ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


sabato 28 novembre 2009

COME FUNZIONANO I MODELLI CLIMATICI?

Riporto in questo articolo un lavoro del dottor Roy Spencer sui modelli climatici che gli scienziati utilizzano per fare le loro previsioni sul clima. L’argomento mi sembra interessante perché viene esaltata incondizionatamente, almeno dai media, la loro validità quando in realtà presentano non pochi limiti.
Un modello climatico è sostanzialmente un programma per computer (o meglio un supercomputer, vista la mole di calcoli da eseguire) costituito per la maggior parte da equazioni matematiche. Queste descrivono quantitativamente come, la temperatura atmosferica, la pressione, la velocità e la direzione dei venti, la concentrazione del vapore acqueo, le nuvole, le precipitazioni, rispondono al riscaldamento solare della superficie e dell’atmosfera terrestre. Naturalmente in queste vengono incluse anche le equazioni che descrivono gli effetti “serra” di alcuni elementi dell’atmosfera (soprattutto vapore acqueo, anidride carbonica e metano). La superficie sferica della Terra viene suddivisa in tante griglie (vedi l’immagine sotto) e in ognuna di queste viene fatto partire questo programma.

fonte: http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-1.jpg

Esistono poi modelli climatici, detti “accoppiati”, dove compaiono le equazioni che descrivono tridimensionale la circolazione oceanica, il trasporto dell’energia solare assorbita intorno alla Terra, e gli scambi di calore e di umidità con l’atmosfera. Nei moderni modelli accoppiati compaiono anche equazioni che descrivono l’influenza della vegetazione, del suolo, della neve o del ghiaccio sullo scambio termico con l’atmosfera. L’immagine mostra la temperatura della superficie del mare, la direzione dei venti in superficie e la distribuzione dei ghiacci ottenuta da un modello del NCAR (National Center for Atmospheric of Research).


Fonte: http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/climate-model-2.jpg

Se volete vedere come un modello di simulazione del clima evolva nel tempo, un suggestivo video del NCAR lo trovate al seguente link: http://www.youtube.com/watch?v=tbXwRP0CQNA

L’importanza del bilancio energetico nei modelli climatici

I modelli climatici sono solitamente utilizzati per studiare come il clima della Terra potrebbe rispondere a piccole modifiche di due flussi energetici: quello solare in entrata e quello emesso dalla Terra in uscita sotto forma di radiazione infrarossa. Proprio quest’ultimo è influenzato dall’aggiunta di gas serra che riducono la capacità dell’atmosfera terrestre di liberare energia verso lo spazio (riscaldamento antropico). È l’equilibrio tra i due flussi di energia radiante che determina la temperatura media a lungo termine del clima. Se sono in equilibrio allora la temperatura media si mantiene costante, altrimenti si osserva un cambiamento. E’ semplicemente una questione di bilancio energetico. L’energia in gioco è stimata essere in 235 o 240 watt per metro quadro, che corrisponde all’energia solare assorbita dalla Terra ed emessa sotto forma di raggi infrarossi (siamo in equilibrio termico). Parliamo di stima perché il sistema satellitare per la misurazione del bilancio di energia radiante della Terra non è ancora abbastanza buono da fornire una precisione assoluta.
Tutta una serie di variabili nel modello vengono cambiati fino a quando il modello stesso si avvicina alla media stagionale dei modelli meteorologici di tutto il pianeta e alla energia assorbita dalla Terra ed emessa a un tasso medio globale di 235 o 240 watt per metro quadro. Gli scienziati che fanno modelli ritengono che se il modello riesce a imitare queste caratteristiche di base del sistema climatico terrestre, allora sarà in grado di prevedere l’eventuale riscaldamento globale. Questo presupposto potrebbe essere buono oppure no, ma nessuno è in grado di dirlo.

Il riscaldamento globale di origine antropica nei modelli climatici

L’aggiunta di anidride carbonica nell’atmosfera dalla combustione di combustibili fossili ha provocato uno squilibrio di un valore stimato di circa 1,5 Watt per metro quadrati rispetto ai soliti 235-240. Questo squilibrio energetico è troppo piccolo per essere misurata dai satelliti e di fatto viene calcolato teoricamente. Quindi, se la Terra è inizialmente in uno stato di equilibrio energetico, e il tasso di radiazione assorbita dalla Terra è esattamente 240 Watt per metro quadro, il tasso di perdita di radiazione infrarossa nello spazio passa da 240 a 238,5 Watt per metro quadro (240 meno 1,5). Ciò determina un incremento di temperatura fino a quando non sarà ripristinato l’equilibrio termico. A quel punto l’energia persa sotto forma di radiazione infrarossa e quella solare assorbita si eguaglieranno e si avrà nuovamente una temperatura costante nel tempo.
La principale fonte di incertezza nella modellazione del clima è questa: il sistema climatico (la Terra) come si comporterà per ridurre la piccola quantità di riscaldamento dovuto alla CO2? Il modello climatico (così come il vero sistema climatico) ha diversi modi in cui uno squilibrio energetico dovuto all’aggiunta di anidride carbonica in atmosfera possa essere ripristinato. La risposta più semplice è un aumento della temperatura. Ad esempio, si può calcolare che il 40% di aumento di CO2 dovuto alle attività umane negli ultimi 150 anni abbia causato un incremento di 0,5 C. Questa risposta teorica è chiamata “no feedback” (senza risposta) perché nessuna cosa è cambiata tranne la temperatura.
Ma un cambiamento di temperatura può modificare altri elementi del sistema climatico, come le nuvole e il vapore acqueo. Questi altri indiretti cambiamenti sono chiamati “feedbacks”, e possono amplificare o ridurre il riscaldamento dovuto alla sola CO2. Nella figura seguente, vengo mostrati più di venti modelli climatici attualmente monitorati dalle Nazioni Unite mediante l’ IPCC che amplificano il riscaldamento del pianeta.


http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/21-ipcc-climate-models.jpg

Questa amplificazione è in gran parte dovuta all’aumento di vapore acqueo – che è il principale gas serra- e alla diminuzione delle nubi che si formano alle altitudini medio-basse, il cui effetto principale è quello di lasciare arrivare maggiore radiazione solare e causare un ulteriore riscaldamento del pianeta. Questi cambiamenti vengono implementati nei modelli che assegnano all’aumento del vapore acqueo e alla diminuzione delle nubi un feedback positivo.

E’ questo realmente il modo in cui funziona il sistema climatico terrestre?

Incertezze nei modelli climatici


Le equazioni che compaiono nel modello sono solo approssimazioni dei processi fisici che avvengono nell’atmosfera. Mentre alcune di queste approssimazioni sono altamente precise, altre sono alquanto grezze. Questo è dovuto al fatto che i processi reali che avvengono sono o troppo complessi per essere inclusi nel modello (il supercomputer non riesce ad eseguirli) o perché la nostra comprensione di questi processi è ancora troppo scarsa. Quest’ultima è particolarmente vera per la formazione e la dissipazione delle nuvole. Si sta ancora cercando di implementare nei modelli l’influenza climatica delle differenti varietà di nuvole che compaiono nelle diverse regioni del pianeta e nelle varie stagioni. La modellazione del comportamento delle nuvole è molto difficile ed è qualcosa che ancora non è stato realizzato nei modelli climatici globali.
Tutti i modelli climatici IPCC assegnano un feedback positivo alla riduzione delle nubi medio basse e questo è il motivo principale delle differenze nel riscaldamento fornito dai diversi modelli climatici (Trenberth e Fasullo, 2009). Prevedo che questo modello di comportamento (delle nubi) si dimostrerà essere non corretto. E anche se gli autori sono restii ad ammetterlo c’è già qualche elemento di prova nella letteratura scientifica (Spencer et al., 2007; Caldwell e Bretherton, 2009). Credo che i modellisti hanno erroneamente interpretato il fatto che il riscaldamento provochi una diminuzione delle nuvole, mentre in realtà è stata la diminuzione delle nuvole che ha causato la maggior parte del riscaldamento del pianeta. Questo è fondamentalmente un problema di nesso di causalità: una direzione del nesso di causalità è stato ignorata quando si cerca di valutare il nesso di causalità nella direzione opposta (Spencer e Braswell, 2008).
Il problema fondamentale del nesso di causalità nella modellazione del clima non si limita solo alle nuvole. Mentre il riscaldamento provoca, in media, un aumento del vapore acqueo alle basse quote, tutto il sistema di precipitazioni controlla il vapore acqueo contenuto nella parte restante dell’atmosfera. Quindi da un parte l’evaporazione contribuisce ad incrementare l’effetto serra immettendo vapore acqueo in atmosfera, dall’altra le precipitazioni lo riducono. Ma mentre il fenomeno fisico dell’evaporazione è stato capito molto bene, lo stesso non si può dire dei processi fisici di conversione di vapore acqueo in nubi e in precipitazioni, che rimangono piuttosto complessi e misteriosi. E’ l’equilibrio tra questi due processi – l’evaporazione e le precipitazioni – che determina l’umidità atmosferica.
Anche nei modelli fatti ad hoc per studiare il comportamento e l’accrescimento delle nuvole (modelli che presentano molti calcoli complessi) il momento in cui inizia una precipitazione non viene calcolato ma bisogna fornirglielo. Questo fatto è una fonte di enorme incertezza e non viene sufficientemente considerato dagli scienziati. Alla fine, molte delle approssimazioni nei modelli climatici probabilmente non sono così importanti per la previsione dei cambiamenti climatici, ma basta un solo processo critico per portare le proiezioni del modello in una direzione completamente sbagliata. L’IPCC ammette che la loro principale fonte di incertezza è il feedback delle basse nuvole, cioè come la bassa copertura nuvolosa cambierà con il riscaldamento.

La causa del riscaldamento globale: l’uomo o la natura?

L’aggiunta di più di anidride carbonica in atmosfera deve avere qualche effetto sul bilancio energetico del pianeta, ma quanto è grande in confronto allo squilibrio energetico che il sistema climatico impone su se stesso?
Il risultato è stato che questi modellisti considerano il sistema climatico molto sensibile alle nostre emissioni di gas serra e che in primo luogo esso è in uno stato di equilibrio energetico.Vi è una pervasiva e non scientifica convinzione che la natura è in una situazione precaria di equilibrio. Sia che si tratti di ecosistemi o del sistema climatico, si sentono scienziati che sostengono la presunta fragilità della natura. Ma questo è un concetto soggettivo, non scientifico. Proprio perché la natura tende verso un equilibrio non significa che l’equilibrio sia in qualche modo ‘fragile’. E che cosa significa ‘fragile’, quando la natura sembra sconvolgere questo equilibrio comunque?
Perché questo è così importante per la modellazione del clima? Perché se questi scienziati ignorano la variabilità naturale indotta del clima, e la maggior parte dei cambiamenti climatici sono dovuti alle attività dell’uomo, allora inevitabilmente si arriva alla conclusione che il sistema climatico è fragile. Se il riscaldamento osservato nel corso del 20 ° secolo è stato causato dall’uomo, ne consegue che il sistema climatico è abbastanza sensibili (feedback positivo). Ma se il riscaldamento è stato in gran parte causato da una variazione naturale della copertura nuvolosa, allora il sistema climatico è più probabilmente insensibile (feedback negativo). E non c’è modo di sapere se sono avvenuti cambiamenti naturali nella copertura delle nubi semplicemente perché le nostre osservazioni sul secolo scorso sono molto poco accurate.
Così, i modellisti climatologi partono dal fatto che non vi sono cambiamenti a lungo termine delle nubi, del vapore acqueo, ecc, e programmano i loro modelli climatici in modo da essere abbastanza sensibili nel produrre il riscaldamento del pianeta nel corso degli ultimi 50 anni con l’aumento delle concentrazioni di biossido di carbonio. Il presupposto è sempre quello: esso partono dal fatto che la Terra fosse in uno stato di equilibrio energetico, prima che l’uomo cominciasse ad usare i combustibili fossili. Ma, come è dimostrato dalla seguente ricostruzione della temperatura degli ultimi 2.000 anni (dal Loehle, 2007), vi sono state continue variazioni di temperatura che implicano necessariamente continui cambiamenti nel bilancio energetico della Terra.


fonte: http://www.drroyspencer.com/wp-content/uploads/2000-years-of-global-temperatures-small.gif

E mentre i cambiamenti dell’attività solare sono una possibile spiegazione per questi eventi, è anche possibile che ci siano a lungo termine, internamente al sistema, delle fluttuazioni nel bilancio energetico globale, determinate dalla variabilità naturale delle nubi e del vapore acqueo.

