ATTUALE CONFIGURAZIONE PLANETARIA DEL SISTEMA SOLARE


martedì 30 giugno 2009

PERSONAGGI DI CUI DIFFIDARE

-DAVID ICKE:SOSTIENE CHE I GOVERNI DEL MONDO SIANO DOMINANTI DA UN GOVERNO-OMBRA CHE A SUA VOLTA E' DOMINATO DA UNA RAZZA DEFINITA "RETTILIANI".
FORTE SOSTENITORE DI IDEE COMPLOTTISTE DELLA QUALE ATTRIBUISCE LE CAUSE PROPRIO A COSIDETTI ESSERI.
INUTILE DIRE CHE E' UNA TEORIA ASSURDA.

-RON HUBBARD:FONDATORE DELLA SETTA DI SCIENTOLOGY DELLA QUALE FA PARTE LA STAR TOM CRUISE CHE ATTRAVERSO I SUOI FILM VERSA INGENTI SOMME DI DENARO SU DI ESSA.
PER MAGGIORI APPROFFONDIMENI BASTA VISITARE ALCUNE DEI MIEI POST.

(LA LISTA SI AGGIORNERA' NEI PROSSIMI GIORNI)

LE ALTRE VERGINI

Ecco alcuni casi di madri vergini che partorirono un dio:

Devaki, madre di Kríshna;

Un ramo della religione indù contempla l'incarnazione del dio Vishnu, che decide di farsi carne sulla terra, sotto le spoglie umane di Krishna, e costui nasce da una madre vergine, Devaki, la quale è costretta a nascondersi perché il re Kansa teme la venuta, evidentemente profetizzata, del Salvatore, e vuole ucciderlo, nel timore che fosse da lui detronizzato, cercò di eliminarlo ordinando una strage di bambini. La nascita del fanciullo divino avviene fra i pastori. Era di discendenza reale, venne battezzato sul fìume Gange, fece risorgere i morti e guarì lebbrosi, sordi e ciechi. Krishna si servì dì parabole per ìnsegnare la carità e l'amore. Fu trasfigurato davanti ai suoi discepoli e fu legato ad un albero insieme a due ladroni. Risorse dalla morte e salì in cielo. Fu definito il Redentore, il Primogenito di Dio, il Verbo universale e considerato la seconda persona della Trinità, ìnsieme a Brama e Visnù.

I discepoli lo chìamarono 'Jezeus" che significa "pura essenza".
Tutto ciò indica che la natìvìtà di Gesù ha radici molto vecchie, le quali affondano nel terreno comune a una numerosa serie di tradizioni del tutto analoghe.

Ceres, madre di Osiride;

Maia, madre di Sakia;

Celestina, madre di Zunis (successivamente crocifisso);

Chimalman, madre di Quexalcote;

Semele, madre di Dionisio;

Dioniso è figlio di Zeus e di una donna mortale: la madre Semele, durante la gravidanza, fu entusiasta dell'evento come Maria in Luca. E come la gioia di Semele si trasmise agli altri, così anche quella dì Maria. Dioniso fu un apportatore di gioia, ma anche un dio che soffre, muore crocifisso e risorge dalla morte: a Delfì veniva additata persino la sua tomba.

La religione dionisiaca fu diffusa dapprima nel mondo mediterraneo, dove già a partire dall'VIII secolo a.C. ebbe grande rilevanza in Grecia: in tutte le più importanti città elleniche furono innalzati in suo onore numerosi templì; ma anche a Roma, già nel 186 a.C., contava settemila seguaci. Divenne la divinità preferita del mondo antico: dall'Asia alla Spagna fu adorato con feste e processioni sfarzose, durante le quali il suo simulacro veniva portato in giro su un crivello.

Nana, madre di Attìs;

Alcmene, madre di Eracle;

Circa la storia della sua nascita è possibile riscontrare le coincidenze che seguono: come Amfitrione, il padre umano di Eraele, vive a Micene con la vergine Alcrnena, così Giuseppe, il padre umano di Gesù, vive a Nazareth con la vergine Maria; come Amfitrione si astiene da Alcmena fino alla divina concezione, così fa anche Giuseppe. Come Amfitrione migra da Micene a Tebe insieme ad Alcrnena, così Giuseppe trasmigra con Maria da Nazareth a Betlemme, e come Eracle non viene messo al mondo nel luogo di residenza di Arafitrione, Micene, ma a Tebe alla fine del suo viaggio, allo stesso modo Gesù non viene generato a Nazareth, residenza di Giuseppe, ma a Betlemme, meta del suo viaggio. E come Eracle viene chiamato talvolta «l'Argivo» per il luogo d'origine del padre, così Gesù viene talora chiamato «il Nazareno», per la patria d'origine di Giuseppe.

Intorno agli eventi della sua giovinezza si possono rintracciare le analogie seguenti: come Era apprende da Zeus che il rampollo della sua schiatta diverrà re, sì ch'ella lo perseguita, così Erode apprende dai Magi della nascita di un re e perseguita il nuovo nato. Come Eracle, a causa della paura della madre, viene esposto e quindi ripreso, così Gesù viene condotto in Egitto e poi riportato indietro a causa dei timori dei genitori. Come Eracle prima dell'inizio della sua attività pubblica si reca in solitudine, così fa anche Gesù; e come Eracle cade nelle tentazioni, la stessa accade a Gesù. (Karlheinz Deschner - Il gallo cantò ancora - pag. 65)

Sbing-Mon, madre di Yu;

Mayence, madre di Hesus;

Maria, madre di Gesù.(da David Donnini Gesù e i manoscritti del mar morto pag.27)

Fra i vari tentativi realizzati nei primi secoli di cristianesimo per spiegare come era avvenuta l'incarnazione, non mancano altre somiglianze: l'apologista Tertulliano (morto 240 ca.) crede che sia stato un raggio di luce


(lo Spirito Santo non era stato ancora del tutto elaborato)

I Cristiani delle origini ebbero degli spiriti celesti le "idee più disparate" (Weinel).

Fino all'inizio del 3°secolo, "quasi nessuno" (Harnack) credeva nello "Spirito Santo". Nel IV secolo, lamentava Ilario, nessuno sapeva quale sarebbe stata la professione di fede in voga l'anno seguente.

Tutto questo spinse i teologi ad intensificare la propria attività speculativa, arrivando a elaborare la dottrina secondo cui Dio era un'unica substantia in tre persone. Il Figlio procedeva dal Padre e dallo Spirito Santo. Le tre persone erano legate da quattro relationes, cui corrispondevano cinque proprietates. Il complesso compenetrarsi (circuminsessio) delle tre persone produceva un unico Dio, actus purissimus. Per quanto frutto di faticose elucubrazioni, i teologi erano ben consapevoli che qualsiasi speculazione intorno al dogma trinitario era destinata a restare "una sinfonia incompiuta" (Anwander), "un impenetrabile mistero di fede" che, comunque, a giudizio del benedettino von Rudloff, "non entrava in conflitto con la ragione.


a scendere in Maria e farsi carne, in evidente analogia (non si dimentichi che Tertulliano era africano) con la leggenda egizia della Vacca sacra, madre del bue-dio Api, fecondata da un raggio luminoso.



Alla Chiesa non fu possibile lasciare l'incarnazione prudentemente avvolta nel mistero, come era la prassi con tante altre incarnazioni, perché questa credenza venne a formarsi quando esisteva già una tradizione sull'origine terrena di Gesú, quella che lo considerava il profeta discendente da re David, e a essa fu sovrapposto.

E punto di congiunzione delle due credenze lo si trova in quel passo di Luca relativo all'Annunciazione, in cui dice, con palese goffa contraddizione (Lc 1,32): "Egli sarà chiamato figlio dell'Altissimo e il Signore Iddio gli darà il trono di David suo padre". Questo passo di Luca, come tutto il racconto della nascita di Gesú, ha uno stile che male si accorda con il periodare abituale dell'evangelista, sicché anche qualche commentatore cattolico (ad esempio G. Fouard) ha dovuto riconoscere che il frammento è stato aggiunto piú tardi, con una sutura fatta in modo malconcio.

Cosí come per la nascita, anche per la morte e risurrezione di Gesú esistono degli equivalenti altrove: bisognava porlo sullo stesso piano di Tammuz, Adone, Atri, Osiride, Dionisio e tanti altri dei morti e risorti, che in quel tempo predominavano. La Pasqua - cioè appunto la morte e risurrezione - venne fatta coincidere con i riti primaverili di altri culti e di altre scuole misteriche dell'epoca, nell'area del Mediterraneo e anche in luoghi remoti, nei lontani continenti.

Con la dottrina della verginità della madre di Gesú veniva a ' completarsi il quadro di un Dio che niente aveva da invidiare ai suoi rivali. Restavano però ancora delle asperità, che andavano limate. Data la necessità di diffondere il mito di un Dio, ogni fattore privato della sua vita diventava un aggravio (lo aveva compreso bene San Paolo). Legata come è la storia di un uomo - di ogni uomo - a un periodo e a un luogo preciso, tali fattori, nel caso del "Dio" Gesú, avrebbero sminuito il suo carattere universale, per cui bisognava eliminare rigorosamente dalla biografia ogni componente superflua riguardante la famiglia,( da qui nascono tutte le numerossime contraddizioni dei Vangeli e degli Atti degli Apostoli) il sesso, la politica: non si poteva ammettere che avesse avuto dei fratelli carnali, una moglie e figli fin troppo umani, amicizie intime; bisognava cancellare, poi, ogni riferimento a suoi rapporti con gli zeloti, gli esseni e altri gruppi di rottura, e non solo per negare una sua partecipazione attiva, ma persino l'avere intrattenuto con loro il minimo contatto; inoltre, sarebbe stato a dire poco imbarazzante per un Dio, essere il protagonista di una rivolta armata e per giunta fallita. Ecco perchè i padri della chiesa hanno costruito i loro racconti in modo austero con una mitica semplicità, ambientato solo per pura circostanza nella Palestina del 1° secolo, occupata dai romani. Ma i loro progetti sono stati rovinati, in modo pesante, dagli scritti degli storici di quel tempo, e specialmente quelli di Giuseppe Flavio, da loro in seguito falsificati a loro piacere, comodo e interesse o distrutti e i rimanenti tenuti a dormire per secoli da traduttori, a mio modesto parere, che guardavano solo la forma e non la logica delle falsificazioni.

Fonte:http://www.storiacristianesimo.it/vergini%20fecondate%20da%20divinità.htm

AGGIORNAMENTO APOLLONIO DI TIANA

Nel tempo della creazione del mito del Cristo vissero molti santi uomini pagani.
Uno dei più notevoli fu un saggio che aveva molto viaggiato, Apollonio. Nato da ricchi genitori a Tiana, una cittadina nel centro dell'attuale Turchia, fu mandato a studiare a Tarzo, in gioventù fu attratto dagli insegnamenti e dal modello di vita ascetico di Pitagora, filosofo greco del VI secolo a.C.
Portava i capelli lunghi, era rigorosamente vegetariano, non indossava indumenti fatti con tessuti di origine animale, girava scalzo e restò celibe. Trascorse alcuni anni in un centro di cure , dove studiò medicina, e poi si recò in India, dove rimase per alcuni mesi in un ashram, ospite degli asceti locali.
Tornato in patria, si spostò poi in Grecia, Italia e Spagna e di qui in Egitto. Metteva in pratica le dottrine che predicava e il suo messaggio era diretto e coraggioso, ritenendosi egli stesso ispirato da Dio per riportare sul giusto cammino l'umanità. Si dice che abbia osato sfidare Nerone e Domiziano.
Dopo la rivolta e il suicidio di Nerone nel 68, fece ritorno in Sicilia e in Grecia, quindi visitò Alessandria, dove si disse che nel 69 fosse stato consultato da Vespasiano agli inizi della guerra ebraica. Poi Vespasiano si recò a Roma, e Apollonio andò in Alto Egitto dai "saggi nudi", una comunità di asceti con pretese di poteri sovrannaturali. Da qui ritornò al Mediterraneo orientale, dove proseguì la sua esistenza itinerante fino al 93, quando dovette recarsi a Roma per rispondere delle imputazioni di magia e sedizione: era stato accusato di avere immolato un fanciullo greco per predire dalle sue viscere le sorti di una cospirazione per uccidere l'imperatore Domiziano. Secondo quanto viene riportato, egli scomparve dall'aula del tribunale romano, fece ritorno in Grecia e continuò a vivere qui e in Asia Minore indisturbato fino alla morte (o come sostengono alcuni - fino alla sua ascesa in cielo), avvenuta nel 96, a poco tempo dall'assassinio di Domiziano. Si dice anche che dopo la sua ascensione ( o morte ) Apollonio apparisse a un giovane uomo che non credeva alle sue dottrine.

Apollonio è una figura di indubitabile storicità. Autori classici e cristiani fanno riferimento a lui e lo citano, parti del suo trattato sui sacrifici e le sue lettere sono state conservate, e i tratti salienti della sua vita - come descritti sopra - non danno adito a seri dubbi malgrado il loro contenuto leggendario come la figura di Gesù.

Le analogie storiche tra Apollonio e Gesù sono evidenti: entrambi erano taumaturgici e predicatori itineranti, rifiutati inizialmente dai concittadini Avevano entrambi una propria cerchia di devoti discepoli.

Ad entrambi si attribuirono profezie, esorcismi, guarigioni e un'occasionale risurrezione di un defunto.

Come predicatori avevano entrambi severissime pretese morali sul proprio uditorio.

Con queste analogie storiche di base, non può sorprendere che si siano potute diffondere opinioni e leggende simili su di loro. Si disse di entrambi che fossero stati generati da dei e che fossero stati fanciulli eccezionalmente precoci. Agli inizi delle rispettive carriere, si ritirarono entrambi nel deserto, dove incontrarono e sconfissero demoni. Le analogie tra i loro miracoli sono state già menzionate. Al termine delle loro esistenze, mentre Apollonio riuscì a sottrarsi miracolosamente alla condanna, Gesù venne giustiziato ma risorse miracolosamente dalla morte; successivamente, vissero entrambi assieme ai propri discepoli per un certo periodo, per poi - come si disse - salire in cielo e, in seguito, vennero loro attribuite apparizioni anche a persone incredule.

Entrambi furono considerati dai rispettivi seguaci figli di dei, esseri dotati di poteri sovrannaturali, e i loro nemici li hanno accusati entrambi di essere maghi.

Per Apollonio, come per Gesù, la nostra informazione sul loro mito deriva per lo più dai loro seguaci e viene conservata in documenti messi assieme alcune generazioni dopo la loro morte. La Vita di Apollonio giunta fino a noi è stata scritta nei primi anni del secolo terzo da un certo Flavio Filostrato per volere dell'imperatrice Giulia Domna ed è stata completata solo dopo la morte di lei, avvenuta nel 217.
Filostrato afferma che le fonti delle sue informazioni provengono dalle città e dai templi dove Apollonio aveva operato (presumibilmente centri della tradizione orale), dalle lettere e dal testamento dello stesso Apollonio e da opere precedenti su Apollonio, tre delle quali vengono menzionate. Una di queste, scritta da un certo Moiragene, altrimenti sconosciuto, rappresentava Apollonio come mago; Filostrato dice che non bisogna prestarvi attenzione perché Moiragene ignorava molti fatti a proposito di Apollonio. Un'altra opera è di Massimo da Ega, una piccola città a est di Tarso. Agli inizi della sua carriera.

Entrambi adoperavano espressioni epigrammatiche e uno stile oracolistico: essi insegnavano come se ne avessero l'autorità ed entrarono in conflitto con il clero istituzionale dei templi che visitavano nel tentativo di riformare. Entrambi vennero imputati di sedizione e vennero processati principalmente per l'accusa di sedizione.

La leggenda gli attribuisce cure miracolose, come la guarigione di storpi e di ciechi e altre dimostrazioni di potere divino. Sembra che, nella prima metà del III secolo, a circa cent'anni dalla morte di Apollonio, l'imperatore Alessandro Severo pregasse a un sacrario privato con le immagini del mitico poeta veggente Orfeo, ritenuto fondatore di una religione che prese il suo nome, di Abramo, patriarca di Israele, di Gesù Cristo e di Apollonio di Tiana.
l'imperatore Caracalla, che venerava Apollonio come eroe, finanziò il suo culto a Tiana e gli fece edificare un tempio. Apollonio era un eroe per i pitagorici, i quali produssero numerosi falsi letterari, e i racconti di viaggio che Fílostrato riprende da "Damis" sono intrisi di elementi immaginifici che hanno molte analogie con le fantasie dei pitagorici. Apollonio ebbe senza dubbio dei discepoli i cui racconti si tramandarono nella cerchia dei pitagorici.


La vita di Apollonio presenta quindi un problema di ordine letterario molto simile a quello dei vangeli.
Una somiglianza sta anche nella forma letteraria, dopo l'elogio della famiglia dell'eroe e le leggende sulla sua nascita, l'infanzia viene quasi del tutto ignorata e la vita da adulto viene narrata attraverso una serie di aneddoti collegati tra loro solo da annotazioni geografiche (riferimenti ai suoi viaggi e alle località in cui è avvenuto questo o quel fatto); la narrazione si fa più coerente verso la fine della vita di Apollonio con il processo, la fuga e le successive vicende, per tornare ad essere confusa solo quando sopraggiungono la morte e le successive apparizioni. Queste analogie ne rafforzano un'altra: la Vita, come i vangeli, è in parte un'opera apologetica compilata per glorificare l'eroe.
La prozia di Alessandro, l'imperatrice Giulia Domnia (moglie di Settimio Severo) aveva condiviso la sua ammirazione per Apollonio e venticinque anni prima aveva incaricato un popolare scrittore e conferenziere dell'epoca, Filostrato, dì scriverne la biografia, la Vita di Apollonio,
Il libro, una piacevole mescolanza di realtà e fantasia, che è pervenuto quasi intatto, costituiva un tale panegirico di Apollonio da indurre alcuni pagani a paragonarlo a Gesù Cristo,
Attorno al 300, lerocle, proconsole di Bitinia e uno degli istigatori delle persecuzioni di Diocleziano, scrisse un trattato che venne in seguito distrutto dalla Chiesa, ma di esso conosciamo qualcosa grazie alle repliche di due cristiani: Lattanzio, un maestro di retorica latina, ed Eusebio li falsario per eccellenza, il celebre storico della Chiesa che fu arcivescovo di Cesarea in Palestina; in cui per amore della verità, affermava che ApolIonio era superiore a Gesù.

