corrispondono ad un triangolo curvo (Corriere salentino: Griglia energetico-vibrazionale “Armonica sei”, 12 agosto 2009), il Tirreno meridionale è compreso in una delle “celle energetico-vibrazionali” che compongono la griglia geo-magnetica.
Nel centro della cella che configura la piana abissale del Tirreno risiede il Monte Marsili, un vulcano sottomarino silente, ma non spento, che ha un'estensione di Km. 70x40 e una spinta di espansione molto forte, che gli fanno assumere le caratteristiche di una “dorsale” che tende ad espandere il bacino del mare Tirreno con un indice di incremento annuo molto rapido rispetto al modello di riferimento della “tettonica a zolle”. (Enzo Boschi, Presidente INGV, in Messaggero, 30 settembre 2006)
L'estensione del massiccio del Marsili indica che il suo centro geo-elettromagnetico è soggetto a mutare attraverso i millenni, poiché il vulcano scorre sul bacino magmatico sottostante in risposta alle spinte impresse dalle placche adiacenti la Piana Tirrenica, configurando una forma riferibile al modello oceanico dei “bacini di retroarco”. La sua crosta lavica, spessa quasi 10 chilometri e prevalentemente basaltica -composta da silicati di ferro e di magnesio ma povera in silice- lo fa
associare alle dorsali oceaniche. La sua attività di espansione si configura ad anelli concentrici all'interno della cella geomagnetica ed è estesa fino alle catene montuose della Sicilia settentrionale (Madonie, Nebrodi e Peloritani), dell'Arco Calabro e Lucano e al Vesuvio e Campi Flegrei in area continentale, mentre in mare aperto include il complesso vulcanico Vavilov e la Fossa di Ustica.
La Piana Tirrenica, nel cui centro risiede il Marsili, è composta invece da materiale immesso lungo le aree di subduzione delle placche che la circondano da est e e da sud-ovest e i minerali surriscaldati risalgono in parte in forma magmatica riempendo i bacini dei numerosi vulcani che vi si aprono in superficie. Per tale caratteristica l'area tirrenica corrisponde ad una specie di zattera dallo stato rigido ridotto, che oppone poca resistenza alle spinte e perciò tende più a deformarsi che a frantumarsi. I numerosi vulcani sottomarini noti sono: Palinuro, Glauco, Io, Sisifo, Ustica, Vavilov, quelli delle Isole Eolie (Stromboli, Panarea, Salina, Filicuti, Alicuti), delle Isole Lipari ( Lipari, Vulcano), cui fanno da corona i vulcani continentali Etna e Vesuvio.
L'intero sistema risponde alla struttura di un “anello di fuoco”, con vulcani spenti, silenti o attivi, nel cui interno si verificano fenomeni vulcanici e sismici dipendenti dall'attività di espansione del Marsili. La sua energia emessa si estende a “macchia d'olio, incrementando l'attività dei vulcani attivi, mentre nelle aree dove i vulcani sono spenti l'incremento dell'attività elettromagnetica provoca sismi e aperture di faglie.
L'Etna, sempre attivo, rappresenta una valvola di sfogo nel sistema e la sua attività eruttiva è distinta da quella degli altri vulcani che hanno i loro bacini nella litosfera della Piana Tirrenica, poiché attinge il suo magma, generato dalla subduzione delle placche, penetrando in profondità attraverso una fessura della Placca Africana che, superando gli spessori della litosfera e dell'astenosfera, raggiunge direttamente il mantello della Terra.

L'attività energetica della cella geo-magnetica del Tirreno risponde al valore vibrazionale dell'armonica sei.
La forma energetica di espansione dal centro muta da sferica a poliedrica nel momento in cui incontra quella emessa dai centri di altre sei celle adiacenti. Le “sfere di energia” interagiscono rispondendo al modello delle “bolle di sapone” che, unendosi tra di loro “a grappolo”, modificano la loro forma sferica in poliedrica, con interfacce comuni ad ogni poliedro adiacente.
Tali interfacce, attraversando la superficie terrestre, descrivono i lati di un esagono regolare, segmenti virtuali che vibrano secondo l'armonica sei.
Ai vertici dell'esagono inscritto all'interno della cella geo-magnetica del Marsili vi sono i due vulcani noti come il Vesuvio e il Vavilov e un punto della Fossa di Ustica. Gli altri sono collocati sul Monte Pollino, in Lucania e sul Monte Cucolo dell'Appennino Calabro, presso Cittanuova.
Il sesto vertice, collocato nell'area siciliana a nord di Enna, si trova in posizione opposta al Vesuvio sul diametro nord-sud che passa per il vulcano Alicudi e per Canneto di Caronia.
Alicudi è l'ultima delle Isole Eolie e, secondo il “sistema frattale delle celle geologiche” si colloca all'interno di un piccolo “arco di fuoco”, nuovo rispetto a quello che ha determinato la posizione delle altre isole vulcaniche dell'Arcipelago eolico, poiché scorrente sui bacini magmatici sottostanti.
Tale piccola cella, che modella anche un tratto della prospiciente costa settentrionale della Sicilia, ha manifestato la sua attività energetico-vibrazionale particolarmente nel 2004, quando i fenomeni luminosi e plasmatici emessi dal suo centro furono accompagnati da inspiegabili incendi spontanei e rilevanti anomalie elettromagnetiche che si manifestarono nella periferica località siciliana Canneto di Caronia.

Fonte:http://www.nibiru2012.it/forum/index.html

Alex

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

INDIRIZZO E-MAIL

Per contattarmi:

angelfallendark@hotmail.it


Cerca nel blog

Lettori fissi

Archivio blog