Conclusioni

Non c’è dubbio che molti sforzi sono stati fatti per migliorare i modelli climatici. Ma ciò non significa che tali modelli possono necessariamente prevedere il clima tra 20, 50 o 100 anni da adesso. In ultima analisi, il modellista (e quindi il politico) deve prendere come una questione di fede il fatto che oggi i modelli climatici computerizzati contengono tutti i processi importanti necessari a prevedere il riscaldamento globale.
Questo è il motivo per cui convalidare le previsioni di una teoria è così importante per il progresso della scienza. Purtroppo, non abbiamo un buon sistema per testare rigorosamente modelli climatici nel contesto della teoria che il riscaldamento globale è antropico. Gli scienziati affermano che i loro modelli possono spiegare i cambiamenti di temperatura avvenuti nel 20 ° secolo. Ciò è vero solo in parte, infatti: primo, non è improbabile che la loro è l’unica spiegazione e secondo, loro forniscono una spiegazione conoscendo già la risposta. Il punto è che, mentre i modelli climatici attualmente offrono una possibile spiegazione per il cambiamento climatico (umanità emissioni di gas serra), non è affatto l’unica possibile. E ogni modellista che sostiene di aver trovato l’unica possibile causa del riscaldamento globale è in malafede. Anche l’IPCC (2007) ammette c’è un 10% di probabilità che si sbagli sul fatto che il riscaldamento degli ultimi 50 anni sia di origine antropica.

FINE


Fonte:http://daltonsminima.wordpress.com/2009/11/28/come-funzionano-i-modelli-climatici-seconda-parte/

L'UFO TERRESTRE NIKOLA TESLA

NIKOLA TESLA,

nell’autobiografia “MY INVENTIONS” pubblicata a puntate su Electric Experimenter del 1919, fa più volte cenno ad alcune “macchine volanti” già progettate da realizzare in pratica, radicalmente diversi dagli aerei e dagli elicotteri, già brevettati dallo stesso TESLA.
Alcuni storici tra cui la lodevole MARGARET CHENEY autrice di una buona biografia “MAN OUT OF TIME”, in corso di traduzione in Italiano, ha ritenuto che si trattasse di un elicottero, perché TESLA aveva parlato espressamente di decollo verticale, ma ciò non è corretto.
TESLA scrisse:
‘Come affermato in una precedente occasione, quando fui studente all’Università, io concepii una macchina volante, abbastanza diversa da quelle presenti. Il principio sottostante era solido, ma non poté essere messo in pratica perché volli un movente primario di sufficientemente grande attività. Negli anni recenti, ho risolto questo problema e sto ora pianificando una macchina aerea “priva di piani di sostentamento, alettoni, propellenti ed altri attacchi esterni, che saranno capaci di immense velocità e saranno molto probabilmente in grado di fornire potenti argomenti per la pace nel prossimo futuro. Una simile macchina sostenuta e propulsa “interamente per reazione”, è mostrata in una delle pagine delle mie letture, ed è supposta di essere controllata sia meccanicamente che per mezzo di energia trasmessa senza fili. Installando gli impianti appropriati, sarà praticabile “proiettare un missile di questo tipo nell’aria e farlo cadere” quasi nell’esatto punto designato, che può essere migliaia di miglia lontano.‘
Ovviamente non si tratta neppure di una mongolfiera o di un dirigibile.
TESLA non fu neppure mai interessato alla missilistica o alla propulsione a getto, quindi non si tratta di un razzo a combustione.
Si tratta di un veicolo a levitazione identificato di forma discoidale o sferoidale, a seconda delle idee del progettista, il cui principio di funzionamento ricalcherebbe gli UFOs genuini e gli IACs.
WILLIAM R. LYNE, che ha un patrimonio genetico assortito avendo sia antenati anglosassoni dalla pelle bianca che antenati nativi americani dalla pelle rossa, ha scritto due libri sull’argomento.
Essi sono SPACE ALIENS FROM THE PENTAGON e OCCULT ETHER PHYSICS: TESLA’S HIDDEN SPACE PROPULSION SYSTEM AND THE CONSPIRACY TO CONCEAL IT, edizioni CREATOPIA.
LYNE sostiene una tesi paradossale: che tutti i dischi volanti sono di fabbricazione terrestre e nessun alieno è mai giunto sulla terra. Tutti gli ufologi, secondo LYNE sarebbero strumenti inconsapevoli della propaganda dei Pseudo-ILLUMINATI di BAVIERA, avente lo scopo di nascondere con il mito degli extraterrestri la vera scienza soppressa.
Non condividiamo le sue idee in esobiologia, ma che comunque avrebbero forse qualche effetto su certe sette di ufolatri, ma abbiamo considerato attentamente le affermazioni di LYNE concernenti la fisica ed i sistemi avanzati di propulsione.
Già nel primo libro SPACE ALIENS FROM THE PENTAGON, LYNE espose la teoria dinamica della gravità di TESLA, afferma a pag. VII che tutte le sue invenzioni erano finalizzate alla macchina volante elettrica.
NIKOLA TESLA aveva anche costruito un sistema di guida giroscopico nel 1917 che fu testato in un volo di prova di 200 miglia con la SPERRY GYROSCOPE COMPANY.
LYNE concorda che la gravitazione ed il sistema di propulsione elettrogravitazionale sono causati DAL FLUSSO OMNIDIREZIONE DI ETERE o RADIAZIONE del PUNTO ZERO o FLUSSO DEI FOTONI VIRTUALI o PRANA con l’interazione di cariche positive e negative che compongono questo flusso invisibile. Attraverso l’uso degli apparati elettrici è possibile creare dei vortici opportuni nel flusso eterico che spingono gli oggetti nella direzione voluta. Come vedremo in fondo l’uso degli apparati elettrici non è l’unico sistema, ma è quello che attualmente, per l’attuale grado di evoluzione spirituale dei terrestri è più adatto, aggiungo io.
NIKOLA TESLA naturalmente era in grado di ottenere con i suoi TESLA COILS di grande efficienza, correnti elettriche ad altissima tensione ed ad elevata frequenza senza bruciarli, ma soprattutto era in grado di trasmetterla attraverso l’atmosfera, senza fili ed anche di produrla dalla ZPE (Concetto questo poi sviluppato da HENRY THOMAS MORAY).
NIKOLA TESLA già prima del 1894 aveva fatto un esperimento con 2 lamine metalliche parallele e, tramite una corrente alternata ad elevata frequenza ed alta tensione, le cui oscillazioni erano provocate da un trasformatore di TESLA, aveva creato uno “stato solido” tra le due placche. Non era un vero è proprio “muro”, ma più verosimilmente aveva dato al flusso di etere un ordine, una consistenza, una inerzia, ed un momento, per cui produceva gli effetti della materia solida. L’effetto a cui TESLA mirava era quello di sospingere oppure di arrestare o sorreggere le placche o un altro oggetto solido. In tal caso la placca sarebbe diventata una sorta di tappeto volante.
Normalmente il flusso di fotoni virtuali è disordinato, non è polarizzato ed essendo un fluido estremamente tenue non può avere impieghi pratici. Esso scorre continuamente attraverso i nostri atomi e le nostre cellule, senza che noi neppure lo avvertiamo, come è giusto che sia. L’elettricità ad alta tensione ed alta frequenza sprigionata da un trasformatore di TESLA è un mezzo che può POLARIZZARE ovvero “disciplinare” ed ordinare il flusso eterico. Una applicazione particolarmente rilevante è quella della creazione di vortici nel flusso delle ZPR.
LYNE definisce l’etere anche come “OMNI MATTER” cioè materia componente base che costituisce tutte le cose.
Questo esperimento fu riportato nel libro di THOMAS COMMFORD MARTIN “THE INVENTIONS, REARCHES AND WRITINGS OF NIKOLA TESLA” del 1894, eppure viene attribuita tale scoperta all’esperimento, sempre con 2 placche metalliche parallele, di HENDRIK BRUGT GERHARD CASIMIR (1909-2000) del 1948.
Tale effetto viene ricordato come effetto CASIMIR, mentre la prima formulazione teorica del Campo Elettromagnetico di Punto Zero viene attribuita a MAX PLANCK (1858-1947) nel 1912, nonostante che TESLA li avesse preceduti entrambi.
TESLA dichiarò di averlo sperimentato su una distanza di 6 miglia e che esso consentiva, tramite onde telluriche di intensità molto più piccola di quelle dei terremoti, di inviare messaggi, che sarebbero stati captati con un piccolo ricevitore tascabile. Tale trasmissione perdeva molto poco della sua intensità con la distanza e, ovviamente, viaggiando attraverso il terreno, non risentiva in alcun modo delle condizioni meteorologiche.
Tale dispositivo non era progettato per trasmettere energia elettrica, ma solo messaggi, probabilmente di tipo telegrafico, anche se TESLA non lo specificò.
TESLA non mostrò mai questo apparato in azione, ma pressato dai giornalisti, aggiunse che esso consisteva in un cilindro di acciaio molto fine sospeso in aria da un tipo di energia che era molto vecchia nel principio, ma che era amplificato con un nuovo segreto, combinata con una parte fissa che si trovava al suolo.
Questa dichiarazione potrebbe essere considerata una vanteria non provata e TESLA non può sottrarsi all’onere della prova sperimentale, come il metodo galileiano prescrive, altrimenti usciamo dalla scienza ed entriamo nei dogmi di fede che accomunano i finti religiosi e gli scettici negazionisti.
LYNE cita il pezzo dell’ELECTRIC EXPERIMENTER, considerandolo una dichiarazione non pubblicata del 1915, prendendolo dal libro di JOHN JACK O’NEILL PRODIGAL GENIUS. Invece è stato pubblicato eccome con tanto di una illustrazione della nuova macchina volante.
NIKOLA TESLA disse ad O’NEILL che l’idea della macchina volante gli venne per la prima volta mentre frequentava l’Istituto tecnico di GRAZ.
In un articolo del dell’8/12/1915 sul NEW YORK TIMES, TESLA aveva proposto il suo sistema di propulsione elettrico, proponendo però di alimentarlo via radio da un generatore a terra. TESLA affermò che esso avrebbe potuto un milione di miglia all’ora [pari a 277 miglia (444 km) al secondo e 16.666 miglia (26.625 km) al minuto primo]. LYNE precisa che tale velocità poteva essere raggiunto nello spazio interplanetario, ma per viaggi intercontinentali era esagerato. Ovviamente questo dimostra chiaramente che non si tratta né di un elicottero né di un razzo, perché non potranno mai raggiungere tali velocità, per le loro caratteristiche strutturali, neanche fra 1000 anni.
L’immagine fa pensare ad una pagnotta o ad un sigaro volante, oggetto anch’esso che è stato abbondantemente avvistato nei 55 anni dell’ufologia civile, anche se non sappiamo se questa era la proporzione originale di TESLA o se il disegnatore lo ha allungato. Noi riteniamo che l’idea originale di TESLA fosse più simile ad una cupola o ad una semisfera arrotondata, che non ad un sigaro, per ottenere una distribuzione della carica elettrica per unità di superficie più uniforme rispetto alla forma cilindroide.
In ogni caso quest’immagine è sufficiente a fugare definitivamente l’ipotesi del dirigibile, perché non ci sono eliche e del razzo, perché non ci sono gli alettoni di coda, come ha scritto espressamente lo stesso TESLA anche se la parola reazione potrebbe trarre in inganno qualcuno.
In una intervista rilasciata a WILLIAM L. LAURENCE comparsa sul NEW YORK TIMES del 22/09/1940, il Dr. NIKOLA TESLA annunciò al mondo la TELEFORZA consistente di 4 invenzioni già testate che consistevano in:
1) Un mezzo per produrre raggi nell’aria libera senza alcun vuoto;
2) un metodo di produrre una forza elettrica molto forte (per forza si intende tensione),
3) un metodo per amplificare questa forza elettrica,
4) e un metodo per produrre una tremenda forza elettrica propellente.
Alcuni scrittori pseudotesliani e legati alla CIA e/o alla massoneria hanno sostituito la parola propellente con repellente, per confondere le idee.
Come al solito, alcuni scienziati senza coscienza posteriori, si sono appropriati delle scoperte ed invenzioni di TESLA per applicare a fini opposti a quelli dell’ingegnere slavo ovvero l’HAARP, le armi a raggi di particelle per il progetto HAARP le emissioni ELF per il controllo della mente ed altri crimini contro l’umanità.