Fonte:http://www.storiacristianesimo.it/apollonio%20di%20tiana.htm

LIBRO:I PADRONI DEL PIANETA



Libro: I padroni del pianeta. Le bugie degli ambientalisti su incremento demografico, sviluppo globale e risorse disponibili
Nonostante la storia dell'umanità dimostri in maniera inequivocabile che la crescita è sempre un bene e che lo sviluppo civile, demografico, scientifico e tecnologico è necessario per garantire la sopravvivenza e il miglioramento della qualità della vita, persiste nell'ideologia ambientalista il pregiudizio contro l'incremento demografico e lo sviluppo condotto dal genere umano.
Secondo la filosofia ambientalista ci sono troppe persone sulla Terra; queste persone utilizzano un modello di sviluppo che consuma troppe risorse; e il frutto di questo consumo è un sempre maggiore inquinamento dell'aria, dell'acqua e del suolo. In realtà il XX secolo è stato il secolo della salute e della longevità.
Mai il genere umano è vissuto così a lungo e meglio di oggi. Ci sono differenze qualitative fra i vari continenti, ma questo dipende da uno sfruttamento monopolistico e da una cattiva distribuzione dei beni.
Proprio nel XX secolo la popolazione mondiale è aumentata di quattro volte, mentre il prodotto lordo è aumentato di diciassette.
Fino al 1700 la popolazione mondiale non aveva superato i seicento milioni di unità. In questa nuova inchiesta tutti i dati e i documenti che svelano che il mondo non morirà né di sete, né di fame, né di freddo.
Antonio Gaspari e Riccardo Cascioli affrontano e attaccano la teoria dei 'limiti dello sviluppo' sostenuta fin dagli anni 60 del secolo scorso dal Club di Roma, i cui scienziati previdero l'esaurimento del petrolio e di tutti i metalli entro il 1992. Secondo gli autori le risorse non sono limitate: innanzi tutto perché le 'risorse' non sono le materie di cui il nostro pianeta è composto né gli esseri viventi vegetali e animali che lo popolano, bensì i mezzi e gli strumenti che l'umanità via via inventa per soddisfare i propri bisogni servendosi di minerali, piante e animali. In secondo luogo non sono limitate perché, al contrario di quanto affermano molti ambientalisti, la Terra non è un sistema chiuso e quindi ad essa non si applica la legge dell'entropia come sostiene il Global Footprint Network. "Ma l'abbaglio fondamentale - spiegano gli autori - è non rendersi conto che non c'è un limite alle risorse perché non c'è un limite alla potenzialità e alla creatività dell'uomo, la vera, grande risorsa. In quest'ottica l'errore davvero fatale sarebbe diradare l'umanità e costringerla a vivere al minimo come i nostri antenati cacciatori raccoglitori o come, appunto, i nordcoreani portati a modello per l'impronta così lieve che imprimono al mondo".
I padroni del pianeta. Le bugie degli ambientalisti su incremento demografico, sviluppo globale e risorse disponibili.
di Riccardo Cascioli e Antonio Gaspari
Piemme 2009, 205 p.

Fonte:http://ambientalismodirazza.blogspot.com/

RISCALDAMENTO GLOBALE?ECCO LE "PROVE"



Da effedieffe.com


Quanto al riscaldamento, ciò che accade oggi è già accaduto più volte in tremila anni, e molto probabilmente le variazioni climatiche dipendono in parte dalle eruzioni vulcaniche, che hanno sparso nell’alta atmosfera polveri capaci di ridurre drasticamente l’irradiazione solare.

I BANCHI DI GHIACCIO DELL'ANTARTIDE NON MOSTRANO SEGNI DI CAMBIAMENTI CLIMATICI IN ATTO!


Una ricerca mirata durata sei anni ha messo in evidenza che i banchi di ghiaccio dell'Antartide non mostrano segni di cambiamenti climatici in atto.
Gli scienziati dell'Università Tecnologica di Curtin nell'Australia Occidentale usano sensori acustici per ascoltare il suono degli icebergs che si staccano dagli enormi banchi di ghiaccio del Polo Sud. Questa tecnologia è stata sviluppata per supportare il Trattato sul bando dei Test Nucleari (Comprehensive Nuclear Test Ban Treaty). "Oltre sei anni di osservazioni non hanno rivelato nessun trend climatico significativo" ha dichiarato Alexander Gavrilov, professore associato dell'Università di Curtin, alcuni giorni fa. Gavrilov e il Prof. Binghui Li stanno investigando se sia possibile rilevare e monitorare cambiamenti significativi nel tasso di disintegrazione dei banchi di ghiaccio antartici attraverso il monitoraggioo del suono delle crepe nel ghiaccio. I due ricercatori usano due stazioni acustiche, la prima a 150km di distanza da capo Leeuwin, la punta sudovest dell'Antartide Occidentale, e l'altra al largo della gigantesca base militare americana di Diego Garcia nell'arcipelago di Chagos nell'Oceano Indiano. "Queste due stazioni fanno parte di un network di strumenti di ricezione acustica sottomarina, una sorta di idrofoni", ha spiegato Gavrilov. Le stazioni sono state usate per localizzare le esplosioni nucleari detonate dall'India. Oltre 100 segnali acustici dall'Antartico sono rilevati settimanalmente dalla stazione di Capo Leeuwin, per poi essere trasmessi alla sede di Geoscience Australia a Canberra. "Sei anni di risultati non sono poi così tanti nello schema delle cose, così intendiamo proseguire la ricerca", ha detto Gavrilov. I due ricercatori presenteranno la loro ricerca con una conferenza in Europa alla fine di questo mese di giugno 2009.

ARTICO: PRIMAVERA IN RITARDO, 90% DEL SUOLO COPERTO DI NEVE, GLI UCCELLI MIGRATORI NON RIESCONO A RIPRODURSI.


L'inverno rifiuta di andarsene dal Manitoba del nord e da gran parte dell'Artico orientale, si afferma in un articolo del Winnipeg Free Press. Ecco il contenuto:
Condizioni di prolungata copertura nevosa nella Baia di Hudson con ogni probabilità renderanno impossibile la riproduzione degli uccelli migratori e di molte altre forme di vita quest'anno. Secondo Environment Canada, la primavera del 2009 tarda ad arrivare nell'Artico orientale: l’11 di giugno 2009, il 100% della copertura nevosa ancora arrivava a sud fino alla Baia di James.
Le temperature di maggio nel Manitoba del nord sono state di quasi 4 gradi al di sotto delle medie di lungo periodo di +0.7 e, ai primi di giugno, le temperature sono rimaste ancora inferiori di circa 3 gradi rispetto alla media. Le immagini prodotte dal Servizio nazionale Oceanico del Canada e dall’Amministrazione Nazionale Atmosferica confermano che neve e ghiaccio imbiancavano tutto il Manitoba settentrionale, parte dell’Ontario del nord e praticamente tutta la zona orientale dell’Artico alla data del 12 giugno 2009. Controlli aerei da parte di mezzi degli Stati Uniti confermano che nell’Artico orientale non c’è ancora nessun segno della primavera. Cumuli di neve alti sei piedi (circa 180cm) bloccano le strade della zona di Churchill. Una spessa coltre di neve, alta in media 3-4 piedi (90-120cm) copre il 90% della taiga del Manitoba del nord. I ricercatori confermano che il ritardo della primavera nel 2009 sta condannando gli uccelli al fallimento della stagione riproduttiva. Anche la vegetazione sta subendo un forte impatto dovuto al ritardo della primavera, con i germogli che si sono visti con un ritardo di 3 settimane. Come conseguenza anche gli animali erbivori stanno ritardando la riproduzione.
“Ho vissuto a Churchill fin dagli anni ’50 del secolo scorso e questa è la primavera più in ritardo che io abbia mai visto” ha detto il residente Pat Penwarden “Solo la primavera del 1962 era quasi così fredda”
I birdwatchers che normalmente affollano il Manitoba del nord ogni mese di giugno per osservare gli uccelli e l’altra fauna hanno disdetto le prenotazioni in massa, e questo a causa delle condizioni del manto nevoso.
“E’ come un paesaggio invernale”, ha detto Ruth Baker, un turista del Michigan che ha trascorso dal 9 a l 12 giugno 2009 a Churchill “Non potevo credere alla quantità di neve, proprio cumuli come colline”
Secondo I ricercatori della Cornell University, attualmente a Churchill la rirproduzione dei limicoli è già in ritardo di 3 settimane, e non è neppure iniziata.
Il primo nido di Oca canadese è stato trovato il 7 di giugno, vale a dire un mese in ritardo rispetto alla norma, e probabilemente non ci sarà abbastanza tempo per permettere ai pulcini di maturare prima della migrazione autunnale verso i luoghi caldi. Le Oche del Canada sono le prime a riprodursi nel nord Manitoba. Molte specie di uccelli hanno bisogno di almeno 100 giorni per nidificare, covare le uova ed allevare la prole in modo adeguato in vista della migrazione autunnale.
Secondo Robert Rockwell dell’Università di New York, che studia le oche, se queste non iniziano a covare le uova prima dell’11 giugno non c’è nessuna speranza che riescano a produrre giovani forti abbastanza per affrontare la dura migrazione autunnale verso sud.
Studi effettuati da Hugh Boyd, scienziato emerito del Canadian Wildlife Service, affermano che “normali” ritardi nelle primavere artiche riducono la produzione degli uccelli acquatici del 90%, ma questo forte ritardo minaccia di essere ancora più dannoso.

Robert Alison.

NEL MEDITERRANEO NON CI SONO PROCESSI DI RISCALDAMENTO IN ATTO
di Piero Vietti

Ma secondo gli esperti il Mediterraneo non doveva diventare una specie di stagno abitato da pesci tropicali nel giro di qualche anno?

Nel Mediterraneo non ci sarebbero processi di riscaldamento delle acque in atto. E' uno dei risultati preliminari ottenuti dalle ricerche svolte nell'ambito di MedArgo, il "sister-project", coordinato da Ogs, che si occupa dello studio specifico del Mar Mediterraneo e dei Paesi che vi si affacciano e che fa parte di Euro-Argo, la componente europea del progetto internazionale Argo.
Ed è sull'obiettivo di Argo e cioè, l'analisi intensiva dei mari per capire quale sia l'impatto del clima e del riscaldamento globale sulle acque del nostro pianeta e, di conseguenza, anche sugli ecosistemi, che 60 scienziati europei confrontano dati e conoscenze al Secondo Convegno EuroArgo sull' Oceanografia Osservativa, in corso a Trieste, organizzato dall'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale, OGS. Per studiare i parametri fisici e chimici delle acque dei mari l'OGS utilizza speciali strumenti chiamati "profilatori float", una sorta di tubi cilindrici alimentati da batterie che vengono rilasciati in mare e affidati alle correnti. Sono apparecchiature a perdere, che nel corso della loro vita (funzionano per circa 3-4 anni) eseguono da 150 a 200 profili.
"Questi strumenti - racconta Pierre-Marie Poulain, responsabile del Remote Sensing Group in OGS e coordinatore di MedArgo - scendono a una profondità media di 350 metri e vi restano per cinque giorni.
Poi fanno una rapida puntata a 2000 metri e, risalendo, misurano i parametri fisici della colonna d'acqua e li inviano ai satelliti. Il tutto, in tempo reale: i dati rimbalzano ai centri di ricerca, sparsi in tutto il mondo, dove vengono elaborati, gestiti e diffusi alla comunità di scienziati". Attualmente sono circa 3mila i profilatori in tutto il mondo distanziati l'uno dall'altro di circa 300 chilometri, nei mari europei se ne contano 800, e, nel Mar Mediterraneo in particolare, ci sono 23 di questi strumenti con l'obiettivo di portarli a 30 per avere una copertura totale del bacino. OGS oltre a coordinare la messa a mare dei profilatori, si occupa anche della raccolta dei dati registrati sulle caratteristiche delle correnti, sulla temperatura e salinità. I ricercatori triestini sono, infatti, tra i pochi a possedere le competenze oceanografiche e la capacità di effettuare il controllo di qualità necessario.
Finora MedArgo ha raccolto una serie di dati che illustrano ciò che sta succedendo nel Mediterraneo. "La corrente del Mediterraneo - aggiunge ancora Poulain - è un motore importante della circolazione locale, perché influenza tutti i moti di questo mare chiuso. Quel che possiamo anticipare sulla base delle informazioni raccolte, fino ad ora, è che non risultano processi di riscaldamento in atto. Ma potremo essere più esaurienti solo al termine del progetto con in mano i dati finali".

Fonte:http://ambientalismodirazza.blogspot.com/

lunedì 29 giugno 2009

LA RELIGIONE DI MITRA



La sua origine si perde nella notte dei tempi ma venne rielaborata e organizzata nel VII secolo da Zaratustra o Zoroastro che ebbe la rivelazione dal Dio Aura Mazda e compose un vangelo chiamato Avesta e lo presentò al suo sovrano re dell'Iran Vishtaspa che l'adottò come religione di Stato.
Dopo la sua diffusione in India, Persia e in Siria arrivò in tutto il Medio Oriente, nel III a.C. secolo era già conosciuta in Egitto e nel I secolo a.C. era una forte realtà in Cilicia patria di Paolo e da qui si estese su tutto il territorio dell'impero Romano.
Gli studiosi hanno accertato grandi corrispondenze tra le predicazioni e scritti di Paolo e il contenutodi questa religione.
Il Dio Aura Mazda aveva un figlio chiamato Mitra che discese dal cielo attraverso il concepimento di una vergine ad opera del Dio Aura Mazda.
Fu adorato dai pastori che gli offrirono in dono le primizie dei greggi e dei frutti della terra.
Cresciuto in virtù e saggezza, dette inizio alla sua attività redentrice predicando la morale Mazdeista. Una morale che indirizzandosi soprattutto agli umili e agli oppressi, veniva riassunta in una predica, detta delle 'Beatitudini", nella quale Mitra prometteva una ricompensa di felicità eterna dopo la morte a coloro che con rassegnazione avessero sopportato l'oppressione e le ingiustizie su questa terra.
Nel Vangelo di Mitra venivano raccontati gli attacchi che egli aveva ricevuto da parte dei suoi nemici, i seguaci del principe delle tenebre Arimane (Angra Maniu) e dei suoi demoni, gli angeli del male. La sua passione è del tutto simile a quella degli altri Salvatori appartenenti agli altri Culti dei Misteri.
Ucciso dopo essere stato torturato, fu appeso a un palo e fatto resuscitare il terzo giorno dalla morte dopo essere disceso agli inferi.
Nel vangelo avestico viene riportata anche l'ultima cena che Mitra consumò con i suoi apostoli.
Dopo aver tra,formato il pane e il vino nel corpo e sangue proprio e aver detto loro che se lo avessero mangiato e bevuto avrebbero ricevuto la vita eterna, promise che alla fine dei mondo sarebbe ridisceso sulla terra su un carro tirato da cavalli per giudicare, dall'alto di una nube, i vivi e i morti che sarebbero usciti dalle tombe ritornando in possesso dei loro corpi (ressurrezione della carne).
Compiuta così la sua missione sulla terra e lasciato ai suoi discepoli il compito di propagare la sua dottrina, Mitra veniva fatto risalire in cielo dove si riuniva con il padre Aura Mazda in una trinità in attesa del giudizio universale.
Dopo di che, con la fine del mondo, con annientamento della materia, ritornando tutto allo stato precedente la creazione. (La favola di Cristo Luigi Cascioli pag. 77)
Mitra era il tramite tra il cielo e la terra, fra Dio e l'umanità. era L'uomo Dio, il Redentore del Mondo il Salvatore. (Il gallo canta ancora - Karlheinz Deschner pag. 70)
Il giorno di nascita di Mitra era il 25 dicembre.
A lui veniva consacrato il primo giorno della settimana cioè la domenica.
La comunità di Mitra era strutturata in modo strettamente gerarchico con a capo una persona chiamata Pater patrum (padre dei padri):
I sacerdoti si chiamavano "Padri" e i fedeli "fratelli".
Il culto mitriaco conosceva sette sacramenti come ora la chiesa cattolica.
Il culto di Mitra possedeva un Battesimo, una Cresima e una Comunione consistente in pane e acqua o in un miscuglio d'acqua e di vino, celebrata, come nel Cristianesimo, in memoria dell'ultima cena del Maestro coi suoi discepoli; le ostie erano poi contrassegnate da una croce.
Ai Sacerdoti spettava soprattutto la dispensazione dei Sacramenti e la celebrazione del servizio divino: la messa veniva celebrata quotidianamente, ma la più importante era quella domenicale (nel dies solis): l'officiante pronunciava le sacre formule sul pane e sul vino, nei momenti particolarmente solenni si faceva squillare una campanella e in generale risuonavano lunghi canti accompagnati dalla musica. Sugli altari dei templi di Mitra era accesa una sorta di Luce Perenne.
Le iniziazioni avevano luogo in primavera, come molti Battesimi nella Chiesa antica, e in particolari festività cultuali i peccati venivano purificati col sangue. Padri della Chiesa videro in codeste analogie nient'altro che invenzioni diaboliche (Just., Apoi. 1, 66. Tert., bapt. 5).
I seguaci di Mitra si richiamavano a una Rivelazione, ponevano un diluvio all'inizio della storia e un giudizio universale alla fine; non solo credevano nell'immortalità dell'anima, ma anche nella resurrezione della carne.
Le istanze morali del culto di Mitra, il «Dio Giusto» e il «Dio Santo», non avevano nulla da invidiare a quelle dei cristiani: come i cristiani dovevano imitare il modello del loro padre celeste, allo stesso modo il fedele del vero, giusto e santo Mitra era tenuto a condurre una vita attivamente governata dalla morale.
La sua religione, definita da precisi «comandamenti», perseguiva un rigoroso ideale di purezza; la castità e la temperanza erano annoverate fra le virtù più alte, e anche l'ascesi vi svolgeva un ruolo non secondario.
L'evoluzione delle due religioni presenta non poche analogie: il Mitraicismo, come il Cristianesimo, esercitò dapprima una forte attrazione soprattutto sui ceti più umili della società, conoscendo, per contro, il disprezzo dei Greci e dei Romani colti, finché, come al Cristianesimo, anche al culto mitraico si volsero ben presto le cerchie più influenti della società imperiale romana. Molti signori furono guadagnati alla nuova fede ad opera dei loro schiavi, proprio come accadde al Cristianesimo, e non era raro il caso in cui le più alte cariche religiose venivano ricoperte da schiavi, come nella Chiesa primitiva. «In questa confraternita- scrive il Cumont nella sua classica monografia sul culto di Mitra -spesso gli ultimi erano i primi, e i primi erano gli ultimi, perlomeno esternamente» (Cumont, 72 sgg. Cit., 74. Si veda in particolare 178 sgg.).
Fra il III e il IV secolo la religione mitraica godette presso la corte del medesimo prestigio del Cristianesimo: Diocleziano, Galerio e Licinio consacrarono a Mitra, quale protettore dell'impero, un tempio a Carnuntum, sul Danubio, e Massimiano gli innalzò un Mitrèo in Aquileia. I suoi seguaci erano sparsi dappertutto, dalla Spagna al Reno, dalla Britannia alla Gallia, dove gli furono innalzati dei templi a Londra e a Parigi. La fede mitraica lasciò le proprie tracce addirittura in Scozia.
Allora per numero di adepti e per influenza sembrò sul punto di superare il Cristianesimo, cui fu particolarmente inviso, del quale, per altro, fu da un lato l'avversario più irriducibile, dall'altro il più importante precursore.
Come tutti gli altri culti, anche il Mitriacismo dovette poi soccombere al divieto degli imperatori cattolici: istigati dalla Chiesa, ancora nel IV secolo i suoi fedeli vennero perseguitati dai cristiani, i suoi templi saccheggiati, i suoi sacerdoti assassinati e sepolti nei sacrari rasi al suolo.
Fra le rovine del Mitreo di Saalburg è stato ritrovato lo scheletro incatenato del sacerdote pagano, il cui cadavere era stato sepolto in quel luogo per dissacrarlo in perpetuo (Hyde, 62 con rinvio a Cumont). A parere di molti studiosi la distruzione di questa religione ebbe successo proprio perché i cristiani innalzavano le proprie Chiese sulle rovine degli antichi luoghi di culto; infatti, secondo un'antica credenza, in questo modo la divinità precedente era per così dire resa impotente o addirittura annichilita. Una cripta mitraica pressoché intatta si trova, ad esempio, sotto la chiesa di S. Clemente in Roma, e l'altare è collocato quasi esattamente sopra quello pagano.
La maggior parte dei Mitrei, non meno di quaranta (di cui circa una dozzina solo a Francoforte), sono stati scoperti in Germania, dove il culto di Mitra - dopo le province danubiane - aveva uno dei suoi più importanti punti di forza (Cumont, 47 sgg; 180. Schiitze, 15).


Fonte:http://www.storiacristianesimo.it/la%20religione%20di%20mitra.htm

IL MITO DEL GESU DEI VANGELI



CI SONO MOLTI SITI E FORUM CHE AFFERMANO CHE CIO' CHE DICE IL FILM-DOCUMENTARIO ZEITGEIST E' FALSO,E OVVIAMENTE TENTANO DI SCREDITARLO CON LE SOLITE VECCHIE VERSIONI UFFICIALI SCRITTE SU WIKIPEDIA O ALTRI SITI SIMILI.
FACCIO NOTARE CHE LE PERSONE CHE SCREDITANO TALUNI LAVORI SONO PERLOPIU' DI FEDE CATTOLICA RAGION PER CUI E' PIU' CHE OVVIO CHE RITROVANDOSI ALL'IMPROVVISO CON UNA VERITA' DIVERSA DALLA QUALE ERANO STATI ABITUATI DALLA NASCITA-E ANCOR PRIMA DI LORO GLI ANTENATI DEGLI ANTENATI-,CERCHINO DI DIFENDERSI AFFERMANDO CHE TUTTE CIO' SIANO CALUNNIE E SIMILI...
MA DOPOTUTTO MICA SONO DEGLI STUPIDI QUELLI CHE HANNO STUDIATO E FATTO IL FILM...

GLI ARCHIVI VATICANI

Testimonianza diretta di una persona che ci ha lavorato e che dopo aver visto in minima parte cosa contengono ha lasciato i voti e ora teme anche per la sua vita.
Curioso come alla parola archivio si associ all'idea di un contenuto di soli libri.
Idealmente potremmo dividerli in archivi di testi e archivi di oggetti.
A loro volta gli archivi di testi potremmo dividerli in:
Culture e tradizioni
sono i testi esoterici e spirituali rimasti dalla distruzione e razziati in tutto il mondo per acquisire la conoscenza esoterica e toglierla ai proprietari in modo che non la potessero più usare...
Storia dell'umanità
dove ci sono le testimonianza della vera storia del mondo, come siamo arrivati qui, perchè, chi siamo in realtà, atlantide, sumeri, egitto, tutte le guerre controllate.
Contratti e accordi
ci sono le testimonianze degli accordi che la chiesa ha fatto con i governi, con i poteri politici, con le logge massoniche, con i re, con i dittatori ecc dal 300 a oggi.
Documentazione interna occulta
dall'inquisizione alla collaborazione con i nazisti.. dalle indulgenze ai piani per la riduzione della popolazione alle indagine dei reati interni… dalle campagne di disinformazione e attacco alle altre religioni fino alla lista dei collaboratori politici, economici ecc
Inventari
dei beni non ufficiali razziati nel mondo e durante l'inquisizione.. case, terreni, oro, gioielli, denaro, invenzioni, oggetti d'arte, non potete neppure immaginare a quanto ammonti il tesoro nascosto in tutte le parti del mondo,centinai di volte quanto si ipotizza siano i tesori ufficiali.
Civiltà non terrestri
testimonianze dei contatti avuti in tutto il mondo da migliaia di anni con le civiltà non terrestri
Piani e strategie
per espandere il movimento religioso attraverso la manipolazione delle masse e altre strategie economiche e politiche
Archivio religioso cattolico
è la raccolta di diversi testi dai quali è stato selezionato ciò che serviva eliminando ciò che era controproducente per mettere assieme i testi "sacri"
Li sono conservate le testimonianze sulla vera storia di gesù e maddalena, sui loro figli, cosa gesù fece negli anni che apparentemente sparì dalla circolazione.. chi era veramente mosè...sugli esseni...ci sono i primi scritti dei discepoli di gesù che raccontano la verità.. ci sono le testimonianze sui miti che sono stati fatti propri per essere più popolari tra i pagani.. e milioni di altre cose.. tra cui tutte le rivelazioni ed i miracoli considerati scomodi...
Archivio scientifico
...non si può nemmeno immaginare cosa avevano requisito in tutto il mondo, specialmente in europa nel periodo dell'illuminismo e rinascimento, di scoperte, invenzioni e trattati scientifici e matematici con la scusa che erano demoniaci. Un decimo di quella conoscenza risolverebbe quasi tutti i nostri problemi tecnologici ed ambientali nel giro di qualche anno
Archivio di oggetti
Ci sono dalle opere d'arte considerate demoniache perché con qualche seno scoperto o perchè aprivano le porte alla coscienza osservandole, ci sono invenzioni che funzionano, alcuni incredibili, ci sono oggetti sacri, esoterici e magici rubati in tutti i templi del mondo che sono costante oggetto di studio per capire come funzionano, ci sono oggetti sequestrati a persone scomode per cancellare le tracce della loro esistenza, ci sono oggetti appartenuti a santi del cattolicesimo e anche qualche oggettino che non sia proprio di origine terrestre.
Naturalmente in un primo livello degli archivi ci sono tutte le cosine più ufficiali con i vari testi e oggetti per turisti e giornalisti ma gli archivi, oltre a quelli più o meno ufficiali, si sviluppano su diversi livelli sotto al vaticano, più elevato è il grado ecclesiastico e più sotto puoi scendere, non si sa cosa ci sia esattamente al livello più profondo dove solo pochissimi possono entrare, quello che si sa è che sicuramente non è nulla che ha a che fare con Gesù tipo il graal ecc, anzi chi si è proiettato lì usando il corpo astrale dice che è proprio il contrario... vedere per credere.

Fonte:http://guardiamoa370.blogspot.com/search/label/GOVERNO%20OMBRA?updated-max=2009-02-16T08%3A02%3A00-08%3A00&max-results=20

FANTASMI A MILANO

-ILGIORNALE.IT - MILANO -
Poveri fantasmi! A Milano non hanno mai avuto vita facile.
Il frastuono non aiuta l’ascolto dei rumori tipici del loro repertorio: passi felpati e catene che strisciano in soffitta, sospiri tenebrosi, pianti di fanciulla, incomprensibili parole sussurrate sono sovrastati dal primo motorino che passa, dai clacson o dalle sirene antifurto lasciate incustodite nel cuore della notte. Ci si mette pure l’inquinamento luminoso a impedire il manifestarsi diafano degli ectoplasmi che forse vorrebbero ancora spaventarci ma, poveretti, non ci riescono più.
Diverso quando la città notturna era buia e silenziosa, quando la nebbia permeava di mistero i passi di chi ci camminava alle spalle e, perché no, quando le osterie dispensavano con generosità barbera e gutturnio, spiriti da sempre amici di fenomeni paranormali. A Milano le apparizioni spettrali «moderne» si registrano a partire dal 1930. Quasi sempre sull’asse Porta Vittoria-XXII Marzo-Mecenate, e cioè nella zona d’attrazione del vecchio Ortomercato dove si verificò la più consistente immigrazione di piccoli commercianti dal superstizioso Sud. Gli annali riportano le prime apparizioni di fantasmi entro i confini della parrocchia di Santa Maria del Suffragio. Lo scrittore Domenico Porzio parla anche di un «fantasma di Taliedo», zona compresa tra le vie Mecenate, Ungheria e Salomone. Siamo nel primo Dopoguerra e pare che l’entità amasse passeggiare vestito da aviatore dagli stabilimenti della Caproni fino al capolinea del tram in piazza Ovidio. In quel periodo appariva spesso anche il cosiddetto «Vecchione» della Senavra, nome di un ex ritiro spirituale dei Gesuiti che si trovava all’altezza del civico 50 di corso XXII Marzo. Il Vecchione «si metteva alle spalle di chi dopo mezzanotte passava lungo il prato dove ora sorge il monumento a Giuseppe Grandi e seguiva il viandante con rumore di zoccoli caprini finché questi non si decideva a buttare per terra una monetina».
I primi rotocalchi parlano anche di raccapriccianti avventure erotiche vissute dai giovani con una misteriosa dama, formosa e provocante, nei pressi del Castello Sforzesco. Negli Anni Sessanta c’era ancora qualche anziano che si ricordava di lei, ovvero dell’entità di via Paleocapa, detta anche la «Dama Nera». Appariva di sera nei pressi del parco Sempione col volto coperto da un velo, seduceva il passante e prima di sparire nel nulla si scopriva il volto che in realtà era un teschio. La superstizione le diede anche un nome: Bianca Maria Scappardone, vedova di Ermes Visconti vissuta, pare molto allegramente, nel Cinquecento.
Ma la tradizione popolare annovera anche fantasmi più recenti. Un classico restano le apparizioni scaligere della contralto spagnola Maria Malibran (1808-1836) riportate con incredula bonarietà da qualche quotidiano a partire dagli anni Sessanta. Con le sue silenziose passeggiate nei sotterranei del teatro fino al soppalco e da qui verso la ribalta, lo spettro avrebbe terrorizzato operai e musicisti in più di una occasione.
Alla Malibran poi si sarebbe aggiunto anche il fantasma di Maria Callas. Prima che si trasformasse nell’odierna Chinatown, anche la zona Sarpi ebbe il suo spirito inquieto. Si racconta fosse lo spettro di un monaco che appariva in vesti lacere in zona Monumentale, inveendo contro la corruzione e la dissolutezza della società moderna. Invece in via Aldini, a Quarto Oggiaro, un’entità indefinita e dispettosa avrebbe ancora oggi l’abitudine di attraversare la strada proprio al sopraggiungere di macchine e moto, facendo inchiodare i conducenti per poi sparire nel nulla. Nella caotica e distratta metropoli, forse sopravvive ancora un pizzico di attenzione e di rispetto per i fantasmi. Emblematico che 13 anni fa alla Sergio Bonelli Editore ci fu la costituzione del «Dylan Dog ghost hunting Club», un sodalizio di cacciatori di spettri. «Null’altro che una trovata pubblicitaria - dice oggi Mauro Boselli, sceneggiatore, creatore del fumetto Dampyr nonché artefice del club -. Ma dovemmo chiudere il club in fretta per via delle centinaia di lettere che ci segnalavano apparizioni e infestazioni: una valanga cartacea alla quale non riuscivamo a star dietro».

Fonte:http://www.guardiamoa370.blogspot.com/

MU

Articolo di di Axel Famiglini

(1)Il colonnello inglese, James Churchward, stanziato in India verso il 1870, durante un periodo di grave carestia, si trovava presso un tempio a recare aiuto al sommo sacerdote.
Churchward fece amicizia con il sacerdote, scoprendo che entrambi avevano una grande passione per l’archeologia. Un giorno il colonnello britannico si trovava nel tempio intento a decifrare un’iscrizione. Il sacerdote, dopo averlo visto tanto impegnato in quell’impresa, aiutò Churchward a tradurre ciò che era scritto sul muro del tempio, rivelandogli anche che si trattava di una lingua estremamente antica.
Il sacerdote inoltre confessò che all’interno del tempio esistevano delle tavolette scritte nella stessa lingua che parlavano della terra di origine del genere umano, il continente Mu. Queste tavolette erano state ritrovate in una delle sette città sacre dell’India (Rishi) e appartenevano ad una collezione molto più vasta. Il sacerdote disse a Churchward che le tavolette erano sacre poiché erano state scritte in un linguaggio oscuro e ricco di significati esoterici dai Sacri Fratelli, detti Naacal, venuti dalla madre patria in Asia sudorientale a portare le sacre scritture, le scienze e la religione. Le tavolette in questione sarebbero state vecchie di migliaia di anni e sarebbero state scritte, secondo il sacerdote, in Birmania o addirittura sul continente Mu. Purtroppo la sacralità e l’importanza di quelle tavolette era tale che era vietato rimuovere le loro custodie.
Tuttavia una sera Churchward scoprì che il suo amico sacerdote aveva preso due tavolette e si accorse subito che erano di argilla cotta al sole ed erano impolverate. Alla fine Churchward e il sacerdote decisero di esaminare tutte le tavolette e le tradussero integralmente. Scoprirono che le tavolette parlavano della creazione del mondo e dell’uomo, il quale era comparso per la prima volta nel continente Mu. Churchward, capita l’importanza della sua scoperta, iniziò a girovagare in India, poi in Birmania e infine per tutto il mondo alla ricerca di altre tavolette. Importanti per le ricerche di Churchward furono le scoperte di William Niven in Messico. Niven infatti scoprì delle città sepolte vecchie di decine di migliaia di anni distrutte da immensi cataclismi vulcanici.
Tutto ciò, secondo Churchward, avrebbe dimostrato l’esistenza di civiltà “preistoriche” avanzate, come Mu.
Inoltre Niven, durante i suoi scavi trovò duemilaseicento tavolette che facevano riferimento a Mu, permettendo a Churchward di aumentare le proprie conoscenze sul continente perduto.
Churchward, dopo molti viaggi e ricerche, riuscì a tracciare una storia di Mu che qui vi presento. Il continente Mu, situato nell’oceano pacifico, era un vasto territorio ondulato che aveva come confine settentrionale le isole Hawaii e come confine meridionale una linea immaginaria tracciata tra l’isola di Pasqua e le Fiji. Da est a ovest misurava 8000 Km e in senso verticale 5000 Km. Mu era ricca di vegetazione tropicale, fiumi, laghi e grandi animali.
Era una sorta di grande giardino dell’Eden. Il continente era abitato da sessantaquattro milioni di abitanti, divisi in dieci tribù o stirpi e governati da un re unico (che aveva poteri sia spirituali che temporali), detto Ra-Mu.
Il regno di questo monarca venne chiamato “impero del Sole”.
La religione seguita su Mu era unica per tutti i suoi abitanti: essi adoravano una divinità che veniva indicata con il nome fittizio “Ra il Sole”, poiché gli abitanti non ne pronunciavano mai il vero nome. Gli abitanti di Mu credevano nell’immortalità dell’anima e del suo futuro ritorno a Dio. Nel continente Mu non c’erano mai state violenze e si viveva nel benessere e nella prosperità. Mu, popolata da diverse razze, era dominata dalla razza bianca; le altre genti non avevano posizioni politiche rilevanti. La navigazione era una delle attività preponderanti dei “muani”, tuttavia essi erano anche ottimi architetti e scultori.
Il materiale principale utilizzato in queste arti era la pietra.
Mu era divisa in tre grandi zone ed aveva sette città principali.
Da Mu partirono navi che raggiunsero tutto il mondo e portarono scienza, religione e commercio. Mu fondò diverse colonie tra cui l’impero coloniale di Mayax in America, l’impero Uighur nell’Asia centrale e nell’est Europeo e il regno dei Naga nell’Asia meridionale. Secondo le tradizioni degli abitanti di Mu, la cui terra esisteva già 50.000 anni fa, l’uomo fece la sua comparsa su questo continente. Nel periodo di massimo sviluppo per gli abitanti di Mu, la parte meridionale del continente fu sconvolta da catastrofi vulcaniche e da maremoti.
Dopo questo periodo di instabilità geologica, la vita su Mu riprese e vennero ricostruite le città e i templi. Tuttavia, quando la precedente catastrofe sembrava già dimenticata, il continente Mu, circa 13.000 anni fa (poco dopo la stessa sorte sarebbe toccata ad Atlantide), fu distrutto definitivamente, inabissandosi.
Lo sprofondamento causò un immenso maremoto che sconvolse tutto il pianeta.
Pochi sopravvissero alla tragedia, che si salvarono sulle odierne isole del pacifico, ultimi residui del continente Mu. I superstiti si imbarbarirono presto, creando solo miti e leggende sul loro glorioso passato.
Churchward, con l’utilizzo delle tavolette e di altre fonti (quali il Manoscritto troano, il Codex cortesianus, il Manoscritto di Lhasa, le iscrizioni del tempio di Uxmal nello Yucatàn, le iscrizioni del tempio di Xochicalo a 96 Km a sud – ovest di Città del Messico, il Ramayana ecc…) tradotte anche in modo molto particolare (qui faccio riferimento specialmente alle fonti classiche), non solo ha svelato al mondo l’antica storia del continente Mu e dell’origine dell’uomo e della terra, ma ha anche costituito una scienza geologica alternativa a quella tradizionale basandosi sulle conoscenze millenarie che gli abitanti di Mu avevano accumulato in materia.