La forma circolare e convessa dell’UFO e della cima della torre di WARDENCLIFFE, non sono casuali, ma rispondono al criterio di distribuire uniformemente la carica elettrica sulla massima superficie possibile, in modo da ridurre le perdite, in quanto sappiamo bene, da FRANKLIN ed il parafulmine che le punte e gli spigoli fanno addensare eccessivamente le cariche. Per il medesimo motivo NIKOLA TESLA aveva creato le bobine piatte.
Le bobine piatte a spirale, avendo il massimo rapporto superfici/spessore ed essendo prive di spigoli ed a largo raggio di curvatura, permettevano di avere un buon rapporto superficie/carica elettrica e non davano luogo all’effetto corona o a scariche spurie che disperdevano inutilmente parte della potenza teorica del dispositivo.



Fonte:http://curiositybox.wordpress.com/2009/09/09/lufo-terrestre-di-nikola-tesla/

IL VESUVIO?UNA BOMBA AD OROLOGERIA



Secondo gli studiosi se il vulcano si risveglia sarà un disastro. Il piano evacuazione appare insufficiente mentre le Istituzioni e la stessa opinione pubblica, in questi anni, hanno gravemente sottovalutato il pericolo.
“Il rischio di un’eruzione del Vesuvio è molto alto e non bisogna mai abbassare la guardia”. Questo è stato l’allarme lanciato in occasione dell’ultimo convegno organizzato dall’Ordine dei Geologi della Campania. In particolare, secondo lo stesso presidente dell’Ordine, Francesco Russo: “La gente ha sottovalutato la pericolosità del caso e quando il Vesuvio esploderà, sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”. Dal punto di vista scientifico, il Vesuvio è costantemente monitorato. L’Osservatorio vesuviano, in questi anni, ha installato una minuziosa rete di strumenti per il controllo dei parametri geofisici e geochimici oltre a quelli relativi alla sismicità, alle deformazioni e alle stesse emissioni di gas dal sottosuolo. Secondo lo studioso, chi ha davvero sottovalutato la pericolosità del Vesuvio sono state la politica e la stessa opinione pubblica. “Quando il Vesuvio esploderà – sostiene Russo – sarà uno scenario drammatico, nonostante la grande attenzione della Protezione Civile. Il vero dramma è che, nonostante il divieto di non abitare quella zona, la speculazione edilizia ha continuato a costruire sotto le pendici del vulcano. Tale situazione è evidente già guardando la montagna da lontano. Lo sguardo cade, purtroppo, su quelle abitazioni che, in caso di esplosione verrebbero spazzate via dalla lava e dai lapilli. Eliminate, annullate e cancellate, in un solo attimo tutte quelle vite annientate. Subito, perché, nonostante i piani di evacuazione, le costruzioni sono troppo vicine al cratere del Vesuvio”.

OPERAZIONE VESU-VIA - In questi anni sono stati stanziati centinaia di migliaia di euro per incentivare l’evacuazione dalla zona rossa, l’area alle pendici del cratere considerata a più alto rischio. Il progetto si chiamava “Vesu-via”. La Regione Campania finanziava l’acquisto di una casa fuori dalla zona rossa. Il risultato è stato disastroso. Solo un centinaio di persone ne hanno usufruito, mentre, allo stato, ne risultano quasi 10.000 abitare nelle zone a più alto rischio. Secondo il presidente dei geologi campani: “Bisognerebbe, infatti, togliere quanti più insediamenti stabili possibili magari convertendo queste aree a destinazione prettamente turistiche”. Una delle ragioni del fallimento di “Vesu-via” è certamente dovuto al fatto che, per persone nate e vissute in quei luoghi, è difficilissimo abbandonarle. “Ciò, però – ribadisce Russo – non deve far dimenticare che nel momento in cui esso esploderà, il flusso di gente che scapperà sarà tantissima e l’epilogo che si prevede sarà in ogni caso tragico. Proprio per questi motivi, l’appello si fa duro verso le istituzioni politiche che devono prendere seri provvedimenti”. Secondo un tecnico dell’Osservatorio vesuviano da noi ascoltato, che però ci chiede di restare anonimo, senza dubbio dal punto di vista geofisico uno dei “segnali precursori dell’eruzione sarà un’intensa attività sismica con magnitudo intorno a 5 gradi della scala Richter e il presentarsi di rigonfiamenti del terreno anche in aree distanti tra loro diversi km”. Laconico, poi però chiosa: “Viviamo su una bomba ad orologeria e non sappiamo nemmeno quando scadrà il timer”. Infatti, è certamente vero che un’eruzione vulcanica, a differenza di quanto avviene per i terremoti, è prevedibile anche se, ancora oggi, non è possibile stabilire quale sarà il suo andamento; se si concretizzerà, cioè, in fenomeni che non costituiscono una minaccia diretta per la vita umana o se evolverà in forme catastrofiche. Una “inutile” evacuazione a scopo preventivo, tra l’altro, rischia di ingenerare tra la popolazione sfiducia nelle stesse strutture preposte alla sorveglianza vulcanica e alla protezione civile.

MA COSA POTREBBE SUCCEDERE? - Secondo Francesco Santoianni nel suo libro Disaster Management – Protezione Civile (Accursio Editore) l’ipotesi più accreditata, in caso di “eruzione di tipo vesuviano” prevede all’inizio, subito dopo l’esplosione del “tappo” che oggi copre internamente il cratere, il lancio nell’atmosfera di grandi quantità di “fallout piroclastico” (sostanzialmente, ceneri e lapilli) che, spinte dalla gravità e dal vento, ricadono in un’area più o meno vasta; le conseguenze di questa pioggia, se non si interviene in tempo, possono essere disastrose in quanto il fallout piroclastico può appiccare incendi e accumularsi sui tetti delle abitazioni provocandone il crollo. Non a caso, da sempre, l’atteggiamento di molte popolazioni abitanti le aree vulcaniche è stato quello di restare in zona (a cominciare dalla famosa eruzione del 79 dc, quella che distrusse l’antica Pompei), durante alcune fasi dell’eruzione, per proteggere le proprie abitazioni esponendosi, a loro volta, all’ulteriore rischio in quanto l’eruzione può evolversi, anche in breve tempo, in fenomeni immediatamente pericolosi per le persone, quali ad esempio, nubi ardenti (surge) o rovinose valanghe (lahar).

L’ultimo fenomeno, in rigoroso ordine temporale, sarebbe la colata lavica a valle. Secondo quando riportato in un’intervista all’ex direttore dell’Osservatorio vesuviano, il professore Giuseppe Luongo “Non c’è preparazione nell’area vesuviana, non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio, per cui oggi si stanno nascondendo dietro gli scienziati”. Luongo, già docente di Fisica del vulcanismo all’università di Napoli, ha presentato uno scenario a dir poco inquietante. “È come se vi fosse stato un salto di qualità nella dinamica del vulcano – afferma Luongo – e quanto questo nel futuro potrà pesare per una ripresa dell’attività eruttiva è tutto da studiare e interpretare”. Secondo Luongo molte notizie che riguardano l’attività del vulcano non sono state rese note all’opinione pubblica. “In primo luogo, per dare tranquillità alla gente. Secondo, perché non c’è preparazione nell’area vesuviana e questa è la denuncia che dobbiamo fare, perché abbiamo superato i quattro anni dalla predisposizione del Piano della Protezione Civile nazionale. È da dire tuttavia che il piano nazionale è largamente inadeguato alla realtà del Vesuvio, e inoltre i Comuni che non hanno elaborato alcuna ipotesi di riorganizzazione del territorio a rischio si stanno nascondendo dietro gli scienziati, spesso in disaccordo tra loro. Bisogna organizzare il territorio, pertanto la comunità locale dovrebbe evitare di costruire nuove strade, ma impegnarsi nel riorganizzare l’urbanistica “selvaggia” frutto di speculazione edilizia iniziata dopo la Seconda Guerra Mondiale. Dobbiamo fare l’operazione inversa, attrarre la gente verso altre aree, con opportuni piani economici, evitando di mandarla allo sbaraglio”. Alla domanda se poi in caso di eruzione esiste una possibilità di fuga per la popolazione, Luongo ha così replicato: “Innanzitutto l’ipotesi del piano prevede questo: l’eruzione sarà fortemente esplosiva, e verrà prevista quindici giorni prima[…] ma io posso assicurare che non ci sono elementi scientificamente validi per prevedere un’eruzione con così largo anticipo, perché l’eruzione, sull’esperienza acquisita a livello mondiale, viene prevista poche ore, fino a un massimo di due o tre giorni, prima. In secondo luogo, è previsto un piano d’evacuazione della durata di una settimana per lasciare la città. È una cosa allucinante, pensare alla tensione e al panico a cui viene sottoposto il cittadino in attesa del suo turno. Noi non prepariamo la gente ad uno spostamento rapido e civile, senza creare problemi agli altri”.

Fonte:http://www.giornalettismo.com/archives/43122/il-vesuvio-%e2%80%9ce%e2%80%99-una-bomba-ad-orologeria%e2%80%9d/2/

venerdì 27 novembre 2009

VATICANO SOTTO ACCUSA

Irlanda, Vaticano sotto accusa: «ostacolò il rapporto sulla pedofilia»
Il Vaticano ignorò la commissione d’inchiesta sugli abusi pedofili da parte di sacerdoti nell’arcidiocesi di Dublino e sulla loro gestione da parte dei vertici della Chiesa locale.

E’ la denuncia contenuta nel rapporto della commissione presentato ieri e citato dall’emittente inglese Bbc, che nel 2007 aveva trasmesso un reportage shock sulle violenze sessuali dei preti irlandesi.
La commissione guidata dal magistrato Yvonne Murphy chiese nel 2006 dettagli dei rapporti sugli abusi inviati alla Santa Sede dall’arcidiocesi di Dublino.
Ma il Vaticano, secondo il rapporto, non rispose, limitandosi a comunicare al ministero degli Esteri irlandese che “la richiesta non era andata attraverso gli appropriati canali diplomatici”. La commissione ha sottolineato però che era indipendente dal governo e quindi non aveva ritenuto opportuno usare canali diploamtici.
Fu anche ignorata, secondo la Bbc, una richiesta di informazioni avanzata al nunzio apostolico a Dublino nel febbraio 2007, in cui la commissione chiedeva tutti i documenti rilevanti (gli abusi e la loro gestione toccati dall’inchiesta vanno dal 1975 al 2004) in suo possesso. Non ci fu risposta neanche alla richiesta di commento al rapporto, parte del quale fu inviato al Nunzio, visto che menzionavano il suo
L’Irish Times cita oggi un portavoce della Santa Sede, per il quale “si tratta di una questione che riguarda la chiesa locale”. Il responsabile attuale dell’arcidiocesi di Dublino, Diarmuid Martin, ha ieri espresso “dolore e vergogna” per la vicenda degli abusi e per come furono coperti dai vertici della chiesa cattolica di Dublino, offrendo le sue “scuse” alle centinaia di vittime delle violenze.
Anche in Italia il caso era esploso dopo la messa in onda del servizio dell’emittente inglese Sex crimes and the Vatican durante una puntata di Annozero su Raidue. Il video racconta di 100 bambini e bambine abusati da 26 sacerdoti che il giornalista della Bbc sostiene siano stati coperti dal Vaticano, dalla Chiesa di Roma e dall’allora cardinale Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede.

Fonte:http://abateoimpertinente.wordpress.com/2009/11/27/irlanda-vaticano-sotto-accusa-%c2%abostacolo-il-rapporto-sulla-pedofilia%c2%bb/

TSUNAMI SUL SOLE

A volte per "credere" è necessario "vedere". Ed è quello che aspettavano gli scienziati della Nasa per dare conferma a una serie di deduzioni su fenomeni che sembravano avvenire sulla superficie del nostro Sole. Qualche anno fa infatti, alcuni ricercatori avevano rilevato elementi provenienti dalla stella che facevano sospettare la presenza di gigantesche esplosioni seguite da onde gigantesche, così spaventosamente grandi che a dubitare per primi erano gli stessi fisici autori della scoperta. Gli scettici poi sostenevano che i dati erano dovuti a qualcosa di ancora non ben compreso, ma certamente non dovevano essere legati ad esplosioni solari. "Ora abbiamo la certezza. Sul Sole avvengono davvero dei giganteschi tsunami", ha spiegato Joe Gurmel del Solar Physic Lab al Goddard Space Flight Center della Nasa.









Fonte:http://www.nibiru2012.it/

SURRISCALDAMENTO GLOBALE,LA GRANDE TRUFFA

Mail rubate svelano il complotto climatico


La notizia, confermata, ha dell’incredibile. Mail rubate, i nomi dei più grossi climatologi mondiali messi in dubbio, dati falsati e molto altro. Una spy story in piena regola. Con il difetto di essere vera, e di non lasciare tranquilli. Il fattaccio viene riportato, in Italia, dal giornalista del Foglio Piero Vietti. Si tratta di una storiaccia: la notte dello scorso 20 novembre un hacker si intrufola nella banca dati del Cru (Centro di ricerca sul clima) dell’Università inglese dell’East Anglia. Poche ore dopo, a migliaia di chilometri di distanza (Russia) compaiono su un database migliaia di dati e di e-mail che gli scienziati del Cru si sarebbero scambiati dal 1996 ad oggi. Mail che attesterebbero – ed è qui l’inghippo – come il global warming, il surriscaldamento globale, sia una gigantesca panzana.

Tutto questo a quindici giorni dal Vertice di Copenaghen, ovvero quella riunione di leader di Stato che dovrebbe decidere la riduzione delle emissioni di Co2 nel globo. Le mail degli scienziati, rese pubbliche, contengono dichiarazioni del tipo: “Ho appena utilizzato il trucchetto di Mann per nascondere il declino delle temperature dal 1981”. Declino delle temperature? Trucchetto? Giustamente ogni buon lettore ripensa alle notizie degli ultimi anni, alle strazianti copertine con orsi polari galleggianti su iceberg minuscoli e in via di scioglimento o ai pinguini stecchiti sotto il sole cocente dell’Artico. E si domanda: com’è la faccenda? La faccenda potrebbe essere come effettivamente descritta da Vietti, e cioè: il surriscaldamento globale è il frutto di una manipolazione scientifica.

La notizia desta scalpore: si scatenano i blog di tutto il mondo. Tra questi, Real Climate, un blog che raccoglie anche le firme di alcuni degli scienziati coinvolti. Qualcuno scrive che – a leggere le mail - non viene fuori nessun complotto mondiale sul voler spingere opinione pubblica e politica verso una teoria del riscaldamento globale. Anzi, ci sarebbero scienziati che si mostrano scettici sulla lettura di alcuni dati e spesso le discussioni in merito sono accese. Il che, fa intuire come il mondo accademico, rispetto alla teoria dei cambiamenti climatici, sia piuttosto dinamico e non univoco.

Eppure tra le e-mail rubate si possono leggere frasi del tipo: “Il fatto è che non possiamo spiegare l’assenza di riscaldamento in questo momento storico” (K.T.) o, ancora: “Sappiamo tutti che in questo dibattito il problema non è affatto ciò che è vero o falso”. È ancora P.J. a scrivere "Non voglio vedere nessuno di questi studi nel report dell'Ipcc. K. e io li terremo fuori in un modo o nell'altro, anche se dovessimo arrivare a ridefinire che cos'è un peer-review" mentre un programmatore suggerisce "non inserite nel grafico dati successivi al 1960, saranno aggiustati artificialmente".
Gli scienziati del Cru non smentiscono, ma suggeriscono piuttosto che qualcuno possa aver "manipolato" le mail appena prima di renderle pubbliche.

Politica e movimento di capitali

Qualcuno, invece, come Guido Guidi – maggiore dell’aereonautica militare e volto delle previsioni meteo dei Tg della Rai - non pensa sia così. E sul blog Climate Monitor così scrive rivolgendosi agli scienziati sostenitori del global warming: <>. E tutti gli altri, viene da chiedersi leggendo Guidi? La risposta è semplice: se non stanno al gioco, <>.

Perché questa storia del surriscaldamento globale muove soldi, tanti soldi.
Lo spiega ancora lo schietto Guidi, che già in tempi non sospetti (giugno 2008), scriveva: <>.

Gli scienziati del Cru e le organizzazioni ambientaliste
Un altro punto dolente che emerge da tutta questa vicenda è lo strano intreccio di relazioni tra alcuni membri del Cru e certe organizzazioni ambientaliste. Lo racconta bene, ancora una volta, Vietti, che scrive di come sarebbe pervenuta a Greenpeace – appena prima della ratifica del Protocollo di Kyoto – una richiesta di pronunciamento sulla “causa” e di un’altra domanda “fatta dal Wwf australiano perché il Centro di ricerca alzasse la percentuale del rischio di occorrenza di siccità ed eventi estremi in Australia, così che il Wwf potesse fare un big public splash, un gran bel botto”.

Intanto l'Onu si aspetta "obiettivi precisi" in termini di riduzione dei gas serra e "chiarezza" sugli aiuti ai paesi poveri dalla Conferenza internazionale sul clima che si terrà a Copenaghen a partire dal 7 dicembre. A parlare, oggi, è il caponegoziatore delle Nazioni Unite, Yvo De Boer, di stanza a Bruxelles dove ha incontrato i ministri dell'Ambiente dei Ventisette riuniti in un Consiglio straordinario. Parole, le sue, che non possono non tenere conto di quanto emerso in questi giorni dalle mail sottratte ai catastrofisti climatici del Cru.

di Maria Acqua Simi

Fonte:http://www.libero-news.it/pills/view/2553

giovedì 26 novembre 2009

CIO' CHE RESTA DI ATLANTIDE

Scritto da Leonella Cardarelli
Per molti la storia o l’esistenza del continente Atlantide, prima del diluvio universale, è pura fantasia… eppure se ne parla molto e numerose testimonianze ci arrivano da studiosi ed intellettuali.

Secondo Corrado Federici “alla base di lontane leggende c’è sempre un nucleo di verità simbolica e spirituale”.
Ciò vuol dire che dietro ad ogni nostra forma di pensiero, dietro ogni nostro modo di dire si nasconde qualcosa che è andato perduto. Purtroppo più un evento è cronologicamente lontano e non collocabile in uno spazio temporale ben definito… più viene visto come una leggenda, una fiaba o una favola. Il mito non è fantasia ma un racconto simbolico che contiene una verità.
Per la conoscenza esoterica il mito di Atlantide rappresenta il passaggio verso la nostra razza, la razza aria.
Esamineremo insieme le testimonianze e i resti archeologici attribuiti a questa civiltà antichissima e poi sarà il lettore a decidere se credere o meno all’esistenza del continente perduto.

Atlantide è il continente che, secondo molti studiosi di storia antica, è esistito prima del diluvio universale.
Si sostiene che gli abitanti di Atlantide erano dei giganti e che l’atmosfera in cui vivevano era un’atmosfera acquosa, non a caso in lingua maya la sillaba “ATL” vuol dire acqua, forza dell’acqua. Da qui deriva il termine greco “atlas”, che significa instancabile, da cui la parola “atleta”.
Atlas era il re della Mauritania e si credeva fosse il figlio di Giove. È rappresentato come una divinità che sostiene il globo e questa immagine esiste nell’America precolombiana.
In quasi tutte le culture vi è la credenza che il mondo sia iniziato con un diluvio, che è quello che noi conosciamo come diluvio universale.
Troviamo tracce del diluvio non solo nella Genesi ma anche nel Codice Boturini, nel Popol Vuh (raccolta di miti e leggende maya), ne “Le stanze di Dzyan” (libro trovato in Tibet; descrive tutte le ere dell’uomo nelle diverse umanità), nel Codice Dresda.
Gli Aztechi sostenevano di essere originari di Aztlan, una terra sconosciuta. Di etimologia azteca, in lingua nahuatl Aztlan significa proprio “gente di Aztlán”.
Secondo alcuni studiosi il termine Aztlán deriverebbe dalle parole nahuatl “aztatl”, che significa “airone” (o uccello dalle piume bianche) e “tlan(tli)”, che significa “posto del”: Aztlán vorrebbe quindi dire “posto degli aironi”. Secondo un’altra teoria, deriverebbe dal nome del dio Atlas e significherebbe “vicino all’acqua”. In Messico esiste inoltre un’area chiamata Chichen Itza che significa salvati dalle acque.
Oggi esistono molte teorie sull’ubicazione di Atlantide: Mediterraneo, America, Canarie, Mar del Nord. Come mai?
Perché Atlantide era tutto, solo nell’ultimo periodo era rimasto, di esso, un’isola, perciò leggiamo che Atlantide era un’isola. Invero Atlantide era tutto un intero continente ma nell’ultimo periodo della sua esistenza era solo un’isola poiché aveva già subito molte devastazioni.
Negli anni ‘80 del XIX secolo Augustus Le Plongeon, studioso francese, sostenne di essere in grado di decifrare i testi degli antichi maya in cui vi erano riferimenti al continente Mu (Mu o Lemuria è il continente che sarebbe esistito prima di Atlantide), inghiottito da violente eruzioni vulcaniche. Pochi credettero a Le Plongeon, anche se molti studiosi credono che Mu sia effettivamente esistita. Uno di essi è William Niven, secondo il quale i sacerdoti di Mu avevano inviato emissari nella Mesoamerica per insegnare e tramandare una conoscenza segreta e preparare un luogo di rifugio in caso di catastrofe. Questo luogo è, con molta probabilità, quello che in molte popolazioni è noto come luogo sotterraneo: Agharti, identificato altresì come Shangri-la. Ma di questo parleremo dopo…
Se pochi credettero all’esistenza di Mu, per Atlantide fu diverso, forse perché ne parlano anche noti intellettuali, in primis Platone. Platone fa riferimento ad Atlantide (o Poseidonia) nei suoi dialoghi “Timeo” e “Crizia”.
Nel “Timeo” Platone scrive che suo zio Crizia narra di Atlantide. Crizia racconta che Solone, grande legislatore e suo antenato, aveva visitato l’Egitto nell”800 a.C. e notò che gli Egizi erano eccessivamente evoluti per quel periodo. Così indusse un gruppo di sacerdoti di Sais a parlare del loro passato ed uno di essi asserì che la Terra aveva subito molte catastrofi dovute agli elementi naturali (fuoco, acqua, terra, aria) e che proprio nel 9.600 a.C. vi fu una grande catastrofe dovuta all’acqua. Il sacerdote disse inoltre a Solone che al di là delle colonne d’Ercole esisteva un’isola: Atlantide, grande quanto la Libia e l’Asia messe insieme e che in quel periodo – 9.600 a.C. – Atene già esisteva (il sacerdote intendeva per Libia una zona grande quanto tutto il Nordafrica e per Asia una zona vasta quanto il Medio Oriente).
Platone nel “Crizia” continua il suo racconto su Atlantide affermando che fu fondata dal dio del mare Poseidone; scrive che col passare del tempo l’essenza divina degli Atlantidei svanì per lasciare il posto ad una componente sempre più umana e Atlantide sparì in un giorno e una notte.
Oltre a Platone menzionarono Atlantide altri intellettuali come il filosofo neoplatonico Proco; quesi sosteneva che Cantore si era recato in Egitto e lì aveva visto delle colonne con su scritta la leggenda di Atlantide. Anche Aristotele e Plutarco parlano di isole e continenti perduti.
Ma cosa resta oggi di Atlantide?