(2)TROVATI I RESTI DELLA CIVILTA' PERDUTA DI "MU"?


Un esploratore Giapponese ha affermato di aver scoperto la posizione delle rovine della città perduta di "Mu". La ricerca della città misteriosa, che si dice sia affondata in qualche luogo dell'Oceano Pacifico, ha accattivato per anni l'immaginazione popolare degli avventurieri. Molti scienziati negano l'effettiva esistenza di Mu (a volte denominata Lemuria) e accostano il tutto come pura fantasia alla stregua del continente perduto di Atlantide. Ma il Geologo marino Masaaki Kimura ritiene che abbia trovato le relative rovine nelle acque al largo del Giappone del Sud. Circondato da uno scetticismo persistente dei colleghi, ha lavorato per decenni per dimostrare che un gruppo di straordinarie formazioni rocciose, sul fondo dell'Isola di Yonaguni , sono realmente i resti e le prove che un cultura dimenticata è sparita nel Pacifico in 4000 anni. Il professor Kimura crede che la città abbia avuto un castello, un santuario, un arco di trionfo, teste di pietra come quelle dei Moai (Isola di Pasqua) e persino un colosseo quando la città era in superficie. Ha dichiarato :"Giudicando il disegno delle disposizione delle rovine, la città doveva essere simile a una della civiltà della Roma antica. Possi ipotizzare che una statua simile a un arco di trionfo era posta in piedi a sinistra del colosseo e un santuario sulla collina". Kimura dichiara che la città sia affondata oltre 3000 anni fa, a causa di un terremoto. La sua dichiarazione è stata accolta da scetticismo dalla grande maggioranza degli scienziati, i quali affermano che le vestigia sono in realtà fenomeni naturali, creati da attività vulcaniche e da maree.

(Nota della Redazione CUT (Centro Ufologico Taranto), delle rovine sommerse di Yonaguni se ne parla da anni ormai, i primi sentori dell'esistenza si ebbero nel 1985. Le riviste di settore archeologico misteriosofico soprattutto (mensili Hera Magazine e Archeomisteri) ne hanno dato ampio spazio negli ultimi anni. Ma è la prima volta che si affermano nuovi particolari, ipotizzando la presenza di artefatti mitici, come Moai, castelli e colossei, che fanno ricondurre a una civiltà nuova, un "ibrido" (che mescola fattori di civiltà diverse) regno che forse, e per davvero, fa riemergere dal mito e concretizzare in realtà una civiltà chiamata Mu).

Fonte:
1:http://www.roswell.it/2007/09/11/il-continente-mu.html
2:http://centroufologicotaranto.blogspot.com/2007/08/trovata-la-citta-della-civilta-perduta.html

LEMURIA



CIVILTA' PERDUTE - Lemuria

Nel 1904, nel corso di una riunione dell' Accademia Scientifica Britannica, Isidoro Geoffrey St. Hilaire fece osservare che, se si volesse classificare l'isola di Madagascar soltanto in base a considerazioni tratte dalla zoologia, senza riferimenti alla sua posizione geografica, si potrebbe dimostrare che quella terra non è né africana né asiatica, ma del tutto differente da entrambe, quasi facesse parte di un altro continente.

Terra dei Giganti

Ancora prima di Atlantide, sommersa dalle grandi onde dell'Atlantico, e di Mu, disgregata dalle migliaia di vulcani della zona del Pacifico, questo vasto continente aveva ospitato i primi fra gli uomini. E forse non sbagliano studiosi e geologi di fama internazionale come Haeckel, quando affermano che sia stata Lemuria la vera culla della razza umana.
Se già è difficile risalire il corso dei tempi per rintracciare la storia e le vestigia di Atlantide e di Mu, ancora più travagliato può apparire il compito di squarciare il grande velo di mistero caduto tra noi e le prime età della Terra.
La stessa conformazione attuale del nostro pianeta ci allontana l'immagine di quella che doveva essere la planimetria di 25.000 anni fa.
Secondo l'inglese Selater, la superficie che adesso è occupata dalle acque del mare del Sud faceva parte di una lunga lingua di terra che comprendeva le isole della Sonda e raggiungeva la costa orientale dell'Africa.
A.R. Wallace avalla questa ipotesi basandosi soprattutto sulla flora e sulla fauna identiche in terre adesso così lontane, senza contare il tipo stesso della composizione delle rocce granitiche comuni al di là delle acque. Fornisce anzi una propria teoria e nel secondo volume della "Distribuzione geografica degli animali" edito a Londra nel 1876, giunge a precisare che "nell'emisfero australe siano esistite tre grandi masse di terra che, per quanto simili, rimasero sempre ben distinte".
Il lento evolversi del nostro pianeta, nel suo continuo divenire, il movimento dei mari e dei ghiacciai, le eruzioni di vulcani terrestri e sottomarini, le spinsero lentamente verso il nord, e ciascuna dette vita a quelle che adesso sono l'Africa del Sud, l'Australia e l'America del Sud. A sua volta il prof. H.F. Bleandford in una relazione alla Società Geologica di Londra, parlando delle affinità fra i fossili di animali e di piante rinvenuti in Africa ed in India, avanza la teoria che vi fosse là, dove adesso si stendono le acque dell'Oceano Indiano, una terra che collegava direttamente l'Africa, l'India meridionale e la penisola di Malacca. Senza contare che se esaminiamo la configurazione geografica dei gruppi delle isole Adlas, Laccadive e Maldive, possiamo facilmente immaginare che questi atolli corallini facessero parte di una catena di montagne ora sommerse.
Confrontando le due carte di Lemuria rinvenute da W. Scott-Elliot presso una comunità di adepti tibetani che conserva molti resti delle civiltà preistoriche, possiamo meglio osservare il lento evolversi del continente: terre a poco a poco sommerse dalle acque o disgregate dalle eruzioni vulcaniche. Attualmente ben poco ci è rimasto di quella che fu "la culla dell' uomo": le isole del Pacifico e dell'Oceano Indiano, le coste della Cina e del Giappone, l'Australia, il Madagascar. E proprio nel Madagascar vive una piccola scimmia che porta lo strano nome di Lemuride. E' una scimmietta piccola, vivace, coperta di un morbido e lungo pelo, e si ritiene che sia stato tra i primi mammiferi della Terra. Nei suoi occhi antichi c'è forse ancora il ricordo di foreste di felci gigantesche, di enormi dinosauri. In questo mondo di cose che la sovrastavano, la piccola scimmietta conobbe l'uomo: era un uomo in piena armonia con il paesaggio che lo circondava, era il padrone di quella terra, l'unica creatura intelligente, era un Gigante.
Non si tratta di fantasia: rinvenimenti archeologici di provata serietà confermano l'esistenza di una razza umana di dimensioni gigantesche che popolò la terra circa 40.000 anni fa. Un noto paleontologo cinese, Pei Wendchung, scoprì a Gargajan, nelle Filippine, uno scheletro umano alto 5 metri, altri in Cina di 3 metri e mezzo ed ha accertato che la loro età risaliva al 35.000 a.C.
Un altro studioso francese, il capitano Lafenechère, durante alcuni scavi effettuati in Marocco, rinvenne utensili ed armi da caccia di dimensioni sbalorditive: una scure a due tagli del peso di 8 chilogrammi. Per impugnare l'enorme manico occorrerebbe una mano proporzionale ad un uomo alto almeno 4 metri! Altri resti di gigantesche creature sono stati trovati in Siria, nel Pakistan, e nell'isola di Giava. Storicamente, poi, non esiste antico popolo nella cui mitologia sacra o profana non si trovi riferimento a qualche popolo di giganti. Nella Bibbia ne incontriamo moltissimi e, si badi bene, non se ne parla mai come esseri eccezionali, bensì come una razza diversa, con una sua particolare caratteristica, rappresentata, in questo caso, dalla grandezza delle dimensioni.
Nel VI capo della Genesi si legge: "Ed erano in quel tempo dei giganti sopra la Terra", mentre nel XIII libro dei Numeri sappiamo che a Chanaan viveva un'intera popolazione, i figli di Enach, "paragonati ai quali noi (gli esploratori mandati da Mosè) parevamo locuste". E poi i Mfilim e gli Enim del paese di Moab, distrutti da Giosuè, ed Og re di Basan, il cui letto di ferro "ha nove cubiti (m 4,7) di lunghezza e quattro (m. 2) di larghezza" (Deteronomio cap. III). Senza parlare infine di Golia, anch' esso non fenomeno isolato ma appartenente al popolo gigantesco dei Kephaim.
Alla Bibbia si possono accostare le antiche leggende Tolteche che parlavano del popolo dei Quinametzini, razza di uomini grandissimi che popolavano la Terra e che, a poco a poco, si estinsero in tragiche e feroci lotte prima tra loro stessi, e poi con gli altri uomini.
Xelua ed i suoi sei fratelli, sono invece i giganti dei quali la mitologia messicana racconta la storia. Scampati miracolosamente ad uno dei terribili cataclismi che dovevano portare alla disgregazione di Lemuria, i sette fratelli vollero ringraziare il loro Dio delle Acque, Tlalos, consacrandogli il monte sul quale si erano rifugiati, ed in suo onore costruirono uno "zacauli", una costruzione granitica a forma piramidale che avrebbe toccato il cielo se gli altri Dei, gelosi ed irritati dalla loro presunzione, non avessero fatto piovere fuoco sulla terra, causando così la morte dei costruttori.
Ma la ciclopica torre non crollò completamente: la sua enorme base, alta 54 metri, si crede possa essere identificata nella piramide quadrangolare che è stata rinvenuta nella città messicana di Cholula, a 13 chilometri da Puebla. Solo accettando l'ipotesi di una razza primitiva di proporzioni gigantesche si può, d'altra parte, spiegare l'enigma rappresentato tutt'oggi dai più antichi monumenti della Terra: i "Menhir" ("pietre lunghe"), i "Dolmen" (tavole di pietra) ed i "Cromlech" (alte pietre disposte a circolo). I "menhir" sono dei rozzi monoliti piantati verticalmente nel terreno, che per molto tempo sono stati ritenuti simboli fallici. I "dolmen" invece, sono costituiti da una enorme lastra posata a sua volta su massi conficcati al suolo in modo da formare un primordiale tavolo gigantesco, mentre i "cromlech" sono un complesso di "menhir" posti in modo da formare un vasto circolo.
Secondo il cosmologo Saurat, i "menhir" sarebbero rudimentali statue dei primi abitanti della Terra, i "dolmen" le loro tavole, ed i "cromlech" rappresenterebbero la cerchia delle divinità, il tempio, il santuario. Non è d'altra parte improbabile che i "dolmen" avessero anche una sinistra funzione, che servissero cioè a sanguinosi sacrifici umani. Nella Nuova Guinea, infatti, sono stati rinvenuti complessi megalitici, nei quali, davanti a ciascun "menhir" è posto un "dolmen" quasi a significare la divinità ed il suo altare. Una diffusa leggenda indigena sembra confermarlo, narrando che, sulla Terra, vi furono prima Giganti buoni che aiutarono gli uomini ed insegnarono loro molte cose. Il loro re era Tagaro, ed era disceso dal cielo. Ma vennero poi Giganti cattivi e cannibali capeggiati da Suque, che pretesero sacrifici umani, e così fu necessario costruire tavoli di pietra davanti alle loro statue. Tagaro cercò di frenare la loro crudeltà, ma Suque si ribellò e ne nacque una terribile strage. I Giganti scomparvero, ma gli uomini, temendo ancora la loro collera ed il loro ritorno, continuarono ad erigere statue ed ad offrire vittime.
E' evidente che gli abitanti di Lemuria non brillarono per la loro civiltà come i figli di Atlantide e Mu, ma piuttosto erano carichi di una agghiacciante crudeltà perché, come abbiamo visto, non c'è leggenda o riferimento storico che non ne sottolinei la brutalità sanguigna. Anzi si nota sempre un progressivo decadimento della razza, come se la loro stessa natura feroce sia stata la causa prima della loro scomparsa.
L'insoluto mistero della "Pedra Pintada" (pietra dipinta) può più di ogni altra cosa riflettere tutto l'orrore dei loro riti. Nell'Amazzonia, in un vasto complesso megalitico si erge un imponente blocco di forma ovoidale al centro di un altipiano poco distante da Tarame.




E' un enorme monumento di pietra lungo 100 metri, largo 80 ed alto 30. Secondo una tradizione indigena, è la pietra tombale di un gigante biondo, re di un popolo vissuto in tempi remotissimi. Sulla pietra sono dipinti migliaia di segni e di lettere che ricordano la scrittura dell'antico Egitto, la semitica, e l'ebraica. Vi sono inoltre cavalli, carri e ruote, tutti riprodotti di profilo secondo la tecnica degli Egizi. E già questo lascia notevolmente perplessi perché gli Indios, all'arrivo dei conquistatori bianchi, non conoscevano né carri né ruote. Sulla facciata principale del monumento si notano quattro grotte scavate nella pietra, quasi alla sommità si apre una galleria divenuta ormai inaccessibile, mentre sotto il macigno esiste un passaggio che conduceva probabilmente ad una costruzione sotterranea. Anche questa galleria è agibile solo per 30 metri: alla fine è completamente franata.
Il tedesco prof. Homet, che dedicò la sua vita alla ricerca delle vestigia dei giganti e di una loro precisa collocazione nel tempo, tentò di penetrare il segreto della Pedra Pintada conducendovi accurate ricerche. Scoprì che tra i detriti che occupavano le quattro grotte molte erano le ossa umane, e ciò gli fece pensare che le caverne fossero state usate come primordiali "tombe comuni". Ma mentre si trovava all'interno di esse, cominciò a sentire echi impressionanti di suoni e voci lontane. Un incubo assurdo e misterioso sembrava far rivivere con allucinante chiarezza un ignoto passato.
Homet stesso, nel suo libro "Die Sòhne der Sonne" edito nel 1958, ammette di essere stato quasi in stato di trance, e di aver avuto la terrificante visione che segue, così come lui stesso l'ha descritta, per non toglierle niente del suo orrido fascino. "Accompagnata dai rintocchi di bronzei gong, una gran folla si muoveva.
Migliaia di uomini, donne e bambini vestiti di bianco s'avvicinavano lentamente, maestosamente alla Pedra Pintada, per arrestarsi poi dinanzi all'ingresso principale. Una voce risuonò alta, dal cielo, riecheggiò cinque o sei volte sulla massa dei fedeli, che si prostrò, riverente. Uomini altissimi, in atteggiamento solenne, si staccarono dalla folla e si accostarono al gigantesco monumento di pietra. Uno di loro si pose davanti al dolmen pentagonale della facciata principale; un altro, seguito dai suoi aiutanti, salì sulla seconda piattaforma, un po' più alta, di cui gli astanti potevano vedere soltanto le aperture delle quattro grotte sepolcrali; un terzo, dall'aspetto ancor più imponente, anch'egli accompagnato da assistenti, salì la larga strada tracciata nella roccia, scomparendo allo sguardo dei pellegrini inginocchiati nella pianura.
Salirono quindi lentamente sulle due piattaforme, senza catene e guardiani, appena sostenuti da due "servi della morte", due uomini nudi. La loro espressione era quella di persone addormentate. Li si distese sulla sommità dei dolmen, la cui tinta rossa cominciò a risplendere ai raggi del sole nascente. Ancora una volta risuonarono e si ripeterono i misteriosi richiami dall'alto, ed i sacerdoti levarono i coltelli rituali di pietra, affilatissimi, li affondarono nel petto delle vittime, strapparono loro i cuori e li aprirono. Poi, lanciandone i pezzi ai quattro punti cardinali, annunciarono ai fedeli il destino che li attendeva nel prossimo anno".
Questa visione, riportata da un uomo di scienza, in piena buonafede e con un bagaglio culturale non indifferente, ci fa quasi accettare la validità della "psicometria", facoltà che renderebbe capaci certe persone particolarmente sensitive di percepire da qualsiasi oggetto, anche una pietra, la visione dei tempi in cui esso si trovava ambientato.
Possibile che la Pedra Pintada sia stata talmente intrisa di olocausti umani, da trasmettercene tutt'ora il messaggio? Possibile che questa razza di Giganti sia stata così crudele da lasciare dietro di sé una così vasta eco di terrore e di orrore?
Non va poi dimenticato il popolo dei Titani, che troviamo nella mitologia greca, il cui re, Cronos, giungeva addirittura a divorare i propri figli, e quello dei Ciclopi al quale apparteneva Polifemo, che Omero ci descrive in tutta la sua agghiacciante ferocia. Ma non si può credere ad una razza "nata" crudele. Amiamo pensare che lo sia diventata solo dopo che i movimenti di assestamento del nostro pianeta avevano cominciato a disgregare Lemuria, costringendo i Giganti ad abbandonare, per sopravvivere, la loro patria, ad emigrare in altre terre a loro ignote, a vivere a contatto con razze diverse sia nell'aspetto che nella cultura e nelle tradizioni.
La loro fu forse una terribile battaglia contro il decadimento della propria specie, contro le forze della natura che, pur avendoli dotati di mole e forza gigantesca, li stava allontanando e disgregando ogni giorno di più, facendoli sentire come alberi senza radici, piante costrette a vivere in un terreno inadatto, anzi ostile. Quei "menhir" che noi andiamo adesso a visitare pervasi da un imprecisato senso di angoscia e che essi innalzarono nelle varie terre dove furono costretti a vivere, furono forse un modo di sentirsi meno soli, di illudersi che quel popolo di pietra potesse tornare ad essere, per prodigio divino, il popolo forte e compatto di una Lemuria ormai scomparsa per sempre.