I LUOGHI DEL MISTERO E IL PIANETA TERRA
Il testo “Gli eredi di Atlantide” scritto da Colin Wilson e Rand Flem Ath è molto illuminante dal punto di vista dei luoghi misteriosi collegati e collegabili ad Atlantide. Gli autori di questo testo sostengono che siti sacri misteriosi come le piramidi egiziane, cinesi e sudamericane non sono stati costruiti dagli indigeni per motivi locali, ma sono tutti collegati ad una civiltà antidiluviana, cioè Atlantide.
Oggi, con la libertà culturale, chiunque può facilmente scoprire che in tutta la storia che ci è stata raccontata… qualcosa non quadra. Manca qualche “pezzo”…
I luoghi misteriosi più noti sono l’Egitto, l’America e l’Isola di Pasqua. Esistono anche molte popolazioni antiche che avevano conoscenze straordinariamente precise per il tempo in cui sono vissute: i Maya, gli Incas, gli Egiziani, i Templari e gli Indù.
Ebbene, questi luoghi e queste popolazioni sono ricollegate al mito di Atlantide e alla sua popolazione evolutissima.
Colin Wilson e Rand Flem Ath sono fautori della teoria di Charles Hapgood (1904-1982) secondo il quale Atlantide era collegata nell’attuale Antartide. L’Antartide oggi è coperta dai ghiacci ma se accettiamo l’idea che la crosta terrestre è mobile dobbiamo pensare che prima della catastrofe con cui è nata la nostra civiltà, l’attuale Antartide si trovava più a nord e non era un ambiente freddo né ghiacciato. Oggi è accettata la teoria che le masse polari non siano ancorate ad uno strato di materiale solido ma ad una mistura lubrificante come un dentifricio.
Hapgood fu un grande ricercatore e dedicò tutto se stesso allo studio di Atlantide e della conformazione terrestre. Ebbe persino l’appoggio di Einstein ma comunque poco credito a suo tempo, anche da parte dei geologi.
Einstein appoggiò Hapgood nella sua teoria sullo slittamento della crosta terrestre e lo incoraggiò nella stesura di “Earth’s shifting crust”. In quest’opera Hapgood sostiene che la crosta terrestre può scivolare sotto il peso delle calotte polari portando alla deriva interi continenti.
Nel 1952 Hapgood dimostrò con l’aiuto di Einstein che il globo un tempo era coperto dai ghiacci e questa teoria è oggi universalmente accettata: nell’era precambriana o archeozoica (800 milioni di anni fa) tutto il globo era coperto dai ghiacci e l’era glaciale durò per altri 300 milioni di anni.
Per chiarezza espositiva precisiamo che il globo ha conosciuto una serie di ere glaciali e la causa è tuttora ignota ma vi sono valide ipotesi.
Colin Wilson e Rand Flem Ath hanno congetturato che se le ere glaciali si sono succedute ad intervalli regolari ciò può essere derivato dal fatto che il sistema solare possa attraversare una nuvola di polvere cosmica. Altri studiosi avevano pensato a qualcosa di simile, cioè che le ere glaciali fossero causate da polveri vulcaniche presenti nell’atmosfera terrestre.
James Croll, invece, dà una spiegazione più accettata al fenomeno: egli sostiene che le ere glaciali dipendono dall’inclinazione dell’asse terrestre (il succedersi delle stagioni dipende dall’inclinazione dell’asse terrestre). L’inclinazione dell’asse è oggi di 23,4° ma c’è stato un lievissimo spostamento recente a causa dello tsunami del 2004.
Il testo più rivoluzionario di Hapgood fu “Maps of the ancient sea kings” in cui l’autore tende a dimostrare che la civiltà è molto più antica di ciò che si crede. Non a caso oggi anche nei libri di storia si tende ad anticipare sempre di più l’inizio della civiltà poiché sempre più prove palesano che la civiltà è antichissima. Ad esempio negli anni ‘60 del XX secolo si riteneva che Gerico (la prima città murata) risalisse al 6.500 a.C. invece oggi la si fa risalire ad almeno duemila anni prima.
Il fattore più rilevante è caratterizzato dai resti archeologici: se accettiamo l’idea che la crosta terrestre si muove, si spiega perché in Siberia siano stati ritrovati resti di mammut con fiori tra le narici. Per essere presenti in Siberia fiori e mammut la Siberia non poteva essere ghiacciata.
Einstein era convinto, dai dati geologici di Hapgood, che la crosta terrestre potesse fratturarsi e slittare, ma dubitava che la calotta polare avesse fatto parte del fenomeno, come di contro sosteneva Hapgood. Dubitava altresì che la massa di ghiaccio potesse cagionare lo slittamento della crosta.
È tuttora complesso capire come era formata la Terra prima del diluvio, forse nessuno potrà mai dirlo con certezza; più passa il tempo però, più si comincia ad accettare l’idea che noi non siamo stati i primi ad abitarla.

L’EGITTO
Tra i luoghi più misteriosi al mondo abbiamo l’Egitto con la Sfinge e le piramidi. Nella biblioteca di Alessandria erano conservati documenti su antiche civiltà e alcuni di essi sono stati salvati. La conoscenza egiziana derivava sicuramente dalla conoscenza atlantidea.
La grande piramide di Cheope (Khufu) fu costruita verso il 2.500 a.C. Il grammatico greco Agatarchide di Cnido scoprì tramite antiche tradizioni che analizzando attentamente i lati della piramide si evince che gli Egizi sapevano perfettamente che la Terra è sferica.
Anche Rand Flem Ath sostiene che la grande piramide di Cheope sia frutto di una profonda conoscenza matematica e geografica perché i quattro lati della piramide sono esattamente allineati con i quattro punti cardinali.
Come si spiega che nel 2.500 a.C., un’epoca considerata quasi primitiva, un popolo avesse già compreso una cosa del genere?
Probabilmente fu grazie alle eclissi o perché essi avevano notato che le navi si allontanano all’orizzonte… ma sono solo ipotesi.
Il sito della grande piramide (di Cheope) è a 30° nord dall’equatore e dal polo, cioè a un terzo della distanza tra l’equatore e il polo. Ciò vuol dire che gli Egizi non solo sapevano che la terra fosse sferica ma conoscevano anche la lunghezza dell’equatore e la sua distanza dai poli.
La grande piramide rappresenta la metà della Terra, dall’equatore al polo nord. Nel 2.500 a.C. questo popolo possedeva una cognizione mondiale della geografia.
Robert Bauval, ingegnere belga ed autore di “The Orion mystery”, rimase colpito dalla singolare posizione delle tre piramidi: non si spiegava per quale ragione la piramide di Micherino fosse più piccola e perché non fosse allineata alle altre due. In fondo anche Micherino era un importante faraone…
Una notte Bauval vide le tre stelle della cintura di Orione e realizzò che le tre piramidi riflettono in terra la disposizione delle tre stelle della cintura di Orione.
Bauval era a conoscenza del fatto che gli Egizi consideravano la loro terra un riflesso del cielo. Queste piramidi però non erano proprio un riflesso esatto poiché le costellazioni si spostano a causa della precessione degli equinozi. Per Bauval l’ultima volta che le piramidi di Giza rispecchiarono la cintura di Orione fu nel 10.500 a.C., una data che per quel popolo doveva essere molto importante perché rappresentava l’inizio della loro storia.
Bauval sostiene che anche la Sfinge è orientata secondo la costellazione di Orione del 10.500 a.C. Orione è una importante costellazione dal punto di vista religioso e spirituale perché si sostiene che sia la patria degli dei.

LE AMERICHE
Passiamo ora ad esaminare un’altra zona misteriosa: il Sudamerica e la Mesoamerica e in particolare la popolazione maya, stanziatasi in Messico.
Il Messico è una zona colma di misteri, infatti la civiltà maya ha molte analogie con quella egizia.
Anche i Maya erano molto evoluti… anche troppo per il periodo in cui vivevano; avevano straordinarie conoscenze astronomiche ed anche loro, come gli egizi, costruivano piramidi.
Tante sono le analogie che si suppone che queste due aree (Africa e Americhe) fossero unite (e dal punto di vista geologico questa ipotesi è quasi completamente avallata) o che derivino da una popolazione comune che abbia dato loro determinate conoscenze.
In Messico, ad esempio, sono state ritrovate sia teste olmeche che figure litee di guerrieri con tratti somatici africani. Alcuni sostengono che le teste olmeche non siano africane ma cinesi.
Oltre alle teste olmeche, nell’area del Messico è stato ritrovato un bassorilievo che raffigura una coppia di elefanti: si tratta della stele B del tempio maya di Copàn (Honduras) del VII secolo d.C. Come facevano i maya a ritrarre degli elefanti se essi erano scomparsi da più di tredicimila anni?
A questo punto dobbiamo ricordare che Platone nel “Crizia” accenna alla presenza di elefanti nel continente Atlantide.
Tra i vari ritrovamenti misteriosi non possiamo non menzionare le sfere di granito, ritrovate nella giungla della Costa Rica occidentale. Si tratta di sfere di varie dimensioni, precise, lisce. La più grande pesa venti tonnellate ed ha un diametro di due metri e mezzo. Non si sa di preciso quale obiettivo avessero queste sfere. L’archeologo statunitense Samuel K. Lothrop notò che esse erano disposte in gruppi di tre come a formare dei triangoli irregolari.
Alcune sfere sono state trovate anche su montagne ed è inspiegabile come siano state portate lì. Sfere identiche ma più piccole sono state rinvenute nell’Isola di Pasqua, altro luogo misterioso di cui parleremo più avanti.
A volte le sfere erano collocate in modo da formare delle linee e il professore Ivar Zapp collegò queste linee alle ley lines. Le ley lines, dette anche linee legge o sentieri del drago sono come le vene delle terra, sono cioè dei canali in cui scorre un’energia molto forte. In queste aree della terra sono collocati siti sacri come Stonehenge, Avebury, Glastonbury e vi si verificano fenomeni come i cerchi nel grano.
Poiché gli abitanti della Costa Rica erano dei navigatori si è congetturato che queste sfere servissero come strumento per la navigazione o che raffigurassero le stelle.
Sia i Maya che gli Egizi avevano un calendario precisissimo, il più preciso era quello dei Maya, che si ferma al 2012. Questo calendario era così preciso perché derivava dalla popolazione atlantidea.
In Messico, a Teotihuacàn esiste un viale chiamato “La via dei morti”. Essa si trova a trenta km N-E da Città del Messico e non procede esattamente da nord a sud ma è inclinata a 15,5° rispetto a nord, forse per allinearla con il tramonto delle Pleiadi, costellazione – detta anche “delle sette sorelle” – importante nella mitologia mesoamericana.
David Kelley era uno studioso che si occupò a fondo della popolazione maya e notò che vi erano profonde analogie tra il calendario azteco, maya e indù. Queste analogie presupponevano contatti transpacifici tra queste popolazioni.
Kelley sosteneva che il calendario maya avesse avuto origine a Taxila, città commerciale indù. I Taxiliani erano molto avanzati scientificamente e sapevano che la terra era una sfera.
I Maya non solo conoscevano la precessione degli equinozi (e non avevano telescopi) ma anche Urano e Nettuno, migliaia di anni prima che gli scienziati occidentali li scoprissero.
John Lash ritiene di aver trovato un’antichissima prova di precessione degli equinozi in uno zodiaco inciso sul soffitto del tempio di Hator a Dendera: ciò significa che anche gli Egizi conoscevano la precessione degli equinozi anche se attualmente la si fa risalire verso il 134 a.C., attribuendo questa scoperta all’astronomo greco Ipparco.
Anche i Sumeri erano grandi astronomi. Essi sapevano quanto tempo impiega ciascun pianeta a percorrere la sua orbita, dividevano il giorno in ventiquattro ore, ciascuna di sessanta minuti ed ogni minuto in sessanta secondi.