Il continente Lemuria


Il continente Lemuria ha ospitato la prima civiltà umana di cui si abbia notizia. Ne fu per la prima volta ipotizzata l'esistenza da M.P.L.Sclater, il quale, tra il 1850 e il 1860, sostenne che in epoche preistoriche esisteva una vasta area che comprendeva territori dal Madagascar a Ceylon e Sumatra. L'idea di un antico continente in queste zone del pianeta fu suggerita da affinità zoologiche tra i territori sopracitati, tra cui la presenza del "lemure" (una scimmia) che diede il nome al continente.
Al contrario il naturalista Wallace sosteneva che un continente simile sarebbe stato possibile tra l'Australia fino alla Nuova Guinea, le isole Salomon e forse le isole Figji. Il continente di Wallace avrebbe anche così spiegato in che modo i marsupiali avrebbero potuto raggiungere il continente australiano. Le ipotesi di Sclater e Wallace entrarono in conflitto, sebbene ad un certo punto Wallace ammise che ci dovesse essere stato in passato un ponte di terra tra l'India e l'Australia. La discussione continuò e Haeckel ipotizzò che il continente lemuriano, esistito probabilmente tra il Permiano e il Nummulitico, fosse la culla della razza umana, poiché lo riteneva la sede delle scimmie antropoidi.
La discussione, dapprima solo scientifica, fu ripresa poi dalla teosofia che asserì che il continente Lemuria fosse la dimora della terza razza madre e il luogo di origine dell'umanità.
Teosoficamente parlando, l'uomo non si sviluppò a Lemuria secondo un'evoluzione, ma attraverso un addensamento di materia che venne a formare il corpo. Ovvero: all'inizio coloro che sarebbero diventati uomini erano entità immateriali che apparivano sulla terra con l'andar del tempo sempre più materiali e corporei.
I corpi della prima razza madre, secondo quanto dice W. Scott-Elliot in "Storia della Lemuria sommersa", erano come giganteschi fantasmi, […] perché i loro corpi consistevano soltanto di materia astrale. Successivamente la prima razza madre venne dotata di un rivestimento più denso.
I corpi della seconda razza madre erano definiti eterei e anch'essi erano invisibili alla vista.
I corpi della terza razza madre finalmente solidi erano composti di gas, liquidi e materia. Le ossa erano molli come quelle dei bambini (infatti non potevano reggersi in piedi) e solo verso la metà della loro storia poterono godere di una struttura scheletrica più consistente. I lemuriani di questo periodo possedevano due occhi rudimentali davanti e uno dietro - detto terzo occhio o occhio astrale - corrispondente alla ghiandola pineale che serviva come centro della vista astrale e fisica. Verso la terza sotto-razza, il corpo gelatinoso dei lemuriani si solidificò ancor di più e divenne in seguito capace di tenere una struttura eretta e, grazie all'uso del terzo occhio e di una sporgenza nei talloni, di camminare avanti e indietro. Probabilmente verso la quinta sotto-razza si ha l'uomo lemuriano definitivo. Era alto dai tre metri e mezzo ai quattro metri e mezzo, aveva la pelle bruno giallastra, la mascella inferiore allungata, la faccia appiattita. Gli occhi piccoli, penetranti e distanti l'uno dall'altro, permettevano sia la vista in avanti che lateralmente, il terzo occhio dava la vista all'indietro. Al posto della fronte aveva un rotolo carnoso, la testa era inclinata all'indietro e le braccia erano sproporzionate rispetto alle nostre ed aveva mani e piedi enormi. Attorno alla testa aveva dei capelli corti ed era vestito con pelli. Nella mano sinistra teneva solitamente un bastone e nella destra conduceva con una corda una sorta di rettile simile al plesiosauro, quale aiuto per la caccia.
La settima sotto-razza diede origine ad una razza superiore. Aveva sviluppato una sorta di fronte, la sporgenza dei talloni si era ridotta, la testa aveva una forma ad uovo ed era diminuita l'altezza e la grandezza delle membra. Questa fondò un'importante civiltà che durò migliaia di anni e dominò gran parte del continente di Lemuria. Inizialmente i lemuriani erano muti, ma poi svilupparono un linguaggio primitivo monosillabico. Dopo la separazione dei sessi, il corpo dei lemuriani si solidificò e iniziò a vivere in alture dentro a capanne rudimentali. All'inizio ogni famiglia viveva in una capanna singola, poi si ritenne più sicuro vivere riuniti in comunità. Le capanne, prima costruite in legno, furono edificate con grossi massi e le armi con cui i lemuriani attaccavano i dinosauri o si difendevano da essi erano pali appuntiti di legno. L'agricoltura era sconosciuta. Le razze lemuriane senza ossa, striscianti, vivevano di quello che trovavano al suolo, mentre quelle con lo scheletro evoluto mangiavano principalmente carne, ma anche bacche e noci.
Durante la sesta e settima sotto-razza, i lemuriani impararono a costruire città megalitiche e ciclopiche. Le prime città si trovavano nella zona del Madagascar e un centro urbano famoso era situato vicino all'Isola di Pasqua. Le famose statue dell'isola, costruite nel periodo terminale dei Lemuro-Atlantidei, rappresentavano la fisionomia dei loro costruttori o dei loro antenati.
La religione dei lemuriani non era sviluppata: avevano qualche precetto morale e adoravano un'entità suprema rappresentata dal sole.
Il continente Lemuria, al contrario di quanto si diceva in ambito scientifico, assunse presso i teosofi forme ben più vaste e varie, a seconda dei periodi geologici e sprofondò a causa di una lunga serie di cataclismi vulcanici.
I lemuriani morirono soprattutto per il fuoco e per il soffocamento dovuto a gas prodotti dalle eruzioni vulcaniche, ma la distruzione del Continente non fu repentina, anzi, seguì tempi geologici. Alla fine tutto venne sommerso.

Fonte: cerchinelgrano.info

domenica 28 giugno 2009

REPUBBLICA DI PRETI

AZTLAN


PERIODO:
(1)Deve essere menzionata, anche se la storia non è verificabile, la "Storia delle Sette Isole del Mar d'Occidente" degli Eleusini Madre, una tradizione esoterica arcaico-erudita, che divide l'esistenza di Atlantide in due blocchi storici principali:
-Primo impero di Atlantide, che va dal 92000 a.C. al 19200 a.C. circa. Durante questo periodo, negli anni che vanno dal 19175 a.C. al 18987 a.C. si sarebbe avuta la "Grande Guerra Galattica", conclusasi con la sconfitta dell'Impero Galattico ad opera di altri esseri intelligenti presenti sulla Terra chiamati "Inumani".
-Secondo impero di Atlantide, che va dal 18900 a.C. al 9528, che vide il tracollo della civiltà atlantidea.
-Esisterebbe un terzo periodo atlantideo, successivo però alla distruzione.


(2)Il grande mistero d'Atlantide
Tratto da http://www.acam.it/atland.htm

Le origini
"Al di là di quello stretto di mare chiamato Le Colonne d'Ercole, si trovava allora un'isola più grande della Libia e dell'Asia messe insieme, e da essa si poteva passare ad altre isole, e da queste isole alla terraferma di fronte (...). In quell'isola chiamata Atlantide v' era un regno che dominava non solo tutta l'isola, ma anche molte altre isole nonché alcune regioni del continente al di là: il suo potere si spingeva, inoltre, al di qua delle Colonne d'Ercole; includendo la Libia, l'Egitto e altre regioni dell'Europa fino alla Tirrenia".
A parlare è Crizia, parente del filosofo Platone, il quale racconta che un secolo prima, nel 590 a.C., il legislatore Solone si era fermato nella capitale amministrativa dell' Egitto, Sais. Qui aveva cercato di impressionare i Sacerdoti di Iside illustrando le antiche tradizioni greche, ma uno di loro aveva sorriso, affermando che quello greco era un popolo fanciullo nei confronti di un altro su cui gli Egizi possedevano molta documentazione scritta. Secondo il sacerdote egiziano, una civiltà evoluta era esistita per secoli su "un'isola più grande della Libia e dell’Asia messe insieme" l'isola era stata distrutta novemila anni prima da un immane cataclisma insieme a tutti i suoi abitanti. Le parole di Crizia sono riportate nei "Dialoghi" Timeo e Crizia, scritti da Platone attorno al 340 a.C.. Ecco come il filosofo greco descrive l' isola, sempre per bocca del sacerdote egiziano. "Dal mare, verso il mezzo dell'intera isola, c'era una pianura; la più bella e la più fertile di tutte le pianure, e rispetto al centro sorgeva una montagna non molto alta (...)."
La descrizione continua a lungo, inframmezzata da commenti sulla genealogia degli abitanti di Atlantide: ne emerge l'identikit di un territorio rettangolare di 540 x 360 chilometri, circondato su tre lati da montagne che lo proteggono dai venti freddi, e aperto a sud sul mare. La pianura è irrigata artificialmente da un complesso sistema di canali perpendicolari tra loro, che la dividono in seicento quadrati di terra chiamati klerossu in cui si trovano floridi insediamenti agricoli. La città principale, Atlantide, sorge sulla costa meridionale; è circondata da una cerchia di mura la cui circonferenza misura settantun chilometri; la città vera e propria, protetta da altre cerchie d'acqua e di terra, ha un diametro di circa cinque chilometri.
In altre parole Atlantide misura quasi otto volte la Sicilia; se non proprio un continente, è pur sempre un'isola di grandezza non disprezzabile. Crizia descrive la fertilità delle sue terre popolate, tra l'altro, da elefanti giacché anche per quell' animale, il più grosso e il più vorace di tutti, c'era abbondante pastura.
Il possente impero di Atlantide, che si estende sulle isole vicine, è diviso in dieci stati confederati, ognuno dei quali è retto da un re; lo stato sovrano, quello che comprende la città di Atlantide, è suddiviso a sua volta in sessantamila distretti; ogni cinque o sei anni si svolge una sorta di pubblica assemblea con la partecipazione del popolo che giudica l operato delle varie amministrazioni.
Gli Atlantidei, non paghi di dominare sulle loro isole, hanno fondato colonie nella terraferma di fronte (l'America?), in Egitto, in Libia e in Etruria. Ma non sono riusciti a sconfiggere l'impero di Atene, fondato nel 9600 a.C. dalla Dea Minerva e organizzato secondo gli stessi criteri che Platone aveva esposto nella sua opera La Repubblica. Dopo molti anni di guerra, un grande terremoto e un'inondazione devastano Atene, inghiottono il suo esercito e fanno sprofondare anche Atlantide nelle acque dell'oceano. Una giusta punizione, in quanto, con il trascorrere dei secoli, gli Atlantidei si sono corrotti:
"Quando l'elemento divino, mescolato con la natura mortale, si estinse in loro, il carattere umano prevalse, allora degenerarono, e mentre a quelli che erano in grado di vedere apparvero turpi, agli occhi di quelli che sono inetti a scorgere qual genere di vita conferisca davvero la felicità, apparvero bellissimi, gonfi come erano di avidità e potenza. E Zeus, il dio degli dei, intuito che questa stirpe degenerava miserabilmente, volle impartir loro un castigo affinché diventassero più saggi. Convocò gli dei tutti, e, convocatili, disse..."
Cosa disse Giove, possiamo solo intuirlo: infatti con queste parole si conclude il Crizia. Ma il vecchio sacerdote l'ha già spiegato in precedenza:
"Più tardi, avvenuti dei terremoti e dei cataclismi straordinari, tutta la vostra stirpe guerriera (cioè gli Ateniesi) sprofondò sotto terra, e similmente l'isola di Atlantide s'inabissò in mare e scomparve".
Di quanto ha raccontato, afferma Crizia, l'Egitto èl'unico paese che possiede molta documentazione scritta, perchè, contrariamente alle terre vicine, non fu coinvolto dalla catastrofe; e a questo proposito si scusa con i lettori per aver imposto nomi greci ai sovrani di Atlantide. Nei loro annali, infatti, gli Egiziani avevano tradotti i nomi nella propria lingua, secondo il costume dell'epoca; successivamente Solone li aveva a sua volta reinterpretati in greco, e così glieli aveva riferiti."Quando dunque udrete dei nomi simili a quelli nostri, non meravigliatevene, giacché ne conoscete il motivo" .


Da Platone a Colombo
Probabilmente il filosofo greco non immaginava che la sua breve narrazione (più o meno una decina delle nostre pagine) avrebbe fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico: circa venticinquemila opere dedicate a una civiltà che, forse, non è neppure esistita. Caso più unico che raro (altri antichi luoghi misteriosi, come il Triangolo delle Bermuda, sono stati scoperti e discussi solo in tempi recentissimi), il problema dell'esistenza o meno di Atlantide scatenò subito polemiche. A parte vari accenni a terre al di là delle colonne d'Ercole (per esempio la Cymmeria citata da Omero nell'Odissea), e l'accenno al popolo degli Atalanti, "che non mangiano alcun essere animato" e "non sognano mai" nelle Storie di Erodoto, il tema del Timeo e Crizia costituiva (almeno per quanto ne sappiamo noi) un'assoluta novità. Aristotele, discepolo di Platone, non diede molta importanza alla narrazione del suo Maestro, e questa non-opinione ebbe un peso determinante nel Medio Evo cristiano. Aristotele, infatti, era considerato un'autorità indiscussa, e ciò che lui aveva detto ("Ipse dixit"), e che non a caso concordava con la visione geocentrica dell'universo sostenuta dalla Chiesa, non poteva essere contestato. Per di più l'esistenza di un continente distrutto novemila anni prima non coincideva con la data della creazione del mondo secondo la Genesi, calcolata nel 3760 a.C.
Ma, nel 1492, Cristoforo Colombo scoprì che, al di là dell'Atlantico, esisteva davvero una terra: e il filosofo inglese Francis Bacon suggerì che avrebbe potuto trattarsi del continente descritto nel Crizia. Molte opinioni cominciarono a modificarsi, tanto che nel XVI e XVII secolo Guillaume Postel, John Dee, Sanson, Robert de Vangoudy e molti altri cartografi chiamarono le Americhe con il nome di Atlantide.
Dopo la Conquista, si scoprì pure che un antica leggenda degli indigeni del Messico, trascritta nel Codice Aubin , iniziava con queste parole: "Gli Uexotzincas, i Xochimilacas, i Cuitlahuacas, i Matlatzincas, i Malincalas abbandonarono Aztlan e vagarono senza meta". Aztlan era un'isola dell'Atlantico, e le antiche tribù avevano dovuto lasciarla perché stava sprofondando nell'oceano. Dall'isola i superstiti avevano preso il nome: si facevano infatti chiamare Aztechi, ovvero "Abitanti di Aztlan". Per la cronaca, in Messico questa teoria non è relegata nei volumi fantastici: viene insegnata a scuola un po' come da noi la storia di Romolo e Remo; al Museo di Antropologia di Città del Messico sono esposti molti antichi disegni che descrivono la migrazione.