ANTICHE MAPPE, TEMPLARI ED ESPLORATORI
Rand Flem Ath effettuò studi su mappe molto antiche dalle quali si evince che gli Atlantidei avrebbero tracciato una cartografia mondiale ed avrebbero avuto altresì sofisticati metodi di rilevamento.
A proposito di mappe dobbiamo ricordare la mappa più famosa legata ad Atlantide: la mappa di Piri Reis, disegnata nel 1513 e trovata in un archivio del Palazzo imperiale di Costantinopoli. La carta mostra il profilo orientale delle Americhe, quello occidentale di una parte di Europa e Africa e inoltre la costa nord del continente antartico.
Hapgood restò impressionato dall’accuratezza di questa mappa perché Ferdinando Magellano partì nel 1519 (cioè sei anni dopo la stesura della mappa) per il suo viaggio verso le Indie passando per l’America e scoprendo la parte più meridionale del continente americano. La cosa più sorprendente della mappa è la raffigurazione dell’Antartide, scoperta nel 1818. L’Antartide raffigurata nella mappa però non è come la conosciamo noi oggi ma come era prima di essere ricoperta dai ghiacci.
Piri Reis, ammiraglio turco ed ex pirata, amico di Cristoforo Colombo, asserì di aver compilato quella mappa grazie ad antichi documenti del IV secolo a.C. che si trovavano nella biblioteca di Costantinopoli. Con larga probabilità questi documenti a cui faceva riferimento Piri Reis erano a loro volta delle copie di mappe risalenti ad epoche atlantidee. Secondo alcuni, Cristoforo colombo viaggiò con questa mappa, ma non è certo. La mappa di Piri Reis si trova oggi in Turchia.
Colombo viaggiò con le idee ben chiare e viaggiò con l’impulso templare, infatti sulle sue caravelle c’era il simbolo della croce dei templari. L’ostilità verso i templari nacque verso il 1300 perché loro custodivano un segreto, un tesoro. Questo tesoro era costituito da antiche pergamene (mappe) nascoste sotto il tempio di Salomone. I templari utilizzarono queste mappe per posizionare le loro basi più importanti in siti che riflettevano la geografia del Polo dello Yukan. I templari avevano molte conoscenze, sapevano anche che la nostra religione cattolica è frutto di uno “storpiamento”. I rituali della massoneria traboccano di allusioni al fatto che le proprie origini sono nell’antico Egitto, non a caso la grande piramide è stata sempre il simbolo principale della massoneria.
Nell’Antico testamento vi sono molte analogie tra ebrei ed egiziani. Gli studiosi Lomas e Knight hanno avanzato l’assunto secondo il quale un evento storico abbia coinvolto ebrei ed egiziani molto tempo prima che Salomone costruisse il tempio.
Tra i vari ritrovamenti nell’area mediorientale abbiamo anche i famosi rotoli del Mar Morto, che sono scritture sacre non riconosciute dalla Bibbia ufficiale. Sono stati ritrovati a Qumram (Damasco) e si ritiene siano stati scritti dalla setta degli esseni.

L’ISOLA DI PASQUA
L’isola di Pasqua è così chiamata perché fu scoperta nell’Oceano Pacifico orientale il giorno di Pasqua del 1722 dall’olandese Roggeveen. È detta anche “l’isola dagli occhi nel cielo” per via delle misteriose statue gigantesche che hanno, appunto, gli occhi puntati verso il cielo.
In nessun altro luogo così piccolo esistono statue così grandi. Si tratta di statue alte dai quattro ai sei metri, alcune sono alte addirittura venti metri e sono attaccate al suolo. Sapere chi ha costruito queste statue è impossibile. È un mistero.
Gli abitanti che vivevano in quest’isola non possedevano utensili di metallo ma sapevano scrivere (è stata ritrovata una tavoletta scritta ma nessuno la sa decifrare) e praticavano il culto dei morti nelle caverne.
Oggi molti misteri vengono spiegati attribuendone causa agli alieni.
Per Graham Hancock e Rand & Rose Flem Ath, di contro, molti misteri antichi non dipendono dagli alieni ma sono i resti di antiche popolazioni evolute.

AGHARTI E IL RE DEL MONDO
Con il termine Agarthi (o Amenti) si identifica il cosiddetto regno sotterraneo. Questo regno sotterraneo avrebbe il suo centro in Tibet e sarebbe formato da una rete di gallerie naturali ed artificiali che attraversano, sotto terra, tutto il mondo.
Le gallerie attraversano i regni sotterranei di paesi come Guinea, Ghana, Nigeria, Ciad, Iraq, Iran, Afghhanistan, Mongolia, Siberia, Alaska, Canada, Brasile, Tibet. Ma chi avrebbe costruito queste gallerie, questi regni? E perché?
La funzione di Agharti, il regno sotterraneo, è quella di conservare la conoscenza e tramandarla ai posteri e alle persone più evolute e degne di riceverla. Agharti esisteva già ai tempi di Atlantide e forse anche ai tempi di Mu.
Gli abitanti della terra con larga probabilità sapevano che ci sarebbero state delle catastrofi e per non perdere la propria conoscenza crearono questi luoghi sotterranei per salvarsi.
In questo modo la conoscenza di Mu si salvò e, tramite alcuni maestri di Agharti, fu consegnata agli Atlantidei.
Lo stesso è valso per gli Atlantidei che, quando scomparvero, riuscirono tramite Agharti a tramandare a maestri illuminati la conoscenza superiore.
Agharti sarebbe abitata dai sopravvissuti di Atlantide, infatti si tratterebbe di abitanti molto più evoluti di noi. Anche i Maya e gli Aztechi (e forse anche gli Egiziani?) erano i sopravvissuti di Atlantide ma ormai si erano già involuti, non a caso gli Aztechi compivano sacrifici umani che nell’epoca atlantidea non esistevano.
Questi sopravvissuti si sarebbero rifugiati sotto terra per scampare all’involuzione del mondo e sarebbero governati da un re, detto “Il re del mondo” (identificato col nome di Manu o Melquizedeq), il quale avrebbe contatti con gli esseri più evoluti del mondo, ad esempio con il Dalai Lama.
La capitale di Agharti è Shamballah. Sovente invece di Agharti si tende ad identificare questo luogo con il nome di Shangri-la.
In “Da Atlantide a Shamballah” leggiamo che “tra le tribù nomadi della Mongolia Interna sopravvivono ancora oggi tradizioni su tunnel e mondi sotterranei (…). Una leggenda – se poi è tale – narra che le gallerie conducono a un mondo sotterraneo di origine antidiluviana in un luogo sperduto dell’Afghanistan o nelle regioni dell’Hindu Kush. È Shangri-la, dove la scienza e le arti, mai minacciati dalle guerre mondiali, si svilupparono pacificamente presso una razza di immensa cultura. Questo mondo ha persino un nome: Agharti. (…)” (1)
Secondo la leggenda alcuni di questi tunnel sono stati distrutti da cataclismi.
Le dottrine buddiste sostengono che Agharti è situata a una grande profondità del pianeta ed è abitata da persone miti e pacifiche. Sono governate dal re del mondo che da Shamballah è in contatto con i rappresentanti del nostro mondo.
Il dottor Raymond Bernard scrive in “The subterranean world” (1960) che nel mondo buddista la credenza nell’esistenza di un mondo sotterraneo è parte integrante della fede.
Molti conoscono e conoscevano Agarthi, ad esempio Hitler.
René Guénon in “Il re del mondo” e Julius Evola in “Rivolta contro il mondo moderno” ci ricordano le innumerevoli leggende sui regni sotterranei.
Anche Platone, nel “Crizia” e nel “Timeo”, fa riferimento a misteriose gallerie sotterranee che attraversavano Atlantide. Menziona poi “un grande sovrano che siede al centro della terra. Egli è il mediatore della religione per tutto il genere umano”.
Plinio il vecchio in “Storia naturale” accenna ad abitanti del sottosuolo che erano fuggiti sotto terra dopo la distruzione di Atlantide.
Ovidio nelle “Metamorfosi” parla di gente che vive nel sottosuolo.
La leggenda di Atlantide e quella di Agharti sono strettamente connesse.
Il tenente colonnello P. Fawcett è scomparso nell’Amazzonia nel 1925 mentre cercava città atlantidee perdute. Nessuno sa che fine abbia fatto, qualcuno narra che sia stato ucciso. È possibile invece che sia riuscito ad accedere ad Agharti, in quanto esistono dei passaggi per accedervi ma non tutti possono entrarvi.
Si sostiene che tra i pochi prescelti a visitare il regno sotterraneo vi siano stati Madame Blavatsky e Dante Alighieri.
Gli abitanti di Agharti hanno un’energia particolare, detta VRIL, cioè l’energia che nella maggior parte di noi c’è ma è assopita.
Con il termine Vril si intende precisamente un’inesauribile riserva di energie universali, alcune delle quali possono anche essere concentrate nel corpo umano, sviluppate al massimo delle loro potenzialità. Hitler voleva impossessarsi di questi poteri ed era ossessionato dall’energia Vril. Era convinto inoltre che esistesse un regno sotterraneo abitato da “superuomini”.
La cosa più interessante è che secondo alcune dicerie, vari membri della gerarchia nazista, tra cui lo stesso Hitler sarebbero fuggiti dalla pira funebre di Berlino tramite gallerie segrete raggiungendo il Sudamerica, dove alcuni di essi vivrebbero tuttora. Ma nessuno sa se ciò sia vero…

Fonte:http://www.unknown.it/previsioni/cio-che-resta-di-atlantide/

mercoledì 25 novembre 2009

AGGIORAMENTI SITUAZIONE DELLO STROMBOLI


23 NOVEMBRE 2009

TERREMOTI: STROMBOLI. SI INTENSIFICA ATTIVITA', 22 SCOSSE E FRANE
STROMBOLI (MESSINA) (ITALPRESS) - Si e' intensificata, nelle ultime 24 ore, l'attivita' dello Stromboli. Ventidue scosse associabili ad eventi franosi, quasi tutte di piccola e moderata entita', sono state registrate nell'area di Labronzo dai tecnici della sezione dell'Istituto di geofisica e vulcanologia di Napoli (Osservatorio vesuviano) che proseguono a monitorare il vulcano. Tre degli eventi sono stati piu' intensi. L'ampiezza del tremore e' generalmente su valori bassi. (ITALPRESS). red 23-Nov-09 19:12 NNNN

25 NOVEMBRE 2009




Eruzione tra le più forti degli ultimi anni


L’eruzione esplosiva avvenuta questa mattina a Stromboli è stata una delle più forti e potenti degli ultimi anni, anche se rientra nella normale attività del vulcano. Si tratta dell’eruzione più violenta dopo quella del 2007, che è stata però effusiva, rende noto l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv). L’eruzione avvenuta alle 11:20 di oggi “era stata preceduta da episodi simili, ma non altrettanto intensi, all’inizio di maggio, l’8 e il 18 novembre”, osserva il vulcanologo Mauro Coltelli, dell’Ingv. “Sono state – aggiunge – sequenze di esplosioni più forti della media, eventi importanti, anche se quello di oggi è nettamente superiore”. L’eruzione esplosiva di oggi ha prodotto una nube eruttiva con l’emissione di magma profondo. I prodotti dell’eruzione sono ricaduti sulla sommità del vulcano, in particolare nella zona chiamata Pizzo sopra la Fossa, dove sono cadute numerose bombe vulcaniche. Sul fianco orientale del vulcano, che era sottovento, si è depositato uno strato di pomici che ha raggiunto la spiaggia delle Schicciole e la ricaduta di materiali incandescenti ha provocato alcuni incendi.
Ultima grande eruzione, testimoniata da più fonti, avvenne nel 1930.