Il ritorno di Atlantide

Qualcuno comincia a rilevare alcune analogie tra la civiltà dell'antico Egitto e quelle dell'America Centrale: costruzioni piramidali, imbalsamazione, anno diviso in 365 giorni, leggende, affinità linguistiche. Atlantide sarebbe stata dunque una sorta di ponte naturale tra le due civiltà, esteso, probabilmente, tra le Azzorre e le Bahamas.
Nel 1815, Joseph Smith, contadino quindicenne di Manchester, nella Contea di Ontario a New York, ebbe un primo incontro con un angelo di nome Moroni che gli promise rivelazioni straordinarie. Molti anni dopo l'angelo gli mostrò il nascondiglio di alcune preziose tavole scritte in una lingua sconosciuta, che Smith, illuminato dall'ispirazione divina, si mise diligentemente a tradurre. Nel 1830 uscì Il libro di Mormon, vera e propria bibbia della setta dei Mormoni, che descrive una distruzione con caratteristiche del tutto atlantidee (anche se l' Atlantide non vi è citata) avvenuta subito dopo la crocefissione di Cristo.
"Nel trentaquattresimo anno, nel primo mese, nel quarto giorno, sorse un grande uragano, tal che non se ne era mai visto uno simile sulla terra; e vi fu pure una grande e orribile tempesta, e un orribile tuono che scosse la terra intera come se stesse per fendersi (...). E molte città grandi e importanti si inabissarono, altre furono in preda alle fiamme, parecchie furono scosse finché gli edifici crollarono, e gli abitanti furono uccisi e i luoghi ridotti in desolazione (...) Così la superficie di tutta la terra fu deformata, e scese una fitta oscurità su tutto il paese, e per l' oscurità non poterono accendere alcuna luce, né candele né fiaccole" eccetera, eccetera. I superstiti, il popolo di Nefi, si erano rifugiati in tempo "nel paese di Abbondanza", dove avevano costruito templi e città, tra cui quello di Palenque e una grande fortezza identificata succesivamente con Machu Picchu.
Trentadue anni più tardi un eccentrico studioso francese, l' abate Charles-Etienne Brasseur, scoprì la "prova definitiva" del collegamento tra Mediterraneo, Atlantide e Centro America. Le sue teorie furono immediatamente screditate, ma ispirarono la prima opera veramente popolare sull'argomento: Atlantis, the Antediluvian World ("Atlantide, il mondo antidiluviano") dell'americano Ignatius Donnelly (1882). Secondo Donnelly, Atlantide era il biblico Paradiso Terrestre, e là si erano sviluppate le prime civiltà. I suoi abitanti si erano sparpagliati in America, Europa e Asia; i suoi re e le sue regine erano divenuti gli Dèi delle antiche religioni. Poi, circa tredicimila anni fa, l'intero continente era stato sommerso da un cataclisma di origine vulcanica. A sostegno della sua tesi, Donnelly adduceva le analogie culturali descritte sopra, e qualche prova geologica a dire il vero non troppo convincente. Dall'altra parte dell' oceano Augustus Le Plongeon, medico francese contemporaneo di Donnelly, che per primo aveva scavato tra le rovine Maya nello Yucatan, riprese indipendentemente la tematica di The Antediluvian World in Sacred Mysteries among the Mayas and Quiches 11,500 Years Ago; their Relation to the Sacred Mysteries of Egypt, Greece, Caldea and India ("Misteri sacri dei Maya e dei Quiché 11500 anni fa; loro relazione con i Misteri Sacri degli Egizi, dei Greci, dei Caldei e degli Indiani").
A parte la smisurata lunghezza del titolo, il suo libro ottenne un grande successo, e contribuì in larga misura alla diffusione al rilancio del mito.


(3)Da Solone a Brasseur:
Solone,si dice che durante un suo viaggio in Egitto, venne a conoscenza di una guerra combattuta tanto tempo prima tra gli antenati degli ateniesi e gli atlantidei, abitanti di un'isola continente situata oltre lo stretto di Gibilterra.
Secondo i sacerdoti egizi Atlantide sarebbe stata una monarchia molto potente e con tendenze espansioniste, che governava, oltre al continente omonimo, anche una vasta parte dei territori africani ed europei fino all'Egitto e all'Italia.
Le sue mire vennero fermate appunto nel corso della guerra con Atene, dopo la quale si verificò un immenso cataclisma che distrusse l'esercito ateniese e fece inabissare in un solo giorno il continente in mare.
La veridicità del racconto di Platone venne negata dal suo allievo Aristotele, ma altri nell'antichità lo accettarono come un fatto storico, dando di fatto inizio a un dibattito che continua tuttora.
In seguito le prime novità oltre ai dialoghi di Platone cominciarono nella prima metà del XVI sec., quando si iniziò a parlare di un'origine atlantidea delle civiltà americane appena scoperte.
Nel XIX secolo poi, l'abate fiammingo Charles Brasseur tentò una traduzione di uno dei pochi codici Maya sopravvissuti alla distruzione a opera dei colonizzatori spagnoli. Ne venne fuori la sorprendente descrizione di un grande cataclisma molto simile nel periodo e nello svolgimento a quello raccontato da Platone nei suoi dialoghi.
Brasseur indica con Mu il nome di questo continente, sostenendo che si tratti della denominazione Maya per Atlantide. Attraverso successive modifiche si giunse all'interpretazione di James Churchward, nella prima metà del Novecento, che collocò Mu nell'Oceano Pacifico e immaginò Atlantide come una sua colonia. Successivamente le due vennero interpretate come civiltà distinte.
L'interpretazione dello stesso Brasseur fu anch'essa modificata e ampliata in seguito, cercando di fornire prove che questa civiltà sia stata all'origine delle successive civiltà umane e dei loro miti riguardanti un'epoca prospera e felice interrotta all'improvviso da un diluvio.
Questa teoria è stata ripresa più recentemente da altri autori che ipotizzano come causa del cataclisma la caduta di un asteroide sulla Terra.

La tecnologia di Atlantide secondo Cayce:
La teoria che più affascina, resta quella del veggente più famoso del XX secolo, Edgar Cayce.
Cayce nacque da una modesta famiglia nel 1877, ben presto sviluppò poteri paramormali, prescrivendo nel sonno rimedi a pazienti che neanche conosceva.Sempre nel sonno rivelò che l'anima di ognuno di noi è eterna e che di solito ha vissuto numerose vite sulla terra. Ed è proprio grazie alle vite precedenti di alcuni di noi che i dati di Cayce aggiungono un risvolto inedito al racconto di Platone sul Continente Perduto, raccontando come i superstiti di Atlantide raggiunsero, nel tentativo di fuggire, le coste dell'Egitto e dell'America Centrale.
Alcune rivelazioni fatte a Cayce furono clamorose: sembra che l’antico continente, infatti, disponesse di una tecnologia avanzatissima, capace di sviluppare enormi fonti di energia, allo scopo di alimentare intere città, mezzi volanti e armi terrificanti. Va considerato che Cayce, parlando di Atlantide, menzionò “Televisori, aeromobili da trasporto e raggi di luce distruttivi” negli anni ’30, quando questi strumenti ancora non esistevano. Secondo il sensitivo, alla base della tecnologia atlantidea vi erano dei cristalli la cui struttura atomica sarebbe stata modificata per imbrigliare e condurre enormi quantitativi di energia, assorbita dal suolo, dal mare, dal sole e dalle stelle, come una sorta di enorme “Onda Tesla”. Spesso questi cristalli erano situati all’interno di edifici simili a templi, studiati per accrescere il potenziale dei cristalli.
Atlantide è stata poi collocata nei posti più diversi del globo, ma da nessuna parte se ne riesce a trovare uno che non cozzi contro la teoria della deriva dei continenti o con altre prove geologiche. L'ultimo punto, e più significativo, riguarda le ricerche fatte nei fondali oceanici. Questi ultimi sono, infatti, composti soprattutto di basalto, mentre al contrario i continenti sono caratterizzati da una netta prevalenza di rocce granitiche. Una vasta massa continentale quindi dovrebbe poter essere facilmente individuabile dalla sua composizione geologica, ma nonostante tutti i rilevamenti fatti non si è trovata nessuna zona con caratteristiche compatibili con quelle di un continente.


La fine di una civiltà:
Ammessa (e non concessa) l'esistenza di Atlantide, quando potrebbe essere avvenuta la sua distruzione e cosa potrebbe averla determinata? Sul primo punto ("Quando"), gli Atlantidisti sono abbastanza concordi: intorno a 10.000 anni fa, più o meno nel periodo descritto da Platone. Otto Muck, autore de I Segreti di Atlantide, ha ricostruito con complessi calcoli basati sul calendario Maya addirittura il giorno esatto della catastrofe: il 5 giugno dell 8498 a.C.. Per quanto riguarda le cause, le ipotesi sono molteplici: dall'eruzione vulcanica, a una guerra nucleare, alla caduta di un asteroide o di una seconda luna che, in tempi remoti, avrebbe orbitato intorno al nostro pianeta.
Un cataclisma di tale portata potrebbe arrecare conseguenze di vari ordini. La scomparsa di un continente modificherebbe innnanzitutto le correnti oceaniche, mutando in modo radicale le situazioni climatiche , creando nuove glaciazioni e nuove zone desertiche. L'onda d'urto e la susseguente marea distruggerebbero gran parte delle città portuali e molte città dell'interno; l'immensa e rapidissima compressione causata dall'impatto con un gigantesco asteroide provocherebbe una radioattività pari a quella di numerose bombe H. La polvere sollevata da una simile esplosione oscurerebbe il sole per anni, provocando terrori ancestrali (e, tra l'altro, ulteriori conseguenze sul clima e i raccolti). Se Atlantide fosse stata davvero la dominatrice di altre civiltà, inoltre, la sua scomparsa avrebbe suscitato lotte e sconvolgimenti.
Insomma, se Atlantide fosse stata distrutta in un giorno e una notte, come Platone asserisce, la Terra avrebbe conosciuto necessariamente un'era di barbarie, e una nuova civilizzazione non avrebbe potuto evolversi prima di cinque-seimila anni. Il tempo sufficiente per cancellare e trasformare in leggenda ogni traccia di un remoto passato.


La camera segreta della Sfinge
Da quello che ricordo avendo guardato tempo fa alcuni documentari, ci sono archeologi che affermano l'esistenza di una camera segreta sotto le zampe della Sfinge. La stanza dovrebbe contenere documenti sulle origini della cultura egizia e sull'esistenza di una civiltà prediluviana,appunto gli abitanti di Atlantide.
Lo stesso Cayce, sempre in trance, descrisse perfettamente l'interno delle stanze delle piramidi a Giza, sia quelle già scoperte che quelle ancora da aprire.

Tutte fantasie? Probabile. Ma, a prescindere dai testi esoterici, la possibilità che Atlantide sia veramente esistita è sempre più verosimile e l'umanità dovrebbe riappropriarsi di quella fetta scomparsa e dimenticata del suo passato.

Infatti già diversi archeologi prendono in considerazione l’ipotesi che la vicenda del continente perduto non sia altro che la descrizione (distorta a fini letterari) della scomparsa civiltà cretese.La teoria presuppone che l'isola si trovi nel cuore del Mediterraneo.
Nel 1967 l’archeologo greco Marinatos portò alla luce sull’isola di Santorini, nel Mare Egeo, i resti di insediamenti umani risalenti al 2500 a. C. L’isola, si chiamava Thera, era abitata da una civiltà fiorente evolutasi in completa autonomia che intratteneva un fiorente commercio con la civiltà minoica e con altri paesi dell’Egeo. Thera fu abbandonata improvvisamente intorno al 1520, in seguito ad un violento terremoto, e la popolazione ritenne opportuno imbarcarsi con i propri averi e migrare in luoghi più sicuri. Poco dopo vi fu un’eruzione vulcanica e infine l’isola esplose con un impressionante boato udito a oltre 3.000 km di distanza. L’eruzione, seppellì completamente la città abbandonata e coprì vaste zone dell’isola con uno strato di cenere di circa 30 metri. Quarant’anni dopo il cono del vulvano sprofondò in mare sollevando altissime onde che, secondo alcuni, furono la causa della distruzione repentina della civiltà di Creta.A credere nell'Atlantide mediterranea sono in molti, Il sismologo greco Galanopoulos, ad esempio, sostiene che i 9.000 anni prima di Solone menzionati da Platone fanno coincidere l’Atlantide con Thera, se togliamo da quel numero uno zero. E infatti 900 anni prima di Solone avvenne l’eruzione di Thera.
Ma per avvalorare questa tesi bisognerebbe ignorare i dettagli forniti nella descrizione di Platone, il primo fra tutti: il riferimento ad un'isola oceanica.
E su questo punto sono concordi alcuni studiosi, in quanto sostengono che dove oggi ci sono gli oceani, un tempo potevano esserci ampi lembi di terraferma in seguito inabissatisi. Con queste supposizioni l’Atlantide appare più verosimile.
Ammettendo che sia così, come mai Atlantide sarebbe stata inghiottita dalle acque?
Secondo lo studioso russo Jirov, la risposta è da cercare nella struttura dei fondali oceanici. Rilievi geologici hanno infatti dimostrato che le basi della catena sommersa Nord atlantica sono composte prevalentemente di basalto. Qualsiasi terreno basaltico in prossimità di un oceano tende a essere instabile e dopo essere emerso dalle acque può sprofondare. I continenti più antichi sono invece composti di granito, una roccia molto più solida e meno instabile. A questo punto si pensa che, l’Atlantide doveva essere un continente molto giovane (geologicamente, si intende) ed era quindi condannato fin dall’inizio.
Le prove a favore della possibile esistenza di un continente in mezzo all’Atlantico non sarebbero solo geologiche. Anche la biologia può aiutarci a chiarire il mistero.
Da sempre, infatti sono osservabili analogie tra la fauna delle Azzorre, di Madera, delle isole Canarie, di Capo Verde, delle Antille e quella dell’America Centrale. Molte specie di farfalle, di lombrichi e di formiche tipiche delle Azzorre e delle Canarie si trovano infatti anche in America. La foca dal ventre bianco è una specie che non frequenta il mare aperto, ma rimane vicino alle coste. Troviamo esemplari di questa specie sia nel Mediterraneo che in America. Gli antenati di questa foca hanno seguito forse una costa che oggi non esiste più?
E che dire dell’enigma degli elefanti? Platone cita tra gli animali che si trovavano in Atlantide, proprio i pachidermi che hanno avuto origine in America. Nel mondo antico questa specie non esisteva, mentre compare più tardi in Africa. In che modo è avvenuta questa migrazione? Attraverso ponti di terra nell’Atlantico?
Certi animali, poi, avrebbero fatto il viaggio opposto; basta pensare all’antilope, originaria dell’Africa, ma presente anche sugli altipiani della Sierra Nevada.
Le stesse implicazioni valgono per la flora. I botanici Ungeer e Osvaldo Herr forniscono infatti ulteriori elementi per dimostrare l’esistenza di un continente terziario. La similitudine tra la flora miocenica dell’Europa Centrale e quella attuale dell’America Orientale è sorprendente e dimostra che certe piante sono migrate da un continente all’altro.
Purtroppo per dare concretezza a queste teorie ci vorrebbero delle prove tangibili, cosa che nn c'è, se nn solo qualche presenza di resti archeologici sul fondo dell'oceano.
Infatti nel 1968 il naturalista Manson Valentine, scopri che sott'acqua al largo dell'isola di Bimini (Bahamas) esistono delle grandi pietre piatte e allineate tipo pavimento.
All'epoca il caso fece scalpore, tanto che si organizzarono diverse spedizioni archeologiche. Alcuni esperti giunsero alla conclusione (presa in modo frettoloso) che si trattava di formazioni calcaree naturali.
Ma tanto per cambiare ancora una volta i russi con delle nuove scoperte smentirono l'ipotesi delle formazioni calcaree.
Intanto strutture di questo tipo sono state avvistate un po' ovunque nell'arcipelago delle Bahamas e anche nei Caraibi,dando adito a voci sempre più insistenti sull'esistenza di un'antichissima civiltà che, spesso viene identificata con la mitica Atlantide. Molte di queste strutture sono semplicemente disegni di forma regolare (ad es. rettangoli) sul fondo del mare. La struttura di questi disegni è costituita da vegetazione marina e sabbia, ciononostante essi potrebbero segnalare la presenza di strutture artificiali sepolte dalla sabbia e dai sedimenti.
Ne 2001 al largo di Cuba sono state rilevate alcune strutture sommerse, sono state descritte come "un'enorme pianoro con chiare immagini di ciò che appare come grandi strutture architettoniche create dall'uomo, parzialmente ricoperte dalla sabbia. Le forme delle strutture assomigliano a piramidi, strade ed edifici".


4Atlantide, civiltà Atlantidee e diluvio universale
by misteri on mag.13, 2009, under Civilta Perdute - Atlantide

Gli sconvolgimenti globali di 11600 anni fa



Sembra che circa 11600 anni fa un grande asteroide sia caduto sulla Terra, generando un cataclisma che sconvolse l’intero pianeta, e con violenti terremoti, terribili eruzioni vulcaniche, piogge a dirotto, inondazioni immense e l’innalzamento dei mari. Ma anche no.

L’evento sembra essere documentato da alcuni eventi. Parte della megafauna esistente circa 11600 anni sembra scomparire improvvisamente in tutti i luoghi del globo terrestre in cui esisteva. Piante ed animali come Mammuth, tigri dai denti a sciabola, cervi giganti, sembrano scomparire all’improvviso, da un giorno all’altro. E sembrano risalire sempre alla catastrofe di 11600 anni fa molti animali le cui carcasse furono travolte da immani piene, portati per lunghe distanze, ammassate nelle gole dei fiumi e nei fondovalle, sepolti da una coltre di fango insieme ad alberi e piante. Anche molti massi erratici risultano trasportati da immani inondazioni.

Molti scienziati hanno scoperto ampie zone, ora sepolte sotto l’oceano, che fino a 11600 anni fa formavano dei veri e propri subcontinenti, come il caso del subcontinente fra la Siberia e l’Alaska, il quale abbondava di vita selvaggia, e il subcontinente della Beringia tra l’America settentrionale e l’Asia, anch’esso popolato di abbondante fauna che fu sterminata da un evento catastrofico.



Una delle conseguenze del cataclisma di circa 11600 anni fa sembra essere anche la fine dell’era glaciale, almeno per come la intendiamo noi.

Il grosso asteroide colpì la Terra in una zona marina, causando anche le famose inondazioni gigantesche che sono ricordate dalle tradizioni di tutto il mondo come il “Diluvio” o “Diluvio Universale” (e l’espressione Diluvio Universale è abbastanza esatta). Un caso precedente fu l’asteroide che 65 milioni di anni fa, cadendo nel Golfo del Messico, provocò l’estinzione dei Dinosauri.

Tuttavia è possibile affermare che l’asteroide che colpì la Terra 11600 anni fa non era un singolo blocco ma era composto di più blocchi. Infatti ci sono tracce evidenti di un corpo celeste frantumatosi durante la caduta sulla terra, dopo essere entrato in collisione con un altro asteroide. Frammenti di questo asteroide colpirono anche la terra ferma, tanto è vero che i crateri di questi impatti furono scoperti da indagini aeree del 1930 nella zona della Carolina del Sud, in cui risultano esistenti nella zona un’infinità di crateri di forma ellittica. Tali crateri da impatto risalirebbero proprio a circa 11600 anni fa. Il frammento più grande di questo asteroide dovette cadere in un punto dell’oceano Atlantico a nord-est del Mar dei Sargassi, e provocò una serie di sconvolgimenti che devastarono il pianeta.

È stato possibile rilevare le tracce delle catastrofiche mega-onde originatesi dagli oceani come delle creste ad anelli concentrici, vicino ed intorno alle regioni polari. Ciò che di eroso ormai rimane, viene identificato come creste di archi murenici sviluppati parallelamente alle estremità di precedenti livelli di ghiacciai in ritiro. Quindi la direzione degli archi morenici può svelare un determinato punto d’ origine per questi enormi movimenti. Tutti i punti iniziali di spostamento murenico di 11600 anni fa non giacciono su montagne ma nel mare artico e nelle profondità della regione artico-centrale.

Quindi è possibile dire che l’asteroide o la parte più grande di esso che colpì la Terra 11600 anni fa andò a cadere nel mare artico.

Un’altra traccia delle mega-ondate prodotte dall’impatto dell’asteroide sono i laghi del tardo pleistocene che ora non esistono più. A causa delle mega-ondate planetarie questi laghi sorsero quasi istantaneamente nel bacino del Mar Nero, del Mar Caspio, nel Mare di Aral, si formarono i laghi Yenesei e Masijskoe, grandi laghi apparvero in Dzungaria e anche in Mongolia.

Spiagge di tutto il mondo conservano tracce di quel momento catastrofico quando il livello delle acque oceaniche diventò improvvisamente considerevolmente più alto di quello attuale. Ritirandosi, le acque hanno lasciato terrapieni lungo le rive di tutti gli oceani, laghi e fiumi.

Altre evidenti e chiare tracce di mega-onde catastrofiche da questi centri, sono rappresentate da creste parallele che si estendono nell’ Eurasia in un’area non inferiore a 10 milioni di km quadrati per una lunghezza da 5000 a 7000 km e una larghezza di oltre 1000 km.

L’impatto con la Terra di 11600 anni fa oltre agli effetti qui ricordati, provocò anche delle enormi fratture della crosta terrestre. Una di queste fratture è ancora visibile oggi nella Rift Valley africana: una fessura che si estende per oltre 4800 km dalla Siria al Mozambico, la cui larghezza varia da pochi chilometri a più di 160 km.



La scomparsa di Atlantide e di civiltà Atlantidee



Anche le avanzate civiltà umane esistenti a quel tempo furono praticamente spazzate via dai cataclismi che avvennero circa 11600 anni fa. Ma anche no.

Potenti terremoti, eruzioni vulcani, sconvolgimenti climatici, diluvi d’acqua dal cielo e soprattutto incredibili inondazioni spazzarono via intere civiltà di quel tempo.

Immense ondate gigantesche percorsero tutto il globo e si abbatterono sulle coste e penetrarono sino all’interno abbattendo, distruggendo e ricoprendo tutto ciò che incontrano. Tale ondate non si sollevarono come creste, come fanno le onde normali, ma si spostarono uniformemente come un unico muro, gigantesco, d’acqua, con acqua ancora più alta dietro di loro.

Questa catastrofe terrestre è ancora ricordata oggi da molte popolazioni da ben 70 leggende tramandate da generazione in generazione. In esse viene anche ricordato la scomparsa di una terre abitate da civiltà evolute: si tratta di Atlantide e delle altre civiltà esistenti in quel tempo, come Lemuria e Mu (anche se questi nomi sono probabilmente di fantasia e non corrispondono a quelli reali). Queste tre civiltà prosperavano su grandi isole e penisole (e non su continenti come si crede) che furono sommerse e di cui oggi rimangono visibili solo le zone più elevate.

Di queste civiltà ne parla anche Platone e colloca in modo preciso la scomparsa di Atlantide proprio 11600 anni fa. Platone conosceva la storia di Atlantide dai racconti di Solone, che a sua volta l’aveva ascoltata da alcuni sacerdoti egiziani. Gli egiziani credevano che il sud, non il nord, fosse in cima al mondo e per loro questo aveva senso poiché era la direzione da cui scorreva il Nilo. Ciò ha portato Platone ad un’errata interpretazione dell’ubicazione di Atlantide, che doveva essere posta molto più a sud-ovest rispetto a dove egli la pone.

Gli antichi popoli di tutto il mondo ricordarono nelle loro tradizioni le splenditi civiltà esistenti all’epoca di Atlantide, e non solo riferendosi ad Atlantide, Lemuria e Mu. Si tratta del caso dello Cveta-Dvipa degli Indù, dell’Ayriam-Vaejo degli Iranici, della Sham-bhala dei Tibetani, della terra del monte Hu-Ling dei Cinesi, dell’Asgard degli Scandinavi, della Tulla dei Toltechi, della Thule dei Greci, dell’arcipelago delle Isole Fortunate delle saghe medioevali europee.

Alcune leggende ricordano dettagliatamente, anche se sotto nomi diversi, il cataclisma che 11600 anni fa sconvolse il pianeta e le civiltà di allora, sottoforma di diluvi ed altri cataclismi. È il caso del Noè biblico e del diluvio universale, il cui racconto è ricordato da popoli di ogni parti del globo, dai popoli mesopotamici ai nativi americani. In particolare, la mitologia americana ci dà sia la storia in cui la gente è già in America quando il Diluvio comincia, in cui la popolazione si rifugia sulle montagne, e sia la storia che narra l’arrivo in America con delle imbarcazioni di superstiti di una terra che era stata sommersa, che con le loro imbarcazioni approdano sulle cime delle montagne. Si tratta di molte leggende del continente Americano che si assomigliano tutte tra loro. Inoltre, è stato scientificamente appurato che il racconto del diluvio biblico e molte altre parti della Bibbia derivano direttamente da un antico diffuso racconto babilonese, la famosa Epopea di Gilgamesh, ma sono state sapientemente lette in chiave monoteistica. Nei miti mesopotamici gli attori sono gli dei nel loro complesso, mentre nei racconti biblici interviene sempre e solo personaggi ebrei come il re d’Israele. L’Epopea di Gigamesh è inizialmente nata presso l’antica civiltà dei Sumeri ed è il più antico poema che si conosca. Come già si è detto, l’Epopea di Gilgamesh contiene molti eventi che sono presenti nella Bibbia, evidentemente in parte copiata da antichi famosi poemi epici. Infatti ritroviamo nell’Epopea di Gilgamesh non solo il racconto biblico del diluvio universale ma anche la storia, come quella biblica dell’Eden, della punizione dell’uomo per non aver temuto gli dèi o anche un evidente parallelismo con il racconto del serpente del giardino dell’Eden (tra l’altro l’Eden biblico è la rappresentazione poco meno che cartografica di tutto il mondo conosciuto ai tempi dell’ autore biblico). Ma l’Epopea di Gigamesh a sua volta deriva da un racconto molto più antico, cioè l’Epopea di Atramkhasis, in cui tra le altre cose viene narrato lo stesso episodio del diluvio universale. In sostanza, il racconto del diluvio universale biblico, pur con vari adattamenti, discende da un racconto all’altro fino a quello originario dei sopravvissuti al diluvio universale di 11600 anni fa.

Oltre alle inondazioni ci fu un vero e proprio diluvio di pioggia incessante che scendeva dal cielo, per una combinazione atmosferica creatasi principalmente a causa del materiale immesso nell’atmosfera dalle numerose eruzioni vulcaniche causate dall’impatto dell’asteroide con la Terra.

È ancora il caso della leggenda di un angelo che scaglia un enorme macigno dal cielo, che riprende la caduta dell’asteroide sulla Terra, e non sorprende il fatto che nella stessa leggenda si parli di un nuovo cielo e di una nuova Terra

Dalle leggende tramandate si legge che in un epoca remota improvvisamente ci furono diluvi di acqua che scesero dal cielo, inondazioni che spazzarono via intere città, terremoti spaventosi, eruzioni vulcaniche, lo sprofondamento di alcune terre e l’innalzamento di altre. Si tratta del racconto esatto di ciò che dovettero vivere le persone di 11600 anni fa quando l’asteroide colpì la Terra con tutte le conseguenze annesse.

I miti dei popoli scandinavi, del Vicino Oriente, del Nord America, ricordano cosa accadde e sopratutto la grande inondazione. Dopo di essa vi era fango ovunque, la lussureggiante e abbondante vegetazione dell’Età dell’Oro non esisteva più, e la maggior parte della terra era diventata sterile. Intere foreste erano state rase al suolo e neanche il fango era fertile. Quando l’acqua sulla terra emersa si prosciugò, i superstiti notarono il bianco manto del sale che era stato portato dall’acqua. Era stata letteralmente spazzata via quella che alcuni popoli definivano l’Età dell’Oro.

Tra l’altro molti studiosi che hanno analizzato i miti di antiche popolazioni riconducono l’inizio dell’epoca post-diluviana e la fine dell’Età dell’Oro, nell’era del leone, signore del cielo, corrispondente al periodo tra il 10.960 a.C. ed il 8.800 a.C., epoca in cui rientra il cataclisma di 11600 anni fa.

Ed è ovvio che anche il numero degli esseri umani calò drasticamente, al pari della fauna di cui si nutrivano. La scarsità della fauna portò proprio lo svilupparsi dell’agricoltura, che per l’appunto si sviluppa in grande scala proprio in quel periodo, dato che la caccia non poteva più fruttare più di tanto. La presenza, per ancora molto tempo, di acque nelle pianure e l’impoverimento delle stesse dovuto al fango sulle terre colpite dall’inondazione, costrinse gli uomini a sviluppare l’agricoltura nelle zone montuose, cosa assolutamente senza senso se non si tiene conto della catastrofe che colpì la Terra 11600 anni fa.

I superstiti delle civiltà scomparse riuscirono a raggiungere altre terre e iniziarono dal nulla una nuova esistenza, in piccole ed isolate comunità, utilizzando però le esperienze derivanti dalle loro grandi civiltà scomparse, ecco perché l’agricoltura appare simultaneamente in molte parti del pianeta circa 11600 anni fa e partendo proprio da zone elevate, ecco perché molti edifici ed innumerevoli manufatti presentarono somiglianze di stili e metodi lavorativi, ecco perché monumenti e tradizioni di molti siti del globo presentarono somiglianze tra loro, ecco perché ci sono monumenti sparsi per il mondo la cui costruzione sfugge a una spiegazione razionale, ecco perché alfabeti arcaici americani hanno enormi somiglianze con quelli arcaici mediterranei.

Inoltre, i superstiti delle civiltà atlantidee si stabilirono nei continenti più vicini alla zona dove era scomparsa la loro civiltà. Infatti, alcune antiche città, come Gerico, presentano rovine che risalgono fino al IX millennio a.C., cioè all’epoca successiva alla distruzione delle civiltà atlantidee. La stessa zona mesopotamica presenta molti antichi insediamenti ed antiche civiltà del luogo ,come quella Sumera e Babilonese, conservarono intatto il ricordo della catastrofe che colpì il pianeta 11600 anni fa, come d’altronde fecero anche i Maya e gli Aztechi in America.

I Maya e gli Aztechi dicevano che le loro popolazioni erano originarie di una grande terra situata nella zona caraibica che fu sommersa dalle acque in seguirto ad un cataclisma, proprio come Atlantide. I Maya affermavano che su quella terra (chiamata Aztlan) vivevano sia bianchi che neri, e quindi da quella terra inabissata erano originari anche le persone con fattezze negroidi che fondarono la misteriosa civiltà degli Olmechi. in America. Poiché esistevano anche altre civiltà atlantidee, allora anche altri antichissimi popoli probabilmente furono originari da terre che sono state sommerse, come d’altronde affermavano i vichinghi, i Baschi gli indiani e così via.

Ovviamente i discendenti delle civiltà atlantidee conservarono molte informazioni sulle civiltà scomparse. Molte informazioni furono trascritte in antichi documenti oramai scomparsi. Infatti, moltissimi documenti che contenevano informazioni sulle civiltà atlantidee erano conservati nell’antica biblioteca di Alessandria ed andarono distrutti nell’incendio di tale biblioteca.

Inoltre, è molto probabile che le civiltà Atlantidee avevano sviluppato alcune tecnologie che erano molto superiori a quelle delle civiltà ce sono sorte nei millenni successivi alla scomparsa delle civiltà atlantidee. Questo spiegherebbe la presenza estemporanea di strumenti ottici di ogni tipo e di strumenti elettrici in antiche civiltà come quella egizia e babilonese. Non a caso gli antichi reperti di strumenti ottici ed elettrici vengono definiti oggetti fuori dal tempo.

Tuttavia, anche scienze astronomiche e quelle mediche avevano raggiunto un buon livello di sviluppo nelle civiltà atlantidee, come dimostrano le conoscenze astronomiche nelle culture successive alla scomparsa di queste civiltà. Reperti archeologici mostrano che già più di 12000 anni fa i medici di allora potevano effettuare con successo delle amputazioni.

La religione più seguita dalle civiltà atlantidee era il “Culto della Dea Madre”, ed i sopravvissuti di queste civiltà continuarono a seguire questo culto per millenni.

Secondo la Bibbia e molti testi mitologici (compresi quelli greci e quelli nordici), all’epoca di atlantide esistevano i Giganti, cioè un ceppo di esseri umani molto più grandi degli esseri umani comuni, che si estinse in seguito al cataclisma verificatosi 11600 anni fa. Infatti la Bibbia dice che il Diluvio Universale cancellò dalla Terra il ceppo di esseri umani definito “Giganti”. Tuttavia, stando ala scienza i giganti non sono mai esistiti, il loro mito nacque nell’antichità in quanto dai resoconti dei scrittori greci e romani emerge come ritrovamenti di grandi ossa di animali preistorici, in qualche modo simili a quelle umane, venivano interpretati come ritrovamenti di ossa di uomini giganti. Spesso le grandi ossa di animali preistoriche erano perfino attribuite ad eroi leggendari e a giganti dei miti dell’antichità.



Monumenti Atlantidei



Delle civiltà esistenti all’epoca di Atlantide rimangono monumenti ed artefatti misteriosi, che oggi si trovano in luoghi oggi apparentemente assurdi, come sul fondale marino o sotto di esso, sepolti da sedimenti marini. Ma anche no.

Anche l’innalzamento notevole del livello del mare a seguito dello scioglimento dei ghiacci delle ex-zone polari fa sì che i resti delle civiltà atlantidee risiedano soprattutto sotto il livello del mare, cioè zone che all’epoca erano comunissime pianure o zone costiere (zone con la più alta probabilità di insediamento umano per la fertilità dei terreni e per la pesca).

Non a caso i continenti attuali sono bordati da una piattaforma continentale che è praticamente alla stessa profondità sottomarina su tutto il globo (circa 200 m al massimo). Un’analisi dimostra che tale piattaforma, se non tutta almeno in parte (almeno 80-100 m), doveva trovarsi all’asciutto in epoche remote (circa 11.600 anni fa e più). Fisicamente la piattaforma continentale ha una pendenza costante fino a 200 m circa sotto il livello del mare, poi scende quasi bruscamente a 1000 m metri e via via di nuovo più dolcemente fino alle profondità maggiori degli oceani.

Geologicamente la piattaforma risulta formata da depositi fra cui anche sedimenti fluviali, alluvionali e morenici, chiaramente non dovuti all’azione del mare. In molti casi è possibile osservare sul fondo marino la continuazione delle valli fluviali (per es. la Senna nel Canale della Manica) e sono addirittura riscontrabili presenze di torbiere sottomarine (Mare del Nord). La torba è un combustibile fossile pieno d’acqua e formatosi in epoca quaternaria (da 2 milioni di anni fa ad oggi) dalla copertura con detriti alluvionali di vegetazione lacustre che cresceva al limite in zone paludose, ma sicuramente non sommerse da decine di metri di acqua salata. A ciò si aggiungono persino resti di animali che con l’acqua non avevano proprio nessuna relazione.
Non stupisce quindi se anche sulla piattaforma continentale oceanica sono stati trovati resti di civiltà atlantidee, risalenti a tempi anteriori a circa 11600 anni fa, quando il livello degli oceani era più basso di almeno 80-100 metri e quindi le civiltà prosperavano in luoghi ora diventati fondali marini. Tuttavia un cataclisma avvenuto 11600 anni fa potrebbe aver fatto inabissare le strutture di civiltà atlantidee verso una profondità maggiore di 100 m sotto il livello del mare. Si badi bene che a causa del livello del mare più basso di almeno 80-100 metri la geografia delle zone costiere di tutto il pianeta era radicalmente diversa e lo stesso si dica per le isole che apparivano in modo estremamente diverso e molto più esteso, dando così ampi spazi allo sviluppo di civiltà sull’attuale fondale marino. Occhio però che tutte le strutture subacquee sono soggette al gioco delle correnti e allo spostamento della sabbia del fondale marino, e quindi facilmente ciò che ieri era visibile oggi può non esserlo più.
Tuttavia non è da escludere che alcune delle civiltà atlantidee prosperassero anche in zone che allora erano verdi e rigogliose e che oggi sono il cuore di enormi deserti.

Ci sono casi noti di resti di civiltà atlantidee.