Fonte:
1:http://www.livesicilia.it/2009/11/24/eruzione-tra-le-piu-forti-degli-ultimi-anni/
2:http://parcodeinebrodi.blogspot.com

Chi di voi crede che l'attività sismica e vulcanica ultimamente stà aumentando?
Alex

DINAMICHE DI GRIGLIA NEL TIRRENO


Periodicamente l'attenzione si sposta su alcuni luoghi del territorio italico nei quali si verificano eventi drammatici dovuti a fenomeni sismici o atmosferici. Tra i tanti luoghi a rischio del pianeta l'Italia detiene un primato non irrilevante dovuto alla propria posizione all'interno del sistema tettonico complesso che interessa l'area mediterranea.I pur lenti movimenti delle placche Europea, Iberica, Africana e Adriatica, tra le quali s'interpone anche la mini-placca Ionica, interagendo tra loro, sottopongono la litosfera a sollecitazioni e a stress geologici che la corrugano dove i minerali sono sufficientemente elastici e la frantumano dove vi sono quelli più resistenti.
Ai movimenti di tipo franoso e sismico si aggiungono anche i fenomeni di erosione che si manifestano più evidentemente per l'azione esterna dovuta alle maree o a particolari agenti atmosferici. Ogni evento catastrofico che si verifica -frane, smottamenti, terremoti, tsunami- provoca un'ondata di emozione che richiama all'impellente necessità di monitorare il territorio in modo adeguato e continuo.
Dopo i fenomeni sismici, con magnitudo massima 6.1 della Scala Richter, verificatisi nell'area aquilana nella primavera del 2009, i quali hanno portato alla conoscenza di tutti le caratteristiche fisiche di un territorio geologicamente attivo e a rischio come quello abruzzese, l'attenzione si è fatta più viva e lo stato di allerta scatta anche quando i terremoti non raggiungono la soglia di rischio per persone e cose, pur sapendo che nel mondo si verificano giornalmente fenomeni sismici anche di magnitudo alquanto elevata.
Ciò che più disorienta, però, è l'incapacità di previsione del momento in cui si verifica un rilascio di energia sismica provocato dalla tensione tra i bordi crostali di zolle tettoniche che si scontrano e si contrastano, secondo la dinamica prevista nella teoria della “tettonica delle placche” o “tettonica a zolle”.
Presupponendo che in natura tutto risponde ad un preciso ordine e che le dinamiche di interazione tra tutti i sistemi complessi tendono a comporre momento per momento uno stato di equilibrio, se pur dinamico e perciò sempre precario, ne deriva che la frantumazione dell'originaria Pangea terrestre non ha un ordine casuale.
Il ricercatore Bruce Cathie scoprì che esistevano dirette corrispondenze tra fenomeni sismici e tra eruzioni vulcaniche basate sulle “armoniche di griglia”.
La “geometria sacra” applicata alla geografia dimostra che l'ordine del cosmo risponde a precise regole, le quali riconducono anche i fenomeni sporadici apparentemente casuali all'interno di geometrie perfette .

Le due scosse di terremoto: la prima di magnitudo 3 e la seconda di magnitudo 4.2, registrate nella Sicilia centrale dai sismografi dell'INGV (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia) alle ore 7.50 e 7.51 del giorno 8 novembre 2009, pur non avendo provocato danni, hanno riproposto il problema dei fenomeni distruttivi che interessano l'Italia.
L'epicentro è stato localizzato sui Monti Nebrodi, al confine tra le province di Messina ed Enna, tra le località di Troima e Cerami. Si è trattato di due terremoti avvenuti a diverse profondità, con ipocentro a 4,1 chilometri il primo e a 21,9 chilometri il secondo, ma sono stati avvertiti dalla popolazione come un'unica scossa sismica interminabile.
I sismi del giorno 8 erano stati preceduti da un altro movimento di magnitudo 3.1 e da eruzioni nei vulcani attivi Etna e Stromboli. Dai rilievi dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia di Catania è emerso che “a tremare è stata la faglia sismica che attraversa i Nebrodi, nella zona nord-orientale della Sicilia” e che l'onda sismica è stata avvertita distintamente nei paesi di Capizzi, Cerami e Troina, Enna, Gagliano, Castelferrato e Nicosia, che si trovano nell'Ennese, fino a Lascari e Cefalù, nel territorio palermitano.
Nei giorni successivi sono seguiti altri sismi, registrati con epicentri sui Monti Nebrodi (magnitudo 2.5), in mare nei pressi di Ustica (magnitudo 3), tra Vallelunga, Pratameno, Villalba e Valledolmo (magnitudo 3.9), le località che si trovano al confine tra le province di Caltanissetta e Palermo.
Gli esperti non mettono in relazione gli eventi sismici tra loro, né con l'incremento dell'eruzione dell'Etna, né con il lancio di massi e lapilli espulsi da una frattura del cratere di Sud-Est dello Stromboli, che ha segnato la ripresa dell'attività del vulcano dopo quattro mesi dall'ultima sua eruzione. É evidente, però, che ad essere attualmente interessata è l'area settentrionale della Sicilia, che pur risente costantemente dell'azione delle placche: Africana, Iberica (o Tirrenica) e Euroasiatica e Ionica, che interagiscono tra loro con spinte e controspinte, coinvolgendo direttamente tutta l'isola.
Recentemente si è ipotizzato un arretramento della placca Africana, ossia un'inversione di moto che ha provocato i fenomeni sismici, eruttivi e di degassamento avvenuti nel 2004.

Se analizziamo il territorio con il modello “a celle geodetiche “ da me proposto, rivelatosi utile nella comprensione delle dinamiche geologiche che hanno provocato grandi sismi, quali quello seguito da un devastante tsunami verificatosi nel sud-est asiatico il 26 dicembre 2004 (Relazione al Simposio “Non solo Terra”, Cagliari 11-12 dicembre 2004-) e quello del 6 aprile 2009 in Abruzzo (Corriere Salentino: Terremoto a L'aquila e possibili implicazioni con i vulcani del Tirreno, 6 aprile 2009), (Home di Scienza e Conoscenza: “Terremoti e vulcani, 24 luglio 2009), si possono ricavare dati interessanti riferiti all'attività geo-elettromagnetica originata dai centri delle celle energetiche della Terra (Marisa Grande, L'orizzonte culturale del megalitismo, Besa 2008 e l'inedito “La precaria armonia del cosmo”).

L'ordine di arrivo delle onde elettromagnetiche, scaturite dall'interno del pianeta attraverso i “centri” di ogni cella, provoca ondate di rilascio di energia che si vanno a scaricare sulle aree periferiche. L'insieme corrisponde al modello degli “anelli di fuoco”, poiché sulle circonferenze concentriche nelle “celle geodetiche” naturali della Terra si trovano vulcani attivi o spenti.
All'interno del sistema a griglia modulare elettromagnetica della Terra le cui maglie-base corrispondono ad un triangolo curvo (Corriere salentino: Griglia energetico-vibrazionale “Armonica sei”, 12 agosto 2009), il Tirreno meridionale è compreso in una delle “celle energetico-vibrazionali” che compongono la griglia geo-magnetica.
Nel centro della cella che configura la piana abissale del Tirreno risiede il Monte Marsili, un vulcano sottomarino silente, ma non spento, che ha un'estensione di Km. 70x40 e una spinta di espansione molto forte, che gli fanno assumere le caratteristiche di una “dorsale” che tende ad espandere il bacino del mare Tirreno con un indice di incremento annuo molto rapido rispetto al modello di riferimento della “tettonica a zolle”. (Enzo Boschi, Presidente INGV, in Messaggero, 30 settembre 2006)
L'estensione del massiccio del Marsili indica che il suo centro geo-elettromagnetico è soggetto a mutare attraverso i millenni, poiché il vulcano scorre sul bacino magmatico sottostante in risposta alle spinte impresse dalle placche adiacenti la Piana Tirrenica, configurando una forma riferibile al modello oceanico dei “bacini di retroarco”. La sua crosta lavica, spessa quasi 10 chilometri e prevalentemente basaltica -composta da silicati di ferro e di magnesio ma povera in silice- lo fa
associare alle dorsali oceaniche. La sua attività di espansione si configura ad anelli concentrici all'interno della cella geomagnetica ed è estesa fino alle catene montuose della Sicilia settentrionale (Madonie, Nebrodi e Peloritani), dell'Arco Calabro e Lucano e al Vesuvio e Campi Flegrei in area continentale, mentre in mare aperto include il complesso vulcanico Vavilov e la Fossa di Ustica.
La Piana Tirrenica, nel cui centro risiede il Marsili, è composta invece da materiale immesso lungo le aree di subduzione delle placche che la circondano da est e e da sud-ovest e i minerali surriscaldati risalgono in parte in forma magmatica riempendo i bacini dei numerosi vulcani che vi si aprono in superficie. Per tale caratteristica l'area tirrenica corrisponde ad una specie di zattera dallo stato rigido ridotto, che oppone poca resistenza alle spinte e perciò tende più a deformarsi che a frantumarsi. I numerosi vulcani sottomarini noti sono: Palinuro, Glauco, Io, Sisifo, Ustica, Vavilov, quelli delle Isole Eolie (Stromboli, Panarea, Salina, Filicuti, Alicuti), delle Isole Lipari ( Lipari, Vulcano), cui fanno da corona i vulcani continentali Etna e Vesuvio.
L'intero sistema risponde alla struttura di un “anello di fuoco”, con vulcani spenti, silenti o attivi, nel cui interno si verificano fenomeni vulcanici e sismici dipendenti dall'attività di espansione del Marsili. La sua energia emessa si estende a “macchia d'olio, incrementando l'attività dei vulcani attivi, mentre nelle aree dove i vulcani sono spenti l'incremento dell'attività elettromagnetica provoca sismi e aperture di faglie.
L'Etna, sempre attivo, rappresenta una valvola di sfogo nel sistema e la sua attività eruttiva è distinta da quella degli altri vulcani che hanno i loro bacini nella litosfera della Piana Tirrenica, poiché attinge il suo magma, generato dalla subduzione delle placche, penetrando in profondità attraverso una fessura della Placca Africana che, superando gli spessori della litosfera e dell'astenosfera, raggiunge direttamente il mantello della Terra.

L'attività energetica della cella geo-magnetica del Tirreno risponde al valore vibrazionale dell'armonica sei.
La forma energetica di espansione dal centro muta da sferica a poliedrica nel momento in cui incontra quella emessa dai centri di altre sei celle adiacenti. Le “sfere di energia” interagiscono rispondendo al modello delle “bolle di sapone” che, unendosi tra di loro “a grappolo”, modificano la loro forma sferica in poliedrica, con interfacce comuni ad ogni poliedro adiacente.
Tali interfacce, attraversando la superficie terrestre, descrivono i lati di un esagono regolare, segmenti virtuali che vibrano secondo l'armonica sei.
Ai vertici dell'esagono inscritto all'interno della cella geo-magnetica del Marsili vi sono i due vulcani noti come il Vesuvio e il Vavilov e un punto della Fossa di Ustica. Gli altri sono collocati sul Monte Pollino, in Lucania e sul Monte Cucolo dell'Appennino Calabro, presso Cittanuova.
Il sesto vertice, collocato nell'area siciliana a nord di Enna, si trova in posizione opposta al Vesuvio sul diametro nord-sud che passa per il vulcano Alicudi e per Canneto di Caronia.
Alicudi è l'ultima delle Isole Eolie e, secondo il “sistema frattale delle celle geologiche” si colloca all'interno di un piccolo “arco di fuoco”, nuovo rispetto a quello che ha determinato la posizione delle altre isole vulcaniche dell'Arcipelago eolico, poiché scorrente sui bacini magmatici sottostanti.
Tale piccola cella, che modella anche un tratto della prospiciente costa settentrionale della Sicilia, ha manifestato la sua attività energetico-vibrazionale particolarmente nel 2004, quando i fenomeni luminosi e plasmatici emessi dal suo centro furono accompagnati da inspiegabili incendi spontanei e rilevanti anomalie elettromagnetiche che si manifestarono nella periferica località siciliana Canneto di Caronia.

Fonte:http://www.nibiru2012.it/forum/index.html

SUL CLIMA DATI FALSIFCATI

Il giallo delle email rubate «Sul clima dati falsificati»
Il Giornale OnlineHacker vìola un archivio. E scopre i trucchi degli scienziati. Scettici contro catastrofisti


WASHINGTON — Gli scet­tici sul riscaldamento del cli­ma sono in piena euforia. Convinti di aver colto con le mani nella marmellata i profe­ti di sciagure e gli sciamani del global warming. In pieno negoziato per non far fallire il vertice di dicembre a Co­penhagen, lo scandalo dei da­ti ritoccati rivelato ieri dal New York Times fa riesplode­re la disputa pubblica sui dan­ni veri o presunti causati dai gas serra alla sostenibilità cli­matica del pianeta. Gridano alla truffa i negazionisti, ri­spondono con uguale vee­menza i teorici della responsa­bilità umana, invocando l’enorme quantità di dati a so­stegno delle lo­ro tesi.

Qualche dub­bio sulla qualità della ricerca ri­mane. Soprat­tutto ora, che centinaia di e-mail, rubate da pirati telema­tici dai compu­ter della Univer­sity of East An­glia, in Gran Bretagna, rivela­no che autorevo­li ricercatori e scienziati inglesi e americani hanno spesso «forzato» e in qualche caso alterato i dati in loro possesso, per combatte­re gli argomenti degli scetti­ci, concordando vere e pro­prie strategie di comunicazio­ne per convincere l’opinione pubblica. Non mancano nella corposa corrispondenza riferi­menti derisori e insulti perso­nali a quanti mettono in dub­bio la tesi del global war­ming, che uno degli autori delle mail definisce «idioti». «Questa non è una pistola fumante, è un fungo atomi­co », ha detto al quotidiano newyorkese Patrick Micha­els, un esperto climatico che da tempo accusa il fronte del surriscaldamento di non pro­durre prove certe e dati con­vincenti a sostegno delle tesi catastrofiste.

LA SCOPERTA - La scoperta dell’incursione è avvenuta martedì scorso, dopo che gli hackers erano penetrati nel server di un al­tro sito, un blog gestito dallo scienziato della Nasa Gavin Schmidt, dove hanno comin­ciato a scaricare i file degli scambi di posta elettronica tra questi e gli studiosi di East Anglia. Due giorni dopo, le prime mail hanno comin­ciato ad essere pubblicate su The Air Vent, un sito dedicato agli argomenti degli scettici. La polizia ha aperto un’indagi­ne, anche se i primi dubbi sul­l’autenticità della posta sono stati sciolti dagli stessi scien­ziati anglo-americani, che hanno confermato di essere gli autori.

«Il fatto è che in questo mo­mento non possiamo dare una spiegazione alla mancan­za di riscaldamento ed è una finzione che non possiamo permetterci», scriveva poco più di un mese fa Kevin Tren­berth, del National Center for Atmospheric Research di Boulder, in Colorado, in una discussione sulle recenti va­riazioni atipiche della tempe­ratura. Ancora, nel 1999, Phil Jones, ricercatore della Clima­te Unit a East Anglia, ammet­teva in un messaggio al colle­ga Michael Mann, della Penn­sylvania State University, di aver usato un «trick», un ac­corgimento per «nascondere il declino» registrato in alcu­ne serie di temperature dal 1981 in poi.

GIUSTIFICAZIONI - Mann ha cercato di sminuire il significato del termine trick, spiegando che è parola spesso usata dagli scienziati per riferirsi a «un buon modo di risolvere un de­terminato problema» e non indica una manipolazione. Nel caso specifico, erano in discussione due serie di dati, una che mostrava gli effetti delle variazioni di temperatu­ra sui cerchi dei tronchi degli alberi, l’altra che considerava l’andamento delle temperatu­re atmosferiche negli ultimi 100 anni. Nel caso dei cerchi degli alberi, l’aumento della temperatura non è più dimo­strato dal 1960 in poi, mentre i termometri hanno continua­to a farlo fino a oggi. Mann ha ammesso che i dati degli alberi non sono stati più im­piegati per individuare la va­riazioni, ma che «questo non è mai stato un segreto». Secondo Trenberth, le e-mail in realtà mostrano «l’integrità sostanziale della nostra ricerca». Ma per Patri­ck Michaels, lo scandalo rive­la l’atteggiamento fondamen­talista dei teorici del global warming, «pronti a violare le regole, pur di screditare e danneggiare seriamente la re­putazione di chi vuole solo un onesto dibattito scientifi­co ».

Fonte:http://thumbs.dreamstime.com/thumb_278/1213096335m47gV2.jpg

martedì 24 novembre 2009

1^ CLASSIFICAZIONE DEL FENOMENO UFO:

SFERE DI LUCE:Nella maggior parte dei casi di avvistamenti UFO vi è la testimonianza di strane sfere luminose,talvolta di vario colore,che assumono varie dimensioni,a quella di una pallina da tennis ma talvolta molto più grandi.
Questi globi luminosi talvolta possono apparire stranamene allineati come se guidati da qualche "mano intelligente".
Queste sfere luminose tuttavia non sono frutto di intelligenze extraterrestri ma appartengono a fenomeni naturali ancora poco compresi,ad esempio proprio come i Fulmini Globulari (http://expianetadidio.blogspot.com/2009/09/ufo.html-http://expianetadidio.blogspot.com/2009/08/ifo.html) o ad altri fenomeni simili.
Inoltre vi sono numerosi avvistamenti in cui durante i terremoti sia prima,durante e dopo in cui si sono viste strane sfere luminose talvolta allineate o addirittura lampi.
Tutto ciò è da ricondurre a fenomeni elettrici prodotti dal terreno(http://expianetadidio.blogspot.com/2009/09/luci-sismiche.html)o ad altri fenomeni che all'apparenza sembrerebbero spiegabili solo con la fisica quantistica ma pur sempre di origine naturale.
Vi è una grande maggioranza di questi fenomeni che sembra svilupparsi prooprio in dette aree vulcaniche e sismiche,uno di essi di carattere particolarmente violento pare sia avvenuto nel 1908 nell'area di Tunguska il cui all'inizio si presumeva fosse stato causato dalla caduta di una cometa o un asteroide esplosi nell'atmosfera o,per i più fantasiosi,alla caduta di un astronave aliena o un esperimento di Nikola Tesla (http://expianetadidio.blogspot.com/2009/11/tunguska-aggioramento.html).
Fenomeni simili si sono riscontrati anche prima del terremoto dell'Aquila in cui la notte prima si videro numerose sfere molto simili allineate fra loro (http://expianetadidio.blogspot.com/2009/05/possibile-spiegazione-certe-luci-aliene.html).
Detto ciò mi sembra più che evidente che fenomeni di questo tipo siano perlopiù a di origine naturale,l'ipotesi extraterrestre sarebbe da scartare.

RAPIMENTI ALIENI:Ne avrò sentito ormai a decine e nessuna di essi si è mostrata seria,anzi,in diversi punti erano piene di incongruenze e in certi punti talvolta anche divertenti.
In questo caso si tratta di persone perlopiù imbroglione che tendono ad attirare l'attenzione su di se per i più svariati motivi.
Uno dei più recenti di questi casi è quello di Giovanna che ha raccontato di esser stata più volte rapita da essi e aver avuto addirittura una relazione con uno di costoro da cui sarebbe nato una sorta di chimera,fatto stà che una volta mostrate le immagini di questo "affare"-che per rispetto delle persone più sensibili non metterò in mostra-si è rivelato essere un coniglio senza orecchie e senza la pelliccia.
Fatti i confronti con diverse foto di conigli di questo tipo è risultato essere identico ad essi.
Brutta figura per la carissima Giovanna che oltre ad aver finto dipiangere in tv ha fatto piangere per davvero quelli che hanno sfatato tale bufala...dal ridere.
I casi che all'apparenza sembrano essere veri sono quelli in cui una persona si risveglia senza aver ricordi di ciò che ha fatto poco prima e con la sensazione di aver perso minuti importanti della propria vita.
Tale fenomeno è ricondotto tramite ipnosi di aver visto figure grigie-i cosidetti uomini grigi-o addirittura visioni angeliche o voci nella testa.
Assieme a tutto ciò i soggetti si ricordano di aver provato emozioni incredibilmente forti quali un indescrivibile paura,o addirittura felicità e gioia indescrivibile.
Questa è la sindrome di Epilessia del Lobo Temporale che può essere molto comune in persone soggette a campi elettrici.
Per maggiori informazioni tutte le risposte le trovate qui:http://expianetadidio.blogspot.com/2009/05/il-lobo-temporale-destro-e-le-strutture.html
Talvolta la sindrome del Lobo temporale è accompagnata da afasia-incapacità di descrivere a parole un evento o qualcosa-,sensazioni di missing time,talvolta l'impressione di essere stati maltrattati da qualcuno e sentirsi impotenti e fenomeni simili.
Non stò dicendo che all'improvviso tutti i presunti rapiti sono affetti da questa sindrome,ma considerando l'aumento dell'attività vulcanica e sismica che si stà avendo negli ultimi anni e l'aumento di questi casi sono dell'idea che più aumenta i fenomeno che li causa più aumentano i casi e le persone soggette.
Infatti mi sono accorto che buona parte di queste persone e dei posti in cui sono avvenuti questi casi che ho letto con attenzione sono su aree sismiche e vulcaniche.
Infatti quando il terreno sottostante si muove genera anch'esso dei leggeri campi elettrici che possono andare ad influenzare i soggetti soprastanti causando questo genere di fenomeni.
Per comprenderne bene il meccanismo seguite l'indirizzo indicato sopra.

Vi è inoltre una forte leggenda metropolitana che dice che i cosidetti "rapiti" o "abdotti" vengano "etichettati".come facciamo noi con il mirochip dei cani,per essere controllatia distanza.
Niente di più falso.
Le foto mostrano delle schegge di un qualche materiale,o addirittura delle sfere minuscole in cui sarebbero state ritrovate all'interno del loro corpo.
Semplicemente una scheggia di metallo o simile può rimaner incastrata all'interno del corpo di una persona in seguito ad un incidente violentissimo per anni e accorgersi solo in seguito di avercela.Ne ho un esempio in famiglia.
Detto ciò posso dire con mia personale certezza che il fenomeno dei rapimenti alieni non esiste.
Tenete d'occhio gli imbroglioni in stile "Giovanna" e altri fenomeni che ho appena spiegato.

Alex

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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