Il primo riguarda le grandi strutture tagliate a blocchi, nel mare nei pressi del Giappone. Ci sono sei posti in cui si trovano strutture nella zona di Okinawa, di cui uno è situato a Tawain: tutti sono sotto il mare e le strutture sottomarine risalgono ad almeno 11600 fa. Un uno dei punti, vicino alla costa del Giappone, si trova una gigantesca struttura sommersa detta piramide di “Yonaguni”, cioè una collina rimodellata artificialmente, praticamente in ottimo stato di conservazione. In particolare, Questo incredibile monumento è formato da una serie di gradoni a cui si sovrappone una piattaforma e in cui è possibile individuare diverse scanalature e canali che attraversano la struttura. La piattaforma rettangolare superiore è formata da pietre tagliate manualmente con motivi triangolari e romboidali; più sotto si trova un intricato sistema di gradini e terrazze che sembrano condurre a livelli superiori e inferiori. Nella parte orientale della piattaforma si trova un canale largo 75 centimetri che corre per otto metri dentro la struttura. Vi sono poi, al centro, quattro terrazze scavate nella roccia che puntano in direzioni diverse e una di queste termina in un fossato aperto che scende fino al fondale, con un orientamento est-ovest. Le serie di gradoni della piramide sono posti a distanze regolari, così come altri elementi della stessa. Il lato occidentale della struttura è racchiuso da un muro formato da grossi blocchi di pietra calcarea che non è originaria della zona. Attorno alla piramide vi è un sentiero largo più di 10 metri che gira tutto intorno alla base del monumento; tale sentiero è pavimentato con pietre e presenta anche tracce di riparazioni. Alcune pietre della piramide presentano fori in linea retta a distanze fisse per il taglio dei blocchi.


Nella zona della piramide sono stati ritrovati arnesi da lavoro e tavolette con incisioni indecifrate, un rilievo chiaramente inciso a forma di tartaruga e prove dell’uso del fuoco.
Due chilometri più a ovest della piramide si trova l’area del “Palazzo”, dove sono presenti corridoi sottomarini e spaziose camere con muri e soffitti megalitici, architravi, condotti e tunnel, lastre e solchi con margini dal taglio netto, massicce strutture rettilinee, un particolare macigno scavato a parallelepipedo conosciuto come il “palco di pietra” ed un pinnacolo gigantesco con due solchi paralleli nettamente simile ad un volto umano. Ad una certa distanza da questi reperti ci sono poi resti di altre strutture, degli immensi blocchi verticali paralleli e dei siti in cui ci sono delle pietre poste in cerchio.
Il complesso dei reperti sommersi si estende per una zona sottomarina molto vasta, e molti di questi reperti si trovano al largo del Mar della Cina nello stretto che va dal Giappone a Taiwan, e quindi che va dalla piramide prima descritta alle mura sommerse scoperte a largo di Taiwan. Si tratta di una zona che prima di 11600 anni fa era certamente terra emersa. Insomma, sono dei resti di una civiltà diversa da Atlantide ma sua contemporanea e che subì la sua stessa sorte. In particolare, potrebbe essere la leggendaria Mu o la leggendaria Lemuria.

Il secondo caso riguarda una grande struttura pavimentata semi-sempolta lunga centinaia di metri che si trova sommersa al largo dell’isola di North Bimini (Bahamas), vicino la Florida, nel Golfo del Messico. Si tratta di un allineamento di pietre dalla forma rettangolare che si estende in linea retta per centinaia di metri a piccola profondità e ricorda una grande strada lastricata, oppure la cima di una muraglia sommersa (da non confondere con alcune rocce naturali della zona che non centrano con queste). Alla fine di questa strada sommersa inizia un’altra strada formata da massi più piccoli, che vanno a formare una strada che curva ad angolo retto verso la costa, e al termine di quest’altra strada sommersa ci sono resti di strutture dalla forma regolare. Proseguendo verso la costa si incontra indica un’altra strada sommersa formata da insiemi di pietre regolarmente distanziate, che si estende in linea retta per oltre 2,4 km, tagliando in diagonale antiche linee costiere. Un’altra struttura individuata nei pressi delle Bahamas è una grande struttura sottomarina a pianta rettangolare (un edificio o un tempio), che è situata in prossimità dell’isola di Andros, nelle Bahamas. Altre strutture sono state avvistate un po’ dovunque nell’arcipelago delle Bahamas, e anche altrove nei Caraibi. Molte di queste strutture sono disegni di forma regolare sul fondo del mare e la struttura di questi disegni è costituita da vegetazione marina e sabbia, come a segnalare la presenza di strutture artificiali sepolte dalla sabbia e dai sedimenti.

Pasquariello Domenico



(5)ATLANTIDE STA RIEMERGENDO?



Oggi i Media hanno diffuso la notizia che i ghiacci dell' Antartide si stanno sciogliendo con una velocità che, seppur lenta, rappresenta un pericolo per l'equilibrio geologico.
A questo ritmo infatti potremmo avere un innalzamento critico del livello dei mari con tutto ciò che immaginabilmente potrebbe conseguirne.
L'altro aspetto è dato dalla modifica morfologica delle coste Antartiche, le quali potrebbero trovarsi prive della loro copertura ghiacciata e rivelare i segreti di quel continente.
Pare che responsabile di tutto ciò sia l'innalzamento della temperatura al suolo provocato dall'effetto serra legato al buco nella fascia di Ozono.

Inquietante ma scientificamente impeccabile.

Eppure, in tempi non sospetti, qualcuno che del problema della fascia di Ozono non era a conoscenza, aveva già preannunciato una catena di eventi somiglianti a quello descritto.
Torniamo indietro nel tempo, di molti millenni, precisamente fino al 10000 a.C., ben 12000 anni fa, epoca della fine dell'ultima Era Glaciale.
La deglaciazione ridisegnò la mappa dei continenti Terrestri, annientando intere popolazioni fra cui quella della mitica Atlantide, il continente sommerso, tradizionalmente collocato dove ora si trova l'Oceano Atlantico.
Molti studiosi però hanno avanzato l'ipotesi che Atlantide fosse in realtà l'odierna Antartide, all'epoca priva di ghiacci e dotata di un clima temperato. l'evento catastrofico identificato con la deglaciazione avrebbe avuto aspetti piuttosto complessi che cercherò di spiegare sinteticamente.
Charles Hapgood enunciò la tesi del cosiddetto "scorrimento della crosta terrestre". In pratica la crosta del nostro pianeta poggerebbe sul mantello sottostante esattamente come un rivestimento slittante, saldato alle parti più profonde solo in corrispondenza delle grandi pianure del nord America.
Periodicamente la crosta slitterebbe, trascinandosi i continenti che vi si trovano e quindi ponendo gli stessi in condizioni climatiche assai diverse. Lo scorrimento sarebbe un moto catastrofico, veloce, che si realizzerebbe in 1000-2000 anni al massimo e sarebbe correlato a variazioni di inclinazione dell'asse terrestre, nonchè a variazioni del magnetismo.
In quest'ottica l' Antartide si sarebbe trovata prima del 10000 a.c. collocata più a nord, più o meno dove oggi si trova il sud America. Il polo sud sarebbe stato invece situato poco a sud rispetto all'Australia mentre il polo nord avrebbe occupato l'odierna Scandinavia e quindi il nord Africa avrebbe goduto di un clima temperato.
Questa teoria attende ovviamente conferme ma altri studi si intrecciano, dando allo scenario odierno aspetti sempre più inquietanti.
Maurice Cotterell ha studiato la cosmologia dei Maya, identificando un lungo ciclo, legato alle macchie solari, capace potenzialmente di invertire la polarità magnetica terrestre. Il calendario Maya è basato sulle configurazioni del cielo stellato e grazie a ciò con un programma computerizzato è stato possibile risalire alle date. I Maya consideravano la nostra era formata da un milione e 872-mila giorni e partendo dal primo giorno identificato con il 12 agosto 3114 a.C., arriviamo al 22 dicembre 2012 d.C. (fra pochissimi anni!). In quella data dovrebberio verificarsi eventi astronomici e geologici tali da provocare uno sconvolgimento dell'attuale assetto planetario.
Non si sa dove i Maya attinsero per arrivare a calcoli così complessi ma oggi si tende ad ammettere che essi potessero beneficiare di tecnologie avanzate
.......fornite da chi?

Attualmente è un mistero.

Nel corso dei secoli una serie di profezie ha preannunciato la riemersione di Atlantide ed oggi vediamo sciogliersi i ghiacci dell' Antartide, a soli 10 anni dal fatidico 2012.
La rilettura dei miti antichi operata da studiosi di archeologia avanzata come Hancock, Gilbert, West ed altri delinea la possibilità che le civiltà cosiddette prediluviane, anteriori alla deglaciazione, fossero tecnologicamente avanzate. Frammenti rinvenuti nell'area inclusa fra l'Egitto e la Mesopotamia ci fanno pensare a popoli che conoscevano forme di energia come quella elettrica, radiante, forse anche nuicleare e questi popoli (Egizi, Sumeri, Caldei) vengono considerati eredi diretti della civiltà Atlantidea.
Le tesi paleoastronautiche di Herik Von Daeniken ci propongono uno scenario in cui la Terra era popolata da esseri extraterrestri i quali millantavano un credito divino agli occhi degli uomini che consideravano magie i loro manufatti tecnologici.
Dal Medio Oriente arriviamo all'India con il mito delle Vimana, macchine volanti di cui ci è pervenuta la descrizione e addirittura il metodo di guida. Oltre l'India ci spostiamo in Tibet e da lì estremo oriente dove le tracce di tecnologia nei millenni pre-Cristiani non si contano e ancora nel Pacifico, con i miti del Continente MU e dell'isoladi Pasqua.
Il giro termina in sud America, dove i resti delle civiltà Incas, Maya e Azteca traboccano di indizi correlati ad esseri dotati di potenzialità tecnologiche da film di fantascienza.
Alieni colonizzatori o terrestri tecnologizzati che fossero, gli uomini che popolarono la Terra nell'era Glaciale sembrano aver trasmesso ai loro discendenti un testamento enigmatico che include previsioni circa una ciclicità degli eventi legati alla nostra storia.
Non c'è da essere catastrofisti ma nemmeno indifferenti.
I ghiacciai incominciano a sciogliersi, la desertificazione avanza, le ondate sismiche si fanno sempre più frequenti.

IL MISTERO DEL LABIRINTO



Questo simbolo rappresenta un vero e proprio mistero: compare infatti in luoghi e tempi diversissimi tra di loro. Il suo significato è un mistero. Alcuni studiosi ritengono che si tratti di un "percorso rituale", confinandolo così al campo religioso-mistico. Altri vedono in esso la rappresentazione di un cervello umano. Ma nessuno di essi sa fornire una spiegazione accettabile sulla sua così grande diffusione nel mondo e in tempi così distanti tra loro. Vediamo ora una breve lista dei luoghi in cui il labirinto è stato ritrovato:




Tracciato di pietre sull'isola di Gotland (Svezia)





Incisione rupestre nella Rocky Valley, a nord di Tintagel in Cornovaglia (Inghilterra)



Incisione su una moneta di Cnosso (Isola di Creta)



Simbolo presente nel tempio di Kom Ombo (Egitto)



Simbolo presente nella "Domus de Jana" di Luzzanas in Sardegna (Italia); è datato 6000 anni circa.



Incisione ritrovata a Padugula, in India



Incisione su una roccia a Machu Picchu - Perù


UNA POSSIBILE INTERPRETAZIONE

Guardando meglio il labirinto ed avendo presente la descrizione della città di Atlantide fornita da Platone nel Crizia, si può pensare che esso rappresenti nientemeno che la MAPPA della suddetta città! Vediamo come si può giungere alla seguente conclusione. Ricordiamo innanzitutto le parole di Platone in questo brano, estratto dal Crizia:
"...Su questa montagna aveva la sua dimora uno degli uomini primordiali di quella terra, nato dal suolo; si chiamava Evenor e aveva una moglie chiamata Leucippe, ed essi avevano un'unica figlia, Cleito. La fanciulla era già donna quando il padre e la madre morirono; Poseidone si innamorò di lei ed ebbe rapporti con lei e, spezzando la terra, circondò la collina, sulla quale ella viveva, creando zone alternate di mare e di terra, le une concentriche alle altre; ve ne erano due di terra e tre d'acqua, circolari come se lavorate al tornio, avendo ciascuna la circonferenza equidistante in ogni punto dal centro, di modo che nessuno potesse giungere all'isola, dato che ancora non esistevano navi e navigazione...".



Ed ancora:
"...(i sovrani di Atlantide) innanzitutto gettarono ponti sugli anelli di mare che circondavano l'antica metropoli, e fecero una strada che permetteva di entrare ed uscire dal palazzo reale. E fin da principio eressero il palazzo nella dimora del dio e dei loro antenati, e seguitarono ad abbellirlo di generazione in generazione, dato che ciascun re superava, all'apice della gloria, colui che l'aveva preceduto, sino a fare dell'edificio una meraviglia a vedersi, sia in ampiezza che in bellezza. E, partendo dal mare, scavarono un canale largo trecento piedi, profondo cento, lungo cinquanta stadi, che arrivava alla zona più esterna creando un varco dal mare fino a essa che divenne un porto; e il varco era abbastanza ampio da permettere l'entrata alle navi più grandi. Inoltre, a livello dei ponti aprirono gli anelli di terra che separavano gli anelli di mare, creando uno spazio sufficiente al passaggio di una trireme per volta da un anello all'altro e ricoprirono questi canali facendone una via sotterranea per le navi; infatti le rive furono innalzate di parecchio sopra il livello dell'acqua. Ora la più grande delle zone, cui si poteva accedere dal mare tramite questo passaggio, aveva una larghezza di tre stadi e la zona di terra che veniva dopo era altrettanto larga; ma le due zone successive, l'una d'acqua, l'altra di terra, erano larghe due stadi e quella che circondava l'isola centrale era di uno stadio soltanto. L'isola su cui sorgeva il palazzo aveva un diametro di cinque stadi..."



Ed ora proviamo ad elaborare l'immagine del labirinto. Coloriamo alternativamente le linee del labirinto di azzurro (acqua) e di marrone (terra), operando una piccola modifica al centro:



Ed ora coloriamo di marrone tutta la figura (espandiamo le striscie di terra), aggiungendo il grande canale citato da Platone che congiungeva gli anelli al mare:



Coloriamo infine le varie parti, in modo da evidenziare le zone della città, descritte in maniera accurata da Platone nel Crizia:




A - Anello di terra principale E - Secondo porto
B - Anello di terra minore F - Grande porto
C - Cittadella G - Canale per il mare
D - Porto interno H - Quartiere mercantile

Se si trattasse veramente della mappa della città di Atlantide, la sua grande diffusione significherebbe la presenza, in passato, di notevoli legami tra il mondo atlantideo e le varie popolazioni, se non addirittura una diretta discendenza di queste ultime da Atlantide, dopo che venne annientata da una spaventosa catastrofe.



PER FAVORE,OSSERVATE LE SEGUENTI IMMAGINI:







STRANE ASSOMIGLIANZE NON TROVATE?
IN SEGUITO A TALI FOTO GLI ESPERTI DISSERO CHE SI TRATTAVA DEGLI EFFETTI DELLE ONDE SONAR SUL FONDO MARINO.
OVVIAMENTE LA CONSIDERO UN PO UNA TIRATA AFFRETTATA ANCHE PERCHE' SE CIO' FOSSE VERO A QUEST'ORA IL FONDO DI TUTTI GLI OCEANI SAREBBE UNA SORTA DI GRIGLIA GIGANTE.
SE CI SARANNO NUOVI AGGIORNAMENTI VI FARO' SAPERE.
Fonti:
1:http://xoomer.virgilio.it/bxpoma/atlantide/atlantide.htm
2:http://www.disinformazione.it/atlantide.htm
3:http://www.shoala.p2pforum.it/misteri/I%20misteri%20di%20Atlantide.html
4:http://misteri.journalpost.net/category/civilta-perdute-atlantide/
5:web.tiscali.it
6:http://mmmgroup.altervista.org/i-labiri.html

BENVENUTI!!!



LIBRI LETTI
TEMPESTA GLOBALE,ART BELL,WHITLEY STRIEBER;LA PROSSIMA ERA GLACIALE,ROBERT W.FELIX;ARCHEOLOGIA PROIBITA,STORIA SEGRETA DELLA RAZZA UMANA,MICHAEL A.CREMO,RICHARD L. THOMPSON;MONDI IN COLLISIONE,IMMANUEL VELIKOVKY;LE CICATRICI DELLA TERRA,IMMANUEL VELIKOVSKY;HO SCOPERTO LA VERA ATLANTIDE,MARCO BULLONI;GLI EREDI DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;IL PIANETA DEGLI DEI,ZACHARIA SITCHIN;IMPRONTE DEGLI DEI,GRAHAM HANCOCK;LA FINE DI ATLANTIDE,RAND FLEM ATH;I MAYA E IL 2012,SABRINA MUGNOS;LA VENDETTA DEI FARAONI,NAUD YVES,L'EGITTO DEI FARAONI,NAUD YVES;LA STORIA PROIBITA,J.DOUGLAS KENYON;SOPRAVVIVERE AL 2012,PATRICK GERYL;STATO DI PAURA,MICHAEL CHRICHTON;APOCALISSE 2012,JOSEPH LAWRENCE;I SERVIZI SEGRETI DEL VATICANO,DAVID ALVAREZ;GENGIS KHAN E L'IMPERO DEI MONGOLI,MICHAEL GIBSON;SCOPERTE ARCHEOLOGICHE NON AUTORIZZATE,MARCO PIZZUTI;UNA SCOMODA VERITA',AL GORE;ECC..
(NON TUTTI GLI ARGOMENTI O TALVOLTA I LIBRI STESSI SONO DA ME CONDIVISI)

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